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28/02/2010
Pozzuoli: lo stadio di Antonino ancora a metà. (Napoli.com)
Un vero e proprio gioiello
dell'antichità romana finalmente restaurato e reso, se non
accessibile almeno visibile, non appena 2 anni fa dalla
sovraintendenza ai beni archeologici di Napoli, risulta nell'ala
ovest, ancora da portare alla luce, completamente abbandonato e
lasciato a se stesso, esposto al di sopra di un dirupo mai messo in
sicurezza dal rischio idrogeologico.
Via Campi Flegrei, a pochi passi dall'attuale complesso Olivetti,
moderno centro integrato di servizi e cuore pulsante dello sviluppo
ad ovest di Napoli, il sito individuato e restaurato dalla
sovraintendenza fa bella mostra sotto gli occhi di tutti sebbene i
suoi cancelli rimangano ancora chiusi per mancanza di personale;
male comune ai maggiori siti archeologici dei campi flegrei.
Voluto da Antonino Pio per onorare la memoria del padre adottivo
Adriano, morto a Baia nel 138 lo stadio di Puteoli posto in
posizione panoramica su una terrazza a picco sul mare era uno dei
maggiori dell'antichità (m. 260 x 65), inferiore solo a quello fatto
costruire da Domiziano a Roma (285 metri) e corrispondente
all'attuale piazza Navona.
La struttura che ospitava gli Eusebeia, giochi ginnici quinquennali
sull'uso di Olimpia, nel corso dei secoli soggetto ai fenomeni
tellurici che caratterizzano la zona, crollò nel settore nord
sottraendo un'ampia parte dell'arrivo curvo, lo sfendone.
In tempi recenti poi l'amministrazione fascista per ampliare il
tracciato della Via Domitiana decise di tagliare letteralmente in
due la pianta dello stadio e buona parte della pista.
Era il 1932, con l'apertura della strada si separarono anche le
sorti dei suoi resti.
Altre rovine, infatti, non meno importanti e necessitanti di
un'opera di restauro e consolidamento, visibili fronte strada,
rimangono coperte da rovi, sterpaglia e vegetazione spontanea. Sono
i ruderi delle gradinate ovest ancora del tutto inesplorati.
Al di sotto del livello stradale i vomitoria, ovvero gli ingressi
laterali che consentivano l'accesso allo stadio, visibili dal basso
percorrendo la via fasano all'altezza dell' ingresso Sofer, sporgono
pericolosamente da un dirupo mai messo in sicurezza ed insistono su
un forte contesto abitativo che dai primi anni '60 ha popolato la
zona. Più segnalazioni sono giunte agli addetti ai lavori circa
problemi legati alla cattiva incementazione delle acque meteoriche
nei valloni di ruscellamento e non mancano piccole erosioni che
vengono giù dal costone, come lamentano gli abitanti della zona.
Eppure stupisce l'idea che l' opera di recupero straoridinaria
dell'antico stadio antoniano, realizzata solo pochi anni addietro
grazie a un finanziamento di cinque milioni di fondi europei gestiti
dalla Regione, abbia tralasciato di consolidare un pezzo così
importante dell'antica struttura imperiale, testimonianza
significativa del carattere greco-orientale della città di Puteoli,
lasciando tali rovine, nude e visibili, esposte al rischio
idrogeologico semplicemente perchè poste dall'altra parte della
strada. |
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26/02/2010
Nola (Na): terme romane di San Biagio a rischio. (Il Denaro)
In pieno centro a Nola, a
qualche metro dal Tribunale e proprio sotto il pavimento della
medievale chiesa di San Biagio c'è tutto un mondo, un mondo antico:
le terme romane. Bagni, botteghe e mosaici di duemila anni fa. Ma
nessuno potrà più ammirare tutto questo. Da oggi e fino alla fine
dell'anno scolastico in corso, infatti, le visite sono state
interrotte e l'accesso vietato dal parroco, frate Tommaso Barrasso,
a causa della mancanza di fondi per mettere in sicurezza l'area ''Mi
rivolgo al Comune di Nola e alla Soprintendenza - e' l'appello di
frate Tommaso - non e' possibile consentire ancora quest'abbandono:
gioielli come questi vanno salvati e valorizzati''. Secondo quanto
spiega il frate da alcuni anni la Soprintendenza ai beni
archeologici, a causa della mancanza di fondi, ha interrotto a metà
i lavori di scavo delle terme romane, lasciando il cantiere in
condizioni precarie. |
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02/02/2010
Campania: capolavori negati e lavori in corso. La scure dei tagli da
Ercolano a Baia. I finanziamenti ridotti creano problemi per i turni
di custodia ma anche per le bollette della luce. (Il Mattino)
Con i suoi due grandi musei
archeologici di Napoli e Paestum più una pattuglia ben nutrita di
medi e piccoli contenitori - dal nuovo museo di Baia a quello di
Capua, da Buccino a quello dei gladiatori nell'anfiteatro di Santa
Maria Capua Vetere, all'Antiquarium di Boscoreale fino al museo di
Pontecagnano - la Campania viene stimata quale meta turistica capace
di proporsi al visitatore come un contenitore di pezzi di storia
straordinario e unico nel suo genere. Eppure, c'è sofferenza. Il
barometro del turismo da un paio di anni sta sul «brutto stabile».
Il calo, secondo gli studi di settore, sarebbe legato alla crisi
globale. Tuttavia, a pesare sul flop delle visite sarebbe ancor più
la chiusura del flusso dei finanziamenti da parte del ministero. Con
il risultato che, come lamentano i soprintendenti, a volte manca la
carta per le fotocopie ed è difficile persino pagare la bolletta
dell'Enel. E se a tanto si aggiunge che musei, allestiti di tutto
punto, non aprono al pubblico oppure sono visitabili solo alcune
volte alla settimana perché le sale non possono essere illuminate,
allora lo stato dell'arte non è in buona salute. È il caso, ad
esempio, del museo dei Campi Flegrei all'interno del Castello di
Baia: cinquanta sale allestite con pezzi di storia straordinaria
(durante i lavori si è scoperta persino una villa di epoca romana
con affreschi e stucchi), ma chiuso alle visite. Sofferenza anche
per Paestum, che con i suoi quattrocentomila turisti all'anno, è
calato ancora di qualche punto tra il 2008 e il 2009. Eppure, si
allestiscono mostre di caratura: ultima, quella del cratere di
Assteas impreziosito da una pittura con Giove che rapisce Europa,
mentre si valorizza l'area con il ripristino degli antichi roseti
pestani e si organizzano eventi che porteranno i visitatori anche la
notte. A Pontecagnano, il museo riaperto da pochi giorni, dopo
essere stato chiuso per problemi statici, è fuori dalle rotte
turistiche. Pochi visitatori anche per quello di Greci, inaugurato
nel dicembre scorso, in cui sono esposti un centinaio di reperti
provenienti da un'area santuariale ellenistica e da tombe risalenti
a un periodo compreso tra il VII e il III secolo avanti Cristo. Per
Buccino - il cui museo intitolato a Marcello Gigante è costato tre
anni di lavoro e sette milioni di euro, dispone di venti sale con
4mila reperti tra cui la tomba della principessa con gli ori - si
sta definendo con il Comune un accordo per tenerlo aperto di
continuo e non solo il sabato e la domenica come adesso. «Sempre
visitabile invece - sottolinea la soprintendente Maria Luisa Nava -
il museo dei Gladiatori di Santa Maria Capua Vetere, che ha gli
stessi orari dell'Anfiteatro. Anche qua come a Buccino e negli altri
siti, la promozione dovrebbe essere più curata: ma questo è un
difetto della regione e degli enti locali che dovrebbero valorizzare
maggiormente i loro tesori». Così per Boscoreale, il cui Antiquarium,
un vero e proprio gioiellino con a fianco una villa rustica del l
secolo dopo Cristo, appare penalizzato e quasi «divorato» dalla
contiguità con gli scavi di Pompei. Identico discorso, anche se in
misura minore - certamente i visitatori paganti sono numerosi - per
l’Archeologico di Napoli, sicuramente tra i più importanti al mondo,
che comunque perde presenze nonostante le grandi mostre (Ambre,
marini di Ercolano) e i nuovi allestimenti delle sale Farnese e
delle altre con la pittura pompeiana. Restano i musei con i lavori
in corso, come Ercolano, in costruzione da quasi quarant'anni, e
Pompei, chiuso dopo il terremoto del 1980. Marcello Fiori,
commissario all'area archeologica di Pompei assicura che per
quest’ultimo l'inaugurazione ci sarà quanto prima. Non rimane che
aspettare. |
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30/01/2010
Pompei (Na), riapre il tempio di Venere (Il Mattino)
Dopo 3300 [sic]euro di spesa
e un complesso intervento di riqualificazione pianificato dal
commissario straordinario, è terminato il restauro del tempio di
Venere a Pompei. È stato anche ripristinato e posto a norma il
principale percorso di uscita dall'antica Pompei. Il tempio dedicato
alla dea della bellezza rappresenta, per i turisti, il passaggio tra
l'emozione vissuta durante il tour archeologico e il ritorno alla
realtà: attraverso il tempio, infatti, i visitatori lasciano la
città antica per entrare in quella moderna.La città millenaria
ritrova il tempio dedicato alla dea della bellezza. La suggestione
del Tempio di Venere ritorna ad ammaliare i turisti di tutto il
mondo. Sono stati spesi trecentomila euro, dalle casse del
commissariato speciale di governo, per riqualificare una delle aree
meno conosciute della città sepolta, ma più interessanti e
incantevoli. L'intervento di riqualificazione del tempio,
pianificato dal commissario straordinario e concluso in questi
giorni, ha riguardato la messa in sicurezza dell'area, il restauro
delle imponenti colonne, i rifacimenti di archi crollati e la
sostituzione di opere provvisorie non più idonee alla tutela
dell'edificio antico. È stato, inoltre, ripristinato e posto a norma
il principale percorso di uscita dall'antica Pompei, l'anello di
congiunzione tra piazza del Foro e il cuore della Pompei dei nostri
giorni. I turisti hanno, ora, a disposizione un viale costituito da
agglomerato di lapillo e cemento, gradini in laterizio con corrimano
in ferro, che consentirà un regolare e sicuro deflusso dei
visitatori, evitando così i numerosi incidenti alle caviglie e alle
gambe dei turisti, denunciati in passato. Lavori urgenti e
improcrastinabili per la tutela del tempio e la salvaguardia
dell'incolumità dei turisti. «In particolare, i lavori, resi urgenti
dalla lunga assenza di manutenzione - spiega Maria Emma Pirozzi,
direttore dei lavori e tecnico della soprintendenza - hanno
riguardato il ripristino e l'integrazione dell'opus reticulatum e
pietrame misto crollato, la ripresa dei colmi murari e la messa in
sicurezza di frammenti di apparati decorativi». I lavori di restauro
sono stati coordinati dai tecnici della soprintendenza speciale per
i beni archeologici di Napoli e Pompei con l'ausilio di imprese
accreditate presso la soprintendenza. «Si tratta di un intervento
molto importante che ha riqualificato in tempi brevi il percorso di
uscita dall'area archeologica - spiega il commissario delegato
Marcello Fiori - ma soprattutto, liberato il terrapieno da crolli e
vegetazione, ora è possibile godere della vista dalla terrazza
panoramica sui Monti Lattari. Con questo intervento si conferma la
costante necessità di coniugare in modo scientificamente rigoroso le
politiche dimessa in sicurezza e quelle di valorizzazione». Il
commissario annuncia altre novità interessanti: «Sarà pronto a breve
anche il secondo camminamento collegato con la passerella di
immissione all'Antiquarium». Il Tempio di Venere rappresenta, per i
turisti, il passaggio tra la forte emozione vissuta durante il tour
archeologico e il ritorno alla realtà. È attraverso il tempio della
dea della bellezza, infatti, che i visitatori lasciano la città
antica per entrare in quella moderna.
Antonio Varone, direttore degli scavi archeologici decanta la
bellezza e l'importanza storica del Tempio di Venere. «Costruito
sulle propaggini occidentali della collina di Pompei, verso il mare
e il fiume Sarno - spiega l'archeologo Antonio Varone - il tempio fu
innalzato subito dopo l'80 avanti Cristo per onorare la dea Venere
protettrice di Lucius Cornelius Sulla, assimilata alla Venere Fisica
protettrice della città. Orientato in senso Nord-Sud verso il
litorale, su un podio in tufo circondato da portico, abbellito da
marmi, doveva essere il più sontuoso e scenograficamente splendido
degli edifici religiosi cittadini. Al momento dell'eruzione il
tempio era in piena fase di restauro a seguito del terremoto del 62
dopo Cristo; lo studio dei materiali, venuti fuori dai saggi
stratigrafici, ha fatto comprendere agli archeologi quali
trasformazioni urbanistiche nell'edilizia pubblica fossero in atto a
Pompei dalla seconda metà del Il secolo avanti Cristo». Il Tempio di
Venere è il luogo più fotografato dai turisti, e funge da belvedere
dell'area archeologica. È al centro del Tempio di Venere, infatti,
che i visitatori si fermano per ammirare il panorama che nitidamente
mostra squarci della città antica affiancata a quella moderna. |
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30/01/2010
Ercolano (Na), le nuove stanze delle meraviglie a Villa dei Papiri (Il Mattino)
Un cumulo di armi decora una
parete, con vividi affreschi. La volta a botte chiude un ambiente,
nella costruzione che regge Villa dei Papiri ad Ercolano. E’ una
delle scoperte che recenti studi hanno fatto conoscere, dopo che gli
scavi del secolo scorso avevano fatto emergere nuovi settori
dell'antica città. Solamente gli studiosi ne erano informati: anche
se una fortunata mostra, svoltasi nel Museo Archeologico di Napoli
nel 2008, e periodiche aperture di quel settore avevano permesso un
primo assaggio delle novità. La novità principale rispetto a quanto
avevano indiziato gli scavi sotterranei del 700 consiste nella
scoperta che la Villa, costruita intorno al 40 avanti Cristo, si
ergeva da una potente costruzione in opera cementizia, nella quale
erano stati ricavati almeno due livelli di vani residenziali. Dal
livello inferiore probabilmente si estendeva un passaggio per
raggiungere una «terrazza» posta a livello di poco superiore a
quello della spiaggia, posta in collegamento per mezzo di una
scalinata. La «terrazza» comprendeva un ricco padiglione,
pavimentato con marmi di vari colori, e decorato con sculture in
marmo, che ancora conservano resti delle originali coloriture
utilizzate per sottolineare le decorazioni delle vesti e i
particolari del viso. Ad una Amazzone faceva pendant una figura
femminile, rivisitazione di epoca romana del tipo noto come «Hera
Borghese», databile al IV secolo avanti Cristo. Queste due superbe
statue si aggiungono al centinaio di altri esemplari, in marmo ma
anche in bronzo, che lo svizzero Carlo Weber ricuperò dall'oscurità
dei secoli, facendone uno dei vanti del museo Ercolanese di Portici
e, poi, del Museo di Napoli. La villa acquista, grazie alla
pubblicazione avvenuta nella nuova rivista «Vesuviana» alla quale si
affianca un rapporto pubblicato nella benemerita rivista «Cronache
Ercolanesi», un suo posto nella bibliografia archeologica: dalla
quale gli studiosi traggono le informazioni necessarie
all'avanzamento della ricerca. E dai lavori scientifici le persone
colte, ma non specializzate, apprendono quanto di nuovo si è
scoperto ed illustrato nel campo dell'antichità. Di certo, il
percorso che compie un'informazione dallo scrittoio di un archeologo
alla più diffusa conoscenza è lungo, tortuoso e non si è mai sicuri
che la notizia divenuta di comune coscienza sia ancora perfettamente
coerente a quella proposta all'inizio. Da una tale incertezza si
renderebbe anche assolutamente necessario che turisti e visitatori
fossero accompagnati, durante le loro visite nei musei e nelle aree
archeologiche, da personale esperto: e non da scaltriti «ciceroni» i
quali, speculando sulla non specializzazione dei visitatori, li
intrattengono con vecchie storielle e luoghi comuni. Quanto ora si
sa della Villa dei Papiri permette di considerarla come un
importante esempio di quell'architettura per residenze di lusso, di
proprietà di illustri personaggi storici della seconda metà del I
secolo avanti Cristo, come ad esempio Cicerone, i quali scelsero le
rive del golfo di Napoli per fissare la propria residenza estiva, in
ci seguendo il pi antico esempio a noi noto, quello di Cornelia, la
madre dei due fratelli Gracchi, e poi del dittatore Silla. E gli
imperatori, da Augusto e Tiberio, a Capri, e poi a Baia fecero di
questa regione una seconda capitale estiva. Un tale insieme di
splendide architetture, che continua con gli esempi di Stabiae, a
Castellammare, di Vico Equense, di Sorrento, di Massalubrense
rendeva la costa del Golfo «simile ad un'unica città», come la
descrive Strabone sul finire del secolo. Una così straordinaria
quantità di testimonianze architettoniche non è, oggi, protetta in
maniera adeguata: sia il disordine edilizio che caratterizza troppi
angoli della costa sia gli scoscendimenti del terreno hanno
comportato distruzioni e mutilazioni. Le quali rimangono, una volta
accadute, irreparabili: così da impoverire sempre di più il nostro
patrimonio culturale, a discutibile vantaggio di nuove costruzioni,
che aumentano le difficoltà di vivere, e consumano l'ambiente
involgarendo il paesaggio. Dobbiamo essere grati agli archeologi che
hanno studiato e pubblicato le nuove scoperte della Villa dei
Papiri: così che di queste si conserverà al meno la memoria. |
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30/01/2010
Napoli, alla luce nuovi ambienti del teatro romano (Il Mattino)
Dalle viscere della città è
emersa una nuova parte del Teatro Romano dove si esibiva Nerone, in
Vicolo 5 Santi all'Anticaglia. E a portarla alla luce, il lavoro
paziente dello speleologo Enzo Albertini, presidente di «Napoli
Sotterranea». La porzione ultimamente riscoperta del teatro augusteo
(sorto sopra un teatro greco e oggi quasi interamente inglobato
negli edifici della zona) fino a sei mesi fa era una falegnameria.
Lo speleologo l'ha presa in affitto e vi ha riportato alla luce i
nuovi resti del teatro. Ogni basso del vicolo nasconde un accesso al
teatro, in ogni casa, dietro allo stucco che ricopre le pareti, ci
sono parti dell'opera augustea. Presto il nuovo sito, che abbiamo
visitato in anteprima, sarà aperto al pubblico.
Vicolo Cinque Santi, cuore del centro storico: bassi, immondizia,
degrado. E un sito archeologico riscoperto per caso. E la «summa
cavea» del teatro romano che sta tornando a galla, muro dopo muro,
dalle viscere di Napoli. Una nuova porzione del tesoro sta per
essere restituita alle visite da Enzo Albertini, speleologo e
presidente di «Napoli Sotterranea», una delle porte per le cavità
del centro storico, che si trova a circa cento metri di distanza. La
parte oggi riscoperta del teatro augusteo (sorto sopra un teatro
greco e oggi quasi interamente inglobato negli edifici della zona)
fino a sei mesi fa era una semplice falegnameria. Archi e opus
reticulatum erano coperti da materiali di officina, assi di legno,
oggetti da officina. L'insegna della falegnameria, Ruocco, era un
punto di riferimento del vicolo da decenni. E il rumore della sega a
nastro che tagliava il legno era un sottofondo abituale per la gente
del posto. Quando nel 2009 il signor Ruocco ha deciso che era venuto
il momento di andare in pensione, senza avere nessuno che rilevasse
la sua attività, su quel basso ha messo gli occhi Enzo Albertini.
L'ha preso in affitto e, con pazienza, ha riportato alla luce i
resti del teatro romano. Ci sono voluti mesi per ripulire quel luogo
dove c'era quel che rimaneva di una vita di lavoro: «La parte più
delicata si è presentata quando abbiamo dovuto togliere dalle mura
romane tutti i chiodi che erano stati piantati per agganciare pezzi
di legno e oggetti da lavoro», sorride Albertini mentre apre in
esclusiva la porta del nuovo sito archeologico che ancora non è
aperto alle visite. Il fitto dl quel locale costa 500 euro al mese,
la nuova porzione del teatro verrà inserita nel tour delle visite di
«Napoli Sotterranea» che prevede il percorso nelle cavità e anche
una prima parte di visita nei resti del teatro che si trovano in
vicolo «5 santi». Anche in questo caso al teatro si accede entrando
in un «basso», nel quale sono stati lasciati i mobili della famiglia
che l'abitava prima dell'avvento delle visite archeologiche. Si
sposta il letto matrimoniale che copriva la botola della «cantina»
della famiglia. Quella cantina era, in realtà, un accesso diretto ai
corridoi che correvano sotto al proscenio, quelli nei quali gli
attori si preparavano e dove lavoravano i tecnici per sollevare gli
artifici di scena. Ogni basso del vicolo nasconde un accesso al
teatro, in ogni casa, dietro allo stucco che ricopre le pareti, ci
sono i resti di quell'immensa opera augustea: «La soprintendenza ha
una pianta precisa del teatro e ne conosce ogni particolare - spiega
Albertini - noi cerchiamo di rendere fruibili queste meraviglie,
pronti a rispondere alle richieste della Soprintendenza. Lo facciamo
senza chiedere fondi, operando esclusivamente da privati, da
appassionati». Albertini si perde nei racconti: «Noi pensiamo che
qui sia passato Nerone durante la stia esibizione napoletana che
culminò con un potente terremoto - dice - ma aspettiamo conferme
dagli archeologi». All'interno della nuova porzione di teatro romano
appena riportata in vita, è stata fatta anche una nuova scoperta.
Nel pavimento correvano dei piccoli canali che erano completamente
ostruiti dal materiale di risulta generato dalla sega circolare.
Durante la pulizia è venuta fuori la presenza di canali di scolo
delle fogne di epoca borbonica, realizzati con riggiole da disegni
di colore blu. Quei canali sono stati protetti da grate e sono
visibili nell'ex falegnameria dove, attualmente, è in allestimento
anche una mostra presepiale. |
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30/01/2010
Pompei (Na), presto aperta la casa dei Casti Amanti (Il Mattino)
In attesa della straordinaria
apertura della Casa dei Casti Amanti, annunciata per febbraio,
oggetto di polemiche nei giorni scorsi per un presunto crollo,
smentito dalla soprintendenza, sono decine le domus antiche
interessate da interventi di restauro. Nel piano triennale redatto
dal commissariato di governo saranno investiti trenta milioni di
euro dal 2008 al 2010 per riportare agli antichi splendori le case
della Pompei distrutta dall'eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo.
I lavori prevedono i restauri degli arredi decorativi della Villa
dei Misteri, delle case di «Paquio Proculo» , di «Giulia Felice»,
del «Criptoportico», dello «Specchio», di «Sirico» su via Stabia, di
«Fullonica di Stephanus», del poeta Tragico, della «Regina
Margherita», di «Orfeo», di «Cesio Blando» de «l'orso Ferito» e de
«l'Adone Ferito». Anche Ercolano, con il restauro degli affreschi
della casa del «Colonnato Tuscanico», rientra nell'investimento del
piano triennale per il rilancio dei siti archeologici di competenza
della soprintendenza speciale di Napoli e Pompei. Così come Oplonti
conio scavo e il restauro completo della villa «B», lavori, questi
ultimi, che vedranno un impegno di spesa di un milione di euro. |
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26/01/2010
Pompei (Na), crolla muro, nessun affresco danneggiato (Il Mattino)
Una interrogazione urgente al
ministro dei Beni culturali Bondi «sull'incredibile crollo di una
gru avvenuto il 18 gennaio negli Scavi di Pompei, che avrebbe
danneggiato reperti archeologici e affreschi»; a proporla è stata
Luisa Bossa, deputata Pd ed ex sindaco di Ercolano. «Si sta cercando
di mettere la sordina ad un evento incredibile - dice Bossa - da
fonti riservate ho saputo che il crollo sarebbe stato causato da
lavori frettolosi alla casa dei casti amanti, ordinati dal
commissario Fiori, vice di Guido Bertolaso alla Protezione civile,
in vista di una imminente visita del presidente del Consiglio
Berlusconi. La gru utilizzata per i lavori sarebbe stata posizionata
male, su una superficie non idonea, un terreno friabile che sotto la
pioggia, ha ceduto facendo crollare trenta metri di muro antico in
prossimità di via dell'Abbondanza, causando danni gravi a resti
archeologici ed affreschi». Dagli Scavi negano il danneggiamento di
affreschi ma l'archeologo Antonio Varone, attuale direttore
dell'area archeologica, spiega: «Nei giorni scorsi c'è stato un
piccolo smottamento che non ha causato danni significativi; a causa
delle forti piogge è infatti franato un terreno nell'insula
adiacente a quella della Casa dei casti amanti, con il conseguente
crollo di alcuni metri di un muro perimetrale dove non vi erano
affreschi. Siamo comunque intervenuti subito, proprio grazie
all'operatività del cantiere». Anzi il commissario straordinario
Marcello Fiori rilancia annunciando che nuove meraviglie affiorano
proprio dalla Casa dei casti amanti e grazie al cantiere di scavo
«trasparente» già dal mese di febbraio i visitatori potranno
assistere «in diretta al lavoro degli archeologi e dei restauratori:
dopo dieci anni di abbandono e chiusura forzata», spiega Fiori. E
aggiunge: «E un cantiere al quale teniamo molto basti pensare che
gli scavi iniziarono nell'87». Tra le ultime scoperte degli
archeologi al lavoro, quella relativa alla cisterna che dava acqua
alla panetteria e importanti riscontri relativi ai lavori che poco
prima dell'eruzione i pompeiani stavano compiendo per riparare i
danni di un recente terremoto. «Questo dimostra come la società
pompeiana fosse viva e attiva nel momento della tragedia», conclude
l'archeologo Varone. Ma le rassicurazioni della dirigenza degli
Scavi non bastano a bloccare la polemica. Gianfranco Cerasoli,
segretario generale Uil-Beni culturali, in un comunicato punta alla
gestione complessiva del patrimonio: «Le aree archeologiche sono,
ormai di competenza della Protezione civile che lavora con i suoi
sistemi». Come? «Gli operai, su ordine del commissario, lavorano
fino a tarda notte e anche di sabato e domenica per ultimare i
lavori entro la data di inaugurazione del teatro San Carlo quando
pare il presidente Napolitano verrà a visitare gli Scavi». Cerasoli
parla anche di giallo delle date in cui il crollo si sarebbe
verificato: «Il fatto è accaduto il 13 gennaio». Il sindacalista
cita anche un provvedimento di somma urgenza «per l'eliminazione del
pericolo per la pubblica incolumità e per i beni archeologici dovuto
allo smottamento verificatosi presso la scarpata che delimita ad
ovest il vicolo tra le insule 11 e 12 della Regio IX per un importo
di 2OOmila euro». In campo anche Italia Nostra che sottolinea «la
presenza di un clima di omertà che preoccupa tanto quanto il
gravissimo episodio di mancata tutela». Già da tempo l'associazione
«denuncia con forza le distorsioni che la pratica dei
commissariamenti provoca al sistema della tutela del nostro
patrimonio». |
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26/01/2010
Pompei (Na), crollo negli scavi (Repubblica)
Ora che non c´è più traccia
né di una gru sprofondata né di una briciola di terreno franato,
girano le foto ordinate degli Scavi. La Casa dei casti amanti,
gioiello ancora sotto i ponteggi, appare ieri, sotto il cielo grigio
di Pompei, protetta e in via di recupero. Ma quando è saltato il
"divieto di accesso" - ieri - sul cantiere dei sospetti ed è partita
l´operazione trasparenza da parte del commissario Marcello Fiori,
era già troppo tardi.
«Ma quale frana, quale danneggiamento ai beni archeologici», scuote
la testa Fiori, il manager della Protezione civile insediato dalla
scorsa estate nel cuore, e nei conti, della Soprintendenza. Ai
celebri misteri della cittadina riemersa dalle ceneri, se ne
aggiunge un altro. Un crollo diventato un affare di Stato, un giallo
politico-istituzionale.
Otto giorni fa, una frana rimasta "segreta", con smottamento di un
terrapieno, avrebbe compromesso lo stato di alcuni affreschi degli
Scavi, mentre nessuno ha ancora relazionato l´incidente al
responsabile della Direzione delle antichità, Stefano De Caro.
Scoppia così la tensione latente da mesi. È il conflitto tra la
gestione dei cantieri archeologici affidata alla Protezione civile,
attraverso Fiori, braccio destro di Guido Bertolaso e la visione di
quanti - come dipendenti, sindacalisti, associazioni e qualche
parlamentare Pd - denunciano una situazione di arbitrio e mancata
sicurezza. In sintesi: «Lavori fatti in fretta e furia, cantieri
messi su senza piani di sicurezza, rischi per i lavoratori e per lo
stato di conservazione dei beni».
Cos´è avvenuto davvero, a ridosso della Casa dei casti amanti, il 14
o il 18 gennaio? È stato un ridotto smottamento o si è sfiorata la
tragedia archeologica (era buio e i lavoratori non c´erano)? Proprio
quel pezzo di Scavi dovrebbe far da sfondo alla prossima,
attesissima visita del presidente Berlusconi al parco archeologico.
Il premier lo ha ribadito sabato 16 gennaio: «Verrò a Napoli per
sostenere Caldoro (il candidato Pdl, ndr), e anche perché è tanto
tempo che voglio visitare Pompei». Ma Fiori nega: preferisce
ribaltare la vicenda con l´annuncio che «a febbraio sarà possibile
seguire i lavori di scavo nella Casa dei casti amanti attraverso un
cantiere trasparente, e un sistema di telecamere». Il direttore
degli Scavi, l´archeologo Antonio Varone, conferma: «Nei giorni
scorsi c´è stato un piccolo smottamento che non ha causato danni
significativi: è franato un terreno nell´insula adiacente a quella
della Casa, con il crollo di una parte di muro perimetrale. Siamo
intervenuti subito, grazie all´operatività del cantiere».
L´associazione Italia Nostra parla invece di «omertà», denuncia «le
distorsioni che la pratica dei commissariamenti sta creando», chiede
«agli organi dell´amministrazione dei Beni culturali una relazione
celere e immediata». Ma la più severa è l´interrogazione firmata da
Luisa Bossa, deputata Pd.
«Si sta cercando di mettere la sordina ad un evento incredibile -
scrive la Bossa - Da fonti riservate ho saputo che il crollo sarebbe
stato causato da lavori frettolosi alla Casa dei casti amanti,
ordinati dal commissario Fiori in vista dell´imminente visita del
premier. La gru utilizzata per i lavori sarebbe stata posizionata
male, su una superficie non idonea: un terreno friabile che sotto la
pioggia, ha ceduto facendo crollare trenta metri di muro antico in
prossimità di via dell´Abbondanza, causando danni gravi a resti
archeologici ed affreschi». Fiori però nega. «Non c´erano gru. Si
tratta di visionari», spiega a Roma.
Resta la domanda da girare all´archeologo Stefano De Caro. Perché
tanto ritardi su una frana che colpisce un´area sensibile? «Mah...
Dipende dalla valutazione che ne fa il soprintendente. Ma ho chiesto
la relazione, vedremo». E il sindacalista Biagio De Felice, Cgil,
puntualizza: «Siamo di fronte al fallimento della politica
culturale; e nel deserto si fa strada l´efficientismo della
Protezione civile. Da noi gira la battuta: sull´eruzione siete
arrivati con 2 mila anni di ritardo, non vi agitate ora». |
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22/01/2010
Zona atellana (Na-Ce), dopo mezzo secolo il sogno degli atellani
diventa realtà: al via gli scavi per il parco archeologico (terranews.it)
Atella riaffiora dalla terra.
Conquistata, distrutta, ricostruita, risorta, bruciata, derubata e,
poi, cancellata dalla terra e dal ricordo. Ma, oggi, finalmente il
destino sembra accendere una nuova luce di speranza per la città
osca, tra le più importanti del mondo antico, rinomata nel mondo
letterario per essere stata la culla del teatro italico con le sue
Fabule. “Il loro sogno sarebbe quello di destinare tutta la zona a
parco archeologico, acquistare i terreni, far proseguire gli scavi”.
“Loro” sono gli amministratori atellani degli anni sessanta, del cui
pensiero si ha traccia nelle cronache giornalistiche che
accompagnarono la prima campagna di scavi del 1966. E dopo circa
mezzo secolo il sogno degli atellani diventa finalmente realtà: il
parco archeologico è in costruzione, i terreni espropriati e
recintati, e da ieri è iniziata una nuova e più articolata campagna
di scavi.
Un evento di grande portata storica, culturale e scientifica,
destinato ad incidere lo sviluppo e il tessuto sociale di quel
nucleo di comuni (Sant’Arpino, Succivo, Orta di Atella e
Frattaminore) sorti dalle rovine di Atella, in quel fazzoletto di
terra che un tempo costituiva l’ombelico della Campania felix. A
Sant’Arpino, cittadina in cui ricade il sito archeologico atellano,
la “storicità” del momento era tutta neo volti, tesi ed emozionati,
di quanti a diverso titolo ieri si sono radunati lungo l’area dello
scavo, “sopra - per dirla con le parole dello storico F.P. Maisto -
le rovine ove ancora suona l’eco lontana delle glorie antiche”.
“Le speranze del rilancio economico dell’intera area sono tutte
racchiuse nell’esito di questi scavi”: sentenzia Eugenio Di Santo,
sindaco di Sant’Arpino, capofila dell’accordo di programma
sottoscritto dai comuni atellani e dalla soprintendenza archeologica
delle province di Napoli e Caserta. Mentre gli archeologi,
capeggiati da Luigi Lombardi, incominciavano con pala e cazzuola a
sollevare la terra, l’assessore ai lavori pubblici Elpidio Iorio,
affiancato dal collega con delega alla cultura Giuseppe Lettera e
dal responsabile di zona della soprintendenza archeologica Enrico
Stanco, fiducioso ha affermato: “vorremmo che dalle coltri di
terreno venisse a galla, come per magia, il tempio del teatro per
antonomasia si potrebbe, forse, a ragione veduta, parlare della più
importante scoperta archeologica nel nuovo millennio”.
Del teatro - dove furono rappresentate le Atellane e dove si vuole
che Virgilio abbia letto in anteprima le Georgiche all’imperatore
Ottaviano Augusto - si ha memoria solo negli scritti degli storici e
dei letterati romani, tra cui Svetonio, il quale racconta che quando
Tiberio morì a Misenum taluni proposero di trasportarne il cadavere
ad Atella e di cremarlo nell’anfiteatro. Episodi riecheggiati a più
riprese, ieri mattina, in special modo dai rappresentanti dei
sodalizi locali che in questi lungi decenni non hanno mai smesso di
cullare la speranza di vedere concretizzarsi il sogno del parco,
come nel caso dell’Archeoclub di Atella e dell’Istituto di Studi
Atellani, presenti con i rispettivi presidenti Giuseppe Petrocelli e
Franco Montanaro. I lavori sono seguiti da un pool di tecnici (dal
responsabile unico del procedimento Vito Buonomo, dai direttori dei
lavori Salvatore Di Leva, Mario Belardo, Monterosso ed Elpidio
Angelino), sono eseguiti dall’impresa Mastrominico e seguiti con
particolare cura dal direttore del cantiere Carmine Capasso.
Ultradecennale il cammino del progetto del parco che ha compiuto un
decisivo passo in avanti dal 1996 in poi con l’allora sindaco
Giuseppe Dell’Aversana, per arrivare poi al finanziamento (di circa
10 miliardi di vecchie lire) nell’anno 2003. Determinante per la
definizione dell’annosa vicenda fu la visita a Sant’Arpino - nel
2002 - del Premio Nobel Dario Fo che, intervenuto a sostegno della
Rassegna Nazionale di Teatro Scuola PulciNellaMente, sollecitò il
governatore Antonio Bassolino a dare una risposta forte e concreta
sull’istanza del parco. Già attuate, dunque, le prima fasi del
finanziamento: sono stati compiuti i lavori di restauro
dell’edificio ex podesteria della fu Atella di Napoli, ubicato
proprio al centro del parco; sono stati espropriati e recintati
circa 60 mila metri quadri di terreno. Ora con gli scavi inizia la
seconda fase, per certi aspetti più emozionante, che contempla
appunto la campagna di scavi e parte del consolidamento del “Castellone”,
mura residue di un edificio termale, che “vetusto e vuoto s’erige
ancor fedele sul roso ciglio della piana antica”. Quattro i saggi da
compiere, il primo, quello avviato ieri, punta diritto a riscoprire
l’anfiteatro. Dopo i primi cinquanta centimetri di scavo già sono
state intraviste delle traccia murarie. L’emozione sale di pari
passo con l’avanzare della profondità di scavo. Il conto alla
rovescia degli atellani di poter finalmente vedere avverarsi un
sogno antico è iniziato. |
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16/01/2010
Poggiomarino (Na), nuova scoperta archeologica, la denuncia di
"Terramare 3000"
Interventi veloci ed
immediati a tutela dei beni archeologici della cittadina: è questo
l’appello che arriva dalla terra della memoria che continua a
difendere il suo territorio e in modo particolare i beni
archeologici che ne rappresentano l’inestimabile patrimonio storico
culturale della cittadina. Dopo infatti l’intervento del sindaco
Vincenzo Vastola che meno di un mese fa ha scritto alla
Sovrintendenza ai beni culturali per chiedere di sapere le decisioni
della soprintendenza sull’area archeologica di Longola e il punto
delle indagini su via Fontanelle, ora è la volta del Gruppo
Archeologico “Terramare 3000” che ha cosi deciso di far sentire la
sua voce dopo gli ultimi dati emersi. “Intendo richiamare
l’attenzione sulla situazione di insospettata complessità e di
grande interesse archeologico presentatasi durante le indagini
condotte in via Fontanelle, a Poggiomarino, per conto della
Soprintendenza Archeologica di Napoli e Pompei – si legge nella nota
della prof.ssa Linda Solino, indirizzata alla soprintendenza - a
conclusione della stessa indagine e in considerazione
dell’imprevista estensione e interesse del giacimento archeologico
individuato, insospettabile in precedenza, invito ad una rinnovata
valutazione della situazione alla luce delle stesse novità emerse”.
Ma quello che emerge dalla nota non è solo la richiesta di
rivalutare i beni ma in modo particolare quello di tutelarli e
sopperire ad emergenze che in caso contrario potrebbero solo creare
danni ai beni preesistenti, infatti il sollecito che arriva è nella
“Si sollecita, inoltre, la ricerca di una soluzione concertata non
solo dalla Soprintendenza stessa e dal Commissariato per il
superamento dell’emergenza socio-economica-ambientale del fiume
Sarno, ma anche dall’Amministrazione Comunale di Poggiomarino e dai
portatori di interessi legittimi che possa conciliare l’esigenza
della tutela della salute pubblica con l’interesse della tutela e
salvaguardia del rilevante giacimento archeologico emerso”. Infine
“valutato che la prosecuzione sic et simpliciter dei lavori in corso
per la costruzione del collettore fognario di via Fontanelle –
conclude la nota - provocherebbero la perdita irrimediabile di un
insieme di emergenze non ancora adeguatamente e completamente
indagate e visto il crescente interesse con il quale la
cittadinanza, i partiti politici, le associazioni, le scuole, le
parrocchie, seguono l’evolversi della situazione,si auspica
un’estensione del vincolo archeologico che metta l’area stessa e i
giacimenti in essa contenuti in sicurezza, ai sensi delle vigenti
normative”. Insomma un intervento immediato per non vedere perso
l’intero patrimonio archeologico che ora sta finalmente venendo alla
luce, una battaglia per la valorizzazione degli scavi in via
Fontanelle che ormai rappresentano la carta d’identità della
popolazione locale. Gli scavi infatti sono stati realizzati dalla
Sovrintendenza ai beni culturali, su richiesta del commissariato di
governo per la bonifica del Sarno, che in quella zona sta ultimando
il nuovo sistema fognario. Un lavoro preventivo che avrebbe portato
alla luce importanti scoperte, sulla cui natura ora il Comune e
Associazioni chiedono più tutela e valorizzazione soprattutto alla
luce di numerose scoperte, tra queste quella del 2000 quando fu
rinvenuto un importante sito protostorico del VI secolo avanti
Cristo in località Longola, proprio mentre venivano effettuati i
lavori per la costruzione del depuratore del Sarno.
Sulla questione è stata anche presentata
un'interrogazione parlamentare al competente ministro da parte
dell'onorevole Guglielmo Vaccaro. |
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16/01/2010
San Cipriano d'Aversa (Ce), sequestrato corredo tombale del IV
secolo a.C. (Il Mattino)
Quattro vasi, che esperti
della Soprintendenza per i beni Archeologici di Caserta hanno
valutato come oggetti di notevole interesse archeologico,
riconducibili a un arredo tombale risalente al IV secolo a.C.
proveniente dall’area campana settentrionale, sono stati sequestrati
da agenti della Squadra Mobile di Caserta, nell’abitazione di San
Cipriano d’Aversa appartenente al boss Michele Zagaria. I reperti
sequestrati sono stati trovati da agenti della Mobile casertana e
del Posto Fisso di Casapesenna, nell’ambito di speciali servizi
disposti per la ricerca dei latitanti. Una perquisizione
«straordinaria», per verificare la possibilità di visite recenti del
boss latitante nell’abitazione di famiglia.
Secondo gli investigatori, i vasi sarebbero un dono preziosissimo
fatto dagli affiliati al loro capo. Trattandosi di beni appartenenti
al patrimonio indisponibile dello Stato, la polizia ha denunciato la
sorella del latitante, Gesualda Zagaria, di 43 anni, che risiede
nell’abitazione perquisita. La donna è accusata di ricettazione, i
quattro vasi sono stati sequestrati e affidati alla Soprintendenza. |
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16/01/2010
Salerno, sequestrati tre reperti (Il Mattino)
I militari della Sezione
Operativa Navale di Salerno, con la collaborazione di funzionari
delle Soprintendenze per i Beni Archeologici e Storico Artistici di
Salerno, Avellino, Benevento e Caserta, hanno sequestrato nel corso
di un mirato servizio tre reperti ritenuti di particolare interesse
storico e artistico. Si tratta di una colonna marmorea con basamento
e capitello risalente all'epoca medioevale. I reperti rinvenuti nel
cantiere di "Palazzo Sabbetta" nel centro storico di Salerno sono
stati concentrati presso il Museo Diocesano "San Matteo" di Salerno,
dove sono ubicati i depositi di opere d'arte della Soprintendenza.Il
Direttore dei lavori è stato deferito alla competente A.G. per non
aver immediatamente segnalato alle Autorità competenti il
ritrovamento. Palazzo Sabbetta è al centro di un’inchiesta penale
avviata dalla Procura in relazione alla procedura di demolizione
dell'immobile. Recentemente è stata disposta l'acquisizione di
ulteriore documentazione ed è stato nuovamente sentito dagli
investigatori il dirigente del Comune, responsabile del
procedimento. Contemporaneamente sono stati sentiti dagli inquirenti
anche alcuni tra i proprietari, dopo che sono state presentate in
Procura alcune integrazioni all'originaria denuncia, presentata dai
fratelli Sabbetta. Il sostituto procuratore Angelo Frattini,
titolare dell'indagine ha delegato gli uomini della Polizia
municipale, diretti dal capitano Eduardo Bruscaglin, per sentire il
dirigente comunale sulla procedura di demolizione. È proprio lì
infatti che si concentra l'attenzione della Procura. L'aspetto
fondamentale, oggetto dell'indagine penale, è rappresentato proprio
dalla procedura attivata dal Comune, che secondo i proprietari dello
storico immobile, sarebbe illegittima. In pratica i fratelli
Sabbetta hanno denunciato quelli che loro ritengono essere veri e
propri abusi commessi nell'iter seguito dal Comune. Secondo i
denuncianti l'Amministrazione comunale non si sarebbe limitata alla
messa in sicurezza di alcune parti pericolanti dell'edificio, ma
avrebbe attivato una procedura di completa demolizione
dell'edificio. L'aspetto penale si collega inevitabilmente con
quello amministrativo, il Consiglio di Stato nell'ultima decisione
ha ammesso la demolizione per garantire la pubblica incolumità in
relazione alle parti pericolanti, interventi che si sarebbero dovuti
concordare con i proprietari dell'immobile. Per i fratelli Sabbetta
invece nella procedura attivata dal Comune sarebbero ravvisabili una
serie di illgettimità, che loro hanno denunciato e che ora sono al
vaglio della Procura |
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14/01/2010
Napoli, recuperata statua romana in condominio (Repubblica)
Si
erano abituati a tenerlo in giardino, quasi come un santo
protettore. Il busto senza testa di un imperatore, a giudicare da
panneggi e decorazioni dell´abito di età antonina, giaceva ormai da
tempo immemorabile nel cortile quasi coperto dall´erba in un
condominio di case popolari di Fuorigrotta. Popolari sì, ma fatte
con un certo garbo, negli anni Trenta. E con un "plus" inaspettato;
una statua di marmo di epoca romana. I carabinieri del Nucleo tutela
patrimonio culturale di Castel Sant´Elmo con i militari della
Compagnia di Rione Traiano sono corsi a recuperarla: era arrivata la
notizia che una "altolocata" committenza aveva dato ordine ai ladri
di archeologia di rubarla e portarla a destinazione chissà dove. Il
difficile è stato scovarla: la notizia del furto imminente dava un
indirizzo sommario e incompleto. Alla fine, accelerando le ricerche
per prevenire i ladri, gli investigatori sono arrivati nel giardino
giusto. Tra lo stupore generale degli abitanti.
Avrebbe preso il volo, magari per l´estero, il Nord Europa o
addirittura gli Stati Uniti. Un recupero importante, perché, secondo
l´archeologo Giuseppe Vecchio, che ha collaborato con i carabinieri
ed ha analizzato il reperto, il busto acefalo doveva far parte di un
monumento dedicato a un imperatore di età antonina (dal 140 dopo
Cristo, gli anni di Antonino Pio, adottato da Adriano, alla morte di
Commodo, avvenuta nel 193). E doveva avere una collocazione
privilegiata: lungo la via per Pozzuoli, prossima all´uscita della
Crypta Neapolitana.
Una statua di simile fattura fu trovata a Ercolano. Il busto di
Fuorigrotta, di dimensioni doppie della grandezza naturale, e che
risponde ai canoni dell´accentuata plasticità del periodo, venne
alla luce proprio negli anni in cui i sei edifici furono costruiti
intorno a un unico cortile, negli anni Trenta, durante lo scavo
delle fondamenta. Nate come case popolari, le belle palazzine sono
diventate nel tempo residenze private. Da allora la presenza
dell´imperatore senza volto è diventato genius loci per tutti gli
abitanti, che non si sono mai posti neppure il problema della sua
esistenza e della sua permanenza in quello spazio antistante le
case: faceva parte del paesaggio, la sua presenza veniva ormai data
per scontata. E non si è più mosso da lì. Ma il mercato della
ricettazione di reperti, in questo periodo più che mai a caccia di
opere da proporre agli intenditori, l´ha scoperto e ne ha
riconosciuto il valore, mettendo in pericolo la scultura romana.
La voce è giunta ai carabinieri che si occupano dell´arte rubata,
che questa volta sono riusciti a prevenire i ladri. In mezzo
all´erba delle aiuole un po´ incolte del condominio la statua è
rimasta per tutto questo tempo, paradossalmente tutto sommato ben
conservata, nonostante l´esposizione alle intemperie. Il ritratto di
uno sconosciuto personaggio storico sarà sottoposto a un intervento
di restauro conservativo nel laboratorio del Museo archeologico dove
ora si trova. Poi nulla vieta che possa essere esposta al pubblico.
In fondo anche i resti di Paestum antica erano sepolti tra dune di
terreno e cespugli di rose e furono scoperti così. |
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14/01/2010
Carinola (Ce), tombaroli in azione a Forum Popili (www.carinola.net)
Mi giunge stasera la mail di
un giovane Indiana Jones, probabilmente lo stesso che si è
preoccupato di avvertire e di accompagnare il Comandante Mario
Tuozzi, il Maresciallo Francesco Capezzuto e la Vigile Marilisa
Palmieri sul luogo del delitto scoperto dallo stesso giovane di cui
non facciamo
il nome e lo faremo solo se lui ci autorizzerà a farlo, ma non
dimentichiamo di ringraziarlo a nome di tutti i nostri visitatori e
credo anche a nome dei cittadini di Carinola che amano Carinola ed
amano Civitarotta ed attendono che si ponga fine a questo scempio
che dura da sempre! Vi prego e Vi scongiuro, sembrano voler dire
tutti i carinolesi, e non solo,:metteteci riparo ! Lo avevamo
purtroppo facilmente profetizzato che non sarebbe bastato "ricoprire
di terra gli scavi", avevamo chiesto di videomonitorare la zona (
cosa peraltro indispensabile anche per l'Episcopio per la cui
ristrutturazione pur si ottennero duemilioni di euro e dello stato
dei lavori in corso sarebbe il caso di informare la cittadinanza!) !
Veniamo alla mail:"oggi pomeriggio alle ore 16:00 scoperti in località
civitarotta 3 grossi scavi clandestini archeologici nei pressi del
vivaio Maisto i vigili urbani di carinola con a capo il comandante
mario tuozzi hanno recuperato frammenti di materiale ceramico a
vernice nera del 3 sec a.c.di fattura calena e una rara maschera in
terracotta di presunta epoca romana".Quindi ho telefonato al
Comandante Tuozzi che pure ad ora tarda mi ha gentilmente confermato
il contenuto della mail aggiungendo che hanno dovuto recuperare dal
fango frammenti e reperti e che effettivamente gli scavi sembravano
essere tre, aggiungeva che avrebbe informato la Soprintendenza nelle
prossime ore per il di più a praticarsi! Mi ha precisato che i
recuperi in gran parte sono frammenti di reperti, Facile ovviamente
presumere che il meglio è stato tranquillamente portato via!Quindi
ancora una brillante operazione dei Vigili Urbani che mette in
risalto lo splendido lavoro svolto sul territorio da quando si
avvalgono dell'ausilio dei quattordici giovani, uno anzi una dei
quali ha partecipato in prima persona all'operazione.Balza agli
occhi però anche la necessità improcrastinabile di fare qualcosa per
prevenire nuovi atti delittuosi nella zona di FORO POPILIO,
qualunque cosa per impedire a questi delinquenti di continuare le
loro razzie impedendo ai nostri figli e ai nostri nipoti di potersi
beare delle bellezze immense di questa città sepolta già
abbondantemente derubata e da anni! Forse gli ultimi scavi hanno
incrementato la cupidigia di questi sciagurati ma questo non
giustifica nulla e comunque è meglio rinunciare a qualche
manifestazione ludica e spendere per mettere in sicurezza questo
tesoro inestimabile!
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06/01/2010
Pompei (Na), dal 1860 al 2009 la Pompei inedita (Il Mattino)
"Per la rimozione, la quale
rende inaccessibile e contemporaneamente conserva qualche cosa di
psichico, non vi è in realtà analogia migliore del destino subìto da
Pompei, che è stata sepolta ed è ritornata alla luce ad opera della
vanga" (Sigmund Freud, 1906, Gradiva).
Il fascino misterioso della Pompei distrutta dal Vesuvio, conservata
da cenere e lapilli per più di milleottocento anni, rapì, anche, la
mente di Freud tanto da citarla nei suoi studi sulla teoria della
rimozione. Molti hanno subito il fascino delle antichità di Pompei,
scrittori, pittori, registi ed ecco, perché, il sindaco Claudio
D'Alessio ha voluto mettere in mostra "un lato sconosciuto della
città che rappresenta". Dal 1860 al 2009 la Pompei inedita sarà in
vetrina al secondo piano dello storico edificio "De Fusco", ieri
dimora del beato Bartolo Longo, fondatore della città nuova, e della
moglie, la contessa Marianna Farnararo. È in questo arco di tempo,
infatti, che da una parte cresce il sito archeologico e dall'altra
nasce e si sviluppa il polo religioso attorno al santuario. Tra i
cinque milioni di turisti e i pellegrini, provenienti da ogni parte
del mondo, vi sono numerosi scrittori, artisti e giornalisti che
narrano il loro viaggio e descrivono la città. Quella reale sentita
come patrimonio dell'umanità e quella plurisimbolica
dell'immaginario collettivo: antico e moderno; distruzione e
costruzione; le ceneri e la rinascita dalle ceneri; Venere e Maria,
la città sacra e il dialogo tra le religioni; la città della pace in
un mondo in guerra; la città della solidarietà e dell'accoglienza.
Fotografie, versi, la magia e il mistero catturati da una cinepresa
saranno messi a disposizione dei "viaggiatori a Pompei". La città
sepolta vista da Ludovico di Baviera, da Picasso e da Paul Getty.
L'unione tra la città archeologica e quella sacra con l'arrivo di
Papa Giovanni Paolo II che, con l'elicottero Pontificio, atterrò
nell'Anfiteatro, gesto simbolico che sancì l'armonia tra le due
realtà. Il progetto museale, denominato "Pompei Gran Tour", vuole
tracciare "l'identikit e i sentimenti del viaggiatore tipo", come
spiega il sindaco D'Alessio. "Il progetto, approvato dalla giunta,
precisa il primo cittadino - descrive ai visitatori la città antica
e quella moderna attraverso i racconti, le immagine e i dipinti di
visitatori illustri quali Freud, Picasso, Getty e i Pontefici
Giovanni Paolo II e Benedetto XVI". Il museo sarà allestito al
secondo piano della casa comunale, attualmente occupata dagli uffici
finanziari dell'ente, i quali saranno trasferiti nell'edificio di
piazza Schettini, adiacente al comando della polizia municipale.
"Pompei fonda la propria economia sul turismo culturale - evidenzia
il sindaco - che richiede di essere rilanciato con interventi
strutturali, capaci di attrarre i visitatori del sito archeologico e
di invitarli nella città nuova con un'offerta stabile di opportunità
interessanti come il museo del Grand Tour". |
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06/01/2010
Buccino (Sa), fondi per il museo archeologico (Il Mattino)
La gestione del museo
archeologico internazionale di Buccino, dedicato al professore
Marcello Gigante, ottiene dalla Regione un finanziamento di 200 mila
euro. Ad annunciarlo è il consigliere regionale del Pd, Ugo
Carpinelli, durante un incontro politico, a Buccino. I fondi saranno
destinati alla gestione di questa struttura, che diventa una costola
del Comune, anche in termini burocratici, con la nascita di un
ufficio, impiegati del Comune che saranno qui dislocati e,
ovviamente, le guide che consentiranno l'apertura e le visite ai
turisti. La gestione sarà affidata ad una fondazione ad hoc che sarà
costituita. Lo è già il Comitato fondatore. S'inizia a chiudere il
cerchio intorno alla gestione di questo bene che è stato inaugurato
lo scorso ottobre dal Presidente della Regione, Antonio Bassolino.
Un'inaugurazione in pompa magna, che ha dato molta visibilità al
bene e al patrimonio di oggetti allestiti al suo interno, ma ha
procurato anche alcune polemiche, soprattutto da parte
dell'opposizione consiliare, che ha incalzato fortemente gli
amministratori, visto che all'inaugurazione non è seguita anche
l'immediata apertura. «È stata un'apertura frettolosa, che non ha
dato una buona immagine di Buccino verso quanti, venuti a conoscenza
dell'inaugurazione del museo, è giunto a Buccino, ma ha trovato la
porta chiusa», ha tuonato Gregorio Fiscina, leader dell'opposizione.
Il problema centrale era, e resta, la convenzione che dev'essere
stipulata - e pare sia stata firmata da un paio di settimane - con
il Ministero ai Beni culturali. In attesa di perfezionare tutti gli
atti, compreso l'avvio delle attività da parte della fondazione in
itinere, che oggi ha ottenuto questo primo finanziamento, il Comune
ha deciso comunque di aprire il museo internazionale tutti i venerdì
pomeriggio, mentre il sabato e domenica sarà aperto al pubblico
l'intera giornata. Il giovedì, invece, sarà aperto su prenotazione,
un giorno dedicato soprattutto alle scuole e ai gruppi. Le guide
specializzate, al momento, sono un gruppo di volontari. «Ci siamo
assunti direttamente la responsabilità», ha detto il sindaco,
Pasquale Via. |
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05/01/2010
Giugliano (Na), allagata l'area archeologica di Liternum (Il
Mattino)
Porte ancora chiuse a Liternum. Mentre c'è chi
sogna che il foro archeologico diventi il simbolo dello sviluppo
turistico e culturale, a causa delle piogge e dell'incuria i
residenti di lago Patria hanno dovuto rinunciare alla passeggiata
nei viottoli creati a ridosso del sito archeologico dove visse
Scipione l'Africano nel 194 a.C. L'innalzamento del livello del
lago, legato ad un antico problema della foce, ha ingoiato gli
interventi completati ad aprile scorso. Da un disagio all'altro,
insomma. In più, il terzo lotto di lavori per la realizzazione del
«Parco archeologico» - avviati su progetto del Comune di Giugliano
in accordo con la Soprintendenza di Napoli - resta bloccato in
attesa di un parere della Soprintendenza. In queste condizioni e con
le piogge continue di questo periodo, resta difficile far decollare
anche i progetti di visite guidate per le scolaresche promossa dalla
Pro Loco litorale Domitio, a cui l'amministrazione ha affidato la
gestione del sito. Per poter riaprire il parco al pubblico, infatti,
bisognerebbe eliminare le tracce di pantani e degrado. Erbacce alte,
lampade divelte e, persino, il pascolo di almeno tre caprette e di
un cavallo, di proprietà delle famiglie di abusivi che occupano
ancora le case destinate alla demolizione. Quello di Liternum,
insomma, resta un cantiere aperto dopo che i primi due interventi
sono stati completati a marzo scorso. Il degrado ha ripreso il
sopravvento anche per il balletto di competenze tra enti. «L'area di
Liternum è stata inserita tra quelle che dovranno essere trasferite
dalla Provincia alla Regione e si prospettano tempi biblici per
vedere affrontata la questione. Ma per il momento mancano ancora le
risorse», spiega il sindaco Giovanni Pianese. Nel frattempo, il
Comune ha affidato lo spazio di sua competenza alla Proloco. Si
tratta di una soluzione temporanea: solo i giardini sono del Comune,
gli scavi restano sotto la competenza della Soprintendenza, mentre
la proprietà sta per passare dalla Provincia alla Regione. |
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