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17/12/2008
PARTONO I
RESTAURI DEL CASTELLO DI SALERNO
190mila euro per il recupero
del castello di Sant’Adjutore. Dal giorno del definitivo ok da parte
della soprintendenza, partiranno i lavori di riqualificazione dalla
durata di otto mesi e che saranno di tre tipi: il recupero della
torre nord che è la parte più antica dell’intera struttura; la
postierla ovest ossia la porta d’accesso e la cannoniera est per la
quale è prevista un’operazione più delicata dal momento che il
lavoro di scavo sará preceduto da un lavoro di messa in sicurezza da
parte degli stessi operai che lavoreranno all’interno per poi finire
con la ricostruzione del paramento murario. • «Quando si va a
scavare - spiega l’assessore all’Urbanistica, Rossana Lamberti -
possono venir fuori cose inattese: non sappiamo quindi cosa possiamo
trovare all’interno della cannoniera. Sicuramente il nostro
intervento non sará invasivo ma di recupero. Infatti andremo ad
utilizzare le pietre che si possono recuperare dagli scavi. Il
nostro intento è quello di ricreare la struttura antica». Dalla
conferenza stampa di presentazione dei lavori di ripristino della
fortezza, tenutasi ieri mattina, è emerso che l’intervento
progettato per il castello non andrá ad alterare lo stile antico
dello stesso ma a recuperarlo a seguito del deterioramento causato
dalla sua esposizione alle intemperie. • «Il castello di Sant’Adjutore-
afferma l’architetto Enrico De Nicola -è il simbolo laico della
cittá metelliana, ed è un dovere morale mantenerlo in piedi e
valorizzarlo per farne un centro di attrazione». • I lavori che
dureranno otto mesi, saranno ancora in corso durante la 353esima
edizione dei festeggiamenti in onore del Santissimo sacramento
(ricorrente il giovedì dell’ottava del Corpus domini), dove dal
monte della frazione Annunziata oltre un migliaio di persone prende
parte alla celebrazione eucaristica. • E proprio a tal proposito
l’assessore all’Urbanistica Rossana Lamberti, ha ribadito che
durante i giorni previsti per i festeggiamenti, i lavori saranno
sospesi mettendo al contempo in sicurezza la zona interessata. • I
lavori, comunque, riguardano solo una parte della fortezza la quale
per essere riqualificata in toto avrebbe bisogno di un cospicuo
finanziamento, pari a 1 milione e 500 mila euro. Gli attuali 190
mila euro per i lavori in fase di avvio sono stati attinti dal fondo
comunale e rappresentano i proventi delle multe ambientali.
(Fonte: La Città di Salerno) |
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17/12/2008
MUSEI CAMPANI:
SITUAZIONE DRAMMATICA
La Campania negli ultimi due
anni ha perso circa un quarto del movimento complessivo di
visitatori, collocandosi in coda a tutte le altre regioni e
risultando così decisiva, in negativo, del deludente andamento
nazionale del settore.
In proposito, sembra appropriato citare il ministro Bondi che di
recente, per spiegare il calo dei visitatori dei nostri musei, ha
posto in rilievo il peso estremamente negativo esercitato dal dato
della Campania, che nei primi sei mesi del 2008, con il suo 16%
circa di decremento, ha contribuito in larga misura a deprimere il
risultato nazionale (-2,6%).
La caduta verticale dei flussi di turisti e frequentatori dei siti
museali rappresenta, in sostanza, la testimonianza più diretta di
una delle stagioni turisticamente più sconfortanti del nostro
territorio. Ancora una volta, c'è dunque da chiedersi cosa sarebbe
necessario e urgente promuovere per uscire dalla crisi. La risposta
non è molto differente da quella già data in passato: occorrerebbe
formulare e realizzare un programma serio di rilancio, di respiro
pluriennale, avendo ben chiari gli obiettivi concretamente
raggiungibili e le risorse disponibili.
Alla base di questo piano vi dovrebbe però essere una buona
organizzazione, capace di operare con un efficace gioco di squadra
da parte di tutti gli attori coinvolti. In un disegno del genere
fondamentale risulta la partnership privato-pubblica, sia per il
migliore funzionamento delle strutture turistiche, sia per la
gestione di servizi strettamente funzionali alla cultura
dell'accoglienza.
A tale proposito, non può non colpire il giudizio molto negativo
formulato dal nuovo supermanager dei musei, Resca, dopo la sua
visita alll’Archeologico. La denuncia di inammissibili carenze di
servizi essenziali e della precaria manutenzione di certe strutture
rafforza la convinzione che una maggiore partecipazione dei privati,
sotto il controllo pubblico, possa contribuire in modo risolutivo,
al miglioramento dell'efficienza di gestione di siti museali,
peraltro unici al mondo. Ma è indubbio che un programma specifico
per il turismo è destinato a produrre risultati insoddisfacenti se
non si accompagna ad uno sforzo di miglioramento sostanziale delle
condizioni del territorio. Pulizia, igiene, sicurezza e arredo
urbano rappresentano premesse essenziali per l’avvio di qualsiasi
politica di sviluppo del turismo. È certo che un territorio
inospitale non può mai candidarsi a diventare meta di flussi
crescenti di visitatori.
Sotto questo aspetto ritorna l’esigenza di fare squadra e di
coinvolgere, nella realizzazione di interventi obiettivamente
complessi, tutti gli organi responsabili, direttamente e
indirettamente, dell’economia cittadina e regionale. La governance
del sistema deve cioè riuscire a valorizzare i rapporti di
collaborazione sul piano non solo locale, ma anche nazionale,
fondando sulla comune convinzione che Napoli e la Campania possono
ritornare a giocare un ruolo importante nel turismo nazionale.
(Fonte: Il Mattino) |
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16/12/2008
ANCORA NEGATIVO
IL SETTORE DEL TURISMO IN PROVINCIA DI NAPOLI: 10% DI PRESENZA IN
MENO
Chiude con un -10 per cento
il bilancio di un altro anno nero sul fronte del turismo a Napoli e
in provincia. Una cifra che, sommata al -12 del 2007, spiega
l’allarme di operatori del settore e pubblici amministratori. Le
previsioni. «L’anno prossimo andrà anche peggio: Napoli perderà una
fetta di crocieristi che saranno dirottati su Civitavecchia per
visitare la capitale. Se andiamo avanti di questo passo possiamo
anche chiudere: ho già notizie di agenzie di viaggi e hotel che
hanno cominciato a licenziare. Di sicuro, molti albergatori hanno
dovuto abbassare le tariffe». Per Ettore Cucari, presidente della
Fiavet, «meglio dire le cose come stanno». A parte i soliti last
minute, che non sposteranno di molto i numeri di fine anno almeno
per il capoluogo, anche le prenotazioni di Natale sono in calo
rispetto all’anno scorso. «Le uniche località a recuperare - dice
ancora Cucari - saranno presumibilmente Capri, penisola sorrentina e
costiera amalfitana, che con le prenotazioni dell’ultima ora, meteo
permettendo, prenderanno ancora un po’ di turisti italiani». Lo
scenario. Il mal comune (il turismo, a causa della crisi economica,
è in calo un po’ ovunque) non consola. L’ultima mazzata è arrivata
dall’analisi dei dati sui musei: il calo nazionale - è quanto ha
sottolineato il ministro per i Beni culturali Sandro Bondi - è
dovuto sostanzialmente alla Campania, che nei primi sei mesi del
2008, in piena emergenza rifiuti, hanno perso il 15.71 per cento di
visitatori. Mentre il resto del museo Italia ha perso il 2.6 per
cento. Se hanno perduto visitatori big come scavi di Pompei e reggia
di Caserta, i «grandi attrattori» della regione, non c’è da dormire
sonni tranquilli. Le cause. «La colpa - osserva il numero uno degli
agenti di viaggio campani - non è attribuibile ai rifiuti e lo è
solo parzialmente alla crisi economica. I nostri migliori clienti
(Stati Uniti, Spagna e Germania) vivono congiunture sfavorevoli. Ma
se un mercato è depresso, bisogna cercare di tirarlo su. Ed è
proprio questo che è mancato alla nostra regione. La stessa
riorganizzazione delle agenzie di promozione turistica voluta
dall’assessore Claudio Velardi è da rivedere: tolti gli
amministratori delle aziende di soggiorno e turismo, che erano
effettivamente troppe, non è rimasto niente, se non gli impiegati.
Il risultato? A fronte di un risparmio irrilevante anche i Comuni
che ospitano siti di interesse internazionale non hanno organizzato,
per esempio, iniziative per il Natale. Cartelloni ridotti, poche
mostre o altre attività da inserire in pacchetti in grado di
attirare visitatori. A Pompei, a Paestum, al parco della Reggia di
Caserta, un’illuminazione notturna proposta per tempo avrebbe
aiutato». Le responsabilità. Le altre colpe del territorio? «Un
sistema di trasporto pubblico che non va incontro alle esigenze dei
turisti: a Napoli, per esempio, nei giorni festivi non si trova un
bus. E sono ancora troppi i visitatori che riferiscono di aver avuto
problemi con i tassisti. Inoltre, molti dei nostri musei chiudono
troppo presto». Intanto, oramai l’anno è andato. «È urgente, per
l’anno prossimo, che il pubblico faccia un passo indietro, lasciando
le strategie al privato e sostenendole mediante la promozione. Più
pacchetti, più fiere, più iniziative di grande richiamo per
incoraggiare gli arrivi. E più cura per Napoli: la città è sciatta e
in questo periodo completamente stravolta dai troppi cantieri. Siamo
riusciti persino a fare tardi con le luminarie. Un turista di
ritorno da Napoli, a parte la bellezza spesso non offerta ma da
scoprire, ha ben poco di buono da raccontare. E il tam tam è
importante per il turismo. Meglio rimboccarsi le maniche: non è
molto difficile, per chi viaggia, preferire Parigi o Barcellona».
(Fonte: Il Mattino) |
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16/12/2008
INTERVISTA AL
SUPERMANAGER DEI MUSEI NAZIONALI
«La Campania e i suoi musei
pagano un prezzo alto per lo scandalo rifiuti che ha portato in giro
per il mondo un'immagine pessima della regione». Duro l'atto di
accusa di Mario Resca, il supermanager prossimo direttore dei musei
nazionali nominato dal ministri per i beni culturali Sandro Bondi.
«Sono stato all'Archeologico di Napoli. Ho trovato una situazione
incredibile: un grande museo ma senza bar, solo un chiosco
all'aperto, bagni indecenti...». Poi l'affondo su Pompei: «II
turista è mercé di scambio, ci sono strani traffici. La situazione è
grave».
MARIO RESCA fa la sua prima uscita pubblica in occasione del
convegno su «Paesturo, Velia e il distretto archeologico campano». E
tra Napoli e Paestum già scopre i guasti dei musei. «Il ministro
Bondi sostiene che la Campania ha sofferto per l'emergenza rifiuti,
che ha portato in giro per il mondo un'immagine pessima. Pagano
tutti, anche i musei», dice il supermanager, prossimo direttore dei
musei nazionali e attualmente consigliere del ministro.
Ha verificato sul campo quel che dice il ministro?
Resca «Sono stato all'Archeologico di Napoli e la situazione è
incredibile. Un museo di valore straordinario, soffre per l'assenza
di un bar, di bagni decenti, al limite del praticabile. Trovare
qualcosa da mangiare è un'impresa, ho preso il caffè in un
chioschetto sotto la pioggia».
Campania è anche Paestum e Pompei.
Resca «So che Berlusconi a breve sarà a Pompei e con Bondi dobbiamo
immediatamente lavorare sul quel sito. Ne ho parlato con il prefetto
Profili. Ma se c'è la necessità di un commissario straordinario,
allora la situazione è grave. A Pompei so che il turista è mercé di
scambio, che ci sono traffici che avvengono attorno agli scavi.
Insomma dobbiamo intervenire per far diventare risorsa quei
patrimonio».
La sua visione da imprenditore non piace a tutti...
Resca «Lo so. Hanno raccolto settemila firme contro di me. Non è un
male: vuol dire che c'è sensibilità peri temi della cultura. Ne
raccogliessero anche 10-20mila».
Ha un modello in mente?
Resca «Sono ancora consigliere del ministro, ma a lui qualche idea
l'ho suggerita. Parto dai numeri. Settis critica la scelta
coraggiosa di Bondi: mettere un uomo del marketing nei musei. Ma a
Settis rispondo che il nostro primo museo, gli Uffizi, ha un milione
e mezzo di visitatori, mentre i Musei Vaticani arrivano a 4 milioni
e il Louvre a 8,5. E hanno i conti in ordine, ci guadagnano».
Anche il giro di prestiti delle nostre opere all'estero viene
criticato.
Resca «Credo che le opere d'arte siano le ambasciatrici del nostro
Paese, è un bene che circolino. All'estero i beni culturali sono
richiesti in cambio di danaro sonante, insomma c'è qualcuno che li
fa fruttare. Eppoi il Louvre sta creando musei in franchising, con
il proprio marchio, in giro per il mondo; e possiede neanche un
terzo delle opere degli Uffizi».
La colpa?
Resca «Personale demotivato, poca manutenzione, disinteresse per i
visitatori. Ma non è la burocrazia il nemico, sono le leggi: troppe
e inapplicabili. Ma i signori che mi criticano li frequentano i
musei? I soprintendenti dove sono quando si fa scempio dei beni?».
E Paestum?
Resca «Splendida, l'ho visitata con il soprintendente locale Nava e
quello regionale Baldi e ne sono rimasto impressionato. Ma basta
spostarsi di qualche passo, in spiaggia, e si scoprono costruzioni
abusive. Itinerari, cartelli segnaletici, ristoranti, cordialità
fanno pubblicità a musei e aree archeologiche. Se tratti male un
turista, quello lo dice a venti persone; se lo tratti bene solo a
quattro suoi amici. Cominciamo da questo».
(Fonte: Il Mattino) |
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05/12/2008
RIVIVONO GLI
ANTICHI FASTI DI BAIA (NA)?
Rivivere gli antichi fasti di Baia quando,
costellata da sorgenti termali, era considerata la «Pusilla Roma» e
rilanciare le sue acque con un impianto collegato al Parco
Archeologico: è l'ambizioso progetto del sindaco Antonio Coppola,
che punta alla rivalutazione delle risorse geotermiche
delocalizzando le aziende nautiche ubicate tra il porto e il
Castello Aragonese. «È un programma doveroso - sottolinea il primo
cittadino - Far rivivere le antiche Terme di Baia significa porre
l'area flegrea al centro del processo di sviluppo turistico di
Napoli e della sua provincia, con la riconversione in chiave
turistica dei cantieri». Il piano, esposto in un dossier corredato
da 19 foto, è stato inviato al Presidente del Consiglio Berlusconi,
ai Ministri dell'Ambiente e per i Beni e le Attività Culturali,
Prestigiacomo e Bondi, al Sottosegretario al Turismo Brambilla,
all'ente Nazionale per il Turismo, al governatore Bassolino e al
Prefetto Pansa. In dieci pagine il progetto, che «rappresenta una
spinta per spostare i capannoni, un'autentica bruttura per il paese
e per il mondo della cultura - aggiunge il primo cittadino Coppola -
La rinascita economica, sociale e ambientale del territorio ha come
imprescindibile presupposto il trasferimento degli impianti
cantieristici». Non la pensano così i titolari delle aziende
nautiche, che da tempo difendono le strutture produttive di Baia
nonostante abbiano intrapreso il potenziamento in altri poli.
Intanto l'Amministrazione comunale persegue il progetto di rilancio
delle sorgenti termali dell'area flegrea, puntando a sfruttare gli
spazi occupati dalle imprese. L'obiettivo far rinascere la Baia dei
fasti imperiale di cui i siti archeologici, in parte discesi sui
fondali per il bradisismo che interessa i Campi Flegrei, ne sono una
prestigiosa testimonianza. E la riscoperta e lo sfruttamento delle
sorgenti termali si integra in un progetto (sintetizzato nella legge
8 del 29 luglio 2008), con cui la Regione Campania ha dettato una
disciplina articolata del termalismo per l'istituzione di un
«marchio di qualità termale», volano per la riqualificazione del
termalismo campano nello scenario nazionale e internazionale. «La
valorizzazione delle risorse geotermiche - conclude il sindaco
Coppola - è finalizzato al miglioramento della qualità di vita dei
cittadini, ma è anche elemento di promozione di un turismo
sostenibile. Basta guardare al passato e alla grande storia delle
acque termali di Baia, famose per le loro qualità medicamentose, per
rendersi conto dell'importanza del piano». (Fonte:
Il Mattino) |
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03/12/2008
AREE
ARCHEOLOGICHE GESTITE DALLA REGIONE?
L'area flegrea con il Castello di Baia, la Certosa
di Capri, alcune zone del Cilento, tra cui Paestum e Velia, ed
infine gli scavi dell'area nolana. Meraviglie della Campania che
meritano una maggiore attenzione e che, se valorizzate a dovere,
possono produrre altissimi ricavi per un ente locale. Per questi
motivi, la Regione Campania si è assicurata la gestione di questi
siti archeologici, e di altri ancora non noti, grazie ad un accordo
che sarà ufficializzato l'11 dicembre a Roma tra il governatore
Antonio Bassolino ed il ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi.
Mai prima d'ora era stata affidata ad un ente locale la
gestione di siti archeologici, da sempre in mano al Ministero dei
Beni Culturali. Regista dell'intesa tra Governo e Regione è
l'assessore al Turismo, Claudio Velardi, che ha annunciato la sua
volontà di restare al suo posto e non dimettersi, cercando - al
contrario - di avanzare nuove idee per rilanciare il turismo nella
regione. Tra queste, c'è l'accordo col
ministro Bondi che porterà l'ente di Palazzo Santa Lucia a gestire
alcune aree archeologiche il cui elenco non è stato ancora
ufficializzato ma sarà noto a tutti tra otto giorni. Ovvero, quando,
a Roma, avverrà il passaggio di consegne tra Governo e Regione sulle
aree archeologiche, fatto mai avvenuto prima d'ora. Una novità,
questa, che non trova parere favorevole da parte del sindacato della
Ugl Beni Culturali, che definisce «da irresponsabile affidare i beni
culturali agli enti locali della Campania che hanno già dimostrato
di non essere in grado di portare avanti progetti di rilancio e
recupero di monumenti e aree di interesse storico, artistico e
culturale». È Renato Petra, Coordinatore nazionale dell'area Beni
Culturali del sindacato, a chiarire la posizione della Ugl. «Mentre
il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi corre a Napoli per
togliere dalle mani degli enti locali la gestione della questione
rifiuti - commenta Petra -il ministro dei Beni Culturali, Sandro
Bondi affida siti importanti come Paestum, Velia, Baia e parte di
Pompei nelle mani degli stessi enti locali. Questo è un
comportamento decisamente irresponsabile oltre che contraddittorio.
Gli enti locali della Campania - spiega Renato Petra - non hanno
saputo neanche gestire servizi fondamentali e di primaria necessità
per i cittadini, figuriamoci se gli verranno affidati i Beni
Culturali della regione». Non usa mezzi termini Petra per
manifestare il proprio dissenso e quello della Ugl di settore nei
confronti di un provvedimento annunciato che va a smentire
completamente quanto precedentemente assicurato dal Capo di
Gabinetto, Salvatore Nastasi, e che ribalta la bocciatura firmata
dal suo predecessore. «Siamo profondamente
preoccupati per le ricadute negative che si avranno sia sulla tutela
del patrimonio culturale sia sui lavoratori - aggiunge il Segretario
provinciale Utl-Ugl di Napoli, Francesco Falco -. In questo modo si
creano alibi per poi affidare i Beni culturali a soggetti differenti
dallo Stato».»
(Fonte: Il Napoli) |
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02/12/2008
AVELLINO,
INDAGINI AL CASTELLO
Subito un'indagine geoarcheologica per verificare
se ci sono altri reperti d'interesse storico all'interno del
perimetro del Castello. È quanto venuto fuori dalla riunione di ieri
a Palazzo di Città, tra l'amministrazione comunale del capoluogo e i
vertici delle Soprintendenze ai Beni Archeologici, Ambientali e
Architettonici. Tra sette giorni ci sarà un nuovo incontro per fare
il punto della situazione, in virtù dei risultati della campagna di
scavo che è stata programmata nell'ambito dell'appuntamento di ieri.
All'ordine del giorno del summit, le soluzioni da adottare per il
completamento dei lavori di riqualificazione dei ruderi dell'antico
maniero. Alla presenza dei soprintendenti Zampino, Nava e Abita, è
stato delineato un programma di indagine geoarcheologica, al fine di
acquisire gli ulteriori elementi per il prosieguo dei lavori che,
allo stato, possono continuare secondo le prescrizioni e le
indicazioni assunte nel corso della riunione, sollecitata dal
sindaco Galasso, dopo le dure critiche della soprintendente Nava per
come si stava portando avanti l'intervento e per la rampa d'accesso.
Che, per ora, rimane al proprio posto. Le ricerche verranno
effettuate anche sotto la scala e, in modo particolare, dove
poggiano i supporti che la sorreggono. «È stata una riunione molto
costruttiva - ha affermato il consigliere comunale con delega alla
Riqualificazione Urbana, Nicola Giordano, che ha partecipato al
summit di ieri - che ha visto una stretta collaborazione tra le
istituzioni presenti. Insieme ai soprintendenti abbiamo studiato un
piano che possa da un lato consentire di continuare i lavori nel
rispetto del cronoprogramma, dall'altro di proteggere tutti i
reperti che, eventualmente, dovessero venire alla luce nel corso
dell'intervento. D'altronde, così come avvenuto finora, ogni
qualvolta ci si è trovati di fronte a ritrovamenti importanti,
obiettivo dell'amministrazione Galasso è stato quello di riscoprire
e salvaguardare la storia della città, anche attraverso la
valorizzazione di elementi che possano aiutare a conoscere meglio le
nostre origini». Ci sarà, dunque, un'ulteriore verifica per evitare
che vadano perduti reperti storici, anche se Giordano s'è dichiarato
scettico sull'esito positivo di tali indagini. Dai soprintendenti
sono arrivate, inoltre, prescrizioni precise sull'utilizzo di
determinati materiali, relativamente alla realizzazione della
pavimentazione (scelta della pietra) e dei corrimano (indicazione
del legno da usare), modificando le previsioni dell'amministrazione
di piazza del Popolo. Restano, comunque, le contestazioni al
progetto della rampa d'accesso: gli accertamenti consentiranno di
verificare se effettivamente deve essere abbattuta..
(Fonte: Il Mattino) |
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15/11/2008
BAIA (NA),
RIAPRE IL PARCO ARCHEOLOGICO MA SOLO IL SABATO
Fu il paradiso terrestre dell'impero. Nei giorni
della primavera e dell'estate patrizi e potenti romani affollavano i
giardini, i luoghi del benessere, le piscine miracolose delle
antiche terme di Baia. Fra meraviglie di ogni genere, oasi
rigogliose, fontane spettacolari, opere d'arte e marmi pregiati, una
pausa distensiva nel cuore della città decantata da Orazio, la
chicca irrinunciabile per i fortunati villeggianti della capitale.
Poi la decadenza, il buco nero delle devastazioni provocate dai
barbari e dal bradisismo, l'abbandono degli ultimi decenni. Sino al
lento, ma graduale processo di rinascita, culminato ieri
nell'inaugurazione del parco archeologico finalmente restaurato.
Un'occasione storica, dopo le prime, controverse imprese di
valorizzazione tentate attraverso l'organizzazione di spettacoli,
grandi eventi musicali, percorsi notturni di luce e visite guidate.
Cinque milioni di euro per completare l'operazione di restauro che
ha restituito all'originale splendore terrazze, archi decorati,
scale, percorsi fioriti dell'antico complesso termale, ripristinando
anche l'ingresso dalla piazzetta di Baia. Appena riaperto, tuttavia,
il parco rischia già di finire nella lunga lista dei monumenti
negati dei Campi Flegrei. Per le carenze di personale della
soprintendenza, infatti, la cittadella archeologica di Baia potrà
essere aperta soltanto un giorno alla settimana, il sabato, mentre
il Rione Terra e lo stadio di Antonino Pio, come si sa, dal prossimo
weekend saranno completamente preclusi ai visitatori. Una situazione
assurda, anzi beffarda, considerando gli sforzi finanziari sostenuti
dalla Regione per i Campi Flegrei (duecento milioni d'investimenti
negli ultimi anni) e le speranze tradite per migliaia di giovani
professionisti, tecnici, operai disoccupati dell'area flegrea.
Turisti e studiosi respinti, insomma, in un contesto territoriale
che punta a senso unico la sua rotta economica sulle attività della
cultura, dell'accoglienza, del terziario avanzato. Temi ripresi dal
governatore Antonio Bassolino, intervenuto a Baia con il
soprintendente ai beni archeologici di Napoli e Pompei, Pier
Giovanni Guzzo, i sindaci di Bacoli, Antonio Coppola, e di Pozzuoli,
Pasquale Giacobbe. Due i momenti dell'impegno regionale per uscire
dal tunnel della paralisi che costringe sotto chiave i monumenti
dell'area flegrea. «Intanto faremo in modo che la Scabec possa
ripartire con un nuovo ciclo straordinario di visite guidate
dall'Immacolata all'Epifania, attraverso un calendario da concordare
con la Soprintendenza», ha spiegato Bassolino. Poi, però, sarà il
momento di avviare una vertenza strutturale con tutte le
amministrazioni pubbliche, dal ministero agli enti locali, per
risolvere alla radice il problema della valorizzazione dei monumenti
e fare uscire definitivamente dalla precarietà un settore
determinante per il rilancio del turismo regionale. «Chiederemo al
ministero di trasferire alla competenza regionale la gestione delle
visite e di alcuni servizi essenziali del nostro patrimonio
storico-culturale». Ai presenti il governatore ha dato appuntamento
«alla prossima cerimonia d'inaugurazione», nelle sale del nuovo
museo del castello di Baia. Quando? Non si può sapere, perché il
percorso artistico è allestito da tempo, però mancano i custodi che
dovranno accogliere i visitatori. Incredibile, ma vero.
(Fonte: Il Mattino) |
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14/11/2008
CAMPI FLEGREI,
MONUMENTI CHIUSI E NEGATI
Monumenti negati. Chiusi di nuovo ai visitatori il
Rione Terra e lo stadio di Antonino Pio, a Pozzuoli, mentre sarà
aperto soltanto nell'ultimo giorno della settimana il parco
archeologico di Baia, inaugurato oggi pomeriggio dopo lunghi anni di
restauro. Nei Campi Flegrei la domanda crescente di turisti e
studiosi si scontra ogni giorno con i problemi «strutturali»:
carenze di personale delle soprintendenze, difficoltà finanziarie
delle amministrazioni pubbliche, scarsa (o inesistente) capacità
propulsiva da parte dei privati. Rione Terra, stadio di Antonino
Pio, antiche terme di Baia. Per non parlare della Piscina Mirabilis,
delle Cento Camerelle, della tomba di Agrippina, gioielli della
storia preclusi completamente ai visitatori. Monumenti famosi in
tutto il mondo restano sotto chiave per mancanza di custodi,
tecnici, accompagnatori, mentre migliaia di giovani, preparatissimi,
continuano ad essere disoccupati perché non si riesce a risolvere i
problemi di gestione essenziali. Alla Scabec, la società campana per
la gestione dei beni culturali, era stato assegnato un fondo di
140mila euro per organizzare le visite guidate nel dedalo
sotterraneo del Rione Terra (tremila visitatori nei weekend degli
ultimi quattro mesi) e, un mese fa, all'interno dello spettacolare
stadio di Antonino Pio. Nel frattempo, per mantenere in vita i più
importanti siti dell'itinerario archeologico flegreo, si sono
intensificati gli appelli ad una serie di istituti bancari e
d'imprenditori privati, ancora una volta senza successo. Esaurite le
già scarse risorse, perciò, la società regionale sarà costretta a
interrompere le visite dalla prossima settimana. Mentre nessuna
notizia certa è stata finora comunicata per l’apertura al pubblico
del ritrovato parco delle antiche terme di Baia, che però potrà
essere agibile non più di un sol giorno alla settimana.
L'inevitabile discontinuità organizzativa, ovviamente, contribuirà
ad aggravare ancor più il deficit promozionale dei Campi Flegrei,
vanificando alla fine i successi che tanto faticosamente sono
maturati negli ultimi anni, con le numerose offerte del «re-tour»
organizzato dal Parco, dalla Provincia, dalle amministrazioni
locali, dai Grandi Eventi culturali agli itinerari tematici, ai
percorsi di luce nelle antiche terme di Baia. Sarà possibile
ricorrere ad una nuova soluzione temporanea in extremis, per
consentire le visite guidate nei monumenti flegrei almeno dei giorni
di fine settimana? Lo sapremo oggi, quasi certamente, visto che il
governatore regionale Bassolino sarà a Baia, alle 15,30 con il
soprintendente ai Beni archeologici Pier Giovanni Guzzo, il sindaco
di Bacoli Antonio Coppola, per l'inaugurazione dell'antico paradiso
termale, restaurato grazie ad un finanziamento di cinque milioni di
euro concessi sul capitolo del piani europei. Insieme con
l'imminente varo della nuova, meravigliosa sezione museale allestita
nei saloni del castello aragonese di Baia l'itinerario
storico-culturale dei Campi Flegrei si completa ed acquista spessore
di grande attrattore turistico regionale. Proprio per questo,
tuttavia, dovrebbe essere sottratto dalla palude della precarietà,
della confusione, della scarsa efficienza burocratica. A che serve
spendere tredici milioni (otto per lo stadio di Antonino Pio, cinque
per il parco archeologico di Baia) se alla fine i turisti
continueranno a trovare sbarrati i cancelli dei nostri monumenti
universali? (Fonte: Il Mattino) |
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14/11/2008
BAIA (NA),
RIAPRE IL PALATIUM DOPO TRE ANNI
«Nessun golfo al mondo è
splendido come quello di Baia» scriveva Orazio nel I secolo a. C.,
quando quella piccola insenatura con sorgenti d´acqua calda e vapori
solforosi ospitava grandiose ville "di delizia" per la villeggiatura
degli imperatori. Qui soggiornavano Silla, Caio Mario, Pompeo e
Cesare, tanto da trasformare tutta l´area in uno dei più lussuosi
centri di "otium", fino a quando il bradisismo non ne sommerse una
parte. Oggi alle 15,30, a trent´anni dall´ultimo restauro e dopo tre
anni di lavori, riaprono le Terme di Baia. O meglio il "Palatium
Baianum", il Palazzo degli Imperatori, conosciuto come "le Terme"
per la quasi esclusiva presenza di edifici termali al suo interno,
che gravavano in condizioni di tale dissesto da far convogliare qui
buona parte degli investimenti della Soprintendenza.
«La novità è che benché non avessimo scavato per scoprire parte del
Parco a valle del Tempio di Mercurio - dice Paola Miniero,
responsabile del Parco Archeologico - abbiamo scoperto un´intera
area semplicemente ricoperta dalla vegetazione. Nessuno aveva idea
che esistesse, dobbiamo studiarla interamente». I lavori si sono
concentrati, oltre che sulla stabilità della struttura, su mura,
stucchi e rivestimenti decorativi, che già dai primi del Novecento
avevano subito gravi danni a causa delle spoliazioni e della
distruzione della quasi totalità delle decorazioni, dei marmi e
delle pitture, tanto da far apparire il complesso poco lussuoso.
«Questo progetto mette in sicurezza e restaura finalmente il Parco
Archeologico di Baia, le Terme, un palazzo puntellato che era
arrivato ormai alla fase di crollo. Rinunciando a ulteriori scavi,
abbiamo convogliato il finanziamento sul restauro delle mura, degli
stucchi e delle decorazioni. Abbiamo aperto un nuovo percorso che
dalla Piazza di Baia arriva fino al tempio di Diana, ripristinando
l´unico varco antico superstite che da via Lucullo immette nelle
terme, grazie allo spostamento della vecchia stazione ferroviaria,
d´intesa con il Comune di Bacoli». Per effetto degli interventi di
restauro è stato migliorato anche il settore del tempio di Diana e
il collegamento al Parco Monumentale attraverso un itinerario
naturalistico a tornanti lungo la collina. Il Parco Archeologico
comprende una distesa di 40mila metri quadrati (compresa tra via
Sella di Baia, Via Bellavista e Via Lucullo) con resti archeologici
sui terrazzamenti collinari, un´altra parte contiene un´area di
150mila metri quadrati chiamata Parco Monumentale per lo splendido
paesaggio e la vegetazione mediterranea. Cinque i settori in cui è
diviso, diversi gli edifici che compongono il complesso, datato tra
il I secolo a. C. e il III d. C. Nell´area si ritrovano sale
termali, ninfei, vasche di fontana, loggiati ed ambienti
residenziali aperti su giardini. Per effetto del bradisismo, la
parte che si trovava alle pendici fino all´antica linea di costa è
oggi sommersa. Alla visita inaugurale interverranno il
Soprintendente Pietro Giovanni Guzzo, Antonio Bassolino e il sindaco
di Bacoli, Antonio Coppola. (Fonte: Tiziana
Cozzi su Repubblica Napoli) |
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12/11/2008
QUARTO (NA),
NECROPOLI SOMMERSA DA RIFIUTI
C'era una volta la Fescina.
Sito archeologico chiuso per monnezza. Impossibile accedere alla
Necropoli di via Brindisi. Il varco del cancello è ostruito da
carcasse di frigoriferi e poltrone dimesse. Le foto testimoniano
inclementemente lo stato in cui è ridotto uno dei luoghi più
suggestivi dell'area di Quarto: la necropoli che ospita il
caratteristico Mausoleo a cuspide piramidale, unico esempio di
un'architettura che affonda le sue radici in oriente. Il degrado e
la sporcizia sono i veri padroni della Necropoli di via Brindisi,
che come ricorda uno sbiadito cartello, venne portata parzialmente
alla luce nel corso degli anni settanta e ottanta a seguito di un
intervento della Soprintendenza e della Regione Campania. Prima di
allora era visibile solo il livello superiore del mausoleo a
cuspide, utilizzato come deposito di. attrezzi agricoli dai
contadini dei fondi attigui che ancora oggi continuano a coltivare
viti e alberi da frutto ad una spanna dal reperto archeologico che è
stato completamente dimenticato dalle istituzioni. Eppure i lavori
di scavo portarono alla luce un piccolo gioiello archeologico a
partire dalla bassa recinzione realizzata in opera reticolata, che
delimitava parte della Necropoli composta da tre mausolei funerali
con basamento quadrangolare e vano ipogeo, un triclinio all'aperto,
alcuni vani di servizio e due recinti minori. La struttura più
antica è il monumentale mausoleo a cuspide piramidale noto a tutti
come "la Fescina.", perché ricorda un contenitore di giunco, simile
ad una cornucopia dritta, che i contadini del luogo utilizzano pei
raccogliere le ciliegie. Alle spalle del monumento è presente un
varco attraverso il quale si è accede al recinto in cui, nel corso
degli scavi, si rinvennero tracce di incinerazioni, urne, anfore con
resti di inumati e tombe a cappuccina che, per gli archeologi
documentano la continuità d'uso della necropoli fino ad epoca tarda.
Ma resti di sepolture ed inumazioni vennero alla luce anche
nell’area del recinto maggiore dove vennero rinvenuti spazi
destinati alla cremazione dei defunti. Al momento è ancora visibile
la camera superiore con il caratteristico ingresso ad arco, che si
nota non appena si giunge nella zona archeologica. Impossibile
accede e visitare le nicchie contenute nelle varie stanze di cui è
composto il Mausoleo la cui tipologia non trova facili riscontri in
ambito flegreo e campano, ma è diffusa invece in ambito
microasiatico e alessandrino, II prototipo architettonico di
riferimento secondo gli studiosi è rappresentato dal celebre
mausoleo d'Alicarnasso del IV sec. a.C. Attualmente siepi di rovi
alti oltre due metri ricoprono interamente lo spazio in cui si trova
il Mausoleo. Il cancello d'ingresso è spalancato, ma l'accesso è
precluso per le tante carcasse di ingombranti ed a meno di brutte
sorprese, è da folli avventurarsi. Un palo dell'illumrnazione si
erge nello spazio recintato ed un faro potente è diretto ad
illuminare la Fescina. La speranza è che almeno resti spento. Per
evitare di illuminare una vergogna! (Fonte: Il
Giornale di Napoli) |
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12/11/2008
PIEDIMONTE MATESE (CE),
INAUGURATO PARCO ARCHEOLOGICO DI MONTE CILA
Una escursione ecologica tra le mura sannitiche,
l'altra mattina, ha aperto la nuova era del Monte Cila, l'altura che
domina l'abitato di Piedimonte Matese e che custodisce gli
antichissimi insediamenti ancora visibili sotto forma di mura
ciclopiche. Il grande parco archeologico è stato quindi inaugurato
con una passeggiata aperta alla partecipazione di tutti,
amministratori comunali in testa, ma anche di rappresentanti di
associazioni culturali, studiosi e appassionati di storia locale,
cittadini che hanno riscoperto fascino e mistero di uno dei siti più
interessanti di Terra di Lavoro. I recenti lavori di scavo e di
riqualificazione paesaggistica hanno infatti riportato alla luce
gran parte delle linee e dei disegni degli antichi insediamenti,
fino a qualche mese fa nascosti dalla vegetazione, oggi riapparsi
nella loro originaria struttura, fra secolari alberi di ulivo e
sentieri protetti da staccionate in legno. Una vera e propria
cittadella sannitica che restituisce a Piedimonte Matese la ragione
storica di una sua identità che, spesso, ha alimentato un acceso
campanilismo con la vicina Alife, città romana che, nei secoli e
anche in epoca più recente, ha segnato assieme a Piedimonte Matese
destini e percorsi storici della media valle del Volturno. Il
percorso che oggi si apre al visitatore in tutta la sua prorompente
bellezza, anche grazie ai panorami che è possibile apprezzare dai
sentieri che fiancheggiano il costone di roccia, parte da via
Madonna delle Grazie, dove sorge l'omonimo santuario purtroppo in
stato di fatiscenza, e raggiunge un vero e proprio anfiteatro in
pietra, ricavato durante i lavori di scavo finanziati con i fondi
del piano integrato territoriale Monti Trebulani-Matese. L'occasione
offerta dalla prima passeggiata ecologica è servita ad illustrare le
linee fondamentali del progetto, la ricca storia del sito
archeologico oggi fruibile liberamente: «Abbiamo finalmente reso
noti ai cittadini - spiega l'assessore all'Urbanistica Attilio
Costarella - gli sforzi compiuti per ritrovare nuovi avanzi di
civiltà sotto la guida delle prospezioni effettuate sul posto, con
l'ausilio di georadar messi a disposizione dall'Università del
Molise». Tre i semicircuiti difensivi presenti sul Monte Cila, oggi
parte integrante del neonato parco archeologico, costruiti dai
progenitori Sanniti Pentri per difendere l'entroterra e la capitale
Bovanium dalle incursioni delle pericolose popolazioni costiere.
Chissà che un giorno, oltre alla visita dal vivo e alle passeggiate
ecologiche nel parco, non sia possibile anche realizzare una grande
ricostruzione virtuale dei suoni e delle battaglie di quei tempi,
ancora impressi tra le poderose mura sannitiche, testimonianza di un
passato spesso dimenticato che, invece, rappresenta un fondamentale
pezzo di storia delle civiltà che si sono succedute in quest'angolo
straordinario della Campania. (Fonte: Il Mattino) |
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08/11/2008
BACOLI (NA),
NUOVO PERCORSO PER IL PARCO ARCHEOLOGICO DI BAIA
I nobili della Roma repubblicana vi edificarono
sontuose dimore a partire dal III secolo a. C. Con l'età imperiale
diventò la residenza per eccellenza degli imperatori, tanto che
Ottaviano Cesare Augusto decise di edificarvi, contando sulla
perizia dell'architetto Sergio Orata, una grande struttura termale.
Ricca di sorgenti naturali Baia si arricchì di ville, impianti e
alberghi dalla collina al mare. Il bradisismo ha poi sommerso
parzialmente quella lussuosa edilizia, ma la parte arroccata sul
pendio è visitabile e racchiusa nel parco archeologico. Restaurato,
il grandioso complesso riapre al pubblico. Con una cerimonia fissata
per il 14 novembre, il governatore Antonio Bassolino, il sindaco di
Bacoli Antonio Coppola e il sovrintendente Pietro Guzzo,
inaugureranno il sito ristrutturato grazie ad una spesa di 5 milioni
di euro stanziati con il Progetto Integrato Territoriale. «Questo
intervento - spiega il sindaco Coppola - costituisce un esempio di
azione sinergica che ha coinvolto vari enti, ossia la Regione, la
Soprintendenza e il Comune di Bacoli. L'opera, che avvicina i
cittadini al patrimonio storico del territorio, si inserisce nel
progetto di creare un'economia fondata sul turismo culturale».
L'intervento di restauro, curato dalla Soprintendenza ai Beni
Archeologici di Napoli e Pompei, ha spostato l'ingresso principale
del complesso in basso, dove è stato sistemato anche il ticketpoint.
Dalla Piazza De Gasperi, del tutto rinnovata e ridisegnata, si potrà
accedere quindi alle Terme di Sosandra e ai Templi di Mercurio e di
Diana. Si avrà così una visione d'insieme dell'impianto termale, che
rientra in un vero e proprio sistema come prevede il Pit Grande
Attrattore Culturale Campi Flegrei: coordinare il parco archeologico
con quello monumentale e il Castello Aragonese di Baia attraverso
una passeggiata naturalistica e, sull'altro versante, unirlo al
lungomare in fase di restyling. L'integrazione e la valorizzazione
dei beni monumentali e ambientali, mission del Pit che ha stanziato
per i siti del comprensorio flegreo 195milioni di euro, si
intersecano anche con la promozione dei grandi eventi estivi
organizzati alle Terme di Baia, quali la lirica con il Teatro San
Carlo e Bagliori d'Antichità, suggestive passeggiate notturne
illuminate da dodicimila watts. Ed è questa la strategia del
Progetto Integrato Territoriale, nato con il Patto dei Campi Flegrei
avviato nel 1998 e coordinato dall'architetto Francesco Escalona: un
itinerario archeologico e paesaggistico lungo 65 chilometri
fisicamente percorribile, che possa ottimizzare e unire le risorse
monumentali e paesistiche dell'area flegrea da Quarto a Bacoli,
attraversando Cuma e Pozzuoli. Un volano dello sviluppo sostenibile
del territorio flegreo. (Fonte: Il Mattino) |
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06/11/2008
POMPEI (NA),
ARRIVA IL COMMISSARIO
C'è stata una nuova eruzione? Un manipolo di
clandestini ha preso possesso degli scavi?».
E' sarcastico, Pier Giovanni Guzzo. Il commissariamento della
Soprintendenza di Pompei (ora unificata con quella di Napoli e
provincia), di cui è a capo da quattordici anni, è una ferita
aperta. «Grave situazione di pericolo», ha scritto la Presidenza del
Consiglio nell'ordinanza n. 3692 dell`11
luglio 2008, che
dispone «interventi urgenti di protezione civile». Come per la
spazzatura. Così adesso, nel basso edificio di via Villa dei
Misteri, accanto alla struttura del soprintendente, che mantiene la
tutela archeologica, si è installato con un proprio staff il
prefetto Renato Profili, commissario delegato per l'emergenza.
Una convivenza da separati in casa, punteggiata di piccoli incidenti
e schermaglie indirette. Anche se dalla parte dei nuovi venuti si fa
di tutto per ridimensionare. «Massimo rispetto reciproco»,
garantisce Profili. «E grande ammirazione per l'archeologo
Guzzo, uno studioso di livello internazionale».
«Le frizioni sono superate, la collaborazione funziona», assicura
pacioso Luigi Necco, indimenticato volto di 90° minuto, richiamato
dalla pensione come portavoce del commissario. Certo, Guzzo e
Profili sono due maturi gentiluomini del Sud, più o meno coetanei,
che si intrattengono amabilmente per qualche minuto ogni mattina
alla macchinetta del caffè. Ma in realtà, sotto la cenere e i
lapilli, cova il fuoco. In Soprintendenza sono convinti che l'«emergenza
Pompei» sia stata creata politicamente, per mettere le mani sulla
città antica. Guzzo - nominato a fine `94 dal ministro Fisichella
(primo governo Berlusconi), un passato di iscritto al Pci e oggi
«certo non berlusconiano», come dice lui stesso - per il suo
prestigio indiscusso non poteva cadere sotto la mannaia dello spoils
system. Ecco dunque la scelta del commissario. Ma non si trattava
soltanto di piantare la bandierina su un sito turistico importante,
da due milioni e mezzo di visitatori l'anno.
Intorno
all'area degli scavi si infittisce una
ragnatela di interessi locali, con ramificazioni spesso equivoche.
Pompei significa appalti, posti di lavoro, indotto. E quindi voti.
«Qual è il "grave pericolo"? Sull'ordinanza
non è descritto. Così come l'emergenza»,
ragiona il soprintendente. Il ministro dei Beni culturali, Sandro
Bondi, agita l'annosa questione delle
bancarelle abusive che assediano il perimetro degli scavi (ma questo
è di competenza comunale, come l'altro
problema spesso denunciato della viabilità: si doveva commissariare
il Comune?), la giungla delle guide turistiche, la piaga dei cani
randagi (ma sono problemi di competenza regionale: si doveva
commissariare la Regione?).
«L'emergenza di Pompei», argomenta Profili,
«sta nel degrado dell'area archeologica. Nel
fatto che oggi i due terzi di questo sito, dichiarato nel`97 dall'Unesco
patrimonio dell'umanità, sono interdetti ai
visitatori. Il mio obiettivo è recuperarne quanto più possibile alla
fruibilità del pubblico». Sfruttamento turistico: è la formula
magica. E già qui si delinea un dissidio con la Soprintendenza.
«Diciamo che sono due visioni del mondo...» , filosofeggia Guzzo. «L'attenzione
per il pubblico c'è sempre stata - se non
altro perché è il pubblico
che ci porta gli introiti, da che abbiamo l'autonomia.
Ma va contemperata con le necessità di programmazione della tutela e
del restauro dei monumenti antichi. Se non si curano, ci si domanda
che cosa i visitatori tra vent'anni potranno
visitare». All'aspetto filosofico del
contendere si collega quello economico. Da quando, con la legge 352
dell`8/10/1997, la Soprintendenza archeologica di Pompei è diventata
autonoma, le sue disponibilità finanziarie sono passate dai 4-5
miliardi di lire assegnati annualmente dallo Stato agli oltre 33
milioni di euro delle ultime due gestioni, derivanti per l`82,3%
dalla vendita dei biglietti di ingresso e dai servizi aggiuntivi.
Una torta che fa gola a molti. Compreso il Comune, che ne vorrebbe
una parte. Ma ora l`ordinanza 3692 si è portata via in un colpo solo
tutta la torta più un (bel) pezzo, disponendo il trasferimento di 40
milioni di euro dalla contabilità della Soprintendenza a quella
commissariale. La prima conseguenza
è che tutti o quasi i progetti relativi alla conservazione sono
stati bloccati, e sebbene Profili garantisca che gli interventi da
lui previsti «sono tutti quelli che aveva fissato il soprintendente,
al 99%», la preoccupazione è nell`aria. Grazie alle proprie risorse,
Guzzo era riuscito a trasformare il volto di Pompei. Biglietteria
appaltata a una società privata che ha fatto volare gli incassi
(prima accadeva che i biglietti usati venissero recuperati, stirati
e rivenduti), bookshop, servizio di audioguide, cura della pulizia e
del verde, un sito Internet (pompeiisites.org) esemplare per cura e
completezza. E chi oggi visita lo scavo gemello di Ercolano può
constatare un fervore di lavori mai visto, frutto dell`importante
accordo di sponsorizzazione raggiunto con David W. Packard, il
magnate americano dell`informatica.
Certo, molte domus sono rimaste chiuse al pubblico. Carenze di
organici. E paralizzanti veti sindacali. «A Pompei c`è una parte di
custodi che chiude gli scavi a comando, che si è inventata delle
rivendicazioni per mettere in difficoltà Guzzo», testimonia un
sindacalista Cgil. «Poi ci sono gli atti di intimidazione, gli
avvertimenti: questo è un territorio controllato dalla camorra più
forte e feroce». Situazioni che si trascinavano senza soluzione. Il
commissario si è subito messo al lavoro. Ottenendo l`apertura di
qualche edificio in più, ma non solo. Già prefetto di Napoli dal
2003 al 2007, quindi abituato a gestire le situazioni difficili,
Profili elenca i suoi primi risultati: «C`era nell`area degli scavi
un signore che aveva il monopolio del servizio di ristorazione e dei
servizi igienici, e da anni non pagava l`affitto. Era arrivato a
quasi 10 milioni di debito. E io il 23 luglio l`ho cacciato. Poi ho
saputo che esistevano 22 fontanelle antiche fuori servizio, e le ho
riattivate: in 44 chilometri quadrati non c`era modo di dissetarsi,
lei capisce? Ho aperto 17 servizi igienici. Ho ripristinato
l`impianto antincendio, la videosorveglianza». Potenza dei poteri
straordinari conferiti al commissario, in deroga alle leggi vigenti,
compresa la possibilità di accorciare i tempi delle gare d`appalto e
eventualmente di ricorrere alla precettazione. Naturalmente le
fontanelle guaste facevano comodo ai chioschi esterni che vendono
bibite e spremute. E lo sgombero del ristoratore moroso era
richiesto da tempo, ma invano, da Guzzo. Detto per inciso: il
ristoratore ha presentato ricorso, e sapete chi lo difende? Lo
studio legale dell`avvocato Claudio D`Alessio, che è poi il sindaco
di Pompei. Ma da queste parti si dice che il sindaco è eletto dai
bancarellai. (Fonte: La Stampa) |
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01/11/2008
SANTA MARIA CAPUA VETERE (CE),
NUOVE SCOPERTE ARCHEOLOGICHE
Il sottosuolo sammaritano regala nuove
interessanti reperti. Nel corso di alcuni interventi realizzati sia
nel piazzale antistante che nell'area retrostante l'Anfiteatro
campano, sono stati scoperti alcune rovine romane. La precedente
arena utilizzata da Spartaco e una vasca che i romani adoperavano
come scenario per gli spettacoli navali arricchiranno il già
importante patrimonio archeologico di Santa Maria Capua Vetere. Le
scoperte, effettuate qualche giorno fa, sono state rese note solo
ieri mattina ma si attende comunque ancora l'ufficializzazione da
parte della Soprintendenza ai Beni archeologici. I resti, infatti,
sono stati esaminati ma ancora nessuna conferma è pervenuta
all'amministrazione comunale che nel frattempo sta già
organizzandosi per diffondere e impiegare al meglio queste nuove
inaspettate risorse. Gli operai della ditta incaricata di eseguire i
lavori nell'area antistante l'Anfiteatro hanno rinvenuto alcuni
resti di quella che è stata subito riconosciuta come la precedente
arena - quella in cui si esibiva Spartaco - e i cui materiali
sarebbero stati adoperati per costruire il sito attualmente
visitabile. Una grande scoperta, insomma, che testimonia la
ricchezza del sottosuolo sammaritano. Ma quello della precedente
arena non è l'unico reperto che è venuto alla luce nell'ultimo
periodo. Di pari importanza, se non addirittura ancora più rilevante
è il rinvenimento di una vasca. Grande è stata la sorpresa degli
operai quando, nell'effettuare i lavori per la realizzazione della
passeggiata archeologica posta alle spalle dell'Anfiteatro, hanno
scoperto un bacino di notevoli dimensioni. Secondo quanto si
apprende - anche in questo caso mancherebbe la conferma ufficiale
della Soprintendenza - si tratterebbe di una delle vasche che i
romani utilizzavano come sorta di scenario per i loro spettacoli
navali. Conosciute come «navalia proelia» o con il termine greco
«naumachie», venivano riprodotte in un apposito bacino riempito
d'acqua; gli attori principali chiamati ad inscenare gli scontri che
avevano visto impegnate le flotte romane erano in genere criminali
condannati a morte o troupe di professionisti o ancora veri marinai
e soldati. Delle naumachie abbiamo notizia grazie a Marziale che
racconta di battaglie riprodotte al Colosseo o comunque sempre in
ampi bacini a Roma. (Fonte: Il Mattino) |
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26/10/2008
STABIA (NA), UNA
VASTA AREA ANCORA DA SCOPRIRE
Una vasta parte dell’area
archeologica è ancora sepolta a Castellammare e dovrà essere
recuperata. Lo sostengono gli esperti che hanno già riportato alla
luce l’entrata secondaria di villa San Marco e il grande peristilio
di villa Arianna, recuperati dopo scavi e ricerche. Dalla teoria
alla pratica per ammirare da vicino le colonne e i porticati. Così
dopo il «Workshop nazionale sul patrimonio archeologico di Stabiae»,
sostenuto dalla Fondazione «Restoring Ancient Stabiae», in molti
hanno potuto ammirare il risultato dei nuovi scavi archeologici. «La
novità si può vedere alla destra dell’entrata di villa San Marco –
spiega Gennaro Iovino, responsabile dello scavo archeologico - si
tratta di un ingresso secondario accessibile dal lato Nord da una
scalinata che proseguiva su un sentiero pedonale. Da studi geofisici
abbiamo scoperto che questo lato della villa prosegue, altri resti
di villa San Marco sono sepolti sotto un campo DI ortaggi». A
percepire per primi l’esistenza di questi ambienti furono i Borbone,
che con le loro ricerche disegnarono le piantine tutt’ora in uso.
«Non erano segnati sulle carte - continua l’archeologo - la scala,
il sentiero, i plutei e il giardino, con al centro un grosso olmo,
trovato ricolmo di lapillo bianco e scoperto all’interno del piccolo
peristilio dell’ingresso secondario della villa». Visibili anche i
locali adibiti a depositi, due latrine (in una, l’iscrizione «Cacavi
et culo non extersi», lasciata forse da un uomo recatosi in bagno
dopo il terremoto per l’eruzione del Vesuvio) e un piccolo ambiente
dove è stato individuato un incastro per il letto, un lavabo e un
banco di cottura con una griglia in ferro. Ed è all’interno di
questo piccolo ambiente che sono stati trovati alcuni oggetti,
dentro una cassetta con la chiave in bronzo: due monete, una
spatolina e un bottone in osso; oltre a tre brocche in restauro. Gli
scavi a villa Arianna, che ne portarono alla luce una parte, furono
condotti alla fine degli anni ’50 da Libero D’Orsi ma solo oggi si
può ammirare la grandezza di quello che all’epoca romana era un
giardino che dava sul mare. «Le ricerche hanno svelato il lato breve
del grande peristilio - spiega Maria Vallifuoco, che ha seguito i
lavori per la ditta Caccavo - sono così emersi tre ambienti, nove
colonne due finestre e una porta. Così come a villa San Marco anche
a villa Arianna le decorazioni appartengono al quarto stile, che dal
punto di vista temporale non va oltre l’epoca di Nerone». Punta
lontano la ricerca archeologica e il lavoro di tecnici, ma come
spiega il soprintendente Pietro Giovanni Guzzo a margine del
«Workshop» svoltosi con il contributo della Fondazione Ras «per
scavare a Stabia occorrono molte risorse economiche». Magari, per
alzare il numero di turisti dagli attuali 10mila annui a oltre
250mila, come prevede Thomas Noble Howe, coordinatore scientifico
delle attività della Ras. (Fonte: Il Mattino) |
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24/10/2008
MADDALONI (CE), UN PARCO ARCHEOLOGICO CONTRO LA DISCARICA
Un parco archeologico come baluardo contro le
discariche di Lo Uttaro. Insomma, archeologia contro i rifiuti. È
guerra di carte bollate tra il Comune di Maddaloni e il
Commissariato di Governo per l'emergenza rifiuti. Scelto il modo più
provocatorio e forse bizzarro per arginare il degrado ambientale.
Maddaloni (dopo il placet finanziario della Regione) avvia gli atti
propedeutici per la realizzazione del «Parco archeologico
dell'Antica Calatia». Imposto il vincolo sui luoghi, predisposto il
procedimento di esproprio e ufficializzata la declaratoria di
pubblica utilità dell'opera. Imposti vincoli su circa 15 ettari
(coincidenti con il perimetro della città dall'ottavo secolo avanti
Cristo fino al tardo medioevo) tutti intorno (verso Maddaloni) alla
cava Mastroianni e alla più distante cava Mastropietro. Non si sa
ancora se nascerà un parco archeologico con vista su una discarica.
È certo invece che parte il procedimento espropriativo sulle aree da
sottoporre all'opera di scavo coincidenti con l'antica area urbana e
con la necropoli. Oltre agli scavi è prevista pure la risistemazione
dei luoghi. «Riportare alla luce l'abitato - testimonia Antonio
Sarracco del Gruppo archeologico Calatino ”Franco Imposimato” - è
stato il sogno proibito di intere generazioni di cultori di storia
patria». È scontato, quindi, l'entusiasmo. In verità, il
finanziamento regionale (circa due milioni) è vissuto come un
risarcimento ambientale, sebbene tardivo. «Se è remota e improbabile
- commenta il sindaco Michele Farina - l'espansione delle discariche
in questione, è certo invece che è tutto merito del Comune di
Maddaloni aver posto le basi per il primo serio intervento di
bonifica e di riqualificazione ambientale». Parco archeologico,
scavi, riperimetrazione della necropoli e completamento degli studi
scientifici sarebbero la risposta al degrado e al grave abbandono
dei luoghi tra Maddaloni e San Nicola La Strada. «In concreto -
precisa Angelo Schiavone, assessore ai lavori pubblici- è già pronto
il progetto esecutivo che prevede lavori per poco meno di due
milioni di euro». A guidare l'intervento ci sono i risultati
dell'eccellente piano di ricerca archeologica, già condotto dalla
Sovrintendenza archeologica e dalla Seconda Università di Napoli,
nello scorso decennio. Quell'intervento accademico sarà in gran
parte trasformato in progetto esecutivo con il disseppellimento
delle vestigia. Insomma, sarà riesumata l'antica città che fu prima
etrusca e poi romana. E quello che resta del giacimento archeologico
sarà tradotto, come è già accaduto per i reperti più importanti,
presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. L'azione di
salvaguardia poi dovrà necessariamente coincidere con una
inevitabile ricomposizione ambientale. «È chiaro che esula dalle
nostre competenze - commenta Schiavone - avviare una bonifica
dell'area circostante e tantomeno ricomporre un orizzonte visivo
irrimediabilmente compromesso». Scavi, vincoli ed espropri segnano
indirettamente un altro capitolo delle guerra legale, avviata da
tempo prima contro Fibe e poi contro il Commissariato di Governo.
Maddaloni ha trattenuto unilateralmente e quindi non versato 4
milioni di euro: il credito vantato dalla Fibe e dal Commissario di
Governo per l'emergenza rifiuti. Si tratta di una situazione
debitoria, maturata dal comune di Maddaloni, «relativa al pagamento
della tariffa per lo smaltimento dei rifiuti nei confronti del
Commissario stesso, dei soggetti concessionari, nonché dei comuni
destinatari di misure di compensazione ambientale». E poi c'è pure
l'opposizione alle ordinanze di riscossione coatta dei crediti. Di
più, il Comune punta al «risarcimento (e quindi alla compensazione
dei crediti) delle spese esorbitanti affrontate per mitigare il
disastro ambientale per il blocco della raccolta, mancato
svuotamento del sito di trasferenza e quindi alla conseguente
autocombustione e alle esalazioni di diossine fuoriuscite dalla
discarica urbana dell'ex-Foro Boario». (Fonte: Il
Mattino) |
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22/10/2008
STABIA (NA), LE
ULTIME SCOPERTE
L’antica Stabia non è solo
questo, e il mondo che ha potuto ammirare le mostre composte di
tutti i suoi tesori, lo sa bene. L’appuntamento per «svelare» la
città è previsto per sabato, archeologi e storici parteciperanno al
«Workshop Nazionale sul Patrimonio Archeologico di Stabiae»
organizzato dalla fondazione Restoring Ancient Stabiae.
Dall’Istituto per l'Archeologia e le Scienze Umane - conosciuto ai
più con il nome di ex istituto dei Salesiani - alle antiche ville
dove, nel corso di una visita guidata dalla direttrice degli scavi
Giovanna Bonifacio saranno illustrate le ultime scoperte. Gli
studiosi potranno così toccare con mano le bellezze di Villa Arianna
e Villa San Marco. Esperti a confronto su un passato celebre e
scambi di esperienze tra professori italiani. Coordinati da Thomas
Noble Howe, docente di arte e storia dell’arte presso la
Southwestern University di Georgetown in Texas gli studiosi
discuteranno dei piani di sviluppo programmati dalla Soprintendenza
archeologica di Pompei per il sito archeologico stabiese. Ad aprire
i lavori l’aministrazione comunale che saluterà gli ospiti, poi gli
interventi sostenuti dagli illustri personaggi del mondo accademico
e culturale. Uno dei primi interventi sarà proprio quello del
soprintendente Pietro Giovanni Guzzo, che passerà la parola al
Direttore Generale dei Beni Archeologici del Ministero per i beni e
le Attività Culturali Stefano De Caro, dopo una piccola pausa si
tornerà a parlare di archeologia stabiese con le professoresse
Hèlene Eristov e Nicole Blanc del Centre National de la Recherche
Scientifique di Parigi. Il Workshop, patrocinato dal ministero per i
Beni e le Attività culturali, dal ministero dell’Università e della
Ricerca, dalla Regione Campania e dal Comune di Castellammare di
Stabia, si terrà presso la sede operativa della Fondazione,
l’Istituto Internazionale Vesuviano per l’Archeologia e le Scienze
Umane, un centro di studi e ricerche oltre che di accoglienza per
gli studiosi che intendono lavorare alle «antiche rovine» stabiesi.
«Il workshop ha come obiettivo principale la promozione sul panorama
nazionale dell’area archeologica di Stabia – fanno sapere dalla Ras
– ogni anno intendiamo rivolgerci al mondo universitario e della
ricerca che punta a diffondere le attività di ricerca e sviluppo del
sito di Castellammare». Per sabato sono attesi oltre novanta docenti
e già cinquanta Università italiane hanno aderito ad «Archeostabiae».
Percorrendo la storia delle ricerche archeologiche avvenute dal ’700
a oggi l’antica Stabia risorge e con essa anche Castellammare che
punta al rilancio del suo patrimonio dalle sale della «rinata»
Reggia di Quisisana dove sarà allestito il museo archeologico.
«Questo momento - dichiarano Pasquale Guerrieri e Antonella Riviccio,
organizzatori dell’evento - offrirà l’occasione di discutere sulle
prospettive future della collaborazione tra pubblico e privato nella
gestione dei beni culturali, traendo spunto dall’esempio concreto
offerto dall’attività della Fondazione Ras». «Otium Ludens» e «In
Stabiano» le mostre messe in campo dalla Fondazione Restoring
Ancient Stabiae e dalla Regione Campania. Mentre Otium Ludens,
secondo il «The Times» è al quarto posto nella top ten delle
migliori mostre al mondo per l’anno 2008, dovranno ancora girare il
mondo gli ottomila reperti di «In Stabiano», la collezione allestita
in occasione del 250esimo anniversario dell’inizio degli scavi
borbonici che riportarono alla luce le ville dell’antica Stabiae e
che il critico d’arte Giulio Carlo Argan definì «la più bella
raccolta esistente, seconda solo a quella custodita al museo
archelogico di Napoli», dopo quattro anni di successi all’estero
adesso attendono di essere sistemati in un museo italiano.
(Fonte: Il Mattino) |
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18/10/2008
POMPEI (NA),
RICERCA SU INDIVIDUI E DNA
Dei dodici individui i cui
scheletri furono rinvenuti sotto alcuni metri di cenere e lapilli
nella Casa di Polibio, a Pompei, sei appartenevano a un unico ceppo
familiare. Ovvero potevano essere sia fratelli e sorelle, perché
figli della stessa madre, sia cugini in quanto partoriti da due
donne, sorelle tre loro. Il dato, importante per lo studio sul Dna
«antico», è uno dei risultati raggiunto dal gruppo di ricerca
partenopeo guidato da Marilena Cipollaro, impegnata da un decennio
con Antonino Cascino (da poco scomparso) in indagini sugli scheletri
dei pompeiani vittime dell’eruzione del 79 dopo Cristo. La scoperta
è uno degli argomenti attorno al quale ruoterà il nono Convegno
internazionale sul Dna antico e le biomolecole associate, che
appunto ad Antonino Cascino è dedicato.
Il summit di scienziati si svilupperà da domani al 22 ottobre tra
Napoli e Pompei e si aprirà nel capoluogo campano, domani alle 17,
nell’aula di presidenza della facoltà di Medicina della Seconda
Università. Ad accogliere i ricercatori italiani e stranieri saranno
il rettore della Seconda Università Francesco Rossi e il preside di
Medicina Giovanni Delrio. Quindi, lunedì, nell’Auditorium degli
scavi, gli interventi e la presentazione delle scoperte da parte dei
gruppi di ricerca, dopo il benvenuto del soprintendente Pietro
Giovanni Guzzo. E sono appunto i risultati raggiunti dall’équipe
Cipollaro -Cascino a fare la parte del leone in questa giornata.
«Oltre ad aver accertato che gli individui della Casa di Polibio
erano imparentati per via materna - dice Marilena Cipollaro - stiamo
studiando il loro cromosoma Y per vedere se esiste anche una
parentela di tipo paterno. In più presentiamo i risultati su un
aspetto particolare di un gene del nucleo cellulare e sulla sua
mutazione nel corso di tutti questi secoli». L’analisi degli
scheletri trovati nella Casa di Polibio è stata effettuata sui loro
femori sinistri e si rivelata particolarmente laboriosa, sia per la
fragilità del materiale sia per la difficoltà a reperire cellule con
Dna integro, considerato che quest’ultimo si degrada per il forte
calore e il tempo trascorso.
Altro studio interessante sui pompeiani antichi è quello effettuato
dall’antropologo australiano Maciej Henneberg, che ha puntato a
ricavare dati sulle malattie genetiche - tra cui la «spina bifida» -
esistenti all’epoca e sulle loro eventuali mutazioni. Ancora, di
Pompei e delle caratteristiche presentate dal territorio al 79 dopo
Cristo, diranno Maria Rosaria Senatore (ha individuato l’area su cui
erano impiantate le saline pompeiane e il tracciato seguito da un
corso d’acqua a nord della città) e Annamaria Ciarallo che presenta
gli studi sulla flora e le colture dell’area vesuviana. Di
particolare interesse i risultati del gruppo vulcanologico formato
da Giuseppe Luongo, Annamaria Perrotta Claudio Scarpati, che ha
individuato una differente tipologia di ricolonizzazione (tempi e
modi di ritorno sul territorio) dell’area Sud e Nord del Vesuvio,
tra le eruzioni che le colpirono, rispettivamente, nel 79 dopo
Cristo e nel 472 dopo Cristo.
(Fonte: Il Mattino) |
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17/10/2008 MADDALONI (CE), CADE A PEZZI
LA TORRE ARTUS
La Torre Artus cade a pezzi e mai cedimento
strutturale fu più clamoroso. Proprio mentre il Comune e parte degli
eredi de' Sivo (proprietari del castello, delle torri e del parco
annesso) si fronteggiano, ancora una volta, in Tribunale, la torre
si sbriciola. E questa volta lo schianto ha destato vivissima
impressione. Nella struttura, già fortemente lesionata da un sistema
di fratture verticali, si è aperto un improvviso sistema di
pericolose lesioni orizzontali. Risultato impressionante: stanno
cedendo le finestre, gli architravi e parte della facciata esposta a
nord. Innescando così un crollo a catena, le finestre e gli
architravi non travolti sono ora pericolosamente in bilico. Così, la
guerra delle carte bollate e le polemiche ad oltranza stanno
producendo più danni al monumento di quelli causati da 60 anni di
abbandono, dell'occupazione delle truppe alleate e dai saccheggi.
«Non ci resta - testimonia Antonio Sarracco, dirigente del Gruppo
archeologico calatino Franco Imposimato - annotare che per le mura
perimetrali (le uniche a godere di una certa tenuta statica) è
cominciata la fase di sbriciolamento». Sconcertante la diagnosi: «Il
nuovo sistema di lesioni nelle mura portanti, letali per il
monumento, è destinato a propagarsi». Dai piani alti
progressivamente fino alla base del monumento. Intanto, continua lo
scontro legale. Risale al mese scorso l'ultima costituzione in
giudizio del Comune (presso la sezione distaccata di Marcianise del
Tribunale di S. Maria Capua Vetere). L'avvocato Pasquale D'Alessio,
erede di Annamaria de' Sivo, ha avviato una lunga offensiva
giudiziaria per il mancato recupero e il danneggiamento del
castello, torri e parco collinare. «Per la precisione - sottolinea
D'Alessio - sono stati presentati tre esposti in ordine di tempo, in
tre diverse procure (S. Maria Capua Vetere, Napoli e Roma)». Un
primo giudizio già è stato formulato dalla sezione staccata del
Tribunale di Marcianise che ha dichiarato «ammissibile la citazione
a carico del Genio Civile, del ministero Agricoltura e foreste
(Corpo forestale dello Stato), ministero dei Beni culturali, «quali
organi preposti alla vigilanza su monumenti sottoposti a vincolo».
Coinvolti pure i confinati. Poi presso il Tribunale di Napoli,
titolare per competenza territoriale, si terrà la fase
dibattimentale per la richiesta di risarcimento danni pari a 8
milioni e 737 mila euro.
(Fonte: Il Mattino) |
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15/10/2008
MARANO (NA),
ORMAI DISTRUTTO L'ANTICO CASTELLO SCILLA
Distrutto dagli abusi
l’antico castello Scilla. Un pezzo alla volta, la struttura
originaria del maniero di epoca angioina, simbolo storico della
città e abitato da una decina di famiglie, è stata cancellata da
piccoli e grandi interventi edilizi. Basta mettere a confronto le
foto di com’era e com’è per cogliere, a colpo d’occhio, la potenza
distruttrice degli abusi consumati nel tempo. Terrazza recintata con
un muretto, gazebo, infissi di ogni colore, antenne paraboliche,
condizionatori, facciate dipinte di grigio e giallo. Una delle sei
volte del castello è stata addirittura murata e vi è stato ricavato
un monolocale. A guardarlo adesso, dell’antico maniero costruito nel
1270 per volontà di Carlo D’Angiò, resta solo l'imponenza. «La
struttura originaria del castello - spiega Luigi Pugliese,
insegnante e promotore di un progetto scolastico sulla storia locale
- è stata completamente distrutta. Con il nostro gruppo di lavoro
abbiamo ripetutamente segnalato la cosa alla soprintendenza ma non
abbiamo notizia di interventi. Del resto, gli abusi su quell’edificio
sono piccoli e costanti nel tempo e si trascinano da almeno vent’anni.
Sono fatti probabilmente dagli stessi abitanti del castello. Alcuni
sono abusi edilizi veri e propri, clamorosi, come la chiusura di
un’arcata. Altri, sono di minore entità ma su un castello del 1200
anche un infisso verde di alluminio alle finestre e una parete
dipinta di giallo, sono un pugno nell’occhio». «La possibilità di
controllo sugli edifici di pregio, purtroppo, è minima - spiega
Biagio Sgariglia, architetto ed ex assessore all’Urbanistica del
Comune di Marano - perché si tratta di abitazioni private e abitate
e gli abusi vengono compiuti giorno per giorno da chi ci vive, anche
con piccoli interventi. Ci vorrebbe un monitoraggio costante ma il
Comune di Marano non è attrezzato per effettuare controlli così
sistematici e minuziosi. Siamo riusciti, negli anni, con le nostre
poche risorse, giusto a proteggere il territorio dai grandi abusi
edilizi. Per il castello Scilla servirebbe un progetto complessivo
di restauro. Noi abbiamo costruito l’archivio degli edifici di
pregio e il castello Scilla è inserito tra i beni da valorizzare.
Con un piano serio di recupero potrebbe ancora essere restituito
alla sua fisionomia originaria. Però occorrerebbe uno sforzo
economico notevole anche da parte di altri enti». Intanto l’antico
edificio oggi è uno sfregio alla storia che, nel caso del castello
Scilla, è prestigiosa e millenaria.
(Fonte: Il Mattino) |
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15/10/2008
POMPEI (NA), UN
PRIVATO SALVERA' GLI SCAVI
La mano benefica di un
imprenditore privato potrebbe venire in soccorso degli scavi di
Pompei. A rivelarlo è il ministro dei beni culturali Sandro Bondi,
nel corso della presentazione tenuta a Roma sull'attività operativa
dei carabinieri dei beni culturali.
«Come è già successo nel 2004 per Ercolano — ha dichiarato il
ministro Bondi — anche Pompei potrebbe beneficiare di un cospicuo
investimento da parte di un privato. Proprio in questi giorni sto
contattando un importante imprenditore disponibile ad investire
sugli scavi della città di Pompei». E aggiunge a fine intervento la
frase sibillina: «Se si hanno delle idee, le risorse arrivano»,
riferendosi proprio al caso di Ercolano per i cui scavi e il
programma di intervento globale a loro dedicato, l'imprenditore
americano e colosso dell'informatica Packard versò 12 milioni di
euro. Il soprintendente per i beni archeologici di Napoli e Pompei
Pietro Giovanni Guzzo commenta: «Si tratta di una gran buona notizia
e ci auguriamo che i contatti del ministro Bondi vadano a buon
fine». E prosegue: «Come dichiarato dal ministro le buone idee, in
genere, vengono premiate, e se Packard è intervenuto su Ercolano fu
senz'altro grazie al programma elaborato per la manutenzione
programmata della città antica. Per Pompei, analogamente, sin dal
1997 è stato elaborato im piano di tipologie e pratiche di
intervento per la manutenzione e conservazione degli scavi. Ma per
la realizzazione del programma è stato stimato un costo che di
aggira sui 275 milioni di euro, una cifra che supera di molto le
risorse disponibili per gli scavi».
«Il bilancio autonomo della Soprintendenza — spiega Guzzo — arriva a
20 milioni di euro Fanno e 30 milioni sono erogati dalla regione
grazie ai fondi europei. Considerati i recenti tagli fra i fondi
destinati ai beni culturali, pare che l'unica alternativa per Pompei
sia proprio l'intervento da parte di un privato». Anche in questo
caso potrebbe trattarsi di un mecenate straniero? «Come ha
dichiarato rimesco, i beni culturali sono di interesse mondiale. Per
sopravvivere necessitano di risorse e finanziamenti, la nazionalità
degli investitori non fa differenza». Ma la federazione Confsal Unsa
per il coordinamento nazionale dei beni culturali ha lanciato
l'allarme: «La proposta di un investimento privato è pericolosa e
resuscita i fantasmi di Patrimonio Spa di Tremoliti, con il quale
l'intero patrimonio rischia la svendita».
(Fonte: Il Corriere del Mezzogiorno) |
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11/10/2008
POZZUOLI (NA),
APRE LO STADIO ROMANO
Gli atleti apparivano, come
d´incanto, in fondo alla pista. Scattavano e poi correvano, tra le
ovazioni del pubblico. Sullo sfondo, il promontorio di Miseno
chiudeva come in un abbraccio il golfo più amato della Romanità.
Quasi duemila anni sono passati: riapre oggi al pubblico lo stadio
edificato a Pozzuoli per volere dell´imperatore Antonino Pio nel
secondo secolo dopo Cristo. Uno stadio "alla greca", in omaggio al
filo-ellenismo di Adriano, predecessore di Antonino: una tipologia
assai diffusa appunto tra la Grecia e l´Asia minore ma molto rara in
Italia, se si fa eccezione per lo stadio di Domiziano a Roma, oggi
piazza Navona, e un´analoga piccola struttura a Baia, città in cui
Adriano morì nel 138 dopo Cristo.
Il sorprendente sito puteolano si trova nell´area compresa tra via
Campi Flegrei e via Luciano, a pochi passi dall´ex fabbrica Olivetti.
Tanto più sorprendente in quanto da sempre sotto gli occhi di tutti:
i resti dell´imponente struttura, lunga in origine trecento metri e
larga settanta, sono stati per secoli interrati e ricoperti da
sterpaglie, ma sempre parzialmente visibili. Duecento anni fa gli
spalti vennero inglobati in una masseria tuttora esistente, anche se
non più operativa. Nel 1932 il nuovo tracciato della Domiziana
voluto dal regime fascista tagliò a metà la pianta dello stadio e
seppellì buona parte della pista. Il resto lo hanno fatto, nel corso
dei secoli, gli eventi naturali: frane, alluvioni, terremoti,
eruzioni. Ma da oggi, dopo diciannove secoli, lo stadio di Antonino
Pio si può finalmente visitare.
«Una straordinaria opera di recupero, resa possibile grazie a un
finanziamento di cinque milioni di fondi europei gestiti dalla
Regione», spiega il governatore Antonio Bassolino. «Un´opera che
dovrà essere completata con il recupero della restante parte dello
stadio, a valle della strada. Nell´ambito di un progetto generale di
recupero dei siti archeologici dei Campi Flegrei, per il quale
stiamo investendo duecento milioni di euro. Un altro straordinario
risultato lo raggiungeremo con il recupero dell´antica cattedrale di
Pozzuoli. Nei primi mesi dell´anno prossimo allestiremo una grande
mostra con tutto ciò che abbiamo recuperato in questi anni».
L´assessore regionale ai Trasporti, Ennio Cascetta, annuncia intanto
«il potenziamento della Ferrovia Cumana, che deve diventare una vera
metropolitana con corse ogni dieci minuti anziché ogni venti. Stiamo
ristrutturando le stazioni, l´architetto Bruno Discepolo si occupa
in particolare di quella che si trova a pochi passi dallo stadio di
Antonino Pio, a cui sarà collegata. L´attracco dei traghetti per le
isole sarà spostato dal porto di Pozzuoli e collocato in una
banchina più a ovest, che verrà a sua volta collegata alla
Tangenziale». Il sindaco Pasquale Giacobbe sottolinea l´impegno «a
fare di Pozzuoli un attrattore culturale internazionale. Compito che
vogliamo svolgere in pieno accordo con la Soprintendenza, la
Provincia, la Regione».
Il soprintendente archeologo di Napoli e Pompei, Pietro Giovanni
Guzzo, insiste sulla natura del sito come «parte di un sistema anche
produttivo, in cui l´elemento archeologico deve necessariamente
associarsi a quello paesaggistico e turistico». Costanza Gialanella,
responsabile della Soprintendenza per i Campi Flegrei, annuncia
l´intenzione di utilizzare in futuro come infopoint e bookshop i
locali dell´antica masseria edificata sugli spalti. E ricorda che a
ridosso dello stadio insiste una delle ville di Cicerone, «che dovrà
essere anch´essa, prima o poi, riportata alla luce».
Lo stadio di Antonino Pio si potrà visitare fino al 16 novembre ogni
sabato e ogni domenica, poi chiuderà per la pausa invernale. La
visita guidata dura quaranta minuti: appuntamenti su prenotazione
alle ore 10.45, 12.30, 13.30 e 15, in corrispondenza con le soste
del Citysightseeing Bus, nell´ambito del progetto "Retour Campi
Flegrei". Info 081 1930 5780. L´imperatore Adriano morì a Baia nel
138 e fu sepolto nell´area flegrea. Il suo successore Antonino Pio
ne fece poi traslare i resti nel mausoleo Adriano a Roma, attuale
Castel Sant´Angelo. Sul luogo della prima sepoltura Antonino costruì
lo stadio e vi istituì gli Eusebeia, giochi di tipo olimpico.
L´impianto fu attivo fino al quarto secolo e venne poi destinato ad
altri usi. Nel 1538 fu interrato dall´eruzione del Monte Nuovo e nel
1932 venne smembrato dal nuovo tracciato della Domiziana (l´antico
corrisponde all´attuale via Luciano).
(Fonte: Repubblica Napoli) |
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10/10/2008
STABIA (NA), UN
SITO ARCHEOLOGICO CHE RISCHIA LA ROVINA
Quasi 19mila presenze l'anno.
Il dato è stato stimato grazie al conteggio delle firme dei turisti,
apposte, sul registro presente all'ingresso degli scavi, che costano
ogni anno alla soprintendenza circa 2 milioni di euro. Ma, secondo
gli studiosi "Si potrebbe fare di più se solo non fossero
considerati di 'serie B" a parlare è Antonio Ferrara presidente del
comitato per gli scavi di Stabia fondato da Libero D'Orsi nel 1950,
che lancia la proposta di istituire un biglietto d'ingresso. "Un
costo minimo - spiega Ferrara - che consentirebbe di recuperare
quell'impressione di abbandono che non è nella volontà di chi li
gestisce, ma, purtroppo nella percezione di chi ne fruisce".
D'accordo con il presidente del comitato l'amministratrice
dell'azienda turistica stabiese. ''Siamo pronti ad incontrare il
soprintendente per discutere di questa proposta - fanno sapere
dall'ente - e quest'anno abbiamo intenzione di istituire per gli
scavi anche un servizio di trasporto su ruote, come un minibus per
consentire, a chi giunge a Stabia in treno, di arrivare facilmente
ai siti archeologici. "Il biglietto ingresso però non dev'essere
letto sotto un'ottica speculativa - spiega Ferrara - serve
innanzitutto a tutelare le fasce protette come giovanissimi ed
anziani, poi parte del ricavato del ticket potrebbe essere
utilizzato per interventi di restauro, che è uno dei propositi
stabiliti della nascita della soprintendenza di Pompei (gli incassi
dovevano rimanere nelle zone dei siti per destinarli agli scavi
locali e non nelle casse generali del ministero)". È naturale
pensare alla distribuzione di piantine che raffigurino tutti i
locali degli scavi archeologici, alla possibilità di fittare audio
guide o guide specializzate e al monitoraggio effettivo delle
presenze a Stabia. E tra le presenze è recente quella di Lucio
Dalla. Ad accompagnarlo Catello Vanacore, studioso e storico della
città: "Dalla mi chiese come mai le meraviglie dì Castellammare
erano sconosciute - racconta lo storico - si appassionò a tal punto
da insistere per visitare l'intero sito". La denuncia di Vanacore
per lo stato in cui versano i monumenti stabiesi è cominciata nel
1975, quando in un saggio pubblicò le condizioni non solo degli
scavi, ma anche dell'Antiquarium e di Grotta San Biagio. "Da allora
non è cambiato nulla. Stabia ha bisogno di una maggiore
valorizzazione - continua Catello Vanacore - quei luoghi non godono
di nessuna protezione". (Fonte:
Cronache di Napoli) |
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09/10/2008
GIUGLIANO (NA),
GLI SCAVI DI LITERNUM CAMBIANO VOLTO
Giugliano. Via la spazzatura,
scavi archeologici di Liternum finalmente con vista sul lago Patria.
È stato rimosso il cumulo di immondizie e di erbacce alto sei metri
che occultava alla vista lo specchio d'acqua a forma di cuore, sullo
sfondo della colonia romana fondata da Scipione l'Africano. Il
terreno, espropriato ai privati, ora è oggetto del secondo lotto di
lavori previsti dall'ambizioso progetto per realizzare «Il parco e
il museo archeologico di Liternum». Il nuovo cantiere è stato aperto
nei giorni scorsi, dopo che i primi lavori erano partiti agli inizi
del 2007 sotto l'egida della passata amministrazione. Il cantiere
del primo lotto di interventi, finanziato con 484mila euro dei Fondi
Por Campania, ha già visibilmente trasformato l'area. Niente più
erbacce intorno alla basilica e al foro, e una nuova recinzione al
posto dei vecchi cancelli. Ora c'è anche una tabella con la pianta
dell'area e le notizie storiche. Il completamento del progetto è
previsto grazie ad un ulteriore finanziamento della Regione Campania
di 2 milioni e 750 mila euro, già stanziati. Col primo lotto sono
stati realizzati anche dei sentieri di collegamento tra la zona del
parco Miralago e il foro, dove si trova una sorgente, a ridosso
della quale verranno realizzati a breve una piazzola verde e una
torretta per l'avvistamento degli uccelli. Lago patria, infatti, è
una delle soste preferite degli uccelli che si spostano da nord a
sud. «Per trasformare l'area in un parco pubblico fruibile - dice il
sindaco Giovanni Pianese - il terreno ripulito verrà inglobato
nell'area degli scavi per consentire ai visitatori di arrivare fino
al lago, dove si potrà attuare anche un progetto di posti per barche
a vela». All'ingresso, invece, sono previsti un ufficio informazioni
e locali per i servizi igienici. Nel secondo lotto, invece,
l'ampliamento della campagna di scavi, mentre sono in corso il
restauro degli edifici del Foro. Il sito, riportato alla luce nel
1945 nel corso dei lavori per la domitiana, è stato fondato dal più
grande fra i generali di Roma: Publio Cornelio Scipione,
soprannominato l'Africano per aver vinto il grande condottiero
cartaginese Annibale, a Zama, nel 196 a.C. L'ara in ricordo di
Scipione, però, è stata posizionata al centro dell'area archeologica
in epoca moderna. (Fonte: Il Mattino) |
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01/10/2008
TROVATE LE TRACCE DEGLI UOMINI
DI 4000 ANNI FA A SAN PAOLO BELSITO (NA)
Ha camminato a piedi nudi sul fango dell'alluvione
che ha inondato la zona subito dopo l'eruzione del Vesuvio, detta
delle «pomici di Avellino»: le impronte di un uomo, orme nitide, ben
definite nonostante rappresentino la traccia di una passeggiata
avvenuta 4000 anni fa. Le hanno scoperte, a Palma Campania, gli
archeologi della soprintendenza speciale di Napoli e Pompei nel
corso dei sondaggi preliminari alla costruzione della strada a
scorrimento veloce che dovrà collegare il vallo di Lauro con
l'autostrada Caserta-Salerno. Per gli addetti ai lavori si tratta di
un rinvenimento «straordinario», di quelli destinati a scrivere
un'altra importante pagina della storia antica dell'area nolana. Le
tracce del passaggio di un essere umano che ha affondato i piedi nel
fango non lasciano spazio ad altre ipotesi: gli abitanti dei
villaggi, costretti a scappare a causa della pioggia di cenere e
lapilli, sono stati lontani dalle proprie abitazioni pochi giorni,
giusto il tempo che il pericolo cessasse. «Le capanne abbandonate
per sfuggire alle ire del Vesuvio - spiega l'archeologo Nicola
Castaldo, cui si deve la scoperta - dovevano in parte emergere dal
deposito eruttivo-alluvionale. Gli uomini scampati alla catastrofe
forse erano in cerca di riparo oppure tentavano di recuperare
masserizie e provviste alimentari. Un po' insomma come evidenziato
di recente per gli abitati rinvenuti ad Afragola. È singolare anche
la circostanza territoriale. Sempre a Palma Campania nel 1972 fu
registrato un altro importante ritrovamento che sancì l'inizio dello
studio sulla facies culturale del bronzo antico, detta proprio di
Palma Campania». Ormai i dubbi sulle sequenze che hanno
caratterizzato il periodo dell'eruzione vulcanica avvenuta nella
seconda metà del III millennio a.C. sono praticamente tutti fugati:
le comunità preistoriche tornarono ad insediarsi nei luoghi che
avevano lasciato, nonostante i danni prodotti dai fenomeni
vulcanici. Le impronte di Palma Campania rappresentano dunque una
conferma. Una spiegazione scientifica a un'altra scoperta effettuata
a Nola, dove sorge l'importante villaggio con le capanne risalenti
all'età del Bronzo antico. D'altra parte "spunti" analoghi erano già
emersi in un'altra zona di Nola, a via Cimitile. Nei pressi del
presidio dei vigili del fuoco sorge un insediamento risalente alla
fase finale del Bronzo antico ed anche lì, nel 1999, «in prossimità
del tetto di una capanna - spiega ancora Castaldo - furono trovati
resti di suppellettili e la lama di un pugnale in bronzo». «I
ritrovamenti di via Isernia a Palma Campania - sottolinea il
coordinatore dello scavo e responsabile della soprintendenza,
Giuseppe Vecchio - contribuiscono a far luce sul passato dell'area
nolana e regalano nuove occasioni anche scientifiche allo studio
degli effetti delle eruzioni vulcaniche sul territorio».
L'eccezionalità del ritrovamento ha già comportato l'allargamento
dello scavo per consentire agli studiosi di effettuare ulteriori
ricerche. In ogni caso, almeno per il momento, si esclude che la
scoperta possa costituire un impedimento al progetto che prevede la
realizzazione dello strategico percorso stradale.
(Fonte: Il Mattino) |
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24/09/2008
L'ULTIMO "GARUM" DI POMPEI
(NA)
L’ultima partita di Garum pompeiano, la salsa
fatta di pesce macerato di cui erano in pochi a non essere golosi,
nel I secolo dopo Cristo, venne prodotta quasi esclusivamente con
Boghe, le napoletanissime vope, un tipo di pesciolino che vive in
branchi a media profondità, anche se spesso si avvicina alla costa.
Lo hanno rivelato le analisi effettuate sui residui recuperati dai
contenitori in cui il condimento era conservato. Lo studio è stato
effettuato dal professor Alfredo Carannante, dell’Università
L’Orientale di Napoli, con la supervisione di Annamaria Ciarallo,
responsabile del Laboratorio di Ricerche sperimentali della
Soprintendenza speciale Napoli - Pompei. «È vero - conferma Ciarallo
- le indagini hanno permesso di accertare che le boghe erano
largamente utilizzate, tanto che la loro percentuale nella salsa
raggiunge circa il novantacinque per cento del totale delle specie
ittiche». Le altre varietà, come indica anche Plinio il Vecchio,
erano sardine, alose, acciughe, spigole. Il processo di produzione
avveniva mettendo, a strati, in un capace contenitore, sia i pesci
interi sia le loro interiora. Una importante officina per produzione
di garum, a Pompei era quella di Umbricio Scauro. Quando fu scavata
la dimora, furono ritrovate sette giare ancora sigillate,
all’interno delle quali c’erano residui di garum ben conservato.
Proprio quello che è stato utilizzato per lo studio. Il dato
scaturito dall’analisi, tuttavia, è significativo anche per
l’aspetto squisitamente storico archeologico. Secondo gli esperti,
la scoperta è un altro punto a sostegno del 24 agosto quale data
dell’eruzione che nel 79 dopo Cristo distrusse le città vesuviane.
In buona sostanza, come descritto anche da Plinio il Vecchio nella
sua Naturalis Historia, i pesci che andavano a costituire l’elemento
base del garum non potevano rimanere in macerazione più di un mese.
Dunque, il liquido prodotto in precedenza, per il forte calore delle
nubi ardenti che avevano raggiunto Pompei, era evaporato e non era
più rintracciabile nei contenitori. L’altro, quello ancora in
macerazione, invece era rimasto come residuo solido nelle
caratteristiche anfore. E, visto che la salsa era fatta tutta da
boghe, che queste ultime hanno la loro massima diffusione in agosto
e che per la produzione della leccornia ci si serviva di pesci a
buon mercato e facilmente reperibili, le boghe per quella partita di
garum erano state pescate alla fine di luglio o all’inizio di
agosto. «I risultati delle analisi - spiega Ciarallo - ribadiscono,
anche se per via indiretta, che l’eruzione si verificò quindi in
agosto o nei primissimi giorni di settembre». Ancora una volta,
dunque, Pompei si conferma laboratorio di ricerca senza eguali.
Proprio in quest’ottica sono state immaginate «Le stagioni
nell’antica Pompei», una serie di percorsi didattico-scientifici che
da domani, fino al 2 novembre, saranno visitabili sia al Museo
nazionale di Napoli sia nell’Orto Botanico, all’interno degli Scavi
pompeiani. All’Archeologico, dunque, si proporrà un percorso
espositivo con mosaici e affreschi sui quali sono raffigurati
animali caratteristici degli ambienti marini, fluviali e palustri, e
gli altri rappresentanti la fauna caratteristica dei boschi e degli
allevamenti. A Pompei, invece, i visitatori dell’Orto Botanico si
troveranno immersi in uno spaccato didattico che mette in relazione
alberi, piante e erbe del I secolo dopo Cristo con la fauna
dell’epoca. In quell’ambito sarà anche possibile acquistare i
prodotti legati al tema dell’esposizione: spugne naturali, garum,
miele di tiglio e rosmarino, prodotti, secondo le ricette di Plinio
dall’Antica erboristeria pompeiana, con la supervisione del
Laboratorio di ricerca della Soprintendenza di Napoli-Pompei.
(Fonte: Il Mattino) |
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24/09/2008
TOMBE ETRUSCHE NELL'AREA DEL
TERMOVALORIZZATORE DI SALERNO
Stavolta non è accaduto come per Finmatica.
All’epoca il colosso (che non divenne mai tale, travolto come si sa
dal fallimento) fermò sine die il cantiere dell’erigendo
stabilimento perchè erano emerse, dal ventre dell’area scelta per
l’insediamento, reperti archeologici di inestinabile valore
culturale. Stavolta si è partiti per tempo. La scoperta delle tombe
etrusche, venute alla luce nella zona di Cupasiglia, è avvenuta in
una fase preliminare dell’intervento che dovrà portare alla
costruzione del termovalorizzatore. Lavori di scavo preventivo. E,
precisamente, mirati ad accertare la presenza di tesori archeologici
nascosti nel sottosuolo, a cantiere delle grande opera non ancora
aperto e a progettazione neanche ancora iniziata. Una scelta
previdente che ha dato vita, la scorsa estate, alla stipula di un
protocollo d’intesa tra Soprintendenza ai beni archeologici e il
Comune di Salerno. Obiettivo evidente: definire con precisione
matematica l’area sulla quale realizzare l’impianto garantendosi che
non riservi sorpese. Un lavoro congiunto «concordato ed eseguito in
piena intesa e sintonia con il Comune», rimarca la soprintendente
Maria Luisa Nava, supervisore - per il ruolo istituzionale che
ricopre - dell’opera di scavo. L’intervento continuerà fino a
quando, appunto, si delimiterà l’area in cui sarà possibile
asservire al termovalorizzatore. Da definire, ovviamente, resta
l’allocazione delle tombe. se verranno cioè trasferite in altro sito
oppure - come pure immagina il Comune - recuperate e custodite in
sito. Non sarebbe un paradosso anche in presenza, quando sarà
realizzato, del termovalorizzatore. Perchè più volte il sindaco De
Luca ha ribadito l’intenzione di fare di quell’impianto anche un
attrattore culturale. Il primo cittadino ha immaginato spazi da
destinare a mostre d’arte. Le preesistenze archeologiche potrebbero
rappresentare un ulteriore valore aggiunto. Si tratta, ovviamente,
di verificare nel merito. A partire, innanzitutto, dalla consistenza
e dall’estensione delle necropoli. Per il momento regna l’attesa.
Alberto Di Lorenzo, coordinatore dello staff del sindaco e
responsabile del procedimento amministrativo relativo alla
realizzazione dell’impianto di trattamento finale dei rifiuti, si
dice «tranquillo». Le scoperte archeologiche «sono avvenute - spiega
- in una fase assolutamente preliminare e in un tempo utile a
definire gli interventi che il caso pone, senza minimamente
inficiare il programma che l’amministrazione ha stilato per portare
in tempi certi all’apertura del termovalorizzatore».
(Fonte: Il Mattino) |
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24/09/2008
MASSALUBRENSE (NA), AL COMUNE
L'AREA DI PUNTA CAMPANELLA
L’area archeologica di Punta Campanella dal
Demanio al Comune. Ora è ufficiale. Ieri mattina il passaggio di
consegne. Giornata storica per Massa Lubrense. Il sindaco Leone
Gargiulo e il colonnello Marcello Pace, rappresentante del ministero
della Difesa hanno firmato l’atto di «trasferimento dell’Area del
faro e dell’abitazione del custode del faro di Punta Campanella».
Dalla primavera, con il pagamento dell’ultima tranche dei 485
milioni di lire stanziati nel 1998 dalla Regione al Comune per
l’acquisto, l’area era virtualmente di Massa Lubrense, ma ora si
conclude anche una battaglia civile e culturale lanciata
dall’associazione «Mitilianea» di Termini e dalla sezione Archeoclub.
Una battaglia che, come ha ricordato il sindaco Leone Gargiulo, ha
visto impegnato anche l’ex primo cittadino Antonio Mosca e tutte le
associazioni e i circoli culturali della Penisola sorrentina. In
tanti, poi, parteciparono al simbolico abbattimento del cancello
eretto a Punta Campanella dopo l’inserimento dell’area tra gli
immobili statali affidati all’ex Consap, agenzia delegata alla
vendita. «Da oggi - dichiara il sindaco Gargiulo - l’impegno
dell’amministrazione sarà moltiplicato e tutto volto non solo a
completare la messa in sicurezza dell’area archeologica di Punta
Campanella ma soprattutto a renderla fruibile a popolazione e
turisti: programma che terrà conto della più stretta collaborazione
delle Sovrintendenze e dei ministeri per i Beni archeologici,
culturali e ambientali, con alcuni progetti di tutela e
valorizzazione dell’intero sperone dove sorgevano il tempio di
Minerva e una villa imperiale che fronteggiava sul continente Villa
Jovis di Augusto a Capri». Il sito, infatti, si estende in una zona
particolarmente interessante, sia dal punto di vista naturalistico
che archeologico, all’estremità di Punta Campanella, attiguo alla
torre di avvistamento, che ospitava l’antico tempio di Minerva. Alle
innumerevoli testimonianze archeologiche catalogate negli anni, nel
2004 nel corso dei lavori per un elettrodotto, si sono aggiunte
altre scoperte con tracce dell’acquedotto romano che portava acqua
al tempio di Minerva e vari tratti dell’antica via Minervia,
l’odierna via della Campanella, che dal centro di Termini porta fino
allo sperone roccioso che si affaccia sui Faraglioni di Capri.
Estremo sito dell’Athenayon dei primi coloni greci e poi Promontorio
Ateneo di Minerva per i romani, Punta Campanella custodisce un
patrimonio archeologico di inestimabile valore. Con queste premesse,
quando il governo Prodi, nell’ambito della legge finanziaria del
’96, decise di vendere l’area di proprietà del ministero della
Difesa di Punta Campanella, insieme con decine di altri immobili
demaniali e di zone militari. Si levò una autentica crociata.
(Fonte: Il Mattino) |
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23/09/2008
NECROPOLI ETRUSCA SCOPERTA A
GIFFONI VALLE PIANA (SA)
Affiorano nuovi tesori archeologici a Santa Maria
a Vico. Gli esperti ritengono che possa trattarsi di una necropoli
etrusca, venuta fuori durante gli scavi per l'allacciamento del gas
di città. Quattro, cinque tombe, muri di cinta ed oggetti già
recuperati dagli uomini della Soprintendenza che da alcune settimane
con minuziosi scavi hanno portato in superficie il piccolo
insediamento, anche se i funzionari archeologici stanno operando sul
posto con la massima riservatezza per mantenere lontani occhi
indiscreti ed eventuali intrusioni di tombaroli. Lavori bloccati
invece per il tracciato del gas ed operai specializzati al lavoro
per bonificare la vasta area di Santa Maria a Vico, non lontana
dalla strada provinciale Giffoni-Fuorni. Il metano nei comuni della
Valle del Picentino - fa sapere la società consortile Mediterranea -
dovrebbe arrivare ed andare in funzione la distribuzione entro
l'anno prossimo. Lo scavo di Santa Maria a Vico potrebbe fare
slittare la data di partenza. I tesori archeologici scoperti sono
sicuramente di rilevanza straordinaria, considerato che nella
storica frazione di Giffoni Valle Piana non è la prima volta che si
verificano di scoperchiare vestigia del passato. Appena anno fa,
nelle stesse vicinanze di questo scavo, durante uno sbancamento per
costruire un capannone artigianale, furono trovate quattro tombe di
adulti e il corredo sepolcrale. Gli scavi di Santa Maria a Vico non
sono lontani dal tempio di Giunone Argiva dove si conservano otto
colonne antichissime, sei sono di granito e due di diaspro d'Egitto,
stile corinzio che fa la sua comparsa in Grecia solo nel V secolo.
Gli operai della Soprintendenza stanno lavorando in tutta fretta per
recuperare in fretta il prezioso materiale archeologico. Si scava
con meticolosa attenzione. Il proprietario del terreno agricolo G.R.
adibito principalmente a nocciole si è visto abbattere alcune
piante, ma i danni gli verranno risarciti dalla società di
metanizzazione che sta lavorando sul tracciato della rete, completa
all'ottanta per cento. Anche in prossimità dei confini Picentini e
precisamente di fronte al cementificio di Cupa Siglia, alle porte di
Salerno, gli operai della Soprintendenza e funzionari sono
intervenuti durante uno sbancamento ed ora sono impegnati in un
altro interessante scavo archeologico. Al momento sui risultati
ottenuti c'è il più stretto riservo da parte delle autorità
competenti.
(Fonte: Il Mattino) |
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21/09/2008
CASTEL SAN GIORGIO
(SA), REPERTI ARCHEOLOGICI ALLA LUCE
La notizia è di ieri mattina Il Soprintendente ai
beni archeologici della provincia di Salerno, Maria Luisa Nava, ha
inviato al sindaco di Castel San Giorgio, Andrea Donato, una
interessante comunicazione. In essa si afferma che la zona di
«Cappella di Paterno», deve essere dichiarata «di interesse
particolarmente importante» per la presenza di reperti archeologici
rinvenuti di recente. I reperti venuti alla luce consistono «in
frammenti ceramici a vernice nera risalenti al IV/III scolo a. C.»
Il soprintendente, Maria Luisa Nava, ne ha data comunicazione alla
dottoressa Laura Rota che è il direttore archeologico coordinatore
per la valle del Sarno. «La grande quantità di materiale rinvenuto -
scrive Maria Luisa Nava - e la sua concentrazione in un'area
abbastanza circoscritta permette di ipotizzare la presenza di un
insediamento antico, probabilmente di natura sacra, forse di un
piccolo santuario campestre». La Soprintendenza detta le norme che
regolano le zone archeologiche ricordando le disposizioni da
impartire e tutto ciò che i proprietari dei terreni e tratti
collinari devono osservare. I proprietari dei terreni hanno 80
giorni di tempo per produrre eventuali osservazioni inviandole alla
Soprintendenza di Salerno. Le scoperte archeologiche che interessano
la zona di Paterno partono sostanzialmente dal palazzo baronale che
fu dei de Conciliis, ora passato ad altro proprietario, sino
all'obelisco che si trova ai confini collinari tra il territorio di
Castel San Giorgio e Sarno. In questa zona, come è risaputo , vi
transita, sotterrato, nella roccia, anche l'acquedotto Augusteo,
finito di costruire intorno al 20 a.C.. Fu voluto da Augusto. Esso
parte da Serino, in provincia di Avellino. Un tronco di tale
grandiosa opera è visibile in Via Piave di Lanzara di Castel San
Giorgio. Esso passa, poi, sotto il Palazzo Calvanese e arriva a
Paterno, per poi riversarsi nella Piana del Sarn. Il sindaco di
Castel San Giorgio, Andrea Donato, si accinge a chiedere alla
Soprintendenza di intensificare i lavori di indagine.
(Fonte: Il Mattino) |
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19/09/2008
SESSA AURUNCA
(CE), NUOVA SCOPERTA NELLE CATACOMBE
Ancora un importante ritrovamento archeologico
durante gli scavi del complesso delle catacombe dedicate ai santi
Casto e Secondino, lungo la strada provinciale Sessa-Roccamonfina. È
stata ritrovata un’altra galleria cimiteriale sotterranea (anche con
resti di affreschi, databili alla fine del IV secolo dopo Cristo)
che insieme a quella già rinvenuta precedentemente viene a
costituire una vera e propria catacomba. «La scoperta - dice Silvana
Episcopo, docente presso la Seconda università di Napoli, che cura
la direzione scientifica degli scavi, coadiuvata dalla professoressa
Alessandra Milella - è di grande rilevanza e arricchisce il panorama
nazionale di un nuovo complesso di culto martiriale paleocristiano».
Gli scavi, iniziati nel 2006, hanno, altresì, rimesso in luce resti
di una necropoli e avanzi di sepolcri rupestri. «La situazione
evidenziata - continua Episcopo - consente di ricostruire che la
collina interessata era già utilizzata come cimitero cristiano prima
della chiesa e dell’abside. La sistemazione interna della chiesa
sembra indicare la presenza di una o più sepolture venerate, attorno
alle quali si sviluppò il culto per i santi martiri Casto e
Secondino, le cui tombe furono rinvenute nel 1700. Dal primo
sopralluogo mi sono resa conto dell’interesse del complesso, del suo
diritto ad entrare a pieno titolo nel panorama dei monumenti legati
al culto martiriale in territorio nazionale». Soddisfatto il vescovo
di Sessa Antonio Napoletano. «Credo che sia un’opera della massima
importanza - dice - che denota la presenza, sin dal quarto secolo,
di una comunità cristiana sul nostro territorio che vive la fede in
modo eroico e propositivo». Lo scavo del complesso è stato affidato
dalla Soprintendenza per i Beni archeologici di Caserta e Benevento
(diretta da Mario Pagano; responsabile della zona aurunca Maria
Grazia Ruggi d’Aragona) alla cattedra di Archeologia cristiana della
Seconda università di Napoli.
(Fonte: Il Mattino) |
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05/09/2008
SOMMA VESUVIANA
(NA), NUOVA STATUA DALLA VILLA AUGUSTEA
Il sito archeologico di Starza Regina regala
ancora emozioni: ieri gli archeologi dell’équipe italo-giapponese
coordinata da Aoyagi Masanori dell’università di Tokyo ha riportato
alla luce una statua del III secolo d.C. raffigurante un soggetto
virile, di grandezza naturale, in marmo pregiato. «È la parte
centrale di una statua, senza braccia, gambe e testa - dice
l’archeologo Antonio De Simone, componente del gruppo di ricerca per
l'Università Suor Orsola Benincasa - Un pezzo molto bello, non siamo
in grado di dire chi sia il soggetto, di sicuro è la prova che ci
sono altre statue». Stamattina il dirigente della Soprintendenza
Giuseppe Vecchio sarà a Somma Vesuviana per ufficializzare la
scoperta insieme a Matsuyama Satoshi, il direttore del cantiere, e
all’archeologa Claudia Angelilli. La «Villa Augustea», così chiamata
perché l’ipotesi più probabile vuole che si tratti della dimora dove
trascorse gli ultimi giorni l’imperatore Augusto, è solo una piccola
parte di una delle più rilevanti scoperte archeologiche degli ultimi
decenni. Ampliando l’area degli scavi, si stanno riportando alla
luce nuovi ambienti. Addirittura gli esperti ipotizzano che, celata
dai sedimenti lavici, possa esserci un’intera cittadina. La scoperta
del rudere avvenne per caso negli anni ’30, con le prime
esplorazioni eseguite dal celebre archeologo Amedeo Maiuri; ma solo
dopo molto tempo, grazie al finanziamento della missione da parte
dell’università di Tokyo, nel 2001 si è dato il via agli scavi che
hanno fatto emergere reperti la cui fama ha fatto il giro del mondo.
L’ultimo reperto conferma che i proprietari della villa dovevano
appartenere a una famiglia ricchissima e potente. La statua segue il
ritrovamento dell’arco e dei colonnati, delle nicchie con le statue
del dio Dioniso con la pantera, e della statua raffigurante la «peplofora».
Queste due ultime sono ora custodite nel museo archeologico di Nola,
dopo essere state esposte a Tokyo. In questo mese ricominceranno le
visite guidate e, a breve, si aprirà un nuovo fronte di scavi sul
lato Sud. Intanto, fino a luglio scorso, la statua del Dioniso è
stata in mostra a Mantova, con altri 120 preziosissimi reperti. Il
progetto di restauro si deve all’archeologo Antonio De Simone,
affiancato da Luisa Melillo, responsabile del laboratorio di
restauro della Soprintendenza napoletana.
(Fonte: Il Mattino) |
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04/09/2008
PARTE LA NUOVA CAMPAGNA DI
SCAVI A MONDRAGONE (CE)
Partono i lavori dell’ottava campagna scavi sul
territorio di Mondragone. Da ieri e fino ad inizio ottobre,
analizzando una superficie di seimila metri quadri, saranno
operative due equipe di esperti e studenti specializzanti in
archeologia, coordinate dal direttore del museo civico cittadino
«Greco», Luigi Crimaco e da Marcello Piperno dell’Università «La
Sapienza» di Roma. Tre i punti d’interesse, risalenti a più di 20
mila anni fa, che finiranno sotto la lente degli specialisti: la
Roccia di San Sebastiano, la Rocca Montis Draconis e l’Appia antica.
Durante la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa,
tenutasi ieri, nell’ufficio del sindaco Achille Cennami, alla
presenza del soprintendente ai beni archeologici di Caserta, Mario
Pagano, del direttore del museo civico Luigi Crimaco,
dell’ispettrice Mariagrazia Ruggi d’Aragona, del ricercatore Massimo
Pennacchioni e di Francesca Sogliani, ricercatore del Cnr-Ibam e
docente di archeologia medievale alla scuola di specializzazione di
Matera, è stato illustrato il percorso che sarà affrontato dagli
esperti, durante le operazioni di scavo. Dalle 8 del mattino fino al
tramonto, lavorando anche il sabato e la domenica, i circa 20
esperti, coadiuvati da volontari e studenti, faranno di tutto per
riportare alla luce reperti fossili, ceramiche e quanto altro possa
arricchire le vetrine del museo civico cittadino. All’incontro di
ieri, hanno partecipato anche numerosi studenti specializzanti in
archeologia, nonché volontari della sezione locale dell’associazione
archeoclub, diretta da Emma Greco. «Di insediamenti come quelli
presenti a Mondragone – ha detto Crimaco – sono pochi in Italia.
Possiamo osare che, quello presente sulla Rocca Montis Draconis, è
uno degli insediamenti più ricchi d’Europa». Nei due gruppi di
lavoro sono presenti numerosi esperti provenienti dalle università
di Roma, Napoli e Verona. «Tanti gli specialisti – dice il professor
Pennacchioni de La Sapienza – che hanno chiesto di lavorare con
noi». Intanto, l’amministrazione precisa che quest’anno sono stati
incrementati i finanziamenti di oltre il 20 per cento. «Abbiamo
voluto dare un segnale forte alla città, – dice l’assessore alla
cultura Antonio Taglialatela – frutto di coraggio e determinazione.
Il nostro museo civico è uno dei cinque musei di interesse regionale
della Campania; tale risultato, è stato il prodotto di un lungo
lavoro negli anni, ma è necessario dare un impulso e una spinta
maggiore».
(Fonte: Il Mattino) |
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03/09/2008
POMPEI (NA), NIENTE
INAUGURAZIONE PER LE DOMUS DA APRIRE
Al delegato del ministro Bondi il prefetto Profili
ha consegnato l’elenco delle «cose fatte» per gli Scavi nei primi
quarantasei giorni di commissariamento. Un solo rammarico: la
mancata apertura delle diciannove Domus «proibite» al pubblico per
mancanza di personale. Il dossier degli interventi già realizzati
nei primi 46 giorni di commissariamento e delle iniziative che
saranno messe in campo per rimediare alla mancata riapertura delle
Domus è dunque passato all’approvazione del capo di gabinetto del
ministero dei Beni culturali, Salvatore Nastasi, che ha rinnovato la
totale fiducia al commissario dell'area archeologica di Pompei,
invitandolo a «procedere seguendo le direttive ministeriale già
stabilite». Il ministero dei Beni culturali sta mettendo a punto
«una serie di iniziative, di dettagli e di accorgimenti» perché i
disagi riscontrati ieri nell'area archeologica di Pompei per
l'improvviso sciopero di una parte di lavoratori «non devono più
ripetersi», ha detto il ministro per i Beni culturali Sandro Bondi a
margine di un incontro alla Festa nazionale del Pd a Firenze. Il
ministro ha quindi definito «intollerabile la situazione che si era
creata a Pompei, tanto da richiedere la nomina di un commissario».
«Si era arrivati al punto - ha detto Bondi - che le guide turistiche
minacciavano i turisti: non potevamo più assistere inermi». Da qui
quella che per il ministro «è stato quasi un atto di coraggio»: la
nomina del commissario. Il prefetto-commissario Renato Profili e il
soprintendente Pietro Giovanni Guzzo hanno intanto convocato per
domani alle 15 i segretari nazionali di Cgil, Libero Rossi, Cisl,
Claudio Calcara, Uil, Giafranco Cerasoli, e Confsa-Unsa Beni
Culturali, Giuseppe Urbino nell’ufficio pompeiano di Porta Marina
Superiore. Obiettivo: raggiungere un'intesa per rimediare al flop
davanti a duemila turisti prima costretti ad attendere per due ore
l’apertura dei cancelli, poi delusi dall’impossibilità di visitare
le Domus. Oggi Guzzo e Profili si incontreranno per definire una
linea d'azione unica da sottoporre ai sindacati. «È mia intenzione -
precisa il prefetto - restituire alla fruibilità dei visitatori
queste case di notevole pregio, restaurate e che, soltanto per
carenza di personale, non vengono aperte. Riguarderemo l'accordo già
siglato, tra alcuni sindacati e il soprintendente e, laddove ci sarà
bisogno, apporteremo ulteriori accorgimenti». Per adesso, e non si
sa ancora per quanto tempo, i visitatori dovranno attendere per
ammirare le suggestive Villa di Diomede, delle Domus del Chirurgo e
di Apollo, della casa di Meleagro, della zona regio ottava Domus 2 e
16, della casa del giardino di Ercole (o del Profumiere), di quelle
del Larario di Achille e del Menandro, delle Terme Suburbane, della
Domus del Principe di Napoli e di quella dell'Ara Massima, la casa
di Obellio Firmo, di Trebio Valente, di Ifigenia, del Moralista, dei
quadretti teatrali, di Marco Lucrezio Frontone e dei Gladiatori..
(Fonte: Il Mattino) |
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02/09/2008
POMPEI (NA), APRONO NUOVE CASE
MA L'INAUGURAZIONE DIVENTA UN FLOP
Le previsioni parlano di 20mila turisti che oggi
si avventureranno tra le antiche vestigia della città eterna per
ammirare le 19 domus negate per due decenni. Questa mattina
apriranno i cancelli della mitica Villa di Diomede, delle domus del
Chirurgo e di Apollo, della casa di Meleagro, della zona regio
ottava domus 2 e 16, della casa del giardino di Ercole, (o del
Profumiere), delle case del Larario di Achille e del Menandro, delle
Terme Suburbane, della domus del Principe di Napoli e di quella
dell’Ara Massima. Una volta completati i lavori di restauro, il cui
termine è previsto entro il mese di novembre, apriranno alla
fruizione del pubblico per intero anche la casa di Obellio Firmo, di
Trebio Valente, di Ifigenia, del Moralista, dei quadretti teatrali,
di Marco Lucrezio Frontone e dei Gladiatori. A ogni turista,
unitamente al biglietto d’ingresso, saranno consegnate la mini guida
e la piantina aggiornata. Tra le più belle dimore che attirano la
curiosità dei turisti ci sono: la Villa di Diomede, dove durante i
lavori di scavo, avvenuti tra il 1771 e il 1774 furono rinvenuti due
corpi aggrovigliati, uno dei quali aveva un anello d’oro al dito,
una chiave d’argento e 1356 sesterzi aggrovigliati in mano) e la
casa del Chirurgo, che prende il nome dagli strumenti chirurgici in
ferro e in bronzo che furono ritrovati. Da oggi partirà anche la
raccolta differenziata nell’area archeologica. Lungo il percorso,
compatibilmente con l’unicità del sito, sono stati dislocati
contenitori colorati che dovranno essere utilizzati per gettare i
rifiuti diversificati.
La riapertura delle 19 case chiuse al pubblico da
venti anni? Un flop imbarazzante. «Perché agli Scavi - spiega un
anziano dipendente - oggi più che mai imperversa la guerra di tutti
contro tutti, che tutto paralizza e ogni speranza rende vana».
Bentornati fra le rovine, dove governa rissa eterna. E quelle Domus,
al di là degli annunci, restano clamorosamente sbarrate. Tranne due,
la casa di Meleagro e quella di Apollo, che però - non prendiamoci
in giro - erano già state aperte altre volte. Scavi, ombre e
misteri. Ecco la cronaca di una sconfitta, l’ennesima da registrare
in questo sito benedetto dal Fato e invivibile o quasi. Un luogo
sfigato e mal gestito, che pure ogni anno viene visitato da tre
milioni di turisti (15mila al giorno), confermandosi una delle più
suggestive meraviglie del mondo. Ore 8.30, è una mattinata al calor
bianco. 42 i gradi, all’ingresso. Si bivacca, fazzoletti in testa.
Un visitatore si sente male. Alle dieci e venticinque minuti, bontà
loro, si aprono i cancelli e i duemila turisti (dei 20mila previsti)
in attesa allo spiedo gioiscono sarcastici in un rabbioso applauso.
Stanchezza. Rassegnazione. Signori, si entra. Agli ingressi, un
primo piatto costa sette euro. Una pizza, cinque euro. Ma se la
chiedi in inglese, può essere che costi anche dieci. Entrate,
entrate pure. L’assemblea di protesta dei dipendenti indetta
nell’Auditorium dalla Cisl si è appena conclusa. Uil, Cgil e altre
sigle la definiscono «sbagliata e inopportuna»: «Un’iniziativa di un
gruppo di potere legato ai custodi che chiudono gli Scavi per
mettere in difficoltà la sovrintendenza», dichiarano in polemica.
Spiega Antonio Pepe, leader Cisl: «È una bailamme annunciata. Siamo
contro l’assunzione di vigilantes all’interno degli Scavi. Però
diciamo sì al loro uso esterno. I 18 dipendenti destinati alle case
da riaprire, selezionati tramite l’accordo tra il sovrintendente
Guzzo e gli altri sindacati il 22 agosto scorso, non ci sembrano
professionalmente adeguati. Si tratta di operai e commessi, che non
conoscono una parola di inglese e non sono in grado di fare i
custodi, a meno che non sostengano un corso di aggiornamento». La
Cisl ce l’ha con il sovrintendente. Parole color ruggine. Pepe
aggiunge: «Guzzo ci ritiene responsabili del suo commissariamento.
Ma lui è in carica da 14 anni e ha chiuso più siti di quanti non ne
abbia aperto. Ha litigato con tutti i city manager e ora sta
litigando perfino col commissario Profili. Non colpisce i
fannulloni, che tra gli Scavi di Ercolano e Stabia, sono tanti ma
vengono ben protetti». E Lorenzo Medici, segretario aggiunto Cisl:
«Il professor Guzzo? È un ottimo archeologo, ma non si è rivelato un
efficace punto di riferimento». «Nessun vigilante entrerà mai negli
Scavi - chiarisce Nicola Mercurio, subcommissario, a nome del
prefetto Profili - stiamo solo cercando di rafforzare la vigilanza
ai tre ingressi e lungo il perimetro. Troppe risse, troppi scippi.
Le case non riapriranno? Vuol dire che il commissario convocherà le
sigle sindacali per un vero accordo». Una lettera per «trattare»
insieme è stata indirizzata al sovrintendente Guzzo. Oggi il
prefetto Profili andrà al ministero dei beni culturali. Con sè porta
un dossier sugli Scavi.
(Fonte: Il Mattino) |
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26/08/2008
TORNA AD AECLANUM (AV) LA
STATUA DELL'IMPERATORE
L’annuncio è stato accolto con soddisfazione: nel
prossimo mese di novembre ritornerà a Mirabella la statua imperiale
scoperta a dicembre dello scorso anno durante la seconda campagna di
scavi, finanziata da Sergio Tacchini, nel parco archeologico di
Aeclanum. L'imperatore acefalo, alto quasi due metri, tornerà dunque
nella terra che lo ha custodito per millenni prima di restituirlo
alla luce e alle analisi dei ricercatori e dell'équipe di archeologi
campani che ha provveduto con estrema cura a riportarlo in
superficie. Da allora il prezioso reperto, il più imponente che sia
stato mai rinvenuto nell'area eclanese, giace, in attesa di restauro
però, nei depositi della Sovrintendenza di Avellino. Alla
sensazionale scoperta segue adesso una sensazionale richiesta:
quella del sindaco, che in realtà si è fatto portavoce della
comunità locale, di riavere nella cittadina la magnifica statua
senza testa, e senza gambe, che ritrae un imperatore romano vissuto
nella seconda metà del II secolo d.C. «Ho ricevuto rassicurazioni a
riguardo dalla dottoressa Nava, la sovrintendente - ha affermato il
primo cittadino Vincenzo Sirignano -. Per novembre la statua
ritrovata ad Aeclanum tornerà in paese, e stiamo provvedendo ad
allestire un'apposita sala all'interno del palazzo municipale dove
poter esporre al pubblico il monumentale gioiello». Lo straordinario
evento coinciderà con l'imminente avvio del museo dell'arte sacra, e
di quello archeologico che invece sta per essere organizzato eppoi
inserito nel circuito dei musei d'interesse regionale.
(Fonte: Il Mattino) |
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21/08/2008
PIEDIMONTE MATESE (CE), DOPO
ANNI RIPRENDONO GLI SCAVI SUL MONTE CILA
Un sito di rilevanza archeologica fra i più
interessanti della Campania, rimasto per secoli e secoli dimenticato
fra gli uliveti che sovrastano Piedimonte Matese, la vecchia
centrale idroelettrica dell’Enel e il borgo medievale di San
Giovanni, da cui si raggiunge l’antica roccaforte medievale della
città. Il Monte Cila è pronto alla sua riscossa: una volta ultimati
i lavori previsti dal piano integrato Monti Trebulani-Matese, l’area
si trasformerà in un grande parco archeologico, in grado di segnare
lo sviluppo turistico culturale della cittadina ai piedi del Matese.
Ieri pomeriggio la giunta comunale ha deliberato una richiesta di
stanziamento, da inoltrare alla Regione Campania, di circa 60mila
euro, ottenuti da uno stralcio del piano finanziario previsto dallo
stesso piano integrato, che permetterà di destinare la cifra al
recupero di una parte ulteriore del sito, su cui al momento sono in
corso i lavori di scavo e riqualificazione. «In pratica - spiega
l’assessore Attilio Costarella, nella sua duplice veste di
ricercatore di storia locale - evitando gli oneri di esproprio di
una zona che sorge a ridosso delle tubature idroelettriche presenti
sulla dorsale del Monte Cila, abbiamo pensato di chiedere alla
Regione l’utilizzo delle stesse economie realizzando un’ulteriore
area di scavo, che - riteniamo - potrà permettere il ritrovamento di
preziosissime testimonianze storiche e archeologiche di età
sannitica. Attraverso i georadar - aggiunge Costarella - sono in
corso alcuni saggi di scavo mirati, in prossimità della terza cinta
muraria, dove esistono resti di un abitato sannitico, in
corrispondenza di alcuni terrazzamenti che potrebbero nascondere
significative tracce di antichità». Il recupero delle mura
megalitiche preromane del Monte Cila ha interessato non poco storici
e studiosi dell’età sannita, proprio alla luce del grande progetto
di riqualificazione in corso. Grazie al protocollo d’intesa
stipulato fra il Comune di Piedimonte Matese e la cattedra di
etruscologia e antichità italiche dell’Università del Salento, sono
state individuate già quattro distinte linee di fortificazione,
realizzate in opera poligonale di pietra calcarea locale. Ciò, in
aggiunta agli studi e alle ricerche condotte nel secolo scorso,
porterebbe ad ipotizzare l’esistenza di un vero e proprio
insediamento sannitico, specialmente in virtù della sicura
frequentazione preromana dell’altopiano sommitale del Monte Cila e
della presenza di una necropoli sannitica, venuta alla luce al
momento della costruzione della centrale idroelettrica. |
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19/08/2008
SALERNO: alla pinacoteca provinciale archi, colonne e monofore dal X
secolo al Cinquecento
Una teoria di archi romanici, fusti di colonne
romane riutilizzate con capitelli medioevali, altre databili al X-XI
secolo, due monofore policrome tompagnate, la traccia di un arco
catalano: altri tasselli della vita millenaria di palazzo Pinto - la
dimora nobiliare di via Mercanti attualmente, in parte, sede della
Pinacoteca provinciale - sono venuti alla luce nel corso del
recupero condotto dalla Provincia di Salerno sotto l’occhio vigile
del direttore dei lavori Ruggero Bignardi. Pagine di storia che
l’architetto poco alla volta sta riscrivendo, complici le scoperte,
continue, all’interno ed all’esterno del cantiere: un doppio sguardo
che mette a confronto le testimonianze finora emerse, raccordandole
nella lettura sempre più esaustiva del monumento. E, se i tesori che
poco alla volta si svelano nel chiuso dell’edificio sono al momento
ancora top secret, i salernitani e non solo, possono curiosare tra
gli spicchi di una memoria secolare che si sta dipanando sotto i
loro occhi stupiti in questo mese. Già. Bastano i ritrovamenti del
vicolo dei Pinto per dare un’idea delle meraviglie che ci regalerà
l’intero palazzo - un unico complesso su due fabbricati - una volta
restituito alla fruibilità pubblica. Tempi più o meno brevi, se si
mantiene la scaletta che prevede l’inaugurazione per Natale. A far
da guida in questo primo colpo d’occhio dal forte impatto suggestivo
è Marcello Ragone, titolare della Prometeus restauri che sta
riportando all’originario splendore il vicolo dei Pinto.
«Probabilmente il porticato - spiega Bignardi - di questo che
sicuramente doveva essere una delle residenze più prestigiose di via
Mercanti». L’accesso alla “rua” è sottolineato dal dialogo tra due
colonne finalmente ripulite dagli strati di sporcizia accumulatisi
negli anni (stavano da sempre lì, nessuno ci faceva più caso), ma la
visione più stupefacente è quella fuga di arcate laterali, in
travertino di Capaccio, di cui si stanno colmando le lacune:
sarebbero coeve, suggerisce Bignardi, all’edificazione del Duomo. Di
uguale carica emotiva è la riproposizione del solaio in travi e
“chianche” di legno, malauguratamente cancellato una ventina d’anni
fa da alcuni lavori di emergenza per rischio crollo della struttura.
Evidenziati, poi, con l’uso sapiente dell’intonaco a calce, gli
alloggiamenti per alcune colonne trafugate o forse riutilizzate
altrove. A completare il vicolo “ritrovato” sarà poi la
pavimentazione in basoli e l’illuminazione artistica ad opera del
Comune di Salerno. Questo il dietro le quinte. Resta la curiosità
del “dentro” palazzo Pinto con i suoi livelli stratigrafici che
vanno dal romanico al barocco. Si sussurra con un’anticipazione di
qualche secolo. Bignardi cita Werner Johannowsky, il massimo
studioso della Salerno antica che sosteneva l’esistenza di maestose
domus romane con relative botteghe affacciate su via Mercanti, e si
lascia scappare un prossimo sopralluogo della soprintendenza
archeologica. (Fonte: Il Mattino) |
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26/07/2008
I tesori che hanno fermato i cantieri: l'antico porto della città e
una necropoli
Il primo reperto è virtuale, ma un´indicazione di
importanza capitale per la cartografia antica della città...
prosegue alla pagina "Speciale
Napoli" |
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26/07/2008 NAPOLI, DAGLI SCAVI DEL METRO'
ANCHE UNA MURAGLIA BIZANTINA
Arriva un commissario per i lavori nella
metropolitana di Napoli... prosegue alla pagina "Speciale
Napoli" |
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25/07/2008
NAPOLI, SCOMPARE IL MUSEO
FILANGIERI
I napoletani che hanno buona
memoria lo chiamano ancora «il museo che cammina». Perché all’epoca
del Risanamento post-colera, a causa dell’ampliamento
fineottocentesco di via Duomo, l’edificio rischiò di essere
abbattuto; ma poi, grazie all’intervento e alle pressioni di
intellettuali, artisti e personaggi illustri come Settembrini e
Dalbono, venne invece smontato. Pezzo per pezzo. E rimontato, venti
metri più avanti, con la stessa bella struttura che offre allo
sguardo la sua facciata con un armonico bugnato toscano, punteggiata
da finestre di piperno che danno luce a interni di notevole
eleganza, ricchi di tesori del collezionismo privato documentati da
volumi come quelli di Nadia Barrella. È costellata di aneddoti,
colpi di scena e vicissitudini di vario segno la lunga e complessa
storia del quattrocentesco Palazzo Como, sede dal 1882 del Museo
Civico Gaetano Filangieri, una Fondazione privata su modello degli «Arts
and Crafts Museums»: luoghi museali intesi come strumenti didattici
e sedi di studio, ricerca e sperimentazione nel campo delle arti
applicate. «Ma è una storia, anche, nel segno del paradosso: come il
fatto che un museo che costa sui 400mila euro annui di gestione è
chiuso da dieci anni», dice l’ingegner Giampaolo Leonetti, dal 2004
- su mandato del sindaco Rosa Russo Jervolino - direttore del Museo
Filangieri, dopo essere stato soprintendente del Pio Monte della
Misericordia. Non è di poco conto, la responsabilità che Leonetti si
è addossato alla guida di un gioiello napoletano: «Un patrimonio
negato alla pubblica fruizione - prosegue Leonetti - ma inventariato
e riversato, dal 2005, in un sofisticato sistema informatizzato di
gestione museale comprato in Svizzera, primo museo della Campania ad
aver convertito agli standard moderni la schedatura dei suoi beni.
Un altro paradosso. Come il rischio, previsto dall’atto di donazione
del principe Gaetano Filangieri al Comune di Napoli, che se il Museo
continua a restare chiuso i tesori in esso raccolti devono tornare
agli eredi». Ma che cosa ostacola la riapertura al pubblico del
palazzo, peraltro noto nella tradizione popolare come «’o Palazzo
de’ Monacielli», almeno stando alle superstizioni tramandate da chi
lo abitò? «Più che una maledizione, la beffa degli ingranaggi della
burocrazia», sottolinea Leonetti, che spiega: «Esistono due ordini
di problemi. Il primo è legato agli stipendi dei custodi, sette
comunali ma cinque dipendenti della Fondazione, tutti in regolare
servizio per la manutenzione ordinaria e l’apertura e assistenza su
richiesta di qualche studioso. Gli stanziamenti straordinari del
Comune di Napoli, deliberati in misura decrescente dal 2005 ma
erogati sempre con ritardo, non bastano più; e anche il fido
bancario da me ottenuto lo scorso gennaio si sta esaurendo». E il
secondo problema? «Riguarda la necessità di lavori di adeguamento
del Museo (durata: due anni, costo 2 milioni e mezzo di euro da
finanziamenti regionali del piano Pit-Por), senza i quali non si
possono riaprire i battenti al pubblico. Ma l’ennesimo paradosso è
che i fondi stanziati per il 2000-2006 sono stati revocati per
decorrenza dei termini di presentazione del progetto, approvato in
giunta comunale nel novembre 2006. E ora che c’è il progetto, siamo
in attesa di nuovi stanziamenti Pit-Por per il 2007-2013». Leonetti
è sfiduciato: «Il Madre - denuncia - costa 8 milioni di euro l’anno.
Mi chiedo perché spendere tanto e qual è la logica di gestione di
questa città che si vanta d’essere città d’arte». Getta acqua sul
fuoco Nicola Oddati, assessore comunale alla Cultura: «Il sindaco
tiene molto al Museo Filangieri, tant’è che continuiamo a erogare
fondi straordinari: 250mila euro nel 2005, 235mila nel 2006 195mila
nel 2007. I pagamenti avvengono a rendicontazione delle spese, come
accade a tutti. Non possiamo agire in modo difforme, già per noi è
un problema dare un contributo a un museo chiuso quando abbiamo
musei aperti a cui non finanziamo tutti questi soldi. In attesa di
verificare la possibilità di anticipare di qualche mese
l’erogazione, sono ora prioritari i lavori di ristrutturazione, di
competenza dell’assessore Laudadio: mi risulta che il progetto
presentato sia stato già approvato nel piano Pit-Por 2007-2013». Chi
vivrà, vedrà. (Fonte: Donatella Trotta su La
Repubblica) |
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25/07/2008
MONTESARCHIO (BN), IN PROGETTO
UN MUSEO INTERATTIVO PER I SANNITI
«Non smetteremo di esplorare. E alla fine di tutto
il nostro andare ritorneremo al punto di partenza per conoscerlo per
la prima volta». Per la prima volta, si potrà dire addio ai libri di
storia e, come pensava Thomas Eliot, la storia dei sanniti e della
Valle Caudina, potrà essere riscoperta in un museo interattivo. Le
tracce del passato saranno virtualmente visibili nel museo che
l'amministrazione comunale di Montesarchio ha in programma di
realizzare nelle strutture di mobilità rapida che collegheranno il
paese con il centro storico. Un museo interattivo che, negli
ascensori, racconterà la storia di un popolo, è l'ultimo progetto in
ordine di tempo, avviato per il centro storico. «Dopo una prima fase
in cui sono state attivate tutte le programmazioni consentite per
l'accesso ai finanzimenti pubblici - afferma Giuseppe Cecere
assessore all'urbanistica e promoter del progetto -, definiti ed
approntati i progetti di recupero e valorizzazione delle
infrastrutture e dei beni pubbblici e privati del centro storico, è
necessario passare ad un processo di attivazione di progetti
immateriali sul centro storico». E quindi Cecere annuncia la novità
della realizzazione del museo che nauralmente potrà essere visitato
solo all'interno del sistema di collegamento. «È nostra intenzione -
sottolinea l'assessore - promuovere la realizzazione di un museo
interattivo con le tematiche dei Sanniti e della storia di
Montesarchio da localizzare nelle strutture del sistema di mobilità
rapida che collega la parte bassa del paese alla parte alta dove ha
già sede il museo archeologico all'interno del castello». Cecere
precisa anche che, «è necessario riempire con elementi moderni ed
innovativi un contenitore naturale quale quello del centro storico
e, in questa ottica, il sistema di mobilità rapida con i suoi
collegamenti orizzontali e verticali, oltre ad offrire un percorso
articolato e moderno, rappresenta l'elemento di unione tra il parco
archeologico ed il museo nonchè il connubio tra antico e moderno. Le
nuove tecniche espositive ed interattive attraranno i turisti nella
visita al centro storico». |
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25/07/2008
BENEVENTO, PARTONO GLI
INTERVENTI ANCHE PER L'ARCHEOLOGIA
«Adesso cambiamo il volto della città. Fino ad ora
l’abbiamo mantenuta pulita, ora la facciamo più bella, accogliente e
funzionale». Prova a frenare i facili entusiasmi, il sindaco di
Benevento Fausto Pepe, ma dalle sue parole si evince chiaramente che
si tratta di una giornata epocale. Da Napoli è stato lo stesso
Governatore Antonio Bassolino ad annunciargli il finanziamento di
gran parte delle opere pubbliche contenute nel Parco Progetti. Si
tratta di progetti, immaginati, programmati, presentati ed ora
finanziati, sotto la sua amministrazione. Un volume di contributi
pari a 57 milioni di euro, una cifra che già da sola servirebbe a
raddoppiare i finanziamenti giunti in città attraverso la cosiddetta
subdelega, strumento utile invece alla gestione diretta dei fondi
UE, per la quale sono stati assegnati altri 42 milioni. Ieri la
Giunta regionale ha deliberato il finanziamento per i Parchi
Progetto. A Benevento è stata assegnata una grande parte delle
risorse destinate al Sannio (215 milioni per 85 progetti, il 23% del
totale stanziato): basti pensare che alla Provincia sono state
assegnate risorse per circa 20 milioni, la metà esatta di quanto
destinato al solo capoluogo. E, da quanto trapela negli uffici del
Comune, pare che il totale sia destinato ancora ad aumentare nelle
prossime ore. Sono stati ammessi a finanziamento,
fra l'altro, la valorizzazione del complesso archeologico
rinvenuto nel sottosuolo della cattedrale Santa Maria Assunta
(2.800.000) e l'area archeologica urbana
Cardinal Pacca - area Bagni - Teatro Romano (6.461.098),
il restauro chiesa di Santa Sofia (676.529). |
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22/07/2008
POZZUOLI (NA), DA SETTEMBRE
VISIBILE LO STADIO
Lo Stadio di Antonino Pio,
che sarà inaugurato il 29 settembre dopo una campagna di scavo
durata tre anni, è stato mostrato ieri in anteprima da Costanza
Gialanella, direttore archeologo alla soprintendenza archeologica di
Napoli e Caserta e responsabile degli uffici di Pozzuoli (competente
anche su Quarto, Procida e Vivara) e Ischia. Pozzuoli aveva il suo
stadio (è in via Campi Flegrei, vicino al Tivoli Café) e ce n' erano
solo altri due nelle provincie dell' impero, a Napoli e a Marsiglia
e quello di Roma è sotto piazza Navona, invisibile. L' imperatore l'
aveva costruito per tenerci gli Eusebeia, i giochi in onore del
padre adottivo Adriano, morto a Baia nel 138 e sepolto proprio qui,
prima di essere traslato dov' è Castel Sant' Angelo a Roma. Gli
scavi diretti dalla Gialanella non finiscono di scoprire novità:
«Vicino alla stazione della metropolitana di Pozzuoli (Parco Bognar)
abbiamo trovato resti di un pavimento a mosaico di sei metri per
quattro raffigurante due coppie di lottatori del II secolo dopo
Cristo con i nomi. C' è anche quell' Alexander che compare nei
reperti di Ostia: un Maradona dell' antichità». Una novità anche
nella visita all' anfiteatro Flavio: si visitano anche i sotterranei
della càvea, da dove arrivavano belve e scenografie, nei suggestivi
ambienti è stato allestito un Museo dell' Opera dell' anfiteatro,
dove è ricostruito anche un posto con decorazioni marmoree e
numerazione originale. A due passi dalla Olivetti c' è uno dei
rarissimi esempi in Italia di recupero di villa storica in area di
proprietà di privati con utilizzo non museale. La Villa di Livia
occupa un posto sicuramente di riguardo nella mappa della Beverly
Hills dei potenti romani che villeggiavano nei Campi Flegrei. I
proprietari l' hanno fatta restaurare a spese loro e ora la usano
come spazio convegni. (Fonte: Stella Cervasio su
La Repubblica) |
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11/07/2008
ECCO IL COMMISSARIO PER GLI
SCAVI DI POMPEI (NA)
È Renato Profili il nuovo commissario dell’area
archeologica. L’ex prefetto di Napoli d’ora in poi dovrà vedersela
con un’emergenza del tutto diversa. Quella del sito archeologico più
visitato e più tormentato d’Italia. «Ma alle emergenze – dice – sono
abituato». Ieri pomeriggio, a sorpresa, la telefonata del ministro
per i Beni culturali Sandro Bondi. Lunedì il primo incontro con il
soprintendente archeologo Pier Giovanni Guzzo, che Profili già
conosce da tempo, e con il capo di gabinetto dei Beni culturali
Salvatore Nastasi. Martedì o mercoledì l’incarico ufficiale, mentre
l’insediamento dovrebbe coincidere con la visita del ministro al
sito archeologico vesuviano prevista per il 25 luglio prossimo. Ma
molto probabilmente il neocommissario vorrà rivedere prima di quella
data gli scavi di Pompei. Profili avrà un mandato ampio, anche se
limitato al solo sito archeologico di Pompei. Nessuna competenza per
quel che riguarda gli altri scavi che fanno capo alla stessa
soprintendenza archeologica. Esclusi, dunque, Oplonti, Stabia,
Ercolano, Boscoreale. Il neocommissario si occuperà di personale,
gare d’appalto, gestione amministrativa, rapporti con i privati e
naturalmente della sicurezza, mentre la competenza sulla tutela dei
beni archeologici resterà al soprintendente Guzzo. Dettagli questi
che allo stesso Profili ancora non sono stati comunicati. «Mi hanno
detto soltanto - commenta - che sarà durissima». Accolte, dunque, le
richieste del sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, che
aveva sollecitato per Pompei la nomina di un campano. Requisito
apprezzabile anche secondo parlamentare Luigi Bobbio che, prima di
conoscere il nome del prescelto, aveva però dichiarato di essere in
disaccordo con la nomina di un «uomo d’ordine». «Meglio - aveva
detto – un manager abituato a dure trattative sindacali». Al di là
del nome, la scelta del commissariamento continua a dividere le
opinioni. «In passato sono state tentate molte strade che hanno
visto impegnati archeologi, scienziati, manager ma i risultati sono
stati deludenti – dice Giuseppe Gargiulo, segretario Cisl Napoli -
occorre un’organizzazione, più che una figura fisica, capace di
intervenire su diversi aspetti». Intanto, la formula del
commissariamento, che rimpiazza il city manager, potrebbe essere
estesa presto ad altri siti. Già ieri il sottosegretario Francesco
Maria Giro aveva avanzato la stessa ipotesi anche per il Foro Romano
e il Palatino. A Profili gli auguri del soprintendente Guzzo «con il
piacere di annodare un passato lavoro comune». Per il parlamentare
Stefano Caldoro «è una scelta giusta perché è profondo conoscitore
del territorio e personalità di grande competenza».
(Fonte: Il Mattino) |
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08/07/2008
REPERTI ARCHEOLOGICI ISCHITANI
SOTTO SFRATTO
La memoria antica è sotto sfratto. I due terzi dei
reperti archeologici di Pithecusa, la più antica colonia greca
d’Occidente fondata nell’ottavo secolo avanti Cristo, custoditi nel
grande deposito della Soprintendenza a Lacco Ameno, devono essere
trasferiti al più presto. Lo stabile dove si trovano da anni è
fatiscente, ormai inagibile, come stabilito da una perizia tecnica
dei vigili del fuoco: sono urgentissimi i lavori di ristrutturazione
che dovranno essere eseguiti dai proprietari privati dell’immobile
Si tratta di lavori di lungo corso: se non si trova una nuova
sistemazione, entro l’estate quelle formidabili testimonianze - che
vanno dall’Età del Bronzo al secondo secolo avanti Cristo -
lasceranno l’isola per finire nei capienti fondaci istituzionali del
museo nazionale di Napoli. Diecimila cassette colme di oggetti,
frammenti di ceramica, corredi di oltre 500 tombe e grandi vasi
d’uso commerciale alti un metro e mezzo; un’infinità di materiali
che sono un tesoro, ancora solo parzialmente catalogato, ma
puntualmente studiato da scienziati di tutto il mondo, rischiano di
vedere spezzato il filo millenario che li lega alla loro terra in
mezzo al mare che fu un crocevia delle civiltà mediterranee. Un
tesoro al quale Ischia dovrà rinunciare per colpa di un sfratto non
più prorogabile. Il countdown è partito. A lanciare l’allarme, ieri,
l’associazione «Pithecusa è memoria», coordinata da Franco
Napoleone, che ha promosso un vertice per la ricerca di una
soluzione concreta. Ma non è semplice. A trecento metri dal deposito
inutilizzabile che va in pezzi, c’è la casa madre, il Museo di Villa
Arbusto che ospita solo una parte dei rinvenimenti straordinari di
Giorgio Buchner, il grande maestro dell’archeologia della Magna
Grecia che, nel 1952, aveva cominciato a scavare la vallata sul mare
di San Montano. A Villa Arbusto non c’è posto per altri reperti, del
resto vi è già ospitata una serie di collezioni uniche. Ne fanno
parte la tazza di Rodi più famosa in assoluto, la cosiddetta Coppa
di Nestore, che reca incisa, in alfabeto euboico, una poesia che
inneggia ad Afrodite, il più antico esempio di scrittura conosciuto
contemporaneo all’Iliade; poi, il vaso del Naufragio, splendido; e,
ancora, per ricordare un oggetto caro agli specialisti, un frammento
di cratere tardo geometrico con una iscrizione dipinta che è la
firma del vasaio: «Inos m’epoiese», ovvero «mi fece Inos». Non c’è
una firma d’artigiano più vetusta di questa in nessun altro museo
del mondo. Il meraviglioso patrimonio riportato alla luce da Buchner
rappresenta la memoria visibile, appunto visitabile nelle sale di
Villa Arbusto, il complesso costruito nel 1785 dal duca d’Atri, don
Carlo Aquaviva, divenuto buen retiro per le vacanze di Angelo
Rizzoli e infine acquistato dal Comune di Lacco Ameno per adibirlo a
museo archeologico. Ma non meno importante è la memoria ancora
nascosta, quella accolta nel deposito che deve essere abbandonato ad
horas. Qui ci sono i risultati degli scavi condotti da Buchner dopo
gli anni Sessanta, a San Montano; il fondo Gosetti, noto anche come
scarico di Monte Vico, scoperto nel 1965, con i pezzi dell’acropoli.
Molti di questi reperti fanno parte della prossima, ponderosa
pubblicazione curata dalla Soprintendenza ai Beni archeologici di
Napoli dal titolo «Pithekoussai II», un volume che studiosi da ogni
parte attendono da tempo come sostegno essenziale alle proprie
ricerche. (Fonte: Il Mattino) |
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05/07/2008 IL GOVERNO INTERVIENE SUL DEGRADO DI POMPEI (NA)
«Vedere una delle aree archeologiche più
importanti al mondo, sito dell'Unesco e patrimonio dell'umanità, che
versa in condizioni che definire orribili, è dire poco …» Si ferma
un attimo, Sandro Bondi, ministro per i Beni Culturali italiani da
quasi due mesi, mentre chiarisce al Mattino i perché del
provvedimento, da lui suggerito, con il quale il Consiglio dei
Ministri ieri ha stabilito di dichiarare «per un anno lo stato
d'emergenza dell'area archeologica di Pompei», disponendo poi
l'invio nella città degli scavi di un commissario straordinario con
compiti ben precisi in materia di ordine, sicurezza pubblica e di
controllo sull'attività amministrativa del sito. Commissario che
sarà scelto martedì o mercoledì prossimi tra un prefetto e un
generale. Quindi, riprende: «La nostra è una misura resa necessaria
dal perdurante stato di incuria in cui versa ormai da lungo tempo il
sito. Nel corso di questi ultimi mesi ci sono state denunce,
articoli e inchieste che hanno fatto emergere lo stato di degrado in
cui si trovava e si trova l'area archeologica di Pompei, che appare
assolutamente non tutelabile». Il fatto è che la città si sta
letteralmente sfarinando: le pitture perdono lucentezza, si scollano
dalle pareti e cadono sui pavimenti; i mosaici, per lo stress
termico derivato dagli sbalzi di temperatura, spesso si gonfiano e
si spaccano; le stesse murature accusano problemi di fragilità
statica. Insomma per Pompei è continuo allarme. Occorrerebbe, dicono
i tecnici pompeiani, una manutenzione a tappeto perché qualsiasi
muro che crolla, qualsiasi reperto che si rompe è una traccia che si
perde. Se a questo si aggiunge, come segnalato nel dossier inviato
al ministro, che l'ingresso e l'uscita dei turisti è
incontrollabile, che di notte ci sono continui tentativi di furto,
che manca una mappatura esatta dell'area, che occorrerebbe una
maggior vigilanza per motivi di sicurezza degli scavi: la
salvaguardia dei reperti è affidata a poco meno di trecento custodi
tra tutti i siti, allora ben si comprende la tragedia che vive di
continuo la città. Per non dire di quei custodi che incassano «in
proprio biglietti» per far vedere alcune aree ai turisti. Altro
problema è il blocco dei finanziamenti pubblici perché non appare
chiaro come gestire i fondi che la Regione potrebbe rendere
disponibile. «È vero - conferma Salvatore Nastasi, capo gabinetto
del ministro e commissario del Teatro San Carlo, che ha sostenuto il
provvedimento di commissariamento assieme all'ufficio legislativo
della Protezione civile e al Prefetto Pansa - Pompei vede ogni
giorno proteste di turisti; la biglietteria spesso resta chiusa.
Questa è la mossa dello Stato per riprendere il controllo sul più
importante sito archeologico del mondo». «Quando ho indicato la
necessità di un cambio di rotta nella gestione di uno dei siti
archeologici più importanti del mondo - sottolinea Claudio Velardi,
assessore al Turismo della Giunta Bassolino - mi hanno attaccato,
c'è chi ha ironizzato, qualcuno mi ha preso per matto: bacchettoni
di ogni genere sono scesi in campo per difendere una situazione
insostenibile, fatta di sciatterie, corporativismi, piccole e grandi
illegalità. Oggi il governo ha preso una decisione importante e
coraggiosa». Nella mancanza di dialogo tra Soprintendenza e
Amministrazione cittadina. il sindaco Claudio D'Alessio intravede
una delle cause del degrado di Pompei. Mentre per i sindacati «la
situazione di incuria e di abbandono era palese a tutti, ma tutti
hanno sempre fatto finta di non vedere», sottolineano Cisl e
Uil-Beni culturali. «Sono un servitore dello Stato - precisa il
Soprintendente Pietro Giovanni Guzzo - certo che vado avanti.
Aspettiamo solo di leggere nei dettagli il provvedimento del
ministro, del quale assicuriamo la piena osservanza». Anche perché
l'azione del ministro non pare andare contro di lui. Anzi.
«Ribadisco - sottolinea infatti Bondi - che il provvedimento non
riguarda la Soprintendenza i cui compiti sono rimasti assolutamente
nelle mani del professor Guzzo, una persona a cui rinnoviamo tutta
la stima, l'ammirazione e la fiducia. Ma riguarda tutta la sfera dei
servizi amministrativi, quella dell'ordine pubblico e della
sicurezza». (Fonte:Il Mattino) |
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03/07/2008 UN'ALTRA CAPANNA PREISTORICA A
NOLA (NA)
L'hanno abbandonata almeno 50 anni prima
dell'eruzione delle pomici di Avellino, probabilmente per insediarsi
proprio nel villaggio di Croce di Papa, distrutto dalla lava del
Vesuvio: a Piazza d'Armi riaffiorano le impronte di una nuova
capanna della Preistoria. L'hanno trovata gli archeologi della
soprintendenza nel corso dei sondaggi preliminari alla realizzazione
del museo della cartapesta. Un'altra importante scoperta dopo
quella, avvenuta esattamente lo scorso anno ed a soli pochi metri di
distanza, della fortezza del 1600, risalente al viceregno spagnolo.
Dopo le testimonianze raccolte nell'area che sorge alle spalle della
caserma dei vigili del fuoco e soprattutto dopo l'importante
ritrovamento di via Polveriera, l'età del Bronzo antico offre dunque
ancora tracce, utili a far comprendere l'evoluzione di una cultura
denominata «facies nolana». I buchi lasciati dai pali di legno che
delimitavano la capanna sono stati trovati a 6 metri di profondità
dopo che nel corso dei carotaggi erano emersi i resti di un camino
che aveva fatto fiutare agli studiosi la presenza di segni ben più
importanti. I lavori degli archeologi sono ancora in corso e adesso
si tratterà di decidere se allargare il campo di indagine. La
disposizione dei fori lascia infatti intendere che l'area della
capanna si estenda oltre la zona ispezionata. «Quanto è emerso -
spiega l'esperto Nicola Castaldo che, con la supervisione degli
archeologi Claude Arbore Livadie e Giuseppe Vecchio, ha seguito lo
scavo - conferma la grande potenzialità culturale della città». E
mentre piazza D'armi, con la caserma borbonica, la necropoli, la
fortezza e, ora, la capanna, si svela come un prezioso scrigno che
conserva importanti testimonianze storiche, rallenta invece il
progetto che dovrebbe portare alla realizzazione del museo della
cartapesta, già modificato ben 2 volte a causa di esigenze di tutela
del patrimonio culturale presente. Resta infatti da studiare come
conciliare l'esigenza di conservazione di una scoperta dall'alto
valore scientifico e la necessità di dare corso ad un'opera, quella
del museo della cartapesta, che pure è indicata come il monumento
del terzo millennio, oltre che come occasione di sviluppo. |
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18/06/2008 L'ANTICA SORRENTO (NA)
RIEMERGE DALL'ASFALTO
Pavimenti in cocciopesto abbelliti da piccole
piastrelle di marmo a forma di rombi e pareti affrescate, utensili,
monete: tutto databile tra il I e il II secolo dopo Cristo. Il
ventre di Sorrento lascia emergere testimonianze antiche e
inaspettate: la notizia dell’importante scoperta è stata diffusa
dalla soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei che sta
effettuando il saggio per orientare nuovi interventi per la
realizzazione della nuova piazza Veniero. «La prosecuzione dei
lavori – sottolineano dalla Sovrintendenza - sarà però possibile
solo con adeguati finanziamenti che consentirebbero la realizzazione
di un percorso, anche sotterraneo, dei tratti della città antica,
che potrebbe rivestire un grande interesse turistico e culturale».
La piazza, situata in pieno centro cittadino, era occupata, da
qualche mese, da ruspe e operai: l’intervento, commissionato
dall’amministrazione comunale mirava a risistemare l’arredo urbano e
gli spazi verdi. Ora, alla luce dei ritrovamenti, il progetto
potrebbe subire cambiamenti sostanziali. «Per la prima volta a
Sorrento – spiegano gli archeologi - è possibile osservare un’intera
parete decorata con pitture simili a quelle delle vicine abitazioni
di Pompei ed Ercolano, con alternanza di riquadri rossi e blu nei
quali con tratto sottile sono disegnati candelabri, cespi di acanto
e aironi». Perfetto è lo stato di conservazione degli ingressi
segnati da soglie di marmo con la traccia dei fori dei cardini e di
una finestra intonacata che si apriva sul viridario. Lo scavo ha
inoltre consentito il recupero di una quantità di materiali raccolti
negli strati di scarico che hanno segnato l’abbandono dell’edificio.
Sui piani pavimentali, così come si riscontra anche in altre aree
archeologiche della costiera sorrentina, gli strati dell’eruzione
del 79 dopo Cristo, che ha sepolto i più noti centri vesuviani, sono
stati rimossi attestando una rioccupazione del sito che,
dall’osservazione preliminare dei reperti, si può ascrivere al
secondo secolo dopo Cristo. Riemerge la vita quotidiana dell’antica
città di Surrentum: ceramica da mensa, anfore, utensili metallici,
monete di bronzo, raccolti negli spazi abitativi ricolmati non più
da lapilli dell’eruzione pliniana ma da scarichi di materiale edile
antico e moderno. Surrentum, infatti, rappresentava il centro
economico e commerciale della costiera, confinante con quello di
Stabiae, con l’agro picentino e il golfo di Posidionia. Le nuove
scoperte si aggiungono all’intenso lavoro di tutela già effettuato
dall’ufficio scavi di Sorrento, diretto dall’archeologa Tommasina
Budetta, che ha, tra l’altro, consentito di ricostruire l’antica
pianta della città che si cela sotto l’attuale centro urbano. La
carta archeologica finora redatta consente di individuare gli assi
stradali antichi che disegnano stretti e lunghi isolati attraversati
dai decumani che corrispondono alle attuali via San Cesareo, via
Pietà, via San Nicola. Proprio nei pressi di piazza Veniero, sul
marciapiedi che si affaccia su corso Italia, sono stati ritrovati i
resti di un’abitazione provvista di impianto termale che si estende
fino al piazzale dell’attuale villa Fiorentino. Gli ultimi
ritrovamenti consentono poi di disegnare due degli isolati
dell’antica città, sul versante occidentale che si apriva verso la
Minervia che conduceva al santuario di Athena sulla Punta della
Campanella. (Fonte: Il Mattino) |
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18/06/2008
RINVENUTA NECROPOLI
FRANCESCANA A MONTELLA (AV)
Una straordinaria scoperta compiuta in Irpinia:
presso il Convento di San Francesco a Folloni di Montella dei Frati
Minori Conventuali è stata rinvenuta una necropoli francescana.
Unico esempio per il Mezzogiorno d’Italia, casi analoghi sono
attestati soltanto in alcuni (pochissimi) contesti, oggetto di
scavo, in Italia settentrionale.
I corpi emersi dalla terra, ritrovati in perfetto stato di
conservazione, rappresentano una fonte interessantissima di studio e
di ricerca. Il ritrovamento è stato effettuato nel chiostro del
Convento di Montella che risale al XIV secolo.
La scoperta della necropoli francescana ha un indubbio valore
scientifico. Ma si arricchisce anche di una forte suggestione legata
alla storia dello splendido Convento di San Francesco a Folloni. La
Comunità Montana Terminio Cervialto guidata da Nicola Di Iorio ha
quindi deciso di promuovere un press tour dedicato all’importante
ritrovamento, nell’ambito del Progetto Integrato “Borgo Terminio
Cervialto” e realizzata attraverso il POR Campania 2000-2006, Misura
4.7 “Promozione e marketing turistico” - intervento S001TC16
“Turismo religioso-spirituale”.
Gli studi di paleopatologia sono condotti dalla dottoressa Marielva
Torino dell'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Le analisi
sulle ossa – che vengono effettuate con la tecnica del radiocarbonio
- sono affidate alla Circe Laboratory di San Nicola la Strada
(Caserta). I lavori sono diretti da Simone Schiavone per conto della
Soprintendenza Archeologica di Salerno, Avellino e Benevento.
La straordinaria scoperta sarà presentata sabato 21 giugno, alle ore
16.30, presso il Convento di San Francesco a Folloni, nel corso di
una conferenza stampa. Interverranno Nicola Di Iorio, presidente
della Comunità Montana Terminio Cervialto, Simone Schiavone,
archeologo, e i frati francescani del Convento.
Altro importante momento sarà la visita, in programma domenica 22
giugno alle ore 9.30, allo straordinario Castello del Monte di
Montella. |
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18/06/2008
PARTONO I LAVORI PER IL PARCO
DI ABELLINUM (AV)
Antica Abellinum: partiti i primi interventi di
riqualificazione e valorizzazione del Parco archeologico. Da alcuni
giorni hanno preso il via i lavori del primo lotto, tutti
interamente finanziati con fondi Fas. Il primo intervento, pari ad
1.763.276,51 aggiudicato dall’Ati «Cogepar», punta alla ripresa
delle operazioni di scavo archeologico per l’ampliamento dell’area
d’interesse storico e nel restauro architettonico dei reperti già
riportati alla luce. Il secondo intervento, aggiudicato alle imprese
«Cogest Sc.arl» di Napoli e all’«Edilizia D’Alessio srl» di San
Marcellino (Ce), per un importo di 263.38,90 euro, mira invece al
restauro conservativo di affreschi, mosaici ed altri materiali di
interesse archeologico.La notizia dell'avvio dei lavori, comunicata
al Comune con una lettera della Soprintendenza, è stata accolta con
grande soddisfazione dall'amministrazione ed in particolare
dall'Assessorato alla riqualificazione del Parco Archeologico
guidato da Luigi Adamo. I lavori del primo lotto si concentreranno
su tre aree: il Parco Abellinum, i reperti di piazza Garibaldi e
l'anfiteatro di via Appia. Sarà ristrutturato il vecchio casolare e
recuperata l'ex casa del custode della scuola elementare di rampa
S.Pasquale che diventerà porta d'ingresso agli scavi archeologici,
Punto informativo per i turisti, biglietteria e negozio per la
vendita di gadget e brochure sul sito archeologico. Nel sito di
piazza Garibaldi invece si procederà alla ripulitura della necropoli
romana con la copertura delle tombe e la realizzazione di un muro di
cinta dell'area. Sarà riqualificato anche vicolo San Giovanniello. |
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04/06/2008
RIVIVONO LE MURA DELL'ANTICA
PAESTUM (SA)
Rivivono le mura dell’antica Poseidonia. Dal 2003
la cinta eretta a protezione della città dai Greci è oggetto di un
attento lavoro di restauro e conservazione che ha consentito di
riportare al loro splendore ben 1350 metri di mura. Dalla torre 28
alla torre angolare di nord-est, passando per Porta Sirena, i
blocchi in travertino sono stati catalogati e riposizionati, a volte
spostati per ulteriori lavori e poi riposizionati nuovamente. «Il
lavoro si è svolto in due fasi – spiega la direttrice del parco
archeologico e del Museo di Paestum, Marina Cipriani – La prima fase
è stata resa possibile da fondi nazionali, nel 2003 e 2004, e ha
riguardato il tratto che va da Torre 28 a Porta Sirena. La seconda
fase è stata resa possibile dal Por Campania 2000-2006 e ha
riguardato la zona delle mura che va da Porta Sirena alla torre
angolare. Inizialmente è stato effettuato un rilievo della posizione
dei blocchi. Sono stati catalogati e inseriti in un database in modo
da poter rintracciare la loro posizione prima della pulizia e dello
spostamento nei settori vicini. I lavori hanno riguardato sia
l’esterno che l’interno». Così è capitato che lavorando intorno alle
mura per renderle percorribili sia all’interno che all’esterno e
scoprire i loro segreti, sono venute fuori altre testimonianze delle
civiltà che vi hanno vissuto. «Quando le mura smisero di avere
funzione difensiva intorno vi furono collocate delle tombe che
risalgono all’epoca romana imperiale. Ne sono state recuperate circa
cento. Tombe semplici, con copertura di tegole e all’interno il
corredo costituito da una brocchetta, una lucerna, un chiodo e una
moneta». In prossimità della Torre 28 è venuta fuori anche una scala
di cui non si conosceva l’esistenza, nei pressi di Porta Sirena
c’era, invece, un piccolo tempietto, risalente alla metà del quinto
secolo a.C. I lavori stanno avvenendo in collaborazione con il
dipartimento dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di
Salerno, gli aspetti architettonici sono a cura di Ottavio Voza e
Paolo Vitti. Sotto il coordinamento della direttrice Cipriani e
della professoressa Angela Pontrandolfo, del dipartimento dei Beni
culturali, nei lavori sono impegnati a tempo pieno gli archeologi
Serena De Caro e Pietro Toro. Indispensabile si è rivelato l’uso del
database per la catalogazione dei blocchi realizzato da Alfonso
Santoriello. Intanto all’interno del museo è in fase di allestimento
una sala che ospiterà i reperti di epoca preistorica e protostorica,
centinaia di tombe dipinte di epoca lucana disposte su supporti
mobili saranno presto visitabili. Nonostante un’inevitabile lieve
calo di presenze, il 28 maggio Paestum contava ben 208.491
visitatori dall’inizio dell’anno. Efficace si sta rivelando la
promozione all’estero. Dopo Amburgo, infatti, Paestum questo mese
approda a Barlino per una mostra al museo Martin-Gropius-Bau dove
saranno esposte 43 lastre tombali e sette tombe complete provenienti
dal museo di Paestum e 55 dipinti che rappresentano i templi di
Paestum, realizzati tra il 1750 e il 1850. |
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31/05/2008
SEQUESTRATO PONTILE NEL PORTO
DI BACOLI
La guardia costiera di Baia, su disposizione della
Procura di Napoli, ha sequestrato il pontile in costruzione nel
porto di Marina Grande. Dopo lo stop ai lavori dello scorso marzo, i
giudici hanno ordinato la requisizione dell'area. Alla base
dell'atto di procedura penale c'è la violazione degli articoli 180 e
181 del decreto 420/2004, «per opere eseguite in assenza di
autorizzazione o in difformità di essa». Inoltre, i saggi
archeologici ordinati dalla Soprintendenza per verificare se sui
fondali ci sono reperti, allora non erano stati completati. Il
comune, intanto, ha già inoltrato domanda di dissequestro dell'area.
Il sindaco Antonio Coppola afferma: «Sarà la magistratura a
verificare se l'intervento è legittimo o meno. Abbiamo chiesto il
dissequestro, attendiamo un'immediata pronuncia dei giudici in
merito alla confisca eseguita dalla capitaneria. Bisogna considerare
che l'approdo di Marina Grande è anche una tappa del Metrò del
Mare». Una fermata che per questa estate potrebbe saltare. Ma
facciamo un passo indietro. Agli inizi di marzo la capitaneria di
Baia ha intrapreso verifiche nel cantiere allestito nel porto di
Marina Grande per il prolungamento del pontile: dai controlli è
emerso che mancavano le previste autorizzazioni dell'Autorità
Marittima e i carotaggi. La Soprintendenza aveva chiesto infatti sui
fondali, tutelati perché poco distante è sommersa una villa di età
imperiale, saggi archeologici a una profondità di otto metri. Ed è
scattata, a seguito delle violazioni riscontrate, la diffida a
proseguire i lavori. |
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30/05/2008
ANCORA RINVENIMENTI DA
AVELLINO
Indagine archeologica lungo il tracciato del
tunnel di piazza Garibaldi: il Comune e la ditta appaltatrice dei
lavori, incalzati anche dai commercianti della zona, invocano
celerità; la Soprintendenza, alla luce di nuovi ritrovamenti, prende
tempo, molto tempo. L'altro ieri, il direttore archeologo di
Avellino, Maria Fariello, ha incontrato la dirigente Maria Luisa
Nava per informarla su quanto sta venendo alla luce in città, nel
tratto del cantiere tra la vecchia sede della Prefettura e Palazzo
Caracciolo. Su una planimetria, elaborata dalla Fariello e
dall'archeologo che sta eseguendo lo scavo, Danilo Capuano,
l'indicazione dei punti esatti in cui, finora, sono riaffiorati ossa
umane, resti di tipo strutturale e piccoli manufatti. Questi ultimi
consistono in alcune medagliette di bronzo, che si pensa possano
essere dei monili appartenenti ai defunti seppelliti nella cripta
dell'antica chiesa del Rosario, ubicata all'angolo tra piazza
libertà e piazza Garibaldi fino al 1936. Le scoperte sono apparse
interessanti, tant'è che il sovrintendente Nava ha deciso di
visionarle di persona la prossima settimana. Nel frattempo, lavori
del tunnel sospesi sine die e intensificazione degli scavi
archeologici, che potrebbero protrarsi per diverse settimane, se non
addirittura per qualche mese. Tra le due aree oggetto di indagine,
infatti, quella all'angolo della Provincia, ritenuta più
interessante, non è stata ancora esaminata in maniera approfondita:
le intenzioni della Soprintendenza erano di terminare prima lo
screening nella zona dove si ritiene potesse trovarsi il sepolcreto
dell'antica chiesa per poter consentire, nel caso in cui si fosse
deciso di prelevare i reperti e sacrificare la parte strutturale,
una ricopertura dello scavo e il passaggio dei mezzi della ditta.
Intenzioni destinate a rimanere tali, dal momento che i lavori, al
contrario di quanto sostengono al Comune, non possono essere ripresi
finché ci sono indagini archeologiche ancora in corso. L'altro sito,
quello tutto da scoprire, incuriosisce non poco gli archeologi: in
un primo momento si era pensato che, per la presenza anche lì di
ossa umane, vi potesse essere un collegamento con la presunta
cripta, anche perché si tramanda che le diverse famiglie che hanno
abitato palazzo Caracciolo raggiungessero la Chiesa del Rosario
attraverso un collegamento sotterraneo. In realtà, dagli attigui
scavi, che hanno superato i 5 metri di profondità dal piano di
campagna, è apparso evidente che i due locali sono distinti e
separati. E affascina l'ipotesi che l'area di sepoltura più piccola
potesse essere parte integrante di Palazzo Caracciolo, forse una
cripta di famiglia. |
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30/05/2008
UN TAVOLO PER RIAPRIRE RIONE
TERRA
Claudio Velardi, l’assessore al Turismo e ai Beni
culturali della Campania tiene a battesimo il tavolo di
coordinamento sulla gestione del patrimonio archeologico, artistico
e ambientale dei Campi Flegrei. Il suo esordio è sibillino: «Non
farò nuove nomine alle Aziende di soggiorno e turismo», dichiara
prima di entrare nella sala del Rione Terra dove si tiene il summit.
Sono 19, tutti in scadenza a fine giugno, i mandati per gli
amministratori delle aziende. Intorno al tavolo prendono posto,
oltre all’assessore Velardi, l’assessore provinciale Giovanna
Martano, il sindaco di Pozzuoli, Pasquale Giacobbe, quello di Quarto
Sauro Secone, la responsabile flegrea della Soprintendenza
archeologica, Costanza Gialanella, il presidente dell'Ente Parco,
Francesco Escalona e l’amministratore Apt Franco Mancusi. Velardi
spiega: «Questo è un territorio fondamentale per la rinascita
turistica della Campania e il sindaco di Pozzuoli ha ragione quando
rivendica maggiore centralità degli Enti locali nella pianificazione
delle politiche culturali». L’ex braccio destro di D'Alema a Palazzo
Chigi batte anche su un altro tasto: affidare ai privati un ruolo
sempre più importante. «La conservazione e la tutela spetta allo
Stato, la gestione dei beni può essere tranquillamente affidata ai
privati». E a proposito del contenzioso sul lago d’Averno dice: «Per
principio sono contrario ai contenziosi, ma non mi ha mai spaventato
l’idea che fosse un bene privato». Giovanna Martano diventa la
coordinatrice del tavolo. Si punta, nel breve termine, alla
riapertura del percorso archeologico del Rione Terra, chiuso dal 18
marzo e del debutto dello Stadio di Antonino Pio nel circuito delle
visite flegree. «Sono le nostre due principali richieste - spiega il
sindaco Pasquale Giacobbe - arricchire l’offerta e migliorare la
vivibilità. Questo tavolo è il punto di partenza per la
collaborazione tra le istituzioni che si occupano dei beni
culturali». L’incontro al Rione Terra è anche l’occasione per la
prima stretta di mano tra Giacobbe e il presidente del Parco
Francesco Escalona, di cui il sindaco di Pozzuoli aveva richiesto
settimane fa la sostituzione. Una prova generale di disgelo.
Giacobbe sa perfettamente che questi discorsi in realtà non potrà
mai trasformarli in atti concreti. Nel senso che il sindaco non ha
alcuna competenza operativa sull’Ente Parco che dipende
esclusivamente dalla giunta regionale. Ma evidentemente al primo
cittadino flegreo interessava lanciare il messaggio, aprire il
dibattito. L’architetto Escalona è sereno. «Le iniziative promosse
dal Parco stanno contribuendo al rilancio dei Campi Flegrei,
attendiamo la risposta dell’Unesco e potremmo festeggiare un altro
importante traguardo». |
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30/05/2008
RECUPERATA ANFORA ROMANA A
MASSALUBRENSE (NA)
Un’anfora di epoca romana recuperata dalla guardia
di finanza, impegnata nel recupero e la salvaguardia dell’importante
patrimonio artistico ed archeologico della penisola sorrentina. I
militari della tenenza di Massa Lubrense delle fiamme gialle, agli
ordini del tenente Giuseppe d’Aniello, hanno rinvenuto, durante una
perquisizione nell’abitazione di T.M., l’anfora, in perfette
condizioni, per la conservazione del vino risalente ad epoca romana
(I o II secolo d.C.). I militari della guardia di finanza, dopo il
recupero del reperto, hanno dato comunicazione del prezioso
rinvenimento alla Sovrintendenza ai Beni Archeologici di Napoli e
Pompei. La Sovrintendenza, per il momento, ha disposto il
trasferimento del prezioso reperto presso il Museo archeologico
della penisola sorrentina Gorges Vallet, ospitato all’interno di
Villa Fondi, a Piano di Sorrento. Con il rinvenimento dell’anfora di
epoca romana, effettuato grazie alla brillante operazione degli
uomini delle fiamme gialle, un altro importante tassello del
patrimonio archeologico della penisola sorrentina viene restituito
alla collettività. |
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24/05/2008
OSSA UMANE DAL CANTIERE DI
AVELLINO
Ossa umane in una cavità del terreno, resti di una
pavimentazione e un anomalo taglio in un banco di tufo. Parte da
questi ritrovamenti l'operazione di scavo avviata dalla
Sovrintendenza ai Beni Archeologici di Salerno e Avellino
all'interno del cantiere per la costruzione del tunnel di piazza
Garibaldi. Lavori interrotti e operai impegnati in parte a
completare la pavimentazione dell'area di fronte al Palazzotto, in
parte a prestare assistenza all'archeologo Danilo Capuano nella sua
ricognizione sul sito individuato tra il palazzo della Prefettura e
quello della Provincia. La scoperta delle ossa umane è avvenuta
lunedì scorso, quando, a causa della pioggia abbondante, un grosso
mezzo della ditta appaltatrice dei lavori per la realizzazione del
sottopasso è parzialmente sprofondato in una piccola voragine
apertasi nel terreno bagnato. Il cedimento ha evidenziato la
presenza di un locale contenente reperti ossei. Immediata la
comunicazione al direttore archeologico della Sovrintendenza, Maria
Fariello, che, dopo aver atteso che gli operai provvedessero a
prosciugare l'acqua piovana, ha incaricato l'archeologo Capuano di
effettuare dei saggi nell'area segnalata. L'esplorazione è stata
avviata ieri mattina e le prime verifiche hanno confermato la
presenza, tra l'altro, di resti umani. L'ipotesi più probabile circa
la loro provenienza è che in quello spazio si trovasse la cripta,
utilizzata come sepolcreto, dell'antica chiesa del Rosario.
L'attuale edificio religioso di corso Vittorio Emanuele, infatti,
era stato costruito, all'incirca nel 1600, proprio all'angolo tra
piazza Garibaldi e piazza Libertà, poco distante da Palazzo
Caracciolo. Più volte ricostruita sullo stesso sito, la chiesa fu
definitivamente demolita nel 1936, per poi essere successivamente
edificata lungo corso Vittorio Emanuele. Che i resti ritrovati siano
della chiesa del Seicento e della relativa cripta appare la
supposizione più verosimile, che potrà trovare conferma o smentita
soltanto quando la Sovrintendenza si pronuncerà sull'esito dei
rilievi. Nella zona era stato già eseguito uno dei tre saggi
programmati per verificare il cosiddetto «rischio archeologico»
lungo l'intero tratto interessato dagli scavi per la realizzazione
del tunnel. Il sopralluogo tecnico era stato eseguito fino a una
profondità di 3,30 metri. Se non ci fossero state, nei giorni
scorsi, le forti piogge, i reperti non sarebbero forse mai
affiorati, in quanto si trovano a una profondità di 3,65 metri,
livello che non avrebbero raggiunto nemmeno le trivelle e gli
escavatori della ditta impegnata nel cantiere. La quale spera di
riprendere quanto prima i lavori, al momento fermi fino a data da
destinarsi. La Sovrintendenza, a seconda della rilevanza dei
reperti, potrebbe disporre una sospensione, volta a individuare una
soluzione per integrare l'opera moderna con quella antica, o a
modificare il progetto del tunnel, in modo tale che la carreggiata
non invada l'area archeologica. Nel caso in cui si evidenziasse la
presenza soltanto di una sepoltura, si potrebbero prelevare i
reperti ossei e sacrificare la parte strutturale antica. Fiduciosi
gli addetti al completamento dell'opera: «Non dovrebbero esserci
problemi a bypassare temporaneamente l'area dei ritrovamenti -
evidenzia l'ingegnere Enrico Ricciarelli, uno dei due direttori
operativi dei lavori -. Si potrebbe cominciare a scavare nella zona
adiacente all'ingresso del corso, sospendendo i lavori solo nel
tratto oggetto di indagine». Ed è stato già programmato per la
prossima settimana l'allargamento del cantiere, con lo spostamento
dell'accesso al chiosco della tabaccheria di piazza Libertà. |
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14/05/2008 L'ANTICA MISENUM ANCHE
SOTT'ACQUA?
Una preesistenza sinora sconosciuta, non
catalogata, ma che gli studi della Soprintendenza
archeologica rendono realistica. Potrebbe insomma trattarsi
della antica Misenum, sede della flotta romana imperiale
d’Occidente. L’autore della scoperta è Pio Anzalone, 62enne
ingegnere elettronico in pensione che, dopo aver viaggiato per anni
per la «3M», il colosso multinazionale dei rivestimenti industriali,
si dedica sempre più spesso alle sue passioni: la nautica da
diporto, la tecnologia e la cultura. «Circa un anno fa - spiega - di
ritorno da un'escursione in barca, avevo riscontrato con il sonar un
relitto nel canale di Procida. Tornato a casa, provai a individuarlo
con Google Earth. E zoomando nella zona, mi accorsi di questo strano
reticolato sottomarino, con i tipici decumani, le strade, le mura
squadrate. Di lì, ho cominciato ad approfondire la questione e sono
giunto alla conclusione che, se non è una beffa del satellite…». In
effetti, la comparazione tra l'area di Miseno e quella, ad esempio,
di Pompei lascia pochi dubbi sulla omogeneità delle tracce.
L'istantanea indica tra Capo Miseno e Monte di Procida, ad una
profondità variabile tra 10 e 40 metri, almeno due chilometri di
resti murari. D’altra parte gli archeologi
ritengono che da Pozzuoli a Lago Patria, per 500 metri dalla attuale
linea di costa, vi sia stato lo sprofondamento del suolo. Ma come
potrebbe aver fatto Google Earth a fotografare la città sommersa? La
risposta è persino banale: «Google Earth non fotografa affatto -
spiega Anzalone -. Del resto, si riescono a vedere i fondali del
Mediterraneo. In realtà, si tratta di raggi infrarossi che, laddove
il fondale è sabbioso, potrebbero aver penetrato ben oltre,
restituendo le tracce delle mura romane. In quell’area, peraltro, a
dieci metri dalla costa, sono state rinvenute tracce di mura,
documentate in una tesi di laurea. E i pescatori della zona hanno
spesso rinvenuto anfore e reperti risalenti ad epoca romana».
Insomma, ce n’è abbastanza per suggerire un approfondimento. Oltre
il satellite. (Fonte: Il Mattino) -
Cliccare qui per vedere i resti sommersi su Google Maps |
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13/05/2008
IN RESTAURO SANTA MARIA AD
NIVES A CASALUCE (CE)
Con un protocollo d'intesa
firmato fra il Comune di Casaluce e la curia vescovile di Aversa,
potranno presto iniziare i lavori di restauro del santuario Santa
Maria ad Nives, dove sono attualmente custoditi il quadro della
Madonna Bruna (che sarebbe stato dipinto dall'evangelista Luca) e le
due idrie, nelle quali, secondo la tradizione, Gesù, alle nozze di
Cana, tramutò l'acqua in vino. Il Comune destinerà al restauro del
santuario, parte integrante del complesso monastico fondato
nell'epoca normanna, una cifra di centomila euro. Centocinquanta
mila euro saranno invece messi a disposizione dalla curia normanna I
restanti cinquantamila euro, cifra necessaria a coprire il costo
totale del progetto (che ha già ottenuto il via della sovrintendenza
ai beni culturali della Provincia) sarà garantita da benefattori
privati. La chiesa madre di Casaluce, dalle volte rovinate e
ripristinate in maniera grossolana con il cemento armato, deturpata
da interventi incoerenti e dalla muffa che copre alcune navate, oggi
offre una raccapricciante immagine di degrado. «Ma i casalucesi -
sostengono i commissari prefettizi che amministrano il paese dal
2006 - hanno bisogno di riappropriarsi della propria identità
culturale, riscoprendo i percorsi dell'arte, della storia, delle
tradizioni». In questa ottica, dopo i lavori, il secondo passo da
compiere dovrà essere quello di riportare nella sede originaria i
dipinti realizzati tra il 1360 e il 1375 dagli allievi di Giotto.
Gli affreschi staccati dall'interno del castello normanno di
Casaluce nel 1972 per poter essere restaurati, sono ancora custoditi
nella Cappella Palatina del Maschio angioino di Napoli.
(Fonte: Il Mattino) |
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13/05/2008
IL COMUNE DI LAPIO (AV) PRONTO
ALL'ACQUISTO DELL'ANTICO PALAZZO FILANGIERI
Il secondo mandato consiliare del professore
Ubaldo Reppucci inizia sotto il segno dei Filangieri, un tempo
feudatari di Lapio. E il monumentale palazzo, a lungo però
abbandonato, appartenuto alla nobile casata partenopea, che sorge
nel centro storico del paese, a breve sarà acquistato dall'attuale
amministrazione locale per essere ristrutturato e convertito, molto
probabilmente, in sede municipale. «Questo il nostro obiettivo - ha
esordito il sindaco Reppucci - e già da qualche anno abbiamo avviato
un tavolo di trattative con i proprietari dello storico edificio per
poter incamerare lo stabile nel patrimonio comunale. E per questo
abbiamo avanzato la richiesta di un mutuo da 350mila euro alla Cassa
Depositi e Prestiti». Il fondo sarà acceso dopo l’approvazione del
bilancio comunale, L’imponente maniero lasciato in eredità ai
posteri della famiglia Filangieri rientra in quelle opere da
riscoprire e valorizzare all’interno del Parco Regionale della
Campania, un circuito istituito ad hoc per promuovere la conoscenza
di siti storici, artistici e archeologici a
torto dimenticati. Da qui l'impulso amministrativo a non perdere
questa occasiona, a riaprire le trattative nel frattempo sospese con
i vari proprietari per acquisire il 55% dell'edificio, e avviare di
cosneguenza le pratiche burocratiche per l'ottenimento dei fondi da
destinare alla ristrutturazione del palazzo che, nonostante la
decadenza apparente, è divenuto il simbolo della comunità lapiana..
(Fonte: Il Mattino) |
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12/05/2008
RINVENUTA ANCORA MEDIEVALE A
CAPRI (NA)
Una antica e pesantissima ancora in metallo è
stata fatta risalire a galla ieri mattina a Capri al largo del Capo,
una delle punte estreme dell’isola, tra Marina di Caterola e
Tiberio. Il reperto, di apparente epoca medioevale, è stato
rinvenuto a 43 metri di profondità (nella foto, l’ancora sui
fondali) a circa cento metri dalla costa. Il ritrovamento è stato
effettuato da due professionisti capresi con l’hobby del diving,
Vasco Fronzoni e Carlo Del Vino, che avevano localizzato il reperto
e che hanno successivamente avviato insieme alle autorità la
difficile opera di recupero. “Dopo il primo sopralluogo abbiamo
avvertito i carabinieri e da qui”, spiega Fronzoni, “è nata una
collaborazione con i militari dell’Arma che ha consentito il
recupero del prezioso reperto”. Ieri mattina i militari della
motovedetta 627, comandata dal maresciallo Luca Da Leo, sono
arrivati nello specchio d’acqua dove i due subacquei, con l’ausilio
di attrezzature tecniche, hanno imbracato l’ancora che è risalita a
galla trainata da palloni gonfiabili. Dopo il trasbordo sulla
motovedetta l’ancora, lunga un metro e mezzo, larga poco meno di uno
e dal peso di circa 150 chili, è stata trasportata a terra e
lasciata sul molo della banchinella dove è stata oggetto della
curiosità di centinaia di turisti che si sono trovati testimoni di
un insolito e inaspettato evento. Dopo le formalità di rito, i due
sub, Fronzoni e Del Vino, autori della scoperta, hanno dato in
custodia ai carabinieri il prezioso reperto che i militari
manterranno in custodia fino alla consegna agli esperti della
Soprintendenza che avvieranno gli studi archeologici
per stabilirne la data. (Fonte: Il Mattino) |
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24/04/2008
PRESTO LA SEDE DEL MUSEO
ARCHEOLOGICO A PIEDIMONTE MATESE (CE)
Si è tenuto ieri un importante e decisivo summit
al Comune di Piedimonte per il rilancio del settore turistico
attraverso il rifiorire di itinerari storici e culturali, da
tradurre poi in vera economia locale. Nell'ambito del Por
l'assessore all'urbanistica Attilio Costarella, il sindaco Vincenzo
Cappello e il responsabile dell'ufficio tecnico comunale hanno
concordato gli ultimi dettagli sull'inizio dei lavori presso la
quattrocentesca struttura domenicana, nel cuore del centro storico
della città. Il complesso dei padri Domenicani, da sempre punto di
riferimento per eventi culturali, sarà ancora più bello ed ospitale
con i lavori già da tempo finanziati che presto inizieranno. Il
chiostro domenicano ospiterà nei primi due piani tutti i reperti
archeologici che per motivi di sicurezza si trovano ora al Museo di
Napoli. Quando tutto questo si realizzerà è lo stesso assessore
Costarella a spiegarlo: «Il complesso domenicano, per il quale
stiamo accelerando i tempi di realizzazione dei lavori, dovrebbe
essere pronto ad ospitare i numerosi ed importanti reperti storici
già a fine anno. Basti pensare ai tanti che ora sono custoditi al
museo di Napoli e che per motivi di sicurezza non possiamo ancora
esporre a Piedimonte. Infatti, il primo e secondo piano della
struttura domenicana diventeranno presto un'ampia area museale con
una sala multimediale. Poi, nel corso dell'incontro si è anche
deciso per l'importante restauro degli affreschi quattrocenteschi
relativi alla vita di san Domenico che presto ritorneranno al loro
antico splendore. |
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23/04/2008 SCAVI FERMI E DEGRADO NEI
CAMPI FLEGREI
I Campi Flegrei potrebbero e dovrebbero vivere di
turismo. Invece sopravvivono tra mille problemi. E il turismo sembra
un lontano ricordo. Del resto il Rione Terra è chiuso da più di un
mese, impossibile visitare i percorsi archeologici sotterranei.
L’Anfiteatro è invece godibile. Attenti però a non andarci dopo la
pioggia perché i sotterranei si allagano con facilità. Si riempiono
di fango e sono impraticabili sino a quando vengono ripuliti (o si
asciuga). Insomma, si vive in perenne emergenza. E poi non esistono
guide. Non c’è una persona che spieghi niente del terzo (per
grandezza, dopo Colosseo e quello di Santa Maria Capua Vetere)
anfiteatro romano d’Italia. Del resto una guida avrebbe anche
imbarazzo a dire cosa ci fanno all’ingresso decine di colonne e
capitelli messi alla rinfusa nelle più disparate posizioni, usati
spesso e volentieri come sedie, dai turisti ma anche dagli stessi
dipendenti, magari per fumare una sigaretta. «Ma le guide non ci
sono neanche a Cuma» ci si giustifica alla biglietteria, dove si
spiega che le colonne all’ingresso sono tutti reperti rinvenuti nei
vari punti di Pozzuoli. Bisogna arrangiarsi con i cartelli, in
italiano e inglese. E sono tanti i turisti che protestano. Arriva
maggio, il mese turistico per eccellenza, dedicato alle visite
all’immenso patrimonio artistico italiano. Pozzuoli si fa trovare
impreparata. Un altro esempio? A giugno scorso sono partiti i lavori
per realizzare una pista ciclabile e un percorso pedonale intorno al
lago d’Averno. Specchio d’acqua per il quale parlano duemila anni di
storia, cantato da Omero e Virgilio. «Un puzzo così intenso si
diffondeva alle volte superiori sprigionandosi dalla oscura bocca»
scriveva il poeta mantovano nel sesto libro dell’Eneide riferendosi
a una grotta considerata l’ingresso degli inferi. Adesso c’è una
molto più prosaica puzza, un bagno chimico proprio davanti al Tempio
di Apollo, i resti di un edificio termale visibile da tutto il lago.
Accanto al bagno una casupola per attrezzi: lamiere e opera
laterizia, un bel binomio. Fanno sapere gli operai che smantellato
il cantiere bagno e capanno andranno via. Per intanto fuggono i
turisti, pochi, che fanno finta di non vedere la schiuma sull’acqua,
portata da qualche scarico illegale nel lago. Per non parlare del
vicino Lucrino, la cui foce è ostruita e si ridimensiona sempre più.
Però Pozzuoli riserva sempre sorprese. E scavi. Si lavora da mesi
allo stadio di Antonino Pio, in cui si svolgevano gli Eusebiea,
giochi atletici e musicali voluti dall’imperatore Antonino Pio per
onorare la memoria del padre Adriano. Un intervento di restauro da
3,5 milioni di euro, finanziato nell’ambito del progetto integrato
Campi Flegrei. «Entro pochi mesi renderemo visitabile un altro sito
dell’enorme patrimonio archeologico che conserva la zona flegrea»,
spiegò nel febbraio di due anni fa la responsabile della
soprintendenza. Sono rimaste poche centinaia di metri di spalti e
gli ambulacri. Ma sono off limits per il pubblico, tranne che per
qualche visita speciale (da via Luciano, alle spalle dello stadio,
gli scavi però sono abbastanza visibili). E i lavori, secondo il
cronoprogramma, si sarebbero dovuti concludere a dicembre 2007,
quattro mesi fa. «Conosciamo i problemi - spiega l’assessore
regionale al turismo Claudio Velardi - purtroppo la gestione dei
monumenti, come ad esempio l’Anfiteatro, è affidata allo Stato,
inteso come beni culturali. E lo Stato non stanzia soldi, per cui ci
sono grosse carenze di personale. Qualche volta la Regione nel
passato ha supplito, però serve un cambio di passo da Roma». Palazzo
Santa Lucia ora si impegnerà «in una progettazione comunicativa per
i Campi Flegrei. Stiamo finanziando realtà importanti, come i
percorsi del Parco dei Campi Flegrei. L’intenzione è di creare un
turismo diversificato, anche di qualità. Naturalmente le cose devono
funzionare». (Fonte: Il Mattino) |
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10/04/2008
ANCORA UNA SCOPERTA
PREISTORICA A NOLA (NA), UN ANTICO FOCOLARE
Un focolare, forse ancora più antico di quanto è
stato portato alla luce nel villaggio dell'età del bronzo: è
l'ennesima scoperta archeologica effettuata nel cantiere di piazza
D'Armi, dove sono in corso i lavori per la costruzione del museo
della cartapesta. La traccia, di quello che al momento lascia
pensare a un luogo di frequentazione degli uomini primitivi, è stata
rinvenuta nel corso dei carotaggi disposti proprio per verificare la
presenza di reperti archeologici nel sottosuolo. È quanto è emerso
dalla relazione presentata dalla ditta incaricata dalla
soprintendenza di effettuare i saggi in zona. Resti di ceramica,
carbone e cenere: quanto basta per disporre nuove indagini che
saranno effettuate nei prossimi giorni. Le pale dei tecnici dovranno
scavare fino a 3 metri e mezzo perché è a quella profondità che sono
state trovate le antiche testimonianze. Pur essendo considerato di
grande rilevanza storica e scientifica, il rinvenimento non dovrebbe
ulteriormente ostacolare i lavori di costruzione del museo che lo
scorso anno subirono uno slittamento dovuto proprio a un altro
singolare ritrovamento: le mura, perfettamente conservate, della
fortezza rinascimentale. Un insediamento di pregio che costrinse
però il team di architetti che ha disegnato la vetrina dell'arte
tipica nolana a predisporre l'arretramento del complesso rispetto al
progetto iniziale. Le certezze in ogni caso potranno arrivare solo
dopo i risultati dei nuovi test attraverso i quali si cercherà
innanzitutto di attribuire una data certa alla scoperta effettuata.
Al momento, anche in base agli studi specifici effettuati in zona,
non si esclude che possa trattarsi di una testimonianza del periodo
Neolitico. Il focolare tra l'altro potrebbe far parte di un più
ampio contesto del quale proprio attraverso le indagini predisposte
si cercano tracce. Una cosa soltanto a questo punto appare sicura,
quanto scontata: il sottosuolo di Nola è una miniera di meraviglie
nascoste. Tesori che, però, una volta riportati alla luce, non
riescono a contribuire alla valorizzazione di una città che punta
proprio sull'arte, la storia e la cultura per ingranare la marcia
dello sviluppo. D'altra parte non invitano certo all'ottimismo le
condizioni in cui versano siti di rilevante interesse come il
villaggio della Preistoria e l'Anfiteatro Romano. Complessi
archeologici che potrebbero incrementare turismo ed economia e che
invece attendono da anni lo stanziamento di fondi necessario al
definitivo recupero. La notizia del nuovo importante ritrovamento è
stata accolta con entusiasmo dal primo cittadino: «Piazza D'Armi ci
ha restituito un altro pezzo della nostra prestigiosa storia. Si
rafforza la tesi di una Nola - dice Felice Napolitano - che è stata
il centro della civiltà antica e che adesso si candida a diventare
polo di attrazione del terzo millennio». (Fonte: Il
Mattino) |
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18/04/2008
ANCHE IL PARCO ARCHEOLOGICO DI
CALATIA FRA I PROGETTI DI MADDALONI (CE)
Si ricomincia da 22 per recuperare il tempo
perduto. A sorpresa, tornano, riveduti e corretti, i «Programmi di
riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio» .
Tornano i progetti, la concertazione intercomunale e pure i
programmi di «Città continua». Dopo una lunga paralisi operativa, si
riuniscono i sindaci di Caserta, Santa Maria Capua Vetere, Cancello
ed Arnone, Capua, Capodrise, Casagiove, Casapulla, Castevolturno,
Curti, Grazzanise, Macerata Campania, Maddaloni, Marcianise,
Mondragone, Portico di Caserta, Recale, San Marco Evangelista, Santa
Maria La Fossa, San Nicola La Strada, San Prisco, San Tammaro,
Vitulazio. «L'assemblea plenaria - annuncia Angelo Schiavone,
assessore ai lavori pubblici - si terrà a Maddaloni la prossima
settimana. E ha un unico obiettivo: rilanciare e aggiornare tutti i
progetti congelati per la valorizzazione dei beni storici-ambientali».
In attesa, del plenum dei sindaci, già oggi, in Regione (alla
presenza di Rete ferroviaria italiana) si farà un monitoraggio sullo
stato di avanzamento, e realizzazione, del progetto metropolitana
leggera Capua-Maddaloni: il collegamento provinciale longitudinale,
spina dorsale dei servizi della città continua. In Regione,
bisognerà aggiornare il disegno di massima del percorso. «Parte da
Maddaloni - rivela Schiavone - la proposta innovativa, in linea con
i programmi regionali e in ottemperanza dei dettami di mobilità
dell'assessore regionale Ennio Cascetta, di inserire i Comuni di San
Nicola La Strada e San Marco Evangelista nel sistema della
metropolitana leggera Capua-Maddaloni». All'interno della variante
al percorso del «secondo segmento della Napoli-Bari», cioè
all'interno del by-pass ferroviario dei binari della
Roma-Cassino-Napoli (nel comune di Maddaloni con annessa
soppressione dei passaggi a livello), si vuole introdurre nel
progetto metropolitana leggera lo spostamento della stazione di
Maddaloni Inferiore. La nuova linea, partendo da Cancello, si
biforcherà verso lo scalo merci Maddaloni-Marcianise e potrà pure
proseguire alla volta di Caserta. In questo mutato scenario, che fa
della provincia di Caserta e in particolare della conurbazione
casertana lo snodo fondamentale dell'Alta velocità nel centro-sud, i
progetti di aggiramento del perimetro urbano a Maddaloni e della
stazione di Caserta Est (i due più significativi del nuovo percorso
della linea ad Alta Capacità Napoli-Bari) diventano necessari e
cruciali per il sistema metropolitana leggera. Fin qui
l'aggiornamento dei vecchi progetti. Tra le opere, discusse ma molto
attese, sul versante maddalonese, c'è la creazione del Parco
archeologico Antica Calatia (a metà strada tra Maddaloni e San
Nicola La Strada): si tratta di un'opera di scavo, sui 15 ettari
dell'antica area urbana e sulla necropoli, corredata dalla
risistemazione dei luoghi. Lo scopo è riportare alla luce un abitato
fondato alla metà dell'VIII secolo avanti Cristo, che è stato il
sogno proibito di intere generazioni di cultori di storia patria. La
scommessa, forse un po' azzardata, è costruire un polo archeologico
nel cui orizzonte visivo è inserita la discarica de Lo Uttaro.
(Fonte: Il Mattino) |
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17/04/2008 REPERTI ARCHEOLOGICI CHIUSI
NEI DEPOSITI DI TORRE ANNUNZIATA (NA)
Sculture in marmo, anfore e oggetti antichi. Oltre
cinquemila opere inventariate di inestimabile valore risalenti al
primo secolo avanti e dopo Cristo, tornate alla luce durante i 40
anni di lavoro di scavo nelle ville A e B del sito archeologico di
Oplontis, sono abbandonate e impolverate in un deposito attiguo agli
scavi. Un caso per il sito oplontino e che si ripercuote sulla
passione di migliaia di addetti ai lavori e appassionati d’arte
ignari della situazione. Mancanza di progetti, luoghi di
esposizione, e soprattutto di fondi alla base dell’incredibile
vicenda. L’ultima esposizione di queste opere in Campania, risale al
1996 durante una mostra dal titolo: «Pompei abitare sotto il
Vesuvio». «Purtroppo - dice il direttore degli scavi di Oplontis
Lorenzo Fergola - questo è un grave problema che si è trascinato nel
corso degli anni. Un ventennio di scavi che non ha avuto la giusta
valorizzazione. Conservate nei nostri depositi ci sono opere dal
valore inestimabile. La custodia viene assicurata grazie ad un
sistema di allarme sofisticato. È davvero triste - continua - avere
tutti i giorni questa situazione davanti agli occhi. Mostre? Ci fu
una richiesta qualche anno fa da parte dell’Archeoclub di Torre
Annunziata. Chiedemmo un progetto. Non abbiamo mai ricevuto
risposta. Purtroppo - continua Fergola - dobbiamo fare i conti con
la mancanza dei finanziamenti e di strutture che possano ospitare
stabilmente questi reperti. Speriamo che con la nuova soprintendenza
archeologica di Napoli e Pompei qualcosa possa cambiare». Il vero
problema è legato alla mancanza di fondi. «L’idea dell’Archeoclub -
dice la responsabile dell’associazione Mirella Azzurro - è di
organizzare una mostra con questi reperti. In quel deposito ci sono
sculture bellissime che dovrebbero essere esposte in una struttura
stabile e sicura. Avevamo pensato, in alternativa, ad una mostra
temporanea nello spolettificio. Purtroppo mancano i finanziamenti.
Occorrerebbero 150mila euro. I reperti devono essere puliti,
restaurati, spolverati. L’assicurazione poi è molto costosa. La
soprintendenza? Ci metterebbe a disposizione i reperti per la mostra
ma non i soldi. Bisognerebbe cercare quindi i finanziamenti tra
Comune, regione e gli sponsor. Ci siamo scoraggiati». «Siamo
dispiaciuti - dice il sindaco Giosuè Starita - che un simile
patrimonio dall’importanza storica inestimabile non abbia la giusta
considerazione. Da parte del Comune c’è la volontà di risolvere il
problema. La soluzione migliore è di esporre i preziosi reperti nel
museo archeologico di prossima apertura. Soltanto in quella
struttura si potranno stabilmente ammirare le tante opere conservate
nel deposito degli scavi di Oplonti. La mostra temporanea? Non
risolverebbe il problema». (fonte: Il Mattino) |
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10/04/2008 ALLA LUCE IL TEMPIO DI APOLLO
SOTTO IL TEATRO ROMANO DI TEANO (CE)
Sotto una quantità indeterminata di terreno e
detriti di varia natura (pure questi ritenuti archeologicamente
interessanti) il Teatro Romano di Teanum Sidicinum gelosamente
custodiva, con rara integrità, un'altra testimonianza del glorioso
passato del territorio sidicino: il Tempio di Apollo. I saggi
preliminari e i reperti rivenuti casualmente dagli agricoltori del
posto nel corso degli anni lo lasciava solo velatamente supporre.
Negli ambienti ufficiali, tra gli esperti, non aleggiava alcuna
sicurezza o asserzione che potesse dare il destro a qualche azzardo
scientifico. Solo oggi, studiosi e archeologi possono parlare con
dovizia di particolari del nuovo tesoro dell'Umanità emerso da
quello scrigno di prove sicure del passato costituito dal Teatro
Romano di Teano. Teatro che proprio grazie all'integrità delle
strutture sceniche, sfuggite al cannibalismo edile perpetrato fino
al XIII secolo, è stato di recente riconosciuto da esperti
d'indiscussa fama nella «Carta di Siracusa» (documento archeologico
di valore internazionale) come «tra i più grandi se non addirittura
il più importante dei teatri antichi del Mediterraneo». Si amplia
così la visuale, salvo ulteriori felici e benaccette sorprese,
dell'intera superficie del Teatro. Ora con una sola occhiata è
possibile scorgere la cavea dalle caratteristiche arcate sovrapposte
all'edificio scenico e il terrazzo che prelude proprio al riemerso
tempio risalente, secondo le prime stime, agli inizi del II secolo
a.C. e dedicato ad Apollo. dio della medicina, della musica e della
profezia venerato anche in epoca romana. «L'edificio è stato messo
in luce grazie alla campagna di scavo che sta per concludersi
proprio in questi giorni. Al sito sarà possibile accedere, in via
del tutto eccezionale e per alcune ore domenica prossima a partire
dalle ore 11», come tiene a precisare Francesco Sirano, direttore
dell'Ufficio Archeologico di Teano. Sirano, responsabile del Museo e
autore dell'ultima e più recente «Guida al Museo» si è offerto come
cicerone d'eccezione per la singola giornata a prenotazione
obbligatoria, che è possibile perfezionare chiamando agli uffici
della Soprintendenza che rispondono ai numeri di telefono
0823.657302 e 081.4422273. Un'occasione unica, visto che subito dopo
il sito sarà sbarrato per consentire ai tecnici l'allestimento dei
luoghi che secondo programma saranno concessi alla definitiva
pubblica fruizione, anche se la data resta ancora da definire (si
pensa agli inizi di ottobre). Sarà anche possibile prendere visione
degli atti del convegno di Siracusa del 2004 che ha visto tra gli
altri illustri relatori proprio l'archeologo Sirano secondo il quale
«la ricerca scientifica addensata nella Carta archeologica pone
finalmente nella giusta luce e sulla meritata ribalta il Teatro
Romano di Teano». |
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10/04/2008 SALVA LA VILLA ROMANA DI
POSITANO (SA)
Venne riportata alla luce nel
2004 mentre erano in corso dei lavori di restauro della cripta
costruita all'interno della Chiesa Madre di Positano. E' una villa
romana considerata la più grande scoperta archeologica avvenuta in
Costiera negli ultimi decenni. Nel corso
degli ultimi anni sono stati scoperti splendidi affreschi sulle
pareti della villa ed anche delle opere di grande valore come
ippocampi, colonne dorate, grifoni, amorini a cavallo e un
bellissimo pegaso alato. Ritrovamenti che hanno attirato il Gotha
della comunità archeologica internazionale e che hanno prodotto un
grande ritorno d'immagine per Positano e la Campania. Nel corso del
mese di gennaio il sindaco del centro costiero Domenico Marrone
aveva lanciato l'allarme. Nelle casse
comunali erano rimasti poco meno di 200mila euro e
l'amministrazione, d'accordo con la Soprintendenza, aveva presentato
un progetto per ottenere un finanziamento di 3 milioni 978mila euro
(relativamente alla misura 4.6 del Por) al fine di garantire il
completamento degli scavi, la messa in sicurezza e la realizzazione
di un museo che potesse accogliere turisti e specialisti.
La vicenda ha vissuto anche un momento di forte tensione
quando il Comune di Positano ha deciso di proporre ricorso al Tar
contro la perdita del finanziamento. A far precipitare la situazione
fu uno stanziamento di sette milioni di euro in favore di Mugnano
del Cardinale. Nel frattempo l'architetto Domenico Guarino,
direttore dei lavori, l'archeologa Francesca Praianò e l'equipe
della Soprintendenza, guidata da Giuliana Tocco, hanno deciso di
proseguire le operazioni fino all'esaurimento dei soldi a
disposizione. Il filo diretto con la Regione
Campania era stato ripristinato qualche settimana fa e ieri
Bassolino e Marrone hanno definitivamente chiuso la questione grazie
alla concessione del contributo di quattro milioni in favore
dell'ente. L'accordo di ieri ha di fatto cassato il ricorso al Tar,
che l'amministrazione comunale di Positano ha deciso di ritirare
immediatamente. Secondo alcuni studiosi di fama internazionale la
villa sarebbe stata costruita in un periodo compreso tra il I
secondo avanti Cristo ed il I secolo dopo Cristo.
Il suo proprietario originario dovrebbe essere il liberto Posides
Claudi Caesari, dal cui nome deriverebbe anche il toponimo Positano.
Favolosi gli sfondi architettonici che fungono da cornice per le
raffigurazioni. L'opera, una volta riportata completamente alla luce
e restaurata, è destinata a diventare una delle principali
attrazioni archeologiche del territorio nazionale.
(Fonte: Il Denaro) |
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10/04/2008
ALLARME A STABIA (NA): REPERTI
ESPOSTI NEGLI USA ORA NEI DEPOSITI
Ottomila reperti dell’antica Stabiae, un’intera
collezione di affreschi che il critico d’arte Giulio Carlo Argan
definì «la più bella raccolta esistente, seconda solo a quella
custodita al museo archelogico di Napoli». Da poco hanno fatto
ritorno a casa, dopo un lungo periodo di libera uscita negli Stati
Uniti, dove sono stati esposti nella mostra «In Stabiano»,
progettata dalla soprintendenza archeologica
di Pompei, organizzata dalla fondazione Restoring Ancient Stabiae
(Ras) e finanziata dalla Regione. Peccato, però, che da 11 anni la
loro casa sia un museo dismesso, quello che una volta era l’Antiquarium
stabiano. Il sito di via Marco Mario fu chiuso, per «inidoneità»,
nel 1997. Dunque, partiti da Castellammare dopo la mostra allestita
in occasione del 250esimo anniversario dell’inizio degli scavi
borbonici che riportarono alla luce le ville dell’antica Stabiae, i
pezzi sono stati ammirati all’estero ma nella loro città sono
vietati al pubblico: nel museo-deposito c’è posto solo per la
polvere. L’Antiquarium era stato inaugurato da Libero D’Orsi nel
1959. Da allora almeno tre generazioni di stabiesi e di turisti a
caccia di itinerari alternativi lo hanno visitato. Poi lo stop e la
decisione, da parte dell’amministrazione comunale del tempo, di non
adeguare i locali alle nuove normative. Si pensava infatti di
aspettare il via libera per trasferire tutto a Villa Gabola, ma il
piano di rilancio del sito del rione San Marco è naufragato dopo la
bocciatura del ministero dell’Economia. Infine il cambiamento di
programma: i due milioni di euro stanziati sono stati recuperati con
un progetto rimodulato, che prevede che il tesoro stabiese sia
esposto alla Reggia di Quisisana. «Su questo fronte - spiega il
sindaco di Castellammare Salvatore Vozza - c’è una novità che per
noi rappresenta un importante risultato. Proprio domani infatti, il
Comune, assieme a Provincia, Regione e ministero per i Beni
Culturali, sottoscriverà a Roma il protocollo che sancirà
l’istituzione della scuola di restauro nella Reggia di Quisisana e
la destinazione di parte della struttura a sede museale». I lavori,
in ritardo sulla tabella di marcia, sono ora a buon punto: entro la
fine dell’anno il restauro - fa sapere il sindaco - sarà completato.
«Ora ci auguriamo - spiega Antonio Ferrara, presidente del Comitato
per gli Scavi di Stabia e promotore di appassionate battaglie per la
difesa del patrimonio storico e archeologico
dell’area - che il nuovo museo sia realizzato seguendo criteri
espositivi moderni. Spero, insomma, che in città si apra il
confronto sulle formule più idonee a valorizzare questa ricchezza».
Dallo stesso comitato è partita nelle scorse settimane la proposta
di estensione del biglietto d’ingresso agli scavi di Stabia,
l’unico, tra i siti vesuviani, ad avere l’accesso gratuito.
«Servirebbe - conclude Ferrara - a investire in accoglienza».
(Fonte: Il Mattino) |
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10/04/2008
NUOVO PIANO REGOLATORE DI
QUARTO (NA): SPAZIO PER L'ARCHEOLOGIA?
Via libera da parte del Consiglio comunale di
Quarto alla delibera con cui la giunta detta le linee di indirizzo
per il Puc, il piano urbanistico comunale con cui l'amministrazione
punta a ridisegnare il volto della città. L'atto - portato in aula
anche se sarebbe bastata l'approvazione della sola giunta - è
passato ieri mattina con i 19 voti della maggioranza mentre era
assente l'opposizione di centrodestra. L'obiettivo è ambizioso:
creare servizi, infrastrutture e luoghi per lo sport e il tempo
libero, puntando su una nuova mobilità urbana e sul potenziamento
del trasporto su ferro. L'intento è quello di ridisegnare una città
che negli anni è stata martoriata dagli abusi edilizi e dalla
cementificazione selvaggia, usando tratti che facciano dimenticare i
guasti del passato. A indicare le linee guida del nuovo strumento
urbanistico è stato il professor Paride Caputi, direttore del
Dipartimento di urbanistica della Facoltà di Architettura della
Federico II. Per la realizzazione del piano vero e proprio - che
manderà in soffitta l'attuale Prg, datato 1994 - Caputi si avvarrà,
inoltre, di un team composto da cinque giovani architetti scelti
attraverso un bando pubblico che sarà emanato dalla facoltà
fredericiana. La presentazione del Puc è prevista per la fine del
2009. «Abbiamo deciso di portare in Consiglio l'atto di indirizzo
del Puc - dice il sindaco, Sauro Secone - per garantire la massima
trasparenza e confronto. Ci troviamo in un territorio su cui troppo
spesso si è costruito molto e male, senza uno sviluppo urbanistico
armonico, con un approccio decisamente anacronistico per una
cittadina che sconta la endemica carenza di servizi. Adesso abbiamo
la grande occasione di voltare pagina». Dal restyling la città si
attende anche un forte ritorno di immagine, in grado di proiettarla
a pieno titolo nel circuito turistico campano. «Vogliamo fare in
modo - conclude Secone - che Quarto, da città dormitorio, diventi
una moderna cittadina dei servizi, delle infrastrutture e una sorta
di museo a cielo aperto, mettendo a sistema tutti i più importanti
monumenti archeologici e storici presenti sul
nostro territorio». |
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09/04/2008
SCAVI NELLA CAPPELLA DI SANT'ANTONIO
A VICO EQUENSE (NA)
Nel
borgo marinaro di Vico Equense sono all’opera
funzionari e tecnici della Soprintendenza
archeologica. L’altra mattina, sotto la guida di Tommasina
Budetta, è stato effettuato un saggio
esplorativo nel pavimento della cappella di Sant’Antonio, a seguito
del quale è stata riportata alla luce una porzione dell’antico
pavimento in cotto. Nei prossimi giorni si attendono interessanti
novità dallo scavo visto che la cappella ingloba anche sezioni di
colonne in marmo di epoca romana. |
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06/04/2008
UNA CAPANNA E SUPPORTI
DIDATTICI PER IL VILLAGGIO PROTOSTORICO DI NOLA (NA)
Una capanna, costruita con lo stesso materiale
impiegato dagli uomini della preistoria. E poi mini cantieri per
simulare gli scavi e laboratori didattici per lavorare la materia
prima come facevano gli uomini dell'età del Bronzo: il parco
archeologico «fai da te», sorgerà intorno
alle capanne del villaggio di Croce di Papa a Nola. Un «assaggio»
dell'ambizioso progetto disegnato dalla soprintendenza, che a via
Polveriera conta di realizzare la più grande area
archeologica del Mezzogiorno. A mettere mano al portafoglio e
a darsi da fare per rafforzare la capacità attrattiva
dell'insediamento, che risale a 4000 anni fa, sono stati i volontari
dell'associazione «Meridies» da anni impegnati nel coordinamento
delle visite guidate all'interno del sito. Impegno spontaneo dunque,
nell'attesa dello stanziamento dei fondi che consentiranno il
recupero definitivo del villaggio della Preistoria. Il piccolo mondo
degli antenati dei nolani nascerà alla fine del mese, quando
prenderanno forma le idee immaginate dai promotori dell'iniziativa.
Il progetto è già partito e l'entusiasmo di Meridies ha contagiato
anche aziende private come la Simonetti srl, che si occupa di verde
attrezzato. La ditta sta infatti allestendo il prato dell'area sulla
quale sorgerà il parco. Lavori in corso dunque in un villaggio
considerato da studiosi ed esperti la «Pompei della Preistoria», un
sito unico nel suo genere che nonostante i ritardi accumulati nel
recupero e nella valorizzazione continua ad attrarre migliaia di
visitatori. «Le media delle presenze - spiega il presidente di
Meridies, Angelo Amato De Serpis - è di 12mila turisti all'anno».
Studenti, appassionati di archeologia,
studiosi e semplici turisti: questo il target di una realtà che ha
tutte le carte in regola per diventare attrazione regionale e per
favorire lo sviluppo economico dell'area nolana. E che proprio oggi
si prepara ad ospitare una delegazione del consolato della Germania.
Ospiti autorevoli, ai quali però le capanne di Croce di Papa sono
abituate. Ed è per questo che adesso si punta a migliorare l'offerta
e anche a fornire agli studiosi del complesso inedite risposte sulla
vita nel villaggio. La sistemazione all'aria aperta della capanna e
la sua realizzazione con lo stesso materiale, legno e paglia,
utilizzato 4000 anni fa consentirà infatti di verificare gli effetti
del tempo e delle condizioni meteorologiche sulle antiche
abitazioni. Piccoli spunti scientifici insomma che si aggiungono
alla possibilità che i visitatori avranno di partecipare ai
laboratori di terracotta, di trasformazione del grano e di
lavorazione di pelle e pietra. La macchina del tempo è partita.
E nel frattempo capanna in allestimento anche
al museo storico ed archeologico di Nola.
Sarà pronta a giugno, mese in cui è prevista anche la riapertura,
dopo i lavori di ampliamento, del complesso culturale di via Cocozza.
Identica, nelle forme e nella dimensione, a quella dentro la quale
abitavano gli uomini del villaggio della preistoria, la capanna
accoglierà molti dei 264 reperti rinvenuti durante gli scavi del
sito archeologico . Destinata a diventare la
principale attrazione del museo di Nola, l'antica abitazione,
costruita con pali di legno e coperture di paglia, è lunga oltre 20
metri. Il progetto questa volta è della soprintendenza
archeologica che sta seguendo le fasi del
lavoro nei minimi dettagli. La capanna sta prendendo forma in una
delle sale dedicate alla sezione archeologica,
al piano terra del museo che si prepara a mostrare anche altri pezzi
del ricco patrimonio storico ed artistico del Nolano. Statue,
dipinti, tombe, capitelli, vasi, anfore, suppellettili: dalla
preistoria al 1800. Tra i tesori in mostra, anche una preziosa
collezione privata di 3000 maioliche prodotte in Campania.
(Fonte: Il Mattino) |
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02/04/2008
UN'EPIGRAFE PER IL LEONE DI
ABELLINUM
Nel 1960 il Museo Irpino recuperò sul castello di
Avellino una notevole epigrafe funeraria, incisa su un blocco di
pietra locale in breccia calcarea, a forma di parallelepipedo con
alcune scheggiature e abrasioni, di altezza di 100 centimetri, 143
di larghezza per uno spessore di 35. Il testo riportato fa
riferimento ad un membro dell'aristocrazia locale, Lucio Pinario
Natta, appartenente alla tribù Galeria, attestata nella I Regione
augustea della colonia di Abellinum, al quale i decurioni per la sua
operosità e per il suo modo di vita decoroso, terminata alla giovane
età di venditue anni, gli dedicarono il funerale. La madre Bivella
Firma ne decretò il luogo della sepoltura e fece costruire la tomba
per sé e per suo "figlio pio". Questo giovane personaggio
dell'epigrafe del castello, era un degno discendente di un suo
illustre omonimo, forse suo nonno, che svolse nel periodo della sua
vita uno splendido cursus honorum, coprendo le cariche di edile
duoviro quinquennale, tribunus militum della III legione romana e
prefetto di Bernicide, città dell’Egitto romanizzato. L'epigrafe del
castello di Lucio Pinario Natta, a suo tempo collocata nel giardino
del Museo Irpino, progettato come parco archeologico
dall'architetto Fariello, è ora nel cortile del carcere borbonico in
pessime condizioni insieme a tutta la raccolta epigrafica del Museo
stesso, egualmente in uno stato di incuria e di riprovevole
abbandono e, per giunta, distribuita in maniera anomala, essendo
stato trascurato l'ordine di provenienza che è la regola
fondamentale di ogni silloge. L'epigrafe del castello, per il tipo
di pietra su cui è inciso il testo e per il termine cronologico in
cui si inquadra (fine I secolo a.C. - I decennio I secolo d.C.)
richiama il leone funerario, rinvenuto di recente nello stesso luogo
del castello, durante i lavori di scavo, diretti dalla dottoressa
Maria Fariello, ora in mostra provvisoria in una saletta dell'ex
carcere borbonico. Questo felino funerario, infatti, è realizzato
con lo stesso tipo di pietra dell'epigrafe e la sua cronologia
concorda con quella dell'epigrafe medesima. Pertanto, i due pezzi
archeologici devono considerarsi appartenenti
alla medesima tomba che doveva essere a forma di dado, o meglio di
ara, come quella di S. Guglielmo a Goleto e di M. Paccius o quella
di P. Numisius Ligus a Sepino. Il leone, in atteggiamento
aggressivo, posto alla base della tomba, nell'ideologia funeraria
dell'epoca voleva rappresentare il custode della tomba stessa ed
assicurare la pace eterna del defunto. CONSALVO GRELLA
ex direttore Museo Irpino (Fonte: Il Mattino) |
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01/04/2008
VIA AL PARCO ARCHEOLOGICO DI
MONTE CILA SUL MATESE
A Tu per Tu con i Sanniti.
Superato e risolto il problema della concessione dei suoli (non
riconducibili all’Enel ma alla Regione Campania) sono in corso i
lavori di realizzazione del parco archeologico di monte Cila
rientranti nell’itinerario culturali del Pit ‘Trebulani – Matese’.
Le opere appaltate ammontano a circa 700.000 euro.
La città, questo il dato da valorizzare una volta terminati i lavori
di cui è aggiudicataria la ‘Bonifico Group’, potrà avere a
disposizione un parco all’aperto per attività culturali didattiche
perché al centro dell’intervento vi è la promozione delle mura
megalitiche di origine sannita ancora presente sul costone di monte
Cila, una testimonianza che da sempre ha inorgoglito la città, con
molti reperti ritrovati, anche se successivamente allestiti in spazi
museali lontani dal centro matesino.
Alle spalle della centrale dell’Enel e della sorgente del Maretto
c’erano da tempo due cave abbandonate: una servirà da punto di
sosta-piccolo parcheggio, mentre la cava più grande va
trasformandosi in un piccolo ma grazioso anfiteatro con la
realizzazione di una cavea dove poter fare anche spettacoli
all’aperto.
Tra queste due cave si sta recuperando, e verrà ristrutturato, un
fabbricato che era anch’esso abbandonato: questo risanato e rifatto
diventerà uno spazio attrezzato dotato di locali da utilizzare come
punto di ritrovo e di informazione.
E le mura sannite? Lungo le pendici di monte Cila verrà realizzato
un sistema di sentieri che permetteranno di “contattate” ed
osservare i tratti delle muraglie dislocati sia nella parte bassa
che nelle zone alte del monte che ha accompagnato la storia della
città sin dalle origini.
Un percorso, che si snoda lungo i muretti a secco, reso gradevole
anche dal panorama: di fronte l’orizzonte della città. La
progettazione è stata curata dal team composto dall’ingegnere
Giancarlo Sbarra , dall’architetto Beniamino Grande e dall’ingegnere
Livio Di Buccio (responsabile del procedimento Nicola Vetere).
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31/03/2008
NUOVI STAND ED UN TRENINO PER
ERCOLANO (NA)
«Da oggi siamo in grado di
offrire ai turisti che visitano la nostra città una migliore qualità
di servizi e strutture». Non nasconde la sua soddisfazione il
sindaco Nino Daniele, nel corso della cerimonia di inaugurazione dei
14 stand per la vendita di prodotti tipici e souvenir installati
nell'area adiacente al nuovo ingresso ed al parcheggio degli scavi
archeologici. L'area attrezzata per i turisti ospita i gazebo,
assegnati dopo una apposita gara d'appalto indetta
dall'amministrazione comunale, per la vendita di prodotti tipici (4
per generi alimentari e 10 per souvenir e gadget di Ercolano), un
infopoint e lo stazionamento per il trenino turistico della ditta
Beducci Travel Group che effettua quotidianamente un tour per le
ville vesuviane ercolanesi. «Siamo orgogliosi di aver risposto ad
una esplicita richiesta della classe commerciale cittadina - spiega
l'avvocato Ciro Ignorato, responsabile del settore commercio del
Comune - che chiedeva interventi mirati in questo settore. Inoltre -
conclude il dirigente comunale - tra i venditori di gadget e
souvenir, la metà degli operatori è rappresentata da giovani
ercolanesi che in precedenza non erano occupati in attività
lavorative». Proprio ai 14 microimprenditori dell'area degli scavi
sarà rivolta l'iniziativa dell'assessorato al Turismo che
organizzerà a breve un corso di formazione di inglese ed un'altra
lingua straniera a scelta: «Decideremo la seconda lingua straniera -
afferma l'assessore al turismo Ciro Iengo - in collaborazione con
l'agenzia che organizzerà questo breve corso intensivo. Sarà utile
infatti - conclude Iengo - che i nostri commercianti intensifichino
le loro capacità linguistiche per ottimizzare attività e qualità dei
servizi da offrire ai turisti». Soddisfazione espressa anche dai
commercianti ttitolari delle piccole rivendite: «È il primo passo
per la ripresa economica e turistica della città speriamo che i
visitatori possano apprezzare i nostri prodotti ed il nostro modo di
fare allo stesso tempo turismo e commercio». Dopo il taglio del
nastro, brindisi augurale ed un piccolo buffet al quale hanno
partecipato entusiasti anche i tanti turisti che affollavano ieri
gli Scavi; poi tutti sul trenino turistico che ha accompagnato il
gruppo in un tour attraverso le ville vesuviane. |
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28/03/2008
UN PARCO ARCHEOLOGICO A
BENEVENTO CITTA'
Ha le idee ben chiare
Raffaele Del Vecchio, assessore alla cultura del comune di
Benevento: per rilanciate il turismo delle cosiddette aree interne
come la nostra, bisogna puntare sulla programmazione e sugli uomini,
oltre che, ovviamente, sugli investimenti. Ecco perché al comune, da
qualche tempo, è nato un settore della cultura e del turismo, «a
capo del quale - sottolinea Del Vecchio - abbiamo messo Rino
Vitelli, uno dei maggiori esperti di turismo che abbiamo nella
nostra regione». Non solo, è necessario anche, creare un forte
legame tra i beni culturali e il turismo. Ed è in questa ottica che
«abbiamo dato una impostazione completamente diversa al nostro
patrimonio artistico e culturale. Quest'anno - prosegue il
responsabile della cultura comunale - abbiamo avviato e portato a
termine la procedura per avere il riconoscimento, da parte della
Regione Campania, di "città d'arte" e per far riconoscere il nostro
centro storico come centro storico di particolare pregio». Di più.
La Chiesa di Santa Sofia, è candidata ad essere inserita nel
patrimonio dell'Unesco. «In questo caso - continua Del Vecchio - è
già stata superata la prima fase dell'ammissibilità della
candidatura».
C'è poi il tema inerente i reperti archeologici, di cui la nostra
città è piena, «che da oggi non devono essere più considerati un
peso, ma una risorsa. Ed è per questo che con la Soprintendenza
abbiamo stabilito un programma per andare a cercarli». In che modo?
«Attivando cinque cantieri di archeologia che vanno sotto il nome di
Parco Archeologico urbano, per un primo investimento di 25 milioni
di euro».
Si tratta sicuramente di un turismo settoriale ma molto interessante
il quale evidenzia che in una regione come la Campania,
rappresentata anche al di fuori dei confini nazionali, come la
regione dei rifiuti, ci sono delle eccellenze in termini di capacità
e di iniziative innovative come quelle elencate dall' assessore. La
Campania delle aree interne, quella alternativa alle zone costiere,
che non ha il problema dei rifiuti ma, al contrario, ha tanti pregi
e virtù che devono essere messi in rete. «A questo fine - conclude
Del Vecchio - abbiamo decuplicato le risorse destinate al turismo
all'interno del bilancio comunale e, soprattutto, stiamo attivando
degli accordi di co-marketing con alcune compagnie aree, perché c'è
un fortissimo interesse verso al regione Campania, soprattutto nel
vedere nuovi percorsi turistici che sono alternativi alle zone
costiere». |
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27/03/2008
CAMBIANO LE SOPRINTENDENZE
ARCHEOLOGICHE DELLA CAMPANIA
Dopo molti decenni, cambiano i
territori di competenza delle Soprintendenze archeologiche della
Campania. Finora era presente una Soprintendenza per Napoli e
Caserta, una per Avellino, Benevento e Salerno ed una per Pompei e
area vesuviana. Da oggi invece esisterà una Soprintendenza per
Napoli e Pompei, una per Caserta e Benevento ed una per Avellino e
Salerno. Alla Soprintendenza di Napoli e Pompei dovrebbe andare
Pietro Giovanni Guzzo, già Soprintendente archeologo di
Pompei; a quella di Caserta e Benevento Mario
Pagano, già Soprintendente di fresca nomina a Salerno; alla
Soprintendenza di Avellino e Salerno dovrebbe arrivare Maria Luisa
Nava, ex Soprintendente di Napoli. Si attende ora la firma
definitiva del Ministro Rutelli. |
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15/03/2008
I PROGETTI PER IL RILANCIO DI
POMPEI (NA)
Il rilancio dei tesori della città sepolta passano
per il progetto Novus Ager che prevede interventi di valorizzazione
economico-territoriale dei comuni di Pompei e Boscoreale. Nuovi
alberghi, recupero di ville rurali e valorizzazione della
lavorazione della pietra lavica: sono gli ingredienti sui quali si
punta per offrire nuovi e alternativi servizi ai turisti.
L'iniziativa è un cocktail di sinergie messe in campo dalla Tess,
dalle amministrazioni comunali di Pompei e Boscoreale, e dalla
soprintendenza archeologica pompeiana. Lo
studio progettuale è stato presentato ieri pomeriggio nella sede di
Ercolano della Tess-Costa del Vesuvio Spa a Villa Ruggiero. Con
Novus Ager si punta alla riqualificazione e alla riconversione, in
chiave turistica, del territorio compreso tra Villa Regina a
Boscoreale e Villa dei Misteri a Pompei. In una prospettiva
multidisciplinare, saranno individuati e definiti un insieme di
interventi di potenziamento della ricettività turistica e di
promozione dell'artigianato tipico e delle produzioni agricole nel
territorio. Alla presentazione sono intervenuti l'amministratore
delegato della Tess Leopoldo Spedaliere, il sindaco di Pompei
Claudio D'Alessio, il commissario straordinario del comune di
Boscoreale Ivo Salemme, il soprintendente archeologo
Pietro Giovanni Guzzo, l'onorevole Franco Casillo, il
presidente dell'ente Parco Nazionale del Vesuvio Ugo Leone e
l'architetto Fabrizio Mangoni. «L'area oggetto di studio - ha
spiegato Mangoni - si trova a ridosso degli scavi di Pompei, da cui
dista meno di un chilometro, e a meno di cinquecento metri dal sito
archeologico di Villa Regina, dove ha sede il
museo nazionale Antiquarium, individuato quale punto di accesso del
Parco Nazionale del Vesuvio. L'area è ben collegata all'autostrada
A3 Napoli Salerno, è attraversata dalla metropolitana regionale ed è
nelle vicinanze dal porto di Torre Annunziata». Tutti elementi
potenzialmente validi per un rilancio sia economico che turistico.
Per arrivare a dei risultati validi e in tempi brevi è stato avviato
uno studio di fattibilità. Lo studio si articola su tre filoni di
intervento: la valorizzazione del paesaggio e riconversione
agricola; il potenziamento della ricettività turistica e la
valorizzazione dell'artigianato tipico e di qualità. I risultati
dello studio saranno esaminati e valutati, sia dal punto di vista
della validità sociale e culturale che della fattibilità
economico-finanziaria, dal tavolo di lavoro di cui faranno parte
Regione Campania, amministrazioni comunali, sovrintendenza
archeologica di Pompei, azienda autonoma di
cura soggiorno e turismo di Pompei, associazioni di categoria e
imprenditori). Attraverso lo studio si valuterà l'opportunità di
realizzare nuove infrastrutture turistiche o di recuperare e mettere
a sistema preesistenti ville rustiche e padronali. Ed ancora lo
sviluppo di un polo integrato di valorizzazione degli insediamenti e
delle produzioni dell'artigianato locale quali: lavorazione pietra
lavica, produzione mobili in stile, lavorazione ferro battuto e
settore vitivinicolo. (Fonte: Il Mattino) |
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15/03/2008
IL MUSEO ARCHEOLOGICO DI
OPLONTI NELLA STAZIONE FERROVIARIA DI TORRE ANNUNZIATA CITTA' (NA)
Il museo archeologico
oplontino sarà realizzato nei locali della stazione ferroviaria di
piazza Nicotera. La giunta guidata dal sindaco Giosuè Starita ha
approvato ieri la delibera del progetto presentato dall'assessore
con delega alla Conservazione del patrimonio artistico e culturale
Vincenzo Angellotti. «È una delibera - dice l'assessore - che ci
permette finalmente di fare un passo avanti nella realizzazione del
museo. Ora in tempi brevissimi passeremo alla fase operativa. Il
museo sarà composto da ampie sale espositive e conterà anche su
alcune zone interattive». Nello spazio
espositivo troveranno collocazione i preziosi reperti provenienti
dai ritrovamenti archeologici avvenuti negli anni a Torre Annunziata. |
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04/03/2008
A GIUGNO RIAPRE IL MUSEO
ARCHEOLOGICO DI NOLA (NA)
I pali di legno e la paglia del tetto sono gli
unici elementi attuali del contesto. Il resto, dalle forme alle
dimensioni, è tutto come 4500 anni fa. E la capanna della
preistoria, identica a quella i cui calchi sono stati rinvenuti nel
villaggio dell'età del Bronzo antico di via Polveriera, nel giro di
tre mesi sarà pronta per essere arredata. Tra le pareti della casa
degli avi dei cittadini di Nola alcuni dei 264 reperti che, tra
vasi, forni, tracce di trame di tessuto, resti di animali e perfino
un copricapo di zanne di cinghiale, sono stati rinvenuti durante gli
scavi del sito archeologico. Una dimora
suggestiva lunga oltre 20 metri, pronta ad essere non solo ammirata
ma anche «abitata» da visitatori e studiosi. E pronta soprattutto a
diventare l'attrazione principale del museo
archeologico di Nola. Che, chiuso per lavori di allestimento
ormai da anni, a giugno riaprirà il portone di via Cocozza e
accenderà di nuovo i riflettori sul ricco passato della città e del
suo hinterland. E saranno tanti i capolavori da ammirare nelle nuove
sezioni ospitate nell'ex convento delle suore canossiane. A
cominciare dal «tetto» destinato ad ospitare un dipinto del ’700. La
tela del Vaccaro, che misura 50 metri quadrati, rappresenterà la
meraviglia finale di un percorso che si snoda lungo stanze e reperti
tutti organizzati in base all'epoca di appartenenza. Questo almeno
secondo il progetto immaginato dalla sovrintendenza
archeologica di Napoli e provincia. Ma i piani potrebbero
subire ritardi perché mancano i fondi necessari al restauro della
tela. Si spera infatti nell'intervento di qualche privato per
recuperare la somma che si aggira intorno ai 40mila euro. Ma intanto
si lavora a ritmo serrato. L'antico edificio che ospita il museo
accoglierà le testimonianze di tutti i periodi storici di cui l'area
nolana ha conservato significative tracce. Dall'età preistorica e
quella romana. E dal Medioevo fino al ’700 e all'800. Statue,
dipinti, tombe, capitelli, vasi, anfore, suppellettili. E «Riggiole»,
come quelle che fanno parte della suggestiva e preziosa collezione
privata di 3000 maioliche prodotte in Campania. Tra le ceramiche
esposte anche quelle provenienti da edifici storici della zona, in
particolare da Palma Campania. Il conto alla rovescia è cominciato e
il brusio degli operai si fonde con il rumore degli attrezzi da
lavoro. E tutti si danno da fare per l'inaugurazione nel mese di
giugno. Quando il museo archeologico fu
aperto al pubblico per la prima volta accorsero numerosi
rappresentanti delle istituzioni. Era il 2000 e all'evento partecipò
anche il governatore della Campania Antonio Bassolino. Ed è stato
proprio il presidente della giunta regionale, durante la visita
dello scorso anno al villaggio dell'età del Bronzo ad ipotizzare,
insieme con i vertici della sovrintendenza, la possibilità di
organizzare a Nola una mostra internazionale sulla preistoria. Tempo
e soldi permettendo i due eventi potrebbero coincidere. Ma è troppo
presto per dirlo. Intanto non si fanno ancora ipotesi sul
completamento dei lavori della chiesa di Santa Maria la Nova. Il
tempio sacro sorge proprio accanto al museo
archeologico ed è chiuso dal terremoto del 1980. Nel 2003 si
sperò in una svolta. E invece dopo l'avvio dei lavori e una serie di
interventi strutturali il cantiere si è di nuovo fermato.
L'anfiteatro romano, la necropoli di via
Polveriera, la villa di via Saccaccio. E poi lo straordinario sito
archeologico dove sono state rinvenute le
capanne dell'età del Bronzo. Non ultima la recentissima scoperta
avvenuta a luglio del 2007, quando durante i saggi preliminari alla
costruzione del museo della cartapesta di piazza d'Armi, furono
rinvenute le mura di una fortezza rinascimentale. Un generoso
passato continua a regalare a Nola testimonianze preziose e
occasioni di riscatto. Giuseppe Vecchio, responsabile della
Sovrintendenza per l'area nolana parla di «rete di strutture
archeologiche che non si era mai realizzata
fino a oggi. Il passato prestigioso di Nola è rimasto nascosto a
lungo perché nessuno lo aveva mai cercato adesso ritorna alla luce
nella sua globalità». L'ampliamento del museo di Nola è una
conquista. Quanto tempo ci vorrà per completare altri progetti come
il parco della preistoria di Nola e San Paolo Belsito? «A San Paolo
Belsito siamo a buon punto. L'area è stata già recintata e messa in
sicurezza e stiamo realizzando una capanna identica a quella
ritrovata nel villaggio di Nola e molto simile a quella in corso di
riproduzione nel museo archeologico». E
quindi? «Così come a Nola anche sulla collina di San Paolo Belsito
la storia ha avuto un lungo corso e noi contiamo di mettere in
risalto la stratificazione culturale. Per Nola invece siamo al punto
di partenza. Per il villaggio di Croce di Papa abbiamo realizzato un
progetto che pur essendo stato approvato dalla Regione non è stato
ancora finanziato». E per il recupero dell'Anfiteatro romano?
«Vorremo riportarlo alla luce per intero ma anche qui aspettiamo
risorse». (Fonte: Il Mattino) |
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04/03/2008
PROSEGUONO I LAVORI A MISENO (NA)
Secondo la leggenda il promontorio di Capo Miseno,
simile ad un tumulo, era una tomba. Per Virgilio custodiva Miseno,
araldo di Enea. Riconosciuta già durante il dominio di Cuma
l'importanza del suo porto naturale, con i romani diventò il più
importante del Tirreno e del Mediterraneo Occidentale. E fu nel 31
a. C. che ebbe origine la città di Misenum grazie ad una colonia
militare fondata dall'imperatore Augusto. Quando nel golfo e nel
bacino lacustre si installò poi la Classis Praetoria Misenensis, la
più grande flotta dei Romani, il promontorio diventò un' importante
base navale. Sorsero ville sontuose, terme e cisterne nel territorio
modellato dalla natura vulcanica dei Campi Flegrei. E si pensò anche
al tempo libero dei marinai. Gli architetti, all'interno del
promontorio di Capo Miseno, progettarono un vero e proprio teatro a
picco sul mare. Per la sua realizzazione fu sfruttato quindi parte
del pendio collinare. La struttura, incastonata e custodita nella
roccia per secoli, è stata riportata alla luce. Grazie ai fondi del
Pit Campi Flegrei, sono stati stanziati trecentomila euro per il
recupero del teatro di epoca romana e per la messa in sicurezza del
costone, operazione per la quale sono intervenuti i rocciatori.
Connessi a questo intervento, la ristrutturazione del vicino Sacello
degli Augustali e la realizzazione di un tunnel sotterraneo (lungo
trenta metri) che condurrà i visitatori dall'area parcheggio -
adiacente l'ex Piranha - al teatro. «Il restyling del tratto di
costa è terminato - spiega Giuseppe Capuozzo, progettista e
architetto coordinatore del team di lavoro - le opere, che hanno
riguardato duemila metri quadrati, consentiranno ai turisti e agli
studiosi di accedere dal mare e visitare il teatro in sicurezza».
Concluso anche il recupero dell'arena Misenum incastonata nella
roccia. Nell'edificio, prima dell'intervento, al primo livello si
evidenziava un pilastro di sostegno delle arcate. In quello medio,
parte di una scala e una galleria. Alla base un accesso che,
attraverso la collina, permetteva l'ingresso dal mare agli
spettatori che arrivavano a bordo di imbarcazioni. «Abbiamo reso
visitabile l'ambulacro - spiega Ciro Spinelli, direttore tecnico dei
lavori, condotti nel teatro dalla ditta ”Giardini e Paesaggi” - Ci
si potrà giungere anche attraverso un sottopasso in corso di
realizzazione, dove durante gli scavi sono emerse strutture
archeologiche, riconducibili ad abitazioni
fastose, poco lontano dalla base navale di Miseno». Ma non solo.
«Abbiamo trovato nel teatro frammenti di ceramica - continua
Spinelli - questo dimostra che anche successivamente alla caduta
dell'impero romano l'area è stata frequentata». Durante gli scavi, i
tecnici hanno rinvenuto poi tre basi di statue in marmo. Una è stata
del tutto recuperata e trasportata al Museo
archeologico dei Campi Flegrei nel Castello Aragonese di
Baia. Le altre sono in corso di recupero. Il progetto, coordinato e
diretto dalla Sovrintendenza ai beni archeologici
di Napoli e Caserta, prevede anche il restyling della
costruzione religiosa vicina al teatro, il Sacello degli Augustali.
Qui negli anni '70 sono state ritrovate le statue degli imperatori
Tito e Vespasiano e parte di una statua equestre in bronzo
dell'imperatore Domiziano che, condannato alla damnatio memoriae,
aveva il volto ricoperto da una maschera che riproduceva il
successore Nerva. Queste sculture sono esposte al Museo
archeologico dei Campi Flegrei. Mentre nel
Sacello degli Augustali, al termine dell'intervento, un sistema di
drenaggio consentirà ai turisti la visita delle strutture emerse, in
parte ricoperte da una sorgente di acqua termale.
(Fonte: Il Mattino) |
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27/02/2008
NECROPOLI AFFIORA A VICO
EQUENSE (NA)
Dal sottosuolo di un cantiere in via Nicotera
affiorano importanti testimonianze della plurimillenaria storia
cittadina grazie agli scavi archeologici
condotti dalla Soprintendenza archeologica di
Napoli, sotto la direzione dell'archeologo
direttore Tommasina Budetta coadiuvata da Maria Rispoli, che hanno
messo in luce un settore della necropoli equana. Dall'area,
ricoperta da circa un metro di lapilli dell'eruzione del Vesuvio che
seppellì Pompei ed Ercolano, è riemerso un sepolcreto che copre un
arco cronologico compreso tra il IV a.C. ed il I sec. d.C. dove le
sepolture erano organizzate per lotti delimitati da muri in opus
reticulatum. Un'epoca di cinquecento anni che finora era rimasta
scoperta nella datazione dell'ampia necropoli di via Nicotera, dove
a partire dal 1966 ed in più riprese sono state rinvenute oltre
duecento tombe i cui reperti si possono ammirare nell'Antiquarium
Equano e nel museo Georges Vallet di Piano di Sorrento. Ora sono
state rinvenute una quindicina di tombe con corredo in pasta vitrea
e a ceramiche nere e novità per la città equana con sepolture in
tufo contrassegnate da una columella (monumento funebre con parte
superiore in forma umana) o da una lapide con epigrafe o da un solo
cippo. Queste tombe ed anche un sepolcro funerario con copertura a
volta, rivestito da intonaci bianchi decorati, sono rivolte tutte
verso l'attuale via Nicotera. Limitrofa ad essa nella campagna di
scavo è emerso, grazie all'attento lavoro delle
archeologhe, uno spaccato della via Minervia, parallelo alla
moderna via. La strada antica, costituita da bianchi ciottoli
calcarei e fornita di due lunghe carreggiate, costeggiava la
necropoli romana che ha restituito tombe ad inumazione a cappuccina,
realizzate con grosse tegole, ed altre ad incenerazione con i testi
del defunto conservati in olle di ceramica. Dallo scavo risulta il
riutilizzo di reperti molto più antichi, come uno splendido
capitello in tufo in stile gotico del IV secolo a.C. molto simile ad
uno dei due esemplari rinvenuti in via Nicotera negli anni '60 ed
ora collocati nel museo di Piano. La scopertadi un tratto di via
Minervia conferma la tesi degli archeologi
dell'arrivo nel centro urbano di Vico attraverso il borgo di S.Maria
del Toro dell'importante arteria che da Nuceria, Stabia e la
penisola sorrentina, giungeva all'Athenaion (Tempio di Minerva) di
Punta Campanella. (Fonte: Il Mattino) |
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24/02/2008 A RISCHIO DEGRADO IL CRISTO
MORTO DI SANT'ANNA DEI LOMBARDI A NAPOLI
Cercasi disperatamente
sponsor per iniziare al più presto il restauro del «Compianto del
Cristo morto». L’opera, otto terrecotte a grandezza naturale tra le
più belle uscite dalla mano di Guido Mazzoni, artista modenese del
Quattrocento, rischia di andare letteralmente in frantumi. Le figure
dello scenografico gruppo, custodito nella chiesa di Sant’Anna dei
Lombardi, sono coperte da una fitta ragnatela di crepe e fratture.
Occorrerà, dunque, smontarle pezzo su pezzo per poter fare una
diagnosi esatta dei malanni che le affliggono. «Un lavoro
delicatissimo - sottolinea Flavia Petrelli, la storica dell’arte
della Soprintendenza ai Beni Storici e Artistici guidata da Enrico
Guglielmo, a cui è affidata l’alta sorveglianza dei tesori della
chiesa - perché l’indagine dovrà anche salvaguardare le
caratteristiche di questa scultura emiliana i cui effetti
espressionistici: le rughe, i dettagli delle vesti, del volto, dei
capelli, sono elementi di eccezionale bellezza». I perni di sostegno
che si trovano all’interno delle statue potrebbero infatti essere
del tutto ossidati e ogni azione, anche la più lieve, rischia di
ripercuotersi pesantemente sulle già malsicure aree di puntello.
L’ultimo intervento degli specialisti fu fatto negli anni Ottanta e
considerò appunto la sostituzione dei sostegni metallici stremati
dall’ossidazione. Ma si dovrà anche tentare di recuperare le poche
tracce di colore che ancora restano sui personaggi. Perchè le
statue, quando vennero consegnate ai committenti, i sovrani
aragonesi, erano completamente colorate. Il gruppo venne
commissionato al Mazzoni qualche anno prima della consegna, avvenuta
nel 1492, e sistemato nel convento dei monaci olivetani fondato nel
1411 da Gurello Origlia e dedicato, assieme all’annessa cappella,
alla Vergine di Monteoliveto Purificazione di Maria. L’intero
complesso divenne poi la chiesa dedicata a Sant’Anna, allorché vi si
aggiunse un corpo di fabbrica realizzato sotto la direzione di
Domenico Fontana nel 1582. «Che fossero dunque in maniera da avere
un aspetto reale - chiarisce l’esperta - emerge dall’analisi di
altri gruppi prodotti modellati dallo stesso scultore per le chiese
di San Giovanni Battista, a Modena, e Santa Maria della Vita, a
Bologna». Di più. Perché fosse ricordata la casa che aveva ordinato
il «Compianto», Mazzoni modellò i volti di sovrani aragonesi in due
delle otto terrecotte: nella prima a sinistra, Giuseppe d’Arimatea,
è stato individuato Alfonso d’Aragona; l’altra, sul lato opposto a
destra, Nicodemo, propone invece il volto di Ferrante. Comunque
vengano recuperate le tracce di colore, tuttavia, non si riuscirà a
ottenere la situazione originaria. Il gruppo, durante questi cinque
secoli, ha subito numerosi e poco puntuali restauri. Nel 1925, ad
esempio, c’è il restauro di Pietro Vinchiotti, torinese, che
cancella quello che resta della policromia e vernicia tutto color
bronzo; rifà in parte i capelli di Cristo, sostituisce il poggiolo
di marmo con il travertino e muove le figure dalla posizione
originaria dando un nuovo assetto al gruppo con una scena
semicircolare. Le statue, oltre al Cristo e ai sovrani aragonesi,
propongono, da sinistra, Maria di Cleofa, Maddalena, Madonna,
Giovanni Battista e Maria Salome, avevano invece uno sviluppo
laterale alla figura di Cristo. «Il dato su cui ragioniamo - dice la
storica - è la direzione dello sguardo di ciascun personaggio che
non confluisce nella deposizione». Insomma, per una corretta lettura
della drammaticità della scena si dovrà tentare di ricostruire anche
la posizione originaria degli elementi. Il finanziamento del
restauro, centomila euro, è stato chiesto al Ministero ma è poco
probabile che la somma sia stanziata per intero. «Per questo - dice
la storica - per salvare uno dei più bei gruppi di terrecotte
esistenti, auspichiamo anche il sostegno dei privati».
(Fonte: Il Mattino) |
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23/02/2008
REPERTI DETENUTI ILLEGALMENTE
A RAVELLO (SA)
Oltre agli abusi edilizi anche preziosi reparti
archeologici detenuti illegalmente. Scoperti
dai finanzieri della Sezione operativa navale di Salerno, diretta
dal capitano Alessandro Furnò. Le fiamme gialle del mare, durante i
controlli hanno sequestrato alcune opere abusive di pertinenza di
una lussuosa villa panoramica in località Civita. Nelle vicinanze,
lungo una stradina i finanzieri hanno trovato il collo di una
antichissima anfora abbandonata nel terreno. Il reperto, di
rilevante interesse archeologico, secondo le
prime ispezioni degli esperti della Sovrintendenza ai beni
archeologici di Salerno, risale all'epoca
romana tra il primo secolo ante Cristo e il primo secolo dopo
Cristo. Il proprietario dell'immobile è stato denunciato per
danneggiamento e deturpamento ambientale per quanto riguarda le
opere abusive e violazione dei vincoli anche se "morali" che
dovrebbero proteggere l'intera costiera amalfitana, patrimonio
mondiale per l'Unesco. Sul reperto archeologico,
sequestrato, s’indaga per stabilire chi sono i responsabili della
detenzione di un bene artistico che appartiene a tutti noi. |
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22/02/2008
AFFIORA LA CONDOTTA MEDIEVALE
AGLI ANTICHI ARSENALI DI AMALFI (SA)
Due ritrovamenti architettonici nel giro di pochi
giorni. Sono avvenuti ad Amalfi esattamente presso l’albergo
Cappuccini (su una parete lungo il lato est della struttura è
spuntato un affresco risalente al 1500) e negli Antichi Arsenali.
Qui, la scoperta è ancora più clamorosa in quanto durante i lavori
di restauro conservativo è emersa una condotta interrata risalente
al Medioevo. Il ritrovamento, avvenuto al di sotto della
pavimentazione della prima navata, è stato prontamente segnalato
alla Soprintendenza archeologica che ha
avviato una serie di scavi e sondaggi per verificare se nel
sottosuolo degli Arsenali possano esistere reperti di indubbio
valore storico e architettonico. Il manufatto, costituito da canali
in pietrame, sembra sia stato datato intorno al mille e quindi più
antico degli stessi Arsenali della Repubblica utilizzati anticamente
per la costruzione, la manutenzione e il ricovero di imbarcazioni
quali le “sagene”, di origini arabe, e le galee. Il ritrovamento con
molta probabilità rischia di ritardare l’intervento conservativo
appaltato di recente poiché sarebbe stato previsto un ulteriore
scavo anche lungo la seconda navata nel tentativo di ricostruire il
percorso della condotta medievale scoperta in questi giorni. Il
restauro degli Arsenali, il cui costo si aggira intorno ai 750mila
euro, è partito qualche settimana fa dopo l’affidamento alla ditta
Ruggiero Costruzioni di S.Antonio Abate che, con un ribasso del 26%
circa, si è garantito i lavori. Al Cappuccini, invece, durante i
lavori di riqualificazione della storica struttura, da parte della
Framon Hotel del Gruppo Franza, è spuntato invece un affresco
risalente al 1500, precisamente nel corridoio adiacente il Chiostro
ubicato sul lato est della struttura. Un’opera che al momento
sembrerebbe essere priva di autore e che gli esperti della
soprintendenza stanno cercando di riportare completamente ala luce.
Non del tutto completo, l’affresco sembrerebbe riprodurre una veduta
di Amalfi proprio dall’ex convento dei frati cistercensi poi
trasformato in albergo. Secondo gli esperti, la parete presenterebbe
addirittura due affreschi sovrapposti il secondo dei quali sarebbe
addirittura più antico. Le importanti scoperte giungono a distanza
di qualche anno da quelle avvenute nei pressi del lungomare, quando
durante gli scavi per la posa delle condotte del metano vennero alla
luce bitte e catene a cui nell’ottocento pescatori e commercianti
legavano le imbarcazioni. |
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15/02/2008
AL VIA I CANTIERI ARCHEOLOGICI
AD ATRIPALDA (AV)
Rinascita Antica Abellinum, aggiudicati i lavori
per l'avvio dei primi interventi di riqualificazione e
valorizzazione del Parco archeologico. Il
sovrintendente ai Beni archeologici, Angelo
Maria Ardovino, ha inviato una missiva a Palazzo di città con la
quale comunica che sono stati espletati tutti i passaggi per
l'aggiudicazione definitiva dei lavori del primo lotto, già
interamente finanziato con fondi Fas. Il primo intervento, pari ad
1.763.276,51 ed aggiudicato dall'Ati «Cogepar Sas», punterà alla
ripresa delle operazioni di scavo archeologicoper
ampliare l'area d'interesse e nel restauro architettonico dei
reperti già riportati alla luce. Con la seconda gara, vinta dalle
imprese «Cogest arl» di Napoli e dall'«Edilizia D'Alessio Srl» di
San Marcellino (Ce), si punterà invece al restauro conservativo di
affreschi, mosaici ed altri materiali di interesse
archeologico. Con l'aggiudicazione definitiva si chiude così
il lungo iter per l'assegnazione dei lavori. Il tempo ora per la
stipula dei contratti e già con l'arrivo della primavera potrebbero
aprire i primi cantieri. «Da parte nostra c'è grande soddisfazione -
commenta l'assessore Luigi Adamo, delegato alla riqualificazione del
Parco archeologico-. Stavamo aspettando
questa notizia». I lavori del primo lotto si concentreranno su tre
aree: il Parco Abellinum, i reperti di piazza Garibaldi e
l'anfiteatro di via Appia. Sarà ristrutturato il vecchio casolare e
recuperata l'ex casa del custode della scuola elementare di rampa S.
Pasquale che diventerà porta d'ingresso agli scavi
archeologici, Punto informativo per i turisti, biglietteria e
negozio per la vendita di gadget e brochure sul sito
archeologico. Nel sito di piazza Garibaldi invece si
procederà alla ripulitura della necropoli romana con la copertura
delle tombe e la realizzazione di un muro di cinta dell'area. Sarà
riqualificato anche vicolo San Giovanniello. Diverso l'intervento su
via Appia, dove dai saggi effettuati dalla Soprintendenza tempo fa è
emersa la presenza nel sottosuolo di un antichissimo anfiteatro
romano. (Fonte: Il Mattino) |
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14/02/2008
AD AVELLINO LAVORI PER RENDERE
FRUIBILI I RESTI ARCHEOLOGICI Il Comune
accelera il piano di riqualificazione delle piazze della città. Si è
chiusa la fase di valutazione dei progetti presentati al concorso di
idee per la riqualificazione di piazza Duomo e dell’area dell’ex
seminario. Al bando hanno risposto 21 studi professionali di tutta
Italia. La commissione ha selezionato le due proposte giudicate più
interessanti. La prima prevede una pavimentazione unica tra piazza
Duomo e l’area dell’ex seminario con finestre trasparenti nella zona
archeologica per riportare alla luce i
reperti antichi. La seconda proposta ricostruisce la spazialità
della vecchia piazza Duomo col ritorno del fabbricato dell’ex
seminario e della cortina muraria per delimitare il parco
archeologico. «Presenteremo le due idee
progetto nella prossima riunione del Consiglio Comunale - afferma
l’assessore alla riqualificazione urbana Maurizio Petracca -
indipendentemente dalla scelta, l’intervento ci permetterà di
riqualificare e valorizzare l’area recuperando l’antico percorso
medievale che da piazza Duomo si snoda lungo rampa Tofara e arriva
fino a largo Castello attraverso piazza Maggiore». In dirittura
d’arrivo, invece, l’intervento di riqualificazione di piazzetta
Perugini. L’impresa sta completando l’arredo urbano, la pubblica
illuminazione e la rifinitura degli spazi di verde attrezzato con la
messa a dimora degli alberelli. «Nel giro di poco tempo tornerà
vivibile uno spazio che per anni ha versato nell’abbandono,
utilizzato come una rotatoria - evidenzia l’assessore ai lavori
pubblici Ivo Capone - piazzetta Perugini diventerà un’area di verde
d’uso per i cittadini che potranno fruire di uno spazio di 3600
metri quadri con 1500 metri quadri di verde nei pressi di piazzetta
San Ciro, un'altra area attualmente interessata da un intervento di
riqualificazione». Intanto, si lavora anche al progetto definitivo
di piazza Castello. Giovedì prossimo si riunirà, a palazzo di Città,
il tavolo di concertazione con la Soprintendenza per definire i
dettagli dell’intervento. «Sarà un intervento strettamente collegato
al recupero delle mura dell’antico maniero - afferma l’assessore
Capone - il Castello, che gli studiosi definiscono l'unico documento
dell’Avellino medievale, è interessato da un progetto che prevede
anche il recupero delle gallerie e dei percorsi con il restauro
della fontana e delle pregiate maioliche. Accanto a questo
intervento s’inserisce la nuova pavimentazione della piazza dove
abbiamo pensato di collocare i sampietrini recuperati da corso
Vittorio Emanuele». Su piazza Castello non è stato ancora sciolto il
dubbio relativo alla pedonalizzazione. Probabilmente si opterà per
una pedonalizzazione parziale con un percorso a raso lungo l’asse
rione Parco-corso Umberto costeggiando l’ingresso del teatro
Gesualdo. Tempi più lunghi per la riqualificazione di piazza
Libertà. Il finanziamento è stato dirottato per effettuare i lavori
su corso Vittorio Emanuele. L’amministrazione ha già un progetto che
si rifà al famoso quadro di Cesare Uva ma, ultimamente, si sta
pensando a un concorso di idee. «Così come abbiamo fatto per piazza
Duomo, intendiamo promuovere un concorso di idee anche per piazza
Libertà - anticipa l’assessore Capone - c’è bisogno di un progetto
che tenga conto del tunnel e dell’intervento di riqualificazione di
corso Vittorio Emanuele». (Fonte: Il Mattino) |
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14/02/2008
PALAZZO DE
MARTINO A LUSCIANO (CE) PREDA DELL'INCURIA
Uno scempio dell'incuria e dell'abbandono, è
l'amara, triste vicenda di Palazzo Martino, preziosa testimonianza
architettonica ottocentesca. Una delle più importanti strutture
dell'Aversano, proprio nel cuore del centro storico della città cara
a Marramaldo, è in completo stato di abbandono, nonostante sia stata
sottoposta a tutte le disposizioni di tutela dalla Soprintendenza
dei beni architettonici di Caserta, e dichiarato monumento di
particolare interesse storico-culturale dal Ministero dei Beni ed
attività culturali. Successivamente agli ’70 è stato abbandonato
fino a subire nel corso del tempo un lento ed inarrestabile degrado.
L'imponente immobile, un tempo di proprietà dei duchi Barberino, era
entrato, nel 2004, nella grande iniziativa «I Luoghi del Cuore - 1°
censimento FAI dei luoghi da non dimenticare», promossa dal FAI
(Fondo per l'ambiente italiano). Da allora solo un silenzio
assordante ha avvolto la storica struttura. È svanita nel nulla la
mega operazione di restauro: fondi regionali ed europei (mai
arrivati) dovevano essere «investiti», in primo luogo, per
l'acquisizione del Palazzo al patrimonio immobiliare comunale, così
da soddisfare la numerosa schiera di eredi-proprietari sparsi in
quasi mezza Italia, e poi per il recupero. Un progetto che avrebbe
dovuto avere forti ricadute anche nel sociale, infatti era previsto
al suo interno un grande contenitore culturale-formativo, dove
doveva essere allocato il Dipartimento per lo studio
dell'agricoltura biologica e la dieta mediterranea, e un centro
culturale multimediale con una cineteca, un laboratorio di cinema di
animazione e una ludoteca. Una operazione per niente semplice, ma
che si dava per certa e su cui si contava molto per risollevare le
sorti di una cittadina oscurata ciclicamente da imbarazzanti vicende
amministrative (il Comune negli ultimi 15 anni è stato sciolto per
ben tre volte, ndr). Invece niente, buio pesto. Intanto, l'immobile
sta inesorabilmente morendo. Non solo. Rischia di scomparire
mettendo a repentaglio la vita di persone (piccole botteghe di
artigiani) che ancora occupano le ampie sale al piano terra. Ora la
speranza è che laddove hanno fallito le varie amministrazioni
comunali che si sono succedute negli ultimi vent'anni, chissà che
non possa riuscirci la commissione straordinaria che dalla metà
dello scorso mese di ottobre regge le sorti del Comune, realizzando
l'antico «sogno» dei luscianesi: riportare in auge palazzo Martino.
(Fonte: IL MATTINO) |
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12/02/2008 CONSEGNATO
FINALMENTE IL PONTE BORBONICO SUL GARIGLIANO
Una delle opere di ingegneria più ammirate
nell’ottocento, il ponte borbonico “Real Ferdinando”, lo storico
sito alla foce del fiume Garigliano, punto di confine tra il Lazio e
la Campania, è stato finalmente consegnato alla Soprintendenza dei
Monumenti e sarà presto aperto alla fruizione pubblica. Il 14 luglio
del 1998 veniva ultimata la ricostruzione del primo ponte italiano
in ferro, e ciò dopo la sua distruzione avvenuta nel 1943 per opera
di aereo-siluranti inglesi. Ma le traversie di questa singolare
struttura non erano cessate. È infatti solo di questi giorni la
notizia che, a ben 10 anni dalla sua “rimessa in posa”, finalmente
l’ente costruttore, l’ANAS, ha consegnato il Ponte ricostruito
all’ente proprietario, il Demanio dello Stato che, a sua volta, il 1
febbraio 2008 l’ha dato in gestione alla Sopraintendenza dei
Monumenti di Minturno. Dopo anni di tormentate vicende, questo
elegante gioiello dell’alta ingegneria meridionale viene aperto ai
visitatori. Naturalmente i meriti vanno al “Comitato per il Ponte”
capeggiato dall’inesauribile e determinato Avv. Damiano Pontecorvo,
ma un riconoscimento va anche a chi ha lavorato dietro le quinte per
evitare che questa “favola dei nostri tempi” non avesse un epilogo
negativo. Ferdinando I di Borbone il 13 febbraio del 1828 incaricò
personalmente Luigi Giura, ingegnere di stato, di procedere alla
fase di rilevazione e progetto. Il 20 maggio 1828 le ditte
fornitrici ed appaltatrici iniziarono i lavori. Quel ponte,
ultimato, era più bello di come appariva nei progetti: slanciato,
leggero, resistente, stabile, sicuro e soprattutto utilissimo. Il 10
maggio 1832 Ferdinando II si presenta davanti alle torri del ponte,
armato con due squadroni di lancieri a cavallo e 16 carri pesanti di
artiglieria colmi all’inverosimile di materiali e munizioni, per
inaugurare e collaudare la struttura. Dalle due rive del fiume
Garigliano gli fanno ala ambasciatori, militari, decurioni,
ministri, delegati e popolo, tanto popolo, una folla trabocchevole
proveniente da Gaeta, Mola e Castellone, Itri, Castelforte, Minturno,
Sessa, Capua e Napoli. Quando il sovrano si piazzò al centro del
ponte a cavallo del suo destriero con la sciabola alzata si fece un
gran silenzio. Con voce sicura comandò agli uomini di passare il
ponte più volte in ambo le direzioni, prima al trotto e poi al
galoppo. Infine alla carica. Sempre dalla sua posizione ordinò il
passaggio dei carri e, una volta transitati questi, il passaggio a
piedi delle truppe. Transitati i militari il vescovo di Gaeta si
avvicinò affiancandosi al Re per la benedizione del ponte seguito a
breve distanza dal popolo come in una processione. Appena dopo, la
festa fu grande: danze, canti, grida, gioia, colori, fuochi
d’artificio. In mezzo a quel trambusto inverosimile la struttura non
si mosse. Il Regno delle Due Sicilie con questa realizzazione,
rigorosamente fatta in casa, aveva dato l’ennesima sonora lezione ai
grandi del tempo. Il ponte, ben progettato e perfettamente
costruito, continuò fiero a svolgere il suo servizio fino al 1943
quando, appena dopo che i tedeschi avevano fatto transitare il 60%
della propria armata in ritirata (compresi carri e panzer), gli
inglesi lo distrussero a colpi di siluri. Nel dopoguerra si preferì
realizzarne uno nuovo lato monte ed il glorioso, antico ponte restò
cosa morta. Ma l’amore per la storia ha la testa dura ed un incontro
fortuito di “uomini illuminati” fece fiorire il desiderio di
ricostruire quel ponte, quale simbolo concreto di un progresso
tecnologico e sociale soffocato nel più duro colonialismo militare.
(Fonte: CASERTA24ORE) |
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06/02/2008
VILLA DEI PAPIRI AD ERCOLANO
(NA), PONTE FRA LE DUE CITTA'
La sostanziale differenza tra Ercolano e Pompei,
entrambe sepolte dal Vesuvio nel 79 dopo Cristo, sta tutta nella
difficoltà degli interventi di scavo o di restauro che scienziati e
archeologi possono mettere in cantiere.
L’una, Pompei, si trova al centro della pianura, in alcuni settori
nascosta ancora da una coltre di lapilli e cenere, e tuttavia
facilmente recuperabile in case, strade e architetture. Per l’altra,
Ercolano, invece, rimasta affogata da una lava di fango bollente che
ben rapidamente indurì e nel tempo diventò solida base d’appoggio
per gli edifici dei successivi insediamenti urbani, il recupero è
problematico proprio per questo motivo. La diversità condiziona
fortemente le azioni di salvezza della parte antica di Ercolano, che
per buona parte si trova sotto la città moderna, e interagisce
incisivamente con il tessuto paesistico, urbano e architettonico
odierno. Del problema si occupano Giovanni Longobardi e Vieri
Quilici, docenti, rispettivamente, di Architettura del paesaggio e
di Composizione Architettonica alla Facoltà di Architettura
dell’Università Roma Tre, nel saggio Ercolano e la Villa dei Papiri,
archeologia città e paesaggio (Alinea
editrice). La pubblicazione sarà presentata in occasione
dell’inaugurazione del nuovo ingresso degli scavi, domani, alle
15,30, a Ercolano, nella Sala della didattica, in una conferenza a
cui parteciperanno, assieme agli autori, il soprintendente
archeologo Pietro Guzzo, il sindaco Nino
Daniele, la direttrice degli scavi di Ercolano, Maria Paola
Guidobaldi. Nel volume, che ha la prefazione di Guzzo, i due
curatori hanno sintetizzati i risultati dello studio su
«Interferenze paesistiche, urbane e architettoniche dello scavo
della Villa dei papiri a Ercolano e dei suoi margini», svolto tra il
2003 e il 2006 dal Laboratorio di Progettazione urbana del
Dipartimento di studi urbani dell’Università di Roma Tre, per conto
della Soprintendenza di Pompei. «L’obiettivo di fondo che ha guidato
gli studi pubblicati - sottolineano Quilici e Longobardi - ha
coinciso con il tentativo di ricondurre a una visione unitaria
l’intero patrimonio dei beni culturali. A Ercolano antico, passato e
presente andavano dunque ricongiunti e la questione delle
interferenze tra scavi compiuti e da compiere e città andava
ricondotta alla ricerca di un raccordo tra i tre tipi di rapporto
con la storia e con le tre stratigrafie». Nel gruppo di lavoro erano
rappresentate discipline e competenze essenziali per le finalità che
si proponeva l’indagine. Ai temi di analisi - tra cui di
progettazione architettonica e di scenari di pianificazione - si
sono uniti, poi, i contributi di Vezio De Lucia (Pianificazione),
Carlo Gasparrini (Tutela del paesaggio vesuviano) e Franco Barberi
(Vulcanologia). Insomma, una ricerca che partendo dal quadro della
situazione tra il vulcano e il mare, ha analizzato il territorio e
le sue trasformazioni, la Villa e il contesto in cui si trovava, il
sistema degli spazi aperti e corso Resina. Delineando poi scenari
urbanistici futuri e offrendo proposte concrete su prospettive e
recupero dell’edificio: considerando congetture di scavo a cielo
aperto o parzialmente sotterraneo. E con conseguenti ipotesi che
tengono conto dei consolidamenti, delle attrezzature, della
visibilità del complesso, delle limitazioni derivate dalle
interferenze con l’esistente. Perché, semmai si arrivasse a
considerare lo scavo della Villa senza quel rapporto preliminare,
tutto quanto si andrebbe a metter in cantiere rischierebbe di
restare utopia. Con buona pace di quelli che da sempre lavorano per
una migliore fruizione del bene culturale campano, eccellenza tra le
eccellenze italiane. (Fonte: Il Mattino)
Uno scavo a cielo aperto, che
produrrebbe un´autentica rivoluzione nell´assetto urbanistico e nell´immagine
stessa della città. Oppure uno scavo "parzialmente ipogeo", appena
un po´ meno invasivo. Due ipotesi per rendere interamente visibile e
visitabile la Villa dei Papiri di Ercolano. Lo studio di fattibilità
porta la firma di Vieri Quilici e Giovanni Longobardi dell´Università
Roma Tre e verrà presentato domani pomeriggio nella Sala Didattica
degli Scavi.
L´insediamento di età repubblicana, scoperto da Karl Weber tra il
1750 e il 1765, prende il nome dalla ricca biblioteca che vi era
ospitata: 1826 rotoli di papiro, soprattutto testi di filosofia
greca. Di straordinario valore anche le sculture e gli oggetti che
vi furono rinvenuti, sistemati dal 1973 al Museo Archeologico
Nazionale. La proprietà della dimora è stata attribuita nel corso
del tempo ai consoli Lucio Calpurnio Piso Cesonino, suocero di
Cesare, e Appio Claudio Pulcro, cognato di Lucullo e amico di
Cicerone. Della Villa, centro di studi umanistici, fu ospite
Virgilio: vi seguì le lezioni Filodemo di Gadara, le cui opere
vennero rinvenute tra i papiri.
Da quando la Villa è stata scoperta, se ne può visitare soltanto
l´atrio: un sito prezioso per la pavimentazione a mosaico, il cui
disegno varia nei diversi ambienti. Ma la gran parte della dimora,
circa tre quarti della superficie totale, rimane inaccessibile. La
sontuosa residenza, lunga 250 metri, era a picco sul mare (la linea
di costa era ovviamente arretrata rispetto a quella attuale).
L´edificio si articola in quattro nuclei principali: il grande
peristilio, il peristilio quadrato, le terme e la biblioteca, la
loggia belvedere. Di particolare effetto il grande peristilio: lungo
100 metri e largo 37, con al centro una piscina con 66 metri di
lunghezza, 25 colonne sui lati maggiori e 10 sui minori. Per
effettuare i sopralluoghi Karl Weber aveva fatto scavare, nel gran
banco tufaceo che circondava la villa, una fitta rete di cunicoli. I
lavori furono sospesi a causa delle esalazione venefiche che
ammorbavano i percorsi sotterranei, ma Weber riuscì a disegnare una
mappa molto accurata. Se ne servirà, due secoli dopo, il miliardario
americano Getty per la ricostruzione oggi visibile nel John Paul
Getty Museum di Malibu, California.
Una meraviglia la cui restituzione al mondo potrebbe essere
imminente. A patto di investire nell´impresa risorse e coraggio. Le
due ipotesi messe a punto da Quilici e Longobardi vanno per
l´appunto in questa direzione. Prima ipotesi: scavo a cielo aperto.
I lavori interesserebbero edifici privati (abitazioni) e pubblici
(una scuola), almeno tre sedi stradali (vico Ascione, vico Posta e
via Roma) e diverse aree aperte (villa comunale e fondi privati). La
Villa dei Papiri potrà essere interamente percorribile nonché
visibile dall´alto. Quantità di scavo stimata, tra i 280mila e i
400mila metri cubi. Seconda ipotesi: scavo parzialmente ipogeo. In
questo caso, spiegano i due studiosi, «il rapporto interno/esterno
originario della Villa, con le relative diverse caratteristiche di
luminosità e di "affaccio", verrebbe parzialmente ricostituito nel
passaggio tra la parte ipogea e l´atrio. Le opere di scavo -
proseguono Quilici e Longobardi - sarebbero relative alla creazione
di pozzi di luce e di areazione in corrispondenza dei due peristilii».
Quantità di scavo stimata, circa 30mila metri cubi.
Ma quale potrebbe essere il contraccolpo sulla cittadina vesuviana?
«All´ipotesi massima di scavo dovrebbe corrispondere il maggior
impegno per compensare l´impatto ambientale, con prospettive di
sviluppo e d´integrazione di un uso diffuso dei beni culturali
esistenti. All´ipotesi di scavo parzialmente ipogeo potrebbero far
riscontro minori impatti ambientali in superficie e un più limitato
coinvolgimento dei tessuti edilizi».
Ercolano dovrebbe però, in entrambi i casi, cambiar faccia. I due
firmatari del progetto ipotizzano un «intervento integrato» all´interno
del quadrilatero delimitato da corso Resìna, corso Umberto, via Roma
e via Aldo Moro. Si parla di «riduzione della densità abitativa di
tipo stanziale e introduzione di diversi tipi di stanzialità,
incentivazione delle attività economiche secondo le vocazioni
culturali dell´area nel rispetto dei valori ambientali e
morfologici». Una rivoluzione. Di cui i due professori non sembrano
temere le conseguenze, invitando a considerare «una prospettiva che
inquadra lo scavo archeologico come una delle numerose attività di
continua modificazione della città esistente. E, in quanto tali,
anche parzialmente conflittuali tra loro». (Fonte:
Repubblica) |
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05/02/2008 SCOPERTA VILLA ROMANA ALLA
SPINETA DI BATTIPAGLIA (SA)
La fascia costiera a sud di Salerno culla di
tesori nascosti. Una nuova scoperta archeologica
di grande interesse storico ed artistico è avvenuta in località
Spineta di Battipaglia, un vasto insediamento romano sarebbe
affiorato dopo alcuni lavori di scavo per la realizzazione di un
canale di scolo. Allertata la Sovrintendenza locale, celermente si è
dato il via all'iter burocratico necessario per sottoporre a vincolo
il sito di proprietà privata. «Una presenza culturale di grande
rilievo storico ed un sito questo di grande interesse scientifico-
così Giovanna Scarano, direttrice del museo
archeologico nazionale di Eboli ha commentato la scoperta- i
resti di ceramica ritrovati sul luogo testimoniano un insediamento
di vaste proporzioni. E', quindi, necessaria una campagna di scavo».
La dottoressa Scarano, intanto, avrebbe già avviato tutte le
procedure per tutelare il luogo ed eventualmente avviare una
campagna di scavo, con il coinvolgimento anche di alcuni tecnici del
comune di Battipaglia. Ma la difficoltà è nel recepire i fondi per
una adeguata campagna di scavo che, con il supporto di un'equipe
specializzata. I Romani giunsero in queste terre a partire dal 400
a.C., la vicina Poseidonia (oggi Paestum) ne è un esempio, come una
stele, custodita al museo di Eboli, su cui "Eburum" figura come
Municipio di Roma (180 d.C. sotto l'Imperatore Comodo). Non mancano,
dunque, le tracce di importanti scoperte, ma è come se queste non
avessero voce, ignorate dagli storici e per nulla valorizzate, a
cominciare da significativi ritrovamenti in Eboli: una villa romana
in località Fontanelle; un complesso di fornaci per la produzione di
ceramiche, forse l'unico nel suo genere, rinvenuto a monte della
città e a pochi metri dal santuario dei SS. Cosma e Damiano, gli
insediamenti agricoli a S.Miele, S.Vito al Sele e nell'intera piana
del Sele. «Tutti questi siti archeologici -
dice la dottoressa Scarano - testimoniano un interesse
archeologico della piana del Sele che
dovrebbe esser ancor più valorizzato adeguatamente con cospicui
invetsimenti». |
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01/02/2008
IL PARCO ARCHEOLOGICO DI
CALATIA A MADDALONI (CE) CONTRO L'INVASIONE DELLA "MUNNEZZA"
È il modo più provocatorio e bizzarro per arginare
il degrado ambientale. Intanto, il comune di Maddaloni centra un
obiettivo storico: la regione Campania accetta, e finanzia, la
creazione del «Parco archeologico Antica Calatia». Si tratta di
un'opera di scavo, sui 15 ettari dell'antica area urbana e sulla
necropoli, corredata dalla risistemazione dei luoghi. Riportare alla
luce un abitato, fondato alla metà dell'VIII secolo avanti Cristo, è
stato il sogno proibito di intere generazioni di cultori di storia
patria. È scontato quindi l'entusiasmo. Ma adesso, il placet
regionale viene vissuto come un tardivo risarcimento ambientale.
Nasce un polo archeologico nel cui orizzonte visivo è inserita la
discarica de Lo Uttaro. Per questo, l'opera di risistemazione dei
luoghi cozza contro una problematica una bonifica ambientale. «In
concreto - rivela Angelo Schiavone, assessore ai lavori pubblici - è
già pronto il progetto esecutivo che prevede lavori per poco meno di
due milioni di euro». Poi il piano di ricerca archeologica, già
condotto dalla sovrintendenza archeologica e dalla Seconda
Università di Napoli, sarà tramutato in progetto esecutivo di
disseppellimento delle vestigia. Insomma, sarà riesumata l'antica
città che fu prima etrusca e poi romana. E quello che resta del
giacimento archeologico sarà tradotto, come è già accaduto per i
reperti più importanti, presso il Museo Archeologico Nazionale.
L'azione di salvaguardia poi dovrà necessariamente coincidere con
una ricomposizione ambientale. Si potranno bonificare i fondi,
recintare le vestigia e regolare gli accessi. «Esula dalle nostre
competenze - commenta Schiavone - avviare una bonifica dell'area
circostante e tantomeno ricomporre un orizzonte visivo
irrimediabilmente compromesso».
(Fonte: IL MATTINO) |
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30/01/2008
FONDI DALL'UE PER IL PARCO DI
RIARDO (CE)
Si chiamano Fas, e sono i
fondi erogati dall’Unione Europea per il recupero delle aree
sottosviluppate. Seppure l’acronimo rimandi a scenari da terzomondo,
il comune di Riardo se ne servirà per dare nuovo lustro a un’area di
oltre settemila metri quadrati, situata in prossimità di piazza
Falcone-Borsellino, proprio alle spalle degli uffici postali. Grazie
a un finanziamento di seicentomila euro, stanno infatti per
cominciare i lavori promossi dall’amministrazione del sindaco Angelo
Izzo per riqualificare la zona e trasformarla in una piccola oasi
verde immersa nel cuore del centro cittadino. In questo senso va
letta la scelta progettuale, a cui ha dato il suo contributo anche
la sezione locale della Lipu , di trapiantare nel terreno
un’alberatura tipica della macchia mediterranea, che miri a
ricostruire proprio lo scenario paesaggistico in cui è avvolto il
piccolo comune dell’alto Casertano. Per rendere il parco ancora più
suggestivo ed ospitale verranno inoltre posizionati una serie di
punti luce e di panchine, che permetteranno alla cittadinanza di
usufruire dell’area verde anche durante le ore notturne. È prevista
infine la realizzazione di uno spazio da destinare ad attività
teatrali e iniziative di carattere sociale ed aggregativo. «Si
tratta di un progetto studiato nei minimi dettagli – spiega il
sindaco Izzo –, finalizzato alla riqualificazione di un’area
piuttosto vasta ed alquanto degradata. Considerando che i lavori
prenderanno il via nel giro di pochi giorni, auspichiamo che l’opera
di abbellimento della zona possa essere completata nell’arco di
sette-otto mesi». Nel frattempo proseguono a pieno ritmo anche gli
interventi di messa in sicurezza del castello, autentico fiore
all’occhiello di tutto il comprensorio. In particolare, sono in fase
di realizzazione i lavori di consolidamento statico della torre
frontale e del lato sud-est delle mura perimetrali del maniero,
considerati a rischio crollo dagli addetti ai lavori a causa del
progresso deterioramento subito nel corso degli anni. Dopo il
finanziamento di oltre ottocentomila euro ottenuto dalla Regione,
l’amministrazione comunale confida adesso nell’erogazione di nuovi
fondi da destinare al recupero del castello. L’idea, infatti, è
quella di ripristinare gli ambienti interni della struttura per
allestire un piccolo museo delle tradizioni e dei costumi locali,
che permetta al visitatore di fare un tuffo indietro nel tempo, alla
scoperta del passato e della storia di Riardo.
(Fonte: IL MATTINO) |
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26/01/2008
CROLLA PARTE DELLA GROTTA DI
COCCEIO A CUMA (NA)
Il terreno è collassato improvvisamente. Una
voragine di 15 metri per 25 che rende molto problematico il recupero
della grotta di Cocceio. La millenaria grotta romana, costruita in
epoca augustea, nel 37 a. C., è chiusa da 60 anni, dalla fine della
guerra mondiale, da quando cioè i tedeschi in rotta, che lì avevano
un deposito di munizioni, la fecero saltare in aria. Da poco sono
stati appaltati i lavori per il recupero, tre milioni di euro
stanziati dalla soprintendenza archeologica,
della grotta che unisce il lago d’Averno a Cuma. Lavori delicati che
potrebbero essere definitivamente fermati dal crollo improvviso.
L’ipotesi è che a cedere sia stato un occhio, vale a dire uno dei
sei pozzi di aereazione e illuminazione che costellavano il
chilometro di percorso del tunnel, la più imponente opera
sotterranea dei Romani. Ma solo nei prossimi giorni se ne saprà di
più. Per il momento c’è da dire che la voragine è grossa e ha
lambito una casa presente in zona (in verità, fanno sapere dal
Comune, costruita senza alcuna concessione edilizia). Il sindaco di
Bacoli, Antonio Coppola, ha firmato un’ordinanza di sgombero per la
famiglia che vi vive dentro. La causa sta forse nell’infiltrazione
d’acqua. Fatto sta che nel tunnel sono precipitate tonnellate di
materiale di vario genere, sembra anche due barche conservate in un
cantiere di rimessaggio. La tragedia è stata sfiorata anche per un
altro motivo. La grotta, come detto, fu trasformata in un deposito
di munizioni. Molto probabilmente c’è ancora qualche residuato
bellico presente nella galleria. Le due estremità, sul lago d’Averno
e di fronte all’Acropoli di Cuma, sono ben conservate. La parte di
mezzo fu trasformata nella camera di scoppio e la volta della grotta
è alquanto insicura. Nelle intenzioni della soprintendenza la grotta
dovrebbe essere fruibile per i turisti e inserito in un percorso
archeologico che va dall’Averno a Baia e che
si scontra con i problemi strutturali del tunnel romano.
(Fonte: IL
MATTINO) |
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26/01/2008
REPERTI ARCHEOLOGICI ALLA LUCE
A PALMA CAMPANIA (NA)
Il versante collinare restituisce importanti
reperti archeologici di epoca romana. La
scoperta nel corso dei lavori per la prevenzione del rischio
idrogeologico, quando alcuni volontari del gruppo
archeologico Terra di Palma si sono accorti della presenza di
importanti tracce del passato. In località San Pantaleone, nei
pressi del boschetto comunale, in un'area di circa mille metri
quadri è stato possibile riconoscere un insieme di forme murarie
caratterizzate da blocchi squadrati di calcare di medie dimensioni
misti a malta. Strutture ad arco parzialmente ricoperte da terra,
che sembrano collegare ambienti confinanti. Lungo il muro nord, in
prossimità dell'arco, sono anche visibili resti di intonaco bianco
con una parete portante che si mostra per una ventina di centimetri.
Ai piedi della collina, non molto distante dal ritrovamento, è
situato un grosso blocco, presumibilmente crollato dalla stessa
struttura. Durante la ricognizione i volontari hanno anche
recuperato materiale edilizio, tra cui frammenti di tegole, coppi,
mattoni e intonaci colorati. Sono stati rinvenuti pure pezzetti di
ceramiche, coperchi e piatti, insieme con pochi resti faunistici:
due frammenti di tartaruga e uno di osso. Ma non è tutto. In
località Montetto, nella frazione Vico, è venuto alla luce
interessante materiale da crollo: cocci e pezzi di tegole in
laterizio, frammenti di vasi ed un interessante coperchio di
sepoltura di tarda epoca romana. Dei rinvenimenti sono stati messi a
conoscenza Giuseppe Vecchio e Vito Luongo dell'ufficio di Nola della
soprintendenza archeologica dove è stato poi
consegnato il materiale rinvenuto. «Ci auguriamo che questi
ulteriori rinvenimenti di strutture murarie, databili ad epoca
romana, possano aprire nuovi orizzonti di sviluppo culturale ed
ambientale per la nostra cittadina - sottolinea Luigi Sorrentino del
gruppo archeologico Terra di Palma - ciò sarà
possibile solo se le istituzioni e la società civile prendono atto
di una nuova cultura di tutela e salvaguardia del patrimonio
archeologico esistente lungo il versante
collinare che va dal Vallone di Ajello alla località Montetto a
Vico. Un appello sentiamo di lanciarlo all'ufficio urbanistico del
Comune - aggiunge Sorrentino - affinché vincoli gli scavi delle
nuove costruzioni sia pubbliche che private in questa zona ad un
preventivo parere della Soprintendenza ai Beni
archeologici per evitare la distruzione di tante preesistenze
storiche che il nostro territorio ancora conserva».
(Fonte: IL
MATTINO) |
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25/01/2008
PARTONO LE GARE PER I LAVORI NEI SITI ARCHEOLOGICI VESUVIANI
Parte il bando di gara per restaurare la Palestra
Grande. Entro le 12 del 20 febbraio le ditte interessate dovranno
presentare le buste con le offerte. La soprintendenza
archeologica ha destinato, per il restauro,
seicentodiciassettemila euro. La ditta che si aggiudicherà i lavori
avrà tempo trecentouno giorni per riconsegnare, agli occhi del
mondo, l'antico luogo di combattimento dei gladiatori in tutto il
suo splendore. L'ampio edificio rettangolare, con portici su tre
lati ed una piscina al centro, risale all'età augustea. I portali
sul lato est, danneggiati dal terremoto del 62 dopo Cristo,
diciassette anni prima che la violenta eruzione del Vesuvio
distruggesse totalmente Pompei, furono ricostruiti in opera
laterizia. Al momento dell'eruzione del 79 dopo Cristo il muro a
nord era semidistrutto ed è stato restaurato di recente. Dal lato
meridionale sorge una caratteristica latrina dell'epoca dotata di
acqua corrente per la pulizia. Oltre al restauro, la palestra degli
antichi romani, sarà interessata da lavori di adeguamento per
allestimenti espositivi. I turisti, infatti, oltre ad ammirare il
luogo antico dove avvenivano allenamenti sportivi e, talvolta,
combattimenti per pochi intimi, potranno visitare le mostre che
saranno allestite, di volta in volta, nella palestra. Per restaurare
l'intera area archeologica pompeiana, il
soprintendente archeologo Pietro Giovanni
Guzzo, in più occasioni, ha ribadito che occorrerebbero 250 milioni
di euro e dieci anni di lavoro. In attesa che, sponsor privati o
finanziamenti pubblici, giungano per salvare la città sepolta
dall'usura del tempo, la soprintendenza ha destinato quarantacinque
milioni e mezzo di euro per il piano 2008-2010 di restauro. I fondi
saranno così ripartiti: 14.605.837 nel 2008; 19.109.051 nel 2009;
11.798.050 nel 2010. Tra gli interventi più significativi ci sono il
restauro degli arredi decorativi della Casa degli Amorini dorati,
per il quale è previsto un impegno di spesa di circa
trecentocinquantamila euro nel 2008; e il restauro degli arredi
decorativi di Villa dei Misteri (485mila euro nel 2008 e 600mila nel
2009 e nel 2010). Nel budget della soprintendenza sono stati
stanziati fondi anche per il restauro delle domus, degli affreschi e
dei mosaici dei siti archeologici minori di
Oplontis, Stabiae ed Ercolano. Ad Oplontis (Torre Annunziata), in
particolare, per lo scavo e il restauro completo della Villa B, sono
stati stanziati due milioni di euro da spendere tra il 2009 e il
2010. Per la sistemazione e il restauro della Villa San Marco di
Stabia, è stato previsto nel bilancio 2008 un impegno di spesa di
centocinquanta mila euro; per il recupero dell'antico ingresso della
marina e il «quartiere urbano» tra il 2008 e il 2010,
complessivamente, saranno spesi novecentomila euro. Sempre agli
scavi di Stabia, per Villa Arianna a Varano, saranno spesi centomila
euro per la sistemazione della domus e per il restauro mosaici. A
Ercolano, invece, nel 2009, la soprintendenza spenderà
settecentoventimila euro per il restauro degli apparati decorativi
della Casa dell'atrio a mosaico; due milioni di euro nel 2009 e
mezzo milione nel 2010, per la restauro strutturale-architettonico e
messa in sicurezza apparati decorativi, pittorici e ligne della Casa
del colonnato tuscanico; ventimila euro per il piano di sicurezza
relativo al restauro della Casa del mobilio carbonizzato e del
sacello di legno e 50mila euro per il progetto di sistemazione del
viale d'ingresso agli scavi da corso Resina a vico Mare.
(Fonte: IL
MATTINO) |
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23/01/2008
IL DEGRADO SULLE VILLE ROMANE
DI STABIA (NA)
Due ville romane, due
gioielli nel bel mezzo di un disastro urbanistico-ambientale. Il
Comune con la trascuratezza di anni e il ministero dei Beni
culturali (e per esso la soprintendenza archeologica) con i suoi
pochi mezzi, responsabili di una situazione incresciosa. Stabiae
brilla nel mondo per la mostra "Otium ludens" all´Hermitage, che
l´ha rivelata a potenziali turisti con i 200 reperti trovati nelle
due ville di San Marco e Arianna sulla collina di Varano, nellarea
di Castellammare di Stabia e di alcuni comuni vicini. I russi
l´hanno apprezzata in massa, tanto da far comparire la mostra
promossa dalla fondazione Ras (Restoring Ancient Stabiae) al quarto
posto nella classifica del Times, e così hanno fatto anche gli
americani, dove è esposta un´altra parte delle pitture murarie
staccate dalle ville stabiesi. Dovessero mai farsi venire in mente
di visitare il sito da cui trae origine tanta bellezza, sarebbero
costretti subito a ricredersi. Intanto, i reperti non hanno casa:
sono usciti da un antiquarium chiuso dal ‘97 perché non adeguato
alle normative europee di sicurezza, in un edificio comunale, anche
se sotto la giurisdizione statale.
Impossibile arrivare se non a piedi, percorrendo un paio di
chilometri. La passeggiata archeologica è un sentiero disseminato di
rifiuti, usato come sversatoio. Il biglietto da visita dell´area, il
tornello per l´ingresso dei visitatori, è divelto. L´entrata della
Villa di San Marco è ostruita da una costruzione ottocentesca
preesistente allo scavo. Ma anche per la situazione creatasi con le
operazioni di scavo più recenti non c´è ordine, i reperti non hanno
sufficiente protezione.
Insorge il Comitato per gli Scavi di Stabia, a capo del quale c´è
Antonio Ferrara, firmatario di una petizione nell´ottobre scorso,
con cui chiede l´inserimento del sito nell´elenco dell´Unesco. Ma
ecco che già il sindaco Salvatore Vozza rilancia, ricordando la
promessa fatta a Natale ai cittadini di Castellammare: «Il 2008 è
l´anno della Reggia di Quisisana. La struttura esterna - ricorda il
sindaco - sarà consegnata entro marzo, l´inaugurazione entro l´anno,
abbiamo già invitato il presidente Napolitano. Secondo il protocollo
ministeriale l´edificio ospiterà la terza scuola sede dell´Istituto
Centrale di Restauro e questo ci consentirà di dare una fissa dimora
anche ai reperti dell´antiquarium che non è agibile. Su questo è in
atto un confronto e una discussione con la direzione regionale dei
Beni culturali e la soprintendenza di Guzzo. Presto porteremo in
consiglio comunale l´idea di fondazione sulla quale stiamo
ragionando: abbiamo chiesto a regione, provincia, ministero e
soprintendenza di essere tra i soggetti. Ci auguriamo che i reperti
di Stabiae tornino in tempo per l´inaugurazione». I preziosi
"senzatetto", per la verità sono "schedulati" per altri due viaggi,
in Cina e in Giappone. Ma Guzzo, che presiede la fondazione Ras
(animata da un notaio di Castellammare, Ferdinando Spagnuolo), non
prevede ostacoli. «Con il Comune abbiamo una comprovata e
sperimentata collaborazione - dice Pietro Giovanni Guzzo - Ho
ringraziato il comitato per l´appello, ma ho anche elencato le cose
fatte. Nessuno è esente da responsabilità, per i siti vesuviani non
si fa mai abbastanza. La manutenzione della sola Pompei costa 270
milioni di euro. Ma da quando sono qui, ogni anno si spende qualcosa
anche per Stabiae: sarà poco, ma ho un serio problema di
ripartizione dei fondi». E i reperti? «Prima o poi, finito il tour
che li richiede in mostre di successo, torneranno alla Reggia di
Quisisana: una volta istituita la fondazione di cui parla il
sindaco, il ministero verrà sicuramente coinvolto; nessun problema».
Così le star avranno le loro teche e i loro velluti.
Ma quale destino attende le due ville di Stabiae? «Le costruzioni
abusive rendono difficile ogni progetto di organizzazione del sito»,
ribatte Guzzo. Ma il sindaco Vozza ha un programma: «Un accordo di
programma quadro del 2001 sui Beni culturali stanziava risorse su
Stabia mai utilizzate, ora si attende la firma di un nuovo accordo
Rutelli-Bassolino che dovrebbe mettere a disposizione ancora fondi
europei per gli Scavi. Dobbiamo avanzare una proposta
sull´abusivismo: è un´area enorme che interessa tre comuni,
Castellammare, Gragnano e Santa Maria La Carità, per un totale di
5000 persone. Nei prossimi giorni firmeremo un protocollo poi
lavoreremo a un tavolo con la soprintendenza per isolare e
distinguere le zone con più abusivismo. Altri quattro-cinque anni, e
si può pensare a una soluzione definitiva». (Stella
Cervasio su REPUBBLICA) |
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23/01/2008
E GRAZIE A VOLONTARI RIPULITI
REPERTI IN 300 CASSE DAL TEATRO ROMANO DI TEANO (CE)
Archeologia e volontariato,
un connubio in grado di valorizzare e riportare alla luce migliaia
di reperti archeologici che sembravano
inevitabilmente abbandonati. Si tratta di oltre trecento casse di
frammenti: coppe, anfore, lacrimatoi ed altri oggetti votivi o d'uso
comune, emersi durante le campagne di scavo che hanno interessato,
negli ultimi cinque anni, il Teatro Romano di Teano. Un lavoro
delicato, pieno di soddisfazioni e spesso sorprendenti scoperte,
portato avanti ormai da tre mesi da un gruppo di venti giovani
studenti universitari ed esperti in conservazione e catalogazione in
beni culturali. Tutti appartenenti alle Pro Loco di Teanum Sidicinum
e Vairano Patenora. A lanciare l'idea, subito raccolta e favorita
archeologo Francesco Sirano anche
responsabile del museo nazionale sidicino, è stato il presidente
della Proloco Antonio De Simone. «Sapevo di quei frammenti - dice De
Simone con un filo di legittimo orgoglio - ma non ne conoscevo la
quantità e lo stato di conservazione. L'unica notizia certa era
l'esistenza di un buco nella legge che regola i finanziamenti
europei». Il loro recupero, che comunque comporta un grosso impiego
di tempo e personale qualificato, infatti, non è contemplato tra le
voci dei fondi europei destinati agli scavi e al recupero di
reperti, come dire, integri ed immediatamente fruibili. Il
laboratorio è stato allestito in uno spazio dell'antico loggione
della Cavallerizza che sovrasta il museo. Si procede a fasi
d'avanzamento. Il primo stadio è quella del lavaggio dei singoli
frammenti. E nel modo più semplice possibili: con acqua e
spazzolone. I pezzi lasciano così la «brandina di lavaggio» per
essere messi ad asciugare per sgocciolamento. Il lavoro successivo è
quello della suddivisione per parti omogenee. Tutte le anse con le
anse, i bordi superiori delle coppette in un solo contenitore; così
come per i fondi e tutto il resto. Ogni passo progressivo è
accompagnato da un'opera di catalogazione, misurazione, disegno e
reportage fotografico. Lo scopo è certamente quello di giungere alle
fasi finali di ricostruzione, consolidamento e integrazione. Ogni
singolo frammento rinvenuto, infatti, può fornire informazioni utili
ed esclusive a tutta la «filiera archeologica»
e persino a studiosi d'altri campi, da quello alimentare a quello
medico, per l'analisi interdisciplinare, per esempio, degli usi
alimentari e delle patologie di cui potevano essere affette le
popolazioni osco-romane. Si può arrivare a questo, ma l'obiettivo
più ambizioso del responsabile del Museo e dei volontari è quello di
giungere, frammento dopo frammento, al recupero di reperti da
inserire tra le sue già cospicue collezioni di testimonianze
perfettamente conservate e provenienti dagli scavi nel centro antico
e del territorio di Teanum Sidicium. È già previsto, tra l'altro,
che il Museo possa ospitare anche una sezione dedicata agli scavi
urbani e quindi dagli oggetti recuperati, anche con quest'ultima
opera dei giovani volontari, dal teatro romano.
(Fonte: IL
MATTINO) |
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22/01/2008
RIPRENDONO I LAVORI A NOCERA
SUPERIORE (SA) DOPO LO STOP DELLA SOPRINTENDENZA
In tempi record è arrivata la comunicazione dello
sblocco dei lavori che interessano il cantiere lungo la statale 18,
nel tratto in cui erano stati rinvenuti reperti
archeologici di grande rilevanza. A soli due mesi di distanza
dall'interruzione dei lavori, è giunto il provvedimento che
autorizza la ripresa dei lavori, adottato direttamente dalla
Direzione Generale per i Beni archeologici
del Ministero e inoltrato al comune di Nocera Superiore tramite la
Soprintendenza salernitana, retta da Angelo Ardovino. Nei prossimi
giorni la ditta appaltatrice dei lavori, la Castalia, provvederà a
collegare la rete fin qui realizzata al collettore. Fin qui le
notizie relative ai lavori di realizzazione della rete fognaria
cittadina. Lo stop al cantiere ha però consentito lo studio dei
reperti venuti alla luce, sotto la guida della giovane
archeologica cavese Teresa Virtuoso. La
conclusione a cui sono giunti gli studiosi, rispetto all'epoca a cui
le strutture rinvenute risalgono, smentiscono le ipotesi della prima
ora. A quanto pare, infatti, si tratterebbe di strutture realizzate
nell'alto medio evo e in epoca moderna. Maggiore precisione sarà
possibile grazie al prosieguo degli studi, che sarà possibile anche
grazie alla rimozione di una parte delle strutture di maggiore
interesse che non potranno restare nell'area del cantiere, visto che
il corso del torrente Cavaiola obbliga a non modificare il percorso
della rete fognaria che si sta costruendo e che, a quanto pare,
andrà a pieno regime al più presto. «Abbiamo fatto la nostra parte
per fare rispettare i tempi di apertura del cantiere - ha
sottolineato il primo cittadino Montalbano - riducendo al minimo i
tempi per lo sblocco del cantiere». La palla rimbalza ora alla
Castalda, ditta esecutrice dei lavori, alla quale spetterà il
compito di chiudere i cantieri nel più breve tempo possibile.
Intanto, si procederà alla congiunzione della rete idrica integrata
fin qui realizzata col tratto del collettore già completato nel
tratto successivo. Un completamento reso necessario da una
inversione dell'ordine dei lavori da mettere in opera disposto dalla
direzione della Castalia nel periodo di blocco del cantiere in cui
furono rinvenuti i reperti archeologici. Si
potrà procedere, così, nei prossimi giorni, alla congiunzione delle
opere realizzate dall'incrocio della Statale con via Matteotti in
direzione Camerelle al collettore. «Adesso - dice l'assessore ai
Lavori Pubblici, Italo Canzolino - la ditta concessionaria, Castalia,
opererà per la congiunzione col tratto del collettore già realizzato
più avanti, nelle more dello sblocco, dall'incrocio della Statale
con via Matteotti in direzione Camerelle». Un considerevole passo in
avanti in un comune che risultava tra i primi inquinatori del
torrente Cavaiola e di conseguenza, del fiume Sarno.
(Fonte: IL MATTINO) |
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22/01/2008
RESTAURO PER IL COMPLESSO
CONCIARIO DI PORTA STABIA A POMPEI (NA)
Nuovi passi avanti nel recupero dei beni
archeologici campani, e in particolare del
sito archeologico di Pompei, tra i più
visitati al mondo. La notizia positiva è che sarà restaurato negli
scavi di Pompei un complesso conciario fra i più antichi del mondo
che si trova, presso Porta Stabia, nel quartiere dei teatri (Regione
I, Insula 5). Il restauro, a quanto si è appreso, sarà realizzato
nel corso del 2008 con il contributo dell’Unione Nazionale Industria
Conciaria (Unic) con la quale la Soprintendenza
archeologica di Pompei ha firmato una convenzione. «Come già
per il contratto di sponsorizzazione a favore della conservazione di
Ercolano, proposte tecniche credibili avanzate dalla Soprintendenza
trovano attenzione da parte di imprese - afferma il soprintendente
di Pompei, Pietro Giovanni Guzzo - ed è il segno che generiche
disponibilità si concretizzano in sostegno reale se la richiesta è
ritenuta affidabile». Scoperta tra il 1873-74, la conceria fu
scavata nella sua completezza da Amedeo Maiuri negli anni Cinquanta.
Nell’edificio erano l’abitazione del gestore e gli ambienti
destinati alle lavorazioni, come il porticato diviso in sei
scompartimenti, separati da cinque tramezzi, in tre dei quali è
murata la conduttura che portava acqua alle giare. Nella zona
retrostante si trovano quindici vasche circolari in muratura,
rivestite di cocciopesto, con foro di carico e scarico. Dodici di
esse venivano usate per la concia al vegetale di pelli grandi e tre
per quella all’allume di rocca di pelli piccole. Sotto il portico
centrale avveniva la prima fase del lavoro, ovvero lo scuoio
dell’animale, poi seguita dall’immersione nei tini. Qui le pelli
venivano trattate con il tannino. Al livello superiore del primo
ambiente si pensa ci fosse uno stenditoio dove le pelli venivano
stese ad asciugare. Sul fondo del cortile si trova inoltre un
triclinio con una tavola centrale prima decorata da un famoso
mosaico, ora al Museo archeologico di Napoli,
che - con la rappresentazione naturalistica del teschio e degli
strumenti da muratore - esprime allegoricamente la caducità della
vita e l’incombere della morte. Questi resti, insieme con il gran
numero di attrezzi, anch’essi attualmente custoditi presso il Museo
archeologico Nazionale di Napoli, sono
rivelatori di un livello produttivo e infrastrutturale di alta
qualità, durato per quasi due millenni, cioè fino al salto
industriale dei sali di cromo e dei macchinari a corrente elettrica.
(Fonte: IL
MATTINO) |
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16/01/2008
SALTA L'INTESA
COMUNE-AUTOSTRADE SU CALES (CE)
«Sì, è una brutta notizia. La società Autostrade
ha deciso di mettere da parte il protocollo d'intesa quale base di
partenza per la realizzazione del progetto ”Area di sosta
autostradale” a ridosso del nostro territorio. Però, posso affermare
pubblicamente che come amministrazione comunale abbiamo fatto tutto
quanto in nostro potere per sollecitare il rispolvero del protocollo
del 2002. Anzi, è stato proprio il nostro bombardamento epistolare a
costringere la società autostrada a sputare il rospo: i padroni del
vapore avevano già deciso di accontentare la grande e ben
rappresentata, politicamente intendo dire, Santa Maria Capua Vetere».
Mai così pungente il sindaco di Calvi Risorta, Giacomo Zacchia, nei
confronti della Società Autostrade e verso la Regione. Con una
critica politica rigorosamente in retrospettiva che però non perde
di spessore. Il fatto è che messo il protocollo di nuovo nel
cassetto è slittato a data da destinarsi la realizzazione di
progetto di uscita pedonale dall'autostrada del Sole che doveva dare
la possibilità ai turisti di passaggio di raggiungere l'antica Cales
e il nascente Parco archeologico. Una
bastonata tremenda per Calvi, ma anche per le prerogative turistiche
di Teano e di tutte le realtà del circondario degne d'attenzione e
prodighe di monumenti e siti archeologici. E
adesso? Adesso è in atto una corsa alla ricerca di colpe e
responsabilità che però Zacchia rispedisce all'ente superiore e alla
burocrazia. Mentre si assiste ad una disperata battaglia, sempre
politica, affinché l'Autostrada non rinneghi per sempre gli impegni
del 2002 non solo con Calvi, ma con il territorio dell'alto
casertano. «La cosa non è facile - soggiunge Zacchia - ognuno fa a
scaricabarile e paghiamo il fio d'essere un comune piccolo. A nostro
vantaggio c'è il fatto che siamo molto rappresentativi, nel senso
che Teano e Calvi costituiscono uno scrigno di tesori, bellezze,
segni e simboli della storia che davvero pochi altri possono
vantare. Ecco, questo avrebbe dovuto convincere la società che però
fa sapere, a ben leggere la nota dello scorso 14 dicembre che ha
fatto caso alle mie lettere di sollecito in ritardo e ”allo stato
attuale il progetto per Cales non è nei piani aziendali”. Ciò non
vuol dire che non possa esserlo oltre il 2008. Staremo a vedere». Il
Progetto Cales prevedeva la realizzazione delle corsie di emergenza
e delle corsie di accelerazione e decelerazione per l'omonima area
di parcheggio, oggetto del Programma Integrato Territoriale della
Regione Campania «Antica Capua».
(Fonte: IL MATTINO) |
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10/01/2008
REPERTI IN LUCE NELL'AREA DI
COSTRUZIONE DELL'IKEA DI MERCATO SAN SEVERINO (SA)
Il tanto atteso insediamento dell'Ikea, che
dovrebbe comportare l'assunzione di ben trecento dipendenti,
potrebbe incontrare qualche problema o ritardo, dovuti
all'ipotizzata presenza di un'antica strada di collegamento di un
insediamento storico. L'area in questione, è quella in cui
dovrebbero sorgere i piloni necessari alla realizzazione del ponte
che consentirà l'accesso delle auto dei clienti al megastore Ikea.
Si tratta di una zona in cui la Soprintendenza ai Beni
archeologici di Salerno ed Avellino, già
pochi anni fa, ipotizzò la presenza di un antico asse viario. Del
resto, pochi anni fa, furono rinvenuti i primi reperti nel lotto di
un imprenditore, situato all'interno del «Pip» - Piano di
insediamento produttivo - e furono subito considerati di buon valore
artistico, tanto che furono interessati da un programma di
conservazione e recupero. Secondo le ipotesi di alcuni esperti di
storia locale, la stessa strada che costeggia i lotti forse si trova
anche sotto il raccordo autostradale. Un tracciato che si interrompe
di fronte al raccordo, ma che potrebbe continuare nell'area in cui
dovrebbe insediarsi proprio l'Ikea. Secondo la dottoressa
Cinquantaquattro della Soprintendenza è ancora troppo presto per
fare ipotesi. La Soprintendenza dovra effettuare i sondaggi ed è
prematuro ipotizzare l’importanza dei ritrovamenti. Per Massimo Del
Regno e Gino Noia, due esperti di storia locale, «Potrebbe trattarsi
di una strada di collegamento che risalirebbe all'epoca romana.
Dunque, probabilmente, contemporanea alla villa romana, situata
sotto la chiesa di Sant'Agnese della frazione Sava, utilizzata
soprattutto per i traffici commerciali del tempo». Non lontano dalla
zona in questione, sempre all'interno del «Pip», furono ritrovati
delle mura che delimitavano, forse, abitazioni o altri stabili.
Inoltre, furono già rinvenuti un forno a pianta quadrata e del
terreno di color rosso, testimonianza probabile che in quella zona
venivano eseguiti lavori in ferro o fusioni di metallo. L'ipotizzato
ritrovamento di tracce di insediamento umano nell'area, pone di
fronte due importanti questioni: la necessità di recuperare antiche
testimonianze di tracce di civiltà umana, e quella di consentire
l'insediamento di un megastore per il quale l'Ikea sta investendo
importanti fondi, e dal quale si attende una risposta forte alla
disoccupazione della Valle dell'Irno.
(Fonte: IL MATTINO) |
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08/01/2008
DALLA SCUOLA UN PROGETTO DI
RECUPERO PER IL RIONE TOPPOLO DI SOLOFRA (AV), ESEMPIO DI
ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE
L’istituto per geometri «Oscar D'Agostino» si
occuperà di rione Toppolo. L’antico casale della concia, centro
nevralgico dell’economia solofrana del ’500, retrostante il centro
urbano è stato oggetto di numerosi sopralluoghi. L'area, accreditata
come sito di archeologia industriale,
potrebbe essere recuperata con un progetto redatto proprio dagli
alunni dell’istituto avellinese. La decisione di interessarsi del
sito è stata presa per il legame che esiste tra la comunità di
Solofra ed il preside dell’Itg, Paolino Marotta, per anni direttore
didattico della cittadina irpina. Sono stati già effettuati rilievi
plano-volumetrici e studi architettonici di alcune strutture
industriali. «Col progetto scuole aperte - spiega il preside del
”D'Agostino”, Paolino Marotta - stiamo cercando di capire la
destinazione d'uso della località ed i problemi tecnici di messa in
sicurezza. Occorre prima di tutto stabilire quali possono essere i
possibili riutilizzi degli opifici. A Torino, per esempio, l’area
dei vecchi opifici è diventata polo di attrazione col recupero degli
stabilimenti diventati luoghi di funzione culturale pubblica».
L'agglomerato storico degli opifici dismessi vive da anni in uno
stato di totale abbandono e degrado. Per evitare situazioni di
ulteriore deterioramento e per porre rimedio allo stato in cui versa
la località è in vigore una recente ordinanza emessa dal sindaco
Antonio Guarino che prevede la bonifica da parte dei proprietari.
«Le strutture - sottolinea il preside Marotta - non devono essere
considerate dei ruderi. Esse rappresentano un'epoca storica della
città di Solofra per cui vanno recuperate. Come Istituto per
geometri, attraverso il progetto ”Scuole aperte”, della Regione
Campania, abbiamo mirato a progettare uno studio tecnico per evitare
l'abbattimento del sito industriale. In un prossimo convegno
contiamo di rendere pubblico il progetto».
(Fonte: IL MATTINO) |
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08/01/2008
PARTONO GLI INTERVENTI PER
L'ANTICA ABELLINUM AD ATRIPALDA (AV)
Rinascita Antica Abellinum, appaltato il primo
lotto dei lavori. Nuova riunione organizzativa a Palazzo di città
tra sindaco, giunta e dirigenti della Soprintendenza guidati dalla
dottoressa Fariello. Nell'incontro il progettista, architetto Sessa,
ha illustrato all’amministrazione comunale i dettagli del primo
lotto d’intervento, ammontante a circa 2 milioni di euro.
L'intervento, curato dalla Soprintendenza, ha ottenuto un
finanziamento regionale di 4 milioni di euro. Tre le aree che
saranno interessate in questa prima fase: il Parco Abellinum, i
reperti di piazza Garibaldi e l'anfiteatro di via Appia. »Appaltati
i lavori - illustra l'assessore Luigi Adamo, delegato al Parco
archeologico - a breve prenderanno il via i
lavori. Si partirà dall'antica Abellinum dove riprenderanno le
operazioni di scavo. Saranno ristrutturati il vecchio casolare e
recuperata l'ex casa del custode della scuola elementare di rampa S.
Pasquale che diventerà così porta d'ingresso agli scavi
archeologici, Punto informativo per i
turisti, biglietteria e negozio per la vendita di gadget e brochure
sul sito archeologico». Nel sito di piazza
Garibaldi, in pieno centro storico invece si procederà alla
ripulitura della necropoli romana con la copertura delle tombe e la
realizzazione di un muro di cinta dell'area. Sarà riqualificato
anche vicolo San Giovanniello. In via Appia infine, saranno
riportate alla luce tracce di un antichissimo anfiteatro romano.
(Fonte: IL
MATTINO) |
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07/01/2008
IN PROGETTO UN MUSEO DEI
SANNITI A MONTESARCHIO (BN)
Tante abitazioni con vecchi tetti, un paese di
altri tempi. Sullo sfondo non c'è però, la capanna col bambinello
ma, la torre ed il castello. Potrebbe sembrare la descrizione di una
immagine da cartolina o, un presepe in tempi moderni. Invece,è solo
il centro storico di Montesarchio. Quella parte della città vecchia
che sta tornando a rivivere. Tanti progetti, culminati con la
definitiva e recente ufficializzazione di centro storico di
particolare pregio da parte della Regione Campania. Un titolo che
permetterà agli amministratori di poter accedere anche a diversi
finanziamenti per le opere ed iniziative programmate nei cinque
borghi dell'antica Montesarchio. Dopo l'avvio di più opere pubbliche
e di infrastrutturazioni e, la progettazione per realizzare
ascensori e scale mobili per raggiungere dal parco
archeologico o, dal centro del paese, il museo che ha sede
nel castello, con tappe intermedie, è in arrivo un nuovo «progetto
immateriale». Un museo interattivo racconterà, durante il tragitto
in ascensore, la storia di Montesarchio e dei Sanniti. Anche a
questo sta lavorando il governo di Antonio Izzo, il sindaco che dal
2003 sta profondendo tutte le energie per il rilancio di uno dei
centri storici «che - dice - conserva realmente la storia non solo
di un popolo ma, con orgoglio, possiamo dire, di una nazione essendo
stato imprigionato nella torre anche Carlo Poerio, uno dei massimi
esponenti del patriottismo, che insieme ad altri contribuì col
proprio sacrificio alla nascita della nostra libera nazione». Per
gli attuali inquilini di palazzo San Francesco, «dopo tanti proclami
degli anni scorsi questo governo ha avviato un programma concreto di
valorizzazione». Dopo una prima fase in cui sono state avviate tutte
le programmazioni consentite per l'accesso ai finanziamenti
pubblici, definiti ed approntati i progetti di recupero e
valorizzazione delle infrastrutture sono stati avviati i progetti
immateriali. «È nostra intenzione - dice Giuseppe Cecere, assessore
all'Urbanistica - promuovere la realizzazione di un museo
interattivo con le tematiche dei Sanniti e della storia di
Montesarchio da localizzare nelle strutture del sistema di mobilità
rapida che collega la parte bassa al museo. È necessario riempire
con elementi moderni ed innovativi un contenitore naturale quale
quello del centro storico. In quest'ottica il sistema di mobilità
rapida con i suoi collegamenti orizzontali e verticali, oltre ad
offrire un percorso articolato e moderno, rappresenta l'elemento di
unione tra il parco archeologico ed il museo
nonché il connubio tra antico e moderno. Il visitatore sarà attratto
da nuove tecniche espositive ed interattive che lo accompagnano
nella visita al centro storico». (Fonte: IL MATTINO) |
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06/01/2008
AL MUSEO DI BOSCOREALE (NA) UN
VIDEO RICOSTRUISCE LA REALTA' QUOTIDIANA DI VILLA REGINA IN EPOCA
ROMANA
Gli archeologi che
scavarono in quel complesso, scoperto per puro caso alla periferia
sud di Boscoreale e distante poco più di mille metri dalle mura di
Pompei, trovarono solo lo scheletro di un maschio adulto e quello di
un maialino: entrambi erano rimasti uccisi e sigillati dalla cenere
e dal lapillo espulso dal Vesuvio nel 79 dopo Cristo. L’edificio,
che fu salvato dal diventare fondazione di un fabbricato per
abitazioni popolari in seguito al tempestivo intervento di
appassionati d’archeologia del territorio che
avvisarono la Soprintendenza, venne poi riconosciuto come una
fattoria del suburbio pompeiano con spiccate caratteristiche vocate
alla produzione vitivinicola. Metodi, tecnologie e quant’altro di
importante per comprendere come fosse organizzata la vita in un
piccolo podere - azienda di epoca romana sono stati riprodotti in
realtà virtuale dalla Infobyte Multimedia su indicazioni della
Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici della
Campania, che ha tenuto conto delle iniziative e delle potenzialità
dei soggetti istituzionali impegnati sul territorio, dal comune di
Boscoreale alle Soprintendenze, all’Ente Parco del Vesuvio. L’area
di Villa Regina, difatti, con l’Antiquarium realizzato proprio
accanto alla fattoria romana, ben si presta, secondo gli studi di
settore, ad una concreta valorizzazione del suo patrimonio storico -
culturale. Tanto più che l’insediamento di epoca romana, unico tra i
tanti a essere stato del tutto restaurato e quindi visitabile, si
trova a poca distanza da altre evidenze
archeologiche certamente più famose e conosciute come la
villa del Tesoro detta anche «della Pisanella», oppure quella
intitolata a Popidio Floro. Senza contare le altre, vicinissime e
ancora sotterrate, che sono state ritrovate negli ultimi anni
seguendo e intercettando gli scavi clandestini. Il filmato,
costituito da quattro documenti («Villa Regina»; «Storia della
viticoltura»; «Consumo del vino» e «Produzione e commercio del
vino») dura complessivamente venti minuti, verrà inserito nel
percorso dell’Antiquarium e consentirà al visitatore di comprendere
come si svolgeva la vita quotidiana nell’azienda agricola, duemila
anni fa. Partendo dall’architettura della fattoria, in cui si
rinvennero un ambiente destinato alla lavorazione dell’uva, diviso
in due settori: il pigiatoio, per schiacciare i grappoli, e l’area
del torchio; passando per i pozzetti usati per il montaggio e la
manutenzione del torchio, per giungere al cortile interno, in terra
battuta, che ospita diciotto contenitori di terracotta, (i «dolia»),
interrati e usati per la conservazione del vino. Le giare, della
capacità totale pari circa diecimila litri, venivano riempite con il
mosto e, trascorso il periodo della fermentazione, erano chiuse con
doppio coperchio e sigillate con pozzolana e fango, per almeno un
anno. Alla produzione del vino, poi, erano legate cerimonie e feste
ufficiali come le «Vinalia urbana» o «Priora», il 23 aprile, data in
cui si spillava il primo vino; le «Vinalia rustica», il 19 agosto,
giorno in cui si dedicava un grappolo maturo a Giove e gli si
domandava abbondanza di raccolto e l’11 ottobre, giorno del «Meditrinalia»,
allorché si offriva il vino «novello». Il filmato virtuale, messo a
punto con la consulenza della Soprintendenza
archeologica di Pompei, è progettato in modo da poter essere,
in futuro, aggiornato e integrato con altre informazioni in maniera
da offrire al visitatore la possibilità di approfondire l'argomento
collegandosi a biblioteche multimediali o a banche dati messe in
rete. (Fonte: IL MATTINO) |
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06/01/2008
PANNELLATURA DIDATTICA AL
VILLAGGIO PREISTORICO DI NOLA (NA)
Vedi la notizia con foto nello
speciale NOLA. |
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06/01/2008
ANCORA DEGRADO SULLA
PASSEGGIATA ARCHEOLOGICA DI CASTELLAMMARE DI STABIA (NA)
«Una strada in perfetto stato di degrado come le
antiche ville romane di Stabia». La denuncia, che riguarda via
Passeggiata archeologica, è di Pippo
d'Angelo, storico della città delle acque. L'esperto d'arte è
amareggiato per lo stato di degrado e abbandono nel quale versa, da
sempre, la strada della collina di Varano, che porta ai resti delle
ville gentilizie. Rifiuti, alberi pericolanti ed erbacce ad altezza
uomo, il biglietto da visita degli scavi stabiesi, lasciano molto
poco all'immaginazione degli sparuti turisti di passaggio del
territorio cittadino, a detta dell'esperto di antichità. «La mia è
una provocazione che purtroppo rispecchia la realtà del nostro
patrimonio dimenticato - ha raccontato d'Angelo - a Varano
bisognerebbe cominciare da zero. Riprendere gli scavi, fermi alla
ferrea determinazione ed allo slancio passionale del preside Libero
d'Orsi - ha aggiunto lo storico - e liberare la zona da quelle cose
che nulla hanno a che vedere con il turismo come l'autolavaggio e lo
scasso a pochi metri dagli scavi». Non dissimile il parere di
Antonio Sicignano, presidente del circolo della libertà, che invece
trova paradossale che le mostre estere dei reperti stabiani abbiano
successo, non ultima quella nelle sale dell'Hermitage a San
Pietroburgo, mentre sul territorio nulla si muove per il rilancio e
il recupero dell'area archeologica. «Da una
parte, non si può che rimanere soddisfatti del fatto che in tutta
Europa siano apprezzati non poco i tesori di Stabia - ha commentato
il portavoce del centrodestra - dall'altra, invece non si può che
rimanere rammaricati perché non risulta che nella nostra città, tali
reperti riscontrino un tale successo. Io credo che neanche nel 79
d.C - ha concluso Sicignano- la strada era così disastrata fra buche
ed alberi a rischio caduta, che in alcuni casi impediscono il
passaggio delle macchine nella carreggiata». Frena la polemica
l'assessore all'Ambiente di palazzo Farnese, Raffaele Longobardi,
che parla di progetti a breve e lungo termine. «Per il 2008 sono
previsti una serie di interventi di scerbatura e risistemazione
della strada di Varano, come ben sa anche il collega ai Lavori
pubblici, l'assessore Cuomo - ha precisato l'assessore al verde di
piazza Giovanni XXIII - questa amministrazione ha sempre puntato al
recupero ed alla valorizzazione del patrimonio artistico e storico,
uno dei tanti esempi i lavori di restauro della Reggia di Quisisana
in via di ultimazione». (Fonte:
IL MATTINO) |
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06/01/2008
FINANZIATO IL RECUPERO DEI
SENTIERI ARCHEOLOGICI AL CASTELLO DI MERCATO SAN SEVERINO (SA)
Nell'ambito del Por Campania 2000-2006 - misura
4.20-Azione "A", è stato concesso un finanziamento di euro
129.001,99 al comune di Mercato San Severino, per il progetto di
recupero dei sentieri di accesso all'area
archeologica del parco regionale dei Sanseverino. La
concessione, nel rispetto dei regolamenti comunitari, è stata
erogata con impegno del settore attività produttive e politiche
comunitarie della Provincia di Salerno. L'intervento, il cui
progetto è stato redatto dall'ingegnere Alessandro Scovotto, esperto
in progettazioni naturalistiche e dirigente del Wwf, costituisce un
ulteriore tassello nell'incessante lavoro di recupero e di
riqualificazione del sito archeologico.
«L'intervento - dichiara il progettista, Alessandro Scovotto -
consiste nel recupero dei sentieri esistenti che permettono di
migliorare la fruizione delle risorse paesaggistiche, ambientali,
naturalistiche e storico-archeologiche
presenti e di valorizzare le tipicità del sito». É prevista, nel
contesto del progetto, l'installazione di segnaletica naturalistica
e paesaggistica, nonché l'allestimento di punti di sosta attrezzati.
«Questo ulteriore intervento - dichiara il vicesindaco di San
Severino, Giovanni Romano - è il segno tangibile dell'attenzione
costante che l'amministrazione comunale ha rivolto e continua a
rivolgere alla valorizzazione del nostro parco
archeologico. Ancora una volta è stata premiata la capacità
progettuale del comune con il reperimento di altre risorse
finanziarie». Gli scavi nel maniero medievale, hanno portato alla
luce i resti di trecento abitazioni, attrezzi da lavoro, monete,
frecce, cisterne d'acqua.
(Fonte: IL MATTINO) |
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05/01/2008
ARCHEOLOGIA IN ROVINA. IN PRINCIPIO FU IL VESUVIO.
POI L'ITALIA DISTRUSSE POMPEI ED ERCOLANO
La politica italiana è malata
di retorica. Destra e sinistra danno il peggio di sé soprattutto
quando tirano in ballo i Beni culturali e il patrimonio artistico.
Dobbiamo tutelarli, dicono. E va bene. Sono il nostro orgoglio. E va
bene. Sono la testimonianza del nostro genio. E va bene. Ce li
invidiano in tutto il mondo. E va bene. Sono la nostra ricchezza. E
qui va un po' meno bene, come vedremo con un esempio scelto fra
mille: i siti archeologici di Pompei ed Ercolano.
C'è da chiedersi: ma i nostri onorevoli rappresentanti cosa
intendono esattamente per "Bene culturale"? La questione non è
scontata. La risposta forse è questa: dicesi "Bene culturale" tutto
ciò che può essere inaugurato dal ministro in carica a scopo
propagandistico.
Il resto non merita neanche cinque minuti di tempo, figuriamoci dei
soldi. Quindi biblioteche, archivi, musei e scavi vadano pure a
farsi maledire. Quando c'è da tagliare, la forbice cade sempre lì.
Alla cultura va lo 0,29 per cento delle risorse statali (cifra
appena sufficiente per la gestione ordinaria). Dal 2000 al 2007 gli
investimenti sono calati dei 45 per cento. Non c'è male per un
settore centrale, come lo ha definito il presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano nel suo discorso di fine anno.
"Qui si tira a campare" potrebbe essere l'ipotetico motto
dell'Italia. Riforme, sistema elettorale, conflitto d'interessi,
magistratura, problemi assortiti e vari: i cambiamenti sono da
sempre imminenti. Ma non arrivano mai. Un ritocco qua e là. E si va
avanti come si riesce, fino a quando si riesce, contando sul
rinomato genio italico.
Per questo parlare di scempio o sfacelo dei Beni culturali sarebbe
esagerato. Le rovine vanno in rovina con la massima calma, tra uno
sigaretta e una tazza di caffè, nella sciatteria generale.
In questi giorni sono arrivato a Pompei convinto di dover affrontare
una lunga attesa davanti alla biglietteria. In fondo le scuole sono
chiuse, molta gente è ancora in vacanza. E questo è uno dei più
grandi siti archeologici del mondo. Invece non c'è quasi nessuno, a
parte un nugolo di guide. Molte senza apposito cartellino, dunque
non autorizzate. Assaltano il turista con la discrezione di uno
spacciatore nel centro di Amsterdam: «Guida, speak english, guida,
guida». Entro e poco dopo inizio un lento vagare per le strade della
cittadina romana. Speranzoso mi dirigo verso i monumenti più noti ma
almeno nella metà dei casi mi attende una delusione, sotto forma di
cartello stradale (divieto d'accesso) o di catenaccio alla porta.
In giro non c'è traccia del personale. Quando finalmente incontro i
custodi, che stanno allegramente chiacchierando, chiedo come mai
siano così in pochi: «Con tutte le telecamere che abbiamo, teniamo
sotto controllo la situazione senza difficoltà». Sarà. In effetti
Pompei non si presenta male. È pulita. Silenziosa. Il clima cupo e
gelido le dona ulteriore fascino. Ma c'è poco da fare i romantici.
Perché piano piano monta una solenne incazzatura. Indicazioni
lacunose, per non dire inesistenti, costringono i turisti a giri
senza capo né coda che terminano troppo spesso di fronte a un
cancello invalicabile.
Il prosciutto fosforescente
È surreale. Poiché non siamo tantissimi ad aver comprato il
biglietto, dopo qualche ora le facce degli altri randagi senza meta
iniziano a essermi famigliari. Mi "coalizzo" momentaneamente con una
coppia di Verona alla disperata ricerca della famosa Casa del Fauno.
Nervosismo alle stelle.
La moglie viene zittita ogni volta che apre bocca: «Cerca di essere
più precisa, non siamo in Vicolo di Mercurio ma in Via di Mercurio»,
fa lui. E ribadisce: «Per forza mi sono perso, non mi aiuti». Lei
azzarda: «Perché non andiamo a vedere gli affreschi porno?». Lui la
fulmina con uno sguardo carico d'odio. Ormai è chiaro, l'uomo
preferirebbe essere in ufficio a lavorare.
Io intervengo: «Bisogna trovare un custode e chiedergli se è così
gentile da aprirli per noi». Che è una maniera gentile di dire: ma
cosa ti sei messa in testa, pazza, prima di incontrare un custode
sarà già calato il sole. Dopo aver trovato il Fauno, ho bisogno di
relax. Saluto i miei nuovi amici e vado al bar dove spendo 8 euro
per una lattina di Coca e un panino con una fetta - una di
prosciutto cotto, che brilla nell'incipiente oscurità causa alto
tasso di polifosfati.
Vietato scattare, ma partono i flash
Poi vado a vedere il Lupanare, luogo rilassante per eccellenza fin
dall'antichità. Bingo! È aperto. Fuori c'è un'avvertenza: vietato
fotografare col flash per non deteriorare scritte e affreschi.
Dentro è un flash continuo, gli scatti sembrano luci stroboscopiche
di una discoteca. Penso: beh, adesso arrivano i custodi che avranno
seguito la scena con le loro potenti telecamere. Invece non arriva
nessuno.
Ma queste sono minuzie, dettagli. Pompei sconta la nostra innata
incapacità di sfruttare il patrimonio artistico di cui disponiamo
senza merito alcuno. All'estero i musei sono studiati per far
passare un'intera giornata di divertimento ai visitatori, lieti di
spendere e spandere. Ristoranti ottimi per tutte le tasche, negozi a
tema capaci di accontentare il collezionista e il dilettante,
l'adulto e il bambino.
Poi c'è il contorno, di solito un insieme di iniziative per rendere
appetibile la visita anche a chi c'è già stato. Qui a Pompei non c'è
nulla. Anche volendo mettere mano al portafoglio, è impossibile
trovare qualcosa da acquistare. Abbiamo già detto del bar
terrificante. Nella libreria si fatica a individuare un volume
fotografico degno di essere sfogliato.
L'idea di quest'anno sarebbe un percorso per far vivere ai bambini
una giornata da antico romano. È pubblicizzata in tutte le strade
dei sito archeologico. Vado alla sede principale. È chiusa. Davanti
al portone ci sono alcuni genitori inferociti con marmocchi delusi
al seguito.
A proposito, se al marmocchio scappa forte la pipì sono guai:
infatti nell'area ci sono sei bagni in tutto. Non rimane che
infrattarsi in qualche angolo remoto sperando di non essere spiati
dalle potenti telecamere dei custodi (si fa per dire).
Se Pompei non ride, Ercolano piange. La scena si ripete: molti,
troppi edifici chiusi. Oltre il danno, la beffa. Sulle porte
sprangate fanno capolino i termini degli appalti per la
ristrutturazione. Apprendiamo così che quasi nel cento per cento dei
casi i lavori avrebbero dovuto essere già terminati da un pezzo
(marzo 2006 la scadenza più vicina a oggi). A Ercolano c'è un bagno
solo. Quindi la gente si arrangia come può.
E nelle antiche costruzioni più lontane dalla strada non è raro
sentire un acre odore di urina. O imbattersi in fazzolettini dal
contenuto sospetto. Anche il bar è chiuso. Per bere è necessario
uscire e rientrare dall'area.
A Ercolano vanno di moda iscrizioni e graffiti. Moderni, però.
Niente a che vedere con l'antico Impero romano.
I graffiti contemporanei
Le scolaresche hanno imbrattato le stanze più nascoste con soavi
inviti alle compagne di classe un po' bigotte e dichiarazioni
d'amore. Che anche i custodi di Ercolano si affidino alle potenti
telecamere di Pompei? Le somme le lasciamo tirare alla banca
d'investimenti americana Merril Lynch: gli scavi di Pompei producono
un indotto pari al 5 per cento dell'effettivo potenziale.
Ogni anno arrivano due milioni e mezzo di turisti, come alle
Piramidi di Giza (la battuta è rubata a Luca Di Bella di "Storia in
Rete", autore di un articolo piuttosto documentato sullo stato dei
siti!
Interrogazioni da ridere.
Eppure i posti letto disponibili sono poche migliaia distribuiti in
poco più di 20 alberghi.
Non che aprirne uno sia facile: i vincoli sono spietati con chi
intende rispettarli nella zona. Chi invece se ne frega
dell'autorizzazione per così dire può agire indisturbato: in Comune
sono depositate 4200 richieste di condono e 900 denunce per abuso
edilizio.
L'incasso medio giornaliero è all’incirca di 55 mila euro (5 mila
ingressi a 11 euro l'uno). Più o meno 20 milioni di euro all'anno.
II lavoro non dovrebbe mancare. Invece, nella zona, la
disoccupazione viaggia oltre il 20 per cento. Cifra a cui andrebbe
sottratto il sommerso, in realtà così emerso da notarsi a ogni
angolo di strada; non .solo i soliti parcheggiatori ma anche guide,
ristoratori e baristi (che ti chiedono 50 centesimi per usufruire
delia toilette). Il 16 ottobre 2007 la trasmissione Exit, condotta
su La7 da Ilaria D'Amico, ha sollevato un polverone con un ottimo
reportage.
Milioni di euro che nessuno usa
L'inviata Lisa Iotti ha fatto vedere il modo migliore per visitare
Pompei: allungare qualche mancia per farsi aprire quel 70 per cento
degli scavi negato a chi si "limita" a pagare l'ingresso. Ne è
uscita una interrogazione parlamentare che ha qualcosa di
tragicomico.
Dagli Atti parlamentari dello scorso 15 dicembre apprendiamo una
notizia che ha dell'incredibile: «Attualmente, nelle casse della
Sovrintendenza di Pompei risultano non impegnati e quindi non
destinati a nessun intervento 52 milioni di euro, il corrispettivo
di circa due anni di biglietteria».
Cosa se ne fanno? Li tengono sul conto corrente, come fosse la
paghetta del papà. I soldi rischiano «di essere riassorbiti nel
bilancio dello Stato come fondi non utilizzati», si legge ancora.
Fin qui la tragedia. Adesso arriva il comico. Questa infatti non è
una stranezza. È la normalità.
L'ex ministro dei Beni culturali Rocco Buttiglione, qualche tempo
fa, aveva addirittura prelevato da quei fondo una discreta somma (30
milioni di euro) e l'aveva destinata ad altri interventi urgenti.
(Forse non tutti, qualcuno maligna in Parlamento).
Fatto sta che risorse preziose vengono come al solito sciupate. Le
rovine vadano pure in rovina. E che sia l'uomo italiano, con il suo
impareggiabile genio, a completare l'opera di distinzione iniziata
dal Vesuvio nel 79 dopo Cristo.
L’INTERROGAZIONE
Un'accurata inchiesta della trasmissione "Exit" di La7r condotta da
Lisa lotti, ha mostrato come basti allungare una mancia alle guide
per visitare il 70 per cento dei siti, normalmente interdetti ai
visitatori. In seguito al reportage, è stata presentata una
interrogazione parlamentare sulla situazione di Pompei. Gli atti del
15 dicembre hanno segnalato che, nelle casse della Sovrintendenza di
Pompei, risultano non impegnati e quindi non destinati ad alcun
intervento 52 milioni di euro, il corrispettivo di circa due anni di
biglietteria. L'ex ministro dei Beni Culturali Rocco Buttiglione
prelevò 30 milioni da quei fondi per destinarli ad interventi "più
urgenti"
LE CIFRE
Dall'inchiesta di Exit è emerso che le regole per l'edilizia vengono
rispettate da pochi: in Comune a Pompei sono depositate 4200
richieste di condono e 900 denunce per abuso edilizio. L'incasso
medio giornaliero dei siti è all'incirca di 55 mila euro (5 mila
ingressi a 11 euro l'uno). Più o meno 20 milioni di euro all'anno.
Nella zona, nonostante la possibilità di lavoro, si registra una
disoccupazione di oltre il 20 per cento. La banca d'investimenti
americana Merril Lynch ha stimato che gli scavi di Pompei producono
un indotto pari al 5 per cento dell'effettivo potenziale
I FONDI
I fondi assegnati al Ministero dei Beni Culturali sono scesi (dal
2002 al 2007) dallo 0,35% allo 0,29% del bilancio statale.
(Fonte: Alessandro Gnocchi su
LIBERO) |
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04/01/2008
SALVO IL TESORO DI MONTEOLIVETO A NAPOLI
«Se avessimo tardato ancora
solo pochi mesi, molti e importanti particolari di quelle tarsie
così speciali conservate sulle pareti della Sacrestia del complesso
monastico di Sant’Anna dei Lombardi, a Monteoliveto, sarebbero
andati irrimediabilmente perduti». Flavia Petrelli, storica
dell’arte della Soprintendenza ai Beni artistici, storici e
architettonici di Napoli, non nasconde la soddisfazione per aver
salvato quelle opere così caratteristiche, realizzate nel primo
decennio del XVI secolo da Fra’ Giovanni da Verona. Tra buchi e
spaccature, le tarme le stavano letteralmente riducendo in polvere.
Gli intarsi propongono straordinari effetti illusionistici, con
vedute, prospettive, angoli caratteristici della città. Di più, in
alcuni di essi si possono ammirare strumenti musicali, uccelli,
animali e armadi aperti che rivelano oggetti tra i più vari: libri,
candelabri, cesti con frutta. Insomma, un patrimonio culturale e
artistico che ogni giorno che passava si trasformava in mucchietti
di segatura. Le tarsie all’inizio vennero approntate per la Cappella
di Tolosa (che conserva dipinti attribuiti al Pinturicchio e fu
costruita da Giuliano da Majano su commissione del7 mercante
spagnolo Paolo Tolosa). Poi, durante il Seicento, furono
definitivamente sistemate nella sacrestia, considerata uno tra gli
elementi di spicco dell’intero edificio. Il complesso, che fu la
chiesa della nazione lombarda, dedicata a Sant’Anna, venne costruito
sotto la direzione di Domenico Fontana nel 1582 (all’ingresso, sul
lato destro, c’è il monumento funebre al celebre architetto), su un
terreno di proprietà dei monaci olivetani, laddove c’erano già una
cappella e un convento fondati nel 1411 da Gurello Origlia e
dedicati alla Vergine di Monteoliveto Purificazione di Maria. Tra le
altre opere si conservano pitture di Pedro Rubiales, Francesco
Solimena, Andrea della Robbia e Giorgio Vasari («La Mansuetudine»,
nella sacrestia) con il quale collaborarono Raffaellino Del Colle e
Stefano Veltroni. L’intervento che ha salvato gli intarsi non solo
ha ripulito e consolidato i legni ma ha consentito una poderosa
azione disinfestante. Insomma, per la chiesa di Sant’Anna, visti i
numerosi problemi dell’edificio, la soprintendenza ha considerato
opportuno chiudere il discorso «recuperi» almeno in un ambiente
importante: la sacrestia, appunto. Anche perché gli affreschi del
Vasari, ospitati nel locale e recuperati dopo il terremoto dell’’80,
sono ancora in ottime condizioni. Dunque, restaurando i legni si
sarebbe salvaguardato l’intero locale. Identico trattamento di
restauro, difatti, è stato messo in opera anche per le 26 statue
lignee che ornavano le nicchie ricavate tra i pannelli. Alte
ciascuna 40 centimetri, di epoca tardo seicentesca, anche se hanno
la dimensione dei bozzetti, Sono vere e proprie statue, a tutti gli
effetti. Attribuite alla bottega di Gaetano Patalano - uno scultore
e intagliatore di origine ischitana, attivo a Napoli e a Cadice, in
Spagna, tra il 1675 e il 1700 - le statue presentano una fattura
molto accurata, i santi raffigurati (ci sono anche due sante con
vesti decorate a racemi), ciascuno diverso dall’altro. Sono opere
che risultano raffinate e leggere; l’intaglio, minuto e
calligrafico, evidenzia dei veri e propri virtuosismi,
nell’infittirsi delle pieghe degli abiti, delle rughe e delle linee
delle barbe. «Adesso sono di nuovo al loro posto - dice Petrelli -
erano quasi trent’anni che per ragioni di sicurezza stavano in
deposito. Alla città è stata restituita un’altra parte del suo
immenso patrimonio artistico, storico e culturale».
(Fonte: IL MATTINO) |
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