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30/12/2010
Pompei (NA), parla la nuova soprintendente (Il Mattino)
Teresa Elena
Cinquantaquattro, da otto giorni responsabile di una delle
Soprintendenze archeologiche più importanti d'Italia e del mondo,
visto che accoglie i resti delle città distrutte dal Vesuvio nel 79
dopo Cristo non si esprime sulla vicenda giudiziaria. Sulle
condizioni degli Scavi e sui crolli, invece, si pronunzia in
un'intervista al Mattino: «Ci sono delle criticità evidenziate dagli
avvenimenti degli ultimi tempi ed è evidente che per risolverle è
necessario procedere a uno screening dello stato di conservazione
dei resti della città antica».
«Su questa cosa non posso dire nulla perché ci sono indagini in
corso». E’ cauta, Teresa Elena Cinquantaquattro, da otto giorni
responsabile di una delle Soprintendenze archeologiche più
importanti d'Italia e del mondo, visto che accoglie i resti delle
città distrutte dal Vesuvio nel 79 dopo Cristo. Rimane «abbottonata»
e non rilascia dichiarazioni sulla vicenda della presunta frode
scoperta dai finanzieri del comando provinciale di Napoli. Un caso
che era nell'aria da diverso tempo e che coinvolge custodi,
personale amministrativo e un ex city manager della Soprintendenza
pompeiana. La funzionaria, 46 anni, origini calabresi, laureata
all'Orientale di Napoli - dove ha conseguito anche il dottorato di
ricerca in archeologia - sa bene che quanto accaduto riporta la
città antica al centro di un nuovo ciclone, dopo quello che per
circa un mese, tra crolli cagionati dalle piogge torrenziali
(secondo gli esperti della Soprintendenza) e l'assenza di un
progetto globale di salvaguardia del sito, si è abbattuto su Pompei,
ponendola sotto la lente dell'attenzione mondiale, preoccupata di
perdere uno straordinario documento dell'antichità. «Sul caso
giudiziario non faccio commenti anche perché - dice la
soprintendente - si tratta di un procedimento già avviato da qualche
tempo e l'azione delle fiamme gialle è un atto consequenziale». Il
suo insediamento avviene in un momento difficile. «È vero, e ne sono
consapevole. Ma sono altrettanto sicura che ne verrò a capo». Ieri
l'altro il passaggio delle consegne con l'archeologa Jeannette
Papadopulos. Poi il primo sopralluogo, con il direttore Varone e gli
architetti responsabili dell'ufficio tecnico di Pompei, nell'area
della Schola armaturarum e nelle altre zone dove si sono verificati
i crolli delle ultime settimane. Quali sono state le sue prime
impressioni? «Ci sono delle criticità evidenziate dagli avvenimenti
degli ultimi tempi ed è evidente che per risolverle è necessario
procedere a uno screening dello stato di conservazione dei resti
della città antica». Quali sono gli interventi che bisognerà mettere
in atto? «Quando ne sapremo di più sullo stato dell'arte produrremo
dei piani. Ovvero utilizzeremo i dati ricavati dal controllo come
base conoscitiva e operativa finalizzata alla formulazione di un
programma complessivo di interventi. Ovviamente, per l'attuazione di
un progetto è necessario che siano rese disponibili risorse
economiche di non secondaria importanza». Soltanto soldi? «No. Di
certo occorreranno anche risorse umane, soprattutto tecniche». Ma il
«piano straordinario» per Pompei, annunciato qualche settimana fa
dal ministro Bondi, e inserito nel decreto Milleproroghe (prevedeva
l'arrivo di settantacinque tecnici altamente specializzati tra cui
archeologi, architetti e maestranze) è slittato, visto che è stato
stralciato dal documento portato alla firma del Capo dello Stato.
Che succederà, ora? «Per parte mia, confido che si trovino presto
altre soluzioni che ci diano modo di procedere il più rapidamente
possibile nella direzione indicata». Quali saranno le priorità che
andrà ad affrontare? «Guardi, la Soprintendenza Speciale peri Beni
Archeologici di Napoli e Pompei, nata soltanto nel 2008, ha già alle
spalle una storia piuttosto complessa. Il mio sforzo maggiore in
queste prime fasi - e dopo i noti eventi - sarà quello di tentare di
ristabilire un clima di serenità che consenta di affrontare i
numerosi problemi che sono oggi sul tavolo». |
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27/12/2010
Torre del Greco (NA), percorso pedonale a Villa Sora (Il Mattino)
Domus imperiale: sì al
passaggio pedonale per Villa Sora. È arrivato nei giorni scorsi tra
la soddisfazione generale il lasciapassare per il viale pedonale che
condurrà all’antica residenza romana di Torre del Greco: dopo aver
analizzato le piante e verificato la compatibilità ambientale, la
Soprintendenza dei Beni Archeologici di Napoli e Pompei ha
autorizzato la realizzazione del percorso pedonale. Un passaggio a
piedi, tra il parco pubblico a verde attrezzato in località La Salle
e l’area archeologica di Villa Sora, che consentirà a turisti e
visitatori di muoversi in piena libertà tra le rovine. «Abbiamo
ricevuto il parere favorevole dalla Soprintendenza.
Un’autorizzazione fondamentale - spiega il sindaco Ciro Borriello -
per consentire un’agevole fruizione e ammirare le origini di Torre
del Greco, in particolare la domus imperiale Villa Giulia. Sono
interventi e opportunità notevoli e senza precedenti - prosegue il
primo cittadino - fortemente voluti da questa amministrazione, nel
rispetto del programma di governo. Fin da adesso ringrazio il
soprintendente Jeanette Papadopoulos e la direttrice degli scavi di
Ercolano Maria Paola Guidobaldi per la concreta attenzione mostrata.
La riqualificazione della prima periferia urbana continuerà mediante
un articolato progetto finalizzato alla valorizzazione dell’area
archeologica di Villa Sora. Si prevede, attraverso un percorso
paesaggistico e ambientale, il collegamento del parco pubblico,
ormai in fase conclusiva, con la preziosa area archeologica». A metà
del nuovo anno infatti, il parco sarà consegnato alla città e
collegato alla Domus Imperiale. «Sarà una testimonianza di alta
civiltà è al tempo stesso un provvedimento concreto per attrarre
turismo di qualità e consequenziali benefici economici e
commerciali. Con questi propositi l’amministrazione sta mettendo in
campo ogni possibile strategia, anche nell’ambito del Piano
Integrato Urbano di Più Europa affinché possa rinascere il
prestigioso e singolare parco della Domus Imperiale. Anzi, il
recupero e la valorizzazione ambientale dell’area sarebbe un
eccezionale risultato sia per la città che per la Campania, nonché
per la ricerca storico-artistica, scientifica e culturale nazionale
e internazionale». Insomma, una svolta decisiva sul fronte del
turismo all’ombra del Vesuvio. «Straordinarie memorie di ieri e
concreti propositi di oggi - conclude Ciro Borriello - che
consentiranno di riscoprire e apprezzare un’area in cui è
rappresentato non solo un percorso di civiltà, ma anche il ruolo che
la città storica ha svolto nei confronti del territorio stesso. A
breve, avremo l’inaugurazione del parco antistante Palazzo la Salle,
che andrà idealmente a congiungersi con quello archeologico di Sora.
Un momento attuativo importantissimo che diventerà una splendida e
naturale unione tra presente e passato. Con questi auspici Torre del
Greco deve ritrovare, attraverso il recupero e la valorizzazione dei
suoi beni archeologici e ambientali, l’antica vocazione di città
culturale e produttiva». Il rilancio delle risorse storiche e
paesaggistiche, dunque, a cominciare dal mare: antica attrattiva
turistica, anche per i residenti, da anni costretti ad andare in
vacanze altrove |
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24/12/2010
Pompei (NA), guerra per le poltrone (Il Mattino)
Non sarà una passeggiata per
Teresa Elena Cinquantaquattro, la più giovane (è nata nel 1964)
soprintendente archeologa di sempre, che dalla prossima settimana,
tra Napoli e Pompei, siederà - metaforicamente - sulla sedia che dal
1923 al 1961 fu di don Amedeo Maiuri. Senza contare De Franciscis,
Zevi, Cerulli Irelli, Conticello, Guzzo, Salvatore, Proietti e
Papadopulos, più o meno a lungo, soprintendenti dopo il 1961. Non ha
ancora avuto le consegne dalla sua predecessora e fa sapere di non
voler parlare fino a quando non si sarà insediata, anche per
rispetto della soprintendente che l'ha preceduta. Si limita a far
sapere di essere consapevole che non troverà una situazione facile.
E in effetti non sarà una passeggiata, per diversi motivi: Pompei,
la città, gli scavi tutti, sono allo stremo. Piccoli e grandi crolli
si susseguono con cadenza giornaliera. Vuoi perché, come sottolinea
un archeologo, profondo conoscitore del sito, che però chiede di
rimanere anonimo, in quella città, usando una immagine cara agli
automobilisti, non è mai stato fatto il "tagliando" e vuoi perché i
problemi di Pompei non sono mai stati affrontati con razionalità». E
non sarà una passeggiata anche perché il piano straordinario per
Pompei, annunciato qualche settimana fa dal ministro Bondi, ieri
l'altro è scomparso dal decreto Milleproroghe che è stato approvato
in Com. E chissà quando sarà ripresentato e se ci saranno o meno
paletti e aggiustamenti quando tornerà a essere discusso. E tra le
altre, la soprintendente arriva, come osserva Claudio Calcara di
Cisl Beni culturali, «in una situazione difficilissima fatta di
crolli e di aspettative tradite». Di più. Sempre per il rinvio del
Piano, la Cinquantaquattro non potrà contare nemmeno sulla
velocizzazione delle procedure per progetti di salvaguardia,
acquisizione di fondi, sponsor privati e taskforce di specialisti,
come annunciato dal ministro Bondi. Insomma una situazione
difficile. E magari resa ancor più complicata dalla stesura di una
legge - sempre come ipotizzato dal ministro - che vedrebbe ritornare
l'autonomia a Pompei. Questo significa che la sua nomina verrebbe
ridiscussa e le due nuove soprintendenze rimesse in gioco. Ma, c'è
dell'altro. Contro il suo incarico stanno per arrivare i ricorsi di
altri archeologi: Angelo Maria Ardovino e Mario Pagano. «Per conto
mio - sottolinea Ardovino che per diversi giorni, e prima
dell'incarico affidato alla Papadopulos era stato soprintendente in
pectore (gli era stato approntato persino il contratto) - faccio i
miei migliori auguri, e ci mancherebbe, alla dottoressa Teresa
Cinquantaquattro. Il mio ricorso è stato presentato per quello che è
stato fatto prima (il riferimento è all'incarico trimestrale avuto a
interim da Jeannette Papadopulos, ndr). Si accumula tutto. Ecco. Io
dico solo che il ministero ha delle forti pecche che prima o poi
verranno accertate in sede civile e penale». «Lunedì scorso -
osserva dal canto suo Pagano - non appena abbiamo saputo che si
stava per designare un nuovo responsabile a capo dell'ufficio della
Soprintendenza speciale di Napoli e Pompei, con il mio avvocato
abbiamo avviato un procedimento di diffida per il ministero dei Beni
culturali. Quindi, non appena avremo in mano la documentazione
procederemo a stilare un ricorso avverso quella nomina. E questo sia
perché è stata commessa una palese violazione della legge sia perché
non si è tenuto conto dei titoli da me posseduti e che includono,
oltre il servizio già svolto da Soprintendente nel Molise e a
Caserta, trecento pubblicazioni sull'aera vesuviana e in particolare
sui siti di Pompei e Ercolano». |
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23/12/2010
Pompei (NA), creare un nuovo punto di accesso a Porta Nola (Il Mattino)
Aprire Porta Nola, il nuovo
ingresso a nord dell’area archeologica, per ottimizzare i flussi
turistici di Pompei. È uno dei punti cardine del «Piano urbanistico
comunale», presentato nei giorni scorsi a cittadini e associazioni e
che ha l’obiettivo di creare nuovi attrattori finalizzati allo
sviluppo economico della città mariana. Il sindaco Claudio D’Alessio
è deciso più che mai a valorizzare «tutte le potenzialità
dell’unicum Pompei», tanto più all’indomani di un momento buio per
l’immagine dell’area, dopo i ripetuti crolli all’interno del sito.
«Aprire un nuovo varco a ridosso del Parco del Vesuvio - spiega
l’architetto Pasquale Miano, incaricato dal Municipio di redigere lo
strumento urbanistico - equivale a far convergere sulla città un
tipo di turismo innovativo». Porta Nola, di fatto, è collocata a
nord dell’area archeologica e confinante con il vulcano che, duemila
anni fa, distrusse l’antica Pompei e che, nel corso del tempo, è
stato artefice di una sua «rinascita culturale». Creare un nuovo
ingresso a nord della città, secondo l’esperto, non andrà a
pregiudicare l’economia dei commercianti i cui affari ruotano
intorno agli ingressi di Porta Marina Superiore, Piazza Esedra e
Porta Anfiteatro: «Anzi - tiene a precisare il primo cittadino -
connettere i due tesori vesuviani aumenterebbe i flussi turisti,
andando ad attirare un nuovo target di visitatori, quello
affascinato dal cratere che, ancora, manca a Pompei». L’intera zona
andrebbe a valorizzarsi: pur non potendosi realizzare alberghi per
la presenza del vincolo archeologico, si andrebbero a creare servizi
innovativi per rispondere ad un nuovo tipo di offerta turistica,
assicura il sindaco. Lo strumento urbanistico attualmente vigente a
Pompei è vecchio di trent’anni. «La città è in stand-by dal punto di
vista di sviluppo strutturale da troppo tempo - dice D’Alessio -
lasciando carente la voce accoglienza. Per una città a vocazione
turistica la ricettività non può permettersi di essere deficitaria.
Il nuovo Puc prevede ulteriori insediamenti alberghieri, nuovi
parcheggi, aree attrezzate e verdi». La viabilità è un altro dei
punti critici della città mariana che conta più di seimila turisti
l’anno. «Tre linee ferroviarie, cinque stazioni, due autostrade -
riflette il professor Miano - eppure la viabilità a Pompei non
funziona. Il nuovo Puc mette in luce e sviluppa le potenzialità
innate della città». L’architetto evidenzia, anche, il numero
impressionante di vincoli che «opprimono» lo sviluppo urbano,
«vincoli - dice - applicati senza coerenza da enti sovrapposti:
nonostante le molteplici prescrizioni normative, il territorio deve
espandersi». Il «Parco agricolo», sul modello francese, è l’altra
innovazione prevista dallo strumento urbanistico di cui
l’amministrazione comunale vuole dotare la città. «Zone coltivate -
spiega l’urbanista - ma nel contempo parchi attrezzati per bambini,
sportivi e anziani» |
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19/12/2010
Santa Maria Capua Vetere (CE), un percorso turistico per l'antica
Capua (Il Mattino)
Un percorso turistico che,
partendo da un bene confiscato, Palazzo Teti, attraverserà l’enorme
patrimonio storico e archeologico di Santa Maria Capua Vetere e
terminerà con il parco ludico tematico dell’Antica Capua. Si chiama
«La macchina del tempo» il progetto sostenibile di sviluppo tra
storia, cultura e legalità presentato dall’amministrazione comunale
ieri mattina e che sarà illustrato venerdì 21 gennaio alla presenza
di partner dell’iniziativa: ministero per i Beni e le attività
culturali, l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la
destinazione dei beni confiscati, la Regione Campania e Provincia di
Caserta. Partendo dalla rivalutazione del patrimonio archeologico
esistente, l’amministrazione punta così a porre le basi per lo
sviluppo futuro del territorio, anche attraverso la necessaria
creazione di strutture ricettive che favoriscano la permanenza dei
turisti in città. E un parco a tema collegato all’Antica Capua (per
il quale ci sono già contatti con finanziatori) che potrebbe vedere
la luce nei pressi dell'uscita del casello autostradale, anche
questa iniziativa sarà presentata venerdì 21 gennaio presso il
Teatro Garibaldi. |
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18/12/2010
Pompei (NA), arriva la nuova soprintendente (Repubblica)
Nuovo soprintendente e nuovi
sviluppi per le due inchieste su Pompei che potrebbero diventare
tre. Una giovane e preparata soprintendente per Pompei appena
nominata e già "insidiata" da un possibile ricorso. Il 22 dicembre
firmerà il contratto Teresa Elena Cinquantaquattro, napoletana, 47
anni, a capo della soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei
dal primo gennaio, alla scadenza del mandato di Jeannette
Papadopoulos. Si prospetta un ricorso del suo collega più anziano,
Angelo Maria Ardovino, uno dei vertici della Direzione generale per
le antichità del Mibac, la cui nomina era stata avviata e poi
bloccata. Intanto i dipendenti della soprintendenza esprimono
solidarietà ai nove colleghi che hanno ricevuto altrettanti avvisi
di garanzia per il crollo della Schola armaturarum. "Auspichiamo -
si legge nella nota a firma di Cgil, Cisl, Uil, Flp, RdB e Unsa -
che le indagini della Procura di Torre Annunziata si svolgano
nell´intento comune di portare chiarezza in questa vicenda che
coinvolge moralmente tutti i lavoratori di Pompei". I sindacati
condannano le "dichiarazioni affrettate rilasciate dai vertici del
ministero che creano solo strumentalizzazioni politiche".
Ma per la Procura diretta da Diego Marmo, dopo l´inchiesta sui
crolli e sul restauro del teatro, si aprono nuovi filoni di indagine
e non si esclude che si facciano strada altre ipotesi di reato,
questa volta riguardanti i bilanci e le spese, i fondi europei di
una soprintendenza che conta su 20 milioni di euro di incassi annui.
Del resto gli avvisi di due giorni fa erano un "atto dovuto" in
vista della rimozione delle macerie della Schola. L´equivalente
degli avvisi di garanzia che vengono notificati a tutti i medici,
contestualmente a un´autopsia. Il resto dell´inchiesta chiarirà, con
nuove notifiche, quali e quanti soprintendenti, commissari
straordinari, direttori degli Scavi e funzionari dell´ufficio
tecnico o di altri uffici, oltre a ditte esecutrici dei lavori e in
quali precise epoche hanno avuto responsabilità nei crolli. |
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17/12/2010
Pompei (NA), nove indagati per i crolli (Repubblica)
I cedimenti delle domus
pompeiane hanno nomi e cognomi. Nove indagati per crollo colposo, un
reato che ipotizza la mancata osservanza di norme oppure negligenza,
imperizia, imprudenza, condizioni di sicurezza che non sono state
fatte rispettare da chi aveva titolo per farlo, dato il ruolo che
rivestiva nella soprintendenza del sito archeologico più famoso del
mondo. Nove provvedimenti notificati in soprintendenza ieri mattina
dai carabinieri di Torre Annunziata su delega del pubblico ministero
della Procura di Torre Annunziata, Stefania Di Dona, con il
coordinamento del procuratore Diego Marmo.
I fatti si riferiscono al 2009, anno in cui venne realizzata
l´impermeabilizzazione del tetto della Schola armaturarum, la sede
della congregazione dei giovani pompeiani forse collegata a ludi
gladiatorii: all´edificio che si è sbriciolato il 6 novembre scorso
era stato rifatto il tetto l´anno precedente. Un lavoro fatto a
regola d´arte, come si dice tecnicamente, rispettando tutte le
accortenze per evitare cedimenti? Questo il sospetto avanzato
dall´indagine, anche alla luce dei primi risultati delle perizie.
A quell´epoca a capo della soprintendenza di Pompei c´era
l´archeologo romano Piero Giovanni Guzzo mentre il commissario
straordinario nominato dal governo era l´ex prefetto Profili. Con il
soprintendente ora in pensione sono indagati l´attuale direttore
degli Scavi, un altro archeologo, Antonio Varone, e poi l´architetto
restauratore della soprintendenza Paola Rispoli, il tecnico geometra
Aldo Borriello, l´architetto capo dell´ufficio tecnico dell´area
archeologica Valerio Papaccio, il funzionario ora in pensione Maria
Grazia Del Greco e l´amministratrice della ditta di costruzioni
salernitana che ha eseguito i lavori, Anna Maria Caccavo. Sul nome
numero nove c´è riserbo assoluto, anche perché per la Procura gli
avvisi non sarebbero stati ancora tutti notificati.
Ora le macerie potranno essere rimosse e cominceranno i lavori di
ricostruzione o di restauro alla Schola armaturarum e alla Casa del
Moralista, i due crolli più consistenti, a fronte di una serie di
muri e muretti caduti sotto le piogge insistenti delle scorse
settimane. Ma prima la procura di Torre Annunziata nominerà il
consulente tecnico che farà ulteriori sopralluoghi prima che si
aprano i cantieri. «Preferisco leggere prima le carte - dice il
professor Guzzo - sono a un convegno a Milano e non so niente di
quel che è accaduto». Nessun commento anche da Varone, che ha
confidato però ai colleghi della soprintendenza di sentirsi
tranquillo per come ha gestito finora gli Scavi. «È evidente che se
si è giunti a questo, qualche dimenticanza deve essere stata
intravista», ha dichiarato il sindaco di Pompei, Claudio D´Alessio,
«e gli avvisi di garanzia saranno anche un deterrente nel caso che
le dimenticanze si verifichino nuovamente». |
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12/12/2010
Pompei (NA), entra nel vivo l'indagine della Procura (Il Mattino)
L'indagine avviata dalla
procura per accertare cause e responsabilità del crollo della «Schola
Armaturarum» avvenuta lo scorso 6 novembre, e allargatasi a macchia
d'olio dopo i successivi crolli, è entrata nel vivo. La prossima
settimana i carabinieri che seguono le indagini, coordinati dal
capitano Luca Toti, ascolteranno come persona informata dei fatti il
direttore degli scavi l'archeologo Antonio Varone, l'esperto della
soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei. Nei giorni scorsi
sono stati ascoltati dai militari i custodi che, secondo quanto da
loro stessi affermato, avevano segnalato nei giorni precedenti al
cedimento della scuola dei gladiatori altri cedimenti di muri di
contenimento, avvenuti nel perimetro interessato dal crollo del
novembre. Non ci sono al momento persone iscritte nel registro degli
indagati, tengono a precisare gli inquirenti. Disastro colposo,
invece, è uno dei reati ipotizzati. La parola d'ordine del capo
della procura Diego Marmo, che tra un mese assumerà personalmente la
guida delle indagini in seguito al trasferimento in altri uffici
dell'attuale titolare dell'inchiesta, è «priorità assoluta sul caso
scavi di Pompei». «Nonostante siamo a corto di sostituti procuratori
- ha evidenziato Marmo - e nonostante la confusione che gravita
intorno alla gestione di uno dei siti più importanti al mondo, le
indagini sull'area archeologica pompeiana continuano senza sosta».
II magistrato Marmo: groviglio di ditte al lavoro Già ascoltati
numerosi custodi In realtà proprio la «confusione» gestionale degli
Scavi sarebbe al centro dell'indagine stessa. «Confusione - dice il
capo della procura di Torre Annunziata - causata dai continui
cambiamenti di soprintendenti, commissari straordinari e dal
moltiplicarsi di ditte che negli ultimi hanno lavorato perla messa
in sicurezza degli scavi». Ed è proprio sulle ditte appaltatrici
esterne che si sono concentrate le indagini. «Non è un'inchiesta
facile - evidenzia il procuratore capo - capire di chi sono le
responsabilità, quando le persone che si sono succedute nei ruoli
strategici per la gestione e la tutela del sito archeologico sono
tante, è materia difficile. Gli esperti di archeologia che abbiamo
delegato, impegnati nei rilievi strutturali sui luoghi dei crolli, e
i carabinieri che curano il fronte investigativo, stanno svolgendo
un lavoro delicato e di grande spessore professionale. Stiamo
raccogliendo fascicoli e testimonianze, per verificare cause e
responsabilità. La chiave della soluzione sta nel capire bene
l'intricato giro di appalti». In attesa di eclatanti sviluppi nelle
indagini, continua la preoccupazione di tour operator è turisti per
l'imminente chiusura di tredici domus per mancanza di fondi e di
personale. Dal primo gennaio, infatti, i visitatori saranno privati
della possibilità di visitare tredici case della città sepolta. La
soprintendenza è stata categorica senza lasciare alcun spiraglio
alla speranza: «Scaduto il contratto siglato con i sindacati
nell'agosto del 2008, che garantiva l'apertura di nuove domus grazie
all'impiego del personale della soprintendenza, e la mancanza di
fondi per rifinanziare il progetto, si potrebbe avviare solo con una
apertura a singhiozzo». Le domus che chiuderanno dal primo gennaio
sono: degli Amorini dorati, del Menandro, di Sallustio, d Marco
Lucrezio Frontone, di Obelio Firmo, dell'Ara Massima, dei Quattro
Stili, di Casca Longa, di Giulio Polibio, dei Casti Amanti, della
Fontana Piccola a Mosaico, del Foro Boario e il Termopolio. |
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12/12/2010
Miseno (NA), a rischio il Sacello degli Augustali (Il Mattino)
Stavolta il semaforo rosso
che segnala il degrado di alcuni beni culturali flegrei si accende
nel Sacello degli Augustali a Capo Miseno. Qui, nell’edificio
dedicato al culto imperiale e sede del collegio, il livello
dell’acqua sta superando i limiti di sempre a causa del mancato
funzionamento delle pompe idrovore. Lancia l’Sos ancora una volta
l’associazione Misenum, costituita da giovani volontari impegnati
dal 1998 per la salvaguardia e la promozione del complesso
storico-culturale della penisola flegrea. A rischio non sono solo le
antiche strutture, pavimenti in mosaico con decorazioni in marmo e
colonne; sussiste persino un problema legato alla pubblica
sicurezza, in quanto la cabina elettrica e l’impianto
d’illuminazione risultano parzialmente sommersi. «Fondamentale per
una totale fruizione dell’antico sito è un intervento di
manutenzione della struttura elettrica, in modo da ripristinare le
idrovore – spiega Anna Masuottolo, presidente dell’associazione
Misenum - Ne abbiamo inoltrato richiesta alla Soprintendenza anche
in vista di un’apertura straordinaria serale e un evento per il
Natale». I mosaici con i resti dell’abside intanto sono
difficilmente accessibili, la scala che consente una veduta frontale
del Sacello è sommersa, il cortile è diventato una sorta di palude
per anatre. Il sito è collegato al mare e a una sorgente termale;
per l’assorbimento dell’acqua in eccesso, sono state installate poco
più di due anni fa pompe idrovore, con fondi pari a 516mila euro
stanziati dalla Comunità Europea per il Por 2000-2006. Ma l’impianto
attualmente non funziona. Risultato: le antiche strutture, sempre
più inabissate e al buio, sono off-limits. «La profondità raggiunge
diversi metri – aggiunge Masuottolo – l’impianto d’illuminazione è
sotto il livello dell’acqua con un conseguente problema legato alla
sicurezza». Eppure il Sacello degli Augustali - che con la Grotta
della Dragonara, il Teatro Romano e il porto costituisce il polo
monumentale di Capo Miseno - è tra i siti meglio conservati.
Edificato durante la prima età imperiale e suddiviso in un ambiente
centrale e due laterali, ha restituito le statue di Vespasiano,
Tito, Nerva, Apollo e Venere successivamente conservate nel museo
archeologico dei Campi Flegrei. Per favorirne la tutela e una
migliore fruizione, tuttavia si rende necessaria anche in questo
caso una manutenzione ordinaria. Al buio, per i turisti, anche
l’antico teatro – di recente restaurato - ricavato dagli antichi
nella roccia e a picco sul mare. «Guidiamo i visitatori con le
fiaccole perché non c’è energia elettrica, nonostante l’impianto sia
funzionante», conclude Anna Masuottolo |
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10/12/2010
Bacoli (NA), crolla anche la Villa di Claudio a Punta Epitaffio (Il Mattino)
Ad accorgersene per primi, e
a lanciare l'allarme, sono stati i pescatori. Mentre si
allontanavano dalla costa per raggiungere il largo e gettare le reti
hanno visto quei reperti storici, frammenti di colonne e di pareti
che hanno resistito per duemila anni, spuntare a pelo d'acqua. Altri
pezzi di muri in reticolatum e pietre affrescate erano accumulate
sulla spiaggetta, ai piedi del promontorio. La storia in frantumi,
precipitata giù dalla collina amata dagli imperatori romani, quella
Punta Epitaffio che fu sede di imponenti complessi termali e ville
gentilizie. A pochi giorni dalla segnalazione del crollo dei ruderi
della villa di Lucullo a Miseno, questa volta a cedere alle
intemperie e all'incuria è il complesso che si ritiene essere
appartenuto all'imperatore Claudio. Uno smottamento ha portato giù,
oltre a una grossa quantità di cumuli tufacei, anche una mole di
parte del maestoso edificio posto a strapiombo sul mare. - Viene
tutto giù, i reperti cadono come cocci di cartapesta, dopo
abbondanti piogge e mareggiate che per tutto novembre non hanno dato
tregua a un territorio provato, dove la manutenzione sistematica
sembra mancare. Ma dove le testimonianze di un'epoca di splendore e
prestigio sono numerose e imponenti. Baia era uno dei porti di Cuma,
la colonia greca fondata nell'VIII sec. a.C. Il suo promontorio,
Punta Epitaffio, in epoca romana fu la sede di imponenti complessi
termali e ville gentilizie. Territorio permeabile quello flegreo, e
delicato, da decenni nel tratto che congiunge Pozzuoli a Bacoli si
ripresentano periodicamente delle frane. L'ultima, considerevole, è
avvenuta nel 2008: il costone sul versante di Lucrino cedette
rendendo impossibile praticare la strada sovrastante, se non con un
senso unico alternato, ancora presente, e un muro di contenimento
provvisorio, costruito dalla Protezione Civile. Il clima mite, il
paesaggio, le acque termali flegree erano ben conosciute nel mondo
romano, a tal punto da invogliare addirittura gli imperatori ad
ordinare la costruzione delle proprie ville sulla collina di Baia.
Un luogo di piaceri, come è stato descritto nelle opere di Cicerone,
Properzio e Seneca. Qui Pompeo, Varrone e Cesare avevano le loro
residenze. Ai piedi di Punta Epitaffio, ora sommerso dal mare a
sette metri di profondità per effetto del bradisismo, si possono
vedere un ninfeo del I sec. d.C. e due ville di età imperiale, la
Protiro e la Pisoni, racchiuse nel Parco sommerso di Baia. Proprio
nel Ninfeo sono presenti statue raffiguranti i genitori
dell'imperatore Claudio, il quale fece costruire il grandioso
complesso, e probabilmente anche la villa che in questi giorni sta
lentamente crollando. Dopo la segnalazione dei pescatori è partita
la mobilitazione, gli amministratori bacolesi hanno organizzato una
spedizione per scattare foto da piccole barche. C'è chi mette
l'accento sulla necessità di un assessore ai Beni Culturali che oggi
manca a Bacoli. Di certo i resti dei luoghi di divertimento dei
grandi della storia rischiano di scomparire dal patrimonio
dell'umanità.
I consolidamenti e i restauri
delle strutture archeologiche sono da tempo al centro di un duro
lavoro portato avanti dalla direttrice dell'ufficio Soprintendenza
di Bacoli, Paola Miniero. II costone di Punta Epitaffio versa
realmente in una situazione di pericolo? «Assolutamente sì. La
struttura tufacea è stata danneggiata nel tempo da violenti e
continue mareggiate, oltre alle forti piogge. Ci sarebbe bisogno di
un impegno di spesa per interventi . continui e metodici». Come vi
state muovendo? «Insieme all'assessore regionale Cosenza abbiamo
dato vita a una conferenza dei servizi, che vede tra i partecipanti
anche la Provincia, la Regione e il Comune di Bacoli. Ci sono tempi
tecnici da rispettare. Posso assicurare che ci stiamo muovendo con
velocità per far fronte ad una reale situazione d'emergenza
aggravata da condizioni meteorologiche». Quanto bisognerà aspettare
per intervenire? «Questione di giorni e la Protezione Civile farà il
primo intervento. Speriamo in un aiuto economico che possa farci
lavorare in modo però ordinario e non soltanto a fronte di emergenze
che vanificano il lavoro di anni». |
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08/12/2010
Capua (CE), lavori fermi da due anni alla basilica di Sant'Angelo in
Formis (Il Mattino)
I ponteggi stanno lì da due
anni: la basilica-gioiello di Sant’Angelo in Formis è in attesa di
interventi, prima che risolutivi, chiarificatori. «Nel febbraio 2008
– dice don Francesco Duonnolo, rettore della basilica – furono
istallati i primi ponteggi. Collocati tra gli archi che dividono la
navata centrale da quella laterale destra, non davano molto fastidio
all’occhio e alla fruibilità. Poi nell’ottobre 2009 sono stati
ampliati e ad oggi occupano metà della navata centrale. Da allora
non è cambiato nulla». I lavori sono di competenza della
soprintendenza che – dice il sacerdote – non dà notizie di sé da
troppo tempo. «Il rigonfiamento di pareti e travi - continua don
Francesco – rese necessario un puntellamento per garantire la
stabilità dell’edificio. Furono ravvisati problemi statici di cui ad
oggi non sono state ancora accertate le cause». In effetti sotto la
basilica, costruita su un antico tempio romano, vi sono falde
acquifere ma non si sa se la mancanza di staticità è data dalle
falde oppure dal peso eccessivo del restaurato tetto. «Per stabilire
le cause – aggiunge amareggiato don Duonnolo – la soprintendenza
deve far esaminare la struttura. Lo scorso 17 febbraio,
l’arcivescovo Bruno Schettino e io fummo ricevuti dalla
soprintendente Paola David che ci disse che avrebbe provveduto a
istituire una commissione di studio per fare la diagnosi. Da allora
tutto è rimasto lettera morta». La prima costruzione della basilica
viene fatta risalire all’epoca longobarda. Nel X secolo la chiesa fu
donata ai monaci di Montecassino, che volevano costruirvi un
monastero. All’abate Desiderio di Montecassino, che divenne papa
Vittore III, si devono gli affreschi di scuola bizantino-campana che
decorano l’interno e che costituiscono uno tra i più importanti e
meglio conservati cicli pittorici dell’epoca nel sud Italia. «In
questo luogo – fa notare il sacerdote – si celebravano, mediamente,
duecento matrimoni l’anno. Dallo scorso anno ne hanno disdetti 185».
Inevitabile, con quell’ingombro nella navata. Per smuovere le acque
e raccogliere fondi necessari al mantenimento della struttura un
testimonial d’eccezione, Peppino di Capri, si è messo al lavoro
realizzando un Q-disc di canzoni che sarà distribuito a breve. Si
tratta di quattro brani di famose melodie natalizie rielaborate e
arrangiate e che prevedono per il coro la partecipazione dei ragazzi
dell’associazione culturale CapuaCineArt. «Un’attenzione per questo
luogo - conclude don Duonnolo - che nessuna istituzione pare abbia
mostrato finora». Di Capri non ha dubbi: «Quando ti trovi davanti a
tale bellezza, messa a rischio dall’incedere del tempo, non puoi
assolutamente rimanere indifferente e senti di dovere fare
qualcosa». |
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08/12/2010
Bacoli (NA), a rischio crollo la Villa di Lucullo (Il Mattino)
Un nuovo cedimento a Capo
Miseno mette a rischio la staticità dei ruderi di Villa Lucullo. Le
intense piogge dell’ultimo periodo hanno causato una frana del
terreno su cui sorge l’antica struttura, trascinando frammenti di
rovine sulla sottostante spiaggia Dragonara. A rischio sono anche
dei locali termali parzialmente sommersi, le cui volte in laterizi
mostrano dall’esterno fenditure e grosse crepe. L’allarme di una
scarsa stabilità della dimora romana è stato lanciato già lo scorso
anno dall’associazione Misenum, impegnata da tempo per la
salvaguardia e la promozione del patrimonio monumentale. A
preoccupare allora volontari e residenti fu uno smottamento che, nel
dicembre 2009, ha determinato il crollo di pietre di tufo e tratti
di pareti in opus reticolatum: un primo segnale cui non è seguito
alcun intervento. Il mancato consolidamento del costone e un’assenza
di manutenzione dell’antica residenza, rovinata anche dalle
mareggiate, avrebbe infatti favorito quest’ultimo crollo. Sulla
precaria condizione in cui versano i beni monumentali era
intervenuta qualche giorno fa il direttore del museo archeologico
dei Campi Flegrei, Paola Miniero, durante la presentazione del
progetto ArcheoUrb realizzato da Regione Campania e Fondazione
Internazionale per gli Studi Superiori di Architettura di Napoli.
«Questi crolli non ci sorprendono – ha detto la soprintendente
Miniero - manca la manutenzione ordinaria del nostro patrimonio.
Stiamo perdendo il paesaggio storico». Un altro allarme è scattato
per il promontorio di Punta Epitaffio a causa di uno smottamento del
materiale tufaceo ai limiti del parco sommerso archeologico di Baia:
qui i fondali custodiscono le residenze della nobilitas imperiale
inabissate nei secoli dal bradisismo che interessa i Campi Flegrei.
Il rischio idrogeologico lungo la linea di costa a nord di Napoli
resta intanto molto alto. In pericolo sono dunque le vestigia e le
residenze che gli antichi hanno edificato lungo la linea di costa:
gioielli dell’architettura romana a testimonianza dei fasti del
passato. Il complesso monumentale denominato Villa Lucullo - i cui
resti possono andare in frantumi - è uno degli esempi più eclatanti.
Il corridoio d’accesso alla «pars marittima» mostra dalla spiaggia
un’imponente opera architettonica con volte in laterizi e colonne
che, tuttavia, sembra non rientrare in alcun piano di recupero. Di
proprietà del senatore Mario e poi del generale Lucio Licinio
Lucullo, il sito è stato edificato sul promontorio di Capo Miseno
nel primo secolo avanti Cristo. Qui, secondo le fonti, sarebbe morto
l’imperatore Tiberio nel 37 dopo Cristo durante il viaggio di
rientro dall’isola di Capri verso Napoli. La dimora fu realizzata
nelle adiacenze della grotta Dragonara, una cisterna scavata nel
tufo che riforniva le residenze patrizie costruite sul mare, mentre
la più nota Piscina Mirabilis costituiva l’imponente serbatoio della
flotta imperiale di stanza nel Miseno. Testimonianze della
«grandeur» vissuta da questo magico pezzo di terra in epoca
imperiale, che oggi rischia di scomparire per sempre davanti a
un’ostinata incuria. |
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06/12/2010
Napoli, musei off-limits, insorge il mondo della cultura (Il Mattino)
Napoli è una città che rende
ciechi. Le sue infinite bellezze artistiche sono spesso così
irraggiungibili da diventare invisibili agli stessi napoletani, per
non dire dei turisti. La denuncia della soprintendente al Polo
Museale, Lorenza Mochi Onori, a un anno dal suo insediamento, è sale
sulle ferite. «Al di là delle perenni emergenze, Napoli non sa
gestire la normalità» commenta Maurizio Morra Greco, presidente
dell'omonima Fondazione. «Sicurezza, viabilità, ambiente sono
strettamente intrecciate con il turismo e la cultura», aggiunge.
«Non si può pensare di avere dei tesori in un cassetto. Quanti
napoletani vanno a visitare musei? E quanti musei fanno qualcosa per
i napoletani? Non esiste formazione all'arte e non se ne crea il
bisogno. E non si favorisce la fruibilità, perché non c'è attorno un
sistema-città che funzioni». I napoletani devono riappropriarsi non
solo dell'arte, ma della città intera. Il direttore della Biblioteca
Nazionale, Mauro Giancaspro, su questo è netto: «Restituiamo la
città ai napoletani e ritroveremo anche l'arte. Faccio un esempio:
se si va a teatro di sera tornare a casa è un'impresa con il metrò
chiuso, i bus praticamente aboliti, i taxi fantasma. La risposta è
restare a casa». Per i forestieri poi è ancora peggio. «Ditemi»
incalza Giancaspro «come fa un pullman di turisti che deve salire a
San Martino a districarsi nel traffico del Vomero. E giocoforza che
nessuno ci va. Così tantissimi capolavori artistici, storici e
architettonici restano sconosciuti, proprio ai cittadini che
dovrebbero esserne i principali fruitori». E su questo tasto batte
anche lo scrittore Maurizio de Giovanni, l'autore della serie dei
gialli ambientati nella Napoli degli anni Trenta. «Non è pensabile»
dice «che un metrò passi ogni 15 minuti o, al massimo, ogni 7 nelle
ore di punta, quando in qualsiasi altra città europea siamo alla
media di due minuti». La sua analisi si fa più stringente sull'arte:
«Il vero scandalo, in positivo, è la Cappella Sansevero. E’ privata,
funziona perché è gestita con una sana concezione imprenditoriale
con informazioni chiare anche sul web. Lo scandalo, in negativo, è
il Cimitero delle Fontanelle che è aperto quando capita e nessuno lo
sa. Sono l'alfa e l'omega. Eppure potrebbero far parte di un unico
itinerario esoterico». La soluzione? «Sono provocatorio: affidare
tutto ad associazioni private, con il mero controllo delle
soprintendenze. Si impiegherebbe anche quell'esercito di laureati
che sembrano non avere prospettive». la Fondazione Premio Napoli
negli anni ha scelto, di volta in volta, un quartiere della città
per lavorarci e raccontarlo. «I napoletani riaprono gli occhi su
tesori che neanche sospettavano di avere» racconta il presidente
Silvio Perrella: «Quest’anno siamo andati a Montesanto. La cerimonia
finale è stata nella chiesa dei Pellegrini, nell'omonimo ospedale
della Pignasecca. Be', in pochi immaginavano che li ci fosse una
chiesa di quella bellezza. Una degente ricoverata da tre mesi è
venuta a vederla in pigiama perché, ci ha detto, neanche s'era
accorta dell'edificio». A Napoli nulla è in vista, tutto devi
andartelo a cercare. Fa parte del gioco e potremmo dire, per
consolarci, che è il suo fascino. «Non sono cieche solo le
istituzioni, ma pure troppi napoletani» continua Perrella. «Napoli
soffre per il peso del racconto non veritiero che se ne fa». Tutti
conoscono Napoli prima di averla visitata. «Sono racconti che
seducono» spiega. «I turisti vengono anche con la monnezza, perché
questo è un luogo potente, magnetico, che attrae come una calamita».
Ma come si fa a tenere insieme tutta questa arte e renderla
fruibile? «Usandola nel suo insieme. Si parla della funivia per
collegare Archeologico e Capodimonte» conclude polemicamente
Perrella. «Un'idea inutile e dannosa. Napoli ha già un modo per
arrivare rapidamente a Capodimonte: la salita Miradois». Perché
nessuno ci pensa? «Perché è alla Sanità, un quartiere che gli stessi
napoletani non conoscono e che temono. Poi quando lo visitano ne
restano incantati». Riacquistano la vista. |
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05/12/2010
Pompei (NA), manca il personale e chiudono le domus (Il Mattino)
Manca il personale: «Gli
scavi di Pompei chiudono». Il 31 dicembre prossimo scade l’accordo
sindacale siglato con i vertici della soprintendenza nel settembre
2008. Dal primo gennaio del 2011, per mancanza di addetti alla
vigilanza, tredici domus chiuderanno al pubblico. Tra crolli, aree
transennate e proibite, ai turisti dal prossimo anno resterà ben
poco da vedere. L’allarme è stato lanciato dalla Cgil nel corso
della convention che si è tenuta ieri mattina, presieduta dal
segretario nazionale Susanna Camusso. Le domus che chiuderanno,
secondo l’elenco stilato dalla Cgil, sono quelle degli Amorini
dorati, del Menandro, di Sallustio, di Marco Lucrezio Frontone, di
Obellio Firmo, dell'Ara Massima, dei Quattro Stili, di Casca Longa,
di Giulio Polibio, dei Casti Amanti, della Fontana Piccola a
Mosaico, del Foro Boario e il Termopolio. Il 22 agosto del 2008
l’allora soprintendente Pietro Giovanni Guzzo annunciò, per il primo
settembre dello stesso anno, l’apertura di diciannove nuove case
della città antica. Per la sorveglianza di questi siti fu
sottoscritto un apposito accordo strategico con i sindacati, che
prevedeva l’utilizzo di personale interno alla soprintendenza, in
modo che il servizio fosse a costo zero. Dopo una lunga trattativa
si riuscì ad individuare più di 30 unità di personale da impiegare
nell’azione di rilancio degli scavi ma anche per dare risposte agli
assetti organizzativi della soprintendenza di Napoli e Pompei.
L’accordo ha fatto risparmiare qualcosa come 860mila euro che
dovevano essere reimpiegati per i lavori di restauro. «La scadenza
dell’accordo e il decennale blocco del turnover porteranno alla
chiusura di tredici tra le più belle e suggestive domus dell’antica
città», ha sottolineato Ciro Mariano responsabile locale della Cgil.
Aprendo così un nuovo fronte di allarme. Proprio mentre si conclude
la visita degli ispettori dell’Unesco, e si moltiplicano le
iniziative per migliorare le condizioni in cui versa il monumento.
L’ultima, anticipata ieri al Mattino dalla senatrice Diana De Feo, è
dell’Università Federico II. «In un periodo così difficile siamo
pronti a rimboccarci le maniche e a far sì che i nostri studenti si
mettano al lavoro per il governo di Pompei e in particolar modo per
il controllo delle sue acque», ha ribadito il responsabile per il
patrimonio dell’ateneo partenopeo Fabio Mangone. E non solo: negli
anni Sessanta - ricorda Mangone - sono stati fatti nel sito
operazioni di restauro, usando per esempio il cemento, che oggi si
sono dimostrate improprie. Nella nostra scuola di restauro, composta
da architetti e ingegneri - assicura Mangone - ci sono le competenze
necessarie per attuare prima uno studio approfondito sulle
condizioni in cui versa il sito archeologico e fornire soluzioni
adeguate per la salvaguardia». |
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05/12/2010
Boscoreale (NA), crollo anche a Villa Regina (Il Mattino)
Boscoreale. Uno slargo
circondato dai due quartieri popolari, Piano Napoli e Gescal. Qui
resta ancora pressocchè nascosta Villa Regina, nonostante sia stata
scavata a partire dal 1977 e integralmente riportata in luce dalla
Soprintendenza archeologica di Pompei. Difficile scorgere la
cartellonistica tra i viottoli dei rioni che, come un muro di cinta,
circondano la residenza rustica immersa al centro dell’area che in
epoca romana rappresentava una parte del suburbio pompeiano detto
Pagus Augustus Felix Suburbanus. Ma dopo il crollo di una parte del
tetto, quello che rappresenta un perfetto esempio della piccola
industria vesuviana del vino è ormai chiusa ai visitatori da un paio
di settimane e rischia di sprofondare nuovamente nella trincea di
terreno che ancora la circonda. L’incuria, il vento e la pioggia,
infatti, hanno generato il cedimento di alcuni elementi di copertura
del porticato all’alba del 20 novembre. Il giorno successivo, dopo
l’ordine di chiusura al pubblico, sono cominciati i lavori di
puntellamento della villa, tuttora in corso. Anche la discesa al
sito, costeggiata da una ringhiera in ferro, non è sicura ed è
interdetta da una catena e un cartello. Il corridoio si adagia
infatti sopra una montagna di terreno a rischio smottamenti che
risulta evidente anche a occhio nudo. I segni del cedimento sono
chiaramente visibili nelle insenature scavate dalle intemperie sulla
parete della scarpata ricoperta di muschio. Sul versante opposto
dello scavo, sopra il terrapieno dove si trova il parcheggio, c’è lo
stesso pericolo di frana che, tuttavia, si è cercato di arginare
alla meglio, sistemando aste tubolari in ferro. Al centro appare la
villa con gli operai a lavoro per la messa in sicurezza circondata
dal vigneto ricostruito come l’originale, del quale furono ritrovate
tracce di radici. È impossibile però poter apprezzare tutti gli
ambienti perfettamente conservati. Con il torchio per la spremitura
dell’uva, la cantina con i dolii infossati (recipienti rotondi in
terra cotta per la conservazione del vino) nei quali veniva
conservato il vino, il magazzino degli attrezzi e le stanze
residenziali, con cubicola (camere da letto) e un salone affrescato
in quarto stile pompeiano. Il visitatore – dopo aver superato
l’ingresso coperto da erbacce e rifiuti e superato il cancello
automatico ora privo del motore elettrico perché guasto – può
osservare Villa Regina unicamente dall’alto e visitare l’Antiquarium.
Dallo scorso aprile, inoltre, le unità del servizio di servizio di
guardia sono state ridotte, con gravi difficoltà per il personale
della sicurezza nello svolgere il turno notturno. «Prima c’erano
quattro guardie, due per l’Antiquarium e due per il sito esterno di
Villa Regina, ora la vigilanza è stata ridotta a tre custodi
disarmati, esclusivamente per le ronde esterne – spiegano i
responsabili territoriali Ugl-Intesa FP Beni Culturali – mentre la
sicurezza del museo di notte è affidata unicamente al servizio di
videosorveglianza». Un rischio per uomini e beni che potrebbero
diventare facile bersaglio dei malintenzionati. «Al rischio per
l’incolumità si aggiunge quello di ricevere provvedimenti
disciplinari, così come accaduto ad un sindacalista Ugl che essendo
custode delle chiavi del museo si era rifiutato di fare il servizio
esterno per motivi di sicurezza», dice Antonio Pariante di
Ugl-Intesa FP. Anche le infiltrazioni d’acqua dai tetti di Villa
Regina e il rischio di crolli erano stati oggetto delle segnalazioni
degli addetti alla vigilanza inviati alla Soprintendenza
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05/12/2010
Castellammare di Stabia (NA), continuano a franare le ville di
Stabia (Roma)
Le ville romane di Stabiae,
l'antica città campana anch'essa sepolta come Pompei dall'eruzione
del Vesuvio del 79 d.C., correrebbe un grave rischio idrogeologico.
A lanciare l'allarme è stato il direttore del Dipartimento di
Scienze della Terra della Università Federico II di Napoli, e
consigliere dell'Ordine dei Geologi della Campania, Vincenzo Morra.
«Il sito archeologico - ha spiegato l'esperto all'Adnkronos si trova
in una posizione più alta della vicina Castellammare di Stabia.
Segnali evidenti mostrano l'esistenza di un movimento lento verso il
basso che mette seriamente a rischio la stabilità dell'intero sito
archeologico: vero gioiello del nostro territorio». «La città - ha
continuato Morra - non è ancora stata portata del tutto alla luce,
alcuni rilievi hanno dimostrato l'esistenza di ulteriori strutture
murane ancora sepolte. Ma sarebbe impensabile continuare gli scavi
senza prima aver messo in sicurezza l'intera area». Proprio per
raggiungere quest'ultimo obiettivo, nel 2007, il "Centro regionale
per lo sviluppo ed il trasferimento dell'innovazione applicata ai
Beni culturali e ambientali", insieme al Dipartimento di Scienze
della Terra della Federico II, ha proposto alla Regione Campania un
programma di studio per definire gli interventi che dovrebbero
essere attuati. «Certo - ha affermato Morra - il progetto sarebbe
sicuramente costoso, ma la Campania non può privarsi di una risorsa
così importante per il proprio sviluppo, per non parlare del valore
storico e culturale del sito stesso». E per quanto riguarda un
possibile ingresso dei privati nella manutenzione del patrimonio
culturale italiano, secondo Morra, «questo elemento potrebbe
rappresentare un motore in più ma, a mio parere, il pubblico deve
sempre intervenire». |
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04/12/2010
Bacoli (NA), pericolo crollo anche sulla Grotta di Cocceio (Il Mattino)
Lo sgombero di tre edifici
pericolanti che sorgono al di sopra della grotta di Cocceio, il
cunicolo scavato in epoca romana per collegare il lago d'Averno con
Cuma, è stato disposto dalla Procura per motivi di sicurezza, dopo
che la Soprintendenza ai beni archeologici aveva inviato una
segnalazione. Il provvedimento del pm Federico Bisceglia stato
attuato ieri pomeriggio tra le proteste da parte di guardia
forestale e polizia di stato; solo due, fortunatamente, le famiglie
interessate (uno degli edifici è infatti un deposito). La situazione
di pericolo fu segnalata per la prima volta al Comune di Bacoli nel
1999, ma, secondo gli investigatori, nessun provvedimento è stato da
allora mai preso per mettere in sicurezza gli stabili e le ordinanze
di sgombero emesse dal Comune non sono mai state eseguite. La
Soprintendenza, constatato che, anche a seguito delle abbondanti
piogge delle ultime settimane, la situazione si è aggravata, ha
deciso di informare il pm segnalando il «pericolo gravissimo». Gli
edifici sorgono sopra l'antico cunicolo, costruito intorno al 37
a.C. da Lucio Cocceio Aucto, e in particolare nel punto in cui il
diaframma di terreno vulcanico è più sottile. Il sequestro con
conseguente sgombero rappresenta un provvedimento d'urgenza; nei
prossimi giorni il pm approfondirà la situazione degli edifici,
verificando in particolare se la loro costruzione sia stata
autorizzata o meno. Un altro aspetto da chiarire riguarda la mancata
applicazione delle ordinanze di sgombero, notificate ma di fatto mai
eseguite. La vicenda, che segue di pochi giorni i gravissimi crolli
di Pompei, ripropone il problema della gestione e della salvaguardia
dei beni culturali in provincia di Napoli. La grotta di Cocceio fu
gravemente danneggiata dall'esplosione di un deposito di armi
avvenuta durante la seconda guerra mondiale; successivamente,
l'intera zona è stata stravolta dalla cementificazione selvaggia.
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03/12/2010
Pompei (NA), l'annuncio di Bondi, più poteri alla Soprintendenza (Repubblica)
Il ministro Bondi vara il suo
piano di emergenza per Pompei. Niente stanziamenti, ma un ritorno al
passato: quello della soprintendenza autonoma. La tanto caldeggiata
fondazione, invece, viene retrocessa all´ultima riga. Mentre due
ispettori dell´Unesco verificano se i crolli hanno alterato lo stato
del sito dal ´97 Patrimonio dell´umanità, la soprintendenza di
Pompei torna quella che la legge 352, art.9 la fece diventare: il
primo caso in Italia di gestione autonoma del patrimonio
archeologico. L´anticipazione di Bondi, che ieri ha incontrato al
Collegio romano i presidenti di Regione Campania e Provincia di
Napoli, Caldoro e Cesaro, sarà discussa «in uno dei prossimi
Consigli dei ministri». All´incontro, al quale hanno assistito il
capo di gabinetto Nastasi, il segretario generale Mibac Cecchi, il
direttore per le Antichità Malnati e quello per la Valorizzazione
del patrimonio Resca, si è parlato di «ricostituire la
soprintendenza autonoma, con il soprintendente dotato di poteri più
incisivi per la tutela del sito». La legge del ‘97 attribuiva alla
Soprintendenza di Pompei completa autonomia in ambito scientifico,
finanziario, amministrativo ed organizzativo, con il fine di
semplificare la burocrazia e decentrare. Un ri-bilanciamento a
favore dei tecnici, mentre sparisce la figura del manager auspicato
dal ministero. Non un euro per Pompei che crolla, rinviate per le
decisioni economiche forse a dopo il D-day del 14 dicembre. La
fondazione diventa "eventuale" e si continua a studiarne la forma,
secondo quanto recita il comunicato di Bondi. Intanto il ministero
manderà "una task force di archeologi, architetti e operai" per
mettere in atto "un piano straordinario di manutenzione con
l´aumento del personale tecnico". |
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02/12/2010
Pompei (NA), arrivano gli ispettori Unesco (Repubblica)
Tre ispettori Unesco da oggi
a Pompei, dove ieri mattina si è scoperto il crollo di altri due
muri: in una bottega della via Stabiana, area teatri, e nel "Piccolo
lupanare" alle spalle della Casa del Centenario, zone nuove ai
cedimenti, dove finora non era accaduto ancora niente. La
soprintendente Papadopoulos spiega in una nota che si tratta di
episodi «possibili che non devono destare allarmismi». Ma per tre
giorni, da oggi, a Pompei si parlerà la lingua della cultura
internazionale con l´arrivo della commissione dell´Unesco che era
stata annunciata dall´Iccrom, la costola dell´organismo addetta al
restauro e alla conservazione dei beni Patrimonio dell´umanità.
Quelli che comunemente chiamano "Caschi blu" avranno il compito di
verificare lo stato attuale degli scavi - come dichiara Giovanni
Puglisi, presidente della commissione nazionale italiana per
l´Unesco. «Laddove - sottolinea Puglisi - dovessero registrare una
situazione molto diversa rispetto a quella fotografata quando il
sito è stato iscritto nelle liste dell´Unesco, potrebbero fare una
contestazione all´Italia. Chiedendo, in particolare, di sanare le
criticità per evitare che Pompei sia inserito nelle liste dei siti
in pericolo». I tre esperti monitoreranno anche gli altri due siti
archeologici della soprintendenza Patrimonio dell´umanità: Oplontis
ed Ercolano.
Alix Barbet, una dei tre esperti del team Unesco, era arrivata già
ieri, poco dopo che era scattato l´allarme per i nuovi crolli. Il
primo tra le 7 e le 7 e 30, quando un muro grezzo di opus incertum
alto circa 2 metri e largo 3, che faceva da divisorio tra i civici 1
e 2 della regio VII insula 2, lungo la via Stabiana è venuto meno.
Stesse modalità per il crollo in un piccolo ambiente di servizio
laterale della casa detta del Lupanare piccolo nella regio IX,
insula 5 al civico 16. Qui le radici di una pianta hanno spaccato la
malta, resa più fragile dalle piogge che battono da giorni il
vesuviano. L´assenza di piante sembrerebbe invece responsabile, tra
l´altro, del crollo nella Casa del Moralista: le viminate, palizzate
che frenano il terrapieno, e che si sono spaccate per la pioggia,
non sarebbero state costruite a regola d´arte. Ma la loro
realizzazione in quella e in alcune altre zone di Pompei, non è
frutto di un progetto della soprintendenza.
L´area archeologica, che è uno dei 45 siti italiani che fanno parte
del Patrimonio mondiale Unesco, sarà monitorato dal team di esperti
del quale fanno parte la Barbet, direttore del settore Ricerca del
Cnrs in Francia, autrice di innumerevoli saggi sulla pittura muraria
non solo a Pompei e Jean-Pierre Adam, architetto e archeologo
francese del dipartimento di Architettura antica del Cnrs, che ha
scavato a Pompei e attualmente insegna all´École du Louvre et à l´École
de Chaillot, nelle università libanesi, londinesi e a l´École
polytechnique fédérale di Losanna, autore del saggio "L´arte di
costruire presso i romani". Con la delegazione, a fare da padroni di
casa per il Mibac ci saranno il segretario generale del ministero
Roberto Cecchi, Manuel Roberto Guido, responsabile dell´Ufficio
Patrimonio Unesco e direttore del Servizio I della direzione
generale per la valorizzazione del patrimonio culturale del
ministero, che esiste da settembre 2009. Esordio in soprintendenza
ieri anche per il neo-direttore generale alle Antichità Luigi
Malnati, ex soprintendente dei Beni archeologici dell´Emilia
Romagna. Malnati è il successore di Stefano De Caro, tra i massimi
esperti di Pompei mandato in pensione lunedì, ancora in giovane età.
Da più parti invece si chiamano a raccolta archeologi e tecnici di
valore nel momento critico che attraversa Pompei. Da indiscrezioni
risulta però che dagli uffici degli Scavi sia arrivato un rifiuto
alla collaborazione offerta dai colleghi di Napoli, l´altro polo
della soprintendenza (di Napoli e Pompei, è la dicitura esatta) che
sarà retta fino al 3 dicembre dalla Papadopoulos. L´auspicio
dell´arrivo anche di nuovi archeologi viene dall´Osservatorio
Patrimonio Culturale: «In questo momento - dice il presidente
Antonio Irlando - non è prioritario sperimentare nuove forme di
gestione come, invece, attuare, aggiornare e far funzionare una
legge che già esiste da molti anni, che da sola può restituire
prestigio perduto alla soprintendenza e metterla in condizione di
dotarsi di nuovi archeologi e di altre figure professionali, tra cui
manager i cui ruoli sono già individuati nelle attività indicate
nella legge».
Di aria nuova si sente il bisogno negli uffici di Pompei. «La visita
degli esperti Unesco arriva al momento giusto - dice Biagio De
Felice della Cgil dell´area archeologica di Pompei -. C´è da
augurarsi che non resti un episodio eccezionale, e che anzi venga
costituito un osservatorio permanente sotto l´alta sorveglianza
dell´Unesco, che affianchi e sostenga il lavoro della
soprintendenza». |
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01/12/2010
Pompei (NA), ancora un crollo (Repubblica)
Effetto domino: crolla un
altro pezzo di Pompei. Un muro di contenimento del viridarium, il
giardino esterno, della Casa del Moralista. Nelle guide e nelle
mappe, la domus che viene subito dopo la Schola armaturarum andata
distrutta meno di un mese fa, su via dell´Abbondanza. Siamo a
cinquanta metri dalla Casa dei Casti Amanti, il cantiere evento del
commissariamento Fiori voluto dal ministro Bondi (che avverte: «no a
inutili allarmismi») dove mesi fa la serie degli smottamenti ebbe
inizio. Una concomitanza su cui indaga la Procura di Torre
Annunziata, che ha sequestrato un´area ancora più ampia vietando ai
turisti gran parte della più bella strada di Pompei. I carabinieri
sono rimasti agli Scavi per l´intera giornata, sequestrando il
registro di segnalazioni dei custodi e ascoltando per ore i
dirigenti dell´ufficio tecnico. I magistrati da ieri indagano anche
su una fuga di notizie: la soprintendenza ha saputo del crollo alle
sette di mattina dopo il giro dei custodi di turno, ma non l´ha
divulgato. Eppure alle nove era già in rete.
Ancora una volta è stato uno smottamento del terrapieno alle spalle
delle case affacciate su via dell´Abbondanza a provocare la caduta
di circa sette metri di muro, alto non più di un metro e sessanta.
Là dove c´era il giardino esterno, con un angolo dedicato al culto
di Diana, di cui è stata trovata una statuetta recentemente posta su
un pilastrino di mattoni, il terrapieno era stato bloccato con le "viminate",
paletti di legno che evitano le frane se integrati da piantumazioni.
Che qui però mancavano. Hanno retto quelle progettate dalla
soprintendenza dietro le case in direzione del Foro, dove la terra è
stata fermata dalle radici di grandi rosmarini. «Sono muri precari -
dice la soprintendente Jeannette Papadopoulos - e in gran parte di
restauro, fatti dopo la guerra. È un fenomeno dovuto a condizioni
meteo eccezionali non paragonabile al precedente. Stiamo lavorando a
un attento monitoraggio per evitare nuovi crolli, ma i muri senza
coperture sono tutti a rischio. L´emergenza è continua, Pompei è
fragile». Per fortuna non è a rischio il resto della domus, scavata
nel 1916-17 e importante per una scritta osca che ha illuminato la
topografia di Pompei. E neppure le scritte del triclinio estivo che
fanno la morale all´ospite, invitandolo a non insidiare la donna
d´altri a non litigare e a lavarsi bene. Che l´effetto domino non
minaccia è confermato da Michele Candela, consulente strutturale del
restauro in corso: «Ma c´è un dato oggettivo il muro era sulla
stessa direttrice dove è crollata la Schola. A cinquanta metri, ai
Casti amanti, sono stati fatti lavori per irregimentare le acque:
qualcosa è cambiato nella capacità di permearle». Circostanza
smentita dall´ex commissario Marcello Fiori: «Ogni anno ci sono
stati almeno due crolli. Una frana non è figlia di oggi, prova che è
mancata la manutenzione. Avevo chiesto alla soprintendenza di
segnalarmi i progetti urgenti e quello è diventato il mio programma.
Chiarisco che non ho usato ruspe e non dovevo occuparmi della
sicurezza del patrimonio archeologico, ma solo agevolare gli
interventi proposti dal soprintendente e valorizzare il sito».
Contro il ministro Bondi si scaglia il Pd con Bossa, Marcucci e
Vaccaro e l´Idv con Belisario. Per Casini (Udc) il ministro non ha
colpa ma «questi crolli sono la metafora dello stato dei beni
culturali». Dalla Regione Campania l´assessore al Turismo Giuseppe
De Mita chiede al ministro un´azione «più efficace e concreta».
Pompei aspetta giustizia. Forse l´avrà: da domani arriva la
commissione Unesco e poi, il 3 dicembre, il nuovo soprintendente.
Ma il rischio più grande è
l´effetto domino che sembra colpire una direttrice ben precisa:
quella del retro di via dell´Abbondanza. Tre episodi, anzi quattro,
con il muro del vicolo di Ifigenia, insieme alla frana dei Casti
amanti, verificatasi mentre era aperto il cantiere-evento ora
visitabile su prenotazione, e un mese fa la Schola armaturarum, che
era ricaduta anche sulla bottega del vasaio nel vicolo adiacente. E
adesso il viridarium del Moralista, una domus dove pure è in corso
un cantiere di restauro e in parte delle stanze sono depositate le
attrezzature dell´iniziativa "Le lune di Pompei" ora sospesa, e
materiali di costruzione. Carabinieri impegnati tutto il giorno nel
sequestro, oltre che dell´area degli smottamenti, del registro dove
i custodi scrivono le variazioni notate nei loro giri. Come
"Repubblica" aveva scritto nei giorni del crollo della Schola
armaturarum, già il 2 novembre era stato segnalato il crollo di un
muro in prossimità dell´edificio che sarebbe poi caduto quattro
giorni dopo. In soprintendenza i tecnici si sono riuniti a lungo con
la soprintendente Papadopoulos.
«Il muro originale era stato distrutto da un bombardamento - dice il
direttore degli Scavi Antonio Varone - quello che c´era è caduto a
seguito di piogge torrenziali, incredibili e incessanti. Lo
smottamento ha interessato piegandola in più punti e scalzandola la
viminata a gradini posta a protezione della scarpa e ha determinato
il crollo del muro perimetrale nord del giardino della Casa del
Moralista». Colpa della pioggia. Secondo altri, invece, sarebbero
stati lavori compiuti nella Casa dei Casti amanti a modificare il
regime delle acque, tanto da riversarne gli effetti nefasti nelle
abitazioni che seguono.
«Neanche per sogno - interviene Marcello Fiori, ex commissario che
quei lavori ha realizzato - noi non abbiamo portato ruspe, ma solo
una gru in un terreno agricolo a 500 metri di distanza. Il rup era
Varone e la progettista Marianna Pirozzi, due dei più bravi tecnici
di Pompei. Invece di far cadere le acque direttamente ai Casti
amanti, sono state create delle canalizzazioni interrate che le
mandano dalla parte opposta. La mia era solo una responsabilità di
natura amministrativa. Di crolli ce ne sono stati almeno due
all´anno, basta guardare il registro degli Scavi (ieri sequestrato
dalla magistratura, ndr): a settembre 2003 crolla il legno del
soffitto del Thermopolium, la sommità di un muro di delimitazione
del giardino inferiore dell´Insula occidentale, mentre solai
danneggiati e infiltrazioni si registrano nella Casa della Regina
Margherita. Crolla anche un intonaco della Casa degli scienziati. A
ottobre 2004 cade la scarpata ovest dell´Insula occidentale. Nel
2005 parte del tetto della Casa del Labirinto e il peristilio di
Paquio Proculo. Un muro cade nel 2006 nel vicolo delle Nozze
d´argento. Agosto 2008: muro perimetrale dell´Insula V Regio II. A
gennaio 2009 crolla un altro muro della Casa IX e di lì a poco parte
di muratura su via dell´Abbondanza, di fronte a Praedia Giulia
Felice. Ma anche cadono le volte vicino al Tempio di Venere e a
febbraio scorso una muratura nella Domus degli Augustali».
Lungo elenco. E poi la prima ammissione di responsabilità del
commissario Fiori: «Forse io ho sottovalutato l´importanza dello
smottamento che ci fu ai Casti amanti. Non lo tenemmo nascosto, ci
fu un difetto di comunicazione. Ma ricordiamoci che il commissario è
andato via da cinque mesi. Le priorità? Ho attuato progetti di
restauro e recupero segnalati dalla soprintendenza. Non c´era nessun
allarme. Sono stati gli agenti atmosferici a far diventare
prioritario il tema di pianificare l´ordinario, questo è mancato a
Pompei». |
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29/11/2010
Maddaloni (CE), giù il Mulino ducale dei Carafa (Il Mattino)
Doveva venire giù il Mulino
ducale dei Carafa (XVI secolo), apparentemente tra l’indifferenza
collettiva, per scatenare al protesta organizzata. Troppi crolli,
molti scricchiolii e tante transenne nel centro storico più grande e
più abbandonato della provincia: 88 ettari comprensivi di castello
medioevale, torri e parco annesso, nonché degli agglomerati
medioevali dei Formali, San Benedetto e via Alturi. Questi ultimi
semi-abbandonati. «E ora intervenga la sovrintendenza», chiedono i
volontari del gruppo archeologico: e la lista dei monumenti
(palazzi, chiese chiuse e spazi urbani) sottoposti a vincolo di
tutela, ma privi di fatto di ogni manutenzione, insomma quasi
ridotti a ruderi e a rischio crollo, finisce sul tavolo della
sovrintendenza ai Beni architettonici. Quella passata è stata una
settimana nera. E non solo per colpa della pioggia, che comunque
resta la causa scatenante dell’implosione delle strutture del Mulino
Ducale, dello schianto di un solaio in via Pignatari (area
pedemontana ovest) o del vasto cedimento dei tetti, già malandati,
della caserma borbonica dell’Annunziata. Eventi meteorici a parte,
Maddaloni, ancora una volta, si è dimostrata incapace di difendere i
luoghi della memoria del vasto patrimonio storico che le è rimasto.
Questa sembrerebbe la solita mobilitazione di attempati cultori di
storia patria. «Invece - spiega Antonio Sarracco (Gruppo
Archeologico Calatino) - si sta combattendo una guerra giuridica
sotterranea finalizzata a vanificare l’efficacia dei vincoli al
cospetto dei cedimenti strutturali». Vincoli o meno, lo «stillicidio
di crolli e demolizioni sta cancellando le tracce del passato». Da
qui l’appello per un intervento della sovrintendenza. «L’ennesimo
schianto - aggiungono gli aderenti all’Associazione gruppi
archeologici d’Italia - impone l’urgenza di completare la mappatura
dei vincoli architettonici sul patrimonio edilizio cittadino, in
gran parte ancora solo schedato. E su quello vincolato c’è il
problema della mancanza di vigilanza». È un nuovo capitolo della
guerra contro il Comune, considerato corresponsabile degli
abbandoni, e avviata nel 2003 contro il progetto di la costruzione
di una piazza al posto del Mulino Ducale. La vittoria contro la
demolizione non è servita. «L’abbandono volontario – conclude
Sarracco - è stato poi più efficace delle ruspe». Da domani,
all’attenzione della sovrintendenza ci saranno tutti i numeri della
«mappatura dei disastri» che vanificano «ogni tentativo di tutela».
Prima area di crisi: in via Bixio, il costone sottostante il
castello è interessato, da anni, alla la caduta di massi che ha
imposto lo sgombero delle abitazioni sottostanti. Secondo punto
critico: via Alturi, la strada addossata alla cinta muraria del
castello, è stata interdetta (sempre causa crolli o scarsa sicurezza
statica degli immobili) al transito veicolare e persino a quello
pedonale. Terza, ma non ultima, delle emergenze, si registra nel
cuore del centro storico pedemontano con cinque aree interessate da
cedimento statico totale. In dettaglio: sono venuti giù Palazzo
Raffone e Palazzo Vico (via Fabio Massimo); in via Quarto Formale si
è aperta una voragine (1996); anche le case addossate ricavate dalle
mura del castello, nel quartiere medioevale dei Formali, sono state
totalmente abbandonate e infine un palazzo è stato abbattuto in via
Maddalena. Completa la lista l’elenco delle strutture di massimo
pregio architettonico abbandonate: la chiesa di Sant’Agnello (secolo
XII), la chiesetta di Sant’Antonio Abate, quella di San Giovanni, la
caserma borbonica dell’Annunziata. E poi ci sono i palazzi schedati
di via Bixio e palazzo Cibelli (sottoposto a vincolo). La speranza è
che si arrivi a completare «schedature e imposizione dei vincoli»
almeno per salvaguardare «destinazioni d’uso, volumetrie, principi
di conservazione e recupero contro il rischio di ristrutturazioni
totalmente sganciate da un contesto urbanistico di pregio assoluto».
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29/11/2010
Bacoli (NA), rischia di crollare anche il costone di Cento Camerelle (Il Mattino)
A Bacoli rischia di cedere il
costone Poggio ma il progetto di risanamento idrogeologico del
tratto tufaceo rallenta. La denuncia è di Alessandro Parisi,
presidente del comitato civico locale, che sostiene da anni una
battaglia per il consolidamento del promontorio tra il quartiere
Centum Cellae e il Poggio. Lo scorso 5 ottobre si è svolta la
conferenza di servizi per approvare il progetto finale di
risanamento presentato a luglio. Ma dopo 50 giorni l’auspicata
approvazione tarda a giungere. «Corrono voci insistenti - dichiara
Parisi - che la Soprintendenza, non presente peraltro alla
conferenza di servizi, sia incerta. Mentre quella della Tutela dei
Beni Archeologici sembra abbia dato il placet al progetto, l’altra
ai Beni Ambientali e Paesaggistici pare nutra qualche dubbio. I due
pareri, in ogni caso, devono essere unificati con l’auspicio che
quello finale sia favorevole». I lavori si sono resi necessari dopo
la frana nell’agosto 2008 che ha gravemente danneggiato il muro di
un’antica villa romana e ha reso ingibile l’ala di un edificio
moderno. Gli episodi franosi risalgono tuttavia ad anni addietro,
tanto che il primo progetto di ristrutturazione risale al 2002 con
la giunta Coppola ma i lavori, già finanziati dalla Provincia,
sarebbero dovuti partire nel 2007. «Sono passati invece quasi altri
quattro anni - conclude Parisi - e le opere, sebbene rifinanziate
dalla stessa Provincia, non sono ancora iniziate».
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27/11/2010
Pompei (NA), sul crollo duello a distanza Guzzo-Fiori (Il Mattino)
Botta e risposta a distanza
su Pompei tra l' ex soprintendente Pietro Giovanni Guzzo e l'ex
commissario straordinario Marcello Fiori, dopo l'appello a
Napolitano, per dire «No alla morte della cultura» e chiedere le
dimissioni del ministro Bondi, firmato da seicento intellettuali tra
tecnici, archeologi, urbanisti e soprattutto ex soprintendenti. Che
non ci stanno a prendersi le responsabilità del crollo della Schola
Armaturarum di Pompei, l'evento più eclatante della gestione dei
beni culturali di un «ministro fantasma». «I crolli sono stati
causati da errori della Protezione Civile che un modesto archeologo
avrebbe saputo evitare» aveva detto Guzzo in occasione dell'appello,
criticando esplicitamente l'idea di spendere milioni di euro per
"spettacolarizzare" solo alcuni monumenti (come la Domus Giulio
Polibio) non considerando l'armonia dell'intero sito e il non aver
calcolato la diversa pendenza dello scorrimento dell'acqua sulle
nuove coperture che, giorno dopo giorno, andava a rimbalzare su
terreno e muri delle stesse rovine millenarie. Dichiarazioni
pesanti, che mettono sotto accusa il lavoro del commissariamento
deciso dal ministro Bondi per portare gli Scavi fuori
dall'emergenza, e uno dei suoi fiori all'occhiello, la Casa-evento
di Giulio Polibio, e a cui ieri 1' ex commissario Fiori, attualmente
impegnato nella messa a punto di una Fondazione per Pompei, ha
risposto punto per punto. «Tutela e conservazione sono sempre
rimaste in capo alla Soprintendenza e ogni intervento realizzato ha
visto la condivisione preventiva dei Soprintendenti, con i quali ho
sempre avuto un ottimo rapporto di collaborazione» dichiara Fiori.
Che poi precisa di non essere stato «nominato per occuparsi della
tutela ma per risolvere problematiche più legate al sistema dei
servizi, al territorio, all'accoglienza dei visitatori e finalizzate
al rilancio turistico dell'area». «È strano - scrive ancora Fiori -
che l'ex Soprintendente non ricordi di non aver mai presentato una
proposta d'intervento di messa in sicurezza urgente riguardo la casa
dei gladiatori, ma di essersi solo occupato
dell'impermeabilizzazione del tetto». L'ex commissario ribadisce poi
che l'ex soprintendente Guzzo è «stato ininterrottamente in carica
dal 1994 a12009 e che durante la sua gestione sono stati accumulati
ingentissimi residui di risorse non spesi»: «Questa incapacità di
spesa - sostiene l'ex commissario - si è purtroppo tradotta nella
mancanza di indispensabili interventi di manutenzione puntuale e
quotidiana che si dovevano e potevano realizzare». Fiori sostiene
poi di aver istituito «per la prima volta» nel sito un capitolo di
bilancio dedicato alla manutenzione ordinaria finanziato con due
milioni di euro. Tutte accuse alle quali l'ex soprintendente Guzzo
non ha voluto replicare, rispondendo con un no comment. Ha invece
replicato alle accuse, pesantissime, rivoltegli dalla presidente
dell'Associazione Bianchi Bandinelli, il responsabile della
valorizzazione dei beni culturali del ministero Mario Resca, che è
anche membro del gruppo di studio per la Fondazione Pompei. «Un
manager del fast food» che «non ha portato un centesimo nelle casse
dello stato» ma «con il quale l'ombra lunga del malaffare ha
investito il ministero» ha detto di lui Marisa Dalai. «Sconcertato»,
si è detto l'ex ad di Mc Donald's da affermazioni che «oltre che
gravemente diffamanti, sono del tutto pretestuose e prive di alcun
fondamento». «Dopo anni di assoluta disattenzione per il lacerante
crollo di visitatori nei nostri siti della cultura - precisa Resca -
a seguito dell'insediamento della nuova direzione generale per la
Valorizzazione. non solo si è invertito il trend negativo dei
visitatori portandolo ad un 14,49%, ovvero più di 3,7 milioni di
presenze, ma è anche aumentato il totale degli incassi da sola
biglietteria, cresciuti di un 8,43% per un valore di oltre 6 milioni
di euro rispetto ai 9 mesi precedenti». |
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25/11/2010
Pompei (NA), piove nella Casa di Giulio Polibio (Il Giornale di
Napoli)
Piove anche all'interno della
casa di Giulio Polibio. La denuncia arriva direttamente da "Crash",
il programma di RaiEdu, che ha visitato gli Scavi di Pompei pochi
giorni dopo il crollo della Schola Armaturarum. E, una volta
arrivato proprio alla domus di Giulio Polibio, sul pavimento c'era
una grossa pozzanghera, riempita dalla pioggia che cadeva dal
solaio. Il progetto di restauro e valorizzazione della domus è
costato 955 mila euro e ha previsto pannelli retroillummati,
simulazioni tridimensionali, realtà virtuali e ologrammi, e
addirittura un cicerone-avatar che accompagna i turasti nel viaggio
all'interno della dimora di Giulio Polibio. Un percorso, questo,
considerato "extra" e che quindi necessita di un biglietto a parte.
Ma pericoli non esistono solo a Pompei. Antonio Parlante dell'Ugl-Intesa
FP Beni Culturali lancia l'allarme anche sugli scavi archeologici di
Boscoreale: «Ci sono infiltrazioni d'acqua dai tetti di Villa Regina
che rischia di crollare. Sono continue le segnalazioni provenienti
dagli addetti alla vigilanza già prontamente niente alla
Soprintendenza. Ma per il sito di Boscoreale non è tutto — spiegano
dal sindacato — esisterebbe anche un problema sicurezza nato
dall'abolizione del corpo di guardia interno al museo per favorire
le ronde esterne che non solo sono espletate da custodi disarmati ma
anche affidataci delle chiavi del museo». Pompei e Boscoreale
rischiano alte crolli. Ma problemi ci sono anche a Nola, dove «il
Villaggio Preistorico rischia di fare la fine della "Casa dei
Gladiatori"». A lanciare l'allarme sul sito archeologico nolano, che
risale all'Età del Bronzo Antico, seppellito dall'eruzione del
Vesuvio detta delle Pomici di Avellino, è il consigliere regionale
del PD, Antonio Amato. Il villaggio, che fino al 2009 registrava
oltre 12mila visitatori all'anno fin quando il sito non è stato
chiuso al pubblico, è unico nel suo genere in quanto le capanne,
sepolte dall'eruzione vulcanica, si sono conservate attraverso il
loro calco nel fango e nella cenere che le ha inglobate, sigillando
anche tutte le suppellettili che si trovavano nelle stesse al
momento del disastroso evento. «Una falda acquifera sottostante
l'area ha invaso la zona delle capanne — spiega Amato — mettendone a
rischio la loro stessa sopravvivenza, con la probabilità che, a
breve, il mondo perderà una testimonianza unica, per la quale si era
avanzata qualche anno fa anche la possibilità di richiederne
l'inserimento nella lista dei beni patrimonio dell'umanità
dell'Unesco. Nonostante la straordinaria importanza del sito —
continua Amato — le Istituzioni, e soprattutto il Ministero ai Beni
Culturali, hanno riservato sempre scarsa attenzione allo stesso.
Sono stati sospesi pure i 99 mila euro stanziati dalla Regione e non
si ha notizia di alcuna iniziativa m merito all'emergenza in atto». |
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23/11/2010
Pompei (NA), aiuti dall'Unesco (Il Mattino)
L'Unesco offre all'Italia
aiuti ed esperti per esaminare la situazione di Pompei dopo il
recente crollo della casa dei Gladiatori. Gli «ispettori»
arriveranno dunque agli Scavi intorno alla metà di dicembre. È
quanto ha assicurato ieri Irina Bokova, direttore generale
dell'agenzia delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la
Cultura nell'incontro con il ministro degli Esteri Frattini e il
sottosegretario ai Beni Culturali Giro. «Quelli italiani non sono
mai stati iscritti nella lista Unesco dei siti in pericolo e non
vorremmo cominciare proprio con Pompei», ha detto il
sottosegretario, che ha assicurato alla Bokova «la massima
collaborazione, affinché la visita ispettiva sia attenta, puntuale,
dettagliata, precisa» e augurandosi severità anche nei futuri
controlli. «Non vogliamo tirarci indietro, è meglio partire subito
nella lotta al degrado che a volte colpisce questi siti», ha
aggiunto Giro, ricordando che anche il Centro Storico di Napoli e le
isole Eolie sono sotto osservazione. Un pronunciamento Unesco per
Napoli è già previsto nel comitato che si svolgerà nel Bahrein nel
giugno 2011, mentre per il sito culturale e paesaggistico delle
Eolie per il 2012. E ora inizia l'iter ispettivo anche per Pompei.
«Noi chiediamo all'Unesco di vigilare su di noi - ha detto Giro alla
direttrice generale - e di aiutarci per rendere migliore
l'intervento di tutela». Nel corso dell'incontro con la Bukova, a
Roma per ritirare il Premio Minerva alla Pace e Solidarietà, il
sottosegretario ha parlato anche della proposta dell'Italia per due
nuovi siti (le Ville Medicee e i paesaggi vitivinicoli piemontesi) e
uno transnazionale (le città fortificate veneziane del Mediterraneo)
e della volontà di «non arretrare» sugli impegni già presi (42
milioni di euro l'anno), rivendicando il diritto di entrare a far
parte del Comitato del Patrimonio Mondiale nel 2011. Il nostro paese
è al primo posto per numero di siti nella lista Unesco (che ne
registra al momento 911), ben 45 (di cui 42 culturali e tre del
paesaggio), destinati a crescere. Quindi, ha detto il
sottosegretario, per l'Italia è fondamentale difendere questo
primato e «impegnarci a sostenere i siti già dichiarati, che devono
avere parametri di qualità degni dell'emblema Unesco».
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21/11/2010
Capaccio (NA), sott'acqua il sito di Hera Argiva (Corriere del
Mezzogiorno)
Si parla dell’esondazione del
fiume Sele anche alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico.
Cosa mai sarebbe accaduto se l'acqua avesse invaso l'area dei
Templi? Marina Cipriani, direttore del Museo nazionale e degli Scavi
archeologici, dà rassicurazioni: «I tre Templi - spiega la
direttrice - godono di un monitoraggio annuale fatto dall'Istituto
centrale per il restauro in collaborazione con la Soprintendenza».
Altra storia invece per quanto riguarda il Museo Narrante di Hera
Argiva, nella frazione Gromola, nei giorni scorsi affondato
nell'acqua. L'impiantistica è ko. «Il danno non era prevedibile,
anzi ancora non ci spieghiamo come mai ciò sia accaduto terminata la
grande pioggia. Un incidente che non può essere imputato ad una
mancanza di conservazione da parte nostra, bensì nel problema più
ampio che riguarda i canali di bonifica». Il Museo allo stato
attuale è chiuso. I tempi per riaprirlo? «Non c'è certezza-dice la
direttrice-considerato che si dovrà attendere la risposta della
direzione regionale a cui abbiamo trasmesso la richiesta di pronto
intervento urgente. «Ciò che è certo è che per mettere in sicurezza
la struttura occorrono circa 60 mila euro. E quale migliore
occasione, se non la Borsa per sollevare i problemi quotidiani che
attanagliano l'area dei maestosi Templi?
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19/11/2010
Pompei (NA), il nuovo antiquarium sembra un centro commerciale (Repubblica)
I finanziamenti per la
ristrutturazione dell´edificio nell´area archeologica, con il
commissario Fiori, sono lievitati da due milioni e 300 a circa 10. E
i reperti restano sotto la pioggia.
L´etichetta di "Nuovo Antiquarium" dev´essere sembrata
contraddittoria all´ex commissario di Pompei Marcello Fiori, che
invece l´ha battezzato "Centro diffusione e valorizzazione della
cultura pompeiana". Guarda dall´alto Porta Marina, illuminato a
giorno di sera, ma ancora chiuso, il "visitor center" che avrà solo
la pelle del vecchio Antiquarium degli Scavi, ma al cui interno, si
legge, "verranno proposte suggestioni multimediali legate
all´eruzione vulcanica, al sistema territoriale vesuviano e alla
ricostruzione virtuale degli ambienti". Ancora una volta restano
tagliati fuori i reperti conservati (in realtà esposti quasi
completamente alle intemperie, vecchia polemica) nei Granai del
Foro, a pochi passi dall´edificio dove stavano in origine, l´Antiquarium
appunto. Questo venne chiuso e svuotato dopo il terremoto dell´80.
Era stato costruito nel 1861, distrutto dai bombardamenti e rifatto
nel ‘48. Trent´anni che si parla della sua riapertura. Prima di
Fiori, che ha agito in deroga per i poteri commissariali, anche se
la Corte dei Conti poi ha contestato l´emergenza, ci aveva provato
l´altro commissario, l´ex prefetto Profili. Con 2 milioni e 300
circa, si sarebbe concluso il restauro dell´Antiquarium, come da
gara d´appalto. Invece con Fiori la cifra è quintuplicata, salendo a
circa 10 milioni.
Il progetto originario del nuovo Antiquarium, che il soprintendente
Guzzo aveva approvato per ospitare mostre temporanee su nuove
scoperte o risultati di ricerche oltre a piccole mostre con Pompei
come tema («pensavamo - ha detto a suo tempo l´ex soprintendente
illustrando il suo progetto - a esporre i dipinti di Picasso
relativi a temi pompeiani») prevedeva anche un punto ristoro sulla
terrazza antistante l´edificio. Dalle prime foto, mai mostrate
prima, del progetto di Fiori, si vedono altre cose. Salette per
gadget o souvenir e scaffali di libreria modello megastore. Ma il
punto, ancora una volta, sono i costi di quest´altra voce della
"valorizzazione" contestata alla Protezione civile dopo il crollo
della Schola Armaturarum. Il commissariato di Fiori si è innestato
su quello, modificandolo. Ma anche la cifra è cambiata: opere
complementari per altri 4 milioni sotto la voce "completamento,
allestimento e percorso disabili", a cui si sommano circa 4 milioni
e 900 mila euro per il progetto didattico e multimediale affidato
all´Idis. Il bookshop a Pompei c´è già, ed è assegnato a Electa con
la gara per i servizi aggiuntivi. Ma nel nuovo Antiquarium
tornerebbe a insediarsi l´Erma di Bretschneider, gloriosa casa
editrice di saggi di archeologia un tempo "titolare" negli Scavi. Un
posticino anche alla Pompei virtuale: c´era il progetto di un´Ati
che faceva capo alla società romana Syremont, ma con la gara ancora
in corso Fiori scrive alla ex soprintendente Salvatore e la blocca:
«Facciamolo noi, invece che i privati». L´Ati fa ricorso al Tar, ma
quando il tribunale fissa l´udienza, a settembre scorso, decide di
non andare avanti. |
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19/11/2010
Tora e Piccilli (CE), a rischio le "Ciampate del diavolo" (Corriere
del Mezzogiorno)
Il sito paleontologico delle
«Ciampate del Diavolo» senza alcuna protezione. Da quattro anni
inapplicato un protocollo di intesa fra la Soprintendenza e
l’amministrazione comunale che prevede un impianto di video
sorveglianza. L’unico sistema che appare idoneo per proteggere la
vasta area nel cuore dei boschi lungo i pendii del vulcano di
Roccamonfina. Un luogo dove chiunque può arrivare facilmente per
depredare o sfregiare il sito, compromettendo così irreparabilmente
un tesoro unico nel panorama scientifico mondiale.
Chiunque, uno squilibrato o un collezionista lucido e senza scrupoli
potrebbe portare via per sempre, utilizzando un martello e semplice
scalpello, le impronte impresse 350 mila anni fa dai nostri
antenati.
«La questione della sicurezza dovrebbe diventare una priorità per le
autorità competenti. Auspico — precisa il professore Paolo Mietto—
che in poco tempo venga attuato il protocollo di intesa per
realizzare un impianto di video sorveglianza sull’intera area».
L’ente parco di Roccamonfina, area in cui ricade il sito di Foresta,
attende l’erogazione di fondi Pirar per realizzare un museo e un
sistema di sicurezza. «La mancata erogazione dei fondi Pirap —
precisa Raffaele Aveta, presidente del parco regionale di
Roccamonfina— ci ha impedito finora di attuare i nostri progetti».
Una lunga e scoscesa parete rocciosa su cui sono impresse numerose
impronte fossili, dette comunemente ciampate, determinate dal
passaggio di un gruppo di uomini, adulti donne e bambini, vissuti
350mila anni fa. Sono le «Ciampate del Diavolo», che costituiscono
un sito paleontologico di importanza mondiale. L’ente parco «Roccamonfina-Foce
Garigliano» ha previsto — come evidenzia lo stesso presidente
Raffaele Aveta — la sistemazione dell’area per rendere più fruibile
l’intera zona con lo scopo di creare un sistema sinergico capace di
attirare turisti. Sulle «Ciampate del Diavolo», per anni sono state
formulate varie ipotesi sulla loro probabile natura e origine,
talune assolutamente fantasiose e leggendarie (come quella che le
attribuiva al diavolo in transito sulla lava ardente, da cui il
nome), altre più vicine al vero, come quella che voleva che fossero
state lasciate da genti italiche di epoca storica.
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18/11/2010
Pompei (NA), quante altre Pompei in Campania? (Il Mattino)
E quanti altri disastri come
quello accaduto alla Casa dei Gladiatori sono possibili in questa
terra? È un tema che Il Mattino sta affrontando nell'inchiesta ieri
dedicata all'Anfiteatro Flavio di Pozzuoli, oggi all'antica Liternum.
E può essere utile - o forse solo scaramantico - farne l'elenco
sognando che poi accorrano in soccorso dei nostri monumenti
funzionari del Ministero per i Beni Culturali: gestori efficienti,
pronti a sovvertire situazioni che spesso durano da più di trent'
anni, e cioè da quel terremoto del 23 novembre de11980 di cui fra
qualche giorno si celebra - si fa per dire - il trentennale. Una
prima risposta, per niente ironica, è: non lo sappiamo. Pompei fa
sempre notizia, e la perdita della casa dei Gladiatori è di una
gravità proporzionale alla fama del luogo in cui essa sorgeva. Ma
per il resto la Campania è un territorio abbandonato. Lo aveva già
capito Giovanni Urbani, il grande Direttore dell'Istituto Centrale
del Restauro, nel suo "Piano pilota perla conservazione programmata
dei beni culturali in Umbria" del 1975, e che per lo scontro sulle
strategie della tutela fu costretto a dimettersi nel 1983. Ci sono
due semplici, notissimi modi per evitare crolli, abusi, saccheggi,
distruzioni: catalogare e far manutenzione. Due prassi inscindibili
l'una dall'altra, e che da tempo sono state abbandonate. Se non per
quei pochi luoghi che in teoria sono ancora presidiati, non sappiamo
più quali sono le situazioni a rischio perché sono troppe.
L'annientamento di tutto ciò che in Italia è pubblico - in primis le
Soprintendenze - è andato di pari passo con il prosciugarsi totale
delle risorse destinate alla gestione ordinaria. Ormai molti uffici
non sono più in grado di funzionare perché gli odiati statali,
perditempo e inefficienti, vanno in pensione senza essere
rimpiazzati. Non c'è ricambio di competenze; non ci sono tecnici che
trasmettano a chi verrà dopo di loro le esperienze accumulate. Il
progressivo trasferimento dei compiti di tutela dalle Soprintendenze
alle Regioni ha di fatto azzerato la catalogazione, che è il solo
modo di sentire il polso del territorio. Ed è facile immaginare di
cosa abbia fatto - e soprattutto non fatto - la Regione Campania in
questo settore, con legioni di archeologi e storici dell'arte senza
lavoro, che in alcune Soprintendenze sono in fila per catalogare
gratis, per fare esperienza in attesa di un lavoro che non arriverà
mai. Perciò è altrettanto facile valutare i rischi che corrono
luoghi archeologici insigni come l'antica Puteoli o Liternum. La
prima massacrata da urbanizzazioni disastrose dopo il bradisismo e
l'esodo dei napoletani dalla loro città, in cerca di alloggi più
economici; la seconda, vicina a Giugliano, all'incrocio tra
discariche e abusi di ogni tipo. La drammaticità della situazione
dei monumenti della Campania è, come tanti altri aspetti del
territorio della regione, un caso di proporzioni inimmaginabili solo
per chi vada con l'auto blu a Pompei per constatare cosa è successo
alla Casa dei Gladiatori, ma con gli occhi ben chiusi su tutto ciò
che, per arrivarci, si vede dal finestrino. È sempre più chiaro: il
tema della tutela dei Beni culturali non è tra le priorità politiche
e sociali del nostro paese. Se la nostra classe politica rispecchia
il suo elettorato - il che non consola - è particolarmente irritante
ricordare che l'attuale ministro per i Beni culturali ha sostenuto
in una miriade di inaugurazioni ed eventi pubblici, e per tutto il
suo mandato, che la valorizzazione dei beni culturali è oggi
prioritaria rispetto alla manutenzione e ai restauri (alla
catalogazione mai un cenno; è un tema senza importanza). È coerente
a questa concezione la nomina nel 2008 di Mario Resca a Direttore
generale per la valorizzazione del Patrimonio culturale del
Ministero. Resca è giunto a questo incarico nel 2008 dopo essere
stato Presidente della McDonald's Italia. Col tempo, la
valorizzazione pensata da Bondi si potrà fare con mostre in cui
esporre le foto di ciò che non esiste più. Ma anche un Big Mac,
benché ben fotografato, non è vendibile solo in immagine: deve
fisicamente esistere per essere consumato.
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18/11/2010
Giugliano (NA), gli scavi di Liternum a rischio sparizione (Il Mattino)
Una mareggiata potrebbe
sommergere Liternum, la città di Scipione l'Africano. E addio tracce
del sito archeologico - edificato sulla sponda di Lago Patria nel
194 a.C. - riportato alla luce nel dopoguerra nel corso degli scavi
per la realizzazione dell'ultimo tratto della Circumvallazione
esterna. Ma cosa succede? L'area si allaga ai primi nubifragi e a
nulla servono per porvi rimedio i continui Sos agli enti competenti
da parte di associazioni e imprenditori che da anni sognano la
riqualificazione della zona. Della bellezza del sito archeologico si
sono accorti persino cinque parlamentari del Nord, i quali avevano
rivolto un appello al ministro Bondi, rimasto purtroppo ancora
inascoltato. Nel frattempo, l'incuria e le condizioni meteo avverse
pesano. Ogni inverno è sempre la stessa storia. La scarsa
manutenzione della foce del lago, ostruita dalla sabbia del mare,
impedisce allo specchio d'acqua salata di liberarsi delle piogge e,
in piena tempesta, contiene senza potersene liberare anche le
violenti mareggiate. Il lago si ingrossa e le acque allagano i
giardini del parco archeologico e la Circumlago. Ieri mattina la
situazione era al limite dell'allarme. È salvo il foro, a distanza
di sicurezza dalla sponda, ma si trovano in un pantano parte dei
recenti ritrovamenti. A luglio scorso sono stati ritrovati resti
umani, mura perimetrali e cocci di vasellame che entusiasmano gli
archeologici al lavoro alla campagna di scavi della Soprintendenza
che già due anni fa, per il primo lotto di interventi, aveva portato
in superficie un tratto dell'Antica Domitiana. Allora proprio la
presenza di antichi reperti aveva già imposto il primo stop ai
lavori per la realizzazione del museo a causa del ritrovamento di un
criptoportico e di resti umani, sepolti nella sabbia, stop dettato
dalla necessità di consentire agli esperti di verificare l'entità
dei reperti che affioravano. Poi i lavori sono ripresi lasciando
intravedere una nuova stagione per il sito, con un'imminente
apertura al pubblico in maniera permanente e non legata a singoli
eventi culturali. Adesso, però, i fondi stanziati per gli scavi sono
di nuovo finiti e il cattivo tempo fa il resto. Uno stop and go
continuo che avvilisce. Nel frattempo, si può solo fare i conti con
le poche risorse finanziarie a disposizione. E quelle finanziate
rischiano di andare sprecate. Il progetto «Il Parco e il Museo
archeologico», finanziato quattro anni fa dalla Regione, ha previsto
la realizzazione di viali, palco e pontili in legno, ma questi sono
stati già inghiottiti dalle acque del lago a gennaio scorso. E così
Liternum rischia di restare l'emblema del degrado e dell'abbandono
della fascia costiera, tra balletti di competenze e scaricabarile
tra enti. Erbacce alte e pochi visitatori, viene snobbata anche
dagli appassionati. Questo nonostante gli interventi sporadici di
pulizia della Provincia, la campagna di scavi in corso della
Soprintendenza e gli sforzi di Comune e Proloco Litorale Domitio, a
cui è stata affidata la gestione dei giardini. Qualcosa si muove,
però. «Grazie alle nostre sollecitazioni sia il Comune che la
Provincia - dice Luigi De Martino, presidente della Proloco Litorale
Domitio - hanno previsto nel bilancio 2011 degli interventi di
manutenzione ordinaria all'interno del parco archeologico». Nel
frattempo, la Proloco ha stretto un accordo con degli allevatori
della zona: questi ultimi mandano i mezzi meccanici sul posto per
tagliare l'erba e lo utilizzano come foraggio per i loro animali.
L'unico neo: l'erbaccia deve crescere alta per essere trasformata in
balla e questo non aiuta l'immagine del sito. Nell'ottica della
riqualificazione della zona, al posto del manufatto abusivo
abbattuto a dicembre 2008, sul terreno acquisito dal Comune verrà
realizzato il museo per ospitare tutti i reperti rinvenuti nella
zona. Intanto, chi decide di visitare il sito si trova davanti a un
disastro. I danni dell'innalzamento di oltre un metro del livello
dello specchio d'acqua salmastro sono visibili lungo i vialetti di
ghiaia, già minati dagli allagamenti di gennaio scorso. Ora sembrano
essere stati inghiottiti dall'acqua, assieme alle protezioni di
legno sistemate lungo gli argini e a due dei tre pontili di legno
realizzati sui canali. Anche la postazione in legno e paglia - ormai
distrutta - per gli appassionati del bird watching, si ritrova al
centro di un pantano; mentre rischia di rovinarsi irrimediabilmente
anche il palco di legno con vista sul campo di regata, destinato per
poche occasioni a manifestazioni pubbliche. Il rischio esondazione
allarma anche gli operatori turistici che si affacciano lungo i
sette chilometri di circonferenza. «I terreni sono tutti allagati-
dice Alberto Canta - e abbiamo sollecitato sia l'Ente Volturno, che
dovrebbe provvedere alla pulizia della foce, che Provincia e
Regione. Ogni volta che piove il lungolago diventa una strada ad
alto rischio». Anche dal Comune insistono: le misure non devono
essere emergenziali. «Bisogna intervenire con azioni definitive -
dice il primo cittadino Giovanni Pianese - Abbiamo chiesto il
ripristino del regolare deflusso delle acque del lago nel mare,
mediante l'esecuzione dei lavori di dragaggio e la pulizia della
foce e dei canali affluenti nel lago, nonché il completamento dei
lavori di sistemazione stradale».
Il fenomeno. Miniera di sabbia per gli abusi edilizi
Sfruttato per la sabbia che dava forma allo scempio edilizio negli
anni Ottanta, utilizzato come discarica per i veleni che arrivavano
dal nord Italia e come terminal degli scarichi fognari delle case
abusive, il lago Patria adesso non riesce più a contenere le acque
piovane e dei canali affluenti. Il livello del bacino marino a forma
di cuore si innalza a ogni pioggia e, senza trovare l'ostacolo degli
argini di protezione, allaga il sito archeologico e la via
Circumlago.
La storia. L'eroe anti-Annibale qui si fece contadino
Nel territorio a nord di Cuma, presso la sponda meridionale della
Literna palus (l'attuale lago Patria) nel 194 a.C. fu fondata dai
Romani la città di Liternum. Essa, insieme a Vulturnum, era una
delle più antiche colonie romane della Campania. Liternum deve la
sua celebrità a Publio Cornelio Scipione l'Africano, vincitore di
Annibale, che vi si rifugiò esule in una villa fortificata e,
secondo la tradizione, vi fu sepolto intorno al 183 a.C.
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17/11/2010
Pompei (NA), parlano i Soprintendenti (Il Mattino)
Per giorni e giorni sono
stati zitti e buoni. Nemmeno una parola quando li si è accusati di
non aver fatto manutenzione per decenni, di aver speso male i fondi
in bilancio o di non averli spesi affatto. Nessun commento anche
quando gli si è detto che per salvare l'immenso patrimonio
archeologico del nostro Paese bisognava affiancargli comitati di
saggi e supermanager. Ieri, però, i soprintendenti sono sbottati: in
17 hanno firmato una lettera al ministro chiedendo di mettere fine
alla cultura dell'emergenza e di concentrarsi sulla manutenzione
ordinaria e straordinaria e accusandolo di aver fatto «della
salvaguardia della cultura» un «concetto mediatico». Una lettera che
Bondi ha dichiarato «gravissima». Alla fine, dunque, lo scontro
diplomaticamente evitato fin dal giorno del crollo della Schola
Armaturarum di Pompei si è consumato. E tutti insieme, i
soprintendenti - sembrerebbe mancare solo Luigi Malnati, che dal 2
dicembre sostituirà Stefano De Caro alla direzione generale per le
antichità - sono partiti all'attacco del ministro. Che davanti alla
piramide di pietre di via dell'Abbondanza aveva subito ribadito di
non avere responsabilità nel crollo mentre sottolineava la loro
mancanza di competenze manageriali. I soprintendenti replicano
sottolineando i «pesanti tagli che soprattutto a partire dalle leggi
degli ultimi anni, hanno aggredito e ridotto un bilancio complessivo
già inadeguato». Tagli «accompagnati da riduzioni del personale e
blocco delle assunzioni, compresi i tecnici di alta qualificazione -
fanno notare i 17 - nonché, dal contestuale appesantimento di
normative e procedure di spesa». In calce alla lettera c'è anche la
firma di Jeannette Padopoulos da un mese, e soltanto per un altro
mese alla guida di Pompei, dopo un altro soprintendente ad interim
succeduto al commissario governativo. Pompei, scrivono i
soprintendenti, è il caso «emblematico» dove «l'incidenza dei tagli
ha prodotto i suoi effetti» insieme alla decisione di commissariare
il sito archeologico con «figure professionali diverse dai tecnici
specializzati». I diciassette funzionari ammettono, certo, che nelle
soprintendenze c'è un problema di spesa, che l'introduzione delle
direzioni regionali non ha risolto. Ma criticano i commissariamenti,
che «non comportano necessariamente un incremento della
managerialità tanto più - precisano - se disgiunta dalla tecnicità».
«È ora che la cultura dell'emergenza ceda il passo a quella della
manutenzione, ordinaria e straordinaria, a cura delle strutture e
degli staff tecnico-scientifici che quei monumenti, quei siti, quei
musei conoscono e tutelano» concludono nella lettera, mentre
chiedono un «miglioramento dell'attività di tutela nel suo
complesso, che non esautori i dirigenti tecnici del Ministero, ma ne
ascolti le difficoltà e le proposte». Per il ministro si tratta di
una presa di posizione «gravissima». «In primo luogo perché - spiega
Bondi - alimenta e cerca di accreditare la convinzione di una
responsabilità politica nel cedimento di una ricostruzione in
cemento armato a Pompei; in secondo luogo perché i fondi a Pompei ci
sono sempre stati ed è mancata la capacità di spenderli in maniera
adeguata; infine perché i commissari hanno sempre operato in totale
sintonia con i soprintendenti». Fabio Granata (Fli) ha definito
Bondi il «peggior ministro di sempre» che «solo la crisi di governo
salverà dalla sfiducia individuale». Dal Pd, Giovanna Melandri si
augura che «Bondi si dimetta» mentre il responsabile cultura Matteo
Orfini applaude. Nel Pdl, a far quadrato in difesa del ministro
Maria Stella Gelmini, Gaetano Quagliarella, Daniele Capezzone.
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17/11/2010
Pompei (NA), corsi fantasma per custodi (Repubblica)
Per Pompei transenne e
indagini della magistratura. Per la Procura di Torre Annunziata da
ieri è indagato anche Luigi Crimaco, manager dell´area archeologica
nominato da Buttiglione nel 2006 e confermato da Rutelli l´anno
dopo, prima che venisse dichiarata l´emergenza e nominati i due
commissari, Profili e Fiori. E con Crimaco l´inchiesta che si è
appena conclusa coinvolge 250 custodi e riguarda i corsi di
formazione per i custodi di diversi siti della soprintendenza,
Oplonti, Boscoreale, Stabia ed Ercolano oltre a Pompei. Corsi che
furono organizzati per assicurare una retribuzione ai dipendenti
della soprintendenza che in precedenza non avevano ricevuto una
somma per gli straordinari. Un contentino da riscuotere senza alcuna
fatica: secondo quanto accertato dalla Procura diretta da Diego
Marmo, i corsi non cominciarono mai.
Intanto il transennamento delle domus si estende ancora: viene preso
in considerazione, con le piogge previste per i prossimi giorni, il
rischio di smottamento del terrapieno alle spalle del lato di via
dell´Abbondanza dove è crollata la Schola Armaturarum. La
soprintendenza ha fatto mettere le transenne dalla Casina
Dell´Aquila fino in fondo all´arteria per prevenire possibili
slittamenti di terreno sulle case antistanti. «Abbiamo bisogno di
tornare a una gestione trasparente», dichiara Matteo Orfini,
responsabile Cultura e informazione della segreteria Pd commentando
la lettera, definita "gravissima" da Bondi, in cui 17 archeologi del
ministero puntano il dito contro l´idea di valorizzazione condotta
dal ministro, che non può sostituirsi secondo loro al lavoro di
monitoraggio e restauro dei beni culturali. «Una gestione - dice
Orfini - che ridia centralità alla tutela e alle competenze che la
sanno svolgere, senza perdere ulteriore tempo nell´individuazione di
architetture di governance bizantine». «Se non stacchiamo la spina,
il ministero continuerà a sgretolarsi, pietra dopo pietra, manager
dopo manager, ministro dopo ministro, con i funzionari ridotti al
silenzio, come sta accadendo a Pompei»: così scrivono, in un´altra
lettera, gli archeologi Luca Cerchiai, Bruno d´Agostino, Pier
Giovanni Guzzo, Adriano La Regina e Salvatore Settis, chiedendo
anche loro al Mibac di rivedere le sue strategie.
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17/11/2010
Pompei (NA), episodi così non accadono per caso (Il Mattino)
Crollo annunciato con precise
responsabilità, disastro imprevedibile dovuto alle piogge, o frutto
di un'incuria protratta negli anni? Il crollo della Domus dei
Gladiatori di Pompei da fatto di cronaca è assurto a caso politico,
con accuse di incompetenza colposa da parte delle opposizioni e di
sciacallaggio politico da quella del governo, mentre sono state
messe sotto il microscopio le spese di gestione (folli, secondo il
settimanale L'Espresso) e le segnalazioni inascoltate di problemi
(ben 87 quelle dei custodi dell'area dal 22 ottobre scorso, secondo
Panorama). Ne parliamo con Susanna Bianchi, archeologa e presidente
di Archeologia, cooperativa che opera nell'ambito della ricerca,
conservazione e valorizzazione dei beni culturali. Ma secondo lei la
responsabilità di chi è? C’ è una responsabilità politica del
titolare del dicastero della Cultura, per le scelte fatte
(commissariamenti) e per quelle non fatte (investimenti mancati
nella manutenzione), accentuata dal fatto che i rischi che l'area di
Pompei corre erano stati segnalati dalle autorità preposte alla
tutela. Crolli come questi non avvengono all'improvviso, per quanto
si manifestino così. In molti criticano Bondi per l'accaduto,
invitandolo alle dimissioni. Ci vorrebbe un atto di responsabilità e
coraggio da parte del Ministro perché comprendesse la gravità di
quanto è successo e di quello che può succedere a causa di una
politica dei beni culturali sbagliata, che lo portasse a rassegnare
le dimissioni. Un gesto di civiltà politica che purtroppo nel nostro
paese appare quasi inconcepibile. Ma la situazione a Pompei com'è?
Estremamente critica, come quella di tanti siti archeologici e beni
culturali. E ciò non è per caso, ma per la generale incuria del
patrimonio. Mancanza di cura che è un' attività continuativa, fatta
di molte cose (compresa la valorizzazione) e di continuità
d'intervento. Mancanza di soldi quindi. La riduzione delle risorse
sull'attività di ordinaria manutenzione mette a serio rischio i beni
culturali, specie i resti archeologici che dalla continua
manutenzione traggono un prioritario fattore di conservazione.
Cadono inoltre sotto la scure dei tagli le attività di monitoraggio
e la diagnostica periodica sullo stato di salute dei beni. L'area
pompeiana è affidata a una Sovrintendenza autonoma, commiasariata
due anni fa, che gestisce i finanziamenti e gli introiti. Pompei è
al secondo posto nella Top 10 dei musei più visitati in Italia, nel
2009 con 2.070.745 visitatori, e introita oltre 16 milioni di euro
da biglietteria. Proprio per questo è riprovevole il fatto che negli
ultimi anni si siano avvicendati molti Soprintendenti, che quello
attuale abbia un incarico ad interim e che accanto a lui si siano
avvicendati commissari con poteri straordinari e in deroga rispetto
alle ordinarie procedure, cosa che ha sollevato anche l'attenzione
della Corte dei Conti. La Soprintendenza a Pompei impiega circa 180
persone. Non sono molte se consideriamo che è la più grande e la più
visitata area archeologica del mondo. E' inoltre attivo il personale
addetto ai cosiddetti servizi aggiuntivi, affidato con un bando ad
un concessionario esterno. II direttore generale dei Beni culturali
Mario Resca sollecita l'intervento dei privati nel sito. Che però
preoccupa molti. Il ruolo dei privati nella gestione dei beni
culturali è importante. Ma non può essere sostitutivo dello Stato.
Andrebbe valorizzata la capacità di indirizzo e controllo del
soggetto pubblico e la capacità operativa del privato selezionato
sulla base delle competenze, esperienze e capacità. La strada non è
la privatizzazione dei beni ma individuare una corretta distinzione
di funzioni che potrà facilitare collaborazioni capaci di generare
economicità da reinvestire. II sindaco di Pompei ha lanciato l'idea
di un concorso ippico tra gli scavi. Se fosse compatibile con la
tutela del patrimonio (e questo può dirlo la Soprintendenza) e se
portasse l'attenzione del pubblico e risorse da impiegare per la
tutela, tutto può andar bene. Sempre che abbia qualche attinenza con
il luogo. |
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16/11/2010
Torre del Greco (NA), nel degrado anche Villa Sora (Il Mattino)
Da secoli è meta di tombaroli
provenienti da mezzo mondo alla ricerca di reperti d’epoca romana e,
nel periodo più critico dell’emergenza rifiuti, era addirittura
divenuta una discarica abusiva a cielo aperto. Rottami di
automobili, copertoni ed elettrodomestici in disuso hanno per anni
ricoperto l’intera area delle Terme Ginnasio fatte realizzare dalla
dinastia Giulio-Claudia nel I secolo dopo Cristo. Data la vicinanza
col cimitero, non si esclude che fosse anche diventata scenario di
messe nere e riti satanici. Solo negli ultimi tempi, la
Soprintendenza ha avviato una serie lavori per mettere in sicurezza
il parco archeologico e provare a recuperare il salvabile: «Per il
momento, i tecnici sono all’opera per garantire l’agibilità del sito
e per circoscrivere le strutture emerse in un’unica recinzione»,
spiega Salvatore Perillo, direttore del Gruppo archeologico
vesuviano che ha recentemente stipulato con la Soprintendenza una
convenzione per la tutela del sito e l’organizzazione di visite
guidate gratuite. I volontari, tuttavia, convivono con un patrimonio
tanto inestimabile quanto fatiscente: «Nonostante da qualche anno
gran parte di Villa Sora sia stata recintata - conferma il direttore
del Gav - i furti proseguono ancora oggi: spesso troviamo buchi
nelle reti e cancelli manomessi». La speranza è che, dopo i lavori
di messa in sicurezza dell’area, si possa procedere al pieno
recupero della struttura a partire dalle rampe d’accesso: «Al
momento - confida Perillo - si accede al sito solo attraverso un
terreno incolto di via del Cimitero. Sarebbe bello se si creasse un
accesso diretto dal nuovo Parco La Salle: da tempo abbiamo avanzato
questa proposta all’amministrazione comunale».
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16/11/2010
Pompei (NA), l'affare appalti e superspese (la Stampa)
Per il momento, il fascicolo
sul crollo della casa dei Gladiatori, avvenuto il 6 novembre, è
contro ignoti. L'ipotesi di reato è quelle previsto dall'articolo
434 del Codice penale: «Chiunque commette un fatto diretto a
cagionare il crollo di una costruzione o di una parte di essa,
ovvero un altro disastro è punito, se dal fatto deriva un pericolo
per la pubblica incolumità, con la reclusione da uno a cinque anni»
A indagare è la procura di Torre Annunziata che ha sequestrato
l'intera area degli scavi archeologici. Il procuratore aggiunto
Dallo Marino si limita a commentare: «Dobbiamo verificare se vi è
stata una responsabilità omissiva che ha determinato il crollo della
Schola Armaturarum. Quanto prima procederemo all'espletamento di una
perizia». Responsabilità omissiva? Nel fascicolo della Procura è già
stata acquisita agli atti una circolare spedita dal direttore degli
Scavi di Pompei, Antonio Varone, il 25 febbraio scorso, al direttore
dell'ufficio tecnico, al soprintendente archeologico, al commissario
delegato, agli assistenti dell'ufficio Scavi della Soprintendenza
archeologica. «E' ben noto - si legge nella lettera - come un
notevole numero degli edifici di Pompei antica versino in condizioni
di degrado statico dovuto alle malte "stanche" che li cementano e
alle intemperie che ne sfaldano ancora di più la coesione, come
frequenti rilevazioni hanno potuto appurare. Si ravvisa, tuttavia,
la necessità, a breve, di provvedere per l'incolumità del pubblico e
perla salvaguardia stessa del bene archeologico, all'identificazione
di murature a immediato pericolo di dissesto statico, onde procedere
all'eliminazione dei pericoli richiamati, anche in relazione alla
criticità della stagione». Era stato un crollo premonitore - «una
muratura fatiscente della Domus degli Augustali» - a spingere il
direttore Varone a spedire l'allarmata circolare. Tutti sapevano
della situazione critica in cui versavano decine di edifici della
Pompei antica. L'ultimo studio aggiornato sugli edifici a rischio
risaliva al 2005. Abbiamo cercato il direttore dell'Ufficio scavi,
Antonio Varone, ma ci hanno rimandato all'ufficio stampa della
Sovrintendenza. Il clima, ovviamente, non è sereno. Anche perché
sono tre le inchieste della Procura di Torre Annunziata che
riguardano la gestione degli Scavi di Pompei: gli appalti sotto la
gestione commissariale della Protezione civile; i falsi concorsi
interni e, infine, il crollo della casa dei Gladiatori. L'inchiesta
giunta in dirittura d'arrivo riguarda 170 indagati, nei confronti
dei quali la Procura sta per spedire l'avviso di conclusione
indagini. Si tratta della partecipazione di 160 dipendenti degli
Scavi di Pompei a dei corsi per ottenere l'equivalente delle
indennità per il personale che erano state abolite. Tra gli
indagati, l'ex city manager di Pompei, Luigi Crimaco. Ricordate
l'indignazione del ministro per i Beni culturali e ambientali,
Sandro Bondi, per la richiesta dell'opposizione (e dei finiani)
delle sue dimissioni?. Era appena il 16 giugno scorso e Bondi, in
Parlamento, rispondeva a una interpellanza urgente sull'appalto
scandaloso per i lavori per il teatro centrale di Pompei in questi
termini: «Chi si recherà questa sera a Pompei per ascoltare il
concerto del maestro Muti e chi vi si recherà, anche nei prossimi
giorni o nei prossimi mesi, per visitare una delle aree
archeologiche più importanti del mondo si renderà conto, di persona,
degli straordinari lavori che sono stati compiuti, grazie a questo
Governo, dal momento in cui la stampa ha denunciato lo stato di
degrado vergognoso in cui si trovava l'area archeologica di Pompei».
Cinque mesi dopo Bondi si è difeso così, a proposito del crollo
della casa dei gladiatori: «E comodo addossare responsabilità a me o
al governo per i pochi investimenti. Chiedere le mie dimissioni non
sarebbe politicamente e moralmente giusto, non lo merito, sarebbe un
segno di incattivimento della lotta politica in Italia». Verrebbe da
chiedere a Bondi se rifarebbe con il senno di poi lo stesso discorso
fatto cinque mesi prima. Ma il problema è un altro: quei lavori che
lui esaltò sono sotto inchiesta della Procura di Torre Annunziata.
Una inchiesta che nei fatti si occupa degli appalti - stiamo
parlando di opere per 110 milioni di euro, e appalti che sono stati
aggiudicati anche con ribassi del 40% - in particolare quello per i
lavori al teatro centrale (altri sono stati archiviati per il
«decesso del reo»), e più in generale della gestione commissariale
dell'area degli Scavi della Protezione civile. Il sospetto della
Procura è che «fu artatamente alimentata una campagna stampa contro
il degrado per imporre la gestione commissariale di Pompei da parte
della Protezione civile». La Corte dei conti ha espresso dubbi sul
fatto che la struttura di Guido Bertolaso sia intervenuta sulla base
di una «emergenza», ovvero sulla presa d'atto del «Vesuvio che è
ancora attivo». L'appalto del teatro. Doveva limitarsi a un budget
di 800 mila euro. Alla fine, è costato sei milioni e passa. La
Procura ha sequestrato i bilanci della gestione commissariale di
Pompei (2008- giugno 2010). E l'ipotesi più inquietante è che sono
stati fatti lavori che non hanno rispettato i parametri storici.
Secondo l'Osservatorio del patrimonio culturale, gli interventi
«hanno stravolto l'assetto naturale dell'area, in particolare la
cavea che, rispetto ad una qualsiasi foto o disegno di diversi
momenti della vita degli scavi, risultata completamente costruita ex
novo con mattoni in tufo di moderna fattura». |
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16/11/2010
Pompei (NA), nominare un "sindaco" per Pompei? (Manifesto)
L’ultima idea è nominare un
«sindaco per Pompei», un super manager con i super poteri, firmato
Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore per i Beni
culturali. Forse, però, basterebbe comportarsi come un paese normale
e lasciar fare agli archeologi. Cosa succede di solito, invece, lo
racconta Gianni Gala, restauratore napoletano, per due mesi
all'opera nella città sepolta, alla Casa del Fauno: «I lavori sono
cominciati a fine maggio, quando ancora c'era il commissario
straordinario della Protezione civile, Marcello Fiori - spiega -. La
ditta che mi aveva assunto aveva vinto un bando di gara per 400mila
euro, ma in realtà per i lavori ne sono arrivati solo 33mila, la
differenza non so dov'è finita. Dovevamo restaurare una superficie
di circa 3.750 metri quadrati in cinque più due stagisti, che hanno
lavorato una sola settimana. Risultato: tra il budget decurtato e i
pochi dipendenti, su una parete di affreschi di 14 mq, ne mettevamo
a posto 50 centimetri da un lato, 20 centimetri da un altro. Il
resto è rimasto come era, destinato quindi a sparire». Una squadra
ridotta all'osso chiamata a intervenire su una situazione già molto
compromessa, tra erba alta e muschio che ricopriva pavimenti e
superfici, in pessimo stato soprattutto i mosaici: «Anche in questo
caso è stato una sorta di intervento a campione — continua il
restauratore Gianni -. Abbiamo raccolto le tessere cadute a terra e
le abbiamo catalogate. Avremmo dovuto fare il giusto lavoro sulla
parete per poi ricollocarle, ma sono rimaste nelle bustine.
Naturalmente, anche questi capolavori si stanno rovinando
irrimediabilmente, anche perché molte tessere cadute vengono portate
via dai turisti come souvenir». A sorvegliare circa mille e
cinquecento case ci sono dieci custodi alle prese con un flusso
continuo di turisti, tali da generare incassi per circa 25milioni di
euro l'anno. Molte case sono chiuse proprio perché non c'è personale
sufficiente a sorvegliarle, ma molte altre non vengono aperte per
altri tipi di problemi: «Mi hanno raccontato che nove anni fa la
ditta che restaurò la Casa dei Vettii fece un lavoro terribile, un
intervento talmente sbagliato che hanno dovuto tenerla chiusa».
Fuori, ci sono le impalcature e il cartello per il nuovo restauro,
affidato nel 2008 ancora a una ditta esterna, previsto e mai
avviato. Ma a Pompei c'è anche chi si occupa della manutenzione
ordinaria: «Sono in tre, qualcuno di loro è entrato anni fa come
custode e poi, col tempo, si è spostato a fare il restauratore, non
credo però che abbiano la. qualifica». La qualifica Gianni Gala
invece ce l'ha, un diploma di laurea di secondo livello in restauro
preso all'Accademia di belle arti di Napoli, ma il decreto
retroattivo del ministro Sandro Bondi lo ha privato del titolo. Da
marzo 2009 restauratori sono solo coloro che hanno acquisito il
titolo a Roma, Firenze e Ravenna. Gianni, per fare il suo lavoro o
partecipare a un concorso, dovrà fare un esame di abilitazione
presso il ministero che, però, è stato sommerso di ricorsi. Il
concorso viene continuamente rimandato. Fino a dicembre 2009 erano
circa 55mila le domande per 300 qualifiche disponibili: «Non posso
nemmeno decidere di cambiare lavoro — conclude — perché non hanno
emanato il disciplinare per indicare a quale diploma di laurea il
mio titolo è equipollente». Così la Campania, che è ricca di
testimonianze antiche, non può formare restauratori per legge: «È
evidente - commenta Sandro Fucito, della Federazione della sinistra
- che bisogna aprire una battaglia politica per difendere le
Accademie, a cominciare dall'amministrazione partenopea».
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14/11/2010
Santa Maria Capua Vetere (CE), nel degrado alcuni monumenti (Corriere
del Mezzogiorno)
Tesori «non evidenti» ma di
inestimabile valore storico-artistico, a rischio scomparsa a Santa
Maria Capua Vetere. Sono il Mitreo e la Bottega del Tintore. Tesori
dimenticati da riscoprire, dunque, ma, soprattutto, da salvare.
Dedicato al culto del dio persiano Mitra, il Mitreo risale al II-III
secolo d.C. e costituisce uno dei maggiori esempi dei rari santuari
mitraici con decorazione pittorica. Assolutamente casuale il suo
ritrovamento. Nel 1922, durante i lavori di consolidamento delle
fondazioni di un’abitazione privata, fu scoperta la cripta ornata da
magnifici affreschi. A quattro metri sotto il livello stradale, a
forma di parallelepipedo lungo circa dieci metri e largo poco meno
di quattro, il Mitreo è situato in un’area privata e dunque può
essere visitato solo se accompagnati dal custode del vicino
Anfiteatro Campano, l’altro importante monumento sammaritano. Il
soffitto ha la volta a botte dipinta con stelle a otto punte di
colore rosso e blu alternate tra loro e forse un tempo scintillanti
di pietre preziose; sulla parete di fondo, vi è l’altare sormontato
da un affresco raffigurante il dio Mitra che uccide il toro.
Testimonianze I due siti archeologici di Santa Maria Capua Vetere,
sono tra i più importanti del Mezzogiorno e versano in cattive
condizioni
Alle pareti, si addossano due banchi in muratura sui quali sedevano,
durante le cerimonie, gli iniziati al culto, al di sopra sono ancora
visibili affreschi raffiguranti il rito di iniziazione. Sulla destra
del corridoio, vi è un canaletto che serviva a raccogliere il sangue
degli animali sacrificati. Una testimonianza importante, il Mitreo,
che è un eufemismo definire in condizioni precarie. Il rischio di
perdere anche tale vestigia è, dunque, concreto. Lo stato degli
affreschi, unici in quanto non se ne conoscono altri così completi
che raffigurano il culto mitriaco, è preoccupante, così come è
allarmante la situazione generale della struttura. Da qui la
necessità di un immediato, improcrastinabile intervento, come anche
per la cosiddetta Bottega del Tintore, ubicata nelle fondamenta di
un palazzo di Corso Aldo Moro.
Oggi, i resti di questa domus di epoca repubblicana, venuti alla
luce nel 1955, sono due ambienti a volta, affiancati e comunicanti
tra loro.
Alla bottega, realizzata in blocchi di tufo squadrati, si accede per
una ripida scala a doppia rampa coperta da una volta a botte e con
le pareti in intonaco bianco. Le due stanze sono pavimentate con
mosaici a forme geometriche dove sono chiaramente visibili alcune
iscrizioni, da una delle quali si apprende che il proprietario era
Publio Confuleio Sabbione, fabbricante di mantelli di lana pesante,
come è dimostrato anche dalla presenza di una vasca con pozzo nel
primo ambiente. Il sito, di grande pregio ma in precario stato di
conservazione, è visitabile su appuntamento da concordare con il
proprietario del palazzo che ha nel sottoscala, appunto, la bottega
del tintore. |
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13/11/2010
Nola (NA), il villaggio preistorico sprofonda nel fango, appello a
Napolitano e mobilitazione generale il prossimo 18 novembre (Il Mattino)
E il
villaggio dell'età del bronzo, di una valenza enorme dal punto di
vista scientifico, testimone straordinario della vita quotidiana di
4mila anni fa, sprofonda in un mare di acqua e di fango in via
Polveriera a Nola. L'ultima speranza di strapparlo alla distruzione
è riposta nel presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: a
lui, infatti, sarà inviata una petizione che sta ricevendo una
valanga di adesioni sul web e che continuerà nei prossimi giorni con
banchetti previsti in diversi Comuni, organizzata da un apposito
Comitato, promosso dalla Cgil dell'area nolana con lo slogan
«salviamo il villaggio». Ma intanto il Comune studia un progetto per
coinvolgere i privati bella gestione e nella tutela e proprio ieri
ha lanciato un appello affinché uno o più imprenditori si facciano
avanti. E Un sito unico al mondo, ricorda Salvatore Velardi,
responsabile sindacale territoriale, «un bene che non possiamo
assolutamente permetterci di perdere». E per il giorno 18, nella
chiesa dei Santi Apostoli di Nola, appuntamento non solo con le
istituzioni ma anche con tutti gli organismi associativi per fare il
punto della situazione e per rafforzare un movimento di salvaguardia
che già si preannuncia massiccio dopo le ventilate ipotesi di alcuni
progetti di tutela e di valorizzazione del sito. Ma, soprattutto,
dopo le amare, recenti considerazioni di Giuseppe Vecchio, della
Soprintendenza dei beni archeologici che, senza nessuna ironia, di
fronte a un persistente immobilismo burocratico, aveva affermato
che, per salvarlo,' forse sarebbe stato meglio addirittura interrare
il villaggio, lasciarlo dormire ancora a lungo al buio, almeno fino
a quando non si sarebbe trovata una soluzione idonea. Soluzione che
pare avere un ostacolo serio nel reperimento dei fondi. Il villaggio
preistorico, scoperto per caso nel 2001 durante gli scavi per la
realizzazione di un centro commerciale, in pratica insiste su una
falda acquifera che ciclicamente lo sommerge: occorrerebbero oltre
200mila euro all'anno per la manutenzione che consiste soprattutto
nel drenare l'acqua. Composto da 3 capanne (ma secondo gli esperti
ce ne potrebbero essere altre), una estensione di circa 2mila metri,
il villaggio è una eccezionale testimonianza del periodo dell'età
del Bronzo. Finora sono stati rinvenuti 264 reperti fra vasi, tracce
di trame di tessuto, zanne di animali tra cui quelle di cinghiale.
Diversi i progetti ipotizzati nel tentativo di riuscire a
individuare il modo per reperire i fondi necessari alla messa in
sicurezza tra cui quello di ricorrere ai finanziamenti europei
Jessica, uno strumento finanziario che consente prestiti per
iniziative dei Comuni al di fuori del patto di stabilità. In questa
prospettiva il sindaco di Nola, Geremia Biancardi, ha richiesto lo
studio fatto dalla Soprintendenza sul sito archeologico nell'ottica
di un programma che prevede nell'area un parco a tema. Masi aspetta
ancora la ripartizione di quei 21 milioni di euro stanziati qualche
anno fa dalla Regione Campania per lo sviluppo dell'area nolana di
cui una parte poteva essere destinata, appunto, alla tutela e alla
valorizzazione del villaggio preistorico. E il giorno 18 novembre la
mobilitazione e la richiesta al presidente della Repubblica di
intervenire. |
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13/11/2010
Pompei (NA), la gestione al supermanager o non ci sarà futuro (Il Mattino)
«il crollo di Pompei è una
notizia allarmante per il turismo italiano perché ha distrutto
l'immagine del nostro Paese all'estero. Abbiamo già perso il primato
per il turismo balneare, dobbiamo fare di tutto, con la
concentrazione di patrimonio che abbiamo, per difendere il nostro
turismo culturale». Mario Resca ricopre dal 2008 la carica di
direttore generale per la valorizzazione dei Beni culturali ed è nel
gruppo di lavoro che sta studiando la nascita di una Fondazione per
gestire Pompei. Per «Le Monde» il crollo agli Scavi è il simbolo di
un Paese in stato di catastrofe culturale... «In campo culturale da
almeno 30 anni gli investimenti sono scarsi: dedichiamo ai beni
culturali un quarto di quello che mettono a , disposizione Francia,
Germania e Inghilterra. Eppure, dopo anni di calo, gli ingressi nei
musei e nelle aree archeologiche hanno registrato un incremento di
ingressi del 12%, il che vuol dire che la cultura produce lavoro,
reddito, servizi, economia» Questo lo deve dire a Tremonti, è lui
che dice che la cultura non si mangia. «Novantatre milioni di
persone che entrano nei musei sono consumatori che producono reddito
e che quindi danno da mangiare a tanta gente. La cultura è una
risorsa importante in un Paese come il nostro, e, soprattutto per il
Sud, deve essere il settore trainante dell'economia». Valorizzare i
beni culturali è soltanto un'operazione di Marketing? «Certamente
no. Valorizzare un monumento significa fare in modo che venga fruito
al meglio dalla collettività, quindi va fatto di tutto perché sia in
buono stato e accessibile e perché la visita non sia disagiata».
Difficile, in questo momento valorizzare un sito che cade a pezzi:
da dove si comincia? «Pompei cade a pezzi perché negli ultimi 15
anni non è stata mai fatta una manutenzione ordinaria, quando è
stato commissariato sul bilancio della Soprintendenza c'erano 70
milioni di euro che non erano stati spesi. Ora bisogna fare in
fretta a recuperare un'immagine positiva: deve partire subito un
controllo sullo stato di tutte le Domus che vanno rimesse in sesto
con il ricorso a mano d'opera specializzata». A che punto è il
lavoro per la Fondazione? «Stiamo studiando lo strumento giuridico
migliore per assicurare la compartecipazione tra pubblico e privato
e per garantire l'autonomia amministrativa e di competenze della
Fondazione stessa». Quali soggetti privati potrebbero essere
interessati? «Per esempio le banche, come è accaduto per il Museo
Egizio a Torino. O istituzioni come la Fondazione Packard che è
stata risolutiva per Ercolano. Ma anche l'associazione degli
industriali locali ai quali chiederemo di partecipare con un moto
d'orgoglio. È importante, però, che venga introdotta la
defiscalizzazione per i contributi». Non c'è il rischio di svuotare
di competenze la figura dei Soprintendenti? «No. Abbiamo studiosi
che tutto il mondo ci invidia e siamo anche colpevoli di averli
lasciati troppo spesso da soli. Noi vogliamo lavorare con loro e non
contro di loro. Ma loro sono studiosi e hanno la responsabilità
della tutela e della salvaguardia dei beni culturali, firmare un
contratto d'appalto o gestire il personale dovrà essere il compito
di un manager. Pensi alla Fiat: alla guida dell'azienda c'è
Marchionne e non certo chi disegna le automobili, no?».
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12/11/2010
Pompei (NA), crollata solo una "patacca" (Il Giornale)
È andato prima da Augias e
poi dalla Dandini per spiegare e scagionare l’amico-collega Sandro
Bondi che però vorrebbe «vedere più spesso». Ha spiegato ai poco
concilianti spettatori di Raitre che a Pompei il crollo è stato sì
inevitabile ma, tutto sommato, provvidenziale. Quasi una
benedizione. E ha messo in guardia per il futuro: Villa Adriana a
Roma, tanto per dirne una. E se lo dice il più grosso esperto del
settore, l’archeologo Andrea Carandini, presidente del Consiglio
superiore per i Beni Culturali c’è da temere il peggio. L’avviso ai
turisti per caso è chiaro: il dolore monumentale va circoscritto
perché quello venuto giù a Pompei era solo un mostro architettonico.
«Piuttosto - avverte il professore dal passato non propriamente di
destra - non solo il ministro Bondi c’entra nulla, ma in mancanza di
controlli sistematici preparatevi ad altri crolli». Sembra una
provocazione, ma è solo l’analisi di un esperto che da 15 anni
lancia allarmi invano.
Professore ci spieghi.
«Possibile che nessuno se ne sia accorto? Quello crollato è solo il
restauro di Maiuri risalente agli anni Quaranta. A Pompei nella
Domus dei Gladiatori non è successo nulla di grave, quella caduta
giù è una struttura di cemento costruita nel secolo scorso, una
superfetazione, quando invece oggi si usa il legno lamellare...».
Dunque, tanto rumore per nulla.
«Le uniche opere autentiche sono le pitture della parte inferiore
della domus, il resto è un falso. Tutti erano impegnati a dare
risalto alle macerie, ma senza guardare a cosa è caduto a terra.
Quel crollo è tutt’altro che drammatico, è una benedizione
artistica, il cemento che è stato aggiunto andrebbe tolto e senza
troppi rimpianti».
In fondo, però, si sta parlando di Pompei.
«Si figuri, questo sito archeologico è invaso da turisti asiatici, è
sotto osservazione, fa tendenza. Pompei ha subìto di tutto, pure un
bombardamento nel ’43. E poi il valore simbolico della Domus dei
gladiatori equivale alla via sacra a Roma. Lo dico perché bisogna
lasciar perdere i piagnistei e rimboccarci le maniche. Speriamo solo
che gli affreschi non siano stati troppo danneggiati».
Lei ha detto più volte che la situazione è drammatica perché manca
una manutenzione sistematica. Poi c’è la questione economica, i
soldi scarseggiano...
«La situazione è questa: l’anno prossimo avremo da Tremonti 53
milioni di euro per tutti i siti italiani, più o meno come la
liquidazione di un top manager. Lui dice che con la cultura non si
mangia, ma mantenere in salute un bene architettonico costa tanto e
noi in un certo senso dobbiamo riempirci la pancia. Che deve fare il
ministro Bondi se chiede soldi e gli rispondono picche?».
Già, intanto però cosa occorre fare in pratica?
«Contrariamente alle chiese i ruderi archeologici sono logorati da
secoli dalle piogge e dal sole. Si sfarinano. Per questo vanno
trattati come le nostre case. Servono le stesse cure quotidiane. Se
si rompe la persiana di una finestra si ripara. Il patrimonio
artistico ha bisogno di queste attenzioni. Senza manutenzione
ordinaria, i siti archeologici finiscono sotto un campo di grano.
Come è accaduto a Veio».
Però ha tutta l’aria di essere anche un problema culturale?
«Le cure continue, la prevenzione non sono attitudini tipicamente
italiane. A noi manca una mente sistematica. Però ricordate bene,
tutto ciò che non è sorvegliato sistematicamente prima o poi
crolla». A seguito
dell'intervista sopra riportata, Andrea Carandini ha
poi precisato di non aver partecipato
alle trasmissioni citate in veste di «amico-collega» del ministro
Sandro Bondi ma in veste di presidente del Consiglio Superiore dei
Beni Culturali, che opera super partes nel solo interesse della
cultura. "Preciso inoltre di non aver mai
valutato l'incidente una patacca, pure riportato nel titolo. Ho,
invece, affermato che il crollo ha fortunatamente interessato una
struttura in cemento, frutto di una tecnica di restauro risalente
agli anni Cinquanta, oggi non più utilizzata. Ho, inoltre, espresso
la mia preoccupazione per gli affreschi danneggiati, augurandomi che
possano essere tutti recuperati." Prendiamo
atto della precisazione del professor Carandini. Vogliamo però
ricordare che «patacca» è una semplificazione giornalistica per
esprimere il concetto del professore secondo il quale l'edificio
crollato è una struttura di cemento degli anni Cinquanta. |
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12/11/2010
Pompei (NA), task force di 100 operai al lavoro (Il Mattino)
Un "teatro"
politico-mediatico e uno reale, fatto di muri che crollano. Ieri
Pompei ha vissuto un´altra giornata concitata, con la visita di una
delegazione della Commissione cultura della Camera, la sfiducia a
Bondi chiesta dal Pd, e, dall´altra parte, il cedimento di altri due
muri. I temporali di questi giorni accelerano la caduta di
calcinacci impregnati d´acqua dalle tante brecce aperte nelle
fragili murature pompeiane. È caduto un muretto di circa un metro di
altezza alla fine del vicolo del Citarista, vicino ai nuovi edifici
di San Paolino dove dovrebbe trasferirsi la soprintendenza. Il muro,
che delimitava un´insula non ancora scavata nella Regio I, era stato
rifatto recentemente con pietre antiche che, dice la soprintendenza,
«era stato scalzato dalla radice di un albero». L´altro muro era
nella Regio IX al civico 10. «I cedimenti - ha detto il direttore
degli Scavi Varone - si devono alla malta che ormai non è più coesa
con la muratura». Ma ha aggiunto che sono già cominciati gli
interventi di ripristino, e ce n´erano programmati anche per il muro
caduto tre giorni prima della Schola Armaturarum, il cui crollo
«niente poteva far presagire».
Ieri a Pompei, un po´ per i visitatori illustri dal Parlamento, un
po´ per l´attenzione mediatica seguita al crollo della Schola dei
gladiatori, era in corso un´operazione di maquillage a tutto campo.
Oltre cento operai al lavoro per mettere in sicurezza con transenne
e delimitazioni i punti dolenti della città distrutta dal Vesuvio.
Piena attività anche per tosaerba e potatori, e fognatori per
l´unico canale sempre otturato nella zona di via dell´Abbondanza.
Mentre sul terrapieno della Casina Dell´Aquila le scavatrici creano
le canalizzazioni per l´acqua, tanto quella delle perturbazioni
quanto quella dell´irrigazione dei campi.
La Commissione cultura della Camera ha disposto un immediato
sopralluogo all´edificio distrutto. «Prendiamo atto - ha detto la
presidente Valentina Aprea (Pdl) - che bisogna implementare
anzitutto gli interventi di tutela oltre a quelli di servizi,
anch´essi doverosi. La manutenzione rappresenta quindi la priorità e
lo strumento della Fondazione proposta dal ministro Bondi, alla
quale lo stesso Caldoro vuole partecipare, può essere d´aiuto». La
parte del "gladiatore" dell´opposizione l´ha fatta il finiano Fabio
Granata. Berretto di lana blu, l´esponente del Fli annuncia che «non
andrà a rimorchio di altre iniziative», commentando la mozione di
sfiducia degli oltre 200 parlamentari di Pd e Idv. «Abbiamo dubbi
sulla fondazione - aggiunge Granata - contestiamo anche la visione
dell´emergenza che non tiene conto che avere senso dello Stato è
rimettere in piedi il patrimonio dando la priorità alla tutela.
Bondi invece ha deciso in proprio per percorsi sensoriali e
degustazioni di mozzarella. Siamo favorevoli ai privati, ma non a
una teorizzazione della managerialità che non ha né sapienza né
conoscenza. Così si passa all´altro estremo. Il Mibac deve
riassumersi competenze che non possono essere delegate».
La soprintendente Jeannette Papadopoulos con il suo predecessore
Proietti in rappresentanza del ministro e il direttore Varone, ha
accompagnato nel sopralluogo la commissione. I sette (su dieci)
rappresentanti del Pdl - con la presidente Aprea, Elena Centemero,
Emerenzio Barbieri, Giancarlo Mazzuca e Renato Farina - hanno
stigmatizzato il disastro ma sono stati compatti nella difesa
d´ufficio del ministro. Giuseppe Scalera ha annunciato che sarà
«primo firmatario di una legge speciale per Pompei». «Quando si
punta sulla valorizzazione sganciata dalla tutela si fa marketing -
ha osservato Eugenio Mazzarella, uno dei due parlamentari campani,
insieme a Scalera - Ma si rischia di valorizzare il vuoto, perché
tra non molto potrebbe non restare niente».
A Roma, intanto, al Pd l´archeologo responsabile Cultura del Pd,
Matteo Orfini, stigmatizza con foto l´uso di mezzi meccanici mai
visto su uno scavo archeologico (Casa dei Casti Amanti) e spese
inutili, come il raddoppio del sito internet di Pompei, ma Fiori
smentisce tutto. L´ex soprintendente Pier Giovanni Guzzo,
intervenuto alla conferenza stampa, ribadisce che «l´allarme per i
possibili crolli delle rovine di Pompei era conosciuto sin dal 1997,
anno in cui fu realizzato un primo studio sullo stato dei monumenti,
poi aggiornato nel 2005. La relazione ha consentito un intervento
sul 30 per cento dei monumenti». Nello studio "Il Piano per Pompei"
la Schola dei gladiatori era segnalata in condizioni "mediocri". |
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11/11/2010
Pompei (NA), ignorato l'SOS dei custodi dal 3 novembre (Repubblica)
L´allarme sui gladiatori
c´era stato, ma nessuno l´aveva ascoltato. Documento che scotta nel
brogliaccio dei custodi, un atto ufficiale che in soprintendenza non
è stato raccolto. Dopo il crollo, invece, la Corte dei conti vuole
vederci chiaro e apre un´inchiesta sulla gestione del commissario
Fiori. Dalle prime indiscrezioni sarebbero almeno due i casi di
lavori dati in appalto a ditte in assenza di contratto.
Pompei si blinda nel giorno dell´audizione di Bondi in Parlamento e
alla vigilia di due appuntamenti importanti: l´arrivo della
commissione della Camera oggi in soprintendenza alle 12 e alla
stessa ora, a Roma, la denuncia del Pd contro la cattiva gestione
del sito. Ieri mattina a tutti i dipendenti della soprintendenza è
arrivata una circolare che vieta di parlare ai giornalisti. La
reazione a una nottata difficile: martedì era arrivata ai
carabinieri di Pompei una telefonata anonima che segnalava nuovi
crolli alla Casa di Trebio Valente e a quella del Moralista. I
tecnici della soprintendenza e l´Arma dopo un sopralluogo avevano
smentito la voce e il ministro Bondi ha disposto di denunciare chi
ha dato la notizia infondata per "procurato allarme". A cadere è
stato infatti solo un muretto grezzo nel triclinio di Trebio
Valente. Nessun crollo neanche per la Casa del Moralista, ha ceduto
un muro della bottega adiacente alla domus, quella del vasaio
Zosimus, che dà sul vicolo di Ifigenia, ma i tecnici ne avevano già
preso atto. La Procura ha disposto di allargare l´area del
sequestro: oltre alla zona del crollo, anche l´area di Trebio
Valente e della bottega della Domus del Moralista, a monte delle
quali sono in corso lavori per convogliare le acque piovane e dei
campi coltivati.
Tutto questo prova che non ci sarebbero altri edifici a rischio. Ma
parti di questi, sì. E i più seri li corrono i muri di contenimento,
dove manca la manutenzione ordinaria. Tutti indicano anche i solai
di copertura di alcune insulae: dalla Casina dell´Aquila, punto più
alto degli Scavi, alcuni sono rifatti, altri no. Casi che il
monitoraggio quotidiano della sorveglianza ha ben presenti. E che
anche nel caso del muro nel vicolo di Ifigenia, di fianco alla
Schola Armaturarum, era stato segnalato.
Proprio a questo proposito c´è una pagina interessante del "Registro
delle relazioni dei custodi", un brogliaccio quotidiano su cui sono
scritte le segnalazioni dopo ognuna delle otto ispezioni che i
sorveglianti effettuano ogni giorno a Pompei, casa per casa,
aprendole con il pesante mazzo di chiavi in possesso di ognuno. Alla
data del 3 novembre, tre giorni prima che crollasse lo "show-room"
di trofei dei gladiatori, sul registro protocollato che il direttore
degli Scavi dovrebbe vedere ogni mattina, è annotato "il crollo di
un muro lungo dieci metri nel vicolo di Ifigenia". C´è la firma del
custode che ha rilevato il danno. Prima il direttore siglava la
segnalazione e affidava ad assistenti la verifica del danno,
stabilendo se si poteva ovviare in tempi brevi o era necessaria una
perizia. «Da quando i soprintendenti si susseguono a ritmi
frenetici, i direttori devono anche sostituirli - spiegano i
dipendenti dell´area archeologica - e nell´ufficio su agli Scavi che
fu quello di Giuseppe Fiorelli e dei suoi successori, non mettono
più piede». Impossibile quindi raccogliere l´appello di chi aveva
visto il muro crollato a pochi metri da dove tre giorni dopo avrebbe
ceduto l´intero edificio della Schola Armaturarum «restaurata -
dicono sempre in soprintendenza - non più tardi di sei mesi fa». A
testimoniarlo, una foto estiva di Google View in ritardo di qualche
mese con l´aggiornamento. Qui, sulla facciata dell´Armeria dei
gladiatori, si vede un tabellone di lavori in corso. Lavori che non
sono serviti a evitare il disastro. Ed è su questi ed altri
interventi che la Corte dei conti indaga, dopo la pronuncia
dell´agosto scorso di dubbio sulle emergenze per cui la gestione di
Pompei è stata affidata alla Protezione civile. |
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10/11/2010
Pompei (NA), sarà l'antico canale del Sarno a salvare la città dalle
acque (Il Mattino)
Il Conte Sarno sarà risanato
e raccoglierà le acque piovane per evitare danni alle domus
«Con l'acqua non si scherza». Paola Rispoli, architetto della
Soprintendenza, è la coprogettista, insieme all'architetto Rosario
Paone, del progetto perla sistemazione dell'antico canale Conte di
Sarno finali77ata alla raccolta delle acque piovane che adesso
ristagnano sulle strade di Pompei, i cui lavori sono stati avviati a
settembre2009 e dovrebbero terminare a gennaio 2011. «L'acqua di
risalita viene assorbita dal basso verso l'alto dalle mura, che la
risucchiano comportandosi quasi come fossero alberi. E quando scende
dal terrapieno - dice - spinge e si infiltra minacciando la
stabilità degli edifici» come, secondo levarle ipotesi che si stanno
facendo sulle cause del crollo, potrebbe essere accaduto per la
Schola Armaturarum. «L'acqua è la prima causa del degrado dei
monumenti - spiega l'architetto - e per questo all'allora
soprintendente Pietro Giovanni Guzzo, venne l'idea, per allontanarla
dagli Scavi, di recuperare questo vecchio acquedotto, realizzato
alla fine del 1500 per portare l'acqua delle fonti del Sarno ai
mulini e agli opifici di Torre Annunziata, e ormai dismesso da
almeno quindici anni, trasformandolo in un canale di raccolta».
L'antico acquedotto che salverà gli Scavi dall'azione distruttrice
dell'acqua, e la città di duemila anni fa sono legati da un
singolare rapporto. Quando la condotta venne realizzata da Domenico
Fontana, la città sepolta non era stata ancora scoperta. Anzi,
racconta il tecnico della soprintendenza, fu proprio durante i
lavori di scavo che l'architetto la scoprì. Purtroppo si era in
piena Controriforma e non venne ritenuto conveniente portare alla
luce quello che l'ira divina, attraverso l'eruzione, aveva voluto
occultare. Nel tratto in cui l'acquedotto allora in superficie,
nella volta che si trova su via Di Nocera, una targa ricorda il
fortuito «incontro» tra Fontana e la città sepolta. L'acquedotto,
largo all'incirca un metro e mezzo, alto due, per un lungo tratto
attraversa nel sottosuolo, fino a diciassette-diciotto metri di
profondità, tutta quanta l'antica Pompei. Lo studio, fu avviato
dalla soprintendenza nel 2004 in collaborazione con la Provincia di
Napoli, l'ente preposto alla manutenzione e gestione della parte del
canale esterna al sito. La soprintendenza ha investito nei lavori,
che prevedono anche il restauro dell'antica struttura in cui si
dovranno immettere le acque piovane che adesso ristagnano lungo le
strade degli Scavi e impregnano il suolo fatto di cenere e lapilli,
un milione di euro. «Si tratta di un intervento fondamentale per
risolvere il problema del ruscellamento dell'acqua all'interno degli
Scavi - spiega la Rispoli - che stiamo realizzando utilizzando una
struttura già esistente e senza apportare nessuna modifica nel
territorio pompeiano. Una volta creati dei punti di collegamento con
delle griglie poste in alcuni punti lungo gli assi dei collegamenti,
sfruttando una pendenza naturale, riusciremo a risolvere in una
percentuale compresa tra il settanta e il novanta per cento il
problema del ristagno dell'acqua piovana. Se l'acqua viene
direzionata affinché cada nel canale, possiamo evitare quel
ruscellamento che tanti danni ha già fatto al sito. Poi, certo,
bisognerà fare in modo che tutte le case possano scaricare le acquee
pluviali nel canale in modo da limitare al massimo l'estensione
delle superfici di raccolta» |
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10/11/2010
Pompei (NA), crollo anche nella Casa del Moralista (Il Mattino)
Danneggiato anche l'edificio
accanto alla scuola dei gladiatori
Distrutto un graffito elettorale di duemila anni fa. L'Europa:
tristi e sotto choc per il disastro
Il crollo di sabato non ha interessato solo la Schola Armatorum. Ma
è venuta giù anche una parte delle botteghe della Casa del
moralista: il soffitto e soprattutto il muro laterale che dà sul
vicolo di Ifigenia. In graffito c'era anche una propaganda
elettorale con l'invito a votare per il candidato Helvio Sabino. In
un'intervista Salvatore Settis, archeologo di fama internazionale,
denuncia: «Più che di un crollo annunciato parlerei di un crollo
seriale. Quella dei gladiatori non è la prima casa che cade nel giro
di poco tempo». Sotto accusa la drastica riduzione dei finanziamenti
e il blocco delle assunzioni presso le sovrintendenze. A Pompei,
ieri, sono tornati i carabinieri: sequestrata l'area del crollo e
prelevata tutta la documentazione relativa al sito venuto giù su
ordine della procura di Torre Annunziata. Intanto, Gigi D'Alessio,
lancia l'idea di un «Live Aid» per salvare gli scavi.
Il crollo avvenuto sabato negli Scavi non ha interessato soltanto la
Schola Armaturarum. E’ venuta giù anche parte delle botteghe della
Casa del moralista: il soffitto, e soprattutto il muro laterale che
dà sul vicolo di Ifigenia, sul quale, in graffito, c'era una
propaganda elettorale dell'epoca con l'invito a votare per il
candidato Helvio Sabino. Una notizia che rende ancora più pesante il
bilancio del crollo, che ha provocato «choc» e«tristezza» anche tra
i membri dell'Unione Europea. «Finora ci si era preoccupati soltanto
della Schola e dei suoi affreschi, dimenticandosi che anche su quel
muro caduto c'era un reperto di valore, quel "Vi prego di votarlo"
che testimonia di una propaganda elettorale di duemila anni fa»
denuncia Antonio Pepe della Cisl. Il secondo crollo è confermato
anche da Paola Rispoli, architetto della Soprintendenza, che ricorda
come, nell'ultimo periodo, diversi episodi si siano succeduti in
quello stesso tratto di Via dell'Abbondanza dove spiccano le due
case, fresche di restauro, dei Casti Amanti e di Giulio Polibio.
Prima di sabato, andando indietro nel tempo, si sono verificati il
cedimento di una trave nella casa di Giulio Polibio, lo smottamento
di diversi metri cubi di lapilli nel vicolo dei Casti Amanti, e,
nella Casa dei Casti Amanti, il danneggiamento di un cornicione e lo
smottamento del 14gennaio scorso. «È successo tutto nello stesso
punto, dove fino all'apertura dei cantieri non si era mai verificato
niente, e tutto a causa di infiltrazioni d'acqua», dice la Rispoli,
che rileva anche che i lavori «hanno invertito il senso dell'acqua,
che prima scorreva verso via dell'Abbondanza, portandola a monte», e
che «con la pioggia anche il parcheggio ricoperto di ghiaia
realizzato di recente alle spalle della Casina dell'Aquila si
trasforma in una grande raccolta di acqua piovana». Il diverso
sistema di canalizzazione delle acque, sarebbe causa dello
sfaldamento del terreno che ha determinato il crollo per il
segretario generale della Uil Beni Culturali Gianfranco Cerasoli che
contesta anche la spesa per la messa in sicurezza dichiarata dall'ex
commisario: 40,8 milioni e non 65 milioni. «Notizie totalmente
false» ribatte Marcello Fiori smentendo le ipotesi del sindacato
sulle ragioni del crollo - contro le quali «il ministero si riserva
di intraprendere ogni azione di natura legale» - e sulle valutazioni
di spesa. Un evento del genere lascia «scioccati», è una cosa «molto
triste»: così Dennis Abbott, portavoce del commissario europeo alla
cultura Andoulla Vassillou, ha commentato la notizia del crollo da
Bruxelles. «Tutto il mondo apprezza molto Pompei - ha aggiunto -: è
un patrimonio mondiale dell'umanità ed è sorprendente che succeda
quel che è successo». Quanto alla possibilità di ottenere fondi
comunitari per interventi a Pompei, il portavoce del commissario Ue
alle Politiche regionali, Johannes Hahn, ha spiegato che spetta allo
Stato membro presentare la domanda per l'accesso a eventuali
finanziamenti ma che «è possibile utilizzare anche i fondi Ue per la
politica regionale» come ha precisato Ton Van Lierop. A Pompei,
intanto, ieri sono tornati i carabinieri: gli uomini del capitano
Toti hanno messo sotto sequestro l'area del crollo e prelevato la
documentazione sul sito crollato su ordine della procura di Torre
Annunziata. «Sarà un'inchiesta lunga e complicata - annuncia il
procuratore Diego Marmo - solo ricostruire la catena di comando
della struttura nell'ultimo periodo, con la doppia gestione del
commissariato e della soprintendenza si presenta processo
complicato. Vogliamo scoprire le cause del crollo e poi capire se ci
sono eventuali responsabilità e di chi. Difficile anche la scelta di
consulenti di provata competenza che non abbiano mai avuto a che
fare con gli Scavi». A Pompei sono arrivati anche gli ispettori
inviati dal ministero. |
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10/11/2010
Pompei (NA), i fondi europei per il patrimonio restano inutilizzati,
al Sud richiesti solo il 5% (Il Sole 24 ore)
Poche risorse o scarsa
capacità di spenderle? Quando al centro del dibattito c'è il
Mezzogiorno, è questa una delle domande più ricorrenti, rilanciata
dolorosamente dopo il disastro della Schola Armaturarum di Pompei. I
numeri, almeno sui fondi europei assegnati all'Italia per il periodo
2007-2013, dicono molto più di quanto si possa immaginare. Secondo
l'ultimo monitoraggio sulla spesa realizzata dalle regioni
meridionali per le risorse culturali, giunti ormai al quarto dei
sette anni di programmazione, su un totale di 5,9 miliardi di euro
gli impegni si fermano a 421
milioni, i pagamenti addirittura a 293 milioni (solo il 5,1% del
totale). Un vero tesoro inutilizzato, mentre primarie opere d'arte
attendono da anni un restauro e musei che accusano i segni del
degrado languono senza interventi di valorizzazione. Il caso di
Pompei si rivela dunque solo l'esplosione mediatica di un tema
spesso relegato nelle retrovie. Il sito campano, anzi, forse non è
nemmeno il caso più indicativo, visto che il ministro competente
Sandro Bondi, che oggi riferirà in Commissione Cultura alla Camera
sul disastro dello scorso sabato, parla di mancanza di manager più
che di risorse. Eppure, da Pompei in giù, fino al più piccolo
complesso archeologico della Calabria, emerge un evidente quadro di
inefficienza. La stima di 5,9 miliardi si riferisce al potenziale di
risorse a disposizione con il «Poin (programma operativo
interregionale) attrattori culturali» e con i Por (programmi
regionali) di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia,
Abruzzo, Molise e Sardegna. Ma anche scegliendo un calcolo più
prudenziale, eliminando quegli assi di spesa che per alcuni regioni
includono anche risorse naturalistiche e attrattività turistica, il
bilancio sarebbe estremamente magro: su 1,4 miliardi destinati in
senso più stretto ai beni culturali, la spesa si ferma a 148
milioni. Entro novembre, dopo quasi un annodi annunci, dovrebbe
finalmente vedere la luce il piano per il Mezzogiorno. Forse sarà
l'ultima occasione per rimettere in gioco questo patrimonio finora
disperso tra veti e interessi contrapposti di amministrazioni e
lobby locali. Il Dipartimento perla coesione economica (ministero
dello Sviluppo) e i tecnici del ministero dei Beni culturali, con
Invitalia nel ruolo di soggetto attuatore, presenteranno oggi a Roma
un piano per impiegare almeno una parte di questa ricchezza
inespressa Destinatario della proposta è il ministro degli Affari
regionali, Raffaele Fitto, che coordina il piano Sud e che oggi
interverrà sul tema al convegno «Opere per lo sviluppo- Il
patrimonio museale del Mezzogiorno», in programma dalle io
all'Associazione Civita.
Ministero dello Sviluppo, Mibac e Invitalia hanno lavorato a un
piano per il rilancio di poli museali nel Mezzogiorno. Sono stati
impiegati fondi preesistenti (circa 8 milioni) per effettuare 18
analisi di prefattibilità e ultimare sei progetti, di cui uno
definitivo (l'ex mattatoio dell'Aquila trasformato in sede
temporanea del museo nazionale). Gli altri cinque progetti
riguardano Napoli (Museo archeologico, Cuore di Napoli, Palazzo
Reale), Melfi-Venosa (Castello di Melfi, Sistema museale di Venosa),
Sibari (Parco e Museo archeologico), Sassari (Cittadella
dell'archeologia), Taranto (Porto della Magna Grecia). Si va
dall'allestimento di nuovi spazi al recupero di strutture
preesistenti. Secondo i calcoli, per passare dal progetto
all'apertura dei cantieri e conclusione di lavori occorrerebbero
complessivamente 140-150 milioni, con un livello di "cassa"
preventivabile in una quindicina di milioni all'anno. In fin dei
conti, solo una goccia nell'oceano dei fondi europei per la cultura
ancora inutilizzati. |
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09/11/2010
Ercolano (NA), scavi hi-tech a Villa dei Papiri (Il Mattino)
Saranno i robot-rover
spaziali del Cnr a penetrare nel cuore della Villa dei Papiri, a
Ercolano. L'obiettivo del ministero per l'Istruzione, Università e
Ricerca è, tra gli altri, quello di tracciare una mappa quanto più
precisa e completa dell'edificio che per la prima volta venne
indagato da Carl Weber, tra il 1750 e il 1764. Una indagine, quella
che allora si sviluppò, che avvenne essenzialmente attraverso i
cunicoli che gli scavatori borbonici realizzavano svuotando stanze e
corridoi dalla cenere diventata duro tufo dopo che erano passati
sedici secoli dalla catastrofe. La villa, posizionata poco fuori il
centro abitato dell'antica Ercolano, e situata su un'altura
degradante verso il mare, capace di offrire vedute mozzafiato del
Golfo, venne sepolta dall'eruzione del Vesuvio, nel 79 dopo Cristo.
Il costo dell'intera operazione sarà pari a trenta milioni di euro.
Tuttavia, la firma che questo pomeriggio, a Roma, nel Salone del
ministro invia del Collegio Romano, doveva suggellare il «patto» tra
Miur, ministero peri Beni Culturali e Regione Campania - a
sottoscrivere l'intesa sarebbe stato il presidente Stefano Caldoro -
è stata rinviata per la terribile offesa patita dagli Scavi di
Pompei in cui si è letteralmente sfarinato un pezzo di storia unico.
«Il motivo di questo interesse su Ercolano e sulla villa che si
crede sia appartenuta ai Pisoni – spiega Giuseppe Pizza,
sottosegretario del Miur - sta tutto nel fatto che questo è
probabilmente l'edificio romano più importante al mondo. Nel 1986
proprio io feci riaprire il Pozzo Veneruso, poi chiuso in quello
stesso anno, attraverso il quale si sarebbe potuto arrivare alla
biblioteca». Ed è appunto la biblioteca latina, ricca di rotoli di
papiri con opere degli autori romani (vennero trovati solo 1800
rotoli di papiri greci, che si stanno studiando e decifrando appunto
all'Officina dei Papiri, a Palazzo Reale, a Napoli), un altro degli
obiettivi della ricerca. «Partiamo con un fondo che, vista la
situazione attuale della finanza pubblica, possiamo considerare di
buona consistenza», continua Pizza. In effetti, l'investimento sul
sito ercolanese arriva dopo quelli della Fondazione Packard e gli
altri sostenuti dalla Regione Campania (e tra questi, il nuovo
ingresso agli scavi) qualche anno fa e utili a mettere a sistema la
fruizione del sito. Che da quasi un decennio viene recuperato e
restituito alla fruizione turistica in insulae e edifici che
altrimenti avrebbero avuto un destino simile a quelli di Pompei. «La
nostra - osserva il sottosegretario - è un'avventura in cui mettiamo
tutte le nostre capacità e quelle della ricerca italiana: dalla
fisica alla chimica, dalla geognostica alla meccatronica, alla
paleobotanica, alle nano scienze. Siamo una nazione leader mondiale
nei beni culturali e tutto quanto si riuscirà a ricavare da questa
esperienza servirà non solo a aumentare la nostra autorevolezza nel
settore ma potrà essere anche usato dal ministero dei Beni culturali
in altri progetti». |
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09/11/2010
Stabia (NA), SOS da Stabia ed Oplonti per rischio crolli (Il Mattino)
Sospesi nell'aria senza una
rete di protezione. La sensazione è comune a chi visita le antiche
abitazioni di Stabia. E’ evidente il dissesto idrogeologico della
collina su cui sorgono Villa San Marco e Villa Arianna. II pianoro
di varano a picco sul mare e la scarpata sottostante destano forti
preoccupazioni per la stabilità delle due ville e il maltempo non
migliora la situazione. «Tutta questa pioggia non fa bene agli scavi
di Stabia che sono a rischio come quelli di Pompei - spiega Antonio
Pepe esponente della Cisl Beni Culturali - i danni in passato erano
sotto gli occhi di tutti, in particolare negli anni scorsi lanciammo
l'allarme per Villa Arianna dove purtroppo si verificarono dei
crolli». All'occhio attento dei visitatori però gli scavi di
Castellammare sembrano addirittura più a rischio rispetto a Pompei.
Come gli scavi di Stabia anche Oplonti non scherza. Elemento
dominante a Torre Annunziata sono il mare, lo scoglio di Rovigliano
e il Vesuvio. Ma la posizione, situata in una sorta di conca, ha più
volte costretto i tecnici della soprintendenza a fare i conti con il
maltempo. Nel punto in cui sorgono i resti dell'antica città lo
spazio è in discesa, è stata importante la realizzazione di un muro
di protezione che costeggia interamente l'edificio, una sorta di
protezione che ostacola l'arrivo di materiale nei pressi della
struttura archeologica; proprio la Villa Di Poppea negli anni scorsi
era stata inserita all'interno di un piano di restauro costato 39
milioni. |
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09/11/2010
Pompei (NA), la manutenzione questa sconosciuta (Il Mattino)
L'Italia è un Paese a rischio
crolli. Atrani e Pompei, tanto per citare gli ultimi casi, pur nelle
loro evidenti differenze, non sono eventi isolati. Si piange
nell'immediatezza dell'evento, poi magari dopo un po' di tempo - due
settimane, un mese appena - le lungaggini burocratiche prendono il
sopravvento: dei fondi promessi se ne vedono pochi, tutto torna più
o meno com'era prima. Chi scrive ha da vent'anni un rapporto molto
stretto con le calamità naturali. Mi occupo di calamità naturali in
agricoltura. In sintesi, stimo i danni prodotti da temporali,
piogge, alluvioni e altri disastri. Nonostante la stranezza del mio
lavoro non sono un tipo lugubre e nemmeno lo sono i miei colleghi,
anzi, siamo accolti bene, perché arriviamo dopo le suddette calamità
per sanare (distribuendo soldi) i danni. Bene, chiarito
quest'aspetto scaramantico, passiamo al punto seguente: la legge che
regola il settore è davvero ben fatta. Noi funzionari siamo
orgogliosi di applicarla. La legge stabilisce che, per esempio, una
strada danneggiata può essere riparata con soldi pubblici se e solo
se, prima dell'evento avverso, la strada era in buone condizioni.
Cioè, usando un gergo tecnico, fosse ben manutenuta. Giusto: se la
strada è ben costruita, se ci sono canalette per lo scolo delle
acque, e se queste sono pulite, se, insomma, queste condizioni sono
soddisfatte, allora, una pioggia di modesta o forte intensità, non
può danneggiare la strada. Solo se la pioggia è stata davvero
eccezionale, fuori norma, fuori squadro, solo allora, davanti alla
sfortuna climatica, quando le canalette di bonifica non tengono
l'eccezionale flusso d'acqua, arriviamo noi funzionari, noi civil
servant, per stimare i danni e distribuire denaro pubblico. Per il
mio lavoro viaggio spesso, su e giù, al Nord e al Sud e una cosa è
certa: in Italia nessuno fa manutenzione. Non è stata fatta ad
Atrani, nel Messinese, in Calabria. Checché ne dicono i leghisti, i
neoborbonici, quelli del Pdl o del Pd, la storia è sempre la stessa,
ed è un tratto che ci accomuna: tutti chiediamo soldi allo Stato
italiano (ci sentiamo in debito) ma non siamo propensi a ritenerci
Stato quando ci tocca praticare ordinari lavori di manutenzione (che
eviterebbero di produrre il debito). I tecnici regionali che
incontro nei miei viaggi si lamentano: non abbiamo soldi per
praticare la manutenzione del territorio. Certo, dovevamo pulire
queste canalette, certo dovevamo fermare queste crepe, certo
potevamo costruire un muretto di contenimento, ma a noi i soldi chi
celi dà? Ci dobbiamo arrangiare. Come ci arrangiamo allora?- Breve
inciso: quando stavo all'università mi toccò frequentare il corso di
fisiologia vegetale. Eravamo pochi. La professoressa disse: «Tipico
atteggiamento italiano. Tutti si iscrivono al corso di patologia, in
pochi a quello di fisiologia. Tutti vogliono vedere e curare i
danni, nessuno che si preoccupa di come funzionano le cose. Male: è
proprio questa ignoranza a generare il danno». Insomma, preferiamo
commentare il danno già fatto; preferiamo il «te l'avevo detto
io...» all'impegno nella banale manutenzione ordinaria. Ci
indigniamo tutti - chi più chi meno - davanti a un orribile danno. E
chi non si è commosso, ad esempio, davanti alla vicenda della povera
Francesca, travolta dall'onda di fango nel bar di Atrani? Prendiamo
posizione, alziamo la voce, esageriamo con gli aggettivi. Così
spesso mi tocca sentire descrizioni di eventi calamitosi conditi con
aggettivi superlativi. È un modo che i tecnici hanno di arrangiarsi:
dichiarare che la pioggia è stata «eccezionalissima». Un superlativo
forzato ma che è diventato ordinario. E vero, la manutenzione non è
stata praticata: «Ma dottore carissimo, quel giorno cadeva tanta di
quella pioggia che mai a memoria d'uomo se ne ricorda una così». Mai
a memoria d'uomo. E’ la frase tipica che ascolto da 22 anni. Ogni
volta che cade una pioggia c'è qualcuno che dichiara: mai a memoria
d'uomo! Che so, vado in Campania per stimare i danni e mi dicono: ad
aprile 2008, dottore carissimo, qui è caduta tanta di quell'acqua
che mai a memoria d'uomo... Poi ci torno nel 2009, stesso posto,
stesso tecnico che mi dice: «Dottore carissimo, è un evento
eccezionalissimo, è caduta tanta di quell'acqua che mai a memoria
d'uomo». Ora, davvero, i tecnici regionali devono arrangiarsi,
cercare cioè di recuperare in tutti i modi i soldi per sanare le
ferite del territorio, quelle causate dall'usura fisiologica o
quelle derivanti dalla cattiva gestione e dalla mancate
manutenzioni. Sono i soli che possono farlo, i politici non ci
pensano proprio. Ed è il problema più serio che dobbiamo affrontare.
Un politico non ricava niente impegnandosi a finanziare dei lavori
ordinari: riparare piccole crepe o pulire una canaletta di bonifica.
La sua immagine - e i voti a questa legata - non migliora se si
occupa di manutenzione. Troppo banale. Troppo poco creativo. A
giudicare dalla pessima condizione del nostro territorio ci vorrebbe
una sorta di piano Marshall per la manutenzione, così articolato e
serio, così poco italiano, che mai a memoria d'uomo se ne ricorda
uno simile. |
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09/11/2010
Pompei (NA), sequestrata l'area del crollo (Repubblica)
Sequestrata la Schola
Armaturarum. La Procura di Torre Annunziata, dopo aver aperto la
terza inchiesta su Pompei ha posto i sigilli all´area del crollo su
via dell´Abbondanza. È il primo sequestro di un´intera domus mai
avvenuto nella storia degli Scavi. Dopo le indagini sulla gestione
in deroga per l´emergenza da parte del commissario Fiori partita
dalle denunce contro presunti abusi edilizi nel teatro di Pompei e
quelle nate da una denuncia della Uil, si indaga sulle cause della
distruzione della "palestra della gioventù pompeiana". Un cumulo di
calcinacci, quello che resta della sala usata per lo sport fino al
79 dopo Cristo, anno dell´eruzione, in precedenza Caserma dei
gladiatori che probabilmente la usavano per esporre i loro trofei,
ha da ieri i sigilli della magistratura. L´inchiesta è stata aperta
dopo un piccolo incidente diplomatico-giudiziario. Domenica infatti
con il ministro Bondi anche i carabinieri del Noe hanno fatto un
sopralluogo ascoltando alcuni testimoni. I verbali però sono
arrivati in Procura con 24 ore di ritardo, e solo allora i pm
coordinati dal procuratore Diego Marmo hanno potuto procedere.
Ieri Pompei ha tremato per il maltempo e per la paura di nuovi
crolli dovuti a infiltrazioni. Cinque ore di pioggia battente hanno
riempito gli Scavi di cascate d´acqua. Un fiume correva lungo la
strada di Porta Marina e interi laghi si sono versati nella zona dei
Fori. «Il problema esisteva anche allora - dice Anna Maria Ciarallo,
biologa dell´antichità che ha studiato e lavorato per decenni a
Pompei - basta guardare le grosse pietre come strisce pedonali alte
più di mezzo metro: servivano a evitare l´acqua alta. Ma che quel
problema non è mai stato risolto si vede dall´allagamento ogni volta
che piove del casello della Napoli-Salerno». Si deve alla studiosa
la serie di interventi di ingegneria naturalistica che hanno
salvaguardato le domus pompeiane. Purtroppo a un certo punto questi
interventi si interrompono, ma non per colpa sua. Spariscono le "viminate",
tronchi di castagno in orizzontale come palizzate che segnano i
terrazzamenti, e piante di rosmarino, le cui radici imbrigliano la
terra e non la lasciano dilavare. Poco dopo la parte di via
dell´Abbondanza sottostante alla Casina dell´Aquila, quindi in
prossimità della Casa dei Gladiatori, le collinette degli scavi
ancora da realizzare non sono bloccate da nessun tipo di paratie.
Restano "scoperte", quindi in pericolo, la Casa dei Pittori e dei
Casti Amanti, dove il lapillo ha via libera e la pioggia porta fango
su via dell´Abbondanza, e la Casa di Polibio, la cui facciata non
lascia vedere un retro sicuramente più esposto ai rischi dei
capricci atmosferici.
Unanime in soprintendenza il pensiero che il carosello di
responsabili e di ditte esterne rende faticoso e incoerente badare a
un territorio tanto vasto quanto fragile. «Sono rimasti cinque
operai - spiega la dottoressa Ciarallo - mentre vent´anni fa ce
n´era un centinaio. Gente come i nostri restauratori, che ci
venivano invidiati dall´Istituto Centrale del Restauro di Firenze, è
ormai quasi del tutto estinta. Ricordo l´ultimo operaio mosaicista,
si chiamava Gabbiano: d´inverno recuperava sabbia che spargeva sui
mosaici, così li preservava dal maltempo, per scoprirli in
primavera. Quell´esperienza l´abbiamo persa. Ho fatto un po´ di
conti: un operaio costa 30 mila euro all´anno, cento ne costerebbero
3 milioni. Pompei incassa 20 milioni all´anno. Un costo sostenibile,
ne varrebbe la pena». L´università offre una mano a Pompei: «In due
mesi - dice Carmine Gambardella, preside di Architettura al II
ateneo e per il Centro Benecon - forniremo la mappatura
multidimensionale delle case a rischio». |
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09/11/2010
Pompei (NA), negli scavi quattro crolli in sei anni (Repubblica)
Quattro crolli in sei anni.
Nessuno li ha raccontati. Ma ci sono stati. Parziali, ma concrete
avvisaglie di interventi che andavano fatti. Nella saletta del corpo
di guardia di via dell'Abbondanza, a pochi metri dall'edificio
sparito, trovano riparo tre custodi mentre fuori il maltempo
imperversa. Hanno in dotazione solo un giubbino per ripararsi. Fino
a quindici anni fa funzionava il camino, ora c'è una stufa
elettrica. I colleghi si consultano mentre Salvatore, il più
giovane, fa il caffè. "Sei anni fa cadde un pezzo del tetto della
Casa di Menandro. Un altro frammento consistente della copertura
della Casa del Labirinto andò perduto cinque anni fa. Di lì a poco
parte del peristilio della Casa di Paquio Proculo crollò". E ancora,
ricordano: "Risale a tre anni fa la caduta di un muro della Casa
delle Nozze d'Argento". Un collega seduto alla scrivania fa eco a
Ciro Mariano: "Poi ci sono interi isolati di Pompei in completo
abbandono. Non sempre ospitano abitazioni di poco interesse. Per
esempio anche la Casa del Centenario è in condizioni pietose. Ha
bisogno di urgenti restauri".
Quella che può sembrare un'invasione di campo, non lo è. Il
Piano-programma del '96 della Soprintendenza stabiliva le priorità
di intervento, i custodi degli Scavi diretti dall'archeologo Antonio
Varone, con il monitoraggio sul territorio garantivano
l'aggiornamento sullo stato dei luoghi. Anche nelle zone vietate ai
turisti, come l'insula XII della regio VII (dove insula è il
"condominio" e la regio è l'area che lo contiene). C'è un vecchio
puntellamento di tubi innocenti alla Casa del Balcone pensile.
Quella che oggi sarebbe una bella veranda è in equilibrio instabile.
Nella casa accanto, dove pure mancano le condizioni di sicurezza, la
trave che corona l'ingresso è tarlata e marcia. Al civico 3 della
regio VII, del peristilio dell'abitazione resta una sola colonna
stanca di stare in piedi. Il mosaico centrale è allagato dalla
pioggia battente. Il tetto, ricostruito con mattoni traforati, è
pesante. Fu criticato, ma appare più funzionale l'enorme
tetto-tettoia delle Terme Stabiane, che poggia su travi in metallo
senza intaccare la muratura antica. Ma gli stucchi in rilievo delle
mura esterne sono rimasti scoperti. L'intervento è quasi al termine
e a breve le Terme dovrebbero aprire.
Siamo di nuovo su via dell'Abbondanza, l'arteria principale con le
case e gli edifici pubblici più belli e importanti. Il crollo della
Schola Armaturarum, in un primo momento attribuito a uno smottamento
del terrapieno retrostante, prova che le case di Pompei hanno anche
un "lato B" che va monitorato con la stessa attenzione delle
facciate. Salendo alla Casina dell'Aquila, si arriva alle aree
demaniali locate a privati. Si passa dalla zona dov'è rimasto il
cubo metallico per il pallone aerostatico panoramico, dove il vento
tira tanto forte che la mongolfiera è riuscita ad alzarsi solo un
paio di volte. E lì, tra serre di garofani e aralie per i matrimoni,
si attraversano i campi di fave e broccoli camminando su un
terrapieno che contiene altri resti di Pompei ancora da scavare, e
si arriva al "lato B" delle star allineate su via dell'Abbondanza.
La schiena delle domus è trascurata e dimessa. Appare prima la Casa
di Trebio Valente, il cui retro è completamente a nudo. Intorno sono
cominciate le operazioni di messa in sicurezza: tagliati arbusti e
alberi. Ma questo non impedisce ai detriti di cadere sulla muratura
sottostante. Anche una sedia di plastica è precipitata sul muro di
fondo e alcuni tubi di scolo sono staccati e pendono. Parti di mura
sono crollate recentemente. A pochi metri, ecco le rovine della Casa
dei Gladiatori scivolate in avanti su via dell'Abbondanza. Non c'è
terra, tra le pietre letteralmente sbriciolate e ammucchiate,
coperte da teli bianchi. Infatti la collinetta del retro non è
smottata, se non per una piccola parte, ma tutto è coperto d'erba,
il che fa pensare a un evento di mesi fa, non di ora. "I fondi -
conclude Mariano - devono essere destinati a tutela e conservazione.
Il personale è ridotto e stanco, ci vogliono altre risorse" |
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09/11/2010
Pompei (NA), i fondi per la domus c'erano (Libero)
Il crollo della Domus dei
Gladiatori a Pompei ha riacceso le polemiche politiche sulla
gestione del sito archeologico e, più in generale, del patrimonio
artistico italiano. Anche la gestione commissariale è tornata ad
essere oggetto di critiche. Ma come, questo il dubbio da cui parte
il ragionamento, la Protezione Civile che gestisce gli Scavi
archeologici di Pompei? Cioè il sito archeologico più visitato al
mondo dopo il Colosseo? Mica la città sepolta dall'eruzione del
Vesuvio del 79 dopo Cristo è un grande evento! Che c'entra? C'entra
eccome. Una situazione complessa e, per sua natura, emergenziale
come la gestione degli Scavi di Pompei ha richiesto un intervento
speciale. Pompei nel 1997 è entrata nella lista dei siti considerati
dall'Unesco patrimonio dell'umanità. Risale a quegli anni
l'autonomia organizzativa, scientifica, amministrativa e
finanziaria. L'archeologo di fama mondiale Giovanni Guzzo ha guidato
quella fase. Che ha avuto le luci, ad esempio, di mostre importanti
come Homo faber, Otium ludens, Rosso pompeiano, Pompei e la villa
romana e di nuovi scavi. Eventi di richiamo mondiale. Ma anche le
ombre di alcuni problemi degli Scavi (cani randagi, mancanza di
servizi, transenne selvagge, guide turistiche abusive) rimasti sul
tappeto. Tant'è che il ministro Francesco Rutelli (governo di
centrosinistra) nel 2007 ha ridotto l'autonomia di Pompei, con
l'accorpamento delle sovrintendenze archeologiche di Napoli e
Pompei. Nel 2008 è intervenuta l'ordinanza della presidenza del
Consiglio dei ministri numero 3692 (presidente Silvio Berlusconi,
ministro competente Sandro Bondi), recante "Interventi urgenti di
protezione civile diretti a fronteggiare la grave situazione di
pericolo in atto nell'area archeologica di Pompei". Il governo
stanziò subito 40 milioni di euro. Il primo commissario, il prefetto
Renato Profili, ha fatto, tra l'altro, sgomberare il gestore moroso
dal ristorante self service degli Scavi e ha preparato un piano per
la costruzione di depositi archeologici da 5 milioni di euro. Il
successore di Profili, Marcello Fiori, alto dirigente della
Protezione civile, prende di petto l'esercito di guide turistiche
abusive che staziona agli ingressi dell'antica Pompei e che spesso
si contende i turisti a suon di mazzate. Il codice deontologico
(improvvidamente bocciato alcuni giorni fa dal consiglio
d'amministrazione degli Scavi tra le vibranti proteste dei sindacati
di categoria) prevedeva tariffe ben evidenziate e riconoscibili al
visitatore, documento di identificazione della guida con foto e il
divieto di ingaggiare clienti nelle aree circostanti gli scavi
archeologici, bar, parcheggi, chioschi, pena l'esclusione
dall'iscrizione giornaliera e la denuncia. La gestione emergenziale
degli Scavi pompeiani ha visto 100 milioni di euro impiegati in due
anni. Tra l'altro, tre milioni e mezzo sono stanziati per il
restauro di Domus come la casa dell'Efebo e la Villa dei Misteri;
interventi, questi, che si inseriscono in un piano da 35 milioni di
euro. Il commissariato ha speso complessivamente 40 milioni di euro
di cui 33.920.724 per la messa in sicurezza degli Scavi. Certo la
gestione commissariale ha mostrato dei problemi relativi, ad
esempio, ai rapporti e alla divisione di poteri e competenze tra la
struttura del commissariato e la sovrintendenza. Ma ha permesso di
affrontare problemi concreti e di mantenere gli Scavi di Pompei tra
le priorità dell'agenda politica. Per quanto riguarda i visitatori
si via a sempre intorno ai due milioni all'anno e nell'ultimo anno
sono 20.000 in più su base mensile. I soldi ci sono. Allora, forza,
su le maniche, e togliamo le macerie della Domus dei Gladiatori. |
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08/11/2010
Pompei (NA), servizi che non ci sono (Repubblica)
Viaggio nel cuore malato
dell´antica Pompei il giorno dopo il crollo della Schola Armaturarum.
Tra muri puntellati e affreschi esposti alle intemperie, cavi
elettrici abbandonati ai margini del Foro e mute di cani randagi che
scorrazzano lungo le insule. Il campionario del degrado è vasto. E a
poco servono i ritocchi all´immagine e le promozioni prodotte dalla
gestione commissariale della Protezione civile
Le ultime rovine sono state coperte con un lenzuolo, come le vittime
di una mattanza
E di rischi trattenuti già a lungo sotto lo stesso cielo
archeologico, su cui si posa adesso la carezza autoassolutoria di un
ministro. «Ma perché le pietre di un cedimento archeologico sono
coperte? Forse per nascondere i pezzetti di affreschi, per
raccontare balle? Mah, sarebbe come se a L´Aquila avessero coperto
le macerie», sbotta un esigente Pietro Armeni, veneto, al seguito di
famiglia ed amici, uno dei 3770 visitatori di ieri, una media ben
inferiore agli altri mesi autunnali e agli altri periodi storici. Ma
certo: per il fato ostile di un giorno, colpa dell´inverno
malinconico che sembra d´un tratto non rispondere più alle invitanti
rappresentazioni di Pompei risorta, come dovevano attestare i 79
milioni di euro spesi negli ultimi due anni e mezzo. Denaro mirato
in gran parte su spettacolari concerti, iniziative di promozioni,
efficaci promozioni, assai meno per il monitoraggio dei rischi e la
messa in sicurezza del sito. È oltre queste transenne che, in una
domenica livida, i turisti assaporano il gusto di affacciarsi su
macerie millenarie e insieme freschissime. Chissà che lì intorno,
anzi lì sotto, nella vertigine tra i crolli di ieri e di oggi, non
si aggiri furioso il fantasma di Crescenzio, gladiatore cui
inneggiavano le scritte sui muri "parlanti" della città antica, lo
stesso atleta che l´eruzione avrebbe sorpreso con la nota dama dal
collier di smeraldi, ingioiellata di troppi monili per essere lì,
alla settima ora, più o meno l´una del pomeriggio del 24 agosto dopo
Cristo, nel quadriportico di Porta di Stabia. Lo racconta anche ieri
Mattia Buondonno, la guida dei record, il "Philipe Leroy" degli
Scavi che suscita le emozioni dei visitatori illustri, da Bill
Clinton al lupanare a Mel Gibson che gli parla in aramaico, da Meryl
Streep al matematico Nash che gli faceva, in ogni casa, sempre la
stessa domanda.
Ma è abbacchiato anche lui, stavolta. Dallo stesso ingresso da cui,
ogni giorno, "Philipe Leroy" dipana la sua favola per cultori e
turisti, comincia invece una storia triste, forse preoccupante.
Partendo dal Teatro Grande furiosamente rifatto in pochi giorni e
tante notti di lavoro dallo staff della Protezione civile. La visita
al cuore malato di Pompei.
Proprio a ridosso del teatro, ecco lo spreco e l´abbandono, insieme.
Lo spreco di quei grandi prefabbricati trasformati in eterni
camerini per attori, lasciati lì, impatto non sostenibile al costo
di alcuni milioni di euro, che adesso insistono sull´area del
Quadriportico. L´abbandono è quello, a pochissimi metri, dei
graffiti antichi, uno di un gladiatore, l´altro raffigura una nave,
che stanno sui muri come duemila anni fa: zero copertura sulla
parete, zero protezione. Ancora più avanti, prima di svoltare sulla
via di Stabia, ecco le assi di legno che chiudono alcuni accessi,
sghembe, pericolose, chiodi in evidenza. Sono anomalie su cui
indaga, da tre mesi, la Procura della Repubblica di Torre
Annunziata. Che stamane, tra l´altro, aprirà un fascicolo «dovuto»
sul crollo della Schola Armaturarum. «Il disastro riporta con i
piedi per terra lo Stato, ammesso che lo voglia vedere - spiega
Biagio De Felice, architetto, voce della Cgil nel grande parco
archeologico -. Ci avevano imposto finora la Pompei delle emergenze,
poi quella delle apparenze, con decine di milioni spesi nella sola
comunicazione. Qui non si tratta di individuare capri espiatori,
perché la gestione della Protezione civile, tra sprechi e
opinabilissime scelte, ha migliorato alcuni servizi. Qui si tratta
di capire quali sono le priorità e a quale prezzo "vendere", o
fingere di vendere, il prodotto Pompei. E infine: a beneficio di
chi?».
Il denaro speso in questi anni, a sentire De Felice, «ha svuotato la
cassa della Soprintendenza, non un soldo dal governo». Prima le gare
ad evidenza pubblica dell´allora commissario Renato Profili,
l´anziano prefetto poi "destituito" senza motivazioni ufficiali e
morto un anno fa; poi la gestione del supercommissario Marcello
Fiori e del suo gruppo, uno staff non privo di competenze irrituali,
come quella del geometra Nicola Mercurio, già autista del ras del
Pdl campano, Nicola Cosentino, e poi capogruppo di quel partito nel
piccolo centro di Sant´Antonio Abate, dove almeno grazie a Mercurio
arrivavano un po´ di fondi per i resti romani dell´antica Villa in
paese. Pazienza se gli archeologici avevano immaginato addirittura
di seppellirlo di nuovo, quel sito, pur di non disperdere i fondi in
troppi rivoli.
Invece. «Pompei viva», recita continuamente la scritta scolpita nel
bronzo dei cancelli nuovi, levigati e bruniti, sugli ingressi di
casa del Menandro o dei Casti Amanti, uno slogan che resta il timbro
della gestione commissariale, dei poteri in deroga e di una
managerialità controversa sulla gestione di materia delicata come la
città disabitata, eppure viva, dei pompeiani. Ma basta inoltrarsi
lungo gli altissimi lastroni, avanzare sul cocciopesto vero delle
antiche dimore o su quello finto prodotto dallo staff dell´ultima
gestione romana, e ti accorgi che le Pompei sono due, almeno. Una è
la versione patinata, un po´ hollywood, un po´ Adro per via di quel
simbolo «Pompei Viva» ripetuto ossessivamente sugli spazi riaperti,
stesso titolo della Fondazione (omonima) che non c´è ancora, e di un
pacchetto di distinte e affascinanti fruizioni che non ci sono
(ancora). L´altra, è la Pompei che si ripiega, a rischio di
sbriciolamento.
Alla Regio VI, tredicesima insula, altre quattro assi in legno
fradicio ostruiscono il passaggio a una casa. Otto metri oltre, è l´insula
XII a denunciare il bisogno di consolidamento: la lunga colonna che
sostiene il piano superiore appare gravemente lesionata, il blocco
appare letteralmente spaccato in più parti eppure miracolosamente
regge: sta in piedi grazie alla forza di gravità che ne impedisce il
collasso orizzontale. Ma se arrivasse una scossa di terremoto,
neanche tanto elevata di grado, sicuramente queste pietre
rotolerebbero giù. Per fortuna, il vulcano non gioca. |
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08/11/2010
Pompei (NA), cani randagi, incuria e affreschi incustoditi (Repubblica)
I turisti arrivano a migliaia
e fanno rivivere le antiche rovine, tra risa, letture, foto ricordo
e pic-nic improvvisati. Una giornata normale agli Scavi di Pompei.
Del crollo della Casa dei gladiatori rimangono cinquanta metri di
strada transennata e due lenzuoli bianchi a terra, a coprire i
danni, come se le pietre sgretolatesi per le infiltrazioni fossero
cadaveri sulla scena di un crimine. Tra i turisti in pochi hanno
letto del disastro sui giornali (soprattutto gli stranieri, meno gli
italiani), in pochissimi vanno a cercare la casa crollata: «C´è
tanto altro da vedere», spiega una adrenalinica guida giapponese. E
mentre la notizia fa il giro del mondo e i giornali anglosassoni,
così come decine di gruppi su Facebook ("Stop killing Pompei ruins"),
si indignano, tra gli scavi va avanti la routine, tranne la visita e
il sopralluogo del ministro Sandro Bondi, che dura poco più di
un´ora.
A fine giornata sono 3.800 i biglietti staccati. Nel 2010 (escluso
novembre) i visitatori sono stati oltre 2 milioni e mezzo (dai 4
agli 11 euro). Ma dietro la routine, dietro la bellezza mozzafiato
del sito archeologico più grande del mondo, cosa c´è? I turisti
arrivano e vanno via. Ma chi ci lavora in questo sito, chi lo
conosce, cosa pensa?. «Il sito è così bello che si vende da solo. Ma
non basta. Qui si è data solo una rinfrescata di facciata», spiega
un operatore. La nostra guida ci chiede l´anonimato. «Dopo dieci
anni si sta muovendo qualcosa per la gara d´appalto generale che
riorganizzerà i servizi. E io voglio continuare a lavorare», motiva
così la sua scelta.
Entriamo da piazza Esedra, dribblando un uomo sui 50 anni, camicia a
quadretti e giubbotto di cotone blu che ci offre una visita guidata
per "50 euro versione lunga", "25 solo i siti principali", per "un
massimo di tre partecipanti". Intanto un turista spagnolo a metà
viale torna ai tornelli e chiede alla ragazza in pantaloni blu un
opuscolo e una piantina. La dipendente va verso un ufficio aperto e
da una scatola, poggiata su un banchetto, prende mappa e depliant.
Il turista soddisfatto ringrazia. Nel frattempo sono entrati altri
sette visitatori, ma loro non sono stati dotati di mappa e opuscolo
illustrativo. Sotto il banchetto in tre lingue c´è scritto:
"L´ufficio informazioni turistiche riaprirà il primo aprile 2011". E
già la scritta sembra uno scherzo. «All´ingresso di piazza Esedra,
cioè l´ingresso dedicato ai gruppi - si fa subito avanti la nostra
guida - l´ufficio per i turisti l´inverno chiude. Tra l´altro un
paio di mesi fa si è rotta la porta e non è mai stata sostituita.
Solo nel caso che i turisti chiedano il materiale, il personale
addetto alla biglietteria, di spontanea volontà, si è organizzato
per supplire alla mancanza del sistema». Su tre ingressi c´è un solo
ufficio dedicato ai turisti operativo d´inverno: quello di Porta
Marina.
Entrando nel sito (fino al 31 dicembre sarà gestito dal
soprintendente ad interim Jeanette Papadopoulos) lungo il viale
spiccano i totem con le spiegazioni delle rovine e i programmi
avviati. «Ecco i programmi avviati - interviene la guida - Quando
nell´estate di due anni fa proprio il ministro Bondi ha
commissariato gli Scavi sono state avviate una serie di iniziative.
Ma ad oggi quasi nessuno di quei progetti è operativo». Per mancanza
di fondi, da sabato (il giorno del crollo), è stato chiuso
all´interno di PompeiViva il programma Friendly (inaugurato lo
scorso 23 maggio) che permetteva le visite facilitate per visitatori
con ridotte capacità motorie come genitori con bambini piccoli,
anziani, diversamente abili. Tra i pannelli che costellano i viali
anche quelli del progetto "Adotta meleagro", contro il randagismo.
Il risultato sono decine e decine di cani randagi che vagano tra
ville, scavi e turisti. «I cani c´erano e ci sono - continua la
guida mentre ci avviamo per il via dell´Abbondanza e la Casa dei
gladiatori crollata - come non si sa più niente del servizio di
coordinamento delle guide, che ha funzionato solo per un breve
periodo».
Proprio lungo via dell´Abbondanza, nella zona più centrale del sito
archeologico di Pompei, ci sono altri preziosi edifici "a rischio",
a partire dalla celebre "Domus dei Casti Amanti" dove qualche giorno
fa sono caduti lapilli e terriccio. «In pratica - interviene il
segretario generale Uil Gianfranco Cerasoli - alcune domus che
affacciano sulla via, guardando a sinistra verso Porta Nola, come
quella di Giulio Polibio e di Trebio Valente sono a rischio perché
sono addossate ad un area di terreno ancora non scavata, un
terrapieno che spinge contro di loro per effetto delle infiltrazioni
d´acqua. Le stesse scale della Casina delle aquile sono sottoposte
alla spinta da parte di un altro terrapieno. E si tratta, di domus
che sono state oggetto dell´intervento del commissario
straordinario».
E a parte i crolli, solo pochissimi affreschi sono protetti da una
lastra in plexiglas, tutti gli altri sono a portata di intemperie e
di "mano".
Usciamo dall´ingresso dell´anfiteatro ai bagni, una fila di 20
persone, prima dei cancelli, le due mezzelune di acciaio e plexiglas
realizzate quest´estate per ospitare la mostra della Protezione
civile su "Vesuvio, scienza conoscenza ed esperienza". Ora sono
chiuse e inutilizzate. |
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08/11/2010
Pompei (NA), stranieri delusi fra rovine e rifiuti (Il Mattino)
La mamma entusiasta interroga
il figlio: «In quale casa ti sarebbe piaciuto abitare?». Sono
seduti, a godersi il sole beffardo dell'estate di San Martino, su un
alto marciapiede di via dell'Abbondanza, a qualche metro appena
dalle transenne che chiudono ai turisti le macerie della Domus dei
Gladiatori. «In quella con il giardino grande» risponde il bambino
con le gambe penzoloni. «E non quella dei Gladiatori?» insiste la
donna. «Ma sei scema? E se mi cadeva in testa?». Voce dell'innocenza
e sguardi perplessi sulla massa grigia delle mura che hanno
resistito per secoli alla cenere ardente del Vesuvio, e pure alle
bombe della seconda guerra mondiale ma non ai gelidi protocolli
della burocrazia. Fine miserevole di un bene millenario: stroncato
da mancata manutenzione. Una prece. Si dispensa dai fiori. Il solito
giapponese, intruppato come gli altri con guida e auricolari, ammira
il fuori programma (ne sono venuti, ieri, in gruppi o sciolti fin
oltre la casa dei Casti Amanti) e chiede se sia stata la furia del
vulcano, nel lontano 79 dopo Cristo, a ridurla così e mantenuta
franata come testimonianza della natura matrigna del terra. Repliche
imbarazzate. Ma ci è o ci fa? È venuto a sfottere? È stato un
pellegrinaggio, comunque, ma anche, per chi aveva occhi per vedere
oltre la fascinazione inevitabile da turista frettoloso, una Via
Crucis. È vero lo sgarrupo, il rudere, è l'asso nella manica di
Pompei. Ma qui si esagera. Dall'alto del terrapieno alle spalle
della casa crollata, della casa di Giulio Polibio e quella dei Casti
Amanti, dove coltivano fave, piselli e cipollotti, la vista è
drammatica. Lo capisce anche il ministro Sandro Bondi, che proprio
lassù ha parlato con la stampa, sentendo e provando a ignorare le
contestazioni che arrivavano da sotto, da una traversa di via
dell'Abbondanza. Un gruppetto di guide turistiche, sette-otto, ha
inveito contro Bondi: «Sei il peggior. ministro di tutti i tempi»;
«Scendi a raccogliere i tuoi cocci». Lui ha abbozzato. Ma quando gli
hanno spiegato di chi si trattasse, ha sbottato con una battuta
sarcastica: «Erano guide? Andiamo bene, questo mi fa ben sperare su
come sono accolti i turisti». Bondi aveva avuto un assaggio del
clima che l'aspettava, già al suo ingresso negli Scavi da piazza
Anfiteatro. Un gruppo di turisti, arrivato apposta da Roma con un
pullman per cantargliele, s'è unito ad altri visitatori. In un tutto
un centinaio di persone che, quando l'auto ministeriale è passata,
hanno gridato «Vergogna, vergogna». Nella luce spietata di una
domenica di novembre, tra forestieri di tutto il mondo, che sciamano
sui basoloni consumati da miliardi di passi, e fotografano,
riprendono, ma senza la ressa dei giorni buoni, i mali di Pompei
mostrano la loro faccia rassegnata. Proprio dietro la casa di
Polibio giacciono ammonticchiate vecchie sedie di plastica,
circondate da altra monnezza sfusa. Indecenze nascoste all'occhio
del visitatore, che però può contare benissimo le case transennate.
Quella di Pasquio Proculo è in restauro. Quella di Cornelia mostra i
suoi rugginosi tubi che di innocente hanno solo il nome. La Domus
Sirici è un edificio pericolante, è off-limits. Ma peggio di tutto,
sussurrano le guide, è la condizione della Casa dell'Orso Ferito, in
via degli Augustali. Le mura sono gonfie d'acqua e bombate. Non è
visitabile e rischia di non esserlo mai più. È lontana dai giri
principali. I più fanno la fila all'ingresso del Lupanare. È sempre
stato così, ma diventa simbolico dell'amore ai tempi delle escort.
Infilarsi nelle strade secondarie è un'esercitazione da corsi di
orientamento. Le paline con le indicazioni spesso sono assenti o
divelte. E non si può certo seguire le tracce dei cani randagi, dati
per espulsi, ma ben domiciliati, senza permesso di soggiorno. Il
crollo della Scuola dei Gladiatori, imponente e clamoroso, è stato
il culmine di un disfacimento a bassa intensità. Le guide sfilano i
grani di un rosario doloroso: a marzo è venuta giù una massa di
terra vicino alla Casa di Polibio e negli ultimi mesi ci sono state
infiltrazioni d'acqua nella Casa dei Casti Amanti, due piccole frane
hanno coinvolto le mura esterne. E gli Scavi non hanno più operai.
L'ultima squadretta non è stata sostituita quando è andata in
pensione. Turn over bloccato. La manutenzione è stata abolita.
Affidatevi alla Madonna. |
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08/11/2010
Pompei (NA), turisti da tutt'Italia contro il ministro (Il Mattino)
Decine di turisti sono
partiti da Roma e da altre città italiane per contestare il ministro
per i Beni Culturali. All'arrivo a Pompei dell'onorevole Sandro
Bondi si è alzato un coro che ha urlato «Vergogna, vergogna
restituiscici gli scavi archeologici». Bondi, il cui imbarazzo è
stato celato dai vetri scuri dell'auto blindata, ha dovuto farei
conti con la rabbia di un centinaio di turisti che sono partiti da
Roma, Milano, Catania e Palermo solo per manifestare la loro rabbia
nei suoi confronti dopo il crollo di un importante pezzo di storia
che «più nessuno potrà restituire agli occhi del mondo». La polizia
ha identificato alcuni contestatoti che, in un primo momento, temeva
che potessero far parte di una frangia estrema giunta in città per
destabilizzare la visita del ministro. Dagli accertamenti fatti
dalla centrale operativa della polizia non sono emersi pregiudizi a
carico dei manifestanti. Erano onesti professionisti, studenti,
casalinghe, pensionati e bambini che hanno voluto semplicemente dire
la loro. «Siamo onesti cittadini italiani che pagano le tasse e che
continuano ad essere presi in giro dai governanti», ha tenuto a
precisare Giorgio Di Giovanni, uno studente di archeologia della
capitale che, sapendo dell'arrivo a Pompei di Bondi, ha convinto un
gruppo di amici e colleghi di studio a volare fino alla città degli
scavi, per gridare tutta la rabbia «nell'aver visto che della scuola
dei lottatori romani è rimasto solo un cumulo di macerie. Non
abbiano paura di gridare la nostra rabbia». Alla voce di Giorgio si
è unito il coro di altri turisti delusi dalle «mancanze del ministro
Bondi» giunti da ogni parte d'Italia. «L'area archeologica di Pompei
- spiegano i manifestanti - è unica al mondo. In nessun angolo della
Terra esiste un'intera città antica rimasta intatta per duemila
anni. È il nostro vanto. Tutto il mondo ci invidia. Il governo che
fa? la trascura e la fa crollare. Bondi viene a Pompei dopo il
crollo? Non vogliamo passerelle. Vogliamo risposte. Il mondo ci
chiede risposte. Cosa è stato alcuni fatto, anzi non fatto, per
salvare la città eterna? C'è il rischio di altri crolli? Cosa hanno
intenzione di fare? Solo un miracolo non ci ha fatto assistere
all'estrazione di corpi senza vita dalle macerie. Su questo hanno
molto da riflettere. La prossima volta si ripeterà il miracolo?». Il
coro dei contestatori del ministro, dall'ingresso di piazza
Anfiteatro, si è spostato, poi, all'interno del sito. Per tutto il
tempo della visita Bondi ha dovuto ascoltare frasi umilianti. È la
prima volta che un ministro viene contestato da turisti che hanno a
cuore un monumento italiano. «Sto studiando archeologia ha detto
Giorgio Di Giovanni - mi mancano due anni per terminare gli studi.
Ho intrapreso questa indirizzo di studi per il mio amore per Pompei.
L'ho vista per la prima volta a sei anni e me ne sono innamorato da
subito. Sono cresciuto sognando di riportare alla luce le domus
ancora coperte dai ventidue ettari di lapilli. Il desiderio di
firmare il rinvenimento di importanti reperti mi accompagna da
sempre. Vedere crollare uno degli edifici più importanti
significativi della civiltà romana, per le colpe di chi ha il dovere
di salvaguardare mi fa male e mi porta a riflettere che forse è
meglio non riportare alla luce altri reperti, almeno sotto i lapilli
sono al sicuro dall'incuria dell'uomo». |
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08/11/2010
Pompei (NA), case a rischio, la prova in un dossier (Il Mattino)
All'indomani del crollo della
Scuola dei Gladiatori definita dal presidente Napolitano «una
vergogna per l'Italia» il ministro per i Beni culturali Bondi arriva
a Pompei e risponde al capo dello Stato: «Se avessi la certezza di
avere responsabilità in quanto accaduto mi dimetterei. Ma rivendico
invece il grande lavoro fatto». Il ministro, contestato dai turisti
negli Scavi assicura che i fondi per Pompei ci sono e annuncia una
cabina di regia. Ma resta un dato molto allarmante: la casa crollata
era considerata ad alto rischio fin dal 2006, non più tardi di
quattro anni fa era stata classificata al grado terzo, in una scala
di rischio a quattro livelli, da uno studio condotto a partire dalla
fine degli anni '90. E l'esperto inglese Wallace-Hadrill avverte: le
case a rischio di crolli sono dozzine e dozzine, solo nell'Insula 9
dove ho lavorato personalmente ci sono almeno 3-4 edifici a rischio,
tra cui la Casa del Frutteto.
«Se avessi la certezza di avere responsabilità in quanto accaduto mi
dimetterei. Ma rivendico invece il grande lavoro fatto». Il ministro
risponde pubblicamente al presidente Napolitano che poche ore dopo
l'incidente ha chiesto ufficialmente «spiegazioni», «presto e senza
ipocrisie», per la «vergogna» di Pompei e che in una telefonata
privata, secondo alcune indiscrezioni, avrebbe usato però toni
ancora più duri tanto che il responsabile dei Beni Culturali si
sarebbe addirittura offerto di rimettere il proprio mandato. Il
giorno dopo il crollo Sandro Bondi è a Pompei per un sopralluogo e
parla ai giornalisti dando le spalle al cumulo di pietre
antichissime e pesanti blocchi di cemento armato in cui è ridotta la
Schola Armaturarum, sul terrapieno ritenuto responsabile della fine,
dopo ben venti secoli, della palestra degli antichi gladiatori. Non
ha dubbi il ministro - confortato in questo da tutto lo staff
tecnico del ministero e della soprintendenza con cui ha compiuto il
sopralluogo - le ragioni del crollo «sono chiare e derivano da
infiltrazioni d'acqua e dal restauro effettuato negli anni '50 con
una copertura di cemento armato, che ha determinato il crollo
dell'edificio». «Condivido tutte le preoccupazioni del capo dello
Stato, la sua angoscia è anche la mia, ma posso dire che non ci sono
responsabilità mie né di altri in quanto è accaduto. Altrimenti mi
dimetterei», ribadisce il ministro annunciando che riferirà
immediatamente al Parlamento e sottolineando ancora una volta che
«il commissariato ha fatto grandi lavori» e che però, purtroppo, «ci
sono altri edifici a rischio e sono possibili altri crolli». Un
gruppo di guide contesta urlando i due anni di commissariamento che
hanno «riempito gli Scavi di ologrammi» e che, alla faccia dello
slogan «Pompei vive», avrebbero invece portato il sito alla morte, e
Bondi fa fatica a farsi sentire quando conferma che gli affreschi
della Schola «restano intatti e che l'edificio potrà essere
restaurato completamente». I primi tecnici dovrebbero arrivare a
Pompei oggi stesso, mentre al ministero, dove si sta già
predisponendo un piano nazionale per la cultura, ci si metterà al
lavoro per mettere a punto subito anche un piano straordinario per
la manutenzione degli edifici pompeiani. Al più presto, poi, un
comitato di «saggi» costituito dal direttore generale dei Beni
Archeologici del ministero Stefano De Caro e dal presidente del
Consiglio Superiore dei Beni Culturali Andrea Carandini dovrebbe
affiancare il lavoro scientifico della soprintendenza che sarà retta
ad interim da Jeannette Papadopoulos fino a1 31 dicembre. Perché poi
da mezzo secolo, come dice il segretario generale del ministero
Carlo Cecchi, nel più grande sito archeologico del mondo che oggi
può vantare percorsi dedicati a mamme con passeggini e disabili e a
ciclisti, non venga fatta la manutenzione ordinaria, in realtà, non
si riesce a capire. Tanto più che a Pompei i soldi non mancano. Lo
ha sempre detto l'ex commissario Marcello Fiori e lo ha ribadito
ancora una volta ieri il ministro per il quale, invece, il vero
problema è nella difficoltà di far funzionare i meccanismi di spesa
delle soprintendenze. Per Bondi la soluzione per Pompei è in una
Fondazione come quella immaginata dal suo predecessore Rutelli o
come quella che oggi «governa» il Museo Egizio di Torino, e
nell'inserimento nelle soprintendenze di «nuove figure professionali
di stampo manageriale che potrebbero essere reclutate tra i tanti
giovani laureati in gestione dei beni culturali».
Il cantiere-evento della casa
dei Casti amanti con un percorso multimediale che illustra tutte le
fasi del recupero. La casa di Giulio Polibio, dove il visitatore può
compiere un «percorso multisensoriale» accompagnato da un ologramma
che resuscita il suo proprietario. Poi la Schola Armaturarum oggi
ridotta ad una piramide di pietre ultramillenarie. Una dopo l'altra,
i fiori all'occhiello della gestione commissariale e la «vergogna»
di un sito trascurato per mezzo secolo, in poco più di cento metri
lungo la via dell'Abbondanza, il corso principale dell'antica
Pompei. «Che quella casa fosse a rischio nessuno me lo aveva
segnalato durante tutto il tempo che sono stato impegnato a Pompei
in qualità di commissario straordinario» ha detto Marcello Fiori
davanti alle macerie. Quella casa, in effetti, non più tardi di
quattro anni fa era stata classificata al grado terzo, in una scala
di rischio a quattro livelli, da uno studio condotto a partire dalla
fine degli anni 90, grazie al finanziamento, attraverso il World
Monument Found, dell'American Express. Il risultato di quel lavoro,
nel corso del quale sono stati minuziosamente recensiti tutti i
muri, le pareti e gli affreschi dei 44 ettari di rovine scavati,
permise all'allora soprintendente Pietro Giovanni Guzzo di
quantificare in 250 milioni di euro, da spendere in 5-10 anni, la
cifra «per salvare gli Scavi di Pompei dal degrado, dall'incuria e
dall'erosione del tempo». L'ultima relazione sulla scala delle
priorità degli interventi di restauro scaturita dal lavoro di
monitoraggio venne inviata all'allora ministro Rocco Buttiglione
che, grazie alla legge 41 del 2006 distolse poi 30 milioni dai
bilanci della soprintendenza di Pompei per destinarli ad altri
scopi. L'intero studio, informatizzato grazie alla tecnologia Gis fu
consegnato alla soprintendente Maria Rosaria Salvatore. A tirarlo
fuori il giorno dopo il crollo, quando da più parti si sente parlare
di allarmi mai lanciati sullo stato dei siti e di soldi mai spesi
per la manutenzione ordinaria, è il segretario generale della Uil
Gianfranco Cerasoli. «Il commissario avrebbe dovuto conoscerlo -
accusa il sindacalista - ma non lo ha fatto perché invece di pensare
alla manutenzione e alla messa in sicurezza si è messo a fare
comunicazione, spendendo 40 milioni di euro». A chi lo conosce,
invece, lo studio fa venire i brividi. Perché se ieri è crollata la
Schola Armaturarum, fino al 2006 classificata al livello tre del
rischio, vuol dire che in soli quattro anni le condizioni
strutturali del sito si sono modificate peggiorando fino al crollo:
possibile che non ci si sia accorti di niente? Possibile? Ma
torniamo ai quattro passi che separano il sito crollato e quello
appena restaurato della Casa dei Casti amanti. I114 gennaio, mentre
fervono i lavori per l'imminente inaugurazione del cantiere-evento,
c'è un piccolo smottamento, causato sempre dalle forti piogge, di
quello che era sempre stato considerato solo un terreno agricolo, in
un vicolo a fianco alla casa. Non ci furono danni. Anzi, il crollo
fece affiorare un altro peristilio e si aprì un cantiere d'urgenza
per scavarlo. E sempre la pioggia, ancora le infiltrazioni d'acqua,
sarebbero responsabili del danneggiamento di un cornicione
all'interno della stessa Casa e del cedimento di una trave, a fine
settembre, nella Casa di Giulio Polibio. Tutto nei soliti 100 metri,
tutto nel giro di una decina di mesi: come si fa a non sentire,
suggerisce l'ex soprintendente Guzzo, il campanello d'allarme del
crollo che suona? «Quel terrapieno - ricorda oggi Guzzo - è fatto di
cenere, lapilli e del terreno vegetale degli orti che vi coltivano
sopra. Un terreno incoerente, ormai imbibito dell'acqua piovana che
non si è mai riusciti a drenare, che può smottare facilmente».
All'inizio degli anni Duemila, ricorda ancora l'ex soprintendente
Guzzo, per risolvere il problema dell'acqua di superficie la
soprintendenza, insieme alla Provincia, fece anche uno studio per la
riattivazione del canale Conte di Sarno: che fine ha fatto? Sul
crollo di Pompei, la Procura di Torre Annunziata ha aperto un
fascicolo informativo: chiarimenti sulle cause potrebbero venire
anche da qui. |
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08/11/2010
Pompei (NA), c'era una volta il ministro dei beni culturali (Il Mattino)
Giovanni Spadolini, che l'ha
istituito nel 1975, lo aveva prefigurato diverso da ogni altro:
squisitamente tecnico - scientifico; ma assai presto, quello dei
Beni culturali è diventato un ministero burocratico, come tutti.
Poi, si è trasformato in un dicastero povero; e per i restauri meno
differibili, ha avuto bisogno di leggi speciali: quasi la tutela,
doverosa per Costituzione, fosse una spesa anomala e fuori
dall'ordinario. Infine, è stato a lungo trattato come la
«cenerentola» di tutti i ministeri: per il celebre manuale Cencelli
non valeva nemmeno un «quoziente pieno». Era l'ultimo dei «resti»:
il fanalino di coda. Assegnato a nomi spesso politicamente oscuri, o
in altro affaccendati. Il crollo di Pompei discende anche da qui: da
un ministero che ha perso le sue caratteristiche. I funzionari (e ce
ne sono sempre meno, e troppo pochi) non hanno le risorse per
svolgere le missioni sul territorio; quelle per garantire
gl'indispensabili restauri, non ci sono mai; l'unico motto che va
ora di moda ha nome «valorizzazione», e spesso può sottintendere
qualsiasi cosa: a Pompei, anche immensi pali della luce (c'erano già
stati, e non funzionavano) o altre varie amenità. Il rigore della
tutela, affidata a panacee consolidate, è da tempo perduto:
sopralluoghi periodici; funzionari a lungo incardinati nel medesimo
luogo, che era loro possibile conoscere a fondo; le abbandonate
virtù di una manutenzione ordinaria che non si fa più perché non ci
sono più i fonda per assicurarla. Gli studiosi sostituiti con i
manager, quasi fossero una parola magica; sempre più irrisori gli
stanziamenti, forse perché «archi e colonne» non hanno mai votato;
mezza Italia a rischio, tanto che si parla, quale extrema ratio, di
venderne una congrua fetta. È questo il Paese che era la meta
obbligata del viaggio di studio e di crescita delle élites nel
Continente, e che il mondo intero celebrava nel Grand Tour, e ci
invidiava? Il sistema della tutela affonda le radici perfino nello
Stato preunitario; quello delle soprintendenze costituiva un fiore
all'occhiello dell'apparato statale. Ora, è tanto appannato (scomodi
i tecnici indipendenti dalla politica?) che, nella confusione di una
sola lettera diversa, anche sui grandi mass media i loro funzionari
diventano invece i «sovrintendenti»: non i «prefetti della tutela»,
ma i meno pregnanti sottufficiali di polizia. Il patrimonio d'arte e
storia della Penisola si tiene in conto (ma solo a parole) per il
lustro che fornisce; le sue esigenze più elementari sono invece
puntualmente disattese, e da tempo. I cinque direttori generali sono
divenuti una pletora; agli archi e alle colonne si accompagnano lo
spettacolo dal vivo e il cinema, più "ricchi" e che fanno più
immagine; se i teatri soffrono, i siti languono e le mura crollano.
Del resto, per rimanere nell'archeologia, dal 1970, in Italia, sono
state scavate illegalmente, e vendute sovente all'estero, oltre un
milione di antichità; sembrava che ci importasse: alcuni
inestimabili tesori erano ritornati. Mesi fa, si è saputo che il
Museo nazionale di Madrid ne ha acquisite 22 presenti nelle foto dei
"trafficanti", prima del restauro: il nostro ministero non è
riuscito neppure a scrivere una lettera in Spagna, almeno per
protestare. In cinque anni, non siamo stati in grado di processare
l'ex curator del Getty Marion True, che ha così raggiunto la
prescrizione. Assai spesso i Beni culturali sono un'enorme
scomodità, di cui liberarsi: specie quando si stilano i bilanci.
Pietre tanto vecchie esigono una massa di soldi così ingente: ma
suvvia, come si fa? Le sembra possibile, signora mia? |
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08/11/2010
Pompei (NA), oggi nessun addetto alla sicurezza (Il Mattino)
Per oltre 20 anni ha lavorato
a Ercolano e Pompei. Si è innamorato dell'Italia, specialmente della
Campania, e la notizia del crollo della Domus dei Gladiatori lo ha
particolarmente scosso. Il professor Andrew Wallace-Hadrill, docente
di Studi Romani alla prestigiosa università di Cambridge, in Gran
Bretagna, è uno dei massimi esperti del sito archeologico pompeiano.
II Mattino lo raggiunge al telefono all'aeroporto di San Francisco,
dove si sta imbarcando per ritornare in Gran Bretagna. Professore,
ha ragione il presidente Napolitano quando dice che questo crollo è
una vergogna per l'Italia? «Pompei è una vergogna per il vostro
Paese ma è anche il gioiello più splendente. È così prezioso che è
inconcepibile lasciarlo in rovina. Pensi che la Schola Armaturarum
era stata colpita dai bombardamenti durante la guerra. Eppure era
rimasta in piedi. Quello che non ha potuto una bomba ha fatto
l'incuria». Qual è il problema principale? «La mancanza di
manutenzione ordinaria. È come se una casalinga si rifiutasse di
pulire la casa e comprasse solo mobili per abbellirla e deodoranti.
Questo sta succedendo a Pompei». E la colpa di chi è? «Non bisogna
incolpare la Soprintendenza: Ne ho conosciuti tanti di
soprintendenti e tutti di una disponibilità estrema, pronti a
sacrificarsi. Ma in realtà fanno quello che possono. Le risorse sono
poche, il personale è scarso. Ai tempi del grande archeologo Amedeo
Maiuri c'era una squadra di cento persone, sempre pronte a
intervenire per ogni piccolo problema. In questo modo si evitavano
quelli grandi. Oggi non c'è più nessuno. Oggi si aspetta la crisi
per fare i progetti». Ma è solo questione di soldi e risorse? «I
soldi sono un problema, è vero. Ma poi vengono spesi male. Per
esempio negli impianti di illuminazione notturna, per esempio per
costruire una rete wireless per i turisti. Tutte belle idee, per
carità, ma Pompei ha bisogno d'altro». C'è il rischio di altri
danneggiamenti? «Le dico solo questo: tra qualche decennio non ci
sarà più una Pompei se le cose continuano così. Le case a rischio di
crolli sono dozzine e dozzine. Solo nell'Insula 9, dove ho lavorato
personalmente, ci sono almeno 3-4 edifici a rischio, tra cui la Casa
del Frutteto, di una bellezza straordinaria. Da anni ci sono
infiltrazioni d'acqua». Cosa fare per arrestare il degrado? «Quello
che si è fatto a Ercolano, dove la mia squadra e io stiamo ancora
lavorando, in un progetto finanziato da una fondazione americana.
Bisognerebbe creare un database che indichi, casa per casa, tutti i
rischi di possibili crolli o danneggiamenti. In questo modo si
potrebbe tracciare una mappa degli edifici più in pericolo e
intervenire a seconda delle priorità. A Ercolano abbiamo messo dei
punti rossi sugli ambienti in emergenza. Ne abbiamo ottenuti
centinaia. Scommetto che se chiede alla Soprintendenza di Pompei non
ha idea di quante strutture abbiano bisogno di un restauro
immediato». Sul quotidiano britannico Daily Telegraph è apparso un
articolo dal titolo: «Pompei è il simbolo dell'incuria italiana». Lo
pensa anche lei? «È troppo facile incolpare l'inefficienza italiana.
Il sito è enorme e complesso. E le risorse sono quelle che sono».
Andrà a Pompei per dare il suo parere sul crollo? «Sì, a fine mese.
Andrò senz'altro a dare un'occhiata. Ma da quello che mi ha detto il
direttore generale dell'archeologia al ministero, non c'è rimasto
più niente. L'edificio è stato raso al suolo. Temo che un restauro
sarà alquanto difficile». |
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08/11/2010
Pompei (NA), 600.000 euro per il recupero della Casa crollata (Il Mattino)
Potrebbe costare circa
seicentomila euro il recupero della Schola armaturarum, la domus
costruita nel 63 dopo Cristo e che dopo aver resistito a un'eruzione
(quella del 79 dopo Cristo) e alle bombe alleate del 24 agosto
(strana, la coincidenza con la data dell'eruzione) 1943, è crollata
per il peso del solaio di cemento armato e sotto la spinta del
terrapieno, gonfiato dalle piogge, che è alle spalle. E questo anche
perché la casa, prima del cedimento, aveva conservato quasi la metà
delle strutture originali. Le altre, difatti, quelle della parte
alta, erano frutto di restauri fatti negli anni a cavallo tra il
1947 e il 1954, da Amedeo Maiuri, l'archeologo che per quasi
quarant'anni fu guida e responsabile dell'archeologia della
Campania. «La prima cosa da fare» spiega Giancarlo Napoli,
restauratore che a Pompei lavora da quasi venti anni e che della
città ha salvato gli affreschi del Lupanare, tra gli altri «è
recuperare anche i frammenti più minuti delle pitture e consolidarli
con soluzioni chimiche che ne fermino lo sfarinamento». «Insomma -
dice Stefano Vanacore - responsabile del laboratorio di restauro
pompeiano - va fatto lo stato dell'arte al momento per evitare di
perdere anche il più piccolo frammento di colore». Poi, il
protocollo del restauro prevede che quei pezzetti d'intonaco, come
in un puzzle, siano incollati su superfici di base e velati in modo
da poter essere protetti. Quindi, la superficie va girata e
posizionata su un pannello a «nido d'ape», di alluminio. Se poi
siano andati del tutto perduti degli elementi pittorici la figura si
può ricostruire prendendo a riferimento foto e immagini di com'erano
gli affreschi prima del crollo. «In questo caso» riprende Napoli «il
disegno mancante e i colori saranno ricomposti come quelli originali
solo che le figure verranno tratteggiate per evidenziare che si
tratta di un lavoro nuovo e non di un'originale restaurato». Se poi,
come dicono i tecnici che hanno potuto esaminare i resti, muratura e
colori alla base si sono salvati assieme a parti di colonne e ai
pavimenti potrebbe essere più semplice la ricostruzione del
complesso. «Ovviamente - sottolinea Vanacore - non si faranno
interventi con cemento e si ricoprirà con tegole e legno. Come in
antico». |
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08/11/2010
Pompei (NA), inchiesta della Procura sul crollo (Repubblica)
«è doveroso da parte nostra
aprire un fascicolo sul crollo della Casa del Gladiatore», afferma
il procuratore capo Diego Marmo. È la terza inchiesta aperta,
contemporaneamente, dalla Procura di Torre Annunziata sulla gestione
dell´area archeologica. Ieri hanno visitato gli scavi 3800 turisti,
poca curiosità per la Casa del Gladiatore crollata. Nel sito i
progetti avviati per i disabili e i cani randagi non funzionano.
La Guardia di Finanza aveva bussato, solo qualche giorno fa, negli
uffici della Soprintendenza di Pompei, per acquisire atti relativi
alla gestione degli ultimi 24 mesi di vita dell´area archeologica.
Il brutto, però, doveva ancora venire. «Dopo una tale circostanza,
il crollo della Domus del gladiatore, è doveroso da parte nostra
aprire un fascicolo e cercare di capire cosa sia successo - spiega
il procuratore capo di Torre Annunziata, Diego Marmo - E questa sarà
la terza indagine che riguarda gli Scavi». La Procura del vesuviano,
peraltro uno degli uffici giudiziari più gravati d´Italia secondo
statistiche degli ispettori del Guardasigilli, comincia da oggi a
dipanare il giallo sul crollo che fa indignare il mondo.
Un´istruttoria che per ora andrà in parallelo con le altre due,
aperte ad agosto e centrate - rispettivamente - su presunte anomalie
nella gestione degli Scavi ad opera della Protezione civile; e sulle
condizioni del sito archeologico e le modalità dei lavori di
restauro in corso.
Indagini complesse. Cui si aggiunge adesso il giallo della casa che
si sbriciola. «Ci sono state omissioni recenti? È stato speso male
del denaro destinato al monitoraggio o alla messa in sicurezza?
Impossibile dirlo ora, ma abbiamo il dovere di verificare», aggiunge
il procuratore. Marmo tiene a precisare che «si tratterà per ora di
un modello 45», ovvero di un´indagine «per fatti che non
costituiscono reato, poi si vedrà». Lo stesso magistrato, tuttavia,
non esclude che saranno ascoltati «come persone informate sui fatti
tecnici e dirigenti che hanno competenza sulla messa in sicurezza
dell´area archeologica». Già stamane l´indagine sarà aperta dal
sostituto procuratore di turno e poi il fascicolo andrà in
assegnazione automatica ad uno dei pochi pm rimasti. |
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08/11/2010
Pompei (NA), Bondi: i crolli potrebbero ripetersi (Corriere della
Sera)
Ci sarebbe un intervento
molto più recente del restauro del '46 nella scuola dei Gladiatori,
crollata sabato mattina a Pompei. Lavori di impermeabilizzazione
della copertura di cemento armato compiuti circa 6 mesi fa. Può
esserci un collegamento con il crollo? L'ipotesi è al vaglio dei
carabinieri del Nucleo di tutela del patrimonio artistico. Ma
intanto il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, ha già
illustrato la sua soluzione per Pompei. Manager da affiancare alla
figura «superata» dei sovrintendenti. Ma, soprattutto, affidare
Pompei a una fondazione privata, che ne gestisca il «tesoro»: la
cassa da 30 milioni di euro l'anno tra biglietti e royalty. Parla il
ministro, dal terrapieno dietro la Schola Armaturarum, dove ieri
sono stati ritrovati in pezzi i dipinti che, sembra, potranno essere
restaurati. E fa retromarcia sull'allarme per la carenza di fondi,
da lui stesso lanciato prima che il capo dello Stato invitasse i
responsabili a dire la verità. «Mi hanno spiegato che i fondi ci
sono: Pompei incassa 20-25 milioni l'anno. Semmai il problema è
spenderli». Un gruppo di guide gli grida: «Avete speso 70 milioni in
due anni ma non avete fatto manutenzione. Bondi dimettiti». Il
ministro chiude gli occhi e va avanti: «Va fatto un programma
straordinario di manutenzione ordinaria». Ma perché in due anni di
commissariamento non è stato fatto? «Non si potevano risolvere tutti
i problemi di decenni di degrado. C'erano cani randagi, guide e
ristoranti abusivi». Ma da giù la protesta continua: «Servono gli
operai. Non ne assumete da 25 anni. E buttate i soldi col teatro.
Dimettiti». Bondi si ingarbuglia e si perde: «Dicevamo?». Le
dimissioni, ministro, le dà? Inclina il capo: «Se avessi qualche
responsabilità sarei il primo a darle senza che me lo chiedano.
Spiegherò al Parlamento e al Presidente che non mi avevano detto di
possibili crolli che potrebbero ripetersi». Ma se i soldi ci sono
perché non si interviene? «I sovrintendenti sono studiosi. Servono
manager». La sovrintendente Jeannette Papadopoulos si fa piccola
piccola. Figura ad interim e in scadenza glissa: «Forse intendeva
altro». Ma dalla spianata di orti coltivati sulla Pompei ancora
interrata, avamposto di tombaroli, Bondi spiega meglio il suo
progetto: «La tutela spetta allo Stato, la valorizzazione ai
privati». Per Pompei c'è già l'idea di una fondazione privata
compartecipata da Regione e ministero. La sta mettendo a punto una
commissione di cui fa parte l'ex commissario di Pompei, Marcello
Fiori. Ma gli incassi in quali quote sarebbero divisi tra
Sovrintendenza per la conservazione e fondazione perla
valorizzazione? Bondi è netto: «I sovrintendenti darebbero un parere
sugli interventi. Ma i soldi andrebbero tutti alla fondazione».
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08/11/2010
Pompei (NA), il rosso pompeiano svanisce per sempre (Corriere della
sera)
«Si piangono i dipinti
crollati nella Scuola dei Gladiatori, ma nessuno si sta preoccupando
del rosso pompeiano che col tempo e l'umidità sta decadendo».
L'allarme fa più male all'anima, all'indomani del crollo della
Schola Armaturarum. Ma chi lo lancia, Salvatore Granata, analista
digitale esperto in colori, lo fa per suggerire un metodo pratico ed
economico per sventare il pericolo di veder svanire pian piano le
celebrate pitture di Pompei. E non solo. Spiega l'esperto: «Quel
rosso che da sempre incanta i turisti e gli studiosi non è comune.
E’ un colore che colpisce per la sua nitidezza. Ha un'intensità che
non si riesce a riprodurre. Tanto che qualcuno ha postulato che sia
un effetto dovuto all'antichizzazione. Ma non si può ignorare che
fuori dalla coltre di lapilli che lo ha conservato perfettamente
dall'umidità e dagli agenti atmosferici quel colore è a rischio». Il
punto è che esposto alla luce, o a illuminazioni sbagliate, o alla
pioggia, quel colore che nemmeno i pittori più esperti riescono da
millenni a riprodurre identico, perde i superpoteri. Si comporta
come gli altri. E decade. Un processo irreversibile che
occorrerebbe, laddove si può, prevenire. Ma come? Salvatore Granata,
l'esperto in fotografia napoletano, che ha smascherato il falso del
«papiro di Artemidoro», la risposta ce l'ha. Un monitoraggio
digitale che tenga sotto controllo ogni singolo dipinto. «Finora la
sorveglianza è stata affidata alla memoria del singolo funzionario,
che poi magari va in pensione e nessuno sa più dire se l'immagine è
sbiadita. Occorre un metodo scientifico. È facile e poco costoso.
Basta una macchinetta fotografica. Un computer e un programma di
Photoshop». Il sistema messo a punto dallo studioso si basa su
fotografie ad altissima risoluzione che vengono ripetute e
confrontate. E riescono a segnalare anche un decadimento del colore
dello 0,5% che può servire come campanello di allarme per
intervenire con il restauro o una migliore conservazione. «Può
essere fatto da personale addestrato con un semplice corso di un
paio di mesi. Sono operazioni di routine che potrebbero fare, se
adeguatamente preparati, gli stessi studenti. Il vero lavoro è
quello iniziale di fotografia e analisi. Ma poi tutto resta in un
database. E il sovrintendente in una sola mattinata può avere la
situazione aggiornata di migliaia di dipinti», assicura. L'altissima
risoluzione delle foto consente per giunta di scoprire particolari
inediti delle pitture. Spiega Granata: «All'estero, sia pure con
metodi diversi, questo controllo accurato viene fatto. Da noi si
inizia, poi si dice che non ci sono soldi, poi si scopre che i soldi
sono stati dirottati altrove. Salvo poi piangere quando si scopre
che qualcosa che avevamo e che tutto il mondo ci invidiava non c'è
più».
Rosso pompeiano. È un'ocra rossa di origine inorganica naturale
(ematite), composta da ossido di ferro. Nell'antica Roma era
conosciuta con il nome di sinopsis, dovuto alla città di Sinope,
dove secondo Plinio fu rinvenuta la prima volta. A Pompei, da cui il
nome, ci sono vari esempi di pitture murali in cui è usato questo
pigmento inorganico |
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08/11/2010
Pompei (NA), il tempio dell'archeologia ai mercanti del marketing (Corriere
della Sera)
La città antica di Pompei è
vasta 66 ettari, e alla Soprintendenza lavorano tre restauratori e
meno di dieci archeologi. Forse è già in queste cifre la sintesi del
disastro. Gli Scavi rappresentano il luogo simbolo, il tempio
dell'archeologia mondiale, ma lì dentro l'archeologia non c'è
praticamente più. L'hanno messa da parte per far posto al marketing:
quello che ha voluto non il restauro ma il rifacimento del Teatro
Grande, con quattro lastre di marmo a ricordare che cos'era una
volta quel luogo, e intere file di sedili fatti con i mattoni di
tufo che solo a guardarli si prova un disagio istintivo anche se non
si ha dimestichezza con la storia dell'arte. La professoressa
Luciana Jacobelli — autrice di numerosi libri su Pompei, già docente
di Antichità pompeiane alla Bicocca di Milano e ora titolare della
cattedra di Metodologia della ricerca archeologica all'Università
del Molise — più che disagio prova autentica sofferenza. «Per fare
quello scempio hanno usato pure i bobcat. Ma ci rendiamo conto? Le
ruspe in un luogo dove secondo me si dovrebbe camminare senza
scarpe, tanto è prezioso. Ma se invece che all'arte si pensa a
organizzare spettacoli e a vendere biglietti, ecco dove si va a
finire». Alla Schola Armaturarum sbriciolata si va a finire. E a
tutti gli altri siti, le case e le botteghe, che avrebbero potuto
avere la stessa sorte. «Che potrebbero avere la stessa sorte»,
corregge la professoressa Jacobelli, che di Pompei conosce ogni
angolo perché sono trent'anni che ci lavora come consulente, e
partecipò, tra il 1987 e il 1990, anche al Progetto Neapolis, la
mappatura di tutte le pitture e i pavimenti della città, un enorme
lavoro di catalogazione rimasto come patrimonio di conoscenza ma non
come punto di partenza per interventi mirati di manutenzione. «I
progetti ci sono stati e ancora ci sono — spiega la docente — come
per esempio quello per il ripristino del Conte Sarno (il canale
realizzato nel 1600 dall'architetto Domenico Fontana, ndr) che
eviterebbe l'accumulo di acqua nell'area degli Scavi. Quello almeno
è iniziato ma procede a rilento e tra mille difficoltà». Le
infiltrazioni potrebbero essere una delle concause del crollo
dell'altro giorno. Certamente l'eccessiva umidità ha agevolato il
processo di distruzione di gran parte delle pitture ritrovate a
Pompei. Oggi il novanta per cento delle opere emerse durante gli
scavi è perso, ed è perso per sempre. Luciana Jacobelli indica gli
altri siti a rischio: di qua la Casa dei Casti amanti, in via
dell'Abbondanza, vicinissima alla Schola Armaturarum, dove
recentemente c'è stato il cedimento di un muro; di là la Casa del
Labirinto, dove è caduto il soffitto, e poi la Casa delle Nozze
d'argento, dove è andato giù l'oecus, l'ambiente di rappresentanza.
«Ci sono case che non si possono visitare dove ancora si trovano i
puntelli di legno messi dopo il terremoto del 1980», racconta
l'archeologa. Gli investimenti sono andati in altre direzioni,
soprattutto negli ultimi due anni, quelli del commissariamento e
dell'affidamento di Pompei alla Protezione civile. Anche con la
Sovrintendenza non si riusciva a fare ciò di cui c'era bisogno, ma
dopo si è pensato quasi esclusivamente al marketing. Il teatro
moderno nella città antica ne è l'esempio più evidente, ma non è il
solo. Ci sono i percorsi nella Casa di Giulio Polibio da fare
bendati, per percepire meglio l'atmosfera, dicono. Oppure le
passeggiate in bicicletta. Il meglio, però, sono le serate
mozzarella «degustazioni di prodotti tipici» (fortunatamente
all'esterno) seguite da visite guidate alle Terme Suburbane: «Ma
almeno lo sapranno — chiede la Jacobelli — che c'è un progetto di
messa in sicurezza delle Terme risalente all'epoca romana perché già
allora stavano scivolando verso il mare?». |
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07/11/2010
Pompei (NA), quante domus a rischio? (Corriere del mezzogiorno)
«È ben noto come un notevole
numero degli edifici di Pompei antica versino in condizione di
degrado statico dovute alle malte stanche che li cementano e alle
intemperie. Si ravvisa la necessità, a breve, di provvedere per
l’incolumità del pubblico e per la salvaguardia stessa del bene
archeologico all’identificazione di murature ad immediato pericolo
di dissesto statico, onde procedere all’eliminazion dei pericoli
richiamati...». Il 25 febbraio di quest’anno, il direttore degli
Scavi di Pompei, Antonio Varone scrive all’ufficio tecnico, al
soprintendente, al commissario delegato e agli assistenti
dell’ufficio scavi ( nella foto a destra ildocumento). La missiva è
allegata alla denuncia presentata a giugno da Gianfranco Cerasoli,
segretario nazionale della Uilbac, a seguito della quale è stata
aperta un’inchiesta dalla Procura di Torre Annunziata. Varone dunque
lancia l’allarme crolli. Diciamo fisiologico visto che si tratta di
un sito archeologico che ha visto la luce all’incirca
duecentocinquanta anni fa. Ma, l’allarme di Varone scatta a seguito
del cedimento «di una muratura fatiscente della Domus degli
Augustali», dunque c’è un motivo contingente per richiedere una
sorta di censimento delle strutture a rischio. Ebbene l’ultima
rilevazione generale risale agli anni ’80, subito dopo il terremoto,
come spiega l’ex sovrintendente Giuseppe Proietti. Che aggiunge
anche che la Schola Armaturarum, collassata ieri, non era ritenuta
una struttura a rischio. La conferma viene anche dall’ex commissario
Marcello Fiori che precisa che il piano delle emergenze per il sito
archeologico è stato messo a punto seguendo la lista delle priorità
indicate dalla soprintendenza. Insomma il commissariamento di Pompei
avrebbe solo accelerato le procedure e investire 65 milioni di euro
su 79 disponibili per la messa in sicurezza del sito. «È chiaro —
aggiunge Fiori— non è stato fatto tutto. Ma è stato comunque un
primo importante passo. Abbiamo destinato 2 milioni di euro per la
manutenzione ordinaria, cosa che a Pompei non si faceva da decenni».
Per sapere quali siano le domus considerate in pericolo, dunque, lo
dobbiamo dedurre logicamente dal piano di restauro presentato
proprio dall’ex commissario in luglio. Si tratta della casa
dell’Efebo, la Villa dei Misteri, la Fullonica di Stephanus, le case
della Parete rossa, del Criptoportico, dell’Ancora e di Loreio
Tiburitino, costo totale 3 milioni e mezzo di euro.
Ma per Cerasoli il caso Pompei non nasce prima, durante la gestione
ordinaria, nasce con il commissariamento del sito, che attualmente,
anche se il ciclo straordinario è terminato, ha un sovrintendente ad
interim, Jeannette Papadopoulos, che tra un mese andrà via. «La
quale è stata avvertita solo sei ore dopo il crollo, mentre sul
posto non c’era, come previsto da una disposizione ministeriale, un
funzionario o un archeologo di turno», ancora il sindacalista: «Ora
si faccia luce su ciò che è accaduto, tenuto conto che vi sono altri
aspetti che lasciano perplessi come nel caso della stipula del
contratto con la società Wind per attività di videosorveglianza e
valorizzazione che tra gli altri caratteri prevedono la collocazione
nell’area archeologica di pali alti quattro metri, la collocazione
nell’area archeologica dei cavidotti, che hanno un effetto ed un
impatto visivo micidiale. A ciò si aggiunge anche la recente
sentenza del Tar Lazio che ha annullato la gara per la gestione del
ristorante per difetti procedurali che dimostrano il pressapochismo
nell’attività di aggiudicazione dell’appalto». Tutto questo, e ancor
di più, si legge nella denuncia della Uilbac. In cui si cita anche
il caso del restauro del Teatro grande che in estate, come scritto
dal Corriere del Mezzogiorno, ha scatenato la rabbia di molte
associazioni.
Sarà la magistratura, in ogni caso, a verificare eventuali
responsabilità penali. Di certo, visto che bombardamenti o terremoti
non vi sono stati ultimamente, è lecito chiedersi perché crolla ciò
che il Vesuvio non è riuscito ad abbattere quasi duemila anni fa.
Il soprintendente storico agli Scavi di Pompei, Pietro Giovanni
Guzzo, non ha intenzione di fare polemiche. Avverte solo: «Cosa
bisogna fare? Come è stato fatto negli anni precedenti, bisogna solo
seguire un piano di restauri seri». La valorizzazione, come ha
sempre affermato l’archeologo, è uno step successivo. D’altronde
come si fa a promuovere una struttura crollata? |
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07/11/2010
Pompei (NA), il crollo della Casa dei Gladiatori (Repubblica)
Crolla Pompei, si sbriciola
uno dei suoi edifici pubblici che più evocano il passato: la Schola
Armaturarum (Domus dei Gladiatori), congregazione di giovani
sportivi, dove venivano custoditi i trofei dei gladiatori. Alle sei
di ieri mattina il palazzetto affacciato con due begli affreschi
sulla frequentatissima arteria di via dell´Abbondanza, nella regio
III e insula II, si è dissolto in una nuvola di polvere. Uno
smottamento del terrapieno che custodisce altri resti di Pompei,
alle spalle della casa dopo le piogge che hanno fustigato il sud nei
giorni scorsi, la causa del crollo. «Quello che è accaduto dobbiamo,
tutti, sentirlo come una vergogna per l´Italia», dice il presidente
della Repubblica Napolitano, «e chi deve dare delle spiegazioni non
si sottragga al dovere di darle al più presto e senza ipocrisie». Un
monito raccolto dal ministro Sandro Bondi che oggi sarà a Pompei
dove incontrerà i responsabili degli scavi.
Immediatamente transennata, anzi "oscurata" alla vista di turisti e
cronisti, con l´aiuto di teli bianchi, la Schola distrutta, mentre
il percorso veniva deviato nei vicoli circostanti. Dove pure si
vedono cornicioni sbriciolati e pezzi di muri caduti proprio in zona
pedonale: la manutenzione non è il forte di Pompei. Il crollo è
avvenuto alle sei del mattino, più tardi avrebbero corso seri rischi
tanto i custodi, che proprio lì timbrano il cartellino, quanto le
tante scolaresche che visitano gli Scavi. Secondo le dichiarazioni
del segretario generale del Mibac Roberto Cecchi, sarebbe andata
distrutta la parte ricostruita dopo i bombardamenti della seconda
guerra mondiale, mentre quella più bassa e affrescata dell´unico
ambiente di otto metri per dieci, alto sei metri, che ospitava
presumibilmente armadi con armi, si sarebbe conservata. Ma una
piramide di sassi e mattoni è quanto resta a prima vista del
palazzetto dove la gioventù pompeiana si riuniva e che i gladiatori
usavano come "show-room" per i loro trofei, raffigurati anche negli
affreschi all´ingresso, con tuniche rosse, cataste di armi e una
pelle di orso polare su un carro. L´edificio era chiuso ai
visitatori, ma le pitture erano visibili all´esterno, e non c´era
mai stato allarme. Anche se a gennaio e la scorsa settimana altri
due crolli si erano avuti nella vicina Casa dei Casti Amanti, dove
il commissario della Protezione civile Marcello Fiori, scaduto a
giugno scorso, aveva creato un "cantiere-evento" visitato anche dal
ministro Bondi per la Settimana dei beni culturali. Alle critiche
della Uil, Fiori replica che l´edificio crollato «non era nella
lista delle priorità indicate dalla soprintendenza». Ma a Pompei dal
‘96 esiste un "piano-programma" che scheda ciascun edificio
indicando le priorità di intervento: in circa dieci anni quelli
sull´area scavata sono passati dal 14 al 31 per cento. Nel 2006 la
legge 41 effettuò il primo taglio di 30 milioni e nel 2008 saltarono
altri 40. Il budget per la gestione commissariale, affidata a due
diversi responsabili, prima all´ex prefetto Profili e poi a Fiori,
ammonta a 79 milioni di euro. Profili ne ha impegnati 40, di cui
oltre il 90 per cento per restauri e messa in sicurezza con progetti
redatti dalla soprintendenza di Pier Giovanni Guzzo. A Fiori sono
andati 39 milioni di euro (18 che la Regione Campania deve ancora
dare), ma per i restauri ha impiegato il 25 per cento.
«Il nostro è il museo all´aperto più grande del mondo - dichiara il
sindaco di Pompei Claudio D´Alessio, che protesta per il mancato
coinvolgimento del Comune - ma viene trascurato: il cedimento
dell´edificio è un crollo annunciato, la Schola attendeva da anni un
restauro». Critici anche gli ambientalisti: «I milioni di euro spesi
per lo smaccato falso del teatro restaurato - dichiara il presidente
di Italia nostra di Napoli Guido Donatone - potevano essere
utilizzati per monitorare le strutture di Pompei».
Peppino è una guida di quelle antiche,
cartellino al petto e giacca d´ordinanza. Ieri mattina, per lui,
pessimo risveglio. É crollato quello che oggi si direbbe l´"atelier"
dei gladiatori, l´Armeria, lo show-room dei combattenti da
spettacolo degli antichi romani, il veterano dei tour guidati lo ha
appreso dal sito di "Repubblica". «Quaranta milioni di euro, ed ecco
che ne hanno fatto di Pompei». Vuol ripeterlo alla telecamera, per
favore? «Io non sono nessuno, ma - accetta Peppino - se volete
faccio la voce fuori campo». Mentre registra con aria triste, passa
una famiglia di turisti di colore, lei modello Michelle Obama, due
bambini, e il marito: «Scusate», dicono, scansando un cagnetto
minacciato da un cane più grosso. C´è chi parla di un crollo
annunciato («Troppe omissioni, c´era da aspettarselo»), come il
sindaco di Pompei Claudio D´Alessio mentre i turisti in coro dicono
che «i tesori vanno custoditi. É un disastro, il patrimonio mondiale
va difeso».
Casa crollata dopo un anno di Protezione civile e commissariato
Fiori. Progetto anti-randagismo - uno dei motivi che fecero
proclamare l´emergenza nel 2008 - fallito: i cani abbandonati a
Pompei dovevano avere collare, microchip e trovare padrone in poco
tempo. Pochissimo di tutto questo si è realizzato. Soldi stanziati e
spesi: poco più di 100 mila euro. Una madre e una figlia guardano
insistentemente verso la fine della via dell´Abbondanza, dove gli
operai si danno da fare intorno al crollo della Schola Armaturarum.
«Ma come, ieri c´era, ti ricordi, l´abbiamo vista». «Era quella
bella, con gli affreschi all´esterno?». Intanto gli operai
trasportano alte transenne a maglie strette. Non paghi, le ricoprono
con teli bianchi. La finalità non può essere solo la sicurezza dei
visitatori. L´obiettivo principale è fare schermo ai fotografi dei
giornali e alle telecamere. «Sono in giro da stamattina - dice
all´Ansa una turista di Ravenna che è a Pompei da qualche giorno -
non mi sono accorta del crollo, sennò l´avrei subito disegnato: non
uso macchine fotografiche, sono una disegnatrice».
La Schola era su via dell´Abbondanza, strada principale di Pompei,
ma verso la fine, in direzione dell´Anfiteatro, a due passi dalle
due vigne che fanno rivivere il vino dell´antichità. In genere
arrivati qui, si svolta per il vicolo della Nave Europa e si segue
lo stradone delimitato dai pini secolari, che riporta
all´anfiteatro. Sfugge la bellezza dei due affreschi ai lati della
porta d´ingresso di quella che ai turisti viene presentata come la
"Casa dei Gladiatori", mai visitabile perché consistente in un unico
ambiente vuoto e spoglio. Peccato, ora si vedrà solo in foto.
Aggirata l´insula ci troviamo dalla parte opposta: il transennamento
va avanti anche lì, il crollo a minuti non sarà più visibile da
nessuna parte. Perché? Passano due tedeschi, marito e moglie, e
domandano ironici: «Protezione civile?». «Io cerco la Casa di Venere
- dice una signora di Milano, mostrando la piantina - ma lì che cosa
è successo? È caduta una casa?». I custodi vanno e vengono, l´unica
funzionaria della Soprintendenza che è stato possibile reperire
sull´istante, Grete Stefani, dà perentorio ordine di non far passare
nessuno. «L´abbiamo scampata bella noi sorveglianti». Gli fa eco una
collega: «Ogni giorno passano centinaia di scolaresche. Se fosse
accaduto qualche ora più tardi...».
Parla l´archeologo Andrea Carandini, presidente
del Consiglio superiore dei Beni culturali
La struttura ha ceduto a causa delle infiltrazioni d´acqua e sotto
il peso di una copertura di cemento obsoleta
I soldi? Spesi bene. Un traguardo rispetto al passato quando si
utilizzava solo un terzo dei fondi accumulati
È un miracolo che Pompei sia ancora in piedi: la gestione non si può
lasciare nelle mani della soprintendenza
«È un miracolo che Pompei sia ancora in piedi». L´archeologo Andrea
Carandini, presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali,
all´indomani del crollo della Schola Armaturarum, lancia l´allarme:
«La situazione è disastrosa ma l´incedere delle polemiche va
interrotto perché l´archeologia in Italia si è trasformata
assurdamente in un campo di scontro politico, una lotta fratricida
che non porterà a nulla».
Settantanove milioni di euro investiti e il crollo è avvenuto in via
dell´Abbondanza, epicentro di "Pompei Viva", rinascita dell´area
firmata dal commissario Marcello Fiori. Non è un paradosso?
«La Schola ha ceduto a causa delle infiltrazioni d´acqua e sotto il
peso di una copertura di cemento obsoleta, frutto di un precedente
restauro. Ma le iniziative promosse dal commissariamento restano ben
fatte. È stata un´esperienza positiva e, soprattutto, mirata a
singoli interventi di tutela e valorizzazione. Nessuno pretendeva di
risolvere i problemi di un´intera cittadina in un anno e mezzo».
Qualche dubbio sui risultati?
«La visita alla Casa dei Casti Amanti è godibilissima, ma la
struttura costruita intorno è eccessivamente ridondante e protesa
verso l´esterno, andrebbe sicuramente ridimensionata».
Soldi spesi bene dunque?
«Soldi spesi, almeno. Un traguardo rispetto al passato, quando si
utilizzava soltanto un terzo dei fondi accumulati e il resto giaceva
in residui passivi. Se quelle risorse fossero state usate prima,
molte case a rischio oggi verserebbero in buone condizioni. Ma è
sterile affidarsi ad un facile rimbalzo delle colpe, il problema
adesso riguarda soprattutto le casse prosciugate del ministero e la
gestione sul lungo periodo. Non si può lasciare tutto esclusivamente
nelle mani della soprintendenza, bisogna rafforzarla dal punto di
vista manageriale e voltare pagina».
In che modo?
«É sciocco pensare che uno storico dell´arte possa da solo guidare
un sito che accoglie ogni giorno 15 mila visitatori, esula dalle sue
competenze. Pompei è una città, e come tale va governata, attraverso
la cooperazione tra diverse abilità, magari un sindaco e un gruppo
di esperti. Il futuro degli Scavi va riscritto daccapo, puntando in
primis su una campagna conoscitiva e di documentazione. Attualmente
se un terremoto investisse l´area, oltre la metà del patrimonio
cadrebbe nell´oblio per sempre. Manca soprattutto la manutenzione
ordinaria, carenza ovviabile attraverso la creazione di apposite
squadre interne di operai guidate da archeologi e pronte a porre
riparo quotidianamente ai piccoli danni».
Tornando alle polemiche di quest´estate, il restauro del Teatro
Grande è stato criticato da molti addetti ai lavori, perplessità
culminate nella denuncia presentata dalla Uil alle procure di Napoli
e di Torre Annunziata.
«Finirà tutto in una bolla di sapone. Si è tanto gridato allo
scandalo, ma bisogna ricordare che si è trattato esclusivamente di
progetti promossi in seno alla soprintendenza, volti ad una
ragionevole scelta che guarda alla modernità: al posto della
gradinata ormai c´era un prato, e si è deciso di ricostruirla in
tufo per andare incontro ai turisti e destinare il luogo alle
rappresentazioni. Che c´è di male? Accade anche a Taormina».
Nel frattempo Pompei è diretta ad interim da Jeannette Papadopoulos.
Perché il ministro Bondi tarda nella nomina di un soprintendente
fisso?
«Ci sono diverse posizioni da stabilire e una notevole scarsità di
personale. Non si possono fare le nomine senza tener conto di un
quadro organico. La cosa richiede il giusto tempo».
Andiamo verso un nuovo commissariamento?
«Lo escluderei, un´opzione che mi troverebbe totalmente contrario».
Nelle guerre si contano i morti e si
dimenticano le cause. Il crollo della schola armatorum a Pompei è
una notizia che sta facendo il giro del mondo, come è successo negli
ultimi mesi a Roma coi crolli della Domus Aurea e del Colosseo.
Ma la vera notizia è che molto altro, a Pompei ed Ercolano come a
Roma, ancora "regge", a dispetto dell´incuria, dei brutali tagli di
bilancio, delle continue riduzioni del personale, della mancanza di
turn over. Altri crolli, altre rovine, altri disastri arriveranno,
immancabili. Il punto è se vogliamo rassegnarci a tenere il conto
dei monumenti condannati alla distruzione, o interrogarci sulle
cause.
Quando il governo annunciò, col decreto-legge 112 (luglio 2008), un
taglio ai Beni Culturali per oltre un miliardo e 200 milioni di euro
nel triennio, fummo in pochi a denunciare l´enormità dello scippo a
un bilancio già drammaticamente inferiore alle necessità di un
patrimonio enorme come il nostro. Ma quasi nessuno volle capire che
a un taglio di tale portata non potevano che seguire disfunzioni e
problemi d´ogni sorta; anzi, a ogni nuovo disastro non manca chi
cade dalle nuvole e si chiede "come mai?", senza collegare gli
effetti con le cause. Come se dovessimo fare le meraviglie per
l´insorgere della carestia in una zona di estrema povertà.
L´irresponsabile taglio dei finanziamenti è dunque una causa
primaria di questi e altri crolli, ma non la sola. Da vent´anni
governi di ogni colore hanno fatto poco o nulla per rinnovare i
quadri delle Soprintendenze, lasciando invecchiare i funzionari
senza sostituirli. Si è fatto anzi di tutto per svuotare gli
organici, spedendo in pensione d´autorità eccellenti archeologi e
storici dell´arte allo scadere dei 40 anni di servizio. Emblematica
la situazione di Pompei: andato in pensione Piero Guzzo, uno dei
migliori soprintendenti italiani, si sono succeduti nel giro di un
anno e mezzo ben tre soprintedenti ad interim (uno dei quali al
tempo stesso doveva reggere la Soprintendenza archeologica di Roma),
creando ovvie discontinuità di gestione.
Come se non bastasse, i soprintendenti di Pompei (e non solo) sono
stati ripetutamente esautorati e delegittimati mettendo al loro
fianco un commissario straordinario del Ministro: il primo fu un
prefetto in pensione (Profili), il secondo un funzionario della
Protezione Civile (Fiori). Come mai si possa affidare Pompei a un
prefetto in pensione, e non invece ritardare di un solo giorno il
pensionamento di un archeologo, è un mistero in attesa di soluzione.
Pompei è fra i siti archeologici più visitati al mondo, e ha
introiti annui di circa 20 milioni di euro. Nei corridoi del
Ministero si ritiene evidentemente che siano troppi, dato che il 30%
sono dirottati su altri poli museali; inoltre, il commissario ha
incamerato almeno 40 milioni di euro destinandoli in buona parte non
all´archeologia, ma a eliminare i cani randagi, a illuminare strade
malfamate e ad altre operazioni di facciata, peraltro a quel che
pare con scarso successo. È di pochi mesi fa l´apertura di
un´inchiesta della Corte dei Conti sulle procedure di emergenza
adottate a Pompei.
Anziché affrontare questi ed altri problemi, anziché reperire nuove
risorse, chi ci governa si accontenta di annunciare periodicamente
l´avvento di prodigiose Fondazioni (che non esistono), la pioggia di
capitali privati (che non arrivano), gli imminenti miracoli della
Protezione Civile, credibili quanto la fine dell´emergenza
spazzatura in Campania. Ingabbiati in un effetto-annuncio
autoreferenziale, ministri e sottosegretari forse non riescono più
nemmeno a vedere il nesso elementare fra il taglio delle risorse e
il crescere dei problemi; o forse sono ancor più colpevoli, perché
lo vedono e lo nascondono ai cittadini. Non fanno nulla per
rimediare alle crescenti, drammatiche carenze di personale. Intanto
la delegittimazione delle Soprintendenze ha fatto un altro passo
avanti: il Consiglio di Stato ha appena cestinato la tutela del sito
archeologico di Saepinum (Molise), con una sentenza che offende il
Codice dei Beni Culturali e la Costituzione, autorizzando una
centrale eolica contro il divieto della Direzione Regionale ai Beni
culturali. Italia Nostra ha già elevato in merito una vibrata
protesta: l´affermata priorità di un permesso comunale sulle
esigenze di tutela è gravissima non solo perché condanna a morte un
sito archeologico di primaria importanza ma perché costituisce un
pericoloso precedente, quasi il prevalere della Costituzione
immaginaria vagheggiata da Tremonti, dove la libertà d´impresa
sarebbe il principio supremo, sulla Costituzione reale e vigente
secondo cui la libertà d´impresa non dev´essere «in contrasto con
l´utilità sociale» (art. 41), e la «tutela del paesaggio e del
patrimonio storico artistico della Nazione» (art. 9) è un valore
primario e assoluto.
Per affrontare degnamente i problemi della tutela in Italia
basterebbe recuperare meno dell´1% della gigantesca evasione fiscale
(la più grande del mondo occidentale in termini assoluti e
relativi). Di fronte a Pompei che crolla, a Saepinum invasa dalla
pale eoliche, che cosa intende fare il governo? Fino a quando noi
cittadini dovremo proseguire la conta dei disastri? Fino a quando
sapremo tollerare? |
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06/11/2010
Pompei (NA), il crollo alla Casa dei Gladiatori (Il Mattino)
Non è crollato solo un muro
ma l'intera Domus dei Gladiatori, così chiamata perché al suo
interno si allenavano gli atleti nell'antica Pompei. Il crollo,
secondo primi accertamenti, è avvenuto intorno alle ore 6 ed è stato
notato dai custodi appena arrivati al lavoro verso le ore 7.30.
La dura reazione del Colle. Crolla la Schola Armatorum di Pompei, ma
a tremare, sotto i colpi di opposizione, amministratori locali e
associazioni, sono anche le mura del ministero dei Beni Culturali a
Roma. A rendere il clima ancor più teso, in serata, sono le dure
parole di Giorgio Napolitano, che definisce il crollo una «vergogna
per l'Italia», esigendo spiegazioni da chi ha il dovere di darle,
«al più presto e senza ipocrisie». Il Ministro per i Beni Culturali
Sandro Bondi ha convocato per domani a Pompei i responsabili del
Ministero e dell'Area Archeologica di Pompei. All' incontro,
convocato per le ore 13 sarà presente lo stesso ministro.
Zona transennata. L'area al momento è transennata. La Domus è sulla
via principale, via dell'Abbondanza, quella maggiormente percorsa
dai turisti, in direzione Porta Anfiteatro. Predisposto un percorso
alternativo per i tanti turisti.
Le cause. Saranno tecnici e studiosi a stabilire le cause del
crollo. Nel frattempo vengono avanzate alcune ipotesi, tra le quali
il materiale utilizzato per il restauro e le infiltrazioni d'acqua
in seguito alle piogge dei giorni scorsi. La Schola Armaturarum
Juventis Pompeiani nel corso della seconda guerra mondiale era stata
danneggiata dai bombardamenti che ne avevano fatto crollare il
tetto, successivamente rifatto, sulle mura antiche in un materiale
che potrebbe essere stato troppo pesante e che avrebbe, quindi, nel
tempo potuto provocare un cedimento. Il crollo, però, potrebbe anche
essere dovuto a delle infiltrazioni d'acqua in seguito alle piogge
dei giorni scorsi, essendo l'edificio crollato accanto ad un
terrapieno.
I custodi. «Questa mattina presto - spiegano i custodi - è crollato
prima il muro della Domus, e poi, data la pesantezza del soffitto
che è in cemento armato, è crollata l'intera Domus dei Gladiatori.
Sembra - dicono - che siano state le infiltrazioni d'acqua a causare
il danno».
Domus dei Gladiatori. Il nome classico della domus è Schola
Armaturarum Juventis Pompeiani, un edificio risalente agli ultimi
anni di vita della città romana prima che l'eruzione la seppellisse.
La casa secondo gli studiosi doveva fungere da sede di una
associazione militare e deposito di armature. L'ampia sala dove si
allenavano i gladiatori era chiusa con un cancello di legno.
Casa non visitabile. Su una delle pareti apparivano gli incassi che
contenevano delle scaffalature con le armature stesse che furono
infatti ritrovate nello scavo. La decorazione dipinta, persa nel
crollo, richiamava al carattere militare dell'edificio: trofei di
armi, foglie di palma, vittorie alate, candelabri con aquila e
globi. La casa attualmente non era visitabile internamente, ma si
poteva osservare solo dall'esterno.
I turisti entrano, i giornalisti no. Ingresso inibito per alcune ore
a giornalisti e cineoperatori, molti dei quali anche in possesso di
biglietto d'accesso. Secondo quanto riferito nel pomeriggio da un
addetto all'ingresso Porta Marina Superiore degli scavi
archeologici, la decisione sarebbe stata presa direttamente dalla
Soprintendenza. L'ingresso agli Scavi archeologici di Pompei per
turisti e visitatori cessa alle 15.30.
Bondi: serve sforzo comune. «Spero che questa vicenda non alimenti
polemiche sterili e strumentali». È quanto afferma il ministro dei
Beni delle Attività Culturali, Sandro Bondi, in merito al crollo di
questa mattina a Pompei. «Dovrebbe trattarsi al contrario - aggiunge
Bondi - di un'occasione per capire l'importanza, anche per
l'immagine internazionale del nostro Paese, della salvaguardia del
nostro patrimonio culturale e della necessità di uno sforzo comune
per conservarlo e trasmetterlo alle generazioni future».
Il ministero: servono risorse. «Questo ennesimo caso di dissesto
ripropone il tema della tutela del patrimonio culturale e quindi
della necessità di disporre di risorse adeguate e di provvedere a
quella manutenzione ordinaria che non facciamo più da almeno mezzo
secolo». È quanto afferma Roberto Cecchi, segretario generale del
Ministero per i Beni e le Attività Culturali in merito al crollo
della Schola Armaturarum a Pompei. «La cura di un patrimonio delle
dimensioni di quello di Pompei - aggiunge Cecchi - e di quello
nazionale non lo si può affidare ad interventi episodici ed
eclatanti. La soluzione è la cura quotidiana, come si è iniziato a
fare per l'area archeologica centrale di Roma e per la stessa
Pompei».
Il Mibac al centro delle critiche. Le critiche arrivano da più
fronti al ministro, accusato di affidarsi a strutture commissariali
incompetenti e di badare più alla promozione dei siti che alla
sostanza dei problemi. Il Pd gli chiede di riferire in Parlamento,
invitandolo in sostanza a fare un passo indietro. «Spero che questa
vicenda non alimenti polemiche sterili e strumentali - replica Bondi
- Dovrebbe trattarsi al contrario di un'occasione per capire
l'importanza della salvaguardia del nostro patrimonio culturale e
della necessità di uno sforzo comune per conservarlo». Parole che
fanno infuriare Italia Nostra, ma anche le associazioni degli
archeologi che contestano «la politica degli effetti speciali, con
spese di milioni di euro per istallare ologrammi virtuali e pannelli
fotografici a pochi passi dalla Domus crollata». Nell'opposizione l'Idv
sostiene che «i tagli alla cultura apportati in maniera draconiana
dal ministro Tremonti stanno provocando danni irreparabili», il Pd
chiede invece al governo di riferire «al più presto alla Camera su
questo vero e proprio disastro generato dall'incuria dell'uomo».
Crollo causato da piogge abbondanti. «Allo stato degli accertamenti
appena svolti, il dissesto che ha provocato il crollo parrebbe
imputabile ad uno smottamento provocato dal terrapieno che si trova
a ridosso della costruzione e che per effetto delle abbondanti
piogge di questi giorni era completamente imbibito d'acqua», afferma
Roberto Cecchi. «Il crollo del tetto - aggiunge Cecchi - ha
determinato la distruzione di parte delle murature, della facciata e
dello spigolo dell'abitazione nell'insula adiacente».
Il sindaco D'Alessio: Domus trascurata. La Domus dei Gladiatori di
Pompei da anni era «in attesa di essere ristrutturata». Secondo il
sindaco di Pompei, Claudio D'Alessio, il cedimento dell'edificio è
un crollo annunciato: «Succede quando non c'è la dovuta attenzione e
cura» per un patrimonio secolare che andrebbe «preservato da ogni
tipo di sollecitazione, anche atmosferica. C'è il dispiacere tipico
di una comunità - ha sottolineato D'Alessio - di un territorio su
cui vi è il museo all'aperto più grande del mondo e che purtroppo
viene trascurato». «In passato -ha rilevato - sono stati persi molti
fondi, che non venivano utilizzati, e non sono state avviate le
procedure per il restauro». Il sito archeologico, ha spiegato il
primo cittadino, oltre ad avere un'importanza «culturale» dà anche
«ricchezza a questo territorio» con il turismo. «Scontiamo la
mancanza di un coinvolgimento in questo tipo di iniziative - ha
concluso - ci limitiamo a fare appelli sensibili e solerti nel
sollecitare l'attenzione che il sito necessita». |
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06/11/2010
Pompei (NA), crolla la Casa dei Gladiatori (Corriere della Sera)
Gravissimo danno al
patrimonio artistico italiano a seguito di un crollo verificatosi
nel sito archeologico di Pompei dove è crollata l'intera Domus dei
Gladiatori, così chiamata perchè al suo interno si allenavano gli
atleti nell'antica Pompei. L’edificio era una sorta di palestra dove
i gladiatori si allenavano e nella quale deponevano le armi
all’interno di alcuni incassi ricavati nei muri. Secondo quanto si
apprende dalla Sovrintendenza, vi erano anche dipinti nella parte
sottostante il perimetro della sala. L’edificio, che si apre su via
dell’Abbondanza, la strada principale della città sepolta
dall’eruzione del Vesuvio del 79 d. C., era visitabile solamente
dall’esterno ed era protetto da un alto cancello in legno.
AREA TRANSENNATA - Il crollo, secondo primi accertamenti, è avvenuto
intorno alle ore 6 ed è stato notato dai custodi appena arrivati al
lavoro verso le ore 7.30. L'area al momento è transennata e non è
possibile accedere. La Domus è sulla via principale, via
dell'Abbondanza, quella maggiormente percorsa dai turisti, in
direzione Porta Anfiteatro. Predisposto un percorso alternativo per
i tanti turisti.
LE CAUSE - «Questa mattina presto - spiegano i custodi - è crollato
prima il muro della Domus, e poi, data la pesantezza del soffitto
che è in cemento armato, è crollata l'intera Domus dei Gladiatori.
Sembra - dicono - che siano state le infiltrazioni d'acqua a causare
il danno». Anche secondo quanto si apprende dalla Sovrintendenza le
cause del crollo possono essere attribuite o alle piogge che hanno
creato delle infiltrazioni all’interno di un terrapieno esistente al
lato della Schola, oppure al peso del tetto della palestra stessa.
La casa, infatti, fu bombardata durante la Seconda guerra mondiale e
la copertura è stata rifatta tra gli anni ’40 e gli anni ’50. È
probabile - fanno sapere dalla Sovrintendenza - che le mura antiche,
dopo anni, non abbiano più retto al peso del tetto.
DENUNCIA IGNORATA - Oltre alle inchieste portate avanti dal Corriere
sullo stato di salute degli scavi di Pompei, numerose erano state le
denunce portate avanti da diversi esponenti politici sullo stato di
degrado dell'area archeologica. «Sono mesi che denuncio, con
articoli ed interrogazioni, il degrado allarmante degli scavi di
Pompei. Il gravissimo crollo di stamattina è la dimostrazione che il
Governo e il Ministro Bondi hanno sottovaluto la situazione e
raccontano, da tempo, un bel po' di sciocchezze» afferma ora in una
nota Luisa Bossa, deputata del Pd e ex sindaco di Ercolano. «Quando
abbiamo posto la questione del degrado negli scavi - dice la Bossa -
Bondi ha risposto in modo piccato e risentito, difendendo il lavoro
dei suoi commissari. Il crollo della Domus dei gladiatori è la
drammatica, ma inevitabile, risposta a chi pensa che governare
significhi raccontare una balla al giorno, attaccando chi a quella
balla non crede perchè le cose va a guardarle con i suoi occhi. La
situazione dei siti archeologici in Campania è drammatica».
IL SINDACO - Disappunto, convinto. Il sindaco di Pompei (Napoli),
Claudio d'Alessio, lo dice senza mezzi termini: «Questa ennesima
brutta notizia poteva essere evitata». Il cedimento dell'edificio,
secondo d'Alessio, è un crollo annunciato: «succede quando non c'è
la dovuta attenzione e cura» per un patrimonio secolare che andrebbe
«preservato da ogni tipo di sollecitazione, anche atmosferica. C'è
il dispiacere tipico di una comunità - ha sottolineato D'Alessio -
di un territorio su cui vi è il museo all'aperto più grande del
mondo e che purtroppo viene trascurato».
L'ALLARME DEL MINISTERO - «Questo ennesimo caso di dissesto
ripropone il tema della tutela del patrimonio culturale e quindi
della necessità di disporre di risorse adeguate e di provvedere a
quella manutenzione ordinaria che non facciamo più da almeno mezzo
secolo». È quanto afferma Roberto Cecchi, segretario generale del
Ministero per i Beni e le Attività Culturali in merito al crollo
della Schola Armaturarum a Pompei. «La cura di un patrimonio delle
dimensioni di quello di Pompei - aggiunge Cecchi - e di quello
nazionale non lo si può affidare ad interventi episodici ed
eclatanti. La soluzione è la cura quotidiana, come si è iniziato a
fare per l'area archeologica centrale di Roma e per la stessa
Pompei».
BONDI - «Quanto è accaduto ripropone la necessità di disporre di
risorse adeguate per provvedere a quella manutenzione ordinaria che
è necessaria per la tutela e la conservazione dell'immenso
patrimonio storico artistico di cui disponiamo» ha spiegato
successivamente il ministro dei Beni e delle Attività Culturali
Sandro Bondi. «Il crollo - conferma il ministro - ha interessato le
murature verticali Schola Armaturarum che erano state ricostruite
negli anni Cinquanta, mentre parrebbe essersi conservata la parte
più bassa, la parte cioè che ospita le decorazioni affrescate, che
quindi si ritiene che potrebbero essere recuperate. Alla luce dei
primi accertamenti, il dissesto che ha provocato il crollo parrebbe
imputabile ad uno smottamento del terrapieno che si trova a ridosso
della costruzione per effetto delle abbondanti piogge di questi
giorni e del restauro in cemento armato compiuto in passato».
RUTELLI - Preoccupazione, in particolare sul futuro, è stata
espressa dall' ex ministro dei Beni culturali: «Tremonti non si
rende conto di quanto l'Italia pagherà i tagli sconsiderati ai
finanziamenti per la tutela del patrimonio storico, artistico e
architettonico - ha detto Francesco Rutelli, commentando la notizia
del crollo. «Sono ferite mortali - conclude Rutelli - all'immagine
dell'Italia e al fatturato turistico nazionale».
VELTRONI - «Il crollo avvenuto a Pompei è l'ennesima prova del
disinteresse del governo per la cultura» ha invece affermato l’ex
segretario del Pd Walter Veltroni. «Durante il primo governo Prodi,
quando io ero ministro della Cultura, raddoppiammo gli investimenti
per questo settore, nonostante la manovra finanziaria necessaria a
raggiungere l'euro, e dotammo Pompei di quella normativa necessaria
a tutelare e valorizzare quello straordinario patrimonio culturale.
Oggi - conclude Veltroni - disinvestire dalla cultura è disinvestire
dal sistema Italia». |
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05/11/2010
Ercolano (NA), fondi per Villa dei Papiri (Il Mattino)
Sarà firmato a Roma martedì
alle 17 e 30, il protocollo d'intesa tra i ministeri Beni culturali
e Istruzione, Università e Ricerca. A sottoscrivere l'accordo
saranno, per il Mibac, il ministro Bondi e, per l'Istruzione, il
sottosegretario Giuseppe Pizza. Il «patto», prevede l'investimento
di trenta milioni di euro su una delle evidenze archeologiche più
importanti al mondo: la Villa dei Papiri di Ercolano. I trenta
milioni di euro servono per avviare una grande campagna di indagini
finalizzata alla salvaguardia della villa detta dei Pisoni, ma in
effetti appartenuta a Appio Claudio Pulchro. Accanto, vanno anche
considerati gli altri due milioni e mezzo di euro che prima
dell'estate scorsa vennero messi a disposizione dall'allora
commissario di governo, Marcello Fiori, e saranno usati per
realizzare un tunnel sotto vico Mare e congiungere quell'area con la
zona della villa. In effetti, la somma stanziata per i siti di
Pompei e Ercolano era fatta da due tranche di 70 e 30 milioni, con
quest'ultima quota destinata appunto a Ercolano. In buona sostanza
si tratterebbe di potenziare la leadership internazionale
dell'Italia nella filiera tecnologica a supporto dei beni culturali
mettendo a sistema e a servizio del tesori italiani «la capacità
innovativa presente nei campi disciplinari di fisica, chimica,
geognostica, meccatronica, paleobotanica, nano scienze, infoscienze
e tecnologie spaziali», come sottolineano dal ministero di Bondi. La
villa dei Papiri venne scoperta nel l 750 e venne indagata
attraverso i cunicoli che gli scavatori borbonici facevano venti
metri più in basso del livello stradale. Le dimensioni dell'edificio
sono impressionanti. Dalle indagini fatte da Antonio De Simone fin
dalla fine '90, si è visto che la villa era a più piani - almeno tre
- con un lungo fronte mare (forse 400 metri) e penetrava all'interno
per altri duecento metri circa. Tra gli obiettivi del Mibac c'è
quello di coinvolgere il Cnr che con le sue tecnologie e i suoi
robot potrebbe letteralmente penetrare attraverso i cunicoli e
evidenziare tesori ancora sconosciuti. |
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04/11/2010
Napoli, riaprono sale al Museo Archeologico Nazionale (Repubblica)
Un milione di tessere compone
il mosaico della battaglia di Isso tra Alessandro Magno e Dario III
nel 333 a. C. È il più grande emblema figurato - delimitato da
cornice - restituito dal mondo antico, e a metà novembre sarà di
nuovo visibile al pubblico del Museo archeologico nazionale. Dopo
nove mesi riapriranno la collezione dei mosaici e il gabinetto
segreto, che ospita opere a soggetto erotico provenienti dalla
Campania come il tripode con satiri itifallici.
Grande cinque metri per tre, il mosaico di Alessandro fu staccato
nell´Ottocento dalla casa del Fauno di Pompei. Il tempo è sospeso
nella composizione fitta di personaggi, mentre le lance e l´unico
albero rappresentato restituiscono la dimensione spaziale. Le stesse
sale ospitano circa una sessantina di pezzi, un tesoro finora negato
al pubblico. È il paradosso dell´arte prigioniera dei musei italiani
per interminabili lavori di manutenzione, mancanza di spazio e
personale, scarsità di fondi. «Vogliamo restituire alla città il più
alto numero possibile di collezioni - spiega la direttrice del Mann
Valeria Sampaolo - Bisogna puntare sulla comunicazione, adeguare i
servizi ai tempi per attrarre un pubblico vasto. Registriamo oltre
300mila visite l´anno, ma sono poche considerata l´importanza della
collezione».
Oltre ai cinquemila pezzi esposti, infatti, il Mann conserva
centinaia di migliaia di opere nei suoi cinque depositi che misurano
seimila e duecento metri quadri, ovvero appena trecento mq in meno
delle sale aperte al pubblico. Ma un gran numero di colonne e altri
pezzi si trovano anche lungo i cortili interni del museo. Tra gli
affreschi invisibili, incanta "Eracle e Telefo" (I secolo d. C.)
staccato dalla Basilica degli scavi di Ercolano nel Settecento.
L´eroe ritratto di spalle è con il figlioletto allevato da una cerva
in Arcadia. Accanto ai capolavori però ci sono anche le tavole con i
commenti dei clienti dei lupanari o i programmi elettorali.
Un unicum il "Cavallo Mazzocchi", che faceva parte di una quadriga
bronzea; è una rarità anche la "Artemide arcaistica": la statua
mostra Diana che allungando il passo allarga le pieghe della veste. |
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28/10/2010
Bacoli (NA), tavolo tecnico per affidamento beni archeologici ai
privati (Il Mattino)
Piscina Mirabilis, Museo
Archeologico dei Campi Flegrei, Castello Aragonese di Baia, Cento
Camerelle, Terme Romane, Dragonara, Sacello degli Augustali. Questi
sono soltanto alcuni dei monumenti che potrebbero essere gestiti dai
privati secondo la proposta avanzata dall'Unione degli industriali
al vaglio di un tavolo tecnico presso il governo. Da mesi ormai si
parla di quello che dovrebbe essere un passaggio epocale che punta
esclusivamente al rilancio totale delle strutture archeologiche e
alla creazione di sviluppo, turismo e un'economia florida, oggi del
tutto assente nel settore. Ma a partire da chi o da cosa? Da dove?
Con quali protagonisti? Sono questi gli interrogativi che stanno
spingendo l'amministrazione bacolese, guidata dal sindaco Pdl
Ermanno Schiano (anche consigliere provinciale), a lavorare per
tentare di bloccare o quantomeno diventare protagonista in un
progetto di filiera simile a quello proposto dagli industriali, ma
come attori esclusivi gli enti pubblici e le Soprintendenze. «Il
Comune deve essere la cabina di regia - afferma il sindaco eletto
con una coalizione di centrodestra - in cooperazione con gli altri
enti, come Provincia, Regione e ovviamente la Soprintendenza, che si
è mostrata molto disponibile nei confronti della proposta
dell'amministrazione». Una mozione in merito è stata votata dal
Consiglio comunale di Bacoli per tentare di smuovere le acque,
tentando di remare verso una soluzione etnocentrica. La soluzione
auspicata è un tavolo di concertazione con Soprintendenza e Regione,
cui è stata affidata la gestione del patrimonio monumentale grazie a
un accordo siglato con il ministero. Certo, il dubbio nasce: perché
soltanto oggi, nel momento in cui s'è concretizzata la possibilità
di intervento dei privati, l'ente comunale si è ricordato di poter
essere protagonista quasi indiscusso creando una sorta di società in
house capace di far confluire sotto la gestione delle istituzioni
pubbliche tutti i servizi relativi alla fruizione del servizio
turistico, dall'accoglienza alle visite, dalla custodia alla
manutenzione? Nessuna amministrazione precedente si è difatti
preoccupata di intervenire in un passato neanche molto lontano.
Erano gli anni della Scabec, l'altra grande società a partecipazione
regionale, figlia del governo bassoliniano, che durante la propria
esistenza, così come ricordano i tanti dossier mandati in onda sulle
reti nazionali, e come le testimonianze dei turisti sconcertanti
ancora echeggiano all'uscita dai percorsi archeologici: minimi
servizi fatti di poco personale e scarsa preparazione
all'accoglienza, causata anche dai continui tagli. Una mozione,
quella del Comune di Bacoli, che giunge più come La proposta Schiano
auspica un tavolo con Provincia, Regione e Soprintendenza richiesta
di Sos, per rendere fruibile l'intero complesso di beni monumentali,
molti dei quali oggi vantano custodi di tutto rispetto, come la
famosa detentrice di chiavi della Piscina Mirabilis. Regione e
ministero dunque ascolteranno la richiesta dell'ente locale, che
tenterà in questo modo di bloccare il progetto degli industriali,
visti come invasori di campo, e non come reali aiutanti. Gli
organismi superiori continueranno a portare parallelamente avanti
l'idea di realizzare nei Campi Flegrei un modello sperimentale di
gestione comune, con il contributo decisivo delle risorse private.
Sino a oggi nessuna realtà mista è riuscita ad organizzare il
settore, nonostante piogge torrenziali di finanziamenti e progetti,
provocando paradossalmente una fuga dal territorio di migliaia di
potenziali turisti, complici le negligenze da parte delle
amministrazioni locali fino a questo momento che hanno soltanto
accresciuto la massa di disoccupati del settore e ammazzato il
turismo. Il cambio di timone governativo annuncia però un mutamento
radicale dell'intero sistema. Ora si attende l'analisi della mozione
presentata da Schiano e lo sviluppo di questa in sede ministeriale. |
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22/10/2010
Pompei (NA), Comune e Soprintendenza per un progetto di rilancio (Il Mattino)
Per la prima volta la città
nuova e quella antica non solo parlano tra loro, ma collaborano in
un progetto comune. I «Suoni e i sapori» dei romani di duemila anni
fa, saranno ascoltati e assaporati oggi gratuitamente lungo un
suggestivo percorso che condurrà fino alle magiche, misteriose e
proibite «Terme Suburbane». Il 26 ottobre, il 20 e il 30 novembre e
il 28 dicembre dalle 19 alle 23 la regina delle città archeologiche
indosserà l’abito da sera per la gioia dei visitatori. Ai turisti
che avranno prenotato sarà data la possibilità di effettuare un
percorso illuminato all’interno di uno dei più imponenti edifici
termali pubblici di età augustea, accompagnati dal delicato suono di
un’arpa. Le Terme, poste all’ingresso di Porta Marina, un tempo in
posizione scenografica sul mare e caratterizzate da una sontuosa
decorazione, tra cui le pareti dipinte con scene marine della
piscina fredda, sono famose per gli affreschi a tema erotico che ne
decorano lo spogliatoio: ben otto dipinti, raffiguranti uomini e
donne, alludevano alla possibile attività di prostituzione che
avveniva in connessione al complesso termale. Note una volta come
terme del piacere, propongono in quest’occasione, un percorso legato
ai suoni e al gusto del palato attraverso la scoperta dei sapori
locali: dal vino alla mozzarella alla pasta e ai prodotti dolciari.
Il matrimonio tra i due enti è stato annunciato dal sindaco Claudio
D'Alessio, la neo soprintendente Jeannette Papadopoulos, il
direttore degli scavi Antonio Varone e i consiglieri comunali
delegati alla Cultura, Antonio Ebreo, e al rapporto con l’ente di
Porta Marina Superiore Michele Genovese. «È la prima di una lunga
serie di iniziative comuni», ha evidenziato la dottoressa
Papadopoulos che si è detta felice di aver autorizzato «l’apertura
straordinaria di un edificio che di norma non è aperto al pubblico».
Il sindaco Claudio D’Alessio ha posto l’accento sull’opportunità
data alla città nuova di potersi unire a quella antica. «La sinergia
tra le due realtà - ha detto il primo cittadino - darà ottimi
risultati e renderà felici i visitatori. Pompei vive una realtà
paradossale: i tre enti, Comune, Scavi e Santuario, si muovono in
maniera isolata. In più occasioni ho cercato di unire gli intenti.
Solo oggi, grazie all’apertura della dottoressa Papadopoulos, posso
dire di aver raggiunto un primo importante traguardo. Unendo le
ricchezze del territorio daremo vita a iniziative straordinarie». |
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21/10/2010
Ercolano (NA), reperti nel salotto di casa (Il Mattino)
Un piccolo museo di
antichissimi reperti d'epoca romana nel salotto di casa. Un 59enne
pescatore in pensione aveva scelto una serie di oggetti di
straordinaria importanza storica per arredare il suo appartamento in
una palazzina nel centro di Ercolano. Anfore vinarie, incensieri
d'argilla, vasetti per la conservazione dei profumi e addirittura i
resti di una colonna romana erano esposti in bella mostra tra
mobili, sedie e divani. Uno spettacolo unico, per chiunque visitasse
l'abitazione dell'ex pescatore. Almeno fino a ieri, quando il
pensionato ha ricevuto la visita delle Fiamme gialle. Dopo aver
raccolto una serie di elementi investigativi, i militari della
guardia di finanza della caserma di Portici agli ordini del
comandante Filippo D'Albore hanno deciso di dare un'occhiata
all'appartamento del1'ex-pescatore e si sono trovati difronte a una
serie di reperti collocabili temporalmente tra il II secolo avanti
Cristo e il III d.C: tredici anfore per il trasporto di vino e olio,
un'anforetta per la conservazione di profumi, un incensiere in
argilla chiara e una colonna. Tutto il materiale era stato molto
probabilmente accumulato dal pensionato ercolanese nel corso della
sua decennale attività di pescatore La collezione Oggetti risalenti
al II e III secolo recuperati nei fondali di varie località del
Mediterraneo e mai dichiarati nelle acque del Mediterraneo. Gli
oggetti, infatti, non sono solo arredamenti delle residenze
vesuviane di epoca romana, ma utensili rinvenuti in mare lungo le
coste campane, sarde e calabresi. Nonostante l'antichità dei
reperti, tutto il vasellame era custodito in ottimo stato di
conservazione. In qualche caso, erano anche stati apportati piccoli
interventi di restauro utilizzando un collante speciale indicato
appositamente per l'argilla. Gli investigatori non escludono che gli
oggetti potessero essere destinati alla vendita: «Sul mercato
clandestino - spiegano i finanzieri - ogni pezzo potrebbe valere
almeno cinquecento euro. La cifra non è altissima perché esistono
parecchi reperti del genere rinvenuti in mare dai pescatori della
zona. Ma chi non dichiara il possesso di questi reperti incorre in
una sanzione penale». Il pescatore di Ercolano che aveva allestito
un museo in casa, dunque, è stato denunciato a piede libero e
rischia fino a tre armi di detenzione. A giudicarlo sarà il
Tribunale di Napoli. Non si tratta della prima operazione del genere
effettuata dalle Fiamme gialle nel territorio vesuviano: tutto il
materiale recuperato in queste operazioni viene immediatamente
confiscato e destinato alla Soprintendenza di Pompei. |
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18/10/2010
Cimitile (NA), le Basiliche paleocristiane come luogo di
sperimentazione (Il Mattino)
Le basiliche paleocristiane
di Cimitile come luogo di sperimentazione e innovazione della
ricerca scientifica universitaria. La facoltà di Architettura della
Sun, nell'ambito della ventesima settimana della cultura scientifica
e tecnologica bandita dal Miur,organizza a partire da questa
mattina, un laboratorio didattico pluridisciplinare «Materia
Cimitile. Memoria di segno, misura di storia» nel Complesso
paleocristiano di Cimitile in via Madonnelle. Un laboratorio in cui
le metodiche di indagine tecnico-scientifica applicate all'analisi
diagnostica dei beni culturali possono garantire la diffusione di
aggiornate informazioni sulle ricerche scientifiche innovative e
sulle possibili applicazioni nel campo dello studio, della tutela e
del restauro. Docenti e ricercatori della facoltà di Architettura
«Luigi Vanvitelli» della Sun presenteranno così le proprie
esperienze. In accordo con gli enti locali e le scuole coinvolte nel
corposo progetto sarà possibile per i partecipanti accedere
gratuitamente al sito delle basiliche paleocristiane; partecipare a
visite guidate, assistere alle dimostrazione nelle basiliche
paleocristiane di rilievi termo-igrometrici dell’ambiente interno e
alla simulazione delle operazioni di rilevamento acustico nella
parrocchiale di San Felice, essere presenti all’apertura
straordinaria della Basilica dei Santi Martiri e la visita al ciclo
di affreschi tardo-antichi restaurati a cura della Soprintendenza
Archeologica di Napoli. |
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17/10/2010
Somma Vesuviana (NA), sarà realtà il Villaggio Augustus (Il Mattino)
Sarà realtà il «Villaggio
Augusteo», quel progetto «Augustus» che in
molti hanno già avuto modo di ammirare virtualmente in una video
simulazione. Alloggi per studenti e docenti, un anfiteatro,
strutture ricettive, laboratori, biblioteche, giardini, aule per la
formazione post universitaria: una città nella città, pensata per la
tranquillità e la cultura e che si integrerà nel paesaggio, in
quella location di via Starza Regina dove c’è anche la villa
Augustea con in corso la mission archeologica giapponese. Impatto
ambientale zero, solo armonia, con edifici di altezza non superiore
ai sei metri. Cinquantamila metri quadri e un investimento di 30
milioni di euro da parte della società «Villaggio Augusteo»
dell’imprenditore Vincenzo Romano: ora si attende solo la partenza
giacché la maggioranza del Consiglio comunale ha detto sì alla
concessione in deroga dell’Ente alla società di privati. Ventidue
voti a favore, solo 7 «no» arrivati dai banchi dell’opposizione. Il
Villaggio Augusteo (Progetto Augustus) è l’ultima e ambiziosa
proposta del Gruppo Edilvesuvio Costruzioni di Somma Vesuviana
(Napoli). «Un’opportunità di incredibile sviluppo, sarà il futuro
della nostra città - dice il sindaco Raffaele Allocca - questo
villaggio alle pendici del Vesuvio, cinquantamila metri quadri di
cui solo il 35 per cento sarà edificato con impatto ambientale pari
allo zero, rappresenterà per Somma Vesuviana il rilancio
occupazionale, turistico, culturale e istituzionale». Il monumentale
progetto che prevede, inoltre, centri polifunzionali, musei,
strutture sportive e numerosissime aree verdi attrezzate, è frutto
di un’intuizione del geometra Vincenzo Romano e della progettazione
degli ingegneri Michele Ragosta e Sergio Palma. La realizzazione del
modello tridimensionale è del geometra Stefano Nappi. Mentre
l’animazione virtuale del progetto - che si può trovare su You Tube
cercando semplicemente «villaggio augusteo» è della LuckyProject di
Sergio Gallo. La convenzione ratificata dal Consiglio dovrà ora
essere accettata dalla società e il consigliere Vittorio de Filippo
(Pdl) ha assicurato in assemblea che «Saranno garantite le
agevolazioni per i residenti». |
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14/10/2010
Baia (NA), da domani percorso allargato al Museo nel Castello (Il Mattino)
Sarà riaperto domani il museo
del Castello di Baia, grazie a un modello inedito di gestione da
parte del personale in servizio alla Soprintendenza Archeologica di
Napoli e Pompei. In attesa del polo di restauro dei beni sommersi
dell'area flegrea, diciannove tecnici specializzati daranno una mano
ai custodi per consentire l'ordinaria ripresa del percorso
espositivo, chiuso da due anni per l'insufficienza dei turni di
sorveglianza. Sedici guardiani, infatti, da soli non bastano per
garantire la sicurezza all'interno delle 54 sale allestite nei
diversi piani del monumentale complesso aragonese. Un vuoto colmato,
per il momento, dalla presenza dei giovani restauratori, che saranno
impegnati a svolgere i loro compiti di ufficio attraverso i percorsi
dei visitatori. «Una prova di buona volontà che ci consentirà di
restituire ai turisti ben 45 sale del nostro bellissimo museo»,
spiega la direttrice Paola Miniero. «La conferma tangibile
dell'impegno del nostro personale per superare gli ostacoli
finanziarie organizzativi che frenano lo sviluppo dei beni
culturali». Una scommessa vinta per l'ex Soprintendente Giuseppe
Proietti appoggiato nel suo impegno per la riapertura del Castello
di Baia sia dai dirigenti degli uffici periferici che dalle
rappresentanze sindacali dei lavoratori. Per domani mattina non è
prevista alcuna cerimonia ufficiale. Torneranno i turisti,
semplicemente, dalle 9 alle 15, salutati dal nuovo Soprintendente ai
Beni Archeologici, Jeannette Papadopoulos. Così ogni giorno, escluso
il lunedì per il turno di riposo settimanale. Di appena quattro euro
il prezzo del biglietto per l'intero tour attraverso le meraviglie
dell'area archeologica flegrea. Nelle ritrovate sale del castello
aragonese, molti fra i pezzi più belli della storia antica di Cuma,
Puteoli, Liternum, del Rione Terra, cuore pulsante dell'antica città
flegrea. Il primo nucleo del museo, realizzato sedici armi fa, fu
progressivamente arricchito dalle opere d'arte tornate alla luce nel
corso delle campagne di scavo degli ultimi anni. Nel 2008 al
percorso di Baia fu addirittura attribuito il riconoscimento di
museo più bello d'Italia. Perle carenze di custodi, però, la
chiusura al pubblico si rese inevitabile. In precedenza, tuttavia,
nella torre di nord-ovest del castello era stato ricostruito uno
spettacolare percorso del ninfeo sommerso di Punta Epitaffio e dei
tesori restituiti dal mare dopo essere sprofondati nei secoli per
gli effetti del bradisismo flegreo. Di qui il progetto di un
laboratorio specializzato di restauro per i pezzi pregiati del
patrimonio archeologico sommerso. Un traguardo soltanto in minima
parte realizzato. Insieme con le suggestioni del parco di Cuma, del
Rione Terra, delle Terme Romane, dell'Anfiteatro Flavio, della
Piscina Mirabilis, il museo del castello di Baia rappresenta il
piatto forte dell'offerta turistica messa in campo per lo sviluppo
economico e occupazionale dei Campi Flegrei. Negli ultimi anni si
sono moltiplicate le occasioni di valorizzazione del patrimonio
storico e ambientale del territorio virgiliano. Sinora, però, è
mancata la necessaria capacità di programmazione degli interventi,
scarsamente appoggiati dalle amministrazioni centrali e non sempre
condivisi dalle comunità locali. |
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14/10/2010
Bacoli (NA), Piscina Mirabile in mano ai privati per tre anni (Il Mattino)
Disco verde del ministero per
la gestione della Piscina Mirabilis ai privati. Ferme restando le
prerogative della Soprintendenza archeologica, a titolo sperimentale
nei prossimi tre anni l'organizzazione dei servizi turistici sarà
affidata a un gruppo di operatori dell'Unione Industriali di Napoli.
Nei prossimi giorni i primi sopralluoghi e la stipula degli accordi
burocratici, dopo il vertice convocato dal direttore del ministero
per la valorizzazione dei beni culturali, Mario Resca, con i
responsabili territoriali, la senatrice Diana De Feo, il presidente
della sezione Turismo dell'Unione industriali di Napoli, Mario
Pagliari. Non essendo in gioco interessi di lucro, sarà possibile
procedere senza effettuare alcuna gara di appalto. Oltre ai servizi
di manutenzione ordinaria, i concessionari garantiranno servizi di
biglietteria, accoglienza, visite guidate, campagne di promozione
per rispondere alle richieste dei turisti che continuano ad arrivare
da tutto il mondo. Se il progetto avrà successo gradualmente il
modello di gestione potrebbe essere allargato agli altri più
importanti ' monumenti dell'area flegrea e della regione.
In tempi molto stretti sarà anche avviato un piano di concertazione
con l'assessore regionale Giuseppe De Mita (che già si è dichiarato
favorevole all'iniziativa) e con il sindaco del Comune di Bacoli,
Ermanno Schiano. La riapertura al pubblico della Piscina Mirabilis e
degli altri siti archeologici dell'area flegrea dovrebbe, infatti,
comportare un decisivo impulso ai programmi di sviluppo locale
coinvolgendo nell'impresa volontari, cooperative di servizi e
giovani operatori già impegnati nel settore dei beni culturali.
Chiusa perla mancanza di custodi e affidata alla buona volontà di
una «assuntrice» della Soprintendenza, la monumentale Piscina
Mirabilis è diventata negli ultimi anni una sorta di pietra dello
scandalo del mancato decollo turistico dei Campi Flegrei. Ogni
giorno, infatti, decine di visitatori italiani e stranieri si
presentano inutilmente ai cancelli sbarrati della colossale cisterna
che riforniva la flotta imperiale ancorata nel porto di Capo Miseno.
Le visite mancate di alcuni personaggi famosi della cultura
internazionale, in diverse occasioni hanno fatto barare l'immagine
del patrimonio storico campano al disonore delle cronache
internazionali. Il rilancio della Piscina Mirabilis potrebbe
rappresentare la svolta decisiva per la valorizzazione del
patrimonio storico dell'area flegrea. Un «Grand tour» di
straordinaria suggestione. Nel giro di pochi chilometri quadrati
alcuni fra i più interessanti monumenti dell'antica civiltà campana:
dal museo del Castello di Baia (che sarà riaperto al pubblico da
domani mattina) al dedalo archeologico del Rione Terra di Pozzuoli,
dal parco di Cuma all'Anfiteatro Flavio e ai tanti altri gioielli
dei centri storici di Puteoli, Baia, Bacoli, Miseno. Nessun motivo
di sfida odi concorrenza allo Stato, ribadiscono i vertici del
ministero. Piuttosto il tentativo, da seguire sull'intero territorio
nazionale, di valorizzare al massimo le risorse disponibili,
accorpando i contributi e l'entusiasmo dei privati all'esperienza
consolidata delle amministrazioni pubbliche.
Un modello da seguire, non soltanto in
Campania. «Nessun motivo di sfida alle istituzioni, soltanto la
volontà di dare una mano per il rilancio del nostro straordinario
patrimonio archeologico, culturale, ambientale», spiega Mario
Pagliari, presidente della sezione Turismo dell'Unione Industriali
di Napoli. Come hanno accolto al ministero la vostra proposta di
gestire la Piscina Mirabilis? «Con entusiasmo. Hanno capito
perfettamente lo spirito della nostra iniziativa. Il direttore Resca,
anzi, mi ha incoraggiato ad andare avanti. Molto presto potremo
presentare un progetto». Quale sarà il ruolo dei concessionari
privati, rispetto alla Soprintendenza? «Rigorosamente operativo.
Cercheremo di organizzare i servizi di manutenzione del monumento,
di biglietteria e di accoglienza turistica, puntando al recupero
dell'immagine del nostro patrimonio storico nel mondo». Riaprirete
subito i cancelli della su estiva Piscina al pubblico? «L'obiettivo
sarà questo. Prima, naturalmente, dovremo affrontare e risolvere una
serie di problemi». Sarà un passo importante per lo sviluppo
economico locale? «Credo proprio di sì. Lasciare chiuso e
abbandonato un patrimonio del genere sarebbe un delitto. Creare
nuove . occasioni di promozione turistica, invece, potrà servire a
tutti». Quanti anni ancora occorreranno per vedere realizzati i
programmi di sviluppo turistico nell'area flegrea? «Non faccio
l'indovino. Penso, tuttavia, che l'impulso sarà notevole se a questo
primo modello ne seguiranno altri». |
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10/10/2010
Campania, beni culturali ai privati per dieci anni (Il Mattino)
«Cambio di passo delle
attività dell'assessorato». Con questa premessa si è aperto
l'intervento dell'assessore regionale al turismo Giuseppe De Mita al
convegno «Un Manifesto per Capri» indetto dalle due amministrazioni
isolane e da Federalberghi, Ascom e Capri Excellence. L'assessore
regionale al turismo ha scelto la tribuna del centro dei Congressi
isolani per lanciare precisi segnali all'intero comparto turistico.
«Non ci saranno più cabine di regia - ha annunziato De Mita - anche
se intendiamo muoverci nella logica dell'ascolto del territorio per
avviare una valutazione critica sulle cose da fare ed anche la
questione Capri sarà valutata all'interno delle problematiche che
esistono nella Regione Campania». Dall'analisi del Censis, posta a
base del confronto di ieri, emerge per De Mita «un modello-guida
adattabile, rispetto alle cose da fare, all'intera regione».
L'attenzione dell'assessore si è spostata sullo sviluppo delle aree
e degli attrattori turistico-culturali criticando i metodi sinora
adottati nell'erogazione delle risorse legate ai PIT per lo sviluppo
dei territori. «Bisognava individuare - ha spiegato De Mita - quali
fossero i veri attrattori esistenti nella nostra Regione, si è
preferito invece spalmare i finanziamenti in tutto il territorio
rinunciando ad una occasione irripetibile. Esistono nella nostra
regione varie realtà territoriali per cui bisogna sempre tenere
conto, superando i localismi, quali sono le priorità da adottare».
Ma il punto forte del suo intervento riguarda la valorizzazione
degli attrattori turistico-culturali. De Mita evita esempi. Ma è
chiaro il suo riferimento ai siti archeologici (Pompei e Paestum), a
parchi e riserve naturali, alle isole. De Mita indica una gestione
in un futuro prossimo aperta all'ingresso dei privati. «Bisogna
spingere per la presenza dei privati all'interno della gestione dei
grandi attrattori culturali - ha detto De Mita - il privato non deve
essere visto sempre in maniera negativa, anzi attraverso un corretto
apporto, coinvolgendoli a lungo termine direttamente, pensando ad
una media intorno ai dieci, dodici anni per quanto riguarda le
gestioni dei siti di interesse culturale». A tal proposito
l'assessore De Mita ha poi parlato di uno studio pubblicato da
Unioncamere che indica che i turisti che vengono nella Regione
Campania, per il 60% arrivano per visitare gli attrattori culturali
ed ambientali, e quindi la loro tutela e una corretta gestione
costituiscono un indotto importante per l'economia regionale
turistica». Intervento incisivo anche sul ritardo che la Campania ha
accumulato per l'approvazione della legge regionale sul turismo. «E'
vero, siamo in ritardo - ha riconosciuto - ma la legge non la fa
l'assessore, bensì il Consiglio regionale». Alla dichiarazione ha
fatto seguito la promessa di tenere in vita i presidi territoriali,
proprio perché la Campania non ha una specifica definizione
territoriale, ma una composizione di realtà che fanno capo al
proprio territorio. «L'Azienda di So a orno di Capri - ha promesso -
sarà una di quelle che resteranno in vita, proprio perla sua
peculiarità territoriale, che necessita di avere un presidio
sull'isola. Capri é un paradigma ed è un mix di una quantità di
aspetti diversi». Superare la stagionalità, fare sistema sul
territorio: sono i tasti sui quali De Mita insiste indicando il
percorso virtuoso da imboccare indicando la necessità della svolta.
«Ci si muove sempre in direzione all'organizzazione dell'offerta
turistica - ha detto - mentre secondo me bisogna muoversi sulla
comprensione delle domande che muovono il turista a scegliere Capri
e la Campania. Ed è in questa direzione che bisogna andare per
tutelare il diritto di cittadinanza di ogni turista». Il sindaco di
Capri a tale riguardo ha chiesto a De Mita di mettere in campo tutti
gli interventi necessari per fare avviare i lavori di ampliamento
sul porto commerciale, per i quali è previsto un finanziamento di 36
milioni di euro ed infine di affiancare l'amministrazione comunale
per il rilascio della concessione trentennale per la gestione del
porto turistico. |
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09/10/2010
Pompei (NA), lite Soprintendenza Rai sui cani (Il Mattino)
Cani che abbaiano tra le
antiche vestigia, la Rai li riprende e l'ex commissario Marcello
Fiori grida al complotto. Dal ministero chiedono «una servizio
obiettivo e non la diffusione di una realtà artefatta». Ieri mattina
una troupe di Rai 3, impegnata a girare un servizio per il programma
«Agorà» negli scavi di Pompei, si è imbattuta in un gruppo di cani
che vivono nell'area archeologica grazie a progetto «adotta Meleagro»
promosso dall'ex braccio destro di Bertolaso. Per Marcello Fiori
«Rai 3 tenta di stravolgere la realtà» e il ministero interviene
chiedendo l'interessamento dei vertici della rete nazionale. «Gli
operatori - afferma Marcello Fiori - hanno aizzato cani per dare
un'immagine negativa dell'antica città». Gli operatori e i
giornalisti della trasmissione di Raitre, regolarmente autorizzati
dalla soprintendenza per le riprese e accompagnati dal direttore
degli scavi (e da pochi giorni vicesoprintendente) Antonio Varone,
sempre secondo l'ex commissario, «erano decisi a riprendere
esclusivamente aspetti negativi e di degrado, arrivando persino ad
aizzare uno dei pochi cani presenti per dare un'immagine negativa
dell'area archeologica campana». Fiori, attualmente impegnato nella
creazione della Fondazione Pompei, riferisce l'accaduto
raccontatogli da Varone. «La troupe della trasmissione condotta da
Andrea Vianello è stata accolta con grande disponibilità dallo
stesso direttore degli scavi, che voleva illustrare quanto è stato
fatto negli ultimi mesi, mettendo in evidenza le grandi differenze
rispetto al degrado in cui versavano gli scavi prima del mio
insediamento, nel giugno del 2008. Sembra, però, che la troupe -
aggiunge l'ex braccio destro di Bertolaso - non fosse affatto
interessata a mettere in luce il miglioramento della situazione».
Sempre secondo Fiori «la troupe non voleva riprendere, ad esempio,
l'avvenuta trasformazione delle domus, ma solo mostrare quelle
ancora chiuse e in restauro, asserendo che loro erano lì per la
controparte. Mi auguro - conclude - che questa infelice espressione
non avesse nessun riferimento di natura politica, né di posizione
ideologica contro il lavoro che in questi mesi è stato realizzato
grazie alla competenza e al sacrificio di centinaio di tecnici e di
funzionari dello Stato. Voglio pensare che i giornalisti del
servizio pubblico agiscano e lavorino per informare i cittadini
delle reali condizioni in cui è Pompei, senza obbedire a ragioni di
parte o di natura ideologica». Varone si è detto sorpreso e
infastidito dal «tranello» che a suoi dire i giornalisti gli hanno
confezionato. «Noi accettiamo tutti - ha detto Varone - e speriamo
che sia fatta una descrizione obiettiva dei fatti. Pompei non è
certamente perfetta, ma sono stati fatti grandissimi e lampanti
progressi negli ultimi due anni». |
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07/10/2010
Pompei (NA), si fa avanti la Regione (Repubblica)
Il caso Pompei finisce al
ministero per i Beni culturali e diventa una questione politica. Ma
i problemi restano tutti. In una conferenza stampa ieri Bondi si è
detto "amareggiato" per le critiche degli articoli di denuncia sul
degrado di Pompei di "Repubblica" del 4 ottobre (che parlava di due
inchieste aperte dalle Procure di Salerno e Torre Annunziata sui
fondi europei e sulla gestione commissariale) e del "Corriere" del 5
ottobre scorso. Tuttavia per i vertici del ministero «il futuro di
Pompei» continua a essere «la fondazione, oppure un organismo
diverso come un´associazione, un consorzio o semplicemente un
rafforzamento della Soprintendenza che già ha poteri speciali». Un
organismo, in ogni caso, in cui la presenza della Regione Campania
sarà massiccia. Al Collegio romano ieri la voce era unanime: «La
Regione farà la parte del leone nella struttura che dovrà reggere e
amministrare l´area archeologica».
L´altro dilemma è rappresentato dalla nomina ad interim della nuova
reggente della soprintendenza, Jeanette Papadopoulos, subentrata al
neopensionato Giuseppe Proietti, che era stato designato anche lui
"a tempo". Saltato alla fine del mese scorso anche l´incarico ad
Angelo Mario Ardovino, ex dirigente del ministero, senza una
motivazione ufficiale. Il segretario generale del Mibac Roberto
Cecchi ha annunciato che a novembre si bandirà un concorso per
soprintendenze di Napoli, Pompei, Roma e Firenze. «In questo modo -
ha detto - potranno fare domanda anche le 7 nuove figure
dirigenziali risultate idonee per le quali Tremonti ci ha dato il
via libera a settembre».
«Provo grande amarezza per quanto è stato scritto insieme a tanto
orgoglio per quel che è stato fatto. Oltre cento interventi
effettuati, investimenti in tutela per oltre 65 dei 79 milioni a
disposizione (l´83 per cento), un nuovo impianto di illuminazione e
antincendio, servizi igienici adeguati, un posto di pronto soccorso,
aperture notturne. E ancora: niente più "assalti" delle guide
abusive ai gruppi turistici, una riduzione quasi totale del
randagismo», ha detto il ministro. Ma non è tutto oro. I giudici
indagano sulla effettiva necessità di una procedura di somma urgenza
diventata strumento di uso comune nei diciotto mesi della gestione
del commissario della Protezione civile Marcello Fiori. Per la Casa
dei Casti Amanti un intervento di poche migliaia di euro è lievitato
a circa un milione e la stessa impresa, lavorando sempre con
affidamento diretto, al Teatro Grande, dagli iniziali circa 600 mila
euro è passata a 5 milioni. Quanto al randagismo, il problema è
ancora aperto nonostante cospicui investimenti (86 mila euro solo
per la prima tranche dell´intervento denominato "(C) ave Canem").
Circolano foto di cani non monitorati dagli enti incaricati dal
commissario Fiori. Attualmente sono i custodi a occuparsi degli
ospiti a quattro zampe. «Se Bondi è amareggiato noi lo siamo ancor
di più per le condizioni in cui questo governo ha ridotto la cultura
in Italia - polemizza Luisa Bossa, deputata Pd ed ex sindaco di
Ercolano - A Pompei mancano vigilanza, coordinamento, criteri di
gestione e soprattutto una strategia complessiva di rilancio del
turismo culturale che punti sul valore e non sul business».
Alla conferenza stampa di ieri era presente il sottosegretario
Nicola Cosentino, coordinatore regionale del Pdl, unico collegamento
con il ministero e con l´argomento in discussione, il suo
collaboratore Nicola Mercurio, ex componente dello staff del
commissario di Pompei Marcello Fiori e ancora in servizio in
soprintendenza come addetto agli eventi speciali. «Gli interessi su
Pompei sono molteplici - dice a caldo dopo l´incontro al Collegio
romano il responsabile Uil Beni culturali Gianfranco Cerasoli - e si
vuole dimostrare che l´unico sistema per gestirla sia quello della
Protezione civile. In realtà basterebbe dare più autonomia cambiando
il cda con l´ingresso del Comune di Pompei, Provincia e Regione e
affidando a un soprintendente i poteri con cui derogare da talune
norme. Non serve la fondazione - prosegue Cerasoli - sarebbe un
altro carrozzone per succhiare soldi e per occupazione di posti». |
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07/10/2010
Pompei (NA), Papadopoulos nuova Soprintendente, ecco i vice (Il Mattino)
La dottoressa Valeria
Sampaolo e il dottor Antonio Varone, rispettivamente direttrice del
museo archeologico di Napoli e direttore degli scavi di Pompei, sono
da ieri i vice soprintendenti di Napoli e Pompei. Lo ha deciso la
neo soprintendente ad interim Jeannette Papadopoulos. «Sono
incaricati fino al 31 dicembre - si legge nella delega di nomina a
firma della dottoressa Papadopaulos - di sostituirmi per
l'espletamento delle funzioni proprie del soprintendente in caso di
mia assenza odi mia indisponibilità, rispettivamente la dottoressa
Sampaolo per l'area napoletana e il dottor Varone per l'area
vesuviana". I due vice sono in carica dal 4 ottobre e, per circa tre
mesi, assisteranno e sostituiranno la dottoressa Papadopoulos nella
gestione del patrimonio archeologico più conosciuto e visitato al
mondo. I sindacati, intanto, attendono di essere convocati dalla neo
numero uno della soprintendenza speciale di Napoli e Pompei per
discutere sull'organizzazione dei turni di lavoro. |
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07/10/2010
Napoli, vergogna decumani (Il Mattino)
Ai Tribunali graffiti sulle
chiese, partite di calcio in piazza e sversatoio di elettrodomestici
A dispetto del nome, via Tribunali è sempre stata senza legge. Il
Decumano Maggiore spacca Napoli senza goderne i vantaggi. Da Port'Alba
a Castelcapuano, il vecchio tribunale, il ventre di Napoli ha sempre
mostrato impudicamente le sue scorie, la zella incancellabile di
Napoli. Una passeggiata riesce a smentire tutte le fanfare che
annunciano una città pulita e miracolata. L'unico prodigio è la
ripulitura, in quella bomboniera di arte e storia che è piazza
Riario Sforza, proprio per la festa di san Gennaro dello scalone
dell'ingresso secondario del Duomo: hanno tagliato l'erbaccia
cresciuta a steppa e caricato cassonetti di bottiglie, cartacce,
plastica sfusa. Giusto lo scalone è stato miracolato, perché in
questo scrigno, con il portale durazzesco di Palazzo Caracciolo di
Gioiosa, la guglia barocca del primo patrono, la più antica della
città, realizzata dall'instancabile Cosimo Fanzago, ma soprattutto
con il Pio Monte della Misericordia che custodisce il capolavoro dei
capolavori di Caravaggio, «Le sette opere di Misericordia», nel bel
mezzo di quattro secoli di Napoli Nobilissima, troneggia monnezza
che s'è fatta monumento: carcasse di televisori, resi obsoleti
dall'era del decoder, materassi, ante di mobili dozzinali, gente che
rovista nei cassonetti. Le basi dell'obelisco, in pieno autunno,
sono verdeggianti di pianticelle selvatiche. E in un angolo riposano
due rudimentali porte di calcio che i ragazzi montano per giocare a
pallone, quando la piazza è finalmente sgombra delle auto in sosta.
Una coltellata nel cuore del patrimonio dell'Unesco. Piazze belle
piazze dove passano lepri pazze e i turisti fanno gimkana tra i
cumuli di monnezza per poter scattare una foto. Un'ardita coppia
giapponese gradisce, come un tocco di esotismo, come la nuova sozza
cartolina, uno scatto digitale accanto al montarozzo fetido. Peccato
che la puzza non sia ancora riproducibile. I Girolomini, poco più
su, nacquero come palcoscenico irripetibile degli splendori
controriformisti-ci: un colpo d'occhio unico. La chiesa degli
oratoriani di san Filippo Neri ha riaperto da pochi mesi, dopo
decenni off-limits, tra restauri e terremoto. L'hanno riscoperta i
napoletani, le guide e i turisti. Ma per arrivarci bisogna superare
una barriera di cassonetti. Fosse solo questo. La piazza è una
discarica di monnezza speciale sparsa a piacere e che neanche i
piccioni degnano di una beccata: non solo tubi catodici, ma persino
un frigorifero. Ma non c'erano multe salatissime per chi lasciva in
strada gli elettrodomestici vecchi? Nel palazzo a destra della
chiesa c'è una lapide che ricorda gli studi che li compì
Giambattista Vico, ma il marmo è spaccato e pericolosamente in
bilico, come pure una sacchetta appesa a un lampione, lanciata da un
balcone, come nella peggiore lettura folcloristica dell'igiene
napoletana. «In via Tribunali si sta stretti da duemila anni. Anche
Svetonio dice che quella strada era angusta», scriveva quasi
cinquanta anni fa Carlo Nazzaro, condirettore del «Mattino».
Arrivare alla fine, scansando più i motorini spetazzanti che le
bancarelle e le pizzerie, riserva un'ultima sorpresa: un enorme
scritta spray sull'antico muro di tufo, proprio accanto alla porta
di San Pietro a Majella, chiesa di memoria gotica voluta da Carlo II
d'Angiò per ricordare Celestino V, il papa del gran rifiuto, il gran
rifiuto, appunto. La scritta nera e rossa di chiara marca no global
recita: «Tonino libero, never walk alone». Non camminerà mai solo,
Tonino. Ma, visto lo scempio, sarà in pessima compagnia, di sicuro.
«La città è ormai la capitale del graffito selvaggio» denuncia
Antonio Panante del Comitato civico di Portosalvo, da anni impegnato
nella lotta alle scritte che imbrattano i monumenti. «E non è la
prima volta che viene deturpata. Durante la passata campagna
elettorale per le Regionali vi attaccavano i manifesti dei
candidati». Alla faccia della tutela del bene pubblico. |
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06/10/2010
Pompei (NA), polemiche e veleni sugli scavi (Il Corriere della Sera)
Pompei torna ad essere un
caso politico dopo la denuncia del Corriere della Sera sullo stato
di abbandono in cui versa l’area archeologica, commissariata per due
anni dalla Protezione Civile. Jeannette Papadopoulos è stata
nominata nuova sovrintendente di Napoli e Pompei. E già c’è chi,
come la Uil Beni Culturali, critica la scelta di una sovrintendente
«ad interim per Pompei che ne esigerebbe uno a tempo pieno».
Intanto infuriano le polemiche. Il ministro dei Beni Culturali,
Sandro Bondi rivendica «l’impegno concreto, la totale dedizione, il
lavoro serio, quotidiano, certosino per la faticosa risoluzione di
problemi lasciati incancrenire per troppo tempo». E parla di
«scoramento» e «angoscia» «per questo sventurato Paese, afflitto da
mille problemi, ma ancor più straziato da una stampa che ignora le
buone opere, capovolge la verità, diffonde e alimenta un’immagine
negativa, in Italia e soprattutto nel mondo». Mentre l’opposizione,
con la Pd Bossa accusa: «Lo scoramento è quello delle migliaia di
turisti che a Pompei vedono il degrado e l’abbandono del nostro
straordinario patrimonio culturale». «Il sito è allo stremo. Pompei
è il simbolo di una realtà diffusa: al governo della cultura non
importa niente».
Difende la gestione Bondi l’ex sottosegretario Nicola Cosentino che
ricorda: «L’area archeologica di Pompei era fino a due anni e mezzo
fa, un vero e proprio suk, assediato da prostitute, scippatori,
pataccari e commercianti abusivi». Per Vittorio Sgarbi c’era e c’è
anche altro: «Forse l’eccesso di denaro dà adito ad appalti in cui
ci sono infiltrazione mafiose», ipotizza constatando che «criticare
è facile». «Nessun abbandono e umiliazione per Pompei» assicura
Diana De Feo, senatrice del Pdl. Per il presidente della provincia
di Napoli, Luigi Cesaro, il sito ora «registra il 20% di presenze in
più». E il portavoce Pdl, Daniele Capezzone rimarca che «grazie
all’opera del ministro Bondi si è avuta nei mesi scorsi una positiva
inversione di tendenza». Concorda il governatore della Campania,
Stefano Caldoro.
Una «difesa d’ufficio» secondo il centrosinistra che accusa il
ministro di «indifferenza», ma non solo. Matteo Orfini, del Pd,
attacca: «L’idea che si potessero affrontare i problemi di Pompei
affidandoli a persone totalmente prive di competenza archeologica
era evidentemente una follia. Così come non si capisce quale sia il
disegno generale che sta dietro alla proposta di costruire una
fondazione per la gestione del sito». E conferma «l’abbandono di
Pompei da parte di un governo che evidentemente ha altre priorità e
non si preoccupa se crollano la Domus Aurea e il Colosseo, se
chiudono biblioteche e teatri». Vincenzo Vita (Pd) rincara: «Bondi
dovrebbe fare autocritica, non attaccare la stampa. Il metodo che
sta usando come ministro è solo quello dei tagli». Per il napoletano
Luigi De Magistris (Idv) «il degrado dell’area archeologica di
Pompei corrisponde al degrado di tutta l’area del parco Vesuviano,
ingiustificato e gravissimo. A Pompei però vediamo anche gli effetti
del modello Protezione Civile che dall’emergenza si stava allargando
e che ora le inchieste per fortuna hanno fermato».
Negli scavi di Pompei non c'è bisogno di andare
a caccia di scandali lungo tutti i sessantacinque ettari di beni
archeologici a cielo aperto, patrimonio dell'Umanità. Per deprimersi
è sufficiente fare come un turista pigro. Girare appena poche
centinaia di metri attorno al Foro. E’ il posto che è proprio
all'incrocio degli assi principali del nucleo originale, il Foro. Il
fulcro della città antica. Il perno della folla dei turisti,
cinquemila ogni giorno, in media. La desolazione, tuttavia, assale
già all'ingresso delle rovine. Non soltanto per le toilette degne di
un campo di concentramento. O per le guide turistiche più o meno
autorizzate che ti vengono incontro a frotte, con ogni lingua
conosciuta. E’ che appena arrivi, la guida cartacea ti sbandiera
come prima visita la bellezza delle Terme. Inutilmente. Sono chiuse,
da chissà più quanto tempo. Come l'Antiquarium, mai aperto per
ospitare le migliaia di reperti archeologici prigionieri e
impolverati dentro i Granai del Foro. Da sempre. I turisti si
accalcano neanche fossero mosche attorno al miele pur di rubare foto
di statue o di capitelli o di chissà che ben di dio è custodito
dentro le cassette di plastica, lì all'interno di quei Granai chiusi
con sbarre arrugginite. I cani randagi (che in tanti continuano ad
aggirarsi indisturbati per le rovine antiche) amano fare la pipì
sopra quelle sbarre. Camminare attorno al Foro per crederci. Le
strade antiche sbarrate senza alcun cartello che spiega il perché.
Palizzate divelte. Cumuli di calcinacci dentro botteghe mai
restaurate. Uno degli zuccherini del giro turistico (versione pigra)
è senza dubbio il tempio di Apollo. Qui lo stato di degrado non è,
tanto e soltanto, una questione di etica o di decoro. C'è un
problema serio di sicurezza. Basta alzare gli occhi sotto le volte
per capire. Oppure guardare le colonne che si sgretolano, pezzo dopo
pezzo. Di solito cadono in terra pezzettini piccoli di quelle
colonne. Ma chi può impedire che si stacchi un lastrone per intero?
Addosso a qualche turista inerme? Continuiamo a camminare. Adesso in
direzione delle porte di Ercolano. Vicolo delle Terme. Vicolo della
Follonica. Sono tante, ancora, le case chiuse, sbarrate con i
lucchetti. Nella Casa del Poeta Tragico c'è il famoso mosaico del
Cave Canem. Ci sarebbe. Perché non si può vedere, visto che anche
questa casa (inutilmente contrassegnata dal numero 22 dell'audio
guida) è chiusa. Ma andiamo avanti. Fiduciosi verso la Casa dei
Vettii: era stato annunciato un grande restauro. La guida cartacea
ci spiega che i Vettii erano ricchi e liberti. Ci invoglia a
guardare le pitture d'ingresso che evidenziano auspici di
prosperità. E dove spicca la figura di Priapo, dio della fertilità.
E una pruderie morbosa questa figura mitologica con il suo grande
membro posato sopra il piatto di una bilancia a far da contrappeso
al denaro. Ma arrivati all'ingresso della Casa dei Vettii, la
delusione deborda nella rabbia. Non soltanto non si può ammirare
nemmeno l'ombra di Priapo. Ma l'unico denaro che possiamo vedere è
quello scritto in cifre sul cartello all'ingresso che segnala il
restauro: 548 mila euro per dei lavori inaugurati il 27 agosto del
2008 che avrebbero dovuto essere terminati nel 2009. Non è dato
sapere in quale mese del 2009 avrebbero dovuto chiudere il cantiere:
sul cartello dei lavori, qualcuno sopra la data ci ha voluto
scrivere «vergogna» con una penna a biro. Comunque siamo nel 2010, e
anche verso la fine, e della Casa dei Vettii ci rimane soltanto la
veduta di una infinita montagna di impalcature dove non c'è segno di
un operaio o di un qualsiasi qualcosa che dia il senso di alcun
lavoro in corso. Quando eravamo passati davanti alla casa del
Naviglio di Zefiro e Flora (chiusa) un operaio l'avevamo visto: si
aggirava lungo le impalcature senza alcuna misura di sicurezza. E
senza alcuna preoccupazione. Andiamo avanti. Continuiamo a girare.
La via Stabiana è lunga Adesso osiamo. Mettiamo da parte la
pigrizia, andiamo oltre la sequela di botteghe senza arte né parte,
case dagli intonaci che vengono giù come le gocce di pioggia, e
allunghiamo il passo. Dritti per dritti lungo la bella (e
miracolosamente rimasta originale) via Stabiana si arriva al Teatro
Grande. Ci aveva fatto soffrire il Teatro Grande di Pompei in una
gita di fine primavera Per i lavori di restauro erano stati usati,
senza pudore, martelli pneumatici e ruspe, scavatrici, betoniere.
Cavi elettrici che bucavano le colonne. Turisti increduli davanti a
tanto scempio. Il Teatro Grande è stato restaurato e inaugurato.
Ricostruito ex novo con blocchetti di tufo moderno. In tanti esperti
in quei giorni avevano gridato allo scandalo per un bene trattato
come fosse il cantiere di una cava di marmo. Ma alle obiezioni era
stato replicato che il tufo era reversibile. Che sarebbe stato
tolto, prima o poi. Corriamo a vedere il Teatro Grande. Ovviamente i
blocchetti di tufo sono ancora tutti lì. Ha qualche senso logico
spendere milioni di euro per mettere quei blocchetti di tufo e
altrettanti soldi per toglierli, poi, nel giro di qualche settimana,
terminata la stagione estiva degli spettacoli? Le casette di lamiera
allestite per i camerini, però, almeno quelle sarebbe stato
possibile portarle via. Sottrarle alla vista. Come i tubi in ferro
accatastati lì, a mucchi. A che cosa servono? Torniamo indietro al
Foro, mesti. Vicino ai Granai c'è un cagnone nero che ci viene
incontro, ci lecca la punta della scarpa, si avvia a fare i suoi
bisogni nel luogo deputato. Sentiamo la stessa esigenza. E accanto
ai Granai abbiamo la prima buona notizia della visita: nella
caffetteria nuova le toilette sono pulite e ordinate. Si può fare la
pipì illudendosi di essere in un posto civile.
Intervento di
Andrea Carandini, Presidente del Consiglio
Superiore per i Beni Culturali
Il più straordinario rudere classico del mondo con reperti ammassati
come a «Sing Sing» Prima che un rudere, Pompei è una città che ha
perso i tetti e che ha tanti visitatori quanti un tempo i suoi
abitanti: circa diecimila ogni giorno. Pur dopo una vita da
archeologo militante, se dovessi dirigere la Soprintendenza
vesuviana mi tremerebbero i polsi, tanto è immane, prima di tutto,
il problema pratico: coperture, scorrimento delle acque, servizi...
Mi sentirei più tranquillo se avessi al mio fianco un «sindaco». Noi
umanisti abbiamo pregi e carenze, che spesso non vediamo. Il
problema è che le competenze, scientifica e pratica, si sono sempre
combattute a Pompei; non si è arrivati, come al solito da noi, a
fare squadra. Pompei si trova nella situazione dell'Aquila, ma dal
'700. Le città senza coperture hanno un solo destino: ridursi in
polvere. Quanti isolati siamo stati e saremo in grado di coprire?
Certamente pochi, rispetto al centinaio di quelli scavati. E il
resto? In polvere, pioggia dopo pioggia. Che fare? Bisogna, innanzi
tutto, che Pompei finanzi, con i propri soldi, la pubblicazione di
tutti gli isolati, avvalendosi di istituti scientifici italiani e
stranieri, al ritmo di almeno dieci isolati l'anno e secondo una
metodologia di base unitaria; queste pubblicazioni devono
concludersi con proposte di manutenzione e garantire la tutela
conoscitiva della città: non abbiamo più la Pompei del '700;
documentiamo almeno quella di questo inizio di secolo; a breve
constateremo soltanto polvere. Ciò si ottiene organizzando una vasta
e strutturata impresa scientifica. Pompei, il più straordinario
rudere classico del mondo, è sostanzialmente inedita, come inediti
sono i suoi reperti ammassati a «Sing Sing», gli sconfinati
sottotetti del Museo Nazionale di Napoli, e a Pompei stessa! Non è
uno scandalo? Perché, tra tanti argomenti sollevati, sovente in modo
pretestuoso, questo problema non è mai stato sollevato: le
indignazioni hanno paraocchi? Di più, manca a Pompei un progetto,
che parta da un'analisi imparziale di quel che è stato fatto
nell'ultimo decennio, gestione commissariale compresa, per arrivare
a una proposta globale, che si concentri su un solo obbiettivo: come
spendere gli ingenti fondi che Pompei incasserà nel prossimo
decennio? Quali le parti da coprire, come realizzare le coperture,
casa fare per quelle che non si potranno proteggere, come e dove
comunicare la storia della città? Serve in primo luogo una
manutenzione programmata, analogo a quella che il Commissario
Roberto Cecchi sta sperimentando per Roma. A Pompei è entrata la
Protezione civile per la ragione che è entrata all'Aquila. Ha essa
esautorato i funzionari della Soprintendenza? No: i progetti
finanziati e realizzati sono stati elaborati dai funzionari
archeologi, restauro del teatro compreso! Per il commissariamento a
Pompei (non della Soprintendenza di Pompei), come per quello del
centro archeologico di Roma, si è trattato di una guerra ideologica,
come ho potuto verificare in una visita recente alla città,
accompagnato dal Segretario generale del Ministero. Mi aspettavo un
disastro. Ho trovato altro. Ho constatato un'efficace segnaletica,
servizi igienici funzionanti, un pronto soccorso per i visitatori,
percorsi per portatori di handicap, visite organizzate per le
scuole. Ho visitato un isolato interamente coperto, quello dei Casti
amanti, che consente di apprezzare alcune case in corso di scavo per
la prima volta sia dall'alto che dal basso: l'asino che per salvarsi
ha ficcato la testa sotto la mangiatoia! (ho fatto osservare un
fronte troppo avanzato, che verrà arretrato). La vicina Casa di
Polibio è stata assai ben valorizzata, con mobilio, suppellettili e
un racconto dell'eruzione, a partire dagli scheletri rinvenuti. Ho
visto cantieri di manutenzione aperti, circa una settantina. E’
cominciato il restauro dei marciapiedi consunti e si approfitta
dell'occasione per posare cavi per i servizi. Ho apprezzato il
restauro dell'Antiquarium, chiuso dal 1980, che a novembre riaprirà.
E’ stato reso fruibile il teatro con gradini in tufo, che ho
preferito al marmo, proposto in un primo tempo dalla Soprintendenza.
Sono stati vincolati venti ettari sopra la città non scavata,
destinati a culture biologiche da offrire nel ristorante che sta per
aprire alla Casina dell'Aquila. Gli uffici della Soprintendenza non
sono più nei container — terremoto del 1980 — ma nell'edificio di
San Paolino restaurato. Nel passato sono stati spesi circa sette
milioni di euro l'anno, su circa 20 di incassi annuali. In un anno e
mezzo sono stati impegnati dal Commissario Marcello Fiori circa
settantanove milioni di euro (dei quali quaranta residui attivi
della Soprintendenza), destinati per oltre l'ottanta per cento a
messe in sicurezza, alla tutela. Verranno destinati due milioni di
euro alla manutenzione ordinaria programmata, che è il futuro.
Verranno smontati i capannoni sopra la città antica che, rimontati
altrove ridaranno decoro paesaggistico al luogo. Tutti disastri?
Certo il problema formidabile di Pompei resta. È auspicabile un
nuovo modello di gestione, adatto a una realtà tanto complessa, che
sia capace di far cooperare diverse competenze. Dovrebbe consentire
al Soprintendente di esercitare i poteri di tutela e di verifica in
modo in modo pieno e al «sindaco» di esercitare la gestione,
altrettanto in modo ampio. Il fine comune è mostrare, raccontare.
(Una precisazione: il portale Pompeiviva.it è del Ministero; il
criticato Italia.it no).
«Basta con i commissari che vengono da altri mondi, Pompei ha
bisogno di tornare alla sua normalità, cioè alla cultura. Oggi
valgono altre regole e i risultati si vedono». La voce severa e
ammonitrice è di Pietro Giovanni Guzzo, il soprintendente che venne
mandato a casa il 31 agosto del 2009, due mesi dopo aver ricevuto
dall’Accademia dei Lincei un premio per il lavoro svolto a Pompei.
Da allora è iniziato un ciclo nuovo che avrebbe dovuto favorire la
«rinascita» di Pompei, annunciata dal premier Berlusconi e
rivendicata a più riprese dal ministro Bondi. Gli obiettivi
raggiunti, però, secondo Guzzo, che continua a subire molte
critiche, non sono stati pari ai soldi profusi e in più si è
assistito al varo di una sorta di Disneyland pompeiana che ha avuto
il suo punto più alto nella casa di Giulio Polibio poi interessata
dal crollo di una trave. In questo lasso di tempo Guzzo si è tenuto
in disparte, ma ora ha deciso di non sottrasi alle domande del
giornalista.
La sua ricetta è drammaticamente semplice: «A Pompei serve un
soprintendente che venga dal mondo culturale, che sia di ruolo
ordinario ma abbia gli stessi poteri attribuiti al commissario».
Sembra facile, ma non lo è come testimoniano le adesioni straripanti
comparse in questi giorni sul sito «Stop killing Pompei ruins».
Nel mondo si piange il degrado irreversibile del sito archeologico
più amato ma da noi si continua a mostrare indifferenza e a ripetere
che tutto va bene madama la marchesa. Ma non la pensa allo stesso
modo anche una guida che non va a caccia del turista, ma è inserita
in un circuito che lavora alla luce del sole: «Normalità— sostiene
Franco — vuole dire curare la manutenzione di ogni giorno, servono
meno muratori e più restauratori accreditati, meno puntelli (ci sono
ancora quelli del terremoto di 30 anni fa), meno chiodi a pressione
che bucano pareti provatissime, meno insegne in puro stile
californiano e servizi più curati di quelli fatti recentemente».
Luigi Necco, freschissimo responsabile del servizio cultura del Pd
provinciale, è più tecnico ma ugualmente incisivo: «Quando c’erano i
soldi hanno fatto il Teatro grande che era funzionale al progetto di
delegare alla protezione civile la gestione della cultura e dello
spettacolo, ma ora i nodi vengono al pettine. Ed è giusto deplorare
l’eccesso di servizi aggiuntivi che filano lungo binari più
scorrevoli». Ma contro questa tesi si scaglia la senatrice del Pdl
Diana De Feo che difende, al contrario, i risultati della gestione
commissariale. E ora ritorniamo nella città degli scavi. Ieri è
stato il primo giorno di lavoro del nuovo soprintendente, la signora
Jeannette Papadopoulos, ma l’attesa di novità è andata delusa perché
il funzionario si è barricata nel suo ufficio e ha detto che
incontrerà i giornalisti solo tra qualche giorno. Speriamo bene,
anche se è arduo convincersi che un solo soprintendenrte possa
gestire un’area archeologica che va da Sorrento a Cuma passando per
le isole. Guzzo dice che non è possibile («Bisogna rinvigorire
Pompei e riorganizzare il Museo Archeologico di Napoli che deve
essere il terminale del territorio culturale») e Necco rincara la
cose: «Basta prendersi in giro, servono due Soprintendenti».
Entriamo nella città degli scavi dalla porta Marina e il primo
impatto dolente lo subiamo al cancello della casa del Poeta tragico
dove c’è il famoso mosaico del «Cave canem» fatto comporre dal
proprietario. È pericolosamente inclinato, alcune tessere sono
saltate e i turisti che hanno occhi per vedere e sensibilità per
capire restano esterefatti anche perché passano in una zona tutta
transennata nella quale s’impatta in una serie di puntelli di ferro
che con il brutto tempo si sono pericolosamente arrugginiti. Pare
che resistono dal terremoto dell’80. Un altro scandalo è la chiusura
delle Terme Suburbane. «La chiusura dura da otto anni— dice sempre
Franco— e il turista che ha voglia di immergersi nell’atmosfera
della Pompei prima della distruzione viene tolto un contributo
fondamentale». A conti fatti l’unico intervento ineccepibile è il
percorso per i portatori di handicap. Nonostante tutto, però, i
turisti sono sempre lì a dimostrare l’eccezionalità del sito. In un
martedì feriale, senza crociere in giro per il golfo, ieri si
contavano a migliaia e avrebbero meritato migliore sorte. Pompei, ad
esempio, è uno dei pochi siti al mondo dove si fa ancora la fila per
il biglietto d’ingresso e anche quei pochi che riescono a comprare
on line il ticket sono tenuti a mettersi in riga per ritirarlo.
Capita anche questo e Pietro Giovanni Guzzo ha una spiegazione che
convince: «L’obiettivo che mi ero proposto era aprire Pompei e gli
altri siti vesuviani al mondo, avevamo stretto un rapporto proficuo
ad Ercolano con la Fondazione Packard e altrettanto potremmo fare
ora con la postazione dell’Ermitage di San Pietroburgo che si è
insediata a Stabiae. Questa è la strada, riprendiamola». Con lei
soprintendente? «No, facciamo largo ai giovani, io posso mettere a
disposizione, se serve, la mia esperienza». |
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05/10/2010
Benevento, il parco di Cellarulo preda del degrado (Il Mattino)
Non è la prima volta che
l’opera completata e inaugurata l’estate scorsa da parte del Comune
fa discutere. Sulla realizzazione dei lavori, tra l’altro, vi erano
state alcune considerazioni della Soprintendenza ai Beni
archeologici. Stavolta si registra l’intervento del consigliere
comunale del Pdl Gianfranco Ucci. «Nei giorni scorsi - egli afferma
in una interrogazione rivolta al sindaco Fausto Pepe - autorevoli
professionisti sono intervenuti sullo stato di degrado inerente il
parco archeologico di Cellarulo. A poche settimane dall’avvenuta
inaugurazione è evidente lo stato dei fatti che impone un intervento
urgente sulle opere di pulizia, restauro, salvaguardia o copertura
delle strutture archeologiche esposte». Quindi l’esponente
berlusconiano ricorda che la soprintendenza Archeologica per le
province di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta dopo
l’inaugurazione «intimò di provvedere al restauro ed alla
salvaguardia delle strutture antiche portate alla luce evidenziando
anche l’inesattezza dell’unico cartello esposto dinanzi al complesso
archeologico, imponendo il termine di 60 giorni dall’invio della
propria comunicazione, alla scadenza del quale, avrebbe fatta
richiesta di risarcimento danni». Proprio questo intervento della
Sopritendenza fa dire ora al consigliere comunale Ucci che «Alla
luce di tutto ciò, essendo scaduti i termini, si chiede quale
iniziative l'Amministrazione ha messo in atto per risolvere
l'importante questione che produrrebbe, qualora ci fosse inerzia,
evidenti danni di immagine all’intera comunità». |
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05/10/2010
Bacoli (NA), visitabili i tesori di Misenum (Il Mattino)
Un segnale positivo nella
fruizione dei beni archeologici giunge da Capo Miseno grazie
all’iniziativa dell’associazione Antica Misenum. Successo infatti è
stato riscosso per il tour archeologico promosso da giovani
volontari, tanto che per il prossimo weekend si annuncia il tutto
esaurito. Anna Masuottolo, presidente del gruppo che guida i
visitatori tra i siti di Capo Miseno, spiega: «Abbiamo ricevuto per
sabato e domenica moltissime richieste, parteciperà anche il Gan -
Gruppo archeologico napoletano. Rilanciamo l’iniziativa nei fine
settimana di ottobre, tra i periodi dell’anno con maggiore
affluenza. Accettiamo prenotazioni anche durante la settimana con le
scuole». L’offerta di Antica Misenum è allettante. E il percorso è
duplice: un itinerario marino conduce i visitatori in barca
nell’antico porto imperiale di Miseno, alle pendici del promontorio
dove Virgilio colloca la sepoltura del trombettiere di Enea. Non
meno suggestivo il tratto terrestre: si parte dal Sacello degli
Augustali, un complesso destinato al culto imperiale, per proseguire
verso il teatro romano sul pendio collinare. Il viaggio nell’antica
Roma continua nella Grotta della Dragonara, una cisterna augustea
scavata nel tufo. Ultima tappa è la Piscina Mirabilis, l’imponente e
ormai famoso serbatoio che riforniva la flotta misenate. Grazie
all’iniziativa dei volontari di Antica Misenum il tour tra questi
monumenti è una realtà. L’auspicio è che i cancelli si riaprano per
tutti gli altri siti del territorio, assicurandone allo stesso tempo
una decorosa manutenzione e quindi una fruizione quotidiana. Per
conseguire questo obiettivo si sono offerti imprenditori partenopei,
il cui piano è al vaglio dello Stato, ed è stato convocato un tavolo
di concertazione tra gli enti. Peraltro il filo conduttore del
Progetto integrato Grande Attrattore culturale - promosso dalla
Regione - è costituito da un itinerario archeologico-paesaggistico
come motore sostenibile dell’area. |
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05/10/2010
Pompei (NA), demolizioni nell'area degli scavi (Il Mattino)
Ruspe nella città degli
scavi: demoliti un immobile e una tettoia nei pressi dell’area
archeologica. Cinquanta metri quadrati di cemento illegale erano
stati realizzati in via Nolana, a nord della città sepolta più
conosciuta al mondo. La struttura era nell’elenco nero della procura
di Torre Annunziata. Il centro e le periferie, senza distinzione,
sono nel mirino della task-force anti-abusivismo disposta dal primo
cittadino. «La lotta agli abusi è tra le priorità dell’agenda - dice
il sindaco Claudio D’Alessio - l’attento lavoro di prevenzione e
repressione degli illeciti edilizi, compiuto dagli agenti
municipali, continua a dare ottimi risultati». Pompei è la città a
più alto vincolo di edificabilità, eppure si continua a violare la
legge. Sono ben tre i vincoli che rendono fuorilegge le costruzioni
edili a Pompei: quello ambientale-paesaggistico per la presenza
dell’area archeologica; quello idrogeologico legato al fiume Sarno
che rende l'area circostante a rischio frana; c'è poi la zona rossa,
il divieto a costruire in un'area interessata dal rischio Vesuvio.
Nonostante gli scavi, il fiume e il Vesuvio le forze dell’ordine, in
media, sequestrano una costruzione illegale al giorno. |
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04/10/2010
Mirabella Eclano (AV), raccolte firme per rilanciare il parco di
Aeclanum (Il Mattino)
Hanno firmato in cinquecento
per valorizzare e rilanciare il parco archeologico di Aeclanum e
tutto il patrimonio storico e artistico eclanese. La comunità di
Mirabella ha risposto all'appello lanciato da Claudio Bruno, don
Pasquale Di Fronzo, Giuseppe Moscato, Carlo Sirignano e Ivo Guarino
contro l'abbandono e il degrado in cui versa il più importante e
visitato sito irpino dell'antichità sottoscrivendo la singolare
petizione che sarà inviata alla Soprintendenza, alla Provincia e al
comune. La campagna di sensibilizzazione sociale avviata da un
gruppo di studiosi locali che difendono i diritti del territorio e
la campagna degli scavi sospesa ormai da tempo per carenza di fondi,
sia pubblici che privati, hanno dato vita ad un acceso dibattito. In
una mostra fotografica preparata appositamente per l'occasione sono
stati affissi sui tazebao gli scatti più significativi che
documentano lo stato passato e quello attuale dell'area archeologica
di Aeclanum, e così per la necropoli di Madonna delle Grazie che
risale al neolotico. Il sottosuolo mirabellano conserva
testimonianze preziose e riserva continue sorprese: è una miniera
inesauribile che però non viene sfruttata. «Non ci arrendiamo-
esclama il sociologo Claudio Bruno, tra i promotori dell'iniziativa
che si è svolta nella piazza della Torretta-. A noi sta a cuore la
conservazione delle vestigia, ma siamo convinti che un patrimonio
non si tuteli affatto con un'operazione di reinterro. Vogliamo
allora spiegazioni su quelle che sono le intenzioni della
Soprintendenza in merito. Si parla tanto di turismo, di investimenti
sulle bellezze artistiche e paesaggistiche che abbiamo per attirare
visitatori e poi invece si seppellisce tutto». Il sindaco, Vincenzo
Sirignano, ha apprezzato molto lo sforzo messo in campo da Bruno e
dai suoi amici tant'è che ha chiesto ulteriori chiarimenti e
rassicurazioni alla dottoressa Maria Fariello sulla procedura
adottata per il grande scavo finanziato da Sergio Tacchini che a
breve sarà ricoperto. |
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30/09/2010
Bacoli (NA), riaprono alcune sale del museo di Baia (Il Mattino)
Scrigno archeologico del
comprensorio e tra i maggiori siti in Italia, riapre al pubblico il
museo dei Campi Flegrei allestito tra le antiche mura del Castello
aragonese di Baia: dal 15 ottobre, 47 delle 54 nuove sezioni sono di
nuovo accessibili al pubblico. Grazie ad un potenziamento del
personale addetto alla sorveglianza con l'impiego di restauratori
occupati finora nel settore tecnico - conseguito con un accordo tra
la Soprintendenza speciale ai Beni archeologici di Napoli e Pompei e
i sindacati - è possibile garantire la vigilanza quotidiana nelle
sale e assicurarne dunque l'apertura. A favore del ripristino del
percorso nell'eremo, anche il placet del Dipartimento dei vigili del
fuoco il quale ha verificato le misure di sicurezza, e il Comune di
Bacoli che ha offerto la collaborazione nella gestione. Ma c'è di
più. Gli esperti restauratori, nella veste di addetti alla
sorveglianza, potrebbero curare la manutenzione di opere d'arte
lungo il percorso offrendo ai visitatori uno spettacolo duplice,
forse in un esempio unico al mondo. I dettagli di questa ipotesi
sono tuttora al vaglio, certo è comunque che i turisti non
resteranno più a bocca asciutta e gli accessi delle sale non saranno
più sbarrati. Le bellezze storico-archeologiche in mostra nelle
sezioni dedicate alla ricostruzione di Rione Terra, Cuma e Pozzuoli
possono finalmente essere ammirate tutti i giorni dal martedì alla
domenica dalle 9 alle 15- con l'ultimo ingresso per gruppi alle
13.30.Il lunedì resta, come sempre, giorno di chiusura
infrasettimanale. La riapertura del sito era stata peraltro
annunciata dal soprintendente Giuseppe Proietti già da qualche
settimana; il tavolo di concertazione con la Regione ha definitogli
ultimi aspetti per il ripristino della struttura museale, di cui è
responsabile il soprintendente Paola Miniero. Sono tuttavia ancora
in corso lavori di messa in sicurezza nella sezione dedicata a
Liternum; e restano chiuse, ma solo per poco, le due sale inaugurate
nel 1993 con l'esposizione del Ninfeo di Punta Epitaffio e il
Sacello degli Augustali: qui la caduta di calcinacci dal soffitto ha
richiesto ulteriori lavori per il consolidamento della volta. La
sala situata nella cosiddetta Torre Tenaglia del castello ospita la
ricostruzione della facciata del Sacello di Miseno; essa è formata
da un pronao dietro il quale si innalzano alcune statue
originariamente collocate nella cella interna al tempio stesso.
Insomma opere di manutenzione destinate ad essere presto concluse,
per offrire ai visitatori l'itinerario completo con migliaia di
reperti in vetrina nel Castello aragonese. |
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29/09/2010
Nola (NA), trovata dai carabinieri rarissima statua del VI secolo
a.C. (Il Mattino)
Cercavano delle armi ed
invece hanno trovato un guerriero di bronzo del VI secolo avanti
Cristo. Una statua rarissima, un reperto eccezionale risalente
all’epoca etrusca-italica che i carabinieri di Nola hanno rinvenuto
a Cimitile, nella casa di un dipendente dell’Asl Na3 Sud in servizio
presso l’unità di salute mentale di Nola. La scultura, posta sotto
sequestro, è stata affidata alla sovrintendenza speciale per i beni
archeologici di Napoli e Pompei che, dopo aver effettuato la perizia
la sottoporrà ad una delicata ed urgente operazione di restauro.
L’antico guerriero è stato scoperto per caso quando i militari della
compagnia di Nola, diretti dal capitano Andrea Massari, hanno
effettuato il blitz nell’abitazione di via Gramsci. I tre piani
dello stabile sembravano un negozio di robivecchi: oggetti
accatastati dovunque, cianfrusaglie di ogni genere, compresi cento
telefonini e 1100 cd falsi oltre ad un numero imprecisato di
televisori, lettori dvd e pc, tra le quali però spiccava la preziosa
e millenaria statuina. Che si trattasse di un manufatto antico gli
investigatori lo hanno capito subito. La presenza di placche di
ruggine e la superficie corrosa hanno immediatamente fatto pensare
ad un reperto di origini secolari. Per giunta non è passata
inosservata nemmeno la singolare coincidenza della vicinanza della
casa perquisita con le basiliche paleocristiane di Cimitile. Le
conferme sono poi arrivate quando, allertati i carabinieri del
nucleo di tutela del patrimonio culturale e la soprintendenza
archeologica è arrivata l’expertise. Il documento, firmato dagli
archeologi Giuseppe Vecchio e Fiorenza Grasso, oltre a stabilire
l’autenticità del reperto ne sottolinea «la rarità e
l’eccezionalità». Non ci sono ancora riscontri invece sulla
provenienza della statua risalente al VI secolo avanti Cristo.
L’unica ipotesi effettuata è quella di «un confronto possibile con
la produzione di piccoli bronzi nell’ambito piceno, le antiche
Marche, e più in generale in ambito etrusco italico», come dicono
gli esperti dell’arte antica. «Preoccupante», invece, sempre secondo
i responsabili della sovrintendenza, lo stato di conservazione della
statua alta più o meno un metro tanto da far ritenere urgente un
intervento di restauro per bloccare i processi corrosivi che
impediscono la lettura di particolari utili a caratterizzare meglio
la statuetta. |
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20/09/2010
Pietravairano (CE), il teatro è romano e non sannitico (Il Mattino)
Furono i Romani e non i
Sanniti a costruire, intorno al I secolo a.C., il tempio-teatro di
Monte San Nicola a Pietravairano, casualmente scoperto, nove anni
fa, dallo studioso Nicola Lombardi mentre sorvolava la zona a bordo
di un piccolo aeroplano. Sebbene l'impianto santuariale sia stato
rinvenuto in un'area caratterizzata dalla presenza di resti di mura
di fortificazioni sannitiche, la sua struttura architettonica e il
materiale con cui venne realizzato dimostrano chiaramente come
l'insediamento archeologico sia da attribuire ai Romani, i quali lo
edificarono sia per funzioni di carattere sociale e religioso che
per scopi geopolitici, essenzialmente legati al controllo delle
principali vie naturali con sbocco sul mare. È questa la tesi
presentata ieri dagli studiosi durante la visita al tempio-teatro
organizzata dall'amministrazione comunale del sindaco Francesco
Zarone e dalla biblioteca «R. Paone», a cui hanno partecipato oltre
duecento persone. A ricostruire e contestualizzare la sensazionale
scoperta archeologica, di cui sono state acquisite nuove
informazioni grazie ai recenti scavi condotti dall'Università di
Lecce e dalla Soprintendenza ai Beni archeologici di Napoli e
Caserta, sono stati il docente universitario Gianluca Tagliamonte e
l'archeologo Luciano Rendina, i quali hanno anche annunciato che le
ricerche continueranno nei prossimi mesi. «Pur non avendo il
completo controllo della zona - ha spiegato Rendina - i Romani
edificarono il tempio-teatro con un duplice obiettivo: da un lato
quello di dare un segnale della propria presenza sul territorio alle
tribù locali che ancora opponevano resistenza, e dall'altro quello
di controllare dall'alto le più importanti strade di collegamento».
Nelle prossime settimane la documentazione prodotta dagli studiosi
verrà raccolta in un opuscolo informativo a disposizione della
cittadinanza. Nel piano di valorizzazione del sito archeologico
messo a punto dall'amministrazione comunale c'è anche la
realizzazione di un nuovo sentiero di collegamento con il centro del
paese. «Dobbiamo continuare su questa strada - ha commentato Zarone
- e la valorizzazione del sito di Monte San Nicola è fondamentale
per promuovere lo sviluppo turistico non soltanto di Pietravairano
ma di tutto l'Alto Casertano». E ieri è stato anche possibile
effettuare un volo panoramico in elicottero sull'area archeologica. |
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11/09/2010
Bacoli (NA) qualcosa si muove per il museo di Baia e Piscina
Mirabile (Il Mattino)
Piscina Mirabiis, un coro di
consensi per la proposta di collaborazione degli imprenditori
alberghieri. Fuori discussione le prerogative di controllo delle
amministrazioni statali, ma la gestione diretta dei privati potrebbe
segnare una svolta per fare uscire dal degrado i più importanti
monumenti dell'itinerario archeologico dei Campi Flegrei. Mario
Pagliari, presidente della sezione Turismo dell'Unione industriali
di Napoli, chiede per tre anni la concessione della storica Piscina,
oggi chiusa al pubblico per mancanza di custodi. In via sperimentale
gli albergatori sono pronti a garantire la manutenzione, i servizi
di accoglienza, di ristoro, di promozione turistica. Gradualmente
poi, se dal ministero arriverà l'auspicato consenso, sarà possibile
allargare la collaborazione agli altri più importanti siti
archeologici trascurati per carenze di personale e mancanza di
risorse finanziarie. Dalla capitale arrivano segnali
d'incoraggiamento per l'aiuto offerto dagli operatori. Nello stesso
tempo, però, si lavora attivamente al superamento degli ostacoli che
frenano lo sviluppo dei flussi turistici nel Grand tour flegreo. In
particolare si cerca di riaprire il museo del Castello aragonese di
Baia, che negli ultimi anni aveva riscosso un buon successo di
riconoscimenti e di pubblico. E per martedì 2l è fissato un vertice
con le rappresentanze sindacali. «Forse l'occasione decisiva per
riaprire l'intero percorso», commenta il Soprintendente professor
Giovanni Proietti. «Attraverso una serie di spostamenti interni
siamo riusciti a rinforzare i turni di vigilanza. I nostri
dipendenti sono determinati a compiere ulteriori sacrifici, pur di
recuperare la funzionalità del museo flegreo. Contemporaneamente
saremo impegnati al recupero dei tanti altri pezzi pregiati del
percorso storico flegreo. Ben venga, in questo senso, la
collaborazione degli operatori privati e degli albergatori». Un
tavolo di concertazione è sollecitato, intanto, dagli amministratori
comunali di Bacoli, per garantire la presenza delle istituzioni
pubbliche locali nei progetti di sviluppo dei più importanti
monumenti dell'area flegrea. E pronti a collaborare con la
Soprintendenza si confermano anche i giovani volontari
dell'associazione Misenum, che considerano incoraggianti le proposte
digestione avanzate dagli industriali napoletani. Per domani mattina
è fissato l'appuntamento, alle 10,30 alla Piscina Mirabilis con un
gruppo di turisti che, su prenotazione, ha chiesto di poter visitare
il monumento. Nelle intenzioni dei volontari che accompagneranno la
comitiva, c'è l'idea di stabilizzare l'appuntamento domenicale,
accettando altre prenotazioni attraverso il sito web della
Soprintendenza Archeologica di Napoli e Pompei.
La roccaforte
Delle 52 sale del Castello di Baia solo una sezione è visitabile a
meno di due anni d completamento dei lavori di adeguamento della
struttura. Per centinaia di visitatori che erano stati in diverse
occasioni stimolati a visitare lo splendido maniero flegreo una
beffa ripetuta in più occasioni durante le iniziative a livello
regionale per la promozione turistica della Campania.
Le Terme
Le terme di Baia sono uno dei monumenti che nel corso degli anni
hanno ospitato eventi teatrali e musicali, dunque tra i più
sfruttati, ma non certamente al meglio e secondo le potenzialità del
sito, con le sue suggestioni tra storia e paesaggio. Da anni le
associazioni culturali e gli operatori turistici lamentano una
programmazione complessiva per tutto l'anno.
Il Serapeo
Il Macellum o tempio di Serapide nel centro di Pozzuoli è uno dei
monumenti più famosi dei Campi Flegrei perché rappresenta il
termometro del bradisismo, ovvero della terra che sale e scende. Ma
non è visitabile e anche gli impianti di drenaggio dell'acqua sono
da tempo malfunzionanti, al punto che le colonne rischiano la
rovina.
La Piscina Mirabiils - di cui
oggi si torna a parlare per la discesa in campo dei privati contro
il degrado – è un maestoso punto di raccolta dell'acquedotto del
Senno, l'antica Aqua Augusta romana, e fu costruita sotto l'Impero
di Augusto (I secolo d.C.) per rifornire d'acqua la flotta imperiale
romana, la Classis Praetoria Misenensis. L'ambiente, scavato nel
tufo, è lungo settanta metri per venticinque, ed è alto ben quindici
metri, con un volume d'acqua di dodicimila metri cubi. E forse la
più grande cisterna romana mai scoperta, insieme alla favolosa e
ancor pi grande Cisterna Basilica di Istanbul, la Yerebatan Saray,
che però fu costruita molto dopo, nel VI secolo d.C., sotto
l'imperatore Giustiniano. La volta a botte è in più parti incrinata,
il che consente a spettacolari lame di luce di fendere l'oscurità
dell'ambiente, totalmente interrato sin dalla sua costruzione. La
sala consta di quarantotto pilastri cruciformi disposti su quattro
file. Vi si poteva accedere grazie a due scalinate impostate su
archi disposte agli angoli, delle quali oggi solo una è praticabile.
Al centro, lungo la navata corta, era la «piscina umana», una vasca
di decantazione e scarico profonda poco più di un metro, che serviva
per la manutenzione durante il periodico svuotamento e pulizia della
cisterna. Le pareti e i pilastri, in opera reticolata e ricorsi in
laterizio impermeabilizzati con malta idraulica, mostrano ancora lo
spesso strato di calcare sedimentato dalle acque. Alla base dei
pilastri e delle pareti è ben visibile il cordolo creato per
smussare gli angoli e prevenire infiltrazioni nella malta idraulica.
Vicino all'ingresso è ancora visibile il condotto di immissione
delle acque, mentre l'assenza di scarichi nella muratura ha fatto
ritenere che le acque fossero estratte dall'alto con gigantesche
macchine idrauliche per poter rifornire le navi, circa una decina di
metri pi in basso. Dal punto di vista strutturale la Piscina
Mirabilis presenta analogie con la Piscina Cardito che è a Pozzuoli,
presso l'Anfiteatro, che è leggermente più piccola e di gran lunga
peggio conservata, ma che condivide con la Piscina Mirabilis la
stessa tipologia costruttiva - la volta a botte sorretta da pilastri
- tipica delle grandi opere di età augustea. Ma la Piscina Mirabilis
è molto altro che puri dati tecnici: la sua conservazione,
sostanzialmente intatta nei profili architettonici; la suggestione
provocata dal fatto che, in effetti, piuttosto che arrivarci quasi
ci si immerga in essa; la sconcertante e maestosa semplicità di un
ambiente privo di ornamento, ma in cui a ogni passo muta il gioco di
prospettive dei pilastri e delle volte, hanno colpito per secoli
l'immaginazione dei visitatori. Sin dai rilievi rinascimentali di
Giuliano da Sangallo, la Piscina Mirabilis è apparsa un edificio che
trascendeva la sua destinazione funzionale per parlare in modo
diretto della grandiosità delle realizzazioni architettoniche dei
Romani, ed è facile immaginare la suggestione di questo ambiente non
solo sul Piranesi interessato alle antichità romane, ma anche e
soprattutto sul Piranesi del delirio visuale e preromantico delle
Carceri. La bellezza della Piscina Mirabilis è tutta in questo
richiamo: in un contesto come i Campi Flegrei, un tempo meraviglioso
e ancor oggi intensamente punteggiato da rovine grandiose, questa
struttura è tra esse la pi maestosa e misteriosa, a prescindere dal
suo uso funzionale. Abbiamo prima rievocato la Basilica Cisterna di
Istanbul, la meravigliosa Yerebatan Saray. Qui, al contrario che
nella Piscina Mirabilis, dominerebbe il buio più assoluto se non vi
fosse un meraviglioso impianto di illuminazione che rende questo
ambiente come immateniale, come poggiato sul nulla, come raddoppiato
illusoriamente dal suo pavimento d'acqua, nonostante le gigantesche
teste di Medusa e le magnifiche colonne con capitelli di vari ordini
architettonici ci dicano della sua maestosità. E’ facile immaginare
quale sarebbe l'apporto di una illuminazione notturna nella Piscina
Mirabilis, chiaramente nel rispetto di ogni millimetro della
struttura antica. Nello stato di decomposizione delle strutture
della tutela in Italia e ancor più in Campania,
ben venga la concessione a privati di importanti aree anche
archeologiche. Ma tutto ciò, speriamo, dovrebbe non solo significare
investimenti per la fruizione, ma anche per la tutela - e
soprattutto per la manutenzione - dei nostri monumenti. |
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24/08/2010
Ercolano (NA) resta la Cenerentola (Repubblica)
Ercolano, l´eterna seconda,
condannata a vivere all´ombra del Vesuvio e di Pompei. Servizi
insufficienti, turisti non soddisfatti, scavi trascurati. E ben un
quarto delle case (su un totale di circa 50) ancora chiuse. Degrado,
ma non solo. «Colpa soprattutto della mancanza di personale»,
denunciano i dipendenti. Il loro quartier generale, non lontano dal
ponte d´ingresso allo scavo, comprende due stanzette anni ‘70 con
crepe sui muri, in attesa di restauro. «Siamo sovraccarichi di
lavoro. A volte vigiliamo in otto, su un´area di 4,5 ettari, quando
dovremmo operare almeno in sedici. Ma molti colleghi sono in ferie.
Nessun rimpiazzo, nemmeno provvisorio. Dove sono i finanziamenti
investiti dalla Sovrintendenza per il rilancio archeologico dei
nostri siti? E i 3 milioni e mezzo stanziati a giugno dall´ex
commissario Marcello Fiori per la ristrutturazione dell´area
dell´antica spiaggia?». L´età media del personale è intorno ai
cinquanta anni. «Non abbiamo mai assistito a un vero ricambio
generazionale lavorativo. Le assunzioni sono centellinate negli
anni», commentano i dipendenti.
Ercolano sembra non decollare. Strano però, perchè i numeri
confermerebbero un trend opposto. Secondo Rosa Cerchia, responsabile
della nuova biglietteria che da due anni ha rimpiazzato il vecchio
ingresso di epoca fascista, «dopo la debacle di due anni fa, dovuta
all´emergenza rifiuti, ci sono dei risultati positivi. Quest´anno
abbiamo superato il numero di visite del 2009, strappando 800
biglietti al giorno, con picchi di 1400». Ma le carenze sono tante.
«Se Pompei, con i suoi 3 milioni d´ingressi l´anno, gode
comprensibilmente di più finanziamenti e prestigio d´immagine -
aggiunge la Cerchia mentre spiega ad una visitatrice straniera che
le poche guide tradotte in inglese sono già finite, e sono appena le
undici -, è anche doveroso che Ercolano non sia lasciata in
disparte, tralasciata dalle istituzioni, quindi anche dai turisti,
che sono, per lo più, del tipo "mordi e fuggi"».
Altro problema di sempre. La città non ha strutture idonee per
contenere massicci arrivi turistici. Persino il Museo archeologico
virtuale a via IV novembre sembra troppo lontano dal nuovo
parcheggio comunale (circa 100 posti), che dirotta auto e bus, nella
zona sud degli scavi, più isolata dal centro, cinta da una tendopoli
di chioschi improvvisati.
Molti gli stranieri, soprattutto francesi in questo agosto, come
confermano anche dallo stand dell´audioguida. Quasi tutti
raggiungono Ercolano in pullman, pochi con la Circumvesuviana,
pochissimi (perché non la conoscono) con Campania Arte Card. Per un
prezzo di 11 euro, uguale a quello di Pompei, si visita un luogo
grande meno della metà. Nell´area bassa degli scavi c´è soltanto una
fontanina (non segnalata), e da sei anni si attende una gara per la
sistemazione di un´area di ristoro. E la Villa dei papiri e la Casa
del Bicentenario restano chiuse. «Mentre le Terme suburbane,
riaperte solo pochi giorni fa dopo dieci anni "su progetto",
rischiano di richiudere a dicembre», spiega un altro custode. «In
pratica ci viene chiesto, per 45 euro netti a turno, di rinunciare
al nostro giorno di riposo settimanale, per provvedere alla cura e
monitoraggio dei monumenti aperti. Ma il contratto scadrà a fine
anno». E il padiglione della barca? Quello è almeno visitabile?
Neanche a parlarne. «Sarebbe bastato un lavoro di mezz´ora per
rimettere in sicurezza, dopo i crolli recenti, l´area che ricopre
l´antico scafo in legno, ma tutti gli operai sono in ferie». |
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01/08/2010
Luisa Bossa: gli abbagli del Ministro sulle aree archeologiche di
Pompei ed Ercolano (Repubblica)
Bisognerebbe far leggere gli
articoli pubblicati in questi giorni sulla vicenda dell´Antiquarium
di Ercolano al ministro dei Beni culturali Bondi, il quale, secondo
me, vive su un altro pianeta. Non perché la sua espressione attonita
ricordi talvolta quella di un alieno, ma perché di recente ha avuto
l´audacia di dire che nelle aree archeologiche del napoletano, in
particolare a Pompei, tutto è risolto. «Fatevi un giro - ha detto -
lì tutto è cambiato».
Io credo che il giro dovrebbe farselo Bondi, ma senza annunciare la
sua presenza, in incognito, magari in maschera. Solo in questo modo
può rendersi conto di come stanno davvero le cose.
A Pompei, come a Ercolano, come nei Campi Flegrei, come nella città
di Napoli. E, vorrei dire, come nel resto del Paese, nelle aree
archeologiche commissariate e abbandonate al degrado, mal gestite,
bloccate da una burocrazia senza senso e spesso senza cuore.
Monumenti chiusi, scavi abbandonati, musei sbarrati a causa di
mancanza di fondi e di personale.
La situazione di Pompei è stata denunciata decine di volte da
sindacati e operatori della cultura: restauri fatti in modo
grossolano, cantieri allestiti senza norme di sicurezza e tutela per
il patrimonio, un commissariamento che punta più all´immagine che
alla sostanza, che prova a buttare fumo negli occhi con i kolossal
per coprire la mancanza di una strategia vera di rilancio culturale
di Pompei.
Come stanno le cose a Ercolano, con l´Antiquarium, lo ha denunciato
"Repubblica", che ha il merito di aver lanciato un dibattito davvero
utile. Una struttura costruita 35 anni fa e mai aperta, con 4 mila
reperti che sono conservati nel caveau di una banca invece di essere
mostrati a 300 mila visitatori che ogni anno arrivano a Ercolano per
ammirare i suggestivi scavi, dove alcuni settori sono addirittura
chiusi, come le "terme" e il "teatro antico". E poi tanti soldi
spesi altrove, e spesi male. Non mitiga l´amarezza l´annuncio
dell´ennesimo finanziamento di 3 milioni. Soldi arrivati
tardivamente, quando un´altra estate, ormai, si consuma così.
La scena diventa addirittura peggiore se ci spostiamo verso l´area
nord. I Campi Flegrei sono conosciuti in tutto il mondo per uno
straordinario patrimonio storico, archeologico, ambientale; una
storia antichissima. Fin dalla Roma augustea, questa zona a nord di
Napoli, era la meta per i soggiorni di nobili e imperatori, e il suo
straordinario scenario naturale ha attivato la suggestione di poeti,
narratori, storici, fin dai tempi di Virgilio e Dante. Oggi fa
impressione scorrere l´elenco dei siti che sono chiusi al pubblico.
Per ricordarlo al ministro ho dovuto elencarli in una
interrogazione.
Da Pozzuoli a Bacoli e fino a Cuma, anfiteatri, templi, necropoli
risultano negati alle visite. Ad esempio, a Pozzuoli, il Rione
Terra, lo Stadio Antonino Pio, le necropoli di San Vito e di via
Celle, che soffocano tra sterpi e rifiuti, il tempio di Serapide,
che è nell´abbandono, trasformato in una sorta di palude, sommerso
per metà da un pantano d´acqua fetida dove si annidano insetti.
Ingresso sbarrato anche al museo archeologico di Baia (con le sale
del nuovissimo allestimento), al mausoleo di Fescina a Quarto,
all´antica cisterna romana delle Cento Camerelle a Bacoli,
all´antica Tomba di Agrippina, sempre sulla marina di Bacoli. Altri
siti sono aperti sporadicamente, e solo grazie all´opera di
volontari. Basti pensare al mausoleo del Fusaro, aperto
periodicamente da un´associazione di volontari, e alla Piscina
Mirabilis di Bacoli, la più grande cisterna mai costruita dai
Romani, che viene addirittura aperta, su richiesta, da una signora
dirimpettaia, che ha le chiavi.
Di fronte a una situazione di questo tipo il ministro Bondi si vanta
addirittura di aver raggiunto successi e traguardi. Ma dove sono? |
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28/07/2010
Ercolano (NA). Riapre la spiaggia dell´area archeologica (Repubblica)
Torna accessibile l´antica
spiaggia degli scavi di Ercolano e i fornici restaurati dove sono
visibili gli scheletri degli abitanti sepolti da lava e cenere. A
pochi passi, la Villa dei Papiri, luogo culto dell´archeologia, sarà
collegata in un unico programma di visite. Queste le prossime novità
annunciate per gli scavi di Ercolano. Più di tre milioni di euro
sono stati stanziati per il sito archeologico. Gli interventi
completano il secondo piano predisposto dal commissario delegato
Marcello Fiori e approvato dal ministero per i Beni culturali, per
un totale di 35 milioni di euro. A fine luglio sono previste le
gare, entro settembre partiranno i lavori.
Grazie a questi fondi saranno restaurati anche tutti i mosaici
calpestabili del sito, per un totale di 1300 metri quadrati. Tra le
aree selezionate, quelle della Casa dei cervi, le Terme maschili e
femminili, di Nettuno e Anfitrite, dello Scheletro, le Terrazze del
criptoportico della palestra. Il progetto più suggestivo resta
quello previsto per la spiaggia, con un investimento di due milioni
e mezzo, che prevede anche il ricongiungimento della visita all´area
della Villa dei Papiri, attraverso il tunnel di collegamento dove
saranno sistemati schermi e stratigrafie a illustrare gli effetti
dell´eruzione che distrusse Ercolano nel 79 dopo Cristo. Il tutto
sarà mostrato ai visitatori con il "cantiere evento". |
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20/07/2010
Campi Flegrei, il turismo non abita più qui (Tiziana Cozzi su
"Repubblica")
Ora tutto quello splendore è
perduto. Poco rimane del fasto delle costruzioni romane, qui regna
solo il degrado. Da queste parti il turista coraggioso alla ricerca
del fascino della storia troverà abbandono e incuria. E,
soprattutto, monumenti inaccessibili, perché chiusi al pubblico.
Da Pozzuoli a Bacoli e fino a Cuma, decine sono i siti off-limits.
Anfiteatri, templi, necropoli scivolano giorno dopo giorno
nell´abbandono. Chiusi il Rione Terra, lo Stadio Antonino Pio, le
necropoli di San Vito e di via Celle soffocano tra gli sterpi e i
rifiuti. Il tempio di Serapide è diventato una palude, sommerso per
metà da un pantano d´acqua fetida dove si annidano insetti. Porte
serrate anche al museo archeologico di Baia (le sale del nuovissimo
allestimento), il mausoleo di Fescina a Quarto è invaso dai rifiuti,
a Bacoli la cisterna Cento Camerelle resta chiusa dopo la frana di
quest´inverno, il mausoleo del Fusaro è off-limits anche se viene
aperto periodicamente da un´associazione di volontari. Le chiavi
della Piscina Mirabilis restano in mano alla signora Giovanna,
dirimpettaia addetta all´apertura, su richiesta, della più grande
cisterna mai costruita dai Romani. E la lista potrebbe continuare.
A distanza di qualche anno dalla rinascita dei "Campi ardenti"
gestita dalla Scabec e voluta fortemente dalla giunta bassoliniana,
il tracollo di quei progetti - che allora erano il fiore
all´occhiello dei funzionari della Soprintendenza e dei dirigenti
regionali - è sotto gli occhi di tutti. Via Campi Flegrei, a due
passi dalla fabbrica ex Olivetti. Affacciato su uno splendido
panorama sul golfo, si intravede la parte meridionale dello Stadio
Antonino Pio. Due anni fa l´inaugurazione, otto milioni di euro di
investimento, il recupero dello stadio che aveva ospitato le prime
gare olimpiche fece gridare al miracolo gli esperti. Riemergeva dopo
duemila anni di vita "sotterranea", praticamente ricoperto da
quintali di terra ed erbacce. Ora, in quel capolavoro
dell´architettura romana i rovi sono tornati. Ricoprono quasi per
intero le mura restaurate, dietro il cancello chiuso il cartello con
le indicazioni storiche del monumento giace a terra. Le macchine
sfrecciano veloci, a pochi passi la segnalazione della fermata del
City Sightseeing che ormai non serve più. Quest´anno il bus
turistico ha infatti cancellato il percorso nei Campi Flegrei. «Ogni
tanto arriva qualche turista straniero e chiede come si fa a entrare
- dicono in un negozio vicino - ma per la verità, sono sempre meno».
Stessa storia per il Museo archeologico nel castello di Baia, uno
tra i più grandi repertori artistici in 45 sale dedicate ai Campi
Flegrei. Inaugurato l´anno scorso, è stato accessibile per qualche
weekend ma resta chiuso per mancanza di custodi. «Domenica mattina
volevo visitarlo - dice Sara, 23 anni, studentessa di Archeologia di
Teramo, mentre sta per entrare nei sotterranei dell´Anfiteatro
Flavio - mi hanno detto che non è aperto al pubblico e ho ripiegato
sull´unico piano accessibile. Una vera delusione». Dalla
valorizzazione al fallimento, dunque. Se l´anno scorso qui i turisti
accorrevano numerosi, oggi sono sempre meno i "coraggiosi" ad
addentrarsi in un territorio disseminato di difficoltà. Una
situazione complessa su cui la Soprintendenza pensa di intervenire,
appellandosi alla Regione. «Abbiamo chiesto un appuntamento per
discutere di una questione che si aggrava ogni giorno di più -
spiega Gregorio Angelini, direttore regionale per i Beni culturali -
c´è la volontà di risolvere la questione ma sappiamo che ci sono
problemi di bilancio. E se l´incontro non avrà i risultati sperati,
pensiamo di intervenire almeno sui casi vicini alla soluzione». I
lavori nel museo di Baia e nell´area archeologica di Cuma potrebbero
partire già dopo l´estate. Ma anche qui contano i fondi regionali.
Intanto i monumenti vivono nell´abbandono. La patina verdastra
dell´acqua ricopre per metà le colonne del tempio di Serapide. Un
gruppo di turisti di Savona, uno scatto dopo l´altro, increduli si
soffermano a guardare la melma, poi chiedono: «È così difficile
rimuovere l´acqua? Ecco come si distrugge il turismo». |
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08/06/2010
Pompei (Na): una gara di idee per renderla multimediale
Sarà possibile presentare
progetti per migliorare l'accoglienza, la conoscenza del patrimonio
archeologico e la sicurezza, investendo nell'uso delle tecnologie.Una
gara di idee per puntare alla rivalutazione globale di Pompei,
indetta dall'Associazione per Pompei, neonata associazione che vuole
partecipare allo sviluppo del sito archeologico, costituita per
iniziativa di Mecenate 90 e di un gruppo di imprenditori. Il
concorso è rivolto a ricercatori singoli e imprese, che avranno la
possibilità di presentare progetti innovativi di valorizzazione che
non prescindano dall'applicazione delle nuove tecnologie e dei
supporti multimediali già sperimentati con successo in altre aree di
pregio nel resto del mondo.Ledo Prato, segretario dell'Associazione,
ha infatti dichiarato che "la gestione dell'area non si è distinta
per organizzazione e funzionalità tecnologica, anche se qualche
passo avanti è stato fatto". Prato ha però sottolineato i punti
deboli, tra cui "carenze nelle operazioni di restauro e nel
monitoraggio della conservazione dei ritrovamenti, strutture di
accoglienza assai carenti, sito Internet da ridisegnare,
infrastruttura poco sicure, assenza di segnaletica e di ausili alla
fruizione". Pompei presenta infatti immensi problemi per la gestione
dei visitatori, nonostante siano stati fatti numerosi piani di
intervento, fino all'introduzione di norme poco chiare e iniziative
in corso d'opera, come la decisione del ministro di commissariare il
sito, affidato ad un dirigente della Protezione Civile, e l'annuncio
di una Fondazione con la partecipazione di capitale privato; tutte
iniziative che però non hanno ancora individuato una formula
risolutiva.Grazia Bottiglieri Rizzo, presidente dell'Associazione,
ha sottolineato come "l'Associazione sollecita progetti che
migliorino l'accoglienza, la conoscenza del patrimonio archeologico
e la sicurezza, investendo nell'uso delle tecnologie". La selezione
dei progetti presentati sarà affidata ad una giuria di esperti in
campo economico, culturale e tecnologico, e i progetti vincenti
saranno quelli che individueranno il mix migliore tra creatività e
tecnologie: dieci progetti, che saranno premiati a novembre durante
un workshop cui parteciperanno i rappresentanti delle
amministrazioni e imprenditori che esamineranno l'effettiva
realizzabilità dei progetti. Come ha affermato l'economista Massimo
Lo Cicero, membro del comitato scientifico dell'Associazione,
"coniugare la custodia dei beni culturali con l'uso delle tecnologie
sembrerebbe problematico, ma le tecnologie ci aiutano a conservare
le vestigia storiche e anche ad elaborare e trasferire le
informazioni rappresentandole come se fossero presenti".Un assaggio
delle possibilità fornite dai progressi tecnologici si ha già nel
cantieri dei Casti Amanti, dotato di un sistema di passerelle per
assistere dal vivo agli scavi in corso, dove è stato installato un
ologramma che ritrae in modo virtuale decorazioni, arredo, oggetti e
personaggi che usavano frequentare quel luogo |
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05/06/2010
Pompei (Na): in procura le foto degli scempi (Corriere del
Mezzogiorno)
Fori nelle antiche mura per
far passare cavi e tubi, fosse biologiche, prefabbricati incastrati
nella palestra che fu dei gladiatori, colate di cemento sul
pavimento del Peristilio: le foto inviate in un dossier alla Procura
dall'Osservatorio patrimonio culturale, sono un pugno nello stomaco
per chiunque ami la nostra storia e Pompei. I lavori riguardano il
cosiddetto restauro del Teatro grande che in realtà è stato rifatto,
ex novo, in tufo.
Fosse biologiche per i bagni, scavate a pochi metri dalle mura
innalzate oltre duemila anni fa. Massetti e colate di cemento tra le
colonne delle antiche dimore. Prefabbricati incastrati nei locali
che furono la palestra dei gladiatori. Il Peristilio del
quadriportico invaso da trapani elettrici, martelli pneumatici e
levigatrici. Colonnati corinzi e archi in reticolato romano che
diventano appendi panni per giacche e giubbotti, magari con qualche
chiodo inserito all'occorrenza dagli operai. Nessuno controlla,
nessuno sa, nessuno vede. Eppure è lo scempio di Pompei, degli Scavi
archeologici. Unici al mondo. Guardare le foto e ricevere un pugno
nello stomaco della propria sensibilità, è un tutt'uno. Le opere
vengono definite ufficialmente come il restauro del teatro antico. O
meglio «Restauro e sistemazione per spettacoli del complesso dei
teatri in Pompei scavi». Più che una sistemazione, però, è un
rifacimento ex novo. Le gradinate, che esistevano solo in parte,
sono state integrate con pietre di tufo giallo. Sostituiti i
supporti di ferro sui quali venivano poste assi di legno rimovibili
per far sedere gli spettatori. «Il teatro antico non è più il teatro
antico, è una nuova struttura - spiegano all'Osservatorio del
patrimonio culturale - che lascia più che perplessi. E intorno
l'invadenza di questi lavori selvaggi lascia sgomenti». Dieci giorni
fa l'Osservatorio ha scritto al ministro dei Beni culturali Sandro
Bondi. Ora quelle foto choc fanno parte di un corposo dossier
inviato alla Procura della Repubblica. L'inchiesta, spiegano,
dovrebbe scattare immediatamente perché su quello che è stato fatto
non ci sono dubbi. E i magistrati dovranno capire chi ha autorizzato
quei lavori e chi doveva soprintenderli. Questo, infatti, è un
giallo. Il commissario straordinario di Pompei, Marcello Fiori, ha
spiegato: «Quello è un progetto redatto dal precedente
soprintendente Pietro Giovanni Guzzo e approvato dal ministero
generale per l'Archeologia, dal segretario generale, dal capo
gabinetto del ministero, dal capo gabinetto della Regione Campania.
Nel teatro così restaurato suonerà il 10 giugno il maestro Riccardo
Muti». Come dire: non chiedete a me. Va bene, ma allora? Chi deve
controllare quali ditte entrano e mettono le mani in uno dei tesori
dell'umanità. Secondo i sindacati le gare per l'aggiudicazione dei
lavori hanno subito ribassi fino al 40 per cento. «L'evidenza della
gravità degli interventi - ha scritto al ministro Bondi
l'Osservatorio del patrimonio culturale - è facilmente e banalmente
dimostrabile attraverso una rapida ricognizione dell'attuale
consistenza del teatro, in particolare della cavea, che, rispetto ad
una qualsiasi foto o disegno di diversi momenti della vita degli
scavi, risulta completamente costruita ex novo con mattoni in tufo
di moderna fattura. L'intervento sul teatro è un vero e proprio
inconcepibile scempio compiuto all'interno del monumento
archeologico tra i più significativi dell'umanità». E non si chiede
solo ai magistrati di intervenire, ma al mondo intero di condannare
lo scempio di Pompei. Per gli archeologi, infatti, gli interventi
compiuti sono in evidente contrasto con i principi internazionali
sulla conservazione del patrimonio storico artistico e con le norme
che regolano e tutelano il patrimonio archeologico italiano e
mondiale. Gli esperti del pianeta si mobilitano, su internet nascono
gruppi che protestano con corpose petizioni. L'ultimo è «Stop
killing Pompei ruins», su Facebook che lievita ogni giorno di
adesioni. E di sdegno. |
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05/06/2010
Capri (Na): scoperti reperti nella villa di un imprenditore
(Corriere del Mezzogiorno)
Busti marmorei, parti di
colonne, utensili e parti di altorilievi e mosaici. Ben 54 reperti
archeologici, ritenuti di valore, sono stati scoperti dai
carabinieri della stazione di Capri nella villa di un imprenditore
isolano incensurato, M. L.. I militari hanno denunciato per
detenzione illecita di reperti archeologici e dì beni di interesse
storico-artistico l'imprenditore. Nel corso di attività di indagine,
i militari hanno effettuato il controllo nella villa in via Marina
piccola, scoprendo il «museo». I cinquantaquattro reperti, sono
stati fatti visionare al funzionario responsabile della locale
sezione della Soprintendenza dei Beni archeologici di Napoli e
Pompei. Una statua, alcuni capitelli, dei bassorilievi, dei rilievi.
Presto saranno svolti ulteriori accertamenti sui reperti, busti
marmorei, parti di colonne, utensili e parti di altorilievi e
mosaici. Non è la prima volta che nelle residenze isolane vengono
ritrovati reperti anche di grande valore. Già in passato proprio a
Capri, dopo alcune soffiate, sono stati effettuati controlli in
alcune dimore dove sono stati ritrovati a volte autentici tesori
dell'arte e dell'antichità. |
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16/04/2010
Pompei (Na): una fondazione per gli scavi
(Stella Cervasio su Repubblica)
Pompei verso una Fondazione.
La formula pubblico-privato per l´area archeologica più importante
del Mediterraneo, nello stesso mix del Museo Egizio di Torino, il
solo realizzato da dieci anni, da quando cioè esiste la normativa
che vuole rivoluzionare la gestione dei beni culturali. È l´annuncio
del ministro Bondi, che ieri con il neogovernatore campano Stefano
Caldoro ha usato Pompei come trampolino di lancio per la dodicesima
Settimana della Cultura (450 musei a ingresso gratuito dal 16 al 25
aprile). Nel giorno del pensionamento della soprintendente
archeologa di Napoli e Pompei Maria Rosaria Salvatore, il
commissario delegato per l´area di Pompei Marcello Fiori ha
presentato insieme alla Casa di Polibio e quella dei Casti Amanti,
visitabili per la prima volta, i dati della sua gestione.
«Abbiamo incrementato i visitatori del 15 per cento e gli incassi
del 20 - ha detto - Per la tutela del patrimonio e la sua messa in
sicurezza sono stati spesi 40 dei 79 milioni di euro stanziati in
due anni. Ci sono ancora tre importanti restauri da fare e trenta
progetti con i 39 milioni di euro rimasti». Un bilancio lusinghiero
per Bondi, che è valso a Fiori una proroga in diretta fino al 2011
della sua nomina in scadenza a giugno. Diciotto mesi fa il ministro
spedì l´uomo di Bertolaso a Pompei dopo una campagna di stampa che
vedeva cani randagi e degrado dappertutto. Oggi i cani che vengono
abbandonati nei prati di Pompei hanno un collarino e un nome da
antico romano, ma, tanto per dirne una, la segnaletica insufficiente
fa ancora perdere la strada a molti visitatori.
Intanto la soprintendente va via e la parte della tutela, da sempre
affidata dallo Stato a uno studioso, resta scoperta. Si fa il nome
del segretario generale del ministero Giuseppe Proietti, che svolge
già da esterno l´oneroso ruolo di soprintendente di Roma. «Sarebbe
un´ottima nomina, è un grande archeologo», commenta il ministro. E
aggiunge: «Potrebbe reggere Pompei ad interim». Sull´operato del
commissario l´opinione dei sindacati diverge: se al segretario
nazionale dell´Ugl Renato Petra è sembrato tutto ben fatto
(«finalmente i fondi di Pompei non sono andati perduti»), per
Gianfranco Cerasoli della Uil «il commissario farebbe meglio a
rendere pubblico il metodo di affidamento degli appalti». Il tempo
di completare il suo piano biennale, comunque, e poi Fiori passerà
la mano a una fondazione. Il modello? Il Museo Egizio di Torino. «Ci
sono le condizioni - dice ancora Bondi - per studiare forme di
gestione che rendano possibile la collaborazione con la Regione
Campania, i privati, gli enti locali e le banche». Dalla platea
Salvatore Nastasi, uomo chiave del ministero della Cultura, annuisce
alle parole di Mario Resca, direttore generale per la valorizzazione
del patrimonio culturale: «Pompei è cresciuta del 35 per cento -
dice Resca riassumendo i dati di Fiori - e migliora anche
l´indotto». Dati che soddisfano il ministro, che afferma essersi
rivelata «una scelta giusta» quella di Resca come direttore generale
del Mibac. «Giudicateci sulla base di questi risultati - sottolinea
Bondi - su una realtà non di parte, che non sia fondata sulle
appartenenze politiche». Nella futura fondazione, dunque, Mibac,
Regione (Caldoro: «Sono in totale sintonia col ministro»), enti
locali e banche. L´organismo che esiste dal 2004, ed è presieduto da
Alain Elkann, è rimasto unico nel suo genere. E a parere di molti
zoppica. Ma Bondi insiste: «Stiamo sottoponendo la formula a grandi
banche internazionali. Pompei ha una risonanza mondiale, non sarà
difficile trovare chi voglia associarsi con noi». |
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15/04/2010
Santa Maria Capua Vetere (Ce): Restaurata la statua del Satiro sarà
esposta nel teatro Garibaldi
(Repubblica)
RISALE al secondo secolo dopo
Cristo ed è stata ritrovata appena due anni fa nel corso di alcuni
scavi. Da oggi, alle 18.30, la statua in marmo del Satiro sarà
esibita per la prima volta al pubblico nel foyer del teatro
Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere. È la riproduzione perfetta
dell' omonima opera di Prassitele conservata nei Musei capitolini di
Roma. Alta due metri, la scultura sarà il fiore all' occhiello della
rassegna "Viaggio di ritorno", in programma fino al 30 maggio nel
comune sammaritano. Ideata per valorizzare la storia trimillenaria
della città, la manifestazione propone per più di un mese un ricco
calendario di appuntamenti per gli amanti dell' arte. A dare inizio
a questo tuffo nei fasti dell' antica Capua è proprio la prima
esposizione pubblica della statua del Satiro, scoperta nel 2008
dall' archeologa Valeria Sanpaolo durante alcuni lavori in una
proprietà privata di piazza Anfiteatro. La scultura è stata per
diciotto mesi oggetto di un intervento di restauro a cura della
Soprintendenza per i Beni archeologici. Particolarmente interessante
per la sua ottima fattura e per la fedeltà con la quale riproduce il
Satiro originale, l' opera inaugurerà da oggi una nuova sezione del
Museo archeologico della città dedicata all' età imperiale. Dal
teatro, infatti, partirà un itinerario evocativo e di
approfondimento che culminerà proprio all' interno della sede
museale, con l' esposizione di altre sculture e reperti portati alla
luce da alcuni scavi in zona negli ultimi anni. |
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15/04/2010
Pompei (Na): la valorizzazione dei beni culturali
(Repubblica)
Pompei, dichiarata nel 1997
dall' Unesco Patrimonio mondiale dell' umanità per il suo valore di
testimonianza della vita quotidiana e urbana nella civiltà romana, è
una risorsa primaria da tutelare e valorizzare con l' impegno
continuo di tutte le istituzioni, dalla Comunità europea al governo
nazionale, dalla Regione Campania al Comune che include nel proprio
territorio il sito, per realizzare un' auspicabile rete di obiettivi
e una proficua sinergia di risorse con la Sovrintendenza
archeologica di Napoli e Pompei e il Commissariato straordinario
agli Scavi. Negli ultimi anni si sono registrati alcuni passaggi che
lasciano intravedere l' intensa stagione di ricerca di nuovi
orizzonti, avviata e sostenuta dalle istituzioni politiche
territoriali, Regione Campania e Comune di Pompei. È il caso del
progetto "Città di Pompei tra archeologia e religiosità", coordinato
da Luigi Picone e svolto dal Centro interdipartimentale di ricerca
in Urbanistica (Università Federico II), con l' obiettivo di
valorizzare l' area archeologica, riqualificare il centro storico
della città moderna con gli edifici monumentali e sanare la frattura
tra i quartieri di espansione e le aree rurali.
L' intero progetto ruota intorno alla ricostruzione delle
trasformazioni e dell' identità della città e alla lettura del
territorio e del suo tessuto edilizio. Questo progetto sarà
ampiamente esposto e discusso oggi, in occasione della Giornata
internazionale dei monumenti e dei siti proclamata dall' Unesco,
durante il convegno promosso dalla città di Pompei in sinergia con
le università Federico II e Suor Orsola Benincasa "Pompei: la
valorizzazione dei beni culturali e la riqualificazione della città"
(Palazzo De Fusco, sala consiliare, ore 10,30). Ne parleranno
Claudio D' Alessio (sindaco di Pompei), Antonio Varone (direttore
degli Scavi), Antonio De Simone (Suor Orsola Benincasa), Luigi
Picone, Vito Cappiello e chi scrive (Università Federico II).
Inoltre nel 2009 si è tenuto il convegno internazionale "In viaggio
a Pompei. Scrittori, artisti e giornalisti raccontano la città
1861-2009", con la partecipazione, tra gli altri relatori, di Cesare
de Seta e Alberto Angela. La scelta di partire dall' Unità d'
Italiaè sostanzialmente strategica, sia in vista dell' imminente
150° anniversario, sia perché dagli anni Settanta dell' Ottocento
accanto al polo archeologico, di cui la letteratura italiana ed
europea dal Settecento a oggi continua a nutrirsi, nasce e si
sviluppa il polo religioso attorno al santuario, che giornalisti,
scrittori, artisti e registi guardano sempre più con interesse. Al
flusso del turismo culturale si affianca il flusso dei pellegrini,
provenienti prima dal Mezzogiorno d' Italiae poi da ogni parte del
mondo, e se talvolta il ruolo del turista e quello del pellegrino
restano separati, talaltra si intrecciano. Dal convegno è nato il
progetto scientifico del Museo "Pompei e il Grand Tour in Italia",
che sarà sistemato nello storico Palazzo De Fusco. Un' équipe di
esperti, coordinata da Pietro Graziani (dirigente del ministero dei
Beni culturali), è già al lavoro, in attesa che la Regione Campania
intervenga con un congruo finanziamento che renda possibile l'
allestimento. Il Museo del Grand Tour si articolerà in percorsi
reali tra le varie sale per ammirare i materiali espositivi e in
percorsi virtuali per navigare attraverso la storia. Nella sala
dell' iconografia troveranno spazio le immagini di Pompei
archeologica dalla scoperta del 1748 (Desprez, Piranesi, Gigante) e
della Pompei religiosa dalla fondazione nel secondo Ottocento a
opera di Bartolo Longo. Nella sala della letteratura europea di
viaggio sarà possibile leggere i resoconti d' illustri archeologi
come sir Austen Henry Layard o le riflessioni di Sigmund Freud sul
seppellimento nel 79 d. C. di Pompei, una sparizione che conserva il
passato, e la rimozione della psiche, per cui l' esperienza dello
psicoanalista è paragonabile a quella dell' archeologo. Molto ricca
sarà la sezione della letteratura italiana di viaggio dopo l' Unità,
da "Napoli a occhio nudo" (1878) di Renato Fucini alla "Guida
generale di Napoli, Pompei, Ercolano, Pesto, Stabia" (1892) di
Salvatore Di Giacomo e Luigi Conforti. Dalla fine dell' Ottocento
accanto al polo archeologico, che continua a dominare nella
letteratura, anche il polo religioso incomincia a conquistare uno
spazio. Lo dimostra Matilde Serao, che ambienta le scene iniziali
del romanzo psicologico-mondano "Addio, amore" (1890) nel sito
archeologico e descrive la devozione alla Madonna di Pompei sia nei
ricordi di viaggio "Nel paese di Gesù" (1900), sia nel romanzo breve
"Storia di due anime" (1904). Inoltre Eduardo De Filippo in "Napoli
milionaria!" (1945) fa dire al protagonista Gennaro Jovine, tornato
a casa miracolosamente dopo la seconda grande guerra: «Quanta vote
aggio scanzato ' a morte! Ama' , proprio a pelo a pelo... Io aggi' a
ì a Pumpei... ». La sezione di Pompei nella letteratura
contemporanea è ricca di proposte: da "La bambina di Pompei" (1978)
di Primo Levi al recente romanzo "Pompei" (2003) di Robert Harris,
che avvicina il fuoco che ha avvolto e distrutto le torri gemelle di
New York, segnale del lungo tramonto della civiltà occidentale, al
fuoco che distrusse Pompei, segnale del lungo tramonto della civiltà
romana. Nella sala del cinema si potranno gustare sia le note
versioni schermiche de "Gli ultimi giorni di Pompei", nonché la
periodica riemersione dei tipici scenari pompeiani nell' ambito del
genere che arriva sino a "Il gladiatore" di Ridley Scott, sia la
rievocazione della Pompei moderna (i nuovi giorni, senza peplum e
lava) nel cinema del Novecento con il folgorante "Viaggio in Italia"
di Roberto Rossellini. Infine nella sala della televisione saranno
raccolti i documentari storici su Pompei fino a quelli di Piero e
Alberto Angela e di Valerio Manfredi e nella sala dei pellegrini
saranno proiettate le mappe dei percorsi, le immagini della
devozione popolare e dei papi pellegrini (Giovanni Paolo II e
Benedetto XVI). I due progetti "Città Pompei tra archeologia e
religiosità" e "Pompei e l' Italia del Grand Tour" sono
caratterizzati da un comune denominatore: valorizzare i beni
culturali e riqualificare la città che, pur avendo sul territorio
volti diversi, è e rimane una sola Pompei. |
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14/04/2010
Capri (Na): ennesimo disastro in luoghi archeologici
(Apcom)
Ennesimo disastro ambientale
sull'isola di Capri, tormentata negli ultimi mesi da una lunga serie
di episodi incresciosi che hanno minato la sua immagine nota in
tutto il mondo. E' di questa mattina la notizia di un sequestro di
un'area di circa 2mila metri quadrati in località Gasto, dove è
stato rinvenuto un sito adibito a stoccaggio di scarti di materiali
edili e di rifiuti pericolosi e speciali. Una vera e propria
discarica realizzata dopo aver distrutto e sventrato un castagneto
per far posto ad un vero e proprio sbancamento in una zona
sottoposta a vincolo ambientale e archeologico. Secondo quanto si è
appreso il sito, da tempo, era utilizzato per sistemare in maniera
provvisoria scarti di lavorazioni edili destinati a sversatoi
idonei.
Già nel settembre dello scorso anno furono rinvenute due discariche
abusive nei pressi di due luoghi simbolo dell'isola, Villa Jovis e
Villa Fersen. In quell'occasione la Guardia di Finanza sequestrò
un'area di circa mille metri quadrati in cui venivano sversati
rifiuti speciali e materiali inquinanti, tra cui plastica, cemento,
elettrodomestici fuori uso e pneumatici. Il materiale tossico era
stato accatastato in un'area sottoposta a vincolo paesaggistico a
poche centinaia di metri da Villa Jovis, costruita nel I secolo a.C.
e attribuita all'imperatore Tiberio. Accanto, invece, a Villa Fersen,
altro sito di interesse storico nonché archeologico, era stata,
inoltre, rinvenuta un'altra discarica abusiva dove fu ritrovato
addirittura eternit.
Già nell'estate 2001 l'associazione di volontari 'Marevivo' aveva
rinvenuto proprio nel mare dell'isola azzurra una serie di rifiuti
pericolosi, tra cui un motocarro, alcuni bidoni, pneumatici, buste
di plastica, cavi elettrici e cinque scooter.
Ma, purtroppo, le cronache di questi ultimi mesi non hanno
risparmiato altri episodi incresciosi per l'isola del Golfo di
Napoli. Lo scorso 29 marzo i carabinieri della locale stazione
rinvenirono resti umani e rifiuti speciali depositati nella totale
mancanza di quanto previsto dalla legge all'interno di una sala
mortuaria e in una cappella destinata al culto acattolico del
cimitero di Capri. Nei due locali, che furono sequestrati, furono
rinvenuti numerosi contenitori di zinco aperti con all'interno resti
umani, pezzi di bare, abiti e molto altro materiale proveniente
dall'esumazione dei defunti. Furono ritrovati anche rifiuti solidi
urbani e attrezzature da lavoro, il tutto stoccato in ambienti
ritenuti non idonei a quanto previsto dalle norme
igienico-sanitarie.
Sempre a causa di danni all'ambiente lo scorso 25 marzo il tribunale
di Napoli ha disposto il sequestro della centrale di produzione
elettrica di Capri. Alla Sippic, la società che gestisce l'impianto
che eroga l'energia sull'isola, furono contestate violazioni al
codice ambientale. Tre le persone indagate nell'ambito dell'indagine
condotta dalla Procura partenopea. |
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11/04/2010
Pozzuoli (Na): Rione Terra quarant’anni dopo ritrova duomo e tempio
augusteo
(Corriere Mezzogiorno)
Aspettavano questo momento da
più di 40 anni. Esattamente dal 2marzo del 1970, giorno in cui gli
abitanti del Rione Terra di Pozzuoli, l’antica acropoli della città,
furono sgomberati a causa della crisi bradisimica (ma soprattutto
per questioni igieniche e di sicurezza). In 5000 furono evacuati;
molti nel nuovo rione Toiano, altri in quello che era il manicomio
di Miano. Quasi tutti, artigiani e pescatori, non volevano lasciare
la vita della vecchia rocca, fatta di povertà ma di cose autentiche,
il cui cuore pulsante era il Duomo di San Procolo, già danneggiato
da un incendio nel 1964.
Ieri, finalmente, almeno duecento cittadini puteolani, ex abitanti
del Rione Terra, sono potuti ritornare a far visita alla cattedrale,
di recente restaurata. Una sorta di «anteprima» voluta dalla diocesi
e dal comune di Pozzuoli insieme con l’associazione culturale Nemea,
prima dell’ufficiale riapertura al culto e ai visitatori prevista
probabilmente per l’anno prossimo.
L’occasione era l’anniversario dal giorno dello sgombero,
posticipato di qualche settimana per lasciarsi alle spalle l’ultima
campagna elettorale. Commossa e appassionata è stata la
partecipazione dei cittadini, il cui numero era limitato per ragioni
di posti e sicurezza (almeno altre 100 richieste sono state
bloccate). Il titolo dell’evento era forte: «Rione terra 1970 -
2010: scoperta, recupero, video, foto, testimonianze». Alla presenza
del vescovo di Pozzuoli Gennaro Pascarella, di diversi elementi del
corpo ecclesiastico e del sindaco puteolano Pasquale Giacobbe, c’è
stato un primo momento di presentazione con una mostra che raccoglie
le prime pagine dei giornali locali e nazionali sullo sgombero di 40
anni fa e con alcuni filmati sulla vita del rione prima del
bradisismo. Poi la testimonianza di tre persone che hanno vissuto
sull’altura che negli ultimi anni ha rivelato nel suo ventre la
vecchia città romana con strade e taverne; una signora di mezza età,
allora bambina, ha ricordato i pomeriggi passati a ricamare con la
madre e le amiche, attendendo la domenica per preparare l’altare su
cui avrebbe celebrato il vescovo; un altro signore ha invece fissato
il suo ricordo sulla vista al rione già disastrato, andandolo a
trovare come si fa con un vecchio parente ammalato. Poi l’attesa
visita al duomo, davanti al cui ingresso si resta già a bocca
aperta: due cappelle laterali del ’600, rimaste in piedi dopo il
crollo della facciata, fanno da «sipario aperto» a un’alta vetrata
che dà sulle laterali colonne del tempio di età augustea eretto da
Lucio Calpurnio. Dopo l’incendio degli anni ’60, infatti, si scoprì
che il duomo abbellito da Cosimo Fanzago custodiva al suo interno
quello che era il luogo di culto per Giove, Giunone e Minerva; oggi
uno dei templi meglio conservati al mondo, paragonabile per la
Soprintendenza alla «Maison carrée» di Nimes, in Francia. Sotto
l’ingresso-tempio già cominciano le panche della chiesa, di cui
rimane in piedi la parte centrale e l’abside barocco, perfettamente
restaurati. Quando si riuscirà a realizzare il restauro del
campanile e della canonica, allora la chiesa potrà tornare
definitivamente alla città. «Non manca molto — spiega il direttore
dei lavori Giovanni Giannini — a patto che ci sia l’ok delle
Soprintendenze e soprattutto se verranno sbloccati i 50 milioni di
fondi Fas del Governo, i lavori dovrebbero durare un anno». Tre anni
e mezzo, invece, ci vorrebbero per completare l’intero restauro del
Rione Terra, fatto di palazzi del XVIII secolo. «Li abbiamo messi
tutti a norma antisismica - prosegue Giannini - è dal ’92 che
lavoriamo qui; non è stato semplice modificare i progetti in seguito
ai ritrovamenti archeologici. Qui sorgerà una nuovissima, panoramica
e funzionale cittadella del turismo, con strutture di ricezione
alberghiera, botteghe commerciale, due musei (diocesano e
dell’opera) e quant’altro manca alla zona flegrea. Insomma, un polo
che possa fungere da grande attrattore per stranieri e non e che
possa competere con mete attualmente più ambite come Capri o
Sorrento». I cittadini puteolani ci contano, in attesa della
riapertura definitiva dell’amato duomo. Chissà, magari prima della
fine dell’anno diocesano dedicato ai 1950 anni dallo sbarco di San
Paolo in città, che comincia dal prossimo 30 maggio. |
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06/04/2010
Pompei (Na): rivive la casa di Polibio donato anche un triclinio. A
giorni sarà visitabile la famosa domus di Pompei
(Il Mattino)
Difficilmente potrà
dimenticare i secondi di silenzio rimandati dal grande schermo al
plasma posizionato lungo la parete nord di un triclinio, nella casa
di Polibio, chi visiterà la domus affacciata su via dell'Abbondanza
e che tra qualche settimana riapre alle visite, come annunciato
Marcello Fiori, commissario all'area archeologica di Pompei. Pochi
attimi di calma irreale. Eppure, interminabili e assordanti, visto
che in loro sta racchiusa tutta la tragedia vissuta da due esseri
umani: duemila anni fa, tra le sei e le Otto del mattino di quel 25
agosto del 79 dopo Cristo, in quella stanza persero la vita una
giovanetta poco più che sedicenne e il bambino che portava in
grembo. Assieme a loro, altri undici individui, tra adulti e
bambini, rifugiatisi nelle stanze adiacenti rimasero uccisi dalla
furia del Vesuvio. A far scoppiare letteralmente le vene dei
fuggiaschi fu il calore infernale che accompagnava la nuvola di gas
e ceneri abbattutasi sulla città. La scena è stata ricostruita in
realtà virtuale dagli specialisti dell'Altair4 Multimedia che,
assieme agli scienziati della Università di Tokio, alcuni anni fa
analizzarono la gran mole di dati ricavati dai gruppi di studiosi
(archeologi, vulcanologi, antropologi, zooarcheologi, biologi
molecolari) che nell'ultimo decennio hanno lavorato su ogni dato di
quelli emersi dallo scavo. Per l'elaborazione del video, poi, è
stato effettuato il restauro digitale di decine di affreschi, la
ricostruzione virtuale di tutta l'abitazione e l'animazione
dell'eruzione e del suo impatto sulla casa. Tutto riprodotto
fedelmente: dalla muratura ai dipinti, dalla suppellettile che vi si
conservava alle statue, alle monete, alle casse per il guardaroba. E
agli scheletri. Un gruppo di famiglia, quest'ultimo, costituito
complessivamente da tredici individui (tra cui i genitori della
giovanetta, rinvenuti con la mano nella mano) alcuni dei quali
sicuramente imparentati tra loro, come accettarono le analisi sul
Dna antico effettuate dall'equipe di scienziati della Il Università
di Napoli coordinato da Antonino Cascino e Marilena Cepollaro. Di
tre individui, tra cui forse lo stesso Giulio Polibio, della
giovanetta e di un altro maschio adulto, l'antropologo australiano
Maciej Hannenbergh a ricostruito le sembianze dallo studio dei
teschi. Le loro fattezze saranno rimandate dagli ologrammi mostrati
sullo schermo al plasma, assieme alle immagini di alcuni calchi
ricavati con la tecnica del «colaggio» di gesso negli spazi lasciati
nel terreno dal degrado dei corpi. Tuttavia, il fumato è solo una
parte di quanto sarà proposto. E questo perché non solo la casa è
stata recuperata in ogni sua struttura: pitture, stucchi, intonaci,
affreschi (tra cui quello del larario) e bronzi, ma anche alcuni
ambienti, senza pavimento e pericolosi per i turisti, sono stati
resi percorribili attraverso passerelle e pedane in grado anche di
abbattere le barriere architettoniche. Di più. Alcune stanze della
domus saranno arredate così com'erano un attimo prima dell'eruzione.
E così, nel triclinio più spazioso di quelli che si trovano a nord
della casa saranno riposizionati gli oggetti che vi furono trovati
all'atto dello scavo: vasi di vetro, statue e, assieme ai letti in
legno e bronzo che lo arredavano, anche i tavoli a tre piedi leonini
che servivano da appoggio ai piatti da portata e alle brocche con il
vino. Alcuni reperti sono originali; per altri, invece, si tratterà
dei loro doni. Accanto, sarà esposto anche il plastico che riproduce
la casa nei minini particolari. La domus; scavata tra 1966 e 1978,
tra quelle pompeiane è stimata difatti come una delle più belle, per
le pitture, e interessanti, per i graffiti. Appartenne a Giulio
Polibio, un liberto, candidato edile (assessore) e forse duumviro
(sindaco), testimone in contratti e compravendite; tenutario di
bordelli e proprietario di panifici. Un'attività tanto importante
quest'ultima, che fece dire a un suo elettore «Votatelo perché fa il
pane buono». |
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02/04/2010
Pompei (Na): torna a splendere la Casa della Fontana Piccola
(Corriere Adriatico)
Difficilmente potrà
dimenticare i secondi di silenzio rimandati dal grande schermo al
plasma posizionato lungo la parete nord di un triclinio, nella casa
di Polibio, chi visiterà la domus affacciata su via dell'Abbondanza
e che tra qualche settimana riapre alle visite, come annunciato
Marcello Fiori, commissario all'area archeologica di Pompei. Pochi
attimi di calma irreale. Eppure, interminabili e assordanti, visto
che in loro sta racchiusa tutta la tragedia vissuta da due esseri
umani: duemila anni fa, tra le sei e le Otto del mattino di quel 25
agosto del 79 dopo Cristo, in quella stanza persero la vita una
giovanetta poco più che sedicenne e il bambino che portava in
grembo. Assieme a loro, altri undici individui, tra adulti e
bambini, rifugiatisi nelle stanze adiacenti rimasero uccisi dalla
furia del Vesuvio. A far scoppiare letteralmente le vene dei
fuggiaschi fu il calore infernale che accompagnava la nuvola di gas
e ceneri abbattutasi sulla città. La scena è stata ricostruita in
realtà virtuale dagli specialisti dell'Altair4 Multimedia che,
assieme agli scienziati della Università di Tokio, alcuni anni fa
analizzarono la gran mole di dati ricavati dai gruppi di studiosi
(archeologi, vulcanologi, antropologi, zooarcheologi, biologi
molecolari) che nell'ultimo decennio hanno lavorato su ogni dato di
quelli emersi dallo scavo. Per l'elaborazione del video, poi, è
stato effettuato il restauro digitale di decine di affreschi, la
ricostruzione virtuale di tutta l'abitazione e l'animazione
dell'eruzione e del suo impatto sulla casa. Tutto riprodotto
fedelmente: dalla muratura ai dipinti, dalla suppellettile che vi si
conservava alle statue, alle monete, alle casse per il guardaroba. E
agli scheletri. Un gruppo di famiglia, quest'ultimo, costituito
complessivamente da tredici individui (tra cui i genitori della
giovanetta, rinvenuti con la mano nella mano) alcuni dei quali
sicuramente imparentati tra loro, come accettarono le analisi sul
Dna antico effettuate dall'equipe di scienziati della Il Università
di Napoli coordinato da Antonino Cascino e Marilena Cepollaro. Di
tre individui, tra cui forse lo stesso Giulio Polibio, della
giovanetta e di un altro maschio adulto, l'antropologo australiano
Maciej Hannenbergh a ricostruito le sembianze dallo studio dei
teschi. Le loro fattezze saranno rimandate dagli ologrammi mostrati
sullo schermo al plasma, assieme alle immagini di alcuni calchi
ricavati con la tecnica del «colaggio» di gesso negli spazi lasciati
nel terreno dal degrado dei corpi. Tuttavia, il fumato è solo una
parte di quanto sarà proposto. E questo perché non solo la casa è
stata recuperata in ogni sua struttura: pitture, stucchi, intonaci,
affreschi (tra cui quello del larario) e bronzi, ma anche alcuni
ambienti, senza pavimento e pericolosi per i turisti, sono stati
resi percorribili attraverso passerelle e pedane in grado anche di
abbattere le barriere architettoniche. Di più. Alcune stanze della
domus saranno arredate così com'erano un attimo prima dell'eruzione.
E così, nel triclinio più spazioso di quelli che si trovano a nord
della casa saranno riposizionati gli oggetti che vi furono trovati
all'atto dello scavo: vasi di vetro, statue e, assieme ai letti in
legno e bronzo che lo arredavano, anche i tavoli a tre piedi leonini
che servivano da appoggio ai piatti da portata e alle brocche con il
vino. Alcuni reperti sono originali; per altri, invece, si tratterà
dei loro doni. Accanto, sarà esposto anche il plastico che riproduce
la casa nei minini particolari. La domus; scavata tra 1966 e 1978,
tra quelle pompeiane è stimata difatti come una delle più belle, per
le pitture, e interessanti, per i graffiti. Appartenne a Giulio
Polibio, un liberto, candidato edile (assessore) e forse duumviro
(sindaco), testimone in contratti e compravendite; tenutario di
bordelli e proprietario di panifici. Un'attività tanto importante
quest'ultima, che fece dire a un suo elettore «Votatelo perché fa il
pane buono». |
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02/04/2010
Pompei (Na): torna a splendere la Casa della Fontana Piccola
(Corriere Adriatico)
Torna a splendere la Casa
della Fontana Piccola di Pompei: dopo circa tre mesi di lavori, si è
concluso il restauro del dipinto murale di IV stile, raffigurante
una scena di paesaggio marittimo. Il restauro è stato realizzato
grazie alla Fondazione CittàItalia d’intesa con la Soprintendenza
archeologica di Napoli e Pompei e il Commissario Delegato per
l’emergenza nell’Area Archeologica Marcello Fiori. La domus fa parte
di una serie di eleganti abitazioni riportate alla luce nel 1827 non
lontano dal Foro e prende il nome dalla famosa fontana mosaicata
dagli splendidi colori. “In tempi così difficili, solo il contributo
e la partecipazione di tutti può consentire di promuovere la
bellezza dell’Italia - spiega Ledo Prato, segretario generale della
Fondazione CittàItalia - Restituire questa straordinaria opera a
Pompei e a tutti coloro che amano l'arte e questo sito unico al
mondo, ci riempie di orgoglio”.
Per Fiori “un più moderno modello di gestione dei beni culturali, in
particolare a Pompei, non può prescindere da una virtuosa
integrazione tra la missione del pubblico e l'intervento dei
privati, che siano aziende o associazioni di cittadini, per
concorrere insieme alla conservazione e alla valorizzazione di
questo straordinario patrimonio dell’umanità”.
Il lavoro di recupero del dipinto è stato affidato al restauratore
Francesco Esposito, con la supervisione dell’archeologo della
soprintendenza Ernesto De Carolis. Sulla superficie dipinta, le
infiltrazioni di umidità provenienti dall’esterno avevano infatti
provocato fenomeni di disgregazione progressiva dell’intonaco, la
formazione di sali di vario spessore e incrostazioni superficiali
sulla pellicola pittorica. Molte le stuccature in cemento,
probabilmente realizzate durante un intervento degli anni 60, che
alteravano la lettura dell’immagine. Oggi la presentazione del
restauro che sarà subito visibile al pubblico. |
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27/03/2010
Pompei (Na): si restaura il marciapiede più antico del mondo (Il
Mattino)
Saranno recuperati e protetti
gli ultimi metri di pavimentazione ancora integra di uno tra i più
antichi marciapiedi del mondo. La banchina, che è lunga circa
quaranta metri e larga poco meno di un metro e mezzo, si trova negli
scavi di Pompei, sul lato destro della via dell'Abbondanza, proprio
lungo il tratto che dal Foro conduce al quadrivio di Olconio.
Realizzato in cocciopesto (una malta impermeabile ottenuta
mescolando calce spenta con mattoni e tegole minutamente frantumate)
il pavimento ogni giorno viene calpestato da alcune migliaia di
turisti e visitatori che percorrono quello che un tempo era il
decumano inferiore della città, senza rendersi conto che stanno
letteralmente camminando «sulla storia». L'area interessata, che è
ancora pi preziosa perché in alcuni settori è arricchita da mosaici
a forma di esagono, rischia dunque di scomparire sia per l'azione
devastante delle calzature sia per opera dei fenomeni atmosferici.
«Il progetto di salvaguardia che tra qualche settimana sarà messo in
cantiere - rivela Marcello Fiori, commissario delegato per
l'emergenza dell'area archeologica di Napoli e Pompei - tende
appunto a tutelare questo documento scientifico e culturale più
unico che raro». E questo perché il marciapiede appare di diversa
fattura nelle zone interessate. Alle aree che conservano ancora i
mosaici si affiancano zone di banchina coperte da cocciopesto
decorato con frammenti di marmo bianco, inframmezzati da altri
variamente colorati. Ovviamente, una tale tipologia di pavimento,
arricchito da tessere di marmo, conferma quanto la via
dell'Abbondanza fosse un'asse stradale importantissimo sia per le
case private che vi si affacciavano sia per gli edifici pubblici
(tra cui le terme Stabiane) che sull'arteria si aprivano. Senza
tenere conto delle sedi di corporazioni di arti e mestieri o delle
botteghe e delle osterie che offrivano cibo e bevande ai pompeiani e
agli stranieri di passaggio. In effetti, si potrebbe mettere in
relazione il tipo di abitazione o di bottega che si affacciava sul
marciapiede così decorato con l'importanza di chi abitava o aveva
negozio di fronte al quel tratto di banchina. Insomma, chi, nel I
secolo dopo Cristo, a Pompei occupava posizioni di prestigio in
ambito politico o sociale certamente poteva avere tutto l'interesse
a dimostrarlo, anche con un marciapiede impreziosito da mosaici.
«Dal canto nostro - sottolinea Fiori - transenneremo quel tratto del
marciapiede affinché nessuno calpesti e danneggi per sempre una
delle importanti testimonianze di questa città». |
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26/03/2010
Poggiomarino. Nuovo appello alla Soprintendenza del Gruppo
Archeologico Terramare 3000. Fogne al posto degli Scavi.
Questo il
testo dell'appello:
<<Alla Soprintendente
Archeologa di Napoli e Pompei, Prof.ssa M. Rosaria Salvatore
Nel solco consolidato della collaborazione fra la
Soprintendenza Archeologica da lei guidata e il Gruppo Archeologico
“Terramare 3000”, sentiamo il dovere di informarla che stiamo
portando avanti una serie di incontri con il Commissario Jucci e con
l’on. Vaccaro (autore di un’interrogazione parlamentare in
proposito) per la salvaguardia della Villa romana scoperta durante
la realizzazione del collettore fognario in via Fontanelle, a
Poggiomarino.
Gli incontri tecnici avvenuti in data 15/3/10 e in data 23/3/10,
saranno seguiti da un altro nel corso della prossima settimana a cui
sarà invitata l’Amministrazione Comunale di Poggiomarino.
Naturalmente tali incontri sono tesi alla ricerca di una soluzione
che veda soddisfatti tutti gli interessi in campo, quello del
disinquinamento e quello della tutela delle preesistenze
archeologiche, da interpretare correttamente non come contrapposti o
conflittuali, ma come sfaccettature diverse di un territorio ricco
di risorse e di problematicità. Situazione questa, del resto, ben
compresa dal Governo stesso, che saggiamente affidava alla struttura
commissariale non solo le questioni legate al disinquinamento del
bacino idrografico del fiume Sarno, ma il “superamento
dell’emergenza socio-economico-ambientale “ del territorio in
questione, interpretando in maniera non meccanicistica ed
esclusivamente emergenziale le questioni, ma mirando alla
risoluzione delle cause profonde che hanno prodotto la situazione
estremamente problematica, che si intende affrontare in maniera
diversa da come era stata affrontata, peraltro senza successo, in
passato.
Stante così la situazione rivolgiamo alla S.V.un invito alla
riflessione e alla prudenza sulla questione, che del resto appare
azzardato affrontare in maniera risolutiva in questo momento.
Per correttezza dobbiamo comunicarle che in questa delicata fase se
ravvisassimo la messa in atto da parte di chicchessia di azioni tese
alla prevaricazione di un interesse sull’altro, non ci sottrarremmo
alla necessità di segnalare i comportamenti inadeguati alla Procura
della Repubblica di Torre Annunziata, oltre che al Ministero stesso,
al Consiglio Superiore dei Beni Culturali e alla Presidenza della
Repubblica, onde capire se sul nostro territorio sia da considerarsi
sospesa la tutela dei beni culturali, così prescritto dal dettato
costituzionale per l’intero territorio nazionale.>> |
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24/03/2010
Portici (Na): inaugurato e poi richiuso il Museum Hercolanense,
mancano i fondi (Il
Mattino)
Può succedere, se il museo in
questione si chiama Museum Hercolanense, il cui recupero è costato
tre milioni (fondi Pon), inaugurato un anno fa e poi subito richiuso
perché non c'è nessun ente che può permettersi economicamente di
gestirlo. Siamo a Portici, nelle splendide stanze della Reggia, un
edificio storico colpevolmente abbandonato per anni dalla Provincia
e che solo da un po' di tempo è stato riportato al suo antico
splendore. Tra stucchi, affreschi e saloni, che solo i Borbone
potevano concepire, c'è, dunque, questo museo voluto da re Carlo III
come testimonianza degli splendidi reperti provenienti da Ercolano e
da Pompei. Dopo il recupero, durato tre anni, dal luglio dello
scorso anno, nelle sedici stanze della Regina, sono state sistemate
testimonianze autentiche del passato e altre che sono soltanto
fedeli riproduzioni (gli originali sono conservati dal 1827 nel
Museo archeologico di Napoli) ma che vale, comunque, la pena di
visitare perché danno una serie di preziose informazioni sul
rispetto dell'ambiente e sul culto per la bellezza. Qualche giorno
fa il Museo Hercolanense ha potuto aprire grazie alla sfida lanciata
dal gruppo Lions Club Miglio d'Oro di Portici, che vuole provare a
credere nella possibilità di aprire al pubblico (in maniera
permanente e non più solo occasionale) uno scrigno come questo, e
alla disponibilità e professionalità dei docenti e dei tecnici della
soprintendenza ai Beni artistici e architettonici. Per due giorni è
sembrato tutto vero, tutto possibile: decine e decine di visitatori
hanno così scoperto che a pochi passi da Napoli c'è un museo dove è
possibile imbattersi in una splendida statua della dea Flora, in una
mirabile riproduzione della scultura bronzea del celebre Cavallo
Mazzocchi, in affascinanti dipinti e affreschi dell'epoca del Miglio
d'Oro. Tutti sono rimasti a bocca aperta di fronte a quelle
meraviglie e tutti hanno lasciato quelle sale con un pizzico di
amarezza, perché dalle 13 di domenica scorsa questi tesori sono
stati richiusi e ancora una volta incredibilmente negati. Il motivo?
«Manca un piano di gestione; in soldoni mantenerlo aperto significa
spendere 700mila euro l'anno. Mancano custodi che possano assicurare
l'apertura e la chiusura della struttura - dice l’archeologa della
sovrintendenza Laura Masturzo - Le poche volte che,
dall'inaugurazione, il museo è stato aperto al pubblico è stato,
infatti, chiamato un custode da Napoli. Tutto il resto lo svolgiamo
grazie alla nostra azione di volontariato». Purtroppo, come spesso
accade in questi casi, c'è un balletto di competenze tra la
Provincia, che è proprietaria della Reggia, e la sovrintendenza che
è proprietaria del museo. Benché, tutto ciò che accade e, nel corso
degli anni, è accaduto alla Reggia di Portici può sembrare assurdo.
Basti pensare che in queste stanze dal 1920 c'è la facoltà di
Agraria (ben visibili alcuni notevoli scempi lasciati da frotte di
studenti sulle antiche mura) e sempre in queste stanze alloggiano
ancora famiglie di inquilini che, nonostante il recente recupero
della facciata della Reggia, continuano a stendere mutande e calzini
come in un normale condominio. L'iniziativa dei Lions di Portici
intanto è servita anche a finanziare la presenza di due giovani
restauratori (e quindi del Museum Hercolanense) al Salone del
Restauro di Ferrara. Magari l’esperienza servirà a invogliare
qualche ricco finanziatore del Nord a «investire» nella gestione del
museo di re Carlo III. |
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18/03/2010
Pompei (Na): per restare nell’Unesco gli Scavi hanno bisogno di un
piano di gestione (Il
Mattino)
Per restare nell’Unesco gli
Scavi hanno bisogno di un piano di gestione, una spiecie di piano
regolatore «senza il quale si è fuori dalla lista» dei beni
patrimonio dell’umanità. Il commissario dell’area archeologica di
Pompei, Ercolano e Oplonti Marcello Fiori, è così corso ai ripari
sottoscrivendo una convenzione con il presidente della Tess-Costa
del Vesuvio Leopoldo Spedaliere, per l'elaborazione del progetto.
Entro giugno, le città sepolte di Pompei, Ercolano e Oplonti avranno
il documento certificato in cui viene descritto in che modo
l'eccezionale valore dei siti sarà tutelato. La firma della
convenzione, avvenuta ieri mattina negli uffici pompeiani della
soprintendenza tra il commissario delegato per l'emergenza dell'area
archeologica di Napoli e Pompei e la Tess rappresenta il primo passo
verso l'elaborazione del piano che dovrà recepire, come già indicato
nel Codice dei beni culturali, le indicazioni dell'Unesco. «La
grande novità è che finalmente il territorio vesuviano ruoterà
intorno alle potenzialità di Pompei e delle aree archeologiche -
sottolinea il commissario Marcello Fiori - dalla segnaletica ai
trasporti, dai servizi per il turista all'agricoltura sostenibile,
tutto rientrerà in un sistema virtuoso che gli attori sul territorio
saranno chiamati ad applicare per rispondere a dei parametri,
giustamente, ritenuti indispensabili. Una richiesta quella
dell'Unesco per la quale si stava lavorando da tempo - spiega il
commissario - ma per la quale occorreva una concretizzazione che la
convenzione con la Tess ci consente di ottenere». Già nel giungo
2007 l'ex soprintendenza archeologica speciale di Pompei aveva
sottoscritto un protocollo d'intesa con i comuni di Pompei,
Ercolano, Torre Annunziata e la Tess, designando quest'ultima come
soggetto responsabile di un primo piano di gestione, poi approvato
nel luglio 2009. «Con l'intesa sottoscritta oggi implementiamo il
lavoro del piano di gestione del sito Unesco - ha detto il
presidente della Tess Leopoldo Spedaliere - e questo, naturalmente,
ci gratifica molto perché si tratta di un'iniziativa di sistema
sull'area che evolve ulteriormente le attività della nostra agenzia.
Con la firma della convenzione è come se si chiudesse un
ragionamento anche dal punto di vista infrastrutturale. Faremo in
modo, infatti, che gli Scavi guardino alle città e che le città
guardino agli Scavi in un'ottica integrata ed in un modello di
governance che tenga conto anche delle innovazioni che si stanno
apportando». Obiettivo primario del Piano di gestione è quello di
assicurare un'efficace protezione del bene, per garantirne la
trasmissione alle future generazioni. Per questo motivo lo strumento
deve tener conto delle differenze tipologiche, delle caratteristiche
e delle necessità del sito, nonché del contesto culturale e naturale
in cui si colloca. Può inoltre recepire i sistemi di pianificazione
già esistenti e altre modalità tradizionali di organizzazione e
gestione del territorio. |
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06/03/2010
Pompei (Na): scavi incustoditi ed accessibili per due ore (Il
Mattino)
Avrebbero potuto fare di
tutto, magari staccare un mosaico e portarselo a casa. Di certo sono
saliti su pezzi di colonne e capitelli per farsi immortalare come
antiche statue. Il monumento archeologico più conosciuto al mondo
per due ore in balia dei turisti. Tutto perché qualcuno ha
«dimenticato» di chiudere i cancelli mentre era in corso - fino alle
10,30- un'assemblea indetta dalla Cisl, Uil, e Rdb. Mentre gli
addetti alla sorveglianza erano impegnati nell' auditorium a
discutere del loro futuro lavorativo e a contestare gli ordini di
servizio emessi dalla soprintendente Maria Rosaria Salvatore e il
commissariamento, poco lontano, tra le antiche vestigia i visitatori
circolavano all'interno delle prestigiose domus prive di custodia. I
cancelli, dunque, sono stati aperti alle 8,30, nonostante non fosse
stata garantita la sorveglianza necessaria alla tutela del sito e
dei visitatori, e la biglietteria - gestita da privati - ha
regolarmente lavorato. Se dalla soprintendenza fanno sapere che
«laddove non arriva l'occhio umano si accendono i cento occhi
elettronici a difesa dei tesori della città sepolta», è pur vero che
gruppi di turisti si sono avventurati in zone incustodite,
spingendosi anche in luoghi indicati da cartelli come pericolanti.
«Ai gruppi accompagnati - ha precisato una guida turistica
autorizzata dalla Regione - è stato chiesto di fare attenzione a non
danneggiare gli affreschi. Per loro abbiamo garantito noi. I turisti
che hanno scelto di visitare gli Scavi autonomamente, invece,
potevano benissimo accedere in luoghi proibiti». Secondo i
vigilantes il personale che, ieri mattina, dalle otto e trenta alle
dieci è stato impegnato nel servizio di controllo era di circa
trenta unità. Il numero minimo indispensabile per garantire la
sicurezza a sito archeologico aperto. «Molte case - dichiarano
invece le guide - erano incustodite. Ripetiamo siamo stati noi a
fungere da custodi». Una delle aree più scoperte è risultata essere
quella alle spalle del ristorante degli scavi. Un gruppo di turisti
padroni per due ore dell'area archeologica, di cui facèvano parte
anche dei bambini, si sono spinti oltre i limiti del perimetro
consentito al pubblico perché attirati dal meraviglioso panorama che
affacciava sulle isole di Capri e Ischia. «Bellissima questa parte
degli Scavi - ha detto uno studente universitario romano - è la
terza volta che visito la città sepolta ma mai mi ero spinto fino a
questo punto». Così come sono diventate inviolabili le colonne del
Foro. Turiste giapponesi hanno osato oltre il dovuto arrampicandosi,
appunto, sulle colonne romane per provare il brivido di farsi
immortalare su di un monumento importante della città distrutta
duemila anni fa dalla furia del Vesuvio. Gli Scavi incustoditi,
oltre a rappresentare un pericolo per i visitatori che, in assenza
di personale atto a far rispettare le regole, hanno avuto libero
accesso alle zone proibite, hanno messo a repentaglio gli affreschi
e i mosaici delle antiche dimore pompeiane. Le telecamere della
soprintendenza archeologica, comunque, non hanno segnalato pericoli
per i turisti e per il monumento. C'è da dire, però, che non tutti i
quarantaquattro ettari riportati alla luce sono interessati dal
sistema di videosorveglianza.
Immaginate un tale che abbia in casa una cassaforte con un
inestimabile tesoro in brillanti, ori, gioielli finemente cesellati.
E poniamo il caso che il tizio lasci la cassaforte spalancata, il
suo tesoro incustodito e, in più, anche la porta di casa aperta con
tanto di chiavi infilate nella toppa. Qualcosa di simile è avvenuto
ieri agli Scavi di Pompei, ultimissimo di una lunga serie di episodi
di trascuratezza che equivalgono a lasciare uno scrigno di gioielli
unico e irripetibile in balìa del primo che passa: ieri gli Scavi
sono rimasti senza sorveglianza a lungo - almeno due ore - mentre
era in corso un'assemblea sindacale. Un banale fraintendimento tra
addetti ai controlli ha fatto saltare la chiusura prevista per la
durata dell'incontro sindacale. Così gli accessi di entrata sono
rimasti spalancati, con le consuete folte schiere di turisti intente
a sciamare felici tra le rovine. Liberi di penetrare nelle aree
proibite, d'inerpicarsi indisturbati su antichissime mura o
suggestive colonne mozzate per farsi riprendere nelle foto ricordo,
di avvicinarsi a proprio piacimento a mosaici preziosi che non
dovrebbero essere sfiorati neanche con una piuma. Niente guardiani,
niente custodi, nessuno a vigilare. Cioè, condizione ideale per
qualsiasi furto, o effrazione, o vandalizzazione. Situazione da zona
franca, paradiso in terra per predatori, di quelli che rimpolpano le
collezioni dei vari Getty Museum o anche dei boss più accorsati e
oggi lanciatissimi nella caccia al reperto pre-augusteo da esibire
in tinello. E fortuna che alcune guide regionali hanno, a un certo
punto, lanciato l'allarme. Ora, le ragioni di chi era riunito in
assemblea, esercitando un sacrosanto diritto, saranno di certo
tutt’altro che peregrine. Ma scarseggiando in questa vicenda del
tutto la logica - e scavando quindi nella sfera dei lapsus freudiani
- come si genera la somma di comportamenti che ha indotto qualcuno
che a Pompei lavora - e da quel lavoro presumibilmente ricava
sostentamento - a dimenticare gli Scavi aperti? A che vale
installare sofisticatissimi impianti di videosorveglianza se poi la
guardiola rimane sguarnita? In quest'ennesimo esempio di grave
negligenza, come nelle decine di occasioni in cui gli Scavi sono
rimasti chiusi nei periodi migliori per il turismo, si svelano
svariate pecche: incapacità e responsabilità amministrative,
manageriali, sindacali, in una terra che certo non può concedersi in
lusso di gettare alle ortiche una tra le sue poche ricchezze. E dire
che non c'è stato governo, nei vari avvicendamenti dell'ultimo
periodo come di tempi più lontani, che non si sia affrettato a
mettere sul tappeto, appena insediato, la carta rilancio e
valorizzazione di Pompei . Da un ministero all'altro – di un colore
o dell'altro - s'inanellano promesse, impegni, progetti. E così si è
lungamente discettato di privato da cui imparare, di parchi a tema
da realizzare, di alberghi da costruire per trattenere più a lungo
il turista ed evitare il mordi e fuggi . Ma poi l'epilogo di ogni
impegno dichiarato ha svelato, tutte le volte, il fiato corto di
strategie più giocate sull'annuncio che sulla costruzione paziente
del percorso. Ora, la vicenda degli Scavi incustoditi assume il
significato simbolico di adombrare le tante politiche che si sono
seguite negli anni senza risultati apprezzabili. Lasciando il tesoro
nudo, esposto, non tutelato. Bisognerebbe davvero arrabbiarsi per
tutto questo. E a proposito del tanto citato privato , che in
passati impegni presi per Pompei, avrebbe dovuto assumere le
sembianze di sponsor, purtroppo mai palesati: è proprio impossibile
imparare e praticare, in modo serio e concreto, una gestione
soddisfacente di un patrimonio che è nostro e che, continuando così,
finiremo per giocarci del tutto? In fondo, non dovrebbe essere così
difficile: basterebbe comportarsi, con queste meraviglie uniche al
mondo, come faremmo se le avessimo proprio a casa nostra. Dove non
lasceremmo mal la porta aperta, la strada spianata al primo
intenzionato che passa. Forse il problema è questo: non saper capire
fino a che punto Pompei sia proprio casa nostra.
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04/03/2010
Napoli: Gli scavi per la stazione di Santa Maria degli Angeli
portano alla luce un sepolcreto (Repubblica Napoli)
Tracce di un sepolcreto
romano sono apparse ieri negli scavi della stazione della
metropolitana in piazza Santa Maria degli Angeli a Monte di Dio. Gli
archeologi hanno trovato nel fossato del cantiere un´anfora detta "enkitrismos",
di quelle usate per la sepoltura dei neonati, contenente i resti di
un bambino dell´antichità, e numerosi frammenti che attestano la
presenza di una necropoli, probabilmente come quella del VII secolo
avanti Cristo trovata da Mario Napoli dalla parte opposta del
vallone di Chiaia. Le operazioni di "archeologia preventiva"
connessa a opere pubbliche, messe in atto da un decennio dagli
archeologi della soprintendenza di Napoli e Pompei, hanno fatto
porre i nuovi reperti allo studio degli esperti per la datazione,
secondo il solito protocollo concordato con il Comune e con
l´Ansaldo, concessionaria dei lavori. La localizzazione di piazza
Santa Maria degli Angeli è quella dell´antica Partenope, che
potrebbe affiorare quando lo scavo per la metropolitana sarà
ulteriormente approfondito. (Stella Cervasio) |
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28/02/2010
Pozzuoli: lo stadio di Antonino ancora a metà. (Napoli.com)
Un vero e proprio gioiello
dell'antichità romana finalmente restaurato e reso, se non
accessibile almeno visibile, non appena 2 anni fa dalla
sovraintendenza ai beni archeologici di Napoli, risulta nell'ala
ovest, ancora da portare alla luce, completamente abbandonato e
lasciato a se stesso, esposto al di sopra di un dirupo mai messo in
sicurezza dal rischio idrogeologico.
Via Campi Flegrei, a pochi passi dall'attuale complesso Olivetti,
moderno centro integrato di servizi e cuore pulsante dello sviluppo
ad ovest di Napoli, il sito individuato e restaurato dalla
sovraintendenza fa bella mostra sotto gli occhi di tutti sebbene i
suoi cancelli rimangano ancora chiusi per mancanza di personale;
male comune ai maggiori siti archeologici dei campi flegrei.
Voluto da Antonino Pio per onorare la memoria del padre adottivo
Adriano, morto a Baia nel 138 lo stadio di Puteoli posto in
posizione panoramica su una terrazza a picco sul mare era uno dei
maggiori dell'antichità (m. 260 x 65), inferiore solo a quello fatto
costruire da Domiziano a Roma (285 metri) e corrispondente
all'attuale piazza Navona.
La struttura che ospitava gli Eusebeia, giochi ginnici quinquennali
sull'uso di Olimpia, nel corso dei secoli soggetto ai fenomeni
tellurici che caratterizzano la zona, crollò nel settore nord
sottraendo un'ampia parte dell'arrivo curvo, lo sfendone.
In tempi recenti poi l'amministrazione fascista per ampliare il
tracciato della Via Domitiana decise di tagliare letteralmente in
due la pianta dello stadio e buona parte della pista.
Era il 1932, con l'apertura della strada si separarono anche le
sorti dei suoi resti.
Altre rovine, infatti, non meno importanti e necessitanti di
un'opera di restauro e consolidamento, visibili fronte strada,
rimangono coperte da rovi, sterpaglia e vegetazione spontanea. Sono
i ruderi delle gradinate ovest ancora del tutto inesplorati.
Al di sotto del livello stradale i vomitoria, ovvero gli ingressi
laterali che consentivano l'accesso allo stadio, visibili dal basso
percorrendo la via fasano all'altezza dell' ingresso Sofer, sporgono
pericolosamente da un dirupo mai messo in sicurezza ed insistono su
un forte contesto abitativo che dai primi anni '60 ha popolato la
zona. Più segnalazioni sono giunte agli addetti ai lavori circa
problemi legati alla cattiva incementazione delle acque meteoriche
nei valloni di ruscellamento e non mancano piccole erosioni che
vengono giù dal costone, come lamentano gli abitanti della zona.
Eppure stupisce l'idea che l' opera di recupero straoridinaria
dell'antico stadio antoniano, realizzata solo pochi anni addietro
grazie a un finanziamento di cinque milioni di fondi europei gestiti
dalla Regione, abbia tralasciato di consolidare un pezzo così
importante dell'antica struttura imperiale, testimonianza
significativa del carattere greco-orientale della città di Puteoli,
lasciando tali rovine, nude e visibili, esposte al rischio
idrogeologico semplicemente perchè poste dall'altra parte della
strada. |
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26/02/2010
Nola (Na): terme romane di San Biagio a rischio. (Il Denaro)
In pieno centro a Nola, a
qualche metro dal Tribunale e proprio sotto il pavimento della
medievale chiesa di San Biagio c'è tutto un mondo, un mondo antico:
le terme romane. Bagni, botteghe e mosaici di duemila anni fa. Ma
nessuno potrà più ammirare tutto questo. Da oggi e fino alla fine
dell'anno scolastico in corso, infatti, le visite sono state
interrotte e l'accesso vietato dal parroco, frate Tommaso Barrasso,
a causa della mancanza di fondi per mettere in sicurezza l'area ''Mi
rivolgo al Comune di Nola e alla Soprintendenza - e' l'appello di
frate Tommaso - non e' possibile consentire ancora quest'abbandono:
gioielli come questi vanno salvati e valorizzati''. Secondo quanto
spiega il frate da alcuni anni la Soprintendenza ai beni
archeologici, a causa della mancanza di fondi, ha interrotto a metà
i lavori di scavo delle terme romane, lasciando il cantiere in
condizioni precarie. |
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02/02/2010
Campania: capolavori negati e lavori in corso. La scure dei tagli da
Ercolano a Baia. I finanziamenti ridotti creano problemi per i turni
di custodia ma anche per le bollette della luce. (Il Mattino)
Con i suoi due grandi musei
archeologici di Napoli e Paestum più una pattuglia ben nutrita di
medi e piccoli contenitori - dal nuovo museo di Baia a quello di
Capua, da Buccino a quello dei gladiatori nell'anfiteatro di Santa
Maria Capua Vetere, all'Antiquarium di Boscoreale fino al museo di
Pontecagnano - la Campania viene stimata quale meta turistica capace
di proporsi al visitatore come un contenitore di pezzi di storia
straordinario e unico nel suo genere. Eppure, c'è sofferenza. Il
barometro del turismo da un paio di anni sta sul «brutto stabile».
Il calo, secondo gli studi di settore, sarebbe legato alla crisi
globale. Tuttavia, a pesare sul flop delle visite sarebbe ancor più
la chiusura del flusso dei finanziamenti da parte del ministero. Con
il risultato che, come lamentano i soprintendenti, a volte manca la
carta per le fotocopie ed è difficile persino pagare la bolletta
dell'Enel. E se a tanto si aggiunge che musei, allestiti di tutto
punto, non aprono al pubblico oppure sono visitabili solo alcune
volte alla settimana perché le sale non possono essere illuminate,
allora lo stato dell'arte non è in buona salute. È il caso, ad
esempio, del museo dei Campi Flegrei all'interno del Castello di
Baia: cinquanta sale allestite con pezzi di storia straordinaria
(durante i lavori si è scoperta persino una villa di epoca romana
con affreschi e stucchi), ma chiuso alle visite. Sofferenza anche
per Paestum, che con i suoi quattrocentomila turisti all'anno, è
calato ancora di qualche punto tra il 2008 e il 2009. Eppure, si
allestiscono mostre di caratura: ultima, quella del cratere di
Assteas impreziosito da una pittura con Giove che rapisce Europa,
mentre si valorizza l'area con il ripristino degli antichi roseti
pestani e si organizzano eventi che porteranno i visitatori anche la
notte. A Pontecagnano, il museo riaperto da pochi giorni, dopo
essere stato chiuso per problemi statici, è fuori dalle rotte
turistiche. Pochi visitatori anche per quello di Greci, inaugurato
nel dicembre scorso, in cui sono esposti un centinaio di reperti
provenienti da un'area santuariale ellenistica e da tombe risalenti
a un periodo compreso tra il VII e il III secolo avanti Cristo. Per
Buccino - il cui museo intitolato a Marcello Gigante è costato tre
anni di lavoro e sette milioni di euro, dispone di venti sale con
4mila reperti tra cui la tomba della principessa con gli ori - si
sta definendo con il Comune un accordo per tenerlo aperto di
continuo e non solo il sabato e la domenica come adesso. «Sempre
visitabile invece - sottolinea la soprintendente Maria Luisa Nava -
il museo dei Gladiatori di Santa Maria Capua Vetere, che ha gli
stessi orari dell'Anfiteatro. Anche qua come a Buccino e negli altri
siti, la promozione dovrebbe essere più curata: ma questo è un
difetto della regione e degli enti locali che dovrebbero valorizzare
maggiormente i loro tesori». Così per Boscoreale, il cui Antiquarium,
un vero e proprio gioiellino con a fianco una villa rustica del l
secolo dopo Cristo, appare penalizzato e quasi «divorato» dalla
contiguità con gli scavi di Pompei. Identico discorso, anche se in
misura minore - certamente i visitatori paganti sono numerosi - per
l’Archeologico di Napoli, sicuramente tra i più importanti al mondo,
che comunque perde presenze nonostante le grandi mostre (Ambre,
marini di Ercolano) e i nuovi allestimenti delle sale Farnese e
delle altre con la pittura pompeiana. Restano i musei con i lavori
in corso, come Ercolano, in costruzione da quasi quarant'anni, e
Pompei, chiuso dopo il terremoto del 1980. Marcello Fiori,
commissario all'area archeologica di Pompei assicura che per
quest’ultimo l'inaugurazione ci sarà quanto prima. Non rimane che
aspettare. |
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30/01/2010
Pompei (Na), riapre il tempio di Venere (Il Mattino)
Dopo 3300 [sic]euro di spesa
e un complesso intervento di riqualificazione pianificato dal
commissario straordinario, è terminato il restauro del tempio di
Venere a Pompei. È stato anche ripristinato e posto a norma il
principale percorso di uscita dall'antica Pompei. Il tempio dedicato
alla dea della bellezza rappresenta, per i turisti, il passaggio tra
l'emozione vissuta durante il tour archeologico e il ritorno alla
realtà: attraverso il tempio, infatti, i visitatori lasciano la
città antica per entrare in quella moderna.La città millenaria
ritrova il tempio dedicato alla dea della bellezza. La suggestione
del Tempio di Venere ritorna ad ammaliare i turisti di tutto il
mondo. Sono stati spesi trecentomila euro, dalle casse del
commissariato speciale di governo, per riqualificare una delle aree
meno conosciute della città sepolta, ma più interessanti e
incantevoli. L'intervento di riqualificazione del tempio,
pianificato dal commissario straordinario e concluso in questi
giorni, ha riguardato la messa in sicurezza dell'area, il restauro
delle imponenti colonne, i rifacimenti di archi crollati e la
sostituzione di opere provvisorie non più idonee alla tutela
dell'edificio antico. È stato, inoltre, ripristinato e posto a norma
il principale percorso di uscita dall'antica Pompei, l'anello di
congiunzione tra piazza del Foro e il cuore della Pompei dei nostri
giorni. I turisti hanno, ora, a disposizione un viale costituito da
agglomerato di lapillo e cemento, gradini in laterizio con corrimano
in ferro, che consentirà un regolare e sicuro deflusso dei
visitatori, evitando così i numerosi incidenti alle caviglie e alle
gambe dei turisti, denunciati in passato. Lavori urgenti e
improcrastinabili per la tutela del tempio e la salvaguardia
dell'incolumità dei turisti. «In particolare, i lavori, resi urgenti
dalla lunga assenza di manutenzione - spiega Maria Emma Pirozzi,
direttore dei lavori e tecnico della soprintendenza - hanno
riguardato il ripristino e l'integrazione dell'opus reticulatum e
pietrame misto crollato, la ripresa dei colmi murari e la messa in
sicurezza di frammenti di apparati decorativi». I lavori di restauro
sono stati coordinati dai tecnici della soprintendenza speciale per
i beni archeologici di Napoli e Pompei con l'ausilio di imprese
accreditate presso la soprintendenza. «Si tratta di un intervento
molto importante che ha riqualificato in tempi brevi il percorso di
uscita dall'area archeologica - spiega il commissario delegato
Marcello Fiori - ma soprattutto, liberato il terrapieno da crolli e
vegetazione, ora è possibile godere della vista dalla terrazza
panoramica sui Monti Lattari. Con questo intervento si conferma la
costante necessità di coniugare in modo scientificamente rigoroso le
politiche dimessa in sicurezza e quelle di valorizzazione». Il
commissario annuncia altre novità interessanti: «Sarà pronto a breve
anche il secondo camminamento collegato con la passerella di
immissione all'Antiquarium». Il Tempio di Venere rappresenta, per i
turisti, il passaggio tra la forte emozione vissuta durante il tour
archeologico e il ritorno alla realtà. È attraverso il tempio della
dea della bellezza, infatti, che i visitatori lasciano la città
antica per entrare in quella moderna.
Antonio Varone, direttore degli scavi archeologici decanta la
bellezza e l'importanza storica del Tempio di Venere. «Costruito
sulle propaggini occidentali della collina di Pompei, verso il mare
e il fiume Sarno - spiega l'archeologo Antonio Varone - il tempio fu
innalzato subito dopo l'80 avanti Cristo per onorare la dea Venere
protettrice di Lucius Cornelius Sulla, assimilata alla Venere Fisica
protettrice della città. Orientato in senso Nord-Sud verso il
litorale, su un podio in tufo circondato da portico, abbellito da
marmi, doveva essere il più sontuoso e scenograficamente splendido
degli edifici religiosi cittadini. Al momento dell'eruzione il
tempio era in piena fase di restauro a seguito del terremoto del 62
dopo Cristo; lo studio dei materiali, venuti fuori dai saggi
stratigrafici, ha fatto comprendere agli archeologi quali
trasformazioni urbanistiche nell'edilizia pubblica fossero in atto a
Pompei dalla seconda metà del Il secolo avanti Cristo». Il Tempio di
Venere è il luogo più fotografato dai turisti, e funge da belvedere
dell'area archeologica. È al centro del Tempio di Venere, infatti,
che i visitatori si fermano per ammirare il panorama che nitidamente
mostra squarci della città antica affiancata a quella moderna. |
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30/01/2010
Ercolano (Na), le nuove stanze delle meraviglie a Villa dei Papiri (Il Mattino)
Un cumulo di armi decora una
parete, con vividi affreschi. La volta a botte chiude un ambiente,
nella costruzione che regge Villa dei Papiri ad Ercolano. E’ una
delle scoperte che recenti studi hanno fatto conoscere, dopo che gli
scavi del secolo scorso avevano fatto emergere nuovi settori
dell'antica città. Solamente gli studiosi ne erano informati: anche
se una fortunata mostra, svoltasi nel Museo Archeologico di Napoli
nel 2008, e periodiche aperture di quel settore avevano permesso un
primo assaggio delle novità. La novità principale rispetto a quanto
avevano indiziato gli scavi sotterranei del 700 consiste nella
scoperta che la Villa, costruita intorno al 40 avanti Cristo, si
ergeva da una potente costruzione in opera cementizia, nella quale
erano stati ricavati almeno due livelli di vani residenziali. Dal
livello inferiore probabilmente si estendeva un passaggio per
raggiungere una «terrazza» posta a livello di poco superiore a
quello della spiaggia, posta in collegamento per mezzo di una
scalinata. La «terrazza» comprendeva un ricco padiglione,
pavimentato con marmi di vari colori, e decorato con sculture in
marmo, che ancora conservano resti delle originali coloriture
utilizzate per sottolineare le decorazioni delle vesti e i
particolari del viso. Ad una Amazzone faceva pendant una figura
femminile, rivisitazione di epoca romana del tipo noto come «Hera
Borghese», databile al IV secolo avanti Cristo. Queste due superbe
statue si aggiungono al centinaio di altri esemplari, in marmo ma
anche in bronzo, che lo svizzero Carlo Weber ricuperò dall'oscurità
dei secoli, facendone uno dei vanti del museo Ercolanese di Portici
e, poi, del Museo di Napoli. La villa acquista, grazie alla
pubblicazione avvenuta nella nuova rivista «Vesuviana» alla quale si
affianca un rapporto pubblicato nella benemerita rivista «Cronache
Ercolanesi», un suo posto nella bibliografia archeologica: dalla
quale gli studiosi traggono le informazioni necessarie
all'avanzamento della ricerca. E dai lavori scientifici le persone
colte, ma non specializzate, apprendono quanto di nuovo si è
scoperto ed illustrato nel campo dell'antichità. Di certo, il
percorso che compie un'informazione dallo scrittoio di un archeologo
alla più diffusa conoscenza è lungo, tortuoso e non si è mai sicuri
che la notizia divenuta di comune coscienza sia ancora perfettamente
coerente a quella proposta all'inizio. Da una tale incertezza si
renderebbe anche assolutamente necessario che turisti e visitatori
fossero accompagnati, durante le loro visite nei musei e nelle aree
archeologiche, da personale esperto: e non da scaltriti «ciceroni» i
quali, speculando sulla non specializzazione dei visitatori, li
intrattengono con vecchie storielle e luoghi comuni. Quanto ora si
sa della Villa dei Papiri permette di considerarla come un
importante esempio di quell'architettura per residenze di lusso, di
proprietà di illustri personaggi storici della seconda metà del I
secolo avanti Cristo, come ad esempio Cicerone, i quali scelsero le
rive del golfo di Napoli per fissare la propria residenza estiva, in
ci seguendo il pi antico esempio a noi noto, quello di Cornelia, la
madre dei due fratelli Gracchi, e poi del dittatore Silla. E gli
imperatori, da Augusto e Tiberio, a Capri, e poi a Baia fecero di
questa regione una seconda capitale estiva. Un tale insieme di
splendide architetture, che continua con gli esempi di Stabiae, a
Castellammare, di Vico Equense, di Sorrento, di Massalubrense
rendeva la costa del Golfo «simile ad un'unica città», come la
descrive Strabone sul finire del secolo. Una così straordinaria
quantità di testimonianze architettoniche non è, oggi, protetta in
maniera adeguata: sia il disordine edilizio che caratterizza troppi
angoli della costa sia gli scoscendimenti del terreno hanno
comportato distruzioni e mutilazioni. Le quali rimangono, una volta
accadute, irreparabili: così da impoverire sempre di più il nostro
patrimonio culturale, a discutibile vantaggio di nuove costruzioni,
che aumentano le difficoltà di vivere, e consumano l'ambiente
involgarendo il paesaggio. Dobbiamo essere grati agli archeologi che
hanno studiato e pubblicato le nuove scoperte della Villa dei
Papiri: così che di queste si conserverà al meno la memoria. |
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30/01/2010
Napoli, alla luce nuovi ambienti del teatro romano (Il Mattino)
Dalle viscere della città è
emersa una nuova parte del Teatro Romano dove si esibiva Nerone, in
Vicolo 5 Santi all'Anticaglia. E a portarla alla luce, il lavoro
paziente dello speleologo Enzo Albertini, presidente di «Napoli
Sotterranea». La porzione ultimamente riscoperta del teatro augusteo
(sorto sopra un teatro greco e oggi quasi interamente inglobato
negli edifici della zona) fino a sei mesi fa era una falegnameria.
Lo speleologo l'ha presa in affitto e vi ha riportato alla luce i
nuovi resti del teatro. Ogni basso del vicolo nasconde un accesso al
teatro, in ogni casa, dietro allo stucco che ricopre le pareti, ci
sono parti dell'opera augustea. Presto il nuovo sito, che abbiamo
visitato in anteprima, sarà aperto al pubblico.
Vicolo Cinque Santi, cuore del centro storico: bassi, immondizia,
degrado. E un sito archeologico riscoperto per caso. E la «summa
cavea» del teatro romano che sta tornando a galla, muro dopo muro,
dalle viscere di Napoli. Una nuova porzione del tesoro sta per
essere restituita alle visite da Enzo Albertini, speleologo e
presidente di «Napoli Sotterranea», una delle porte per le cavità
del centro storico, che si trova a circa cento metri di distanza. La
parte oggi riscoperta del teatro augusteo (sorto sopra un teatro
greco e oggi quasi interamente inglobato negli edifici della zona)
fino a sei mesi fa era una semplice falegnameria. Archi e opus
reticulatum erano coperti da materiali di officina, assi di legno,
oggetti da officina. L'insegna della falegnameria, Ruocco, era un
punto di riferimento del vicolo da decenni. E il rumore della sega a
nastro che tagliava il legno era un sottofondo abituale per la gente
del posto. Quando nel 2009 il signor Ruocco ha deciso che era venuto
il momento di andare in pensione, senza avere nessuno che rilevasse
la sua attività, su quel basso ha messo gli occhi Enzo Albertini.
L'ha preso in affitto e, con pazienza, ha riportato alla luce i
resti del teatro romano. Ci sono voluti mesi per ripulire quel luogo
dove c'era quel che rimaneva di una vita di lavoro: «La parte più
delicata si è presentata quando abbiamo dovuto togliere dalle mura
romane tutti i chiodi che erano stati piantati per agganciare pezzi
di legno e oggetti da lavoro», sorride Albertini mentre apre in
esclusiva la porta del nuovo sito archeologico che ancora non è
aperto alle visite. Il fitto dl quel locale costa 500 euro al mese,
la nuova porzione del teatro verrà inserita nel tour delle visite di
«Napoli Sotterranea» che prevede il percorso nelle cavità e anche
una prima parte di visita nei resti del teatro che si trovano in
vicolo «5 santi». Anche in questo caso al teatro si accede entrando
in un «basso», nel quale sono stati lasciati i mobili della famiglia
che l'abitava prima dell'avvento delle visite archeologiche. Si
sposta il letto matrimoniale che copriva la botola della «cantina»
della famiglia. Quella cantina era, in realtà, un accesso diretto ai
corridoi che correvano sotto al proscenio, quelli nei quali gli
attori si preparavano e dove lavoravano i tecnici per sollevare gli
artifici di scena. Ogni basso del vicolo nasconde un accesso al
teatro, in ogni casa, dietro allo stucco che ricopre le pareti, ci
sono i resti di quell'immensa opera augustea: «La soprintendenza ha
una pianta precisa del teatro e ne conosce ogni particolare - spiega
Albertini - noi cerchiamo di rendere fruibili queste meraviglie,
pronti a rispondere alle richieste della Soprintendenza. Lo facciamo
senza chiedere fondi, operando esclusivamente da privati, da
appassionati». Albertini si perde nei racconti: «Noi pensiamo che
qui sia passato Nerone durante la stia esibizione napoletana che
culminò con un potente terremoto - dice - ma aspettiamo conferme
dagli archeologi». All'interno della nuova porzione di teatro romano
appena riportata in vita, è stata fatta anche una nuova scoperta.
Nel pavimento correvano dei piccoli canali che erano completamente
ostruiti dal materiale di risulta generato dalla sega circolare.
Durante la pulizia è venuta fuori la presenza di canali di scolo
delle fogne di epoca borbonica, realizzati con riggiole da disegni
di colore blu. Quei canali sono stati protetti da grate e sono
visibili nell'ex falegnameria dove, attualmente, è in allestimento
anche una mostra presepiale. |
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30/01/2010
Pompei (Na), presto aperta la casa dei Casti Amanti (Il Mattino)
In attesa della straordinaria
apertura della Casa dei Casti Amanti, annunciata per febbraio,
oggetto di polemiche nei giorni scorsi per un presunto crollo,
smentito dalla soprintendenza, sono decine le domus antiche
interessate da interventi di restauro. Nel piano triennale redatto
dal commissariato di governo saranno investiti trenta milioni di
euro dal 2008 al 2010 per riportare agli antichi splendori le case
della Pompei distrutta dall'eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo.
I lavori prevedono i restauri degli arredi decorativi della Villa
dei Misteri, delle case di «Paquio Proculo» , di «Giulia Felice»,
del «Criptoportico», dello «Specchio», di «Sirico» su via Stabia, di
«Fullonica di Stephanus», del poeta Tragico, della «Regina
Margherita», di «Orfeo», di «Cesio Blando» de «l'orso Ferito» e de
«l'Adone Ferito». Anche Ercolano, con il restauro degli affreschi
della casa del «Colonnato Tuscanico», rientra nell'investimento del
piano triennale per il rilancio dei siti archeologici di competenza
della soprintendenza speciale di Napoli e Pompei. Così come Oplonti
conio scavo e il restauro completo della villa «B», lavori, questi
ultimi, che vedranno un impegno di spesa di un milione di euro. |
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26/01/2010
Pompei (Na), crolla muro, nessun affresco danneggiato (Il Mattino)
Una interrogazione urgente al
ministro dei Beni culturali Bondi «sull'incredibile crollo di una
gru avvenuto il 18 gennaio negli Scavi di Pompei, che avrebbe
danneggiato reperti archeologici e affreschi»; a proporla è stata
Luisa Bossa, deputata Pd ed ex sindaco di Ercolano. «Si sta cercando
di mettere la sordina ad un evento incredibile - dice Bossa - da
fonti riservate ho saputo che il crollo sarebbe stato causato da
lavori frettolosi alla casa dei casti amanti, ordinati dal
commissario Fiori, vice di Guido Bertolaso alla Protezione civile,
in vista di una imminente visita del presidente del Consiglio
Berlusconi. La gru utilizzata per i lavori sarebbe stata posizionata
male, su una superficie non idonea, un terreno friabile che sotto la
pioggia, ha ceduto facendo crollare trenta metri di muro antico in
prossimità di via dell'Abbondanza, causando danni gravi a resti
archeologici ed affreschi». Dagli Scavi negano il danneggiamento di
affreschi ma l'archeologo Antonio Varone, attuale direttore
dell'area archeologica, spiega: «Nei giorni scorsi c'è stato un
piccolo smottamento che non ha causato danni significativi; a causa
delle forti piogge è infatti franato un terreno nell'insula
adiacente a quella della Casa dei casti amanti, con il conseguente
crollo di alcuni metri di un muro perimetrale dove non vi erano
affreschi. Siamo comunque intervenuti subito, proprio grazie
all'operatività del cantiere». Anzi il commissario straordinario
Marcello Fiori rilancia annunciando che nuove meraviglie affiorano
proprio dalla Casa dei casti amanti e grazie al cantiere di scavo
«trasparente» già dal mese di febbraio i visitatori potranno
assistere «in diretta al lavoro degli archeologi e dei restauratori:
dopo dieci anni di abbandono e chiusura forzata», spiega Fiori. E
aggiunge: «E un cantiere al quale teniamo molto basti pensare che
gli scavi iniziarono nell'87». Tra le ultime scoperte degli
archeologi al lavoro, quella relativa alla cisterna che dava acqua
alla panetteria e importanti riscontri relativi ai lavori che poco
prima dell'eruzione i pompeiani stavano compiendo per riparare i
danni di un recente terremoto. «Questo dimostra come la società
pompeiana fosse viva e attiva nel momento della tragedia», conclude
l'archeologo Varone. Ma le rassicurazioni della dirigenza degli
Scavi non bastano a bloccare la polemica. Gianfranco Cerasoli,
segretario generale Uil-Beni culturali, in un comunicato punta alla
gestione complessiva del patrimonio: «Le aree archeologiche sono,
ormai di competenza della Protezione civile che lavora con i suoi
sistemi». Come? «Gli operai, su ordine del commissario, lavorano
fino a tarda notte e anche di sabato e domenica per ultimare i
lavori entro la data di inaugurazione del teatro San Carlo quando
pare il presidente Napolitano verrà a visitare gli Scavi». Cerasoli
parla anche di giallo delle date in cui il crollo si sarebbe
verificato: «Il fatto è accaduto il 13 gennaio». Il sindacalista
cita anche un provvedimento di somma urgenza «per l'eliminazione del
pericolo per la pubblica incolumità e per i beni archeologici dovuto
allo smottamento verificatosi presso la scarpata che delimita ad
ovest il vicolo tra le insule 11 e 12 della Regio IX per un importo
di 2OOmila euro». In campo anche Italia Nostra che sottolinea «la
presenza di un clima di omertà che preoccupa tanto quanto il
gravissimo episodio di mancata tutela». Già da tempo l'associazione
«denuncia con forza le distorsioni che la pratica dei
commissariamenti provoca al sistema della tutela del nostro
patrimonio». |
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26/01/2010
Pompei (Na), crollo negli scavi (Repubblica)
Ora che non c´è più traccia
né di una gru sprofondata né di una briciola di terreno franato,
girano le foto ordinate degli Scavi. La Casa dei casti amanti,
gioiello ancora sotto i ponteggi, appare ieri, sotto il cielo grigio
di Pompei, protetta e in via di recupero. Ma quando è saltato il
"divieto di accesso" - ieri - sul cantiere dei sospetti ed è partita
l´operazione trasparenza da parte del commissario Marcello Fiori,
era già troppo tardi.
«Ma quale frana, quale danneggiamento ai beni archeologici», scuote
la testa Fiori, il manager della Protezione civile insediato dalla
scorsa estate nel cuore, e nei conti, della Soprintendenza. Ai
celebri misteri della cittadina riemersa dalle ceneri, se ne
aggiunge un altro. Un crollo diventato un affare di Stato, un giallo
politico-istituzionale.
Otto giorni fa, una frana rimasta "segreta", con smottamento di un
terrapieno, avrebbe compromesso lo stato di alcuni affreschi degli
Scavi, mentre nessuno ha ancora relazionato l´incidente al
responsabile della Direzione delle antichità, Stefano De Caro.
Scoppia così la tensione latente da mesi. È il conflitto tra la
gestione dei cantieri archeologici affidata alla Protezione civile,
attraverso Fiori, braccio destro di Guido Bertolaso e la visione di
quanti - come dipendenti, sindacalisti, associazioni e qualche
parlamentare Pd - denunciano una situazione di arbitrio e mancata
sicurezza. In sintesi: «Lavori fatti in fretta e furia, cantieri
messi su senza piani di sicurezza, rischi per i lavoratori e per lo
stato di conservazione dei beni».
Cos´è avvenuto davvero, a ridosso della Casa dei casti amanti, il 14
o il 18 gennaio? È stato un ridotto smottamento o si è sfiorata la
tragedia archeologica (era buio e i lavoratori non c´erano)? Proprio
quel pezzo di Scavi dovrebbe far da sfondo alla prossima,
attesissima visita del presidente Berlusconi al parco archeologico.
Il premier lo ha ribadito sabato 16 gennaio: «Verrò a Napoli per
sostenere Caldoro (il candidato Pdl, ndr), e anche perché è tanto
tempo che voglio visitare Pompei». Ma Fiori nega: preferisce
ribaltare la vicenda con l´annuncio che «a febbraio sarà possibile
seguire i lavori di scavo nella Casa dei casti amanti attraverso un
cantiere trasparente, e un sistema di telecamere». Il direttore
degli Scavi, l´archeologo Antonio Varone, conferma: «Nei giorni
scorsi c´è stato un piccolo smottamento che non ha causato danni
significativi: è franato un terreno nell´insula adiacente a quella
della Casa, con il crollo di una parte di muro perimetrale. Siamo
intervenuti subito, grazie all´operatività del cantiere».
L´associazione Italia Nostra parla invece di «omertà», denuncia «le
distorsioni che la pratica dei commissariamenti sta creando», chiede
«agli organi dell´amministrazione dei Beni culturali una relazione
celere e immediata». Ma la più severa è l´interrogazione firmata da
Luisa Bossa, deputata Pd.
«Si sta cercando di mettere la sordina ad un evento incredibile -
scrive la Bossa - Da fonti riservate ho saputo che il crollo sarebbe
stato causato da lavori frettolosi alla Casa dei casti amanti,
ordinati dal commissario Fiori in vista dell´imminente visita del
premier. La gru utilizzata per i lavori sarebbe stata posizionata
male, su una superficie non idonea: un terreno friabile che sotto la
pioggia, ha ceduto facendo crollare trenta metri di muro antico in
prossimità di via dell´Abbondanza, causando danni gravi a resti
archeologici ed affreschi». Fiori però nega. «Non c´erano gru. Si
tratta di visionari», spiega a Roma.
Resta la domanda da girare all´archeologo Stefano De Caro. Perché
tanto ritardi su una frana che colpisce un´area sensibile? «Mah...
Dipende dalla valutazione che ne fa il soprintendente. Ma ho chiesto
la relazione, vedremo». E il sindacalista Biagio De Felice, Cgil,
puntualizza: «Siamo di fronte al fallimento della politica
culturale; e nel deserto si fa strada l´efficientismo della
Protezione civile. Da noi gira la battuta: sull´eruzione siete
arrivati con 2 mila anni di ritardo, non vi agitate ora». |
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22/01/2010
Zona atellana (Na-Ce), dopo mezzo secolo il sogno degli atellani
diventa realtà: al via gli scavi per il parco archeologico (terranews.it)
Atella riaffiora dalla terra.
Conquistata, distrutta, ricostruita, risorta, bruciata, derubata e,
poi, cancellata dalla terra e dal ricordo. Ma, oggi, finalmente il
destino sembra accendere una nuova luce di speranza per la città
osca, tra le più importanti del mondo antico, rinomata nel mondo
letterario per essere stata la culla del teatro italico con le sue
Fabule. “Il loro sogno sarebbe quello di destinare tutta la zona a
parco archeologico, acquistare i terreni, far proseguire gli scavi”.
“Loro” sono gli amministratori atellani degli anni sessanta, del cui
pensiero si ha traccia nelle cronache giornalistiche che
accompagnarono la prima campagna di scavi del 1966. E dopo circa
mezzo secolo il sogno degli atellani diventa finalmente realtà: il
parco archeologico è in costruzione, i terreni espropriati e
recintati, e da ieri è iniziata una nuova e più articolata campagna
di scavi.
Un evento di grande portata storica, culturale e scientifica,
destinato ad incidere lo sviluppo e il tessuto sociale di quel
nucleo di comuni (Sant’Arpino, Succivo, Orta di Atella e
Frattaminore) sorti dalle rovine di Atella, in quel fazzoletto di
terra che un tempo costituiva l’ombelico della Campania felix. A
Sant’Arpino, cittadina in cui ricade il sito archeologico atellano,
la “storicità” del momento era tutta neo volti, tesi ed emozionati,
di quanti a diverso titolo ieri si sono radunati lungo l’area dello
scavo, “sopra - per dirla con le parole dello storico F.P. Maisto -
le rovine ove ancora suona l’eco lontana delle glorie antiche”.
“Le speranze del rilancio economico dell’intera area sono tutte
racchiuse nell’esito di questi scavi”: sentenzia Eugenio Di Santo,
sindaco di Sant’Arpino, capofila dell’accordo di programma
sottoscritto dai comuni atellani e dalla soprintendenza archeologica
delle province di Napoli e Caserta. Mentre gli archeologi,
capeggiati da Luigi Lombardi, incominciavano con pala e cazzuola a
sollevare la terra, l’assessore ai lavori pubblici Elpidio Iorio,
affiancato dal collega con delega alla cultura Giuseppe Lettera e
dal responsabile di zona della soprintendenza archeologica Enrico
Stanco, fiducioso ha affermato: “vorremmo che dalle coltri di
terreno venisse a galla, come per magia, il tempio del teatro per
antonomasia si potrebbe, forse, a ragione veduta, parlare della più
importante scoperta archeologica nel nuovo millennio”.
Del teatro - dove furono rappresentate le Atellane e dove si vuole
che Virgilio abbia letto in anteprima le Georgiche all’imperatore
Ottaviano Augusto - si ha memoria solo negli scritti degli storici e
dei letterati romani, tra cui Svetonio, il quale racconta che quando
Tiberio morì a Misenum taluni proposero di trasportarne il cadavere
ad Atella e di cremarlo nell’anfiteatro. Episodi riecheggiati a più
riprese, ieri mattina, in special modo dai rappresentanti dei
sodalizi locali che in questi lungi decenni non hanno mai smesso di
cullare la speranza di vedere concretizzarsi il sogno del parco,
come nel caso dell’Archeoclub di Atella e dell’Istituto di Studi
Atellani, presenti con i rispettivi presidenti Giuseppe Petrocelli e
Franco Montanaro. I lavori sono seguiti da un pool di tecnici (dal
responsabile unico del procedimento Vito Buonomo, dai direttori dei
lavori Salvatore Di Leva, Mario Belardo, Monterosso ed Elpidio
Angelino), sono eseguiti dall’impresa Mastrominico e seguiti con
particolare cura dal direttore del cantiere Carmine Capasso.
Ultradecennale il cammino del progetto del parco che ha compiuto un
decisivo passo in avanti dal 1996 in poi con l’allora sindaco
Giuseppe Dell’Aversana, per arrivare poi al finanziamento (di circa
10 miliardi di vecchie lire) nell’anno 2003. Determinante per la
definizione dell’annosa vicenda fu la visita a Sant’Arpino - nel
2002 - del Premio Nobel Dario Fo che, intervenuto a sostegno della
Rassegna Nazionale di Teatro Scuola PulciNellaMente, sollecitò il
governatore Antonio Bassolino a dare una risposta forte e concreta
sull’istanza del parco. Già attuate, dunque, le prima fasi del
finanziamento: sono stati compiuti i lavori di restauro
dell’edificio ex podesteria della fu Atella di Napoli, ubicato
proprio al centro del parco; sono stati espropriati e recintati
circa 60 mila metri quadri di terreno. Ora con gli scavi inizia la
seconda fase, per certi aspetti più emozionante, che contempla
appunto la campagna di scavi e parte del consolidamento del “Castellone”,
mura residue di un edificio termale, che “vetusto e vuoto s’erige
ancor fedele sul roso ciglio della piana antica”. Quattro i saggi da
compiere, il primo, quello avviato ieri, punta diritto a riscoprire
l’anfiteatro. Dopo i primi cinquanta centimetri di scavo già sono
state intraviste delle traccia murarie. L’emozione sale di pari
passo con l’avanzare della profondità di scavo. Il conto alla
rovescia degli atellani di poter finalmente vedere avverarsi un
sogno antico è iniziato. |
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16/01/2010
Poggiomarino (Na), nuova scoperta archeologica, la denuncia di
"Terramare 3000"
Interventi veloci ed
immediati a tutela dei beni archeologici della cittadina: è questo
l’appello che arriva dalla terra della memoria che continua a
difendere il suo territorio e in modo particolare i beni
archeologici che ne rappresentano l’inestimabile patrimonio storico
culturale della cittadina. Dopo infatti l’intervento del sindaco
Vincenzo Vastola che meno di un mese fa ha scritto alla
Sovrintendenza ai beni culturali per chiedere di sapere le decisioni
della soprintendenza sull’area archeologica di Longola e il punto
delle indagini su via Fontanelle, ora è la volta del Gruppo
Archeologico “Terramare 3000” che ha cosi deciso di far sentire la
sua voce dopo gli ultimi dati emersi. “Intendo richiamare
l’attenzione sulla situazione di insospettata complessità e di
grande interesse archeologico presentatasi durante le indagini
condotte in via Fontanelle, a Poggiomarino, per conto della
Soprintendenza Archeologica di Napoli e Pompei – si legge nella nota
della prof.ssa Linda Solino, indirizzata alla soprintendenza - a
conclusione della stessa indagine e in considerazione
dell’imprevista estensione e interesse del giacimento archeologico
individuato, insospettabile in precedenza, invito ad una rinnovata
valutazione della situazione alla luce delle stesse novità emerse”.
Ma quello che emerge dalla nota non è solo la richiesta di
rivalutare i beni ma in modo particolare quello di tutelarli e
sopperire ad emergenze che in caso contrario potrebbero solo creare
danni ai beni preesistenti, infatti il sollecito che arriva è nella
“Si sollecita, inoltre, la ricerca di una soluzione concertata non
solo dalla Soprintendenza stessa e dal Commissariato per il
superamento dell’emergenza socio-economica-ambientale del fiume
Sarno, ma anche dall’Amministrazione Comunale di Poggiomarino e dai
portatori di interessi legittimi che possa conciliare l’esigenza
della tutela della salute pubblica con l’interesse della tutela e
salvaguardia del rilevante giacimento archeologico emerso”. Infine
“valutato che la prosecuzione sic et simpliciter dei lavori in corso
per la costruzione del collettore fognario di via Fontanelle –
conclude la nota - provocherebbero la perdita irrimediabile di un
insieme di emergenze non ancora adeguatamente e completamente
indagate e visto il crescente interesse con il quale la
cittadinanza, i partiti politici, le associazioni, le scuole, le
parrocchie, seguono l’evolversi della situazione,si auspica
un’estensione del vincolo archeologico che metta l’area stessa e i
giacimenti in essa contenuti in sicurezza, ai sensi delle vigenti
normative”. Insomma un intervento immediato per non vedere perso
l’intero patrimonio archeologico che ora sta finalmente venendo alla
luce, una battaglia per la valorizzazione degli scavi in via
Fontanelle che ormai rappresentano la carta d’identità della
popolazione locale. Gli scavi infatti sono stati realizzati dalla
Sovrintendenza ai beni culturali, su richiesta del commissariato di
governo per la bonifica del Sarno, che in quella zona sta ultimando
il nuovo sistema fognario. Un lavoro preventivo che avrebbe portato
alla luce importanti scoperte, sulla cui natura ora il Comune e
Associazioni chiedono più tutela e valorizzazione soprattutto alla
luce di numerose scoperte, tra queste quella del 2000 quando fu
rinvenuto un importante sito protostorico del VI secolo avanti
Cristo in località Longola, proprio mentre venivano effettuati i
lavori per la costruzione del depuratore del Sarno.
Sulla questione è stata anche presentata
un'interrogazione parlamentare al competente ministro da parte
dell'onorevole Guglielmo Vaccaro. |
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16/01/2010
San Cipriano d'Aversa (Ce), sequestrato corredo tombale del IV
secolo a.C. (Il Mattino)
Quattro vasi, che esperti
della Soprintendenza per i beni Archeologici di Caserta hanno
valutato come oggetti di notevole interesse archeologico,
riconducibili a un arredo tombale risalente al IV secolo a.C.
proveniente dall’area campana settentrionale, sono stati sequestrati
da agenti della Squadra Mobile di Caserta, nell’abitazione di San
Cipriano d’Aversa appartenente al boss Michele Zagaria. I reperti
sequestrati sono stati trovati da agenti della Mobile casertana e
del Posto Fisso di Casapesenna, nell’ambito di speciali servizi
disposti per la ricerca dei latitanti. Una perquisizione
«straordinaria», per verificare la possibilità di visite recenti del
boss latitante nell’abitazione di famiglia.
Secondo gli investigatori, i vasi sarebbero un dono preziosissimo
fatto dagli affiliati al loro capo. Trattandosi di beni appartenenti
al patrimonio indisponibile dello Stato, la polizia ha denunciato la
sorella del latitante, Gesualda Zagaria, di 43 anni, che risiede
nell’abitazione perquisita. La donna è accusata di ricettazione, i
quattro vasi sono stati sequestrati e affidati alla Soprintendenza. |
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16/01/2010
Salerno, sequestrati tre reperti (Il Mattino)
I militari della Sezione
Operativa Navale di Salerno, con la collaborazione di funzionari
delle Soprintendenze per i Beni Archeologici e Storico Artistici di
Salerno, Avellino, Benevento e Caserta, hanno sequestrato nel corso
di un mirato servizio tre reperti ritenuti di particolare interesse
storico e artistico. Si tratta di una colonna marmorea con basamento
e capitello risalente all'epoca medioevale. I reperti rinvenuti nel
cantiere di "Palazzo Sabbetta" nel centro storico di Salerno sono
stati concentrati presso il Museo Diocesano "San Matteo" di Salerno,
dove sono ubicati i depositi di opere d'arte della Soprintendenza.Il
Direttore dei lavori è stato deferito alla competente A.G. per non
aver immediatamente segnalato alle Autorità competenti il
ritrovamento. Palazzo Sabbetta è al centro di un’inchiesta penale
avviata dalla Procura in relazione alla procedura di demolizione
dell'immobile. Recentemente è stata disposta l'acquisizione di
ulteriore documentazione ed è stato nuovamente sentito dagli
investigatori il dirigente del Comune, responsabile del
procedimento. Contemporaneamente sono stati sentiti dagli inquirenti
anche alcuni tra i proprietari, dopo che sono state presentate in
Procura alcune integrazioni all'originaria denuncia, presentata dai
fratelli Sabbetta. Il sostituto procuratore Angelo Frattini,
titolare dell'indagine ha delegato gli uomini della Polizia
municipale, diretti dal capitano Eduardo Bruscaglin, per sentire il
dirigente comunale sulla procedura di demolizione. È proprio lì
infatti che si concentra l'attenzione della Procura. L'aspetto
fondamentale, oggetto dell'indagine penale, è rappresentato proprio
dalla procedura attivata dal Comune, che secondo i proprietari dello
storico immobile, sarebbe illegittima. In pratica i fratelli
Sabbetta hanno denunciato quelli che loro ritengono essere veri e
propri abusi commessi nell'iter seguito dal Comune. Secondo i
denuncianti l'Amministrazione comunale non si sarebbe limitata alla
messa in sicurezza di alcune parti pericolanti dell'edificio, ma
avrebbe attivato una procedura di completa demolizione
dell'edificio. L'aspetto penale si collega inevitabilmente con
quello amministrativo, il Consiglio di Stato nell'ultima decisione
ha ammesso la demolizione per garantire la pubblica incolumità in
relazione alle parti pericolanti, interventi che si sarebbero dovuti
concordare con i proprietari dell'immobile. Per i fratelli Sabbetta
invece nella procedura attivata dal Comune sarebbero ravvisabili una
serie di illgettimità, che loro hanno denunciato e che ora sono al
vaglio della Procura |
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14/01/2010
Napoli, recuperata statua romana in condominio (Repubblica)
Si
erano abituati a tenerlo in giardino, quasi come un santo
protettore. Il busto senza testa di un imperatore, a giudicare da
panneggi e decorazioni dell´abito di età antonina, giaceva ormai da
tempo immemorabile nel cortile quasi coperto dall´erba in un
condominio di case popolari di Fuorigrotta. Popolari sì, ma fatte
con un certo garbo, negli anni Trenta. E con un "plus" inaspettato;
una statua di marmo di epoca romana. I carabinieri del Nucleo tutela
patrimonio culturale di Castel Sant´Elmo con i militari della
Compagnia di Rione Traiano sono corsi a recuperarla: era arrivata la
notizia che una "altolocata" committenza aveva dato ordine ai ladri
di archeologia di rubarla e portarla a destinazione chissà dove. Il
difficile è stato scovarla: la notizia del furto imminente dava un
indirizzo sommario e incompleto. Alla fine, accelerando le ricerche
per prevenire i ladri, gli investigatori sono arrivati nel giardino
giusto. Tra lo stupore generale degli abitanti.
Avrebbe preso il volo, magari per l´estero, il Nord Europa o
addirittura gli Stati Uniti. Un recupero importante, perché, secondo
l´archeologo Giuseppe Vecchio, che ha collaborato con i carabinieri
ed ha analizzato il reperto, il busto acefalo doveva far parte di un
monumento dedicato a un imperatore di età antonina (dal 140 dopo
Cristo, gli anni di Antonino Pio, adottato da Adriano, alla morte di
Commodo, avvenuta nel 193). E doveva avere una collocazione
privilegiata: lungo la via per Pozzuoli, prossima all´uscita della
Crypta Neapolitana.
Una statua di simile fattura fu trovata a Ercolano. Il busto di
Fuorigrotta, di dimensioni doppie della grandezza naturale, e che
risponde ai canoni dell´accentuata plasticità del periodo, venne
alla luce proprio negli anni in cui i sei edifici furono costruiti
intorno a un unico cortile, negli anni Trenta, durante lo scavo
delle fondamenta. Nate come case popolari, le belle palazzine sono
diventate nel tempo residenze private. Da allora la presenza
dell´imperatore senza volto è diventato genius loci per tutti gli
abitanti, che non si sono mai posti neppure il problema della sua
esistenza e della sua permanenza in quello spazio antistante le
case: faceva parte del paesaggio, la sua presenza veniva ormai data
per scontata. E non si è più mosso da lì. Ma il mercato della
ricettazione di reperti, in questo periodo più che mai a caccia di
opere da proporre agli intenditori, l´ha scoperto e ne ha
riconosciuto il valore, mettendo in pericolo la scultura romana.
La voce è giunta ai carabinieri che si occupano dell´arte rubata,
che questa volta sono riusciti a prevenire i ladri. In mezzo
all´erba delle aiuole un po´ incolte del condominio la statua è
rimasta per tutto questo tempo, paradossalmente tutto sommato ben
conservata, nonostante l´esposizione alle intemperie. Il ritratto di
uno sconosciuto personaggio storico sarà sottoposto a un intervento
di restauro conservativo nel laboratorio del Museo archeologico dove
ora si trova. Poi nulla vieta che possa essere esposta al pubblico.
In fondo anche i resti di Paestum antica erano sepolti tra dune di
terreno e cespugli di rose e furono scoperti così. |
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14/01/2010
Carinola (Ce), tombaroli in azione a Forum Popili (www.carinola.net)
Mi giunge stasera la mail di
un giovane Indiana Jones, probabilmente lo stesso che si è
preoccupato di avvertire e di accompagnare il Comandante Mario
Tuozzi, il Maresciallo Francesco Capezzuto e la Vigile Marilisa
Palmieri sul luogo del delitto scoperto dallo stesso giovane di cui
non facciamo
il nome e lo faremo solo se lui ci autorizzerà a farlo, ma non
dimentichiamo di ringraziarlo a nome di tutti i nostri visitatori e
credo anche a nome dei cittadini di Carinola che amano Carinola ed
amano Civitarotta ed attendono che si ponga fine a questo scempio
che dura da sempre! Vi prego e Vi scongiuro, sembrano voler dire
tutti i carinolesi, e non solo,:metteteci riparo ! Lo avevamo
purtroppo facilmente profetizzato che non sarebbe bastato "ricoprire
di terra gli scavi", avevamo chiesto di videomonitorare la zona (
cosa peraltro indispensabile anche per l'Episcopio per la cui
ristrutturazione pur si ottennero duemilioni di euro e dello stato
dei lavori in corso sarebbe il caso di informare la cittadinanza!) !
Veniamo alla mail:"oggi pomeriggio alle ore 16:00 scoperti in località
civitarotta 3 grossi scavi clandestini archeologici nei pressi del
vivaio Maisto i vigili urbani di carinola con a capo il comandante
mario tuozzi hanno recuperato frammenti di materiale ceramico a
vernice nera del 3 sec a.c.di fattura calena e una rara maschera in
terracotta di presunta epoca romana".Quindi ho telefonato al
Comandante Tuozzi che pure ad ora tarda mi ha gentilmente confermato
il contenuto della mail aggiungendo che hanno dovuto recuperare dal
fango frammenti e reperti e che effettivamente gli scavi sembravano
essere tre, aggiungeva che avrebbe informato la Soprintendenza nelle
prossime ore per il di più a praticarsi! Mi ha precisato che i
recuperi in gran parte sono frammenti di reperti, Facile ovviamente
presumere che il meglio è stato tranquillamente portato via!Quindi
ancora una brillante operazione dei Vigili Urbani che mette in
risalto lo splendido lavoro svolto sul territorio da quando si
avvalgono dell'ausilio dei quattordici giovani, uno anzi una dei
quali ha partecipato in prima persona all'operazione.Balza agli
occhi però anche la necessità improcrastinabile di fare qualcosa per
prevenire nuovi atti delittuosi nella zona di FORO POPILIO,
qualunque cosa per impedire a questi delinquenti di continuare le
loro razzie impedendo ai nostri figli e ai nostri nipoti di potersi
beare delle bellezze immense di questa città sepolta già
abbondantemente derubata e da anni! Forse gli ultimi scavi hanno
incrementato la cupidigia di questi sciagurati ma questo non
giustifica nulla e comunque è meglio rinunciare a qualche
manifestazione ludica e spendere per mettere in sicurezza questo
tesoro inestimabile!
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06/01/2010
Pompei (Na), dal 1860 al 2009 la Pompei inedita (Il Mattino)
"Per la rimozione, la quale
rende inaccessibile e contemporaneamente conserva qualche cosa di
psichico, non vi è in realtà analogia migliore del destino subìto da
Pompei, che è stata sepolta ed è ritornata alla luce ad opera della
vanga" (Sigmund Freud, 1906, Gradiva).
Il fascino misterioso della Pompei distrutta dal Vesuvio, conservata
da cenere e lapilli per più di milleottocento anni, rapì, anche, la
mente di Freud tanto da citarla nei suoi studi sulla teoria della
rimozione. Molti hanno subito il fascino delle antichità di Pompei,
scrittori, pittori, registi ed ecco, perché, il sindaco Claudio
D'Alessio ha voluto mettere in mostra "un lato sconosciuto della
città che rappresenta". Dal 1860 al 2009 la Pompei inedita sarà in
vetrina al secondo piano dello storico edificio "De Fusco", ieri
dimora del beato Bartolo Longo, fondatore della città nuova, e della
moglie, la contessa Marianna Farnararo. È in questo arco di tempo,
infatti, che da una parte cresce il sito archeologico e dall'altra
nasce e si sviluppa il polo religioso attorno al santuario. Tra i
cinque milioni di turisti e i pellegrini, provenienti da ogni parte
del mondo, vi sono numerosi scrittori, artisti e giornalisti che
narrano il loro viaggio e descrivono la città. Quella reale sentita
come patrimonio dell'umanità e quella plurisimbolica
dell'immaginario collettivo: antico e moderno; distruzione e
costruzione; le ceneri e la rinascita dalle ceneri; Venere e Maria,
la città sacra e il dialogo tra le religioni; la città della pace in
un mondo in guerra; la città della solidarietà e dell'accoglienza.
Fotografie, versi, la magia e il mistero catturati da una cinepresa
saranno messi a disposizione dei "viaggiatori a Pompei". La città
sepolta vista da Ludovico di Baviera, da Picasso e da Paul Getty.
L'unione tra la città archeologica e quella sacra con l'arrivo di
Papa Giovanni Paolo II che, con l'elicottero Pontificio, atterrò
nell'Anfiteatro, gesto simbolico che sancì l'armonia tra le due
realtà. Il progetto museale, denominato "Pompei Gran Tour", vuole
tracciare "l'identikit e i sentimenti del viaggiatore tipo", come
spiega il sindaco D'Alessio. "Il progetto, approvato dalla giunta,
precisa il primo cittadino - descrive ai visitatori la città antica
e quella moderna attraverso i racconti, le immagine e i dipinti di
visitatori illustri quali Freud, Picasso, Getty e i Pontefici
Giovanni Paolo II e Benedetto XVI". Il museo sarà allestito al
secondo piano della casa comunale, attualmente occupata dagli uffici
finanziari dell'ente, i quali saranno trasferiti nell'edificio di
piazza Schettini, adiacente al comando della polizia municipale.
"Pompei fonda la propria economia sul turismo culturale - evidenzia
il sindaco - che richiede di essere rilanciato con interventi
strutturali, capaci di attrarre i visitatori del sito archeologico e
di invitarli nella città nuova con un'offerta stabile di opportunità
interessanti come il museo del Grand Tour". |
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06/01/2010
Buccino (Sa), fondi per il museo archeologico (Il Mattino)
La gestione del museo
archeologico internazionale di Buccino, dedicato al professore
Marcello Gigante, ottiene dalla Regione un finanziamento di 200 mila
euro. Ad annunciarlo è il consigliere regionale del Pd, Ugo
Carpinelli, durante un incontro politico, a Buccino. I fondi saranno
destinati alla gestione di questa struttura, che diventa una costola
del Comune, anche in termini burocratici, con la nascita di un
ufficio, impiegati del Comune che saranno qui dislocati e,
ovviamente, le guide che consentiranno l'apertura e le visite ai
turisti. La gestione sarà affidata ad una fondazione ad hoc che sarà
costituita. Lo è già il Comitato fondatore. S'inizia a chiudere il
cerchio intorno alla gestione di questo bene che è stato inaugurato
lo scorso ottobre dal Presidente della Regione, Antonio Bassolino.
Un'inaugurazione in pompa magna, che ha dato molta visibilità al
bene e al patrimonio di oggetti allestiti al suo interno, ma ha
procurato anche alcune polemiche, soprattutto da parte
dell'opposizione consiliare, che ha incalzato fortemente gli
amministratori, visto che all'inaugurazione non è seguita anche
l'immediata apertura. «È stata un'apertura frettolosa, che non ha
dato una buona immagine di Buccino verso quanti, venuti a conoscenza
dell'inaugurazione del museo, è giunto a Buccino, ma ha trovato la
porta chiusa», ha tuonato Gregorio Fiscina, leader dell'opposizione.
Il problema centrale era, e resta, la convenzione che dev'essere
stipulata - e pare sia stata firmata da un paio di settimane - con
il Ministero ai Beni culturali. In attesa di perfezionare tutti gli
atti, compreso l'avvio delle attività da parte della fondazione in
itinere, che oggi ha ottenuto questo primo finanziamento, il Comune
ha deciso comunque di aprire il museo internazionale tutti i venerdì
pomeriggio, mentre il sabato e domenica sarà aperto al pubblico
l'intera giornata. Il giovedì, invece, sarà aperto su prenotazione,
un giorno dedicato soprattutto alle scuole e ai gruppi. Le guide
specializzate, al momento, sono un gruppo di volontari. «Ci siamo
assunti direttamente la responsabilità», ha detto il sindaco,
Pasquale Via. |
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05/01/2010
Giugliano (Na), allagata l'area archeologica di Liternum (Il
Mattino)
Porte ancora chiuse a Liternum. Mentre c'è chi
sogna che il foro archeologico diventi il simbolo dello sviluppo
turistico e culturale, a causa delle piogge e dell'incuria i
residenti di lago Patria hanno dovuto rinunciare alla passeggiata
nei viottoli creati a ridosso del sito archeologico dove visse
Scipione l'Africano nel 194 a.C. L'innalzamento del livello del
lago, legato ad un antico problema della foce, ha ingoiato gli
interventi completati ad aprile scorso. Da un disagio all'altro,
insomma. In più, il terzo lotto di lavori per la realizzazione del
«Parco archeologico» - avviati su progetto del Comune di Giugliano
in accordo con la Soprintendenza di Napoli - resta bloccato in
attesa di un parere della Soprintendenza. In queste condizioni e con
le piogge continue di questo periodo, resta difficile far decollare
anche i progetti di visite guidate per le scolaresche promossa dalla
Pro Loco litorale Domitio, a cui l'amministrazione ha affidato la
gestione del sito. Per poter riaprire il parco al pubblico, infatti,
bisognerebbe eliminare le tracce di pantani e degrado. Erbacce alte,
lampade divelte e, persino, il pascolo di almeno tre caprette e di
un cavallo, di proprietà delle famiglie di abusivi che occupano
ancora le case destinate alla demolizione. Quello di Liternum,
insomma, resta un cantiere aperto dopo che i primi due interventi
sono stati completati a marzo scorso. Il degrado ha ripreso il
sopravvento anche per il balletto di competenze tra enti. «L'area di
Liternum è stata inserita tra quelle che dovranno essere trasferite
dalla Provincia alla Regione e si prospettano tempi biblici per
vedere affrontata la questione. Ma per il momento mancano ancora le
risorse», spiega il sindaco Giovanni Pianese. Nel frattempo, il
Comune ha affidato lo spazio di sua competenza alla Proloco. Si
tratta di una soluzione temporanea: solo i giardini sono del Comune,
gli scavi restano sotto la competenza della Soprintendenza, mentre
la proprietà sta per passare dalla Provincia alla Regione. |
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