Nola, segnali positivi per il recupero del villaggio preistorico

Riunione in Regione per salvare il villaggio preistorico di Nola, arrivano segnali positivi. Ora, dopo tante parole, si attendono i fatti...

Niente valorizzazione per le ville romane di Terzigno, mentre crolla una copertura

Crolla la copertura dell’antica villa romana di cava Ranieri nel comune di Terzigno in provincia di Napoli. Il futuro delle ville romane di cava Ranieri alle falde del Vesuvio è l’interramento.

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22/12/2013 Bacoli (NA), crollo nella Grotta dell'Acqua (Il Mattino)

Crolla la volta delle «Grotte dell’Acqua»: un blocco in opera mista si è staccato dal calidarium del complesso termale di epoca imperiale sul lago Fusaro.
Fatiscente e sostenuto da un ponteggio, il polo sarà oggetto di un intervento di restauro programmato dal Comune con la Soprintendenza grazie a fondi regionali. La somma, pari a 100mila euro, sarà destinata anche alla riqualificazione del colombario della Gens Grania.
Ma nel frattempo, l’associazione Freebacoli e i gruppi civici lanciano l’ennesimo Sos: «La struttura è a rischio cedimento». Josi Gerardo Della Ragione, consigliere del Gruppo indipendente e attivista di Freebacoli, denuncia: «Sono anni che mettiamo in evidenza la fatiscenza del sito archeologico. Da Comune e Soprintendenza arrivano solo promesse, peraltro non mantenute. Oramai l'impalcatura è del tutto arrugginita e le due volte borboniche rischiano di franare da un giorno all'altro». Sulle mura sono evidenti delle fenditure che dimostrano la precaria staticità dell’impianto, da cui è ceduto un blocco costituito da opera mista. La tecnica edilizia romana era utilizzata per realizzare il paramento di un muro mescolando opera reticolata e laterizi agli angoli.
«L'ultima frana non è altro che l'ennesimo colpo allo stomaco dei giovani che sono costretti ad emigrare per assenza di lavoro. Un' umiliazione per coloro che vanno via – aggiunge Della Ragione - Qui tutto sembra impossibile. Lì dove continuano a sorgere acque termali, il turismo resta una chimera. È questo il fallimento più grande della politica locale e regionale: quello di non aver ancora messo a reddito il nostro enorme patrimonio storico-culturale». Il calidarium, costruito in epoca imperiale e modificato in periodo borbonico, rientra in una struttura divisa in due parti dopo la costruzione di via Cuma. La cisterna termale, abbandonata per decenni, è collegata ad una sorgente geotermica attiva con acque salso-cloruro-sodiche ad una temperatura costante di 38°. In età romana serviva le residenze dell’aristocrazia edificate sulla litoranea, ora la fonte si disperde attraverso un canale nel lago Fusaro. Peraltro l’impianto è di consueto invaso dalla vegetazione spontanea e assediato da sacchetti, rifiuti, plastica, cartacce. Composto da due vasche rettangolari dalle pareti intonacate di bianco con terracotta e marmi policromi, il polo attraversò una fase molto fervida in età imperiale. Fu riqualificato in epoca borbonica e frequentato per le proprietà termali delle sue acque fino alla fine del diciottesimo secolo. Dal 1940 circa è precipitato negli abissi dell’incuria. 

18/12/2013 Pozzuoli (NA), la necropoli dei martiri cristiani in totale abbandono (Corriere del Mezzogiorno)

Un’importante necropoli romana in degrado. Accade a Pozzuoli. Gli antichi monumenti funerari in località «Conocchielle», dove si rifugiarono i primi martiri cristiani, versano in stato di pietoso abbandono. A sollevare il caso, il Gruppo Archeologico dei Campi Flegrei: «Beni preziosi da tutelare, occorre intervenire al più presto».
TESORI FLEGREI - Potrebbero riservare ancora interessanti scoperte, i monumenti funerari d’epoca romana di via conocchielle, nel comune di Pozzuoli; alcuni colombari destinati a sepolture collettive, sebbene sepolti dai rovi, infatti, risulterebbero ancora da scoprire, altri purtroppo, sono in stato di cattiva conservazione, devastati e a rischio crollo. Fa sapere l’archeologa Raffaella Iovine, presidente del gruppo Archeologico dei Campi Flegrei. «L’area archeologica detta delle “conocchielle” nei pressi del rione Toiano, in passato ospitava una necropoli di modeste dimensioni con monumenti funerari di pregio di cui restano diverse e significative presenze. Tra queste, anche tracce del passaggio dei primi cristiani».
SEGNI CRISTIANI - «Spesso durante le persecuzioni, le prime comunità di cristiani si rifugiavano nei monumenti funerari in cerca di riparo” spiega la nostra interlocutrice, “e proprio in uno di questi, abbiamo rilevato la presenza di un graffito importante: si tratterebbe di un’antica croce, segno del passaggio dei primi martiri». La scoperta è avvenuta in questi giorni durante un sopralluogo all’interno di un colombario a botte, purtroppo in parte crollato e aggredito dai rovi.
ARCHEO DEGRADO - «Ma l’intera area delle “conocchielle” è un tesoro di testimonianze archeologiche importanti”, continua Iovine,” peccato che giacciano in stato di forte degrado e pericolo; i resti di un raro esempio di mausoleo a cuspide piramidale, infatti, sono a rischio crollo e la “conocchia Grande”, un grande colombario di notevoli dimensioni, formato da un tamburo ottagonale su base quadrata, è chiuso in proprietà privata con la camera ipogea adibita a deposito».

09/12/2013 Baia (NA), una Pompei sommersa a rischio saccheggio (Il Sole 24 ore)

C'è un piccolo mondo (antico) là sotto, ma non è che quello in superficie sembri preoccuparsene più di tanto. Ed è un vero peccato. Baia, provincia di Napoli. La scena si sviluppa nello specchio d'acqua dove una ventina di secoli fa ancoravano le quadriremi romane. Succede tutto agli inizi di ottobre di quest'anno. Un maresciallo della guardia costiera è da qualche tempo sulle tracce di un pescatore di frodo assai furbo che sta dissossando gli scogli a caccia di molluschi protetti.
È mattina presto. Lo intravede tra le onde e si mette a inseguirlo. Con lo "specchio", l'occhio sottomarino della motovedetta, si accorge che il sub sta iniziando a scavare sul fondo. Inforca al volo maschera e pinne e si butta in acqua per raggiungerlo. Non fa in tempo però perché quello lascia sul posto, tra le rocce e le alghe, il retino con col pescato (vietato) del giorno, dileguandosi tra i flutti. Continuando a scendere, il sottufficiale della capitaneria di porto s'imbatte, in qualcosa di assolutamente imprevisto e spettacolare: i resti di una villa di età imperiale con mosaici e statue ancora in ottimo stato di conservazione. Una scoperta che potrebbe offrire nuovi spunti di studio, di approfondimento, di rivisitazione della storia su questo meridiano campano soprattutto ora che l'attenzione di tutto il mondo è rivolta a Pompei, il sito patrimonio mondiale dell'Umanità che le piogge rischiano di far sbriciolare e la burocrazia di mandare a picco. E che, soprattutto, potrebbe arricchire l'offerta turistico-archeologica della zona. I condizionali, in questo caso, sono però davvero d'obbligo perché ancora oggi, a distanza di quasi due mesi dal ritrovamento, i competenti uffici della Soprintendenza ancora non hanno attivato alcuna procedura per la mappatura del nuovo sito, che pure si trova in un parco archeologico che, a detta degli esperti, non avrebbe dovuto riservare altre scoperte, né per mettere in sicurezza l'area. Dove i ladroni del mare hanno fatto razzie, negli anni scorsi, saccheggiando i fondali e arricchendosi a dismisura nel contrabbando coi mercanti russi e dell'est Europa. Dall'epoca di Nerone, tra Baia e Bacoli, una località poco distante, il livello delle acque si è alzato di almeno una decina di metri sommergendo le ville dei patrizi che, sul litorale flegreo, venivano a riposarsi durante le miti primavere. Alcune di queste strutture erano già note, a Baia, ma è chiaro che c'è una storia ancora tutta da riscrivere a poche decine di metri dalla costa se verrà confermata, come pare, la presenza di altre abitazioni di ricchi concittadini di Nerone. La guardia costiera fa quel che può per pattugliare la zona, ora che in paese la notizia del ritrovamento si è sparsa, ma è chiaro che senza l'input della Soprintendenza nessuno può nemmeno fare una foto.
Il mosaico ritrovato dal comandante della motovedetta Cp711 Gaetano Tavassi, secondo una prima provvisoria ipotesi di lavoro, dovrebbe far parte infatti di un più esteso «centro residenziale» di epoca romana rimasto protetto agli occhi di subacquei e tomb raider da una spessa coltre di sabbia e rocce che, presumibilmente, le correnti marine hanno col tempo rimosso. Finora, la Soprintendenza ha recuperato una statua di donna; è in corso l'identificazione perché ha il viso sfigurato; ma nulla ha fatto per studiare le pavimentazioni, a cominciare dalla datazione, e per avviare le operazioni di scavo necessarie a portare alla luce le altre domus che presumibilmente restano ancora nascoste alla vista. A poca distanza dal mosaico principale, sono state rinvenute centinaia e centinaia di tessere policromatiche che potrebbero far pensare alla presenza di una bottega artigiana, nei paraggi, di mosaicisti romani. Insomma, uno spaccato di vita millenaria che attende soltanto di poter vedere la luce, fondi e camorra permettendo.
L'archeomafia in Campania è tutt'altro che sepolta, infatti. I pm della Procura partenopea, qua e là, incrociano indizi di un enorme mercato illecito che riguarda l'intera provincia di Napoli, particolarmente radicato proprio agli estremi: nell'area nord, dove ci sono gli insediamenti romani di Pozzuoli, Bacoli e Baia, appunto; e in quella sud, da Pompei fino a Castellammare di Stabia.
Nelle ville di Varano, la collina che sovrasta quest'ultima città, è andato in scena un sacco tra i più orridi della storia dell'arte. È un boss a dirlo, non sapendo di essere intercettato. Si chiama Salvatore Belviso ed è stato il capo del clan D'Alessandro prima di finire in galera per l'omicidio del consigliere comunale piddino Gino Tommasino.
«A me la buonanima di mio zio Antonio quello che hanno ucciso - dice il padrino, oggi passato a collaborare con la giustizia riferendosi agli scavi che potrebbero presto entrare a far parte del Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco  aveva una cassetta così, vedi piena di pietre antiche e oro dei tempi dei Romani laccettini, dobloni a livello che ogni moneta di quella valeva dieci o quindicimila euro o ventimila euro. Io so che cinquanta monete da dentro alla scavo di Varano le ha regalate, l'ho visto io. Ma tu hai capito più di settanta o ottanta chili di oro?».

02/12/2013 Pompei (NA), ancora crolli (Repubblica)

L'ultimo crollo pochissimi giorni fa, lo scorso 24 novembre, crolli di stucchi in Domus e squarci nelle mura delle Terme. Oggi è toccato al muro di una bottega in via Stabiana. Venuto giù anche una parte di intonaco della Casa della Fontana piccola. Non si arresta, dunque, la conta dei danni negli Scavi di Pompei. Il sindacato accusa: scarsa manutenzione. Mentre la Soprintendenza ai beni archeologici di Napoli e Pompei rassicura che i lavori di ripristino partiranno con urgenza, a metà mese.
É da metà dicembre, infatti che nell'ambito del Grande Progetto Pompei, e a seguito della conclusione della gara relativa - già bandita e in assegnazione - inizieranno i lavori per la messa in sicurezza di tutte le murature della Regio VII del sito archeologico. I lavori partiranno in via di urgenza con il ripristino della parte superiore proprio del muro della bottega (Regio VII insula I, civico 29) adiacente a via Stabiana.
Nelle settimane successive, informa la Soprintendenza, inizieranno i lavori di messa in sicurezza delle Regiones VI e VIII, le cui gare sono in via di conclusione. I progetti di restauro messi in campo e di imminente attuazione consentiranno, così, di superare il fenomeno del degrado delle murature, spesso realizzate, come in questo caso, con pietrame minuto e malta molto povera. Non solo. A seguito della decisioni prese con il decreto "Valore cultura", il ministero fa sapere che nominerà nei prossimi giorni la squadra guidata da un direttore generale del Grande Progetto Pompei, per realizzare tutti gli interventi di messa in sicurezza, restauro e valorizzazione necessari per il rilancio del sito archeologico.
Ma intanto il sindacato accusa. Per il rappresentante della Cisl degli Scavi, Antonio Pepe, gli ulteriori crolli avvenuti oggi negli Scavi di Pompei sono, infatti, "un segnale che la Sovrintendenza si deve dare da fare, perché la manutenzione ordinaria è stata trascurata da troppi anni e i crolli ne sono la conseguenza".
"Non è nemmeno giustificabile il fatto che negli scavi di Pompei al momento siano disponibili solo tre operai - sottolinea Pepe - perché la Sovrintendenza dispone di altro personale restauratore e operaio in altri siti che può spostare a Pompei, riorganizzando i servizi, per fare fronte all'emergenza, come sollecitato da tempo".

25/11/2013 Pompei (NA), crolli nella Casa del Torello (Repubblica)

Nuovi crolli a Pompei. Durante l'abituale giro di controllo sulla via di Nola, nella zona del Quadrivio Orfeo, un custode si è accorto che si è staccata una porzione di stucco dal bordo della vasca del peristilio della Casa del Torello, una delle più grandi dimore pompeiane dotate di un particolare sistema di utilizzo e distribuzione di acqua potabile.
Il crollo interessa un'area della grandezza di un metro per 50 centimetri. Avrebbe ceduto anche parte di un piccolo muretto appoggiato a una colonna del peristilio.
Lo stesso custode ha segnalato poi "un muro gravemente pericolante dietro le Terme centrali, che andrebbe urgentemente puntellato perché in condizioni critiche". Si è aperto "uno squarcio di oltre due metri per un metro nel muro di cinta posteriore delle Terme - denunciano il segretario della Cisl Antonio Pepe e Maria RosaRosa della Uil - Si tratta del più grande complesso termale dell'area archeologica, che ricopre un'intera insula. Siamo stufi di ripetere che tutto ciò si poteva evitare con la manutenzione ordinaria. Purtroppo nessuno sembra ascoltare, con il risultato che altre domus e altre aree
diventano inaccessibili ai turisti. Ci auguriamo - continuano i sindacalisti - che il ministro faccia presto a scegliere dirigenti all'altezza di arginare il degrado e che Pompei possa diventare vero simbolo di rinascita".
La notizia del crollo arriva nelle stesse ore in cui nelle sale cinematografiche arriva il film "Pompei" prodotto dal British museum. Nel sito vero, intanto, "il bollettino dei crolli non si ferma" concludono i rappresentanti delle sigle.

24/11/2013 Ercolano (NA), maltempo: cede tetto Casa dell'Atrio Corinzio (Repubblica)

Maltempo, Ercolano: cede tetto Casa dell'Atrio Corinzio Un tetto di circa 10 metri quadrati, in travi di legno e tegole di terracotta, posto all'interno della Casa dell'Atrio Corinzio, è crollato forse a causa delle forti piogge. La copertura, costruita in epoca moderna, non ha valore archeologico. Sul posto sono giunti i carabinieri avvisati dal personale del sito archeologico

20/11/2013 Bisaccia (AV), circa cinquemila reperti acquisiti dal museo archeologico (Ottopagine)

Che l’ager bisaccese sia quanto mai ricco di vestigi archeologici delle più eterogenee epoche, da quelle metastoriche, a quella sannitica e poi romana, è cosa risaputa. Che il Museo Civico Archeologico abbia fin qui conservato e reso fruibili ai visitatori una ingente quantità di tali ritrovamenti, tra i quali la ben nota “Tomba della Principessa”, è altrettanto noto. Il fatto veramente eclatante è però nella restituzione alla comunità bisaccese di circa cinquemila reperti ritrovati ed acquisiti dalla Soprintendenza, quelli scoperti dal 1973 al 1997 grazie soprattutto all’opera infaticabile del compianto Nicola Fierro, direttore tecnico del Gruppo Archeologico Salernitano ed Ispettore Onorario della Soprintendenza, cui occorre affiancare i nomi illustri di eminenti archeologi che hanno effettuato a più riprese scavi tra le argille dell’Alta Irpinia, tra i quali quelli di Werner Johannowsky, Gianni Bailo Modesti e Luca Cerchiai. E dunque l’intera popolazione, a cominciare dall’Amministrazione, ha accolto l’evento con grandissima soddisfazione il fatto che essi siano stati riportati a Bisaccia e depositati presso il Museo Civico Archeologico, a disposizione dell’intera collettività e dei turisti che in numero sempre più rilevante visitano ogni anno i locali del Castello Ducale. A dirigere il museo è stato chiamato, fin dalla sua apertura, Giampiero Galasso, il quale non manca di esprimere la sua grande soddisfazione: «Per l’archeologia e per la cultura questo è un momento molto importante. Abbiamo condotto una operazione che merita di essere sottolineata per la sua rilevanza e portata culturale. Abbiamo così ultimato circa un anno di lavoro condotto con l’amministrazione comunale di Bisaccia. Uno sforzo comune siglato con un protocollo tra la Soprintendenza, rappresentata da Adele Campanelli, il sindaco di Bisaccia Salvatore Frullone e il Museo Civico Archeologico di Bisaccia ha permesso questo splendido risultato. I nostri sforzi si sono concentrati proprio sulla necessità di raccogliere presso i depositi di Pontecagnano, Salerno e Avellino tutti i reperti che nel corso degli ultimi trent’anni sono stati ritrovati nell’intero territorio di Bisaccia, dalla contrada di Cimitero Vecchio ad Oscata. È stato un lavoro paziente e meticoloso che ha visto la partecipazione fattiva del consigliere delegato al Museo, Pasquale Gallicchio».Salvatore Frullone, primo cittadino portatore di grande sensibilità circa le problematiche culturali, ha affermato che «Bisaccia ancora una volta segna un punto a suo favore. Il rientro di questi reperti rappresenta un momento importante per l’intera cittadinanza. Un ulteriore segno di attenzione alla comunità da parte di questa amministrazione. Il Museo, come il Castello Ducale, si stanno imponendo per qualità di offerta e per presenza di visitatori. Proprio su queste due strutture stiamo pensando di elaborare progetti molto importanti. Basti pensare che questa amministrazione è riuscita ad ottenere un finanziamento di circa quattrocentomila euro per migliorare il Castello Ducale a fini turistici. Abbiamo sempre creduto nella cultura come traino economico e crescita sociale. Penso ci stiamo riuscendo dimostrandolo con i fatti».Pasquale Gallicchio, consigliere delegato al Museo e al Castello Ducale, ha vissuto tale evento con altrettanta soddisfazione: «Quanto abbiamo fatto rappresenta un riconoscimento non tanto per noi amministratori ma per tutta la cittadinanza in particolare per quanti hanno dato molto all’archeologia e alla cultura in questo nostro paese. Bisaccia, si riappropria di reperti importanti e con la loro presenza il nostro paese si può candidare a sede di studio e ricerca perché la materia prima oggi è tutta qui a Bisaccia. Inoltre, avere in sede il materiale in parte restaurato e molto ancora da restaurare ci impegna a trovare risorse regionali ed europee per renderli fruibili. Posso anticipare che per fine anno sarà concluso anche un altro piccolo ma importante restauro che riguarda uno stemma importante per la storia di Bisaccia».

20/11/2013 Stabia (NA), le ville romane saranno sito Unesco (Repubblica)

La richiesta del governo italiano illustrata dal ministro durante un'audizione in parlamento: l'area tutelata includerebbe le splendide dimore romane e parte del territorio di Castellammare di Stabia
Le ville romane di Stabiae saranno candidate come siti Unesco. Lo ha annunciato il ministro dei beni e delle attività culturali, Massimo Bray, in Commissione attività produttive e turismo della Camera, rispondendo mercoledì 20 novembre all'interrogazione a risposta immediata presentata dal deputato di Sel Arturo Scotto.
"Nell'ambito dell'attività di redazione del nuovo piano di gestione del sito Unesco delle aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata - ha detto Bray - si è avanzata la proposta di estendere l'area cuscinetto del sito iscritto ad un'ampia fascia di territorio che permettesse di tutelare il rapporto visivo delle città antiche con il Vesuvio e il mare. In questa nuova area di protezione è compreso il territorio comunale di Castellammare di Stabia, corrispondente all'antico insediamento di Stabiae. Si è inoltre ritenuto utile proporre, nello stesso ambito, l'iscrizione nella Lista del Patrimonio, delle Ville di San Marco e di Arianna poste sulla collina di Varano.
Questa proposta, in corso di redazione, - ha aggiunto Bray rispondendo all'interrogazione del deputato Scotto - sarà presentata all'Unesco come una minor boundary modification, così come previsto dalle Linee Guida Operative per l'attuazione della Convenzione sul patrimonio mondiale, entro il 1 febbraio 2014". Il ministro Bray ha annunciato per il prossimo lunedì 25 novembre la sottoscrizione del protocollo d'intesa con gli enti territoriali dell'area vesuviana. "La procedura che è di proposta, evidentemente - ha spiegato il ministro - dovrebbe concludersi nei prossimi mesi in parallelo con la definizione del nuovo Piano di gestione Unesco di Pompei e della nuova buffer-zone".
Piano di gestione Unesco che dovrà essere varato entro il 31 dicembre, così come richiesto dalla commissione ispettiva giunta ai piedi del Vesuvio nei mesi scorsi. "Esprimo grande soddisfazione per la scelta del ministro Bray - commenta Arturo Scotto, deputato e segretario regionale di Sel - perché l'inserimento di Stabiae nel sito Unesco ci consente di programmare finalmente uno sviluppo a guida pubblica dell'immenso patrimonio archeologico di Stabiae e a rilanciare in chiave turistica l'area di Varano".
"Siamo contenti dell'annuncio del ministro Bray, la nostra amministrazione ha mostrato dal primo momento un grandissimo interesse per il patrimonio culturale della città e in particolare per gli scavi di Stabia chiedendo a gran voce la candidatura - commenta il sindaco Nicola Cuomo -. Lunedì 25 novembre firmeremo il protocollo d'intesa per la definizione del Piano di gestione per il sito Unesco "Aree Archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata"".
"Nei mesi scorsi, in qualità di sindaco - prosegue il primo cittadino - ho fatto richiesta ufficiale alla Soprintendenza di Napoli e Pompei e al ministero dei Beni culturali, di presentazione della candidatura degli scavi di Stabia a Sito Unesco, Patrimonio dell'Umanità, recuperando una grave lacuna mai affrontata prima".
L'attenzione è però rivolta anche al problema dell'abusivismo: "La collaborazione con la soprintendente dottoressa Elena Cinquantaquattro - continua il sindaco Cuomo - ha portato all'apertura di un dialogo sull'annoso problema del diffuso abusivismo edilizio della collina di Varano, area dei rinvenimenti archeologici dai Borbone fino ad oggi. Pertanto le istituzioni si accingono a trovare insieme la soluzione, propedeutica, più sostenibile per il futuro dei cittadini e dell'economia locale, che potrà costituirsi intorno agli Scavi. A ciò si aggiunga che la stessa collaborazione tra Comune e Soprintendenza è impegnata nella risoluzione dell'incresciosa situazione dell'Antiquarium Stabiano, chiuso dal 1997, per l'individuazione di fondi utili al trasloco dei reperti alla Reggia di Quisisana e all'istituzione del Museo archeologico stabiano nel sito borbonico, primo fondamentale nucleo del Museo territoriale di Stabia e Castellammare" conclude il sindaco.

09/11/2013 Pozzuoli (NA), crollo allo stadio di Antonino Pio. L'Opus Vittatum finisce sulla Cumana (Corriere del Mezzogiorno)

Crollo archeologico a Pozzuoli. In località la Starza, nei pressi della fermata Cantieri della Cumana, un grande frammento murario d’epoca romana, facente parte del complesso dello stadio di Antonino Pio, è rovinato al suolo. Il cedimento è avvenuto a pochi metri dalla linea ferroviaria. A denunciarlo è Cristiano Fiorentino, portavoce di «Puteoli, un patrimonio archeologico da salvare»: «Il costone era già a rischio frane, questo grave episodio crea ulteriore allarme, occorre intervenire con urgenza».
CROLLO ARCHEOLOGICO - Il pezzo di muro in «Opus Vittatum» crollato nei pressi della fermata Cantieri della Cumana-circumflegrea è formato di tufo e malta.
«Con ogni probabilità il crollo è pertinente ad ambienti del fronte meridionale dello stadio di Antonino Pio – spiega Fiorentino - lo conferma anche l'incrocio grafico con la carta archeologica di Puteoli».
OSPITAVA GLI «EUSEBEIA», POI FU SVENTRATO - La struttura che ospitava gli Eusebeia, giochi ginnici quinquennali sull'uso di Olimpia, nel corso dei secoli soggetto ai fenomeni tellurici che caratterizzano la zona, crollò nel settore nord sottraendo un'ampia parte dell'arrivo curvo, lo sfendone. Nel 1932 l'amministrazione fascista per ampliare il tracciato della Via Domitiana decise di tagliare letteralmente in due la pianta dello stadio e buona parte della pista.
TESORI PUTEOLANI - «Il costone che sovrasta la linea della Cumana, è un inestimabile tesoro archeologico a cielo (semi)aperto – continua Fiorentino - “il sito, oltre ad ospitare i resti dello stadio puteolano, fu scelto dai patrizi romani dotati di ampi patrimoni che soprattutto nel periodo Imperiale fecero a gara per accaparrarsi l'angolo più panoramico e costruire la propria villa».
RISCHIO EROSIONE - «Il costone della Starza a Pozzuoli era paragonabile all’attuale "Via Orazio" o "Via Posillipo" a Napoli ma oggi è in grave pericolo, così come sono in pericolo abitazioni, pedoni e pendolari. E’ importante agire tempestivamente perché ogni giorno e soprattutto a causa dell'erosione marina e degli agenti atmosferici, il processo di disgregazione continua. Potrebbero esserci altri crolli che metterebbero a rischio anche la popolazione».

08/11/2013 Atripalda (AV), nuovi ritrovamenti nel parco archeologico di Abellinum (Ottopagine)

Nuovi importanti ritrovamenti nel parco archeologico di Atripalda. Gli scavi di ieri mattina, effettuati alla presenza della Sovrintendenza, hanno portato alla luce diversi reperti come colonnine in pietra, fregi, cornici, un pezzo di vetro di murano e varie decorazioni, tutti risalenti al periodo post-costantiniano. Il rinvenimento è avvenuto nella parte bassa della città e in pieno centro storico, dove è stata ritrovata la basilica di epoca paleocristiana con due strati di sepolture ed epigrafi consolari, nel corso dei lavori di pavimentazione in pietra lavica e recinzione del fossato riguardanti il primo lotto. Una basilica a tre navate di grandi dimensioni, di cui soltanto una piccolissima parte è stata riportata alla luce. Sui resti dell’antica basilica è stata rinvenuta una seconda chiesa prospiciente vicolo San Giovanniello, e proprio nella parte absidale sono stati recuperati gli importanti reperti. A spiegare in maniera più dettagliata la scoperta di ieri mattina, l’assessore alla Cultura del Comune di Atripalda, Lello Barbarisi. «Si tratta certamente di un ritrovamento di grande valore – afferma – e credo che andando più a fondo, sarà possibile trovare anche altro. Del resto, è noto che camminiamo su una quantità di reperti sepolti davvero enorme. Basti pensare che la stessa basilica, tra le poche a tre navate in tutto il meridione, si potrebbe estendere fino al piazzale del municipio».I reperti sono stati presi in custodia dalla Sovrintendenza, che dirige e sorveglia i cantieri. La stessa dovrà provvedere alla catalogazione e poi alla conservazione all’interno dei propri depositi. Questo ritrovamento rappresenta una ulteriore conferma della rilevanza archeologica di Atripalda. «Sotto i nostri piedi – continua il delegato alla Cultura – c’è un’intera città interrata, ma per valorizzarla è necessario avere i finanziamenti adeguati. Purtroppo, con la misura 1.9 abbiamo avuto l’approvazione del progetto per il sistema museale della Dogana dei Grani, per un importo di 2,5 milioni, ma piazzandoci al 45esimo posto non avremo mai quei soldi. I fondi totali, infatti, basteranno a coprire soltanto i primi 15 progetti in graduatoria. Questo finanziamento avrebbe rappresentato per noi un punto di partenza; da parte di chi assegna i fondi sarebbe stato un segnale che c’è interesse anche per la nostra provincia e il suo enorme patrimonio storico-archeologico, e non soltanto per Salerno e Napoli. Così non è stato – aggiunge Barbarisi – e questo dimostra o che c’è premeditazione nel dirottare i soldi o c’è mancanza di conoscenza del territorio irpino, dove Atripalda ha certamente il ruolo di capofila. Nonostante tutto, non ci arrendiamo. Ma siamo stanchi di essere fanalino di cosa e inizieremo ad alzare la voce».Intanto, il 14 novembre al Palazzo Civico è in programma un incontro con l’assessore regionale ai Beni culturali e il direttore del settore cultura della Provincia, per discutere del progetto museale di Abellinum e della restituzione alla città di Atripalda del museo antiquarium. Il nuovo museo sarà collocato nel convento di San Pasquale, presso l’omonima rampa dove si aprirà l’ingresso principale del Parco Archeologico.

08/11/2013 Baia (NA), il ritorno della signora in peplo. Identikit della nobildonna per identificare la provenienza (Il Mattino)

Il ritrovamento della statua in marmo, risalente al periodo tra la metà del I e del II secolo dopo Cristo,trovata sui fondali del parco sommerso di Baia, nell'area flegrea, era stata anticipata dal Mattino. Si sapeva che in una villa nella città romana inghiottita dal mare era stata ritrovata una figura umana in marmo. Ora, il comunicato ufficiale della sovrintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei, conferma l'anticipazione del Mattino. E ci dà i lineamenti della nuova, preziosa, scoperta. Si tratta di una nobildonna, una signora: indossa peplo e fibula circolare, applicata sulla spalla destra a reggere le vesti. Coricata sul fondo, si è rotta in tre punti.
Manca la testa e l'acconciatura avrebbe potuto dare molti indizi sulla statua di artistocratica che, ad occhio, dovrebbe essere un ritratto di persona e non un'immagine decorativa o sacra.
Ma l'abbigliamento stretto sotto il seno, il mantello e, soprattutto la base della statua, fatta per essere inserita in una nicchia quadrangolare, potranno aiutare. Soprattutto indentificare la nicchia e la sua collocazione nel contesto del palatium imperiale di Baia potrebbe aiutare a svelare l'identità della signora.
Il ritrovamento è del ricercatore Gabriele Gomez de Ayala, della società Naumacos, underwater archaeological research, collaboratore volontario della sovrintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei e dell'istituto per la conservazione e il restauro di Roma, nell'ambito di attività di misurazioni strumentali 3D.
Alla scoperta, segnalata al funzionario responsabile dell'area marina protetta di Baia, Paolo Caputo, sono seguiti il recupero e le prime operazioni di tutela da parte del gruppo subacqueo della sovrintendenza, con la collaborazione dello stesso segnalatore e del centro visite del parco sommerso di Baia.

07/11/2013 Pompei (NA), un banchiere per curare i mali degli scavi (Repubblica)

Da vent’anni, Pompei giace in un letto d’ospedale, assediata da medici improvvisati che promettono cure prodigiose: e il governo Letta non è da meno. La complessità del sito, la sua potenzialità per la ricerca archeologica ma anche come meta turistica, la collocazione in un’area infestata dalla camorra, popolata di discariche, tarlata da politiche clientelari: queste le ragioni di una malattia che cresce negli anni, e anzi s’aggrava a ogni rimedio. Il sito viene sottoposto a un incoerente zig-zag istituzionale: prima posto sotto la Soprintendenza di Napoli (la stessa che gestisce il Museo Nazionale, costituito da reperti di Ercolano e Pompei), ne viene distaccato diventando Soprintendenza autonoma; poi viene riconnesso a Napoli; poi (col
decreto “Valore Cultura”) viene di nuovo separato da Napoli. Idee chiare, come si vede. Per anni non si assume nessuno, poi un anno fa arrivano una decina di archeologi, ma senza alcun piano di future assunzioni. Intanto grazie all’accoppiata Bondi-Tremonti il Ministero dei Beni Culturali viene ridotto in miseria, e a Pompei i fondi di biglietteria, anziché al sito, vengono destinati a Roma per essere redistribuiti in giro per l’Italia. Ogni tanto, crolla qualcosa: e i sacerdoti dell’amor patrio si stracciano le vesti, tornando subito a occupazioni più gratificanti. Pompei diventa un problema europeo: e i fondi comunitari, combinati con quelli italiani, fanno un gruzzolo di 105 milioni. Fabrizio Barca (ministro nel governo Monti) mette insieme, con la Soprintendenza, un percorso per utilizzarli entro i termini prescritti. Replay: il decreto “Valore Cultura” azzera tutto, e si riparte con una nuova struttura, che al di sopra della Soprintendenza pone un “direttore generale di progetto”, che in nome delle larghe intese spartisce i poteri con un vicedirettore vicario.
Anche qui il decreto “Valore Cultura” mostra buone intenzioni, ma formulate in modo tanto ambiguo da poterne capovolgere il senso. In breve: tutto dipende da chi saranno i due plenipotenziari, quanto sapranno di archeologia e come sapranno dialogare con la Soprintendenza. Le indiscrezioni comparse sui giornali indicano in quale direzione si starebbe indirizzando il governo: secondo
Il Mattino, «serve un manager, con competenze trasversali, dalla macchina amministrativa alla cultura d’impresa». «Per ovvi motivi, non può essere un soprintendente», anzi potrebbe essere «un manager proveniente dal primo gruppo bancario italiano».
Il Mattino non dà il nome del candidato in pectore, che però risulta a tutte lettere dal Sole-24 Ore: è Giuseppe Scognamiglio, «economista con esperienze diplomatiche, molto stimato dal deputato dem Guglielmo Vaccaro, lettiano ».
La scelta di un diplomaticobancario per curare Pompei non ha nulla di nuovo. Fu Veltroni il primo ad affiancare al Soprintendente un city manager, dove il ricorso all’inglese ha
il valore di un rito magico che dovrebbe assicurare la massima efficienza.
Perciò abbiamo visto i Soprintendenti di Pompei mortificati dalla compresenza, a fianco ma di fatto al di sopra in quanto gestori del bilancio, di generali dell’aeronautica in pensione, prefetti in pensione, funzionari della protezione civile: tutti grandi manager, si capisce, e dunque incompetenti di archeologia e incapaci di leggere un’iscrizione latina. Avremo dunque, pare, un diplomatico che avrà accumulato in banca le esperienze giuste per salvare Pompei. Si attendono dai prossimi governi plenipotenziari prelevati da industrie alimentari, fabbriche di tabacchi, Fiat o Benetton. Tutto, pur di evitare la iattura somma: mandare a Pompei uno che se ne intende.
Giuseppe Scognamiglio (Vicepresidente Unicredit) è presidente di Europeye, neonata casa editrice posseduta da Unicredit, che sta per lanciare una rivista di geopolitica. Consigliere diplomatico di Fassino al Commercio Estero, è membro dello Steering Committee dell’Associazione Bancaria Italiana: tutti titoli pertinenti alla gestione di Pompei.
Se queste indiscrezioni sono fondate, anche il governo Letta si sta avviando verso il naufragio dei governi che lo hanno preceduto: mettere un manager, anche bravissimo, al posto sbagliato, è condannarlo al fallimento, e con lui Pompei. In questi vent’anni i vari “commissari” non sono mai stata la soluzione, ma il problema. E chi mai penserebbe, se c’è un grande ospedale che non va tanto bene, di nominare direttore sanitario un ex-diplomatico? E perché non si vuole ricorrere all’unica professionalità (quella di un esperto in gestione di un territorio ad alta intensità archeologica) a cui affidare il più importante sito archeologico del mondo? Secondo il
Mattino, alla nomina di Scognamiglio si starebbe opponendo il ministro Bray, subito accusato di inefficienza. Ma se Bray, a differenza dei suoi predecessori, ha davvero capito che Pompei non si salva con prefetti, generali, diplomatici e banchieri, questa sarebbe finalmente una buona notizia.

03/11/2013 Pompei (NA), la Schola armaturarum sarà restaurata entro il 2015. La soprintendente: area ancora sequestrata (Repubblica)

SONO passati tre anni, ma la ferita apertasi nel cuore di Pompei è ancora lì. Il crollo della Schola armaturarum fece il giro del mondo. I resti dell’edificio, coperti da teli di cellophane, si intravedono oltre la recinzione, impossibile avvicinarsi. Teresa Elena Cinquantaquattro assunse la guida della soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei un mese dopo il disastro.
Soprintendente Cinquantaquattro, a tre anni dal crollo, l’area è ancora inaccessibile. Perché?
«L’area è ancora sottoposta a sequestro da parte della magistratura ma contiamo di inoltrare a breve la richiesta di riconsegna per procedere alle attività di rilievo necessarie per approntare il progetto di restauro».
La soprintendenza ha condotto indagini scientifiche. Cosa accadde veramente?
«Le osservazioni che posso fare sono di carattere tecnico, in attesa di conoscere l’esito delle indagini. La Schola armaturarum fu scavata agli inizi del secolo scorso, le parti originali furono ampiamente integrate nel corso dei restauri successivi, il solaio crollato era stato realizzato all’indomani della II guerra mondiale, quando l’edificio fu gravemente danneggiato dai bombardamenti. Sul cedimento del 2010 possono aver agito diversi fattori, come il dilavamento causato dalle acque meteoriche e di superficie nella fascia a nord di via dell’Abbondanza, dove esiste un salto di
quota tra l’area scavata e i terrapieni ancora non esplorati».
C’è il progetto di restauro e quando sarà di nuovo visitabile l’edificio?
«Il restauro della Schola rientra tra gli interventi previsti nel Grande Progetto Pompei. Entro il 2015 contiamo quindi di restituirlo alla fruizione».
A fine anno deve essere pronto
il Piano di gestione Unesco per Pompei, Ercolano e Oplontis, quali sono le novità più significative?
«La redazione del Piano di gestione, del quale si sta occupando il segretariato generale del ministero, procede secondo i tempi stabiliti. Tra le novità c’è da segnalare la definizione, intorno ai siti archeologici, di una nuova
buffer-zone, sul cui ampliamento l’Unesco ha dato indicazioni precise, al fine di creare un adeguato raccordo con il territorio circostante. A tale proposito ci sono stati numerosi e proficui incontri con le amministrazioni locali coinvolte».
La legge Bray prevede la divisione delle soprintendenze di Napoli e di Pompei. Come vi sta-
te preparando?
«Siamo in attesa dei decreti attuativi; non appena ne saranno noti i contenuti, si potrà dare avvio alla nuova organizzazione».
Il progetto tedesco per Pompei dell’università di Monaco del Fraunhofer è un’opportunità o nasceranno incomprensioni con le istituzioni italiane?
«Sul tema si sono alimentati molti equivoci. Il progetto tedesco è stato ovviamente condiviso con la soprintendenza fin dall’inizio, abbiamo valutato positivamente l’opportunità di una collaborazione che, accanto alle risorse, porterà un contributo importante in termini di competenze tecniche e scientifiche».
I problemi di Pompei non si fermano all’interno del sito, ma riguardano tutto il sistema di accoglienza esterno all’area. Pensa di utilizzare le disposizioni della legge Bray sul decoro esterno dei monumenti?
«Nei prossimi mesi si lavorerà molto al miglioramento generale dei servizi di accoglienza al pubblico. Ma Pompei che rappresenta, dopo il Colosseo, il sito archeologico più visitato d’Italia e uno dei più noti al mondo, è purtroppo un gioiello incastonato in un’area della Campania fortemente compromessa dal punto di vista dell’ambiente, del paesaggio, del tessuto urbanistico. La soprintendenza ha sempre fatto e farà la sua parte, ma perché si volti finalmente pagina occorre un’assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti preposti alla gestione del territorio».

10/10/2013 Cuma (NA), uno scavo racconta le radici greche della città (Repubblica)

CHI ha ricordi di visite ai resti dell’antica Cuma li coniuga a una distesa d’azzurro che circonda l’acropoli, in quel preciso punto trasformata in uno straordinario ombelico del mondo. Eppure oggi Cuma è un’emozione ancora più forte.
Un gruppo di archeologi dell’Orientale guidati da Matteo D’Acunto ha trovato le case dei coloni greci che sbarcarono in territorio cumano in una data più antica di quella finora accertata. Gli antenati dei napoletani abitavano qui. E proprio in questo punto, dove ha scavato l’università Orientale onorando una scuola di antichistica di primissimo livello, originata da nomi come Bruno D’Agostino, Emanuele Greco, Ida Baldassarri, Carlo Franciosi, Werner Johannowsky, per citarne solo alcuni, è morta e rinata più volte la “casa” dei progenitori partenopei: i loro focolari sono stati trovati intatti, gli uni costruiti sopra gli altri, nel rispetto del passato, innovando senza distruggere. L’origine di Cuma anche per queste scoperte va più indietro nel tempo rispetto a ciò che gli studiosi hanno accertato finora, e cioè l’ultimo quarto dell’VIII secolo, quasi la stessa data a cui facciamo risalire Pithecusae, Ischia. Qui, nelle isole flegree, gli archeologi dell’Orientale e di Suor Orsola Benincasa nel 2001 trovarono resti di un “piano cottura” paragonabili alla “vetroceramica” che nelle cucine di oggi cuoce facendo a meno del fuoco vivo. Il fornello magico fu portato dai navigatori micenei che cercavano metalli a Vivara 3700 anni fa, nell’Età del Bronzo. Lo stesso materiale refrattario che oggi è ricercatissimo per cuocere il pane in casa, è stato ritrovato sotto forma di “camera di combustione” negli scavi di Cuma, usato 3000 anni fa. Una piccola fornace metallurgica unisce ancora questi territori alle isole dove dal mare brillavano i fuochi di tante fucine.
Gli scavi che hanno seguito nel tempo il Progetto Kyme, quel programma archeologico che dotò di fondi europei due università, Federico II e Orientale, la soprintendenza di Napoli e il Centro francese Jean Bérard, proseguono da qualche anno con gli scavi in concessione supervisionati dalla soprintendenza di Napoli e Pompei e portati avanti da Matteo D’Acunto, allievo di Bruno D’Agostino, l’etruscologo docente dell’Orientale che ha studiato le mura settentrionali di Cuma. L’area riportata alla luce dovrebbe congiungere il percorso tra il foro e le mura settentrionali, interessandosi dell’area della “città bassa” che dal ‘94, epoca della soprintendenza di Stefano De Caro si è mirato a far tornare visibile per dare un’idea complessiva di Cuma città straordinaria in tutte le sue accezioni.
Vita quotidiana alle origini di Napoli, dunque, visto che i coloni cumani vennero dai Campi Flegrei a fondarla. Scoperte e reperti, tanti, in tre metri e mezzo di terra scavata. E’ lì la storia delle origini di un popolo che ha dato al mondo un’alfabeto e le radici di una lingua condivisa. Nello spaccato di focolari sovrapposti, una vera storia della casa e dell’alimentazione nelle diverse epoche. E anche la sorpresa di un tipo di abitazione trovato solo a Ostia: una “multifamiliare”. La Grecia e i modi greci, nell’urbanizzazione, nelle architetture, negli usi, resta ferma anche in epoca romana. Se Pompei è città romanizzata, Cuma resta greca nell’anima, ma anche nella forma: nel II secolo dopo Cristo la domus alla maniera pompeiana diventa “condominio”.
Il lavoro dell’antropologo che, affiancando l’archeologo, studia ossa e resti di specie diverse, ha svelato la dieta ereditata dai greci: carne di bovini e caprini, cacciagione, cervi (di cui, come a Pithecusae, l’antica Ischia, sono stati trovati palchi di corna), anche tartarughe, crudelmente cotte nel loro stesso guscio capovolto. Un abbondante uso di risorse marine e frutti di mare come le telline, e prodotti ortofrutticoli dalla vicina piana di Licola. L’aspetto più sorprendente per gli archeologi, però è stato il fatto che in epoca successiva ai coloni greci venisse rispettata la pianta della città: una pianta non di tipo ippodameo, come quella che ha condizionato di più nell’antichità il disegno urbano. «A Cuma — spiega D’Acunto, che ha ereditato dal padre, l’ambientalista dei Vas Verdi Ambiente Società Antonio D’Acunto, la passione per i luoghi — si potrà tra non molto visitare la città flegrea come avviene per Pompei, percorrendo le strade antiche e non camminando più sul piano di campagna. Si visiteranno le abitazioni di epoca romana con pannelli che illustrino anche com’erano quelle preesistenti di origine greca. C’è una grande plateia sulla direttrice est-ovest tagliata da un reticolo irregolare di stenopoi, strade secondarie in direzione nord-sud che ricalcano il tracciato greco: i termini di paragone per questo capolavoro sono Megara Iblea e Selinunte, le prime colonie siciliane ». Tra le meraviglie ritrovate nello scavo, il sigillo in corniola raffigurante Cerere, appartenuto a una donna autorevole, sacerdotessa del culto della dea del focolare, massima onorificenza per una donna cumana

09/10/2013 Cuma (NA), trovati i reperti della prima colonia greca (Repubblica)

Sotto l'insediamento romano di Cuma emergono i resti di quella che fu la prima colonia greca d'Occidente (circa tremila anni fa) grazie al lavoro di un gruppo di archeologi dell'Università "L'Orientale" di Napoli guidati da Matteo D'Acunto. Tra i resti più suggestivi, quelli di un ambiente adoperato come cucina che conservava una sequenza di focolari, succedutisi nel corso del tempo: il più antico presentava un piano refrattario realizzato con frammenti ceramici in stile geometrico dell'ultimo quarto dell'VIII sec. a. C.
"Sotto una stratificazione di centinaia di anni di storia, in appena 3,50 metri di profondità, al di sotto delle case romane, si conservano intatte le abitazioni di quel gruppo di greci che, avventurandosi in Italia meridionale alla metà dell'VIII secolo a. C., ha segnato la storia dell'Occidente, tra l'altro trasmettendo ai Latini l'alfabeto che sarebbe divenuto di gran lunga il più adoperato di tutto il continente. Proprio in questi giorni stiamo scavando un'abitazione risalente alla seconda metà dell'VIII - VII sec. a. C, con ben conservati i focolari e i vasi domestici un tempo adoperati per cucinare, mangiare e bere" dichiara D'Acunto.
Sotto l'egida della Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei, lo scavo dell'Orientale si svolge nell'area del Parco archeologico di Cuma, nella città bassa, più in particolare, nel settore compreso tra il Foro e le mura settentrionali della città antica, settore interessato da una continuità abitativa nel tempo dalla fondazione della colonia greca fino all'abbandono della città romana (agli inizi del VI sec. d. C.). Lo scavo dell'Orientale sta mettendo in luce un vero e proprio palinsesto di tutta la storia della città antica, in particolare della sua quotidianità: un quartiere centrale della città con le sue strade e le abitazioni che restituiscono gli utensili e il vasellame domestico. Si tratta di un vero e proprio spaccato delle trasformazioni nel modo e di vivere e nella cultura materiale dalla città greca a quella romana.
Lo scavo si svolge come cantiere scuola che prevede la partecipazione di oltre 100 studenti dell'Orientale e di altre università italiane e straniere: gli studenti, partecipando in prima persona alle procedure di scavo, documentazione e interpretazione, attraverso la scuola sul terreno, apprendono le tecniche di lavoro sul campo, premessa per un futuro lavorativo nel campo dell'archeologia e dei Beni culturali. "Stiamo lavorando - sottolinea D'Acunto - con il pieno coinvolgimento di una ventina di collaboratori, tra assegnisti, specialisti, laureati e laureandi - al monumentale progetto di pubblicazione scientifica del complesso, che, per primo nella storia della ricerca a Cuma, offrirà un panorama diacronico di tutta la sua vita".
Per la fruizione del sito archeologico da parte dei turisti, è prevista, grazie agli scavi dell'Orientale, la congiunzione del percorso di visita del Foro con le mura settentrionali della città antica, grazie alla messa in luce di un intero sistema viario antico e del relativo quartiere occupato dalle abitazioni romane. Si tratta, dunque, di uno snodo essenziale per consentire al visitatore un percorso completo attraverso la città greco-romana, percorrendone le strade e visitandone le abitazioni.

08/10/2013 Scampitella (AV), torna alla luce una grotta antica (Ottopagine)

Nuova casuale scoperta archeologica nella contrada Migliano, in agro di Scampitella. Sta venendo alla luce in questi giorni, in grazia dell’erosione e dello sprofondamento del terreno agricolo, una nuova cavità che non si ritiene sia di origine naturale. Infatti, fin qui erano conosciute soltanto sette delle cosiddette “Grotte dei Briganti”, così ribattezzate, anche se impropriamente, dalla tradizione popolare. A renderlo noto è Paolo Cusano, professionista di Scampitella, da sempre impegnato sul fronte della salvaguardia e della valorizzazione del territorio. Tali grotte presentano un’altezza media di sei metri e un diametro di cinque, mentre la loro conformazione è quella del tumulo, ovvero larghe alla base e strette in alto, quasi degli imbuti rovesciati. Al loro interno è possibile scorgervi resti in muratura, a testimonianza che esse cono artefatti umani, scavati nell’arenaria locale. Resti di pavimenti in piena suffragano tale ipotesi, rafforzata da buchi presenti nelle pareti, che forse costituivano gli alloggiamenti per le travi di sostegno. Diverse le ipotesi avanzate dagli studiosi circa la loro origine ed il successivo utilizzo. Taluni propendono per l’ipotesi che si trattasse di ricoveri ad uso di genti ivi stanziate in epoca metastorica, come dimostrerebbe il ritrovamento in loco di elementi lapidei, forse utensili di epoca paleolitica, e di cocci di terracotta riferibili ad epoche certamente più tarde, prevalentemente sannitica e romana, riportati in luce dall’azione di rivoltamento delle zolle da parte degli aratri. Secondo altri potrebbe trattarsi di luoghi di sepoltura precedenti alla invasione degli Osci e quindi dei Sanniti, la qual cosa non trova però il riscontro in nessun ritrovamento di vestigi di corpi umani o di corredi funerari. È comunque verosimile che le cavità siano state utilizzate, nel corso del dominio romano, quali cisterne per la conservazione dell’acqua piovana o sorgiva e l’approvvigionamento idrico, ipotesi basata soprattutto sul ritrovamento in loco di vestigi di ville rustiche romane.

L’agro della Baronia e dell’Alta Irpinia può essere considerato, nella sua totalità, un imponente, anche se invisibile, museo a cielo aperto, una esposizione permanente di vestigi delle epoche più eterogenee, testimonianze dell’esistenza di popolazioni che lo abitavano fin da epoche metastoriche. La sua invisibilità è dovuta al fatto che i reperti giacciono nel sottosuolo e che tracce di essi vengono in luce proprio in questo particolare periodo dell’anno, quando le lame degli aratri affondano in profondità nel terreno, rimestandolo e rivoltandolo. E allora è tutto un fiorire, tra le zolle monocrome, di frammenti di antiche ceramiche, di laterizi, di utensili in metallo, per lo più bronzo, o in terracotta, di tegole tombali, talvolta di ossa umane, in taluni casi di preziosi reperti restituiti nella loro integrità. L’occhio attento del conoscitore può scoprirvi anche le fondamenta di antiche ville rustiche romane, come quella già nota alla Soprintendenza di contrada Migliano, a Scampitella. Essa doveva essere alquanto estesa, perché costruita a terrazzamenti, secondo il parere di alcuni esperti archeologi. Ad evidenziarne lo stato di abbandono è Paolo Cusano, appassionato defensor dei beni culturali di zona, che ne auspica un recupero, per farne un’attrattiva turistica. Il noto professionista è da molti anni impegnato nella ricostruzione storica dei luoghi e soprattutto nella loro valorizzazione, da alcun tempo affidandosi anche ai social network, ove non manca mai di sottolineare l’importanza del patrimonio storico e culturale del quale il territorio è portatore. Sulla villa rustica e su tutta la contrada Migliano egli non ha dubbi, al punto che scrive «menzionata in documenti storici, fu attraversata da vie antiche in quanto a ridosso del Calaggio, corso d’acqua usato come loro riferimento, anche dai Romani e tra esse, quasi sicuramente, la via Aurelia Aeclanensis o la via Herculia; a testimonianza un cippo miliare scritto, della fine del II secolo d.C., ivi ritrovato ed in mostra in area pubblica del paese. Una grande varietà di reperti archeologici, anche di differenti epoche storiche, affiorano sui terreni agricoli della contrada, soprattutto in aree ben circoscritte; tra esse quella detta “Fosse dei briganti”, ambienti in disfacimento, dalla forma slargata alla base, stretta in alto e contenente un’apertura superiore in muratura concentrica; esse sono comunicanti tra loro, scavate nella pietra arenaria ed in parte ancora da esplorare. Nelle immediate vicinanze delle “Fosse” ci sono i terreni con i resti, in parte emersi, di una struttura ritenuta una villa rustica romana del tipo a terrazzamenti, poggiante su una precedente ed affiorante costruzione».Insomma, a dir dello studioso, un patrimonio da salvare da una rapida scomparsa, ovvero da valorizzare e da tutelare con tutti i mezzi.

08/10/2013 Miseno (NA), Acqua alta nel Sacello, il maltempo minaccia i tesori archeologici flegrei (Il Mattino)

Tesori archeologici flegrei, attenzione puntata sul Sacello degli Augustali: nel monumento dedicato al culto imperiale l’acqua sta superando i consueti livelli.
Le ultime piogge e il mancato funzionamento della pompa idrovora hanno determinato un considerevole aumento della quantità di acqua che invade il patio e la pavimentazione in marmo. Il sito, contiguo alla rada di Capo Miseno, è collegato ad una falda acquifera termale molto ferrosa che conferisce un colore scuro all’acquitrino colonizzato da uno stormo di anatre.
Per evitare che la sorgente e le piogge danneggino la struttura imperiale, la Soprintendenza speciale per i Beni archeologici di Napoli e Pompei ha previsto l’installazione di pompe idrovore utilizzando fondi europei. Un impianto che funziona poco e male.

04/10/2013 Paestum (SA), Paestum esclusa dal decreto cultura: coro di proteste (Il Mattino)

Ora è ufficiale: Salerno e le sue bellezze artistiche e architettoniche restano fuori dal provvedimento «per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo». Con 323 voti favorevoli, 17 contrari da parte della Lega Nord e l’astensione del Movimento 5 Stelle, la Camera ha dato il via libera definitivo, ieri mattina, alla conversione in legge del discusso decreto «Valore cultura». Il testo, così com’è stato approvato, aveva già incassato il placet del Senato il 24 settembre. Nessuna possibilità, dunque, per sperare in emendamenti capaci di far rientrare nelle disposizioni urgenti da adottare luoghi di inconfutabile valore, quali i complessi archeologici di Paestum ed Elea-Velia o la Certosa di Padula. Mentre la nuova legge, tra l’altro, istituisce a Caserta una nuova soprintendenza per i beni archeologici. E, sebbene il fondo previsto per gli interventi urgenti salga a 8 milioni di euro rispetto ai 2 milioni iniziali, lascia poche possibilità di sperare in operazioni significative.

02/10/2013 Pompei (NA), Lo scandalo inesistente delle cene a Pompei (Repubblica)

LA MAMMA dei pinzocheri è sempre incinta. Il vecchio adagio non si smentisce mai e trova ogni giorno dimostrazione della sua validità. C' è chi contesta l' uso inappropriato dell' anfiteatro di Pompei, concesso per organizzare la cena di un convegno. Richiamandosi a una storia di scandali pregressi l' autore della denuncia si dichiara inorridito perché il sito «è diventato luogo per tavolate e svilito al rango di un ristorante all' aperto». L' anfiteatro di Pompei l basito responsabile di "osservatorio del patrimonio culturale" (organizzazione incomprensibile in uno Stato organizzato con ministeri, assessorati, enti provinciali e soprintendenze) dichiara che far incassare qualche migliaio di euro alla soprintendenza permettendo la cessione temporanea a privati di siti di notevole valenza artistico-culturale, è «il modo peggiore per svendere e ridicolizzare un bene pubblico tutelato dallo Stato». Questa dichiarazione enfatica diviene a dir poco ineffabile quando il tutore dell' etica artistica, proseguendo nell' intervista, considera perfettamente normale fittare gli Uffizi o altre sedi di prestigio ma precisa che «una cosa è il salone di un antico palazzo e un' altra l' Anfiteatro». A rigore di una logica elementare, i rischi di eventuali danni materiali che si possono provocare, con una cena, in un ambiente chiuso e carico di testimonianze artistiche, sono nettamente maggiori di quelli che se si possono produrre se si usufruisce di luoghi aperti ove a essere in pericolo sono i prati. Sul piano etico-educativo, poi, diviene incomprensibile temere che qualche evento ludico, realizzato nel rispetto della sicurezza e del buon gusto, possa compromettere la venerabilità dei luoghi. Nel caso specifico non si può nemmeno invocare la sacralità dell' arena perché in quell' area avvenivano gli allenamenti e i combattimenti dei gladiatori. È difficile ipotizzare che il suolo dell' anfiteatro, abituato ad assorbire il sangue e il sudore dei gladiatori, abbia a offendersi per una eventuale frittella caduta sul prato. Lo stato di degrado degli Scavi più famosi del mondo dipende certamente dalle limitate risorse di cui le soprintendenze ai beni artistici e ambientali dispongono. I ricavi possibili con la vendita dei biglietti e i contributi pubblici certamente non sono in grado di soddisfare le esigenze di mantenimento di un bene che sempre più ha bisogno di una manutenzione sofisticata e costosa. Il dissotterramento dei manufatti, protetti per secoli dalla cenere,e la loro vetustà, li espone, più di altri, alle insidie atmosferiche che in questi ultimi tempi sono divenute temibilissime a causa dell' inquinamento. Purtroppo i fondi che il governo e gli enti locali possono mettere a disposizione sono insufficienti. L' Italia, al primo posto tra tutte le nazioni del mondo con 49 luoghi inseriti dall' Unesco nella lista del "Patrimonio dell' Umanità", possiede 4.739 musei e istituzioni similari. Come si può pensare che con i fondi pubblici si possa mantenere questo immenso patrimonio? L' aiuto dei privati, qualunque sia la forma della sovvenzione, purché avvenga nel rispetto di regole precise, rappresenta l' unica risorsa disponibile per evitarne la dispersione e il degrado. Sull' argomento è mirabile l' intervento dell' assessore regionale Pasquale Sommese, che con la simpatia che lo contraddistingue e da perfetto ex democristiano dà un colpo al cerchio e uno alla botte: «Il sentimento ci porta a dire che il monumento deve essere salvaguardato. La ragione, invece, ci porta a dire che le casse della soprintendenza hanno bisogno di soldi». Fingere di indignarsi per presunte offese alla storia o alla dignità non solo è anacronismo puro, ma sfiora il ridicolo e dimostra il provincialismo di una categoria di intellettuali ancorati a vecchi e desueti pregiudizi. Non si dimentichi che molti dei luoghi che si vorrebbe venerare sono nati per dar godimento all' uomo e non solo al suo spirito. Una cena, un ballo, una manifestazione scientifica, artistica, o culturale non hanno nulla a che vedere con le feste di Arcore e se portano soldi alle casse delle soprintendenze ben vengano.

01/10/2013 Pompei (NA), laboratorio a cielo aperto, un progetto tedesco (il Denaro)

Un progetto decennale per la conservazione di uno dei siti archeologici più a rischio e più visitati al mondo. Dall’estate 2014 partirà il “Pompeii Sustainable Preservation Project” (Pspp) promosso e coordinato dal Fraunhofer-Institut fur Bauphysik Ibp, dall’Istituto di restauro della Technische Universitat di Monaco di Baviera (Tum) e dall’International Center for the Study of the Preservation and Restoration of Cultural Property (Iccrom), in stretta collaborazione con Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei.
A far parte del progetto anche un consorzio di enti di ricerca l’istituto per i Beni Archeologici e Monumentali del Cnr, l’Università di Oxford, il Deutsches Archaologisches Institut (Dai) di Roma, la Ludwig-Maximilians-Universitat di Monaco e l’Università di Pisa.
Restauro, formazione e ricerca – “Il progetto – spiega Lucia Faedo, del Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’ateneo pisano – sarà articolato secondo tre direttrici, tra loro strettamente correlate: restauro, formazione, ricerca. In particolare noi avremo un duplice ruolo, di supporto e di indirizzo, anche grazie all’impegno nella ideazione del progetto di una ricercatrice di formazione pisana, Anna Anguissola, attualmente docente alla Ludwig-Maximilians- Universitaet di Monaco”.
“Si prevede la costituzione – spiega ancora Faedo – di un gruppo di ricerca coinvolto nel coordinamento scientifico e nella didattica per quanto riguarda gli aspetti relativi alle discipline archeologiche e storico-artistiche, mentre a livello direttivo potremo anche sviluppare, in accordo con gli altri partner, delle linee di ricerca autonome”.
Trasformare il sito in un centro vivo – Uno dei principali obiettivi del progetto è rendere Pompei un centro di ricerca e formazione sulla conservazione dell’architettura antica. A minacciarne la sopravvivenza di questo straordinario sito archeologico è il progressivo degrado dovuto allo scorrere del tempo, agli agenti atmosferici, all’usura legata al turismo di massa.
“La sua tutela – continua la ricercatrice – richiede rigoroso intervento sulla base delle priorità indicate dalla Soprintendenza e lo scopo del Pompeii Sustainable Preservation Project è quello di ampliare il raggio degli interventi già previsti dall’Italia e dall’Unione Europea nel quadro del Grande Progetto Pompei e di affiancare il capillare lavoro di tutela, messa in sicurezza e manutenzione portato avanti quotidianamente dalla Soprintendenza”.

29/09/2013 Pompei (NA), Una cena nell’Anfiteatro degli scavi di Pompei: e la chiamano valorizzazione (il Gazzettino Vesuviano)

Che i beni culturali italiani siano in pericolo è fuori di dubbio, così come è ovvio che sia necessario per le soprintendenze inventarsi di tutto pur di reperire fondi o sponsorizzazioni in modo da destinare più denaro alla valorizzazione e alla salvaguardia del patrimonio.
Il problema, però, è che la parola “valorizzazione” troppo spesso viene fraintesa con il significato “dare valore”, e questo può anche apparire fuori luogo quando si va a discutere il “prezzo” di un qualcosa che ha migliaia di anni e che deve essere “fruito” per alcune ore solo per un banchetto. In questa maniera, però, nessuno si stupisce più se riceve un invito per una cena nell’Anfiteatro degli scavi di Pompei.
Sì, proprio così: cena all’aperto, al centro dell’arena, circondati dalle gradinate di epoca romana, nel cuore dell’antica Pompei. Proprio lì, dove le scale esterne e parte della struttura non sono agibili, un luogo affascinante e fragile allo stesso tempo, è stata organizzata una cena nell’ambito del decimo Congresso Gruppo Agenti Fondiaria Sai, così come documentato dalle foto pubblicate da YouReporter.
Inutile scandalizzarsi, poiché questa è una pratica molto comune per il Mibac, succede anche agli Uffizi di Firenze e in tanti musei, palazzi storici o aree archeologiche su tutto il territorio nazionale. Che sia uno spettacolo, un concerto, una visita privatissima di uno sceicco o un banchetto, grazie alla legge Ronchey si fitta qualsiasi luogo di cultura in Italia, ma ad un prezzo “giusto” che potrebbe rientrare già in un listino: nel caso in cui non fosse così, la legge prevede che il privato possa concordare il dovuto direttamente con la Soprintendenza competente che, a fine “rapporto”, consegna i soldi al Ministero, il quale ne restituisce metà da utilizzare per la tutela e la salvaguardia del bene “fruito”. Poi, che questi soldi vengano effettivamente destinati alla vera “valorizzazione” del patrimonio (in questo caso dell’anfiteatro pompeiano) dovrebbe essere una cosa giusta almeno quanto il prezzo stabilito.
Altro che Unesco, Regione, Unione Europea, Soprintendenza dedicata, super manager e Grande Progetto Pompei: ciò dimostra che il possibile futuro restauro di una domus degli scavi potrebbe dipendere addirittura da una cena privata.
Intanto, l’Osservatorio Patrimonio Culturale – presieduto dall’architetto Antonio Irlando – ha inviato una lettera al ministro Massimo Bray, nella quale chiede se quello di fittare l’area archeologica per eventi poco culturali sia “il modo giusto per valorizzare gli scavi e fare incassare qualche migliaio di euro alla soprintendenza o piuttosto il modo peggiore per svendere e ridicolizzare un bene pubblico tutelato dallo Stato e riconosciuto dall’Unesco quale patrimonio dell’umanità”.
“La Dichiarazione di Segesta, adottata dal Consiglio d’Europa nel 1995 – spiega l’architetto Antonio Irlando – ha fissato le linee guida per la salvaguardia e l’utilizzo di antichi luoghi di spettacolo del Mediterraneo, dove non sembrano contemplate cene private nel bel mezzo dell’arena. Altro che valorizzazione del monumento qui si sta amplificando a dismisura l’incapacità di tutelare e valorizzare culturalmente un patrimonio pubblico a favore di privilegi privati che sono appannaggio di chi per una serata, pur di sentirsi il padrone dell’anfiteatro, è disposto a spendere decine di migliaia di euro”.
In pratica, sembra che il messaggio che passi dal Ministero e dalla Soprintendenza sia molto semplice ed esplicito: basta pagare, poi agli scavi di Pompei si può davvero fare di tutto. E la chiamano valorizzazione…

27/09/2013 Pompei (NA), vinceremo la sfida (Repubblica)

«POMPEI sarà una battaglia che vinceremo». Massimo Bray mercoledì scorso detta dal palco della Festa regionale di Sel, in corsoa Castellammare di Stabia, la ricetta per salvare i beni culturali. Una missione che il ministro-intellettuale, direttore della Treccani in aspettativa, sta vivendo con intensità fisica, andando in giro per siti e musei del Bel Paese. Tra le ultime tappe, Sibari nella Calabria delle occasioni perdute. È stanco, Bray. Il Senato ha appena dato il via libera al suo decreto "Valore cultura".
«Ce la farò ad andare via entro le 21,30?» chiede ad Arturo Scotto, leader campano del partito che lo accoglie. «Giovedì mattina alle 8 devo stare in Parlamento» confida. Bray incassa soddisfatto anche il sì dei vendoliani sul provvedimento che ridisegna un pezzo fondamentale dei beni culturali campani: Pompei, Napoli e la Reggia di Caserta. «Giudico molto positivamente il voto di Sel, così come l'astensione del Movimento 5 Stelle. Si è detto che è un decreto troppo sbilanciato verso il Sud, ma io - spiega il ministro - penso che Pompei sia il Mezzogiorno. E fin quando non risolveremo i problemi del Sud e dei beni culturali non riusciremo a mettere in piedi lo sviluppo del Paese.
Pompei è il sito archeologico più importante al mondo e noi dobbiamo vincere questa sfida. La deve vincere l'Italia, mettendo in campo le proprie migliori energie. Penso ad esempio all'economia sociale, al mondo della cooperazione che abbiamo inventato noi italiani, una grande risorsa del nostro Paese che ci viene riconosciuta all'estero».
Il decreto Cultura quasi certamente sarà convertito in legge martedì prossimo, con il voto finale alla Camera. Da quel momento diventano operative le scelte che Bray ha voluto per cambiare passo: due distinte soprintendenze archeologiche, una per Napoli, un'altra per Pompei, Ercolano e Stabiae, un'unica soprintendenza per il polo museale di Napoli e la Reggia di Caserta, un direttore generale del Progetto Pompei.
Chi sarà il nuovo soprintendente di Pompei, Ercolano e Stabiae? «Ci stiamo pensando». E a Napoli chi arriverà? «Vedremo».
Abbottonatissimo il ministro anche sulla nomina a Pompei del direttore generale di progetto, che coordinerà l'Unità grande progetto composta da 20 unità provenienti dai ruoli ministeriali e da esperti esterni, unità che avrà sede nell'area archeologica di Pompei. «Nomina delicata, qui non possiamo proprio sbagliare», confida Bray, ma nomi non ne fa. Anche se, quando illustra la sua visione dei beni culturali, un po' disegna l'identikit delle persone che vorrebbe alla guida dell'operazione Pompei. Dice Bray: «Non è vero che la soluzione del problema sono i privati, abbiamo anzi musei affidati ai privati e gestiti malissimo.
Lo Stato deve farcela, e non è vero che mancano i soldi. Come sinistra non possiamo rinunciare al fatto che sia lo Stato, il pubblico, a doversi occupare dei propri beni culturali, perché sono questi che distinguono l'offerta turistica italiana».
Alla fine, Arturo Scotto strappa al ministro due impegni: tornare in zona per visitare le ville romane di Stabiae, ancora non inserite nella lista Unesco (come chiede a gran voce il sindaco di Castellammare Nicola Cuomo), e rispondere all'interrogazione presentata da Sel tre mesi fa in cui si denuncia la «privatizzazione in atto da anni degli scavi di Stabiae». Mentre Bray va via, altri dossier giungono nelle sue mani: Sel dell'area nolana gli chiede un intervento per scongiurare l'interramento del villaggio prestorico di Nola, il comitato civico "Villa Fondi bene comune" chiede di bloccare la chiusura del museo archeologico di Piano di Sorrento perché il Comune vuole destinare i locali ad altri usi, il proprietario del Castello Lauritano ad Agerola chiede di poter riprendere i lavori. «È una fortuna fare il ministro - confessa Massimo Bray- so che non durerà molto, perciò vado in giro. E trovo moltissima passione per i beni culturali. Credo molto nei nuovi media, tanti cittadini mi chiedono di vedere un posto che abbiamo trascurato, di riaprire un museo chiuso, di salvare un sito archeologico».Ea tarda sera posta una foto con i giovani di Sel sul suo profilo twitter: «Emozionato per l'affetto con cui sono stato accolto a Castellammare», dopo aver discusso con i deputati di Sel Giancarlo Giordano e Celeste Costantino, con la segretaria Flc Cgil Napoli, Fiorella Esposito e con Stefano Scanu di Legambiente.

26/09/2013 Pompei (NA), supermanager in arrivo. Il Senato vara il decreto: separate le due soprintendenze (Repubblica)

UN MANAGER pubblico per gli Scavi e la separazione delle due soprintendenze di Napoli e Pompei. Sa di dejà vu quanto previsto dal decreto “Valore Cultura” per il sito archeologico: le due soprintendenze erano già separate e furono riunite, ora tornano a dividersi. L’idea del manager nacque negli anni ‘90 con Giuseppe Gherpelli e tramontò con l’era dei commissari, che ne presero il posto. E ora si riprova a dare un modello gestionale alle antiche pietre. Cambia da “Grande Progetto Pompei” a “Progetto Pompei” il nome della speranza per il futuro del sito. Il piano, che conta su consistenti fondi europei, fino a ieri gestito dalla soprintendente di Napoli e Pompei Teresa Elena Cinquantaquattro, passa in mano a un pubblico amministratore. Nomi per il Dg ancora non ne spuntano all’orizzonte.
Sembra tramontata la candidatura del giurista ed ex direttore dei beni culturali del Molise Gino Famiglietti. Quel che è certo è che il primo colpo alle soprintendenze viene dato da questo decreto “Valore Cultura”, che al massimo avrà qualche limatura in seconda lettura alla Camera.
Un decreto messo a punto dal ministro dei Beni culturali e del Turismo Massimo Bray, varato dal consiglio dei ministri il 2 agosto scorso che da allora ha già subito qualche ritocco, e che dovrà essere convertito in legge entro l’8 ottobre dopo le modifiche apportate da Palazzo Madama. Il direttore generale dovrà gestire e coordinare gli interventi e gli appalti fuori e dentro il sito archeologico. Manager che, come indicato da un
emendamento, dovrà necessariamente arrivare dalla pubblica amministrazione, e che avrà il compito di definire le emergenze, assicurare lo svolgimento delle gare, migliorare la gestione del sito e delle spese. Il nuovo Dg sarà l’amministratore unico del nuovo organismo
“Progetto Pompei” e dovrà definire i tempi di realizzazione degli interventi potendo ricevere donazioni ed erogazioni liberali. Il direttore avrà il supporto di tecnici provenienti dall’amministrazione statale (massimo 20 persone) e di 5 esperti in materia giuridica, economica, architettonica, urbanistica e infrastrutturale. Il Dg del “Progetto Pompei” guiderà l’Unità Progetto che lavorerà di concerto con la Soprintendenza speciale di Pompei, mentre la Reggia di Caserta confluirà nel Polo museale di Napoli.
Lo stesso decreto sancisce la separazione della soprintendenza speciale di Pompei, Ercolano e Stabia dal Polo museale di Napoli e Caserta, dove nascerà la nuova Soprintendenza per i beni archeologici.

20/09/2013 Pompei (NA), Antica necropoli rischia di finire all'asta e in mani straniere (Corriere del Mezzogiorno)

È proprio fuori le mura della Porta Stabia, uno degli ingressi. È al centro di un contenzioso tra la proprietaria del suolo e la Soprintendenza Speciale di Napoli e Pompei
La necropoli è proprio fuori le mura della Porta Stabia, uno degli ingressi all'antica Pompei. Da anni è al centro di una battaglia che, senza esclusione di colpi, va avanti nelle aule di giustizia, fra la proprietaria del terreno e la Soprintendenza Speciale dei Beni archeologici di Napoli e Pompei e ora potrebbe finire addirittura all'asta, con il rischio che ad aggiudicarsela sia uno straniero, pubblico o privato.
DUE ENORMI MONUMENTI FUNERARI - Antonietta Nunziata, 82 anni, proprietaria dell'area dove si trova la necropoli, con due enormi monumenti funerari, ha dato mandato al proprio avvocato, Livio Provitera, di organizzare, con una casa d'asta internazionale, la vendita con trattativa privata del terreno dove si trovano i reperti archeologici. La donna aveva subito alcuni fa l'esproprio del giardino della sua villa nobiliare, un agrumeto di 1.490 metri quadrati, e lo scorso 11 luglio, dopo una lunga battaglia legale, ne è tornata in possesso per effetto di una decisione del Tar della Campania.
MAI FORMALIZZATO L'ESPROPRIO - Quest'ultimo, infatti, ha ritenuto che la Soprintendenza non ha mai formalizzato in maniera compiuta il decreto di esproprio del terreno, sui quali, nel corso degli anni, sono stati effettuati numerosi lavori e scavi. Proprio durante questi scavi è venuta alla luce la necropoli con i due monumenti funerari. Ieri la nuova puntata della tormentata vicenda: la Soprintendenza ha liquidato alla signora Nunziata 103.000 dei 151.000 euro che il Tar ha stabilito come risarcimento dei danni causati dai lavori di scavo nell'agrumeto e in seguito alla mancata liquidazione dell'intera somma l'avvocato Provitera ha deciso di avviare una nuova azione legale. Inoltre, a fronte della richiesta della Soprintendenza di attribuire alla donna la responsabilità di salvaguardare, vigilare e provvedere al restauro dei beni archeologici presenti nel terreno, ha deciso di avviare la procedura per la vendita all'asta del terreno e, quindi, della necropoli che vi si trova. Completamente opposta è, ovviamente, la posizione della Soprintendenza che ha sempre sostenuto che la procedura di esproprio dei terreni, avviata fin dal 2008, ha subito ritardi a causa e in conseguenza dei continui ricorsi di Nunziata e delle mancate accettazioni dell'indennità di esproprio e di occupazione offerte alla donna. La stessa Sovrintendenza ha sempre sottolineato che, in ogni caso, il controllo e la tutela dell'area sono, comunque, pienamente garantiti dai provvedimenti di vincolo diretto e indiretto delle strutture archeologiche.

11/09/2013 Apice (BN), al via il recupero dell'area archeologica di Ponte Rotto (Ottopagine)

Unanimità espressa dai cinque sindaci sul recupero dell’area archeologica di Ponte Rotto. Dopo il “si” inziale del sindaco di Calvi, Armando Rocco, non c’è stata alcuna esitazione da parte dei sindaci di Apice, Mirabella Eclano (Av), Venticano (Av) e Bonito (Av) nell’aderire ad un progetto comune da presentare alla Regione Campania attraverso l’eventuale formazione di un Partenariato o un Consorzio tra gli Enti. Per ora, attenderemo gli sviluppi concreti, i sindaci hanno espresso la chiara volontà di unirsi e valorizzare un sito archeologico-naturalistico che non è mai stato oggetto di rilevanti interventi che potessero realmente creare turismo. E’ un luogo che parla da sé e che oggi ci auguriamo possa essere il “ponte” tra due province. Nonostante non ci siano strutture, l’unica ancora visibile è un campo di calcio a 7 che deperisce ogni anno, è una meta molto frequentata da famiglie e giovani che molto spesso si attrezzano alla meglio per l’assenza di aree pic nic. “Siamo assolutamente favorevoli ad un collaborazione tra i cinque comuni – commenta Ida Albanese sindaco di Apice – e a presentare un progetto comune. Con la Comunità Montana del Fortore, proprio in questi giorni, stiamo ultimando il taglio della vegetazione in prossimità del ponte romano. Saranno inoltre allestite delle panchine e un chiosco”. Oltre ai due comuni sanniti di Apice e Calvi, come già detto, la zona insiste anche su tre comuni irpini. “Bisogna valorizzare quel posto e tutta la zona – ha commentato Luigi De Nisco, sindaco di Venticano – già anni fa fu nostra intenzione, insieme al comune di Mirabella Eclano, creare un percorso per valorizzare quel luogo. Si parlò di un’oasi turistica che partisse dal Ponte Calore che si trova tra i comuni di Venticano e Mirabella, insieme al ripristino delle acque. Sono favorevole pertanto a questa iniziativa congiunta tra gli Enti”. Approvazione anche dal primo cittadino di Mirabella Eclano Vincenzo Sirignano: “Credo sia opportuno un intervento per quella zona, se aderiranno tutti, sarò sicuramente in prima linea. L’amministrazione di Mirabella ha partecipato pochi mesi fa alla misura 1.9 della Regione Campania che prevede proprio la valorizzazione dei siti storico-archeologici. Con la Soprintendenza ai Beni Culturali, attraverso un accordo con la Provincia di Avellino e la Curia, abbiamo presentato un progetto per la valorizzazione delle tombe neolitiche (sito Madonna delle Grazie). Questa nuova proposta di unirci in cinque Comuni non può far altro che rafforzare i nostri intenti”. Adesione espressa anche da parte del sindaco Antonio Zullo di Bonito, con una precisazione: “E’ d’obbligo sottolineare che il sito archeologico dista circa 2 km dal comune di Bonito. La disponibilità al progetto, se parliamo del recupero di un’area, è piena da parte nostra”. Non poteva mancare il commento dell’archeologo Antonio Mesisca, che ha lanciato l’iniziativa su Ottopagine: “Sono contentissimo poiché l’unione di intenti premia. Ora bisognerà fare un passaggio con la Soprintendenza competente e stipulare un protocollo d’intesa. E’ necessario trovare una soluzione ad una situazione poco gratificante. E’ un immenso piacere poi inserirsi in contesti e solchi tracciati da altre amministrazioni, un esempio di valorizzazione dei siti archeologici è sicuramente offertoci da Mirabella Eclano. Un plauso va alla testata giornalistica di Ottopagine, che è stata l’unica ad interessarsi del problema e a dargli spazio. Ora bisogna solo rimboccarsi le maniche, i fondi ci sono, bisogna solo attivarsi ed unirsi. Ci sono infatti due misure aperte dalla Regione Campania a cui si potrebbe già partecipare, la misura 1.9 e la misura 1.12. Ci tengo inoltre a sottolineare –conclude Mesisca – che sarebbe un fatto storico il recupero di questo sito, ancor di più se ciò avvenisse da parte di cinque Comuni e due Province, quella sannita ed irpina, confinanti ma con due percorsi diversi”.

09/09/2013 Nola (NA), verrà sepolto lo scavo preistorico (Corriere del Mezzogiorno)

Un tesoro prezioso che nessuno rivedrà e che anzi verrà interrato. La «Pompei della Preistoria», un importantissimo sito dell’Età del Bronzo Antico, sepolto dall’eruzione del Vesuvio detta delle Pomici di Avellino, sarà riseppellito dall’uomo. Il luogo si trova in località Croce del Papa al confine tra i comuni di Nola e Saviano, in provincia di Napoli, ed è considerato di importantissimo valore perché, circa 4000mila anni fa, (tra il 1800 – 1600 a. C.) alcune ore dopo l’inizio di quell’eruzione del vulcano, dopo essere stato già ricoperto da circa un metro di pomici e da pioggia di ceneri, il sito fu investito da un’alluvione fangosa che, penetrata all’interno delle capanne, ne inglobò le strutture.
IL CALCO DI FANGO - Il fango fece un vero e proprio calco delle strutture in legno e paglia, riempiendo anche le suppellettili che vi erano sistemate, come vasi ed i forni. E dove non ha potuto l’eruzione del Vesuvio, riesce invece l’uomo: infatti per l’importantissimo sito non sarebbe previsto nessun ammodernamento né tantomeno azioni di manutenzione. Anzi, il cantiere aperto nei giorni scorsi nel bel mezzo del Villaggio preistorico servirà ad interrare interamente e nuovamente il sito archeologico nolano, causando il depauperamento del valore storico-culturale del Villaggio, scalfito ripetutamente dagli agenti atmosferici e dall’impossibilità di ricevere una protezione dignitosa. Dunque, i reperti verranno rimessi sotto terra, in attesa che in futuro possano esserci idee, progetti e soldi per ritirarli fuori. Saranno conservate le due antiche capanne riportate alla luce nel 2001 praticamente intatte. Intorno verrà costruito una sorta di sarcofago in grado di ripararle dall’acqua e dal terreno con l’obiettivo di proteggere gli scavi sommersi e fermare in parte la falda acquifera. Questo l’intervento previsto dopo il fallimento dei test alternativi per la salvaguardia del sito. Ma non è detta l’ultima parola, infatti, perchè dopo i primi malumori, sembra che anche il ministro per i beni culturali, Massimo Bray. abbia espresso non poche perplessità sulla scelta di seppellire il villaggio preistorico per «salvare il salvabile».

29/08/2013 Pompei (NA), Il piano degli archeologi tedeschi “Così vogliamo salvare gli Scavi” (Repubblica)

CI SONO la passione e il lavoro di due archeologi e un restauratore dietro il “Pompeii sustainable preservation project” che la Tecnische Universität di Monaco di Baviera, l’istituto di ricerca Fraunhofer di Stoccarda e l’Iccrom hanno messo a punto per gli scavi archeologici di Pompei. Un progetto che ha suscitato l’interesse dell’Unione degli
industriali di Napoli.
Gli archeologi tedeschi spiegano il loro piano. Gli industriali: anche noi in campo
«L’ENNESIMA dimostrazione — ragiona il presidente Paolo Graziano — di quanto sia di eccezionale rilievo internazionale l’area archeologica vesuviana. L’Unione industriali da tempo è impegnata in questa direzione, avendo promosso un progetto di riqualificazione del contesto esterno agli scavi secondo standard di qualità, efficienza e redditività capaci di fare dell’area vesuviana uno straordinario polo di attrazione turistico culturale».
Se il restauratore Ralf Kilian dell’Istituto di fisica delle costruzioni del Fraunhofer si occuperà di nuove tecnologie per il restauro delle architetture antiche, gli archeologi Albrecht Matthaei e Anna Anguissola puntano sul valore innovativo del progetto. Matthaei è ricercatore della fondazione Gerda Henkel presso l’Università Roma III, scavò nella casa dei Postumi a Pompei sotto la guida del professore Jens-Arne Dickmann dell’Istituto archeologico germanico di Roma dal 1997 al 2001, mentre Anna Anguissola è archeologa presso la Ludwig-Maximilians- Universität di Monaco, e viene dalla Scuola normale di Pisa.
Come è nato il vostro interesse per Pompei?
«Ci siamo interrogati su cosa fosse possibile fare per gli scavi. La nostra idea è di mettere insieme attività concrete di restauro con la formazione sul campo degli studenti, facendo incontrare l’accademia e il restauro, cioè la formazione e i lavori, due ambiti che generalmente restano separati. E lo vogliamo fare mettendo insieme studenti e ricercatori di tutto il mondo a Pompei, un luogo esemplare per l’archeologia ».
Il progetto della Tum di Monaco e del Fraunhofer di Stoccarda prevede di intervenire in maniera completa su un’insula, cioè su un quartiere dell’antica Pompei. Avete già un’idea su dove potreste cominciare?
«Questa scelta noi la affidiamo alla Soprintendenza archeologica, sono loro che conoscono bisogni ed esigenze e ci indicheranno dove operare. Certo, noi abbiamo una nostra idea: pensiamo all’insula VI della Regio I (quella della Casa del Criptoportico e della fullonica di Stephanus) che comprende tutte le tipologie: case, negozi, officine, ambienti sotterranei, giardini, aree verdi, e include fasi edilizie diverse. Un isolato che si presta bene per le necessità della ricerca, dell’insegnamento e del restauro».
Quali metodologie porterete a Pompei, quali sperimentazioni avete in programma?
«Dipende dall’oggetto che potremo restaurare. Noi interverremo su tutti gli aspetti, dal restauro degli affreschi alle coperture, abbiamo idee su come affrontare il problema delle infiltrazioni, dell’umidità, della tenuta delle decorazioni ».
Che cosa si pensa in Germania delle condizioni dei beni culturali italiani?
«C’è sempre stata una collaborazione italo-tedesca, basti pensare all’ottocento quando Giuseppe Fiorelli e August Mau si occupavano di Pompei. E poi c’è il Dai, il Deutsche Archäologische Institut di Roma, abbiamo sempre cooperato, e si può certamente proseguire questa tradizione».
Risposta diplomatica. Comunque come prosegue il progetto?
«Il consorzio scientifico che è stato creato ora sta cercando sponsor. La differenza con le sponsorizzazioni classiche è che nel nostro caso si daranno soldi non a Pompei ma agli atenei e alla ricerca, non ci saranno ritorni pubblicitari, ma solo sostegno economico alla Tum di Monaco che finanzia così la
ricerca sul campo. Un ateneo, a differenza di un’impresa, deve fare formazione e ha un approccio globale, si affronteranno tutti i problemi della città antica. Solo le università hanno la possibilità di fare formazione e restauro insieme, e garantire così con modalità nuove un controllo scientifico sui lavori».
Aperti dunque alla cooperazione…
«Il modello di quello che vogliamo fare a Pompei, la best practice, è l’Herculaneum Conservation Project. Siamo in contatto con gli archeologi del progetto della fondazione Packard, hanno una grande esperienza sul campo, e siamo certi che la collaborazione sarà molto positiva per Pompei».

28/08/2013 Santa Maria Capua Vetere (CE), anfiteatro pubblico-privato, una scommessa vinta (Corriere del Mezzogiorno)

Un'amministrazione civica e una soprintendenza, un rapporto non conflittuale, una rarità in Campania se si guarda a Napoli e Caserta, una progettazione condivisa e non reciprocamente ostacolata e Santa Maria Capua Vetere mette all'occhiello, in giusta evidenza, il bene archeologico che la caratterizza: l'Anfiteatro Romano. Che oggi è bene fruibile dalla città oltre che dai visitatori che stanno tornando dopo anni di oscurantismo, di quando l'anfiteatro secondo soltanto al Colosseo, l'arena dove si "allenava" Spartaco, era quasi nascosto alla vista, al fondo di una polverosa piazza che era mercato ed ospitava giostre e circhi equestri. Oggi il monumento è al centro di una piazza rinnovata, una grande prato che è una moquette, il recupero di altre tracce di cinte murarie a rendere ulteriormente l'idea della maestosità dell'area e gazebo-pagode di un ristorante che non guastano la prospettiva. Ecco la dimostrazione della utilità dei matrimoni - ovviamente reciprocamente interessati - tra pubblico e privato, la formula su cui il ministro Massimo Bray continua a puntare per rendere fruttuosi i beni culturali, predicandola ad orecchie non sempre aperte, almeno dalle nostre parti. Un punto di ristoro che è anche accoglienza per i visitatori, biglietteria, libreria e vendita di gadget, di sera è aperto, luogo di intrattenimento accanto al ricamo di luci che sottolineano la suggestione delle antichità archeologiche.
La chiave del miracolo? «La nostra intenzione di continuare il rilancio di questo nostro patrimonio cittadino - dice il sindaco Biagio Di Muro - si è fusa con quella della soprintendenza ai Beni archeologici, abbiamo trovato interlocutori duttili e comprensivi nella soprintendente Adele Campanelli e nel responsabile dell'anfiteatro Francesco Sirano. Le manifestazioni spettacolari in notturna dei giorni scorsi hanno attirato più visitatori di quanti se ne contavano in un anno intero e continueremo con questa programmazione. Poi passeremo al recupero del resto della piazza già programmato nel piano urbanistico».
LA FORMULA - La formula del privato, nella circostanza il Consorzio Art'm net, vincitore della gara europea per la gestione dei servizi di ristorazione e gestione del complesso archeologico, la sintetizza l'amministratore unico Guido Savarese. Dice: «Il Consorzio Arte'm net è l'unico aggregato di imprese stabile in Italia con la missione di valorizzare il patrimonio culturale e ambientale in stretta connessione alle identità e alle vocazioni di ogni singolo territorio. Questa l'occasione per far rivivere la fertilità dell'ager campanus celebrata dai tempi dell'impero romano attraverso l'innesto organico della qualità straordinaria della produzione agricola e gastronomica, integralmente a Km 0. E', insieme alle nuove strutture di accoglienza, alla libreria, alla didattica innovativa, il cardine del progetto di promozione da noi presentato alla Soprintendenza, per riconquistare gradualmente la centralità e la dignità dell'Anfiteatro. I risultati ci stanno dando ragione».
Ieri mattina una trentina di visitatori giravano per le strutture archeologiche, a Caserta davanti alla Reggia, chiusa per turno di riposo, un centinaio masticavano delusione al di qua della deprimente rete di recinzione che ingabbia il monumento e le erbacce come in una serra. Non si è risolto da anni il problema di abolire, almeno nella bella stagione, il turno di chiusura con recupero infrasettimanale del riposo dei dipendenti. Non potrebbe essere argomento da includere nella contrattazione di un matrimonio pubblico-privato anche per la Reggia di Caserta?

13/08/2013 Velia (SA), emergenza erbacce negli scavi (Repubblica)

In alcune aree l’erba è alta più di un metro. Poi ci sono le zone off limits, dove la vegetazione è talmente fitta da essere impenetrabile. La caccia ai tesori archeologici di Elea-Velia, patria dei filosofi Parmenide e Zenone, è solo per autentici Indiana Jones, appassionati che non si fermano di fronte alla vegetazione che avvolge i monumenti.
È un patrimonio storico di incalcolabile valore quello che si incontra ad Ascea Marina. Un sito straordinario, ma anche una risorsa turistica e occupazionale, puntualmente sprecata, perché abbandonata al proprio destino. Ecco il vero volto quotidiano di Velia, l'antica città della Magna Grecia, simbolo della nostra cultura nel mondo, come appare un giorno qualsiasi a un anonimo visitatore.
Una realtà che cancella l’aurea ufficialità dei mille progetti ministeriali annunciati negli anni, delle ricche sponsorizzazioni promesse e mai viste. Un cortocircuito dovuto ai tagli alla cultura, ai fondi zero alle sovrintendenze costrette ai salti mortali per tutelare i beni. Le erbacce sono dovunque nelle insulae del quartiere meridionale e nelle terme.
“Li vede quei cespugli?”, spiega una guida ad alcuni turisti arrivati dalla Germania per visitare la città di Parmenide. “Lì c’è un pozzo ma non ho mai avuto il piacere di vederlo, perché quella zona è da sempre coperta dai cespugli”.
Qui, per chi è di casa, vedere l’erba alta è quasi normale. Ma non per il sindaco Mario Rizzo che ha più volte chiesto negli anni un intervento straordinario per salvare e tutelare questo patrimonio. “Come Amministrazione abbiamo fatto tutto il possibile tenendo conto delle ristrettezze economiche di un piccolo Comune – mette in chiaro il primo cittadino - Ogni anno assicuriamo oltre 200 giorni di lavoro all’interno dell’area archeologica per sistemazione e pulizia del sito. Ma purtroppo non bastano”.
Poi il sindaco diventa serio in volto. “Il vero problema – alza la voce - è che Velia viene considerata un patrimonio unicamente del Comune di Ascea quando in realtà è un attrattore turistico per l’intero Cilento. Qualche anno fa chiesi aiuto ai sindaci del Parco, sarebbero bastate due giornate di lavoro all’anno per ogni Comune per ridare dignità al sito. Purtroppo solo un sindaco rispose all’appello”.
E allora si resta da soli, a proteggere un simbolo della Magna Grecia. “Organizziamo spesso delle giornate di pulizia dell’area archeologica – continua il sindaco - l’ultima il mese di giugno scorso quando abbiamo portato alla luce importanti testimonianze che giacevano da anni sotto la vegetazione”. E’ stata liberata dai rovi l’Acropoli dell’antica città di Elea/Velia (540 avanti Cristo) e nel quartiere delle terrazze è tornata alla luce la “bottega dei capitelli”.
“E mentre si procedeva alla pulizia con i decespugliatori – aggiunge Rizzo - sono stati rinvenuti anche alcuni capitelli dorici posti dinanzi ad un muro eseguito con una tecnica molto particolare definita tecnica velina”. Da quel giorno purtroppo l’erba continua a crescere in un parco archeologico che fa i conti con la crisi.

05/08/2013 Pompei (NA), terremo lontana la camorra dagli scavi (Avvenire)

«State tranquilli, vigileremo sull’arrivo di nuovi fondi per Pompei. Lo facciamo da tempo. Sicuramente la camorra proverà al inserirsi ma noi impediremo che possa"ingrassare" con quei soldi». È l’assicurazione di Alessandro Pennasilico, da pochi mesi procuratore di Torre Annunziata dopo una lunga esperienza come procuratore aggiunto a Napoli, anche alla guida alla Dda. Un vero esperto di camorra. E la sua è anche una risposta alle preoccupazioni espresse due giorni fa su Avvenire dal professor Antonio Paolucci. Ma il magistrato che guida la Procura competente anche sul territorio di Pompei, non si limita a rassicurazioni generiche, accennando a prossime novità sul fronte delle inchieste. Niente di più, ovviamente, ma non si tratterà di fatti di poco conto. Però lancia anche un appello affinché «il nuovo progetto per Pompei sia finalmente occasione di un salto di qualità dell’economia legata ai siti archeologici rimasta a bassi livelli che favoriscono la camorra»
Procuratore, la camorra punta a questi fondi che dovrebbero rilanciare i siti archeologici e la città?
È normale che provi a entrare in tutti gli affari, soprattutto quando sono previsti molti fondi. Ma non ci si può limitare a dire che arrivano i soldi e che poi li prende la camorra. È tutto più complicato. Certo l’arrivo di tanti soldi può preoccupare ma le assicuro che noi vigileremo su tutti i possibili settori di inquinamento, dagli investimenti agli appalti e perfino le assunzioni.
Dunque la camorra a Pompei c’è..
La criminalità organizzata a Pompei c’è sicuramente, ma non come si intende da fuori. È poco visibile. Non ci sono fatti eclatanti. Questa, infatti, è soprattutto una zona di investimenti dei clan, per riciclare i soldi sporchi, frutto di altri affari, anche in altre zone. È ben noto che qui da anni investano i "casalesi"
La camorra investe, fa affari anche nell’area archeologica?
Se la gente pensa che la presenza della camorra si veda negli scavi di Pompei si sbaglia. Qui la camorra è molto brava a lavorare nel contorno. E questo non dipende solo dai fondi, anche se questi potrebbero allettare. Piuttosto è la situazione generale della città a favorirla.
In che senso?
Il problema è reindirizzare un’economia che attorno ai siti archeologici si è sempre limitata a bassi livelli. E questo sicuramente ha favorito e favorisce l’illegalità e, ovviamente, gli interessi della camorra.
Il nuovo progetto annunciato due giorni fa dal ministro per i Beni culturali Massimo Bray potrebbe aiutare in questa direzione?
Certamente, ma a patto di far capire che ci deve essere un salto di qualità da un punto di vista economico e non solo culturale. Questo sì aiuterebbe molto a tenere lontana la camorra.

31/07/2013 Paestum (SA), fondi per riunire le due aree (Repubblica)

TRE milioni di euro di fondi Cipe per uno scavo-evento destinato a riportare alla luce l'Anfiteatro romano di Paestum, tagliato a metà dalla strada borbonica che divide in due l'area archeologica. Una svolta inseguita da generazioni di archeologi. «È la volta buona - spiega il sindaco di Capaccio, Italo Voza - dovrebbero arrivare i soldi che consentiranno di scavare completamente l'anfiteatro, eliminare la strada, deviare il percorso e ricongiungere finalmente le due aree della città antica». Perché Paestum, patrimonio Unesco dal 1998, è il luogo delle contraddizioni italiane. Tre templi greci tra i meglio conservati, spiagge e pinete a pochi metri dagli scavi, e un sistema di accoglienza insufficiente, che in qualche modo respinge i turisti più che accoglierli.
Un sito dove si misura con mano la lotta che l'amministrazione dei beni culturali conduce tra tagli alla spesa e riduzione del personale. Metafora di un'Italia che vorrebbe, ma non può.A meno di non provare a mettere insieme le forze. Qui, come altrove, i Comuni riscoprono i propri beni culturali, mentre associazioni generose si rimboccano le maniche e passano dalla protesta all'azione concreta. Da pochi giorni studenti e ricercatori del dipartimento di studi umanistici dell'Università Federico II, sono sbarcati alla foce del Sele: per tre anni esploreranno e studieranno i resti del santuario dedicato alla dea Hera di Argo scoperto negli anni Trenta da Umberto Zanotti Bianco e Paola Zancani Montuoro. A pochi metri sorge il Museo narrante dell'Heraion, danneggiato dall'esondazione del Sele nel 2010: riaprirà a settembre. Il punto di svolta per la nuova Paestum potrebbe essere in un protocollo d'intesa appena approvato dal consiglio comunale di Capaccio e che sarà siglato a giorni con la Direzione regionale del ministero dei beni culturali e la soprintendente Adele Campanelli. «I templi di Paestum non possono essere fotografati come giraffe allo zoo - puntualizza la soprintendente - dobbiamo far scomparire le recinzioni, riorganizzare gli accessi, creare servizi al pubblico e ripulire l'area dagli ambulanti». Perché quando arrivi a Paestumè davvero difficile capire dove si entra agli scavi, tra ristoranti e parcheggi privati dentro il circuito murario, mentre le due aree di sosta comunali (costo di 3,5 milioni di euro) della stazione ferroviaria di Paestume dell'ex Cirio restano desolatamente vuote.
L'intesa Soprintendenza-Comune prevede di fare dello stabilimento ex Cirio (acquistato dallo Stato per 3 milioni) la nuova porta d'accesso al parco archeologico e di ampliare gli spazi espositivi del Museo archeologico nazionale, troppo angusto per esporre gli immensi tesori di Paestum.
Con 4,5 milioni di fondi comunali il Comune vuole realizzare un sottopasso ferroviario per collegare parcheggioe città antica, una scelta che non piace affatto a Legambiente. «Non serve, non aiuta la lettura del contesto antico - spiega Pasquale Longo - noi pensiamo che i 95 ettari privati che costituiscono ancora oggi la gran parte del territorio della città antica, a fronte di 25 ettari di proprietà pubblica, vadano comprati. È questa l'unica battaglia seria per salvare Paestum». È nata così Paestumanità, la campagna di azionariato popolare per comprare metro dopo metro i terreni sotto i quali giace l'antica colonia magnogreca e donarli allo Stato.
Servono 5 milioni di euro, per ora sono stati raccolti 25 mila euro e le adesioni di Andrea Camilleri e Gillo Dorfles. «Bisogna fermare la coltivazione intensiva dei terreni, si danneggiano le strutture antiche» ricorda Valentina Del Prete di Legambiente. La soprintendente Campanelli e il sindaco Voza si dicono contenti della campagna degli ambientalisti, ma mettono in guardia sui costi di gestione: chi manterrà i terreni espropriati? «Nel frattempo, dopo anni - ricorda il sindaco - insieme a Banca di credito cooperativo, Fare Ambiente, Consorzio di Bonifica, Mercato e soprintendenza siamo riusciti a liberare dalla vegetazione l'intro circuito murario». E promette: un referendum sancirà l'aggiunta del nome Paestum alla denominazione comunale, per dare vita al Comune di Capaccio Paestum.
«Per noi - confida Voza - l'archeologia è una priorità».

29/07/2013 Pompei (NA), il Cnr annuncia un progetto internazionale per salvare il sito (Il Gazzettino Vesuviano)

Pompei è uno dei siti archeologici più noti al mondo, visitato da oltre 2 milioni e mezzo di persone. Il sito soffre però perché, col passare degli anni, le intemperie rischiano di arrecare danni irreparabili se non si interviene prontamente. Per questo, a partire dall’estate 2014, verrà dato l’avvio al ‘Pompei Sustainable Preservation Project’: un piano di lavori sviluppato in dieci anni, promosso e coordinato dal Fraunhofer-Institut für Bauphysik Ibp, dall’Istituto di restauro della Technische Universität di Monaco di Baviera (Tum) e dall’International Center for the Study of the Preservation and Restoration of Cultural Property (Iccrom) con la partecipazione dell’Istituto per i beni archeologici e monumentali del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibam-Cnr) di Catania. Tre le azioni chiave: formazione, ricerca e restauro.
“Il progetto prevede lo studio e lo sviluppo di metodi e tecnologie innovative per gli improcrastinabili interventi di restauro e messa in sicurezza degli edifici antichi, per prevenirne l’ulteriore decadimento e per tutelare i visitatori”, spiega Daniele Malfitana, direttore dell’Ibam-Cnr. “Saranno allo studio anche aeree verdi compatibili con il valore storico dei giardini antichi. Inoltre formeremo in loco una nuova generazione di ricercatori e restauratori provenienti da diversi paesi che si confronteranno con gli esperti del settore. Le best practices messe in campo per Pompei potranno essere poi impiegate in altri siti”.
Gli istituti coinvolti collaboreranno con la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei e l’Istituto superiore per la conservazione ed il restauro, per far divenire Pompei un centro di ricerca sulla conservazione dell’architettura antica. “L’insieme di saperi e competenze che possiamo fornire al progetto internazionale comprende diagnostica, prospezioni geofisiche, telerilevamento, bioarcheologia, archeometria dei manufatti, restauro di pitture, sistemi informativi territoriali, carte del rischio, documentazione e comunicazione”, conclude Malfitana. “L’Ibam-Cnr vuol orientare sempre più la propria missione verso le richieste della società: offrendo non solamente ricerca, sperimentazione di metodologie e tecniche, ma divenendo hub di riferimento per le grandi realtà archeologiche e monumentali del Paese”.
Il programma coinvolge anche la School of Geography and Environment dell’Università di Oxford, il Dipartimento di storia antica dell’Historicum della Ludwig-Maximilians-Universität München (Lmu München), il Deutsches Archäologisches Institut (Dai) di Roma e l’Università di Pisa. Gli interventi consentiranno di completare e ampliare quelli già previsti da Italia e Unione Europea con il ‘Grande Progetto Pompei’.

23/07/2013 Campania, aperture serali di alcuni siti ogni ultimo sabato del mese (MIBAC)

Da sabato 27 luglio 2013, e per ogni ultimo sabato del mese fino alla fine dell’anno, parte “Una notte al museo”, progetto ideato dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, che prevede l’apertura serale dalle 20:00 alle 24:00 di 38 luoghi della cultura tra musei e aree archeologiche statali.
In particolare le aperture saranno assicurate per i musei fino a dicembre 2013, mentre per i siti archeologici fino a settembre 2013.
Con la collaborazione della Direzione per la Valorizzazione il Ministero è riuscito a realizzare un progetto pilota che ha l’obiettivo di diventare un appuntamento stabile per rendere la fruizione della cultura più ampia possibile e per offrire ai turisti che visitano il nostro Paese un’opportunità indimenticabile.
“Ho lavorato molto per questo progetto - ha dichiarato il Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Massimo Bray – che avvicina i nostri musei agli standard europei e intende richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sull’importanza di questi luoghi, quali riferimenti essenziali per la promozione dei territori e dunque significativi veicoli di sviluppo economico. I cittadini e i turisti avranno la possibilità, fuori dai consueti orari di visita, di ammirare il patrimonio culturale dell’Italia”.

IN CAMPANIA LE APERTURE RIGUARDERANNO: IL MUSEO ARCHEOLOGICO DI PAESTUM, LA PASSEGGIATA ESTERNA AGLI SCAVI DI POMPEI LUNGO VIA DELLE GINESTRE, LA PASSEGGIATA ESTERNA AGLI SCAVI DI ERCOLANO CON IL PADIGLIONE DELLA BARCA, PALAZZO REALE, IL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE E QUELLO DI CAPODIMONTE A NAPOLI, IL MUSEO APPARTAMENTI DELLA REGGIA DI CASERTA.

23/07/2013 Pompei (NA), nelle prossime settimane saranno aperte nuove domus (Campania su Web)

Nelle prossime settimane saranno aperte dieci nuove domus negli Scavi archeologici di Pompei. Lo ha detto il ministro dei Beni culturali Massimo Bray, che a Pompei ha incontrato i vertici della Soprintendenza. L’apertura delle nuove case, ha spiegato al termine dell’incontro, «deve sicuramente coincidere con un rafforzamento del personale. Anche di questo – ha concluso – il Governo si interesserà nelle prossime settimane».
SUBITO 50 MILIONI – Altre buone notizie arrivano dal ministro per la Coesione territoriale: «Pensiamo di poter impegnare 50 milioni di euro sui circa 100 milioni di fondi europei per il Grande progetto Pompei – ha detto Carlo Trigilia – Il Governo è molto impegnato e cercheremo di fare di tutto perché si dimostri che il nostro patrimonio può essere usato bene nell’interesse di tutto il Paese».

23/07/2013 Pollena (NA), Mentre Pompei crolla, sull'altro versante del Vesuvio si restaurano siti dimenticati (Il Mediano.it)

Si avvia alla conclusione la campagna di scavo estiva 2013 dell'Apolline Project alla villa romana con terme di Pollena Trocchia.
Hanno preso parte agli scavi circa 150 studenti provenienti dalle principali università della Gran Bretagna e degli Stati Uniti, ma anche dall’Irlanda, dalla Francia, dalla Spagna, dal Brasile e dall'Australia che sono stati ospiti del Comune di Pollena Trocchia presso il Palazzo Cappabianca.
Per due mesi interi gli archeologi hanno riportato in luce resti unici, testimonianza della rinascita che avvenne alle falde del Vesuvio dopo l'eruzione che seppellì Pompei: la campagna 2013 ha riscritto preziose pagine di storia antica nel periodo conclusivo dell'Impero Romano. Stanze decorate con affreschi e mosaici, oggetti della vita quotidiana interrotta dall'eruzione del Vesuvio nel 472 d.C. Quest'anno un ruolo predominante è stato svolto anche dai giovani restauratori dell'Accademia di Belle Arti di Napoli. A dirigere il gruppo la restauratrice Jessica Scarpelli:
“L’attività di restauro dei mosaici e degli affreschi che stiamo portando avanti a Pollena Trocchia è una chiara prova di come sia possibile migliorare le condizioni dei siti archeologici in area vesuviana senza ricorrere a enormi progetti dello Stato centrale, è sufficiente il supporto dell'Amministrazione locale ed avere tanto entusiasmo. La Campania è ricchissima di monumenti storici e siti archeologici, che non godono della stessa attenzione e dei finanziamenti previsti per Pompei ed Ercolano. Il compito di archeologi, restauratori, e soprattutto delle amministrazioni locali, deve essere di restaurare e valorizzare questo enorme patrimonio, che solo in questo modo può diventare il motore culturale della popolazione tutta, non solo dei turisti".
Girolamo De Simone, direttore dell'Apolline Project e vincitore per questo progetto - assieme al sindaco di Pollena Trocchia Francesco Pinto – dell’European Archaeological Heritage Prize 2011 riassume il lavoro svolto dal 2007.
“Lavoriamo sul sito di Pollena Trocchia per ridarlo alla collettività. Esso fu in parte distrutto al momento della scoperta nel 1988, poi divenne una discarica abusiva, per poi essere dimenticato. Con tanto impegno e pochi fondi lottiamo costantemente per dare dignità a questo e ad altri siti minori della Campania. L'attenzione di Ministri e benefattori milionari, dal 1700 ad oggi, è sempre stata per Pompei ed Ercolano; il nostro modello è alternativo a quelli, poiché chiede l'interesse ed il supporto della comunità locale. Crediamo che tutti i siti archeologici in Campania debbano godere della stessa dignità e si debba riportarli in luce e restaurarli per ridarli alla collettività. La comunità accademica internazionale ci supporta e giovani archeologi da tutto il mondo ci aiutano costantemente a rendere più bella e civile la nostra terra, che solo grazie al potenziamento di siti minori come questo potrebbe realmente creati percorsi turistici alternativi e sostenibili".
Soddisfazione e ancora tanto impegno da parte dell’amministrazione comunale. “Siamo convinti che benché tra enormi difficoltà stiamo procedendo nel giusto solco – commenta il sindaco Francesco Pinto – L’intesa raggiunta con l’Apolline Project è testimonianza che anche gli Enti locali possono incidere in fatto di ricerca e a favore del recupero di beni di inestimabile valore storico-artistico”.

16/07/2013 Nola (NA), un immenso patrimonio che non riesce a fare sistema (Repubblica)

UN MUSEO nazionale, un anfiteatro, un sito paleocristiano di prim'ordine, un villaggio protostorico unico, e poi una festa popolare che sta per ricevere il sigillo Unesco e uno dei più grandi filosofi moderni, Giordano Bruno: metti tutti questi ingredienti insieme e ti aspetteresti un'offerta turistica in grado di attirare frotte di visitatori. Ma a Nola le cose non stanno così. Anzi, se scavi, leggi anche una sottile diffidenza tra le istituzioni, lo Stato da un lato, il Comune dall'altro.
Provi a chiedere in piazza Duomo dov'è il museo archeologico, e due anziani seduti su una panchina ai piedi del monumento all'imperatore Augusto, che morì nel 14 dopo Cristo «nei pressi di Nola», ti guardano stralunati. «Il museo? Boh, ma siete sicuro?» Non fa meraviglia così che le collezioni museali esposte nell'ex convento di Santa Maria La Nova siano state visitate l'anno scorso da 7.613 persone, appena venti visitatori al giorno.
Un patrimonio che stenta a fare sistema. «A settembre - spiega Giuseppe Vecchio, il funzionario archeologo di zona - saremo costretti a riseppellire il villaggio del Bronzo antico che ha restituitoi resti di tre capanne, un unicum in Campania. La falda idrica in due anni si è alzata di tre metri, cosa sarà rimasto delle strutture rinvenute nel 2001? Abbiamo un progetto da cinque milioni di euro, abbiamo i suoli espropriati per proseguire l'indagine su questo insediamento di 4000 anni fa, ma dobbiamo rinunciare». Vecchio punta l'indice anche contro il Comune di Nola, «poco attento».
«Noi collaboriamo con la Soprintendenza, vogliamo lavorare per fare sistemae creare un'offerta unica, lo dica al dottor Vecchio», rintuzza l'assessore alla Cultura Cinzia Trinchese. «E poi io sono assessore dall'8 aprile e nel Maggio dei monumenti ho voluto la Notte dei musei, 5000 visitatori all'archeologico e 2600 a quello diocesano. E poi visite guidate all'Anfiteatro e alle chiese». E a chi le ricorda che lei è figlia Nicola Trinchese, il capoparanza più antico di Nola, risponde: «Io mi occupo come assessore della Festa dei Gigli fino al venerdì, quando iniziano i riti».
Commenta il sindaco Geremia Biancardi: «Abbiamo un grande patrimonio che però stenta a fare sistema. Polemiche con la Soprintendenza? Assolutamente no, c'è grande collaborazione.
Non siamo certo Pompei o Roma, però mettendo insieme il museo archeologico, il Duomo, l'anfiteatro, le Basiliche paleocristiane di Cimitile, l'anfiteatro di Avella, Giordano Bruno, il villaggio preistorico e tante altre ricchezze si può costruire un'offerta». Che fare allora? «Penso a un protocollo d'intesa tra i Comuni, la Curia nolana, la Soprintendenza sulla gestione - ragiona Biancardi - così da poter affidare questi beni ai giovani del territorio, magari organizzati in cooperativa». Ma la Soprintendenza a settembre ricopre il villaggio protostorico. «Davvero? Io non ne sono niente, aspetto comunicazioni», ribatte il sindaco.
Certo, il lavoro da fare non manca. Nella vicina San Paolo Belsito , sotto la guida dell'archeologo Nicola Castaldo, è in fase di completamento il parco didattico in località Vigna. Sono state ricostruite le capanne protostoriche. Resta ancora da portare alla luce il grande anfiteatro di Nola: «Dal 1990 abbiamo espropriato quasi tutto - precisa l'archeologo Vecchio - c'è un progetto da 10 milioni di euro per riportarlo in luce interamente».

13/07/2013 Pompei (NA), ancora guai: antica necropoli sotto l'agrumeto torna a un privato (Corriere della Sera)

Scavi di Pompei, i guai non finiscono mai. Stavolta, per fortuna, solo burocratici. La Soprintendenza s'è vista infatti sottrarre l'area su cui sorge un'antica necropoli, tornata in possesso della vecchia proprietaria. La zona di rilevanza archeologica sorge sotto l'agrumeto (1.490 metri quadrati) di un'antica villa nobiliare che proprio la Soprintendenza, nel 1999, espropriò alla titolare per annetterla agli Scavi. Ma dopo quattro anni di ricerche non ha più rinnovato il decreto di esproprio e la donna ne ha richiesto la restituzione oppure il risarcimento. Dopo un lungo iter processuale, questa mattina, ricevuto l'ok dal Tar Campania, la signora ne ha ripreso possesso. Alla vicenda si sta interessando la stampa francese e tedesca.
L'ALLARME DI GALAN - Un nuovo nodo da sciogliere per i dirigenti ministeriali dopo il tornado di critiche piovuto per il pericolo di finire nella back list dell'Unesco, a causa del degrado di alcune parti del sito. Non solo: proprio oggi il presidente della Commissione cultura della Camera, l'ex ministro Giancarlo Galan, lancia l'allarme sul rischio di perdere i 105 milioni dell'Ue per i restauri dell'area archeologica. Ipotesi respinta con decisione al mittente. La Soprintendenza specifica che ad oggi sono state bandite 8 gare e che nei prossimi giorni saranno appaltati altri 6 progetti per un importo complessivo di oltre 20 milioni di euro. Sono già stati avviati 3 cantieri e altri seguiranno nelle prossime settimane. «Sarà garantito il rispetto dei tempi legati all'utilizzo delle risorse europee».
«CE LA RIPRENDEREMO» - Tornando alla preziosa necropoli: si tratterebbe solo di un round perso. La Soprintendenza di Pompei, infatti, comunica che si adopererà «per portare al più presto a termine le procedure per rientrare in possesso dell'area». «In merito alla questione dei terreni demaniali nella zona esterna di Porta Stabia, al confine con l'area archeologica di Pompei, la Soprintendenza specifica che la procedura di esproprio dei terreni interessati è stata avviata fin dal 2008. I motivi del ritardo nel definire le procedure di acquisizione sono -di fatto, conseguenza dei continui ricorsi e mancate accettazioni dell'indennità di esproprio e di occupazione finora offerte al proprietario».
LA STRETTA SULLE GUIDE - Nelle ultime settimane il sito archeologico vesuviano, sotto la tutela del soprintendente Teresa Cinquantaquattro, è stato attraversato da particolari fibrillazioni. Dopo il clamoroso stop per lo sciopero dei dipendenti del Mibac (che ha riguardato tutta Italia) è finita in agenda anche la vicenda guide. Da un lato, la stretta decisa dai vertici della dirigenza su chi scorta i turisti negli Scavi, spesso senza autorizzazione; dall'altro, la sollevazione delle stesse guide autorizzate che chiedono alla Cinquantaquattro che il giro di vite sia più efficace e sostanziale. «È molto facile aggirare il controllo agli ingressi - ha tuonato Pietro Melziade, presidente dell'Associazione guide turistiche della Campania -. Chiunque può andare al botteghino, pagare il biglietto da 11 euro e lavorare indisturbato da guida turistica. Ma, ammettiamo che lo scoprano, che cosa gli fanno? La nostra associazione invita, perciò, a effettuare i controlli, ma che siano consequenziali, cioè affondino con sanzioni serie su chi danneggia la nostra professione».
VILLA DEI MISTERI, UNA BUONA NOTIZIA - In mezzo a tante ombre una luce. Luce di laser. Gli affreschi di Villa dei Misteri sono interessati da una serie di lavori di restauro per i quali verrà utilizzata una tecnologia sofisticata basata sul laser (guarda le foto). Un intervento speciale che riguarderà il ciclo di pitture, gioiello della Domus. Il laser, per la prima volta usato in un ambito così esteso, consentirà, la rimozione degli strati protettivi utilizzati durante i secoli.

13/07/2013 Pompei (NA), nuovo crollo negli scavi (Repubblica)

Un altro crollo negli Scavi di Pompei, stavolta lungo via Stabiana. Alcune pietre sono venute giù dalla sommità di un muro del Teatro Piccolo. Nessun ferito, danni lievi, ma è scattato comunque lo stato di massima allerta. Appena appresa la notizia, il ministro per i Beni culturali Massimo Bray ha raggiunto Pompei e incontrato i vertici della Soprintendenza. I tecnici della Soprintendenza hanno effettuato i sopralluoghi subito dopo la segnalazione, avvenuta di mattina presto, quando all'interno del sito archeologico non c'era molti turisti. Sul posto anche i carabinieri e l'archeologo Ernesto De Carolis, responsabile del Centro ricerca applicata, che sostituisce momentaneamente il direttore degli Scavi, Grete Stefani. L'Odeion non è inserito nell'elenco delle strutture a rischio tuttavia rientra nel progetto di riqualificazione del Teatro Grande, un'opera finanziata dall'Unione europea e congelata da un'inchiesta della magistratura. Il piccolo cedimento rilancia l'allarme sulla conservazione del sito archeologico più visitato al mondo. Qualche settimana l'Unesco ha chiesto interventi concreti per salvaguardare Pompei e gli scavi archeologici dell'area vesuviana, un tesoro inserito tra i patrimoni dell'Umanità. "Anche questo crollo preoccupa", dice Antonio Irlando, presidente dell'Osservatorio patrimonio culturale. "Si apre un fronte di criticità in una zona molto frequentata dai turisti, a ridosso di un'area interessata dal contestatissimo restauro per il quale si sono sperperati, secondo l'inchiesta della procura, ben oltre otto milioni di euro".

11/07/2013 Nola (NA), nessuno spiraglio per il villaggio preistorico (Napoli.com)

Degrado e abbandono presso il villaggio preistorico di Nola, in provincia di Napoli.
La “Pompei dell’età del bronzo” da circa un decennio invasa dall’acqua di falda, raggiunge il livello massimo.
Ma non solo. Il parco è stato di recente vandalizzato e la protezione in legno risulta distrutta in diversi punti.
Spazzatura all'ingresso del sito e anche un’auto rubata.
Amarezza da parte di Angelo Amato de Serpis dell’associazione Meridies, che commenta: “non c’è limite al decadimento”.
LA POMPEI DEL BRONZO - Non c’è pace per il villaggio dell’età del Bronzo Antico di via Polveriera, nel comune di Nola.
Distrutta dalla furia del Vesuvio 4.000 anni fa, riemersa nel 2001 grazie ai lavori per la realizzazione di un centro commerciale, progressivamente lo scavo è stato invaso dall’acqua di falda; pompe idrovore insufficienti, l'area è stata sommersa completamente.
Ora l’acqua ha raggiunto il livello massimo; e in attesa di un annunciato interramento del sito, la situazione degrada sempre di più.
Di recente è stata divelta in diversi punti la balaustra in legno a protezione dello scavo e all’esterno del sito, tra spazzatura e rifiuti è stata abbandonata un’auto rubata a cui sono stati asportati i fari e una ruota.
Amarezza circa l’istantanea di degrado, da parte di Angelo Amato de Serpis, dal 1997 al 2010 presidente dell’associazione Meridies, attiva circa la tutela del sito archeologico nolano.
IL DEGRADO – Le condizioni in cui versa il sito archeologico di via Polveriera sono un pessimo biglietto da visita per la città di Nola, fa sapere il nostro interlocutore. Ancora, il problema idrogeologico riscontrasto nel sito che ha sommerso completamente l’invaso con i calchi delle antiche capanne sarebbe più ampio, “diverse abitazioni limitrofe al parco archeologico hanno più volte lamentato problemi correlati al sollevamento della falda acquifera”.
MODELLO TOSCANO - Amarezza dunque per la triste fine di un sito archeologico che prometteva di essere un forte attrattore turistico in Campania e nel sud in generale.
“L’interramento del sito di via Polveriera è solo una questione di tempo fa sapere de Serpis, tuttavia – ci tiene a precisare il nostro interlocutore - “alcune riproduzioni fedeli delle capanne preistoriche rinvenute a Nola, sono state realizzate nei parchi archeo-naturalistici di Campagnatico, nella maremma toscana e nel comune di Cetona, in provincia di Siena. In alcune è possibile anche soggiornare”.

11/07/2013 Liternum (NA), cede il terreno, in pericolo alcune strutture (Corriere della Sera)

Pericolo crollo nell’area archeologica “Antica Liternum” nel comune di Giugliano, in provincia di Napoli. La causa? Lo smottamento nel terreno. L'area è stata transennata. Preoccupa la stabilità della colonna del capitolium, simbolo della colonia romana fondata nel 194 a. C. da Scipione l’Africano.
COLONNA SIMBOLO - È alta circa otto metri, la colonna del capitolium, ricomposta negli anni ’30 e divenuta simbolo del sito archeologico “antica Liternum”, nel comune di Giugliano in Campania ma da qualche tempo mostrerebbe problemi di staticità. La notizia, circa l’instabilità del monumento archeologico, è stata fornita dal custode del sito: «In seguito ad uno smottamento del terreno nei pressi del foro per la presenza di “pozzi antichi”, - verosimilmente cisterne o ambienti ancora da scavare – l’area del foro è interdetta a turisti e visitatori». Un nastro segnaletico bianco rosso percorre il perimetro delle strutture, il Teatro, il Tempio, la Basilica, tuttavia è possibile visitare il parco adiacente all’area archeologica, dove sussistono diverse strutture superstiti dell’antica colonia fondata dai legionari di Scipione detto l’Africano.
DEGRADO LITERNUM – Ma il resto della visita, non è confortante. La passeggiata nel parco archeologico sulle sponde del lago Patria, dove sono conservati i resti delle antiche terme d’ epoca imperiale, un tratto della via Domiziana, e ancora le "Grotte di Scipione", evidenzia strutture in degrado e abbandono.
L’interno delle terme coperte da tettoie arrugginite sono diventate una vera e propria serra dove fioriscono rigogliose le piante selvatiche, nelle grotte, un grande ambiente voltato databile I - II sec. d.C. abbondano i rifiuti, e il tracciato della via Domiziana, che un tempo immetteva nei pressi del foro, interrotto drammaticamente da una casa abusiva.

10/07/2013 Nola (NA), ecco la chiesa dei primi cristiani (Repubblica)

PRUDENZA. Ma anche voglia di raccontare una scoperta che potrebbe cambiare la storia della presenza del cristianesimo in Campania e in Italia. Viene da Nola, dove nella cripta di San Felice, che occupa i sotterranei del Duomo, l' archeologo Nicola Castaldo, con la guida di Giuseppe Vecchio, della soprintendenza di Napoli e Pompei, ha rinvenuto i resti di una casa romana utilizzata quasi certamente come luogo di culto della comunità cristiana. NON c' è ancora la certezza ufficiale, ma quella venuta alla luce potrebbe essere la prima "domus ecclesiae", cioè la più antica "casa della chiesa" attestata in Campania, e forse in Italia. Un' abitazione dove si riunivano clandestinamente i primi seguaci di Cristo. Il rinvenimento fa risalire la presenza dei cristiani a Nola all' età apostolica, prima di Napoli e della vicina Cimitile. La scoperta riapre il dibattito sulla presenza di due santi che portano il nome di Felice: questo di Nola, vescovo, e il Felice presbitero delle basiliche di Cimitile, citato negli scritti di San Paolino. Le ricerche sono state finanziate da don Angelo Masullo, decano del Capitolo cattedrale. La grande parete affrescata venuta alla luce si data tra la fine del primo secolo e la metà del secondo secolo dopo Cristo, ed è la stessa parete dove da sempre si venera San Felice, primo vescovo di Nola, morto nel 95 d.C. in seguito alle persecuzioni dell' imperatore Domiziano. Si tratta dei resti dell' esedra del giardino della casa romana, poi inglobati nel basilica paleocristiana di IV-V secolo, perché lì era stato sepolto San Felice. E su quella prima chiesa, poi, nel XIV secolo fu costruita la Cattedrale di Nola. «Siamo di fronte a una continuità di insediamento sacro molto significativa - spiega l' archeologo Castaldo - e tutte le analisi condotte sulle malte e sulle strutture esplorate nella cripta ci confermano una datazione al I-II secolo dopo Cristo. Le strutture murarie portate alla luce consentono di attestare l' antichità del luogo di culto sorto in un' area già insediata in epoca romana: una domus utilizzata poi come ecclesia, l' embrione attorno a cui si sarebbe sviluppata la prima basilica cristiana». La scoperta sarà presentata domani nel corso del convegno "La cripta di San Felice nell' insula episcopalis di Nola", promosso dalla soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei e dalla Curia arcivescovile. Resti di affreschi sono stati rilevati anche in altri punti della parete, sia nella parte mediana che in quella superiore prossima alla volta della cripta, sottoposte a quelli quattrocenteschi. «La muratura - precisa Nicola Castaldo - poteva anche far parte di un' aula absidata di una vasta domus della prima età imperiale, impiantata sui resti di un precedente edificio di epoca ellenistico-romana». Dietro l' altare della cripta di San Felice sono stati condotti dei saggi di scavo. Ora gli archeologi cercano la conferma definitiva alla loro scoperta: la tomba di San Felice che potrebbe trovarsi dietro il marmo dal quale fuoriesce la "manna miracolosa". «Il 15 novembre e l' 8 dicembre di ogni anno - racconta il parroco don Mimmo De Risi, che sulla manna ha scritto anche un libro - i fedeli affollano la cripta per il miracolo della manna di San Felice». Le gocce del liquido vengono raccolte in un calice tramite un canaletto in argento conficcato nell' apertura della lastra marmorea che dovrebbe nascondere la tomba di San Felice. Ma per questo servono nuovi scavi, che consentirebbero di indagare un luogo di culto utilizzato ininterrottamente dai primi secoli dell' Impero romano fino a oggi.

10/07/2013 Capri (NA), pezzi mosaico epoca imperiale nel mare di Capri (ANSA)

Una nuova scoperta archeologica subacquea nel mare di Capri: pezzi di mosaico e marmi, di probabile epoca imperiale, sono stati rinvenuti nei pressi del Capo, sul versante orientale dell'isola. A darne notizia è l'autore della scoperta, Vasco Fronzoni, un subacqueo caprese che ha all'attivo numerosi rinvenimenti, profondo conoscitore dei fondali dell'isola, da anni impegnato nella difesa del mare caprese e del suo patrimonio culturale sommerso. Su un basso fondale (meno di 10 metri d'acqua), il sub ha ritrovato tre distinti blocchi di materiale conglomerato con tessere di mosaico, nonché un marmo semi affiorante dal substrato sabbioso. Fronzoni ha rilevato e documentato i beni sommersi con l'ausilio di Enrico Desiderio, altro appassionato subacqueo caprese, ed ha quindi segnalato all'Ufficio Circondariale Marittimo di Capri ed alla Soprintendenza archeologica la scoperta, rendendosi disponibile al recupero dei reperti. ''Si tratta molto probabilmente - spiega Fronzoni - di materiale di caduta, visto che il punto del rinvenimento è vicino alla verticale di Villa Jovis, la dimora caprese dell'imperatore romano Tiberio, anche se è l'autorità preposta che potrà o meno confermare questa prima ipotesi''.

02/07/2013 Pompei (NA), la Soprintendente "Troppi sciacalli sugli scavi di Pompei" (Repubblica)

SCIACALLI: non usa mezzi termini la soprintendente archeologa di Napoli e Pompei, Teresa Elena Cinquantaquattro, per definire gli allarmismi degli ultimi giorni sullo stato di salute degli scavi di Pompei. «Perché lanciare un allarme di questa portata?» si interroga l' archeologa. E spiega: «Gli sciacalli sono molti». Difficile capire a chi si riferisce la soprintendente, ma è evidente che quello che si sta consumando attorno a Pompei assume sempre più i contorni di una guerra intestina. «Non c' è alcun ultimatum al 31 dicembre per Pompei nel report degli ispettori dell' Unesco - spiega la Cinquantaquattro - e l' unica decisione sul sito archeologico potrebbe essere assunta nel 2015, all' esito dei lavori del Grande Progetto Pompei». Nel "Report della missione Unesco-Icomos" del gennaio scorso «la data del 31 dicembre 2013 - spiega la soprintendente - si riferisce alla termine di presentazione della bozza del Piano di gestione di Pompei, piano al quale stiamo lavorando». Da Roma, a margine della presentazione rapporto annuale Federculture, il ministro per i Beni culturali Massimo Bray precisa: «Servono duemila unità nella custodia e nella vigilanza, ma serve anche trasparenza sulle gare. L' ultimo concorso è del 2008 ed è stato fatto per 400 persone: si sono presentati in 139 mila di cui più dell' 80% laureati. A Pompei occorre un piano per mettere in atto i cantieri secondo il piano strategico stabilito. Per il lotto dei primi cinque cantieri - dice - da oggi il terzo è in funzione. Gli altri due sono fermi per verifiche sugli aggiudicatari in corso. Al più presto - assicura Bray - verrà varato il bando per la messa in sicurezza del 50 per cento del territorio dell' antica Pompei, grazie ad un sistema di videosorveglianza che è un altro dei punti che l' Unesco sottolineava come necessario e urgente. E adotteremo misure capaci di rispettare la sfida di aprire 39 cantieri entro il 2015».

01/07/2013 Pompei (NA), Bray: “Pompei simbolo d’Italia, lavoriamo per rispettare i tempi"(Repubblica)

«Entro il 2015 apriremo 39 cantieri a Pompei». Il ministro Bray interviene per mettere la parola fine alla polemica scatenata dall’ultimatum Unesco che sottolineava il rischio di esclusione del sito dal Catalogo del patrimonio mondiale. «Il richiamo dell’organizzazione delle Nazioni Unite è un allarme che prendo in seria considerazione — dice il ministro dei Beni culturali e il turismo — Pompei è un simbolo per il nostro paese e stiamo già lavorando per superare gli urgenti problemi del sito archeologico». Bray fa il bilancio degli interventi, già rilevati dagli ispettori Unesco varie volte in visita all’area vesuviana: «Due dei primi cinque cantieri sono avviati, il terzo partirà in questi giorni e gli altri due sono fermi per un supplemento di controlli sulla trasparenza, ma vinceremo questa sfida. Insieme al governo sono impegnato su Pompei e per un piano complessivo di rilancio dei beni culturali».
A Pompei gli incendi della polemica si sviluppano con faciltà. Del resto il presidente della commissione nazionale italiana Unesco, Giovanni Puglisi, ha puntualizzato che nella relazione non si è imposto «alcun diktat, ma uno stimolo a recuperare rapidamente, un pro memoria di problemi a conoscenza di tutti». Secondo Puglisi «il termine del 31 dicembre non è perentorio, ma ad adiuvandum.
Questo governo si muove bene e le prime mosse di Bray sono state ottime. Il dilemma sono le risorse: ce ne sono dell’Unione europea e bisogna trovare strumenti per renderle immediatamente fruibili. Ma su questo fronte l’Italia sta facendo più di altri Paesi».
«La vera priorità — denuncia l’ex ministro Rutelli — è assumere cento nuovi tecnici per arrestare il degrado, in deroga alle complicate procedure». La soprintendente archeologa Teresa Elena Cinquantaquattro fornisce dati significativi: «Tra il 2011 e il 2012 abbiamo messo in sicurezza oltre cento punti della città antica per un milione di euro in fondi ordinari usati per manutenzione ordinaria e straordinaria. Tra questi poteva esserci il prossimo crollo, e abbiamo evitato il rischio. Nei prossimi giorni partono i bandi per più di metà dell’area scavata e dopo l’estate si aprono i cantieri. Ho fiducia nel lavoro svolto».

30/06/2013 Pompei (NA), ultimatum dell’Unesco “Il governo intervenga entro il 2013” (Repubblica)

L’UNESCO ha capovolto la clessidra e i granelli di sabbia vengono giù come i mattoni delle domus che muoiono di degrado. Sei mesi per salvare Pompei, 180 giorni per dare corpo al piano di recupero rimasto in soffitta per 16 anni. Dentro o fuori dalla lista “danger”, l’elenco di tesori che la commissione mondiale depenna dal patrimonio dell’umanità per cattiva conservazione. Pompei rischia grosso. Così come Ercolano, Oplonti e Stabia inchiodate da un dossier di 87 pagine che racconta come si sbriciola la storia. Ogni paletto che pianta Giovanni Puglisi, presidente della commissione nazionale Unesco, ha una data. Entro il 31 dicembre 2013 «il governo deve adottare misure idonee a rilanciare il patrimonio archeologico di Pompei». Entro il primo febbraio 2014 «l’Unesco valuterà i risultati in vista del prossimo comitato mondiale». È come essere ai tempi supplementari, uno strappo alla regola concesso per rispetto al sito archeologico più visitato al mondo. In realtà, il dossier degli studiosi è impietoso e basterebbe già a condannare Pompei. Non discuterlo alla commissione mondiale in Cambogia è stato un favore concesso all’Italia. Già, perché come precisa Puglisi, «il governo è a conoscenza di tutti gli appunti mossi dall’Unesco» e sa anche che l’Italia ha esaurito ogni linea di credito. Quattro accessi tra dicembre e gennaio, quindi il verdetto-choc degli esperti. «Pompei è ostaggio dell’abbandono », e giù una lunga lista di carenze strutturali. «Infiltrazioni d’acqua, danni ai mosaici e alle pitture, strutture pericolanti, addirittura costruzioni improprie e abusive nelle zone a ridosso dei siti archeologici». Anche la carenza di personale è elencata tra gli indici di «cattiva gestione»: 138 custodi per 640 mila metri quadrati. Secondo i sindacati ne servirebbero 380 per vigilare su 1.500 strutture, 12 mila metri quadrati di mosaici e 18 mila di affreschi. La situazione è drammatica, dice il presidente dell’Osservatorio patrimonio culturale, Antonio Irlando. «Qui regnano degrado e cattiva gestione, noi urliamo da anni ma nessuno ci ascolta. Il cartellino giallo è un regalo perché se non fosse per le ripercussioni economiche mondiali, Pompei sarebbe già fuori dall’Unesco». Le criticità ora sono nero su bianco.
Gli esperti hanno segnalato preoccupazioni per nuovi crolli, hanno identificato altre 13 case a rischio, hanno sottolineato lo scandalo delle domus negate al pubblico: 24 per mancanza di personale di vigilanza, altre 26 per inagibilità o restauri in corso. Una lista imbarazzante di 50 strutture sprangate. Ne restano disponibili solo 20, e non sempre. La lista cambia ogni mattina, legata al numero di custodi disponibili e alle segnalazioni di cedimenti. Manca il personale, è carente il management plan, che indica come si intende conservare l’area monumentale, lasciano a desiderare soprattutto i tempi di attuazione del Grande Progetto Pompei finanziato con 105 milioni di euro. Dovrebbe completarsi entro il 2015 ma viaggia a rilento e alimenta polemiche. Ce n’è una su tutte che sottolinea Antonio Irlando. «La Perillo Costruzioni, che ha già lavorato in 12 cantieri della soprintendenza di Napoli e Pompei, si è aggiudicata 3 restauri su 3 tra dicembre e marzo. Quello che desta preoccupazione sulla qualità degli interventi è che i restauri delle case del Criptoportico, dei Dioscuri e di Sirico sono stati assegnati con ribassi superiori al 50%».

28/06/2013 Pompei (NA), lo sfogo di un imprenditore. “Non riesco a donare 20 milioni per i restauri”. La soprintendente: non risulta (Repubblica)

E TORNANO le polemiche legate al caso di un privato che vuole investire nel patrimonio artistico- culturale, ma incontra difficoltà che lo scoraggiano. Tale infatti sembra essere la vicenda di Salini, ma la sovrintendenza non ne sa nulla. «Pompei sta crollando – ha detto Salini – Non possiamo mandare il simbolo dell’Italia allo sfascio. Voglio donare 20 milioni per un progetto di rilancio ma non riesco a darli. Capisco le difficoltà di Della Valle: se il patron della Tod’s mette sul piatto 25 milioni e non riesce a donarli, vuol dire che qualcosa non va».
I 20 milioni per Pompei dovrebbero arrivare dai 204 milioni che Impregilo incasserà grazie a una sentenza: il tribunale ha condannato infatti la pubblica amministrazione a versare la somma alla società per gli impianti Combustibili da rifiuti (Cdr) realizzati in Campania. «Vogliamo restituire i soldi alla regione e fare un’operazione culturale - ha continuato l’amministratore delegato – l’interesse verso il mondo romano è altissimo, basta vedere il successo di serie televisive come Spartacus. Dobbiamo salvare Pompei». L’imprenditore intenderebbe investire in restauri ma anche in mostre itineranti che portino nel mondo i tesori del sito. «Ma non riesco a fare l’operazione» ha ribadito.
«Non ho mai ricevuto un’offerta di questo tipo» ha replicato la sovrintendente di Napoli e Pompei Maria Teresa Cinquantaquattro. Il ministero per i Beni culturali ha spiegato invece che «se Salini intende donare 20 milioni ponendo nel sito una targhetta di ringraziamento può farlo liberamente. Non ci sono problemi. Se invece chiede in cambio l’affissione di pubblicità sul modello Della Valle deve partecipare a una gara ». Ci sono «delle norme che disciplinano le sponsorizzazioni – ha aggiunto il sovrintendente regionale Gegorio Angelini – nella questione Della Valle sono intervenuti altri soggetti a rallentare l’operazione. Noi siamo favorevoli agli investimenti ma bisogna capire quale ritorno di immagine vuole l’imprenditore e sedersi intorno a un tavolo». In rete c’è chi parla di operazione di marketing e chi invece vede nell’offerta una possibilità di salvezza. Oggi intanto l’apertura del sito archeologico (e di Ercolano, Stabiae, Boscoreale e Oplontis) è a rischio dalle 8.30 alle 11. I sindacati terranno un’assemblea per chiedere tutele contrattuali e rilancio. Consegnati volantini informativi ai turisti «per scusarsi del disagio». In contemporanea la sovrintendenza consegnerà il cantiere della Casa di Sirico.

25/06/2013 Pompei (NA), dossier choc all'Unesco (Corriere del mezzogiorno)

L’ultimo crollo è avvenuto la settimana scorsa. Niente pioggia o vento. Solo cattiva, cattivissima manutenzione. Niente di che, per carità. Un masso si è staccato dall’antica cinta muraria ed è caduto da un’altezza di 10 metri. Fortunatamente l’area, tra Porta Ercolano e Torre Mercurio era deserta. Per la verità non si sa neanche in quale momento del giorno il masso è caduto. Ma sta di fatto che è l’ennesimo segnale di una situazione che a Pompei si fa sempre più drammatica. Pochissimo personale, e quello che c’è va riducendosi di mese in mese per l’arrivo dell’età della pensione. Questo gli ispettori dell’Unesco l’hanno scritto, spiegando che «la mancanza di addetti al sito, soprattutto di tecnici, è diventata allarmante per la manutenzione quotidiana». Hanno ispezionato l’area archeologica da dicembre 2012 a febbraio 2013. Certo l’ultimo crollo non l’hanno visto, ma ciò che hanno testimoniato nella loro relazione, e soprattutto con le loro foto, è raccapricciante per la comunità scientifica mondiale. Tanto che che la «benevolenza» mostrata nel decidere di aspettare altri due anni prima di inserire Pompei nella lista nera dell’Unesco è sembrata sproporzionata.
Ma cosa hanno scritto gli ispettori? Delle visite fatte domus per domus e sulla loro situazione. Tutto correlato da immagini eloquenti. Si può iniziare col dire che le case ispezionate sono 73. Di queste cinquanta sono chiuse al pubblico per lavori o per altre ragioni. E tre sono parzialmente aperte. Nella lista troviamo, ad esempio, al numero 8 la «Casa di Efebo» di cui si scrive: «Chiusa al pubblico per l’installazione di un cantiere. Degrado molto importante degli affreschi, dei rivestimenti del suolo e delle mura. Numerose infiltrazioni d’acqua». Al numero 14 la «Casa di Venere in conchiglia». Anche questa «fermée au public» e con infiltrazioni d’acqua nel cubiculum bleu. Sarebbe opportuno il taglio degli arbusti del giardino che occultano la gran parte del pavimento del peristilio». Durissima la critica al numero 20 in merito alla visita della «Casa del poeta tragico». Anche questa chiusa. Ma, si sottolinea, una delle domus più antiche e conosciute al mondo grazie al mosaico del Cave canem e più ancora alla decorazione degli ultimi giorni di Pompei. La sua chiusura si deve, come nella gran parte delle case, alla mancanza di guardiani». Subito dopo, al 26, la Casa di Siricus, chiusa al pubblico ma restaurata nel 2010. Da quell’epoca le condizioni della domus si sono aggravate: degrado dei mosaici d’ingresso, delle strutture, delle colonne del peristilio e abbandono totale della copertura vegetale che si estende». Per la «Casa del Labirinto», al numero 34, si parla di «mediocre restauro del mosaico e di degrado dopo i lavori. Inoltre colonne instabili nell’atrium. Ma il capitolo più corposo riguarda la Casa dei Vettii (numero 35) che è il simbolo stesso della situazione di Pompei. Si comincia con un «chiusa al pubblico dal 2003 per lavori».
Poi si prosegue: «L’allarmante deterioramento delle strutture derivanti dall’invecchiamento dei restauri moderni costrinse il sovrintendente a chiudere questo importante edificio. Un lungo studio dell’Istituto Centrale del Restauro è stato intrapreso per condurre un attento restauro degli affreschi. Il progetto, avviato nella zona dell'atrio è stato interrotto per mancanza di restauratori, e il lavoro svolto dall'architetto Sammarco si è limitato alla sostituzione di alcuni tetti. Anche qui i lavori sono stati congelati a causa delle differenze nel disegno del progetto di ristrutturazione. Durante questo periodo la manutenzione non c’è stata e il danno è stato continuato. Il sito avrebbe bisogno della sostituzione di strutture in cemento armato del peristilio e sui tetti di tutta l’area occidentale. Puntelli supportano completamente questo settore». L’elenco è lungo e prosegue fino al numero 73. In quasi tutte le domus sono stati trovati affreschi in pericolo, mosaici a rischio e una allarmante vegetazione che invade peristili e atri. Molto preoccupanti sono giudicate le infiltrazioni d’acqua. Malgrado questo l’Unicef ha deciso di aspettare due anni e i risultati del Grande progetto Pompei da 105 milioni. I primi passi non sono molto incoraggianti visto che le gare uno, due e tre sono state aggiudicate con ribassi superiori al 50 per cento. Ieri anche il ministro dei Beni culturali Massimo Bray è tornato su Pompei, e sembra d’accordo con gli ispettori dell’Unicef sul problema della mancanza di personale qualificato e non. «Pompei deve rinascere - ha detto il ministro - ma voglio più risorse. E mi aspetto di averle per le priorità. Innanzitutto per la questione del personale, ridotto allo stremo. E poi interventi urgenti. Entro dicembre devono partire i cantieri, trovando il modo di utilizzare le risorse europee».

06/06/2013 Pompei (NA), al via il cantiere di riqualificazione degli scavi (Repubblica)

Alla morte del grande imperatore Vespasiano, avvenuta il 23 giugno del 79, suo figlio Tito eredita un impero florido, dinamico e pacificato. Di animo gentile, il nuovo imperatore si appresta a calcare le orme paterne nella tutela della pace sociale e militare, desideroso di vedere il suo popolo crescere e prosperare. Non immagina che di lì a poco, su una zona dell’impero, si abbatterà una immane tragedia che avrà risonanza perpetua nei secoli a venire.
La storia dell’eruzione del Vesuvio del 79 è giunta sino a noi grazie alla descrizione che Plinio il Giovane ne fa quando, molti anni dopo, lo storico Tacito gli chiede di raccontargli della morte dello zio e degli accadimenti di quei giorni.
È soprattutto la cenere mista ad altro materiale lavico ad aver sepolto per alcuni metri i centri abitati tranne quello di Ercolano che, diversamente dagli altri, viene sommersa per circa 20 metri da fango incandescente. Stabia sarà in parte ricostruita, ma dell’ubicazione di Pompei ed Ercolano si perderà memoria. Dovranno passare ben 1500 anni perché, fra il 1594 ed il 1600, nel corso dei lavori per la realizzazione di un canale irriguo fra il fiume Sarno e Torre Annunziata, vengano rinvenuti alcuni reperti e monete, ma questo ritrovamento rimane solo una traccia per i posteri in quanto non vengono avviate altre ricerche e l’eruzione del 1631 provvede a ricoprire nuovamente il tutto.
Bisognerà attendere circa un altro secolo affinché, durante
lo scavo di un pozzo nelle campagne di Resina, si rinvengano nuovi reperti alla profondità di otto metri; siamo nel 1713 e finalmente, grazie prima al duca Emanuele Maurizio d’Elboeuf e poi a Carlo III di Borbone, hanno inizio scavi regolari che portano alla luce molti reperti di grande interesse fino ad una iscrizione su una lastra di marmo dalla quale si desume con certezza che quegli insediamenti sono l’antica Ercolano. Altrettanto casuale è la scoperta di Pompei, dovuta ad un contadino che, nel dissodare il suo terreno, nel 1748, si accorge che pochi metri lì sotto c’è tutto un mondo da portare alla luce. L’indicibile tragedia, per
quanto immensa, ha tuttavia creato le condizioni affinché giungesse fino a noi, dopo 2000 anni, uno spaccato autentico ed inviolato della vita dell’epoca, dalle più semplici abitudini quotidiane delle persone all’organizzazione sociale, all’architettura e all’arte. Quello che oggi sappiamo della pittura romana fra il II secolo a.C. ed il 79 lo si è appreso proprio grazie agli scavi di Pompei ed Ercolano – se si eccettua qualche sporadica testimonianza a Roma – che ci hanno consentito di conoscere la pittura decorativa romana dalle pareti affrescate delle case. Da tali studi si sono potuti individuare ben quattro “stili pompeiani”, riferiti alle epoche di appartenenza:
il primo va dal 150 a.C. fino all’ 80 a. C.; il secondo dall’80 a.C. alla fine del I secolo a.C.; il terzo giunge fino all’epoca di Claudio (41-54) ed il quarto riguarda l’età neroniana. Gli ultimi due sono particolarmente importanti perché, trattandosi spesso di riproduzioni di grandi opere pittoriche greche andate perdute, ci hanno consentito di approfondire anche la conoscenza della pittura ellenica. Lo stesso discorso vale per l’arte decorativa a mosaico, testimoniata in particolare dal mosaico di Alessandro, nella casa del Fauno di Pompei, ma anche da insegne di negozi, da superfici pavimentali e dagli usi più diversi, come ad esempio l’avvertenza
“cave canem”, sempre a Pompei. Di grande interesse sono altresì gli edifici e gli spazi pubblici rinvenuti, come il Foro, il tempio di Giove e della Triade Capitolina, l’edificio degli edili, la basilica per l’amministrazione della giustizia, il tempio di Apollo, il mercato coperto, il larario pubblico, il tempio di Vespasiano, l’edificio di Eumachia, il Comintium per l’elezione dei magistrati, l’arco di Druso, nonché le numerose case e ville private, quali la villa dei Misteri, villa di Diomede, una grossa azienda agricola, la casa dei Vetti, la casa del Fauno, la casa degli Amorini dorati, la casa dei Dioscuri, la casa del Poeta tragico, la casa di Elpidio Rufo, importante
per i suoi dipinti, la casa del Menandro.
L’imperatore Tito durerà in carica soltanto 27 mesi per la sua prematura scomparsa avvenuta a soli 42 anni. In tale breve frangente si distingue e si fa benvolere per la generosità e capacità di comprensione delle esigenze del popolo. Si trova a fronteggiare le due grandi calamità dell’eruzione del Vesuvio e, l’anno successivo, di un gigantesco incendio a Roma. Egli si recherà ben due volte a Pompei partecipando anche con proprie risorse ai pochi interventi possibili in favore della popolazione
colpita.
Gravemente danneggiato dalle piogge torrenziali del 2010 e del 2011 e dai continui furti, il sito archeologico di Pompei è oggi oggetto di restauro. La Commissione europea ha stanziato 41,8 milioni di euro per risanare gli scavi, ma anche per migliorare l'attrattività del sito, con un aumento dei visitatori e potenziali ricadute economiche per tutta la regione. Il cantiere per la riqualificazione degli scavi vuole restituire a Pompei l'immagine di tesoro inestimabile, da conservare con massima cura e valorizzare con lungimiranza. L’opera di restauro - necessaria non solo per l’Italia, ma per l’intero patrimonio storico europeo non ha solo l’obiettivo di risanare i sistemi di canalizzazione e drenaggio dell'area, ma anche quello di accrescere la formazione del personale della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei. Un’iniziativa che avrà un impatto certamente positivo sul turismo e sull'economia della zona.

05/06/2013 Torre Annunziata (NA), il sito di Oplontis nel degrado (ilsole24ore.com)

Affreschi di epoca romana visibilmente scoloriti e danneggiati, pareti che rischiano di cedere a causa dell'umidità, interi settori come quello che conduce dal triclinium ai cubicula chiusi al pubblico. La fontana del piccolo atrio diventata una pattumiera. Anfore ammassate in angusti antri chiusi con grate arrugginite e, per finire, statue stipate su scaffali di fortuna . Una intera villa, la villa B, è chiusa.
Siamo nel sito archeologico di Oplonti, una delle aree del comprensorio archeologico vesuviano che fa tutt'uno con la necropoli di Pompei, la città che ogni anno registra l'arrivo di quattro milioni di turisti ma versa in uno stato di grave degrado di cui sono prova i numerosi crolli degli ultimi anni. Ma se Pompei è sotto gli occhi del mondo intero, il resto dell'area archeologica è per lo piu ignorato.
Oggi Torre Annunziata, un tempo Oplontis: qui è possibile ammirare, oltre alla già nota Villa di Poppea (A), maestoso e lussuoso complesso a carattere residenziale, anche la villa agricola di Lucius Cassius tertius (detta Villa B). O meglio, sarebbe possibile!
La villa A, attribuita a Poppea Sabina sulla base di alcune iscrizioni che si riferiscono alla moglie dell'imperatore Nerone, risale alla prima metà del I secolo d.C. I primi scavi sistematici predisposti per riportare alla luce questo complesso risalgono al ventennio 1964 – 1984. La villa B (di Lucius Crassius Tertius), azienda agricola la cui attività era incentrata sulla lavorazione di vino e olio, è stata scoperta nel 1974. Tali ricchezze, purtroppo, non vengono tutelate e tantomeno valorizzate.
Cattivo stato di conservazione. Mancano protezioni per gli affreschi, chiunque può toccarli e deturparli. Gli affreschi in II stile dell'atrio e III stile del calidarium rischiano di essere definitivamente perduti. Il settore che conduce dal triclinium ai cubicula è stato chiuso al pubblico. Il motivo? Forse un crollo. Il salone dei Pavoni, come testimonia un avviso di pericolo di crollo, rischia di cedere. L'impianto di illuminazione è inadeguato. Avremmo piacere di visitare la villa B che, ma purtroppo è chiusa al pubblico.

04/06/2013 Santa Maria Capua Vetere (CE), nuova vita per l'anfiteatro (Corriere del Mezzogiorno)

Chi ha detto che la fruizione dei beni culturali, piacere dell'anima, debba essere un sacrificio per il corpo? L'idea polverosa di una cultura penitenziale e sacrificale è più che superata ovunque. La Campania per certi versi è un caso a sé, vuoi per l'ampiezza del patrimonio culturale, vuoi per la cronica mancanza di fondi. Per fortuna ci sono i privati, per fortuna qualche buona notizia ogni tanto arriva.
Questa volta lo fa da Santa Maria Capua Vetere dove la magnifica area archeologica dell'Anfiteatro romano è stata finalmente dotata di servizi al pubblico della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta.
Vorrà dire che questo straordinario e per certi versi ancora misconosciuto sito potrà entrare a buon diritto nei principali itinerari turistici del Sud.
DALLA DIDATTICA ALLA RISTORAZIONE - Il 10 giugno, infatti, a Santa Maria Capua Vetere s'inaugureranno tutti insieme: bookshop (gestito da Prismi), i servizi di didattica e visite guidate (affidate a un must del settore come Le Nuvole) accoglienza, vendita di gadgets e meeting point (con la garanzia di Arte’m) e infine, ma non ultimi, la caffetteria e il ristorante Amico Bio, un marchio endogeno ma che sta conquistando sempre più il mercato europeo a partire dai due affermati ristoranti londinesi.
Il RISTORANTE - È come se l'area archeologica del Colosseo fosse priva di bar e ristoranti e finalmente se ne aprisse uno. Non solo. Amico bio è una risorsa locale che ha tutte le caratteristiche per essere trendy, perché coniuga biologico ed ecocompatibilità, impresa e rispetto dell'ambiente. Le materie prime dei ristoranti con questo marchio - accorsato quello di piazza Bellini a Napoli - sono tutte biologiche e provengono dall'agriturismo La Colombaia con la quale da anni i più giovani della famiglia Amico e Zarzaca investono nella zona. Altra caratteristica di questo tipo di ristorazione è che è sana, biologica senza essere triste.
LA GARA EUROPEA - Queste novità sono state possibili grazie una gara europea che ha affidato a un soggetto privato – il Consorzio Arte’m - la gestione dei servizi al pubblico della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta.
Nell’ambito di questo è stato elaborato un progetto di sistemazione, adeguamento ed allestimento del nuovo edificio dei servizi al pubblico. «Il progetto - spiegano dalla soprintendenza - è consistito nella valorizzazione di quanto già realizzato e nella messa in funzione delle attività previste nel 2008. In particolare il nuovo edificio per i servizi al pubblico è stato concepito come una struttura organica che integra all’interno di uno spazio architettonico unitario le attività di biglietteria, bookshop, didattica e visite guidate, accoglienza, vendita di gadgets e meeting point, caffetterìa, ristorazione».
I REPERTI ACCOLGONO IL TURISTA - Tutte le attività dedicate all’anfiteatro sono connesse le une alle altre attraverso il filo rosso della generosa esposizione di preziosi reperti archeologici provenienti dagli scavi della stessa struttura antica. Importanti tra gli altri il cippo pomeriale con iscrizione “Iussu Imperatoris Caesaris qua aratrum ductum est”, quarto di una serie già nota, ma il primo ad essere trovato praticamente in situ. E soprattutto una splendida Vittoria di dimensioni colossali che è stata per l’occasione restaurata e collocata scenograficamente per accogliere i visitatori del sito. Vittoria, appunto, dea benaugurante.

28/05/2013 Acerra (NA), in arrivo il museo archeologico (Marigliano.net)

Rientro dei beni archeologici di Suessola al Museo Archeologico di Acerra, la Giunta Regionale della Campania ha approvato lo schema di convenzione tra Ministero per i beni e le attività culturali Direzione regionale per i beni culturali e il paesaggio (DRBCP) della Regione Campania/SSANP – Regione Campania – Comune di Acerra, per l’affidamento in deposito ed il relativo allestimento dei materiali archeologici di proprietà statale presso il Museo di archeologia e storia del territorio di Acerra e Suessola.
La stessa Giunta regionale ha dato mandato al Presidente della Regione Campania di provvedere alla sottoscrizione dell’atto di convenzione e al Dirigente del Settore Musei e Biblioteche di adottare i relativi provvedimenti consequenziali.
Il sindaco di Acerra Raffaele Lettieri ha dichiarato: «Stiamo lavorando incessantemente per aprire al pubblico il sito museale che si trova all’interno del Castello Baronale e riportare sul territorio acerrano i beni archeologici dell’antica Suessola, che insieme ai ritrovamenti del teatro romano, andranno a realizzare un percorso museale davvero eccezionale. Continua l’azione del Comune per la trasformazione della città ed il raggiungimento di importanti primati anche nel campo culturale.
Ringrazio la Giunta Regionale della Campania ed il Presidente Stefano Caldoro per l’attenzione mostrata verso la città di Acerra, che proseguirà sicuramente nei prossimi mesi per consentire la promozione e la salvaguardia dei beni culturali e archeologici di Acerra. Un ringraziamento va al lavoro dell’assessore regionale Caterina Miraglia che con questa deliberazione dà la possibilità alla città di Acerra per diventare punto di interesse turistico.
Grazie anche all’Assessore regionale al Turismo e Beni culturali, Pasquale Sommese, per l’attività di sostegno alle iniziative in campo culturale di questo Comune e per aver avuto un ruolo fondamentale nello sbloccare tale situazione sin dai primi giorni della sua nomina a delegato al Turismo e ai Beni culturali. Impegno decisivo per la promozione dello sviluppo della città di Acerra, che proprio puntando sul turismo e sulla valorizzazione dei beni culturali, può avviare la ripresa ed uno nuovo corso verso la rinascita della città di Acerra e dell’antica Suessola. Una premessa di opportunità concreta che deve essere colta con favore ed entusiasmo perché può consentire l’inserimento della città di Acerra negli itinerari turistici e in un progetto territoriale di valorizzazione dell’area che segna il passaggio, sul piano culturale, dalla convegnistica ad un’azione di promozione concreta».

24/05/2013 Benevento, i prof di Harvard per riportare alla luce «l'Antica Caudium» sannita (Corriere del Mezzogiorno)

«Entro il prossimo mese di luglio un pool di professori dell'università Harvard sarà a Montesarchio per definire i dettagli di un accordo per portare alla luce l'Antica Caudium sannita». È quanto emerso al termine della conference call tra Italia e Stati Uniti tra il sindaco di Montesarchio (Benevento) Antonio Izzo e il preside della facoltà di Design School del prestigioso ateneo americano. Al sopralluogo dei docenti statunitensi potrebbe seguire già dal prossimo mese di gennaio l'arrivo dei ricercatori che avvieranno uno studio per realizzare pubblicazioni volte al rilancio del patrimonio storico e culturale della città di Montesarchio. L'interesse di Harvard coincide anche con il finanziamento della Regione Campania di 20 milioni di euro per la realizzazione dell'albergo diffuso nel borgo antico di Montesarchio grazie alla sinergia pubblico-privato.

23/05/2013 Pompei (NA), Bray, prioritaria completa attuazione Grande Progetto Pompei (Repubblica)

Il 'Grande progetto Pompei' e' "un'opportunita' da tradurre in risultati concreti", posto che a due anni dal varo "molto, anzi moltissimo", resta da fare. Lo ha affermato il ministro dei Beni Culturali, Massimo Bray, in audizione davanti alle commissioni Cultura congiunte di Camera e Senato. "Le notizie di cronaca degli ultimi anni, nel riportare numerosi episodi di cedimenti e danni alle domus di Pompei, hanno richiamato l'attenzione dell'opinione pubblica sulla necessita' di interventi urgenti per la tutela del sito archeologico, di cui e' superfluo ricordare il valore inestimabile e l'assoluta unicita'. Una prima risposta all'emergenza e' stata data -ha sottolineato Bray- con l'emanazione del decreto legge n. 34 del 2011, che ha previsto l'adozione di un programma straordinario di interventi, alla cui realizzazione e' stato anche destinato un importante finanziamento dell'Unione europea". "Qualunque visitatore dell'area archeologica puo', peraltro, rilevare immediatamente come, nonostante l'evidente ed encomiabile sforzo operato dall'Amministrazione per mettere celermente in cantiere i lavori piu' urgenti, molto, anzi moltissimo, rimanga ancora da fare. A distanza di due anni dal decreto legge, la piena e completa attuazione di quel Progetto rappresenta quindi una priorita' assoluta per il nostro Paese e, verrebbe da dire, per la comunita' mondiale. In favore di questo obiettivo occorre pertanto promuovere l'impegno condiviso di tutti gli attori istituzionali coinvolti", ha concluso Bray.

09/05/2013 Napoli, apre la villa romana di Ponticelli (Repubblica)

Alla cerimonia l'assessore Di Nocera e i dirigenti scolastici: l'iniziativa è nel programma "Archeologia" del Maggio dei Monumenti.
APRE al pubblico la villa romana di Ponticelli e prende il via il programma "Archeologia in periferia" del Maggio dei Monumenti. La villa romana fu rinvenuta in occasione della costruzione del Lotto Zero di Ponticelli, l'agglomerato abitativo sorto dopo il terremoto del 1980. Una serie di palazzoni che oggi circondano il sito archeologico.
"All'apertura della villa è collegato il progetto "Città dei bambini" - sottolinea l'assessore alla cultura Antonella Di Nocera - una sorta di museo-laboratorio di teatro proposto dall'amministrazione comuna-le, che sorgerà a pochi passi dal Lotto Zero, indicato spesso come simbolo
del degrado urbano della periferia. Con questo progetto, l'antica dimora romana diverrà parte integrante di un percorso didattico e museale destinato agli alunni delle scuole elementari e medie e sarà supportato dal Gruppo archeologico napoletano".
I lavori di recupero della villa romana di Ponticelli, iniziati nel 2007, hanno consentito di stabilire che l'antico edificio fu distrutto dall'eruzione del Vesuvio del 79 d. C., la stessa che seppellì di Pompei, Ercolano e Stabiae.
"Si tratta di una villa rustica - spiegano gli archeologi della soprintendenza di Napoli e Pompei - che era destinata allo sfruttamento agricolo del territorio. La villa è ben conservata, con locali destinati alla produzione dell'olio e del vino".
E proprio queste due colture saranno ripristinate a breve nei terreni della villa dagli studenti del tecnico
agrario De Cillis di Ponticelli. Durante gli scavi sono stati recuperati anche molti oggetti in uso nella casa al momento dell'eruzione e che saranno esposti in uno spazio museale
allestito nel vicino istituto comprensivo G. B. Marino. Ha collaborato anche il 70esimo circolo didattico.
Nello scavo vennero scoperti i resti di un abitante che portava al dito un anello col sigillo dell'ultimo proprietario della villa, Caius Olius Ampliatus, da cui la villa prende il nome.
Alla cerimonia, oltre all'assessore Di Nocera, erano presenti esponenti della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei e delle istituzioni locali, il presidente della VI Municipalità Anna Cozzino e tante scolaresche della zona. E proprio i bambini saranno i maggiori beneficiari di questo recupero.

09/05/2013 Napoli, Uno scheletro romano nei cantieri della metropolitana (Repubblica)

I resti appartengono a un uomo adulto, vissuto probabilmente tra il II e il III secolo. È in buone condizioni, nonostante fosse quasi del tutto immerso nell’acqua. Un antico scheletro è stato recuperato negli scavi della metropolitana di Napoli sotto via Egiziaca a Forcella. Il ritrovamento è avvenuto durante la mattinata di martedì 7 maggio, nel cantiere dove si costruisce la camera di ventilazione della Linea 1, a oltre cinque metri di profondità dal calpestio stradale. Sul posto sono intervenuti subito gli esperti della Soprintendenza archeologica di Napoli, che hanno immediatamente drenato l’acqua dallo scheletro per poi procedere alla sua rimozione. Dalle prime analisi, i resti appartengono a un uomo adulto, vissuto in età imperiale romana, tra secondo e terzo secolo dopo Cristo. "Non c’è molto da sorprendersi – spiega la funzionaria della Soprintendenza Daniela Giampaolo, responsabile degli scavi in centro storico - Da diversi mesi è stata individuata una necropoli romana, collocata fuori la cinta muraria dell'antica Neapolis, i cui resti si trovano a Piazza Calenda. Al momento abbiamo riportato alla luce una decina di tombe e altrettanti scheletri". Non è la prima volta che un ritrovamento simile avvenga nei cantieri del metrò: l’ultimo risale ad un anno fa, lo scorso maggio, con il dissotterramento di uno scheletro sotto piazza Municipio, stavolta di età medievale.

14/04/2013 Sorrento (NA), progetto di recupero per l'area della villa romana del Capo (Il Mattino)

L’Assessorato al turismo della Regione Campania si appresta a stilare un Piano di intervento per il recupero e la valorizzazione di beni culturali e il Comune di Sorrento ha lavorato affinché anche il sito della Regina Giovanna rientri in questo Piano. Ne parliamo con il vicesindaco Giuseppe Stinga, che ha promosso e sostenuto tutta la fase progettuale. Si è parlato di un’operazione complessa, perché? «Perché nel 2009 la Regione Campania e il ministero per i Beni e le attività culturali firmarono un accordo di programma che identificava gli immobili, le aree e i beni che sarebbero state oggetto di valorizzazione. È comunque un elenco che non indica in via esclusiva i siti sui quali si concentrerà l’intervento pubblico, essendo anzi suscettibile di integrazioni e ampliamenti. La Regina Giovanna di Sorrento non compare nell’elenco dei beni individuati nel 2009». E allora? «Allora abbiamo chiesto che il sito della Regina Giovanna fosse aggregato a uno dei poli; la nostra richiesta è stata accolta ed abbiamo siglato un protocollo d’intesa con Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Campania e con Soprintendenza speciale per i Beni archeologici di Napoli e Pompei». Dunque il Comune di Sorrento ha proposto che la Regina Giovanna venga considerato nel Piano di intervento che la Regione sta predisponendo? «Si. Tutti gli interlocutori hanno infatti compreso che la Punta del Capo, che il Comune ha acquistato nel 2003 dalla Compagnia di Gesù, è di altissimo pregio ambientale, paesaggistico e culturale. Oggi l’accesso è libero, ma è limitato all’area archeologica e alla costa e non ci sono servizi di nessun tipo, mentre l’intero sito si estende per ben 5 ettari e mezzo, tra agrumeto, oliveto macchia mediterranea e vorremmo che tutto fosse fruibile». Può anticiparci cosa prevede il progetto? «La misura 1.9 del Por 2007-2013 è destinata a interventi di restauro, di recupero, di salvaguardia e di promozione di siti di valore storico, archeologico, ambientale e monumentale. Noi abbiamo chiesto un finanziamento per restaurare il paesaggio, sia naturale, sia agrario, ristrutturare la casa colonica e allestire una serie di servizi di visita. In altre parole restauriamo oltre 8mila metri di agrumeto specializzato e l’intera fascia ad olivi, molti dei quali antichissimi. Per fortuna già molti visitatori, soprattutto stranieri, scendono sulla stradina della Regina Giovanna e vogliamo che l’intero sito sia visitabile nel migliore modo possibile. Questo consente di prevedere un buon numero di occupati, che ci auguriamo siano giovani, sia nelle attività agricole e di manutenzione del paesaggio, sia nei servizi di visita all’area archeologica, al parco marino, alle coltivazioni. Anzi, a questo proposito voglio ricordare che questo progetto è quasi una sfida, perché impone che la gestione del sito sia in attivo per 5 anni, pena la restituzione del finanziamento. Noi contiamo sul turismo, ovviamente, e su una serie di servizi che possano arricchire la visita aumentandone il valore economico». Previsioni? «Ci auguriamo che il progetto sia approvato. Abbiamo posto all’attenzione della Regione, ma soprattutto delle istituzioni preposte alla tutela dei beni culturali, l’eccezionale valore del sito, che non è mai stato considerato un bene culturale unico, cioè una sintesi del sito archeologico e dell’intero contesto paesaggistico. E questo è sicuramente l’obiettivo e la conquista più importante che abbiamo già raggiunto».

13/04/2013 Sant'Agata dei Goti (BN), Archeologia dispersa: al via il recupero (Ottopagine Benevento)

Investire nel turismo, nel patrimonio archeologico e nella rete dei circuiti museali, con progetti di grande spessore e con partner di livello. E’ questa la scelta dell’amministrazione Valentino, scelta testimoniata dall’approvazione in Giunta della proposta progettuale “L’Archeologia dispersa”, progetto destinato a modificare i connotati turistici della città di Sant’Agata de’ Goti. L’idea, condivisa da Soprintendenza dei Beni Culturali e Comune di Sant’Agata de’ Goti, è quella di mettere in rete una serie di strutture museali dedicate alla storia pre-romana della Valle Caudina. Un percorso tra Caudium e Saticula, i due importanti centri sanniti. Un progetto che coinvolgerà l’edificio di Porta San Marco a Sant’Agata de’ Goti ed il Castello di Montesarchio, dove ha già sede il “Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino”. “L’Archeologia dispersa. Il Polo Museale di Porta San Marco” è parte della proposta generale “Alle forche caudine: storie di genti, miti e percorsi” che sarà presentata alla Regione Campania dalla Direzione Regionale dei Beni Culturali e Paesaggistici della Campania. I lavori infatti dovranno essere finanziati con i fondi F.E.S.R. ed il progetto dovrebbe rientrare nell’Asse 1-Obiettivo 1d-Obiettivo Operativo 1.9 dedicato alle “attività di restauro, recupero e promozione dei siti di valore storico, archeologico, ambientale e monumentale”.
L’idea, nella pratica, è quella di continuare a lavorare sulla strada che sta portando la città di Sant’Agata nel circuito dei poli museali. Un progetto che ha avuto il suo battesimo con la creazione della cellula archeologica di Palazzo San Francesco, cellula oggi visitabile all’interno della mostra “Sulle tracce di Saticula” e che nei primi quattro mesi di apertura ha abbondantemente superato le 400 visite. “Archeologia dispersa” rappresenta dunque il passo successivo. Il passaggio da una cellula archeologica ad un polo museale. Con la possibilità dunque di sviluppare il settore turistico creando un allestimento permanente e prevedendo anche la creazione di nuovi posti di lavoro con l’inserimento di risorse umane specializzate. Chiara è anche la volontà di accogliere nel polo museale di Sant’Agata una tipologia ben definita di reperti archeologici. “Archeologia dispersa”, il nome del progetto, nasce dall’idea di riunire a Sant’Agata il meglio dei reperti archeologici di età sannita ritrovati nelle necropoli di Saticula dai tombaroli e che, dopo aver fatto il giro del mondo, sono stati recuperati grazie al lavoro delle forze dell’ordine. Sorte toccata al famosissimo Vaso di Assteas “Il Ratto d’Europa” ed a tanti tesori simili.

09/04/2013 Pollena (NA), Pollena e Somma partecipano al progetto "Ville romane tra Napoli e Nola"(Il Mediano)

I comuni di Pollena Trocchia e Somma Vesuviana in gara per il progetto regionale protocollo per i tesori dell'area a nord del Vesuvio e per il rilancio del turismo in zona.
Tutela, recupero e valorizzazione dei beni archeologici dell’area vesuviana: i Comuni di Pollena Trocchia e Somma Vesuviana hanno presentato il progetto denominato “Ville Romane tra Napoli e Nola” per concorrere all’assegnazione dei fondi regionali per il rilancio del turismo attraverso la sistemazione dei siti archeologici dell’area del Somma-Vesuvio.
I fondi ai quali i comuni aspirano ammontano a un milione e 470mila euro: l’accesso al progetto consentirebbe la rivalutazione dei siti dell’area a nord del Vesuvio con particolare attenzione all’ultima scoperta archeologica avvenuta in zona, vale a dire la villa romana con terme di Masseria De Carolis a Pollena Trocchia, un tempo discarica abusiva, e da cinque anni riportata alla luce grazie all’amministrazione Pinto e agli archeologi dell’“Apolline Project” che eseguono annualmente campagne di scavo in loco.
Il progetto prevede il restauro e la copertura completa del sito, la sistemazione dell’area adiacente per la realizzazione di un parco naturalistico dove verranno riproposte le coltivazioni che si trovavano nel sito prima della distruzione ad opera di un’eruzione pliniana (alberi di fico e querce), un’area destinata all’archeologia sperimentale con la ricostruzione delle macchine antiche come le presse per il vino. Non mancherà la simulazione di scavo destinata ai bambini in modo che possano approcciarsi all’archeologia. Nel progetto è poi prevista la realizzazione presso il Palazzo Cappabianca di Pollena Trocchia di un Museo dei beni archeologici e artistici di tutta l’area a nord del Vesuvio.
“Abbiamo il compito di tutelare il patrimonio artistico, culturale e archeologico di questo meraviglioso territorio e, nel contempo, dobbiamo fare in modo che i siti che insistono qui sul versante nord del Vesuvio assurgano al grado di attrazione turistica che meritano”, ha dichiarato il sindaco di Pollena Trocchia, Francesco Pinto, al termine della riunione. “Da sabato scorso, non senza sforzi e dopo anni di sacrificio da parte dell’amministrazione comunale e dell’”Apolline Project”, la villa romana con terme che si trova a Pollena Trocchia è stata finalmente aperta al pubblico, ma si deve fare di più, immaginare cioè una politica di quotidianità per l’accesso ai siti e l’ingresso degli stessi nei circuiti turistici che contano”.
“Il Protocollo d’Intesa siglato ieri è propedeutico al Progetto “Ville Romane tra Napoli e Nola” e rappresenta in quest’ottica la posa della prima pietra per la formazione di una rete turistica che inglobi tutti i siti d’interesse del territorio ai piedi del Somma-Vesuvio”, ha concluso il sindaco Pinto. Entusiasta anche il sindaco di Somma Vesuviana, Raffaele Allocca. “Con grande piacere abbiamo aderito al partenariato col Comune di Pollena Trocchia e non poteva essere altrimenti – ha dichiarato il primo cittadino di Somma Vesuviana - in quanto c’è lo spirito di promuovere quelle che sono le bellezze storiche, paesaggistiche e architettoniche del nostro territorio”. Tra gli obiettivi finali c’è quindi quello di promuovere itinerari turistici di collegamento tra i singoli comuni e tra tutti i comuni dell’hinterland.
Da ente capofila del progetto, Pollena Trocchia eserciterà le funzioni di stazione appaltante e quindi avrà il compito di eseguire l’iter previsto per la Convenzione del manuale di Attuazione del Po Fesr Campania 2007/2013.

03/04/2013 Pompei (NA), Il ministro visita gli scavi con la soprintendente e l’ex rettore della Normale (Repubblica)

MATTINATA di visite informali a Pompei. Prima l’archeologo Salvatore Settis, che ha voluto visitare con la soprintendente archeologa Teresa Cinquantaquattro i primi due dei cinque cantieri avviati, la Casa dei Dioscuri e quella del Criptoportico, con i fondi europei e governativi per il Grande Progetto Pompei.
Settis, che in un eventuale governo tecnico potrebbe vedersi affidare il dicastero dei Beni culturali, si è incontrato con il ministro dello Sviluppo economico Fabrizio Barca, in visita privata con moglie e figli.
Un breve scambio di idee con Giampiero Marchesi, presidente dello steering committee (il comitato guida deputato ad accompagnare e verificare l’attuazione del piano da 105 milioni di euro per il rilancio dell’area archeologica).
Al termine Settis ha espresso quelle che ha definito “suggestioni”, un suggerimento alla soprintendenza affinché lavori meglio sulla comunicazione «perché si venga a sapere ciò che di buono si sta facendo » e affinché si attivi per la ricerca di ulteriori fondi.
Il ministro Barca ha sottolineato l’importanza di realizzare in tempi brevi il programma concordato con il suo ministero, sia per quanto riguarda gli impegni comunitari che quelli per il Grande Progetto Pompei, prima che il Governo in carica ceda il posto a una successiva formazione.
Una riunione tecnica ha concluso la mattinata, vedendo riuniti con Settis la soprintendente, la direttrice di Ercolano, Maria Paola Guidobaldi, la responsabile dell’Herculaneum Conservation Project, Jane Thompson. Oggi l’archeologo parteciperà alla prima delle tre Giornate per la Cultura indette dall’assessore Di Nocera. L’8, il 9 e il 10 aprile, invece riunione a Pompei dello steering committee con i delegati dei cinque ministeri coinvolti e della prefettura per la verifica sull’andamento del progetto.

03/04/2013 Bacoli (NA), Bacoli e Procida insieme per il rilancio delle bellezze archeologiche (Cronacaflegrea.it)

Firmato il protocollo d’intesa tra il Comune di Bacoli, il Comune di Procida, la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Campania e la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei finalizzato a creare un partenariato per la redazione della proposta progettuale per il “POR F.E.S.R. CAMPANIA 2007/2013 OBIETTIVO OPERATIVO 1.9”. Il Comune di Bacoli si propone come ente capofila e beneficiario dell’eventuale finanziamento che punta a realizzare proposte progettuali coerenti con la valorizzazione, la fruizione e la conservazione del prestigioso patrimonio archeologico della città secondo le indicazioni dei P.T.R.. La proposta progettuale si articolerà intorno ai Poli Aggregatori (Castello di Baia, Terme di Baia, Piscina Mirabilis e altri siti del Comune) già individuati quali beni di riferimento nell’ambito del P.I.T.
PROGETTO AMBIZIOSO «L’intesa con il Comune di Procida ha un duplice significato: valorizzare le nostre bellezze archeologiche e catturare nuovi flussi turistici – afferma il Sindaco di Bacoli Ermanno Schiano – Il nostro è un progetto ambizioso che si articola intorno ad importanti Poli Aggregatori e che mira a superare le esistenti criticità rilanciando e valorizzando il nostro inestimabile patrimonio archeologico». Grazie al protocollo stipulato con gli enti preposti alla tutela e alla conservazione dei beni culturali, la Città di Bacoli concorre a realizzare un sistema di valorizzazione e fruizione che abbia una ricaduta positiva sia sulla città e sia sul piano turistico; il partenariato con Procida, meta di un turismo di qualità, mira proprio a catturare e consolidare flussi turistici stabili. Tra le azioni di restauro e riqualificazione si segnala anche l’inserimento di due siti archeologici di proprietà comunali: il Colombario di via Virgilio al Fusaro e le Grotte dell’Acqua a Cuma.
GESTIONE INTEGRATA «Siamo soddisfatti della stipula del protocollo che dopo molti mesi di lavoro rappresenta davvero un traguardo importante per la definizione e la nascita di un paradigma di gestione integrata volta alla valorizzazione, tutela e fruizione dei nostri beni – afferma l’Assessore ai Beni Culturali Flavia Guardascione – Inoltre, avremo la possibilità di mettere a punto una progettazione di riqualificazione dei nostri due siti archeologici comunali tesa all’inserimento in un circuito unitario di visita con il restante patrimonio archeologico e storico-artistico».

19/03/2013 Terzigno (NA), Villa romana recuperata? No, abbattuta (Corriere del Mezzogiorno)

E' stata abbattuta una villa romana rinvenuta a Terzigno nel '92. La soprintendenza archeologica di Pompei aveva affidato i lavori di «recupero» nel 2006 alla «Caccavo srl», la stessa ditta finita nei guai per il restauro al teatro grande degli Scavi. Per il ministro Ornaghi la villa è stata interrata per motivi di salvaguardia. Le macerie sono invece lì, visibili a tutti.
NAPOLI - Una villa romana alle falde del Vesuvio. Per la precisione a Terzigno dove, scavando nella cava Ranieri, sono affiorate quattro domus a circa venti metri di profondità. L'ultimo ritrovamento risale al 1992. Testimonianze archeologiche di notevole valore storico e artistico. Molto probabilmente si trattava di fattorie. «La loro funzione - si legge in un passaggio dell'Enciclopedia dell'arte antica supplemento II Treccani (1997) - era lo sfruttamento intensivo del fertilissimo ager Pompeianus, di cui il sito di Terzigno costituiva il limite». Aziende agricole dove si produceva il Vesvinum vinum, marchio che si legge su molte anfore pompeiane, e destinato alla sete della capitale, Roma.
Le Domus erano state catalogate come «Villa 1», «Villa 2», «Villa 3». Sempre dalla Treccani di loro si può leggere: «Sono stati messi in luce una grande aia e un portico a pilastri con adiacente torcularium fornito di torchio a leva (...), vasca rettangolare per la raccolta del mosto e sistema di travaso di liquidi. A Nord Est dell'aia era l'ingresso al di fuori del quale sono stati rinvenuti gli scheletri di sette fuggiaschi (...). A Nord Ovest è stato individuato il quartiere residenziale con belle pitture; nel portico era un pavimento in cocciopesto con motivi a tessere bianche e nere (rosette), inquadrato da fasce di mosaico (meandro e losanghe); dalla copertura provengono tegole con bolli oschi».
Ecco, tutto questo non c'è più. La domus romana è stata rasa al suolo con un colpo di mano. Da chi? non si sa. L'unica cosa che è possibile vedere sono i frammenti di muro, reticolati, pavimenti, mosaici che si trovano sul terreno di cava Ranieri. Chi vuole un souvenir di duemila anni fa, un pezzo di un antico muro romano, può andare a Terzigno e prenderlo. Sono macerie.
Come è possibile che sia successo tutto questo? La storia è lunga e breve allo stesso tempo. Nel 2006 la Soprintendenza archeologica di Pompei rende noto l'esito di un bando di gara per lo scavo di «Villa 6» a Terzigno: 317.500 euro. Diciannove ditte offerenti. Una aggiudicataria: la «Caccavo srl». La stessa ditta finita nei guai per il «restauro» del teatro grande di Pompei. Di ciò che è stato fatto si sono poi perse le tracce. Della villa romana di Terzigno si torna a parlare nell'ottobre del 2012 quando il ministero per i Beni culturali risponde a una interrogazione parlamentare del deputato Francesco Barbato (Idv). «La cava - è scritto tra l'altro - è sottoposta a vincolo archeologico dal 1985. La cosiddetta Villa 6 che ha restituito un interessante complesso di pitture e pavimenti è stata parzialmente reinterrata nel 2011 per problemi di salvaguardia. (...) Gli apparati decorativi della villa 6 sono stati esposti in numerosissime sedi museali, e il calco di una sezione stratigrafica della villa è in mostra permanente a New York».
«E' indecente - spiega invece Antonio Irlando, presidente Osservatorio patrimonio culturale - quanto è accaduto a Terzigno. Una villa romana smaciullata, altre abbandonate alla distruzione e il ministro Ornaghi spiega che quel barbaro riseppellimento serve a proteggere e valorizzare? Piuttosto vorremmo sapere dal ministro quale azione di vigilanza è stata compiuta sulle modalità del riseppellimento della villa romana da parte di chi doveva occuparsi della tutela di un bene pubblico di grande valore archeologico?».
Per completezza di informazione bisogna ricordare che nel 2001 a Cava Ranieri furono portate centinaia di ecoballe mai più spostate. E di seguito venne anche indicata come una delle possibili cave dove sversare i rifiuti. Progetto poi abbandonato per le rivolte dei cittadini.
Gennaro Barbato, del comitato civico vesuviano, mostrando un'immagine della villa com'era con davanti l'area spianata da ignoti, spiega: «Quello che abbiamo visto è una vergogna che provoca tanta rabbia e amarezza, perché in poco tempo con le ruspe hanno distrutto muri, pavimenti, mosaici e intonaci di rosso pompeiano». Scandalo, rabbia, indignazione, vergogna? Macchè, tutti tacciono. Chissà, forse quella villa è stata abbattuta perché era abusiva e rovinava i luoghi e la vista sul Vesuvio.

NAPOLI - Una villa romana alle falde del Vesuvio. Per la precisione a Terzigno dove, scavando nella cava Ranieri, sono affiorate quattro domus a circa venti metri di profondità. L’ultimo ritrovamento risale al 1992. Testimonianze archeologiche di notevole valore storico e artistico. Molto probabilmente si trattava di fattorie. «La loro funzione - si legge in un passaggio dell’Enciclopedia dell’arte antica supplemento II Treccani (1997) - era lo sfruttamento intensivo del fertilissimo ager Pompeianus, di cui il sito di Terzigno costituiva il limite». Aziende agricole dove si produceva il Vesvinum vinum, marchio che si legge su molte anfore pompeiane, e destinato alla sete della capitale, Roma. Le Domus erano state catalogate come «Villa 1», «Villa 2», «Villa 3». Sempre dalla Treccani di loro si può leggere: «Sono stati messi in luce una grande aia e un portico a pilastri con adiacente torcularium fornito di torchio a leva (...), vasca rettangolare per la raccolta del mosto e sistema di travaso di liquidi. A Nord Est dell'aia era l'ingresso al di fuori del quale sono stati rinvenuti gli scheletri di sette fuggiaschi (...). A Nord Ovest è stato individuato il quartiere residenziale con belle pitture; nel portico era un pavimento in cocciopesto con motivi a tessere bianche e nere (rosette), inquadrato da fasce di mosaico (meandro e losanghe); dalla copertura provengono tegole con bolli oschi».
Ecco, tutto questo non c’è più. La domus romana è stata rasa al suolo con un colpo di mano. Da chi? non si sa. L’unica cosa che è possibile vedere sono i frammenti di muro, reticolati, pavimenti, mosaici che si trovano sul terreno di cava Ranieri. Chi vuole un souvenir di duemila anni fa, un pezzo di un antico muro romano, può andare a Terzigno e prenderlo. Sono macerie. Come è possibile che sia successo tutto questo? La storia è lunga e breve allo stesso tempo. Nel 2006 la Soprintendenza archeologica di Pompei rende noto l’esito di un bando di gara per lo scavo di «Villa 6» a Terzigno: 317.500 euro. Diciannove ditte offerenti. Una aggiudicataria: la «Caccavo srl». La stessa ditta finita nei guai per il «restauro» del teatro grande di Pompei. Di ciò che è stato fatto si sono poi perse le tracce. Della villa romana di Terzigno si torna a parlare nell’ottobre del 2012 quando il ministero per i Beni culturali risponde a una interrogazione parlamentare del deputato Francesco Barbato (Idv). «La cava - è scritto tra l’altro - è sottoposta a vincolo archeologico dal 1985. La cosiddetta Villa 6 che ha restituito un interessante complesso di pitture e pavimenti è stata parzialmente reinterrata nel 2011 per problemi di salvaguardia. (...) Gli apparati decorativi della villa 6 sono stati esposti in numerosissime sedi museali, e il calco di una sezione stratigrafica della villa è in mostra permanente a New York». «È indecente - spiega invece Antonio Irlando, presidente Osservatorio patrimonio culturale - quanto è accaduto a Terzigno. Una villa romana smaciullata, altre abbandonate alla distruzione e il ministro Ornaghi spiega che quel barbaro riseppellimento serve a proteggere e valorizzare? Piuttosto vorremmo sapere dal ministro quale azione di vigilanza è stata compiuta sulle modalità del riseppellimento della villa romana da parte di chi doveva occuparsi della tutela di un bene pubblico di grande valore archeologico?».
Per completezza di informazione bisogna ricordare che nel 2001 a Cava Ranieri furono portate centinaia di ecoballe mai più spostate. E di seguito venne anche indicata come una delle possibili cave dove sversare i rifiuti. Progetto poi abbandonato per le rivolte dei cittadini. Gennaro Barbato, del comitato civico vesuviano, mostrando un'immagine della villa com'era con davanti l’area spianata da ignoti, spiega: «Quello che abbiamo visto è una vergogna che provoca tanta rabbia e amarezza, perché in poco tempo con le ruspe hanno distrutto muri, pavimenti, mosaici e intonaci di rosso pompeiano». Scandalo, rabbia, indignazione, vergogna? Macchè, tutti tacciono. Chissà, forse quella villa è stata abbattuta perché era abusiva e rovinava i luoghi e la vista sul Vesuvio.

16/03/2013 Capri (NA), Villa Jovis cade a pezzi (Corriere del Mezzogiorno)

NAPOLI - Capri in questa stagione mostra il suo volto duro, con la maggior parte degli alberghi e dei ristoranti chiusi, le marine flagellate, la Piazzetta che si trasforma nel luogo d'incontro della infreddolita comunità dell'isola. E intanto più su, come denuncia un recentissimo articolo- inchiesta di "Capri News" (www.caprinews.it), Villa Jovis, la grande dimora imperiale che Tinto Brass ricostruì negli studi della Dear di Roma per il suo "Caligola", sta subendo lo stesso destino avverso di Pompei. Semplicemente si sgretola, per abbandono, disinteresse, mancanza di fondi o di personale che possa aprire i cancelli e guidare i visitatori.
DEGRADO - Scrive infatti «Capri News»: "Degrado, incuria, crolli, infiltrazioni. Questo ed altro è oggi Villa Jovis, sul promontorio del Monte Tiberio a Capri. Quel che resta della villa da cui Tiberio guidò l'impero romano per circa undici anni è in condizioni vergognose. Gli scavi archeologici vivono uno dei peggiori momenti della storia. I ruderi sono chiusi ai visitatori da gennaio scorso e lo saranno fino al 24 marzo. Sul sito web del Comune di Capri si specifica che la chiusura al pubblico, decisa dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici, è legata a lavori di restauro. Si tratta però di lavori fantasma, visto che fino a questo momento non vi è traccia di nemmeno un operaio". L'archeologo Andrea Carandini, attuale presidente del Fondo Ambiente Italia, si mostra ugualmente scandalizzato. «Non si può certo rischiare che resti inaccessibile un sito come le rovine della dimora di Tiberio, l'uomo che per una decina d'anni, al tempo di Gesù, ha retto le sorti del mondo», ha dichiarato a Gaty Sepe del "Mattino" in una intervista di qualche giorno fa. Si devono ad Amedeo Maiuri i lavori di sistemazione della più grande delle ville romane di Capri, fra il 1932 e il 1935, anche se le sue affascinanti rovine erano note da tempo agli artisti che s'inerpicavano sui sentieri dell'isola. L'architetto tedesco Karl Weichardt ne aveva ad esempio tentato una ricostruzione ideale in tavole e abbozzi che diventarono popolarissimi agli inizi del Novecento. "È stato lo scavo forse più inebriante che abbia avuto la ventura di fare nella mia non breve ascesi di archeologo militante". Così racconta Maiuri nel suo "Breviario di Capri". Villa Jovis fu solennemente aperta al pubblico solo nell'ottobre del 1938, alla presenza di Giuseppe Bottai allora Ministro dell'Educazione Nazionale, con gli operatori dell'Istituto "Luce" che immortalarono l'evento, perché si aggiungeva un nuovo prezioso tassello alla "restaurazione" imperiale voluta da Mussolini. Scrive ancora "Capri News": "Erbacce, rovi, sterpaglie, arbusti, cedimenti, crolli, infiltrazioni, umidità. Tutto questo lungo i percorsi di Villa Jovis. La torre del faro, sul salto di Tiberio, inoltre sta lentamente cadendo a pezzi a causa della presenza di alcune robuste radici nella struttura. Massi di medie o grosse dimensioni, poi, franano in continuazione dal Parco Astarita lungo il viale Amedeo Maiuri, la strada comunale che porta agli scavi, creando potenziale pericolo ai passanti".
L'ABBANDONO - Armati di telecamera, i redattori di "Capri News" si sono inoltrati nella villa, raccontando lo stato di abbandono che regna tra le antiche sale regie, i vestiboli e le alcove di Tiberio. Già in passato erano avvenuti cedimenti, come per l'arco della grande cisterna imperiale, venuto giù non molti anni fa. Le temibili radici che invece scalzano le strutture, sono dovute ai pini di Aleppo che furono impropriamente piantati a ridosso delle rovine intaccando la solidità di ciò che il tempo aveva risparmiato. Mi confessa Nabil Pulita di "Legambiente" di Capri: "Siamo ad una situazione allarmante, agghiacciante per lo stato delle cose. E non si tratta solo del sito imperiale di Villa Jovis, ma anche della villa imperiale di Damecuta e della villa di Gradola sopra la Grotta Azzurra, quest'ultima completamente avvolta dalla vegetazione e che si sfarina ogni inverno di più". Nella torre medievale eretta sui resti di Damecuta che ci rivelarono la splendida statua del Narciso, visse per anni Axel Munthe, cedendo Villa San Michele alla "divina marchesa" Luisa Casati, che da buona alunna di D'Annunzio la rivestì di funebri velari. Il fermo-immagine di "Legambiente" è impietoso: "A Damecuta un cartello indica lavori di restauro, ovvero divieto d'ingresso per tutti, anche per i giovani volontari che vorrebbero pulire. Il risultato: sporcizia, erbacce infestanti, scavi archeologici mal tenuti il cui risultato è una lenta perdita, di storia, di identità, in soldoni di attrattiva turistica". Questa è dunque l'Isola Azzurra, in attesa della primavera che riempirà ancora una volta di turisti la Piazzetta e le stradine di Anacapri. Stante lo sfacelo dei suoi più preziosi siti archeologici con le transenne e i cancelli sbarrati, acquista ancora più forza ciò che propose Carlo Knight l'estate scorsa sulle pagine di questo giornale: un grande museo nelle sale della Certosa che possa ricapitolare, anche in forma di ricostruzione virtuale, come accade a Ercolano, la straordinaria storia millenaria di Capri. Ma si farà mai?

16/03/2013 Pollena Trocchia (NA), l'antica masseria tolta ai clan e restituita ai cittadini (Corriere del Mezzogiorno)

Una discarica abusiva gestita dalla camorra aveva nascosto alla vista la villa romana distrutta da un'eruzione pliniana in epoca posteriore alla devastazione di Pompei ed Ercolano: ora apre al pubblico il sito archeologico di Masseria De Carolis a Pollena Trocchia (Napoli). L'amministrazione comunale guidata da Francesco Pinto ha ripulito completamente l'area dai rifiuti e l'ha consegnata all'Apolline Project, l'associazione di archeologi che da alcuni anni organizza nel periodo estivo campagne di scavo che coinvolgono sia le università napoletane che quelle statunitensi e britanniche (nelle annuali campagne di scavo sono coinvolti, tra gli altri, il Dipartimento di Scienze della Terra della Federico II, l'Università Suor Orsola Benincasa, la Cambridge University, la Oxford University, la Harvard University e la Univesity of Reading). «Si tratta di un momento importantissimo per la nostra comunità - dichiara il primo cittadino di Pollena Trocchia, Francesco Pinto - lo sforzo profuso in questi anni per la rivalutazione di Masseria De Carolis e per riportare alla luce le rovine di uno splendido complesso che testimonia il passato fulgido del nostro territorio era teso a rendere fruibile ai cittadini tutti il sito».

14/03/2013 Quarto (NA), rinvenuti reperti del I° secolo d.C. (Quartocanaleweb)

Scoperti resti romani risalenti a circa duemila anni fa. Durante un lavoro in un appezzamento di terreno,tra Lunedì e Martedì sono stati ritrovati in via Scarlatti a Quarto, otto tumulazioni risalenti, secondo le prime verifiche, all’epoca romana. Ci dice tutto Francesco Pace nel servizio video.

24/02/2013 Salerno, riapre il Museo archeologico provinciale dopo tre anni di lavori (Repubblica)

LA TESTA bronzea di Apollo, simbolo del museo archeologico provinciale di Salerno, è tornata nella sua sala d’origine insieme ad oltre mille pezzi distribuiti su due piani, dopo una chiusura durata più di tre anni per lavori. Grazie a questa pausa forzata, si è ripensato l’allestimento arricchendolo anche con postazioni multimediali e videoproiezioni con ricostruzioni virtuali dalla preistoria al tardo antico. Il tutto senza stravolgere il progetto di restauro del complesso monastico di San Benedetto firmato dall’architetto Ezio De Felice alla fine degli anni Cinquanta, che ospita il museo, tanto da fargli meritare in quegli anni il Premio Italia per la migliore realizzazione museale moderna ricavata da un edificio antico (via San Benedetto, da martedì a sabato 9-15, domenica 9-13.30, chiuso lunedì, info 089 23 11 35). «L’investimento della Provincia — spiega Barbara Cussino, dirigente per il settore musei e biblioteche — è stato di 580 mila euro, di cui circa 150 per il nuovo allestimento. Un risultato raggiunto grazie ad un lavoro scientifico e organizzativo condiviso tra l’amministrazione provinciale, la soprintendenza ai beni archeologici e l’università».
Nella nuova sistemazione museale il percorso è cronologico e topografico (per centri di provenienza dei reperti), con a piano terra una ricca selezione di vasi, gioielli, strumenti da lavoro, ritrovati in varie campagne di scavo. Tra i pezzi più di valore si segnala un candelabro di bronzo che presenta sulla cimasa un guerriero che abbraccia la sua donna proveniente dal corredo funerario di una tomba principesca da Monte Pruno di Roscigno (V-IV sec. a. C). Mentre al primo piano viene dato grande spazio al ricco patrimonio dell’area etrusco-sannita di Fratte, l’importante insediamento situato alla periferia settentrionale dell’attuale città e scoperto nel 1927. In mostra preziosi reperti provenienti dalle necropoli, con un angolo dedicato al culto dell’eroe greco Eracle. Nella bella sala del dio Apollo, si è aggiunta una installazione audiovisiva che ricostruisce la storia del ritrovamento nel golfo di Salerno nel 1930 da parte di un gruppo di pescatori, della grande testa alta mezzo metro e sulla cui provenienza e datazione (I sec. a. C. — I sec. d. C.), gli studiosi ancora oggi non sono d’accordo.

22/02/2013 Pompei (NA), Il cane che sta peggio è «cave canem», il celebre mosaico quasi cancellato dall'incuria (Corriere del mezzogiorno)

Il cane che sta peggio a Pompei è proprio il povero «Cave canem», mosaico straconosciuto in tutto il mondo e che si trova all'ingresso della domus «del poeta tragico». Talmente famoso che persino Michele Santoro ne ha fatto il simbolo della sua trasmissione, «Servizio pubblico». Peccato però che come logo utilizzi una vecchia immagine, quando il «canem» era ancora in salute e sembrava, ancora minaccioso e bruno di pelo, tenere alla larga dalla casa i malintenzionati. Sembrava, perché purtroppo dagli Scavi più famosi del mondo gli speculatori e gli imbroglioni non sono mai stati lontano. Prova ne sono le inchieste recenti, gli arresti e i crolli di importantissimi reperti archeologici. Tanto che «Liberation» del 19 febbraio dedica allo scandalo Pompei due pagine con titoli molto duri: «Pompei, la storia finisce in rovina». E poi continua: «Le vestigia napoletane sono ridotte così per i lunghi anni di negligenza, corruzione e affarismo». E taglia corto: «Gestiti come un McDonald». La sorte degli Scavi sta tanto a cuore ai francesi che domani «France 2» (la nostra Rai2) manderà una inviata con troupe al seguito per raccontare la storia dei randagi pubblicata ieri mattina dal Corriere del Mezzogiorno. Cioè: per censire 55 randagi e affidarne 26 in adozione sono stati spesi 102.963,23 euro, ai tempi dell'ex commissario Marcello Fiori. Quasi quattromila euro a cane se si calcolano solo quelli adottati. «Cave canem» invece ebbe un po' di più: 8.904 euro. Ma solo perché la domus del poeta tragico era stata scelta come sede per la presentazione del progetto «Adotta un randagio degli Scavi». I soldi servivano per «un'opera di ripulitura - come annunciava lo stesso Fiori - degli ambienti interni». Oggi il mosaico più famoso al mondo è quasi illeggibile. Cancellate alcune lettere e più che una ripulitura ci vorrebbe un sostanziale restauro.
Il perché sia ridotto in questo stato lo spiega Antonio Irlando, responsabile dell'Osservatorio sul patrimonio culturale: «E' un simbolo di Pompei nel mondo e non può essere tenuto in quel modo: illeggibile, sporco e senza manutenzione. Il degrado è incalzante. Quando piove si ricopre d'acqua che si infiltra sotto le tessere che si indeboliscono e si staccano. E' possibile restaurarlo con una cifra modesta, molto inferiore ai 103 mila euro spesi per la lotta al randagismo negli Scavi a cui, quasi come una beffa, fu dato proprio il nome suggestivo del mosaico che ora quasi non si legge più».

20/02/2013 Nola (NA), nuovi segnali positivi per il villaggio preistorico (Repubblica)

Tre assessori regionali, riuniti a Palazzo Santa Lucia, per discutere il futuro del villaggio preistorico di Nola. L'incontro di martedì 19 tra  Edoardo Cosenza (con delega ai Lavori pubblici), Ermanno Russo (Patrimonio), e Guido Trombetti (Beni culturali), ha affrontato nuovamente le problematiche, sia tecniche che finanziarie, che da anni affliggono il sito archeologico di via Croce di Papa. Nel corso della riunione si è deciso, d'intesa con la Soprintendenza, di accelerare i rilievi geologici ed archeologici partiti ad inizio gennaio e annunciati dallo stesso Cosenza a fine settembre 2012. Le indagini sono propedeutiche ad un intervento definitivo per arginare la falda acquifera profonda oltre due metri, che dal 2007 rischia di distruggere le capanne in fango risalenti al secondo millennio avanti Cristo.
Oltre all'intervento tecnico (finanziato per 70 mila euro), i tre assessori prevedono un ulteriore arrivo di fondi regionali per la valorizzazione del complesso, inserendolo in uno specifico circuito culturale-turistico, per il rilancio dei beni culturali di tutta l'area.
Non tarda a farsi sentire la risposta di Angelo Amato De Serpis, ex presidente dell'associazione nolana "Meridies" che salvaguarda il sito: "Ben venga questa nuova iniziativa", commenta. E aggiunge: "Ma da settembre ad oggi non si è ancora visto nessun ente o personale specializzato in azione al villaggio. La zona rimane ancora in stato paludoso. Speriamo che la burocrazia non uccida quel che resta delle capanne preistoriche".

07/02/2013 Pompei (NA), segnali di schiarita dall'Europa (Repubblica)

Segnali di schiarita. Il Grande progetto Pompei riceve il placet del commissario europeo in missione di verifica, lo stesso Johannes Hahn, che, dopo qualche iniziale esitazione, votò per la concessione dei fondi e ora, un anno e mezzo dopo la prima visita, ha dichiarato, si sente di essere «tornato a casa». Arrivano anche tre ministri a fine mandato, Cancellieri, Ornaghi e Barca, quest'ultimo con speranze di rinnovo, ma soprattutto si fa notare la presenza del sindaco Claudio D'Alessio e dell'arcivescovo di Pompei Tommaso Caputo all'interno dell'area archeologica (che poi ha ospitato i ministri a colazione). I ministri hanno inaugurato i primi due cantieri dove gli operai sono già al lavoro, Casa dei Dioscuri e del Criptoportico. I ministri hanno inoltre siglato nell'auditorium il protocollo operativo per la sperimentazione del monitoraggio delle risorse stanziate per il sito. Una mattinata costruttiva, ma il riferimento al malessere e alla crisi non è mancato. In pochi a protestare, ma con striscioni e fischietti che hanno suonato al passaggio del corteo delle autorità, i restauratori della Fillea Cgil, gli archeologi dell'Associazione nazionale di categoria e i 14 lavoratori dell'Electa a spasso dopo la chiusura delle due librerie degli Scavi, per un contenzioso sulla gara in mano all'avvocatura dello Stato. Il ministro Barca è uscito e ha incontrato in piazza Esedra il "Comitato di accoglienza pacifica" dei precari dei Beni culturali. «Mi hanno consegnato un'utile lettera - dice il responsabile della Coesione territoriale - contro il criterio del massimo ribasso nelle gare, e so già che i soggetti interessati non l'applicheranno per il Grande Progetto Pompei. Chiedono anche piena attuazione dell'articolo 11 del protocollo sulla legalità».

«I primi cinque bandi di gara già partiti per un importo di6 milioni- dice la soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro - riguardano la Casa di Sirico, del Marinaio, delle Pareti rosse, dei Dioscuri e del Criptoportico. Partiranno a breve altri due progetti per le aree piùa rischio, le Regiones VI, VII e VIII, con siti significativi e pari a oltre il 50 per cento di area scavi, l'importo sarà di 15 milioni di euro. Ma in questi due anni siamo già intervenuti in 80 punti della città con fondi della soprintendenza». Fino al 2015 si potranno spendere i 42 milioni dell'Ue. «Una sfida» ha detto il governatore Caldoro, sottolineando l'importanza del «lavoro di squadra del governo». Novità nella metodologia sono il "piano della conoscenza" che farà ricostruire anche il passato dei resti e la "capacity building". Una delle gare in corso è la prima del ministero dei Beni culturali interamente "telematica", col vantaggio di una maggiore trasparenza. La strada da percorrere può essere quella giusta partecipano al rilancio di Pompei anche Unesco, che sta tenendo spesso riunioni nel sito - e l'architetto gallese Jane Thompson, project manager del progetto Packard che ha messo un punto fermo nella salvezza di Ercolano. Ma è ancora lunga. Su 36 domus in mappa, ogni giorno non ce ne sono aperte più di due o tre a turno, per mancanza di custodi che vanno in pensione. Tanti gli edifici pubblici, ma le domus diminuiscono. L'ingresso di via Marina è ancora allagato quando piove. Le bancarelle sono onnipresenti e con la chiusura dei servizi aggiuntivi causano perdite all'area archeologica diventando unici riferimenti commerciali. Il 14 febbraio sarà in rete sul sito "99ideas" della Coesione territoriale un bando internazionale di idee realizzato con Invitalia "Call for Pompei" per valorizzare le filiere del territorio.

05/02/2013 Napoli, il Trianon adotta le mura greco-romane di Forcella (Il Corriere del Mezzogiorno)

Un protocollo di intesa per salvare dal degrado il «cippo a Forcella», il tratto di fortificazione greca visibile nel tondo al centro di piazza Vincenzo Calenda, nella parte più antica di Napoli, dove si affaccia il Teatro Trianon.
È quanto sta per siglare il teatro napoletano con la Soprintendenza speciale per i Beni archeologici.
L'annuncio, dato nel corso della presentazione del musical «Quartieri Spagnoli» di Gianfranco Gallo, è del presidente del teatro pubblico di Forcella, Maurizio D'Angelo: «Nei prossimi giorni formalizzeremo con la Soprintendenza competente l'adozione di questa testimonianza archeologica di Neapolis, presente all'esterno del Trianon, che, pur essendo anche rilevante nell'immaginario collettivo come cippo a Forcella, è ridotta a ricettacolo di rifiuti».
«Il Trianon - continua D'Angelo - curerà la manutenzione, la messa in sicurezza, l'opportuna illuminazione e l'apposizione di un cartello illustrativo. Anche con questa iniziativa - conclude il presidente del Trianon - il teatro della musica a Napoli si candida ad essere un avamposto di cultura e agente di sviluppo del territorio». Il «cippo a Forcella» è uno dei monumenti più degradati e antichi di Napoli, tanto da far parte della cultura della città perfino nei modi di dire. Infatti per sottolineare di una cosa obsoleta (tesi, idea, vestito o mobile) si dice: «S'arricorda 'o cippo a Furcella».

01/02/2013 Settimana della Cultura, stop agli ingressi gratuiti (Messaggero)

Per la Settimana della cultura niente ingressi gratuiti, ma accesso libero per l'ultima domenica di ogni mese: la crisi tocca il settore, a dicembre visitatori in calo per la prima volta dal 2009

La festa è finita. La Settimana della cultura con i musei aperti gratuitamente viene spazzata via dalla crisi: «Non possiamo più permetterci di rinunciare all'incasso di sette giorni. E proprio in primavera, uno dei periodi dell'anno in cui si registrano più visitatori. Li terremo a ingresso libero l'ultima domenica di ogni mese, quando le famiglie italiane sono veramente in difficoltà.. Anna Maria Buzzi, direttrice del dipartimento di valorizzazione del patrimonio culturale del Mibac, subentrata a Resca la scorsa estate, chiude così la giornata di lavori dedicata al sondaggio online sul funzionamento dei musei, pubblicato per due settimane sul sito del ministero dei Beni culturali.
«La crisi c'è e si sente - continua Buzzi - per la prima volta dal 2009 è stato registrato un calo di visitatori, nei primi nove mesi di dicembre, del 10,44 per cento. E a farne le spese sono le realtà minori». Uno scossone (cancellata la promozione dell'8 marzo, mentre viene mantenuta quella di San Valentino) che prevede immediati piani di recupero, tra cui l'ipotesi di andare incontro alle richieste del pubblico (l'85 per cento suggerisce di consentire visite persino la notte) facendo slittare verso sera gli orari di apertura: almeno una volta al mese nei trenta siti più importanti. «Ma servono risorse - conclude la direttrice generale - e il personale è un problema. Anche se possiamo contare sulle associazioni di volontariato, sul Touring, l'Archeo club, i carabinieri, è una questione delicata, che andrà affrontata con il ministro».
Tra il 21 novembre e il 14 dicembre più di settemila persone hanno compilato i questionari, rispondendo al tema: Il museo che vorrei. Il dato più evidente, e incoraggiante, è che la gente punti all'eccellenza, musei migliori, più efficienti, anche se c'è da pagare il biglietto. E quindi, orari di apertura che vengano incontro alle esigenze del pubblico (43 per cento), percorsi di visita di qualità (42 per cento) e disponibilità di materiali informativi (54 per cento). A dedicare attenzione al sondaggio sono state soprattutto le donne, quindi i giovani tra i 18 e i 30 anni, in gran parte laureati: chiedono tutti qualità, anche a costo di pagare un po' di più. Ed è questo forse il dato più contradditorio: come se gli italiani, rassegnati dalla scarsa considerazione che il Governo dimostra per le politiche culturali, si volesse far carico di un finanziamento che in fondo, pagando le tasse, già fornisce al settore. Dimenticando che almeno tre dei grandi musei presenti nella top ten internazionale non fossero completamente gratuiti. «Le persone che hanno risposto al sondaggio - spiega Pierluigi Sacco, professore di economia della Cultura, tra gli ospiti al dibattito organizzato dal Mibac - hanno dimostrato un alto livello di attenzione. Ma esiste un'altra metà della popolazione italiana la cui partecipazione è pari allo zero. Solo in Bulgaria e in Romania si registrano dati così inquietanti. E forse un sondaggio dovrebbe interrogarsi anche su come coinvolgere quel pezzo di Italia. Fino a che la cultura non diventa una vera priorità sarà difficile che acquisisca un maggiore peso politico. Esistono fasce di popolazione con reddito e istruzione minori ed è lì che bisogna guadagnare interesse».

25/01/2013 Nola (NA), un piano per salvare il villaggio preistorico dall'interramento (Giornale di Napoli)

Stop all'interramento del villaggio preistorico di Nola. Regione Campania e Soprintendenza mettano a punto il piano per liberare l'importante reperto dell'età del bronzo dall'acqua. Nei prossimi giorni cominceranno nuovamente i sondaggi del terreno in via Croce del Papa per capire dove intervenire. La Regione Campania bandirà una gara d'appalto per un importo di circa 50mila euro per scegliere la ditta che dovrà procedere ai sondaggi del terreno che punteranno a stabilire la portata della falda acquifera. Ulteriori sondaggi dopo quelli effettuati non meno di un anno fa. La scomparsa del villaggio preistorico di Nola sembra essere stata scongiurata almeno per ora. La soluzione di poter far defluire l'acqua attraverso dei pannelli è stata adottata ieri pomeriggio al termine del tavolo tecnico convocato presso la sede del consiglio regionale della Campania. Anche se dalla Soprintendenza si preferirebbe un interramento meno invasivo. Per il consigliere regionale della Campania del Partito Democratico Antonio Marciano «le decisioni assunte oggi a conclusione dei lavori del tavolo tecnico insediato presso la regione Campania e tese a valutare le iniziative da realizzare per mettere in sicurezza il villaggio preistorico di Nola, sembrano andare nella giusta direzione». «Regione e Soprintendenza mettano in campo ogni sforzo utile per salvaguardare e valorizzare un sito, patrimonio dell'umanità. Si pongano immediatamente in essere tutte le procedure amministrative per salvare il Villaggio di Nola stringendo al massimo i tempi di intervento. Intorno ai cosiddetti siti minori la Campania - conclude - può sperimentare nuove forme di turismo archeologico in grado di attrarre visitatori da tutto il mondo e muovere nuova economia». La situazione del villaggio preistorico di Nola è davvero grave. Da circa due anni è immerso nell'acqua. Un'anomalia alla falda acquifera produce continui allagamenti. Circa un anno fa ci fu il crollo di una parete che portò al sequestro del sito. Incuria e degrado hanno fatto il resto. Ora si cerca di salvare il salvabile

25/01/2013 Pompei (NA), crolla un muro borbonico in Via del Vesuvio (Il Mattino)

Nuovo crollo nella città antica. L'ennesima tragedia sfiorata. A cedere è stato un muro di contenimento di epoca borbonica in via del Vesuvio. Non ha retto la struttura di epoca borbonica a sostegno del terrapieno: sotto c'è una domus inesplorata Pompei, crolla un muro sulla via dei turisti. II sindacato: «Si poteva evitare con una corretta prevenzione sul territorio». L'ennesimo scempio a ridosso di uno gli ambienti più visitati: la casa degli Amorini Dorati

Gli scavi senza pace. Nuovo crollo nella città antica, sulla via ogni giorno attraversata da migliaia di turisti. L'ennesima tragedia sfiorata. A cedere è stato un muro di contenimento di epoca borbonica in via del Vesuvio, nella Regione V Insula VII. Il crollo è avvenuto di fronte alla famosa casa degli «Amorini Dorati». Il terrapieno, che fa parte dell'area archeologica sul versante nord non ancora scavata, ha invaso la via del Vesuvio, zona aperta al pubblico. Lo smottamento ha riportato alla luce pilastri di epoca romana. Ci vorrebbero ulteriori scavi, per riportare alla luce nuove domus, ma non rientrano per ora nell'agenda di governo per mancanza di fondi. E ora i turisti passano sollevando le strisce che delimitano l'area sottoposta a sequestro. Passano incuriositi, si fermano a guardare a volte costernati a volte incuriositi come se i cedimenti e le distruzioni fossero un'altra attrazione della città millenaria: prima coperta dalla cenere del Vesuvio, oggi minata e oltraggiata prima dall'incuria e poi dalla pioggia. A segnalare il crollo di circa 2 metri cubi, avvenuto nel corso della notte, sono stati gli addetti alla vigilanza, alle 7.30 di ieri, nel corso del giro di controllo. Ancora una volta l'incolumità dei visitatori è stata tutelata dal fattore tempo. La zona è stata transennata. Il metodo di messa in sicurezza post-crollo più utilizzato dalla soprintendenza dal 2010 ad oggi. Secondo la Soprintendenza Speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei «la causa è la conseguenza delle piogge torrenziali abbattutesi in questi giorni in Campania». Sull'area, nella quale sono in corso le opportune verifiche, si sono recati per un sopralluogo i tecnici della soprintendenza accompagnati dai carabinieri coordinati dal comandante Tommaso Canino. Intanto, il 6 febbraio si avvicina e con esso l'arrivo a Pompei del commissario europeo Johannes Hahn. L'ispettore di Bruxelles ha l'incarico di controllare se la tempistica de «Il Grande Progetto Pompei», finanziato dall'Ue per 105 milioni di euro, è a regime. Ma nessun cantiere, nonostante i tanti annunci, è stato ancora aperto. La Cisl, dal versante di tutela dei lavoratori, lancia l'ennesimo allarme sicurezza: «La zona è aperta al pubblico - spiega Antonio Pepe segretario della Cisl - ed è una fortuna che questi crolli avvengono di notte. I dipendenti, che di notte vigilano sull'intera area, continuano ad affidarsi alla Madonna di Pompei. È solo un miracolo se fino ad ora nessun addetto alla vigilanza è rimasto ferito. Fino a quando la fede vincerà sull'incuria? Come in tutti gli altri casi - continua il segretario Cisl - riteniamo che, se fosse stata attuata la manutenzione ordinaria, anche questa frana poteva essere evitata. Dobbiamo, invece, rilevare l'ennesima delimitazione della zona con nastro segnaletico per impedire l'accesso ai turisti, restringendo sempre di più le zone visitabili del sito archeologico. Il personale volenteroso sta perdendo mordente perché si vede poco utilizzato, male organizzato e peggio distribuito. L'amministrazione, su tali tematiche, sfugge al confronto. Ovviamente non presteremo il fianco a chi intenda approfittare di questi spiacevoli episodi per mettere le mani su Pompei. Il nostro obiettivo è e rimane quello di concordare un piano di tutela per la messa in sicurezza del sito, oltre alla valorizzazione e messa a reddito dell'intero patrimonio archeologico pompeiano».

24/01/2013 Pozzuoli (NA), botteghe romane alla luce dopo cedimento stradale (Corriere del Mezzogiorno)

Un improvviso avvallamento durante lavori in corso restituisce importanti testimonianze d’epoca romana. Accade a Pozzuoli, in provincia di Napoli, dove i lavori di manutenzione del manto stradale in via Ragnisco hanno consentito ai tecnici della soprintendenza di Napoli di riportare alla luce antiche strutture prossime alle terme romane.
IL RITROVAMENTO - Alcuni ambienti in opera laterizia risalenti all’epoca imperiale, I sec. d.C. sono affiorati dunque dalla principale arteria che collega la parte “bassa” a quella “alta” della città. I nuovi scavi, nei pressi delle antiche terme, aggiungono interessanti informazioni sul Clivus Vitrarius, l’odierna via Ragnisco, ovvero la strada degli artigiani del vetro celebri in tutto l’impero romano. A dicembre 2012, i primi ritrovamenti: diversi ambienti realizzati in opera laterizia, risalenti all’età imperiale, probabili resti di antiche botteghe adiacenti all’impianto termale.
SOTTOSUOLO RICCO DI AMBIENTI - «Il sottosuolo di questa zona è ricco di ambienti archeologici con pieni e vuoti che hanno causato il dissesto del manto stradale» dice Cristiano Fiorentino, residente appassionato di storia locale che ha seguito fin dall’inizio la scoperta pubblicando le foto dei ritrovamenti sulla pagina Facebook «Puteoli, un patrimonio archeologico da salvare».
LA REGIO VETRO E PROFUMI - Tra il porto e la zona monumentale dell’antica Puteoli, si articolavano delle strade di raccordo in forte pendenza, i Clivi: l'attuale via Ragnisco ricalca una di queste percorrenze. Essa attraversa una zona che corrisponde, come attesta un'epigrafe del IV sec. d.C. ritrovata in sito, a un antico quartiere cittadino: la regio clivi Vitrari sive vici Turari. Questa regio comprendeva il clivus dove erano raggruppati gli artigiani del vetro e il vicus dove erano situate le fabbriche dei profumi

20/01/2013 Terzigno (NA), villa romane, valorizzazione rinviata (Napoli.com)

Crolla la copertura dell’antica villa romana di cava Ranieri nel comune di Terzigno in provincia di Napoli. L’onorevole Francesco Barbato (Idv) presenta un'interrogazione parlamentare a risposta scritta circa il futuro del bene archeologico limitrofo al sito di Pompei, e il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Lorenzo Ornaghi risponde: sito da interrare in vista di un futuro programma di valorizzazione.

VILLE DA INTERRARE - La nota del Ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi, è chiara. Il futuro delle ville romane di cava Ranieri alle falde del Vesuvio è l’interramento.
“Nell’impossibilità di garantire la vigilanza necessaria a causa della mancanza di personale e nell’intento di salvaguardare gli importanti complessi archeologici in vista di un futuro programma di valorizzazione – fa sapere l’ufficio stampa del Ministero - le restanti ville romane riportate parzialmente alla luce verranno interrate", previo restauro della villa, la numero 2, che ha subito il crollo parziale delle strutture di copertura.

DOPO IL VESUVIO - Come è già accaduto alla villa numero 6, dunque, scoperta nel 1981 e particolarmente interessante per un complesso di pitture e pavimenti realizzati in secondo stile - il cui plastico è visibile in mostra permanente a New York - anche le restanti ville romane scoperte in località Boccia al Mauro nel comune di Terzigno, saranno interrate.
Distrutte dalla furia del Vesuvio nel 79 d.C. ritornano sotto terra in attesa di tempi migliori.

VALORIZZAZIONE RINVIATA “È una sconfitta per lo sviluppo del turismo locale” commenta amareggiato l’interramento delle ville romane di Terzigno decise dal Ministero, Gennaro Barbato portavoce del Comitato Civico di Ottaviano; a settembre Barbato aveva evidenziato, attraverso un video-denuncia il crollo della tettoia di copertura sui resti dell'antica villa romana numero 2; un cedimento dovuto all’usura e alla scarsa manutenzione del sito.
“Il rammarico maggiore – e conclude il nostro interlocutore - è che in oltre trenta anni dal rinvenimento del sito archeologico alle falde del Vesuvio, non si è mai applicato un protocollo di intesa tra ministero, sovrintendenza, amministrazione comunale ed associazioni per riqualificare l'importantissimo sito archeo-naturalistico”.

20/01/2013 Pompei (NA), allerta maltempo per gli scavi (Cronache di Napoli)

Le ondate di pioggia incombono sulle Rovine e naturalmente il pensiero va a quella seria di crolli che ha attirato l'attenzione degli esperti internazionali sul sito archeologico di Pompei. Quanto dovranno ancora restare in balia del maltempo? E' il lecito interrogativo che si pongono in molti, e che potrebbe avere presto una risposta con gli sviluppi sull'inchiesta aperta proprio sui cedimenti. E’ arrivata infatti quasi agli sgoccioli l'inchiesta sui crolli di Pompei, nata all'indomani della impressionante serie di cedimenti che interessarono alcune delle strutture del sito archeologico più famoso al mondo. L'indagine, condotta dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, conterebbe circa una decina di indagati accusati di crollo colposo perché non avrebbero attivato tutte le procedure e i meccanismi di controllo, tutela e prevenzione dell'area nei loro poteri. Gli episodi si verificarono nel dicembre 2010, quando la Campania - e la provincia di Napoli, in particolare - furono investite da due settimane di pioggia battente che provocarono una serie di frane in alcune ville romane degli Scavi. Un'area ad altissima densità critica, per quanto riguarda il rischio idrogeologico, se si considera che su una porzione di territorio di 66 ettari ci sono circa 1500 testimonianze d'epoca, più o meno conservate bene, alcune delle quali però ridotte a piccole mura perimetrali. Nel giro di circa quindici giorni, vennero giù il muro divisorio di una bottega, all'interno della villa stabiana, e parte della parete di accesso e un ambiente della vicina casa del lupanare piccolo', struttura chiusa al pubblico. Il primo sopralluogo effettuato dai tecnici della Soprintendenza accertò che questi crolli erano dovuti tecnicamente alla perdita di coesione' della malta che lega tra loro le pietre, proprio in seguito - si legge nella relazione - 'alle martellanti piogge di questi giorni'. Prima del lupanare piccolo', erano crollati il solaio in calce strutto e buona parte delle mura della Schola Armaturarum oltreché un muro grezzo ceduto nel giardino di una domus conosciuta come la casa del moralista'. Dopo questa serie di crolli, la Procura affidò ai carabinieri l'apertura di un fascicolo e avviò le prime investigazioni poi confluite in una informativa ora all'attenzione dei magistrati oplontini che, a questo punto, prossimamente potranno tirare le somme del lavoro inquirente e decidere che cosa fare del materiale raccolto dai militari dell'Arma in seguito ai crolli.

18/01/2013 Nola (NA), il villaggio preistorico che affonda è anche su google (Il Mattino)

La scelta: si dovrà stabilire se coprire lo scavo da cui emersero capanne e reperti dell'Età del Bronzo o salvare il sito e renderlo fruibile. L'immagine sul motore di ricerca fa il giro del mondo, giovedì vertice tra Regione e sovrintendenza

Il degrado del villaggio della Preistoria non sfugge nemmeno a Google. Nei fotogrammi satellitari del motore di ricerca l'acqua che annega le capanne è più che evidente. Come lo è anche la frana che, due anni fa, interessò una delle pareti del sito e che rappresentò il motivo di un sequestro da parte della magistratura di Nola. La fotografia dal 2011 ad oggi non è cambiata e la rovina di una delle testimonianze archeologiche più prestigiose della Campania sembra ormai essere molto di più di un triste presagio. Sarà per questo che in città la polemica sugli interventi mancati torna a montare. In particolare sono in molti a chiedersi cosa sia successo dopo la riunione di settembre, quando Regione e soprintendenza si incontrarono nell'aula consiliare del municipio di Nola e, davanti alle associazioni cittadine, assunsero l'impegno a collaborare per cercare di mettere in sicurezza l'area trovando un'alternativa al progetto di interrare i resti dei calchi. Ipotesi, quest'ultima, vista come il fumo negli occhi non solo dai cittadini ma anche dall'amministrazione comunale e dagli stessi esponenti della Regione che è proprietaria dell'area in cui sorge l'antico insediamento. «Da quel giorno sono trascorsi quattro mesi ma - dice Angelo Amato De Serpis, dell'associazione Meridies - non abbiamo saputo più nulla. Sulla questione e soprattutto su come e quando si procederà è calato di nuovo il silenzio. Eppure stiamo parlando di un ritrovamento il cui valore storico ed archeologico è riconosciuto nel mondo ed è indicato dagli esperti internazionali come un unicum, un sito che oltre ad essersi conservato per oltre 4000mila anni è straordinariamente importante per studiare gli effetti provocati in zona dalle eruzioni vulcaniche». Alti e bassi, insomma. Prima la speranza, riaccesa da quel faccia a faccia tra le parti convocate dal sindaco Biancardi, poi di nuovo lo sconforto determinato dallo scorrere inesorabile del tempo. Intanto, però, una notizia c'è ed è quella di un incontro convocato dall'assessorato regionale al demanio ed al patrimonio. È in programma per le 12 di giovedì e vedrà seduti intorno al tavolo i tecnici dell'agenzia regionale Arcadis, i responsabili della sovrintendenza oltre che quelli dei due assessorati, Demanio e Lavori pubblici, che si occupano della questione Villaggio. Sarà l'occasione per fare il punto sul piano preliminare che prevede i sondaggi nel villaggio dell'età del Bronzo antico. Nel progetto sono state già recepite le osservazioni della sovrintendenza archeologica ed ora si attende il definitivo via libera. Parallelamente però prosegue anche l'iter che dovrebbe portare all'interramento dei calchi per proteggerli dall'aggressione dell'acqua. La partita è dunque tutta ancora aperta e si attende con ansia di conoscere il definitivo destino dell'area di via Polveriera. Sarà tutto tombato ed al posto dei reperti originali ci saranno delle copie, così come previsto dalla soprintendenza oppure prevarrà l'idea della Regione che invece punta a sbarrare l'ingresso dell'acqua attraverso la creazione di paratie di cemento? Giovedì se ne saprà di più ma intanto si mettono le mani avanti. «Saremo vigili ed attenti sul futuro di quello che rappresenta il fiore all'occhiello del nostro patrimonio storico ed archeologico. Restiamo contrari al progetto che per proteggere vuole sotterrare e per questo - dice il sindaco Geremia Biancardi - continueremo a stare con gli occhi aperti».
 

02/01/2013 Sorrento (NA), imbrattati reperti romani (Napoli.com)

Writer selvaggi in azione sul basamento della torre campanaria del Duomo di Sorrento.
Nel sottoportico del campanile risalente al XV secolo, marmi, epigrafi e antiche colonne d’epoca romana rovinate dalla vernice spray.

SURRENTUM IMBRATTATA - C’è anche una preziosa iscrizione d’età longobarda tra le vittime dei vandali che di recente hanno imbrattato i resti d’epoca romani e altomedievale conservati nel sottoportico della torre campanaria del Duomo di Sorrento, nel centralissimo corso Italia.
Preziose testimonianze dell’antica colonia romana di Surrentum e del ducato longobardo di Sorrento, periodicamente sono macchiate da scritte e simboli.

VIDEO SORVEGLIANZA - “Non è la prima volta che accade”, spiega un residente di corso Italia “complice l’oscurità del sottoportico, l’area a pochi metri dall’ingresso principale del Duomo rimane vulnerabile e in balia dei vandali”.
Il Duomo e l’annesso campanile in stile romanico, sono tra le principali attrazioni turistiche della città di Sorrento, “stupisce - conclude il nostro interlocutore - che non si predisponga un sistema di videosorveglianza del portico che possa frenare i malintenzionati e scongiurare il ripetersi di eventi del genere”.