Visitabile la barca di Ercolano

L´imbarcazione è esposta ai visitatori, fu rinvenuta coperta di sabbia nel 1982. È uno dei reperti più importanti mai trovati al mondo. Torna dopo una prima fase di restauro.....

Baia: ancora chiuso il museo...

E’ stato il museo più bello del 2008, tanto che s’è meritato anche una medaglia; l’anno dopo, e siamo a oggi, è stato aperto solo per 9 giorni, per il resto chiuso ben bene. L’hanno visto in pochi, insomma...

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Notiziari speciali

02/12/2009 POMPEI (NA): Marcello Fiori, il super-commissario dell'area archeologica, lancia il piano che blinderà gli Scavi di Pompei e li valorizzerà ulteriormente

Gli interventi previsti dal progetto «sicurezza e valorizzazione» costeranno trentatré milioni di euro. Ad annunciare il piano alle organizzazioni sindacali è stato lo stesso Marcello Fiori che ha assicurato «i lavori finiranno entro giugno 2010 senza interruzioni nella fruizione dei siti». Nella strategia salva-Scavi delineata dal commissario delegato sono previsti: il potenziamento dell'impianto di videosorveglianza, più servizi aggiuntivi, l'avvio del decoro urbano, l'incremento della segnaletica, nuovi impianti di illuminazione, le visite notturne più suggestive e spettacolari, un regolamento per disciplinare le guide turistiche, la ristrutturazione e la messa in sicurezza di 45 siti. Il piano ha superato l'esame sindacati che esprimono ampia soddisfazione. «Dopo 15 anni di silenzio e annunci - dice il segretario nazionale dell'Ugl-beni culturali Renato Petra - è stato presentato, finanziato e autorizzato un progetto concreto e prestigioso. Anche il personale sarà coinvolto da questa nuova situazione visto che dei 33 siti fruibili si passerà a 70 aperture di nuove domus e complessi monumentali». Per la strategia presentata dal commissario delegato anche la Uil spende parole di approvazione. «Il piano di rilancio presentato da Fiori è importante - spiega il segretario Gianfranco Cerasoli che, in una nota, ha sottolineato l'assenza della soprintendente Maria Rosaria Salvatore all'incontro di Pompei - poiché si muove sulla base delle iniziative che la Uil sostiene da tempo ma per renderlo praticabile è necessario avere il piano complessivo di riordino della soprintendenza Napoli - Pompei». Il piano industriale per il rilancio della soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei prevede un costo iniziale di circa 33 milioni di euro, su 40 disponibili nelle casse della soprintendenza. Intanto, lo stretto collaboratore di Guido Bertolaso ha lasciato intendere che potrebbe lasciare l'incarico di commissario delegato degli scavi di Pompei a giugno 2010. Gianfranco Cerasoli, inoltre, pone in evidenza che «il commissario ha cambiato i Rup (responsabili unici provvedimenti) facendo adombrare situazioni di non trasparenza». Per questo motivo, il segretario nazionale della Uil ha chiesto a Fiori di «procedere alle denunce penali se ha ravvisato situazioni di illegalità nella gestione degli appalti o negli affidamenti delle gare».

(Fonte: Il Mattino)

02/12/2009 GRECI (AV): INAUGURATO IL NUOVO ANTIQUARIUM

Diventerà un vero e proprio scrigno della memoria l’Antiquarium - museo archeologico che venerdì verrà inaugurato a Greci, nelle sale di Palazzo Lusi, un bell’immobile del 1500, attualmente utilizzato come sede comunale. Quattro secoli di storia, dal VII secolo avanti Cristo al III secolo avanti Cristo, raccontati attraverso reperti e testimonianze di assoluto valore storico, scientifico e archeologico. Circa cento, infatti, sono i reperti - si tratta di testimonianze tra le più significative - che troveranno posto nei due locali appositamente attrezzati dagli archeologi della Soprintendenza archeologica di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta, coordinata da Maria Luisa Nava. Si chiude, dunque, dopo un’attesa decennale - l’allestimento delle stanze e delle vetrine è stata fatta dagli archeologi in appena due mesi - la vicenda del contenitore e dei reperti che altrimenti non avrebbero trovato una collocazione dignitosa. E questo perché si tratta di pezzi che nella stragrande maggioranza dei casi arrivano dallo scavo che dieci anni fa vide interessata l’ara di località Montecalvario. Le indagini e lo studio dei rinvenimenti che non è stato mai interrotto hanno evidenziato la presenza di un sito archeologico articolato su diversi periodi. Ovvero: una fase di epoca orientalizzante (circa VII secolo avanti Cristo), attestata dalla scoperta di una necropoli in cui trovano sepoltura genti dell’area, seguita dal rinvenimento in epoca ellenistica (circa III - IV secolo avanti Cristo) dei resti di un santuario. A quale divinità il tempio fosse dedicato e quale sia stato il tipo di culto praticato, ancora non è stato possibile definire con certezza assoluta, anche perché dell’edificio si conservavano ben poche testimonianze. Non così, invece, per i materiali votivo-religiosi e le suppellettili che sono state recuperate: un cospicuo gruppo di belle statuette, del materiale ceramico di buona fattura, un’arula - si tratta di una piccola ara per sacrifici - in lava trachitica, terrecotte con motive femminili (c’è anche una lastra con figura maschile che si appoggia a un’anfora), alcune monete sulle quali era raffigurato il dio Apollo con la testa laureata, e un numero consistente di pesi di telaio, che rimandano a una delle caratteristiche delle comunità dell’epoca: la tessitura di elementi vegetali o animali finalizzata alla produzioni di abiti o stuoie. «Tra questi materiali - sottolinea Ida Gennarelli, archeologa e responsabile dell’area per la Soprintendenza - particolarmente interessante è un bel vaso per versare, un lekythos, piriforme, a vernice nera, trovato quasi integro». L’esposizione è ulteriormente arricchita dai reperti provenienti da due sepolture, rinvenute al di sotto del santuari, e databili al VII secolo avanti Cristo. Altro aspetto interessante dei materiali che saranno esposti è che molti di essi provengono da rinvenimenti sporadici, magari effettuati da non addetti ai lavori. È il caso dei reperti ritrovati nella necropoli preromana in cui si sono rinvenuti dei bacili di tipologie differenti, tra cui uno con orlo ripiegato è un altro di probabile provenienza etrusca. «A testimonianza - riprende Gennarelli - sia dell’ostentazione nei contesti funerari della ricchezza del ceto sociale d’appartenenza sia dei contatti che la comunità indigena aveva con altre realtà del territorio». Non si può dimenticare, difatti, che, grazie alla sua posizione dominante sulla Valle del Cervaro, Greci, sino a qualche decennio addietro, è stata città - crocevia tra le zone interne della Daunia e delle Puglie e, in antico, punto di snodo elettivo dei traffici tra Roma, Napoli e l’area greco italica, visto che nella zona detta delle Tre fontane passava la Via Traiana.

«Grazie a questi reperti - sostiene il sindaco di Greci, Bartolomeo Zoccano - bisognerà riscrivere la storia dell’intero territorio». Nelle due sale di Palazzo Lusi, arredate dalla Soprintendenza Archeologica grazie ai finanziamenti previsti dalla legge regionale 14 del 2004, ci sono i reperti rinvenuti qualche anno in località Montecalvario, mentre si stavano eseguendo dei lavori nei pressi del campo sportivo. Qui sono state, infatti, trovate delle tombe con arredi funerari e altro materiale archeologico risalente addirittura al settimo secolo avanti Cristo. Racconta Zoccano: «Tutto è stato prima restaurato presso l’Antiquarium di Ariano Irpino e successivamente studiato e catalogato dalla Soprintendenza Archeologica. Adesso torna a Greci per essere nuovamente fruibile. Ovviamente il tutto si inserisce in un progetto di tutela del territorio, delle sue tradizioni linguistiche, della sua dimensione etnica. Questa struttura culturale, seppure ospitata in un piccolo comune, si propone di diventare punto di riferimento per studiosi, appassionati di archeologia e turisti. D’altra parte, le carte da giocare per il futuro sono proprio queste, se non vogliamo rimanere esclusi da qualsiasi processo di crescita e scomparire anche come minoranza linguistica».

(Fonte: Il Mattino)

27/11/2009 BACOLI (NA): PISCINA MIRABILE VISITABILE IN UNO SPOT!

«Campania, così bella che è vera». È lo slogan del nuovo spot voluto dalla Regione Campania per promuovere le sue bellezze, da qualche giorno visibile in tv e sui principali quotidiani italiani, nonché sui siti web. Uno slogan con un’immagine di punta davvero suggestiva: una bella donna in abiti antichi al centro delle arcate maestose della Piscina Mirabilis di Bacoli. Immagine che diventa ancora più incantevole nel video realizzato da Eugenio Recunenco: due attrici dai capelli rossi camminano lungo i pilastri della cisterna di epoca romana, in penombra.
Una pubblicità elegante, quella affidata dalla Regione alla «Think Cattleya », che ha voluto puntare sui luoghi meno comuni mostrando il volto più inusuale della nostra terra: qualche vicolo poco conosciuto, i sotterranei di Palazzo Donn’Anna e, appunto, la Piscina Mirabilis, sulla quale campeggia la frase «Campania. Così bella che è vera». Proprio questo è il paradosso: infatti l’antica «Piscina» dello spot è uno dei monumenti più dimenticati della stessa Campania e anche più inaccessibile. Visitabile sì, ma solo se la signora che abita dirimpetto è d’accordo: possiede lei, infatti, le chiavi per accedere al monumento, e se ha la luna storta o «’a pasta ‘ngopp ’o fuoco » non la fa visitare.
Di certo la Piscina potrebbe essere uno dei nostri grandi attrattori culturali. Ma se a qualcuno venisse la curiosità di visitare la tanto decantata cisterna romana, che situazione troverebbe? Sempre che si riesca a trovarla tra i vicoli di Bacoli, la signora Illiano (il cui nome figura anche sugli opuscoli turistici come riferimento per visitare la Piscina ), darebbe in mano le chiavi al turista (anche straniero) dicendo: «Jate, visitate, io vengo dopo». Cosa accaduta non troppo tempo fa al reporter di Rai 3 Domenico Iannacone, che denunciò lo «scandalo» nella sua inchiesta «Oro buttato» dedicata ai Campi Flegrei (dove si parlava, tra l’altro, delle sale chiuse del museo di Baia). Iannaccone dovette aprire da solo il cancello della cisterna in cui la flotta romana di Miseno si riforniva d’acqua; serbatoio di uno dei principali acquedotti romani che portava l’acqua dalle sorgenti del fiume Serino. Un edificio a pianta rettangolare scavato nel tufo, alto 15 metri, con una capacità di 12.600 metri, sormontato da un soffitto con volte a botte, sorretto da 48 pilastri a sezione cruciforme, disposti su quattro file da 12.
Un monumento che toglierebbe il fiato a chiunque, da anni lasciato alle cure della signora Illiano. Per i bacolesi «è una scelta giusta e obbligata»: sarebbe troppo costoso pagare custodi permanenti, né esistono spazi per realizzare eventuali cabine di guardia (sorte simile che tocca anche a un altro monumento di Bacoli, quelle «Cento Camerelle» ormai chiuse e dimenticate da 5 anni). I più sensibili alle sorti della Piscina Mirabilis, nel tempo, sono stati gli artisti: il monumento fece da sfondo al film di Antonietta De Lillo «Il resto di niente» nel 2004, al videoclip «Odissea» del gruppo rap «La famiglia» e al suo interno Daniele Sepe v’incise parte del suo disco «Vite Perdite». Ma chi, nel 2006, si indignò rispetto alle condizioni del sito flegreo fu Carlo Verdone dalle pagine di Repubblica : «A pochi chilometri da Napoli c’è un luogo fantastico che si chiama Piscina Mirabilis — disse l’attore romano — ne parla Seneca nei suoi scritti, di cui sono appassionato lettore. L’ho visitata sì, ma è stata un’impresa. Devi prima telefona’, poi t’arriva un ometto con una chiave e ti apre, ti sembra di fare una cosa proibita. I turisti neanche lo sanno che esiste, secondo me. Perché inserirla negli itinerari e nei pacchetti se a stento la si può vedere? Napoletani, ribellatevi!». Adesso finalmente la Piscina si può visitare almeno grazie allo spot: è nato il primo monumento virtuale.

(Fonte: Il Corriere del Mezzogiorno)

03/11/2009 CAMPI FLEGREI: SCABEC E PROGETTI DI VALORIZZAZIONE GIA' DIMENTICATI

I programmi stagionali per i weekend non hanno ottenuto il successo sperato. Difficili i rapporti con i Comuni e le istituzioni culturali. Paralizzata la miniera inesauribile dei Campi Flegrei, Soprintendenze a corto di risorse, organismi regionali nel caos, amministrazioni locali insufficienti. Potrebbe assicurare ricchezza e occasioni di lavoro, l'industria dei turismo e dei monumenti. Invece degrado, polemiche, contrasti a ripetizione. Ritardi e impegni ufficiali disattesi. Nel mese di febbraio (2009) fu siglato a Roma un solenne «accordo di programma» fra ministero, Regione, Soprintendenza per affidare alla Scabec (società mista pubblico-privato creata per la valorizzazione dei beni culturali della Campania) la gestione diretta del patrimonio storico-culturale dei Campi Flegrei. «Sarà il primo esperimento del genere in campo nazionale», proclamò nel corso di un'intervista televisiva l'assessore regionale Claudio Velardi. Invece non è successo niente. Commissioni, tavoli di lavoro, esperti, megaprogetti: sono passati nove mesi e il quadro complessivo del patrimonio storico flegreo è sensibilmente peggiorato. Praticamente chiuso il magnifico museo del castello aragonese di Baia (costato quaranta miliardi alla Regione), visite a singhiozzo nel dedalo del Rione Terra e dello stadio di Antonino Pio, a Pozzuoli, sotto chiave Piscina Mirabile, Cento Camerelle, tomba di Agrippina e tanti altri monumenti dell'itinerario considerato minore dell'area flegrea. Neppure il progettino stagionale «re-tour», realizzato dalla Scabec con fondi regionali straordinari (visite guidate nei week-end dell'estate in alcuni siti archeologico di Pozzuoli e di Bacoli) è stato coronato da un particolare successo di pubblico, nonostante la novità dei pullman panoramici messi in campo dal servizio «sightseen» (costo del biglietto diciotto euro, troppi per il grosso dei turisti e dei visitatori, in particolare dei giovani). Scarsa pubblicità, mancato collegamento con le amministrazioni e le associazioni culturali locali, difficoltà, come sempre, nei rapporti con le Soprintendenze. Ora l’offerta, meglio dire la provocazione, dei giovani volontari, stanchi di aspettare decisioni risolutive dall'alto. Vedremo che effetto farà.

(Fonte: Il Mattino)

27/10/2009 BAIA (NA): DELUSIONE PER L'APERTURA-FLOP DEL MUSEO

Museo chiuso per lutto. È successo domenica al castello Aragonese di Baia dove ben trentotto, delle cinquanta nuove sale del Museo Archeologico dei Campi Flegrei, non hanno potuto aprire per mancanza del personale di sorveglianza. Nella notte era morto un collega e così l'altra mattina al lavoro erano in tre su dieci, Troppo pochi per consentire anche l'espozione dei reperti di Cuma, Baia, Misenum e Liternum ai trecento visitatori che, ignorando il richiamo del mare nella giornata praticamente estiva, avevano partecipato alla prima delle cinque due aperture straordinarie autunnali del castello. E che in alcuni casi hanno anche protestato chiedendo la restituzione del costo del biglietto. Uno spiacevole incidente o un'altra brutta figura per una città e una regione che hanno un bisogno disperato di rifarsi gli occhi, e le tasche con il turismo, la storia, la cultura? «Concordo con lei. Un'altra brutta figura». Maria Rosaria Salvatore, da due mesi alla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei è in ferie da qualche giorno ed ha appena appreso nessuno del suo ufficio ha provveduto ad informarla della sgradevole domenica dell'arte andata in scena al Castello. «Rimborsare il prezzo del biglietto mi sembra doveroso ma non serve certo ad attenuare la brutta figura. Anzi». E però. Però non ci sta la Salvatore a veder sparare addosso ai suoi dipendenti. E a chi le riferisce che per l'assessore regionale al Turismo Riccardo Marone «c'è un problema di eccessiva tutela del personale dei siti monumentali» risponde decisa che il personale di custodia è «sufficientemente tutelato», che la tutela di un lavoratore non è mai «troppa». Troppo pochi, rilancia il sovrintendente, sono invece i sorveglianti: «quello che è accaduto domenica non fa che dimostrare che il personale non è sufficiente. Se si continua così, meglio chiudere». Chiudere? Possibile che dopo tutto quel parlare, e fare, per valorizzare i siti negati basti davvero un lutto per mandare all'aria tutto? Non c'era modo, per esempio, di sostituire il personale assente?» Chi domenica non era a lavoro ha rinunciato ad una prestazione straordinaria e come tale retribuita. Nessuno, quindi è autorizzato a pensare che ci possa essere stato, da parte dei custodi, un accordo per assentarsi tutti insieme. Sostituirli era impossibile: cosa avremmo dovuto fare, chiamare del personale da Pompei e spostarlo a Baia? La verità - risponde il sovrintendente - è che se la coperta è corta c'è sempre qualcuno che rimane scoperto. Anzi, proprio Pompei è la punta dell'iceberg di una situazione che in Campania è disastrosa ovunque: nell'arco di trent'anni il personale si è più che dimezzato e sarà sempre peggio perché chi che va in pensione non viene e non verrà sostituito». «I siti museali sono una risorsa fondamentale per la Campania» ha detto ieri Marone: come si può pensare di chiuderli? «Io direi che se non c'è personale sufficiente, forse non andavano proprio aperti. Ma la soluzione - conclude la Salvatore - era stata trovata con l'accordo di programma che prevedeva per alcuni siti, tra cui proprio il museo archeologico dei Campi Flegrei il passaggio di gestione alla Regione. Perché questo passaggio non è mai stato fatto?».

Se non se ne avesse la prova provata, il disservizio di domenica, in occasione della riapertura del Museo di Baia, sembrerebbe frutto della fantasiosa vena ironica del più classico «feuilletton» in salsa napoletana. Gli ingredienti ci sono tutti: l'attesa per l'evento culturale di spicco, la concitazione di autorità e organizzatori, la folla di visitatori ansiosi di varcare la soglia del Castello-Museo lungamente negato al pubblico, la partecipazione dei custodi alla cerimonia funebre per un collega. Si, proprio in coincidenza con la riapertura, da tempo annunciata, Così, di necessità virtù, la direzione non ha potuto fare altro che improvvisare un'improbabile giustificazione per circoscrivere a meno di un terzo il percorso museale. Con delusione, dispetto e, affatto malcelata rabbia dei visitatori gabbati. Fin qui la cronaca di una realtà, tutt'altro che straordinaria, di un modello di gestione del bene collettivo, che colora di precarietà diffusa l'anomalia napoletana; a conferma di un'esperienza ricorrente nei più svariati settori dei pubblici servizi. Avrà pur ragione l'assessore regionale al ramo a prendersela con un genere di sindacalismo strisciante, attento ai particolarismi di categoria, quanto distratto nei confronti del più generale interesse collettivo, che presupporrebbe da parte dei fortunati titolari del celebrato «posto fisso», efficienza e produttività nei servizi resi al pubblico. Non c'è dubbio alcuno, poi, che la stessa dirigenza, il gestore pubblico del bene museale, finisca per possedere armi spuntate per reagire, tempestivamente, all'insorgere di inattese emergenze, privo di autonomia concreta, poverissimo di mezzi finanziari adeguati. E, se lo Stato, nel tracollo delle proprie finanze, non trova che pochi spiccioli per la gestione ordinaria, ed assolutamente nulla per quella straordinaria, lasciando musei ed ogni altro bene culturale indifesi dal rischio di degrado e nell'impossibilità di assolvere il proprio ruolo, perché mai la tanto declamata intesa con la Regione, per il decentramento della gestione di alcuni fondamentali siti di preminente interesse turistico-culturale regionale, continua a languire? Osservando i fatti concreti, riflettendo su tempi e procedure, c'è tuttavia da chiedersi se siano i soldi, l'indispensabile coordinamento, oppure l'inerzia politica, nell'assunzione di decisioni efficaci, a costituire l'effettivo ostacolo ad una riorganizzazione del settore che possa effettivamente garantire che i siti museali e le risorse storico-archeologiche svolgano il ruolo di straordinari attrattori di flussi turistici crescenti, di cui posseggono l'indubbia potenzialità. Invero, tuttavia, se si pensa che la Società campana per i Beni culturali (Scabec), costituita dalla Regione nel 2003 in forma azionaria, a capitale misto pubblico-privato, con lo scopo di «valorizzare il sistema dei Beni e delle attività culturali quale fattore dello sviluppo della Campania», in ben sei anni non ha prodotto granché (l'iniziativa più interessante resta il ticket Artecard), non è che l'aspettativa di una regionalizzazione del sistema museale possa proprio entusiasmare. Il nodo della questione, probabilmente, può dipanarsi solo attraverso una più efficace ed aggressiva «governance» dei settore. Ciò che urge, infatti, ancor più di un decentramento, la cui efficienza sarebbe tutta da dimostrare, è una volontà politica e una rigorosa pianificazione delle attività da sviluppare, in coerente coordinamento tra tutti i rami dell'amministrazione, statale e regionale, coinvolti nel processo di efficace razionalizzazione del ruolo che compete ai beni culturali nello sviluppo locale. Più che di nuovi carrozzoni, più che di ulteriori consigli d'amministrazione, in cui imbarcare amici e decotti politici di lungo corso, la vera rivoluzione da compiere deve fondare su di un'etica virtuosa dell'interesse collettivo, cioè su di una politica intesa come strumento coesivo di democrazia partecipata.

(Fonte: Il Mattino)

17/10/2009 STABIA (NA): ITALIANI E RUSSI ALLA RICERCA DEI TESORI ARCHEOLOGICI

Scavi condotti sulla collina di Varano tra il 2007 e il 2009, dalla soprintendenza di Pompei e dalla fondazione Ras, hanno esplorato due residenze di epoca romana: Villa San Marco e Villa Arianna (11mila e 6 mila mq). Gli archeologi hanno ritrovato l´ingresso secondario di Villa San Marco. Qui, lungo un cortile di 108 mq, sono state scoperte piccole stanze destinate alla servitù: celle con all´interno oggetti di uso quotidiano e la casupola del custode. Accanto alla residenza è stata invece individuata la via che collegava la città al lido sottostante, costellata di graffiti e disegni a carboncino. Al di là della strada sono stati infine recuperati ambienti termali. Un vero tesoro archeologico è stato scoperto a Villa Arianna: un giardino di 110 metri per 55 fermo al giorno dell´eruzione, è il meglio conservato al mondo. Le scoperte saranno illustrate oggi e domani nel corso di "ArcheoStabiae ‘09", workshop dell´Istituto vesuviano di Castellammare. Intanto è avviata la collaborazione tra la sovrintendenza e uno staff di archeologi dell´Ermitage di San Pietroburgo. Nei prossimi mesi le due equipe effettueranno congiuntamente studi e scavi sul territorio di Stabiae alla ricerca di nuovi importanti siti.

(Fonte: Repubblica Napoli)

13/10/2009 BAIA (NA): ANCHE IL PATRIMONIO SOMMERSO VA IN MALORA

Nel viaggio attraverso il degrado dei Campi Flegrei il capitolo più doloroso è quello dei tesori che il mare nasconde sotto uno spesso strato di sabbia. Se ne parla poco, ma il danno, se possibile, è ancor più grave perché le testimonianze delle lussuose ville imperiali avrebbero potuto far decollare un turismo spettacolare e redditizio. Oltre ad arricchire le conoscenze sulla presenza romana tra Pozzuoli, Cuma e Baia. Oggi le barche col fondo di vetro mostrano mosaici smembrati e quel che resta di un patrimonio favoloso. I turisti battono le mani, ma è poco, troppo poco quello che vedono: i tombaroli hanno trafugato, dal dopoguerra a oggi, almeno il 40% dei tesori di Baia sommersa. Spariti colonne, lucerne, capitelli, sculture, mosaici, ambienti di ville di età imperiale del periodo adrianeo e antoniniano. E alcune testimonianze del Portus Julius, l’arsenale della flotta collegato da un canale navigabile con i laghi di Lucrino e Averno. Un saccheggio in piena regola e, per come si è svolto, quasi autorizzato.
I ladri con bombole e muta lavorano in assoluta tranquillità: i reperti sommersi per effetto del bradisismo erano sepolti sotto una coltre di sabbia e fango tra i cinque e i quindici metri, cioè quasi in superficie. Ma, soprattutto, nel Parco non ci sono guardiani e non sono state installate le telecamere che avrebbero potuto smascherare i ladri. La conseguenza è che è stato mandato in malora un patrimonio unico al mondo dal quale si poteva tirar fuori un Museo straordinario. Un delitto cinico e perfetto che gli «assassini» non hanno mai pagato. La storia, però, si vendica. Ora che il Museo c’è e i tesori potrebbero essere ospitati e ammirati all’interno del Castello restaurato, sapete come stanno le cose: le sessanta sale nuove sono chiuse e vengono aperte per poche ore e solo in giorni determinati.
Nel parco sommerso, come se fosse una enorme gruviera, si contano i vuoti. Ricorda Claudio Ripa, uno di quegli sportivi cui la comunità culturale dovrebbe grandissimo riconoscimento per il lavoro di esplorazione, recupero e denuncia compiuto insieme ad altri grandi specialisti come Armando Caròla, Antonio De Stefano, il maresciallo della sezione subacquea dei carabinieri Paolo Cozzolino, e due sommozzatori della Nato che entrarono molto nella parte: «Là c’erano due vasche votive, le individuammo e ne parlammo con la Soprintendenza che, però, fece passare del tempo consentendo ai ladri di portarsele via». E la storia si è ripetuta in decine di altri casi.
Il saccheggio, molti lo avevano previsto. Un nome per tutti, Amedeo Maiuri, il grande archeologo, che mise sull’avviso il mondo della cultura ufficiale e le Soprintendenze del tempo: «L’esplorazione subacquea di Baia non è impresa d’isolati sportivi». Ci sarebbe stato bisogno di una campagna di scavi supportata da un piano sistematico di recupero delle statue e dei reperti accumulati lungo la via Herculanea, ma nessuno se n’è curato e i Campi Flegrei sono stati spogliati a terra e a mare. E, quel che è peggio, i tombaroli hanno potuto pescare a piene mani utilizzando fraudolentemente le scoperte di quegli isolati sportivi ai quali le «sentinelle» legali del territorio hanno sempre riservato non più di una modestissima attenzione.
Il caso più clamoroso è quello dell’altare nabateo. Claudio Ripa lo scoprì dopo aver scostato con le mani e uno spazzolino la parete di un muro e ne parlò in Soprintendenza ottenendo, però, un ascolto sommario. L’autorizzazione allo scavo arrivò dopo giorni, ma i tombaroli, che hanno antenne potentissime, avevano già provveduto. «In quella occasione, però, avemmo fortuna perché, grazie a una lauta mancia, ottenemmo una soffiata: jate a vede’ for’a punta Epitaffio. Così recuperammo l’altare». Un’altra volta, la dritta la fornì Peppe ’o tabaccaro, che sussurrò all’amico Claudio: «Ho visto un pezzo di marmo». Tutto qui: ma da quel particolare i sub risalirono alla scoperta di cinque stanze arricchite da bellissimi mosaici. Anche in quel caso i tombaroli arrivarono prima. Le memorie di Claudio Ripa riaprono ferite antiche che ancora bruciano: «Le statue di Ulisse e Baios, tra i pezzi più pregiati ospitati nel castello di Baia, ce le segnalò un altro pescatore; lo stesso che ci fece individuare le lucerne ornamentali del I secolo. Ne recuperammo alcune migliaia, alcune avevano fregi artistici molto belli e tutte erano in ottimo stato di conservazione, come gran parte dei reperti scovati nella città sommersa, ma furono abbandonate in ceste di paglia e se n’è saputo poco. Il risultato è che oggi ce ne sono sette-ottocento, ma nessuno sa dire che fine hanno fatto gli altri pezzi».
È rimasto ben poco, insomma, e le autorità del Parco hanno fatto di necessità virtù ordinando la riproduzione delle statue recuperate a Punta Epitaffio. Siamo alle copie scolpite con il laser e perfette quasi come gli originali. Ma sempre copie. Raffigurano Ulisse, il suo compagno Baios, Antonia minore figlia dell’imperatore, Ottavia, Claudia e Dioniso. Sono state sistemate là dove furono trovate e l’effetto è mirabile.
Come si esce da questa situazione fallimentare? «C’è un solo modo», dice Sergio Coppola, che da anni si immerge con Ripa, «ed è quello di fare le cose per bene. I divers che collaborano con la Soprintendenza fanno il loro dovere, ma se non si aumenta la sorveglianza nel perimetro del parco tra il limite meridionale del porto di Baia e il molo del lido augusteo, a Pozzuoli, chi ha voglia di arricchire la sua bacheca di reperti antichi o di venderli al miglior offerente avrà vita facile. In Sicilia hanno acquistato le telecamere per proteggere reperti di scarsa importanza individuati per giunta a quaranta metri». Qui, invece, siamo all’anno zero, e Claudio Ripa fa una previsione catastrofica ma reale: «Di questo passo, tra altri 40 anni ci rimarranno solo foto sbiadite e copie dall’originale».

(Fonte: Il Corriere del Mezzogiorno)

05/10/2009 BACOLI (NA): CENTO CAMERELLE A RISCHIO CROLLO PER UN INTERVENTO SBAGLIATO

L’ex supermanager di McDonald's ingaggiato dal premier in prima persona, con l'avallo del fido Gianni Letta, per impostare una politica finalmente attiva e vincente dei Beni Culturali si è fermato a Baia visitando il Museo all'interno del castello ristrutturato e chiuso. Nonostante le sessanta nuovissime sale e la straordinaria ricchezza dei reperti. Fosse andato un pochino più avanti, passando per la Piscina Mirabilis e le Cento Camerelle, il dottor Mario Resca si sarebbe flagellato. La prima cisterna è aperta a metà ed è offesa da rotoli di plastica e da una scala che copre i bellissimi gradini scavati nel tufo da scalpellini esperti. Il secondo monumento, le Cento Camerelle, fa addirittura scandalo: è chiuso e sepolto dagli sterpi. Una storia da raccontare, insomma, e lo facciamo iniziando dalla disavventura di un turista «camminatore», arrivato di buon'ora, che ha tentato, sbattendo il muso contro un muro di gomma, di farsi aprire il cancello delle «prigioni di Nerone» nel cuore più antico di Bacoli. Niet, tornatene a casa, le «Centum Cellae», volgarizzate come Cento Camerelle, sono chiuse da tre anni. Per minaccia di crollo. E per mancanza di manutenzione. Le «camerelle», come le chiamano da queste parti, sono una delle monumentali cisterne flegree con una serie di ambienti a volte che richiamano l'impianto di una prigione; di qui l'antico nome e il riferimento all'imperatore con la lira. L'ingresso manco si vede perché è coperto dalla sterpaglia; in compenso si intravede l'opus reticulatum che immette nelle scale che degradano verso il mare e si aprono su una serie di cunicoli. Lungo il corridoio di destra, l'unico percorribile, ci sono le celle scavate nel tufo e già in fondo un'apertura sul mare che consentiva l'approvvigionamento di acqua e di derrate per gli ozi che si celebravano nella villa dell'oratore Ortensio Ortalo, dove si svolgevano anche i meeting degli Academica priora di Cicerone. Il brutto di questa storia brutta è che basterebbe un milione di euro per rimettere in sesto il monumento, situato a pochissima distanza dalla Piscina Mirabilis, ma per recuperarlo bisogna sperare nella seconda tranche del Pit dei Campi Flegrei. (Per la prima fetta di interventi sono stati stanziati, e in gran parte spesi, 220 milioni di euro, quasi tutti arrivati via Bruxelles.). Uno degli abitanti del vicolo rivela un particolare agghiacciante: «Qualche mese fa si presentarono due tizi che spruzzarono un veleno che avrebbe arrestato la crescita dell'erbaccia, ma forse hanno sbagliato veleno perché la foresta è ancora pi fitta». La scena del gran rifiuto, quindi, non È nuova e non deve sorprendere. Le cose vanno così nei Campi Flegrei, per un restauro che si completa, due monumenti si chiudono nell'indifferenza della gens delle Terre ardenti, che rinunciano all'unico tesoro che posseggono. La grande cisterna, ci spiegano, è chiusa per mancanza di custodi, proprio come accade al Museo del Castello di Baia che è lo scandalo di questi giorni. Mal comune, insomma, e la colpa in questo caso è del ministero che non assume i custodi e non firma la delega alla Regione che è disposta ad accollarsi l'onere. Nelle more, che vanne avanti da tre anni, la gestione delle Cente Camerelle è affidata a un'assuntrice (si chiamano così i volontari che accettane l'incarico di accompagnare i turisti), la signora Anna Guardascione, vincolata a un patto con la Soprintendenza: nessuno deve entrare. E lei lo fa rispettare rinunciando alle mance che le consentivano di rendere pi accettabile l'elemosina che le fa l'amministrazione dei Beni Culturali: 650 euro all'anno per il fastidio di rispondere al telefono e raccogliere le prenotazioni. Accompagnare i turisti, invece, le piaceva perché rimpinguava i guadagni. La signora Anna, quando abbiamo bussato alla sua porta (abita accanto all'ingresso delle Cento Camerelle) ci ha mandato a dire che era a letto malata e che le chiavi le aveva affidate a una parente, la signora Antonietta Scotto Di Vetta. Che è stata gentifissima e ci ha anche aperto il cancello, ma non abbiamo potuto varcarlo perché piante ed erbacce sbarravano la strada. In questa orribile sequenza di cancelli sbarrati e di erbacce l'unica cosa che non manca sono le chiavi. Un terzo mazzo, infatti, lo possiede in custodia il marito di Antonietta, Alfonso Marino, che diventa un protagonista della storia che non si fa scrupolo di parlare. «Dotto', siamo allo sfacelo», dice. «Le Cento Camerelle sono chiuse da quattro anni per una minaccia di crollo causata da un imperdonabile errore degli esperti moderni, molto meno accorti di queffi romani. Il tetto del monumento, che ha resistito per tremila anni, rischia di cadere sotto i colpi della nostra stupidaggine». Perché, cos'hanno fatto? «Beh, se proprio lo vuole sapere glielo dico: sono venuti due tecnici che hanno ordinato di spazzare via dal tetto il terreno che assorbiva l'acqua pio- vana che ora, senza drenaggio, si insinua e penetra nelle strutture minando l'equilibrio miracoloso che aveva resistito per decine di secoli». Una tragedia annunciata, insomma. «E così. Gli abitanti di via Cento Camerelle tentarono di opporsi, ma furono tacitati con un argomento ridicolo per una struttura che affonda nell'acqua: il tetto fa parte del monumento, si deve vedere». Il risultato è che ora il tetto si vede, ma il monumento rischia di crollare. «Dotto'», dice ancora il signor Alfonso, «se potessi accompagnarvi giù vi farei scoprire che le gallerie reggono molto bene e che l'impianto è in buono stato, ma il rischio è molto forte e questa responsabilità non me la sento di assumerla». La visita finisce qui, l'odissea continua.

(Fonte: Il Corriere del Mezzogiorno)

03/10/2009 MUSEO DI BAIA (NA): BOTTA E RISPOSTA SUL MISTERO DELLA CHIUSURA

LETTERA DI DIANA DE FEO, SENATRICE DEL PDL, SULL'ARGOMENTO

Caro direttore, in riferimento all'articolo di Patrizio Mannu («Per la formazione 14 milioni ma il Museo di Baia è chiuso», Corriere del Mezzogiorno del 29 settembre) vorrei tornare sul tema della chiusura del magnifico Castello Aragonese di Baia e del suo ricco e bel museo, chiuso al pubblico e appena restaurato con una spesa veramente ingente: 40 milioni di euro, 80 miliardi delle vecchie lire. Un castello da favola, stregato e misterioso, davvero inaccessibile, perlomeno al grande pubblico, visitabile solo su prenotazione, un paio di giorni alla settimana. Il castello e l’area flegrea fanno parte di un accordo siglato lo scorso febbraio tra Mibac e Regione Campania, riguardo alla conservazione, tutela e valorizzazione dei beni dello Stato.
In quanto rappresentante del ministro Bondi nel Comitato di attuazione degli accordi Stato-Regione, ho partecipato a molteplici riunioni a Castel dell’Ovo, e, come appare dai verbali, ho sostenuto, dalla prima all’ultima di tali riunioni, l’urgenza dell’apertura in orari museali del complesso flegreo. La data fissata dal Comitato, con l’autorevole impegno dell’ex assessore Velardi, era fissata al 30 luglio. Nel frattempo bisognava, oltre a risolvere il problema dei custodi, provvedere alla installazione di una cabina elettrica. Semplice operazione che finora non è riuscita, a causa di una serie di cavilli burocratici che riguardano, tra l’altro, l’individuazione, tramite una gara di appalto, della ditta incaricata. Per quanto riguarda i custodi, la questione avrebbe dovuto essere risolta, grazie a un accordo tra Regione e la società incaricata della gestione dei beni. Velardi ha lasciato l’incarico, Forlenza l’ha sostituito, ma ancora oggi non si hanno notizie in proposito. Aggiungo che le difficoltà sono rappresentate anche dal sindacato dei custodi, che si oppone all’eventuale soluzione della video-sorveglianza, che potrebbe supportare il loro lavoro. Nel frattempo, invece di provvedere a queste necessità immediate, la cui soluzione avrebbe dato nuovo impulso alla stagione turistica, la Regione ha presentato un crono-programma di interventi, che prevede un ulteriore spesa, superiore ai 16 milioni di euro, in cinque fasi.
Sulla prima, prevista da settembre a dicembre 2009, vorrei sottoporre al suo giudizio e a quello dei suoi lettori alcune mie osservazioni. La richiesta è di 1.419,000 euro per impianti generali e sistemazione dell’area ingresso e accoglienza. Per quanto mi è dato di sapere, il costo dovrebbe essere almeno comprensivo della cabina elettrica (stima dei costi 440.000 euro), che però non è stata progettata da architetti e direttori dei lavori in nessuno degli interventi precedenti, tanto che nelle sale non esiste l’illuminazione (i corpi illuminanti, gli impianti e i cavidotti erano invece compresi nell’appalto dell’impresa Lucci. Li avrà eseguiti?). A questo punto, non so come si intendano impegnare i restanti 969.000 euro, che per sistemare la zona dell’ingresso e accoglienza mi sembrano veramente troppi (solo poche decine di metri quadrati). Inoltre, sempre nella fase 1, sono previsti 350.000 euro per gli arredi dell’area accoglienza e la segnaletica.
Mi risulta che queste voci — costose per fare dei cartelli e comperare armadietti e sedie — fossero tra quelle già comprese nei lavori dei precedenti appalti; non solo, ma so che la «vecchia» Soprintendenza di Napoli e Caserta aveva affidato (c’è tanto di contratto) la realizzazione di tutto l’apparato didattico del Castello di Baia alla società «Electa» che lo doveva eseguire: come mai non lo ha fatto? Essendo stato presentato il progetto per la pannellistica direzionale e didattica nelle sale, comprese le didascalie, come mai non lo ha realizzato? A che cosa sono serviti i soldi percepiti? Quanti e quali sono gli interessi che ruotano intorno al castello, che ne bloccano gli ultimi lavori, rendendolo inaccessibile ai cittadini e ai turisti? Io stessa non sono riuscita a farmene una idea, e non voglio pensare che si tratti della gallina dalla uova d’oro. Aspetto chiarimenti dall’assessore regionale ai beni culturali Oberdan Forlenza, nel quale ripongo molta speranza e fiducia.

LA RISPOSTA DELL'ASSESSORE REGIONALE AI BENI CULTURALI OBERDAN FORLENZA

I fatti sono questi. Nel febbraio, precisamente il 18, di quest’anno la Regione Campania annuncia il federalismo dei beni culturali. Ovvero la firma dell’accordo di programma quadro grazie al quale la gestione di una trentina di suggestivi siti (dal Castello di Baia, alla grotta azzurra, a Velia, alle basiliche paleocristiane di Cimitile) passa dallo Stato centrale a Palazzo Santa Lucia. All’epoca Nicola Spinosa disse: «Gli accordi sulla carta devono poi trasformarsi in atti concreti». E aggiunse sarcastico: «Spero che le certose (Padula e Capri) non vengano utilizzate per ospitare mostre di salumi ». Beh, finora oltre ai turisti neanche un salame è entrato, per esempio, nel Castello di Baia. La senatrice Pdl, Diana de Feo, in una lettera al Corriere del Mezzogiorno ha posto alcune domande all’assessore regionale ai Beni culturali, Oberdan Forlenza, che della materia è forse uno dei più esperti, visto che è stato per cinque anni capo di gabinetto del Mibac, prima con il ministro Veltroni e poi con la Melandri.

Assessore il mistero avvolge il Castello di Baia? Qual è il problema?
«Il problema è uno solo: è chiuso. E io, assessore regionale ai Beni culturali chiedo che sia aperto lunedì. È del ministero, lo apra. E tanto per rispondere con chiarezza dico anche che, se ci sono problemi, il Castello di Baia può anche non essere più il primo sito gestito dalla Regione Campania. È troppo comodo: lo abbiamo restaurato, i cittadini campani ci hanno messo i soldi, ma la Regione non ne è proprietaria. Se la senatrice De Feo aspetta delle risposte da me, le faccio io mille domande».

A febbraio si firma l’accordo di programma quadro. Si costituisce il tavolo tecnico paritetico: sovrintendenti, senatori, assessore, funzionari regionali e direttore regionale dei Beni culturali. Una decina di persone in tutto. Dov’è la difficoltà? Perché l’accordo è rimasto lettera morta? C’entra il cambio della guardia tra lei e Velardi?
«Beh, sono cambiati anche il direttore generale, da Baldi ad Angelini e il rappresentante del governo. Resca è arrivato in luglio».

Fa a scaricabarile?
«No, voglio restituire una verità. Io ho partecipato al tavolo una sola volta, a settembre».

E si decide di partire proprio dal Castello di Baia.
«Vero, ci sono meno problematiche su quel sito. E si dice, in un verbale, che bisogna preparare un progetto».

Si doveva partire il 30 luglio?
«Con un accordo firmato in febbraio era impossibile in quattro mesi che si potesse fare un passaggio di gestione così complesso».

Dunque?
«Il ministero, in tempi brevi, avrebbe dovuto utilizzare diversamente il suo personale».

Insomma finché i custodi del Castello di Baia non vengono trasferiti in altra sede la gestione non può passare alla Regione Campania? È così?
«Il personale è uno degli aspetti del problema e il ministero lo deve affrontare prima con i sindacati e poi con noi. Siamo aperti a tutte le soluzioni purché nella chiarezza».

Mi scusi le pare possibile che per una cabina elettrica un museo inaugurato dal presidente Napolitano, restaurato con fior di milioni, resti chiuso?
«No, non lo trovo possibile, ma il progetto di restauro non lo ha fatto la Regione. Ripeto la Regione ci ha messo i soldi, ma tutta la programmazione e progettazione l’ha fatta la Soprintendenza. Per la verità vorremmo noi sapere come hanno speso i nostri soldi. Perché la cabina non funziona, se c’è stato un errore nella progettazione. Quel restauro è costato più di 10 milioni di euro. Dal 2006 ad oggi la Regione ha impegnato per la valorizzazione dei beni culturali 517 milioni di fondi europei, 100 di risorse proprie, in più c’è la nuova programmazione 2007-2013. Lo Stato invece per il 2009 prevede solo 6 milioni. Letti questi numeri, sarebbe il caso di stare zitti».

Ma qualcosa non torna ancora. La senatrice De Feo scrive: «La Regione ha presentato un cronoprogramma di interventi che prevede un’ulteriore spesa di 16 milioni di euro in cinque fasi».
«Ancora un errore. Il cronoprogramma è stato stilato da un piccolo gruppo incaricato dal comitato paritetico di cui fanno parte due funzionari della Soprintendenza e uno per la Regione, per verificare i tempi e gli interventi».

E allora?
«Allora il comitato non ha mai approvato quel documento perché non lo abbiamo ancora ricevuto. Io non conosco le cifre».

Scusi e il materiale didattico che la Electa avrebbe dovuto produrre per il museo?
«E lo vuol sapere da me? La senatrice dice di essere rappresentante di Bondi, dà delle inefficienti alle Soprintendenze e lo vuole sapere da me? Io apprendo dalla sua lettera cose che non so e non posso sapere perché riguardano lo Stato. Se, come dice lei, ci sono interessi sul castello di Baia, deve andare subito in Procura a denunciarli ».

Ha il dente avvelenato?
«Finora sono stato istituzionale, ma c’è un limite. Ieri abbiamo inaugurato la collezione Farnese grazie ai soldi dei cittadini campani. L’Archeologico è il più grande e importante museo del mondo, per questo abbiamo finanziato il restauro. Ma se un turista domani va e trova la sala chiusa, purtroppo per lui, non può prendersela con la Regione, deve chiedere al ministero».

Converrà però che, visti i tempi della burocrazia, è stato inutile costituire una società, la Scabec, di gestione dei beni 8 anni prima che l’accordo fosse firmato. Quanti soldi sono stati spesi per la Scabec?
«Poco o nulla, perché gestendo poche cose (per lo più fa da supporto al Madre e gestisce Artecard) non ha debiti. Ma avverto una diffidenza generale nei confronti di questa società, alimentata dal fatto che forse è mancato un momento di interlocuzione pubblico ».

Ma qual è il problema di Scabec?
«Evidentemente nel corso degli anni l’uso della Scabec non è stato pari alle aspettative per cui era stata creata ».

Ma di chi è la responsabilità: della Regione che ha anticipato i tempi, del ministero che ha perso tempo? Di chi?
«Non so cosa sia successo in questi anni. Ma spero che i lavoratori dei beni culturali non ascoltino voci sconsiderate e stiano tranquilli».

LA RISPOSTA DEL DIRETTORE GENERALE DEI BENI CULTURALI MARIO RESCA

Scusi, dottor Resca, le pare giusto tenere chiuso il Museo del castello di Baia?
«È assurdo, il futuro di Napoli si gioca sulla valorizzazione di monumenti come questo. L’ho appena visitato e sono rimasto folgorato dalla bellezza del luogo, dall’eccellenza del restauro e dalla ricchezza delle collezioni. Mi impegno a lavorare seriamente per aprirlo stabilmente e per costruire, intorno a questo punto fermo, un grande progetto di turismo culturale ».
Il nuovo manager del Ministero dei Beni Culturali, il dottor Mario Resca, ha preso in contropiede i burocrati napoletani della Soprintendenza ed ieri mattina, senza preavviso e in incognito, ha effettuato un minuzioso sopralluogo al Castello di Baia. Troppe polemiche, si sarà detto, meglio andare a vedere e capire. Ed è andato, accompagnato da Stefano De Caro e da architetti del suo staff. Il manager fresco di nomina — si è insediato pochi mesi fa con la benedizione del Premier e di Letta — viene da esperienze professionali distantissime dalle scrivanie ministeriali: è stato per anni il direttore generale per l’Italia della Mc Donald’s e nel nuovo lavoro ai Beni Culturali ha portato una ventata di decisionismo che, nel caso delle opere incompiute napoletane, apre il cuore alla speranza che si possa riprendere i troppi discorsi interrotti. «Ci proverò con grande applicazione, ma ora ho bisogno di studiare bene la situazione e di capire dove sarà possibile intervenire senza indugi».

Partendo da una priorità: il Museo deve essere riaperto.
«Su questo non si discute».

Sul tappeto, però, c’è un problema che scotta: la chiusura si è resa necessaria perchè mancano i custodi e le assunzioni del personale dei musei, come ha ribadito l’assessore regionale Oberdan Forlenza, toccano al Ministero. Come la mettiamo?
«Non corriamo troppo e soprattutto non ci preoccupiamo solo di individuare le responsabilità. Ci sono anche altre strade da seguire e una su tutte una sinergia tra Stato e Regione. Credo che su questa linea potremo intenderci e venerdì, durante la celebrazione dell’anniversario della ferrovia Napoli-Portici, abbiamo parlato anche di questo».

Con chi?
«Con il presidente Bassolino».

Può anticiparci qualcosa?
«Non ci sono anticipazioni da dare né segreti da nascondere, ma posso dichiarare che nei colloqui informali che ho avuto ho riscontrato una disponibilità senza riserve mentali. Per farla breve potremmo arrivare alla costituzione di un tavolo misto — sarebbe il primo esperimento tra Ministero dei Beni Culturali e una Regione e questo dimostra l’interesse del Governo per la Campania — per la definizione di un progetto comune. Se questa ipotesi arriverà in porto per i Campi Flegrei si apriranno nuove e stimolanti prospettive. A chi ancora perde tempo voglio dire che in un altro Paese il patrimonio custodito nei Campi Flegrei farebbe ricchi tutti gli abitanti».

Pare di capire che con Bassolino avete parlato non solo di custodi ma anche di sviluppo integrato del territorio flegreo.
«Proprio così. È assurdo che un luogo così affascinante sia difficilmente raggiungibile e non abbia, nelle suo adiacenze, un albergo a cinque stelle e strutture capaci di grande attrattiva. La straordinaria suggestione culturale appaga il visitatore, ma l’offerta turistica deve essere completa e soddisfare tutte le esigenze dei viaggiatori. È questo che occorre se vogliamo dare a Baia quello Baia si merita. Per farlo, però, bisogna lavorare di comune accordo evitando impatti problematici».

Ci sembra un messaggio, cosa ha inteso dire?
«Non è un messaggio, ho voluto semplicemente sottolineare che mi auguro che il cammino del progetto non si blocchi per l’insorgere di cavilli burocratici o, peggio ancora, di polemiche politiche, sarebbe l’ultimo degli errori».

Nel tardo pomeriggio, poi, Mario Resca, sempre accompagnato da Stefano De Caro e dal suo staff, ha svolto anche un sopralluogo al Museo Archeologico. E anche in questo caso l’impressione è stata eccellente.
«Ero venuto sei mesi fa, ci ha dichiarato, e avevo avuto una impressione non felice, questa volta, invece, ho trovato che tutto è in regola e che l’organizzazione è molto buona».

Il problema ora è dare forma esecutiva ai progetti che lei ha lasciato intravedere.
«Bisogna farlo e anche con urgenza. Il futuro di Napoli, lo ripeto, è il turismo culturale, l’ho sentito dire troppe volte, ora bisogna passare dalle parole ai fatti».
 

(Fonte: Il Corriere del Mezzogiorno)

02/10/2009 MONDRAGONE (CE): RINVENUTO PALEOSUOLO DI 50.000 ANNI FA NELLO SCAVO PREISTORICO DI ROCCIA SAN SEBASTIANO

Dallo scorso mese di settembre è in corso la nona campagna di scavo nella grotta di Roccia San Sebastiano in località Incaldana, condotta, con il contributo finanziario del Comune di Mondragone, dall’Università di Roma “Sapienza” in regime di concessione da parte della Soprintendenza archeologica delle Province di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta.
Lo scavo di questo anno, che terminerà verso la metà di Ottobre, ha permesso di ampliare l’esplorazione dei livelli più antichi del Paleolitico superiore, al di sotto del livello Gravettiano datato a circa 20.000 anni fa. La sequenza messa finora in luce dimostra, in modo sempre più evidente, la continuità e l’intensità della frequentazione preistorica dell’area del Comune di Mondragone e delle pendici del Monte Massico.
Al di sotto dei livelli già noti fino al 2008, è stato possibile accertare la presenza di un importante livello con resti di fauna e manufatti litici attribuibili alla cosiddetta cultura Aurignaziana, che si colloca in Europa agli inizi del Paleolitico superiore, con datazioni, in altri giacimenti italiani, intorno a circa 30.000 anni fa.
"Si tratta di un risultato sorprendente" commenta entusiasta l'Assessore alla Cultura Antonio Taglialatela "che premia la volontà di incrementare le risorse per gli scavi a partire dall'anno 2008."
La scoperta certamente più significativa di questa campagna di ricerche è stata tuttavia quella relativa all’esistenza di un livello ancora più antico, approssimativamente databile tra 45.000 e 50.000 anni fa, caratterizzato da un notevole ricchezza di manufatti riferibili al Musteriano, la cultura che precede l’arrivo in Europa dell’Uomo moderno. La scoperta e lo scavo in corso di questo livello documentano la presenza di gruppi umani Neandertaliani, la specie che popolò l’Europa e parte dell’Asia, tra circa 200.000 anni fa fino a poco meno di 30.000 anni fa.
"Con questa scoperta cambia la storia di Mondragone e la preistoria dell'Alta Campania." commenta il Sindaco Achille Cennami "Mondragone diventa terra di uomini Neandertaliani e i prossimi anni possono essere ricchi di ulteriori importanti scoperte. Ci troviamo di fronte a reperti che non hanno valore commerciale ma un grandissimo valore scientifico, trattandosi di reperti in pietra e in selce. Il Museo Civico Archeologico "Biagio Greco" si conferma essere una punta di eccellenza nel campo dei Beni Archeologici, grazie anche all'intensa collaborazione della Soprintendenza Archeologica e la direzione del dottor Luigi Crimaco"

NELLO SPECIALE MONDRAGONE TUTTE LE FOTO DELLA SCOPERTA

 

29/09/2009 BAIA (NA), ANCORA CHIUSO BUONA PARTE DEL MUSEO ARCHEOLOGICO

E’ stato il museo più bello del 2008, tanto che s’è meritato anche una medaglia; l’anno dopo, e siamo a oggi, è stato aperto solo per 9 giorni, per il resto chiuso ben bene. L’hanno visto in pochi, insomma; chi ancora non l’ha visitato è il nuovo soprintendente speciale ai Beni archeologici di Napoli e Pompei Mariarosaria Salvatore. Dalla sua ha la scusante di essere stata nominata solo dal primo settembre scorso («Ho cercato di capire la situazione napoletana e prima di tutto quella degli Scavi di Pompei. Son qui da 20 giorni», afferma).

Il museo che c’è ma che in realtà per il grande pubblico non c’è, è l’Archeologico dei Campi flegrei a Baia, a un tiro di schioppo da Pozzuoli. Il museo è stato, domenica sera su RaiTre, triste coprotagonista di Presa diretta, la trasmissione condotta da Riccardo Iacona. Al museo Domenico Iannacone ha dedicato buona parte del suo servizio (dentro c’erano anche la Reggia di Caserta, gli Scavi di Pompei e la Piscina mirabilis ). Di colpo il sipario televisivo ha scoperto vestigia di una bellezza da togliere il fiato che, purtroppo ma bene, hanno fatto da quinta all’ennesimo spreco; al vorrei ma non posso; ai progetti subito traditi dei quali la politica campana ma anche nazionale in questi anni s’è macchiata.

D’un colpo abbiamo appreso che il Museo archeologico dei Campi flegrei ha 52 sale espositive, ma oggi è aperto solo il padiglione del Rione Terra. «Apriamo un giorno alla settimana », dicono alcuni funzionari che però immediatamente s’abbottonano, memori della romanzina subita ieri, all’indomani del servizio. La struttura resta serrata perché non ci sono custodi. «Fra Castello di Baia, museo e terme siamo in 50 — affermano —. Meno di 20 quelli dedicati al museo». In quelle stanze ci sono reperti romani perfettamente restaurati e mai esposti al pubblico. Le sale sono completamente attrezzate, ma a risuonare sono solo i tacchi di un restauratore e del giornalista che filma quel che vede. «Sono mortificato», racconta quell’omino che ha da poco restituito alla sua antica bellezza una testa di epoca romana. «Ho lavorato tanto, ma per cosa?», si chiede quasi alle lacrime. Eppure Castello e Museo di soldi ne hanno ricevuti. Cominciamo col dire che le strutture rientrano nel più generale Pit «Grande attrattore culturale dei Campi flegrei» cui la giunta regionale ha disposto risorse per 231 milioni e rotti, rivenienti dai Fondi europei. Per Castello e Museo sono stati appostati 12 milioni di euro. Cifra ben maggiore, pensate, per la formazione del personale: circa 14 milioni e 200mila euro; anche per iniziative di tipo privato.

Che fine hanno fatto questi soldi? Chi hanno «formato» e per cosa? Quanti hanno trovato lavoro e quante imprese sono state create, visto che questo era uno degli obiettivi del ‘‘Grande attrattore’’? Massimo Lo Cicero, economista e oggi presidente di Scabec (la società per azioni, a capitale misto pubblico- privato: 51% Regione Campania, 49% formato da un pull di aziende specializzate nei diversi settori della filiera dei beni culturali), «vuol vederci chiaro, mi hanno raccontato della trasmissione ma voglio rispondere al servizio di Presa diretta con cognizione di causa», cioè con cifre alla mano.

La direzione del Museo è affidato alla dottoressa Paola Miniero. Lei non parla. L’unica titolata è la soprintendente Salvatore, che arriva a Napoli dalla Soprintendenza dell’Umbria e dalla direzione dell’Istituto centrale del catalogo. «Ho visto la trasmissione — afferma — e l’ho trovata provocatoria ma corretta nell’informazione. Io al momento non ho ricette, anche perché sono qui da un mese». Il punto è il personale, i custodi quindi: chi deve assumerli, la Regione, la Soprintendenza, il ministero dei Beni culturali? «La Soprintendenza — rimarca — non può assumere proprio nessuno. La presa in carico degli addetti è di competenza del ministero. Ed è vero che c’è il blocco delle assunzioni, così come c’è il blocco del turnover . Il personale è prossimo alla pensione e non si vedono sostituzioni ». Salvatore promette di rimboccarsi le maniche, del resto la sua giurisdizione è vastissima: dalla zona flegrea a Napoli, Ercolano, Oplontis, Boscoreale, Pompei e Stabiae. E ancora dalla villa di Tiberio a Capri, senza contare i musei. Appunto.

(Fonte: Il Corriere del Mezzogiorno)

25/09/2009 MONDRAGONE (CE): DAL MONTE MASSICO RIEMERGE UN VIGNETO DELL'ANTICO FALERNO

Tracce di polline di una vigna di età romana sono state rinvenute, dopo analisi svolte presso l’Università di Padova, all’interno di un vigneto fossile individuato lungo uno dei fianchi del Monte Massico (Caserta). Ad annunciarlo è stato oggi l'archeologo Luigi Crimaco, durante il seminario “dal Falernum al Falerno” svoltosi al museo civico "Biagio Greco" di Mondragone. E non mancano i progetti per tutelare il “vinum falernum”, come hanno evidenziato il presidente di Agrisviluppo, Giuseppe Falco - con tre importanti progetti - e l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianfranco Nappi - che ha annunciato la realizzazione di un’enoteca regionale.
“Da uno dei terrazzamenti antichi, ubicato alle pendici del Massico, proviene una delle più interessanti scoperte archeologiche - spiega Crimaco - che ha restituito le tracce fossili di un vigneto risalente all’età imperiale romana. La scoperta, fatta negli ultimi anni del secolo scorso, dopo i lavori di sbancamento per la costruzione della strada Panoramica del piccolo borgo di Falciano del Massico, ha permesso di individuare una serie di sulci (filari), in cui dovevano essere sistemate le viti per la produzione del vino. All’interno dei solchi, al momento della scoperta, furono rinvenuti esclusivamente frammenti di ceramica fine di produzione africana, tipica del mondo imperiale romano. Si tratta di 15 solchi paralleli, disposti a una distanza di circa 2,70 metri l’uno dall’altro e ricavati nel paleosuolo composto di ignimbrite campana. Poi negli ultimi tempi le analisi polliniche sul fossile hanno fornito risposte adeguate e possiamo affermare che apparteneva ad un vigneto di falerno il fossile rinvenuto nell’area del Massico”.
Il presidente di Agrisviluppo, Giuseppe Falco, ha annunciato importanti iniziative. “L’idea è quella di realizzare una Fondazione sul vino falerno tra Camera di Commercio, Comuni interessati e produttori di vino. Poi avvieremo la pratica necessaria per chiedere all’Unesco la tutela del ‘vinum falernum’ e abbiamo intenzione di ricostruire tre vigneti sul modello di quelli degli antichi romani in tre diverse zone quali il Teatro Romano di Sessa Aurunca, la Villa di San Limato a Cellole e gli Scavi del Castello di Mondragone”.
Sono intervenuti al seminario – che ha avuto come finalità quella di mettere un punto fermo sugli studi e la divulgazione di una delle aree più importanti nella diffusione della vite nel Mediterraneo, l'Ager Falernus – oltre all’assessore Gianfranco Nappi, il professore Luigi Moio, l'agronomo Nicola Trabucco, il sindaco di Mondragone Achille Cennami, il sub commissario della Provincia di Caserta Michele Petruzzelli, e il deputato Mario Landolfi.
Ha moderato il dibattito il giornalista Luciano Pignataro.
In particolare il sindaco Cennami ha espresso all’assessore Nappi la necessità di essere sostenuti dalla Regione per la creazione, a Mondragone, di una cantina per la tutela del vino Falerno.
L’assessore Nappi, invece, ha sottolineato che il rilancio del territorio, avviene solo aprendo un tavolo di confronto tra tutti i produttori e le Istituzioni che attivamente possono collaborare tra loro.
In risposta al sindaco di Mondragone, l’assessore regionale all’Agricoltura, ha annunciato la realizzazione di un’enoteca nazionale, per la quale sono stati già stanziati 4.5 milioni di euro.
L’agronomo Trabucco, si è soffermato sulla composizione del suolo della ricca terra del falerno analizzando le singole aree di produzione.
A tracciare un percorso dell’origine del falerno, a spiegare i metodi di vinificazione nell’epoca romana e le caratteristiche sensoriali del vino come riportato dagli autori classici, è stato il professor Luigi Moio, ordinario di enologia all’Università degli Studi di Napoli Federico II.
Il deputato Mario Landolfi, a conclusione del seminario, ha parlato della tutela delle tipicità locali, in questo caso della valorizzazione del vino falerno.
“Per lo sviluppo delle produzioni del territorio, bisogna rendere le singole zone competitive e rispettare sempre i disciplinari, così come avviene per altre ricchezze come la grappa o il parmigiano reggiano. Come ha sottolineato il professor Moio, questo territorio ha caratteristiche e microclima unici ed in esportabili”.
Il seminario è stato organizzato nell'ambito del Programma Speciale di Marketing Territoriale “Costiera dei Fiori”, ideato e promosso dall'Assessorato all'Agricoltura della Regione Campania e realizzato da una partenariato locale costituito dalla Camera di Commercio di Caserta, Stapa Cepica ed Amministrazione Provinciale di cui Agrisviluppo è soggetto attuatore.

24/09/2009 MONDRAGONE (CE): RINVENUTO UN ANTICO FONTE BATTESIMALE MEDIEVALE DA 350 KG

Dopo la staffa di cavallo, una ulteriore sorprendente scoperta ha premiato la IX campagna di scavo in corso sulla Rocca Montis Dragonis, diretta dal Direttore del Museo Civico Archeologico "Biagio Greco" Luigi Crimaco ovvero il rinvenimento di un antico fonte battesimale medievale, del peso stimato di 350 kg.
Le operazioni di trasporto, eseguite nella giornata di giovedì 24 settembre, sono state possibili grazie alla fattiva ed indispensabile collaborazione del Comitato della Festa Patronale di San Michele, presenti sul luogo in quanto impegnati a montare l'illuminazione del Castello.

"Si tratta di una bellissima scoperta archeologica" commenta il Direttore del Museo Crimaco "sulla quale ci riserviamo, dopo i necessari studi, di pronunciarci in modo completo e definitivo. Ad una prima analisi possiamo affermare che forse si tratta di un fonte battesimale medievale, ma è opportuna la cautela. Quello che sicuramente mi preme è formulare un vivo ringraziamento al parroco di S. Angelo Don Roberto Gutturiello, presente anche lui durante le operazioni di recupero del reperto archeologico. Senza l'aiuto dei componenti del Comitato Festa di S. Angelo non sarebbe stato possibile riportare immediatamente al Museo questo importante testimonianza del passato"

Il fonte battesimale è stato trasporto lentamente dalla sommità del Castello fin dalle prime ore della mattinata ed è giunto in località Cantarella verso le ore 15.00 quando il reperto è stato preso in custodia dagli operai del Comune Giuseppe Rao e Vincenzo Crimaldi. Sotto la supervisione della restauratrice del Museo, la dottoressa Marianna Musella, il reperto è stato poi collocato nella sala medievale, posta al secondo piano, che ospita anche lo stemma dei Duca Grillo.

"Ritengo che con la scoperta di questo importate reperto archeologico di epoca medievale" commenta il Sindaco Achille Cennami "confermiamo una vocazione di eccellenza del nostro Museo Civico e della sua Direzione Scientifica. Ringrazio anche io la comunità di Sant'Angelo, nella persona del parroco don Roberto Gutturiello, per il prezioso aiuto dato alla nostra equipe scientifica nell'operazione di salvataggio del reperto da parte dei componenti il Comitato Festa e mi piace sottolineare come il fonte battesimale possa essere già visto nelle sale del nostro Museo. La continua collaborazione con la Soprintendenza Archeologica, attraverso la persona della dottoressa Ruggi d'Aragona, ci permette di mettere in risalto quanto di bello e prezioso la nostra storia di ha lasciato, a noi il compito di metterlo all'attenzione di tutti".

19/09/2009 MARIGLIANO (NA): ALLA LUCE UN TRATTO DELLA VIA POPILIA

L’antico tratto della via Popilia era stato individuato nel corso dei lavori di infrastrutturazione dell’area del piano di insediamento produttivo. Era il 2 febbraio quando fu scoperta: si ridisegna così l’archeologia del territorio nolano e lo stesso pip. Ora superati gli ostacoli burocratici e i problemi legati alla mancanza di fondi, si scava a via Sentino per riportare alla luce completamente l’antica strada romana, costruita nel 132 a.C. per collegare Capua con Reggio Calabria. Un’importante arteria che passava per Acerra. Marigliano, Nola, Nocera i paesi salernitani fino ad arrivare a Reggio. A dirigere i lavori è la Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei diretta dal funzionario di zona, Giuseppe Vecchio, con l’archeologo Nicola Castaldo. «Mi sono subito reso conto dell’importanza della scoperta – spiega Castaldo, autore di diverse pubblicazioni - che aprono nuovi e inaspettati orizzonti sulle potenzialità archeologiche di Marigliano». La scoperta della via romana si aggiunge a una serie sensazionale di altre scoperte avvenute nel 2007 e nel 2008 tra cui una necropoli romana stratificata, una villa in via Sentino e una villa di età Imperiale, in via Ponte delle Tavole, ai confini con San Vitaliano, e addirittura una capanna dell’età del bronzo risalente a 1700 anni prima di Cristo. Scoperte che, peraltro, per mancanza di finanziamenti per la prosecuzione degli scavi, erano state di nuovo interrate per evitare atti di vandalismo e furti. Uno spiraglio si era aperto con l’ingresso di Marigliano nel piano strategico di valorizzazione di beni culturali dell’area nolana, finanziato dall’Unione europea con 21 milioni di euro. A Marigliano, erano stati assegnati per la realizzazione del parco archeologico e di un centro per lo studio e la catalogazione delle tradizioni locali circa 2 milioni di euro. Ma in assenza di un progetto per accedere ai fondi, la Regione ancora non ha prodotto nessuna delibera. Nel frattempo l’area è nel degrado. Nessun cartello, nessuna segnaletica: quasi come se non fosse mai stato scoperto niente. A differenza dei tombaroli, invece, che all’indomani della scoperta erano già a via Sentino per trafugare i reperti. Con la ripresa degli scavi della via Popilia si riaccendono i riflettori sull’area archeologica di Marilianum. A sponsorizzare la causa del parco archeologico sarà anche lo splendido vaso in sigillata italica del I secolo dopo Cristo, rinvenuto proprio nella villa sannitica. Il vaso, dopo il restauro, farà bella mostra di sé in una sala del nuovo museo archeologico di Nola.

(Fonte: Il Mattino)

19/09/2009 NOLA (NA): REPERTO AUGUSTEO IN UN GIARDINO PRIVATO

Conservava una reperto archeologico in marmo di età augustea in un giardino, usandolo come ornamento di una locale per ricevimenti. Il titolare della struttura è stato denunciato in stato di libertà. A effettuare la scoperta i carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale di Napoli, i quali ieri hanno eseguito un sopralluogo all’interno di una lussuosa villa utilizzata per ricevimenti. Gli specialisti ci hanno messo poco a individuare la metopa: un blocco marmoreo finemente decorato con bassorilievi. L’antico manufatto era posizionato nel parco annesso alla villa ed era stato sistemato in quel punto per fungere da elemento ornamentale. Si tratta di un piano di marmo che veniva scolpito da artisti specializzati e poi posizionato in alto sull’ingresso di un grande edificio. L’elemento ritrovato ieri faceva parte di un mausoleo funerario o di un edificio pubblico di età augustea. L’edificio probabilmente era situato nel territorio nolano e con ogni probabilità negli anni passati il sito archeologico è stato visitato da un gruppo di tombaroli. Il titolare della villa dopo un rapido accertamento è risultato sprovvisto di autorizzazioni che giustificassero il possesso dell’oggetto sequestrato, ed è stato denunciato per il reato di impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato. La metopa è stata sottoposta a perizia tecnica da parte di un funzionario archeologo della Soprintendenza di Napoli e Pompei il quale, oltre ad attestarne l’autenticità e la datazione, ha anche evidenziato che si tratta di un opera di grande pregio, artistico e scientifico. Nei prossimi giorni il reperto verrà trasportato al museo archeologico di Nola (peraltro ancora non aperto al pubblico)

(Fonte: Il Mattino)

06/09/2009 CHE FINE HA FATTO LA LEGGE SU VELIA?

«Che fine ha fatto la legge su Velia?». L'interrogativo spiazzante di fine estate è di Raffaella Di Leo, responsabile campana di Italia Nostra. Alla domanda, che da anni vaga nel silenzio politico e istituzionale, ancora oggi però non c'è risposta. Eppure, tutti ricordano il clamore di quella legge della Regione Campania che individuava una «zona di riqualificazione paesistico-ambientale intorno all'antica città di Velia». Correva l'anno 2005. Una affollata conferenza stampa di una politica clamorosamente in ritardo, presentò nei locali del Gambrinus a Napoli la legge che doveva riqualificare, risanare, l'area intorno a Velia frenando la costruzione di nuove case. Quella legge presentata dal gruppo dei Ds, primo firmatario Nino Daniele, fu approvata 4 anni fa con il beneplacito di tutto il consiglio regionale. «C'ero anche io quel giorno al Gambrinus — dice Raffaella Di Leo — la legge su Velia ricalcava quella voluta da Zanotti Bianco a Paestum. Solo che ad Ascea la legge arrivava quando il disastro era già avvenuto, quando il territorio era già distrutto». La legge n. 5 dell'8 febbraio 2005 faceva largo intorno all'antica città di Velia, per tentare di riparare agli errori fatti decenni addietro da una forte e spinta edificazione. Cinque gli articoletti che fecero comparsa sul Burc. E si stabilivano le regole. I comuni di Ascea e Casal Velino, d'intesa con la Soprintendenza ai Beni Archeologici e quella ai Beni Architettonici, dovevano, entro dodici mesi, redigere un «piano particolareggiato» che prevedesse le aree inedificabili, la riqualificazione degli spazi e dei percorsi pubblici e dell'edificato esistente compresi «gli immobili abusivi oggetto di istanza di concessione in sanatoria». Nell'articolo 2 spuntò un «divieto»: quello di apportare ogni modifica dell'assetto del territorio o di realizzare qualsiasi opera edilizia fino all'approvazione del piano. Escludendo le opere pubbliche. Quel piano però ancora non ha visto la luce. In teoria la Regione Campania, davanti all'inadempienza, avrebbe dovuto nominare un commissario ad acta. Ma nulla di tutto ciò è accaduto. Raffaella Di Leo racconta i tentativi fatti da Italia Nostra per ridare voce negli anni alla questione, chiedendo di «essere parte osservatrice di quella commissione tecnica che doveva dare seguito alla legge». Ma perché negli anni, nessun rappresentante della politica, magari in quelle occasioni che celebrano l'archeologia, ha mai alzato una voce pro Velia sollecitando un'accelerazione dell'iter? Nessuna polemica, nessuna protesta. «Non lo so — risponde Di Leo — penso che quella legge fu fatta solo perché non c'era motivo di ostacolarla, ma non c'era un interesse di fondo». Per la realizzazione del piano, si quantificavano 9 milioni di euro. Rimasti ingabbiati sulla carta nell'articolo 5, perché al momento c'è un solo stagionato finanziamento di 500mila euro. «Tutto quello che vediamo oggi — dice Pasquale d'Angiolillo capogruppo di minoranza al comune di Ascea — appartiene a quell'equazione degli anni settanta e ottanta quando sviluppo significava cemento. Poi è arrivato il piano regolatore entrato in vigore negli anni 90 che però non ha saputo guardare oltre». Quell'«oltre» è proprio l'allargamento della fascia di tutela del Parco Archeologico, da anni Patrimonio dell'Umanità. Già, intanto in attesa che la legge su Velia difenda i luoghi dei filosofi Parmenide e Zenone, la responsabile di Italia Nostra richiama all'appello le istituzioni: le Soprintendenze, il comune di Ascea e quello di Casal Velino. E si chiede: perché il piano ancora non è stato redatto? Chi doveva occuparsene? Oggi cosa si sta facendo? «Gli uffici tecnici dei due comuni — dice il sindaco Mario Rizzo — stanno predisponendo proprio in questi giorni un bando europeo per fare in modo che il piano particolareggiato venga redatto da eccellenti professionalità».
 

(Fonte: Il Corriere del Mezzogiorno)

31/08/2009 GUZZO LASCIA LA SOPRINTENDENZA DI POMPEI

Da domani Pier Giovanni Guzzo lascia il posto di soprintendente a Napoli e Pompei. Dopo 40 anni di attività, di cui 15 a dirigere l'area archeologica, va in pensione. Nonostante un anno di commissariamento, la situazione a Pompei è ancora molto critica. «L'ultima ordinanza afferma Guzzo è esplicita: si parla di permanere della situazione di grave pericolo ». Come mai? Bisogna chiederlo all'ex commissario Profili. Perché nel 2008 è scattata l'emergenza? Non saprei. Nell'ordinanza quell'emergenza on è stata ben definita. La situazione non mi sembrava peggiore di quella consueta. Posso anzi osservare che nel la zona messa in sicurezza rappresentava il 14% dell'intera arca archeologica, che ha un'estensione di mezzo milione di metri quadrati, e nel 2008 oltre il 30 per cento. Questo non significa che sia tutta visitabile, perché manca il personale. E il degrado esterno agli scavi? Le bancarelle, le case abusive le prostitute... Io sono responsabile di ciò che accade nell'area degli scavi. Faccio l'archeologo, non il sindaco, il prefetto o il maresciallo dei carabinieri. Ma anche il resto non si pu ignorare. Abbiamo tonnellate di denunce contro le costruzioni abusive, tutte rimaste senza esito. Così come abbiamo inoltrato infinite richieste di collaborazione al comune di Pompei per concordare insieme le regole del commercio ambulante nelle zone circostanti gli scavi. Anche queste tutte rimaste inevase. Io ho poteri ordinari: oltre a denunciare, non posso fare molto di più. Non posso certo andare il con la ruspa. Come legge la nuova ordinanza? Mi sembra chiara: il commissario scavalca pienamente il soprintendente, dato che nella commissione d'indirizzo quest'ultimo partecipa, ma senza diritto di voto. Non ha avuto un rapporto facile con i city manager e i commissari. Quella dei litigi coni city manager è una leggenda metropolitana. Anche con Profili, che è un gentiluomo, i rapportì erano ottimi. Certo, quando elaborava i suoi programmi e me li vedevo apparire in commissione ministeriale, non potevo non dire la mia. Quali sono le priorità di intervento su Pompei? Intanto mettersi d'accordo sull'emergenza. Cioè? Non la definirei un'emergenza, ma la fragilità di un organismo antico che è alla luce da due secoli e mezzo e che fino al 1998 ha potuto disporre solo di qualche miliardo di lire. Lo stato di conservazione era pessimo: la vegetazione infestante aveva invaso tutto. Ora la situazione è sotto controllo. Si tratta di continuare a mettere in sicurezza e conservare la città antica. Nel 2008 c'è stato un calo dei visitatori, come mai? Hanno influito l'emergenza rifiuti e la crisi economica. E quest'anno come andrà? Purtroppo, non sarà un successo.

Pietro Giovanni Guzzo si occuperà per conto della Regione di sviluppo e valorizzazione dei siti archeologici campani. «Ringraziamo il professor Guzzo - dice il governatore Antonio Bassolino - per quanto ha fatto in questi anni per il nostro patrimonio archeologico. Siamo lieti che voglia continuare a dare il suo contributo per lo sviluppo e per la valorizzazione delle nostre aree archeologiche». «Pietro Giovanni Guzzo è tra gli archeologici più noti e stimati in Italia e nel mondo. Le sue scoperte, le mostre che ha curato, le sue pubblicazioni di studio - sottolinea l´assessore regionale ai Beni culturali Oberdan Forlenza - sono sempre state un avvenimento culturale internazionale che ha dato prestigio non solo ai monumenti di cui ha avuto la responsabilità come soprintendente, ma anche a tutto il nostro territorio». «Sono molto onorato di questo incarico - ha commentato il professor Guzzo, recentemente premiato dall´Accademia dei Lincei - e garantisco il mio massimo impegno».

(Fonte: Il Sole 24 ore)

29/08/2009 BENEVENTO, RIAPRIAMO IL TEATRO ROMANO

«Riapriamo il Teatro Romano. La chiusura non è più tollerabile. L'amministrazione comunale è pronta alla gestione». Così l’assessore Giovanni D’Aronzo. Che aggiunge: è partita ”Quattro notti...”, organizzata dal Comune, a breve aprirà i battenti Città Spettacolo, rassegne ormai consolidate e apprezzate in Italia e all’estero, per la qualità degli eventi programmati, e per le bellezze storiche presenti nella nostra città. Una manifestazione artistica e culturale che s'inserisce quindi a pieno titolo, nel variegato panorama artistico nazionale. La città tutta, principalmente il centro storico, a partire da Piazza Roma, all'Arco di Traiano, Hortus Conclusus, la Rocca Dei Rettori, Piazzetta Vari, Piazza Piano di Corte fino ad arrivare all'Arco del Sacramento, splendidi e suggestivi angoli della città diventano il palcoscenico dei numerosi eventi in programma. «Gli sforzi messi in campo quest'anno da tutta l'amministrazione comunale, attraverso l'ottimo impegno dell'assessore alla Cultura Del Vecchio, meritavano di essere premiati così come i residenti della zona dell'antico Triggio e Via Torre della Catena, con l'apertura del Teatro Romano, luogo sicuramente tra i più suggestivi e apprezzati dall'intera cittadinanza. Tantissimi sono stati in passato le manifestazioni che hanno visto come cornice l'imponente Teatro Romano, tanti gli artisti di caratura mondiale che hanno contribuito a far risplendere quei luoghi storici. Una volta, ben conservato, grazie a ripetuti interventi di restauri perché potesse essere ammirato in tutta la sua bellezza monumentale, oggi abbandonato, degradato. Ci candidiamo a patrimonio mondiale dell'UNESCO, appuntamento però cui si arriva dopo aver restaurato e recuperati tutti i monumenti. Ebbene, a questo appuntamento irripetibile per la nostra comunità, non possiamo permetterci di arrivare senza il Teatro Romano, non si può disperdere un simile patrimonio è un'offesa alla storia alla cultura all'intera città. Quindi, invito la Soprintendenza Beni Culturali, a voler quanto prima recuperare l'intero Teatro a mantenerlo decorosamente, se possibile, altrimenti come amministrazione siamo disponibili a farci carico della gestione, ma soprattutto a riconsegnarlo alla sua funzione, alla storia, alla cultura alla intera città. Colgo l'occasione, visto che è annunciata la presenza a Benevento del Premier Berlusconi, con la speranza che ci sia anche l'On. Bondi, di programmare una visita anche al Teatro Romano, sarebbe un'ottima occasione per fargli constatare di persona, lo stato di abbandono in cui versa un patrimonio dal valore storico culturale inestimabile».

(Fonte: Il Mattino)

31/07/2009 TERZIGNO (NA), REPERTI NELLA DISCARICA IN COSTRUZIONE

Reperti archeologici rinvenuti nel corso dei lavori per la discarica di Terzigno, la conferma arriva dal Soprintendente Archeologico di Pompei, Pietro Giovanni Guzzo: “La struttura commissariale per la gestione dei rifiuti ci ha comunicato la possibilità di eventuali ritrovamenti. Abbiamo compiuto, quindi, dei sopralluoghi e stiamo svolgendo le indagini che riteniamo necessarie per definire la natura di questi ritrovamenti”. Un’ indiscrezione che era circolata con insistenza nelle ultime settimane, subito dopo la notizia che il sito aveva avviato la sua attività. A conferma che l’area individuata dal sottosegretario di governo Guido Bertolaso per raccogliere i rifiuti della provincia di Napoli e le ceneri di Acerra, oltre a ricadere nel perimetro del Parco Nazionale del Vesuvio, è anche una zona di interesse archeologico è, dunque, una circostanza dimostrata dai ritrovamenti venuti alla luce nel corso dei lavori. “Si, ci sono stati dei ritrovamenti e abbiamo in atto una corrispondenza con la struttura commissariale che si occupa dei rifiuti”, continua Guzzo.
Quale sia l’interesse storico e scientifico di questi reperti archeologici lo stabiliranno soltanto le indagini che stanno svolgendo i tecnici della soprintendenza. Risultati che verosimilmente arriveranno dopo il 31 agosto, che di fatto sarà l’ultimo giorno a Pompei dello studioso di archeologia che dopo quaranta anni di servizio lascerà la Soprintendenza.
“Dal 1969 al 2009, da Napoli a Napoli. Un cerchio che si chiude”, inizia così il racconto del professor Guzzo ci accoglie nel suo studio all’interno degli uffici di Pompei. Scatoloni da imballaggio disseminati un po’ su tutto il pavimento. Gli scaffali della libreria sono ormai vuoti: “Sto facendo un po’ di ordine, dovrò sistemare i libri che negli anni non ho letto e che conservavo qui”. Respinge con garbo l’etichetta di “pensionato”: “Per me è quello che va ai giardinetti sulle panchine, ci sono ancora tante cose da leggere e da studiare. Con questo lavoro negli ultimi anni non ho frequentato molto le biblioteche, dovrà ricominciare”. Ricominciare, dopo 14 anni e mezzo passati alla guida della Soprintendenza di Pompei, che dal 2008 è stata accorpata a quella di Napoli. Guzzo, da un anno dirige ad interim, anche la soprintendenza di Caserta e Benevento.
“Ho cercato di lavorare cercando di gestire tutte le situazioni che si sono verificate in questi territori riguardo alla tutela dei beni archeologici”, è stato questo il suo modo di agire. Eppure di “imprevisti” ne ha dovuti affrontare tanti da quando “mi ritrovai unico funzionario in Calabria ed il professor Mariotti trovò i famosi Bronzi di Riace o la scoperta del villaggio di Longola a Poggiomarino. Reperti che nessuno avrebbe mai immaginato di trovare”.
Qual è la situazione del patrimonio archeologico campano?
“E’ una delle situazioni più ricche di Italia. Qui si va dalla preistoria al tardo impero. Gli scavi avvenuti in occasione della costruzione della metropolitana di Napoli lo testimoniano. Davanti ad una dimensione sterminata di reperti, c’è bisogno di uno sforzo nel lavoro maggiore”.
Ma un lavoro maggiore, significa anche maggiori fondi?
“Le soprintendenze campane in questi anni hanno potuto giovare dei fondi europei veicolati attraverso la Regione. Questo ha permesso l’avvio di diversi progetti. Ma bisogna continuare a reperire i soldi che sono sempre di meno rispetto ai propositi”.
La strada può essere quella di aprire ai privati?
“Certo questa è una strada che noi abbiamo già percorso in passato. Ad Ercolano i nostri progetti vanno avanti grazie all’interesse della Fondazione intitolata a David Packard. A Pompei, ultimamente l’associazione dei Conciari ha finanziato la ristrutturazione di un’antica conceria. Oplonti ha sviluppato una collaborazione con l’Università del Texas. Ma devono rappresentare una integrazione di quello pubblico. E’ lo Stato che deve garantire la conservazione dei monumenti che rappresentano la storia di un paese”.
Che area archeologica di Pompei lascia?
“Alla fine degli anni ’90 dei quarantaquattro ettari del sito solo il 14% era in sicurezza, oggi siamo al 31%. Certo si sarebbe potuto fare di più. Ma abbiamo dovuto fare i conti anche con la decisione da parte del Governo di bloccare le assunzioni. Non a caso parlo di area messa in sicurezza e non visitabile. Perché se si vuole rendere un’area visitabile c’è bisogno di vigilanza. C’è bisogno di aspettare tempi finanziariamente migliori”.
Ma intanto le scoperte sono continue. Un territorio, quello intorno al Vesuvio, ricco di reperti. Lo dimostra Terzigno, Poggiomarino, ed anche aree al centro di studi da anni riservano sorprese a questo va aggiunto il fenomeno dei tombaroli.
“Sicuramente tanti reperti sono stati distrutti, perché arriviamo tardi, oppure sono trafugati. Basti pensare che un mese fa nella zona a nord di Pompei è stato trovato uno scavo clandestino. Ma è un territorio che continua a stupirci: dieci giorni fa a confine con Torre Annunziata è stata scoperta una villa o una fattoria con una sepoltura e nessuno sapeva niente”.
Nessuno immaginava nemmeno che a Poggiomarino ci fosse un villaggio protostorico?
“No. E’ stata una scoperta casuale. Ne nacque anche un contenzioso con il Governo che doveva realizzare un depuratore per il Sarno. Alla fine si è deciso di fermare i lavori”.
Ma in questi anni si sono fermati anche gli scavi, perché?
“C’è ricchezza ed abbondanza in queste zone. Ed i fondi ed il personale sono pochi. Abbiamo dato priorità ad un censimento di quello esistente, in modo da avere una mappa dettagliata degli interventi da fare”.
La Soprintendenza Archeologica non è solo Pompei, ma anche tanti siti minori, perché non c’è uno sviluppo turistico unanime?
“Purtroppo tutti questi siti definiti minori vivono all’ombra di Pompei. E questo va di pari passo con una mancata valorizzazione e diffusione della conoscenza che dovrebbero fare anche i comuni. Per questo abbiamo evitato di continuare a scavare, favorendo lo strumento del vincolo. Cioè bloccando le zone che hanno una documentazione archeologica in maniera tale che si conservi per tempi migliori”.

(Fonte: Metropolisweb)

27/07/2009 TORNANO ALL'ARCHEOLOGICO I REPERTI DELLA VILLA DEI PAPIRI

In autunno riaperta al pubblico parte degli scavi
Napoli Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli è al centro di una trasformazione profonda: nei mesi scorsi è stato presentato il riordinamento delle sale dedicate alle pitture pompeiane, ora è stata appena riallestita la sezione dedicata ai materiali provenienti dalla Villa dei Papiri, nel prossimo autunno verrà riordinata l´intera collezione Farnese.
L´intervento di queste settimane non è di poco conto: la Villa dei Papiri a Ercolano costituisce infatti una delle testimonianze più rilevanti giunte sino a noi dal mondo romano. La sua scoperta si deve agli scavi voluti dai Borbone e che iniziarono proprio alla metà del Settecento: i primi interventi si ebbero infatti a partire dall´aprile del 1750 e proseguirono sino al febbraio del 1761. Indagini di minore impegno vennero svolte nel 1763 e nel 1764, quando si decise d´interrompere le ricerche. Non dobbiamo immaginare di trovarci di fronte a un cantiere di scavo a cielo aperto e dove si procedeva togliendo il terreno per strati sino ad arrivare al piano di calpestio antico, ma a tutt´altro. Gli scavatori del tempo realizzarono pozzi di discesa e una fitta rete di cunicoli sotterranei: uno scavo archeologico dove si lavorava di fatto come all´interno di una miniera. E la Villa si rivelò in effetti una miniera, ma di opere d´arte e di testimonianze preziose come gli oltre mille rotoli di papiro in grado di suggerire la cultura filosofica e letteraria, intrisa di ellenismo, del proprietario della raffinata residenza.
Quei reperti preziosi non indicarono comunque il suo nome che possiamo solo provare ad intuire. I più - sulla scia di Domenico Comparetti - lo hanno identificato con Lucio Calpurnio Pisone Cesonino, console nel 58 a. C. e suocero di Giulio Cesare; altri hanno pensato al figlio di Cesonino, o a Marco Ottavio, o a Appio Claudio Pulcro. La lettura dei papiri ha consentito anche d´ipotizzare il soggiorno del filosofo Filodemo di Gadara, un epigono della scuola epicurea protetto proprio da Cesonino secondo la testimonianza di Cicerone.
Le sculture ricuperate durante gli scavi settecenteschi sono confluite - con qualche dispersione - nelle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli: si tratta di 82 opere in bronzo e in marmo. Esse rinviano, nella maggior parte dei casi, agli anni tra il 50 e il 25 a. C..
I curatori del rinnovato allestimento - coordinati dal soprintendente Pietro Giovanni Guzzo - hanno tentato, sulla scorta della rilettura della documentazione d´archivio settecentesca, di offrire una ricostruzione dell´apparato scultoreo di alcuni ambienti della villa come, ad esempio, il peristilio rettangolare e l´atrio. Nel nuovo percorso espositivo sono illustrate anche le affascinanti vicende della riscoperta del monumento e gli accorgimenti avuti per conservare e soprattutto studiare i papiri già nel Settecento.
In una sala è riproposta la macchina ideata da Antonio Piaggio per stenderli: l´apparecchio attirò l´attenzione di J. J. Winckelmann che ebbe modo di vederlo in azione e incuriosito di descriverlo: «assomiglia al banco di un legatore di libri».
Il prossimo autunno - grazie ai lavori portati avanti da Maria Paola Guidobaldi - i settori scavati della Villa dei Papiri saranno aperti al pubblico: sarà un´occasione unica per avvicinarsi a Ercolano dove lavora con successo da alcuni anni il Packard Humanities Institute.

(Fonte: Repubblica)

25/07/2009 GLI SCAVI DI PAESTUM SOTTO IL MAIS

La denuncia Gli scavi sono fermi e la strada asfaltata che ferisce la solennità del luogo è costruita lungo le mura dell’antica Poseidonia
Invisibili per i visitatori antichi uffici, botteghe e abitazioni
Ho sempre avuto la sen­sazione che i grandi complessi archeologi­ci del nostro Mediter­raneo — da Segesta a Elea, da Oblontis a Tharros — quando sorgono nei pressi della costa, venga­no quasi vivificati dalla luce e dall’aria marina che li fa miracolosamente rivi­vere nonostante i millenni trascorsi. È per questo che da alcuni anni, cerco sempre di passare qualche settimana a Paestum, non solo per approfittare della sterminata spiaggia ma per rias­saporare la meravigliosa atmosfera dei tre templi greci del VI secolo a.C. (Nettuno, Cerere e la Basilica) sempre con la speranza che quella metà del­l’antica Poseidonia venga finalmente riportata alla luce.
Ed è qui, infatti, che mi sembra do­veroso fare qualche osservazione più archeologica che turistica senza nes­suna pretesa storico-scientifica. So­no davvero molti anni ormai, che mi chiedo — e chiedo agli specialisti e alle autorità locali — come mai la so­lenne città di Poseidonia sia ancora per più della metà sottoterra, anzi sot­to il granturco che la ricopre. Come mai non possiamo ammirare gli altri settori dell’antica città greca anche nel suo quartiere degli affari, delle botteghe e delle abitazioni? E come mai dell’anfiteatro solo un terzo appa­re visibile al di là della strada asfalta­ta, che ancora interrompe a mezzo la città? Perché tutto il resto sta esso pu­re sotto le «proprietà private» che, ovviamente, potrebbero — anzi do­vrebbero — essere requisite o co­munque liberate da ogni interferen­za data la ineffabile importanza di questo «sito archeologico»; certo il più solenne di tutta la Magna Grecia? Credo che nessuna scusante tecnica o politica possa giustificare questo stato di cose.
Ma c’è un altro episodio cui non posso fare a meno di accennare ed è la recente operazione mirante a crea­re lungo il fossato erboso che costeg­gia la base di tutte le mura, una sorta di viottolo in cemento e travertino.
Si tratta di un’operazione che consiste nell’aver sollevato di quota il terreno esistente e, attraverso cordoli di tra­vertino, aver creato un percorso pedo­nale che s’ imposta a pochi metri dal­le antiche mura e il cui impatto cro­matico e tecnologico ferisce crudel­mente la misteriosa solennità della fortificazione grecoromana. Viene in questo modo squilibrata la percezio­ne che si aveva delle mura stesse, e viene alterato il rapporto fra la strada e la cinta muraria. Il che ovviamente finisce per sconciare crudelmente la «poesia » del luogo dove le antiche pietre e l’erba convivevano pacifica­mente e dove un’ampia strada asfalta­ta, già preesistente, era più che ido­nea a chi volesse percorrere l’intero perimetro murario.
Le mie, com’è ovvio, sono solo ele­mentari annotazioni di un incolto tu­rista o (se si preferisce) di un appas­sionato archeologo dilettante, ma spe­ro possano avere una minima eco al­meno perché riprendano i lavori di «sgombero» di tutta l’area dell’antica Paestum e perché si proceda con la massima delicatezza nel recupero del­le mura senza offenderle con manu­fatti escogitati da improvvide iniziati­ve delle autorità locali e delle diverse Sovrintendenze, che hanno, peraltro, provveduto a ricostruire parte delle mura con le pietre originali giacenti ai loro piedi. Una manovra che ripri­stina maggiormente il fascino dell’an­tica cerchia muraria.
Ma, se la rico­struzione di qualche settore delle mu­ra è un fatto positivo, non si dimenti­chino le altre storture che purtroppo ancora incombono su questa zona: non solo per quanto concerne l’abusi­vismo edile — già segnalato sulle co­lonne del 'Corriere' — ma per quan­to si riferisce ad altri fondamentali in­sediamenti archeologici, sempre di questa area campana che non godo­no del dovuto rilievo. Mi riferisco al­l’area di Hera argiva — sito già scoper­to e studiato da Zanotti Bianco e Mon­tuori — che giace ai bordi del fiume Sele a pochi chilometri dai templi, quasi dimenticato. E più ancora ad al­tri due epicentri favolosi: il nucleo ur­bano di Velia (Elea) in minima parte «scavato», sul quale è da registrare il grande impegno nel restauro di Raffa­ele D’Andria. Questo acuto studioso oltre a ciò, sta recuperando la delizio­sa città sepolta (sotto un abitato di ca­solari anonimi) di Buccino, l’Antica Volcei; dove ogni casa presenta negli scantinati o sotto le fondamenta mira­bili mosaici di epoca romana.
A questo punto vien fatto di riflette­re, anche in chiave economico-turisti­ca (di cui certo non sono deposita­rio), su come sarebbe opportuno, da un punto di vista storico scientifico, ma anche turistico, attivare maggior­mente la presenza di visitatori in que­sta zona così poco «reclamizzata». Or­ganizzando degli itinerari archeologi­ci ad alto livello, guidati da speciali­sti, che permettessero di rendersi conto ( anche ai visitatori stranieri og­gi purtroppo molto scarsi) non solo dell’imponente presenza dei tre tem­pli di Paestum, ma di quella dei siti archeologici citati : Velia, Buccino, Hera argiva, tutti ancora troppo «di­menticati » negli itinerari culturali del nostro Paese.

(Fonte: Gillo Dorfles su Corriere della Sera)

16/07/2009 ECCO LA BARCA RESTAURATA DI ERCOLANO (NA)

L´imbarcazione è esposta da oggi ai visitatori, fu rinvenuta coperta di sabbia nel 1982
È uno dei reperti più importanti mai trovati al mondo. Torna dopo una prima fase di restauro. Non era più grande di un gozzo, ma quella barca doveva portare in salvo gli ercolanesi dalla furia del vulcano. Non riuscirono ad arrivare all´altra sponda. Il "surge", la folata di gas soffiata su Pompei ed Ercolano, colpì prima che quel guscio lungo nove metri, largo due metri e venti e alto neanche un metro, potesse salpare. Fu capovolto, investito in pieno dal vento bollente. E così la trovarono il 3 agosto 1982 nell´area davanti alle Terme Suburbane. Il direttore degli Scavi di Ercolano, Giuseppe Maggi, aveva intuito dalla sabbia che quella doveva essere l´antica spiaggia dove gli ercolanesi, come anime dannate in attesa di essere traghettate, si erano affollati. E così sono riapparsi i loro corpi, un ammasso di ossa senza un inizio e una fine, i trecento uomini, donne, bambini, vecchi senza più identità ma sigillati insieme da una tragedia comune. Mai partiti e mai più ritornati. Come per i terremoti, il miglior riparo gli era parso sotto gli archi costruiti per reggere la sovrastante Area sacra. Aspettavano soccorsi che non sarebbero arrivati.
Sarà esposta da questa settimana ogni sabato e domenica nella Sala della Barca, all´ingresso della città antica, a testimonianza dei diversi effetti che l´eruzione ebbe su Ercolano, dove, a differenza di Pompei, non si conservarono legni.
La barca aveva sei scalmi, tre per lato, un timone esterno a remo che era ancorato alla barca da una cima, anche quello ritrovato durante lo scavo. Lo scafo è composto da tavole spesse tre centimetri collegate tra loro da incassi con il sistema di mortase e tenoni, denti di legno che alloggiano in apposite scanalature. L´allestimento prevede una protezione anche da eventuali scosse sismiche e permette di osservare la barca romana anche dentro lo scafo.
Il restauro che viene presentato oggi alle 15.30 nella sala didattica all´ingresso degli Scavi di Ercolano dal soprintendente Pietro Giovanni Guzzo, dall´assessore ai Beni culturali Oberdan Forlenza con il direttore degli Scavi Maria Paola Guidobaldi, il sindaco di Ercolano Nino Daniele e, per la Regione, Guglielmo Allodi, avrà una seconda fase. Per i pezzi carbonizzati della barca, attualmente tenuti insieme da un supporto in vetroresina, nel corso dello step successivo è prevista l´eliminazione del supporto e l´ambientazione della barca restituita alla sua forma nella stessa sala su una distesa di sabbia che simulerà la posizione originaria nella quale fu rinvenuta. L´esposizione prevede un percorso attraverso le vetrine che contengono gli altri reperti "imparentati" con la barca ercolanese, un argano, le cime e altri strumenti utili alla navigazione. «Il padiglione della Barca - dice il direttore Guidobaldi - preannuncia la musealizzazione degli scheletri dei fuggiaschi nei Fornici della spiaggia, monumento di un popolo anonimo catturato nel suo ultimo istante di vita». Oggi sarà presentata anche a Villa Maiuri in via IV Orologi la futura sede del Centro Internazionale per gli Studi di Herculaneum, che nasce dalla collaborazione tra Comune, Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei e della British School at Roma. Il restauro della barca romana è finanziato con Fondi Por 2000-2006, insieme agli interventi di valorizzazione dei dieci ettari di area archeologica compresa tra Nuovo Ingresso e Villa dei Papiri, dove sono stati realizzati un parco attrezzato, un nuovo ponte di accesso agli Scavi ed è stata messa in sicurezza la Scarpata Nord, che franava a causa dell´abusivismo edilizio della città nuova.

(Fonte: Stella Cervasio su Repubblica)

08/07/2009 UNA SALA SPECIALE AL MUSEO ARCHEOLOGICO PER I REPERTI VEGETALI DI POMPEI (NA)

Sono erbe, semi, frutti, legni, frammenti di tessuti, ossa e denti di animali, corna, conchiglie. Sono i reperti naturalistici, organici e vegetali, provenienti dalle antiche città sepolte dal Vesuvio e prima conservati nei depositi del Museo archeologico di Napoli, che ora tornano a casa per essere ospitati in un’apposita camera climatizzata del Laboratorio di ricerche applicate della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei. Il Laboratorio, inaugurato nel 1994, è una delle strutture d’avanguardia della Soprintendenza. Ha lo scopo di studiare gli ambienti naturali del 79 d. C. e le risorse che ne derivavano, e ha svolto ricerche a tutto campo nell’ambito delle scienze naturali applicate all’archeologia in collaborazione con molte università italiane e straniere. Possiede tra l’altro una camera climatizzata in cui dal 1995 sono stati raccolti i reperti naturalistici portati alla luce a partire dal 1950 e conservati nei depositi di Pompei e Oplontis, più una campionatura di quelli conservati a Ercolano.
I reperti, specie quelli vegetali, sono soggetti a carbonizzazione (in taluni casi biologica, in altri casi da combustione, a seconda delle caratteristiche delle diverse coperture piroclastiche che li hanno conservati), e non tollerano sbalzi di temperatura e di umidità. Devono perciò essere costantemente conservati a una temperatura di 18˚ C col 35% di umidità, per non correre il rischio di scomparire.
La Soprintendenza ha deciso inoltre di raccogliere tutti i reperti delle specie vegetali provenienti dagli scavi passati e recenti dell’area vesuviana in un catalogo a cura di Annamaria Ciarallo, edito da Electa.

(Fonte: Il corriere del mezzogiorno)

02/07/2009 NUOVE SCOPERTE A VILLA DEI MISTERI DI POMPEI (NA)

Gli scavi ostacolati dalla presenza di costruzioni abusive
L a Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei ha reso noti ieri una serie di risultati relativi alle ultime scoperte effettuate sul sito della famosa Villa dei Misteri. Proprio qui, infatti, a cento anni dall’inizio degli scavi, nuove e significative scoperte hanno coronato di recente il continuo lavoro degli archeologi. Nel monumento, celebre specialmente per la grande, ammiratissima pittura delle nozze di Bacco e Arianna, sono state messe recentemente in luce, tra l’altro, la cella vinaria con un primo filare di dolia (grandi contenitori sferici), gli ambienti rustici i cui manti di tegole sono ancora integri, ambienti di pertinenza del primo piano della Villa e coltivazioni sul fianco della via Superior che costeggiava il lato Est, nonché una porzione del grande portico meridionale che era ancora sepolta.
Queste novità restituiscono una più completa conoscenza della Villa, la cui prima costruzione risale al secondo secolo avanti Cristo, anche se rifacimenti e modificazioni si sono susseguiti sul sito fino al momento dell’eruzione del Vesuvio nell’anno 79 dell’era cristiana.
La Soprintendenza ha inoltre effettuato una serie di lavori allo scopo di garantire un più ampio spazio paesaggistico intorno alla Villa dei Misteri medesima, ricavando così un più agevole ingresso per i visitatori che vi provengono dalla città antica.
Questi lavori, come comunica la stessa Soprintendenza con una polemica nota conclusiva, «si sono svolti con notevoli difficoltà, a causa della presenza di costruzioni abusive, come un ristorante, e dell’opposizione dei proprietari circostanti. Gli ostacoli che si frappongono ad un più decoroso inquadramento paesaggistico della celebre Villa non sono stati superati neanche dall’impegno del Commissario delegato all’emergenza di Pompei».

(Fonte: Il corriere del mezzogiorno)

27/06/2009 MUSEI CAMPANI FUORI DALLA TOP-TEN

La ricerca del Touring club italiano sull´affluenza nei luoghi d´arte nel 2008. Tra i siti resiste solo Pompei
Successo delle mostre a Città della scienza: l´affluenza è cresciuta del 17,5 per cento
Lo scorso anno si sono persi 435 mila visitatori. Una piccola ripresa nell´aprile del 2009
Crollo di presenze nei musei campani nel 2008 (rispetto all´anno precedente), turismo in perdita. Flessione negativa per la Reggia di Caserta che registra il decremento più alto tra i siti italiani (meno 26,4 per cento), seguita dal Museo archeologico nazionale (meno 18,8 per cento) e dagli Scavi di Ercolano (meno 12,5 per cento). Una stagione nera che unisce la congiuntura nazionale agli effetti della crisi locale. Altro dato improntato al segno meno, per la prima volta la Campania scompare dalla top ten dei musei d´arte più visitati d´Italia, assieme a tutto il Sud che non ha nessun sito in lista, il primato va tutto alle città del Nord.
Tiene Pompei che conserva il secondo posto tra i 30 siti più visitati d´Italia (al primo i musei Vaticani) ma comunque registra una perdita (meno 12,4 per cento) contro l´incremento del 2007. Nei primi quattro mesi del 2009 si registrano 55.000 visitatori in meno rispetto al 2008. È la radiografia "dossier musei" del Touring club italiano appena pubblicato, relativo all´affluenza dei visitatori nei luoghi d´arte nel 2008.
I dati sconfortanti arrivano anche da città con le maggiori vocazioni turistiche come Venezia e Firenze, penalizzate sul fronte musei dalle perdite maggiori, mentre i risultati premiano città come Torino che ha potuto contare per il 2008 su un grande evento come il "World design capital".
Un calo generalizzato che però in Campania sembra registrare variazioni ancora più negative. I risultati confermano i dati del ministero dei Beni culturali diffusi due mesi fa relativi ai primi mesi del 2009. Dice Enrico Guglielmo, soprintendente per i Beni architettonici delle province di Caserta e Benevento: «Eravamo a conoscenza di questi dati e sappiamo bene che il territorio casertano ha sofferto molto di più la crisi rifiuti. Sulla Reggia hanno però inciso anche i lavori in corso nella piazza Carlo III che hanno creato una barriera all´ingresso. Molti turisti si sono scoraggiati e sono andati via, abbiamo avuto tanti reclami per questo». «E il peggio», continua Guglielmo, «è che da dicembre i lavori sono stati sospesi per la mancanza del certificato antimafia dell´azienda appaltatrice. È una vicenda molto dolorosa di cui oggi paghiamo le conseguenze. Avevamo avuto la promessa dal Comune che non avrebbero bloccato tutto il fronte della Reggia ma invece non è stato così. La gente arriva e non sa da che parte entrare».
Si calcola che i quattro siti campani (Caserta, Museo archeologico, Pompei e Ercolano) abbiano perso 435.000 visitatori nel 2008. Il segno meno pare abbia subito una battuta d´arresto dopo i primi quattro mesi del 2009. In ripresa (più 4 per cento) soltanto il mese di aprile con quasi 10 mila visitatori in più rispetto allo scorso anno, probabilmente in relazione alle iniziative turistiche per la Pasqua. Ma maggio è già in perdita (meno 8 per cento) rispetto al 2008. «Il Museo archeologico - dicono negli uffici - ha avuto un incremento di visitatori del 3 per cento nei primi sei mesi del 2009. Attendiamo una ripresa».
Segnali positivi giungono invece dai musei scientifici. Città della scienza (più 17,5 per cento) conferma il trend nazionale: aumentano infatti le presenze in tutti i musei scientifici, nel Caffi di Bergamo e a Città dei ragazzi a Genova (prima in classifica). Una sorpresa, insomma, visto che lo spazio di Coroglio è stato escluso dalla lista dei musei lo scorso anno. Ma non troppo se si considera il successo delle due grandi mostre ("Dinosauri" e "Squali") che hanno portato valore aggiunto e aumentato l´affluenza.
(Fonte: Tiziana Cozzi su La Repubblica)

27/06/2009 A BREVE 13 SITI PASSERANNO ALLA GESTIONE DELLA REGIONE

Saranno accelerati i tempi per il trasferimento dal ministero per i Beni e le Attività Culturali alla Regione Campania della gestione e valorizzazione di 13 tra siti e musei, a cominciare dal Castello di Baia, comprese le Certose di Capri e di Padula e le aree archeologiche flegree e di Cimitile. Lo ribadisce Oberdan Forlenza, neo assessore ai Beni Culturali della Regione Campania, già capo gabinetto di Melandri e Veltroni ai Beni Culturali.
L'assessore Oberdan Forlenza ricorda di aver seguito "sin dalla genesi quello che è poi divenuto l'innovativo accordo di programma" firmato lo scorso febbraio dal ministro Bondi e dal governatore Antonio Bassolino, che può definirsi il primo esempio di federalismo applicato ai beni culturali.
"Stiamo già lavorando in questa direzione - dice visitando la mostra "Il teatro antico e le maschere" che si è aperto ieri al Museo Archeologico di Napoli -. Ho già incontrato il direttore regionale Pio Baldi e la prossima settimana sarà convocato il tavolo Ministero-Regione".
Il primo progetto di gestione e valorizzazione regionale che si sta mettendo a punto riguarda il Castello di Baia, che ospita anche il Museo. Forlenza, che è anche presidente del Teatro di Roma, ricorda che "in molti Paesi d'Europa l'ingresso nei musei più importanti è gratuito, invece l'impressione è che in Italia i prezzi stiano aumentando troppo, divenendo proibitivi per giovani e famiglie. Occorre comprendere che l'intervento pubblico in questo campo non può essere misurato con le logiche dell'economia, con la facile equiparazione per cui se non vi è rientro finanziario, vi è spreco. La cultura è un diritto di tutti i cittadini. Forse è meglio fare meno notti bianche" dice Forlenza prospettando la possibilità che nei siti gestiti dalla regione il prezzo dei biglietti possa essere abbassato introducendo fasce orarie di gratuità e orari di apertura serali. (Fonte: Il Denaro)

25/06/2009 IL SOPRINTENDENTE DI CASERTA PAGANO SOSTITUITO DA GUZZO

Il Soprintendente archeologico di Caserta e Benevento, Mario Pagano, su disposizione della Direzione regionale della Campania, è stato sollevato dall’incarico e messo a disposizione del Ministero dei Beni culturali. Al suo posto, pro tempore, Pietro Giovanni Guzzo, attuale Soprintendente della struttura speciale di Napoli e Pompei. Il provvedimento, accompagnato da una diffida, è stato notificato ieri mattina ad uno sconcertato e stupito Pagano.
«Una cosa inaudita — dichiara — non mi sarei mai aspettato una cosa del genere e soprattutto fatta in questo modo. Il paradosso è che sono stato io stesso a segnalare l’irregolarità della mia posizione a Caserta e ora addirittura mi viene intimato di lasciare l’incarico ad horas, senza preavviso e senza il tempo necessario per il passaggio delle consegne».
In effetti il contenzioso con la Direzione regionale era stato aperto dallo stesso Pagano, all’indomani della sua nomina come Soprintendente di Caserta e Benevento.
«Col decreto Rutelli, ero stato nominato Soprintendete di Salerno, Avellino e Benevento e avevo cominciato lì a svolgere il mio incarico — precisa — poi, dopo neanche due mesi, sono stato spostato a Caserta senza alcuna spiegazione mentre il mio posto a Salerno veniva affidato ad altro funzionario. Una disposizione contro la quale ho fatto ricorso al Tar in quanto ritenevo di avere più titoli della collega. Il ricorso è stato accolto dal Tribunale amministrativo il 23 maggio 2008 e confermato dal Consiglio di Stato a gennaio di quest’anno, con notifica al ministero a maggio scorso. Da quel momento avrei dovuto essere reintegrato a Salerno, invece, incomprensibilmente, sono rimasto a Caserta. Pensavo che si stesse aspettando, per rimettere a posto le cose come stabilito dalle due sentenze, il mese prossimo, quando verranno nominati i nuovi dirigenti. Invece stamattina (ieri, ndr) come un fulmine a ciel sereno, è arrivato un messo dalla Direzione regionale con le due missive ». Una modalità che Pagano definisce «quantomeno insolita per non dire irregolare». «Non si è mai visto che siano consegnati contestualmente il provvedimento di rimozione dall’incarico e la diffida a continuare — prosegue — in genere si notifica il provvedimento e, solo in un secondo momento, dopo aver atteso un certo periodo, se l’interessato non segue le indicazioni lo si diffida. Invece, per me è stata usata tutta un’altra procedura, come se fossi un delinquente». Pagano poi aggiunge: «Non vorrei che tutta questa fretta nascondesse l’intenzione di escludermi dalla riorganizzazione stabilita dal ministero e che prevede una soprintendenza unica a Salerno, mia vecchia sede, e che avrà competenze anche su Caserta, Avellino, Benevento». (Fonte: Il Corriere del Mezzogiorno)

23/06/2009 PIEDIMONTE MATESE (CE): IN ESPOSIZIONE LA STATUETTA TROVATA NEL 1928

Il celebre «Corridore del Cila», splendida statuetta in bronzo del V secolo a.C., tornerà a Piedimonte Matese, dove fu scoperta nel lontano 1928, anche se soltanto temporaneamente. La notizia è stata accolta con entusiasmo dall’assessore Attilio Costarella, che sta curando il recupero di tutte le collezioni museali piedimontesi ancora giacenti al Museo Archeologico di Napoli, e dal sindaco Vincenzo Cappello. Purtroppo, però, la «corsa» della statuina in bronzo, da Napoli a Piedimonte, non sarà l’ultima: il reperto infatti è stato soltanto concesso in uso al Comune, in occasione della mostra sui siti fortificati del Matese, che a breve sarà allestita nei locali del chiostro di San Domenico, dove stanno per essere ultimati i lavori di restauro. Pur avendo più volte perorato la causa del ritorno a casa definitivo dell’importante reperto, la Soprintendenza di Napoli non ne ha autorizzato la restituzione permanente. Il «Corridore», anzi, sarà inserito in una specifica sezione dedicata al Sannio Alifano, allestita in un percorso museale ad hoc cui sta lavorando la stessa Soprintendenza archeologica di Napoli. (Fonte: Il Mattino)

18/06/2009 SOPRINTENDENZE, RIPARTE LA RIFORMA

Le sedi da 12 a 9. I sindacati: "Posti a rischio e trasferimenti selvaggi"
In attesa della manovra circa 250 dipendenti. Oggi vertice tra sindacati e ministero
La riorganizzazione crea numerosi disagi soprattutto per i dipendenti, che temono trasferimenti selvaggi
Trasferimenti e posti a rischio nelle soprintendenze campane. A pochi giorni dall´approvazione della riforma del ministero dei Beni e delle attività culturali e ad appena un anno di distanza dalla prima riduzione degli assetti organizzativi delle pubbliche amministrazioni, secondo le direttive del governo, cambia di nuovo lo scenario. Numerosi i disagi, secondo soprintendenti e sindacati, soprattutto per i dipendenti, colpiti da trasferimenti selvaggi e dalla riduzione di posti. Duecentocinquanta in attesa di riorganizzazione. Il soprintendente Mario Pagano: «Notevole diminuzione di personale». I sindacati: «Scelte non funzionali».
Soprintendenze campane col fiato sospeso a pochi giorni dall´approvazione da parte del Consiglio dei ministri della riforma del ministero dei Beni culturali. Primo effetto: le soprintendenze della Campania vengono ridotte da 12 a 9. La manovra di razionalizzazione però nasconde anche una drastica riorganizzazione e quindi tagli al personale. Si temono licenziamenti, trasferimenti selvaggi, dipendenti senza sede e disagi. Insomma, il caos. La preoccupazione è trasversale. È condivisa da soprintendenti e sindacati. Sono duecentocinquanta i dipendenti in attesa di questa «manovra di riorganizzazione».
Dunque, saranno due le soprintendenze che verranno immediatamente soppresse: l´Archeologica di Caserta viene accorpata all´Archeologica di Salerno, quella ai Beni artistici e storici di Salerno passa di competenza a Napoli. La terza è stata riorganizzata lo scorso anno quando la soprintendenza archeologica di Napoli fu accorpata a quella di Pompei.
Nell´attesa che il decreto diventi operativo (si aspetta l´ok della Corte dei Conti e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale), oggi è previsto l´incontro dei sindacati con il ministero. Tutto questo succede, infatti, dopo un anno appena dall´accorpamento che ha fatto nascere la soprintendenza speciale di Napoli e Pompei, in nome della razionalizzazione e della riorganizzazione.
«La decisione è assurda perché non è affatto funzionale - dice Libero Rossi, rappresentante della Cgil - Oggi incontriamo il ministro Bondi proprio per parlare del futuro dei dipendenti. Per Caserta si parla di sezioni territoriali ma il problema è per i dipendenti dell´Artistica di Salerno: quando il decreto sarà operativo resteranno senza sede. E cioè 50 lavoratori che per prendere una commessa dovranno andare a Napoli, magari per una missione che stanno seguendo a Sala Consilina. È evidente che nessuno di loro è disposto ad accettare».
In allarme anche il soprintendente archeologo uscente di Caserta, Mario Pagano: «L´accorpamento è vastissimo, interessa Caserta, Avellino, Benevento e Salerno, un´area enorme, pertanto sarà difficile da gestire, anche se devo ammettere che risolve un problema di funzionalità, siamo senza risorse da più di un anno e forse ora arriveranno. Per i dipendenti, l´effetto della riforma temo sarà devastante: con il decreto Brunetta la maggioranza andrà in prepensionamento e il turn over sarà soltanto al minimo, al 20 per cento».
Dunque personale ridotto drasticamente e dirigenti in situazioni difficili da gestire in sedi già provate dalla dislocazione territoriale. Ed è soltanto il primo atto di una riforma che riguarderà la riduzione degli assetti dell´intero ministero dei Beni culturali e che si estenderà inevitabilmente anche alle aziende-satelliti. «È un eufemismo chiamarla riorganizzazione - dice Claudio Calcara della Cisl - non credo che i dipendenti perderanno il posto ma è un progetto dove il personale non viene affatto considerato».

C' È chi non vede il perché delle polemiche che si sono accese per la soppressione delle soprintendenze. Nicola Spinosa: «Sono d' accordo con la riforma, è giusto accorpare. Salerno, Avellino e Benevento non hanno musei dello Stato e lo stesso territorio non è denso come quello di Napoli e provincia, mentre Caserta ha un solo museo, la Reggia. D' altra parte fino al terremoto dell' ' 80 c' era una sola soprintendenza per competenza». Soprintendente, pensa che la riforma potrebbe servire ad aprire nuovi spazi ai giovani? «Non ho dubbi su questo aspetto. Semplificare è un vantaggio. Una soprintendenza in un territorio povero di musei che significato ha? Se si liberano posti coni pensionamenti vuol dire che il 50 per cento andrà ai giovani». E per quanto riguarda l' ipotesi di affidare la Reggia di Caserta al Polo museale, lei che cosa dice? «Non c' è nulla di concreto e io, oltretutto, sto per andare in pensione, quindi un eventuale cambiamento non riguarderà me. Però penso che sia auspicabile accorpare anche i siti reali borbonici in un sistema unico. Farei addirittura una soprintendenza per Palazzo Reale, Portici, Capodimonte, Caserta, compresi San Leucio e Carditello. Significherebbe nuovi posti di lavoro e una gestione migliore di siti spesso trascurati».

Se dovessero lavorare a Napoli, e non più a Salerno, come prescrive la riforma del ministero Bondi, non avrebbero neppure la scrivania. «A Palazzo Reale non c´è spazio. Due stanzette senza nemmeno il telefono: come si fa in queste condizioni?». Parole di Antonio Braca, funzionario della Soprintendenza artistica di Salerno che non nasconde il suo dissenso. «Il nostro ufficio così sarà squalificato. A Napoli non c´è nemmeno il personale che può gestire il nostro lavoro. Piuttosto lo dicano pubblicamente: ci vogliono annientare. Siamo amareggiati e sconcertati. Ci hanno lasciato per un anno e mezzo senza personale, senza strutture. E adesso, dopo tanta fatica, ci cancellano».
Il morale dei dipendenti dei Beni culturali è a terra, dopo la notizia della soppressione di due soprintendenze campane: l´artistica di Salerno e l´archeologica di Caserta, che finirebbero in gestione la prima a Napoli, la seconda a Salerno, in seguito agli effetti dell´approvazione da parte del Consiglio dei ministri della riforma ora all´esame della Corte dei conti.
«Proviamo un grande senso di disorientamento - dice Carlo Leggieri, dipendente della Soprintendenza archeologica di Salerno - negli ultimi due anni abbiamo avuto due riorganizzazioni, non riusciamo nemmeno a capire bene le nostre mansioni e il risultato è l´immobilismo totale. Per non parlare delle risorse, che sono praticamente nulle».
L´amarezza dei dipendenti cresce. Una rabbia raccolta dai sindacati. Ieri il vertice a Roma con il ministro Bondi nel quale si è ipotizzato il ripristino della soprintendenza mista a Salerno. «C´è apertura di fronte alle nostre richieste - dice Libero Rossi della Cgil - Abbiamo esposto i problemi e le sofferenze della situazione campana, ora aspettiamo risposte concrete». Ripristinare la vecchia formula della soprintendenza artistico-architettonica è la soluzione individuata per non far esplodere il nervosismo già al limite. «Abbiamo fatto la stessa proposta per Salerno e Caserta, ma abbiamo più chance per la prima. Una soprintendenza così ampia come quella di Salerno sarebbe fortemente squilibrata e i dipendenti costretti a lavorare troppo lontano dal posto in cui vivono». Il clima di rivolta è acceso proprio dalle lunghe distanze: molti delusi sono i pendolari della provincia di Salerno.
Resta tutto sospeso fino a nuova decisione del ministero che valuterà i prossimi passi sulla base delle osservazioni dei sindacati. Ma c´è chi non è d´accordo con una soluzione "di comodo". «Come si fa a pensare di riunire una struttura - dice il soprintendente ai beni artistici di Salerno Salvatore Abita - che si è separata con fatica dopo un anno e mezzo di sacrifici? Non c´è nessun bisogno di fare una nuova soprintendenza che in realtà altro non è che la stessa di prima. La soluzione è mantenere le divisioni con un po´ di buon senso. Farei un unico ufficio centrale in Campania e lascerei in vita le sedi distaccate per provincia, che andrebbero gestite da nuove figure: i "vicesoprintendenti", funzionari di alto livello che coprirebbero le esigenze gestionali». Un passaggio burocratico, questo, giudicato un passo indietro per le sedi che hanno lavorato molto per l´autonomia, ma auspicato da una parte dei dipendenti che rischiano posto e trasferimenti.
C´è chi non vede il perché delle polemiche che si sono accese per la soppressione delle soprintendenze. Nicola Spinosa: «Sono d´accordo con la riforma, è giusto accorpare. Salerno, Avellino e Benevento non hanno musei dello Stato e lo stesso territorio non è denso come quello di Napoli e provincia, mentre Caserta ha un solo museo, la Reggia. D´altra parte fino al terremoto dell´‘80 c´era una sola soprintendenza per competenza».
Soprintendente, pensa che la riforma potrebbe servire ad aprire nuovi spazi ai giovani?
«Non ho dubbi su questo aspetto. Semplificare è un vantaggio. Una soprintendenza in un territorio povero di musei che significato ha? Se si liberano posti con i pensionamenti vuol dire che il 50 per cento andrà ai giovani».
E per quanto riguarda l´ipotesi di affidare la Reggia di Caserta al Polo museale, lei che cosa dice?
«Non c´è nulla di concreto e io, oltretutto, sto per andare in pensione, quindi un eventuale cambiamento non riguarderà me. Però penso che sia auspicabile accorpare anche i siti reali borbonici in un sistema unico. Farei addirittura una soprintendenza per Palazzo Reale, Portici, Capodimonte, Caserta, compresi San Leucio e Carditello. Significherebbe nuovi posti di lavoro e una gestione migliore di siti spesso trascurati».

(Fonte: Tiziana Cozzi su La Repubblica)

17/06/2009 NUOVE SCOPERTE A POZZUOLI (NA)

Gli archeologi impegnati negli scavi a Pozzuoli hanno riportato alla luce dodici sculture: teste, busti e frammenti
E intanto da sabato prossimo e fino al 13 settembre riprenderanno le visite aperte
I reperti sono tutti di età romana, probabilmente dell´età giulio-claudia. Tra gli oggetti più preziosi, la testa dell´imperatore Tito cinta di alloro e la Gorgone. "L´area dei ritrovamenti è compresa fra due decumani", spiegano gli archeologi
L´imperatore Tito ha il capo cinto d´alloro. Il naso, la fronte ed il mento sono danneggiati, ma i tratti del viso sono inconfutabilmente i suoi. L´imperatore che per Svetonio era «amor ac deliciae generis humani», il generale sotto il cui comando non fu emessa alcuna condanna a morte, il principe che con le proprie ricchezze contribuì a risollevare la popolazione colpita dall´eruzione del Vesuvio, è spuntato fuori, a Rione Terra, da un cunicolo idrico. Era in buona compagnia, l´imperatore: un´amazzone, la Gorgone, e altri due nobiluomini romani. Dodici sculture in tutto, teste maschili e femminili, busti panneggiati e frammenti decorativi di strutture architettoniche. Si arricchisce di nuovi reperti l´antico tesoro che Rione Terra sta restituendo agli archeologi impegnati negli scavi a Pozzuoli.
La Soprintendenza archeologica speciale di Napoli e Pompei ha deciso, ieri, di rendere pubblici i nuovi ritrovamenti, frammenti di una storia, della storia culturale e architettonica di Rione Terra, ancora da raccontare nelle sue mille sfaccettature. Frammenti ora custoditi nei depositi dell´Anfiteatro di Pozzuoli, che il grande pubblico potrà vedere quando ci sarà, finalmente, il Museo della Città di Pozzuoli a palazzo De Fraia, che ripercorrerà la storia della città ed avrà una sezione archeologica.
E mentre gli archeologi continuano a scavare, riprendono le visite a Rione Terra (ferme dall´autunno) organizzate dalla società Scabec: dal prossimo sabato, fino al 13 settembre, ogni sabato e domenica, dalle 10 alle 19, si potranno scoprire angoli e scorci del Rione Terra lungo un percorso che prevede visite guidate (partenza ogni mezz´ora) in italiano, ma all´occorrenza anche in inglese e in francese. Quattro euro è il costo del biglietto intero - due euro per il ridotto - ma il suggerimento è di telefonare per prenotare la visita, chiamando il numero 848 800 288 (06 3996 7050 dai cellulari).
Ma torniamo ai ritrovamenti; testimonianze, se ancora ce ne fosse bisogno, della ricchezza dei Campi Flegrei e dell´impegno che dal ‘93 sta qui profondendo la Sovrintendenza, con i suoi scavi. Stavolta le sorprese sono giunte dal versante sud della collina, dove, secondo gli studiosi, sorgevano alcuni edifici pubblici, probabilmente delle terme, ed alcune domus che affacciavano sul mare. «L´area dei ritrovamenti è compresa tra due decumani - spiega l´archeologa Costanza Gialanella, responsabile degli scavi nella zona - quello di via Villanova più a Nord, di cui si è messo in luce buona parte del tracciato e un altro, più a Sud, di cui è stato scavato solo un breve tratto». I materiali ritrovati provengono, con ogni probabilità, da più di un edificio monumentale, da un insieme archtettonico, in parte risalente all´età repubblicana, cui vennero almeno parzialmente sottratti alcuni apparati decorativi. Ecco, infatti, un bel po´ di testimonianze architettoniche marmoree che costituivano zoccolature, cornici, colonne, lastre di rivestimento, capitelli, pavimenti ed antefisse (elementi della copertura dei tetti che si trovavano sulla testata delle travi o a chiusura dei canali delle tegole), una delle quali rappresenta la Gorgone. E poi iscrizioni, altorilievi, frammenti di statue equestri e gruppi. Se una delle teste maschili è di età tardo repubblicana, quelle femminili raccontano di un´amazzone e di un´imperatrice di tarda età giulio-claudia.
Il contesto dei ritrovamenti, afferma la Soprintendenza, comprende, sul lato Nord del decumano di via Villanova, un ambiente quadrato che deve aver subito una storia edilizia, cominciata in età repubblicana, di varie ristrutturazioni e di progressivi adattamenti. Da lì parte una «comoda rampa con gradini rivestiti di cocciopesto che conduce a cunicoli ipogei». Si tratta di cunicoli inizialmente destinati a raccogliere le acque che giungevano dalla piazza del foro. Poi cancellati con una colmata di macerie, frammenti architettonici e sculture, appunto, mischiati alla terra. «Le dinamiche, le modalità e il momento della colmata, potranno essere chiariti - conclude la Soprintendenza - solo dopo il completamento dell´indagine, ancora in corso. È verosimile che, data la notevole dimensione dei reperti, essi siano stati scaricati da un pozzo di ispezione che si apre sulla terrazza superiore, davanti al tempio di Augusto, dove è ubicato il foro con gli edifici pubblici».

(Fonte: La Repubblica)

16/06/2009 NUOVE SCOPERTE A POZZUOLI (NA)

Dallo scavo della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei
Dodici sculture, teste maschili e femminili, busti panneggiati, frammenti di altorilievi. E' quanto emerso dagli scavi che la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei sta compiendo al Rione Terra di Pozzuoli sul versante Sud della collina, dove sorgono edifici pubblici, probabilmente terme, e domus sul mare. L'area dei ritrovamenti è compresa tra due decumani, quello di via Villanova più a Nord, di cui si è messo in luce buona parte del tracciato e un altro, più a Sud, di cui è stato scavato solo un breve tratto.
La natura degli interessanti materiali ritrovati, le testimonianze architettoniche marmoree, riconducibili a diverse tipologie, (zoccolature, cornici, colonne, lastre di rivestimento, lastre pavimentali, capitelli, antefisse), i reperti scultorei, (testa-ritratto imperatore, teste ideali e private maschili e femminili, altorilievi, statue equestri, gruppi), i frammenti di iscrizioni, farebbero, comunque, pensare alla provenienza dei reperti da più edifici monumentali, anche colonnati e alla spoliazione dei relativi apparati decorativi.
In particolare oltre alla testa dell'Imperatore Tito laureato, sono emerse altre due teste maschili di cui una frammento di ritratto di età tardo repubblicana. Due le teste femminili, una forse di amazzone del II sec d.C, l'altra ritratto di imperatrice di età giulio claudia tarda. E ancora: una antefissa del II sec, quattro torsi tra cui una statua femminile panneggiata, una di togato; un altorilevo con due figure, il frammento di un cavallo.
Il contesto dei ritrovamenti comprende, sul lato Nord del decumano di via Villanova, un ambiente, a pianta pressoché quadrata, che mostra traccia di una complessa storia edilizia, con ristrutturazioni ed adattamenti successivi. La fase più antica è di età repubblicana con rifacimenti successivi in opera reticolata. Una comoda rampa con gradini rivestiti di cocciopesto conduce a cunicoli ipogei, a sezione ogivale. Nella loro prima fase i cunicoli erano, probabilmente, destinati a raccogliere le acque provenienti dalla piazza del foro.
Trasformazioni radicali degli spazi adiacenti causarono l'obliterazione dei cunicoli, che vennero colmati con uno scarico di macerie e, soprattutto, con una notevole quantità di frammenti architettonici in marmo e sculture, immersi in una matrice terrosa. Le dinamiche, le modalità e il momento della colmata, potranno essere chiariti solo dopo il completamento dell'indagine, ancora in corso.
E' verisimile che, data la notevole dimensione dei reperti, essi siano stati scaricati da un pozzo di ispezione che si apre sulla terrazza superiore, davanti al tempio di Augusto, dove è ubicato il ''foro'' con gli edifici pubblici.
(Fonte: ADNKronos)

14/06/2009 ITINERARIO FRA TERRA E MARE A POSILLIPO

Antiche vestigia romane, natura lussureggiante e meraviglie del mondo sottomarino. Comincia il viaggio alla scoperta dei tesori di Posillipo, un patrimonio di ricchezze storiche, artistiche e naturali che riveste la terra di Partenope con i colori e le testimonianze del passato. Per scoprire la bellezza e la storia degli isolotti, che sorgono di fronte capo Posillipo, il Centro visite del Parco Sommerso di Gaiola, in sinergia con la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei, propone un itinerario di visita decisamente originale, un percorso tra terra e mare per svelare i fasti della Pausilypon imperiale. A rivoluzionare le classiche escursioni e le visite didattiche previste nel Parco Archeologico ogni week-end, sarà Acquavision, un battello dal fondo trasparente che permetterà ai visitatori di sbirciare i fondali marini. Come una finestra aperta sui flutti popolati da ricci e stelle marine, lo speciale oblò dell'imbarcazione permetterà non solo l'osservazione dei piccoli abitanti marini, ma soprattutto la possibilità di vedere i giacimenti archeologici dei resti delle strutture marittime della Pausilypon romana. Un'incursione sottomarina da poter intraprendere comodamente seduti nel battello, che perlustrerà tutta l'area marina protetta, svelando la bellezza del Parco sommerso della Gaiola, tra scorci di natura selvaggia, insenature e le antiche culture del lembo flegreo. Tante le sorprese previste da questa particolare gita storico-culturale, dalle insolite flora e fauna marina di un ecosistema che conserva ancora l'incantevole pianta acquatica della posidonia oceanica e il cosiddetto «guarracino», il pesce meglio conosciuto come la castagnola blu, sino ai resti della grandiosa villa del romano Publio Vedio Pollione, un autentico museo subacqueo che risale ai tempi dell’imperatore Augusto nel I secolo dopo Cristo. L’itinerario inizierà via terra, partendo dalla Grotta di Seiano, una galleria rocciosa che oggi costituisce parte integrante del parco ambientale che si snoda intorno all'area della Gaiola. Questo passaggio, che attraversa il costone di Coroglio per una distanza che supera i settecento metri, offre l'occasione di giungere sul versante orientale, spiegando le particolari tecniche che ne hanno permesso la scavatura e proseguire, poi, con la visita al Parco archeologico di Pausilypon. Anche in quest'area, sarà possibile ammirare i resti della villa di Pollione, che ricopriva circa nove ettari di terreno sorgendo su una delle lingue di terra che oggi formano la Baia di Trentaremi. Un'eco di sfarzi e costruzioni grandiose che comprendono anche un teatro visitabile e, ancora oggi, sottolineano lo status sociale del ricco cavaliere romano. Si attraverserà un sentiero, fiancheggiato dalla tipica vegetazione mediterranea, per giungere all'Odeion, una specie di piccolo teatro, e al famoso belvedere da cui si potrà ammirare il paesaggio dominato dagli isolotti della Gaiola e dallo Scoglio di Virgilio. Lungo il sentiero ci si soffermerà sulle caratteristiche botaniche del luogo, mostrandone i confini e illustrandone le peculiarità biologiche ed archeologiche. Per i più curiosi sarà possibile integrare il percorso con il «birdwatching», cioè l'osservazione degli uccelli che presentano un'abbondante varietà di specie all'interno dell'area protetta. Ammirare piumaggio e grazia del volo sarà facile mediante l'installazione di un cannocchiale professionale e grazie all'aiuto di una guida ornitologica, che mostrerà le principali tecniche di studio e osservazione dei volatili. Dopo l'escursione al Parco archeologico, che sarà affiancata dalla guida e dalle lezioni di esperti, si proseguirà verso Cala San Basilio con la visita nella speciale barca Acquavision. Non saranno trascurate anche nozioni vulcanologiche sulla natura del territorio, rievocando miti e leggende che avvolgono ancora il tratto di mare compreso nel parco. Non resta che partire per un viaggio ai confini della storia e della natura sulla collina più suggestiva di Napoli.
(Fonte: Il Mattino)

08/06/2009 SPUNTA UNA SFINGE A BENEVENTO

Una statua in granito raffigurante la celebre figura mitologica è emersa nel cantiere. Benevento si conferma ‘città egizia’. Avvalorata la tesi del Tempio di Iside nell’area della Cattedrale...
Il sottosuolo cittadino restituisce ancora una nuova testimonianza del rapporto privilegiato tra il capoluogo sannita e la civiltà egizia. Nei giorni scorsi, durante le operazioni di scavo per la realizzazione del museo in Piazza Duomo, è venuto alla luce un manufatto in granito rosso raffigurante con ogni probabilità una sfinge. Purtroppo il reperto non si è conservato nella sua interezza, mancando della parte frontale. Perfettamente visibili invece le zampe posteriori e la coda attorcigliata sulla schiena, leonine come nella tradizione della figura mitologica metà felino e metà uomo (ma in alcuni casi anche uccello o capra).
Ritrovamenti simili erano avvenuti già in passato in città. Due statue in granito rosso, raffiguranti anche in tal caso sfingi prive della testa, furono rinvenute ai primi del ‘900 nell’area del convento di Sant’Agostino. I due reperti sono tuttora conservati nella ricca e prestigiosa sezione egizia del Museo del Sannio che fa di Benevento, secondo molti esperti, la città con più rinvenimenti locali.
Il nuovo ritrovamento si caratterizza per alcune particolarità rispetto ai due precedenti: è di dimensioni più grandi e ha la coda attorcigliata sul fianco destro e non sul sinistro come negli altri manufatti. Del tutto simile invece il materiale utilizzato, il tipico granito rosso con inserti neri.
L’importante ritrovamento avvalora ulteriormente la già accreditata tesi storica secondo la quale, nell’area dove ora sorge il Duomo, si elevasse in epoca romana il tempio dedicato alla dea egiziana Iside. Un culto particolarmente sentito nella città sannita, tanto da determinare la nascita dell’appellativo di “Signora dei beneventani”. Iside era particolarmente venerata dall’imperatore Domiziano che è effigiato in una statua conservata al Museo del Sannio vestito da faraone.
“Il ritrovamento della sfinge nel cantiere di Piazza Duomo – spiega il responsabile della Soprintendenza archeologica di Benevento e Caserta, Mario Pagano – rappresenta una nuova testimonianza che nella zona compresa tra la Cattedrale, l’Arco del Sacramento e il Teatro Romano vi fosse uno dei templi dedicati alla Dea Iside, i cui resti dunque potrebbero essere proprio lì nei dintorni. E’ probabile comunque che non fosse l’unico luogo dedicato alla devozione della dea egizia”.
Non è la prima volta che dal cantiere di Piazza Duomo emergono importanti testimonianze del passato. Solo qualche mese fa il ritrovamento di una sepoltura di epoca sicuramente non romana che custodiva le spoglie di un bambino.
(Fonte: Il Sannio quotidiano)

07/06/2009 TROPPI FURTI NEGLI SCAVI DI TREBULA (CE)

Ritrovati attrezzi e scavi abusivi nell’antica area di Trebula a Pontelatone dove i tombaroli hanno messo a segno negli ultimi tempi diversi colpi portando via materiale di importante valore archeologico. «Servono più controlli — dice Domenico Caiazza, ispettore della Soprintendenza di Caserta — stiamo perdendo oggetti di grande valore».
PONTELATONE — L’attenzione dei tombaroli è arrivata sull’antica Trebula. Nei giorni scorsi, infatti, durante alcuni sopralluoghi sono stati rinvenuti attrezzi — normalmente utilizzati dai ladri d’antichità — ben nascosti, proprio all’interno dell’area archeologica. Inoltre, il personale che sta curando gli scavi ha trovato, in più occasioni, tracce di sondaggi notturni, probabilmente eseguiti dai tombaroli per localizzare antiche sepoltura. L’ispettore onorario della Soprintendenza di Caserta, Domenico Caiazza, lancia l’allarme e sollecita controlli più serrati al fine di prevenire qualsiasi sorpresa. «Sicuramente — precisa Caiazza — ci troviamo di fronte ad un’area, quella dell’antica Trebula, di enorme importanza e capace ancora di regalarci magnifiche sorprese. Per questo, insiste l’ispettore, l’attenzione dei tombaroli si sta concentrando sulla zona. Sarebbe veramente un peccato se riuscissero, prima di noi, a mettere le mani sui tesori dell’antichità ancora nascosti in quel sito. Proprio per evitare che ciò accada — conclude Caiazza — chiediamo a tutte le forze dell’ordine di intensificare il lavoro che già stanno ottimamente svolgendo». Intanto, importanti testimonianze dell’antico splendore di Trebula sono stati riportati alla luce nei mesi scorsi. In una sepoltura — datata fra il V e il IV secolo Avanti Cristo — gli archeologi hanno rinvenuto diversi crateri in bronzo e due grandi vasi in terracotta rossa, finemente decorati. Ma la vera sorpresa è rappresentata dal contenuto rinvenuto in uno dei crateri di bronzo dove è stata accertata, ancora ben conservata, la presenza di una sostanza che gli esperti ipotizzano si tratti di essenze usate per accompagnare i defunti nel viaggio dell’aldilà. La sostanza sarà sottoposta ad analisi di laboratorio che dovranno indicarne la precisa composizione. Tuttavia appare già straordinaria la conservazione del preparato dopo tanti secoli. Un milione di euro per riportare alla luce l’antica Trebula, oggi Treglia, piccola frazione di Pontelatone. I fondi arrivano attraverso il progetto del Pit Monti Trebulani e del Matese che ha una copertura finanziaria, assicurata dalla Regione Campania, di 18 milioni di euro. I lavori di scavo a Treglia, già iniziati da qualche mese, hanno portato alla luce una nuova porzione delle terme, diverse tombe datate IV secolo dopo Cristo, e ulteriori porzioni di imponenti mura megalitiche. In particolar modo è in fase di scavo un grande bastione, lungo oltre quindici metri, largo cinque con una altezza superiore ai quattro metri. Nel centro del bastione una imponente porta megalitica ancora intatta.
(Fonte: Il corriere del mezzogorno)

30/05/2009 NUOVE SCOPERTE NELLA NECROPOLI DI VICO EQUENSE (NA)

Importante scoperta archeologica nella necropoli di Vico Equense che promette di regalare agli storici altri tesori: due statue funerarie, dedicate ad una coppia di sposi, sono emerse nel corso dello scavo condotto dalla Soprintendenza di Napoli e Pompei. Si tratta di due figure in tufo stuccate e raffiguranti un uomo e una donna, riconducibili al periodo romano imperiale (I sec a.C.), ad oggi poco documentato, probabilmente opera di artisti locali. Lo scavo iniziato tra il 2006 e il 2007, ha restituito una necropoli con numerosi monumenti funerari.
La necropoli di via Nicotera a Vico Equense svela nuovi tesori di epoca romana. Due stame funerarie, dedicate ad una coppia di sposi, sono emerse ultimamente nel corso dello scavo condotto nel sito archeologico nella città perla della Costiera. Si tratta di 2 stame in tufo stuccate, opera certamente di scalpellini locali, raffiguranti un uomo e una donna, riconducibili al periodo romano imperiale (primo secolo avanti Cristo), ad oggi poco documentato a Vico Equense. Lo scavo di via Nicotera, la cui responsabile di zona è Tommasina Budetta, è stato iniziato tra il 2006 e il 2007 dalla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei, ed ha restituito una necropoli dove le tombe erano disposte su terrazzamenti naturali, intorno a piazzole delimitate da muri in opus reticolatum. Nel settore sud, sono emerse tombe del tipo a cappuccina, databili tra la fine del terzo e il primo secolo avanti Cristo, che testimoniano l'uso del rito inumatorio. Il settore nord, invece, venne occupato tra il primo e il secondo secolo dopo Cristo, fino al momento dell'eruzione del 79 d.C. ed è stato luogo di indagine nell'ultima campagna di scavi (gennaio-febbraio 2008). Quest'ultimo scavo ha permesso di individuare il tracciato di un asse viario antico costituito da breccioline calcaree di origine alluvionale e fornito di due lunghe carreggiate. Il percorso rappresenta, con molta probabilità, la via di accesso alla necropoli ma potrebbe anche costituire un tratto della via Minervia che da Santa Maria del Toro discendeva poi per l'attuale via Nicotera. E probabilmente ricalcava un asse viario pi antico risalente al quinto secolo avanti Cristo. E lungo questo percorso che sono state ritrovate le due stame a testimonianza del fatto che in antichità le facciate dei monumenti fune- rari correvano lungo l'asse stradale. «Questa recente scoperta è particolarmente rilevante dichiara l'archeologa Budetta in quanto documenta la continuità dell'insediamento dall'età arcaica a quella romana. Infatti, poco distante furono rinvenute tombe del sesto secolo avanti Cristo, i cui reperti sono oggi esposti nel locale Antiquarium inaugurate nel 2001 dalla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei». Le indagini di scavo avevano già portato alla luce interessanti testimonianze del rito incineratorio nelle sue forme diversificate. Le ceneri erano deposte in olle segnalate da cippi o da stele iscritta o in cassette lignee ricoperte d tegole a doppio spiovente. E stata ritrovata, inoltre, una sepoltura del tipo a columella, ed anche per questa è stata utilizzata come osteoteca una cassetta di legno, di cui si sono conservati numerosi chiodi di ferro e bronzo. Accanto alla sepoltura è stato ritrovato l'ustrinum che rappresenta il luogo della pira esclusivamente per questa sepoltura. I corredi di queste ultime sepolture hanno restituito fibule di ferro e di bronzo, balsamari vitrei e lucerne, anche questi conservati presso l'Antiquarium. (Fonte: Il Corriere del Mezzogiorno)

17/05/2009 UN NUOVO PEZZO DELL'ANTICA NEAPOLIS RESA VISITABILE

E’ visitabile dal 20 maggio il nuovo percorso archeologico di San Lorenzo Maggiore, dopo l’intervento di scavo, restauro e valorizzazione eseguito con fondi POR 2000-2006, PIT Grande Attrattore Napoli.
L’intervento ha raddoppiato l’area archeologica già aperta al pubblico nel 1993, in cui sono visibili i resti dell’antico mercato di Neapolis. Si tratta del  più rilevante sito archeologico  presente nel  centro storico di Napoli, sia per  valore monumentale e topografico, sia per il suo inserimento all’interno del complesso angioino di S. Lorenzo Maggiore.
Il nuovo settore si sviluppa in continuità con l’area già fruibile  con la quale si collega  attraverso un suggestivo percorso, al livello del convento, dal quale è possibile accedere al Museo dell’Opera di S. Lorenzo Maggiore, già inaugurato nel dicembre del 2007 grazie all’apporto congiunto del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali, dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, della Regione Campania, del Comune di Napoli.
Grazie a finanziamenti comunitari è stato quindi possibile riprendere lo scavo ed il restauro di un settore dell’area archeologica già parzialmente messo in luce durante interventi condotti negli anni 80, il cui processo compiuto di recupero era stato interrotto per carenza di risorse finanziarie. Agli scavi ed ai restauri si sono aggiunte delicate opere strutturali che hanno portato al collegamento di parti sotterranee contigue ma che si presentavano fisicamente separate dalle fondazioni del soprastante convento di età angioina. Si è restituita così unitarietà all’edificio antico scoperto nel settore sud-occidentale del complesso in cui, ad una preliminare analisi, è forse possibile riconoscere una schola, sede di corporazioni sacre o artigianali.
L’edificio, articolato planimetricamente, si differenzia dagli adiacenti ambienti a destinazione mercantile, sia per una maggiore antichità sia  per la presenza di decorazioni parietali e pavimentali di pregio. Un recupero di particolare rilevanza risulta il completamento dello scavo ed il consolidamento di un complesso sistema di irreggimentazione delle acque costituito da una profonda vasca voltata in blocchi di tufo dotata di un condotto di immissione e di emissione. L’opera, di età ellenistica, è contestuale all’assetto urbanistico della piazza del mercato di tale periodo, organizzata mediante terrazzamenti che regolarizzavano l’orografia in pendio della zona.
Ma lo scavo, come sempre nel caso dell’archeologia urbana,  è stato attento anche alle fasi di ristrutturazione degli ambienti ed ai cambiamenti planimetrici e funzionali di epoca successiva, sino ad arrivare ai periodi tardo antichi e medievali.
La pur ampia area scavata è comunque ridotta rispetto alla dimensione del monumento considerato.
La nuova valorizzazione dell’area  si connette all’altrettanto straordinaria opera di scavo e restauro del vicino teatro antico, condotta dal comune di Napoli e dalla Soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei nell’ambito dei medesimi finanziamenti.
In entrambi i casi una puntuale attività di conoscenza, attraverso le procedure proprie della ricerca archeologica, ha contribuito alla valorizzazione di comparti urbani di pregio della città storica,  in una prospettiva integrata di  sviluppo culturale e turistico. Un lavoro questo che è stato confortato dal giudizio positivo dato dalla missione UNESCO del dicembre scorso in merito al recupero del patrimonio archeologico che è stato giudicato un elemento di incremento del patrimonio culturale della città.

15/05/2009 SUL PARCO ARCHELOGICO DI CELLARULO A BENEVENTO

Ieri mattina, presso il cantiere del Parco archeologico di Cellarulo, si sono recati in visita il prefetto di Benevento, Antonella De Miro, ed il sindaco, Fausto Pepe, accompagnati dall’assessore alle Opere Pubbliche, Aldo Damiano, dal dirigente di settore, Roberto La Peccerella, e dal professore Marcello Rotili. La visita era stata sollecitata dal prefetto, molto legata per ragioni familiari al mondo dell’archeologia. Una richiesta, la sua, accolta con piacere dai vertici del Comune.
«L’interessamento della dottoressa De Miro per i lavori in corso a contrada Cellarulo - commenta l’assessore Damiano - è stato per noi una sorpresa gradita».
Durante l’escursione-sopralluogo è stato possibile prendere visione delle iniziative per la riqualificazione dell’area, e di alcuni dei rinvenimenti archeologici restituiti dal sottosuolo quando sono iniziati i primi scavi. È lo stesso Damiano a ricordare, a questo proposito, che l’idea del Parco archelogico di Cellarulo ha preso forma proprio grazie al ”fallimento” del progetto dell’asse interquartiere (che avrebbe dovuto congiungere il rione Libertà e il quartiere Ferrovia) a causa delle importanti scoperte avvenute durante i lavori.
Ora, otto anni dopo la sottoscrizione del protocollo d’intesa tra la Soprintendenza archeologica di Benevento, Avellino e Salerno, il Comune di Benevento e la seconda Università degli Studi di Napoli per avviare la progettazione del Parco, comunque già previsto dal Prusst ”Calidone”, sta per scadere il tempo dato al Comune di Benevento per completare gli interventi per i quali ha ottenuto un finanziamento di circa 6 milioni di euro.
Ma nel corso dell’incontro di ieri sarebbe emersa, in proposito, una certa preoccupazione da parte dei vertici del settore tecnico del Comune. Sembra infatti che non sarà possibile completare la spesa dei fondi assegnati al Comune, e dunque gli interventi previsti (tra i quali una pista ciclabile di circa 2 chilometri), entro il prossimo 30 giugno.
L’assessore Damiano in proposito non si sbilancia, limitandosi a spiegare che il cronogramma dei lavori ha effettivamente subito dei rallentamenti. Niente di insolito, nel campo delle opere pubbliche, se non fosse che in questo caso, a quanto pare, palazzo Mosti rischierebbe di dover restituire al mittente le somme ancora inutilizzate. «Credo che il quadro della situazione diventerà più chiaro la prossima settimana, e non escludo la convocazione di una conferenza per illustrare ai cittadini la problematica» conclude l’assessore ai Lavori pubblici. (Fonte: IL MATTINO)

13/05/2009 TEMPI LUNGHI PER IL RECUPERO DEL RIONE TERRA A POZZUOLI (NA)

Tempi lunghi per il recupero del Rione Terra, salta l'inaugurazione del duomo nell'ambito delle celebrazioni per il bimillenario dell'arrivo di san Paolo. Ritardi nelle opere di completamento del piano di restauro del monumento-simbolo dell'antica rocca flegrea, complicazioni nei flussi finanziari previsti attraverso i Por europei. Distrutta nell'incendio del 16 maggio '64, spogliata di ogni bene artistico e devastata dai vandali nei lunghi anni del bradisismo, la splendida cattedrale barocca puteolana (edificata sul perimetro del tempio pagano di Augusto) doveva essere restituita all'originale funzionalità entro la fine dell'anno scorso, dopo tre anni di lavori costati 9,9 milioni di euro, in concomitanza con l'operazione complessiva di rinascita dell' antica cittadella flegrea. Alcuni ritocchi di spesa, però, soprattutto la ricostruzione del campanile e della canonica (non contemplati nel progetto di base) hanno fatto lievitare il piano di spesa di altri 7,1 milioni, non ancora assegnati. Di qui lo stop ai lavori e l'inevitabile slittamento, almeno di un anno, nella consegna del duomo che ormai tutti definiscono del terzo millennio. Inutili gli appelli del vescovo di Pozzuoli, Gennaro Pascarella, e le pressioni delle istituzioni locali. «Avevamo sperato di celebrare, quest'anno, la ricorrenza dei santi patroni nella naturale, ritrovata sede storica della nostra città», dice monsignor Pascarella. «Convinti del restauro entro i tempi promessi, pensavamo di far coincidere il ritorno dei fedeli nel Rione Terra con la storica ricorrenza dell'arrivo di San Paolo dal mare. Spero che non si perda altro tempo prezioso: la cattedrale barocca è il cuore pulsante della nostra città». Dalla Regione garantiscono che nessuno sforzo sarà lesinato, nei prossimi giorni, per superare le complesse procedure di valutazione progettuale e assicurare al piano di recupero del duomo-tempio di Pozzuoli anche il secondo, indispensabile finanziamento. Ma i tempi per completare l'operazione non potranno essere brevi. «Gli interventi richiesti non sono stati ancora approvati dagli organismi commissariali. Significa che soltanto per completare le procedure occorreranno altri cinque o sei mesi», spiega l'ingegnere Giovanni Giannini, direttore tecnico del Consorzio nato per il restauro del patrimonio edilizio del Rione Terra. E il sindaco, Pasquale Giacobbe, sollecita un vertice a breve scadenza con l'assessore regionale ai Beni Culturali, Claudio Velardi (che sarà al Rione Terra martedì) e i vertici della diocesi di Pozzuoli. Un progetto di faraonica bellezza, il pezzo forte del movimento turistico culturale dei Campi Flegrei. Storia antica e architettura moderna si fondono nel piano disegnato dal gruppo di studio guidato dall'architetto fiorentino Marco Dezzi Bardeschi, vincitore del concorso internazionale bandito cinque anni fa dalla Regione per la rinascita del mitico Rione Terra puteolano. Opere d'arte, spazi monumentali e paesaggi mozzafiato armonizzati nell'itinerario forse più suggestivo del ritrovato grand tour dei Campi Flegrei, già in parte collaudato con il successo dei percorsi archeologici nei meandri dell'antica città romana dei pozzi. Una Pompei sotterranea, sintesi lampante della vita che caratterizzò i giorni di Puteoli e della sfarzosa comunità romana della costa flegrea, da Posillipo a Baia, capo Miseno, Cuma. Attraverso giochi di prospettiva, opere d'arte sacra, guide trasparenti, il progetto della nuova cattedrale barocca dovrebbe risultare strategico per riportare la vita nel dedalo delle viuzze che abbracciano l'antica rocca puteolana, rimasta abbandonata dopo i drammatici giorni del primo esodo provocato dal bradisismo, nel mese di marzo del '70. (Fonte: IL MATTINO)

29/04/2009 RESTAURO PER IL BATTISTERO DI SAN GIOVANNI IN FONTE A SALA CONSILINA (SA)

Un prezioso e rarissimo, quasi unico gioiello dell’arte tardoantica campana sarà oggi restituito alla fruizione dei visitatori. È il battistero paleocristiano di San Giovanni in Fonte, a Sala Consilina, in provincia di Salerno. L’antica struttura è sta­ta sottoposta a una lunga serie di restauri (costo complessivo: un milione e 200 mila euro), nel­l’ambito di un progetto di riqua­lificazione dell’intera area ar­cheologica di San Giovanni in Fonte, nella quale è stato realiz­zato tra l’altro un percorso in trekking adatto anche ai disabi­li. Stamane alle 10 la cerimonia di riapertura, presenti il vesco­vo della diocesi di Teggiano-Po­licastro monsignor Angelo Spi­nillo, il presidente della Provin­cia di Salerno Angelo Villani, il soprintendente ai Beni architet­tonici e paesaggistici Giuseppe Zampino e la soprintendente ai Beni archeologici di Salerno e Avellino Maria Luisa Nava.
Costruito nel 308 dopo Cri­sto, dunque all’epoca dell’impe­ratore Costantino, il Battistero si caratterizza per essere l’unico al mondo che catturi l’acqua bat­tesimale direttamente dalla sor­gente. Esso si trova sul sito nel quale sorgeva Marcellanium, su­burbio dell’antica Cosilinum, città della Lucania romana. Al­l’epoca della costruzione del monumento, a Marcellanium si teneva, nel giorno dedicato a San Cipriano (il 16 settembre), una importante fiera annuale, frequentata da mercanti prove­nienti dal Bruzio (l’odierna Cala­bria), dall’Apulia e dalla Luca­nia.
Sopra una sorgente perenne considerata sacra fu dunque rea­lizzato il Battistero, in cui il bat­tesimo veniva amministrato per immersione. Del Battistero fa menzione Cassiodoro in una let­tera ( Var. VIII, 33) del 527 dopo Cristo, ricordando come Marcel­lanium prendesse nome pro­prio dal fondatore del Battiste­ro («a conditore sanctorum fon­tium nomen accepit»), cioè Pa­pa Marcello I (308-309). Nello stesso documento si parla del­l’aumento miracoloso del volu­me delle acque che si verificava sul sito durante la cerimonia del Sabato Santo.
La nobile storia di questo luo­go avrebbe poi conosciuto un momento di drammatica frattu­ra intorno al IX secolo, in conse­guenza degli attacchi saraceni. Nel XII secolo, sulle macerie del Battistero fu costruita una chie­sa dedicata a San Giovanni Batti­sta, divenuta poi una commen­da dell’Ordine dei Templari, cui rimase fino all’abolizione del­l’Ordine stesso nel 1312, per poi passare all’Ordine Gerosolimita­no, quindi al demanio.
Con difficoltà, oggi, si legge il corpo centrale dell’opera, una quadruplice arcata su cui era im­postata un’ampia cupola a tutto sesto, raccordata al quadrato di base tramite trombe angolari. Qui avveniva l’iniziazione cri­stiana dei fedeli, che accedeva­no per sette simbolici scalini, come ricorda Cassiodoro. Gli ambulacri perimetrali e l’abside mostrano una fisionomia archi­tettonica che trova riscontro ne­gli edifici mediorientali del VI secolo, e che fa supporre un rifa­cimento del manufatto in epo­ca giustinianea, dopo la conclu­sione della lunga e sanguinosis­sima guerra gotica. Alla stessa epoca sarebbero da ascrivere i volti che dai pennacchi assiste­vano al rito battesimale: sono quelli dei quattro Evangelisti. (Fonte: IL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO)

26/04/2009 FINALMENTE INAUGURATI ANFITEATRO E CRIPTOPORTICO DI ALIFE (CE)

Un’inaugurazione in grande stile, che ripaga il lavoro compiuto da tre amministrazioni comunali in poco più di 30 anni, e che ieri ha restituito alla città di Alife due testimonianze importanti dei fasti legati all'età romana.
Taglio del nastro nella spettacolare arena dell'anfiteatro romano, alla presenza del sindaco, Roberto Vitelli, dell'assessore al patrimonio storico archeologico, Alessandro Parisi, con il sovrintendente Mario Pagano e l'ispettore Enrico Stanco entusiasti della decisiva operazione di recupero archeologico realizzata ad Alife.
Assieme all'anfiteatro, è stata inaugurata ieri anche un'altra importante opera archeologica, anch'essa interamente recuperata con i fondi del piano integrato Trebulani-Matese: il bellissimo criptoportico rimasto sepolto per duemila anni sotto l'impianto urbanistico della città moderna, è tornato alla luce ed è adesso pienamente fruibile e da parte dei visitatori. Una data storica per Alife, dove ieri si è celebrata una giornata assai significativa sul piano storico-archeologico. Gremita la piazza antistante il municipio, dove la folla si è raccolta prima di spostarsi presso l'anfiteatro e successivamente presso il criptoportico, per il taglio del nastro inaugurale. Un modello di buona prassi e di sinergia istituzionale fra enti, istituzioni e mondo accademico. Presenti alla cerimonia i docenti e i ricercatori dell'Istituto Suor Orsola Benincasa, che hanno curato i lavori di scavo e di recupero, realizzati dalla Cogeme srl. Per Alife, si aprono nuove prospettive, anche dal punto di vista turistico.(Fonte: IL MATTINO)

25/04/2009 Pompei. La città d’arte prima in Italia ad avere un «documento genetico»

La città d’arte prima in Italia ad avere un «documento genetico» - così è stato chiamato - per ogni edificio. Settemilacinquecento strutture pubbliche e private passate ai raggi X dai tecnici dell’ufficio di Piano del comune di Pompei e da circa trecento professori e ricercatori. Il progetto pilota, costato tre milioni di euro, avviato dal Comune, dal centro di competenza regionale Benecon, (Beni culturali, ecologia, economia) e dalla II Università di Napoli, rappresenta una rivoluzione rispetto al «fascicolo del fabbricato» che la tragedia dell’Abruzzo ha fatto tornare d’attualità. I dati presto saranno messi in rete e a disposizione dei cittadini. «Dalla mappatura gestibile in rete di tutti gli immobili pubblici e privati di Pompei - spiega il sindaco Claudio D’Alessio - scaturisce la garanzia e la base per interventi concreti e affidabili a vantaggio della sicurezza e della qualità della vita dei cittadini». «Il documento genetico - sottolinea, invece, il vicesindaco e direttore della Benecon Claudio Gambardella - è la risposta in termini multidimensionali alla qualità dell'abitare fondata sulla sicurezza. È caratterizzato da codici ai quali corrispondono un'integrazione multidimensionale di saperi, storici, geologici, fisicotecnici, geofisici, tecnologici, chimico dei materiali, strutturali, supportati dalle più innovative attrezzature tecnologiche che solo un centro di competenza come il Benecon può offrire al territorio concretamente sia nella fase di analisi che di progetto e soprattutto nella fase operativa». Il progetto ha suscitato interesse anche il Mit di Boston. Questo e altri progetti innovativi e di sicurezza saranno messi in mostra da oggi, fino al primo maggio, nella vetrina di «Pompei 0079-2013» a piazza Bartolo Longo: il mini metrò che sorvola la città, le serre dell'arte per il risparmio energetico e l'Ecomuseo della città di Pompei. Di particolare suggestione sono le «serre d'arte», che si estendono su novantaquattro ettari, studiate come luoghi per la musealizzazione della produzione delle rose, l'installazione di opere d'arte e come un sistema fotovoltaico per il fabbisogno l'intera città. Le serre sono studiate con moderne concezioni di recupero dell'energia passiva per ottimizzarne l'utilizzo e il risparmio energetico. (Fonte: IL MATTINO)

25/04/2009 CROLLA PONTE VALENTINO A BENEVENTO

«Il mese scorso l’Archeoclub aveva segnalato una crepa sul vecchio ponte romano ma le autorità preposte non hanno disposto alcun sistema di tutela ed ora una parte consistente del monumento è crollata. Per la giunta comunale guidata da Pasquale Viespoli quel ponte doveva essere al centro del progetto per la valorizzazione e la utilizzazione turistica della via Traianea; per l’amministrazione guidata da Fausto Pepe quel monumento è parte fondamentale per la candidatura di Benevento tra i siti Unesco; la Soprintendenza archeologica ha consentito che il Consorzio Asi spendesse altri soldi pubblici per costruire un altro ponte di ferro e cemento proprio attaccato a Ponte Valentino, ma nessuno si è preoccupato di realizzare un semplice sistema di tutela del monumento sul quale fino a pochi giorni fa sono transitati pure i camion che hanno prelevato sabbia e pietre dal fiume. E tutto questo nonostante gli appelli accorati del compianto Pietro Giorgione (ex consigliere comunale e battagliero difensore delle testimonianze storiche della città, ndr). Altrabenevento annuncia la presentazione di un esposto alla Procura della Repubblica». (Fonte: CAMPANIAPRESS)

24/04/2009 RESTAURO PER LA PORTA DI ACCESSO A TREBULA (CE)

Sommando la luce dell’apertura e lo spessore della muratura che la sovrasta, risulta alta più di sette metri la porta d’accesso all’antica Trebula Balliensis, oggi Treglia, frazione di Pontelatone, il centro sannita-casertano situato a breve distanza da Calvi Risorta (la Cales romana), Capua e Teano. Di più.
Il varco, dalla forma a ogiva (simile alle porte di Micene o Tirinto, dunque), scoperto e recuperato da Nina Passaro e Antonio Salerno, funzionari archeologi della Soprintendenza di Caserta e Benevento, si trova in un bastione che è lungo quindici metri e spesso quattro metri».
In buona sostanza - sottolinea Mario Pagano, soprintendente archeologo di Caserta e Benevento - quell’ingresso è senza paragoni in Europa». Se a questo si aggiunge che l’apertura, monumentale, è magnificamente conservata sia come geometrie sia dal punto di vista architettonico - strutturale allora ben si comprende la valenza del rinvenimento di Treglia.
A riprova dell’importanza dei recuperi effettuati sono in agenda due iniziative. La prima, domani, prevede la presentazione alla cittadinanza degli scavi recenti; nell’altra, alla Seconda Università di Napoli, nella sede di San Francesco, a Santa Maria Capua Vetere, alle 10 di martedì 28, si presenterà il saggio Trebula Balliensis curato, tra gli altri, da Mario Pagano, Domenico Caiazza, Giuseppe Grossi e Natascia Pizzano.
Indicata dagli studiosi come la «Pompei» del Sannio, perché al pari della città vesuviana è rimasta sigillata per un tempo lunghissimo, ma con la differenza che a seppellirla furono quattro colate di fango alluvionale scese dal massiccio trebulano, la città sannita sta restituendo reperti eccezionali per valenza storica, archeologica e culturale.
Il recupero della porta principale e delle postierle (sono stretti varchi d’accesso ai camminamenti per le guardie) che le stanno ai lati sono, difatti, solo una minima parte di quanto rinvenuto negli ultimi mesi.
Poco distanti dal principale accesso cittadino, inglobata in una seconda cortina difensiva, è stata rinvenuta una tomba-heroon, ovvero un monumento sepolcrale, risalente IV secolo avanti Cristo, che per l’importanza di quanto custodito e per la venerazione di cui era fatto oggetto non solo non fu demolito allorché vennero costruite le mura della città, ma per disposizione dei governanti ebbe un nuovo ingresso in sostituzione di quello occultato dalla cinta muraria. Inoltre, è stato individuato uno dei decumani cittadini ancora con il basolato di calcare perfettamente conservato. Ancora, sono state rinvenute numerose tombe, tra cui una risalente al IV secolo avanti Cristo, i resti dell’acquedotto cittadino e una statua, che secondo il soprintendente rappresenterebbe «Costante nelle vesti di Cesare imperatore».
L’intera area oggetto dei recuperi costituirà il primo nucleo del Parco archeologico dell’antica Trebula.
Un giacimento culturale che contiene anche un importante impianto termale per il quale è stato previsto il recupero sistematico. La therma, che conserva ancora tutti rivestimenti in pregiato marmo policromo, secondo gli archeologi venne realizzata in epoca imperiale e fu restaurata e dedicata a Costantino poco prima di essere distrutta da un violento terremoto del 346 dopo Cristo.
«Insomma - rimarca Domenico Caiazza, ispettore onorario per i Beni culturali del territorio trebulano - stiamo riportando alla luce una città che non solo viene ricordata da Livio, Cicerone e Plinio il Vecchio, che è descritta nell’epigrafia sannitica e romana, ma che attirò anche l’attenzione di Lord Hamilton». Quest’ultimo, ambasciatore inglese alla corte dei Borbone, fu a Trebula per ben due campagne abusive di scavo, depredando vasi e suppellettili preziose dalle tombe intercettate.(Fonte: IL MATTINO)

15/04/2009 FONDI PER IL MUSEO DI CALES (CE)

Per Calvi Risorta il ministero alle Infrastrutture ha erogato un milione e mezzo di euro per la realizzazione del progetto «Arcus». I fondi dovranno essere utilizzati per la realizzazione del museo nel Castello Aragonese e per la sistemazione delle vie di accesso ai siti archeologici caleni. Le opere riguarderanno il rifacimento di strade, aree di sosta, parcheggi, segnaletica verticale ed orizzontale, percorsi pedonali e piste ciclabili.
Il tutto per rendere maggiormente più visibile e fruibile, da parte di studiosi e visitatori, l’area storico-artistica di Cales. Soddisfatto il vicesindaco con delega ai beni culturali, Piero Salerno, che dichiara: «Come ci era stato detto già, allora, nei tavoli di concertazione del Pit Antica Capua, il comune di Calvi era uno dei pochi a livello nazionale che aveva i requisiti per richiedere questi finanziamenti, se solo avesse posto in essere una adeguata progettazione esecutiva; ed allora abbiamo deciso di attivare questo canale che per noi è una svolta importante nella politica di valorizzazione dell’area archeologica». (Fonte: Il Corriere del Mezzogiorno)

14/04/2009 SCOPERTA NELLA CATTEDRALE DI SAN PRISCO A NOCERA INFERIORE (SA)

É bastata una picconata in una parete rivestita da marmi e stucchi pregiati per riportare alla luce un vero tesoro dall'inestimabile valore storico e teologico. Sensazionale scoperta nella cattedrale di San Prisco al rione Vescovado a Nocera Inferiore dove sono in corso lavori di restauro.
Un sarcofago tardo antico, risalente probabilmente al periodo Repubblicano, è spuntato dalla zona retrostante uno degli altari laterali. Uno simile, scoperto qualche tempo fa, è custodito al museo di Sant'Antonio, sempre a Nocera Inferiore. Il reperto, venuto alla luce al momento solo parzialmente, è a lavorazione strigliata e riportante uno stemma gentilizio.
Dovrebbe trattarsi di quello di un vescovo, visto che si intravede il pascolare anche se all'interno pare siano state intraviste le spoglie mortali di almeno due persone che, vista l'importanza del luogo di sepoltura, hanno dato sicuro lustro al territorio. Della clamorosa scoperta è stata informata la Soprintendenza di Salerno che presto effettuerà i dovuti sopralluoghi per verificare l'entità della scoperta.
«Quando si effettuano simili scavi le sorprese non mancano mai - ha commentato con una punta di orgoglio Don Natale Gentile - si potrebbe trattare di un sarcofago risalente al quarto o quinto secolo, ma saranno solo le indagini della Soprintendenza Archeologica ad accertarlo con precisione così come l'identità delle spoglie contenute. Si dovrebbe trattare, comunque, di una personalità che ha dato sicuro lustro all'Agro visto che è stato seppellito in un'area così sacra qual'è l'area sepolcrale di San Prisco».
Gli scavi effettuati già qualche tempo fa avevano portato alla luce elementi di notevole importanza sia sul piano storico che su quello prettamente archeologico e culturale. Sospesi per alcuni mesi, i lavori sono ripresi proprio qualche giorno fa e non hanno portato alla luce solo il sarcogafo. Dal cantiere sono venute fuori anche due colonne dell'impianto precedente alla chiesa così come fu fatta ricostruire dopo un terribile terremoto verificatosi nel 1688.
Una delle colonne è perfettamente conservata perché incastonata in un pilastro successivo, l'altra invece, forse perché sporgeva rispetto al ridisegno della nuova pianta, è come piallata in un lato. Il ritrovamento ha suscitato scalpore e non mancano quelli che credono che, se continuassero i lavori, che contano anche sulla collaborazione del professore Teobaldo Fortunato - si potrebbero addirittura ritrovare i resti dell'antico vescovo, quel Prisco al quale tutti i nocerini sono devoti. E al quale è dedicata anche la cattedrale. Proprio su quest’ultima vicenda, infatti, negli ultimi tempi si sono sprecati convegni e studi e anche la pubblicazione di qualche libro che però non hanno portato a nessuna certezza proprio perchè sembra sempre che manchi qualche tassello definitivo al complicato mosaico. Che il sarcofago venuto ora alla luce sia proprio il tassello mancante? La risposta dovranno ora darla gli archeologi e gli studiosi della storia religiosa dell’Agro nocerino. Una risposta dalla quale potrà anche discendere la riscrittura dell’intera storia di quel periodo. (Fonte: Il Mattino)

04/04/2009 RIAPRE LA VILLA DEL PAUSILYPON

Vedio Pollione, cavaliere romano dalle grandi ricchezze, era noto alla corte di Augusto per l´attitudine alla ferocia. Quando un suo schiavo ruppe un vaso di vetro si infuriò talmente che ordinò di immergerlo vivo nella vasca delle murene. Tanto implacabile fu il suo ordine che l´imperatore intervenne, sottrasse lo sbadato schiavo alla morte e nella vasca delle murene fece buttare tutta la collezione di vetro di Pollione. Le malefatte in vita contrastano parecchio con la sua eccezionale dimora napoletana alla Gaiola. Nove ettari di panorami da favola a cui, forse per contrappasso, lo stesso Pollione diede il nome di "Pausylipon" dal greco "pausa del dolore". Ora, dopo un anno e mezzo di restauri, la Villa Pausilypon riapre al pubblico. Da oggi, dalle 9 al tramonto, basterà arrivare alla punta di Coroglio per attraversare il corridoio ombroso della grotta di Seiano, 800 metri in mezzo al tufo modellato dal vento che si apre alla luce e rivela lo splendore del verde che circonda l´Odeon e il grande teatro con vasca per gli spettacoli acquatici, unico al mondo (un altro simile esiste soltanto in Turchia).
Dagli scavi della soprintendenza speciale di Napoli e Pompei sono venuti alla luce l´acquedotto, due tempietti, l´area alla sinistra del teatro e un nuovo belvedere con panorama mozzafiato dalla punta più alta della collina di Posillipo. Grande attenzione è stata riservata anche alla macchia mediterranea, a cui ha prestato le sue cure Annamaria Ciarallo, del laboratorio di ricerche applicate della Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei. Rimessi a posto i lecci e i cespugli di lentisco, piante che in questa terra vivono da sempre, è stato ripristinato un antico sentiero di epoca romana che, tra il verde della natura porta direttamente ad una balconata a strapiombo sul mare e sull´isolotto dove giace, in abbandono da decenni, la villa "sfortunata" che fu acquistata dagli Agnelli prima e dal miliardario americano Paul Getty poi. All´interno della villa ritrovata e restituita alla città (l´ingresso è gratuito) a maggio Iaia Forte leggerà brani tratti dai classici latini, per un itinerario che all´archeologia e alla natura aggiunge anche qualche momento di spettacolo. Proprio in quest´ottica sono nati gli appuntamenti "Archeologia e natura nella Baia di Napoli", che dal 18 aprile e fino al 6 giugno proporranno letture teatralizzate con la presenza di Cristina Donadio e della stessa Forte (il sabato, a partire dalle 12, senza biglietto supplementare, per informazioni 081 857 5347). (Fonte: TIZIANA COZZI su Repubblica Napoli)

03/04/2009 BENI CULTURALI DELLA CAMPANIA IN CRISI

Beni culturali, la crisi è già una realtà per i 400 musei, monumenti e siti archeologici italiani: nel 2008 hanno perso il 3,88% dei visitatori e l’1,9% degli introiti, con una flessione ancora più pesante (-4,64%) se ci si concentra sui 30 più gettonati. Maglia nera alla Campania (-13,88% visitatori), che paga il diminuito appeal dovuto alla vicenda immondizia con un calo di quasi 3 milioni di euro negli introiti (-10,54%).
Il dato più allarmante riguarda gli Scavi di Pompei che, pur restando nel top delle mete preferite, perdono il 12,25% dei turisti (e quasi 2 milioni di euro). La Reggia di Caserta perde due posizioni e più di 150 mila visitatori e il Museo archeologico di Napoli retrocede di tre posizioni, con una flessione anche per gli Scavi di Ercolano e la Grotta Azzurra
Campania infelix. Che la nostra regione sia uno scrigno indiscutibile di tesori (ambientali, archeologici, monumentali, storico-artistici, architettonici) e un concentrato di città d’arte, unanimamente riconosciuto, è arcinoto. Eppure, proprio la Campania si aggiudica la maglia nera della cultura nel 2008. I dati parlano chiaro. E sono neri: pesante flessione di visitatori (-13,88%) per musei e aree archeologiche, perdita di introiti lordi che sfiora i tre milioni di euro (-2 milioni e 972.904 euro), pari ad un decremento del fatturato del 10,54%. A suggellare, anzi amplificare una tendenza negativa per il turismo culturale in Campania post-emergenza rifiuti, peraltro già annunciata l’estate scorsa, è il resoconto del 2008 elaborato dal servizio statistica del ministero dei beni culturali su visitatori e introiti lordi dei 400 musei, monumenti e aree archeologiche statali. E non consola il fatto che, a sorpresa, la Campania sia seguita nel suo primato negativo dalla Toscana, altra regione gettonatissima come meta turistica, che nel 2008 ha tuttavia perso il 7,58% dei visitatori e ha dovuto far fronte a un calo di un milione e 274.833 euro dei suoi introiti lordi. Né solleva sapere che anche il Museo di Palazzo Ducale a Mantova perde nientemeno che sette posti nella classifica dei primi trenta monumenti più visitati, passando dal ventesimo del 2007 al ventisettesimo del 2008 (-20,30% dei visitatori, -7,56% introiti); o, ancora, che l’Accademia di Brera di Milano esce dalla lista, facendo posto al Castello Scaligero di Sirmione: unica new entry della classifica.
A scorrere i dati, certo, si scopre che il «trend» è comunque generalizzato, con una flessione del 3,88% dei visitatori del Bel Paese che in soldoni causa un calo degli introiti dell’1,91% (-2.028.453 di euro). Si apprende inoltre che i primi 30 fra musei, monumenti e siti archeologici statali hanno avuto in generale, nel 2008, 18 milioni e 472.566 visitatori, ossia quasi un milione in meno rispetto all’anno precedente (-4,64%), con circa 93 milioni di euro di introiti lordi, ovvero oltre un milione di euro in meno (-1,22%).
Ma colpisce che, pur restando nel top delle mete preferite ”gioielli“ come il Colosseo, gli scavi di Pompei (al secondo posto in classifica) e gli Uffizi, Pompei assediata dall’immondizia perda comunque il 12,25% dei turisti (e quasi 2 milioni di euro: -8,99%), il circuito della Reggia di Caserta perda due posizioni e più di 150 mila visitatori e il Museo archeologico di Napoli retroceda di tre posizioni, con una flessione anche per gli Scavi di Ercolano e la Grotta Azzurra di Anacapri.
E colpisce pure apprendere, in tale contesto, che solo il Lazio scansi, di fatto, il segno rosso nei suoi bilanci con una tenuta dovuta, secondo l’indagine, soprattutto al traino di un simbolo dell’immaginario collettivo come il Colosseo e in generale dei monumenti romani, che guadagnano sia in visitatori (+6,41% nel 2008, corrispondenti a 727.648 persone) sia in introiti: quasi due milioni di euro in più. Persino l’Anfiteatro Flavio - malgrado le critiche e il degrado - continua ad aumentare il suo appeal tra i turisti (cresciuti del 7,58% nel 2008), incassando così oltre 2,5 milioni di euro in più (pari a +(,59%).
Le cause? Secondo Pier Giovanni Guzzo, soprintendente archeologo di Pompei, «c’è ben poco da commentare: questi dati si commentano da soli. Emergenza rifiuti, cattivo tempo, meno soldi in tasca o scelta di spendere quei pochi soldi diversamente: sono tante le cause del calo di turisti. Ma io posso rispondere - continua - solo per l’interno degli scavi archeologici. Non per l’esterno: per un contesto (infrastrutture, ricettività, eccetera) che non dipende da me. E su questo potrei fornire ulteriori cifre».
Quali?
«Rispetto a quindici anni fa - aggiunge Guzzo - abbiamo più che raddoppiato l’area archeologica visitabile, grazie all’autonomia della Soprintendenza, e a finanziamenti europei. Se nel 1994 la percentuale dell’area scavata messa in sicurezza era solo del 14%, oggi è il 31%. Ma il problema è che l’area non è completamente fruibile per la mancanza di custodi a salvaguardia del patrimonio archeologico. E l’assegnazione dei custodi dipende dal ministero».
Gianfranco Cerasoli, segretario generale Uil per i beni culturali, attribuisce alla crisi economica le ragioni della débacle: «Se si guardano i dati complessivi per regioni - dichiara - il calo è stato del 3,88% e solo 4 regioni non registrano flessione dei visitatori, quali il Lazio che ha un 6,4% in più, l’Abruzzo il 6,65%, il Molise il 6,97% e la Puglia con il 3,84%».
Questi dati, spiega Cerasoli, dimostrano «due aspetti importanti quali da una parte la minore disponibilità di soldi nelle tasche dei visitatori e dall’altra il fallimento dell’azione di governo che si è accanito contro il settore della cultura apportando tagli per quasi un miliardo e mezzo di euro». (Fonte: Il Mattino)

02/04/2009 ALLARME REPERTI NEI CANTIERI DEL METRO' A NAPOLI

Sabato prossimo il sindaco Rosa Russo Iervolino visiterà il cantiere della Metropolitana di Piazza Municipio. In merito ai lavori in corso e sulla tutela delle opere archeologiche il sindaco, non ha usato giri di parole. Sogno una metropolitana compatibile con i reperti archeologici. Una mefropolitana archeologica. La nostra città ha urgenza di finire i lavori - ha affermato il sindaco - ma ogni volta che ci mettiamo al lavoro troviamo reperti archeologici di grandissimo valore e giustamente dobbiamo fermare tutto . Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente della commissione consiliare alla cultura Pasquale Sannino. E' giusto e sacrosanto rispettare i tempi per realizzare le stazioni del Metrò - afferma - Ma è necessario valorizzare le opere archeologiche che emergono e non disperdere le professionalità dei lavoratori addetti al restauro artistico. Promuover una riunione per ascoltare i lavoratori - aggiunge - contestualmente chieder la presenza dell assessore alla cultura Nicola Oddati. Nei prossimi mesi potranno essere utilizzati nella nostra città milioni di euro per il centro storico e la cultura. Perche i lavoratori del restauro devono emigrare? . Nel frattempo, associazioni e comitati esprimono dubbi sulla gestione dei lavori. Che fine fanno i reperti archeologici rinvenuti nei cantieri del Metr ? Si possono restaurare in fretta giacimenti culturali emersi dal sottosuolo? Quante risorse provenienti da fondi ordinari e straordinari sono state stanziate per il restauro delle opere? Alcune associazioni hanno diffuso foto e video. Si vedono ruspe che coprono gli scavi archeologici di piazza Municipio con il terreno e i detriti, alimentando proteste e indignazione. Le immagini del presunto scempio stanno facendo il giro del mondo. Stando ad alcune indiscrezioni raccolte a Palazzo San Giacomo è imminente un'ispezione di funzionari dell'Unesco. Dunque, emerge la necessità non rinunciabile di un'attività di progettazione trasparente e duttile. Poiché infatti l'attività prevalente negli scavi della metropolitana - ha affermato l'urbanista Giulio Pane - è stata finora quella della documentazione e del rilievo delle emergenze archeologiche, sembra quasi che la problematica di restauro, non sia stata affatto ajfrontata . Insomma, si sarebbe dovuto revisionare la progettazione almeno delle stazioni allo scopo di ridurre al massimo l'impatto dell'intervento e consentire non già quel rilievo da Croce Rossa, ma salvaguardare i resti lì dove essi si trovavano. Cosa non solo non difficile, per chiunque sia in grado di articolare un progetto di restauro appena complesso, ma persino largamente auspicabile, in nome di una convivenza e compresenza testimoniale che viene sempre pi minacciata dalle istanze univoche dell'impazienza e della fretta. (Fonte: Cronache di Napoli)

02/04/2009 DIECI ITINERARI ARCHEO-BOTANICI PER I GIARDINI ANTICHI

Dieci itinerari archeo-botanici per riscoprire i viridari e i giardini realizzati duemila anni fa nelle ville e nelle domus patrizie di siti archeologici da Baia a Capri, passando per Cuma, Ercolano, Pompei e Sorrento.
L’iniziativa, che durerà due mesi e sarà inaugurata con l’apertura dei giardini del parco archeologico del «Pausilypon», si intitola «Archeologia e Natura nella baia di Napoli» ed è stata finanziata dell’assessorato al Turismo e ai Beni Culturali della Regione Campania.
I percorsi e il recupero delle aree archeologiche a loro collegate sono invece stati attrezzati dal laboratorio di ricerche applicate della Soprintendenza speciale per Napoli e Pompei. Dunque, a inaugurare gli itinerari sarà la villa che fu di Vedio Pollione, uno degli uomini più ricchi della Roma tardo repubblicana, che fregiava del titolo equestre di «cavaliere», sicuramente acquistato con una barca di sesterzi.
La villa, il cui nome «Pausilypon» significa «riposo dagli affanni», era stata costruita a picco sul mare, dirimpetto all’isola di Capri, e con vista su Nisida e Miseno, ed era abbellita da ricercate architetture di verde e dai profumi piante aromatiche costose e rare. Di quei giardini, tuttavia, si avevano ben poche notizie nonostante si sapesse dell’esistenza di un viridario (giardino delle case patrizie) di notevole bellezza.
La ricostruzione dunque è stata fatta «seguendo lo schema di verde presente nella Casa dei Casti Amanti di Pompei e usando piante di mirto e artemisie, molto diffuse nell’area» sottolinea Annamaria Ciarallo, responsabile de laboratorio di ricerche pompeiano. Dell’area di Cuma, che ha visto la sistemazione dell’Acropoli, viene presentato l’intero complesso degli ambienti naturali che circondano l’area archeologica e la risistemazione del lecceto, delle dune, dei laghi effimeri.
A Baia, invece, i lavori hanno riguardato tutta l’area che circonda il castello, sede del nuovo e straordinario Museo archeologico dei Campi Flegrei e di una villa romana inglobata nel Padiglione Cavaliere. A Pozzuoli, i lavori di recupero e restauro hanno interessato il Serapeo che è stato ripulito. Di Ercolano viene proposto il nuovo ingresso realizzato dalla Soprintedenza. Per Oplonti c’è stata una sorta di ristrutturazione generale dei giardini della Villa di Poppea. La necessità era scaturita dalle poco puntuali sistemazioni precedenti, effettuate su dati alquanto imprecisi, cosa che è stata corretta dai risultati delle ultime analisi su piante e pollini.
Tra il prato e i giardini di Poppea crescevano difatti ben 89 varietà vegetali tra cui spiccavano i papaveri e le viole, la gramigna e numerose specie di leguminose. Cinque nuovi vigneti sperimentali, uno dei quali impiantato nell’Orto dei Fuggiaschi, costituiscono il percorso pompeiano dell’iniziativa. A Sorrento vengono proposti gli scavi assieme a più ampi itinerari naturalisti. In particolare vengono presentati gli scavi della villa della Regina Giovanna e i sentieri che vi sono stati rifatti; c’è poi il percorso di Punta Campanella del cosiddetto «tempio».
Sull’intero tratto sono stati sistemati i muretti a secco che costituiscono una delle maggiori caratteristiche dell’area. Infine c’è Capri con ben due itinerari, quello che riguarda Villa Jovis e l’altro di villa Damecuta. La prima fu la residenza dell’imperatore Tiberio per quasi un anno; l’altra, sempre utilizzata da Tiberio, era invece la sua residenza estiva e venne scavata da Amedeo Maiuri a partire dal 1937. I percorsi, che saranno accessibili ogni giorno e il sabato e la domenica saranno dotati di un info-point, non saranno tuttavia chiusi alla fine dell’iniziativa. «Ci siamo attrezzati - spiega Ciarallo - perché i turisti possano muoversi lungo quegli itinerari anche in seguito. Insomma non abbandoneremo la valorizzazione dei siti e di quanto a essi collegato». (Fonte: Il Mattino)

02/04/2009 RIAPRE IL PARCO ARCHEOLOGICO DEL PAUSILYPON

Riapre finalmente al pubblico una meraviglia di questa città, misconosciuta ai più. Altrove, in altre realtà del mondo, il teatro romano di Posillipo (più correttamente andrebbe detto Pausilypon) a picco sulla baia di Trentaremi, sarebbe da anni una risorsa: un sito di estrema suggestione, monumento di rara bellezza, nascosto ai più, e - quel che è forse peggio - inutilizzato. Cose che solo a Napoli, ricca di testimonianze insigni della storia, possono accadere. Ma il velo di silenzio sta per cadere, dopodomani al teatro Pausilypon andrà in scena il primo degli appuntamenti che per sei sabati (fino al 2 giugno) restituirà alla città un monumento importante, segno della grandezza di questa città in epoche passate.
Stavolta dovrebbe essere per sempre, domani il soprintendente archeologico di Napoli e Pompei, Pietro Giovanni Guzzo, annuncerà la lieta novella. La riapertura del teatro romano - in opus reticulatum, duemila posti (ma alcuni testi ipotizzano una capienza di 12mila spettatori), in origine rivestito di marmi - si inserisce nell’ambito di una iniziativa della Soprintendenza Archeologica («Archeologia e Natura nella Baia di Napoli, 10 percorsi tra il verde e la storia» con letture classiche di Cristina Donadio e Iaia Forte a cura del Teatro Stabile Mercadante) che coinvolgerà Napoli e Pompei, e le aree archeologiche costiere del territorio napoletano (Capri inclusa). Fin qui l’iniziativa il cui dato significativo sta nella riconsegna alla fruizione del teatro che incombe su Trentaremi e del suo piccolo Odeon, dove Cristina Donadio inaugurerà le letture degli autori della classicità.
Al Pausilypon hanno potuto mettere piede in pochi, per qualche visita episodica (per il G7 del ’94, ad esempio), una edizione (1999) del Festival di Poesia (sparito anche questo), e di «Teatri di pietra» (nel luglio di due anni fa), ma adesso è diverso, adesso il Pausilypon dovrebbe (il condizionale è un rifugio di cautela) entrare nel circuito monumentale cittadino e costituire un’altra opportunità per le attività culturali. Come gli altri teatri. I lavori di risistemazione e restauro vanno avanti da vent’anni, dal 1988 per l’esattezza, condotti dall’archeologo Giuseppe Vecchio, che con tenacia ha vigilato affinché il compito assegnatogli portasse alla restituzione dell’area monumentale della Gaiola alla funzione che le è propria. Costruito secondo i criteri dei greci, e cioè sfruttando il pendìo naturale dei terrazzamenti, il Pausilypon è un teatro unico nel suo genere in Italia, dal momento che fu realizzato, in età augustea, secondo il «modello Asia Minore» e cioè con una vasca per giochi acquatici: è detto anche teatro maggiore, aveva tredici ordini di sedili nella cavea (le gradinate inferiori) e sei ordini in quella media.
L’emiciclo misura quasi cinquanta metri, la vasca per gli spettacoli acquatici presentava anche i segni per una struttura di copertura mobile di legno, altre per il sipario ed anche alcune per il velum, protezione per i personaggi importanti che assistevano allo spettacolo. Il bacino per l’acqua era contornato da statue ed una di queste, la «Nereide su pistrice», è all’Archeologico.
Finora il fatto che l’area fosse di proprietà privata (dell’imprenditore del grano Franco Ambrosio, prima ci aveva abitato il latinista Ettore Paratore) aveva impedito la soluzione della vicenda: dopo il fallimento dell’Italgrani di Ambrosio la Regione il 9 luglio 2002, con gli allora assessori Anzalone (Demanio e Patrimonio) e Di Lello (Beni culturali) diede notizia dell’acquisizione per 450mila euro dei nove ettari del parco archeologico dove aveva sede la Scuola di Virgilio, la Villa di Vedio Pollione (la Villa Imperiale, donata da Pollione alla sua morte ad Augusto) un Tempio, un sacrario, un piccolo stadio per la corsa: un paradiso, insomma. In epoca antica si raggiungeva la zona per mare, dal lato della Gaiola, non essendo agevole la risalita da Trentaremi, successivamente l’accesso al parco è stato possibile attraverso la grotta di Seiano (la galleria artificiale realizzata in epoca romana da Lucio Cocceio, riscoperta per caso nel 1840) e i suoi 800 metri scarsi di camminamento, da Coroglio; oppure, ma più raramente, dalla discesa Gaiola. La grotta di Seiano continuerà ad essere l’ingresso privilegiato per arrivare a godere delle atmosfere di altri tempi, permeati dalla magia di Virgilio, dalle leggende legate a Vedio Pollione, dal sapore dell’antichità. Oltre che da una bellezza paesaggistica mozzafiato.  (Fonte: Il Mattino)

26/03/2009 ARRIVA IL PARCO ARCHEOLOGICO DI ATELLA?

Dopo quarant'anni, il Parco archeologico di Atella vedrà finalmente la luce. Tra un mese partiranno i lavori del secondo lotto dei finanziamenti regionali (2 milioni e mezzo di euro), a conclusione dei primi interventi di ristrutturazione dell'ex casa comunale di Atella di Napoli, destinata a diventare un centro per la promozione della città antica, per lo studio, il restauro e l'esposizione dei reperti provenienti dagli scavi. I fondi serviranno anche a recuperare il cosiddetto Castellone, parte del complesso termale e unica struttura «in alzato », ossia che affiora dal terreno, sopravvissuta fino ad oggi. «Terminata la prima fase dei lavori — spiega l'assessore all'Urbanistica del Comune di Sant'Arpino, Elpidio Iorio — con l'utilizzo di una porzione dei finanziamenti, di oltre 2 milioni di euro, finalmente cominceremo a scavare. Il terreno interessato è di circa 40 mila metri quadri. L'obiettivo, effettuati gli espropri, è quello di trovare il vecchio Anfiteatro di Atella, segnalato dalle fonti storiche. Questa scoperta qualificherebbe il nostro territorio a livello nazionale ed internazionale. Con la Sovrintendenza ai beni archeologici stiamo preparando un'accurata campagna di scavi che, ci auguriamo, sia soddisfacente. Non meno importante sarà il recupero del Castellone, l'antico complesso termale dove il sommo poeta Virgilio lesse, in anteprima, all'imperatore Augusto, le Georgiche. L'idea è quello di riportarlo agli antichi fasti, dopo che l'usura del tempo lo ha ridotto a rudere». Facendo un salto all'indietro, i primi scavi della Sovrintendenza furono effettuati alla fine degli anni Sessanta, attività che fece conoscere agli abitanti del luogo le ricchezze presenti nel sottosuolo dell'antica città «osca». Pavimenti, necropoli, resti di strutture termali d'età imperiale e altri reperti sono stati recuperati nel corso degli anni ma, solo nel 2003, dopo l'interessamento del premio Nobel Dario Fo, che prese parte alla rassegna teatrale di Sant'Arpino «Pulcinellamente », la Regione Campania stanziò il finanziamento di 5 milioni di euro per la realizzazione di un parco archeologico nell'area dell'antica Atella che, oggi, comprende le città di Sant'Arpino, Succivo, Frattaminore e Orta di Atella. Fino a quel momento l'unico progetto portato a termine era stato quello del Museo archeologico dell'agro atellano, inaugurato a Succivo nel 2002, attraverso il quale gli studenti del comprensorio hanno potuto conoscere la storia degli «osci», le origini del loro insediamento nel territorio di Atella e i loro rapporti con i capuani, i sanniti e i romani. Già conosciute erano le «fabulae atellane», brevi ed improvvisate azioni sceniche di natura comico- satirica. In esse apparivano dei personaggi fissi che recitavano con delle maschere sul viso, rappresentando Pappus (un vecchio scemo), Buccus (un chiacchierone), Dossenus (un gobbo astuto) e Maccus (un ghiottone). A detta di alcuni studiosi, da quest'ultimo sarebbe poi nato Pulcinella. A volere fortemente il Museo è stato il presidente dell'Archeoclub di Atella, Giuseppe Petrocelli che, oggi, è polemico nei confronti dell'Unione dei Comuni di Atella. Nelle scorse settimane, Petrocelli ha inviato una lettera ai sindaci delle quattro città, nella quale ha espresso la sua preoccupazione per la mancanza, tra i Comuni interessati, di un piano coordinato di gestione del patrimonio archeologico, storico e artistico dell'Agro atellano. «La politica spicciola — afferma il presidente dell'Archeoclub — non può garantire il rilancio culturale del territorio. Per ottenere risultati lusinghieri non basta finanziare dei progetti, ma devono essere coinvolti gli enti e le associazioni che hanno competenze specifiche in materia. Vedrei bene una fondazione o, meglio ancora, un consorzio, che garantisca un coordinamento efficace tra le istituzioni e i sodalizi operanti sul territorio». (Fonte: Il Corriere del Mezzogiorno)

15/03/2009 ERCOLANO (NA), RITROVATO RILIEVO NEOATTICO

Quasi certamente faceva pendant con l’altro rilievo neoattico trovato ben dodici anni fa - il 24 aprile 1997 - nella stessa domus, la scena scolpita su marmo rinvenuta il 18 febbraio scorso durante i lavori di ordinaria manutenzione degli edifici, nell’insula nord occidentale di Ercolano.
Il marmo, ritrovato ancora attaccato al muro, secondo gli esperti della Soprintendenza proporrebbe una scena dionisiaca con il dio del vino, Bacco-Dioniso, ritto su un piedistallo e reggente, nella mano sinistra, un kantaros (coppa); di fronte a lui si osservano due coppie formate da un uomo e una donna. La prima coppia, con la donna in secondo piano, mostrerebbe il maschio che regge un corno potorio, dal quale berrà vino; l’altra pare proporre l’elemento femminile impegnato in una danza simile a quelle previste dal rituale dionisiaco. Ma a un’analisi più approfondita si identificherebbe invece Sileno, dio dei boschi, ricevere sacrificio da due sposi (la prima coppia) appena uniti dal terzo personaggio, nel mentre la danzatrice suggella l’avvenimento con una danza rituale. Il rilievo rinvenuto nel ’97 mostrava invece una ninfa nuda, a eccezione delle gambe coperte da una veste finemente drappeggiata, mentre riempie un corno potorio a una fontana; di fronte, un satiro, la cui sola spalla sinistra era coperta con pelle di pantera, mentre tracanna il contenuto di un vaso. Il nuovo rilevo sarà presentato dal soprintendente Pietro Giovanni Guzzo e da Maria Paola Guidobaldi, direttrice degli scavi di Ercolano, alle 12,30 di martedì nella sala conferenze del Museo Archeologico di Napoli. Di più. La scena verrà inserita, e dunque sarà possibile ammirarla, fino al prossimo 13 aprile, tra i reperti esposti nella grande rassegna su «Ercolano. Tre secoli di scoperte», in corso al «Nazionale». Marted’ verrà anche proiettato il filamato del distacco del rilievo realizzatop da «labyrinthos» di Gianmatteo Matullo. Uno degli elementi significativi della scoperta è dato dall’ubicazione dell’edificio, situato nell’area cosiddetta di «Villa dei Papiri», ovvero nelle immediate adiacenze della strada che attualmente segna il confine tra le due aree archeologiche in fase di scavo: quella dell’antica Ercolano e l’altra che nel 79 dopo Cristo dovette essere il suo quartiere signorile. Il dato dell’agiatezza degli abitanti dell’insula viene confermato tanto dalla presenza di Villa dei Papiri quanto dai rinvenimenti che nel tempo si sono succeduti, tra cui la sedia- trono con impiallacciatura in avorio decorata a rilievo, ritrovata nel 2007 e, appunto, il quadretto marmoreo gemello. Il marmo recuperato è di notevole interesse, di fine lavorazione. Se a questo poi si aggiunge che si trovava incastonato in una parete la cui superficie era abbellita con pitture in IV stile che anche l’altro marmo, inserito nella parete opposta, proponeva una scena particolare, allora l’intera faccenda diventa interessante per gli studiosi se davvero si tratta di rappresentazioni bacchiche. E questo perché i riti dionisiaci erano divenuti fuorilegge a Roma e nelle sue province fin dal 187 avanti Cristo, allorché il Senato aveva vietato qualsiasi manifestazione in onore di Dioniso. E se dunque una scena di baccanale in una casa di Ercolano poteva apparire un fatto casuale, la presenza di due rilievi della stessa tipologia (se così fosse) nel salone principale della domus era intenzionale e costituiva un ciclo ben preciso, il cui significato adesso sarà materia di studio per gli specialisti. (Fonte: Il Mattino)

12/03/2009 SPUNTA L'ANTICA DOMIZIANA A LITERNUM

L’arteria realizzata a servizio della città romana fondata da Scipione l’Africano prima dell’avvento di Cristo sulle sponde del lago Patria, era stata ricoperta dal cemento e in grossa parte era andata distrutta dagli abusi edilizi sul litorale di Giugliano. Nei giorni scorsi una piccola parte è stata riportata alla luce nel corso della campagna di scavi all’interno dell’area archeologica chiusa al pubblico da anni. Poche decine di metri di lastricato di pietra che finiscono a ridosso del muro di cinta che separa la zona abitata dall’area oggetto di una serie di interventi da parte del Comune di Giugliano, concordati con la Soprintendenza di Napoli, per realizzare «Il parco e il museo archeologico di Liternum». Case con vista sui reperti archeologici, insomma, dopo essere state realizzate magari proprio in danno all'antica strada sommersa. Mentre la antica domitiana trova luce, il lungolago versa ancora nel degrado. Gli interventi annunciati dalla Provincia per la messa in sicurezza hanno riqualificato con una colata di asfalto solo un tratto, mentre si attende ancora l'installazione dei parapetti a protezione degli argini. Intanto gli interventi in corso negli scavi di Liternum hanno liberato un pezzo di terreno che teneva lontano il foro dalla sponda del lago salato a forma di cuore. Ora al posto delle erbacce, ci sono viottoli, piccoli ponti, barriere di protezione in legno e ampie aree da attrezzare per ospitare i turisti. Un immobile è stato già espropriato e a breve tutta la zona degli scavi potrà finalmente rappresentare il simbolo della rinascita di tutto il litorale. In progetto anche la realizzazione di un auditorium, un ufficio informazioni e locali per i servizi igienici. Completati i primi lavori avviati nel 2006 - con un primo fondo di due milioni di euro- che hanno restituito dignità al sito assediato dai rifiuti, ora si stanno investendo 4 milioni di euro dell’Europa stanziati dalla Regione Campania per completare la campagna di scavi e conservare i pozzi rinvenuti. Per la soprintendenza sarebbero da ricoprire per sottrarli all'incuria, mentre il Comune, invece, propone di esporli dietro teche blindate. «Resta da verificare la possibilità di modificare i progetti in corso d'opera», dice al riguardo il sindaco Giovanni Pianese. Cambia anche l’assetto urbanistico all’esterno. Ha contribuito a riqualificare la zona, anche l’abbattimento dell’ecomostro di tre piani che da venticinque anni incombeva all’ingresso dell’area archeologica e non è escluso che si proceda per altri immobili. Intanto, lo scheletro del palazzo abusivo, poi acquisito al patrimonio comunale, è andato giù sotto i colpi delle ruspe dell’esercito inviate dal Comune lo scorso dicembre perché violava i vincoli archeologici. Intanto, per sostenere lo sviluppo locale, l’anno scorso è nata l'agenzia provinciale Liternum Sviluppo Napoli Nord Spa, che promuove convegni e seminari. Passi importanti per poter riaprire al pubblico l'area archeologica e attivare un percorso virtuoso per il rilancio del turismo sul litorale.  (Fonte : Il Mattino)

10/03/2009 RIARDO (CE), CONTRO I TOMBAROLI

I ladri di antichità non portano via solo reperti ma sottraggono risorse economiche alle comunità. E' il pensiero dell'ispettore della Soprintendenza Nina Passaro che elogia i carabinieri dopo l'arresto di tre tombaroli e il recupero di diverse anfore, numerose antiche monete e di altri reperti archeologici. Nell'ultimo anno, bande ben organizzate provenienti dell'Agro Aversano sono state capaci di localizzare e scavare oltre 300 sepolture — alcune delle quali risalenti al VI secolo avanti Cristo — in località Lagoscello, nel comune di Roardo. Lo scorso fine settimana è arrivata una prima importante risposta delle forze dell'ordine attraverso l'arresto di tre uomini - tutti provenienti da Casal Di Principe - accusati di furto e danneggiamento di beni dello Stato. «L'enorme importanza storica della necropoli di Riardo — precisa Passaro— impone da parte di tutti scelte coraggiose e dirette principalmente allo cavo. E' questo l'unico modo per sottrarre alla criminalità inestimabili tesori che, altrimenti, saranno persi per sempre. Le forze dell'ordine sul territorio non saranno mai sufficienti per contrastare il fenomeno. Per questo sarebbe necessario anche l'intervento di sponsor privati capaci di finanziare sia gli scavi che l'eventuale allestimento museale dei ritrovamenti». In perfetta sintonia con Passaro l'amministrazione comunale di Riardo: il consigliere delegato ai beni archeologici esprime forte preoccupazione per l'assenza di un intervento da parte del ministero. «Da oltre due anni — afferma Roberto Pella — abbiamo sollecitato il competente Ministero ad intervenire. Finora, purtroppo, gli unici interventi sono stati quelli dei tombaroli. Unico baluardo contro questo degrado restano i carabinieri, ma ciò non può bastare. Ogni notte decine di tombe vengono scavate e portate via; le forze dell'ordine, sicuramente inadeguate per uomini e mezzi possono fare davvero poco per contrastare il fenomeno. Così, le ricchezze storiche di Riardo vengono depredate dalla camorra. La Soprintenza, senza soldi non può scavare, ci pensano i casalesi». (Fonte: Corriere del Mezzogiorno)

10/03/2009 UN TAVOLO TECNICO PER LA GESTIONE DEI BENI CULTURALI CAMPANI

Beni culturali, un tavolo tecnico per la gestione dei siti in Campania. Ieri mattina, la VI Commissione consiliare permanente, presieduta da Francesco Casillo, ha tenuto un'audizione con l'assessore regionale al Turismo e ai Beni Culturali Claudio Velardi. All'audizione, richiesta dal consigliere Pietro Diodato (An), hanno partecipato il presidente della III Commissione Turismo Giuseppe Sarnataro (PD) e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali. L'Assessore Velardi ha illustrato alla Commissione i contenuti dell'accordo di programma tra il Ministero per i Beni Culturali e la Regione Campania, con il quale è stato deciso che l'ente regionale gestirà ventitrè siti del patrimonio culturale campano. Velardi ha sottolineato che l'accordo sottoscritto lo scorso 13 febbraio con il Ministero è senza dubbio di portata storica. Per la prima volta ha osservato - si prevede la possibilità che una Regione gestisca determinati beni culturali. Con questa intesa, innovativa e sperimentale, cerchiamo di supplire alle carenze dello Stato, impegnandoci a valorizzare i siti oggetto dell'intesa, anche perché in Italia il divario tra costi e profitto, in materia di beni culturali, è davvero inaccettabile. Tale operazione costituisce anche una forma di federalismo - ha aggiunto Velardi: abbiamo, infatti, individuato ventitrè siti sui quali investiremo ingenti risorse economiche europee per renderli fruibili; a breve procederemo con l'elaborazione dei primi progetti. Partiremo con il Castello e il Museo di Baia. Allo scopo raf forzeremo i trasporti via mare. Poi sarà la volta della Certosa di Capri . Velardi ha anche reso noto che è stato incaricato di applicare l'accordo di programma un comitato paritetico formato da sei membri: tre nominati dal Ministero, altrettanti dalla Regione Campania. L'assessore ha chiesto il contributo dei sindacati per condividere le strategie e raggiungere così il migliore risultato possibile. A tal proposito ha annunciato la costituzione di un tavolo operativo che lavorerà parallelamente al comitato paritetico, ma che avrà il compito di elaborare i progetti per la riapertura graduale dei siti presi in esame. A tal proposito, Casillo e Diodato hanno rivendicato la piena partecipazione del Consiglio Regionale della Campania. Il presidente Casillo ha chiesto chiarimenti sul ruolo che la Scabec, la società incaricata di gestire i servizi nei siti culturali, dovrà ricoprire per evitare ulteriori sovrapposizioni, mentre Sarnataro ha posto l'accento sia sulla situazione in cui versano numerosi lavoratori del settore, che potrebbero essere recuperati attraverso questa operazione, sia sulla necessità di guardare ai beni culturali della regione nel loro complesso. Il consigliere Diodato ha voluto chiarire alcuni punti: Abbiamo fatto un passo avanti, considerando che soltanto oggi prendiamo visione dell'accordo col Ministero. Ci saremmo aspettati un maggior coinvolgimento del Consiglio rispetto a una tematica così importante, speriamo di ottenerlo in futuro. Adesso occorre capire come saranno gestiti i passaggi successivi, ovvero chi saranno i protagonisti veri dell'operazione e quante risorse verranno impiegate. E soprattutto ha ammonito Diodato attenzione a non assumere in blocco gruppi di persone da stabilizzare che non posseggono professionalità specifiche. Tutti i sindacalisti presenti all'incontro hanno auspicato il loro coinvolgimento nei piani di rilancio dei siti turistici e, soprattutto, la partecipazione al tavolo operativo. (Fonte: Metropolis)

10/03/2009 TEANO (CE), CONDOTTE IDRICHE SU STRADA ROMANA

Condotte idriche posate senza le necessarie autorizzazioni su una strada romana dell'antica Teanum Sidicinum, la Soprintendenza invita il Comune di Teano ad individuare e segnalare i colpevoli alle autorità giudiziarie. La richiesta è arrivata sul tavolo del sindaco Raffaele Picierno direttamente dalla Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Campania e dalla Soprintendenza per i beni archeologici di Caserta e Benevento. La strada, già assurta agli onori della cronaca grazie a precedenti segnalazioni di altre azioni di vandalismo e presunte opere abusive, costituisce un fondamentale riferimento cartografico per gli snodi viari archeologici è oggetto di opere edili di recupero (ma il cantiere è fermo da tempo) ed è dettagliatamente riportata nelle carte dell'Istituto geografico militare. Non a caso la Soprintendenza sottolinea accuratamente l'interesse rivestito dalla via Molara «corrispondente - si legge nel documento firmato dal soprintendente Mario Pagano - ad un'antica strada basolata facente parte della rete viaria della Teano antica». Se ne deduce chiaramente che i referenti dell'ente di tutela e gestione del patrimonio storico, a partire dall'ufficio archeologico di Teano, abbiano constatato direttamente che i lavori di scavo per la messa in opera delle tubazioni idriche hanno danneggiato gli strati di preparazione dell'antica massicciata. Proprio per questo adombrano l'ipotesi, in verità molto concreta, che proprio a causa di una esecuzione non a regola d'arte dei lavori, tali opere abbiano interferito con il sistema di smaltimento delle acque meteoriche provocando un ruscellamento che ha creato ulteriori danni alla struttura antica. Da ciò, l'invito diretto all'ente sidicino a «valutare le azioni del caso contro i proprietari che hanno eseguito i lavori e in ogni caso, a diffidare dall'esecuzione di ogni e qualsiasi ulteriore opera in assenza di autorizzazione». Il fatto è che, per puro paradosso e in virtù del vecchio regolamento idrico comunale, le opere in parole, eseguite dai privati, sicuramente sono state per tempo debito denunciata presso l'ufficio tecnico comunale assieme al piazzamento e all'attivazione dei contatori idrici con le relative matricole, per la necessaria operazione di sigillatura e per le successive periodiche letture. (Fonte: IL MATTINO)

25/02/2009 INTERVENTO DI PIER GIOVANNI GUZZO SUL PATRIMONIO CULTURALE CAMPANO

Ricordate, forse, quando musei, aree archeologiche e monumentali, tele, statue e affreschi vennero definiti «il nostro petrolio»?
L’equivoco, almeno semantico, continua: nonostante che, nel frattempo, per l’insieme di quelle opere d’arte sia invalso nell’uso la onnicomprensiva definizione di «Beni culturali». È fin banale ricordare che la cultura e i beni che ne traggono l’aggettivo sono prodotti dell’uomo, mentre il petrolio è frutto di geologiche trasformazioni di una materia in un’altra, sulle quali l’uomo non potuto ha esercitato alcun intervento. In quest’ultimo periodo di tempo (di cronaca, non geologico) assistiamo a un’ulteriore accelerazione di tali trasformazioni, semantiche e di merito: anche se, per ora, si tratta di annunci. Le aree archeologiche di Roma e Ostia e quelle vesuviane, a cominciare da Pompei, saranno affidate a commissari appartenenti alla Protezione civile. Come ognun sa, questo benemerito dipartimento svolge azioni di prevenzione e di intervento nel campo delle emergenze derivanti da fenomeni naturali: i quali non sono opera dell’uomo (anche se talvolta gli uomini sono causa di aggravamento dei danni causati dalla natura, come quando costruiscono nel letto dei corsi d’acqua oppure in zone franose). Una settimana fa il sottosegretario Guido Bertolaso ha fatto notare, a mezzo stampa, che un precedente intervento della Protezione civile a proposito di un restauro fiorentino non aveva raccolto le osservazioni critiche che adesso, invece, sono state sollevate dopo l’annuncio che lo stesso Bertolaso sarà nominato commissario per le aree archeologiche di Roma e Ostia. Come si può apprendere dal sito web della Protezione civile, a Firenze quel dipartimento operò una sponsorizzazione a favore della soprintendenza responsabile del restauro dell’«Ultima cena» del Vasari e del «David» di Donatello; inoltre ha lanciato un progetto di servizio civile per impiegare otto volontari nel Museo del Bargello. Di fronte a un così generoso intervento sia da mecenate sia di impegno civile contro la disoccupazione sarebbe stato singolare se qualcuno avesse protestato. Ma, di nuovo, appare palese la differenza tra lo sponsorizzare e il reclutare volontari e l’agire come commissario. Non si vorrebbe, quindi, che alle metamorfosi semantiche si aggiungesse quella comunicativa. In merito alle recenti cronache, possiamo osservare come il governo, dichiarandosi non soddisfatto dello stato delle aree archeologiche romane e vesuviane, vuole nominarvi commissari: ciò lo esime dal dotare di risorse finanziarie e professionali le soprintendenze, in quanto tali organi tecnici sono ritenuti le cause prime dell’insoddisfazione. Quale sia lo sviluppo futuro di un tale modo di agire non possiamo sapere: ma tristi, anche se indistinti, timori, come quello della «privatizzazione» (qualsiasi cosa significhi questa parola), paiono giustificati. Tanto più di fronte al decremento verticale dei bilanci ministeriali, già in precedenza analizzato e denunciato da parte di Salvatore Settis, e al fisiologico invecchiamento delle risorse professionali, non più adeguatamente rinnovate da anni. Sembra pertanto giustificato dedurre ulteriormente che, nelle possibili previsioni del governo, le attività tecniche di conservazione dei monumenti antichi siano destinate a ridursi progressivamente e ulteriormente: riciclandole, sotto la fascinosa etichetta della «tutela» (della quale troppo spesso ci si è fatto scudo, tralasciando il servizio al pubblico), in procedimenti non più metodologicamente giustificati e finalizzati all’intera filiera della conoscenza, della conservazione, della fruizione, ma solamente ormai di natura amministrativa che peraltro, mancando risorse finanziarie adeguate, si muteranno in burocrazia. Diversa prospettiva sarebbe stata offerta se il governo, insoddisfatto della condizione attuale di conservazione del patrimonio archeologico, avesse nominato come commissari, con congrue e fresche dotazioni finanziarie e con straordinari poteri, funzionari tecnici dei ruoli del ministero, altrettanto pubblici ufficiali e dirigenti dello Stato dei tecnici della Protezione civile. Ma i primi hanno la differenza, rispetto ai secondi, di possedere formazione ed esperienza professionali ben più vicine alla natura degli oggetti, cioè gli antichi monumenti, delle proprie cure di quanto ne posseggano geologi, ingegneri e vigili del fuoco: il tutto allo scopo prioritario di assicurare lunga e decorosa conservazione alla nostra storia e alla nostra cultura, non a quello di conservare un «potere» che non si capisce bene di che cosa si sostanzi. I tecnici della Protezione civile sembrano professionalmente preparati a fronteggiare dissesti causati dalle forze della natura (con la cautela di cui sopra). Per Roma e Ostia non si ricordano naturali cataclismi, se non una serie di terremoti nel corso dei secoli, mentre tutti sappiamo come il Vesuvio, incolpevole elemento naturale, provocò danni e distruzioni quasi 2000 anni fa. Il riandare a tale naturale catastrofe sembra far parte, ormai, più adeguatamente della storia, e quindi della cultura, che dell’attuale competenza della Protezione Civile. Il nostro augurio di buon lavoro va, comunque, ai commissari dei quali si annuncia il prossimo incarico, e a quelli che lo lasciano: in quanto coinvolti, bon gré mal gré, nella protezione della cultura, della storia e dei prodotti materiali conseguenti. Ma ci permettiamo anche l’augurio di non confondere natura con cultura né lucciole con lanterne.

23/02/2009 SOMMA VESUVIANA (NA), OCCHIALI MULTIMEDIALI PER LA VILLA AUGUSTEA

Se vi trovate al centro dell’area scavata dagli archeologi giapponesi nella cosiddetta villa di Augusto, a Somma Vesuviana, e vi sembra di vedere solo alcune malridotte colonne di pietra lavica, oppure dei muri alti sei-sette metri che stanno in piedi quasi per scommessa, provate allora a inforcare gli occhiali messi a punto da Altair4 Multimedia in collaborazione con l’Ikeuchi Lab Institute of Industrial Science, Computer Vision Laboratory dell’Università di Tokyo, e tutto cambierà.
Niente più muri diroccati; del tutto assente il calpestìo sconnesso o la terra battuta; nemmeno l’ombra di colonne spezzate. Vedrete le colonne ma diritte, alte e impreziosite alla loro sommità da stupendi capitelli corinzii; mosaici con migliaia di tessere; sarete stupiti dalle architetture che si presentano con archi che finiscono in chiavi di volta avveniristiche, visto che vennero realizzate 2000 anni fa. E, nelle nicchie poste ai lati delle aperture che mettono in comunicazione i saloni con vani affrescati, anche statue di marmo raffiguranti Dioniso, Apollo o sacerdotesse coperte da pepli finemente drappeggiati; le pareti, poi, sono dipinte con colori vivaci e impreziosite con eleganti motivi floreali, oppure risultano coperte da rilievi di stucco colorato. Potenza della tecnologia digitale. Di più.
Le sensazioni ricavate da chi guarda attraverso le lenti consentono di sentirsi immerso nella storia dei luoghi proprio come dovette essere per chi 2000 anni fa si trovava nelle stanze e nei locali sino ad oggi scavati.
La struttura riportata alla luce era infatti molto di più di una villa, così come la intendiamo noi.
Secondo le ipotesi che sono state elaborate dagli studiosi che da circa otto anni stanno lavorando nella zona periferica di «Starza della Regina» il complesso recuperato in quasi otto anni di lavoro non sarebbe che un piccolo assaggio di quello originario. La cifra di riferimento sono le grandi ville-città che l’aristocrazia romana, tra il I secolo avanti Cristo e il I secolo dopo Cristo, si faceva costruire in Campania, da Baia a Sorrento fino a Capri. Insomma un complesso, per intendersi, simile alla villa di Lucullo, che si dispiegava dall’attuale Piazza Municipio al Chiatamone e oltre: oppure come la villa dei Papiri a Ercolano, con i suoi trecento e passa metri di fronte al mare, i quattro piani di sviluppo in altezza e gli oltre quattrocento metri di penetrazione in direzione del Vesuvio. «Quella che stiamo scavando - ha osservato Giuseppina Cerulli Irelli, archeologa e in passato soprintendente archeologa di Napoli e Pompei - ci dà sempre maggiori certezze circa la sua appartenenza alle proprietà imperiali. E, visto che ci troviamo presso Nola, dove morì Augusto, allora non si comprende come un privato avesse potuto realizzare una struttura di tale ricchezza e bellezza senza incorrere nelle ire dell’imperatore. Dunque, manca la prova certa, ma i rinvenimenti ci indirizzano sempre di più verso una proprietà imperiale». Forse, appunto quella dove morì Augusto il 19 agosto del 14 dopo Cristo. Gli occhiali prodotti con la tecnologia made in Japan (che pesano pochissimo e possono essere inforcati anche sugli occhiali da vista), muniti di micro telecamere, e le ricostruzioni virtuali effettuate dagli specialisti italiani dell’Altair4 Multimedia (collabora con il magazine «National Geographic» e ha realizzato il corto virtuale della casa di Polibio, a Pompei, e degli ultimi istanti di vita dei suoi abitanti) permettono di muoversi senza alcun impedimento e di vedere inseriti nel quadro generale anche gli altri eventuali visitatori. Forse, in un futuro molto prossimo, consentiranno di ricostruire anche la storia dei cristiani che abitarono la villa.
«Abbiamo scoperto una croce - rivela Antonio De Simone, archeologo e docente del Suor Orsola Benincasa - tracciata con un carbone. Credo che sia stata segnata poco prima dell’eruzione del 472 dopo Cristo, quando già il cristianesimo era stato diffuso nell’area da Paolino da Nola. Altro dato interessante è la presenza, al di sotto del braccio orizzontale della croce, di ”Alfa“ e ”Omega“». Il Principio e la Fine, dunque. Solo il «principio», però, per la villa che sta tornando alla luce. (Fonte: Il Mattino)

22/02/2009 CAMPI FLEGREI ALLA REGIONE, L'INTERVENTO DI DE CARO

C'è un territorio ad altissima «densità» di archeologia e di arte che aspetta da anni di essere recuperato e valorizzati come meriterebbe: i Campi Flegrei. L'occasione arriva dalla firma dell'accordo Bondi- Bassolino che, con un'azione di federalismo archeologico, dà alla Campania la possibilità di operare, programmare e gestire i beni culturali sul proprio territorio.
«La sfida ora è coinvolgere i privati in una gestione integrata col pubblico, per garantire la piena fruibilità dei siti archeologici e monumentali. Come è già accaduto al museo archeologico del Castello di Baia, dove il primo spazio che abbiamo progettato è stata la sala del ristorante. L'importante è che i proventi delle attività gestite dai privati siano poi trasferiti nel bilancio complessivo del sito. Benvenuti siano gli imprenditori, purché il fine ultimo resti la valorizzazione, la conservazione e la fruizione del patrimonio artistico, storico archeologico».
Stefano De Caro, direttore generale per i Beni archeologici al Ministero, commenta il protocollo d'intesa sottoscritto il 18 febbraio dal ministro Sandro Bondi e dal presidente della giunta regionale campana, Antonio Bassolino. Quell'accordo prevede una stretta sinergia tra il Governo e Palazzo Santa Lucia, per definire modalità comuni di gestioni di vari siti. Molti di essi ricadono nei Campi Flegrei: il Castello di Baia; monumenti archeologici di Baia e Miseno, la Piscina Mirabile, le Terme di Baia, l'Acropoli di Cuma, Liternum, l'Anfiteatro Flavio, lo Stadio di Antonino Pio, la Necropoli di via Campana, il Serapeo e il Rione Terra.
Da dove partire, professor De Caro ?
«È un lavoro che è già cominciato e deve andare avanti alla luce di questo accordo. I Campi Flegrei hanno assorbito la maggior parte degli investimenti recenti in Campania, soprattutto quelli del Por, circa 400 milioni. Ovviamente in 10 o 15 anni non è stato possibile recuperare tutto quel che non era stato fatto prima, quando la vocazione turistico culturale dell'area è stata sacrificata ad una scelta industriale rivelatasi effimera. Tuttavia, non si comincia da zero. Dalla Casina vanvitelliana a Cuma (dove sono stati già finanziati tre progetti, uno finanziato sul Por e altri due su fondi del Cipe e della Regione), fino al Castello di Baia e al Rione Terra di Pozzuoli, la continuità dell'azione di recupero è stata meritevole, negli ultimi anni. La sfida è proseguire nel recupero e soprattutto rendere davvero fruibili i beni. Per questo è importante coinvolgere i privati».
Rispetto all'accordo siglato nel 2001, quali sono le novità del recente protocollo d'intesa?
«Già otto anni fa era chiaro che lo Stato non avrebbe potuto assumere direttamente l'onere della gestione e si prevedeva che si cercassero sistemi innovativi. Era scritto che alcuni dei nuovi monumenti — per esempio il Castello di Baia — non potevano essere gestiti dalla Soprintendenza. Il che non vuol dire che non si dovesse realizzare il restauro. L'accordo dell'altro giorno è la conclusione di quella fase e prepara la nuova, in cui andare avanti con restauri, divulgazione e poi gestione».
Dove concentrerebbe investimenti e risorse?
«Ancora non è stata riaperta la Grotta di Cocceio, detta anche Grotta della Pace. Collega il lago d'Averno a Cuma. Non è iniziato il restauro del Tempio di Apollo. Nell'elenco dei siti individuati dal protocollo d'intesa è compresa Liternum: uno dei punti più deboli e delicati del sistema. Recuperare quel complesso, agganciandolo ai Campi Flegrei, sarà fondamentale. Potrebbe essere la testimonianza che a Giugliano e Lago Patria non tutto è perduto».
Come attrarre nuovi visitatori?
«C'è un mercato interno da valorizzare. I campani sono i non fruitori per eccellenza del patrimonio regionale e vanno incentivati». (Fonte: Il Corriere del Mezzogiorno)

22/02/2009 CAPUA (CE), RIQUALIFICAZIONE PER IL MUSEO CAMPANO

Riqualificazione del Museo Campano, non un taglio di nastro a operazioni concluse quanto una prima pietra virtuale di un nuovo museo, laddove il nuovo sta per rinnovato ruolo e destinazione di un complesso architettonico antico e ricco di antichità. Questo di Capua è di proprietà della Provincia, non per ciò svincolato dalla normativa che regola la gestione dei Beni culturali, casomai garantito da maggiore sveltezza in tutto quanto attiene la sua conduzione e la sua proiezione sul territorio. Vecchio il progetto di rivitalizzare uno scrigno di storia e reperti, su tutte la Matres Matutae, statue tufacee del IV e V secolo avanti Cristo, simbolo di fertilità umana e naturale; antica l'aspirazione di riproporre a un pubblico più vasto di visitatori, non soltanto a studenti e specializzandi in archeologia museale, le bellezze e le ricchezze custodite e finalmente la Provincia avvia il progetto, quello presentato ieri. «Alla rinascita del Museo Campano - ha detto il presidente Sandro De Franciscis - abbiamo destinato cinque milioni di euro prelevati da fondi ordinari, nessun ricorso a finanziamenti dedicati, soltanto lo sforzo di rilanciare un bene culturale di enorme interesse. I lavori dureranno un anno, poi il museo sarà altro, per andare oltre». Poi, in sintonia con quanto aveva rilevato il sindaco Carmine Antropoli, De Franciscis sottolinea il ruolo di Capua. «Quello - dice - di farsi polo attrattore di tutto quanto, nel Museo ed in altre parti della provincia, possa raccontare la nostra storia. Contiamo molto anche sull'apporto di privati e della Curia vescovile il cui museo diocesano è un ulteriore capitolo delle nostre memorie». Tra gli intervenuti, il direttore regionale dei Beni culturali Pio Baldi, che ha detto: «La strabiliante collezione di antichità, testimonianze preromane e rinascimentali, merita parecchio di più che un bacino di utenza regionale. Il museo dovrà presentarsi con nuovi apparati e percorsi didattici particolari. In definitiva, dovrà incuriosire, polarizzare attenzione, promuovere interesse». Il progetto firmato dall'architetto Cesare Mari prevede l'organizzazione della visita come una esperienza multisensoriale, ricorrendo a tecnologie di comunicazione per realizzare una reale interazione fra gli oggetti in esposizione e i fruitori. «Saranno ridisegnati i cortili - dice - anche per collegare agevolmente i due palazzi che insieme sono museo. Uno dei punti di forza dell'intero complesso resta, comunque, la collezione delle Madri che saranno inserite in una nuova collocazione scenografica, di forte impatto visivo».
A tutto quanto servirà per far respirare il museo, a trasformarlo in un contenitore di vitalità hanno garantito impegno e collaborazione il rettore della Seconda Università, Francesco Rossi, i soprintendenti Mario Pagano, per i Beni archeologici, e Enrico Guglielmo per i Beni artistici e monumentali, oltre al vescovo Bruno Schettino ben lieto di aprire i sui tesori artistici a un più vasto pubblico di «cacciatori di cultura».
Il presidente della Provincia
De Franciscis: «Saranno impiegati 5 milioni di euro, i lavori dureranno un anno e trasformeranno completamente il luogo»  (Fonte: Il Corriere del Mezzogiorno)

21/02/2009 NOLA (NA), CRITICHE E CONSENSI PER I SITI ARCHEOLOGICI ALLA REGIONE

Federalismo culturale o espropriazione territoriale? Occasione di riscatto o inciucio istituzionale? Il patto sottoscritto dal Mibac e dalla Regione non è ancora diventato operativo e già suscita reazioni contrapposte e scetticismi. C'è chi crede che porterà benefici al sistema dei beni culturali e chi invece pensa che i vantaggi saranno goduti dalla Scabec, la società campana per i beni culturali, istituita nel 2002 e controllata al 51 per cento dalla Regione e per il 49 per cento da Rti, associazione di imprese che raggruppa 12 società.
«L'accordo - accusa Angelo Amato de Serpis, presidente di Meridies - è una sconfitta istituzionale che tra l'altro produrrà come effetto negativo anche quello di deresponsabilizzare i comuni in materia di beni culturali. Bisogna vederci chiaro e soprattutto capire quali saranno le priorità. La promozione dei siti culturali è un solo un aspetto della questione e tra l'altro, viste le condizioni di alcuni complessi, soprattutto quelli periferici, non è neanche quello prioritario. In più ci auguriamo che il lavoro di chi, come la nostra associazione, si è prodigato per anni a sostegno del patrimonio storico ed artistico del territorio, spesso sopperendo alle mancanze istituzionali venga tenuto in considerazione ed ascoltato».
Di avviso contrario Gianfranco Nappi, capo della segreteria politica del presidente della Regione secondo il quale «i beni culturali dell'area nolana avranno significative ricadute da un accordo che non estromette i territori che saranno invece valorizzati. Ogni azione - dichiara ancora Nappi - sarà tra l'altro concordata con i rappresentanti delle comunità e sarà in linea con quanto abbiamo stabilito attraverso il piano strategico sottoscritto lo scorso anno proprio con le amministrazioni dell'area nolana e che in questo caso avvantaggia il nostro percorso».
Così anche Arcangelo Riccardo, assessore ai beni culturali del Comune di Cimitile:«Affidare la gestione dei siti a chi conosce i territori è un fatto estremamente positivo. Tra l'altro far parte dell'elenco oggetto dell'accordo di programma è un fatto che ci inorgoglisce e che ratifica gli sforzi che abbiamo compiuto fino ad ora. Attendiamo adesso di conoscere come si svilupperà in termini pratici l'iniziativa». Positivo anche il giudizio espresso dal parlamentare di Forza Italia - Pdl Paolo Russo che parla di «intelligente federalismo culturale» ma che però rimarca la funzione di «controllo che sarà esercitata dal ministero attraverso i rappresentanti presenti nel comitato la cui istituzione è prevista dall'accordo». Sui siti nolani nell'elenco Russo poi sottolinea: «Esserci attivati per favorirne l'inserimento costituisce un'importante occasione di rilancio che li sottrae all'oblio ed alla marginalità». (Fonte: Il Mattino)

19/02/2009 NUOVO COMMISSARIO A POMPEI

Cambio al vertice a Pompei. Il prefetto Renato Profili, dopo appena otto mesi, lascia l´incarico. Sarà Marcello Fiori, dirigente generale della Protezione Civile, ad assumere, tra qualche giorno, l´incarico di commissario straordinario per gli scavi di Pompei. Ufficialmente, il ministro Sandro Bondi «ringrazia sentitamente il prefetto Profili per l´opera finora intrapresa, che ha permesso di conseguire importanti risultati nel miglioramento delle condizioni generali del sito». Ufficiosamente, invece, sembra che Profili (nominato a luglio 2008) sia stato invitato a lasciare l´incarico perché non sarebbe riuscito a conseguire gli obiettivi che il ministero aveva programmato. Profili, che ora, potrebbe essere destinato ad un incarico nella struttura della Protezione civile, tra l´altro, potrebbe aver scontato anche la rottura con la Sovrintendenza Archeologica e con il sovrintendente Pietro Giovanni Guzzo.
Al posto del prefetto ora arriva un tecnico. Marcello Fiori, romano, 49 anni, è stato segretario generale del ministero delle Comunicazioni. Vice capo di gabinetto del sindaco di Roma dal 1997 al 2000, ha coordinato la pianificazione e l´organizzazione degli eventi del Giubileo ed ha ricoperto l´incarico di direttore della Sala Situazioni istituita dal prefetto di Roma. Dal 2001 al 2006 in qualità di direttore generale presso la presidenza del Consiglio dei ministri, nel Dipartimento della Protezione Civile, ha curato tra l´altro l´organizzazione e la pianificazione dei "Grandi eventi civili e religiosi", nonché la gestione delle emergenze naturali sul territorio nazionale.
Intanto, sempre ieri, il ministro Sandro Bondi e il presidente della Regione, Antonio Bassolino, hanno siglato un accordo di programma che delinea strategie e obiettivi comuni di valorizzazione, conservazione e gestioni di monumenti e siti archeologici come i campi Flegrei, Capri, il museo storico di Nola, l´area archeologica di Velia e la certosa di Padula. L´accordo prevede il potenziamento della Artecard, la valorizzazione delle tradizioni artigianali ed enogastronomiche, una programmazione di piani annuali di manifestazioni ed eventi.
Entro due settimane sarà inoltre costituito un comitato di sei membri (tre nominati dal Ministero e tre dalla regione) che curerà l´attuazione dell´accordo. (Fonte: La Repubblica)

19/02/2009 NAPOLI, ECCO IL NUOVO MUSEO ARCHEOLOGICO

Il futuro del Museo Archeologico risiede oltre la scalinata centrale, quella che dall'atrio porta alle sale delle collezioni. Si tratta dell'attuale cantiere a cielo aperto soprannominato «braccio nuovo» e destinato, a breve, a ospitare un auditorium da 400 posti, una biblioteca specializzata, aree didattiche con ulteriori laboratori di restauro e aree predisposte per non vedenti, che avranno accesso dall'attiguo Istituto Paolo Colosimo. E ancora un ristorante con annessa buvette e sale di accoglienza per i turisti. Arriva una piccola rivoluzione che renderà l'Archeologico uno dei musei più accoglienti al mondo. Non solo statue, quindi.
La storia del braccio risale alla fine del ‘700, quando si pensò di poter destinare l'area comunicante con il giardino superiore del Convento di Santa Teresa alle statue della collezione Farnese provenienti dalle Terme di Caracalla. Un secolo dopo il muro divisorio con il museo veniva arretrato e, come dimostra il materiale fotografico d'archivio, nel 1932 l'area, adibita a fini museali, ospitava una sezione tecnologica con la ricostruzione di impianti d'epoca romana. Dopo problemi di infiltrazione che ne determinarono il progressivo smantellamento, nel 1984 fu approvato il progetto iniziale per la ristrutturazione della struttura. Da allora, numerose interruzioni e rinvenimenti archeologici hanno rallentato i lavori.
Poi, gli anni 1993 e ‘94 videro realizzato il progetto dei locali sotterranei oggi collegati con la fermata «Museo» del Metrò collinare.
«Non abbiamo alterato l'impianto preesisitente, il braccio nuovo si articolerà in quattro piani da circa 900 metri quadrati l'uno», spiega l'architetto Enrico Guglielmo, ex soprintendente di Napoli, che con la consulenza di Massimo e Monica Pisani è responsabile dei lavori di ristrutturazione del Museo. Attualmente soprintendente di Caserta e Benevento, Guglielmo illustra il suo progetto con minuzia di particolari: «Sul terrazzamento, oltre a un roof garden, sarà predisposta una cavea che potrà ospitare spettacoli all'aperto, mentre al quatro piano, accanto alla bibilioteca specializzata in archeologia sarà predisposto un archivio per la consultazione di materiale fotografico e digitale». E i tempi? «Verosimilmente il braccio sarà ultimato entro la metà o la fine del 2010», afferma il Soprintendente Guglielmo. Il braccio nuovo, aggiunta strutturale dell'ex Real Museo Borbonico, risponde alle moderne istanze dei cosiddetti servizi aggiuntivi, oggi indispensabili per rendere un museo ergonomico, progettato per essere fruito. Proprio di quest'assenza l'Archeologico era stato recentemente accusato dal consigliere del ministero per i Beni culturali e neodirettore dei musei nazionali Mario Resca. L'intervento, nel suo complesso, andrà ad ampliare in maniera determinante le potenzialità del museo, segnalato «in caduta libera» nella lista dei principali siti bersaglio dei turisti. In attesa del nuovo auditorium - che potrà ospitare conferenze e spettacoli - è prevista stamattina alle 11.30 la presentazione della mostra «Otium ludens» sulle ville dell'antica Stabia, che dopo San Pietroburgo a marzo farà tappa a Ravenna, nel Complesso di San Nicolò. (Fonte: Il Corriere del Mezzogiorno)

19/02/2009 LA REGIONE GESTIRA' I SITI ARCHEOLOGICI DI CAMPI FLEGREI, CAPRI ED ALTRI

Prove di federalismo archeologico. Campi Flegrei, isola di Capri, museo storico di Nola, Velia, certosa di Padula. Tutti siti che saranno gestiti direttamente dalla Regione Campania e non più dallo Stato. Una rivoluzione che, nel novembre scorso, annunciò l'assessore regionale al Turismo Claudio Velardi. Ieri è stato finalmente siglato l'accordo dal ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, e dal governatore campano Antonio Bassolino. La lista è suggestiva. Ci sono la grotta azzurra, la certosa di Capri, villa Jovis e la villa di Tiberio, nonché villa Damecuta. Ma anche l'area archeologica di Longola a Poggiomarino e la basiliche paleocristiane di Cimitile. L'area archeologica di Velia e la certosa di Padula. Ma soprattutto tutti i complessi monumentali e i siti archeologici dell'area flegrea. Dalla piscina Mirabile, al castello di Baia, al Serapeo di Pozzuoli, al Rione Terra. Un unicum dal punto di vista storico e, da ieri, anche gestionale che getta una luce su un patrimonio straordinario, sinora ai più sconosciuto perché dimenticato dalle istituzioni.
Per carenze di soldi, per problemi sindacali molte di queste meraviglie sono off limits. Non a caso lo ricorda anche Bassolino: «Il passo in avanti di oggi riguarda un modello nuovo di gestione e valorizzazione di importanti beni culturali in una regione in cui la storia e la cultura sono una risorsa fondamentale per la crescita civile e produttiva. Grazie a questo accordo - faccio un solo esempio - in un luogo straordinario come i Campi Flegrei, ricco di beni di rilievo internazionale, la Regione farà in fino in fondo la propria parte per consentire che i siti siano aperti per tutto l'anno».
Entro 15 giorni verrà costituito un comitato (a costo zero) di sei membri - tre per il ministero, tre per la Regione — presieduto a rotazione dal direttore regionale Beni culturali Pio Baldi e dal coordinatore dell'area turismo e beni culturali della Regione Campania Ilva Pizzorno, che dovrà attuare l'accordo e svolgerà anche un ruolo di progettazione, studio e fund raising per il finanziamento dei vari progetti. Il che significa che oltre alla Regione, nei beni culturali entreranno anche i privati, come avviene nel mondo. Nel protocollo sono previste anche altre iniziative. Artecard, per esempio, diventerà un sistema unico di prenotazione e prevendita online (benvenuti nel terzo millennio) di visite ed eventi. Inoltre il patrimonio culturale campano entrerà nelle scuole. È la prima volta in Italia che la gestione dei siti archeoligici passa nelle mani di una regione. «Per un Paese come il nostro è davvero una novità importante — prosegue Bassolino —, un modello di collaborazione che ci auguriamo sia via via esteso anche ad altre realtà. Infine, voglio sottolineare che per una realtà come la nostra l'interlocuzione e il rapporto di collaborazione con il ministero per i Beni Culturali è davvero fondamentale perché la cultura qui è il bene più prezioso». Gli fa eco Velardi: «Quella siglata oggi è una prima concreta azione di federalismo nei beni culturali. Il nostro straordinario patrimonio deve essere valorizzato, reso fruibile e creare un indotto. Per farlo occorre un sistema di gestione più agile e moderno e strettamente collegato al territorio».
A gettare un'ombra sull'intera operazione è la Uil Beni culturali. Per il sindacato l'accordo è anticostituzionale. E chiama alla mobilitazione i 234 lavoratori del Mibac della regione Campania e indetto per venerdì 20 assemblee nei musei, nei siti e nelle aree archeologiche.
«Tutta l'operazione — scrive il sindacato — serve a dare linfa alla Scabec, società costituita dalla Regione Campania per i Beni culturali. Nel documento siglato questa mattina si prevede infatti di demandare ad un soggetto, appositamente costituito, partecipato dai soggetti pubblici, dagli enti locali nonché dalle fondazioni bancarie e altri soggetti pubblici e privati non profit che perseguono la tutela e la valorizzazione dei beni culturali e del paesaggio, la gestione, l'implementazione e lo sviluppo della programmazione, degli studi di fattibilità e della progettazione dei servizi pubblici di offerta alla pubblica fruizione e di valorizzazione dei beni culturali, nonché di dargli eventualmente in uso i beni». (Fonte: Il Corriere del Mezzogiorno)

18/02/2009 POMPEI (NA), FONDI PER IL RESTAURO DI ALCUNI SITI POMPEIANI

In arrivo negli scavi di Pompei quaranta cantieri per restaurare monumenti e case. Di intesa con il Commissariato all’emergenza per l’area archeologia di Pompei e la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei, in seguito all’approvazione della Commissione di indirizzo e coordinamento del Ministero, sono stati investiti circa 25 milioni e 700mila euro. Si tratta di una quantità di risorse che renderà possibile, nei prossimi mesi, alcuni interventi che dovrebbero portare ad un sensibile miglioramento delle condizioni in cui versano numerose case e strutture antiche. Gli interventi principali previsti riguardano, prima di tutto, la Palestra nei pressi dell’anfiteatro dove, “insieme al restauro dei tetti e delle colonne che sostengono il portico, si allestirà la prima galleria all’aperto delle più belle pitture ritrovate a Pompei negli ultimi 50 anni”. Lavori anche nei teatri, sia quello grande che quello coperto (l’Odeion), che torneranno quest’anno ad accogliere “spettacoli di destinazione non soltanto turistica”. Altri cambiamenti interesseranno l’Antiquarium, cui i disabili potranno accedervi tramite rampe ed ascensori. Dalla Soprintendenza comunicano, inoltre, che sull’ammontare degli investimenti “sono stati risparmiati 7 milioni di euro che verranno presto utilizzati per altri urgenti interventi, e a breve comincerà il count down per restituire ai visitatori il servizio di ristoro, sospeso oramai da luglio scorso”. Servizio che da alcune settimane è gestito dalla Autogrill Spa. Nei prossimi giorni, infine, il Commissario Profili “esaminerà progetti che potranno assicurare a Pompei servizi e visibilità dei monumenti, secondo i più aggiornati sistemi di fruizione, tenendo conto della fragilità di un monumento che nessuno vuole sottrarre ai visitatori, ma che va comunque protetto per assicurarne la più duratura conservazione”. (Fonte: capitoloprimo.com)

15/02/2009 MINORI (SA), RESTAURI PER LA VILLA ROMANA

«Questa villa romana è straordinariamente bella ma bisognosa di un intervento. Riferirò al Ministro Bondi dello stato in cui versa». Così, il ministro per la funzione pubblica Renato Brunetta, al termine della vista guidata alla Villa Romana di Minori dove è giunto insieme con la sua compagna, il consigliere per le autonomie locali del suo dicastero, Secondo Amalfitano, e il sociologo Domenico De Masi presidente della fondazione Ravello. Un’ora circa, il tour nell’incantevole luogo dell’otium romano, che da qualche tempo è stato impreziosito da nuove e interessanti scoperte. Ma è lo stato di salute della villa ad aver impressionato il Ministro forse più delle straordinarie bellezze, dinanzi alle quali è rimasto incantato. Guidato dall’archeologa Elettra Civale, il ministro si è informato, dinanzi a ogni affresco. E soprattutto si è soffermato sulla catalogazione dei reperti sequestrati negli anni dalla Guardia di Finanza presso privati e che ora compongono il patrimonio della villa insieme con le strutture murarie. «E’ un bene straordinario, bellissimo, peccato che dia l’impressione di essere abbandonata – ha detto il Ministro – C’è bisogno di un intervento per restituirle dignità. Racconterò tutto al ministro competente». Brunetta, da ieri sera in Costiera Amalfitana, dove è proprietario di una casa a Ravello, ha trascorso l’intera giornata in giro tra le nuove meraviglie della Costiere e le vecchie che appartengono alla storia di questi luoghi. A cominciare dal costruendo auditorium di Ravello. E proprio durante il tour nella villa romana di Minori ha esclamato: «Questa villa è enorme, sembra quasi l’auditorium di Ravello». Accompagnato da Amalfitano, da De Masi e dai tecnici, il ministro ha fatto visita al cantiere in mattinata. «Ho visto cose egregie in quella zona – ha detto a proposito della struttura che sta per venire alla luce e che porta la firma di Oscar Niemejer – Ho dato una mano a realizzare questa idea con senso di responsabilità». Brunetta, che resterà in Costiera fino a oggi, per poi raggiungere Palermo, ha anche pranzato sul mare della Divina, scegliendo il ristorante della Torre Normanna gestito dai fratelli Proto. Per lui e i suoi ospiti Luigi e Massimo hanno preparato una serie di antipasti come la millefoglie di pane croccante con carpaccio di carciofi, mazzancolle e provolone del monaco, tortino di baccalà, merluzzetto con in crosta di lardo, crosta croccante di verdure e fagioli di Controne. Per primo paccheri ripieni di coccio e ndunderi alle alici. A seguire pezzogna al sale e insalatina di misticanza, il tutto innaffiato dal bianco Vigna Traversa della Costa d’Amalfi. Dopo la colazione il ministro ha raggiunto Minori dove all’interno della villa è stato avvicinato da decine di persone, tra le quali anche alcuni dipendenti della pubblica amministrazione. E tra questi un dirigente scolastico che ha confermato al Ministro il buon esito della sua campagna contro l’assenteismo. «Finalmente ci voleva», ha detto a Brunetta. Il ministro a conferma della sua battaglia ha poi raccontato un episodio verificatosi a Galatina. «Eravamo lì per una iniziativa e il preside di una scuola mi ha mostrato i dati relativi al 2007 e al 2008 – ha detto il ministro – facendomi notare come l’assenteismo per malattia fosse diminuito del 75%». La giornata lungo la Costa si è poi conclusa con un caffè alla pasticceria di Salvatore De Riso, che prima di correre a Sorrento dalla Loren, ha fatto anche lui compagnia al ministro.  (Fonte: Il Mattino)

11/02/2009 NAPOLI, L'ARTE NASCOSTA

Dagli affreschi all'Acquario fino al Filangieri: tutto chiuso. Un patrimonio artistico vietato agli occhi di turisti e napoletani Perfino l'Archeologico ha splendide collezioni chiuse. Sono i tesori «nascosti » della nostra città, quelli riportati sulle guide turistiche eppure impossibili da visitare. Non solo i Girolamini, dunque. Nella lunga lista delle opere d'arte chiuse al pubblico e in stato di abbandono, rappresenta un «caso culturale», come disse Vittorio Sgarbi, il Museo Filangieri, diretto da Giampaolo Leonetti e in attesa di un verdetto da quasi dieci anni. Dopo il recente appello del ministro Bondi, il direttore della struttura museale di via Duomo traccia un quadro più ottimista rispetto a qualche mese fa. «Il Museo è ancora chiuso, ma proprio in questi giorni è al vaglio regionale il progetto per la sua riapertura, che riporterebbe alla luce il cospicuo patrimonio di dipinti, porcellane, sculture, sarcofagi e numismatica della collezione». Circa 220 milioni di euro sarebbero i fondi da destinare al Filangieri, come volontà di Regione, Curia e Comune uniti nel voler garantire nell'anno 2009 una riapertura, almeno parziale, degli oltre 1000 metri quardi del museo. «Per adesso è un sogno », commenta Leonetti. Dopo ponderosi lavori di risistemazione e restauro sembrano essere prossime alla riapertura anche due importanti aree del Museo Archeologico, da tempo bandite ai visitatori. L'una, quella ospitante la collezione Farnese, sull'arte figurativa greca del IV secolo e dell'età ellenistica, riaprirà i battenti in autunno mostrando una ricollocazione delle sculture. L'altra, posizionata al primo piano del Museo e destinata agli affreschi, sarà restituita ad aprile, secondo un percorso tematico che vede allestite la Flora di Castellammare o la poetessa Saffo in microsale espositive. Tesori d'arte anche nelle circa 200 chiese impenetrabili, fra cui quella dei Girolamini, molto cara al Maestro Riccardo Muti. Il presidente del Comitato Civico di Santa Maria di Portosalvo Antonio Pariante parla della missione che vide riaperta nel 2004, dopo una misteriosa chiusura durata decenni, la Chiesa di via Marina, indicata dal Cardinale Sepe come la "Stella Maris" del Porto di Napoli. La Chiesa di Santa Maria di Portosalvo, annovera nel suo originale patrimonio anche il seicentesco dipinto «Gloria di Maria Vergine» di Battistello Caracciolo e l'Altare Maggiore ideato da Antonio di Lucca tra 1769 e il 1780. Ma altre meraviglie napoletane cui non è possibile accedere se non per vie preferenziali o andando incontro a qualche difficoltà, risiedono nella Biblioteca della Stazione zoologica Anton Dohrn. La struttura vanta infatti una preziosissima sala contenente il ciclo di affreschi che garantirono fama al pittore Hans von Marées, come «La partenza dei pescatori» del 1878. «Le sale degli affreschi sono visitabili su prenotazione. Vengono adoperate per congressi e convegni, meno per fini museali», spiega la responsabile Fiorella Liotto. Eppure, nel museo di Berlino gli affreschi di von Marées sono stati riprodotti fedelmente e ogni giorno attirano migliaia di visitatori. Napoli ha gli originali ma li tiene sotto chiave. (Fonte: Il Corriere del Mezzogiorno)

03/02/2009 CARINOLA (CE), RESTAURO SBAGLIATO PER PALAZZO NOVELLI

Con un altisonante parallelo, Carinola in uno studio di Massimo Rosi, docente di architettura che ha curato la pubblicazione di un volume sulle bellezze architettoniche della zona, viene definita la «Pompei quattrocentesca».
Le ricerche condotte dallo studioso dimostrano come tra il 400 e il 500 nell'Italia Meridionale, vi fu una produzione architettonica che assimilò influenze esterne toscane, catalane, francesi ed arabe. Una tesi che, proprio a Carinola, trova una prestigiosa conferma con Palazzo Novelli. Si tratta di un edificio posto nella piazza principale, che è stato acquisito al patrimonio comunale sul finire degli anni 90, con una procedura di esproprio avviata dall'amministrazione Matano e conclusa dal sindaco De Biase. Palazzo Novelli, cui si accede da un portale durazzesco, è stato ristrutturato con circa tre miliardi delle vecchie lire ottenuti da finanziamenti dell'Uione Europea. Ospita al suo interno una importante sala convegni, una biblioteca comunale e da pochi mesi in una sala posta al piano terra anche il consiglio comunale. Sette finestre diverse tra loro, di cui tre sul fronte principale, due su quello laterale, e due su quello posteriore, testimoniano il contributo architettonico catalano, ma agli occhi dei visitatori la parte interna dell'edificio mostra un pessimo stato di conservazione. Muschi e umidità diffusa trasmettono il senso di un incuria e di un degrado che mal si addice al sito. A sentire il sindaco di Carinola, Gennaro Mannillo eletto a capo di una coalizione civica, i danni sono «conseguenze di lavori mal eseguiti negli anni precedenti », un sistema di raccolta e smistamento delle acque mal progettato che avrebbe come conseguenza la diffusione di umidità. In ogni caso continua il sindaco «la sovrintendenza non dispone di fondi». Peccato che il sitema di deflusso delle acque, nell'architettura catalana, è una delle caratteristiche più innovative. Per Carmine Guarriello, membro del comitato di gestione della biblioteca, esponente del Pd di Carinola, «il sito in questione meriterebbe maggiore attenzione e manutenzione» e soprattutto — continua Guarriello — «sarebbe opportuno che l'amministrazione programmasse le iniziative culturali della città per favorire la presenza di visitatori». Forse il bello non viene ancora ritenuto una risorsa dalle potenzialità economiche e la memoria come identità non è ritenuta meritevole di investimenti. Per Enzo Iodice, presidente dell' Ente Provinciale del turismo di Caserta, «esiste un problema di fruibilità dei siti e di carenza di servizi senza i quali non si può ipotizzare alcuna ipotesi di turismo e di sviluppo e — continua Iodice — alla Regione Campania si sta vagliando un piano generale di valorizzazione dei siti di Caserta. Resta un problema di carenza dei servizi e di fruibilità dei siti, condizione sine qua non per costruire e valorizzare la filiera turistica. Un obbiettivo che si potrà raggiungere con una assunzione di responsabilità dei soggetti interessati a condizione che si sappia fare sistema e rete». (Fonte: Il Corriere del Mezzogiorno)

01/02/2009 RESTAURO QUASI COMPLETO PER GROTTA SAN BIAGIO A CASTELLAMMARE (NA)

«Dopo il restauro Grotta san Biagio potrebbe divenire un punto di riferimento fondamentale per il turismo archeologico dell'area a sud di Napoli, anche con un riconoscimento internazionale come patrimonio dell'umanità, vista la straordinaria varietà di affreschi di epoca antichissima ancora presenti nei cunicoli in via di ripulitura della più antica chiesa della città stabiese». La proposta è dello storico Pippo d'Angelo che a margine dell'incontro sui beni culturali e sulle tradizioni dell'area termale, (organizzato dalle associazioni Achille Basile-Le ali della lettura, Certamen Plinianum, Anils e Ridrs, tenutosi nell'auditorium del liceo Severi l'altra sera) che ha visto la partecipazione anche di Pierluigi Fiorenza, nella doppia veste di relatore e storico, dei docenti Antonio Ziino e Giovanna Maglio e di don Antonio Cioffi, delegato arcivescovile della Diocesi sorrentino-stabiese, (nonché responsabile del Museo archeologico allestito nell'ex Chiesa dell'oratorio a piazza Giovanni XXIII), ha provocatoriamente, ma non troppo, riacceso i riflettori sulle ricchezze archeologiche e storiche del territorio termale, da anni in uno stato di oblio e di abbandono, nonostante all'estero l'arte di epoca romana sia più conosciuta e famosa che nel resto dell'Italia. «Purtroppo siamo alle solite -h a precisato amareggiato lo storico della città delle acque - la valorizzazione dei nostri beni culturali non può più attendere, la maggior parte dei cittadini non ha mai visto le antichità degli scavi di Varano o dell'Antiquarium chiuso e non immagina minimamente le potenzialità dell'Ipogeo di san Giasone e Mauro (conosciuto come grotta san Biagio) che con i lavori in corso della Sovrintendenza di Napoli continua a costituire un mistero per le scoperte che giorno per giorno sono sotto gli occhi degli studiosi e degli archeologi. Dalle decine di sepolcri che stanno venendo fuori dalla pulizia delle gallerie sotterranee - ha continuato Pippo d'Angelo - agli affreschi dei primi cristiani come quelli degli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele (ed anche del quarto arcangelo Uriele, disconosciuto dopo il Concilio di Aquisgrana, perché il suo nome compare solo nei Vangeli apocrifi) ad un dipinto che probabilmente ritrae lo stesso santo patrono Catello alle opere successive del Quattrocento, forse di scuola giottesca. Ed ancora il mistero si infittisce - ha concluso d'Angelo - quando si parla dei resti mortali del nostro santo protettore, che potrebbero trovarsi proprio nella prima area Christianorum della nostra città». Una miniera di opere d'arte, che a detta dello storico, ma anche della vicepreside del liceo Francesco Severi, presidente dell'associazione Achille Basile-Le ali della lettura, Carmen Matarazzo, merita di essere finalmente riconosciuto e tutelato per le giovani generazioni e puntare in alto nel riqualificare il flusso di stranieri nella città. «Le ricchezze della nostra città - ha sottolineato la portavoce dell'associazione promotrice di incontri culturali sul territorio - sono talmente tante che rischiamo di perderne il conto se non cominciamo da subito a chiedere finanziamenti e programmi per la tutela dell'arte sacra e profana. L'amministrazione comunale - ha aggiunto la docente di viale d'Orsi- ha ricominciato a parlare di cultura con i lavori per la Reggia di Quisisana, e la Diocesi con la raccolta di reperti di epoca paleocristiana in esposizione nella chiesetta del centro antico. Ma per gli Scavi e per Grotta san Biagio c'è ancora tanto da fare». «Anche le associazioni — ha concluso D’Angelo - dovrebbero fare compatte un programma per rilanciare le antichità di Grotta san Biagio come patrimonio Unesco». (Fonte: Il Mattino)

27/01/2009 FRANA UN MURO ROMANO A VICO EQUENSE (NA)

Frana anche la ”storia”. Crollato parte del muro di epoca romana in località «Punticella» in via Cristoforo Colombo, l’arteria che collega il centro cittadino con la Marina di Vico. Con un’ordinanza è stata chiusa al transito, anche ai pedoni, la strada all’altezza del civico 28 ed è stato vietato l’uso della terrazza della villa sovrastante, che non è stata sgomberata in quanto saldamente ancorata sulla roccia calcarea. Precipitata su via Colombo una massa di terreno di origine vulcanica frammista a vegetazione, tra cui olivi, che hanno ricoperto tutto la carreggiata in prossimità del piccolo largo della «Punticella». In pezzi anche parte della parete con affreschi pompeiani del I secolo d.C. inserita in una ampia porzione di muratura in «opus reticolarum», la tipica tecnica costruttiva di epoca romana. Il dissesto idrogeologico ha interessato una volumetria di materiale terroso di circa cento metri cubi. Sul posto il responsabile comunale della protezione civile, Salvatore D’Iorio, e Tommasina Budetta direttore archeologo per la penisola sorrentina della soprintendenza. Già recuperati pezzi di intonaco affrescato che sono stati consegnati al Comune. «È l’ennesima vicenda legata all’abbandono del territorio - spiega l’architetto Antonio Irlando, responsabile dell’Osservatorio patrimonio culturale e naturalistico - è inutile intervenire quando il danno è già stato fatto, bisogna invece prevenirlo». Segnalati anche piccoli smottamenti nei terrazzamenti che dominano il borgo marinaro, i cui lavori di riqualificazione urbanistica sono stati oggetti di polemiche e denunce circa i pericoli idrogeologici della zona. «Trova conferma – aggiunge Pasquale Cardone, consigliere comunale del Pd - la validità delle nostri esposti all’Autorità di bacino del Sarno che ha preso posizione sulla Marina di Vico con atti che non hanno trovato poi riscontro in sede comunale. Si continua a scherzare con la pubblica e privata incolumità». Intanto, ieri mattina, via ai primi interventi di messa in sicurezza che hanno interessato la parte inferiore del costone dell’ex cattedrale dove dieci giorni fa sono precipitati nella sottostante spiaggia del Vescovado cento metri cubi di roccia calcarea. I rocciatori dell’impresa Fiorello Fioretti di Terni sono tornati gratuitamente a Vico Equense, accettando l’invito del Comune, e hanno fatto rotolare sulla spiaggia circa cinquanta metri cubi di roccia, tra cui un enorme sasso di due metri cubi, rimasti pericolosamente in bilico sul costone. Nel frattempo il Comune di Vico Equense, ha denunciato lo storno dei fondi, pari a quattro milioni di euro, destinati alle opere di messa in sicurezza del costone dell’ex cattedrale. «È necessario – afferma il vice sindaco Giuseppe Dilengite – costruire subito la scogliera di protezione: l’azione erosiva del mare ha già distrutto il caratteristico arco naturale della “zampa del leone”. Intanto a Gragnano una piccola frana si è verificata ieri pomeriggio in via Ponte Trivione danneggiando un’auto parcheggiata. Sul posto si sono recati gli agenti di polizia locale e i vigili del fuoco di Castellammare, la strada è rimasta chiusa al traffico per circa un’ora. (Fonte: Il Mattino)

26/01/2009 BOSCOREALE (NA) RIPARTE DAI SUOI TESORI

Il sindaco di Boscoreale Gennaro Langella, ha incontrato pochi giorni fa il prefetto Renato Profili, commissario straordinario per la gestione del sito archeologico di Pompei e Boscoreale.
Tra gli argomenti toccati durante il loro incontro, un punto è emerso con particolare rilevanza: la volontà condivisa di avviare una campagna di valorizzazione e promozione del patrimonio archeologico del territorio, tale da permetterne un adeguato sviluppo turistico.
La convergenza di intenti ha portato lo stesso sindaco e il prefetto, accompagnati dall’assessore Antonio Monaco, in presenza di Maurizio Di Stefano, Predidente del prestigioso Comitato Italiano ICOMOS (International Council On Monuments And Site), ad un incontro con l’ambasciatore d’Italia presso l’UNESCO Francesco Caruso.
L’occasione ha dato modo al sindaco Langella di illustrare gli intenti dell’amministrazione, tra cui un ambizioso progetto: la riproduzione del “Tesoro di Boscoreale”, un tesoro di argenterie composta da 128 pezzi tra vasi, posate ed oggetti riconducili all’arte alessandrina, rinvenuto nella villa di Lucio Cecilio Giocondo in contrada Pianella, e oggi conservato in terra francese, nel museo Louvre di Parigi.
Una volta riprodotto, il tesoro dovrebbe essere posizionato nell’ Antiquarium di Villa Regina, in modo tale da poter costituire una consistente attrattiva per i turisti.
“Ho illustrato dettagliatamente all’ambasciatore Francesco Caruso i programmi dell’amministrazione per sviluppare il nostro patrimonio archeologico-storico-culturale, e devo dire di aver trovato un interlocutore particolarmente attento e sensibile – ha spiegato il sindaco Gennaro Langella.-. Ho posto, in particolare, all’attenzione dell’ambasciatore la nostra idea di riprodurre copia del tesoro d’argenteria di Boscoreale e, con viva soddisfazione, - ha aggiunto il primo cittadino- ho colto l’attenzione e l’impegno di S.E. Caruso che, lodando la nostra idea, si è dichiarato disponibile a sostenerci in questo ambizioso progetto e ci ha indicato anche i dovuti percorsi burocratici da seguire.”
Il primo passo verso la concretizzazione dell’idea, è ora l’organizzazione di un incontro con il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi.
Si attendono, dunque, proficui sviluppi. (Fonte: www.capitoloprimo.it)

24/01/2009 IL PARCO ARCHEOLOGICO DI CAUDIUM A MONTESARCHIO (BN) UNA QUASI REALTA'

La realizzazione di un Parco Archeologico per la conservazione e la valorizzazione dei tesori che una gran parte del territorio di Montesarchio nasconde, tombe e reperti vari che testimoniano nel tempo la presenza di popolazioni e di culture diverse, da tempo ha impegnato molti dibattiti fra le forze politiche, soprattutto nell’ambito del consiglio comunale. Ora sembra proprio che il lungo cammino del progetto per il Parco Archeologico, stia avviandosi verso la concretizzazione.
E’ stato approvato, infatti, il progetto definitivo elaborato nell’ambito del Programma integrato di sviluppo e di riequilibrio del settore turistico - ambientale e commerciale- 2° lotto “Parco Archeologico Caudium”. L’intervento si inserisce in un programma già da tempo avviato dal Comune di Montesarchio di concerto con la Soprintendenza ai Beni Archeologici di SA-AV-BN, grazie al protocollo di Intesa sottoscritto in data 11 Maggio 2006, ed approvato con deliberazione di giunta comunale n. 177 del 11.05.2006, mirante alla valorizzazione dell’area archeologica di Caudium e al restauro del Castello di Montesarchio per la sua destinazione a Museo Archeologico del Sannio Caudino. Il progetto prevede la valorizzazione di una vasta area ( mq. 90.000 circa) , individuata nel Piano Territoriale Paesistico, redatto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali nel 1996, come area destinata alla Valorizzazione del patrimonio archeologico esistente, vincolata con Decreto di vincolo del 03.03.1992, ed identificata dal vigente Piano Regolatore Generale come zona P2 “ Parco Archeologico” denominato “CAUDIUM” destinato alla valorizzazione del patrimonio ancora sommerso, grazie agli scavi di alcune strutture di epoca romana pubbliche, come le Terme ed il Foro, e la sistemazione dell’area con interventi di ingegneria naturalistica per la creazione di viali e luoghi di sosta. L’intero percorso sarà poi punteggiato di cartelli informativi redatti sotto il controllo scientifico della Soprintendenza. L’intervento attuale è di completamento di un precedente progetto, già finanziato, di Indagini archeologiche preliminari dell’importo di € 470.634,00, con il quale la Soprintendenza, avendo il controllo scientifico, ha acquisito dati importanti circa l’ubicazione delle strutture pubbliche e difensive della antica città di CAUDIUM. La creazione del Parco Archeologico darà un prolungamento fisico al Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino, inaugurato nel giugno 2007, che espone gli straordinari contesti archeologici di Caudium, Saticula e Telesia, e contribuisce a estendere la conoscenza del patrimonio archeologico, storico-architettonico dei centri storici dei comuni dell’area del Parco del Taburno-Camposauro attraverso il restauro e la valorizzazione dei beni culturali e ad integrare tali valenze con quelle naturalistiche e paesaggistiche che caratterizzano il comprensorio del Parco. Inoltre, mira alla valorizzazione di un sito marginalmente interessato dai flussi turistici ma, data la posizione topografica e la rilevanza del palinsesto storico e archeologico che lo caratterizza, potenzialmente adatto con il miglioramento dell’offerta, ad accogliere flussi più significativi. Lo sviluppo delle attività turistico - culturali rappresenta un settore di intervento prioritario dell’amministrazione, al fine di rilanciare lo sviluppo economico del comprensorio e di migliorarne la situazione occupazionale.
Gli interventi previsti nel progetto riguardano Scavi archeologici che si rendono indispensabili per portare alla luce le più importanti strutture pubbliche di epoca romana, ed il restauro archeologico che è teso al recupero delle strutture di epoca romana e nello specifico: Terme e Foro.
E’ previsto anche il restauro strutturale delle strutture riportate alla luce che sarà condotto con tecniche tradizionali e perverrà all’adeguamento, e comunque al miglioramento, della resistenza delle strutture alle sollecitazioni sismiche ai sensi della vigente normativa statale e regionale in materia.
A questi interventi strettamente legati ai beni archeologici, va aggiunta l’impiantistica per la creazione di impianti di illuminazione dei vialetti e di irrigazione delle essenze arboree e vegetative presenti, la sistemazione dei viali, e l’installazione dei tabelloni informativi redatti sotto il controllo della Soprintendenza Archeologica. (Fonte: Il Sannio Quotidiano)

23/01/2009 DEGRADO SUGLI SCAVI DI POMPEI (NA): INTERVENTO DI EVA CANTARELLA

«Un degrado progressivo e visibile. Nel quale precipita, anno dopo anno, il sito archeologico di Pompei. Ma le condizioni degli Scavi sono legate a quelle del contesto. Se non si risana il territorio, non credo sia possibile salvare l´antica Pompei». La professoressa Eva Cantarella, ordinario di Istituzioni di diritto romano all´università di Milano, esperta di cultura classica ed autrice di libri che hanno raccontato anche al grande pubblico la vita ai tempi dei greci e dei romani, lancia l´allarme Pompei.
«Non so cosa stia succedendo con il commissariamento deciso qualche mese fa dal governo. So, però, che la situazione deve essere davvero grave se uno studioso straordinario come il sovrintendente Piero Giovanni Guzzo non è riuscito ad imporre una svolta, a scongiurare che il degrado si porti via le testimonianze di cui è ricco quel sito».
La professoressa Cantarella è a Napoli, oggi, per una conferenza, al centro congressi dell´ateneo fridericiano in via Partenope, nell´ambito del ciclo di incontri "Come alla corte di Federico II, ovvero parlando e riparlando di scienza". Tema della conferenza (alle 20.30) "Un giorno nella Pompei antica", «ma in realtà affronterò soprattutto il tema della condizione femminile delle donne romane come la si legge attraverso le scritture di strada che si trovano a Pompei e che sono un documento unico, una vera ricchezza per questo sito archeologico». Ma anche le scritture di strada, le iscrizioni che a Pompei sono presenti numerosissime, sono perennemente minacciate dal degrado che rosicchia la città antica.
«Manco da Pompei da circa un anno - racconta la Cantarella - ma sono preoccupatissima per quel che ho visto durante le mie ultime visite: il degrado di molti edifici, le coperture delle case fatte in maniera approssimativa, i dipinti che sbiadiscono perché non sono protetti. Non ho riscontrato sporcizia o incuria nelle strade, come invece spesso sento raccontare. Ma è chiaro che c´è qualcosa, non so cosa, che impedisce di fare di più. Non bisogna essere profondi conoscitori della zona per capire che il disordine di Pompei è connesso al disordine del tessuto urbano circostante. Gli Scavi e il contesto non possono essere analizzati e osservati separatamente l´uno dall´altro. E se non si affrontano i problemi del tessuto circostante, non si risolvono quelli di Pompei».
La professoressa Cantarella ha toccato con mano, per le sue stesse ricerche, la lenta agonia delle ricchezze di Pompei: «A proposito di iscrizioni, ad esempio. C´è quella celebre della Taverna di Asellina, firmata da molte donne: appena qualche anno fa era ben leggibile; ora la si vede appena». Spariscono i nomi di Aeglae, di Maria, di Smyrna; sparisce il nome della stessa Asellina. «Quelle scritture di strada - continua la Cantarella - sono come luci che si accendono su scene di vita delle donne. Sono fondamentali, e non solo per ricostruire la condizione femminile nell´antichità». Sono fondamentali, «ma abbandonate. All´estero, anche in siti archeologici non particolarmente famosi, le iscrizioni vengono coperte, isolate, tenute a una certa temperatura, quasi come fossero quadri in un museo. Mi rendo conto che non si può fare altrettanto con le migliaia di iscrizioni di Pompei, per il fatto stesso che sono così numerose. Non si può fare altrettanto, ma almeno qualcosa…»  (fonte: La Repubblica)

21/01/2009 PARCO ARCHEOLOGICO PER MONTESARCHIO (BN)

L'obiettivo è quello di creare le premesse per un rapido sviluppo turistico ed il marchio «Caudium». Su questa base l'amministrazione comunale ha già approvato diversi progetti e chiesto l'inserimento nel parco progetti della Regione Campania. Uno degli ultimi programmi riguarda il parco archeologico «Caudium». Un parco che dovrebbe vedere la luce nella zona archeologica di Montesarchio a ridosso della strada statale Appia in via Napoli. In questa zona, negli anni scorsi, gli scavi hanno portato alla luce anche numerosi reperti che riguardano le antiche terme, un foro e i resti di alcune case che, sembra, risalgono anche ad epoca etrusca, oltre che ovviamente romana. Conclusi gli iter burocratici, avviati per la prima volta con la delibera di giunta del 2 ottobre 2001, con la quale fu accettato lo studio di fattibilità nell'ambito dei fondi Cipe per un programma integrato di sviluppo e riequilibrio del settore turistico, e ripresi poi nel 2004 con il primo governo a guida Izzo, oggi la realizzazione del parco dovrebbe essere in dirittura d'arrivo. L'esecutivo di piazzetta San Francesco ha infatti approvato anche il progetto definitivo del secondo lotto che costerà 4.940.000 euro. La realizzazione del parco archeologico, e quindi il progetto del secondo lotto, rientra nel programma triennale dei lavori pubblici 2009/2011 e, se sarà approvato anche dalla Regione Campania vista la richiesta di inserimento nel parco progetti, dovrebbe beneficiare anche dei finanziamenti del parlamentino napoletano. La realizzazione del parco archeologico «Caudium» rientra in un vasto programma anche di opere pubbliche che stanno cambiando l'immagine del paese, e che gli amministratori hanno predisposto per promuovere insieme allo sviluppo turistico, anche una new economy. Anche se Montesarchio non ha mai perso la sua vocazione a carattere commerciale, da sempre una delle principali fonti economiche del territorio cittadino e dela comunità locale. Intanto, ciò su cui Antonio Izzo, sindaco della città, punta è il turismo di qualità. «Con la realizzazione del parco archeologico, della completa valorizzazione del centro storico ed altre iniziative mirate -dice il primo cittadino- e quindi con la diffusione del marchio Caudium, ci auguriamo oltre di avviare questa nuova forma di sviluppo, anche di inserire il marchio Caudium nei maggiori circuiti di tour operators». (Fonte: Il Mattino)

21/01/2009 PARTE IL RESTAURO DELLA VILLA ROMANA DI SANT'ANTONIO ABATE (NA)

Via libera al progetto esecutivo di restauro e recupero della villa rustica romana Case Salese, una delle più significative strutture archeologiche dell’area stabiese–pompeiana. L’intervento, che prevede nel primo lotto di lavori una spesa di 40mila euro, è stato annunciato dal commissariato per l’emergenza Scavi di Pompei nel corso di una conferenza stampa svoltasi ieri nella città mariana. Il progetto che si andrà a realizzare consiste nel consolidamento statico e nel restauro architettonico, anche se l’intervento mira in definitiva a trasformare l’antica villa romana nel vero biglietto da visita della città dei Lattari. Nicola Mercurio, collaboratore del commissario per l’emergenza di Pompei Renato Profili spiega: «L’ex prefetto rinvia la risposta agli archeologi e ai loro programmi per investigare completamente tutta l’area. Ma soprattutto il commissario ritiene importante che l’opera di salvataggio del patrimonio archeologico campano si estenda fuori delle mura di Pompei, così come previsto dall’incarico affidatogli». La Villa, già visitabile su prenotazione all’Ufficio Scavi di Stabia, risale ai tempi di Augusto e Tiberio, ricca di ambienti disposti in modo classico attorno a un porticato e si innalza per due piani. Rinvenuta nel 1974, ha offerto un vero tesoro di oggetti in uso 2000 anni fa e che lasciano chiaramente intendere come, dopo la distruzione di Silla e soprattutto in un Impero che non aveva più bisogno di mura di difesa, l’impianto era molto vasto e largamente produttivo. «L’intera città – continua Mercurio – è inorgoglita nel vedere finalmente avviato, dopo circa 30 anni di attesa, il recupero di questo gioiello archeologico. Finalmente Sant’Antonio Abate non è più considerata la cenerentola della realtà archeologica pompeiana, ma entra di diritto nei comuni più importanti campani dal punto di vista storico - archeologico». La Villa, sorta nel periodo storico che inizia con la conquista di Stabiae da parte di Silla del 30 aprile 89 a.C., fu scavata nel 1974, ma gran parte delle strutture oggi sono ancora imprigionate sotto i terreni adibiti a coltivazioni. I ritrovamenti fanno supporre l’aspetto tipicamente rustico della villa collegata ai terreni e alla produzione agricola circostante. Fra i reperti più interessanti ci sono infatti una vanga in bronzo, frammenti di affreschi con rappresentazioni pastorali (lepri, aquile e uccellini), macine in pietra lavica, una grata in ferro e un cospicuo numero di anfore vinarie. «Dalle grandi olle rinvenute – conclude Mercurio - vasi utilizzati per grandi quantità di vino e di olio, nonché dalle analisi chimiche effettuati sui resti dei prodotti, si è compreso che il vino prodotto sulla zona non era diverso da quello tradizionalmente chiamato vino di Lettere. Questo lo differenzia dalla qualità, normalmente molto pesante dei vini prodotti nelle zone limitrofe che venivano consumati dopo abbondanti diluizioni con acqua potabile, come è documentato da molti affreschi pompeiani». Intanto a Gragnano partiranno entro la prossima estate i lavori di restyling al vecchio Monastero di san Nicola dei Miri, costruito intorno al 1300 e sgombrato definitivamente dopo il terremoto del 1980. Il progetto redatto dalla Regione punta a trasformare il Monastero (che ebbe negli anni ’70 come ultima badessa la sorella di papa Paolo VI, papa Montini) in una struttura polifunzionale basata sui due punti di forza dell’identità del territorio: i giacimenti enogastronomici e le risorse naturalistiche ed ambientali. (Fonte: Il Mattino)

21/01/2009 UN PIANO PER GLI SCAVI DI POGGIOMARINO (NA)

Un polo museale nell'area dell'ex macello ed una pista ciclabile e pedonale lunga più di tre chilometri. Questo il piano che il Comune ha realizzato per la riqualificazione dell'area che sta nei pressi degli scavi archeologici della Longola, il sito perifluviale rinvenuto nel 2000 in prossimità del fiume Sarno e soprannominato la «Venezia della Preistoria». Si tratta di un progetto da 4,8 milioni di euro, presentato dal Comune alla Regione, nell'ambito del cosiddetto «Parco Progetti Regionale», cioè la riserva di progetti a disposizione della giunta regionale per la programmazione delle risorse finanziarie e la realizzazione delle infrastrutture. Nelle intenzioni dell'amministrazione comunale, il progetto dovrebbe assicurare il pieno recupero della zona intorno agli scavi e contribuire allo sviluppo turistico e culturale dell'intero territorio. Con la pista ciclabile, inoltre, verrebbe avviata la sistemazione di via Turati, la via che collega la città alla strada statale 268 e che allo stato attuale è in pessime condizioni e di difficile percorribilità. La proposta, preparata dall'ufficio tecnico del Comune di Poggiomarino, si divide in due fasi. La prima è quella relativa alla creazione di un edificio che, oltre alle funzioni museali, abbia quelle di polo culturale. Nell'edificio di via Ceraso che un tempo ospitava il macello, a ridosso dell'area mercato e del parcheggio, verrà realizzata una struttura che ospiterà un auditorium, sale espositive e aule per la didattica. Sempre all'interno della struttura, un'area sarà dedicata alla ricostruzione virtuale dello scenario in cui vivevano i Sarrastri, la popolazione preistorica che abitava il villaggio della Longola duemila anni prima di Cristo ma, probabilmente, anche altri insediamenti lungo il fiume Sarno. Spiega l'architetto Giuseppe Del Sorbo, responsabile dell'ufficio tecnico del Comune: «L'atmosfera sarà quella di un racconto, il racconto di un viaggio lungo il fiume. Del resto, il nostro progetto si integra in modo organico col Pit del Parco del fiume Sarno». Il secondo lotto dell'intervento riguarda la riqualificazione dell'asse viario che collega l'area archeologica con il resto del territorio intorno al Vesuvio. Via Filippo Turati, l'arteria che porta alla strada statale 268, attualmente è larga otto metri e ha due marciapiedi grandi 3,5 metri. Il progetto prevede il rifacimento del manto stradale e dei percorsi pedonali, ma soprattutto la creazione di una pista ciclabile lunga 3 chilometri, nonché aree di sosta per i turisti e per le autovetture. Ai bordi della strada, tra la carreggiata e la pista ciclabile, una fascia di 80 centimetri da attrezzare con piante di alto fusto e siepi. Insomma, una strada ecocompatibile, ideale collegamento tra la zona archeologica ed il Vesuvio. (Fonte: Il Mattino)

11/01/2009 DEGRADO SU UNA STRADA ROMANA A TEANO (CE)

Una strada romana, testimone dei primi scambi commerciali tra Teano e Roccamonfina e delle contese territoriali con Sessa Aurunca, ridotta a un fosso dal maltempo. Uno stato di degrado che non sarebbe da non imputare, questo è il fatto, alle offese del tempo o alle inclemenze meteorologiche, ma a presunte opere abusive perpetrate nel tentativo di cambiare il secolare percorso delle acque piovane appannaggio di proprietà private. Il risultato è un fiume di fango. Siamo a Teano su via Molara che un recente cartello comunale indica agli improbabili visitatori (perché la strada è a dir poco impraticabile) come «percorso di collegamento con gli insediamenti di età ellenistica e romana con un sentiero che scende verso il fiume Savone alla fonte delle Caldarelle, dove si praticavano misteriosi culti testimoniati dal ritrovamento di ventimila monete ex voto». Verità assolute che hanno convinto ancora di più i residenti a spingere la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Caserta e Benevento che dopo attente verifiche ha ritenuto di far partire un esposto alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere. Il primo intervento, posto in essere con la delicatezza di una pala meccanica, risale al 1993. Sei anni fa, nel corso di un sopralluogo comunale, emerse la necessità di ripristinare gli scarichi naturali delle acque. Non se ne fece nulla. Oggi la Molara è oggetto di opere di recupero con fondi regionali, ma più di un esperto ritiene che nulla potrà mai dimostrarsi più efficace del rispetto assoluto dell'antico sistema stradale. (Fonte: Il Mattino)

03/01/2009 CELLA VINARIA SCOPERTA ALLA VILLA AUGUSTEA DI SOMMA VESUVIANA (NA)

Era una cella vinaria di grosse dimensioni quella scoperta durante lo scavo della cosiddetta «villa di Augusto» a Somma Vesuviana. Il dato che viene considerato dagli archeologi «di grandissima importanza» è quello emerso dallo studio dei contenitori, che vuole i ventuno dolia (i recipienti di coccio utilizzati per conservare il vino) prodotti in una officina locale e soltanto pochi anni prima dell’eruzione del 79 d. C. «Questo significa - spiega l’archeologa Giuseppina Cerullli Irelli - che non solo quei contenitori sono stati usati prima della catastrofe ma che si è provveduto a riutilizzarli successivamente e per almeno altri tre secoli». Vale a dire che appena dopo l’eruzione, visto che l’area a nord del vulcano non venne devastata come quella pompeiana-ercolanese, i vesuviani rimisero rapidamente in funzione tutto quanto era ancora utilizzabile. L’impianto di stoccaggio del vino, con i dolia sigillati da frammenti di anfore invece che dal solito coperchio, viene difatti stimato risalente al III-IV secolo d. C. Ovvero a un periodo in cui la struttura, secondo gli esperti, venne riconvertita dagli occupanti che, non ricevendo più sovvenzioni da Roma, misero su un’azienda in grado di dare ricavi e sostentamento a chi vi lavorava. Con l’obiettivo di individuare i vitigni coltivati all’epoca nell’area a Nord del vulcano, si stanno poi studiando anche i residui di materiale trovato sul fondo dei dolia. Ma tutti i rinvenimenti effettuati dalla missione dell’università di Tokyo appaiono decisamente interessanti, per ricostruire il quadro generale di un complesso che evidenzia sempre più la sua origine di villa imperiale e di dimora dove si spense l’imperatore Augusto, così come ipotizza l’archeologa, che sottolinea tuttavia la mancanza di una prova certa. Le fonti storiche difatti indicano in una villa situata apud Nolam, vicino Nola, il luogo dove l’imperatore trascorse i suoi ultimi istanti di vita e il complesso di Somma Vesuviana è troppo imponente e ricco per poter essere appartenuto a qualcuno che non fosse stato di rango imperiale. Gli scavi che gli archeologi giapponesi hanno effettuato quest’anno, assieme agli esperti del Suor Orsola Benincasa e su concessione della Soprintendenza speciale Napoli-Pompei, hanno difatti consentito di riportare alla luce un pavimento interamente mosaicato, di stupenda fattura; locali dalle pareti affrescate; i resti di un statua di marmo, attrezzi agricoli e una cesta intrecciata con vimini. Infine, i lavori di pulitura dai depositi di fango e cenere di una seconda abside scoperta accanto a quella scavata l’anno scorso, hanno rivelato pitture con soggetti simili alla precedente. Secondo gli archeologi il rinvenimento di questa nuova stanza con volta a botte prelude al ritrovamento di un locale simile sul lato opposto. «È uno schema che si ripete anche nelle basiliche cristiane - conferma Cerulli Irelli -. Credo che questo insieme di locali facesse parte di un ambiente di rappresentanza e di soggiorno estivo particolarmente importante». Un elemento interessante, rivela Antonio De Simone, docente di Archeologia al Suor Orsola Benincasa, è appunto il mosaico che al centro mostra mattonelle di marmo pregiato, una sorta di opus sectile. E questo senza contare i resti del busto in marmo, forse in origine un «Sileno», trovato poco distante. Insomma, siamo in presenza di un più vasto complesso: «Ci vorranno anni per riportarlo interamente alla luce. Ma quando lo scavo sarà finito i risultati saranno eccezionali». (Fonte: Il Mattino)

02/01/2009 TURISTI ALLO SBANDO NEL MUSEO ARCHEOLOGICO DI NAPOLI

Nel pomeriggio piovoso di ieri, quando alle cinque del pomeriggio pareva che già fosse mezzanotte, i turisti che avevano optato per una visita all'Archeologico non potevano raccomandarsi neanche agli amuleti: la Collezione Egiziana che — come ricorda il sito internet — comprende «numerosi bronzetti votivi di divinità egizie ed amuleti contro il malocchio», era chiusa ai visitatori per chissà quale motivo. E non è che occorresse indagare tanto per saperlo. In un museo gremito di gente era il personale stesso a spiegare come il piano sotterraneo, insieme ad altre sale del prestigioso Museo Nazionale, fosse interdetto. Un cartello ad avvisare, un cancello ad inibire, e il gioco (sporco) è fatto. «La Collezione Farnese è in allestimento. Ci scusiamo per la temporanea assenza dell'apparato didascalico ». E' un'altra sorpresa, e non certamente l'ultima. Se la «Testa di Apollo tipo Kassel» lascia il supporto in marmo (vuoto) languire di un solitudine imbarazzante, non è perché i romani, nel secondo secolo d. C., conoscessero tecniche per rendere il marmo invisibile. E neanche Apollo, per quanto «viva» possa risultare la sua testa, poteva decidere autonomamente di lasciare il posto di lavoro.
Forse è andato a nascondersi lì, dove c'è il cartello «Vietato l'accesso ai non addetti al lavoro», lui che può. La sala, il cui accesso è chiuso con un nastro rosso, piena di busti e statue dalle bellezze solo intraviste, funge allo stato da deposito «vedo-non vedo». Collezioni chiuse, collezioni  work in progress, sale-deposito e teste di Apollo latitanti. Trascurato a Capodanno, trascurato tutto l'anno. A confermare la grossa presenza di turisti nei siti di interesse archeologico, anche i 2.600 tagliandi staccati all'ingresso degli Scavi di Pompei durante la giornata di visite gratuite. Ma al Museo Nazionale non finisce qui. Pipì bagnata, pipì fortunata: fu proprio Mario Resca, consigliere del ministro Bondi per le Politiche museali e direttore generale per i Musei e le Gallerie, a sottolineare la situazione critica in cui versano i bagni pubblici della struttura museale. Secondo lui erano «al limite del praticabile ». Ma forse è stato troppo clemente. Ieri, soddisfare i propri bisogni fisiologici era possibile solo a patto di possedere un ombrello o di spugnarsi da capo a piedi. I bagni dell'Archeologico sono infatti allestiti in due capannoni prefabbricati, piazzati al centro del cortile interno. Chissà per quanto tempo si andrà avanti così. Sorprese (negative) anche a San Martino. Il museo allestito nella storica certosa napoletana, è rimasto chiuso fino alle 14. A saperlo, però, erano solo i custodi. Gruppi di turisti si sono recati a più riprese davanti all'ingresso della certosa, trovando il portone chiuso, senza alcun cartello che avvertisse dell'apertura posticipata.  (Fonte: Il Corriere del Mezzogiorno)