UN PRIVATO SALVERA' POMPEI?

La mano benefica di un imprenditore privato potrebbe venire in soccorso degli scavi di Pompei. A rivelarlo è il ministro dei beni culturali Sandro Bondi, nel corso della presentazione tenuta a Roma sull'attività operativa dei carabinieri dei beni culturali.

MONUMENTI NEGATI NEI CAMPI FLEGREI...

Chiusi di nuovo ai visitatori il Rione Terra e lo stadio di Antonino Pio, a Pozzuoli, mentre sarà aperto soltanto nell'ultimo giorno della settimana il parco archeologico di Baia, inaugurato oggi pomeriggio dopo lunghi anni di restauro.

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Notiziari speciali

17/12/2008 PARTONO I RESTAURI DEL CASTELLO DI SALERNO

190mila euro per il recupero del castello di Sant’Adjutore. Dal giorno del definitivo ok da parte della soprintendenza, partiranno i lavori di riqualificazione dalla durata di otto mesi e che saranno di tre tipi: il recupero della torre nord che è la parte più antica dell’intera struttura; la postierla ovest ossia la porta d’accesso e la cannoniera est per la quale è prevista un’operazione più delicata dal momento che il lavoro di scavo sará preceduto da un lavoro di messa in sicurezza da parte degli stessi operai che lavoreranno all’interno per poi finire con la ricostruzione del paramento murario. • «Quando si va a scavare - spiega l’assessore all’Urbanistica, Rossana Lamberti - possono venir fuori cose inattese: non sappiamo quindi cosa possiamo trovare all’interno della cannoniera. Sicuramente il nostro intervento non sará invasivo ma di recupero. Infatti andremo ad utilizzare le pietre che si possono recuperare dagli scavi. Il nostro intento è quello di ricreare la struttura antica». Dalla conferenza stampa di presentazione dei lavori di ripristino della fortezza, tenutasi ieri mattina, è emerso che l’intervento progettato per il castello non andrá ad alterare lo stile antico dello stesso ma a recuperarlo a seguito del deterioramento causato dalla sua esposizione alle intemperie. • «Il castello di Sant’Adjutore- afferma l’architetto Enrico De Nicola -è il simbolo laico della cittá metelliana, ed è un dovere morale mantenerlo in piedi e valorizzarlo per farne un centro di attrazione». • I lavori che dureranno otto mesi, saranno ancora in corso durante la 353esima edizione dei festeggiamenti in onore del Santissimo sacramento (ricorrente il giovedì dell’ottava del Corpus domini), dove dal monte della frazione Annunziata oltre un migliaio di persone prende parte alla celebrazione eucaristica. • E proprio a tal proposito l’assessore all’Urbanistica Rossana Lamberti, ha ribadito che durante i giorni previsti per i festeggiamenti, i lavori saranno sospesi mettendo al contempo in sicurezza la zona interessata. • I lavori, comunque, riguardano solo una parte della fortezza la quale per essere riqualificata in toto avrebbe bisogno di un cospicuo finanziamento, pari a 1 milione e 500 mila euro. Gli attuali 190 mila euro per i lavori in fase di avvio sono stati attinti dal fondo comunale e rappresentano i proventi delle multe ambientali. (Fonte: La Città di Salerno)

17/12/2008 MUSEI CAMPANI: SITUAZIONE DRAMMATICA

La Campania negli ultimi due anni ha perso circa un quarto del movimento complessivo di visitatori, collocandosi in coda a tutte le altre regioni e risultando così decisiva, in negativo, del deludente andamento nazionale del settore.
In proposito, sembra appropriato citare il ministro Bondi che di recente, per spiegare il calo dei visitatori dei nostri musei, ha posto in rilievo il peso estremamente negativo esercitato dal dato della Campania, che nei primi sei mesi del 2008, con il suo 16% circa di decremento, ha contribuito in larga misura a deprimere il risultato nazionale (-2,6%).
La caduta verticale dei flussi di turisti e frequentatori dei siti museali rappresenta, in sostanza, la testimonianza più diretta di una delle stagioni turisticamente più sconfortanti del nostro territorio. Ancora una volta, c'è dunque da chiedersi cosa sarebbe necessario e urgente promuovere per uscire dalla crisi. La risposta non è molto differente da quella già data in passato: occorrerebbe formulare e realizzare un programma serio di rilancio, di respiro pluriennale, avendo ben chiari gli obiettivi concretamente raggiungibili e le risorse disponibili.
Alla base di questo piano vi dovrebbe però essere una buona organizzazione, capace di operare con un efficace gioco di squadra da parte di tutti gli attori coinvolti. In un disegno del genere fondamentale risulta la partnership privato-pubblica, sia per il migliore funzionamento delle strutture turistiche, sia per la gestione di servizi strettamente funzionali alla cultura dell'accoglienza.
A tale proposito, non può non colpire il giudizio molto negativo formulato dal nuovo supermanager dei musei, Resca, dopo la sua visita alll’Archeologico. La denuncia di inammissibili carenze di servizi essenziali e della precaria manutenzione di certe strutture rafforza la convinzione che una maggiore partecipazione dei privati, sotto il controllo pubblico, possa contribuire in modo risolutivo, al miglioramento dell'efficienza di gestione di siti museali, peraltro unici al mondo. Ma è indubbio che un programma specifico per il turismo è destinato a produrre risultati insoddisfacenti se non si accompagna ad uno sforzo di miglioramento sostanziale delle condizioni del territorio. Pulizia, igiene, sicurezza e arredo urbano rappresentano premesse essenziali per l’avvio di qualsiasi politica di sviluppo del turismo. È certo che un territorio inospitale non può mai candidarsi a diventare meta di flussi crescenti di visitatori.
Sotto questo aspetto ritorna l’esigenza di fare squadra e di coinvolgere, nella realizzazione di interventi obiettivamente complessi, tutti gli organi responsabili, direttamente e indirettamente, dell’economia cittadina e regionale. La governance del sistema deve cioè riuscire a valorizzare i rapporti di collaborazione sul piano non solo locale, ma anche nazionale, fondando sulla comune convinzione che Napoli e la Campania possono ritornare a giocare un ruolo importante nel turismo nazionale. (Fonte: Il Mattino)

16/12/2008 ANCORA NEGATIVO IL SETTORE DEL TURISMO IN PROVINCIA DI NAPOLI: 10% DI PRESENZA IN MENO

Chiude con un -10 per cento il bilancio di un altro anno nero sul fronte del turismo a Napoli e in provincia. Una cifra che, sommata al -12 del 2007, spiega l’allarme di operatori del settore e pubblici amministratori. Le previsioni. «L’anno prossimo andrà anche peggio: Napoli perderà una fetta di crocieristi che saranno dirottati su Civitavecchia per visitare la capitale. Se andiamo avanti di questo passo possiamo anche chiudere: ho già notizie di agenzie di viaggi e hotel che hanno cominciato a licenziare. Di sicuro, molti albergatori hanno dovuto abbassare le tariffe». Per Ettore Cucari, presidente della Fiavet, «meglio dire le cose come stanno». A parte i soliti last minute, che non sposteranno di molto i numeri di fine anno almeno per il capoluogo, anche le prenotazioni di Natale sono in calo rispetto all’anno scorso. «Le uniche località a recuperare - dice ancora Cucari - saranno presumibilmente Capri, penisola sorrentina e costiera amalfitana, che con le prenotazioni dell’ultima ora, meteo permettendo, prenderanno ancora un po’ di turisti italiani». Lo scenario. Il mal comune (il turismo, a causa della crisi economica, è in calo un po’ ovunque) non consola. L’ultima mazzata è arrivata dall’analisi dei dati sui musei: il calo nazionale - è quanto ha sottolineato il ministro per i Beni culturali Sandro Bondi - è dovuto sostanzialmente alla Campania, che nei primi sei mesi del 2008, in piena emergenza rifiuti, hanno perso il 15.71 per cento di visitatori. Mentre il resto del museo Italia ha perso il 2.6 per cento. Se hanno perduto visitatori big come scavi di Pompei e reggia di Caserta, i «grandi attrattori» della regione, non c’è da dormire sonni tranquilli. Le cause. «La colpa - osserva il numero uno degli agenti di viaggio campani - non è attribuibile ai rifiuti e lo è solo parzialmente alla crisi economica. I nostri migliori clienti (Stati Uniti, Spagna e Germania) vivono congiunture sfavorevoli. Ma se un mercato è depresso, bisogna cercare di tirarlo su. Ed è proprio questo che è mancato alla nostra regione. La stessa riorganizzazione delle agenzie di promozione turistica voluta dall’assessore Claudio Velardi è da rivedere: tolti gli amministratori delle aziende di soggiorno e turismo, che erano effettivamente troppe, non è rimasto niente, se non gli impiegati. Il risultato? A fronte di un risparmio irrilevante anche i Comuni che ospitano siti di interesse internazionale non hanno organizzato, per esempio, iniziative per il Natale. Cartelloni ridotti, poche mostre o altre attività da inserire in pacchetti in grado di attirare visitatori. A Pompei, a Paestum, al parco della Reggia di Caserta, un’illuminazione notturna proposta per tempo avrebbe aiutato». Le responsabilità. Le altre colpe del territorio? «Un sistema di trasporto pubblico che non va incontro alle esigenze dei turisti: a Napoli, per esempio, nei giorni festivi non si trova un bus. E sono ancora troppi i visitatori che riferiscono di aver avuto problemi con i tassisti. Inoltre, molti dei nostri musei chiudono troppo presto». Intanto, oramai l’anno è andato. «È urgente, per l’anno prossimo, che il pubblico faccia un passo indietro, lasciando le strategie al privato e sostenendole mediante la promozione. Più pacchetti, più fiere, più iniziative di grande richiamo per incoraggiare gli arrivi. E più cura per Napoli: la città è sciatta e in questo periodo completamente stravolta dai troppi cantieri. Siamo riusciti persino a fare tardi con le luminarie. Un turista di ritorno da Napoli, a parte la bellezza spesso non offerta ma da scoprire, ha ben poco di buono da raccontare. E il tam tam è importante per il turismo. Meglio rimboccarsi le maniche: non è molto difficile, per chi viaggia, preferire Parigi o Barcellona». (Fonte: Il Mattino)

16/12/2008 INTERVISTA AL SUPERMANAGER DEI MUSEI NAZIONALI

«La Campania e i suoi musei pagano un prezzo alto per lo scandalo rifiuti che ha portato in giro per il mondo un'immagine pessima della regione». Duro l'atto di accusa di Mario Resca, il supermanager prossimo direttore dei musei nazionali nominato dal ministri per i beni culturali Sandro Bondi. «Sono stato all'Archeologico di Napoli. Ho trovato una situazione incredibile: un grande museo ma senza bar, solo un chiosco all'aperto, bagni indecenti...». Poi l'affondo su Pompei: «II turista è mercé di scambio, ci sono strani traffici. La situazione è grave».
MARIO RESCA fa la sua prima uscita pubblica in occasione del convegno su «Paesturo, Velia e il distretto archeologico campano». E tra Napoli e Paestum già scopre i guasti dei musei. «Il ministro Bondi sostiene che la Campania ha sofferto per l'emergenza rifiuti, che ha portato in giro per il mondo un'immagine pessima. Pagano tutti, anche i musei», dice il supermanager, prossimo direttore dei musei nazionali e attualmente consigliere del ministro.
Ha verificato sul campo quel che dice il ministro?
Resca «Sono stato all'Archeologico di Napoli e la situazione è incredibile. Un museo di valore straordinario, soffre per l'assenza di un bar, di bagni decenti, al limite del praticabile. Trovare qualcosa da mangiare è un'impresa, ho preso il caffè in un chioschetto sotto la pioggia».
Campania è anche Paestum e Pompei.
Resca «So che Berlusconi a breve sarà a Pompei e con Bondi dobbiamo immediatamente lavorare sul quel sito. Ne ho parlato con il prefetto Profili. Ma se c'è la necessità di un commissario straordinario, allora la situazione è grave. A Pompei so che il turista è mercé di scambio, che ci sono traffici che avvengono attorno agli scavi. Insomma dobbiamo intervenire per far diventare risorsa quei patrimonio».
La sua visione da imprenditore non piace a tutti...
Resca «Lo so. Hanno raccolto settemila firme contro di me. Non è un male: vuol dire che c'è sensibilità peri temi della cultura. Ne raccogliessero anche 10-20mila».
Ha un modello in mente?
Resca «Sono ancora consigliere del ministro, ma a lui qualche idea l'ho suggerita. Parto dai numeri. Settis critica la scelta coraggiosa di Bondi: mettere un uomo del marketing nei musei. Ma a Settis rispondo che il nostro primo museo, gli Uffizi, ha un milione e mezzo di visitatori, mentre i Musei Vaticani arrivano a 4 milioni e il Louvre a 8,5. E hanno i conti in ordine, ci guadagnano».
Anche il giro di prestiti delle nostre opere all'estero viene criticato.
Resca «Credo che le opere d'arte siano le ambasciatrici del nostro Paese, è un bene che circolino. All'estero i beni culturali sono richiesti in cambio di danaro sonante, insomma c'è qualcuno che li fa fruttare. Eppoi il Louvre sta creando musei in franchising, con il proprio marchio, in giro per il mondo; e possiede neanche un terzo delle opere degli Uffizi».
La colpa?
Resca «Personale demotivato, poca manutenzione, disinteresse per i visitatori. Ma non è la burocrazia il nemico, sono le leggi: troppe e inapplicabili. Ma i signori che mi criticano li frequentano i musei? I soprintendenti dove sono quando si fa scempio dei beni?».
E Paestum?
Resca «Splendida, l'ho visitata con il soprintendente locale Nava e quello regionale Baldi e ne sono rimasto impressionato. Ma basta spostarsi di qualche passo, in spiaggia, e si scoprono costruzioni abusive. Itinerari, cartelli segnaletici, ristoranti, cordialità fanno pubblicità a musei e aree archeologiche. Se tratti male un turista, quello lo dice a venti persone; se lo tratti bene solo a quattro suoi amici. Cominciamo da questo».
(Fonte: Il Mattino)

05/12/2008 RIVIVONO GLI ANTICHI FASTI DI BAIA (NA)?

Rivivere gli antichi fasti di Baia quando, costellata da sorgenti termali, era considerata la «Pusilla Roma» e rilanciare le sue acque con un impianto collegato al Parco Archeologico: è l'ambizioso progetto del sindaco Antonio Coppola, che punta alla rivalutazione delle risorse geotermiche delocalizzando le aziende nautiche ubicate tra il porto e il Castello Aragonese. «È un programma doveroso - sottolinea il primo cittadino - Far rivivere le antiche Terme di Baia significa porre l'area flegrea al centro del processo di sviluppo turistico di Napoli e della sua provincia, con la riconversione in chiave turistica dei cantieri». Il piano, esposto in un dossier corredato da 19 foto, è stato inviato al Presidente del Consiglio Berlusconi, ai Ministri dell'Ambiente e per i Beni e le Attività Culturali, Prestigiacomo e Bondi, al Sottosegretario al Turismo Brambilla, all'ente Nazionale per il Turismo, al governatore Bassolino e al Prefetto Pansa. In dieci pagine il progetto, che «rappresenta una spinta per spostare i capannoni, un'autentica bruttura per il paese e per il mondo della cultura - aggiunge il primo cittadino Coppola - La rinascita economica, sociale e ambientale del territorio ha come imprescindibile presupposto il trasferimento degli impianti cantieristici». Non la pensano così i titolari delle aziende nautiche, che da tempo difendono le strutture produttive di Baia nonostante abbiano intrapreso il potenziamento in altri poli. Intanto l'Amministrazione comunale persegue il progetto di rilancio delle sorgenti termali dell'area flegrea, puntando a sfruttare gli spazi occupati dalle imprese. L'obiettivo far rinascere la Baia dei fasti imperiale di cui i siti archeologici, in parte discesi sui fondali per il bradisismo che interessa i Campi Flegrei, ne sono una prestigiosa testimonianza. E la riscoperta e lo sfruttamento delle sorgenti termali si integra in un progetto (sintetizzato nella legge 8 del 29 luglio 2008), con cui la Regione Campania ha dettato una disciplina articolata del termalismo per l'istituzione di un «marchio di qualità termale», volano per la riqualificazione del termalismo campano nello scenario nazionale e internazionale. «La valorizzazione delle risorse geotermiche - conclude il sindaco Coppola - è finalizzato al miglioramento della qualità di vita dei cittadini, ma è anche elemento di promozione di un turismo sostenibile. Basta guardare al passato e alla grande storia delle acque termali di Baia, famose per le loro qualità medicamentose, per rendersi conto dell'importanza del piano». (Fonte: Il Mattino)

03/12/2008 AREE ARCHEOLOGICHE GESTITE DALLA REGIONE?

L'area flegrea con il Castello di Baia, la Certosa di Capri, alcune zone del Cilento, tra cui Paestum e Velia, ed infine gli scavi dell'area nolana. Meraviglie della Campania che meritano una maggiore attenzione e che, se valorizzate a dovere, possono produrre altissimi ricavi per un ente locale. Per questi motivi, la Regione Campania si è assicurata la gestione di questi siti archeologici, e di altri ancora non noti, grazie ad un accordo che sarà ufficializzato l'11 dicembre a Roma tra il governatore Antonio Bassolino ed il ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi. Mai prima d'ora era stata affidata ad un ente locale la gestione di siti archeologici, da sempre in mano al Ministero dei Beni Culturali. Regista dell'intesa tra Governo e Regione è l'assessore al Turismo, Claudio Velardi, che ha annunciato la sua volontà di restare al suo posto e non dimettersi, cercando - al contrario - di avanzare nuove idee per rilanciare il turismo nella regione. Tra queste, c'è l'accordo col ministro Bondi che porterà l'ente di Palazzo Santa Lucia a gestire alcune aree archeologiche il cui elenco non è stato ancora ufficializzato ma sarà noto a tutti tra otto giorni. Ovvero, quando, a Roma, avverrà il passaggio di consegne tra Governo e Regione sulle aree archeologiche, fatto mai avvenuto prima d'ora. Una novità, questa, che non trova parere favorevole da parte del sindacato della Ugl Beni Culturali, che definisce «da irresponsabile affidare i beni culturali agli enti locali della Campania che hanno già dimostrato di non essere in grado di portare avanti progetti di rilancio e recupero di monumenti e aree di interesse storico, artistico e culturale». È Renato Petra, Coordinatore nazionale dell'area Beni Culturali del sindacato, a chiarire la posizione della Ugl. «Mentre il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi corre a Napoli per togliere dalle mani degli enti locali la gestione della questione rifiuti - commenta Petra -il ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi affida siti importanti come Paestum, Velia, Baia e parte di Pompei nelle mani degli stessi enti locali. Questo è un comportamento decisamente irresponsabile oltre che contraddittorio. Gli enti locali della Campania - spiega Renato Petra - non hanno saputo neanche gestire servizi fondamentali e di primaria necessità per i cittadini, figuriamoci se gli verranno affidati i Beni Culturali della regione». Non usa mezzi termini Petra per manifestare il proprio dissenso e quello della Ugl di settore nei confronti di un provvedimento annunciato che va a smentire completamente quanto precedentemente assicurato dal Capo di Gabinetto, Salvatore Nastasi, e che ribalta la bocciatura firmata dal suo predecessore. «Siamo profondamente preoccupati per le ricadute negative che si avranno sia sulla tutela del patrimonio culturale sia sui lavoratori - aggiunge il Segretario provinciale Utl-Ugl di Napoli, Francesco Falco -. In questo modo si creano alibi per poi affidare i Beni culturali a soggetti differenti dallo Stato».» (Fonte: Il Napoli)

02/12/2008 AVELLINO, INDAGINI AL CASTELLO

Subito un'indagine geoarcheologica per verificare se ci sono altri reperti d'interesse storico all'interno del perimetro del Castello. È quanto venuto fuori dalla riunione di ieri a Palazzo di Città, tra l'amministrazione comunale del capoluogo e i vertici delle Soprintendenze ai Beni Archeologici, Ambientali e Architettonici. Tra sette giorni ci sarà un nuovo incontro per fare il punto della situazione, in virtù dei risultati della campagna di scavo che è stata programmata nell'ambito dell'appuntamento di ieri. All'ordine del giorno del summit, le soluzioni da adottare per il completamento dei lavori di riqualificazione dei ruderi dell'antico maniero. Alla presenza dei soprintendenti Zampino, Nava e Abita, è stato delineato un programma di indagine geoarcheologica, al fine di acquisire gli ulteriori elementi per il prosieguo dei lavori che, allo stato, possono continuare secondo le prescrizioni e le indicazioni assunte nel corso della riunione, sollecitata dal sindaco Galasso, dopo le dure critiche della soprintendente Nava per come si stava portando avanti l'intervento e per la rampa d'accesso. Che, per ora, rimane al proprio posto. Le ricerche verranno effettuate anche sotto la scala e, in modo particolare, dove poggiano i supporti che la sorreggono. «È stata una riunione molto costruttiva - ha affermato il consigliere comunale con delega alla Riqualificazione Urbana, Nicola Giordano, che ha partecipato al summit di ieri - che ha visto una stretta collaborazione tra le istituzioni presenti. Insieme ai soprintendenti abbiamo studiato un piano che possa da un lato consentire di continuare i lavori nel rispetto del cronoprogramma, dall'altro di proteggere tutti i reperti che, eventualmente, dovessero venire alla luce nel corso dell'intervento. D'altronde, così come avvenuto finora, ogni qualvolta ci si è trovati di fronte a ritrovamenti importanti, obiettivo dell'amministrazione Galasso è stato quello di riscoprire e salvaguardare la storia della città, anche attraverso la valorizzazione di elementi che possano aiutare a conoscere meglio le nostre origini». Ci sarà, dunque, un'ulteriore verifica per evitare che vadano perduti reperti storici, anche se Giordano s'è dichiarato scettico sull'esito positivo di tali indagini. Dai soprintendenti sono arrivate, inoltre, prescrizioni precise sull'utilizzo di determinati materiali, relativamente alla realizzazione della pavimentazione (scelta della pietra) e dei corrimano (indicazione del legno da usare), modificando le previsioni dell'amministrazione di piazza del Popolo. Restano, comunque, le contestazioni al progetto della rampa d'accesso: gli accertamenti consentiranno di verificare se effettivamente deve essere abbattuta.. (Fonte: Il Mattino)

15/11/2008 BAIA (NA), RIAPRE IL PARCO ARCHEOLOGICO MA SOLO IL SABATO

Fu il paradiso terrestre dell'impero. Nei giorni della primavera e dell'estate patrizi e potenti romani affollavano i giardini, i luoghi del benessere, le piscine miracolose delle antiche terme di Baia. Fra meraviglie di ogni genere, oasi rigogliose, fontane spettacolari, opere d'arte e marmi pregiati, una pausa distensiva nel cuore della città decantata da Orazio, la chicca irrinunciabile per i fortunati villeggianti della capitale. Poi la decadenza, il buco nero delle devastazioni provocate dai barbari e dal bradisismo, l'abbandono degli ultimi decenni. Sino al lento, ma graduale processo di rinascita, culminato ieri nell'inaugurazione del parco archeologico finalmente restaurato. Un'occasione storica, dopo le prime, controverse imprese di valorizzazione tentate attraverso l'organizzazione di spettacoli, grandi eventi musicali, percorsi notturni di luce e visite guidate. Cinque milioni di euro per completare l'operazione di restauro che ha restituito all'originale splendore terrazze, archi decorati, scale, percorsi fioriti dell'antico complesso termale, ripristinando anche l'ingresso dalla piazzetta di Baia. Appena riaperto, tuttavia, il parco rischia già di finire nella lunga lista dei monumenti negati dei Campi Flegrei. Per le carenze di personale della soprintendenza, infatti, la cittadella archeologica di Baia potrà essere aperta soltanto un giorno alla settimana, il sabato, mentre il Rione Terra e lo stadio di Antonino Pio, come si sa, dal prossimo weekend saranno completamente preclusi ai visitatori. Una situazione assurda, anzi beffarda, considerando gli sforzi finanziari sostenuti dalla Regione per i Campi Flegrei (duecento milioni d'investimenti negli ultimi anni) e le speranze tradite per migliaia di giovani professionisti, tecnici, operai disoccupati dell'area flegrea. Turisti e studiosi respinti, insomma, in un contesto territoriale che punta a senso unico la sua rotta economica sulle attività della cultura, dell'accoglienza, del terziario avanzato. Temi ripresi dal governatore Antonio Bassolino, intervenuto a Baia con il soprintendente ai beni archeologici di Napoli e Pompei, Pier Giovanni Guzzo, i sindaci di Bacoli, Antonio Coppola, e di Pozzuoli, Pasquale Giacobbe. Due i momenti dell'impegno regionale per uscire dal tunnel della paralisi che costringe sotto chiave i monumenti dell'area flegrea. «Intanto faremo in modo che la Scabec possa ripartire con un nuovo ciclo straordinario di visite guidate dall'Immacolata all'Epifania, attraverso un calendario da concordare con la Soprintendenza», ha spiegato Bassolino. Poi, però, sarà il momento di avviare una vertenza strutturale con tutte le amministrazioni pubbliche, dal ministero agli enti locali, per risolvere alla radice il problema della valorizzazione dei monumenti e fare uscire definitivamente dalla precarietà un settore determinante per il rilancio del turismo regionale. «Chiederemo al ministero di trasferire alla competenza regionale la gestione delle visite e di alcuni servizi essenziali del nostro patrimonio storico-culturale». Ai presenti il governatore ha dato appuntamento «alla prossima cerimonia d'inaugurazione», nelle sale del nuovo museo del castello di Baia. Quando? Non si può sapere, perché il percorso artistico è allestito da tempo, però mancano i custodi che dovranno accogliere i visitatori. Incredibile, ma vero. (Fonte: Il Mattino)

14/11/2008 CAMPI FLEGREI, MONUMENTI CHIUSI E NEGATI

Monumenti negati. Chiusi di nuovo ai visitatori il Rione Terra e lo stadio di Antonino Pio, a Pozzuoli, mentre sarà aperto soltanto nell'ultimo giorno della settimana il parco archeologico di Baia, inaugurato oggi pomeriggio dopo lunghi anni di restauro. Nei Campi Flegrei la domanda crescente di turisti e studiosi si scontra ogni giorno con i problemi «strutturali»: carenze di personale delle soprintendenze, difficoltà finanziarie delle amministrazioni pubbliche, scarsa (o inesistente) capacità propulsiva da parte dei privati. Rione Terra, stadio di Antonino Pio, antiche terme di Baia. Per non parlare della Piscina Mirabilis, delle Cento Camerelle, della tomba di Agrippina, gioielli della storia preclusi completamente ai visitatori. Monumenti famosi in tutto il mondo restano sotto chiave per mancanza di custodi, tecnici, accompagnatori, mentre migliaia di giovani, preparatissimi, continuano ad essere disoccupati perché non si riesce a risolvere i problemi di gestione essenziali. Alla Scabec, la società campana per la gestione dei beni culturali, era stato assegnato un fondo di 140mila euro per organizzare le visite guidate nel dedalo sotterraneo del Rione Terra (tremila visitatori nei weekend degli ultimi quattro mesi) e, un mese fa, all'interno dello spettacolare stadio di Antonino Pio. Nel frattempo, per mantenere in vita i più importanti siti dell'itinerario archeologico flegreo, si sono intensificati gli appelli ad una serie di istituti bancari e d'imprenditori privati, ancora una volta senza successo. Esaurite le già scarse risorse, perciò, la società regionale sarà costretta a interrompere le visite dalla prossima settimana. Mentre nessuna notizia certa è stata finora comunicata per l’apertura al pubblico del ritrovato parco delle antiche terme di Baia, che però potrà essere agibile non più di un sol giorno alla settimana. L'inevitabile discontinuità organizzativa, ovviamente, contribuirà ad aggravare ancor più il deficit promozionale dei Campi Flegrei, vanificando alla fine i successi che tanto faticosamente sono maturati negli ultimi anni, con le numerose offerte del «re-tour» organizzato dal Parco, dalla Provincia, dalle amministrazioni locali, dai Grandi Eventi culturali agli itinerari tematici, ai percorsi di luce nelle antiche terme di Baia. Sarà possibile ricorrere ad una nuova soluzione temporanea in extremis, per consentire le visite guidate nei monumenti flegrei almeno dei giorni di fine settimana? Lo sapremo oggi, quasi certamente, visto che il governatore regionale Bassolino sarà a Baia, alle 15,30 con il soprintendente ai Beni archeologici Pier Giovanni Guzzo, il sindaco di Bacoli Antonio Coppola, per l'inaugurazione dell'antico paradiso termale, restaurato grazie ad un finanziamento di cinque milioni di euro concessi sul capitolo del piani europei. Insieme con l'imminente varo della nuova, meravigliosa sezione museale allestita nei saloni del castello aragonese di Baia l'itinerario storico-culturale dei Campi Flegrei si completa ed acquista spessore di grande attrattore turistico regionale. Proprio per questo, tuttavia, dovrebbe essere sottratto dalla palude della precarietà, della confusione, della scarsa efficienza burocratica. A che serve spendere tredici milioni (otto per lo stadio di Antonino Pio, cinque per il parco archeologico di Baia) se alla fine i turisti continueranno a trovare sbarrati i cancelli dei nostri monumenti universali? (Fonte: Il Mattino)

14/11/2008 BAIA (NA), RIAPRE IL PALATIUM DOPO TRE ANNI

«Nessun golfo al mondo è splendido come quello di Baia» scriveva Orazio nel I secolo a. C., quando quella piccola insenatura con sorgenti d´acqua calda e vapori solforosi ospitava grandiose ville "di delizia" per la villeggiatura degli imperatori. Qui soggiornavano Silla, Caio Mario, Pompeo e Cesare, tanto da trasformare tutta l´area in uno dei più lussuosi centri di "otium", fino a quando il bradisismo non ne sommerse una parte. Oggi alle 15,30, a trent´anni dall´ultimo restauro e dopo tre anni di lavori, riaprono le Terme di Baia. O meglio il "Palatium Baianum", il Palazzo degli Imperatori, conosciuto come "le Terme" per la quasi esclusiva presenza di edifici termali al suo interno, che gravavano in condizioni di tale dissesto da far convogliare qui buona parte degli investimenti della Soprintendenza.
«La novità è che benché non avessimo scavato per scoprire parte del Parco a valle del Tempio di Mercurio - dice Paola Miniero, responsabile del Parco Archeologico - abbiamo scoperto un´intera area semplicemente ricoperta dalla vegetazione. Nessuno aveva idea che esistesse, dobbiamo studiarla interamente». I lavori si sono concentrati, oltre che sulla stabilità della struttura, su mura, stucchi e rivestimenti decorativi, che già dai primi del Novecento avevano subito gravi danni a causa delle spoliazioni e della distruzione della quasi totalità delle decorazioni, dei marmi e delle pitture, tanto da far apparire il complesso poco lussuoso. «Questo progetto mette in sicurezza e restaura finalmente il Parco Archeologico di Baia, le Terme, un palazzo puntellato che era arrivato ormai alla fase di crollo. Rinunciando a ulteriori scavi, abbiamo convogliato il finanziamento sul restauro delle mura, degli stucchi e delle decorazioni. Abbiamo aperto un nuovo percorso che dalla Piazza di Baia arriva fino al tempio di Diana, ripristinando l´unico varco antico superstite che da via Lucullo immette nelle terme, grazie allo spostamento della vecchia stazione ferroviaria, d´intesa con il Comune di Bacoli». Per effetto degli interventi di restauro è stato migliorato anche il settore del tempio di Diana e il collegamento al Parco Monumentale attraverso un itinerario naturalistico a tornanti lungo la collina. Il Parco Archeologico comprende una distesa di 40mila metri quadrati (compresa tra via Sella di Baia, Via Bellavista e Via Lucullo) con resti archeologici sui terrazzamenti collinari, un´altra parte contiene un´area di 150mila metri quadrati chiamata Parco Monumentale per lo splendido paesaggio e la vegetazione mediterranea. Cinque i settori in cui è diviso, diversi gli edifici che compongono il complesso, datato tra il I secolo a. C. e il III d. C. Nell´area si ritrovano sale termali, ninfei, vasche di fontana, loggiati ed ambienti residenziali aperti su giardini. Per effetto del bradisismo, la parte che si trovava alle pendici fino all´antica linea di costa è oggi sommersa. Alla visita inaugurale interverranno il Soprintendente Pietro Giovanni Guzzo, Antonio Bassolino e il sindaco di Bacoli, Antonio Coppola.  (Fonte: Tiziana Cozzi su Repubblica Napoli)

12/11/2008 QUARTO (NA), NECROPOLI SOMMERSA DA RIFIUTI

C'era una volta la Fescina. Sito archeologico chiuso per monnezza. Impossibile accedere alla Necropoli di via Brindisi. Il varco del cancello è ostruito da carcasse di frigoriferi e poltrone dimesse. Le foto testimoniano inclementemente lo stato in cui è ridotto uno dei luoghi più suggestivi dell'area di Quarto: la necropoli che ospita il caratteristico Mausoleo a cuspide piramidale, unico esempio di un'architettura che affonda le sue radici in oriente. Il degrado e la sporcizia sono i veri padroni della Necropoli di via Brindisi, che come ricorda uno sbiadito cartello, venne portata parzialmente alla luce nel corso degli anni settanta e ottanta a seguito di un intervento della Soprintendenza e della Regione Campania. Prima di allora era visibile solo il livello superiore del mausoleo a cuspide, utilizzato come deposito di. attrezzi agricoli dai contadini dei fondi attigui che ancora oggi continuano a coltivare viti e alberi da frutto ad una spanna dal reperto archeologico che è stato completamente dimenticato dalle istituzioni. Eppure i lavori di scavo portarono alla luce un piccolo gioiello archeologico a partire dalla bassa recinzione realizzata in opera reticolata, che delimitava parte della Necropoli composta da tre mausolei funerali con basamento quadrangolare e vano ipogeo, un triclinio all'aperto, alcuni vani di servizio e due recinti minori. La struttura più antica è il monumentale mausoleo a cuspide piramidale noto a tutti come "la Fescina.", perché ricorda un contenitore di giunco, simile ad una cornucopia dritta, che i contadini del luogo utilizzano pei raccogliere le ciliegie. Alle spalle del monumento è presente un varco attraverso il quale si è accede al recinto in cui, nel corso degli scavi, si rinvennero tracce di incinerazioni, urne, anfore con resti di inumati e tombe a cappuccina che, per gli archeologi documentano la continuità d'uso della necropoli fino ad epoca tarda. Ma resti di sepolture ed inumazioni vennero alla luce anche nell’area del recinto maggiore dove vennero rinvenuti spazi destinati alla cremazione dei defunti. Al momento è ancora visibile la camera superiore con il caratteristico ingresso ad arco, che si nota non appena si giunge nella zona archeologica. Impossibile accede e visitare le nicchie contenute nelle varie stanze di cui è composto il Mausoleo la cui tipologia non trova facili riscontri in ambito flegreo e campano, ma è diffusa invece in ambito microasiatico e alessandrino, II prototipo architettonico di riferimento secondo gli studiosi è rappresentato dal celebre mausoleo d'Alicarnasso del IV sec. a.C. Attualmente siepi di rovi alti oltre due metri ricoprono interamente lo spazio in cui si trova il Mausoleo. Il cancello d'ingresso è spalancato, ma l'accesso è precluso per le tante carcasse di ingombranti ed a meno di brutte sorprese, è da folli avventurarsi. Un palo dell'illumrnazione si erge nello spazio recintato ed un faro potente è diretto ad illuminare la Fescina. La speranza è che almeno resti spento. Per evitare di illuminare una vergogna! (Fonte: Il Giornale di Napoli)

12/11/2008 PIEDIMONTE MATESE (CE), INAUGURATO PARCO ARCHEOLOGICO DI MONTE CILA

Una escursione ecologica tra le mura sannitiche, l'altra mattina, ha aperto la nuova era del Monte Cila, l'altura che domina l'abitato di Piedimonte Matese e che custodisce gli antichissimi insediamenti ancora visibili sotto forma di mura ciclopiche. Il grande parco archeologico è stato quindi inaugurato con una passeggiata aperta alla partecipazione di tutti, amministratori comunali in testa, ma anche di rappresentanti di associazioni culturali, studiosi e appassionati di storia locale, cittadini che hanno riscoperto fascino e mistero di uno dei siti più interessanti di Terra di Lavoro. I recenti lavori di scavo e di riqualificazione paesaggistica hanno infatti riportato alla luce gran parte delle linee e dei disegni degli antichi insediamenti, fino a qualche mese fa nascosti dalla vegetazione, oggi riapparsi nella loro originaria struttura, fra secolari alberi di ulivo e sentieri protetti da staccionate in legno. Una vera e propria cittadella sannitica che restituisce a Piedimonte Matese la ragione storica di una sua identità che, spesso, ha alimentato un acceso campanilismo con la vicina Alife, città romana che, nei secoli e anche in epoca più recente, ha segnato assieme a Piedimonte Matese destini e percorsi storici della media valle del Volturno. Il percorso che oggi si apre al visitatore in tutta la sua prorompente bellezza, anche grazie ai panorami che è possibile apprezzare dai sentieri che fiancheggiano il costone di roccia, parte da via Madonna delle Grazie, dove sorge l'omonimo santuario purtroppo in stato di fatiscenza, e raggiunge un vero e proprio anfiteatro in pietra, ricavato durante i lavori di scavo finanziati con i fondi del piano integrato territoriale Monti Trebulani-Matese. L'occasione offerta dalla prima passeggiata ecologica è servita ad illustrare le linee fondamentali del progetto, la ricca storia del sito archeologico oggi fruibile liberamente: «Abbiamo finalmente reso noti ai cittadini - spiega l'assessore all'Urbanistica Attilio Costarella - gli sforzi compiuti per ritrovare nuovi avanzi di civiltà sotto la guida delle prospezioni effettuate sul posto, con l'ausilio di georadar messi a disposizione dall'Università del Molise». Tre i semicircuiti difensivi presenti sul Monte Cila, oggi parte integrante del neonato parco archeologico, costruiti dai progenitori Sanniti Pentri per difendere l'entroterra e la capitale Bovanium dalle incursioni delle pericolose popolazioni costiere. Chissà che un giorno, oltre alla visita dal vivo e alle passeggiate ecologiche nel parco, non sia possibile anche realizzare una grande ricostruzione virtuale dei suoni e delle battaglie di quei tempi, ancora impressi tra le poderose mura sannitiche, testimonianza di un passato spesso dimenticato che, invece, rappresenta un fondamentale pezzo di storia delle civiltà che si sono succedute in quest'angolo straordinario della Campania. (Fonte: Il Mattino)

08/11/2008 BACOLI (NA), NUOVO PERCORSO PER IL PARCO ARCHEOLOGICO DI BAIA

I nobili della Roma repubblicana vi edificarono sontuose dimore a partire dal III secolo a. C. Con l'età imperiale diventò la residenza per eccellenza degli imperatori, tanto che Ottaviano Cesare Augusto decise di edificarvi, contando sulla perizia dell'architetto Sergio Orata, una grande struttura termale. Ricca di sorgenti naturali Baia si arricchì di ville, impianti e alberghi dalla collina al mare. Il bradisismo ha poi sommerso parzialmente quella lussuosa edilizia, ma la parte arroccata sul pendio è visitabile e racchiusa nel parco archeologico. Restaurato, il grandioso complesso riapre al pubblico. Con una cerimonia fissata per il 14 novembre, il governatore Antonio Bassolino, il sindaco di Bacoli Antonio Coppola e il sovrintendente Pietro Guzzo, inaugureranno il sito ristrutturato grazie ad una spesa di 5 milioni di euro stanziati con il Progetto Integrato Territoriale. «Questo intervento - spiega il sindaco Coppola - costituisce un esempio di azione sinergica che ha coinvolto vari enti, ossia la Regione, la Soprintendenza e il Comune di Bacoli. L'opera, che avvicina i cittadini al patrimonio storico del territorio, si inserisce nel progetto di creare un'economia fondata sul turismo culturale». L'intervento di restauro, curato dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici di Napoli e Pompei, ha spostato l'ingresso principale del complesso in basso, dove è stato sistemato anche il ticketpoint. Dalla Piazza De Gasperi, del tutto rinnovata e ridisegnata, si potrà accedere quindi alle Terme di Sosandra e ai Templi di Mercurio e di Diana. Si avrà così una visione d'insieme dell'impianto termale, che rientra in un vero e proprio sistema come prevede il Pit Grande Attrattore Culturale Campi Flegrei: coordinare il parco archeologico con quello monumentale e il Castello Aragonese di Baia attraverso una passeggiata naturalistica e, sull'altro versante, unirlo al lungomare in fase di restyling. L'integrazione e la valorizzazione dei beni monumentali e ambientali, mission del Pit che ha stanziato per i siti del comprensorio flegreo 195milioni di euro, si intersecano anche con la promozione dei grandi eventi estivi organizzati alle Terme di Baia, quali la lirica con il Teatro San Carlo e Bagliori d'Antichità, suggestive passeggiate notturne illuminate da dodicimila watts. Ed è questa la strategia del Progetto Integrato Territoriale, nato con il Patto dei Campi Flegrei avviato nel 1998 e coordinato dall'architetto Francesco Escalona: un itinerario archeologico e paesaggistico lungo 65 chilometri fisicamente percorribile, che possa ottimizzare e unire le risorse monumentali e paesistiche dell'area flegrea da Quarto a Bacoli, attraversando Cuma e Pozzuoli. Un volano dello sviluppo sostenibile del territorio flegreo. (Fonte: Il Mattino)

06/11/2008 POMPEI (NA), ARRIVA IL COMMISSARIO

C'è stata una nuova eruzione? Un manipolo di clandestini ha preso possesso degli scavi?».
E' sarcastico, Pier Giovanni Guzzo. Il commissariamento della Soprintendenza di Pompei (ora unificata con quella di Napoli e provincia), di cui è a capo da quattordici anni, è una ferita aperta. «Grave situazione di pericolo», ha scritto la Presidenza del Consiglio nell'ordinanza n. 3692 dell`11 luglio 2008, che
dispone «interventi urgenti di protezione civile». Come per la spazzatura. Così adesso, nel basso edificio di via Villa dei Misteri, accanto alla struttura del soprintendente, che mantiene la tutela archeologica, si è installato con un proprio staff il prefetto Renato Profili, commissario delegato per l'emergenza.
Una convivenza da separati in casa, punteggiata di piccoli incidenti e schermaglie indirette. Anche se dalla parte dei nuovi venuti si fa di tutto per ridimensionare. «Massimo rispetto reciproco», garantisce Profili. «E grande ammirazione per l'archeologo Guzzo, uno studioso di livello internazionale».
«Le frizioni sono superate, la collaborazione funziona», assicura pacioso Luigi Necco, indimenticato volto di 90° minuto, richiamato dalla pensione come portavoce del commissario. Certo, Guzzo e Profili sono due maturi gentiluomini del Sud, più o meno coetanei, che si intrattengono amabilmente per qualche minuto ogni mattina alla macchinetta del caffè. Ma in realtà, sotto la cenere e i lapilli, cova il fuoco. In Soprintendenza sono convinti che l'«emergenza Pompei» sia stata creata politicamente, per mettere le mani sulla città antica. Guzzo - nominato a fine `94 dal ministro Fisichella (primo governo Berlusconi), un passato di iscritto al Pci e oggi «certo non berlusconiano», come dice lui stesso - per il suo prestigio indiscusso non poteva cadere sotto la mannaia dello spoils system. Ecco dunque la scelta del commissario. Ma non si trattava soltanto di piantare la bandierina su un sito turistico importante, da due milioni e mezzo di visitatori l'anno. Intorno
all'area degli scavi si infittisce una ragnatela di interessi locali, con ramificazioni spesso equivoche.
Pompei significa appalti, posti di lavoro, indotto. E quindi voti. «Qual è il "grave pericolo"? Sull'ordinanza non è descritto. Così come l'emergenza», ragiona il soprintendente. Il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, agita l'annosa questione delle bancarelle abusive che assediano il perimetro degli scavi (ma questo è di competenza comunale, come l'altro problema spesso denunciato della viabilità: si doveva commissariare il Comune?), la giungla delle guide turistiche, la piaga dei cani randagi (ma sono problemi di competenza regionale: si doveva commissariare la Regione?).
«L'emergenza di Pompei», argomenta Profili, «sta nel degrado dell'area archeologica. Nel fatto che oggi i due terzi di questo sito, dichiarato nel`97 dall'Unesco patrimonio dell'umanità, sono interdetti ai visitatori. Il mio obiettivo è recuperarne quanto più possibile alla fruibilità del pubblico». Sfruttamento turistico: è la formula magica. E già qui si delinea un dissidio con la Soprintendenza. «Diciamo che sono due visioni del mondo...» , filosofeggia Guzzo. «L'attenzione per il pubblico c'è sempre stata - se non altro perché è il pubblico
che ci porta gli introiti, da che abbiamo l'autonomia.
Ma va contemperata con le necessità di programmazione della tutela e del restauro dei monumenti antichi. Se non si curano, ci si domanda che cosa i visitatori tra vent'anni potranno visitare». All'aspetto filosofico del contendere si collega quello economico. Da quando, con la legge 352 dell`8/10/1997, la Soprintendenza archeologica di Pompei è diventata autonoma, le sue disponibilità finanziarie sono passate dai 4-5 miliardi di lire assegnati annualmente dallo Stato agli oltre 33 milioni di euro delle ultime due gestioni, derivanti per l`82,3% dalla vendita dei biglietti di ingresso e dai servizi aggiuntivi.
Una torta che fa gola a molti. Compreso il Comune, che ne vorrebbe una parte. Ma ora l`ordinanza 3692 si è portata via in un colpo solo tutta la torta più un (bel) pezzo, disponendo il trasferimento di 40 milioni di euro dalla contabilità della Soprintendenza a quella commissariale. La prima conseguenza
è che tutti o quasi i progetti relativi alla conservazione sono stati bloccati, e sebbene Profili garantisca che gli interventi da lui previsti «sono tutti quelli che aveva fissato il soprintendente, al 99%», la preoccupazione è nell`aria. Grazie alle proprie risorse, Guzzo era riuscito a trasformare il volto di Pompei. Biglietteria appaltata a una società privata che ha fatto volare gli incassi (prima accadeva che i biglietti usati venissero recuperati, stirati e rivenduti), bookshop, servizio di audioguide, cura della pulizia e del verde, un sito Internet (pompeiisites.org) esemplare per cura e completezza. E chi oggi visita lo scavo gemello di Ercolano può constatare un fervore di lavori mai visto, frutto dell`importante accordo di sponsorizzazione raggiunto con David W. Packard, il magnate americano dell`informatica.
Certo, molte domus sono rimaste chiuse al pubblico. Carenze di organici. E paralizzanti veti sindacali. «A Pompei c`è una parte di custodi che chiude gli scavi a comando, che si è inventata delle rivendicazioni per mettere in difficoltà Guzzo», testimonia un sindacalista Cgil. «Poi ci sono gli atti di intimidazione, gli avvertimenti: questo è un territorio controllato dalla camorra più forte e feroce». Situazioni che si trascinavano senza soluzione. Il commissario si è subito messo al lavoro. Ottenendo l`apertura di qualche edificio in più, ma non solo. Già prefetto di Napoli dal 2003 al 2007, quindi abituato a gestire le situazioni difficili, Profili elenca i suoi primi risultati: «C`era nell`area degli scavi un signore che aveva il monopolio del servizio di ristorazione e dei servizi igienici, e da anni non pagava l`affitto. Era arrivato a quasi 10 milioni di debito. E io il 23 luglio l`ho cacciato. Poi ho saputo che esistevano 22 fontanelle antiche fuori servizio, e le ho riattivate: in 44 chilometri quadrati non c`era modo di dissetarsi, lei capisce? Ho aperto 17 servizi igienici. Ho ripristinato l`impianto antincendio, la videosorveglianza». Potenza dei poteri straordinari conferiti al commissario, in deroga alle leggi vigenti, compresa la possibilità di accorciare i tempi delle gare d`appalto e eventualmente di ricorrere alla precettazione. Naturalmente le fontanelle guaste facevano comodo ai chioschi esterni che vendono bibite e spremute. E lo sgombero del ristoratore moroso era richiesto da tempo, ma invano, da Guzzo. Detto per inciso: il ristoratore ha presentato ricorso, e sapete chi lo difende? Lo studio legale dell`avvocato Claudio D`Alessio, che è poi il sindaco di Pompei. Ma da queste parti si dice che il sindaco è eletto dai bancarellai. (Fonte: La Stampa)

01/11/2008 SANTA MARIA CAPUA VETERE (CE), NUOVE SCOPERTE ARCHEOLOGICHE

Il sottosuolo sammaritano regala nuove interessanti reperti. Nel corso di alcuni interventi realizzati sia nel piazzale antistante che nell'area retrostante l'Anfiteatro campano, sono stati scoperti alcune rovine romane. La precedente arena utilizzata da Spartaco e una vasca che i romani adoperavano come scenario per gli spettacoli navali arricchiranno il già importante patrimonio archeologico di Santa Maria Capua Vetere. Le scoperte, effettuate qualche giorno fa, sono state rese note solo ieri mattina ma si attende comunque ancora l'ufficializzazione da parte della Soprintendenza ai Beni archeologici. I resti, infatti, sono stati esaminati ma ancora nessuna conferma è pervenuta all'amministrazione comunale che nel frattempo sta già organizzandosi per diffondere e impiegare al meglio queste nuove inaspettate risorse. Gli operai della ditta incaricata di eseguire i lavori nell'area antistante l'Anfiteatro hanno rinvenuto alcuni resti di quella che è stata subito riconosciuta come la precedente arena - quella in cui si esibiva Spartaco - e i cui materiali sarebbero stati adoperati per costruire il sito attualmente visitabile. Una grande scoperta, insomma, che testimonia la ricchezza del sottosuolo sammaritano. Ma quello della precedente arena non è l'unico reperto che è venuto alla luce nell'ultimo periodo. Di pari importanza, se non addirittura ancora più rilevante è il rinvenimento di una vasca. Grande è stata la sorpresa degli operai quando, nell'effettuare i lavori per la realizzazione della passeggiata archeologica posta alle spalle dell'Anfiteatro, hanno scoperto un bacino di notevoli dimensioni. Secondo quanto si apprende - anche in questo caso mancherebbe la conferma ufficiale della Soprintendenza - si tratterebbe di una delle vasche che i romani utilizzavano come sorta di scenario per i loro spettacoli navali. Conosciute come «navalia proelia» o con il termine greco «naumachie», venivano riprodotte in un apposito bacino riempito d'acqua; gli attori principali chiamati ad inscenare gli scontri che avevano visto impegnate le flotte romane erano in genere criminali condannati a morte o troupe di professionisti o ancora veri marinai e soldati. Delle naumachie abbiamo notizia grazie a Marziale che racconta di battaglie riprodotte al Colosseo o comunque sempre in ampi bacini a Roma. (Fonte: Il Mattino)

26/10/2008 STABIA (NA), UNA VASTA AREA ANCORA DA SCOPRIRE

Una vasta parte dell’area archeologica è ancora sepolta a Castellammare e dovrà essere recuperata. Lo sostengono gli esperti che hanno già riportato alla luce l’entrata secondaria di villa San Marco e il grande peristilio di villa Arianna, recuperati dopo scavi e ricerche. Dalla teoria alla pratica per ammirare da vicino le colonne e i porticati. Così dopo il «Workshop nazionale sul patrimonio archeologico di Stabiae», sostenuto dalla Fondazione «Restoring Ancient Stabiae», in molti hanno potuto ammirare il risultato dei nuovi scavi archeologici. «La novità si può vedere alla destra dell’entrata di villa San Marco – spiega Gennaro Iovino, responsabile dello scavo archeologico - si tratta di un ingresso secondario accessibile dal lato Nord da una scalinata che proseguiva su un sentiero pedonale. Da studi geofisici abbiamo scoperto che questo lato della villa prosegue, altri resti di villa San Marco sono sepolti sotto un campo DI ortaggi». A percepire per primi l’esistenza di questi ambienti furono i Borbone, che con le loro ricerche disegnarono le piantine tutt’ora in uso. «Non erano segnati sulle carte - continua l’archeologo - la scala, il sentiero, i plutei e il giardino, con al centro un grosso olmo, trovato ricolmo di lapillo bianco e scoperto all’interno del piccolo peristilio dell’ingresso secondario della villa». Visibili anche i locali adibiti a depositi, due latrine (in una, l’iscrizione «Cacavi et culo non extersi», lasciata forse da un uomo recatosi in bagno dopo il terremoto per l’eruzione del Vesuvio) e un piccolo ambiente dove è stato individuato un incastro per il letto, un lavabo e un banco di cottura con una griglia in ferro. Ed è all’interno di questo piccolo ambiente che sono stati trovati alcuni oggetti, dentro una cassetta con la chiave in bronzo: due monete, una spatolina e un bottone in osso; oltre a tre brocche in restauro. Gli scavi a villa Arianna, che ne portarono alla luce una parte, furono condotti alla fine degli anni ’50 da Libero D’Orsi ma solo oggi si può ammirare la grandezza di quello che all’epoca romana era un giardino che dava sul mare. «Le ricerche hanno svelato il lato breve del grande peristilio - spiega Maria Vallifuoco, che ha seguito i lavori per la ditta Caccavo - sono così emersi tre ambienti, nove colonne due finestre e una porta. Così come a villa San Marco anche a villa Arianna le decorazioni appartengono al quarto stile, che dal punto di vista temporale non va oltre l’epoca di Nerone». Punta lontano la ricerca archeologica e il lavoro di tecnici, ma come spiega il soprintendente Pietro Giovanni Guzzo a margine del «Workshop» svoltosi con il contributo della Fondazione Ras «per scavare a Stabia occorrono molte risorse economiche». Magari, per alzare il numero di turisti dagli attuali 10mila annui a oltre 250mila, come prevede Thomas Noble Howe, coordinatore scientifico delle attività della Ras. (Fonte: Il Mattino)

24/10/2008 MADDALONI (CE), UN PARCO ARCHEOLOGICO CONTRO LA DISCARICA

Un parco archeologico come baluardo contro le discariche di Lo Uttaro. Insomma, archeologia contro i rifiuti. È guerra di carte bollate tra il Comune di Maddaloni e il Commissariato di Governo per l'emergenza rifiuti. Scelto il modo più provocatorio e forse bizzarro per arginare il degrado ambientale. Maddaloni (dopo il placet finanziario della Regione) avvia gli atti propedeutici per la realizzazione del «Parco archeologico dell'Antica Calatia». Imposto il vincolo sui luoghi, predisposto il procedimento di esproprio e ufficializzata la declaratoria di pubblica utilità dell'opera. Imposti vincoli su circa 15 ettari (coincidenti con il perimetro della città dall'ottavo secolo avanti Cristo fino al tardo medioevo) tutti intorno (verso Maddaloni) alla cava Mastroianni e alla più distante cava Mastropietro. Non si sa ancora se nascerà un parco archeologico con vista su una discarica. È certo invece che parte il procedimento espropriativo sulle aree da sottoporre all'opera di scavo coincidenti con l'antica area urbana e con la necropoli. Oltre agli scavi è prevista pure la risistemazione dei luoghi. «Riportare alla luce l'abitato - testimonia Antonio Sarracco del Gruppo archeologico Calatino ”Franco Imposimato” - è stato il sogno proibito di intere generazioni di cultori di storia patria». È scontato, quindi, l'entusiasmo. In verità, il finanziamento regionale (circa due milioni) è vissuto come un risarcimento ambientale, sebbene tardivo. «Se è remota e improbabile - commenta il sindaco Michele Farina - l'espansione delle discariche in questione, è certo invece che è tutto merito del Comune di Maddaloni aver posto le basi per il primo serio intervento di bonifica e di riqualificazione ambientale». Parco archeologico, scavi, riperimetrazione della necropoli e completamento degli studi scientifici sarebbero la risposta al degrado e al grave abbandono dei luoghi tra Maddaloni e San Nicola La Strada. «In concreto - precisa Angelo Schiavone, assessore ai lavori pubblici- è già pronto il progetto esecutivo che prevede lavori per poco meno di due milioni di euro». A guidare l'intervento ci sono i risultati dell'eccellente piano di ricerca archeologica, già condotto dalla Sovrintendenza archeologica e dalla Seconda Università di Napoli, nello scorso decennio. Quell'intervento accademico sarà in gran parte trasformato in progetto esecutivo con il disseppellimento delle vestigia. Insomma, sarà riesumata l'antica città che fu prima etrusca e poi romana. E quello che resta del giacimento archeologico sarà tradotto, come è già accaduto per i reperti più importanti, presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. L'azione di salvaguardia poi dovrà necessariamente coincidere con una inevitabile ricomposizione ambientale. «È chiaro che esula dalle nostre competenze - commenta Schiavone - avviare una bonifica dell'area circostante e tantomeno ricomporre un orizzonte visivo irrimediabilmente compromesso». Scavi, vincoli ed espropri segnano indirettamente un altro capitolo delle guerra legale, avviata da tempo prima contro Fibe e poi contro il Commissariato di Governo. Maddaloni ha trattenuto unilateralmente e quindi non versato 4 milioni di euro: il credito vantato dalla Fibe e dal Commissario di Governo per l'emergenza rifiuti. Si tratta di una situazione debitoria, maturata dal comune di Maddaloni, «relativa al pagamento della tariffa per lo smaltimento dei rifiuti nei confronti del Commissario stesso, dei soggetti concessionari, nonché dei comuni destinatari di misure di compensazione ambientale». E poi c'è pure l'opposizione alle ordinanze di riscossione coatta dei crediti. Di più, il Comune punta al «risarcimento (e quindi alla compensazione dei crediti) delle spese esorbitanti affrontate per mitigare il disastro ambientale per il blocco della raccolta, mancato svuotamento del sito di trasferenza e quindi alla conseguente autocombustione e alle esalazioni di diossine fuoriuscite dalla discarica urbana dell'ex-Foro Boario». (Fonte: Il Mattino)

22/10/2008 STABIA (NA), LE ULTIME SCOPERTE

L’antica Stabia non è solo questo, e il mondo che ha potuto ammirare le mostre composte di tutti i suoi tesori, lo sa bene. L’appuntamento per «svelare» la città è previsto per sabato, archeologi e storici parteciperanno al «Workshop Nazionale sul Patrimonio Archeologico di Stabiae» organizzato dalla fondazione Restoring Ancient Stabiae. Dall’Istituto per l'Archeologia e le Scienze Umane - conosciuto ai più con il nome di ex istituto dei Salesiani - alle antiche ville dove, nel corso di una visita guidata dalla direttrice degli scavi Giovanna Bonifacio saranno illustrate le ultime scoperte. Gli studiosi potranno così toccare con mano le bellezze di Villa Arianna e Villa San Marco. Esperti a confronto su un passato celebre e scambi di esperienze tra professori italiani. Coordinati da Thomas Noble Howe, docente di arte e storia dell’arte presso la Southwestern University di Georgetown in Texas gli studiosi discuteranno dei piani di sviluppo programmati dalla Soprintendenza archeologica di Pompei per il sito archeologico stabiese. Ad aprire i lavori l’aministrazione comunale che saluterà gli ospiti, poi gli interventi sostenuti dagli illustri personaggi del mondo accademico e culturale. Uno dei primi interventi sarà proprio quello del soprintendente Pietro Giovanni Guzzo, che passerà la parola al Direttore Generale dei Beni Archeologici del Ministero per i beni e le Attività Culturali Stefano De Caro, dopo una piccola pausa si tornerà a parlare di archeologia stabiese con le professoresse Hèlene Eristov e Nicole Blanc del Centre National de la Recherche Scientifique di Parigi. Il Workshop, patrocinato dal ministero per i Beni e le Attività culturali, dal ministero dell’Università e della Ricerca, dalla Regione Campania e dal Comune di Castellammare di Stabia, si terrà presso la sede operativa della Fondazione, l’Istituto Internazionale Vesuviano per l’Archeologia e le Scienze Umane, un centro di studi e ricerche oltre che di accoglienza per gli studiosi che intendono lavorare alle «antiche rovine» stabiesi. «Il workshop ha come obiettivo principale la promozione sul panorama nazionale dell’area archeologica di Stabia – fanno sapere dalla Ras – ogni anno intendiamo rivolgerci al mondo universitario e della ricerca che punta a diffondere le attività di ricerca e sviluppo del sito di Castellammare». Per sabato sono attesi oltre novanta docenti e già cinquanta Università italiane hanno aderito ad «Archeostabiae». Percorrendo la storia delle ricerche archeologiche avvenute dal ’700 a oggi l’antica Stabia risorge e con essa anche Castellammare che punta al rilancio del suo patrimonio dalle sale della «rinata» Reggia di Quisisana dove sarà allestito il museo archeologico. «Questo momento - dichiarano Pasquale Guerrieri e Antonella Riviccio, organizzatori dell’evento - offrirà l’occasione di discutere sulle prospettive future della collaborazione tra pubblico e privato nella gestione dei beni culturali, traendo spunto dall’esempio concreto offerto dall’attività della Fondazione Ras». «Otium Ludens» e «In Stabiano» le mostre messe in campo dalla Fondazione Restoring Ancient Stabiae e dalla Regione Campania. Mentre Otium Ludens, secondo il «The Times» è al quarto posto nella top ten delle migliori mostre al mondo per l’anno 2008, dovranno ancora girare il mondo gli ottomila reperti di «In Stabiano», la collezione allestita in occasione del 250esimo anniversario dell’inizio degli scavi borbonici che riportarono alla luce le ville dell’antica Stabiae e che il critico d’arte Giulio Carlo Argan definì «la più bella raccolta esistente, seconda solo a quella custodita al museo archelogico di Napoli», dopo quattro anni di successi all’estero adesso attendono di essere sistemati in un museo italiano. (Fonte: Il Mattino)

18/10/2008 POMPEI (NA), RICERCA SU INDIVIDUI E DNA

Dei dodici individui i cui scheletri furono rinvenuti sotto alcuni metri di cenere e lapilli nella Casa di Polibio, a Pompei, sei appartenevano a un unico ceppo familiare. Ovvero potevano essere sia fratelli e sorelle, perché figli della stessa madre, sia cugini in quanto partoriti da due donne, sorelle tre loro. Il dato, importante per lo studio sul Dna «antico», è uno dei risultati raggiunto dal gruppo di ricerca partenopeo guidato da Marilena Cipollaro, impegnata da un decennio con Antonino Cascino (da poco scomparso) in indagini sugli scheletri dei pompeiani vittime dell’eruzione del 79 dopo Cristo. La scoperta è uno degli argomenti attorno al quale ruoterà il nono Convegno internazionale sul Dna antico e le biomolecole associate, che appunto ad Antonino Cascino è dedicato.
Il summit di scienziati si svilupperà da domani al 22 ottobre tra Napoli e Pompei e si aprirà nel capoluogo campano, domani alle 17, nell’aula di presidenza della facoltà di Medicina della Seconda Università. Ad accogliere i ricercatori italiani e stranieri saranno il rettore della Seconda Università Francesco Rossi e il preside di Medicina Giovanni Delrio. Quindi, lunedì, nell’Auditorium degli scavi, gli interventi e la presentazione delle scoperte da parte dei gruppi di ricerca, dopo il benvenuto del soprintendente Pietro Giovanni Guzzo. E sono appunto i risultati raggiunti dall’équipe Cipollaro -Cascino a fare la parte del leone in questa giornata. «Oltre ad aver accertato che gli individui della Casa di Polibio erano imparentati per via materna - dice Marilena Cipollaro - stiamo studiando il loro cromosoma Y per vedere se esiste anche una parentela di tipo paterno. In più presentiamo i risultati su un aspetto particolare di un gene del nucleo cellulare e sulla sua mutazione nel corso di tutti questi secoli». L’analisi degli scheletri trovati nella Casa di Polibio è stata effettuata sui loro femori sinistri e si rivelata particolarmente laboriosa, sia per la fragilità del materiale sia per la difficoltà a reperire cellule con Dna integro, considerato che quest’ultimo si degrada per il forte calore e il tempo trascorso.
Altro studio interessante sui pompeiani antichi è quello effettuato dall’antropologo australiano Maciej Henneberg, che ha puntato a ricavare dati sulle malattie genetiche - tra cui la «spina bifida» - esistenti all’epoca e sulle loro eventuali mutazioni. Ancora, di Pompei e delle caratteristiche presentate dal territorio al 79 dopo Cristo, diranno Maria Rosaria Senatore (ha individuato l’area su cui erano impiantate le saline pompeiane e il tracciato seguito da un corso d’acqua a nord della città) e Annamaria Ciarallo che presenta gli studi sulla flora e le colture dell’area vesuviana. Di particolare interesse i risultati del gruppo vulcanologico formato da Giuseppe Luongo, Annamaria Perrotta Claudio Scarpati, che ha individuato una differente tipologia di ricolonizzazione (tempi e modi di ritorno sul territorio) dell’area Sud e Nord del Vesuvio, tra le eruzioni che le colpirono, rispettivamente, nel 79 dopo Cristo e nel 472 dopo Cristo.
 (Fonte: Il Mattino)

17/10/2008 MADDALONI (CE), CADE A PEZZI LA TORRE ARTUS

La Torre Artus cade a pezzi e mai cedimento strutturale fu più clamoroso. Proprio mentre il Comune e parte degli eredi de' Sivo (proprietari del castello, delle torri e del parco annesso) si fronteggiano, ancora una volta, in Tribunale, la torre si sbriciola. E questa volta lo schianto ha destato vivissima impressione. Nella struttura, già fortemente lesionata da un sistema di fratture verticali, si è aperto un improvviso sistema di pericolose lesioni orizzontali. Risultato impressionante: stanno cedendo le finestre, gli architravi e parte della facciata esposta a nord. Innescando così un crollo a catena, le finestre e gli architravi non travolti sono ora pericolosamente in bilico. Così, la guerra delle carte bollate e le polemiche ad oltranza stanno producendo più danni al monumento di quelli causati da 60 anni di abbandono, dell'occupazione delle truppe alleate e dai saccheggi. «Non ci resta - testimonia Antonio Sarracco, dirigente del Gruppo archeologico calatino Franco Imposimato - annotare che per le mura perimetrali (le uniche a godere di una certa tenuta statica) è cominciata la fase di sbriciolamento». Sconcertante la diagnosi: «Il nuovo sistema di lesioni nelle mura portanti, letali per il monumento, è destinato a propagarsi». Dai piani alti progressivamente fino alla base del monumento. Intanto, continua lo scontro legale. Risale al mese scorso l'ultima costituzione in giudizio del Comune (presso la sezione distaccata di Marcianise del Tribunale di S. Maria Capua Vetere). L'avvocato Pasquale D'Alessio, erede di Annamaria de' Sivo, ha avviato una lunga offensiva giudiziaria per il mancato recupero e il danneggiamento del castello, torri e parco collinare. «Per la precisione - sottolinea D'Alessio - sono stati presentati tre esposti in ordine di tempo, in tre diverse procure (S. Maria Capua Vetere, Napoli e Roma)». Un primo giudizio già è stato formulato dalla sezione staccata del Tribunale di Marcianise che ha dichiarato «ammissibile la citazione a carico del Genio Civile, del ministero Agricoltura e foreste (Corpo forestale dello Stato), ministero dei Beni culturali, «quali organi preposti alla vigilanza su monumenti sottoposti a vincolo». Coinvolti pure i confinati. Poi presso il Tribunale di Napoli, titolare per competenza territoriale, si terrà la fase dibattimentale per la richiesta di risarcimento danni pari a 8 milioni e 737 mila euro. (Fonte: Il Mattino)

15/10/2008 MARANO (NA), ORMAI DISTRUTTO L'ANTICO CASTELLO SCILLA

Distrutto dagli abusi l’antico castello Scilla. Un pezzo alla volta, la struttura originaria del maniero di epoca angioina, simbolo storico della città e abitato da una decina di famiglie, è stata cancellata da piccoli e grandi interventi edilizi. Basta mettere a confronto le foto di com’era e com’è per cogliere, a colpo d’occhio, la potenza distruttrice degli abusi consumati nel tempo. Terrazza recintata con un muretto, gazebo, infissi di ogni colore, antenne paraboliche, condizionatori, facciate dipinte di grigio e giallo. Una delle sei volte del castello è stata addirittura murata e vi è stato ricavato un monolocale. A guardarlo adesso, dell’antico maniero costruito nel 1270 per volontà di Carlo D’Angiò, resta solo l'imponenza. «La struttura originaria del castello - spiega Luigi Pugliese, insegnante e promotore di un progetto scolastico sulla storia locale - è stata completamente distrutta. Con il nostro gruppo di lavoro abbiamo ripetutamente segnalato la cosa alla soprintendenza ma non abbiamo notizia di interventi. Del resto, gli abusi su quell’edificio sono piccoli e costanti nel tempo e si trascinano da almeno vent’anni. Sono fatti probabilmente dagli stessi abitanti del castello. Alcuni sono abusi edilizi veri e propri, clamorosi, come la chiusura di un’arcata. Altri, sono di minore entità ma su un castello del 1200 anche un infisso verde di alluminio alle finestre e una parete dipinta di giallo, sono un pugno nell’occhio». «La possibilità di controllo sugli edifici di pregio, purtroppo, è minima - spiega Biagio Sgariglia, architetto ed ex assessore all’Urbanistica del Comune di Marano - perché si tratta di abitazioni private e abitate e gli abusi vengono compiuti giorno per giorno da chi ci vive, anche con piccoli interventi. Ci vorrebbe un monitoraggio costante ma il Comune di Marano non è attrezzato per effettuare controlli così sistematici e minuziosi. Siamo riusciti, negli anni, con le nostre poche risorse, giusto a proteggere il territorio dai grandi abusi edilizi. Per il castello Scilla servirebbe un progetto complessivo di restauro. Noi abbiamo costruito l’archivio degli edifici di pregio e il castello Scilla è inserito tra i beni da valorizzare. Con un piano serio di recupero potrebbe ancora essere restituito alla sua fisionomia originaria. Però occorrerebbe uno sforzo economico notevole anche da parte di altri enti». Intanto l’antico edificio oggi è uno sfregio alla storia che, nel caso del castello Scilla, è prestigiosa e millenaria. (Fonte: Il Mattino)

15/10/2008 POMPEI (NA), UN PRIVATO SALVERA' GLI SCAVI

La mano benefica di un imprenditore privato potrebbe venire in soccorso degli scavi di Pompei. A rivelarlo è il ministro dei beni culturali Sandro Bondi, nel corso della presentazione tenuta a Roma sull'attività operativa dei carabinieri dei beni culturali.
«Come è già successo nel 2004 per Ercolano — ha dichiarato il ministro Bondi — anche Pompei potrebbe beneficiare di un cospicuo investimento da parte di un privato. Proprio in questi giorni sto contattando un importante imprenditore disponibile ad investire sugli scavi della città di Pompei». E aggiunge a fine intervento la frase sibillina: «Se si hanno delle idee, le risorse arrivano», riferendosi proprio al caso di Ercolano per i cui scavi e il programma di intervento globale a loro dedicato, l'imprenditore americano e colosso dell'informatica Packard versò 12 milioni di euro. Il soprintendente per i beni archeologici di Napoli e Pompei Pietro Giovanni Guzzo commenta: «Si tratta di una gran buona notizia e ci auguriamo che i contatti del ministro Bondi vadano a buon fine». E prosegue: «Come dichiarato dal ministro le buone idee, in genere, vengono premiate, e se Packard è intervenuto su Ercolano fu senz'altro grazie al programma elaborato per la manutenzione programmata della città antica. Per Pompei, analogamente, sin dal 1997 è stato elaborato im piano di tipologie e pratiche di intervento per la manutenzione e conservazione degli scavi. Ma per la realizzazione del programma è stato stimato un costo che di aggira sui 275 milioni di euro, una cifra che supera di molto le risorse disponibili per gli scavi».
«Il bilancio autonomo della Soprintendenza — spiega Guzzo — arriva a 20 milioni di euro Fanno e 30 milioni sono erogati dalla regione grazie ai fondi europei. Considerati i recenti tagli fra i fondi destinati ai beni culturali, pare che l'unica alternativa per Pompei sia proprio l'intervento da parte di un privato». Anche in questo caso potrebbe trattarsi di un mecenate straniero? «Come ha dichiarato rimesco, i beni culturali sono di interesse mondiale. Per sopravvivere necessitano di risorse e finanziamenti, la nazionalità degli investitori non fa differenza». Ma la federazione Confsal Unsa per il coordinamento nazionale dei beni culturali ha lanciato l'allarme: «La proposta di un investimento privato è pericolosa e resuscita i fantasmi di Patrimonio Spa di Tremoliti, con il quale l'intero patrimonio rischia la svendita».
(Fonte: Il Corriere del Mezzogiorno)

11/10/2008 POZZUOLI (NA), APRE LO STADIO ROMANO

Gli atleti apparivano, come d´incanto, in fondo alla pista. Scattavano e poi correvano, tra le ovazioni del pubblico. Sullo sfondo, il promontorio di Miseno chiudeva come in un abbraccio il golfo più amato della Romanità. Quasi duemila anni sono passati: riapre oggi al pubblico lo stadio edificato a Pozzuoli per volere dell´imperatore Antonino Pio nel secondo secolo dopo Cristo. Uno stadio "alla greca", in omaggio al filo-ellenismo di Adriano, predecessore di Antonino: una tipologia assai diffusa appunto tra la Grecia e l´Asia minore ma molto rara in Italia, se si fa eccezione per lo stadio di Domiziano a Roma, oggi piazza Navona, e un´analoga piccola struttura a Baia, città in cui Adriano morì nel 138 dopo Cristo.
Il sorprendente sito puteolano si trova nell´area compresa tra via Campi Flegrei e via Luciano, a pochi passi dall´ex fabbrica Olivetti. Tanto più sorprendente in quanto da sempre sotto gli occhi di tutti: i resti dell´imponente struttura, lunga in origine trecento metri e larga settanta, sono stati per secoli interrati e ricoperti da sterpaglie, ma sempre parzialmente visibili. Duecento anni fa gli spalti vennero inglobati in una masseria tuttora esistente, anche se non più operativa. Nel 1932 il nuovo tracciato della Domiziana voluto dal regime fascista tagliò a metà la pianta dello stadio e seppellì buona parte della pista. Il resto lo hanno fatto, nel corso dei secoli, gli eventi naturali: frane, alluvioni, terremoti, eruzioni. Ma da oggi, dopo diciannove secoli, lo stadio di Antonino Pio si può finalmente visitare.
«Una straordinaria opera di recupero, resa possibile grazie a un finanziamento di cinque milioni di fondi europei gestiti dalla Regione», spiega il governatore Antonio Bassolino. «Un´opera che dovrà essere completata con il recupero della restante parte dello stadio, a valle della strada. Nell´ambito di un progetto generale di recupero dei siti archeologici dei Campi Flegrei, per il quale stiamo investendo duecento milioni di euro. Un altro straordinario risultato lo raggiungeremo con il recupero dell´antica cattedrale di Pozzuoli. Nei primi mesi dell´anno prossimo allestiremo una grande mostra con tutto ciò che abbiamo recuperato in questi anni».
L´assessore regionale ai Trasporti, Ennio Cascetta, annuncia intanto «il potenziamento della Ferrovia Cumana, che deve diventare una vera metropolitana con corse ogni dieci minuti anziché ogni venti. Stiamo ristrutturando le stazioni, l´architetto Bruno Discepolo si occupa in particolare di quella che si trova a pochi passi dallo stadio di Antonino Pio, a cui sarà collegata. L´attracco dei traghetti per le isole sarà spostato dal porto di Pozzuoli e collocato in una banchina più a ovest, che verrà a sua volta collegata alla Tangenziale». Il sindaco Pasquale Giacobbe sottolinea l´impegno «a fare di Pozzuoli un attrattore culturale internazionale. Compito che vogliamo svolgere in pieno accordo con la Soprintendenza, la Provincia, la Regione».
Il soprintendente archeologo di Napoli e Pompei, Pietro Giovanni Guzzo, insiste sulla natura del sito come «parte di un sistema anche produttivo, in cui l´elemento archeologico deve necessariamente associarsi a quello paesaggistico e turistico». Costanza Gialanella, responsabile della Soprintendenza per i Campi Flegrei, annuncia l´intenzione di utilizzare in futuro come infopoint e bookshop i locali dell´antica masseria edificata sugli spalti. E ricorda che a ridosso dello stadio insiste una delle ville di Cicerone, «che dovrà essere anch´essa, prima o poi, riportata alla luce».
Lo stadio di Antonino Pio si potrà visitare fino al 16 novembre ogni sabato e ogni domenica, poi chiuderà per la pausa invernale. La visita guidata dura quaranta minuti: appuntamenti su prenotazione alle ore 10.45, 12.30, 13.30 e 15, in corrispondenza con le soste del Citysightseeing Bus, nell´ambito del progetto "Retour Campi Flegrei". Info 081 1930 5780. L´imperatore Adriano morì a Baia nel 138 e fu sepolto nell´area flegrea. Il suo successore Antonino Pio ne fece poi traslare i resti nel mausoleo Adriano a Roma, attuale Castel Sant´Angelo. Sul luogo della prima sepoltura Antonino costruì lo stadio e vi istituì gli Eusebeia, giochi di tipo olimpico. L´impianto fu attivo fino al quarto secolo e venne poi destinato ad altri usi. Nel 1538 fu interrato dall´eruzione del Monte Nuovo e nel 1932 venne smembrato dal nuovo tracciato della Domiziana (l´antico corrisponde all´attuale via Luciano).
(Fonte: Repubblica Napoli)

10/10/2008 STABIA (NA), UN SITO ARCHEOLOGICO CHE RISCHIA LA ROVINA

Quasi 19mila presenze l'anno. Il dato è stato stimato grazie al conteggio delle firme dei turisti, apposte, sul registro presente all'ingresso degli scavi, che costano ogni anno alla soprintendenza circa 2 milioni di euro. Ma, secondo gli studiosi "Si potrebbe fare di più se solo non fossero considerati di 'serie B" a parlare è Antonio Ferrara presidente del comitato per gli scavi di Stabia fondato da Libero D'Orsi nel 1950, che lancia la proposta di istituire un biglietto d'ingresso. "Un costo minimo - spiega Ferrara - che consentirebbe di recuperare quell'impressione di abbandono che non è nella volontà di chi li gestisce, ma, purtroppo nella percezione di chi ne fruisce". D'accordo con il presidente del comitato l'amministratrice dell'azienda turistica stabiese. ''Siamo pronti ad incontrare il soprintendente per discutere di questa proposta - fanno sapere dall'ente - e quest'anno abbiamo intenzione di istituire per gli scavi anche un servizio di trasporto su ruote, come un minibus per consentire, a chi giunge a Stabia in treno, di arrivare facilmente ai siti archeologici. "Il biglietto ingresso però non dev'essere letto sotto un'ottica speculativa - spiega Ferrara - serve innanzitutto a tutelare le fasce protette come giovanissimi ed anziani, poi parte del ricavato del ticket potrebbe essere utilizzato per interventi di restauro, che è uno dei propositi stabiliti della nascita della soprintendenza di Pompei (gli incassi dovevano rimanere nelle zone dei siti per destinarli agli scavi locali e non nelle casse generali del ministero)". È naturale pensare alla distribuzione di piantine che raffigurino tutti i locali degli scavi archeologici, alla possibilità di fittare audio guide o guide specializzate e al monitoraggio effettivo delle presenze a Stabia. E tra le presenze è recente quella di Lucio Dalla. Ad accompagnarlo Catello Vanacore, studioso e storico della città: "Dalla mi chiese come mai le meraviglie dì Castellammare erano sconosciute - racconta lo storico - si appassionò a tal punto da insistere per visitare l'intero sito". La denuncia di Vanacore per lo stato in cui versano i monumenti stabiesi è cominciata nel 1975, quando in un saggio pubblicò le condizioni non solo degli scavi, ma anche dell'Antiquarium e di Grotta San Biagio. "Da allora non è cambiato nulla. Stabia ha bisogno di una maggiore valorizzazione - continua Catello Vanacore - quei luoghi non godono di nessuna protezione".  (Fonte: Cronache di Napoli)

09/10/2008 GIUGLIANO (NA), GLI SCAVI DI LITERNUM CAMBIANO VOLTO

Giugliano. Via la spazzatura, scavi archeologici di Liternum finalmente con vista sul lago Patria. È stato rimosso il cumulo di immondizie e di erbacce alto sei metri che occultava alla vista lo specchio d'acqua a forma di cuore, sullo sfondo della colonia romana fondata da Scipione l'Africano. Il terreno, espropriato ai privati, ora è oggetto del secondo lotto di lavori previsti dall'ambizioso progetto per realizzare «Il parco e il museo archeologico di Liternum». Il nuovo cantiere è stato aperto nei giorni scorsi, dopo che i primi lavori erano partiti agli inizi del 2007 sotto l'egida della passata amministrazione. Il cantiere del primo lotto di interventi, finanziato con 484mila euro dei Fondi Por Campania, ha già visibilmente trasformato l'area. Niente più erbacce intorno alla basilica e al foro, e una nuova recinzione al posto dei vecchi cancelli. Ora c'è anche una tabella con la pianta dell'area e le notizie storiche. Il completamento del progetto è previsto grazie ad un ulteriore finanziamento della Regione Campania di 2 milioni e 750 mila euro, già stanziati. Col primo lotto sono stati realizzati anche dei sentieri di collegamento tra la zona del parco Miralago e il foro, dove si trova una sorgente, a ridosso della quale verranno realizzati a breve una piazzola verde e una torretta per l'avvistamento degli uccelli. Lago patria, infatti, è una delle soste preferite degli uccelli che si spostano da nord a sud. «Per trasformare l'area in un parco pubblico fruibile - dice il sindaco Giovanni Pianese - il terreno ripulito verrà inglobato nell'area degli scavi per consentire ai visitatori di arrivare fino al lago, dove si potrà attuare anche un progetto di posti per barche a vela». All'ingresso, invece, sono previsti un ufficio informazioni e locali per i servizi igienici. Nel secondo lotto, invece, l'ampliamento della campagna di scavi, mentre sono in corso il restauro degli edifici del Foro. Il sito, riportato alla luce nel 1945 nel corso dei lavori per la domitiana, è stato fondato dal più grande fra i generali di Roma: Publio Cornelio Scipione, soprannominato l'Africano per aver vinto il grande condottiero cartaginese Annibale, a Zama, nel 196 a.C. L'ara in ricordo di Scipione, però, è stata posizionata al centro dell'area archeologica in epoca moderna.  (Fonte: Il Mattino)

01/10/2008 TROVATE LE TRACCE DEGLI UOMINI DI 4000 ANNI FA A SAN PAOLO BELSITO (NA)

Ha camminato a piedi nudi sul fango dell'alluvione che ha inondato la zona subito dopo l'eruzione del Vesuvio, detta delle «pomici di Avellino»: le impronte di un uomo, orme nitide, ben definite nonostante rappresentino la traccia di una passeggiata avvenuta 4000 anni fa. Le hanno scoperte, a Palma Campania, gli archeologi della soprintendenza speciale di Napoli e Pompei nel corso dei sondaggi preliminari alla costruzione della strada a scorrimento veloce che dovrà collegare il vallo di Lauro con l'autostrada Caserta-Salerno. Per gli addetti ai lavori si tratta di un rinvenimento «straordinario», di quelli destinati a scrivere un'altra importante pagina della storia antica dell'area nolana. Le tracce del passaggio di un essere umano che ha affondato i piedi nel fango non lasciano spazio ad altre ipotesi: gli abitanti dei villaggi, costretti a scappare a causa della pioggia di cenere e lapilli, sono stati lontani dalle proprie abitazioni pochi giorni, giusto il tempo che il pericolo cessasse. «Le capanne abbandonate per sfuggire alle ire del Vesuvio - spiega l'archeologo Nicola Castaldo, cui si deve la scoperta - dovevano in parte emergere dal deposito eruttivo-alluvionale. Gli uomini scampati alla catastrofe forse erano in cerca di riparo oppure tentavano di recuperare masserizie e provviste alimentari. Un po' insomma come evidenziato di recente per gli abitati rinvenuti ad Afragola. È singolare anche la circostanza territoriale. Sempre a Palma Campania nel 1972 fu registrato un altro importante ritrovamento che sancì l'inizio dello studio sulla facies culturale del bronzo antico, detta proprio di Palma Campania». Ormai i dubbi sulle sequenze che hanno caratterizzato il periodo dell'eruzione vulcanica avvenuta nella seconda metà del III millennio a.C. sono praticamente tutti fugati: le comunità preistoriche tornarono ad insediarsi nei luoghi che avevano lasciato, nonostante i danni prodotti dai fenomeni vulcanici. Le impronte di Palma Campania rappresentano dunque una conferma. Una spiegazione scientifica a un'altra scoperta effettuata a Nola, dove sorge l'importante villaggio con le capanne risalenti all'età del Bronzo antico. D'altra parte "spunti" analoghi erano già emersi in un'altra zona di Nola, a via Cimitile. Nei pressi del presidio dei vigili del fuoco sorge un insediamento risalente alla fase finale del Bronzo antico ed anche lì, nel 1999, «in prossimità del tetto di una capanna - spiega ancora Castaldo - furono trovati resti di suppellettili e la lama di un pugnale in bronzo». «I ritrovamenti di via Isernia a Palma Campania - sottolinea il coordinatore dello scavo e responsabile della soprintendenza, Giuseppe Vecchio - contribuiscono a far luce sul passato dell'area nolana e regalano nuove occasioni anche scientifiche allo studio degli effetti delle eruzioni vulcaniche sul territorio». L'eccezionalità del ritrovamento ha già comportato l'allargamento dello scavo per consentire agli studiosi di effettuare ulteriori ricerche. In ogni caso, almeno per il momento, si esclude che la scoperta possa costituire un impedimento al progetto che prevede la realizzazione dello strategico percorso stradale. (Fonte: Il Mattino)

24/09/2008 L'ULTIMO "GARUM" DI POMPEI (NA)

L’ultima partita di Garum pompeiano, la salsa fatta di pesce macerato di cui erano in pochi a non essere golosi, nel I secolo dopo Cristo, venne prodotta quasi esclusivamente con Boghe, le napoletanissime vope, un tipo di pesciolino che vive in branchi a media profondità, anche se spesso si avvicina alla costa. Lo hanno rivelato le analisi effettuate sui residui recuperati dai contenitori in cui il condimento era conservato. Lo studio è stato effettuato dal professor Alfredo Carannante, dell’Università L’Orientale di Napoli, con la supervisione di Annamaria Ciarallo, responsabile del Laboratorio di Ricerche sperimentali della Soprintendenza speciale Napoli - Pompei. «È vero - conferma Ciarallo - le indagini hanno permesso di accertare che le boghe erano largamente utilizzate, tanto che la loro percentuale nella salsa raggiunge circa il novantacinque per cento del totale delle specie ittiche». Le altre varietà, come indica anche Plinio il Vecchio, erano sardine, alose, acciughe, spigole. Il processo di produzione avveniva mettendo, a strati, in un capace contenitore, sia i pesci interi sia le loro interiora. Una importante officina per produzione di garum, a Pompei era quella di Umbricio Scauro. Quando fu scavata la dimora, furono ritrovate sette giare ancora sigillate, all’interno delle quali c’erano residui di garum ben conservato. Proprio quello che è stato utilizzato per lo studio. Il dato scaturito dall’analisi, tuttavia, è significativo anche per l’aspetto squisitamente storico archeologico. Secondo gli esperti, la scoperta è un altro punto a sostegno del 24 agosto quale data dell’eruzione che nel 79 dopo Cristo distrusse le città vesuviane. In buona sostanza, come descritto anche da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia, i pesci che andavano a costituire l’elemento base del garum non potevano rimanere in macerazione più di un mese. Dunque, il liquido prodotto in precedenza, per il forte calore delle nubi ardenti che avevano raggiunto Pompei, era evaporato e non era più rintracciabile nei contenitori. L’altro, quello ancora in macerazione, invece era rimasto come residuo solido nelle caratteristiche anfore. E, visto che la salsa era fatta tutta da boghe, che queste ultime hanno la loro massima diffusione in agosto e che per la produzione della leccornia ci si serviva di pesci a buon mercato e facilmente reperibili, le boghe per quella partita di garum erano state pescate alla fine di luglio o all’inizio di agosto. «I risultati delle analisi - spiega Ciarallo - ribadiscono, anche se per via indiretta, che l’eruzione si verificò quindi in agosto o nei primissimi giorni di settembre». Ancora una volta, dunque, Pompei si conferma laboratorio di ricerca senza eguali. Proprio in quest’ottica sono state immaginate «Le stagioni nell’antica Pompei», una serie di percorsi didattico-scientifici che da domani, fino al 2 novembre, saranno visitabili sia al Museo nazionale di Napoli sia nell’Orto Botanico, all’interno degli Scavi pompeiani. All’Archeologico, dunque, si proporrà un percorso espositivo con mosaici e affreschi sui quali sono raffigurati animali caratteristici degli ambienti marini, fluviali e palustri, e gli altri rappresentanti la fauna caratteristica dei boschi e degli allevamenti. A Pompei, invece, i visitatori dell’Orto Botanico si troveranno immersi in uno spaccato didattico che mette in relazione alberi, piante e erbe del I secolo dopo Cristo con la fauna dell’epoca. In quell’ambito sarà anche possibile acquistare i prodotti legati al tema dell’esposizione: spugne naturali, garum, miele di tiglio e rosmarino, prodotti, secondo le ricette di Plinio dall’Antica erboristeria pompeiana, con la supervisione del Laboratorio di ricerca della Soprintendenza di Napoli-Pompei. (Fonte: Il Mattino)

24/09/2008 TOMBE ETRUSCHE NELL'AREA DEL TERMOVALORIZZATORE DI SALERNO

Stavolta non è accaduto come per Finmatica. All’epoca il colosso (che non divenne mai tale, travolto come si sa dal fallimento) fermò sine die il cantiere dell’erigendo stabilimento perchè erano emerse, dal ventre dell’area scelta per l’insediamento, reperti archeologici di inestinabile valore culturale. Stavolta si è partiti per tempo. La scoperta delle tombe etrusche, venute alla luce nella zona di Cupasiglia, è avvenuta in una fase preliminare dell’intervento che dovrà portare alla costruzione del termovalorizzatore. Lavori di scavo preventivo. E, precisamente, mirati ad accertare la presenza di tesori archeologici nascosti nel sottosuolo, a cantiere delle grande opera non ancora aperto e a progettazione neanche ancora iniziata. Una scelta previdente che ha dato vita, la scorsa estate, alla stipula di un protocollo d’intesa tra Soprintendenza ai beni archeologici e il Comune di Salerno. Obiettivo evidente: definire con precisione matematica l’area sulla quale realizzare l’impianto garantendosi che non riservi sorpese. Un lavoro congiunto «concordato ed eseguito in piena intesa e sintonia con il Comune», rimarca la soprintendente Maria Luisa Nava, supervisore - per il ruolo istituzionale che ricopre - dell’opera di scavo. L’intervento continuerà fino a quando, appunto, si delimiterà l’area in cui sarà possibile asservire al termovalorizzatore. Da definire, ovviamente, resta l’allocazione delle tombe. se verranno cioè trasferite in altro sito oppure - come pure immagina il Comune - recuperate e custodite in sito. Non sarebbe un paradosso anche in presenza, quando sarà realizzato, del termovalorizzatore. Perchè più volte il sindaco De Luca ha ribadito l’intenzione di fare di quell’impianto anche un attrattore culturale. Il primo cittadino ha immaginato spazi da destinare a mostre d’arte. Le preesistenze archeologiche potrebbero rappresentare un ulteriore valore aggiunto. Si tratta, ovviamente, di verificare nel merito. A partire, innanzitutto, dalla consistenza e dall’estensione delle necropoli. Per il momento regna l’attesa. Alberto Di Lorenzo, coordinatore dello staff del sindaco e responsabile del procedimento amministrativo relativo alla realizzazione dell’impianto di trattamento finale dei rifiuti, si dice «tranquillo». Le scoperte archeologiche «sono avvenute - spiega - in una fase assolutamente preliminare e in un tempo utile a definire gli interventi che il caso pone, senza minimamente inficiare il programma che l’amministrazione ha stilato per portare in tempi certi all’apertura del termovalorizzatore». (Fonte: Il Mattino)

24/09/2008 MASSALUBRENSE (NA), AL COMUNE L'AREA DI PUNTA CAMPANELLA

L’area archeologica di Punta Campanella dal Demanio al Comune. Ora è ufficiale. Ieri mattina il passaggio di consegne. Giornata storica per Massa Lubrense. Il sindaco Leone Gargiulo e il colonnello Marcello Pace, rappresentante del ministero della Difesa hanno firmato l’atto di «trasferimento dell’Area del faro e dell’abitazione del custode del faro di Punta Campanella». Dalla primavera, con il pagamento dell’ultima tranche dei 485 milioni di lire stanziati nel 1998 dalla Regione al Comune per l’acquisto, l’area era virtualmente di Massa Lubrense, ma ora si conclude anche una battaglia civile e culturale lanciata dall’associazione «Mitilianea» di Termini e dalla sezione Archeoclub. Una battaglia che, come ha ricordato il sindaco Leone Gargiulo, ha visto impegnato anche l’ex primo cittadino Antonio Mosca e tutte le associazioni e i circoli culturali della Penisola sorrentina. In tanti, poi, parteciparono al simbolico abbattimento del cancello eretto a Punta Campanella dopo l’inserimento dell’area tra gli immobili statali affidati all’ex Consap, agenzia delegata alla vendita. «Da oggi - dichiara il sindaco Gargiulo - l’impegno dell’amministrazione sarà moltiplicato e tutto volto non solo a completare la messa in sicurezza dell’area archeologica di Punta Campanella ma soprattutto a renderla fruibile a popolazione e turisti: programma che terrà conto della più stretta collaborazione delle Sovrintendenze e dei ministeri per i Beni archeologici, culturali e ambientali, con alcuni progetti di tutela e valorizzazione dell’intero sperone dove sorgevano il tempio di Minerva e una villa imperiale che fronteggiava sul continente Villa Jovis di Augusto a Capri». Il sito, infatti, si estende in una zona particolarmente interessante, sia dal punto di vista naturalistico che archeologico, all’estremità di Punta Campanella, attiguo alla torre di avvistamento, che ospitava l’antico tempio di Minerva. Alle innumerevoli testimonianze archeologiche catalogate negli anni, nel 2004 nel corso dei lavori per un elettrodotto, si sono aggiunte altre scoperte con tracce dell’acquedotto romano che portava acqua al tempio di Minerva e vari tratti dell’antica via Minervia, l’odierna via della Campanella, che dal centro di Termini porta fino allo sperone roccioso che si affaccia sui Faraglioni di Capri. Estremo sito dell’Athenayon dei primi coloni greci e poi Promontorio Ateneo di Minerva per i romani, Punta Campanella custodisce un patrimonio archeologico di inestimabile valore. Con queste premesse, quando il governo Prodi, nell’ambito della legge finanziaria del ’96, decise di vendere l’area di proprietà del ministero della Difesa di Punta Campanella, insieme con decine di altri immobili demaniali e di zone militari. Si levò una autentica crociata. (Fonte: Il Mattino)

23/09/2008 NECROPOLI ETRUSCA SCOPERTA A GIFFONI VALLE PIANA (SA)

Affiorano nuovi tesori archeologici a Santa Maria a Vico. Gli esperti ritengono che possa trattarsi di una necropoli etrusca, venuta fuori durante gli scavi per l'allacciamento del gas di città. Quattro, cinque tombe, muri di cinta ed oggetti già recuperati dagli uomini della Soprintendenza che da alcune settimane con minuziosi scavi hanno portato in superficie il piccolo insediamento, anche se i funzionari archeologici stanno operando sul posto con la massima riservatezza per mantenere lontani occhi indiscreti ed eventuali intrusioni di tombaroli. Lavori bloccati invece per il tracciato del gas ed operai specializzati al lavoro per bonificare la vasta area di Santa Maria a Vico, non lontana dalla strada provinciale Giffoni-Fuorni. Il metano nei comuni della Valle del Picentino - fa sapere la società consortile Mediterranea - dovrebbe arrivare ed andare in funzione la distribuzione entro l'anno prossimo. Lo scavo di Santa Maria a Vico potrebbe fare slittare la data di partenza. I tesori archeologici scoperti sono sicuramente di rilevanza straordinaria, considerato che nella storica frazione di Giffoni Valle Piana non è la prima volta che si verificano di scoperchiare vestigia del passato. Appena anno fa, nelle stesse vicinanze di questo scavo, durante uno sbancamento per costruire un capannone artigianale, furono trovate quattro tombe di adulti e il corredo sepolcrale. Gli scavi di Santa Maria a Vico non sono lontani dal tempio di Giunone Argiva dove si conservano otto colonne antichissime, sei sono di granito e due di diaspro d'Egitto, stile corinzio che fa la sua comparsa in Grecia solo nel V secolo. Gli operai della Soprintendenza stanno lavorando in tutta fretta per recuperare in fretta il prezioso materiale archeologico. Si scava con meticolosa attenzione. Il proprietario del terreno agricolo G.R. adibito principalmente a nocciole si è visto abbattere alcune piante, ma i danni gli verranno risarciti dalla società di metanizzazione che sta lavorando sul tracciato della rete, completa all'ottanta per cento. Anche in prossimità dei confini Picentini e precisamente di fronte al cementificio di Cupa Siglia, alle porte di Salerno, gli operai della Soprintendenza e funzionari sono intervenuti durante uno sbancamento ed ora sono impegnati in un altro interessante scavo archeologico. Al momento sui risultati ottenuti c'è il più stretto riservo da parte delle autorità competenti. (Fonte: Il Mattino)

21/09/2008 CASTEL SAN GIORGIO (SA), REPERTI ARCHEOLOGICI ALLA LUCE

La notizia è di ieri mattina Il Soprintendente ai beni archeologici della provincia di Salerno, Maria Luisa Nava, ha inviato al sindaco di Castel San Giorgio, Andrea Donato, una interessante comunicazione. In essa si afferma che la zona di «Cappella di Paterno», deve essere dichiarata «di interesse particolarmente importante» per la presenza di reperti archeologici rinvenuti di recente. I reperti venuti alla luce consistono «in frammenti ceramici a vernice nera risalenti al IV/III scolo a. C.» Il soprintendente, Maria Luisa Nava, ne ha data comunicazione alla dottoressa Laura Rota che è il direttore archeologico coordinatore per la valle del Sarno. «La grande quantità di materiale rinvenuto - scrive Maria Luisa Nava - e la sua concentrazione in un'area abbastanza circoscritta permette di ipotizzare la presenza di un insediamento antico, probabilmente di natura sacra, forse di un piccolo santuario campestre». La Soprintendenza detta le norme che regolano le zone archeologiche ricordando le disposizioni da impartire e tutto ciò che i proprietari dei terreni e tratti collinari devono osservare. I proprietari dei terreni hanno 80 giorni di tempo per produrre eventuali osservazioni inviandole alla Soprintendenza di Salerno. Le scoperte archeologiche che interessano la zona di Paterno partono sostanzialmente dal palazzo baronale che fu dei de Conciliis, ora passato ad altro proprietario, sino all'obelisco che si trova ai confini collinari tra il territorio di Castel San Giorgio e Sarno. In questa zona, come è risaputo , vi transita, sotterrato, nella roccia, anche l'acquedotto Augusteo, finito di costruire intorno al 20 a.C.. Fu voluto da Augusto. Esso parte da Serino, in provincia di Avellino. Un tronco di tale grandiosa opera è visibile in Via Piave di Lanzara di Castel San Giorgio. Esso passa, poi, sotto il Palazzo Calvanese e arriva a Paterno, per poi riversarsi nella Piana del Sarn. Il sindaco di Castel San Giorgio, Andrea Donato, si accinge a chiedere alla Soprintendenza di intensificare i lavori di indagine. (Fonte: Il Mattino)

19/09/2008 SESSA AURUNCA (CE), NUOVA SCOPERTA NELLE CATACOMBE

Ancora un importante ritrovamento archeologico durante gli scavi del complesso delle catacombe dedicate ai santi Casto e Secondino, lungo la strada provinciale Sessa-Roccamonfina. È stata ritrovata un’altra galleria cimiteriale sotterranea (anche con resti di affreschi, databili alla fine del IV secolo dopo Cristo) che insieme a quella già rinvenuta precedentemente viene a costituire una vera e propria catacomba. «La scoperta - dice Silvana Episcopo, docente presso la Seconda università di Napoli, che cura la direzione scientifica degli scavi, coadiuvata dalla professoressa Alessandra Milella - è di grande rilevanza e arricchisce il panorama nazionale di un nuovo complesso di culto martiriale paleocristiano». Gli scavi, iniziati nel 2006, hanno, altresì, rimesso in luce resti di una necropoli e avanzi di sepolcri rupestri. «La situazione evidenziata - continua Episcopo - consente di ricostruire che la collina interessata era già utilizzata come cimitero cristiano prima della chiesa e dell’abside. La sistemazione interna della chiesa sembra indicare la presenza di una o più sepolture venerate, attorno alle quali si sviluppò il culto per i santi martiri Casto e Secondino, le cui tombe furono rinvenute nel 1700. Dal primo sopralluogo mi sono resa conto dell’interesse del complesso, del suo diritto ad entrare a pieno titolo nel panorama dei monumenti legati al culto martiriale in territorio nazionale». Soddisfatto il vescovo di Sessa Antonio Napoletano. «Credo che sia un’opera della massima importanza - dice - che denota la presenza, sin dal quarto secolo, di una comunità cristiana sul nostro territorio che vive la fede in modo eroico e propositivo». Lo scavo del complesso è stato affidato dalla Soprintendenza per i Beni archeologici di Caserta e Benevento (diretta da Mario Pagano; responsabile della zona aurunca Maria Grazia Ruggi d’Aragona) alla cattedra di Archeologia cristiana della Seconda università di Napoli. (Fonte: Il Mattino)

05/09/2008 SOMMA VESUVIANA (NA), NUOVA STATUA DALLA VILLA AUGUSTEA

Il sito archeologico di Starza Regina regala ancora emozioni: ieri gli archeologi dell’équipe italo-giapponese coordinata da Aoyagi Masanori dell’università di Tokyo ha riportato alla luce una statua del III secolo d.C. raffigurante un soggetto virile, di grandezza naturale, in marmo pregiato. «È la parte centrale di una statua, senza braccia, gambe e testa - dice l’archeologo Antonio De Simone, componente del gruppo di ricerca per l'Università Suor Orsola Benincasa - Un pezzo molto bello, non siamo in grado di dire chi sia il soggetto, di sicuro è la prova che ci sono altre statue». Stamattina il dirigente della Soprintendenza Giuseppe Vecchio sarà a Somma Vesuviana per ufficializzare la scoperta insieme a Matsuyama Satoshi, il direttore del cantiere, e all’archeologa Claudia Angelilli. La «Villa Augustea», così chiamata perché l’ipotesi più probabile vuole che si tratti della dimora dove trascorse gli ultimi giorni l’imperatore Augusto, è solo una piccola parte di una delle più rilevanti scoperte archeologiche degli ultimi decenni. Ampliando l’area degli scavi, si stanno riportando alla luce nuovi ambienti. Addirittura gli esperti ipotizzano che, celata dai sedimenti lavici, possa esserci un’intera cittadina. La scoperta del rudere avvenne per caso negli anni ’30, con le prime esplorazioni eseguite dal celebre archeologo Amedeo Maiuri; ma solo dopo molto tempo, grazie al finanziamento della missione da parte dell’università di Tokyo, nel 2001 si è dato il via agli scavi che hanno fatto emergere reperti la cui fama ha fatto il giro del mondo. L’ultimo reperto conferma che i proprietari della villa dovevano appartenere a una famiglia ricchissima e potente. La statua segue il ritrovamento dell’arco e dei colonnati, delle nicchie con le statue del dio Dioniso con la pantera, e della statua raffigurante la «peplofora». Queste due ultime sono ora custodite nel museo archeologico di Nola, dopo essere state esposte a Tokyo. In questo mese ricominceranno le visite guidate e, a breve, si aprirà un nuovo fronte di scavi sul lato Sud. Intanto, fino a luglio scorso, la statua del Dioniso è stata in mostra a Mantova, con altri 120 preziosissimi reperti. Il progetto di restauro si deve all’archeologo Antonio De Simone, affiancato da Luisa Melillo, responsabile del laboratorio di restauro della Soprintendenza napoletana. (Fonte: Il Mattino)

04/09/2008 PARTE LA NUOVA CAMPAGNA DI SCAVI A MONDRAGONE (CE)

Partono i lavori dell’ottava campagna scavi sul territorio di Mondragone. Da ieri e fino ad inizio ottobre, analizzando una superficie di seimila metri quadri, saranno operative due equipe di esperti e studenti specializzanti in archeologia, coordinate dal direttore del museo civico cittadino «Greco», Luigi Crimaco e da Marcello Piperno dell’Università «La Sapienza» di Roma. Tre i punti d’interesse, risalenti a più di 20 mila anni fa, che finiranno sotto la lente degli specialisti: la Roccia di San Sebastiano, la Rocca Montis Draconis e l’Appia antica. Durante la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa, tenutasi ieri, nell’ufficio del sindaco Achille Cennami, alla presenza del soprintendente ai beni archeologici di Caserta, Mario Pagano, del direttore del museo civico Luigi Crimaco, dell’ispettrice Mariagrazia Ruggi d’Aragona, del ricercatore Massimo Pennacchioni e di Francesca Sogliani, ricercatore del Cnr-Ibam e docente di archeologia medievale alla scuola di specializzazione di Matera, è stato illustrato il percorso che sarà affrontato dagli esperti, durante le operazioni di scavo. Dalle 8 del mattino fino al tramonto, lavorando anche il sabato e la domenica, i circa 20 esperti, coadiuvati da volontari e studenti, faranno di tutto per riportare alla luce reperti fossili, ceramiche e quanto altro possa arricchire le vetrine del museo civico cittadino. All’incontro di ieri, hanno partecipato anche numerosi studenti specializzanti in archeologia, nonché volontari della sezione locale dell’associazione archeoclub, diretta da Emma Greco. «Di insediamenti come quelli presenti a Mondragone – ha detto Crimaco – sono pochi in Italia. Possiamo osare che, quello presente sulla Rocca Montis Draconis, è uno degli insediamenti più ricchi d’Europa». Nei due gruppi di lavoro sono presenti numerosi esperti provenienti dalle università di Roma, Napoli e Verona. «Tanti gli specialisti – dice il professor Pennacchioni de La Sapienza – che hanno chiesto di lavorare con noi». Intanto, l’amministrazione precisa che quest’anno sono stati incrementati i finanziamenti di oltre il 20 per cento. «Abbiamo voluto dare un segnale forte alla città, – dice l’assessore alla cultura Antonio Taglialatela – frutto di coraggio e determinazione. Il nostro museo civico è uno dei cinque musei di interesse regionale della Campania; tale risultato, è stato il prodotto di un lungo lavoro negli anni, ma è necessario dare un impulso e una spinta maggiore». (Fonte: Il Mattino)

03/09/2008 POMPEI (NA), NIENTE INAUGURAZIONE PER LE DOMUS DA APRIRE

Al delegato del ministro Bondi il prefetto Profili ha consegnato l’elenco delle «cose fatte» per gli Scavi nei primi quarantasei giorni di commissariamento. Un solo rammarico: la mancata apertura delle diciannove Domus «proibite» al pubblico per mancanza di personale. Il dossier degli interventi già realizzati nei primi 46 giorni di commissariamento e delle iniziative che saranno messe in campo per rimediare alla mancata riapertura delle Domus è dunque passato all’approvazione del capo di gabinetto del ministero dei Beni culturali, Salvatore Nastasi, che ha rinnovato la totale fiducia al commissario dell'area archeologica di Pompei, invitandolo a «procedere seguendo le direttive ministeriale già stabilite». Il ministero dei Beni culturali sta mettendo a punto «una serie di iniziative, di dettagli e di accorgimenti» perché i disagi riscontrati ieri nell'area archeologica di Pompei per l'improvviso sciopero di una parte di lavoratori «non devono più ripetersi», ha detto il ministro per i Beni culturali Sandro Bondi a margine di un incontro alla Festa nazionale del Pd a Firenze. Il ministro ha quindi definito «intollerabile la situazione che si era creata a Pompei, tanto da richiedere la nomina di un commissario». «Si era arrivati al punto - ha detto Bondi - che le guide turistiche minacciavano i turisti: non potevamo più assistere inermi». Da qui quella che per il ministro «è stato quasi un atto di coraggio»: la nomina del commissario. Il prefetto-commissario Renato Profili e il soprintendente Pietro Giovanni Guzzo hanno intanto convocato per domani alle 15 i segretari nazionali di Cgil, Libero Rossi, Cisl, Claudio Calcara, Uil, Giafranco Cerasoli, e Confsa-Unsa Beni Culturali, Giuseppe Urbino nell’ufficio pompeiano di Porta Marina Superiore. Obiettivo: raggiungere un'intesa per rimediare al flop davanti a duemila turisti prima costretti ad attendere per due ore l’apertura dei cancelli, poi delusi dall’impossibilità di visitare le Domus. Oggi Guzzo e Profili si incontreranno per definire una linea d'azione unica da sottoporre ai sindacati. «È mia intenzione - precisa il prefetto - restituire alla fruibilità dei visitatori queste case di notevole pregio, restaurate e che, soltanto per carenza di personale, non vengono aperte. Riguarderemo l'accordo già siglato, tra alcuni sindacati e il soprintendente e, laddove ci sarà bisogno, apporteremo ulteriori accorgimenti». Per adesso, e non si sa ancora per quanto tempo, i visitatori dovranno attendere per ammirare le suggestive Villa di Diomede, delle Domus del Chirurgo e di Apollo, della casa di Meleagro, della zona regio ottava Domus 2 e 16, della casa del giardino di Ercole (o del Profumiere), di quelle del Larario di Achille e del Menandro, delle Terme Suburbane, della Domus del Principe di Napoli e di quella dell'Ara Massima, la casa di Obellio Firmo, di Trebio Valente, di Ifigenia, del Moralista, dei quadretti teatrali, di Marco Lucrezio Frontone e dei Gladiatori.. (Fonte: Il Mattino)

02/09/2008 POMPEI (NA), APRONO NUOVE CASE MA L'INAUGURAZIONE DIVENTA UN FLOP

Le previsioni parlano di 20mila turisti che oggi si avventureranno tra le antiche vestigia della città eterna per ammirare le 19 domus negate per due decenni. Questa mattina apriranno i cancelli della mitica Villa di Diomede, delle domus del Chirurgo e di Apollo, della casa di Meleagro, della zona regio ottava domus 2 e 16, della casa del giardino di Ercole, (o del Profumiere), delle case del Larario di Achille e del Menandro, delle Terme Suburbane, della domus del Principe di Napoli e di quella dell’Ara Massima. Una volta completati i lavori di restauro, il cui termine è previsto entro il mese di novembre, apriranno alla fruizione del pubblico per intero anche la casa di Obellio Firmo, di Trebio Valente, di Ifigenia, del Moralista, dei quadretti teatrali, di Marco Lucrezio Frontone e dei Gladiatori. A ogni turista, unitamente al biglietto d’ingresso, saranno consegnate la mini guida e la piantina aggiornata. Tra le più belle dimore che attirano la curiosità dei turisti ci sono: la Villa di Diomede, dove durante i lavori di scavo, avvenuti tra il 1771 e il 1774 furono rinvenuti due corpi aggrovigliati, uno dei quali aveva un anello d’oro al dito, una chiave d’argento e 1356 sesterzi aggrovigliati in mano) e la casa del Chirurgo, che prende il nome dagli strumenti chirurgici in ferro e in bronzo che furono ritrovati. Da oggi partirà anche la raccolta differenziata nell’area archeologica. Lungo il percorso, compatibilmente con l’unicità del sito, sono stati dislocati contenitori colorati che dovranno essere utilizzati per gettare i rifiuti diversificati.

La riapertura delle 19 case chiuse al pubblico da venti anni? Un flop imbarazzante. «Perché agli Scavi - spiega un anziano dipendente - oggi più che mai imperversa la guerra di tutti contro tutti, che tutto paralizza e ogni speranza rende vana». Bentornati fra le rovine, dove governa rissa eterna. E quelle Domus, al di là degli annunci, restano clamorosamente sbarrate. Tranne due, la casa di Meleagro e quella di Apollo, che però - non prendiamoci in giro - erano già state aperte altre volte. Scavi, ombre e misteri. Ecco la cronaca di una sconfitta, l’ennesima da registrare in questo sito benedetto dal Fato e invivibile o quasi. Un luogo sfigato e mal gestito, che pure ogni anno viene visitato da tre milioni di turisti (15mila al giorno), confermandosi una delle più suggestive meraviglie del mondo. Ore 8.30, è una mattinata al calor bianco. 42 i gradi, all’ingresso. Si bivacca, fazzoletti in testa. Un visitatore si sente male. Alle dieci e venticinque minuti, bontà loro, si aprono i cancelli e i duemila turisti (dei 20mila previsti) in attesa allo spiedo gioiscono sarcastici in un rabbioso applauso. Stanchezza. Rassegnazione. Signori, si entra. Agli ingressi, un primo piatto costa sette euro. Una pizza, cinque euro. Ma se la chiedi in inglese, può essere che costi anche dieci. Entrate, entrate pure. L’assemblea di protesta dei dipendenti indetta nell’Auditorium dalla Cisl si è appena conclusa. Uil, Cgil e altre sigle la definiscono «sbagliata e inopportuna»: «Un’iniziativa di un gruppo di potere legato ai custodi che chiudono gli Scavi per mettere in difficoltà la sovrintendenza», dichiarano in polemica. Spiega Antonio Pepe, leader Cisl: «È una bailamme annunciata. Siamo contro l’assunzione di vigilantes all’interno degli Scavi. Però diciamo sì al loro uso esterno. I 18 dipendenti destinati alle case da riaprire, selezionati tramite l’accordo tra il sovrintendente Guzzo e gli altri sindacati il 22 agosto scorso, non ci sembrano professionalmente adeguati. Si tratta di operai e commessi, che non conoscono una parola di inglese e non sono in grado di fare i custodi, a meno che non sostengano un corso di aggiornamento». La Cisl ce l’ha con il sovrintendente. Parole color ruggine. Pepe aggiunge: «Guzzo ci ritiene responsabili del suo commissariamento. Ma lui è in carica da 14 anni e ha chiuso più siti di quanti non ne abbia aperto. Ha litigato con tutti i city manager e ora sta litigando perfino col commissario Profili. Non colpisce i fannulloni, che tra gli Scavi di Ercolano e Stabia, sono tanti ma vengono ben protetti». E Lorenzo Medici, segretario aggiunto Cisl: «Il professor Guzzo? È un ottimo archeologo, ma non si è rivelato un efficace punto di riferimento». «Nessun vigilante entrerà mai negli Scavi - chiarisce Nicola Mercurio, subcommissario, a nome del prefetto Profili - stiamo solo cercando di rafforzare la vigilanza ai tre ingressi e lungo il perimetro. Troppe risse, troppi scippi. Le case non riapriranno? Vuol dire che il commissario convocherà le sigle sindacali per un vero accordo». Una lettera per «trattare» insieme è stata indirizzata al sovrintendente Guzzo. Oggi il prefetto Profili andrà al ministero dei beni culturali. Con sè porta un dossier sugli Scavi. (Fonte: Il Mattino)

26/08/2008 TORNA AD AECLANUM (AV) LA STATUA DELL'IMPERATORE

L’annuncio è stato accolto con soddisfazione: nel prossimo mese di novembre ritornerà a Mirabella la statua imperiale scoperta a dicembre dello scorso anno durante la seconda campagna di scavi, finanziata da Sergio Tacchini, nel parco archeologico di Aeclanum. L'imperatore acefalo, alto quasi due metri, tornerà dunque nella terra che lo ha custodito per millenni prima di restituirlo alla luce e alle analisi dei ricercatori e dell'équipe di archeologi campani che ha provveduto con estrema cura a riportarlo in superficie. Da allora il prezioso reperto, il più imponente che sia stato mai rinvenuto nell'area eclanese, giace, in attesa di restauro però, nei depositi della Sovrintendenza di Avellino. Alla sensazionale scoperta segue adesso una sensazionale richiesta: quella del sindaco, che in realtà si è fatto portavoce della comunità locale, di riavere nella cittadina la magnifica statua senza testa, e senza gambe, che ritrae un imperatore romano vissuto nella seconda metà del II secolo d.C. «Ho ricevuto rassicurazioni a riguardo dalla dottoressa Nava, la sovrintendente - ha affermato il primo cittadino Vincenzo Sirignano -. Per novembre la statua ritrovata ad Aeclanum tornerà in paese, e stiamo provvedendo ad allestire un'apposita sala all'interno del palazzo municipale dove poter esporre al pubblico il monumentale gioiello». Lo straordinario evento coinciderà con l'imminente avvio del museo dell'arte sacra, e di quello archeologico che invece sta per essere organizzato eppoi inserito nel circuito dei musei d'interesse regionale. (Fonte: Il Mattino)

21/08/2008 PIEDIMONTE MATESE (CE), DOPO ANNI RIPRENDONO GLI SCAVI SUL MONTE CILA

Un sito di rilevanza archeologica fra i più interessanti della Campania, rimasto per secoli e secoli dimenticato fra gli uliveti che sovrastano Piedimonte Matese, la vecchia centrale idroelettrica dell’Enel e il borgo medievale di San Giovanni, da cui si raggiunge l’antica roccaforte medievale della città. Il Monte Cila è pronto alla sua riscossa: una volta ultimati i lavori previsti dal piano integrato Monti Trebulani-Matese, l’area si trasformerà in un grande parco archeologico, in grado di segnare lo sviluppo turistico culturale della cittadina ai piedi del Matese. Ieri pomeriggio la giunta comunale ha deliberato una richiesta di stanziamento, da inoltrare alla Regione Campania, di circa 60mila euro, ottenuti da uno stralcio del piano finanziario previsto dallo stesso piano integrato, che permetterà di destinare la cifra al recupero di una parte ulteriore del sito, su cui al momento sono in corso i lavori di scavo e riqualificazione. «In pratica - spiega l’assessore Attilio Costarella, nella sua duplice veste di ricercatore di storia locale - evitando gli oneri di esproprio di una zona che sorge a ridosso delle tubature idroelettriche presenti sulla dorsale del Monte Cila, abbiamo pensato di chiedere alla Regione l’utilizzo delle stesse economie realizzando un’ulteriore area di scavo, che - riteniamo - potrà permettere il ritrovamento di preziosissime testimonianze storiche e archeologiche di età sannitica. Attraverso i georadar - aggiunge Costarella - sono in corso alcuni saggi di scavo mirati, in prossimità della terza cinta muraria, dove esistono resti di un abitato sannitico, in corrispondenza di alcuni terrazzamenti che potrebbero nascondere significative tracce di antichità». Il recupero delle mura megalitiche preromane del Monte Cila ha interessato non poco storici e studiosi dell’età sannita, proprio alla luce del grande progetto di riqualificazione in corso. Grazie al protocollo d’intesa stipulato fra il Comune di Piedimonte Matese e la cattedra di etruscologia e antichità italiche dell’Università del Salento, sono state individuate già quattro distinte linee di fortificazione, realizzate in opera poligonale di pietra calcarea locale. Ciò, in aggiunta agli studi e alle ricerche condotte nel secolo scorso, porterebbe ad ipotizzare l’esistenza di un vero e proprio insediamento sannitico, specialmente in virtù della sicura frequentazione preromana dell’altopiano sommitale del Monte Cila e della presenza di una necropoli sannitica, venuta alla luce al momento della costruzione della centrale idroelettrica.

19/08/2008 SALERNO: alla pinacoteca provinciale archi, colonne e monofore dal X secolo al Cinquecento

Una teoria di archi romanici, fusti di colonne romane riutilizzate con capitelli medioevali, altre databili al X-XI secolo, due monofore policrome tompagnate, la traccia di un arco catalano: altri tasselli della vita millenaria di palazzo Pinto - la dimora nobiliare di via Mercanti attualmente, in parte, sede della Pinacoteca provinciale - sono venuti alla luce nel corso del recupero condotto dalla Provincia di Salerno sotto l’occhio vigile del direttore dei lavori Ruggero Bignardi. Pagine di storia che l’architetto poco alla volta sta riscrivendo, complici le scoperte, continue, all’interno ed all’esterno del cantiere: un doppio sguardo che mette a confronto le testimonianze finora emerse, raccordandole nella lettura sempre più esaustiva del monumento. E, se i tesori che poco alla volta si svelano nel chiuso dell’edificio sono al momento ancora top secret, i salernitani e non solo, possono curiosare tra gli spicchi di una memoria secolare che si sta dipanando sotto i loro occhi stupiti in questo mese. Già. Bastano i ritrovamenti del vicolo dei Pinto per dare un’idea delle meraviglie che ci regalerà l’intero palazzo - un unico complesso su due fabbricati - una volta restituito alla fruibilità pubblica. Tempi più o meno brevi, se si mantiene la scaletta che prevede l’inaugurazione per Natale. A far da guida in questo primo colpo d’occhio dal forte impatto suggestivo è Marcello Ragone, titolare della Prometeus restauri che sta riportando all’originario splendore il vicolo dei Pinto. «Probabilmente il porticato - spiega Bignardi - di questo che sicuramente doveva essere una delle residenze più prestigiose di via Mercanti». L’accesso alla “rua” è sottolineato dal dialogo tra due colonne finalmente ripulite dagli strati di sporcizia accumulatisi negli anni (stavano da sempre lì, nessuno ci faceva più caso), ma la visione più stupefacente è quella fuga di arcate laterali, in travertino di Capaccio, di cui si stanno colmando le lacune: sarebbero coeve, suggerisce Bignardi, all’edificazione del Duomo. Di uguale carica emotiva è la riproposizione del solaio in travi e “chianche” di legno, malauguratamente cancellato una ventina d’anni fa da alcuni lavori di emergenza per rischio crollo della struttura. Evidenziati, poi, con l’uso sapiente dell’intonaco a calce, gli alloggiamenti per alcune colonne trafugate o forse riutilizzate altrove. A completare il vicolo “ritrovato” sarà poi la pavimentazione in basoli e l’illuminazione artistica ad opera del Comune di Salerno. Questo il dietro le quinte. Resta la curiosità del “dentro” palazzo Pinto con i suoi livelli stratigrafici che vanno dal romanico al barocco. Si sussurra con un’anticipazione di qualche secolo. Bignardi cita Werner Johannowsky, il massimo studioso della Salerno antica che sosteneva l’esistenza di maestose domus romane con relative botteghe affacciate su via Mercanti, e si lascia scappare un prossimo sopralluogo della soprintendenza archeologica. (Fonte: Il Mattino)

26/07/2008 I tesori che hanno fermato i cantieri: l'antico porto della città e una necropoli

Il primo reperto è virtuale, ma un´indicazione di importanza capitale per la cartografia antica della città... prosegue alla pagina "Speciale Napoli"

26/07/2008 NAPOLI, DAGLI SCAVI DEL METRO' ANCHE UNA MURAGLIA BIZANTINA

Arriva un commissario per i lavori nella metropolitana di Napoli... prosegue alla pagina "Speciale Napoli"

25/07/2008 NAPOLI, SCOMPARE IL MUSEO FILANGIERI

I napoletani che hanno buona memoria lo chiamano ancora «il museo che cammina». Perché all’epoca del Risanamento post-colera, a causa dell’ampliamento fineottocentesco di via Duomo, l’edificio rischiò di essere abbattuto; ma poi, grazie all’intervento e alle pressioni di intellettuali, artisti e personaggi illustri come Settembrini e Dalbono, venne invece smontato. Pezzo per pezzo. E rimontato, venti metri più avanti, con la stessa bella struttura che offre allo sguardo la sua facciata con un armonico bugnato toscano, punteggiata da finestre di piperno che danno luce a interni di notevole eleganza, ricchi di tesori del collezionismo privato documentati da volumi come quelli di Nadia Barrella. È costellata di aneddoti, colpi di scena e vicissitudini di vario segno la lunga e complessa storia del quattrocentesco Palazzo Como, sede dal 1882 del Museo Civico Gaetano Filangieri, una Fondazione privata su modello degli «Arts and Crafts Museums»: luoghi museali intesi come strumenti didattici e sedi di studio, ricerca e sperimentazione nel campo delle arti applicate. «Ma è una storia, anche, nel segno del paradosso: come il fatto che un museo che costa sui 400mila euro annui di gestione è chiuso da dieci anni», dice l’ingegner Giampaolo Leonetti, dal 2004 - su mandato del sindaco Rosa Russo Jervolino - direttore del Museo Filangieri, dopo essere stato soprintendente del Pio Monte della Misericordia. Non è di poco conto, la responsabilità che Leonetti si è addossato alla guida di un gioiello napoletano: «Un patrimonio negato alla pubblica fruizione - prosegue Leonetti - ma inventariato e riversato, dal 2005, in un sofisticato sistema informatizzato di gestione museale comprato in Svizzera, primo museo della Campania ad aver convertito agli standard moderni la schedatura dei suoi beni. Un altro paradosso. Come il rischio, previsto dall’atto di donazione del principe Gaetano Filangieri al Comune di Napoli, che se il Museo continua a restare chiuso i tesori in esso raccolti devono tornare agli eredi». Ma che cosa ostacola la riapertura al pubblico del palazzo, peraltro noto nella tradizione popolare come «’o Palazzo de’ Monacielli», almeno stando alle superstizioni tramandate da chi lo abitò? «Più che una maledizione, la beffa degli ingranaggi della burocrazia», sottolinea Leonetti, che spiega: «Esistono due ordini di problemi. Il primo è legato agli stipendi dei custodi, sette comunali ma cinque dipendenti della Fondazione, tutti in regolare servizio per la manutenzione ordinaria e l’apertura e assistenza su richiesta di qualche studioso. Gli stanziamenti straordinari del Comune di Napoli, deliberati in misura decrescente dal 2005 ma erogati sempre con ritardo, non bastano più; e anche il fido bancario da me ottenuto lo scorso gennaio si sta esaurendo». E il secondo problema? «Riguarda la necessità di lavori di adeguamento del Museo (durata: due anni, costo 2 milioni e mezzo di euro da finanziamenti regionali del piano Pit-Por), senza i quali non si possono riaprire i battenti al pubblico. Ma l’ennesimo paradosso è che i fondi stanziati per il 2000-2006 sono stati revocati per decorrenza dei termini di presentazione del progetto, approvato in giunta comunale nel novembre 2006. E ora che c’è il progetto, siamo in attesa di nuovi stanziamenti Pit-Por per il 2007-2013». Leonetti è sfiduciato: «Il Madre - denuncia - costa 8 milioni di euro l’anno. Mi chiedo perché spendere tanto e qual è la logica di gestione di questa città che si vanta d’essere città d’arte». Getta acqua sul fuoco Nicola Oddati, assessore comunale alla Cultura: «Il sindaco tiene molto al Museo Filangieri, tant’è che continuiamo a erogare fondi straordinari: 250mila euro nel 2005, 235mila nel 2006 195mila nel 2007. I pagamenti avvengono a rendicontazione delle spese, come accade a tutti. Non possiamo agire in modo difforme, già per noi è un problema dare un contributo a un museo chiuso quando abbiamo musei aperti a cui non finanziamo tutti questi soldi. In attesa di verificare la possibilità di anticipare di qualche mese l’erogazione, sono ora prioritari i lavori di ristrutturazione, di competenza dell’assessore Laudadio: mi risulta che il progetto presentato sia stato già approvato nel piano Pit-Por 2007-2013». Chi vivrà, vedrà. (Fonte: Donatella Trotta su La Repubblica)

25/07/2008 MONTESARCHIO (BN), IN PROGETTO UN MUSEO INTERATTIVO PER I SANNITI

«Non smetteremo di esplorare. E alla fine di tutto il nostro andare ritorneremo al punto di partenza per conoscerlo per la prima volta». Per la prima volta, si potrà dire addio ai libri di storia e, come pensava Thomas Eliot, la storia dei sanniti e della Valle Caudina, potrà essere riscoperta in un museo interattivo. Le tracce del passato saranno virtualmente visibili nel museo che l'amministrazione comunale di Montesarchio ha in programma di realizzare nelle strutture di mobilità rapida che collegheranno il paese con il centro storico. Un museo interattivo che, negli ascensori, racconterà la storia di un popolo, è l'ultimo progetto in ordine di tempo, avviato per il centro storico. «Dopo una prima fase in cui sono state attivate tutte le programmazioni consentite per l'accesso ai finanzimenti pubblici - afferma Giuseppe Cecere assessore all'urbanistica e promoter del progetto -, definiti ed approntati i progetti di recupero e valorizzazione delle infrastrutture e dei beni pubbblici e privati del centro storico, è necessario passare ad un processo di attivazione di progetti immateriali sul centro storico». E quindi Cecere annuncia la novità della realizzazione del museo che nauralmente potrà essere visitato solo all'interno del sistema di collegamento. «È nostra intenzione - sottolinea l'assessore - promuovere la realizzazione di un museo interattivo con le tematiche dei Sanniti e della storia di Montesarchio da localizzare nelle strutture del sistema di mobilità rapida che collega la parte bassa del paese alla parte alta dove ha già sede il museo archeologico all'interno del castello». Cecere precisa anche che, «è necessario riempire con elementi moderni ed innovativi un contenitore naturale quale quello del centro storico e, in questa ottica, il sistema di mobilità rapida con i suoi collegamenti orizzontali e verticali, oltre ad offrire un percorso articolato e moderno, rappresenta l'elemento di unione tra il parco archeologico ed il museo nonchè il connubio tra antico e moderno. Le nuove tecniche espositive ed interattive attraranno i turisti nella visita al centro storico».

25/07/2008 BENEVENTO, PARTONO GLI INTERVENTI ANCHE PER L'ARCHEOLOGIA

«Adesso cambiamo il volto della città. Fino ad ora l’abbiamo mantenuta pulita, ora la facciamo più bella, accogliente e funzionale». Prova a frenare i facili entusiasmi, il sindaco di Benevento Fausto Pepe, ma dalle sue parole si evince chiaramente che si tratta di una giornata epocale. Da Napoli è stato lo stesso Governatore Antonio Bassolino ad annunciargli il finanziamento di gran parte delle opere pubbliche contenute nel Parco Progetti. Si tratta di progetti, immaginati, programmati, presentati ed ora finanziati, sotto la sua amministrazione. Un volume di contributi pari a 57 milioni di euro, una cifra che già da sola servirebbe a raddoppiare i finanziamenti giunti in città attraverso la cosiddetta subdelega, strumento utile invece alla gestione diretta dei fondi UE, per la quale sono stati assegnati altri 42 milioni. Ieri la Giunta regionale ha deliberato il finanziamento per i Parchi Progetto. A Benevento è stata assegnata una grande parte delle risorse destinate al Sannio (215 milioni per 85 progetti, il 23% del totale stanziato): basti pensare che alla Provincia sono state assegnate risorse per circa 20 milioni, la metà esatta di quanto destinato al solo capoluogo. E, da quanto trapela negli uffici del Comune, pare che il totale sia destinato ancora ad aumentare nelle prossime ore. Sono stati ammessi a finanziamento, fra l'altro, la valorizzazione del complesso archeologico rinvenuto nel sottosuolo della cattedrale Santa Maria Assunta (2.800.000) e l'area archeologica urbana Cardinal Pacca - area Bagni - Teatro Romano (6.461.098), il restauro chiesa di Santa Sofia (676.529).

22/07/2008 POZZUOLI (NA), DA SETTEMBRE VISIBILE LO STADIO

Lo Stadio di Antonino Pio, che sarà inaugurato il 29 settembre dopo una campagna di scavo durata tre anni, è stato mostrato ieri in anteprima da Costanza Gialanella, direttore archeologo alla soprintendenza archeologica di Napoli e Caserta e responsabile degli uffici di Pozzuoli (competente anche su Quarto, Procida e Vivara) e Ischia. Pozzuoli aveva il suo stadio (è in via Campi Flegrei, vicino al Tivoli Café) e ce n' erano solo altri due nelle provincie dell' impero, a Napoli e a Marsiglia e quello di Roma è sotto piazza Navona, invisibile. L' imperatore l' aveva costruito per tenerci gli Eusebeia, i giochi in onore del padre adottivo Adriano, morto a Baia nel 138 e sepolto proprio qui, prima di essere traslato dov' è Castel Sant' Angelo a Roma. Gli scavi diretti dalla Gialanella non finiscono di scoprire novità: «Vicino alla stazione della metropolitana di Pozzuoli (Parco Bognar) abbiamo trovato resti di un pavimento a mosaico di sei metri per quattro raffigurante due coppie di lottatori del II secolo dopo Cristo con i nomi. C' è anche quell' Alexander che compare nei reperti di Ostia: un Maradona dell' antichità». Una novità anche nella visita all' anfiteatro Flavio: si visitano anche i sotterranei della càvea, da dove arrivavano belve e scenografie, nei suggestivi ambienti è stato allestito un Museo dell' Opera dell' anfiteatro, dove è ricostruito anche un posto con decorazioni marmoree e numerazione originale. A due passi dalla Olivetti c' è uno dei rarissimi esempi in Italia di recupero di villa storica in area di proprietà di privati con utilizzo non museale. La Villa di Livia occupa un posto sicuramente di riguardo nella mappa della Beverly Hills dei potenti romani che villeggiavano nei Campi Flegrei. I proprietari l' hanno fatta restaurare a spese loro e ora la usano come spazio convegni. (Fonte: Stella Cervasio su La Repubblica)

11/07/2008 ECCO IL COMMISSARIO PER GLI SCAVI DI POMPEI (NA)

È Renato Profili il nuovo commissario dell’area archeologica. L’ex prefetto di Napoli d’ora in poi dovrà vedersela con un’emergenza del tutto diversa. Quella del sito archeologico più visitato e più tormentato d’Italia. «Ma alle emergenze – dice – sono abituato». Ieri pomeriggio, a sorpresa, la telefonata del ministro per i Beni culturali Sandro Bondi. Lunedì il primo incontro con il soprintendente archeologo Pier Giovanni Guzzo, che Profili già conosce da tempo, e con il capo di gabinetto dei Beni culturali Salvatore Nastasi. Martedì o mercoledì l’incarico ufficiale, mentre l’insediamento dovrebbe coincidere con la visita del ministro al sito archeologico vesuviano prevista per il 25 luglio prossimo. Ma molto probabilmente il neocommissario vorrà rivedere prima di quella data gli scavi di Pompei. Profili avrà un mandato ampio, anche se limitato al solo sito archeologico di Pompei. Nessuna competenza per quel che riguarda gli altri scavi che fanno capo alla stessa soprintendenza archeologica. Esclusi, dunque, Oplonti, Stabia, Ercolano, Boscoreale. Il neocommissario si occuperà di personale, gare d’appalto, gestione amministrativa, rapporti con i privati e naturalmente della sicurezza, mentre la competenza sulla tutela dei beni archeologici resterà al soprintendente Guzzo. Dettagli questi che allo stesso Profili ancora non sono stati comunicati. «Mi hanno detto soltanto - commenta - che sarà durissima». Accolte, dunque, le richieste del sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, che aveva sollecitato per Pompei la nomina di un campano. Requisito apprezzabile anche secondo parlamentare Luigi Bobbio che, prima di conoscere il nome del prescelto, aveva però dichiarato di essere in disaccordo con la nomina di un «uomo d’ordine». «Meglio - aveva detto – un manager abituato a dure trattative sindacali». Al di là del nome, la scelta del commissariamento continua a dividere le opinioni. «In passato sono state tentate molte strade che hanno visto impegnati archeologi, scienziati, manager ma i risultati sono stati deludenti – dice Giuseppe Gargiulo, segretario Cisl Napoli - occorre un’organizzazione, più che una figura fisica, capace di intervenire su diversi aspetti». Intanto, la formula del commissariamento, che rimpiazza il city manager, potrebbe essere estesa presto ad altri siti. Già ieri il sottosegretario Francesco Maria Giro aveva avanzato la stessa ipotesi anche per il Foro Romano e il Palatino. A Profili gli auguri del soprintendente Guzzo «con il piacere di annodare un passato lavoro comune». Per il parlamentare Stefano Caldoro «è una scelta giusta perché è profondo conoscitore del territorio e personalità di grande competenza». (Fonte: Il Mattino)

08/07/2008 REPERTI ARCHEOLOGICI ISCHITANI SOTTO SFRATTO

La memoria antica è sotto sfratto. I due terzi dei reperti archeologici di Pithecusa, la più antica colonia greca d’Occidente fondata nell’ottavo secolo avanti Cristo, custoditi nel grande deposito della Soprintendenza a Lacco Ameno, devono essere trasferiti al più presto. Lo stabile dove si trovano da anni è fatiscente, ormai inagibile, come stabilito da una perizia tecnica dei vigili del fuoco: sono urgentissimi i lavori di ristrutturazione che dovranno essere eseguiti dai proprietari privati dell’immobile Si tratta di lavori di lungo corso: se non si trova una nuova sistemazione, entro l’estate quelle formidabili testimonianze - che vanno dall’Età del Bronzo al secondo secolo avanti Cristo - lasceranno l’isola per finire nei capienti fondaci istituzionali del museo nazionale di Napoli. Diecimila cassette colme di oggetti, frammenti di ceramica, corredi di oltre 500 tombe e grandi vasi d’uso commerciale alti un metro e mezzo; un’infinità di materiali che sono un tesoro, ancora solo parzialmente catalogato, ma puntualmente studiato da scienziati di tutto il mondo, rischiano di vedere spezzato il filo millenario che li lega alla loro terra in mezzo al mare che fu un crocevia delle civiltà mediterranee. Un tesoro al quale Ischia dovrà rinunciare per colpa di un sfratto non più prorogabile. Il countdown è partito. A lanciare l’allarme, ieri, l’associazione «Pithecusa è memoria», coordinata da Franco Napoleone, che ha promosso un vertice per la ricerca di una soluzione concreta. Ma non è semplice. A trecento metri dal deposito inutilizzabile che va in pezzi, c’è la casa madre, il Museo di Villa Arbusto che ospita solo una parte dei rinvenimenti straordinari di Giorgio Buchner, il grande maestro dell’archeologia della Magna Grecia che, nel 1952, aveva cominciato a scavare la vallata sul mare di San Montano. A Villa Arbusto non c’è posto per altri reperti, del resto vi è già ospitata una serie di collezioni uniche. Ne fanno parte la tazza di Rodi più famosa in assoluto, la cosiddetta Coppa di Nestore, che reca incisa, in alfabeto euboico, una poesia che inneggia ad Afrodite, il più antico esempio di scrittura conosciuto contemporaneo all’Iliade; poi, il vaso del Naufragio, splendido; e, ancora, per ricordare un oggetto caro agli specialisti, un frammento di cratere tardo geometrico con una iscrizione dipinta che è la firma del vasaio: «Inos m’epoiese», ovvero «mi fece Inos». Non c’è una firma d’artigiano più vetusta di questa in nessun altro museo del mondo. Il meraviglioso patrimonio riportato alla luce da Buchner rappresenta la memoria visibile, appunto visitabile nelle sale di Villa Arbusto, il complesso costruito nel 1785 dal duca d’Atri, don Carlo Aquaviva, divenuto buen retiro per le vacanze di Angelo Rizzoli e infine acquistato dal Comune di Lacco Ameno per adibirlo a museo archeologico. Ma non meno importante è la memoria ancora nascosta, quella accolta nel deposito che deve essere abbandonato ad horas. Qui ci sono i risultati degli scavi condotti da Buchner dopo gli anni Sessanta, a San Montano; il fondo Gosetti, noto anche come scarico di Monte Vico, scoperto nel 1965, con i pezzi dell’acropoli. Molti di questi reperti fanno parte della prossima, ponderosa pubblicazione curata dalla Soprintendenza ai Beni archeologici di Napoli dal titolo «Pithekoussai II», un volume che studiosi da ogni parte attendono da tempo come sostegno essenziale alle proprie ricerche. (Fonte: Il Mattino)

05/07/2008 IL GOVERNO INTERVIENE SUL DEGRADO DI POMPEI (NA)

«Vedere una delle aree archeologiche più importanti al mondo, sito dell'Unesco e patrimonio dell'umanità, che versa in condizioni che definire orribili, è dire poco …» Si ferma un attimo, Sandro Bondi, ministro per i Beni Culturali italiani da quasi due mesi, mentre chiarisce al Mattino i perché del provvedimento, da lui suggerito, con il quale il Consiglio dei Ministri ieri ha stabilito di dichiarare «per un anno lo stato d'emergenza dell'area archeologica di Pompei», disponendo poi l'invio nella città degli scavi di un commissario straordinario con compiti ben precisi in materia di ordine, sicurezza pubblica e di controllo sull'attività amministrativa del sito. Commissario che sarà scelto martedì o mercoledì prossimi tra un prefetto e un generale. Quindi, riprende: «La nostra è una misura resa necessaria dal perdurante stato di incuria in cui versa ormai da lungo tempo il sito. Nel corso di questi ultimi mesi ci sono state denunce, articoli e inchieste che hanno fatto emergere lo stato di degrado in cui si trovava e si trova l'area archeologica di Pompei, che appare assolutamente non tutelabile». Il fatto è che la città si sta letteralmente sfarinando: le pitture perdono lucentezza, si scollano dalle pareti e cadono sui pavimenti; i mosaici, per lo stress termico derivato dagli sbalzi di temperatura, spesso si gonfiano e si spaccano; le stesse murature accusano problemi di fragilità statica. Insomma per Pompei è continuo allarme. Occorrerebbe, dicono i tecnici pompeiani, una manutenzione a tappeto perché qualsiasi muro che crolla, qualsiasi reperto che si rompe è una traccia che si perde. Se a questo si aggiunge, come segnalato nel dossier inviato al ministro, che l'ingresso e l'uscita dei turisti è incontrollabile, che di notte ci sono continui tentativi di furto, che manca una mappatura esatta dell'area, che occorrerebbe una maggior vigilanza per motivi di sicurezza degli scavi: la salvaguardia dei reperti è affidata a poco meno di trecento custodi tra tutti i siti, allora ben si comprende la tragedia che vive di continuo la città. Per non dire di quei custodi che incassano «in proprio biglietti» per far vedere alcune aree ai turisti. Altro problema è il blocco dei finanziamenti pubblici perché non appare chiaro come gestire i fondi che la Regione potrebbe rendere disponibile. «È vero - conferma Salvatore Nastasi, capo gabinetto del ministro e commissario del Teatro San Carlo, che ha sostenuto il provvedimento di commissariamento assieme all'ufficio legislativo della Protezione civile e al Prefetto Pansa - Pompei vede ogni giorno proteste di turisti; la biglietteria spesso resta chiusa. Questa è la mossa dello Stato per riprendere il controllo sul più importante sito archeologico del mondo». «Quando ho indicato la necessità di un cambio di rotta nella gestione di uno dei siti archeologici più importanti del mondo - sottolinea Claudio Velardi, assessore al Turismo della Giunta Bassolino - mi hanno attaccato, c'è chi ha ironizzato, qualcuno mi ha preso per matto: bacchettoni di ogni genere sono scesi in campo per difendere una situazione insostenibile, fatta di sciatterie, corporativismi, piccole e grandi illegalità. Oggi il governo ha preso una decisione importante e coraggiosa». Nella mancanza di dialogo tra Soprintendenza e Amministrazione cittadina. il sindaco Claudio D'Alessio intravede una delle cause del degrado di Pompei. Mentre per i sindacati «la situazione di incuria e di abbandono era palese a tutti, ma tutti hanno sempre fatto finta di non vedere», sottolineano Cisl e Uil-Beni culturali. «Sono un servitore dello Stato - precisa il Soprintendente Pietro Giovanni Guzzo - certo che vado avanti. Aspettiamo solo di leggere nei dettagli il provvedimento del ministro, del quale assicuriamo la piena osservanza». Anche perché l'azione del ministro non pare andare contro di lui. Anzi. «Ribadisco - sottolinea infatti Bondi - che il provvedimento non riguarda la Soprintendenza i cui compiti sono rimasti assolutamente nelle mani del professor Guzzo, una persona a cui rinnoviamo tutta la stima, l'ammirazione e la fiducia. Ma riguarda tutta la sfera dei servizi amministrativi, quella dell'ordine pubblico e della sicurezza». (Fonte:Il Mattino)

03/07/2008 UN'ALTRA CAPANNA PREISTORICA A NOLA (NA)

L'hanno abbandonata almeno 50 anni prima dell'eruzione delle pomici di Avellino, probabilmente per insediarsi proprio nel villaggio di Croce di Papa, distrutto dalla lava del Vesuvio: a Piazza d'Armi riaffiorano le impronte di una nuova capanna della Preistoria. L'hanno trovata gli archeologi della soprintendenza nel corso dei sondaggi preliminari alla realizzazione del museo della cartapesta. Un'altra importante scoperta dopo quella, avvenuta esattamente lo scorso anno ed a soli pochi metri di distanza, della fortezza del 1600, risalente al viceregno spagnolo. Dopo le testimonianze raccolte nell'area che sorge alle spalle della caserma dei vigili del fuoco e soprattutto dopo l'importante ritrovamento di via Polveriera, l'età del Bronzo antico offre dunque ancora tracce, utili a far comprendere l'evoluzione di una cultura denominata «facies nolana». I buchi lasciati dai pali di legno che delimitavano la capanna sono stati trovati a 6 metri di profondità dopo che nel corso dei carotaggi erano emersi i resti di un camino che aveva fatto fiutare agli studiosi la presenza di segni ben più importanti. I lavori degli archeologi sono ancora in corso e adesso si tratterà di decidere se allargare il campo di indagine. La disposizione dei fori lascia infatti intendere che l'area della capanna si estenda oltre la zona ispezionata. «Quanto è emerso - spiega l'esperto Nicola Castaldo che, con la supervisione degli archeologi Claude Arbore Livadie e Giuseppe Vecchio, ha seguito lo scavo - conferma la grande potenzialità culturale della città». E mentre piazza D'armi, con la caserma borbonica, la necropoli, la fortezza e, ora, la capanna, si svela come un prezioso scrigno che conserva importanti testimonianze storiche, rallenta invece il progetto che dovrebbe portare alla realizzazione del museo della cartapesta, già modificato ben 2 volte a causa di esigenze di tutela del patrimonio culturale presente. Resta infatti da studiare come conciliare l'esigenza di conservazione di una scoperta dall'alto valore scientifico e la necessità di dare corso ad un'opera, quella del museo della cartapesta, che pure è indicata come il monumento del terzo millennio, oltre che come occasione di sviluppo.

18/06/2008 L'ANTICA SORRENTO (NA) RIEMERGE DALL'ASFALTO

Pavimenti in cocciopesto abbelliti da piccole piastrelle di marmo a forma di rombi e pareti affrescate, utensili, monete: tutto databile tra il I e il II secolo dopo Cristo. Il ventre di Sorrento lascia emergere testimonianze antiche e inaspettate: la notizia dell’importante scoperta è stata diffusa dalla soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei che sta effettuando il saggio per orientare nuovi interventi per la realizzazione della nuova piazza Veniero. «La prosecuzione dei lavori – sottolineano dalla Sovrintendenza - sarà però possibile solo con adeguati finanziamenti che consentirebbero la realizzazione di un percorso, anche sotterraneo, dei tratti della città antica, che potrebbe rivestire un grande interesse turistico e culturale». La piazza, situata in pieno centro cittadino, era occupata, da qualche mese, da ruspe e operai: l’intervento, commissionato dall’amministrazione comunale mirava a risistemare l’arredo urbano e gli spazi verdi. Ora, alla luce dei ritrovamenti, il progetto potrebbe subire cambiamenti sostanziali. «Per la prima volta a Sorrento – spiegano gli archeologi - è possibile osservare un’intera parete decorata con pitture simili a quelle delle vicine abitazioni di Pompei ed Ercolano, con alternanza di riquadri rossi e blu nei quali con tratto sottile sono disegnati candelabri, cespi di acanto e aironi». Perfetto è lo stato di conservazione degli ingressi segnati da soglie di marmo con la traccia dei fori dei cardini e di una finestra intonacata che si apriva sul viridario. Lo scavo ha inoltre consentito il recupero di una quantità di materiali raccolti negli strati di scarico che hanno segnato l’abbandono dell’edificio. Sui piani pavimentali, così come si riscontra anche in altre aree archeologiche della costiera sorrentina, gli strati dell’eruzione del 79 dopo Cristo, che ha sepolto i più noti centri vesuviani, sono stati rimossi attestando una rioccupazione del sito che, dall’osservazione preliminare dei reperti, si può ascrivere al secondo secolo dopo Cristo. Riemerge la vita quotidiana dell’antica città di Surrentum: ceramica da mensa, anfore, utensili metallici, monete di bronzo, raccolti negli spazi abitativi ricolmati non più da lapilli dell’eruzione pliniana ma da scarichi di materiale edile antico e moderno. Surrentum, infatti, rappresentava il centro economico e commerciale della costiera, confinante con quello di Stabiae, con l’agro picentino e il golfo di Posidionia. Le nuove scoperte si aggiungono all’intenso lavoro di tutela già effettuato dall’ufficio scavi di Sorrento, diretto dall’archeologa Tommasina Budetta, che ha, tra l’altro, consentito di ricostruire l’antica pianta della città che si cela sotto l’attuale centro urbano. La carta archeologica finora redatta consente di individuare gli assi stradali antichi che disegnano stretti e lunghi isolati attraversati dai decumani che corrispondono alle attuali via San Cesareo, via Pietà, via San Nicola. Proprio nei pressi di piazza Veniero, sul marciapiedi che si affaccia su corso Italia, sono stati ritrovati i resti di un’abitazione provvista di impianto termale che si estende fino al piazzale dell’attuale villa Fiorentino. Gli ultimi ritrovamenti consentono poi di disegnare due degli isolati dell’antica città, sul versante occidentale che si apriva verso la Minervia che conduceva al santuario di Athena sulla Punta della Campanella. (Fonte: Il Mattino)

18/06/2008 RINVENUTA NECROPOLI FRANCESCANA A MONTELLA (AV)

Una straordinaria scoperta compiuta in Irpinia: presso il Convento di San Francesco a Folloni di Montella dei Frati Minori Conventuali è stata rinvenuta una necropoli francescana. Unico esempio per il Mezzogiorno d’Italia, casi analoghi sono attestati soltanto in alcuni (pochissimi) contesti, oggetto di scavo, in Italia settentrionale.
I corpi emersi dalla terra, ritrovati in perfetto stato di conservazione, rappresentano una fonte interessantissima di studio e di ricerca. Il ritrovamento è stato effettuato nel chiostro del Convento di Montella che risale al XIV secolo.
La scoperta della necropoli francescana ha un indubbio valore scientifico. Ma si arricchisce anche di una forte suggestione legata alla storia dello splendido Convento di San Francesco a Folloni. La Comunità Montana Terminio Cervialto guidata da Nicola Di Iorio ha quindi deciso di promuovere un press tour dedicato all’importante ritrovamento, nell’ambito del Progetto Integrato “Borgo Terminio Cervialto” e realizzata attraverso il POR Campania 2000-2006, Misura 4.7 “Promozione e marketing turistico” - intervento S001TC16 “Turismo religioso-spirituale”.
Gli studi di paleopatologia sono condotti dalla dottoressa Marielva Torino dell'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Le analisi sulle ossa – che vengono effettuate con la tecnica del radiocarbonio - sono affidate alla Circe Laboratory di San Nicola la Strada (Caserta). I lavori sono diretti da Simone Schiavone per conto della Soprintendenza Archeologica di Salerno, Avellino e Benevento.
La straordinaria scoperta sarà presentata sabato 21 giugno, alle ore 16.30, presso il Convento di San Francesco a Folloni, nel corso di una conferenza stampa. Interverranno Nicola Di Iorio, presidente della Comunità Montana Terminio Cervialto, Simone Schiavone, archeologo, e i frati francescani del Convento.
Altro importante momento sarà la visita, in programma domenica 22 giugno alle ore 9.30, allo straordinario Castello del Monte di Montella.

18/06/2008 PARTONO I LAVORI PER IL PARCO DI ABELLINUM (AV)

Antica Abellinum: partiti i primi interventi di riqualificazione e valorizzazione del Parco archeologico. Da alcuni giorni hanno preso il via i lavori del primo lotto, tutti interamente finanziati con fondi Fas. Il primo intervento, pari ad 1.763.276,51 aggiudicato dall’Ati «Cogepar», punta alla ripresa delle operazioni di scavo archeologico per l’ampliamento dell’area d’interesse storico e nel restauro architettonico dei reperti già riportati alla luce. Il secondo intervento, aggiudicato alle imprese «Cogest Sc.arl» di Napoli e all’«Edilizia D’Alessio srl» di San Marcellino (Ce), per un importo di 263.38,90 euro, mira invece al restauro conservativo di affreschi, mosaici ed altri materiali di interesse archeologico.La notizia dell'avvio dei lavori, comunicata al Comune con una lettera della Soprintendenza, è stata accolta con grande soddisfazione dall'amministrazione ed in particolare dall'Assessorato alla riqualificazione del Parco Archeologico guidato da Luigi Adamo. I lavori del primo lotto si concentreranno su tre aree: il Parco Abellinum, i reperti di piazza Garibaldi e l'anfiteatro di via Appia. Sarà ristrutturato il vecchio casolare e recuperata l'ex casa del custode della scuola elementare di rampa S.Pasquale che diventerà porta d'ingresso agli scavi archeologici, Punto informativo per i turisti, biglietteria e negozio per la vendita di gadget e brochure sul sito archeologico. Nel sito di piazza Garibaldi invece si procederà alla ripulitura della necropoli romana con la copertura delle tombe e la realizzazione di un muro di cinta dell'area. Sarà riqualificato anche vicolo San Giovanniello.

04/06/2008 RIVIVONO LE MURA DELL'ANTICA PAESTUM (SA)

Rivivono le mura dell’antica Poseidonia. Dal 2003 la cinta eretta a protezione della città dai Greci è oggetto di un attento lavoro di restauro e conservazione che ha consentito di riportare al loro splendore ben 1350 metri di mura. Dalla torre 28 alla torre angolare di nord-est, passando per Porta Sirena, i blocchi in travertino sono stati catalogati e riposizionati, a volte spostati per ulteriori lavori e poi riposizionati nuovamente. «Il lavoro si è svolto in due fasi – spiega la direttrice del parco archeologico e del Museo di Paestum, Marina Cipriani – La prima fase è stata resa possibile da fondi nazionali, nel 2003 e 2004, e ha riguardato il tratto che va da Torre 28 a Porta Sirena. La seconda fase è stata resa possibile dal Por Campania 2000-2006 e ha riguardato la zona delle mura che va da Porta Sirena alla torre angolare. Inizialmente è stato effettuato un rilievo della posizione dei blocchi. Sono stati catalogati e inseriti in un database in modo da poter rintracciare la loro posizione prima della pulizia e dello spostamento nei settori vicini. I lavori hanno riguardato sia l’esterno che l’interno». Così è capitato che lavorando intorno alle mura per renderle percorribili sia all’interno che all’esterno e scoprire i loro segreti, sono venute fuori altre testimonianze delle civiltà che vi hanno vissuto. «Quando le mura smisero di avere funzione difensiva intorno vi furono collocate delle tombe che risalgono all’epoca romana imperiale. Ne sono state recuperate circa cento. Tombe semplici, con copertura di tegole e all’interno il corredo costituito da una brocchetta, una lucerna, un chiodo e una moneta». In prossimità della Torre 28 è venuta fuori anche una scala di cui non si conosceva l’esistenza, nei pressi di Porta Sirena c’era, invece, un piccolo tempietto, risalente alla metà del quinto secolo a.C. I lavori stanno avvenendo in collaborazione con il dipartimento dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di Salerno, gli aspetti architettonici sono a cura di Ottavio Voza e Paolo Vitti. Sotto il coordinamento della direttrice Cipriani e della professoressa Angela Pontrandolfo, del dipartimento dei Beni culturali, nei lavori sono impegnati a tempo pieno gli archeologi Serena De Caro e Pietro Toro. Indispensabile si è rivelato l’uso del database per la catalogazione dei blocchi realizzato da Alfonso Santoriello. Intanto all’interno del museo è in fase di allestimento una sala che ospiterà i reperti di epoca preistorica e protostorica, centinaia di tombe dipinte di epoca lucana disposte su supporti mobili saranno presto visitabili. Nonostante un’inevitabile lieve calo di presenze, il 28 maggio Paestum contava ben 208.491 visitatori dall’inizio dell’anno. Efficace si sta rivelando la promozione all’estero. Dopo Amburgo, infatti, Paestum questo mese approda a Barlino per una mostra al museo Martin-Gropius-Bau dove saranno esposte 43 lastre tombali e sette tombe complete provenienti dal museo di Paestum e 55 dipinti che rappresentano i templi di Paestum, realizzati tra il 1750 e il 1850.

31/05/2008 SEQUESTRATO PONTILE NEL PORTO DI BACOLI

La guardia costiera di Baia, su disposizione della Procura di Napoli, ha sequestrato il pontile in costruzione nel porto di Marina Grande. Dopo lo stop ai lavori dello scorso marzo, i giudici hanno ordinato la requisizione dell'area. Alla base dell'atto di procedura penale c'è la violazione degli articoli 180 e 181 del decreto 420/2004, «per opere eseguite in assenza di autorizzazione o in difformità di essa». Inoltre, i saggi archeologici ordinati dalla Soprintendenza per verificare se sui fondali ci sono reperti, allora non erano stati completati. Il comune, intanto, ha già inoltrato domanda di dissequestro dell'area. Il sindaco Antonio Coppola afferma: «Sarà la magistratura a verificare se l'intervento è legittimo o meno. Abbiamo chiesto il dissequestro, attendiamo un'immediata pronuncia dei giudici in merito alla confisca eseguita dalla capitaneria. Bisogna considerare che l'approdo di Marina Grande è anche una tappa del Metrò del Mare». Una fermata che per questa estate potrebbe saltare. Ma facciamo un passo indietro. Agli inizi di marzo la capitaneria di Baia ha intrapreso verifiche nel cantiere allestito nel porto di Marina Grande per il prolungamento del pontile: dai controlli è emerso che mancavano le previste autorizzazioni dell'Autorità Marittima e i carotaggi. La Soprintendenza aveva chiesto infatti sui fondali, tutelati perché poco distante è sommersa una villa di età imperiale, saggi archeologici a una profondità di otto metri. Ed è scattata, a seguito delle violazioni riscontrate, la diffida a proseguire i lavori.

30/05/2008 ANCORA RINVENIMENTI DA AVELLINO

Indagine archeologica lungo il tracciato del tunnel di piazza Garibaldi: il Comune e la ditta appaltatrice dei lavori, incalzati anche dai commercianti della zona, invocano celerità; la Soprintendenza, alla luce di nuovi ritrovamenti, prende tempo, molto tempo. L'altro ieri, il direttore archeologo di Avellino, Maria Fariello, ha incontrato la dirigente Maria Luisa Nava per informarla su quanto sta venendo alla luce in città, nel tratto del cantiere tra la vecchia sede della Prefettura e Palazzo Caracciolo. Su una planimetria, elaborata dalla Fariello e dall'archeologo che sta eseguendo lo scavo, Danilo Capuano, l'indicazione dei punti esatti in cui, finora, sono riaffiorati ossa umane, resti di tipo strutturale e piccoli manufatti. Questi ultimi consistono in alcune medagliette di bronzo, che si pensa possano essere dei monili appartenenti ai defunti seppelliti nella cripta dell'antica chiesa del Rosario, ubicata all'angolo tra piazza libertà e piazza Garibaldi fino al 1936. Le scoperte sono apparse interessanti, tant'è che il sovrintendente Nava ha deciso di visionarle di persona la prossima settimana. Nel frattempo, lavori del tunnel sospesi sine die e intensificazione degli scavi archeologici, che potrebbero protrarsi per diverse settimane, se non addirittura per qualche mese. Tra le due aree oggetto di indagine, infatti, quella all'angolo della Provincia, ritenuta più interessante, non è stata ancora esaminata in maniera approfondita: le intenzioni della Soprintendenza erano di terminare prima lo screening nella zona dove si ritiene potesse trovarsi il sepolcreto dell'antica chiesa per poter consentire, nel caso in cui si fosse deciso di prelevare i reperti e sacrificare la parte strutturale, una ricopertura dello scavo e il passaggio dei mezzi della ditta. Intenzioni destinate a rimanere tali, dal momento che i lavori, al contrario di quanto sostengono al Comune, non possono essere ripresi finché ci sono indagini archeologiche ancora in corso. L'altro sito, quello tutto da scoprire, incuriosisce non poco gli archeologi: in un primo momento si era pensato che, per la presenza anche lì di ossa umane, vi potesse essere un collegamento con la presunta cripta, anche perché si tramanda che le diverse famiglie che hanno abitato palazzo Caracciolo raggiungessero la Chiesa del Rosario attraverso un collegamento sotterraneo. In realtà, dagli attigui scavi, che hanno superato i 5 metri di profondità dal piano di campagna, è apparso evidente che i due locali sono distinti e separati. E affascina l'ipotesi che l'area di sepoltura più piccola potesse essere parte integrante di Palazzo Caracciolo, forse una cripta di famiglia.

30/05/2008 UN TAVOLO PER RIAPRIRE RIONE TERRA

Claudio Velardi, l’assessore al Turismo e ai Beni culturali della Campania tiene a battesimo il tavolo di coordinamento sulla gestione del patrimonio archeologico, artistico e ambientale dei Campi Flegrei. Il suo esordio è sibillino: «Non farò nuove nomine alle Aziende di soggiorno e turismo», dichiara prima di entrare nella sala del Rione Terra dove si tiene il summit. Sono 19, tutti in scadenza a fine giugno, i mandati per gli amministratori delle aziende. Intorno al tavolo prendono posto, oltre all’assessore Velardi, l’assessore provinciale Giovanna Martano, il sindaco di Pozzuoli, Pasquale Giacobbe, quello di Quarto Sauro Secone, la responsabile flegrea della Soprintendenza archeologica, Costanza Gialanella, il presidente dell'Ente Parco, Francesco Escalona e l’amministratore Apt Franco Mancusi. Velardi spiega: «Questo è un territorio fondamentale per la rinascita turistica della Campania e il sindaco di Pozzuoli ha ragione quando rivendica maggiore centralità degli Enti locali nella pianificazione delle politiche culturali». L’ex braccio destro di D'Alema a Palazzo Chigi batte anche su un altro tasto: affidare ai privati un ruolo sempre più importante. «La conservazione e la tutela spetta allo Stato, la gestione dei beni può essere tranquillamente affidata ai privati». E a proposito del contenzioso sul lago d’Averno dice: «Per principio sono contrario ai contenziosi, ma non mi ha mai spaventato l’idea che fosse un bene privato». Giovanna Martano diventa la coordinatrice del tavolo. Si punta, nel breve termine, alla riapertura del percorso archeologico del Rione Terra, chiuso dal 18 marzo e del debutto dello Stadio di Antonino Pio nel circuito delle visite flegree. «Sono le nostre due principali richieste - spiega il sindaco Pasquale Giacobbe - arricchire l’offerta e migliorare la vivibilità. Questo tavolo è il punto di partenza per la collaborazione tra le istituzioni che si occupano dei beni culturali». L’incontro al Rione Terra è anche l’occasione per la prima stretta di mano tra Giacobbe e il presidente del Parco Francesco Escalona, di cui il sindaco di Pozzuoli aveva richiesto settimane fa la sostituzione. Una prova generale di disgelo. Giacobbe sa perfettamente che questi discorsi in realtà non potrà mai trasformarli in atti concreti. Nel senso che il sindaco non ha alcuna competenza operativa sull’Ente Parco che dipende esclusivamente dalla giunta regionale. Ma evidentemente al primo cittadino flegreo interessava lanciare il messaggio, aprire il dibattito. L’architetto Escalona è sereno. «Le iniziative promosse dal Parco stanno contribuendo al rilancio dei Campi Flegrei, attendiamo la risposta dell’Unesco e potremmo festeggiare un altro importante traguardo».

30/05/2008 RECUPERATA ANFORA ROMANA A MASSALUBRENSE (NA)

Un’anfora di epoca romana recuperata dalla guardia di finanza, impegnata nel recupero e la salvaguardia dell’importante patrimonio artistico ed archeologico della penisola sorrentina. I militari della tenenza di Massa Lubrense delle fiamme gialle, agli ordini del tenente Giuseppe d’Aniello, hanno rinvenuto, durante una perquisizione nell’abitazione di T.M., l’anfora, in perfette condizioni, per la conservazione del vino risalente ad epoca romana (I o II secolo d.C.). I militari della guardia di finanza, dopo il recupero del reperto, hanno dato comunicazione del prezioso rinvenimento alla Sovrintendenza ai Beni Archeologici di Napoli e Pompei. La Sovrintendenza, per il momento, ha disposto il trasferimento del prezioso reperto presso il Museo archeologico della penisola sorrentina Gorges Vallet, ospitato all’interno di Villa Fondi, a Piano di Sorrento. Con il rinvenimento dell’anfora di epoca romana, effettuato grazie alla brillante operazione degli uomini delle fiamme gialle, un altro importante tassello del patrimonio archeologico della penisola sorrentina viene restituito alla collettività.

24/05/2008 OSSA UMANE DAL CANTIERE DI AVELLINO

Ossa umane in una cavità del terreno, resti di una pavimentazione e un anomalo taglio in un banco di tufo. Parte da questi ritrovamenti l'operazione di scavo avviata dalla Sovrintendenza ai Beni Archeologici di Salerno e Avellino all'interno del cantiere per la costruzione del tunnel di piazza Garibaldi. Lavori interrotti e operai impegnati in parte a completare la pavimentazione dell'area di fronte al Palazzotto, in parte a prestare assistenza all'archeologo Danilo Capuano nella sua ricognizione sul sito individuato tra il palazzo della Prefettura e quello della Provincia. La scoperta delle ossa umane è avvenuta lunedì scorso, quando, a causa della pioggia abbondante, un grosso mezzo della ditta appaltatrice dei lavori per la realizzazione del sottopasso è parzialmente sprofondato in una piccola voragine apertasi nel terreno bagnato. Il cedimento ha evidenziato la presenza di un locale contenente reperti ossei. Immediata la comunicazione al direttore archeologico della Sovrintendenza, Maria Fariello, che, dopo aver atteso che gli operai provvedessero a prosciugare l'acqua piovana, ha incaricato l'archeologo Capuano di effettuare dei saggi nell'area segnalata. L'esplorazione è stata avviata ieri mattina e le prime verifiche hanno confermato la presenza, tra l'altro, di resti umani. L'ipotesi più probabile circa la loro provenienza è che in quello spazio si trovasse la cripta, utilizzata come sepolcreto, dell'antica chiesa del Rosario. L'attuale edificio religioso di corso Vittorio Emanuele, infatti, era stato costruito, all'incirca nel 1600, proprio all'angolo tra piazza Garibaldi e piazza Libertà, poco distante da Palazzo Caracciolo. Più volte ricostruita sullo stesso sito, la chiesa fu definitivamente demolita nel 1936, per poi essere successivamente edificata lungo corso Vittorio Emanuele. Che i resti ritrovati siano della chiesa del Seicento e della relativa cripta appare la supposizione più verosimile, che potrà trovare conferma o smentita soltanto quando la Sovrintendenza si pronuncerà sull'esito dei rilievi. Nella zona era stato già eseguito uno dei tre saggi programmati per verificare il cosiddetto «rischio archeologico» lungo l'intero tratto interessato dagli scavi per la realizzazione del tunnel. Il sopralluogo tecnico era stato eseguito fino a una profondità di 3,30 metri. Se non ci fossero state, nei giorni scorsi, le forti piogge, i reperti non sarebbero forse mai affiorati, in quanto si trovano a una profondità di 3,65 metri, livello che non avrebbero raggiunto nemmeno le trivelle e gli escavatori della ditta impegnata nel cantiere. La quale spera di riprendere quanto prima i lavori, al momento fermi fino a data da destinarsi. La Sovrintendenza, a seconda della rilevanza dei reperti, potrebbe disporre una sospensione, volta a individuare una soluzione per integrare l'opera moderna con quella antica, o a modificare il progetto del tunnel, in modo tale che la carreggiata non invada l'area archeologica. Nel caso in cui si evidenziasse la presenza soltanto di una sepoltura, si potrebbero prelevare i reperti ossei e sacrificare la parte strutturale antica. Fiduciosi gli addetti al completamento dell'opera: «Non dovrebbero esserci problemi a bypassare temporaneamente l'area dei ritrovamenti - evidenzia l'ingegnere Enrico Ricciarelli, uno dei due direttori operativi dei lavori -. Si potrebbe cominciare a scavare nella zona adiacente all'ingresso del corso, sospendendo i lavori solo nel tratto oggetto di indagine». Ed è stato già programmato per la prossima settimana l'allargamento del cantiere, con lo spostamento dell'accesso al chiosco della tabaccheria di piazza Libertà.

14/05/2008 L'ANTICA MISENUM ANCHE SOTT'ACQUA?

Una preesistenza sinora sconosciuta, non catalogata, ma che gli studi della Soprintendenza archeologica rendono realistica. Potrebbe insomma trattarsi della antica Misenum, sede della flotta romana imperiale d’Occidente. L’autore della scoperta è Pio Anzalone, 62enne ingegnere elettronico in pensione che, dopo aver viaggiato per anni per la «3M», il colosso multinazionale dei rivestimenti industriali, si dedica sempre più spesso alle sue passioni: la nautica da diporto, la tecnologia e la cultura. «Circa un anno fa - spiega - di ritorno da un'escursione in barca, avevo riscontrato con il sonar un relitto nel canale di Procida. Tornato a casa, provai a individuarlo con Google Earth. E zoomando nella zona, mi accorsi di questo strano reticolato sottomarino, con i tipici decumani, le strade, le mura squadrate. Di lì, ho cominciato ad approfondire la questione e sono giunto alla conclusione che, se non è una beffa del satellite…». In effetti, la comparazione tra l'area di Miseno e quella, ad esempio, di Pompei lascia pochi dubbi sulla omogeneità delle tracce. L'istantanea indica tra Capo Miseno e Monte di Procida, ad una profondità variabile tra 10 e 40 metri, almeno due chilometri di resti murari. D’altra parte gli archeologi ritengono che da Pozzuoli a Lago Patria, per 500 metri dalla attuale linea di costa, vi sia stato lo sprofondamento del suolo. Ma come potrebbe aver fatto Google Earth a fotografare la città sommersa? La risposta è persino banale: «Google Earth non fotografa affatto - spiega Anzalone -. Del resto, si riescono a vedere i fondali del Mediterraneo. In realtà, si tratta di raggi infrarossi che, laddove il fondale è sabbioso, potrebbero aver penetrato ben oltre, restituendo le tracce delle mura romane. In quell’area, peraltro, a dieci metri dalla costa, sono state rinvenute tracce di mura, documentate in una tesi di laurea. E i pescatori della zona hanno spesso rinvenuto anfore e reperti risalenti ad epoca romana». Insomma, ce n’è abbastanza per suggerire un approfondimento. Oltre il satellite. (Fonte: Il Mattino) - Cliccare qui per vedere i resti sommersi su Google Maps

13/05/2008 IN RESTAURO SANTA MARIA AD NIVES A CASALUCE (CE)

Con un protocollo d'intesa firmato fra il Comune di Casaluce e la curia vescovile di Aversa, potranno presto iniziare i lavori di restauro del santuario Santa Maria ad Nives, dove sono attualmente custoditi il quadro della Madonna Bruna (che sarebbe stato dipinto dall'evangelista Luca) e le due idrie, nelle quali, secondo la tradizione, Gesù, alle nozze di Cana, tramutò l'acqua in vino. Il Comune destinerà al restauro del santuario, parte integrante del complesso monastico fondato nell'epoca normanna, una cifra di centomila euro. Centocinquanta mila euro saranno invece messi a disposizione dalla curia normanna I restanti cinquantamila euro, cifra necessaria a coprire il costo totale del progetto (che ha già ottenuto il via della sovrintendenza ai beni culturali della Provincia) sarà garantita da benefattori privati. La chiesa madre di Casaluce, dalle volte rovinate e ripristinate in maniera grossolana con il cemento armato, deturpata da interventi incoerenti e dalla muffa che copre alcune navate, oggi offre una raccapricciante immagine di degrado. «Ma i casalucesi - sostengono i commissari prefettizi che amministrano il paese dal 2006 - hanno bisogno di riappropriarsi della propria identità culturale, riscoprendo i percorsi dell'arte, della storia, delle tradizioni». In questa ottica, dopo i lavori, il secondo passo da compiere dovrà essere quello di riportare nella sede originaria i dipinti realizzati tra il 1360 e il 1375 dagli allievi di Giotto. Gli affreschi staccati dall'interno del castello normanno di Casaluce nel 1972 per poter essere restaurati, sono ancora custoditi nella Cappella Palatina del Maschio angioino di Napoli. (Fonte: Il Mattino)

13/05/2008 IL COMUNE DI LAPIO (AV) PRONTO ALL'ACQUISTO DELL'ANTICO PALAZZO FILANGIERI

Il secondo mandato consiliare del professore Ubaldo Reppucci inizia sotto il segno dei Filangieri, un tempo feudatari di Lapio. E il monumentale palazzo, a lungo però abbandonato, appartenuto alla nobile casata partenopea, che sorge nel centro storico del paese, a breve sarà acquistato dall'attuale amministrazione locale per essere ristrutturato e convertito, molto probabilmente, in sede municipale. «Questo il nostro obiettivo - ha esordito il sindaco Reppucci - e già da qualche anno abbiamo avviato un tavolo di trattative con i proprietari dello storico edificio per poter incamerare lo stabile nel patrimonio comunale. E per questo abbiamo avanzato la richiesta di un mutuo da 350mila euro alla Cassa Depositi e Prestiti». Il fondo sarà acceso dopo l’approvazione del bilancio comunale, L’imponente maniero lasciato in eredità ai posteri della famiglia Filangieri rientra in quelle opere da riscoprire e valorizzare all’interno del Parco Regionale della Campania, un circuito istituito ad hoc per promuovere la conoscenza di siti storici, artistici e archeologici a torto dimenticati. Da qui l'impulso amministrativo a non perdere questa occasiona, a riaprire le trattative nel frattempo sospese con i vari proprietari per acquisire il 55% dell'edificio, e avviare di cosneguenza le pratiche burocratiche per l'ottenimento dei fondi da destinare alla ristrutturazione del palazzo che, nonostante la decadenza apparente, è divenuto il simbolo della comunità lapiana.. (Fonte: Il Mattino)

12/05/2008 RINVENUTA ANCORA MEDIEVALE A CAPRI (NA)

Una antica e pesantissima ancora in metallo è stata fatta risalire a galla ieri mattina a Capri al largo del Capo, una delle punte estreme dell’isola, tra Marina di Caterola e Tiberio. Il reperto, di apparente epoca medioevale, è stato rinvenuto a 43 metri di profondità (nella foto, l’ancora sui fondali) a circa cento metri dalla costa. Il ritrovamento è stato effettuato da due professionisti capresi con l’hobby del diving, Vasco Fronzoni e Carlo Del Vino, che avevano localizzato il reperto e che hanno successivamente avviato insieme alle autorità la difficile opera di recupero. “Dopo il primo sopralluogo abbiamo avvertito i carabinieri e da qui”, spiega Fronzoni, “è nata una collaborazione con i militari dell’Arma che ha consentito il recupero del prezioso reperto”. Ieri mattina i militari della motovedetta 627, comandata dal maresciallo Luca Da Leo, sono arrivati nello specchio d’acqua dove i due subacquei, con l’ausilio di attrezzature tecniche, hanno imbracato l’ancora che è risalita a galla trainata da palloni gonfiabili. Dopo il trasbordo sulla motovedetta l’ancora, lunga un metro e mezzo, larga poco meno di uno e dal peso di circa 150 chili, è stata trasportata a terra e lasciata sul molo della banchinella dove è stata oggetto della curiosità di centinaia di turisti che si sono trovati testimoni di un insolito e inaspettato evento. Dopo le formalità di rito, i due sub, Fronzoni e Del Vino, autori della scoperta, hanno dato in custodia ai carabinieri il prezioso reperto che i militari manterranno in custodia fino alla consegna agli esperti della Soprintendenza che avvieranno gli studi archeologici per stabilirne la data. (Fonte: Il Mattino)

24/04/2008 PRESTO LA SEDE DEL MUSEO ARCHEOLOGICO A PIEDIMONTE MATESE (CE)

Si è tenuto ieri un importante e decisivo summit al Comune di Piedimonte per il rilancio del settore turistico attraverso il rifiorire di itinerari storici e culturali, da tradurre poi in vera economia locale. Nell'ambito del Por l'assessore all'urbanistica Attilio Costarella, il sindaco Vincenzo Cappello e il responsabile dell'ufficio tecnico comunale hanno concordato gli ultimi dettagli sull'inizio dei lavori presso la quattrocentesca struttura domenicana, nel cuore del centro storico della città. Il complesso dei padri Domenicani, da sempre punto di riferimento per eventi culturali, sarà ancora più bello ed ospitale con i lavori già da tempo finanziati che presto inizieranno. Il chiostro domenicano ospiterà nei primi due piani tutti i reperti archeologici che per motivi di sicurezza si trovano ora al Museo di Napoli. Quando tutto questo si realizzerà è lo stesso assessore Costarella a spiegarlo: «Il complesso domenicano, per il quale stiamo accelerando i tempi di realizzazione dei lavori, dovrebbe essere pronto ad ospitare i numerosi ed importanti reperti storici già a fine anno. Basti pensare ai tanti che ora sono custoditi al museo di Napoli e che per motivi di sicurezza non possiamo ancora esporre a Piedimonte. Infatti, il primo e secondo piano della struttura domenicana diventeranno presto un'ampia area museale con una sala multimediale. Poi, nel corso dell'incontro si è anche deciso per l'importante restauro degli affreschi quattrocenteschi relativi alla vita di san Domenico che presto ritorneranno al loro antico splendore.

23/04/2008 SCAVI FERMI E DEGRADO NEI CAMPI FLEGREI

I Campi Flegrei potrebbero e dovrebbero vivere di turismo. Invece sopravvivono tra mille problemi. E il turismo sembra un lontano ricordo. Del resto il Rione Terra è chiuso da più di un mese, impossibile visitare i percorsi archeologici sotterranei. L’Anfiteatro è invece godibile. Attenti però a non andarci dopo la pioggia perché i sotterranei si allagano con facilità. Si riempiono di fango e sono impraticabili sino a quando vengono ripuliti (o si asciuga). Insomma, si vive in perenne emergenza. E poi non esistono guide. Non c’è una persona che spieghi niente del terzo (per grandezza, dopo Colosseo e quello di Santa Maria Capua Vetere) anfiteatro romano d’Italia. Del resto una guida avrebbe anche imbarazzo a dire cosa ci fanno all’ingresso decine di colonne e capitelli messi alla rinfusa nelle più disparate posizioni, usati spesso e volentieri come sedie, dai turisti ma anche dagli stessi dipendenti, magari per fumare una sigaretta. «Ma le guide non ci sono neanche a Cuma» ci si giustifica alla biglietteria, dove si spiega che le colonne all’ingresso sono tutti reperti rinvenuti nei vari punti di Pozzuoli. Bisogna arrangiarsi con i cartelli, in italiano e inglese. E sono tanti i turisti che protestano. Arriva maggio, il mese turistico per eccellenza, dedicato alle visite all’immenso patrimonio artistico italiano. Pozzuoli si fa trovare impreparata. Un altro esempio? A giugno scorso sono partiti i lavori per realizzare una pista ciclabile e un percorso pedonale intorno al lago d’Averno. Specchio d’acqua per il quale parlano duemila anni di storia, cantato da Omero e Virgilio. «Un puzzo così intenso si diffondeva alle volte superiori sprigionandosi dalla oscura bocca» scriveva il poeta mantovano nel sesto libro dell’Eneide riferendosi a una grotta considerata l’ingresso degli inferi. Adesso c’è una molto più prosaica puzza, un bagno chimico proprio davanti al Tempio di Apollo, i resti di un edificio termale visibile da tutto il lago. Accanto al bagno una casupola per attrezzi: lamiere e opera laterizia, un bel binomio. Fanno sapere gli operai che smantellato il cantiere bagno e capanno andranno via. Per intanto fuggono i turisti, pochi, che fanno finta di non vedere la schiuma sull’acqua, portata da qualche scarico illegale nel lago. Per non parlare del vicino Lucrino, la cui foce è ostruita e si ridimensiona sempre più. Però Pozzuoli riserva sempre sorprese. E scavi. Si lavora da mesi allo stadio di Antonino Pio, in cui si svolgevano gli Eusebiea, giochi atletici e musicali voluti dall’imperatore Antonino Pio per onorare la memoria del padre Adriano. Un intervento di restauro da 3,5 milioni di euro, finanziato nell’ambito del progetto integrato Campi Flegrei. «Entro pochi mesi renderemo visitabile un altro sito dell’enorme patrimonio archeologico che conserva la zona flegrea», spiegò nel febbraio di due anni fa la responsabile della soprintendenza. Sono rimaste poche centinaia di metri di spalti e gli ambulacri. Ma sono off limits per il pubblico, tranne che per qualche visita speciale (da via Luciano, alle spalle dello stadio, gli scavi però sono abbastanza visibili). E i lavori, secondo il cronoprogramma, si sarebbero dovuti concludere a dicembre 2007, quattro mesi fa. «Conosciamo i problemi - spiega l’assessore regionale al turismo Claudio Velardi - purtroppo la gestione dei monumenti, come ad esempio l’Anfiteatro, è affidata allo Stato, inteso come beni culturali. E lo Stato non stanzia soldi, per cui ci sono grosse carenze di personale. Qualche volta la Regione nel passato ha supplito, però serve un cambio di passo da Roma». Palazzo Santa Lucia ora si impegnerà «in una progettazione comunicativa per i Campi Flegrei. Stiamo finanziando realtà importanti, come i percorsi del Parco dei Campi Flegrei. L’intenzione è di creare un turismo diversificato, anche di qualità. Naturalmente le cose devono funzionare». (Fonte: Il Mattino)

10/04/2008 ANCORA UNA SCOPERTA PREISTORICA A NOLA (NA), UN ANTICO FOCOLARE

Un focolare, forse ancora più antico di quanto è stato portato alla luce nel villaggio dell'età del bronzo: è l'ennesima scoperta archeologica effettuata nel cantiere di piazza D'Armi, dove sono in corso i lavori per la costruzione del museo della cartapesta. La traccia, di quello che al momento lascia pensare a un luogo di frequentazione degli uomini primitivi, è stata rinvenuta nel corso dei carotaggi disposti proprio per verificare la presenza di reperti archeologici nel sottosuolo. È quanto è emerso dalla relazione presentata dalla ditta incaricata dalla soprintendenza di effettuare i saggi in zona. Resti di ceramica, carbone e cenere: quanto basta per disporre nuove indagini che saranno effettuate nei prossimi giorni. Le pale dei tecnici dovranno scavare fino a 3 metri e mezzo perché è a quella profondità che sono state trovate le antiche testimonianze. Pur essendo considerato di grande rilevanza storica e scientifica, il rinvenimento non dovrebbe ulteriormente ostacolare i lavori di costruzione del museo che lo scorso anno subirono uno slittamento dovuto proprio a un altro singolare ritrovamento: le mura, perfettamente conservate, della fortezza rinascimentale. Un insediamento di pregio che costrinse però il team di architetti che ha disegnato la vetrina dell'arte tipica nolana a predisporre l'arretramento del complesso rispetto al progetto iniziale. Le certezze in ogni caso potranno arrivare solo dopo i risultati dei nuovi test attraverso i quali si cercherà innanzitutto di attribuire una data certa alla scoperta effettuata. Al momento, anche in base agli studi specifici effettuati in zona, non si esclude che possa trattarsi di una testimonianza del periodo Neolitico. Il focolare tra l'altro potrebbe far parte di un più ampio contesto del quale proprio attraverso le indagini predisposte si cercano tracce. Una cosa soltanto a questo punto appare sicura, quanto scontata: il sottosuolo di Nola è una miniera di meraviglie nascoste. Tesori che, però, una volta riportati alla luce, non riescono a contribuire alla valorizzazione di una città che punta proprio sull'arte, la storia e la cultura per ingranare la marcia dello sviluppo. D'altra parte non invitano certo all'ottimismo le condizioni in cui versano siti di rilevante interesse come il villaggio della Preistoria e l'Anfiteatro Romano. Complessi archeologici che potrebbero incrementare turismo ed economia e che invece attendono da anni lo stanziamento di fondi necessario al definitivo recupero. La notizia del nuovo importante ritrovamento è stata accolta con entusiasmo dal primo cittadino: «Piazza D'Armi ci ha restituito un altro pezzo della nostra prestigiosa storia. Si rafforza la tesi di una Nola - dice Felice Napolitano - che è stata il centro della civiltà antica e che adesso si candida a diventare polo di attrazione del terzo millennio». (Fonte: Il Mattino)

18/04/2008 ANCHE IL PARCO ARCHEOLOGICO DI CALATIA FRA I PROGETTI DI MADDALONI (CE)

Si ricomincia da 22 per recuperare il tempo perduto. A sorpresa, tornano, riveduti e corretti, i «Programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio» . Tornano i progetti, la concertazione intercomunale e pure i programmi di «Città continua». Dopo una lunga paralisi operativa, si riuniscono i sindaci di Caserta, Santa Maria Capua Vetere, Cancello ed Arnone, Capua, Capodrise, Casagiove, Casapulla, Castevolturno, Curti, Grazzanise, Macerata Campania, Maddaloni, Marcianise, Mondragone, Portico di Caserta, Recale, San Marco Evangelista, Santa Maria La Fossa, San Nicola La Strada, San Prisco, San Tammaro, Vitulazio. «L'assemblea plenaria - annuncia Angelo Schiavone, assessore ai lavori pubblici - si terrà a Maddaloni la prossima settimana. E ha un unico obiettivo: rilanciare e aggiornare tutti i progetti congelati per la valorizzazione dei beni storici-ambientali». In attesa, del plenum dei sindaci, già oggi, in Regione (alla presenza di Rete ferroviaria italiana) si farà un monitoraggio sullo stato di avanzamento, e realizzazione, del progetto metropolitana leggera Capua-Maddaloni: il collegamento provinciale longitudinale, spina dorsale dei servizi della città continua. In Regione, bisognerà aggiornare il disegno di massima del percorso. «Parte da Maddaloni - rivela Schiavone - la proposta innovativa, in linea con i programmi regionali e in ottemperanza dei dettami di mobilità dell'assessore regionale Ennio Cascetta, di inserire i Comuni di San Nicola La Strada e San Marco Evangelista nel sistema della metropolitana leggera Capua-Maddaloni». All'interno della variante al percorso del «secondo segmento della Napoli-Bari», cioè all'interno del by-pass ferroviario dei binari della Roma-Cassino-Napoli (nel comune di Maddaloni con annessa soppressione dei passaggi a livello), si vuole introdurre nel progetto metropolitana leggera lo spostamento della stazione di Maddaloni Inferiore. La nuova linea, partendo da Cancello, si biforcherà verso lo scalo merci Maddaloni-Marcianise e potrà pure proseguire alla volta di Caserta. In questo mutato scenario, che fa della provincia di Caserta e in particolare della conurbazione casertana lo snodo fondamentale dell'Alta velocità nel centro-sud, i progetti di aggiramento del perimetro urbano a Maddaloni e della stazione di Caserta Est (i due più significativi del nuovo percorso della linea ad Alta Capacità Napoli-Bari) diventano necessari e cruciali per il sistema metropolitana leggera. Fin qui l'aggiornamento dei vecchi progetti. Tra le opere, discusse ma molto attese, sul versante maddalonese, c'è la creazione del Parco archeologico Antica Calatia (a metà strada tra Maddaloni e San Nicola La Strada): si tratta di un'opera di scavo, sui 15 ettari dell'antica area urbana e sulla necropoli, corredata dalla risistemazione dei luoghi. Lo scopo è riportare alla luce un abitato fondato alla metà dell'VIII secolo avanti Cristo, che è stato il sogno proibito di intere generazioni di cultori di storia patria. La scommessa, forse un po' azzardata, è costruire un polo archeologico nel cui orizzonte visivo è inserita la discarica de Lo Uttaro. (Fonte: Il Mattino)

17/04/2008 REPERTI ARCHEOLOGICI CHIUSI NEI DEPOSITI DI TORRE ANNUNZIATA (NA)

Sculture in marmo, anfore e oggetti antichi. Oltre cinquemila opere inventariate di inestimabile valore risalenti al primo secolo avanti e dopo Cristo, tornate alla luce durante i 40 anni di lavoro di scavo nelle ville A e B del sito archeologico di Oplontis, sono abbandonate e impolverate in un deposito attiguo agli scavi. Un caso per il sito oplontino e che si ripercuote sulla passione di migliaia di addetti ai lavori e appassionati d’arte ignari della situazione. Mancanza di progetti, luoghi di esposizione, e soprattutto di fondi alla base dell’incredibile vicenda. L’ultima esposizione di queste opere in Campania, risale al 1996 durante una mostra dal titolo: «Pompei abitare sotto il Vesuvio». «Purtroppo - dice il direttore degli scavi di Oplontis Lorenzo Fergola - questo è un grave problema che si è trascinato nel corso degli anni. Un ventennio di scavi che non ha avuto la giusta valorizzazione. Conservate nei nostri depositi ci sono opere dal valore inestimabile. La custodia viene assicurata grazie ad un sistema di allarme sofisticato. È davvero triste - continua - avere tutti i giorni questa situazione davanti agli occhi. Mostre? Ci fu una richiesta qualche anno fa da parte dell’Archeoclub di Torre Annunziata. Chiedemmo un progetto. Non abbiamo mai ricevuto risposta. Purtroppo - continua Fergola - dobbiamo fare i conti con la mancanza dei finanziamenti e di strutture che possano ospitare stabilmente questi reperti. Speriamo che con la nuova soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei qualcosa possa cambiare». Il vero problema è legato alla mancanza di fondi. «L’idea dell’Archeoclub - dice la responsabile dell’associazione Mirella Azzurro - è di organizzare una mostra con questi reperti. In quel deposito ci sono sculture bellissime che dovrebbero essere esposte in una struttura stabile e sicura. Avevamo pensato, in alternativa, ad una mostra temporanea nello spolettificio. Purtroppo mancano i finanziamenti. Occorrerebbero 150mila euro. I reperti devono essere puliti, restaurati, spolverati. L’assicurazione poi è molto costosa. La soprintendenza? Ci metterebbe a disposizione i reperti per la mostra ma non i soldi. Bisognerebbe cercare quindi i finanziamenti tra Comune, regione e gli sponsor. Ci siamo scoraggiati». «Siamo dispiaciuti - dice il sindaco Giosuè Starita - che un simile patrimonio dall’importanza storica inestimabile non abbia la giusta considerazione. Da parte del Comune c’è la volontà di risolvere il problema. La soluzione migliore è di esporre i preziosi reperti nel museo archeologico di prossima apertura. Soltanto in quella struttura si potranno stabilmente ammirare le tante opere conservate nel deposito degli scavi di Oplonti. La mostra temporanea? Non risolverebbe il problema». (fonte: Il Mattino)

10/04/2008 ALLA LUCE IL TEMPIO DI APOLLO SOTTO IL TEATRO ROMANO DI TEANO (CE)

Sotto una quantità indeterminata di terreno e detriti di varia natura (pure questi ritenuti archeologicamente interessanti) il Teatro Romano di Teanum Sidicinum gelosamente custodiva, con rara integrità, un'altra testimonianza del glorioso passato del territorio sidicino: il Tempio di Apollo. I saggi preliminari e i reperti rivenuti casualmente dagli agricoltori del posto nel corso degli anni lo lasciava solo velatamente supporre. Negli ambienti ufficiali, tra gli esperti, non aleggiava alcuna sicurezza o asserzione che potesse dare il destro a qualche azzardo scientifico. Solo oggi, studiosi e archeologi possono parlare con dovizia di particolari del nuovo tesoro dell'Umanità emerso da quello scrigno di prove sicure del passato costituito dal Teatro Romano di Teano. Teatro che proprio grazie all'integrità delle strutture sceniche, sfuggite al cannibalismo edile perpetrato fino al XIII secolo, è stato di recente riconosciuto da esperti d'indiscussa fama nella «Carta di Siracusa» (documento archeologico di valore internazionale) come «tra i più grandi se non addirittura il più importante dei teatri antichi del Mediterraneo». Si amplia così la visuale, salvo ulteriori felici e benaccette sorprese, dell'intera superficie del Teatro. Ora con una sola occhiata è possibile scorgere la cavea dalle caratteristiche arcate sovrapposte all'edificio scenico e il terrazzo che prelude proprio al riemerso tempio risalente, secondo le prime stime, agli inizi del II secolo a.C. e dedicato ad Apollo. dio della medicina, della musica e della profezia venerato anche in epoca romana. «L'edificio è stato messo in luce grazie alla campagna di scavo che sta per concludersi proprio in questi giorni. Al sito sarà possibile accedere, in via del tutto eccezionale e per alcune ore domenica prossima a partire dalle ore 11», come tiene a precisare Francesco Sirano, direttore dell'Ufficio Archeologico di Teano. Sirano, responsabile del Museo e autore dell'ultima e più recente «Guida al Museo» si è offerto come cicerone d'eccezione per la singola giornata a prenotazione obbligatoria, che è possibile perfezionare chiamando agli uffici della Soprintendenza che rispondono ai numeri di telefono 0823.657302 e 081.4422273. Un'occasione unica, visto che subito dopo il sito sarà sbarrato per consentire ai tecnici l'allestimento dei luoghi che secondo programma saranno concessi alla definitiva pubblica fruizione, anche se la data resta ancora da definire (si pensa agli inizi di ottobre). Sarà anche possibile prendere visione degli atti del convegno di Siracusa del 2004 che ha visto tra gli altri illustri relatori proprio l'archeologo Sirano secondo il quale «la ricerca scientifica addensata nella Carta archeologica pone finalmente nella giusta luce e sulla meritata ribalta il Teatro Romano di Teano».

10/04/2008 SALVA LA VILLA ROMANA DI POSITANO (SA)

Venne riportata alla luce nel 2004 mentre erano in corso dei lavori di restauro della cripta costruita all'interno della Chiesa Madre di Positano. E' una villa romana considerata la più grande scoperta archeologica avvenuta in Costiera negli ultimi decenni. Nel corso degli ultimi anni sono stati scoperti splendidi affreschi sulle pareti della villa ed anche delle opere di grande valore come ippocampi, colonne dorate, grifoni, amorini a cavallo e un bellissimo pegaso alato. Ritrovamenti che hanno attirato il Gotha della comunità archeologica internazionale e che hanno prodotto un grande ritorno d'immagine per Positano e la Campania. Nel corso del mese di gennaio il sindaco del centro costiero Domenico Marrone aveva lanciato l'allarme. Nelle casse comunali erano rimasti poco meno di 200mila euro e l'amministrazione, d'accordo con la Soprintendenza, aveva presentato un progetto per ottenere un finanziamento di 3 milioni 978mila euro (relativamente alla misura 4.6 del Por) al fine di garantire il completamento degli scavi, la messa in sicurezza e la realizzazione di un museo che potesse accogliere turisti e specialisti. La vicenda ha vissuto anche un momento di forte tensione quando il Comune di Positano ha deciso di proporre ricorso al Tar contro la perdita del finanziamento. A far precipitare la situazione fu uno stanziamento di sette milioni di euro in favore di Mugnano del Cardinale. Nel frattempo l'architetto Domenico Guarino, direttore dei lavori, l'archeologa Francesca Praianò e l'equipe della Soprintendenza, guidata da Giuliana Tocco, hanno deciso di proseguire le operazioni fino all'esaurimento dei soldi a disposizione. Il filo diretto con la Regione Campania era stato ripristinato qualche settimana fa e ieri Bassolino e Marrone hanno definitivamente chiuso la questione grazie alla concessione del contributo di quattro milioni in favore dell'ente. L'accordo di ieri ha di fatto cassato il ricorso al Tar, che l'amministrazione comunale di Positano ha deciso di ritirare immediatamente. Secondo alcuni studiosi di fama internazionale la villa sarebbe stata costruita in un periodo compreso tra il I secondo avanti Cristo ed il I secolo dopo Cristo.
Il suo proprietario originario dovrebbe essere il liberto Posides Claudi Caesari, dal cui nome deriverebbe anche il toponimo Positano. Favolosi gli sfondi architettonici che fungono da cornice per le raffigurazioni. L'opera, una volta riportata completamente alla luce e restaurata, è destinata a diventare una delle principali attrazioni archeologiche del territorio nazionale. (Fonte: Il Denaro)

10/04/2008 ALLARME A STABIA (NA): REPERTI ESPOSTI NEGLI USA ORA NEI DEPOSITI

Ottomila reperti dell’antica Stabiae, un’intera collezione di affreschi che il critico d’arte Giulio Carlo Argan definì «la più bella raccolta esistente, seconda solo a quella custodita al museo archelogico di Napoli». Da poco hanno fatto ritorno a casa, dopo un lungo periodo di libera uscita negli Stati Uniti, dove sono stati esposti nella mostra «In Stabiano», progettata dalla soprintendenza archeologica di Pompei, organizzata dalla fondazione Restoring Ancient Stabiae (Ras) e finanziata dalla Regione. Peccato, però, che da 11 anni la loro casa sia un museo dismesso, quello che una volta era l’Antiquarium stabiano. Il sito di via Marco Mario fu chiuso, per «inidoneità», nel 1997. Dunque, partiti da Castellammare dopo la mostra allestita in occasione del 250esimo anniversario dell’inizio degli scavi borbonici che riportarono alla luce le ville dell’antica Stabiae, i pezzi sono stati ammirati all’estero ma nella loro città sono vietati al pubblico: nel museo-deposito c’è posto solo per la polvere. L’Antiquarium era stato inaugurato da Libero D’Orsi nel 1959. Da allora almeno tre generazioni di stabiesi e di turisti a caccia di itinerari alternativi lo hanno visitato. Poi lo stop e la decisione, da parte dell’amministrazione comunale del tempo, di non adeguare i locali alle nuove normative. Si pensava infatti di aspettare il via libera per trasferire tutto a Villa Gabola, ma il piano di rilancio del sito del rione San Marco è naufragato dopo la bocciatura del ministero dell’Economia. Infine il cambiamento di programma: i due milioni di euro stanziati sono stati recuperati con un progetto rimodulato, che prevede che il tesoro stabiese sia esposto alla Reggia di Quisisana. «Su questo fronte - spiega il sindaco di Castellammare Salvatore Vozza - c’è una novità che per noi rappresenta un importante risultato. Proprio domani infatti, il Comune, assieme a Provincia, Regione e ministero per i Beni Culturali, sottoscriverà a Roma il protocollo che sancirà l’istituzione della scuola di restauro nella Reggia di Quisisana e la destinazione di parte della struttura a sede museale». I lavori, in ritardo sulla tabella di marcia, sono ora a buon punto: entro la fine dell’anno il restauro - fa sapere il sindaco - sarà completato. «Ora ci auguriamo - spiega Antonio Ferrara, presidente del Comitato per gli Scavi di Stabia e promotore di appassionate battaglie per la difesa del patrimonio storico e archeologico dell’area - che il nuovo museo sia realizzato seguendo criteri espositivi moderni. Spero, insomma, che in città si apra il confronto sulle formule più idonee a valorizzare questa ricchezza». Dallo stesso comitato è partita nelle scorse settimane la proposta di estensione del biglietto d’ingresso agli scavi di Stabia, l’unico, tra i siti vesuviani, ad avere l’accesso gratuito. «Servirebbe - conclude Ferrara - a investire in accoglienza». (Fonte: Il Mattino)

10/04/2008 NUOVO PIANO REGOLATORE DI QUARTO (NA): SPAZIO PER L'ARCHEOLOGIA?

Via libera da parte del Consiglio comunale di Quarto alla delibera con cui la giunta detta le linee di indirizzo per il Puc, il piano urbanistico comunale con cui l'amministrazione punta a ridisegnare il volto della città. L'atto - portato in aula anche se sarebbe bastata l'approvazione della sola giunta - è passato ieri mattina con i 19 voti della maggioranza mentre era assente l'opposizione di centrodestra. L'obiettivo è ambizioso: creare servizi, infrastrutture e luoghi per lo sport e il tempo libero, puntando su una nuova mobilità urbana e sul potenziamento del trasporto su ferro. L'intento è quello di ridisegnare una città che negli anni è stata martoriata dagli abusi edilizi e dalla cementificazione selvaggia, usando tratti che facciano dimenticare i guasti del passato. A indicare le linee guida del nuovo strumento urbanistico è stato il professor Paride Caputi, direttore del Dipartimento di urbanistica della Facoltà di Architettura della Federico II. Per la realizzazione del piano vero e proprio - che manderà in soffitta l'attuale Prg, datato 1994 - Caputi si avvarrà, inoltre, di un team composto da cinque giovani architetti scelti attraverso un bando pubblico che sarà emanato dalla facoltà fredericiana. La presentazione del Puc è prevista per la fine del 2009. «Abbiamo deciso di portare in Consiglio l'atto di indirizzo del Puc - dice il sindaco, Sauro Secone - per garantire la massima trasparenza e confronto. Ci troviamo in un territorio su cui troppo spesso si è costruito molto e male, senza uno sviluppo urbanistico armonico, con un approccio decisamente anacronistico per una cittadina che sconta la endemica carenza di servizi. Adesso abbiamo la grande occasione di voltare pagina». Dal restyling la città si attende anche un forte ritorno di immagine, in grado di proiettarla a pieno titolo nel circuito turistico campano. «Vogliamo fare in modo - conclude Secone - che Quarto, da città dormitorio, diventi una moderna cittadina dei servizi, delle infrastrutture e una sorta di museo a cielo aperto, mettendo a sistema tutti i più importanti monumenti archeologici e storici presenti sul nostro territorio».

09/04/2008 SCAVI NELLA CAPPELLA DI SANT'ANTONIO A VICO EQUENSE (NA)

Nel borgo marinaro di Vico Equense sono all’opera funzionari e tecnici della Soprintendenza archeologica. L’altra mattina, sotto la guida di Tommasina Budetta, è stato effettuato un saggio esplorativo nel pavimento della cappella di Sant’Antonio, a seguito del quale è stata riportata alla luce una porzione dell’antico pavimento in cotto. Nei prossimi giorni si attendono interessanti novità dallo scavo visto che la cappella ingloba anche sezioni di colonne in marmo di epoca romana.

06/04/2008 UNA CAPANNA E SUPPORTI DIDATTICI PER IL VILLAGGIO PROTOSTORICO DI NOLA (NA)

Una capanna, costruita con lo stesso materiale impiegato dagli uomini della preistoria. E poi mini cantieri per simulare gli scavi e laboratori didattici per lavorare la materia prima come facevano gli uomini dell'età del Bronzo: il parco archeologico «fai da te», sorgerà intorno alle capanne del villaggio di Croce di Papa a Nola. Un «assaggio» dell'ambizioso progetto disegnato dalla soprintendenza, che a via Polveriera conta di realizzare la più grande area archeologica del Mezzogiorno. A mettere mano al portafoglio e a darsi da fare per rafforzare la capacità attrattiva dell'insediamento, che risale a 4000 anni fa, sono stati i volontari dell'associazione «Meridies» da anni impegnati nel coordinamento delle visite guidate all'interno del sito. Impegno spontaneo dunque, nell'attesa dello stanziamento dei fondi che consentiranno il recupero definitivo del villaggio della Preistoria. Il piccolo mondo degli antenati dei nolani nascerà alla fine del mese, quando prenderanno forma le idee immaginate dai promotori dell'iniziativa. Il progetto è già partito e l'entusiasmo di Meridies ha contagiato anche aziende private come la Simonetti srl, che si occupa di verde attrezzato. La ditta sta infatti allestendo il prato dell'area sulla quale sorgerà il parco. Lavori in corso dunque in un villaggio considerato da studiosi ed esperti la «Pompei della Preistoria», un sito unico nel suo genere che nonostante i ritardi accumulati nel recupero e nella valorizzazione continua ad attrarre migliaia di visitatori. «Le media delle presenze - spiega il presidente di Meridies, Angelo Amato De Serpis - è di 12mila turisti all'anno». Studenti, appassionati di archeologia, studiosi e semplici turisti: questo il target di una realtà che ha tutte le carte in regola per diventare attrazione regionale e per favorire lo sviluppo economico dell'area nolana. E che proprio oggi si prepara ad ospitare una delegazione del consolato della Germania. Ospiti autorevoli, ai quali però le capanne di Croce di Papa sono abituate. Ed è per questo che adesso si punta a migliorare l'offerta e anche a fornire agli studiosi del complesso inedite risposte sulla vita nel villaggio. La sistemazione all'aria aperta della capanna e la sua realizzazione con lo stesso materiale, legno e paglia, utilizzato 4000 anni fa consentirà infatti di verificare gli effetti del tempo e delle condizioni meteorologiche sulle antiche abitazioni. Piccoli spunti scientifici insomma che si aggiungono alla possibilità che i visitatori avranno di partecipare ai laboratori di terracotta, di trasformazione del grano e di lavorazione di pelle e pietra. La macchina del tempo è partita. E nel frattempo capanna in allestimento anche al museo storico ed archeologico di Nola. Sarà pronta a giugno, mese in cui è prevista anche la riapertura, dopo i lavori di ampliamento, del complesso culturale di via Cocozza. Identica, nelle forme e nella dimensione, a quella dentro la quale abitavano gli uomini del villaggio della preistoria, la capanna accoglierà molti dei 264 reperti rinvenuti durante gli scavi del sito archeologico . Destinata a diventare la principale attrazione del museo di Nola, l'antica abitazione, costruita con pali di legno e coperture di paglia, è lunga oltre 20 metri. Il progetto questa volta è della soprintendenza archeologica che sta seguendo le fasi del lavoro nei minimi dettagli. La capanna sta prendendo forma in una delle sale dedicate alla sezione archeologica, al piano terra del museo che si prepara a mostrare anche altri pezzi del ricco patrimonio storico ed artistico del Nolano. Statue, dipinti, tombe, capitelli, vasi, anfore, suppellettili: dalla preistoria al 1800. Tra i tesori in mostra, anche una preziosa collezione privata di 3000 maioliche prodotte in Campania. (Fonte: Il Mattino)

02/04/2008 UN'EPIGRAFE PER IL LEONE DI ABELLINUM

Nel 1960 il Museo Irpino recuperò sul castello di Avellino una notevole epigrafe funeraria, incisa su un blocco di pietra locale in breccia calcarea, a forma di parallelepipedo con alcune scheggiature e abrasioni, di altezza di 100 centimetri, 143 di larghezza per uno spessore di 35. Il testo riportato fa riferimento ad un membro dell'aristocrazia locale, Lucio Pinario Natta, appartenente alla tribù Galeria, attestata nella I Regione augustea della colonia di Abellinum, al quale i decurioni per la sua operosità e per il suo modo di vita decoroso, terminata alla giovane età di venditue anni, gli dedicarono il funerale. La madre Bivella Firma ne decretò il luogo della sepoltura e fece costruire la tomba per sé e per suo "figlio pio". Questo giovane personaggio dell'epigrafe del castello, era un degno discendente di un suo illustre omonimo, forse suo nonno, che svolse nel periodo della sua vita uno splendido cursus honorum, coprendo le cariche di edile duoviro quinquennale, tribunus militum della III legione romana e prefetto di Bernicide, città dell’Egitto romanizzato. L'epigrafe del castello di Lucio Pinario Natta, a suo tempo collocata nel giardino del Museo Irpino, progettato come parco archeologico dall'architetto Fariello, è ora nel cortile del carcere borbonico in pessime condizioni insieme a tutta la raccolta epigrafica del Museo stesso, egualmente in uno stato di incuria e di riprovevole abbandono e, per giunta, distribuita in maniera anomala, essendo stato trascurato l'ordine di provenienza che è la regola fondamentale di ogni silloge. L'epigrafe del castello, per il tipo di pietra su cui è inciso il testo e per il termine cronologico in cui si inquadra (fine I secolo a.C. - I decennio I secolo d.C.) richiama il leone funerario, rinvenuto di recente nello stesso luogo del castello, durante i lavori di scavo, diretti dalla dottoressa Maria Fariello, ora in mostra provvisoria in una saletta dell'ex carcere borbonico. Questo felino funerario, infatti, è realizzato con lo stesso tipo di pietra dell'epigrafe e la sua cronologia concorda con quella dell'epigrafe medesima. Pertanto, i due pezzi archeologici devono considerarsi appartenenti alla medesima tomba che doveva essere a forma di dado, o meglio di ara, come quella di S. Guglielmo a Goleto e di M. Paccius o quella di P. Numisius Ligus a Sepino. Il leone, in atteggiamento aggressivo, posto alla base della tomba, nell'ideologia funeraria dell'epoca voleva rappresentare il custode della tomba stessa ed assicurare la pace eterna del defunto. CONSALVO GRELLA ex direttore Museo Irpino (Fonte: Il Mattino)

01/04/2008 VIA AL PARCO ARCHEOLOGICO DI MONTE CILA SUL MATESE

A Tu per Tu con i Sanniti. Superato e risolto il problema della concessione dei suoli (non riconducibili all’Enel ma alla Regione Campania) sono in corso i lavori di realizzazione del parco archeologico di monte Cila rientranti nell’itinerario culturali del Pit ‘Trebulani – Matese’. Le opere appaltate ammontano a circa 700.000 euro.
La città, questo il dato da valorizzare una volta terminati i lavori di cui è aggiudicataria la ‘Bonifico Group’, potrà avere a disposizione un parco all’aperto per attività culturali didattiche perché al centro dell’intervento vi è la promozione delle mura megalitiche di origine sannita ancora presente sul costone di monte Cila, una testimonianza che da sempre ha inorgoglito la città, con molti reperti ritrovati, anche se successivamente allestiti in spazi museali lontani dal centro matesino.
Alle spalle della centrale dell’Enel e della sorgente del Maretto c’erano da tempo due cave abbandonate: una servirà da punto di sosta-piccolo parcheggio, mentre la cava più grande va trasformandosi in un piccolo ma grazioso anfiteatro con la realizzazione di una cavea dove poter fare anche spettacoli all’aperto.
Tra queste due cave si sta recuperando, e verrà ristrutturato, un fabbricato che era anch’esso abbandonato: questo risanato e rifatto diventerà uno spazio attrezzato dotato di locali da utilizzare come punto di ritrovo e di informazione.
E le mura sannite? Lungo le pendici di monte Cila verrà realizzato un sistema di sentieri che permetteranno di “contattate” ed osservare i tratti delle muraglie dislocati sia nella parte bassa che nelle zone alte del monte che ha accompagnato la storia della città sin dalle origini.
Un percorso, che si snoda lungo i muretti a secco, reso gradevole anche dal panorama: di fronte l’orizzonte della città. La progettazione è stata curata dal team composto dall’ingegnere Giancarlo Sbarra , dall’architetto Beniamino Grande e dall’ingegnere Livio Di Buccio (responsabile del procedimento Nicola Vetere).

31/03/2008 NUOVI STAND ED UN TRENINO PER ERCOLANO (NA)

«Da oggi siamo in grado di offrire ai turisti che visitano la nostra città una migliore qualità di servizi e strutture». Non nasconde la sua soddisfazione il sindaco Nino Daniele, nel corso della cerimonia di inaugurazione dei 14 stand per la vendita di prodotti tipici e souvenir installati nell'area adiacente al nuovo ingresso ed al parcheggio degli scavi archeologici. L'area attrezzata per i turisti ospita i gazebo, assegnati dopo una apposita gara d'appalto indetta dall'amministrazione comunale, per la vendita di prodotti tipici (4 per generi alimentari e 10 per souvenir e gadget di Ercolano), un infopoint e lo stazionamento per il trenino turistico della ditta Beducci Travel Group che effettua quotidianamente un tour per le ville vesuviane ercolanesi. «Siamo orgogliosi di aver risposto ad una esplicita richiesta della classe commerciale cittadina - spiega l'avvocato Ciro Ignorato, responsabile del settore commercio del Comune - che chiedeva interventi mirati in questo settore. Inoltre - conclude il dirigente comunale - tra i venditori di gadget e souvenir, la metà degli operatori è rappresentata da giovani ercolanesi che in precedenza non erano occupati in attività lavorative». Proprio ai 14 microimprenditori dell'area degli scavi sarà rivolta l'iniziativa dell'assessorato al Turismo che organizzerà a breve un corso di formazione di inglese ed un'altra lingua straniera a scelta: «Decideremo la seconda lingua straniera - afferma l'assessore al turismo Ciro Iengo - in collaborazione con l'agenzia che organizzerà questo breve corso intensivo. Sarà utile infatti - conclude Iengo - che i nostri commercianti intensifichino le loro capacità linguistiche per ottimizzare attività e qualità dei servizi da offrire ai turisti». Soddisfazione espressa anche dai commercianti ttitolari delle piccole rivendite: «È il primo passo per la ripresa economica e turistica della città speriamo che i visitatori possano apprezzare i nostri prodotti ed il nostro modo di fare allo stesso tempo turismo e commercio». Dopo il taglio del nastro, brindisi augurale ed un piccolo buffet al quale hanno partecipato entusiasti anche i tanti turisti che affollavano ieri gli Scavi; poi tutti sul trenino turistico che ha accompagnato il gruppo in un tour attraverso le ville vesuviane.

28/03/2008 UN PARCO ARCHEOLOGICO A BENEVENTO CITTA'

Ha le idee ben chiare Raffaele Del Vecchio, assessore alla cultura del comune di Benevento: per rilanciate il turismo delle cosiddette aree interne come la nostra, bisogna puntare sulla programmazione e sugli uomini, oltre che, ovviamente, sugli investimenti. Ecco perché al comune, da qualche tempo, è nato un settore della cultura e del turismo, «a capo del quale - sottolinea Del Vecchio - abbiamo messo Rino Vitelli, uno dei maggiori esperti di turismo che abbiamo nella nostra regione». Non solo, è necessario anche, creare un forte legame tra i beni culturali e il turismo. Ed è in questa ottica che «abbiamo dato una impostazione completamente diversa al nostro patrimonio artistico e culturale. Quest'anno - prosegue il responsabile della cultura comunale - abbiamo avviato e portato a termine la procedura per avere il riconoscimento, da parte della Regione Campania, di "città d'arte" e per far riconoscere il nostro centro storico come centro storico di particolare pregio». Di più. La Chiesa di Santa Sofia, è candidata ad essere inserita nel patrimonio dell'Unesco. «In questo caso - continua Del Vecchio - è già stata superata la prima fase dell'ammissibilità della candidatura».
C'è poi il tema inerente i reperti archeologici, di cui la nostra città è piena, «che da oggi non devono essere più considerati un peso, ma una risorsa. Ed è per questo che con la Soprintendenza abbiamo stabilito un programma per andare a cercarli». In che modo? «Attivando cinque cantieri di archeologia che vanno sotto il nome di Parco Archeologico urbano, per un primo investimento di 25 milioni di euro».
Si tratta sicuramente di un turismo settoriale ma molto interessante il quale evidenzia che in una regione come la Campania, rappresentata anche al di fuori dei confini nazionali, come la regione dei rifiuti, ci sono delle eccellenze in termini di capacità e di iniziative innovative come quelle elencate dall' assessore. La Campania delle aree interne, quella alternativa alle zone costiere, che non ha il problema dei rifiuti ma, al contrario, ha tanti pregi e virtù che devono essere messi in rete. «A questo fine - conclude Del Vecchio - abbiamo decuplicato le risorse destinate al turismo all'interno del bilancio comunale e, soprattutto, stiamo attivando degli accordi di co-marketing con alcune compagnie aree, perché c'è un fortissimo interesse verso al regione Campania, soprattutto nel vedere nuovi percorsi turistici che sono alternativi alle zone costiere».

27/03/2008 CAMBIANO LE SOPRINTENDENZE ARCHEOLOGICHE DELLA CAMPANIA

Dopo molti decenni, cambiano i territori di competenza delle Soprintendenze archeologiche della Campania. Finora era presente una Soprintendenza per Napoli e Caserta, una per Avellino, Benevento e Salerno ed una per Pompei e area vesuviana. Da oggi invece esisterà una Soprintendenza per Napoli e Pompei, una per Caserta e Benevento ed una per Avellino e Salerno. Alla Soprintendenza di Napoli e Pompei dovrebbe andare Pietro Giovanni Guzzo, già Soprintendente archeologo di Pompei; a quella di Caserta e Benevento Mario Pagano, già Soprintendente di fresca nomina a Salerno; alla Soprintendenza di Avellino e Salerno dovrebbe arrivare Maria Luisa Nava, ex Soprintendente di Napoli. Si attende ora la firma definitiva del Ministro Rutelli.

15/03/2008 I PROGETTI PER IL RILANCIO DI POMPEI (NA)

Il rilancio dei tesori della città sepolta passano per il progetto Novus Ager che prevede interventi di valorizzazione economico-territoriale dei comuni di Pompei e Boscoreale. Nuovi alberghi, recupero di ville rurali e valorizzazione della lavorazione della pietra lavica: sono gli ingredienti sui quali si punta per offrire nuovi e alternativi servizi ai turisti. L'iniziativa è un cocktail di sinergie messe in campo dalla Tess, dalle amministrazioni comunali di Pompei e Boscoreale, e dalla soprintendenza archeologica pompeiana. Lo studio progettuale è stato presentato ieri pomeriggio nella sede di Ercolano della Tess-Costa del Vesuvio Spa a Villa Ruggiero. Con Novus Ager si punta alla riqualificazione e alla riconversione, in chiave turistica, del territorio compreso tra Villa Regina a Boscoreale e Villa dei Misteri a Pompei. In una prospettiva multidisciplinare, saranno individuati e definiti un insieme di interventi di potenziamento della ricettività turistica e di promozione dell'artigianato tipico e delle produzioni agricole nel territorio. Alla presentazione sono intervenuti l'amministratore delegato della Tess Leopoldo Spedaliere, il sindaco di Pompei Claudio D'Alessio, il commissario straordinario del comune di Boscoreale Ivo Salemme, il soprintendente archeologo Pietro Giovanni Guzzo, l'onorevole Franco Casillo, il presidente dell'ente Parco Nazionale del Vesuvio Ugo Leone e l'architetto Fabrizio Mangoni. «L'area oggetto di studio - ha spiegato Mangoni - si trova a ridosso degli scavi di Pompei, da cui dista meno di un chilometro, e a meno di cinquecento metri dal sito archeologico di Villa Regina, dove ha sede il museo nazionale Antiquarium, individuato quale punto di accesso del Parco Nazionale del Vesuvio. L'area è ben collegata all'autostrada A3 Napoli Salerno, è attraversata dalla metropolitana regionale ed è nelle vicinanze dal porto di Torre Annunziata». Tutti elementi potenzialmente validi per un rilancio sia economico che turistico. Per arrivare a dei risultati validi e in tempi brevi è stato avviato uno studio di fattibilità. Lo studio si articola su tre filoni di intervento: la valorizzazione del paesaggio e riconversione agricola; il potenziamento della ricettività turistica e la valorizzazione dell'artigianato tipico e di qualità. I risultati dello studio saranno esaminati e valutati, sia dal punto di vista della validità sociale e culturale che della fattibilità economico-finanziaria, dal tavolo di lavoro di cui faranno parte Regione Campania, amministrazioni comunali, sovrintendenza archeologica di Pompei, azienda autonoma di cura soggiorno e turismo di Pompei, associazioni di categoria e imprenditori). Attraverso lo studio si valuterà l'opportunità di realizzare nuove infrastrutture turistiche o di recuperare e mettere a sistema preesistenti ville rustiche e padronali. Ed ancora lo sviluppo di un polo integrato di valorizzazione degli insediamenti e delle produzioni dell'artigianato locale quali: lavorazione pietra lavica, produzione mobili in stile, lavorazione ferro battuto e settore vitivinicolo. (Fonte: Il Mattino)

15/03/2008 IL MUSEO ARCHEOLOGICO DI OPLONTI NELLA STAZIONE FERROVIARIA DI TORRE ANNUNZIATA CITTA' (NA)

Il museo archeologico oplontino sarà realizzato nei locali della stazione ferroviaria di piazza Nicotera. La giunta guidata dal sindaco Giosuè Starita ha approvato ieri la delibera del progetto presentato dall'assessore con delega alla Conservazione del patrimonio artistico e culturale Vincenzo Angellotti. «È una delibera - dice l'assessore - che ci permette finalmente di fare un passo avanti nella realizzazione del museo. Ora in tempi brevissimi passeremo alla fase operativa. Il museo sarà composto da ampie sale espositive e conterà anche su alcune zone interattive». Nello spazio espositivo troveranno collocazione i preziosi reperti provenienti dai ritrovamenti archeologici avvenuti negli anni a Torre Annunziata.

04/03/2008 A GIUGNO RIAPRE IL MUSEO ARCHEOLOGICO DI NOLA (NA)

I pali di legno e la paglia del tetto sono gli unici elementi attuali del contesto. Il resto, dalle forme alle dimensioni, è tutto come 4500 anni fa. E la capanna della preistoria, identica a quella i cui calchi sono stati rinvenuti nel villaggio dell'età del Bronzo antico di via Polveriera, nel giro di tre mesi sarà pronta per essere arredata. Tra le pareti della casa degli avi dei cittadini di Nola alcuni dei 264 reperti che, tra vasi, forni, tracce di trame di tessuto, resti di animali e perfino un copricapo di zanne di cinghiale, sono stati rinvenuti durante gli scavi del sito archeologico. Una dimora suggestiva lunga oltre 20 metri, pronta ad essere non solo ammirata ma anche «abitata» da visitatori e studiosi. E pronta soprattutto a diventare l'attrazione principale del museo archeologico di Nola. Che, chiuso per lavori di allestimento ormai da anni, a giugno riaprirà il portone di via Cocozza e accenderà di nuovo i riflettori sul ricco passato della città e del suo hinterland. E saranno tanti i capolavori da ammirare nelle nuove sezioni ospitate nell'ex convento delle suore canossiane. A cominciare dal «tetto» destinato ad ospitare un dipinto del ’700. La tela del Vaccaro, che misura 50 metri quadrati, rappresenterà la meraviglia finale di un percorso che si snoda lungo stanze e reperti tutti organizzati in base all'epoca di appartenenza. Questo almeno secondo il progetto immaginato dalla sovrintendenza archeologica di Napoli e provincia. Ma i piani potrebbero subire ritardi perché mancano i fondi necessari al restauro della tela. Si spera infatti nell'intervento di qualche privato per recuperare la somma che si aggira intorno ai 40mila euro. Ma intanto si lavora a ritmo serrato. L'antico edificio che ospita il museo accoglierà le testimonianze di tutti i periodi storici di cui l'area nolana ha conservato significative tracce. Dall'età preistorica e quella romana. E dal Medioevo fino al ’700 e all'800. Statue, dipinti, tombe, capitelli, vasi, anfore, suppellettili. E «Riggiole», come quelle che fanno parte della suggestiva e preziosa collezione privata di 3000 maioliche prodotte in Campania. Tra le ceramiche esposte anche quelle provenienti da edifici storici della zona, in particolare da Palma Campania. Il conto alla rovescia è cominciato e il brusio degli operai si fonde con il rumore degli attrezzi da lavoro. E tutti si danno da fare per l'inaugurazione nel mese di giugno. Quando il museo archeologico fu aperto al pubblico per la prima volta accorsero numerosi rappresentanti delle istituzioni. Era il 2000 e all'evento partecipò anche il governatore della Campania Antonio Bassolino. Ed è stato proprio il presidente della giunta regionale, durante la visita dello scorso anno al villaggio dell'età del Bronzo ad ipotizzare, insieme con i vertici della sovrintendenza, la possibilità di organizzare a Nola una mostra internazionale sulla preistoria. Tempo e soldi permettendo i due eventi potrebbero coincidere. Ma è troppo presto per dirlo. Intanto non si fanno ancora ipotesi sul completamento dei lavori della chiesa di Santa Maria la Nova. Il tempio sacro sorge proprio accanto al museo archeologico ed è chiuso dal terremoto del 1980. Nel 2003 si sperò in una svolta. E invece dopo l'avvio dei lavori e una serie di interventi strutturali il cantiere si è di nuovo fermato.

L'anfiteatro romano, la necropoli di via Polveriera, la villa di via Saccaccio. E poi lo straordinario sito archeologico dove sono state rinvenute le capanne dell'età del Bronzo. Non ultima la recentissima scoperta avvenuta a luglio del 2007, quando durante i saggi preliminari alla costruzione del museo della cartapesta di piazza d'Armi, furono rinvenute le mura di una fortezza rinascimentale. Un generoso passato continua a regalare a Nola testimonianze preziose e occasioni di riscatto. Giuseppe Vecchio, responsabile della Sovrintendenza per l'area nolana parla di «rete di strutture archeologiche che non si era mai realizzata fino a oggi. Il passato prestigioso di Nola è rimasto nascosto a lungo perché nessuno lo aveva mai cercato adesso ritorna alla luce nella sua globalità». L'ampliamento del museo di Nola è una conquista. Quanto tempo ci vorrà per completare altri progetti come il parco della preistoria di Nola e San Paolo Belsito? «A San Paolo Belsito siamo a buon punto. L'area è stata già recintata e messa in sicurezza e stiamo realizzando una capanna identica a quella ritrovata nel villaggio di Nola e molto simile a quella in corso di riproduzione nel museo archeologico». E quindi? «Così come a Nola anche sulla collina di San Paolo Belsito la storia ha avuto un lungo corso e noi contiamo di mettere in risalto la stratificazione culturale. Per Nola invece siamo al punto di partenza. Per il villaggio di Croce di Papa abbiamo realizzato un progetto che pur essendo stato approvato dalla Regione non è stato ancora finanziato». E per il recupero dell'Anfiteatro romano? «Vorremo riportarlo alla luce per intero ma anche qui aspettiamo risorse». (Fonte: Il Mattino)

04/03/2008 PROSEGUONO I LAVORI A MISENO (NA)

Secondo la leggenda il promontorio di Capo Miseno, simile ad un tumulo, era una tomba. Per Virgilio custodiva Miseno, araldo di Enea. Riconosciuta già durante il dominio di Cuma l'importanza del suo porto naturale, con i romani diventò il più importante del Tirreno e del Mediterraneo Occidentale. E fu nel 31 a. C. che ebbe origine la città di Misenum grazie ad una colonia militare fondata dall'imperatore Augusto. Quando nel golfo e nel bacino lacustre si installò poi la Classis Praetoria Misenensis, la più grande flotta dei Romani, il promontorio diventò un' importante base navale. Sorsero ville sontuose, terme e cisterne nel territorio modellato dalla natura vulcanica dei Campi Flegrei. E si pensò anche al tempo libero dei marinai. Gli architetti, all'interno del promontorio di Capo Miseno, progettarono un vero e proprio teatro a picco sul mare. Per la sua realizzazione fu sfruttato quindi parte del pendio collinare. La struttura, incastonata e custodita nella roccia per secoli, è stata riportata alla luce. Grazie ai fondi del Pit Campi Flegrei, sono stati stanziati trecentomila euro per il recupero del teatro di epoca romana e per la messa in sicurezza del costone, operazione per la quale sono intervenuti i rocciatori. Connessi a questo intervento, la ristrutturazione del vicino Sacello degli Augustali e la realizzazione di un tunnel sotterraneo (lungo trenta metri) che condurrà i visitatori dall'area parcheggio - adiacente l'ex Piranha - al teatro. «Il restyling del tratto di costa è terminato - spiega Giuseppe Capuozzo, progettista e architetto coordinatore del team di lavoro - le opere, che hanno riguardato duemila metri quadrati, consentiranno ai turisti e agli studiosi di accedere dal mare e visitare il teatro in sicurezza». Concluso anche il recupero dell'arena Misenum incastonata nella roccia. Nell'edificio, prima dell'intervento, al primo livello si evidenziava un pilastro di sostegno delle arcate. In quello medio, parte di una scala e una galleria. Alla base un accesso che, attraverso la collina, permetteva l'ingresso dal mare agli spettatori che arrivavano a bordo di imbarcazioni. «Abbiamo reso visitabile l'ambulacro - spiega Ciro Spinelli, direttore tecnico dei lavori, condotti nel teatro dalla ditta ”Giardini e Paesaggi” - Ci si potrà giungere anche attraverso un sottopasso in corso di realizzazione, dove durante gli scavi sono emerse strutture archeologiche, riconducibili ad abitazioni fastose, poco lontano dalla base navale di Miseno». Ma non solo. «Abbiamo trovato nel teatro frammenti di ceramica - continua Spinelli - questo dimostra che anche successivamente alla caduta dell'impero romano l'area è stata frequentata». Durante gli scavi, i tecnici hanno rinvenuto poi tre basi di statue in marmo. Una è stata del tutto recuperata e trasportata al Museo archeologico dei Campi Flegrei nel Castello Aragonese di Baia. Le altre sono in corso di recupero. Il progetto, coordinato e diretto dalla Sovrintendenza ai beni archeologici di Napoli e Caserta, prevede anche il restyling della costruzione religiosa vicina al teatro, il Sacello degli Augustali. Qui negli anni '70 sono state ritrovate le statue degli imperatori Tito e Vespasiano e parte di una statua equestre in bronzo dell'imperatore Domiziano che, condannato alla damnatio memoriae, aveva il volto ricoperto da una maschera che riproduceva il successore Nerva. Queste sculture sono esposte al Museo archeologico dei Campi Flegrei. Mentre nel Sacello degli Augustali, al termine dell'intervento, un sistema di drenaggio consentirà ai turisti la visita delle strutture emerse, in parte ricoperte da una sorgente di acqua termale. (Fonte: Il Mattino)

27/02/2008 NECROPOLI AFFIORA A VICO EQUENSE (NA)

Dal sottosuolo di un cantiere in via Nicotera affiorano importanti testimonianze della plurimillenaria storia cittadina grazie agli scavi archeologici condotti dalla Soprintendenza archeologica di Napoli, sotto la direzione dell'archeologo direttore Tommasina Budetta coadiuvata da Maria Rispoli, che hanno messo in luce un settore della necropoli equana. Dall'area, ricoperta da circa un metro di lapilli dell'eruzione del Vesuvio che seppellì Pompei ed Ercolano, è riemerso un sepolcreto che copre un arco cronologico compreso tra il IV a.C. ed il I sec. d.C. dove le sepolture erano organizzate per lotti delimitati da muri in opus reticulatum. Un'epoca di cinquecento anni che finora era rimasta scoperta nella datazione dell'ampia necropoli di via Nicotera, dove a partire dal 1966 ed in più riprese sono state rinvenute oltre duecento tombe i cui reperti si possono ammirare nell'Antiquarium Equano e nel museo Georges Vallet di Piano di Sorrento. Ora sono state rinvenute una quindicina di tombe con corredo in pasta vitrea e a ceramiche nere e novità per la città equana con sepolture in tufo contrassegnate da una columella (monumento funebre con parte superiore in forma umana) o da una lapide con epigrafe o da un solo cippo. Queste tombe ed anche un sepolcro funerario con copertura a volta, rivestito da intonaci bianchi decorati, sono rivolte tutte verso l'attuale via Nicotera. Limitrofa ad essa nella campagna di scavo è emerso, grazie all'attento lavoro delle archeologhe, uno spaccato della via Minervia, parallelo alla moderna via. La strada antica, costituita da bianchi ciottoli calcarei e fornita di due lunghe carreggiate, costeggiava la necropoli romana che ha restituito tombe ad inumazione a cappuccina, realizzate con grosse tegole, ed altre ad incenerazione con i testi del defunto conservati in olle di ceramica. Dallo scavo risulta il riutilizzo di reperti molto più antichi, come uno splendido capitello in tufo in stile gotico del IV secolo a.C. molto simile ad uno dei due esemplari rinvenuti in via Nicotera negli anni '60 ed ora collocati nel museo di Piano. La scopertadi un tratto di via Minervia conferma la tesi degli archeologi dell'arrivo nel centro urbano di Vico attraverso il borgo di S.Maria del Toro dell'importante arteria che da Nuceria, Stabia e la penisola sorrentina, giungeva all'Athenaion (Tempio di Minerva) di Punta Campanella. (Fonte: Il Mattino)

24/02/2008 A RISCHIO DEGRADO IL CRISTO MORTO DI SANT'ANNA DEI LOMBARDI A NAPOLI

Cercasi disperatamente sponsor per iniziare al più presto il restauro del «Compianto del Cristo morto». L’opera, otto terrecotte a grandezza naturale tra le più belle uscite dalla mano di Guido Mazzoni, artista modenese del Quattrocento, rischia di andare letteralmente in frantumi. Le figure dello scenografico gruppo, custodito nella chiesa di Sant’Anna dei Lombardi, sono coperte da una fitta ragnatela di crepe e fratture. Occorrerà, dunque, smontarle pezzo su pezzo per poter fare una diagnosi esatta dei malanni che le affliggono. «Un lavoro delicatissimo - sottolinea Flavia Petrelli, la storica dell’arte della Soprintendenza ai Beni Storici e Artistici guidata da Enrico Guglielmo, a cui è affidata l’alta sorveglianza dei tesori della chiesa - perché l’indagine dovrà anche salvaguardare le caratteristiche di questa scultura emiliana i cui effetti espressionistici: le rughe, i dettagli delle vesti, del volto, dei capelli, sono elementi di eccezionale bellezza». I perni di sostegno che si trovano all’interno delle statue potrebbero infatti essere del tutto ossidati e ogni azione, anche la più lieve, rischia di ripercuotersi pesantemente sulle già malsicure aree di puntello. L’ultimo intervento degli specialisti fu fatto negli anni Ottanta e considerò appunto la sostituzione dei sostegni metallici stremati dall’ossidazione. Ma si dovrà anche tentare di recuperare le poche tracce di colore che ancora restano sui personaggi. Perchè le statue, quando vennero consegnate ai committenti, i sovrani aragonesi, erano completamente colorate. Il gruppo venne commissionato al Mazzoni qualche anno prima della consegna, avvenuta nel 1492, e sistemato nel convento dei monaci olivetani fondato nel 1411 da Gurello Origlia e dedicato, assieme all’annessa cappella, alla Vergine di Monteoliveto Purificazione di Maria. L’intero complesso divenne poi la chiesa dedicata a Sant’Anna, allorché vi si aggiunse un corpo di fabbrica realizzato sotto la direzione di Domenico Fontana nel 1582. «Che fossero dunque in maniera da avere un aspetto reale - chiarisce l’esperta - emerge dall’analisi di altri gruppi prodotti modellati dallo stesso scultore per le chiese di San Giovanni Battista, a Modena, e Santa Maria della Vita, a Bologna». Di più. Perché fosse ricordata la casa che aveva ordinato il «Compianto», Mazzoni modellò i volti di sovrani aragonesi in due delle otto terrecotte: nella prima a sinistra, Giuseppe d’Arimatea, è stato individuato Alfonso d’Aragona; l’altra, sul lato opposto a destra, Nicodemo, propone invece il volto di Ferrante. Comunque vengano recuperate le tracce di colore, tuttavia, non si riuscirà a ottenere la situazione originaria. Il gruppo, durante questi cinque secoli, ha subito numerosi e poco puntuali restauri. Nel 1925, ad esempio, c’è il restauro di Pietro Vinchiotti, torinese, che cancella quello che resta della policromia e vernicia tutto color bronzo; rifà in parte i capelli di Cristo, sostituisce il poggiolo di marmo con il travertino e muove le figure dalla posizione originaria dando un nuovo assetto al gruppo con una scena semicircolare. Le statue, oltre al Cristo e ai sovrani aragonesi, propongono, da sinistra, Maria di Cleofa, Maddalena, Madonna, Giovanni Battista e Maria Salome, avevano invece uno sviluppo laterale alla figura di Cristo. «Il dato su cui ragioniamo - dice la storica - è la direzione dello sguardo di ciascun personaggio che non confluisce nella deposizione». Insomma, per una corretta lettura della drammaticità della scena si dovrà tentare di ricostruire anche la posizione originaria degli elementi. Il finanziamento del restauro, centomila euro, è stato chiesto al Ministero ma è poco probabile che la somma sia stanziata per intero. «Per questo - dice la storica - per salvare uno dei più bei gruppi di terrecotte esistenti, auspichiamo anche il sostegno dei privati». (Fonte: Il Mattino)

23/02/2008 REPERTI DETENUTI ILLEGALMENTE A RAVELLO (SA)

Oltre agli abusi edilizi anche preziosi reparti archeologici detenuti illegalmente. Scoperti dai finanzieri della Sezione operativa navale di Salerno, diretta dal capitano Alessandro Furnò. Le fiamme gialle del mare, durante i controlli hanno sequestrato alcune opere abusive di pertinenza di una lussuosa villa panoramica in località Civita. Nelle vicinanze, lungo una stradina i finanzieri hanno trovato il collo di una antichissima anfora abbandonata nel terreno. Il reperto, di rilevante interesse archeologico, secondo le prime ispezioni degli esperti della Sovrintendenza ai beni archeologici di Salerno, risale all'epoca romana tra il primo secolo ante Cristo e il primo secolo dopo Cristo. Il proprietario dell'immobile è stato denunciato per danneggiamento e deturpamento ambientale per quanto riguarda le opere abusive e violazione dei vincoli anche se "morali" che dovrebbero proteggere l'intera costiera amalfitana, patrimonio mondiale per l'Unesco. Sul reperto archeologico, sequestrato, s’indaga per stabilire chi sono i responsabili della detenzione di un bene artistico che appartiene a tutti noi.

22/02/2008 AFFIORA LA CONDOTTA MEDIEVALE AGLI ANTICHI ARSENALI DI AMALFI (SA)

Due ritrovamenti architettonici nel giro di pochi giorni. Sono avvenuti ad Amalfi esattamente presso l’albergo Cappuccini (su una parete lungo il lato est della struttura è spuntato un affresco risalente al 1500) e negli Antichi Arsenali. Qui, la scoperta è ancora più clamorosa in quanto durante i lavori di restauro conservativo è emersa una condotta interrata risalente al Medioevo. Il ritrovamento, avvenuto al di sotto della pavimentazione della prima navata, è stato prontamente segnalato alla Soprintendenza archeologica che ha avviato una serie di scavi e sondaggi per verificare se nel sottosuolo degli Arsenali possano esistere reperti di indubbio valore storico e architettonico. Il manufatto, costituito da canali in pietrame, sembra sia stato datato intorno al mille e quindi più antico degli stessi Arsenali della Repubblica utilizzati anticamente per la costruzione, la manutenzione e il ricovero di imbarcazioni quali le “sagene”, di origini arabe, e le galee. Il ritrovamento con molta probabilità rischia di ritardare l’intervento conservativo appaltato di recente poiché sarebbe stato previsto un ulteriore scavo anche lungo la seconda navata nel tentativo di ricostruire il percorso della condotta medievale scoperta in questi giorni. Il restauro degli Arsenali, il cui costo si aggira intorno ai 750mila euro, è partito qualche settimana fa dopo l’affidamento alla ditta Ruggiero Costruzioni di S.Antonio Abate che, con un ribasso del 26% circa, si è garantito i lavori. Al Cappuccini, invece, durante i lavori di riqualificazione della storica struttura, da parte della Framon Hotel del Gruppo Franza, è spuntato invece un affresco risalente al 1500, precisamente nel corridoio adiacente il Chiostro ubicato sul lato est della struttura. Un’opera che al momento sembrerebbe essere priva di autore e che gli esperti della soprintendenza stanno cercando di riportare completamente ala luce. Non del tutto completo, l’affresco sembrerebbe riprodurre una veduta di Amalfi proprio dall’ex convento dei frati cistercensi poi trasformato in albergo. Secondo gli esperti, la parete presenterebbe addirittura due affreschi sovrapposti il secondo dei quali sarebbe addirittura più antico. Le importanti scoperte giungono a distanza di qualche anno da quelle avvenute nei pressi del lungomare, quando durante gli scavi per la posa delle condotte del metano vennero alla luce bitte e catene a cui nell’ottocento pescatori e commercianti legavano le imbarcazioni.

15/02/2008 AL VIA I CANTIERI ARCHEOLOGICI AD ATRIPALDA (AV)

Rinascita Antica Abellinum, aggiudicati i lavori per l'avvio dei primi interventi di riqualificazione e valorizzazione del Parco archeologico. Il sovrintendente ai Beni archeologici, Angelo Maria Ardovino, ha inviato una missiva a Palazzo di città con la quale comunica che sono stati espletati tutti i passaggi per l'aggiudicazione definitiva dei lavori del primo lotto, già interamente finanziato con fondi Fas. Il primo intervento, pari ad 1.763.276,51 ed aggiudicato dall'Ati «Cogepar Sas», punterà alla ripresa delle operazioni di scavo archeologicoper ampliare l'area d'interesse e nel restauro architettonico dei reperti già riportati alla luce. Con la seconda gara, vinta dalle imprese «Cogest arl» di Napoli e dall'«Edilizia D'Alessio Srl» di San Marcellino (Ce), si punterà invece al restauro conservativo di affreschi, mosaici ed altri materiali di interesse archeologico. Con l'aggiudicazione definitiva si chiude così il lungo iter per l'assegnazione dei lavori. Il tempo ora per la stipula dei contratti e già con l'arrivo della primavera potrebbero aprire i primi cantieri. «Da parte nostra c'è grande soddisfazione - commenta l'assessore Luigi Adamo, delegato alla riqualificazione del Parco archeologico-. Stavamo aspettando questa notizia». I lavori del primo lotto si concentreranno su tre aree: il Parco Abellinum, i reperti di piazza Garibaldi e l'anfiteatro di via Appia. Sarà ristrutturato il vecchio casolare e recuperata l'ex casa del custode della scuola elementare di rampa S. Pasquale che diventerà porta d'ingresso agli scavi archeologici, Punto informativo per i turisti, biglietteria e negozio per la vendita di gadget e brochure sul sito archeologico. Nel sito di piazza Garibaldi invece si procederà alla ripulitura della necropoli romana con la copertura delle tombe e la realizzazione di un muro di cinta dell'area. Sarà riqualificato anche vicolo San Giovanniello. Diverso l'intervento su via Appia, dove dai saggi effettuati dalla Soprintendenza tempo fa è emersa la presenza nel sottosuolo di un antichissimo anfiteatro romano. (Fonte: Il Mattino)

14/02/2008 AD AVELLINO LAVORI PER RENDERE FRUIBILI I RESTI ARCHEOLOGICI

Il Comune accelera il piano di riqualificazione delle piazze della città. Si è chiusa la fase di valutazione dei progetti presentati al concorso di idee per la riqualificazione di piazza Duomo e dell’area dell’ex seminario. Al bando hanno risposto 21 studi professionali di tutta Italia. La commissione ha selezionato le due proposte giudicate più interessanti. La prima prevede una pavimentazione unica tra piazza Duomo e l’area dell’ex seminario con finestre trasparenti nella zona archeologica per riportare alla luce i reperti antichi. La seconda proposta ricostruisce la spazialità della vecchia piazza Duomo col ritorno del fabbricato dell’ex seminario e della cortina muraria per delimitare il parco archeologico. «Presenteremo le due idee progetto nella prossima riunione del Consiglio Comunale - afferma l’assessore alla riqualificazione urbana Maurizio Petracca - indipendentemente dalla scelta, l’intervento ci permetterà di riqualificare e valorizzare l’area recuperando l’antico percorso medievale che da piazza Duomo si snoda lungo rampa Tofara e arriva fino a largo Castello attraverso piazza Maggiore». In dirittura d’arrivo, invece, l’intervento di riqualificazione di piazzetta Perugini. L’impresa sta completando l’arredo urbano, la pubblica illuminazione e la rifinitura degli spazi di verde attrezzato con la messa a dimora degli alberelli. «Nel giro di poco tempo tornerà vivibile uno spazio che per anni ha versato nell’abbandono, utilizzato come una rotatoria - evidenzia l’assessore ai lavori pubblici Ivo Capone - piazzetta Perugini diventerà un’area di verde d’uso per i cittadini che potranno fruire di uno spazio di 3600 metri quadri con 1500 metri quadri di verde nei pressi di piazzetta San Ciro, un'altra area attualmente interessata da un intervento di riqualificazione». Intanto, si lavora anche al progetto definitivo di piazza Castello. Giovedì prossimo si riunirà, a palazzo di Città, il tavolo di concertazione con la Soprintendenza per definire i dettagli dell’intervento. «Sarà un intervento strettamente collegato al recupero delle mura dell’antico maniero - afferma l’assessore Capone - il Castello, che gli studiosi definiscono l'unico documento dell’Avellino medievale, è interessato da un progetto che prevede anche il recupero delle gallerie e dei percorsi con il restauro della fontana e delle pregiate maioliche. Accanto a questo intervento s’inserisce la nuova pavimentazione della piazza dove abbiamo pensato di collocare i sampietrini recuperati da corso Vittorio Emanuele». Su piazza Castello non è stato ancora sciolto il dubbio relativo alla pedonalizzazione. Probabilmente si opterà per una pedonalizzazione parziale con un percorso a raso lungo l’asse rione Parco-corso Umberto costeggiando l’ingresso del teatro Gesualdo. Tempi più lunghi per la riqualificazione di piazza Libertà. Il finanziamento è stato dirottato per effettuare i lavori su corso Vittorio Emanuele. L’amministrazione ha già un progetto che si rifà al famoso quadro di Cesare Uva ma, ultimamente, si sta pensando a un concorso di idee. «Così come abbiamo fatto per piazza Duomo, intendiamo promuovere un concorso di idee anche per piazza Libertà - anticipa l’assessore Capone - c’è bisogno di un progetto che tenga conto del tunnel e dell’intervento di riqualificazione di corso Vittorio Emanuele». (Fonte: Il Mattino)

14/02/2008 PALAZZO DE MARTINO A LUSCIANO (CE) PREDA DELL'INCURIA

Uno scempio dell'incuria e dell'abbandono, è l'amara, triste vicenda di Palazzo Martino, preziosa testimonianza architettonica ottocentesca. Una delle più importanti strutture dell'Aversano, proprio nel cuore del centro storico della città cara a Marramaldo, è in completo stato di abbandono, nonostante sia stata sottoposta a tutte le disposizioni di tutela dalla Soprintendenza dei beni architettonici di Caserta, e dichiarato monumento di particolare interesse storico-culturale dal Ministero dei Beni ed attività culturali. Successivamente agli ’70 è stato abbandonato fino a subire nel corso del tempo un lento ed inarrestabile degrado. L'imponente immobile, un tempo di proprietà dei duchi Barberino, era entrato, nel 2004, nella grande iniziativa «I Luoghi del Cuore - 1° censimento FAI dei luoghi da non dimenticare», promossa dal FAI (Fondo per l'ambiente italiano). Da allora solo un silenzio assordante ha avvolto la storica struttura. È svanita nel nulla la mega operazione di restauro: fondi regionali ed europei (mai arrivati) dovevano essere «investiti», in primo luogo, per l'acquisizione del Palazzo al patrimonio immobiliare comunale, così da soddisfare la numerosa schiera di eredi-proprietari sparsi in quasi mezza Italia, e poi per il recupero. Un progetto che avrebbe dovuto avere forti ricadute anche nel sociale, infatti era previsto al suo interno un grande contenitore culturale-formativo, dove doveva essere allocato il Dipartimento per lo studio dell'agricoltura biologica e la dieta mediterranea, e un centro culturale multimediale con una cineteca, un laboratorio di cinema di animazione e una ludoteca. Una operazione per niente semplice, ma che si dava per certa e su cui si contava molto per risollevare le sorti di una cittadina oscurata ciclicamente da imbarazzanti vicende amministrative (il Comune negli ultimi 15 anni è stato sciolto per ben tre volte, ndr). Invece niente, buio pesto. Intanto, l'immobile sta inesorabilmente morendo. Non solo. Rischia di scomparire mettendo a repentaglio la vita di persone (piccole botteghe di artigiani) che ancora occupano le ampie sale al piano terra. Ora la speranza è che laddove hanno fallito le varie amministrazioni comunali che si sono succedute negli ultimi vent'anni, chissà che non possa riuscirci la commissione straordinaria che dalla metà dello scorso mese di ottobre regge le sorti del Comune, realizzando l'antico «sogno» dei luscianesi: riportare in auge palazzo Martino. (Fonte: IL MATTINO)

12/02/2008 CONSEGNATO FINALMENTE IL PONTE BORBONICO SUL GARIGLIANO

Una delle opere di ingegneria più ammirate nell’ottocento, il ponte borbonico “Real Ferdinando”, lo storico sito alla foce del fiume Garigliano, punto di confine tra il Lazio e la Campania, è stato finalmente consegnato alla Soprintendenza dei Monumenti e sarà presto aperto alla fruizione pubblica. Il 14 luglio del 1998 veniva ultimata la ricostruzione del primo ponte italiano in ferro, e ciò dopo la sua distruzione avvenuta nel 1943 per opera di aereo-siluranti inglesi. Ma le traversie di questa singolare struttura non erano cessate. È infatti solo di questi giorni la notizia che, a ben 10 anni dalla sua “rimessa in posa”, finalmente l’ente costruttore, l’ANAS, ha consegnato il Ponte ricostruito all’ente proprietario, il Demanio dello Stato che, a sua volta, il 1 febbraio 2008 l’ha dato in gestione alla Sopraintendenza dei Monumenti di Minturno. Dopo anni di tormentate vicende, questo elegante gioiello dell’alta ingegneria meridionale viene aperto ai visitatori. Naturalmente i meriti vanno al “Comitato per il Ponte” capeggiato dall’inesauribile e determinato Avv. Damiano Pontecorvo, ma un riconoscimento va anche a chi ha lavorato dietro le quinte per evitare che questa “favola dei nostri tempi” non avesse un epilogo negativo. Ferdinando I di Borbone il 13 febbraio del 1828 incaricò personalmente Luigi Giura, ingegnere di stato, di procedere alla fase di rilevazione e progetto. Il 20 maggio 1828 le ditte fornitrici ed appaltatrici iniziarono i lavori. Quel ponte, ultimato, era più bello di come appariva nei progetti: slanciato, leggero, resistente, stabile, sicuro e soprattutto utilissimo. Il 10 maggio 1832 Ferdinando II si presenta davanti alle torri del ponte, armato con due squadroni di lancieri a cavallo e 16 carri pesanti di artiglieria colmi all’inverosimile di materiali e munizioni, per inaugurare e collaudare la struttura. Dalle due rive del fiume Garigliano gli fanno ala ambasciatori, militari, decurioni, ministri, delegati e popolo, tanto popolo, una folla trabocchevole proveniente da Gaeta, Mola e Castellone, Itri, Castelforte, Minturno, Sessa, Capua e Napoli. Quando il sovrano si piazzò al centro del ponte a cavallo del suo destriero con la sciabola alzata si fece un gran silenzio. Con voce sicura comandò agli uomini di passare il ponte più volte in ambo le direzioni, prima al trotto e poi al galoppo. Infine alla carica. Sempre dalla sua posizione ordinò il passaggio dei carri e, una volta transitati questi, il passaggio a piedi delle truppe. Transitati i militari il vescovo di Gaeta si avvicinò affiancandosi al Re per la benedizione del ponte seguito a breve distanza dal popolo come in una processione. Appena dopo, la festa fu grande: danze, canti, grida, gioia, colori, fuochi d’artificio. In mezzo a quel trambusto inverosimile la struttura non si mosse. Il Regno delle Due Sicilie con questa realizzazione, rigorosamente fatta in casa, aveva dato l’ennesima sonora lezione ai grandi del tempo. Il ponte, ben progettato e perfettamente costruito, continuò fiero a svolgere il suo servizio fino al 1943 quando, appena dopo che i tedeschi avevano fatto transitare il 60% della propria armata in ritirata (compresi carri e panzer), gli inglesi lo distrussero a colpi di siluri. Nel dopoguerra si preferì realizzarne uno nuovo lato monte ed il glorioso, antico ponte restò cosa morta. Ma l’amore per la storia ha la testa dura ed un incontro fortuito di “uomini illuminati” fece fiorire il desiderio di ricostruire quel ponte, quale simbolo concreto di un progresso tecnologico e sociale soffocato nel più duro colonialismo militare. (Fonte: CASERTA24ORE)

06/02/2008 VILLA DEI PAPIRI AD ERCOLANO (NA), PONTE FRA LE DUE CITTA'

La sostanziale differenza tra Ercolano e Pompei, entrambe sepolte dal Vesuvio nel 79 dopo Cristo, sta tutta nella difficoltà degli interventi di scavo o di restauro che scienziati e archeologi possono mettere in cantiere. L’una, Pompei, si trova al centro della pianura, in alcuni settori nascosta ancora da una coltre di lapilli e cenere, e tuttavia facilmente recuperabile in case, strade e architetture. Per l’altra, Ercolano, invece, rimasta affogata da una lava di fango bollente che ben rapidamente indurì e nel tempo diventò solida base d’appoggio per gli edifici dei successivi insediamenti urbani, il recupero è problematico proprio per questo motivo. La diversità condiziona fortemente le azioni di salvezza della parte antica di Ercolano, che per buona parte si trova sotto la città moderna, e interagisce incisivamente con il tessuto paesistico, urbano e architettonico odierno. Del problema si occupano Giovanni Longobardi e Vieri Quilici, docenti, rispettivamente, di Architettura del paesaggio e di Composizione Architettonica alla Facoltà di Architettura dell’Università Roma Tre, nel saggio Ercolano e la Villa dei Papiri, archeologia città e paesaggio (Alinea editrice). La pubblicazione sarà presentata in occasione dell’inaugurazione del nuovo ingresso degli scavi, domani, alle 15,30, a Ercolano, nella Sala della didattica, in una conferenza a cui parteciperanno, assieme agli autori, il soprintendente archeologo Pietro Guzzo, il sindaco Nino Daniele, la direttrice degli scavi di Ercolano, Maria Paola Guidobaldi. Nel volume, che ha la prefazione di Guzzo, i due curatori hanno sintetizzati i risultati dello studio su «Interferenze paesistiche, urbane e architettoniche dello scavo della Villa dei papiri a Ercolano e dei suoi margini», svolto tra il 2003 e il 2006 dal Laboratorio di Progettazione urbana del Dipartimento di studi urbani dell’Università di Roma Tre, per conto della Soprintendenza di Pompei. «L’obiettivo di fondo che ha guidato gli studi pubblicati - sottolineano Quilici e Longobardi - ha coinciso con il tentativo di ricondurre a una visione unitaria l’intero patrimonio dei beni culturali. A Ercolano antico, passato e presente andavano dunque ricongiunti e la questione delle interferenze tra scavi compiuti e da compiere e città andava ricondotta alla ricerca di un raccordo tra i tre tipi di rapporto con la storia e con le tre stratigrafie». Nel gruppo di lavoro erano rappresentate discipline e competenze essenziali per le finalità che si proponeva l’indagine. Ai temi di analisi - tra cui di progettazione architettonica e di scenari di pianificazione - si sono uniti, poi, i contributi di Vezio De Lucia (Pianificazione), Carlo Gasparrini (Tutela del paesaggio vesuviano) e Franco Barberi (Vulcanologia). Insomma, una ricerca che partendo dal quadro della situazione tra il vulcano e il mare, ha analizzato il territorio e le sue trasformazioni, la Villa e il contesto in cui si trovava, il sistema degli spazi aperti e corso Resina. Delineando poi scenari urbanistici futuri e offrendo proposte concrete su prospettive e recupero dell’edificio: considerando congetture di scavo a cielo aperto o parzialmente sotterraneo. E con conseguenti ipotesi che tengono conto dei consolidamenti, delle attrezzature, della visibilità del complesso, delle limitazioni derivate dalle interferenze con l’esistente. Perché, semmai si arrivasse a considerare lo scavo della Villa senza quel rapporto preliminare, tutto quanto si andrebbe a metter in cantiere rischierebbe di restare utopia. Con buona pace di quelli che da sempre lavorano per una migliore fruizione del bene culturale campano, eccellenza tra le eccellenze italiane. (Fonte: Il Mattino)

Uno scavo a cielo aperto, che produrrebbe un´autentica rivoluzione nell´assetto urbanistico e nell´immagine stessa della città. Oppure uno scavo "parzialmente ipogeo", appena un po´ meno invasivo. Due ipotesi per rendere interamente visibile e visitabile la Villa dei Papiri di Ercolano. Lo studio di fattibilità porta la firma di Vieri Quilici e Giovanni Longobardi dell´Università Roma Tre e verrà presentato domani pomeriggio nella Sala Didattica degli Scavi.
L´insediamento di età repubblicana, scoperto da Karl Weber tra il 1750 e il 1765, prende il nome dalla ricca biblioteca che vi era ospitata: 1826 rotoli di papiro, soprattutto testi di filosofia greca. Di straordinario valore anche le sculture e gli oggetti che vi furono rinvenuti, sistemati dal 1973 al Museo Archeologico Nazionale. La proprietà della dimora è stata attribuita nel corso del tempo ai consoli Lucio Calpurnio Piso Cesonino, suocero di Cesare, e Appio Claudio Pulcro, cognato di Lucullo e amico di Cicerone. Della Villa, centro di studi umanistici, fu ospite Virgilio: vi seguì le lezioni Filodemo di Gadara, le cui opere vennero rinvenute tra i papiri.
Da quando la Villa è stata scoperta, se ne può visitare soltanto l´atrio: un sito prezioso per la pavimentazione a mosaico, il cui disegno varia nei diversi ambienti. Ma la gran parte della dimora, circa tre quarti della superficie totale, rimane inaccessibile. La sontuosa residenza, lunga 250 metri, era a picco sul mare (la linea di costa era ovviamente arretrata rispetto a quella attuale). L´edificio si articola in quattro nuclei principali: il grande peristilio, il peristilio quadrato, le terme e la biblioteca, la loggia belvedere. Di particolare effetto il grande peristilio: lungo 100 metri e largo 37, con al centro una piscina con 66 metri di lunghezza, 25 colonne sui lati maggiori e 10 sui minori. Per effettuare i sopralluoghi Karl Weber aveva fatto scavare, nel gran banco tufaceo che circondava la villa, una fitta rete di cunicoli. I lavori furono sospesi a causa delle esalazione venefiche che ammorbavano i percorsi sotterranei, ma Weber riuscì a disegnare una mappa molto accurata. Se ne servirà, due secoli dopo, il miliardario americano Getty per la ricostruzione oggi visibile nel John Paul Getty Museum di Malibu, California.
Una meraviglia la cui restituzione al mondo potrebbe essere imminente. A patto di investire nell´impresa risorse e coraggio. Le due ipotesi messe a punto da Quilici e Longobardi vanno per l´appunto in questa direzione. Prima ipotesi: scavo a cielo aperto. I lavori interesserebbero edifici privati (abitazioni) e pubblici (una scuola), almeno tre sedi stradali (vico Ascione, vico Posta e via Roma) e diverse aree aperte (villa comunale e fondi privati). La Villa dei Papiri potrà essere interamente percorribile nonché visibile dall´alto. Quantità di scavo stimata, tra i 280mila e i 400mila metri cubi. Seconda ipotesi: scavo parzialmente ipogeo. In questo caso, spiegano i due studiosi, «il rapporto interno/esterno originario della Villa, con le relative diverse caratteristiche di luminosità e di "affaccio", verrebbe parzialmente ricostituito nel passaggio tra la parte ipogea e l´atrio. Le opere di scavo - proseguono Quilici e Longobardi - sarebbero relative alla creazione di pozzi di luce e di areazione in corrispondenza dei due peristilii». Quantità di scavo stimata, circa 30mila metri cubi.
Ma quale potrebbe essere il contraccolpo sulla cittadina vesuviana? «All´ipotesi massima di scavo dovrebbe corrispondere il maggior impegno per compensare l´impatto ambientale, con prospettive di sviluppo e d´integrazione di un uso diffuso dei beni culturali esistenti. All´ipotesi di scavo parzialmente ipogeo potrebbero far riscontro minori impatti ambientali in superficie e un più limitato coinvolgimento dei tessuti edilizi».
Ercolano dovrebbe però, in entrambi i casi, cambiar faccia. I due firmatari del progetto ipotizzano un «intervento integrato» all´interno del quadrilatero delimitato da corso Resìna, corso Umberto, via Roma e via Aldo Moro. Si parla di «riduzione della densità abitativa di tipo stanziale e introduzione di diversi tipi di stanzialità, incentivazione delle attività economiche secondo le vocazioni culturali dell´area nel rispetto dei valori ambientali e morfologici». Una rivoluzione. Di cui i due professori non sembrano temere le conseguenze, invitando a considerare «una prospettiva che inquadra lo scavo archeologico come una delle numerose attività di continua modificazione della città esistente. E, in quanto tali, anche parzialmente conflittuali tra loro». (Fonte: Repubblica)

05/02/2008 SCOPERTA VILLA ROMANA ALLA SPINETA DI BATTIPAGLIA (SA)

La fascia costiera a sud di Salerno culla di tesori nascosti. Una nuova scoperta archeologica di grande interesse storico ed artistico è avvenuta in località Spineta di Battipaglia, un vasto insediamento romano sarebbe affiorato dopo alcuni lavori di scavo per la realizzazione di un canale di scolo. Allertata la Sovrintendenza locale, celermente si è dato il via all'iter burocratico necessario per sottoporre a vincolo il sito di proprietà privata. «Una presenza culturale di grande rilievo storico ed un sito questo di grande interesse scientifico- così Giovanna Scarano, direttrice del museo archeologico nazionale di Eboli ha commentato la scoperta- i resti di ceramica ritrovati sul luogo testimoniano un insediamento di vaste proporzioni. E', quindi, necessaria una campagna di scavo». La dottoressa Scarano, intanto, avrebbe già avviato tutte le procedure per tutelare il luogo ed eventualmente avviare una campagna di scavo, con il coinvolgimento anche di alcuni tecnici del comune di Battipaglia. Ma la difficoltà è nel recepire i fondi per una adeguata campagna di scavo che, con il supporto di un'equipe specializzata. I Romani giunsero in queste terre a partire dal 400 a.C., la vicina Poseidonia (oggi Paestum) ne è un esempio, come una stele, custodita al museo di Eboli, su cui "Eburum" figura come Municipio di Roma (180 d.C. sotto l'Imperatore Comodo). Non mancano, dunque, le tracce di importanti scoperte, ma è come se queste non avessero voce, ignorate dagli storici e per nulla valorizzate, a cominciare da significativi ritrovamenti in Eboli: una villa romana in località Fontanelle; un complesso di fornaci per la produzione di ceramiche, forse l'unico nel suo genere, rinvenuto a monte della città e a pochi metri dal santuario dei SS. Cosma e Damiano, gli insediamenti agricoli a S.Miele, S.Vito al Sele e nell'intera piana del Sele. «Tutti questi siti archeologici - dice la dottoressa Scarano - testimoniano un interesse archeologico della piana del Sele che dovrebbe esser ancor più valorizzato adeguatamente con cospicui invetsimenti».

01/02/2008 IL PARCO ARCHEOLOGICO DI CALATIA A MADDALONI (CE) CONTRO L'INVASIONE DELLA "MUNNEZZA"

È il modo più provocatorio e bizzarro per arginare il degrado ambientale. Intanto, il comune di Maddaloni centra un obiettivo storico: la regione Campania accetta, e finanzia, la creazione del «Parco archeologico Antica Calatia». Si tratta di un'opera di scavo, sui 15 ettari dell'antica area urbana e sulla necropoli, corredata dalla risistemazione dei luoghi. Riportare alla luce un abitato, fondato alla metà dell'VIII secolo avanti Cristo, è stato il sogno proibito di intere generazioni di cultori di storia patria. È scontato quindi l'entusiasmo. Ma adesso, il placet regionale viene vissuto come un tardivo risarcimento ambientale. Nasce un polo archeologico nel cui orizzonte visivo è inserita la discarica de Lo Uttaro. Per questo, l'opera di risistemazione dei luoghi cozza contro una problematica una bonifica ambientale. «In concreto - rivela Angelo Schiavone, assessore ai lavori pubblici - è già pronto il progetto esecutivo che prevede lavori per poco meno di due milioni di euro». Poi il piano di ricerca archeologica, già condotto dalla sovrintendenza archeologica e dalla Seconda Università di Napoli, sarà tramutato in progetto esecutivo di disseppellimento delle vestigia. Insomma, sarà riesumata l'antica città che fu prima etrusca e poi romana. E quello che resta del giacimento archeologico sarà tradotto, come è già accaduto per i reperti più importanti, presso il Museo Archeologico Nazionale. L'azione di salvaguardia poi dovrà necessariamente coincidere con una ricomposizione ambientale. Si potranno bonificare i fondi, recintare le vestigia e regolare gli accessi. «Esula dalle nostre competenze - commenta Schiavone - avviare una bonifica dell'area circostante e tantomeno ricomporre un orizzonte visivo irrimediabilmente compromesso». (Fonte: IL MATTINO)

30/01/2008 FONDI DALL'UE PER IL PARCO DI RIARDO (CE)

Si chiamano Fas, e sono i fondi erogati dall’Unione Europea per il recupero delle aree sottosviluppate. Seppure l’acronimo rimandi a scenari da terzomondo, il comune di Riardo se ne servirà per dare nuovo lustro a un’area di oltre settemila metri quadrati, situata in prossimità di piazza Falcone-Borsellino, proprio alle spalle degli uffici postali. Grazie a un finanziamento di seicentomila euro, stanno infatti per cominciare i lavori promossi dall’amministrazione del sindaco Angelo Izzo per riqualificare la zona e trasformarla in una piccola oasi verde immersa nel cuore del centro cittadino. In questo senso va letta la scelta progettuale, a cui ha dato il suo contributo anche la sezione locale della Lipu , di trapiantare nel terreno un’alberatura tipica della macchia mediterranea, che miri a ricostruire proprio lo scenario paesaggistico in cui è avvolto il piccolo comune dell’alto Casertano. Per rendere il parco ancora più suggestivo ed ospitale verranno inoltre posizionati una serie di punti luce e di panchine, che permetteranno alla cittadinanza di usufruire dell’area verde anche durante le ore notturne. È prevista infine la realizzazione di uno spazio da destinare ad attività teatrali e iniziative di carattere sociale ed aggregativo. «Si tratta di un progetto studiato nei minimi dettagli – spiega il sindaco Izzo –, finalizzato alla riqualificazione di un’area piuttosto vasta ed alquanto degradata. Considerando che i lavori prenderanno il via nel giro di pochi giorni, auspichiamo che l’opera di abbellimento della zona possa essere completata nell’arco di sette-otto mesi». Nel frattempo proseguono a pieno ritmo anche gli interventi di messa in sicurezza del castello, autentico fiore all’occhiello di tutto il comprensorio. In particolare, sono in fase di realizzazione i lavori di consolidamento statico della torre frontale e del lato sud-est delle mura perimetrali del maniero, considerati a rischio crollo dagli addetti ai lavori a causa del progresso deterioramento subito nel corso degli anni. Dopo il finanziamento di oltre ottocentomila euro ottenuto dalla Regione, l’amministrazione comunale confida adesso nell’erogazione di nuovi fondi da destinare al recupero del castello. L’idea, infatti, è quella di ripristinare gli ambienti interni della struttura per allestire un piccolo museo delle tradizioni e dei costumi locali, che permetta al visitatore di fare un tuffo indietro nel tempo, alla scoperta del passato e della storia di Riardo. (Fonte: IL MATTINO)

26/01/2008 CROLLA PARTE DELLA GROTTA DI COCCEIO A CUMA (NA)

Il terreno è collassato improvvisamente. Una voragine di 15 metri per 25 che rende molto problematico il recupero della grotta di Cocceio. La millenaria grotta romana, costruita in epoca augustea, nel 37 a. C., è chiusa da 60 anni, dalla fine della guerra mondiale, da quando cioè i tedeschi in rotta, che lì avevano un deposito di munizioni, la fecero saltare in aria. Da poco sono stati appaltati i lavori per il recupero, tre milioni di euro stanziati dalla soprintendenza archeologica, della grotta che unisce il lago d’Averno a Cuma. Lavori delicati che potrebbero essere definitivamente fermati dal crollo improvviso. L’ipotesi è che a cedere sia stato un occhio, vale a dire uno dei sei pozzi di aereazione e illuminazione che costellavano il chilometro di percorso del tunnel, la più imponente opera sotterranea dei Romani. Ma solo nei prossimi giorni se ne saprà di più. Per il momento c’è da dire che la voragine è grossa e ha lambito una casa presente in zona (in verità, fanno sapere dal Comune, costruita senza alcuna concessione edilizia). Il sindaco di Bacoli, Antonio Coppola, ha firmato un’ordinanza di sgombero per la famiglia che vi vive dentro. La causa sta forse nell’infiltrazione d’acqua. Fatto sta che nel tunnel sono precipitate tonnellate di materiale di vario genere, sembra anche due barche conservate in un cantiere di rimessaggio. La tragedia è stata sfiorata anche per un altro motivo. La grotta, come detto, fu trasformata in un deposito di munizioni. Molto probabilmente c’è ancora qualche residuato bellico presente nella galleria. Le due estremità, sul lago d’Averno e di fronte all’Acropoli di Cuma, sono ben conservate. La parte di mezzo fu trasformata nella camera di scoppio e la volta della grotta è alquanto insicura. Nelle intenzioni della soprintendenza la grotta dovrebbe essere fruibile per i turisti e inserito in un percorso archeologico che va dall’Averno a Baia e che si scontra con i problemi strutturali del tunnel romano.  (Fonte: IL MATTINO)

26/01/2008 REPERTI ARCHEOLOGICI ALLA LUCE A PALMA CAMPANIA (NA)

Il versante collinare restituisce importanti reperti archeologici di epoca romana. La scoperta nel corso dei lavori per la prevenzione del rischio idrogeologico, quando alcuni volontari del gruppo archeologico Terra di Palma si sono accorti della presenza di importanti tracce del passato. In località San Pantaleone, nei pressi del boschetto comunale, in un'area di circa mille metri quadri è stato possibile riconoscere un insieme di forme murarie caratterizzate da blocchi squadrati di calcare di medie dimensioni misti a malta. Strutture ad arco parzialmente ricoperte da terra, che sembrano collegare ambienti confinanti. Lungo il muro nord, in prossimità dell'arco, sono anche visibili resti di intonaco bianco con una parete portante che si mostra per una ventina di centimetri. Ai piedi della collina, non molto distante dal ritrovamento, è situato un grosso blocco, presumibilmente crollato dalla stessa struttura. Durante la ricognizione i volontari hanno anche recuperato materiale edilizio, tra cui frammenti di tegole, coppi, mattoni e intonaci colorati. Sono stati rinvenuti pure pezzetti di ceramiche, coperchi e piatti, insieme con pochi resti faunistici: due frammenti di tartaruga e uno di osso. Ma non è tutto. In località Montetto, nella frazione Vico, è venuto alla luce interessante materiale da crollo: cocci e pezzi di tegole in laterizio, frammenti di vasi ed un interessante coperchio di sepoltura di tarda epoca romana. Dei rinvenimenti sono stati messi a conoscenza Giuseppe Vecchio e Vito Luongo dell'ufficio di Nola della soprintendenza archeologica dove è stato poi consegnato il materiale rinvenuto. «Ci auguriamo che questi ulteriori rinvenimenti di strutture murarie, databili ad epoca romana, possano aprire nuovi orizzonti di sviluppo culturale ed ambientale per la nostra cittadina - sottolinea Luigi Sorrentino del gruppo archeologico Terra di Palma - ciò sarà possibile solo se le istituzioni e la società civile prendono atto di una nuova cultura di tutela e salvaguardia del patrimonio archeologico esistente lungo il versante collinare che va dal Vallone di Ajello alla località Montetto a Vico. Un appello sentiamo di lanciarlo all'ufficio urbanistico del Comune - aggiunge Sorrentino - affinché vincoli gli scavi delle nuove costruzioni sia pubbliche che private in questa zona ad un preventivo parere della Soprintendenza ai Beni archeologici per evitare la distruzione di tante preesistenze storiche che il nostro territorio ancora conserva».  (Fonte: IL MATTINO)

25/01/2008 PARTONO LE GARE PER I LAVORI NEI SITI ARCHEOLOGICI VESUVIANI

Parte il bando di gara per restaurare la Palestra Grande. Entro le 12 del 20 febbraio le ditte interessate dovranno presentare le buste con le offerte. La soprintendenza archeologica ha destinato, per il restauro, seicentodiciassettemila euro. La ditta che si aggiudicherà i lavori avrà tempo trecentouno giorni per riconsegnare, agli occhi del mondo, l'antico luogo di combattimento dei gladiatori in tutto il suo splendore. L'ampio edificio rettangolare, con portici su tre lati ed una piscina al centro, risale all'età augustea. I portali sul lato est, danneggiati dal terremoto del 62 dopo Cristo, diciassette anni prima che la violenta eruzione del Vesuvio distruggesse totalmente Pompei, furono ricostruiti in opera laterizia. Al momento dell'eruzione del 79 dopo Cristo il muro a nord era semidistrutto ed è stato restaurato di recente. Dal lato meridionale sorge una caratteristica latrina dell'epoca dotata di acqua corrente per la pulizia. Oltre al restauro, la palestra degli antichi romani, sarà interessata da lavori di adeguamento per allestimenti espositivi. I turisti, infatti, oltre ad ammirare il luogo antico dove avvenivano allenamenti sportivi e, talvolta, combattimenti per pochi intimi, potranno visitare le mostre che saranno allestite, di volta in volta, nella palestra. Per restaurare l'intera area archeologica pompeiana, il soprintendente archeologo Pietro Giovanni Guzzo, in più occasioni, ha ribadito che occorrerebbero 250 milioni di euro e dieci anni di lavoro. In attesa che, sponsor privati o finanziamenti pubblici, giungano per salvare la città sepolta dall'usura del tempo, la soprintendenza ha destinato quarantacinque milioni e mezzo di euro per il piano 2008-2010 di restauro. I fondi saranno così ripartiti: 14.605.837 nel 2008; 19.109.051 nel 2009; 11.798.050 nel 2010. Tra gli interventi più significativi ci sono il restauro degli arredi decorativi della Casa degli Amorini dorati, per il quale è previsto un impegno di spesa di circa trecentocinquantamila euro nel 2008; e il restauro degli arredi decorativi di Villa dei Misteri (485mila euro nel 2008 e 600mila nel 2009 e nel 2010). Nel budget della soprintendenza sono stati stanziati fondi anche per il restauro delle domus, degli affreschi e dei mosaici dei siti archeologici minori di Oplontis, Stabiae ed Ercolano. Ad Oplontis (Torre Annunziata), in particolare, per lo scavo e il restauro completo della Villa B, sono stati stanziati due milioni di euro da spendere tra il 2009 e il 2010. Per la sistemazione e il restauro della Villa San Marco di Stabia, è stato previsto nel bilancio 2008 un impegno di spesa di centocinquanta mila euro; per il recupero dell'antico ingresso della marina e il «quartiere urbano» tra il 2008 e il 2010, complessivamente, saranno spesi novecentomila euro. Sempre agli scavi di Stabia, per Villa Arianna a Varano, saranno spesi centomila euro per la sistemazione della domus e per il restauro mosaici. A Ercolano, invece, nel 2009, la soprintendenza spenderà settecentoventimila euro per il restauro degli apparati decorativi della Casa dell'atrio a mosaico; due milioni di euro nel 2009 e mezzo milione nel 2010, per la restauro strutturale-architettonico e messa in sicurezza apparati decorativi, pittorici e ligne della Casa del colonnato tuscanico; ventimila euro per il piano di sicurezza relativo al restauro della Casa del mobilio carbonizzato e del sacello di legno e 50mila euro per il progetto di sistemazione del viale d'ingresso agli scavi da corso Resina a vico Mare.  (Fonte: IL MATTINO)

23/01/2008 IL DEGRADO SULLE VILLE ROMANE DI STABIA (NA)

Due ville romane, due gioielli nel bel mezzo di un disastro urbanistico-ambientale. Il Comune con la trascuratezza di anni e il ministero dei Beni culturali (e per esso la soprintendenza archeologica) con i suoi pochi mezzi, responsabili di una situazione incresciosa. Stabiae brilla nel mondo per la mostra "Otium ludens" all´Hermitage, che l´ha rivelata a potenziali turisti con i 200 reperti trovati nelle due ville di San Marco e Arianna sulla collina di Varano, nellarea di Castellammare di Stabia e di alcuni comuni vicini. I russi l´hanno apprezzata in massa, tanto da far comparire la mostra promossa dalla fondazione Ras (Restoring Ancient Stabiae) al quarto posto nella classifica del Times, e così hanno fatto anche gli americani, dove è esposta un´altra parte delle pitture murarie staccate dalle ville stabiesi. Dovessero mai farsi venire in mente di visitare il sito da cui trae origine tanta bellezza, sarebbero costretti subito a ricredersi. Intanto, i reperti non hanno casa: sono usciti da un antiquarium chiuso dal ‘97 perché non adeguato alle normative europee di sicurezza, in un edificio comunale, anche se sotto la giurisdizione statale.
Impossibile arrivare se non a piedi, percorrendo un paio di chilometri. La passeggiata archeologica è un sentiero disseminato di rifiuti, usato come sversatoio. Il biglietto da visita dell´area, il tornello per l´ingresso dei visitatori, è divelto. L´entrata della Villa di San Marco è ostruita da una costruzione ottocentesca preesistente allo scavo. Ma anche per la situazione creatasi con le operazioni di scavo più recenti non c´è ordine, i reperti non hanno sufficiente protezione.
Insorge il Comitato per gli Scavi di Stabia, a capo del quale c´è Antonio Ferrara, firmatario di una petizione nell´ottobre scorso, con cui chiede l´inserimento del sito nell´elenco dell´Unesco. Ma ecco che già il sindaco Salvatore Vozza rilancia, ricordando la promessa fatta a Natale ai cittadini di Castellammare: «Il 2008 è l´anno della Reggia di Quisisana. La struttura esterna - ricorda il sindaco - sarà consegnata entro marzo, l´inaugurazione entro l´anno, abbiamo già invitato il presidente Napolitano. Secondo il protocollo ministeriale l´edificio ospiterà la terza scuola sede dell´Istituto Centrale di Restauro e questo ci consentirà di dare una fissa dimora anche ai reperti dell´antiquarium che non è agibile. Su questo è in atto un confronto e una discussione con la direzione regionale dei Beni culturali e la soprintendenza di Guzzo. Presto porteremo in consiglio comunale l´idea di fondazione sulla quale stiamo ragionando: abbiamo chiesto a regione, provincia, ministero e soprintendenza di essere tra i soggetti. Ci auguriamo che i reperti di Stabiae tornino in tempo per l´inaugurazione». I preziosi "senzatetto", per la verità sono "schedulati" per altri due viaggi, in Cina e in Giappone. Ma Guzzo, che presiede la fondazione Ras (animata da un notaio di Castellammare, Ferdinando Spagnuolo), non prevede ostacoli. «Con il Comune abbiamo una comprovata e sperimentata collaborazione - dice Pietro Giovanni Guzzo - Ho ringraziato il comitato per l´appello, ma ho anche elencato le cose fatte. Nessuno è esente da responsabilità, per i siti vesuviani non si fa mai abbastanza. La manutenzione della sola Pompei costa 270 milioni di euro. Ma da quando sono qui, ogni anno si spende qualcosa anche per Stabiae: sarà poco, ma ho un serio problema di ripartizione dei fondi». E i reperti? «Prima o poi, finito il tour che li richiede in mostre di successo, torneranno alla Reggia di Quisisana: una volta istituita la fondazione di cui parla il sindaco, il ministero verrà sicuramente coinvolto; nessun problema». Così le star avranno le loro teche e i loro velluti.
Ma quale destino attende le due ville di Stabiae? «Le costruzioni abusive rendono difficile ogni progetto di organizzazione del sito», ribatte Guzzo. Ma il sindaco Vozza ha un programma: «Un accordo di programma quadro del 2001 sui Beni culturali stanziava risorse su Stabia mai utilizzate, ora si attende la firma di un nuovo accordo Rutelli-Bassolino che dovrebbe mettere a disposizione ancora fondi europei per gli Scavi. Dobbiamo avanzare una proposta sull´abusivismo: è un´area enorme che interessa tre comuni, Castellammare, Gragnano e Santa Maria La Carità, per un totale di 5000 persone. Nei prossimi giorni firmeremo un protocollo poi lavoreremo a un tavolo con la soprintendenza per isolare e distinguere le zone con più abusivismo. Altri quattro-cinque anni, e si può pensare a una soluzione definitiva». (Stella Cervasio su REPUBBLICA)

23/01/2008 E GRAZIE A VOLONTARI RIPULITI REPERTI IN 300 CASSE DAL TEATRO ROMANO DI TEANO (CE)

Archeologia e volontariato, un connubio in grado di valorizzare e riportare alla luce migliaia di reperti archeologici che sembravano inevitabilmente abbandonati. Si tratta di oltre trecento casse di frammenti: coppe, anfore, lacrimatoi ed altri oggetti votivi o d'uso comune, emersi durante le campagne di scavo che hanno interessato, negli ultimi cinque anni, il Teatro Romano di Teano. Un lavoro delicato, pieno di soddisfazioni e spesso sorprendenti scoperte, portato avanti ormai da tre mesi da un gruppo di venti giovani studenti universitari ed esperti in conservazione e catalogazione in beni culturali. Tutti appartenenti alle Pro Loco di Teanum Sidicinum e Vairano Patenora. A lanciare l'idea, subito raccolta e favorita archeologo Francesco Sirano anche responsabile del museo nazionale sidicino, è stato il presidente della Proloco Antonio De Simone. «Sapevo di quei frammenti - dice De Simone con un filo di legittimo orgoglio - ma non ne conoscevo la quantità e lo stato di conservazione. L'unica notizia certa era l'esistenza di un buco nella legge che regola i finanziamenti europei». Il loro recupero, che comunque comporta un grosso impiego di tempo e personale qualificato, infatti, non è contemplato tra le voci dei fondi europei destinati agli scavi e al recupero di reperti, come dire, integri ed immediatamente fruibili. Il laboratorio è stato allestito in uno spazio dell'antico loggione della Cavallerizza che sovrasta il museo. Si procede a fasi d'avanzamento. Il primo stadio è quella del lavaggio dei singoli frammenti. E nel modo più semplice possibili: con acqua e spazzolone. I pezzi lasciano così la «brandina di lavaggio» per essere messi ad asciugare per sgocciolamento. Il lavoro successivo è quello della suddivisione per parti omogenee. Tutte le anse con le anse, i bordi superiori delle coppette in un solo contenitore; così come per i fondi e tutto il resto. Ogni passo progressivo è accompagnato da un'opera di catalogazione, misurazione, disegno e reportage fotografico. Lo scopo è certamente quello di giungere alle fasi finali di ricostruzione, consolidamento e integrazione. Ogni singolo frammento rinvenuto, infatti, può fornire informazioni utili ed esclusive a tutta la «filiera archeologica» e persino a studiosi d'altri campi, da quello alimentare a quello medico, per l'analisi interdisciplinare, per esempio, degli usi alimentari e delle patologie di cui potevano essere affette le popolazioni osco-romane. Si può arrivare a questo, ma l'obiettivo più ambizioso del responsabile del Museo e dei volontari è quello di giungere, frammento dopo frammento, al recupero di reperti da inserire tra le sue già cospicue collezioni di testimonianze perfettamente conservate e provenienti dagli scavi nel centro antico e del territorio di Teanum Sidicium. È già previsto, tra l'altro, che il Museo possa ospitare anche una sezione dedicata agli scavi urbani e quindi dagli oggetti recuperati, anche con quest'ultima opera dei giovani volontari, dal teatro romano.  (Fonte: IL MATTINO)

22/01/2008 RIPRENDONO I LAVORI A NOCERA SUPERIORE (SA) DOPO LO STOP DELLA SOPRINTENDENZA

In tempi record è arrivata la comunicazione dello sblocco dei lavori che interessano il cantiere lungo la statale 18, nel tratto in cui erano stati rinvenuti reperti archeologici di grande rilevanza. A soli due mesi di distanza dall'interruzione dei lavori, è giunto il provvedimento che autorizza la ripresa dei lavori, adottato direttamente dalla Direzione Generale per i Beni archeologici del Ministero e inoltrato al comune di Nocera Superiore tramite la Soprintendenza salernitana, retta da Angelo Ardovino. Nei prossimi giorni la ditta appaltatrice dei lavori, la Castalia, provvederà a collegare la rete fin qui realizzata al collettore. Fin qui le notizie relative ai lavori di realizzazione della rete fognaria cittadina. Lo stop al cantiere ha però consentito lo studio dei reperti venuti alla luce, sotto la guida della giovane archeologica cavese Teresa Virtuoso. La conclusione a cui sono giunti gli studiosi, rispetto all'epoca a cui le strutture rinvenute risalgono, smentiscono le ipotesi della prima ora. A quanto pare, infatti, si tratterebbe di strutture realizzate nell'alto medio evo e in epoca moderna. Maggiore precisione sarà possibile grazie al prosieguo degli studi, che sarà possibile anche grazie alla rimozione di una parte delle strutture di maggiore interesse che non potranno restare nell'area del cantiere, visto che il corso del torrente Cavaiola obbliga a non modificare il percorso della rete fognaria che si sta costruendo e che, a quanto pare, andrà a pieno regime al più presto. «Abbiamo fatto la nostra parte per fare rispettare i tempi di apertura del cantiere - ha sottolineato il primo cittadino Montalbano - riducendo al minimo i tempi per lo sblocco del cantiere». La palla rimbalza ora alla Castalda, ditta esecutrice dei lavori, alla quale spetterà il compito di chiudere i cantieri nel più breve tempo possibile. Intanto, si procederà alla congiunzione della rete idrica integrata fin qui realizzata col tratto del collettore già completato nel tratto successivo. Un completamento reso necessario da una inversione dell'ordine dei lavori da mettere in opera disposto dalla direzione della Castalia nel periodo di blocco del cantiere in cui furono rinvenuti i reperti archeologici. Si potrà procedere, così, nei prossimi giorni, alla congiunzione delle opere realizzate dall'incrocio della Statale con via Matteotti in direzione Camerelle al collettore. «Adesso - dice l'assessore ai Lavori Pubblici, Italo Canzolino - la ditta concessionaria, Castalia, opererà per la congiunzione col tratto del collettore già realizzato più avanti, nelle more dello sblocco, dall'incrocio della Statale con via Matteotti in direzione Camerelle». Un considerevole passo in avanti in un comune che risultava tra i primi inquinatori del torrente Cavaiola e di conseguenza, del fiume Sarno. (Fonte: IL MATTINO)

22/01/2008 RESTAURO PER IL COMPLESSO CONCIARIO DI PORTA STABIA A POMPEI (NA)

Nuovi passi avanti nel recupero dei beni archeologici campani, e in particolare del sito archeologico di Pompei, tra i più visitati al mondo. La notizia positiva è che sarà restaurato negli scavi di Pompei un complesso conciario fra i più antichi del mondo che si trova, presso Porta Stabia, nel quartiere dei teatri (Regione I, Insula 5). Il restauro, a quanto si è appreso, sarà realizzato nel corso del 2008 con il contributo dell’Unione Nazionale Industria Conciaria (Unic) con la quale la Soprintendenza archeologica di Pompei ha firmato una convenzione. «Come già per il contratto di sponsorizzazione a favore della conservazione di Ercolano, proposte tecniche credibili avanzate dalla Soprintendenza trovano attenzione da parte di imprese - afferma il soprintendente di Pompei, Pietro Giovanni Guzzo - ed è il segno che generiche disponibilità si concretizzano in sostegno reale se la richiesta è ritenuta affidabile». Scoperta tra il 1873-74, la conceria fu scavata nella sua completezza da Amedeo Maiuri negli anni Cinquanta. Nell’edificio erano l’abitazione del gestore e gli ambienti destinati alle lavorazioni, come il porticato diviso in sei scompartimenti, separati da cinque tramezzi, in tre dei quali è murata la conduttura che portava acqua alle giare. Nella zona retrostante si trovano quindici vasche circolari in muratura, rivestite di cocciopesto, con foro di carico e scarico. Dodici di esse venivano usate per la concia al vegetale di pelli grandi e tre per quella all’allume di rocca di pelli piccole. Sotto il portico centrale avveniva la prima fase del lavoro, ovvero lo scuoio dell’animale, poi seguita dall’immersione nei tini. Qui le pelli venivano trattate con il tannino. Al livello superiore del primo ambiente si pensa ci fosse uno stenditoio dove le pelli venivano stese ad asciugare. Sul fondo del cortile si trova inoltre un triclinio con una tavola centrale prima decorata da un famoso mosaico, ora al Museo archeologico di Napoli, che - con la rappresentazione naturalistica del teschio e degli strumenti da muratore - esprime allegoricamente la caducità della vita e l’incombere della morte. Questi resti, insieme con il gran numero di attrezzi, anch’essi attualmente custoditi presso il Museo archeologico Nazionale di Napoli, sono rivelatori di un livello produttivo e infrastrutturale di alta qualità, durato per quasi due millenni, cioè fino al salto industriale dei sali di cromo e dei macchinari a corrente elettrica.  (Fonte: IL MATTINO)

16/01/2008 SALTA L'INTESA COMUNE-AUTOSTRADE SU CALES (CE)

«Sì, è una brutta notizia. La società Autostrade ha deciso di mettere da parte il protocollo d'intesa quale base di partenza per la realizzazione del progetto ”Area di sosta autostradale” a ridosso del nostro territorio. Però, posso affermare pubblicamente che come amministrazione comunale abbiamo fatto tutto quanto in nostro potere per sollecitare il rispolvero del protocollo del 2002. Anzi, è stato proprio il nostro bombardamento epistolare a costringere la società autostrada a sputare il rospo: i padroni del vapore avevano già deciso di accontentare la grande e ben rappresentata, politicamente intendo dire, Santa Maria Capua Vetere». Mai così pungente il sindaco di Calvi Risorta, Giacomo Zacchia, nei confronti della Società Autostrade e verso la Regione. Con una critica politica rigorosamente in retrospettiva che però non perde di spessore. Il fatto è che messo il protocollo di nuovo nel cassetto è slittato a data da destinarsi la realizzazione di progetto di uscita pedonale dall'autostrada del Sole che doveva dare la possibilità ai turisti di passaggio di raggiungere l'antica Cales e il nascente Parco archeologico. Una bastonata tremenda per Calvi, ma anche per le prerogative turistiche di Teano e di tutte le realtà del circondario degne d'attenzione e prodighe di monumenti e siti archeologici. E adesso? Adesso è in atto una corsa alla ricerca di colpe e responsabilità che però Zacchia rispedisce all'ente superiore e alla burocrazia. Mentre si assiste ad una disperata battaglia, sempre politica, affinché l'Autostrada non rinneghi per sempre gli impegni del 2002 non solo con Calvi, ma con il territorio dell'alto casertano. «La cosa non è facile - soggiunge Zacchia - ognuno fa a scaricabarile e paghiamo il fio d'essere un comune piccolo. A nostro vantaggio c'è il fatto che siamo molto rappresentativi, nel senso che Teano e Calvi costituiscono uno scrigno di tesori, bellezze, segni e simboli della storia che davvero pochi altri possono vantare. Ecco, questo avrebbe dovuto convincere la società che però fa sapere, a ben leggere la nota dello scorso 14 dicembre che ha fatto caso alle mie lettere di sollecito in ritardo e ”allo stato attuale il progetto per Cales non è nei piani aziendali”. Ciò non vuol dire che non possa esserlo oltre il 2008. Staremo a vedere». Il Progetto Cales prevedeva la realizzazione delle corsie di emergenza e delle corsie di accelerazione e decelerazione per l'omonima area di parcheggio, oggetto del Programma Integrato Territoriale della Regione Campania «Antica Capua».  (Fonte: IL MATTINO)

10/01/2008 REPERTI IN LUCE NELL'AREA DI COSTRUZIONE DELL'IKEA DI MERCATO SAN SEVERINO (SA)

Il tanto atteso insediamento dell'Ikea, che dovrebbe comportare l'assunzione di ben trecento dipendenti, potrebbe incontrare qualche problema o ritardo, dovuti all'ipotizzata presenza di un'antica strada di collegamento di un insediamento storico. L'area in questione, è quella in cui dovrebbero sorgere i piloni necessari alla realizzazione del ponte che consentirà l'accesso delle auto dei clienti al megastore Ikea. Si tratta di una zona in cui la Soprintendenza ai Beni archeologici di Salerno ed Avellino, già pochi anni fa, ipotizzò la presenza di un antico asse viario. Del resto, pochi anni fa, furono rinvenuti i primi reperti nel lotto di un imprenditore, situato all'interno del «Pip» - Piano di insediamento produttivo - e furono subito considerati di buon valore artistico, tanto che furono interessati da un programma di conservazione e recupero. Secondo le ipotesi di alcuni esperti di storia locale, la stessa strada che costeggia i lotti forse si trova anche sotto il raccordo autostradale. Un tracciato che si interrompe di fronte al raccordo, ma che potrebbe continuare nell'area in cui dovrebbe insediarsi proprio l'Ikea. Secondo la dottoressa Cinquantaquattro della Soprintendenza è ancora troppo presto per fare ipotesi. La Soprintendenza dovra effettuare i sondaggi ed è prematuro ipotizzare l’importanza dei ritrovamenti. Per Massimo Del Regno e Gino Noia, due esperti di storia locale, «Potrebbe trattarsi di una strada di collegamento che risalirebbe all'epoca romana. Dunque, probabilmente, contemporanea alla villa romana, situata sotto la chiesa di Sant'Agnese della frazione Sava, utilizzata soprattutto per i traffici commerciali del tempo». Non lontano dalla zona in questione, sempre all'interno del «Pip», furono ritrovati delle mura che delimitavano, forse, abitazioni o altri stabili. Inoltre, furono già rinvenuti un forno a pianta quadrata e del terreno di color rosso, testimonianza probabile che in quella zona venivano eseguiti lavori in ferro o fusioni di metallo. L'ipotizzato ritrovamento di tracce di insediamento umano nell'area, pone di fronte due importanti questioni: la necessità di recuperare antiche testimonianze di tracce di civiltà umana, e quella di consentire l'insediamento di un megastore per il quale l'Ikea sta investendo importanti fondi, e dal quale si attende una risposta forte alla disoccupazione della Valle dell'Irno.  (Fonte: IL MATTINO)

08/01/2008 DALLA SCUOLA UN PROGETTO DI RECUPERO PER IL RIONE TOPPOLO DI SOLOFRA (AV), ESEMPIO DI ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE

L’istituto per geometri «Oscar D'Agostino» si occuperà di rione Toppolo. L’antico casale della concia, centro nevralgico dell’economia solofrana del ’500, retrostante il centro urbano è stato oggetto di numerosi sopralluoghi. L'area, accreditata come sito di archeologia industriale, potrebbe essere recuperata con un progetto redatto proprio dagli alunni dell’istituto avellinese. La decisione di interessarsi del sito è stata presa per il legame che esiste tra la comunità di Solofra ed il preside dell’Itg, Paolino Marotta, per anni direttore didattico della cittadina irpina. Sono stati già effettuati rilievi plano-volumetrici e studi architettonici di alcune strutture industriali. «Col progetto scuole aperte - spiega il preside del ”D'Agostino”, Paolino Marotta - stiamo cercando di capire la destinazione d'uso della località ed i problemi tecnici di messa in sicurezza. Occorre prima di tutto stabilire quali possono essere i possibili riutilizzi degli opifici. A Torino, per esempio, l’area dei vecchi opifici è diventata polo di attrazione col recupero degli stabilimenti diventati luoghi di funzione culturale pubblica». L'agglomerato storico degli opifici dismessi vive da anni in uno stato di totale abbandono e degrado. Per evitare situazioni di ulteriore deterioramento e per porre rimedio allo stato in cui versa la località è in vigore una recente ordinanza emessa dal sindaco Antonio Guarino che prevede la bonifica da parte dei proprietari. «Le strutture - sottolinea il preside Marotta - non devono essere considerate dei ruderi. Esse rappresentano un'epoca storica della città di Solofra per cui vanno recuperate. Come Istituto per geometri, attraverso il progetto ”Scuole aperte”, della Regione Campania, abbiamo mirato a progettare uno studio tecnico per evitare l'abbattimento del sito industriale. In un prossimo convegno contiamo di rendere pubblico il progetto».  (Fonte: IL MATTINO)

08/01/2008 PARTONO GLI INTERVENTI PER L'ANTICA ABELLINUM AD ATRIPALDA (AV)

Rinascita Antica Abellinum, appaltato il primo lotto dei lavori. Nuova riunione organizzativa a Palazzo di città tra sindaco, giunta e dirigenti della Soprintendenza guidati dalla dottoressa Fariello. Nell'incontro il progettista, architetto Sessa, ha illustrato all’amministrazione comunale i dettagli del primo lotto d’intervento, ammontante a circa 2 milioni di euro. L'intervento, curato dalla Soprintendenza, ha ottenuto un finanziamento regionale di 4 milioni di euro. Tre le aree che saranno interessate in questa prima fase: il Parco Abellinum, i reperti di piazza Garibaldi e l'anfiteatro di via Appia. »Appaltati i lavori - illustra l'assessore Luigi Adamo, delegato al Parco archeologico - a breve prenderanno il via i lavori. Si partirà dall'antica Abellinum dove riprenderanno le operazioni di scavo. Saranno ristrutturati il vecchio casolare e recuperata l'ex casa del custode della scuola elementare di rampa S. Pasquale che diventerà così porta d'ingresso agli scavi archeologici, Punto informativo per i turisti, biglietteria e negozio per la vendita di gadget e brochure sul sito archeologico». Nel sito di piazza Garibaldi, in pieno centro storico invece si procederà alla ripulitura della necropoli romana con la copertura delle tombe e la realizzazione di un muro di cinta dell'area. Sarà riqualificato anche vicolo San Giovanniello. In via Appia infine, saranno riportate alla luce tracce di un antichissimo anfiteatro romano.  (Fonte: IL MATTINO)

07/01/2008 IN PROGETTO UN MUSEO DEI SANNITI A MONTESARCHIO (BN)

Tante abitazioni con vecchi tetti, un paese di altri tempi. Sullo sfondo non c'è però, la capanna col bambinello ma, la torre ed il castello. Potrebbe sembrare la descrizione di una immagine da cartolina o, un presepe in tempi moderni. Invece,è solo il centro storico di Montesarchio. Quella parte della città vecchia che sta tornando a rivivere. Tanti progetti, culminati con la definitiva e recente ufficializzazione di centro storico di particolare pregio da parte della Regione Campania. Un titolo che permetterà agli amministratori di poter accedere anche a diversi finanziamenti per le opere ed iniziative programmate nei cinque borghi dell'antica Montesarchio. Dopo l'avvio di più opere pubbliche e di infrastrutturazioni e, la progettazione per realizzare ascensori e scale mobili per raggiungere dal parco archeologico o, dal centro del paese, il museo che ha sede nel castello, con tappe intermedie, è in arrivo un nuovo «progetto immateriale». Un museo interattivo racconterà, durante il tragitto in ascensore, la storia di Montesarchio e dei Sanniti. Anche a questo sta lavorando il governo di Antonio Izzo, il sindaco che dal 2003 sta profondendo tutte le energie per il rilancio di uno dei centri storici «che - dice - conserva realmente la storia non solo di un popolo ma, con orgoglio, possiamo dire, di una nazione essendo stato imprigionato nella torre anche Carlo Poerio, uno dei massimi esponenti del patriottismo, che insieme ad altri contribuì col proprio sacrificio alla nascita della nostra libera nazione». Per gli attuali inquilini di palazzo San Francesco, «dopo tanti proclami degli anni scorsi questo governo ha avviato un programma concreto di valorizzazione». Dopo una prima fase in cui sono state avviate tutte le programmazioni consentite per l'accesso ai finanziamenti pubblici, definiti ed approntati i progetti di recupero e valorizzazione delle infrastrutture sono stati avviati i progetti immateriali. «È nostra intenzione - dice Giuseppe Cecere, assessore all'Urbanistica - promuovere la realizzazione di un museo interattivo con le tematiche dei Sanniti e della storia di Montesarchio da localizzare nelle strutture del sistema di mobilità rapida che collega la parte bassa al museo. È necessario riempire con elementi moderni ed innovativi un contenitore naturale quale quello del centro storico. In quest'ottica il sistema di mobilità rapida con i suoi collegamenti orizzontali e verticali, oltre ad offrire un percorso articolato e moderno, rappresenta l'elemento di unione tra il parco archeologico ed il museo nonché il connubio tra antico e moderno. Il visitatore sarà attratto da nuove tecniche espositive ed interattive che lo accompagnano nella visita al centro storico». (Fonte: IL MATTINO)

06/01/2008 AL MUSEO DI BOSCOREALE (NA) UN VIDEO RICOSTRUISCE LA REALTA' QUOTIDIANA DI VILLA REGINA IN EPOCA ROMANA

Gli archeologi che scavarono in quel complesso, scoperto per puro caso alla periferia sud di Boscoreale e distante poco più di mille metri dalle mura di Pompei, trovarono solo lo scheletro di un maschio adulto e quello di un maialino: entrambi erano rimasti uccisi e sigillati dalla cenere e dal lapillo espulso dal Vesuvio nel 79 dopo Cristo. L’edificio, che fu salvato dal diventare fondazione di un fabbricato per abitazioni popolari in seguito al tempestivo intervento di appassionati d’archeologia del territorio che avvisarono la Soprintendenza, venne poi riconosciuto come una fattoria del suburbio pompeiano con spiccate caratteristiche vocate alla produzione vitivinicola. Metodi, tecnologie e quant’altro di importante per comprendere come fosse organizzata la vita in un piccolo podere - azienda di epoca romana sono stati riprodotti in realtà virtuale dalla Infobyte Multimedia su indicazioni della Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Campania, che ha tenuto conto delle iniziative e delle potenzialità dei soggetti istituzionali impegnati sul territorio, dal comune di Boscoreale alle Soprintendenze, all’Ente Parco del Vesuvio. L’area di Villa Regina, difatti, con l’Antiquarium realizzato proprio accanto alla fattoria romana, ben si presta, secondo gli studi di settore, ad una concreta valorizzazione del suo patrimonio storico - culturale. Tanto più che l’insediamento di epoca romana, unico tra i tanti a essere stato del tutto restaurato e quindi visitabile, si trova a poca distanza da altre evidenze archeologiche certamente più famose e conosciute come la villa del Tesoro detta anche «della Pisanella», oppure quella intitolata a Popidio Floro. Senza contare le altre, vicinissime e ancora sotterrate, che sono state ritrovate negli ultimi anni seguendo e intercettando gli scavi clandestini. Il filmato, costituito da quattro documenti («Villa Regina»; «Storia della viticoltura»; «Consumo del vino» e «Produzione e commercio del vino») dura complessivamente venti minuti, verrà inserito nel percorso dell’Antiquarium e consentirà al visitatore di comprendere come si svolgeva la vita quotidiana nell’azienda agricola, duemila anni fa. Partendo dall’architettura della fattoria, in cui si rinvennero un ambiente destinato alla lavorazione dell’uva, diviso in due settori: il pigiatoio, per schiacciare i grappoli, e l’area del torchio; passando per i pozzetti usati per il montaggio e la manutenzione del torchio, per giungere al cortile interno, in terra battuta, che ospita diciotto contenitori di terracotta, (i «dolia»), interrati e usati per la conservazione del vino. Le giare, della capacità totale pari circa diecimila litri, venivano riempite con il mosto e, trascorso il periodo della fermentazione, erano chiuse con doppio coperchio e sigillate con pozzolana e fango, per almeno un anno. Alla produzione del vino, poi, erano legate cerimonie e feste ufficiali come le «Vinalia urbana» o «Priora», il 23 aprile, data in cui si spillava il primo vino; le «Vinalia rustica», il 19 agosto, giorno in cui si dedicava un grappolo maturo a Giove e gli si domandava abbondanza di raccolto e l’11 ottobre, giorno del «Meditrinalia», allorché si offriva il vino «novello». Il filmato virtuale, messo a punto con la consulenza della Soprintendenza archeologica di Pompei, è progettato in modo da poter essere, in futuro, aggiornato e integrato con altre informazioni in maniera da offrire al visitatore la possibilità di approfondire l'argomento collegandosi a biblioteche multimediali o a banche dati messe in rete. (Fonte: IL MATTINO)

06/01/2008 PANNELLATURA DIDATTICA AL VILLAGGIO PREISTORICO DI NOLA (NA)

Vedi la notizia con foto nello speciale NOLA.

06/01/2008 ANCORA DEGRADO SULLA PASSEGGIATA ARCHEOLOGICA DI CASTELLAMMARE DI STABIA (NA)

«Una strada in perfetto stato di degrado come le antiche ville romane di Stabia». La denuncia, che riguarda via Passeggiata archeologica, è di Pippo d'Angelo, storico della città delle acque. L'esperto d'arte è amareggiato per lo stato di degrado e abbandono nel quale versa, da sempre, la strada della collina di Varano, che porta ai resti delle ville gentilizie. Rifiuti, alberi pericolanti ed erbacce ad altezza uomo, il biglietto da visita degli scavi stabiesi, lasciano molto poco all'immaginazione degli sparuti turisti di passaggio del territorio cittadino, a detta dell'esperto di antichità. «La mia è una provocazione che purtroppo rispecchia la realtà del nostro patrimonio dimenticato - ha raccontato d'Angelo - a Varano bisognerebbe cominciare da zero. Riprendere gli scavi, fermi alla ferrea determinazione ed allo slancio passionale del preside Libero d'Orsi - ha aggiunto lo storico - e liberare la zona da quelle cose che nulla hanno a che vedere con il turismo come l'autolavaggio e lo scasso a pochi metri dagli scavi». Non dissimile il parere di Antonio Sicignano, presidente del circolo della libertà, che invece trova paradossale che le mostre estere dei reperti stabiani abbiano successo, non ultima quella nelle sale dell'Hermitage a San Pietroburgo, mentre sul territorio nulla si muove per il rilancio e il recupero dell'area archeologica. «Da una parte, non si può che rimanere soddisfatti del fatto che in tutta Europa siano apprezzati non poco i tesori di Stabia - ha commentato il portavoce del centrodestra - dall'altra, invece non si può che rimanere rammaricati perché non risulta che nella nostra città, tali reperti riscontrino un tale successo. Io credo che neanche nel 79 d.C - ha concluso Sicignano- la strada era così disastrata fra buche ed alberi a rischio caduta, che in alcuni casi impediscono il passaggio delle macchine nella carreggiata». Frena la polemica l'assessore all'Ambiente di palazzo Farnese, Raffaele Longobardi, che parla di progetti a breve e lungo termine. «Per il 2008 sono previsti una serie di interventi di scerbatura e risistemazione della strada di Varano, come ben sa anche il collega ai Lavori pubblici, l'assessore Cuomo - ha precisato l'assessore al verde di piazza Giovanni XXIII - questa amministrazione ha sempre puntato al recupero ed alla valorizzazione del patrimonio artistico e storico, uno dei tanti esempi i lavori di restauro della Reggia di Quisisana in via di ultimazione». (Fonte: IL MATTINO)

06/01/2008 FINANZIATO IL RECUPERO DEI SENTIERI ARCHEOLOGICI AL CASTELLO DI MERCATO SAN SEVERINO (SA)

Nell'ambito del Por Campania 2000-2006 - misura 4.20-Azione "A", è stato concesso un finanziamento di euro 129.001,99 al comune di Mercato San Severino, per il progetto di recupero dei sentieri di accesso all'area archeologica del parco regionale dei Sanseverino. La concessione, nel rispetto dei regolamenti comunitari, è stata erogata con impegno del settore attività produttive e politiche comunitarie della Provincia di Salerno. L'intervento, il cui progetto è stato redatto dall'ingegnere Alessandro Scovotto, esperto in progettazioni naturalistiche e dirigente del Wwf, costituisce un ulteriore tassello nell'incessante lavoro di recupero e di riqualificazione del sito archeologico. «L'intervento - dichiara il progettista, Alessandro Scovotto - consiste nel recupero dei sentieri esistenti che permettono di migliorare la fruizione delle risorse paesaggistiche, ambientali, naturalistiche e storico-archeologiche presenti e di valorizzare le tipicità del sito». É prevista, nel contesto del progetto, l'installazione di segnaletica naturalistica e paesaggistica, nonché l'allestimento di punti di sosta attrezzati. «Questo ulteriore intervento - dichiara il vicesindaco di San Severino, Giovanni Romano - è il segno tangibile dell'attenzione costante che l'amministrazione comunale ha rivolto e continua a rivolgere alla valorizzazione del nostro parco archeologico. Ancora una volta è stata premiata la capacità progettuale del comune con il reperimento di altre risorse finanziarie». Gli scavi nel maniero medievale, hanno portato alla luce i resti di trecento abitazioni, attrezzi da lavoro, monete, frecce, cisterne d'acqua. (Fonte: IL MATTINO)

05/01/2008 ARCHEOLOGIA IN ROVINA. IN PRINCIPIO FU IL VESUVIO. POI L'ITALIA DISTRUSSE POMPEI ED ERCOLANO

La politica italiana è malata di retorica. Destra e sinistra danno il peggio di sé soprattutto quando tirano in ballo i Beni culturali e il patrimonio artistico. Dobbiamo tutelarli, dicono. E va bene. Sono il nostro orgoglio. E va bene. Sono la testimonianza del nostro genio. E va bene. Ce li invidiano in tutto il mondo. E va bene. Sono la nostra ricchezza. E qui va un po' meno bene, come vedremo con un esempio scelto fra mille: i siti archeologici di Pompei ed Ercolano.
C'è da chiedersi: ma i nostri onorevoli rappresentanti cosa intendono esattamente per "Bene culturale"? La questione non è scontata. La risposta forse è questa: dicesi "Bene culturale" tutto ciò che può essere inaugurato dal ministro in carica a scopo propagandistico.
Il resto non merita neanche cinque minuti di tempo, figuriamoci dei soldi. Quindi biblioteche, archivi, musei e scavi vadano pure a farsi maledire. Quando c'è da tagliare, la forbice cade sempre lì. Alla cultura va lo 0,29 per cento delle risorse statali (cifra appena sufficiente per la gestione ordinaria). Dal 2000 al 2007 gli investimenti sono calati dei 45 per cento. Non c'è male per un settore centrale, come lo ha definito il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo discorso di fine anno.
"Qui si tira a campare" potrebbe essere l'ipotetico motto dell'Italia. Riforme, sistema elettorale, conflitto d'interessi, magistratura, problemi assortiti e vari: i cambiamenti sono da sempre imminenti. Ma non arrivano mai. Un ritocco qua e là. E si va avanti come si riesce, fino a quando si riesce, contando sul rinomato genio italico.
Per questo parlare di scempio o sfacelo dei Beni culturali sarebbe esagerato. Le rovine vanno in rovina con la massima calma, tra uno sigaretta e una tazza di caffè, nella sciatteria generale.
In questi giorni sono arrivato a Pompei convinto di dover affrontare una lunga attesa davanti alla biglietteria. In fondo le scuole sono chiuse, molta gente è ancora in vacanza. E questo è uno dei più grandi siti archeologici del mondo. Invece non c'è quasi nessuno, a parte un nugolo di guide. Molte senza apposito cartellino, dunque non autorizzate. Assaltano il turista con la discrezione di uno spacciatore nel centro di Amsterdam: «Guida, speak english, guida, guida». Entro e poco dopo inizio un lento vagare per le strade della cittadina romana. Speranzoso mi dirigo verso i monumenti più noti ma almeno nella metà dei casi mi attende una delusione, sotto forma di cartello stradale (divieto d'accesso) o di catenaccio alla porta.
In giro non c'è traccia del personale. Quando finalmente incontro i custodi, che stanno allegramente chiacchierando, chiedo come mai siano così in pochi: «Con tutte le telecamere che abbiamo, teniamo sotto controllo la situazione senza difficoltà». Sarà. In effetti Pompei non si presenta male. È pulita. Silenziosa. Il clima cupo e gelido le dona ulteriore fascino. Ma c'è poco da fare i romantici. Perché piano piano monta una solenne incazzatura. Indicazioni lacunose, per non dire inesistenti, costringono i turisti a giri senza capo né coda che terminano troppo spesso di fronte a un cancello invalicabile.
Il prosciutto fosforescente
È surreale. Poiché non siamo tantissimi ad aver comprato il biglietto, dopo qualche ora le facce degli altri randagi senza meta iniziano a essermi famigliari. Mi "coalizzo" momentaneamente con una coppia di Verona alla disperata ricerca della famosa Casa del Fauno. Nervosismo alle stelle.
La moglie viene zittita ogni volta che apre bocca: «Cerca di essere più precisa, non siamo in Vicolo di Mercurio ma in Via di Mercurio», fa lui. E ribadisce: «Per forza mi sono perso, non mi aiuti». Lei azzarda: «Perché non andiamo a vedere gli affreschi porno?». Lui la fulmina con uno sguardo carico d'odio. Ormai è chiaro, l'uomo preferirebbe essere in ufficio a lavorare.
Io intervengo: «Bisogna trovare un custode e chiedergli se è così gentile da aprirli per noi». Che è una maniera gentile di dire: ma cosa ti sei messa in testa, pazza, prima di incontrare un custode sarà già calato il sole. Dopo aver trovato il Fauno, ho bisogno di relax. Saluto i miei nuovi amici e vado al bar dove spendo 8 euro per una lattina di Coca e un panino con una fetta - una di prosciutto cotto, che brilla nell'incipiente oscurità causa alto tasso di polifosfati.
Vietato scattare, ma partono i flash
Poi vado a vedere il Lupanare, luogo rilassante per eccellenza fin dall'antichità. Bingo! È aperto. Fuori c'è un'avvertenza: vietato fotografare col flash per non deteriorare scritte e affreschi. Dentro è un flash continuo, gli scatti sembrano luci stroboscopiche di una discoteca. Penso: beh, adesso arrivano i custodi che avranno seguito la scena con le loro potenti telecamere. Invece non arriva nessuno.
Ma queste sono minuzie, dettagli. Pompei sconta la nostra innata incapacità di sfruttare il patrimonio artistico di cui disponiamo senza merito alcuno. All'estero i musei sono studiati per far passare un'intera giornata di divertimento ai visitatori, lieti di spendere e spandere. Ristoranti ottimi per tutte le tasche, negozi a tema capaci di accontentare il collezionista e il dilettante, l'adulto e il bambino.
Poi c'è il contorno, di solito un insieme di iniziative per rendere appetibile la visita anche a chi c'è già stato. Qui a Pompei non c'è nulla. Anche volendo mettere mano al portafoglio, è impossibile trovare qualcosa da acquistare. Abbiamo già detto del bar terrificante. Nella libreria si fatica a individuare un volume fotografico degno di essere sfogliato.
L'idea di quest'anno sarebbe un percorso per far vivere ai bambini una giornata da antico romano. È pubblicizzata in tutte le strade dei sito archeologico. Vado alla sede principale. È chiusa. Davanti al portone ci sono alcuni genitori inferociti con marmocchi delusi al seguito.
A proposito, se al marmocchio scappa forte la pipì sono guai: infatti nell'area ci sono sei bagni in tutto. Non rimane che infrattarsi in qualche angolo remoto sperando di non essere spiati dalle potenti telecamere dei custodi (si fa per dire).
Se Pompei non ride, Ercolano piange. La scena si ripete: molti, troppi edifici chiusi. Oltre il danno, la beffa. Sulle porte sprangate fanno capolino i termini degli appalti per la ristrutturazione. Apprendiamo così che quasi nel cento per cento dei casi i lavori avrebbero dovuto essere già terminati da un pezzo (marzo 2006 la scadenza più vicina a oggi). A Ercolano c'è un bagno solo. Quindi la gente si arrangia come può.
E nelle antiche costruzioni più lontane dalla strada non è raro sentire un acre odore di urina. O imbattersi in fazzolettini dal contenuto sospetto. Anche il bar è chiuso. Per bere è necessario uscire e rientrare dall'area.
A Ercolano vanno di moda iscrizioni e graffiti. Moderni, però. Niente a che vedere con l'antico Impero romano.
I graffiti contemporanei
Le scolaresche hanno imbrattato le stanze più nascoste con soavi inviti alle compagne di classe un po' bigotte e dichiarazioni d'amore. Che anche i custodi di Ercolano si affidino alle potenti telecamere di Pompei? Le somme le lasciamo tirare alla banca d'investimenti americana Merril Lynch: gli scavi di Pompei producono un indotto pari al 5 per cento dell'effettivo potenziale.
Ogni anno arrivano due milioni e mezzo di turisti, come alle Piramidi di Giza (la battuta è rubata a Luca Di Bella di "Storia in Rete", autore di un articolo piuttosto documentato sullo stato dei siti!
Interrogazioni da ridere.
Eppure i posti letto disponibili sono poche migliaia distribuiti in poco più di 20 alberghi.
Non che aprirne uno sia facile: i vincoli sono spietati con chi intende rispettarli nella zona. Chi invece se ne frega dell'autorizzazione per così dire può agire indisturbato: in Comune sono depositate 4200 richieste di condono e 900 denunce per abuso edilizio.
L'incasso medio giornaliero è all’incirca di 55 mila euro (5 mila ingressi a 11 euro l'uno). Più o meno 20 milioni di euro all'anno. II lavoro non dovrebbe mancare. Invece, nella zona, la disoccupazione viaggia oltre il 20 per cento. Cifra a cui andrebbe sottratto il sommerso, in realtà così emerso da notarsi a ogni angolo di strada; non .solo i soliti parcheggiatori ma anche guide, ristoratori e baristi (che ti chiedono 50 centesimi per usufruire delia toilette). Il 16 ottobre 2007 la trasmissione Exit, condotta su La7 da Ilaria D'Amico, ha sollevato un polverone con un ottimo reportage.
Milioni di euro che nessuno usa
L'inviata Lisa Iotti ha fatto vedere il modo migliore per visitare Pompei: allungare qualche mancia per farsi aprire quel 70 per cento degli scavi negato a chi si "limita" a pagare l'ingresso. Ne è uscita una interrogazione parlamentare che ha qualcosa di tragicomico.
Dagli Atti parlamentari dello scorso 15 dicembre apprendiamo una notizia che ha dell'incredibile: «Attualmente, nelle casse della Sovrintendenza di Pompei risultano non impegnati e quindi non destinati a nessun intervento 52 milioni di euro, il corrispettivo di circa due anni di biglietteria».
Cosa se ne fanno? Li tengono sul conto corrente, come fosse la paghetta del papà. I soldi rischiano «di essere riassorbiti nel bilancio dello Stato come fondi non utilizzati», si legge ancora. Fin qui la tragedia. Adesso arriva il comico. Questa infatti non è una stranezza. È la normalità.
L'ex ministro dei Beni culturali Rocco Buttiglione, qualche tempo fa, aveva addirittura prelevato da quei fondo una discreta somma (30 milioni di euro) e l'aveva destinata ad altri interventi urgenti. (Forse non tutti, qualcuno maligna in Parlamento).
Fatto sta che risorse preziose vengono come al solito sciupate. Le rovine vadano pure in rovina. E che sia l'uomo italiano, con il suo impareggiabile genio, a completare l'opera di distinzione iniziata dal Vesuvio nel 79 dopo Cristo.
L’INTERROGAZIONE
Un'accurata inchiesta della trasmissione "Exit" di La7r condotta da Lisa lotti, ha mostrato come basti allungare una mancia alle guide per visitare il 70 per cento dei siti, normalmente interdetti ai visitatori. In seguito al reportage, è stata presentata una interrogazione parlamentare sulla situazione di Pompei. Gli atti del 15 dicembre hanno segnalato che, nelle casse della Sovrintendenza di Pompei, risultano non impegnati e quindi non destinati ad alcun intervento 52 milioni di euro, il corrispettivo di circa due anni di biglietteria. L'ex ministro dei Beni Culturali Rocco Buttiglione prelevò 30 milioni da quei fondi per destinarli ad interventi "più urgenti"
LE CIFRE
Dall'inchiesta di Exit è emerso che le regole per l'edilizia vengono rispettate da pochi: in Comune a Pompei sono depositate 4200 richieste di condono e 900 denunce per abuso edilizio. L'incasso medio giornaliero dei siti è all'incirca di 55 mila euro (5 mila ingressi a 11 euro l'uno). Più o meno 20 milioni di euro all'anno. Nella zona, nonostante la possibilità di lavoro, si registra una disoccupazione di oltre il 20 per cento. La banca d'investimenti americana Merril Lynch ha stimato che gli scavi di Pompei producono un indotto pari al 5 per cento dell'effettivo potenziale
I FONDI
I fondi assegnati al Ministero dei Beni Culturali sono scesi (dal 2002 al 2007) dallo 0,35% allo 0,29% del bilancio statale.

(Fonte: Alessandro Gnocchi su LIBERO)

04/01/2008 SALVO IL TESORO DI MONTEOLIVETO A NAPOLI

«Se avessimo tardato ancora solo pochi mesi, molti e importanti particolari di quelle tarsie così speciali conservate sulle pareti della Sacrestia del complesso monastico di Sant’Anna dei Lombardi, a Monteoliveto, sarebbero andati irrimediabilmente perduti». Flavia Petrelli, storica dell’arte della Soprintendenza ai Beni artistici, storici e architettonici di Napoli, non nasconde la soddisfazione per aver salvato quelle opere così caratteristiche, realizzate nel primo decennio del XVI secolo da Fra’ Giovanni da Verona. Tra buchi e spaccature, le tarme le stavano letteralmente riducendo in polvere. Gli intarsi propongono straordinari effetti illusionistici, con vedute, prospettive, angoli caratteristici della città. Di più, in alcuni di essi si possono ammirare strumenti musicali, uccelli, animali e armadi aperti che rivelano oggetti tra i più vari: libri, candelabri, cesti con frutta. Insomma, un patrimonio culturale e artistico che ogni giorno che passava si trasformava in mucchietti di segatura. Le tarsie all’inizio vennero approntate per la Cappella di Tolosa (che conserva dipinti attribuiti al Pinturicchio e fu costruita da Giuliano da Majano su commissione del7 mercante spagnolo Paolo Tolosa). Poi, durante il Seicento, furono definitivamente sistemate nella sacrestia, considerata uno tra gli elementi di spicco dell’intero edificio. Il complesso, che fu la chiesa della nazione lombarda, dedicata a Sant’Anna, venne costruito sotto la direzione di Domenico Fontana nel 1582 (all’ingresso, sul lato destro, c’è il monumento funebre al celebre architetto), su un terreno di proprietà dei monaci olivetani, laddove c’erano già una cappella e un convento fondati nel 1411 da Gurello Origlia e dedicati alla Vergine di Monteoliveto Purificazione di Maria. Tra le altre opere si conservano pitture di Pedro Rubiales, Francesco Solimena, Andrea della Robbia e Giorgio Vasari («La Mansuetudine», nella sacrestia) con il quale collaborarono Raffaellino Del Colle e Stefano Veltroni. L’intervento che ha salvato gli intarsi non solo ha ripulito e consolidato i legni ma ha consentito una poderosa azione disinfestante. Insomma, per la chiesa di Sant’Anna, visti i numerosi problemi dell’edificio, la soprintendenza ha considerato opportuno chiudere il discorso «recuperi» almeno in un ambiente importante: la sacrestia, appunto. Anche perché gli affreschi del Vasari, ospitati nel locale e recuperati dopo il terremoto dell’’80, sono ancora in ottime condizioni. Dunque, restaurando i legni si sarebbe salvaguardato l’intero locale. Identico trattamento di restauro, difatti, è stato messo in opera anche per le 26 statue lignee che ornavano le nicchie ricavate tra i pannelli. Alte ciascuna 40 centimetri, di epoca tardo seicentesca, anche se hanno la dimensione dei bozzetti, Sono vere e proprie statue, a tutti gli effetti. Attribuite alla bottega di Gaetano Patalano - uno scultore e intagliatore di origine ischitana, attivo a Napoli e a Cadice, in Spagna, tra il 1675 e il 1700 - le statue presentano una fattura molto accurata, i santi raffigurati (ci sono anche due sante con vesti decorate a racemi), ciascuno diverso dall’altro. Sono opere che risultano raffinate e leggere; l’intaglio, minuto e calligrafico, evidenzia dei veri e propri virtuosismi, nell’infittirsi delle pieghe degli abiti, delle rughe e delle linee delle barbe. «Adesso sono di nuovo al loro posto - dice Petrelli - erano quasi trent’anni che per ragioni di sicurezza stavano in deposito. Alla città è stata restituita un’altra parte del suo immenso patrimonio artistico, storico e culturale». (Fonte: IL MATTINO)