16/12/2006 PARTE IL PROGETTO CALES (CE)

Parte ufficialmente il recupero e della valorizzazione del patrimonio storico ed archeologico dell’antica Cales. Assegnati ieri i 760 mila euro di fondi per il recupero e la sistemazione dell’area medioevale di Calvi Vecchia. L’inizio dei lavori è stimato dei lavori entro Gennaio 2007, il più importante progetto di recupero e valorizzazione del patrimonio storico ed archeologico dell’antica Cales. Dopo più di 20 anni di attesa, Nascerà il parco archeologico caleno: il primo parco «on the road» perché accomunato al programma della società Autostrade di realizzare l'uscita autostradale «Cales».

15/12/2006 AVANZA IL DEGRADO SULLA VILLA ROMANA DI PATERNO AD EBOLI (SA)

La villa romana in località Paterno è in perenne stato di abbandono. Rifiuti, erba alta: la testimonianza del passato è da mesi in condizioni di abbandono. È un pò l’emblema di un quartiere con strade sconnesse, erba alta ai marciapiedi, strade allagate con un pò di pioggia, una strada, quella di Fontanelle, con i lavori di rifacimento iniziati e poi interrossi. E su tutto spicca la testimonianza del passato nell’immondizia. L’amministrazione comunale aveva annunciat il taglio dell’erba, è avvenuto parzialmente sembra per le condizioni atmosferiche. Ma è da mesi che la villa romana è nell’abbandono. L'area è antichissima: necropoli durante l'età del ferro (IX-VIII sec. a.C.), complesso residenziale dal IV sec. a.C., gli scavi racchiudono anche un gruppo di tombe della prima età imperiale (I-II sec d.c.). Le rovine resistite allo scorrere dei secoli e giunte fino a noi, ora corrono il rischio di deteriorarsi per l'assenza di manutenzione e di interventi in grado di dar loro il lustro e l'attenzione che meritano. «La pioggia ha bloccato i lavori - dichiara l'assessore Lavorgna - li termineremo appena il tempo ce lo permetterà». L'intervento manutentivo si pone l'obiettivo minimo di liberare gli scavi dall'erba alta e dagli arbusti. «Il Comune sta effettuando la pulizia a sue spese, nonostante spetti alla Sovrintendenza farsene carico. Ma quest'ultima ci ha comunicato la mancanza di fondi per la manutenzione ed il recupero dell'area». Fino a pochi giorni fa, il sito era immerso in una fitta coltre di erbacce ed arbusti, che lo rendevano del tutto invisibile allo sguardo dei passanti. «Non potevamo più tollerare questo scempio - tuona Lavorgna - Abbiamo dunque chiesto alla Sovrintendenza il permesso di ripulire l'area, ma servirebbe molto di più di una ripulita». «In seguito agli scavi sarebbe dovuta sorgere una rete di servizi turistico-culturali collegata al sito - fa sapere l'assessore - ma l'assenza di finanziamenti ha bloccato un progetto già esistente». Lavorgna sottolinea l'urgenza di un recupero: «Oltre ad essere esposta alle intemperie, l'area era divenuta un covo per animali di ogni tipo. Siamo intervenuti anche sotto la sollecitazione dei residenti che hanno protestato per lo stato in cui versava il sito, posto peraltro accanto a numerose abitazioni. Come amministrazione siamo preoccupati per il futuro dell'area che senza adeguati interventi, rischia davvero di perdersi irrimediabilmente».

13/12/2006 ANCORA SCOPERTE AD ARIENZO (CE)

Sono due vasche parallele in tufo e un muro in pietra calcarea, perpendicolare alla piazza, ancora di incerta datazione, gli ultimi interessanti reperti emersi dallo scavo, ancora avvolto dal mistero, in corso da circa un mese nella piazza Lettieri di Arienzo che ha portato alla luce un muro in tufo e un tracciato viario probabilmente risalente al Quattrocento. Gli scavi procedono sotto il diretto controllo dell’archeologo Marco D’Onofrio, consulente esterno della Soprintendenza archeologica, che preferisce ancora non pronunciarsi, e sotto lo sguardo attento degli arienzani che disputano incessantemente sulla natura ancora incerta dei reperti. Al momento l’ipotesi più probabile sembrerebbe quella che individua nel muro in tufo, di imponenti proporzioni, l’antica cinta muraria della città, ricostruita nel Quattrocento dopo la distruzione della cinta originaria, risalente al Duecento. Rimangono invece misteriose, sia quanto a datazione sia per l’individuazione dell’uso, le due vasche emerse recentemente ed esterne alla presunta cinta muraria. C’è chi ipotizza che possano essere più antiche della cinta e chi, invece, superando velocemente secoli e ipotesi dotte, ritiene possa trattarsi semplicemente delle vecchie cisterne usate dal distributore di benzina presente su quel lato della piazza fino alla metà degli anni 90. Sicuramente antico, precedente forse il Quattrocento, è il muro in pietra calcarea che attraversa da est ad ovest la piazza, ma che sembra difficile da collocare quanto alla funzione. (FONTE: Il MATTINO)

13/12/2006 VANDALI IMBRATTANO REPERTO A GRUMO NEVANO

Per 1700 anni ha resistito all'incuria del tempo e degli uomini, adesso il basamento della statua di Celio Censorino, sistemato due giorni in piazza Pio XII, rischia di subire danni irreversibili. Ignoti, con una bomboletta spray, hanno scritto sul marmo consegnato alla città, insieme ad un'artistica fontana, dal sindaco Angelo Di Lorenzo, solo venerdì scorso. Il ceppo marmoreo che fungeva da piedistallo alla statua di Caio Celio Censorino, illustre cittadino di Atella, secondo gli storici console della Campania nel 326 d.C., sarebbe stato portato a Grumo, quando Atella venne distrutta dai normanni. Per anni è stato custodito in municipio, da venerdì scorso si trova nella piazza antistante la basilica di San Tammaro. Adesso è stato vandalizzato. «Era prevedibile che accadesse visto che non si è provveduto a difendere il basamento con una protezione» accusa An che ha pubblicato le foto dello scempio. «Non saranno simili episodi a scoraggiarci - dice il vicesindaco Pierino Salvato - continueremo nei nostri progetti, abbiamo puntato sul sociale, perché la battaglia che bisogna combattere e vincere è quella della cultura, ci stiamo dirigendo, con l'ambito 5, verso i centri polifunzionali. Obiettivo? Anche i ragazzi... dai 18 ai 27 anni!». (FONTE: Il MATTINO)

21/11/2006 ALLA LUCE RESTI ROMANI IN VIA MONTAGNA SPACCATA A PIANURA (NAPOLI)

Mura di epoca romana, gradini e una discreta quantità di monete, vasetti e parti di grandi anfore sono emersi nel corso dei lavori del cantiere che interessa la parte alta di via Montagna spaccata, proprio all’altezza della nuova chiesa del quartiere. Proprio la presenza di un’importante costruzione antica a ridosso della chiesa (probabilmente un edificio sacro di età imperiale) fa ritenere che l’intera area possa essere interessante per ritrovi archeologici. I lavori, avviati da settembre sono realizzati dal consorzio Copin per conto della Regione. L’area del ritrovamento, dopo il recupero dei reperti da parte della sovrintendenza, è stata rilevata e coperta con materiale in grado di preservare l’antica struttura. (FONTE: Il MATTINO)

20/11/2006 IL MURO ALLA LUCE FORSE LA CINTA MURARIA DI ARIENZO (CE)

E' un muro, sicuramente antico, ma ancora di incerta datazione, quello emerso dai controllatissimi scavi di piazza Lettieri ad Arienzo. Il muro, spesso un metro e trentacinque centimetri, inserito in quello che sembra essere un antico tracciato stradale, potrebbe essere la prima porzione emersa dell'antica cinta muraria di Arienzo, risalente, probabilmente, al XII secolo d. C., oppure al XV secolo se appartenente alla ricostruzione della cinta muraria, avvenuta dopo la distruzione della prima fortificazione, nel 1460. Lo scavo effettuato sino ad ora è ancora troppo superficiale, con un'area di saggio profonda ancora soltanto dieci metri, per potere azzardare ipotesi, ma la questione si pone fin da ora come controversa: dopo la distruzione della prima fortificazione, risalente al XII secolo, la riedificazione avvenne ex novo, oppure sui resti e sulle fondamenta della prima fortificazione? Se si accetta la prima ipotesi, il rudere emerso sarebbe indiscutibilmente del XV secolo, se verrà confermato trattarsi effettivamente dell'antica cinta muraria del paese; se si considera valida invece la seconda ipotesi, potrebbe trattarsi della più antica e originaria fortificazione sulle cui rovine venne poi riedificata la cinta muraria. Per secoli gli storici locali, anche illustri come il giurista-filosofo del settecento, Nicola Valletta, hanno dibattuto la questione, senza poterla dirimere in mancanza di rilievi sul campo, ma ora il momento sembra decisivo. "Potrebbe trattarsi, ma il condizionale è d'obbligo in questi casi, di una porzione del tracciato occidentale dell'antica cinta muraria di Arienzo - afferma l'archeologo Marco D'Onofrio, consulente esterno della Soprintendenza archeologica che da qualche giorno segue attentamente gli scavi - ma bisognerà scavare fino a scoprire la fondazione del muro prima di avere la possibilità di dare risposte scientifiche ai quesiti circa il tipo di reperto rinvenuto e la datazione. Per ora si continua a scavare e le ipotesi fantasiose non ci interessano: le ossa ritrovate diffusamente in tutto lo scavo, ad esempio, sono assolutamente ossa di animali che, insieme a materiale di risulta, era stato coperto dalla pavimentazione risalente alla seconda metà dell'ottocento."

09/11/2006 RIEMERGE UNA NECROPOLI ROMANA A VENTICANO (AV)

Sotto la nuova area industriale, quella in fase d’espansione alla periferia di Venticano, vi sarebbe un'area cimiteriale di epoca romana. La sorprendente scoperta è venuta alla luce durante i lavori di sbancamento e divisione del terreno in lotti eseguiti da un'impresa locale. Dai cumuli di terra argillosa, smossa dal movimento dei mezzi meccanici, è sbucata fuori una necropoli, quasi intatta, risalente al I o II secolo dopo Cristo. Si tratta d’una serie di tombe, dette alla «cappuccina» per la particolare forma triangolare del tetto che ricopre le urne funerarie. Un noto archeologo della zona, conoscitore e scopritore del patrimonio antico nascosto sotto le dorsali della valle del medio Calore, dopo aver effettuato un sopralluogo tecnico in contrada San Nicola ritiene che la necropoli appena individuata, circoscritta in quel punto esatto, sia comunque molto più estesa e che nei paraggi, com'era consuetudine ai tempi dei romani, possano esserci pure i resti di una villa patrizia. Se così fosse si tratterebbe di un'altra sensazionale e preziosa scoperta per l'archeologia irpina che va ad arricchire quelle già eseguite di recente a Taurasi e Montemiletto, e a confortare soprattutto gli studi e le mappature archeologiche per cui questo bacino viene indicato solitamente come una miniera inesauribile, tutta da esplorare. Il tesoro del trapassato sta riemergendo poco alla volta nel presente, e in circostanze quasi sempre casuali.

09/11/2006 RUDERI DAGLI SCAVI IN PIAZZA AD ARIENZO (CE)

Ancora un colpo di scena, ad Arienzo, per i lavori di restauro della piazza Lettieri, l’antica piazza del mercato, che attende da oltre un anno di rifarsi il look. I lavori sono ormai nuovamente bloccati da quando, alla fine della settimana scorsa, durante gli scavi, sono emerse delle pietre vive, squadrate, traccia forse di una pavimentazione antica della piazza, o forse ancora più antiche, resti di valore archeologico. Mentre la ditta appaltatrice dei lavori, i tecnici e l’amministrazione comunale organizzavano il da farsi, è misteriosamente partita, da Arienzo, una denunzia anonima alla Soprintendenza archeologica che ha immediatamente effettuato un primo sopralluogo in base al quale ha ritenuto di bloccare i lavori in attesa di ulteriori verifiche. Intanto, in attesa dell’archeologo, che arriverà lunedì prossimo e che effettuerà rilievi e studi approfonditi sugli ancora misteriosi reperti, le congetture in paese si moltiplicano. C’è chi assicura che tra le ormai famigerate pietre sono state anche trovate ossa e resti di vasellame, tanto da ipotizzare la presenza di una tomba romana o, data la vastità, addirittura di una necropoli e già pensa alla piazza trasformata in un sito di interesse incalcolabile. C’è chi sorride alle ipotesi fantasiose e tende a minimizzare, ritenendo possa trattarsi semplicemente di una pregressa pavimentazione della piazza, al massimo ottocentesca, e le ossa solo ossa di animali e il vasellame semplicemente detriti. Di sicuro c’è che i lavori sono nuovamente bloccati e, al momento, a tempo indeterminato. «La situazione può sembrare quasi comica - asserisce il sindaco di Arienzo Giuseppe Medici - e credo si possa asserire, parafrasando indegnamente Shakespeare, tanto rumore per nulla. Tuttavia attendiamo con fiducia l’arrivo dell’esperto, l’archeologo inviato dalla Soprintendenza archeologica, che arriverà lunedì per effettuare rilievi più approfonditi e probabilmente un prelievo di campioni».

09/11/2006 SPONSOR PER GLI SCAVI DI AECLANUM (AV)

L'archeologia va di... moda tanto che la nota maison che firma l'abbigliamento sportivo «Sergio Tacchini» ha investito circa centomila euro, per una campagna, non pubblicitaria, ma di scavi. Da qualche settimana infatti sono ripresi, grazie anche a questo lauto contributo, gli scavi presso l’area archeologica di Aeclanum. La Tacchini ha deciso di impegnarsi a favore di un settore, come quello della ricerca e della cultura, costretto solitamente ad arrangiarsi con i pochi spiccioli pubblici. «Le opere di scavo come questa di Aeclanum richiedono consistenti finanziamenti - spiega l'archeologo Piero Talamo, responsabile della Sovrintendenza di Avellino - per poter essere ultimate. La commistione pubblico-privato potrebbe rivelarsi molto proficua a questo fine, e speriamo che anche altre aziende possano seguire l'esempio della Sergio Tacchini». I lavori, ripresi pure in seguito ad un apposito contributo stanziato dall'Unione Europea, stanno interessando una vasta area pubblica all'ingresso del parco. Il livello dello scavo è giunto in una fase detta in gergo «disturbata» che non consente cioè di stabilire ancora con esattezza se dal sottosuolo di Aeclanum stia riemergendo un grosso edificio pubblico o un importante luogo di culto pagano. «Questa offerta della Sergio Tacchini è come una manna per la nostra opera - aggiunge Piero Talamo che ha bisogno di incentivi come questo per andare avanti, altrimenti gli scavi non vedranno mai la luce».

09/11/2006 DEVIATA LA STRADA CHE TAGLIA IL TEATRO ROMANO DI TEANO (CE)

Sarà deviata la strada che taglia a metà l’area degli scavi archeologici, consentendo così di riportare alla luce altre importanti strutture antiche, tra cui il porticato del teatro romano, l’ultimo tassello ancora mancante per la ricostruzione integrale della maestosa scena costituita da ben tre ordini di colonne e alta oltre 24 metri. Tutto questo grazie al provvedimento, affisso proprio in questi giorni all’albo pretorio del municipio, con cui l’amministrazione comunale di Teano dà, praticamente, il via libera alla pubblicazione della gara di appalto per la sistemazione, miglioramento e modifica della strada adiacente al Teatro Romano. L’importo a base d’asta dell’opera è di oltre 220 mila euro, fondi di provenienza regionale, mentre il progetto è stato redatto da un professionista del luogo. «Si tratta - spiega l’assessore all’Urbanistica e alle Politiche Sociali Gian Paolo D’Aiello - di un intervento non solo migliorativo del primo tratto dell’attuale percorso, ma anche modificativo del secondo tratto. Tale modifica è stata concordata con la Soprintendenza Archeologica per far sì che le aree più recentemente acquisite dalla stessa fossero inglobate nello spazio del Teatro Romano». In questo modo, il più importante monumento dell’antica Teanum Sidicinum potrà essere recuperato nella sua interezza, dotando la città anche di un importante attrattore turistico, di una sorta di passeggiata archeologica che servirà a valorizzare il patrimonio antico che sta ancora emergendo dagli scavi. Infatti, potrà essere riportato alla luce il porticato che si trova a tre metri di dislivello sotto l’orchestra del Teatro e che vi consentiva l’accesso attraverso delle rampe o delle scale. Queste, dal terrazzo del porticato, immettevano al terrazzo del Teatro e, quindi, a quello del tempio posto alla sommità del monumento. E all’inizio del prossimo anno riprenderanno i lavori, coordinati dal responsabile del locale ufficio archeologico Francesco Sirano, per la sistemazione di tutti gli elementi architettonici che facevano parte dell’imponente edificio scenico. Ritornando alla gara di appalto che sarà bandita nei prossimi giorni, l’assessore D’Aiello fa notare che i lavori prevedono anche il potenziamento dell’illuminazione pubblica, attualmente poco efficiente, e la realizzazione di una striscia verde per migliorarne opportunamente l’aspetto estetico di tutta l’area interessata ai lavori.

09/11/2006 PARTE IL RECUPERO DELL'ANTICA BEBIO A CIRCELLO (BN)

Creare le condizioni di base per migliorare l'attrattività del territorio con la finalità di favorire l'implementazione delle attività economiche connesse allo sviluppo rurale. È questo l'obiettivo che l'amministrazione comunale di Circello intende raggiungere con i lavori di recupero e restauro dell'invaso spaziale pubblico con annessa fontana da realizzarsi alla località Macchia. Un intervento finanziato attraverso i fondi derivanti dai PIR (Progetti Integrati Rurali) ”Terre dei Tratturi e della Transumanza” misura 4.12 - lettera e) il cui progetto esecutivo dell'importo complessivo di 354.000,00 euro, redatto dall'ufficio tecnico comunale, è stato approvato dalla giunta comunale. Esso è organizzato allo scopo di ripristinare un luogo di vitale importanza storica e della memoria di un paese, le cui persone hanno realizzato con tanti sacrifici e con convinzione, rifacendosi ad una necessità ideologica e per non dimenticare gli eventi catastrofici della prima guerra mondiale. Inoltre, tecnicamente è stato risolto in modo da avere massima durabilità nel tempo e restituire, attraverso i materiali, l'immagine originaria del luogo. Con questo progetto si vuole migliorare le condizioni di vita delle popolazioni rurali, contenere lo spopolamento delle aree rurali svantaggiate, promuovere il turismo ed accrescere l'attrattiva del territorio che rappresenta così un presupposto fondamentale per lo sviluppo del turismo rurale. Secondo quanto previsto dalle linee progettuali questo intervento si configura funzionale e subordinato all'implementazione di attività economiche per lo sviluppo del turismo, dell'agriturismo e dell'artigianato. Il recupero e la conservazione dell'invaso spaziale pubblico in località Macchia, che sarà realizzato senza per nulla alterare i caratteri distintivi della specificità dei luoghi, assume una importanza ancora maggiore perché esso ricade in una zona, dove, dagli inizi degli anni ottanta furono avviati i lavori degli scavi archeologici che portarono alla luce i resti della città di Bebbio (180 a.C.) ed ora in virtù di un progetto del Comune gli scavi dovranno proseguire. Nella stessa zona, l'edificio che una volta ospitava la scuola elementare di contrada Macchia presto diventerà un vero e proprio museo di archeologia in cui saranno sistemati ed esposti i reperti rinvenuti negli scavi archeologici. Questa località del Comune di Circello, nelle immediate vicinanze vi sono strutture ricettive, potrà rappresentare un sito di particolare interesse storico, artistico ed architettonico per il turista che sceglie di trascorrere un week end a Circello, così da visitare gli scavi, ma anche ammirare i reperti archeologici conservati nel museo ed apprezzare il recupero ed il restauro dell'invaso spaziale e della fontana. Un soggiorno nell'Alto Tammaro alla scoperta di un territorio che custodisce centri storici di epoca medioevale, borghi rurali, opere d'arte dell'artigianato locale, nonché una cucina tipica e numerose manifestazioni tradizionali.

02/11/2006 APPROVATO IL PARCO DI CALABRICITO DALLA GIUNTA COMUNALE DI ACERRA (NA)

La giunta di Acerra, presieduta dal sindaco Espedito Marletta, ha approvato, su proposta degli assessori Giovanni La Montagna (Urbanistica) e Angela Piscitelli (Marketing territoriale) una delibera riguardante l'istituzione del parco urbano Bosco di Calabricito. Il passaggio successivo riguarda la richiesta al Consiglio comunale di manifestare l'interesse alla realizzazione del parco. «Il nostro obiettivo è quello di valorizzare dal punto di vista urbanistico un'area ricca di storia dovuta non solo alla presenza dei reperti archeologici dell'antica città di Suessola, ma anche agli importanti siti di interesse naturalistico come i fusari e i vecchi mulini che costituiscono i segni concreti della Campania Felix nel territorio del nostro Comune», dichiara l'assessore La Montagna. «È tuttavia necessario - aggiunge l'assessore Piscitelli - promuovere interventi che puntino non solo a bonificare l'area, ma allo stesso tempo a riqualificare e valorizzare un bene così prezioso e d'interesse per l'intera comunità».

02/11/2006 SCOPERTE A TEANO (CE)

Dopo l'area del mercato della città antica, continuano le scoperte archeologiche nel territorio sidicino. Stavolta sono state effettuate durante i lavori di restauro, ancora in corso, di una torre medievale, risalente al tredicesimo secolo, lungo la cinta muraria tra viale Italia e le rampe dell'ospedale. Sono stati, infatti, rinvenuti nella parete esterna alcuni grossi blocchi architettonici di un monumento funerario di epoca romana, molto probabilmente risalente al I secolo dopo Cristo e proveniente dalla vicina necropoli di "Orto Ceraso". Inoltre, alla base della torretta è stata scoperta una cisterna di epoca medievale con un sistema di canalizzazione esterno che serviva a convogliare l'acqua piovana. A fornire queste notizie è stato, ieri mattina, l'architetto Alfredo Balasco, esperto della materia, tra i primi a prendere visione della nuova duplice scoperta, avvenuta casualmente durante i lavori eseguiti da una ditta specializzata nell'ambito del progetto "Ospitalità nei borghi", finanziato dalla Regione Campania su richiesta dell'amministrazione comunale guidata dal sindaco Raffaele Picierno. Ciò ha suscitato anche l'interesse di Maria Luisa Nava, responsabile della Soprintendenza Archeologica, che ha incaricato l'ufficio di Teano, diretto da Francesco Sirano, di seguire i lavori ed eseguire lo scavo della cisterna, in prossimità della quale sono state, inoltre, individuate arcate e cunicoli, alcuni dei quali forse facenti parte dell'antico acquedotto della città. "Questo conferma che c'è una Teano sotterranea ancora tutta da scoprire", sottolinea l'assessore all'urbanistica e alle politiche sociali Gian Paolo D'Aiello, che per conto dell'amministrazione comunale si sta occupando dell'intervento. "Oltre a restaurare la torretta e a realizzare alla base un'idonea pavimentazione -spiega D'Aiello- è prevista anche la realizzazione di una rotonda per canalizzare meglio il traffico e istituire i sensi unici in viale Italia e in viale Europa, attualmente a doppio senso". Nell'ambito dello stesso progetto finanziato dalla Regione sono previsti altri due interventi. Il primo consiste nella realizzazione di un giardino sopraelevato in borgo Sant'Antonio Abate, all'ingresso della città, nel punto in cui è stata scoperta una domus romana di età augustea; il secondo nel potenziamento della pubblica illuminazione e nella realizzazione di una striscia verde lungo le antiche mura, denominate "Muraglione", a ridosso del centro storico. Da segnalare, poi, la prossima gara di appalto per la valorizzazione dell'area dove è stato rinvenuto l'antico mercato della città, illustrato con l'ausilio di una suggestiva ricostruzione dallo stesso architetto Alfredo Balasco nel convegno sull'istituzione del Parco Archeologico di Teano.

21/10/2006 SMONTATA TOMBA ANTICA A SALERNO

Il «signorotto» di Oliva Torricella riprende il suo sonno millenario. La civiltà ha le sue ragioni, la vita continua e così, dopo il clamore suscitato dal ritrovamento della tomba alto preistorica, riprendono i lavori per l’impianto di illuminazione pubblica lungo la statale Fuorni-San Leonardo. Ieri il sepolcro è stato smontato ed i resti del nostro illustre antenato con l’annesso corredo funebre sono stati conservati nei depositi della soprintendenza archeologica pronti per essere studiati e documentati. «È stata una grande scoperta, miracolosa per come è avvenuta. Cercavamo disperatamente la necropoli del villaggio paleolitico rinvenuto cinque anni fa nell’area dove doveva sorgere Finmatica e la fortuna ci ha dato una mano - dice il soprintendente Giuliana Tocco Sciarelli - Abbiamo aggiunto ora un ulteriore tassello alla conoscenza della storia della città, ma è giusto che il progetto di urbanizzazione del Comune di Salerno vada avanti». Messe da parte le polemiche tra l’ente di tutela e l’amministrazione comunale sulla duplice necessità di salvaguardia dell’antico e l’evoluzione dell’esistente, ecco che si pongono le basi per una pacifica convivenza dei due interessi, facendo addirittura della cultura un volano per lo sviluppo, essenzialmente turistico, della città. Partendo proprio dalla «Pompei della preistoria», ovvero l’insediamento sorto nella zona orientale intorno al 2000 a. C. e distrutto, qualche secolo dopo, da un cataclisma. Giuliana Tocco ne è convinta e rilancia l’idea del «Museo della città», annunciato qualche tempo fa nel corso di un convegno del Rotary. Il progetto è già predisposto, deve essere semplicemente sottoposto al vaglio del Comune. Certo manca la sede e, ancor di più, i finanziamenti, ma l’idea è intrigante e soprattutto vincente. Già perchè, come spiega l’archeologa Maria Antonietta Iannelli, funzionaria responsabile di Salerno e Costiera, si tratta di mettere a confronto la città del futuro con quella del passato, mostrando contemporaneamente le opere pubbliche recenti con i ritrovamenti in sito. Un esempio? La cittadella giudiziaria di Chipperfield con il borgo longobardo, custodito da un «guerriero» con tanto di corazza e spada, o la Lungoirno con il cammino dei cacciatori del mesolitico, la cui presenza è stata attestata dalle numerose schegge di selce (per intenderci le armi usate nel periodo della pietra), o, ancora, la Metropolitana di Mercatello con il «vicus» marittimo databile all’età di Domiziano. «Ci sono delle emergenze straordinarie - continua la Iannelli - Basti pensare solo al corredo della “dama di Fontanelle”, messo in luce durante il cantiere dell’autostrada nei pressi di Montevetrano. Siamo in piena età del ferro orientalizzata e, a quei tempi, la nostra Salerno doveva essere ricchissima. Lo si evince dalle vesti preziose della nobildonna: un abito di lana guarnito da centinaia di borchie ed anellini in bronzo che formavano un avanguardistico disegno geometrico e da una cintura, sempre in tessuto, arricchita da grossi anelli in bronzo. Il tutto reso ancor più raffinato dalla parure, orecchini e collana, in ambra». L’elenco continua con i monili ed i vasi protostorici scoperti ad Ostaglio durante i lavori di fornitura gas di Salerno Energia, gli edifici pubblici romani di piazza Abate Conforti e San Michele rivelati grazie alle opere di Urban, l’impianto termale alto medioevale individuato nel complesso dell’Umberto I. Insomma, quanto basta per costituire un museo, perchè no anche a cielo aperto, degno di entrare a far parte dei grandi attrattori turistico-culturali della regione. (Fonte: Il Mattino)

17/10/2006 SCAVI ABBANDONATI A BENEVENTO

Gli scavi in via Stefano Borgia sono in uno stato di degrado. Abbandonati da oltre due mesi sono diventati ricettacolo di rifiuti e di ratti. Eppure si era puntato su questi scavi per dare non solo una sistemazione viaria alla zona, ma anche per rendere più interessante quell’itinerario pedonale realizzato a corso Garibaldi. I reperti venuti alla luce sono rilevanti risalendo all’epoca romana e probabilmente nella zona sottostante l’attuale via Stefano Borgia c’erano delle terme. Gli esperti della Sovrintendenza archeologica ne sono convinti da tempo e la campagna di scavi che era stata portata avanti finora, giorno dopo giorno, aveva portato a delle conferme. Poi si erano esauriti i fondi e ne occorrevano degli altri. Questi ulteriori fondi erano stati reperiti perchè c’era la volontà, da parte del Comune, di portare avanti e di concludere questa campagna di scavi al più presto per dare la completa agibilità dell’area, sia agli abitanti della zona che all’adiacente edificio della Prefettura del tutto bloccato da questi lavori. Il Comune, d’intesa con la Sovrintendenza, aveva anche deciso che i reperti venuti fuori dovevano essere visibili. E l’ente locale aveva pertanto deciso di affidare all’architetto Palmieri l’incarico di redigere un progetto che consentisse a questi reperti e ad altri venuti alla luce a vico Tre settembre di essere visibili. Ma il progetto finora non si è concretizzato. Solo nella giornata di ieri c’è stato tra i tecnici comunali e la Sovrintendenza ai beni archeologici un colloquio e ne è scaturita la decisione di tenere una riunione per fare il punto sulla situazione e verificare le varie ipotesi circa il modo più opportuno per rendere visibili questi scavi, ma anche per fare in modo che sia del tutto agibile quel tratto di via Stefano Borgia. Analogo discorso anche per la valorizzazione dei restanti reperti venuti alla luce in vico Tre settembre. Del resto si tratta degli unici reperti che, dopo la pedonalizzazione di corso Garibaldi, si è deciso per il loro valore di renderli visibili con moderne tecniche.  (Fonte: Il Mattino)

12/10/2006 SCOPERTE A POZZUOLI (NA)

L'ultima chicca è di pochi giorni fa, quando dal dedalo archeologico del Rione Terra di Pozzuoli è tornato alla luce uno splendido rilievo marmoreo raffigurante una scena votiva dedicata alla Giunione Sospita. Ma il «collage» dei percorsi flegrei dedicato al culto e al mistero di Iside nella terra dei campi ardenti è praticamente infinito. Cuore pulsante del favoloso mito egizio restano le colonne e i fregi del più famoso Serapèo, si capisce, simbolo della storia locale, termometro indelebile del bradisismo, con il suo eterno ritmo che misura la risalita e l'abbassamento del suolo puteolano, attraverso i millenni. Nello stesso tempo, sono migliaia le testimonianze dell'antica arte orientale ritrovate (e non sempre salvate, purtroppo) nel corso delle campagne di scavo condotte nel centro storico e nelle periferie di Pozzuoli, a Baia, Bacoli Cuma, Miseno, Liternum. Piccole e grandi opere decorative, pezzi raffinati di mercanzie in oro, argento, bronzo, avorio, arrivati dal mare, «aegyptiaca» autentici, ovvero amuleti in forma di scarabei, collane, pendagli e statuine in ambra e pasta di vetro, commissionate in serie dai ricchi commercianti flegrei che controllavano il traffico nel porto commerciale fino all'avvento di Ostia. Un patrimonio sino a pochi anni fa insospettabile per i musei e i siti archeologici dell'area puteolana. Una realtà in parte inedita per gli antiquari minori della periferia flegrea. In minima parte le scoperte dell'antica arte egiziana hanno impreziosito la mostra destinata al museo del Rione Terra, allestita per il momento nei locali (un po' troppo decentrati) del Castello aragonese di Baia. Una testimonianza in più del culto definito dell'egittomania: una vera e propria moda, espressa non soltanto nelle pitture delle case e degli edifici pubblici, ma anche attraverso le decorazioni scultoree di mobili e giardini, oggetti di faience, suppellettili, amuleti, monili. Pozzuoli, dagli studiosi definita la Delo minore d'Italia, certamente fu l'emporio mediterraneo più aperto agli scambi delle comunità straniere, centro nevralgico delle attività commerciali che governavano i sistemi economici del mondo antico. I legami fra le comunità campane e l'Egitto in epoca romana, infatti, non si limitarono al culto di Iside, di Serapide, di Arpocrate: in seguito alle conquiste di Augusto, sotto l'impulso della corte imperiale, si diffuse a macchia d'olio il filone dell'egittomania. Tutto questo, e altro, si condensa nel progetto della mostra da domani aperta negli spazi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Con una nota di grande interesse in più, proposta nel catalogo da una testimonianza storica del professore Fausto Zevi, per molti anni Soprintendente ai Beni Archeologici di Napoli e Caserta. Un contributo indispensabile per rileggere l'importanza del ruolo centrale svolto dalla comunità puteolana sino ai giorni fatali della decadenza. (Fonte: Il Mattino)

05/10/2006 UN CAPPELLO DAGLI SCAVI PREISTORICI AD AFRAGOLA (NA)

A chi apparteneva quel cappello di paglia risalente al Bronzo antico (2100-1600 a. C.) che è stato recuperato dagli specialisti della Soprintendenza archeologica di Napoli durante i lavori per la realizzazione della linea Tav a Afragola? Il copricapo, magistralmente intrecciato con steli d’erba, è stato rinvenuto accanto a una capanna dello stesso periodo storico e in prossimità di quella che dovrebbe essere una dispensa casalinga. Ancora, di quell’epoca si sono rinvenute le tracce di un’attività frenetica: solchi, impronte umane, resti ceramici e lo scheletro di un vitello appena macellato. Tutti elementi che hanno consentito la ricostruzione di una scena apocalittica: la distruzione di un villaggio dell’età del Bronzo, ai confini tra Afragola e Caivano, durante l’eruzione detta delle «Pomici di Avellino» (1800 a. C., circa) perché il materiale eruttato dal Vesuvio giunse sino in quell’area. «Certo - conferma il soprintendente archeologo di Napoli, Maria Luisa Nava - i rinvenimenti ci consentono di scrivere una nuova pagina scientifica su quella eruzione: non avvenne improvvisamente e prima di riprendere in maniera parossistica ebbe certamente un periodo di riposo». Una decina di capanne in tutto, il villaggio, datato al Bronzo Antico, ma con un’assoluta valenza scientifica per i dati recuperati. Gli abitanti, dopo la prima fase dell’eruzione, tornarono a recuperare quanto era scampato alla distruzione lasciando tracce d’impronte sulla cenere calda. Il cappello, secondo gli archeologi, era un copricapo da contadino. Intanto, il reperto è stato presentato nei giorni scorsi in un convegno sulla Magna Graecia. E sarà certamente uno dei pezzi forti della grande mostra sulla preistoria campana che - rivela la Soprintendente Nava - «abbiamo in progetto d’allestire al Museo nazionale entro i prossimi due anni». (Fonte: Il Mattino)

28/09/2006 TERMINATI GLI SCAVI ALLA VILLA DI SOMMA VESUVIANA (NA)

Per i prossimi due sabati e le successive domeniche la ”Villa di Augusto” a Somma Vesuviana, sarà aperta alle visite. Con le strutture già restaurate sarà possibile vedere per la prima volta le ultime scoperte. Tra queste, un ambiente dalla volta a cupola la cui altezza, al punto massimo della curvatura, misura più di cinque metri (ma non si è ancora arrivati a livello del calpestio) e con un ingresso largo almeno sei metri. La stanza, stando alle indagini appena iniziate, deve ancora essere sgomberata dal fango consolidato, appare completamente affrescata, anche se il settore prossimo al soffitto risulta molto degradato dall’umidità di risalita, ed è straordinariamente conservata dal lato strutturale. «La parte inferiore dell’ambiente - spiega Satoshi Matsuyama, archeologo dell’Università di Tokio e assistente di Masanori Aoyagi, responsabile dello scavo e direttore del Museo Nazionale d’Arte occidentale tokiota - è stata protetta molto bene, ci auguriamo di trovare pitture interessanti così come possiamo dedurre dai colori ancora presenti sulla sommità della cupola». Il ritrovamento segue di qualche giorno un altro intercetto, quello di alcuni coppi - tegole - prossimi a un muretto che si trova a livello del calpestio, ai piedi di tre archi su colonne. La lettura di questo dato, secondo gli archeologi, apre ancora un altro affascinate capitolo sullo sviluppo dell’edificio: la villa aveva un livello abitativo sottostante, del quale non si ipotizzava l’esistenza. «Certamente si tratta di una costruzione di grandissimo pregio - conferma Maria Luisa Nava, soprintendente archeologa di Napoli, responsabile della concessione di scavo - è possibile che sia organizzata come le grandi ville imperiali, avendo a modello Villa Adriana a Tivoli, con le costruzioni che si distribuiscono praticamente su uno spazio enorme». Il settore sino ad oggi recuperato potrebbe appartenere a uno dei tanti padiglioni che all’inizio costituivano il complesso edificato. «Difatti - chiarisce Giuseppina Cerulli Irelli, ex soprintendente archeologo di Napoli - se si trattasse di un unico, ancorché grande edificio, ci si dovrebbe ritrovare in presenza di bagni, porticati, quartieri di servizio, che invece sono del tutto assenti». Il dato che secondo gli studiosi rimanderebbe a un agglomerato di strutture emerge anche dal recupero del grande portale che si affacciava su un’area lastricata in pietra lavica, di cui si sono recuperati solo pochi metri. Il monumento alto circa sei metri era dedicato a Bacco-Dioniso: le nicchie laterali risultano affrescate con motivi floreali e grappoli d’uva, c’è il flauto pastorale; sono presenti le impronte di tamburelli; c’è la cesta con il serpente; un remo e un delfino. «Insomma - puntualizza Antonio De Simone, professore d’Archeologia al Suor Orsola Benincasa (l’Istituto supporta le indagini dei nipponici) sono presenti tutti i simboli che rimandano al culto del dio del vino». Il perché, poi, del passaggio da grande complesso imperiale a piccola struttura agricola, con perdita delle funzioni iniziali, rimane ancora nel campo delle ipotesi. Fatto sta che non sono ancora state trovate testimonianze che potessero spiegare il degrado. Il complesso, al momento, appare spoglio di qualsivoglia elemento di pregio. Si pensa che gli abitanti abbiano svenduto bronzi, marmi e suppellettili nel tentativo di sopravvivere a una grave crisi economica. «Il complesso è di sicuro appartenuto a un personaggio eminentissimo - sottolinea la soprintendente - bisognerà continuare a indagare: noi rinnoveremo la concessione, poi servirà avere i fondi». (Fonte: Il Mattino)

28/09/2006 RESTAURI ALLA VILLA DI OPLONTIS

Avranno inizio lunedì prossimo e proseguiranno per circa un anno i lavori di restauro della Villa di Poppea a Torre Annunziata inserita nell’ambito del progetto integrato «Pompei, Ercolano e il sistema archeologico vesuviano» finanziato dalla Regione Campania e dal ministero per i Beni e le Attività culturali. I lavori di restauro del sito archeologico riguarderanno la zona del peristilio servile, il larario e il triclino estivo con gli affreschi della ”cassata” e del ”vaso con frutta”, nonché i pavimenti e le strutture architettoniche. La Villa, rende noto la Soprintendenza, resterà comunque aperta al pubblico che potrà visitare la zona archeologica esclusa dai lavori di restauro.

22/09/2006 NECROPOLI SANNITA SCOPERTA A CARIFE (AV)

Nuovi ritrovamenti archeologici nel territorio. In località Piano La Sala, dove già in passato era stata rinvenuta una eccezionale necropoli sannitica, è stata scoperta una nuova sepoltura. Conteneva lo scheletro di una giovane donna, dall'apparente età di 16-17 anni, con un corredo funebre fuori dal comune. Una quantità spropositata di vasi, quasi tutti di piccole dimensioni, erano collocati ai piedi della defunta. Sul petto, che all'atto della sepoltura era ricoperto dai vestiti, c'era una spilla in ferro e, in prossimità delle mani, alcuni anellini di finissima fattura. Tra i vasi, di cui due acromi e altri a vernice nera, ce n'era uno con forma assai diversa da quelli recuperati nelle tombe limitrofe. Molta impressione ha destato un gioiello con una colorazione bianca e turchese che gli archeologi della Soprintendenza, ai quali è stato affidato il recupero, non hanno ancora classificato. Con molta probabilità, la tomba risale alla fine del V secolo avanti Cristo, allorchè tutta l'area era occupata dai Sanniti. Il ritrovamento, fatto durante i lavori di ampliamento di un esercizio commerciale, conferma, l'importanza che questa zona ebbe nella mappa degli stanziamenti delle popolazioni che successivamente contrastarono l'avanzata degli eserciti romani verso il sud. A Piano La Sala, durante gli scavi sistematici condotti dalla Soprintendenza archeologica negli anni Ottanta, furono rinvenute le tombe n. 89 e 90 che restituirono due rari e ricchi corredi principeschi ai quali si interessò anche E.T. Salmon, uno dei più illustri studiosi dei Sanniti. (Fonte: Il Mattino)

22/09/2006 AREE MARINE DI BAIA E GAIOLA E BRADISISMO TRA I CANDIDATI A PATRIMONIO DELL'UNESCO

Il bradisismo nell'area flegrea potrebbe essere presto protetto dall'Unesco come patrimonio mondiale dell'umanità. Tre i siti candidati al riconoscimento da inserire alla lista che il ministero dell'Ambiente dovrà presentare entro il 30 settembre: le aree marine protette di Baia e della Gaiola e le colonne del Serapeo di Pozzuoli. Ieri il primo step burocratico con la firma del protocollo d'intesa tra il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, il presidente della Provincia Dino Di Palma, il sindaco di Bacoli Antonio Coppola e il commissario straordinario di Pozzuoli Vincenzo Madonna. Sarà compito dell'Unesco esaminare poi il corposo dossier della Sovrintendenza archeologica relativo ai beni e il conseguente piano di gestione. Per febbraio 2007 è prevista, inoltre, la consegna definitiva degli elaborati tecnici, ma è certo che una risposta definitiva giungerà solo tra un paio di anni. «I valutatori dell'Unesco saranno in città già il 2 ottobre per parlare di qualità abitativa - ricorda il sindaco Iervolino - coglieremo l'occasione per spingere su questa importante candidatura». Non sarà facile. I tre siti flegrei, sebbene abbiano presentato una candidatura di tipo naturalistico e non culturale, dovranno fare i conti con le indicazioni generali dati dall'organizzazione mondiale per la difesa del patrimonio artistico nel 2004, quando decise di ridurre drasticamente il numero di aree europee in lizza, a vantaggio dei paesi del Terzo Mondo. E tuttavia l'ingresso dell'area flegrea nel patrimonio mondiale dell'umanità è auspicato fortemente dal sindaco di Bacoli e dal commissario di Pozzuoli come garanzia ulteriore rispetto al costante monitoraggio compiuto dall'Osservatorio vesuviano sul bradisismo. Il fenomeno indica un lento ma inesorabile sollevamento, dopo i picchi registrati nel periodo 1969-1972 (1,70 metri) e tra il 1982 e il 1984 (1,80 metri). Per il momento la candidatura delle aree protette di Baia e della Gaiola e delle colonne di Serapo a Pozzuoli si affiancano a quella presentata lo scorso anno del presidente della Mostra d'Oltremare Raffaele Cercola che, martedì scorso, ha incontrato a Parigi gli esperi dell'Unesco per completare l'iter relativo all'immensa struttura costruita nel 1940.

22/09/2006 INIZIANO I LAVORI DEL PARCO ARCHEOLOGICO A MONTE DI PROCIDA (NA)

Iniziano i lavori per realizzare il parco archeologico di Cappella che custodirà la necropoli di epoca imperiale. Il Comune ha assegnato la gara d'appalto alla ditta Paribello di Afragola. Un milione di euro il costo dell'opera, stanziati con un accordo di programma conseguito da Regione e ministero per i Beni culturali. Le opere di scavo e di restauro, concluse ad opera dalla sovrintendenza, hanno riportato alla luce due colombari, strutture ipogeiche del periodo repubblicano e primo imperiale. Il complesso funerario custodiva le urne cinerarie dei militari che facevano parte della «praetoria classis misenensis», la flotta al servizio diretto dell'imperatore. Il progetto prevede la costruzione di una struttura trasparente che ne permette anche la visione dall'alto, con una copertura curvilinea a spicchi, sorretta da tralicciate in acciaio. La facciata sulla strada è vetrata, mentre dal calpestio della piazza emergono due cubi in acciaio corten, un materiale leggero forato che contrasterà l'umidità. Raggiungibile mediante scale, il parco sara dotato di un sistema di videosorveglianza. «Il programma è molto prestigioso - dice Michele Petrone, l'assessore alle Politiche del Territorio - La realizzazione del parco è un'importante occasione di rilancio del paese».

21/09/2006 MUSEO ARCHEOLOGICO AD OPLONTIS: SBLOCCATI I FONDI

Come un sogno che si avvera, ecco nascere a Torre Annunziata il museo archeologico di Oplonti. Il “Museo degli Ori di Oplonti”, questo il nome della struttura, sorgerà nell’ex stazione ferroviaria di piazza Nicotera, a sud di Torre Annunziata, a pochi metri dal sito archeologico. Per tre anni, crisi politiche e cavilli burocratici, avevano impantanato il progetto. Ieri, il piano esecutivo è stato inviato dal Comune alla Soprintendenza archeologica di Pompei. Si attende ora l’approvazione per dare il via ai lavori. A disposizione ci sono trecento mila euro di fondi governativi, stanziati nel 2003 e da investire entro l’anno. La notizia arriva dagli uffici tecnici comunali spinti dalle società del polo nautico torrese (Ferretti, Gagliotta, Air Naval Yacht, Centro Rimessaggio Baia Rovigliano, Fast Form), dal partito dei comunisti italiani e da rappresentanti istituzionali locali, provinciali e regionali, che hanno organizzato sul tema tre giorni di dibattiti e convegni dal 15 al 17 settembre. Obiettivo: riportare l’attenzione pubblica sul patrimonio archeologico di Torre Annunziata, riconosciuto patrimonio dell’Unesco. “Siamo riusciti in questa impresa — commenta Salvatore Civaro, organizzatore dei convegni — unendo intorno al tema politici, manager, imprenditori e tecnici della città. Ci tengo a ringraziare soprattutto gli amministratori della società “Centro Rimessaggio Baia Rovigliano”, che rientra nel gruppo di imprenditori del polo nautico torrese, tutti gli iscritti del pdci, il gruppo giovanile dei Verdi, il regista Enzo Celone, che ha collaborato attivamente per la realizzazione del progetto e gli uffici tecnici comunali, a cui ora spetta gestire la parte più difficile dell’iniziativa”. Intanto, si sta provvedendo a stringere maggiori contatti con la sede dell’Unesco, con l’intento di promuovere altre manifestazioni sul territorio e continuare il percorso avviato di promozione e sviluppo del sito archeologico torrese e degli Ori di Oplonti.“I nostri investimenti in città nel settore della nautica — spiega Renato Martucci, amministratore delegato di “Gagliotta” e presidente regionale dell’associazione nautica — sono legati allo sviluppo del territorio, che inevitabilmente passa attraverso il turismo marittimo, ma anche archeologico”.

12/09/2006 NUOVA CAMPAGNA DI SCAVO A MONDRAGONE

Riprende in questi giorni la VI^ Campagna di scavo Preistorico in località Roccia San Sebastiano, finanziata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Mondragone e condotta dal prof. Marcello Piperno dell'Università "La Sapienza" di Roma in collaborazione con la Soprintendenza archeologica di Napoli e Caserta. I primi risultati delle ricerche condotte dal prof. Marcello Piperno, che illustrano la Preistoria a Mondragone, sono stati riassunti in una agile pubblicazione dal titolo "I cacciatori di cavalli di Roccia San Sebastiano", disponibile presso il il Museo Civico Archeologico.
Clicca qui per lo speciale MONDRAGONE dove sono presenti le ultime notizie in merito.

07/09/2006 POLEMICHE A BENEVENTO: RICOPERTI REPERTI ARCHEOLOGICI

Buone notizie per Zamparini dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici: Giuliana Tocco ha detto sì alla richiesta dell’imprenditore tendente ad ottenere l’autorizzazione per l’interro di parte delle strutture archeologiche, richiesta esaudita con una celerità da Guinness dei primati visto che l’istanza di Zamparini, assunta in data 4 settembre al protocollo, ha ottenuto risposta positiva già il giorno seguente. Preso atto della revoca della delibera n. 84 da parte della giunta comunale di Benevento, che rende necessario l’utilizzo come parcheggio di una larga parte dell’area dove sono stati effettuati gli scavi archeologici e, considerata l’urgente necessità di rendere fruibile l’accesso al Centro commerciale già previsto, tenuto pure conto che altre soluzioni tecniche tese ad oltrepassare l’area degli scavi non sono allo stato attuale realizzabili, «visti i tempi ristretti manifestati dal committente per l’apertura del Centro, con consistenti danni econmomici legati ad eventuali ritardi», la Soprintendenza ha deciso di accettare che la zona in questione venga ricoperta, visto che le predette strutture sono state debitamente indagate e documentate e che la copertura prevista è totalmente reversibile e ne assicura la conservazione e la tutela. La Soprintendente, inoltre, ribadisce contestualmente l’assoluto divieto di realizzare nell’area il previsto parcheggio interrato, incompatibile con le strutture archeologiche rinvenute. Infine, considerato che l’intervento richiesto da Zamparini comporta modifiche sostanziali al progetto di Parco Archeologico, il rilascio del parere di competenza è sospeso a tutti gli effetti. Tuttavia - conclude la Soprintendente - si ritiene opportuno segnalare, anche al Comune di Benevento, la necessità di perseguire nella valorizzazione dell’area archeologica portata alla luce, contestualmente agli interventi previsti in merito al recupero dell’antico casale antistante la zona archeologica e alla realizzazione del Parco fluviale». Ricordiamo che, un anno fa, a proposito dei reperti archeologici rinvenuti nell’area, la Soprintendenza così ne sottolineava testualmente l’importanza in data 11 agosto: «Tra i rinvenimenti di particolare rilievo, spiccano un tratto di acquedotto di età imperiale in buono stato di conservazione, alcune strutture murarie in opus reticulatum pertinenti ad un edificio databile al II secolo dopo Cristo..., un’area acciottolata risalente all’età del ferro con cospicui livelli di frequentazione pertinenti al Bronzo antico». L’ultima nota della Soprintendenza non mancherà di innescare polemiche, anzi, le prime reazioni sono all’insegna dello sbigottimento: «È veramente sconcertante quanto sta accadendo in questi ultimi giorni a proposito della vicenda Zamparini - commenta Gabriele Corona in rappresentanza di «altrabenevento» -. La Soprintenza archeologica, che prima aveva dichiarato quei reperti essere di estrema importanza, oggi ne autorizza la copertura per realizzare dei parcheggi che non sono affatto necessari. Non a caso, seppur realizzati, non sarebbero sufficienti, assieme agli altri già costruiti, a rispettare gli standard. Colpisce l’atteggiamento della Soprintendenza, che subordina la realizzazione del bene archeologico, che è pubblico per eccellenza, all’interesse di Zamparini. Non ci resta che inoltrare un esposto al ministro per i Beni culturali!». (Fonte: IL MATTINO)

06/09/2006 FONDI PER CALES (CE)

La Regione Campania ha espresso parere favorevole al progetto del Comune per il "Recupero e sistemazione dell'area medioevale di Calvi Vecchia" concedendo un finanziamento di circa 760 mila euro. Dopo più di 20 anni di attesa, è stata, forse scritta la pagina più importante per tramutare in realtà il parco archeologico dell'antica Cales: il primo parco "on the road" poiché accomunato al programma della società Autostrade di realizzare il casello autostradale "Cales". I fondi rientrano nell’ambito di quelli previsti dal Pit antica Capua: ora l'amministrazione comunale attiverà le procedure per gli interventi di recupero e di valorizzazione dell'area medioevale, ovvero Cattedrale Romanica, Dogana Borbonica e Castello Aragonese che, peraltro, dovrebbe divenire la sede del museo di Cales. Il finanziamento, che rappresenta il più corposo sovvenzionamento mai ottenuto da un’amministrazione comunale di Calvi, fatti salvi i 3 miliardi di lire con i quali la Sovrintendenza riportò alla luce il Teatro Romano, permetterà al Comune di portare a termine gli impegni sottoscritti nel protocollo d'intesa con la società Autostrade e la Sovrintendenza. Esso prevedeva, appunto, per l'amministrazione, il compito di valorizzazione dell'area Medioevale; per la Sovrintendenza, l’attuazione di una campagna di scavi nell'area romanico-etrusca che venne parzialmente sepolta dalla Napoli-Roma negli anni 50; mentre per le Autostrade, la realizzazione dello svincolo autostradale denominato Cales. «Dopo tanto lavoro siamo finalmente riusciti a porre una pietra miliare nella storia del parco dell'antica Cales- commenta l'assessore ai beni culturali Piero Salerno- ora il museo nel Castello Aragonese e la riqualificazione dell'area non sono più un miraggio».

01/09/2006 CONTINUA LA VICENDA DEL VILLAGGIO DELL'ETA' DEL BRONZO DI NOLA (NA)

L’allarme era stato lanciato ieri dal nostro giornale: il villaggio preistorico, uno degli esempi meglio conservati risalenti all’Età del Bronzo, non avrebbe riaperto. Clicca qui per lo speciale NOLA dove sono presenti le ultime notizie sulla vicenda.

26/08/2006 FONDI PER GLI SCAVI DI AECLANUM (AV)

Fondi privati per riportare alla luce le antiche vestigia che videro protagonisti anche imperatori romani. Un gruppo d’imprenditori irpini scommette sull'archeologia finanziando alcuni lavori di scavo nel parco archeologico dell'antica Aeclanum a Passo di Mirabella. Tra questi si annovera anche l'esclusivista del marchio Sergio Tacchini, Antonella Scoppettuolo. Lo scavo, suddiviso in due lotti, interesserà una porzione di terreno a ridosso della casa cantoniera proprio sul ciglio della statale 90. Il finanziamento totale previsto ammonterebbe a 250mila euro. Una iniziativa lodevole, tra i primi casi in Irpinia. A gestire il progetto, che si baserebbe sulla sottoscrizione di una convenzione con la sovrintendenza ai beni archeologici di Avellino Salerno e Benevento, proprio la dottoressa Antonella Scoppettuolo. Il finanziamento del primo lotto, che sarebbe pari a 120mila euro, s’inserisce in un progetto più ampio in cui entreranno a pieno titolo numerosi imprenditori della zona. Si tratta d’un progetto pluriennale che ha la finalità di attirare sempre nuovi sponsor privati. Una strategia di marketing che, da una parte dà visibilità alle aziende e le radicalizza sul territorio, dall'altra favorisce la tutela e la valorizzazione di un patrimonio troppo spesso dimenticato. Il perimetro di scavo si trova all'interno della cinta muraria dell'antica Aeclanum, in una zona ai limiti del foro che insiste, secondo alcuni studi, sul tratto della via Appia che attraversava la città.

25/08/2006 UN PIANO PER RIAPRIRE LITERNUM (NA)

Un'oasi verde da realizzare intorno a una sorgente d'acqua, con una torretta per l'avvistamento degli uccelli migratori in riva al lago Patria, arricchirà presto gli scavi archeologici di Liternum. Chiuso al pubblico da anni, il sito risalente al 215 a.C. potrebbe finalmente riaprire la prossima primavera con una nuova veste. E ancora una novità: a settembre il sito ospiterà una tappa della rassegna cinematografica promossa dalla Provincia. Nel frattempo a far sperare per la riapertura definitiva al pubblico è l'assegnazione della gara per i lavori di riqualificazione dell'area finanziati dalla Regione con 484mila euro e la recente ufficializzazione di un nuovo finanziamento di 2 milioni e 750mila euro nell'ambito del Pit Domitio per il completamento del progetto del «Parco e il museo archeologico». Insomma un'occasione preziosa da non perdere per consentire al sito della fascia costiera di Giugliano di essere inserito nei percorsi culturali della provincia napoletana, ma soprattutto di diventare tappa privilegiata delle scolaresche all'oscuro delle bellezze che si celano dietro i cancelli. «La conoscenza rafforza l'identità ed evita atteggiamenti di disinteresse che condannano i beni monumentali al degrado - sottolinea infatti il sindaco Francesco Taglialatela - e Liternum deve ritornare a essere il simbolo del rilancio turistico e sociale di Giugliano, per questo mi sono battuto anche al tavolo del Pit domitio». Intanto in cantiere l'esproprio di altri terreni e l'ampliamento della campagna di scavi per riportare alla luce nuovi reperti, mentre i primi interventi prevedono la realizzazione di un'oasi intorno alla sorgente, una falda acquifera superficiale che costruirà il fulcro di uno spazio verde e del punto di osservazione degli uccelli migratori. (Fonte: IL MATTINO)

25/08/2006 IL VOLTO NASCOSTO DI CUMA (NA)

Tra canneti, alberi da frutto, villette fregiate di parabola domina la collina che fu acropoli di Cuma: e, prima, sede di indigeni fin dal IX secolo a. C. Il mare si indovina più in là: come il profilo di Ischia. Sotto questa apparenza contemporanea si intravede l’ossatura di una città antica: e la successione dei suoi rifacimenti. La Sovrintendenza per i Beni Archeologici di Napoli e Caserta, prima con il sovrintendente Stefano De Caro e adesso con Maria Luisa Nava, ha progettato e dirige un’ampia operazione rivolta a tutelare e valorizzare la parte bassa della città. I lavori sono finanziati dalla Regione Campania tramite fondi europei: e realizzati insieme con le Università napoletane. Così che gli scavi sono anche occasione per gli studenti di prendere diretta conoscenza dello scavo archeologico, per una preparazione, non solamente teorica, che potrà loro essere utile in una futura professione. I cantieri di scavo si sono ritagliati spazio nella campagna che occupa la pianura: dall’ombra di un filare di alberi di fico si ha un colpo d’occhio sulla piazza del Foro, rimessa in luce per circa la metà della sua originaria estensione. Colpisce una batteria composta da sette fornaci per la cottura della calce, operante in età bizantina al centro della piazza. Se a questa piccola industria si aggiungono le altre numerose fornaci note nella città antica, si potrà ricostruire la quantità di manufatti in pietra calcarea che sono stati trasformati in calce. Pietre da costruzione, ma anche epigrafi e statue in marmo: a quante finora se ne conoscevano da Cuma romana, le recenti scoperte ne hanno aggiunte altre. Carlo Gasparri, docente della Federico II, ne discute con i suoi studenti all’interno del magazzino che le conserva: così da collegare fra loro due aspetti della disciplina archeologica. Da un lato, il saper leggere la terra, identificandovi le azioni antiche che hanno portato alle costruzioni ed alle distruzioni, ai rifacimenti, alle ristrutturazioni, fino all’abbandono: che a Cuma si è verificato, tra fine del mondo antico e inizio di quello medievale. E, dall’altro, il saper leggere quanto dalla terra ordinatamente si è estratto: così che se ne possano ricostruire le vicende d’uso e, insieme, il messaggio originario. Ogni reperto, sia frammento ceramico oppure statua, muro o colonna, reca in sé il proprio codice di lettura: quando e dove è stato costruito, con quali altri elementi può confrontarsi. Intendere quel codice permette di inquadrare storicamente e culturalmente quel reperto: collegare questa decodificazione alla lettura della terra di scavo fa comprendere perché esso sia stato dagli antichi utilizzato in quel luogo, quando e fino a quando. È così, in un paziente susseguirsi di scavo e di interpretazione, che si sta ricostruendo l’antico Foro di Cuma. Strutturato nel III secolo a. C. entro un bel muro di pietra calcarea che lo delimitava, a ovest è dominato da un tempio, poi trasformato in capitolium, il tempio ufficiale della città romana. Nelle trasformazioni successive operate su questo edificio furono sepolte (e non distrutte: in quanto erano sacre) le metope della fase più antica. Si tratta di quelle strutture piane, di forma rettangolare, che corrono tra l’architrave che unisce le sommità delle colonne e la gronda del tetto soprastante. Caso unico finora in Italia, quelle metope, anziché decorate a rilievo o lasciate cieche, recano ognuna una figurazione dipinta sul fondo stuccato bianco: centauri e armati alla sannita, con l’elmo imbarbarito da lunghe corna, si alternato in un immaginario che risente della tradizione mitologia ellenica e, insieme, della realtà quotidiana che viveva la città. Allora Cuma partecipava a una cultura che dominava gran parte di Campania e Abruzzo: quella dei Sanniti, a lungo contrappostisi all’espansione verso sud della Repubblica Romana, ricchi per prodotti agricoli e per commercio, per potenziale demografico di sempre nuove generazioni rotte agli sforzi militari, per la saggezza dei propri governanti. Ma che i romani riuscirono, infine, a debellare insinuandosi nei vuoti che lasciavano fra loro i diversi popoli che li componevano. Ma Cuma, il sito nel quale adesso i giovani studenti ricostruiscono la storia, ci svela testimonianze ancora più antiche. Come l’edificio, finora solo in parte evidenziato a circa cinque metri di profondità dall’attuale piano di campagna da Giovanna Greco, anch’essa della Federico II, subito a sud del Foro. La struttura, a quanto finora si può dire, fu utilizzata nel corso del VII secolo a. C.: appartiene alle primissime generazioni di vita della colonia calcidese di Cuma in Opicia, così definita per distinguerla da altre due omonime, una nell’isola di Eubea, la seconda in Asia Minore. I coloni, tra l’VIII secolo a. C. e il successivo, si stanziarono su questa terraferma: occupando la collina ben protetta che domina la piana, in vista diretta con Ischia, nella quale fin dall’inizio dell’VIII secolo a. C. sono documentati stanziamenti greci. E sottomettendo, e forse piuttosto sterminando, gli indigeni che fino ad allora ne avevano tenuto il possesso: come documentano i corredi funerari recuperati fin dall’Ottocento, ora nel museo Archeologico di Napoli. Sepolture pertinenti a una Cuma precedente lo stanziamento greco sono state ritrovate ora sia nei pressi del Foro sia più a nord, sotto la necropoli romana, dal I secolo a. C. in poi sorta lungo un asse stradale, attrezzato poi nella via Domitia dall’imperatore Domiziano. Siamo, con queste scoperte, all’esterno delle mura di difesa, impiantate dai cumani fin dall’età arcaica, come ha dettagliatamente ricostruito Bruno D’Agostino, dell’università L’Orientale. L’area sepolcrale, a sua volta, è stata indagata da Jean-Pierre Brun, del Centre Jean Bérard: i mausolei romani sono stati depredati dei rivestimenti e delle decorazioni in marmo, finiti nelle calcare bizantine. Ma sono stati recuperati alcuni corredi d’accompagno, costituiti da recipienti in bronzo e in vetro, e da strigili in bronzo; e si sono documentate particolari ritualità di sepoltura, sia incinerata sia inumata. Alla piena età imperiale appartiene un mausoleo dall’interno affrescato con ghirlande, volatili, fiori: a dimostrazione ulteriore che la pittura delle pareti non era esclusiva delle città vesuviane, che solo l’eruzione del Vesuvio ha trasformato da modeste e poco note cittadine a casi unici, per noi, di documentazione. Più in profondità, con uno scavo difficile per la presenza dell’acqua, si è scavata una necropoli indigena più antica della colonizzazione greca. Lo studio di essa costituirà un’acquisizione importante per la disciplina archeologica: in quanto è la prima volta che si documenta il sistema di deposizione e la relazione reciproca, spaziale e di cronologia relativa, delle sepolture indigene. Questi diversi cantieri archeologici ricostruiscono, grazie alle metodologie contemporanee di scavo, di documentazione, di restauro, di interpretazione, la storia del sito, divenuto Cuma con l’impianto della colonia greca, lungo un arco di almeno 1500 anni. Non appare un risultato banale, solo che si ricordi cha da qui i romani appresero l’uso dell’alfabeto: proprio quello che utilizziamo oggi, io per scrivere, voi per leggere queste righe. La monumentalità del Foro, immutata nonostante le distruzioni, si situa in un paesaggio che rimanda - basta astrarsi mentalmente - alle descrizioni dell’Ottocento. Ma, mettendole in serie con quelle di Baia, non è azzardato riandare al Petrarca e al Boccaccio. L’archeologia contemporanea tende a che di quanto rimesso in luce e interpretato nella dinamica storica e culturale, siano resi partecipi i cittadini, alla cui contribuzione si deve la possibilità di aver compiuto scavi e ricerche. La realizzazione di un «parco archeologico» rientra nei programmi della Regione Campania: così da offrire l’opportunità a ognuno che lo desideri di conoscere i monumenti dissepolti, all’interno di un paesaggio ancora intatto, per quanto pericolosamente accerchiato. Ma se realizzare un «parco archeologico» è, in sé, solo questione di volontà politica e di risorse, sia professionali sia finanziarie (e ambedue i requisiti, al momento, sono assicurati), la vera scommessa consiste nel garantirne la continuità nel tempo. Curare la manutenzione, il diserbo, il decoro, l’accoglienza ai visitatori: difendere il parco dall’assedio dell’abusivismo edilizio, dall’interessata sottovalutazione finalizzata a realizzazioni che paiono più immediatamente produttive rispetto alla conservazione delle memorie materiali dei nostri progenitori. Non sarà agevole per i responsabili assicurare tutto ciò, e assicurarlo a un livello di qualità corrispondente al valore culturale e storico che Cuma rappresenta. C’è, come sempre, da operare con tenacia e prudenza, con saggezza e lungimiranza: per rendere un servizio ai cittadini, anche a coloro di essi che ne sono inconsapevoli, e per non tradire l’innocente fiducia e l’attenzione partecipe che si leggono negli occhi dei giovani studenti ai quali dobbiamo queste scoperte. (Fonte: IL MATTINO)

25/08/2006 NUOVO MUSEO ARCHEOLOGICO AD ATENA LUCANA (SA)

Dopo decenni di studi, ricerche e catalogazioni, ha aperto i battenti, nei giorni scorsi, il museo Archeologico della cittadina salernitana. Ubicato nel cuore del centro storico, in via San Mauro, in un antico fabbricato, già sede della Casa comunale, la struttura si sviluppa su diversi livelli ed occupa una superficie complessiva di trecento metri quadri.
Nelle varie sezioni di cui si compone sono esposti reperti archeologici di raro interesse, epigrafi, oggetti scultorei di epoca romana ed anche stupendi corredi funerari risalenti ad epoche comprese fra il VII ed il VI secolo. In particolare si possono, fra l’altro, ammirare: elmi di tipo calcidese in bronzo, una stele funeraria con figura femminile, un cinturone bronzeo e ceramiche con decorazioni geometriche. Il Museo di Atena è stato istituito a seguito di un’apposita convenzione siglata tra il ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Soprintendenza per i beni archeologici di Salerno, Avellino e Benevento, la Regione, la Provincia di Salerno ed il Comune di Atena Lucana.

07/08/2006 TOMBE SANNITICHE ALLA LUCE A CARIFE

Sei tombe sannitiche a fossa, alcune delle quali di bambino, sono venute alla luce in località Piano La Sala, durante i lavori di ampliamento di una attività commerciale. L'intervento della Soprintendenza, per il recupero dei reperti contenuti nelle sepolture, è stato immediato. Vasi di terracotta e altri oggetti, che sicuramente aggiungono nuovi tasselli alla conoscenza dei Sanniti in quest'area interna dell'Irpinia, sono stati rimossi con cura e destinati ai laboratori di restauro. L'operazione sembrava aver scongiurato il rischio, per il proprietario, di non completare l'opera, dichiarata urgente e inderogabile. Purtroppo non è stato così. Il giorno dopo, appena l'escavatore ha iniziato a rimuovere il terreno sottostante, sono emerse altre strutture sepolcrali. I lavori sono stati nuovamente sospesi ed è stata fatta richiesta per un ulteriore intervento degli archeologi autorizzati. Nessuno, però, aveva fatto i conti con agosto, il mese delle vacanze. In questo periodo, gli Uffici della Soprintendenza hanno il personale al minimo, perciò, non resta che aspettare il rientro dalle ferie. Il proprietario del terreno da questa interruzione dichiara di subire una consistente perdita ma, cosa più grave, conoscendo le lungaggini burocratiche della Soprintendenza, paventa il rischio di un blocco dei lavori almeno di un mese. (Fonte: IL MATTINO)

02/08/2006 TORNERA' ALLA LUCE L'ANFITEATRO DI NOCERA

Un'altra parte, forse la più rilevante e significativa, dell'Antica Nuceria Alfaterna sta per tornare alla luce. Ancora una volta è stata scelta la strada della concertazione per avviare l'opera di recupero dell'Anfiteatro romano di Grotti a Nocera Inferiore. Della progettazione si occuperà Agro Invest secondo il protocollo d'intesa «Valorizzazione del I ambito di Nuceria Alfaterna» siglato nella giornata di lunedì al Castello Fienga tra la società, braccio operativo del Patto, i Comuni di Nocera Inferiore e Superiore e le Soprintendenze. Già pronto un finanziamento di quattro milioni di euro di cui ha dato precise garanzie l'assessore regionale, Marco Di Lello, ma si sta pensando di coinvolgere, nell'ambizioso progetto, anche capitali privati. Il progetto interesserà l'Anfiteatro, sito scoperto da Matteo Fresa nel 1926, ispezionato e reso noto al mondo scientifico solo nel 1958, dopo la convalida del celebre archeologo Amedeo Maiuri. «L'intervento riporterà alla luce un Anfiteatro che, secondo i sondaggi fatti, sembra essere più grande di quello di Capua - ha dichiarato Antonio Iannello membro del cda di Agro Invest - i lavori interesseranno anche aree ed edifici annessi al sito per collegare la zona ludica dell'antica Nuceria con quella attuale che comprende lo stadio e altre strutture sportive». Secondo il protocollo di intesa Agro Invest si occuperà di proseguire le attività necessarie alla concreta attuazione del Piano Integrato strategico per la Valorizzazione dell'Ambito di Nuceria Alfaterna: il Vescovado e le aree storico-archeologiche, anche per gli stralci funzionali; di avviare le attività di progettazione e gli adempimenti connessi, attraverso il continuo e costante coordinamento con gli uffici tecnici dei Comuni interessati e delle due Soprintendenze; di verificare la fattibilità economico-finanziaria, anche in riferimento ai finanziamenti pubblici e/o privati acquisibili, con particolare riguardo alle possibili risorse della Regione Campania. Di svolgere tutte le altre funzioni necessarie all'attuazione dell'iniziativa salvo quelle per legge riservate agli Enti sottoscrittori del Documento. (Fonte: IL MATTINO)

23/07/2006 A STABIA AFFIORA IL PERISTILIO DI VILLA SAN MARCO

Nuove scoperte nel corso dei saggi di scavo della “Passeggiata archeologica di Stabia”: nella vasta area del pianoro di Varano è affiorato il peristilio di Villa San Marco. Si tratta di una tappa importante verso la realizzazione del Parco Archeologico Stabiese, un progetto della Soprintendenza Archeologica di Pompei (SAP) con Restoring Ancient Stabiae (RAS) e Comune di Castellammare di Stabia che comprenderà le splendide Villa San Marco e Villa Arianna, già recuperate e aperte al pubblico (ingresso gratuito).
Il servizio con altre notizie ed alcune foto nello speciale STABIA.

19/07/2006 ALLA LUCE UNA VILLA ROMANA A MONTEMILETTO (AV)

Dallo scavo agli scavi. Sensazionale e fortuSiono astaa scoperta per una squadra di operai di un'impresa privata che stava effettuando per conto del comune di Montemiletto un lavoro di ampliamento stradale in contrada San Giovanni. Sotto i loro occhi, e sotto uno strato di terra neppure tanto spesso, è emerso il perimetro, ben definito, di una villa romana della prima età imperiale, ossia il periodo cosiddetto tardo antico. Una sorpresa che ha suscitato assai scalpore nella zona e anche meraviglia, certo, meno forse tra gli esperti che erano a conoscenza della possibilità di ritrovare, più o meno in coincidenza di questo luogo, dei resti di antiche abitazioni nobiliari di epoca romana. Le pareti dell'edificio, circondato dal nastro biancorosso, sbucano appena dal terreno smosso, ma sono comunque una traccia significativa per gli archeologi della presenza umana prima ancora che nascesse il centro abitato di Mons Militum. Un rinvenimento notevole che potrebbe dare un contributo ulteriore agli studiosi locali che da anni stanno mappando questo territorio che in fondo è una miniera di reperti. Poco più avanti delle mura che delimitano la residenza patrizia è stato recuperato anche uno scheletro, quasi integro. Secondo gli esperti della Sovrintendenza ai beni archeologici di Avellino si tratterebbe di un defunto non appartenente però alla famiglia che abitava nella villa sepolto successivamente nei pressi di quella dimora che nel frattempo era stata abbandonata. In sostanza il corpo sarebbe stato deposto lì vicino, ma diversi anni dopo. Il cantiere intanto è stato temporaneamente sospeso in attesa che i vertici della Sovrintendenza si pronuncino, d'intesa naturalmente con gli amministratori comunali di Montemiletto, sull'effettiva valenza storica e archeologica del sito scoperto. Un'equipe di tecnici, affiancata da un funzionario della Sovrintendenza responsabile per quest'area irpina e da un'archeologa, ha già avviato una serie di verifiche approfondite e sopralluoghi per catalogare quanto è venuto alla luce. Sono stati apposti anche i numeri delle stratificazioni. Oltre a quei poveri resti umani sono stati ritrovati anche oggetti d'uso comune a quel tempo: cocci di vasellame, ceramiche, qualche moneta. Se si deciderà di scavare in profondità la villa romana di contrada San Giovanni riemergerà dalle fondamenta con tutti i suoi tesori e i suoi segreti sepolti dai secoli e dalla terra.

15/07/2006 SPUNTANO ANCORA TOMBE ROMANE AD ATRIPALDA (AV)

Nuovi ed eccezionali rinvenimenti archeologici in piazza Di Donato. Una campagna di scavi da parte della Soprintendenza sulla quale tuttavia soffiano anche forti polemiche, visto che alla fine non lascerà nulla alla città, con le zone interessate dai saggi e dai ritrovamenti che saranno a breve tutte ricoperte senza che nessuno possa ammirare mai più quanto riaffirato dal sottosuolo. Dopo il rinvenimento di tombe per bambini d'epoca romana in vico Carlo, ieri in piazza Di Donato ritrovate diverse tombe romane, in ottimo stato di conservazione, a meno di ottanta centimetri di profondità, con al loro interno lo scheletro intatto. Ad effettuare i rinvenimenti gli operai diretti dall'archeologa Pierina De Simone e da Raffaella Cecere, capo tecnico disegnatore della Soprintendenza. Riaffiorati dal sottosuolo ben tre incinerati: sono i morti bruciati su cataste di legno nel I° secolo A.C., i cui resti ossei venivano deposti in olle cinerarie. Una di queste tre tombe conservava ancora intatto il rito funebre della libagione, un rito romano antichissimo dove i parenti dell'incinerato mangiavano sul luogo della sepoltura. Intatto anche il vasellame utilizzato per il rito: brocche in ceramica, bicchiere, unguentai e ollette. In un'altra tomba (vedi foto), poco distante, rinvenuto uno scheletro in una cassa in tegole con ai piedi il corredo funebre costituito da un'olletta con coperchio al cui interno è stata rinvenuta una lucerna ed una moneta, che rappresentava nel passato il cosiddetto obolo di Caronte, la moneta da consegnare al traghettatore di anime sul fiume Acheronte. «Un rituale tipico dell'epoca romana del I° secolo D.C. - spiega l'archeologa Pierina De Simone - Saggi che dimostrano che il centro storico rappresenta la parte più antica della necropoli di Abellinum». Infine un'altra tomba celava un incinerato direttamente sulla terra, con corredo di tre coppe impilate una nell'altra, una lucerna ed una moneta. Tutti i ritrovamenti sono stati inseriti in appositi contenitori per successive analisi. Tuttavia non mancano le polemiche sulla modalità di scavo. Tutte le tombe infatti ritrovate sono state poi rimosse. (fonte: IL MATTINO)

13/07/2006 IL PUNTO SUI RITROVAMENTI ARCHEOLOGICI A BENEVENTO

Vertice tra l’assessore ai Lavori pubblici, Claudio Mosè Principe, il dirigente comunale del settore Opere pubbliche, Roberto La Peccerella, e il responsabile del procedimento, Pasquale Palmieri, per fare il punto sui lavori attualmente in corso. L’obiettivo è far acquisire alla città di Benevento una nuova centralità urbana, attraverso la valorizzazione e riqualificazione del patrimonio archeologico. Lo stesso assessore Principe, accompagnato da La Peccerella, ha successivamente effettuato un sopralluogo nelle varie zone urbane interessate dalle emergenze archeologiche, a partire dall’area dell’Arco del Sacramento, dove c’è già il placet della Soprintendenza ed è stato approvato il progetto in variante.
“Più complessa appare la situazione della Piazza Ponzio Telesino, una zona ricca di emergenze archeologiche che - spiega Principe - vanno opportunamente salvaguardate e valorizzate”. A tal proposito, la prossima settimana è stata programmata una conferenza di servizio tra il Comune e l’impresa che sta effettuando i lavori per una rapida riapertura del cantiere. Concordata con la Soprintendenza archeologica anche una rapida sistemazione di via Stefano Borgia, dove le emergenze saranno salvaguardate.
“L’ultima emergenza - spiega ancora Principe - riguarda piazza III Settembre dove, nel corso dei lavori della sistemazione, è venuto alla luce un interessante mosaico, oggetto di studio da parte della Soprintendenza. Anche in questo caso stiamo valutando delle soluzioni tecniche che consentano di procedere ad un intervento strutturale che preservi e valorizzi le preesistenze. Un intervento che dovrà conferire una profonda identità all’intera area archeologica che comprende anche l’Arco di Traiano e il complesso di Sant’Ilario”.
Gli interventi di riqualificazione riguardano, infine, aree nodali del centro storico di Benevento che nel corso degli anni hanno subito numerosi cambiamenti e stratificazioni.

13/07/2006 RUDERI ROMANI IN VIA TOLEDO A NAPOLI

Che il palazzo fosse da quelle parti lo si sapeva, ma l’emozione che hanno provato i tecnici della metropolitana - il cantiere è quello di via Toledo - nel rinvenirlo è stata grande lo stesso. Si tratta delle fondamenta di un palazzotto ottocentesco all’epoca abbattuto perché infestato dal colera. Ma c’è qualcos’altro che potrebbe venire presto alla luce: reperti risalenti ad epoche molto antecedenti, Fra gli archeologi c’è chi sostiene che si potrebbero trovare mura del porto romano o chissà addirittura di epoca greca. In via Toledo spunterà sicuramente qualche altra meravigli . Per la gioia di Sovrintendenza, appassionati e studiosi. Un po’ meno felici rischiano di essere invece cittadini e automobilisti che pure amano l’arte, ma attendono con impazienza e la chiusura del cantiere del metrò per tornare a respirare. Le nuove scoperte ritarderanno quasi certamente i lavori. (fonte: IL MATTINO)

13/07/2006 I RINVENIMENTI MICENEI AD AFRAGOLA SARANNO ESPOSTI NELLA STAZIONE DELL'ALTA VELOCITA'

Un angolo museo sui 30mila metri quadrati dei quattro piani di gallerie della stazione di Afragola. Saranno collocati qui i pezzi più belli ritrovati durante gli scavi per la stazione e che gli archeologici fanno risalire a un insediamento miceneo. Scoperta che ha sorpreso storici e archeologi visto che non si conoscevano insediamenti greci lontano dalla costa. (fonte: IL MATTINO)

12/07/2006 NASCE IL PARCO DELL'ANTICA ABELLINUM

Arriva in consiglio comunale il progetto di recupero del Parco archeologico «Antica Abellinum». Sarà la direttrice della Soprintendenza, Giuliana Tocco, insieme al funzionario responsabile del procedimento, Gabriella Pescatore, ad illustrare mercoledì prossimo a sindaco, giunta e consiglio comunale il progetto redatto dall'Ente di tutela che punta a far rinascere l'antica Abellinum, la «civitas foederata» di Roma. L'antica colonia romana che sovrastava un tempo la valle del Sabato, tornerà così alla luce nel suo antico splendore dopo anni di abbandono e degrado attraverso la realizzazione di un Parco Archeologico. Un progetto di riqualificazione degli scavi archeologici molto atteso e sul quale la città di Atripalda punta per un proprio rilancio economico e turistico. Per l'intervento di realizzazione del Parco Archeologico dell'Antica Abellinum-Sillana sono già disponibili circa 3 milioni e novecentomila euro, soldi rientranti dalla ripartizione dei Fondi Fas regionali. Un intervento che interesserà oltre 20 ettari di terreno per un'area che sovrasta via Roma, via Manfredi, piazza Umberto, via Ferrovia e via San Lorenzo. Una superficie tra le più grandi della Provincia. Oltre ad acquisire nuovi terreni mediante espropri in modo da ampliare l'area di interesse storico, si procederà alla continuazione delle operazioni di scavo per far riemergere le antiche domus romane. Il tutto consentirà di realizzare un vero e proprio parco, con tanto di percorsi pedonali per i turisti sul modello di Pompei. Inoltre in accordo con l'amministrazione comunale, l'ex casa del custode dell'ex scuola elementare di rampa San Pasquale diventerà porta d'ingresso principale agli scavi archeologici dell'Antica Abellinum. L'edificio, una volta recuperato, sarà infatti destinato a diventare Punto informativo per i turisti, biglietteria e negozio per la vendita di gadget e brochure sul sito archeologico. L'avvio dei lavori è stato fissato per l'inizio del nuovo anno. L'illustrazione in consiglio comunale del progetto di valorizzazione del sito archeologico rappresenta così un momento importante per l'esecutivo comunale e per l'intero consiglio di poter conoscere tutti i dettagli del progetto redatto e sviluppato direttamente dalla Soprintendenza. Un momento informativo ma anche un'occasione di discussione tra tutte le forze politiche di maggioranza ed opposizione sul rilancio turistico della città. (fonte: IL MATTINO)

03/07/2006 AD AFRAGOLA (NA) C'ERANO I MICENEI

C’erano i micenei ad Afragola, trentadue secoli fa. La scoperta è stata fatta dagli esperti della Soprintendenza archeologica di Napoli, guidata da Maria Luisa Nava, durante lo scavo del tracciato destinato alla Tav, allorché hanno intercettato quattro fosse di scarico che custodivano numerosa ceramica micenea frammentata. I reperti, elementi di piatti, vasi, coppe, si trovavano a una profondità tra i due e i cinque metri dal piano di campagna. I pozzi, poi, hanno la particolarità di essere prossimi a un insediamento (che a ben leggere i dati potrebbe essere costituito da un insieme di piccoli nuclei abitati) capannicolo risalente a un periodo compreso tra Bronzo ”recente” (1300-1200 a.C.) e ”finale” (1200-900 a.C.) ma che non ha nessun legame con i reperti micenei. ù L’indagine sviluppata su uno dei gruppi di capanne, in genere di forma circolare, ha consentito il recupero di manufatti di bronzo: fibbie, anelli, spille, caratteristici dell’epoca. La ceramica micenea, secondo gli archeologi, era parte sia di oggetti d’importazione, che arrivavano in zona trasportati dai mercanti, sia d’imitazione, cosa che dunque presuppone la presenza di officine e delle necessarie conoscenze tecniche per quella particolare produzione. La produzione micenea, difatti, si distingue dalle altre del periodo, se non altro, per le decorazioni di raffinata finezza che arricchiscono i manufatti: colori brillanti, spirali, segni geometrici. Vale a dire che in quell’area pertinente al villaggio che dal XII secolo d.C. fu conosciuto come «Afraore» o «Afraora», c’era un abitato di cui facevano parte anche individui che provenivano dal Mediterraneo orientale. Un bacino marittimo, questo, che per secoli ha visto i micenei coloni, marinai e conquistatori di prim’ordine. La capitale di quelle genti, fu appunto Micene, città della Grecia antica, situata nella piana di Argo, fondata, secondo la tradizione, da Perseo figlio di Zeus e di Danae. Un loro re fu Agamennone, della dinastia degli Atridi, condottiero dei greci nella guerra di Troia. Una città del mito, nel mito, dunque: fornì ottanta soldati scelti per la battaglia delle Termopili, combattuta tra greci e persiani nel 480 a. C.; e quattrocento nel successivo scontro, avvenuto nel 479 a. C. a Platea. E con tombe reali, tra cui quella di Clitennestra, sposa di Agamennone, e di Egisto, l’amante della regina, scavate da Heinrich Schliemann alla fine del 1800. L’elemento eccezionale della scoperta, però, potrebbe essere quello che considera il territorio di Afragola, o una sua ben precisa area, quale vero è proprio insediamento - villaggio segnato da spiccate caratteristiche commerciali e produttive. E con la particolarità, fatto assolutamente straordinario, di essere un centro miceneo dai caratteri non squisitamente costieri o isolani, considerati gli insediamenti micenei sin qui trovati e di cui esistono, tra gli altri, gli esempi campani di Ischia e Vivara. L'agglomerato di Afragola, invece, si incunea nell’entroterra napoletano quasi a formare una testa di ponte distante una decina di chilometri dal mare. Una penetrazione dettata solo da esigenze di aprire nuovi mercati e nuove rotte commerciali? Oppure c’era per quella gente la necessità impellente di trasferirsi su territori magari più ospitali, visto che proprio nel XII secolo a.C. le colonie di Ischia e Vivara iniziano a perdere l’importanza sin allora avuta? Tutte domande che sono diventate ipotesi di lavoro al vaglio degli archeologi. «Il materiale emerso è di tale valore - conferma il soprintendente Nava - che la scoperta è in grado di stravolgere le certezze che ci hanno accompagnato sino ad oggi. Qui, per la prima volta sulla terraferma e in una zona dell’entroterra si ritrova grande quantità di ceramica di importazione e di imitazione dal Mediterraneo orientale: ciò potrebbe far pensare a contatti diretti, se non a un vero e proprio ”teikos” (villaggio), con i mercanti che venivano dall’Oriente sullo scorcio del II millennio a.C. Per comprendere l’eccezionalità del ritrovamento basta solo pensare che la scoperta, una volta confermata da ulteriori indagini, farà riscrivere la protostoria dell’intera regione mediterranea». (fonte: IL MATTINO)

26/06/2006 A FUORIGROTTA (NAPOLI) UN VILLAGGIO DI 3500 ANNI FA

I napoletani di 3500 anni fa erano anche agricoltori e pastori. Ma il loro Dna era comunque strutturato perché fossero marinai e pescatori. Alcuni galleggianti per reti da posta, costruiti magistralmente e sagomando in forma circolare delle pietre pomici scelte tra le tante espulse nel corso delle eruzioni vesuviane o flegree, ritrovati dagli archeologi, hanno dato la cifra dell'importanza di quel rinvenimento. Nella zona di Piazzale Tecchio, proprio nell'area oggi occupata dal palazzone della Facoltà di Ingegneria, secondo gli esperti della Soprintendenza archeologica di Napoli, trentacinque secoli fa, ci doveva essere un villaggio abitato da pescatori, pastori e agricoltori. La parte periferica dell'insediamento, datato dagli archeologi al «Bronzo medio», è stata intercettata durante i lavori per la realizzazione del metrò cittadino a una profondità di quasi dieci metri, al centro della piazza. Le indagini hanno consentito di trovare un recinto con tracce di frequentazioni preistoriche, materiali ceramici di uso comune come scodelle, brocche, bicchieri, e scorie di produzione del bronzo. Cosa che secondo gli archeologi dimostra come in quell'area fosse presente una notevole attività - quindi con l'uso di fornaci appositamente attrezzate - destinata alla lavorazione e alla fusione di rame e stagno, trasformando gli elementi nella lega Bronzo. Lo studio dei sedimenti - microrganismi, conchiglie - ha quindi permesso di accertare come la linea di costa, in antico, fosse molto più arretrata rispetto a quella attuale. Vale a dire che il mare, tra il 1550 e il 2000 a.C. si spingeva nell'entroterra sin quasi ad occupare per intero l'area dell'attuale abitato di Fuorigrotta. Quanto fosse esteso poi quel villaggio, costruito su una leggera altura per restare all'asciutto, e se ve ne fossero altri in zona, forse non si potrà mai sapere: si dovrebbe scavare e indagare sotto mezza Fuorigrotta. Comunque, una ipotesi sulla forma delle capanne, secondo Giuseppe Vecchio, l'archeologo della Soprintendenza di Napoli, responsabile delle le indagini, si può azzardare e porterebbe a immaginare un’architettura «a ferro di cavallo», non molto differente da edifici della stessa epoca trovati in via Polveriera a Nola, cinque anni fa. «Ovviamente - sottolinea l'archeologo - l'eccezionalità del ritrovamento sta tutta nel fatto che il villaggio era abitato anche da pescatori, visto che pastorizia e agricoltura all'epoca erano un fatto comune». Il mare poi, secondo gli esperti, avrebbe lasciato libera quell'area in seguito a fenomeni dovuti al bradisismo, anche se gli studi di settore, poco frequenti, forniscono scarsi elementi a sostegno delle ipotesi. Lo scavo ha anche consentito di trovare presenze di epoche successiva, in particolare romana. Numerosi solchi appartenenti a coltivazioni, datati dagli esperti al I e al II secolo avanti Cristo, e segni di arature, testimoniano di campi coltivati in prossimità di una villa rustica. Anche per quest'altro dato, come per il villaggio del «bronzo», vista la profondità, sarà difficile recuperare elementi capaci di squarciare i veli sulla vita di Parthenope - Neapolis - Napoli. E viene ancora una volta confermata l’identità di Napoli come città fatta a strati e a livelli, di cui si erano già intuite storia e valenza attraverso i rinvenimenti, ancorché scarsi, del secolo scorso. E oggi, con le indagini favorite dagli scavi del metrò, la quantità di rimandi al passato della città si sta rivelando assolutamente straordinaria. Basta pensare solo ai rinvenimenti del periodo greco sotto piazza Nicola Amore, ai mosaici, al porticato romano imperiale presso il tempio, con la parete di fondo rivestita di lastre di marmo con segnati i nomi dei vincitori dei giochi Isolimpici napoletani, i Sebastà; alle barche e all'antico porto di Piazza Municipio; ai reperti del cantiere per la stazione di Toledo. Adesso, il villaggio preistorico di Piazzale Tecchio. E c'è il progetto per valorizzarlo: si realizzeranno pannelli con ricostruzioni virtuali della zona e delle capanne e si metteranno in mostra nella stazione quando sarà completata. (Fonte: IL MATTINO)

20/06/2006 TOMBE DI BAMBINI SCOPERTE AD ATRIPALDA (AV)

Tombe per bambini d'epoca romana in vico Carlo. Nuovi ed eccezionali rinvenimenti archeologici sono emersi nei giorni scorsi durante i saggi eseguiti dalla Soprintendenza in vico Carlo, stradina che collega piazza Municipio con piazza Di Donato. Tra lo stupore e la contentezza per il sensazionale rinvenimento, gli operai diretti dall'archeologa Pierina De Simone sulla supervisione della Soprintendenza diretta dalla dottoressa Gabriella Pescatori, hanno riportato alla luce piccole tombe di bambini d'epoca romana contenenti delle ossa. Ben tre tombe di giovani fanciulli, che gli esperti dell'ente di tutela presumono che possano risalire tra un periodo compreso dal primo avanti Cristo al quarto secolo dopo Cristo. Ogni piccolo sarcofago presenta una dimensione di circa 80 centimetri di lunghezza, 40 cm. di larghezza per altrettanti di profondità. Il loro rinvenimento è avvenuto a meno di mezzo metro di profondità. Dopo aver rimosso lo strato di catrame e del terreno, agli operai sono apparsi due strati di tegole di argilla. Dalla loro rimozione è emersa la piccola tomba ben conservata tra pareti formate di argilla ed un piano di deposizione in mattoni. Il sarcofago è stato così minuziosamente riportato alla luce, ripulito con tanta pazienza ed un lavoro certosino, misurato ed infine fotografato per la successiva catalogazione. Le ossa invece recuperate sono state inserite in appositi contenitori per successive analisi. «Si tratta di tombe di bambini d’epoca romana - spiega l'archeologa Pierina De Simone - risalenti presumibilmente tra il primo avanti Cristo al quarto dopo Cristo. Purtroppo le ossa ritrovate sono in cattivo stato di conservazione a causa della forte acidità del terreno che le ha quasi totalmente frantumate».

01/06/2006 TORNA ALLA LUCE UNA VILLA ROMANA A CASTELLAMMARE DI STABIA (NA)

Torna alla luce a Castellammare l’antica villa romana di “Anteros ed Heraclo”. La struttura è stata riscoperta dal nucleo ambiente della protezione civile stabiese, durante la pulizia del costone della collina di Varano, adiacente a via passeggiata archeologica. Si trova a trenta metri di distanza da villa San Marco, nel pieno centro urbano dell’antica Stabiae, distrutta con Ercolano, Pompei ed Oplonti, dall’eruzione del Vesuvio nel ’79 d.c.
“Un gruppo di volontari stava ripulendo l’area da erbacce e spazzatura – spiega Vincenzo Di Martino, presidente del Centro emergenza stabia – c’è stato un crollo e continuando a scavare hanno riportato alla luce uno dei locali della villa. Sembra un androne, con mura bianche, pavimentazione interamente scolpita e c’è la cerniera di una porta”.
L’antica villa risulta agli atti dal 1749. Si trova sul percorso archeologico che collega Castellammare al Comune di Gragnano e, secondo i dati raccolti dalla Soprintendenza archeologica di Pompei, è l’unica struttura di otium rinvenuta sul territorio, proprietà di magistrati romani.
“E’ una vera sorpresa – commenta Raffaele Longobardi, assessore all’ambiente – che ci sprona ad andare avanti negli interventi di pulizia, così da fare spazio agli scavi. Abbiamo previsto degli interventi di ingegneria naturalistica. Inoltre la soprintendenza ha garantito continua sorveglianza per difendere la struttura da eventuali atti vandalici”.
Oggi stesso si recheranno sul posto dei tecnici della soprintendenza per dei sopralluoghi più accurati. Intanto è stato comunicata al Comune l’impossibilità di continuare lo scavo, perché l’area è sormontata da una costruzione abusiva ancora da espropriare. (Fonte: L'Opinione di Stabia)

25/05/2006 ERCOLANO (NA): DOPO 2000 ANNI TORNA LA STATUA DEL PROCONSOLE BALBO

Torna dopo duemila anni sulla terrazza degli Scavi che porta il suo nome: è la copia della statua con corazza del senatore Marco Nonio Balbo, pretore, proconsole e patrono dell'antica Ercolano. L'originale, restaurato dopo sei mesi di lavoro, sarà invece visibile al pubblico per tutto giugno, dalle 14 alle 18, all'ingresso del parco archeologico. Si tratta di una scultura in marmo che è stato possibile ricomporre per buona parte: nel 1942 Amedeo Maiuri ritrovò la base marmorea nell’area della piazza rettangolare accanto alle terme e a poca distanza recuperò la testa. Nel 1981, durante i lavori di scavo dell'antica spiaggia fu ritrovato l’enorme frammento del busto. Stando agli esperti, l’eruzione del Vesuvio ha spezzato la statua trascinandola per decine di metri. Per facilitare il lavoro degli archeologi è stato realizzato nei mesi scorsi un calco in vetroresina per guidare gli esperti nel corretto montaggio dei frammenti: e proprio il calco-copia sarà sistemato sulla terrazza.

26/05/2006 DEGRADO PER GLI SCAVI ARCHEOLOGICI DI EBOLI (SA)

Giardini, fontane, piazze ed aree verdi in stato di abbandono, ricoperti di erbacce e privi di alcuna manutenzione. E' questo il desolante quadro che si presenta agli occhi degli ebolitani e di chiunque transiti per le strade cittadine. «Ogni angolo della città è costellato da visibili condizioni di degrado» dichiara il delegato Assoutenti, Luigi Peduto Una situazione indecorosa per l'immagine di Eboli, che riguarda sia le zone periferiche, che quelle del centro. «La bonifica iniziata intorno alle aiuole spartitraffico di via Sturzo o sugli alberi di Piazza della Repubblica non è stata ultimata» continua Peduto. nei pochi posti dove sono stati eseguiti i lavori di taglio delle erbacce sono stati lasciati sui marciapiedi, vicino alle aiuole, ai margini delle carreggiate fasci di erba. Molte segnalazioni sono giunte alla responsabile Urp del Comune, Lucia Fulgione, a cui i cittadini hanno segnalato le numerose situazioni di degrado delle aree verdi cittadine. I pochi giardini pubblici che esistono sono abbandonati: Piazza della Repubblica, Piazza Epitaffio, il percorso natura intorno al Palasele, i giardini del Paterno, del quartiere Pescara e di Santa Cecilia. Da mesi veniva segnalato il problema dell’erba alta nei pressi di uno spazio verde proprio di fronte la sezione dell’Ufficio del Lavoro in via Fontanelle. È stata tagliata l’erba, sono riemersi i rifiuti che venivano nascosti dall’erba alta. La denuncia viene accolta con obiettività dal neo assessore all'ambiente con delega alla manutenzione, Pierino Infante: «Non posso non riconoscere che l'emergenza esiste Mi sono insediato da circa quindici giorni e posso dire che qualcosa stiamo iniziando a fare, ma ammetto che fino a due mesi fa il paese era davvero abbandonato». Infante, che ha ricevuto la delega dall’ex assessore all’ambiente Fernando Laurino, non se la sente di attaccare le società che effettuano il servizio di manutenzione: «C'è stato un momento di rilassamento da parte della Multiservizi e della Seta durante il periodo elettorale, ma ora hanno il mio fiato sul collo. Presto verrà completata la bonifica di via Sturzo ed inizieranno altri lavori». In condizioni di assoluto degrado il rione Paterno, soprattutto lungo le zone adiacenti all'area archeologica. Quest'ultima, invasa da ogni tipo di sporcizia ed erbacce, sta divenendo una vera e propria discarica pubblica. Nei suoi pressi non vengono più effettuate nemmeno i normali interventi di pulizia, a danno della salute e dell'incolumità dei cittadini. Eppure l'area custodisce un patrimonio storico ed artistico immenso, essendo stata, nei secoli passati, sede di una villa romana d'epoca imperiale. L'interruzione degli scavi ha compromesso l'opportuna rivalutazione della zona che sembra essere stata dimenticata dalle istituzioni. «Per bonificarla occorre un lavoro immenso - dichiara l'assessore all'ambiente Infante - I cittadini hanno ragione, ma devono pazientare perché non è facile attuare la manutenzione in questa parte della città, nel bel mezzo di una situazione di emergenza come quella che stiamo attraversando». Dichiarazioni che non risolvono il problema che, con il passare del tempo, diventa sempre più fastidioso per gli abitanti del quartiere. «L'erba alta ora occulta la presenza dei rifiuti presenti nell'area - dichiarano alcuni - Ma la situazione igienica è intollerabile». (fonte: IL MATTINO)

25/05/2006 PRESENTAZIONE DI UNA VILLA ROMANA A QUARTO (NA)

Ritorna alla luce una villa romana realizzata tra il II e il I secolo a.C, una delle più antiche della zona flegrea. Ma quella rinvenuta nella piana di Quarto, durante lo scavo per la realizzazione di un centro commerciale non è una scoperta come le altre: la villa - che presenta un impianto quadrangolare - non ha solo un settore padronale, ma ha una distinta pars fructuaria, un settore cioè dove produrre e conservare il vino. Il ritrovamento di una cella vinaria e di un torchio in discrete condizioni lasciano intendere che l'edificio fosse un centro di produzione e di distribuzione di vino per la vicina Puteoli. Tutta la villa è organizzata come una moderna azienda agricola, con ambienti allestiti in base alle esigenze dei signori romani della falanghina: il torcularium (il torchio) - rimasto quasi intatto - è formato da un calcatorium (la base) in cocciopesto destinato alla premitura, sul quale veniva istallato il torchio per la successiva spremitura delle vinacce. Un torchio formato da un sostegno verticale, infisso in un grande blocco di pietra lavica sul quale era innestato il prelum (la pietra lavica circolare), che veniva abbassato su una cesta. I signori romani della falanghina avevano dotato l’azienda anche di immense vasche di raccolta del vino, perfettamente conservate. Dopo la fermentazione, il mosto veniva raccolto in grandi recipienti. L'unico dolium (l’otre) integro è stato recuperato alla spalle della cella. A partire dal V secolo d.C. l'area comincia a essere utilizzata per le sepolture: sono state rinvenute, infatti, 24 tombe di diversa tipologia a ridosso del cortile. Centinaia le monete di bronzo raccolte in questi mesi di scavi dagli archeologi diretti da Costanza Gialanella, responsabile flegrea della soprintendenza archeologica di Napoli e Caserta e condotti da Michela Ascione della Xenia, la cooperativa che gestisce lo scavo. La presentazionme della villa con il torchio di Quarto si terrà domenica, in occasione della XII edizione della manifestazione «Cantine Aperte». (fonte: IL MATTINO)

24/05/2006 AL VIA SCAVI A POLLENA TROCCHIA (NA)

Al via la seconda fase del progetto «Apolline Poject». Il professore Roger Macfarlane insieme con il gruppo di studio della Brigham Young University dello Utah (Usa) è ritornato, a distanza di un anno, nel territorio di Trocchia con l'intento di recuperare e restituire alla comunità siti e reperti risalenti all'eruzione del 79 d.C. Il lavoro partito in questi giorni rientra nel progetto, diviso in tre fasi, che il Comune ha firmato lo scorso luglio tra l'Istituto universitario Suor Orsola Benincasa e la Brigham Young University (Utah-Usa) che ha promosso il progetto. Il nome del progetto, «Apolline», è quello dell'antica Pollena risalente al X sec d.C. Dopo la fase di studio, parte ora il recupero di due siti: quello in zona Parco Europa e in località San Martino. «Obiettivo di quest'anno - dice l'assessore Giorgio Panico - è recuperare e valorizzare i reperti già emersi durante i lavori di edificazione del Parco Europa e a San Martino. Reperti segnalati alla sovrintendenza ai beni culturali, ma mai ritenuti interessanti». Grazie all'impegno dell'università Suor Orsola Benincasa e a quella dello Utah sono partiti i lavori a Parco Europa che stanno dando ragione agli studiosi: «Ripulendo le antiche mura romane dal terreno e dalla vegetazione si intravedono tracce dell'esistenza di una villa rustica probabilmente in buone condizioni risalente almeno al secondo sec d.C», spiega l'archeologo Antonio De Simone docente del Suor Orsola. Nel sito di San Martino, segnalato già negli anni trenta, stanno recuperando una cisterna per la raccolta delle acque, anche questa del primo secolo, e una interessante cella vinaria. (fonte: IL MATTINO)

19/05/2006 NUOVI RINVENIMENTI AD ATRIPALDA (AV)

Nuovi importanti rinvenimenti in vico Carlo ad Atripalda. Anche i saggi archeologici eseguiti da personale della Soprintendenza nella stradina del centro storico che collega piazza Municipio con piazza Di Donato, si stanno rilevando molto interessanti dal punto di vista storico. L'equipe della Soprintendenza, guidata dalla dottoressa Gabriella Pescatori, ha infatti riportato alla luce strutture murarie d'epoca romana. «Si tratta di tombe di epoca romana e di un mausoleo funerario sempre romano - spiega l'archeologa Pierina De Simone -. Queste evidenze archeologiche furono già ritrovate dalla Soprintendenza nel 1992 durante degli scavi per la ricostruzione post-sismica. In quell’occasione l'ente di tutela dei beni effettuò, come oggi, dei saggi preventivi dai quali riaffiorarono dal sottosuolo tali tombe di epoca romana. Oggi con gli scavi li abbiamo riportate alla luce per ripulirle e fotografarle. Una documentazione da archiviare». Importanti rinvenimenti quindi che seguono altri avvenuti nelle scorse settimane, quando proprio in piazza Municipio, nello slargo antistante Palazzo di Città, emersero dal sottosuolo resti umani, tra cui ossa dello scheletro e del cranio risalenti ad un ossario delle Terre Sante, piccoli monili, medagline ed anelli in bronzo, chiodi, frammenti di stoffa e grani di rosario. Materiale datante importantissimo ai fini del buon esito della ricerca. Reperti tutti prelevati, fotografati, catalogati e sottoposti ad attente e scrupolose analisi per la datazione. Ritrovamenti possibili grazie al lavoro instancabile degli operai diretti proprio dall'archeologa Pierina De Simone, dal capo tecnico della Soprintendenza Raffaella Cecere, sotto l'attenta e competente direzione della dottoressa Gabriella Pescatori. Nei prossimi giorni, oltre a vico Carlo, si procederà ad allargare l'area di scavo, spostando le operazioni di carotaggio in piazza Di Donato, lo slargo antistante l'antichissima basilica di S.Ippolisto Martire, culla della cristianità in Irpinia, vista la presenza dell'antichissimo Specus Martyrum, dove riposano le ossa dei martiri cristiani.

10/05/2006 UN NUOVO GRANDE MUSEO ARCHEOLOGICO REGIONALE A POMPEI (NA)

Pompei avrà il suo Museo regionale archeologico. E’ ormai ad un passo dalla firma l’intesa tra la Regione Campania, il Comune di Pompei, la Soprintendenza archeologica e la Delegazione Pontificia, per la realizzazione del Museo regionale della Storia dell’archeologia Vesuviana. Il progetto, incluso nel Pit Grande attrattore “Pompei-Ercolano e sistema archeologico Vesuviano” prevede un investimento di 12 milioni e 400 mila euro che serviranno a trasformare in polo museale l’area del Sacro Cuore, situata in pieno centro cittadino, di fronte all’ingresso degli scavi di piazza Immacolata. L’enorme struttura, costruita dal beato Bartolo Longo nei primi anni del secolo scorso per accogliere ed educare le orfanelle, sarà ceduto con un contratto di comodato d’uso cinquantennale dalla delegazione Pontificia di Pompei alla Regione Campania che predisporrà i finanziamenti necessari alla realizzazione della struttura museale.

09/05/2006 PARTE IL RESTAURO DI SAN VITO A MARIGLIANO (NA) MENTRE LE VILLE ROMANE RESTANO SOTTO TERRA

Parte il restauro del complesso monumentale dei frati minori di San Vito a Marigliano. Il Ministero delle finanze ha stanziato 200 mila euro per la ristrutturazione e il recupero del quattrocentesco convento che versa in condizioni di desolante degrado e abbandono. Tra gli interventi che saranno eseguiti è previsto il rifacimento del tetto e il recupero degli antichi stucchi rinascimentali. Lavori urgenti per impedire che le infiltrazioni d'acqua danneggino irrimediabilmente dipinti e affreschi attributi a vari pittori napoletani del Cinquecento e del Settecento tra cui Decio Tramontano e Francesco De Mura. Anche la grande tela del soffitto della navata, che raffigura «La gloria di San Vito» del pittore di Palma Campania, Salvatore Caliendo, che ha sostituito una grande tela del Vitale, presenta grandi squarci e cadute di colore. Un patrimonio di inestimabile valore che negli anni ha dovuto fare i conti con progetti sfumati per mancanza di fondi e interventi d’innovazione invasivi che hanno suscitato le polemiche degli storici e l'intervento del Ministero dei Beni Culturali, chiamato in causa da una serie di interpellanze parlamentari. Da restaurare anche il chiostro rinascimentale e gli affreschi settecenteschi che furono coperti negli anni '80 da pesanti strati di intonaco. I 200 mila euro stanziati con un decreto governativo saranno impiegati per far partire il primo lotto dei lavori. «Il contributo sarà utilizzato - afferma il padre guardiano, Salvatore Vilardi, per avviare il recupero di uno dei più importanti conventi francescani della Campania che si onora di conservare le spoglie di San Vito». Intanto alla Soprintendenza per i beni culturali ancora non è pervenuto il progetto. «Aspettiamo i grafici e le relazioni. Chiederemo un ripristino filologico» afferma la responsabile di zona della Soprintendenza ai monumenti, Maria Frattolillo. Non è escluso che la stessa Soprintendenza possa assumere la direzione dei lavori per evitare danni irreversibili al monumento. «Appena saremo pronti -afferma padre Salvatore - investiremo la Soprintendenza per decidere insieme il da farsi». Si punta a far partire anche dei saggi archeologici per individuare la basilica martiriale presistente al complesso risalente al periodo medioevale. In base ai documenti storici, sarebbe questo il luogo dove fu traslato prima dell'anno mille il corpo del martire San Vito. Le tracce di questa basilica furono individuate negli anni Novanta con i lavori del dopo terremoto e poi successivamente interrate. Nel frattempo restano al palo i restauri delle chiese della Pietà e San Lazzaro, del Purgatorio e del complesso Verna, inagibili da anni. Congelati i 380 mila euro destinati dal Ministero all'insigne chiesa collegiata e alla chiesa dell'Annunziata. E slitta ancora il finanziamento per il recupero di palazzo Nicotera. Secondo le intenzioni del Ministero, il prestigioso palazzo gentilizio dovrebbe ospitare il museo dell'Opera e delle tradizioni religiose e popolari, ma tutto resta fermo in alto mare. Una doccia fredda anche per gli scavi delle ville romane di Santa Barbara e Ponte delle Tavole che rimarranno ancora sotto terra. La mancanza di finanziamenti regionali e governativi non consente di avviare le operazioni preliminari di acquisizione dei suoli e dei sondaggi stratigrafici. (Fonte: IL MATTINO)

08/05/2006 PRESENTATO LO SCAVO DI CELLARULO A BENEVENTO

Presentato stamani al teatro Comunale nel corso del convegno "Città ed archeologia - I parchi archeologici urbani" promosso dal Comune di Benevento con il supporto del Prusst "Calidone", lo studio "Benevento nella tarda antichità. Dalla diagnostica archeologica in contrada Cellarulo alla ricostruzione dell'assetto urbano". "Nell'agosto 2001 - ha spiegato il curatore dello studio, professor Marcello Rotili - il Comune di Benevento affidò al Dipartimento di studio delle componenti culturali del territorio della Seconda Università di Napoli, di cui sono direttore, l'incarico di contribuire alla progettazione del Parco Archeologico-naturalistico di Cellarulo mediante un'attività di diagnostica archeologica funzionale all'individuazione delle aree nelle quali svolgere, con risultato utile, ricerche di campo nell'ambito della futura, auspicabile realizzazione del parco e sulle quali strutturare quindi il percorso di visita.
"Le attività diagnostiche - ha proseguito il professore Rotili - si sono tradotte in un'occasione di ulteriore conoscenza della vicenda urbana in età tardoantica, contribuendo a chiarire che i principali processi di trasformazione risalgono al IV-V secolo, anticipando sensibilmente gli interventi promossi dal Longobardi nel VI-VII secolo, che risultano sensibilmente ridimensionati rispetto a quanto sostenuto da una lunga tradizione di studi".
Il professore Rotili ha infine ringraziato la Soprintendenza ai Beni Archeologici per le province di Salerno-Avellino e Benevento "con cui è in corso una proficua collaborazione nell'ambito delle ricerche condotte dalla fine del 2004 nell'area dell'Arco del Sacramento, l'insula contigua a quella occupata dalla cattedrale beneventana, corrispondente, almeno in parte, al foro della città. La correlazione tra i dati conseguiti nell'area dell'Arco del Sacramento e a Cellarulo, settori strategici per la comprensione di Benevento tardoantica, costituisce uno dei principali fili conduttori del volume che presentiamo oggi. Uno studio che ridefinisce il processo formativo della città retrodatandolo di almeno un secolo e mezzo".
Nel corso del convegno, inserito nel progetto Abc (Arte Benevento Cultura), la soprintendente ai Beni archeologici, Giuliana Tocco, si è ulteriormente soffermata sul sito archeologico di Cellarulo, "la cui particolare posizione rispetto alla città consentirebbe di istituire un vero e proprio parco archeologico urbano, con il coinvolgimento di tutti i principali monumenti e giacimenti culturali presenti sul territorio".

05/05/2006 SCOPERTE DAGLI SCAVI DEL BATTISTERO DI NOCERA SUPERIORE (AV)

Stanno regalando emozionanti scoperte gli scavi cominciati qualche settimana fa, a Nocera Superiore, per sondare il terreno su cui verrà realizzato il parco archeologico. Sulla base di un progetto realizzato dall'amministrazione comunale, sotto la preziosa direzione della Soprintendenza per i beni archeologici di Salerno, per mano degli addetti dell' ufficio scavi di Nocera Superiore, l'area un tempo destinata a mercato boario sta pian piano lasciando scoprire che cosa era nell'antichità. Difficile stabilire di cosa si tratti, ma dai primi giorni di lavoro è emersa la presenza di un edificio abbastanza grande, crollato su se stesso, che al suo interno nasconderebbe ancora i resti delle persone che lo occupavano al momento della sua distruzione. Data l'esiguità degli elementi a disposizione degli esperti, non è stato ancora possibile stabilire a che epoca risale il materiale ritrovato. Ma allo stato attuale dello scavo è già possibile intuire che avevano ragione quanti, studiosi ed esperti, insistevano per cominciare lo scavo nell'area più vicina al Battistero paleocristiano di Santa Maria Maggiore. I ritrovamenti di questi giorni lasciano ben sperare anche per i sondaggi che partiranno per la realizzazione della villa comunale, nella zona adiacente il comune. Già ieri è stata riportata alla luce una colonna, probabilmente di epoca romana, segno, anche lì, della presenza di un edificio. (Fonte: IL MATTINO)

05/05/2006 NUOVA SCOPERTA ARCHEOLOGICA A CASTEL SAN GIORGIO (SA)

Nuova scoperta archeologica su una grande superficie edificabile alla frazione Aiello Campomanfoli di Castel San Giorgio dove si sta costruendo un lotto di venti appartamenti su iniziativa dell’Iacp-Futura. Risalgono ad un mese fa i primi ritrovamenti, i cui reperti furono consegnati alla Soprintendenza di Salerno. In quella occasione i lavori furono sospesi momentaneamente, in attesa che venisse recintata la superfice interessata ai lavori di scavo. Compiuta questa operazione, i lavori per la edificazione delle abitazioni ripresero regolarmente. Ora ci si trova al cospetto di un’altra scoperta di grande interesse archeologico. È venuto alla luce, nell’area recintata sottoposta ad indagine, un muro risalente al ’79 d.C. all’anno cioè in cui avvenne la eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei ed Ercolano. Gli interessati ai lavori, hano dato comunicazione del ritrovamento all’architetto Lorenzo Santoro, nuovo responsabile dell’area archeologica dell’Agro nocerino e di Cava de’ Tirreni, succeduto all’architetto Giuliana Tocco Sciarelli da pochissimo tempo destinata all’Ufficio del Soprintendente Zampino. Alla fine del 2005 fu un ispettore di polizia del posto e rinvenire molti reperti consègnati alla Soprintendenza. Risalivano al secondo secolo prima di Cristo sino al terzo dopo Cristo. «Se la notizia fosse confermata - spiega il sindaco Andrea Donato - sarebbe la conferma che Castel San Giorgio ha una sua precisa identità già dall’antichità e che bisogna continuare nell’opera di rivalutazione delle bellezze archeologiche e architettoniche del paese. (Fonte: IL MATTINO)

04/05/2006 250MILA EURO PER COMPLETARE GLI SCAVI A SANT'EUSTACHIO - SALERNO

La Giunta comunale di Salerno su proposta del sindaco Mario De Biase ha dato il via libera a uno stanziamento di 250mila euro per il completamento delle indagini archeologiche nell’area di Sant’Eustachio dove sono attualmente in corso i lavori per la costruzione dei 58 alloggi Peep. La delibera della Giunta comunale agevola il completamento degli alloggi che daranno un importante contributo al superamento di numerose situazioni di precariato abitativo. Alloggi che andranno a sorgere nella zona orientale della città, nel quartiere di Sant’Eustachio.

04/05/2006 PARCO DELL'APPIA ANTICA E SENTIERO DI ROCCA MONTIS DRACONIS A MONDRAGONE (CE)

"Imponente. Questo è l'aggettivo adatto per descrivere il progetto dell'Appia Antica e del sentiero di Rocca Montis Draconis" afferma l'assessore alla Cultura Giovanni Schiappa. Il progetto è quello relativo alla creazione del Parco dell'Appia Antica in località Triglione, che affiancherà idealmente quello già in opera de "La Starza" e del sentiero di Rocca Montis Draconis. Il finanziamento erogato dalla Regione Campania ammonta a oltre 750.000 euro. Gli interventi riguarderanno due aree distinte. La prima è l'area archeologica dell'Appia nella quale è stato rinvenuto un tratto della antica via consolare perfettamente conservata con un inserto di una strada secondaria che, probabilmente, si collegava con il tratto rinvenuto nel costitutendo parco archeologico de "La Starza". L'area sarà organizzata in modo tale da consentire una visita organica e sequenziale non solo della strada ma anche delle antiche tabernae rinvenute in occasione degli scavi per la realizzazione del parcheggio comunale vicino al Cimitero. La seconda parte dell'intervento riguarderà il sentiero che conduce da località Cantarella fino al pianoro di Rocca Montis Draconis. Il sentiero, che sarà adeguato per la percorrenza sia a piedi che in auto, sarà dotato di segnaletica e di illuminazione pubblica fino alla pianoro sul quale sarà predisposto un piccolo parcheggio ma soprattutto una area attrezzata nella quale poter sostare e dove sarà costruito, sempre con materiali eco-compatibili, un box informazioni per i turisti."Viene a concretizzarsi un percorso non solo ideale ma reale" prosegue l'assessore Schiappa "che, partendo dal Museo Civico e dal Centro cittadino con le sue chiese, si inoltra nel cuore della Città e della sua storia. Palazzo Ducale, la Chiesa di S. Michele con l'affresco restaurato dall'Amministrazione, il borgo di Sant'Angelo con la chiesa di San Mauro, il parco archeologico de "La Starza" e ora dell'Appia Antica ed infine Rocca Montis Draconis. In tal modo i turisti potranno attraversare e vedere non solo le vestigia di un passato ricco di presistenze, ma anche di tipo naturalistico in modo da poter coniugare cultura e natura." Il tratto di strada interessato dall'intervento è lungo 1700 metri e consentirà in modo agevole di poter raggiungere con facilità l'area pianeggiante a ridosso dell'insediamento medievale. Da qui in poi sono previsti dei interventi di ripristino dell'antico sentiero medievale per poter consentire un più agevole accesso all'area che da diversi anni è oggetto di una campagna di scavo archeologico finanziata totalmente dall'Amministrazione Comunale.  "Una più efficace tutela dell'area medievale può essere perseguita" afferma il Sindaco Ugo Alfredo Conte "nel momento in cui viene garantita la fruibilità e l'accessibilità a tutti, iniziando dai nostri concittadini. Dobbiamo imparare a rispettare e a voler bene non solo al nostro passato ma ai monumenti che la storia ci ha affidato. Una presenza continua sulla montagna, imrpontata al rispetto del verde e dell'ecosistema presenta, non potrà che portare utili benefici a tutti. Dobbiamo sia come Amministrazione che come Città saper compiere un passo avanti di grande coraggio: attivare un turismo intelligente, sensibile sia alla natura che alla cultura ma che possa attivare un circuito economico forte e duraturo"
Al fine di poter inserire in via permanente il sentiero di Rocca Montis Draconis nell'ambito dei sentieri italiani l'assessore alla Cultura Schiappa ha incontrato nei giorni scorsi il Presidente del Club Alpino Italiano di Caserta Giuseppe Spina nonché il consigliere regionale del CAI ing. Simone Merola. L'obiettivo è quello di dotare il percorso della segnaletica convenionale in uso nei sentieri italiani al fine di fornire non solo notizie di carattere storico-archeologico ma anche di tipo naturalistico e sentieristico. "Abbiamo sottoscritto nei tempi passati un protocollo d'intesa con il CAI Campania" prosegue l'assessore Schiappa "proprio in vista di queste importanti realizzazioni sul territorio. L'apporto del CAI consentirà di poter strutturare il sentiero secondo le convenzioni in uso su tutto il territorio nazionale ma, ed è la cosa più importante, consentirà di inserire il sentiero di Mondragone nell'ambito di più vasto dei sentieri della provincia di Caserta e della Campania". "Si tratta di una sensibilità rara" afferma l'ing. Simone Merola "quella dimostrata dal Comune di Mondragone. L'intervento del CAI, che offre una consulenza sostanzialmente gratuita, permetterà di poter sviluppare una sinergia forte per valorizzare la montagna del Petrino e consentire una serie di escursioni a cadenza regolare che ne permettano una sempre migliore conoscenza e fruizione".

28/04/2006 OSSA UMANE DALLO SCAVO DI ATRIPALDA (AV)

Ritrovate ossa umane tra l'antica struttura muraria venuta alla luce in piazza Municipio. Una scoperta di notevole rilevanza, quella avvenuta agli occhi dell'archeologa Pierina De Simone e di due operai, impegnati da giorni nei saggi geologici in piazza Municipio. L'importante ritrovamento di resti umani, tra cui denti ed ossa del corpo, è avvenuto ieri mattina e segue di pochi giorni la scoperta delle vestigia millenarie emerse dal sottosuolo lunedì scorso proprio durante i carotaggi preventivi effettuati dalla Soprintendenza. A circa un metro di profondità così si celavano i resti di un uomo. Sul posto immediatamente sono giunti gli esperti dell'Ente di tutela del patrimonio archeologico guidati dalla dottoressa Pescatore. Recintata la zona si è poi decisi di allargare l'area interessata dai sondaggi, in modo da raccogliere altre informazioni utili per la datazione dei ritrovamenti. Effettuati anche rilievi grafici e fotografici per l'archiviazione. «Dalle operazioni di scavo che stavamo eseguendo a mano - racconta l'archeologa Pierina De Simone, che segue lo svolgimento dei saggi preventivi per conto della Soprintendenza - sono emerse dalla terra ossa umane». Denti, parti dello scheletro e del cranio tuttavia non in buono stato di conservazione. Da qui la decisione di fermare in quel punto lo scavo e spostare l'area interessata dai carotaggi. «Ora stiamo allargando la zona di scavo - prosegue l'archeologa - in modo da verificare la presenza o meno di altre evidenze archeologiche nel sottosuolo». Non è la prima volta tuttavia che nel centro storico riemergono dal sottosuolo della ossa umane. Circa due anni fa, sempre in piazza Municipio, a poche decine di metri dal ritrovamento di ieri, durante dei lavori di costruzione di una rampa d'accesso a dei garage, emerse una cassa tombale risalente al 472-475 dopo Cristo, con all'interno lo scheletro di un uomo in buono stato di conservazione. Oltre al cranio, intatta la colonna vertebrale e tutte le articolazioni delle gambe. Ai lati del corpo furono rinvenuti anche numerosi frammenti di ferro e bronzo. Una scoperta di grande interesse visto che lo scheletro risaliva ad oltre 1600 anni fa. (Fonte: IL MATTINO)

28/04/2006 VICINA L'INAUGURAZIONE DELLA NUOVA ESPOSIZIONE AL MUSEO CIVICO DI MONDRAGONE (CE)

Si avvicina sempre più l’inaugurazione del nuovo percorso espositivo del Museo Civico Archeologico “Biagio Greco” di Mondragone, che oltre a portare all’attenzione di molti sempre le novità del patrimonio artistico, storico ed archeologico di questa parte della Campania, saranno posti all’ammirazione di tutti reperti di straordinaria bellezza e di grande suggestione che, alla luce delle recenti campagne di scavo archeologico dislocati tra la costa e le zone interne, andranno a riempire le sale del Museo di Mondragone, unico nel suo genere.
Così, a breve, grazie al lavoro congiunto dell’assessore alla cultura Giovanni Schiappa e degli archeologi impegnati, si darà rilievo ad altri reperti rinvenuti in aree della nostra terra che, solo da qualche anno, sono state meglio approfondite, ma che meritano sempre maggiore attenzione e cura, poichè in esse sono stratificate testimonianze di varie epoche.
Il recupero e la valorizzazione dei Beni Culturali, va segnalato, che sta diventando sempre più un punto fermo di questo secondo mandato targano Ugo Alfredo Conte, a cui va riconosciuto l’alto senso civico e la grande passione che infonde nel tentativo di recuperare uno dei più interessanti patrimoni culturali nazionali.
La “perla” della nuova veste espositiva del Museo Civico Archeologico “Biagio Greco” sarà rappresentato dalla statua della Venere di Sinuessa; un vero e proprio rientro che, come previsto, sta compiendo tutti i passi del lungo iter tecnico/burocratico per poter riportare la “Venere” nella sua sede naturale; ricordiamo che attualmente si può ammirare presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Risultano quasi ultimati i lavori di ripristino della Sala Grande del Museo Civico, un tempo adibita a Biblioteca Comunale, che è stata oggetto di interventi di ristrutturazione creando, così, un eccellente spazio espositivo da dedicare alla statua della Venere, simbolo indiscusso della città di Mondragone.
Il progetto, che è stato oggetto di valutazione da parte della Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta guidata da Maria Luisa Nava, ha previsto imponenti misure di sicurezza per garantire la salvaguardia della statua.
I ripetuti sopralluoghi condotti da Maria Grazia Ruggi D’Aragona – ispettrice di zona della Soprintendenza – hanno permesso di individuare gli interventi necessari e sostanziali per un recupero efficiente della sala espositiva, nonché le migliori misure di sicurezza.
Il Museo Civico Archeologico “Biagio Greco”, grazie all’attenzione mostrata dall’Amministrazione Comunale e, in particolare, dall’Assessorato alla Cultura può realmente contribuire a rendere Mondragone una realtà culturale di ampio respiro e di grandi iniziative.

28/04/2006 NUOVE INDAGINI PER IL SITO DI ROCCA MONTIS DRAGONIS A MONDRAGONE (CE)

Due importanti iniziative sono state promosse dall'Assessore alla Cultura Giovanni Schiappa in relazione alle attività scientifiche del Museo Civico Archeologico "Biagio Greco".
La prima riguarda il trasporto delle ossa rinvenute nella necropoli di Rocca Montis Draconis oggetto di indagine archeologica finanziata dall'Amministrazione Comunale da diversi anni.
Le ossa saranno analizzate e studiate dall'Università di Torino - Dipartimento di Biologia animale e dell'uomo.
"Le indagini scientifiche che saranno effettuate dall'Università di Torino, senza oneri per l'Ente in quanto trattasi di collaborazione tra enti di ricerca" afferma l'assessore Schiappa "saranno determinanti per poter avere una conoscenza completa sui nostri antenati medievali.
Altezza media, dieta alimentare, malattie, elementi fisici distintivi saranno tutte informazioni che l'Università di Torino potrà fornirci con un quadro completo stante il trasferimento di circa sessanta sepolture.
I risultati saranno resi pubblici con una conferenza e in occasione del rientro a questi resti nei nostri progenitori sarà data degna sepoltura nel Cimitero Comunale con una collocazione che sottolinei la dignità e l'importanza storica della sepoltura."
Sempre sul versante delle ricerche scientifiche, l'assessorato alla Cultura ha finanziato un'indagine di ricerca archeologica con georadar promossa dalla Seconda Università degli studi di Napoli - Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali di Santa Maria Capua Vetere, coordinata dal prof. Carlo Rescigno e condotta dagli archeologi Domenico Lavino ed Emilio Russo.
Le indagini, realizzate dall'Accademia Britannica di Roma, vogliono verificare l'esistenza di anomalie che indichino la presenza di strutture architettoniche di interesse per il periodo arcaico.
"Abbiamo aperto un nuovo filone di indagine con il prof. Rescigno della SUN" prosegue l'assessore Schiappa "volendo dimostrare che abbiamo un interesse globale a che la storia del nostro territorio sia approfondita e conosciuta per ogni periodo temporale.
Dopo la preistoria e il medioevo, ritengo interessante poter documentare la presenza di insediamenti per il periodo arcaico".
Non appena forniti dall'Accademia Britannica, i risultati saranno presentati in una conferenza stampa in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica ed in particolare con l'ufficio scavi di Mondragone diretto dalla dott.ssa Maria Grazia Ruggi d'Aragona.
"Le iniziative di ricerca promosse a favore del Museo Civico" afferma il Sindaco Ugo Alfredo Conte "dimostrano la serietà e la continuità nella grande operazione di valorizzazione dei beni culturali ed archeologici.
Siamo attenti e pronti alle richieste che ci provengono sia dal direttore del Museo - dott. Luigi Crimaco, sia dal mondo accedemico.
Stiamo dando un'immagine eccellente di Mondragone negli ambienti universitari e di ricerca.
Non ci tiriamo mai indietro e, nel limite delle risorse di bilancio disponibili, vogliamo poter dare ai nostri studenti ma anche all'intera città una conoscenza approfondita e supportata da dati oggettivi di quale sia stato il nostro passato".

28/04/2006 AD ARPAIA (BN) ALLA LUCE MURA DELL'ABBAZIA MEDIEVALE

Mura ortogonali presumibilmente appartenenti alla struttura della vecchia abbazia medioevale di San Fortunato, sono venute alla luce, ad Arpaia, nel corso dei lavori di restauro del monastero. Rinvenute anche due sepolture pressoché recenti, non ancora datate. Entrambi i ritrovamenti si collocano nell'ambito degli interventi di restauro del complesso abbaziale. Interventi che fanno parte del progetto finanziato dal Por Campania 2000-2006 ed appaltato dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici, per il Paesaggio e per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etno-antropologico delle province di Caserta e Benevento, guidata dalla soprintendente Giovanna Petrenga. Finanziati per un importo complessivo a basa d'asta di 123.993,49 euro, finora i lavori hanno riguardato il restauro del campanile del monastero e la ripresa delle mura di cinta del complesso medioevale. Responsabile del procedimento e progettista dei lavori, è l'architetto Salvatore Buonanno, l'impresa esecutrice fa capo a Mario Izzo Costruzione s.r.l. di Casoria. Iniziato lo scorso 24 gennaio, l'ultimazione del progetto è prevista per il 13 agosto 2007. Il rinvenimento delle mura e delle tombe di due defunti hanno reso, però, necessario anche l'intervento della Soprintendenza Archeologica delle province di Benevento, Avellino e Salerno. Sul posto, infatti, per quanto attiene i reperti archeologici che affiorano in superficie, sta dirigendo i lavori, l'archeologa Maria Fariello, coadiuvata dal suo braccio destro, l'assistente Lucio Iuliano. È previsto, dunque, un supplemento di indagini archeologiche che andranno ad affiancare ed arricchire i lavori di restauro del complesso monasteriale. Portando alla luce significativi pezzi di storia, vissuti tra le mura della storica abbazia che, per secoli, dall'alto della sua maestosità, ha visto scorrere la vita della gente di Arpaia, crocevia di popoli e di tradizioni.

26/04/2006 RIEMERGONO MURA ROMANE AD ATRIPALDA (AV)

Riemerge dal sottosuolo lo scorcio di una struttura muraria d’epoca romana. La nuova scoperta è avvenuta ieri mattina nello spiazzale antistante Palazzo di città, a meno di venti centimetri di profondità. Tutta la zona del centro storico da ieri è interessata da una serie di sondaggi effettuati dalla Soprintendenza e necessari al Comune per ottenere il via libera all'intervento di ripavimentazione di due antichissime piazze: piazza Municipio, piazza Di Donato - che fa da ingresso alla chiesa madre di S. Ippolisto Martire - e vico Carlo, una stradina che collega i due slarghi. Prima di iniziare i lavori, essendo Atripalda un'area vincolata, di forte interesse storico per la presenza dell'Antica Abellinum e dell'antichissima necropoli romana, la Soprintendenza ha voluto effettuare delle ispezioni preventive nel sottosuolo per accertarsi sulla presenza o meno di resti archeologici. Ad effettuare i carotaggi due operai sotto la supervisione del responsabile comunale del procedimento Arturo Roca e dell'archeologa Pierina De Simone. «La zona è soggetta a vincolo archeologico - spiega Arturo Roca dell'Utc - e visto che c'è un progetto di riqualificazione da avviare, stiamo procedendo ad effettuare dei sondaggi preventivi». I carotaggi si spingeranno fino ad oltre due metri di profondità, mediante trivelle e scavo a mano. Nei prossimi giorni i saggi si trasferiranno in vico Carlo e piazza Di Donato. «La profondità - spiega l'archeologa De Simone - non è stabilita a priori. Si può scendere anche oltre i due metri. Il saggio si chiude solo quando si raggiunge del suolo vergine. Un lavoro che richiede tempo visto che nel momento in cui si incontrano delle evidenze archeologiche si procede a mano con picconi e trowel. Alla fine si effettua un rilievo grafico e fotografico per l'archiviazione». E ieri mattina, già a 20 centimetri di profondità, sono state rinvenute delle pietre in tufo che formano un antico muro romano. Dall'importanza dei rinvenimenti dipende la possibilità o meno per il comune di avviare i lavori di riqualificazione. L'anno scorso la Soprintendenza vietò in via Appia la realizzazione di un percorso pedonale visto che dai saggi preventivi emerse un antichissimo anfiteatro romano, risalente ai primi anni dopo Cristo. Circa due anni fa, proprio a pochi metri dallo scavo di ieri, fu rinvenuta una tomba risalente ai primi secoli dopo Cristo con lo scheletro di un uomo in buono stato di conservazione.

E intanto la Soprintendenza effettuerà un sopralluogo agli scavi. Agli esperti, guidati dalla dottoressa Pescatore, toccherà effettuare un'attenta analisi sulla struttura muraria d'epoca romana emersa dal sottosuolo lunedì mattina durante dei saggi effettuati proprio dall'Ente di tutela. Attraverso gli esami si cercherà di datare l'epoca certa di costruzione delle vestigia millenarie. Un importante rinvenimento quello di lunedì durante gli scavi di restauro di piazza Municipio a conferma che il sito atripaldese, con l'antico insediamento di Abellinum, lo Specus Martyrum e la necropoli cristiana risulta, per i rinvenimenti effettuati, quello più interessante ed esteso in tutta l'Irpinia. «Si sa che quelle zone del centro storico - commenta il sindaco Lina Rega - insieme ad altre sono molto ricche dal punto di vista archeologico. L'area è infatti soggetta a vincolo archeologico e visto che puntiamo a riqualificare piazza Municipio, abbiamo effettuato dei sondaggi preventivi con la Soprintendenza. Speriamo che i lavori previsti possano proseguire e che non siano lesivi dei reperti storici che sono affiorati dal sottosuolo. Chiaramente va valutato il tipo di reperto che c’è in quella zona e domani (oggi ndr.) si continuerà l'esplorazione alla presenza della stessa Soprintendenza. Poi si deciderà sul da farsi». Tra l'altro proprio la Soprintendenza ha realizzato un progetto che punta alla rinascita dell'antica Abellinum, la «civitas foederata» di Roma, riportando alla luce altre vestigia millenarie, come anfiteatri, acquedotti e case romane. In tutto circa 4 milioni di euro stanziati dalla Regione Campania e rientranti nei fondi Fas. L'antichissima colonia romana che sovrastava un tempo la valle del Sabato, tornerà così alla luce nel suo antico splendore dopo anni di abbandono e degrado attraverso la realizzazione di un parco archeologico sul modello di quello esistente a Pompei. Un progetto di riqualificazione degli scavi archeologici molto atteso e sul quale la città punta per un proprio rilancio economico, culturale e turistico.(Fonte: IL MATTINO)

21/04/2006 DEPREDATE DUE TOMBE ROMANE A FRATTAMINORE (NA)

I predoni dell'arte. Tombaroli in azione la notte scorsa a Frattaminore, dove in un campo appena arato hanno saccheggiato e completamente spogliato due tombe di epoca atellana, risalenti al periodo tra il secondo e terzo secolo avanti Cristo. Il podere dove è avvenuto l'ennesimo saccheggio archeologico è situato in via Sant'Arpino, una zona a ridosso del tracciato dell’antica via Atellana che collegava Napoli a Capua. La stessa zona dove sei anni fa, nel corso dei lavori di costruzione del nuovo edificio scolastico, venne alla luce una necropoli composta di oltre cinquanta piccoli monumenti funerari della stessa epoca, quasi tutti violati e saccheggiati nel corso degli anni. A scoprire il furto è stato il proprietario del fondo agricolo, Mario Di Laoura, 66 anni, che ieri mattina ha notato sotto una macchia di ciliegi, il terreno smosso e ricoperto con un strato di pozzalana, il materiale di deposito vulcanico che si trova a circa tre metri di profondità. Il contadino, temendo che qualcuno avesse scavato le due buche per nascondere cadaveri o armi, ha immediatamento lanciato l'allarme al 113. Sul posto sono intervenuti gli agenti del commissariato di Frattamaggiore, diretti dal vicequestore Pietropaolo Auriemma, che hanno chiesto l'intevento dei pompieri. I vigili del fuoco con una scavatrice hanno rimosso lo strato di terreno, scoprendo così la tomba di tufo dentro la quale i ladri avevano fatto razzia dimenticando però un piccolo lacrimatoio in terracotta di buona fattura. E proprio grazie a questo ritrovamento, che gli esperti della soprintendenza ai Beni Archeologici di Napoli, hanno potuto datare l'epoca del sito e stimare approssimativamente che la tomba appartenesse ad una famiglia agiata. L'altro sito verrà ispezionato oggi dall'archeologa Elena La Forgia. La speranza è che i tombaroli non abbiano avuto il tempo di violare la seconda tomba, lasciandola intatta con tutti i suoi tesori.

19/04/2006 PARTE IL RECUPERO DEL TEMPIO DI AUGUSTO AL RIONE TERRA DI POZZUOLI (NA)

Torna la vita nel Rione Terra di Pozzuoli, dopo quarant’anni di desolante abbandono. Rinasce, l’antica rocca flegrea fondata dai Greci di Samo, intorno al progetto di recupero del tempio-duomo devastato dalle fiamme, dal bradisismo, dal degrado. Grazie a un concorso internazionale bandito dalla Regione, il monumento simbolo di Pozzuoli e dei Campi Flegrei sta per essere restituito alla storia, completamente ristrutturato. Nel disegno del gruppo progettuale vincente (guidato dal professore Marco Dezzi Bardeschi, di Firenze) una sintesi perfetta delle due splendide linee architettoniche condensate nell’edificio che sorge a picco sul mare del golfo flegreo: la cattedrale barocca, che sarà riconsegnata al culto dei fedeli puteolani, e la struttura lapidea del tempio pagano, pregevole esempio di classicismo dell’età romana augustea.
Il progetto, che la Regione impegnerà per il definitivo recupero funzionale della cittadella puteolana (finanziato per nove milioni), sarà in mostra dal 6 maggio nei locali di Palazzo Migliaresi, cuore del Rione Terra, a pochi metri dall’ingresso di un percorso archeologico sotterraneo considerato dagli studiosi una delle novità storiche più importanti degli ultimi anni. Una vera e propria Pompei sotterranea, ricca di suggestioni e testimonianze rare, che nei prossimi anni rivelerà altre emozioni di grande interesse.
Insieme con il progetto vincitore, saranno esposti gli altri undici studi ammessi alla selezione da una giuria di architetti e urbanisti di rango internazionale. Al secondo posto si è classificato il piano del gruppo guidato dall’architetto Guido Batocchioni, al terzo la proposta del gruppo dell’architetto Luca Zevi. La mostra - preceduta, venerdì 5 maggio, da una cerimonia di presentazione con il Governatore Antonio Bassolino, l’assessore regionale al turismo Marco Di Lello, il vescovo di Pozzuoli, Gennaro Pascarella - è organizzata dalla Regione, dal Comune di Pozzuoli e dall’Azienda Turismo dei Campi Flegrei, che celebrerà nell’occasione i cinquant’anni dalla fondazione. (fonte: IL DENARO)

19/04/2006 FORSE UN IMPIANTO TERMALE A VIA BORGIA A BENEVENTO

I reperti venuti alla luce sono rilevanti risalendo all’epoca romana e probabilmente nella zona sottostante l’attuale via Stefano Borgia c’erano delle terme. Gli esperti della Sovrintendenza archeologica ne sono convinti da tempo e la campagna di scavi portata avanti finora, giorno dopo giorno, ha prodotto delle conferme. «Ora - dicono alla Sovrintendenza - sono esauriti i fondi e ne occorrono degli altri». Questi ulteriori fondi saranno reperiti al più presto perchè c’è la volonta, da parte del Comune, di portare avanti e di concludere questa campagna di scavi al più presto per dare la completa agibilità dell’area, sia agli abitanti della zona che all’adiacente edificio della Prefettura del tutto bloccato da questi scavi. Il Comune, d’intesa con la Sovrintendenza, ha anche deciso che i reperti venuti fuori debbono essere visibili. E l’ente locale ha pertanto deciso di affidare all’architetto Palmieri di redigere un progetto che cosenta a questi reperti e ad altri venuti alla luce a vico Tre settembre si essere visibili. Un progetto e un’ulteriore campagna di scavi che saranno nei prossimi giorni al centro di un incontro tra tecnici comunali e Sovrintendenza archeologica.

05/04/2006 SI PUNTA AL RECUPERO PER IL PARCO ARCHEOLOGICO DI MERCATO SAN SEVERINO (SA)

Unità di intenti per completare il Parco archeologico regionale di Mercato San Severino. C’è soddisfazione fra gli amministratori comunali dopo la visita del presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino. Confortanti anche le parole del Governatore e la sua disponibilità “nell’acquisizione delle risorse necessarie a completare il recupero e il restauro conservativo dell’intera area, con l’obiettivo di far decollare definitivamente il Parco”, che per Bassolino “va inserito a pieno titolo nei circuiti turistici della Regione”.
Accompagnato dal sindaco Rocco D’Auria, dal suo vice Giovanni Romano, da Andrea De Simone, e da rappresentanti di Giunta e Consiglio comunale, il presidente ha visitato la sede municipale e la ministruttura del Parco dei Sanseverino, collocata presso il Palazzo Vanvitelliano. “La grandezza del nostro territorio regionale — afferma Bassolino - è legata a luoghi archeologici come questo di Mercato San Severino. È giusto completare i lavori di scavo e di rinvenimento di reperti archeologici. Inoltre, Palazzo Vanvitelliano è davvero bello, mi ricorda un po’ la Reggia di Caserta ed è mio intento, insieme con l’amministrazione comunale, lavorare per completare la parte archeologica, creando nuovi spazi all’interno: un museo e un’area naturalistica più ampi”. Per completare i lavori (castello e museo) saranno impiegati 3,6 milioni di euro. La ministruttura museale, inaugurata a gennaio, ideata dal L.e.a. (Laboratorio di Educazione Ambientale), diretto da Giuseppe Rescigno e patrocinato dalla Regione, è nata con finalità divulgative degli itinerari di carattere naturalistico e storico-archeologico del Parco Archeologico. Si propone di fornire aggiornamenti sugli sviluppi delle campagne di scavo promuovendo momenti di partecipazione attiva dell’utenza attraverso laboratori, campi scuola e stage di approfondimento.
Ed ecco la proposta del Governatore, che evidenzia il suo lato “da sindaco”. “Occorre spostare gli uffici dell’attuale Comune in un altro edificio — consiglia — mentre il Palazzo rimarrebbe semplicemente sede di rappresentanza, oltre che museo e luogo di attività culturali (sale espositive, convegni, mostre.). Credo che questa struttura abbia le potenzialità per diventare un grande palazzo culturale, aperto a tutti, a quattro passi dall’Università di Fisciano e destinato ad attirare un turismo organizzato e colto”. D’Auria e Romano prendono al balzo la palla lanciata da Bassolino è spiegano che un’idea c’è già: “Abbiamo intenzione di creare un nuovo edificio comunale, se fosse possibile, anche in questo caso, con un contributo dalla Regione”. “Una buona parte possiamo finanziarla noi attraverso la riqualificazione urbanistica del centro — afferma Romano — più precisamente dell’area industriale. Se riuscissimo ad ottenere la restante parte potremmo coronare un sogno. Si tratta di un progetto importante per la stessa Regione. Già nel ’98 avevamo intenzione di spostare gli uffici comunali nella scuola media qui a fianco e fare del Palazzo un museo. Ma all’epoca, alcune forze politiche erano contrarie al progetto e dal momento che era necessaria l’unanimità (vincolo della legge 219), non se ne fece più nulla. Attualmente il vincolo è in scadenza e il problema non sussiste più”. “L’idea di Bassolino di mantenere la rappresentanza istituzionale nel Palazzo mi sembra alquanto interessante e giusta — conclude il sindaco -. È una strada che potremmo seguire”. Bassolino che ha espresso il proprio apprezzamento per l’intesa istituzionale tra Comune e Regione promossa finora grazie all’opera politica di De Simone, a prescindere dalle diversità di schieramento politico delle due Amministrazioni ha ribadito il suo impegno ad accompagnare il Comune nell’ampliamento del Museo archeologico. (fonte: IL DENARO)

04/04/2006 TOMBE TARDOROMANE A MONTEFREDANE (AV)

Tre tombe, quasi sicuramente del tardo Impero Romano, giacevano, da secoli, nel sottosuolo di un terreno di Montefredane. La scoperta è avvenuta casualmente, in quanto il proprietario del fondo, l’imprenditore Mauro Mazzarotti, stava effettuando alcuni lavori di miglioramento del terreno, per collocarvi, successivamente, un vigneto. Una vera sorpresa, però, quando il mezzo meccanico, intento a scavare, si è imbattuto nei cocci di terracotta. Immediatamente bloccati i lavori, sono venute fuori numerose ossa umane sparse in tre sarcofaghi. Ora la palla passa alla Sovrintendenza che dovrà verificare l’epoca esatta delle tre tombe (non è escluso che ve ne siano altre), ma soprattutto, dovrà capire se in quella zona, denominata S. Andrea, un tempo vi fosse una vera e propria area cimiteriale organizzata (questa resta l’ipotesi più certa). Tra una tomba è l’altra, infatti, c’è uno strato di malta, dunque, non si tratta di una singola sepoltura che ebbe luogo per caso in quel determinato luogo. Sono venute fuori, inoltre, anche strutture murarie edificate, quindi, da non sottovalutare, perché rispecchiano importanti criteri di costruzione di quel periodo storico. Altro fattore da sottolineare, il ritrovamento anche di polveri risalenti all’eruzione vulcanica del IV secolo. Una scoperta particolare, in quanto i sarcofaghi si trovano in un punto intermedio rispetto al Castello di Montefredane e alla Valle del Sabato. Ecco perché sarebbe opportuno approfondire la storia che ruota attorno ai numerosi insediamenti di quell’epoca. L’area, ora transennata per sicurezza dai proprietari del fondo, che hanno dato la totale collaborazione alle autorità competenti, è in attesa di un eventuale ampiamento dello scavo; operazione che sarà curata dalla responsabile di zona delle Sovrintendenze Archeologiche, che a fine settimana affettuerà un primo sopralluogo. ”Una scoperta importante per il paese -spiega il vicesindaco, Vera Trasente - che conferma gli insediamenti di metà collina di quel tempo. Potrebbe essere un grande passo per un discorso di sviluppo del territorio”. (fonte: IL MATTINO)

30/03/2006 IN DIRITTURA D'ARRIVO IL MUSEO ARCHEOLOGICO DI MONTESARCHIO

Da circa due anni la città di Montesarchio era diventata un cantiere aperto. Diverse le opere pubbliche avviate, alcune delle quali (come le zone circostanti la scuola elementare di via Matteotti), sono già state concluse o, quasi al termine. Ma, l'elenco delle opere che l'amministrazione comunale ha programmato per i prossimi mesi, e che è pronta a cantierare attraverso l'assessorato ai lavori pubblici, è sufficientemente lungo: dalla realizzazione di parcheggi, alla riqualificazione di alcune strade anche secondarie, non dimenticando le scuole cittadine ed il centro storico. A darne notizia è Michele Tangredi, assessore ai lavori pubblici che, annuncia anche il completamento dei lavori al castello che ospiterà il museo caudino. Per il completamento del castello e l'allestimento del museo, è stata già aggiudicata la gara d'appalto, per un importo di 598.000,26 euro e pubblicato sul Burc del 27 marzo. «Valorizzare la città vecchia rendendola fruibile ai turisti, è uno degli obiettivi dell'amministrazione del sindaco Izzo. E quindi - afferma il titolare dei Lavori pubblici - come amministratori ci siamo adoperati per riuscire ad ottenere il maggior numero di finanziamenti. Naturalmente, un obiettivo da raggiungere era quello di completare i lavori ai due monumenti simbolo del paese, la torre ed il castello. Per quanto riguarda il castello e l'allestimento del museo archeologico nazionale del Sannio Caudino siamo in dirittura d'arrivo. Nei prossimi mesi, contiamo di ottenere altri finanziamenti sempre per la riqualificazione della Montesarchio storica e veder completati anche i lavori che interessano la torre. Altri lavori saranno realizzati attraverso la Comunità Montana del Taburno, grazie al particolare interessamento dell'ex assessore Geppino Mauriello». Sempre per quanto riguarda alcune zone del centro storico, sono già stati appaltati i «lavori di recupero e ricomposizione della viabilità e spazi urbani». L'assessore Tangredi evidenzia poi che, «nel programma delle opere pubbliche non sono state dimenticate le frazioni. Tra non molto saranno avviati - dichiara - i lavori per un campo sportivo polivalente alla frazione Varoni, mentre a Cirignano saranno allestiti dei locali da adibire a spogliatoi e servizi sul campo di calcetto. Sono previsti lavori anche di manutenzione straordinaria per la scuola media, e per le elementari di Montesarchio e Varoni». Le opere di riqualificazione della villa comunale, considerata uno dei fiori all’occhiello di Montesarchio, saranno invece finanziate con l'indennità di carica del sindaco. «Il sindaco - precisa l'assessore - ha devoluto la sua indennità, pari a 3.098,74 euro mensili, degli anni 2004, 2005 e di quello in corso, per finanziare le opere della villa comunale, un vero spazio naturalistico e culturale dl paese». (fonte: IL MATTINO)

26/03/2006 UNA MAPPA DEI REPERTI SUBACQUEI

Anfore da frutta di epoca romana, una nave del Settecento carica di pigne e un anfibio americano affondato nei giorni dello sbarco degli Alleati a Salerno. Sono questi solo alcuni dei siti archeologici individuati nelle acque che bagnano la Campania dai ricercatori di «Archeomar», il progetto voluto dal ministero per i Beni culturali per realizzare la prima mappa dei reperti archeologici sommersi. In due anni, un'équipe di archeologi marini ha passato al setaccio i fondali dei mari di quattro regioni meridionali per censire e documentare le testimonianze del passato. Un po' come facevano gli Urinatores, il corpo di nuotatori subacquei specializzati dell'antica Roma, che lavoravano al recupero delle merci finite accidentalmente in acqua. L'unica differenza è che, in questo caso, i reperti non vengono portati a galla, ma restano lì, sul fondo marino. Almeno per il momento. Ieri mattina a Napoli, nei locali del Museo archeologico, la presentazione dei risultati della ricerca. «L'indagine ha esplorato i fondali marini di Campania, Puglia, Calabria e Basilicata - ha detto il vice ministro ai Beni culturali, Antonio Martusciello - compiendo una mappatura completa delle ricchezze sommerse nei mari del Mezzogiorno». «Dei mille siti individuati - ha precisato Stefano De Caro, direttore regionale per i Beni paesaggistici e culturali della Campania - ben 154 sono nelle acque della nostra regione, tra cui relitti di navi, aerei, sottomarini, ancore e manufatti che il mare ha conservato». Certo, non saranno i Bronzi di Riace o il Satiro danzante, ma i rinvenimenti compiuti nelle acque campane raccontano i costumi delle civiltà del passato, ricomponendo i tasselli di una storia antica. A largo di Punta Campanella, ad esempio, è stato ritrovato del vasellame che, con ogni probabilità, rimanda alle offerte votive per la dea Minerva. «Fonti antiche - ha proseguito De Caro - ci raccontano che i marinai erano soliti offrire del vino alla divinità guerriera che, nella rivisitazione estrusco-italica della greca Atena, aveva assunto anche le abilità di protettrice dei mestieri». Ed è proprio l'età romana quella più ricca di reperti nei fondali della «Campania Felix», con la metà dei resti classificati. «A largo di Capri, a circa 130 metri sotto il livello del mare - aggiunge Maria Luisa Nava, sovrintendente ai Beni archeologici di Napoli e Caserta - abbiamo trovato delle anfore di terracotta di epoca imperiale che vengono dalla Tunisia, a testimonianza degli scambi commerciali tra il Golfo di Napoli e la sponda Sud del Mediterraneo». Alcuni reperti, rinvenuti precedentemente l'inizio del progetto «Archeomar», sono stati trasferiti nel Museo archeologico dei Campi Flegrei, nel Castello aragonese di Baia. «Nel giro di due anni - ha aggiunto Nava - i locali del museo raddoppieranno il loro spazio». (fonte: IL MATTINO)

24/03/2006 NUOVI REPERTI AL MUSEO DI CALATIA A MADDALONI

«Domus/Casa - Forme dell'abitare da Calatia a Maddaloni» è la mostra e il progetto culturale di ampio respiro nato intorno allo straordinario ritrovamento di una dimora borghese di medie dimensioni risalente ad epoca romana (I secolo a.C. - coeva di Pompei) nel settore meridionale dell'area urbana dell'antica Calatia, esteso insediamento osco del quale sono pervenute testimonianze disseminate nel territorio compreso tra Caserta, San Nicola La Strada, San Marco Evangelista e Maddaloni. Considerato lo stato di conservazione, una scoperta eclatante relativamente al periodo e alla tipologia del sito nella zona indicata. Frutto di scavi sistematici condotti dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici di Napoli e Caserta in collaborazione con la Sun. "Una vera palestra di studio per gli allievi" così Carlo Rescigno, ordinario di Tecnica dello scavo. L'iniziativa promossa dalla Provincia con adeguato contributo economico già deliberato ma da inserire in bilancio arricchirà l'offerta culturale del "Maggio dei Monumenti". Non sarà possibile visitare il sito bensì il Museo Archeologico di Calatia a Maddaloni ospitato in alcuni ambienti del Casino dei duchi Carafa tuttora in corso di restauro. Proporrà al pubblico uno spaccato della dimora allestito in grandezza naturale nel cortile del museo e - nelle sale - una scelta dei reperti rinvenuti e pannelli sulla storia della casa romana. Una cospicua eredità che trasla lentamente e la mostra si propone ambiziosamente di illustrare continuità e mutamenti intervenuti nel corso dei secoli sul tema dell'abitare nell'area calatina attraverso eventi culturali correlati quali pranzi storici, exibit interattivi sulla vita quotidiana, visite guidate realizzate da attori in costume e conferenze che giungeranno a trattare il medioevo, l'età moderna, la casa di re che è la Reggia. Michele Farina, assessore provinciale al Turismo, sottolinea la massima disponibilità della Provincia a valorizzare i giacimenti culturali del territorio. Soddisfazione ha espresso anche la soprintendente Maria Luisa Nava. (fonte: IL MATTINO)

18/03/2006 RIAPRE LA CASA DEGLI AMORINI DORATI A POMPEI

Torna a essere visitabile dal tre aprile, e dopo quasi un quarto di secolo, la Casa degli Amorini dorati. La domus risale al III secolo a.C. ed è conosciuta come degli Amorini dorati per i puttini alati in miniatura incisi su lamine d'oro che ornavano le pareti di una delle stanze del peristilio. Fu chiusa appena dopo il terremoto dell'Ottanta per i gravi danni subiti. La riapertura, dunque, segue gli interventi di restauro che in questo frattempo hanno interessato sia l’architettura sia le decorazioni parietali. L’abitazione, che era stata gia aperta in via sperimentale per quattro mesi tra il dicembre 2004 e l'aprile del 2005, è considerata come una delle più belle e importanti case della città antica. Secondo gli archeologi, al 79 d.C. la casa era abitata da Cneus Poppaeus Habitus, imparentato (forse si tratta di un cugino o di un liberto, uno schiavo liberato) con Poppea Sabina Minore, seconda moglie di Nerone. Indirizzato all'imperatrice, sulla parete del vestibolo, quando la casa venne riportata alla luce, si ritrovò difatti un graffito che secondo l'epigrafista Matteo Della Corte assicurerebbe una fugace presenza di Poppea nella casa. La domus, tra gli altri elementi architettonici interessanti, aveva il peristilio strutturato come a voler riprodurre una sorta di piccolo ambiente adatto alla recitazione, circondato da rilievi, colonnine con maschere teatrali a forma di satiro, oppure dall'aspetto comico e tragico. Ragion per cui, sempre il Della Corte, suggerisce l'ipotesi che quella sorta di teatro all'aperto fosse stato creato in onore di Nerone e che lo stesso imperatore abbia potuto far sentire la sua voce tra quelle mura, nel corso di una visita a Pompei. Un viaggio fatto proprio per ringraziare Venere pompeiana, la dea protettrice della città, che lo aveva salvato allorché a Napoli era crollato il teatro nel quale lui si stava esibendo. La casa aveva anche un importante larario dedicato al culto di Iside, cosa che fa ipotizzare che i suoi abitanti fossero seguaci di quella religione egizia, così come lo era la loro rappresentante più importante, l'imperatrice Poppea. I beni dei Poppaei, che avevano intessuto un fitta rete commerciale con l’Egitto e le altre province africane, però, non si limitano solo alla casa. Altre abitazioni collegate alla Casa degli Amorini dorati appartenevano a Potito Poppaeo Sabino e Caio Poppaeo Firmo. Secondo Amedeo Maiuri la casa aveva conservato magnificamente le sue pitture per i lavori e le ridipinture degli affreschi che erano in atto sino a poco prima dell'eruzione del 79 d.C.. Infatti i dipinti dei saloni a «fondo giallo», «fondo bianco» e degli ambulacri del portico, vengono stimati risalenti al 63 d.C., appunto uno degli anni in cui si registrarono i terremoti annuncianti l'eruzione, che quando si verificò trovò la sala centrale del triclinio con le pareti ancora solo abbozzate. Particolarmente importanti, poi, sono le pitture: Tetide, nell'officina di Vulcano; Giasone davanti a Pelia; Achille con Briseide e Patroclo. Per visitare l'abitazione bisognerà prenotarsi al sito www.arethusa.net. almeno un giorno prima. Le visite saranno effettuate con cadenza giornaliera, dalle 9 alle 18, ogni mezz'ora, e solo per gruppi formati al massimo da venti visitatori.(fonte: IL MATTINO)

13/03/2006 DA APRILE IN MOSTRA ARGENTERIE ROMANE ALL'ARCHEOLOGICO DI NAPOLI

Cinquecento reperti, in gran parte costituiti da preziose argenterie da mensa, per sottolineare quale valore avesse nelle case patrizie dell’antica Roma quel metallo considerato un vero e proprio status symbol. I pezzi - scyphi (tazze cilindriche), canthari (calici ovoidali), calathi (bicchieri a tronco di cono), phialai (piatti, vassoi), cucchiai da portate (trulla), mestoli, ma anche specchi, spilloni e pettini lavorati a bulino, con complicati intarsi, o con scene figurate di caccia, bucoliche e d’amore - saranno in mostra al Museo Archeologico di Napoli, dal primo aprile al 30 ottobre, per la più grande esposizione d’argenterie d’epoca romana mai allestita. La mostra, intitolata «Il fascino discreto delle argenterie» e promossa dalla Regione, è stata progettata dai sovrintendenti Maria Luisa Nava e Pietro Guzzo. I corredi più corposi saranno quelli forniti dall’Archeologico che sui circa mille pezzi sparsi tra i musei del mondo ne possiede quasi la metà. Tra gli argenti esposti quelli della «Casa del Menandro» (118 reperti) e della «Casa di Inaco e Io» (65 pezzi). Dal Louvre di Parigi giungeranno cinque argenti organici alla collezione (109 reperti) del Tesoro di Boscoreale: le due coppe con i cigni, la coppia di bicchieri con gli scheletri e una delle due saliere. Altri reperti arriveranno dai musei di Roma. Vera star dell’esposizione sarà il tesoretto d’argenterie ricco di venti elementi e trovato l’11 ottobre 2000, nello scavo di Murecine, mentre si effettuavano i lavori per la terza corsia della Napoli-Salerno. A far scattare l’idea della mostra è stato proprio quello scavo: i suoi piatti, i bicchieri, le alzate, le coppe, formano un classico completo «da quattro» di vasellame da tavola, argentum potorium (per bere) e argentum escarium (per mangiare), sbalzato, dal peso complessivo di circa quattro chilogrammi. Gli archeologi Salvatore Nappo, Antonio De Simone e Federica Oliva trovarono i pezzi sistemati in una gerla di vimini: probabilmente erano stati creati in una delle botteghe orafe di Pozzuoli. (fonte: IL MATTINO)

08/03/2006 PROGETTO PER RIPORTARE ALLA LUCE IL DECUMANO DELL'ANTICA TEANO (CE)

La valorizzazione del centro storico passa anche attraverso la sistemazione dell'antico decumano rappresentato dal basolato lavico dell'asse Porta Roma/Porta Napoli, lungo il quale si trova l'ingresso del monumentale Museo Archeologico di Teanum Sidicinum. Di questo è convinto l'assessore all'Urbanistica Gian Paolo D'Aiello, su impulso del quale la giunta, presieduta dal sindaco Raffaele Picierno, ha dato mandato all'ufficio tecnico di attivarsi per la realizzazione dell'importante intervento di riqualificazione, per il quale è stato sottolineato che «esiste la possibilità di reperire fondi utilizzabili anche all'interno del Pit Antica Capua». L’intervento incontra il favore di tutto il ceto politico della cittadina. Favorevole all'iniziativa, infatti, anche il consigliere di opposizione Antonio Feola, appartenente al gruppo «Progresso Sidicino»: «Si tratta di un intervento condivisibile anche perché renderà più sicuro l'antico decumano, oggi pericoloso in più punti per alcune basole sporgenti, ma a patto -tiene a precisare Feola- che non rimanga solo sulla carta come già accaduto per un altro interessante progetto riguardante la riqualificazione di Teano Scalo». Intanto, procedono i lavori di restauro (finanziati con oltre un milione di euro) del complesso monumentale dell'ex Istituto «Regina Margherita», che sarà destinato a ufficio turistico e per la promozione dei prodotti tipici. Lo stesso assessore D'Aiello ieri mattina è incontrato con il reggente della diocesi, Don Aurelio De Tora, per ottenere l'accesso necessario per l'installazione di una gru che consentirà di passare dai lavori di pulizia a quelli di carattere strutturale. L'intervento rientra in un più ampio discorso di valorizzazione del centro storico, che contempla anche una passeggiata lungo la cinta muraria preromana.

07/03/2006 APPUNTAMENTO CON LA PRIMAVERA NEGLI SCAVI DI POMPEI

Primavera a Pompei, terzo appuntamento dell’iniziativa “Le stagioni dell’antica Pompei”.
Dal 9 marzo al 14 maggio i giardini delle case più belle, come la Casa di Sallustio, dei Dioscuri, di Meleagro, del Citarista, del Fauno, della Venere in Conchiglia, così come i vivai della Soprintendenza e gli spazi verdi degli scavi saranno rimessi a nuovo e aperti al pubblico con itinerari tematici e inediti.
Organizzata dal Laboratorio di Ricerche Applicate della Soprintendenza archeologica di Pompei, “Tempo di primavera” è un’iniziativa che interesserà l’intera area archeologica: protagonisti saranno gli orti e i giardini della città antica, testimonianze uniche di come veniva organizzato il verde nell’antichità. Nel vivaio di via dell’Abbondanza verrà proposto un percorso tematico che mette a confronto le piante che ornavano i giardini dell’antica Pompei con quelle introdotte durante gli scavi dalla metà Settecento in poi, per abbellire l’area archeologica. Con la collaborazione dell’Antica Erboristeria Pompeiana sarà possibile acquistare i prodotti naturali come unguenti e profumi, realizzati con le stesse tecniche e le essenze dell’antichità, così come i recenti vino di viole e di rose, ultima sperimentazione nell’ambito delle ricerche sull’alimentazione nel mondo antico. “Tempo di primavera” è anche l’occasione per poter effettuare il circuito extra moenia, che si snoda per 3200 metri su una superficie complessiva di circa venti ettari lungo le mura della città antica. Il percorso offre al visitatore testimonianze archeologiche inserite in un ambiente naturale di particolare bellezza: pini centenari, maestosi platani, i roseti, le lunghe siepi di biancospino e i lecci che ombreggiano le antiche tombe.

01/03/2006 AVVIATI I LAVORI PER IL PARCO ARCHEOLOGICO "LA STARZA" A MONDRAGONE (CE)

Consulta lo speciale http://www.archemail.it/mondragone.htm

01/03/2006 PARCHEGGIO COMUNALE SU AREA ARCHEOLOGICA A NOLA

Il comune di Nola ha deciso di trasformare l'area dell'ex mercato del bestiame nella sede di alcuni uffici oltre che di un parcheggio. Sulla stessa zona, sottoposta tra l'altro a vincolo archeologico vista la vicinanza con l'anfiteatro romano, la sovrintendenza aveva già predisposto un progetto per la realizzazione di un parco verde. E scoppia la polemica. Dopo aver accolto per anni l'isola ecologica del comune, la zona di via Foro Boario torna ad essere il pomo della discordia tra chi la considera il naturale prolungamento del prestigioso sito e le amministrazioni comunali che invece continuano ad assegnargli destinazioni d'uso diverse. Questa volta a far scattare la querelle la volontà, da parte dell'amministrazione comunale guidata dal sindaco Felice Napolitano, di recuperare, nell'ex mercato del bestiame, i posti auto destinati alla sosta che si perderanno con l'imminente chiusura della Travaglia. Non solo. Nello stesso luogo troveranno posto anche la polizia ambientale, la protezione civile e gli uffici giudiziari. Ma la sovrintendenza archeologica, che tra l'altro aveva chiesto sia i finanziamenti del Pit Alto Clanis che l'assegnazione dell'area, ha preso carta e penna e ha chiesto chiarimenti. «Quanto sta accadendo ci dispiace moltissimo. Finora - spiega il responsabile nolano della sovrintendenza archeologica, Giuseppe Vecchio - c'era stata fattiva collaborazione con il comune. Speriamo che si tratti solo di un malinteso. In ogni caso sull'area dell'ex mercato del bestiame insiste un vincolo di destinazione a parco archeologico. Per gli uffici e i parcheggi esistono aree a ciò destinate dal piano regolatore». «La verità - continua Vecchio - è che questa città non riesce a valorizzare il cospicuo patrimonio storico che ha ereditato». È braccio di ferro dunque. Di quelli destinati a durare e soprattutto ad innescare un vortice di polemiche. E intanto a confermare l'esistenza di un progetto per la creazione di una zona verde intorno all'anfiteatro romano è l'ex assessore ai beni culturali, Agnese Romano, attualmente delegata alle finanze: «L'idea era quella di creare, in una superficie sottoposta a vincolo archeologico, una zona come quella che circonda l'arena di Verona. Il tutto per valorizzare un sito importante e per sfruttare al massimo le sue potenzialità turistiche, culturali ed economiche». Un intento ambizioso dunque. La possibilità di creare intorno al prestigioso sito nuove occasioni di sviluppo. La sovrintendenza non sembra però orientata a demordere. Non è da escludere infatti, come è già accaduto per gli altri terreni che celano una fetta di anfiteatro non ancora riportata alla luce, l'esproprio dell'ex mercato del bestiame di via Foro Boario. La partita non sembra affatto chiusa ed in ballo tra l'altro ci sono risorse che adesso rischiano di essere perse. Nei prossimi giorni si attendono gli sviluppi su di una questione per la quale il sindaco, Felice Napolitano, si trincera dietro un secco «no comment». (Fonte: IL MATTINO)

24/02/2006 TERMINATO IL RECUPERO DELL'ARCO DI TRAIANO A BENEVENTO

Con una una nota inviata al Comune di Benevento, la Soprintendenza ai beni archeologici di Salerno, Benevento e Avellino ha comunicato di aver completato i lavori di manutenzione dell'Arco di Traiano, lavori ai quali ha collaborato lo stesso Comune con la fornitura di carrelli elevatori e di maestranze. «L'intervento - ha scritto il soprintendente Giuliana Tocco - eseguito dall'architetto Antonio Forcellino, uno degli autori del precedente restauro, ha permesso di monitorare la superficie marmorea che, a distanza di quasi cinque anni, dall'ultimazione dei lavori, a testimonianza delle tecniche di restauro e dei prodotti usati, si è rivelata in ottime condizioni, fatta eccezione per i depositi di polveri inquinanti e del guano dei piccioni». Sempre nella nota della Soprintendenza si consiglia, per ovviare a tali problemi, di sottoporre il monumento a una regolare spolveratura con l'ausilio di acqua da ripetere sulle superfici esterne ogni due anni, mentre nei pannelli del fornice, non sottoposti al dilavamento della pioggia, almeno ogni anno. Il Comune da parte sua, per il tramite del sindaco D'Alessandro, ha già assicurato il massimo impegno per la continuativa salvaguardia del prezioso monumento di epoca romana.

23/02/2006 SI AL RECUPERO DELLA VILLA ROMANA DI SANT'ANTONIO ABATE

Sono stati inseriti nei progetti a priorità assoluta le strutture appartenenti a una villa romana ritrovate ad inizio febbraio alla periferia di Sant'Antonio Abate. La decisione è stata presa dalla sovrintendenza ai Beni archeologici di Pompei che, dopo vari sopralluoghi sul sito di via Stabia, ha deciso di puntare sui reperti abatesi per portare alla luce la costruzione. La notizia è stata accolta con soddisfazione dal presidente dell'Unione dei Comuni Gennaro Somma, il quale ha ribadito il massimo impegno dell'ente da lui presieduto per la valorizzazione (anche dal punto di vista archeologico) del territorio dei Monti Lattari. «Non è la prima volta - ha commentato Somma - che i nostri comuni riportano alla luce testimonianze del passato. Bisogna infatti ricordare che anche a Gragnano, la scorsa estate, furono ritrovate all'interno della chiesa di San Marco due tombe risalenti alla Casata dei Medici che, nel XV secolo, fondarono l'edificio religioso. Il nostro obiettivo pertanto, sfruttando anche l'interesse primario della Sovrintendenza, è quello di ripartire proprio da queste due sensazionali scoperte per ridare lustro al nostro territorio». (Fonte: IL MATTINO)

18/02/2006 SI RIPARTE PER IL PARCO ARCHEOLOGICO A CALES?

Dopo più di 20 anni di attesa, forse è stata scritta la pagina più importante per tramutare in realtà il parco archeologico dell’antica Cales: il primo parco «on the road» poiché accomunato al programma della società Autostrade di realizzare l’uscita autostradale Cales. Al Comune di Calvi, infatti, sono stati assegnati, nell’ambito dei fondi previsti dal Pit antica Capua, finanziamenti per 760mila euro, con i quali l’amministrazione comunale attiverà le procedure per il compimento degli interventi di recupero e di valorizzazione dell’area medioevale. Cattedrale romanica, dogana borbonica e castello aragonese che, peraltro, dovrebbe divenire la sede del museo di Cales; quindi, saranno al centro di lavori di riqualificazione sia sotto il profilo strettamente artistico-culturale che logistico-organizzativo. Il finanziamento, che rappresenta il più corposo sovvenzionamento mai ottenuto da un’amministrazione comunale di Calvi (fatti salvi i 3 miliardi di lire con i quali la sovrintendenza riportò alla luce il teatro romano) permetterà al Comune di poter portare a compimento gli impegni sottoscritti nel protocollo d’intesa con le Autostrade e la sovrintendenza. Piattaforma d’azione che prevedeva, appunto, per l’amministrazione, il compito di valorizzazione dell’area medioevale; per la sovrintendenza, l’attuazione di una campagna di scavi nell’area romanico-etrusca che venne parzialmente sepolta dalla Napoli-Roma negli anni ’50; mentre per le Autostrade, la realizzazione dello svincolo autostradale denominato Cales. «Dopo tanto lavoro siamo finalmente riusciti a porre una pietra miliare nella storia del parco dell’antica Cales - commenta l’assessore ai Beni culturali Piero Salerno - ora il museo nel castello aragonese e la riqualificazione dell’area medioevale non sono più un miraggio. Da parte nostra c’è l’obbligo sia di eseguire prontamente i lavori che di ottenere i finanziamenti dal progetto Arcus, grazie al nostro proposito di sistemare le vie di accesso ai siti archeologici». (Fonte: IL MATTINO)

16/02/2006 RESTYLING PER IL BUE APIS A BENEVENTO

Grazie al protocollo d’intesa sottoscritto ieri a palazzo Mosti tra il Comune ed il Lions Club Benevento Host sarà ”rimesso a nuovo” il monumento denominato ”Bue Apis” in viale San Lorenzo. A siglare il documento il sindaco Sandro D’Alessandro ed il presidente del Lions Club, Raffaele Romano, alla presenza della dirigente della Soprintendenza per i beni archeologici Giuliana Tocco. «Questa iniziativa - ha sottolineato D’Alessandro a margine dell’incontro - testimonia sia il costante impegno profuso dall’amministrazione per la rivalutazione e la valorizzazione del vasto patrimonio culturale e monumentale della città che la presenza strategica sul territorio di associazioni che, attraverso il loro lavoro, supportano l’attività dell’amministrazione per migliorare la città. Mi preme, inoltre, sottolineare la proficuità della collaborazione da tempo è in atto con la Soprintendenza». E la Soprintendenza, per bocca della Tocco, ha lodato sia l’iniziativa relativa al Bue Apis che «la complessiva riqualificazione della città, che distingue quest’amministrazione da tante altre del Mezzogiorno». «È la prima volta che a Benevento si crea una sinergia tra istituzioni ed associazioni per il recupero di un monumento - ha invece tenuto a sottolineare Raffaele Romano - ed il fatto di esserne stati i promotori non può che inorgoglirci». In base all’accordo il Comune di Benevento provvederà a predisporre e realizzare un progetto di sistemazione esterna del monumento teso anche a preservare il bene da eventuali danneggiamenti da parte di autoveicoli, ad installare un nuovo impianto di illuminazione del monumento e a predisporre tutti gli atti necessari per favorire l’esecuzione dei lavori. Al Lions Club competerà invece la progettazione e l’esecuzione dei lavori di concerto con la Soprintendenza.

16/02/2006 NASCE UN' AREA MUSEALE A CAMPAGNA SULLA SALERNO-REGGIO CALABRIA

Da un concorso internazionale di idee arriva il progetto per rinaturalizzare e valorizzare un tratto della Salerno-Reggio Calabria e realizzare un'area museale con tutti i reperti archeologici rinvenuti durante i lavori di ammodernamento. L'Anas, attraverso una commissione internazionale, presieduta dall'architetto Mario Virano, ha scelto un gruppo di architetti, ingegneri e paesaggisti che fa capo agli studi Archea del prof. Marco Casamonti, Studio Franchi-Lunardini, Sistemi industriali e Progetto Media. L'area espositiva e museale nascerà in territorio di Campagna, a due passi dalla futura area di servizio che sorgerà poco distante dal sito di stoccaggio di Basso dell'Olmo. La progettazione prevede circa 1.000 mq espositivi, che ospiteranno reperti risalenti all'età del ferro, raggiungibili attraverso la stessa autostrada, sulla carreggiata sud, da un apposito svincolo e dall'area di servizio in carreggiata nord, da un sottopasso autostradale. «Il piano dà attuazione concreta al grande disegno di architettura delle strade nel territorio - dice il presidente dell'Anas, Vincenzo Pozzi in una nota - intendiamo integrare le infrastrutture nel territorio, come elemento paesaggistico e culturale e non solo come elemento funzionale e di servizio agli utenti». Pensare ad un'area museale sull'A3 è un'idea vincente, che risponde alle caratteristiche del territorio, basta considerare la gran mole di reperti ritrovati durante gli scavi, che rimarranno sul territorio. Ora si dovrà passare alla fase operativa. Già concreta, ed annunciata per la fine dell'anno, la realizzazione delle due aree di servizio sulla Salerno-Reggio Calabria, in territorio di Campagna. Sulla corsia sud ci sarà l'area ovest, da realizzare accorpando le due aree in funzione - 71 mila metri quadrati; sulla corsia nord ci sarà invece un'area nuova, su 85 mila metri quadrati, realizzata a ridosso del sito di stoccaggio di Basso dell'Olmo. È l'area est, lo stesso che vedrà nascere l'area espositiva. Per le due aree di servizio verranno spesi ben 5 milioni di euro. Poi, saranno le aziende concessionaria a costruire gli impianti per il carburante e gli spazi adibiti alla ristorazione, le aree oil e food. Il protocollo d'intesa per la costruzione è stato sottoscritto da Anas, Comune e Soprintendenza. Ma se l'impegno dell'Anas è costruire tutto entro l'anno, l'obiettivo è avere le due aree aperte all'utenza per l'estate 2007 (anno in cui è annunciata anche l'ultimazione del macrolotto Sicignano-Atena). Preoccupati i sindacati, perché si aprano insieme servizi oil e food, per salvaguardare i livelli occupazionali. Su questo l'Anas rassicura. (Fonte: IL MATTINO)

14/02/2006 APPROVATO IL PROGETTO PER L'AREA ARCHEOLOGICA DI CELLARULO A BENEVENTO

La giunta comunale presieduta dal sindaco Sandro D’Alessandro, riunita a palazzo Mosti ha approvato, in linea tecnica, il progetto definitivo che riguarda il complesso dei lavori per la sistemazione idrogeologica riguardante l’intera area di contrada Cellarulo. L'intervento è stato sviluppato, come si afferma in un documento stilato dello stesso Comune, contestualmente alla proposta del parco archeologico e del verde ed è finalizzato, soprattutto, alla protezione dell'area archeologica dalle esondazioni del fiume Calore e anche alla regimazione generale del territorio interessato delle acque piovane. Si tratta, in buona sostanza, di opere propedeutiche all'intervento vero e proprio di sistemazione del parco. L'area interessata è di circa cinquanta ettari ed è delimitata, in particolare, da un meandro del fiume Calore e dalla confluenza del suo immissario Sabato. È una zona, come si può facilmente intuire, di forte rilievo archeologico-paesaggistico-ambientale nonché storico, essendo stata individuata quale sito originario della città sannita-irpina e successivo anche come luogo d'impianto della città romana. Nella nota del Comune, inoltre, si fa presente che l’L'intervento di sistemazione avrà un costo complesso di 2.582.284,50 euro. L’intero importo sarà a carico del ministero dell'Ambiente. Soltanto dopo l’effettuazione di questi interventi si potrà intervenire sull'area archeologica vera e propria che, come è noto, presenta reparti storici di grande interesse storico e per la cui salvaguardia si stanno battendo non solo i partiti ma anche le varie associazioni culturali e ambientaliste che operano nel capoluogo sannita. (Fonte: IL MATTINO)

09/02/2006 RIPRENDONO GLI SCAVI ARCHEOLOGICI A POSITANO (SA)

Con lo spostamento della cabina Enel, collocata ai piedi del campanile dell’Assunta, riprenderanno i lavori presso l'area archeologica di Positano. L’autorizzazione al trasferimento delle apparecchiature, che alimentano gran parte delle abitazioni e degli esercizi commerciali della zona, è giunta ieri dalla soprintendenza archeologica di Salerno e consentirà la riapertura del cantiere chiuso ormai da un po’ di tempo. I lavori, fermi sia per motivi di accesso dovuti alla presenza della cabina Enel che per il consolidamento dell'area il cui progetto è al vaglio della soprintendenza, potrebbero riprendere in breve tempo, consentendo così un’accelerazione nel recupero dell’area di interesse storico venuta alla luce alla fine del 2003. La rimozione delle apparecchiature dell’Enel, che saranno trasferite sotto i giardini del Palazzo Murat, consentiranno di aprire un varco alla zona dove sono tuttora in corso gli scavi archeologici che hanno portato alla luce i resti di una domus romana e di una millenaria abbazia benedettina. Qui, verrà creato l’accesso all’area, i cui lavori sono in fase di completamento, attraverso un percorso più comodo fruibile anche ai portatori di handicap per i quali il progetto prevede l’abbattimento delle barriere architettoniche. I resti della villa romana e della millenaria abbazia benedettina furono rinvenuti durante i lavori di restauro della cripta dell’Assunta. Dalle dimensioni inizialmente esigue, il vano appartenente alla domus romana fu oggetto di un programma di intervento presentato dalla direttrice dei musei salernitani Matilde Romito e dall’archeologa Francesca Praianò, che ha curato gli scavi durante i quali vennero alla luce anche numerosi scheletri oltre ai resti settecenteschi dell’antica abbazia. Infatti, nelle adiacenze della cripta inferiore, emersero tracce importanti della costruzione risalente al Medioevo e dedicata a Santa Maria e San Vito. Tra le più antiche della Costiera, la badia ospitò frati che, come scriveva lo storico Errico Talamo, «furono uomini illustri e singolari sia per la loro prudenza come per la varietà del sapere». (Fonte: IL MATTINO)

09/02/2006 RECUPERO DELLE MASSERIE A TEANO (CE)

Le masserie storiche, un patrimonio da tutelare e valorizzare. Per iniziativa del coordinamento dalla direzione regionale dei beni e delle attività culturali, sono partiti proprio in questi giorni i sopralluoghi per catalogare e documentare le antiche masserie ricadenti nella perimetrazione del Parco archeologico, progetto su cui si punta anche per lo sviluppo turistico della città. Operatori della soprintendenza archeologica unitamente a quelli della soprintendenza ai beni storici e architettonici di Caserta, infatti, si sono recati nelle prime tre masserie più antiche (risalgono al Medioevo e quelle più recenti al 1700), dove, oltre ad acquisire tutta una serie di notizie, hanno provveduto a realizzare anche un servizio fotografico. Il tutto servirà per avviare la procedura di apposizione del vincolo finalizzato alla tutela, al recupero e alla valorizzazione di importanti e interessanti testimonianze del passato nell’ambito del più ampio discorso del Parco archeologico, che va dal centro storico fino alla zona dove si trova l’antica basilica di San Paride, patrono della città. Infatti, il Parco archeologico non comprenderà solo monumenti, ma anche la campagna circostante e le masserie di maggior pregio. Altre verranno catalogate e documentate successivamente, in modo tale da avere un quadro completo e dettagliato di un patrimonio che non va assolutamente perduto, anche perché può svolgere una funzione di grande importanza per la migliore fruizione del Parco stesso. Al suo interno, i principali monumenti sono il museo archeologico (per il quale c’è anche un progetto di adozione da parte delle scuole) e il teatro romano, che ieri mattina è stato al centro di una visita guidata gratuita a cura dell’architetto Alfredo Balasco, consulente della soprintendenza archeologica. Si è trattato del secondo appuntamento, dopo quello di venerdì scorso, durante il quale Virginia D’Avino ha illustrato il museo archeologico, collocato nello splendido e panoramico complesso monumentale Loggione-Cavallerizza.

05/2/2006 REPERTI RUBATI RECUPERATI AD ARIANO IRPINO (AV) ED A FORMIA (LT)

Due anfore vinarie in terracotta con evidenti incrostazioni marine, risalenti probabilmente al II secolo a. C., sono state rinvenute dai carabinieri di Ariano all'interno di un'auto parcheggiata da giorni in via Fontananuova. Il proprietario, A. C., 35 anni, originario di Ariano, è stato denunciato a piede libero per ricettazione. Sono stati alcuni abitanti di Via Fontanuova a segnalare la presenza da diversi giorni di un'auto all'interno della quale si potevano notare tele e altri strani oggetti. I carabinieri di Ariano, diretti dal capitano Piasentin, dopo aver sequestrato il mezzo, sono riusciti a risalire al proprietario. Nel perquisire il mezzo, hanno rinvenuto oltre alle tele, per le quali si sta cercando di scoprirne la provenienza, anche due belle anfore vinarie, di epoca romana, ben conservate. La prima anfora misurava 98 centimetri e la seconda qualche centimetro in meno. Per ottenere maggiori certezze sul valore di questo ritrovamento è stato interessato il Nucleo Tutela Patrimoniale di Napoli dei carabinieri che ha inviato sul posto il tenente Lorenzo Marinaccio, il quale ha confermato l'importanza dell'interesse storico e archeologico dei due manufatti, trasferiti nel laboratorio di restauro dell'Antiquarium della Soprintendenza Archeolgica di Ariano, in Via Anzani. Il 35enne, denunciato a piede libero, non ha saputo fornire spiegazioni convincenti sulla presenza delle due anfore nella sua auto, limitandosi a sostenere di averle acquistate in un centro della penisola sorrentina da un venditore ambulante di oggetti di antiquariato.

Ancore romane del II secolo a.C. e altri reperti risalenti al periodo romano sono stati recuperati dai militari del comando operativo navale della Guardia di Finanza di Formia. Si è trattato di un intervento provvidenziale da parte delle Fiamme Gialle, che hanno evitato che i preziosi reperti, che si trovavano nei fondali del mare di Formia, fossero portati via. I militari sono intervenuti nei pressi dell’area portuale Vespucci, dove le testimonianze storiche erano state sistemate in due apposite reti poggiate sui fondali. Il tutto era collegato a una boa artigianale, una bottiglia di plastica, che serviva da punto di riferimento agli autori del colpo, i quali, nella notte avrebbero provveduto a portare via il tutto. I finanzieri di mare, a bordo dell’unità Bso 248, hanno recuperato il materiale archeologico, che è stato sequestrato e che, probabilmente, dopo la catalogazione della Sovrintendenza, sarà sistemato nel museo di Formia. Del bottino archeologico fanno parte, tra l’altro, due ancore romane di piombo, risalenti al II secolo a.C., il collo di un’anfora, un piatto a varietà nera, la parte superiore di un otre e una bitta utilizzata dai Romani per legare le cime all’attracco delle navi.(Fonte: IL MATTINO)

28/1/2006 SPUNTA UN MOSAICO ROMANO A POZZUOLI (Na)

Tessere minute, bianche e nere, spirali e forme geometriche in un intreccio floreale: ecco l'ultimo mosaico d'epoca imperiale dell'antica Puteoli. Era uno degli elementi decorativi di una delle tante ville suburbane, a poca distanza dall'anfiteatro Flavio. È stato scoperto in via Campi Flegrei, a due passi dall'azienda di Cura e Soggiorno, durante un lavoro di scavo dell'Enel. Sul posto è intervenuta Costanza Gialanella, ispettrice della Soprintendenza ai Beni Archeologici che ha proposto la copertura del mosaico in plexiglass, una struttura che consentirà la visibilità dell'opera, senza sciupare le tessere, integre e lucenti, come venti secoli fa. «Ci adopereremo a finanziare il progetto - dice Franco Mancusi, presidente dell'azienda di Cura e Soggiorno - attraverso la Regione». La scoperta consente di ridisegnare un altro pezzo dell'antica Puteoli, città mercantile, il cui cuore era tra il porto e l'anfiteatro, dove finora sono state scoperte tombe, dimore lussuose, depositi di grano, ville residenziali e oltre una decina di mosaici raffiguranti fiori e divinità. (Fonte: IL MATTINO)

24/1/2006 REGGIA DI CASERTA IN PERICOLO: FERMATE I LAVORI!

È una corsa contro il tempo quella ingaggiata in queste ore dalle associazioni casertane contro l’interramento di viale Douhet. Reduci da un incontro serrato tenuto ieri mattina con il commissario prefettizio Maria Elena Stasi, che ha soddisfatto solo in parte le perplessità mostrate sull’opportunità dell’opera, i presidenti di Italia Nostra, Lipu, Legambiente e Wwf si preparano a intraprendere nuove strade che non escludono quella legale. L’unica, probabilmente, in grado di bloccare un intervento che giudicano «pericoloso per la staticità della Reggia e per le condotte interrate dell’acquedotto carolino». A condizione che agiscano in fretta considerato che il tempo a disposizione è ormai agli sgoccioli. Il cantiere, infatti, sarà ufficialmente aperto tra poco più di una settimana e lo stesso commissario prefettizio ha fatto sapere che non si torna indietro. La gara è stata appaltata, i rilievi e le indagini architettoniche hanno esaurito il loro compito mentre la ditta è al lavoro per predisporre il piano di intervento. Costi quel che costi. E non solo in termini di spesa (l’opera è finanziata per l’85 per cento con fondi europei) quanto sul piano dell’impatto estetico-ambientale e archeologico che questa infrastruttura avrà sul territorio e sul vicino Palazzo Reale. «Non ci sembra che questi aspetti siano stati opportunamente valutati - dice il presidente di Italia Nostra, Maria Rosaria Iacono - basti pensare che nel progetto esecutivo dell’opera non figura la presenza delle condotte dell’acquedotto carolino così come invece documentato da una pianta storica del 1937 custodita nell’ufficio del Demanio di Caserta. A tutto ciò si aggiunga la necessità di un parere definitivo della Sovrintendenza per i beni archeologici in merito alla presenza di queste condotte idriche». Elementi, a quanto pare, non sufficienti a bloccare lo stato dell'arte perché, come sottolineato dalla stessa Stasi, «l’iter amministrativo deve andare avanti». Rassicurazioni però sono giunte sul fronte dei controlli, il commissario ha infatti garantito che i lavori non saranno avviati fino a quando la ditta non avrà provveduto ad effettuare tutti i sondaggi necessari a «fotografare» il mondo che si cela sotto le ramificate fondamenta della Reggia vanvitelliana. «Faremo i dovuti controlli per verificare la reale esistenza di queste condotte» - gli fa eco il sub commissario Paolino Maddaloni, precisando che «non esistono pericoli per il Palazzo Reale» e che «lo scavo sarà costantemente monitorato da una squadra tecnica della facoltà di Ingegneria della Sun». Una promessa che esaudisce solo parzialmente le richieste avanzate dalle associazioni che propongono di adottare strumenti meno impattivi di un sottopassaggio per pedonalizzare piazza Carlo III: «Apprezziamo la disponibilità mostrata dai commissari nei nostri confronti - spiega la dottoressa Iacono - anche perché da quando abbiamo intrapreso questa battaglia (era il 2003) non siamo mai riusciti ad ottenere un confronto decisivo sulla spinosa questione con l’amministrazione comunale, tuttavia le garanzie fornite non fugano i dubbi su un intervento a nostro avviso deleterio per la città e il suo territorio». Dichiarazioni al vetriolo che sembrano rafforzare l’ipotesi di impugnare il progetto esecutivo. Un’ipotesi che la dottoressa Iacono non conferma, né smentisce: «È necessaria una seria e attenta riflessione sul caso. Nelle prossime ore valutaremo la questione in tutti i suoi aspetti e, sulla scorta dei sondaggi effettuati, decideremo il da farsi».

20/1/2006 NUOVI FONDI PER IL PARCO ARCHEOLOGICO DI CAPPELLA (MONTE DI PROCIDA)

Parco Archeologico di Cappella: la Regione Campania stanzia altri 480mila euro per il parco che custodirà la necropoli della flotta imperiale, ritrovata in piazza Mercato di Sabato. La somma si aggiunge ai 500mila euro, assegnati con un accordo di programma tra Regione e Stato. Lo scavo, condotto dalla Sovrintendenza, è terminato e il Comune ha approvato il progetto definitivo. Presto il via alle opere. «Entro la fine di gennaio parte il bando di gara per l'assegnazione dei lavori» assicura Andrea Marasco, presidente della commissione edilizia. Il prospetto, che rende accessibili gli edifici funerari ai visitatori, prevede la costruzione di una struttura trasparente al di sopra della necropoli. La facciata sulla strada è vetrata, mentre dal calpestio della piazza emergono due cubi in acciaio forato. Illuminano il tutto strisce in cristallo. «Il programma è prestigioso - dice il sindaco Giuseppe Coppola - La realizzazione del parco è un'occasione di rilancio e sviluppo». La necropoli era parte di un percorso funerario che partiva dal Miseno, sede della flotta imperiale, e proseguiva fino a Cuma. Lo scavo ha riportato alla luce due colombari, strutture ipogeiche del periodo repubblicano e primo imperiale. Qui vi erano conservate le urne cinerarie dei militari della Praetoria Classis Misenensis, la flotta al servizio dell'imperatore. Sono state ritrovate 40 nicchie e 600 iscrizioni, restaurate con tecniche moderne. Il parco sarà una tappa importante dell'itinerario monumentale flegreo.