Napoli, recuperata una statua romana nel cortile di un condominio a Fuorigrotta

Si erano abituati a tenerlo in giardino, quasi come un santo protettore. Il busto senza testa di un imperatore, a giudicare da panneggi e decorazioni dell´abito di età antonina, giaceva ormai da tempo immemorabile nel cortile quasi coperto dall´erba in un condominio di case popolari di Fuorigrotta...

Pompei, crolla la Casa dei Gladiatori

Crolla Pompei, si sbriciola uno dei suoi edifici pubblici che più evocano il passato: la Schola Armaturarum (Domus dei Gladiatori). Alle sei del 7 novembre il palazzetto affacciato con due begli affreschi sulla frequentatissima arteria di via dell´Abbondanza si è dissolto in una nuvola di polvere ...

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Notiziari speciali

30/12/2010 Pompei (NA), parla la nuova soprintendente (Il Mattino)

Teresa Elena Cinquantaquattro, da otto giorni responsabile di una delle Soprintendenze archeologiche più importanti d'Italia e del mondo, visto che accoglie i resti delle città distrutte dal Vesuvio nel 79 dopo Cristo non si esprime sulla vicenda giudiziaria. Sulle condizioni degli Scavi e sui crolli, invece, si pronunzia in un'intervista al Mattino: «Ci sono delle criticità evidenziate dagli avvenimenti degli ultimi tempi ed è evidente che per risolverle è necessario procedere a uno screening dello stato di conservazione dei resti della città antica».
«Su questa cosa non posso dire nulla perché ci sono indagini in corso». E’ cauta, Teresa Elena Cinquantaquattro, da otto giorni responsabile di una delle Soprintendenze archeologiche più importanti d'Italia e del mondo, visto che accoglie i resti delle città distrutte dal Vesuvio nel 79 dopo Cristo. Rimane «abbottonata» e non rilascia dichiarazioni sulla vicenda della presunta frode scoperta dai finanzieri del comando provinciale di Napoli. Un caso che era nell'aria da diverso tempo e che coinvolge custodi, personale amministrativo e un ex city manager della Soprintendenza pompeiana. La funzionaria, 46 anni, origini calabresi, laureata all'Orientale di Napoli - dove ha conseguito anche il dottorato di ricerca in archeologia - sa bene che quanto accaduto riporta la città antica al centro di un nuovo ciclone, dopo quello che per circa un mese, tra crolli cagionati dalle piogge torrenziali (secondo gli esperti della Soprintendenza) e l'assenza di un progetto globale di salvaguardia del sito, si è abbattuto su Pompei, ponendola sotto la lente dell'attenzione mondiale, preoccupata di perdere uno straordinario documento dell'antichità. «Sul caso giudiziario non faccio commenti anche perché - dice la soprintendente - si tratta di un procedimento già avviato da qualche tempo e l'azione delle fiamme gialle è un atto consequenziale». Il suo insediamento avviene in un momento difficile. «È vero, e ne sono consapevole. Ma sono altrettanto sicura che ne verrò a capo». Ieri l'altro il passaggio delle consegne con l'archeologa Jeannette Papadopulos. Poi il primo sopralluogo, con il direttore Varone e gli architetti responsabili dell'ufficio tecnico di Pompei, nell'area della Schola armaturarum e nelle altre zone dove si sono verificati i crolli delle ultime settimane. Quali sono state le sue prime impressioni? «Ci sono delle criticità evidenziate dagli avvenimenti degli ultimi tempi ed è evidente che per risolverle è necessario procedere a uno screening dello stato di conservazione dei resti della città antica». Quali sono gli interventi che bisognerà mettere in atto? «Quando ne sapremo di più sullo stato dell'arte produrremo dei piani. Ovvero utilizzeremo i dati ricavati dal controllo come base conoscitiva e operativa finalizzata alla formulazione di un programma complessivo di interventi. Ovviamente, per l'attuazione di un progetto è necessario che siano rese disponibili risorse economiche di non secondaria importanza». Soltanto soldi? «No. Di certo occorreranno anche risorse umane, soprattutto tecniche». Ma il «piano straordinario» per Pompei, annunciato qualche settimana fa dal ministro Bondi, e inserito nel decreto Milleproroghe (prevedeva l'arrivo di settantacinque tecnici altamente specializzati tra cui archeologi, architetti e maestranze) è slittato, visto che è stato stralciato dal documento portato alla firma del Capo dello Stato. Che succederà, ora? «Per parte mia, confido che si trovino presto altre soluzioni che ci diano modo di procedere il più rapidamente possibile nella direzione indicata». Quali saranno le priorità che andrà ad affrontare? «Guardi, la Soprintendenza Speciale peri Beni Archeologici di Napoli e Pompei, nata soltanto nel 2008, ha già alle spalle una storia piuttosto complessa. Il mio sforzo maggiore in queste prime fasi - e dopo i noti eventi - sarà quello di tentare di ristabilire un clima di serenità che consenta di affrontare i numerosi problemi che sono oggi sul tavolo».

27/12/2010 Torre del Greco (NA), percorso pedonale a Villa Sora (Il Mattino)

Domus imperiale: sì al passaggio pedonale per Villa Sora. È arrivato nei giorni scorsi tra la soddisfazione generale il lasciapassare per il viale pedonale che condurrà all’antica residenza romana di Torre del Greco: dopo aver analizzato le piante e verificato la compatibilità ambientale, la Soprintendenza dei Beni Archeologici di Napoli e Pompei ha autorizzato la realizzazione del percorso pedonale. Un passaggio a piedi, tra il parco pubblico a verde attrezzato in località La Salle e l’area archeologica di Villa Sora, che consentirà a turisti e visitatori di muoversi in piena libertà tra le rovine. «Abbiamo ricevuto il parere favorevole dalla Soprintendenza. Un’autorizzazione fondamentale - spiega il sindaco Ciro Borriello - per consentire un’agevole fruizione e ammirare le origini di Torre del Greco, in particolare la domus imperiale Villa Giulia. Sono interventi e opportunità notevoli e senza precedenti - prosegue il primo cittadino - fortemente voluti da questa amministrazione, nel rispetto del programma di governo. Fin da adesso ringrazio il soprintendente Jeanette Papadopoulos e la direttrice degli scavi di Ercolano Maria Paola Guidobaldi per la concreta attenzione mostrata. La riqualificazione della prima periferia urbana continuerà mediante un articolato progetto finalizzato alla valorizzazione dell’area archeologica di Villa Sora. Si prevede, attraverso un percorso paesaggistico e ambientale, il collegamento del parco pubblico, ormai in fase conclusiva, con la preziosa area archeologica». A metà del nuovo anno infatti, il parco sarà consegnato alla città e collegato alla Domus Imperiale. «Sarà una testimonianza di alta civiltà è al tempo stesso un provvedimento concreto per attrarre turismo di qualità e consequenziali benefici economici e commerciali. Con questi propositi l’amministrazione sta mettendo in campo ogni possibile strategia, anche nell’ambito del Piano Integrato Urbano di Più Europa affinché possa rinascere il prestigioso e singolare parco della Domus Imperiale. Anzi, il recupero e la valorizzazione ambientale dell’area sarebbe un eccezionale risultato sia per la città che per la Campania, nonché per la ricerca storico-artistica, scientifica e culturale nazionale e internazionale». Insomma, una svolta decisiva sul fronte del turismo all’ombra del Vesuvio. «Straordinarie memorie di ieri e concreti propositi di oggi - conclude Ciro Borriello - che consentiranno di riscoprire e apprezzare un’area in cui è rappresentato non solo un percorso di civiltà, ma anche il ruolo che la città storica ha svolto nei confronti del territorio stesso. A breve, avremo l’inaugurazione del parco antistante Palazzo la Salle, che andrà idealmente a congiungersi con quello archeologico di Sora. Un momento attuativo importantissimo che diventerà una splendida e naturale unione tra presente e passato. Con questi auspici Torre del Greco deve ritrovare, attraverso il recupero e la valorizzazione dei suoi beni archeologici e ambientali, l’antica vocazione di città culturale e produttiva». Il rilancio delle risorse storiche e paesaggistiche, dunque, a cominciare dal mare: antica attrattiva turistica, anche per i residenti, da anni costretti ad andare in vacanze altrove

24/12/2010 Pompei (NA), guerra per le poltrone (Il Mattino)

Non sarà una passeggiata per Teresa Elena Cinquantaquattro, la più giovane (è nata nel 1964) soprintendente archeologa di sempre, che dalla prossima settimana, tra Napoli e Pompei, siederà - metaforicamente - sulla sedia che dal 1923 al 1961 fu di don Amedeo Maiuri. Senza contare De Franciscis, Zevi, Cerulli Irelli, Conticello, Guzzo, Salvatore, Proietti e Papadopulos, più o meno a lungo, soprintendenti dopo il 1961. Non ha ancora avuto le consegne dalla sua predecessora e fa sapere di non voler parlare fino a quando non si sarà insediata, anche per rispetto della soprintendente che l'ha preceduta. Si limita a far sapere di essere consapevole che non troverà una situazione facile. E in effetti non sarà una passeggiata, per diversi motivi: Pompei, la città, gli scavi tutti, sono allo stremo. Piccoli e grandi crolli si susseguono con cadenza giornaliera. Vuoi perché, come sottolinea un archeologo, profondo conoscitore del sito, che però chiede di rimanere anonimo, in quella città, usando una immagine cara agli automobilisti, non è mai stato fatto il "tagliando" e vuoi perché i problemi di Pompei non sono mai stati affrontati con razionalità». E non sarà una passeggiata anche perché il piano straordinario per Pompei, annunciato qualche settimana fa dal ministro Bondi, ieri l'altro è scomparso dal decreto Milleproroghe che è stato approvato in Com. E chissà quando sarà ripresentato e se ci saranno o meno paletti e aggiustamenti quando tornerà a essere discusso. E tra le altre, la soprintendente arriva, come osserva Claudio Calcara di Cisl Beni culturali, «in una situazione difficilissima fatta di crolli e di aspettative tradite». Di più. Sempre per il rinvio del Piano, la Cinquantaquattro non potrà contare nemmeno sulla velocizzazione delle procedure per progetti di salvaguardia, acquisizione di fondi, sponsor privati e taskforce di specialisti, come annunciato dal ministro Bondi. Insomma una situazione difficile. E magari resa ancor più complicata dalla stesura di una legge - sempre come ipotizzato dal ministro - che vedrebbe ritornare l'autonomia a Pompei. Questo significa che la sua nomina verrebbe ridiscussa e le due nuove soprintendenze rimesse in gioco. Ma, c'è dell'altro. Contro il suo incarico stanno per arrivare i ricorsi di altri archeologi: Angelo Maria Ardovino e Mario Pagano. «Per conto mio - sottolinea Ardovino che per diversi giorni, e prima dell'incarico affidato alla Papadopulos era stato soprintendente in pectore (gli era stato approntato persino il contratto) - faccio i miei migliori auguri, e ci mancherebbe, alla dottoressa Teresa Cinquantaquattro. Il mio ricorso è stato presentato per quello che è stato fatto prima (il riferimento è all'incarico trimestrale avuto a interim da Jeannette Papadopulos, ndr). Si accumula tutto. Ecco. Io dico solo che il ministero ha delle forti pecche che prima o poi verranno accertate in sede civile e penale». «Lunedì scorso - osserva dal canto suo Pagano - non appena abbiamo saputo che si stava per designare un nuovo responsabile a capo dell'ufficio della Soprintendenza speciale di Napoli e Pompei, con il mio avvocato abbiamo avviato un procedimento di diffida per il ministero dei Beni culturali. Quindi, non appena avremo in mano la documentazione procederemo a stilare un ricorso avverso quella nomina. E questo sia perché è stata commessa una palese violazione della legge sia perché non si è tenuto conto dei titoli da me posseduti e che includono, oltre il servizio già svolto da Soprintendente nel Molise e a Caserta, trecento pubblicazioni sull'aera vesuviana e in particolare sui siti di Pompei e Ercolano».

23/12/2010 Pompei (NA), creare un nuovo punto di accesso a Porta Nola (Il Mattino)

Aprire Porta Nola, il nuovo ingresso a nord dell’area archeologica, per ottimizzare i flussi turistici di Pompei. È uno dei punti cardine del «Piano urbanistico comunale», presentato nei giorni scorsi a cittadini e associazioni e che ha l’obiettivo di creare nuovi attrattori finalizzati allo sviluppo economico della città mariana. Il sindaco Claudio D’Alessio è deciso più che mai a valorizzare «tutte le potenzialità dell’unicum Pompei», tanto più all’indomani di un momento buio per l’immagine dell’area, dopo i ripetuti crolli all’interno del sito. «Aprire un nuovo varco a ridosso del Parco del Vesuvio - spiega l’architetto Pasquale Miano, incaricato dal Municipio di redigere lo strumento urbanistico - equivale a far convergere sulla città un tipo di turismo innovativo». Porta Nola, di fatto, è collocata a nord dell’area archeologica e confinante con il vulcano che, duemila anni fa, distrusse l’antica Pompei e che, nel corso del tempo, è stato artefice di una sua «rinascita culturale». Creare un nuovo ingresso a nord della città, secondo l’esperto, non andrà a pregiudicare l’economia dei commercianti i cui affari ruotano intorno agli ingressi di Porta Marina Superiore, Piazza Esedra e Porta Anfiteatro: «Anzi - tiene a precisare il primo cittadino - connettere i due tesori vesuviani aumenterebbe i flussi turisti, andando ad attirare un nuovo target di visitatori, quello affascinato dal cratere che, ancora, manca a Pompei». L’intera zona andrebbe a valorizzarsi: pur non potendosi realizzare alberghi per la presenza del vincolo archeologico, si andrebbero a creare servizi innovativi per rispondere ad un nuovo tipo di offerta turistica, assicura il sindaco. Lo strumento urbanistico attualmente vigente a Pompei è vecchio di trent’anni. «La città è in stand-by dal punto di vista di sviluppo strutturale da troppo tempo - dice D’Alessio - lasciando carente la voce accoglienza. Per una città a vocazione turistica la ricettività non può permettersi di essere deficitaria. Il nuovo Puc prevede ulteriori insediamenti alberghieri, nuovi parcheggi, aree attrezzate e verdi». La viabilità è un altro dei punti critici della città mariana che conta più di seimila turisti l’anno. «Tre linee ferroviarie, cinque stazioni, due autostrade - riflette il professor Miano - eppure la viabilità a Pompei non funziona. Il nuovo Puc mette in luce e sviluppa le potenzialità innate della città». L’architetto evidenzia, anche, il numero impressionante di vincoli che «opprimono» lo sviluppo urbano, «vincoli - dice - applicati senza coerenza da enti sovrapposti: nonostante le molteplici prescrizioni normative, il territorio deve espandersi». Il «Parco agricolo», sul modello francese, è l’altra innovazione prevista dallo strumento urbanistico di cui l’amministrazione comunale vuole dotare la città. «Zone coltivate - spiega l’urbanista - ma nel contempo parchi attrezzati per bambini, sportivi e anziani»

19/12/2010 Santa Maria Capua Vetere (CE), un percorso turistico per l'antica Capua (Il Mattino)

Un percorso turistico che, partendo da un bene confiscato, Palazzo Teti, attraverserà l’enorme patrimonio storico e archeologico di Santa Maria Capua Vetere e terminerà con il parco ludico tematico dell’Antica Capua. Si chiama «La macchina del tempo» il progetto sostenibile di sviluppo tra storia, cultura e legalità presentato dall’amministrazione comunale ieri mattina e che sarà illustrato venerdì 21 gennaio alla presenza di partner dell’iniziativa: ministero per i Beni e le attività culturali, l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni confiscati, la Regione Campania e Provincia di Caserta. Partendo dalla rivalutazione del patrimonio archeologico esistente, l’amministrazione punta così a porre le basi per lo sviluppo futuro del territorio, anche attraverso la necessaria creazione di strutture ricettive che favoriscano la permanenza dei turisti in città. E un parco a tema collegato all’Antica Capua (per il quale ci sono già contatti con finanziatori) che potrebbe vedere la luce nei pressi dell'uscita del casello autostradale, anche questa iniziativa sarà presentata venerdì 21 gennaio presso il Teatro Garibaldi.

18/12/2010 Pompei (NA), arriva la nuova soprintendente (Repubblica)

Nuovo soprintendente e nuovi sviluppi per le due inchieste su Pompei che potrebbero diventare tre. Una giovane e preparata soprintendente per Pompei appena nominata e già "insidiata" da un possibile ricorso. Il 22 dicembre firmerà il contratto Teresa Elena Cinquantaquattro, napoletana, 47 anni, a capo della soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei dal primo gennaio, alla scadenza del mandato di Jeannette Papadopoulos. Si prospetta un ricorso del suo collega più anziano, Angelo Maria Ardovino, uno dei vertici della Direzione generale per le antichità del Mibac, la cui nomina era stata avviata e poi bloccata. Intanto i dipendenti della soprintendenza esprimono solidarietà ai nove colleghi che hanno ricevuto altrettanti avvisi di garanzia per il crollo della Schola armaturarum. "Auspichiamo - si legge nella nota a firma di Cgil, Cisl, Uil, Flp, RdB e Unsa - che le indagini della Procura di Torre Annunziata si svolgano nell´intento comune di portare chiarezza in questa vicenda che coinvolge moralmente tutti i lavoratori di Pompei". I sindacati condannano le "dichiarazioni affrettate rilasciate dai vertici del ministero che creano solo strumentalizzazioni politiche".
Ma per la Procura diretta da Diego Marmo, dopo l´inchiesta sui crolli e sul restauro del teatro, si aprono nuovi filoni di indagine e non si esclude che si facciano strada altre ipotesi di reato, questa volta riguardanti i bilanci e le spese, i fondi europei di una soprintendenza che conta su 20 milioni di euro di incassi annui. Del resto gli avvisi di due giorni fa erano un "atto dovuto" in vista della rimozione delle macerie della Schola. L´equivalente degli avvisi di garanzia che vengono notificati a tutti i medici, contestualmente a un´autopsia. Il resto dell´inchiesta chiarirà, con nuove notifiche, quali e quanti soprintendenti, commissari straordinari, direttori degli Scavi e funzionari dell´ufficio tecnico o di altri uffici, oltre a ditte esecutrici dei lavori e in quali precise epoche hanno avuto responsabilità nei crolli.

17/12/2010 Pompei (NA), nove indagati per i crolli (Repubblica)

I cedimenti delle domus pompeiane hanno nomi e cognomi. Nove indagati per crollo colposo, un reato che ipotizza la mancata osservanza di norme oppure negligenza, imperizia, imprudenza, condizioni di sicurezza che non sono state fatte rispettare da chi aveva titolo per farlo, dato il ruolo che rivestiva nella soprintendenza del sito archeologico più famoso del mondo. Nove provvedimenti notificati in soprintendenza ieri mattina dai carabinieri di Torre Annunziata su delega del pubblico ministero della Procura di Torre Annunziata, Stefania Di Dona, con il coordinamento del procuratore Diego Marmo.
I fatti si riferiscono al 2009, anno in cui venne realizzata l´impermeabilizzazione del tetto della Schola armaturarum, la sede della congregazione dei giovani pompeiani forse collegata a ludi gladiatorii: all´edificio che si è sbriciolato il 6 novembre scorso era stato rifatto il tetto l´anno precedente. Un lavoro fatto a regola d´arte, come si dice tecnicamente, rispettando tutte le accortenze per evitare cedimenti? Questo il sospetto avanzato dall´indagine, anche alla luce dei primi risultati delle perizie.
A quell´epoca a capo della soprintendenza di Pompei c´era l´archeologo romano Piero Giovanni Guzzo mentre il commissario straordinario nominato dal governo era l´ex prefetto Profili. Con il soprintendente ora in pensione sono indagati l´attuale direttore degli Scavi, un altro archeologo, Antonio Varone, e poi l´architetto restauratore della soprintendenza Paola Rispoli, il tecnico geometra Aldo Borriello, l´architetto capo dell´ufficio tecnico dell´area archeologica Valerio Papaccio, il funzionario ora in pensione Maria Grazia Del Greco e l´amministratrice della ditta di costruzioni salernitana che ha eseguito i lavori, Anna Maria Caccavo. Sul nome numero nove c´è riserbo assoluto, anche perché per la Procura gli avvisi non sarebbero stati ancora tutti notificati.
Ora le macerie potranno essere rimosse e cominceranno i lavori di ricostruzione o di restauro alla Schola armaturarum e alla Casa del Moralista, i due crolli più consistenti, a fronte di una serie di muri e muretti caduti sotto le piogge insistenti delle scorse settimane. Ma prima la procura di Torre Annunziata nominerà il consulente tecnico che farà ulteriori sopralluoghi prima che si aprano i cantieri. «Preferisco leggere prima le carte - dice il professor Guzzo - sono a un convegno a Milano e non so niente di quel che è accaduto». Nessun commento anche da Varone, che ha confidato però ai colleghi della soprintendenza di sentirsi tranquillo per come ha gestito finora gli Scavi. «È evidente che se si è giunti a questo, qualche dimenticanza deve essere stata intravista», ha dichiarato il sindaco di Pompei, Claudio D´Alessio, «e gli avvisi di garanzia saranno anche un deterrente nel caso che le dimenticanze si verifichino nuovamente».

12/12/2010 Pompei (NA), entra nel vivo l'indagine della Procura (Il Mattino)

L'indagine avviata dalla procura per accertare cause e responsabilità del crollo della «Schola Armaturarum» avvenuta lo scorso 6 novembre, e allargatasi a macchia d'olio dopo i successivi crolli, è entrata nel vivo. La prossima settimana i carabinieri che seguono le indagini, coordinati dal capitano Luca Toti, ascolteranno come persona informata dei fatti il direttore degli scavi l'archeologo Antonio Varone, l'esperto della soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei. Nei giorni scorsi sono stati ascoltati dai militari i custodi che, secondo quanto da loro stessi affermato, avevano segnalato nei giorni precedenti al cedimento della scuola dei gladiatori altri cedimenti di muri di contenimento, avvenuti nel perimetro interessato dal crollo del novembre. Non ci sono al momento persone iscritte nel registro degli indagati, tengono a precisare gli inquirenti. Disastro colposo, invece, è uno dei reati ipotizzati. La parola d'ordine del capo della procura Diego Marmo, che tra un mese assumerà personalmente la guida delle indagini in seguito al trasferimento in altri uffici dell'attuale titolare dell'inchiesta, è «priorità assoluta sul caso scavi di Pompei». «Nonostante siamo a corto di sostituti procuratori - ha evidenziato Marmo - e nonostante la confusione che gravita intorno alla gestione di uno dei siti più importanti al mondo, le indagini sull'area archeologica pompeiana continuano senza sosta». II magistrato Marmo: groviglio di ditte al lavoro Già ascoltati numerosi custodi In realtà proprio la «confusione» gestionale degli Scavi sarebbe al centro dell'indagine stessa. «Confusione - dice il capo della procura di Torre Annunziata - causata dai continui cambiamenti di soprintendenti, commissari straordinari e dal moltiplicarsi di ditte che negli ultimi hanno lavorato perla messa in sicurezza degli scavi». Ed è proprio sulle ditte appaltatrici esterne che si sono concentrate le indagini. «Non è un'inchiesta facile - evidenzia il procuratore capo - capire di chi sono le responsabilità, quando le persone che si sono succedute nei ruoli strategici per la gestione e la tutela del sito archeologico sono tante, è materia difficile. Gli esperti di archeologia che abbiamo delegato, impegnati nei rilievi strutturali sui luoghi dei crolli, e i carabinieri che curano il fronte investigativo, stanno svolgendo un lavoro delicato e di grande spessore professionale. Stiamo raccogliendo fascicoli e testimonianze, per verificare cause e responsabilità. La chiave della soluzione sta nel capire bene l'intricato giro di appalti». In attesa di eclatanti sviluppi nelle indagini, continua la preoccupazione di tour operator è turisti per l'imminente chiusura di tredici domus per mancanza di fondi e di personale. Dal primo gennaio, infatti, i visitatori saranno privati della possibilità di visitare tredici case della città sepolta. La soprintendenza è stata categorica senza lasciare alcun spiraglio alla speranza: «Scaduto il contratto siglato con i sindacati nell'agosto del 2008, che garantiva l'apertura di nuove domus grazie all'impiego del personale della soprintendenza, e la mancanza di fondi per rifinanziare il progetto, si potrebbe avviare solo con una apertura a singhiozzo». Le domus che chiuderanno dal primo gennaio sono: degli Amorini dorati, del Menandro, di Sallustio, d Marco Lucrezio Frontone, di Obelio Firmo, dell'Ara Massima, dei Quattro Stili, di Casca Longa, di Giulio Polibio, dei Casti Amanti, della Fontana Piccola a Mosaico, del Foro Boario e il Termopolio.

12/12/2010 Miseno (NA), a rischio il Sacello degli Augustali (Il Mattino)

Stavolta il semaforo rosso che segnala il degrado di alcuni beni culturali flegrei si accende nel Sacello degli Augustali a Capo Miseno. Qui, nell’edificio dedicato al culto imperiale e sede del collegio, il livello dell’acqua sta superando i limiti di sempre a causa del mancato funzionamento delle pompe idrovore. Lancia l’Sos ancora una volta l’associazione Misenum, costituita da giovani volontari impegnati dal 1998 per la salvaguardia e la promozione del complesso storico-culturale della penisola flegrea. A rischio non sono solo le antiche strutture, pavimenti in mosaico con decorazioni in marmo e colonne; sussiste persino un problema legato alla pubblica sicurezza, in quanto la cabina elettrica e l’impianto d’illuminazione risultano parzialmente sommersi. «Fondamentale per una totale fruizione dell’antico sito è un intervento di manutenzione della struttura elettrica, in modo da ripristinare le idrovore – spiega Anna Masuottolo, presidente dell’associazione Misenum - Ne abbiamo inoltrato richiesta alla Soprintendenza anche in vista di un’apertura straordinaria serale e un evento per il Natale». I mosaici con i resti dell’abside intanto sono difficilmente accessibili, la scala che consente una veduta frontale del Sacello è sommersa, il cortile è diventato una sorta di palude per anatre. Il sito è collegato al mare e a una sorgente termale; per l’assorbimento dell’acqua in eccesso, sono state installate poco più di due anni fa pompe idrovore, con fondi pari a 516mila euro stanziati dalla Comunità Europea per il Por 2000-2006. Ma l’impianto attualmente non funziona. Risultato: le antiche strutture, sempre più inabissate e al buio, sono off-limits. «La profondità raggiunge diversi metri – aggiunge Masuottolo – l’impianto d’illuminazione è sotto il livello dell’acqua con un conseguente problema legato alla sicurezza». Eppure il Sacello degli Augustali - che con la Grotta della Dragonara, il Teatro Romano e il porto costituisce il polo monumentale di Capo Miseno - è tra i siti meglio conservati. Edificato durante la prima età imperiale e suddiviso in un ambiente centrale e due laterali, ha restituito le statue di Vespasiano, Tito, Nerva, Apollo e Venere successivamente conservate nel museo archeologico dei Campi Flegrei. Per favorirne la tutela e una migliore fruizione, tuttavia si rende necessaria anche in questo caso una manutenzione ordinaria. Al buio, per i turisti, anche l’antico teatro – di recente restaurato - ricavato dagli antichi nella roccia e a picco sul mare. «Guidiamo i visitatori con le fiaccole perché non c’è energia elettrica, nonostante l’impianto sia funzionante», conclude Anna Masuottolo

10/12/2010 Bacoli (NA), crolla anche la Villa di Claudio a Punta Epitaffio (Il Mattino)

Ad accorgersene per primi, e a lanciare l'allarme, sono stati i pescatori. Mentre si allontanavano dalla costa per raggiungere il largo e gettare le reti hanno visto quei reperti storici, frammenti di colonne e di pareti che hanno resistito per duemila anni, spuntare a pelo d'acqua. Altri pezzi di muri in reticolatum e pietre affrescate erano accumulate sulla spiaggetta, ai piedi del promontorio. La storia in frantumi, precipitata giù dalla collina amata dagli imperatori romani, quella Punta Epitaffio che fu sede di imponenti complessi termali e ville gentilizie. A pochi giorni dalla segnalazione del crollo dei ruderi della villa di Lucullo a Miseno, questa volta a cedere alle intemperie e all'incuria è il complesso che si ritiene essere appartenuto all'imperatore Claudio. Uno smottamento ha portato giù, oltre a una grossa quantità di cumuli tufacei, anche una mole di parte del maestoso edificio posto a strapiombo sul mare. - Viene tutto giù, i reperti cadono come cocci di cartapesta, dopo abbondanti piogge e mareggiate che per tutto novembre non hanno dato tregua a un territorio provato, dove la manutenzione sistematica sembra mancare. Ma dove le testimonianze di un'epoca di splendore e prestigio sono numerose e imponenti. Baia era uno dei porti di Cuma, la colonia greca fondata nell'VIII sec. a.C. Il suo promontorio, Punta Epitaffio, in epoca romana fu la sede di imponenti complessi termali e ville gentilizie. Territorio permeabile quello flegreo, e delicato, da decenni nel tratto che congiunge Pozzuoli a Bacoli si ripresentano periodicamente delle frane. L'ultima, considerevole, è avvenuta nel 2008: il costone sul versante di Lucrino cedette rendendo impossibile praticare la strada sovrastante, se non con un senso unico alternato, ancora presente, e un muro di contenimento provvisorio, costruito dalla Protezione Civile. Il clima mite, il paesaggio, le acque termali flegree erano ben conosciute nel mondo romano, a tal punto da invogliare addirittura gli imperatori ad ordinare la costruzione delle proprie ville sulla collina di Baia. Un luogo di piaceri, come è stato descritto nelle opere di Cicerone, Properzio e Seneca. Qui Pompeo, Varrone e Cesare avevano le loro residenze. Ai piedi di Punta Epitaffio, ora sommerso dal mare a sette metri di profondità per effetto del bradisismo, si possono vedere un ninfeo del I sec. d.C. e due ville di età imperiale, la Protiro e la Pisoni, racchiuse nel Parco sommerso di Baia. Proprio nel Ninfeo sono presenti statue raffiguranti i genitori dell'imperatore Claudio, il quale fece costruire il grandioso complesso, e probabilmente anche la villa che in questi giorni sta lentamente crollando. Dopo la segnalazione dei pescatori è partita la mobilitazione, gli amministratori bacolesi hanno organizzato una spedizione per scattare foto da piccole barche. C'è chi mette l'accento sulla necessità di un assessore ai Beni Culturali che oggi manca a Bacoli. Di certo i resti dei luoghi di divertimento dei grandi della storia rischiano di scomparire dal patrimonio dell'umanità.

I consolidamenti e i restauri delle strutture archeologiche sono da tempo al centro di un duro lavoro portato avanti dalla direttrice dell'ufficio Soprintendenza di Bacoli, Paola Miniero. II costone di Punta Epitaffio versa realmente in una situazione di pericolo? «Assolutamente sì. La struttura tufacea è stata danneggiata nel tempo da violenti e continue mareggiate, oltre alle forti piogge. Ci sarebbe bisogno di un impegno di spesa per interventi . continui e metodici». Come vi state muovendo? «Insieme all'assessore regionale Cosenza abbiamo dato vita a una conferenza dei servizi, che vede tra i partecipanti anche la Provincia, la Regione e il Comune di Bacoli. Ci sono tempi tecnici da rispettare. Posso assicurare che ci stiamo muovendo con velocità per far fronte ad una reale situazione d'emergenza aggravata da condizioni meteorologiche». Quanto bisognerà aspettare per intervenire? «Questione di giorni e la Protezione Civile farà il primo intervento. Speriamo in un aiuto economico che possa farci lavorare in modo però ordinario e non soltanto a fronte di emergenze che vanificano il lavoro di anni».  

08/12/2010 Capua (CE), lavori fermi da due anni alla basilica di Sant'Angelo in Formis (Il Mattino)

I ponteggi stanno lì da due anni: la basilica-gioiello di Sant’Angelo in Formis è in attesa di interventi, prima che risolutivi, chiarificatori. «Nel febbraio 2008 – dice don Francesco Duonnolo, rettore della basilica – furono istallati i primi ponteggi. Collocati tra gli archi che dividono la navata centrale da quella laterale destra, non davano molto fastidio all’occhio e alla fruibilità. Poi nell’ottobre 2009 sono stati ampliati e ad oggi occupano metà della navata centrale. Da allora non è cambiato nulla». I lavori sono di competenza della soprintendenza che – dice il sacerdote – non dà notizie di sé da troppo tempo. «Il rigonfiamento di pareti e travi - continua don Francesco – rese necessario un puntellamento per garantire la stabilità dell’edificio. Furono ravvisati problemi statici di cui ad oggi non sono state ancora accertate le cause». In effetti sotto la basilica, costruita su un antico tempio romano, vi sono falde acquifere ma non si sa se la mancanza di staticità è data dalle falde oppure dal peso eccessivo del restaurato tetto. «Per stabilire le cause – aggiunge amareggiato don Duonnolo – la soprintendenza deve far esaminare la struttura. Lo scorso 17 febbraio, l’arcivescovo Bruno Schettino e io fummo ricevuti dalla soprintendente Paola David che ci disse che avrebbe provveduto a istituire una commissione di studio per fare la diagnosi. Da allora tutto è rimasto lettera morta». La prima costruzione della basilica viene fatta risalire all’epoca longobarda. Nel X secolo la chiesa fu donata ai monaci di Montecassino, che volevano costruirvi un monastero. All’abate Desiderio di Montecassino, che divenne papa Vittore III, si devono gli affreschi di scuola bizantino-campana che decorano l’interno e che costituiscono uno tra i più importanti e meglio conservati cicli pittorici dell’epoca nel sud Italia. «In questo luogo – fa notare il sacerdote – si celebravano, mediamente, duecento matrimoni l’anno. Dallo scorso anno ne hanno disdetti 185». Inevitabile, con quell’ingombro nella navata. Per smuovere le acque e raccogliere fondi necessari al mantenimento della struttura un testimonial d’eccezione, Peppino di Capri, si è messo al lavoro realizzando un Q-disc di canzoni che sarà distribuito a breve. Si tratta di quattro brani di famose melodie natalizie rielaborate e arrangiate e che prevedono per il coro la partecipazione dei ragazzi dell’associazione culturale CapuaCineArt. «Un’attenzione per questo luogo - conclude don Duonnolo - che nessuna istituzione pare abbia mostrato finora». Di Capri non ha dubbi: «Quando ti trovi davanti a tale bellezza, messa a rischio dall’incedere del tempo, non puoi assolutamente rimanere indifferente e senti di dovere fare qualcosa».

08/12/2010 Bacoli (NA), a rischio crollo la Villa di Lucullo (Il Mattino)

Un nuovo cedimento a Capo Miseno mette a rischio la staticità dei ruderi di Villa Lucullo. Le intense piogge dell’ultimo periodo hanno causato una frana del terreno su cui sorge l’antica struttura, trascinando frammenti di rovine sulla sottostante spiaggia Dragonara. A rischio sono anche dei locali termali parzialmente sommersi, le cui volte in laterizi mostrano dall’esterno fenditure e grosse crepe. L’allarme di una scarsa stabilità della dimora romana è stato lanciato già lo scorso anno dall’associazione Misenum, impegnata da tempo per la salvaguardia e la promozione del patrimonio monumentale. A preoccupare allora volontari e residenti fu uno smottamento che, nel dicembre 2009, ha determinato il crollo di pietre di tufo e tratti di pareti in opus reticolatum: un primo segnale cui non è seguito alcun intervento. Il mancato consolidamento del costone e un’assenza di manutenzione dell’antica residenza, rovinata anche dalle mareggiate, avrebbe infatti favorito quest’ultimo crollo. Sulla precaria condizione in cui versano i beni monumentali era intervenuta qualche giorno fa il direttore del museo archeologico dei Campi Flegrei, Paola Miniero, durante la presentazione del progetto ArcheoUrb realizzato da Regione Campania e Fondazione Internazionale per gli Studi Superiori di Architettura di Napoli. «Questi crolli non ci sorprendono – ha detto la soprintendente Miniero - manca la manutenzione ordinaria del nostro patrimonio. Stiamo perdendo il paesaggio storico». Un altro allarme è scattato per il promontorio di Punta Epitaffio a causa di uno smottamento del materiale tufaceo ai limiti del parco sommerso archeologico di Baia: qui i fondali custodiscono le residenze della nobilitas imperiale inabissate nei secoli dal bradisismo che interessa i Campi Flegrei. Il rischio idrogeologico lungo la linea di costa a nord di Napoli resta intanto molto alto. In pericolo sono dunque le vestigia e le residenze che gli antichi hanno edificato lungo la linea di costa: gioielli dell’architettura romana a testimonianza dei fasti del passato. Il complesso monumentale denominato Villa Lucullo - i cui resti possono andare in frantumi - è uno degli esempi più eclatanti. Il corridoio d’accesso alla «pars marittima» mostra dalla spiaggia un’imponente opera architettonica con volte in laterizi e colonne che, tuttavia, sembra non rientrare in alcun piano di recupero. Di proprietà del senatore Mario e poi del generale Lucio Licinio Lucullo, il sito è stato edificato sul promontorio di Capo Miseno nel primo secolo avanti Cristo. Qui, secondo le fonti, sarebbe morto l’imperatore Tiberio nel 37 dopo Cristo durante il viaggio di rientro dall’isola di Capri verso Napoli. La dimora fu realizzata nelle adiacenze della grotta Dragonara, una cisterna scavata nel tufo che riforniva le residenze patrizie costruite sul mare, mentre la più nota Piscina Mirabilis costituiva l’imponente serbatoio della flotta imperiale di stanza nel Miseno. Testimonianze della «grandeur» vissuta da questo magico pezzo di terra in epoca imperiale, che oggi rischia di scomparire per sempre davanti a un’ostinata incuria.

06/12/2010 Napoli, musei off-limits, insorge il mondo della cultura (Il Mattino)

Napoli è una città che rende ciechi. Le sue infinite bellezze artistiche sono spesso così irraggiungibili da diventare invisibili agli stessi napoletani, per non dire dei turisti. La denuncia della soprintendente al Polo Museale, Lorenza Mochi Onori, a un anno dal suo insediamento, è sale sulle ferite. «Al di là delle perenni emergenze, Napoli non sa gestire la normalità» commenta Maurizio Morra Greco, presidente dell'omonima Fondazione. «Sicurezza, viabilità, ambiente sono strettamente intrecciate con il turismo e la cultura», aggiunge. «Non si può pensare di avere dei tesori in un cassetto. Quanti napoletani vanno a visitare musei? E quanti musei fanno qualcosa per i napoletani? Non esiste formazione all'arte e non se ne crea il bisogno. E non si favorisce la fruibilità, perché non c'è attorno un sistema-città che funzioni». I napoletani devono riappropriarsi non solo dell'arte, ma della città intera. Il direttore della Biblioteca Nazionale, Mauro Giancaspro, su questo è netto: «Restituiamo la città ai napoletani e ritroveremo anche l'arte. Faccio un esempio: se si va a teatro di sera tornare a casa è un'impresa con il metrò chiuso, i bus praticamente aboliti, i taxi fantasma. La risposta è restare a casa». Per i forestieri poi è ancora peggio. «Ditemi» incalza Giancaspro «come fa un pullman di turisti che deve salire a San Martino a districarsi nel traffico del Vomero. E giocoforza che nessuno ci va. Così tantissimi capolavori artistici, storici e architettonici restano sconosciuti, proprio ai cittadini che dovrebbero esserne i principali fruitori». E su questo tasto batte anche lo scrittore Maurizio de Giovanni, l'autore della serie dei gialli ambientati nella Napoli degli anni Trenta. «Non è pensabile» dice «che un metrò passi ogni 15 minuti o, al massimo, ogni 7 nelle ore di punta, quando in qualsiasi altra città europea siamo alla media di due minuti». La sua analisi si fa più stringente sull'arte: «Il vero scandalo, in positivo, è la Cappella Sansevero. E’ privata, funziona perché è gestita con una sana concezione imprenditoriale con informazioni chiare anche sul web. Lo scandalo, in negativo, è il Cimitero delle Fontanelle che è aperto quando capita e nessuno lo sa. Sono l'alfa e l'omega. Eppure potrebbero far parte di un unico itinerario esoterico». La soluzione? «Sono provocatorio: affidare tutto ad associazioni private, con il mero controllo delle soprintendenze. Si impiegherebbe anche quell'esercito di laureati che sembrano non avere prospettive». la Fondazione Premio Napoli negli anni ha scelto, di volta in volta, un quartiere della città per lavorarci e raccontarlo. «I napoletani riaprono gli occhi su tesori che neanche sospettavano di avere» racconta il presidente Silvio Perrella: «Quest’anno siamo andati a Montesanto. La cerimonia finale è stata nella chiesa dei Pellegrini, nell'omonimo ospedale della Pignasecca. Be', in pochi immaginavano che li ci fosse una chiesa di quella bellezza. Una degente ricoverata da tre mesi è venuta a vederla in pigiama perché, ci ha detto, neanche s'era accorta dell'edificio». A Napoli nulla è in vista, tutto devi andartelo a cercare. Fa parte del gioco e potremmo dire, per consolarci, che è il suo fascino. «Non sono cieche solo le istituzioni, ma pure troppi napoletani» continua Perrella. «Napoli soffre per il peso del racconto non veritiero che se ne fa». Tutti conoscono Napoli prima di averla visitata. «Sono racconti che seducono» spiega. «I turisti vengono anche con la monnezza, perché questo è un luogo potente, magnetico, che attrae come una calamita». Ma come si fa a tenere insieme tutta questa arte e renderla fruibile? «Usandola nel suo insieme. Si parla della funivia per collegare Archeologico e Capodimonte» conclude polemicamente Perrella. «Un'idea inutile e dannosa. Napoli ha già un modo per arrivare rapidamente a Capodimonte: la salita Miradois». Perché nessuno ci pensa? «Perché è alla Sanità, un quartiere che gli stessi napoletani non conoscono e che temono. Poi quando lo visitano ne restano incantati». Riacquistano la vista.

05/12/2010 Pompei (NA), manca il personale e chiudono le domus (Il Mattino)

Manca il personale: «Gli scavi di Pompei chiudono». Il 31 dicembre prossimo scade l’accordo sindacale siglato con i vertici della soprintendenza nel settembre 2008. Dal primo gennaio del 2011, per mancanza di addetti alla vigilanza, tredici domus chiuderanno al pubblico. Tra crolli, aree transennate e proibite, ai turisti dal prossimo anno resterà ben poco da vedere. L’allarme è stato lanciato dalla Cgil nel corso della convention che si è tenuta ieri mattina, presieduta dal segretario nazionale Susanna Camusso. Le domus che chiuderanno, secondo l’elenco stilato dalla Cgil, sono quelle degli Amorini dorati, del Menandro, di Sallustio, di Marco Lucrezio Frontone, di Obellio Firmo, dell'Ara Massima, dei Quattro Stili, di Casca Longa, di Giulio Polibio, dei Casti Amanti, della Fontana Piccola a Mosaico, del Foro Boario e il Termopolio. Il 22 agosto del 2008 l’allora soprintendente Pietro Giovanni Guzzo annunciò, per il primo settembre dello stesso anno, l’apertura di diciannove nuove case della città antica. Per la sorveglianza di questi siti fu sottoscritto un apposito accordo strategico con i sindacati, che prevedeva l’utilizzo di personale interno alla soprintendenza, in modo che il servizio fosse a costo zero. Dopo una lunga trattativa si riuscì ad individuare più di 30 unità di personale da impiegare nell’azione di rilancio degli scavi ma anche per dare risposte agli assetti organizzativi della soprintendenza di Napoli e Pompei. L’accordo ha fatto risparmiare qualcosa come 860mila euro che dovevano essere reimpiegati per i lavori di restauro. «La scadenza dell’accordo e il decennale blocco del turnover porteranno alla chiusura di tredici tra le più belle e suggestive domus dell’antica città», ha sottolineato Ciro Mariano responsabile locale della Cgil. Aprendo così un nuovo fronte di allarme. Proprio mentre si conclude la visita degli ispettori dell’Unesco, e si moltiplicano le iniziative per migliorare le condizioni in cui versa il monumento. L’ultima, anticipata ieri al Mattino dalla senatrice Diana De Feo, è dell’Università Federico II. «In un periodo così difficile siamo pronti a rimboccarci le maniche e a far sì che i nostri studenti si mettano al lavoro per il governo di Pompei e in particolar modo per il controllo delle sue acque», ha ribadito il responsabile per il patrimonio dell’ateneo partenopeo Fabio Mangone. E non solo: negli anni Sessanta - ricorda Mangone - sono stati fatti nel sito operazioni di restauro, usando per esempio il cemento, che oggi si sono dimostrate improprie. Nella nostra scuola di restauro, composta da architetti e ingegneri - assicura Mangone - ci sono le competenze necessarie per attuare prima uno studio approfondito sulle condizioni in cui versa il sito archeologico e fornire soluzioni adeguate per la salvaguardia».

05/12/2010 Boscoreale (NA), crollo anche a Villa Regina (Il Mattino)

Boscoreale. Uno slargo circondato dai due quartieri popolari, Piano Napoli e Gescal. Qui resta ancora pressocchè nascosta Villa Regina, nonostante sia stata scavata a partire dal 1977 e integralmente riportata in luce dalla Soprintendenza archeologica di Pompei. Difficile scorgere la cartellonistica tra i viottoli dei rioni che, come un muro di cinta, circondano la residenza rustica immersa al centro dell’area che in epoca romana rappresentava una parte del suburbio pompeiano detto Pagus Augustus Felix Suburbanus. Ma dopo il crollo di una parte del tetto, quello che rappresenta un perfetto esempio della piccola industria vesuviana del vino è ormai chiusa ai visitatori da un paio di settimane e rischia di sprofondare nuovamente nella trincea di terreno che ancora la circonda. L’incuria, il vento e la pioggia, infatti, hanno generato il cedimento di alcuni elementi di copertura del porticato all’alba del 20 novembre. Il giorno successivo, dopo l’ordine di chiusura al pubblico, sono cominciati i lavori di puntellamento della villa, tuttora in corso. Anche la discesa al sito, costeggiata da una ringhiera in ferro, non è sicura ed è interdetta da una catena e un cartello. Il corridoio si adagia infatti sopra una montagna di terreno a rischio smottamenti che risulta evidente anche a occhio nudo. I segni del cedimento sono chiaramente visibili nelle insenature scavate dalle intemperie sulla parete della scarpata ricoperta di muschio. Sul versante opposto dello scavo, sopra il terrapieno dove si trova il parcheggio, c’è lo stesso pericolo di frana che, tuttavia, si è cercato di arginare alla meglio, sistemando aste tubolari in ferro. Al centro appare la villa con gli operai a lavoro per la messa in sicurezza circondata dal vigneto ricostruito come l’originale, del quale furono ritrovate tracce di radici. È impossibile però poter apprezzare tutti gli ambienti perfettamente conservati. Con il torchio per la spremitura dell’uva, la cantina con i dolii infossati (recipienti rotondi in terra cotta per la conservazione del vino) nei quali veniva conservato il vino, il magazzino degli attrezzi e le stanze residenziali, con cubicola (camere da letto) e un salone affrescato in quarto stile pompeiano. Il visitatore – dopo aver superato l’ingresso coperto da erbacce e rifiuti e superato il cancello automatico ora privo del motore elettrico perché guasto – può osservare Villa Regina unicamente dall’alto e visitare l’Antiquarium. Dallo scorso aprile, inoltre, le unità del servizio di servizio di guardia sono state ridotte, con gravi difficoltà per il personale della sicurezza nello svolgere il turno notturno. «Prima c’erano quattro guardie, due per l’Antiquarium e due per il sito esterno di Villa Regina, ora la vigilanza è stata ridotta a tre custodi disarmati, esclusivamente per le ronde esterne – spiegano i responsabili territoriali Ugl-Intesa FP Beni Culturali – mentre la sicurezza del museo di notte è affidata unicamente al servizio di videosorveglianza». Un rischio per uomini e beni che potrebbero diventare facile bersaglio dei malintenzionati. «Al rischio per l’incolumità si aggiunge quello di ricevere provvedimenti disciplinari, così come accaduto ad un sindacalista Ugl che essendo custode delle chiavi del museo si era rifiutato di fare il servizio esterno per motivi di sicurezza», dice Antonio Pariante di Ugl-Intesa FP. Anche le infiltrazioni d’acqua dai tetti di Villa Regina e il rischio di crolli erano stati oggetto delle segnalazioni degli addetti alla vigilanza inviati alla Soprintendenza 

05/12/2010 Castellammare di Stabia (NA), continuano a franare le ville di Stabia (Roma)

Le ville romane di Stabiae, l'antica città campana anch'essa sepolta come Pompei dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C., correrebbe un grave rischio idrogeologico. A lanciare l'allarme è stato il direttore del Dipartimento di Scienze della Terra della Università Federico II di Napoli, e consigliere dell'Ordine dei Geologi della Campania, Vincenzo Morra. «Il sito archeologico - ha spiegato l'esperto all'Adnkronos si trova in una posizione più alta della vicina Castellammare di Stabia. Segnali evidenti mostrano l'esistenza di un movimento lento verso il basso che mette seriamente a rischio la stabilità dell'intero sito archeologico: vero gioiello del nostro territorio». «La città - ha continuato Morra - non è ancora stata portata del tutto alla luce, alcuni rilievi hanno dimostrato l'esistenza di ulteriori strutture murane ancora sepolte. Ma sarebbe impensabile continuare gli scavi senza prima aver messo in sicurezza l'intera area». Proprio per raggiungere quest'ultimo obiettivo, nel 2007, il "Centro regionale per lo sviluppo ed il trasferimento dell'innovazione applicata ai Beni culturali e ambientali", insieme al Dipartimento di Scienze della Terra della Federico II, ha proposto alla Regione Campania un programma di studio per definire gli interventi che dovrebbero essere attuati. «Certo - ha affermato Morra - il progetto sarebbe sicuramente costoso, ma la Campania non può privarsi di una risorsa così importante per il proprio sviluppo, per non parlare del valore storico e culturale del sito stesso». E per quanto riguarda un possibile ingresso dei privati nella manutenzione del patrimonio culturale italiano, secondo Morra, «questo elemento potrebbe rappresentare un motore in più ma, a mio parere, il pubblico deve sempre intervenire». 

04/12/2010 Bacoli (NA), pericolo crollo anche sulla Grotta di Cocceio (Il Mattino)

Lo sgombero di tre edifici pericolanti che sorgono al di sopra della grotta di Cocceio, il cunicolo scavato in epoca romana per collegare il lago d'Averno con Cuma, è stato disposto dalla Procura per motivi di sicurezza, dopo che la Soprintendenza ai beni archeologici aveva inviato una segnalazione. Il provvedimento del pm Federico Bisceglia stato attuato ieri pomeriggio tra le proteste da parte di guardia forestale e polizia di stato; solo due, fortunatamente, le famiglie interessate (uno degli edifici è infatti un deposito). La situazione di pericolo fu segnalata per la prima volta al Comune di Bacoli nel 1999, ma, secondo gli investigatori, nessun provvedimento è stato da allora mai preso per mettere in sicurezza gli stabili e le ordinanze di sgombero emesse dal Comune non sono mai state eseguite. La Soprintendenza, constatato che, anche a seguito delle abbondanti piogge delle ultime settimane, la situazione si è aggravata, ha deciso di informare il pm segnalando il «pericolo gravissimo». Gli edifici sorgono sopra l'antico cunicolo, costruito intorno al 37 a.C. da Lucio Cocceio Aucto, e in particolare nel punto in cui il diaframma di terreno vulcanico è più sottile. Il sequestro con conseguente sgombero rappresenta un provvedimento d'urgenza; nei prossimi giorni il pm approfondirà la situazione degli edifici, verificando in particolare se la loro costruzione sia stata autorizzata o meno. Un altro aspetto da chiarire riguarda la mancata applicazione delle ordinanze di sgombero, notificate ma di fatto mai eseguite. La vicenda, che segue di pochi giorni i gravissimi crolli di Pompei, ripropone il problema della gestione e della salvaguardia dei beni culturali in provincia di Napoli. La grotta di Cocceio fu gravemente danneggiata dall'esplosione di un deposito di armi avvenuta durante la seconda guerra mondiale; successivamente, l'intera zona è stata stravolta dalla cementificazione selvaggia.  

03/12/2010 Pompei (NA), l'annuncio di Bondi, più poteri alla Soprintendenza (Repubblica)

Il ministro Bondi vara il suo piano di emergenza per Pompei. Niente stanziamenti, ma un ritorno al passato: quello della soprintendenza autonoma. La tanto caldeggiata fondazione, invece, viene retrocessa all´ultima riga. Mentre due ispettori dell´Unesco verificano se i crolli hanno alterato lo stato del sito dal ´97 Patrimonio dell´umanità, la soprintendenza di Pompei torna quella che la legge 352, art.9 la fece diventare: il primo caso in Italia di gestione autonoma del patrimonio archeologico. L´anticipazione di Bondi, che ieri ha incontrato al Collegio romano i presidenti di Regione Campania e Provincia di Napoli, Caldoro e Cesaro, sarà discussa «in uno dei prossimi Consigli dei ministri». All´incontro, al quale hanno assistito il capo di gabinetto Nastasi, il segretario generale Mibac Cecchi, il direttore per le Antichità Malnati e quello per la Valorizzazione del patrimonio Resca, si è parlato di «ricostituire la soprintendenza autonoma, con il soprintendente dotato di poteri più incisivi per la tutela del sito». La legge del ‘97 attribuiva alla Soprintendenza di Pompei completa autonomia in ambito scientifico, finanziario, amministrativo ed organizzativo, con il fine di semplificare la burocrazia e decentrare. Un ri-bilanciamento a favore dei tecnici, mentre sparisce la figura del manager auspicato dal ministero. Non un euro per Pompei che crolla, rinviate per le decisioni economiche forse a dopo il D-day del 14 dicembre. La fondazione diventa "eventuale" e si continua a studiarne la forma, secondo quanto recita il comunicato di Bondi. Intanto il ministero manderà "una task force di archeologi, architetti e operai" per mettere in atto "un piano straordinario di manutenzione con l´aumento del personale tecnico". 

02/12/2010 Pompei (NA), arrivano gli ispettori Unesco (Repubblica)

Tre ispettori Unesco da oggi a Pompei, dove ieri mattina si è scoperto il crollo di altri due muri: in una bottega della via Stabiana, area teatri, e nel "Piccolo lupanare" alle spalle della Casa del Centenario, zone nuove ai cedimenti, dove finora non era accaduto ancora niente. La soprintendente Papadopoulos spiega in una nota che si tratta di episodi «possibili che non devono destare allarmismi». Ma per tre giorni, da oggi, a Pompei si parlerà la lingua della cultura internazionale con l´arrivo della commissione dell´Unesco che era stata annunciata dall´Iccrom, la costola dell´organismo addetta al restauro e alla conservazione dei beni Patrimonio dell´umanità. Quelli che comunemente chiamano "Caschi blu" avranno il compito di verificare lo stato attuale degli scavi - come dichiara Giovanni Puglisi, presidente della commissione nazionale italiana per l´Unesco. «Laddove - sottolinea Puglisi - dovessero registrare una situazione molto diversa rispetto a quella fotografata quando il sito è stato iscritto nelle liste dell´Unesco, potrebbero fare una contestazione all´Italia. Chiedendo, in particolare, di sanare le criticità per evitare che Pompei sia inserito nelle liste dei siti in pericolo». I tre esperti monitoreranno anche gli altri due siti archeologici della soprintendenza Patrimonio dell´umanità: Oplontis ed Ercolano.
Alix Barbet, una dei tre esperti del team Unesco, era arrivata già ieri, poco dopo che era scattato l´allarme per i nuovi crolli. Il primo tra le 7 e le 7 e 30, quando un muro grezzo di opus incertum alto circa 2 metri e largo 3, che faceva da divisorio tra i civici 1 e 2 della regio VII insula 2, lungo la via Stabiana è venuto meno. Stesse modalità per il crollo in un piccolo ambiente di servizio laterale della casa detta del Lupanare piccolo nella regio IX, insula 5 al civico 16. Qui le radici di una pianta hanno spaccato la malta, resa più fragile dalle piogge che battono da giorni il vesuviano. L´assenza di piante sembrerebbe invece responsabile, tra l´altro, del crollo nella Casa del Moralista: le viminate, palizzate che frenano il terrapieno, e che si sono spaccate per la pioggia, non sarebbero state costruite a regola d´arte. Ma la loro realizzazione in quella e in alcune altre zone di Pompei, non è frutto di un progetto della soprintendenza.
L´area archeologica, che è uno dei 45 siti italiani che fanno parte del Patrimonio mondiale Unesco, sarà monitorato dal team di esperti del quale fanno parte la Barbet, direttore del settore Ricerca del Cnrs in Francia, autrice di innumerevoli saggi sulla pittura muraria non solo a Pompei e Jean-Pierre Adam, architetto e archeologo francese del dipartimento di Architettura antica del Cnrs, che ha scavato a Pompei e attualmente insegna all´École du Louvre et à l´École de Chaillot, nelle università libanesi, londinesi e a l´École polytechnique fédérale di Losanna, autore del saggio "L´arte di costruire presso i romani". Con la delegazione, a fare da padroni di casa per il Mibac ci saranno il segretario generale del ministero Roberto Cecchi, Manuel Roberto Guido, responsabile dell´Ufficio Patrimonio Unesco e direttore del Servizio I della direzione generale per la valorizzazione del patrimonio culturale del ministero, che esiste da settembre 2009. Esordio in soprintendenza ieri anche per il neo-direttore generale alle Antichità Luigi Malnati, ex soprintendente dei Beni archeologici dell´Emilia Romagna. Malnati è il successore di Stefano De Caro, tra i massimi esperti di Pompei mandato in pensione lunedì, ancora in giovane età. Da più parti invece si chiamano a raccolta archeologi e tecnici di valore nel momento critico che attraversa Pompei. Da indiscrezioni risulta però che dagli uffici degli Scavi sia arrivato un rifiuto alla collaborazione offerta dai colleghi di Napoli, l´altro polo della soprintendenza (di Napoli e Pompei, è la dicitura esatta) che sarà retta fino al 3 dicembre dalla Papadopoulos. L´auspicio dell´arrivo anche di nuovi archeologi viene dall´Osservatorio Patrimonio Culturale: «In questo momento - dice il presidente Antonio Irlando - non è prioritario sperimentare nuove forme di gestione come, invece, attuare, aggiornare e far funzionare una legge che già esiste da molti anni, che da sola può restituire prestigio perduto alla soprintendenza e metterla in condizione di dotarsi di nuovi archeologi e di altre figure professionali, tra cui manager i cui ruoli sono già individuati nelle attività indicate nella legge».
Di aria nuova si sente il bisogno negli uffici di Pompei. «La visita degli esperti Unesco arriva al momento giusto - dice Biagio De Felice della Cgil dell´area archeologica di Pompei -. C´è da augurarsi che non resti un episodio eccezionale, e che anzi venga costituito un osservatorio permanente sotto l´alta sorveglianza dell´Unesco, che affianchi e sostenga il lavoro della soprintendenza». 

01/12/2010 Pompei (NA), ancora un crollo (Repubblica)

Effetto domino: crolla un altro pezzo di Pompei. Un muro di contenimento del viridarium, il giardino esterno, della Casa del Moralista. Nelle guide e nelle mappe, la domus che viene subito dopo la Schola armaturarum andata distrutta meno di un mese fa, su via dell´Abbondanza. Siamo a cinquanta metri dalla Casa dei Casti Amanti, il cantiere evento del commissariamento Fiori voluto dal ministro Bondi (che avverte: «no a inutili allarmismi») dove mesi fa la serie degli smottamenti ebbe inizio. Una concomitanza su cui indaga la Procura di Torre Annunziata, che ha sequestrato un´area ancora più ampia vietando ai turisti gran parte della più bella strada di Pompei. I carabinieri sono rimasti agli Scavi per l´intera giornata, sequestrando il registro di segnalazioni dei custodi e ascoltando per ore i dirigenti dell´ufficio tecnico. I magistrati da ieri indagano anche su una fuga di notizie: la soprintendenza ha saputo del crollo alle sette di mattina dopo il giro dei custodi di turno, ma non l´ha divulgato. Eppure alle nove era già in rete.
Ancora una volta è stato uno smottamento del terrapieno alle spalle delle case affacciate su via dell´Abbondanza a provocare la caduta di circa sette metri di muro, alto non più di un metro e sessanta. Là dove c´era il giardino esterno, con un angolo dedicato al culto di Diana, di cui è stata trovata una statuetta recentemente posta su un pilastrino di mattoni, il terrapieno era stato bloccato con le "viminate", paletti di legno che evitano le frane se integrati da piantumazioni. Che qui però mancavano. Hanno retto quelle progettate dalla soprintendenza dietro le case in direzione del Foro, dove la terra è stata fermata dalle radici di grandi rosmarini. «Sono muri precari - dice la soprintendente Jeannette Papadopoulos - e in gran parte di restauro, fatti dopo la guerra. È un fenomeno dovuto a condizioni meteo eccezionali non paragonabile al precedente. Stiamo lavorando a un attento monitoraggio per evitare nuovi crolli, ma i muri senza coperture sono tutti a rischio. L´emergenza è continua, Pompei è fragile». Per fortuna non è a rischio il resto della domus, scavata nel 1916-17 e importante per una scritta osca che ha illuminato la topografia di Pompei. E neppure le scritte del triclinio estivo che fanno la morale all´ospite, invitandolo a non insidiare la donna d´altri a non litigare e a lavarsi bene. Che l´effetto domino non minaccia è confermato da Michele Candela, consulente strutturale del restauro in corso: «Ma c´è un dato oggettivo il muro era sulla stessa direttrice dove è crollata la Schola. A cinquanta metri, ai Casti amanti, sono stati fatti lavori per irregimentare le acque: qualcosa è cambiato nella capacità di permearle». Circostanza smentita dall´ex commissario Marcello Fiori: «Ogni anno ci sono stati almeno due crolli. Una frana non è figlia di oggi, prova che è mancata la manutenzione. Avevo chiesto alla soprintendenza di segnalarmi i progetti urgenti e quello è diventato il mio programma. Chiarisco che non ho usato ruspe e non dovevo occuparmi della sicurezza del patrimonio archeologico, ma solo agevolare gli interventi proposti dal soprintendente e valorizzare il sito». Contro il ministro Bondi si scaglia il Pd con Bossa, Marcucci e Vaccaro e l´Idv con Belisario. Per Casini (Udc) il ministro non ha colpa ma «questi crolli sono la metafora dello stato dei beni culturali». Dalla Regione Campania l´assessore al Turismo Giuseppe De Mita chiede al ministro un´azione «più efficace e concreta». Pompei aspetta giustizia. Forse l´avrà: da domani arriva la commissione Unesco e poi, il 3 dicembre, il nuovo soprintendente. 

Ma il rischio più grande è l´effetto domino che sembra colpire una direttrice ben precisa: quella del retro di via dell´Abbondanza. Tre episodi, anzi quattro, con il muro del vicolo di Ifigenia, insieme alla frana dei Casti amanti, verificatasi mentre era aperto il cantiere-evento ora visitabile su prenotazione, e un mese fa la Schola armaturarum, che era ricaduta anche sulla bottega del vasaio nel vicolo adiacente. E adesso il viridarium del Moralista, una domus dove pure è in corso un cantiere di restauro e in parte delle stanze sono depositate le attrezzature dell´iniziativa "Le lune di Pompei" ora sospesa, e materiali di costruzione. Carabinieri impegnati tutto il giorno nel sequestro, oltre che dell´area degli smottamenti, del registro dove i custodi scrivono le variazioni notate nei loro giri. Come "Repubblica" aveva scritto nei giorni del crollo della Schola armaturarum, già il 2 novembre era stato segnalato il crollo di un muro in prossimità dell´edificio che sarebbe poi caduto quattro giorni dopo. In soprintendenza i tecnici si sono riuniti a lungo con la soprintendente Papadopoulos.
«Il muro originale era stato distrutto da un bombardamento - dice il direttore degli Scavi Antonio Varone - quello che c´era è caduto a seguito di piogge torrenziali, incredibili e incessanti. Lo smottamento ha interessato piegandola in più punti e scalzandola la viminata a gradini posta a protezione della scarpa e ha determinato il crollo del muro perimetrale nord del giardino della Casa del Moralista». Colpa della pioggia. Secondo altri, invece, sarebbero stati lavori compiuti nella Casa dei Casti amanti a modificare il regime delle acque, tanto da riversarne gli effetti nefasti nelle abitazioni che seguono.
«Neanche per sogno - interviene Marcello Fiori, ex commissario che quei lavori ha realizzato - noi non abbiamo portato ruspe, ma solo una gru in un terreno agricolo a 500 metri di distanza. Il rup era Varone e la progettista Marianna Pirozzi, due dei più bravi tecnici di Pompei. Invece di far cadere le acque direttamente ai Casti amanti, sono state create delle canalizzazioni interrate che le mandano dalla parte opposta. La mia era solo una responsabilità di natura amministrativa. Di crolli ce ne sono stati almeno due all´anno, basta guardare il registro degli Scavi (ieri sequestrato dalla magistratura, ndr): a settembre 2003 crolla il legno del soffitto del Thermopolium, la sommità di un muro di delimitazione del giardino inferiore dell´Insula occidentale, mentre solai danneggiati e infiltrazioni si registrano nella Casa della Regina Margherita. Crolla anche un intonaco della Casa degli scienziati. A ottobre 2004 cade la scarpata ovest dell´Insula occidentale. Nel 2005 parte del tetto della Casa del Labirinto e il peristilio di Paquio Proculo. Un muro cade nel 2006 nel vicolo delle Nozze d´argento. Agosto 2008: muro perimetrale dell´Insula V Regio II. A gennaio 2009 crolla un altro muro della Casa IX e di lì a poco parte di muratura su via dell´Abbondanza, di fronte a Praedia Giulia Felice. Ma anche cadono le volte vicino al Tempio di Venere e a febbraio scorso una muratura nella Domus degli Augustali».
Lungo elenco. E poi la prima ammissione di responsabilità del commissario Fiori: «Forse io ho sottovalutato l´importanza dello smottamento che ci fu ai Casti amanti. Non lo tenemmo nascosto, ci fu un difetto di comunicazione. Ma ricordiamoci che il commissario è andato via da cinque mesi. Le priorità? Ho attuato progetti di restauro e recupero segnalati dalla soprintendenza. Non c´era nessun allarme. Sono stati gli agenti atmosferici a far diventare prioritario il tema di pianificare l´ordinario, questo è mancato a Pompei».

29/11/2010 Maddaloni (CE), giù il Mulino ducale dei Carafa (Il Mattino)

Doveva venire giù il Mulino ducale dei Carafa (XVI secolo), apparentemente tra l’indifferenza collettiva, per scatenare al protesta organizzata. Troppi crolli, molti scricchiolii e tante transenne nel centro storico più grande e più abbandonato della provincia: 88 ettari comprensivi di castello medioevale, torri e parco annesso, nonché degli agglomerati medioevali dei Formali, San Benedetto e via Alturi. Questi ultimi semi-abbandonati. «E ora intervenga la sovrintendenza», chiedono i volontari del gruppo archeologico: e la lista dei monumenti (palazzi, chiese chiuse e spazi urbani) sottoposti a vincolo di tutela, ma privi di fatto di ogni manutenzione, insomma quasi ridotti a ruderi e a rischio crollo, finisce sul tavolo della sovrintendenza ai Beni architettonici. Quella passata è stata una settimana nera. E non solo per colpa della pioggia, che comunque resta la causa scatenante dell’implosione delle strutture del Mulino Ducale, dello schianto di un solaio in via Pignatari (area pedemontana ovest) o del vasto cedimento dei tetti, già malandati, della caserma borbonica dell’Annunziata. Eventi meteorici a parte, Maddaloni, ancora una volta, si è dimostrata incapace di difendere i luoghi della memoria del vasto patrimonio storico che le è rimasto. Questa sembrerebbe la solita mobilitazione di attempati cultori di storia patria. «Invece - spiega Antonio Sarracco (Gruppo Archeologico Calatino) - si sta combattendo una guerra giuridica sotterranea finalizzata a vanificare l’efficacia dei vincoli al cospetto dei cedimenti strutturali». Vincoli o meno, lo «stillicidio di crolli e demolizioni sta cancellando le tracce del passato». Da qui l’appello per un intervento della sovrintendenza. «L’ennesimo schianto - aggiungono gli aderenti all’Associazione gruppi archeologici d’Italia - impone l’urgenza di completare la mappatura dei vincoli architettonici sul patrimonio edilizio cittadino, in gran parte ancora solo schedato. E su quello vincolato c’è il problema della mancanza di vigilanza». È un nuovo capitolo della guerra contro il Comune, considerato corresponsabile degli abbandoni, e avviata nel 2003 contro il progetto di la costruzione di una piazza al posto del Mulino Ducale. La vittoria contro la demolizione non è servita. «L’abbandono volontario – conclude Sarracco - è stato poi più efficace delle ruspe». Da domani, all’attenzione della sovrintendenza ci saranno tutti i numeri della «mappatura dei disastri» che vanificano «ogni tentativo di tutela». Prima area di crisi: in via Bixio, il costone sottostante il castello è interessato, da anni, alla la caduta di massi che ha imposto lo sgombero delle abitazioni sottostanti. Secondo punto critico: via Alturi, la strada addossata alla cinta muraria del castello, è stata interdetta (sempre causa crolli o scarsa sicurezza statica degli immobili) al transito veicolare e persino a quello pedonale. Terza, ma non ultima, delle emergenze, si registra nel cuore del centro storico pedemontano con cinque aree interessate da cedimento statico totale. In dettaglio: sono venuti giù Palazzo Raffone e Palazzo Vico (via Fabio Massimo); in via Quarto Formale si è aperta una voragine (1996); anche le case addossate ricavate dalle mura del castello, nel quartiere medioevale dei Formali, sono state totalmente abbandonate e infine un palazzo è stato abbattuto in via Maddalena. Completa la lista l’elenco delle strutture di massimo pregio architettonico abbandonate: la chiesa di Sant’Agnello (secolo XII), la chiesetta di Sant’Antonio Abate, quella di San Giovanni, la caserma borbonica dell’Annunziata. E poi ci sono i palazzi schedati di via Bixio e palazzo Cibelli (sottoposto a vincolo). La speranza è che si arrivi a completare «schedature e imposizione dei vincoli» almeno per salvaguardare «destinazioni d’uso, volumetrie, principi di conservazione e recupero contro il rischio di ristrutturazioni totalmente sganciate da un contesto urbanistico di pregio assoluto». 

29/11/2010 Bacoli (NA), rischia di crollare anche il costone di Cento Camerelle (Il Mattino)

A Bacoli rischia di cedere il costone Poggio ma il progetto di risanamento idrogeologico del tratto tufaceo rallenta. La denuncia è di Alessandro Parisi, presidente del comitato civico locale, che sostiene da anni una battaglia per il consolidamento del promontorio tra il quartiere Centum Cellae e il Poggio. Lo scorso 5 ottobre si è svolta la conferenza di servizi per approvare il progetto finale di risanamento presentato a luglio. Ma dopo 50 giorni l’auspicata approvazione tarda a giungere. «Corrono voci insistenti - dichiara Parisi - che la Soprintendenza, non presente peraltro alla conferenza di servizi, sia incerta. Mentre quella della Tutela dei Beni Archeologici sembra abbia dato il placet al progetto, l’altra ai Beni Ambientali e Paesaggistici pare nutra qualche dubbio. I due pareri, in ogni caso, devono essere unificati con l’auspicio che quello finale sia favorevole». I lavori si sono resi necessari dopo la frana nell’agosto 2008 che ha gravemente danneggiato il muro di un’antica villa romana e ha reso ingibile l’ala di un edificio moderno. Gli episodi franosi risalgono tuttavia ad anni addietro, tanto che il primo progetto di ristrutturazione risale al 2002 con la giunta Coppola ma i lavori, già finanziati dalla Provincia, sarebbero dovuti partire nel 2007. «Sono passati invece quasi altri quattro anni - conclude Parisi - e le opere, sebbene rifinanziate dalla stessa Provincia, non sono ancora iniziate».  

27/11/2010 Pompei (NA), sul crollo duello a distanza Guzzo-Fiori (Il Mattino)

Botta e risposta a distanza su Pompei tra l' ex soprintendente Pietro Giovanni Guzzo e l'ex commissario straordinario Marcello Fiori, dopo l'appello a Napolitano, per dire «No alla morte della cultura» e chiedere le dimissioni del ministro Bondi, firmato da seicento intellettuali tra tecnici, archeologi, urbanisti e soprattutto ex soprintendenti. Che non ci stanno a prendersi le responsabilità del crollo della Schola Armaturarum di Pompei, l'evento più eclatante della gestione dei beni culturali di un «ministro fantasma». «I crolli sono stati causati da errori della Protezione Civile che un modesto archeologo avrebbe saputo evitare» aveva detto Guzzo in occasione dell'appello, criticando esplicitamente l'idea di spendere milioni di euro per "spettacolarizzare" solo alcuni monumenti (come la Domus Giulio Polibio) non considerando l'armonia dell'intero sito e il non aver calcolato la diversa pendenza dello scorrimento dell'acqua sulle nuove coperture che, giorno dopo giorno, andava a rimbalzare su terreno e muri delle stesse rovine millenarie. Dichiarazioni pesanti, che mettono sotto accusa il lavoro del commissariamento deciso dal ministro Bondi per portare gli Scavi fuori dall'emergenza, e uno dei suoi fiori all'occhiello, la Casa-evento di Giulio Polibio, e a cui ieri 1' ex commissario Fiori, attualmente impegnato nella messa a punto di una Fondazione per Pompei, ha risposto punto per punto. «Tutela e conservazione sono sempre rimaste in capo alla Soprintendenza e ogni intervento realizzato ha visto la condivisione preventiva dei Soprintendenti, con i quali ho sempre avuto un ottimo rapporto di collaborazione» dichiara Fiori. Che poi precisa di non essere stato «nominato per occuparsi della tutela ma per risolvere problematiche più legate al sistema dei servizi, al territorio, all'accoglienza dei visitatori e finalizzate al rilancio turistico dell'area». «È strano - scrive ancora Fiori - che l'ex Soprintendente non ricordi di non aver mai presentato una proposta d'intervento di messa in sicurezza urgente riguardo la casa dei gladiatori, ma di essersi solo occupato dell'impermeabilizzazione del tetto». L'ex commissario ribadisce poi che l'ex soprintendente Guzzo è «stato ininterrottamente in carica dal 1994 a12009 e che durante la sua gestione sono stati accumulati ingentissimi residui di risorse non spesi»: «Questa incapacità di spesa - sostiene l'ex commissario - si è purtroppo tradotta nella mancanza di indispensabili interventi di manutenzione puntuale e quotidiana che si dovevano e potevano realizzare». Fiori sostiene poi di aver istituito «per la prima volta» nel sito un capitolo di bilancio dedicato alla manutenzione ordinaria finanziato con due milioni di euro. Tutte accuse alle quali l'ex soprintendente Guzzo non ha voluto replicare, rispondendo con un no comment. Ha invece replicato alle accuse, pesantissime, rivoltegli dalla presidente dell'Associazione Bianchi Bandinelli, il responsabile della valorizzazione dei beni culturali del ministero Mario Resca, che è anche membro del gruppo di studio per la Fondazione Pompei. «Un manager del fast food» che «non ha portato un centesimo nelle casse dello stato» ma «con il quale l'ombra lunga del malaffare ha investito il ministero» ha detto di lui Marisa Dalai. «Sconcertato», si è detto l'ex ad di Mc Donald's da affermazioni che «oltre che gravemente diffamanti, sono del tutto pretestuose e prive di alcun fondamento». «Dopo anni di assoluta disattenzione per il lacerante crollo di visitatori nei nostri siti della cultura - precisa Resca - a seguito dell'insediamento della nuova direzione generale per la Valorizzazione. non solo si è invertito il trend negativo dei visitatori portandolo ad un 14,49%, ovvero più di 3,7 milioni di presenze, ma è anche aumentato il totale degli incassi da sola biglietteria, cresciuti di un 8,43% per un valore di oltre 6 milioni di euro rispetto ai 9 mesi precedenti». 

25/11/2010 Pompei (NA), piove nella Casa di Giulio Polibio (Il Giornale di Napoli)

Piove anche all'interno della casa di Giulio Polibio. La denuncia arriva direttamente da "Crash", il programma di RaiEdu, che ha visitato gli Scavi di Pompei pochi giorni dopo il crollo della Schola Armaturarum. E, una volta arrivato proprio alla domus di Giulio Polibio, sul pavimento c'era una grossa pozzanghera, riempita dalla pioggia che cadeva dal solaio. Il progetto di restauro e valorizzazione della domus è costato 955 mila euro e ha previsto pannelli retroillummati, simulazioni tridimensionali, realtà virtuali e ologrammi, e addirittura un cicerone-avatar che accompagna i turasti nel viaggio all'interno della dimora di Giulio Polibio. Un percorso, questo, considerato "extra" e che quindi necessita di un biglietto a parte. Ma pericoli non esistono solo a Pompei. Antonio Parlante dell'Ugl-Intesa FP Beni Culturali lancia l'allarme anche sugli scavi archeologici di Boscoreale: «Ci sono infiltrazioni d'acqua dai tetti di Villa Regina che rischia di crollare. Sono continue le segnalazioni provenienti dagli addetti alla vigilanza già prontamente niente alla Soprintendenza. Ma per il sito di Boscoreale non è tutto — spiegano dal sindacato — esisterebbe anche un problema sicurezza nato dall'abolizione del corpo di guardia interno al museo per favorire le ronde esterne che non solo sono espletate da custodi disarmati ma anche affidataci delle chiavi del museo». Pompei e Boscoreale rischiano alte crolli. Ma problemi ci sono anche a Nola, dove «il Villaggio Preistorico rischia di fare la fine della "Casa dei Gladiatori"». A lanciare l'allarme sul sito archeologico nolano, che risale all'Età del Bronzo Antico, seppellito dall'eruzione del Vesuvio detta delle Pomici di Avellino, è il consigliere regionale del PD, Antonio Amato. Il villaggio, che fino al 2009 registrava oltre 12mila visitatori all'anno fin quando il sito non è stato chiuso al pubblico, è unico nel suo genere in quanto le capanne, sepolte dall'eruzione vulcanica, si sono conservate attraverso il loro calco nel fango e nella cenere che le ha inglobate, sigillando anche tutte le suppellettili che si trovavano nelle stesse al momento del disastroso evento. «Una falda acquifera sottostante l'area ha invaso la zona delle capanne — spiega Amato — mettendone a rischio la loro stessa sopravvivenza, con la probabilità che, a breve, il mondo perderà una testimonianza unica, per la quale si era avanzata qualche anno fa anche la possibilità di richiederne l'inserimento nella lista dei beni patrimonio dell'umanità dell'Unesco. Nonostante la straordinaria importanza del sito — continua Amato — le Istituzioni, e soprattutto il Ministero ai Beni Culturali, hanno riservato sempre scarsa attenzione allo stesso. Sono stati sospesi pure i 99 mila euro stanziati dalla Regione e non si ha notizia di alcuna iniziativa m merito all'emergenza in atto».

23/11/2010 Pompei (NA), aiuti dall'Unesco (Il Mattino)

L'Unesco offre all'Italia aiuti ed esperti per esaminare la situazione di Pompei dopo il recente crollo della casa dei Gladiatori. Gli «ispettori» arriveranno dunque agli Scavi intorno alla metà di dicembre. È quanto ha assicurato ieri Irina Bokova, direttore generale dell'agenzia delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura nell'incontro con il ministro degli Esteri Frattini e il sottosegretario ai Beni Culturali Giro. «Quelli italiani non sono mai stati iscritti nella lista Unesco dei siti in pericolo e non vorremmo cominciare proprio con Pompei», ha detto il sottosegretario, che ha assicurato alla Bokova «la massima collaborazione, affinché la visita ispettiva sia attenta, puntuale, dettagliata, precisa» e augurandosi severità anche nei futuri controlli. «Non vogliamo tirarci indietro, è meglio partire subito nella lotta al degrado che a volte colpisce questi siti», ha aggiunto Giro, ricordando che anche il Centro Storico di Napoli e le isole Eolie sono sotto osservazione. Un pronunciamento Unesco per Napoli è già previsto nel comitato che si svolgerà nel Bahrein nel giugno 2011, mentre per il sito culturale e paesaggistico delle Eolie per il 2012. E ora inizia l'iter ispettivo anche per Pompei. «Noi chiediamo all'Unesco di vigilare su di noi - ha detto Giro alla direttrice generale - e di aiutarci per rendere migliore l'intervento di tutela». Nel corso dell'incontro con la Bukova, a Roma per ritirare il Premio Minerva alla Pace e Solidarietà, il sottosegretario ha parlato anche della proposta dell'Italia per due nuovi siti (le Ville Medicee e i paesaggi vitivinicoli piemontesi) e uno transnazionale (le città fortificate veneziane del Mediterraneo) e della volontà di «non arretrare» sugli impegni già presi (42 milioni di euro l'anno), rivendicando il diritto di entrare a far parte del Comitato del Patrimonio Mondiale nel 2011. Il nostro paese è al primo posto per numero di siti nella lista Unesco (che ne registra al momento 911), ben 45 (di cui 42 culturali e tre del paesaggio), destinati a crescere. Quindi, ha detto il sottosegretario, per l'Italia è fondamentale difendere questo primato e «impegnarci a sostenere i siti già dichiarati, che devono avere parametri di qualità degni dell'emblema Unesco».  

21/11/2010 Capaccio (NA), sott'acqua il sito di Hera Argiva (Corriere del Mezzogiorno)

Si parla dell’esondazione del fiume Sele anche alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico. Cosa mai sarebbe accaduto se l'acqua avesse invaso l'area dei Templi? Marina Cipriani, direttore del Museo nazionale e degli Scavi archeologici, dà rassicurazioni: «I tre Templi - spiega la direttrice - godono di un monitoraggio annuale fatto dall'Istituto centrale per il restauro in collaborazione con la Soprintendenza». Altra storia invece per quanto riguarda il Museo Narrante di Hera Argiva, nella frazione Gromola, nei giorni scorsi affondato nell'acqua. L'impiantistica è ko. «Il danno non era prevedibile, anzi ancora non ci spieghiamo come mai ciò sia accaduto terminata la grande pioggia. Un incidente che non può essere imputato ad una mancanza di conservazione da parte nostra, bensì nel problema più ampio che riguarda i canali di bonifica». Il Museo allo stato attuale è chiuso. I tempi per riaprirlo? «Non c'è certezza-dice la direttrice-considerato che si dovrà attendere la risposta della direzione regionale a cui abbiamo trasmesso la richiesta di pronto intervento urgente. «Ciò che è certo è che per mettere in sicurezza la struttura occorrono circa 60 mila euro. E quale migliore occasione, se non la Borsa per sollevare i problemi quotidiani che attanagliano l'area dei maestosi Templi?

19/11/2010 Pompei (NA), il nuovo antiquarium sembra un centro commerciale (Repubblica)

I finanziamenti per la ristrutturazione dell´edificio nell´area archeologica, con il commissario Fiori, sono lievitati da due milioni e 300 a circa 10. E i reperti restano sotto la pioggia.
L´etichetta di "Nuovo Antiquarium" dev´essere sembrata contraddittoria all´ex commissario di Pompei Marcello Fiori, che invece l´ha battezzato "Centro diffusione e valorizzazione della cultura pompeiana". Guarda dall´alto Porta Marina, illuminato a giorno di sera, ma ancora chiuso, il "visitor center" che avrà solo la pelle del vecchio Antiquarium degli Scavi, ma al cui interno, si legge, "verranno proposte suggestioni multimediali legate all´eruzione vulcanica, al sistema territoriale vesuviano e alla ricostruzione virtuale degli ambienti". Ancora una volta restano tagliati fuori i reperti conservati (in realtà esposti quasi completamente alle intemperie, vecchia polemica) nei Granai del Foro, a pochi passi dall´edificio dove stavano in origine, l´Antiquarium appunto. Questo venne chiuso e svuotato dopo il terremoto dell´80. Era stato costruito nel 1861, distrutto dai bombardamenti e rifatto nel ‘48. Trent´anni che si parla della sua riapertura. Prima di Fiori, che ha agito in deroga per i poteri commissariali, anche se la Corte dei Conti poi ha contestato l´emergenza, ci aveva provato l´altro commissario, l´ex prefetto Profili. Con 2 milioni e 300 circa, si sarebbe concluso il restauro dell´Antiquarium, come da gara d´appalto. Invece con Fiori la cifra è quintuplicata, salendo a circa 10 milioni.
Il progetto originario del nuovo Antiquarium, che il soprintendente Guzzo aveva approvato per ospitare mostre temporanee su nuove scoperte o risultati di ricerche oltre a piccole mostre con Pompei come tema («pensavamo - ha detto a suo tempo l´ex soprintendente illustrando il suo progetto - a esporre i dipinti di Picasso relativi a temi pompeiani») prevedeva anche un punto ristoro sulla terrazza antistante l´edificio. Dalle prime foto, mai mostrate prima, del progetto di Fiori, si vedono altre cose. Salette per gadget o souvenir e scaffali di libreria modello megastore. Ma il punto, ancora una volta, sono i costi di quest´altra voce della "valorizzazione" contestata alla Protezione civile dopo il crollo della Schola Armaturarum. Il commissariato di Fiori si è innestato su quello, modificandolo. Ma anche la cifra è cambiata: opere complementari per altri 4 milioni sotto la voce "completamento, allestimento e percorso disabili", a cui si sommano circa 4 milioni e 900 mila euro per il progetto didattico e multimediale affidato all´Idis. Il bookshop a Pompei c´è già, ed è assegnato a Electa con la gara per i servizi aggiuntivi. Ma nel nuovo Antiquarium tornerebbe a insediarsi l´Erma di Bretschneider, gloriosa casa editrice di saggi di archeologia un tempo "titolare" negli Scavi. Un posticino anche alla Pompei virtuale: c´era il progetto di un´Ati che faceva capo alla società romana Syremont, ma con la gara ancora in corso Fiori scrive alla ex soprintendente Salvatore e la blocca: «Facciamolo noi, invece che i privati». L´Ati fa ricorso al Tar, ma quando il tribunale fissa l´udienza, a settembre scorso, decide di non andare avanti.

19/11/2010 Tora e Piccilli (CE), a rischio le "Ciampate del diavolo" (Corriere del Mezzogiorno)

Il sito paleontologico delle «Ciampate del Diavolo» senza alcuna protezione. Da quattro anni inapplicato un protocollo di intesa fra la Soprintendenza e l’amministrazione comunale che prevede un impianto di video sorveglianza. L’unico sistema che appare idoneo per proteggere la vasta area nel cuore dei boschi lungo i pendii del vulcano di Roccamonfina. Un luogo dove chiunque può arrivare facilmente per depredare o sfregiare il sito, compromettendo così irreparabilmente un tesoro unico nel panorama scientifico mondiale.
Chiunque, uno squilibrato o un collezionista lucido e senza scrupoli potrebbe portare via per sempre, utilizzando un martello e semplice scalpello, le impronte impresse 350 mila anni fa dai nostri antenati.
«La questione della sicurezza dovrebbe diventare una priorità per le autorità competenti. Auspico — precisa il professore Paolo Mietto— che in poco tempo venga attuato il protocollo di intesa per realizzare un impianto di video sorveglianza sull’intera area». L’ente parco di Roccamonfina, area in cui ricade il sito di Foresta, attende l’erogazione di fondi Pirar per realizzare un museo e un sistema di sicurezza. «La mancata erogazione dei fondi Pirap — precisa Raffaele Aveta, presidente del parco regionale di Roccamonfina— ci ha impedito finora di attuare i nostri progetti». Una lunga e scoscesa parete rocciosa su cui sono impresse numerose impronte fossili, dette comunemente ciampate, determinate dal passaggio di un gruppo di uomini, adulti donne e bambini, vissuti 350mila anni fa. Sono le «Ciampate del Diavolo», che costituiscono un sito paleontologico di importanza mondiale. L’ente parco «Roccamonfina-Foce Garigliano» ha previsto — come evidenzia lo stesso presidente Raffaele Aveta — la sistemazione dell’area per rendere più fruibile l’intera zona con lo scopo di creare un sistema sinergico capace di attirare turisti. Sulle «Ciampate del Diavolo», per anni sono state formulate varie ipotesi sulla loro probabile natura e origine, talune assolutamente fantasiose e leggendarie (come quella che le attribuiva al diavolo in transito sulla lava ardente, da cui il nome), altre più vicine al vero, come quella che voleva che fossero state lasciate da genti italiche di epoca storica.

18/11/2010 Pompei (NA), quante altre Pompei in Campania? (Il Mattino)

E quanti altri disastri come quello accaduto alla Casa dei Gladiatori sono possibili in questa terra? È un tema che Il Mattino sta affrontando nell'inchiesta ieri dedicata all'Anfiteatro Flavio di Pozzuoli, oggi all'antica Liternum. E può essere utile - o forse solo scaramantico - farne l'elenco sognando che poi accorrano in soccorso dei nostri monumenti funzionari del Ministero per i Beni Culturali: gestori efficienti, pronti a sovvertire situazioni che spesso durano da più di trent' anni, e cioè da quel terremoto del 23 novembre de11980 di cui fra qualche giorno si celebra - si fa per dire - il trentennale. Una prima risposta, per niente ironica, è: non lo sappiamo. Pompei fa sempre notizia, e la perdita della casa dei Gladiatori è di una gravità proporzionale alla fama del luogo in cui essa sorgeva. Ma per il resto la Campania è un territorio abbandonato. Lo aveva già capito Giovanni Urbani, il grande Direttore dell'Istituto Centrale del Restauro, nel suo "Piano pilota perla conservazione programmata dei beni culturali in Umbria" del 1975, e che per lo scontro sulle strategie della tutela fu costretto a dimettersi nel 1983. Ci sono due semplici, notissimi modi per evitare crolli, abusi, saccheggi, distruzioni: catalogare e far manutenzione. Due prassi inscindibili l'una dall'altra, e che da tempo sono state abbandonate. Se non per quei pochi luoghi che in teoria sono ancora presidiati, non sappiamo più quali sono le situazioni a rischio perché sono troppe. L'annientamento di tutto ciò che in Italia è pubblico - in primis le Soprintendenze - è andato di pari passo con il prosciugarsi totale delle risorse destinate alla gestione ordinaria. Ormai molti uffici non sono più in grado di funzionare perché gli odiati statali, perditempo e inefficienti, vanno in pensione senza essere rimpiazzati. Non c'è ricambio di competenze; non ci sono tecnici che trasmettano a chi verrà dopo di loro le esperienze accumulate. Il progressivo trasferimento dei compiti di tutela dalle Soprintendenze alle Regioni ha di fatto azzerato la catalogazione, che è il solo modo di sentire il polso del territorio. Ed è facile immaginare di cosa abbia fatto - e soprattutto non fatto - la Regione Campania in questo settore, con legioni di archeologi e storici dell'arte senza lavoro, che in alcune Soprintendenze sono in fila per catalogare gratis, per fare esperienza in attesa di un lavoro che non arriverà mai. Perciò è altrettanto facile valutare i rischi che corrono luoghi archeologici insigni come l'antica Puteoli o Liternum. La prima massacrata da urbanizzazioni disastrose dopo il bradisismo e l'esodo dei napoletani dalla loro città, in cerca di alloggi più economici; la seconda, vicina a Giugliano, all'incrocio tra discariche e abusi di ogni tipo. La drammaticità della situazione dei monumenti della Campania è, come tanti altri aspetti del territorio della regione, un caso di proporzioni inimmaginabili solo per chi vada con l'auto blu a Pompei per constatare cosa è successo alla Casa dei Gladiatori, ma con gli occhi ben chiusi su tutto ciò che, per arrivarci, si vede dal finestrino. È sempre più chiaro: il tema della tutela dei Beni culturali non è tra le priorità politiche e sociali del nostro paese. Se la nostra classe politica rispecchia il suo elettorato - il che non consola - è particolarmente irritante ricordare che l'attuale ministro per i Beni culturali ha sostenuto in una miriade di inaugurazioni ed eventi pubblici, e per tutto il suo mandato, che la valorizzazione dei beni culturali è oggi prioritaria rispetto alla manutenzione e ai restauri (alla catalogazione mai un cenno; è un tema senza importanza). È coerente a questa concezione la nomina nel 2008 di Mario Resca a Direttore generale per la valorizzazione del Patrimonio culturale del Ministero. Resca è giunto a questo incarico nel 2008 dopo essere stato Presidente della McDonald's Italia. Col tempo, la valorizzazione pensata da Bondi si potrà fare con mostre in cui esporre le foto di ciò che non esiste più. Ma anche un Big Mac, benché ben fotografato, non è vendibile solo in immagine: deve fisicamente esistere per essere consumato.

18/11/2010 Giugliano (NA), gli scavi di Liternum a rischio sparizione (Il Mattino)

Una mareggiata potrebbe sommergere Liternum, la città di Scipione l'Africano. E addio tracce del sito archeologico - edificato sulla sponda di Lago Patria nel 194 a.C. - riportato alla luce nel dopoguerra nel corso degli scavi per la realizzazione dell'ultimo tratto della Circumvallazione esterna. Ma cosa succede? L'area si allaga ai primi nubifragi e a nulla servono per porvi rimedio i continui Sos agli enti competenti da parte di associazioni e imprenditori che da anni sognano la riqualificazione della zona. Della bellezza del sito archeologico si sono accorti persino cinque parlamentari del Nord, i quali avevano rivolto un appello al ministro Bondi, rimasto purtroppo ancora inascoltato. Nel frattempo, l'incuria e le condizioni meteo avverse pesano. Ogni inverno è sempre la stessa storia. La scarsa manutenzione della foce del lago, ostruita dalla sabbia del mare, impedisce allo specchio d'acqua salata di liberarsi delle piogge e, in piena tempesta, contiene senza potersene liberare anche le violenti mareggiate. Il lago si ingrossa e le acque allagano i giardini del parco archeologico e la Circumlago. Ieri mattina la situazione era al limite dell'allarme. È salvo il foro, a distanza di sicurezza dalla sponda, ma si trovano in un pantano parte dei recenti ritrovamenti. A luglio scorso sono stati ritrovati resti umani, mura perimetrali e cocci di vasellame che entusiasmano gli archeologici al lavoro alla campagna di scavi della Soprintendenza che già due anni fa, per il primo lotto di interventi, aveva portato in superficie un tratto dell'Antica Domitiana. Allora proprio la presenza di antichi reperti aveva già imposto il primo stop ai lavori per la realizzazione del museo a causa del ritrovamento di un criptoportico e di resti umani, sepolti nella sabbia, stop dettato dalla necessità di consentire agli esperti di verificare l'entità dei reperti che affioravano. Poi i lavori sono ripresi lasciando intravedere una nuova stagione per il sito, con un'imminente apertura al pubblico in maniera permanente e non legata a singoli eventi culturali. Adesso, però, i fondi stanziati per gli scavi sono di nuovo finiti e il cattivo tempo fa il resto. Uno stop and go continuo che avvilisce. Nel frattempo, si può solo fare i conti con le poche risorse finanziarie a disposizione. E quelle finanziate rischiano di andare sprecate. Il progetto «Il Parco e il Museo archeologico», finanziato quattro anni fa dalla Regione, ha previsto la realizzazione di viali, palco e pontili in legno, ma questi sono stati già inghiottiti dalle acque del lago a gennaio scorso. E così Liternum rischia di restare l'emblema del degrado e dell'abbandono della fascia costiera, tra balletti di competenze e scaricabarile tra enti. Erbacce alte e pochi visitatori, viene snobbata anche dagli appassionati. Questo nonostante gli interventi sporadici di pulizia della Provincia, la campagna di scavi in corso della Soprintendenza e gli sforzi di Comune e Proloco Litorale Domitio, a cui è stata affidata la gestione dei giardini. Qualcosa si muove, però. «Grazie alle nostre sollecitazioni sia il Comune che la Provincia - dice Luigi De Martino, presidente della Proloco Litorale Domitio - hanno previsto nel bilancio 2011 degli interventi di manutenzione ordinaria all'interno del parco archeologico». Nel frattempo, la Proloco ha stretto un accordo con degli allevatori della zona: questi ultimi mandano i mezzi meccanici sul posto per tagliare l'erba e lo utilizzano come foraggio per i loro animali. L'unico neo: l'erbaccia deve crescere alta per essere trasformata in balla e questo non aiuta l'immagine del sito. Nell'ottica della riqualificazione della zona, al posto del manufatto abusivo abbattuto a dicembre 2008, sul terreno acquisito dal Comune verrà realizzato il museo per ospitare tutti i reperti rinvenuti nella zona. Intanto, chi decide di visitare il sito si trova davanti a un disastro. I danni dell'innalzamento di oltre un metro del livello dello specchio d'acqua salmastro sono visibili lungo i vialetti di ghiaia, già minati dagli allagamenti di gennaio scorso. Ora sembrano essere stati inghiottiti dall'acqua, assieme alle protezioni di legno sistemate lungo gli argini e a due dei tre pontili di legno realizzati sui canali. Anche la postazione in legno e paglia - ormai distrutta - per gli appassionati del bird watching, si ritrova al centro di un pantano; mentre rischia di rovinarsi irrimediabilmente anche il palco di legno con vista sul campo di regata, destinato per poche occasioni a manifestazioni pubbliche. Il rischio esondazione allarma anche gli operatori turistici che si affacciano lungo i sette chilometri di circonferenza. «I terreni sono tutti allagati- dice Alberto Canta - e abbiamo sollecitato sia l'Ente Volturno, che dovrebbe provvedere alla pulizia della foce, che Provincia e Regione. Ogni volta che piove il lungolago diventa una strada ad alto rischio». Anche dal Comune insistono: le misure non devono essere emergenziali. «Bisogna intervenire con azioni definitive - dice il primo cittadino Giovanni Pianese - Abbiamo chiesto il ripristino del regolare deflusso delle acque del lago nel mare, mediante l'esecuzione dei lavori di dragaggio e la pulizia della foce e dei canali affluenti nel lago, nonché il completamento dei lavori di sistemazione stradale».

Il fenomeno. Miniera di sabbia per gli abusi edilizi
Sfruttato per la sabbia che dava forma allo scempio edilizio negli anni Ottanta, utilizzato come discarica per i veleni che arrivavano dal nord Italia e come terminal degli scarichi fognari delle case abusive, il lago Patria adesso non riesce più a contenere le acque piovane e dei canali affluenti. Il livello del bacino marino a forma di cuore si innalza a ogni pioggia e, senza trovare l'ostacolo degli argini di protezione, allaga il sito archeologico e la via Circumlago.
La storia. L'eroe anti-Annibale qui si fece contadino
Nel territorio a nord di Cuma, presso la sponda meridionale della Literna palus (l'attuale lago Patria) nel 194 a.C. fu fondata dai Romani la città di Liternum. Essa, insieme a Vulturnum, era una delle più antiche colonie romane della Campania. Liternum deve la sua celebrità a Publio Cornelio Scipione l'Africano, vincitore di Annibale, che vi si rifugiò esule in una villa fortificata e, secondo la tradizione, vi fu sepolto intorno al 183 a.C.

17/11/2010 Pompei (NA), parlano i Soprintendenti (Il Mattino)

Per giorni e giorni sono stati zitti e buoni. Nemmeno una parola quando li si è accusati di non aver fatto manutenzione per decenni, di aver speso male i fondi in bilancio o di non averli spesi affatto. Nessun commento anche quando gli si è detto che per salvare l'immenso patrimonio archeologico del nostro Paese bisognava affiancargli comitati di saggi e supermanager. Ieri, però, i soprintendenti sono sbottati: in 17 hanno firmato una lettera al ministro chiedendo di mettere fine alla cultura dell'emergenza e di concentrarsi sulla manutenzione ordinaria e straordinaria e accusandolo di aver fatto «della salvaguardia della cultura» un «concetto mediatico». Una lettera che Bondi ha dichiarato «gravissima». Alla fine, dunque, lo scontro diplomaticamente evitato fin dal giorno del crollo della Schola Armaturarum di Pompei si è consumato. E tutti insieme, i soprintendenti - sembrerebbe mancare solo Luigi Malnati, che dal 2 dicembre sostituirà Stefano De Caro alla direzione generale per le antichità - sono partiti all'attacco del ministro. Che davanti alla piramide di pietre di via dell'Abbondanza aveva subito ribadito di non avere responsabilità nel crollo mentre sottolineava la loro mancanza di competenze manageriali. I soprintendenti replicano sottolineando i «pesanti tagli che soprattutto a partire dalle leggi degli ultimi anni, hanno aggredito e ridotto un bilancio complessivo già inadeguato». Tagli «accompagnati da riduzioni del personale e blocco delle assunzioni, compresi i tecnici di alta qualificazione - fanno notare i 17 - nonché, dal contestuale appesantimento di normative e procedure di spesa». In calce alla lettera c'è anche la firma di Jeannette Padopoulos da un mese, e soltanto per un altro mese alla guida di Pompei, dopo un altro soprintendente ad interim succeduto al commissario governativo. Pompei, scrivono i soprintendenti, è il caso «emblematico» dove «l'incidenza dei tagli ha prodotto i suoi effetti» insieme alla decisione di commissariare il sito archeologico con «figure professionali diverse dai tecnici specializzati». I diciassette funzionari ammettono, certo, che nelle soprintendenze c'è un problema di spesa, che l'introduzione delle direzioni regionali non ha risolto. Ma criticano i commissariamenti, che «non comportano necessariamente un incremento della managerialità tanto più - precisano - se disgiunta dalla tecnicità». «È ora che la cultura dell'emergenza ceda il passo a quella della manutenzione, ordinaria e straordinaria, a cura delle strutture e degli staff tecnico-scientifici che quei monumenti, quei siti, quei musei conoscono e tutelano» concludono nella lettera, mentre chiedono un «miglioramento dell'attività di tutela nel suo complesso, che non esautori i dirigenti tecnici del Ministero, ma ne ascolti le difficoltà e le proposte». Per il ministro si tratta di una presa di posizione «gravissima». «In primo luogo perché - spiega Bondi - alimenta e cerca di accreditare la convinzione di una responsabilità politica nel cedimento di una ricostruzione in cemento armato a Pompei; in secondo luogo perché i fondi a Pompei ci sono sempre stati ed è mancata la capacità di spenderli in maniera adeguata; infine perché i commissari hanno sempre operato in totale sintonia con i soprintendenti». Fabio Granata (Fli) ha definito Bondi il «peggior ministro di sempre» che «solo la crisi di governo salverà dalla sfiducia individuale». Dal Pd, Giovanna Melandri si augura che «Bondi si dimetta» mentre il responsabile cultura Matteo Orfini applaude. Nel Pdl, a far quadrato in difesa del ministro Maria Stella Gelmini, Gaetano Quagliarella, Daniele Capezzone.

17/11/2010 Pompei (NA), corsi fantasma per custodi (Repubblica)

Per Pompei transenne e indagini della magistratura. Per la Procura di Torre Annunziata da ieri è indagato anche Luigi Crimaco, manager dell´area archeologica nominato da Buttiglione nel 2006 e confermato da Rutelli l´anno dopo, prima che venisse dichiarata l´emergenza e nominati i due commissari, Profili e Fiori. E con Crimaco l´inchiesta che si è appena conclusa coinvolge 250 custodi e riguarda i corsi di formazione per i custodi di diversi siti della soprintendenza, Oplonti, Boscoreale, Stabia ed Ercolano oltre a Pompei. Corsi che furono organizzati per assicurare una retribuzione ai dipendenti della soprintendenza che in precedenza non avevano ricevuto una somma per gli straordinari. Un contentino da riscuotere senza alcuna fatica: secondo quanto accertato dalla Procura diretta da Diego Marmo, i corsi non cominciarono mai.
Intanto il transennamento delle domus si estende ancora: viene preso in considerazione, con le piogge previste per i prossimi giorni, il rischio di smottamento del terrapieno alle spalle del lato di via dell´Abbondanza dove è crollata la Schola Armaturarum. La soprintendenza ha fatto mettere le transenne dalla Casina Dell´Aquila fino in fondo all´arteria per prevenire possibili slittamenti di terreno sulle case antistanti. «Abbiamo bisogno di tornare a una gestione trasparente», dichiara Matteo Orfini, responsabile Cultura e informazione della segreteria Pd commentando la lettera, definita "gravissima" da Bondi, in cui 17 archeologi del ministero puntano il dito contro l´idea di valorizzazione condotta dal ministro, che non può sostituirsi secondo loro al lavoro di monitoraggio e restauro dei beni culturali. «Una gestione - dice Orfini - che ridia centralità alla tutela e alle competenze che la sanno svolgere, senza perdere ulteriore tempo nell´individuazione di architetture di governance bizantine». «Se non stacchiamo la spina, il ministero continuerà a sgretolarsi, pietra dopo pietra, manager dopo manager, ministro dopo ministro, con i funzionari ridotti al silenzio, come sta accadendo a Pompei»: così scrivono, in un´altra lettera, gli archeologi Luca Cerchiai, Bruno d´Agostino, Pier Giovanni Guzzo, Adriano La Regina e Salvatore Settis, chiedendo anche loro al Mibac di rivedere le sue strategie.

17/11/2010 Pompei (NA), episodi così non accadono per caso (Il Mattino)

Crollo annunciato con precise responsabilità, disastro imprevedibile dovuto alle piogge, o frutto di un'incuria protratta negli anni? Il crollo della Domus dei Gladiatori di Pompei da fatto di cronaca è assurto a caso politico, con accuse di incompetenza colposa da parte delle opposizioni e di sciacallaggio politico da quella del governo, mentre sono state messe sotto il microscopio le spese di gestione (folli, secondo il settimanale L'Espresso) e le segnalazioni inascoltate di problemi (ben 87 quelle dei custodi dell'area dal 22 ottobre scorso, secondo Panorama). Ne parliamo con Susanna Bianchi, archeologa e presidente di Archeologia, cooperativa che opera nell'ambito della ricerca, conservazione e valorizzazione dei beni culturali. Ma secondo lei la responsabilità di chi è? C’ è una responsabilità politica del titolare del dicastero della Cultura, per le scelte fatte (commissariamenti) e per quelle non fatte (investimenti mancati nella manutenzione), accentuata dal fatto che i rischi che l'area di Pompei corre erano stati segnalati dalle autorità preposte alla tutela. Crolli come questi non avvengono all'improvviso, per quanto si manifestino così. In molti criticano Bondi per l'accaduto, invitandolo alle dimissioni. Ci vorrebbe un atto di responsabilità e coraggio da parte del Ministro perché comprendesse la gravità di quanto è successo e di quello che può succedere a causa di una politica dei beni culturali sbagliata, che lo portasse a rassegnare le dimissioni. Un gesto di civiltà politica che purtroppo nel nostro paese appare quasi inconcepibile. Ma la situazione a Pompei com'è? Estremamente critica, come quella di tanti siti archeologici e beni culturali. E ciò non è per caso, ma per la generale incuria del patrimonio. Mancanza di cura che è un' attività continuativa, fatta di molte cose (compresa la valorizzazione) e di continuità d'intervento. Mancanza di soldi quindi. La riduzione delle risorse sull'attività di ordinaria manutenzione mette a serio rischio i beni culturali, specie i resti archeologici che dalla continua manutenzione traggono un prioritario fattore di conservazione. Cadono inoltre sotto la scure dei tagli le attività di monitoraggio e la diagnostica periodica sullo stato di salute dei beni. L'area pompeiana è affidata a una Sovrintendenza autonoma, commiasariata due anni fa, che gestisce i finanziamenti e gli introiti. Pompei è al secondo posto nella Top 10 dei musei più visitati in Italia, nel 2009 con 2.070.745 visitatori, e introita oltre 16 milioni di euro da biglietteria. Proprio per questo è riprovevole il fatto che negli ultimi anni si siano avvicendati molti Soprintendenti, che quello attuale abbia un incarico ad interim e che accanto a lui si siano avvicendati commissari con poteri straordinari e in deroga rispetto alle ordinarie procedure, cosa che ha sollevato anche l'attenzione della Corte dei Conti. La Soprintendenza a Pompei impiega circa 180 persone. Non sono molte se consideriamo che è la più grande e la più visitata area archeologica del mondo. E' inoltre attivo il personale addetto ai cosiddetti servizi aggiuntivi, affidato con un bando ad un concessionario esterno. II direttore generale dei Beni culturali Mario Resca sollecita l'intervento dei privati nel sito. Che però preoccupa molti. Il ruolo dei privati nella gestione dei beni culturali è importante. Ma non può essere sostitutivo dello Stato. Andrebbe valorizzata la capacità di indirizzo e controllo del soggetto pubblico e la capacità operativa del privato selezionato sulla base delle competenze, esperienze e capacità. La strada non è la privatizzazione dei beni ma individuare una corretta distinzione di funzioni che potrà facilitare collaborazioni capaci di generare economicità da reinvestire. II sindaco di Pompei ha lanciato l'idea di un concorso ippico tra gli scavi. Se fosse compatibile con la tutela del patrimonio (e questo può dirlo la Soprintendenza) e se portasse l'attenzione del pubblico e risorse da impiegare per la tutela, tutto può andar bene. Sempre che abbia qualche attinenza con il luogo.

16/11/2010 Torre del Greco (NA), nel degrado anche Villa Sora (Il Mattino)

Da secoli è meta di tombaroli provenienti da mezzo mondo alla ricerca di reperti d’epoca romana e, nel periodo più critico dell’emergenza rifiuti, era addirittura divenuta una discarica abusiva a cielo aperto. Rottami di automobili, copertoni ed elettrodomestici in disuso hanno per anni ricoperto l’intera area delle Terme Ginnasio fatte realizzare dalla dinastia Giulio-Claudia nel I secolo dopo Cristo. Data la vicinanza col cimitero, non si esclude che fosse anche diventata scenario di messe nere e riti satanici. Solo negli ultimi tempi, la Soprintendenza ha avviato una serie lavori per mettere in sicurezza il parco archeologico e provare a recuperare il salvabile: «Per il momento, i tecnici sono all’opera per garantire l’agibilità del sito e per circoscrivere le strutture emerse in un’unica recinzione», spiega Salvatore Perillo, direttore del Gruppo archeologico vesuviano che ha recentemente stipulato con la Soprintendenza una convenzione per la tutela del sito e l’organizzazione di visite guidate gratuite. I volontari, tuttavia, convivono con un patrimonio tanto inestimabile quanto fatiscente: «Nonostante da qualche anno gran parte di Villa Sora sia stata recintata - conferma il direttore del Gav - i furti proseguono ancora oggi: spesso troviamo buchi nelle reti e cancelli manomessi». La speranza è che, dopo i lavori di messa in sicurezza dell’area, si possa procedere al pieno recupero della struttura a partire dalle rampe d’accesso: «Al momento - confida Perillo - si accede al sito solo attraverso un terreno incolto di via del Cimitero. Sarebbe bello se si creasse un accesso diretto dal nuovo Parco La Salle: da tempo abbiamo avanzato questa proposta all’amministrazione comunale».

16/11/2010 Pompei (NA), l'affare appalti e superspese (la Stampa)

Per il momento, il fascicolo sul crollo della casa dei Gladiatori, avvenuto il 6 novembre, è contro ignoti. L'ipotesi di reato è quelle previsto dall'articolo 434 del Codice penale: «Chiunque commette un fatto diretto a cagionare il crollo di una costruzione o di una parte di essa, ovvero un altro disastro è punito, se dal fatto deriva un pericolo per la pubblica incolumità, con la reclusione da uno a cinque anni» A indagare è la procura di Torre Annunziata che ha sequestrato l'intera area degli scavi archeologici. Il procuratore aggiunto Dallo Marino si limita a commentare: «Dobbiamo verificare se vi è stata una responsabilità omissiva che ha determinato il crollo della Schola Armaturarum. Quanto prima procederemo all'espletamento di una perizia». Responsabilità omissiva? Nel fascicolo della Procura è già stata acquisita agli atti una circolare spedita dal direttore degli Scavi di Pompei, Antonio Varone, il 25 febbraio scorso, al direttore dell'ufficio tecnico, al soprintendente archeologico, al commissario delegato, agli assistenti dell'ufficio Scavi della Soprintendenza archeologica. «E' ben noto - si legge nella lettera - come un notevole numero degli edifici di Pompei antica versino in condizioni di degrado statico dovuto alle malte "stanche" che li cementano e alle intemperie che ne sfaldano ancora di più la coesione, come frequenti rilevazioni hanno potuto appurare. Si ravvisa, tuttavia, la necessità, a breve, di provvedere per l'incolumità del pubblico e perla salvaguardia stessa del bene archeologico, all'identificazione di murature a immediato pericolo di dissesto statico, onde procedere all'eliminazione dei pericoli richiamati, anche in relazione alla criticità della stagione». Era stato un crollo premonitore - «una muratura fatiscente della Domus degli Augustali» - a spingere il direttore Varone a spedire l'allarmata circolare. Tutti sapevano della situazione critica in cui versavano decine di edifici della Pompei antica. L'ultimo studio aggiornato sugli edifici a rischio risaliva al 2005. Abbiamo cercato il direttore dell'Ufficio scavi, Antonio Varone, ma ci hanno rimandato all'ufficio stampa della Sovrintendenza. Il clima, ovviamente, non è sereno. Anche perché sono tre le inchieste della Procura di Torre Annunziata che riguardano la gestione degli Scavi di Pompei: gli appalti sotto la gestione commissariale della Protezione civile; i falsi concorsi interni e, infine, il crollo della casa dei Gladiatori. L'inchiesta giunta in dirittura d'arrivo riguarda 170 indagati, nei confronti dei quali la Procura sta per spedire l'avviso di conclusione indagini. Si tratta della partecipazione di 160 dipendenti degli Scavi di Pompei a dei corsi per ottenere l'equivalente delle indennità per il personale che erano state abolite. Tra gli indagati, l'ex city manager di Pompei, Luigi Crimaco. Ricordate l'indignazione del ministro per i Beni culturali e ambientali, Sandro Bondi, per la richiesta dell'opposizione (e dei finiani) delle sue dimissioni?. Era appena il 16 giugno scorso e Bondi, in Parlamento, rispondeva a una interpellanza urgente sull'appalto scandaloso per i lavori per il teatro centrale di Pompei in questi termini: «Chi si recherà questa sera a Pompei per ascoltare il concerto del maestro Muti e chi vi si recherà, anche nei prossimi giorni o nei prossimi mesi, per visitare una delle aree archeologiche più importanti del mondo si renderà conto, di persona, degli straordinari lavori che sono stati compiuti, grazie a questo Governo, dal momento in cui la stampa ha denunciato lo stato di degrado vergognoso in cui si trovava l'area archeologica di Pompei». Cinque mesi dopo Bondi si è difeso così, a proposito del crollo della casa dei gladiatori: «E comodo addossare responsabilità a me o al governo per i pochi investimenti. Chiedere le mie dimissioni non sarebbe politicamente e moralmente giusto, non lo merito, sarebbe un segno di incattivimento della lotta politica in Italia». Verrebbe da chiedere a Bondi se rifarebbe con il senno di poi lo stesso discorso fatto cinque mesi prima. Ma il problema è un altro: quei lavori che lui esaltò sono sotto inchiesta della Procura di Torre Annunziata. Una inchiesta che nei fatti si occupa degli appalti - stiamo parlando di opere per 110 milioni di euro, e appalti che sono stati aggiudicati anche con ribassi del 40% - in particolare quello per i lavori al teatro centrale (altri sono stati archiviati per il «decesso del reo»), e più in generale della gestione commissariale dell'area degli Scavi della Protezione civile. Il sospetto della Procura è che «fu artatamente alimentata una campagna stampa contro il degrado per imporre la gestione commissariale di Pompei da parte della Protezione civile». La Corte dei conti ha espresso dubbi sul fatto che la struttura di Guido Bertolaso sia intervenuta sulla base di una «emergenza», ovvero sulla presa d'atto del «Vesuvio che è ancora attivo». L'appalto del teatro. Doveva limitarsi a un budget di 800 mila euro. Alla fine, è costato sei milioni e passa. La Procura ha sequestrato i bilanci della gestione commissariale di Pompei (2008- giugno 2010). E l'ipotesi più inquietante è che sono stati fatti lavori che non hanno rispettato i parametri storici. Secondo l'Osservatorio del patrimonio culturale, gli interventi «hanno stravolto l'assetto naturale dell'area, in particolare la cavea che, rispetto ad una qualsiasi foto o disegno di diversi momenti della vita degli scavi, risultata completamente costruita ex novo con mattoni in tufo di moderna fattura».  

16/11/2010 Pompei (NA), nominare un "sindaco" per Pompei? (Manifesto)

L’ultima idea è nominare un «sindaco per Pompei», un super manager con i super poteri, firmato Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore per i Beni culturali. Forse, però, basterebbe comportarsi come un paese normale e lasciar fare agli archeologi. Cosa succede di solito, invece, lo racconta Gianni Gala, restauratore napoletano, per due mesi all'opera nella città sepolta, alla Casa del Fauno: «I lavori sono cominciati a fine maggio, quando ancora c'era il commissario straordinario della Protezione civile, Marcello Fiori - spiega -. La ditta che mi aveva assunto aveva vinto un bando di gara per 400mila euro, ma in realtà per i lavori ne sono arrivati solo 33mila, la differenza non so dov'è finita. Dovevamo restaurare una superficie di circa 3.750 metri quadrati in cinque più due stagisti, che hanno lavorato una sola settimana. Risultato: tra il budget decurtato e i pochi dipendenti, su una parete di affreschi di 14 mq, ne mettevamo a posto 50 centimetri da un lato, 20 centimetri da un altro. Il resto è rimasto come era, destinato quindi a sparire». Una squadra ridotta all'osso chiamata a intervenire su una situazione già molto compromessa, tra erba alta e muschio che ricopriva pavimenti e superfici, in pessimo stato soprattutto i mosaici: «Anche in questo caso è stato una sorta di intervento a campione — continua il restauratore Gianni -. Abbiamo raccolto le tessere cadute a terra e le abbiamo catalogate. Avremmo dovuto fare il giusto lavoro sulla parete per poi ricollocarle, ma sono rimaste nelle bustine. Naturalmente, anche questi capolavori si stanno rovinando irrimediabilmente, anche perché molte tessere cadute vengono portate via dai turisti come souvenir». A sorvegliare circa mille e cinquecento case ci sono dieci custodi alle prese con un flusso continuo di turisti, tali da generare incassi per circa 25milioni di euro l'anno. Molte case sono chiuse proprio perché non c'è personale sufficiente a sorvegliarle, ma molte altre non vengono aperte per altri tipi di problemi: «Mi hanno raccontato che nove anni fa la ditta che restaurò la Casa dei Vettii fece un lavoro terribile, un intervento talmente sbagliato che hanno dovuto tenerla chiusa». Fuori, ci sono le impalcature e il cartello per il nuovo restauro, affidato nel 2008 ancora a una ditta esterna, previsto e mai avviato. Ma a Pompei c'è anche chi si occupa della manutenzione ordinaria: «Sono in tre, qualcuno di loro è entrato anni fa come custode e poi, col tempo, si è spostato a fare il restauratore, non credo però che abbiano la. qualifica». La qualifica Gianni Gala invece ce l'ha, un diploma di laurea di secondo livello in restauro preso all'Accademia di belle arti di Napoli, ma il decreto retroattivo del ministro Sandro Bondi lo ha privato del titolo. Da marzo 2009 restauratori sono solo coloro che hanno acquisito il titolo a Roma, Firenze e Ravenna. Gianni, per fare il suo lavoro o partecipare a un concorso, dovrà fare un esame di abilitazione presso il ministero che, però, è stato sommerso di ricorsi. Il concorso viene continuamente rimandato. Fino a dicembre 2009 erano circa 55mila le domande per 300 qualifiche disponibili: «Non posso nemmeno decidere di cambiare lavoro — conclude — perché non hanno emanato il disciplinare per indicare a quale diploma di laurea il mio titolo è equipollente». Così la Campania, che è ricca di testimonianze antiche, non può formare restauratori per legge: «È evidente - commenta Sandro Fucito, della Federazione della sinistra - che bisogna aprire una battaglia politica per difendere le Accademie, a cominciare dall'amministrazione partenopea».

14/11/2010 Santa Maria Capua Vetere (CE), nel degrado alcuni monumenti (Corriere del Mezzogiorno)

Tesori «non evidenti» ma di inestimabile valore storico-artistico, a rischio scomparsa a Santa Maria Capua Vetere. Sono il Mitreo e la Bottega del Tintore. Tesori dimenticati da riscoprire, dunque, ma, soprattutto, da salvare. Dedicato al culto del dio persiano Mitra, il Mitreo risale al II-III secolo d.C. e costituisce uno dei maggiori esempi dei rari santuari mitraici con decorazione pittorica. Assolutamente casuale il suo ritrovamento. Nel 1922, durante i lavori di consolidamento delle fondazioni di un’abitazione privata, fu scoperta la cripta ornata da magnifici affreschi. A quattro metri sotto il livello stradale, a forma di parallelepipedo lungo circa dieci metri e largo poco meno di quattro, il Mitreo è situato in un’area privata e dunque può essere visitato solo se accompagnati dal custode del vicino Anfiteatro Campano, l’altro importante monumento sammaritano. Il soffitto ha la volta a botte dipinta con stelle a otto punte di colore rosso e blu alternate tra loro e forse un tempo scintillanti di pietre preziose; sulla parete di fondo, vi è l’altare sormontato da un affresco raffigurante il dio Mitra che uccide il toro.
Testimonianze I due siti archeologici di Santa Maria Capua Vetere, sono tra i più importanti del Mezzogiorno e versano in cattive condizioni
Alle pareti, si addossano due banchi in muratura sui quali sedevano, durante le cerimonie, gli iniziati al culto, al di sopra sono ancora visibili affreschi raffiguranti il rito di iniziazione. Sulla destra del corridoio, vi è un canaletto che serviva a raccogliere il sangue degli animali sacrificati. Una testimonianza importante, il Mitreo, che è un eufemismo definire in condizioni precarie. Il rischio di perdere anche tale vestigia è, dunque, concreto. Lo stato degli affreschi, unici in quanto non se ne conoscono altri così completi che raffigurano il culto mitriaco, è preoccupante, così come è allarmante la situazione generale della struttura. Da qui la necessità di un immediato, improcrastinabile intervento, come anche per la cosiddetta Bottega del Tintore, ubicata nelle fondamenta di un palazzo di Corso Aldo Moro.
Oggi, i resti di questa domus di epoca repubblicana, venuti alla luce nel 1955, sono due ambienti a volta, affiancati e comunicanti tra loro.
Alla bottega, realizzata in blocchi di tufo squadrati, si accede per una ripida scala a doppia rampa coperta da una volta a botte e con le pareti in intonaco bianco. Le due stanze sono pavimentate con mosaici a forme geometriche dove sono chiaramente visibili alcune iscrizioni, da una delle quali si apprende che il proprietario era Publio Confuleio Sabbione, fabbricante di mantelli di lana pesante, come è dimostrato anche dalla presenza di una vasca con pozzo nel primo ambiente. Il sito, di grande pregio ma in precario stato di conservazione, è visitabile su appuntamento da concordare con il proprietario del palazzo che ha nel sottoscala, appunto, la bottega del tintore.

13/11/2010 Nola (NA), il villaggio preistorico sprofonda nel fango, appello a Napolitano e mobilitazione generale il prossimo 18 novembre (Il Mattino)

E il villaggio dell'età del bronzo, di una valenza enorme dal punto di vista scientifico, testimone straordinario della vita quotidiana di 4mila anni fa, sprofonda in un mare di acqua e di fango in via Polveriera a Nola. L'ultima speranza di strapparlo alla distruzione è riposta nel presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: a lui, infatti, sarà inviata una petizione che sta ricevendo una valanga di adesioni sul web e che continuerà nei prossimi giorni con banchetti previsti in diversi Comuni, organizzata da un apposito Comitato, promosso dalla Cgil dell'area nolana con lo slogan «salviamo il villaggio». Ma intanto il Comune studia un progetto per coinvolgere i privati bella gestione e nella tutela e proprio ieri ha lanciato un appello affinché uno o più imprenditori si facciano avanti. E Un sito unico al mondo, ricorda Salvatore Velardi, responsabile sindacale territoriale, «un bene che non possiamo assolutamente permetterci di perdere». E per il giorno 18, nella chiesa dei Santi Apostoli di Nola, appuntamento non solo con le istituzioni ma anche con tutti gli organismi associativi per fare il punto della situazione e per rafforzare un movimento di salvaguardia che già si preannuncia massiccio dopo le ventilate ipotesi di alcuni progetti di tutela e di valorizzazione del sito. Ma, soprattutto, dopo le amare, recenti considerazioni di Giuseppe Vecchio, della Soprintendenza dei beni archeologici che, senza nessuna ironia, di fronte a un persistente immobilismo burocratico, aveva affermato che, per salvarlo,' forse sarebbe stato meglio addirittura interrare il villaggio, lasciarlo dormire ancora a lungo al buio, almeno fino a quando non si sarebbe trovata una soluzione idonea. Soluzione che pare avere un ostacolo serio nel reperimento dei fondi. Il villaggio preistorico, scoperto per caso nel 2001 durante gli scavi per la realizzazione di un centro commerciale, in pratica insiste su una falda acquifera che ciclicamente lo sommerge: occorrerebbero oltre 200mila euro all'anno per la manutenzione che consiste soprattutto nel drenare l'acqua. Composto da 3 capanne (ma secondo gli esperti ce ne potrebbero essere altre), una estensione di circa 2mila metri, il villaggio è una eccezionale testimonianza del periodo dell'età del Bronzo. Finora sono stati rinvenuti 264 reperti fra vasi, tracce di trame di tessuto, zanne di animali tra cui quelle di cinghiale. Diversi i progetti ipotizzati nel tentativo di riuscire a individuare il modo per reperire i fondi necessari alla messa in sicurezza tra cui quello di ricorrere ai finanziamenti europei Jessica, uno strumento finanziario che consente prestiti per iniziative dei Comuni al di fuori del patto di stabilità. In questa prospettiva il sindaco di Nola, Geremia Biancardi, ha richiesto lo studio fatto dalla Soprintendenza sul sito archeologico nell'ottica di un programma che prevede nell'area un parco a tema. Masi aspetta ancora la ripartizione di quei 21 milioni di euro stanziati qualche anno fa dalla Regione Campania per lo sviluppo dell'area nolana di cui una parte poteva essere destinata, appunto, alla tutela e alla valorizzazione del villaggio preistorico. E il giorno 18 novembre la mobilitazione e la richiesta al presidente della Repubblica di intervenire.

13/11/2010 Pompei (NA), la gestione al supermanager o non ci sarà futuro (Il Mattino)

«il crollo di Pompei è una notizia allarmante per il turismo italiano perché ha distrutto l'immagine del nostro Paese all'estero. Abbiamo già perso il primato per il turismo balneare, dobbiamo fare di tutto, con la concentrazione di patrimonio che abbiamo, per difendere il nostro turismo culturale». Mario Resca ricopre dal 2008 la carica di direttore generale per la valorizzazione dei Beni culturali ed è nel gruppo di lavoro che sta studiando la nascita di una Fondazione per gestire Pompei. Per «Le Monde» il crollo agli Scavi è il simbolo di un Paese in stato di catastrofe culturale... «In campo culturale da almeno 30 anni gli investimenti sono scarsi: dedichiamo ai beni culturali un quarto di quello che mettono a , disposizione Francia, Germania e Inghilterra. Eppure, dopo anni di calo, gli ingressi nei musei e nelle aree archeologiche hanno registrato un incremento di ingressi del 12%, il che vuol dire che la cultura produce lavoro, reddito, servizi, economia» Questo lo deve dire a Tremonti, è lui che dice che la cultura non si mangia. «Novantatre milioni di persone che entrano nei musei sono consumatori che producono reddito e che quindi danno da mangiare a tanta gente. La cultura è una risorsa importante in un Paese come il nostro, e, soprattutto per il Sud, deve essere il settore trainante dell'economia». Valorizzare i beni culturali è soltanto un'operazione di Marketing? «Certamente no. Valorizzare un monumento significa fare in modo che venga fruito al meglio dalla collettività, quindi va fatto di tutto perché sia in buono stato e accessibile e perché la visita non sia disagiata». Difficile, in questo momento valorizzare un sito che cade a pezzi: da dove si comincia? «Pompei cade a pezzi perché negli ultimi 15 anni non è stata mai fatta una manutenzione ordinaria, quando è stato commissariato sul bilancio della Soprintendenza c'erano 70 milioni di euro che non erano stati spesi. Ora bisogna fare in fretta a recuperare un'immagine positiva: deve partire subito un controllo sullo stato di tutte le Domus che vanno rimesse in sesto con il ricorso a mano d'opera specializzata». A che punto è il lavoro per la Fondazione? «Stiamo studiando lo strumento giuridico migliore per assicurare la compartecipazione tra pubblico e privato e per garantire l'autonomia amministrativa e di competenze della Fondazione stessa». Quali soggetti privati potrebbero essere interessati? «Per esempio le banche, come è accaduto per il Museo Egizio a Torino. O istituzioni come la Fondazione Packard che è stata risolutiva per Ercolano. Ma anche l'associazione degli industriali locali ai quali chiederemo di partecipare con un moto d'orgoglio. È importante, però, che venga introdotta la defiscalizzazione per i contributi». Non c'è il rischio di svuotare di competenze la figura dei Soprintendenti? «No. Abbiamo studiosi che tutto il mondo ci invidia e siamo anche colpevoli di averli lasciati troppo spesso da soli. Noi vogliamo lavorare con loro e non contro di loro. Ma loro sono studiosi e hanno la responsabilità della tutela e della salvaguardia dei beni culturali, firmare un contratto d'appalto o gestire il personale dovrà essere il compito di un manager. Pensi alla Fiat: alla guida dell'azienda c'è Marchionne e non certo chi disegna le automobili, no?».
 

12/11/2010 Pompei (NA), crollata solo una "patacca" (Il Giornale)

È andato prima da Augias e poi dalla Dandini per spiegare e scagionare l’amico-collega Sandro Bondi che però vorrebbe «vedere più spesso». Ha spiegato ai poco concilianti spettatori di Raitre che a Pompei il crollo è stato sì inevitabile ma, tutto sommato, provvidenziale. Quasi una benedizione. E ha messo in guardia per il futuro: Villa Adriana a Roma, tanto per dirne una. E se lo dice il più grosso esperto del settore, l’archeologo Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore per i Beni Culturali c’è da temere il peggio. L’avviso ai turisti per caso è chiaro: il dolore monumentale va circoscritto perché quello venuto giù a Pompei era solo un mostro architettonico. «Piuttosto - avverte il professore dal passato non propriamente di destra - non solo il ministro Bondi c’entra nulla, ma in mancanza di controlli sistematici preparatevi ad altri crolli». Sembra una provocazione, ma è solo l’analisi di un esperto che da 15 anni lancia allarmi invano.
Professore ci spieghi.
«Possibile che nessuno se ne sia accorto? Quello crollato è solo il restauro di Maiuri risalente agli anni Quaranta. A Pompei nella Domus dei Gladiatori non è successo nulla di grave, quella caduta giù è una struttura di cemento costruita nel secolo scorso, una superfetazione, quando invece oggi si usa il legno lamellare...».
Dunque, tanto rumore per nulla.
«Le uniche opere autentiche sono le pitture della parte inferiore della domus, il resto è un falso. Tutti erano impegnati a dare risalto alle macerie, ma senza guardare a cosa è caduto a terra. Quel crollo è tutt’altro che drammatico, è una benedizione artistica, il cemento che è stato aggiunto andrebbe tolto e senza troppi rimpianti».
In fondo, però, si sta parlando di Pompei.
«Si figuri, questo sito archeologico è invaso da turisti asiatici, è sotto osservazione, fa tendenza. Pompei ha subìto di tutto, pure un bombardamento nel ’43. E poi il valore simbolico della Domus dei gladiatori equivale alla via sacra a Roma. Lo dico perché bisogna lasciar perdere i piagnistei e rimboccarci le maniche. Speriamo solo che gli affreschi non siano stati troppo danneggiati».
Lei ha detto più volte che la situazione è drammatica perché manca una manutenzione sistematica. Poi c’è la questione economica, i soldi scarseggiano...
«La situazione è questa: l’anno prossimo avremo da Tremonti 53 milioni di euro per tutti i siti italiani, più o meno come la liquidazione di un top manager. Lui dice che con la cultura non si mangia, ma mantenere in salute un bene architettonico costa tanto e noi in un certo senso dobbiamo riempirci la pancia. Che deve fare il ministro Bondi se chiede soldi e gli rispondono picche?».
Già, intanto però cosa occorre fare in pratica?
«Contrariamente alle chiese i ruderi archeologici sono logorati da secoli dalle piogge e dal sole. Si sfarinano. Per questo vanno trattati come le nostre case. Servono le stesse cure quotidiane. Se si rompe la persiana di una finestra si ripara. Il patrimonio artistico ha bisogno di queste attenzioni. Senza manutenzione ordinaria, i siti archeologici finiscono sotto un campo di grano. Come è accaduto a Veio».
Però ha tutta l’aria di essere anche un problema culturale?
«Le cure continue, la prevenzione non sono attitudini tipicamente italiane. A noi manca una mente sistematica. Però ricordate bene, tutto ciò che non è sorvegliato sistematicamente prima o poi crolla».

A seguito dell'intervista sopra riportata, Andrea Carandini ha poi precisato di non aver partecipato alle trasmissioni citate in veste di «amico-collega» del ministro Sandro Bondi ma in veste di presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, che opera super partes nel solo interesse della cultura. "Preciso inoltre di non aver mai valutato l'incidente una patacca, pure riportato nel titolo. Ho, invece, affermato che il crollo ha fortunatamente interessato una struttura in cemento, frutto di una tecnica di restauro risalente agli anni Cinquanta, oggi non più utilizzata. Ho, inoltre, espresso la mia preoccupazione per gli affreschi danneggiati, augurandomi che possano essere tutti recuperati." Prendiamo atto della precisazione del professor Carandini. Vogliamo però ricordare che «patacca» è una semplificazione giornalistica per esprimere il concetto del professore secondo il quale l'edificio crollato è una struttura di cemento degli anni Cinquanta.

12/11/2010 Pompei (NA), task force di 100 operai al lavoro (Il Mattino)

Un "teatro" politico-mediatico e uno reale, fatto di muri che crollano. Ieri Pompei ha vissuto un´altra giornata concitata, con la visita di una delegazione della Commissione cultura della Camera, la sfiducia a Bondi chiesta dal Pd, e, dall´altra parte, il cedimento di altri due muri. I temporali di questi giorni accelerano la caduta di calcinacci impregnati d´acqua dalle tante brecce aperte nelle fragili murature pompeiane. È caduto un muretto di circa un metro di altezza alla fine del vicolo del Citarista, vicino ai nuovi edifici di San Paolino dove dovrebbe trasferirsi la soprintendenza. Il muro, che delimitava un´insula non ancora scavata nella Regio I, era stato rifatto recentemente con pietre antiche che, dice la soprintendenza, «era stato scalzato dalla radice di un albero». L´altro muro era nella Regio IX al civico 10. «I cedimenti - ha detto il direttore degli Scavi Varone - si devono alla malta che ormai non è più coesa con la muratura». Ma ha aggiunto che sono già cominciati gli interventi di ripristino, e ce n´erano programmati anche per il muro caduto tre giorni prima della Schola Armaturarum, il cui crollo «niente poteva far presagire».
Ieri a Pompei, un po´ per i visitatori illustri dal Parlamento, un po´ per l´attenzione mediatica seguita al crollo della Schola dei gladiatori, era in corso un´operazione di maquillage a tutto campo. Oltre cento operai al lavoro per mettere in sicurezza con transenne e delimitazioni i punti dolenti della città distrutta dal Vesuvio. Piena attività anche per tosaerba e potatori, e fognatori per l´unico canale sempre otturato nella zona di via dell´Abbondanza. Mentre sul terrapieno della Casina Dell´Aquila le scavatrici creano le canalizzazioni per l´acqua, tanto quella delle perturbazioni quanto quella dell´irrigazione dei campi.
La Commissione cultura della Camera ha disposto un immediato sopralluogo all´edificio distrutto. «Prendiamo atto - ha detto la presidente Valentina Aprea (Pdl) - che bisogna implementare anzitutto gli interventi di tutela oltre a quelli di servizi, anch´essi doverosi. La manutenzione rappresenta quindi la priorità e lo strumento della Fondazione proposta dal ministro Bondi, alla quale lo stesso Caldoro vuole partecipare, può essere d´aiuto». La parte del "gladiatore" dell´opposizione l´ha fatta il finiano Fabio Granata. Berretto di lana blu, l´esponente del Fli annuncia che «non andrà a rimorchio di altre iniziative», commentando la mozione di sfiducia degli oltre 200 parlamentari di Pd e Idv. «Abbiamo dubbi sulla fondazione - aggiunge Granata - contestiamo anche la visione dell´emergenza che non tiene conto che avere senso dello Stato è rimettere in piedi il patrimonio dando la priorità alla tutela. Bondi invece ha deciso in proprio per percorsi sensoriali e degustazioni di mozzarella. Siamo favorevoli ai privati, ma non a una teorizzazione della managerialità che non ha né sapienza né conoscenza. Così si passa all´altro estremo. Il Mibac deve riassumersi competenze che non possono essere delegate».
La soprintendente Jeannette Papadopoulos con il suo predecessore Proietti in rappresentanza del ministro e il direttore Varone, ha accompagnato nel sopralluogo la commissione. I sette (su dieci) rappresentanti del Pdl - con la presidente Aprea, Elena Centemero, Emerenzio Barbieri, Giancarlo Mazzuca e Renato Farina - hanno stigmatizzato il disastro ma sono stati compatti nella difesa d´ufficio del ministro. Giuseppe Scalera ha annunciato che sarà «primo firmatario di una legge speciale per Pompei». «Quando si punta sulla valorizzazione sganciata dalla tutela si fa marketing - ha osservato Eugenio Mazzarella, uno dei due parlamentari campani, insieme a Scalera - Ma si rischia di valorizzare il vuoto, perché tra non molto potrebbe non restare niente».
A Roma, intanto, al Pd l´archeologo responsabile Cultura del Pd, Matteo Orfini, stigmatizza con foto l´uso di mezzi meccanici mai visto su uno scavo archeologico (Casa dei Casti Amanti) e spese inutili, come il raddoppio del sito internet di Pompei, ma Fiori smentisce tutto. L´ex soprintendente Pier Giovanni Guzzo, intervenuto alla conferenza stampa, ribadisce che «l´allarme per i possibili crolli delle rovine di Pompei era conosciuto sin dal 1997, anno in cui fu realizzato un primo studio sullo stato dei monumenti, poi aggiornato nel 2005. La relazione ha consentito un intervento sul 30 per cento dei monumenti». Nello studio "Il Piano per Pompei" la Schola dei gladiatori era segnalata in condizioni "mediocri".

11/11/2010 Pompei (NA), ignorato l'SOS dei custodi dal 3 novembre (Repubblica)

L´allarme sui gladiatori c´era stato, ma nessuno l´aveva ascoltato. Documento che scotta nel brogliaccio dei custodi, un atto ufficiale che in soprintendenza non è stato raccolto. Dopo il crollo, invece, la Corte dei conti vuole vederci chiaro e apre un´inchiesta sulla gestione del commissario Fiori. Dalle prime indiscrezioni sarebbero almeno due i casi di lavori dati in appalto a ditte in assenza di contratto.
Pompei si blinda nel giorno dell´audizione di Bondi in Parlamento e alla vigilia di due appuntamenti importanti: l´arrivo della commissione della Camera oggi in soprintendenza alle 12 e alla stessa ora, a Roma, la denuncia del Pd contro la cattiva gestione del sito. Ieri mattina a tutti i dipendenti della soprintendenza è arrivata una circolare che vieta di parlare ai giornalisti. La reazione a una nottata difficile: martedì era arrivata ai carabinieri di Pompei una telefonata anonima che segnalava nuovi crolli alla Casa di Trebio Valente e a quella del Moralista. I tecnici della soprintendenza e l´Arma dopo un sopralluogo avevano smentito la voce e il ministro Bondi ha disposto di denunciare chi ha dato la notizia infondata per "procurato allarme". A cadere è stato infatti solo un muretto grezzo nel triclinio di Trebio Valente. Nessun crollo neanche per la Casa del Moralista, ha ceduto un muro della bottega adiacente alla domus, quella del vasaio Zosimus, che dà sul vicolo di Ifigenia, ma i tecnici ne avevano già preso atto. La Procura ha disposto di allargare l´area del sequestro: oltre alla zona del crollo, anche l´area di Trebio Valente e della bottega della Domus del Moralista, a monte delle quali sono in corso lavori per convogliare le acque piovane e dei campi coltivati.
Tutto questo prova che non ci sarebbero altri edifici a rischio. Ma parti di questi, sì. E i più seri li corrono i muri di contenimento, dove manca la manutenzione ordinaria. Tutti indicano anche i solai di copertura di alcune insulae: dalla Casina dell´Aquila, punto più alto degli Scavi, alcuni sono rifatti, altri no. Casi che il monitoraggio quotidiano della sorveglianza ha ben presenti. E che anche nel caso del muro nel vicolo di Ifigenia, di fianco alla Schola Armaturarum, era stato segnalato.
Proprio a questo proposito c´è una pagina interessante del "Registro delle relazioni dei custodi", un brogliaccio quotidiano su cui sono scritte le segnalazioni dopo ognuna delle otto ispezioni che i sorveglianti effettuano ogni giorno a Pompei, casa per casa, aprendole con il pesante mazzo di chiavi in possesso di ognuno. Alla data del 3 novembre, tre giorni prima che crollasse lo "show-room" di trofei dei gladiatori, sul registro protocollato che il direttore degli Scavi dovrebbe vedere ogni mattina, è annotato "il crollo di un muro lungo dieci metri nel vicolo di Ifigenia". C´è la firma del custode che ha rilevato il danno. Prima il direttore siglava la segnalazione e affidava ad assistenti la verifica del danno, stabilendo se si poteva ovviare in tempi brevi o era necessaria una perizia. «Da quando i soprintendenti si susseguono a ritmi frenetici, i direttori devono anche sostituirli - spiegano i dipendenti dell´area archeologica - e nell´ufficio su agli Scavi che fu quello di Giuseppe Fiorelli e dei suoi successori, non mettono più piede». Impossibile quindi raccogliere l´appello di chi aveva visto il muro crollato a pochi metri da dove tre giorni dopo avrebbe ceduto l´intero edificio della Schola Armaturarum «restaurata - dicono sempre in soprintendenza - non più tardi di sei mesi fa». A testimoniarlo, una foto estiva di Google View in ritardo di qualche mese con l´aggiornamento. Qui, sulla facciata dell´Armeria dei gladiatori, si vede un tabellone di lavori in corso. Lavori che non sono serviti a evitare il disastro. Ed è su questi ed altri interventi che la Corte dei conti indaga, dopo la pronuncia dell´agosto scorso di dubbio sulle emergenze per cui la gestione di Pompei è stata affidata alla Protezione civile.

10/11/2010 Pompei (NA), sarà l'antico canale del Sarno a salvare la città dalle acque (Il Mattino)

Il Conte Sarno sarà risanato e raccoglierà le acque piovane per evitare danni alle domus
«Con l'acqua non si scherza». Paola Rispoli, architetto della Soprintendenza, è la coprogettista, insieme all'architetto Rosario Paone, del progetto perla sistemazione dell'antico canale Conte di Sarno finali77ata alla raccolta delle acque piovane che adesso ristagnano sulle strade di Pompei, i cui lavori sono stati avviati a settembre2009 e dovrebbero terminare a gennaio 2011. «L'acqua di risalita viene assorbita dal basso verso l'alto dalle mura, che la risucchiano comportandosi quasi come fossero alberi. E quando scende dal terrapieno - dice - spinge e si infiltra minacciando la stabilità degli edifici» come, secondo levarle ipotesi che si stanno facendo sulle cause del crollo, potrebbe essere accaduto per la Schola Armaturarum. «L'acqua è la prima causa del degrado dei monumenti - spiega l'architetto - e per questo all'allora soprintendente Pietro Giovanni Guzzo, venne l'idea, per allontanarla dagli Scavi, di recuperare questo vecchio acquedotto, realizzato alla fine del 1500 per portare l'acqua delle fonti del Sarno ai mulini e agli opifici di Torre Annunziata, e ormai dismesso da almeno quindici anni, trasformandolo in un canale di raccolta». L'antico acquedotto che salverà gli Scavi dall'azione distruttrice dell'acqua, e la città di duemila anni fa sono legati da un singolare rapporto. Quando la condotta venne realizzata da Domenico Fontana, la città sepolta non era stata ancora scoperta. Anzi, racconta il tecnico della soprintendenza, fu proprio durante i lavori di scavo che l'architetto la scoprì. Purtroppo si era in piena Controriforma e non venne ritenuto conveniente portare alla luce quello che l'ira divina, attraverso l'eruzione, aveva voluto occultare. Nel tratto in cui l'acquedotto allora in superficie, nella volta che si trova su via Di Nocera, una targa ricorda il fortuito «incontro» tra Fontana e la città sepolta. L'acquedotto, largo all'incirca un metro e mezzo, alto due, per un lungo tratto attraversa nel sottosuolo, fino a diciassette-diciotto metri di profondità, tutta quanta l'antica Pompei. Lo studio, fu avviato dalla soprintendenza nel 2004 in collaborazione con la Provincia di Napoli, l'ente preposto alla manutenzione e gestione della parte del canale esterna al sito. La soprintendenza ha investito nei lavori, che prevedono anche il restauro dell'antica struttura in cui si dovranno immettere le acque piovane che adesso ristagnano lungo le strade degli Scavi e impregnano il suolo fatto di cenere e lapilli, un milione di euro. «Si tratta di un intervento fondamentale per risolvere il problema del ruscellamento dell'acqua all'interno degli Scavi - spiega la Rispoli - che stiamo realizzando utilizzando una struttura già esistente e senza apportare nessuna modifica nel territorio pompeiano. Una volta creati dei punti di collegamento con delle griglie poste in alcuni punti lungo gli assi dei collegamenti, sfruttando una pendenza naturale, riusciremo a risolvere in una percentuale compresa tra il settanta e il novanta per cento il problema del ristagno dell'acqua piovana. Se l'acqua viene direzionata affinché cada nel canale, possiamo evitare quel ruscellamento che tanti danni ha già fatto al sito. Poi, certo, bisognerà fare in modo che tutte le case possano scaricare le acquee pluviali nel canale in modo da limitare al massimo l'estensione delle superfici di raccolta»

10/11/2010 Pompei (NA), crollo anche nella Casa del Moralista (Il Mattino)

Danneggiato anche l'edificio accanto alla scuola dei gladiatori
Distrutto un graffito elettorale di duemila anni fa. L'Europa: tristi e sotto choc per il disastro
Il crollo di sabato non ha interessato solo la Schola Armatorum. Ma è venuta giù anche una parte delle botteghe della Casa del moralista: il soffitto e soprattutto il muro laterale che dà sul vicolo di Ifigenia. In graffito c'era anche una propaganda elettorale con l'invito a votare per il candidato Helvio Sabino. In un'intervista Salvatore Settis, archeologo di fama internazionale, denuncia: «Più che di un crollo annunciato parlerei di un crollo seriale. Quella dei gladiatori non è la prima casa che cade nel giro di poco tempo». Sotto accusa la drastica riduzione dei finanziamenti e il blocco delle assunzioni presso le sovrintendenze. A Pompei, ieri, sono tornati i carabinieri: sequestrata l'area del crollo e prelevata tutta la documentazione relativa al sito venuto giù su ordine della procura di Torre Annunziata. Intanto, Gigi D'Alessio, lancia l'idea di un «Live Aid» per salvare gli scavi.
Il crollo avvenuto sabato negli Scavi non ha interessato soltanto la Schola Armaturarum. E’ venuta giù anche parte delle botteghe della Casa del moralista: il soffitto, e soprattutto il muro laterale che dà sul vicolo di Ifigenia, sul quale, in graffito, c'era una propaganda elettorale dell'epoca con l'invito a votare per il candidato Helvio Sabino. Una notizia che rende ancora più pesante il bilancio del crollo, che ha provocato «choc» e«tristezza» anche tra i membri dell'Unione Europea. «Finora ci si era preoccupati soltanto della Schola e dei suoi affreschi, dimenticandosi che anche su quel muro caduto c'era un reperto di valore, quel "Vi prego di votarlo" che testimonia di una propaganda elettorale di duemila anni fa» denuncia Antonio Pepe della Cisl. Il secondo crollo è confermato anche da Paola Rispoli, architetto della Soprintendenza, che ricorda come, nell'ultimo periodo, diversi episodi si siano succeduti in quello stesso tratto di Via dell'Abbondanza dove spiccano le due case, fresche di restauro, dei Casti Amanti e di Giulio Polibio. Prima di sabato, andando indietro nel tempo, si sono verificati il cedimento di una trave nella casa di Giulio Polibio, lo smottamento di diversi metri cubi di lapilli nel vicolo dei Casti Amanti, e, nella Casa dei Casti Amanti, il danneggiamento di un cornicione e lo smottamento del 14gennaio scorso. «È successo tutto nello stesso punto, dove fino all'apertura dei cantieri non si era mai verificato niente, e tutto a causa di infiltrazioni d'acqua», dice la Rispoli, che rileva anche che i lavori «hanno invertito il senso dell'acqua, che prima scorreva verso via dell'Abbondanza, portandola a monte», e che «con la pioggia anche il parcheggio ricoperto di ghiaia realizzato di recente alle spalle della Casina dell'Aquila si trasforma in una grande raccolta di acqua piovana». Il diverso sistema di canalizzazione delle acque, sarebbe causa dello sfaldamento del terreno che ha determinato il crollo per il segretario generale della Uil Beni Culturali Gianfranco Cerasoli che contesta anche la spesa per la messa in sicurezza dichiarata dall'ex commisario: 40,8 milioni e non 65 milioni. «Notizie totalmente false» ribatte Marcello Fiori smentendo le ipotesi del sindacato sulle ragioni del crollo - contro le quali «il ministero si riserva di intraprendere ogni azione di natura legale» - e sulle valutazioni di spesa. Un evento del genere lascia «scioccati», è una cosa «molto triste»: così Dennis Abbott, portavoce del commissario europeo alla cultura Andoulla Vassillou, ha commentato la notizia del crollo da Bruxelles. «Tutto il mondo apprezza molto Pompei - ha aggiunto -: è un patrimonio mondiale dell'umanità ed è sorprendente che succeda quel che è successo». Quanto alla possibilità di ottenere fondi comunitari per interventi a Pompei, il portavoce del commissario Ue alle Politiche regionali, Johannes Hahn, ha spiegato che spetta allo Stato membro presentare la domanda per l'accesso a eventuali finanziamenti ma che «è possibile utilizzare anche i fondi Ue per la politica regionale» come ha precisato Ton Van Lierop. A Pompei, intanto, ieri sono tornati i carabinieri: gli uomini del capitano Toti hanno messo sotto sequestro l'area del crollo e prelevato la documentazione sul sito crollato su ordine della procura di Torre Annunziata. «Sarà un'inchiesta lunga e complicata - annuncia il procuratore Diego Marmo - solo ricostruire la catena di comando della struttura nell'ultimo periodo, con la doppia gestione del commissariato e della soprintendenza si presenta processo complicato. Vogliamo scoprire le cause del crollo e poi capire se ci sono eventuali responsabilità e di chi. Difficile anche la scelta di consulenti di provata competenza che non abbiano mai avuto a che fare con gli Scavi». A Pompei sono arrivati anche gli ispettori inviati dal ministero.

10/11/2010 Pompei (NA), i fondi europei per il patrimonio restano inutilizzati, al Sud richiesti solo il 5% (Il Sole 24 ore)

Poche risorse o scarsa capacità di spenderle? Quando al centro del dibattito c'è il Mezzogiorno, è questa una delle domande più ricorrenti, rilanciata dolorosamente dopo il disastro della Schola Armaturarum di Pompei. I numeri, almeno sui fondi europei assegnati all'Italia per il periodo 2007-2013, dicono molto più di quanto si possa immaginare. Secondo l'ultimo monitoraggio sulla spesa realizzata dalle regioni meridionali per le risorse culturali, giunti ormai al quarto dei sette anni di programmazione, su un totale di 5,9 miliardi di euro gli impegni si fermano a 421
milioni, i pagamenti addirittura a 293 milioni (solo il 5,1% del totale). Un vero tesoro inutilizzato, mentre primarie opere d'arte attendono da anni un restauro e musei che accusano i segni del degrado languono senza interventi di valorizzazione. Il caso di Pompei si rivela dunque solo l'esplosione mediatica di un tema spesso relegato nelle retrovie. Il sito campano, anzi, forse non è nemmeno il caso più indicativo, visto che il ministro competente Sandro Bondi, che oggi riferirà in Commissione Cultura alla Camera sul disastro dello scorso sabato, parla di mancanza di manager più che di risorse. Eppure, da Pompei in giù, fino al più piccolo complesso archeologico della Calabria, emerge un evidente quadro di inefficienza. La stima di 5,9 miliardi si riferisce al potenziale di risorse a disposizione con il «Poin (programma operativo interregionale) attrattori culturali» e con i Por (programmi regionali) di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Abruzzo, Molise e Sardegna. Ma anche scegliendo un calcolo più prudenziale, eliminando quegli assi di spesa che per alcuni regioni includono anche risorse naturalistiche e attrattività turistica, il bilancio sarebbe estremamente magro: su 1,4 miliardi destinati in senso più stretto ai beni culturali, la spesa si ferma a 148 milioni. Entro novembre, dopo quasi un annodi annunci, dovrebbe finalmente vedere la luce il piano per il Mezzogiorno. Forse sarà l'ultima occasione per rimettere in gioco questo patrimonio finora disperso tra veti e interessi contrapposti di amministrazioni e lobby locali. Il Dipartimento perla coesione economica (ministero dello Sviluppo) e i tecnici del ministero dei Beni culturali, con Invitalia nel ruolo di soggetto attuatore, presenteranno oggi a Roma un piano per impiegare almeno una parte di questa ricchezza inespressa Destinatario della proposta è il ministro degli Affari regionali, Raffaele Fitto, che coordina il piano Sud e che oggi interverrà sul tema al convegno «Opere per lo sviluppo- Il patrimonio museale del Mezzogiorno», in programma dalle io all'Associazione Civita.
Ministero dello Sviluppo, Mibac e Invitalia hanno lavorato a un piano per il rilancio di poli museali nel Mezzogiorno. Sono stati impiegati fondi preesistenti (circa 8 milioni) per effettuare 18 analisi di prefattibilità e ultimare sei progetti, di cui uno definitivo (l'ex mattatoio dell'Aquila trasformato in sede temporanea del museo nazionale). Gli altri cinque progetti riguardano Napoli (Museo archeologico, Cuore di Napoli, Palazzo Reale), Melfi-Venosa (Castello di Melfi, Sistema museale di Venosa), Sibari (Parco e Museo archeologico), Sassari (Cittadella dell'archeologia), Taranto (Porto della Magna Grecia). Si va dall'allestimento di nuovi spazi al recupero di strutture preesistenti. Secondo i calcoli, per passare dal progetto all'apertura dei cantieri e conclusione di lavori occorrerebbero complessivamente 140-150 milioni, con un livello di "cassa" preventivabile in una quindicina di milioni all'anno. In fin dei conti, solo una goccia nell'oceano dei fondi europei per la cultura ancora inutilizzati.

09/11/2010 Ercolano (NA), scavi hi-tech a Villa dei Papiri (Il Mattino)

Saranno i robot-rover spaziali del Cnr a penetrare nel cuore della Villa dei Papiri, a Ercolano. L'obiettivo del ministero per l'Istruzione, Università e Ricerca è, tra gli altri, quello di tracciare una mappa quanto più precisa e completa dell'edificio che per la prima volta venne indagato da Carl Weber, tra il 1750 e il 1764. Una indagine, quella che allora si sviluppò, che avvenne essenzialmente attraverso i cunicoli che gli scavatori borbonici realizzavano svuotando stanze e corridoi dalla cenere diventata duro tufo dopo che erano passati sedici secoli dalla catastrofe. La villa, posizionata poco fuori il centro abitato dell'antica Ercolano, e situata su un'altura degradante verso il mare, capace di offrire vedute mozzafiato del Golfo, venne sepolta dall'eruzione del Vesuvio, nel 79 dopo Cristo. Il costo dell'intera operazione sarà pari a trenta milioni di euro. Tuttavia, la firma che questo pomeriggio, a Roma, nel Salone del ministro invia del Collegio Romano, doveva suggellare il «patto» tra Miur, ministero peri Beni Culturali e Regione Campania - a sottoscrivere l'intesa sarebbe stato il presidente Stefano Caldoro - è stata rinviata per la terribile offesa patita dagli Scavi di Pompei in cui si è letteralmente sfarinato un pezzo di storia unico. «Il motivo di questo interesse su Ercolano e sulla villa che si crede sia appartenuta ai Pisoni – spiega Giuseppe Pizza, sottosegretario del Miur - sta tutto nel fatto che questo è probabilmente l'edificio romano più importante al mondo. Nel 1986 proprio io feci riaprire il Pozzo Veneruso, poi chiuso in quello stesso anno, attraverso il quale si sarebbe potuto arrivare alla biblioteca». Ed è appunto la biblioteca latina, ricca di rotoli di papiri con opere degli autori romani (vennero trovati solo 1800 rotoli di papiri greci, che si stanno studiando e decifrando appunto all'Officina dei Papiri, a Palazzo Reale, a Napoli), un altro degli obiettivi della ricerca. «Partiamo con un fondo che, vista la situazione attuale della finanza pubblica, possiamo considerare di buona consistenza», continua Pizza. In effetti, l'investimento sul sito ercolanese arriva dopo quelli della Fondazione Packard e gli altri sostenuti dalla Regione Campania (e tra questi, il nuovo ingresso agli scavi) qualche anno fa e utili a mettere a sistema la fruizione del sito. Che da quasi un decennio viene recuperato e restituito alla fruizione turistica in insulae e edifici che altrimenti avrebbero avuto un destino simile a quelli di Pompei. «La nostra - osserva il sottosegretario - è un'avventura in cui mettiamo tutte le nostre capacità e quelle della ricerca italiana: dalla fisica alla chimica, dalla geognostica alla meccatronica, alla paleobotanica, alle nano scienze. Siamo una nazione leader mondiale nei beni culturali e tutto quanto si riuscirà a ricavare da questa esperienza servirà non solo a aumentare la nostra autorevolezza nel settore ma potrà essere anche usato dal ministero dei Beni culturali in altri progetti».

09/11/2010 Stabia (NA), SOS da Stabia ed Oplonti per rischio crolli (Il Mattino)

Sospesi nell'aria senza una rete di protezione. La sensazione è comune a chi visita le antiche abitazioni di Stabia. E’ evidente il dissesto idrogeologico della collina su cui sorgono Villa San Marco e Villa Arianna. II pianoro di varano a picco sul mare e la scarpata sottostante destano forti preoccupazioni per la stabilità delle due ville e il maltempo non migliora la situazione. «Tutta questa pioggia non fa bene agli scavi di Stabia che sono a rischio come quelli di Pompei - spiega Antonio Pepe esponente della Cisl Beni Culturali - i danni in passato erano sotto gli occhi di tutti, in particolare negli anni scorsi lanciammo l'allarme per Villa Arianna dove purtroppo si verificarono dei crolli». All'occhio attento dei visitatori però gli scavi di Castellammare sembrano addirittura più a rischio rispetto a Pompei. Come gli scavi di Stabia anche Oplonti non scherza. Elemento dominante a Torre Annunziata sono il mare, lo scoglio di Rovigliano e il Vesuvio. Ma la posizione, situata in una sorta di conca, ha più volte costretto i tecnici della soprintendenza a fare i conti con il maltempo. Nel punto in cui sorgono i resti dell'antica città lo spazio è in discesa, è stata importante la realizzazione di un muro di protezione che costeggia interamente l'edificio, una sorta di protezione che ostacola l'arrivo di materiale nei pressi della struttura archeologica; proprio la Villa Di Poppea negli anni scorsi era stata inserita all'interno di un piano di restauro costato 39 milioni.

09/11/2010 Pompei (NA), la manutenzione questa sconosciuta (Il Mattino)

L'Italia è un Paese a rischio crolli. Atrani e Pompei, tanto per citare gli ultimi casi, pur nelle loro evidenti differenze, non sono eventi isolati. Si piange nell'immediatezza dell'evento, poi magari dopo un po' di tempo - due settimane, un mese appena - le lungaggini burocratiche prendono il sopravvento: dei fondi promessi se ne vedono pochi, tutto torna più o meno com'era prima. Chi scrive ha da vent'anni un rapporto molto stretto con le calamità naturali. Mi occupo di calamità naturali in agricoltura. In sintesi, stimo i danni prodotti da temporali, piogge, alluvioni e altri disastri. Nonostante la stranezza del mio lavoro non sono un tipo lugubre e nemmeno lo sono i miei colleghi, anzi, siamo accolti bene, perché arriviamo dopo le suddette calamità per sanare (distribuendo soldi) i danni. Bene, chiarito quest'aspetto scaramantico, passiamo al punto seguente: la legge che regola il settore è davvero ben fatta. Noi funzionari siamo orgogliosi di applicarla. La legge stabilisce che, per esempio, una strada danneggiata può essere riparata con soldi pubblici se e solo se, prima dell'evento avverso, la strada era in buone condizioni. Cioè, usando un gergo tecnico, fosse ben manutenuta. Giusto: se la strada è ben costruita, se ci sono canalette per lo scolo delle acque, e se queste sono pulite, se, insomma, queste condizioni sono soddisfatte, allora, una pioggia di modesta o forte intensità, non può danneggiare la strada. Solo se la pioggia è stata davvero eccezionale, fuori norma, fuori squadro, solo allora, davanti alla sfortuna climatica, quando le canalette di bonifica non tengono l'eccezionale flusso d'acqua, arriviamo noi funzionari, noi civil servant, per stimare i danni e distribuire denaro pubblico. Per il mio lavoro viaggio spesso, su e giù, al Nord e al Sud e una cosa è certa: in Italia nessuno fa manutenzione. Non è stata fatta ad Atrani, nel Messinese, in Calabria. Checché ne dicono i leghisti, i neoborbonici, quelli del Pdl o del Pd, la storia è sempre la stessa, ed è un tratto che ci accomuna: tutti chiediamo soldi allo Stato italiano (ci sentiamo in debito) ma non siamo propensi a ritenerci Stato quando ci tocca praticare ordinari lavori di manutenzione (che eviterebbero di produrre il debito). I tecnici regionali che incontro nei miei viaggi si lamentano: non abbiamo soldi per praticare la manutenzione del territorio. Certo, dovevamo pulire queste canalette, certo dovevamo fermare queste crepe, certo potevamo costruire un muretto di contenimento, ma a noi i soldi chi celi dà? Ci dobbiamo arrangiare. Come ci arrangiamo allora?- Breve inciso: quando stavo all'università mi toccò frequentare il corso di fisiologia vegetale. Eravamo pochi. La professoressa disse: «Tipico atteggiamento italiano. Tutti si iscrivono al corso di patologia, in pochi a quello di fisiologia. Tutti vogliono vedere e curare i danni, nessuno che si preoccupa di come funzionano le cose. Male: è proprio questa ignoranza a generare il danno». Insomma, preferiamo commentare il danno già fatto; preferiamo il «te l'avevo detto io...» all'impegno nella banale manutenzione ordinaria. Ci indigniamo tutti - chi più chi meno - davanti a un orribile danno. E chi non si è commosso, ad esempio, davanti alla vicenda della povera Francesca, travolta dall'onda di fango nel bar di Atrani? Prendiamo posizione, alziamo la voce, esageriamo con gli aggettivi. Così spesso mi tocca sentire descrizioni di eventi calamitosi conditi con aggettivi superlativi. È un modo che i tecnici hanno di arrangiarsi: dichiarare che la pioggia è stata «eccezionalissima». Un superlativo forzato ma che è diventato ordinario. E vero, la manutenzione non è stata praticata: «Ma dottore carissimo, quel giorno cadeva tanta di quella pioggia che mai a memoria d'uomo se ne ricorda una così». Mai a memoria d'uomo. E’ la frase tipica che ascolto da 22 anni. Ogni volta che cade una pioggia c'è qualcuno che dichiara: mai a memoria d'uomo! Che so, vado in Campania per stimare i danni e mi dicono: ad aprile 2008, dottore carissimo, qui è caduta tanta di quell'acqua che mai a memoria d'uomo... Poi ci torno nel 2009, stesso posto, stesso tecnico che mi dice: «Dottore carissimo, è un evento eccezionalissimo, è caduta tanta di quell'acqua che mai a memoria d'uomo». Ora, davvero, i tecnici regionali devono arrangiarsi, cercare cioè di recuperare in tutti i modi i soldi per sanare le ferite del territorio, quelle causate dall'usura fisiologica o quelle derivanti dalla cattiva gestione e dalla mancate manutenzioni. Sono i soli che possono farlo, i politici non ci pensano proprio. Ed è il problema più serio che dobbiamo affrontare. Un politico non ricava niente impegnandosi a finanziare dei lavori ordinari: riparare piccole crepe o pulire una canaletta di bonifica. La sua immagine - e i voti a questa legata - non migliora se si occupa di manutenzione. Troppo banale. Troppo poco creativo. A giudicare dalla pessima condizione del nostro territorio ci vorrebbe una sorta di piano Marshall per la manutenzione, così articolato e serio, così poco italiano, che mai a memoria d'uomo se ne ricorda uno simile.

09/11/2010 Pompei (NA), sequestrata l'area del crollo (Repubblica)

Sequestrata la Schola Armaturarum. La Procura di Torre Annunziata, dopo aver aperto la terza inchiesta su Pompei ha posto i sigilli all´area del crollo su via dell´Abbondanza. È il primo sequestro di un´intera domus mai avvenuto nella storia degli Scavi. Dopo le indagini sulla gestione in deroga per l´emergenza da parte del commissario Fiori partita dalle denunce contro presunti abusi edilizi nel teatro di Pompei e quelle nate da una denuncia della Uil, si indaga sulle cause della distruzione della "palestra della gioventù pompeiana". Un cumulo di calcinacci, quello che resta della sala usata per lo sport fino al 79 dopo Cristo, anno dell´eruzione, in precedenza Caserma dei gladiatori che probabilmente la usavano per esporre i loro trofei, ha da ieri i sigilli della magistratura. L´inchiesta è stata aperta dopo un piccolo incidente diplomatico-giudiziario. Domenica infatti con il ministro Bondi anche i carabinieri del Noe hanno fatto un sopralluogo ascoltando alcuni testimoni. I verbali però sono arrivati in Procura con 24 ore di ritardo, e solo allora i pm coordinati dal procuratore Diego Marmo hanno potuto procedere.
Ieri Pompei ha tremato per il maltempo e per la paura di nuovi crolli dovuti a infiltrazioni. Cinque ore di pioggia battente hanno riempito gli Scavi di cascate d´acqua. Un fiume correva lungo la strada di Porta Marina e interi laghi si sono versati nella zona dei Fori. «Il problema esisteva anche allora - dice Anna Maria Ciarallo, biologa dell´antichità che ha studiato e lavorato per decenni a Pompei - basta guardare le grosse pietre come strisce pedonali alte più di mezzo metro: servivano a evitare l´acqua alta. Ma che quel problema non è mai stato risolto si vede dall´allagamento ogni volta che piove del casello della Napoli-Salerno». Si deve alla studiosa la serie di interventi di ingegneria naturalistica che hanno salvaguardato le domus pompeiane. Purtroppo a un certo punto questi interventi si interrompono, ma non per colpa sua. Spariscono le "viminate", tronchi di castagno in orizzontale come palizzate che segnano i terrazzamenti, e piante di rosmarino, le cui radici imbrigliano la terra e non la lasciano dilavare. Poco dopo la parte di via dell´Abbondanza sottostante alla Casina dell´Aquila, quindi in prossimità della Casa dei Gladiatori, le collinette degli scavi ancora da realizzare non sono bloccate da nessun tipo di paratie. Restano "scoperte", quindi in pericolo, la Casa dei Pittori e dei Casti Amanti, dove il lapillo ha via libera e la pioggia porta fango su via dell´Abbondanza, e la Casa di Polibio, la cui facciata non lascia vedere un retro sicuramente più esposto ai rischi dei capricci atmosferici.
Unanime in soprintendenza il pensiero che il carosello di responsabili e di ditte esterne rende faticoso e incoerente badare a un territorio tanto vasto quanto fragile. «Sono rimasti cinque operai - spiega la dottoressa Ciarallo - mentre vent´anni fa ce n´era un centinaio. Gente come i nostri restauratori, che ci venivano invidiati dall´Istituto Centrale del Restauro di Firenze, è ormai quasi del tutto estinta. Ricordo l´ultimo operaio mosaicista, si chiamava Gabbiano: d´inverno recuperava sabbia che spargeva sui mosaici, così li preservava dal maltempo, per scoprirli in primavera. Quell´esperienza l´abbiamo persa. Ho fatto un po´ di conti: un operaio costa 30 mila euro all´anno, cento ne costerebbero 3 milioni. Pompei incassa 20 milioni all´anno. Un costo sostenibile, ne varrebbe la pena». L´università offre una mano a Pompei: «In due mesi - dice Carmine Gambardella, preside di Architettura al II ateneo e per il Centro Benecon - forniremo la mappatura multidimensionale delle case a rischio».

09/11/2010 Pompei (NA), negli scavi quattro crolli in sei anni (Repubblica)

Quattro crolli in sei anni. Nessuno li ha raccontati. Ma ci sono stati. Parziali, ma concrete avvisaglie di interventi che andavano fatti. Nella saletta del corpo di guardia di via dell'Abbondanza, a pochi metri dall'edificio sparito, trovano riparo tre custodi mentre fuori il maltempo imperversa. Hanno in dotazione solo un giubbino per ripararsi. Fino a quindici anni fa funzionava il camino, ora c'è una stufa elettrica. I colleghi si consultano mentre Salvatore, il più giovane, fa il caffè. "Sei anni fa cadde un pezzo del tetto della Casa di Menandro. Un altro frammento consistente della copertura della Casa del Labirinto andò perduto cinque anni fa. Di lì a poco parte del peristilio della Casa di Paquio Proculo crollò". E ancora, ricordano: "Risale a tre anni fa la caduta di un muro della Casa delle Nozze d'Argento". Un collega seduto alla scrivania fa eco a Ciro Mariano: "Poi ci sono interi isolati di Pompei in completo abbandono. Non sempre ospitano abitazioni di poco interesse. Per esempio anche la Casa del Centenario è in condizioni pietose. Ha bisogno di urgenti restauri".
Quella che può sembrare un'invasione di campo, non lo è. Il Piano-programma del '96 della Soprintendenza stabiliva le priorità di intervento, i custodi degli Scavi diretti dall'archeologo Antonio Varone, con il monitoraggio sul territorio garantivano l'aggiornamento sullo stato dei luoghi. Anche nelle zone vietate ai turisti, come l'insula XII della regio VII (dove insula è il "condominio" e la regio è l'area che lo contiene). C'è un vecchio puntellamento di tubi innocenti alla Casa del Balcone pensile. Quella che oggi sarebbe una bella veranda è in equilibrio instabile. Nella casa accanto, dove pure mancano le condizioni di sicurezza, la trave che corona l'ingresso è tarlata e marcia. Al civico 3 della regio VII, del peristilio dell'abitazione resta una sola colonna stanca di stare in piedi. Il mosaico centrale è allagato dalla pioggia battente. Il tetto, ricostruito con mattoni traforati, è pesante. Fu criticato, ma appare più funzionale l'enorme tetto-tettoia delle Terme Stabiane, che poggia su travi in metallo senza intaccare la muratura antica. Ma gli stucchi in rilievo delle mura esterne sono rimasti scoperti. L'intervento è quasi al termine e a breve le Terme dovrebbero aprire.
Siamo di nuovo su via dell'Abbondanza, l'arteria principale con le case e gli edifici pubblici più belli e importanti. Il crollo della Schola Armaturarum, in un primo momento attribuito a uno smottamento del terrapieno retrostante, prova che le case di Pompei hanno anche un "lato B" che va monitorato con la stessa attenzione delle facciate. Salendo alla Casina dell'Aquila, si arriva alle aree demaniali locate a privati. Si passa dalla zona dov'è rimasto il cubo metallico per il pallone aerostatico panoramico, dove il vento tira tanto forte che la mongolfiera è riuscita ad alzarsi solo un paio di volte. E lì, tra serre di garofani e aralie per i matrimoni, si attraversano i campi di fave e broccoli camminando su un terrapieno che contiene altri resti di Pompei ancora da scavare, e si arriva al "lato B" delle star allineate su via dell'Abbondanza. La schiena delle domus è trascurata e dimessa. Appare prima la Casa di Trebio Valente, il cui retro è completamente a nudo. Intorno sono cominciate le operazioni di messa in sicurezza: tagliati arbusti e alberi. Ma questo non impedisce ai detriti di cadere sulla muratura sottostante. Anche una sedia di plastica è precipitata sul muro di fondo e alcuni tubi di scolo sono staccati e pendono. Parti di mura sono crollate recentemente. A pochi metri, ecco le rovine della Casa dei Gladiatori scivolate in avanti su via dell'Abbondanza. Non c'è terra, tra le pietre letteralmente sbriciolate e ammucchiate, coperte da teli bianchi. Infatti la collinetta del retro non è smottata, se non per una piccola parte, ma tutto è coperto d'erba, il che fa pensare a un evento di mesi fa, non di ora. "I fondi - conclude Mariano - devono essere destinati a tutela e conservazione. Il personale è ridotto e stanco, ci vogliono altre risorse"

09/11/2010 Pompei (NA), i fondi per la domus c'erano (Libero)

Il crollo della Domus dei Gladiatori a Pompei ha riacceso le polemiche politiche sulla gestione del sito archeologico e, più in generale, del patrimonio artistico italiano. Anche la gestione commissariale è tornata ad essere oggetto di critiche. Ma come, questo il dubbio da cui parte il ragionamento, la Protezione Civile che gestisce gli Scavi archeologici di Pompei? Cioè il sito archeologico più visitato al mondo dopo il Colosseo? Mica la città sepolta dall'eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo è un grande evento! Che c'entra? C'entra eccome. Una situazione complessa e, per sua natura, emergenziale come la gestione degli Scavi di Pompei ha richiesto un intervento speciale. Pompei nel 1997 è entrata nella lista dei siti considerati dall'Unesco patrimonio dell'umanità. Risale a quegli anni l'autonomia organizzativa, scientifica, amministrativa e finanziaria. L'archeologo di fama mondiale Giovanni Guzzo ha guidato quella fase. Che ha avuto le luci, ad esempio, di mostre importanti come Homo faber, Otium ludens, Rosso pompeiano, Pompei e la villa romana e di nuovi scavi. Eventi di richiamo mondiale. Ma anche le ombre di alcuni problemi degli Scavi (cani randagi, mancanza di servizi, transenne selvagge, guide turistiche abusive) rimasti sul tappeto. Tant'è che il ministro Francesco Rutelli (governo di centrosinistra) nel 2007 ha ridotto l'autonomia di Pompei, con l'accorpamento delle sovrintendenze archeologiche di Napoli e Pompei. Nel 2008 è intervenuta l'ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri numero 3692 (presidente Silvio Berlusconi, ministro competente Sandro Bondi), recante "Interventi urgenti di protezione civile diretti a fronteggiare la grave situazione di pericolo in atto nell'area archeologica di Pompei". Il governo stanziò subito 40 milioni di euro. Il primo commissario, il prefetto Renato Profili, ha fatto, tra l'altro, sgomberare il gestore moroso dal ristorante self service degli Scavi e ha preparato un piano per la costruzione di depositi archeologici da 5 milioni di euro. Il successore di Profili, Marcello Fiori, alto dirigente della Protezione civile, prende di petto l'esercito di guide turistiche abusive che staziona agli ingressi dell'antica Pompei e che spesso si contende i turisti a suon di mazzate. Il codice deontologico (improvvidamente bocciato alcuni giorni fa dal consiglio d'amministrazione degli Scavi tra le vibranti proteste dei sindacati di categoria) prevedeva tariffe ben evidenziate e riconoscibili al visitatore, documento di identificazione della guida con foto e il divieto di ingaggiare clienti nelle aree circostanti gli scavi archeologici, bar, parcheggi, chioschi, pena l'esclusione dall'iscrizione giornaliera e la denuncia. La gestione emergenziale degli Scavi pompeiani ha visto 100 milioni di euro impiegati in due anni. Tra l'altro, tre milioni e mezzo sono stanziati per il restauro di Domus come la casa dell'Efebo e la Villa dei Misteri; interventi, questi, che si inseriscono in un piano da 35 milioni di euro. Il commissariato ha speso complessivamente 40 milioni di euro di cui 33.920.724 per la messa in sicurezza degli Scavi. Certo la gestione commissariale ha mostrato dei problemi relativi, ad esempio, ai rapporti e alla divisione di poteri e competenze tra la struttura del commissariato e la sovrintendenza. Ma ha permesso di affrontare problemi concreti e di mantenere gli Scavi di Pompei tra le priorità dell'agenda politica. Per quanto riguarda i visitatori si via a sempre intorno ai due milioni all'anno e nell'ultimo anno sono 20.000 in più su base mensile. I soldi ci sono. Allora, forza, su le maniche, e togliamo le macerie della Domus dei Gladiatori.

08/11/2010 Pompei (NA), servizi che non ci sono (Repubblica)

Viaggio nel cuore malato dell´antica Pompei il giorno dopo il crollo della Schola Armaturarum. Tra muri puntellati e affreschi esposti alle intemperie, cavi elettrici abbandonati ai margini del Foro e mute di cani randagi che scorrazzano lungo le insule. Il campionario del degrado è vasto. E a poco servono i ritocchi all´immagine e le promozioni prodotte dalla gestione commissariale della Protezione civile
Le ultime rovine sono state coperte con un lenzuolo, come le vittime di una mattanza
E di rischi trattenuti già a lungo sotto lo stesso cielo archeologico, su cui si posa adesso la carezza autoassolutoria di un ministro. «Ma perché le pietre di un cedimento archeologico sono coperte? Forse per nascondere i pezzetti di affreschi, per raccontare balle? Mah, sarebbe come se a L´Aquila avessero coperto le macerie», sbotta un esigente Pietro Armeni, veneto, al seguito di famiglia ed amici, uno dei 3770 visitatori di ieri, una media ben inferiore agli altri mesi autunnali e agli altri periodi storici. Ma certo: per il fato ostile di un giorno, colpa dell´inverno malinconico che sembra d´un tratto non rispondere più alle invitanti rappresentazioni di Pompei risorta, come dovevano attestare i 79 milioni di euro spesi negli ultimi due anni e mezzo. Denaro mirato in gran parte su spettacolari concerti, iniziative di promozioni, efficaci promozioni, assai meno per il monitoraggio dei rischi e la messa in sicurezza del sito. È oltre queste transenne che, in una domenica livida, i turisti assaporano il gusto di affacciarsi su macerie millenarie e insieme freschissime. Chissà che lì intorno, anzi lì sotto, nella vertigine tra i crolli di ieri e di oggi, non si aggiri furioso il fantasma di Crescenzio, gladiatore cui inneggiavano le scritte sui muri "parlanti" della città antica, lo stesso atleta che l´eruzione avrebbe sorpreso con la nota dama dal collier di smeraldi, ingioiellata di troppi monili per essere lì, alla settima ora, più o meno l´una del pomeriggio del 24 agosto dopo Cristo, nel quadriportico di Porta di Stabia. Lo racconta anche ieri Mattia Buondonno, la guida dei record, il "Philipe Leroy" degli Scavi che suscita le emozioni dei visitatori illustri, da Bill Clinton al lupanare a Mel Gibson che gli parla in aramaico, da Meryl Streep al matematico Nash che gli faceva, in ogni casa, sempre la stessa domanda.
Ma è abbacchiato anche lui, stavolta. Dallo stesso ingresso da cui, ogni giorno, "Philipe Leroy" dipana la sua favola per cultori e turisti, comincia invece una storia triste, forse preoccupante. Partendo dal Teatro Grande furiosamente rifatto in pochi giorni e tante notti di lavoro dallo staff della Protezione civile. La visita al cuore malato di Pompei.
Proprio a ridosso del teatro, ecco lo spreco e l´abbandono, insieme. Lo spreco di quei grandi prefabbricati trasformati in eterni camerini per attori, lasciati lì, impatto non sostenibile al costo di alcuni milioni di euro, che adesso insistono sull´area del Quadriportico. L´abbandono è quello, a pochissimi metri, dei graffiti antichi, uno di un gladiatore, l´altro raffigura una nave, che stanno sui muri come duemila anni fa: zero copertura sulla parete, zero protezione. Ancora più avanti, prima di svoltare sulla via di Stabia, ecco le assi di legno che chiudono alcuni accessi, sghembe, pericolose, chiodi in evidenza. Sono anomalie su cui indaga, da tre mesi, la Procura della Repubblica di Torre Annunziata. Che stamane, tra l´altro, aprirà un fascicolo «dovuto» sul crollo della Schola Armaturarum. «Il disastro riporta con i piedi per terra lo Stato, ammesso che lo voglia vedere - spiega Biagio De Felice, architetto, voce della Cgil nel grande parco archeologico -. Ci avevano imposto finora la Pompei delle emergenze, poi quella delle apparenze, con decine di milioni spesi nella sola comunicazione. Qui non si tratta di individuare capri espiatori, perché la gestione della Protezione civile, tra sprechi e opinabilissime scelte, ha migliorato alcuni servizi. Qui si tratta di capire quali sono le priorità e a quale prezzo "vendere", o fingere di vendere, il prodotto Pompei. E infine: a beneficio di chi?».
Il denaro speso in questi anni, a sentire De Felice, «ha svuotato la cassa della Soprintendenza, non un soldo dal governo». Prima le gare ad evidenza pubblica dell´allora commissario Renato Profili, l´anziano prefetto poi "destituito" senza motivazioni ufficiali e morto un anno fa; poi la gestione del supercommissario Marcello Fiori e del suo gruppo, uno staff non privo di competenze irrituali, come quella del geometra Nicola Mercurio, già autista del ras del Pdl campano, Nicola Cosentino, e poi capogruppo di quel partito nel piccolo centro di Sant´Antonio Abate, dove almeno grazie a Mercurio arrivavano un po´ di fondi per i resti romani dell´antica Villa in paese. Pazienza se gli archeologici avevano immaginato addirittura di seppellirlo di nuovo, quel sito, pur di non disperdere i fondi in troppi rivoli.
Invece. «Pompei viva», recita continuamente la scritta scolpita nel bronzo dei cancelli nuovi, levigati e bruniti, sugli ingressi di casa del Menandro o dei Casti Amanti, uno slogan che resta il timbro della gestione commissariale, dei poteri in deroga e di una managerialità controversa sulla gestione di materia delicata come la città disabitata, eppure viva, dei pompeiani. Ma basta inoltrarsi lungo gli altissimi lastroni, avanzare sul cocciopesto vero delle antiche dimore o su quello finto prodotto dallo staff dell´ultima gestione romana, e ti accorgi che le Pompei sono due, almeno. Una è la versione patinata, un po´ hollywood, un po´ Adro per via di quel simbolo «Pompei Viva» ripetuto ossessivamente sugli spazi riaperti, stesso titolo della Fondazione (omonima) che non c´è ancora, e di un pacchetto di distinte e affascinanti fruizioni che non ci sono (ancora). L´altra, è la Pompei che si ripiega, a rischio di sbriciolamento.
Alla Regio VI, tredicesima insula, altre quattro assi in legno fradicio ostruiscono il passaggio a una casa. Otto metri oltre, è l´insula XII a denunciare il bisogno di consolidamento: la lunga colonna che sostiene il piano superiore appare gravemente lesionata, il blocco appare letteralmente spaccato in più parti eppure miracolosamente regge: sta in piedi grazie alla forza di gravità che ne impedisce il collasso orizzontale. Ma se arrivasse una scossa di terremoto, neanche tanto elevata di grado, sicuramente queste pietre rotolerebbero giù. Per fortuna, il vulcano non gioca.

08/11/2010 Pompei (NA), cani randagi, incuria e affreschi incustoditi (Repubblica)

I turisti arrivano a migliaia e fanno rivivere le antiche rovine, tra risa, letture, foto ricordo e pic-nic improvvisati. Una giornata normale agli Scavi di Pompei. Del crollo della Casa dei gladiatori rimangono cinquanta metri di strada transennata e due lenzuoli bianchi a terra, a coprire i danni, come se le pietre sgretolatesi per le infiltrazioni fossero cadaveri sulla scena di un crimine. Tra i turisti in pochi hanno letto del disastro sui giornali (soprattutto gli stranieri, meno gli italiani), in pochissimi vanno a cercare la casa crollata: «C´è tanto altro da vedere», spiega una adrenalinica guida giapponese. E mentre la notizia fa il giro del mondo e i giornali anglosassoni, così come decine di gruppi su Facebook ("Stop killing Pompei ruins"), si indignano, tra gli scavi va avanti la routine, tranne la visita e il sopralluogo del ministro Sandro Bondi, che dura poco più di un´ora.
A fine giornata sono 3.800 i biglietti staccati. Nel 2010 (escluso novembre) i visitatori sono stati oltre 2 milioni e mezzo (dai 4 agli 11 euro). Ma dietro la routine, dietro la bellezza mozzafiato del sito archeologico più grande del mondo, cosa c´è? I turisti arrivano e vanno via. Ma chi ci lavora in questo sito, chi lo conosce, cosa pensa?. «Il sito è così bello che si vende da solo. Ma non basta. Qui si è data solo una rinfrescata di facciata», spiega un operatore. La nostra guida ci chiede l´anonimato. «Dopo dieci anni si sta muovendo qualcosa per la gara d´appalto generale che riorganizzerà i servizi. E io voglio continuare a lavorare», motiva così la sua scelta.
Entriamo da piazza Esedra, dribblando un uomo sui 50 anni, camicia a quadretti e giubbotto di cotone blu che ci offre una visita guidata per "50 euro versione lunga", "25 solo i siti principali", per "un massimo di tre partecipanti". Intanto un turista spagnolo a metà viale torna ai tornelli e chiede alla ragazza in pantaloni blu un opuscolo e una piantina. La dipendente va verso un ufficio aperto e da una scatola, poggiata su un banchetto, prende mappa e depliant. Il turista soddisfatto ringrazia. Nel frattempo sono entrati altri sette visitatori, ma loro non sono stati dotati di mappa e opuscolo illustrativo. Sotto il banchetto in tre lingue c´è scritto: "L´ufficio informazioni turistiche riaprirà il primo aprile 2011". E già la scritta sembra uno scherzo. «All´ingresso di piazza Esedra, cioè l´ingresso dedicato ai gruppi - si fa subito avanti la nostra guida - l´ufficio per i turisti l´inverno chiude. Tra l´altro un paio di mesi fa si è rotta la porta e non è mai stata sostituita. Solo nel caso che i turisti chiedano il materiale, il personale addetto alla biglietteria, di spontanea volontà, si è organizzato per supplire alla mancanza del sistema». Su tre ingressi c´è un solo ufficio dedicato ai turisti operativo d´inverno: quello di Porta Marina.
Entrando nel sito (fino al 31 dicembre sarà gestito dal soprintendente ad interim Jeanette Papadopoulos) lungo il viale spiccano i totem con le spiegazioni delle rovine e i programmi avviati. «Ecco i programmi avviati - interviene la guida - Quando nell´estate di due anni fa proprio il ministro Bondi ha commissariato gli Scavi sono state avviate una serie di iniziative. Ma ad oggi quasi nessuno di quei progetti è operativo». Per mancanza di fondi, da sabato (il giorno del crollo), è stato chiuso all´interno di PompeiViva il programma Friendly (inaugurato lo scorso 23 maggio) che permetteva le visite facilitate per visitatori con ridotte capacità motorie come genitori con bambini piccoli, anziani, diversamente abili. Tra i pannelli che costellano i viali anche quelli del progetto "Adotta meleagro", contro il randagismo. Il risultato sono decine e decine di cani randagi che vagano tra ville, scavi e turisti. «I cani c´erano e ci sono - continua la guida mentre ci avviamo per il via dell´Abbondanza e la Casa dei gladiatori crollata - come non si sa più niente del servizio di coordinamento delle guide, che ha funzionato solo per un breve periodo».
Proprio lungo via dell´Abbondanza, nella zona più centrale del sito archeologico di Pompei, ci sono altri preziosi edifici "a rischio", a partire dalla celebre "Domus dei Casti Amanti" dove qualche giorno fa sono caduti lapilli e terriccio. «In pratica - interviene il segretario generale Uil Gianfranco Cerasoli - alcune domus che affacciano sulla via, guardando a sinistra verso Porta Nola, come quella di Giulio Polibio e di Trebio Valente sono a rischio perché sono addossate ad un area di terreno ancora non scavata, un terrapieno che spinge contro di loro per effetto delle infiltrazioni d´acqua. Le stesse scale della Casina delle aquile sono sottoposte alla spinta da parte di un altro terrapieno. E si tratta, di domus che sono state oggetto dell´intervento del commissario straordinario».
E a parte i crolli, solo pochissimi affreschi sono protetti da una lastra in plexiglas, tutti gli altri sono a portata di intemperie e di "mano".
Usciamo dall´ingresso dell´anfiteatro ai bagni, una fila di 20 persone, prima dei cancelli, le due mezzelune di acciaio e plexiglas realizzate quest´estate per ospitare la mostra della Protezione civile su "Vesuvio, scienza conoscenza ed esperienza". Ora sono chiuse e inutilizzate.

08/11/2010 Pompei (NA), stranieri delusi fra rovine e rifiuti (Il Mattino)

La mamma entusiasta interroga il figlio: «In quale casa ti sarebbe piaciuto abitare?». Sono seduti, a godersi il sole beffardo dell'estate di San Martino, su un alto marciapiede di via dell'Abbondanza, a qualche metro appena dalle transenne che chiudono ai turisti le macerie della Domus dei Gladiatori. «In quella con il giardino grande» risponde il bambino con le gambe penzoloni. «E non quella dei Gladiatori?» insiste la donna. «Ma sei scema? E se mi cadeva in testa?». Voce dell'innocenza e sguardi perplessi sulla massa grigia delle mura che hanno resistito per secoli alla cenere ardente del Vesuvio, e pure alle bombe della seconda guerra mondiale ma non ai gelidi protocolli della burocrazia. Fine miserevole di un bene millenario: stroncato da mancata manutenzione. Una prece. Si dispensa dai fiori. Il solito giapponese, intruppato come gli altri con guida e auricolari, ammira il fuori programma (ne sono venuti, ieri, in gruppi o sciolti fin oltre la casa dei Casti Amanti) e chiede se sia stata la furia del vulcano, nel lontano 79 dopo Cristo, a ridurla così e mantenuta franata come testimonianza della natura matrigna del terra. Repliche imbarazzate. Ma ci è o ci fa? È venuto a sfottere? È stato un pellegrinaggio, comunque, ma anche, per chi aveva occhi per vedere oltre la fascinazione inevitabile da turista frettoloso, una Via Crucis. È vero lo sgarrupo, il rudere, è l'asso nella manica di Pompei. Ma qui si esagera. Dall'alto del terrapieno alle spalle della casa crollata, della casa di Giulio Polibio e quella dei Casti Amanti, dove coltivano fave, piselli e cipollotti, la vista è drammatica. Lo capisce anche il ministro Sandro Bondi, che proprio lassù ha parlato con la stampa, sentendo e provando a ignorare le contestazioni che arrivavano da sotto, da una traversa di via dell'Abbondanza. Un gruppetto di guide turistiche, sette-otto, ha inveito contro Bondi: «Sei il peggior. ministro di tutti i tempi»; «Scendi a raccogliere i tuoi cocci». Lui ha abbozzato. Ma quando gli hanno spiegato di chi si trattasse, ha sbottato con una battuta sarcastica: «Erano guide? Andiamo bene, questo mi fa ben sperare su come sono accolti i turisti». Bondi aveva avuto un assaggio del clima che l'aspettava, già al suo ingresso negli Scavi da piazza Anfiteatro. Un gruppo di turisti, arrivato apposta da Roma con un pullman per cantargliele, s'è unito ad altri visitatori. In un tutto un centinaio di persone che, quando l'auto ministeriale è passata, hanno gridato «Vergogna, vergogna». Nella luce spietata di una domenica di novembre, tra forestieri di tutto il mondo, che sciamano sui basoloni consumati da miliardi di passi, e fotografano, riprendono, ma senza la ressa dei giorni buoni, i mali di Pompei mostrano la loro faccia rassegnata. Proprio dietro la casa di Polibio giacciono ammonticchiate vecchie sedie di plastica, circondate da altra monnezza sfusa. Indecenze nascoste all'occhio del visitatore, che però può contare benissimo le case transennate. Quella di Pasquio Proculo è in restauro. Quella di Cornelia mostra i suoi rugginosi tubi che di innocente hanno solo il nome. La Domus Sirici è un edificio pericolante, è off-limits. Ma peggio di tutto, sussurrano le guide, è la condizione della Casa dell'Orso Ferito, in via degli Augustali. Le mura sono gonfie d'acqua e bombate. Non è visitabile e rischia di non esserlo mai più. È lontana dai giri principali. I più fanno la fila all'ingresso del Lupanare. È sempre stato così, ma diventa simbolico dell'amore ai tempi delle escort. Infilarsi nelle strade secondarie è un'esercitazione da corsi di orientamento. Le paline con le indicazioni spesso sono assenti o divelte. E non si può certo seguire le tracce dei cani randagi, dati per espulsi, ma ben domiciliati, senza permesso di soggiorno. Il crollo della Scuola dei Gladiatori, imponente e clamoroso, è stato il culmine di un disfacimento a bassa intensità. Le guide sfilano i grani di un rosario doloroso: a marzo è venuta giù una massa di terra vicino alla Casa di Polibio e negli ultimi mesi ci sono state infiltrazioni d'acqua nella Casa dei Casti Amanti, due piccole frane hanno coinvolto le mura esterne. E gli Scavi non hanno più operai. L'ultima squadretta non è stata sostituita quando è andata in pensione. Turn over bloccato. La manutenzione è stata abolita. Affidatevi alla Madonna.

08/11/2010 Pompei (NA), turisti da tutt'Italia contro il ministro (Il Mattino)

Decine di turisti sono partiti da Roma e da altre città italiane per contestare il ministro per i Beni Culturali. All'arrivo a Pompei dell'onorevole Sandro Bondi si è alzato un coro che ha urlato «Vergogna, vergogna restituiscici gli scavi archeologici». Bondi, il cui imbarazzo è stato celato dai vetri scuri dell'auto blindata, ha dovuto farei conti con la rabbia di un centinaio di turisti che sono partiti da Roma, Milano, Catania e Palermo solo per manifestare la loro rabbia nei suoi confronti dopo il crollo di un importante pezzo di storia che «più nessuno potrà restituire agli occhi del mondo». La polizia ha identificato alcuni contestatoti che, in un primo momento, temeva che potessero far parte di una frangia estrema giunta in città per destabilizzare la visita del ministro. Dagli accertamenti fatti dalla centrale operativa della polizia non sono emersi pregiudizi a carico dei manifestanti. Erano onesti professionisti, studenti, casalinghe, pensionati e bambini che hanno voluto semplicemente dire la loro. «Siamo onesti cittadini italiani che pagano le tasse e che continuano ad essere presi in giro dai governanti», ha tenuto a precisare Giorgio Di Giovanni, uno studente di archeologia della capitale che, sapendo dell'arrivo a Pompei di Bondi, ha convinto un gruppo di amici e colleghi di studio a volare fino alla città degli scavi, per gridare tutta la rabbia «nell'aver visto che della scuola dei lottatori romani è rimasto solo un cumulo di macerie. Non abbiano paura di gridare la nostra rabbia». Alla voce di Giorgio si è unito il coro di altri turisti delusi dalle «mancanze del ministro Bondi» giunti da ogni parte d'Italia. «L'area archeologica di Pompei - spiegano i manifestanti - è unica al mondo. In nessun angolo della Terra esiste un'intera città antica rimasta intatta per duemila anni. È il nostro vanto. Tutto il mondo ci invidia. Il governo che fa? la trascura e la fa crollare. Bondi viene a Pompei dopo il crollo? Non vogliamo passerelle. Vogliamo risposte. Il mondo ci chiede risposte. Cosa è stato alcuni fatto, anzi non fatto, per salvare la città eterna? C'è il rischio di altri crolli? Cosa hanno intenzione di fare? Solo un miracolo non ci ha fatto assistere all'estrazione di corpi senza vita dalle macerie. Su questo hanno molto da riflettere. La prossima volta si ripeterà il miracolo?». Il coro dei contestatori del ministro, dall'ingresso di piazza Anfiteatro, si è spostato, poi, all'interno del sito. Per tutto il tempo della visita Bondi ha dovuto ascoltare frasi umilianti. È la prima volta che un ministro viene contestato da turisti che hanno a cuore un monumento italiano. «Sto studiando archeologia ha detto Giorgio Di Giovanni - mi mancano due anni per terminare gli studi. Ho intrapreso questa indirizzo di studi per il mio amore per Pompei. L'ho vista per la prima volta a sei anni e me ne sono innamorato da subito. Sono cresciuto sognando di riportare alla luce le domus ancora coperte dai ventidue ettari di lapilli. Il desiderio di firmare il rinvenimento di importanti reperti mi accompagna da sempre. Vedere crollare uno degli edifici più importanti significativi della civiltà romana, per le colpe di chi ha il dovere di salvaguardare mi fa male e mi porta a riflettere che forse è meglio non riportare alla luce altri reperti, almeno sotto i lapilli sono al sicuro dall'incuria dell'uomo».

08/11/2010 Pompei (NA), case a rischio, la prova in un dossier (Il Mattino)

All'indomani del crollo della Scuola dei Gladiatori definita dal presidente Napolitano «una vergogna per l'Italia» il ministro per i Beni culturali Bondi arriva a Pompei e risponde al capo dello Stato: «Se avessi la certezza di avere responsabilità in quanto accaduto mi dimetterei. Ma rivendico invece il grande lavoro fatto». Il ministro, contestato dai turisti negli Scavi assicura che i fondi per Pompei ci sono e annuncia una cabina di regia. Ma resta un dato molto allarmante: la casa crollata era considerata ad alto rischio fin dal 2006, non più tardi di quattro anni fa era stata classificata al grado terzo, in una scala di rischio a quattro livelli, da uno studio condotto a partire dalla fine degli anni '90. E l'esperto inglese Wallace-Hadrill avverte: le case a rischio di crolli sono dozzine e dozzine, solo nell'Insula 9 dove ho lavorato personalmente ci sono almeno 3-4 edifici a rischio, tra cui la Casa del Frutteto.
«Se avessi la certezza di avere responsabilità in quanto accaduto mi dimetterei. Ma rivendico invece il grande lavoro fatto». Il ministro risponde pubblicamente al presidente Napolitano che poche ore dopo l'incidente ha chiesto ufficialmente «spiegazioni», «presto e senza ipocrisie», per la «vergogna» di Pompei e che in una telefonata privata, secondo alcune indiscrezioni, avrebbe usato però toni ancora più duri tanto che il responsabile dei Beni Culturali si sarebbe addirittura offerto di rimettere il proprio mandato. Il giorno dopo il crollo Sandro Bondi è a Pompei per un sopralluogo e parla ai giornalisti dando le spalle al cumulo di pietre antichissime e pesanti blocchi di cemento armato in cui è ridotta la Schola Armaturarum, sul terrapieno ritenuto responsabile della fine, dopo ben venti secoli, della palestra degli antichi gladiatori. Non ha dubbi il ministro - confortato in questo da tutto lo staff tecnico del ministero e della soprintendenza con cui ha compiuto il sopralluogo - le ragioni del crollo «sono chiare e derivano da infiltrazioni d'acqua e dal restauro effettuato negli anni '50 con una copertura di cemento armato, che ha determinato il crollo dell'edificio». «Condivido tutte le preoccupazioni del capo dello Stato, la sua angoscia è anche la mia, ma posso dire che non ci sono responsabilità mie né di altri in quanto è accaduto. Altrimenti mi dimetterei», ribadisce il ministro annunciando che riferirà immediatamente al Parlamento e sottolineando ancora una volta che «il commissariato ha fatto grandi lavori» e che però, purtroppo, «ci sono altri edifici a rischio e sono possibili altri crolli». Un gruppo di guide contesta urlando i due anni di commissariamento che hanno «riempito gli Scavi di ologrammi» e che, alla faccia dello slogan «Pompei vive», avrebbero invece portato il sito alla morte, e Bondi fa fatica a farsi sentire quando conferma che gli affreschi della Schola «restano intatti e che l'edificio potrà essere restaurato completamente». I primi tecnici dovrebbero arrivare a Pompei oggi stesso, mentre al ministero, dove si sta già predisponendo un piano nazionale per la cultura, ci si metterà al lavoro per mettere a punto subito anche un piano straordinario per la manutenzione degli edifici pompeiani. Al più presto, poi, un comitato di «saggi» costituito dal direttore generale dei Beni Archeologici del ministero Stefano De Caro e dal presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali Andrea Carandini dovrebbe affiancare il lavoro scientifico della soprintendenza che sarà retta ad interim da Jeannette Papadopoulos fino a1 31 dicembre. Perché poi da mezzo secolo, come dice il segretario generale del ministero Carlo Cecchi, nel più grande sito archeologico del mondo che oggi può vantare percorsi dedicati a mamme con passeggini e disabili e a ciclisti, non venga fatta la manutenzione ordinaria, in realtà, non si riesce a capire. Tanto più che a Pompei i soldi non mancano. Lo ha sempre detto l'ex commissario Marcello Fiori e lo ha ribadito ancora una volta ieri il ministro per il quale, invece, il vero problema è nella difficoltà di far funzionare i meccanismi di spesa delle soprintendenze. Per Bondi la soluzione per Pompei è in una Fondazione come quella immaginata dal suo predecessore Rutelli o come quella che oggi «governa» il Museo Egizio di Torino, e nell'inserimento nelle soprintendenze di «nuove figure professionali di stampo manageriale che potrebbero essere reclutate tra i tanti giovani laureati in gestione dei beni culturali».

Il cantiere-evento della casa dei Casti amanti con un percorso multimediale che illustra tutte le fasi del recupero. La casa di Giulio Polibio, dove il visitatore può compiere un «percorso multisensoriale» accompagnato da un ologramma che resuscita il suo proprietario. Poi la Schola Armaturarum oggi ridotta ad una piramide di pietre ultramillenarie. Una dopo l'altra, i fiori all'occhiello della gestione commissariale e la «vergogna» di un sito trascurato per mezzo secolo, in poco più di cento metri lungo la via dell'Abbondanza, il corso principale dell'antica Pompei. «Che quella casa fosse a rischio nessuno me lo aveva segnalato durante tutto il tempo che sono stato impegnato a Pompei in qualità di commissario straordinario» ha detto Marcello Fiori davanti alle macerie. Quella casa, in effetti, non più tardi di quattro anni fa era stata classificata al grado terzo, in una scala di rischio a quattro livelli, da uno studio condotto a partire dalla fine degli anni 90, grazie al finanziamento, attraverso il World Monument Found, dell'American Express. Il risultato di quel lavoro, nel corso del quale sono stati minuziosamente recensiti tutti i muri, le pareti e gli affreschi dei 44 ettari di rovine scavati, permise all'allora soprintendente Pietro Giovanni Guzzo di quantificare in 250 milioni di euro, da spendere in 5-10 anni, la cifra «per salvare gli Scavi di Pompei dal degrado, dall'incuria e dall'erosione del tempo». L'ultima relazione sulla scala delle priorità degli interventi di restauro scaturita dal lavoro di monitoraggio venne inviata all'allora ministro Rocco Buttiglione che, grazie alla legge 41 del 2006 distolse poi 30 milioni dai bilanci della soprintendenza di Pompei per destinarli ad altri scopi. L'intero studio, informatizzato grazie alla tecnologia Gis fu consegnato alla soprintendente Maria Rosaria Salvatore. A tirarlo fuori il giorno dopo il crollo, quando da più parti si sente parlare di allarmi mai lanciati sullo stato dei siti e di soldi mai spesi per la manutenzione ordinaria, è il segretario generale della Uil Gianfranco Cerasoli. «Il commissario avrebbe dovuto conoscerlo - accusa il sindacalista - ma non lo ha fatto perché invece di pensare alla manutenzione e alla messa in sicurezza si è messo a fare comunicazione, spendendo 40 milioni di euro». A chi lo conosce, invece, lo studio fa venire i brividi. Perché se ieri è crollata la Schola Armaturarum, fino al 2006 classificata al livello tre del rischio, vuol dire che in soli quattro anni le condizioni strutturali del sito si sono modificate peggiorando fino al crollo: possibile che non ci si sia accorti di niente? Possibile? Ma torniamo ai quattro passi che separano il sito crollato e quello appena restaurato della Casa dei Casti amanti. I114 gennaio, mentre fervono i lavori per l'imminente inaugurazione del cantiere-evento, c'è un piccolo smottamento, causato sempre dalle forti piogge, di quello che era sempre stato considerato solo un terreno agricolo, in un vicolo a fianco alla casa. Non ci furono danni. Anzi, il crollo fece affiorare un altro peristilio e si aprì un cantiere d'urgenza per scavarlo. E sempre la pioggia, ancora le infiltrazioni d'acqua, sarebbero responsabili del danneggiamento di un cornicione all'interno della stessa Casa e del cedimento di una trave, a fine settembre, nella Casa di Giulio Polibio. Tutto nei soliti 100 metri, tutto nel giro di una decina di mesi: come si fa a non sentire, suggerisce l'ex soprintendente Guzzo, il campanello d'allarme del crollo che suona? «Quel terrapieno - ricorda oggi Guzzo - è fatto di cenere, lapilli e del terreno vegetale degli orti che vi coltivano sopra. Un terreno incoerente, ormai imbibito dell'acqua piovana che non si è mai riusciti a drenare, che può smottare facilmente». All'inizio degli anni Duemila, ricorda ancora l'ex soprintendente Guzzo, per risolvere il problema dell'acqua di superficie la soprintendenza, insieme alla Provincia, fece anche uno studio per la riattivazione del canale Conte di Sarno: che fine ha fatto? Sul crollo di Pompei, la Procura di Torre Annunziata ha aperto un fascicolo informativo: chiarimenti sulle cause potrebbero venire anche da qui.

08/11/2010 Pompei (NA), c'era una volta il ministro dei beni culturali (Il Mattino)

Giovanni Spadolini, che l'ha istituito nel 1975, lo aveva prefigurato diverso da ogni altro: squisitamente tecnico - scientifico; ma assai presto, quello dei Beni culturali è diventato un ministero burocratico, come tutti. Poi, si è trasformato in un dicastero povero; e per i restauri meno differibili, ha avuto bisogno di leggi speciali: quasi la tutela, doverosa per Costituzione, fosse una spesa anomala e fuori dall'ordinario. Infine, è stato a lungo trattato come la «cenerentola» di tutti i ministeri: per il celebre manuale Cencelli non valeva nemmeno un «quoziente pieno». Era l'ultimo dei «resti»: il fanalino di coda. Assegnato a nomi spesso politicamente oscuri, o in altro affaccendati. Il crollo di Pompei discende anche da qui: da un ministero che ha perso le sue caratteristiche. I funzionari (e ce ne sono sempre meno, e troppo pochi) non hanno le risorse per svolgere le missioni sul territorio; quelle per garantire gl'indispensabili restauri, non ci sono mai; l'unico motto che va ora di moda ha nome «valorizzazione», e spesso può sottintendere qualsiasi cosa: a Pompei, anche immensi pali della luce (c'erano già stati, e non funzionavano) o altre varie amenità. Il rigore della tutela, affidata a panacee consolidate, è da tempo perduto: sopralluoghi periodici; funzionari a lungo incardinati nel medesimo luogo, che era loro possibile conoscere a fondo; le abbandonate virtù di una manutenzione ordinaria che non si fa più perché non ci sono più i fonda per assicurarla. Gli studiosi sostituiti con i manager, quasi fossero una parola magica; sempre più irrisori gli stanziamenti, forse perché «archi e colonne» non hanno mai votato; mezza Italia a rischio, tanto che si parla, quale extrema ratio, di venderne una congrua fetta. È questo il Paese che era la meta obbligata del viaggio di studio e di crescita delle élites nel Continente, e che il mondo intero celebrava nel Grand Tour, e ci invidiava? Il sistema della tutela affonda le radici perfino nello Stato preunitario; quello delle soprintendenze costituiva un fiore all'occhiello dell'apparato statale. Ora, è tanto appannato (scomodi i tecnici indipendenti dalla politica?) che, nella confusione di una sola lettera diversa, anche sui grandi mass media i loro funzionari diventano invece i «sovrintendenti»: non i «prefetti della tutela», ma i meno pregnanti sottufficiali di polizia. Il patrimonio d'arte e storia della Penisola si tiene in conto (ma solo a parole) per il lustro che fornisce; le sue esigenze più elementari sono invece puntualmente disattese, e da tempo. I cinque direttori generali sono divenuti una pletora; agli archi e alle colonne si accompagnano lo spettacolo dal vivo e il cinema, più "ricchi" e che fanno più immagine; se i teatri soffrono, i siti languono e le mura crollano. Del resto, per rimanere nell'archeologia, dal 1970, in Italia, sono state scavate illegalmente, e vendute sovente all'estero, oltre un milione di antichità; sembrava che ci importasse: alcuni inestimabili tesori erano ritornati. Mesi fa, si è saputo che il Museo nazionale di Madrid ne ha acquisite 22 presenti nelle foto dei "trafficanti", prima del restauro: il nostro ministero non è riuscito neppure a scrivere una lettera in Spagna, almeno per protestare. In cinque anni, non siamo stati in grado di processare l'ex curator del Getty Marion True, che ha così raggiunto la prescrizione. Assai spesso i Beni culturali sono un'enorme scomodità, di cui liberarsi: specie quando si stilano i bilanci. Pietre tanto vecchie esigono una massa di soldi così ingente: ma suvvia, come si fa? Le sembra possibile, signora mia?

08/11/2010 Pompei (NA), oggi nessun addetto alla sicurezza (Il Mattino)

Per oltre 20 anni ha lavorato a Ercolano e Pompei. Si è innamorato dell'Italia, specialmente della Campania, e la notizia del crollo della Domus dei Gladiatori lo ha particolarmente scosso. Il professor Andrew Wallace-Hadrill, docente di Studi Romani alla prestigiosa università di Cambridge, in Gran Bretagna, è uno dei massimi esperti del sito archeologico pompeiano. II Mattino lo raggiunge al telefono all'aeroporto di San Francisco, dove si sta imbarcando per ritornare in Gran Bretagna. Professore, ha ragione il presidente Napolitano quando dice che questo crollo è una vergogna per l'Italia? «Pompei è una vergogna per il vostro Paese ma è anche il gioiello più splendente. È così prezioso che è inconcepibile lasciarlo in rovina. Pensi che la Schola Armaturarum era stata colpita dai bombardamenti durante la guerra. Eppure era rimasta in piedi. Quello che non ha potuto una bomba ha fatto l'incuria». Qual è il problema principale? «La mancanza di manutenzione ordinaria. È come se una casalinga si rifiutasse di pulire la casa e comprasse solo mobili per abbellirla e deodoranti. Questo sta succedendo a Pompei». E la colpa di chi è? «Non bisogna incolpare la Soprintendenza: Ne ho conosciuti tanti di soprintendenti e tutti di una disponibilità estrema, pronti a sacrificarsi. Ma in realtà fanno quello che possono. Le risorse sono poche, il personale è scarso. Ai tempi del grande archeologo Amedeo Maiuri c'era una squadra di cento persone, sempre pronte a intervenire per ogni piccolo problema. In questo modo si evitavano quelli grandi. Oggi non c'è più nessuno. Oggi si aspetta la crisi per fare i progetti». Ma è solo questione di soldi e risorse? «I soldi sono un problema, è vero. Ma poi vengono spesi male. Per esempio negli impianti di illuminazione notturna, per esempio per costruire una rete wireless per i turisti. Tutte belle idee, per carità, ma Pompei ha bisogno d'altro». C'è il rischio di altri danneggiamenti? «Le dico solo questo: tra qualche decennio non ci sarà più una Pompei se le cose continuano così. Le case a rischio di crolli sono dozzine e dozzine. Solo nell'Insula 9, dove ho lavorato personalmente, ci sono almeno 3-4 edifici a rischio, tra cui la Casa del Frutteto, di una bellezza straordinaria. Da anni ci sono infiltrazioni d'acqua». Cosa fare per arrestare il degrado? «Quello che si è fatto a Ercolano, dove la mia squadra e io stiamo ancora lavorando, in un progetto finanziato da una fondazione americana. Bisognerebbe creare un database che indichi, casa per casa, tutti i rischi di possibili crolli o danneggiamenti. In questo modo si potrebbe tracciare una mappa degli edifici più in pericolo e intervenire a seconda delle priorità. A Ercolano abbiamo messo dei punti rossi sugli ambienti in emergenza. Ne abbiamo ottenuti centinaia. Scommetto che se chiede alla Soprintendenza di Pompei non ha idea di quante strutture abbiano bisogno di un restauro immediato». Sul quotidiano britannico Daily Telegraph è apparso un articolo dal titolo: «Pompei è il simbolo dell'incuria italiana». Lo pensa anche lei? «È troppo facile incolpare l'inefficienza italiana. Il sito è enorme e complesso. E le risorse sono quelle che sono». Andrà a Pompei per dare il suo parere sul crollo? «Sì, a fine mese. Andrò senz'altro a dare un'occhiata. Ma da quello che mi ha detto il direttore generale dell'archeologia al ministero, non c'è rimasto più niente. L'edificio è stato raso al suolo. Temo che un restauro sarà alquanto difficile».

08/11/2010 Pompei (NA), 600.000 euro per il recupero della Casa crollata (Il Mattino)

Potrebbe costare circa seicentomila euro il recupero della Schola armaturarum, la domus costruita nel 63 dopo Cristo e che dopo aver resistito a un'eruzione (quella del 79 dopo Cristo) e alle bombe alleate del 24 agosto (strana, la coincidenza con la data dell'eruzione) 1943, è crollata per il peso del solaio di cemento armato e sotto la spinta del terrapieno, gonfiato dalle piogge, che è alle spalle. E questo anche perché la casa, prima del cedimento, aveva conservato quasi la metà delle strutture originali. Le altre, difatti, quelle della parte alta, erano frutto di restauri fatti negli anni a cavallo tra il 1947 e il 1954, da Amedeo Maiuri, l'archeologo che per quasi quarant'anni fu guida e responsabile dell'archeologia della Campania. «La prima cosa da fare» spiega Giancarlo Napoli, restauratore che a Pompei lavora da quasi venti anni e che della città ha salvato gli affreschi del Lupanare, tra gli altri «è recuperare anche i frammenti più minuti delle pitture e consolidarli con soluzioni chimiche che ne fermino lo sfarinamento». «Insomma - dice Stefano Vanacore - responsabile del laboratorio di restauro pompeiano - va fatto lo stato dell'arte al momento per evitare di perdere anche il più piccolo frammento di colore». Poi, il protocollo del restauro prevede che quei pezzetti d'intonaco, come in un puzzle, siano incollati su superfici di base e velati in modo da poter essere protetti. Quindi, la superficie va girata e posizionata su un pannello a «nido d'ape», di alluminio. Se poi siano andati del tutto perduti degli elementi pittorici la figura si può ricostruire prendendo a riferimento foto e immagini di com'erano gli affreschi prima del crollo. «In questo caso» riprende Napoli «il disegno mancante e i colori saranno ricomposti come quelli originali solo che le figure verranno tratteggiate per evidenziare che si tratta di un lavoro nuovo e non di un'originale restaurato». Se poi, come dicono i tecnici che hanno potuto esaminare i resti, muratura e colori alla base si sono salvati assieme a parti di colonne e ai pavimenti potrebbe essere più semplice la ricostruzione del complesso. «Ovviamente - sottolinea Vanacore - non si faranno interventi con cemento e si ricoprirà con tegole e legno. Come in antico».

08/11/2010 Pompei (NA), inchiesta della Procura sul crollo (Repubblica)

«è doveroso da parte nostra aprire un fascicolo sul crollo della Casa del Gladiatore», afferma il procuratore capo Diego Marmo. È la terza inchiesta aperta, contemporaneamente, dalla Procura di Torre Annunziata sulla gestione dell´area archeologica. Ieri hanno visitato gli scavi 3800 turisti, poca curiosità per la Casa del Gladiatore crollata. Nel sito i progetti avviati per i disabili e i cani randagi non funzionano.
La Guardia di Finanza aveva bussato, solo qualche giorno fa, negli uffici della Soprintendenza di Pompei, per acquisire atti relativi alla gestione degli ultimi 24 mesi di vita dell´area archeologica. Il brutto, però, doveva ancora venire. «Dopo una tale circostanza, il crollo della Domus del gladiatore, è doveroso da parte nostra aprire un fascicolo e cercare di capire cosa sia successo - spiega il procuratore capo di Torre Annunziata, Diego Marmo - E questa sarà la terza indagine che riguarda gli Scavi». La Procura del vesuviano, peraltro uno degli uffici giudiziari più gravati d´Italia secondo statistiche degli ispettori del Guardasigilli, comincia da oggi a dipanare il giallo sul crollo che fa indignare il mondo. Un´istruttoria che per ora andrà in parallelo con le altre due, aperte ad agosto e centrate - rispettivamente - su presunte anomalie nella gestione degli Scavi ad opera della Protezione civile; e sulle condizioni del sito archeologico e le modalità dei lavori di restauro in corso.
Indagini complesse. Cui si aggiunge adesso il giallo della casa che si sbriciola. «Ci sono state omissioni recenti? È stato speso male del denaro destinato al monitoraggio o alla messa in sicurezza? Impossibile dirlo ora, ma abbiamo il dovere di verificare», aggiunge il procuratore. Marmo tiene a precisare che «si tratterà per ora di un modello 45», ovvero di un´indagine «per fatti che non costituiscono reato, poi si vedrà». Lo stesso magistrato, tuttavia, non esclude che saranno ascoltati «come persone informate sui fatti tecnici e dirigenti che hanno competenza sulla messa in sicurezza dell´area archeologica». Già stamane l´indagine sarà aperta dal sostituto procuratore di turno e poi il fascicolo andrà in assegnazione automatica ad uno dei pochi pm rimasti.

08/11/2010 Pompei (NA), Bondi: i crolli potrebbero ripetersi (Corriere della Sera)

Ci sarebbe un intervento molto più recente del restauro del '46 nella scuola dei Gladiatori, crollata sabato mattina a Pompei. Lavori di impermeabilizzazione della copertura di cemento armato compiuti circa 6 mesi fa. Può esserci un collegamento con il crollo? L'ipotesi è al vaglio dei carabinieri del Nucleo di tutela del patrimonio artistico. Ma intanto il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, ha già illustrato la sua soluzione per Pompei. Manager da affiancare alla figura «superata» dei sovrintendenti. Ma, soprattutto, affidare Pompei a una fondazione privata, che ne gestisca il «tesoro»: la cassa da 30 milioni di euro l'anno tra biglietti e royalty. Parla il ministro, dal terrapieno dietro la Schola Armaturarum, dove ieri sono stati ritrovati in pezzi i dipinti che, sembra, potranno essere restaurati. E fa retromarcia sull'allarme per la carenza di fondi, da lui stesso lanciato prima che il capo dello Stato invitasse i responsabili a dire la verità. «Mi hanno spiegato che i fondi ci sono: Pompei incassa 20-25 milioni l'anno. Semmai il problema è spenderli». Un gruppo di guide gli grida: «Avete speso 70 milioni in due anni ma non avete fatto manutenzione. Bondi dimettiti». Il ministro chiude gli occhi e va avanti: «Va fatto un programma straordinario di manutenzione ordinaria». Ma perché in due anni di commissariamento non è stato fatto? «Non si potevano risolvere tutti i problemi di decenni di degrado. C'erano cani randagi, guide e ristoranti abusivi». Ma da giù la protesta continua: «Servono gli operai. Non ne assumete da 25 anni. E buttate i soldi col teatro. Dimettiti». Bondi si ingarbuglia e si perde: «Dicevamo?». Le dimissioni, ministro, le dà? Inclina il capo: «Se avessi qualche responsabilità sarei il primo a darle senza che me lo chiedano. Spiegherò al Parlamento e al Presidente che non mi avevano detto di possibili crolli che potrebbero ripetersi». Ma se i soldi ci sono perché non si interviene? «I sovrintendenti sono studiosi. Servono manager». La sovrintendente Jeannette Papadopoulos si fa piccola piccola. Figura ad interim e in scadenza glissa: «Forse intendeva altro». Ma dalla spianata di orti coltivati sulla Pompei ancora interrata, avamposto di tombaroli, Bondi spiega meglio il suo progetto: «La tutela spetta allo Stato, la valorizzazione ai privati». Per Pompei c'è già l'idea di una fondazione privata compartecipata da Regione e ministero. La sta mettendo a punto una commissione di cui fa parte l'ex commissario di Pompei, Marcello Fiori. Ma gli incassi in quali quote sarebbero divisi tra Sovrintendenza per la conservazione e fondazione perla valorizzazione? Bondi è netto: «I sovrintendenti darebbero un parere sugli interventi. Ma i soldi andrebbero tutti alla fondazione».

08/11/2010 Pompei (NA), il rosso pompeiano svanisce per sempre (Corriere della sera)

«Si piangono i dipinti crollati nella Scuola dei Gladiatori, ma nessuno si sta preoccupando del rosso pompeiano che col tempo e l'umidità sta decadendo». L'allarme fa più male all'anima, all'indomani del crollo della Schola Armaturarum. Ma chi lo lancia, Salvatore Granata, analista digitale esperto in colori, lo fa per suggerire un metodo pratico ed economico per sventare il pericolo di veder svanire pian piano le celebrate pitture di Pompei. E non solo. Spiega l'esperto: «Quel rosso che da sempre incanta i turisti e gli studiosi non è comune. E’ un colore che colpisce per la sua nitidezza. Ha un'intensità che non si riesce a riprodurre. Tanto che qualcuno ha postulato che sia un effetto dovuto all'antichizzazione. Ma non si può ignorare che fuori dalla coltre di lapilli che lo ha conservato perfettamente dall'umidità e dagli agenti atmosferici quel colore è a rischio». Il punto è che esposto alla luce, o a illuminazioni sbagliate, o alla pioggia, quel colore che nemmeno i pittori più esperti riescono da millenni a riprodurre identico, perde i superpoteri. Si comporta come gli altri. E decade. Un processo irreversibile che occorrerebbe, laddove si può, prevenire. Ma come? Salvatore Granata, l'esperto in fotografia napoletano, che ha smascherato il falso del «papiro di Artemidoro», la risposta ce l'ha. Un monitoraggio digitale che tenga sotto controllo ogni singolo dipinto. «Finora la sorveglianza è stata affidata alla memoria del singolo funzionario, che poi magari va in pensione e nessuno sa più dire se l'immagine è sbiadita. Occorre un metodo scientifico. È facile e poco costoso. Basta una macchinetta fotografica. Un computer e un programma di Photoshop». Il sistema messo a punto dallo studioso si basa su fotografie ad altissima risoluzione che vengono ripetute e confrontate. E riescono a segnalare anche un decadimento del colore dello 0,5% che può servire come campanello di allarme per intervenire con il restauro o una migliore conservazione. «Può essere fatto da personale addestrato con un semplice corso di un paio di mesi. Sono operazioni di routine che potrebbero fare, se adeguatamente preparati, gli stessi studenti. Il vero lavoro è quello iniziale di fotografia e analisi. Ma poi tutto resta in un database. E il sovrintendente in una sola mattinata può avere la situazione aggiornata di migliaia di dipinti», assicura. L'altissima risoluzione delle foto consente per giunta di scoprire particolari inediti delle pitture. Spiega Granata: «All'estero, sia pure con metodi diversi, questo controllo accurato viene fatto. Da noi si inizia, poi si dice che non ci sono soldi, poi si scopre che i soldi sono stati dirottati altrove. Salvo poi piangere quando si scopre che qualcosa che avevamo e che tutto il mondo ci invidiava non c'è più».
Rosso pompeiano. È un'ocra rossa di origine inorganica naturale (ematite), composta da ossido di ferro. Nell'antica Roma era conosciuta con il nome di sinopsis, dovuto alla città di Sinope, dove secondo Plinio fu rinvenuta la prima volta. A Pompei, da cui il nome, ci sono vari esempi di pitture murali in cui è usato questo pigmento inorganico

08/11/2010 Pompei (NA), il tempio dell'archeologia ai mercanti del marketing (Corriere della Sera)

La città antica di Pompei è vasta 66 ettari, e alla Soprintendenza lavorano tre restauratori e meno di dieci archeologi. Forse è già in queste cifre la sintesi del disastro. Gli Scavi rappresentano il luogo simbolo, il tempio dell'archeologia mondiale, ma lì dentro l'archeologia non c'è praticamente più. L'hanno messa da parte per far posto al marketing: quello che ha voluto non il restauro ma il rifacimento del Teatro Grande, con quattro lastre di marmo a ricordare che cos'era una volta quel luogo, e intere file di sedili fatti con i mattoni di tufo che solo a guardarli si prova un disagio istintivo anche se non si ha dimestichezza con la storia dell'arte. La professoressa Luciana Jacobelli — autrice di numerosi libri su Pompei, già docente di Antichità pompeiane alla Bicocca di Milano e ora titolare della cattedra di Metodologia della ricerca archeologica all'Università del Molise — più che disagio prova autentica sofferenza. «Per fare quello scempio hanno usato pure i bobcat. Ma ci rendiamo conto? Le ruspe in un luogo dove secondo me si dovrebbe camminare senza scarpe, tanto è prezioso. Ma se invece che all'arte si pensa a organizzare spettacoli e a vendere biglietti, ecco dove si va a finire». Alla Schola Armaturarum sbriciolata si va a finire. E a tutti gli altri siti, le case e le botteghe, che avrebbero potuto avere la stessa sorte. «Che potrebbero avere la stessa sorte», corregge la professoressa Jacobelli, che di Pompei conosce ogni angolo perché sono trent'anni che ci lavora come consulente, e partecipò, tra il 1987 e il 1990, anche al Progetto Neapolis, la mappatura di tutte le pitture e i pavimenti della città, un enorme lavoro di catalogazione rimasto come patrimonio di conoscenza ma non come punto di partenza per interventi mirati di manutenzione. «I progetti ci sono stati e ancora ci sono — spiega la docente — come per esempio quello per il ripristino del Conte Sarno (il canale realizzato nel 1600 dall'architetto Domenico Fontana, ndr) che eviterebbe l'accumulo di acqua nell'area degli Scavi. Quello almeno è iniziato ma procede a rilento e tra mille difficoltà». Le infiltrazioni potrebbero essere una delle concause del crollo dell'altro giorno. Certamente l'eccessiva umidità ha agevolato il processo di distruzione di gran parte delle pitture ritrovate a Pompei. Oggi il novanta per cento delle opere emerse durante gli scavi è perso, ed è perso per sempre. Luciana Jacobelli indica gli altri siti a rischio: di qua la Casa dei Casti amanti, in via dell'Abbondanza, vicinissima alla Schola Armaturarum, dove recentemente c'è stato il cedimento di un muro; di là la Casa del Labirinto, dove è caduto il soffitto, e poi la Casa delle Nozze d'argento, dove è andato giù l'oecus, l'ambiente di rappresentanza. «Ci sono case che non si possono visitare dove ancora si trovano i puntelli di legno messi dopo il terremoto del 1980», racconta l'archeologa. Gli investimenti sono andati in altre direzioni, soprattutto negli ultimi due anni, quelli del commissariamento e dell'affidamento di Pompei alla Protezione civile. Anche con la Sovrintendenza non si riusciva a fare ciò di cui c'era bisogno, ma dopo si è pensato quasi esclusivamente al marketing. Il teatro moderno nella città antica ne è l'esempio più evidente, ma non è il solo. Ci sono i percorsi nella Casa di Giulio Polibio da fare bendati, per percepire meglio l'atmosfera, dicono. Oppure le passeggiate in bicicletta. Il meglio, però, sono le serate mozzarella «degustazioni di prodotti tipici» (fortunatamente all'esterno) seguite da visite guidate alle Terme Suburbane: «Ma almeno lo sapranno — chiede la Jacobelli — che c'è un progetto di messa in sicurezza delle Terme risalente all'epoca romana perché già allora stavano scivolando verso il mare?».

07/11/2010 Pompei (NA), quante domus a rischio? (Corriere del mezzogiorno)

«È ben noto come un notevole numero degli edifici di Pompei antica versino in condizione di degrado statico dovute alle malte stanche che li cementano e alle intemperie. Si ravvisa la necessità, a breve, di provvedere per l’incolumità del pubblico e per la salvaguardia stessa del bene archeologico all’identificazione di murature ad immediato pericolo di dissesto statico, onde procedere all’eliminazion dei pericoli richiamati...». Il 25 febbraio di quest’anno, il direttore degli Scavi di Pompei, Antonio Varone scrive all’ufficio tecnico, al soprintendente, al commissario delegato e agli assistenti dell’ufficio scavi ( nella foto a destra ildocumento). La missiva è allegata alla denuncia presentata a giugno da Gianfranco Cerasoli, segretario nazionale della Uilbac, a seguito della quale è stata aperta un’inchiesta dalla Procura di Torre Annunziata. Varone dunque lancia l’allarme crolli. Diciamo fisiologico visto che si tratta di un sito archeologico che ha visto la luce all’incirca duecentocinquanta anni fa. Ma, l’allarme di Varone scatta a seguito del cedimento «di una muratura fatiscente della Domus degli Augustali», dunque c’è un motivo contingente per richiedere una sorta di censimento delle strutture a rischio. Ebbene l’ultima rilevazione generale risale agli anni ’80, subito dopo il terremoto, come spiega l’ex sovrintendente Giuseppe Proietti. Che aggiunge anche che la Schola Armaturarum, collassata ieri, non era ritenuta una struttura a rischio. La conferma viene anche dall’ex commissario Marcello Fiori che precisa che il piano delle emergenze per il sito archeologico è stato messo a punto seguendo la lista delle priorità indicate dalla soprintendenza. Insomma il commissariamento di Pompei avrebbe solo accelerato le procedure e investire 65 milioni di euro su 79 disponibili per la messa in sicurezza del sito. «È chiaro — aggiunge Fiori— non è stato fatto tutto. Ma è stato comunque un primo importante passo. Abbiamo destinato 2 milioni di euro per la manutenzione ordinaria, cosa che a Pompei non si faceva da decenni».

Per sapere quali siano le domus considerate in pericolo, dunque, lo dobbiamo dedurre logicamente dal piano di restauro presentato proprio dall’ex commissario in luglio. Si tratta della casa dell’Efebo, la Villa dei Misteri, la Fullonica di Stephanus, le case della Parete rossa, del Criptoportico, dell’Ancora e di Loreio Tiburitino, costo totale 3 milioni e mezzo di euro.

Ma per Cerasoli il caso Pompei non nasce prima, durante la gestione ordinaria, nasce con il commissariamento del sito, che attualmente, anche se il ciclo straordinario è terminato, ha un sovrintendente ad interim, Jeannette Papadopoulos, che tra un mese andrà via. «La quale è stata avvertita solo sei ore dopo il crollo, mentre sul posto non c’era, come previsto da una disposizione ministeriale, un funzionario o un archeologo di turno», ancora il sindacalista: «Ora si faccia luce su ciò che è accaduto, tenuto conto che vi sono altri aspetti che lasciano perplessi come nel caso della stipula del contratto con la società Wind per attività di videosorveglianza e valorizzazione che tra gli altri caratteri prevedono la collocazione nell’area archeologica di pali alti quattro metri, la collocazione nell’area archeologica dei cavidotti, che hanno un effetto ed un impatto visivo micidiale. A ciò si aggiunge anche la recente sentenza del Tar Lazio che ha annullato la gara per la gestione del ristorante per difetti procedurali che dimostrano il pressapochismo nell’attività di aggiudicazione dell’appalto». Tutto questo, e ancor di più, si legge nella denuncia della Uilbac. In cui si cita anche il caso del restauro del Teatro grande che in estate, come scritto dal Corriere del Mezzogiorno, ha scatenato la rabbia di molte associazioni.

Sarà la magistratura, in ogni caso, a verificare eventuali responsabilità penali. Di certo, visto che bombardamenti o terremoti non vi sono stati ultimamente, è lecito chiedersi perché crolla ciò che il Vesuvio non è riuscito ad abbattere quasi duemila anni fa.

Il soprintendente storico agli Scavi di Pompei, Pietro Giovanni Guzzo, non ha intenzione di fare polemiche. Avverte solo: «Cosa bisogna fare? Come è stato fatto negli anni precedenti, bisogna solo seguire un piano di restauri seri». La valorizzazione, come ha sempre affermato l’archeologo, è uno step successivo. D’altronde come si fa a promuovere una struttura crollata?

07/11/2010 Pompei (NA), il crollo della Casa dei Gladiatori (Repubblica)

Crolla Pompei, si sbriciola uno dei suoi edifici pubblici che più evocano il passato: la Schola Armaturarum (Domus dei Gladiatori), congregazione di giovani sportivi, dove venivano custoditi i trofei dei gladiatori. Alle sei di ieri mattina il palazzetto affacciato con due begli affreschi sulla frequentatissima arteria di via dell´Abbondanza, nella regio III e insula II, si è dissolto in una nuvola di polvere. Uno smottamento del terrapieno che custodisce altri resti di Pompei, alle spalle della casa dopo le piogge che hanno fustigato il sud nei giorni scorsi, la causa del crollo. «Quello che è accaduto dobbiamo, tutti, sentirlo come una vergogna per l´Italia», dice il presidente della Repubblica Napolitano, «e chi deve dare delle spiegazioni non si sottragga al dovere di darle al più presto e senza ipocrisie». Un monito raccolto dal ministro Sandro Bondi che oggi sarà a Pompei dove incontrerà i responsabili degli scavi.
Immediatamente transennata, anzi "oscurata" alla vista di turisti e cronisti, con l´aiuto di teli bianchi, la Schola distrutta, mentre il percorso veniva deviato nei vicoli circostanti. Dove pure si vedono cornicioni sbriciolati e pezzi di muri caduti proprio in zona pedonale: la manutenzione non è il forte di Pompei. Il crollo è avvenuto alle sei del mattino, più tardi avrebbero corso seri rischi tanto i custodi, che proprio lì timbrano il cartellino, quanto le tante scolaresche che visitano gli Scavi. Secondo le dichiarazioni del segretario generale del Mibac Roberto Cecchi, sarebbe andata distrutta la parte ricostruita dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, mentre quella più bassa e affrescata dell´unico ambiente di otto metri per dieci, alto sei metri, che ospitava presumibilmente armadi con armi, si sarebbe conservata. Ma una piramide di sassi e mattoni è quanto resta a prima vista del palazzetto dove la gioventù pompeiana si riuniva e che i gladiatori usavano come "show-room" per i loro trofei, raffigurati anche negli affreschi all´ingresso, con tuniche rosse, cataste di armi e una pelle di orso polare su un carro. L´edificio era chiuso ai visitatori, ma le pitture erano visibili all´esterno, e non c´era mai stato allarme. Anche se a gennaio e la scorsa settimana altri due crolli si erano avuti nella vicina Casa dei Casti Amanti, dove il commissario della Protezione civile Marcello Fiori, scaduto a giugno scorso, aveva creato un "cantiere-evento" visitato anche dal ministro Bondi per la Settimana dei beni culturali. Alle critiche della Uil, Fiori replica che l´edificio crollato «non era nella lista delle priorità indicate dalla soprintendenza». Ma a Pompei dal ‘96 esiste un "piano-programma" che scheda ciascun edificio indicando le priorità di intervento: in circa dieci anni quelli sull´area scavata sono passati dal 14 al 31 per cento. Nel 2006 la legge 41 effettuò il primo taglio di 30 milioni e nel 2008 saltarono altri 40. Il budget per la gestione commissariale, affidata a due diversi responsabili, prima all´ex prefetto Profili e poi a Fiori, ammonta a 79 milioni di euro. Profili ne ha impegnati 40, di cui oltre il 90 per cento per restauri e messa in sicurezza con progetti redatti dalla soprintendenza di Pier Giovanni Guzzo. A Fiori sono andati 39 milioni di euro (18 che la Regione Campania deve ancora dare), ma per i restauri ha impiegato il 25 per cento.
«Il nostro è il museo all´aperto più grande del mondo - dichiara il sindaco di Pompei Claudio D´Alessio, che protesta per il mancato coinvolgimento del Comune - ma viene trascurato: il cedimento dell´edificio è un crollo annunciato, la Schola attendeva da anni un restauro». Critici anche gli ambientalisti: «I milioni di euro spesi per lo smaccato falso del teatro restaurato - dichiara il presidente di Italia nostra di Napoli Guido Donatone - potevano essere utilizzati per monitorare le strutture di Pompei».

Peppino è una guida di quelle antiche, cartellino al petto e giacca d´ordinanza. Ieri mattina, per lui, pessimo risveglio. É crollato quello che oggi si direbbe l´"atelier" dei gladiatori, l´Armeria, lo show-room dei combattenti da spettacolo degli antichi romani, il veterano dei tour guidati lo ha appreso dal sito di "Repubblica". «Quaranta milioni di euro, ed ecco che ne hanno fatto di Pompei». Vuol ripeterlo alla telecamera, per favore? «Io non sono nessuno, ma - accetta Peppino - se volete faccio la voce fuori campo». Mentre registra con aria triste, passa una famiglia di turisti di colore, lei modello Michelle Obama, due bambini, e il marito: «Scusate», dicono, scansando un cagnetto minacciato da un cane più grosso. C´è chi parla di un crollo annunciato («Troppe omissioni, c´era da aspettarselo»), come il sindaco di Pompei Claudio D´Alessio mentre i turisti in coro dicono che «i tesori vanno custoditi. É un disastro, il patrimonio mondiale va difeso».
Casa crollata dopo un anno di Protezione civile e commissariato Fiori. Progetto anti-randagismo - uno dei motivi che fecero proclamare l´emergenza nel 2008 - fallito: i cani abbandonati a Pompei dovevano avere collare, microchip e trovare padrone in poco tempo. Pochissimo di tutto questo si è realizzato. Soldi stanziati e spesi: poco più di 100 mila euro. Una madre e una figlia guardano insistentemente verso la fine della via dell´Abbondanza, dove gli operai si danno da fare intorno al crollo della Schola Armaturarum. «Ma come, ieri c´era, ti ricordi, l´abbiamo vista». «Era quella bella, con gli affreschi all´esterno?». Intanto gli operai trasportano alte transenne a maglie strette. Non paghi, le ricoprono con teli bianchi. La finalità non può essere solo la sicurezza dei visitatori. L´obiettivo principale è fare schermo ai fotografi dei giornali e alle telecamere. «Sono in giro da stamattina - dice all´Ansa una turista di Ravenna che è a Pompei da qualche giorno - non mi sono accorta del crollo, sennò l´avrei subito disegnato: non uso macchine fotografiche, sono una disegnatrice».
La Schola era su via dell´Abbondanza, strada principale di Pompei, ma verso la fine, in direzione dell´Anfiteatro, a due passi dalle due vigne che fanno rivivere il vino dell´antichità. In genere arrivati qui, si svolta per il vicolo della Nave Europa e si segue lo stradone delimitato dai pini secolari, che riporta all´anfiteatro. Sfugge la bellezza dei due affreschi ai lati della porta d´ingresso di quella che ai turisti viene presentata come la "Casa dei Gladiatori", mai visitabile perché consistente in un unico ambiente vuoto e spoglio. Peccato, ora si vedrà solo in foto. Aggirata l´insula ci troviamo dalla parte opposta: il transennamento va avanti anche lì, il crollo a minuti non sarà più visibile da nessuna parte. Perché? Passano due tedeschi, marito e moglie, e domandano ironici: «Protezione civile?». «Io cerco la Casa di Venere - dice una signora di Milano, mostrando la piantina - ma lì che cosa è successo? È caduta una casa?». I custodi vanno e vengono, l´unica funzionaria della Soprintendenza che è stato possibile reperire sull´istante, Grete Stefani, dà perentorio ordine di non far passare nessuno. «L´abbiamo scampata bella noi sorveglianti». Gli fa eco una collega: «Ogni giorno passano centinaia di scolaresche. Se fosse accaduto qualche ora più tardi...».

Parla l´archeologo Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali
La struttura ha ceduto a causa delle infiltrazioni d´acqua e sotto il peso di una copertura di cemento obsoleta
I soldi? Spesi bene. Un traguardo rispetto al passato quando si utilizzava solo un terzo dei fondi accumulati
È un miracolo che Pompei sia ancora in piedi: la gestione non si può lasciare nelle mani della soprintendenza
«È un miracolo che Pompei sia ancora in piedi». L´archeologo Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, all´indomani del crollo della Schola Armaturarum, lancia l´allarme: «La situazione è disastrosa ma l´incedere delle polemiche va interrotto perché l´archeologia in Italia si è trasformata assurdamente in un campo di scontro politico, una lotta fratricida che non porterà a nulla».
Settantanove milioni di euro investiti e il crollo è avvenuto in via dell´Abbondanza, epicentro di "Pompei Viva", rinascita dell´area firmata dal commissario Marcello Fiori. Non è un paradosso?
«La Schola ha ceduto a causa delle infiltrazioni d´acqua e sotto il peso di una copertura di cemento obsoleta, frutto di un precedente restauro. Ma le iniziative promosse dal commissariamento restano ben fatte. È stata un´esperienza positiva e, soprattutto, mirata a singoli interventi di tutela e valorizzazione. Nessuno pretendeva di risolvere i problemi di un´intera cittadina in un anno e mezzo».
Qualche dubbio sui risultati?
«La visita alla Casa dei Casti Amanti è godibilissima, ma la struttura costruita intorno è eccessivamente ridondante e protesa verso l´esterno, andrebbe sicuramente ridimensionata».
Soldi spesi bene dunque?
«Soldi spesi, almeno. Un traguardo rispetto al passato, quando si utilizzava soltanto un terzo dei fondi accumulati e il resto giaceva in residui passivi. Se quelle risorse fossero state usate prima, molte case a rischio oggi verserebbero in buone condizioni. Ma è sterile affidarsi ad un facile rimbalzo delle colpe, il problema adesso riguarda soprattutto le casse prosciugate del ministero e la gestione sul lungo periodo. Non si può lasciare tutto esclusivamente nelle mani della soprintendenza, bisogna rafforzarla dal punto di vista manageriale e voltare pagina».
In che modo?
«É sciocco pensare che uno storico dell´arte possa da solo guidare un sito che accoglie ogni giorno 15 mila visitatori, esula dalle sue competenze. Pompei è una città, e come tale va governata, attraverso la cooperazione tra diverse abilità, magari un sindaco e un gruppo di esperti. Il futuro degli Scavi va riscritto daccapo, puntando in primis su una campagna conoscitiva e di documentazione. Attualmente se un terremoto investisse l´area, oltre la metà del patrimonio cadrebbe nell´oblio per sempre. Manca soprattutto la manutenzione ordinaria, carenza ovviabile attraverso la creazione di apposite squadre interne di operai guidate da archeologi e pronte a porre riparo quotidianamente ai piccoli danni».
Tornando alle polemiche di quest´estate, il restauro del Teatro Grande è stato criticato da molti addetti ai lavori, perplessità culminate nella denuncia presentata dalla Uil alle procure di Napoli e di Torre Annunziata.
«Finirà tutto in una bolla di sapone. Si è tanto gridato allo scandalo, ma bisogna ricordare che si è trattato esclusivamente di progetti promossi in seno alla soprintendenza, volti ad una ragionevole scelta che guarda alla modernità: al posto della gradinata ormai c´era un prato, e si è deciso di ricostruirla in tufo per andare incontro ai turisti e destinare il luogo alle rappresentazioni. Che c´è di male? Accade anche a Taormina».
Nel frattempo Pompei è diretta ad interim da Jeannette Papadopoulos. Perché il ministro Bondi tarda nella nomina di un soprintendente fisso?
«Ci sono diverse posizioni da stabilire e una notevole scarsità di personale. Non si possono fare le nomine senza tener conto di un quadro organico. La cosa richiede il giusto tempo».
Andiamo verso un nuovo commissariamento?
«Lo escluderei, un´opzione che mi troverebbe totalmente contrario».

Nelle guerre si contano i morti e si dimenticano le cause. Il crollo della schola armatorum a Pompei è una notizia che sta facendo il giro del mondo, come è successo negli ultimi mesi a Roma coi crolli della Domus Aurea e del Colosseo.
Ma la vera notizia è che molto altro, a Pompei ed Ercolano come a Roma, ancora "regge", a dispetto dell´incuria, dei brutali tagli di bilancio, delle continue riduzioni del personale, della mancanza di turn over. Altri crolli, altre rovine, altri disastri arriveranno, immancabili. Il punto è se vogliamo rassegnarci a tenere il conto dei monumenti condannati alla distruzione, o interrogarci sulle cause.
Quando il governo annunciò, col decreto-legge 112 (luglio 2008), un taglio ai Beni Culturali per oltre un miliardo e 200 milioni di euro nel triennio, fummo in pochi a denunciare l´enormità dello scippo a un bilancio già drammaticamente inferiore alle necessità di un patrimonio enorme come il nostro. Ma quasi nessuno volle capire che a un taglio di tale portata non potevano che seguire disfunzioni e problemi d´ogni sorta; anzi, a ogni nuovo disastro non manca chi cade dalle nuvole e si chiede "come mai?", senza collegare gli effetti con le cause. Come se dovessimo fare le meraviglie per l´insorgere della carestia in una zona di estrema povertà. L´irresponsabile taglio dei finanziamenti è dunque una causa primaria di questi e altri crolli, ma non la sola. Da vent´anni governi di ogni colore hanno fatto poco o nulla per rinnovare i quadri delle Soprintendenze, lasciando invecchiare i funzionari senza sostituirli. Si è fatto anzi di tutto per svuotare gli organici, spedendo in pensione d´autorità eccellenti archeologi e storici dell´arte allo scadere dei 40 anni di servizio. Emblematica la situazione di Pompei: andato in pensione Piero Guzzo, uno dei migliori soprintendenti italiani, si sono succeduti nel giro di un anno e mezzo ben tre soprintedenti ad interim (uno dei quali al tempo stesso doveva reggere la Soprintendenza archeologica di Roma), creando ovvie discontinuità di gestione.
Come se non bastasse, i soprintendenti di Pompei (e non solo) sono stati ripetutamente esautorati e delegittimati mettendo al loro fianco un commissario straordinario del Ministro: il primo fu un prefetto in pensione (Profili), il secondo un funzionario della Protezione Civile (Fiori). Come mai si possa affidare Pompei a un prefetto in pensione, e non invece ritardare di un solo giorno il pensionamento di un archeologo, è un mistero in attesa di soluzione. Pompei è fra i siti archeologici più visitati al mondo, e ha introiti annui di circa 20 milioni di euro. Nei corridoi del Ministero si ritiene evidentemente che siano troppi, dato che il 30% sono dirottati su altri poli museali; inoltre, il commissario ha incamerato almeno 40 milioni di euro destinandoli in buona parte non all´archeologia, ma a eliminare i cani randagi, a illuminare strade malfamate e ad altre operazioni di facciata, peraltro a quel che pare con scarso successo. È di pochi mesi fa l´apertura di un´inchiesta della Corte dei Conti sulle procedure di emergenza adottate a Pompei.
Anziché affrontare questi ed altri problemi, anziché reperire nuove risorse, chi ci governa si accontenta di annunciare periodicamente l´avvento di prodigiose Fondazioni (che non esistono), la pioggia di capitali privati (che non arrivano), gli imminenti miracoli della Protezione Civile, credibili quanto la fine dell´emergenza spazzatura in Campania. Ingabbiati in un effetto-annuncio autoreferenziale, ministri e sottosegretari forse non riescono più nemmeno a vedere il nesso elementare fra il taglio delle risorse e il crescere dei problemi; o forse sono ancor più colpevoli, perché lo vedono e lo nascondono ai cittadini. Non fanno nulla per rimediare alle crescenti, drammatiche carenze di personale. Intanto la delegittimazione delle Soprintendenze ha fatto un altro passo avanti: il Consiglio di Stato ha appena cestinato la tutela del sito archeologico di Saepinum (Molise), con una sentenza che offende il Codice dei Beni Culturali e la Costituzione, autorizzando una centrale eolica contro il divieto della Direzione Regionale ai Beni culturali. Italia Nostra ha già elevato in merito una vibrata protesta: l´affermata priorità di un permesso comunale sulle esigenze di tutela è gravissima non solo perché condanna a morte un sito archeologico di primaria importanza ma perché costituisce un pericoloso precedente, quasi il prevalere della Costituzione immaginaria vagheggiata da Tremonti, dove la libertà d´impresa sarebbe il principio supremo, sulla Costituzione reale e vigente secondo cui la libertà d´impresa non dev´essere «in contrasto con l´utilità sociale» (art. 41), e la «tutela del paesaggio e del patrimonio storico artistico della Nazione» (art. 9) è un valore primario e assoluto.
Per affrontare degnamente i problemi della tutela in Italia basterebbe recuperare meno dell´1% della gigantesca evasione fiscale (la più grande del mondo occidentale in termini assoluti e relativi). Di fronte a Pompei che crolla, a Saepinum invasa dalla pale eoliche, che cosa intende fare il governo? Fino a quando noi cittadini dovremo proseguire la conta dei disastri? Fino a quando sapremo tollerare?

06/11/2010 Pompei (NA), il crollo alla Casa dei Gladiatori (Il Mattino)

Non è crollato solo un muro ma l'intera Domus dei Gladiatori, così chiamata perché al suo interno si allenavano gli atleti nell'antica Pompei. Il crollo, secondo primi accertamenti, è avvenuto intorno alle ore 6 ed è stato notato dai custodi appena arrivati al lavoro verso le ore 7.30.

La dura reazione del Colle. Crolla la Schola Armatorum di Pompei, ma a tremare, sotto i colpi di opposizione, amministratori locali e associazioni, sono anche le mura del ministero dei Beni Culturali a Roma. A rendere il clima ancor più teso, in serata, sono le dure parole di Giorgio Napolitano, che definisce il crollo una «vergogna per l'Italia», esigendo spiegazioni da chi ha il dovere di darle, «al più presto e senza ipocrisie». Il Ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi ha convocato per domani a Pompei i responsabili del Ministero e dell'Area Archeologica di Pompei. All' incontro, convocato per le ore 13 sarà presente lo stesso ministro.

Zona transennata. L'area al momento è transennata. La Domus è sulla via principale, via dell'Abbondanza, quella maggiormente percorsa dai turisti, in direzione Porta Anfiteatro. Predisposto un percorso alternativo per i tanti turisti.

Le cause. Saranno tecnici e studiosi a stabilire le cause del crollo. Nel frattempo vengono avanzate alcune ipotesi, tra le quali il materiale utilizzato per il restauro e le infiltrazioni d'acqua in seguito alle piogge dei giorni scorsi. La Schola Armaturarum Juventis Pompeiani nel corso della seconda guerra mondiale era stata danneggiata dai bombardamenti che ne avevano fatto crollare il tetto, successivamente rifatto, sulle mura antiche in un materiale che potrebbe essere stato troppo pesante e che avrebbe, quindi, nel tempo potuto provocare un cedimento. Il crollo, però, potrebbe anche essere dovuto a delle infiltrazioni d'acqua in seguito alle piogge dei giorni scorsi, essendo l'edificio crollato accanto ad un terrapieno.

I custodi. «Questa mattina presto - spiegano i custodi - è crollato prima il muro della Domus, e poi, data la pesantezza del soffitto che è in cemento armato, è crollata l'intera Domus dei Gladiatori. Sembra - dicono - che siano state le infiltrazioni d'acqua a causare il danno».

Domus dei Gladiatori. Il nome classico della domus è Schola Armaturarum Juventis Pompeiani, un edificio risalente agli ultimi anni di vita della città romana prima che l'eruzione la seppellisse. La casa secondo gli studiosi doveva fungere da sede di una associazione militare e deposito di armature. L'ampia sala dove si allenavano i gladiatori era chiusa con un cancello di legno.

Casa non visitabile. Su una delle pareti apparivano gli incassi che contenevano delle scaffalature con le armature stesse che furono infatti ritrovate nello scavo. La decorazione dipinta, persa nel crollo, richiamava al carattere militare dell'edificio: trofei di armi, foglie di palma, vittorie alate, candelabri con aquila e globi. La casa attualmente non era visitabile internamente, ma si poteva osservare solo dall'esterno.

I turisti entrano, i giornalisti no. Ingresso inibito per alcune ore a giornalisti e cineoperatori, molti dei quali anche in possesso di biglietto d'accesso. Secondo quanto riferito nel pomeriggio da un addetto all'ingresso Porta Marina Superiore degli scavi archeologici, la decisione sarebbe stata presa direttamente dalla Soprintendenza. L'ingresso agli Scavi archeologici di Pompei per turisti e visitatori cessa alle 15.30.

Bondi: serve sforzo comune. «Spero che questa vicenda non alimenti polemiche sterili e strumentali». È quanto afferma il ministro dei Beni delle Attività Culturali, Sandro Bondi, in merito al crollo di questa mattina a Pompei. «Dovrebbe trattarsi al contrario - aggiunge Bondi - di un'occasione per capire l'importanza, anche per l'immagine internazionale del nostro Paese, della salvaguardia del nostro patrimonio culturale e della necessità di uno sforzo comune per conservarlo e trasmetterlo alle generazioni future».

Il ministero: servono risorse. «Questo ennesimo caso di dissesto ripropone il tema della tutela del patrimonio culturale e quindi della necessità di disporre di risorse adeguate e di provvedere a quella manutenzione ordinaria che non facciamo più da almeno mezzo secolo». È quanto afferma Roberto Cecchi, segretario generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali in merito al crollo della Schola Armaturarum a Pompei. «La cura di un patrimonio delle dimensioni di quello di Pompei - aggiunge Cecchi - e di quello nazionale non lo si può affidare ad interventi episodici ed eclatanti. La soluzione è la cura quotidiana, come si è iniziato a fare per l'area archeologica centrale di Roma e per la stessa Pompei».

Il Mibac al centro delle critiche. Le critiche arrivano da più fronti al ministro, accusato di affidarsi a strutture commissariali incompetenti e di badare più alla promozione dei siti che alla sostanza dei problemi. Il Pd gli chiede di riferire in Parlamento, invitandolo in sostanza a fare un passo indietro. «Spero che questa vicenda non alimenti polemiche sterili e strumentali - replica Bondi - Dovrebbe trattarsi al contrario di un'occasione per capire l'importanza della salvaguardia del nostro patrimonio culturale e della necessità di uno sforzo comune per conservarlo». Parole che fanno infuriare Italia Nostra, ma anche le associazioni degli archeologi che contestano «la politica degli effetti speciali, con spese di milioni di euro per istallare ologrammi virtuali e pannelli fotografici a pochi passi dalla Domus crollata». Nell'opposizione l'Idv sostiene che «i tagli alla cultura apportati in maniera draconiana dal ministro Tremonti stanno provocando danni irreparabili», il Pd chiede invece al governo di riferire «al più presto alla Camera su questo vero e proprio disastro generato dall'incuria dell'uomo».

Crollo causato da piogge abbondanti. «Allo stato degli accertamenti appena svolti, il dissesto che ha provocato il crollo parrebbe imputabile ad uno smottamento provocato dal terrapieno che si trova a ridosso della costruzione e che per effetto delle abbondanti piogge di questi giorni era completamente imbibito d'acqua», afferma Roberto Cecchi. «Il crollo del tetto - aggiunge Cecchi - ha determinato la distruzione di parte delle murature, della facciata e dello spigolo dell'abitazione nell'insula adiacente».

Il sindaco D'Alessio: Domus trascurata. La Domus dei Gladiatori di Pompei da anni era «in attesa di essere ristrutturata». Secondo il sindaco di Pompei, Claudio D'Alessio, il cedimento dell'edificio è un crollo annunciato: «Succede quando non c'è la dovuta attenzione e cura» per un patrimonio secolare che andrebbe «preservato da ogni tipo di sollecitazione, anche atmosferica. C'è il dispiacere tipico di una comunità - ha sottolineato D'Alessio - di un territorio su cui vi è il museo all'aperto più grande del mondo e che purtroppo viene trascurato». «In passato -ha rilevato - sono stati persi molti fondi, che non venivano utilizzati, e non sono state avviate le procedure per il restauro». Il sito archeologico, ha spiegato il primo cittadino, oltre ad avere un'importanza «culturale» dà anche «ricchezza a questo territorio» con il turismo. «Scontiamo la mancanza di un coinvolgimento in questo tipo di iniziative - ha concluso - ci limitiamo a fare appelli sensibili e solerti nel sollecitare l'attenzione che il sito necessita».

06/11/2010 Pompei (NA), crolla la Casa dei Gladiatori (Corriere della Sera)

Gravissimo danno al patrimonio artistico italiano a seguito di un crollo verificatosi nel sito archeologico di Pompei dove è crollata l'intera Domus dei Gladiatori, così chiamata perchè al suo interno si allenavano gli atleti nell'antica Pompei. L’edificio era una sorta di palestra dove i gladiatori si allenavano e nella quale deponevano le armi all’interno di alcuni incassi ricavati nei muri. Secondo quanto si apprende dalla Sovrintendenza, vi erano anche dipinti nella parte sottostante il perimetro della sala. L’edificio, che si apre su via dell’Abbondanza, la strada principale della città sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d. C., era visitabile solamente dall’esterno ed era protetto da un alto cancello in legno.

AREA TRANSENNATA - Il crollo, secondo primi accertamenti, è avvenuto intorno alle ore 6 ed è stato notato dai custodi appena arrivati al lavoro verso le ore 7.30. L'area al momento è transennata e non è possibile accedere. La Domus è sulla via principale, via dell'Abbondanza, quella maggiormente percorsa dai turisti, in direzione Porta Anfiteatro. Predisposto un percorso alternativo per i tanti turisti.

LE CAUSE - «Questa mattina presto - spiegano i custodi - è crollato prima il muro della Domus, e poi, data la pesantezza del soffitto che è in cemento armato, è crollata l'intera Domus dei Gladiatori. Sembra - dicono - che siano state le infiltrazioni d'acqua a causare il danno». Anche secondo quanto si apprende dalla Sovrintendenza le cause del crollo possono essere attribuite o alle piogge che hanno creato delle infiltrazioni all’interno di un terrapieno esistente al lato della Schola, oppure al peso del tetto della palestra stessa. La casa, infatti, fu bombardata durante la Seconda guerra mondiale e la copertura è stata rifatta tra gli anni ’40 e gli anni ’50. È probabile - fanno sapere dalla Sovrintendenza - che le mura antiche, dopo anni, non abbiano più retto al peso del tetto.

DENUNCIA IGNORATA - Oltre alle inchieste portate avanti dal Corriere sullo stato di salute degli scavi di Pompei, numerose erano state le denunce portate avanti da diversi esponenti politici sullo stato di degrado dell'area archeologica. «Sono mesi che denuncio, con articoli ed interrogazioni, il degrado allarmante degli scavi di Pompei. Il gravissimo crollo di stamattina è la dimostrazione che il Governo e il Ministro Bondi hanno sottovaluto la situazione e raccontano, da tempo, un bel po' di sciocchezze» afferma ora in una nota Luisa Bossa, deputata del Pd e ex sindaco di Ercolano. «Quando abbiamo posto la questione del degrado negli scavi - dice la Bossa - Bondi ha risposto in modo piccato e risentito, difendendo il lavoro dei suoi commissari. Il crollo della Domus dei gladiatori è la drammatica, ma inevitabile, risposta a chi pensa che governare significhi raccontare una balla al giorno, attaccando chi a quella balla non crede perchè le cose va a guardarle con i suoi occhi. La situazione dei siti archeologici in Campania è drammatica».

IL SINDACO - Disappunto, convinto. Il sindaco di Pompei (Napoli), Claudio d'Alessio, lo dice senza mezzi termini: «Questa ennesima brutta notizia poteva essere evitata». Il cedimento dell'edificio, secondo d'Alessio, è un crollo annunciato: «succede quando non c'è la dovuta attenzione e cura» per un patrimonio secolare che andrebbe «preservato da ogni tipo di sollecitazione, anche atmosferica. C'è il dispiacere tipico di una comunità - ha sottolineato D'Alessio - di un territorio su cui vi è il museo all'aperto più grande del mondo e che purtroppo viene trascurato».

L'ALLARME DEL MINISTERO - «Questo ennesimo caso di dissesto ripropone il tema della tutela del patrimonio culturale e quindi della necessità di disporre di risorse adeguate e di provvedere a quella manutenzione ordinaria che non facciamo più da almeno mezzo secolo». È quanto afferma Roberto Cecchi, segretario generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali in merito al crollo della Schola Armaturarum a Pompei. «La cura di un patrimonio delle dimensioni di quello di Pompei - aggiunge Cecchi - e di quello nazionale non lo si può affidare ad interventi episodici ed eclatanti. La soluzione è la cura quotidiana, come si è iniziato a fare per l'area archeologica centrale di Roma e per la stessa Pompei».

BONDI - «Quanto è accaduto ripropone la necessità di disporre di risorse adeguate per provvedere a quella manutenzione ordinaria che è necessaria per la tutela e la conservazione dell'immenso patrimonio storico artistico di cui disponiamo» ha spiegato successivamente il ministro dei Beni e delle Attività Culturali Sandro Bondi. «Il crollo - conferma il ministro - ha interessato le murature verticali Schola Armaturarum che erano state ricostruite negli anni Cinquanta, mentre parrebbe essersi conservata la parte più bassa, la parte cioè che ospita le decorazioni affrescate, che quindi si ritiene che potrebbero essere recuperate. Alla luce dei primi accertamenti, il dissesto che ha provocato il crollo parrebbe imputabile ad uno smottamento del terrapieno che si trova a ridosso della costruzione per effetto delle abbondanti piogge di questi giorni e del restauro in cemento armato compiuto in passato».

RUTELLI - Preoccupazione, in particolare sul futuro, è stata espressa dall' ex ministro dei Beni culturali: «Tremonti non si rende conto di quanto l'Italia pagherà i tagli sconsiderati ai finanziamenti per la tutela del patrimonio storico, artistico e architettonico - ha detto Francesco Rutelli, commentando la notizia del crollo. «Sono ferite mortali - conclude Rutelli - all'immagine dell'Italia e al fatturato turistico nazionale».

VELTRONI - «Il crollo avvenuto a Pompei è l'ennesima prova del disinteresse del governo per la cultura» ha invece affermato l’ex segretario del Pd Walter Veltroni. «Durante il primo governo Prodi, quando io ero ministro della Cultura, raddoppiammo gli investimenti per questo settore, nonostante la manovra finanziaria necessaria a raggiungere l'euro, e dotammo Pompei di quella normativa necessaria a tutelare e valorizzare quello straordinario patrimonio culturale. Oggi - conclude Veltroni - disinvestire dalla cultura è disinvestire dal sistema Italia».

05/11/2010 Ercolano (NA), fondi per Villa dei Papiri (Il Mattino)

Sarà firmato a Roma martedì alle 17 e 30, il protocollo d'intesa tra i ministeri Beni culturali e Istruzione, Università e Ricerca. A sottoscrivere l'accordo saranno, per il Mibac, il ministro Bondi e, per l'Istruzione, il sottosegretario Giuseppe Pizza. Il «patto», prevede l'investimento di trenta milioni di euro su una delle evidenze archeologiche più importanti al mondo: la Villa dei Papiri di Ercolano. I trenta milioni di euro servono per avviare una grande campagna di indagini finalizzata alla salvaguardia della villa detta dei Pisoni, ma in effetti appartenuta a Appio Claudio Pulchro. Accanto, vanno anche considerati gli altri due milioni e mezzo di euro che prima dell'estate scorsa vennero messi a disposizione dall'allora commissario di governo, Marcello Fiori, e saranno usati per realizzare un tunnel sotto vico Mare e congiungere quell'area con la zona della villa. In effetti, la somma stanziata per i siti di Pompei e Ercolano era fatta da due tranche di 70 e 30 milioni, con quest'ultima quota destinata appunto a Ercolano. In buona sostanza si tratterebbe di potenziare la leadership internazionale dell'Italia nella filiera tecnologica a supporto dei beni culturali mettendo a sistema e a servizio del tesori italiani «la capacità innovativa presente nei campi disciplinari di fisica, chimica, geognostica, meccatronica, paleobotanica, nano scienze, infoscienze e tecnologie spaziali», come sottolineano dal ministero di Bondi. La villa dei Papiri venne scoperta nel l 750 e venne indagata attraverso i cunicoli che gli scavatori borbonici facevano venti metri più in basso del livello stradale. Le dimensioni dell'edificio sono impressionanti. Dalle indagini fatte da Antonio De Simone fin dalla fine '90, si è visto che la villa era a più piani - almeno tre - con un lungo fronte mare (forse 400 metri) e penetrava all'interno per altri duecento metri circa. Tra gli obiettivi del Mibac c'è quello di coinvolgere il Cnr che con le sue tecnologie e i suoi robot potrebbe letteralmente penetrare attraverso i cunicoli e evidenziare tesori ancora sconosciuti.

04/11/2010 Napoli, riaprono sale al Museo Archeologico Nazionale (Repubblica)

Un milione di tessere compone il mosaico della battaglia di Isso tra Alessandro Magno e Dario III nel 333 a. C. È il più grande emblema figurato - delimitato da cornice - restituito dal mondo antico, e a metà novembre sarà di nuovo visibile al pubblico del Museo archeologico nazionale. Dopo nove mesi riapriranno la collezione dei mosaici e il gabinetto segreto, che ospita opere a soggetto erotico provenienti dalla Campania come il tripode con satiri itifallici.
Grande cinque metri per tre, il mosaico di Alessandro fu staccato nell´Ottocento dalla casa del Fauno di Pompei. Il tempo è sospeso nella composizione fitta di personaggi, mentre le lance e l´unico albero rappresentato restituiscono la dimensione spaziale. Le stesse sale ospitano circa una sessantina di pezzi, un tesoro finora negato al pubblico. È il paradosso dell´arte prigioniera dei musei italiani per interminabili lavori di manutenzione, mancanza di spazio e personale, scarsità di fondi. «Vogliamo restituire alla città il più alto numero possibile di collezioni - spiega la direttrice del Mann Valeria Sampaolo - Bisogna puntare sulla comunicazione, adeguare i servizi ai tempi per attrarre un pubblico vasto. Registriamo oltre 300mila visite l´anno, ma sono poche considerata l´importanza della collezione».
Oltre ai cinquemila pezzi esposti, infatti, il Mann conserva centinaia di migliaia di opere nei suoi cinque depositi che misurano seimila e duecento metri quadri, ovvero appena trecento mq in meno delle sale aperte al pubblico. Ma un gran numero di colonne e altri pezzi si trovano anche lungo i cortili interni del museo. Tra gli affreschi invisibili, incanta "Eracle e Telefo" (I secolo d. C.) staccato dalla Basilica degli scavi di Ercolano nel Settecento. L´eroe ritratto di spalle è con il figlioletto allevato da una cerva in Arcadia. Accanto ai capolavori però ci sono anche le tavole con i commenti dei clienti dei lupanari o i programmi elettorali.
Un unicum il "Cavallo Mazzocchi", che faceva parte di una quadriga bronzea; è una rarità anche la "Artemide arcaistica": la statua mostra Diana che allungando il passo allarga le pieghe della veste.

28/10/2010 Bacoli (NA), tavolo tecnico per affidamento beni archeologici ai privati (Il Mattino)

Piscina Mirabilis, Museo Archeologico dei Campi Flegrei, Castello Aragonese di Baia, Cento Camerelle, Terme Romane, Dragonara, Sacello degli Augustali. Questi sono soltanto alcuni dei monumenti che potrebbero essere gestiti dai privati secondo la proposta avanzata dall'Unione degli industriali al vaglio di un tavolo tecnico presso il governo. Da mesi ormai si parla di quello che dovrebbe essere un passaggio epocale che punta esclusivamente al rilancio totale delle strutture archeologiche e alla creazione di sviluppo, turismo e un'economia florida, oggi del tutto assente nel settore. Ma a partire da chi o da cosa? Da dove? Con quali protagonisti? Sono questi gli interrogativi che stanno spingendo l'amministrazione bacolese, guidata dal sindaco Pdl Ermanno Schiano (anche consigliere provinciale), a lavorare per tentare di bloccare o quantomeno diventare protagonista in un progetto di filiera simile a quello proposto dagli industriali, ma come attori esclusivi gli enti pubblici e le Soprintendenze. «Il Comune deve essere la cabina di regia - afferma il sindaco eletto con una coalizione di centrodestra - in cooperazione con gli altri enti, come Provincia, Regione e ovviamente la Soprintendenza, che si è mostrata molto disponibile nei confronti della proposta dell'amministrazione». Una mozione in merito è stata votata dal Consiglio comunale di Bacoli per tentare di smuovere le acque, tentando di remare verso una soluzione etnocentrica. La soluzione auspicata è un tavolo di concertazione con Soprintendenza e Regione, cui è stata affidata la gestione del patrimonio monumentale grazie a un accordo siglato con il ministero. Certo, il dubbio nasce: perché soltanto oggi, nel momento in cui s'è concretizzata la possibilità di intervento dei privati, l'ente comunale si è ricordato di poter essere protagonista quasi indiscusso creando una sorta di società in house capace di far confluire sotto la gestione delle istituzioni pubbliche tutti i servizi relativi alla fruizione del servizio turistico, dall'accoglienza alle visite, dalla custodia alla manutenzione? Nessuna amministrazione precedente si è difatti preoccupata di intervenire in un passato neanche molto lontano. Erano gli anni della Scabec, l'altra grande società a partecipazione regionale, figlia del governo bassoliniano, che durante la propria esistenza, così come ricordano i tanti dossier mandati in onda sulle reti nazionali, e come le testimonianze dei turisti sconcertanti ancora echeggiano all'uscita dai percorsi archeologici: minimi servizi fatti di poco personale e scarsa preparazione all'accoglienza, causata anche dai continui tagli. Una mozione, quella del Comune di Bacoli, che giunge più come La proposta Schiano auspica un tavolo con Provincia, Regione e Soprintendenza richiesta di Sos, per rendere fruibile l'intero complesso di beni monumentali, molti dei quali oggi vantano custodi di tutto rispetto, come la famosa detentrice di chiavi della Piscina Mirabilis. Regione e ministero dunque ascolteranno la richiesta dell'ente locale, che tenterà in questo modo di bloccare il progetto degli industriali, visti come invasori di campo, e non come reali aiutanti. Gli organismi superiori continueranno a portare parallelamente avanti l'idea di realizzare nei Campi Flegrei un modello sperimentale di gestione comune, con il contributo decisivo delle risorse private. Sino a oggi nessuna realtà mista è riuscita ad organizzare il settore, nonostante piogge torrenziali di finanziamenti e progetti, provocando paradossalmente una fuga dal territorio di migliaia di potenziali turisti, complici le negligenze da parte delle amministrazioni locali fino a questo momento che hanno soltanto accresciuto la massa di disoccupati del settore e ammazzato il turismo. Il cambio di timone governativo annuncia però un mutamento radicale dell'intero sistema. Ora si attende l'analisi della mozione presentata da Schiano e lo sviluppo di questa in sede ministeriale.

22/10/2010 Pompei (NA), Comune e Soprintendenza per un progetto di rilancio (Il Mattino)

Per la prima volta la città nuova e quella antica non solo parlano tra loro, ma collaborano in un progetto comune. I «Suoni e i sapori» dei romani di duemila anni fa, saranno ascoltati e assaporati oggi gratuitamente lungo un suggestivo percorso che condurrà fino alle magiche, misteriose e proibite «Terme Suburbane». Il 26 ottobre, il 20 e il 30 novembre e il 28 dicembre dalle 19 alle 23 la regina delle città archeologiche indosserà l’abito da sera per la gioia dei visitatori. Ai turisti che avranno prenotato sarà data la possibilità di effettuare un percorso illuminato all’interno di uno dei più imponenti edifici termali pubblici di età augustea, accompagnati dal delicato suono di un’arpa. Le Terme, poste all’ingresso di Porta Marina, un tempo in posizione scenografica sul mare e caratterizzate da una sontuosa decorazione, tra cui le pareti dipinte con scene marine della piscina fredda, sono famose per gli affreschi a tema erotico che ne decorano lo spogliatoio: ben otto dipinti, raffiguranti uomini e donne, alludevano alla possibile attività di prostituzione che avveniva in connessione al complesso termale. Note una volta come terme del piacere, propongono in quest’occasione, un percorso legato ai suoni e al gusto del palato attraverso la scoperta dei sapori locali: dal vino alla mozzarella alla pasta e ai prodotti dolciari. Il matrimonio tra i due enti è stato annunciato dal sindaco Claudio D'Alessio, la neo soprintendente Jeannette Papadopoulos, il direttore degli scavi Antonio Varone e i consiglieri comunali delegati alla Cultura, Antonio Ebreo, e al rapporto con l’ente di Porta Marina Superiore Michele Genovese. «È la prima di una lunga serie di iniziative comuni», ha evidenziato la dottoressa Papadopoulos che si è detta felice di aver autorizzato «l’apertura straordinaria di un edificio che di norma non è aperto al pubblico». Il sindaco Claudio D’Alessio ha posto l’accento sull’opportunità data alla città nuova di potersi unire a quella antica. «La sinergia tra le due realtà - ha detto il primo cittadino - darà ottimi risultati e renderà felici i visitatori. Pompei vive una realtà paradossale: i tre enti, Comune, Scavi e Santuario, si muovono in maniera isolata. In più occasioni ho cercato di unire gli intenti. Solo oggi, grazie all’apertura della dottoressa Papadopoulos, posso dire di aver raggiunto un primo importante traguardo. Unendo le ricchezze del territorio daremo vita a iniziative straordinarie».

21/10/2010 Ercolano (NA), reperti nel salotto di casa (Il Mattino)

Un piccolo museo di antichissimi reperti d'epoca romana nel salotto di casa. Un 59enne pescatore in pensione aveva scelto una serie di oggetti di straordinaria importanza storica per arredare il suo appartamento in una palazzina nel centro di Ercolano. Anfore vinarie, incensieri d'argilla, vasetti per la conservazione dei profumi e addirittura i resti di una colonna romana erano esposti in bella mostra tra mobili, sedie e divani. Uno spettacolo unico, per chiunque visitasse l'abitazione dell'ex pescatore. Almeno fino a ieri, quando il pensionato ha ricevuto la visita delle Fiamme gialle. Dopo aver raccolto una serie di elementi investigativi, i militari della guardia di finanza della caserma di Portici agli ordini del comandante Filippo D'Albore hanno deciso di dare un'occhiata all'appartamento del1'ex-pescatore e si sono trovati difronte a una serie di reperti collocabili temporalmente tra il II secolo avanti Cristo e il III d.C: tredici anfore per il trasporto di vino e olio, un'anforetta per la conservazione di profumi, un incensiere in argilla chiara e una colonna. Tutto il materiale era stato molto probabilmente accumulato dal pensionato ercolanese nel corso della sua decennale attività di pescatore La collezione Oggetti risalenti al II e III secolo recuperati nei fondali di varie località del Mediterraneo e mai dichiarati nelle acque del Mediterraneo. Gli oggetti, infatti, non sono solo arredamenti delle residenze vesuviane di epoca romana, ma utensili rinvenuti in mare lungo le coste campane, sarde e calabresi. Nonostante l'antichità dei reperti, tutto il vasellame era custodito in ottimo stato di conservazione. In qualche caso, erano anche stati apportati piccoli interventi di restauro utilizzando un collante speciale indicato appositamente per l'argilla. Gli investigatori non escludono che gli oggetti potessero essere destinati alla vendita: «Sul mercato clandestino - spiegano i finanzieri - ogni pezzo potrebbe valere almeno cinquecento euro. La cifra non è altissima perché esistono parecchi reperti del genere rinvenuti in mare dai pescatori della zona. Ma chi non dichiara il possesso di questi reperti incorre in una sanzione penale». Il pescatore di Ercolano che aveva allestito un museo in casa, dunque, è stato denunciato a piede libero e rischia fino a tre armi di detenzione. A giudicarlo sarà il Tribunale di Napoli. Non si tratta della prima operazione del genere effettuata dalle Fiamme gialle nel territorio vesuviano: tutto il materiale recuperato in queste operazioni viene immediatamente confiscato e destinato alla Soprintendenza di Pompei.

18/10/2010 Cimitile (NA), le Basiliche paleocristiane come luogo di sperimentazione (Il Mattino)

Le basiliche paleocristiane di Cimitile come luogo di sperimentazione e innovazione della ricerca scientifica universitaria. La facoltà di Architettura della Sun, nell'ambito della ventesima settimana della cultura scientifica e tecnologica bandita dal Miur,organizza a partire da questa mattina, un laboratorio didattico pluridisciplinare «Materia Cimitile. Memoria di segno, misura di storia» nel Complesso paleocristiano di Cimitile in via Madonnelle. Un laboratorio in cui le metodiche di indagine tecnico-scientifica applicate all'analisi diagnostica dei beni culturali possono garantire la diffusione di aggiornate informazioni sulle ricerche scientifiche innovative e sulle possibili applicazioni nel campo dello studio, della tutela e del restauro. Docenti e ricercatori della facoltà di Architettura «Luigi Vanvitelli» della Sun presenteranno così le proprie esperienze. In accordo con gli enti locali e le scuole coinvolte nel corposo progetto sarà possibile per i partecipanti accedere gratuitamente al sito delle basiliche paleocristiane; partecipare a visite guidate, assistere alle dimostrazione nelle basiliche paleocristiane di rilievi termo-igrometrici dell’ambiente interno e alla simulazione delle operazioni di rilevamento acustico nella parrocchiale di San Felice, essere presenti all’apertura straordinaria della Basilica dei Santi Martiri e la visita al ciclo di affreschi tardo-antichi restaurati a cura della Soprintendenza Archeologica di Napoli.

17/10/2010 Somma Vesuviana (NA), sarà realtà il Villaggio Augustus (Il Mattino)

Sarà realtà il «Villaggio Augusteo», quel progetto «Augustus» che in molti hanno già avuto modo di ammirare virtualmente in una video simulazione. Alloggi per studenti e docenti, un anfiteatro, strutture ricettive, laboratori, biblioteche, giardini, aule per la formazione post universitaria: una città nella città, pensata per la tranquillità e la cultura e che si integrerà nel paesaggio, in quella location di via Starza Regina dove c’è anche la villa Augustea con in corso la mission archeologica giapponese. Impatto ambientale zero, solo armonia, con edifici di altezza non superiore ai sei metri. Cinquantamila metri quadri e un investimento di 30 milioni di euro da parte della società «Villaggio Augusteo» dell’imprenditore Vincenzo Romano: ora si attende solo la partenza giacché la maggioranza del Consiglio comunale ha detto sì alla concessione in deroga dell’Ente alla società di privati. Ventidue voti a favore, solo 7 «no» arrivati dai banchi dell’opposizione. Il Villaggio Augusteo (Progetto Augustus) è l’ultima e ambiziosa proposta del Gruppo Edilvesuvio Costruzioni di Somma Vesuviana (Napoli). «Un’opportunità di incredibile sviluppo, sarà il futuro della nostra città - dice il sindaco Raffaele Allocca - questo villaggio alle pendici del Vesuvio, cinquantamila metri quadri di cui solo il 35 per cento sarà edificato con impatto ambientale pari allo zero, rappresenterà per Somma Vesuviana il rilancio occupazionale, turistico, culturale e istituzionale». Il monumentale progetto che prevede, inoltre, centri polifunzionali, musei, strutture sportive e numerosissime aree verdi attrezzate, è frutto di un’intuizione del geometra Vincenzo Romano e della progettazione degli ingegneri Michele Ragosta e Sergio Palma. La realizzazione del modello tridimensionale è del geometra Stefano Nappi. Mentre l’animazione virtuale del progetto - che si può trovare su You Tube cercando semplicemente «villaggio augusteo» è della LuckyProject di Sergio Gallo. La convenzione ratificata dal Consiglio dovrà ora essere accettata dalla società e il consigliere Vittorio de Filippo (Pdl) ha assicurato in assemblea che «Saranno garantite le agevolazioni per i residenti».

14/10/2010 Baia (NA), da domani percorso allargato al Museo nel Castello (Il Mattino)

Sarà riaperto domani il museo del Castello di Baia, grazie a un modello inedito di gestione da parte del personale in servizio alla Soprintendenza Archeologica di Napoli e Pompei. In attesa del polo di restauro dei beni sommersi dell'area flegrea, diciannove tecnici specializzati daranno una mano ai custodi per consentire l'ordinaria ripresa del percorso espositivo, chiuso da due anni per l'insufficienza dei turni di sorveglianza. Sedici guardiani, infatti, da soli non bastano per garantire la sicurezza all'interno delle 54 sale allestite nei diversi piani del monumentale complesso aragonese. Un vuoto colmato, per il momento, dalla presenza dei giovani restauratori, che saranno impegnati a svolgere i loro compiti di ufficio attraverso i percorsi dei visitatori. «Una prova di buona volontà che ci consentirà di restituire ai turisti ben 45 sale del nostro bellissimo museo», spiega la direttrice Paola Miniero. «La conferma tangibile dell'impegno del nostro personale per superare gli ostacoli finanziarie organizzativi che frenano lo sviluppo dei beni culturali». Una scommessa vinta per l'ex Soprintendente Giuseppe Proietti appoggiato nel suo impegno per la riapertura del Castello di Baia sia dai dirigenti degli uffici periferici che dalle rappresentanze sindacali dei lavoratori. Per domani mattina non è prevista alcuna cerimonia ufficiale. Torneranno i turisti, semplicemente, dalle 9 alle 15, salutati dal nuovo Soprintendente ai Beni Archeologici, Jeannette Papadopoulos. Così ogni giorno, escluso il lunedì per il turno di riposo settimanale. Di appena quattro euro il prezzo del biglietto per l'intero tour attraverso le meraviglie dell'area archeologica flegrea. Nelle ritrovate sale del castello aragonese, molti fra i pezzi più belli della storia antica di Cuma, Puteoli, Liternum, del Rione Terra, cuore pulsante dell'antica città flegrea. Il primo nucleo del museo, realizzato sedici armi fa, fu progressivamente arricchito dalle opere d'arte tornate alla luce nel corso delle campagne di scavo degli ultimi anni. Nel 2008 al percorso di Baia fu addirittura attribuito il riconoscimento di museo più bello d'Italia. Perle carenze di custodi, però, la chiusura al pubblico si rese inevitabile. In precedenza, tuttavia, nella torre di nord-ovest del castello era stato ricostruito uno spettacolare percorso del ninfeo sommerso di Punta Epitaffio e dei tesori restituiti dal mare dopo essere sprofondati nei secoli per gli effetti del bradisismo flegreo. Di qui il progetto di un laboratorio specializzato di restauro per i pezzi pregiati del patrimonio archeologico sommerso. Un traguardo soltanto in minima parte realizzato. Insieme con le suggestioni del parco di Cuma, del Rione Terra, delle Terme Romane, dell'Anfiteatro Flavio, della Piscina Mirabilis, il museo del castello di Baia rappresenta il piatto forte dell'offerta turistica messa in campo per lo sviluppo economico e occupazionale dei Campi Flegrei. Negli ultimi anni si sono moltiplicate le occasioni di valorizzazione del patrimonio storico e ambientale del territorio virgiliano. Sinora, però, è mancata la necessaria capacità di programmazione degli interventi, scarsamente appoggiati dalle amministrazioni centrali e non sempre condivisi dalle comunità locali.

14/10/2010 Bacoli (NA), Piscina Mirabile in mano ai privati per tre anni (Il Mattino)

Disco verde del ministero per la gestione della Piscina Mirabilis ai privati. Ferme restando le prerogative della Soprintendenza archeologica, a titolo sperimentale nei prossimi tre anni l'organizzazione dei servizi turistici sarà affidata a un gruppo di operatori dell'Unione Industriali di Napoli. Nei prossimi giorni i primi sopralluoghi e la stipula degli accordi burocratici, dopo il vertice convocato dal direttore del ministero per la valorizzazione dei beni culturali, Mario Resca, con i responsabili territoriali, la senatrice Diana De Feo, il presidente della sezione Turismo dell'Unione industriali di Napoli, Mario Pagliari. Non essendo in gioco interessi di lucro, sarà possibile procedere senza effettuare alcuna gara di appalto. Oltre ai servizi di manutenzione ordinaria, i concessionari garantiranno servizi di biglietteria, accoglienza, visite guidate, campagne di promozione per rispondere alle richieste dei turisti che continuano ad arrivare da tutto il mondo. Se il progetto avrà successo gradualmente il modello di gestione potrebbe essere allargato agli altri più importanti ' monumenti dell'area flegrea e della regione.
In tempi molto stretti sarà anche avviato un piano di concertazione con l'assessore regionale Giuseppe De Mita (che già si è dichiarato favorevole all'iniziativa) e con il sindaco del Comune di Bacoli, Ermanno Schiano. La riapertura al pubblico della Piscina Mirabilis e degli altri siti archeologici dell'area flegrea dovrebbe, infatti, comportare un decisivo impulso ai programmi di sviluppo locale coinvolgendo nell'impresa volontari, cooperative di servizi e giovani operatori già impegnati nel settore dei beni culturali. Chiusa perla mancanza di custodi e affidata alla buona volontà di una «assuntrice» della Soprintendenza, la monumentale Piscina Mirabilis è diventata negli ultimi anni una sorta di pietra dello scandalo del mancato decollo turistico dei Campi Flegrei. Ogni giorno, infatti, decine di visitatori italiani e stranieri si presentano inutilmente ai cancelli sbarrati della colossale cisterna che riforniva la flotta imperiale ancorata nel porto di Capo Miseno. Le visite mancate di alcuni personaggi famosi della cultura internazionale, in diverse occasioni hanno fatto barare l'immagine del patrimonio storico campano al disonore delle cronache internazionali. Il rilancio della Piscina Mirabilis potrebbe rappresentare la svolta decisiva per la valorizzazione del patrimonio storico dell'area flegrea. Un «Grand tour» di straordinaria suggestione. Nel giro di pochi chilometri quadrati alcuni fra i più interessanti monumenti dell'antica civiltà campana: dal museo del Castello di Baia (che sarà riaperto al pubblico da domani mattina) al dedalo archeologico del Rione Terra di Pozzuoli, dal parco di Cuma all'Anfiteatro Flavio e ai tanti altri gioielli dei centri storici di Puteoli, Baia, Bacoli, Miseno. Nessun motivo di sfida odi concorrenza allo Stato, ribadiscono i vertici del ministero. Piuttosto il tentativo, da seguire sull'intero territorio nazionale, di valorizzare al massimo le risorse disponibili, accorpando i contributi e l'entusiasmo dei privati all'esperienza consolidata delle amministrazioni pubbliche.

Un modello da seguire, non soltanto in Campania. «Nessun motivo di sfida alle istituzioni, soltanto la volontà di dare una mano per il rilancio del nostro straordinario patrimonio archeologico, culturale, ambientale», spiega Mario Pagliari, presidente della sezione Turismo dell'Unione Industriali di Napoli. Come hanno accolto al ministero la vostra proposta di gestire la Piscina Mirabilis? «Con entusiasmo. Hanno capito perfettamente lo spirito della nostra iniziativa. Il direttore Resca, anzi, mi ha incoraggiato ad andare avanti. Molto presto potremo presentare un progetto». Quale sarà il ruolo dei concessionari privati, rispetto alla Soprintendenza? «Rigorosamente operativo. Cercheremo di organizzare i servizi di manutenzione del monumento, di biglietteria e di accoglienza turistica, puntando al recupero dell'immagine del nostro patrimonio storico nel mondo». Riaprirete subito i cancelli della su estiva Piscina al pubblico? «L'obiettivo sarà questo. Prima, naturalmente, dovremo affrontare e risolvere una serie di problemi». Sarà un passo importante per lo sviluppo economico locale? «Credo proprio di sì. Lasciare chiuso e abbandonato un patrimonio del genere sarebbe un delitto. Creare nuove . occasioni di promozione turistica, invece, potrà servire a tutti». Quanti anni ancora occorreranno per vedere realizzati i programmi di sviluppo turistico nell'area flegrea? «Non faccio l'indovino. Penso, tuttavia, che l'impulso sarà notevole se a questo primo modello ne seguiranno altri».

10/10/2010 Campania, beni culturali ai privati per dieci anni (Il Mattino)

«Cambio di passo delle attività dell'assessorato». Con questa premessa si è aperto l'intervento dell'assessore regionale al turismo Giuseppe De Mita al convegno «Un Manifesto per Capri» indetto dalle due amministrazioni isolane e da Federalberghi, Ascom e Capri Excellence. L'assessore regionale al turismo ha scelto la tribuna del centro dei Congressi isolani per lanciare precisi segnali all'intero comparto turistico. «Non ci saranno più cabine di regia - ha annunziato De Mita - anche se intendiamo muoverci nella logica dell'ascolto del territorio per avviare una valutazione critica sulle cose da fare ed anche la questione Capri sarà valutata all'interno delle problematiche che esistono nella Regione Campania». Dall'analisi del Censis, posta a base del confronto di ieri, emerge per De Mita «un modello-guida adattabile, rispetto alle cose da fare, all'intera regione». L'attenzione dell'assessore si è spostata sullo sviluppo delle aree e degli attrattori turistico-culturali criticando i metodi sinora adottati nell'erogazione delle risorse legate ai PIT per lo sviluppo dei territori. «Bisognava individuare - ha spiegato De Mita - quali fossero i veri attrattori esistenti nella nostra Regione, si è preferito invece spalmare i finanziamenti in tutto il territorio rinunciando ad una occasione irripetibile. Esistono nella nostra regione varie realtà territoriali per cui bisogna sempre tenere conto, superando i localismi, quali sono le priorità da adottare». Ma il punto forte del suo intervento riguarda la valorizzazione degli attrattori turistico-culturali. De Mita evita esempi. Ma è chiaro il suo riferimento ai siti archeologici (Pompei e Paestum), a parchi e riserve naturali, alle isole. De Mita indica una gestione in un futuro prossimo aperta all'ingresso dei privati. «Bisogna spingere per la presenza dei privati all'interno della gestione dei grandi attrattori culturali - ha detto De Mita - il privato non deve essere visto sempre in maniera negativa, anzi attraverso un corretto apporto, coinvolgendoli a lungo termine direttamente, pensando ad una media intorno ai dieci, dodici anni per quanto riguarda le gestioni dei siti di interesse culturale». A tal proposito l'assessore De Mita ha poi parlato di uno studio pubblicato da Unioncamere che indica che i turisti che vengono nella Regione Campania, per il 60% arrivano per visitare gli attrattori culturali ed ambientali, e quindi la loro tutela e una corretta gestione costituiscono un indotto importante per l'economia regionale turistica». Intervento incisivo anche sul ritardo che la Campania ha accumulato per l'approvazione della legge regionale sul turismo. «E' vero, siamo in ritardo - ha riconosciuto - ma la legge non la fa l'assessore, bensì il Consiglio regionale». Alla dichiarazione ha fatto seguito la promessa di tenere in vita i presidi territoriali, proprio perché la Campania non ha una specifica definizione territoriale, ma una composizione di realtà che fanno capo al proprio territorio. «L'Azienda di So a orno di Capri - ha promesso - sarà una di quelle che resteranno in vita, proprio perla sua peculiarità territoriale, che necessita di avere un presidio sull'isola. Capri é un paradigma ed è un mix di una quantità di aspetti diversi». Superare la stagionalità, fare sistema sul territorio: sono i tasti sui quali De Mita insiste indicando il percorso virtuoso da imboccare indicando la necessità della svolta. «Ci si muove sempre in direzione all'organizzazione dell'offerta turistica - ha detto - mentre secondo me bisogna muoversi sulla comprensione delle domande che muovono il turista a scegliere Capri e la Campania. Ed è in questa direzione che bisogna andare per tutelare il diritto di cittadinanza di ogni turista». Il sindaco di Capri a tale riguardo ha chiesto a De Mita di mettere in campo tutti gli interventi necessari per fare avviare i lavori di ampliamento sul porto commerciale, per i quali è previsto un finanziamento di 36 milioni di euro ed infine di affiancare l'amministrazione comunale per il rilascio della concessione trentennale per la gestione del porto turistico.

09/10/2010 Pompei (NA), lite Soprintendenza Rai sui cani (Il Mattino)

Cani che abbaiano tra le antiche vestigia, la Rai li riprende e l'ex commissario Marcello Fiori grida al complotto. Dal ministero chiedono «una servizio obiettivo e non la diffusione di una realtà artefatta». Ieri mattina una troupe di Rai 3, impegnata a girare un servizio per il programma «Agorà» negli scavi di Pompei, si è imbattuta in un gruppo di cani che vivono nell'area archeologica grazie a progetto «adotta Meleagro» promosso dall'ex braccio destro di Bertolaso. Per Marcello Fiori «Rai 3 tenta di stravolgere la realtà» e il ministero interviene chiedendo l'interessamento dei vertici della rete nazionale. «Gli operatori - afferma Marcello Fiori - hanno aizzato cani per dare un'immagine negativa dell'antica città». Gli operatori e i giornalisti della trasmissione di Raitre, regolarmente autorizzati dalla soprintendenza per le riprese e accompagnati dal direttore degli scavi (e da pochi giorni vicesoprintendente) Antonio Varone, sempre secondo l'ex commissario, «erano decisi a riprendere esclusivamente aspetti negativi e di degrado, arrivando persino ad aizzare uno dei pochi cani presenti per dare un'immagine negativa dell'area archeologica campana». Fiori, attualmente impegnato nella creazione della Fondazione Pompei, riferisce l'accaduto raccontatogli da Varone. «La troupe della trasmissione condotta da Andrea Vianello è stata accolta con grande disponibilità dallo stesso direttore degli scavi, che voleva illustrare quanto è stato fatto negli ultimi mesi, mettendo in evidenza le grandi differenze rispetto al degrado in cui versavano gli scavi prima del mio insediamento, nel giugno del 2008. Sembra, però, che la troupe - aggiunge l'ex braccio destro di Bertolaso - non fosse affatto interessata a mettere in luce il miglioramento della situazione». Sempre secondo Fiori «la troupe non voleva riprendere, ad esempio, l'avvenuta trasformazione delle domus, ma solo mostrare quelle ancora chiuse e in restauro, asserendo che loro erano lì per la controparte. Mi auguro - conclude - che questa infelice espressione non avesse nessun riferimento di natura politica, né di posizione ideologica contro il lavoro che in questi mesi è stato realizzato grazie alla competenza e al sacrificio di centinaio di tecnici e di funzionari dello Stato. Voglio pensare che i giornalisti del servizio pubblico agiscano e lavorino per informare i cittadini delle reali condizioni in cui è Pompei, senza obbedire a ragioni di parte o di natura ideologica». Varone si è detto sorpreso e infastidito dal «tranello» che a suoi dire i giornalisti gli hanno confezionato. «Noi accettiamo tutti - ha detto Varone - e speriamo che sia fatta una descrizione obiettiva dei fatti. Pompei non è certamente perfetta, ma sono stati fatti grandissimi e lampanti progressi negli ultimi due anni».

07/10/2010 Pompei (NA), si fa avanti la Regione (Repubblica)

Il caso Pompei finisce al ministero per i Beni culturali e diventa una questione politica. Ma i problemi restano tutti. In una conferenza stampa ieri Bondi si è detto "amareggiato" per le critiche degli articoli di denuncia sul degrado di Pompei di "Repubblica" del 4 ottobre (che parlava di due inchieste aperte dalle Procure di Salerno e Torre Annunziata sui fondi europei e sulla gestione commissariale) e del "Corriere" del 5 ottobre scorso. Tuttavia per i vertici del ministero «il futuro di Pompei» continua a essere «la fondazione, oppure un organismo diverso come un´associazione, un consorzio o semplicemente un rafforzamento della Soprintendenza che già ha poteri speciali». Un organismo, in ogni caso, in cui la presenza della Regione Campania sarà massiccia. Al Collegio romano ieri la voce era unanime: «La Regione farà la parte del leone nella struttura che dovrà reggere e amministrare l´area archeologica».
L´altro dilemma è rappresentato dalla nomina ad interim della nuova reggente della soprintendenza, Jeanette Papadopoulos, subentrata al neopensionato Giuseppe Proietti, che era stato designato anche lui "a tempo". Saltato alla fine del mese scorso anche l´incarico ad Angelo Mario Ardovino, ex dirigente del ministero, senza una motivazione ufficiale. Il segretario generale del Mibac Roberto Cecchi ha annunciato che a novembre si bandirà un concorso per soprintendenze di Napoli, Pompei, Roma e Firenze. «In questo modo - ha detto - potranno fare domanda anche le 7 nuove figure dirigenziali risultate idonee per le quali Tremonti ci ha dato il via libera a settembre».
«Provo grande amarezza per quanto è stato scritto insieme a tanto orgoglio per quel che è stato fatto. Oltre cento interventi effettuati, investimenti in tutela per oltre 65 dei 79 milioni a disposizione (l´83 per cento), un nuovo impianto di illuminazione e antincendio, servizi igienici adeguati, un posto di pronto soccorso, aperture notturne. E ancora: niente più "assalti" delle guide abusive ai gruppi turistici, una riduzione quasi totale del randagismo», ha detto il ministro. Ma non è tutto oro. I giudici indagano sulla effettiva necessità di una procedura di somma urgenza diventata strumento di uso comune nei diciotto mesi della gestione del commissario della Protezione civile Marcello Fiori. Per la Casa dei Casti Amanti un intervento di poche migliaia di euro è lievitato a circa un milione e la stessa impresa, lavorando sempre con affidamento diretto, al Teatro Grande, dagli iniziali circa 600 mila euro è passata a 5 milioni. Quanto al randagismo, il problema è ancora aperto nonostante cospicui investimenti (86 mila euro solo per la prima tranche dell´intervento denominato "(C) ave Canem"). Circolano foto di cani non monitorati dagli enti incaricati dal commissario Fiori. Attualmente sono i custodi a occuparsi degli ospiti a quattro zampe. «Se Bondi è amareggiato noi lo siamo ancor di più per le condizioni in cui questo governo ha ridotto la cultura in Italia - polemizza Luisa Bossa, deputata Pd ed ex sindaco di Ercolano - A Pompei mancano vigilanza, coordinamento, criteri di gestione e soprattutto una strategia complessiva di rilancio del turismo culturale che punti sul valore e non sul business».
Alla conferenza stampa di ieri era presente il sottosegretario Nicola Cosentino, coordinatore regionale del Pdl, unico collegamento con il ministero e con l´argomento in discussione, il suo collaboratore Nicola Mercurio, ex componente dello staff del commissario di Pompei Marcello Fiori e ancora in servizio in soprintendenza come addetto agli eventi speciali. «Gli interessi su Pompei sono molteplici - dice a caldo dopo l´incontro al Collegio romano il responsabile Uil Beni culturali Gianfranco Cerasoli - e si vuole dimostrare che l´unico sistema per gestirla sia quello della Protezione civile. In realtà basterebbe dare più autonomia cambiando il cda con l´ingresso del Comune di Pompei, Provincia e Regione e affidando a un soprintendente i poteri con cui derogare da talune norme. Non serve la fondazione - prosegue Cerasoli - sarebbe un altro carrozzone per succhiare soldi e per occupazione di posti».

07/10/2010 Pompei (NA), Papadopoulos nuova Soprintendente, ecco i vice (Il Mattino)

La dottoressa Valeria Sampaolo e il dottor Antonio Varone, rispettivamente direttrice del museo archeologico di Napoli e direttore degli scavi di Pompei, sono da ieri i vice soprintendenti di Napoli e Pompei. Lo ha deciso la neo soprintendente ad interim Jeannette Papadopoulos. «Sono incaricati fino al 31 dicembre - si legge nella delega di nomina a firma della dottoressa Papadopaulos - di sostituirmi per l'espletamento delle funzioni proprie del soprintendente in caso di mia assenza odi mia indisponibilità, rispettivamente la dottoressa Sampaolo per l'area napoletana e il dottor Varone per l'area vesuviana". I due vice sono in carica dal 4 ottobre e, per circa tre mesi, assisteranno e sostituiranno la dottoressa Papadopoulos nella gestione del patrimonio archeologico più conosciuto e visitato al mondo. I sindacati, intanto, attendono di essere convocati dalla neo numero uno della soprintendenza speciale di Napoli e Pompei per discutere sull'organizzazione dei turni di lavoro.

07/10/2010 Napoli, vergogna decumani (Il Mattino)

Ai Tribunali graffiti sulle chiese, partite di calcio in piazza e sversatoio di elettrodomestici
A dispetto del nome, via Tribunali è sempre stata senza legge. Il Decumano Maggiore spacca Napoli senza goderne i vantaggi. Da Port'Alba a Castelcapuano, il vecchio tribunale, il ventre di Napoli ha sempre mostrato impudicamente le sue scorie, la zella incancellabile di Napoli. Una passeggiata riesce a smentire tutte le fanfare che annunciano una città pulita e miracolata. L'unico prodigio è la ripulitura, in quella bomboniera di arte e storia che è piazza Riario Sforza, proprio per la festa di san Gennaro dello scalone dell'ingresso secondario del Duomo: hanno tagliato l'erbaccia cresciuta a steppa e caricato cassonetti di bottiglie, cartacce, plastica sfusa. Giusto lo scalone è stato miracolato, perché in questo scrigno, con il portale durazzesco di Palazzo Caracciolo di Gioiosa, la guglia barocca del primo patrono, la più antica della città, realizzata dall'instancabile Cosimo Fanzago, ma soprattutto con il Pio Monte della Misericordia che custodisce il capolavoro dei capolavori di Caravaggio, «Le sette opere di Misericordia», nel bel mezzo di quattro secoli di Napoli Nobilissima, troneggia monnezza che s'è fatta monumento: carcasse di televisori, resi obsoleti dall'era del decoder, materassi, ante di mobili dozzinali, gente che rovista nei cassonetti. Le basi dell'obelisco, in pieno autunno, sono verdeggianti di pianticelle selvatiche. E in un angolo riposano due rudimentali porte di calcio che i ragazzi montano per giocare a pallone, quando la piazza è finalmente sgombra delle auto in sosta. Una coltellata nel cuore del patrimonio dell'Unesco. Piazze belle piazze dove passano lepri pazze e i turisti fanno gimkana tra i cumuli di monnezza per poter scattare una foto. Un'ardita coppia giapponese gradisce, come un tocco di esotismo, come la nuova sozza cartolina, uno scatto digitale accanto al montarozzo fetido. Peccato che la puzza non sia ancora riproducibile. I Girolomini, poco più su, nacquero come palcoscenico irripetibile degli splendori controriformisti-ci: un colpo d'occhio unico. La chiesa degli oratoriani di san Filippo Neri ha riaperto da pochi mesi, dopo decenni off-limits, tra restauri e terremoto. L'hanno riscoperta i napoletani, le guide e i turisti. Ma per arrivarci bisogna superare una barriera di cassonetti. Fosse solo questo. La piazza è una discarica di monnezza speciale sparsa a piacere e che neanche i piccioni degnano di una beccata: non solo tubi catodici, ma persino un frigorifero. Ma non c'erano multe salatissime per chi lasciva in strada gli elettrodomestici vecchi? Nel palazzo a destra della chiesa c'è una lapide che ricorda gli studi che li compì Giambattista Vico, ma il marmo è spaccato e pericolosamente in bilico, come pure una sacchetta appesa a un lampione, lanciata da un balcone, come nella peggiore lettura folcloristica dell'igiene napoletana. «In via Tribunali si sta stretti da duemila anni. Anche Svetonio dice che quella strada era angusta», scriveva quasi cinquanta anni fa Carlo Nazzaro, condirettore del «Mattino». Arrivare alla fine, scansando più i motorini spetazzanti che le bancarelle e le pizzerie, riserva un'ultima sorpresa: un enorme scritta spray sull'antico muro di tufo, proprio accanto alla porta di San Pietro a Majella, chiesa di memoria gotica voluta da Carlo II d'Angiò per ricordare Celestino V, il papa del gran rifiuto, il gran rifiuto, appunto. La scritta nera e rossa di chiara marca no global recita: «Tonino libero, never walk alone». Non camminerà mai solo, Tonino. Ma, visto lo scempio, sarà in pessima compagnia, di sicuro. «La città è ormai la capitale del graffito selvaggio» denuncia Antonio Panante del Comitato civico di Portosalvo, da anni impegnato nella lotta alle scritte che imbrattano i monumenti. «E non è la prima volta che viene deturpata. Durante la passata campagna elettorale per le Regionali vi attaccavano i manifesti dei candidati». Alla faccia della tutela del bene pubblico.

06/10/2010 Pompei (NA), polemiche e veleni sugli scavi (Il Corriere della Sera)

Pompei torna ad essere un caso politico dopo la denuncia del Corriere della Sera sullo stato di abbandono in cui versa l’area archeologica, commissariata per due anni dalla Protezione Civile. Jeannette Papadopoulos è stata nominata nuova sovrintendente di Napoli e Pompei. E già c’è chi, come la Uil Beni Culturali, critica la scelta di una sovrintendente «ad interim per Pompei che ne esigerebbe uno a tempo pieno».
Intanto infuriano le polemiche. Il ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi rivendica «l’impegno concreto, la totale dedizione, il lavoro serio, quotidiano, certosino per la faticosa risoluzione di problemi lasciati incancrenire per troppo tempo». E parla di «scoramento» e «angoscia» «per questo sventurato Paese, afflitto da mille problemi, ma ancor più straziato da una stampa che ignora le buone opere, capovolge la verità, diffonde e alimenta un’immagine negativa, in Italia e soprattutto nel mondo». Mentre l’opposizione, con la Pd Bossa accusa: «Lo scoramento è quello delle migliaia di turisti che a Pompei vedono il degrado e l’abbandono del nostro straordinario patrimonio culturale». «Il sito è allo stremo. Pompei è il simbolo di una realtà diffusa: al governo della cultura non importa niente».
Difende la gestione Bondi l’ex sottosegretario Nicola Cosentino che ricorda: «L’area archeologica di Pompei era fino a due anni e mezzo fa, un vero e proprio suk, assediato da prostitute, scippatori, pataccari e commercianti abusivi». Per Vittorio Sgarbi c’era e c’è anche altro: «Forse l’eccesso di denaro dà adito ad appalti in cui ci sono infiltrazione mafiose», ipotizza constatando che «criticare è facile». «Nessun abbandono e umiliazione per Pompei» assicura Diana De Feo, senatrice del Pdl. Per il presidente della provincia di Napoli, Luigi Cesaro, il sito ora «registra il 20% di presenze in più». E il portavoce Pdl, Daniele Capezzone rimarca che «grazie all’opera del ministro Bondi si è avuta nei mesi scorsi una positiva inversione di tendenza». Concorda il governatore della Campania, Stefano Caldoro.
Una «difesa d’ufficio» secondo il centrosinistra che accusa il ministro di «indifferenza», ma non solo. Matteo Orfini, del Pd, attacca: «L’idea che si potessero affrontare i problemi di Pompei affidandoli a persone totalmente prive di competenza archeologica era evidentemente una follia. Così come non si capisce quale sia il disegno generale che sta dietro alla proposta di costruire una fondazione per la gestione del sito». E conferma «l’abbandono di Pompei da parte di un governo che evidentemente ha altre priorità e non si preoccupa se crollano la Domus Aurea e il Colosseo, se chiudono biblioteche e teatri». Vincenzo Vita (Pd) rincara: «Bondi dovrebbe fare autocritica, non attaccare la stampa. Il metodo che sta usando come ministro è solo quello dei tagli». Per il napoletano Luigi De Magistris (Idv) «il degrado dell’area archeologica di Pompei corrisponde al degrado di tutta l’area del parco Vesuviano, ingiustificato e gravissimo. A Pompei però vediamo anche gli effetti del modello Protezione Civile che dall’emergenza si stava allargando e che ora le inchieste per fortuna hanno fermato».

Negli scavi di Pompei non c'è bisogno di andare a caccia di scandali lungo tutti i sessantacinque ettari di beni archeologici a cielo aperto, patrimonio dell'Umanità. Per deprimersi è sufficiente fare come un turista pigro. Girare appena poche centinaia di metri attorno al Foro. E’ il posto che è proprio all'incrocio degli assi principali del nucleo originale, il Foro. Il fulcro della città antica. Il perno della folla dei turisti, cinquemila ogni giorno, in media. La desolazione, tuttavia, assale già all'ingresso delle rovine. Non soltanto per le toilette degne di un campo di concentramento. O per le guide turistiche più o meno autorizzate che ti vengono incontro a frotte, con ogni lingua conosciuta. E’ che appena arrivi, la guida cartacea ti sbandiera come prima visita la bellezza delle Terme. Inutilmente. Sono chiuse, da chissà più quanto tempo. Come l'Antiquarium, mai aperto per ospitare le migliaia di reperti archeologici prigionieri e impolverati dentro i Granai del Foro. Da sempre. I turisti si accalcano neanche fossero mosche attorno al miele pur di rubare foto di statue o di capitelli o di chissà che ben di dio è custodito dentro le cassette di plastica, lì all'interno di quei Granai chiusi con sbarre arrugginite. I cani randagi (che in tanti continuano ad aggirarsi indisturbati per le rovine antiche) amano fare la pipì sopra quelle sbarre. Camminare attorno al Foro per crederci. Le strade antiche sbarrate senza alcun cartello che spiega il perché. Palizzate divelte. Cumuli di calcinacci dentro botteghe mai restaurate. Uno degli zuccherini del giro turistico (versione pigra) è senza dubbio il tempio di Apollo. Qui lo stato di degrado non è, tanto e soltanto, una questione di etica o di decoro. C'è un problema serio di sicurezza. Basta alzare gli occhi sotto le volte per capire. Oppure guardare le colonne che si sgretolano, pezzo dopo pezzo. Di solito cadono in terra pezzettini piccoli di quelle colonne. Ma chi può impedire che si stacchi un lastrone per intero? Addosso a qualche turista inerme? Continuiamo a camminare. Adesso in direzione delle porte di Ercolano. Vicolo delle Terme. Vicolo della Follonica. Sono tante, ancora, le case chiuse, sbarrate con i lucchetti. Nella Casa del Poeta Tragico c'è il famoso mosaico del Cave Canem. Ci sarebbe. Perché non si può vedere, visto che anche questa casa (inutilmente contrassegnata dal numero 22 dell'audio guida) è chiusa. Ma andiamo avanti. Fiduciosi verso la Casa dei Vettii: era stato annunciato un grande restauro. La guida cartacea ci spiega che i Vettii erano ricchi e liberti. Ci invoglia a guardare le pitture d'ingresso che evidenziano auspici di prosperità. E dove spicca la figura di Priapo, dio della fertilità. E una pruderie morbosa questa figura mitologica con il suo grande membro posato sopra il piatto di una bilancia a far da contrappeso al denaro. Ma arrivati all'ingresso della Casa dei Vettii, la delusione deborda nella rabbia. Non soltanto non si può ammirare nemmeno l'ombra di Priapo. Ma l'unico denaro che possiamo vedere è quello scritto in cifre sul cartello all'ingresso che segnala il restauro: 548 mila euro per dei lavori inaugurati il 27 agosto del 2008 che avrebbero dovuto essere terminati nel 2009. Non è dato sapere in quale mese del 2009 avrebbero dovuto chiudere il cantiere: sul cartello dei lavori, qualcuno sopra la data ci ha voluto scrivere «vergogna» con una penna a biro. Comunque siamo nel 2010, e anche verso la fine, e della Casa dei Vettii ci rimane soltanto la veduta di una infinita montagna di impalcature dove non c'è segno di un operaio o di un qualsiasi qualcosa che dia il senso di alcun lavoro in corso. Quando eravamo passati davanti alla casa del Naviglio di Zefiro e Flora (chiusa) un operaio l'avevamo visto: si aggirava lungo le impalcature senza alcuna misura di sicurezza. E senza alcuna preoccupazione. Andiamo avanti. Continuiamo a girare. La via Stabiana è lunga Adesso osiamo. Mettiamo da parte la pigrizia, andiamo oltre la sequela di botteghe senza arte né parte, case dagli intonaci che vengono giù come le gocce di pioggia, e allunghiamo il passo. Dritti per dritti lungo la bella (e miracolosamente rimasta originale) via Stabiana si arriva al Teatro Grande. Ci aveva fatto soffrire il Teatro Grande di Pompei in una gita di fine primavera Per i lavori di restauro erano stati usati, senza pudore, martelli pneumatici e ruspe, scavatrici, betoniere. Cavi elettrici che bucavano le colonne. Turisti increduli davanti a tanto scempio. Il Teatro Grande è stato restaurato e inaugurato. Ricostruito ex novo con blocchetti di tufo moderno. In tanti esperti in quei giorni avevano gridato allo scandalo per un bene trattato come fosse il cantiere di una cava di marmo. Ma alle obiezioni era stato replicato che il tufo era reversibile. Che sarebbe stato tolto, prima o poi. Corriamo a vedere il Teatro Grande. Ovviamente i blocchetti di tufo sono ancora tutti lì. Ha qualche senso logico spendere milioni di euro per mettere quei blocchetti di tufo e altrettanti soldi per toglierli, poi, nel giro di qualche settimana, terminata la stagione estiva degli spettacoli? Le casette di lamiera allestite per i camerini, però, almeno quelle sarebbe stato possibile portarle via. Sottrarle alla vista. Come i tubi in ferro accatastati lì, a mucchi. A che cosa servono? Torniamo indietro al Foro, mesti. Vicino ai Granai c'è un cagnone nero che ci viene incontro, ci lecca la punta della scarpa, si avvia a fare i suoi bisogni nel luogo deputato. Sentiamo la stessa esigenza. E accanto ai Granai abbiamo la prima buona notizia della visita: nella caffetteria nuova le toilette sono pulite e ordinate. Si può fare la pipì illudendosi di essere in un posto civile.

Intervento di Andrea Carandini, Presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali

Il più straordinario rudere classico del mondo con reperti ammassati come a «Sing Sing» Prima che un rudere, Pompei è una città che ha perso i tetti e che ha tanti visitatori quanti un tempo i suoi abitanti: circa diecimila ogni giorno. Pur dopo una vita da archeologo militante, se dovessi dirigere la Soprintendenza vesuviana mi tremerebbero i polsi, tanto è immane, prima di tutto, il problema pratico: coperture, scorrimento delle acque, servizi... Mi sentirei più tranquillo se avessi al mio fianco un «sindaco». Noi umanisti abbiamo pregi e carenze, che spesso non vediamo. Il problema è che le competenze, scientifica e pratica, si sono sempre combattute a Pompei; non si è arrivati, come al solito da noi, a fare squadra. Pompei si trova nella situazione dell'Aquila, ma dal '700. Le città senza coperture hanno un solo destino: ridursi in polvere. Quanti isolati siamo stati e saremo in grado di coprire? Certamente pochi, rispetto al centinaio di quelli scavati. E il resto? In polvere, pioggia dopo pioggia. Che fare? Bisogna, innanzi tutto, che Pompei finanzi, con i propri soldi, la pubblicazione di tutti gli isolati, avvalendosi di istituti scientifici italiani e stranieri, al ritmo di almeno dieci isolati l'anno e secondo una metodologia di base unitaria; queste pubblicazioni devono concludersi con proposte di manutenzione e garantire la tutela conoscitiva della città: non abbiamo più la Pompei del '700; documentiamo almeno quella di questo inizio di secolo; a breve constateremo soltanto polvere. Ciò si ottiene organizzando una vasta e strutturata impresa scientifica. Pompei, il più straordinario rudere classico del mondo, è sostanzialmente inedita, come inediti sono i suoi reperti ammassati a «Sing Sing», gli sconfinati sottotetti del Museo Nazionale di Napoli, e a Pompei stessa! Non è uno scandalo? Perché, tra tanti argomenti sollevati, sovente in modo pretestuoso, questo problema non è mai stato sollevato: le indignazioni hanno paraocchi? Di più, manca a Pompei un progetto, che parta da un'analisi imparziale di quel che è stato fatto nell'ultimo decennio, gestione commissariale compresa, per arrivare a una proposta globale, che si concentri su un solo obbiettivo: come spendere gli ingenti fondi che Pompei incasserà nel prossimo decennio? Quali le parti da coprire, come realizzare le coperture, casa fare per quelle che non si potranno proteggere, come e dove comunicare la storia della città? Serve in primo luogo una manutenzione programmata, analogo a quella che il Commissario Roberto Cecchi sta sperimentando per Roma. A Pompei è entrata la Protezione civile per la ragione che è entrata all'Aquila. Ha essa esautorato i funzionari della Soprintendenza? No: i progetti finanziati e realizzati sono stati elaborati dai funzionari archeologi, restauro del teatro compreso! Per il commissariamento a Pompei (non della Soprintendenza di Pompei), come per quello del centro archeologico di Roma, si è trattato di una guerra ideologica, come ho potuto verificare in una visita recente alla città, accompagnato dal Segretario generale del Ministero. Mi aspettavo un disastro. Ho trovato altro. Ho constatato un'efficace segnaletica, servizi igienici funzionanti, un pronto soccorso per i visitatori, percorsi per portatori di handicap, visite organizzate per le scuole. Ho visitato un isolato interamente coperto, quello dei Casti amanti, che consente di apprezzare alcune case in corso di scavo per la prima volta sia dall'alto che dal basso: l'asino che per salvarsi ha ficcato la testa sotto la mangiatoia! (ho fatto osservare un fronte troppo avanzato, che verrà arretrato). La vicina Casa di Polibio è stata assai ben valorizzata, con mobilio, suppellettili e un racconto dell'eruzione, a partire dagli scheletri rinvenuti. Ho visto cantieri di manutenzione aperti, circa una settantina. E’ cominciato il restauro dei marciapiedi consunti e si approfitta dell'occasione per posare cavi per i servizi. Ho apprezzato il restauro dell'Antiquarium, chiuso dal 1980, che a novembre riaprirà. E’ stato reso fruibile il teatro con gradini in tufo, che ho preferito al marmo, proposto in un primo tempo dalla Soprintendenza. Sono stati vincolati venti ettari sopra la città non scavata, destinati a culture biologiche da offrire nel ristorante che sta per aprire alla Casina dell'Aquila. Gli uffici della Soprintendenza non sono più nei container — terremoto del 1980 — ma nell'edificio di San Paolino restaurato. Nel passato sono stati spesi circa sette milioni di euro l'anno, su circa 20 di incassi annuali. In un anno e mezzo sono stati impegnati dal Commissario Marcello Fiori circa settantanove milioni di euro (dei quali quaranta residui attivi della Soprintendenza), destinati per oltre l'ottanta per cento a messe in sicurezza, alla tutela. Verranno destinati due milioni di euro alla manutenzione ordinaria programmata, che è il futuro. Verranno smontati i capannoni sopra la città antica che, rimontati altrove ridaranno decoro paesaggistico al luogo. Tutti disastri? Certo il problema formidabile di Pompei resta. È auspicabile un nuovo modello di gestione, adatto a una realtà tanto complessa, che sia capace di far cooperare diverse competenze. Dovrebbe consentire al Soprintendente di esercitare i poteri di tutela e di verifica in modo in modo pieno e al «sindaco» di esercitare la gestione, altrettanto in modo ampio. Il fine comune è mostrare, raccontare. (Una precisazione: il portale Pompeiviva.it è del Ministero; il criticato Italia.it no).

«Basta con i commissari che vengono da altri mondi, Pompei ha bisogno di tornare alla sua normalità, cioè alla cultura. Oggi valgono altre regole e i risultati si vedono». La voce severa e ammonitrice è di Pietro Giovanni Guzzo, il soprintendente che venne mandato a casa il 31 agosto del 2009, due mesi dopo aver ricevuto dall’Accademia dei Lincei un premio per il lavoro svolto a Pompei.
Da allora è iniziato un ciclo nuovo che avrebbe dovuto favorire la «rinascita» di Pompei, annunciata dal premier Berlusconi e rivendicata a più riprese dal ministro Bondi. Gli obiettivi raggiunti, però, secondo Guzzo, che continua a subire molte critiche, non sono stati pari ai soldi profusi e in più si è assistito al varo di una sorta di Disneyland pompeiana che ha avuto il suo punto più alto nella casa di Giulio Polibio poi interessata dal crollo di una trave. In questo lasso di tempo Guzzo si è tenuto in disparte, ma ora ha deciso di non sottrasi alle domande del giornalista.
La sua ricetta è drammaticamente semplice: «A Pompei serve un soprintendente che venga dal mondo culturale, che sia di ruolo ordinario ma abbia gli stessi poteri attribuiti al commissario». Sembra facile, ma non lo è come testimoniano le adesioni straripanti comparse in questi giorni sul sito «Stop killing Pompei ruins».
Nel mondo si piange il degrado irreversibile del sito archeologico più amato ma da noi si continua a mostrare indifferenza e a ripetere che tutto va bene madama la marchesa. Ma non la pensa allo stesso modo anche una guida che non va a caccia del turista, ma è inserita in un circuito che lavora alla luce del sole: «Normalità— sostiene Franco — vuole dire curare la manutenzione di ogni giorno, servono meno muratori e più restauratori accreditati, meno puntelli (ci sono ancora quelli del terremoto di 30 anni fa), meno chiodi a pressione che bucano pareti provatissime, meno insegne in puro stile californiano e servizi più curati di quelli fatti recentemente».
Luigi Necco, freschissimo responsabile del servizio cultura del Pd provinciale, è più tecnico ma ugualmente incisivo: «Quando c’erano i soldi hanno fatto il Teatro grande che era funzionale al progetto di delegare alla protezione civile la gestione della cultura e dello spettacolo, ma ora i nodi vengono al pettine. Ed è giusto deplorare l’eccesso di servizi aggiuntivi che filano lungo binari più scorrevoli». Ma contro questa tesi si scaglia la senatrice del Pdl Diana De Feo che difende, al contrario, i risultati della gestione commissariale. E ora ritorniamo nella città degli scavi. Ieri è stato il primo giorno di lavoro del nuovo soprintendente, la signora Jeannette Papadopoulos, ma l’attesa di novità è andata delusa perché il funzionario si è barricata nel suo ufficio e ha detto che incontrerà i giornalisti solo tra qualche giorno. Speriamo bene, anche se è arduo convincersi che un solo soprintendenrte possa gestire un’area archeologica che va da Sorrento a Cuma passando per le isole. Guzzo dice che non è possibile («Bisogna rinvigorire Pompei e riorganizzare il Museo Archeologico di Napoli che deve essere il terminale del territorio culturale») e Necco rincara la cose: «Basta prendersi in giro, servono due Soprintendenti».
Entriamo nella città degli scavi dalla porta Marina e il primo impatto dolente lo subiamo al cancello della casa del Poeta tragico dove c’è il famoso mosaico del «Cave canem» fatto comporre dal proprietario. È pericolosamente inclinato, alcune tessere sono saltate e i turisti che hanno occhi per vedere e sensibilità per capire restano esterefatti anche perché passano in una zona tutta transennata nella quale s’impatta in una serie di puntelli di ferro che con il brutto tempo si sono pericolosamente arrugginiti. Pare che resistono dal terremoto dell’80. Un altro scandalo è la chiusura delle Terme Suburbane. «La chiusura dura da otto anni— dice sempre Franco— e il turista che ha voglia di immergersi nell’atmosfera della Pompei prima della distruzione viene tolto un contributo fondamentale». A conti fatti l’unico intervento ineccepibile è il percorso per i portatori di handicap. Nonostante tutto, però, i turisti sono sempre lì a dimostrare l’eccezionalità del sito. In un martedì feriale, senza crociere in giro per il golfo, ieri si contavano a migliaia e avrebbero meritato migliore sorte. Pompei, ad esempio, è uno dei pochi siti al mondo dove si fa ancora la fila per il biglietto d’ingresso e anche quei pochi che riescono a comprare on line il ticket sono tenuti a mettersi in riga per ritirarlo. Capita anche questo e Pietro Giovanni Guzzo ha una spiegazione che convince: «L’obiettivo che mi ero proposto era aprire Pompei e gli altri siti vesuviani al mondo, avevamo stretto un rapporto proficuo ad Ercolano con la Fondazione Packard e altrettanto potremmo fare ora con la postazione dell’Ermitage di San Pietroburgo che si è insediata a Stabiae. Questa è la strada, riprendiamola». Con lei soprintendente? «No, facciamo largo ai giovani, io posso mettere a disposizione, se serve, la mia esperienza».

05/10/2010 Benevento, il parco di Cellarulo preda del degrado (Il Mattino)

Non è la prima volta che l’opera completata e inaugurata l’estate scorsa da parte del Comune fa discutere. Sulla realizzazione dei lavori, tra l’altro, vi erano state alcune considerazioni della Soprintendenza ai Beni archeologici. Stavolta si registra l’intervento del consigliere comunale del Pdl Gianfranco Ucci. «Nei giorni scorsi - egli afferma in una interrogazione rivolta al sindaco Fausto Pepe - autorevoli professionisti sono intervenuti sullo stato di degrado inerente il parco archeologico di Cellarulo. A poche settimane dall’avvenuta inaugurazione è evidente lo stato dei fatti che impone un intervento urgente sulle opere di pulizia, restauro, salvaguardia o copertura delle strutture archeologiche esposte». Quindi l’esponente berlusconiano ricorda che la soprintendenza Archeologica per le province di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta dopo l’inaugurazione «intimò di provvedere al restauro ed alla salvaguardia delle strutture antiche portate alla luce evidenziando anche l’inesattezza dell’unico cartello esposto dinanzi al complesso archeologico, imponendo il termine di 60 giorni dall’invio della propria comunicazione, alla scadenza del quale, avrebbe fatta richiesta di risarcimento danni». Proprio questo intervento della Sopritendenza fa dire ora al consigliere comunale Ucci che «Alla luce di tutto ciò, essendo scaduti i termini, si chiede quale iniziative l'Amministrazione ha messo in atto per risolvere l'importante questione che produrrebbe, qualora ci fosse inerzia, evidenti danni di immagine all’intera comunità».

05/10/2010 Bacoli (NA), visitabili i tesori di Misenum (Il Mattino)

Un segnale positivo nella fruizione dei beni archeologici giunge da Capo Miseno grazie all’iniziativa dell’associazione Antica Misenum. Successo infatti è stato riscosso per il tour archeologico promosso da giovani volontari, tanto che per il prossimo weekend si annuncia il tutto esaurito. Anna Masuottolo, presidente del gruppo che guida i visitatori tra i siti di Capo Miseno, spiega: «Abbiamo ricevuto per sabato e domenica moltissime richieste, parteciperà anche il Gan - Gruppo archeologico napoletano. Rilanciamo l’iniziativa nei fine settimana di ottobre, tra i periodi dell’anno con maggiore affluenza. Accettiamo prenotazioni anche durante la settimana con le scuole». L’offerta di Antica Misenum è allettante. E il percorso è duplice: un itinerario marino conduce i visitatori in barca nell’antico porto imperiale di Miseno, alle pendici del promontorio dove Virgilio colloca la sepoltura del trombettiere di Enea. Non meno suggestivo il tratto terrestre: si parte dal Sacello degli Augustali, un complesso destinato al culto imperiale, per proseguire verso il teatro romano sul pendio collinare. Il viaggio nell’antica Roma continua nella Grotta della Dragonara, una cisterna augustea scavata nel tufo. Ultima tappa è la Piscina Mirabilis, l’imponente e ormai famoso serbatoio che riforniva la flotta misenate. Grazie all’iniziativa dei volontari di Antica Misenum il tour tra questi monumenti è una realtà. L’auspicio è che i cancelli si riaprano per tutti gli altri siti del territorio, assicurandone allo stesso tempo una decorosa manutenzione e quindi una fruizione quotidiana. Per conseguire questo obiettivo si sono offerti imprenditori partenopei, il cui piano è al vaglio dello Stato, ed è stato convocato un tavolo di concertazione tra gli enti. Peraltro il filo conduttore del Progetto integrato Grande Attrattore culturale - promosso dalla Regione - è costituito da un itinerario archeologico-paesaggistico come motore sostenibile dell’area.

05/10/2010 Pompei (NA), demolizioni nell'area degli scavi (Il Mattino)

Ruspe nella città degli scavi: demoliti un immobile e una tettoia nei pressi dell’area archeologica. Cinquanta metri quadrati di cemento illegale erano stati realizzati in via Nolana, a nord della città sepolta più conosciuta al mondo. La struttura era nell’elenco nero della procura di Torre Annunziata. Il centro e le periferie, senza distinzione, sono nel mirino della task-force anti-abusivismo disposta dal primo cittadino. «La lotta agli abusi è tra le priorità dell’agenda - dice il sindaco Claudio D’Alessio - l’attento lavoro di prevenzione e repressione degli illeciti edilizi, compiuto dagli agenti municipali, continua a dare ottimi risultati». Pompei è la città a più alto vincolo di edificabilità, eppure si continua a violare la legge. Sono ben tre i vincoli che rendono fuorilegge le costruzioni edili a Pompei: quello ambientale-paesaggistico per la presenza dell’area archeologica; quello idrogeologico legato al fiume Sarno che rende l'area circostante a rischio frana; c'è poi la zona rossa, il divieto a costruire in un'area interessata dal rischio Vesuvio. Nonostante gli scavi, il fiume e il Vesuvio le forze dell’ordine, in media, sequestrano una costruzione illegale al giorno.

04/10/2010 Mirabella Eclano (AV), raccolte firme per rilanciare il parco di Aeclanum (Il Mattino)

Hanno firmato in cinquecento per valorizzare e rilanciare il parco archeologico di Aeclanum e tutto il patrimonio storico e artistico eclanese. La comunità di Mirabella ha risposto all'appello lanciato da Claudio Bruno, don Pasquale Di Fronzo, Giuseppe Moscato, Carlo Sirignano e Ivo Guarino contro l'abbandono e il degrado in cui versa il più importante e visitato sito irpino dell'antichità sottoscrivendo la singolare petizione che sarà inviata alla Soprintendenza, alla Provincia e al comune. La campagna di sensibilizzazione sociale avviata da un gruppo di studiosi locali che difendono i diritti del territorio e la campagna degli scavi sospesa ormai da tempo per carenza di fondi, sia pubblici che privati, hanno dato vita ad un acceso dibattito. In una mostra fotografica preparata appositamente per l'occasione sono stati affissi sui tazebao gli scatti più significativi che documentano lo stato passato e quello attuale dell'area archeologica di Aeclanum, e così per la necropoli di Madonna delle Grazie che risale al neolotico. Il sottosuolo mirabellano conserva testimonianze preziose e riserva continue sorprese: è una miniera inesauribile che però non viene sfruttata. «Non ci arrendiamo- esclama il sociologo Claudio Bruno, tra i promotori dell'iniziativa che si è svolta nella piazza della Torretta-. A noi sta a cuore la conservazione delle vestigia, ma siamo convinti che un patrimonio non si tuteli affatto con un'operazione di reinterro. Vogliamo allora spiegazioni su quelle che sono le intenzioni della Soprintendenza in merito. Si parla tanto di turismo, di investimenti sulle bellezze artistiche e paesaggistiche che abbiamo per attirare visitatori e poi invece si seppellisce tutto». Il sindaco, Vincenzo Sirignano, ha apprezzato molto lo sforzo messo in campo da Bruno e dai suoi amici tant'è che ha chiesto ulteriori chiarimenti e rassicurazioni alla dottoressa Maria Fariello sulla procedura adottata per il grande scavo finanziato da Sergio Tacchini che a breve sarà ricoperto.

30/09/2010 Bacoli (NA), riaprono alcune sale del museo di Baia (Il Mattino)

Scrigno archeologico del comprensorio e tra i maggiori siti in Italia, riapre al pubblico il museo dei Campi Flegrei allestito tra le antiche mura del Castello aragonese di Baia: dal 15 ottobre, 47 delle 54 nuove sezioni sono di nuovo accessibili al pubblico. Grazie ad un potenziamento del personale addetto alla sorveglianza con l'impiego di restauratori occupati finora nel settore tecnico - conseguito con un accordo tra la Soprintendenza speciale ai Beni archeologici di Napoli e Pompei e i sindacati - è possibile garantire la vigilanza quotidiana nelle sale e assicurarne dunque l'apertura. A favore del ripristino del percorso nell'eremo, anche il placet del Dipartimento dei vigili del fuoco il quale ha verificato le misure di sicurezza, e il Comune di Bacoli che ha offerto la collaborazione nella gestione. Ma c'è di più. Gli esperti restauratori, nella veste di addetti alla sorveglianza, potrebbero curare la manutenzione di opere d'arte lungo il percorso offrendo ai visitatori uno spettacolo duplice, forse in un esempio unico al mondo. I dettagli di questa ipotesi sono tuttora al vaglio, certo è comunque che i turisti non resteranno più a bocca asciutta e gli accessi delle sale non saranno più sbarrati. Le bellezze storico-archeologiche in mostra nelle sezioni dedicate alla ricostruzione di Rione Terra, Cuma e Pozzuoli possono finalmente essere ammirate tutti i giorni dal martedì alla domenica dalle 9 alle 15- con l'ultimo ingresso per gruppi alle 13.30.Il lunedì resta, come sempre, giorno di chiusura infrasettimanale. La riapertura del sito era stata peraltro annunciata dal soprintendente Giuseppe Proietti già da qualche settimana; il tavolo di concertazione con la Regione ha definitogli ultimi aspetti per il ripristino della struttura museale, di cui è responsabile il soprintendente Paola Miniero. Sono tuttavia ancora in corso lavori di messa in sicurezza nella sezione dedicata a Liternum; e restano chiuse, ma solo per poco, le due sale inaugurate nel 1993 con l'esposizione del Ninfeo di Punta Epitaffio e il Sacello degli Augustali: qui la caduta di calcinacci dal soffitto ha richiesto ulteriori lavori per il consolidamento della volta. La sala situata nella cosiddetta Torre Tenaglia del castello ospita la ricostruzione della facciata del Sacello di Miseno; essa è formata da un pronao dietro il quale si innalzano alcune statue originariamente collocate nella cella interna al tempio stesso. Insomma opere di manutenzione destinate ad essere presto concluse, per offrire ai visitatori l'itinerario completo con migliaia di reperti in vetrina nel Castello aragonese.

29/09/2010 Nola (NA), trovata dai carabinieri rarissima statua del VI secolo a.C. (Il Mattino)

Cercavano delle armi ed invece hanno trovato un guerriero di bronzo del VI secolo avanti Cristo. Una statua rarissima, un reperto eccezionale risalente all’epoca etrusca-italica che i carabinieri di Nola hanno rinvenuto a Cimitile, nella casa di un dipendente dell’Asl Na3 Sud in servizio presso l’unità di salute mentale di Nola. La scultura, posta sotto sequestro, è stata affidata alla sovrintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei che, dopo aver effettuato la perizia la sottoporrà ad una delicata ed urgente operazione di restauro. L’antico guerriero è stato scoperto per caso quando i militari della compagnia di Nola, diretti dal capitano Andrea Massari, hanno effettuato il blitz nell’abitazione di via Gramsci. I tre piani dello stabile sembravano un negozio di robivecchi: oggetti accatastati dovunque, cianfrusaglie di ogni genere, compresi cento telefonini e 1100 cd falsi oltre ad un numero imprecisato di televisori, lettori dvd e pc, tra le quali però spiccava la preziosa e millenaria statuina. Che si trattasse di un manufatto antico gli investigatori lo hanno capito subito. La presenza di placche di ruggine e la superficie corrosa hanno immediatamente fatto pensare ad un reperto di origini secolari. Per giunta non è passata inosservata nemmeno la singolare coincidenza della vicinanza della casa perquisita con le basiliche paleocristiane di Cimitile. Le conferme sono poi arrivate quando, allertati i carabinieri del nucleo di tutela del patrimonio culturale e la soprintendenza archeologica è arrivata l’expertise. Il documento, firmato dagli archeologi Giuseppe Vecchio e Fiorenza Grasso, oltre a stabilire l’autenticità del reperto ne sottolinea «la rarità e l’eccezionalità». Non ci sono ancora riscontri invece sulla provenienza della statua risalente al VI secolo avanti Cristo. L’unica ipotesi effettuata è quella di «un confronto possibile con la produzione di piccoli bronzi nell’ambito piceno, le antiche Marche, e più in generale in ambito etrusco italico», come dicono gli esperti dell’arte antica. «Preoccupante», invece, sempre secondo i responsabili della sovrintendenza, lo stato di conservazione della statua alta più o meno un metro tanto da far ritenere urgente un intervento di restauro per bloccare i processi corrosivi che impediscono la lettura di particolari utili a caratterizzare meglio la statuetta.

20/09/2010 Pietravairano (CE), il teatro è romano e non sannitico (Il Mattino)

Furono i Romani e non i Sanniti a costruire, intorno al I secolo a.C., il tempio-teatro di Monte San Nicola a Pietravairano, casualmente scoperto, nove anni fa, dallo studioso Nicola Lombardi mentre sorvolava la zona a bordo di un piccolo aeroplano. Sebbene l'impianto santuariale sia stato rinvenuto in un'area caratterizzata dalla presenza di resti di mura di fortificazioni sannitiche, la sua struttura architettonica e il materiale con cui venne realizzato dimostrano chiaramente come l'insediamento archeologico sia da attribuire ai Romani, i quali lo edificarono sia per funzioni di carattere sociale e religioso che per scopi geopolitici, essenzialmente legati al controllo delle principali vie naturali con sbocco sul mare. È questa la tesi presentata ieri dagli studiosi durante la visita al tempio-teatro organizzata dall'amministrazione comunale del sindaco Francesco Zarone e dalla biblioteca «R. Paone», a cui hanno partecipato oltre duecento persone. A ricostruire e contestualizzare la sensazionale scoperta archeologica, di cui sono state acquisite nuove informazioni grazie ai recenti scavi condotti dall'Università di Lecce e dalla Soprintendenza ai Beni archeologici di Napoli e Caserta, sono stati il docente universitario Gianluca Tagliamonte e l'archeologo Luciano Rendina, i quali hanno anche annunciato che le ricerche continueranno nei prossimi mesi. «Pur non avendo il completo controllo della zona - ha spiegato Rendina - i Romani edificarono il tempio-teatro con un duplice obiettivo: da un lato quello di dare un segnale della propria presenza sul territorio alle tribù locali che ancora opponevano resistenza, e dall'altro quello di controllare dall'alto le più importanti strade di collegamento». Nelle prossime settimane la documentazione prodotta dagli studiosi verrà raccolta in un opuscolo informativo a disposizione della cittadinanza. Nel piano di valorizzazione del sito archeologico messo a punto dall'amministrazione comunale c'è anche la realizzazione di un nuovo sentiero di collegamento con il centro del paese. «Dobbiamo continuare su questa strada - ha commentato Zarone - e la valorizzazione del sito di Monte San Nicola è fondamentale per promuovere lo sviluppo turistico non soltanto di Pietravairano ma di tutto l'Alto Casertano». E ieri è stato anche possibile effettuare un volo panoramico in elicottero sull'area archeologica.

11/09/2010 Bacoli (NA) qualcosa si muove per il museo di Baia e Piscina Mirabile (Il Mattino)

Piscina Mirabiis, un coro di consensi per la proposta di collaborazione degli imprenditori alberghieri. Fuori discussione le prerogative di controllo delle amministrazioni statali, ma la gestione diretta dei privati potrebbe segnare una svolta per fare uscire dal degrado i più importanti monumenti dell'itinerario archeologico dei Campi Flegrei. Mario Pagliari, presidente della sezione Turismo dell'Unione industriali di Napoli, chiede per tre anni la concessione della storica Piscina, oggi chiusa al pubblico per mancanza di custodi. In via sperimentale gli albergatori sono pronti a garantire la manutenzione, i servizi di accoglienza, di ristoro, di promozione turistica. Gradualmente poi, se dal ministero arriverà l'auspicato consenso, sarà possibile allargare la collaborazione agli altri più importanti siti archeologici trascurati per carenze di personale e mancanza di risorse finanziarie. Dalla capitale arrivano segnali d'incoraggiamento per l'aiuto offerto dagli operatori. Nello stesso tempo, però, si lavora attivamente al superamento degli ostacoli che frenano lo sviluppo dei flussi turistici nel Grand tour flegreo. In particolare si cerca di riaprire il museo del Castello aragonese di Baia, che negli ultimi anni aveva riscosso un buon successo di riconoscimenti e di pubblico. E per martedì 2l è fissato un vertice con le rappresentanze sindacali. «Forse l'occasione decisiva per riaprire l'intero percorso», commenta il Soprintendente professor Giovanni Proietti. «Attraverso una serie di spostamenti interni siamo riusciti a rinforzare i turni di vigilanza. I nostri dipendenti sono determinati a compiere ulteriori sacrifici, pur di recuperare la funzionalità del museo flegreo. Contemporaneamente saremo impegnati al recupero dei tanti altri pezzi pregiati del percorso storico flegreo. Ben venga, in questo senso, la collaborazione degli operatori privati e degli albergatori». Un tavolo di concertazione è sollecitato, intanto, dagli amministratori comunali di Bacoli, per garantire la presenza delle istituzioni pubbliche locali nei progetti di sviluppo dei più importanti monumenti dell'area flegrea. E pronti a collaborare con la Soprintendenza si confermano anche i giovani volontari dell'associazione Misenum, che considerano incoraggianti le proposte digestione avanzate dagli industriali napoletani. Per domani mattina è fissato l'appuntamento, alle 10,30 alla Piscina Mirabilis con un gruppo di turisti che, su prenotazione, ha chiesto di poter visitare il monumento. Nelle intenzioni dei volontari che accompagneranno la comitiva, c'è l'idea di stabilizzare l'appuntamento domenicale, accettando altre prenotazioni attraverso il sito web della Soprintendenza Archeologica di Napoli e Pompei.

La roccaforte
Delle 52 sale del Castello di Baia solo una sezione è visitabile a meno di due anni d completamento dei lavori di adeguamento della struttura. Per centinaia di visitatori che erano stati in diverse occasioni stimolati a visitare lo splendido maniero flegreo una beffa ripetuta in più occasioni durante le iniziative a livello regionale per la promozione turistica della Campania.
Le Terme
Le terme di Baia sono uno dei monumenti che nel corso degli anni hanno ospitato eventi teatrali e musicali, dunque tra i più sfruttati, ma non certamente al meglio e secondo le potenzialità del sito, con le sue suggestioni tra storia e paesaggio. Da anni le associazioni culturali e gli operatori turistici lamentano una programmazione complessiva per tutto l'anno.
Il Serapeo
Il Macellum o tempio di Serapide nel centro di Pozzuoli è uno dei monumenti più famosi dei Campi Flegrei perché rappresenta il termometro del bradisismo, ovvero della terra che sale e scende. Ma non è visitabile e anche gli impianti di drenaggio dell'acqua sono da tempo malfunzionanti, al punto che le colonne rischiano la rovina.

La Piscina Mirabiils - di cui oggi si torna a parlare per la discesa in campo dei privati contro il degrado – è un maestoso punto di raccolta dell'acquedotto del Senno, l'antica Aqua Augusta romana, e fu costruita sotto l'Impero di Augusto (I secolo d.C.) per rifornire d'acqua la flotta imperiale romana, la Classis Praetoria Misenensis. L'ambiente, scavato nel tufo, è lungo settanta metri per venticinque, ed è alto ben quindici metri, con un volume d'acqua di dodicimila metri cubi. E forse la più grande cisterna romana mai scoperta, insieme alla favolosa e ancor pi grande Cisterna Basilica di Istanbul, la Yerebatan Saray, che però fu costruita molto dopo, nel VI secolo d.C., sotto l'imperatore Giustiniano. La volta a botte è in più parti incrinata, il che consente a spettacolari lame di luce di fendere l'oscurità dell'ambiente, totalmente interrato sin dalla sua costruzione. La sala consta di quarantotto pilastri cruciformi disposti su quattro file. Vi si poteva accedere grazie a due scalinate impostate su archi disposte agli angoli, delle quali oggi solo una è praticabile. Al centro, lungo la navata corta, era la «piscina umana», una vasca di decantazione e scarico profonda poco più di un metro, che serviva per la manutenzione durante il periodico svuotamento e pulizia della cisterna. Le pareti e i pilastri, in opera reticolata e ricorsi in laterizio impermeabilizzati con malta idraulica, mostrano ancora lo spesso strato di calcare sedimentato dalle acque. Alla base dei pilastri e delle pareti è ben visibile il cordolo creato per smussare gli angoli e prevenire infiltrazioni nella malta idraulica. Vicino all'ingresso è ancora visibile il condotto di immissione delle acque, mentre l'assenza di scarichi nella muratura ha fatto ritenere che le acque fossero estratte dall'alto con gigantesche macchine idrauliche per poter rifornire le navi, circa una decina di metri pi in basso. Dal punto di vista strutturale la Piscina Mirabilis presenta analogie con la Piscina Cardito che è a Pozzuoli, presso l'Anfiteatro, che è leggermente più piccola e di gran lunga peggio conservata, ma che condivide con la Piscina Mirabilis la stessa tipologia costruttiva - la volta a botte sorretta da pilastri - tipica delle grandi opere di età augustea. Ma la Piscina Mirabilis è molto altro che puri dati tecnici: la sua conservazione, sostanzialmente intatta nei profili architettonici; la suggestione provocata dal fatto che, in effetti, piuttosto che arrivarci quasi ci si immerga in essa; la sconcertante e maestosa semplicità di un ambiente privo di ornamento, ma in cui a ogni passo muta il gioco di prospettive dei pilastri e delle volte, hanno colpito per secoli l'immaginazione dei visitatori. Sin dai rilievi rinascimentali di Giuliano da Sangallo, la Piscina Mirabilis è apparsa un edificio che trascendeva la sua destinazione funzionale per parlare in modo diretto della grandiosità delle realizzazioni architettoniche dei Romani, ed è facile immaginare la suggestione di questo ambiente non solo sul Piranesi interessato alle antichità romane, ma anche e soprattutto sul Piranesi del delirio visuale e preromantico delle Carceri. La bellezza della Piscina Mirabilis è tutta in questo richiamo: in un contesto come i Campi Flegrei, un tempo meraviglioso e ancor oggi intensamente punteggiato da rovine grandiose, questa struttura è tra esse la pi maestosa e misteriosa, a prescindere dal suo uso funzionale. Abbiamo prima rievocato la Basilica Cisterna di Istanbul, la meravigliosa Yerebatan Saray. Qui, al contrario che nella Piscina Mirabilis, dominerebbe il buio più assoluto se non vi fosse un meraviglioso impianto di illuminazione che rende questo ambiente come immateniale, come poggiato sul nulla, come raddoppiato illusoriamente dal suo pavimento d'acqua, nonostante le gigantesche teste di Medusa e le magnifiche colonne con capitelli di vari ordini architettonici ci dicano della sua maestosità. E’ facile immaginare quale sarebbe l'apporto di una illuminazione notturna nella Piscina Mirabilis, chiaramente nel rispetto di ogni millimetro della struttura antica. Nello stato di decomposizione delle strutture della tutela in Italia e ancor più in Campania, ben venga la concessione a privati di importanti aree anche archeologiche. Ma tutto ciò, speriamo, dovrebbe non solo significare investimenti per la fruizione, ma anche per la tutela - e soprattutto per la manutenzione - dei nostri monumenti.

24/08/2010 Ercolano (NA) resta la Cenerentola (Repubblica)

Ercolano, l´eterna seconda, condannata a vivere all´ombra del Vesuvio e di Pompei. Servizi insufficienti, turisti non soddisfatti, scavi trascurati. E ben un quarto delle case (su un totale di circa 50) ancora chiuse. Degrado, ma non solo. «Colpa soprattutto della mancanza di personale», denunciano i dipendenti. Il loro quartier generale, non lontano dal ponte d´ingresso allo scavo, comprende due stanzette anni ‘70 con crepe sui muri, in attesa di restauro. «Siamo sovraccarichi di lavoro. A volte vigiliamo in otto, su un´area di 4,5 ettari, quando dovremmo operare almeno in sedici. Ma molti colleghi sono in ferie. Nessun rimpiazzo, nemmeno provvisorio. Dove sono i finanziamenti investiti dalla Sovrintendenza per il rilancio archeologico dei nostri siti? E i 3 milioni e mezzo stanziati a giugno dall´ex commissario Marcello Fiori per la ristrutturazione dell´area dell´antica spiaggia?». L´età media del personale è intorno ai cinquanta anni. «Non abbiamo mai assistito a un vero ricambio generazionale lavorativo. Le assunzioni sono centellinate negli anni», commentano i dipendenti.
Ercolano sembra non decollare. Strano però, perchè i numeri confermerebbero un trend opposto. Secondo Rosa Cerchia, responsabile della nuova biglietteria che da due anni ha rimpiazzato il vecchio ingresso di epoca fascista, «dopo la debacle di due anni fa, dovuta all´emergenza rifiuti, ci sono dei risultati positivi. Quest´anno abbiamo superato il numero di visite del 2009, strappando 800 biglietti al giorno, con picchi di 1400». Ma le carenze sono tante. «Se Pompei, con i suoi 3 milioni d´ingressi l´anno, gode comprensibilmente di più finanziamenti e prestigio d´immagine - aggiunge la Cerchia mentre spiega ad una visitatrice straniera che le poche guide tradotte in inglese sono già finite, e sono appena le undici -, è anche doveroso che Ercolano non sia lasciata in disparte, tralasciata dalle istituzioni, quindi anche dai turisti, che sono, per lo più, del tipo "mordi e fuggi"».
Altro problema di sempre. La città non ha strutture idonee per contenere massicci arrivi turistici. Persino il Museo archeologico virtuale a via IV novembre sembra troppo lontano dal nuovo parcheggio comunale (circa 100 posti), che dirotta auto e bus, nella zona sud degli scavi, più isolata dal centro, cinta da una tendopoli di chioschi improvvisati.
Molti gli stranieri, soprattutto francesi in questo agosto, come confermano anche dallo stand dell´audioguida. Quasi tutti raggiungono Ercolano in pullman, pochi con la Circumvesuviana, pochissimi (perché non la conoscono) con Campania Arte Card. Per un prezzo di 11 euro, uguale a quello di Pompei, si visita un luogo grande meno della metà. Nell´area bassa degli scavi c´è soltanto una fontanina (non segnalata), e da sei anni si attende una gara per la sistemazione di un´area di ristoro. E la Villa dei papiri e la Casa del Bicentenario restano chiuse. «Mentre le Terme suburbane, riaperte solo pochi giorni fa dopo dieci anni "su progetto", rischiano di richiudere a dicembre», spiega un altro custode. «In pratica ci viene chiesto, per 45 euro netti a turno, di rinunciare al nostro giorno di riposo settimanale, per provvedere alla cura e monitoraggio dei monumenti aperti. Ma il contratto scadrà a fine anno». E il padiglione della barca? Quello è almeno visitabile? Neanche a parlarne. «Sarebbe bastato un lavoro di mezz´ora per rimettere in sicurezza, dopo i crolli recenti, l´area che ricopre l´antico scafo in legno, ma tutti gli operai sono in ferie».

01/08/2010 Luisa Bossa: gli abbagli del Ministro sulle aree archeologiche di Pompei ed Ercolano (Repubblica)

Bisognerebbe far leggere gli articoli pubblicati in questi giorni sulla vicenda dell´Antiquarium di Ercolano al ministro dei Beni culturali Bondi, il quale, secondo me, vive su un altro pianeta. Non perché la sua espressione attonita ricordi talvolta quella di un alieno, ma perché di recente ha avuto l´audacia di dire che nelle aree archeologiche del napoletano, in particolare a Pompei, tutto è risolto. «Fatevi un giro - ha detto - lì tutto è cambiato».
Io credo che il giro dovrebbe farselo Bondi, ma senza annunciare la sua presenza, in incognito, magari in maschera. Solo in questo modo può rendersi conto di come stanno davvero le cose.
A Pompei, come a Ercolano, come nei Campi Flegrei, come nella città di Napoli. E, vorrei dire, come nel resto del Paese, nelle aree archeologiche commissariate e abbandonate al degrado, mal gestite, bloccate da una burocrazia senza senso e spesso senza cuore. Monumenti chiusi, scavi abbandonati, musei sbarrati a causa di mancanza di fondi e di personale.
La situazione di Pompei è stata denunciata decine di volte da sindacati e operatori della cultura: restauri fatti in modo grossolano, cantieri allestiti senza norme di sicurezza e tutela per il patrimonio, un commissariamento che punta più all´immagine che alla sostanza, che prova a buttare fumo negli occhi con i kolossal per coprire la mancanza di una strategia vera di rilancio culturale di Pompei.
Come stanno le cose a Ercolano, con l´Antiquarium, lo ha denunciato "Repubblica", che ha il merito di aver lanciato un dibattito davvero utile. Una struttura costruita 35 anni fa e mai aperta, con 4 mila reperti che sono conservati nel caveau di una banca invece di essere mostrati a 300 mila visitatori che ogni anno arrivano a Ercolano per ammirare i suggestivi scavi, dove alcuni settori sono addirittura chiusi, come le "terme" e il "teatro antico". E poi tanti soldi spesi altrove, e spesi male. Non mitiga l´amarezza l´annuncio dell´ennesimo finanziamento di 3 milioni. Soldi arrivati tardivamente, quando un´altra estate, ormai, si consuma così.
La scena diventa addirittura peggiore se ci spostiamo verso l´area nord. I Campi Flegrei sono conosciuti in tutto il mondo per uno straordinario patrimonio storico, archeologico, ambientale; una storia antichissima. Fin dalla Roma augustea, questa zona a nord di Napoli, era la meta per i soggiorni di nobili e imperatori, e il suo straordinario scenario naturale ha attivato la suggestione di poeti, narratori, storici, fin dai tempi di Virgilio e Dante. Oggi fa impressione scorrere l´elenco dei siti che sono chiusi al pubblico. Per ricordarlo al ministro ho dovuto elencarli in una interrogazione.
Da Pozzuoli a Bacoli e fino a Cuma, anfiteatri, templi, necropoli risultano negati alle visite. Ad esempio, a Pozzuoli, il Rione Terra, lo Stadio Antonino Pio, le necropoli di San Vito e di via Celle, che soffocano tra sterpi e rifiuti, il tempio di Serapide, che è nell´abbandono, trasformato in una sorta di palude, sommerso per metà da un pantano d´acqua fetida dove si annidano insetti. Ingresso sbarrato anche al museo archeologico di Baia (con le sale del nuovissimo allestimento), al mausoleo di Fescina a Quarto, all´antica cisterna romana delle Cento Camerelle a Bacoli, all´antica Tomba di Agrippina, sempre sulla marina di Bacoli. Altri siti sono aperti sporadicamente, e solo grazie all´opera di volontari. Basti pensare al mausoleo del Fusaro, aperto periodicamente da un´associazione di volontari, e alla Piscina Mirabilis di Bacoli, la più grande cisterna mai costruita dai Romani, che viene addirittura aperta, su richiesta, da una signora dirimpettaia, che ha le chiavi.
Di fronte a una situazione di questo tipo il ministro Bondi si vanta addirittura di aver raggiunto successi e traguardi. Ma dove sono?

28/07/2010 Ercolano (NA). Riapre la spiaggia dell´area archeologica (Repubblica)

Torna accessibile l´antica spiaggia degli scavi di Ercolano e i fornici restaurati dove sono visibili gli scheletri degli abitanti sepolti da lava e cenere. A pochi passi, la Villa dei Papiri, luogo culto dell´archeologia, sarà collegata in un unico programma di visite. Queste le prossime novità annunciate per gli scavi di Ercolano. Più di tre milioni di euro sono stati stanziati per il sito archeologico. Gli interventi completano il secondo piano predisposto dal commissario delegato Marcello Fiori e approvato dal ministero per i Beni culturali, per un totale di 35 milioni di euro. A fine luglio sono previste le gare, entro settembre partiranno i lavori.
Grazie a questi fondi saranno restaurati anche tutti i mosaici calpestabili del sito, per un totale di 1300 metri quadrati. Tra le aree selezionate, quelle della Casa dei cervi, le Terme maschili e femminili, di Nettuno e Anfitrite, dello Scheletro, le Terrazze del criptoportico della palestra. Il progetto più suggestivo resta quello previsto per la spiaggia, con un investimento di due milioni e mezzo, che prevede anche il ricongiungimento della visita all´area della Villa dei Papiri, attraverso il tunnel di collegamento dove saranno sistemati schermi e stratigrafie a illustrare gli effetti dell´eruzione che distrusse Ercolano nel 79 dopo Cristo. Il tutto sarà mostrato ai visitatori con il "cantiere evento".

20/07/2010 Campi Flegrei, il turismo non abita più qui  (Tiziana Cozzi su "Repubblica")

Ora tutto quello splendore è perduto. Poco rimane del fasto delle costruzioni romane, qui regna solo il degrado. Da queste parti il turista coraggioso alla ricerca del fascino della storia troverà abbandono e incuria. E, soprattutto, monumenti inaccessibili, perché chiusi al pubblico.
Da Pozzuoli a Bacoli e fino a Cuma, decine sono i siti off-limits. Anfiteatri, templi, necropoli scivolano giorno dopo giorno nell´abbandono. Chiusi il Rione Terra, lo Stadio Antonino Pio, le necropoli di San Vito e di via Celle soffocano tra gli sterpi e i rifiuti. Il tempio di Serapide è diventato una palude, sommerso per metà da un pantano d´acqua fetida dove si annidano insetti. Porte serrate anche al museo archeologico di Baia (le sale del nuovissimo allestimento), il mausoleo di Fescina a Quarto è invaso dai rifiuti, a Bacoli la cisterna Cento Camerelle resta chiusa dopo la frana di quest´inverno, il mausoleo del Fusaro è off-limits anche se viene aperto periodicamente da un´associazione di volontari. Le chiavi della Piscina Mirabilis restano in mano alla signora Giovanna, dirimpettaia addetta all´apertura, su richiesta, della più grande cisterna mai costruita dai Romani. E la lista potrebbe continuare.
A distanza di qualche anno dalla rinascita dei "Campi ardenti" gestita dalla Scabec e voluta fortemente dalla giunta bassoliniana, il tracollo di quei progetti - che allora erano il fiore all´occhiello dei funzionari della Soprintendenza e dei dirigenti regionali - è sotto gli occhi di tutti. Via Campi Flegrei, a due passi dalla fabbrica ex Olivetti. Affacciato su uno splendido panorama sul golfo, si intravede la parte meridionale dello Stadio Antonino Pio. Due anni fa l´inaugurazione, otto milioni di euro di investimento, il recupero dello stadio che aveva ospitato le prime gare olimpiche fece gridare al miracolo gli esperti. Riemergeva dopo duemila anni di vita "sotterranea", praticamente ricoperto da quintali di terra ed erbacce. Ora, in quel capolavoro dell´architettura romana i rovi sono tornati. Ricoprono quasi per intero le mura restaurate, dietro il cancello chiuso il cartello con le indicazioni storiche del monumento giace a terra. Le macchine sfrecciano veloci, a pochi passi la segnalazione della fermata del City Sightseeing che ormai non serve più. Quest´anno il bus turistico ha infatti cancellato il percorso nei Campi Flegrei. «Ogni tanto arriva qualche turista straniero e chiede come si fa a entrare - dicono in un negozio vicino - ma per la verità, sono sempre meno».
Stessa storia per il Museo archeologico nel castello di Baia, uno tra i più grandi repertori artistici in 45 sale dedicate ai Campi Flegrei. Inaugurato l´anno scorso, è stato accessibile per qualche weekend ma resta chiuso per mancanza di custodi. «Domenica mattina volevo visitarlo - dice Sara, 23 anni, studentessa di Archeologia di Teramo, mentre sta per entrare nei sotterranei dell´Anfiteatro Flavio - mi hanno detto che non è aperto al pubblico e ho ripiegato sull´unico piano accessibile. Una vera delusione». Dalla valorizzazione al fallimento, dunque. Se l´anno scorso qui i turisti accorrevano numerosi, oggi sono sempre meno i "coraggiosi" ad addentrarsi in un territorio disseminato di difficoltà. Una situazione complessa su cui la Soprintendenza pensa di intervenire, appellandosi alla Regione. «Abbiamo chiesto un appuntamento per discutere di una questione che si aggrava ogni giorno di più - spiega Gregorio Angelini, direttore regionale per i Beni culturali - c´è la volontà di risolvere la questione ma sappiamo che ci sono problemi di bilancio. E se l´incontro non avrà i risultati sperati, pensiamo di intervenire almeno sui casi vicini alla soluzione». I lavori nel museo di Baia e nell´area archeologica di Cuma potrebbero partire già dopo l´estate. Ma anche qui contano i fondi regionali. Intanto i monumenti vivono nell´abbandono. La patina verdastra dell´acqua ricopre per metà le colonne del tempio di Serapide. Un gruppo di turisti di Savona, uno scatto dopo l´altro, increduli si soffermano a guardare la melma, poi chiedono: «È così difficile rimuovere l´acqua? Ecco come si distrugge il turismo».

08/06/2010 Pompei (Na): una gara di idee per renderla multimediale

Sarà possibile presentare progetti per migliorare l'accoglienza, la conoscenza del patrimonio archeologico e la sicurezza, investendo nell'uso delle tecnologie.Una gara di idee per puntare alla rivalutazione globale di Pompei, indetta dall'Associazione per Pompei, neonata associazione che vuole partecipare allo sviluppo del sito archeologico, costituita per iniziativa di Mecenate 90 e di un gruppo di imprenditori. Il concorso è rivolto a ricercatori singoli e imprese, che avranno la possibilità di presentare progetti innovativi di valorizzazione che non prescindano dall'applicazione delle nuove tecnologie e dei supporti multimediali già sperimentati con successo in altre aree di pregio nel resto del mondo.Ledo Prato, segretario dell'Associazione, ha infatti dichiarato che "la gestione dell'area non si è distinta per organizzazione e funzionalità tecnologica, anche se qualche passo avanti è stato fatto". Prato ha però sottolineato i punti deboli, tra cui "carenze nelle operazioni di restauro e nel monitoraggio della conservazione dei ritrovamenti, strutture di accoglienza assai carenti, sito Internet da ridisegnare, infrastruttura poco sicure, assenza di segnaletica e di ausili alla fruizione". Pompei presenta infatti immensi problemi per la gestione dei visitatori, nonostante siano stati fatti numerosi piani di intervento, fino all'introduzione di norme poco chiare e iniziative in corso d'opera, come la decisione del ministro di commissariare il sito, affidato ad un dirigente della Protezione Civile, e l'annuncio di una Fondazione con la partecipazione di capitale privato; tutte iniziative che però non hanno ancora individuato una formula risolutiva.Grazia Bottiglieri Rizzo, presidente dell'Associazione, ha sottolineato come "l'Associazione sollecita progetti che migliorino l'accoglienza, la conoscenza del patrimonio archeologico e la sicurezza, investendo nell'uso delle tecnologie". La selezione dei progetti presentati sarà affidata ad una giuria di esperti in campo economico, culturale e tecnologico, e i progetti vincenti saranno quelli che individueranno il mix migliore tra creatività e tecnologie: dieci progetti, che saranno premiati a novembre durante un workshop cui parteciperanno i rappresentanti delle amministrazioni e imprenditori che esamineranno l'effettiva realizzabilità dei progetti. Come ha affermato l'economista Massimo Lo Cicero, membro del comitato scientifico dell'Associazione, "coniugare la custodia dei beni culturali con l'uso delle tecnologie sembrerebbe problematico, ma le tecnologie ci aiutano a conservare le vestigia storiche e anche ad elaborare e trasferire le informazioni rappresentandole come se fossero presenti".Un assaggio delle possibilità fornite dai progressi tecnologici si ha già nel cantieri dei Casti Amanti, dotato di un sistema di passerelle per assistere dal vivo agli scavi in corso, dove è stato installato un ologramma che ritrae in modo virtuale decorazioni, arredo, oggetti e personaggi che usavano frequentare quel luogo

05/06/2010 Pompei (Na): in procura le foto degli scempi (Corriere del Mezzogiorno)

Fori nelle antiche mura per far passare cavi e tubi, fosse biologiche, prefabbricati incastrati nella palestra che fu dei gladiatori, colate di cemento sul pavimento del Peristilio: le foto inviate in un dossier alla Procura dall'Osservatorio patrimonio culturale, sono un pugno nello stomaco per chiunque ami la nostra storia e Pompei. I lavori riguardano il cosiddetto restauro del Teatro grande che in realtà è stato rifatto, ex novo, in tufo.

Fosse biologiche per i bagni, scavate a pochi metri dalle mura innalzate oltre duemila anni fa. Massetti e colate di cemento tra le colonne delle antiche dimore. Prefabbricati incastrati nei locali che furono la palestra dei gladiatori. Il Peristilio del quadriportico invaso da trapani elettrici, martelli pneumatici e levigatrici. Colonnati corinzi e archi in reticolato romano che diventano appendi panni per giacche e giubbotti, magari con qualche chiodo inserito all'occorrenza dagli operai. Nessuno controlla, nessuno sa, nessuno vede. Eppure è lo scempio di Pompei, degli Scavi archeologici. Unici al mondo. Guardare le foto e ricevere un pugno nello stomaco della propria sensibilità, è un tutt'uno. Le opere vengono definite ufficialmente come il restauro del teatro antico. O meglio «Restauro e sistemazione per spettacoli del complesso dei teatri in Pompei scavi». Più che una sistemazione, però, è un rifacimento ex novo. Le gradinate, che esistevano solo in parte, sono state integrate con pietre di tufo giallo. Sostituiti i supporti di ferro sui quali venivano poste assi di legno rimovibili per far sedere gli spettatori. «Il teatro antico non è più il teatro antico, è una nuova struttura - spiegano all'Osservatorio del patrimonio culturale - che lascia più che perplessi. E intorno l'invadenza di questi lavori selvaggi lascia sgomenti». Dieci giorni fa l'Osservatorio ha scritto al ministro dei Beni culturali Sandro Bondi. Ora quelle foto choc fanno parte di un corposo dossier inviato alla Procura della Repubblica. L'inchiesta, spiegano, dovrebbe scattare immediatamente perché su quello che è stato fatto non ci sono dubbi. E i magistrati dovranno capire chi ha autorizzato quei lavori e chi doveva soprintenderli. Questo, infatti, è un giallo. Il commissario straordinario di Pompei, Marcello Fiori, ha spiegato: «Quello è un progetto redatto dal precedente soprintendente Pietro Giovanni Guzzo e approvato dal ministero generale per l'Archeologia, dal segretario generale, dal capo gabinetto del ministero, dal capo gabinetto della Regione Campania. Nel teatro così restaurato suonerà il 10 giugno il maestro Riccardo Muti». Come dire: non chiedete a me. Va bene, ma allora? Chi deve controllare quali ditte entrano e mettono le mani in uno dei tesori dell'umanità. Secondo i sindacati le gare per l'aggiudicazione dei lavori hanno subito ribassi fino al 40 per cento. «L'evidenza della gravità degli interventi - ha scritto al ministro Bondi l'Osservatorio del patrimonio culturale - è facilmente e banalmente dimostrabile attraverso una rapida ricognizione dell'attuale consistenza del teatro, in particolare della cavea, che, rispetto ad una qualsiasi foto o disegno di diversi momenti della vita degli scavi, risulta completamente costruita ex novo con mattoni in tufo di moderna fattura. L'intervento sul teatro è un vero e proprio inconcepibile scempio compiuto all'interno del monumento archeologico tra i più significativi dell'umanità». E non si chiede solo ai magistrati di intervenire, ma al mondo intero di condannare lo scempio di Pompei. Per gli archeologi, infatti, gli interventi compiuti sono in evidente contrasto con i principi internazionali sulla conservazione del patrimonio storico artistico e con le norme che regolano e tutelano il patrimonio archeologico italiano e mondiale. Gli esperti del pianeta si mobilitano, su internet nascono gruppi che protestano con corpose petizioni. L'ultimo è «Stop killing Pompei ruins», su Facebook che lievita ogni giorno di adesioni. E di sdegno.

05/06/2010 Capri (Na): scoperti reperti nella villa di un imprenditore (Corriere del Mezzogiorno)

Busti marmorei, parti di colonne, utensili e parti di altorilievi e mosaici. Ben 54 reperti archeologici, ritenuti di valore, sono stati scoperti dai carabinieri della stazione di Capri nella villa di un imprenditore isolano incensurato, M. L.. I militari hanno denunciato per detenzione illecita di reperti archeologici e dì beni di interesse storico-artistico l'imprenditore. Nel corso di attività di indagine, i militari hanno effettuato il controllo nella villa in via Marina piccola, scoprendo il «museo». I cinquantaquattro reperti, sono stati fatti visionare al funzionario responsabile della locale sezione della Soprintendenza dei Beni archeologici di Napoli e Pompei. Una statua, alcuni capitelli, dei bassorilievi, dei rilievi. Presto saranno svolti ulteriori accertamenti sui reperti, busti marmorei, parti di colonne, utensili e parti di altorilievi e mosaici. Non è la prima volta che nelle residenze isolane vengono ritrovati reperti anche di grande valore. Già in passato proprio a Capri, dopo alcune soffiate, sono stati effettuati controlli in alcune dimore dove sono stati ritrovati a volte autentici tesori dell'arte e dell'antichità.

16/04/2010 Pompei (Na): una fondazione per gli scavi (Stella Cervasio su Repubblica)

Pompei verso una Fondazione. La formula pubblico-privato per l´area archeologica più importante del Mediterraneo, nello stesso mix del Museo Egizio di Torino, il solo realizzato da dieci anni, da quando cioè esiste la normativa che vuole rivoluzionare la gestione dei beni culturali. È l´annuncio del ministro Bondi, che ieri con il neogovernatore campano Stefano Caldoro ha usato Pompei come trampolino di lancio per la dodicesima Settimana della Cultura (450 musei a ingresso gratuito dal 16 al 25 aprile). Nel giorno del pensionamento della soprintendente archeologa di Napoli e Pompei Maria Rosaria Salvatore, il commissario delegato per l´area di Pompei Marcello Fiori ha presentato insieme alla Casa di Polibio e quella dei Casti Amanti, visitabili per la prima volta, i dati della sua gestione.
«Abbiamo incrementato i visitatori del 15 per cento e gli incassi del 20 - ha detto - Per la tutela del patrimonio e la sua messa in sicurezza sono stati spesi 40 dei 79 milioni di euro stanziati in due anni. Ci sono ancora tre importanti restauri da fare e trenta progetti con i 39 milioni di euro rimasti». Un bilancio lusinghiero per Bondi, che è valso a Fiori una proroga in diretta fino al 2011 della sua nomina in scadenza a giugno. Diciotto mesi fa il ministro spedì l´uomo di Bertolaso a Pompei dopo una campagna di stampa che vedeva cani randagi e degrado dappertutto. Oggi i cani che vengono abbandonati nei prati di Pompei hanno un collarino e un nome da antico romano, ma, tanto per dirne una, la segnaletica insufficiente fa ancora perdere la strada a molti visitatori.
Intanto la soprintendente va via e la parte della tutela, da sempre affidata dallo Stato a uno studioso, resta scoperta. Si fa il nome del segretario generale del ministero Giuseppe Proietti, che svolge già da esterno l´oneroso ruolo di soprintendente di Roma. «Sarebbe un´ottima nomina, è un grande archeologo», commenta il ministro. E aggiunge: «Potrebbe reggere Pompei ad interim». Sull´operato del commissario l´opinione dei sindacati diverge: se al segretario nazionale dell´Ugl Renato Petra è sembrato tutto ben fatto («finalmente i fondi di Pompei non sono andati perduti»), per Gianfranco Cerasoli della Uil «il commissario farebbe meglio a rendere pubblico il metodo di affidamento degli appalti». Il tempo di completare il suo piano biennale, comunque, e poi Fiori passerà la mano a una fondazione. Il modello? Il Museo Egizio di Torino. «Ci sono le condizioni - dice ancora Bondi - per studiare forme di gestione che rendano possibile la collaborazione con la Regione Campania, i privati, gli enti locali e le banche». Dalla platea Salvatore Nastasi, uomo chiave del ministero della Cultura, annuisce alle parole di Mario Resca, direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale: «Pompei è cresciuta del 35 per cento - dice Resca riassumendo i dati di Fiori - e migliora anche l´indotto». Dati che soddisfano il ministro, che afferma essersi rivelata «una scelta giusta» quella di Resca come direttore generale del Mibac. «Giudicateci sulla base di questi risultati - sottolinea Bondi - su una realtà non di parte, che non sia fondata sulle appartenenze politiche». Nella futura fondazione, dunque, Mibac, Regione (Caldoro: «Sono in totale sintonia col ministro»), enti locali e banche. L´organismo che esiste dal 2004, ed è presieduto da Alain Elkann, è rimasto unico nel suo genere. E a parere di molti zoppica. Ma Bondi insiste: «Stiamo sottoponendo la formula a grandi banche internazionali. Pompei ha una risonanza mondiale, non sarà difficile trovare chi voglia associarsi con noi».

15/04/2010 Santa Maria Capua Vetere (Ce): Restaurata la statua del Satiro sarà esposta nel teatro Garibaldi (Repubblica)

RISALE al secondo secolo dopo Cristo ed è stata ritrovata appena due anni fa nel corso di alcuni scavi. Da oggi, alle 18.30, la statua in marmo del Satiro sarà esibita per la prima volta al pubblico nel foyer del teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere. È la riproduzione perfetta dell' omonima opera di Prassitele conservata nei Musei capitolini di Roma. Alta due metri, la scultura sarà il fiore all' occhiello della rassegna "Viaggio di ritorno", in programma fino al 30 maggio nel comune sammaritano. Ideata per valorizzare la storia trimillenaria della città, la manifestazione propone per più di un mese un ricco calendario di appuntamenti per gli amanti dell' arte. A dare inizio a questo tuffo nei fasti dell' antica Capua è proprio la prima esposizione pubblica della statua del Satiro, scoperta nel 2008 dall' archeologa Valeria Sanpaolo durante alcuni lavori in una proprietà privata di piazza Anfiteatro. La scultura è stata per diciotto mesi oggetto di un intervento di restauro a cura della Soprintendenza per i Beni archeologici. Particolarmente interessante per la sua ottima fattura e per la fedeltà con la quale riproduce il Satiro originale, l' opera inaugurerà da oggi una nuova sezione del Museo archeologico della città dedicata all' età imperiale. Dal teatro, infatti, partirà un itinerario evocativo e di approfondimento che culminerà proprio all' interno della sede museale, con l' esposizione di altre sculture e reperti portati alla luce da alcuni scavi in zona negli ultimi anni.

15/04/2010 Pompei (Na): la valorizzazione dei beni culturali  (Repubblica)

Pompei, dichiarata nel 1997 dall' Unesco Patrimonio mondiale dell' umanità per il suo valore di testimonianza della vita quotidiana e urbana nella civiltà romana, è una risorsa primaria da tutelare e valorizzare con l' impegno continuo di tutte le istituzioni, dalla Comunità europea al governo nazionale, dalla Regione Campania al Comune che include nel proprio territorio il sito, per realizzare un' auspicabile rete di obiettivi e una proficua sinergia di risorse con la Sovrintendenza archeologica di Napoli e Pompei e il Commissariato straordinario agli Scavi. Negli ultimi anni si sono registrati alcuni passaggi che lasciano intravedere l' intensa stagione di ricerca di nuovi orizzonti, avviata e sostenuta dalle istituzioni politiche territoriali, Regione Campania e Comune di Pompei. È il caso del progetto "Città di Pompei tra archeologia e religiosità", coordinato da Luigi Picone e svolto dal Centro interdipartimentale di ricerca in Urbanistica (Università Federico II), con l' obiettivo di valorizzare l' area archeologica, riqualificare il centro storico della città moderna con gli edifici monumentali e sanare la frattura tra i quartieri di espansione e le aree rurali.

L' intero progetto ruota intorno alla ricostruzione delle trasformazioni e dell' identità della città e alla lettura del territorio e del suo tessuto edilizio. Questo progetto sarà ampiamente esposto e discusso oggi, in occasione della Giornata internazionale dei monumenti e dei siti proclamata dall' Unesco, durante il convegno promosso dalla città di Pompei in sinergia con le università Federico II e Suor Orsola Benincasa "Pompei: la valorizzazione dei beni culturali e la riqualificazione della città" (Palazzo De Fusco, sala consiliare, ore 10,30). Ne parleranno Claudio D' Alessio (sindaco di Pompei), Antonio Varone (direttore degli Scavi), Antonio De Simone (Suor Orsola Benincasa), Luigi Picone, Vito Cappiello e chi scrive (Università Federico II). Inoltre nel 2009 si è tenuto il convegno internazionale "In viaggio a Pompei. Scrittori, artisti e giornalisti raccontano la città 1861-2009", con la partecipazione, tra gli altri relatori, di Cesare de Seta e Alberto Angela. La scelta di partire dall' Unità d' Italiaè sostanzialmente strategica, sia in vista dell' imminente 150° anniversario, sia perché dagli anni Settanta dell' Ottocento accanto al polo archeologico, di cui la letteratura italiana ed europea dal Settecento a oggi continua a nutrirsi, nasce e si sviluppa il polo religioso attorno al santuario, che giornalisti, scrittori, artisti e registi guardano sempre più con interesse. Al flusso del turismo culturale si affianca il flusso dei pellegrini, provenienti prima dal Mezzogiorno d' Italiae poi da ogni parte del mondo, e se talvolta il ruolo del turista e quello del pellegrino restano separati, talaltra si intrecciano. Dal convegno è nato il progetto scientifico del Museo "Pompei e il Grand Tour in Italia", che sarà sistemato nello storico Palazzo De Fusco. Un' équipe di esperti, coordinata da Pietro Graziani (dirigente del ministero dei Beni culturali), è già al lavoro, in attesa che la Regione Campania intervenga con un congruo finanziamento che renda possibile l' allestimento. Il Museo del Grand Tour si articolerà in percorsi reali tra le varie sale per ammirare i materiali espositivi e in percorsi virtuali per navigare attraverso la storia. Nella sala dell' iconografia troveranno spazio le immagini di Pompei archeologica dalla scoperta del 1748 (Desprez, Piranesi, Gigante) e della Pompei religiosa dalla fondazione nel secondo Ottocento a opera di Bartolo Longo. Nella sala della letteratura europea di viaggio sarà possibile leggere i resoconti d' illustri archeologi come sir Austen Henry Layard o le riflessioni di Sigmund Freud sul seppellimento nel 79 d. C. di Pompei, una sparizione che conserva il passato, e la rimozione della psiche, per cui l' esperienza dello psicoanalista è paragonabile a quella dell' archeologo. Molto ricca sarà la sezione della letteratura italiana di viaggio dopo l' Unità, da "Napoli a occhio nudo" (1878) di Renato Fucini alla "Guida generale di Napoli, Pompei, Ercolano, Pesto, Stabia" (1892) di Salvatore Di Giacomo e Luigi Conforti. Dalla fine dell' Ottocento accanto al polo archeologico, che continua a dominare nella letteratura, anche il polo religioso incomincia a conquistare uno spazio. Lo dimostra Matilde Serao, che ambienta le scene iniziali del romanzo psicologico-mondano "Addio, amore" (1890) nel sito archeologico e descrive la devozione alla Madonna di Pompei sia nei ricordi di viaggio "Nel paese di Gesù" (1900), sia nel romanzo breve "Storia di due anime" (1904). Inoltre Eduardo De Filippo in "Napoli milionaria!" (1945) fa dire al protagonista Gennaro Jovine, tornato a casa miracolosamente dopo la seconda grande guerra: «Quanta vote aggio scanzato ' a morte! Ama' , proprio a pelo a pelo... Io aggi' a ì a Pumpei... ». La sezione di Pompei nella letteratura contemporanea è ricca di proposte: da "La bambina di Pompei" (1978) di Primo Levi al recente romanzo "Pompei" (2003) di Robert Harris, che avvicina il fuoco che ha avvolto e distrutto le torri gemelle di New York, segnale del lungo tramonto della civiltà occidentale, al fuoco che distrusse Pompei, segnale del lungo tramonto della civiltà romana. Nella sala del cinema si potranno gustare sia le note versioni schermiche de "Gli ultimi giorni di Pompei", nonché la periodica riemersione dei tipici scenari pompeiani nell' ambito del genere che arriva sino a "Il gladiatore" di Ridley Scott, sia la rievocazione della Pompei moderna (i nuovi giorni, senza peplum e lava) nel cinema del Novecento con il folgorante "Viaggio in Italia" di Roberto Rossellini. Infine nella sala della televisione saranno raccolti i documentari storici su Pompei fino a quelli di Piero e Alberto Angela e di Valerio Manfredi e nella sala dei pellegrini saranno proiettate le mappe dei percorsi, le immagini della devozione popolare e dei papi pellegrini (Giovanni Paolo II e Benedetto XVI). I due progetti "Città Pompei tra archeologia e religiosità" e "Pompei e l' Italia del Grand Tour" sono caratterizzati da un comune denominatore: valorizzare i beni culturali e riqualificare la città che, pur avendo sul territorio volti diversi, è e rimane una sola Pompei.

14/04/2010 Capri (Na): ennesimo disastro in luoghi archeologici (Apcom)

Ennesimo disastro ambientale sull'isola di Capri, tormentata negli ultimi mesi da una lunga serie di episodi incresciosi che hanno minato la sua immagine nota in tutto il mondo. E' di questa mattina la notizia di un sequestro di un'area di circa 2mila metri quadrati in località Gasto, dove è stato rinvenuto un sito adibito a stoccaggio di scarti di materiali edili e di rifiuti pericolosi e speciali. Una vera e propria discarica realizzata dopo aver distrutto e sventrato un castagneto per far posto ad un vero e proprio sbancamento in una zona sottoposta a vincolo ambientale e archeologico. Secondo quanto si è appreso il sito, da tempo, era utilizzato per sistemare in maniera provvisoria scarti di lavorazioni edili destinati a sversatoi idonei.
Già nel settembre dello scorso anno furono rinvenute due discariche abusive nei pressi di due luoghi simbolo dell'isola, Villa Jovis e Villa Fersen. In quell'occasione la Guardia di Finanza sequestrò un'area di circa mille metri quadrati in cui venivano sversati rifiuti speciali e materiali inquinanti, tra cui plastica, cemento, elettrodomestici fuori uso e pneumatici. Il materiale tossico era stato accatastato in un'area sottoposta a vincolo paesaggistico a poche centinaia di metri da Villa Jovis, costruita nel I secolo a.C. e attribuita all'imperatore Tiberio. Accanto, invece, a Villa Fersen, altro sito di interesse storico nonché archeologico, era stata, inoltre, rinvenuta un'altra discarica abusiva dove fu ritrovato addirittura eternit.
Già nell'estate 2001 l'associazione di volontari 'Marevivo' aveva rinvenuto proprio nel mare dell'isola azzurra una serie di rifiuti pericolosi, tra cui un motocarro, alcuni bidoni, pneumatici, buste di plastica, cavi elettrici e cinque scooter.
Ma, purtroppo, le cronache di questi ultimi mesi non hanno risparmiato altri episodi incresciosi per l'isola del Golfo di Napoli. Lo scorso 29 marzo i carabinieri della locale stazione rinvenirono resti umani e rifiuti speciali depositati nella totale mancanza di quanto previsto dalla legge all'interno di una sala mortuaria e in una cappella destinata al culto acattolico del cimitero di Capri. Nei due locali, che furono sequestrati, furono rinvenuti numerosi contenitori di zinco aperti con all'interno resti umani, pezzi di bare, abiti e molto altro materiale proveniente dall'esumazione dei defunti. Furono ritrovati anche rifiuti solidi urbani e attrezzature da lavoro, il tutto stoccato in ambienti ritenuti non idonei a quanto previsto dalle norme igienico-sanitarie.
Sempre a causa di danni all'ambiente lo scorso 25 marzo il tribunale di Napoli ha disposto il sequestro della centrale di produzione elettrica di Capri. Alla Sippic, la società che gestisce l'impianto che eroga l'energia sull'isola, furono contestate violazioni al codice ambientale. Tre le persone indagate nell'ambito dell'indagine condotta dalla Procura partenopea.

11/04/2010 Pozzuoli (Na): Rione Terra quarant’anni dopo ritrova duomo e tempio augusteo (Corriere Mezzogiorno)

Aspettavano questo momento da più di 40 anni. Esattamente dal 2marzo del 1970, giorno in cui gli abitanti del Rione Terra di Pozzuoli, l’antica acropoli della città, furono sgomberati a causa della crisi bradisimica (ma soprattutto per questioni igieniche e di sicurezza). In 5000 furono evacuati; molti nel nuovo rione Toiano, altri in quello che era il manicomio di Miano. Quasi tutti, artigiani e pescatori, non volevano lasciare la vita della vecchia rocca, fatta di povertà ma di cose autentiche, il cui cuore pulsante era il Duomo di San Procolo, già danneggiato da un incendio nel 1964.
Ieri, finalmente, almeno duecento cittadini puteolani, ex abitanti del Rione Terra, sono potuti ritornare a far visita alla cattedrale, di recente restaurata. Una sorta di «anteprima» voluta dalla diocesi e dal comune di Pozzuoli insieme con l’associazione culturale Nemea, prima dell’ufficiale riapertura al culto e ai visitatori prevista probabilmente per l’anno prossimo.
L’occasione era l’anniversario dal giorno dello sgombero, posticipato di qualche settimana per lasciarsi alle spalle l’ultima campagna elettorale. Commossa e appassionata è stata la partecipazione dei cittadini, il cui numero era limitato per ragioni di posti e sicurezza (almeno altre 100 richieste sono state bloccate). Il titolo dell’evento era forte: «Rione terra 1970 - 2010: scoperta, recupero, video, foto, testimonianze». Alla presenza del vescovo di Pozzuoli Gennaro Pascarella, di diversi elementi del corpo ecclesiastico e del sindaco puteolano Pasquale Giacobbe, c’è stato un primo momento di presentazione con una mostra che raccoglie le prime pagine dei giornali locali e nazionali sullo sgombero di 40 anni fa e con alcuni filmati sulla vita del rione prima del bradisismo. Poi la testimonianza di tre persone che hanno vissuto sull’altura che negli ultimi anni ha rivelato nel suo ventre la vecchia città romana con strade e taverne; una signora di mezza età, allora bambina, ha ricordato i pomeriggi passati a ricamare con la madre e le amiche, attendendo la domenica per preparare l’altare su cui avrebbe celebrato il vescovo; un altro signore ha invece fissato il suo ricordo sulla vista al rione già disastrato, andandolo a trovare come si fa con un vecchio parente ammalato. Poi l’attesa visita al duomo, davanti al cui ingresso si resta già a bocca aperta: due cappelle laterali del ’600, rimaste in piedi dopo il crollo della facciata, fanno da «sipario aperto» a un’alta vetrata che dà sulle laterali colonne del tempio di età augustea eretto da Lucio Calpurnio. Dopo l’incendio degli anni ’60, infatti, si scoprì che il duomo abbellito da Cosimo Fanzago custodiva al suo interno quello che era il luogo di culto per Giove, Giunone e Minerva; oggi uno dei templi meglio conservati al mondo, paragonabile per la Soprintendenza alla «Maison carrée» di Nimes, in Francia. Sotto l’ingresso-tempio già cominciano le panche della chiesa, di cui rimane in piedi la parte centrale e l’abside barocco, perfettamente restaurati. Quando si riuscirà a realizzare il restauro del campanile e della canonica, allora la chiesa potrà tornare definitivamente alla città. «Non manca molto — spiega il direttore dei lavori Giovanni Giannini — a patto che ci sia l’ok delle Soprintendenze e soprattutto se verranno sbloccati i 50 milioni di fondi Fas del Governo, i lavori dovrebbero durare un anno». Tre anni e mezzo, invece, ci vorrebbero per completare l’intero restauro del Rione Terra, fatto di palazzi del XVIII secolo. «Li abbiamo messi tutti a norma antisismica - prosegue Giannini - è dal ’92 che lavoriamo qui; non è stato semplice modificare i progetti in seguito ai ritrovamenti archeologici. Qui sorgerà una nuovissima, panoramica e funzionale cittadella del turismo, con strutture di ricezione alberghiera, botteghe commerciale, due musei (diocesano e dell’opera) e quant’altro manca alla zona flegrea. Insomma, un polo che possa fungere da grande attrattore per stranieri e non e che possa competere con mete attualmente più ambite come Capri o Sorrento». I cittadini puteolani ci contano, in attesa della riapertura definitiva dell’amato duomo. Chissà, magari prima della fine dell’anno diocesano dedicato ai 1950 anni dallo sbarco di San Paolo in città, che comincia dal prossimo 30 maggio.

06/04/2010 Pompei (Na): rivive la casa di Polibio donato anche un triclinio. A giorni sarà visitabile la famosa domus di Pompei (Il Mattino)

Difficilmente potrà dimenticare i secondi di silenzio rimandati dal grande schermo al plasma posizionato lungo la parete nord di un triclinio, nella casa di Polibio, chi visiterà la domus affacciata su via dell'Abbondanza e che tra qualche settimana riapre alle visite, come annunciato Marcello Fiori, commissario all'area archeologica di Pompei. Pochi attimi di calma irreale. Eppure, interminabili e assordanti, visto che in loro sta racchiusa tutta la tragedia vissuta da due esseri umani: duemila anni fa, tra le sei e le Otto del mattino di quel 25 agosto del 79 dopo Cristo, in quella stanza persero la vita una giovanetta poco più che sedicenne e il bambino che portava in grembo. Assieme a loro, altri undici individui, tra adulti e bambini, rifugiatisi nelle stanze adiacenti rimasero uccisi dalla furia del Vesuvio. A far scoppiare letteralmente le vene dei fuggiaschi fu il calore infernale che accompagnava la nuvola di gas e ceneri abbattutasi sulla città. La scena è stata ricostruita in realtà virtuale dagli specialisti dell'Altair4 Multimedia che, assieme agli scienziati della Università di Tokio, alcuni anni fa analizzarono la gran mole di dati ricavati dai gruppi di studiosi (archeologi, vulcanologi, antropologi, zooarcheologi, biologi molecolari) che nell'ultimo decennio hanno lavorato su ogni dato di quelli emersi dallo scavo. Per l'elaborazione del video, poi, è stato effettuato il restauro digitale di decine di affreschi, la ricostruzione virtuale di tutta l'abitazione e l'animazione dell'eruzione e del suo impatto sulla casa. Tutto riprodotto fedelmente: dalla muratura ai dipinti, dalla suppellettile che vi si conservava alle statue, alle monete, alle casse per il guardaroba. E agli scheletri. Un gruppo di famiglia, quest'ultimo, costituito complessivamente da tredici individui (tra cui i genitori della giovanetta, rinvenuti con la mano nella mano) alcuni dei quali sicuramente imparentati tra loro, come accettarono le analisi sul Dna antico effettuate dall'equipe di scienziati della Il Università di Napoli coordinato da Antonino Cascino e Marilena Cepollaro. Di tre individui, tra cui forse lo stesso Giulio Polibio, della giovanetta e di un altro maschio adulto, l'antropologo australiano Maciej Hannenbergh a ricostruito le sembianze dallo studio dei teschi. Le loro fattezze saranno rimandate dagli ologrammi mostrati sullo schermo al plasma, assieme alle immagini di alcuni calchi ricavati con la tecnica del «colaggio» di gesso negli spazi lasciati nel terreno dal degrado dei corpi. Tuttavia, il fumato è solo una parte di quanto sarà proposto. E questo perché non solo la casa è stata recuperata in ogni sua struttura: pitture, stucchi, intonaci, affreschi (tra cui quello del larario) e bronzi, ma anche alcuni ambienti, senza pavimento e pericolosi per i turisti, sono stati resi percorribili attraverso passerelle e pedane in grado anche di abbattere le barriere architettoniche. Di più. Alcune stanze della domus saranno arredate così com'erano un attimo prima dell'eruzione. E così, nel triclinio più spazioso di quelli che si trovano a nord della casa saranno riposizionati gli oggetti che vi furono trovati all'atto dello scavo: vasi di vetro, statue e, assieme ai letti in legno e bronzo che lo arredavano, anche i tavoli a tre piedi leonini che servivano da appoggio ai piatti da portata e alle brocche con il vino. Alcuni reperti sono originali; per altri, invece, si tratterà dei loro doni. Accanto, sarà esposto anche il plastico che riproduce la casa nei minini particolari. La domus; scavata tra 1966 e 1978, tra quelle pompeiane è stimata difatti come una delle più belle, per le pitture, e interessanti, per i graffiti. Appartenne a Giulio Polibio, un liberto, candidato edile (assessore) e forse duumviro (sindaco), testimone in contratti e compravendite; tenutario di bordelli e proprietario di panifici. Un'attività tanto importante quest'ultima, che fece dire a un suo elettore «Votatelo perché fa il pane buono».

02/04/2010 Pompei (Na): torna a splendere la Casa della Fontana Piccola (Corriere Adriatico)

Difficilmente potrà dimenticare i secondi di silenzio rimandati dal grande schermo al plasma posizionato lungo la parete nord di un triclinio, nella casa di Polibio, chi visiterà la domus affacciata su via dell'Abbondanza e che tra qualche settimana riapre alle visite, come annunciato Marcello Fiori, commissario all'area archeologica di Pompei. Pochi attimi di calma irreale. Eppure, interminabili e assordanti, visto che in loro sta racchiusa tutta la tragedia vissuta da due esseri umani: duemila anni fa, tra le sei e le Otto del mattino di quel 25 agosto del 79 dopo Cristo, in quella stanza persero la vita una giovanetta poco più che sedicenne e il bambino che portava in grembo. Assieme a loro, altri undici individui, tra adulti e bambini, rifugiatisi nelle stanze adiacenti rimasero uccisi dalla furia del Vesuvio. A far scoppiare letteralmente le vene dei fuggiaschi fu il calore infernale che accompagnava la nuvola di gas e ceneri abbattutasi sulla città. La scena è stata ricostruita in realtà virtuale dagli specialisti dell'Altair4 Multimedia che, assieme agli scienziati della Università di Tokio, alcuni anni fa analizzarono la gran mole di dati ricavati dai gruppi di studiosi (archeologi, vulcanologi, antropologi, zooarcheologi, biologi molecolari) che nell'ultimo decennio hanno lavorato su ogni dato di quelli emersi dallo scavo. Per l'elaborazione del video, poi, è stato effettuato il restauro digitale di decine di affreschi, la ricostruzione virtuale di tutta l'abitazione e l'animazione dell'eruzione e del suo impatto sulla casa. Tutto riprodotto fedelmente: dalla muratura ai dipinti, dalla suppellettile che vi si conservava alle statue, alle monete, alle casse per il guardaroba. E agli scheletri. Un gruppo di famiglia, quest'ultimo, costituito complessivamente da tredici individui (tra cui i genitori della giovanetta, rinvenuti con la mano nella mano) alcuni dei quali sicuramente imparentati tra loro, come accettarono le analisi sul Dna antico effettuate dall'equipe di scienziati della Il Università di Napoli coordinato da Antonino Cascino e Marilena Cepollaro. Di tre individui, tra cui forse lo stesso Giulio Polibio, della giovanetta e di un altro maschio adulto, l'antropologo australiano Maciej Hannenbergh a ricostruito le sembianze dallo studio dei teschi. Le loro fattezze saranno rimandate dagli ologrammi mostrati sullo schermo al plasma, assieme alle immagini di alcuni calchi ricavati con la tecnica del «colaggio» di gesso negli spazi lasciati nel terreno dal degrado dei corpi. Tuttavia, il fumato è solo una parte di quanto sarà proposto. E questo perché non solo la casa è stata recuperata in ogni sua struttura: pitture, stucchi, intonaci, affreschi (tra cui quello del larario) e bronzi, ma anche alcuni ambienti, senza pavimento e pericolosi per i turisti, sono stati resi percorribili attraverso passerelle e pedane in grado anche di abbattere le barriere architettoniche. Di più. Alcune stanze della domus saranno arredate così com'erano un attimo prima dell'eruzione. E così, nel triclinio più spazioso di quelli che si trovano a nord della casa saranno riposizionati gli oggetti che vi furono trovati all'atto dello scavo: vasi di vetro, statue e, assieme ai letti in legno e bronzo che lo arredavano, anche i tavoli a tre piedi leonini che servivano da appoggio ai piatti da portata e alle brocche con il vino. Alcuni reperti sono originali; per altri, invece, si tratterà dei loro doni. Accanto, sarà esposto anche il plastico che riproduce la casa nei minini particolari. La domus; scavata tra 1966 e 1978, tra quelle pompeiane è stimata difatti come una delle più belle, per le pitture, e interessanti, per i graffiti. Appartenne a Giulio Polibio, un liberto, candidato edile (assessore) e forse duumviro (sindaco), testimone in contratti e compravendite; tenutario di bordelli e proprietario di panifici. Un'attività tanto importante quest'ultima, che fece dire a un suo elettore «Votatelo perché fa il pane buono».

02/04/2010 Pompei (Na): torna a splendere la Casa della Fontana Piccola (Corriere Adriatico)

Torna a splendere la Casa della Fontana Piccola di Pompei: dopo circa tre mesi di lavori, si è concluso il restauro del dipinto murale di IV stile, raffigurante una scena di paesaggio marittimo. Il restauro è stato realizzato grazie alla Fondazione CittàItalia d’intesa con la Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei e il Commissario Delegato per l’emergenza nell’Area Archeologica Marcello Fiori. La domus fa parte di una serie di eleganti abitazioni riportate alla luce nel 1827 non lontano dal Foro e prende il nome dalla famosa fontana mosaicata dagli splendidi colori. “In tempi così difficili, solo il contributo e la partecipazione di tutti può consentire di promuovere la bellezza dell’Italia - spiega Ledo Prato, segretario generale della Fondazione CittàItalia - Restituire questa straordinaria opera a Pompei e a tutti coloro che amano l'arte e questo sito unico al mondo, ci riempie di orgoglio”.
Per Fiori “un più moderno modello di gestione dei beni culturali, in particolare a Pompei, non può prescindere da una virtuosa integrazione tra la missione del pubblico e l'intervento dei privati, che siano aziende o associazioni di cittadini, per concorrere insieme alla conservazione e alla valorizzazione di questo straordinario patrimonio dell’umanità”.
Il lavoro di recupero del dipinto è stato affidato al restauratore Francesco Esposito, con la supervisione dell’archeologo della soprintendenza Ernesto De Carolis. Sulla superficie dipinta, le infiltrazioni di umidità provenienti dall’esterno avevano infatti provocato fenomeni di disgregazione progressiva dell’intonaco, la formazione di sali di vario spessore e incrostazioni superficiali sulla pellicola pittorica. Molte le stuccature in cemento, probabilmente realizzate durante un intervento degli anni 60, che alteravano la lettura dell’immagine. Oggi la presentazione del restauro che sarà subito visibile al pubblico.

27/03/2010 Pompei (Na): si restaura il marciapiede più antico del mondo (Il Mattino)

Saranno recuperati e protetti gli ultimi metri di pavimentazione ancora integra di uno tra i più antichi marciapiedi del mondo. La banchina, che è lunga circa quaranta metri e larga poco meno di un metro e mezzo, si trova negli scavi di Pompei, sul lato destro della via dell'Abbondanza, proprio lungo il tratto che dal Foro conduce al quadrivio di Olconio. Realizzato in cocciopesto (una malta impermeabile ottenuta mescolando calce spenta con mattoni e tegole minutamente frantumate) il pavimento ogni giorno viene calpestato da alcune migliaia di turisti e visitatori che percorrono quello che un tempo era il decumano inferiore della città, senza rendersi conto che stanno letteralmente camminando «sulla storia». L'area interessata, che è ancora pi preziosa perché in alcuni settori è arricchita da mosaici a forma di esagono, rischia dunque di scomparire sia per l'azione devastante delle calzature sia per opera dei fenomeni atmosferici. «Il progetto di salvaguardia che tra qualche settimana sarà messo in cantiere - rivela Marcello Fiori, commissario delegato per l'emergenza dell'area archeologica di Napoli e Pompei - tende appunto a tutelare questo documento scientifico e culturale più unico che raro». E questo perché il marciapiede appare di diversa fattura nelle zone interessate. Alle aree che conservano ancora i mosaici si affiancano zone di banchina coperte da cocciopesto decorato con frammenti di marmo bianco, inframmezzati da altri variamente colorati. Ovviamente, una tale tipologia di pavimento, arricchito da tessere di marmo, conferma quanto la via dell'Abbondanza fosse un'asse stradale importantissimo sia per le case private che vi si affacciavano sia per gli edifici pubblici (tra cui le terme Stabiane) che sull'arteria si aprivano. Senza tenere conto delle sedi di corporazioni di arti e mestieri o delle botteghe e delle osterie che offrivano cibo e bevande ai pompeiani e agli stranieri di passaggio. In effetti, si potrebbe mettere in relazione il tipo di abitazione o di bottega che si affacciava sul marciapiede così decorato con l'importanza di chi abitava o aveva negozio di fronte al quel tratto di banchina. Insomma, chi, nel I secolo dopo Cristo, a Pompei occupava posizioni di prestigio in ambito politico o sociale certamente poteva avere tutto l'interesse a dimostrarlo, anche con un marciapiede impreziosito da mosaici. «Dal canto nostro - sottolinea Fiori - transenneremo quel tratto del marciapiede affinché nessuno calpesti e danneggi per sempre una delle importanti testimonianze di questa città».

26/03/2010 Poggiomarino. Nuovo appello alla Soprintendenza del Gruppo Archeologico Terramare 3000. Fogne al posto degli Scavi.

Questo il testo dell'appello:

<<Alla Soprintendente Archeologa di Napoli e Pompei, Prof.ssa M. Rosaria Salvatore
N
el solco consolidato della collaborazione fra la Soprintendenza Archeologica da lei guidata e il Gruppo Archeologico “Terramare 3000”, sentiamo il dovere di informarla che stiamo portando avanti una serie di incontri con il Commissario Jucci e con l’on. Vaccaro (autore di un’interrogazione parlamentare in proposito) per la salvaguardia della Villa romana scoperta durante la realizzazione del collettore fognario in via Fontanelle, a Poggiomarino.
Gli incontri tecnici avvenuti in data 15/3/10 e in data 23/3/10, saranno seguiti da un altro nel corso della prossima settimana a cui sarà invitata l’Amministrazione Comunale di Poggiomarino. Naturalmente tali incontri sono tesi alla ricerca di una soluzione che veda soddisfatti tutti gli interessi in campo, quello del disinquinamento e quello della tutela delle preesistenze archeologiche, da interpretare correttamente non come contrapposti o conflittuali, ma come sfaccettature diverse di un territorio ricco di risorse e di problematicità. Situazione questa, del resto, ben compresa dal Governo stesso, che saggiamente affidava alla struttura commissariale non solo le questioni legate al disinquinamento del bacino idrografico del fiume Sarno, ma il “superamento dell’emergenza socio-economico-ambientale “ del territorio in questione, interpretando in maniera non meccanicistica ed esclusivamente emergenziale le questioni, ma mirando alla risoluzione delle cause profonde che hanno prodotto la situazione estremamente problematica, che si intende affrontare in maniera diversa da come era stata affrontata, peraltro senza successo, in passato.
Stante così la situazione rivolgiamo alla S.V.un invito alla riflessione e alla prudenza sulla questione, che del resto appare azzardato affrontare in maniera risolutiva in questo momento.
Per correttezza dobbiamo comunicarle che in questa delicata fase se ravvisassimo la messa in atto da parte di chicchessia di azioni tese alla prevaricazione di un interesse sull’altro, non ci sottrarremmo alla necessità di segnalare i comportamenti inadeguati alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, oltre che al Ministero stesso, al Consiglio Superiore dei Beni Culturali e alla Presidenza della Repubblica, onde capire se sul nostro territorio sia da considerarsi sospesa la tutela dei beni culturali, così prescritto dal dettato costituzionale per l’intero territorio nazionale.>>

24/03/2010 Portici (Na): inaugurato e poi richiuso il Museum Hercolanense, mancano i fondi  (Il Mattino)

Può succedere, se il museo in questione si chiama Museum Hercolanense, il cui recupero è costato tre milioni (fondi Pon), inaugurato un anno fa e poi subito richiuso perché non c'è nessun ente che può permettersi economicamente di gestirlo. Siamo a Portici, nelle splendide stanze della Reggia, un edificio storico colpevolmente abbandonato per anni dalla Provincia e che solo da un po' di tempo è stato riportato al suo antico splendore. Tra stucchi, affreschi e saloni, che solo i Borbone potevano concepire, c'è, dunque, questo museo voluto da re Carlo III come testimonianza degli splendidi reperti provenienti da Ercolano e da Pompei. Dopo il recupero, durato tre anni, dal luglio dello scorso anno, nelle sedici stanze della Regina, sono state sistemate testimonianze autentiche del passato e altre che sono soltanto fedeli riproduzioni (gli originali sono conservati dal 1827 nel Museo archeologico di Napoli) ma che vale, comunque, la pena di visitare perché danno una serie di preziose informazioni sul rispetto dell'ambiente e sul culto per la bellezza. Qualche giorno fa il Museo Hercolanense ha potuto aprire grazie alla sfida lanciata dal gruppo Lions Club Miglio d'Oro di Portici, che vuole provare a credere nella possibilità di aprire al pubblico (in maniera permanente e non più solo occasionale) uno scrigno come questo, e alla disponibilità e professionalità dei docenti e dei tecnici della soprintendenza ai Beni artistici e architettonici. Per due giorni è sembrato tutto vero, tutto possibile: decine e decine di visitatori hanno così scoperto che a pochi passi da Napoli c'è un museo dove è possibile imbattersi in una splendida statua della dea Flora, in una mirabile riproduzione della scultura bronzea del celebre Cavallo Mazzocchi, in affascinanti dipinti e affreschi dell'epoca del Miglio d'Oro. Tutti sono rimasti a bocca aperta di fronte a quelle meraviglie e tutti hanno lasciato quelle sale con un pizzico di amarezza, perché dalle 13 di domenica scorsa questi tesori sono stati richiusi e ancora una volta incredibilmente negati. Il motivo? «Manca un piano di gestione; in soldoni mantenerlo aperto significa spendere 700mila euro l'anno. Mancano custodi che possano assicurare l'apertura e la chiusura della struttura - dice l’archeologa della sovrintendenza Laura Masturzo - Le poche volte che, dall'inaugurazione, il museo è stato aperto al pubblico è stato, infatti, chiamato un custode da Napoli. Tutto il resto lo svolgiamo grazie alla nostra azione di volontariato». Purtroppo, come spesso accade in questi casi, c'è un balletto di competenze tra la Provincia, che è proprietaria della Reggia, e la sovrintendenza che è proprietaria del museo. Benché, tutto ciò che accade e, nel corso degli anni, è accaduto alla Reggia di Portici può sembrare assurdo. Basti pensare che in queste stanze dal 1920 c'è la facoltà di Agraria (ben visibili alcuni notevoli scempi lasciati da frotte di studenti sulle antiche mura) e sempre in queste stanze alloggiano ancora famiglie di inquilini che, nonostante il recente recupero della facciata della Reggia, continuano a stendere mutande e calzini come in un normale condominio. L'iniziativa dei Lions di Portici intanto è servita anche a finanziare la presenza di due giovani restauratori (e quindi del Museum Hercolanense) al Salone del Restauro di Ferrara. Magari l’esperienza servirà a invogliare qualche ricco finanziatore del Nord a «investire» nella gestione del museo di re Carlo III.

18/03/2010 Pompei (Na): per restare nell’Unesco gli Scavi hanno bisogno di un piano di gestione (Il Mattino)

Per restare nell’Unesco gli Scavi hanno bisogno di un piano di gestione, una spiecie di piano regolatore «senza il quale si è fuori dalla lista» dei beni patrimonio dell’umanità. Il commissario dell’area archeologica di Pompei, Ercolano e Oplonti Marcello Fiori, è così corso ai ripari sottoscrivendo una convenzione con il presidente della Tess-Costa del Vesuvio Leopoldo Spedaliere, per l'elaborazione del progetto. Entro giugno, le città sepolte di Pompei, Ercolano e Oplonti avranno il documento certificato in cui viene descritto in che modo l'eccezionale valore dei siti sarà tutelato. La firma della convenzione, avvenuta ieri mattina negli uffici pompeiani della soprintendenza tra il commissario delegato per l'emergenza dell'area archeologica di Napoli e Pompei e la Tess rappresenta il primo passo verso l'elaborazione del piano che dovrà recepire, come già indicato nel Codice dei beni culturali, le indicazioni dell'Unesco. «La grande novità è che finalmente il territorio vesuviano ruoterà intorno alle potenzialità di Pompei e delle aree archeologiche - sottolinea il commissario Marcello Fiori - dalla segnaletica ai trasporti, dai servizi per il turista all'agricoltura sostenibile, tutto rientrerà in un sistema virtuoso che gli attori sul territorio saranno chiamati ad applicare per rispondere a dei parametri, giustamente, ritenuti indispensabili. Una richiesta quella dell'Unesco per la quale si stava lavorando da tempo - spiega il commissario - ma per la quale occorreva una concretizzazione che la convenzione con la Tess ci consente di ottenere». Già nel giungo 2007 l'ex soprintendenza archeologica speciale di Pompei aveva sottoscritto un protocollo d'intesa con i comuni di Pompei, Ercolano, Torre Annunziata e la Tess, designando quest'ultima come soggetto responsabile di un primo piano di gestione, poi approvato nel luglio 2009. «Con l'intesa sottoscritta oggi implementiamo il lavoro del piano di gestione del sito Unesco - ha detto il presidente della Tess Leopoldo Spedaliere - e questo, naturalmente, ci gratifica molto perché si tratta di un'iniziativa di sistema sull'area che evolve ulteriormente le attività della nostra agenzia. Con la firma della convenzione è come se si chiudesse un ragionamento anche dal punto di vista infrastrutturale. Faremo in modo, infatti, che gli Scavi guardino alle città e che le città guardino agli Scavi in un'ottica integrata ed in un modello di governance che tenga conto anche delle innovazioni che si stanno apportando». Obiettivo primario del Piano di gestione è quello di assicurare un'efficace protezione del bene, per garantirne la trasmissione alle future generazioni. Per questo motivo lo strumento deve tener conto delle differenze tipologiche, delle caratteristiche e delle necessità del sito, nonché del contesto culturale e naturale in cui si colloca. Può inoltre recepire i sistemi di pianificazione già esistenti e altre modalità tradizionali di organizzazione e gestione del territorio.

06/03/2010 Pompei (Na): scavi incustoditi ed accessibili per due ore (Il Mattino)

Avrebbero potuto fare di tutto, magari staccare un mosaico e portarselo a casa. Di certo sono saliti su pezzi di colonne e capitelli per farsi immortalare come antiche statue. Il monumento archeologico più conosciuto al mondo per due ore in balia dei turisti. Tutto perché qualcuno ha «dimenticato» di chiudere i cancelli mentre era in corso - fino alle 10,30- un'assemblea indetta dalla Cisl, Uil, e Rdb. Mentre gli addetti alla sorveglianza erano impegnati nell' auditorium a discutere del loro futuro lavorativo e a contestare gli ordini di servizio emessi dalla soprintendente Maria Rosaria Salvatore e il commissariamento, poco lontano, tra le antiche vestigia i visitatori circolavano all'interno delle prestigiose domus prive di custodia. I cancelli, dunque, sono stati aperti alle 8,30, nonostante non fosse stata garantita la sorveglianza necessaria alla tutela del sito e dei visitatori, e la biglietteria - gestita da privati - ha regolarmente lavorato. Se dalla soprintendenza fanno sapere che «laddove non arriva l'occhio umano si accendono i cento occhi elettronici a difesa dei tesori della città sepolta», è pur vero che gruppi di turisti si sono avventurati in zone incustodite, spingendosi anche in luoghi indicati da cartelli come pericolanti. «Ai gruppi accompagnati - ha precisato una guida turistica autorizzata dalla Regione - è stato chiesto di fare attenzione a non danneggiare gli affreschi. Per loro abbiamo garantito noi. I turisti che hanno scelto di visitare gli Scavi autonomamente, invece, potevano benissimo accedere in luoghi proibiti». Secondo i vigilantes il personale che, ieri mattina, dalle otto e trenta alle dieci è stato impegnato nel servizio di controllo era di circa trenta unità. Il numero minimo indispensabile per garantire la sicurezza a sito archeologico aperto. «Molte case - dichiarano invece le guide - erano incustodite. Ripetiamo siamo stati noi a fungere da custodi». Una delle aree più scoperte è risultata essere quella alle spalle del ristorante degli scavi. Un gruppo di turisti padroni per due ore dell'area archeologica, di cui facèvano parte anche dei bambini, si sono spinti oltre i limiti del perimetro consentito al pubblico perché attirati dal meraviglioso panorama che affacciava sulle isole di Capri e Ischia. «Bellissima questa parte degli Scavi - ha detto uno studente universitario romano - è la terza volta che visito la città sepolta ma mai mi ero spinto fino a questo punto». Così come sono diventate inviolabili le colonne del Foro. Turiste giapponesi hanno osato oltre il dovuto arrampicandosi, appunto, sulle colonne romane per provare il brivido di farsi immortalare su di un monumento importante della città distrutta duemila anni fa dalla furia del Vesuvio. Gli Scavi incustoditi, oltre a rappresentare un pericolo per i visitatori che, in assenza di personale atto a far rispettare le regole, hanno avuto libero accesso alle zone proibite, hanno messo a repentaglio gli affreschi e i mosaici delle antiche dimore pompeiane. Le telecamere della soprintendenza archeologica, comunque, non hanno segnalato pericoli per i turisti e per il monumento. C'è da dire, però, che non tutti i quarantaquattro ettari riportati alla luce sono interessati dal sistema di videosorveglianza.

Immaginate un tale che abbia in casa una cassaforte con un inestimabile tesoro in brillanti, ori, gioielli finemente cesellati. E poniamo il caso che il tizio lasci la cassaforte spalancata, il suo tesoro incustodito e, in più, anche la porta di casa aperta con tanto di chiavi infilate nella toppa. Qualcosa di simile è avvenuto ieri agli Scavi di Pompei, ultimissimo di una lunga serie di episodi di trascuratezza che equivalgono a lasciare uno scrigno di gioielli unico e irripetibile in balìa del primo che passa: ieri gli Scavi sono rimasti senza sorveglianza a lungo - almeno due ore - mentre era in corso un'assemblea sindacale. Un banale fraintendimento tra addetti ai controlli ha fatto saltare la chiusura prevista per la durata dell'incontro sindacale. Così gli accessi di entrata sono rimasti spalancati, con le consuete folte schiere di turisti intente a sciamare felici tra le rovine. Liberi di penetrare nelle aree proibite, d'inerpicarsi indisturbati su antichissime mura o suggestive colonne mozzate per farsi riprendere nelle foto ricordo, di avvicinarsi a proprio piacimento a mosaici preziosi che non dovrebbero essere sfiorati neanche con una piuma. Niente guardiani, niente custodi, nessuno a vigilare. Cioè, condizione ideale per qualsiasi furto, o effrazione, o vandalizzazione. Situazione da zona franca, paradiso in terra per predatori, di quelli che rimpolpano le collezioni dei vari Getty Museum o anche dei boss più accorsati e oggi lanciatissimi nella caccia al reperto pre-augusteo da esibire in tinello. E fortuna che alcune guide regionali hanno, a un certo punto, lanciato l'allarme. Ora, le ragioni di chi era riunito in assemblea, esercitando un sacrosanto diritto, saranno di certo tutt’altro che peregrine. Ma scarseggiando in questa vicenda del tutto la logica - e scavando quindi nella sfera dei lapsus freudiani - come si genera la somma di comportamenti che ha indotto qualcuno che a Pompei lavora - e da quel lavoro presumibilmente ricava sostentamento - a dimenticare gli Scavi aperti? A che vale installare sofisticatissimi impianti di videosorveglianza se poi la guardiola rimane sguarnita? In quest'ennesimo esempio di grave negligenza, come nelle decine di occasioni in cui gli Scavi sono rimasti chiusi nei periodi migliori per il turismo, si svelano svariate pecche: incapacità e responsabilità amministrative, manageriali, sindacali, in una terra che certo non può concedersi in lusso di gettare alle ortiche una tra le sue poche ricchezze. E dire che non c'è stato governo, nei vari avvicendamenti dell'ultimo periodo come di tempi più lontani, che non si sia affrettato a mettere sul tappeto, appena insediato, la carta rilancio e valorizzazione di Pompei . Da un ministero all'altro – di un colore o dell'altro - s'inanellano promesse, impegni, progetti. E così si è lungamente discettato di privato da cui imparare, di parchi a tema da realizzare, di alberghi da costruire per trattenere più a lungo il turista ed evitare il mordi e fuggi . Ma poi l'epilogo di ogni impegno dichiarato ha svelato, tutte le volte, il fiato corto di strategie più giocate sull'annuncio che sulla costruzione paziente del percorso. Ora, la vicenda degli Scavi incustoditi assume il significato simbolico di adombrare le tante politiche che si sono seguite negli anni senza risultati apprezzabili. Lasciando il tesoro nudo, esposto, non tutelato. Bisognerebbe davvero arrabbiarsi per tutto questo. E a proposito del tanto citato privato , che in passati impegni presi per Pompei, avrebbe dovuto assumere le sembianze di sponsor, purtroppo mai palesati: è proprio impossibile imparare e praticare, in modo serio e concreto, una gestione soddisfacente di un patrimonio che è nostro e che, continuando così, finiremo per giocarci del tutto? In fondo, non dovrebbe essere così difficile: basterebbe comportarsi, con queste meraviglie uniche al mondo, come faremmo se le avessimo proprio a casa nostra. Dove non lasceremmo mal la porta aperta, la strada spianata al primo intenzionato che passa. Forse il problema è questo: non saper capire fino a che punto Pompei sia proprio casa nostra.
 

04/03/2010 Napoli: Gli scavi per la stazione di Santa Maria degli Angeli portano alla luce un sepolcreto (Repubblica Napoli)

Tracce di un sepolcreto romano sono apparse ieri negli scavi della stazione della metropolitana in piazza Santa Maria degli Angeli a Monte di Dio. Gli archeologi hanno trovato nel fossato del cantiere un´anfora detta "enkitrismos", di quelle usate per la sepoltura dei neonati, contenente i resti di un bambino dell´antichità, e numerosi frammenti che attestano la presenza di una necropoli, probabilmente come quella del VII secolo avanti Cristo trovata da Mario Napoli dalla parte opposta del vallone di Chiaia. Le operazioni di "archeologia preventiva" connessa a opere pubbliche, messe in atto da un decennio dagli archeologi della soprintendenza di Napoli e Pompei, hanno fatto porre i nuovi reperti allo studio degli esperti per la datazione, secondo il solito protocollo concordato con il Comune e con l´Ansaldo, concessionaria dei lavori. La localizzazione di piazza Santa Maria degli Angeli è quella dell´antica Partenope, che potrebbe affiorare quando lo scavo per la metropolitana sarà ulteriormente approfondito. (Stella Cervasio)

28/02/2010 Pozzuoli: lo stadio di Antonino ancora a metà. (Napoli.com)

Un vero e proprio gioiello dell'antichità romana finalmente restaurato e reso, se non accessibile almeno visibile, non appena 2 anni fa dalla sovraintendenza ai beni archeologici di Napoli, risulta nell'ala ovest, ancora da portare alla luce, completamente abbandonato e lasciato a se stesso, esposto al di sopra di un dirupo mai messo in sicurezza dal rischio idrogeologico.
Via Campi Flegrei, a pochi passi dall'attuale complesso Olivetti, moderno centro integrato di servizi e cuore pulsante dello sviluppo ad ovest di Napoli, il sito individuato e restaurato dalla sovraintendenza fa bella mostra sotto gli occhi di tutti sebbene i suoi cancelli rimangano ancora chiusi per mancanza di personale; male comune ai maggiori siti archeologici dei campi flegrei.
Voluto da Antonino Pio per onorare la memoria del padre adottivo Adriano, morto a Baia nel 138 lo stadio di Puteoli posto in posizione panoramica su una terrazza a picco sul mare era uno dei maggiori dell'antichità (m. 260 x 65), inferiore solo a quello fatto costruire da Domiziano a Roma (285 metri) e corrispondente all'attuale piazza Navona.
La struttura che ospitava gli Eusebeia, giochi ginnici quinquennali sull'uso di Olimpia, nel corso dei secoli soggetto ai fenomeni tellurici che caratterizzano la zona, crollò nel settore nord sottraendo un'ampia parte dell'arrivo curvo, lo sfendone.
In tempi recenti poi l'amministrazione fascista per ampliare il tracciato della Via Domitiana decise di tagliare letteralmente in due la pianta dello stadio e buona parte della pista.
Era il 1932, con l'apertura della strada si separarono anche le sorti dei suoi resti.
Altre rovine, infatti, non meno importanti e necessitanti di un'opera di restauro e consolidamento, visibili fronte strada, rimangono coperte da rovi, sterpaglia e vegetazione spontanea. Sono i ruderi delle gradinate ovest ancora del tutto inesplorati.
Al di sotto del livello stradale i vomitoria, ovvero gli ingressi laterali che consentivano l'accesso allo stadio, visibili dal basso percorrendo la via fasano all'altezza dell' ingresso Sofer, sporgono pericolosamente da un dirupo mai messo in sicurezza ed insistono su un forte contesto abitativo che dai primi anni '60 ha popolato la zona. Più segnalazioni sono giunte agli addetti ai lavori circa problemi legati alla cattiva incementazione delle acque meteoriche nei valloni di ruscellamento e non mancano piccole erosioni che vengono giù dal costone, come lamentano gli abitanti della zona.
Eppure stupisce l'idea che l' opera di recupero straoridinaria dell'antico stadio antoniano, realizzata solo pochi anni addietro grazie a un finanziamento di cinque milioni di fondi europei gestiti dalla Regione, abbia tralasciato di consolidare un pezzo così importante dell'antica struttura imperiale, testimonianza significativa del carattere greco-orientale della città di Puteoli, lasciando tali rovine, nude e visibili, esposte al rischio idrogeologico semplicemente perchè poste dall'altra parte della strada.

26/02/2010 Nola (Na): terme romane di San Biagio a rischio. (Il Denaro)

In pieno centro a Nola, a qualche metro dal Tribunale e proprio sotto il pavimento della medievale chiesa di San Biagio c'è tutto un mondo, un mondo antico: le terme romane. Bagni, botteghe e mosaici di duemila anni fa. Ma nessuno potrà più ammirare tutto questo. Da oggi e fino alla fine dell'anno scolastico in corso, infatti, le visite sono state interrotte e l'accesso vietato dal parroco, frate Tommaso Barrasso, a causa della mancanza di fondi per mettere in sicurezza l'area ''Mi rivolgo al Comune di Nola e alla Soprintendenza - e' l'appello di frate Tommaso - non e' possibile consentire ancora quest'abbandono: gioielli come questi vanno salvati e valorizzati''. Secondo quanto spiega il frate da alcuni anni la Soprintendenza ai beni archeologici, a causa della mancanza di fondi, ha interrotto a metà i lavori di scavo delle terme romane, lasciando il cantiere in condizioni precarie.

02/02/2010 Campania: capolavori negati e lavori in corso. La scure dei tagli da Ercolano a Baia. I finanziamenti ridotti creano problemi per i turni di custodia ma anche per le bollette della luce. (Il Mattino)

Con i suoi due grandi musei archeologici di Napoli e Paestum più una pattuglia ben nutrita di medi e piccoli contenitori - dal nuovo museo di Baia a quello di Capua, da Buccino a quello dei gladiatori nell'anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere, all'Antiquarium di Boscoreale fino al museo di Pontecagnano - la Campania viene stimata quale meta turistica capace di proporsi al visitatore come un contenitore di pezzi di storia straordinario e unico nel suo genere. Eppure, c'è sofferenza. Il barometro del turismo da un paio di anni sta sul «brutto stabile». Il calo, secondo gli studi di settore, sarebbe legato alla crisi globale. Tuttavia, a pesare sul flop delle visite sarebbe ancor più la chiusura del flusso dei finanziamenti da parte del ministero. Con il risultato che, come lamentano i soprintendenti, a volte manca la carta per le fotocopie ed è difficile persino pagare la bolletta dell'Enel. E se a tanto si aggiunge che musei, allestiti di tutto punto, non aprono al pubblico oppure sono visitabili solo alcune volte alla settimana perché le sale non possono essere illuminate, allora lo stato dell'arte non è in buona salute. È il caso, ad esempio, del museo dei Campi Flegrei all'interno del Castello di Baia: cinquanta sale allestite con pezzi di storia straordinaria (durante i lavori si è scoperta persino una villa di epoca romana con affreschi e stucchi), ma chiuso alle visite. Sofferenza anche per Paestum, che con i suoi quattrocentomila turisti all'anno, è calato ancora di qualche punto tra il 2008 e il 2009. Eppure, si allestiscono mostre di caratura: ultima, quella del cratere di Assteas impreziosito da una pittura con Giove che rapisce Europa, mentre si valorizza l'area con il ripristino degli antichi roseti pestani e si organizzano eventi che porteranno i visitatori anche la notte. A Pontecagnano, il museo riaperto da pochi giorni, dopo essere stato chiuso per problemi statici, è fuori dalle rotte turistiche. Pochi visitatori anche per quello di Greci, inaugurato nel dicembre scorso, in cui sono esposti un centinaio di reperti provenienti da un'area santuariale ellenistica e da tombe risalenti a un periodo compreso tra il VII e il III secolo avanti Cristo. Per Buccino - il cui museo intitolato a Marcello Gigante è costato tre anni di lavoro e sette milioni di euro, dispone di venti sale con 4mila reperti tra cui la tomba della principessa con gli ori - si sta definendo con il Comune un accordo per tenerlo aperto di continuo e non solo il sabato e la domenica come adesso. «Sempre visitabile invece - sottolinea la soprintendente Maria Luisa Nava - il museo dei Gladiatori di Santa Maria Capua Vetere, che ha gli stessi orari dell'Anfiteatro. Anche qua come a Buccino e negli altri siti, la promozione dovrebbe essere più curata: ma questo è un difetto della regione e degli enti locali che dovrebbero valorizzare maggiormente i loro tesori». Così per Boscoreale, il cui Antiquarium, un vero e proprio gioiellino con a fianco una villa rustica del l secolo dopo Cristo, appare penalizzato e quasi «divorato» dalla contiguità con gli scavi di Pompei. Identico discorso, anche se in misura minore - certamente i visitatori paganti sono numerosi - per l’Archeologico di Napoli, sicuramente tra i più importanti al mondo, che comunque perde presenze nonostante le grandi mostre (Ambre, marini di Ercolano) e i nuovi allestimenti delle sale Farnese e delle altre con la pittura pompeiana. Restano i musei con i lavori in corso, come Ercolano, in costruzione da quasi quarant'anni, e Pompei, chiuso dopo il terremoto del 1980. Marcello Fiori, commissario all'area archeologica di Pompei assicura che per quest’ultimo l'inaugurazione ci sarà quanto prima. Non rimane che aspettare.

30/01/2010 Pompei (Na), riapre il tempio di Venere (Il Mattino)

Dopo 3300 [sic]euro di spesa e un complesso intervento di riqualificazione pianificato dal commissario straordinario, è terminato il restauro del tempio di Venere a Pompei. È stato anche ripristinato e posto a norma il principale percorso di uscita dall'antica Pompei. Il tempio dedicato alla dea della bellezza rappresenta, per i turisti, il passaggio tra l'emozione vissuta durante il tour archeologico e il ritorno alla realtà: attraverso il tempio, infatti, i visitatori lasciano la città antica per entrare in quella moderna.La città millenaria ritrova il tempio dedicato alla dea della bellezza. La suggestione del Tempio di Venere ritorna ad ammaliare i turisti di tutto il mondo. Sono stati spesi trecentomila euro, dalle casse del commissariato speciale di governo, per riqualificare una delle aree meno conosciute della città sepolta, ma più interessanti e incantevoli. L'intervento di riqualificazione del tempio, pianificato dal commissario straordinario e concluso in questi giorni, ha riguardato la messa in sicurezza dell'area, il restauro delle imponenti colonne, i rifacimenti di archi crollati e la sostituzione di opere provvisorie non più idonee alla tutela dell'edificio antico. È stato, inoltre, ripristinato e posto a norma il principale percorso di uscita dall'antica Pompei, l'anello di congiunzione tra piazza del Foro e il cuore della Pompei dei nostri giorni. I turisti hanno, ora, a disposizione un viale costituito da agglomerato di lapillo e cemento, gradini in laterizio con corrimano in ferro, che consentirà un regolare e sicuro deflusso dei visitatori, evitando così i numerosi incidenti alle caviglie e alle gambe dei turisti, denunciati in passato. Lavori urgenti e improcrastinabili per la tutela del tempio e la salvaguardia dell'incolumità dei turisti. «In particolare, i lavori, resi urgenti dalla lunga assenza di manutenzione - spiega Maria Emma Pirozzi, direttore dei lavori e tecnico della soprintendenza - hanno riguardato il ripristino e l'integrazione dell'opus reticulatum e pietrame misto crollato, la ripresa dei colmi murari e la messa in sicurezza di frammenti di apparati decorativi». I lavori di restauro sono stati coordinati dai tecnici della soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei con l'ausilio di imprese accreditate presso la soprintendenza. «Si tratta di un intervento molto importante che ha riqualificato in tempi brevi il percorso di uscita dall'area archeologica - spiega il commissario delegato Marcello Fiori - ma soprattutto, liberato il terrapieno da crolli e vegetazione, ora è possibile godere della vista dalla terrazza panoramica sui Monti Lattari. Con questo intervento si conferma la costante necessità di coniugare in modo scientificamente rigoroso le politiche dimessa in sicurezza e quelle di valorizzazione». Il commissario annuncia altre novità interessanti: «Sarà pronto a breve anche il secondo camminamento collegato con la passerella di immissione all'Antiquarium». Il Tempio di Venere rappresenta, per i turisti, il passaggio tra la forte emozione vissuta durante il tour archeologico e il ritorno alla realtà. È attraverso il tempio della dea della bellezza, infatti, che i visitatori lasciano la città antica per entrare in quella moderna.
Antonio Varone, direttore degli scavi archeologici decanta la bellezza e l'importanza storica del Tempio di Venere. «Costruito sulle propaggini occidentali della collina di Pompei, verso il mare e il fiume Sarno - spiega l'archeologo Antonio Varone - il tempio fu innalzato subito dopo l'80 avanti Cristo per onorare la dea Venere protettrice di Lucius Cornelius Sulla, assimilata alla Venere Fisica protettrice della città. Orientato in senso Nord-Sud verso il litorale, su un podio in tufo circondato da portico, abbellito da marmi, doveva essere il più sontuoso e scenograficamente splendido degli edifici religiosi cittadini. Al momento dell'eruzione il tempio era in piena fase di restauro a seguito del terremoto del 62 dopo Cristo; lo studio dei materiali, venuti fuori dai saggi stratigrafici, ha fatto comprendere agli archeologi quali trasformazioni urbanistiche nell'edilizia pubblica fossero in atto a Pompei dalla seconda metà del Il secolo avanti Cristo». Il Tempio di Venere è il luogo più fotografato dai turisti, e funge da belvedere dell'area archeologica. È al centro del Tempio di Venere, infatti, che i visitatori si fermano per ammirare il panorama che nitidamente mostra squarci della città antica affiancata a quella moderna.

30/01/2010 Ercolano (Na), le nuove stanze delle meraviglie a Villa dei Papiri (Il Mattino)

Un cumulo di armi decora una parete, con vividi affreschi. La volta a botte chiude un ambiente, nella costruzione che regge Villa dei Papiri ad Ercolano. E’ una delle scoperte che recenti studi hanno fatto conoscere, dopo che gli scavi del secolo scorso avevano fatto emergere nuovi settori dell'antica città. Solamente gli studiosi ne erano informati: anche se una fortunata mostra, svoltasi nel Museo Archeologico di Napoli nel 2008, e periodiche aperture di quel settore avevano permesso un primo assaggio delle novità. La novità principale rispetto a quanto avevano indiziato gli scavi sotterranei del 700 consiste nella scoperta che la Villa, costruita intorno al 40 avanti Cristo, si ergeva da una potente costruzione in opera cementizia, nella quale erano stati ricavati almeno due livelli di vani residenziali. Dal livello inferiore probabilmente si estendeva un passaggio per raggiungere una «terrazza» posta a livello di poco superiore a quello della spiaggia, posta in collegamento per mezzo di una scalinata. La «terrazza» comprendeva un ricco padiglione, pavimentato con marmi di vari colori, e decorato con sculture in marmo, che ancora conservano resti delle originali coloriture utilizzate per sottolineare le decorazioni delle vesti e i particolari del viso. Ad una Amazzone faceva pendant una figura femminile, rivisitazione di epoca romana del tipo noto come «Hera Borghese», databile al IV secolo avanti Cristo. Queste due superbe statue si aggiungono al centinaio di altri esemplari, in marmo ma anche in bronzo, che lo svizzero Carlo Weber ricuperò dall'oscurità dei secoli, facendone uno dei vanti del museo Ercolanese di Portici e, poi, del Museo di Napoli. La villa acquista, grazie alla pubblicazione avvenuta nella nuova rivista «Vesuviana» alla quale si affianca un rapporto pubblicato nella benemerita rivista «Cronache Ercolanesi», un suo posto nella bibliografia archeologica: dalla quale gli studiosi traggono le informazioni necessarie all'avanzamento della ricerca. E dai lavori scientifici le persone colte, ma non specializzate, apprendono quanto di nuovo si è scoperto ed illustrato nel campo dell'antichità. Di certo, il percorso che compie un'informazione dallo scrittoio di un archeologo alla più diffusa conoscenza è lungo, tortuoso e non si è mai sicuri che la notizia divenuta di comune coscienza sia ancora perfettamente coerente a quella proposta all'inizio. Da una tale incertezza si renderebbe anche assolutamente necessario che turisti e visitatori fossero accompagnati, durante le loro visite nei musei e nelle aree archeologiche, da personale esperto: e non da scaltriti «ciceroni» i quali, speculando sulla non specializzazione dei visitatori, li intrattengono con vecchie storielle e luoghi comuni. Quanto ora si sa della Villa dei Papiri permette di considerarla come un importante esempio di quell'architettura per residenze di lusso, di proprietà di illustri personaggi storici della seconda metà del I secolo avanti Cristo, come ad esempio Cicerone, i quali scelsero le rive del golfo di Napoli per fissare la propria residenza estiva, in ci seguendo il pi antico esempio a noi noto, quello di Cornelia, la madre dei due fratelli Gracchi, e poi del dittatore Silla. E gli imperatori, da Augusto e Tiberio, a Capri, e poi a Baia fecero di questa regione una seconda capitale estiva. Un tale insieme di splendide architetture, che continua con gli esempi di Stabiae, a Castellammare, di Vico Equense, di Sorrento, di Massalubrense rendeva la costa del Golfo «simile ad un'unica città», come la descrive Strabone sul finire del secolo. Una così straordinaria quantità di testimonianze architettoniche non è, oggi, protetta in maniera adeguata: sia il disordine edilizio che caratterizza troppi angoli della costa sia gli scoscendimenti del terreno hanno comportato distruzioni e mutilazioni. Le quali rimangono, una volta accadute, irreparabili: così da impoverire sempre di più il nostro patrimonio culturale, a discutibile vantaggio di nuove costruzioni, che aumentano le difficoltà di vivere, e consumano l'ambiente involgarendo il paesaggio. Dobbiamo essere grati agli archeologi che hanno studiato e pubblicato le nuove scoperte della Villa dei Papiri: così che di queste si conserverà al meno la memoria.

30/01/2010 Napoli, alla luce nuovi ambienti del teatro romano (Il Mattino)

Dalle viscere della città è emersa una nuova parte del Teatro Romano dove si esibiva Nerone, in Vicolo 5 Santi all'Anticaglia. E a portarla alla luce, il lavoro paziente dello speleologo Enzo Albertini, presidente di «Napoli Sotterranea». La porzione ultimamente riscoperta del teatro augusteo (sorto sopra un teatro greco e oggi quasi interamente inglobato negli edifici della zona) fino a sei mesi fa era una falegnameria. Lo speleologo l'ha presa in affitto e vi ha riportato alla luce i nuovi resti del teatro. Ogni basso del vicolo nasconde un accesso al teatro, in ogni casa, dietro allo stucco che ricopre le pareti, ci sono parti dell'opera augustea. Presto il nuovo sito, che abbiamo visitato in anteprima, sarà aperto al pubblico.
Vicolo Cinque Santi, cuore del centro storico: bassi, immondizia, degrado. E un sito archeologico riscoperto per caso. E la «summa cavea» del teatro romano che sta tornando a galla, muro dopo muro, dalle viscere di Napoli. Una nuova porzione del tesoro sta per essere restituita alle visite da Enzo Albertini, speleologo e presidente di «Napoli Sotterranea», una delle porte per le cavità del centro storico, che si trova a circa cento metri di distanza. La parte oggi riscoperta del teatro augusteo (sorto sopra un teatro greco e oggi quasi interamente inglobato negli edifici della zona) fino a sei mesi fa era una semplice falegnameria. Archi e opus reticulatum erano coperti da materiali di officina, assi di legno, oggetti da officina. L'insegna della falegnameria, Ruocco, era un punto di riferimento del vicolo da decenni. E il rumore della sega a nastro che tagliava il legno era un sottofondo abituale per la gente del posto. Quando nel 2009 il signor Ruocco ha deciso che era venuto il momento di andare in pensione, senza avere nessuno che rilevasse la sua attività, su quel basso ha messo gli occhi Enzo Albertini. L'ha preso in affitto e, con pazienza, ha riportato alla luce i resti del teatro romano. Ci sono voluti mesi per ripulire quel luogo dove c'era quel che rimaneva di una vita di lavoro: «La parte più delicata si è presentata quando abbiamo dovuto togliere dalle mura romane tutti i chiodi che erano stati piantati per agganciare pezzi di legno e oggetti da lavoro», sorride Albertini mentre apre in esclusiva la porta del nuovo sito archeologico che ancora non è aperto alle visite. Il fitto dl quel locale costa 500 euro al mese, la nuova porzione del teatro verrà inserita nel tour delle visite di «Napoli Sotterranea» che prevede il percorso nelle cavità e anche una prima parte di visita nei resti del teatro che si trovano in vicolo «5 santi». Anche in questo caso al teatro si accede entrando in un «basso», nel quale sono stati lasciati i mobili della famiglia che l'abitava prima dell'avvento delle visite archeologiche. Si sposta il letto matrimoniale che copriva la botola della «cantina» della famiglia. Quella cantina era, in realtà, un accesso diretto ai corridoi che correvano sotto al proscenio, quelli nei quali gli attori si preparavano e dove lavoravano i tecnici per sollevare gli artifici di scena. Ogni basso del vicolo nasconde un accesso al teatro, in ogni casa, dietro allo stucco che ricopre le pareti, ci sono i resti di quell'immensa opera augustea: «La soprintendenza ha una pianta precisa del teatro e ne conosce ogni particolare - spiega Albertini - noi cerchiamo di rendere fruibili queste meraviglie, pronti a rispondere alle richieste della Soprintendenza. Lo facciamo senza chiedere fondi, operando esclusivamente da privati, da appassionati». Albertini si perde nei racconti: «Noi pensiamo che qui sia passato Nerone durante la stia esibizione napoletana che culminò con un potente terremoto - dice - ma aspettiamo conferme dagli archeologi». All'interno della nuova porzione di teatro romano appena riportata in vita, è stata fatta anche una nuova scoperta. Nel pavimento correvano dei piccoli canali che erano completamente ostruiti dal materiale di risulta generato dalla sega circolare. Durante la pulizia è venuta fuori la presenza di canali di scolo delle fogne di epoca borbonica, realizzati con riggiole da disegni di colore blu. Quei canali sono stati protetti da grate e sono visibili nell'ex falegnameria dove, attualmente, è in allestimento anche una mostra presepiale.

30/01/2010 Pompei (Na), presto aperta la casa dei Casti Amanti (Il Mattino)

In attesa della straordinaria apertura della Casa dei Casti Amanti, annunciata per febbraio, oggetto di polemiche nei giorni scorsi per un presunto crollo, smentito dalla soprintendenza, sono decine le domus antiche interessate da interventi di restauro. Nel piano triennale redatto dal commissariato di governo saranno investiti trenta milioni di euro dal 2008 al 2010 per riportare agli antichi splendori le case della Pompei distrutta dall'eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo. I lavori prevedono i restauri degli arredi decorativi della Villa dei Misteri, delle case di «Paquio Proculo» , di «Giulia Felice», del «Criptoportico», dello «Specchio», di «Sirico» su via Stabia, di «Fullonica di Stephanus», del poeta Tragico, della «Regina Margherita», di «Orfeo», di «Cesio Blando» de «l'orso Ferito» e de «l'Adone Ferito». Anche Ercolano, con il restauro degli affreschi della casa del «Colonnato Tuscanico», rientra nell'investimento del piano triennale per il rilancio dei siti archeologici di competenza della soprintendenza speciale di Napoli e Pompei. Così come Oplonti conio scavo e il restauro completo della villa «B», lavori, questi ultimi, che vedranno un impegno di spesa di un milione di euro.

26/01/2010 Pompei (Na), crolla muro, nessun affresco danneggiato (Il Mattino)

Una interrogazione urgente al ministro dei Beni culturali Bondi «sull'incredibile crollo di una gru avvenuto il 18 gennaio negli Scavi di Pompei, che avrebbe danneggiato reperti archeologici e affreschi»; a proporla è stata Luisa Bossa, deputata Pd ed ex sindaco di Ercolano. «Si sta cercando di mettere la sordina ad un evento incredibile - dice Bossa - da fonti riservate ho saputo che il crollo sarebbe stato causato da lavori frettolosi alla casa dei casti amanti, ordinati dal commissario Fiori, vice di Guido Bertolaso alla Protezione civile, in vista di una imminente visita del presidente del Consiglio Berlusconi. La gru utilizzata per i lavori sarebbe stata posizionata male, su una superficie non idonea, un terreno friabile che sotto la pioggia, ha ceduto facendo crollare trenta metri di muro antico in prossimità di via dell'Abbondanza, causando danni gravi a resti archeologici ed affreschi». Dagli Scavi negano il danneggiamento di affreschi ma l'archeologo Antonio Varone, attuale direttore dell'area archeologica, spiega: «Nei giorni scorsi c'è stato un piccolo smottamento che non ha causato danni significativi; a causa delle forti piogge è infatti franato un terreno nell'insula adiacente a quella della Casa dei casti amanti, con il conseguente crollo di alcuni metri di un muro perimetrale dove non vi erano affreschi. Siamo comunque intervenuti subito, proprio grazie all'operatività del cantiere». Anzi il commissario straordinario Marcello Fiori rilancia annunciando che nuove meraviglie affiorano proprio dalla Casa dei casti amanti e grazie al cantiere di scavo «trasparente» già dal mese di febbraio i visitatori potranno assistere «in diretta al lavoro degli archeologi e dei restauratori: dopo dieci anni di abbandono e chiusura forzata», spiega Fiori. E aggiunge: «E un cantiere al quale teniamo molto basti pensare che gli scavi iniziarono nell'87». Tra le ultime scoperte degli archeologi al lavoro, quella relativa alla cisterna che dava acqua alla panetteria e importanti riscontri relativi ai lavori che poco prima dell'eruzione i pompeiani stavano compiendo per riparare i danni di un recente terremoto. «Questo dimostra come la società pompeiana fosse viva e attiva nel momento della tragedia», conclude l'archeologo Varone. Ma le rassicurazioni della dirigenza degli Scavi non bastano a bloccare la polemica. Gianfranco Cerasoli, segretario generale Uil-Beni culturali, in un comunicato punta alla gestione complessiva del patrimonio: «Le aree archeologiche sono, ormai di competenza della Protezione civile che lavora con i suoi sistemi». Come? «Gli operai, su ordine del commissario, lavorano fino a tarda notte e anche di sabato e domenica per ultimare i lavori entro la data di inaugurazione del teatro San Carlo quando pare il presidente Napolitano verrà a visitare gli Scavi». Cerasoli parla anche di giallo delle date in cui il crollo si sarebbe verificato: «Il fatto è accaduto il 13 gennaio». Il sindacalista cita anche un provvedimento di somma urgenza «per l'eliminazione del pericolo per la pubblica incolumità e per i beni archeologici dovuto allo smottamento verificatosi presso la scarpata che delimita ad ovest il vicolo tra le insule 11 e 12 della Regio IX per un importo di 2OOmila euro». In campo anche Italia Nostra che sottolinea «la presenza di un clima di omertà che preoccupa tanto quanto il gravissimo episodio di mancata tutela». Già da tempo l'associazione «denuncia con forza le distorsioni che la pratica dei commissariamenti provoca al sistema della tutela del nostro patrimonio».

26/01/2010 Pompei (Na), crollo negli scavi (Repubblica)

Ora che non c´è più traccia né di una gru sprofondata né di una briciola di terreno franato, girano le foto ordinate degli Scavi. La Casa dei casti amanti, gioiello ancora sotto i ponteggi, appare ieri, sotto il cielo grigio di Pompei, protetta e in via di recupero. Ma quando è saltato il "divieto di accesso" - ieri - sul cantiere dei sospetti ed è partita l´operazione trasparenza da parte del commissario Marcello Fiori, era già troppo tardi.
«Ma quale frana, quale danneggiamento ai beni archeologici», scuote la testa Fiori, il manager della Protezione civile insediato dalla scorsa estate nel cuore, e nei conti, della Soprintendenza. Ai celebri misteri della cittadina riemersa dalle ceneri, se ne aggiunge un altro. Un crollo diventato un affare di Stato, un giallo politico-istituzionale.
Otto giorni fa, una frana rimasta "segreta", con smottamento di un terrapieno, avrebbe compromesso lo stato di alcuni affreschi degli Scavi, mentre nessuno ha ancora relazionato l´incidente al responsabile della Direzione delle antichità, Stefano De Caro. Scoppia così la tensione latente da mesi. È il conflitto tra la gestione dei cantieri archeologici affidata alla Protezione civile, attraverso Fiori, braccio destro di Guido Bertolaso e la visione di quanti - come dipendenti, sindacalisti, associazioni e qualche parlamentare Pd - denunciano una situazione di arbitrio e mancata sicurezza. In sintesi: «Lavori fatti in fretta e furia, cantieri messi su senza piani di sicurezza, rischi per i lavoratori e per lo stato di conservazione dei beni».
Cos´è avvenuto davvero, a ridosso della Casa dei casti amanti, il 14 o il 18 gennaio? È stato un ridotto smottamento o si è sfiorata la tragedia archeologica (era buio e i lavoratori non c´erano)? Proprio quel pezzo di Scavi dovrebbe far da sfondo alla prossima, attesissima visita del presidente Berlusconi al parco archeologico. Il premier lo ha ribadito sabato 16 gennaio: «Verrò a Napoli per sostenere Caldoro (il candidato Pdl, ndr), e anche perché è tanto tempo che voglio visitare Pompei». Ma Fiori nega: preferisce ribaltare la vicenda con l´annuncio che «a febbraio sarà possibile seguire i lavori di scavo nella Casa dei casti amanti attraverso un cantiere trasparente, e un sistema di telecamere». Il direttore degli Scavi, l´archeologo Antonio Varone, conferma: «Nei giorni scorsi c´è stato un piccolo smottamento che non ha causato danni significativi: è franato un terreno nell´insula adiacente a quella della Casa, con il crollo di una parte di muro perimetrale. Siamo intervenuti subito, grazie all´operatività del cantiere».
L´associazione Italia Nostra parla invece di «omertà», denuncia «le distorsioni che la pratica dei commissariamenti sta creando», chiede «agli organi dell´amministrazione dei Beni culturali una relazione celere e immediata». Ma la più severa è l´interrogazione firmata da Luisa Bossa, deputata Pd.
«Si sta cercando di mettere la sordina ad un evento incredibile - scrive la Bossa - Da fonti riservate ho saputo che il crollo sarebbe stato causato da lavori frettolosi alla Casa dei casti amanti, ordinati dal commissario Fiori in vista dell´imminente visita del premier. La gru utilizzata per i lavori sarebbe stata posizionata male, su una superficie non idonea: un terreno friabile che sotto la pioggia, ha ceduto facendo crollare trenta metri di muro antico in prossimità di via dell´Abbondanza, causando danni gravi a resti archeologici ed affreschi». Fiori però nega. «Non c´erano gru. Si tratta di visionari», spiega a Roma.
Resta la domanda da girare all´archeologo Stefano De Caro. Perché tanto ritardi su una frana che colpisce un´area sensibile? «Mah... Dipende dalla valutazione che ne fa il soprintendente. Ma ho chiesto la relazione, vedremo». E il sindacalista Biagio De Felice, Cgil, puntualizza: «Siamo di fronte al fallimento della politica culturale; e nel deserto si fa strada l´efficientismo della Protezione civile. Da noi gira la battuta: sull´eruzione siete arrivati con 2 mila anni di ritardo, non vi agitate ora».

22/01/2010 Zona atellana (Na-Ce), dopo mezzo secolo il sogno degli atellani diventa realtà: al via gli scavi per il parco archeologico (terranews.it)

Atella riaffiora dalla terra. Conquistata, distrutta, ricostruita, risorta, bruciata, derubata e, poi, cancellata dalla terra e dal ricordo. Ma, oggi, finalmente il destino sembra accendere una nuova luce di speranza per la città osca, tra le più importanti del mondo antico, rinomata nel mondo letterario per essere stata la culla del teatro italico con le sue Fabule. “Il loro sogno sarebbe quello di destinare tutta la zona a parco archeologico, acquistare i terreni, far proseguire gli scavi”. “Loro” sono gli amministratori atellani degli anni sessanta, del cui pensiero si ha traccia nelle cronache giornalistiche che accompagnarono la prima campagna di scavi del 1966. E dopo circa mezzo secolo il sogno degli atellani diventa finalmente realtà: il parco archeologico è in costruzione, i terreni espropriati e recintati, e da ieri è iniziata una nuova e più articolata campagna di scavi.
Un evento di grande portata storica, culturale e scientifica, destinato ad incidere lo sviluppo e il tessuto sociale di quel nucleo di comuni (Sant’Arpino, Succivo, Orta di Atella e Frattaminore) sorti dalle rovine di Atella, in quel fazzoletto di terra che un tempo costituiva l’ombelico della Campania felix. A Sant’Arpino, cittadina in cui ricade il sito archeologico atellano, la “storicità” del momento era tutta neo volti, tesi ed emozionati, di quanti a diverso titolo ieri si sono radunati lungo l’area dello scavo, “sopra - per dirla con le parole dello storico F.P. Maisto - le rovine ove ancora suona l’eco lontana delle glorie antiche”.
“Le speranze del rilancio economico dell’intera area sono tutte racchiuse nell’esito di questi scavi”: sentenzia Eugenio Di Santo, sindaco di Sant’Arpino, capofila dell’accordo di programma sottoscritto dai comuni atellani e dalla soprintendenza archeologica delle province di Napoli e Caserta. Mentre gli archeologi, capeggiati da Luigi Lombardi, incominciavano con pala e cazzuola a sollevare la terra, l’assessore ai lavori pubblici Elpidio Iorio, affiancato dal collega con delega alla cultura Giuseppe Lettera e dal responsabile di zona della soprintendenza archeologica Enrico Stanco, fiducioso ha affermato: “vorremmo che dalle coltri di terreno venisse a galla, come per magia, il tempio del teatro per antonomasia si potrebbe, forse, a ragione veduta, parlare della più importante scoperta archeologica nel nuovo millennio”.
Del teatro - dove furono rappresentate le Atellane e dove si vuole che Virgilio abbia letto in anteprima le Georgiche all’imperatore Ottaviano Augusto - si ha memoria solo negli scritti degli storici e dei letterati romani, tra cui Svetonio, il quale racconta che quando Tiberio morì a Misenum taluni proposero di trasportarne il cadavere ad Atella e di cremarlo nell’anfiteatro. Episodi riecheggiati a più riprese, ieri mattina, in special modo dai rappresentanti dei sodalizi locali che in questi lungi decenni non hanno mai smesso di cullare la speranza di vedere concretizzarsi il sogno del parco, come nel caso dell’Archeoclub di Atella e dell’Istituto di Studi Atellani, presenti con i rispettivi presidenti Giuseppe Petrocelli e Franco Montanaro. I lavori sono seguiti da un pool di tecnici (dal responsabile unico del procedimento Vito Buonomo, dai direttori dei lavori Salvatore Di Leva, Mario Belardo, Monterosso ed Elpidio Angelino), sono eseguiti dall’impresa Mastrominico e seguiti con particolare cura dal direttore del cantiere Carmine Capasso.
Ultradecennale il cammino del progetto del parco che ha compiuto un decisivo passo in avanti dal 1996 in poi con l’allora sindaco Giuseppe Dell’Aversana, per arrivare poi al finanziamento (di circa 10 miliardi di vecchie lire) nell’anno 2003. Determinante per la definizione dell’annosa vicenda fu la visita a Sant’Arpino - nel 2002 - del Premio Nobel Dario Fo che, intervenuto a sostegno della Rassegna Nazionale di Teatro Scuola PulciNellaMente, sollecitò il governatore Antonio Bassolino a dare una risposta forte e concreta sull’istanza del parco. Già attuate, dunque, le prima fasi del finanziamento: sono stati compiuti i lavori di restauro dell’edificio ex podesteria della fu Atella di Napoli, ubicato proprio al centro del parco; sono stati espropriati e recintati circa 60 mila metri quadri di terreno. Ora con gli scavi inizia la seconda fase, per certi aspetti più emozionante, che contempla appunto la campagna di scavi e parte del consolidamento del “Castellone”, mura residue di un edificio termale, che “vetusto e vuoto s’erige ancor fedele sul roso ciglio della piana antica”. Quattro i saggi da compiere, il primo, quello avviato ieri, punta diritto a riscoprire l’anfiteatro. Dopo i primi cinquanta centimetri di scavo già sono state intraviste delle traccia murarie. L’emozione sale di pari passo con l’avanzare della profondità di scavo. Il conto alla rovescia degli atellani di poter finalmente vedere avverarsi un sogno antico è iniziato.

16/01/2010 Poggiomarino (Na), nuova scoperta archeologica, la denuncia di "Terramare 3000"

Interventi veloci ed immediati a tutela dei beni archeologici della cittadina: è questo l’appello che arriva dalla terra della memoria che continua a difendere il suo territorio e in modo particolare i beni archeologici che ne rappresentano l’inestimabile patrimonio storico culturale della cittadina. Dopo infatti l’intervento del sindaco Vincenzo Vastola che meno di un mese fa ha scritto alla Sovrintendenza ai beni culturali per chiedere di sapere le decisioni della soprintendenza sull’area archeologica di Longola e il punto delle indagini su via Fontanelle, ora è la volta del Gruppo Archeologico “Terramare 3000” che ha cosi deciso di far sentire la sua voce dopo gli ultimi dati emersi. “Intendo richiamare l’attenzione sulla situazione di insospettata complessità e di grande interesse archeologico presentatasi durante le indagini condotte in via Fontanelle, a Poggiomarino, per conto della Soprintendenza Archeologica di Napoli e Pompei – si legge nella nota della prof.ssa Linda Solino, indirizzata alla soprintendenza - a conclusione della stessa indagine e in considerazione dell’imprevista estensione e interesse del giacimento archeologico individuato, insospettabile in precedenza, invito ad una rinnovata valutazione della situazione alla luce delle stesse novità emerse”. Ma quello che emerge dalla nota non è solo la richiesta di rivalutare i beni ma in modo particolare quello di tutelarli e sopperire ad emergenze che in caso contrario potrebbero solo creare danni ai beni preesistenti, infatti il sollecito che arriva è nella “Si sollecita, inoltre, la ricerca di una soluzione concertata non solo dalla Soprintendenza stessa e dal Commissariato per il superamento dell’emergenza socio-economica-ambientale del fiume Sarno, ma anche dall’Amministrazione Comunale di Poggiomarino e dai portatori di interessi legittimi che possa conciliare l’esigenza della tutela della salute pubblica con l’interesse della tutela e salvaguardia del rilevante giacimento archeologico emerso”. Infine “valutato che la prosecuzione sic et simpliciter dei lavori in corso per la costruzione del collettore fognario di via Fontanelle – conclude la nota - provocherebbero la perdita irrimediabile di un insieme di emergenze non ancora adeguatamente e completamente indagate e visto il crescente interesse con il quale la cittadinanza, i partiti politici, le associazioni, le scuole, le parrocchie, seguono l’evolversi della situazione,si auspica un’estensione del vincolo archeologico che metta l’area stessa e i giacimenti in essa contenuti in sicurezza, ai sensi delle vigenti normative”. Insomma un intervento immediato per non vedere perso l’intero patrimonio archeologico che ora sta finalmente venendo alla luce, una battaglia per la valorizzazione degli scavi in via Fontanelle che ormai rappresentano la carta d’identità della popolazione locale. Gli scavi infatti sono stati realizzati dalla Sovrintendenza ai beni culturali, su richiesta del commissariato di governo per la bonifica del Sarno, che in quella zona sta ultimando il nuovo sistema fognario. Un lavoro preventivo che avrebbe portato alla luce importanti scoperte, sulla cui natura ora il Comune e Associazioni chiedono più tutela e valorizzazione soprattutto alla luce di numerose scoperte, tra queste quella del 2000 quando fu rinvenuto un importante sito protostorico del VI secolo avanti Cristo in località Longola, proprio mentre venivano effettuati i lavori per la costruzione del depuratore del Sarno.
Sulla questione è stata anche presentata un'interrogazione parlamentare al competente ministro da parte dell'onorevole Guglielmo Vaccaro.

16/01/2010 San Cipriano d'Aversa (Ce), sequestrato corredo tombale del IV secolo a.C. (Il Mattino)

Quattro vasi, che esperti della Soprintendenza per i beni Archeologici di Caserta hanno valutato come oggetti di notevole interesse archeologico, riconducibili a un arredo tombale risalente al IV secolo a.C. proveniente dall’area campana settentrionale, sono stati sequestrati da agenti della Squadra Mobile di Caserta, nell’abitazione di San Cipriano d’Aversa appartenente al boss Michele Zagaria. I reperti sequestrati sono stati trovati da agenti della Mobile casertana e del Posto Fisso di Casapesenna, nell’ambito di speciali servizi disposti per la ricerca dei latitanti. Una perquisizione «straordinaria», per verificare la possibilità di visite recenti del boss latitante nell’abitazione di famiglia. Secondo gli investigatori, i vasi sarebbero un dono preziosissimo fatto dagli affiliati al loro capo. Trattandosi di beni appartenenti al patrimonio indisponibile dello Stato, la polizia ha denunciato la sorella del latitante, Gesualda Zagaria, di 43 anni, che risiede nell’abitazione perquisita. La donna è accusata di ricettazione, i quattro vasi sono stati sequestrati e affidati alla Soprintendenza.

16/01/2010 Salerno, sequestrati tre reperti (Il Mattino)

I militari della Sezione Operativa Navale di Salerno, con la collaborazione di funzionari delle Soprintendenze per i Beni Archeologici e Storico Artistici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta, hanno sequestrato nel corso di un mirato servizio tre reperti ritenuti di particolare interesse storico e artistico. Si tratta di una colonna marmorea con basamento e capitello risalente all'epoca medioevale. I reperti rinvenuti nel cantiere di "Palazzo Sabbetta" nel centro storico di Salerno sono stati concentrati presso il Museo Diocesano "San Matteo" di Salerno, dove sono ubicati i depositi di opere d'arte della Soprintendenza.Il Direttore dei lavori è stato deferito alla competente A.G. per non aver immediatamente segnalato alle Autorità competenti il ritrovamento. Palazzo Sabbetta è al centro di un’inchiesta penale avviata dalla Procura in relazione alla procedura di demolizione dell'immobile. Recentemente è stata disposta l'acquisizione di ulteriore documentazione ed è stato nuovamente sentito dagli investigatori il dirigente del Comune, responsabile del procedimento. Contemporaneamente sono stati sentiti dagli inquirenti anche alcuni tra i proprietari, dopo che sono state presentate in Procura alcune integrazioni all'originaria denuncia, presentata dai fratelli Sabbetta. Il sostituto procuratore Angelo Frattini, titolare dell'indagine ha delegato gli uomini della Polizia municipale, diretti dal capitano Eduardo Bruscaglin, per sentire il dirigente comunale sulla procedura di demolizione. È proprio lì infatti che si concentra l'attenzione della Procura. L'aspetto fondamentale, oggetto dell'indagine penale, è rappresentato proprio dalla procedura attivata dal Comune, che secondo i proprietari dello storico immobile, sarebbe illegittima. In pratica i fratelli Sabbetta hanno denunciato quelli che loro ritengono essere veri e propri abusi commessi nell'iter seguito dal Comune. Secondo i denuncianti l'Amministrazione comunale non si sarebbe limitata alla messa in sicurezza di alcune parti pericolanti dell'edificio, ma avrebbe attivato una procedura di completa demolizione dell'edificio. L'aspetto penale si collega inevitabilmente con quello amministrativo, il Consiglio di Stato nell'ultima decisione ha ammesso la demolizione per garantire la pubblica incolumità in relazione alle parti pericolanti, interventi che si sarebbero dovuti concordare con i proprietari dell'immobile. Per i fratelli Sabbetta invece nella procedura attivata dal Comune sarebbero ravvisabili una serie di illgettimità, che loro hanno denunciato e che ora sono al vaglio della Procura

14/01/2010 Napoli, recuperata statua romana in condominio (Repubblica)

Si erano abituati a tenerlo in giardino, quasi come un santo protettore. Il busto senza testa di un imperatore, a giudicare da panneggi e decorazioni dell´abito di età antonina, giaceva ormai da tempo immemorabile nel cortile quasi coperto dall´erba in un condominio di case popolari di Fuorigrotta. Popolari sì, ma fatte con un certo garbo, negli anni Trenta. E con un "plus" inaspettato; una statua di marmo di epoca romana. I carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Castel Sant´Elmo con i militari della Compagnia di Rione Traiano sono corsi a recuperarla: era arrivata la notizia che una "altolocata" committenza aveva dato ordine ai ladri di archeologia di rubarla e portarla a destinazione chissà dove. Il difficile è stato scovarla: la notizia del furto imminente dava un indirizzo sommario e incompleto. Alla fine, accelerando le ricerche per prevenire i ladri, gli investigatori sono arrivati nel giardino giusto. Tra lo stupore generale degli abitanti.
Avrebbe preso il volo, magari per l´estero, il Nord Europa o addirittura gli Stati Uniti. Un recupero importante, perché, secondo l´archeologo Giuseppe Vecchio, che ha collaborato con i carabinieri ed ha analizzato il reperto, il busto acefalo doveva far parte di un monumento dedicato a un imperatore di età antonina (dal 140 dopo Cristo, gli anni di Antonino Pio, adottato da Adriano, alla morte di Commodo, avvenuta nel 193). E doveva avere una collocazione privilegiata: lungo la via per Pozzuoli, prossima all´uscita della Crypta Neapolitana.
Una statua di simile fattura fu trovata a Ercolano. Il busto di Fuorigrotta, di dimensioni doppie della grandezza naturale, e che risponde ai canoni dell´accentuata plasticità del periodo, venne alla luce proprio negli anni in cui i sei edifici furono costruiti intorno a un unico cortile, negli anni Trenta, durante lo scavo delle fondamenta. Nate come case popolari, le belle palazzine sono diventate nel tempo residenze private. Da allora la presenza dell´imperatore senza volto è diventato genius loci per tutti gli abitanti, che non si sono mai posti neppure il problema della sua esistenza e della sua permanenza in quello spazio antistante le case: faceva parte del paesaggio, la sua presenza veniva ormai data per scontata. E non si è più mosso da lì. Ma il mercato della ricettazione di reperti, in questo periodo più che mai a caccia di opere da proporre agli intenditori, l´ha scoperto e ne ha riconosciuto il valore, mettendo in pericolo la scultura romana.
La voce è giunta ai carabinieri che si occupano dell´arte rubata, che questa volta sono riusciti a prevenire i ladri. In mezzo all´erba delle aiuole un po´ incolte del condominio la statua è rimasta per tutto questo tempo, paradossalmente tutto sommato ben conservata, nonostante l´esposizione alle intemperie. Il ritratto di uno sconosciuto personaggio storico sarà sottoposto a un intervento di restauro conservativo nel laboratorio del Museo archeologico dove ora si trova. Poi nulla vieta che possa essere esposta al pubblico. In fondo anche i resti di Paestum antica erano sepolti tra dune di terreno e cespugli di rose e furono scoperti così.

14/01/2010 Carinola (Ce), tombaroli in azione a Forum Popili (www.carinola.net)

Mi giunge stasera la mail di un giovane Indiana Jones, probabilmente lo stesso che si è preoccupato di avvertire e di accompagnare il Comandante Mario Tuozzi, il Maresciallo Francesco Capezzuto e la Vigile Marilisa Palmieri sul luogo del delitto scoperto dallo stesso giovane di cui non facciamo
il nome e lo faremo solo se lui ci autorizzerà a farlo, ma non dimentichiamo di ringraziarlo a nome di tutti i nostri visitatori e credo anche a nome dei cittadini di Carinola che amano Carinola ed amano Civitarotta ed attendono che si ponga fine a questo scempio che dura da sempre! Vi prego e Vi scongiuro, sembrano voler dire tutti i carinolesi, e non solo,:metteteci riparo ! Lo avevamo purtroppo facilmente profetizzato che non sarebbe bastato "ricoprire di terra gli scavi", avevamo chiesto di videomonitorare la zona ( cosa peraltro indispensabile anche per l'Episcopio per la cui ristrutturazione pur si ottennero duemilioni di euro e dello stato dei lavori in corso sarebbe il caso di informare la cittadinanza!) ! Veniamo alla mail:"oggi pomeriggio alle ore 16:00 scoperti in località civitarotta 3 grossi scavi clandestini archeologici nei pressi del vivaio Maisto i vigili urbani di carinola con a capo il comandante mario tuozzi hanno recuperato frammenti di materiale ceramico a vernice nera del 3 sec a.c.di fattura calena e una rara maschera in terracotta di presunta epoca romana".Quindi ho telefonato al Comandante Tuozzi che pure ad ora tarda mi ha gentilmente confermato il contenuto della mail aggiungendo che hanno dovuto recuperare dal fango frammenti e reperti e che effettivamente gli scavi sembravano essere tre, aggiungeva che avrebbe informato la Soprintendenza nelle prossime ore per il di più a praticarsi! Mi ha precisato che i recuperi in gran parte sono frammenti di reperti, Facile ovviamente presumere che il meglio è stato tranquillamente portato via!Quindi ancora una brillante operazione dei Vigili Urbani che mette in risalto lo splendido lavoro svolto sul territorio da quando si avvalgono dell'ausilio dei quattordici giovani, uno anzi una dei quali ha partecipato in prima persona all'operazione.Balza agli occhi però anche la necessità improcrastinabile di fare qualcosa per prevenire nuovi atti delittuosi nella zona di FORO POPILIO, qualunque cosa per impedire a questi delinquenti di continuare le loro razzie impedendo ai nostri figli e ai nostri nipoti di potersi beare delle bellezze immense di questa città sepolta già abbondantemente derubata e da anni! Forse gli ultimi scavi hanno incrementato la cupidigia di questi sciagurati ma questo non giustifica nulla e comunque è meglio rinunciare a qualche manifestazione ludica e spendere per mettere in sicurezza questo tesoro inestimabile!

06/01/2010 Pompei (Na), dal 1860 al 2009 la Pompei inedita (Il Mattino)

"Per la rimozione, la quale rende inaccessibile e contemporaneamente conserva qualche cosa di psichico, non vi è in realtà analogia migliore del destino subìto da Pompei, che è stata sepolta ed è ritornata alla luce ad opera della vanga" (Sigmund Freud, 1906, Gradiva).

Il fascino misterioso della Pompei distrutta dal Vesuvio, conservata da cenere e lapilli per più di milleottocento anni, rapì, anche, la mente di Freud tanto da citarla nei suoi studi sulla teoria della rimozione. Molti hanno subito il fascino delle antichità di Pompei, scrittori, pittori, registi ed ecco, perché, il sindaco Claudio D'Alessio ha voluto mettere in mostra "un lato sconosciuto della città che rappresenta". Dal 1860 al 2009 la Pompei inedita sarà in vetrina al secondo piano dello storico edificio "De Fusco", ieri dimora del beato Bartolo Longo, fondatore della città nuova, e della moglie, la contessa Marianna Farnararo. È in questo arco di tempo, infatti, che da una parte cresce il sito archeologico e dall'altra nasce e si sviluppa il polo religioso attorno al santuario. Tra i cinque milioni di turisti e i pellegrini, provenienti da ogni parte del mondo, vi sono numerosi scrittori, artisti e giornalisti che narrano il loro viaggio e descrivono la città. Quella reale sentita come patrimonio dell'umanità e quella plurisimbolica dell'immaginario collettivo: antico e moderno; distruzione e costruzione; le ceneri e la rinascita dalle ceneri; Venere e Maria, la città sacra e il dialogo tra le religioni; la città della pace in un mondo in guerra; la città della solidarietà e dell'accoglienza. Fotografie, versi, la magia e il mistero catturati da una cinepresa saranno messi a disposizione dei "viaggiatori a Pompei". La città sepolta vista da Ludovico di Baviera, da Picasso e da Paul Getty. L'unione tra la città archeologica e quella sacra con l'arrivo di Papa Giovanni Paolo II che, con l'elicottero Pontificio, atterrò nell'Anfiteatro, gesto simbolico che sancì l'armonia tra le due realtà. Il progetto museale, denominato "Pompei Gran Tour", vuole tracciare "l'identikit e i sentimenti del viaggiatore tipo", come spiega il sindaco D'Alessio. "Il progetto, approvato dalla giunta, precisa il primo cittadino - descrive ai visitatori la città antica e quella moderna attraverso i racconti, le immagine e i dipinti di visitatori illustri quali Freud, Picasso, Getty e i Pontefici Giovanni Paolo II e Benedetto XVI". Il museo sarà allestito al secondo piano della casa comunale, attualmente occupata dagli uffici finanziari dell'ente, i quali saranno trasferiti nell'edificio di piazza Schettini, adiacente al comando della polizia municipale. "Pompei fonda la propria economia sul turismo culturale - evidenzia il sindaco - che richiede di essere rilanciato con interventi strutturali, capaci di attrarre i visitatori del sito archeologico e di invitarli nella città nuova con un'offerta stabile di opportunità interessanti come il museo del Grand Tour".

06/01/2010 Buccino (Sa), fondi per il museo archeologico (Il Mattino)

La gestione del museo archeologico internazionale di Buccino, dedicato al professore Marcello Gigante, ottiene dalla Regione un finanziamento di 200 mila euro. Ad annunciarlo è il consigliere regionale del Pd, Ugo Carpinelli, durante un incontro politico, a Buccino. I fondi saranno destinati alla gestione di questa struttura, che diventa una costola del Comune, anche in termini burocratici, con la nascita di un ufficio, impiegati del Comune che saranno qui dislocati e, ovviamente, le guide che consentiranno l'apertura e le visite ai turisti. La gestione sarà affidata ad una fondazione ad hoc che sarà costituita. Lo è già il Comitato fondatore. S'inizia a chiudere il cerchio intorno alla gestione di questo bene che è stato inaugurato lo scorso ottobre dal Presidente della Regione, Antonio Bassolino. Un'inaugurazione in pompa magna, che ha dato molta visibilità al bene e al patrimonio di oggetti allestiti al suo interno, ma ha procurato anche alcune polemiche, soprattutto da parte dell'opposizione consiliare, che ha incalzato fortemente gli amministratori, visto che all'inaugurazione non è seguita anche l'immediata apertura. «È stata un'apertura frettolosa, che non ha dato una buona immagine di Buccino verso quanti, venuti a conoscenza dell'inaugurazione del museo, è giunto a Buccino, ma ha trovato la porta chiusa», ha tuonato Gregorio Fiscina, leader dell'opposizione. Il problema centrale era, e resta, la convenzione che dev'essere stipulata - e pare sia stata firmata da un paio di settimane - con il Ministero ai Beni culturali. In attesa di perfezionare tutti gli atti, compreso l'avvio delle attività da parte della fondazione in itinere, che oggi ha ottenuto questo primo finanziamento, il Comune ha deciso comunque di aprire il museo internazionale tutti i venerdì pomeriggio, mentre il sabato e domenica sarà aperto al pubblico l'intera giornata. Il giovedì, invece, sarà aperto su prenotazione, un giorno dedicato soprattutto alle scuole e ai gruppi. Le guide specializzate, al momento, sono un gruppo di volontari. «Ci siamo assunti direttamente la responsabilità», ha detto il sindaco, Pasquale Via.

05/01/2010 Giugliano (Na), allagata l'area archeologica di Liternum (Il Mattino)

Porte ancora chiuse a Liternum. Mentre c'è chi sogna che il foro archeologico diventi il simbolo dello sviluppo turistico e culturale, a causa delle piogge e dell'incuria i residenti di lago Patria hanno dovuto rinunciare alla passeggiata nei viottoli creati a ridosso del sito archeologico dove visse Scipione l'Africano nel 194 a.C. L'innalzamento del livello del lago, legato ad un antico problema della foce, ha ingoiato gli interventi completati ad aprile scorso. Da un disagio all'altro, insomma. In più, il terzo lotto di lavori per la realizzazione del «Parco archeologico» - avviati su progetto del Comune di Giugliano in accordo con la Soprintendenza di Napoli - resta bloccato in attesa di un parere della Soprintendenza. In queste condizioni e con le piogge continue di questo periodo, resta difficile far decollare anche i progetti di visite guidate per le scolaresche promossa dalla Pro Loco litorale Domitio, a cui l'amministrazione ha affidato la gestione del sito. Per poter riaprire il parco al pubblico, infatti, bisognerebbe eliminare le tracce di pantani e degrado. Erbacce alte, lampade divelte e, persino, il pascolo di almeno tre caprette e di un cavallo, di proprietà delle famiglie di abusivi che occupano ancora le case destinate alla demolizione. Quello di Liternum, insomma, resta un cantiere aperto dopo che i primi due interventi sono stati completati a marzo scorso. Il degrado ha ripreso il sopravvento anche per il balletto di competenze tra enti. «L'area di Liternum è stata inserita tra quelle che dovranno essere trasferite dalla Provincia alla Regione e si prospettano tempi biblici per vedere affrontata la questione. Ma per il momento mancano ancora le risorse», spiega il sindaco Giovanni Pianese. Nel frattempo, il Comune ha affidato lo spazio di sua competenza alla Proloco. Si tratta di una soluzione temporanea: solo i giardini sono del Comune, gli scavi restano sotto la competenza della Soprintendenza, mentre la proprietà sta per passare dalla Provincia alla Regione.