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23/12/2011
Pompei (NA),
ancora un crollo nella domus di Loreio Tiburtino (Repubblica)
Cede anche un pilastro del
pergolato della domus di Loreio Tiburtino, nella II insula della II
Regio. Uno dei più significativi giardini di Pompei "vittima" del
vento forte della gelata prenatalizia, oltre che della mancata
manutenzione. Tra il verde, le vasche e le fontane che simulavano un
piccolo fiume Nilo in uno spazio servito da esempio agli studiosi
del giardino dell´antichità, è finita in pezzi una struttura
portante, alta due metri e sessanta per 33 e 31 centimetri, sulla
quale ieri è stata aperta l´ennesima inchiesta della Procura di
Torre Annunziata. Un nuovo fascicolo e il sequestro dell´area per
indagare sulle responsabilità dei crolli a partire da quello di un
anno e un mese fa, che demolì la Schola Armaturarum.
La domus interessata si trova sulla stessa via dell´Abbondanza dove
sono avvenuti gli altri crolli - alla fine della strada, sicuramente
la più battuta dai visitatori, ma anche la più vessata da
infiltrazioni d´acqua da un anno e mezzo a questa parte. C´è per
fortuna, una volta tanto, una buona notizia dal Mibac: il pilastro
caduto e gli altri da mettere in sicurezza saranno subito oggetto di
un restauro, senza aspettare fondi di cui non si ha certezza. La
riapertura della casa, ora chiusa e transennata sarà possibile
grazie ai fondi ordinari della Soprintendenza. Quella "ordinaria
manutenzione" che fino a un paio di anni fa non consentiva,
prevenendola quotidianamente, la caduta libera dell´edilizia
pompeiana antica. Le strutture murarie venivano infatti "sondate" e
saggiate con appositi strumenti, per testare la resistenza dei
paramenti esterni. In caso di cedimenti annunciati, era la stessa
squadra di operai - ormai estinta e mai sostituita nell´area
archeologica - a provvedere a una immediata e in fondo poco costosa
riparazione.
«L´area di Loreio Tiburtino - spiega la soprintendente Teresa Elena
Cinquantaquattro - è stata scavata negli anni ‘50 da Amedeo Maiuri,
poi ha avuto restauri negli anni ‘80 e da allora più nulla, i lavori
del commissariamento non hanno interessato questa parte. Certo è il
fatto che il primo problema di Pompei resta la messa in sicurezza.
Il pilastro crollato nel giardino nella casa di Loreio Tiburtino è
un elemento isolato, non portante e non di pregio artistico, quindi
la sua caduta non ha causato altri danni. In questo periodo stiamo
effettuando a Pompei vari lavori di messa in sicurezza, ma l´area
come si sa è enorme. Purtroppo i tempi per utilizzare i fondi
europei sono ancora lunghi, come ci ha spiegato il ministro Ornaghi».
Il neoministro, nella sua visita agli scavi di domenica scorsa, ha
infatti parlato di settembre-ottobre 2012. Nel piano di restauri era
stato preventivato quello degli apparati decorativi pittorici e
pavimentali della casa di D. Octavianus Quartio detta anche di
Loreio Tiburtino, per un costo di 459.067,64 euro (esecutivo).
L´ultimo crollo risale al 22 ottobre, quando dopo le prime piogge di
stagione a cedere fu un muro romano di contenimento nei pressi di
Porta di Nola. Dopo pochi giorni, la visita del commissario Ue per
le politiche regionali, Johannes Hahn, e infine lo sblocco di 105
milioni ancora solo annunciato per la messa in sicurezza e alla
manutenzione degli oltre 1500 edifici pompeiani.
«Si è detto tanto, che
sarebbe meglio non dire altro». Sconforto ma non rassegnazione nelle
parole della soprintendente Cinquantaquattro. Quando è arrivata, le
promesse si sprecavano. Negli ultimi mesi si è parlato di Unione
europea, di Unesco, di industriali di diverse nazionalità. Tanti
annunci da non far capire neppure lo scopo di una simile
inconcludente politica. Tutto a danno dell´area archeologica, anche
se dal ministero continuano a ribadire: «È una priorità», come ha
fatto, secondo un rituale che ha del dejà vu, anche il neoministro
per i Beni culturali, Lorenzo Ornaghi. Che aveva confermato l´arrivo
il 2 gennaio di 20 nuovi assunti, tra i quali 7-8 archeologi e
cinque operai. Attualmente il solo archeologo in organico è il
direttore degli Scavi Antonio Varone. Poi partirà la fase di
diagnosi per le 1500 domus. «Non c´è nessuna sorpresa - dice Andrea
Carandini, presidente del Consiglio superiore dei beni culturali -
l´emergenza continuerà finché non inizierà la manutenzione. A Ostia
antica i crolli non fanno notizia, a Pompei sì». Ma potrebbe essere
a una svolta la procedura per i fondi europei: «La Commissione
europea Dg Regio - ha annunciato il segretario generale del
ministero, Antonia Pasqua Recchia - ha comunicato mercoledì l´esito
positivo della valutazione sulla finanziabilità del Grande progetto
Pompei. È stata velocemente completata la complessa procedura
tecnica culminata nella presentazione (lo scorso 25 novembre) del
Progetto e di tutte le analisi finanziarie ed economiche richieste
dalla Commissione Europea».
I tempi si possono accelerare, sostiene il segretario generale: «Nei
primi mesi del 2012 partiranno gli interventi di diagnosi delle
insulae e di mitigazione del rischio idrogeologico. I primi
interventi di restauro e messa in sicurezza (39 progetti per 47
milioni) saranno messi a bando nei primi mesi del 2012 ed i cantieri
avviati entro la prima metà dell´anno. Le gare per gli altri
cantieri (per 38 milioni di euro) - conclude Pasqua Recchia -
potranno essere realizzate secondo una previsione prudenziale entro
i mesi di settembre-ottobre del prossimo anno». Ancora tutto troppo
complicato secondo Giulia Rodano (Idv): «Sarebbe l´ora di
programmare un intervento ordinario, almeno triennale. Invece si
annunciano interventi derivanti sempre dallo stesso intervento
straordinario con fondi europei». Critiche anche da Luisa Bossa
(«Questa volta non è neppure colpa della pioggia») e Antonio Irlando
dell´Osservatorio patrimonio culturale.
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22/12/2011
Pompei (NA), nuovo allarme, cede un pilastro (Repubblica)
Ancora un crollo a Pompei. Un
nuovo allarme nell'area archeologica più nota e visitata al mondo,
al termine di un anno davvero difficile da questo punto di vista.
In questo caso si tratta di uno dei pilastri del pergolato esterno
della Casa di Loreio Tiburtino, che si trova nell'Insula II della II
Regio.
I custodi si sono accorti del cedimento nel corso di una verifica. A
comunicare la notizia è stata la soprintendente archeologa di Napoli
e Pompei Teresa Elena Cinquantaquattro, che ha allertato subito i
carabinieri. E' in corso una verifica da parte dei militari
dell'Arma della stazione di Torre Annunziata.
La domus, una delle più belle di Pompei, è attribuita a Loreio
Tiburtino, apparteneva invece a D. Octavius Quartio, come prova un
anello-sigillo che nella fuga per l'eruzione cadde e fu ritrovato
all'ingresso della casa durante lo scavo degli anni Cinquanta.
Il giardino, che è la caratteristica di questa casa, risistemato di
recente con le essenze originarie, presentava una straordinaria
fioritura di melograni e cotogni ed era immerso tra verde e specchi
d'acqua, caratterizzato da due lunghe vasche, gli "eurìpi" a forma
di T, quello superiore con statue su tema egiziano e della dea
Iside, l'inferiore diviso in tre bacini-peschiere, percorso da viali
pergolati oggetto del restauro recente.
Ed è proprio nell'area verde che è stata riscontrata ieri la caduta
di un pilastro che sorregge il pergolato esterno. Il restauro della
domus risale al 1980. Il pilastro
a base quadrata, alto circa due metri per 40 cm di lato, potrebbe
essere stato danneggiato anche dalle condizioni di forte vento nel
clima che da 24 ore si registra a Pompei.
"La motivazione di questo cedimento - dice la soprintendente Teresa
Elena Cinquantaquattro - la stabiliranno le forze ordine. Da circa
due mesi i nostri uffici hanno avviato un cantiere diffuso in tutta
l'area archeologica con fondi della soprintendenza".
Nel primo pomeriggio, come è prassi in simili casi, è stata posta
sotto sequesto l'area della casa di Loreio Tibutino dove si è
verificato il cedimento.
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21/12/2011
Castellammare (NA), miss Vesuvio invece del museo nella Reggia (Il
Sole 24 ore)
Cancelli chiusi per la Reggia
di Quisisana di Castellammare di Stabia (Napoli), l'antica residenza
borbonica del quartiere collinare cittadino. Il progetto di restauro
della maestosa dimora dei regnanti d'origine spagnola, dismessa
negli anni 5o e ridotta a un rudere, si è concluso circa 2 anni fa.
Ma ad oggi, dopo un susseguirsi di accordi, protocolli d'intesa,
documenti e delibere, le attività previste nel Palazzo, e cioè la
realizzazione di un polo museale e di una scuola di restauro, ancora
non decollano e la struttura rischia di divenire l'ennesima
cattedrale nel deserto. La mancata apertura è determinata dalla
insostenibilità dei costi di gestione e di manutenzione, stimati in
1,5 milioni l'anno a cui se ne aggiungerebbero altri 2,5 per lo
star-up delle iniziative. Troppo, per il comune guidato dalla giunta
di centro destra di Luigi Bobbio, che punta invece su soluzioni che
possano consentire di mettere a reddito il bene o, almeno, ridurne
le spese. «La Reggia di Quisisana - spiega il primo cittadino - ha
costi altissimi e che, soprattutto, non alimentano alcun processo
economico capace di produrre valore. In pratica, si spendono tanti
soldi soltanto per assicurarne lo status quo. E ciò, in tempi di
vacche magre per gli enti locali, è un vero crimine. Stiamo
studiando alternative per favorire anche l'ingresso dei privati, pur
preservando la vocazione storico-culturale dei luoghi e la
destinazione d'uso concordata con il ministero». Non tutti la
pensano così. «Siamo molto preoccupati per il destino della Reggia -
denuncia Giampaolo Valitutti, presidente dell'associazione Idea
Città ed ex- assessore comunale alla cultura - I fondi pubblici
spesi per il restauro del palazzo sono vincolati alla destinazione
d'uso prevista e temiamo che l'amministrazione di Bobbio non
rispetti gli accordi presi con governo, regione e provincia. Al
contrario, svendere il sito al migliore offerente rappresenterebbe
la fine della speranza di salvaguardare le radici storiche
cittadine. Del resto, i recenti crolli di Pompei dicono quanto sia
urgente aprire una scuola di restauro nel territorio gestito dalla
Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei, con un patrimonio
inestimabile e priva di musei». Il restauro è durato circa otto anni
ed è costato 19 milioni, erogati sulla base di un accordo di
programma quadro del 1999 tra regione Campania e ministero dei beni
culturali. Il progetto stabiliva che la struttura avrebbe ospitato
un corso di laurea quinquennale in restauro attivato dall'università
"Suor Orsola Benincasa" di Napoli. Nel piano intermedio, invece, è
previsto l'allestimento del Museo archeologico di Stabia con il
trasferimento e l'allestimento dell'intera collezione archeologica
cittadina. Si tratta di un patrimonio di 8.000 reperti custoditi dal
97 nell'Antiquarium statale stabiano, chiuso, però, da io anni. Da
circa un anno e mezzo, invece, il sito accoglie sporadiche
iniziative e progetti culturali, come i festeggiamenti ufficiali per
il 15o anno dell'Unità d'Italia, manifestazioni commerciali, come la
fiera per gli sposi «Tra Sogni e Realtà 2011». E, per finire,
persino spettacoli come «Miss Vesuvio 2010».
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19/12/2011
Pompei (NA), i lavori partiranno in autunno (Il Mattino)
La visita di Ornaghi:
ventidue assunzioni, in arrivo nuovi archeologi. Tour virtuali per
non danneggiare le Domus
Un anno per salvare gli Scavi: fondi Ue disponibili a febbraio, poi
i bandi di gara europei Partirà nell'autunno 2012 il restauro del
sito archeologico di Pompei finanziati con i 105 milioni di euro
dell'Ue: prima dovranno essere messi a punto i bandi europei per
aggiudicare i lavori. Ieri Lorenzo Omaghi, responsabile dei Beni
culturali nel governo Monti, ha visitato gli Scavi. Il Professore è
arrivato a Pompei per la riunione tecnica - con il segretario
generale del Mibac Antonia Pasqua Recchia, il direttore generale per
le Antichità Luigi Malnati, il presidente del Consiglio superiore
per i beni Culturali e, ovviamente, la Soprintendente Teresa Elena
Cinquantaquattro - che stabilirà tempi e modi per l'avviamento del
programma di recupero. Annunciati l'arrivo di nuovi archeologi e
l'assunzione di 22 addetti. Previsti anche tour virtuali per non
danneggiare le Domus. Ma è allarme chiusura degli Scavi per Natale e
Capodanno.
Inizieranno non prima del prossimo autunno i lavori finanziati con i
105 milioni di euro dell'Ue che porteranno gli Scavi fuori
dall'emergenza. Ma nell'attesa è indispensabile «ricondurre Pompei,
che sta a cuore a tutto il mondo, ad una condizione di sana
normalità». Lorenzo Ornaghi, responsabile dei Beni culturali nel
governo Monti, è il terzo ministro che «visita» Pompei nel giro di
qualche mese. Il Professore arriva agli Scavi per la riunione
tecnica - con il segretario generale del Mibac Antonia Pasqua
Recchia, il direttore generale per le Antichicità Luigi Malnati, il
presidente del Consiglio superiore per i beni Culturali Andrea
Carandini e, ovviamente, la Soprintendente Teresa Elena
Cinquantaquattro - che stabilirà tempi e modi per l'avviamento del
programma di recupero sotto una pioggia battente, riparte per Roma
con un sole inaspettato e a «missione fiducia» conclusa. «Volevo
testimoniare la vicinanza del ministero e del ministro». «Pompei -
ribadisce Ornaghi - è una priorità anche per il nuovo governo», ci
deve essere una doverosa «attenzione che cerca di rispondere
all'attenzione internazionale e alla grande manifestazione d'affetto
che il sito ha ricevuto». I lavori di messa in sicurezza e restauro
del sito, dunque, inizieranno tra settembre ed ottobre 2012: ci
vogliono i tempi tecnici, ha detto il ministro, per «mettere a punto
le procedure richieste con i fini richiesti». «I fondi europei - ha
spiegato la Recchia - non saranno disponibili sul conto rotazione
del ministero dell'Economia prima del 20 febbraio, poi bisognerà
espletare i bandi di gara europei. Ma Soprintendenza e ministero
stanno già lavorando su progetti e capitolato». Saranno avviati
invece entro marzo 2012, come aveva chiesto nella sua visita agli
Scavi il commissario europeo Hahn, i lavori che non richiedono bandi
europei. Confermato per il prossimo 2 gennaio, l'arrivo a Pompei dei
22, tra archeologi, architetti e funzionari, nuovi assunti. Nessun
operaio e questo, «per il sito resta un problema cruciale» ha
sottolineato il ministro che però invita a «non preoccuparsi e ad
attuare un processo di sdrammatizzazione». E ottimista Ornaghi
rimane anche al termine della breve visita guidata negli Scavi - il
Tempio di Venere, la Basilica, il Foro, la Casa del Menandro, le
Terme Stabiane - che aveva visto, racconta, la prima volta tanti
anni fa: «Oggi sono colpito dalla straordinarietà e dall'unicità di
questo luogo, vedo che alcune cose sono mantenute bene con grande
impegno, su altre bisognerà intervenire con la manutenzione»
conclude il ministro. «Al mondo - rassicura Malnati - non esiste un
sito archeologico in migliori condizioni di questo: si tratta di
un'area enorme, l'unica che ha mantenuto gli alzati di epoca romana
interamente conservati. Certo, ci sono delle criticità e vanno
risolte ma l'obiettivo non può e non deve essere la fruibilità
totale del sito perché altrimenti non si riesce a tutelarlo come
invece è doveroso fare». «La vera sfida - dice Carandini - è quella
di far vedere le Domus senza entrare attraverso le riproduzioni
tridimensionali. Ho insistito sull'importanza dei rilievi
tridimensionali nella prima fase, quella della conoscenza, del piano
di intervento straordinario, proprio immaginando che potranno
servire alle ricostruzioni 3D. Il mio sogno - confida il decano
degli archeologi - è che si possa entrare in una Domus anche
restando a Houston, per salvare Pompei è indispensabile portarla su
Internet: così si potrà contemporaneamente renderla più appetibile
ai visitatori reali e preservarla».
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19/12/2011
Poggiomarino (NA), appello per il villaggio preistorico (Il Mattino)
Un appello al ministro per i
Beni culturali Lorenzo Ornaghi contro la sospensione degli scavi al
sito archeologico di Longola, nel territorio di Poggiomarino, è
stato lanciato da archeologi ed associazioni culturali ed
ambientaliste, che hanno effettuato un presidio all' ingresso degli
Scavi di Pompei durante il sopralluogo compiuto ieri mattina dal
ministro. Esponendo uno striscione e distribuendo volantini ai
visitatori gli esponenti del Gruppo archeologico “Terramare 3000» e
di altre associazioni hanno chiesto al nuovo titolare dei Beni
culturali di intervenire per impedire che venga interrotto il lavoro
che ha portato alla luce finora utensili in bronzo, in corno e
ceramica ed una canoa monossile risalenti al II millennio a.C. Gli
scavi a Longola - effettuati dalla Soprintendenza Archeologica di
Pompei in vista della realizzazione del depuratore del fiume Sarno
nel 2000 - hanno fatto emergere una serie di abitati sovrapposti
databili dal II secondo millennio avanti Cristo fino al VII secolo
a.C. Un villaggio preistorico che adesso rischia di essere
riseppellito per mancanza di fondi. "Alle difficoltà si deve
rispondere con la cultura, non con la chiusura - si legge nel
volantino distribuito dai manifestanti - lo Stato ha investito
milioni di euro nello scavo del sito di Longola, che senso ha
abbandonarlo prima di aver terminato l'indagine?»
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16/12/2011
Pompei (NA), un patto con i privati per gli scavi (Il Mattino)
Da ministro per i Beni
Culturali Francesco Rutelli decise il riaccorpamento di Pompei e
dell'area archeologica vesuviana alla Soprintendenza di Napoli. Da
leader dell'Api è oggi promotore di una mozione che «impegna il
governo» a mantenere tutti gli impegni presi per Pompei, anche in
vista della necessità di utilizzare «tempestivamente, efficacemente
e con certezza» i fondi europei, con il coinvolgimento degli enti
locali, delle università italiane e straniere, a promuovere
interventi di sponsorizzazione e definire un piano di valorizzazione
turistica del territorio d'intesa con la Regione e i Comuni, ad
indire, infine, entro la primavera del 2012, una conferenza
internazionale sul futuro di Pompei e dell'area archeologica.
Rutelli sarà oggi al Mav di Ercolano con il governatore Stefano
Caldoro e il presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali
Andrea Carandini per illustrare il contenuto della mozione. «Nel mio
studio - racconta il senatore - ho una vecchia foto dei primi del
secolo scorso che ritrae alcuni signori in cilindro su via
dell'Abbondanza: tra loro c'è il mio bisnonno, Ottavio Marini,
all'epoca Ispettore delle Belle Arti».
Un legame antico?
«Ho Pompei nel cuore. Da ministro ho maturato la consapevolezza
della difficoltà di mettere questa straordinaria ricchezza nelle
giuste mani manageriali. La mozione chiede che l'incontro tra
Comuni, Regione, Stato e Parlamento punti a fare di questa area una
grande leva di sviluppo per il territorio».
Pompei è nelcuore dl tanti, eppure...
«Io credo che il sito paghi la distanza che ha sempre tenuto
lontani, nel tempo, le competenze tecnico scientifiche dalle
capacità tecniche e di gestione. Un'idea che non sono riuscito
realizzare da per esempio, ad una struttura contemporanea per la
valorizzazione. Penso a Piero Angela per una ricostruzione virtuale
della vita dell'epoca romana».
Crede che serva a rendere gli Scavi, che hanno 10mlla visitatori al
giorno, più «attraenti»?
«Occorre una offerta più avanzata, qualificata e modernizzata. Non
c'è nessuna promozione delle aree archeologiche, per esempio, tra le
4mlla persone che ogni anno visitano il Santuario o il Museo
archeologico di Napoli, tra i più ricchi del mondo. La vera
difficoltà, a Pompei, come al castello di Baia è la cattiva
organizzazione».
Da più parti, proprio per migliorare l'organizzazione del sito, si
chiede il ritorno alla Soprintendenza unica.
«La decisione dell'accorpamento, all'epoca, fu presa per migliorare
la capacità di spesa di Pompei, per potenziare risorse economiche ed
umane. Ma oggi mi affido alla valutazione dei tecnici e dei
dirigenti del ministero: non mi formalizzo sul contenitore,
l'importante è il contenuto. Pompei è stata un campo di battaglia,
l'intenzione della mia mozione, firmata da tutti i partiti, è quella
di mettere fine alle polemiche. Ci sono i fondi, gli strumenti e la
volontà politica: sarebbe deliquenziale continuare a farne un
terreno di scontro per un muretto caduto.
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15/12/2011
Poggiomarino (NA), finiti i soldi per gli scavi al villaggio
preistorico (Il Mattino)
La «Venezia protostorica», il
villaggio palafitticolo sul fiume Sarno che documenta l'esistenza di
una popolazione precedente agli insediamenti di Pompei, potrebbe
essere coperta da 4mila metri cubi di terra. Dopo 10 anni di scavi,
infatti, i lavori al sito archeologico della Longola, a Poggiomarino,
potrebbero fermarsi. Quelli che termineranno il prossimo 23 dicembre
dovrebbero essere gli ultimi: non ci sono i fondi, hanno fatto
sapere dalla Soprintendenza per i beni archeologici di Napoli e
Pompei all'amministrazione comunale. Nonostante l'area rappresenti
un luogo eccezionale per la conoscenza delle va -rie fasi dell'età
del bronzo e del ferro nel meridione italiano, gli scavi con ogni
probabilità si fermeranno per sempre. La notizia mette in allarme il
Comune, le varie associazioni che si sono occupate della Longola in
questi anni e, nell'immediato, chi dentro il sito ci lavora. Si
tratta di circa 30 persone, tra professionisti e operai addetti alla
manutenzione del posto. sindacati hanno già incontrato i
rappresentanti della Soprintendenza, che avrebbero confermato le
difficoltà economiche. Ora il sindaco di Poggiomarino, Leo
Annunziata, lancia un sos: «Dobbiamo salvare la Longola, anche a
costo di ricorrere a sponsor privati. Mi appello al ministro
affinché si trovino soluzioni». Si tratta di un sito perifluviale,
costituito da isolotti ricavati da una laguna formata dal fiume
Sarno, abitato dalla fine del XV secolo agli inizi del VI secolo
avanti Cristo. I reperti vennero scoperti durante i lavori per la
costruzione del depuratore del fiume, nel 2000. Nel 2001 si decise
di iniziare i saggi di scavo che, seppure con qualche interruzione,
sono proseguiti fino ad oggi. Il sito si è conservato sotto una
falda d'acqua a oltre quattro metri di profondità ed era abitato dai
Sarrasti, una popolazione di origine osca citata anche da Virgilio
nell'Eneide. Finora, perla manutenzione, è stato utilizzata una
tecnica denominata «well point»: un sistema di drenaggio che
permette di realizzare opere nel sottosuolo anche in presenza di
acqua. Ora la terra potrebbe coprire tutto. Eppure c'è chi assicura
che mancherebbe meno di un metro per arrivare allo strato «vergine».
A un passo dal traguardo, dunque, dieci anni di lavoro potrebbero
essere vanificati. «Ma in gioco c'è anche la valorizzazione dei
reperti già venuti alla luce. Due imbarcazioni ritrovate alla
Longola sono conservate alla Città della Scienza, noi vorremmo che
venissero date al Comune, siamo pronti a esporle», dice il
consigliere comunale Eugenia D'Ambrosio.
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08/12/2011
Napoli, resti lignei dagli scavi della nuova metropolitana al Corso
Umberto (Il Corriere del Mezzogiorno)
Nuove scoperte archeologiche
dallo scavo per la realizzazione del pozzo di ventilazione della
nuova Metropolitana di Napoli in via Tari, zona rettifilo. Ritrovate
alcune antiche strutture lignee. L’archeologo Mocerino,” reperto
molto interessante”
SCAVO IN CORSO - Più che un pozzo di ventilazione, sembra un pozzo
dei desideri “ archeologici” lo scavo in corso per la realizzazione
della nuova metropolitana di Napoli in via Tari, a pochi passi
dall’edificio della Federico II. I lavori per la realizzazione del
pozzo, interrotti da diverso tempo per permettere i rilievi degli
archeologi, stanno riportando alla luce nuove interessanti scoperte
archeologiche.
ANTICHE STRUTTURE LIGNEE - Dopo i primi rinvenimenti di alcune tombe
nel luglio scorso, lo scavo sta restituendo nuovi oggetti del
passato. Si tratta di alcune antiche strutture lignee in buono stato
di conservazione rinvenute in questi giorni. «Il ritrovamento di
oggetti di legno in uno scavo archeologico - spiega l’archeologo
Carmine Mocerino - è sempre una scoperta molto interessante»
attraverso la dendrocronologia, ovvero lo studio cronologico del
legno, infatti, è possibile stabilire la datazione del reperto e
dunque ottenere informazioni utilissime circa l’area di scavo.
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05/12/2011
Castellammare di Stabia (NA), resta chiuso il museo archeologico di
Stabia nella Reggia di Quisisana, dopo aver speso 20 milioni (Il Mattino)
Ottomila reperti dell'antica
Stabiae per la maggior parte conservati nell'Antiquarium (chiuso al
pubblico) o nel migliore dei casi in giro per mostre all'estero
(fino a febbraio prossimo al museo Maillol di Parigi). La Reggia
borbonica di Castellammare aspetta la sua destinazione d'uso da
tempo infinito. Le associazioni culturali che protestano per dire
basta ai ritardi, mentre il sindaco Bobbio è stato costretto a
convocare qualche giorno fa, su sollecitazione del Prefetto, un
consiglio comunale monotematico. Non c'è pace per il patrimonio
storico più antico della città stabiese, né si placa la polemica per
le sorti del palazzo borbonico del quartiere collinare cittadino, la
Reggia di Quisisana, che dopo una spesa di venti milioni di euro e
lavori bloccati e ripartiti a più riprese da un anno e mezzo
accoglie iniziative e progetti culturali, anche se solo
sporadicamente, mentre il progetto principe perla sede museale e la
scuola di restauro sembrano ipotesi remote. La denuncia è
dell'associazione Idea Città che in un documento punta il dito
contro l'amministrazione comunale, spiegando le ragioni della
propria preoccupazione.«Il sindaco non ha indicato, neanche
nell'ultima seduta consiliare con un unico ordine del giorno la
soluzione valida - spiega GiampaoloValitutti, presidente
dell'associazione - né ha dato conto dei programmi concreti e seri
per valorizzare la Reggia che è stata restaurata con fondi pubblici
proprio per ospitare la scuole di restauro al servizio innanzitutto
dei siti archeologici vesuviani e del museo di Stabiae». E’
inaccettabile, prosegue il responsabile dell'ente culturale, «che
non solo l'amministrazione comunale non ci abbia mai voluto ricevere
ma continui a mantenere un rigoroso silenzio su un progetto che la
città vuole da quindici anni, non vogliamo fare polemiche che non
servirebbero a niente, ma vorremmo la Reggia restituita al
territorio come sede di prestigiose attività legate all'archeologica
ed al restauro, completamento e rafforzamento dell'offerta
costituita dagli Scavi di Varano». Parla di Stabia come della
Cenerentola dei siti dell'antichità, rispetto a Pompei, Oplontis e
Ercolano, anche lo storico Giuseppe Massa, presidente del Centro di
cultura e storia Alfonso Maria di Nola, che non comprende
l'esclusione del sito dell'antica Castellammare dal patrimonio
culturale dell'Unesco. «Il tesoro stabiese è figlio di un dio minore
- spiega in un documento - dopo l'illuminazione dello scopritore
Libero d'Orsi, nessuna novità si è aggiunta ai resti d'epoca romana
se non la polvere sui reperti chiusi provvisoriamente da un
ventennio quasi negli scantinati dell'Antiquarium. Il Time ha
definito la mostra americana "In stabiano" tra le migliori del
mondo, però non si riesce a dare lustro a queste opere d'arte antica
e nemmeno a far rinascere la restaurata Reggia di epoca borbonica
che dovrebbe divenire l'emblema della rinascita territoriale».
Nessun cambio di destinazione per la Reggia, secondo l'assessore
alla cultura Antonio Coppola, stanco delle discussioni sterili e
senza senso, visto che fra le priorità della giunta Bobbio c'è
proprio il recupero della regale dimora. «Vorrei rassicurare le
associazioni e i cittadini - spiega l'esponente dell'esecutivo - è
nostro obiettivo accogliere fra le sale della struttura di Quisisana
la scuola di restauro: siamo al lavoro da tempo con l'Istituto Suor
Orsola Benincasa e già dalla prossima primavera dovrebbero
cominciare le lezioni del corso post laurea. Resta in piedi anche il
progetto di allestire il museo archeologico, anche senza fondi
pubblici, perché la Reggia sarà la sede del polo culturale del
nostro territorio».
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01/12/2011
Pompei (NA), il giorno del cineasta Usa «Qui set teatrali» (Il Mattino)
Dopo la firma degli accordi a
Parigi entra nel vivo il programma di interventi dei privati Il
mondo del cinema guarda a Pompei. Sbarcherà oggi a Napoli, per
incontrare il presidente degli industriali Paolo Graziano, il
«misterioso» grande produttore cinematografico americano che si è
detto disponibile ad investire nel sito archeologico più grande del
mondo. «Pompei potrebbe far funzionare tutto il meridione. Se ce
l'avessero gli americani, Pompei, farebbero cose pazzesche» aveva
detto, profeticamente, Aurelio De Laurentiis a settembre
intervenendo al Napoli Film Festival. Adesso c'è qualcuno che si fa
avanti. Il nome, un po' per discrezione, un po' per scaramanzia,
resta top secret; qualcosa in più, invece, si sa sui suoi interessi:
costruire teatri multimediali nell'area esterna agli Scavi. Ad un
anno dal crollo della Schola armaturarum, dunque, l'antica città
romana sembra oggi davvero sotto gli occhi del mondo
imprenditoriale. Un interesse tessuto intrecciando nuove norme di
legge, accordi ed intese. Investire negli Scavi, anche con
interventi di mecenatismo che finanzino il restauro dei siti è oggi
reso possibile grazie all'articolo 7 della legge che il 126 maggio
ha riconvertito il decreto 34 approvato dal consiglio dei ministri
lo scorso 31 maggio, per il «potenziamento delle funzioni di tutela
dell'area archeologica di Pompei». Il decreto Bondi, infatti,
prevede espressamente «contratti di sponsorizzazione finalizzati
all'acquisizione di risorse finanziarie o alla realizzazione degli
interventi ricompresi nel programma straordinario» e stabilisce che
la Soprintendenza, dopo aver assegnato a ciascun candidato gli
specifici interventi, definisca le «modalità di valorizzazione del
marchio o dell'immagine aziendale dello sponsor». Finanziando il
restauro di un affresco, di un mosaico o di una intera domus,
dunque, si lega il proprio marchio aziendale a quello, «eterno»,
della città sepolta. I primi a comprendere l'importanza
dell'operazione sono stati i francesi, o meglio le 2500 imprese
tecnologiche più avanzate del mondo riunite nel Consorzio l'Epadesa:
«Ci è sembrato normale - ha spiegato a Parigi il ceo Philippe Chaix
che dalla Defense, la città della tecnologia contemporanea del XXI
secolo, si tendesse la mano alla città antica in difficoltà». Sembra
avere Pompei nel cuore la Francia, che oggi ricorda con orgoglio che
Alessandro Dumas fu nominato da Garibaldi «direttore onorario degli
Scavi di Pompei» e che con lo stesso orgoglio, come ha detto Chaix,
vuole farsi «motore acceleratore di un circolo virtuoso» che
mobiliti le aziende ad investire su Pompei. A Parigi, la mostra
«Pompei un arte de vivre' al Museo Maillol che ha ricostruito la
vita all'interno di una domus, fa 2500 visitatori al giorno: farla
girare per il mondo, come ha proposto la direttrice dell'Istituto
Italiano di Cultura Rossana Rummo, «sarebbe il miglior biglietto da
visita per mobilitare investimenti internazionali» dice la
direttrice del museo Patrizia Nitti. Finanziatori ed investitori -
all'Uin di Napoli che con l'Acen ha messo a punto un programma di
interventi extramoenia sono arrivate anche le manifestazioni di
interesse di compagnie di navigazione ed altri imprenditori - adesso
c'è bisogno che ministero e soprintendenza - tra i quali grazie alla
nomina a segretario di Roberto Cecchi dovrebbe tornare la serenità -
facciano la loro parte nelle decisioni e nella messa a punto dei
piani anche per gli interventi dei privati.
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30/11/2011
Pompei (NA), svolta per gli scavi, pioggia di fondi privati (Il Mattino)
Un piano triennale finanziato
con i 105 milioni di euro europei per portare gli Scavi fuori
dall'emergenza, un piano di investimenti privati per «rigenerare» il
territorio che circonda l'area archeologica, non soltanto quella di
Pompei, e trasformare i cinque milioni di turisti mordi e fuggi in
portatori di ricchezza. I due binari paralleli su cui scorre il
piano di salvataggio per Pompei partono entrambi da Parigi con la
firma della convenzione Unesco-Mibac e della lettera d'intenti tra
Regione Campania, Unione industriali e Associazione costruttori. I
due accordi sono stati illustrati in una conferenza stampa nella
sede dell'Istituto Italiano di Cultura dall'ambasciatore consigliere
Unesco Francesco Caruso, dal governatore Stefano Caldoro, dai
presidente dell'Uin Paolo Graziano e dell'Acen Rodolfo Girardi.
Nella sede centrale dell'Unesco, che insieme all'Ue ha avuto un
ruolo fondamentale in una strategia che ha visto mobilitati e
coinvolti più soggetti, è stata sottoscritta la convenzione - per il
nostro governo firmerà appena possibile il neo-sottosegretario
Roberto Cecchi - che stabilisce la collaborazione, per i prossimi
nove mesi, di tutto lo staff tecnico dell'agenzia delle Nazione
Unite nei progetti che ministero e Soprintendenza metteranno in atto
per Pompei. Ma non solo. «Si tratta di un atto - ha spiegato Caruso
- che stabilisce anche il ruolo di "facilitator" dell'Unesco tra
investitori italiani e stranieri e sponsor per Pompei. Abbiamo già
ricevuto la disponibilità del gruppo francese dell'Epadesa per
quanto riguarda gli interventi intramoenia, quella di Unione
Industriali e associazione costruttori per l'extramoenia». Subito
dopo Caldoro, Graziano e Girardi hanno firmato l'accordo per dare il
via al piano di interventi nella cosiddetta «buffer zone», la zona
tampone all'esterno dell'area archeologica identificata dall'Unesco,
che verranno realizzati con gli investimenti privati. «Pompei è un
immenso attrattore turistico culturale ma il contesto territoriale
esterno è il peggiore per un'area in cui gravitano 5 milioni di
turisti ogni anno. Con l'accordo - ha spiegato Caldoro - vogliamo
rispettare le prescrizioni dell'Unesco a normalizzare il territorio
secondo i migliori parametri mondiali». «Il nostro progetto - ha
detto Girardi - vuole mettere in rete tutti i siti archeologici
allargando a 7500 ettari di territorio il potenziale attrattore
degli 800 ettari dell'area archeologica». Per Graziano occorre
«mettere insieme intorno al bene archeologico un sistema di
attrattori che verta su turismo classico, accoglienza,
intrattenimento e crociere, e un intervento sulle infrastrutture
d'accesso. Difficoltà economiche non ci sono, abbiamo avuto molte
manifestazioni d'interesse da imprenditori italiani e stranieri. La
vera sfida, adesso, è mettere a punto il modello normativo per dar
corpo agli interventi e rappresentare anche ad altre imprese
l'opportunità di investimenti». Di pari passo con gli imprenditori
napoletani si muoveranno le 2500 grandi industrie internazionali
confederate nell'Epadesa: «Subito dopo il crollo della Schola
Armaturarum abbiamo accettato con entusiasmo l'invito a scendere in
campo che ci è venuto dalla direttrice del Museo Maillol Patrizia
Nitti - spiega Philippe Chaix, ceo del Consorzio - abbiamo ritenuto
opportuno che la nostra presidente Joelle Ceccaldi si recasse a Roma
ad offrire la nostra disponibilità ad investire a Pompei. Ci sembra
giusto che la Defense, la città della tecnologia contemporanea del
XXI secolo, tenda la mano alla città antica in difficoltà. Da oggi
noi siamo pronti a partire: in fase iniziale il nostro finanziamento
sarà di 5-10 milioni l'anno senza limite di tempo. Mobiliteremo
tutte le imprese nostre consociate perché aderiscano a questo
sforzo, in un circolo virtuoso di cui vogliamo essere il motore
acceleratore». E un «appello-sollecitazione» ad intervenire con
sponsorizzazioni private accanto agli interventi pubblici con
progetti come «Adotta una domus» sul modello Della Valle-Colosseo è
venuto anche da Caldoro che ha ricordato come nei prossimi anni la
città e la Campania saranno sede di eventi internazionali come il
Forum dell'Onu sulle città, il Forum delle Culture e ovviamente
l'America's cup.
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29/11/2011
Pompei (NA), un piano per gli scavi, basta turismo mordi e fuggi (Il Mattino)
Sbarca a Parigi il piano di
salvataggio per Pompei. Nella sede dell'Unesco verrà firmata
stamattina la lettera di intenti tra la Regione Campania, l'Unione
industriali e l'Associazione costruttori, che dopo l'accordo siglato
qualche mese fa sancisce l'avvio del progetto di riqualificazione
dell'area vesuviana attraverso gli investimenti dei privati.
L'obiettivo, come hanno spiegato il governatore Stefano Caldoro e il
presidente degli Industriali Paolo Graziano, è riuscire a
trasformare nella principale risorsa del territorio quei cinque
milioni di turisti mordi e fuggi che, tra aree archeologiche,
Santuario e Parco del Vesuvio, ogni anno visitano l'area compresa
tra Ercolano e Castellammare di Stabia. La scelta di Parigi non è
casuale: perché è qui che oggi si completa l'accordo di
collaborazione tra il ministero per i beni culturali e l'Unesco, e
perché proprio dall'Agenzia delle Nazioni Unite che a giugno aveva
sanzionato il nostro Paese per le pessime condizioni del sito
archeologico di Pompei è venuta la sollecitazione ad intervenire
nella cosiddetta «buffer zone», la zona tampone compresa appunto tra
Ercolano e Castellammare entro giugno 2013. Altrimenti, e su questo
la commissione tecnica dell'Unesco è stata chiara, il sito
archeologico rischia di finire nella lista dei siti a rischio.
«Pompei è il grande attrattore dell'area vesuviana, e cinque milioni
di visitatori - ha detto Caldoro - sono un potenziale straordinario
che va conquistato creando nel territorio quel valore aggiunto che
adesso manca. Il piano extra-moenia c'è: adesso bisogna trovare lo
strumento di governance più adatto a garantire regole e tempi certi
per gli investimenti privati. Stiamo valutando di ricorrere a
Società di trasformazione urbana, come è stato fatto per Bagnoli. E
non è escluso che si possa sollecitare anche una apposita norma». Ma
veniamo al piano. Le carenze individuate dall'Unione industriali e,
di conseguenza, i settori sui quali si vuole investire sono la
mancanza di at-trattori legati alI'entertainment - parchi a tema,
ricostruzioni 3d - di strutture ricettive, alberghi ma anche
ristoranti, di qualità, di tour e percorsi che consentano di
trascorrere nell'area anche tre giorni (archeological shuttle), di
infrastrutture ed altri servizi. Già allo studio - spiega il
presidente dei costruttori Rudy Girardi - c'è il progetto per
connettere su ferro tutti i siti utilizzando anche il museo
ferroviario di Pietrarsa. O di utilizzare, come avrebbero già
chiesto alcune compagnie di navigazione, gli scali della zona
vesuviana per i crocieristi. «Le proposte non mancano - dice
Graziano - e neanche gli imprenditori, italiani e stranieri, oltre
ai francesi dell'Epadesa con cui abbiamo già sottoscritto un
accordo, disposti ad affiancarci. Domani, per esempio, vedrò un
produttore cinematografico americano interessato alla realizzazione
di teatri multimediali. Entro il 31 dicembre sarà pronto anche il
nostro piano marketing, e abbiamo già sottoscritto gli accordi con
Invitalia che ci assisterà per tutta la parte tecnica. Il prossimo
passo, adesso, è la convocazione di un tavolo tecnico con la Regione
e le amministrazioni locali coinvolte. Quello che ci preme è mettere
a punto, all'interno di un sistema di governance, un modello di
gestione virtuale che possa servire anche a chiunque altro voglia
investire». Secondo il piano degli industriali - che punta a
sostenere, con la rinascita del territorio, anche il sito
archeologico - ogni nuovo investimento nell'area dovrà riconoscere
agli Scavi una royalty dell' l %. Ancora, il piano di investimenti
si accompagnerà all'invito alle imprese associate ad adottare una
domus.
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26/11/2011
Pompei (NA), Parigi chiama Pompei, convenzione dell'Unesco per il
futuro degli Scavi (Il Mattino)
Da Pompei a Parigi. Si terrà
sotto la Torre Eiffel il prossimo appuntamento decisivo per il
futuro del sito archeologico più grande del mondo: presso la sede
dell'Unesco martedì 29 novembre, verranno infatti firmate la
convenzione tra l'agenzia delle Nazioni Unite e il ministero per i
Beni culturali, e la Lettera di Intenti, per favorire gli
investimenti nell'area archeologica vesuviana tra Regione Campania,
Unione Industriali di Napoli e Associazione costruttori di Napoli (Acen).
Dopo la firma, presso la sede dell'istituto Italiano di Cultura in
Rue de Grenelle, il vice direttore generale Unesco Francesco
Bandarin, l'ambasciatore Francesco Caruso, il presidente di Icomos
Italia Maurizio Di Stefano, il presidente dell'Unione industriali di
Napoli Paolo Graziano, il governatore della Regione Campania Stefano
Caldoro e il presidente dell'Acen Rodolfo Girardi illustreranno i
due documenti in una conferenza stampa. Dopo Bruxelles, che
esattamente un mese fa ha dato il via libera ai 105 milioni di
finanziamenti Poin, per il futuro degli Scavi, quella di Parigi -
dove sono in corso l'Assemblea generale dell'Icomos e la mostra
«Pompei l'arte di vivere» visitata ogni giorno al Museo Maillol da
2500 persone - rappresenta una tappa strategica per favorire gli
investimenti privati nell'area archeologica. I soldi dell'Unione
Europea, infatti, come ha sottolineato lo stesso commissario
Johannes Hahn al termine della sua visita agli Scavi, serviranno a
portare il sito fuori dall'emergenza, ma «non basteranno per vedere
Pompei tornare al suo splendore», «serviranno anche gli interventi
dei privati». L'Unesco, che a giugno aveva sanzionato il nostro
Paese con un cartellino giallo proprio per le condizioni di Pompei e
ha sospeso il suo giudizio fino al 2013, ha offerto all'Italia la
sua collaborazione per svolgere il ruolo di«facilitator» non
soltanto nei piani di intervento del ministero, ma anche per
favorire progetti e bandi di gara ai quali si sono già detti
disponibili gli investitori italiani e stranieri. La convenzione che
il Mibac firmerà con l'Unesco, avrà la durata di nove mesi e costerà
140mila euro reperiti dal capitolo del bilancio ordinario del
ministero. La Regione Campania ha invece già siglato un accordo con
l'Unione industriali di Napoli per un piano di interventi
intramoenia. Il programma ha l'obiettivo di rilanciare lo sviluppo
economico dell'area vesuviana a partire dal ruolo di attrattore
culturale dei siti archeologici, non soltanto Pompei, ma anche
Ercolano, Torre del Greco, Castellammare, Boscoreale, Boscotrecase e
Torre Annunziata. Gli imprenditori napoletani si sono detti da tempo
pronti ed in attesa di un bando che permetta il piano di
investimenti. In presenza di un piano di valorizzazione extramoenia,
disponibili a finanziare restauri all'interno degli Scavi con 200
milioni di euro in dieci anni si sono detti anche i 2500 industriali
stranieri riuniti nel consorzio francese dell'EPADESA presieduto da
Joelle Ceccaldi. A Pompei, intanto, arriveranno non prima di gennaio
2012 le 22 unità promesse. II neoministro Roberto Ornaghi ha reso
noto infatti che grazie alle disposizioni entrate in vigore con la
legge di stabilità il ministero dei beni culturali potrà assumere
dal 1 gennaio 2012 306 persone attingendo alle graduatorie degli
idonei dei concorsi dell'ultimo quadriennio.
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25/11/2011
Torre Annunziata (NA), nella Villa di Poppea gli affreschi cadono a
pezzi (Repubblica)
Non solo Pompei ed Ercolano:
è allarme in altre due aree archeologiche fra le più preziose
Non ci sono solo Pompei ed Ercolano nella storia dell´archeologia
vesuviana. Altri tesori affascinano visitatori e appassionati
d´arte: la lussuosa Villa di Oplontis, a Torre Annunziata,
appartenuta alla gens Poppea, e la suggestiva Villa San Marco a
Stabiae, sulla collina di Varano a Castellammare. Fuori dai grandi
circuiti del turismo culturale, le splendide dimore romane attendono
di essere pienamente valorizzate. A Stabiae mancano persino le
cartine per i turisti. Ma soprattutto attendono il completamento dei
lavori di restauro per eliminare il rischio di crolli.
Gli splendidi saloni della Villa di Poppea affascinano per le
preziose megalografie. Colonnati immacolati, affreschi di qualità
eccelsa, opera di pittori che alla metà del I secolo d.C. decorarono
una delle residenze che la casa imperiale romana aveva lungo il
golfo di Napoli, da Baia fino a Sorrento e Capri. Ma molti di quegli
ambienti sono oggi off limits. La causa? In molti punti delle villa
ponteggi e recinzioni reggono travi e soffitti realizzati
quarant´anni fa. Alcune pareti affrescate mostrano evidenti segni di
risalite di umidità e di sali, con rigonfiamenti degli intonaci
decorati.
La Villa di Poppea è dal 1997 inserita nei beni protetti
dall´Unesco, ma nel 2010 è stata visitata soltanto da 32mila
persone, quasi tutti non paganti: gli incassi (il biglietto costa
5,50 euro) sono fermi a tremila euro. Antonio Irlando, responsabile
dell´Osservatorio sul patrimonio culturale, proprio a Torre
Annunziata ha iniziato la sua passione per l´archeologia. «Questa
villa è di straordinaria importanza, ma oggi l´emergenza è il
restauro degli affreschi. Stanno perdendo di valore. Ricordo colori
molto più vividi, più forti. Venivo qui da adolescente, seguivo con
altri amici lo scavo, bisogna assolutamente intervenire per fermare
il degrado: alcune stanze sono in cattive condizioni, non si capisce
perché lasciare davanti agli affreschi ingombranti impianti di
illuminazione mobili, impolverati e arrugginiti. Così si offre
un´immagine di abbandono che non fa bene a Oplontis».
Il grande atrio, con ampie decorazioni in secondo stile pompeiano, è
chiuso. Il vano di accesso è occupato da tubi Innocenti: i tetti di
restauro che provvidenzialmente ricoprirono la villa nel corso degli
scavi, e che hanno garantito la conservazione degli affreschi,
mostrano qui, come in tutta l´area pompeiana, segni di cedimento.
Restauri e solai in cemento da opere di protezione si stanno
trasformando in rischio per la Villa di Oplontis. Chiusi alla visita
(qui le delimitazioni sono fatte con nastro bicolore) anche il
settore delle hospitalia (stanze riservate agli ospiti) con ambienti
affrescati allineati lungo la piscina, lunga 61 metri e larga 17.
Dal vasto giardino che circondava la vasca, provengono importanti
sculture in marmo bianco, copie romane di elevata qualità di
originali greci, che hanno fatto la fortuna di Oplontis, ma che
restano chiusi nei depositi allestiti nei pressi della biglietteria.
Negate alla visita, così come lo sono i celebri ori rinvenuti a un
centinaio di metri da qui, nella villa di Lucio Crassio Terzo
(chiusa al pubblico), nel 1984: monete, orecchini, collane,
braccialetti e anelli in oro e argento, custoditi nel caveau di una
banca.
Nei programmi della Soprintendenza speciale di Napoli e Pompei vi è
un progetto per lavori di manutenzione delle coperture per un
milione di euro, mentre si pensa a un restauro conservativo della
Villa di Lucio Crassio da 5,9 milioni di euro. «Ma il vero rilancio
di Oplontis – spiega Irlando - può venire solo scavando il resto
della villa di Poppea che è sotto la strada e giunge fino al vicino
Spolettificio, un sogno inseguito da anni, anche per dotare la città
di uno spazio museale. Per adesso, sarebbe già un segnale risolvere
il problema dei parcheggi: un bus che arriva a Torre Annunziata non
sa dove sostare, è stato un errore restringere via dei Sepolcri».
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25/11/2011
Stabia (NA), Villa San Marco è isolata, stop ai lavori del museo (Repubblica)
Il sogno del parco
archeologico svanito fra silenzi e fondi negati
Delle colonne decorate a stucco è rimasto solo qualche frammento E
raggiungere le ville resta una impresa
Il sogno del parco archeologico di Stabiae si infrange davanti agli
scheletri in acciaio dei capannoni mai completati, che dovevano
fungere da nuovo ingresso e ospitare i servizi al pubblico. La città
dimenticata svanisce qui, ma l´ultimo ostracismo in ordine di tempo
lo denuncia Giuseppe Di Massa, presidente del Centro di cultura e
storia dei monti Lattari. «La delegazione nazionale del Pd venuta il
18 novembre per il convegno ‘Curiamo Pompei´ - annota lo studioso -
è stata a Ercolano, Boscoreale, Oplontis e Pompei, ma non c´è stato
tempo per visitare Stabiae. Un altro schiaffo, dopo che la
soprintendenza nel 1997 escluse Stabiae dall´elenco dei siti da
proporre all´Unesco».
Il silenzio sembra essere calato sulla terza città sepolta dal
Vesuvio, benvenuti a Stabiae, la cenerentola dell´archeologia. La
visita alla villa romana in località San Marco è un susseguirsi di
luci e ombre. Da un lato i lavori di restauro e di sistemazione
delle coperture che, a 31 anni dal terremoto, finalmente hanno
iniziato a restituire al monumento un aspetto positivo. Via
impalcature e puntelli, tutta la zona attorno all´atrio, il
quartiere termale, il grande peristilio hanno riassunto l´aspetto
che tanto colpì gli estimatori dell´archeologia vesuviana,
"dirottati" da Pompei o Ercolano sulla collina di Varano
dall´entusiasmo di Libero d´Orsi, il preside-archeologo che nel 1950
avviò la riscoperta della terza città sepolta dal Vesuvio, scavata
dai Borbone nel 1749 ma abbandonata al suo destino già nel 1782. I
lavori della soprintendenza hanno rimosso coperture e tetti
realizzati 50 anni fa: la loro presenza, se da un lato ha protetto
affreschi e mosaici dalle intemperie, amplificò gli effetti del
terremoto del 1980. Un intero colonnato con rarissime colonne
decorate a spirali si sbriciolò, alcune pareti cedettero,
frantumando in mille pezzi preziosi affreschi. Ancora oggi quei
frammenti sono custoditi sotto teloni di plastica. I depositi sono
pieni. I lavori in corso stanno facendo rinascere il porticato
crollato: delle colonne decorate a stucco è rimasto solo qualche
frammento. Ma arrivare alle ville romane è un´impresa. Nessuna
indicazione stradale, niente trasporto pubblico. E per entrare a
villa San Marco bisogna percorrere un viottolo accidentato, tra
baracche di campagna e una casa colonica che insiste sullo splendido
ninfeo della villa. E anche la parte che con una scelta controversa
è stata riportata alla luce negli ultimi due anni mostra già segni
di degrado: gli ambienti del peristilio della villa sono tutti
puntellati, così come la gran parte delle strutture che ricoprono il
fronte della collina di Varano, in corrispondenza dell´antica porta
verso il mare. «Ha prevalso nella sottovalutazione di Stabiae un
menefreghismo bipartisan - aggiunge Di Massa -. Dal Comune di
Castellammare vengono segnali assurdi di disinteresse, a cominciare
dallo stop imposto alla realizzazione del museo archeologico e della
scuola di restauro nella Reggia di Quisisana. Eppure oltre a
restaurare le ville, serve il museo: ottomila reperti sono malamente
accatastati in uno scantinato.
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23/11/2011
Pompei (NA), al recupero affreschi e mosaici della Casa degli
Amorini (Il Mattino)
Dopo I crolli. La domus
apparteneva alla famiglia di Poppea terza moglie di Nerone
Affreschi e mosaici, è partito il recupero degli apparati decorativi
della casa cosiddetta degli «Amorini Dorati», a Pompei. Una delle
prime domus a essere interessata da un intervento di recupero, dopo
i crolli, tra cui quello della Schola Armaturarum, che nell'ultimo
anno si sono verificati negli scavi. Le pitture, che adesso gli
specialisti dell'Officina del restauro di Roma stanno riportando
allo splendore originario, si stavano letteralmente sfarinando sotto
l'azione degli agenti atmosferici. Stessa sorte rischiavano di
subire i preziosi tasselli di marmo colorato dei mosaici, che
coprono quasi tutti gli ambienti della casa, che si erano staccati
dalla base d'appoggio. La casa, che venne scavata agli inizi del
secolo scorso, secondo gli archeologi risalirebbe al III secolo
avanti Cristo, ed è conosciuta come degli «Amorini dorati» per gli
Eros in miniatura incisi su foglia d'oro e incastonati su dischetti
di vetro. Gli studi sull'edificio e sui graffiti hanno consentito di
individuare il suo proprietario in Cneus Poppaeus Habitus, un
importante personaggio della Pompei romana, imparentato - si
tratterebbe forse di un cugino - con Poppea, terza moglie di Nerone.
Sulla parete del vestibolo dell'abitazione, quando questa venne
riportata alla luce, si rinvenne un graffito di saluto indirizzato
all'imperatrice. La domus, tra gli altri elementi architettonici
interessanti, aveva il peristilio strutturato in modo da formare un
piccolo ambiente adatto alla recitazione, circondato da rilievi. Il
giardino era ricco di colonnine con maschere teatrali comiche e
tragiche. Per quel motivo, l'archeologo epigrafista Matteo Della
Corte ritenne che quella sorta di teatro all'aperto fosse stato
creato in onore di Nerone, e che lo stesso imperatore avesse potuto
far sentire la sua voce tra quelle mura, nel corso di una sua visita
a Pompei. La casa aveva anche un importante larario dedicato al
culto di Iside, cosa che fa ipotizzare che gli abitanti della dimora
fossero seguaci di quella religione egizia, così come lo era
l'imperatrice Poppea. Insomma, i Poppaei erano tra gli abitanti più
in vista di Pompei e si erano arricchiti per i guadagni fatti in
virtù di una fitta rete commerciale intessuta con l'Egitto e le
altre province africane. Per questo motivo avevano avuto la
possibilità di abbellire la loro domus con mosaici e affreschi
preziosi. Pitture che se non si fosse intervenuti con celerità -
sottolinea Carmela Mazza, architetto della Soprintendenza
archeologica speciale di Napoli e Pompei - si sarebbero perse per
sempre, considerato che la pellicola pittorica si era scollata dalla
muratura di base e che i colori si stavano perdendo a causa delle
ossidazioni». In effetti, la casa era già stata oggetto, qualche
anno fa, di restauri. Il recupero aveva però interessato solo gli
apparati strutturali. Erano state rifatte le coperture (che
causavano infiltrazioni); si era intervenuti rinforzandole murature
di sostegno; le travi in cemento erano state sostituite con quelle
in legno e i coppi, laddove non si era potuto usare quelli originali
recuperati durante lo scavo, erano stati sostituiti con tegole
nuove. Il costo complessivo di questo nuovo lotto di interventi, che
dureranno sino alla primavera 2012, è pari a circa trecentomila
euro.
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18/11/2011
Pompei (NA), boom di reclami dai turisti (Il Mattino)
I disservizi Esaurite le
mappe per gli stranieri Turisti a Pompei boom di reclami «Una
vergogna». Le segnalazioni «Scavi sporchi, troppe domus chiuse al
pubblico. I custodi non fanno nulla e le guide abusive sembrano
avvoltoi». Proteste in tutte le lingue: «Inaccettabile la mancanza
di materiale informativo»
«I do maps for british e americans. Terrible». Il commento, con quel
solo aggettivo, terribile, in risposta allo scaro avviso - nemmeno
un accenno di scusa - che da qualche giorno comunica che in
biglietteria degli Scavi non ci sono più mappe, riempie il primo
rigo del quaderno dei reclami dei turisti degli Scavi. È il 19
giugno e finalmente, con il piano di «salvataggio» a Pompei si
comincia a tirare un po' il fiato. Ma non certo i turisti - visitare
66 ettari di antiche rovine senza nemmeno il conforto di una cartina
non è impresa da poco - che nonosante abbiano riempito il quaderno
con reclami da far arrossire, da mesi aspettano ancora le mappe. Si
comincia con un «Ma le cartine non arrivano mai? Un altro servizio
in meno al cliente» dell'accompagnatrice Luciana, poi c'è lo
sdeganto «Very bad», lasciato subito dopo da Jol, mentre un altro
suo connazionale ricorda ironizzando che «gran parte dei clienti,
come accade in gran parte d'Europa, parla inglese». «Servono
cartine, è un'indecenza», «Aiuto, per favore mandateci le piantine»
scrivono due turisti italiani e «inaceptable» uno spagnolo. C'è
perfino un meticoloso «indignado» che conclude con un »VERGOGNA»,
tutto in maiuscolo un'articolata doglianza in quattro punti che
comprende anche cani randagi e guide-avvoltoi. A voltar pagina si
trovano Antonella che lascia un «Vergognoso non poter disporre di
materiale gratuito dopo aver pagato 11 euro di ingresso», Anna con
il suo «È una vergogna». «Dov'è la mia mappa? Avrebbe dovuto essere
qui» protesta invece un americano che ci tiene a raccontare di
essere adesso un cliente «unhappy», infelice. Chiedono mappe belgi,
canadesi, inglesi. Perfino i francesi: «Un petit plan s'il vous
plait» e un rammaricato «Dommage!», peccato. «Mi vergogno verso i
miei clienti olandesi: non ci sono più mappe» si mortifica un
accompagnatore. In una sola pagina del cahier de doleance, in
quindici, tutti stranieri, chiedono semplicemente e a volte con
estremo garbo, mappe. Gli indignados sono tanti. «Che schifo non ci
sono mappe per i turisti, vergogna!» va invece giù duro un italiano
di primo mattino. «Una verguenza» scrive subito dopo uno spagnolo.
«No map is irritating», irritante, un altro ancora. Un inglese
picchia con un «ridiculous». «Ridicolo» è l'aggettivo usato spesso
dagli italiani: una mappa in questo luogo è indispensabile» prova a
spiegare qualcuno. Poi ci sono le giornate nere. Come questa: si
lamentano gli accompagnatori dei gruppi, c'è chi accusa «I'Italietta
media» e chi, dopo aver denunciato «molte case chiuse, Scavi sporchi
e guide che non fanno niente» dice «è l'Italia del Sud». «Non
dovrebbe accadere in questo sito che è secondo soltanto al Vaticano
- scrive un inglese particolarmente contrariato - è il
comoportamento inaccettabile di un governo incompetente» mentre un
altro se la prende con «Mister Berlusconi che vuole soldi per i suoi
affari». «Senza mappa mi perderò» minaccia, timidamente, un
americano. Senza mappe, comincia a far notare qualcuno, rischiamo di
perderci i turisti.
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16/11/2011
Pompei (NA), anche la Cina vuole investire (Il Mattino)
I paperoni di Xi'an pronti a
investire sul rilancio degli scavi. ll sindaco Claudio D'Alessio ha
incontrato il vicedirettore dell'unione industriali della cittadina
cinese, Mr Duan Zhongming, per definire la fattibilità della
collaborazione. Insomma, si moltiplicano le iniziative, ieri è stata
la volta dell'annuncio della cordata di aziende della moda
napoletane (Kiton, H&B, Yamamay), scese in campo con una offerta
concreta, sette milioni in tre anni per lavori urgenti. Ora anche
dalla Cina una mano tesa. «Sono lieto - ha detto il primo cittadino
- della sensibilità e dell'intraprendenza dimostrata dagli
industriali cinesi nel voler contribuire alla tutela e alla
valorizzazione del nostro patrimonio culturale. Pompei e Xi'an sono
legate dal patto di gemellaggio sancito tra le due città Patrimonio
dell'Unesco nel 2007, ed hanno in comune la volontà di voler
salvaguardare i tesori d'arte che la storia ha lasciato in eredità».
«Pompei è al centro del mondo - ha detto Mr Duan Zhongming - e gli
industriali di Xi'an sono intenzionati ad investire ingenti risorse
economiche affinché l'unicità della città archeologica sopravviva al
tempo e alle incurie». Per il responsabile dell'ufficio del
patrimonio culturale della città gemella, Mr Feng Jian, «è
impensabile che il governo italiano sottovaluti la cultura, non
assegnando fondi per la valorizzazione del patrimonio archeologico
universalmente famoso per la sua unicità. Al contrario è tradizione
del nostro governo investire molto denaro nella conservazione dei
beni culturali. La gestione di patrimoni dell'umanità, come quelli
di Xi'an e di Pompei che godono di fama internazionale, da un lato
comporta molti lustri, dall'altra grosse responsabilità. A
consolidare il patto «Pompei-Xi'an., a favore degli scavi, è stata
la presenza di alte personalità cinesi quali: Mr Chen Guanshan, vice
presidente della commissione consultiva del popolo cinese; Mrs Liang
Wanging Mrs Dai Hanyun, rispettivamente direttore e capo sezione
ufficio affari esteri di Xi'an; Mr Liu Anli, vicedirettore risorse
idriche; Mr Lu Liangdon, assistente di direzione zona high-tech di
Xi'an; Miss Chang Yizhuo, nuovo distratto di Qujiang. Al termine
dell'incontro, che ha avuto luogo ieri mattina nella sala di
rappresentanza del comune, i rappresentanti della città cinese hanno
regalato al sindaco un portafortuna della tradizione popolare di Xi'an.
ll primo cittadino, a nome della comunità pornpeiana, ha dato in
dono alla delegazione cinese il simbolo della città degli scavi.
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14/11/2011
Pompei (NA), mancano mappe e guide, turisti allo sbando (Il Mattino)
Turisti allo sbando tra gli
scavi di Pompei. Dal mese di luglio, infatti, non vi sono più mappe
a disposizione dei circa 10mila visitatori che ogni giorno varcano i
cancelli del sito archeologico dopo aver pagato un biglietto di ben
11 euro. «No more maps» è scritto all'ingresso e i turisti si
arrangiano come possono: i più previdenti ne hanno una scaricata da
internet, chi può noleggia un'audioguida o paga la visita guidata.
Particolarmente «sfortunati» gli inglesi: per loro anche le
miniguide gratuite distribuite ai cancelli, ancora disponibili in
italiano, francese, spagnolo e tedesco, sono esaurite. E anche agli
Scavi di Ercolano le guide mancano, ma suppliscono i volontari della
Pro loco.
Chissà chi è il fortunato visitatore che, entrando a Pompei, ha
potuto visitare il sito archeologico con il conforto dell'ultima
mappa. Dal mese di luglio, infatti, non ne è più toccata una a
nessuno dei diecimila turisti che pure ogni giorno visitano gli
Scavi dopo aver pagato un biglietto di ben 11 euro. «No more maps»
c'è scritto all'ingresso della biglietteria, le cartine sono
esaurite da mesi e i turisti si arrangiano come possono: i più
previdenti ne hanno una scaricata da internet, chi può noleggia un'audioguida
o paga la visita guidata. Particolarmente «sfigati» gli inglesi: per
loro anche le miniguide gratuite distribuite all'ingresso, ancora
disponibili in italiano, francese, spagnolo e tedesco, sono
esaurite. E anche agli Scavi di Ercolano, fiore all'occhiello di una
gestione pubblico-privato ormai portata ad esempio nel mondo, le
guide mancano da circa un mese, ma lì i volontari della Pro loco
hanno provveduto a fotocopiare l'ultimo esemplare e lo
distribuiscono ai turisti. Non bastassero crolli e transenne, il
sito archeologico più grande del mondo, dunque, da mesi non ha più
nemmeno una cartina da offrire ai turisti, nonostante la richiesta
di provvedere alla ristampa fosse stata inoltrata alla
Soprintendenza molto prima dell'esaurimento delle scorte. «La prima
lettera di segnalazione - racconta Antonio Pepe, responsabile della
distribuzione ai punti informativi - è partita a gennaio. Il
contratto con la tipografia era scaduto il 31 dicembre 2010 e così,
appena ci siamo resi conto che le copie in magazzino stavano finendo
abbiamo allertato la Soprintendenza. E almeno altre due lettere, ad
aprile e maggio sono state inviate per sollecitare l'avvio di un
nuovo contratto con la tipografia, soprattutto in vista della
stagione estiva, quando gli Scavi fanno il pieno di visitatori.
Nelle lettere si segnalava anche la necessità di aggiornare le mappe
includendo tra i siti visitabili le ultime domus restaurate e non
segnalate, come quella del cantiere-evento dei Casti Amanti. La gara
- dice Pepe - è terminata ad agosto e pare che la nuova tipografia
riesca a consegnare il materiale per dicembre. Ormai l'estate - sono
stati complessivamente poco più dl 612mila i visitatori nei due mesi
di luglio e agosto di quest'anno - è passata. Ma nei mesi e mesi
trascorsi per espletare l'intero iter burocratico necessario per far
stampare e poter poi distribuire una mappa, i turisti, racconta
Pepe, hanno lasciato più di una protesta nel registro delle
contestazioni custodito all'ingresso degli Scavi. «Ma com'è
possibile che nel sito archeologico più grande del mondo da mesi
manchino le mappe per i diecimila turisti che la visitano ogni
giorno? lo trovo che sia inaccettabile tanto più che gli stessi
turisti vengono poi coinvolti in quella bagarre per accaparrarsi
clienti che si scatena tra le guide davanti all'ingresso degli
Scavi. La verità - accusa la senatrice del Pdl Diana De Feo - è che
questa Soprintendenza è molto carente: la Cinquantaquattro pretende
che ogni contratto che deve firmare venga visto dagli uffici legali
e questo non fa che allungare i tempi per tutto. Non dico che si
debba tornare a commissariare gli Scavi ma certo l'arrivo di
qualcuno che si assuma delle responsabilità è auspicabile». Dalla
parlamentare, giovedì scorso, è partita su Pompei una interrogazione
al ministro dei beni Culturali per conoscere quali opere e secondo
quali progetti saranno spesi i fondi presenti nelle casse della
Soprintendenza, a che punto è lo studio commissionato alle
università di Milano e Genova e per quale motivo le due università
di Napoli siano state escluse «con atto discriminatorio» dallo
studio.
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11/11/2011
Pompei (NA), Cantieri evento e visite multimediali le troppe spese
dell'ultimo commissari (Repubblica)
Le orrende grate che portano
incisa nel metallo la scritta "Pompei Viva" restano come le epigrafi
con la dicitura SPQR scolpite al tempo dei romani da questo o quel
console. E' il segno di Marcello Fiori, ultimo commissario dell'era
Berlusconi spedito a Pompei per preparare il terreno a una
fondazione che i terremoti di quello stesso governo hanno fatto
abortire più volte nel tempo. Il sogno di sempre, l'intesa
pubblico-privato, che porta molte firme e ripropone periodicamente
l'intento di regalare l'area archeologica vesuviana al migliore
offerente. Un sogno che spesso ha valicato i confini
dell'imprenditoria, per incunearsi all'interno dello stesso governo
del Paese. Dimentico del fatto che Pompei è governata da un suo
ministero, quello dei Beni culturali. A un certo punto, quando si è
capito che lo strumento del commissariamento poteva traghettare
questa reverie nella giusta direzione, qualcosa è cambiato. E
dall'affiancamento di un city manager al soprintendente, la dicitura
è cambiata ancora, e si è cominciato a sgranare un rosario di
commissari dalle storie e curriculum più vari.
Ma mai commissariamento ha portato a tante spese come quello di "Supermarcellino",
come i fedelissimi chiamano Fiori. Tanto che anche la Corte dei
Conti si è preoccupata, e ha annullato con la delibera numero 16 del
4 agosto 2010 (a cose purtroppo già fatte) gli atti della Protezione
civile. Veniva così a mancare l'emergenza che aveva motivato
l'entrata in campo a Pompei dell'esperto del G8 dell'Aquila.
Un'emergenza invocata già altre volte, sostanzialmente sempre per
gli stessi motivi: la sicurezza, la sanità pubblica che veniva meno
soprattutto a causa dei cani randagi, e poi, in ordine sparso, le
bancarelle, le guide turistiche. Fiori, aiutato dalla Lav e in
cambio di una cifra di circa 110mila euro, ha agito efficacemente
sul randagismo, anche se non sui pompeiani, che continuano ad
abbandonare e a non sterilizzare i loro cani. Perciò, per contenere
le nascite, nel dopo-Fiori sono archeologi e volontari cinofili ad
autotassarsi. E per accudire i cani, anch'essi cittadini di Pompei,
si danno da fare come sempre i custodi di buon cuore.
Chiusa la questione randagi, restano molti punti interrogativi.
Tanto che sul commissariamento si sta accanendo ora anche la
Ragioneria di Stato regionale, passando al setaccio le spese e, dopo
aver mosso rilievi sull'attività di Fiori nel 2009, proprio in
questi giorni lo fa anche su quella del 2010. Ottanta milioni di
euro erano toccati in sorte a Renato Profili, ex prefetto morto nel
2009, e al suo successore, braccio destro di Bertolaso, Marcello
Fiori, rimasto in carica a Pompei dal 28 agosto 2008 al 31 luglio
2010. Le grate e i cancelletti che hanno invaso le domus, di cui
parlavamo prima, tanto per fare un esempio, sono costati 200mila
euro e, oltre a essere tanto piaciuti a Fiori, hanno unito a un
design per il quale forse non c'era bisogno di scomodare un
architetto, una certa invadenza della grafica, contrastante con
quella discretissima realizzata, per concorso e non per assegnazione
diretta, dallo studio Zelig negli anni Novanta.
Grava un'inchiesta della Procura di Torre Annunziata sul
commissariamento più spendaccione della storia della soprintendenza
di Pompei. Soldi che avrebbero potuto essere impiegati per la
manutenzione che ora tanto si invoca. Numerosi i beneficiari di
progetti non sempre comprensibili. Come quello della Tess Costa del
Vesuvio, che ha ricevuto 156mila euro per l'implementazione del
piano di gestione del sito Unesco, un lavoro che però a Pompei non
sanno spiegare che cosa sia. 275mila euro sono andati invece a
Legambiente per un progetto "Pompei accademia internazionale per la
formazione di volontari nei siti archeologici". Ma di volontari in
giro non se ne vedono. I due "fiori" all'occhiello nelle intenzioni
del commissario dovevano essere la visita multimediale alla casa di
Giulio Polibio e il cantiere evento dei Casti amanti. Adesso
entrambe le domus sono chiuse. Per la visita alla prima, a Civita
sono andati 950mila euro. 550mila euro circa invece all'Idsn,
Istituto per la diffusione delle scienze naturali che doveva aiutare
i non vedenti a visitare la stessa casa del Polibio pompeiano e
anche altre domus. Un progetto che non si può inscrivere nell'area
delle emergenze.
Sempre in vista della valorizzazione e non della tutela, venuta poi
alla ribalta con furore al primo crollo del 6 novembre 2010, i
185mila euro assegnati da Fiori a CO2, la onlus fondata da Giulia
Minoli, Paolo William Tamburella, Daniele Ciccaglioni, Rachele
Bonani, Giovanna Corsetti, Simone Haggiag e Sara Tardelli, figlia
del calciatore, che negli scopi aveva la rifondazione della
comunicazione a Pompei. A leggere la presentazione della onlus, si
capisce che CO2 nasce per migliorare l'immagine di realtà depresse,
in "crisi". Peccato che l'area archeologica di Pompei sia una delle
poche "aziende" in attivo della Campania. All'interno del pacchetto
"Pompei Viva", comprensivo delle brutte cancellate di cui sopra, CO2
ha lasciato in eredità dopo Fiori una nuova segnaletica, sovrapposta
a quella già esistente, promuovendo tra l'altro una Pompei di notte
(che già era attivata) e il progetto Pompei in bicicletta. Una
iniziativa che prevedeva l'acquisto di biciclette per ottomila euro.
Rimaste in deposito, da quando la pista ciclabile è ridiventata un
bel percorso panoramico a piedi.
Come per questa ed altre trovate del commissariato, la
soprintendenza avrebbe dovuto impiegare nuovi fondi per dar seguito
ai progetti avviati da Fiori. Qualche cantiere in più (ma senza le
scavatrici impiegate ai Casti amanti) e qualche operazione da
servizi aggiuntivi in meno forse avrebbero anche evitato parte dei
crolli. Invece solo da un anno a questa parte è stata ripresa la
buona pratica della conservazione, messa in atto fino all'agosto
2009. Vaste aree erano già state monitorate e attendevano restauro,
ma l'attenzione del commissario Fiori è stata rivolta a progetti
come quello della telesorveglianza e servizi web e multimediali
affidato a Wind - anche se una videosorveglianza esisteva già - per
oltre 10 milioni di euro. Le spese per l'area dei teatri e gli
spettacoli ammontano a oltre 7 milioni, e su questa che tra le spese
è la più macroscopica è appuntata l'attenzione della Procura.
Intanto, fra multimedialità e duplicazioni - la spesa più eclatante
quella del sito web - il personale a Pompei calava, senza che alcun
commissario muovesse un dito: come addetti alla manutenzione e
restauro sono rimasti 6 operai e 3 restauratori. E con questo
organico, per evitare i crolli sui 66 ettari dell'area archeologia,
altro che fondazione: ci vorrebbe un supereroe.
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09/11/2011
Pompei (NA), convinti i Francesi ad investire sul salvataggio degli
scavi (Il Mattino)
Dal Vesuvio alla Tour Eiffel.
È a Parigi, rue de Grenelle, che si gioca una delle partite decisive
per il futuro di Pompei. Nella sede del Musée Maillol il 29 novembre
verrà ufficialmente annunciato l'impegno ad investire per Pompei
degli imprenditori italiani e stranieri. Una scelta non casuale:
perché Patrizia Nitti, la direttrice del Museo - dove fino al 12
febbraio è in esposizione la mostra «Pompei, un'arte di vivere - è
la vera artefice del progetto, che coinvolge Unesco e ministero per
i Beni culturali, che potrebbe portare agli Scavi, nei prossimi 10
anni, almeno 200 milioni di investimenti privati. Nata e vissuta in
Francia, ma figlia e nipote di napoletani - il nonno era lo statista
Francesco Saverio - la Nitti ha lavorato a Pompei dall'86 al '90.
Portare i soldi dei privati a Pompei era una sua vecchia idea? «A
Pompei ho lavorato con gioia e sofferenza, e ho imparato a conoscere
pregi e difetti della zona. È una memoria imprescindibile per la
storia dell'umanità. Ho scoperto la magia di questo luogo nel mondo
e la sua potenzialità economica, ma mi sono scontrata con
impedimenti locali e ho immaginato in un connubio da sogno, la
facilità di lavorare con un portafogli estero. Poi, quando ho
lasciato l'Italia per tornare in Francia, Pompei è rimasta sempre in
un angolo del mio cuore». Cosa ha provato con il crollo della Schola
Armaturarum? «Ho visto l'intollerabile orrore del mondo e ho sentito
il dovere di reagire. È nata l'idea della mostra: avevo voglia di
parlar bene di Pompei e ricostruire l'interno di una Domus
dell'epoca è bastato a dimostrare quanto fosse moderna ed avanzata
quella società. Ma ogni volta che sentivo i violenti attacchi
all'Italia, quella vecchia idea - portare finanziamenti dalla
Francia, dove gli investimenti sono defiscalizzati fino al 60%, a
Pompei, ha cominciato a scoppiarmi nella testa». Come ha coinvolto
il Consorzio Epadesa? «Ho parlato con la presidente prospettandole i
vantaggi che possono derivare dal legare l'attività di un consorzio
che riunisce le 2500 più grandi imprese tecnologiche del mondo con
l'immagine della più avanzata città antica. Il passo successivo è
stato quello con l'Unesco: da l' Epadesa e dall'Unione industriali
di Napoli è partita una lettera d'intenti con la disponibilità ad
investire a Pompei per il direttore generale dell'Agenzia. Il 28
novembre, a Parigi, Unesco e ministero firmeranno la convenzione che
permetterà di aprire la gara su Pompei agli investitori privati,
italiani e stranieri». Quanto e su che cosa investiranno gli
stranieri? ,(Si è parlato finora di 200 milioni in dieci anni, in
base alle emergenze rilevate dal ministero, ma potrebbero anche
essere di più. Adesso si tratta di mettere a punto tutti i
meccanismi tecnico-giuridici necessari. Il ruolo dell'Epadesa sarà
solo quello di finanziare interventi di restauro all'interno del
sito archeologico, progetti e lavori, infatti, resteranno
interamente in carico a Soprin tendenza e ministero». Che cosa si
aspetta da questo progetto? «Quando sarà realizzato anche il piano
di investimenti nelle infrastrutture dell'area messo a punto dagli
industriali, che Pompei possa finalmente esprimere tutto il suo
enorme potenziale per migliorare l'intero territorio. Allora sarò
soddisfatta: ho imparato tanto a Pompei, avrò ripagato la lezione
ricevuta».
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08/11/2011
Pompei (NA), l'Europa salva gli scavi (Repubblica)
Via ai lavori nel primo
trimestre 2012 e fino al 2015. Il commissario europeo ha detto sì e
i 105 milioni di euro sono tutti di Pompei. Ma non basterà, e allora
a cercare donazioni di privati bisognerà mettersi d´impegno come ha
fatto l´Unesco, che ha già siglato un primo accordo. Altra cosa
importante: a decidere sulla spesa e sul metodo conoscitivo per la
messa in sicurezza dei 1500 edifici della città distrutta nel 79 d.
C. e di nuovo a rischio in questo terzo piovoso millennio, saranno
«gli esperti». Ha detto proprio così, il commissario per gli Affari
regionali Johannes Hahn, stanco per la lunga camminata attraverso
cardi e decumani e poi alle due porte che guardano Nola ed Ercolano,
stanco ma incantato e sorpreso della grandezza di Pompei. «L´Ue -
aggiunge il commissario - eserciterà tutti i controlli necessari
sulla spesa dei fondi, come per tutti i programmi operativi». Una
pratica cui l´Europa ricorre d´abitudine, ma che per qualcuno è
suonata come l´opportunità di arginare l´invadenza della politica, o
comunque di forze di segno diverso da quello della soprintendenza e
dei tecnici. Un piano quadriennale concordato con il governo, che
avrà inizio proprio per scagionare danni da precipitazioni.
Giornata con un po´ meno attenzione alla passerella politica del
solito. Forse per il governo in dirittura d´arrivo, forse per il
clima di chiarimento che si è creato sin dall´inizio, la giornata a
Pompei si è rivelata costruttiva. Alla visita del commissario si è
accompagnata quella dei ministri Giancarlo Galan e Raffaele Fitto,
con il sottosegretario con delega agli Scavi Riccardo Villari e il
governatore Stefano Caldoro. Dopo un rapido incontro con rinfresco
all´auditorium ornato di orchidee e melograni, i protagonisti della
giornata, accompagnati dalla soprintendente Teresa Elena
Cinquantaquattro e dal direttore di Pompei Antonio Varone, insieme
con il direttore generale del Mibac per le Antichità, Luigi Malnati,
e il segretario generale del Mibac Roberto Cecchi, hanno percorso un
primo itinerario solo apparentemente fuori tema. Dall´Anfiteatro,
infatti, il commissario è stato condotto fino alla Casa della Nave
Europa (forse per tornare all´etimologia del continente e
dell´organismo per il quale lavora). Ma soprattutto, lungo il
percorso ha appreso la notizia del giorno: parte delle acque più
ribelli di Pompei è stata irregimentata, quella del canale del Conte
di Sarno. Si tratta di uno dei flussi più responsabili degli
allagamenti all´interno degli Scavi, capace di rendere inagibili
interi tratti e molti accessi alle domus: un canale artificiale che
attraversa Pompei, risale al XVI secolo e che origina dalla sorgente
Foce, la stessa da dove nasce il fiume Sarno. Responsabile dei
lavori, terminati proprio ieri, l´archeologa Luciana Jacobelli.
Strano che a Pompei si parli sempre di irreggimentazione delle acque
e che nessuno abbia prestato attenzione a questa importante novità.
Dopo la visita alla domus di via dell´Abbondanza, il ministro Galan
ha fatto una deviazione a Porta Nola, dove il 22 ottobre parte del
manto lapideo della cinta muraria è caduta, riaprendo la questione
apertasi un anno fa, con il crollo della Schola Armaturarum. Le auto
blu ministeriali hanno poi raggiunto Porta Ercolano, dove, nei
pressi della Casa di Diomede che ha ispirato madame De Staël e
Theophile Gautier, Galan si è fermato ai muretti moderni: «Sulle
nostre carte del 1824 - ha spiegato la soprintendente
Cinquantaquattro - quel pezzo di muro non esisteva». «Risalgono al
1943 - ha aggiunto Galan - e pensare che per questi qualcuno ha
chiesto le mie dimissioni». E si è messo a scattare foto con il
cellulare e a ricostruire simbolicamente un pezzo di muro caduto a
Porta Ercolano, unico posto scampato ai sigilli della Procura.
«Niente catastrofismi, ma l´attenzione non deve calare, soprattutto
contro il peggior nemico di questo sito: le infiltrazioni. Occorre
prima conoscere - ha continuato Galan - e poi intervenire
costantemente con una manutenzione programmata». Entro la fine di
novembre sarà attivata la procedura perché le gare potranno essere
bandite solo quando i fondi europei non saranno più solo virtuali:
«Parte il monitoraggio - spiega la soprintendente - e la messa in
sicurezza con la realizzazione di progetti di cui la soprintendenza
già dispone e le nuove progettazioni che nasceranno in seguito al
monitoraggio». Per Caldoro i 105 milioni rappresentano «il più
grande intervento degli ultimi decenni. È importante intervenire con
rilevamenti nelle aree a rischio anche attraverso la
telesorveglianza a fibre ottiche». Nel pomeriggio il Consiglio
superiore dei Beni culturali istituisce una cabina di regia per la
sorveglianza ai lavori: con il direttore Malnati, ne fanno parte
Andrea Carandini, Giuseppe Sassatelli, Giovanni Carbonara e
Francesca Ghedini. A fine giornata restano le perplessità dell´Ugl
dell´Osservatorio patrimonio culturale, per i quali le cifre ballano
ancora. «Ci sono 60 milioni in cassa in soprintendenza ma i lavori
di somma urgenza non sono stati fatti» scrive il segretario Ugl
Francesco Falco. Il responsabile dell´Osservatorio, Antonio Irlando,
invece parla di 50 milioni di lavori previsti prima dell´estate
ancora non cantierabili. Ma sulla manutenzione quotidiana come
soluzione al logorio del tempo crono e meteorologico sono tutti
d´accordo.
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07/11/2011
Pompei (NA), allagamenti agli scavi (Il Mattino)
Scavi allagati: la
soprintendenza decide per la chiusura. I turisti si ribellano. A un
anno dal crollo della Schola Armaturarum in migliaia, da tutto il
mondo, ieri mattina erano arrivati a Pompei per poter dire: «Io
c'ero». La curiosità di visitare la città antica nel giorno
dell'anniversario della distruzione della scuola dei gladiatori non
si è fermata neanche davanti al nubifragio che ha completamente
allagato l'area archeologica. Circostanza che ha convinto, in un
primo momento, i responsabili della soprintendenza a non rendere il
sito fruibile. Ieri mattina, dunque, l'entusiasmo dei circa
diecimila turisti, tra americani, giapponesi, tedeschi e francesi, è
stato frenato dai cartelli affissi ai cancelli sbarrati: «Chiuso per
pioggia». I visitatori, però, non ne hanno voluto sapere di andare
via e, sotto la pioggia battente, hanno manifestato il loro
malcontento. Così il direttore degli scavi, Antonio Varone, non ha
avuto altra scelta: aprire i cancelli. Dopo circa tre ore di attesa,
quando il sole timidamente ha fatto capolino dalle nuvole, il solo
ingresso di Porta Marina Superiore è stato spalancato. La visita
all'area archeologica, tuttavia, è stata circoscritta alle sole zone
sicure delimitate dal perimetro del Foro. Prima di aprire al
pubblico Varone ha monitorato tutta la zona ordinariamente agibile
decidendo di rendere fruibile solo la zona di Porta Marina e del
Foro Civile. Rimasta chiusa per allagamento l'uscita del Tempio di
Venere, i turisti per lasciare gli scavi hanno dovuto utilizzare la
rampa d'ingresso di Porta Marina Superiore. Una discesa irta e
pericolosa, soprattutto in condizioni atmosferiche avverse.
L'ingresso di Porta Anfiteatro, invece, è rimasto interdetto al
pubblico l'intera giornata. Nell'attesa di fare la conta dei danni,
gli operai della soprintendenza hanno dovuto rimuovere terra e
lapilli, defluiti lungo via dell'Abbondanza, dalla casa dei Casti
Amanti. La pioggia torrenziale caduta nella notte ha generato anche
un vero torrente che scendendo dal terrapieno, situato sul lato
nord, ha attraversato da una parte all'altra la famosa domus. La
chiusura degli scavi, prima, e la rischiosa apertura ritardata,
dopo, ha gettato benzina sul fuoco delle polemiche.
«Nell'anniversario del crollo della Schola Armaturarum - spiega
Antonio Pepe, segretario Cisl - le emergenze dovute al maltempo
hanno riportato d'attualità il rischio crolli, attribuito ad
eventuali dissesti idrogeologici. Prevenire equivale a garantire la
cura ordinaria e straordinaria del monumento e la buona gestione del
deflusso delle acque piovane. Priorità - denuncia la Cisl - che, da
quanto ci risulta, il consiglio di amministrazione della
soprintendenza non ha mai messo tra i punti programmatici urgenti».
Dalla Uil fanno sapere che «era facile immaginare che l'eccezionale
ondata di maltempo potesse arrecare ulteriori disagi. Come accade
ormai da anni, nulla è stato fatto per prevenire tali disagi. E
singolare, tuttavia, che nonostante lo stato di estremo disagio e
non potendo di fatto vedere quasi nulla, ai turisti è stato fatto
pagare il biglietto a prezzo intero».
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05/11/2011
Ercolano (NA), patto fra comune e privati (Il Mattino)
E’ operativa da oggi
Herculaneum Opportunities, la nuova agenzia di sviluppo turistico
dell'area vesuviana. Si tratta della prima società mista in Campania
in cui la maggioranza è detenuta da un soggetto privato. Il
principale azionista, infatti, è il Gruppo navale Lauro che detiene
il 51%, mentre il restante 49% è di proprietà del Comune di
Ercolano: «Credo che per l'area vesuviana si tratti di un'occasione
storica, soprattutto se si considera questo momento di forte crisi
economica globale - sottolinea il senatore Salvatore Lauro,
amministratore delegato di Herculaneum Opportunities -. In questo
progetto, oltre alle risorse, io ci metto la faccia, ma credo
fortemente sulle possibilità di sviluppo di questa zona.. I piani
della nuova agenzia di sviluppo si articolano su una serie di
progetti a breve, medio e lungo termine. Nell'arco dei prossimi sei
mesi, uno degli obiettivi è riuscire a realizzare una piattaforma
tecnologica in grado di portare su internet l'offerta turistica
degli imprenditori locali. «In questa prima fase, inoltre - aggiunge
Lauro - lavoreremo sulla creazione di un call center, di vari
infopoint e sulla evoluzione di applicazioni internet per poter
essere sempre connessi con gli utenti. È chiaro che uno dei primi
risultati da raggiungere è la realizzazione di un Contratto di
sviluppo dell'area vesuviana che comprenda progetti immediatamente
cantierabili. Tra le iniziative a breve scadenza, anche una
collaborazione con Mastercard per mettere in commercio una carta
prepagata con il brand del territorio vesuviano. Tra le attività a
lungo termine, ci sono la messa in funzione dell'antico Molo
borbonico di Villa Favorita e la riqualificazione dei sentieri del
Vesuvio: «Stiamo lavorando per coinvolgere in un'unica progettualità
tutti gli attori del territorio, come Soprintendenza, Ente Ville
vesuviane, Parco del Vesuvio ed imprenditoria locale., confida il
presidente di Herculaneum Opportunities, Barbara Mancusi Barone:
«L'intento è mettere insieme le risorse e le professionalità della
zona attraverso un Piano integrato turistico che attivi
immediatamente nuovi servizi per promuovere al meglio la città di
Ercolano e l'intera area vesuviana.. La sede della nuova società
sarà Villa Maiuri, la dimora in stile Liberty recentemente
restaurata dal Comune di Ercolano, dopo anni di degrado: «Questa
partnership tra pubblico e privato - commenta il sindaco Vincenzo
Strazzullo - è l'unico volano possibile per mettere a frutto le
ricchezze del territorio. Lavoreremo per coinvolgere tutte le mete
turistiche della regione per diventare un punto di riferimento per
il turismo internazionale.
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05/11/2011
Pompei (NA), i giorni della rabbia (Il Mattino)
Tra inchieste e scambi di
accuse sulle responsabilità, a un anno dal crollo della Scuola dei
gladiatori cosa è stato fatto per portare Pompei fuori dalle
emergenze? Se lo chiedono i cinquemila iscritti al profilo di
Facebook istituito dal Comitato Cincinnato, nato per sensibilizzare
il mondo su quanto sta accadendo negli scavi di Pompei. Il popolo
del social network non è composto da giovani in cerca di dialogo con
coetanei, ma di adulti con le idee chiare, seri professionisti del
settore, archeologi, storici dell'arte, architetti, ingegneri che
intendono salvare l'area archeologica da una seconda morte. Gli
«amici» del Comitato Cincinnato si sono dati appuntamento a domani
alle I l a piazza Anfiteatro per aderire alla manifestazione Pompeii
November 6 -2011 pro Schola Armaturarum- ad un anno dal crollo». Ed
è tra i veleni e sospetti che la soprintendenza si prepara alla
visita che lunedì porterà agli Scavi il Commissario Ue Johannes Hahn,
accompagnato dal ministro per i Beni e le Attività Culturali,
Giancarlo Galan, dal ministro per gli Affari Regionali, Raffaele
Fitto, dal sottosegretario per i Beni e le Attività Culturali,
Riccardo Villari, dal presidente della Regione Campania Stefano
Cal-doro, dal segretario generale del MiBac, Roberto Cecchi, dal
Capo di Gabinetto del ministro Galan Salvatore Nastasi, e dal
sindaco di Pompei Claudio D'Alessio. Una visita-sopralluogo in vista
dello sblocco dei finanziamenti promessi dall'Unione europea. I
sindacati, intanto, pur criticando la gestione della soprintendenza
non entrano nel merito della lettera che il senatore Riccardo
Villari, nominato «tutore» degli scavi di Pompei dal ministero, ha
scritto a Galan per denunciare i ritardi e le presunte incompetenze
della dottoressa Cinquantaquattro. «La sola figura della
soprintendente non basta per evitare che Pompei continui a crollare
- afferma Amedeo Baittir, segretario regionale della Cgil - bisogna
istituire nuovamente la figura del city-manager e svincolare la
soprintendenza di Pompei da quella di Napoli. Per amministrare
Pompei si richiedono competenze di primo ordine, se la si accorpa ad
un altro museo è normale che la situazione sfugge dal controllo. E
poi - aggiunge Baittir - nutro forti dubbi sulla seria volontà di
salvaguardare il sito archeologico. Non sarà che il vero interesse
sono i finanziamenti? Solo quando si parlerà di tutela e fruizione,
a mio avviso, si inizierà a fare sul serio. Poi ci sono le grandi
aspettative delle assunzioni, sperando che non ci deludano. In un
territorio povero come il nostro, quando si parla di assunzioni, si
aprono varchi infiniti di aspettative». L'Ugl, invece, dice «basta
ai soprintendenti con la valigia che vengono a Pompei solo per fare
carriera». Renato Petra, coordinatore nazionale dell'Ugl Beni
Culturali, è categorico: «Gli scavi non hanno bisogno di una
soprintendente che trascura il sito per studiare da dirigente». Poi
afferma che «Galan è come Totò. Il principe De Curtis riuscì a
vendere il Colosseo, il ministro ha venduto fumo, millantando di
aver portato soldi a Pompei. In realtà i finanziamenti non solo sono
europei, e non ministeriali, ma erano già previsti prima che
arrivasse lui a vendersi meriti che non gli appartengono. E poi -
insiste - i progetti ci sono o non ci sono? Un giorno si devono
redigere e occorrono quattro mesi per farlo, il giorno dopo, per
magia, i progetti ci sono. Per quanto tempo ancora dobbiamo
brancolare nel buio?».
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03/11/2011
Pompei (NA), tra indagini, test e perizie (Il Mattino)
Il procuratore Marmo:
«Aspettiamo l'esito delle perizie». Sotto
accusa presunti sprechi.
Le indagini sul crollo della Schola Armaturarum sono al rush finale.
E a conclusione si avvia, anche, l'inchiesta sulle spese «pazze» del
Teatro Grande per la quale dai corridoi giudiziari si annunciano
avvisi di garanzia «eccellenti». Con la rimozione delle ultime
macerie di quello che è rimasto della scuola dei gladiatori, il
super perito Nicola Augenti si appresta a concludere gli ultimi
rilievi che determineranno le cause del cedimento strutturale
avvenuto il 6 novembre di un anno fa e che, secondo l'esperto, non
sono riconducibili alla pioggia. La rimozione totale delle travi
della copertura della Schola Armaturarum consentirà il recupero e il
restauro degli affreschi, ma l'area resterà di fatto sotto la
custodia della procura, anche nelle fasi di restauro. Il personale
della soprintendenza dovrà essere autorizzato dal magistrato per
accedere al luogo, in modo che la procura abbia la certezza che le
operazioni siano compatibili con le indagini ancora in corso. Il
professor Augenti, che lunedì scorso era negli uffici del sostituto
procuratore del tribunale di Torre Annunziata, Emilio Prisco, per
ricevere la nuova delega sui recenti crolli che hanno ulteriormente
«ferito» la città, sottolinea che «è importante studiare il contesto
in cui sono avvenuti i nuovi crolli, per stabilire se hanno un nesso
con i precedenti riconducibili ad eventuali responsabilità».
«Aspettiamo che il perito depositi la relazione e poi tiriamo le
somme», dice dal canto suo il procuratore capo Diego Marmo. «Se
archiviare l'indagine o chiedere il rinvio a giudizio degli imputati
dipende dalla perizia che il tecnico ci consegnerà. Il lavoro di
acquisizione delle prove non è tanto compito dei magistrati - tiene
a sottolineare il numero uno della procura oplontina - ma di
esperti, perché l'inchiesta ci porta a valutare e salvaguardare un
patrimonio dell'umanità. Una delle difficoltà maggiori che abbiamo
incontrato è stata individuare una persona esperta che non abbia mai
avuto rapporti, di alcuna natura, con la soprintendenza. Il
professor Augenti è la persona giusta, anche perché ha già lavorato
con la procura con risultati eccellenti». La scure giudiziaria sta
per abbattersi nuovamente sulla gestione dell'area archeologica.
Nuovi avvisi di garanzia si annunciano nel futuro degli scavi.
L'inchiesta della magistratura sul Teatro Grande, infatti, è in
dirittura d'arrivo. «Si avviano alla conclusione anche le indagini
affidate alla guardia di finanza sulle spese di restauro del Teatro
Grande», dice Marmo. L'inchiesta era stata avviata la scorsa estate
dal numero uno della procura oplontina e affidata ai militari della
guardia di finanza di Torre Annunziata. Cinque milioni di euro è la
spesa affrontata dall'ex commissario delegato all'emergenza
dell'area archeologica di Pompei, Marcello Fiori, per il restauro e
la riqualificazione del Teatro Grande di Pompei. Finanziamento
oggetto di indagini che hanno portato al sequestro del materiale
scenico. La magistratura contabile, inoltre, indaga sugli «sprechi»
del commissariamento. Spese di rappresentanza, staff e assegnazioni
di appalti da chiarire. Su questo investiga la Corte dei Conti che
ha bocciato la gestione commissariale definendo illegittime tutte le
spese sostenute nei due anni di attività. «Gli scavi di Pompei non
sono un'emergenza da Protezione Civile - hanno sentenziato i giudici
della Corte dei Conti - di conseguenza gli interventi che
interessano la tutela e la valorizzazione dei suoi tesori non
andavano esclusi dai preventivi controlli».
I test strutturali servono per scongiurare nuovi dissesti:
l'ingegnere Augenti vince il duello con la Soprintendenza
«Nessun rischio per le domus».
Il professor Nicola Augenti, perito incaricato dalla Procura di
Torre Annunziata, è agli Scavi per studiare le possibili cause dei
nuovi crolli e seguire le fasi finali della rimozione delle travi
della Schola Armaturarum. Lei ha dato il via libera al prelevamento
delle ultime macerie da via dell'Abbondanza. Vuol dire che
l'inchiesta è finita? «Diciamo che ci stiamo avvicinando alla
conclusione della perizia e quindi, delle indagini. La rimozione
totale delle travi della copertura della Schola Armaturanun
consentirà il recupero e il restauro degli affreschi». L'area sarà
dissequestrata? «L'area rimarrà sotto la custodia della procura,
anche nelle fasi di restauro. Il personale della soprintendenza
dovrà essere autorizzato dal magistrato per accedere al luogo. La
procura dovrà avere contezza delle operazioni svolte e avere la
certezza che siano compatibili con le indagini». Procederà con le
prove di carico? Certo». In cosa consisteranno? «Bisogna
innanzitutto precisare che le prove strutturali saranno effettuate
su murature ricostruite nel dopoguerra, come del resto lo erano le
strutture che hanno ceduto, e quindi il patrimoni culturale sarà
tutelato in tutti i suoi aspetti. Tale procedura, la prima
applicazione nel suo genere, ci fornirà elementi utili a stabilire
le reali cause dei crolli. Avrà, inoltre, una importantissima
valenza scientifica nella prevenzione dei dissesti. Il ministero
avrebbe già da tempo dovuto avviare un simile iter». Il risultato
dei test strutturali potrà essere reso noto? «Al termine delle prove
le tavole grafiche saranno messe a disposizione delle parti
inquisite e della soprintendenza perché saranno fatte in
contradditorio e avranno una efficacia probatoria». Ha già avuto
modo di visionare i nuovi crolli peri quali ha ricevuto una nuova
delega dalla procura? «Ho fatto un sopralluogo per avere un quadro
della situazione e capire se c'è un nesso con i crolli e se ci
possono essere responsabilità». La soprintendenza sta collaborando?
«Dopo una prima alzata di scudi, la dottoressa Cinquantaquattro ha
capito che ostacolare le indagini non porta a nulla di buono. Lei
non ha il potere di impedire le prove di carico. Io sono stato
delegato dalla procura a procedere con le perizie e ho carta
bianca».
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30/10/2011
Pompei (NA), La priorità? Incanalare le acque: va considerata la
città, non le domus (Il Mattino)
Sbagliato concentrarsi sui
singoli edifici: se non si risana il contesto recupero solo
apparente
L'archeologo De Simone: resta valido il modello utilizzato per i
restauri del post-sisma
«La prima cosa che occorre fare se si vuole salvare Pompei è
cominciare a considerarla una città e non una serie di case in cui
stanno resti archeologici da conservare: l'approccio agli scavi deve
essere di tipo urbanistico». Antonio De Simone, archeologo,
professore di Archeologia al Suor Orsola Benincasa di Napoli e tra i
maggiori pompeianisti al mondo, bacchetta senza giri di parole tutti
quelli che, intervenendo sul sito vesuviano, in questi ultimi
trent'anni, hanno cercato più il recupero della singola domus o del
cubicolo che in quella casa presentava problemi maggiori di altri
locali, che guardare alla situazione generale nel suo complesso.
Come operare, allora? «Bisogna agire per moduli. Non ha senso
restaurare una casa o una stanza se non si interviene sull'insula,
nel suo insieme. Il degrado che rimarrebbe attorno al recuperato,
con il suo peggioramento, metterebbe a rischio anche il restauro già
fatto. Inoltre, va privilegiato il restauro dell'esistente piuttosto
che lo scavo nuovo. Vede, nel 1984 con i fondi Fio avviammo il
recupero dell'intera città cominciando dalla zona dell'anfiteatro e
risalendo verso il centro, restaurando le case della Regio I e della
Regio II; all'interno di queste c'è stato poi il recupero delle
domus monumentali che incontravamo. Lo scavo nuovo veniva fatto
solamente nel caso in cui c'erano delle insulae che in quell'area
dove si stava operando non erano ancora scavate del tutto». Ma a
Pompei c'è il problema delle acque meteoriche. Come si risolve?
«Questa è un'altra cosa che noi non facevamo e che invece andrebbe
fatta: l' irreggimentazione delle acque. E’ un argomento si cui ha
posto l'accento anche Carmine Gambardella, il preside della facoltà
di Architettura della Seconda Università di Napoli. Ovviamente si
dovrà ragionare in maniera globale e non per insula, come è stato
fatto sino ad ora. E poi va tenuto conto che Pompei rientra in un
sistema complesso di visita e di espletamento di servizi. La nuova
soprintendenza, realizzata in un prefabbricato, sarebbe dovuta
durare alcuni anni, come venne sottolineato allora, recuperando, con
il suo abbattimento, lo spazio e la visibilità completa della città.
Questo significa che non ci dovrebbe essere spazio per manufatti
nuovi, quand'anche essi dovessero servire all'espletamento del
servizio: occorre conservare l'immagine di Pompei come città antica,
il che significa che non vanno edificati manufatti nuovi vicino alla
città. In pratica non dobbiamo fare come pubblico quello che
vietiamo ai privati». Vale a dire? «Se impediamo la costruzione di
un palazzo in prossimità degli scavi perché invece la soprintendenza
può farlo, magari al suo interno?». E’ ipotizzabile un numero chiuso
per i visitatori, visto che due milioni e mezzo di turisti
rappresentano una violenza terribile per un sito così fragile?
«Potrebbe essere un falso problema: se si amplia il restaurato e il
fruibile si ha la possibilità di distribuire i visitatori su una
maggiore area cittadina. In questo ambito va immaginata la vista
della città disponendo di un museo. Virtuale o reale, poco importa.
Per quale motivo a Pompei non sono mai stati esposti i dipinti
trovati a Murecine? Perché non sono visibili le tombe di Striano o
di San Marzano, che provengono dal territorio e sono gli antefatti
di Pompei? Perché il deposito scoppia di manufatti che vanno
all'estero per mostre viste da migliaia di visitatori e non vengono
visualizzati all'interno del territorio di Pompei? Ecco, con un
museo si migliorerebbe non solo la visita della città ma anche la
qualità dell'utenza».
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29/10/2011
Pompei (NA), "Save Pompei", si fanno avanti Università e CNR (Il Mattino)
Cervelli in campo per salvare
Pompei. La chiamata a raccolta sembra aver funzionato: universitari
e ricercatori hanno risposto all'appello del ministero confermando e
dando la loro immediata disponibilità al piano di salvataggio del
sito archeologico più grande del mondo. Al ministero dei Beni
Culturali sono già arrivate le adesioni della Federico II, della
Seconda Università, dell'istituto Suor Orsola Benincasa e del Cnr.
Ad annunciarlo il sottosegretario Riccardo Villani, che una
settimana fa aveva lanciato «Save Pompei», un appello alla
mobilitazione delle eccellenze, che ha incontrato ieri a Napoli i
vertici della Facoltà di architettura della Seconda Università di
Napoli, dell'Università Federico I1 e del Centro di Competenza sui
Beni Culturali Benecon. Nei prossimi giorni incontrerà anche il
preside del Suor Orsola Benincasa, rappresentanti degli Ordini
professionali nazionali e dirigenti del Cnr. «Dopo l'appello del
ministero, arrivano immediati i primi importanti riscontri - dice
Villari - e nell'incontro ho ricevuto la piena disponibilità dei due
atenei ad offrirci le proprie competenze a sostegno di interventi
tecnico-scientifici nell'ambito del sito archeologico di Pompei». Il
sottosegretario ribadisce che «la sinergia e la collaborazione sono
indispensabili per la salvaguardia di questo tesoro del nostro
patrimonio e la situazione attuale richiede l'apporto e l'ausilio di
tutti. I due atenei napoletani - conclude - sono eccezionali
serbatoi di competenze e la disponibilità manifestata va nella
direzione che da tanto auspichiamo e che, sono convinto, ci
permetterà di superare definitivamente l'emergenza». Intanto, dopo
il via libera dei 105 milioni di fondi europei per Pompei,
annunciato mercoledì a Roma dal commissario europeo Johannes Hahn,
si stanno anche predisponendo i tavoli tecnici perla messa a punto
dei programmi di avvio dei lavori. «La nostra preoccupazione, adesso
- ha spiegato Villan - è accelerare i tempi per quanto riguarda la
messa a punto della documentazione necessaria ad avviare gli
interventi. Anche Invitalia è già a lavoro su questo. Noi ci stiamo
attivando perché la Soprintendenza possa avere a disposizione le
competenze di tutti e possa muoversi rapidamente e con efficienza.
Bruxelles, infatti, non anticipa i soldi: pagherà a lavoro fatto, e
se fatto bene». La conferma che dall'Unione Europea arriveranno i
soldi promessi dovrebbe servire a far fare un passo in avanti anche
ai tavoli di trattativa per gli investimenti dei privati, italiani e
stranieri. La certezza di un piano - del suo finanziamento, e della
sua realizzazione con il controllo della Commissione europea - per
la messa in sicurezza degli Scavi, dovrebbero rappresentare un
incoraggiamento e una garanzia per chi vuole investire. Sarà
convocato per la prossima settimana a Napoli, dunque, il tavolo
tecnico tra ministero, Regione Campania e Comune di Pompei per
discutere il piano dell'Unione Industriali. Per quanto riguarda gli
investitori stranieri, gli imprenditori francesi riuniti nel
consorzio La Defense che attraverso la storica dell'arte
italo-francese Patrizia Nitti hanno dato la loro disponibilità ad
investire 200 milioni in dieci anni negli Scavi, e una fondazione
americana che avrebbe manifestato il suo interesse per Pompei,
l'appuntamento è a fine novembre, a Parigi, dove il 28 novembre è
prevista la firma della convenzione Mibac-Unesco.
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28/10/2011
Pompei (NA), fondi, veleni e nuovi crolli? (Il Mattino)
Negli Scavi affollati di
turisti - nella sola giornata di ieri gli ingressi staccati sono
stati novemila - felicemente ignari della giornata di giallo e
polemiche che si consumava, Tsao Cevoli, presidente
dell'Associazione nazionale archeologi, srotola la sua «personale»
mappa del rischio. La Casa della caccia Antica. Almeno tre
strutture, ai numeri 37, 39 e 23 del Vicolo Storto, una delle vie di
collegamento che conduce al vicolo del Lupanare, forse il sito più
famoso di Pompei, proprio di fronte al quale ci sono altre due
strutture minacciate. «Temiamo che nei prossimi mesi vedremo crolli
sempre più frequenti e gravi», dice, accompagnando un corteo di
giornalisti, fotografi e cineoperatori lungo il percorso della
vergogna. Cancelli di legno, spesso rotti. Travi sistemate alla
buona. Reti malconce o danneggiate, fili di recinzione di plastica,
qualche corda. Segnalano i siti chiusi al pubblico perché a rischio
o rischiosi da visitare, ma non sempre riescono ad impedire
l'accesso dei visitatori. Così che, dal bancone di un termopolio -
sorta di antica taverna - «transennato» con il nastro di plastica,
Cevoli solleva un lastrone di marmo, e poi il sasso sotto e quello
sotto ancora: «Chiunque potrebbe smontarlo pezzo per pezzo e
portarlo via», dice, attirando fortunatamente l'attenzione di una
delle cinque guide incrociate ieri durante una mezza giornata
passata in giro per gli Scavi. La tappa successiva è alla Casa del
Fauno, teoricamente chiusa al pubblico: nessun problema ad entrare,
fatta eccezione per lo slalom tra le pozzanghere. Cevoli mostra una
copia del mosaico della battaglia di Alessandro - il più famoso di
Pompei di cui l'originale è al Museo Archeologico, spiega - rimasto
all'ombra di una imponente tettoia di metallo: «Ma non è servita a
granché: il mosaico è ricoperto dagli escrementi di uccelli, nemmeno
le copie o i restauri siamo capaci di preservare». Tocca poi alla
Casa della Caccia. «Fino a qualche tempo fa tutto questo marciapiede
era transennato. Adesso c'è appena una corda che dovrebbe impedire
di entrare, ma l'intera struttura è pericolante» racconta Cevoli
mostrando lesioni e suture nelle mura dell'edificio, proprio mentre
passa una donna con una carrozzina. “E’ possibile - si domanda
l'archeologo - che per mettere in sicurezza un sito pericolante si
debba aspettare uno stanziamento di fondi dell'Ue? Siamo fortunati
che a Pompei finora tutto è accaduto di notte, quando nel sito non
ci sono visitatori». Secondo il presidente degli archeologi a
rischio crolli sarebbero anche alcune strutture in Vicolo Storto e
proprio vicino al Lupanare, il sito degli Scavi più visitato e più
affollato. «Ma nessuno di questi - denuncia - è attualmente messo in
sicurezza. Anche l'incolumità dei visitatori, ormai, non è
garantita».
Già, i visitatori. La vera risorsa di Pompei che porta in cassa ogni
anno almeno 25 milioni di euro. Ieri, un giovedì dal tempo incerto,
erano novemila a passeggio nella città antica. Senza nemmeno una
mappa, perché sono esaurite da sei mesi e non si riesce a
ristamparle. Un gruppo di stranieri scavalca impunemente le
transenne: nelle orecchie gli auricolari dí un'audioguida che forse
non li ha informati sui percorsi proibiti. A Porta Marina sono in
molti i gruppi di visitatori spaesati: non si trova l'uscita, perché
il pannello di plexiglass con la statua di Apollo che la indica è
ormai illeggibile. Lo aveva fatto il Commissariato, non è durato.
Una coppia, lei toscana, lui pugliese chiede stupita: «Dov'è il
punto di ristoro? Ma è davvero di Autogrill?».
Questa volta i soldi ci sono:
non ci piove. Ma, a proposito di pioggia, mentre continuano i crolli
in alcuni luoghi-simbolo degli scavi di Pompei, ancora non é chiaro
chi, come e quando riuscirà a spendere un bel gruzzolo di generosi
finanziamenti europei e di denaro contante attualmente nelle casse
della Soprintendenza. Basta fare una somma dei due fondi disponibili
e il quadro finanziario è chiaro: sul tavolo degli scavi visitati
ogni anno da 2,5 milioni di persone che arrivano da tutto il mondo,
ci sono 105 milioni di euro appena sbloccati dall'Unione europea e
40 milioni cash che rappresentano gli introiti disponibili della
gestione corrente del sito archeologico. Totale: 145 milioni di
euro. Una cifra imponente per l'attività di manutenzione,
conservazione e restauro degli scavi, tartassati da anni, tanti
anni, di incuria, degrado, scarsità di risorse umane e finanziarie,
e amministrazioni opache. A questo punto entrano in gioco i soggetti
chiamati a gestire questo patrimonio di risorse sulle quali l'Unione
europea, come ha annunciato il commissario Johannes Hahn, vigilerà
non con uno, ma con entrambi gli occhi aperti. Per evitare che i
preziosi quattrini, come é avvenuto per esempio con altri
stanziamenti dei fondi Fas, finiscano nella nebbia di progetti che
non si vedono e magari non esistono, oppure nessuno é in grado di
realizzarli. Un film già visto in altre occasioni nel nostro
Mezzogiorno sempre a corto di investimenti pubblici sani e coerenti.
Tra i soggetti seduti attorno al tavolo, ne citiamo tre per non
allungare troppo l'elenco e anche per il fatto che sono quelli
decisivi per vincere il rischio dello spreco di una straordinaria
occasione. La regione Campania, alla quale i fondi Fas sono
accreditati e che, auguriamoci, non potrà sognarsi di fare qualche
scherzetto provando a dirottare i milioni per Pompei verso altri
lidi, magari per tappare qualche buco del suo bilancio. La
Soprintendenza degli scavi che, anche grazie a 20 assunzioni di
archeologi e architetti, messe nero su bianco a brevissima scadenza,
avrà la regia tecnica e scientifica dell'intera operazione "Salviamo
e riscattiamo Pompei" anche sulla base di precise responsabilità
istituzionali. E infine il governo, che ha il boccino in mano e
dovrebbe sentire tutta l'importanza di uno scatto in avanti di un
luogo storico, turistico e ambientale che, da solo, se fosse ben
gestito e valorizzato potrebbe cambiare le sorti dell'intera
economia della Campania e non esclusivamente di Pompei e dintorni.
Il ministro della Cultura, che dal giorno del primo crollo, non ha
sentito il bisogno di un sopralluogo a Pompei, boccia i
supercommissari. Ci sono stati in passato, hanno funzionato poco e
male e sono stati sommersi dalle critiche. Resta allora da capire
come sia possibile portare a compimento la missione "Salviamo e
riscattiamo Pompei" senza un coordinamento che sappia, per esempio,
distinguere gli interventi per agguantare l'emergenza ed evitare i
crolli, o comunque ridurli a pura calamità, dagli investimenti per
il recupero e la valorizzazione del sito archeologico. Non giriamo
troppo attorno al nocciolo della questione: siamo in presenza di una
scelta politica che il governo deve fare, con chiarezza, con
trasparenza e con efficienza, per garantire il successo di una
scommessa da sistema Paese. Già, sistema, parola difficile da
declinare nell'Italia dei feudi, delle corporazioni (comprese quelle
che si annidano nell'universo dei Beni culturali), della burocrazia
sempre in agguato, dei veti incrociati e, a proposito degli scavi di
Pompei, di piccoli e grandi clan che spadroneggiano. Soltanto una
scelta di sistema chiarirà un ultimo, ma non irrilevante, rebus: che
cosa possono fare i privati per il progetto "Salviamo e riscattiamo
Pompei". Sulla carta possono fare tanto, purché mettano mano al
portafoglio, non litighino l'un contro l'altro armati e trovino le
giuste convenienze, ma anche un amore per il Sud e per l' Italia,
nell'entrare, soldi contanti alla mano, nella partita degli scavi
più sprecati del pianeta. Caro ministro, i fondi da soli non
bastano. Bisogna cambiare musica.
Intervista. La Cinquantaquattro: situazione grave, migliorerà con
l'avvio degli interventi
Doveva essere un day-after positivo quello di ieri per la
Soprintendenza. Dopo il via libera dei 105 milioni di fondi europei
annunciato mercoledì a Roma dal commissario europeo Hahn, invece, è
stata un'altra giornata difficile. Tanto difficile che Teresa Elena
Cinquantaquattro, generalmente di poche e diplomatiche parole, è
arrivata a minacciare di rivolgersi alla magistratura.«Sicuramente
sono stata molto contenta per l'annuncio della reale disponibilità
dei soldi ma sono costernata per l'uso che ormai stanno facendo i
media di ogni fatto che riguarda Pompei. Ribadisco che non c'è stato
nessun nuovo crollo. Mi dispiace per la stampa, che forse dopo le
piogge dell'altro giorno se lo aspettava, ma è così. Mi sembra ci
sia la volontà si screditare la Soprintendenza». Però il sopralluogo
fatto ieri ha fatto scoprire un altro crollo, avvenuto non
recentemente, ma non ancora rilevato. «I sopralluoghi vengono fatti
per verificare le condizioni di conservazione delle strutture di cui
tutti ormai conosciamo lo stato. E la situazione non cambierà fino a
quando non partirà il piano di interventi perla messa in sicurezza
del sito». Ma quando partiranno gli interventi per la messa in
sicurezza del sito? «Quando arriveranno i soldi. Fino ad oggi i 105
milioni sono stati annunciati ma non sono ancora nelle casse della
Soprintendenza nè sappiamo quando questo accadrà». Quali saranno i
primi interventi? «I lavori procederanno secondo quanto stabilito
nel programma approvato dal Consiglio superiore dei beni culturali,
che è il massimo organo del ministero, e dalla Commissione europea».
Quali sono le priorità, indicate dalla mappa del rischi, che
richiedono un immediato intervento di pronto soccorso? «La mappa del
rischio è uno strumento di lavoro, che viene continuamente
aggiornato, nella esclusiva disponibilità della Soprintendenza».
Toccherà alla Soprintendenza avviare le gare per l'appalto del
lavori: è preoccupata? «Nessuna preoccupazione, perché tutto avverrà
seguendo la normativa europea e con procedure rispettose della
legalità». Molte zone a rischio nel sito non sono adeguatamente
sorvegliate. Chiunque, stamattina, poteva entrare nella domus chiusa
al pubblico. «Chi scavalca una protezione in una zona chiusa al
pubblico lo fa sotto la sua responsabilità. E adesso per favore,
lasciateci fare il nostro lavoro con serenità».
La Uil: danni alla Domus di Diomede. Il ministero: nessun cedimento,
pronti a denunciare per procurato allarme
Poi scoperto il parziale distacco di una fontana in un'area chiusa:
avvenuto mesi fa, mai segnalato
A poche ore dall'annuncio dei fondi europei, arriva la notizia
dell'ennesimo crollo a Pompei: un muro nella Domus di Diomede, sulla
via Consolare, a poca distanza dai due muretti moderni caduti
qualche giorno fa. Il crollo è stato smentito dalla Soprintendenza e
dal ministero - che hanno annunciato di star valutando la
possibilità di presentare una denuncia per procurato allarme.
Immediatamente sono partiti i sopralluoghi: si appura che la domus
di Diomede non ha subito danni. «C'è stato solo il parziale distacco
della muratura posteriore di una fontana, ma l'episodio non è
sicuramente recente», spiega una nota. Ma resta il giallo.
Un nuovo crollo nella notte. Nessun crollo. Anzi sì, ma da un'altra
parte, accaduto tempo fa e di cui però nessuno si era ancora
accorto. Potrebbe essere questa, in sintesi, la cronaca
dell'ennesima giornata difficile di Pompei consumatasi ieri tra
allarmi, smentite, ipotesi di ricorso alla magistratura - questa
volta da parte di Soprintendenza e ministero - e ammissioni di
equivoci. Una giornata amara, iniziata con un falso allarme,
trascorsa con atmosfere da giallo, e finita, checché se ne dica, con
un allarme vero, l'ennesimo, sulle drammatiche condizioni del sito
archeologico più grande del mondo. Proviamo a raccontarla. Ad
annunciare l'ennesimo crollo, ieri mattina, le agenzie di stampa che
riportano la denuncia della Uil Beni Culturali: a cedere sarebbe
stato un muro nella Domus di Diomede, sulla via Consolare, a poca
distanza dai due muretti moderni venuti giù con le piogge il 25
ottobre. A scoprirlo, secondo quanto riportano le agenzie, una ditta
che stava eseguendo lavori di discerbo che avrebbe avvertito il
custode che ha poi dato l'allarme. «A Pompei va controllato tutto -
conclude la Uil - altrimenti è uno stillicidio di crolli».
Immediatamente, comunque, partono i sopralluoghi. Sulla Via
Consolare arriva il direttore degli Scavi, l'archeologo Antonio
Varone, e i carabinieri che questa volta, però, ritengono di non
sequestrare l'area. Viene appurato che la domus di Diomede non ha
subito alcun danno e viene quindi smentito con un comunicato
ufficiale «che tutto quanto affermato dalle notizie diffuse dalle
agenzie «non corrisponde a verità, nella maniera più assoluta». «Si
fa presente - continua la stessa nota - che nel corso di un
sopralluogo nella Regio Vi.1.4, si è constatato il parziale distacco
della muratura posteriore di una fontana, che si è adagiato
all'interno della fontana stessa. L'episodio non è sicuramente
recente, come dimostra la crescita di vegetazione spontanea. Si
tratta - spiega ancora il comunicato - di una domus scavata nel
1700, chiusa al pubblico, la cui messa in sicurezza è già prevista
nel Programma per la salvaguardia di Pompei». Nel tardo pomeriggio,
dunque, l'allarme lanciato dalla Uil si sgonfia, tanto che lo stesso
sindacato ammette essersi trattato di un equivoco. La Soprintendenza
fa sapere, sempre nello stesso comunicato, di star facendo valutare,
su proposta del ministro Galan, la possibilità di una denuncia per
procurato allarme all'autorità giudiziaria. Ma resta comunque il
giallo della fontana: perché quel «parziale distacco della muratura»
che la Soprintendenza definisce «sicuramente non recente», fino a
ieri mattina, quando è scattato il sopralluogo dei tecnici allertati
dal falso allarme della Uil, non era mai stato scoperto. «Non ce ne
è mai stata nessuna registrazione - conferma in serata l'archeologo
Varone - nel registro dei crolli». A ragionare leggendo il
comunicato ufficiale di Soprintendenza e ministero, dunque, un falso
crollo ne ha fatto scoprire uno vero. E il fatto che il cedimento
sia avvenuto, come dice la nota, in una Domus chiusa al pubblico -
ma la rete in plastica forata posta a recinzione, ieri, era
danneggiata e chiunque avrebbe potuto scavalcarla - la cui messa in
sicurezza è già prevista nel Programma per la salvaguardia per
Pompei», rivela che nemmeno i siti ufficialmente riconosciuti a
rischio sono monitorati e sottoposti a sorveglianza. Inevitabile
l'epilogo di polemiche politiche «Aldilà che si sia verificato o
meno un ultimo crollo, la gestione di Pompei è da archiviare
definitivamente», sostiene Fabio Granata (Fli). Dal Pd Guglielmo
Vaccaro annuncia l'intenzione di chiedere un question time alla
Camera su Galan, Vittoria Franco vuole che il ministro riferisca in
Senato. Per Giulia Rodano (Idv), l'allarme su Pompei è giustificato,
l'Udc sollecita al governo interventi strutturali per la messa in
sicurezza. Dal Pdl, invece, la senatrice Diana De Feo invita Galan a
riflettere sulla Soprintendente «inefficiente, incapace e inerte».
Porta di Sarno Casa della caccia antica Villani «Sbagliato
alimentare la psicosi» «Non vorrei che sulla questione crolli si
scatenasse una psicosi - cornmenta Riccardo Villan, sottosegretario
ai beni culturali con delega su Pompei - il vero problema è che
tutto questo allarmismo ha fatto passare in secondo piano il lavoro
fatto nei mesi scorsi. L'opposizione, che fa tante polemiche, perchè
non ci dice cosa hanno fatto loro per Pompei? Perchè non è stato
messo in sicurezza il sito fino ad oggi?».
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27/10/2011
Pompei (NA), dopo i crolli ecco i fondi (Repubblica)
IL MALTEMPO senza tregua
blocca il commissario europeo, costretto ad annullare il sopralluogo
fissato per ieri. Ma mentre diluvia su Pompei, dalla conferenza
stampa di Roma piovono 105 milioni di fondi comunitari. È la prima
buona notizia - ufficiale dopo numerose indiscrezioni - che segue
quelle a catena dei crolli all´interno degli Scavi, reduci
dall´ultimo "incidente" della settimana scorsa con tre metri del
paramento di un muro di cinta alto otto metri che si sono sfarinati
dopo il nubifragio. E dopo il crollo della Schola armaturarum, un
anno fa.
Sugli Scavi ora le inchieste aperte dalla Procura di Torre
Annunziata sono due con la stessa ipotesi di reato. Per i due
episodi si indaga per crollo colposo. Intanto però l´ultimo
cedimento ha accelerato la corsa verso la salvezza del sito. Il
commissario europeo Johannes Hahn, atteso ieri e bloccato dalla
pioggia, ha fatto a Roma l´annuncio ufficiale del finanziamento e ha
rinviato la sua visita al prossimo 7 novembre. Unione europea
convinta del progetto presentato dall´Italia. «Se non fossimo stati
certi che il progetto fosse stato implementato correttamente - ha
spiegato Hahn - non lo avremmo finanziato». Progetto che si sviluppa
negli anni 2011-2015 articolato su cinque punti fondamentali: il
controllo degli elementi dell´area archeologica, il restauro delle
parti del sito, il monitoraggio e la sorveglianza dell´area, il
rafforzamento e la supervisione da parte della soprintendenza di
tutti i siti di Napoli.
Dunque tutti soddisfatti. Interviene il governatore Stefano Caldoro.
«Il piano per il salvataggio di Pompei è un ottimo piano che
l´Europa ha recepito e che la Regione ha contribuito a realizzare, è
il "frutto di una buona pratica" - ha commentato -. Con i suoi due
milioni e mezzo di visitatori l´anno Pompei è il secondo sito più
visitato d´Italia». Quindi la nota polemica. «È una delle migliori
pratiche europee - dice il governatore ai cronisti - lo dico perché
sembrate non capire. Del resto quando si parla di programmi del Sud,
anche Tremonti ha difficoltà a capire, soprattutto quando si parla
del Sud».
Battuta che non piace al collega di partito presente in conferenza
stampa, il ministro Giancarlo Galan, che tira per la manica della
giacca il governatore. «Ma io lo dico apertamente a Tremonti, ne
abbiamo parlato tante volte...», insiste Caldoro. In serata viene
diffusa una nota dalla Regione: «Il riferimento a Tremonti non era
al Sud, ma ai numerosi strumenti di programmazione finanziaria, a
partire dal Poin (Programma attrattori culturali pluriregionali),
rispetto ai quali più volte i giornalisti hanno chiesto chiarimenti»
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26/10/2011
Pompei (NA), Dalla stampa estera sferzate e accuse: tesori in
frantumi come la cultura (Il Mattino)
Ma come ci vedono gli altri?
Pizza, monnezza e criminalità. Meraviglie e rovine. Gente
incosciente e smemorata, che pur avendo «un Dna per nascere artista
e geniale, aspira soltanto a finire all'Isola dei famosi o nei
reality di Berlusconi». Così i giornalisti di 50 prestigiose testate
straniere raccontano ai propri lettori la Campania dopo i crolli di
Pompei. Che, nonostante il fragore, non sembrano però aver
impolverato del tutto, nel mondo, l'immagine positiva di una regione
riscattata dalle proprie eccellenze, che può quindi ancora contare
su turismo e cultura per il proprio rilancio. Queste, almeno, sono
le conclusioni di una ricerca condotta dall'opinionista Klaus Davi
sulla visibilità della Campania del mondo. L'Osservatorio ha
raccolto ben 674 articoli, pubblicati da 50 tra le più importanti
testate internazionali, nel peri-odo che va dall' I gennaio di
quest'anno fino a ieri. E Pompei, al primo posto davanti a rifiuti e
criminalità, nella classi -fica delle criticità evidenziate dalla
ricerca, è finita spesso sulle prime pagine dei più importanti
giornali internazionali, fiore ormai appassito all'occhiello di una
cultura sempre più trascurata. Ecco cosa hanno scritto il 23
ottobre. «Il muro di Pompei si è sbriciolato proprio come si sta
sbriciolando la cultura italiana» (Siiddeutsche Zeitung).
«Quest'ultimo incidente èda attribuire alle promesse non mantenute
del presidente del Consiglio di proteggere il sito archeologico»
(The Guardian). Lo stesso quotidiano britannico meno di un mese fa:
«Il governo italiano ha fallito, lo spettacolo di Pompei è
straziante, la vera tragedia di Pompei è che chi l'ha scoperta non
ha saputo preservarla». «Pompei sembra essere stata I giudizi Nouvel
Observateur: Ravello il meglio del Paese balcone tra cielo e mare
completamente dimenticata da tutti: dalle autorità, dagli istituti e
dalle associazioni» (Die Tageszeitung 02/07/11). «Pompei sta vivendo
una seconda cadiuta. Il patrimonio dell'Unesco sta degenerando ed è
dominato da cani randagi e bande mafiose» (Der Spiegel l8/07/2011).
Durissimo anche il commento dei francesi: «L'Italia è sempre più
incapace di garantire la conservazione del proprio patrimonio» (Les
Echos 18/08/11); «Il governo italiano non ha avuto né l'efficacia
del privato, né le virtù del servizio pubblico. Pompei rimane
l'altro grande malato del patrimonio transalpino» (Le Point
21/07/11). Pompei a parte - la città vesuviana è prima anche nella
classifica delle località più criticate, seguita da Napoli, Casoria,
Casal di Principe e Salerno - secondo i dati conclusivi della
ricerca, ben il 71% delle citazioni sulla stampa estera riguarda
però commenti positivi sulla Campania. A tenere in alto le
quotazione della regione sul mercato estero il turismo (il 75,15
degli elogi), la cultura (70,30%), l'enogastronomia (68,45%), il
cinema (62,85%), la musica e il teatro 860,50%). I giornalisti
stranieri ci riscattano quando parlano di Ravello: «Un cliché
dell'Italia dei sogni. Un balcone tra il cielo e il mare» (le Nouvel
Observateur 23/06/11), o dell'arco di Traiano a Benevento: «un
tributo alla pace e alla prosperità», il «monumento meglio
conservato dell'Impero romano» (Travel&Leisure), o della reggia di
Caserta, il «capolavoro» che è «la risposta italiana a Versailles» (Neue
Ziircher Zeitung). Quanto all'enogastronomia, la stampa anglosassone
per esaltare il nostro Aglianico tira in ballo perfino Cary Grant e
Catherine Deneuve: è uno dei vini - scrive il Financial Times, che
come i due divi «trasudano classe». C'è di che riflettere per gli
amministratori di una Regione che non ha ancora una legge sul
turismo, in un Paese i cui governanti credono che «con la cultura
non si mangia».
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26/10/2011
Pompei (NA), liti e promesse, ma Pompei continua a crollare: giù
altri due muri (Il Mattino)
I muretti, innalzati da non
molto tempo, si erano sbriciolati già da qualche giorno. Sono parte
di strutture di contenimento e separazione all'interno degli scavi
archeologici. Neanche quelle piccole opere moderne riescono a
reggere nel disgraziato sito di Pompei. Dopo la scuola dei
Gladiatori nel novembre dello scorso anno, il bis qualche giorno
dopo di un muro nella Casa del moralista, il crollo di un muro
antico di quattro giorni fa, ecco gli ultimi cedimenti nell'area
archeologica. Se ne accorgono i custodi di primo mattino, lo renderà
pubblico un comunicato del sottosegretario Riccardo Villari,
informato dagli uffici della Soprintendenza speciale per i Beni
archeologici di Napoli e Pompei. È l'area archeologica della
necropoli esterna, stavolta, ad essere interessata. A Porta
Ercolano, la via dei Sepolcri, è di scena il terreno su cui si
sbriciolano parti del muro di contenimento. Serviva a trattenere il
fango e a delimitare l'ingresso di un ambiente di età romana. Parte
la segnalazione ai carabinieri della polizia giudiziaria in servizio
alla Procura di Torre Annunziata. La zona viene delimitata e
sequestrata. Prassi, seguita anche nei precedenti crolli. Ma non è
finita. La mattinata è un'altra di quelle infelici per il sito di
Pompei: a via Consolare, in piena città antica, si sfalda un altro
muro. Serviva a delimitare dei restauri. Ancora il nastro bianco e
rosso del sequestro giudiziario, ancora un segnale di attenzione.
Due crolli, parziali, di mattoni che sembrano di cartone per lo
smottamento di terreno provocato dalla pioggia. Un nuovo Sos per
un'area che avrebbe bisogno di monitoraggi e attenzioni costanti.
Oltre che di fondi. Spiega il coordinamento nazionale Uil Beni
culturali e ambientali: «I crolli delle ultime ore sono datati,
tanto che la scoperta si è fatta solo oggi perché in quella zona c'è
stato un intervento di diserbatura che ha reso visibile le pietre e
il terriccio su cui prima c'era l'erba». Di fatto, nel sito di
Pompei cedono strutture antiche, ma anche muretti recenti innalzati,
chissà come, per lavori, o per prevenire smottamenti di terreno.
Spiega Teresa Elena Cinquantaquattro, responsabile della
Soprintendenza: «Il sequestro delle aree interessate agli ultimi
crolli, eseguito in via cautelare dall'autorità giudiziaria, non
interferisce con il normale percorso di visita. Si tratta, infatti,
di porzioni limitatissime di strutture». E ancora: «Proseguiamo
nell'azione di rilevamento e di verifica delle strutture per
garantire la conservazione e la tutela del patrimonio archeologico».
La visita L'incontro Ispezione lampo di Hahn Oggi pomeriggio, agli
scavi di Pompei potrebbe arrivare anche il commissario europeo alla
politica regionale Johannes Hahn. L'Ue è pronta a finanziare un
progetto di restauro del sito che è patrimonio dell'Unesco.
Presupposto di quei fondi dovrà essere la bozza del piano italiano
«Progetto Pompei», che definisce compiti e obiettivi degli
interventi di restauro per il 2011-2015. Il costo previsto è di
oltre 50 milioni di euro. Per ottenere i finanziamenti, è necessaria
l'approvazione preventiva della Commissione europea. Se Hahn verrà a
Pompei, sarà accompagnato dal ministro Galan. Ma, come era
prevedibile, anche se non influenti sulle visite dei turisti, i
cedimenti delle ultime ore riaccendono polemiche mai spente. Per
oggi, viene annunciato un sit in dell'Ugl, per chiedere le
dimissioni del ministro Galan e della soprintendente. Il batti e
ribatti politico romano anticipa la visita a Pompei del ministro
Giancarlo Galan, prevista per oggi. Comincia Leoluca Orlando dell'Idv:
chiede ancora una volta le dimissioni del ministro. Giuseppe Moles,
deputato Pdl, gli replica: «Crollano due muretti e gli esponenti
dell'Idv, nella smania di apparire sempre e comunque, si lanciano in
queste richieste». Sulla stessa scia anche Nunzia De Girolamo e
Franco Casoli, sempre del Pdl. Ma Vittoria Franco, deputato del Pd
alla commissione Cultura, chiede spiegazioni in Senato al ministro.
Quattro senatori del Pd (Anna Maria Carloni, Luigi Zanda, Nicola
Latorre, Teresa Armato) hanno presentato un'interrogazione. Chiedono
chiarimenti sul ruolo della società Invitalia nella gestione di
finanziamenti e bandi di gara. E scrivono: «Dopo aver annunciato lo
stanziamento di 100 milioni di euro per la messa in sicurezza del
sito di Pompei, con l'assunzione di nuovo personale tecnico, quei
fondi sono stati rimossi nelle manovre finanziarie».
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25/10/2011
Pompei (NA), L'Unesco arbitro degli interventi. Cartellino giallo
sospeso fino al 2013 (Il Mattino)
«Nessun commissariamento da
parte dell'Unesco. Quanto riportato da alcuni media è inesatto ed
inutilmente dannoso per il nostro Paese». L'ambasciatore Francesco
Caruso, rappresentante dell'Italia all'Unesco e delegato per Pompei,
spiega il senso ed il valore della convenzione con il Mibac. Quale
sarà il ruolo dell'Unesco nel piano per Pompei? «L'Unesco entra in
punta di piedi come "facilitator" nei programmi, progetti o schemi
di intervento del ministero. L'Unesco ha offerto la sua
collaborazione e il Mibac l'ha accettata, parlare di
commissariamento rischia di compromettere un'operazione positiva per
il ministero e per Pompei e l'immagine del nostro Paese».
Dall'Unesco era arrivata la sanzione del «cartellino giallo» proprio
per Pompei. «Una decisione presa in seguito alla missione dei nostri
esperti che avevano riscontrato nel sito la mancanza di una mappa
del rischio e di un progetto per la messa in sicurezza, in cui si
chiedono all'Italia interventi urgenti per Pompei. Così come era
accaduto per il centro storico di Napoli, la firma di un accordo con
il Comune di Napoli, ha facilitato la messa a punto di un piano di
recupero e il ritiro del cartellino giallo, l'Unesco ha deciso di
sospendere ogni decisione su Pompei al 2013». Quali sono i termini
della Convenzione? «Durerà 9 mesi e costerà 140mila euro che sono
già stati reperiti dal capitolo del bilancio ordinario del Mibac.
L'Unesco assisterà il ministero per la rapida realizzazione del
cosiddetto piano Cecchi per la salvaguardia di Pompei che verrà
finanziato con i 105 milioni di euro dell'Unione Europea. I1 ruolo
di "facilitator" potrà essere esteso anche alla cosiddetta "zona
tampone", il territorio intorno al sito il cui degrado potrebbe
pregiudicare lo status Unesco degli Scavi di Pompei». I fondi
europei saranno sufficienti per salvare Pompei? «No. basteranno
soltanto per portarla fuori dall'emergenza. Ma uno dei compiti degli
esperti e dei tecnici che l'Unesco metterà a disposizione
dell'Italia sarà anche quello di favorire i progetti e i bandi di
gara al quali si sono già detti pronti a partecipare gli investitori
stranieri. Gli imprenditori del consorzio francese La Defense si
sono già detti disponibili ad investire a Pompei 200 milioni nei
prossimi dieci anni, ma non è escluso che se si troveranno gli
strumenti adatti poi possano arrivare anche risorse». Gli
investitori stranieri possono contare su grandi vantaggi fiscali,
cosa si può fare per incentivare gli italiani? «I francesi hanno una
defiscalizzazione del 60% grazie a norme comunitarie, un consorzio
italo-francese permetterebbe di estendere questi vantaggi anche agli
italiani». Per il Forum delle culture si è fatto anche il suo nome:
ha dato la sua disponibilità? «Si, perché per un napoletano verace
come me è una sfida affascinante: certo, c'è poco tempo, ma io penso
che Napoli possa riuscire laddove altre città non potrebbero».
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24/10/2011
Pompei (NA), per tutto il sito servono 260 milioni (Repubblica)
Ieri nuovo sopralluogo del
sottosegretario Villari sul posto con la soprintendente di Napoli e
Pompei Teresa Elena Cinquantaquattro, che era in missione al
ministero nel giorno della prima visita del sottosegretario, sabato.
Per i 105 milioni destinati alla messa in sicurezza dell´area
archeologica si starebbero accorciando i tempi. «Il commissario
europeo Hahn che verrà mercoledì ha dichiarato che alla luce della
documentazione che abbiamo inviato martedì scorso e già aveva
giudicato completa, non ci sono motivi per non dare il via libera.
Mi sono preoccupato di fargli avere prima possibile anche la
documentazione sull´ultimo episodio». Villari ribadisce l´intervento
di Invitalia in connessione con l´arrivo del finanziamento. Ma a
Pompei in dodici mesi, dice la soprintendente, «non siamo stati con
le mani in mano». Strumentalizzazioni e anche forme di sciacallaggio
intorno a una torta che fa gola a molti. Le agenzie diffondono una
dichiarazione («Dovremo spendere rapidamente fino all´ultimo euro
facendo tutto alla luce del sole, perché dove ci sono i soldi, e
quindi anche qui, c´è la camorra che tenta di infiltrarsi, sappiamo
benissimo cosa gira intorno a Pompei»), che la soprintendente poi
smentisce. «In dieci mesi - dice l´archeologa - abbiamo eseguito
lavori per 7 milioni, la scorsa settimana si è chiuso il termine per
le offerte della gara per i servizi aggiuntivi, che non si faceva da
anni. Dobbiamo agire tamponando una situazione di emergenza e solo
dopo che, grazie ai fondi europei, la messa in sicurezza di tutto il
sito sarà completata, si potrà arrivare alla manutenzione
ordinaria». Ma perché a Porta Nola non c´erano cantieri? «Su 44
ettari, chi poteva prevedere il maltempo. Quella non è comunque una
zona che avremmo considerato ad alto rischio. Infatti il danno è
stato molto limitato». Ma ci sono zone rosse? «Abbiamo individuato
zone ad alto rischio per lo stato di conservazione delle strutture -
dice la soprintendente Cinquantaquattro - e ora che abbiamo attivato
i lavori con fondi ordinari stiamo iniziando da quelle zone che
mostrano maggiori problemi». Qualche nome? «Sono diffusissime, si
tratta di intere aree della città, ma i fondi che abbiamo non
bastano. Sulla base della valutazione fatta nel 2006, con il primo
screening effettuato dal soprintendente Guzzo s´era fatto il calcolo
di 260 milioni per poter mettere in sicurezza tutta l´area
archeologica» |
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23/10/2011
Pompei (NA), Al primo nubifragio Pompei si sbriciola cede un pezzo
di muro (Repubblica)
È un muro che fa una curva
davanti alla necropoli di porta Nola, quello di cui ha ceduto un
pezzo dopo il nubifragio di giovedì sera. Un quadrato di pietre
dell´opus incertum del tardo secondo secolo dopo Cristo, restaurato
un paio di volte nei secoli successivi che ha dato immediatamente la
stura alle polemiche.
Alla voce del ministro Galan che affermava «Pompei è la nostra
priorità», si è accompagnata quella del sottosegretario con delega a
Pompei, Riccardo Villari: «Meno male, è solo una scorticatura, ma
anche un campanello d´allarme con il maltempo. Peccato che l´abbia
saputo solo oggi, ed è gravissimo - ha aggiunto - La messa in
sicurezza è la cosa più urgente e non bisogna chiudersi a riccio in
personalismi ma collaborare tutti insieme».
Una frecciata alla struttura ministeriale che regge gli scavi. Alla
quale, ha detto, «affiancheremo la società in house del ministero
dell´Economia, Invitalia affinché si possano ultimare i progetti
rendendoli cantierabili. Pompei i soldi li ha, ma non riesce a
spenderli perché ha poco personale».
Immediata la replica della soprintendente Teresa Elena
Cinquantaquattro: «Ho disposto una verifica dell´ufficio tecnico su
tutti e sessanta ettari di Pompei venerdì mattina. Il crollo mi è
stato comunicato in una relazione che ho trasmesso ai miei superiori
al Mibac e ai carabinieri, che hanno sequestrato l´area. Tutto nei
tempi previsti. Purtroppo non è andata così con i 25 archeologi e
con il personale che doveva arrivare: in assenza di quello e dei
fondi, non si può avviare alcuna messa in sicurezza».
All´attacco anche Antonio Irlando, presidente dell´Osservatorio
patrimonio culturale: «I crolli all´interno degli scavi sono
praticamente quotidiani e confermano l´assoluta necessità di
intraprendere azioni ordinarie di conservazione, tralasciando la
tentazione, che ha provocato spesso molti danni, di limitarsi a
interventi parziali e straordinari su monumenti che, al contrario,
necessitano di interventi organici e continui».
Da un cespuglio di rosmarino spuntano i vani
scoperchiati della Schola armaturarum. Si vedono le mura in rosso
sbiadito con brani di pittura e le travi metalliche del soffitto di
calcestruzzo che sfondò le pareti dopo una pioggia eccezionale. Sei
novembre 2010, un sabato, proprio come ieri, quando si è diffusa la
notizia di un nuovo danno alla già compromessa situazione di Pompei.
Sulla Schola non c´è più il telo protettivo, la miriade di pietre
crollate ferme per mesi dopo il sequestro della Procura di Torre
Annunziata è stato rimosso.
Le vicine domus persero pezzi a ripetizione. Qualcuno anche allora
disse che nel registro dei crolli, che il direttore Antonio Varone
controlla tutti i giorni, i custodi annotavano diligentemente decine
di episodi come quello. Episodi che non si sono certo esauriti con
il 2010.
Il muro di cinta davanti alla tomba della moglie di Herennio Celso,
quella con un vaso in cima a una colonna ionica, fa una curva che
continua su Porta Nola, la più vicina a Porta Anfiteatro, dove
sonnecchiano i tranquilli cani di Pompei, molti ancora con il
collare della Lega antivivisezione, anche se un minaccioso cartello
raccomanda ai turisti di non avvicinarli. La parte superiore del
bastione, a oltre dieci metri da terra, si è sfarinata e qualche
metro lineare di pietre dell´opus incertum ha schiacciato le grandi
foglie di acanto dove l´acquazzone ha fatto crescere i funghi.
Se fosse stato di giorno sarebbero cadute in testa a qualche turista
in visita alla necropoli. Via dell´Abbondanza dista poco dalla
caduta dei frammenti, e anche la pista ciclabile e l´area picnic per
i bambini e la vigna didattica curata con passione da Anna Maria
Ciarallo, la paleobiologa di Pompei, da poco in pensione. Qui
vicino, verso porta Ercolano un pino rischia di cadere perché è
secco da qualche anno. Mancano i fondi per abbatterlo.
Dopo il commissariamento Fiori, finito con due inchieste
giudiziarie, sul restauro degli anfiteatri e sui crolli di via
dell´Abbondanza, Pompei è ancora alla ricerca di una identità. In
vista dei cambiamenti, il fatto di cronaca riapre puntualmente un
dibattito che va avanti in forma ripetitiva. «L´epoca dell´incuria è
terminata - dichiara il ministro per i Rapporti con le regioni
Raffaele Fitto - ho coordinato con Galan un Piano straordinario
finanziato con fondi comunitari e nazionali che destina oltre 100
milioni di euro per interventi immediatamente cantierabili».
Mercoledì arriva il commissario europeo Hahn che con Galan e Villari
discuterà dell´opportunità di svincolare questi fondi. La
soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro attende ancora
l´entrata in servizio dei 25 archeologi promessi all´indomani del
crollo di un anno fa.
«Arrivano nelle prossime settimane», garantisce Villari. Ma le
notizie che si hanno in soprintendenza sono ferme alla richiesta
presentata dalla direzione generale del personale del ministero
Funzione pubblica.
«Non si può pensare che senza questi due elementi, risorse e
personale - ribadisce la soprintendente - Pompei possa essere messa
in sicurezza. Ciononostante la soprintendenza nel corso di questi
mesi ha realizzato, attraverso sopralluoghi mirati una carta del
rischio e ha messo a punto insieme alla direzione generale
dell´antichità e al segretario generale un programma straordinario
degli interventi per il recupero dell´area archeologica secondo
quanto previsto dal decreto legge 34 del 2011.
Nel frattempo con fondi ordinari abbiamo attivato interventi per
ridurre il rischio idrogeologico in alcuni settori della città
antica». Quello che si poteva fare. La grande bonifica, invece, è
stata più volte annunciata, in questi dodici mesi.
Nel pomeriggio del giorno di aprile in cui il ministro Galan, appena
insediato, dedicò la sua prima visita ufficiale agli scavi,
l´agenzia Ansa informò di un programma per Pompei al quale venne
dato il nome di Piano Cecchi, da quello del direttore generale del
Mibac. Il ministro aveva ribadito che il piano esisteva ed era
pronto per entrare in funzione. Ma non è mai partito perché, si
disse in seguito, «i soldi europei non erano arrivati».
In realtà la soprintendenza di Pompei era rimasta a secco: come si
sa, i venti milioni di euro d´incasso annuale la renderebbero
autosufficiente, ma, oltre ai fondi ordinari, ha a disposizione solo
finanziamenti già impegnati, quindi non spendibili.
Rimanevano poco più di 5 milioni. Ma a fine luglio questi soldi
hanno preso un´altra strada: quella del polo museale speciale di
Capodimonte.
Intanto su Pompei gravano due interrogazioni parlamentari del Pdl:
quella della senatrice Diana De Feo, che chiede il bis del
commissariamento e quella a firma del deputato Gioacchino Alfano che
cita il commissariamento Fiori come una grande occasione perduta per
Pompei.
E i muri, cominciata la stagione delle piogge, continuano a
sbriciolarsi, mentre altre iniziative dell´ex commissariamento vanno
anche quelle in frantumi. Un esempio per tutti, il ponte radio per
la comunicazione dei custodi voluto dall´ex braccio destro di
Bertolaso per aggirare i blackout della telefonia mobile. Qualche
mese fa la protezione civile ha chiesto la restituzione delle
apparecchiature che servono per l´emergenza. Un´antenna di
trasmissione sul monte Faito e una trentina di radio, per un valore
di circa 30 mila euro, sono tornate al mittente. È stato necessario
rifare un nuovo ponte, ma sono bastati 12 mila euro. E questa volta
nessuno ne chiederà la restituzione. Per 300 mila euro circa al
tempo del commissario Fiori era nata una convenzione con la Croce
rossa: alla scadenza non è stata rinnovata. Un´ambulanza è ferma nel
cortile della soprintendenza, ma l´autista ha ridato ai funzionari
del Mibac le apparecchiature ricevute in dotazione per collegarsi
con la centrale operativa.
Il commissariamento è finito, ma le risorse interne a Pompei
continuano a non bastare, né si pensa ad assunzioni per rinvigorire
l´ufficio ministeriale: piuttosto è stata appena stipulata dai
ministri Galan e Fitto una nuova convenzione da 6 milioni di euro
(in cinque anni) con Invitalia - presieduta da Giancarlo Innocenzi
Botti, che ha lavorato a lungo in Fininvest. L´accordo parla di
"supporto tecnico", ossia, chiarisce la soprintendente
Cinquantaquattro «di un contributo che arriva unicamente nella fase
precedente ai bandi di gara». Ma i boatos a Pompei paventano
l´inizio di una nuova stagione di commissariamento e addirittura una
nuova divisione delle soprintendenze di Napoli e Pompei entro l´anno
e un possibile cambio della guardia al suo vertice. |
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22/10/2011
Pompei (NA), nuovo crollo a Pompei (Repubblica)
I carabinieri di Pompei
(Napoli) hanno sequestrato ieri sera una piccola area a nord degli
scavi archeologici dove si è verificato il crollo di un muro romano
realizzato con la tecnica "Opus incertum". Il cedimento è avvenuto
nei pressi di Porta di Nola vicino la cinta muraria della città
antica, giovedì notte, in seguito al violento nubifragio che ha
flagellato l'area vesuviana, ma si è saputo solo stamani.
A crollare è stata la parte superiore di un paramento murario romano
realizzato, appunto, in "opus incertum", in una zona aperta al
pubblico. A terra ci sono circa tre metri cubi di macerie. Il
cedimento si è verificato a quasi un anno di distanza dal crollo
della Schola Armaturarum e non ha provocato danni a persone nè ad
altre strutture.
Villari: "Crollo di poco conto ma fa male". "Sono di fronte a questo
muro e in parte sono un po' sollevato: non si può parlare di crollo,
è solo una scorticatura ma fa male, è un campanello di allarme da
non sottovalutare". Così il Sottosegretario ai Beni Culturali
Riccardo Villari, da Pompei, racconta quanto avvenuto negli scavi
della città romana. Villari
rassicura quindi sull'entità del danno ma non per questo allenta la
tensione sul futuro di Pompei: Aabbiamo messo in campo le azioni
giuste ma non sono soddisfatto, dobbiamo fare di più, dobbiamo fare
presto", aggiunge.
Galan, Pompei priorità assoluta "Ho più volte pubblicamente espresso
tutta la mia preoccupazione per gli effetti che avrebbero potuto
provocare le prime violenti piogge su Pompei. Proprio per questo
abbiamo lavorato per presentare al commissario europeo un piano
efficace per il recupero e la messa in sicurezza del sito ed abbiamo
disposto un affiancamento, già operativo, alla sovrintendenza perchè
si inizi da subito a provvedere con le azioni di messa in sicurezza
più urgenti. C'è la più assoluta attenzione da parte del ministero
verso Pompei, è la nostra priorità".
Lo afferma il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Giancarlo
Galan. "Il prossimo mercoledì 26 sarò a Pompei con il commissario
Hann per mostragli la situazione e sbloccare il finanziamento
europeo di 105 milioni da destinare al sito. Attualmente il
sottosegretario Villari si trova sul posto per verificare l'entità
del crollo e siamo in costante contatto. Per il momento - conclude
Galan - è però fondamentale chiarire che il danno riguarda il
distaccamento di uno strato superficiale di una parte delle mura di
cinta che circondano Pompei, nessuna domus coinvolta quindi, e che
la stabilità della struttura non è in alcun modo compromessa".
Legambiente: "Non bastano le intenzioni". "E' trascorso un anno e
dobbiamo registrare altri crolli, altre ferite. E' bastata la prima
pioggia autunnale ed in Campania con il territorio, franano anche i
tesori del nostro patrimonio artistico. Mentre si discute, si
ragiona e si polemizza i muri crollano Le parole, le promesse, le
buone intenzioni non servono a tutelare gli scavi e l'intera area
archeologica di Pompei, serve una manutenzione ordinaria, servono
fondi, servono personale qualificato. Meno grandi opere, più tutela
e protezione dei nostri gioielli culturali. Insomma Fate Presto".
Questo il commento di Michele Buonomo, presidente di Legambiente
Campania, sull' ennesimo episodio di crollo di muri nell'area degli
Scavi di Pompei. |
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21/10/2011
Napoli, Gli scavi della Linea 6 portano alla luce una novità
clamorosa: la Napoli greca è stata fondata nell´ottavo secolo a. C.,
non nel settimo (Repubblica)
Presentate le nuove scoperte
archeologiche nello scavo per la stazione Chiaia della linea 6 della
metropolitana. In piazza Santa Maria degli Angeli una
complessa stratigrafia ha rivelato la storia del sito scoperto da
Daniela Giampaola: dalla preistoria al precipizio che collegava con
Chiaia la collina di Pizzofalcone prima della costruzione del ponte.
E ora archeologhi e storici suppongono che la città greca di
Parthenope sia nata un secolo prima, l´ottavo avanti Cristo.
Scavando una metropolitana si trova la sirena. Quella con la "esse"
maiuscola, Parthenope. E si scopre anche che è più antica di quel
che si credeva. La soprintendenza di Napoli e Pompei, con
l´archeologa Daniela Giampaola alla direzione dei cantieri di scavo
per il metrò in azione ormai da quasi un ventennio, aggiunge una
perla alle scoperte dovute al metodo sperimentato a Napoli della
"archeologia preventiva". Ieri in una gremita sala del Museo
Archeologico, la conferenza di presentazione della stazione Chiaia
della linea 6 della metropolitana, in piazza Santa Maria degli
Angeli. La lentezza dei lavori si traduce in positivo nello scavo di
reperti, ma ancor di più nella sorpresa di una datazione che cambia:
prima si riteneva che Parthenope, la Napoli greca, fosse stata
fondata agli inizi del VII secolo a. C.
In base agli scavi della soprintendenza nell´area dove il Comune ha
commissionato la stazione Chiaia all´Ansaldo, si risale invece all´VIII
secolo. La sorpresa è che l´epoca avvicina tra loro gli insediamenti
di Pithecusae (Ischia) e Cuma con quello sulla terra ferma. «Queste
scoperte cambiano la cronologia della città - spiega la storica
dell´antica Grecia della Federico II, Luisa Breglia - Non passa
neppure una generazione che i coloni greci dall´Eubea si spostano
verso Neapolis, perché? Forse hanno bisogno di uno specchio di mare
più a sud. O per riscuotere nuove tasse: si sa che a Capri c´era un
re, Thelone, che amava i forti dazi». Con una lectio magistralis
introdotta dalla soprintendente Teresa Cinquantaquattro, presente
anche Stefano De Caro, Daniela Giampaola spiega un pezzo di Napoli
che tutti credevano di conoscere. Davanti alla chiesa di Santa Maria
degli Angeli, in quello strano quadrato pendente verso il mare, gli
archeologi hanno trovato il "solito" (ma sempre più affascinante)
palinsesto: dallo strato preistorico più antico mai scoperto a
Napoli (8000 anni fa), ad arature riempite di cenere di un´eruzione
flegrea, alla ceramica che attesta che nel V millennio Chiaia era
già frequentata e non certo per lo shopping. I cumani fondarono un
approdo o non sappiamo ancora cosa, a Pizzofalcone e la sirena
Parthenope, che ha dato il nome al sito, qui doveva essere di casa.
Una bella novità è che gli archeologi hanno visto con i loro occhi
il fossato riempito in età vicereale (XVI secolo) con materiale che
ha restituito 5082 frammenti di epoca precedente alla fondazione di
Parthenope, compresa una testina femminile del VII secolo avanti e
una necropoli. Di epoca augustea, nel museo che nascerà nella
stazione, si potrà vedere un pezzo dell´acquedotto del Serino (di
cui sopravvivono i Ponti rossi). Un´area, Pizzofalcone, che cambiava
assetto per rendere più agevole il collegamento con la parte bassa
di Chiaia, e che ora è più leggibile proprio grazie all´ultima
modifica della modernità: il trasporto sotterraneo su rotaia.
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11/10/2011
Napoli, sesso e degrado nella Tomba di Virgilio (Il Mattino)
Che da tempo fosse diventato
il luogo preferito dagli innamorati dove lasciare bigliettini con
frasi e promesse d'amore, un po' come i lucchetti a ponte Milvio, è
ormai un fatto noto a molti. Ma che la Crypta Neapolitana, più
conosciuta come la tomba di Virgilio, ai piedi di Mergellina, da
luogo «figurato» dell'amore fosse diventato anche una vera alcova, è
notizia di questi giorni. Alcuni dei tanti visitatori, nei giorni
scorsi, recandosi presso il mausoleo - che oltre alla tomba del vate
latino custodisce anche i resti mortali di Giacomo Leopardi - hanno
infatti trovato nelle nicchie, scavate nel muro, non certo le urne
cinerarie, a cui erano destinate, ma preservativi e fazzolettini,
con resti di tracce biologiche: prove inconfutabili ed evidenti di
rapporti sessuali, consumati sotto gli occhi clementi del cantore
delle gesta del grande Enea. Virgilio è sempre stato molto
«gettonato» per i problemi di cuore tra gli innamorati che, dopo
essersi inerpicati per una scaletta che passa dinnanzi
all'acquedotto romano e che termina appunto nel piccolo mausoleo,
depositano nel braciere, al centro della grotta, lettere che
cominciano quasi tutte con un confidenziale: «Caro Virgilio...»,
scritte su notes, ricevute e persino sui biglietti dell'autobus
d'altra parte il legame del poeta con Napoli viene da lontano, forse
legato alle presunte doti magiche e agli ipotetici poteri
soprannaturali dell'autore dell'Eneide. Per secoli infatti è stata
diffusa a Napoli la credenza che la città sopravvivesse perché
protetta da un'aura magica, dovuta proprio ai prodigi di Virgilio.
Sempre la tradizione vuole che la galleria, alle spalle del Metro?)
di Mergellina e a pochi passi dall'Ostello della Gioventù, sia stata
realizzata dallo stesso Virgilio in una sola notte, con il ricorso
alla sua potente arte magica. Probabilmente il mito fu alimentato
dal fatto che nei pressi dell'ingresso orientale ci fosse un
colombario risalente alla prima età imperiale, identificato ancora
oggi come la tomba di Virgilio. Ma, al di là delle leggende e delle
facili suggestioni, il ritrovamento di profilattici all'interno del
mausoleo testimoniano ancora una volta lo stato di degrado ed
incuria in cui si trovano monumenti, opere d'arte e più in generale
gran parte del patrimonio artistico e architettonico accumulato nei
secoli e vanto della città. «La soprintendenza fa il massimo, anzi
più del massimo» ha detto di recente il responsabile dei Beni
architettonici Stefano Gizzi, riferendosi all'attuale critica
situazione di molti monumenti, edifici e chiese napoletane. «Siamo
costretti a fermarci quando non abbiamo più armi a disposizione. Noi
materialmente non abbiamo un solo euro da utilizzare». E riferendosi
proprio alla Crypta Neapolitana ha dichiarato: «Quest'anno non
abbiamo nemmeno fondi per i beni di nostra competenza. Per la
ordinaria gestione della tomba di Virgilio, ad esempio, non ci è
stato assegnato nulla». Sarcastico e amaro anche il commento dell'ex
sovrintendente del Polo Museale di Napoli Nicola Spinosa. «Speriamo
che Virgilio non se ne abbia a male - ha detto commentando la
notizia dei profilattici accanto alla tomba di Virgilio - Purtroppo
la sovrintendenza ha le mani legate perché non ci sono soldi.
Comunque non ci si meravigli per la Crypta. Non è certo in uno stato
migliore gran parte del nostro patrimonio. Parlo ad esempio dei
Decumani e di molte chiese bellissime e abbandonate. Per non parlare
dello stato in cui si trova per esempio il Pio Monte della
Misericordia che custodisce i capolavori di Caravaggio. Per entrare
bisogna farsi largo tra i cassonetti stracolmi di rifiuti. Stessa
sorte per il vicino Tesoro di San Gennaro. Le istituzioni ma anche
la gente dovrebbero farsi carico di questa situazione e fare
qualcosa prima di perdite irreparabili». Per Carolina lapicca
segretaria provinciale Cisl, settore Beni culturali: «La
profanazione della tomba di Virgilio è un chiaro segno di ignoranza,
che fa indignare non solo chi ne conosce il valore, ma tutti. Non è
l'unico scempio e non sarà neanche l'ultimo. Se il Ministero non ha
abbastanza fondi e personale per garantire la vigilanza, si potrebbe
almeno garantire la video-sorveglianza». |
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08/10/2011
Pompei (Na), ci aspettano nuovi crolli (Il Corriere del Mezzogiorno)
Cade la pioggia su Pompei e i
pochissimi operai in giro per gli Scavi si scambiano occhiate
preoccupate. «Ora incomincia il difficile. Qui non tiene più niente
e la stagione in arrivo farà peggiorare le cose» dice uno dei
sindacalisti, schierati per aspettare l'arrivo del sottosegretario
ai Beni Culturali, Riccardo Villari. Atteso per la presentazione del
restauro della conceria romana, finanziato da Unic. Intorno sciamano
i turisti — gli stranieri con una cerata possono affrontare
qualsiasi imprevisto meteo — affascinati non solo dagli scavi, ma
anche dall'incuria. L'Armeria dei Gladiatori, crollata un anno fa e
ora sbarrata con grossi pannelli, è una meta visitatissima. E
finanche fotografata. Il simbolo di quello che non si dovrebbe fare
del proprio patrimonio artistico che ha incrementato le visite a
Pompei. Villari alla fine arriva. Non piove più, ma il problema è
evidente. «Le piogge potrebbero rivelarsi un problema serio. Occorre
mettere in sicurezza il sito — ammette —, ma per farlo non bastano i
fondi ordinari. Disponibilità straordinarie non ce ne sono. Tra
quindici giorni incontreremo Johannes Hahn, commissario Ue alla
politica regionale. E per quella data bisognerà mettere sul tavolo i
problemi, in modo da ottenere il via libera dell'Unione europea per
i fondi strutturali e mettere così in sicurezza il sito di Pompei
dal punto di vista idrogeologico». Villari, a quasi un anno dal
crollo dell'Armeria, avvenuta il 6 novembre 2010, non nasconde
dunque la preoccupazione per nuovi possibili cedimenti e conta molto
su fondi europei che ammontano a circa 100 milioni. La
soprintendente per i Beni archeologici di Napoli e Pompei, Teresa
Elena Cinquantaquattro, ha ribadito però l'importanza della
manutenzione ordinaria. «Se non si garantisce questa, il pericolo di
altri cedimenti c'è — ha detto —. La nostra attività riguarda
piccole aree, eppure le strutture in sofferenza sono ovunque, le
risorse a disposizione non ci permettono di fare di più: servono
soldi e personale. Oggi non è ancora disponibile alcuna somma, ci
auguriamo di dover aspettare solo qualche altra settimana e non
mesi». Su tutta l'area degli scavi, lavorano solo cinque unità. E
anche gli archeologi sono insufficienti rispetto alle esigenze del
sito. «Vorrei però evitare annunci in merito alle assunzioni di
nuovi archeologi - dice Villari — . Spero che arrivino a fine mese,
così come spero che al più presto si possano assumere anche nuovi
operai». A quelli che si aspettano un ritorno al passato,
all'autonomia della sovrintendenza di Pompei, Villari risponde senza
alimentare illusioni. «Non è all'ordine del giorno la possibilità di
scorporare la soprintendenza di Pompei da quella di Napoli. Quando
il ministero scriverà il regolamento, si faranno le valutazioni del
caso». Il nuovo corso è segnato, dunque, dalle sponsorizzazioni
private. Come quella che ha sostenuto il restauro dell'antica
conceria di Porta Stabia e di tutta l'area dell'Insula 1 di Pompei,
un vero e proprio «distretto delle pelli» d'epoca romana. Un angolo
degli Scavi recuperato grazie alla collaborazione tra Soprintendenza
Archeologica di Napoli e Pompei e Unic, l'Unione nazionale conciari
italiani, grazie ad un progetto partito nel 2008 con un primo
investimento complessivo di oltre 25omila euro. Saranno nei prossimi
mesi restaurati, con un analogo impegno di spesa, vari reperti tra
cui alcuni attrezzi, coltelli e anfore contenenti resti di sostanze
usate per la concia. L'intera insula misura 1750 metri quadrati e fu
scavata nella sua completezza da Amedeo Maiuri negli anni Cinquanta,
dopo la scoperta avvenuta nel 1873. Nell'area produttiva sono
visibili le 15 vasche circolari in muratura rivestite di cocciopesto,
dodici usate per la concia vegetale di pelli grandi e tre per il
trattamento all'allume di rocca per pelli piccole. Sotto il portico
venivano scuoiati gli animale, si passava quindi all'immersione nei
tini, dove le pelli venivano trattate con il tannino. L'impianto è
stato studiato da un gruppo francese di archeologi guidati da Jean
Pierre Brunn in collaborazione con l'architetto Paola Rispoli della
soprintendenza. Il restauro è stato presentato all'Auditorium di
Pompei dal sottosegretario Villari, dalla soprintendente
Cinquantaquattro, dal direttore degli scavi Antonio Varone, dal
vicepresidente Unic Gianni Russo. «Abbiamo riattivato questa
collaborazione intelligente — dice Villari —. Molti dimenticano
quando parlano della grande operazione fatta da Diego Della Valle al
Colosseo che questa strada è stata aperta proprio qui, per il sito
di Ercolano con la sponsorizzazione della Packard». |
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06/10/2011
Pozzuoli (Na), recuperate le antiche tabernae (Il Mattino)
Riaprono al pubblico dopo
annidi abbandono le antiche Tabernae datate primo secolo avanti
Cristo di via Luciano: botteghe di epoca romana nascoste dalle
sterpaglie e dai rovi, nelle quali era stato sversato abusivamente
di tutto. Un sito archeologico a poche decine di metri dalla
centrale piazza Capomazza in cui erano stati depositati vecchie
lavatrici, frigoriferi, pneumatici e persino la scocca di
un'autovettura rubata. A coprire quella vergogna c'era una fitta
vegetazione spontanea, ma l'accordo stipulato tra il Comune di
Pozzuoli e l'associazione di volontariato «Angeli Flegrei onlus» ha
spianato la strada alla partnership pubblico-privata che permetterà,
adesso, il recupero e la piena fruizione dell'antico mercato della
civitas puteolana. «Per noi è una grande soddisfazione e motivo di
orgoglio aver ripulito dalle sterpaglie queste antiche botteghe per
riportarle all'antico splendore - sottolinea Maria Laura D'Amore,
volontaria dell'associazione «Angeli Flegrei» ed ex assessore alla
Cultura nel- La sinergia Patto tra Comune e onlus «Angeli flegrei»
Strappate le sterpaglie, portati via i rifiuti «Mai più la nostra
storia nel degrado , la giunta Giacobbe - poter presentare questo
ritrovato gioiello archeologico e metterlo a disposizione dei
cittadini di Pozzuoli e dei turisti è motivo di vanto». Situata su
un'area vasta circa tremila metri quadrati, l'antica area
commerciale sorge a ridosso dello stadio di Antonino Pio sulla
Domitiana, recuperata grazie ad un importante lavoro della
Soprintendenza archeologica di Pozzuoli guidata da Costanza
Gialanella. Un piccolo gioiello che gli archeologi fanno risalire
all'epoca augustea e che d'ora in avanti andrà ad arricchire il
percorso che ruota attorno all'Anfiteatro Flavio, al Serapeo e allo
Stadio di Antonino Pio. «Il nostro obiettivo e quello
dell'amministrazione comunale è di rendere fruibili i siti
archeologici finora poco valorizzati - dice Luigi Lucci, presidente
dell'associazione «Angeli Flegrei onlus» - Siti che, purtroppo,
versano in stato di abbandono e degrado. Abbiamo avviato a spese
nostre l'opera di pulizia grazie alla quale faremo in modo che i
cittadini e i turisti possano riavvicinarsi e reinnamorarsi della
propria terra». Maggiore sinergia pubblico-privata per fronteggiare
i tagli agli enti locali: e tra qualche settimana a fare da ciceroni
nella visita alle antiche tabernae ci sarà anche una dozzina di
detenute del vicino carcere femminile di via Pergolesi.
All'inaugurazione del sito recuperato ha partecipato, tra gli altri,
la direttrice della casa circondariale, Stella Scialpi, ma anche
Bruno Buonaiuto, direttore dell'azienda Cura Soggiorno e Turismo di
Pozzuoli, Gennaro Prebenda dell'associazione «Pozzuoli deve vivere»
e un gruppo di imprenditori locali, tra i quali Tobia Carannante,
che già da tempo collaborano con il Comune per il recupero e la
fruizione dei siti archeologici dimenticati. «Iniziative del genere
riporteranno Pozzuoli al suo antico splendore - sottolinea il primo
cittadino puteolano, Agostino Magliulo - Uno dei nostri obiettivi è
puntare sul marketing territoriale». Ma di lavoro da fare ne serve
ancora molto, così come dei finanziamenti da destinare al recupero
dell'immenso patrimonio storico-archeologico di Pozzuoli. «La
Regione ha puntato sul rilancio dei Campi Flegrei - sottolinea il
consigliere regionale Pasquale Giacobbe - Confidiamo nella
sensibilità del governatore Caldoro».
Il progetto
A collaborare nelle attività di pulizia e valorizzazione del sito
archeologico delle tabernae romane di via Luciano ci sarà anche un
gruppo di detenute del vicino carcere femminile. Il direttore
dell'istituto dl pena, Stella Scialpi, ha già segnalato il progetto
al dipartimento per l'amministrazione penitenziaria e ora si attende
il via libera del tribunale di sorveglianza per consentire ad una
decina di recluse di poter lasciare la cella nelle ore diurne per
realizzare i lavori di pulizia e di promozione del sito
archeologico. Le detenute, infatti, diventeranno una sorta di «guide
turistiche» affiancando i volontari dell'associazione "Angeli
Flegrei onlus». "La direttrice Scialpi ha immediatamente appoggiato
l'iniziativa - sottolinea Luigi Lucci, presidente di "Angeli Flegrei
onlus» - Le recluse saranno formate adeguatamente anche sulla storia
di quell'insediamento, caratterizzato da ambienti a pianta
rettangolare che si susseguono gli uni agli altri, mentre sul retro
si aprono vani più piccoli che fungevano da deposito». "Le detenute
inserite nel progetto - ha detto la Scialpi - sono donne desiderose
di riscattarsi socialmente attraverso opere utili alla
collettività». |
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24/09/2011
Ercolano (Na), rifiuti dinanzi agli scavi (Il Mattino)
Un enorme cumulo di rifiuti
aventi metri dall'ingresso storico degli Scavi di Ercolano in corso
Resina. Centinaia di sacchetti e il cattivo odore dell'immondizia in
via di putrefazione accolgono da due giorni le migliaia di turisti
che quotidianamente visitano il complesso archeologico. A rendere
ancor più incresciosa la situazione, l'incendio appiccato alla
spazzatura nella notte tra giovedì e venerdì: «Abbiamo ricevuto
decine di proteste da parte di persone che vengono qui per visitare
gli Scavi - spiegano i volontari della Pro loco Herculaneum -. C'è
chi si ferma a fotografare il cumulo d'immondizia e chi invece si
lamenta e minaccia di non mettere più piede a Ercolano. Si tratta di
una situazione che vanifica i tanti sforzi che ogni giorno compiamo
per accogliere i turisti e metterli a proprio agio». Va giù duro
anche Aniello Iacomino, promotore di uno dei blog più seguiti in
città: «E uno scenario assurdo - attacca - ancora più incredibile
perché sorge tra gli Scavi e il comando dei vigili urbani. Bisogna
rivedere il servizio di raccolta e soffermarsi sulla mancanza di un
servizio di spazzamento in città». |
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13/09/2011
Pollena (Na), dai rifiuti riemerge una villa romana (Il Mattino)
Un complesso termale, quasi
interamente riportato alla luce, parte di una villa residenziale
romana del I secolo d. C.: sono gli elementi che costituiscono uno
dei siti archeologici più prestigiosi dell'area settentrionale
vesuviana. Ed erano finiti sotto i cumuli di rifiuti di una
discarica abusiva. Per il particolare sforzo posto nel recupero,
scavo e restauro del sito, la European Association ofArchaeologists
- la più importante associazione europea di archeologi - domani
conferirà a Oslo, in Norvegia, nel corso del XVII Convegno
Internazionale, l'Heritage Prize al sindaco di Pollena Trocchia,
Francesco Pinto e all'archeologo direttore dell'Apolline Project,
Girolamo De Simone. Il premio viene assegnato ogni anno
«all'individuo o istituzione per il contributo straordinario
mostrato nel proteggere e divulgare i Beni Archeologici in Europa».
Il sito archeologico, scoperto e strappato alla cementificazione
edilizia nel 1988 era poi stato sepolto sotto una discarica abusiva
di rifiuti. Fino a pochi anni fa, quando l'archeologo Antonio De
Simone del Suor Orsola Benincasa, diede vita al progetto «Apolline
Project», diretto dall'archeologo Girolamo De Simone, suo figlio.
L'iniziativa poté andare avanti - pur «senza un soldo pubblico» -
grazie all'appoggio di Università statunitensi e inglesi. Oggi
quell'intuizione rappresenta un progetto ambizioso ma considerato
fattibile: «Pollena come Pompei ed Ercolano». «L'assegnazione di
questo prestigioso premio - dice il sindaco Francesco Pinto -
testimonia il lavoro serio che si è fatto. L'Heritage Prize
rappresenta uno stimolo a continuare in questa direzione per
valorizzare e restituire: si lavora alacremente al progetto di
riqualificazione del sito e delle zone limitrofe, che verrà
realizzato con i proventi derivanti dal condono edilizio relativi al
danno ambientale». Nel mese di agosto si è conclusa con successo la
sesta campagna di scavo in località Masseria De Carolis. Per cinque
settimane, 77 studenti provenienti da numerosi Paesi del mondo fra i
quali Regno Unito, Stati Uniti, Germania, Spagna, Polonia, hanno
riportato alla luce altri reperti e frammenti del passato: alcuni
elementi decorativi in stucco, i pavimenti delle terme romane, il
pozzo usato fino all'ultimo giorno prima dell'eruzione. La scoperta
più importante di quest'anno consiste nel rinvenimento di alcuni
marchi di. fabbrica sul pavimento degli ambienti termali. Attraverso
i marchi è possibile datare la costruzione delle terme a solo alcuni
anni dopo l'eruzione di Pompei del 79 d.C. Questa scoperta, secondo
quanto spiegato ieri in conferenza stampa a Pollena, è
rivoluzionaria nel mondo archeologico, perché finora si pensava che
l'intero territorio vesuviano fosse rimasto disabitato per molte
generazioni, almeno fino alla metà del II secolo d.C., prima che gli
antichi romani decidessero di tornare ad abitarci. Il complesso
termale fu scoperto nel febbraio del 1988 durante i lavori edilizi
del parco Europa. Con i mezzi meccanici si cercò di distruggere il
sito: tracce della benna meccanica sono ancora visibili sulle
murature portate in luce; la Sovrintendenza Archeologica bloccò lo
scempio e pose una recinzione a protezione dell'area. Ma la zona
venne poi abbandonata e divenne una discarica abusiva. Quando nel
2004 gli archeologi hanno cercato di ritrovare il sito dimenticato,
hanno scoperto il danno ambientale e, con la collaborazione del
Comune, hanno cominciato la bonifica dell'area. |
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23/08/2011
Bacoli (Na), crolla cisterna romana (Il Mattino)
Cede parte di una cisterna di
epoca romana in località punta Pennata, nel centro antico della
città: si riaccendono i riflettori sullo stato di conservazione del
patrimonio monumentale flegreo. L'elenco dei crolli è lungo,
l'ultimo risale a domenica quando è franato un muro della struttura
imperiale - caratterizzata da arcate risalenti al secondo secolo
dopo Cristo - situata a pochi passi dall'antico faro in un'area
ricca di reperti archeologici. La frana ha interessato una sezione
laterale del serbatoio, collegato a una residenza edificata dagli
antichi dove sorge l'isolotto di Pennata. Detriti di opus
reticolatum (una tecnica di edilizia romana) sono crollati sul
percorso a gradoni di via Cupa, che conduce i bagnanti alla piccola
rada ora raggiungibile soltanto via mare. I tecnici del Comune e la
polizia municipale hanno infatti chiuso per motivi di sicurezza al
transito pedonale il tragitto verso la spiaggetta. Potrebbero essere
imminenti ulteriori cedimenti del serbatoio - che rientra in una
proprietà privata a seguito di secolari acquisizioni - riconducibile
a strutture di approvigionamento idrico connesse alla flotta
imperiale di stanza nel lago Miseno. Un sopralluogo della
soprintendenza ai Beni archeologici di Napoli e Pompei dovrà
verificare la staticità della cisterna, per definire le modalità di
un intervento di messa in sicurezza: un'azione a tutela del
monumento romano sollecitata dai residenti, anche per poter
usufruire di nuovo del tragitto diretto alla darsena. Ai limiti di
punta Pennata, che di fatto affaccia sul porto romano, ci sono
vestigia costruite dalla nohilitas che scelse la località flegrea
per il clima ameno e le benefiche acque termali. E perla sua
stategica posizione geografica, Capo Miseno divenne l'approdo di cui
molti reperti sono inabissati. Ma altri sono stati restaurati con
fondi Por e risultano ben conservati e visitabili: tra questi
figurano il sacello degli Augusta-li, un edificio dedicato al culto
imperiale; il teatro romano incastonato nel promontorio; la grotta
della Dragonara, una cisterna connessa ad una residenza patrizia.
Alcune invece sono difficilmente accessibili o parzialmente
crollate. È il caso della villa di Lucullo - di cui sono franati
sulla spiaggia laterizi - e di quella che gli storici hanno
attribuito a Claudio sul promontorio di punta Epitaffio, oggetto di
un piano di restauro e di messa in sicurezza. Tra quelli
difficilmente visitabili compare su tutti l'imponente cisterna
imperiale, la Piscina mirabilis, le cui chiavi d'ingresso sono state
consegnate da decenni ad una custode secondo una formula da molti
considerata discutibile. Situazione ancora più difficile per il
complesso di cisterne Centum cellae di età tardo-repubblicana. Ma si
profilano nuovi progetti di valorizzazione e di gestione. L'Unione
degli Industriali di Napoli ha presentato a riguardo una proposta al
Ministero, mentre il Comune ha approvato lo statuto del Consorzio
Artemis per promuovere e valorizzare i Beni culturali. Dal
consigliere di opposizione Josi Geranio Della Ragione, giunge
intanto un Sos «al rilancio dei siti archeologici del territorio».
Dal canto suo il sindaco, Ermanno Schiano, assicura di aver
«intrapreso un percorso con la soprintendenza per la
riqualificazione e la promozione dei beni monumentali anche grazie
al costituendo Consorzio Artemis». |
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23/08/2011
Pompei (Na), tira la domus crollata (Il Mattino)
Ferragosto da record per la
"regina" dei siti archeologici. Gli ingressi agli scavi di Pompei
hanno registrato un più dieci per cento di turisti rispetto allo
stesso periodo del 2010. Ma indovinate qual è stato il monumento più
visitato e fotografato? La domus crollata. E così a Pompei è di
scena il paradosso: un «dramma archeologico» che si trasforma in
leggenda. L'ormai luogo comune «più famosi da morti che da vivi»,
calza a pennello per la città sepolta. I crolli fanno aumentare i
visitatori e, di conseguenza, lievitare gli incassi. Come accade per
i grandi della musica, del cinema e dell'arte che, dopo aver perso
la vita per circostanze tragiche, diventano dei miti, anche la
scuola dei gladiatori degli scavi di Pompei è diventata famosa in
tutto il mondo grazie alla sua drammatica distruzione riconducibile
pare all'incuria e alla mancata manutenzione del sito, ma le cause -
ci sono ancora indagini in corso - sono ancora da accertare. Prima
del suo crollo, lo scorso 6 novembre, la «Schola Armaturarum» era
una delle anonime domus della città archeologica. Dopo che le foto
delle macerie hanno fatto il giro del mondo, invece, è diventata
l'attrazione numero uno degli scavi, riuscendo a superare, anche le
domus dell'eros per eccellenza come la «Casa dei Vetti», il
«Lupanare» e le «Terme Suburbane». Turisti da tutto il mondo, ormai,
si recano a Pompei solo per visitare le macerie della mitica dimora.
Appena entrati negli scavi la maggior parte dei visitatori chiede
l'itinerario da seguire per raggiungere via dell'Abbondanza - luogo
dove sono situate le ormai famose «pietre antiche» ancora sotto
sequestro della magistratura - all'ufficio informazioni, alle
biglietterie, ai custodi e alle guide turistiche. Qualcuno ha
addirittura proposto di inserirla nella mappa del sito archeologico
e nelle guide. A confermare l'attrazione «fatale» della domus
crollata sui turisti sono gli operatori del settore che dicono di
ricevere prenotazioni espressamente per il "tour archeologico delle
macerie». Ci troviamo di fronte a quello che gli esperti definiscono
«il turismo dell'orrore», come sta accadendo per i luoghi assurti
agli onori di cronaca per i delitti di Avetrana, di Brembate e del
bosco delle Casermette. «Il ministro Galan avrà saputo del successo
riscosso dalle macerie e per questo non si impegna per ricostruire
l'immagine della città archeologica», dicono ironicamente i
sindacati. Ed è proprio sul fronte sindacale che non si placano le
polemiche. Antonio Pepe, segretario Cisl, e Maria Rosa Rosa, della
Uil, hanno chiesto un incontro con il nuovo sottosegretario Riccardo
Villan in seguito alle «delusioni per le false promesse fatte dal
ministro Galan lo scorso 12 aprile, durante la sua visita agli
scavi». I1 sito di Pompei - dicono Pepe e Rosa Rosa - che il
ministro aveva individuato come punto di partenza per il rilancio
dei Beni culturali, sono tutelati solo da quei pochi dipendenti
volenterosi ancora in servizio. Le misure straordinarie annunciate
in pompa magna non sono state mai realizzate. Le squadre di tecnici
già pronte a monitorare l'area archeologica - continuano - in realtà
non sono mai arrivate. Idem per la messa in sicurezza del sito. Non
si è mai visto un centesimo dei tanti annunciati fondi regionali ed
europei». |
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09/08/2011
Pozzuoli (Na), bloccati i lavori al Rione Terra (La
Discussione)
La Regione blocca i fondi,
lavori di restauro fermi: a rischio licenziamento oltre cento operai
Cammini per il Rione Terra a Pozzuoli e ti assale il respiro
profondo della storia. Del popoloso comune a nord di Napoli,
incastrato tra il mare e i sulfurei Campi flegrei, questo fu il
primo nucleo abitativo. Colonizzato dai greci prima e dai romani
poi. Secondo lo storico greco Strabone, la rocca del Rione Terra era
lo sbarco di Cuma. E fu forse qui che nel 529 a.c. approdarono gli
esuli dell'isola di Samo e fondarono Dicerachia, il governo dei
giusti. In epoca romana Pozzuoli fu per secoli il principale porto
di Roma, prima della nascita di Ostia. Se il tempo storico al Rione
Terra s'è per tanti versi fermato, s'è però arrestato anche il tempo
delle attese: quello scandito dalle promesse di riqualificazione
dell'area, abbandonata dagli abitanti negli anni '70 per il
bradisismo vulcanico, lo stigma di questo territorio in perenne
lotta con la natura. Individuata da 40 anni come scenario
privilegiato di restauro archeologico. Ma adesso alle prese con una
nuova fuga: quella delle risorse della Regione, prima strumento
dello sviluppo locale, ora miraggio per un centinaio di operai,
sull'orlo del licenziamento. Perché del piano di investimenti per
complessivi 200 milioni, non s'è vista più quella tranche di 15
milioni, bloccata dopo lo sforamento del patto di stabilità della
vecchia giunta Bassolino, e indispensabile per andare avanti.
Intanto, a ottobre scadrà l'ultimo rinnovo per la cassa integrazione
dei lavoratori. E ormai da mesi nei cantieri non si muove un dito.
Giorni fa una delegazione di edili del Consorzio "Fi.Pa" e della
Igeca Spa" e sindacalisti ha incontrato il sindaco Agostino Magliulo,
per tornare alla carica. Ad oggi solo il 60 per cento delle
ristrutturazioni risulta completato. Anche qui, siamo di fronte ad
una vicenda storica: le prime opere partirono ad inizio degli anni
'90. Ma Magliulo non ha potuto dare certezze alle maestranze. Dal
cilindro è spuntato però il consueto tavolo con la Regione, con
immediata richiesta al governatore Caldoro. «E mia intenzione - ha
dichiarato il primo cittadino - portare a compimento il progetto del
Rione Terra, e riconsegnare l'antico quartiere ai puteolani. Questo
sarà possibile soltanto con lo sforzo di tutte le parti in campo e
con il grande contributo degli operai impegnati fino ad oggi i
quali, con l'aiuto del presidente Caldoro, dovranno rientrare a
lavorare a pieno regime». Ma per ora siamo ancora ai proclami. Nel
frattempo, il sindaco si dà da fare come pub: a fine luglio ha
scortato al Rione Terra un gruppo di turisti-studiosi catalani
(«Sono disposto anche a fare da guida per il rilancio dell'area»).
Il professor Josè Luiz Gonzalez Moreno Navarro dell'"Escuela Tecnica
Superior de Arquitectura" di Barcellona ha scelto Pozzuoli tra le
mete primarie di un progetto di ricerca sul restauro architettonico.
Se gli spagnoli esaltano il Rione Terra, nel tour mozzafiato
dell'acropoli a picco sul mare, gli italiani lo lasciano annaspare,
in attesa di trovare i fondi. Nulla da fare per i sotterranei della
rocca, dove si sono stratificate culture millenarie, in un percorso
archeologico molto ben conservato. Forse però non tutto è immobile:
«Nella prima giunta regionale dopo le ferie, tra fine agosto e
inizio settembre - dice il sindaco - potrebbero essere sbloccati 7
milioni». Sarebbero utilizzati per i lavori della canonica della
cattedrale, sorta sulle ceneri del vecchio tempio di Augusto. Una
boccata d'ossigeno. Ma ancora troppo poco, rispetto all'imponente
piano di restauri previsto. Qualcuno però storce il naso per altri
motivi: i lavori della canonica richiederebbero solo l'intervento di
carpentieri. Mentre resterebbero a casa gran parte dei edili in
cassa integrazione. «Chiediamo un incontro con la regione Campania -
ha detto Vincenzo Scutieri, della Fillea Cgil - abbiamo forti
perplessità sul proseguimento dei lavoro e siamo in una situazione
veramente esasperante per tanti lavoratori. Noi vogliamo lavorare
anche per riportare alla luce un bene come il Rione Terra e ridarlo
alla città di Pozzuoli». E il tempo scorre veloce, perfino nel quasi
trimillenario Rione Terra. |
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30/07/2011
Ercolano (Na), MAV a rischio chiusura (la Stampa)
All'inizio volevano farne un
parcheggio sotterraneo. Per una volta è andata in modo un po'
diverso: da due anni in una struttura a tre piani a pochi passi
dagli scavi di Ercolano è stato aperto il Mav, il Museo Archeologico
Virtuale, il più importante al mondo, un successo capace di ottenere
incassi anche di 7 mila euro al giorno. In una di quelle incredibili
storie che soltanto in Italia possono accadere, questo Museo che il
mondo ci invidia rischia di tornare alla casella di partenza e
diventare il parcheggio sotterraneo che finora è rimasto soltanto un
progetto. Le voci si rincorrono tra Ercolano, Pompei e gli uffici
della Provincia di Napoli e della Regione Campania. E lo stesso
direttore della struttura Ciro Cacciola lo ammette: «Se il May
dovesse trovarsi in una crisi tale da chiudere le attività il
progetto iniziale è ancora li: un parcheggio interrato al livello
inferiore e un mercato coperto al livello superiore, dove ora c'è il
nostro Auditorium». Ma come può essere in crisi una struttura da 200
mila visitatori, il Museo più visitato della Campania, un gioiello
costato 5 milioni di euro di cui ha parlato il mondo intero? Perché
nel Mav, è stato ricostruito un viaggio nella storia attraverso le
città sepolte di Ercolano, Pompei, Boscoreale, Baia, Stabia e Capri.
Oltre 70 installazioni multimediali, ricostruzioni tridimensionali,
laser, touchscreen, effetti ambientali e molto altro ancora. I
turisti stranieri ne vanno pazzi, gli studenti italiani anche.
«L'attività va benissimo», conferma il direttore. II problema è un
altro: mancano all'appello circa 600 mila euro, più della metà del
bilancio del May. La Provincia di Napoli ha cancellato 300 mila euro
già previsti nel bilancio del 2011 e la Regione Campania non ha
iscritto in bilancio nemmeno un centesimo per il 2011 a favore del
May. Lo scorso anno, quando la giunta è ancora del centrosinistra,
vengono promessi 300 mila curo per il 2010. A fine anno, quando
sulla poltrona di presidente della Regione c'è ormai Stefano Caldoro
del Pdl, la Regione sforbicia i fondi annunciati: da 300 mila
diventano 225 mila. Sforbiciati e comunque mai erogati nonostante si
sia ormai a sette mesi dall'inizio del nuovo anno. Una questione di
tagli, insomma, ma non solo. La questione è più seria: nel caso del
Mav, i fondi non sono il solito contributo elargito dalle
istituzioni: il Museo Archeologico Virtuale è una Fondazione, la
Regione Campania e la provincia di Napoli ne sono i soci principali.
«Hanno il dovere di finanziare la struttura», avverte il direttore
del Museo. L'improvviso sfilarsi dagli impegni presi da parte delle
due istituzioni campane sta creando un'incertezza che è alla base
della profonda crisi attraversata dal May. «Anche perché non siamo
un carrozzone - precisa il direttore - Abbiamo un solo dipendente a
tempo indeterminato e otto a tempo determinato e abbiamo già
tagliato la promozione, l'ufficio stampa e la comunicazione. Se si
va avanti così non ci resterà che chiudere durante i giorni
feriali». |
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30/07/2011
Pompei (Na), persi 5 milioni di euro (La Stampa)
Non c'è pace per Pompei. Come
se non bastassero Domus crollate, scavi fermi, intonaci scrostati,
allarmi dell'Unesco, ignobili lastroni di cemento sul teatro grande
(sequestrato dalla magistratura) e sprechi faraonici, il sito
archeologico che il mondo ci invidia subisce ora un taglio di fondi.
La beffa è ancor più atroce pensando che il salasso nasce da un
intervento istituzionale promosso per aumentarli. «Merito» del
decreto legge varato dal governo quattro mesi fa, denominato
«Disposizioni urgenti in favore della cultura...» e presentato con
plateale autocompiacimento come provvedimento salva-Pompei. Bel
salvataggio: sul bilancio di quest'anno quasi 5 milioni di euro in
meno, il 25 per cento circa. Un'eterogenesi dei fini tipicamente e
maledettamente italiana, perché colpisce anche i beni archeologici
di Roma e serve a mettere una pezza sugli scandalosi buchi contabili
di un'altra soprintendenza napoletana. Accade questo. Primavera
2011: il governo si mobilita dopo i crolli dei mesi precedenti. E
inserisce una norma rubricata «Potenziamento delle funzioni di
tutela dell'area archeologica di Pompei». Il diavolo si nasconde
nell'ultimo comma, che prevede per il ministero dei Beni culturali
la possibilità di spostare fondi da una Soprintendenza a un'altra,
in caso di necessità. Pare un toccasana: ora potranno finalmente
arrivare i sospirati nuovi finanziamenti. Al contrario, nei giorni
scorsi il ministero ha comunicato al CdA della Soprintendenza che
sì, intende avvalersi di quella norma, ma per decurtare il bilancio
di Pompei, non per rimpinguarlo. E dunque, dice il ministero, rifate
i conti e arrangiatevi. La Soprintendenza ha già avviato le riunioni
operative per distribuire i sacrifici, facendo i conti con le
rimostranze di chi lavora sul campo. Le conseguenze del taglio di
budget sono presto spiegate: stop anche a progetti già deliberati,
blocco di attività di tutela in corso, possibili danni al
patrimonio. Un autogol che rischia di allontanare non solo gli
imprenditori francesi che hanno offerto 20 milioni di euro per
Pompei a patto di avere un piano chiaro e definito, ma anche i
partner privati che già ci sono. Per esempio la Fondazione Packard,
che su Ercolano ha adottato un modello lodato dall'Unesco (ma
ignorato in Italia). Gli americani mettono un euro per ogni euro
speso dal ministero e non gradiranno che la controparte se ne
riprenda qualcuno a metà dell'anno. Ma il ministero ha altre
urgenze. I soldi tolti a Pompei servono a ripianare i debiti di
un'altra Soprintendenza napoletana, il Polo museale che gestisce tra
l'altro il museo di Capodimonte con risultati tutt'altro che
memorabili (non figura tra i 30 musei statali più visitati, superato
da realtà minori come Trieste, Ravenna, Sirmione). Un carrozzone
creato nel 2003 tra le perplessità degli addetti ai lavori e che
garantisce prestigiose poltrone, stipendi maggiorati (un
soprintendente speciale guadagna il 30 per cento più di uno
ordinario) e un ricco budget da gestire direttamente. Il Polo
museale sta affondando in un buco spaventoso: 12 milioni di euro di
debiti accumulati in pochi anni. Tanto da indurre il ministero a
svenare non solo Pompei, ma anche l'altra Soprintendenza
archeologica speciale, quella di Roma che cura un patrimonio
immenso, dal Colosseo all'Appia antica. Altri 5 milioni di euro
sottratti da un giorno all'altro. Nella capitale si fermano dunque i
lavori per il quarto lato di Palazzo Massimo. Un progetto a cui si
lavora da anni e destinato a ospitare una caffetteria a concessione
privata, abortito proprio in vista del traguardo per mano dello
stesso ministero che ha puntato tutto su valorizzazione e gestioni
esterne. Non solo: la scure si abbatterà per 1,7 milioni anche sul
fondo destinato agli interventi «di somma urgenza», accantonato per
crolli, danneggiamenti, maltempo. La riduzione è di circa il 50 per
cento. Dunque per quest'anno a soprintendente, archeologi e
direttori dei musei non resteranno che amuleti e scongiuri. Che le
soprintendenze ricche (Pompei e Roma sono considerate le galline
dalle uova d'oro) aiutino quelle povere, è naturale e s'è sempre
fatto. Ma per esigenze tecniche e di tutela, con capitoli di
bilancio preventivati e spalmando i benefici su diversi enti. Non in
queste dimensioni. Non intervenendo con l'accetta in corso d'opera.
E non per ripianare i debiti di un solo ente sprecone, alimentando
«in modo affrettato e opaco» quella che Italia Nostra definisce «una
guerra tra poveri». Le beffe per Pompei non finiscono qui. II
decreto di marzo prevedeva anche un piano straordinario di
salvaguardia, il dirottamento di 105 milioni di euro presi dal
«bancomat» dei fondi Fas per le aree sottosviluppate, le nuove e
agognate assunzioni di personale. Tutte misure positive. Peccato che
dopo quattro mesi siano ancora sulla carta. Il piano straordinario è
molto contestato e va nella direzione diversa rispetto a quanto
richiesto dai tecnici dell'Unesco. I fondi Fas non sono arrivati, la
procedura per sbloccarli è lunga. E le assunzioni restano un
miraggio. La richiesta al ministero è chiara: servono subito 25
nuovi tecnici, di cui 14 archeologi. A Pompei oggi lavora un solo
archeologo, mentre l'ultimo mosaicista andato in pensione nel 2001
non è mai stato sostituito. Gli operai per la manutenzione
quotidiana sono scesi da 98 a 8. Spiegano gli esperti che senza
personale adeguato i piani di tutela sono chimere: chi li attua? Ma
prima delle assunzioni, sono arrivati i tagli. |
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26/07/2011
Cardito (Na), ritrovate tombe antiche sulla statale sannitiche (Il
Giornale di Napoli)
Nuovi reperti archeologici
affiorano dalla statale Sannitica. Ritrovata una terza tomba
risalente, come le due scoperte qualche giorno fa, al quarto secolo
avanti Cristo. Durante i lavori di scavo della Terna per il
passaggio di alcuni cavi elettrici dell'Enel, il ritrovamento a
circa cinque metri di profondità. La struttura, interamente in tufo,
è molto simile altre due. All'interno sono stati ritrovati resti
umani e vasellame in ottimo stato di conservazione. Tra questi,
anche un corredo funerario: anfore e contenitori per oli. Subito sul
posto l'archeologa Bianca Cavallaro, che ha provveduto a repertare
il tutto per conto della Soprintendenza ai beni culturali. Nelle
tombe ritrovate qualche giorno fa, due corpi umani l'uno accanto
all'altro. Il ritrovamento, secondo prime analisi, è da ricollegare
alla presenza sul territorio di piccoli insediamenti sanniti durante
il quarto secolo avanti Cristo. Sulla Statale, infatti, nel corso
degli anni, sono state fatte varie scoperte in questo senso, tali da
avvalorare la tesi. In particolare, sulla parte di strada che
collega Cardito, Casoria e Afragola. Diverse, infatti, le tombe
risalenti al IV-III secolo a.C. ritrovate negli anni. Nel 1961 in
località Cantariello fu scoperta la celebre tomba dipinta oggi
esposta al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, mentre nel 1982
ritornò alla luce una necropoli in località Sanguineto. Adesso
toccherà a storici e accademici dirimere la matassa e dare un nome
alla popolazione che ha abitato i luoghi. Antica è la querelle tra
alcuni storici locali sull'etnia stanziatasi sul territorrio in quei
tempi. Per alcuni sarebbero provenienti dalla vicina Acerra, per
altri si tratterebbe dei Sanniti. |
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26/07/2011
Sorrento (Na), nel mirino i lavori per gli scavi alla villa della
Regina Giovanna (Il Giornale di Napoli)
Torna a tenere banco la
vicenda dei lavori di scavo che hanno interessato l'area
archeologica della Regina Giovanna, acquistata dal Comune di
Sorrento nel dicembre 2003 per oltre 3milioni di euro dalla
Provincia di Napoli e dai gesuiti ed attualmente oggetto di
interventi da parte di privati che hanno interrato serbatoi e
tubazioni di cui l'ufficio tecnico comunale sembrava non essere
inizialmente a conoscenza. Lavori posti in opera dai proprietari
dello stabilimento balneare "La Solara", recentemente acquistato
dalla società "Lido di Enea srl" nella quale sono subentrati a fare
parte, oltre a Paolo Spartano, precedente titolare dello
stabilimento "La Solara", anche Giuseppe Aversa, Federica Milano,
Tiziana Foggiano. E le contestazioni degli ambientalisti e di
numerosi rappresentanti dell'amministrazione comunale sorrentina
sono generate proprio da questi nomi. Di fatto Federica Milano è la
sorella di Gaetano Milano, attuale assessore del Comune di Sorrento
con delega al demanio, Tiziana Foggiano è invece la moglie di Steven
Scarpato, consigliere di maggioranza. Il presunto scandalo legato
indubbiamente al conflitto di interessi ha indotto Rosario
Fiorentino, capogruppo consiliare della lista "Insieme per Sorrento"
dai banchi dell'opposizione, a presentare una cruda interrogazione
all'amministrazione comunale retta dal sindaco Giuseppe Cuomo, in
merito ad un progetto, già ampiamente realizzato, che ha previsto la
sostituzione di una cisterna fuori terra con altre due interrate
alla profondità di oltre 2 metri in un'area che rientra nel
complesso archeologico della villa romana appartenuta al console
Pollio Felice. Solo il Comune di Sorrento è autorizzato ad eseguire
opere edili nell'area archeologica, sempre previo opportune
concessioni rilasciate dagli enti competenti e con i pareri espressi
della Soprintendenza. Nessun altro è autorizzato a richiedere pareri
o delibere di Giunta per beneplaciti non avendone titolo, come
risulta dai pubblici registri. Dopo i primi contrasti viene invece
fuori che la concessione rilasciata dal Comune di Sorrento è stata
concessa su richiesta della società "Lido di Enea srl" i cui
componenti hanno evidenti legami di parentela con assessori e
consiglieri dell'ente comunale. Un particolare che aveva
precedentemente scatenato le contestazioni di Claudio d'Esposito,
presidente del wwf penisola sorrentina, oltre che dell'avvocato
Giovanni Antonetti, delfino dell' "Italia dei Valori" in costiera.
L'interrogazione presentata dal consigliere Rosario Fiorentino
rischia adesso di sollevare un polverone perché con essa il gruppo
consiliare "Insieme per Sorrento" chiede di sapere con estrema
urgenza se l'amministratore unico, Federica Milano, della società
"Lido di Enea srl", pur non avendone titolo, ha presentato istanza
di parere alla Soprintendenza, Provincia di Napoli, azienda
sanitaria locale ed in che modo il Comune di Sorrento ha verificato
la regolarità urbanistica delle opere edili già realizzate,
chiedendo nel contempo, in caso di esito negativo, l'immediato
ripristino dello stato dei luoghi dopo il deturpamento di un sito
archeologico risalente all'epoca romana, risolvendo in tal modo una
probabile leggerezza commessa dall'ufficio tecnico comunale. Il
Ministero per i Beni e le Attività Culturali nel 2003 autorizzò
infatti la vendita del complesso archeologico prescrivendo però che
nello stesso fosse assolutamente vietato effettuare scavi, reinterri,
modifiche del suolo con la realizzazione di infrastrutture che
vadano a pregiudicare la conservazione e la valorizzazione del sito
risalente all'epoca romana e di grande valenza ambientale, se non
con espressa autorizzazione della Soprintendenza. |
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23/07/2011
Pompei (Na), gli affreschi restaurati restano sotto chiave (Il
Mattino)
Lo stress da umidità
dell'affresco della «Fontana Piccola» è stato curato con iniezioni
di malta idraulica. Il piano «terapeutico» prescritto dagli esperti
in restauro è stato, così, provvidenziale per salvare la vita ad uno
dei dipinti murari più preziosi lasciati in eredità dalla scuola
pittorica dei romani di duemila anni fa. I risultati della seconda
tranche del restauro, finanziati dalla fondazione «Cittàltalia» e
dall'Associazione per Pompei sotto la direzione scientifica della
soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei e costati trentamila
curo, sono stati presentati ieri dal direttore degli scavi Antonio
Varone. Ad aprile dello scorso anno era stato inaugurato il primo
lotto; «a breve - spiegano gli esperti - sarà completata la terza e
ultima fase». Peccato solo che la Domus resti inagibile, al punto da
non poter essere ancora visitata dai turisti. «In un momento in cui
sui giornali si parla di cifre stratosferiche da investire perla
tutela e la salvaguardia degli scavi - afferma Varone - il restauro
dell'affresco della "Fontana Piccola" si inserisce in un filone
della "normalità". Questo a dimostrazione che anche con modesti
contributi, ma dall'emblematico significato, i tesori dell'antica
Pompei possono continuare a splendere». Le fasi dell'intervento.
Numerosi i distacchi dell'intonaco del supporto murario, evidenziati
maggiormente in corrispondenza di alcune lesioni, causate dallo
slittamento dei conci murari della struttura di sostegno. Sulla
superficie dipinta, le infiltrazioni di umidità avevano provocato
fenomeni di disgregazione progressiva degli intonaci e degli strati
pittorici, nonché la formazione di sali solubili di vario spessore e
incrostazioni superficiali sulla pellicola pittorica. Erano presenti
depositi superficiali di particellato atmosferico, resine acriliche
in precedenti interventi di restauro, residui di terra di cavo
carbonatati e in zone localizzate patine biologiche. Numerose le
stuccature in cemento, probabilmente realizzate durante un
intervento degli anni '60, che oltre ad essere punti di stress da
umidità alternavano la lettura del dipinto. Il consolidamento degli
intonaci è stato eseguito con iniezioni di malta idraulica, idonea a
ripristinare l'adesione dell'intonaco al supporto murario, mentre
nei casi dei distacchi dell'intonaco più profondi si è,
preventivamente, proceduto ad una velinatura parziale con carta
giapponese e resina acrilica, prima di proseguire con il
consolidamento definitivo delle grosse sacche. I problemi di
decoesione degli intonaci sono stati risolti con imbibizioni di
resina acrilica. Per quanto riguarda il trattamento della pellicola
pittorica che risultava, in alcune zone pulverulenta e sollevata a
lamelle, la riadesione al supporto è stata effettuata con una micro
resina acrilica, emulsionata in acqua e data attraverso un foglio di
carta giapponese, premendo le lamelle con spatole in teflon o con
tamponi di cotone idrofilo imbevuti di fissativo. Per eliminare le
incrostazioni saline e le macchine di umidità è stato eseguito un
impacco di acqua distillata tenuta in sospensione tramite polpa di
cellulosa e fogli di carta giapponese, per tempi variabili. Le
patine biologiche sono state eliminate con l'ausilio di sostanze
biodeteriogene in acqua date a pennello, mentre la pulitura dei
depositi di particellato atmosferico è stata realizzata con sostanza
tensioattiva, in percentuale in acqua distillata, con cui
successivamente si è risciacquata la superficie trattata. Le
stuccature sono state realizzate con malta composta da polvere di
marmo e calce, successivamente, nei casi di lacune interpretabili,
integrate cromaticamente con colori ad acquarello con la tecnica del
tratteggio verticale, mentre le zone abrase di intonaco privo di
pellicola pittorica, sono state ritoccate con velature di colori ad
acquerello. E così una parete dipinta presumibilmente alcune decine
di anni prima dell'eruzione fatale del 79 dopo Cristo è tornata a
vivere. Non così la domus, ancora chiusa al pubblico perché
inagibile e per mancanza di personale.
I restauri vanno avanti, ma le domus restano chiuse al pubblico. La
denuncia arriva da Antonio Pepe, segretario della Cisl-Fp. La casa
della «Fontana Piccola» rientra infatti nell'elenco delle domus
inagibili stilato dai tecnici della Soprintendenza, in quanto
interessate da lesioni alle strutture. Ma non solo. Il paradosso è
che molte di queste case, anche se fossero agibili, non potrebbero
comunque essere visitabili per un'altra ragione: la mancanza di
fondi e personale. Sono tredici le domus che dal primo gennaio sono
negate ai visitatori appunto per l'impossibilità di reperire i soldi
necessari a rinnovare l'accordo per l'affidamento ai custodi del
compito di sorveglianza durante le visite turistiche. Tra queste
domus c'è proprio quella della Fontana piccola. «Certo il restauro
dell'affresco è importante e significativo - continua il segretario
della Cisl - ma lavori del genere rischiano di diventare inutili,
perché fin quando non si risolverà il problema della carenza di
personale di vigilanza, questi edifici, benché restaurati, sono
scandalosamente destinati a restare chiusi al pubblico». Pepe pone
l'accento, anche, sulla carenza numerica degli addetti al restauro.
«Pochi gli operai restauratori in organico, benché volenterosi, sono
male organizzati e poco coordinati, tanto da non riuscire a
garantire l'ordinaria manutenzione a opere già oggetto di interventi
straordinari. In definitiva - continua il coordinatore della Cisl -
dal momento che il decreto a favore dell'area archeologica di Pompei
non ha portato finora che a periodici proclami, riteniamo importante
che la soprintendente attivi al più presto un tavolo di trattativa
per contrattare una organizzazione in grado di consentire la
riapertura delle domus chiuse al pubblico. Lo si potrebbe fare
attraverso la distribuzione dell'attuale personale in organico alla
soprintendenza di Napoli e Pompei tenendo conto del numero di
edifici da aprire al pubblico, dell'ampiezza delle aree
archeologiche più rilevanti, anche in funzione del numero di
visitatori». Sulla paradossale vicenda si dicono perplessi anche gli
operatori economici e le guide: «Se i turisti, informati di questo
restauro, ci chiederanno di visitare la casa della "Fontana Piccola"
cosa dobbiamo rispondere? Al di là degli annunci - spiegano le guide
turistiche autorizzate dalla Regione - rimane ancora lettera morta
anche l'ipotesi dell'apertura programmata a giorni alterni di molte
domus». Un cartellone fatto affiggere dalla Soprintendenza, spiegano
i ciceroni di Pompei, precisa che nel caso che il numero del
personale in servizio sia sufficiente, in certi giorni della
settimana è possibile la visita di alcuni edifici. Ma è
un'eventualità che dal primo gennaio 2011 non si è mai verificata.
Secondo questo calendario, il lunedì e il mercoledì sarebbero
visitabili le case degli «Amorini Dorati», della «Caccia» e, se non
fosse inagibile, della «Fontana Piccola». Il martedì e il giovedì,
invece, lo sarebbero le domus di «Marco Lucrezio Frontone» del
«Poeta Tragico» e della «Ara Massima». Il venerdì le dimore di «Obellio
Firmo», di «Meleagro» e «Casca Longus». Sabato e domenica la casa di
«Polibio», dei «Casti Amanti», dei «Dioscuri» dei «Quattro Stili» e
del «Larario di Achille». |
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20/07/2011
Pompei (Na), ritrovate nuove domus (Il Mattino)
Potrebbe essere via degli
Augustali la strada dei profumieri pompeiani di duemila anni fa.
Un'arteria commerciale importantissima, la via dei profumieri, che i
numerosi studiosi d'archeologia del secolo scorso, pur ipotizzando
che si trovasse nel cuore della città distrutta dall'eruzione del
Vesuvio nell'agosto del 79 dopo Cristo, non erano mai riusciti a
collocare con certezza nel reticolo urbano. La scoperta di tre
botteghe, vicinissime tra loro, all'interno delle quali si
producevano e si vendevano essenze profumate, fatta da una équipe
franco-spagnola coordinata da Jean Pierre Brun, direttore del Centre
Jean Bérard di Napoli, lascia invece ipotizzare che lungo quell'asse
cittadino fossero posizionate le fabbriche e gli atelier utilizzati
per lo smercio al dettaglio dei preziosi profumi prodotti in città o
che arrivavano da Capua. Le indagini future su quell'area, se
porteranno alla luce altre profumerie, confermeranno che a Pompei si
è finalmente trovato, dunque, il quartiere dei profumieri. Assieme a
Brun hanno lavorato gli esperti dell'Istituto Valenciano de
Conservación y Restauracion de Bienes Culturales de la Generalitat
Valenciana, in Spagna. Le prime indagini volte al rinvenimento
dell'area in cui si fabbricavano le essenze destinate alla matrone
pompeiane, risalgono agli anni 2000. Le ricerche di quest'anno si è
appuntata sulle tabernae 26, 27 e 28, situate tra gli edifici
scavati appunto lungo via degli Augustali. La strada, che si trova
tra via della Fortuna e via dell'Abbondanza, ovvero tra i due
Decumani, le arterie principali di Pompei, è sicuramente una delle
vie più importanti della città sia perché si trova in pieno centro
sia perché a ovest termina con l'accesso diretto al Foro. Le
botteghe individuate sono fatte di piccole stanze che, al momento
dell'eruzione, non sembrano far parte delle case retrostanti. «La
conoscenza del quartiere dei profumieri - spiega Brun - è cresciuta
grazie alla scoperta di queste istallazioni dotate di vasche e,
particolarmente, di una grande quantità di unguentari di ceramica
conservati tra cenere e lapilli sia nelle vasche sia nelle fosse».
E, appunto lo scavo della taberna 28 è stato importante da questo
punto di vista perché fa risalire l'attività dei profumieri
pompeiani alla seconda metà del II secolo avanti Cristo. Un'altra
fossa, più antica, ha invece restituito principalmente ceramica da
cucina ma senza unguentarii. Nella piccola taberna 27, funzionava,
al momento dell'eruzione, una vasca perla produzione di profumi
edificata contro il muro di fondo. Sotto il pavimento, invece, è
stata scoperta un'altra vasca colma di ollae pertuse (si tratta di
anfore bucate) utilizzate per coltivare i fiori, uno degli
ingredienti base dei profumi. Nella bottega 26, la maggior parte
della zona indagata corrisponde a una cantina distrutta in gran
parte da un terremoto. Il suo scavo, oltre a venticinque monete,
forse l'incasso dell'ultima giornata di vendite prima della
catastrofe, ha consentito di recuperare anche oggetti di bronzo:
recipienti usati per pesare gli ingredienti da miscelare perla
produzione profumiera, e elementi di una bilancia a tre piatti.
All'interno di un braccio della bilancia, poi, è stato trovato un
frammento di papiro scritto: forse si tratta di un talismano magico.
«La prima fase di queste botteghe - sottolinea l'archeologo - risale
alla fine del II secondo secolo avanti Cristo; non conosciamo bene
l'ultima fase perché quell'area è stata scavata nel 1820 e dunque
sono state sconvolte le indicazioni che avremmo potuto avere da
quegli scavi. Il dato importante tuttavia è che trovando vasche e
fosse piene di unguentari di ceramica, perché gli unguentari di
vetro che vennero utilizzati a Pompei, a partire dalla metà del
primo secolo avanti Cristo sono stati trovati nella metà
dell'ottocento, ne sappiamo di più su produzione e vendita delle
essenze nella Pompei di venti secoli fa». |
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17/07/2011
Ischia (Na), un museo sottomarino per l'isola (Il Giornale di
Napoli)
Un museo sottomarino, opera
senza precedenti in Italia, al centro di un progetto riguardante
proposte di sviluppo per l'Isola di Ischia, nato dalla
collaborazione piena tra l'istituzione comunale ischiatana, la
Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei, il Consorzio Borgo
di Ischia Ponte. Un viaggio nel tempo sottomarino, dall'Impero
Romano fino a giungere al Medioevo e agli Angioini, fulcro
dell'iniziativa, già partita con l'inizio degli scavi, che
porteranno alla luce antiche mura romane e i resti dell'occupazione
degli Angioini, che fecero di Ischia un centro commerciale
marittimo. Il cuore del museo sommerso saranno invece le rovine di
Arenaria, l'antica isola descritta da Plinio, che si ritiene poi
sommersa dopo una violenta eruzione. Tali rovine saranno presto
visitabili grazie ad un sistema di telecamere che permetteranno di
addentrarsi tra i reperti del museo dalla superficie. "Il Museo -
spiega Giovan Giuseppe Lanfreschi, Presidente del neonato Consorzio
Borgo Ischia Ponte - si inserisce in un ampio piano di sviluppo
locale che comprende la Bia di Sant'Anna, con le rovine sottomarine,
ma anche la riqualificazione del lungomare di Ischia Ponte, perchè
questa splendida zona di Ischia riscopra e valorizzi le proprie
tradizioni". I progetti riguardanti il rilancio turistico
commerciale di Ischia Ponte sono stati discussi la scorsa mattinata
presso la sede napoletana della Camera di Commercio: "La zona è da
poco divenuta un centro commerciale naturale - ha spiegato Maurizio
Maddaloni, Presidente della Camera di Commercio di Napoli - e da qui
può partire lo sviluppo anche grazie all'accesso alle agevolazioni
regionali. In più la nascita del Museo Sottomarino sarà fondamentale
per valorizzare la zona dal punto di vista turistico, preservandola
però sempre con attenzione da uno sfruttamento troppo intensivo". "I
progetti riguardanti il piano di sviluppo turistico-commerciale di
Ischia Ponte sono la dimostrazione che fare sistema tra gli
imprenditori porta sviluppo - ha dichiarato l'Assessore
all'urbanistica della Regione Campania Marcello Taglialatela,
intervenuto al tavolo dell'ente camerale - già con il centro
commerciale naturale di Borgo Orefici si sono avuti buoni risultati
e ad Ischia si valorizzeranno le specifiche peculiarità
dell'imprenditoria del luogo, e non è escluso che l'applicazione di
questo concetto possa allargarsi anche "al centro storico di Napoli.
L'istituzione regionale campana sarà infine vicina, con le sue
competenze e con le sue deleghe, ai progetti del consorzio anche per
quanto riguarda gli aspetti legati ai piani regolatori ed
urbanistici". |
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13/07/2011
Pompei (Na), mai aperto il maxi ingresso da 5 milioni: manca un tubo (Il
Corriere del Mezzogiorno)
La commissione di verifica
inviata dalla Regione: «Nessuna opera completata è fruibile al
pubblico»
I francesi vogliono salvare Pompei, gli americani vogliono metterci
le mani sopra, e il ministro Galan fa da mediatore per offrire lo
scavo archeologico al miglior «offerente». E’ cronaca di questi
giorni. Due incontri sarebbero già stati fatti a Parigi: gli
imprenditori francesi assicurerebbero 20 milioni di investimenti
l'anno per i prossimi venti, ma chiedono garanzie. A collaborare con
loro una cordata di industriali campani, nomi segreti ma a quanto
pare «altisonanti». Lo stesso governatore Stefano Caldoro avrebbe
già partecipato a un vertice privato con emissari della «Défense»,
che vede tra i suoi funzionari Jean Sarkozy figlio del capo
dell'Eliseo. Insomma, se il ministero retto da Galan e la
Soprintendenza di Napoli e Pompei daranno linee guida precise e
stileranno progetti chiari, la cosa si può fare. Bisogna stare
attenti, però, perché la legge salva Pompei prevede deroghe ai piani
urbanistici. E fin qui, la pioggia di denaro piombata sugli Scavi,
ha prodotto o mostri o assurdità. Stiamo parlando degli oltre 12
milioni di euro dei progetti integrati del Por 2000-2006. Dieci
interventi in tutto. Di restauro delle Domus ma anche di creazione
di strutture ex novo che hanno del paradossale. Poi ci sono altri
bandi come quello con i fondi europei da 3.796.100 euro effettuato
nel 2007 per un mostro di cemento armato in corso di realizzazione,
il cui costo è salito fino a 4.950.000 euro. Non è finita, il bunker
che non sarà mai un museo, ma come spiega il bando un deposito,
assorbirà altri 4,5 milioni dall'ultimo piano per salvare Pompei,
voluto dal Governo, che ammonta a 45.509.873 euro. In tutto costerà,
quindi, dieci milioni. Sprechi venuti alla luce soprattutto nella
relazione inviata poche settimane fa dai componenti del nucleo di
valutazione degli investimenti europei della Regione che ha prodotto
una relazione «ex post dei progetti integrati del Por 2000-2006», in
particolare quello denominato «Pompei e Ercolano e il sistema
archeologico vesuviano». E si scopre che il bunker non è la cosa
peggiore. Accanto a piazza Anfiteatro c'è la nuova porta d'ingresso
degli Scavi, una struttura avveniristica, che assomiglia un po' al
«nido d'uccello», lo stadio delle Olimpiadi di Pechino. E costato
cinque milioni di euro. Biglietteria, deposito bagagli,
ristorazione. Tutto terminato fin nei minimi particolari e anche
collaudato. Ma mai aperto al pubblico. La ragione? Manca una
condotta di trenta metri per l'aria condizionata. La relazione della
commissione inviata dalla Regione sull'utilizzo dei fondi Por, non
lascia dubbi. Nel maggio scorso scrivevano: «Tutti gli interventi
sono stati fisicamente e finanziariamente conclusi. Tuttavia quanto
alla possibilità di fruizione da parte dei turisti, l'attività di
indagine diretta svolta dal Nucleo presso il sito di Pompei ha
permesso di rilevare che nessun bene restaurato nell'ambito del Pi
(Piano integrato) è accessibile al pubblico. Questo discende
dall'impossibilità, comunicata dalla Soprintendenza, di assicurare
nelle insule interessate dagli interventi il servizio di guardiania».
Dunque case restaurate da qualche anno, mai aperte al pubblico e
nuovamente interessate dal degrado. Come i mosaici della casa di
Cecilio Giocondo, quasi spariti sotto muffa e erbacce. Colpisce la
relazione sul nuovo ingresso di porta Anfiteatro e lo sdegno della
commissione: «L'area coperta è destinata ai servizi di
bigliettazione, ristorazione e deposito bagagli. L'indagine diretta
ha rilevato che il manufatto, seppur collaudato, non è attualmente
in funzione (né mai è stato aperto al pubblico) per un problema
legato alla impossibilità di realizzare una condotta di circa 30
metri per il collegamento con la centrale termofrigorifera
realizzata in un'area adiacente». La commissione parla di
«impossibilità». Il che lascia pensare al peggio. «Certo — spiega
Antonio Irlando, presidente dell'Osservatorio Patrimonio culturale —
secondo alcuni tecnici gli interventi sarebbero stati completamente
sbagliati e difficilmente recuperabili. Questo significa che mentre
le Domus crollavano per mancanza di soldi e di manutenzione,
venivano gettati 5 milioni in una struttura che potrebbe non essere
mai aperta e in un bunker di cemento armato». La relazione della
Commissione si chiude con: «Ne discende dunque che, a marzo 2011,
nell'area archeologica di Pompei, gli interventi di restauro e
valorizzazione realizzati nell'ambito del Pi, finalizzati ad
ampliare le aree di visita, non sono fruibili». Ora forse arrivano i
francesi, (quanti annunci simili sono stati fatti dagli anni Ottanta
ad oggi?) e rischiamo di far colonizzare uno dei nostri beni
archeologici più importanti. Tutto, magari, per trenta metri di tubo
che non ci sono. «L'est la vie madame e monsieur», cantavano i Queen
in «Seaside Rendezvous». |
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13/07/2011
Pompei (Na), in fila grandi gruppi mondiali (Il Mattino)
Quattro ore sotto il sole in
compagnia della soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro e del
direttore degli Scavi Antonio Varone. Il sopralluogo del
sottosegretario ai Beni culturali Riccardo Villari a Pompei era già
previsto. Ma ieri ha avuto una ragione in più per effettuarlo: la
maxi biglietteria da cinque milioni di euro mai aperta perché manca
una condotta d'aria e le domus restaurate con i fondi Por e ancora
sbarrate da cancelli. Cosa le è sembrato, sottosegretario? «Quando
si va nell'area archeologica di Pompei, si passeggia in una città
che ha oltre millecinquecento case. E' chiaro che gestirle è
complicato soprattutto quando si ha poco personale. Sono stato anche
alla nuova biglietteria di Porta Anfiteatro. Ci sono problemi; luci
e ombre ma io sono ottimista e ho visto più luci». E le ombre come
si cancellano? «Il problema principale è il personale risicato ma
abbiamo già riaperto le vecchie graduatorie in base ai termini che
ci permette la legge. Diciamo che per fine anno, venticinque o
trenta persone, tra archeologi e architetti verranno assunti per
dare una mano agli Scavi. Inoltre con il piano per Pompei il governo
ha sbloccato 105 milioni perla messa in sicurezza delle domus, anche
se agli Scavi ne vanno poco più della metà. Per dare un'idea la
città antica è ancora coperta per 22 ettari. Cosa c'è sotto? Anche
questo rappresenta una sfida per il futuro. Abbiamo un sito unico al
mondo». Però ci vogliono fondi e devono essere spesi bene.
«Sicuramente. Come ministero stiamo percorrendo strade alternative e
nuove come la sinergia tra pubblico e privato. Sulla scia
dell'operazione Colosseo. Con tutti i soggetti attivi che devono
lavorare insieme non solo per il sito ma anche per il recupero del
contesto in cui si trova. E vedo l'obiettivo vicino». Ci sono
privati interessati? «Il presidente dell'Unione degli industriali di
Napoli Paolo Graziano ha parlato della cordata francese. Duemila
aziende interessate ad investire anche per ragioni fiscali. Poi ho
incontrato il sindaco di Pompei e mi ha parlato di una cordata di
americani. Sono convinto che faranno la fila per venire qui.
Immagino che imprese come Google o Apple farebbero salti mortali per
associare il loro nome a Pompei, il vecchio e il nuovo insieme fa
sempre effetto. Per questo occorre procedere per moduli e
gradualmente. Ho chiesto ufficialmente un incontro con Graziano per
capire cosa si può fare. E' giusto, per orgoglio territoriale, che
siano i campani a fare qualcosa, ad essere loro i capofila di questi
interventi. Ma non ci saranno mai affidamenti diretti. Tutto avverrà
attraverso gare pubbliche, trasparenti. Il problema non sono i
soldi, ma spenderli bene e il ministero terrà gli occhi bene
aperti». Google e la Apple? Addirittura? «Era solo un esempio»
Ottimista? «Ho visto chi lavora a Pompei e sono rimasto colpito dal
loro entusiasmo dalla loro voglia di tutelare questo patrimonio.
Sono pochi e guadagnano pochissimo ma ci mettono l'anima e questo
vorrei fosse sottolineato. Pompei ha 12 mila visitatori al giorno e
forse non ne può sopportare di più, attualmente. Ma la cultura
produce sviluppo e ricchezza. Teniamolo presente». |
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05/07/2011
Napoli, mura romane dagli scavi del metrò (Il Corriere del
Mezzogiorno)
Nuove interessanti scoperte
archeologiche affiorano in via Nolana, in pieno centro storico di
Napoli (zona Rettifilo). Lo scavo iniziato un anno fa a seguito dei
lavori per la realizzazione del pozzo di ventilazione della nuova
metropolitana di Napoli, ha riportato alla luce resti di fondazioni
precedenti al risanamento. Ora tocca alle mura d’epoca romana.
SCAVO ESTIVO - Nell’area di scavo di via Nolana, un gruppo nutrito
di archeologi, sta riportando alla luce parte di mura in opera
reticolata d’epoca romana. La scoperta, oltre quattro metri
dall’attuale piano stradale, aggiunge interessanti informazioni
circa il perimetro sud-orientale dell’antica Neapolis, area deputata
allo svago e alle attività sportive.
OPERA RETICOLATA - Quando si scava in un'area ricca di storia come
Napoli, le sorprese non mancano. Nel caso specifico i rinvenimenti
di via Nolana mostrano, sotto il livello delle fondazioni precedenti
all’intervento del risanamento, anche parti di mura in opera
reticolata d’epoca romana. Nello stesso punto ma ad un livello di
poco superiore diversi mesi fa erano state estratte alcune ossa e
una grossa anfora, quasi integra.
IPPODROMO DI NEAPOLIS? - Sovrapponendo la pianta di Napoli
greco-romana, di Bartolomeo Capasso risalente al 1904, con l’attuale
area di scavo, sorprende la vicinanza con il settore nord orientale
dell’ippodromo dell’antica Neapolis. Si tratta della struttura
sportiva o di ambienti di pertinenza e di servizio? In attesa di
ulteriori scoperte, stretto riserbo da parte della soprintendenza
napoletana. Fino ad oggi lo scavo ha permesso di recuperare diversi
reperti, in gran parte vasellame. Tuttavia, diverse ossa di animali
(cavalli?) sono state rilevate, durante gli scavi di
riqualificazione, anche nell’area dell’odierna porta Nolana. |
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01/07/2011
Ercolano (Na), uno zucchero salverà il mobilio romano (Il Mattino)
La molecola di uno zucchero
riporterà agli antichi splendori tavolini, tripodi ed altri elementi
di arredamento in legno e avorio di epoca romana ritrovati in Villa
dei Papiri. E questo l'eccezionale dato emerso da una
sperimentazione eseguita sulla base di una convenzione siglata nel
2009 tra la Soprintendenza archeologica di Pompei e il Cnr Ivalsa
(Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree).
«I risultati ottenuti ci consentiranno di poter avviare un restauro
definitivo dei reperti - annuncia Maria Paola Guidobaldi, direttrice
degli Scavi dl Ercolano -. Nel mondo non esistono altri elementi di
mobilio dl quella epoca realizzati con materiali compositi, per cui
è grossa la soddisfazione da parte nostra di essere riusciti a
portare a termine un percorso scientifico che ci ha consentito di
studiare le corrette misure metodologiche da applicare per il
restauro». Il materiale fin qui emerso da un primo microscavo
realizzato in un edificio di Villa dei Papiri è composto da parti di
un soglio in legno e avorio decorato in rilievo, di tripodi e
tavolini. Nel corso dell'eruzione del Vesuvio del 79 d.C, questi
arredi vennero seppelliti dalla lava incandescente in modo da
restare «sigillati». Per questo motivo, il legno è rimasto umido e
si presenta molto meno friabile di quello di altri reperti rinvenuti
negli Scavi di Ercolano: «Le particolari condizioni di seppellimento
del mobilio di Villa dei Papiri - spiega la direttrice Guidobaldi -
hanno consentito una straordinaria conservazione dei materiali
organici del legno. Si tratta di condizioni uniche e senza
precedenti. La scansione laser dei reperti e la successiva
riproduzione in laboratorio ha permesso di sperimentare i processi
da applicare per il restauro e la loro conservazione. Sulla base
delle sperimentazioni effettuate, è emerso che gli oggetti in legno
e avorio rinvenuti in Villa dei Papiri rispondono positivamente al
trattamento con molecole zuccherine di lactilolo e trealosio». A
questo punto, il prossimo obiettivo è rende-re visibili al pubblico
questi straordinari reperti: (Al momento - confida la direttrice
degli Scavi di Ercolano -contiamo di terminare il restauro ed il
consolidamento definitivo del mobilio entro il 2012, dopodiché
cominceremo a pensare alla loro esposizione». Le metodologie e
risultati della ricerca effettuata sui materiali lignei rinvenuti
all'interno di Villa dei Papiri sono stati oggetto di una giornata
di studio a Villa Maiuri. A organizzare il meeting che ha visto la
partecipazione di tutti gli studiosi impegnati nella ricerca su
questi reperti è stato il Centro studi Herculaneum, il braccio
operativo sul territorio del Packard Humanities Institute che da
anni finanzia varie attività all'interno del complesso archeologico:
«Gli esperimenti condotti in questi due anni - spiega Christian
Biggi, manager del Centro studi - aiuteranno molto la conservazione
dei reperti. La tecnica dei microscavi si è rivelata corretta per
consentire di portare alla luce questi straordinari oggetti di
arredamento. Nel giro dei prossimi anni, l'obiettivo è procedere a
una serie di opere che ci consentano di recuperare altri reperti
ancora seppelliti all'interno della Villa. Di certo, i risultati fin
qui ottenuti testimoniano la bontà delle sinergie poste in essere
all'interno degli Scavi e l'ottimo lavoro svolto nell'ambito della
convenzione tra Soprintendenza e Cnr».
La sperimentazione sul mobilio in legno e avorio riportato alla luce
in Villa dei Papiri si è mossa sull'asse Ercolano-Firenze. Se
all'interno degli Scavi si è proceduto al lavoro di recupero dei
reperti, nei laboratori fiorentini del Cnr-Ivalsa si è lavorato alla
valutazione dei vari trattamenti a cui sottoporre i resti degli
arredi risalenti al I secolo dopo Cristo: “Ci siamo trovati di
fronte a un'esperienza unica - commenta Benedetto Pizzo, ricercatore
dell'Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree
del Cnr -. Esistono pochissimi esempi di mobilio di quell'epoca
realizzati sia in avorio che legno. La prima fase della ricerca che
abbiamo condotto ha riguardato una serie di esami diagnostici che ci
hanno consentito di identificare i vari legnami utilizzati. Abbiamo
scoperto che il mobilio di Villa dei Papiri è stato realizzato in
gran parte con legno di frassino, ma anche con bosso e faggio. A
impressionarci è stato il livello di conservazione dei reperti: il
bosso era talmente ben conservato che sembrava tagliato ieri». Dopo
aver individuato di quali materiali era composto il mobilio, i
ricercatori del Cnr si sono dedicati alla sperimentazione dei vari
processi da mettere a punto per il restauro: »Trovandoci di fronte a
legno e avorio - spiega Pizzo - abbiamo subito compreso che era
necessario un trattamento particolare e, possibilmente, reversibile.
La soluzione la abbiamo trovata grazie all'utilizzo del lactilolo,
una molecola estremamente piccola che consente di penetrare nel
legno e nell'avorio senza farli staccare. Abbiamo condotto gli
esperimenti su pezzi curvi, quindi più complessi da trattare,
ottenendo ottimi esiti sia per la bontà del risultato ottenuto, sia
per la rapidità dei tempi impiegati». I risultati raggiunti nei
laboratori fiorentini del Cnr, dunque, appaiono destinati ad essere
applicati anche sui reperti che verranno riportati alla luce nel
corso dei prossimi scavi: »la nostra scoperta - conferma il
ricercatore - consente di stabilizzare molto questo genere di arredi
ed ha condotto, inoltre, ad ottimi effetti non solo dal punto di
vista tecnico, ma anche estetico. Essendo totalmente reversibile,
poi, permetterà al manufatto di essere riportato alla condizioni
originali qualora in futuro vengano effettuate nuove scoperte in
materia di trattamento dei legni archeologici». |
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01/07/2011
Poggiomarino (Na), riapre il villaggio preistorico ma per una sola
sera (Il Mattino)
Riapre i battenti il sito
protostorico della Longola, seppure in parte e per un solo giorno,
anzi per una sola sera. Domenica prossima, alle 19, i volontari del
gruppo archeologico «Terramare 3000» e dell'associazione «Amici del
Sarno» accompagneranno i cittadini in una passeggiata lungo il
percorso fluviale che sta intorno agli scavi. Successivamente, ci
sarà la proiezione di filmati sull'antico villaggio rinvenuto a
Longola, ai confini tra Striano e Poggiomarino, sulle tombe a fossa
dell'età del Ferro, caratteristiche del territorio sarnese. Inoltre,
nel corso della stessa serata ci sarà una rappresentazione in
costume storico dell'epoca in cui la zona era abitata dal mitico
popolo dei Sarrasti, una tribù che la tradizione fa discendere dalla
ondata dei Pelasgi che, nell'alta Età del Bronzo (intorno al
1600a.C.) si stabilì nell'Italia meridionale. Il tema della
rappresentazione in costume è tutto al femminile: «Donne,
principesse e sacerdotesse, il ruolo femminile nella Campania
antica». Prenderanno vita e voce alcune donne dei popoli che
abitarono anticamente l'area intorno al fiume, grazie alle
volontarie del gruppo archeologico di Poggiomarino. I cittadini
interessati al tour possono arrivare direttamente presso contrada
Longola o andare a via Roma, da dove partirà un pullman diretto agli
scavi. Torna l'attenzione, dunque, sul sito protostorico della
Longola. Era il 2000 quando fu scoperto per caso: si stava
costruendo il depuratore del fiume Sarno quando gli operai
incapparono in alcuni reperti archeologici. La Soprintendenza,
accorsa sul posto, si trovò di fronte a testimonianze che rivelarono
la presenza di un villaggio palafitticolo con una continuità
abitativa a partire da prima del XVI secolo avanti Cristo fino al
VII secolo avanti Cristo. Una scoperta eccezionale, tra le più
singolari d'Europa. Da allora, gli scavi della Longola hanno vissuto
varie vicissitudini: allagamenti, incendi ma anche attività di
ricerche e studio. Tuttora il tesoro archeologico è oggetto di
approfondimenti: la Soprintendenza di Napoli e Pompei, grazie
all'impegno della dottoressa Caterina Cicirelli, responsabile del
sito, ha disposto ulteriori lavori, di tipo stratigrafico.
Consentiranno di portare tutti i saggi di scavo allo stesso livello,
cioè allo stesso periodo storico. Il nodo da sciogliere, tuttavia,
resta quello della valori77alione di un patrimonio storico e
culturale molto importante. I lavori termineranno a dicembre, un
altro milione di euro dovrebbe arrivare dai fondi europei perla
creazione di depositi e strutture di adeguamento delle vasche (il
villaggio si sviluppa tutto intorno all'acqua), poi si tratterà di
capire in che modo i visitatori e i turisti potranno finalmente
conoscere gli scavi poggiomarinesi. Linda Solino, responsabile del
gruppo archeologico «Terramare 3000», non nasconde la sua
preoccupazione: «Il lavoro dei volontari e delle associazioni resta
importante, ma è fondamentale che le istituzioni facciano la loro
parte. Intanto, un risultato è stato già ottenuto: nel corso della
passata campagna elettorale tutte le coalizioni si sono impegnate a
valorizzare il sito. La Longola è stata spesso al centro del
dibattito politico». Rilanciare il villaggio protostorico è una
sfida che anche l'attuale amministrazione comunale ha intenzione di
raccogliere. L'assessore alla cultura Gerardo Aliberti spiega: «Ci
siamo insediati pochi giorni fa, ma il decollo del sito di Longola è
in cima ai nostri pensieri. Stiamo studiando tempi e modi. Certo è
che esso rappresenta una risorsa per la città e per l'intero
territorio». |
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24/06/2011
Pompei (Na), ok dell'Unesco al piano di recupero (Il Mattino)
Gli Scavi di Pompei non sono
nella lista nera dei «siti in pericolo". L'Unesco dà l'ok al piano e
concede due anni all'Italia per «salvare" l'area archeologica,
rinviando al2013la sua eventuale condanna dopo i crolli della Scuola
dei gladiatori.
POMPEI. L'Unesco concede due anni al governo per salvare l'area
archeologica, rinviando al 2013 la sua eventuale iscrizione nel
libro nero dei «siti in pericolo». E un'altra buona notizia viene
dal ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan: dopo cinque annidi
attesa sono passati i bandi per il rinnovo delle concessioni dei
servizi nei musei. «Si tratta - ha spiegato il ministro - di 23 gare
per assegnare i servizi per 70 musei ed aree archeologiche. I primi
saranno Paestum, Ravenna, Tarquinia, Cerveteri e presto anche
Pompei». Era attesa per la fine di giugno la relazione della
professoressa Alix Barbet, direttore del settore ricerca del Cnrs in
Francia, che lo scorso dicembre effettuò un'ispezione negli scavi di
Pompei in seguito al crollo della scuola dei gladiatori. Fu lei a
rivelarlo nel corso del sopralluogo: «Il dossier sul degrado di
Pompei sarà pubblicato sulla rivista Unesco a giugno 2011». Dalla
Francia, però, è arrivato un freno. II comitato del Patrimonio
mondiale dell'Umanità ha, infatti, deciso in extremis a Parigi di
rinviare al 2013 l'eventuale iscrizione di Pompei nella lista dei
siti considerati a rischio crollo. Nel corso dei lavori della
trentacinquesima convention Unesco, i 21 Stati membri del comitato
hanno valutato positivamente le informazioni fornite
dall'ambasciatore italiano Maurizio Serra sullo stato ai
conservazione del sito di Pompei, apprezzando in particolare la
legge di marzo 2011 con cui sono stati stanziati fondi straordinari.
Il comitato ha, così, deciso di rinviare al 2013 tutte le
valutazioni. Il sindaco di Pompei, Claudio D'Alessio, che lo scorso
dicembre, su richiesta dell'Unesco, incontrò la delegazione, ha
tirato un sospiro di sollievo. «Certo due anni non sono molti per
far rinascere il nostro patrimonio archeologico - ha detto il primo
cittadino - ma se uniremo gli intenti abbiamo ottime possibilità di
riuscita. Classificare gli scavi di Pompei nella lista dei siti in
pericolo - evidenzia D'Alessio - sarebbe stata una sciagura per
l'intero comparto culturale ed economico della Regione». La
professoressa Alix Barbet, autrice di innumerevoli saggi sulla
pittura muraria non solo a Pompei, e Jean-Pierre Adam, architetto e
archeologo francese del dipartimento di Architettura antica del Cnrs,
che ha scavato a Pompei e attualmente insegna all'école du Louvre,
autore del saggio «L'arte di costruire presso i romani», per tre
giorni monitorarono lo stato di salute degli scavi, meta di tre
milioni e mezzo di visitatori all'anno. La loro relazione e il piano
Pompei, messo a punto dal governo, ha convinto i membri Unesco che
«Pompei può vincere la dura sfida di rinascita».
Il disastro
Il 6 novembre 2010 il crollo della scuola d'armi.
Il 30 novembre cede un muro antico atto 3 metri che fungeva da
contenimento del terrapieno posto sul peristilio della Casa del
Moralista.
Il 1 dicembre altri due crolli, una bottega di via Stabiana e il la
Domus del Piccolo Lupanare.
Il 2 dicembre, mentre era in corso la visita degli ispettori Unesco
crolla il muro del peristilio della casa di Trebio Valente.
I ministri
Il 23 marzo 2011 il ministro Sandro Bondi si dimette, al suo posto
al dicastero dei Beni Culturali arriva Giancarlo Galan. Come
esordio, il 12 aprile, il neoministro sceglie il luogo simbolo del
disastro da dove annuncia “caccia agli sponsor, nuove assunzioni e
manutenzione ordinaria per gli scavi di Pompei".
L’ispezione
Dal 2 al 4 dicembre del 2010 un team di esperti dell'Unesco, con a
capo la professoressa Alix Barbet, direttore del settore Ricerca del
Cnrs in Francia, ispezionò l'area archeologica al fine di stilare un
dossier per fotografare lo stato di degrado dell'intera area
archeologica e delle sue preziose strutture riportate alla luce.
I FONDI
Sulla base dell'accordo di febbraio 2011 105 milioni di cui 85 per
le opere di manutenzione e restauro 8,2 per il piano della
conoscenza 2,8 per il potenziamento 2 per la sicurezza 7 per la
comunicazione |
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15/06/2011
Atripalda (Av), in marcia contro lo scippo degli scavi di Abellinum (Il Mattino)
Contro lo scippo dell'Antica
Abellinum domani sera mobilitazione della cittadinanza e delle
istituzioni ad Atripalda. Un appuntamento che coinvolgerà non solo
la cittadina del Sabato ma anche la Regione con il vicepresidente De
Mita, la Provincia con il presidente Sibilia, ed i primi cittadini
dei comuni limitrofi di Avellino, Mercogliano e Monteforte Irpino,
la locale Pro Loco nonché tutte le associazioni di categoria e i
sindacati. Il corteo partirà da piazza Municipio, dove si radunerà
alle ore 20. Dopo aver percorso le principali strade di Atripalda,
la marcia di protesta terminerà, davanti al cancello degli scavi
della Civita, al quale sono stati apposti i sigilli dal commissario
ad acta nominato dal Tar di Salerno per dare esecuzione alla
sentenza che ha nei fatti riconsegnato l'antica domus romana alla
famiglia Dello Iacono. La serata si concluderà con la musica del dj
avellinese Vinyl Gianpy. Prevista la partecipazione di tanta gente
comune. Il Comitato promotore ieri sera ha tenuto una riunione
organizzativa per predisporre tutte il percorso e le iniziative.
«Cari concittadini, un'assurda vicenda giudiziaria rischia di
privare definitivamente Atripalda del suo patrimonio storico ed
archeologico. Abellinum ha bisogno di noi, facciamo sentire la
nostra voce»". A scrivere una lettera aperta è il sindaco Aldo
Laurenzano che lancia un appello alla mobilitazione e parteciazione.
«Ci ritroveremo tutti insieme - prosegue la nota del primo cittadino
- cittadini, associazioni, sindaci, deputazione regionale e
nazionale, istituzioni, in Piazza Municipio, per difendere la nostra
storia». Una battaglia che si preannuncia ancora lunga ma che la
settimana scorsa ha incassato un punto a proprio favore con la
decisione assunta dal presidente del Tribunale amministrativo
regionale di sospendere l'efficacia della riconsegna dei beni alla
famiglia Dello Iacono fino al prossimo 30 giugno. Il presidente del
Tar di Salerno Luigi Esposito ha infatti restituito alla
Sovrintendenza, seppure temporaneamente, l'area degli scavi con un
provvedimento monocratico. Un lasso di tempo che dovrebbe consentire
alla Soprintendenza di ottenere un nuovo decreto di esproprio e di
poter effettuare una precisa catalogazione dei reperti rinvenuti
nell'area degli scavi. |
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15/06/2011
Pozzuoli (Na), anfiteatro flavio e castello di Baia i due fari dei
Campi Flegrei (Il Mattino)
Trasformare il Castello di
Baia e l’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli nei due «fari culturali» dei
Campi Flegrei: snodi della rete dei saperi che possano orientare al
meglio il turista nel suo viaggio tra siti storico-archeologici e
tradizioni enogastronomiche flegree secondo un piano organico di
sviluppo. Nasce a Pozzuoli il primo distretto culturale dei Campi
del Sapere: un sistema di connessione tra operatori culturali,
ricerca accademica, enti locali e imprese che riunisca l'offerta
turistica. L’obiettivo è la piena valorizzazione del territorio,
attraverso le risorse dell’immenso giacimento culturale dei Campi
Flegrei con percorsi didattico-culturali che partono a raggiera dai
due monumenti e, attraverso un preciso iter, si dipanano tra reperti
archeologici, cantine, aziende agrituristiche e mostre culturali. Un
sistema organico e coerente di turismo culturale ed emozionale. Da
due anni è chiuso in un cassetto il programma dei distretti
culturali stilato dalla Direzione generale per la valorizzazione del
patrimonio culturale del Mibac, che nei Campi Flegrei ha puntato sul
Castello di Baia e sul Museo dei Campi Flegrei. Finora dell’avvio
concreto di quel progetto nemmeno l’ombra. A gennaio del 2010 fu la
senatrice Diana De Feo, braccio destro dell’allora ministro dei Beni
culturali Sandro Bondi, a chiedere con forza l’avvio del piano del
Mibac per Baia. Appelli rimasti però inascoltati. Adesso la neonata
agenzia dei Campi del Sapere, nel cui comitato scientifico figurano
esponenti del mondo accademico come Gian Carlo Carrada della
Federico II e Antonio De Simone del Suor Orsola Benincasa, in
sinergia con l’assessorato regionale all’Agricoltura è ripartita da
quell’idea e l’ha completamente rielaborata, puntando sui distretti
culturali della zona flegrea. Venerdì pomeriggio alle 18 presso il
Complesso Agave di Pozzuoli ci sarà il battesimo dell’agenzia
guidata da Mario Marotta, con la presentazione del VII Rapporto
annuale di Federculture e la partecipazione dell’assessore regionale
Vito Amendolara. «I Campi del Sapere è un’agenzia di turismo
culturale che vuole generare nuovi modelli economici che valorizzino
le risorse endogene del territorio – spiega Mario Marotta,
presidente dell’agenzia I Campi del Sapere - L’obiettivo è creare
valore aggiunto attraverso un’azione di spin-off tra il mondo
scientifico, quello dell’accoglienza turistica e quello dell’impresa
culturale, con la compartecipazione degli enti locali. L’agenzia
garantisce inoltre, attraverso un unico marchio, elevati standard
qualitativi in tutti i settori dell’offerta formativa,
dell’accoglienza e del supporto». Finora enormi potenzialità
inespresse, con musei chiusi o parzialmente interdetti al pubblico,
come quello di Baia con 47 stanze aperte su 55; percorsi
archeologici off-limits come al Rione Terra e servizi inesistenti
per i turisti. Eventi scollegati tra di loro e marketing
territoriale inesistente. Punti critici indicati anche in una
relazione di Mario Resca, nominato nel 2008 direttore per la
valorizzazione del patrimonio culturale italiano. I turisti, invece,
si attirano se si mette a sistema il patrimonio culturale, l’offerta
enogastronomica e l’alta formazione in grado di offrire un pacchetto
turistico-culturale organico e innovativo. |
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13/06/2011
Pompei (Na), arrivano i Francesi (Il Mattino)
Il piano del presidente degli
industriali di Napoli Graziano con Della Valle
L'annuncio oggi all'assemblea di Pozzuoli con il capo dello Stato
«Ci sarà un tavolo all'Unesco»
Ci sono 2500 imprese francesi pronte a investire per il rilancio di
Pompei: di fronte al presidente Napolitano parlerà anche di questo
stamattina a Pozzuoli, all'assemblea dell'Unione Industriali di
Napoli, il leader degli imprenditori napoletani Antonio Graziano.
Graziano è pronto a illustrare la costituzione di un consorzio di
2500 aziende parigine, valore aggiunto del «nuovo» distretto
archeologico di Pompei e dell'area vesuviana. Così gli industriali
napoletani, affiancati da big nazionali come Diego Della Valle,
spingeranno per un tavolo all'Unesco e un rilancio dell'antico sito,
con una grande azione di «rigenerazione urbanistica, ricettiva e
produttiva dell'intera area». Il progetto, già in avanzata fase di
definizione, punta ad una stabilità di rapporti con gli enti locali
coinvolti in prima persona, dalla Regione ai comuni della zona. Con
un occhio speciale al coinvolgimento di giovani.
Per i giovani e con i giovani. Perché non c'è riscatto di Napoli e
del Mezzogiorno senza farne il centro vero di ogni progetto di
sviluppo. Nella sua relazione stamane all'assemblea dell'Unione
industriali il Presidente Antonio Graziano richiamerà anche su
questo tema il messaggio agli italiani di Giorgio Napolitano di fine
2010. Lo farà non solo per ribadire la piena sintonia con il Capo
dello Stato, che lo ascolterà in prima fila nella sala
dell'accademia dell'aeronautica militare di Pozzuoli chiamata ad
ospitare il meeting, ma anche per assumere un impegno forte proprio
davanti al primo cittadino della Repubblica: «Faremo di tutto come
classe imprenditoriale, per far tornare a Napoli i giovani che negli
anni sono stati costretti a lasciare la città». Almeno 250mila in
tutto il Sud i ragazzi e le ragazze scolarizzati che tra il 1995 e
il 2005 hanno fatto le valigie mettendosi alla ricerca di
un'opportunità professionale in altre parti d'Italia o del mondo.
Tanti, troppi per poter restare ancora indifferenti o rassegnati. Lo
ha detto spesso Napolitano in questi mesi, e al monito lanciato dal
Presidente il numero uno degli imprenditori partenopei risponde con
parole chiare: «Farò di tutto per far tornare i talenti ai quali il
Sud ha chiuso le porte in faccia e che, formatisi qui, stanno
mettendo a frutto le proprie competenze altrove. Purtroppo non per
scelta ma per bisogno». Un'assunzione di responsabilità coraggiosa
ma anche obbligata. Da una scelta di fondo, intanto, quella di chi
come l'attuale governance degli industriali vuole voltare pagina a
tutti i costi, sfidando rassegnazione e degrado. Ma anche dalla
volontà di compiere fino in fondo un dovere: ascoltare i messaggi
che i giovani, anche in occasione delle ultime elezioni
amministrative, hanno lanciato alle istituzioni, alla politica, agli
imprenditori napoletani. Una voglia di protagonismo, sottolineerà
Graziano, che va raccolta e sviluppata, al di là della retorica. Gli
industriali napoletani l'hanno scoperta anche attraverso uno studio
commissionato proprio sulle giovani generazioni e sul loro rapporto
con la città di Napoli, e che verrà presentato durante l'assemblea.
Dal risultato di questa indagine Graziano trae una conclusione
scioccante ma decisiva: non c'è più tempo da perdere, siamo
praticamente arrivati all'ultima chiamata. La relazione come
compendio del lavoro svolto nei primi mesi di presidenza ma anche
come agenda di lavoro a breve e medio termine. Graziano ha aperto
l'Unione ai manager dei grandi gruppi interessati ad investire,
almeno potenzialmente, sulla città e in settori strategici come le
telecomunicazioni, i servizi, il trasporto ferroviario. E' stato
aperto un canale privilegiato di confronto che appare fondamentale
per costruire una credibile prospettiva di sviluppo e di rinascita
di Napoli. Le emergenze vecchie e nuove, dalla criminalità ai
rifiuti, non possono essere un alibi per nessuno, ha detto più volte
in questi mesi il presidente. Con regole chiare e impegni condivisi
il riscatto di Napoli non sarà più una chimera. E la decisione di
dedicare l'assemblea ai 150 anni dell'Unità d'Italia non può che
ribadire un principio che è anche un monito: il Paese non può
liberarsi del Mezzogiorno e di Napoli, specie se l'uno e l'altra
faranno per intero la loro parte. Altro tema forte la
compartecipazione degli industriali ad investimenti e piani di
sviluppo che riguardano il potenziamento delle ricchezze culturali e
storiche di cui il territorio è fin troppo ricco. E' la politica di
valorizzazione dei giacimenti culturali che, per Napoli e per il
Mezzogiorno (ma per tutta Italia) non può che significare il
rilancio di Pompei. A dimostrazione dell'impegno concreto con il
quale gli imprenditori della città intendono muoversi Graziano
ricorderà alla platea il recente insediamento in sede Unesco a
Parigi di un tavolo per Pompei al quale hanno garantito la loro
partecipazioni il Ministero dei Beni Culturali e soprattutto un
consorzio di 2500 aziende parigine che potrebbero rappresentare il
valore aggiunto del «nuovo» distretto archeologico di Pompei e
dell'area vesuviana. In sostanza gli industriali napoletani,
affiancati tra l'altro da big dell'imprenditoria nazionale come
Diego Della Valle, spingeranno per un nuovo management plan
dell'antico sito, che dovrebbe tradursi in una grande azione di
«rigenerazione urbanistica, ricettiva e produttiva dell'intera
area». Il progetto, già in avanzata fase di definizione, punta ad
una stabilità di rapporti con gli enti locali coinvolti, ovviamente,
in prima persona, dalla Regione ai comuni della zona. Una stabilità
istituzionale che diventa fondamentale per dare concreto seguito a
tutte le iniziative in cantiere, spesso frenate in passato da
sterili contrasti o palleggiamenti di responsabilità di cui anche la
stampa internazionale ha dovuto occuparsi. Anche Pompei
rappresenterà per gli industriali di Napoli una frontiera delicata
ancorché stimolante della loro volontà di misurarsi con l'ansia di
rinnovamento del territorio. Una sfida che potrebbe davvero assumere
i significati della svolta tante volte annunciata ma quasi mai
portata fino in fondo. |
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13/06/2011
Ottaviano (Na), al sicuro capitello romano (Il Mattino)
Da un paio di giorni si trova
al sicuro, nel cortile del museo archeologico di Nola. Ma il
capitello della prima età imperiale, rinvenuto negli anni ’80
durante i lavori per la realizzazione di una scuola tra Ottaviano e
Piazzolla di Nola, in località Villa Albertini, ha avuto una storia
travagliata. Per decenni è stato nel deposito di un’azienda edile,
prima di essere preso in consegna dai carabinieri. La sua
restituzione alla fruizione pubblica, e soprattutto agli studiosi,
potrebbe consentire di aprire uno squarcio sul patrimonio
archeologico dell’area vesuviana e nolana. Il capitello per
dimensioni e tipologia è decisamente originale: l’ipotesi è che
possa essere addirittura parte di un tempio o di una villa romana di
livello. È lo stesso Giuseppe Vecchio, ispettore per l’area nolana
della Soprintendenza archeologica di Napoli, ad ammettere che si
tratta di un reperto importantissimo. Il secondo ritrovamento del
capitello si deve soprattutto a un gruppo di cittadini, quelli del
comitato civico di Ottaviano e del blog ottavianesi.it: Gennaro
Barbato, Marco Antonio Giorgio, Paola Castiglia. Furono loro, sei
mesi fa, ad a segnalarne l’esistenza alla Soprintendenza. Nel corso
di una passeggiata archeologica organizzata da loro, alcune persone
parlarono del capitello e del fatto che, assieme ad altri pezzi, era
venuto fuori quando era stata realizzata la scuola elementare di
Villa Albertini a Piazzolla di Nola. Partirono le ricerche,
coordinate dalla dottoressa Caterina Cicirelli, della Soprintendenza
di Pompei. Il capitello fu trovato nel deposito di un cantiere, ad
Ottaviano. Chi l’ha custodito forse aspettava proprio che qualcuno
si facesse vivo o magari nemmeno immaginava l’importanza del
reperto: fatto sta che aprì le porte agli studiosi senza troppi
problemi. Gli archeologi, appena videro l’esemplare, capirono subito
di trovarsi dinanzi a qualcosa di rilevante: il capitello pesa
almeno 400 chili, è in marmo bianco ed è di tipo "composito", cioè
costituito da un kalathos corinzio, con una sola corona di foglie
d’acanto, a cui si sovrappone un capitello ionico a quattro facce e
terminante superiormente con un abaco di nuovo corinzio. Dopo il
sopralluogo dei rappresentanti della Soprintendenza, toccò ai
carabinieri intervenire: quelli del Nucleo tutela patrimonio
culturale lo hanno tenuto sotto sequestro, prima di dare il via
libera al professor Giuseppe Vecchio per l’esposizione presso il
museo archeologico. Ora c’è un’indagine in corso, per capire come
sia finito nel deposito, perché sia rimasto nascosto tutto questo
tempo e se ci sono altri reperti dalle parti di Ottaviano o Nola. Ma
c’è anche la massima attenzione degli esperti, che si stanno ponendo
una serie di domande: il capitello apparteneva a un edificio
pubblico? A un tempio? Per rispondere, saranno necessarie altre
analisi. Intanto Vecchio spiega di aver anche informato il Comune di
Nola e aggiunge: «È noto che la zona tra Piazzolla e Ottaviano è
interessantissima dal punto di visto archeologico». E quelli del
comitato civico reclamano a gran voce l’intervento delle istituzioni
per la valorizzazione dell’area: «Siamo dinanzi ad un tesoro,
ignorarlo sarebbe un delitto», dice Gennaro Barbato. |
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11/06/2011
Pompei (Na), Louis Godart, una speranza per Pompei adesso c'è (Il Mattino)
Il piano di salvaguardia può
far ripartire il sito dopo il tonfo planetario
Il 17 giugno scorso, in occasione dell'udienza concessa al
Presidente e al Consiglio Internazionale del Museo di Arte Moderna
di NewYork, il Presidente della Repubblica ha insistito una volta in
più sulla necessità di difendere e valorizzare lo straordinario
patrimonio artistico della Nazione. Tra i gioielli sublimi ma
fragili che fanno dell'Italia il leader mondiale nell'ambito dei
beni culturali spicca il sito di Pompei. L'antica città sepolta
dall'eruzione del Vesuvio del 79 si estende su una superficie di
oltre 65 ettari. Il 6 novembre 2010 le mura della «Casa dei
Gladiatori» si sbriciolarono sotto il peso di un tetto in cemento
armato costruito nel 1947 ai tempi dei primi grandi restauri
avvenuti a Pompei nel dopo guerra. La notizia ripresa dai maggiori
quotidiani del pianeta offuscò grandemente l'immagine dell'Italia
ritenuta colpevole di non essere in grado di proteggere un sito come
Pompei inserito dall'Unesco nel patrimonio dell'umanità. Qualche
giorno dopo, il 30 novembre crollò un muro di confine della Casa del
Moralista e il 1 dicembre le intemperie ebbero ragione di altri due
muri, fortunatamente di minore entità, il primo in via delle Terme
Stabiane e il secondo nel Lupanare Piccolo. Era dovere dello Stato
intervenire immediatamente e con determinazione non solo per
arrestare quella che appare come una lenta e inesorabile erosione di
uno dei siti più importanti del mondo ma miche per salvaguardare la
propria immagine. Oggi uno spiraglio di luce illumina la complessa
situazione di Pompei. Il Decreto Legge 31 marzo 2011, n. 34
convertito con la L. 75 del 26 maggio 2011 ha varato misure
straordinarie per la salvaguardia di Pompei. Una somma di 105
milioni di euro è stata individuata e destinata dalla Regione
Campania alla valorizzazione del sito. La Soprintendenza Speciale
per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei in accordo con la
Direzione Generale alle Antichità e con il Segretario Generale del
Ministero ha elaborato un programma straordinario che è stato
approvato 1'8 giugno scorso dal Consiglio Superiore per i Beni e le
Attività Culturali. Questo programma punta alla realizzazione di
interventi sistematici che consentano di affrontare i problemi di
manutenzione, conservazione e di valorizzazione del grande sito
campano. La Soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro ha
articolato questo Programma in cinque Piani distinti per obiettivi e
azioni. Un primo Piano prevede un monitoraggio del sito con rilievi
e indagini idrogeologiche; saranno effettuati lavori di messa in
sicurezza estesi omogeneamente sulle nove Regiones dell'antica
città. Un secondo Piano contempla il miglioramento delle capacità
amministrative, operative e tecniche della Soprintendenza che soffre
crudelmente della mancanza di personale. E quindi prevista
l'assunzione di personale tecnico (archeologi e architetti). Il
terzo Piano abbraccia gli interventi diretti sui beni culturali e
sulle aree demaniali di competenza della Soprintendenza. Si tratta
di avviare lavori conservativi, di restauro
architettonico-strutturale e di recupero degli apparati decorativi
parietali e pavimentali. Il Piano concerne tutti i siti dell'area
vesuviana, Napoli e i Campi Flegrei. Il quarto Piano riguarda la
sicurezza; verrà potenziato il sistema di video-sorveglianza. Si
prevede l'ammodernamento del sistema di telesorveglianza perimetrale
dell'area archeologica di Pompei e degli altri siti vesuviani.
Infine l'ultimo Piano ri guarda il miglioramento dei servizi al
pubblico. Si tratta di rendere ottimali. le condizioni di fruizione
di Pompei e delle altre aree di competenza della Soprintendenza
secondo standards minimi di qualità (manutenzione del verde e
pulizia; allestimento dei percorsi di visita, eliminazione delle
barriere architettoniche, miglioramento delle strutture di
accoglienza e dei servizi igienici). Il nostro Ministero per i Beni
Culturali possiede le competenze in grado di assicurare la
salvaguardia di Pompei; occorre semplicemente dare ai Soprintendenti
e i funzionari la possibilità di intervenire tempestivamente senza
dover passare per le forche caudine di estenuanti lungaggini
burocratiche per preservare dall'erosione del tempo i siti e le
opere poste sotto la loro giurisdizione. Gli specialisti formati nei
nostri centri di restauro sono chiamati costantemente ai quattro
angoli del pianeta per intervenire, addirittura su mandato
dell'Unesco, laddove il patrimonio culturale dell'umanità è
minacciato da catastrofi naturali o da eventi bellici; possono
quindi salvare i nostri tesori d'arte. Le notizie che riguardano
Pompei sembrano quindi rassicuranti, ma chi vigila sui nostri beni
culturali non deve abbassare la guardia. Un sito inserito nella
lista del patrimonio culturale dell'umanità è anche appetibile per
ogni sorta di speculatore. |
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11/06/2011
Pompei (Na), senza archeologi nuovo allarme (Il Mattino)
Il via libera ai
finanziamenti non spegne le polemiche sulla salvaguardia del sito
85 I fondi per le opere secondo il piano licenziato a Roma sarà
questa la cifra in milioni da impegnare nei cantieri degli Scavi: si
tratta dei due terzi dei 105 milioni di fondi Poin resi disponibili
dall'accordo di febbraio tra Ue, governo e Regione.
Saranno recuperate 39 domus
Dopo il via libera ai 105 milioni l'appello di sindacati ed esperti:
«Più personale o cantieri fermi»
Centocinque milioni di euro per cominciare a salvare Pompei. Frutto
di un accordo tra il presidente della Regione Campania, Stefano
Caldoro, Raffaele Fitto, ministro per gli affari regionali, e
Johannes Hann, commissario Ue per le politiche regionali, i fondi
dovrebbero arrivare al più tardi agli inizi di settembre. In
particolare, la tranche di 85 milioni finanzierà i restauri; 7
milioni andranno per la promozione e per i servizi ai visitatori e 8
milioni e 200 mila euro serviranno per mappare lo stato dell'arte
degli scavi. Eppure sono in molti a esprimere dubbi e perplessità.
Sulla quota ultima, Uil- Mibac, con il segretario Gianfranco
Cerasoli, annuncia un esposto alle Procure di Napoli, Torre
Annunziata e Roma. «A Pompei - osserva il sindacalista - e come
dichiarato del preside della Facoltà di Architettura della Seconda
Università di Napoli, Carmine Gambardella, non serve spendere 8
milioni e 200 mila euro per la mappatura del rischio perché lo
stesso docente ha sostenuto che con il suo dipartimento la mappatura
era a costo zero». Ed è proprio l'analisi puntuale di tutti gli
edifici pompeiani che è assolutamente necessaria per cominciare a
mettere mano al progetto di salvaguardia. «La diagnosi va preceduta
- sottolinea Luigi Malnati, direttore generale delle Antichità - da
un rilievo sistematico e fotogrammetrico dello stato delle domus
senza il quale non si può intervenire». Altro elemento che ingenera
dubbi è il mancato arrivo della task-force di archeologi. Dei
venticinque annunciati agli inizi del 2011, sino a oggi in
Soprintendenza non si visto nemmeno l'ombra di uno. «E - osserva
Claudio Calcara, segretario di Cisl Mibac - se arrivassero adesso ci
vorrebbe del tempo perché dovrebbero imparare a lavorare su questi
siti tanto particolari. A meno che non si chiamino dei tecnici che
sono già stati a Pompei». E comunque a Pompei servono, oltre agli
archeologi, anche architetti, e amministrativi. «I quadri degli
archeologi - continua Calcara - sono pesantemente carenti in tutta
Italia. La media della loro dell'età varia tra i 55 e i 60 anni. E
se a Pompei mancano molti archeologi, in Italia ne mancano
centinaia. Dovrebbero essere svolti nuovi concorsi e in gran fretta
se vogliamo evitare che l'esperienza di quelli che stanno per andare
in pensione vada persa. Specialmente a Pompei dove servono anche
architetti, tecnici, assistenti di scavo, geometri, operai. Con
quello che abbiamo adesso a disposizione potremo forse contenere
l'emergenza». «Come presidente dell'Associazione nazionale
archeologi - spiega dal canto suo Tsao Cevoli - dico che vediamo con
favore il mutamento che c'è stato con Galan. Tuttavia non è detto
che mandando soldi si risolve tutto. Vale a dire che si dovrà vedere
come vengono spesi questi fondi. Se verranno usati per mettere in
sicurezza, restaurare, per la tutela del territorio, allora va bene.
Se i fondi saranno utilizzati per uno o due restauri spettacolari
allora non siamo d'accordo. E c'è anche un altro particolare: si
stanno creando sproporzioni verso Pompei dimenticando altre evidenze
culturali. Servono tecnici e soldi a tutto il territorio. Perché
solo Pompei, quando ci sono tanti siti nel napoletano, nel
casertano, nei Campi Flegrei che stanno peggio di quella città?». |
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09/06/2011
Pompei (Na), altri 105 milioni per il restauro (Il Mattino)
Il ministero sblocca i
finanziamenti europei. Gli industriali: il rilancio degli Scavi in
tre fasi
Nove mesi dopo il clamoroso crollo della Schola Armaturarum, il
piano governativo per il «salvataggio» di Pompei sembra essere in
dirittura d'arrivo. Nella riunione di ieri al ministero il Consiglio
superiore per i beni culturali, oltre ad aver approvato alcuni
interventi urgenti per il recupero di alcuni Beni Culturali e
Paesaggistici della Campania, avrebbe anche definito l'impegno
economico per Pompei. Secondo alcune indiscrezioni si tratterebbe di
105 milioni, una cifra più o meno corrispondente, dunque, ai 104,8
milioni di spesa che il segretario generale del Mibac, Carlo Cecchi,
aveva previsto per il piano fino a dicembre2015.
Un investimento finanziario importante e l'approvazione del progetto
per il recupero predisposto dal ministero per i Beni Culturali. Nove
mesi dopo il clamoroso crollo della Schola Armaturarum, il piano
governativo per il «salvataggio» di Pompei sembra aver fatto un
ulteriore passo avanti. Nella riunione di ieri - la prima dopo la
riconversione in legge del decreto dello scorso 23 marzo - il
Consiglio superiore per i beni culturali, oltre ad aver approvato
alcuni interventi urgenti per il recupero di alcuni Beni Culturali e
Paesaggistici della Campania, avrebbe anche definito l'impegno
economico per Pompei. Si tratterebbe di 105 milioni, una cifra più o
meno corrispondente, dunque, ai 104,8 milioni di spesa che il
segretario generale del Mibac Carlo Cecchi aveva previsto per
portare avanti gli interventi previsti dal piano fino a dicembre
2015, e alla quota di fondi europei Poin non ancora utilizzati e che
il ministro Fitto ha recentemente reso disponibili. « un
investimento consistente - conferma il sottosegretario ai Beni
Culturali Riccardo Villari, che fornirà oggi maggiori dettagli in
una conferenza stampa a Palazzo Reale - e si tratta di un passo
avanti importante. Il piano per il recupero ed il rilancio di Pompei
è pronto e finalmente questa è una risposta adeguata all'importanza
del sito archeologico». Il piano approvato ieri riguarderebbe il
programma di interventi di messa in sicurezza, restauro e
manutenzione stilato dalla Soprintendenza Speciale di Napoli-Pompei
per 39 interventi negli Scavi di Pompei, due in quelli di Ercolano,
due in quelli di Oplonti, uno a Boscoreale, uno a Poggiomarino,
cinque nell'area flegrea, due a Napoli e uno a Noia, per un totale
di spesa di 85 milioni di euro da realizzare entro il 2013. La Uil
Beni e attività culturali punta però il dito sulle risorse residue
dei fondi Poin che sarebbero destinate ai rilievi e alle verifiche
idrogeologiche di Pompei. Come illustrato dallo staff del ministero
proprio a Pompei lo scorso aprile, in occasione della anticipazione
del progetto, questa fase di monitoraggio dovrebbe essere svolta con
una metodologia messa a punto da Cecchi e già sperimentata con
successo sui monumenti medievali e per il restauro della Domus Aurea
di Roma: grazie all'uso di una tecnologia laser scanner, sarà
possibile ottenere i rilievi tridimensionali di ognuna delle Domus
degli Scavi nel giro di 2-4 giorni. «Chiediamo al ministro Galan -
dice la segreteria nazionale della Uil - che l'attività di rilievo e
indagine sia affidata non direttamente bensì attraverso una
procedura di evidenza pubblica». Nella riunione del Consiglio
Superiore è stata affrontata anche la questione della Ales - la
società oggi interamente di proprietà del ministero che ha
riassorbito 649 ex Lsu e alla cui presidenza è stato recentemente
nominato l'ex Segretario Generale ed ex Soprintendente di Napoli e
Pompei Giuseppe Proietti - e dell'utilizzo dei fondi del Lotto. La
Uil denuncia però «una guerra per interessi all'interno del Mibac»
che «rischia di trasformare una operazione di risparmio» in un'opera
di «killeraggio». |
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05/06/2011
Nola (Na), villaggio preistorico ancora inaccessibile (Il Giornale
di Napoli)
C'è un compleanno, o meglio
un anniversario, che l'Associazione Meridies non avrebbe mai voluto
festeggiare, un anniversario che ricorda il momento più triste della
storia dell'impegno ultradecennale dell'associazione notane nei
confronti del patrimonio culturale e monumentale di Nota e dintorni.
Martedì, infatti, ricorrono due anni esatti dalla chiusura (ormai
definitiva) del Villaggio Preistorico di Nola. Due anni fa, infatti,
l'Associazione Meridies, con grande tristezza e prevedendo una
chiusura non breve, dopo anni di battaglie e di sacrifici enormi
(anche economici) senza l'aiuto di nessuno, dopo aver dato, in
collaborazione con la Soprintendenza Speciale per i Beni
Archeologici di Napoli e Pompei, a migliaia di visitatori entusiasti
provenienti da tutto il mondo, la possibilità di ammirare i resti
della "Pompei della preistoria", annunciò la chiusura a tempo
indeterminato del sito di Croce del Papa a Nola perché, la portata
della falda acquifera sottostante l'area, era diventata troppo
grande e le capanne dell'età del bronzo antico erano state sommerse
in modo totale. Sono trascorsi due anni da allora ma, nonostante gli
appelli dell'associazione, la creazione del comitato civico
"Salviamo il Villaggio Preistorico di Nola", l'impegno delle
istituzioni come il Comune di Nola, la Regione Campania e la
soprintendenza, l'attenzione dei mass-media a livello nazionale e
internazionale sul caso, le cose sono, se è possibile, ancor di più
peggiorate. Gli studi attivati non hanno portato ancora ad alcun
risultato concreto; anzi, a finire sott'acqua, da qualche tempo, è
anche il vicino ed importantissimo Anfiteatro Laterizio, uno dei più
antichi del mondo. «Non vorremmo essere pessimisti - ha ribadito
Angelo Amato de Serpis, già presidente di Meridies -, ma il
Villaggio Preistorico di Nola è da troppo tempo sommerso e crediamo
sia ormai, per buona parte, irrimediabilmente compromesso. Ciò non
vuol dire che non bisogna fare, comunque, tutto il possibile per
risolvere il problema della falda, anzi, proprio perché ci sono da
portare alla luce sicuramente in zona altre capanne e altri reperti
che potrebbero arricchire, sotto il profilo archeologico,
ulteriormente l'area, bisogna tentare ogni strada utile per
risolvere il problema. Il fenomeno riscontrato è sicuramente
rilevante e, pur apprezzando l'impegno delle istituzioni
territoriali, proprio per questo motivo, abbiamo dall'inizio chiesto
un intervento speciale e diretto da parte del Ministero per i Beni
Culturali, magari con la collaborazione di quello della Protezione
Civile, considerata la tipologia del problema, ma, fino ad oggi, non
abbiamo avuto alcuna risposta in merito. Ancora una volta invitiamo
gli enti territoriali a fare presto e auspichiamo, finalmente, un
intervento speciale e specifico del ministero competente. Ancora
oggi, a due anni di distanza dalla chiusura del sito, chiamano
quotidianamente persone da ogni dove, che vorrebbero visitare il
villaggio, e alle quali siamo costretti, con rammarico, a riferire
dello stato pietoso in cui versano le capanne e dell'impossibilità
della visita». |
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05/06/2011
Capri (Na), seimila anfore romane recuperate in mare (Il Mattino)
Anfore romane. Proprio di
fronte all'isola di Capri, nella zona di mare posta a circa un
miglio e mezzo dalle «bocche piccole» e a una profondità compresa
tra centocinquanta e duecento metri. Sono migliaia. Un grande e
prezioso cimitero archeologico sommerso. Anzi, due. Le hanno trovate
i subacquei del Gruppo di archeologia subacquea della Ras (Restoring
Ancient Stabiae) guidati da Ugo Di Capua, nei corso della campagna
di indagine dei fondali sviluppatasi tra il 2010 e quest'anno. Le
esplorazioni, che sono state condotte da Ras con il sostegno di
Aurora Trust Foundation e la supervisione del Gruppo di archeologia
subacquea della Soprintendenza archeologica speciale di Napoli e
Pompei, coordinato dall'archeologo Paolo Caputo, hanno interessato
una fascia costiera di circa cinquanta chilometri quadrati. In
quest'area, dunque, sono stati rinvenuti i due grossi accumuli di
contenitori. Testimonianze di una tragedia antica di duemila e passa
anni. Là, in quel tratto di mare compreso tra Capo di Sorrento e
Capri, in due momenti diversi, tra il I e il II secolo avanti
Cristo, due imbarcazioni affondarono con il loro carico di uomini e
merci. Trasportavano vino, quasi certamente facevano la spola tra
Sorrento e Capri. Gli esperti non ritengono possibile che si
trattasse di navi da trasporto a lunga percorrenza o dirette al
porto di Pozzuoli perché il naviglio che seguiva tale tipo di rotta,
in genere, circumnavigava l'isola all'esterno. Le anfore rinvenute
sono classificate dagli archeologi come del tipo «lamboglia», ovvero
hanno corpo ovoidale di circa un metro e venti di altezza, hanno le
anse applicate sotto l'orlo, e nell'antichità erano impiegate per il
trasporto di liquidi, in particolare vino. Insomma, quel tipo di
contenitore è tipico dell'area mediterranea e per l'uso principale
che se ne faceva viene denominata, appunto, «vinaria». «In quel
tratto di mare - sottolinea Di Capua - le correnti sottomarine sono
molto forti: chi nell'antichità si imbatteva in un fortunale,
difficilmente trovava scampo». Fu dunque una tempesta marina a far
affondare i due legni. Del primo, le uniche tracce rimaste sono
appunto le anfore, disperse su una superficie di circa 70 metri
quadrati. In quel caso gli archeologi ritengono che la tempesta, il
vento e le onde abbiano letteralmente capovolto e colato a picco il
natante. L'ipotesi di lavoro è sostenuta dal fatto che le anfore
sono sparse sul letto di sabbia. Una eventualità che si verifica
allorché la barca si capovolge e la parte legnosa della chiglia, che
si degrada per opera degli organismi animali e vegetali, viene
dispersa dalle correnti sottomarine. Non così nel caso dell'altro
accumulo: alto due metri e venti, largo sei metri e lungo circa
diciassette metri. Le anfore ritrovate, circa seimila, difatti, non
risultano disperse ma accatastate perfettamente. «Questo - continua
Di Capua - fa ipotizzare che l'affondamento sia avvenuto senza
ribaltamento: il relitto si insabbia sotto il peso delle anfore e la
parte sommersa rimane protetta dalla sabbia per migliaia di anni».
Vale a dire che quando si deciderà di approfondire le indagini si
potrebbe ritrovare ancora integra una consistente parte dello scafo,
e individuarne la provenienza dalle caratteristiche di costruzione.
Qualcuna delle anfore risulta ancora sigillata per cui se in futuro
si provvederà a recuperarle è possibile che alloro interno si
conservino ancora residui di quanto contenuto. Con l'analisi del Dna
si potrebbe, poi, risalire al tipo di vino che era trasportato, alle
sue caratteristiche e alla località di provenienza. Tuttavia non
sono solo le anfore gli elementi importanti del rinvenimento. Il
relitto è ancora più importante perché si sono trovati moltissimi
pani di metallo, forse piombo. Lunghi circa due metri per trenta
centimetri di spessore, e con il peso che arriva a circa tre
quintali, presentano dei bolli (sono i marchi di costruzione) sulle
superfici. «Riteniamo - riprende Di Capua - si tratti di piombo, non
sappiamo se usato per stabilizzare i natanti oppure da utilizzare in
commercio per specifiche destinazioni. Accertare l'esatta tipologia
del metallo e il suo impiego sarà uno degli obiettivi della prossima
campagna subacquea».
Quei vini pompeiani che approdavano in Gallia
La produzione vesuviana era apprezzata e famosa in tutto l'impero
romano La terra del vino, la Campania Felix di duemila anni fa. E,
ancor più l'area vesuviana. Il territorio, difatti, per la sua
conformazione e per la fertilità derivatagli dal vulcano contribuiva
alla crescita ottimale di grappoli d'uva dai chicchi dolci come il
miele. E dai porti campani partivano le navi da trasporto con
migliaia di anfore impilate le une sulle altre dirette verso i più
remoti avamposti dell'impero romano. Si muovevano lungo le rotte
commerciali mediterranee, facendo scalo nei porti siciliani, se
diretti in Africa, a Cartagine; in quelli della Sardegna, se diretti
in Spagna; a Marsiglia, se la bevanda doveva arrivare nella Gallia
Narbonense (anfore con bolli pompeiani sono state trovate a Tolosa,
Bordeaux, Narbonne) o in Germania. Ma quali erano i vitigni che si
riproducevano nelle centinaia di fattorie che, fuori dalle mura di
Pompei, si stendevano sin quasi alla bocca del Vesuvio? Tra i più
coltivati c'era la «Murgentina», originaria della zona di Morgantina,
in Sicilia, che a Pompei ebbe uno sviluppo talmente importante da
essere rinominata «Pompeiana». Altra varietà era l'«Holconia» che
dalla Campania si diffuse anche in Etruria. E il vino pompeiano era
talmente famoso che Plinio il Vecchio, nel ricordarne l'importanza,
puntualizzava che il massimo della bontà la bevanda la raggiungeva
nell'arco di dieci anni. Unica controindicazione, non bisognava
abusarne, pena alcune ore di terribile mal di testa. A Sorrento, sul
suo territorio, si produceva il «Surrentinum». A volte il vino
prendeva il nome del produttore come nel caso dell'«Arrianum»,
perché l'uva proveniva dai vigneti di Arrio Secondo. Oppure «Asinianum»,
nel caso che a produrlo e venderlo fosse Asinio Proculo, che vendeva
anche l'«Asiniano racemato», una sorta di vino doc dell'epoca. Un
altro tipo di vino molto diffuso era la «Lympa vesuviana», un vino
rosso che come tutti gli altri non veniva consumato puro ma
annacquato per circa due terzi e bevuto nelle ore pomeridiane. Non
mancavano vini aromatizzati con fiori, come rose (Rosatum) o viole (Violatum),
resina di pino o con miele. Quest'ultimo vino, chiamato «Melsum» era
anche usato come medicinale. E questo senza dimenticare il Falerno
prodotto nella Campania settentrionale, tra le odierne Mondragone e
Sessa Aurunca, a proposito del quale Petronio Arbitro, descrivendo
la cena puteolana di Trimalcione, nel «Satyricon» racconta che gli
haustores (gli antichi sommelier) servirono un Falerno vecchio di
cento anni. |
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02/05/2011
Napoli, crollano mensole al Museo Nazionale: in frantumi due coppe
di ossidiana di epoca tolemaica: danni incalcolabili (Il Mattino)
Ridotte in mille pezzi,
distrutte, cancellate: due preziose coppe di ossidiana di epoca
tolemaica, sono crollate all’interno della vetrina che le custodiva
nella sala dei mosaici del Museo archeologico nazionale.
In termini economici il danno è clamoroso (il professor Pappalardo
ipotizza un valore di sei milioni di euro a coppa) ma è addirittura
inestimabile la perdita per il mondo della cultura: i due pezzi
provengono dall’Egitto e sono stati realizzati all’epoca di
Alessandro Magno, erano stati acquistati da una agiatissima famiglia
romana che viveva nella villa San Marco di Castellammare, dove sono
state ritrovate nel 1954: l’ossidiana, materiale vetroso che si crea
quando la lava incandescente incontra l’acqua del mare e solidifica
con rapidità, è difficile da lavorare; solo grandi artisti egiziani
riuscivano a creare capolavori che venivano venduti a prezzi molto
elevati.
Le due coppe erano in mostra sopra una mensola di vetro all’interno
di una vetrina. All’improvviso la mensola ha ceduto facendo cadere i
reperti su un sottostante tavolino in mosaico. L’impatto è stato
forte, le coppe sono andate in mille pezzi: alcuni minuscoli
frammenti sono addirittura polverizzati, significa che quegli
oggetti non potranno mai tornare al loro antico splendore, anche se
il lavoro dei restauratori è partito immediatamente.
L’episodio risale a domenica scorsa ma è stato tenuto riservato nel
tentativo di evitare le polemiche. Erano passate da poco le dieci
del mattino e all’interno del museo, come accade spesso di domenica,
c’erano molti visitatori. Anche la sala dei mosaici era affollata
nel momento in cui, di schianto, la mensola ha ceduto e ha mandato
in frantumi i reperti davanti agli occhi, attoniti, dei turisti. Nel
museo in quel momento non era prevista la presenza di un
responsabile, così dopo aver avvisato i vertici della struttura, i
dipendenti si sono limitati a coprire la vetrina con un telo per
evitare che gli altri visitatori potessero vedere lo scempio.
Le cause del grave episodio non sono state ancora accertate,
probabilmente si tratta di una serie di eventi a catena che hanno
generato il crollo. Il primo dei problemi riguarda i «sussulti» che
riceve l’intero palazzo del Museo Nazionale: si tratta delle
vibrazioni prodotte dal frequente passaggio dei bus turistici, dei
camion, della metropolitana che cammina proprio sotto alla
struttura. Ma le vibrazioni dei mezzi di trasporto, da sole, non
avrebbero potuto produrre quel disastro (del resto nessun’altra
delle decine di vetrine del museo ha subito problemi analoghi).
Altre concause, quindi, potrebbero essere anche la maniera in cui è
stata realizzata (o manutenuta) la vetrina e la solidità dei
sostegni della mensola: una indagine interna, ad esempio, sta
appurando se i perni che reggevano il vetro erano privi della
copertura di gomma che funziona da antiscivolo ed evita l’usura di
ferro e vetro. C’è anche l’ipotesi che si tratti banalmente del
cedimento di una struttura già utilizzata in passato per altri
scopi; alcuni sostengono che in quel momento nella sala ci fosse un
gruppo di giovanissimi che potrebbe aver urtato il vetro, ma è
impossibile avere certezze sui momenti del crollo perché la zona
dove si trovavano le coppe non è coperta dal sistema di
telesorveglianza interno.
Una sola certezza proviene dall’interno del museo: su quel che è
accaduto non esistono colpe del personale che si trovava al lavoro
al momento del crollo.
In attesa di chiarezza sulla dinamica dell’evento, e di certezze sui
tempi e i modi del restauro, resta semplicemente una grande
amarezza. Quando le coppe furono scoperte, nel 1954, il
soprintendente Amedeo Maiuri fu avvisato e, «in meno di un’ora
arrivò a Castellammare per prenderle in consegna», è scritto nel
diario di quegli scavi. Promise che le avrebbe protette, custodite,
valorizzate. Sono passati cinquantasette anni da qual giorno:
qualcuno ha dimenticato la promessa di Maiuri, bisogna scoprire chi
è stato. |
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25/05/2011
Atripalda (Av), l'antica Abellinum sequestrata (Il Mattino)
Sigilli all’Antica Abellinum,
la macchina organizzativa del Comune per mobilitare l’opinione
pubblica, e riottenere il sito archeologico, muove i primi passi.
All’appuntamento di ieri sera, voluto dal sindaco Aldo Laurenzano e
dall’assessore Nancy Palladino, erano presenti i primi cittadini di
Avellino, Giuseppe Galasso, e di Mercogliano, Massimiliano Carullo,
l’onorevole regionale Antonia Ruggiero, la dottoressa Fariello per
la Soprintendenza, intellettuali come Franco Festa, Ugo Santinelli e
Pierino De Gruttola del comitato «Salviamo la Dogana», il parroco
Don Enzo De Stefano e tanta gente. Il primo cittadino ha rilanciato
la necessità di un’azione congiunta per evitare la morte del
patrimonio archeologico locale. «Intendiamo organizzare una
manifestazione civile per denunciare la morte della cultura in città
e per portare la problematica a livello nazionale». A parlare è
l’assessore alla Cultura e agli Scavi di Abellinum, Nancy Palladino
(la data sarà fissata in una successiva riunione operativa) contro
la decisione del Tar di Salerno che ha riassegnato il terreno degli
scavi dell’antica Abellinum alla famiglia Dello Iacono. Palladino ha
ripercorso il lungo braccio di ferro con i proprietari del terreno,
la famiglia Dello Iacono oggi tornata in possesso di quel terreno a
seguito della decisione del Tar di Salerno. «Le radici della città
capoluogo affondano nell’Antica Abellinum. - ha spiegato il sindaco
di Avellino, Giuseppe Galasso - Non capisco la logica del
provvedimento. Dobbiamo fare appello a tutte le istituzioni
culturali e giuridiche. Questa vicenda avrà una ricaduta negativa
anche su Avellino per l’impegno nel recupero della storia e delle
radici. Faremo di tutto per tutelare un bene di Atripalda. Non
vogliamo i soldi indietro». «È una ferita all’Irpinia. - ha
commentato il sindaco Carullo di Mercogliano - Le sentenze si
rispettano. Noi saremo vicini alla città di Atripalda. Abellinum è
parte integrante dell’area urbana di Avellino». «Con i proprietari
c’è stata una battaglia continua. Contro la sentenza del Tar ci
sentiamo impotenti. - ha affermato la dottoressa Fariello - Come
Soprintendenza non ci daremo per vinti. La cosa che fa sbalordire e
che il commissario ad acta non ha voluto consegnare neanche una
proroga per una casa romana la cui importanza è straordinaria. Erano
in atto i lavori di copertura che abbiamo dovuto interrompere».
L’onorevole Antonia Ruggiero, presidente della Commissione Cultura
ha assicurato che investirà della vicenda il sottosegretario ai Beni
culturali, Francesco Giro: «Mi sento una cittadina di Atripalda,
sono nata qui. Bisogna essere tutti uniti. La regione Campania è
presente: facendo audizioni regionali per prender qualche spunto e
poi arrivare ai tavoli istituzionali più alti». Nel corso
dell’incontro è stata avviata anche la raccolta di adesioni al
«Manifesto per la Civita, la cultura è di tutti». «Come Pro Loco
abbiamo disdetto tutte le visite. - ha dichiarato con amarezza il
presidente della Pro Loco cittadina, Fernando Cucciniello -
Attiviamo tutti i canali affinché ci venga restituita la Civita».
Sulla questione interviene anche l’associazione politico-culturale «Cives»
che esprime il proprio disappunto per le sorti subite dal Sito
Archeologico. «Siamo convinti che una partecipazione collettiva
possa contribuire a restituire il ruolo di centralità che quell’area
ha rivestito in questi anni e diventi, così, il volano per lo
sviluppo di Atripalda». Oggi la riunione dei capigruppo per decidere
la data della manifestazione di protesta. |
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20/05/2011
Acerra (Na), istituito il Parco archeologico di Suessula (Il
Mattino)
Parco di Suessula, dopo
quattro anni la Regione dà il via libera. L'ufficialità del
riconoscimento del profilo regionale del parco urbano denominato
«Antica città di Suessula» viene dalla pubblicazione del 16 maggio
sul Burc della delibera istitutiva. L'area protetta - al confine con
Maddaloni e Marcianise e a poche centinaia di metri dal
termovalorizzatore - si estende per 438 ettari e comprende l'antica
città osco-etrusca di Suessula, numerose testimonianze (come la
Casina Spinelli) e di architettura rurale (mulini, vasche perla
canapa). Inoltre, l'area del Parco è attraversata da antiche
sorgenti e corsi d'acqua: il Riullo e il Mefito. Un primo
finanziamento di 5 milioni di euro da destinare all'acquisto della
Casina Spinelli è previsto nell'ambito delle compensazioni
ambientali recentemente confermate dal governo perla realizzazione
dell'inceneritore. «È la cosa più importante per un territorio
martoriato e mi auguro che in tempi brevi, massimo un armo, possiamo
essere pronti a gestire questa opportunità di sviluppo e di tutela
dell'ambiente», spiega il sindaco Tommaso Esposito. Gli atti
deliberativi propedeutici alla istituzione del Parco di Suessula
erano stati definiti dalla scorsa consiliatura e dall'
amministrazione guidata da Espedito Marietta nonchè in forza di un
finanziamento di 150mila euro ottenuto dall'ex senatore Tommaso
Sodano nel 2007. Quattro lunghi anni durante i quali sono
ricominciati i lavori di scavo dell'antica città sepolta sotto la
campagne di «Calabricito» per poi interrompersi dopo pochi mesi per
mancanza di fondi. E solo pochi giorni fa, dopo le numerose
sollecitazioni da parte dell'attuale primo cittadino Esposito ecco
che la giunta regionale presieduta da Stefano Caldoro dà il via
libera all'istituzione del parco. Le campagne di scavo in contrada
Calabricito al confine con Maddaloni e Marcianise, nel Casertano,
ripresero dopo un secolo nel 1999. Finora sono stati portati alla
luce parte del foro romano, alcuni edifici pubblici che per il
docente universitario Luca Cerchiai «non hanno nulla da invidiare a
quelli di Pompei». |
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05/05/2011
Campi Flegrei. Le Grotte dell'acqua distrutte dall'incuria (Terra)
I resti di una grande
cisterna termale di età romana, parte delle inestimabili ricchezze
dei Campi flegrei, abbandonati e vandalizzati. I volontari si
mobilitano, ma non basta. Istituzioni assenti Sulla sponda nord del
lago Fusaro (il più grande tra i quattro bacini dei Campi flegrei)
le "grotte dell'acqua" rappresentano i resti di una cisterna termale
di età romana, le cui acque calde erano incanalate verso le
residenze patrizie sul prospiciente promontorio: tali sorgenti,
studiate dai proff. Marotta e Sica nel 1933 e classificate quattro
anni dopo dalla direzione nazionale della sanità pubblica come acque
salso-cloruro-sodiche (la stessa tipologia, per intenderci, di
quelle di Ischia) sotto tutt'oggi attive con una temperatura
costante di 38 . Nonostante tale sito sia parte integrante delle
inestimabili ricchezze archeologiche del Napoletano, nonostante
rientri nel patrimonio pubblico del comune di Bacoli, sotto la
gestione del Centro Ittico Campano (società per il 99,3 % a capitale
pubblico) e dalla sovrintendenza ai Beni culturali di Napoli, da
decenni l'intera zona versa nell'abbandono, con un struttura
monumentale già in parte crollata e punteggi oramai ossidati e
traballanti anch'essi, con erbacce selvatiche, escrementi, rifiuti
di ogni tipo essendo l'area priva di recinzioni e quindi esposta ad
atti di vandalismo. Ad interessarsi di tale vergognosa situazione, è
stato il "Coordinamento delle Periferie" (un'organizzazione dei
movimenti civici della zona) che il 20 dicembre di due anni fa
effettuò una "pulizia simbolica" del posto per farne, «un
amplificatore dei disagi che i cittadini vivono» e per denunciare
l'assenza sul territorio e la mancanza di volontà da parte delle
istituzioni di "riconvertire" l'utilizzo di questa zona non
sfruttando le risorse offerte dalla natura e dal territorio ma
saccheggiandolo ulteriormente». Negli ultimi due anni non sono
mancati altre istanze ed iniziative anche da parte dei residenti o
della stampa, come l'intervento nel novembre 2009 di AnnoZero che ha
potuto riprendere dal vivo l'abbandono dei luoghi. Di recente, il
sindaco Ermanno Schiano s'era dimostrato disposto ad intervenire con
un tavolo tra soggetti istituzionali e possibili finanziatori,
prendendo spunto da un progetto del luglio 2010 elaborato
dall'assessorato ai Beni culturali che da circa nove mesi, tuttavia,
è senza un titolare: «A quest'oggi è mancato un riscontro nei
fatti», ci informano i residenti che, tramite la sopracitata
associazione, hanno appena inviato una lettera a Stefano Gizzi
(soprintendente ai beni archeologici), Giuseppe De Mita (assessore
ai Beni culturali della Campania) ed al ministro Giancarlo Galan,
con la quale chiedono con forza «di provvedere all'indizione degli
appositi incontri e di mettere in campo tutti i mezzi a disposizione
per il recupero strutturale di questo inestimabile patrimonio». Che
senso ha, si chiedono i cittadini, parlare dei beni archeologici
come volano di sviluppo locale, quando questi sono dimenticati? Che
senso ha parlare di lavoro per i giovani costretti ancora ad
emigrare, quando poi non si sfruttano opportunità di gestione (anche
cooperativistica) per questi siti abbandonati? L’unico senso,
risponde la gente sconfortata, è il solito velleitario e strumentale
spot para-elettorale. |
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04/05/2011
Pompei (NA), resta l'abbandono agli scavi. Mai arrivati i tecnici
promessi da Galan (Metropolis Web)
"Mai arrivate a Pompei le sei
squadre di tecnici che dal 13 aprile avrebbero dovuto avviare un
capillare monitoraggio nell'area archeologica campana". Lo denuncia
la Uil Beni culturali, che chiede conto al ministro Galan "della
gravissima situazione nella quale si trovano gli scavi", da tre
giorni "chiusi al pubblico ogni mattina per una vertenza tra i
lavoratori e la soprintendente Elena Cinquantaquattro". A Pompei,
sostiene il sindacato, "si rischia la chiusura a oltranza" e "il
ministero è assente". La Direzione Regionale della Campania e lo
stesso ministero, accusa la Uil, "stanno assistendo inermi con un
gravissimo atteggiamento di irresponsabilità alla disfatta , con
migliaia e migliaia di turisti che sono ormai dirottati da Pompei
direttamente sulla costiera Amalfitana".
Da qui la richiesta a Galan di intervenire "per bloccare una
situazione che diventa giorno per giorno sempre più esplosiva tanto
che si paventa il rischio di chiusure degli scavi ad oltranza". Due,
in particolare, le richieste del sindacato per Pompei: "Una riunione
da tenersi presso la Direzione Regionale della Campania entro 24 ore
considerata l'inaffidabilità e l'incapacità della Soprintendente" e
"la calendarizzazione degli impegni a partire dall'organizzazione
del lavoro che serve al rilancio di Pompei dove i lavoratori
vogliono fare la propria parte per la valorizzazione degli scavi".
In mancanza di risposte, conclude la Uil, "la protesta rischia di
diventare ingovernabile con effetti micidiali per Pompei e per
l'economia del comprensorio e della Campania". |
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24/04/2011
Campania, aree archeologiche da tutelare (Giornale di Napoli)
Non è il primo né - dispiace
dirlo - sarà l'ultimo, l'episodio di incuria assoluta, di vero e
proprio scippo alla storia, che ha portato qualche giorno fa gli
uomini della Guardia di Finanza alla "scoperta", sotto una discarica
ad Arco Felice Vecchio, di un mausoleo di epoca romana, con resti
perché già razziati di decorazioni e stucchi. È da anni infatti che
il singolare patrimonio artistico - monumentale dei Campi Flegrei,
compreso quello "sommerso" nel mare tra Lucrino e Baia, è soggetto
purtroppo a continui saccheggi da parte di tombaroli,
pseudoantiquari e pescatori abusivi, col "vizietto" appunto di
trafficare in reperti archeologici. Materiale questo che, si sa,
finisce irreversibilmente nelle mani di persone senza scrupoli, come
quelle: ben 24, finite nei guai con la giustizia, perché pescate dai
carabinieri del Reparto tutela patrimonio culturale di Napoli, con
le classiche mani nel... sacco di preziose testimonianze storiche.
Per tutti, in questa operazione denominata "Antica Cales", l'accusa
è stata di "associazione per delinquere finalizzata al traffico
internazionale di reperti archeologici, e di ricettazione",
nell'ambito secondo gli inquirenti di un giro internazionale che,
dalla Campania, operava in collegamento con mercanti in Svizzera,
Germania, Giappone, Stati Uniti ed Australia. Cosa dire poi di
un'altra "banda", sgominata sempre di recente dagli stessi
carabinieri, avendo fatto sparire 22 interessanti reperti del I e II
secolo d.C., in terracotta e marmo, commissionati è stato rilevato
ad officine dell'antica Puteoli, dalla famiglia imperiale per ornare
il lussuoso "palazzo dei Cesari", nella vicina Baia. Alcune di
queste artistiche figure sono state trovate in un'abitazione di
Bacoli, mentre un capitello, uno dei pezzi più pregiati della
"collezione" trafugata, veniva rinvenuto in casa di professionisti a
Pozzuoli, usato come tavolino. Va però sottolineata l'altra faccia
della medaglia, quella cioè della scarsa o in molti casi nulla
attenzione istituzionale, alla dovuta salvaguardia di tale e tanto
patrimonio storico - archeologico. Ed eccone gli effetti: la
mummificata, degradata "necropoli romana" di via Celle e dintorni; i
mausolei e la "Fascina" di Quarto, adibiti sino a poco tempo fa dai
contadini del posto, a freschi cenai e a depositi per attrezzi
agricoli; la totale "scomparsa" sotto erbacce e rifiuti delle "Tabernae"
di via Luciano e così via. Provocatoria ma lapidaria, la riflessione
di un ex ispettore onorario della Soprintendenza, che a proposito
del mausoleo romano di Arco Felice Vecchio, dice testualmente:
«Meglio occultato dai rifiuti e quindi ancora integro, piuttosto che
avviato allo sfascio strutturale per l'incuria di chi di dovere».
Riemerge dunque in tutta la sua grave criticità, il problema della
mancata tutela di queste peculiari aree archeologiche, con le
Soprintendenze che lamentano l'indisponibilità di fondi necessari a
campagne non frammentarie, di scavi, alla riqualificazione -
valorizzazione dei "tesori" museali, alla maggiore e più incisiva
salvaguardia di un patrimonio storico praticamente incommensurabile.
Siamo insomma al classico giro vizioso su responsabilità dovute che,
a dirla con Pirandello, sono di... uno, nessuno e centomila. |
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21/04/2011
Pompei (NA), ritorno nel far-west archeologico (Repubblica)
Viaggio negli scavi
archeologici più famosi del mondo. Tra i crolli, i cani randagi e il
mercato nero delle guide turistiche
Gli sembrano «maledettamente meridionali», come i grattacieli di
spazzatura urbana, anche il calcestruzzo di Pompei, vecchio o nuovo
ma sempre infiltrato d´umidità, e i ponteggi e i puntelli che
«ricordano più le emergenze di Beirut che la manutenzione quotidiana
dei cantieri sempre vivi di Efeso o di Delo» , e poi il cemento
armato comunque ossidato, le tettoie di zinco, gli impacchettamenti
informi e i crolli, «quelli di orsono sei mesi e quelli
evidentemente in attesa, quelli incombenti», i crolli come cifra
antropologica del sud del pianeta: «Meridione è il mondo dove le
cose non si consumano, crollano; non cambiano, crollano; non si
evolvono, crollano».
Dunque persino Deniz, il mio amico turco di Smirne, che è un
magnifico pasticcio di storia conservata e di modernità sgangherata,
dice con un sorriso complice: «Pompei è maledettamente meridionale,
la vera capitale del Meridione». Legge, per esempio, nel primo e
unico avviso bilingue ai visitatori: «Non permettete agli "stray
dogs" contatto alcuno». E quando una grossa randagia nera gli viene
accanto, mi chiede: «Come faccio a dimostrare che è la cagna che si
è avvicinata a me e non io alla cagna?». Qui i trenta cani randagi
che avevano invaso l´archeologia sono stati adottati dalla
Sovrintendenza. E dunque li vedi grassi e stanziali, promossi a
cittadini onorari delle macerie, stesi al sole come vecchi servitori
dello Stato in pensione, una sorta di entrismo rovesciato, «come se
in piazza san Marco il comune smettesse di multare chi porta da
mangiare ai piccioni e addirittura li nutrisse per farne arredo
urbano "domato"».
Muri puntellati, pochi cartelli, ciceroni improvvisati,
anacronistici graffiti sull´opus reticolatum, cani randagi ormai
stanziali. Viaggio tra i resti di Pompei, in compagnia di un
allibito studioso turco. Ecco come sono ridotti gli scavi romani più
famosi al mondo
Le bancarelle con guerrieri di gesso e madonne di plastica danno
vita a una specie di suk
Nell´anfiteatro restaurato col tufo al posto del marmo restano i
segni di show e baccanali
Deniz Inan Gezmis ha lavorato a Beirut, a Damasco e poi ad Efeso in
una squadra di grandi "scavatori", allievo di Ernest Will si è
laureato alla Sorbonne ed è stato per anni il mio vicino di
pianerottolo. Sempre in giro per il mondo, era in Italia e l´ho
convinto a trascorrere un giorno a Pompei che lui considera capitale
anche della storia antica e persino della psicanalisi:
«L´archeologia qui è sempre stata solo un pretesto». E ricorda gli
"antiquari" del Settecento, quelli che scrivevano in latino testi
magnifici sulle finestre, sulle monete, sul sesso nell´antichità:
«Pompei è importante per questo, non per le pietre che non sapete
conservare». Gli antiquari napoletani del secolo dei Lumi erano
odiati da Leopardi che li considerava nemici della poesia:
«L´antiquaria non è storia, è il culto della morte. Leopardi non ce
l´aveva con la storia ma con l´archeologia, con noi mummificatori».
Non so che cosa studia in questo periodo Deniz, sospetto che ormai
l´antropologia lo appassioni di più dell´archeologia, vedo che
fotografa «per il mio archivio privato» il "Sara ti amo", inciso sul
rosso pompeiano della casa fullonica, la "A" di anarchia nella
celletta del lupanare, "Ettore e Lilly" nella Domus di Proculus…
Raccoglie e classifica sconcezze: «anche senza i crolli,
basterebbero tutti questi sgorbi da metropolitana per far dimettere
un sovrintendente o un ministro, ma per me Pompei è molto
interessante proprio perché è il Far West dell´archeologia, la vita
qui rientra da tutte le parti, anche se è vita degradata».
Ha appena visitato le ville palladiane, Venezia, Vicenza e le
residenze del Piemonte, ma solo qui trova l´Italia pittoresca di cui
ha letto tanto, di cui sa tanto, l´Italia che «fu tappa obbligata
dell´educazione sentimentale europea, l´anima della classe dirigente
di un tempo». Dunque è convinto che nelle campagne attorno a Pompei
incontrerà le donne con la brocca in testa e i maschi con l´aria
guappa ed è per questo che decidiamo di percorrere la statale e
saltare l´autostrada. Vedo che si appassiona alla vista malinconica
di quelle teorie di ville spettrali e di quelle larve di edifici
aristocratici che si alternano ai soliti bruttissimi palazzi,
miseria e nobiltà tra Portici e San Giorgio a Cremano, Ercolano,
Torre del Greco, Torre Annunziata…, fino alla nuova Pompei che è
certamente la più aggraziata: «è vero, hai l´illusione ottica di
aver visto più cemento nella vecchia che nella nuova Pompei», e
forse perché, nata nel 1928, non ha ancora avuto il tempo di
invecchiare: «Quando comincia l´archeologia, finisce la storia».
E neppure indulgo troppo nel viaggio attraverso gli incontri con i
suoi colleghi archeologi e con tutta la "pompeanità" degli ex
sovrintendenti, dei sindacalisti, dei giornalisti specializzati,
degli intellettuali nativisti, dei preti che hanno appunto costruito
la nuova Pompei mariana, centrata sulla cattedrale e sul culto del
beato Bartolo Longo contrapposto al culto di Priapo della vecchia
Pompei pagana e ierofallica, dissipata e sibarita. Le bancarelle
sono strepitosi teatri di conflitto e confronto tra la mentula e il
rosario, l´etera e Maria, sacertà pagana e sacralità cristiana: ti
rincorrono per strada, ti vendono di tutto, è il suk di madonne di
plastica e di guerrieri di gesso. Faccio una piccola inchiesta
volante sulla piazza del santuario e domando al venditore di statue
quali miracoli ha fatto la Madonna di Pompei: «di preciso non lo so,
ma ne ha fatti tanti» . Mi espongo un po´ al ridicolo e lo chiedo a
una cassiera, a un pensionata, a una signora elegante che
all´edicola compra Repubblica: nessuno lo sa, ma tutti ci credono.
Credere in cose che non si conoscono con certezza è anche la
sindrome dell´archeologo, lo stato epistemologico di chi vive
accerchiato dai misteri del passato.
Eppure Pompei espone e attira anche studiosi, ci sono molte belle
intelligenze come Antonio Varone, Matteo Orfini, Piero Guzzo,
Umberto Pappalardo… Ci sono più intellettuali pompeiani che rovine
pompeiane. Ed è una "second life" il racconto ingarbugliato dei
commissariamenti, delle emergenze e delle inchieste giudiziarie,
dalla bella intuizione di Veltroni che affidò Pompei a un "archeo-manager",
una specie di primo cittadino della città antica, fino alle
clientele, agli sprechi e alle violenze sul paesaggio del
commissario Fiori «al quale si deve - mi dice l´appassionato
sindacalista Biagio De Felice - il dissesto del territorio che forse
ha determinato anche il crollo della casa dei gladiatori». Di sicuro
Pompei è il posto dove tutti "scavano": il posto della vecchia
talpa, direbbe Marx. E anche il posto di Freud. È dal racconto di
Wilhelm Jensen su un bassorilievo pompeiano (la Gradiva) che Freud
ricava la sua teoria sul delirio. Pompei è come la coscienza, ricca
di vestigia sepolte.
Alle fine preferiamo bivaccare nelle rovine per un´intera giornata,
tra le scolaresche che si inseguono a gavettoni d´acqua, le manate
sui muri per tastare le pitture, l´incontinenza dei giovanotti che
"si svuotano" contro le absidi. In tre giorni non ho incontrato mai
la severità delle guardie, mi dicono che quotidianamente dovrebbero
essercene trenta, ma non vedo una divisa autorevole da custode,
qualcuno che rappresenti l´imperio del decoro e della decenza:
«Efeso è piena di guardie in borghese che intervengono anche quando
qualcuno, per riposarsi, fa solo il gesto di poggiare la pianta del
piede sul muro alle sue spalle. E ci sono telecamere e squadre di
tecnici sempre al lavoro. Ma trovo questo trambusto divertente. In
Grecia, nella Turchia egea si lavora…».
Regalo a Deniz un vecchissimo numero di Topolino dove c´è la storia
di Paperone che finanzia Pompeiropoli, un parco-giochi archeologico
dove i paperi turisti indossano costumi romani, Nonna Papera riceve
vestita alla maniera della matrona Eumachia, e Qui Quo Qua e
Gastone, Paperino e Paperina…, tutti partecipano alla vita della
città antica, cambiano i dollari in sesterzi, mangiano porco salato
con il puzzolente garum e ogni pomeriggio c´è una finta esplosione
del Vesuvio che erutta farina. Ebbene, «l´abbiamo fatto davvero»
racconta Paolo Gramaglia, il proprietario del ristorante Il
Presidente: «Sino alla scorso anno organizzavamo sugli scavi cene in
costume e a tema. Con l´aiuto del professore Del Guadio, un
insegnante in pensione, abbiamo riprodotto il menu degli antichi
romani, in particolare i cibi afrodisiaci». Gli dico di un racconto
di Théophile Gautier (Arria Marcella. Souvenir di Pompei) dove
l´archeologo, a cui «le antiche vestigia procurano spesso buchi
nello stomaco», ha paura di trovare nelle migliori osterie di Pompei
«solo bistecche fossili e uova freschissime deposte prima della
morte di Plinio». Il povero archeologo di Gautier cambierebbe
mestiere se sapesse che lo scorso anno tra gli scavi si tenevano
concerti, Riccardo Muti e i Synaulia con canti e danze dell´antica
Roma, e poi esplosioni del Vesuvio simulate su megaschermi, musiche
di Ennio Morricone. E l´incantevole anfiteatro, restaurato con il
più economico tufo al posto dell´originale marmo, porta ancora i
segni della baraccopoli per gli artisti dell´imbalsamazione…
All´ingresso del parco archeologico anche le guide smerciano se
stesse con un fare losco da mercato nero, 70 euro senza ricevuta.
Antonio, per esempio, si presenta così: «io ho un metodo molto
accademico» forse perché ogni tanto intercala parole che non
capisce, dice «apotropaico», e poi, rapsodicamente si lascia andare
nel gorgo sussiegoso del latinorum. Una signora che gli fa
concorrenza propone l´approccio «gossip divulgativo» forse perché
insiste sulla simbologia fallica, sulla presunta lascivia delle
donne pompeiane, sull´esplosione lavica del Vesuvio come punizione
del peccato. Noi scegliamo Antonio che ci dice: «le pietre non sono
documenti». L´archeologia per lui è fondata sulla chiacchiera,
«quelle finestre sono arbitrarie» sentenzia, e poi: «chi l´ha detto
che quel panettiere era davvero felix?». Le guide sono i più tipici
personaggi di Pompei, interessati custodi della memoria che
sopravvivono a tutti i sovrintendenti e ministri, sono come le
mosche, la vita sulla morte.
È molto più facile governare una viva città caotica del Mediterraneo
come Napoli o come Smirne che governare Pompei. Oggi, a disastro
avvenuto, tutti i politici dicono che la politica deve fare un passo
indietro, ma forse dovrebbe farne sette in avanti, consegnandosi
alle grandi eccellenze. Diego Della Valle ha opportunamente proposto
che ogni imprenditore campano adotti e finanzi una Domus con criteri
privati. La sovrintendente Teresa Cinquantaquattro invoca un
mecenate (e chi non lo vorrebbe, signora mia). La vecchia idea di
Veltroni di nominare un sindaco-podestà della Pompei antica è ancora
la migliore. Tutte le persone di buon senso penserebbero subito a
Renzo Piano o, con più competenza, a Salvatore Settis. L´archeologa
Anna Lucia D´Agata mi dice: «Il modello che in Italia funziona è
quello del Max Planck di Firenze, ovviamente trasportato dalla
ricerca scientifica all´archeologia: un duumvirato di eccellenze».
Sarebbe magnifico: Salvatore Settis e Sergio Marchionne. Attenzione
però: se lo diciamo al governo Berlusconi, Pompei finisce nelle mani
del fauno ballerino Vittorio Sgarbi o di qualche semivip come
Umberto Broccoli, quello che espose le auto dentro l´Ara Pacis.
Preferiamo Mattia, la guida delle guide, il più bravo logografo: «Venghino
signori venghino a fare l´amore a Pompei. Hic habitat felicitas». |
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21/04/2011
Pozzuoli (NA), il mausoleo sepolto dai rifiuti (Repubblica)
Pozzuoli, sotto tonnellate di
copertoni scoperto un mausoleo funerario romano
Il sito si trova all´interno di un autolavaggio che funzionava
nonostante i sigilli
In un´area di 1700 metri quadrati, in prossimità di Arco Felice
Vecchio, porta monumentale di accesso all´antica città greca di Cuma.
Un pezzo dell´immenso tesoro storico e artistico dei Campi Flegrei,
sfregiato dall´incuria e dalla criminalità, saccheggiato in lungo e
in largo dai tombaroli, è la scoperta della Guardia di Finanza a
Pozzuoli. Si trova nel recinto dell´"Autolavaggio del sole",
struttura abusiva e in funzione nonostante siano da tempo stati
apposti i sigilli. L´area è stata sequestrata e il proprietario, un
salernitano e l´occupante, gestore dell´autolavaggio e di due
ristoranti nelle vicinanze, chiusi uno dopo l´altro dalle Fiamme
gialle, sono stati denunciati per violazione delle norme ambientali
e di tutela del patrimonio archeologico nazionale.
Il mausoleo - realizzato in una zona utilizzata dai romani per la
realizzazione di opere funerarie - sarebbe costituito anche da altri
vani, attualmente non accessibili, che potrebbero custodire reperti
di valore storico. Via Arco Felice Vecchio è parte del percorso
veloce realizzato dai romani per giungere nella vicina baia di
Miseno, dove era di stanza la più importante flotta navale
dell´impero romano. Il centro archeologico di Cuma ospita i resti
della prima colonia greca d´occidente. I militari si sono accorti
della presenza, sotto il materiale, di un tombino di collegamento
con il sottosuolo e hanno rimosso rifiuti e calcinacci per
liberarlo. Con una pala meccanica sono state asportate tonnellate di
pietre e sabbia, e individuato anche un altro accesso all´antico
sepolcro romano. Una volta liberata l´area, i finanzieri hanno
scoperto l´ingresso, un´apertura a terra, larga circa un metro, che
secondo gli investigatori era stata camuffata provocando il crollo
di una parte di un rudere sovrastante, denominato "Torre Poerio",
risalente al XVII secolo. Il casolare, per la parte ancora in piedi,
è tuttora imbottito di tonnellate di pneumatici abbandonati.
Attraverso una scala, già sistemata da ignoti sulla parete del
cunicolo sotterraneo delimitato da travi in marmo, le Fiamme gialle
e i tecnici dell´ufficio Beni archeologici di Cuma della
Soprintendenza speciale di Napoli e Pompei, si sono calati nel
sottosuolo accedendo ad un ambiente in origine ornato di fregi e
intonaci affrescati. Ovunque le tracce del saccheggio perpetrato nel
tempo. Accanto all´area in cui è avvenuto l´importante ritrovamento
archeologico, c´è un altro ampio sterrato che costeggia la strada
dove c´è l´ospedale Santa Maria delle Grazie e arriva a Licola.
Quello sterrato, prima di diventare una immensa discarica abusiva
sgomberata definitivamente da appena due mesi, è stato utilizzato
per quasi 20 anni come parcheggio di circa 150 container allestiti
per dare una casa ai cittadini puteolani rimasti senza tetto a causa
del bradisismo.
Dopo il ritrovamento del mausoleo, si è levato l´allarme del
presidente di Legambiente Michele Buonomo sullo stato di abbandono
in cui versa il patrimonio della zona. «Ancora una volta registriamo
un atto illegale e incivile di enormi proporzioni. I rifiuti di
qualsiasi tipo sono i veri protagonisti del paesaggio, del
territorio e della quotidianità della nostra regione», ha
sottolineato il presidente di Legambiente. |
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21/04/2011
Pozzuoli (NA), discarica nel mausoleo romano (Mattino)
A Pozzuoli un mausoleo di
epoca romana con resti di decorazioni e stucchi risalente al II
secolo dopo Cristo è stato profanato dai tombaroli e trasformato in
una discarica a cielo aperto. La clamorosa scoperta è stata fatta
ieri mattina da finanzieri, grazie a una segnalazione anonima.
Un mausoleo di epoca romana con resti di decorazioni e stucchi
risalente al II secolo dopo Cristo profanato dai tombaroli e
trasformato in una discarica a cielo aperto lungo l'antica via
Domitiana: duemila anni di storia cancellati e sepolti sotto
tonnellate di pneumatici e quintali di rifiuti speciali. La
clamorosa scoperta l'hanno fatta ieri mattina i finanzieri del
comando provinciale di Napoli e della compagnia di Pozzuoli. Epilogo
di una indagine lunga e complessa, partita da una segnalazione
anonima. «Sotto Torre Poerio c'è una tomba di epoca romana,
trasformata in discarica». Una delazione inviata al comandante della
guardia di finanza di Pozzuoli, il capitano Michele Ciarla, che con
scrupolo e testardaggine ha subito avviato i controlli. Pedinamenti
in borghese, osservazioni dall'alto con le immagini del sistema Gps
di Google Maps, sorvoli della zona con un elicottero. Sotto
controllo è finita un'area di mille-settecento metri quadrati in via
Arco Felice Vecchio, a poche centinaia di metri dalla porta fatta
costruire dall'imperatore Domiziano nel I secolo dopo Cristo sulla
via omonima in direzione dell'antica Baia. Ad attirare l'attenzione
dei finanzieri sono stati, soprattutto, i quintali di pneumatici.
Quasi milleduecento. Disseminati nei pressi del rudere della Torre
Poerio: costruzione difensiva fatta edificare nel Seicento a difesa
del "vicereame spagnolo. Gomme di autovetture, ma anche scarti di
materiale edile. Tutto accatastato al lato di un vecchio rudere. La
presenza di questi rifiuti speciali in un'area requisita ad un
privato dalla Protezione civile dopo la seconda ondata del
bradisismo, a metà degli anni '80, e bonificata da poco dall'ufficio
tecnico comunale di Pozzuoli, ha fatto scattare i sospetti. E ieri
mattina all'alba c'è stato il blitz delle fiamme gialle, con la
clamorosa scoperta. «Abbiamo verificato che la Torre Poerio era
ormai diventata un deposito abusivo, colmo fino al tetto, di
migliaia di pneumatici in disuso - spiega il capitano Ciarla - Ma a
destare sospetti sono stati soprattutto quei cumuli di pietre e
materiale di risulta sotto i quali abbiamo scoperto un cunicolo
sotterraneo che dava accesso al mausoleo di epoca romana». Nel corso
delle operazioni, le Fiamme gialle si sono accorte che una porzione
del casolare semidiroccato su un lato di Torre Poerio era stata
deliberatamente fatta crollare allo scopo di occultare altri
rifiuti, nascosti nella zona sottostante il livello di calpestio.
Gli pneumatici posizionati in fila e il materiale di risulta posto
quasi a voler occultare qualcosa sottostante hanno destato sospetti.
I militari hanno allertato immediatamente i tecnici dell'ufficio
beni archeologici di Cuma della Soprintendenza speciale di Napoli e
Pompei e, con una pala meccanica, hanno rimosso il materiale di
risulta provocato dal crollo. È venuto alla luce, così, l'ingresso
di un cunicolo sotterraneo, delimitato da travi in marmo. Attraverso
una scala, già sistemata sulla parete laterale del cunicolo da
ignoti, le fiamme gialle e gli archeologi si sono calati nel
sottosuolo. E c'è stata la scoperta ufficiale, visto che i tombaroli
avevano già rinvenuto e trafugato il monumento funebre nelle scorse
settimane. Dinanzi ai militari è apparsa la camera del mausoleo
funebre, con evidenti segni di asportazione di parte degli intonaci
affrescati. Secondo quanto riferito dai tecnici, poi, il mausoleo -
realizzato in una zona utilizzata dai romani per la realizzazione di
opere funerarie - sarebbe costituito anche da altri vani,
attualmente non accessibili, che presumibilmente potrebbero
custodire reperti di valore storico. Una scoperta che ha fatto
scattare l'immediato sequestro penale dell'intera area e la denuncia
a piede libero della proprietaria del fondo, la 64enne incensurata
di Pozzuoli M.C. e dell'occupante abusivo, un 48enne
pluripregiudicato di Pozzuoli con piccoli precedenti alle spalle.
Una scoperta che ridisegna la mappa dei monumenti nella zona
flegrea. Sotto un cumulo di rifiuti.
L'inchiesta
Nel mirino i controlli dell'ufficio tecnico sulla bonifica dell'area
Per ora ci sono due persone indagate con l'accusa di violazione
delle norme a tutela dell'ambiente, ma non è escluso che l'indagine
si allarghi a macchia d'olio. Investendo, innanzitutto, i
responsabili dell'Ufficio Tecnico comunale di Pozzuoli. Guardia di
finanza e procura vogliono vederci chiaro. Ricostruendo le tappe di
una vicenda che comincia alla fine degli anni '80, quando la
Protezione civile requisì un'area da destinare al campo container.
Campo rimasto lì per anni. Fino a quando I'Utc ha avviato,
attraverso una ditta privata, i lavori di bonifica per restituire il
fondo alla proprietaria. «Stiamo indagando - si limita a dire il
capitano Ciarla - per capire come è stata portata avanti la
bonifica». La sezione reati ambientali della procura ha già aperto
un fascicolo. Com'è stato possibile che in una zona sottoposta a
rigidissimi vincoli paesaggistici e storico-archeologici sia stato
deturpato un monumento del Seicento e ridotta a discarica abusiva
una tomba di epoca romana? Chi doveva controllare? Il commissario
prefettizio al Comune di Pozzuoli, Roberto Aragno, ha chiesto una
relazione ai suoi tecnici, mentre dal Comune replicano che «tutto è
stato compiuto nel pieno rispetto della legge con i lavori di
bonifica completati mesi fa, dopodiché il fondo agricolo è tornato
nella disponibilità del proprietario privato». Si indaga, mentre
Verdi e Pd di Pozzuoli preannunciano una interrogazione parlamentare
e chiedono l'intervento del ministro Galan. |
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20/04/2011
Pozzuoli (NA), mausoleo romano da discarica abusiva (Giornale di
Napoli)
La Guardia di Finanza scava
tra rifiuti con una pala meccanica e scopre cunicolo: viene fuori un
altro pezzo di «Puteoli» dopo l'anfiteatro e il Tempio di Serapide
Nella Pozzuoli sulfurea, tra gli sbuffi della solfatara e le
esalazioni di una discarica abusiva, spunta un mausoleo di epoca
romana. Non poche pietre come succede di consueto in questa parte
del Golfo ad alta densità archeologica, ma una struttura con resti
di decorazioni e stucchi risalente al II secolo d.C. Il mausoleo era
completamente coperto da rifiuti e materiale di risulta in una
discarica illegale. Il ritrovamento, ad opera della Guardia di
Finanza di Napoli, è avvenuto durante il sequestro di un’area di
1.700 metri quadrati, in via Arco Felice Vecchio, dove erano stati
illegalmente depositati 58 tonnellate di rifiuti speciali. L’area è
stata sequestrata ed il proprietario e l’occupante sono stati
denunciati per violazione delle norme ambientali e di tutela del
patrimonio archeologico nazionale.
UNA TORRE DI SPAZZATURA - Gran parte dei rifiuti era stata occultata
all’interno di alcuni ruderi presenti nell’area uno dei quali di
interesse storico-culturale: si tratta di «Torre Poerio» e risalente
al XVII secolo.
STUCCHI E MARMI SOTTO I RIFIUTI - La scoperta, nella migliore
tradizione della storia dell'archeologia, è avvenuta per caso. Le
Fiamme Gialle si muovevano in un casolare mezzo diroccato. Una
parte, infatti, era stata deliberatamente fatta crollare per
aumentare lo spazio in cui occultare i rifiuti. Con una pala
meccanica, i militari hanno rimosso il materiale di risulta
provocato dal crollo e hanno scoperto l’ingresso di un cunicolo
sotterraneo, delimitato da travi in marmo.
È stato l'intervento della soprintendenza ai beni archeologici di
Cuma a svelare che si trattava di un mausoleo con resti di
decorazioni e stucchi.
UN ALTRO PEZZO DELL'ANTICA PUTEOLI - Pozzuoli, Puteoli per i latini
(l'etimologia ricorda la notevole presenza di acque termali), era
uno dei porti principali dell'impero romano. Nata come scalo
commerciale di Cuma, si trasformò in città nel 528 a.C.. diventando
sannita (nel 421 a.C.) e successivamente romana. Nel 194 a.C.
divenne colonia e da quel momento la sua importanza crebbe anche
grazie alla rete stradale che la collegò a Roma e ai principali
centri. Tra i resti archeologici più importanti: l'Anfiteatro
Flavio, il Tempio di Serapide, lo Stadio di Antonino Pio,
l'Anfiteatro Minore e il Tempio di Augusto. Dopo il naufragio a
Malta, a Puteoli, approdò anche il «prigioniero» San Paolo. A
decretare la sua fine fu la fondazione del porto di Ostia, deciso da
Claudio e terminato da Nerone. |
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20/04/2011
Pozzuoli (NA), un mausoleo romano nella discarica illegale (Repubblica)
Straordinaria scoperta della
Guardia di finanza. A Pozzuoli il sito del II sec. d.C., con resti
di decorazioni e stucchi, era completamente sotterrato da una
discarica di rifiuti speciali
La Guardia di Finanza di Napoli ha scoperto a Pozzuoli un mausoleo
di epoca romana del II sec. d.C., con resti di decorazioni e
stucchi, completamente sotterrato da una discarica di rifiuti
speciali. Il ritrovamento è avvenuto durante il sequestro di un'area
di 1700 mq in via Arco Felice Vecchio, dove erano stati illegalmente
depositate 58 tonnellate di rifiuti speciali.
Un mausoleo di epoca romana, del II secolo d.C., con resti di
decorazioni e stucchi, completamente sotterrato da una discarica di
rifiuti speciali. La scoperto è stata fatta dalla Guardia di Finanza
di Napoli a Pozzuoli, in provincia di Napoli. Il ritrovamento è
avvenuto durante il sequestro di un'area di 1.700 metri quadrati, in
via Arco Felice Vecchio, dove erano stati illegalmente depositati 58
tonnellate di rifiuti speciali. Gran parte dei rifiuti era stata
occultata all'interno di alcuni ruderi presenti nell'area uno dei
quali di interesse storico-culturale, denominato "Torre Poerio" e
risalente al XVII secolo.
Nel corso delle operazioni, le Fiamme Gialle si sono accorte che una
porzione di un casolare era stata deliberatamente fatta crollare
allo scopo di occultare altri rifiuti. I militari, con una pala
meccanica, hanno rimosso il materiale di risulta provocato dal
crollo e hanno scoperto l'ingresso di un cunicolo sotterraneo,
delimitato da travi in marmo.
Con l'assistenza della soprintendenza ai beni archeologici di Cuma è
stato ritrovato un mausoleo con resti di decorazioni e stucchi dove,
erano stati scaricati anche altri rifiuti speciali. L'area è stata
sequestrata ed il proprietario e l'occupante sono stati denunciati
per violazione delle norme ambientali e di tutela del patrimonio
archeologico nazionale. |
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20/04/2011
Ercolano (NA), sinergia pubblico-privato a Pompei non funzionerebbe (Mattino)
Intervista a Luigi Malnati,
direttore generale del settore Antichità del ministero
«Modello utile in siti circoscritti»
«È chiaro che riuscire a mettere insieme uno sponsor come Packard,
totalmente disinteressato dal punto di vista del ritorno economico,
la Scuola britannica d'Archeologia di Roma, ovvero un istituto
straniero di grossa importanza sul piano scientifico, e le forze
migliori presenti nell'ambito della Soprintendenza mi sembra un
risultato notevole», sottolinea Luigi Malnati, 58 anni, direttore
generale delle Antichità, così come si chiama adesso il settore
dell'Archeologia del ministero per i Beni culturali. «Oltretutto
siamo di fronte a un progetto credibile e con tempi ragionevoli. E
questo mi pare sia buona cosa. Specialmente se paragonato ad altre
situazioni, che però naturalmente sono confrontabili sino a un certo
punto perché la vastità di Pompei, ad esempio, e i problemi che vi
si sono accumulati non sono quelli di Ercolano». Quindi il «modello
Ercolano» per Pompei non va bene? «Non è esportabile
automaticamente. Per Pompei vanno studiati strumenti appropriati
perché la situazione, se non altro a livello quantitativo, è
talmente ampia che non può essere che studiata a sé». E in campo
nazionale? Potrebbe essere Ercolano un punto di riferimento? «Questo
bisognerebbe vederlo sul campo perché la realtà di Ercolano, così
come quella dell'area vesuviana, è del tutto unica. Ci si ritrova al
cospetto di condizioni di conservazione molto particolari perché non
si tratta di semplici ruderi ma di situazioni congelate
dall'eruzione vulcanica. Insomma, a Pompei e Ercolano ci sono
essenzialmente problemi di conservazione. Ecco se devo pensare a un
sito con problemi simili penso ai resti monumentali di Roma o a
un'area molto circoscritta della Magna Graecia». Quali sono i punti
di forza del modello Ercolano? «Credo di poter dire che sono nella
grande sinergia tra gli enti coinvolti. E tuttavia non vanno
dimenticati gli Enti locali come il Comune, innanzitutto, e la
Regione che ha fatto la sua parte rendendo disponibili i fondi
europei. Insomma, il punto di forza è la collaborazione finalizzata
a portare avanti un progetto studiato da archeologi e da
architetti». |
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14/04/2011
Napoli, catacombe da recuperare per il Giubileo (Mattino)
Tornano a splendere gli
affreschi delle catacombe di San Gennaro
Il cardinale Sepe: «Bellezza e cultura fanno grande la città»
Cerula e San Gennaro, la prima donna sacerdotessa e il martire della
fede: un insolito binomio. Che ieri sera ha visto oltre seicento
giovani con il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe accorrere alle
catacombe dedicate al Santo Patrono. «Perché - dice Sepe - San
Gennaro è 1a speranza di Napoli, e la bellezza e la cultura possono
ritornare a fare grande la nostra città». L'occasione è stata la
presentazione di alcuni restauri e il posizionamento nel pianale del
tempio di Capodimonte della testa di San Gennaro dell'artista Lello
Esposito: una testa bronzea alta quattro metri per quindici quintali
di peso, la più grande in assoluto dedicata al Patrono. «Gli occhi
aperti di San Gennaro - dice l'arcivescovo ai giovani - da oggi
veglieranno sulla città e daranno senso al nostro vivere. Ispiratevi
a lui: state sempre ad occhi aperti, Gennaro, amico, fratello,
compagno vi guidi a superare le difficoltà, a non avere paura e a
vivere nella legalità». L'appello dell'arcivescovo è alla
salvaguardia dell'immenso patrimonio della città. «Insieme possiamo
rinnovare la città e farle ritrovare il suo volto antico di capitale
della cultura». Grazie al progetto, promosso dalle Catacombe di
Napoli e dalla Diocesi partenopea, è stato infatti possibile il
recupero di quattro capolavori, con il prezioso contributo dei
privati. A cominciare dallo splendido affresco di Cerula, scoperto
nel 1977, ma restaurato e presentato ieri sera nell'ambito della
campagna «Adotta il restauro di un'opera della Sanità», dal
significativo slogan «Se resti a guardare, presto non ci sarà più
nulla da vedere». Il progetto ha già permesso di recuperare, grazie
all'instancabile don Antonio Loffredo, direttore delle Catacombe,
oltre alla sacerdotessa Cerula («adottata» dai Giovani imprenditori,
dell'Unione industriali e dai giovani dell'Acen e del Ugdg di
Napoli) anche di un altro affresco che raffigura San Paolo.
L'immagine del santo, in realtà, si trova nell'arcosolio di Cerula
ed è riemersa inaspettatamente sotto uno spesso strato di calcare e
pietre. Grazie al restauro è possibile ammirare questa antichissima
raffigurazione del santo in posizione benedicente con tunica bianca
e manto ocra. Partito anche il restauro di un'altra donna, Bitalia,
un arcosolio con particolare a lunetta che ritrae a mezzo busto la
defunta in versione orante e con i codici evangelici tra le mani.
L'affresco risultava molto alterato da un intervento precedente.
L'attuale restauro è stato sostenuto dall'associazione Art Raising.
Infine il procuratore generale della Repubblica Vincenzo Galgano ha
deciso di sostenere il restauro di San Gennaro del IX secolo,
«rinunciando ai suoi doni come procuratore», spiega. Il patrono è
rappresentato come vescovo con tunica gialla, casula rossa, pallio
bianco ed evangelario nella mano sinistra insieme ad un monaco
benedettino. L'affresco era stato completamente danneggiato dal fumo
nero delle lanterne. Durante un restauro precedente intorno agli
anni '70, poi, era stato staccato dalla parete rocciosa e messo su
un sopporto mobile, ma dimenticato in un cubicolo. Sulla tomba del
santo il cardinale fa una lunga sosta in raccoglimento. Poi prosegue
per incontrare gli oltre seicento giovani e nella basilica di San
Gennaro extra moenia c'è un momento di preghiera con i giovani, in
preparazione alla Giornata mondiale di preghiera che si terrà ad
agosto a Madrid. I ragazzi riflettono, grazie ad un video, sulle
croci a cui sono inchiodati oggi: c'è la guerra, la povertà, la
persecuzione politica e religiosa, l'esclusione dall'handicap, la
disoccupazione. |
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13/04/2011
Pompei (NA), Galan, ma perchè non c'è neanche un bar negli scavi? (Il
Mattino)
«Ero stato agli Scavi qualche
decennio fa, ma non ricordavo questa meraviglia. È un imperativo
categorico tutelare al massimo e valorizzare al meglio questo bene
che tutto il mondo ci invidia e nessuno potrà mai imitare. La
situazione non è drammatica, ma dobbiamo liberarci da questa
sindrome da ultimi giorni di Pompei. Però, ai turisti bisogna
offrire di più: non è possibile che lungo tutto questo percorso che
abbiamo fatto oggi non c'è la possibilità di mangiare o bere
qualcosa». A Pompei alla sua prima uscita pubblica da responsabile
dei Beni Culturali, Giancarlo Galan ha fatto il ministro-turista. E
così, dopo aver presentato alla stampa il piano per la rinascita, ha
girato a lungo tra le strade assolate della città antica ieri
affollata da gruppi cosmopoliti di turisti. Un segnale della sua
attenzione, ma forse anche un modo per verificare, accompagnato dai
tecnici del Mibac Carandini, Cecchi e Malnati, dalla Soprintendente
e dal direttore degli Scavi Varone, dall'assessore regionale al
turismo De Mita, la fattibilità del piano immaginato per Pompei.
«Qui si prova gioia, orgoglio e rabbia - aveva detto poco prima in
conferenza stampa - com'è possibile che un sito del genere faccia
soltanto poco più di 2 milioni di visitatori? Dovrebbero essere
almeno 11 milioni e il costo del biglietto è troppo basso, potrebbe
arrivare a 25 euro». Nella casa del Menandro il ministro ascolta
attento e stupito le spiegazioni degli archeologi Carandini e Varone.
Poi commenta: «Incredibile che quando nel resto del mondo chi oggi
vorrebbe darci lezioni di civiltà era ancora all'anno zero, a Pompei
la vita fosse così avanzata. Io sono sicuro che c'è gente disposta a
pagare almeno il doppio del prezzo attuale del biglietto per vedere
questo luogo». «La vera sciagura - dice poi il ministro incrociando
il suo sguardo con quello rapito di un gruppo di turisti giapponesi
- è sapere che nemmeno uno di questi visitatori che oggi affollano
gli Scavi, stasera si fermerà a dormire qui in città. Dopo questa
visita sono più che mai convinto che tutelare al massimo e
valorizzare al meglio Pompei debba essere un obbligo per lo Stato».
Il ministro-turista assaggia le fave coltivate negli orti di Pompei.
Osserva e fa domande, scherza con gli operai intenti ai lavori di
scavo per il ripristino del canale Conte di Samo. Ha un moto di
stizza soltanto quando vede i gabbiotti in cemento costruiti per
chissà quale servizio svettare dietro l'incerta silhouette delle
antiche Domus: «Che cos'è quell'orrore? - dice rivolto alla sua
squadra - bisogna trovare un modo per farli sparire al più presto».
Per il resto, le ore spese ad andare in giro tra le rovine, forse
ancor più della conferenza stampa, sembrano aver riportato un po'
d'ottimismo. «Mi conforta - dice Carandini - lo sguardo sgranato del
ministro su queste meraviglie». «Finora il ministero aveva fatto la
parte del convitato di pietra, questa presenza è importante»
commenta l'assessore De Mita. Il prossimo appuntamento è tra un
mese, quando il ministro ha promesso di tornare a Pompei per una
prima verifica. |
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13/04/2011
Ercolano (NA), ecco la cura di Mister Packard (Il Mattino)
Forse a volte le crisi
servono, dice il presidente del Consiglio superiore dei beni
culturali Andrea Carandini, tornato in sella dopo il gesto plateale
delle dimissioni: paglietta sulla testa a difendersi dal sole che
anche in aprile a Pompei sa picchiare come in pochi luoghi, si dice
finalmente ottimista. E dà il senso di questa giornata e soprattutto
dei giorni che verranno. Se Pompei non morirà per la seconda volta,
se alla fine sarà salva e riuscirà a trovare il posto che la
passione di centinaia di studiosi e la curiosità di milioni di
persone nel mondo le assegnano di diritto da sempre, dipenderà da
quanto degli impegni solennemente assunti dal ministro davanti alle
macerie della Scuola dei gladiatori sarà tradotto in pratica da oggi
in poi. È ottimista, Carandini, perché finalmente non si litiga più,
perchè si è metabolizzata l'idea che rinunciare a Pompei significa
accettare la Caporetto della nostra cultura, della nostra identità,
persino della capacità di fare impresa. Intorno a Pompei, da Pompei
si comincia a ricostruire il sistema dei beni culturali italiani.
Con pochi strumenti, per il momento, con pochi fondi, e con ancora
poche certezze su quelli disponibili per il futuro. Ma con due o tre
idee semplici, praticabili. E soprattutto condivise, tanto dal mondo
scientifico che da quello politico-gestionale: il che è un ulteriore
vantaggio. La manutenzione programmata, innanzitutto: è evidente che
un museo all'aperto tanto grande e tanto usurato - dalla pioggia,
dal sole e dal calpestio di milioni di persone l'anno - è condannato
all'emergenza perenne se non lo si cura con attenzione, con
costanza, con precisione. Tutto, non solo una parte: e tutto
contemporaneamente, non di pezzo in pezzo. Dunque mentre si scava,
si restaura; e dopo il restauro, si conserva. Con un'erogazione
costante, e soprattutto certa, di denaro: diversamente, tutto quello
che si spenderà - poco o tanto che sia - sarà sprecato. Una bussola
per troppo tempo smarrita, ai tempi delle poltrone girevoli e degli
effetti speciali. E poi l'altra idea, la porta aperta - ma non
spalancata - ad accogliere i privati. Il ministro Galan fa l'esempio
dei banchi delle chiese, quelle sponsorizzazioni formato famiglia
che costavano poco e promettevano una scorciatoia per il paradiso.
Magari sarà meglio evitare di giungere alle targhette con il nome
del trapassato applicate sulle anfore accatastate nei magazzini del
foro. Ed è chiaro che, all'opposto, massicci investimenti di privati
finirebbero prima o poi per portare su via dell'Abbondanza
cartelloni pubblicitari che è bene rimangano a Times Square. Serve
un sistema giusto di incentivi fiscali (la scorciatoia per il
paradiso) e regole certe perché il mondo della cultura possa sempre
e comunque avere l'ultima parola sulle scelte di chi apre il
portafogli. D'altra parte al ministro Galan, che ha promesso di
tornare presto in questa terra che anche da governatore del Veneto
ha mostrato di apprezzare, basterà non andare tanto lontano: gli
basterà arrivare ad Ercolano, perla certo molto più piccola di
Pompei ma altrettanto preziosa, dove il progetto di sponsorizzazione
siglato ben dieci anni fa tra la Soprintendenza e la Fondazione
Packard continua, attraverso una decina di sigle di altissimo
profilo che garantiscono agli interventi scientificità e rigore
filologico, a dare frutti straordinari. Gli basterà arrivare martedì
prossimo, il giorno dell'inaugurazione del Decumano massimo. Vedrà
botteghe recuperate, insegne rispolverate, architravi in legno
risanate. Vedrà la vita ritornata a Ercolano duemila anni dopo, le
strade ripopolate, questa volte di turisti regolarmente (e
volentieri) paganti. Per Packard, il mecenate, abbracci e
complimenti. Ma, sorpresa, nessun cartellone formato Times Square. |
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13/04/2011
Pompei (NA), il ministro Galan in visita agli scavi (Repubblica)
"Si può scavare
qualcos'altro?». La prima domanda che il ministro Giancarlo Galan ha
fatto in soprintendenza a Pompei. La preoccupazione principale del
ministro, aumentare i visitatori. «Sono due milioni, ma potrebbero
essere otto, però dobbiamo trovare gli attrattori». Al lavoro, con
la soprintendente di Napoli e Pompei Teresa Elena Cinquantaquattro,
sono i vertici del Mibac, Roberto Cecchi e il direttore generale
delle antichità Luigi Malnati. Alla fine sono proprio loro a parlare
del piano più nei dettagli, dopo una mattinata di comunicazioni
frammentarie. Al tavolo, anche il governatore Caldoro, che ha
ipotizzato una "Stur", Società di trasformazione urbana che funzioni
da attrattore peri privati. Il piano di rilancio avrà un costo
iniziale di 105 milioni di euro e si concluderà a dicembre 2015.
Cinque i fronti: verifica dello stato di conservazione, fruizione,
comunicazione, sicurezza e rafforzamento. La soprintendente
Cinquantaquattro ha illustrato le attività di monitoraggio di
quattro università italiane e straniere, con l'uso del laser scanner
3D finora puntato solo su alcune domus e da allargare agli interi
Scavi. «Non è un problema di soldi — ha detto Galan — il quadro
delle risorse comunitarie per il Sud Italia 2007-2013 prevede
risorse paria 34,099 miliardi di euro. Di queste solo il 16 per
cento è stato programmato e solo il 9 per cento speso. Insomma
restano da utilizzare più di 31 miliardi e la Campania è in coda con
il 6,68 percento di risorse programmate e il 2,37 spese peri Por Fse,
e solo 119,43 percento programmate e il 6,57 per cento spese per il
Por Fesr". In totale, 100 milioni l'Ue vuol darli a Pompei previa
stesura di un piano di salvataggio, e per questo il ministero sarà
al lavoro da domani nei suoi uffici periferici. Altri 100 milioni
"recuperati", sono quelli del piano per gli attrattori culturali per
quattro regioni del Sud. Tra un mese partiranno le assunzioni di 30
archeologi e 40 tecnici specializzati, quelli del decreto del 23
marzo. «Si attingerà alle graduatorie di concorsi già espletati», ha
detto Galan. Per non penalizzare i campani per cui non erano
previsti posti, «entro un mese si farà un bando ad hoc». Niente più
fondazione, nessun ricordo del commissariamento Fiori, sulle
inchieste giudiziarie (ferma quella di Torre Annunziata, le rovine
della ScholaArmaturarum ancora bloccate al suolo dai sigilli). Ma
l'intervento dei privati è atteso. «Se sarà eletto Lettieri — dice
Galan — so già che ha trovato sponsor per tre domus». «Sono
ottimista — ha detto il presidente del Consiglio superiore per i
beni culturali, Andrea Carandini rientrato dopo le dimissioni — La
manutenzione programmata è nuova. Il problema di Pompei in pochi
anni sarà risolto». |
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12/04/2011
Pompei (NA), alla luce l'area industriale della città antica (Il
Mattino)
Alla luce il «Pagus Felix
Augustus» cercato per quasi cent'anni
Un monumento funerario, magazzini, ville, abitazioni, fattorie, una
strada in terra battuta e una fornace unica al mondo: eccolo, il
Pagus Augustus Felix Suburbanus. Sta là, a poche centinaia di metri
dalle mura di Pompei antica, al confine tra Pompei, Boscoreale e
Torre Annunziata, nell'area detta del rione Penniniello, tra le
corsie dell'autostrada Napoli-Salerno, via Penniniello e traversa
Andolfi. Sta là, il Pagus Augustus Felix Suburbanus, in quello che
oggi è territorio di Torre Annunziata: area industriale oggi,
esattamente come lo era all'epoca. E si trova, il Pagus, proprio
laddove per anni gli esperti di archeologia - e i pompeianisti
Antonio Sogliano e Matteo Della Corte, in maniera particolare, fin
dai primi decenni del secolo scorso - avevano detto che fosse quel
villaggio suburbano dell'area di Pompei, famoso perché dedicato a
Silla felix (il cui nome completo era Lucio Cornelio Sulla Felix).
Una sorta di «Pompei fuori le mura» che faceva da cerniera tra la
città e l'entroterra vesuviano e che in epoca imperiale, fu dedicato
anche a Augusto, divenendo perciò il Pagus Augustus Felix Suburbanus,
così come oggi lo si conosce. Ed è tutto da riportare alla luce. Le
prime tracce furono trovate dagli archeologi della Soprintendenza di
Pompei due anni fa, quand'era ancora soprintendente Pietro Giovanni
Guzzo. La scoperta dei resti avvenne in seguito ai saggi preliminari
disposti per un'area (si tratta dell'ex zona industriale occupata
dalla ex Aquila e dall'ex Imec) sulla quale si sarebbe dovuto
edificare un grande supermercato. L'ultimo ritrovamento riguarda una
grande fornace per ceramiche. Un forno che, a sentire le voci che
arrivano dalla Soprintendenza, dovrebbe costituire una scoperta
eccezionale per grandezza e conservazione. Anche perché nessuna
camera del genere è stata mai rinvenuta: a Pompei ci sono solo pochi
frammenti provenienti da una struttura individuata come fornace.
Insomma un ritrovamento unico al mondo di cui per adesso si vede (e
da lontano anche dall'autostrada) solo la parte superiore, costruita
con anfore di terracotta impilate le une sulle altre a formare la
volta. Una tecnica, quella dell'utilizzo delle anfore nella
costruzione delle volte, che era usata sia per la messa a punto di
coperture degli edifici, nel qual caso i contenitori servivano per
rendere forti e nello stesso tempo per alleggerire il peso delle
volte sui muri sia, appunto, in caso di fornaci dove era necessario
contenere e la dispersione del calore e mantenere la diffusione
uniforme, pena la rottura delle ceramiche. La fornace per ceramica e
laterizi, in epoca romana, era fatta da due camere sovrapposte.
Quella inferiore, nella quale si concentrava il calore necessario
per la cottura, aveva un corridoio di accesso, nel quale veniva
immesso il combustibile. Il calore passava dalla camera inferiore a
quella superiore, o di cottura, per mezzo di fori. La camera di
cottura conteneva, impilato, il materiale da cuocere. Ovviamente,
non si può escludere che una volta proseguito lo scavo non si
ritrovino le ultime ceramiche e i laterizi messi a cuocere prima
dell'eruzione del 79. Dunque, la scoperta potrebbe, una volta che lo
scavo dell'area venisse continuato - si aspetta la decisione della
soprintendenza - condurre al rinvenimento della zona produttiva
fuori le mura della città. Un'area avocazione industriale che in
duemila anni ha conservato questa prerogativa, considerato il gran
numero di insediamenti che sino a qualche anno favi insistevano. E,
tuttavia, la fornace non è l'unico importante rinvenimento. L'intera
area è coperta da resti di murature; alcune rivestite con pregevole
intonaco affrescato in terzo e quarto stile; altre strutture,
invece, presentano le caratteristiche di «horrea»,
magazzini-deposito per merci e derrate alimentari, visto anche il
gran numero di recipienti e anfore trovate integre. La località del
rinvenimento, difatti, dista poche centinaia di metri dall'attuale
linea di costa e 2000 anni fa doveva invece posizionarsi a pochi
metri dal mare. Altra interessantissima scoperta è poi quel
monumento funerario che potrebbe risalire al I secolo avanti Cristo.
Su una delle pareti della sepoltura, forse appartenuta a un
magistrato, ma ancora non completamente scavata, è stata difatti
rinvenuta una lastra di marmo, con la scritta frammentata e
all'esame degli esperti di epigrafia, su cui si legge «...lius 1.
Nicephorus...pa-gi felicis suburbani... Corneliae... Hilari». Poco
distante dalla tomba, poi, a circa sette metri di profondità,
inglobata nel lapillo del 79 d.C., è stato rinvenuto un tracciato
stradale, in terra battuta, con solchi lasciati da carri. L'ipotesi
di lavoro è che quell'asse viario, in antico, toccasse ville e
fattorie poste nell'immediata periferia ovest dell'antica Pompei, e
tra queste la fattoria di epoca romana prossima All'Antiquarium, la
villa di Fanno Sinistore e l'altra del Tesoro di argenterie trovata
a Boscoreale nel 1895. |
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11/04/2011
Pompei (NA), un piano per il salvataggio (Corriere della Sera)
Pompei non si è trasformata
in stratificazione come Roma. È stata coperta da lapilli nel 79
d.C., che l'hanno imballata intatta per il futuro. Purtroppo
scavatori troppo avidi hanno tolto i lapilli e così il corpo della
città ha cominciato a corrompersi dal Settecento e figuriamoci oggi
come è ridotto. Grande parte della città, non protetta da coperture,
ha perso gli ornamenti e si sfarina, e le parti inadeguatamente
coperte vengono danneggiate da infiltrazioni. Un tempo giravano per
la città una novantina di operai che suturavano fessure e pulivano
gronde, ma il manipolo è da tempo svanito e gli archeologi si sono
ridotti a uno. Chi è senza colpa? Tutti coloro che hanno operato a
Pompei hanno lavorato bene e hanno compiuto errori: denari non
spesi, incongrui capannoni, spese immotivate. Ora è venuto il
momento di ricominciare con il giusto piede. La meraviglia di Pompei
non sta nella planimetria. Conosciamo intere città antiche nelle due
dimensioni, come Timgad in Algeria. Sta piuttosto negli elevati,
nella conservazione dei dettagli e nei rari piani superiori. Ma
questi possono essere documentati soltanto in rilievi a tre
dimensioni, che ancora mancano e però essenziali alla tutela, alla
conoscenza e alla comunicazione. Pompei è in gran parte inedita! Non
si tratta solo di mosaici, pitture e stucchi, ma di quell'insieme di
strutture e apparati decorativi fissi che ne formano l'inscindibile
essenza. Per proteggere e apprezzare Pompei occorre dominarla con
precisione, problema un tempo quasi impossibile, ma oggi risolvibile
grazie ai rilievi a nuvole di punti. Pompei si salva, più che con
riparazioni a danno avvenuto, con opere modeste e diffuse di
manutenzione periodica. La manutenzione è diventata un metodo
programmato che è stato elaborato dall'architetto Roberto Cecchi,
oggi segretario generale del ministero. Prima lo ha sperimentato
negli edifici medievali e moderni e poi, da commissario
straordinario, lo ha esteso alle rovine di Roma. II Consiglio
superiore dei Beni culturali ha proposto infine di allargarlo a
tutte le rovine antiche del Paese, quindi anche a Pompei. Un recente
decreto consente finalmente di assumere trenta archeologi e quaranta
operai, e poi vi è da contare sul finanziamento ottenuto per lo
stesso decreto e vi è forse da sperare anche in un finanziamento
europeo. Alla buona tutela deve accompagnarsi la gestione della
sicurezza, dei servizi e dell'accoglienza. I visitatori — abitanti
attuali di Pompei — apportano venti milioni di euro l'anno,
essenziali alla conservazione del sito. Evidenti sono dunque le
necessità manageriali, ma un modello funzionante e condiviso non è
stato ancora trovato, per cui la discussione rimane aperta Più
facile è impostare la conoscenza sistematica del tessuto urbano e la
sua comunicazione al pubblico: i rilievi tridimensionali consentono
di entrare in ogni edificio privato e pubblico tramite schermo, il
che serve a definire precisamente e periodicamente i diversi gradi
di vulnerabilità di costruzioni e decorazioni e a conoscere il
monumento stesso; per non dire poi della loro assoluta
indispensabilità in caso di sisma. I rilievi consentono anche di
ricostruire graficamente i piani superiori, in modo da restituire
gli edifici nella loro integrità, compresi mobilia e corredi. Infine
l'analisi stratigrafica degli elevati consente di narrare la storia
degli isolati negli ultimi secoli della città, per non rimanere
ancorati al solo momento dell'eruzione. A questo proposito il
Consiglio superiore ha auspicato una cooperazione fra il ministero
dei Beni culturali e le università italiane che abbiano competenze
di archeologia sul campo, le quali potrebbero adottare uno o più
isolati, a partire da quelli solo in parte scavati e a ridosso degli
interri, dove la minaccia di crolli è maggiore. A tali adozioni
scientifiche si potrebbero accompagnare adozioni per la
conservazione finanziata da privati. La soprintendenza dovrebbe
garantire un metodo unitario, onde rendere i risultati comparabili e
cumulabili. Si tratta di affrontare una novantina di isolati in
tempi ragionevoli. Pompei rimarrà sempre un oggetto irraggiungibile:
mai potrà aprire al pubblico tutte le case, ma qui potrebbe
soccorrere un museo virtuale di Pompei su Internet, che
permetterebbe anche a chi vive a Tucson, in Arizona, di curiosare in
ogni stanza dell'abitato, prima di visitarlo. Serve in conclusione a
Pompei un grande progetto culturale, tecnologicamente sofisticato,
che si orienti verso uno scopo di conservazione e di apertura
conoscitiva al mondo.
Primo impegno ufficiale del nuovo ministro per i Beni e le attività
culturali, Giancarlo Galan, legato a Pompei. Galan visiterà domani,
12 aprile, l'area degli scavi, accompagnato dal presidente del
Consiglio superiore per i Beni culturali e paesaggistici, Andrea
Carandini, dal segretario generale del ministero, Roberto Cecchi,
dal direttore generale per le antichità, Luigi Malnati, e dalla
soprintendente Maria Teresa Cinquantaquattro. Una visita non
formale, poiché proprio per il crollo di un manufatto a Pompei l'ex
ministro Sandro Bondi dovette affrontare un voto parlamentare di
sfiducia, che però si risolse a suo favore. Pubblichiamo qui in
anteprima la sintesi di un saggio di Andrea Carandini che apparirà
nel volume Electa, in uscita tra dieci giorni, Pompei Archeologia.
Progetto di conservazione e fruizione del patrimonio archeologico,
curato e voluto dal ministero dei Beni culturali e in particolare
dal segretariato generale, dalla direzione generale per i Beni
archeologici e dalla soprintendenza speciale per i Beni archeologici
di Napoli e Pompei. Nel libro si documenta il «metodo» messo a punto
dagli uffici scientifici e applicato a tre casi esemplari: la casa
di Trebio Valente, la casa del Moralista, la casa della Fontana
Piccola, oggetto anche di un rilievo tridimensionale. In sostanza
nel volume si spiega «come» conservare il tesoro di Pompei,
permettendo anche un adeguato rapporto col flusso di visitatori.
Intanto l'Unione Europea ha annunciato uno stanziamento
straordinario di ioo milioni di euro per Pompei, ma solo dopo la
presentazione di un piano dettagliato. L'Ue ha messo a disposizione
i propri esperti per il piano di fattibilità. |
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08/04/2011
Napoli, uno scheletro di 1500 anni fa nei cantieri del metrò (Repubblica)
Grande curiosità ha suscitato
a Napoli il ritrovamento - durante i lavori di scavo per la
realizzazione della linea "1" della metropolitana - di uno
scheletro, probabilmente risalente al VI o VII secolo dopo Cristo.
Passanti e turisti si sono assiepati oltre le transenne per scattare
foto e osservare i lavori di recupero. Gli esperti della
Soprintendenza archeologica però gettano acqua sul fuoco. «Non si
tratta di un rinvenimento di particolare pregio», affermano. Di ben
altra portata i ritrovamenti di alcuni anni fa in piazza Municipio:
due barche di dieci metri ciascuna, che facevano da spola tra le
navi da carico ferme in rada e i moli del porto di Neapolis. E una
terza, la più grande, da 13 metri e mezzo per oltre tre metri,
chiglia larga e prua piatta.
La scoperta di ieri è avvenuta nel cantiere aperto tra via Nolana e
corso Umberto, dove si stanno realizzando le camere di ventilazione
del metrò. Lo scheletro era a circa tre metri di profondità dal
livello stradale. Sono perfettamente conservati gli arti inferiori,
il bacino e il cranio. Il ritrovamento fa seguito ad altre scoperte
avvenute di recente. «La tomba risale al VI, VII secolo - conferma
l´archeologa Daniela Giampaola che ha diretto gli scavi -,
spessissimo troviamo queste sepolture nelle strade che occupano la
parte della città antica. Il rinvenimento di questo genere di
sepolture è abituale, in tutta la città le abbiamo trovate: a piazza
Bovio, a piazza Nicola Amore. Nella mostra dedicata allo scavo
archeologico di piazza Bovio, ci sono numerosi reperti di questo
genere. La tomba non è di particolare valore, perché non è alla
cappuccina, cioé con le tegole messe a doppio spiovente», conclude
l´esperta. |
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07/04/2011
Serino (AV), Anfore, brocche e piatti del IV secolo a. C. erano
state riposte nel portabagagli dell'auto (Il Mattino)
Anfore, brocche e piatti del
IV secolo a. C. erano state riposte nel portabagagli dell'auto,
occultate in una scatola e protette con cuscini. I reparti
archeologici, dall'inestimabile valore, viaggiavano insieme a un
cittadino italo-svizzero di 43 anni, già pensionato, che risulta
residente nella confederazione elvetica. L'uomo, che era diretto a
casa dell'anziano genitore residente a Serino è stato fermato
dall'alt dei militari dell'Arma diretti dal maresciallo Michele
Liccardi. Quello che si prospettava come un normale controllo ad un
posto di blocco si è rivelato subito un fermo dai risvolti
clamorosi. All'apertura del cofano, infatti, la curiosità dei
carabinieri è stata immediatamente attratta dallo stratagemma
attuato per proteggere le cinque anfore in terracotta che, anche
all'occhio profano dei militari, sono apparse di sicuro pregio
artistico. Il sospetto che potesse trattarsi di materiale
archeologico è cresciuto quando il quarantatreenne non ha saputo
fornire spiegazioni. E' stato così che, condotto in caserma, è
scattato il sequestro di tutta la merce: 5 anfore in terracotta, con
pitture in smalto nero raffiguranti figure geometriche e soggetti
umani, di altezze comprese tra 16 e 32 cm, un contenitore in
terracotta a figure geometriche e umane, una brocca in terracotta a
vernice nera, un manufatto in terracotta a forma di uovo, con
rappresentazioni umane ed animali, un piatto in terracotta, con
immagini di pesci e molluschi, del diametro pari a 37 cm e tre paia
di orecchini, di diversa forma e dimensione, in oro grezzo e
argento. Dalla perquisizione nell'auto dell'italo-svizzero sono
spuntati successivamente dei fogli manoscritti sui quali erano
impressi elenchi di nomi, oggetti e prezzi che ora sono al vaglio
degli inquirenti. Dall'analisi di questi dati potrebbero venire
fuori indicazioni utili per risalire alla provenienza e alla
destinazione dei reperti. Prima di procedere alla denuncia,
tuttavia, i militari dell'Arma si sono accertati dell'originalità
della merce sequestrata chiedendo l'immediato intervento in caserma
di alcuni tecnici della Soprintendenza ai beni culturali delle
province di Avellino e Salerno. Gli esperti, dopo qualche ora, non
hanno tardato ad emettere il loro verdetto catalogando il materiale
sequestrato tra i «beni archeologici di rilevante valore
storico-artistico-archeologico e verosimilmente risalente al IV
secolo avanti Cristo». Poi, a casa del padre hanno rinvenuto un
anello in bronzo e 57 monete in bronzo e argento, di diverse forme e
dimensioni risalenti all'epoca romana. Tra anfore, brocche e monete,
però, è poi spuntata fuori anche una pistola di fabbricazione
spagnola, calibro 7,65 e completa di caricatore e 26 proiettili,
detenuta dall'anziano padre che l'avrebbe acquistata all'estero ma
mai denunciata in Italia. E' stato così che, dopo aver proceduto ai
nuovi sequestri, i carabinieri di Serino hanno denunciato padre e
figlio per il reato di ricettazione con riferimento al materiale
archeologico. Per il genitore la posizione si è aggravata fino
all'arresto con l'accusa di detenzione abusiva di armi. Malgrado
ciò, alla luce delle sue precarie condizioni fisiche e dell'età
avanzata, al pensionato è stato concesso il beneficio degli arresti
domiciliari. |
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03/04/2011
Nocera Superiore (NA), beni archeologici sbarrati (Il Mattino)
«Protestano» i turisti di
tutto il mondo perché a Nocera Superiore è davvero una impresa
titanica visitare il battistero paleocristiano di Santa Maria
Maggiore e i siti archeologici presenti sul territorio. Nei messaggi
lasciati sul «librone» delle presenze, infatti, insieme alla
meraviglia e all'apprezzamento per il monumento alla cristianità
eretto nel sesto secolo dopo Cristo nel cuore di Nuceria Alfaterna,
si legge il disappunto dei turisti. «Perché non valorizzate e
pubblicizzate queste bellezze?» scrive un turista milanese a cui fa
eco Pietro da Latina: «É un crimine tenere chiuse le porte di questa
meraviglia!» e via di questo passo, su di un terreno che ai
cittadini di Nocera Superiore sembra non fare più stupore. La
difficoltà di visitare i più significativi monumenti dell'Agro
situati in territorio di Nocera Superiore, infatti, è un fatto
arcinoto. Per ammirare l'interno del battistero, infatti, è
necessario affidarsi alla disponibilità, gratuita, di una persona
che per discendenza familiare custodisce le chiavi del monumento.
Fare una visita alla necropoli di Pizzone o al teatro ellenistico è
una scommessa con le erbacce e il cattivo tempo: due elementi con
cui è necessario fare i conti prima di decidere di entrare nelle due
aree archeologiche, ignorate non solo per la manutenzione, ma anche
nella promozione. In nessuna sede istituzionale, infatti, la città
di Nocera Superiore è in grado di offrire un biglietto da visita
all'altezza dei monumenti e dei siti archeologici che si trovano sul
suo territorio. Uno per tutti l'ultimo scavo realizzato nell'area
dell'ex mercato boario, dal quale è stata portata alla luce una
villa o probabilmente un piccolo impianto termale, che non è su
nessun depliant illustrativo o guida della città. «Problemi di
sicurezza e controllo all'interno dell'area» si era detto qualche
tempo fa da palazzo di città. Resta il dato deludente della mancata
opportunità. |
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25/03/2011
Pompei (NA), scavi a rischio (Il Mattino)
Da sindacati e operatori
soddisfazione per lo sblocco delle assunzioni. «Ma dopo i crolli
nessun intervento»
Via dell'Abbondanza è tagliata in due dalle macerie della scuola dei
gladiatori; le domus di «Pansa» e della «Fontana Piccola a Mosaico»
sono state interdette al pubblico durante l'inverno perché inagibili
in quanto interessate da lesioni delle strutture; tredici case dal
primo gennaio sono state chiuse per la mancanza di fondi e di
personale: Amorini Dorati, Menandro, Sallustio, Marco Lucrezio
Frontone, Obellio Firmo, Ara Massima, Quattro Stili, Casca Longa,
Giulio Polibio, Casti Amanti, Fontana Piccola, Foro Boario e
Termopolio. Alla vigilia dell'alta stagione turistica il quadro
degli scavi di Pompei è a dir poco preoccupante. Tra crolli, aree
transennate e proibite, ai turisti resta ben poco da vedere. E
all'indomani del varo del provvedimento governativo che dedica a
Pompei una norma straordinaria, sbloccando un buon numero di
assunzioni di operai e tecnici, l'auspicio che arriva tanto dalla
Soprintendenza quanto dalla città nuova è che il nuovo corso possa
cominciare il prima possibile. La preoccupazione che il rimedio
arrivi troppo tardi è palpabile: peraltro, denunciano i sindacati,
nel piano triennale degli interventi di restauro e messa in
sicurezza del sito non sono previsti interventi incisivi. Con un
occhio a Roma e l'altro ben aperto sugli uffici della soprintendente
Cinquantaquattro gli stessi sindacati, compatti come non mai,
dichiarano lo stato di agitazione del personale e lanciano un
ultimatum alla soprintendente: «O ci riceve o chiudiamo gli scavi
per sciopero». L'aut aut di Cgil, Cils, Uil, Unsa e Flp è giunta al
termine dell'assemblea di ieri, che ha tenuto i turisti fuori dagli
scavi per due ore. I sindacati esprimono preoccupazione e allarme
rispetto al blocco della macchina amministrativa e, su mandato dei
lavoratori, denunciano «l'inefficienza organizzativa della
soprintendente, in quanto, nonostante sia stata chiesta
ripetutamente la convocazione urgente di un tavolo di trattative
sull'organizzazione del lavoro, ancora non abbiamo ricevuto
risposte». «Manca totalmente una organizzazione del lavoro -
spiegano Carolina lapicca e Antonio Pepe, rispettivamente segretario
provinciale e locale della Cisl - che tenga conto dei numerosi
pensionamenti e stabilisca, in modo chiaro e determinato, le
funzioni, le competenze e le attività assegnate a ciascun
lavoratore, a partire dagli archeologi, dai tecnici, dagli
amministrativi per arrivare al personale operaio e di vigilanza».
Grave - incalza Carolina lapicca - è anche il problema relativo alla
messa in sicurezza degli scavi di Pompei. «Dopo i crolli nulla si è
fatto se non la chiusura precauzionale di alcune domus e, nonostante
la situazione di pericolo, nella programmazione triennale dei lavori
poco o nulla è stato previsto per Pompei. Se si continua su questa
strada - continua la Iapicca - l'area archeologica più conosciuta al
mondo rischia di diventare un ricordo il modello di gestione e di
organizzazione concordato tra amministrazione e sindacati». Cgil,
Cisl, Uil, Unsa e Flp, nel documento siglato in assemblea chiedono
la continuità di attuazione degli accordi sindacali sottoscritti in
precedenza; l'autonomia di Pompei come valore generale; la
valorizzazione delle risorse umane; il pagamento delle indennità
accessorie; la ripresa immediata delle contrattazioni; le relazioni
sindacali come valore fondamentale. «Altrimenti - ribadiscono le
sigle sindacali - gli scavi di Pompei, Ercolano, Stabia, Oplonti e
il museo di Boscoreale chiuderanno per sciopero». Per Libero Rossi,
coordinatore nazionale della Cgil, «Pompei è la sconfitta dei beni
culturali». «Il problema Pompei - sottolinea Rossi - deve essere
risolto in maniera serie e adeguata, non con risposte insufficienti
del Governo. I problemi gravi sono di natura strutturale, economia e
sono scaturiti dai dirigenti che non brillano per efficienza e
preparazione. Chi decide di chiudere Pompei perché piove, non
conosce cos'è Pompei e cosa rappresenta per l'economia italiana. Gli
scavi hanno bisogno di una squadra di manutentori senior, con
esperienza, e non novelli architetti e archeologi. Pompei è una
città vasta che ha bisogno di dirigenti agguerriti e con esperienza
acquisita sul campo, che rimangano al comando per lungo tempo.
Quando Veltroni si è inventato il city-manager è stato un disastro,
anche se prima non andava certo meglio. Come è stata un disastro
l'era commissariale». La rabbia Confederali e autonomi in assemblea
«Per il rilancio serve l'autonomia finanziaria». |
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25/03/2011
Pompei (NA), un quadro desolante degli scavi (Il Mattino)
Via dell’Abbondanza è
tagliata in due dalle macerie della scuola dei gladiatori; le domus
di «Pansa» e della «Fontana Piccola a Mosaico» sono state interdette
al pubblico durante l’inverno perché inagibili in quanto interessate
da lesioni delle strutture; tredici case dal primo gennaio sono
state chiuse per la mancanza di fondi e di personale: Amorini
Dorati, Menandro, Sallustio, Marco Lucrezio Frontone, Obellio Firmo,
Ara Massima, Quattro Stili, Casca Longa, Giulio Polibio, Casti
Amanti, Fontana Piccola, Foro Boario e Termopolio. Alla vigilia
dell’alta stagione turistica il quadro degli scavi di Pompei è a dir
poco preoccupante. Tra crolli, aree transennate e proibite, ai
turisti resta ben poco da vedere. E all’indomani del varo del
provvedimento governativo che dedica a Pompei una norma
straordinaria, sbloccando un buon numero di assunzioni di operai e
tecnici, l’auspicio che arriva tanto dalla Soprintendenza quanto
dalla città nuova è che il nuovo corso possa cominciare il prima
possibile. La preoccupazione che il rimedio arrivi troppo tardi è
palpabile: peraltro, denunciano i sindacati, nel piano triennale
degli interventi di restauro e messa in sicurezza del sito non sono
previsti interventi incisivi. Con un occhio a Roma e l’altro ben
aperto sugli uffici della soprintendente Cinquantaquattro gli stessi
sindacati, compatti come non mai, dichiarano lo stato di agitazione
del personale e lanciano un ultimatum alla soprintendente: «O ci
riceve o chiudiamo gli scavi per sciopero». L’aut aut di Cgil, Cils,
Uil, Unsa e Flp è giunta al termine dell’assemblea di ieri, che ha
tenuto i turisti fuori dagli scavi per due ore. I sindacati
esprimono preoccupazione e allarme rispetto al blocco della macchina
amministrativa e, su mandato dei lavoratori, denunciano
«l’inefficienza organizzativa della soprintendente, in quanto,
nonostante sia stata chiesta ripetutamente la convocazione urgente
di un tavolo di trattative sull’organizzazione del lavoro, ancora
non abbiamo ricevuto risposte». «Manca totalmente una organizzazione
del lavoro - spiegano Carolina Iapicca e Antonio Pepe,
rispettivamente segretario provinciale e locale della Cisl - che
tenga conto dei numerosi pensionamenti e stabilisca, in modo chiaro
e determinato, le funzioni, le competenze e le attività assegnate a
ciascun lavoratore, a partire dagli archeologi, dai tecnici, dagli
amministrativi per arrivare al personale operaio e di vigilanza».
Grave - incalza Carolina Iapicca - è anche il problema relativo alla
messa in sicurezza degli scavi di Pompei. «Dopo i crolli nulla si è
fatto se non la chiusura precauzionale di alcune domus e, nonostante
la situazione di pericolo, nella programmazione triennale dei lavori
poco o nulla è stato previsto per Pompei. Se si continua su questa
strada - continua la Iapicca - l’area archeologica più conosciuta al
mondo rischia di diventare un ricordo il modello di gestione e di
organizzazione concordato tra amministrazione e sindacati». Cgil,
Cisl, Uil, Unsa e Flp, nel documento siglato in assemblea chiedono
la continuità di attuazione degli accordi sindacali sottoscritti in
precedenza; l’autonomia di Pompei come valore generale; la
valorizzazione delle risorse umane; il pagamento delle indennità
accessorie; la ripresa immediata delle contrattazioni; le relazioni
sindacali come valore fondamentale. «Altrimenti - ribadiscono le
sigle sindacali - gli scavi di Pompei, Ercolano, Stabia, Oplonti e
il museo di Boscoreale chiuderanno per sciopero». Per Libero Rossi,
coordinatore nazionale della Cgil, «Pompei è la sconfitta dei beni
culturali». «Il problema Pompei - sottolinea Rossi - deve essere
risolto in maniera serie e adeguata, non con risposte insufficienti
del Governo. I problemi gravi sono di natura strutturale, economia e
sono scaturiti dai dirigenti che non brillano per efficienza e
preparazione. Chi decide di chiudere Pompei perché piove, non
conosce cos’è Pompei e cosa rappresenta per l’economia italiana. Gli
scavi hanno bisogno di una squadra di manutentori senior, con
esperienza, e non novelli architetti e archeologi. Pompei è una
città vasta che ha bisogno di dirigenti agguerriti e con esperienza
acquisita sul campo, che rimangano al comando per lungo tempo.
Quando Veltroni si è inventato il city-manager è stato un disastro,
anche se prima non andava certo meglio. Come è stata un disastro
l’era commissariale». |
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24/03/2011
Pompei (NA), un piano per gli scavi (Repubblica)
Il provvedimento del governo
prevede l´ingresso di 50 operai e 30 giovani funzionari
Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera ad una "norma
straordinaria per il sito di Pompei". Che prevede "l´assunzione di
personale specializzato per risolvere i problemi della
Sovrintendenza", cioè fino a 30 giovani funzionari, più 50 operai.
Nuovo decreto, nuovo ministro dei Beni culturali dopo le dimissioni
di Bondi, e aria nuova anche per Pompei. Messa da parte l´idea della
fondazione, la norma straordinaria discussa ieri in Consiglio dei
ministri tocca anche il sito, la cui priorità era stata posta da
novembre scorso, dopo i numerosi crolli che avevano interessato
domus e perimetro dell´area archeologica. Ottanta milioni di euro
sono destinati dal Mibac alla tutela e al recupero del patrimonio
storico, architettonico, artistico e archeologico, con un piano
straordinario di manutenzione e vengono potenziati i poteri di
tutela della soprintendenza, con l´aumento di personale tecnico
addetto e l´invio di una task force di archeologi, architetti e
operai specializzati. Il provvedimento, secondo quanto ha annunciato
il sottosegretario Letta ieri - prevede l´assunzione fino a 30
giovani funzionari più 50 operai. E lo sblocco dei concorsi per i
giovani dirigenti nei limiti di 170 unità l´anno. Un vero e proprio
piano di assunzioni che verrà attuato attingendo alle graduatorie
degli idonei dell´ultimo concorso nazionale per archeologi del
ministero. Un´occasione per i tanti archeologi disoccupati
napoletani, che però vedono sfumare ancora una volta il diritto al
lavoro. In quel concorso, infatti, per l´area C, ossia il settore
direttivo, non furono banditi posti in Campania. Solo alcuni
relativi all´area B, quella per gli assistenti alla vigilanza. Anche
gli Atm, come gli archeologi aspiranti al posto direttivo in
soprintendenza, hanno dovuto partecipare al concorso statale in
altre regioni. Si sa, per esempio, di una archeologa napoletana
risultata idonea a Bologna. Se sarà trasferita, potrà lavorare a
Pompei se otterrà il trasferimento grazie al decreto omnibus. Tutti
concordi che il decreto è positivo e ha del miracoloso, quando ormai
la cultura era in lutto strettissimo per i tagli. Ma il destino ha
voluto che una regione ad alto tasso di disoccupazione intellettuale
non possa avvalersi di una chance. Anche se il decreto avrà un
percorso lungo il quale sono possibili modifiche.
Esulta intanto il Pd con il responsabile cultura della segreteria
nazionale Matteo Orfini. «Non è peregrino pensare a un ripristino
dell´autonomia della soprintendenza di Pompei - osserva - dal
momento che è previsto che aumenteranno i poteri della
soprintendenza, che, oltre a giovarsi di nuove assunzioni, dovrà
avere un responsabile con la qualifica di direttore generale, come
prima. Su Pompei si sono persi sei mesi a discutere di una
strampalata fondazione - prosegue Orfini, che è archeologo - mentre
noi dicevamo che bisognava azzerare il commissariato e restituire ai
tecnici la soprintendenza. Sembra che abbiano scelto di incamminarsi
in questa direzione e noi siamo contenti che sia stato accolto il
nostro suggerimento. Ma prima della pronuncia definitiva aspettiamo
di leggere il decreto che forse sarà reso pubblico domani (oggi,
ndr)». Il presidente dell´Unione industriali Paolo Graziano, che
aveva offerto la collaborazione della categoria per la salvaguardia
del sito, chiede un incontro con il neoministro Galan per firmare un
protocollo «al fine di realizzare un mecenatismo attivo, un progetto
strutturale di conservazione dinamica attraverso sponsorizzazioni e
finanziamento di lavori». |
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23/03/2011
Pompei (NA), polemiche per fondi dirottati al Castello di Baia (Il
Mattino)
Trecentotrenta mila euro
tolti dalle casse della città archeologica a beneficio del Castello
di Baia. I fondi dirottati sono stati prelevati da un residuo di
cassa del commissariamento per l’emergenza scavi, quello gestito da
Marcello Fiori fino a un paio di anni fa. La polemica scoppia
inevitabile: nel mirino dei sindacati finisce, nuovamente,
l’accorpamento tra le soprintendenze di Pompei e Napoli.
«Pur incassando oltre 25 milioni di euro l’anno - dice Antonio Pepe,
segretario della Cisl - Pompei non sarà mai in grado di avere i
fondi necessari a programmare interventi di restauro regolari,
perché gli introiti vengono distribuiti anche per interventi in
altri siti che non producono utili».
Per la Cisl è inaudito che «mentre Pompei cade a pezzi e il mondo ci
accusa di essere incompetenti, la soprintendenza decida di spendere
”nostri” soldi per interventi su altre realtà. Che hanno bisogno di
essere restaurate, ma di certo non a spese degli scavi pompeiani».
Il segretario della Cisl rivendica per Pompei «un funzionario dotato
di poteri più incisivi per la tutela e la gestione del sito, che
possa disporre di strumenti per avviare rapidi interventi
straordinari per il restauro di domus ed edifici, di mezzi necessari
ad impegnare le maestranze nella manutenzione ordinaria, ed evitando
così che i soldi incassati dagli scavi di Pompei vengano distratti
in altre realtà».
Dei 79 milioni di euro a disposizione dell’ex commissario per
l'emergenza dell’area archeologica di Pompei, Marcello Fiori, c’è
stato un avanzo di cassa di 330 mila euro. Tale cifra doveva essere
spesa per lavori urgenti per la messa in sicurezza del sito
pompeiano. Invece non è stato così. La soprintendente di Napoli e
Pompei, Teresa Elena Cinquantaquattro, ha ritenuto che il Castello
di Baia avesse bisogno di lavori di restauro più urgenti rispetto
all’emergenza Pompei. E la scelta ha riportato la questione
autonomia degli scavi sotto i riflettori. In effetti la città
sepolta ha fatto da cavia per la sperimentazione di nuovi sistemi di
gestione. Passando dal 1997 al 2008 dall’autonomia al
commissariamento, attraverso l’accorpamento con la soprintendenza di
Napoli. Walter Veltroni, ministro dei Beni Culturali e vice premier
nel 1997, la scelse come simbolo di una annunciata rinascita
culturale. Pompei conquistò una piena autonomia scientifica,
organizzativa, amministrativa e finanziaria che le avrebbe dovuto
consentire di incrementare l’area visitabile della città antica, di
migliorare i servizi offerti a visitatori e turisti, di procedere
speditamente nelle operazioni di manutenzione e restauro, di
incentivare le attività di ricerca e di valorizzazione. Il tutto
grazie all’intervento di sponsor privati e alla riorganizzazione
messa in atto da un city manager. Di fatto gli Scavi divennero una
vera e propria spa con tanto di consiglio di amministrazione. Ma
l’autonomia venne rivisitata dopo dieci anni dall’allora ministro
Francesco Rutelli, che decise l’accorpamento delle soprintendenze
per i beni archeologici di Pompei e di Napoli (comprendente anche i
Campi Flegrei e il Castello di Baia) in una soprintendenza speciale,
abolendo la figura del city manager che venne sostituito da un
consiglio di amministrazione più numeroso e articolato. |
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17/03/2011
Pozzuoli (NA), una discarica nella villa romana di Monterusciello (Corriere
del Mezzogiorno)
C’è anche un elegante
tavolo da soggiorno che giace riverso su quella che è diventata una
vera è propria discarica «archeologica» a cielo aperto, in via Saba
a Monterusciello, frazione di Pozzuoli (Napoli). Scaraventato
dall’alto assieme a bottiglie di plastica, ombrelli, vetro, sedie e
pattume, fa bella mostra di sé sulle rovine di ville rustiche dove
gli studiosi ritengono abbia soggiornato Annibale nel corso di uno
dei suoi frequenti movimenti tattici tra zona flegrea e Capua, e più
in generale al Sud (215-203 a.C.)
DISCARICA ARCHEOLOGICA – Passeggiando per via Saba, nei pressi
dell’ufficio postale di Monterusciello, ci si imbatte in un'area
abbandonata dove spuntano tra le erbacce diverse coperture precarie
e arrugginite. Corrose dagli agenti atmosferici e sorrette da tubi
innocenti in parte piegati, le tettoie indicano che su quel terreno,
nel bel mezzo di palazzine tutte uguali, qualcosa di prezioso è
venuto alla luce e si è pur cercato di tutelare. Era il periodo
dell’emergenza bradisismo e durante gli scavi per la realizzazione
delle palazzine popolari nei primi anni ‘80, un’interessante
scoperta archeologica riportò alla luce gli antichi resti di una
villa rustica romana di notevole estensione. L’area, sottratta
all’edilizia popolare e sottoposta alla tutela della Soprintendenza,
restituì interessanti cisterne, gli interni di una villa realizzati
in opus reticolarum e preziosi mosaici che si cercò di tutelare
realizzando opportune coperture. Poi la cattiva gestione,
l’abbandono e l’incuria che caratterizza spesso i quartieri
periferici, ha fatto di quest’interessante sito archeologico una
vera e propria discarica a cielo aperto, dove viene gettato di
tutto.
TRA I ROVI – Ma il sito di via Saba non è l’unica testimonianza del
passato di Monterusciello, come afferma Salvatore Di Fraia,
rappresentante dell’associazione Tholos-Magna Puteoli, da tempo
attiva nella valorizzazione del territorio flegreo. «L’intera area
era conosciuta è frequentata fin dall’antichità, l’altura consentiva
di ammirare un panorama incantevole che andava da Nisida a Sperlonga»
spiega il nostro interlocutore. «Diversi colombari, monumenti
funerari e ville con mosaici rinvenute in zona, indicano come
Monterusciello, da diversi studiosi identificata con la “Selva ami”
citata dallo storico Tito Livio, fosse abitata da chi gravitava
intorno alle attività fiorenti della fascia costiera». I resti di un
sito dove si ritiene che soggiornò Annibale durante uno dei suoi
frequenti movimenti tattici in Campania, giacciono abbandonati
all’interno dell’area del moderno istituto alberghiero di via
Matilde Serao; non visitabile perché ricoperta interamente dai rovi. |
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16/03/2011
Castellammare di Stabia (NA), l'Hermitage salverà il ninfeo mentre
la mostra "Otium Ludens" ammuffisce in casse (Il Mattino)
I beni culturali San
Pietroburgo in aiuto dell'antica Stabia. Dopo gli scavi borbonici e
dopo il lavoro svolto dai tecnici della Soprintendenza di Pompei,
sarà l'Hermitage dell'ex capitale imperiale russa a riportare
interamente alla luce il prestigioso Ninfeo della Villa San Marco.
Il museo russo che negli ultimi anni, grazie a una partnership con
la fondazione Ras (Restoring Ancient Stabiae), ha ospitato i reperti
archeologici delle ville dell'antica Stabia, ha deciso di adottare
un pezzettino di Villa San Marco effettuando i lavori di scavo.
Il rosso porpora contrasta il bianco degli stucchi di cui sono fatte
le arcate, ma del Ninfeo di Villa San Marco si vede ancora molto
poco. Dopo gli scavi borbonici e dopo il lavoro svolto dai tecnici
della Soprintendenza di Pompei, sarà 1'Hermitage di San Pietroburgo
a riportare interamente alla luce il prestigioso Ninfeo. II museo
russo che negli ultimi anni, grazie a una partnership con la
fondazione Ras (Restoring Ancient Stabiae), ha ospitato i reperti
archeologici delle ville dell'antica Stabia, ha deciso di adottare
un pezzettino di Villa San Marco effettuando i lavori di scavo. la
notizia è stata comunicata al termine di un incontro che si è svolto
nei giorni scorsi, tra San Pietroburgo e Mosca, al quale hanno
partecipato i massimi esponenti del museo, il vertice della Culture
and Educational Development Foundation di San Pietroburgo, e la Ras.
Il dipartimento di antichità greco romana dell'Hermitage, diretto da
Anna Trophimova che conosce bene il sito di Stabia, ha annunciato
che il restauro conservativo del Ninfeo sarà portato a termine in
collaborazione con le autorità italiane. La struttura del Ninfeo è
localizzata nella parte finale del peristilio grande. Precisamente
nella parte centrale della villa, sul lato corto della piscina.
Secondo i diari borbonici il Ninfeo sarebbe la parte principale
della villa perché nei pressi della struttura si trovavano alcune
tavole di marmo «a zampa leonina» su. cui presumibilmente era stato
inciso il nome del proprietario di Villa San Marco. La parte
centrale era comprensiva di otto archi ornati con prestigiose
decorazioni che furono asportate in epoca borbonica, tra queste il
mosaico raffigurante il «Rapimento d'Europa» che attualmente si
trova al Museo del Castello di Chantilly, in Francia. L'abusivismo
però che da anni ostacola il lavoro di scavo sulla zona alta di
Castellammare, avrebbe reso difficile anche il recupero del Ninfeo
che l'archeologo Libero D'Orsi avrebbe voluto ritrovare
personalmente. In particolare una parte del Ninfeo si troverebbe
sotto una casa colonica ancora abitata. Ma le questioni giudiziarie
sono un caso a parte. «L'abusivismo è una piaga che va sanata al più
presto attraverso monitoraggi costanti da parte dell'ufficio tecnico
comunale - spiega Antonio Pepe della Cisl beni culturali - ma spero
fortemente che in occasione de1150esimo anniversario dell'unità
d'Italia l'orgoglio nazionalista prevalga nella scelta della tutela
del patrimonio culturale italiano, la nostra più grande risorsa
economica del Paese». Con questo progetto l'Hermitage ha ribadito
che il suo impegno su Stabia proseguirà nel rispetto degli impegni
assunti nel corso del seminario svoltosi, nell'estate 2010, presso
il Vesuvian Institute di Castellammare. Il costo del progetto è di 3
milioni e 800mila euro e secondo alcune indiscrezioni al progetto di
scavo del Ninfeo potrebbero essere affiancati altri lavori di scavo,
restauro e copertura del grande peristilio di Villa San Marco e
Villa Arianna quello del secondo complesso e dell'antico ingresso di
villa Arianna.
In Italia è stata ammirata
soltanto una volta. La mostra «Otium Ludens - Stabiae, cuore
dell'Impero Romano» inaugurata fra il dicembre 2007 e il marzo 2008
al Museo dell'Hermitage di San Pietroburgo - dove richiamò ben
500.000 visitatori - e passata poi al Museum of Art di Hong Kong, e
infine a Ravenna, nel 2009 conquistò l'attenzione di sessantamila
persone. Ma nel Belpaese quella collezione di reperti archeologici
provenienti dalle ville stabiane che il quotidiano inglese «The
Times» giudicò essere tra le migliori dieci proposte del 2008, è
stipata in grosse casse in quello che era l'ex Antiquarium
cittadino. Le sale di via Marco Mario furono inaugurate da Libero
D'Orsi nel 1959, ma oggi non sono altro che un magazzino disposto in
un vicoletto utilizzato dai residenti per il parcheggio di auto. A
dare una speranza e magari teche e velluti su cui adagiare i
prestigiosi reperti, la Reggia di Quisisana. Restaurata con fondi
Cipe dovrebbe accogliere oltre alla collezione «Otium Ludens» anche
quella intitolata «In stabiano». E non solo. La Reggia dovrebbe
essere interamente dedicata ai beni culturali, le sue sale, infatti,
sono state progettate per ospitare i laboratori della scuola di
restauro gestita dall'Università di Napoli Suor Orsola Benincasa. Ma
per ora il mondo della cultura attende ancora l'inaugurazione
ufficiale della Reggia. |
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09/03/2011
Alife (CE), sterrato il criptoportico (Il Mattino)
Il criptoportico di Alife,
uno dei maggiori esempi di struttura architettonica di questo tipo
dell’età augustea, qualche anno fa dopo secoli è stato finalmente
«sterrato» in quanto nel corso dei secoli in esso erano stati
accumulati detriti e materiali di risulta di ogni sorta.
Durante l’ultima guerra fu utilizzato dalla comunità alifana come
rifugio per sfuggire alle retate dei tedeschi e ripararsi dal
bombardamento del 13 ottobre 1943 durante il quale perirono ben 35
persone. I criptoportici, costruiti durante tale periodo, erano
adibiti ad uso pubblico e privato come strutture sottostanti ad
edifici superiori, edifici forensi, mercati, portici, grandi
serbatoi per raccolta di acqua, ecc. Il monumento che l’antica «civitas
allipharum» ha lasciato ai posteri, è una testimonianza della
grandezza del passato che ha vissuto questa terra come protagonista
nella crescita della nostra civiltà. Costituito da tre bracci occupa
una superficie di circa 689 mq con una altezza dal piano di
calpestio di circa 6 m. Nel corso della “sterratura” sono stati
raccolti diversi vasi, alcuni ben conservati e di altri solo
frammenti, utilizzati per il commercio interregionale tra Alife ed
altri centri. Sono stati recuperati anche esemplari di anfore
impiegate per il trasporto del vino, in modo particolare l’amineo,
menzionato in una iscrizione sull’intonaco di un pilastro del
criptoportico, e forse del famoso pallagrello, produzione tipica
delle colline alifane. Va sottolineata anche la presenza di attrezzi
agricoli e da falegnameria di fattura non molta diversa di quella di
oggi. I reperti raccolti nel corso degli scavi sono un indicatore
interessante, si legge nell’opuscolo pubblicato in occasione
dell’apertura al pubblico del monumento, della vita economica e
sociale della città romana anche nei suoi aspetti domestici e
quotidiani. Il vasellame e le ossa animali permettono di risalire
alla dieta alimentare degli antichi alifani, basata soprattutto
sullo sfruttamento intensivo dell’allevamento suino e anche
intensamente di quello ovino, bovino e di animali da cortile.
Risulta che si consumava anche pesce d’acqua dolce e di mare, tra
cui le pregiate ostriche provenienti da Baia, e si cacciavano
fagiani e piccioni selvatici. I lavori, con le conseguenti indagini
archeologiche, sono stati voluti dall’amministrazione comunale di
Alife, pro tempore, nel quadro del Piano integrato territoriale
Monti Trebulani-Matese ed affidate alla cattedra di Archeologia
Medievale dell’università Suor Orsola Benincasa di Napoli in
collaborazione e per conto della soprintendenza per i Beni
archeologici di Caserta e Benevento. Le indagini
storico-scientifiche si sono svolte in condizioni ambientali
particolarmente difficili in ragione della presenza all’interno del
monumento di infiltrazioni di acque bianche e di condotti fognari.
Dopo quest’opera di recupero, sorge una domanda: il grande
criptoportico alifano che funzione aveva durante il periodo romano?
A ciò hanno cercato di rispondere studiosi di chiara fama, ma
l’enigma resta irrisolto. |
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07/03/2011
Pozzuoli (Na), inaugurata un'area archeologica paleocristiana (Il Mattino)
La scoperta di un complesso
romano-paleocristiano a Pozzuoli fa datare con l’inizio del III
secolo d.C. la prima cristianizzazione dell’area. Il ritrovamento
nella proprietà e negli ambienti sottostanti, Villa Elvira, Tenuta
San Vito, tutelata della soprintendenza e nuova location per eventi
e meeting, evidenzia le prime sistemazioni sepolcrali dove il
cristianesimo non era ancora cultura prevalente. Ieri monsignor
Gennaro Pascarella, vescovo di Pozzuoli, ha benedetto il complesso
di scavi che in Italia meridionale rappresenta la seconda scoperta,
in termini d’importanza archeologica, dopo i ritrovamenti di
Cimitile. Lo stesso vescovo ha individuato in questa scoperta la più
antica testimonianza del Cristianesimo a Pozzuoli, nonché le tracce
di una comunità che vide proprio in questo luogo il martirio di
Sant’Artema. Tra i reperti recuperati una moneta in bronzo che trova
confronto con il sesterzio coniato da Marco Aurelio a nome della
moglie Faustina Minore, tra il 161-176 d.C. nonché una decorazione
parietale all’interno di un mausoleo che presenta l’immagine di un
ambiente rupestre al centro del quale vi è la figura del buon
pastore. |
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06/03/2011
Pompei (NA), itinerari a tema per i 150 anni dell'unità d'Italia (Il Mattino)
Itinerari a tema per
festeggiare l’unità d’Italia: Comune e Soprintendenza racconteranno
la storia mostrando ai turisti immagini e documenti inediti. Le due
Pompei, la nuova e quella antica, hanno preparato un calendario
ricco di eventi per celebrare il compleanno del tricolore. La
soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro, grazie a un accordo
siglato con i sindacati, allestirà una mostra evento nei siti
archeologici di Pompei, Ercolano, Stabia e Oplonti. Dal 16 al 31
marzo i turisti potranno visitare «gli scavi vesuviani attraverso la
formazione dell’Unità d’Italia». L’evento promosso dalla
soprintendenza di Napoli e Pompei metterà in mostra, attraverso
pannelli espositivi allestiti tra le antiche vestigia, i momenti più
significativi vissuti nel parco archeologico vesuviano (la cui
scoperta avvenne alla fine del ’700 e fu attivamente sostenuta,
almeno fino a un certo punto, dal regno borbonico) negli anni a
ridosso del fatidico 1861: la visita di Giuseppe Garibaldi a Pompei,
la nomina di Alessandro Dumas a direttore degli scavi, la visita
della regina Margherita a Pompei, lo scavo che venne realizzato in
tale circostanza e il cui risultato venne chiamato appunto casa
della Regina Margherita, infine la visita dei sovrani d’Italia e la
casa delle «Nozze d’argento», che prende il nome dall’anniversario
di matrimonio celebrato a Pompei dalla coppia reale. Il sindaco
Claudio D’Alessio, per quanti sceglieranno di festeggiare l’Italia a
Pompei, aprirà invece l’archivio storico la notte tra il 16 e il 17
marzo. Un suggestivo tour notturno attraverso i momenti salienti che
hanno scritto la storia dello «stivale». Nella notte bianca, tra il
16 e il 17 marzo, i negozi della città degli scavi e del Santuario
rimarranno aperti e, su richiesta dell’amministrazione comunale, gli
edifici esporranno il tricolore. Cambierà poi una parte della
toponomastica cittadina: via Acquasalsa, la strada che collega il
centro con lo svincolo autostradale della Napoli-Salerno, diventerà
via «Unità d’Italia». «Il 17 marzo anche a Pompei ricorderemo a noi
tutti che siamo gli italiani di una grande nazione - sottolinea
D’Alessio - festeggiando il 150esimo anniversario dell’unità di
tante terre, con tante culture e tanta gente desiderosa di essere e
crescere insieme. Siamo consapevoli del grande privilegio di nazione
che ci è stato offerto da chi ha immaginato quello che oggi siamo,
da chi ha lavorato, lottato e sofferto per costruire la grande
Italia». Per D’Alessio «Pompei è una città in cui dalle incertezze
maturano le opportunità di sviluppo economico, di lavoro e sociale.
Pompei è una piccola Italia perché nasce proprio dall’unione di
pezzi di territori di comuni limitrofi, di storie e culture diverse:
questa varietà è la sua ricchezza, una ”predisposizione genetica”
all’accoglienza dei cittadini del mondo che scelgono Pompei per
almeno un viaggio nella loro vita». Per omaggiare i pompeiani che
hanno sacrificato la vita affinché la storia si completasse, il
sindaco, ha istituito tra le mura di palazzo De Fusco la «stanza
tricolore», dove verranno esposte foto e medaglie fornite dai
familiari dei caduti.
La mostra che sarà allestita nei siti della soprintendenza di Napoli
e Pompei, per celebrare l’unità d’Italia, ha messo sulla stessa
linea di interesse amministrazione e sindacati. Questi ultimi ora
sperano che l’accordo siglato possa «fungere da apripista per altre
iniziative volte a valorizzare l’area archeologica». Per una volta
le risorse sono state reperite e l’impegno dei custodi garantito. «È
una mostra significativa utile a diversificare l’offerta culturale -
ha evidenziato Antonio Pepe della Cisl - e ad aumentare l’attrattività
che la nostra città e la sua identità esercita in Italia e
all’estero. Ma eventi simili dovrebbero essere realizzati sempre,
non solo in sporadiche occasioni. La soprintendenza di Pompei -
continua Pepe - ha la necessità di organizzarsi in chiave per così
dire federalista che consenta la piena autonomia di gestione,
programmazione e valorizzazione, perché solo allora potrà esserci un
uso corretto ed equo delle risorse incassate». In realtà non accenna
a spegnersi la polemica sollevata dai sindacati per la chiusura
delle tredici domus, disposta dalla soprintendenza per mancanza di
fondi e di personale. Cgil, Cisl e Uil continuano a invocare un
vertice con la soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro, per
trovare un accordo su un sequel del progetto «aperture domus»
siglato nel 2008 e conclusosi il 31 dicembre del 2010. «I soldi ci
sono - dicono i rappresentanti dei custodi - e la volontà dei
lavoratori pure. Perché la soprintendenza non vuole trattare? È dal
28 luglio 2010 (cinque mesi prima che scadesse l’accordo siglato con
i sindacati per mantenere aperte le case nonostante non ci fossero
addetti alla vigilanza sufficienti, ndr) che i lavoratori hanno
chiesto un tavolo di confronto per allungare l’apertura fino al 31
dicembre 2011». Ma fino a questo momento nessuna risposta, complici
anche le difficoltà provocate dall’avvicendamento di soprintendenti
e dall’emergenza crolli. Le domus chiuse da gennaio sono: degli
Amorini Dorati, del Menandro, di Sallustio, di Marco Lucrezio
Frontone, di Obellio Firmo, dell'Ara Massima, dei Quattro Stili, di
Casca Longa, di Giulio Polibio, dei Casti Amanti, della Fontana
Piccola a Mosaico, del Foro Boario e il Termopolio. |
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05/03/2011
Pozzuoli (NA), niente apertura per il Rione Terra (Il Mattino)
Il Rione dei ritardi, delle
polemiche, degli eterni contrasti. Salta, per motivi di sicurezza,
la visita del re Alberto del Belgio, prevista per questa mattina
dopo il successo delle celebrazioni in onore dell’apostolo San
Paolo. In fibrillazione i lavoratori del consorzio per la rinascita
dell’antica rocca puteolana, minacciati di cassa integrazione. A
corto i fondi regionali necessari per completare la massiccia
operazione di restauro della cattedrale barocca e del caratteristico
borgo progettato per il rilancio del turismo flegreo. Ritarda ancora
l’inaugurazione della nuova cittadella. Bloccati anche gli scavi
archeologici e le vie di accesso al suggestivo itinerario
sotterraneo. Inutili le continue proteste di ambientalisti,
intellettuali, disoccupati, costretti a giostrarsi in una condizione
di perenne emergenza sociale. Di qui l’ultima delusione, con
l’annullamento della visita reale e di altre prestigiose «anteprime»
che avrebbero dovuto rilanciare l’immagine del Rione Terra nel
mondo, dopo quasi mezzo secolo di abbandono. L’arrivo del re Alberto
era stato preparato con cura dai vertici della Soprintendenza, come
primo appuntamento (dopo il convegno delle celebrazioni paoliniane)
di un calendario predisposto per riaccendere i riflettori della
scena internazionale sul monumento-simbolo della storia dei Campi
Flegrei. «Ora, invece, c’è il rischio concreto di tornare indietro,
in una condizione di desolante paralisi», spiega Costanza Gialanella,
direttrice della Soprintendenza per l’area archeologica di Pozzuoli.
Dopo aver finanziato il processo di recupero dell’antico quartiere
(abbandonato dal marzo ’70 per i colpi del bradisismo) con 150
milioni di fondi europei, la Regione ha improvvisamente bloccato i
flussi finanziari per il completamento delle opere, complessivamente
altri 80 milioni di euro. Un fulmine a ciel sereno provocato dal
superamento del patto di stabilità sottoscritto a fine legislatura
dal precedente governo con il ministero. Un’intesa sia pure parziale
sembrava a portata di mano dopo l’impegno del vice presidente De
Mita, assessore ai Beni Culturali, per sbloccare almeno i
finanziamenti relativi al completamento del maestoso duomo-tempio e
della strada che dall’area portuale dovrebbe accompagnare i turisti
nella parte alta del Rione inaugurando di fatto la stagione delle
visite e della rinascita culturale. Tutto inutile. Le promesse degli
amministratori regionali non sono state mantenute, nonostante gli
appelli del vescovo di Pozzuoli, monsignor Gennaro Pascarella. E
così dai primi giorni di marzo le imprese impegnate nel piano di
restauro, hanno cominciato a licenziare. Ma in pericolo, oggi, non
sono soltanto i 180 dipendenti del consorzio impegnato nella
ricostruzione. Alla deriva l’intero sistema economico e
occupazionale della città flegrea, colpita da una crisi economica
che appare irreversibile. Cinquemila disoccupati, un tessuto
industriale in ginocchio, priva persino del suo consiglio comunale,
sciolto per infiltrazioni camorristiche, Pozzuoli annaspa nella
crisi più desolante del dopoguerra. E la paralisi del Rione Terra lo
conferma. |
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03/03/2011
Pompei (NA), per il rilancio tornano le aperture serali (Il Mattino)
Scavi di Pompei e di Ercolano
aperti fino alle 23 ogni ultimo martedì del mese, dal 29 marzo al 27
dicembre. Firmato l'accordo «Martedì in Arte» tra la soprintendente
Teresa Elena Cinquantaquattro e i sindacati. All'ampliamento di
orario si abbina una programmazione mirata di eventi culturali a
tema e manifestazioni specifiche. A Pompei saranno riproposte le
visite prolungata alle Terme Suburbane, caratterizzate da una
splendida decorazione di sei affreschi erotici. La visita durerà
circa 30 minuti e sarà riservata a gruppi di 25 persone guidati da
un funzionario archeologo di turno. Agli scavi di Ercolano sarà,
invece, riproposta, come la passata edizione, la barca romana
rinvenuta il 3 agosto del 1982. Un accordo che la Cisl ritiene di
buona rilevanza per l'offerta culturale «che potrebbe essere
migliorata in corso d'opera - spiega il responsabile Antonio Pepe -
coinvolgendo quelle professionalità che potrebbero far conoscere il
loro operato con interventi di restauro e di manutenzione, come il
processo di consolidamento delle mura antiche, di pulizia di
affreschi e ricomposizione di mosaici». II sindacato, però, non ha
condiviso la scelta dell'amministrazione di impegnare ad Ercolano
personale addetto al restauro e alla manutenzione in attività
giudicata «declassante». Il Martedì in Arte intende far dimenticare
la ferita che si è aperta nell'area archeologica dopo la serie di
crolli avvenuti dal 6 novembre scorso in poi. E vuole essere, anche,
una proposta alternativa alla chiusura delle tredici domus per la
carenza di fondi e personale. |
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02/03/2011
Napoli, tesori dal sottosuolo, ecco il ponte più antico della città (Il Mattino)
«I vigili intenti a
ispezionare il sottosuolo, nei cunicoli al di sotto della casa dei
Gerolamini, si sono imbattuti nel ponte più antico della città di
Napoli, realizzato da ignoti architetti in età romana. La struttura,
che ha più di 2000 anni e fu scoperta negli anni '60 da Clemente
Esposito, pioniere della speleologia urbana di Napoli, torna ora
alla luce.
Il sottosuolo tra misteri e tesori ecco il ponte più antico di
Napoli
Costruito dai Romani, riscoperto dai vigili del fuoco durante una
esercitazione
Nel chiostro dei Gerolamini c'è una insolita animazione: sul pozzo è
montata una carrucola, corde e cavi sono penzoloni sul vuoto, al
servizio dei vigili del fuoco che stanno ispezionando il sottosuolo.
Hanno una videocamera per riprendere i luoghi; è collegata a un
monitor che mostra in diretta le immagini di quel che accade nelle
viscere della città. D'un tratto dal fondo del pozzo rimbomba una
voce: «Andate al monitor, non crederete ai vostri occhi». I vigili
del fuoco si radunano di fronte ai video, la telecamera si muove
lentamente. Dal buio si materializza un ponte: gli improvvisati
operatori indugiano sui particolari. Il gruppo radunato in
superficie ha un sussulto: «E’ bellissimo. Cos'è?». Quella
costruzione riscoperta nei cunicoli al di sotto della casa dei
Gerolamini è il ponte più antico della città di Napoli. Venne
realizzato da ignoti architetti in epoca romana, è in piedi da più
di duemila anni: ha resistito a guerre, terremoti e sommosse solo
perché era nascosto nel cuore della città. Oggi torna alla luce
(delle torce elettriche), grazie all'ispezione realizzata dai vigili
del fuoco. Si tratta di una struttura della quale gli speleologi
conoscevano l'esistenza. Venne scoperto negli anni '60 da Clemente
Esposito, il pioniere della speleologia urbana di Napoli. Di recente
è stato fotografato anche dagli esperti del team internazionale «La
Salle» che, con l'ausilio degli speleo napoletani de «La Macchina
del Tempo» hanno realizzato scatti tridimensionali che faranno parte
di una mostra sul sottosuolo mondiale. Fino a ieri, però, era un
luogo per «iniziati». Adesso, grazie all'ultima missione dei vigili
del fuoco di Napoli, diventa un bene noto a tutti. L'ispezione è
stata effettuata dal gruppo sommozzatori e dal nucleo Saf (speleo-alpino-fluviale).
L'operazione rientra nelle attività di addestramento che i pompieri,
soprattutto quelli dei reparti speciali, effettuano periodicamente.
In questo caso i circa venti uomini che hanno preso parte al
sopralluogo sotto al chiostro dei Gerolamini erano tutti fuori
servizio: pur di mantenere costante l'addestramento per non farsi
trovare impreparati in caso di necessità, rinunciano ai momenti di
libertà e si sottopongono a lunghe ore di preparazione, prima di
entrare ufficialmente in servizio permettersi a disposizione della
comunità. Attualmente i vigili del fuoco sono alla ricerca di una
cavità sotterranea allagata dove mettersi alla prova per operazioni
di soccorso particolarmente difficili. Sotto al chiostro dei
Gerolamini hanno trovato la cavità allagata: si tratta di un ramo
dell'antichissimo acquedotto della «Bolla» nel quale ancora oggi ci
sono cisterne piene d'acqua per circa tre metri. Non è più,
naturalmente, l'acqua che proviene dalle fonti e incanalata nei
sottoservizi: si tratta di allagamenti dovuti all'acqua piovana che
penetra attraverso i pozzi o si infiltra nelle cavità tramite altri
percorsi al di sotto dell'asfalto e delle caditoie. Purtroppo anche
in quella zona, come in tante altre cavità della città, ci sono
anche cumuli di immondizia e resti di rifiuti edili che hanno
completamente ostruito una parte dei cunicoli e che impediscono una
esplorazione completa dell'intero acquedotto. Salvo e
incredibilmente pulito, invece, lo storico ponticello. La struttura
appare solida e la posa in opera è stata eseguita con maestria tanto
che non sono visibili i segni dell'unione fra le varie parti in
pietra. I vigili del fuoco sono rimasti estasiati per quella (ri)scoperta,
la comunità degli amanti del sottosuolo scalpita: tutti vorrebbero
vedere il ponte più antico della città di Napoli. Per adesso bisogna
accontentarsi delle foto, e del video che sarà pubblicato anche sul
sito del nostro giornale (www.ilmattino.it): sono immagini
affascinanti, nonostante il tremolio della telecamera che fa
trasparire l'emozione di chi le ha girate: anche i vigili del fuoco,
eroi dei nostri giorni, si emozionano di fronte a un pezzo di
storia. |
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24/02/2011
Pompei (NA), Qui servono soldi e competenze. Vogliono investire? Li
aspetto (Il Mattino)
«No comment». Non commenta,
Teresa Elena Cinquantaquattro, dal novembre scorso responsabile
della Soprintendenza Speciale di Napoli e Pompei, le dichiarazioni
rilasciate da Diego Della Valle, circa la maggiore facilità di un
intervento sul sito archeologico di Pompei piuttosto che sul
Colosseo. Si limita a sottolineare, la Soprintendente, la necessità
di interventi mirati e accurati di restauro. C'è una «urgenza
Pompei» ora che il piano Bondi che prevedeva stanziamenti di fondi e
l'arrivo di specialisti, architetti, archeologi, maestranze, è stato
stralciato dal decreto Milleproroghe, e che gli scavi sono al centro
dell'interesse di mecenati e imprenditori? «E’ chiaro che Pompei ha
bisogno di risorse umane, tecniche e finanziarie. Qualunque apporto
i positivo purché si svolga nell'ambito di una programmazione e
purché tutto rientri in quello che è il programma di salvaguardia
del sito». Ha già incontrato gli imprenditori? «No. Non appena
saranno formalizzate delle richieste ne discuteremo; se e quando mi
arriveranno proposte ne prenderò atto e mi pronuncerò». Il
presidente dell'Unione industriali Graziano ha dichiarato di aver
avuto contatti con il Mibac, Regione, Anci, e con il ministro Fitto.
Che notizie ha di questi contatti? «Le confermo che ancora non ci
sono stati contatti, ma spero ci saranno a breve. Se un incontro
avverrà auspico che ci sia un confronto, che è preliminare a
qualsiasi programma, su tutto quello che è stato detto». L'obiettivo
degli imprenditori è far diventare Pompei un grande attrattore
archeologico. «Ma Pompei lo è già, è il primo sito archeologico del
meridione, uno dei più visitati al mondo. Le ripeto, Pompei ha solo
bisogno di risorse umane, tecniche e economiche per questo progetto
di manutenzione programmata che stiamo mettendo a punto». Vale a
dire? «Che facciamo attività di restauro e nell'ambito delle
disponibilità portiamo avanti un programma di manutenzione, di
recupero e valorizzazione con un'attività si sviluppa in modo
continuo, costante e capillare». Nelle ultime ore sono cominciati i
rilievi degli inquirenti nell'area del crollo del novembre. Quando
riaprirà via dell'Abbondanza in prossimità della Schola armaturarum?
«Questo non dipende da me perché l'area è sotto sequestro. Ci
saranno delle operazioni che riguarderanno anche la Schola;
confidiamo che in breve tempo si riesca a riaprire anche
quest'area». |
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20/02/2011
Pozzuoli (NA), ancora restauri in corso per il Rione Terra (Il Mattino)
Il restauro non è finito, ma
fra i marmi austeri del duomo-tempio di Pozzuoli si respira già il
soffio della Storia che ha segnato duemila anni di vicende dei Campi
Flegrei. Studiosi e religiosi di tutto il mondo negli spazi della
ritrovata cattedrale per celebrare il bimillenario dell’arrivo di
San Paolo, diretto a Roma. Un convegno ecumenico di grande spessore
ideologico e culturale, per il recupero anticipato dell’antica rocca
puteolana, cuore pulsante del Rione Terra, abbandonato quarant’anni
fa per gli effetti devastanti del bradisismo, sfregiato dagli abusi
e dall’incuria del tempo. Come si sa sta per rinascere la vita
nell’antica cittadella romana, grazie a un progetto ambizioso di
recupero promosso dalla Regione e dal ministero (con i fondi della
Comunità Europea) dieci anni fa. Oltre al restauro del duomo-faro,
costruito dai cristiani sul perimetro dell’antico tempio di Augusto,
sono in corso imponenti opere di scavo del dedalo archeologico
romano nonché progetti di trasformazione del tessuto urbanistico
contemporaneo. Al posto del borgo marinaro tradizionale dovrebbero
sorgere strutture di accoglienza turistica, uffici
dell’amministrazione pubblica, locali per la ricerca e la formazione
professionale. A un passo dalla meta, però, quando già si sognava di
fissare la storica apertura del Rione Terra nell’ambito delle
celebrazioni per l’ultimo viaggio di San Paolo, entro il 2011, il
flusso dei finanziamenti si è all’improvviso interrotto e i lavori
sono stati sospesi. Se gli ostacoli del patto di stabilità
sottoscritto dalla Regione con il ministero non saranno
immediatamente superati, il cantiere dovrà essere bloccato. E il
Rione Terra tornerà ad essere una città fantasma. Anche sul piano
sociale non mancano motivi di preoccupazione e di allarme: fra otto
giorni, a partire dal mese di marzo, scatteranno infatti i
provvedimenti di sospensione di un primo nucleo di lavoratori. In
cassa integrazione, complessivamente, potrebbero finire non meno di
180 tecnici e manovali, quasi tutti dipendenti delle imprese locali.
Di qui l’appello del vescovo Gennaro Pascarella, che ha voluto
richiamare l’attenzione sui rischi di una paralisi, se l’operazione
di recupero sarà bloccata. Dai vertici della Regione non sono
mancati gli impegni per il ripristino dei finanziamenti europei (80
milioni di euro, in aggiunta ai 150 già spesi per il restauro
dell’intera cittadella). «Pozzuoli non può rinunciare al recupero
del suo nucleo storico più significativo, motore delle attività
sociali e dello sviluppo economico locale», ha ribadito monsignor
Pascarella. Con un fondo parziale di 9 milioni si spera in tempi
brevi di poter completare il campanile della cattedrale e inaugurare
la strada che dal porto potrebbe consentire l’arrivo dei turisti dal
mare, verso la rocca e la cittadella archeologica. Nello splendido
auditorium ricavato fra i cristalli e le antiche vestigia del tempio
pagano, ieri mattina la conclusione del forum promosso dalla diocesi
di Pozzuoli sullo sbarco in terra flegrea dell’apostolo San Paolo.
Tre giorni di studi e di confronti sulle vicende storiche della
terra flegrea e dell’ultimo viaggio che segnò il passaggio a
Pozzuoli dell’apostolo, diretto a Roma. L’occasione ideale per
tracciare un quadro riassuntivo delle origini e degli interventi di
recupero effettuati sul complesso del duomo e dell’intero Rione
Terra attraverso gli interventi degli archeologi Gianfranco De
Rossi, Stefano De Caro, Costanza Gialanella, direttrice per la
Soprintendenza della zona di Pozzuoli. Gli studiosi e i
rappresentanti di tutte le religioni partecipanti al convegno sono
stati accompagnati successivamente in visita attraverso
l’affascinante itinerario storico che si snoda dall’antica rocca
alle testimonianze del prezioso centro storico di Pozzuoli. |
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20/02/2011
Pompei (NA), fondi UE? Lo apprendiamo dai giornali (Il Mattino)
Pompei. «Fondi Ue per Pompei?
Lo apprendiamo dai giornali. L’incontro tra il ministro Raffaele
Fitto e il governatore Stefano Caldoro? Conosciamo solo quello che
abbiamo letto dai quotidiani». Lo dice polemicamente il sindaco di
Pompei Claudio D’Alessio che, dalla Bit di Milano, fa sapere di
essere amareggiato «perché il governo continua ad escludere
l'amministrazione comunale dai tavoli» sull’emergenza Pompei. «Sulla
nostra testa si ragiona e si sragiona - ha detto il sindaco - mi
chiedo: quando i nostri governanti si decideranno a coinvolgere, in
decisioni di tale importanza, anche i sindaci che amministrano i
comuni interessati dalle aree archeologiche di Pompei, Stabia,
Ercolano, Oplonti e Boscoreale? È inammissibile - conclude - che
dobbiamo apprendere dai giornali del patto siglato tra il governo e
la Regione sui fondi europei da destinare agli scavi di Pompei.
Apprendo con rammarico che quello che accadeva ieri, accade ancora
oggi». «Noi - continua D’Alessio - che abbiamo dimostrato con
iniziative concrete quanto abbiamo a cuore le sorti della città
archeologica, non siamo stati informati che tra gli 80 miliardi di
euro, da spendere in dieci anni, una parte sarà destinata a Pompei.
Chiediamo in che misura, e soprattutto con quale criterio, tali
fondi saranno ripartiti per risollevare le sorti nel nostro
Patrimonio dell’umanità. Mi preme porre l’accento sull’aggettivo
”nostro”, perché gli scavi sono logisticamente a Pompei ma rientrano
nel patrimonio dell’Italia e del mondo, ecco perché a decidere delle
sue sorti non dovrebbe essere solo una competenza del governo
centrale e della Regione». |
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13/02/2011
Benevento, lavori archeologici in corso (Il Mattino)
Si stanno completando i
lavori a cura della Soprintendenza ai Beni archeologici per la
salvaguardia degli antichi reperti rinvenuti da anni e il ripristino
funzionale degli spazi di piazza Sabariani di Benevento. Le opere
realizzate consentiranno, nel giro di qualche settimana, di ridare
una immagine di pulizia alla bella piazzetta del centro storico ma
anche di favorire la fruizione degli affreschi (alcuni di
straordinaria bellezza) rinvenuti durante gli scavi per la
realizzazione di una rete di servizi. La copertura provvisoria degli
scavi era divenuto ricettacolo di rifiuti. Poi la decisione del
Comune di dare il via ai lavori di bonifica e di copertura stabile
del sito. Decisione necessaria visto che non esisterebbe, per
mancanza di fondi, la possibilità di proseguire la campagna di scavi
che porterebbe ala luce altri importanti reperti dell’antichissima
chiesa di San Marco. Intanto, la lunga esposizione a ogni possibile
intemperie (climatica o di natura umana), sembra abbia rovinato
alcuni affreschi. La struttura creata dai tecnici della
Soprintendenza consentirà comunque la loro visione. |
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10/02/2011
Pompei (NA), archeologi e fondi per gli scavi (Il Mattino)
Poteri speciali alla
Soprintendenza di Napoli e Pompei, assunzione di archeologi,
sponsorizzazioni dei privati più facili. Sono le disposizioni
previste in un emendamento al decreto milleproroghe firmato dal
relatore Lucio Malan. Si tratta, in verità, del piano che il governo
aveva inizialmente inserito nella bozza del decreto prima
dell'approvazione in Consiglio dei Ministri, che poi è stato
stralciato. Vengono prorogate di un anno le graduatorie per
l'assunzione di personale, soprattutto archeologi, nel limite di
spesa di 900mila euro l'anno a decorrere dal 2011. La Soprintendenza
di Napoli e Pompei dovrà elaborare un piano straordinario per la
conservazione, la conservazione e il restauro delle aree. Le risorse
vengono attinte dal Fas per la quota destinata alla regione
Campania. Per la realizzazione del programma straordinario è anche
previsto l'approto di capitale privato attraverso sponsorizzazioni
le cui procedure vengono semplificate. Insomma più soldi per il
personale e un programma straordinario di interventi conservativi
per Pompei con l'ipotesi, stavolta concreta, di coinvolgere anche
eventuali "sponsor" nell'operazione. Tutto questo è previsto
dall'emendamento al milleproroghe depositato da Malan. Si pensa a
«procedure straordinarie di reclutamento per rafforzare l'autonomia
e l'efficacia delle azioni e degli interventi di tutela nelle aree
archeologiche sulla base di un programma straordinario e urgente di
interventi conservativi di prevenzione, manutenzione e restauro».
Per realizzare il programma straordinario i fondi saranno reperiti
dal fondo per le aree sottosviluppate (Fas) destinati alla Campania
e per una quota dai fondi nel bilancio della Soprintendenza speciale
per i beni archeologici di Napoli e Pompei. Altra quota sarà a
carico della regione Campania. Gli interventi sono dichiarati «di
pubblica utilità, indifferibili ed urgenti». Potranno dunque essere
realizzati «ove occorra, in deroga alle previsioni degli strumenti
di pianificazione urbanistica». Se non ci fossero finanziatori
privati «il Soprintendente può ricercare ulteriori sponsor senza
altre formalità e anche mediante procedura negoziata». Intanto, non
è caduto nel vuoto l'appello lanciato qualche settimana fa
dall'imprenditore marchigiano Diego Della Valle, che aveva invitato
gli imprenditori napoletani a seguire il suo esempio, occupandosi in
prima persona dei restauri necessari per gli scavi archeologici di
Pompei. «Finanziamo il recupero dei monumenti, - aveva detto
l'imprenditore marchigiano, - ho già parlato con alcuni amici. Sarò
a Napoli nel fine settimana per poter spiegare da vicino agli
interessati il senso e le finalità dell'iniziativa per il Colosseo
che credo possano essere di aiuto per affrontare il restauro di
Pompei». Tra gli interlocutori c'è stato e ci sarà Maurizio
Marinella, Salvatore Naldi, Gianni Punzo, fondatore e anima del Cis
e partner di Della Valle e Montezemolo nella Ntv, società
ferroviaria per l'alta velocità. La cordata, insomma, è in via di
formazione e già questo sabato potrebbe segnare l'avvio di un
progetto imprenditoriale legato al recupero di Pompei. Il progetto
potrebbe avvicinarsi, se non unirsi, con quello parallelo intrapreso
dall'Unione Industriali e che fa riferimento ad Aurelio De
Laurentiis. In questi giorni Mario Resca, direttore generale per la
valorizzazione del patrimonio culturale presso il ministero dei Beni
Culturali, ha avuto una serie di incontri a Roma. Ci sarebbe
l'interessamento per il sito di una fondazione a livello europeo,
anche se sul nome è ancora mistero. È fuori dubbio, invece, che il
restauro di Pompei ha solleticato il senso degli affari di diverse
multinazionali straniere, intenzionate a fare del sito archeologico
una miniera d'oro. |
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10/02/2011
Pozzuoli (NA), Rione Terra eterno incompiuto (Repubblica)
«È davvero riprovevole che
non si riesca a completare, entro la scadenza dell´"anno paolino",
che celebra il 1950esimo anniversario dello sbarco a Pozzuoli di
Paolo di Tarso, il restauro del campanile dell´antica cattedrale.
Abbiamo quasi completato anche la via di accesso al tempio, ma gli
altri lavori sono fermi dal 19 maggio dell´anno scorso». Il
soprintendente Stefano Gizzi non sa darsi pace e capiamo che le sue
preoccupazioni non derivino solo dal mancato completamento del
campanile della chiesa ricavata sulle macerie del tempio dei
Dioscuri, ma riguardino l´intero Rione Terra. Che da fabbrica eterna
rischia di diventare la "grande incompiuta" della città flegrea
tradendo le aspettative non solo della Curia ma dell´intero
territorio perché l´acropoli era considerata il fiore all´occhiello
del nuovo rinascimento flegreo annunciato, anche questo, da
Bassolino.
L´aria che tira a Pozzuoli non promette nulla di buono. La cappa di
nebbia che avvolge il porto e i giardini di piazza della Repubblica
nasce, invece, da una situazione complessiva di stallo dell´economia
locale legata a fil doppio al blocco del waterfront disegnato da
Peter Eisenman e, delle opere stradali di collegamento con la
tangenziale e il porto. Tutto è fermo, come al Rione Terra dove non
si possono visitare neanche i percorsi bellissimi della "piccola
Roma" inaugurati e chiusi. E da alcuni giorni i consorzi titolari
dei cantieri - il Copin, l´Astaldi-Giustino costruzioni e l´Ati
Costruire-I.C.G. spa - hanno mandato a casa circa cento lavoratori.
«È una crisi molto pesante - conferma il segretario regionale di
Fillea-Cgil, Giovanni Sannino - che può essere superata solo se la
Regione riprenderà il flusso dei finanziamenti». Anche su questa
vicenda, com´è noto, la scure è calata in seguito allo sforamento
del patto di stabilità ma è difficile accettare che dalla speranza
di un rilancio - dopo la grande paura del bradisismo e l´esodo
biblico che ne seguì determinando il parziale sfollamento di
Pozzuoli - si passi ora ad un flagello di altra natura che può
incidere pesantemente sui livelli occupazionali. Le opere stradali
rimaste in sospeso - la via Sartania, lo svincolo di via Campana, la
stazione di Montesanto, il completamento del porto e del Molo
Caligoliano, per citarne alcune - sono finalizzate a liberare la
città flegrea dall´abbraccio mortale del traffico e per assicurare
al Rione Terra, al porto e agli insediamenti previsti dal grande
masterplan da realizzare all´interno della ex Sofer, il respiro
necessario per un nuovo discorso fondato sul turismo religioso ma
anche sui collegamenti con le isole - recuperando la centralità del
porto puteolano - e sull´entrata in funzione della grande Accademia
della vela tenacemente voluta da Pippo Dalla Vecchia dopo grande
delusione della perdita dell´America´s Cup.
Se la macchina non riparte, quindi, saranno guai. «È vero, il
comparto Sofer - ribadisce il segretario campano della Fillea - è
fondamentale per il futuro dell´area e l´immobilismo di questo
periodo è fonte di grandi preoccupazioni». Il commissario
straordinario, prefetto Aragno, e la Regione hanno più volte
annunciato che i fondi per il completamento delle opere saranno
sbloccati, ma il clima pre-elettorale - a Pozzuoli si vota in
primavera - punta più alla rissa che ai problemi reali. «Bisogna
fare presto, insomma, e allora abbiamo deciso di convocare per
martedì 15 una conferenza stampa regionale per sollecitare la
ripresa dell´edilizia. E Pozzuoli sarà un punto di forza della
nostra denuncia».
Lo sperano anche in Soprintendenza e in Curia. Il vescovo Pascarella
è molto amareggiato per il mancato completamento del campanile che
avrebbe voluto mostrare agli studiosi paolini che da tutto il mondo
verranno a Pozzuoli, dal 17 al 19, per visitare i luoghi del santo
che qui soggiornò per sette giorni, nel 61 d.c., prima di recarsi a
Roma. «Proprio ieri - dice il soprintendente Stefano Gizzi - ho
letto il passo degli Atti degli Apostoli con la cronaca del viaggio
di Paolo e il bellissimo commento del cardinale Martini nel quale si
fa cenno al campanile che richiamava i fedeli. Dopo il restauro
della Cattedrale e il completamento della strada di accesso al
Tempio avremmo voluto chiudere in bellezza, ma qui al Rione Terra
non si finisce mai e le attese saranno lunghissime». Con il rischio,
secondo il soprintendente, di compiere uno sforzo che non produrrà
l´effetto sperato. Il progetto, infatti, non prevede il ritorno di
una parte della popolazione che abitava all´interno del Rione Terra
e Gizzi paventa il rischio di un borgo bellissimo che resterà
«morto» per buona parte dell´anno, soprattutto d´inverno. Come
accade a Brasilia, dice, che vive solo con i ministeri. «Avevamo
accolto con favore - conclude - anche l´installazione, sul modello
di Rio de Janeiro, di una statua di San Paolo al centro del porto,
ma non se n´è fatto niente». E San Paolo, dopo duemila anni, sta per
«passare» di nuovo, ma questa volta non si guarderà indietro. Né si
tratterrà. |
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10/02/2011
Nola (NA), cancellati i fondi regionali per l'area nolana (Il Mattino)
La Regione taglia i 21
milioni di euro previsti per recuperare e ripristinare il patrimonio
artistico dei comuni della provincia. Tra i progetti che non saranno
mai finanziati c’è anche il parco archeologico di Marigliano che
mirava a rendere fruibile la necropoli sannitica e due capanne
preistoriche, oltre che l’antica via Popilia venuta alla luce
durante i lavori di scavo dell’area degli insediamenti produttivi.
L’intento del tavolo di concertazione dei comuni era di proporre il
Nolano come area di integrazione dei grandi itinerari turistici in
materia di servizi avanzati nel settore dei beni culturali. Nulla di
fatto invece. Si mobilitano le associazioni e gli archeologi. «È
importante non abbassare la guardia – afferma l’archeologo Nicola
Castaldo - la cittadinanza deve conoscere il ricco patrimonio
storico e artistico del nolano ed è per questo che come addetti ai
lavori organizzeremo dei convegni a tema cercando di scuotere
l’opinione pubblica». Si cerca di portare a conoscenza della
comunità le risorse di un territorio dove le sbagliate politiche di
sviluppo non hanno mai puntato sul rilancio delle radici
demoetnoantropologiche dell’antica Campania Felix. Indignazione
viene espressa su Facebook dal comitato promotore del parco
archeologico di Marilianum. «Qui i beni culturali cadono a pezzi.
Marigliano è l’esempio lampante dell’indifferenza e del degrado che
investe questo settore». La speranza si era aperta nel 2009 quando
la Regione aveva annunciato che avrebbe puntato su un programma di
integrazione e promozione dell'offerta turistica e culturale del
territorio attraverso: la creazione di un calendario unico di
eventi. la creazione di un circuito unico, composto di vari
itinerari, per la fruizione integrata del patrimonio culturale,
paesaggistico e religioso. L’ intenzione era di operare in un’ottica
di sistema programmando gli interventi strutturali in una logica
intercomunale in modo da considerare il territorio come unicum. Si
intendeva agire in particolare per valorizzare la collina di Cicala
con intervento di restauro, messa in sicurezza e ripristino dei
sentieri che da Castelcicala si dirigono a Casamarciano, Visciano,
San Paolo; le Basiliche di Cimitile con infrastrutture di servizio
turistico;:il parco dell'età del Bronzo a Croce del Papa e la Vigna,
e il Museo Archeologico di Nola. Altri interventi erano previsti per
i beni culturali di Avella, Mugnano, Marzano, Lauro, Cicciano,
Sirignano, Roccarainola, per un totale di 6,3 milioni di euro e
infine per Acerra, Casina Spinelli e per il Parco Archeologico di
Suessola e Marigliano. |
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04/02/2011
Pompei (NA), aspettiamo Della Valle (Il Mattino)
Mentre i «Paperoni» made in
Napoli sono pronti a riunirsi, domani, per stilare un piano
«industriale» per Pompei, il sindaco Claudio D'Alessio annuncia che
aprirà la città a Diego Della Valle, e ai «suoi amici imprenditori
napoletani», ma che chiuderà le porte «alle multinazionali estere
che vorrebbero fare della città sepolta una macchina fabbricasoldi».
«Pompei ha bisogno di risorse - ha detto il primo cittadino - per
diventare a sua volta una risorsa per l'economia dell'intero
comparto campano. Chi vuole arricchirsi alle spalle del nostro
patrimonio archeologico non troverà spazio. Ci saremo noi a
vigilare, nell'interesse del nostro patrimonio mondiale». «Pompei si
fa bella e ritorna a splendere di luce propria». Questo è il sogno
pompeiano, napoletano, campano, italiano e del mondo. «Soffro ad
assistere all'agonia del nostro patrimonio culturale - dice il
sindaco - soffro per i nostri inascoltati appelli a collaborare.
Gioisco quando apprendo che ci sono imprenditori che amano il nostro
patrimonio culturale ed hanno a cuore le loro sorti. Pompei è al
loro fianco». Diego Della Valle chiama, gli imprenditori napoletani
rispondono. «Finanziamo il recupero dei monumenti - aveva detto
l'imprenditore marchigiano - ho già parlato con alcuni amici. Sarò a
Napoli sabato per poter spiegare da vicino agli interessati il senso
e le finalità dell'iniziativa per il Colosseo che credo possano
essere di aiuto per affrontare il restauro di Pompei». Tra i
potenziali mecenati c'è Gianni Punzo, fondatore e anima del Cis, e
partner di Della Valle e Montezemolo nella Ntv, società ferroviaria
per l'alta velocità. La cordata, insomma, è in via di formazione e
già domani potrebbe avviare un progetto imprenditoriale legato al
recupero di Pompei. Il progetto ha i presupposti per viaggiare
parallelamente, fino ad unirsi, a quello intrapreso dall'Unione
Industriali e che fa riferimento ad Aurelio De Laurentiis.
Naturalmente non sarà un percorso facile. Mentre la Soprintendenza
di Pompei preferisce aspettare senza lasciarsi andare a commenti,
reazioni tiepide arrivano da altre strutture culturali che fanno
capo al ministero. Gregorio Angelini, direttore regionale per i Beni
culturali e paesaggistici della Campania, pone il problema della
gestione: «Un sostegno è auspicabile - dice - ma certamente non è
possibile mettere cartelloni pubblicitari sugli scavi. Inoltre, il
problema di Pompei non è tanto la mancanza di fondi per i restauri,
quanto il monitoraggio del sito, la gestione quotidiana, che
dovrebbe essere affidata a personale tecnico qualificato. Insomma,
ben vengano gli aiuti, si facciano i restauri, ma poi chi si
occuperà di gestire il sito?». E Lorenza Mochi Onori, soprintendente
per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico di Napoli,
pur elogiando come «molto generoso» l'impegno di Della Valle,
ricorda che «è lo Stato che si deve fare carico del complesso del
tessuto culturale italiano». Non solo, sostiene, «perché lo dice la
Costituzione», ma anche perché «si tratta delle nostre radici. E’
difficile pensare che un imprenditore abbia interesse a farsi carico
di una singola chiesa, anche se in altre parti del mondo succede
spesso che i privati si autotassino per sostenere i beni culturali.
In Italia manca ancora una reale presa di coscienza delle proprie
radici». Tuttavia la Mochi Onori non è pessimista: «Negli ultimi
tempi - afferma - ho visto crescere questo sentimento, anche a
Napoli». |
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04/02/2011
Pompei (NA), Carandini dice no al piano per Pompei "parallela" (Il
Mattino)
Intervista.
L'archeologo Carandini «Città parallela? Meglio puntare su
ricostruzioni multimediali»
«Quel piano è irragionevole». Andrea Carandini, archeologo di fama
internazionale, docente di Archeologia classica e presidente del
Consiglio superiore dei Beni culturali, boccia senza appelli il
progetto che vorrebbe la nascita di una sorta di «Pompei parallela»
accanto alla città antica. Una Pompei dove, come annunciato dal
produttore Aurelio De Laurentiis, «accanto al sito archeologico»
prenderebbe corpo «una Pompei set cinematografico, firmato da Dante
Ferretti» attraverso cui mostrare come era Pompei, metterci degli
attori, costruire un hangar e, con l'aiuto degli effetti speciali,
creare uno spettacolo per inscenare l'eruzione del Vesuvio del 79
dopo Cristo». Perché è contrario? «Penso che tutti i fondi che si
riusciranno a trovare devono essere impiegati per realizzare rilievi
tridimensionali di Pompei, delle sue case, dei suoi monumenti, degli
edifici pubblici. Se viene un terremoto noi non potremo per nessuna
ragione recuperare la città perché abbiamo documentazioni solo in
pianta e non in elevato. I fondi devono essere impiegati per la
città, per il suo restauro e non per realizzare una Disneyland
accanto all'originale». Dunque boccia l'ipotesi di una Pompei
«parallela»? «Pompei è una cosa talmente ben conservata che non ha
alcun bisogno di un clone ai lati». Ma se ci sono stati tutti quei
crolli... «Appunto: non abbiamo difficoltà a leggere lo scavo,
invece abbiamo problemi nella sua conservazione. Insomma, Hollywood
è nata dove non ce ne stava un'altra. Una Pompei così riprodotta
avrebbe senso appunto a Hollywood. Qua no. Noi abbiamo l'originale».
E se la città fosse ricostruita in uno spazio prossimo, per
consentire al turista una lettura più semplice degli scavi? «La
ritengo una follia. Oltretutto dove la si mette? Pompei è
completamente circondata da edifici. Dove costruisce? Sul
Vesuvio?Hanno proposto un identico percorso per Roma, ma è già
caduto». Ma non sarebbe interessante una pre-visita virtuale? «Se
facciamo i rilievi abbiamo la Pompei del tutto recuperata che si
potrà far vedere nell'Antiquarium. Sono d'accordo sul fatto che ci
vuole una Pompei ricostruita ma deve essere riproposta attraverso
l'informatica e la multimedialità, non in concreto. Invece, se noi
avessimo i dati potremmo fare una replica di Pompei anche
integrandola nelle parti mancanti. E tutti potrebbero entrare nelle
case della città, ognuna riproposta attraverso la multimedialità».
Pensa a un sito su Pompei? «Esatto, un portale di Pompei per
visitare Pompei. Ma un portale, un museo, e non c'è bisogno che sia
immenso. Un contenitore dove la gente può entrare a turno. Quel
progetto così com'è non va. È divertente ma non va. Io dico lasciate
stare il clone e salviamo la Pompei reale». |
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04/02/2011
Paestum (SA), il sito archeologico non decolla (Left)
Lo splendido sito
archeologico della Piana del Sele è stato restaurato. Ma servono
fondi per la manutenzione e nuovi spazi per le mostre
Ci sono voluti ben 15 anni di duro lavoro per far tornare l'area
archeologica di Paestum quasi al suo antico splendore. Tra gli
artefici di questo successo, la direttrice del Museo nazionale e
degli scavi, Marina Cipriani. «Abbiamo restaurato i templi e molte
altre strutture della città antica, riallestito il museo e attuato
interventi sia alla cinta muraria che alle insulse dell'abitato»,
spiega a left la Cipriani. Anche se poi la direttrice denuncia: «Ora
la tristezza è che non abbiamo i fondi per mantenere questo lavoro e
fare una manutenzione ordinaria e costante a degli standard elevati
di qualità». L'area archeologica di Paestum si trova nella Piana del
Sele, a circa 30 chilometri da Salerno. Antica città della Magna
Grecia, fu fondata verso la fine del VII secolo a.C. da coloni
ellenici provenienti da Sibari che la chiamarono Poseidonia. Gli
attuali 400mila visitatori l'anno, nel 2010 cresciuti di ben 5.000
unità, sono attirati a Paestum dai tre grandi templi di Hera,
Nettuno e Cerere, di ordine dorico e ionico, costruiti tra il VI e
il V secolo a.C., che costituiscono alcune delle migliori
testimonianze esistenti al mondo di questi stili. Peccato che il
ricavato dei biglietti di ingresso «che spetterebbe alla
Soprintendenza è invece introitato dal ministero delle Finanze, a
noi resta zero», continua la Cipriani. Le similitudini tra l'antica
città di Paestum e quella di Velia, sono numerose. Prime fra tutte,
la trasformazione in colonia romana di diritto latino, proprio con
il nome di Paestum, avvenuta nel 273 a.C., dopo che la città aveva
parteggiato per il perdente Pirro, nella guerra contro Roma avvenuta
agli inizi del III secolo a.C. Ma anche il declino avvenuto per
l'impaludamento e l'arrivo della malaria in Europa e il conseguente
abbandono dell'abitato nel Medioevo. Poi la sua riscoperta, avvenuta
soltanto nel XVIII secolo, quasi contemporaneamente alle città
romane di Pompei ed Ercolano. Goethe, nel suo Viaggio in Italia dei
1787, parla di Paestum e racconta che «finalmente, incerti, se
camminavamo su rocce o su macerie, potemmo riconoscere alcuni massi
oblunghi e squadrati, che avevamo già notato da distante, come
templi sopravvissuti e memorie di una città una volta magnifica».
Oggi, la prima cosa che salta agli occhi è la strada di accesso che
taglia in due l'antica città. Venne costruita dai Borboni proprio
nel Settecento. Il problema è che per realizzarla distrussero, senza
farsi troppi problemi, parte della città. Tanto che l'anfiteatro,
costruito dai romani a cavallo tra l'Età repubblicana e quella
imperiale, è tagliato in due da questa strada statale, con pezzi di
roccia che spuntano dalla recinzione invadendo il marciapiede. Così
da un lato ci sono gli scavi, dall'altra terreni e abitazioni
private all'interno della cinta muraria, tuttora in perfetto stato,
lunga quasi cinque chilometri e con diverse torri. Mura che in parte
sono state adottate da Legambiente, che attraverso campi di lavoro
le tiene in ordine con i suoi volontari. «È un buon progetto -
osserva la direttrice - che andrebbe incrementato. Anche il resto
della cinta è sottoposta a manutenzione da parte della società Ales,
partecipata dal nostro ministero, che impiega lavoratori socialmente
utili». Tuttavia il fatto che sia stata riportata alla luce meno
della metà dell'antica città, soltanto la fascia centrale che
corrispondeva alla parte pubblica, espone l'area in proprietà
privata alle razzie delle archeomafie. «Quello degli scavi
clandestini è un grande problema - conferma la direttrice - e solo
quest'anno siamo dovuti correre per ben due volte, riuscendo per
fortuna a recuperare le lastre dipinte di molte tombe mentre i
corredi, nella maggior parte dei casi, erano già stati depredati. Il
primo episodio è avvenuto tra giugno e luglio, il secondo a
novembre. Reperti che vanno ad arricchire collezioni private o spazi
espositivi stranieri, ai quali gli italiani guardano con tanta
ammirazione ma che in realtà sono musei di rapina». Negli anni si à
parlato a più riprese di espropriare i terreni privati su cui sorge
il resto della città antica. Il primo piano globale risale
addirittura al 1980 e stimava in circa 3 miliardi delle vecchie lire
l'acquisizione di tutti i suoli in questione. «A più riprese sono
stati tentati espropri - ricorda la Cipriani - che però ci hanno
visto perdenti. Due anni fa siamo però riusciti ad acquisire un
isolato abitativo della città a ovest del Tempio di Cerere, perché
ora abbiamo deciso di andare avanti per piccoli lotti. E con l'aria
che tira, nonostante proseguiamo con piccoli progetti di esproprio
graduale e progressivo, temo che le cose in questo momento siano
purtroppo ferme». Stessa cosa per l'ex fabbrica parte del crac Cirio
che si trova nei pressi degli scavi. Acquisita con fondi europei,
ora fa parte dei demanio dei Beni culturali. «Volevo creare degli
spazi per l'ulteriore valorizzazione di Paestum: primo fra tutti,
un'area per grandi mostre che non possiamo ospitare nel nostro museo
perché già pieno, un auditorium per proiezioni e seminari mentre
altri spazi potevano essere gestiti anche in partnership
pubblico-privato, dando la possibilità all'imprenditoria locale
interessata a lavorare in questo settore di aprire piccoli negozi o
librerie, in corretto rapporto con la rilevanza del luogo, così da
ordinare e valorizzare quelli attuali nati all'esterno degli scavi»,
conclude la direttrice. Ma purtroppo è tutto fermo. Come sempre per
mancanza di fondi. |
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03/02/2011
Pompei (NA), prime risposte all'appello di Della Valle (Il Mattino)
Prime adesioni
all'appello di Della Valle; sabato il vertice, ci sarà anche Punzo
Il dossier Pompei viaggia su diversi tavoli ed è cadenzato da un
calendario con tempi ristretti La prima data cerchiata in rosso è
quella di sabato 5 febbraio: Tra due giorni il patron di Tod's,
Diego Della Valle, sarà in Campania. L'industriale con il suo
interessamento per il Colosseo ha tracciato, così come scritto da
«Il Mattino», la road map per il recupero di Beni culturali in
Italia. «Finanziamo il recupero dei monumenti - ha spiegato
l'imprenditore - Ho già parlato con alcuni amici. Sarò a Napoli nel
fine settimana per poter spiegare da vicino agli interessati il
senso e le finalità dell'iniziativa per il Colosseo che credo
possano essere di aiuto per affrontare il restauro di Pompei». Tra
gli interlocutori c'è stato e ci sarà Gianni Ponzo, fondatore e
anima del Cis e partner di Della Valle e Montezemolo nella NW,
società ferroviaria per l'alta velocità. «Con Diego Della Valle ci
siamo sentiti di recente telefonicamente - ha spiegato Punzo -
abbiamo affrontato diversi argomenti tra i quali anche Pompei».
Sabato tra gli amici evocati da Della Valle ci sarà anche Punzo.
«Per rispetto degli interessati - frena mister Tod's - preferisco
non fare nomi- Dopo saranno loro a parlare». Sabato, di fatto,
segnerà l'avvio di un progetto imprenditoriale legato al recupero di
Pompei. Strada per il momento parallela a quella intrapresa
dall'Unione industriali e che fa riferimento ad Aurelio De Laurentis,
percorsi che potrebbero avvicinarsi e convergere anche in breve
tempo. Ma gli scavi sono soprattutto argomento istituzionale. «Ho
molto apprezzato le parole di Diego Della Valle nell'intervista
rilasciata al Mattino - ha commentato il ministro dei Beni
culturali, Sandro Bondi - Sono certo che gli imprenditori partenopei
sapranno ispirarsi all'illuminato esempio di mecenatismo dimostrato
con il sostegno al restauro dell'Anfiteatro Flavio e risponderanno,
conia sensibilità e l'intelligenza che son loro proprie, a questo
appello per Pompei. Il Ministero è pronto a favorire chiunque
intenda contribuire alla tutela e alla valorizzazione di questo
straordinario sito archeologico, anche promuovendo un'azione
condivisa con gli Enti Locali per realizzare le migliori condizioni
possibili di accoglienza e di fruibilità». In questi giorni Mario
Resca, direttore generale per la valorizzazione del patrimonio
culturale presso il ministero dei Beni Culturali, ha avuto una serie
di incontri a Roma. In particolare c'è una fondazione a livello
europeo - della quale per ora non è stato dato l'identikit - che ha
contattato il ministero per avere un quadro completo dell'attuale
situazione degli Scavi. Alla soprintendenza speciale, infatti, è
stato affidato il compito di stilare ima mappa del; le emergenze
relative agli scavi e un crono-programma dettagliato degli
interventi necessari. Un capitolo del dossier che interessa
particolarmente alcune multinazionali straniere che, spiegano dal
ministero, hanno ugualmente chiesto notizie su Pompei attraverso
canali istituzionali. Interlocutori internazionali coane mondiale è
l'eco del caso Pompei. Il Wall Street Journal ha dedicato un lungo
reportage agli Scavi lanciando una suggestione: per un sito come
Pompei lo sponsor deve essere di livello assoluto, come la Ferrari o
la Coca Cola. «Si tratta di speculazioni - spiegano però da Coca
Cola Italia - Non abbiamo in programma progetti di sponsorizzazioni
di edifici o monumenti a Pompei, nè siamo stati contattati per
farlo». |
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02/02/2011
Pompei (NA), appello di Della Valle ai napoletani (Il Mattino)
«Io spero che siano
soprattutto i napoletani e tutti quelli che amano Napoli e le
ricchezze culturali dell'Italia a mobilitarsi per Pompei». In
un'intervista al Mattino, Diego Della
Valle,l'imprenditore del made in Italy che ha appena firmato con il
ministero dei Beni culturali l'accordo da 25 milioni di euro per
salvare lo storico anfiteatro romano, si dice disponibile a spiegare
il senso e le finalità dell'operazione Colosseo per ripetere
l'esperienza anche a Pompei. «Se riesco a rimandare un viaggio
all'estero, nel fine settimana sarò a Napoli per parlare con alcuni
amici. Potrò dare consigli, ma devono essere loro, che vivono qui, a
sentire il dovere di essere in prima linea».
Dal Colosseo agli scavi di Pompei. La road map dell'Italia da
restaurare è già tracciata. E lui, Diego Della Valle, l'imprenditore
del made in Italy che ha appena filmato con il ministero dei Beni
culturali l'accordo da 25 milioni di euro per salvare lo storico
anfiteatro romano, è in prima linea anche per la seconda tappa.
Pompei, appunto. Sta pensando di ripetere a Napoli il
progetto-Colosseo? «Piano. Ho solo detto, e lo confermo, che avrei
contattato non soltanto amici imprenditori di Napoli ma anche la
società civile della città per sollecitare agli uni e all'altra l'
opportunità di occuparsi del restauro dell'area archeologica di
Pompei». E lo ha fatto? «Certo. Ho già parlato con alcuni amici, se
riesco ad annullare un viaggio all'estero dovrei essere a Napoli nel
fine settimana per poter spiegare da vicino agli interessati il
senso e le finalità dell'iniziativa per il Colosseo che credo
possano essere di aiuto per affrontare il restauro di Pompei».
Qualche nome? «Per rispetto degli interessati preferirei non farne.
Dopo, saranno loro a parlare». Ma ci sarà lei alla guida di
quest'operazione? «Quando si vuole entrare in casa d'altri, è buona
educazione prima bussare. Se serve, sono pronto a dare una mano. Io
credo però che al di là della mia disponibilità saranno le persone
di Napoli a farlo con molto entusiasmo». E cioè? «Io spero che siano
soprattutto i napoletani e tutti quelli che amano Napoli e le
ricchezze culturali dell'Italia a mobilitarsi per Pompei. Non c'è un
minuto da perdere, un patrimonio secolare che tutto il mondo invidia
all'Italia si sta consumando e chi vive più da vicino questa
situazione, come appunto i napoletani, ha il dovere secondo medi
intervenire. Prima di grandi gruppi internazionali ho trovato giusto
parlare con gli amici napoletani, sapendo quanto i napoletani amino
le loro cose». Pensa ad un unico, grande gruppo, come nel caso della
Tod's per il Colosseo, o ad un'associazione di imprese? «È un
aspetto della questione che va esaminato. So che a Napoli ci sono
persone legate al territorio in maniera molto forte: non sono poche.
E hanno una vita imprenditoriale di successo e quindi anche i mezzi
per affrontare queste situazioni, Perciò, se non ci si può impegnare
singolarmente su progetti molto costosi, lo si può fare creando un
gruppo di sostenitori, il risultato è lo stesso. Utilizzare questa
passione per salvare Pompei mi sembra importante». Ma proprio ieri
il presidente del Napoli, Aurelio de Laurentiis, ha presentato un
pacchetto di proposte per il rilancio di Napoli: e in primo piano
c'è anche un mega-progetto per Pompei. «Non conosco nel dettaglio
l'iniziativa. Ma con Aurelio, con cui peraltro non ho ancora
parlato, non c'è alcun problema: è a casa sua, è giusto che si
mobiliti. Per quanto mi riguarda, la sua disponibilità sarebbe bene
accolta». Ma la sua proposta di intervento, in sintesi, a cosa
punta? «Non bisogna fare tanti studi o ragionamenti. il ministero
dei Beni culturali sa già cosa fare. I piani di recupero di Pompei
sono pronti: occorre finanziarli, garantire la loro piena
attuazione. Ecco perché più presto si farà e meglio sarà». Non teme
che un'eventuale crisi di governo possa far saltare tutto? «No, non
credo che sarebbe un ostacolo: oltre tutto progetti di questa
portata, dove chi sponsorizza e finanzia non ha nulla da chiedere in
cambio, dovrebbero essere immuni da problemi per così dire politici.
Inoltre, la nostra esperienza con il ministero per il progetto
Colosseo è stata più che positiva: abbiamo trovato, anche dietro le
quinte, persone competenti e qualificate, il rapporto tra noi e loro
è stato eccellente». È il riscatto dei privati: tardivo o cosa?
«Mah, io credo che l'operazione Colosseo dimostri che quando i
privati e il pubblico si incontrano su cose serie e c'è la volontà
di fare le cose, le cose succedono. Nel costruire l'operazione
Colosseo, abbiamo trovato grandissima collaborazione. E questo
dimostra che c'è un'Italia che funziona, fatta di persone perbene».
Per il Colosseo darete vita ad una Fondazione: è un modello
riproponibile anche a Pompei? «A Roma sul Colosseo il gruppo Tod's è
il solo sponsor e le decisioni strategiche hanno una finalità
sociale e non commerciale. Abbiamo deciso di dare vita ad
un'associazione, gli "Amici del Colosseo" che dovrà occuparsi di
tante cose, a cominciare dall'organizzazione delle gite scolastiche
al monumento. È un progetto ben articolato che vuole dare a chiunque
la possibilità di visitare il monumento. In più ci sono altre cose
socialmente interessanti». Insomma, non resta che iniziare. «Bravo,
bisogna muoversi subito. Ed è importante creare le condizioni perché
il gruppo di finanziatori sia costruito da napoletani o da persone
vicine a Napoli. Sarebbe un peccato, per chi hai mezzi in città, non
cogliere questa opportunità». |
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02/02/2011
Cuma (NA), la Tomba della Sibilla nel degrado (Corriere del
Mezzogiorno)
A pochi metri dal moderno
ingresso degli scavi archeologici di Cuma, dimenticata dalla
Soprintendenza e coperta dai rovi, c'è la cosiddetta «tomba della
Sibilla». In realtà, si tratta di un ambiente termale risalente al
II sec a. C., lasciato al più completo abbandono. I resti del
complesso antico, identificati erroneamente nei primi del Settecento
come il sepolcro della profetessa greca, sono oramai quasi del tutto
invisibili, ricoperti da un'enorme coltre di rovi e sterpaglia. La
struttura, da tempo senza protezione, è spesso usata come rifugio di
tossicomani e clochard, come raccontano alcuni residenti nella zona.
NESSUNA PROTEZIONE - «Tempo fa c'erano delle reti metalliche ad
impedirne l'accesso, ora non c'è più nulla». È il commento
amareggiato dei residenti di via Vecchia Licola, la strada che
costeggia l'antico monumento romano lasciato senza alcuna
protezione. «Dappertutto è degrado - commenta un abitante della zona
-. Spesso notiamo qualcuno che s'introduce nella struttura
abbandonata, non sappiamo cosa facciano lì dentro, ma crediamo siano
tossicodipendenti o clochard in cerca di un rifugio».
IL SITO - «La "tomba della Sibilla" è un sito di notevole interesse
storico, come del resto l'intera zona della città bassa dell'antica
Cuma» spiega Filomena Costigliola, archeologa dal 2006 impegnata
nelle campagne di scavo per conto del Centro Jean Berard di Napoli.
«Nello specifico, l'opera è stata edificata tra la fine del III e
gli inizi II a.C. con rifacimenti successivi. Da ricerche condotte
in passato è stata ritrovata anche una base marmorea con incisa una
dedica osca sulla facciata superiore che collocherebbe l'edificio ad
un'epoca precedente, quale sede del Gymnasium (palestra) della città
osco/sannita». |
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01/02/2011
Nola (NA), arrivano fondi per il villaggio preistorico ma divampa la
polemica (Giornale di Napoli)
La Regione scende in aiuto
del villaggio preistorico di Nola, ma divampa la polemica per il
mancato inserimento del sito notano nell'elenco dei "grandi
attrattori" della Regione Campania. La miccia è stata accesa a poche
ore dall'importante vertice dal consigliere comunale di Città Viva,
Luigi Conventi. «Non a caso faccio presente - scrive Coventi in una
missiva indirizzata al sindaco di Nola, Biancardi - che navigando
nel sito della Regione Campania tra i BB.CC. e Siti Archeologici
"grandi attrattori" non compaiono né il "Villaggio preistorico di
Nola" né il "cippus abellanus" né il grande anfiteatro ed altri
ritrovamenti dell'epoca romana, e neanche i pregiatissimi reperti
custoditi nel locale Museo Archeologico, valorosamente propagandati
e salvaguardati per oltre 10 anni dall'Archeoclub e
dall'Associazione Meridies di Angelo Amato de Serpis». Al di là
delle polemiche, ieri pomeriggio, si è tenuta la prima riunione
della task force voluta dal primo cittadino di Nola, Geremia
Biancardi, dopo il crollo di un costone all'interno del sito di via
Croce del Papa. Il tavolo tecnico tra Comune, Regione, Ministero e
Soprintendenza nei prossimi mesi dovrà trovare una soluzione che
impedisca la distruzione dell'importante reperto archeologico. La
Regione Campania, rappresentata dagli assessori Giuseppe De Mita ed
Ermanno Russo e Pasquale Sommese, rispettivamente con deleghe al
turismo, al patrimonio e al Demanio si è impegnata a sostenere
l'investimento economico per salvare la Pompei della Preistoria.
Prima tappa l'individuazione della causa che negli ultimi mesi ha
determinato l'allagamento del villaggio. L'intenzione del comune di
Nola è quella di affidare al pool di docenti della Facoltà di
Geologia della Federico II di Napoli lo studio dell'area prima di
predisporre gli interventi. L'allagamento è causato da un problema
alla falda acquifera. A Nola confluiscono gli apporti acquiferi dei
monti di Avella e del Vesuvio, a questa difficile circostanza si
aggiunge la costituzione altamente permeabile del terreno,
costituito prevalentemente da pomici. La portata media dell'acqua è
di 52 litri al secondo, aggiungendo i 40 litri filtrati dalle pompe
idrovore già presenti sul luogo siamo davanti a più di 90 litri
d'acqua al secondo: il sistema fognario è inadeguato per smaltire
tutta questa acqua. Due le vie d'uscita: o si adegua il sistema
fognario (cosa difficile) osi convolano le acque nell'alveo di
Quindici. L'area, dopo il crollo del muro, è stata sequestrata dalla
Procura di Nola che sta accertando cause e responsabilità del
cedimento. Lo smottamento, dovuto molto probabilmente alla falda
acquifera, rischia di seppellire i reperti archeologici cancellando
definitivamente un patrimonio di straordinario valore. Cittadini,
associazioni, politici di ogni schieramento sono scesi in campo per
evitare la scomparsa del villaggio, venuto alla luce per caso nel
2001 durante i lavori di scavo per la costruzione di un
supermercato. |
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31/01/2011
Nola (NA), emergenza villaggio preistorico, Città Viva scrive al
Sindaco (Marigliano.net)
Il prof. dott.
Luigi Conventi dell'Associazione Città Viva, a proposito
dell'incontro, che si terrà oggi tra il sindaco e gli assessori
regionali De Mita, E.Russo ed E. Cosenza, per l'emergenza del
Villaggio Preistorico di Nola scrive al sindaco
chiedendo concretezza e non parole, facendo notare, che in
Regione il Villaggio Preistorico non è elencato tra Siti
Archeologici “grandi attrattori”
"Non a caso faccio
presente che, mentre scrivo - ribadisce il presidente di Città Viva
- navigando nel sito della Regione Campania tra i BB.CC. e Siti
Archeologici “grandi attrattori” non compaiono né il “Villaggio
preistorico di Nola” né il “cippus abellanus” né il grande
anfiteatro ed altri ritrovamenti dell’epoca romana, e neanche i
pregiatissimi reperti custoditi nel locale Museo Archeologico,
valorosamente propagandati e salvaguardati per oltre 10 anni dall’Archeoclub
e dall’Associazione Meridies di Angelo Amato de Serpis.
Qui mi pongo la domanda: ma a che cosa sono serviti i tanti simposi
ed incontri culturali finora organizzati anche con l’intervento
della Regione Campania?... Pubblichiamo di seguito la lettera.
Nell’augurare “buon lavoro” a
Lei ed agli On.li Regionali che interverranno al “tavolo
istituzionale” per la risoluzione della grave emergenza che investe
il nostro Villaggio preistorico, La prego di dedicare pochi minuti a
questa missiva, che vuole offrire un modesto contributo alla
discussione, con invito a leggerla ed a farla allegare al verbale
della riunione.
Consapevole del gravoso impegno affidatoLe all’unanimità dal
Consiglio Comunale nella seduta del 7 volgente, preliminarmente
riporto, qui di seguito e sebbene ben noti, i riferimenti normativi
che disciplinano la materia dei BB.CC. in generale e dei siti
archeologici in particolare:
- artt. 9) e 117 lettera s) Costituzione della Repubblica Italiana;
- decr. Legisl. 22 gennaio 2004 n.42, come modificato dal D.L. 3
giugno 2008 n. 97;
- art. 14 D.L. 195/2009 convertito in L. 26/2010.
Inoltre, è doveroso specificare che nel dicembre 2009 il Consiglio
dell’Unione Europea ha inserito la conservazione del patrimonio
culturale tra i temi per i quali è necessario coordinare i programmi
di ricerca degli Stati membri.
All’Italia è stato affidato il ruolo di coordinamento.
Il 25 febbraio 2010 il Ministero Istruzione Università e Ricerca ed
il Ministero Beni Artistici e Culturali hanno siglato la
dichiarazione che avvia le attività di coordinamento della
Programmazione congiunta della Ricerca europea nel settore della
protezione e valorizzazione dei beni culturali. Nella “dichiarazione
congiunta dei due Ministri” si legge: “…un tema come quello dei beni
culturali, strategico per lo sviluppo e la competitività del nostro
Paese, diventa una priorità per l’Unione Europea. L’Italia, infatti,
oltre ad essere il Paese al mondo che detiene il maggior numero di
siti riconosciuti patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, è lo Stato
che con oltre 40 milioni di euro l’anno investe di più in Europa nel
settore della ricerca applicata alla conservazione dei beni
culturali.”
La normativa europea, nazionale e regionale (per quanto è stato da
essa recepita) quindi offre la risoluzione del grave problema della
“protezione” del nostro sito, classificato un “UNICUM” al mondo da
studiosi internazionali, e per la sua “valorizzazione”. Né l’una, né
l’altra, per quanto mi sovviene, è risultata finora assicurata e
neanche portata al tavolo competente.
Il 31 gennaio 2011, Ella
Signor Sindaco, ha il dovere istituzionale di iniziare l’iter
burocratico per inserire il sito del “villaggio preistorico di Nola”
nell’albo dei beni culturali bisognosi di urgente tutela e
valorizzazione, affinché il Consiglio dei Ministri, per il tramite
degli Organismi Regionali, e previo parere vincolante della
competente Soprintendenza, con proprio Decreto proceda in tal senso,
non solo per risolvere il grave problema dell’innalzamento della
falda freatica (i professionisti accreditati presso i Ministeri
sanno come intervenire) quanto per valorizzare il sito stesso
nell’ambito di quel coordinamento voluto dall’Unione Europea.
Non a caso faccio presente che, mentre scrivo, navigando nel sito
della Regione Campania tra i BB.CC. e Siti Archeologici “grandi
attrattori” non compaiono né il “Villaggio preistorico di Nola” né
il “cippus abellanus” né il grande anfiteatro ed altri ritrovamenti
dell’epoca romana, e neanche i pregiatissimi reperti custoditi nel
locale Museo Archeologico, valorosamente propagandati e
salvaguardati per oltre 10 anni dall’Archeoclub e dall’Associazione
Meridies di Angelo Amato de Serpis.
Qui mi pongo la domanda: ma a che cosa sono serviti i tanti simposi
ed incontri culturali finora organizzati anche con l’intervento
della Regione Campania?
Per essere più chiaro, e con la presunzione di interpretare il
comune sentire della cittadinanza nolana, che Ella conosce bene, non
credo che il tavolo Istituzionale possa racchiudere la complessa
problematica nella ricerca tecnica “delle cause” della prevedibile
attuale situazione, quanto sentirsi obbligata nell’assunzione delle
competenze che responsabilmente le leggi fanno carico ad ognuno, ai
diversi livelli istituzionali, per la salvaguardia, la tutela e la
valorizzazione (riprendendo e completando nel tempo lo scavo
all’epoca appena iniziato) del sito nolano in narrativa.
Chiudo ringraziando gli intervenuti per l’aver voluto ascoltare e
conservare il mio messaggio. |
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28/01/2011
Pompei (NA), Della Valle a caccia di una cordata di imprenditori (Il Mattino)
L'annuncio alla Bocconi di
Milano «Nella città sepolta dal Vesuvio un progetto come per il
Colosseo»
Operazione Colosseo: si replica per Pompei. Una cordata di
imprenditori giungerà al capezzale della città sepolta. Ad
annunciarlo è Diego Della Valle che, nei prossimi mesi, chiamerà a
rapporto «amici e imprenditori napoletani» per salvare Pompei. «Li
convincerò ad investire nell'arte, dando un contributo al restauro
di Pompei, come io ho fatto con il Colosseo. Mi impegnerò
personalmente - ha detto Della Valle - a margine di un convegno
della Bocconi - perché amici e imprenditori napoletani si impegnino.
Creeremo l'associazione Amici del Colosseo - continua il patron di
Tod'S - una onlus che si occuperà di raccontare alle onlus del mondo
l'intervento restaurativo che ci accingiamo a finanziare.
All'interno della quale si lavorerà per replicare per gli scavi di
Pompei. È un obbligo morale restituire in questo modo una parte
delle ricchezze che ci sono state date dalla sorte». Le parole di
Diego Della Valle hanno fatto la felicità del sindaco Claudio
D'Alessio: «Privati che investono nelle arti per valorizzarle,
tutelarle e promuoverle, questo è il mecenate di cui ha bisogno
Pompei e l'Italia. Noto con piacere che le proposte dei privati
parlano di tutela e valorizzazione degli scavi archeologici senza
mai toccare il delicato tema della gestione. Questo lascia intendere
che il loro è un puro interesse verso l'arte. Finalmente una notizia
che ci fa ben sperare in un futuro di rinascita per il nostro
patrimonio culturale». L'annuncio di Diego Della Valle si aggiunge a
quello del commissario Ue alla politica regionale Johannes Hahn, che
i fondi regionali Ue possono essere utilizzati per il restauro di
Pompei, una doppia buona notizia per «salvare Pompei da una seconda
morte». Le autorità italiane hanno tempo fino alla prossima
primavera per presentare una proposta, che convinca la Commissione
europea ad attingere dal budget di un miliardo di euro. II portavoce
del commissario Ue, Ton Van Lierop, ha sottolineato che la
Commissione ha l'intenzione di «velocizzare il processo». È
prematuro avere cifre dettagliate su quanti fondi potranno essere a
disposizione per i siti archeologici italiani del Sud, in quanto il
programma di fondi regionali per il Sud prevede un totale di un
miliardo di euro, ma di questi una parte è già stata utilizzata.
Quindi «è troppo presto per parlare di cifre», ha precisato il
portavoce ricordando che già nel passato alcuni fondi Ue erano stati
impiegati per alcune domus della città sepolta. Le risorse dei
privati al servizio del pubblico, è una formula che nel 1997 lanciò
l'ex ministro per i Beni e le Attività Culturali, Walter Veltroni. |
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27/01/2011
Bacoli (NA), il colombario del Fusaro allagato (Il Mattino)
Vita grama per la «gens
Grania». Monumento flegreo appartenuto alla
nobile famiglia è costantemente allagato e bersagliato dai writers.
Una pompa idraulica prova ad aspirare l'acqua dal monumento
Un antico sepolcreto romano risalente al I-II sec d. C. rovinato
dalle scritte selvagge. Scarsamente tutelato da una cancellata bassa
e malridotta, mostra il prezioso ipogeo, dedicato alla nobile
famiglia romana «Gens Grania» costantemente allagato dall’acqua
piovana che può raggiungere oltre il mezzo metro d’altezza.
LE SCRITTE DEI WRITERS – La parte superiore del Colombario romano di
viale Vanvitelli al Fusaro è riconoscibile dalle scritte lasciate
non molti anni fa da alcuni writers selvaggi; antiche mura
imbrattate da sigle colorate e scritte “forza Napoli”. «Hanno
utilizzato bombolette spray dal contenuto così forte, che nonostante
siano intervenuti i tecnici della Soprintendenza, non sono riusciti
a toglierle» è il commento amareggiato sull’emergenza del colombario
del Fusaro, di Gennaro Illiano, rappresentante del circolo
Legambiente dei Campi Flegrei. Ma le brutali iscrizioni sono solo il
male minore che caratterizza l’emergenza dell’antico sepolcreto
romano.
CANCELLATA DANNEGGIATA – «Circa tre anni fa un grosso camion ebbe un
incidente stradale e si schiantò abbattendo parte della
cancellata protettiva del colombario», spiega
Illiano, «da allora il muro perimetrale che custodisce il sito
archeologico è danneggiato; e a distanza di tempo nè il muro, nè la
cancellata è stata più riparata permettendo l’accesso a chiunque».
Infine il nostro interlocutore denuncia il cattivo stato di
conservazione che caratterizza il vano sotterraneo dell’antico
sepolcreto romano.
L'IPOGEO ALLAGATO - «Quando il vano ipogeo si riempie eccessivamente
a causa dell’infiltrazione di acqua piovana, siamo costretti a
portarla via manualmente con i secchi» commenta ancora Illiano. «Le
pompe idrovore della locale associazione di protezione civile
“Falco” danno una mano ma il loro intervento può avvenire solo due
volte all’anno; per il resto l’ipogeo, che tra l’altro contiene un
prezioso pavimento a mosaico, rimane costantemente sotto circa mezzo
metro d’acqua».
INTERVENTO PRIVATO – «Basterebbe l’installazione di una pompa
idrovora da far entrare in funzione quando l’ipogeo si riempie di
acqua, per risolvere definitivamente il problema» suggerisce il
rappresentante di Legambiente, «una spesa irrisoria per mettere in
sicurezza il monumento». Infine la richiesta: «Noi come associazione
auspichiamo un intervento risolutivo, anche
ad opera di un privato che possa stanziare questa piccola somma
necessaria al fine di garantire la tutela e la conservazione del
colombario del Fusaro». |
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27/01/2011
Pompei (NA), un telo sulle macerie della vergogna (Il Mattino)
Stanno ancora là, le macerie
della storia. Stanno ancora là, nel tratto finale della via
dell'Abbondanza, a Pompei, a quasi tre mesi di distanza dal collasso
strutturale che, poco dopo l'alba del novembre, ottanta giorni fa,
fece diventare polvere e pietre senza forma uno dei più
significativi monumenti pompeiani: la Schola Armaturarum,
l'edificio-palestra usato duemila anni fa dai giovani delle città di
Venere per formare spirito e corpo. Stanno ancora là, le rovine,
come fosse successo ieri o una settimana fa, messe sotto sequestro
dai magistrati della Procura di Torre Annunziata che hanno lavorato
per individuare i «perché» di quanto era successo e le eventuali
responsabilità. Pezzi di telo fatto di «tessuto non tessuto» coprono
quanto rimane di quel crollo, tentando di proteggere dalla pioggia
battente e dagli sbalzi termici - oltre che dagli occhi dei turisti
curiosi - il poco o molto che ancora si conserva. E che si potrà
rimettere assieme. Tanto perché di originale dovrebbe essercene
restato ben poco, considerato che la struttura ha subito sia la
violenza dell'eruzione con cenere, lapilli e nuvole infuocate sia
l'altra delle bombe alleate del 1944. Il dissequestro dell'area
dovrebbe, stando almeno a quello che affermano le «voci di dentro»
degli scavi, essere concesso a breve. Forse due settimane. Al
massimo, un mese. La richiesta è partita dagli uffici della
Soprintendenza ormai da una quindicina di giorni. La perizia sui
resti dell'edificio è stata già espletata dai tecnici interni alla
struttura. Poi saranno sgomberate le macerie. La stagione dei grandi
flussi, da marzo in avanti, sta per cominciare. E quasi cento metri
di via dell'Abbondanza, a partire dalla Casa di Tebio Valente sino a
quella del Moralista, chiusa per tutto questo tempo sono un
terribile danno all'immagine. Oltretutto, i gruppi andrebbero a
intasare il percorso alternativo Foro - Anfiteatro che adesso si
sviluppa tra vicoli e stradine. Ovviamente, se non si sgombera
l'area del crollo e non si mettono assieme i «cocci» non si capirà
nemmeno quanto si potrà riutilizzare per ricostruire la casa. Uno
stato dell'arte completo consentirà pure di quantificare le somme
che serviranno. Nei giorni successivi al crollo, alcuni esperti
stimarono in circa seicentomila euro il costo dell'intervento di
recupero. E questo perché la casa era stata ricostruita, negli anni
Cinquanta del secolo scorso e per circa l'ottanta per cento
utilizzando materiali non antichi. L'Unione Europea, è notizia di
ieri l'altro, ha assicurato che un programma di interventi sui siti
archeologici - in generale e non solo per Pompei - potrebbe essere
sostenuto utilizzando una tranche dei 29 miliardi resi disponibili
nell'arco 2007 -2013. Ragion per cui anche la «Schola» potrebbe
rientrare nel gruppo. Ma c'è bisogno di un piano. Un progetto che
sia utilizzabile sull'intera città. A causa delle infiltrazioni, da
pochi giorni, sono state chiuse tre case: Pansa, Mosaici geometrici
e Fontana Piccola. Quest'ultima dimora era stata riaperta appena un
anno fa, allorché era stato completato il restauro dei paesaggi di
marina che stanno lungo la parete, al di sopra e ai lati della
fontana mosaico. Restano chiuse ancora, ma con apertura a rotazione
e dipendente solo dalla possibilità che ci sia il personale di
sorveglianza, ben sedici domus e edifici: Casca Longo, Ara Massima,
Obellio Firmo, Marco Lucrezio Frontone, Menandro, Caccia antica,
Quattro stili, Citarista, Poeta tragico, Giardino di Ercole, Casa
del chirurgo, Larario diAchille, Meleagro, Apollo, Dioscuri e
Amorini dorati. |
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25/01/2011
Pompei (NA), fondi europei non ancora spesi (Il Corriere del
Mezzogiorno)
In soccorso degli scavi di
Pompei, dopo i crolli nella Schola Armaturarum e nella Casa del
Moralista avvenuti nel mese di novembre dello scorso anno,
potrebbero essere utilizzati i fondi Ue per la coesione
territoriale.
Il governo italiano potrebbe dunque utilizzare una parte dei 29
miliardi di euro che l'Unione europea ha messo a disposizione per la
programmazione 2007-2013 (destinata alla coesione territoriale) per
avviare un processo di ristrutturazione a favore degli scavi
pompeiani e di altri siti archeologici.
Un'indicazione che arriva dal commissario europeo per la politica
regionale, Johannes Hahn, lanciata nel corso di un confronto alla
Camera dei deputati col ministro per i rapporti con le regioni
Raffaele Fitto, e con il presidente della regione Campania, Stefano
Caldoro e della regione Basilicata, Vito De Filippo. Hahn ha
ricordato che «l'Italia è tra i maggiori beneficiari dei fondi
destinati alla politica di coesione territoriale, si tratta di fondi
da spendere in modo efficace». D'accordo con la proposta su Pompei
si è detto il ministro Fitto spiegando che si tratta di un'idea che
«sono certo che troverà pronta condivisione da parte del nostro
governo».
Hahn ha anche parlato del piano Sud messo a punto dall'esecutivo
definendolo «ragionevole e fattibile», anche se '«bisogna migliorare
l'assorbimento dei fondi da parte delle Regioni». |
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23/01/2011
Napoli, un libro sul teatro di Neapolis (Repubblica)
Un lavoro di ri-cucitura. Le
parti del Teatro romano di Neapolis erano inglobate negli edifici
che la città gli ha fatto crescere intorno nei secoli. Anticaglia,
sta per "insieme di cose dell´antichità". Pietre del passato, il cui
assemblaggio, nel tempo, era diventato illeggibile, per cui
anticaglia è come dire qualcosa senza forma, l´unica certezza è che
appartiene a un altro tempo. L´opera che ha restituito al pubblico
dei visitatori il Teatro antico, che lo vedrà per la prima volta a
restauro compiuto domani dalle 9 alle 14 (prenotandosi), è stato un
lavoro eseguito come con ago e filo, per riportare alla vista una
immagine di insieme dell´architettura antica e nello stesso tempo
conservare il tessuto che la include. Un effetto unico in Italia, e
non solo. Il risultato è un sito archeologico irripetibile che
racconta la storia del «palinsesto» Napoli, della stratificazione
anche orizzontale, oltre che verticale, che ha interessato la città.
Il senso di questa scoperta, che ha coinvolto generazioni di
archeologi in un lavoro collettivo fatto passandosi il testimone
nella piena collaborazione (come non sempre accade) dagli anni
Ottanta a oggi, è spiegato e documentato nel libro edito
dall´Università Orientale "Il teatro di Neapolis, scavo e recupero
urbano", scritto a più mani da Ida Baldassarre, Daniela Giampaola,
Francesca Longobardo, Aurora Lupia, Giancarlo Ferulano, Roberto
Einaudi, Fabiana Zeli e con le prefazioni del sindaco Iervolino, di
Stefano De Caro e del rettore dell´Orientale Lida Viganoni. Il
volume sarà presentato sempre domani alle 15.30 nell´ex Asilo
Filangieri a San Gregorio Armeno: con gli autori, il sindaco, De
Caro, ci sarà l´archeologo Filippo Coarelli, discepolo di Ranuccio
Bianchi Bandinelli.
Il Teatro appare ora come un´emersione dal paesaggio circostante e
«interno»: il suo scheletro composito dopo venti secoli è risorto
dai vicoli, dalle case, dagli scantinati, persino dai camminamenti
di chiese e conventi. E nel progetto dell´ingegnere Einaudi - figlio
del presidente Luigi e padre del musicista Ludovico - la struttura
antica deve restare intrecciata agli edifici che dal Medioevo al
Settecento gli sono cresciuti intorno. Cinquemila posti, il diametro
della cavea di 86 metri, il "Teatro di Nerone" è un edificio di età
flavia classificabile tra i medio-grandi. Non si sa ancora dove
fosse il teatro greco, l´Odeion. Quello romano, invece appare in uno
dei rilievi dell´arco trionfale di Alfonso d´Aragona a Castel Nuovo
e nel dipinto di Marco Pino sull´altar maggiore di Sant´Angelo a
Nilo. Via Sapienza, Pisanelli, Anticaglia e Santi Apostoli
compongono il terzo decumano più settentrionale della città
greco-romana, e le tracce del teatro sono lungo questa direttrice.
Se ne vedono gli archi a cavallo tra due palazzi, sovrastanti la
strada dell´Anticaglia, dove al civico 28 si sviluppano gli
ambulacri. Si rintraccia negli scantinati di via San Paolo 4 dove si
vede una semicolonna della facciata del teatro in un cortile. Un
altro "brano" si legge nel convento dei Padri Teatini sempre in via
San Paolo, e la «media cavea» è ora leggibile tra i palazzi, come
una gradinata ritagliata tra le facciate, con le finestre che la
contemplano dopo tanti secoli. Quella realizzata oggi è l´evoluzione
della proposta di Roberto Pane di un parco archeologico con la
demolizione solo di alcuni immobili. Il progetto per il "disvelamento"
del Teatro proposto dallo Studio Einaudi in accordo con la variante
generale al Piano urbanistico attuativo (Pua) prevede anche la
fruizione e la valorizzazione del monumento. Il primo lotto
sperimentale ha avuto inizio nel 2003 con fondi comunali. A cui si
sono aggiunti il Por Campania 2000-2006 e un cofinanziamento del
Comune di Napoli per un secondo lotto. Il Pua per il teatro riguarda
l´area compresa tra via San Paolo, via Anticaglia, vico Cinquesanti
e il muro di confine del complesso di San Paolo Maggiore.
Il recupero è stato conciliato con il rispetto delle residenze e
delle attività commerciali, e di questo si è tenuto conto anche
negli espropri. Il palcoscenico antico nell´ipotesi di Einaudi
coordinato dalla soprintendenza, ora che è entrato anche nel piano
di gestione Unesco del centro storico, tornerà a vivere e a ospitare
spettacoli con un piano di gestione su cui avranno competenza Stato
e Comune, e ci sarà un´area museale dove esporre i numerosissimi
reperti trovati nello scavo. |
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23/01/2011
Torre Annunziata (NA), alla luce strutture romane, forse di una
nuova villa (Il Mattino)
I primi ritrovamenti
risalgono all’estate scorsa, ma nella giornata di ieri, nell’area
industriale dismessa ex Aquila ed ex Imec, dov’è in progetto un
centro commerciale, sarebbero venuti alla luce i resti archeologici
di notevole interesse. Dietro le transenne rosse del cantiere di via
Traversa Andolfi, una strada sterrata al confine con Pompei e
Boscoreale, potrebbe nascondersi una villa romana, la terza di Torre
Annunziata dopo quelle di Poppea e di Lucio Crasso Terzo. La notizia
non è stata ancora confermata ufficialmente ma ieri pomeriggio c’è
stato un vertice tra il sindaco Giosuè Starita e la soprintendente
Teresa Elena Cinquantaquattro. «Abbiamo eseguito un sopralluogo per
valutare lo stato delle cose, tuttavia sia con l’azienda affidataria
dei lavori che con la Soprintendenza proseguono i contatti. Dai
primi ritrovamenti dell’anno scorso vengono continuamente alla luce
altri reperti. Circostanze che ci inducono, di volta in volta, a
valutare tempi e modi della prosecuzione dei lavori». A scoprire
quello che potrebbe essere un nuovo tesoro dell’archeologia sono
state le ruspe della società Oplonti Srl che sta costruendo un parco
commerciale con negozi, ristorante e spazi verdi. Già nel luglio
scorso erano venute alla luce anfore e altri oggetti in terracotta,
poi le mura, quelle che potrebbero appartenere a una villa romana
ricoperta dalla lava dell’eruzione del Vesuvio del 79 d. C. Il
cantiere dell’estensione di 51mila metri quadrati era stato
temporaneamente sequestrato un anno fa perché la falda acquifera era
risultata compromessa dalla presenza di metalli pesanti. Ora la
scoperta dei resti della villa potrebbe nuovamente rallentare o
bloccare definitivamente i lavori di costruzione del parco
commerciale destinato ad offrire lavoro a oltre 150 persone. Si
studia la possibilità di far convivere il centro commerciale con il
sito archeologico che potrebbe venire alla luce. |
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22/01/2011
Mondragone (CE), restauri aperti al Museo Civico Archeologico
"Biagio Greco" (Il Mattino)
È la singolare iniziativa
voluta dall'amministrazione comunale per avvicinare ancora di più la
struttura alla città. Da oggi, e per tutti i sabati successivi fino
al completamento dell'intervento, chiunque sia interessato, semplici
cittadini, associazioni, scolaresche, potrà assistere al lavoro dei
tecnici che stanno riportando allo splendore antico un affresco
medievale rinvenuto sulla rocca di Montis Draconis, com'è conosciuto
il castello medievale sulla sommità del monte Petrino che domina
l'abitato di Mondragone. Il dipinto, insieme con altri, proviene
dalla chiesa del pianoro sommitale, al centro della parete est della
quale è stato rinvenuto un altare in muratura rivestito da affreschi
che imitano, con un attento gioco di chiaroscuro, i marmi policromi.
Il rinvenimento è avvenuto in occasione delle campagne di scavo
finanziate dall'amministrazione comunale. Da una prima analisi e dai
confronti localizzati con quelli delle più importanti chiese
napoletane, come san Pietro a Maiella, di cui gli affreschi di
Mondragone condividono la stessa ripartizione degli spazi e una
identica tecnica nel rappresentare i dettagli dell'incarnato o
dell'aureole, potrebbero essere datati al 1300. L'affresco in
restauro rappresenta una processione in cui compaiono tre
personaggi. Il primo in posizione centrale è dipinto di rosso. Il
secondo invece è scalzo e nudo e procede, come un offerente, verso
un terzo personaggio che appare indossare la tipica veste dei
benedettini. L'intervento è finanziato coi proventi della rassegna
«Teatro in Comune», svoltasi la scorsa estate nel cortile del
palazzo comunale. Il restauro verrà eseguito nella Sala della Venere
del museo, per permettere al pubblico di assistere alle operazioni,
ed avere nozione di come si realizza un complesso e delicato
intervento di questo tipo, senza intralciare le stesse. I lavori
hanno avuto il necessario nulla osta della Soprintendenza
Archeologica e saranno curati dalla restauratrice Marianna Musella.
L'affresco sarà appoggiato, mediante la realizzazione di un supporto
di risparmio e applicando dei materiali riconoscibili e reversibili,
su dei pannelli ultraleggeri a nido d'ape. Nelle prossime settimane
sarà avviato il recupero di un altro dipinto, che rappresenta una
colonna tortile ed un modulo decorativo a tappeto, coevo della
processione e rinvenuto nella stessa chiesa sulla rocca di Montis
Draconis, lavoro sempre aperto al pubblico. Questo secondo restauro
è stato reso possibile da una donazione a favore del museo civico
del club Lions «Sinuessa Ager Falernus» di Mondragone. Ultimate le
operazioni, la fine dell'intervento è previsto per la primavera
prossima, i dipinti saranno musealizzati ed esposti nella Sala
Medievale, al secondo piano del museo. «Il museo deve essere un
cantiere sempre aperto al pubblico», spiega l'assessore alla
Cultura, Pasquale Sorvillo. Che annuncia «un anno ricco d'iniziative
per il museo civico» e che sottolinea come esso «oggi rappresenta il
riscatto ed il rilancio della nostra storia e della nostra terra,
dimostrando come impegno e costanza possano consentire di realizzare
progetti di vasto respiro scientifico e culturale». |
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22/01/2011
Pompei (NA), la Finanza in Soprintendenza (Repubblica)
Anche un ispettore del
ministero del Tesoro a Pompei per acquisire documentazione per
un´inchiesta interna sulle spese del commissario. Con la Guardia di
finanza, che da oltre una settimana sequestra atti negli uffici
della soprintendenza dell´area archeologica sul commissariato di
Marcello Fiori, è arrivata una funzionaria per la verifica degli
atti relativi agli interventi del commissariato straordinario
scaduto lo scorso giugno. Al vaglio tutte le spese effettuate nel
periodo dei due commissariamenti della Presidenza del Consiglio
istituiti per un´emergenza poi riconosciuta non tale dalla Corte dei
conti. Tanto la gestione dell´ex prefetto Profili quanto quella che
seguì, affidata al braccio destro di Bertolaso, vengono passate al
setaccio per i riscontri.
Intanto di pari passo con la verifica amministrativa che segue ogni
intervento della Protezione civile, vanno avanti le due inchieste
della Procura di Torre Annunziata, quella sui costosi restauri
nell´area dei teatri e quella di novembre, sui crolli e i cedimenti
che hanno interessato gli edifici su via dell´Abbondanza e i muri di
contenimento delle domus vicine. La consistente pioggia di quei
mesi, irregimentazione delle acque deviata o altre cause?
L´interesse degli investigatori si estende anche a crolli precedenti
verificatisi negli ultimi anni, alcuni che non hanno a che vedere
con l´area archeologica: sequestrato anche l´incartamento che
riguarda la caduta di un solaio nella palazzina che ospitava le
officine dei restauri di Pompei, all´esterno dell´area archeologica.
Un crollo che risale a dieci anni fa e che quindi ricade nella
gestione del city manager Gherpelli, che affiancò per alcuni anni il
soprintendente Pier Giovanni Guzzo. |
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21/01/2011
Caserta, arrestati tombaroli (Il Corriere del Mezzogiorno)
Con squadre dotate di sonde e
metal detector razziavano i siti archeologici
per un mercato nero di oltre 633 i pezzi
Meravigliosi crateri a calice e a volute, raffinate kylix, gorgoni,
satiri, protomi femminili. Sono i capolavori contenuti
nell’incredibile bottino - oltre 633 pezzi per un valore stimato di
un milione di euro - recuperato in Campania dai carabinieri dei beni
culturali che all’alba di ieri hanno fermato una organizzazione di
tombaroli accusata di controllare il «saccheggio sistematico» dei
siti archeologici nella zona a nord est della regione. Denominata «Ro.vi.na.»
l’indagine , coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa
Maria Capua Vetere, ha portato all’esecuzione di 12 ordinanze a
Casal di Principe (CE), Casapesenna (CE), Castel Volturno (CE), San
Cipriano d’Aversa (CE), Cesa (CE), Mondragone (CE), Maddaloni (CE),
Boscoreale (NA), Acerra (NA), pompei (NA), Bacoli (NA), Taranto,
Fiorenzuola d’Arda (PC) e Eraclea (VE), con arresti domiciliari per
cinque persone e misure cautelari personali (divieto di dimora o
obbligo di firma) per altre sette emesse dal Gip di Santa Maria
Capua Vetere.
I CAPOLAVORI - L’accusa è di «associazione per delinquere
finalizzata a ricerca illecita, impossessamento e ricettazione di
reperti archeologici provenienti da scavo clandestino». Tra i
capolavori sequestrati anche una oinochoe a figure nere del VII
secolo a. C., una oinochoe - ovvero un vaso simile ad una brocca che
si usava per versare il vino - a figure rosse del IV secolo a. C.
con un demone alato, attribuito al cosiddetto «Pittore di Napoli» e
due crateri a campana a figure rosse, riconducibili rispettivamente
al «Pittore di Dinos» (420-450 a. C) e al «Pittore di Caivano»
(340-330 a. C.). Tutti i particolari della vicenda saranno
illustrati in una conferenza stampa che si terrà questa mattina alle
11 negli uffici della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua
Vetere alla presenza del Procuratore Capo, Corrado Lembo.
LE PERQUISIZIONI - L’indagine, che ha portato anche a 39
perquisizioni nelle abitazioni di altrettanti indagati ritenuti
«fiancheggiatori» della organizzazione, era partita nel 2009.
Secondo quanto hanno ricostruito gli investigatori, la banda
controllava il saccheggio dei siti archeologici del nord-est della
Campania, nelle aree di Riardo (CE), Teano (CE), Calvi Risorta (CE),
Sant’Agata de' Goti (BN) e Montesarchio (BN). Grazie a pedinamenti e
servizi di osservazione fatti anche con l’aiuto di visori notturni e
telecamere ad infrarosso, sono stati identificati i promotori
dell’organizzazione che si servivano di squadre di tombaroli di
Casal di Principe e così avevano riportato alla luce - servendosi
anche di spilloni per sondare il terreno e metal detector - i
reperti che sarebbero poi stati messi sul mercato clandestino
nazionale e internazionale.
IL PONTE CON I CLAN - Non si esclude che il sodalizio possa avere
collusioni con la criminalità organizzata, sottolineano gli
investigatori, perchè alcuni degli indagati sono stati già coinvolti
in altre indagini per associazione camorristica e favoreggiamento
della latitanza di esponenti del clan dei casalesi. Ulteriori
«inconfutabili conferme del quadro accusatorio», fanno notare ancora
gli investigatori, sono venute, nel tempo, da perquisizioni e
sequestri che hanno consentito, al momento, il recupero,
complessivamente, di 633 reperti, tra cui crateri a calice e a
volute, skyphos, kylix, gorgoni, satiri e protomi femminili, e 1000
frammenti, per un valore complessivo di circa un milione di euro. Le
perizie degli esperti sui beni sequestrati hanno confermato la
grande rilevanza archeologica oltre che venale di molti dei reperti
sia per le qualità artistiche sia per l’unicità delle decorazioni e
la raffinatezza dei materiali impiegati.
LEGAMBIENTE - «È la conferma della gravità del fenomeno dell’
archeomafia, che vede in azione colletti bianchi e personaggi
insospettabili, vere e proprie organizzazioni criminali spesso
collegati a clan mafiosi». Così, in una nota, Michele Buonomo,
presidente Legambiente Campania commenta l’esito dell’operazione «Ro.vi.na.».
«Un fenomeno - si legge nella nota di Legambiente - reso possibile
dall’ esistenza di una ragnatela nazionale ed internazionale di
mercanti d’arte ed esperti senza scrupoli che riciclano sul mercato
opere trafugate. Una ragnatela che è al servizio di una platea,
purtroppo sempre più vasta, di esibizionisti ricchi ed imbecilli per
il solo vezzo di esporre nella propria villa, giardino o cassaforte,
opere d’arte di valore inestimabile. E che vede la Campania tra le
regione leader del traffico: il 12% del totale nazionale dei reati
di archeomafia si concentra nella nostra regione». |
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20/01/2011
Ercolano (NA), nasce la nuova piazza sugli scavi (Il Mattino)
Da distributore di benzina ad
area pedonale che diventerà il fulcro di un percorso che si
affaccerà direttamente sui resti dell'antica Herculaneum. Verrà
ufficialmente inaugurata nelle prossime settimane piazza Colonna,
un'area di oltre 700 metri quadri su corso Resina, a pochi metri
dall'ingresso storico degli Scavi. Proprio la colonna, realizzata
nel 1861 per celebrare l'Unità d'Italia, da cui la piazza prende il
nome, sarà il centro di una serie di installazioni che intendono
rappresentare un richiamo alla classicità del luogo. Per celebrare i
250 anni dall'inizio degli scavi che hanno riportato alla luce la
città antica, infatti, l'amministrazione comunale di Ercolano ha
deciso di installare nella nuova piazza le riproduzioni di alcune
statue rinvenute nella celebre Villa dei Papiri. Si tratta di copie
in ghisa delle Danaidi (figlie di Danao, condannate da Giove a
riempire d'acqua una botte dal fondo bucato) custodite al Museo
nazionale di Napoli: «Abbiamo voluto restituire a questo spazio
urbano il carattere ed il ruolo che merita sia perla fruizione
pubblica, sia per la funzione rappresentativa dovuta alla vicinanza
di un luogo così importante come gli scavi archeologici- spiega
l'assessore ai lavori pubblici, Salvatore Solaro -. Di concerto con
la Soprintendenza e con i fondi Più Europa, piazza Colonna diventerà
il punto centrale di un percorso pedonale a strapiombo sugli Scavi
che includerà un lungo tratto di corso Resina tra il piazzale e via
Mare. Si tratta di una formidabile opera di recupero urbanistico
destinata a valorizzare la città e le attività commerciali del
centro storico». Per circa cinquant'anni, piazza Colonna è stata
occupata da un distributore di benzina e da un'area di parcheggio
che, al termine dei lavori, lasceranno spazio a panchine e fioriere:
«Le opere procedono secondo la tabella di marcia - conferma
l'architetto Solaro - per cui contiamo di inaugurare la rinnovata
piazza entro la fine di febbraio. A lavori ultimati, piazza Colonna
richiamerà le sensazioni di una domus romana con colonne, pergolati
e pavimentazione in pietra lavica. L'intera area, inoltre, è stata
leggermente rialzata rispetto al piano della strada su un basamento
che accoglierà panchine e piante tipiche dell'habitat mediterraneo».
L'intera opera, i cui lavori sono iniziati circa un anno fa, costerà
poco più di tre milioni di euro ed è stata finanziata per il 95%
dalla Regione e per il restante 5% dal Comune. |
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19/01/2011
Pompei (NA), incendio sfiora antichi testi (Il Mattino)
Scoppia un incendio negli
uffici-container della soprintendenza: la procura di Torre
Annunziata apre un'inchiesta. Il capo della procura oplontina, Diego
Marmo, vuole vederci chiaro sull'ennesimo episodio che ha coinvolto
l'area archeologica di Pompei, delegando i carabinieri di Pompei,
coordinati dal capitano della Compagnia di Torre Annunziata Luca
Toti e dal maresciallo capo Tommaso Canino, di acquisire tutti gli
atti relativi all'incendio, compresa la perizia tecnica stilata dai
vigili del fuoco di Castellammare di Stabia intervenuti nelle
operazioni di spegnimento. Da una prima perizia sembrerebbe si sia
trattato di corto circuito. Il numero uno della procura di Torre
Annunziata, però, vuole essere certo che non ci sia dolo all'origine
dell'incendio. Ha, così, disposto una nuova doppia perizia:
sull'incendio e sulle condizioni dell'impianto elettrico. Il
procuratore capo vuole, in pratica, sapere se «l'impianto elettrico
della soprintendenza di Porta Marina Superiore è a norma, oppure si
è di fronte ad un nuovo caso di negligenza». Il procuratore capo
Marmo ha, anche, disposto il sequestro del locale per evitare
l'inquinamento di eventuali prove. Il principio di incendio si è
sviluppato in un locale adibito a deposito materiale cartaceo
promozionale degli scavi, (brochure, mappe, manifesti e fascicoli),
nel seminterrato del prefabbricato dove, dal 1980, sono allocati gli
uffici della soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei. Gli
uffici della soprintendenza, infatti, sono ancora collocati nei
container risalenti al periodo post-terremoto che colpì l'Irpinia, e
la provincia di Napoli, nel 1980. La preziosa biblioteca della
soprintendenza di Pompei, che conserva tra i suoi scaffali testi
antichissimi dell'antica città archeologica, ha corso il grosso
rischio di bruciare. Solo il tempestivo intervento degli addetti
alla sala regia hanno evitato che le fiamme, sprigionatesi in un
locale attiguo alla biblioteca, lambissero i libri che raccontano la
storia della Pompei romana. I responsabili degli. «occhi telematici»
hanno, infatti, avvertito un forte odore di bruciato provenire dallo
scantinato in cui è stipata la biblioteca. L'immediato intervento
dei vigili del fuoco, allentati dal personale in servizio alla sala
regia della telesorveglianza, coordinati da Giuseppe Marigliano, ha
evitato l'espandersi delle fiamme. Secondo una prima perizia tecnica
l'incendio sarebbe stato originato da un corto circuito partito
dall'obsoleto impianto elettrico, collocato sulla parte superiore
dei locali-deposito. Secondo i tecnici dei vigili del fuoco i danni
registrati non sono stati ingenti solo perché è andato in corto
l'impianto elettrico posizionato nella parte adiacente il solaio.
Diversamente, secondo gli esperti, se a bruciare fossero state le
canaline dei fili elettrici più vicine al pavimento le fiamme
avrebbero lambito l'intero sotterraneo, compresa la biblioteca,
provocando danni di inestimabile valore. Gli studenti di archeologia
di tutto il mondo consultano infatti i volumi di grande interesse
storico conservati nella biblioteca della soprintendenza. Testi
originali di Plinio il Vecchio e di Plinio il Giovane, di Amedeo
Maturi, di Matteo Della Corte e di altri archeologi di fama mondiale
sono conservati nella biblioteca-container. Testi che raccontano la
storia di una città antica di duemila anni. L'ala degli
uffici-contanier, compreso l'ufficio della soprintendente Teresa
Elena Cinquantaquattro, che si trovano nella zona soprastante il
seminterrato dove si è sviluppato l'incendio, è attualmente
inagibile per i miasmi del fumo che si è propagato e perché è
saltato l'intero impianto elettrico. |
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19/01/2011
Bacoli (NA), degrado intorno alla Casina Vanvitelliana (Il Mattino)
Bacoli, in rivolta i comitati
civici «Basta degrado, siamo stanchi» Il sindaco: sto cercando i
fondi.
Intorno alla Casina Vanvitelliana regna il degrado. A denunciarlo è
il Coordinamento delle Periferie di Bacoli, che ha invitato il
sindaco Ermanno Schiano ad intervenire urgentemente in un luogo dove
l'incuria vige al di sopra di ogni cosa. «Siamo stanchi, si agisca».
Il parco, sede di svago dei regnanti borbonici, della riserva di
caccia ideata da Luigi Vanvitelli nel 1752, completato da suo figlio
Carlo nel 1784, divenuto Casino Reale di Caccia, oggi è il teatro
dell'incuria. A pagarne le conseguenze è soprattutto il grande
parcheggio adiacente al parco reale che dovrebbe accogliere i
turisti e i visitatori della Casina. Quest'ultima un anno fa è stata
restituita dopo anni di restauro alla cittadinanza. Ma quello che si
può osservare intorno non è certo degno di tanto splendore. Si va
dall'illuminazione mancante alla presenza di rifiuti. Buio pesto di
sera, l'area di sosta del parco vanvitelliano diventa luogo di
ritrovo di tossicodipendenti e malintenzionati. La pulizia ordinaria
non basta più. I membri del coordinamento chiedono interventi
strutturali e immediati. Non solo sporcizia accumulata negli angoli
dell'enorme spazio, ma anche muri franati. Infatti il muretto di
cinta del lago è venuto meno, da alcuni anni, e nessuno è mai
intervenuto, creando un rischio per l'incolumità per i passanti.
Sono vari gli esposti presentati in merito sia al comando dei vigili
urbani, sia ai carabinieri. Il sindaco Ermanno Schiano rassicura i
cittadini. «È evidente lo stato in cui versa quella zona - ha
spiegato il primo cittadino - purtroppo è il frutto di una cattiva
gestione decennale. Ho già dato direttive per un progetto di
recupero e di valorizzazione del posto, indispensabile proprio per
la sua vicinanza alla Casina». Nell'agenda amministrativa sono
evidenziati gli interventi di recinzione del lago, oggi liberamente,
e pericolosamente, accessibile, e quelli di pulizia straordinaria
per rimuovere cumuli di spazzatura e rifiuti di ogni genere. In
arrivo anche verde attrezzato e arredo urbano come panchine e
giostre per i bambini. Risolti questi problemi resta un nodo da
sciogliere: la sorveglianza per prevenire il vandalismo che ha
distrutto completamente l'area. «Stiamo lavorando - ha concluso
Schiano - per reperire i fondi necessari per l'installazione di
telecamere, che ci aiutino a identificare i veri assassini
quotidiani del territorio, che preferiscono impiegare il proprio
tempo per distruggerlo anziché valorizzarlo». |
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18/01/2011
Pontecagnano (SA), tomba etrusca recuperata in autostrada (Il Mattino)
Una tomba d’epoca etrusca in
uno dei cantieri dell’autostrada. Un piccolo tesoro trovato durante
i lavori di scavo che dovrà ora essere rimossa e sistemata in un
sito più idoneo, per essere esaminata e classificata dagli esperti.
L’intervento di rimozione che sarà effettuato dopodomani, giovedì,
in presenza di tecnici della Soprintendenza che sono stati subito
informati del ritrovamento e che coordineranno l’operazione. I tempi
previsti sono di sei ore circa. |
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15/01/2011
Pompei (NA), piove? si chiudono gli scavi (Il Mattino)
Piove? Gli scavi di Pompei
chiudono. È l'ultimo provvedimento adottato dalla neo soprintendente
Teresa Elena Cinquantaquattro. Intanto, nella mappatura delle aree a
rischio crolli, sono state segnate le domus di «Pansa» e della
«Fontana Piccola a Mosaico», ritenute inagibili in quanto
interessate da fenomeni lesionativi delle strutture e, quindi, da
ieri sono state interdette al pubblico. Tracciata la mappa del
degrado della città sepolta, dunque, la dottoressa Cinquantaquattro,
ha disposto che «in caso di nubifragio, forti venti o piogge
persistenti, a titolo precauzionale, volto a garantire la pubblica
incolumità, vengano tenute interdette all'accesso del pubblico case
ed aree dove sono stati individuali elementi di pericolo. In caso di
avverse condizioni climatiche, e per tutta la durata delle stesse,
devono essere provvisoriamente chiuse, da parte del servizio di
custodia, le case aperte al pubblico». Questo significa che quando
pioverà, e senza preavviso, perché aldilà delle previsioni
climatiche non si può stabilire con certezza l'arrivo dei temporali,
i turisti, pur giunti a Pompei da ogni angolo del mondo, rimarranno
fuori i cancelli degli scavi. L'ufficio tecnico della
soprintendenza, secondo quanto disposto dalla Cinquantaquattro, con
la massima urgenza dovrà provvedere a stilare un piano di
interdizione di aree da chiudere precauzionalmente nei casi
manifestati di avverse condizioni climatiche. Un provvedimento
assurdo, secondo quanto afferma Antonio Pepe, segretario della Cisl/bac,
che rasenta la «fanta-archeologia». «Pompei continua la
svalorizzazione del sito - dice Pepe - chiuse le domus di Pansa e
della Fontana Piccola, per motivi precauzionali, perché interessate
da fenomeni lesionativi delle strutture? Una volta, quando si
riscontravano delle situazioni di pericolo, si interveniva
immediatamente per rendere agibili luoghi, domus, murature o
edifici. Adesso si declinano le responsabilità chiudendo le case
nelle more della messa in sicurezza. Ci auguriamo di sbagliare, ma
siamo. convinti che quando si riscontra uno stato di pericolo
bisogna intervenire con urgenza perché, al di là del pericolo per
l'incolumità del turista o del personale, è necessario evitare che
avvengano altri crolli e si perdano dei beni inestimabili.
L'amministrazione farebbe meglio a mettere in campo squadre di
operai per la manutenzione ordinaria e particolarmente per il
consolidamento di murature».
Il personale dell'amministrazione, secondo i rapporti emanati dalla
stessa soprintendenza, viene impegnato raramente in interventi
manutentivi. Dei 32 operai, in organico agli scavi di Pompei, solo 3
sono realmente impegnati nelle mansioni di addetti alla manutenzione
ordinaria. Considerando che solo nei siti dell'ex soprintendenza di
Pompei si possono recuperare 89 operai da adibire alla manutenzione
ordinaria delle strutture antiche, e se a questi si aggiungessero
anche quelli in servizio negli altri siti dell'ex soprintendenza di
Napoli e Pompei, forse si potrebbe risolvere il problema della
manutenzione ordinaria a costo zero, senza dover ricorrere ad
interventi straordinari. La Cisl denuncia, anche, il silenzio della
nuova soprintendenza nei confronti dei sindacati. «Intanto -
conclude Pepe - mentre rimaniamo in attesa che la soprintendente, la
dottoressa Teresa Cinquantaquattro, si decida a convocare le
organizzazioni sindacali per poter definire l'organizzazione del
lavoro e un nuovo programma di tutela delle aree archeologiche, a
Pompei continua la svalorizzazione del sito archeologico, peraltro
già iniziata dal primo gennaio 2011 con la decisione unilaterale
dell'amministrazione di chiudere alternativamente 13 Domus». |
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13/01/2011
Ottaviano (NA), il degrado della villa romana del Pensatore (Il
Mattino)
Quelli del comitato civico
«Agostino Cifariello», che stanno cercando di valorizzarla, l'hanno
definitala «Villa del pensatore»: si trova, infatti, a 500 metri sul
livello del mare ed è la più alta finora rinvenuta all'interno del
complesso Vesuvio-monte Somma. Per questo - ragionano i volontari
del comitato - doveva essere un luogo di riflessione ed eremitaggio.
Certo è che la sua altezza non ha impedito ai tombaroli di tentare
un vero e proprio saccheggio: se ne è accorta anche Caterina
Cicirelli, funzionaria della Soprintendenza archeologica di Pompei,
che ha effettuato un sopralluogo. Sollecitata dal vicepresidente del
comitato, Gennaro Barbato, l'archeologa ha visitato la villa di
Ottaviano, che si trova in località Cantariello e rappresenta uno
dei tanti siti storici rinvenuti nella cittadina vesuviana. Risale
all'età romana, con ogni probabilità è una villa rustica ed è stata
scoperta circa 15 anni fa. Allora la Soprintendenza provvide alla
catalogazione dei reperti e affidò al proprietario del fondo
terriero la custodia della villa. Poi, null'altro: come molti altri
tesori antichi del territorio vesuviano, la villa del Pensatore è
rimasta pressoché nell'abbandono, in balia del tempo che passa e dei
vandali. Ma anche dei tombaroli: è opera di ladri specializzati,
infatti, il cunicolo che conduce fino agli scavi archeologici della
villa, scoperto ieri. n tunnel è stato costruito con delle assi di
ferro e consente di raggiungere il sito con una certa facilità.
Possibile, dunque, che siano stati perpetrali più raid, anche se per
adesso è impossibile stabilire con precisione cosa sia stato
trafugato. Sarà ora una relazione della Soprintendenza e una
denuncia del proprietario del fondo a dare il via alle indagini.
Intanto, sarà affrontato il problema della valorizzazione della
villa romana e della sua fruizione al pubblico. Nel corso del
sopralluogo, Cicirelli ha constatato la disponibilità del
proprietario del terreno a darlo in gestione al comitato «Agostino
Cifariello», che da tempo cerca di dare il giusto risalto al
patrimonio culturale e artistico di Ottaviano. Spiega il
vicepresidente Gennaro Barbato: «Considerato il numero elevato di
ville rustiche venute alla luce, tutte risalenti al II e al I secolo
avanti Cristo, possiamo dire a ragion veduta che Ottaviano era una
città importante, quasi al livello di Pompei. e Noia. Noi ci
candidiamo a gestire questi siti, aprirli al pubblico per
consentirne la conoscenza». In passato, il comitato ha già
organizzato tour alla scoperta dei siti storici nascosti di
Ottaviano. Cominciati a febbraio del 2010, nel corso dei mesi sono
diventati un appuntamento fisso per centinaia di turisti e non
grazie anche alla promozione del blog www.ottavianesi.it, che
pubblica news, foto e immagini dei siti archeologici. «Abbiamo
ricevuto e-mail con richieste di informazioni da tutto il mondo»,
spiega l'ideatore del blog, Marco Antonio Giorgio. |
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13/01/2011
Nola (NA), cercasi sponsor per il villaggio preistorico (Il Mattino)
Sponsor cercasi per il
recupero del villaggio preistorico: è l’appello che l’associazione
culturale Meridies ha lanciato agli imprenditori Luca Cordero di
Montezemolo, Diego Della Valle e Gianni Punzo, impegnati nell’area
con il progetto delle Ferrovie Ntv, dopo il cedimento nei giorni
scorsi di una parete degli scavi, a causa delle forti piogge e
dell’innalzamento della falda acquifera. In una lettera inviata ai
tre imprenditori, Angelo Amato De Serpis, ex presidente
dell’associazione nolana, da tempo è impegnata per sensibilizzare le
istituzioni a prestare maggiore attenzione al sito archeologico, si
è appellato alla loro sensibilità culturale, «già dimostrata in
particolare da Diego Della Valle», che ha dato la sua disponibilità
a contribuire al restauro del Colosseo. «La perdita delle capanne di
Nola - spiega De Serpis - non è solo un grave danno archeologico e
scientifico, ma è anche e soprattutto una mancanza di rispetto nei
confronti delle persone che le hanno costruite, abitate e vissute
quattromila anni fa». |
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10/01/2011
Nola (NA), rimpallo di accuse per il villaggio (Il Giornale di
Napoli)
La Regione Campania ha
acquisito, su richiesta del MiBac (ministero dei Beni e attività
culturali), nel febbraio del 2007 l\'area interessata dai siti
archeologici dell\'età del Bronzo Antico rinvenuti in località Croce
del Papa del Comune di Nola. L\'area in questione è stata
successivamente consegnata alla Soprintendenza per i Beni
Archeologici di Napoli, su specifica richiesta della stessa, ai fini
della sua migliore conservazione e tutela. Allo stato, dunque, la
Regione Campania non può intervenire con progettazione propria sul
sito in relazione al fenomeno di dissesto idrogeologico che sta
interessando l\'area. Ciò non esclude, però, un interessamento da
parte del Demanio Regionale, la cui competenza è in capo all\'assessore
regionale, onorevole Ermanno Russo. «Più che di assenza della
Regione Campania, come qualcuno strumentalmente va sostenendo —
commenta Giuseppe De Mita, vice presidente della giunta regionale
della Campania e assessore con delega ai beni culturali — sarebbe
corretto parlare di non competenza della Regione Campania. La tutela
e la conservazione del villaggio dell\'età del Bronzo di Nola,
infatti, rientrano nelle competenze proprie del MiBac. Il problema
comunque esiste e resta e non può certo essere risolto attraverso la
strada della polemica. Il percorso più corretto e al quale va dato
seguito immediato è quello che passa per la convocazione di una
Conferenza dei Servizi alla quale partecipino tutti gli enti e i
soggetti coinvolti e che individui modalità di intervento,
progettazioni possibili e risorse necessarie». Infine, in
riferimento ad una delibera della precedente giunta regionale — atto
che spesso viene richiamato da qualche consigliere regionale - con
la quale si individuavano risorse per il Villaggio dell\'Età del
Bronzo di Nola, va chiarito che il provvedimento in questione non
aveva la necessaria copertura finanziaria. La delibera faceva,
infatti, riferimento a fondi Fas non resi disponibili dal Cipe e a
fondi Por che avrebbero dovuto essere messi a bando. Inoltre, la
progettazione prevista in quella delibera di giunta regionale non
faceva riferimento ad interventi di risanamento idrogeologico dell\'area
in questione, bensì ad attività di valorizzazione e di promozione
del sito. |
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08/01/2011
Nola (NA), chiesto l'intervento dell'Unesco per il villaggio
preistorico (Repubblica)
Nola chiede la tutela
dell´Unesco per il Villaggio preistorico. Si è tenuto ieri il
consiglio comunale straordinario convocato dal sindaco di Nola
Geremia Biancardi e alla fine la soluzione è stata quella auspicata:
bipartisan. La richiesta, insieme a quella dell´intervento
dell´organismo internazionale che si prende cura del patrimonio
culturale internazionale, è stata di un tavolo istituzionale con
ministero, Regione e Comune, insieme per trovare una soluzione alla
situazione di distruzione che attanaglia il Villaggio preistorico.
Ma la Regione, pur invocata da più parti, resta citata in un foglio
di carta. Pur proprietaria del sito, non batte ciglio e non
interviene di fronte a quanto sta accadendo. In seconda battuta il
consiglio ha scritto del deliberato finale di prendere anche in
considerazione il fatto che, dopo la riduzione dell´acqua di falda e
il consolidamento di quello che resta, si possa prevedere anche un
allargamento dello scavo con il dissotterramento delle altre capanne
e magari altri importanti reperti, come quelli conservati nel Museo
archeologico di Nola.
Piccole schermaglie politiche ce ne sono state, nella mattinata di
ieri, dopo una settimana circa di polemiche, ma sostanzialmente
tutti si sono detti concordi sulla necessità di darsi da fare per
non perdere definitivamente l´insediamento dell´Età del Bronzo
antico. Basterà la presa di posizione di un Comune? Chiesto, ieri
mattina, anche l´intervento della Protezione civile. «Non certo -
dice Angelo Amato de Serpis dell´associazione Meridies che ha
gestito in questi anni il sito - un commissariamento come è stato
per Pompei, ma un intervento per la falda nell´intero territorio del
Nolano colpito da un fenomeno di cui nessuno sembra preoccuparsi».
Silenzio totale da parte del palazzo di Santa Lucia. Il comitato
pro-villaggio ha chiesto un incontro a Napolitano per consegnare le
3.500 cartoline che su una facciata hanno la foto dell´idolo
femminile ritrovato nello scavo e dall´altra parte l´appello firmato
dai sostenitori. «Avrei preferito che ci fosse una richiesta urgente
di incontro con il ministro Bondi - puntualizza Amato de Serpis -
doveva essere la prima cosa». «E pensare - commenta Antonio
Marciano, coordinatore del Pd Campania - che avevano messo al primo
posto la valorizzazione del patrimonio storico e artistico, invece
dal sequestro in poi, quattro giorni di silenzio dalla Regione e
nessuna idea di riscatto per questa comunità, era l´occasione per
sbloccare risorse che c´erano e fare di più e meglio di noi negli
anni passati». |
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08/01/2011
Pompei (NA), i sindacati rispondono sulla chiusura delle tredici
domus (Il Mattino)
Cisl, Uil e Unsa rompono il
silenzio sulla chiusura, dal primo gennaio, delle tredici domus dell\'area
archeologica consegnando volantini in tre lingue ai turisti,
(inglese, francese e italiano), fuori agli ingressi degli scavi, per
spiegare il perché «dell\'uccisione della cultura». Puntano il dito
contro la soprintendenza e dicono: «I soldi ci sono e la volontà dei
lavoratori pure. Perché la soprintendenza non vuole trattare?». E\'
dal 28 luglio 2010, (ben cinque mesi prima che scadesse l\'accordo
siglato con i sindacati per mantenere aperte le case nonostante non
ci fossero addetti alla vigilanza sufficienti), che i lavoratori
hanno chiesto un tavolo di confronto per allungare l\'apertura delle
domus fino al 31 dicembre 2011. «La nuova soprintendente, Teresa
Elena Cinquantaquattro, non ci ha ancora convocati neanche per
presentarsi», dicono i rappresentanti sindacali. «La chiusura delle
domus - spiega Antonio Pepe della Cisl - è un duro colpo al turismo.
Così la soprintendenza uccide la valorizzazione degli scavi di
Pompei. L\'amministrazione, unilateralmente, ha deciso la chiusura
delle tredici domus. Una decisione a sorpresa, senza alcun
preavviso, anche per le organizzazioni sindacali che, tra l\'altro,
avevano chiesto, più volte, un incontro per concludere le
trattative. Il 28 luglio di un anno fa tutte le sigle sindacali
avevano dato il loro consenso ad accantonare i fondi necessari ad
assicurare che le 13 domus rimanessero aperte fino al 31 dicembre
2011, a patto che venissero evitate sperequazioni nella retribuzione
dei compensi». Al fine di incrementare l\'offerta culturale del sito
archeologico, il personale si era detto disponibile a lavorare, su
base volontaria, anche nel giorno di riposo al costo pro-capite di
45 Euro al netto. I soldi ci sono, secondo i sindacati, «considerato
che gli incassi hanno avuto un incremento del 10% dovuto
prevalentemente all\'apertura al pubblico delle domus in questione».
La soprintendenza, intanto, ha redatto un calendario di apertura a
giorni alterni delle domus chiuse dal primo gennaio. «Al di là degli
annunci bluff dell\'apertura programmata a giorni alterni - spiega
Pepe - le domus restano clamorosamente sbarrate perché manca il
personale. A che serve una calendarizzazione degli ingressi se il
personale in servizio non è sufficiente». Secondo il calendario
diffuso dalla soprintendenza le turnazioni sarebbero così ripartite:
il lunedì e il mercoledì aprirebbero le case degli Amorini Dorati,
della Caccia, della Fontana Piccola; il martedì e giovedì le case di
Marco Lucrezio Frontone, del Poeta Tragico e dell\'Ara Massima; il
venerdì le case di Obellio Firmo, di Meleagro, di Casca Longus;
sabato e domenica le Casa di Polibio e dei Casti Amanti (visita
guidata, solo turno antimeridiano), dei Dioscuri, dei Quattro Stili,
del Larario di Achille. «La soprintendenza non dice che il personale
- incalza il dirigente sindacale - non è sufficiente neanche per
aprire a giorni alterni, sbaglia anche a stilare l\'elenco delle
case. Le domus della Caccia, del Poeta Tragico, del Larario di
Achille, di Meleagro e dei Dioscuri non rientrano tra le domus
chiuse. Ne fanno, invece, parte le case di Sallusto, del Menandro,
il Foro Boario e il Termopolio Questa la cronaca di una sconfitta di
un amministrazione poco attenta, l\'ennesima gaffe da registrare,
forse per aver avuto tre soprintendenti, precari e ad interim, che
si sono avvicendati nel giro degli ultimi quindici mesi». |
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07/01/2011
Nola (NA), manifesto a lutto per il villaggio preistorico
(Repubblica)
Un funerale e un manifesto
listato a lutto per la "Pompei della Preistoria". «Dopo 4000 anni -
recita il foglio che tappezza la città di Nola, firmato dal Pd e
dalla "cittadinanza tutta" - si spegne di nuovo tragicamente il
Villaggio preistorico». In rivolta a Nola l´opposizione in Comune,
che tuona contro Soprintendenza di Napoli e Pompei e quindi
ministero Beni culturali, e contro la Regione, che dal 2009 è
proprietaria del sito archeologico. I comitati hanno organizzato un
funerale simbolico del sito. Un putiferio che si è scatenato dopo il
sequestro della Procura di Nola per il crollo di parte del
terrapieno che si è aggiunto agli allagamenti della falda
sotterranea.
Da una parte l´associazione Meridies, che ha gestito fino alla
chiusura per allagamento le visite al sito, sollecita il sindaco di
Nola a tentare di salvare il Villaggio preistorico chiedendo lo
stato di calamità naturale e l´intervento della Protezione civile.
Dall´altra un comitato civico, "Gli amici del Marciapiede", autori
di un primo appello all´allora presidente della Repubblica Ciampi,
ora chiedono con una durissima lettera che il funzionario della
Soprintendenza, l´archeologo Giuseppe Vecchio, «lasci l´incarico».
Un altro appello con 3500 firme da consegnare a Napolitano viene
promosso dal comitato "Salviamo il Villaggio preistorico".
«Ma continua a non esserci alcuna presa d´atto ufficiale - denuncia
il coordinatore del Pd di Nola, Attilio Di Lauro - né dell´assessore
regionale competente, De Mita, né di quello al Demanio, Russo: cosa
tanto più grave perché è di Marigliano e abita a tre chilometri dal
Villaggio. La Regione deve spiegarci perché non sblocca i
finanziamenti di 21.4 milioni per il nolano. La cosa ridicola è che
il centrodestra ora dice che è poca cosa per il Villaggio la somma
prevista di 100 mila più 60 mila, ma a deciderlo furono proprio i
sindaci, e quello di Nola era di centrodestra come loro».
Oggi è previsto il consiglio comunale straordinario indetto a Nola.
«Speriamo in una decisione bipartisan - prosegue Di Lauro - una
votazione congiunta di un deliberato per aprire un tavolo di
concertazione con tutte le autorità interessate». La vicenda è
seguita con attenzione da Antonio Marciano, coordinatore della
segreteria Pd Campania e consigliere regionale: «Il mio auspicio è
che la giunta regionale sia presente al consiglio comunale e che in
quella sede possa assumere impegni precisi e concreti sbloccando le
risorse e aggiungendo tutte quelle necessarie. Accanto a questo,
impegnare immediatamente i mezzi e le risorse umane per la
protezione e per togliere l´acqua. Il tempo per i traccheggiamenti e
gli imbarazzi è scaduto».
Intanto però il Villaggio è diventato una palude. Secondo il geologo
Giuseppe Chiera del comitato pro-Villaggio «è necessario stabilire
accuratamente la direzione di flusso della falda, in quanto,
analizzando le carte idrogeologiche per il Piano di Tutela delle
Acque redatte dall´Autorità di Bacino Nord Occidentale della
Campania si evince un andamento della falda diverso da quello
riportato negli studi presentati dalla società incaricata dalla
Soprintendenza». Il tecnico suggerisce un censimento dei pozzi e di
intercettare la falda a monte del sito archeologico con opere di
drenaggio da realizzare negli alvei limitrofi. |
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06/01/2011
Nola (NA), spiraglio per il villaggio preistorico? (Il Mattino)
Piove sul villaggio della
Preistoria. Gocce d\'acqua sul bagnato di una falda che ha
letteralmente sommerso le capanne e che ha contribuito allo
smottamento dello scavo. Ma piovono anche le polemiche, soprattutto
politiche, ingaggiate dopo il crollo avvenuto nel sito. Il Pd di
Nola, con un manifesto listato a lutto ha annunciato una conferenza
stampa che si terrà alle 12 proprio davanti ai cancelli del
villaggio sui quali sono stati apposti i cartelli del sequestro del
sito da parte dei carabinieri della compagnia di Nola, diretti dal
capitano Andrea Massari. Per i democratici sarà il funerale ad uno
dei pezzi più preziosi del patrimonio culturale cittadino dopo che
«la giunta Caldoro non ha fatto proseguire l\'iter attraverso il
quale sarebbero arrivati i fondi stanziati dall\'ex governatore
Bassolino». Un nuovo affondo, dopo quello del consigliere regionale
del Pd Antonio Marciano, che solo 48 ore fa ha rimarcato lo stesso
concetto. Lo scontro si sposterà domani in consiglio comunale ma
intanto la replica alle accuse arriva proprio dalla maggioranza in
consiglio comunale. «Altro che funerale - dice il capogruppo del Pdl
Michele Cutolo - gli amici della sinistra intendono celebrare il
primo anniversario della scomparsa del sito, visto che il 16 aprile
2009, la Giunta regionale della Campania approvò il piano strategico
di valorizzazione dei beni culturali dell\'area nolana, con il
finanziamento di ben 21 milioni dei quali appena 100mila euro,
furono stanziati per la salvaguardia del villaggio preistorico di
Nola, ma mai erogati». Un botta e risposta che va avanti da giorni
mentre si tenta di fare qualcosa di concreto per salvare quello che
ancora c\'è da salvare del prestigioso ritrovamento che risale a
4000 mila anni fa. |
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06/01/2011
Pozzuoli (NA), strutture romane affiorano in Via Pergolesi (Il
Mattino)
Da nove anni la strada che
mette in collegamento la zona alta di Pozzuoli con quella costiera
degli imbarchi e con il lungomare, è parzialmente interdetta al
traffico per colpa delle frane e il maltempo di questi giorni
avrebbe fatto affiorare nuovi reperti archeologici. Resti di
strutture murarie datate attorno al I secolo dopo Cristo in un
cantiere da sempre monitorato dalla sovrintendenza di Pozzuoli e ora
si rischia l’ulteriore slittamento dei lavori di riapertura della
strada. L’allarme lo lancia l’associazione «Pozzuoli deve vivere»
attraverso il sindacalista Gennaro Prebenda e lo storico Raffaele
Giamminelli. «Sembra che nei lavori di rifacimento del muretto di
contenimento siano emersi nuovi, piccoli reperti – dicono Gennaro
Prebenda e lo storico Giamminelli – Chiediamo al commissario Aragno
e alla sovrintendenza di non rallentare ulteriormente i lavori,
altrimenti Pozzuoli resterà paralizzata dal caos e dal traffico. È
doveroso conservare degnamente i resti archeologici, ma una
cittadina di 80mila abitanti e migliaia di turisti non possono
essere ostaggi del traffico per reperti archeologici di scarso
pregio e interesse storico-culturale». Dalla sovrintendenza nessuna
conferma ufficiale, ma via Pergolesi resta nell’occhio del ciclone.
Il primo cedimento strutturale nell’asse viario che passa davanti al
carcere femminile di Pozzuoli e che funge da cerniera tra
l’Anfiteatro Flavio e il Tempio di Serapide, avvenne nel 2001. A
fatica si riuscì a far partire i lavori di ripristino del muro
crollato. Un’opera ciclopica nei tempi di autorizzazione e avvio dei
lavori, ma dalla modesta entità: nemmeno duecento metri da rimettere
in sesto per riaprire l’intera carreggiata. A luglio scorso, però,
ritorna la maledizione: un violento nubifragio si abbatte su
Pozzuoli con l’ennesimo crollo nel medesimo tratto di via Pergolesi
e l’istituzione del senso unico di marcia. Sulla vicenda intervenne
a metà ottobre anche il commissario straordinario del Comune di
Pozzuoli, Roberto Aragno. «Una volta avviati i lavori, questi
dovrebbero essere completati in circa otto mesi – disse Aragno –
Siamo consapevoli del disagio sofferto dalla cittadinanza, ma
seguiamo la vicenda con estrema attenzione». Ora si temono nuovi
ritardi, mentre la pioggia battente di ieri ha mandato ancora una
volta in tilt la circolazione automobilistica nella zona, ma anche
in via Ragnisco e via Campi Flegrei, mentre la galleria del
Campiglione si è allagata per buona parte dei suoi quasi due
chilometri di lunghezza. |
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05/01/2011
Nola (NA), sequestrato il villaggio preistorico (Il Mattino)
Dopo il crollo arriva il
sequestro: i carabinieri di Nola hanno apposto i sigilli al
villaggio della Preistoria. Il provvedimento apre ufficialmente
un'inchiesta, coordinata dalla Procura di Nola, per verificare le
eventualità responsabilità sulla vicenda. Si cercherà di capire,
insomma, se la frana che ha interessato una parte dello scavo poteva
essere evitata e da chi. Ma si lavorerà anche per comprendere la
causa dello smottamento. Fascicolo aperto, dunque, mentre divampa la
polemica politica e il balletto degli addebiti assume il ritmo
velocissimo delle dichiarazioni e dei comunicati stampa che si
susseguono senza sosta. L'ultimo alle 18 di ieri ha annunciato la
convocazione di un consiglio comunale straordinario monotematico.
L'ordine del giorno che sarà affrontato venerdì mattina alle 12
dall'assemblea cittadina sarà, ovviamente, la salvaguardia del sito
che ospitai calchi delle capanne dell'età del Bronzo. «L'importanza
dell'argomento impone una valutazione politica accurata e meticolosa
che non dia adito a strumentalizzazioni - spiegali presidente del
consiglio comunale di Nola Francesco Pizzella - per questo ci
confronteremo per elaborare una proposta concreta. Tutto ciò nella
consapevolezza delle limitazioni che il Comune ha nei confronti
della questione, visto che il sito è di proprietà regionale ed -è
vincolato dalla Soprintendenza». L'idea è quella di convocare un
tavolo intorno al quale far sedere tutti i soggetti che a vario
titolo hanno competenza sul sito. Ma intanto prosegue la querelle
sulle risorse stanziate e mai arrivate. A riproporla è il
consigliere regionale del Pd, Antonio Marciano: «La giunta Bassolino
aveva stanziato per l'area nolana ben 21 milioni di euro per dare
vita a un piano strategico di rilancio e valorizzazione pienamente
condiviso dalle amministrazioni comunali interessate. Il progetto
prevedeva anche lo stanziamento di 100mila euro per il villaggio. Il
governatore della Campania Stefano Caldoro ci faccia adesso sapere
che fine hanno fatto quelle risorse immediatamente disponibili».
Sulla stessa lunghezza d'onda anche il capogruppo dei democratici in
consiglio regionale Giuseppe Russo e il coordinatore del partito
nolano Attilio Di Lauro che chiedono all'assessore regionale De Mita
di riferire in consiglio regionale sulle misure concrete da adottare
per salvare la Pompei della Preistoria e per evitare che le capanne
possano essere nuovamente sotterrate. Infine l'affondo di
Massimiliano Manfredi, presidente provinciale del Pd di Napoli: «Non
vorrei che il centrodestra che, è bene ricordarlo, governa Regione,
Provincia e da tempo immemorabile la città di Nola si ricordi di
questo territorio, come ha preannunciato il Presidente della
Provincia Cesaro, solo per portarci nuove discariche. Sarebbe molto
triste e il Pd a tutti i livelli non lascerà che tutto ciò accada
nel silenzio generale». La polemica è servita, insomma, ma le
risposte non si fanno attendere. «La politica scellerata è stata
quella del Pd. I 21 milioni di euro tanto sbandierati fino ad oggi -
reagisce piccato il primo cittadino di Nola Geremia Biancardi - sono
stati un semplice spot elettorale. Gli unici soldi che si sono visti
sono stati quelli utilizzati per pagare i cartelli che hanno
promosso l'iniziativa. Vorrei solo ricordare al Pd che è stato
Bassolino a far diventare il nolano la pattumiera della Campania e
che oggi tutto questo non accadrà perché ci saremo noi a difendere
il nostro territorio». |
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04/01/2011
Nola (NA), crolla il villaggio preistorico (Il Mattino)
Frana nel villaggio
preistorico di Nola, che conta 4000 anni. Non è una calamità
naturale ma l'incuria ad aver danneggiato la Pompei dell'età del
Bronzo. Una parte dello scavo è crollata a
causa delle intemperie e solo le tettoie sovrastanti i reperti hanno
impedito che i detriti distruggessero tutto.
Frana sul villaggio preistorico, capanne devastate.
Nola come Pompei: disastro annunciato nell'area archeologica
sepolta dal Vesuvio 4mila anni fa
Una frana nel villaggio della Preistoria di Nola. L'altra Pompei
subisce un altro duro attacco: una parte dello scavo è crollata per
effetto delle intemperie. Per fortuna le tettoie che sovrastano i
reperti hanno impedito che i detriti si abbattessero su quelle
preziose testimonianze di un passato che conta quattromila armi. I
danni sono stati limitati ma il pericolo non è di certo scampato. Il
fenomeno potrebbe ripetersi ancora e, viste le condizioni in cui
versa il sito, per le capanne dell'età del Bronzo antico questa
volta potrebbe non esserci più scampò. Eppure quanto è accaduto
all'interno di quel buco recintato non può chiamarsi certo una
calamità. L'incidente non era di certo inaspettato visti gli allarmi
che proprio nelle ultime settimane si sono succeduti. Il villaggio
di Croce di Papa è stato praticamente ingoiato dall'acqua di una
falda acquifera sotterranea che negli ultimi due anni è cresciuta di
quasi due metri. La Nola della Preistoria da città sepolta è
diventata città sommersa. Dopo la distruzione a causa dell'eruzione
del Vesuvio, detta delle Pomici di Avellino, il villaggio deve
difendersi ancora, ma questa volta dall'incuria e dalle ragioni di
cassa. Ieri mattina si è temuto il peggio. Tanto che sono
immediatamente accorsi i tecnici della Soprintendenza archeologica
per verificare i danni provocati dal crollo. Sono state scattate
foto ed effettuati dei rilievi che non hanno evidenziato particolari
problemi. Il disastro è stato sfiorato però, visto che le pensiline
sistemate sopra le strutture si sono incrinate sotto il peso della
frana. Gli esperti torneranno nelle prossime ore per effettuare uno'
studio più dettagliato sulle cause, ma intanto a voce ancora più
alta si grida allo scandalo. Ed i primi a pronunciare il laconico
«lo avevamo detto» sono stati volontari di Meridies, l'associazione
culturale da sempre in prima linea perla difesa del villaggio:
«Un'altra pagina nera - dichiara Michele Napolitano, presidente di
Meridies - viene scritta nella storia della tutela dei beni
culturali del nostro territorio». Anche il sindaco di Nola, Geremia
Biancardi non nasconde l'amarezza: «A questo punto è inutile
chiedere risorse per salvare il villaggio se prima non si conoscono
le cause che lo stanno distruggendo. Occorre uno studio geologico
serio che faccia luce sul fenomeno, altrimenti si perde solo tempo
prezioso. Il Comune, nei limiti delle proprie possibilità, cercherà
di fare la propria parte investendo della questione la facoltà di
geologia». Per il consigliere regionale del Pd Antonio Marciano
invece il disastro poteva essere evitato «se i fondi stanziati dalla
precedente amministrazione regionale non fossero finiti nella
tagliola del governo Caldoro».
L'archeologo Giuseppe
Vecchio: in pericolo anche le abitazioni c'è acqua, dissesto in
tutta la zona
«Adesso le capanne dobbiamo sotterrarle davvero»: quella che
sembrava una provocazione è diventata oggi una necessità. E Giuseppe
Vecchio, archeologo e responsabile della Soprintendenza di Napoli e
Pompei, lo dice senza mezzi termini: «Il dissesto idrogeologico è un
rischio che corre l'intera zona». Allora non c'è più nulla da fare?
Il Villaggio dovrà tornare sotto terra? «Sì, se vogliamo preservarne
l'integrità. L'obiettivo non è quello di toglierlo di mezzo ma di
proteggere i reperti che hanno resistito al passaggio dei secoli».
Ma così non ci sarà più memoria dello straordinario ritrovamento
definito, per la valenza storica e scientifica, la Pompei della
Preistoria... «Assolutamente, l'idea è di tutt'altra natura. Abbiamo
disegnato un progetto che prevede l'interramento delle capanne e la
realizzazione di un parco virtuale, dove le antiche strutture
saranno integralmente riprodotte con un materiale più resistente
come, ad esempio la resina». Già, ma le abitazioni originali, o
meglio i calchi? «Saranno messe al riparo sotto speciali coperture
mentre il resto dello scavo sarà riempito con sabbia e terra». Per
far questo ci sarà bisogno di soldi. Crede che questa volta
arriveranno? «Confidiamo nella sensibilità della politica Di quanti
soldi ci sarà bisogno? «Occorrono almeno trecentomila euro». Ma si
tratta di un progetto definitivo? Le capanne non saranno più
riportate alla luce? «No, se in futuro riusciremo ad ottenere i
fondi necessari ad affrontare un discorso complessivo, di recupero e
valorizzazione dell'intero villaggio, di tutto quello che ancora non
è stato portato alla luce e non soltanto delle capanne affiorate».
Per far questo però occorrerà prima rimuovere le cause che provocano
l'allagamento del sito. «E’ ovvio, ma sarà un'operazione
costosissima che richiederà svariati milioni di euro oltre che il
concorso istituzionale». A che cosa pensa? «Alla deviazione delle
acque ed all'abbassamento della falda. In più dovrebbero essere
create delle paratie e realizzati dei pozzi. Solo così potrà essere
risolto un problema che non riguarda certo solo il villaggio della
Preistoria». Cosa vuol dire? «Che quanto si verifica nel sito
potrebbe essere il campanello di allarme di una situazione ben più
pericolosa che non solo mette a rischio la storia ma l'incolumità
pubblica. Nola, insomma, potrebbe tornare ad essere la palude che
era all'epoca dei Borboni». Perché? «Dai primi studi effettuati
sembrerebbe colpa dei pozzi di Luciano che non vengono più
utilizzati e delle campagne che non vengono più coltivate». Solo
questo? «No, potrebbe anche esserci qualche costruzione recente che
ha deviato il corso dell'acqua. Bisogna indagare perché non è
normale che una falda nel giro di due anni si alzi di quasi due
metri, al ritmo di 80 litri al secondo». |
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02/01/2011
Pompei (NA), chiuse tredici domus per mancanza di fondi mentre nuove
carte vengono sequestrate per i crolli (Il Mattino)
Archiviato un anno difficile,
tra crolli e inchieste giudiziarie, il 2011 per gli scavi di Pompei
comincia ancora con una brutta notizia. Da oggi tredici domus
chiudono per carenza di personale e per mancanza di fondi: insomma,
un altro schiaffo al sistema turistico, un altro danno all'immagine
non solo degli Scavi ma dell'intera Campania e dell'Italia.
L'accordo sindacale, siglato con i vertici della soprintendenza nel
settembre 2008, è, infatti, scaduto lo scorso 31 dicembre e nelle
casse dell'ente di porta Marina Superiore non ci sono soldi per
rifinanziare il progetto. Due elementi che, venuti a mancare, hanno
portato alla chiusura: degli Amorini Dorati, del Menandro, di
Sallustio, di Marco Lucrezio Frontone, di Obellio Firmo, dell'Ara
Massima, dei Quattro Stili, di Casca Longa, di Giulio Polibio, dei
Casti Amanti, della Fontana Piccola a Mosaico, del Foro Boario e il
Termopolio. Il 22 agosto del 2008 1'ex soprintendente Pietro
Giovanni Guzzo annunciò, per il primo settembre dello stesso anno,
l'apertura di diciannove nuove case della città antica. Dopo una
lunga trattativa, sindacati e amministrazione, riuscirono a trovare
un punto di incontro e ad individuare più di trenta unità di addetti
alla vigilanza da impiegare in una doppia azione: il rilancio degli
scavi e il riassetto organizzativi della soprintendenza di Napoli e
Pompei. L'accordo, che ha previsto l'utilizzo di personale interno
alla soprintendenza a costo zero, in questi due anni, oltre a far
registrare un maggiore guadagno sugli introiti per un'offerta
maggiore, ha fatto risparmiare alla soprintendenza qualcosa come
ottocento-sessantamila euro, soldi reimpiegati per i lavori di
restauro dell'area archeologica. La scadenza dell'accordo e il
decennale blocco del turnover hanno, dunque, portato alla chiusura
di tredici tra le più belle e suggestive domus dell'antica città. La
delusione dei turisti, che da questa mattina apprenderanno dagli
addetti alle biglietterie che molte delle case per le quali sono
volati fino a Pompei sono chiuse, è prevedibile. È successo in altre
occasioni e si ripeterà ancora una volta, come quando per anni i
turisti hanno improvvisamente trovato chiuse le biglietterie o hanno
dovuto attendere per ore sotto il sole d'estate o al freddo
d'inverno. Anche se segnate sulla cartina dell'antica città la domus
degli Amorini Dorati, la casa dei Casti Amanti e della Fontana
Piccola a Mosaico, il Termopolio, l'Ara Massima e altre domus, non
sono più visitabili, non perché inagibili, perché non ci sono i
soldi e il personale sufficiente per mantenerle aperte. «Una
vergogna» dicono gli operatori turistici. La neo soprintendente,
Teresa Elena Cinquantaquattro, ha un'emergenza in più da affrontare
e da arginare. Per il sindaco Claudio D'Alessio «limitare l'accesso
dell'area archeologica ad un numero minimo di ambienti, dopo i
crolli e le inchieste giudiziarie, danneggia ulteriormente
l'immagine della città». «Pompei si è candidata a diventare capitale
europea del turismo - ha detto il primo cittadino - e come
amministrazione stiamo affrontando sforzi economici notevoli per
dotarla di tutti i servizi e i comfort necessari per un'accoglienza
pari al suo eco mondiale. La soprintendenza dovrebbe fare lo stesso
impiegando risorse umane ed economiche per offrire sempre di più ai
turisti». Chiudere tredici tra le domus più suggestive non è, di
certo, una buona pubblicità. Operatori turistici e imprenditori, la
cui economia ruota intorno al business archeologico si dicono pronti
a manifestazioni pubbliche per «convincere il governo a intervenire
per reperire i fondi necessari per aprire totalmente la città eterna
e non vietarla ai turisti».
Inchiesta scavi: la procura di Torre Annunziata
dispone nuovi sequestri. Gli inquirenti scavano tra i documenti
vecchi di dieci anni. I carabinieri, coordinati dal capitano Luca
Toti, hanno acquisito la documentazione relativa ai crolli che
interessarono i laboratori della falegnameria dell'area archeologica
di Pompei nei primi mesi del 2001. Un episodio che risale dunque a
dieci anni fa e che era stato in parte dimenticato, se non dagli
addetti ai lavori. Ora dopo i crolli di novembre quel caso torna
alla ribalta. All'epoca dei fatti le indagini, relative alle cause
dei cedimenti della struttura, non portarono a nessun risultato. A
distanza di anni, il sostituto procuratore Stefania Di Dona,
titolare dell'inchiesta aperta all'indomani dei crolli che hanno
interessato la «Schola Armaturarum» e il muro di contenimento della
domus del Moralista, vuole vederci chiaro anche sulla vicenda
avvenuta dieci anni fa e individuare un denominatore comune tra i
vari episodi che hanno interessato l'area archeologica. Il ctu
nominato dalla procura oplontina, il professor Nicola Augenti
docente del dipartimento di ingegneria dell'università Federico II
di Napoli, sta lavorando sulla perizia che determinerà le cause dei
crolli della scuola dei gladiatori. I legali dei destinatari degli
avvisi di garanzia, accusati dalla magistratura di crollo colposo,
(l'ex soprintendente Pietro Giovanni Guzzo, il direttore degli scavi
e vice soprintendente Antonio Varone, il capo dell'ufficio tecnico
Valerio Papaccio, l'architetto restauratore Paola Rispoli, il
geometra Aldo Borrello, l'ingegnere Enrico Visciano, l'architetto
Maria Grazia Del Greco, (ex funzionaria), la titolare della ditta
Caccavo, Anna Maria Caccavo e Giovanni Ausiello, titolare della
ditta Reco di Boscoreale), a loro volta stanno acquisendo atti volti
a scagionare dalle accuse i propri assistiti. Il capo della procura
di Torre Annunziata, Diego Marmo, nonostante le difficoltà a cui è
sottoposta quotidianamente la procura oplontina, per il super carico
di lavoro e per la mancanza di sostituti procuratori, al caso Pompei
ha dato la priorità assoluta, affidando le indagini all'esperienza
investigativa del capitano della compagnia dei carabinieri di Torre
Annunziata Luca Toti. Il procuratore capo Diego Marmo ha, in più
occasioni, affermato che seguirà personalmente l'inchiesta dal
momento in cui il titolare del fascicolo sarà trasferito in altri
uffici per una sua precedente richiesta. |
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