POMPEI, ecco la task-force

Tredici, nove, uno: sono i numeri su cui ha puntato il ministro ai Beni Culturali Lorenzo Omaghi, che ha inviato a Pompei altrettanti archeologi, architetti e funzionari amministrativi per strappare al degrado l'antica città.

CUMA, chiude l'Antro della Sibilla per infiltrazioni

Infiltrazioni d'acqua dal tetto ed ecco il rischio crollo e la conseguente chiusura di un tratto dell'Antro della Sibilla, uno dei luoghi simbolo dei Campi Flegrei.

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Notiziari speciali

LE NOTIZIE DEL 2012

28/01/2012 Pompei (NA), prove di carico sulle domus (Il Mattino)

Avanti con le prove di carico disposte dall'esperto nominato dalla procura di Torre Annunziata, il professor Nicola Augenti, per fare luce sulle cause dei crolli. Le prove strutturali interessano murature ricostruite nel dopoguerra, come del resto lo erano le strutture che hanno ceduto, e quindi il patrimonio culturale sarà tutelato in tutti i suoi aspetti. Tale procedura, la prima applicazione nel suo genere, ai fini delle indagini fornirà elementi utili a stabilire le reali cause dei crolli. Avranno, inoltre, una importantissima valenza scientifica nella prevenzione dei dissesti. Si può, infatti, avere contezza di ciò che potrebbe accadere se si viene a conoscenza della portata dei carichi delle domus. “Il ministero dei Beni culturali avrebbe già da tempo dovuto avviare un simile iter», ha in più occasioni precisato il professor Augenti. Al termine delle prove le tavole grafiche saranno messe a disposizione delle parti, inquisiti e Soprintendenza, in quanto si svolgono in contradditorio e avranno una efficacia probatoria.

28/01/2012 Pompei e Cuma (NA), canali intasati e niente pulizia (Il Mattino)

Crolli e infiltrazioni d'acqua, caditoie al momento senza pulizia. È scaduto il contratto con la vecchia ditta. La Soprintendenza corre ai ripari per Pompei come per Cuma e gli altri siti archeologici della provincia di Napoli che sono ad alto rischio. Ma il ritardo si accumula e torna la paura di piogge e dissesti. Il nuovo appalto sarà assegnato soltanto a fine marzo o forse a inizio aprile. Per il momento fango, sabbia ed erbacce ostruiranno più le vasche di raccolta delle acque meteoriche, una concausa dei cedimenti strutturali della scuola dei gladiatori, della Casa del Moralista, del muro di contenimenti di Porta Nola, della colonna del pergolato esterno della Casa di Loreio Tiburtino e degli altri crolli che hanno ferito la città sepolta dal 6 novembre del 2010. In attesa che l'Unione europea finanzi il restauro degli scavi, dunque, per scongiurare nuovi crolli la soprintendenza istruisce la procedura per l'aggiudicazione dell'appalto relativo al «servizio di espurgo e pulizia di pozzi neri, vasche di raccolta ed annesse condutture». I quattrocentomila euro che serviranno per finanziare il servizio, che avrà una durata di 18 mesi, saranno anticipati dalle casse della soprintendenza di Napoli e Pompei. Le ditte interessate avranno tempo fino al 12 marzo per presentare l'offerta più vantaggiosa. Fino ad allora tale servizio non sarà assicurato. La rete fognaria di tutti i siti di competenza della soprintendenza di Napoli e Pompei, che raccoglie acque nere e meteoriche, è costituita da pozzetti di raccolta e ispezione, canalizzazioni di raccordo, vasche e pozzi di raccolta e fosse biologiche. L'espurgo dei pozzi neri consiste nel rimuovere ed asportare sabbie e materie solide sia dal fondo che dalle pareti di pozzetti ed eventuali manufatti di convogliamento, in modo che in essi i liquami fognari e la pioggia possano defluire liberamente. La pulizia dei pozzetti e delle caditoie, invece, consiste nel rimuovere ed asportare sabbie, materiali depositati e qualsiasi altra materia solida e organica. I siti archeologici di Pompei, Oplonti, Stabia ed Ercolano non sono allacciati alla rete fognaria, che consentirebbe il normale deflusso degli scarichi, quindi per raccogliere i liquidi reflui si avvalgono di un serbatoio sotterraneo. I pozzi neri, le vasche di raccolta e di depurazione, dislocati sul territorio dei vari comuni sui quali insiste la soprintendenza, sono in totale venti. La ditta che si aggiudicherà il servizio di manutenzione, oltre alla normale attività di espurgo pozzi da liquami, avrà l'obbligo della pulizia sistematica dei manufatti fognari secondo un programma stabilito e della ispezione sistematica delle zone, al fine di prevenire ogni inconveniente derivante da ostruzioni. Una delle probabili cause dei crolli. Il bando stabilisce che gli automezzi impiegati dalla ditta dovranno essere idoneamente attrezzati per svolgere la preventiva e completa ricerca e individuazione dei tracciati e pozzetti non noti o non visibili in guanto coperti da manti o asfaltature. I siti oggetto di espurgo si trovano: all'ingresso degli scavi, dei servizi pubblici e degli uffici della Masseria del Gigante, Villa Virgiliana e archeologico a Cuma; uffici del castello di Baia, della Soprintendenza di Pompei, Villa dei Misteri. Ancora, al corpo di guardia di Porta Ercolano e di Porta Stabia, area dei teatri e servizi pubblici di Porta Stabia; uffici; corpo di guardia pronto soccorso di Casa Bacco; laboratorio di restauro; corpo di guardia in via dell'Abbondanza uffici e servizi pubblici della Casina dell'Aquila; corpo di guardia e servizio pubblico di Porta di Nola, corpo di guardia di Porta Vesuvio; corpo di guardia e servizi pubblici di Villa di Arianna.

26/01/2012 Poggiomarino (NA), nuovo presidio per salvare gli scavi (Il Giornale di Napoli)

Un nuovo presidio permanente per gridare nuovamente le ragioni della protesta contro la chiusura degli scavi di Longola. Gli attivisti dei gruppi archeologici e gli operai della ditta titolare dei lavori nell'area archeologica hanno ripreso l'altro ieri sera l'occupazione del sito contro le istituzioni «finora sorde alle nostre rivendicazioni». «Siamo molto arrabbiati - riferisce Gennaro Barbato, in prima linea nel sit-in - perché non vediamo risultati concreti finora, ma solo chiacchiere. Non ci accontentiamo delle promesse della politica, vogliamo dei documenti scritti che attestino l'impegno delle istituzioni a tutelare e valorizzare questo sito che, lo ricordiamo, è di rilevanza mondiale». I manifestanti sono in attesa di buone nuove anche dall'incontro di stamane tra il sindaco di Poggiomarino Leo Annunziata, il vice presidente della Regione Campania Giuseppe De Mita e il soprintendente ai Beni archeologici di Napoli e Pompei, Teresa Elena Cinquantaquattro. Proprio dopo la decisione di quest'ultima di interrare i circa 130 mila reperti finora rinvenuti è partita la protesta delle associazioni. Mancano infatti i fondi necessari a completare i lavori di scavo. Dopo due settimane di manifestazioni pubbliche, incontri, tavoli istituzionali, tutto tace dal Ministero della Cultura. Solo il dicastero di via del Collegio Romano potrebbe infatti stanziare i fondi necessari al proseguimento degli scavi. «Siamo davvero sconcertati - è l'accusa dei manifestanti - per il silenzio del ministro Ornaghi nonostante le nostre ripetute sollecitazioni». Intanto, è già pronto un documento contenente un appello lanciato dal gruppo archeologico "Terramare 3000", da 12 anni in prima linea per il sito di Longola, rivolto ad associazioni, forze politiche, testate giornalistiche e semplici cittadini per chiedere al ministro Ornaghi un impegno concreto per Longola. Si quantifica in circa due milioni di euro l'investimento che il governo dovrebbe fare per completare i lavori di scavo e portare alla luce l'antico villaggio dell'età del Bronzo costruito dal popolo dei Sarrasti. Dal canto suo, la Regione Campania attraverso il vice di Caldoro ha assunto l'impegno a stanziare quanto in suo potere almeno per la valorizzazione del sito. Proprio su questo tasto battono ora gli attivisti. «Ci aspettiamo - spiega Linda Solino, responsabile di "Terramare 3000" - che nell'incontro di domani vengano prese in seria considerazione le proposte formulate in tanti anni di attivismo per la salvaguardia e la valorizzazione di Longola. Pensiamo a un centro sperimentale di archeologia e ad aree fruibili per i turisti». Intanto, nel freddo delle campagne di Poggiomarino i manifestanti sono pronti a dare di nuovo battaglia. «Non ci muoveremo di qui finché non sarà garantito il futuro di Longola e dei 24 operai licenziati» annunciano gli attivisti.

25/01/2012 Santa Maria Capua Vetere (CE), devastate le tombe sannite nel parco dell'anfiteatro (Il Mattino)

Nel mirino dei vandali anche il patrimonio storico e archeologico di Santa Maria Capua Vetere. E ora si contano i danni. Ieri il personale della Soprintendenza in servizio presso l'Anfiteatro ha notato che alcuni dei reperti erano stati distrutti. Non si può escludere che l'atto vandalico sia stato messo a segno qualche notte fa. Di sicuro gli incursori hanno approfittato dell'oscurità per penetrare all'interno dell'area senza essere visti. Sono state prese di mira alcune tombe di epoca sannitica databili intorno al IV secolo avanti Cristo, colpendole con un tubo che faceva parte delle dotazioni and-incendio. Il tubo è stato attaccato alle tombe, distruggendone in parte due. Ieri anche il sopralluogo dei carabinieri della stazione di Santa Maria Capua Vetere che hanno constatato il danno. La Soprintendenza è al lavoro in queste ore per preparare il dossier da allegare alla denuncia e si riserva di intervenire sulla vicenda solo dopo aver completato gli atti. Le tombe prese di mira dai vandali non fanno parte del «blocco» dell'Anfiteatro che non è stato oggetto di danneggiamento, ma sono comunque posizionate nel perimetro interno dell'area dove è racchiusa l'arena. Costituiscono uno dei tanti reperti - posizionati probabilmente in un secondo momento - ivi custoditi ed esposti a beneficio dei visitatori. Utili alle indagini saranno anche le riprese delle telecamere poste a controllo dell'area, sorvegliata di notte da tre dipendenti. «Si tratta di un atto ignobile - ha commentato il sindaco, Biagio Maria Di Muro - ancora di più perché privo di senso e mirante solo a distruggere quanto di bello abbiamo sul territorio. Azioni come quella perpetrata da questi vandali oscurano anche tutta l'azione di valorizzazione turistica che l'amministrazione comunale sta ponendo in essere». Di reato «particolarmente grave nei confronti del patrimonio storico e culturale della intera umanità» parla l'assessore alla Cultura Mario Tudisco che ha inviato un esposto-denuncia al procuratore della Repubblica, Corrado Lembo. Il delegato della giunta esclude l'ipotesi di una ragazzata. «Per le modalità con cui si è consumato tale scempio si può escludere una bravata. Tale gesto deleterio rappresenta un nitido campanello di allarme per chi a cuore la tutela e la salvaguardia della nostra storia e dei nostri monumenti».

24/01/2012 Pompei (NA), pronti per sponsorizzare i restauri, nessuna risposta dal Ministero (Il Mattino)

«Abbiamo scritto al ministro per i Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, non solo per assicurargli la nostra più ampia disponibilità a collaborare per la valorizzazione di ogni traccia della nostra lunga storia nella penisola, ma anche per sapere se è stata o meno accetta la nostra proposta di sponsorizzazione del secondo lotto di lavori per il recupero della conceria, negli scavi di Pompei: a quattro mesi dalla dichiarazione di volontà a continuare a sostenere il restauro dell'edificio, dalla Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei non abbiamo ancora avuto risposta alcuna». È amareggiato, Salvatore Mercogliano, direttore dell'Unic, l'Unione nazionale industria conciaria, che del recupero di quell'edificio è stato lo sponsor sin dal 2008, allorché venne sottoscritta una prima convenzione con l'allora soprintendente Guzzo. Tanto più che quell'opificio, secondo gli archeologi, potrebbe far parte di un vero e proprio «distretto conciario» attrezzato nella Pompei di duemila anni fa. Il finanziamento di questo terzo lotto di lavori dovrebbe vedere il recupero della strada di accesso alla conceria, in maniera da favorire l'accesso alla struttura. Quindi, si sarebbe esteso il restauro non solo agli edifici circostanti ma all'intero isolato in modo da giungere sino alla via Stabiana. La conceria, che venne scoperta nel 1873, si trova a pochi metri dall'importante asse viario che attraverso Porta Stabia, duemila anni fa, doveva indirizzare traffici e commerci appunto verso la vicina Stabiae. Nella fabbrica si lavoravano le pelli che arrivavano in prevalenza dall'Irpinia. Una delle caratteristiche dell'edificio è data dalla divisione degli ambienti che accoglievano sia l'abitazione del proprietario sia i locali perla lavorazione delle pelli. Il portico era diviso in scompartimenti, separati da tramezzi nella cui muratura era contenuta la condotta che portava l'acqua alle giare. Nell'area retrostante il portico si trovano 15 vasche; dodici di esse venivano usate per la concia vegetale di pelli grandi e tre per quella delle pelli piccole in cui si impiegava l'allume di rocca. Numerose anfore piene di quel minerale, provenienti dalle isole Eolie, sono state difatti rinvenute in un primo intervento di scavo. Sotto il portico centrale della casa si sviluppava la prima fase del lavoro: l'animale veniva scuoiato e la pelle immersa nei tini contenenti tannino. Il recupero comprenderebbe anche tutti gli attrezzi: coltelli, raschietti, adoperati per la lavorazione del cuoio, in modo da poterli mostrare ai visitatori. «Non escludiamo alcuna ipotesi di recupero - riprende Mercogliano - non è questione di finanziamenti. Aspettiamo ci venga sottoposto un progetto, poi saremo subito operativi». «Stiamo mettendo a punto proprio quel progetto - sottolinea dal canto suo la soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro - guardi, noi siamo obbligati a seguire le regole sulle sponsorizzazioni private. A breve incontreremo l'Unic per sottoscrivere questa nuova convenzione».

24/01/2012 Campi Flegrei (NA), appello al Parlamento europeo (Il Mattino)

Da un anno non viene convocata la speciale commissione, nata in seno all'accordo di programma quadro comunitario Mibac-Regione Campania per rendere pienamente fruibile il patrimonio archeologico, perché la Regione non ha ancora provveduto a nominare il suo rappresentante, e così il Grand Tour dei Campi Flegrei resta un miraggio. La commissione paritetica, che ha II compito di coordinare gli interventi di tutela e valorizzazione dei siti di interesse archeologico, a rotazione, viene presieduta da un membro nominato dal ministero e da uno designato dalla Regione: nel 2010 alla guida c'era il delegato ministeriale, ma nel 2011 toccava a Palazzo Santa Lucia indicare il suo referente. Premessa necessaria per una convocazione che non c'è più stata. E nell'attesa si allunga l'elenco dei siti chiusi o parzialmente visitabili. Il tour dei siti negati annovera il Rione Terra, l'Anfiteatro Flavio, il Serapeo (al momento oggetto di un intervento di restauro), il Tempio-Duomo, lo Stadio di Antonino Pio a Pozzuoli. L'Antro della Sibilla è aperto ma parzialmente interdetto per il temuto pericolo di ulteriori crolli dalla volta e di infiltrazioni di acqua, mentre il resto del Parco archeologico di Cuma è un percorso a ostacoli tra nastri segnaletici e cartelli che intimano l'alt alle comitive di turisti. E la vicenda arriva anche all'attenzione della Commissione e del parlamento europeo Alcuni giorni fa l'ex assessore regionale ai Beni culturali, Marco Di Letto, ha lanciato un appello al governatore Stefano Caldoro «affinchè risolva subito tali questioni anche per evitare sanzioni dall'Ue, trattandosi di beni per il cui restauro e valorizzazione negli anni scorsi sono stati spesi fondi europei perché producessero ricchezza, come avvenuto finora, e la cui chiusura sarebbe ingiustificabile agli occhi della Commissione europea». Ieri invece il coordinatore Pd area flegrea, Vincenzo Figliolia, ha chiesto al vicepresidente vicario del Parlamento europeo Gianni Pittella, a Pozzuoli per presentare il libro su Angelo Vassallo, «un suo intervento a Bruxelles per meglio tutelare l'immenso patrimonio storico-archeologico dei Campi Flegrei, dopo mesi di incuria e abbandono». Ma arriva la puntuale replica dell'assessore regionale Giuseppe De Mita: «Con la Soprintendenza stiamo procedendo a una ricognizione complessiva dei beni da tutelare e delle attività di valorizzazione da compiere. In una recente chiacchierata con il ministro Ornaghi, ho posto alla sua attenzione la necessità di riattivare l'accordo di programma quadro Mibac-Regione Campania stilato nel 2009 e mai completamente attuato». «Come Regione Campania si è provveduto sin da subito alla nomina dei componenti della commissione paritetica - continua De Mita - II Mibac ha provveduto a fare lo stesso solo con il ministro Galan, su mia sollecitazione, ma a poche settimane dalla caduta del governo Berlusconi. Per questo abbiamo ora sollecitato un incontro con Ornaghi per riprendere le fila del discorso. In caso di avvio di una procedura di infrazione comunitaria, come ipotizzato da qualcuno rispetto alla spesa delle risorse destinate alla zona flegrea, spiegheremo alla Commissione europea che è stata proprio la qualità di quella spesa pubblica portata avanti dalla passata gestione politica regionale la causa di quanto sta accadendo oggi nei Campi Flegrei».

20/01/2012 Poggiomarino (NA), dall'assessorato regionale ai beni culturali fondi per gli scavi se collegati a progetti di sviluppo (Il Mattino)

Fondi per la Longola, a patto che siano legati ad un progetto di sviluppo dell'area archeologica e di tutto il territorio vesuviano e sarnese. Li ha garantiti Giuseppe De Mita, vicepresidente della Regione e assessore ai beni culturali, che ieri ha incontrato il sindaco di Poggiomarino, Leo Annunziata, proprio per discutere del sito preistorico scoperto nel 2000, ora chiuso e a rischio seppellimento. Era stato lo stesso Annunziata a sollecitare un summit col vice di Caldoro, dopo la conferenza di servizi di martedì scorso, alla quale aveva partecipato anche Elena Cinquantaquattro, soprintendente ai beni archeologici di Napoli e Pompei. Cinquantaquattro era stata chiara: «Gli scavi vanno interrati per consentirne la tutela, ma se ci sono ipotesi di valorizzazione del sito noi siamo disponibili a collaborare». E proprio per cercare strade di valorizzazione, il sindaco ha parlato con De Mita: «È stato un incontro proficuo. Abbiamo ragionato sui fondi da utilizzare, per esempio quelli che serviranno perla bonifica del Sarno (il sito preistorico si trova proprio sul fiume, ndr). De Mita ha anche espresso la volontà di venire a Poggiomarino a visitare gli scavi», dice Annunziata. Gli fa eco Antonio Marciano, consigliere regionale del Pd, che da tempo segue la vicenda: «Esistono tutte le condizioni perché Soprintendenza, assessorato regionale ai Beni Culturali e Comune lavorino insieme per definire il progetto di messa in sicurezza e di valorizzazione degli scavi di Longola». Importanti saranno i prossimi incontri, con quelli della Soprintendenza. Intanto Anita Sala, consigliera regionale dell'Italia dei Valori, ha fatto visita alle imbarcazioni esposti a Città della Scienza e trovate proprio a Longola: «La famosa canoa ritrovata a Poggiomarino non necessita di nessun ricorso a speciali soluzioni idrosaline, così come sostenuto da più parti. In altri termini, la canoa attualmente esposta all'interno di una teca, dove sicuramente sono previste particolari tecniche di conservazione, ma di certo non c'è quell'acqua che, pare, rappresenti il vero ostacolo all'eventuale ritorno della canoa a Longola. Inoltre a Città della Scienza mi hanno comunicato che la piroga resterà negli spazi post industriali di Bagnoli fino a luglio. Ma io credo che debba assolutamente ritornare nel suo luogo di origine, ovvero quella piana del Sarno in cui i coevi abitanti della necropoli protostorica avevano costruito queste speciali imbarcazioni per muoversi agevolmente tra i canali». A Poggiomarino, però, i summit tra le istituzioni non convincono del tutto associazioni e cittadini, nonostante le rassicurazioni. Domenica mattina ci sarà una nuova assemblea, nei locali della scuola primaria di via Roma, e Gennaro Barbato, del comitato civico di Ottaviano, specifica: «Noi saremo contenti solo quando le centinaia di migliaia di reperti saranno esposti a Poggiomarino, a beneficio dei cittadini, degli studenti e di tutti coloro che vogliono ammirare le meraviglie dell'età del Bronzo». Scontenti anche gli operai che lavoravano nel cantiere chiuso con la fine degli scavi: per loro non si vedono spiragli. In generale, le associazioni chiedono un maggiore coinvolgimento. Marciano è con loro: «E fondamentale che le associazioni, che con il loro impegno costante hanno portato l'attenzione di tutti sul sito archeologico di Poggiomarino vengano coinvolte nei progetti di valorizzazione e gestione degli scavi: il loro contributo futuro sarà prezioso e irrinunciabile». Del resto, la gestione della passeggiata fluviale, vicina al sito, è già stata affidata dal Comune a Terra-mare 3000.

20/01/2012 Pozzuoli (NA), esposto contro il biglietto "ingannevole" (Il Mattino)

La parziale interdizione al pubblico dell'Antro della Sibilla per il pericolo di crolli, i disservizi nella gestione delle visite guidate all'interno dell'Anfiteatro Flavio di Pozzuoli per colpa dell'assenza di personale e la chiusura di un terzo delle stanze del Museo Archeologico Campi Flegrei di Baia finiscono in un esposto legale della Federconsumatori: l'ipotesi è il mancato rispetto della normativa europea in materia di divieto di pubblicità ingannevole. Alla clamorosa azione legale, che al momento non ha precedenti in Campania, sta lavorando lo staff del presidente di Federconsumatori Rosario Stomaiuolo. «I turisti che acquistano il biglietto al prezzo di quattro euro, valido per due giorni, di ingresso agli scavi di Cuma e all'Antro della Sibilla - sottolinea Rosario Stomaiuolo - hanno diritto ad un pacchetto che comprende anche la visita all'Anfiteatro Flavio e Tempio di Serapide, al Museo Archeologico Campi Flegrei e alla zona archeologica di Baia. Si tratta di siti al momento chiusi o solo parzialmente accessibili. Noi ipotizziamo che si possa trattare di una pubblicità ingannevole, che serve solo ad attirare i turisti. Un biglietto all inclusive, ma poi nei fatti ci si trova dinanzi a cancelli chiusi e a nastri bianchi e rossi che sbarrano il passo ai turisti. Da tempo lo denunciamo anche attraverso le associazioni flegree». Ipotesi che, naturalmente, spetterà alla magistratura vagliare. Ma sul sistema turistico-culturale dei Campi Flegrei piove sul bagnato. Con un decreto dirigenziale dello scorso ottobre, la Regione ha concesso un finanziamento complessivo di circa ottocentomila euro per realizzare il progetto dal titolo «I miti dei Campi Flegrei e Storie di Terra»: fondi europei cofinanziati dall'Asse 1 OB 1.9 che sarebbero serviti a realizzare un percorso di visite turistiche, culminate in aprile nel cartellone di iniziative challenger delle pre-regate di America's Cup. Ma il Comune di Pozzuoli è commissariato e non ci sono le condizioni economiche per reperire i circa trecentomila euro che spettano all'ente locale. Con il disappunto degli albergatori locali e dell'Assoturismo. «Si tratta di progetti che prevedono interventi di riqualificazione e la creazione di un itinerario turistico innovativo - sottolinea Luigi Esposi-to, coordinatore Assoturismo provincia di Napoli - Vengono coinvolti importanti siti quali il Tempio di Nettuno, lo Stadio di Antonino Pio, il Rione Terra, la Necropoli Romana di Pozzuoli, oltre alla Piscina Mirabilis e Tomba di Agrippina a Baia e la necropoli della Fescina a Quarto. Un tour già promozionato con i buyers inglesi e tedeschi, che sono i più attenti all'area flegrea, in vista delle settimane di regate della Coppa America ma il Comune di Pozzuoli in una lettera inviata ieri alla Regione ha chiesto una proroga, con il concreto rischio di perdere questi importanti finanziamenti. Oltre al danno enorme per albergatori e operatori turistici flegrei. «Chiediamo al governatore Stefano Caldoro e all'assessore regionale ai Beni culturali Giuseppe De Mita di convocare immediatamente in Regione il commissario prefettizio di Pozzuoli per scongiurare l'ennesimo flop». Nella lettera inviata ieri in Regione e firmata dal dirigente comunale Carlo Pubblico, si chiede la proroga motivata da tre circostanze: «tempi troppo stretti, sponsor privati che potrebbero non coprire la quota chiesta per il cofinanziamento e ritardi dovuti al commissariamento prefettizio del Comune di Pozzuoli».

20/01/2012 Capri (NA), chiudono gli scavi di Villa Jovis (Il Mattino)

Chiudono a Capri gli scavi archeologici di Villa Jovis. La visita ai resti della villa imperiale di Tiberio sarà vietata ai visitatori che scelgono l'isola per le vacanze in bassa stagione a partire da oggi sino al 31 marzo. La motivazione ufficiale per lo stop è che lo storico complesso che vide i fasti dell'Impero di Tiberio per oltre dieci anni necessita di lavori urgenti di restauro e manutenzione. L'annuncio è stato dato dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici che lo ha comunicato agli uffici competenti dell'amministrazione comunale. Resteranno quindi chiusi i cancelli per oltre due mesi, ed è un'altra cattiva notizia per gli amanti delle bellezze archeologiche dopo la drastica riduzione dovuta ai tagli di spese per il personale che aveva ridotto i giorni di visita dal giovedì al lunedì dalle 10 alle 16. L'annunciata chiusura per lavori di Villa Jovis ha fatto sorgere polemiche e non pochi dubbi sul motivo della decisione, anche perché restano ancora chiusi al pubblico gli scavi di Villa Damecuta, la dimora imperiale di Tiberio ad Anacapri.

19/01/2012 Poggiomarino (NA), gli scavi saranno ricoperti (Il Giornale di Napoli)

Si è concluso con un nulla di fatto sostanziale il tavolo di concertazione tra Comune di Poggiomarino, Regione Campania, Soprintendenza ai Beni archeologici di Pompei e gruppi archeologici locali per discutere della questione del sito protostorico di Longola. Permane lo stallo attuale: il soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro ha confermato la decisione di interrare i reperti finora venuti alla luce. Tanti i nodi da sciogliere ancora, a partire dall'immediato proseguimento dei lavori, ad oggi bloccati ufficialmente per mancanza di fondi. Poi, il futuro dell'area, sotto la quale giace un intero villaggio palafitticolo risalente all'età del Bronzo. La Regione, intervenuta al tavolo con il coordinatore dell'area Turismo e Beni archeologici Ilva Pizzorno, ha ribadito il suo impegno a stanziare fondi per la valorizzazione del sito, già peraltro espresso dal vice presidente della giunta regionale Giuseppe De Mita nei giorni scorsi. L'amministrazione regionale è disposta a fare quanto è in suo potere per la valorizzazione di questo importante sito protostorico» ha spiegato il dirigente dell'Ente di Santa Lucia. La mobilitazione dei giorni scorsi, con manifestazioni pubbliche organizzate dai gruppi archeologici locali e appoggiate dalle amministrazioni comunali e dalle scuole della valle del Sarno, non ha fatto recedere di un passo il soprintendente Cinquantaquattro. «L'interramento è un atto purtroppo necessario affinché i reperti non si polverizzino - ha affermato -. Tale disposizione è stata dettata dalla mancanza dei fondi per l'uso delle pompe idrauliche necessarie ai lavori di scavo. Ciò non significa che Longola morirà. Si tratta solo di una scelta doverosa, finalizzata a conservare in questo momento le ricchezze del sito». In pratica si procederà alla ricopertura delle aree scavate a Longola, una decisione determinata dalle particolari caratteristiche del villaggio. Presenti in aula, oltre al sindaco di Striano Antonio Del Giudice, dal primo momento al fianco degli attivisti, anche i consiglieri regionali del Pd Angela Cortese, Antonio Marciano e Mario Casillo. In particolare, Marciano ha sottolineato che «esiste già un protocollo d'intesa tra Ministero dei Beni Culturali e Regione Campania, risalente al 2009. Abbiamo dunque già una traccia di lavoro da seguire, non resta che darsi da fare per Longola», ha detto. Anita Sala, consigliere regionale dell'Idv, ha invece chiesto «di portare avanti tutte le procedure per una richiesta all'Unesco affinché il sito in questione venga dichiarato "patrimonio dell'umanità"». Ha chiuso gli interventi il primo cittadino di Poggiomarino Leo Annunziata, il quale ha aperto uno spiraglio d'intesa con la Soprintendenza. «Siamo disposti a sopportare - ha detto - anche l'interramento, ma solo a patto che si vedano fatti concreti e la volontà chiara di portare avanti progetti di sviluppo per Longola. Chiedo inoltre un incontro urgente con il vice presidente De Mita per fissare alcuni punti fondamentali». Ritto è rinviato alla prossima settimana con una nuova conferenza dei servizi, ma la strada per i tanti tra attivisti e cittadini che hanno dato il via alla protesta sembra ancora in salita.

15/01/2012 Pozzuoli (NA), indagine sull'Antro della Sibilla (Il Mattino)

Un'indagine conoscitiva è stata aperta dalla polizia per fare luce sul pericolo di crollo dell'Antro della Sibilla, dopo la parziale chiusura del percorso archeologico che conduce alla sala della Sibilla per colpa dei calcinacci di tufo crollati dalla millenaria volta. E, parallelamente, si mobilitano anche le associazioni del territorio che, attraverso Facebook, chiedono l'immediato avvio degli interventi di messa insicurezza della grotta per renderla di nuovo completamente fruibile: disagi che potrebbero comportare danni economici per mancati incassi stimati in circa cinquantamila euro. Per ora non sarebbe emerso nulla di penalmente rilevante, ma si indaga. Anche perché si tratta di un bene archeologico dall'inestimabile valore sottoposto ad una speciale normativa vincolistica particolarmente rigida. Un pericolo di crollo e di infiltrazioni di acqua dalla collina soprastante che, di fatto, si ripercuote anche sull'attrattiva turistica del sito. L'Antro della Sibilla è il pezzo forte del parco archeologico di Cuma, ma i turisti che si recano nell'area degli scavi diretti nella sala, dove - secondo la leggenda - la Sibilla vaticinava il futuro, devono ora uscire dal tunnel tufaceo, percorrere un centinaio di metri all'esterno della galleria e poi rientrarvi attraverso un'apertura laterale. Percorso tortuoso che rovina l'atmosfera di mistero. Disagi che si ripercuotono sulle presenze. Il sito cumano è stato tra i più visitati nella provincia di Napoli nel 2011. Ora la parziale interdizione a scopo precauzionale della grotta della Sibilla induce i gruppi turistici a dirigersi altrove. Un danno economico stimato in almeno cinquantamila euro che suona come l'ennesima beffa. Il progetto di recupero c'è: l'ha predisposto l'ufficio locale della sovrintendenza che subito dopo il crollo informò il sovrintendente. Ma si è ancora in attesa dell'ok definitivo, mentre si moltiplicano le critiche dei tour operator. Anche perché chi si reca nell'area archeologica di Cuma si trova in un percorso zeppo di nastri segnaletici che sbarrano il passo per il pericolo dei crolli o per gli scavi aperti. E sulla vicenda intervengono con una nota anche i Verdi, che denunciano la chiusura dell'Anfiteatro Flavio di Pozzuoli e su Cuma dicono: «Meraviglia che in difesa di questi straordinari beni archeologici non ci sia la stessa mobilitazione popolare che c'è stata in difesa delle case abusive a Bacoli».

15/01/2012 Poggiomarino (NA), anche le scuole in campo per gli scavi di Longola (Il Giornale di Napoli)

Dopo i gruppi archeologici e le associazioni culturali, scendono in campo anche le scuole contro la chiusura degli scavi di Longola. Gli istituti scolastici di Poggiomarino e dei comuni limitrofi non sono stati sordi all'appello lanciato da "Terramare 3000", da 12 anni in prima linea per la tutela e la salvaguardia dell'area. L'associazione ha convocato per oggi alle 11, in piazza De Marinis, una manifestazione pubblica che coinvolgerà centinaia di studenti e che intende sensibilizzare istituzioni e cittadini sull'importanza del villaggio preistorico di Longola, una vera e propria "Pompei" dell'età del Bronzo. Insieme a loro, gli attivisti che da domenica presidiano il sito impedendo di fatto l'arrivo dei camion carichi dell'argilla che avrebbe sotterrato gli oltre 130mila reperti archeologici e faunistici rinvenuti finora. «Il patrimonio culturale rende unico il nostro paese - riferisce Linda Solino, responsabile di "Terramare 3000"-. L'abbandono e il degrado offendono la memoria e l'identità storica e mortificano ogni speranza di riscatto del territorio. Sono queste le motivazioni che hanno indotto la convocazione della manifestazione ed è questo che ha spinto le associazioni a chiedere sostegno e partecipazione a tutte le scuole e agli studenti, per stimolare maggiormente in loro il senso civico». Il gruppo archeologico di Poggiomarino lancia inoltre un appello «alle scuole, ma anche alle testate giornalistiche e agli altri presidi culturali e sociali della Campania, a sottoscrivere un appello al ministro dei Beni e delle attività culturali, Lorenzo Ornaghi, affinché si impegni a salvare Longola». Solo da via del Collegio Romano potrebbe, difatti, giungere il via libera allo stanziamento dei due milioni di euro necessari al completamento degli scavi. Alla manifestazione, intitolata "Più cultura meno chiusura", hanno aderito anche esponenti del mondo della politica regionale e nazionale. Proprio negli ultimi giorni si erano interessati alla vicenda il consigliere regionale del Pd Antonio Marciano e il vice presidente della Regione Campania, Giuseppe De Mita. Il primo aveva lanciato un appello per il reperimento di tre milioni al fine del completamento di tutti i lavori necessari per giungere all'apertura al pubblico del sito; l'altro ha formalmente promesso una cifra destinata alla valorizzazione immediata dell'area, di competenza proprio dell'Ente di Santa Lucia. Fronte comune anche dai sindaci della valle del Sarno, tutti uniti nella lotta dell'amministrazione comunale di Poggiomarino contro l'interramento degli scavi. Proprio dalla casa comunale martedì mattina potrebbero giungere nuove sul destino di Longola. Per quella data è previsto un tavolo a cui parteciperanno Comune, Soprintendenza ai Beni archeologici di Pompei e Regione. Ammessi all'incontro anche gli attivisti con un loro rappresentante.

15/01/2012 Pozzuoli (NA), chiuso l'anfiteatro flavio per mancanza di custodi (Il Corriere del Mezzogiorno)

«Chiuso per problemi tecnici» diceva il cartello affisso ieri alle 12 al cancello dell'Anfiteatro Flavio di Pozzuoli, e subito si è pensato a un pericolo di crollo o ennesima catastrofe imminente. Nessun pericolo invece, ma qualcosa a nostro a avviso di peggio: il perdurare scandaloso di una condizione intollerabile in un paese civile, ovvero la mancanza di personale. Sedici custodi, divisi in quattro turni (anche di notte); e dei quattro di ieri mattina due hanno dovuto assentarsi per motivi più che giustificabili. Quando il personale è, per così dire, al completo, sono in tre a sorvegliare le comitive di visitatori che si aggirano stupiti e ammirati nei sotterranei e sugli spalti; quando i custodi sono solo tre, le visite vengono contingentate, non entrano più di una ventina di persone per volta. Ma quando restano in due, l'Anfiteatro deve esser chiuso al pubblico perché è impossibile qualsiasi sorveglianza, e lì di marmi e pietre e immagini asportabili o vandalizzabili ce ne sono a iosa. Ci permettiamo un consiglio alla dirigente archeologa Costanza Gialanella: invece di «problemi tecnici» faccia scrivere sul cartello qualcosa di più dettagliato, in cui si riferisca la verità anche se questa rivela la vergogna in cui si trovano i nostri Beni Culturali: «Chiuso perché non c'è personale sufficiente». Non è neanche il caso di aggiungere il dettaglio «e nessuno se ne frega» perché la deduzione logica viene da sola. E’ questa la condizione miserevole e vergognosa in cui viene tenuto uno dei monumenti d'epoca romana più famosi, le cui immagini sono in tutti i libri di storia e di arte, oggetto di descrizioni accurate e di ammirazione per le tecnologie usate per gli spettacoli con le belve e con i gladiatori, per l'imponenza delle strutture fuori terra e dei sotterranei, e perché si ritiene che la cavea venisse anche allagata consentendo spettacoli di scontri navali. Ogni anno nei sotterranei si svolge anche una piccola processione in ricordo di San Gennaro e dei sui compagni di martirio, che si dice siano stati uccisi da quelle parti. Oltre 80mila visitatori che vengono ogni anno da ogni parte del mondo per vedere l'imponente struttura che per grandezza è il terzo in Italia dopo quello di Capua e il Colosseo. Si ritiene che i patrizi puteolani abbiano chiamato i costruttori del Colosseo per realizzare questa seconda struttura di divertimento, quando l'anfiteatro vecchio divenne insufficiente: si trova a poca distanza più a monte, e in occasione delle costruzione della linea ferroviaria "Direttissima" (oggi Metropolitana 2) nel 1925 gli ingegneri dell'epoca non esitarono a tagliarlo in due seppellendolo nel trincerone sopraelevato dei binari. Lungo 150 metri e largo116, con una arena ovale di 75 metri per 42, l'Anfiteatro contava quasi 40mila posti a sedere sulle gradinate: la costruzione iniziò sotto l'imperatore Vespasiano (seconda metà del primo secolo dopo Cristo) e fu terminata quando era imperatore il figlio Tito, ma i puteolani fecero otto a loro spese e ci tennero a farlo sapere: «Colonia Flavia Augusta Puteolana pecunia sua» dice infatti una targa marmorea. Notizie decisamente più confortanti da Cuma: gli Scavi e l'Antro Bela Sibilla non sono affatto chiusi, si è solo verificato un lievissimo distacco nel tufo del camminamento che aorta alla stanza dell'oracolo. Un eccesso di cautela ha indotto a stendere un nastro sul percorso, la piccola tona interdetta è facilmente aggirabile. Gli Scavi di Cuma hanno raggiunto il record di 2500 visitatori nei due giorni delle "Giornate del Patrimonio europeo", l'imponente commesso archeologico è sempre aperto in tutte le festività (e non ha chiusura settimanale) e i nuovi scavi e le sistemazioni a cui lavora da anni il direttore Paolo Caputo con una schiera di specialisti universitari e di volontari rivelano costantemente nuovi tesori. Ma dall'acropoli di Cuma si "ammira" tutto intorno il degrado del territorio: abusivismo edilizio e montagne di rifiuti assediano gli scavi.

14/01/2011 Cuma (NA), chiuso l'Antro della Sibilla per rischio crollo (Il Mattino)

L'Antro della Sibilla cumana è a rischio crollo e per tutelare l'incolumità dei visitatori la parte iniziale della galleria è stata interdetta da due nastri segnaletici: per raggiungere la sala dove - secondo la leggenda - la Sibilla vaticinava il futuro bisogna adesso uscire dal tunnel tufaceo, percorrere un centinaio di metri all'esterno della galleria e poi rientrarvi attraverso un'apertura laterale. Un percorso tortuoso che rovina l'atmosfera di mistero, che da sempre accompagna l'Antro, e che provoca l'inevitabile disappunto dei visitatori. Come segnalato alcuni giorni fa da un gruppo di turisti in visita all'area archeologica di Cuma in cui si trova la galleria di tufo vulcanico dal tracciato rettilineo, che corre con la sua caratteristica forma trapezoidale per oltre centotrenta metri sotto il monte dell'antica acropoli cumana. Un antro che da quasi duemilacinquecento anni è un sito pieno zeppo di misteri e di leggende legate all'astrologia e al culto dei morti. Storie narrate anche da Virgilio. Qualche mese fa dal soffitto si staccarono pezzi di tufo, ancora visibili nell'area interdetta. Pericoli di crollo che persistono, al punto da convincere il responsabile dell'area archeologica di Cuma, l'archeologo Paolo Caputo, a chiudere parzialmente il percorso pedonale chiedendo l'intervento dell'ufficio centrale della sovrintendenza ai beni archeologici. Ma quel nastro bianco e rosso consunto dall'umido è ancora lì, a guastare l'immagine immortalata da migliaia di flash e fotocamere digitali dei tanti turisti che si recano negli scavi cumani. E c'è poi il problema delle infiltrazioni di acqua piovana: evidenti anche nel vano quadrangolare alla fine del tunnel tagliato nel tufo intorno al IV secolo a. C. per ragioni di difesa militare, ma che la tradizione da sempre designa come la mitica sala nella quale la sacerdotessa seduta sul suo trono prediva il sibillino futuro. Mancano i fondi. E così chi si reca a Cuma si trova nel bel mezzo di un percorso irto di ostacoli. Dall'area del Tempio di Apollo a quello di Diana, fino ad arrivare ai piedi delle fortificazioni dell'acropoli è un fiorire di nastri segnaletici che sbarrano il passo ai turisti e ostacolano persino la visuale. Reti che servono a delimitare le aree di scavo ancora aperti, ma anche i tratti nei quali la staccionata di legno a strapiombo è stata divelta o dove sono crollati calcinacci delle mura di duemila anni fa. Per non parlare poi delle sconnessioni del pavimento di epoca romana che collega l'area dell'acropoli con la zona sottostante. Eppure tutto citi stride in modo eclatante con il boom di presenze registrato negli ultimi mesi: nella sola settimana dedicata alle Giornate europee della cultura, a ottobre scorso, si registrarono quasi cinquemila presenze. Un sito archeologico che è un fiore all'occhiello anche per quanto riguarda la ricerca scientifica, con due campagne di scavo gestite ogni anno dagli studiosi della Federico II e della Seconda università degli studi di Napoli. È di pochi mesi fa, tra l'altro, l'importante ritrovamento delle tombe di epoca paleocristiana e degli affreschi altomedievali scoperte nello scavo nell'area del Tempio di Giove, condotto lo scorso autunno da una equipe di studiosi della facoltà di Lettere e filosofia della Sun guidati dal professore Carlo Rescigno. Uno scrigno archeologico dal valore incommensurabile e dalla portata storica, per meglio decifrare la genesi affascinante e ancora poco conosciuta del cosiddetto Tempio di Giove, mentre l'Antro della Sibilla va in malora.

E’ conosciuta nel mondo soprattutto per l'Antro della Sibilla. Strano destino, quello di Cuma. Nacque da essa tutta una civiltà, ed essa oggi come realtà amministrativa non esiste. Non è altro, la Cuma di oggi, che una frazione del comune di Pozzuoli, e sugli annuari turistici non viene registrato nemmeno il numero dei suoi abitanti. La città, insomma, i cui abitanti fondarono Partenope, cioè Napoli, e Zancle, cioè Messina; la città che inizialmente comprese anche le attuali Pozzuoli, Baia, Miseno e Bacoli e che più tardi estese il suo potere nell'intera Campania, oggi è semplicemente un «parco archeologico». Strano destino perché Cuma non fu soltanto il regno della più celebre delle sibille del mondo antico, ma fu anche il teatro delle principali leggende popolari dell'universo pagano: l'approdo del greco Ulisse e del troiano Enea, le scorribande dei ciclopi, l'ingresso al mondo degli Inferi (cioè l'aldilà) tramite la palude Averno, e inoltre la lotta fra Giove e i Giganti. Tutto quanto Roma ha ricevuto dal mondo greco venne filtrato da Cuma. A loro volta i greci che avevano fondato Cuma provenivano da Eubea. L'anno dello sbarco venne fissato nel 1050 avanti Cristo da Strabone e da altri storici romani; la recente critica storica, però, ha avvicinato a noi di un paio di secoli l'epoca di quello sbarco. Diventati cumani di fatto e di diritto, questi oriundi greci fondarono un presidio militare a Dicearchia, l'attuale Pozzuoli, e diedero vita nel 680 avanti Cristo a Neapolis, l'attuale Napoli. Cuma, o meglio lo stato cumano, raggiunse il massimo dello splendore fra il 750 e il 500 avanti Cristo. Nella metà del quarto secolo avanti Cristo, Cuma diventa vassalla di Roma, ma è proprio con Roma che rifiorisce. A Baia, «rione» di Cuma, ogni imperatore si farà una villa. Nel periodo dell'Impero, insomma, la costa cumana è, per i ricchi, quella che oggi è, per molti, la Costa Smeralda. Con un valore aggiunto: quello conferitole dalla presenza della Sibilla. Il mondo classico, bisogna precisare, conosceva una decina di sibille, cioè vergini dotate di virtù profetiche, ma la più nota e accreditata era appunto quella cumana. Si chiamava Deifobe ed era una sacerdotessa di Apollo. Secondo la leggenda Apollo si era innamorato di lei e, per ingraziarsela, si era offerto di rendere reale qualsiasi desiderio lei avesse esternato. «Voglio vivere tanti anni quanti granellini di sabbia può contenere il mio pugno», aveva risposto la Sibilla. Si era dimenticata, però, di chiedere anche l'eterna giovinezza, e perciò si era ridotta stravecchia e raggrinzita. Per pudore, non si faceva vedere e bisognava accontentarsi di ascoltare la sua voce. Nella realtà dei fatti la sibilla cumana, che effettivamente abitava in un antro presso il tempio di Apollo, non era un'unica persona ma una successione di varie sacerdotesse appartenenti a generazioni diverse. Il culto della Sibilla incontrò un immenso favore presso i romani. E del prestigio riconosciuto alla Sibilla si avvalse Virgilio, nel sesto libro dell'Eneide per descriverne la dimora: «Un antro immanso che nel monte penetra. Avvi dintorno cento vie, cento porte; e cento voci n'escono allor che la Sibilla le sue risposte intuona», tradusse Annibal Caro. Quei versi, i versi di Virgilio suscitarono per secoli la curiosità degli studiosi e degli archeologi. Dov'era quella grotta dalle cento porte in cui la profetessa declamava le sue frasi ambigue? Nel Medio Evo fu scoperta una grotta presso il lago di Averno e si gridò vittoria: perfino Petrarca e Boccaccio credettero che fosse quella la dimora della Sibilla. Ma troppi particolari erano in contrasto con la descrizione di Virgilio. Ma ecco che, intorno al 1920, arriva a Cuma l'archeologo Amedeo Maiuri. Sta per cadere il bimillenario virgiliano e Maiuri vuol fare il gran colpo. Abbattendo e sfabbricando, scopre anche lui una grotta e ne dà l'annuncio all'Italia intera: «Ho ritrovato il vero antro della Sibilla». Proseguendo i lavori, Maiuri si accorge però che quella grotta non può essere identificata con il mitico antro. Ma tutto è pronto per i festeggiamenti e Maiuri non può fare macchina indietro. Solo nel 1954, Maiuri scoprirà quello che tuttora viene indicato come il vero antro della Sibilla. Proprio «vero»? Alcune fenditure nelle pareti fanno pensare alle «cento porte» citate da Virgilio. Ed è quanto basta per nuovi, anche se estemporanei festeggiamenti. E per apporre targhe di marmo alle pareti. Al di là della leggenda e al di là anche della letteratura e delle possibili «bufale», il luogo è senza dubbio suggestivo. C'è da rabbrividire al pensiero che l'incuria o altri fattori non ancora accertati possano averlo guastato.

14/01/2012 Poggiomarino (NA), manifestazione per salvare il sito preistorico (Metropolis)

Continua a rimanere alta l'attenzione sul sito archeologico della Longola dove persistono i sit in di protesta da parte delle associazioni riunite in presidio, contro il rischio interramento dei tesori d'arte per mancanza di fondi per consentire lo scavo. E così questa mattina hanno deciso di scendere nuovamente in corteo dinnanzi al sito protostorico per lanciare l'ennesimo allarme per la tutela e salvaguardia degli scavi e per le urgenti azioni di valorizzazione. A partecipare le scuole della cittadina della valle del Sarno e quelle dei Comuni limitrofi. Centinaia gli studenti attesi per la nuova iniziativa, che partirà da piazza De Marinis, che intende sensibilizzare istituzioni e cittadini sull'importanza del villaggio preistorico della Longola. "Il patrimonio culturale rende unico il nostro paese. L'abbandono e il degrado offendono la memoria e l'identità storica e mortificano ogni speranza di riscatto del territorio. Sono queste le motivazioni che hanno indotto la convocazione della manifestazione ed è questo che ha spinto le associazioni a chiedere sostegno e partecipazione a tutte le scuole e agli studenti, per stimolare maggiormente in loro il senso civico", spiega Linda Solino, coordinatrice del gruppo archeologico "Terramare 3000”. Alle scuole, ma anche alle testate giornalistiche e agli altri presidi culturali e sociali della Campania, "Terramare 3000" chiede di sottoscrivere un appello al Ministro dei beni culturali, Lorenzo Ornaghi, affinché si impegni a salvare Longola. Alla manifestazione, dal titolo "Più cultura meno chiusura" hanno aderito anche esponenti del mondo della politica regionale e nazionale. Ad unirsi all'appello anche gli Ecologisti e Reti Civiche agli scavi di Longola.Per Roberto Duraccio, dell'Assemblea Federale degli Ecologisti e Reti Civiche e presidente dell'associazione Jamm di San Giuseppe Vesuviano: "L'area di Longola è una riserva archeologica, faunistica, naturale e agricola di inestimabile valore: in un periodo di crisi economica tanto grave è intollerabile abbandonare quelle risorse che sono patrimonio esclusivo dell'Italia e del Meridione intero e che tutto il mondo ci invidia. "Il concetto che ci sta a cuore è quello della valorizzazione delle risorse per creare sviluppo, un indotto sostenibile: laddove si abbandona un'area dalle potenzialità enormi si abbandona un'opportunità di sviluppo e la possibilità di proporre un modello di economia sostenibile, che è quella che dovrà muovere tutte le logiche del futuro".

12/02/2012 Poggiomarino (NA), protesta ad oltranza per gli scavi (Il Giornale di Napoli)

«Non ci muoveremo di qui finché non incontreremo il ministro Ornaghi». È chiara la posizione dei manifestanti e degli operai impegnati nella protesta contro la chiusura del sito archeologico di Longola. Associazioni, istituzioni locali, semplici cittadini e i 24 operai del cantiere, da lunedì ufficialmente senza lavoro: tutti impegnati a fermare la decisione della Sovrintendenza ai Beni archeologici di Pompei di sotterrare gli scavi a causa della mancanza dei fondi necessari alla prosecuzione dei lavori. Un primo effetto del presidio permanente ò stata la sospensione dell'arrivo dei camion trasportanti l'argilla con cui si interrerebbero i preziosi reperti appartenenti all'antica civiltà dei Sarrasti. Con essi andrebbero sotterrati i sogni di tanti fra cultori dell'archeologia e semplici cittadini che vedono nel sito di Longola un'imperdibile occasione di attrazione turistica e sviluppo economico per i territori circostanti. Grazie alla pressioni dei manifestanti, dei sindaci del comprensorio e all'impegno profuso dal consigliere regionale del Pd Antonio Marciano e del vice presidente della Regione Campania Giuseppe De Mita, si è ottenuto uno stop temporaneo all'abbandono del sito. L'esponente dell'esecutivo regionale si è impegnato peraltro a stanziare una somma per la valorizzazione dell'area, ma la strada per il pieno recupero di Longola ò tutta in salita. Occorrono infatti circa due milioni di euro per portare a termine le operazioni di scavo e circa un milione per la sua valorizzazione. Soldi che attualmente non ci sono. «Eppure - fa notare Gennaro Barbato, tra i promotori del sit-in permanente - non possiamo assolutamente perdere un patrimonio del genere. Pochi sanno che solo fino ad oggi sono stati rinvenuti ben 500mila reperti archeologici, oltre a circa 80mila resti faunistici». Un patrimonio che potrebbe essere subito valorizzato, sostengono le associazioni, «attraverso la creazione di un museo. Ciò porterebbe in breve tempo uno sviluppo turistico e un immediato ritorno economico». Negli ultimi anni, nell'Agro Sarnese e nel Vesuviano, sono stati portati alla luce importanti reperti di interesse archeologico: dall'antico teatro di Sarno alle ville romane di Terzigno ed Ottaviano, fino alla cosiddetta "Villa Augustea" di Somma Vesuviana, attribuita da alcuni studiosi addirittura all'imperatore romano Ottaviano Augusto. Ma il sito di Longola, fanno rilevare i manifestanti, «non ò secondo a nessuno in quanto ad importanza storica ed archeologica. Basti pensare che qui sotto c'è un intero villaggio di palafitte di età assai più antica dei più famosi Scavi di Pompei ed Ercolano. Si tratta di una scoperta forse unica nell'intera Europa». Per ora da Roma tutto tace. Mentre la macchina della politica è in azione per trovare le possibili soluzioni praticabili, intanto la protesta prosegue senza sosta nel freddo delle campagne di Poggiomarino.

09/01/2012 Poggiomarino (NA), no alla "sepoltura" del villaggio preistorico (Il Mattino)

Conto alla rovescia per la «sepoltura» del villaggio protostorico rimasto senza fondi «Assurdo, li fermeremo». L'assessore De Mita al telefono: intervenga il ministro Omaghi. la Regione non ha competenza.
Rabbia al sit-in organizzato da comitati e comuni per salvare il sito sul fiume Sarno. La battaglia di associazioni, cittadini e sindaci per salvare la Longola, il sito protostorico di Poggiomarino emerso nel 2000 durante i lavori per il depuratore del Sarno e ora chiuso per mancanza di fondi, ha fatto segnare un'altra tappa: una manifestazione davanti agli scavi, per gridare ancora una volta tutto il dissenso verso il ministero dei Beni culturali e la Soprintendenza di Napoli e Pompei. Si sentono abbandonati, i cittadini di Poggiomarino ma anche quelli della vicina Siriano, di San Valentino e di San Marzano, ai quali dieci anni fa fu spiegato che l'area della Longola era un «unicum» in Europa nel campo dell'archeologia: risaliva all'età del Bronzo e documentava l'esistenza di un insediamento precedente a quello di Pompei, probabilmente il villaggio dei Sarrastri, il popolo che abitava lungo il fiume Sarno. Dodicimila anni e migliaia di reperti dopo (sono stati trovati quasi un milione di reperti ceramici, centinaia di migliaia di reperti faunistici e persino due barche intatte, esposte alla Città della Scienza) il rischio è che tutto venga sepolto da uno strato di argilla: una vera e propria tomba che metterebbe la parola fine al sogno di uno sviluppo turistico del territorio. Ieri a dare l'allarme c'erano un centinaio di persone. Linda Solino, responsabile dell'associazione «Terramare 3000», ha fatto una proposta: «Chiediamo, tra le altre cose, che venga istituito un centro archeologico sperimentale che funga da collante fra gli studiosi, le istituzione e soprattutto le scuole.. Il sindaco di Poggiomarino Leo Annunziata ha annunciato: «Istituiremo presto un tavolo a cui parteciperanno istituzioni e associazioni per discutere le possibili iniziative da portare avanti per salvare quest'area» e quello di Striano Antonio Del Giudice si è detto d'accordo. Il parroco di Poggiomarino, padre Silvano Controne ha invitato alla «mobilitazione per il riscatto del Sud». Il consigliere regionale del Pd Antonio Marciano, invece, ha preso il cellulare e chiamato, davanti a tutti, il vicepresidente della Regione e assessore alla cultura Giuseppe De Mita: «In assenza di segnali dal ministero e dalla Soprintendenza è urgente che la Regione trovi le risorse necessarie per completare gli scavi, mettere in sicurezza e valorizzare il sito, e per evitare che il lavoro portato avanti fino a ora dagli archeologi venga irrimediabilmente perduto», ha detto il consigliere all'assessore. Qualche ora dopo, con un comunicato, Giuseppe De Mita ha promesso il suo impegno: «Faremo quanto possibile perla valorizzazione del sito archeologico della Longola, ma non potremo fare quello che va al di là delle nostre competenze. La Regione Campania, infatti, non ha competenze specifiche sulla manutenzione, la tutela ed il recupero dei siti archeologici e circa le questioni occupazionali collegate alle aree di interesse culturale. Informerò della vicenda il ministro Lorenzo Orna-ghi, certo di un suo interessamento e gli chiederò una risposta tempestiva». Il destino della Longola, insomma, resta incerto ma da ieri associazioni e istituzioni hanno stretto un patto per tentare un salvataggio last minute che passi almeno per la valorizzazione di quanto è venuto alla luce finora. I camion con l'argilla, però, potrebbero arrivare da un momento all'altro: da stamattina gli addetti alla manutenzione non lavorano più sul sito, dove sono rimasti giusto un pugno di operai, perla gestione ordinaria. Contro il pericolo che venga seppellito tutto Gennaro Barbato, del comitato civico di Ottaviano, è perentorio: «La protesta continua. Se sarà necessario fermeremo i camion».

04/01/2012 Pompei (NA), ecco la task force (Il Mattino)

Tredici, nove, uno: sono i numeri su cui ha puntato il ministro ai Beni Culturali Lorenzo Omaghi, che ha inviato a Pompei altrettanti archeologi, architetti e funzionari amministrativi per strappare al degrado l'antica città. Nella tarda mattinata di ieri i neo assunti dal ministero si sono recati a Pompei per «respirare» l'aria degli scavi. Domani l'incontro con la soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro, negli uffici di Porta Marina Superiore, sancirà il loro insediamento ufficiale. Quale sarà la loro base operativa, a parte le strade delle antiche vestigia sulle quali dovranno intervenire per prevenire altri crolli, ancora non è stato chiarito. Si è pensato agli uffici demaniali della zona di San Paolino, ma è ancora un'ipotesi. Di certo i neoassunti avranno bisogno di tempo per ambientarsi, visto che arrivano un po' da tutta Italia, da Frosinone all'Aquila, da Mantova a Bari, da Palermo a Campobasso e Milano. Solo due sono i campani, precisamente di Benevento e Castel San Giorgio. Per le assunzioni, infatti, nonostante le proteste dei sindacati si è attinto alle graduatorie di concorsi che si sono svolti in passato in diverse regioni, Campania esclusa. «Una iniezione di energia indispensabile per i nostri uffici», li ha definiti la soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro, che auspica un potenziamento anche per il settore di vigilanza. «I nuovi funzionari - spiega - saranno impiegati nei lavori di normale amministrazione che si stanno svolgendo a Pompei, come la tutela, la salvaguardia e la conservazione dell'area archeologica e la messa in sicurezza del sito attualmente in corso con i fondi ordinari della soprintendenza. Per poter iniziare i lavori, per i quali è previsto il bando europeo, bisogna attendere l'estate, secondo quanto ha spiegato il ministro dei Beni Culturali». Il presidente della Commissione nazionale per l'Unesco, Giovanni Puglisi, frena l'entusiasmo, auspicando che i nuovi assunti non rappresentino solo un fuoco di paglia. «Sono felicissimo - ha detto - che siano entrati in servizio i nuovi funzionari incaricati della tutela, della salvaguardia e della conservazione dell'area archeologica di Pompei. Mi auguro solo che non si tram solo di una misura di emergenza, ma di un provvedimento che segni realmente l'inizio di una politica diversa sui beni culturali, a partire da Pompei. Prendo. comunque, atto di un cambio di passo e non potevo auspicare di meglio da parte del nuovo ministro dei Beni Culturali, Lorenzo Omaghi. Auspico, ripeto, che tutto questo non sia un fatto episodico, ma entri in una diversa logica di governo dei beni culturali in Italia». Accoglie la notizia con entusiasmo il sindaco di Pompei Claudio D'Alessio. «Il nuovo anno - dice - inizia nel migliore dei modi perla città antica con l'arrivo di nuovi professionisti a tutela del nostro patrimonio archeologico. E un primo segnale concreto di cambiamento di rotta verso la tutela e la salvaguardia del sito. Aspettiamo il successivo: l'arrivo delle risorse finanziarie. Ribadisco che l'impegno e la disponibilità dell'amministrazione comunale a voler attivamente partecipare al rilancio degli scavi è sempre valido». Buone notizie, sul fronte finanziamenti, arriva dal segretario generale del Mibac, l'architetto Antonia Pasqua Recchia. «II Progetto Pompei - dice - sarà pienamente operativo per 105 milioni di euro già da questo mese. Sono sulla linea di partenza gli interventi di diagnosi delle insulae e di mitigazione del rischio idrogeologico. I primi interventi di restauro e messa in sicurezza - conclude Recchia - saranno messi a bando nei primi mesi del 2012 ed i cantieri avviati entro la prima metà dell'anno. Le gare per gli altri interventi (per un valore di 38 milioni di euro) potranno essere realizzate, come ha ricordato il ministro nella sua recente visita a Pompei, secondo una previsione prudenziale, entro i mesi di settembre-ottobre del prossimo anno».

«Finalmente una notizia molto confortante dopo tante cattive notizie». Andrea Carandini, decano degli archeologi e presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali commenta positivamente la notizia dell'arrivo a Pompei dei nuovi assunti.

Contento professore?

«Mi farebbe molto piacere poterli incontrare per incoraggiarli ed accoglierli come in una famiglia. Sono talmente contento che credo che l'avvenimento meriti una cerimonia di celebrazione. II capo di gabinetto dovrebbe organizzare un incontro al ministero».

I beni culturali hanno bisogno di cerimonie?

«Queste assunzioni, non soltanto quelle per Pompei, ai Beni Culturali sono un fatto talmente eccezionale in un momento in cui il Paese è ai limiti della bancarotta che meritano una celebrazione. Una buona notizia inaspettata soprattutto dopo l'ultima sforbiciata subita in favore delle carceri. Una boccata d'ossigeno che porta respiro a chi è in stato comatoso. Una cerimonia servirebbe anche a compattare quello spirito di squadra invocato dal presidente Napolitano nel suo discorso di fine anno».

Anche Pompei potrà tirare un respiro dl sollievo?

«Tredici archeologi a Pompei, che fino ad oggi ne ha avuto avuto uno solo, è oltre dieci volte di più. Spero che adesso l'archeologo di Pompei possa averli sotto di sè il tempo sufficiente a spiegare Pompei, bisogna garantire alle nuove assunzioni, che rappresentano un ringiovanimento importante del personale, il trasferimento del vecchio sapere. Magari potesse avvenire per tutte le Soprintendenze quello che sta accadendo per Pompei che, pure, merita tutta l'attenzione che sta avendo».

Questi rinforzi saranno sufficienti per Pompei?

«Sono indispensabili perché gli archelogi rappresentano l'ossatura portante del sito archeologico, soprattutto in vista della realizzazione del Grande Progetto Pompei. Non è possibile immaginare nessun piano di conoscenza odi manutenzione per un'area che conta ben 1500 case con un solo archeologo».

Archeologi, architetti e un funzionario ma nessun operaio: si potrà fare manutenzione?

«Senza operai non è possibile nessuna manutenzione perché né archeologi né architetti hanno abilità operative. Ma certo entrambe le figure professionali, gli archeologi e gli architetti, sono indispensabili per costruire quel piano di conoscenza integrata che è una pane fondamentale del Grande Progetto Pompei. E proprio la presenza degli architetti, al fianco degli archeologi, potrà garantire per Pompei un ventaglio di interventi differenziati».