Napoli, recuperata una statua romana nel cortile di un condominio a Fuorigrotta

Si erano abituati a tenerlo in giardino, quasi come un santo protettore. Il busto senza testa di un imperatore, a giudicare da panneggi e decorazioni dell´abito di età antonina, giaceva ormai da tempo immemorabile nel cortile quasi coperto dall´erba in un condominio di case popolari di Fuorigrotta...

Poggiomarino, in pericolo le nuove scoperte archeologiche di via Fontanelle

Interventi veloci ed immediati a tutela dei beni archeologici della cittadina: è questo l’appello che arriva dal Gruppo Archeologico “Terramare 3000” ...

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Notiziari speciali

24/08/2010 Ercolano (NA) resta la Cenerentola (Repubblica)

Ercolano, l´eterna seconda, condannata a vivere all´ombra del Vesuvio e di Pompei. Servizi insufficienti, turisti non soddisfatti, scavi trascurati. E ben un quarto delle case (su un totale di circa 50) ancora chiuse. Degrado, ma non solo. «Colpa soprattutto della mancanza di personale», denunciano i dipendenti. Il loro quartier generale, non lontano dal ponte d´ingresso allo scavo, comprende due stanzette anni ‘70 con crepe sui muri, in attesa di restauro. «Siamo sovraccarichi di lavoro. A volte vigiliamo in otto, su un´area di 4,5 ettari, quando dovremmo operare almeno in sedici. Ma molti colleghi sono in ferie. Nessun rimpiazzo, nemmeno provvisorio. Dove sono i finanziamenti investiti dalla Sovrintendenza per il rilancio archeologico dei nostri siti? E i 3 milioni e mezzo stanziati a giugno dall´ex commissario Marcello Fiori per la ristrutturazione dell´area dell´antica spiaggia?». L´età media del personale è intorno ai cinquanta anni. «Non abbiamo mai assistito a un vero ricambio generazionale lavorativo. Le assunzioni sono centellinate negli anni», commentano i dipendenti.
Ercolano sembra non decollare. Strano però, perchè i numeri confermerebbero un trend opposto. Secondo Rosa Cerchia, responsabile della nuova biglietteria che da due anni ha rimpiazzato il vecchio ingresso di epoca fascista, «dopo la debacle di due anni fa, dovuta all´emergenza rifiuti, ci sono dei risultati positivi. Quest´anno abbiamo superato il numero di visite del 2009, strappando 800 biglietti al giorno, con picchi di 1400». Ma le carenze sono tante. «Se Pompei, con i suoi 3 milioni d´ingressi l´anno, gode comprensibilmente di più finanziamenti e prestigio d´immagine - aggiunge la Cerchia mentre spiega ad una visitatrice straniera che le poche guide tradotte in inglese sono già finite, e sono appena le undici -, è anche doveroso che Ercolano non sia lasciata in disparte, tralasciata dalle istituzioni, quindi anche dai turisti, che sono, per lo più, del tipo "mordi e fuggi"».
Altro problema di sempre. La città non ha strutture idonee per contenere massicci arrivi turistici. Persino il Museo archeologico virtuale a via IV novembre sembra troppo lontano dal nuovo parcheggio comunale (circa 100 posti), che dirotta auto e bus, nella zona sud degli scavi, più isolata dal centro, cinta da una tendopoli di chioschi improvvisati.
Molti gli stranieri, soprattutto francesi in questo agosto, come confermano anche dallo stand dell´audioguida. Quasi tutti raggiungono Ercolano in pullman, pochi con la Circumvesuviana, pochissimi (perché non la conoscono) con Campania Arte Card. Per un prezzo di 11 euro, uguale a quello di Pompei, si visita un luogo grande meno della metà. Nell´area bassa degli scavi c´è soltanto una fontanina (non segnalata), e da sei anni si attende una gara per la sistemazione di un´area di ristoro. E la Villa dei papiri e la Casa del Bicentenario restano chiuse. «Mentre le Terme suburbane, riaperte solo pochi giorni fa dopo dieci anni "su progetto", rischiano di richiudere a dicembre», spiega un altro custode. «In pratica ci viene chiesto, per 45 euro netti a turno, di rinunciare al nostro giorno di riposo settimanale, per provvedere alla cura e monitoraggio dei monumenti aperti. Ma il contratto scadrà a fine anno». E il padiglione della barca? Quello è almeno visitabile? Neanche a parlarne. «Sarebbe bastato un lavoro di mezz´ora per rimettere in sicurezza, dopo i crolli recenti, l´area che ricopre l´antico scafo in legno, ma tutti gli operai sono in ferie».

01/08/2010 Luisa Bossa: gli abbagli del Ministro sulle aree archeologiche di Pompei ed Ercolano (Repubblica)

Bisognerebbe far leggere gli articoli pubblicati in questi giorni sulla vicenda dell´Antiquarium di Ercolano al ministro dei Beni culturali Bondi, il quale, secondo me, vive su un altro pianeta. Non perché la sua espressione attonita ricordi talvolta quella di un alieno, ma perché di recente ha avuto l´audacia di dire che nelle aree archeologiche del napoletano, in particolare a Pompei, tutto è risolto. «Fatevi un giro - ha detto - lì tutto è cambiato».
Io credo che il giro dovrebbe farselo Bondi, ma senza annunciare la sua presenza, in incognito, magari in maschera. Solo in questo modo può rendersi conto di come stanno davvero le cose.
A Pompei, come a Ercolano, come nei Campi Flegrei, come nella città di Napoli. E, vorrei dire, come nel resto del Paese, nelle aree archeologiche commissariate e abbandonate al degrado, mal gestite, bloccate da una burocrazia senza senso e spesso senza cuore. Monumenti chiusi, scavi abbandonati, musei sbarrati a causa di mancanza di fondi e di personale.
La situazione di Pompei è stata denunciata decine di volte da sindacati e operatori della cultura: restauri fatti in modo grossolano, cantieri allestiti senza norme di sicurezza e tutela per il patrimonio, un commissariamento che punta più all´immagine che alla sostanza, che prova a buttare fumo negli occhi con i kolossal per coprire la mancanza di una strategia vera di rilancio culturale di Pompei.
Come stanno le cose a Ercolano, con l´Antiquarium, lo ha denunciato "Repubblica", che ha il merito di aver lanciato un dibattito davvero utile. Una struttura costruita 35 anni fa e mai aperta, con 4 mila reperti che sono conservati nel caveau di una banca invece di essere mostrati a 300 mila visitatori che ogni anno arrivano a Ercolano per ammirare i suggestivi scavi, dove alcuni settori sono addirittura chiusi, come le "terme" e il "teatro antico". E poi tanti soldi spesi altrove, e spesi male. Non mitiga l´amarezza l´annuncio dell´ennesimo finanziamento di 3 milioni. Soldi arrivati tardivamente, quando un´altra estate, ormai, si consuma così.
La scena diventa addirittura peggiore se ci spostiamo verso l´area nord. I Campi Flegrei sono conosciuti in tutto il mondo per uno straordinario patrimonio storico, archeologico, ambientale; una storia antichissima. Fin dalla Roma augustea, questa zona a nord di Napoli, era la meta per i soggiorni di nobili e imperatori, e il suo straordinario scenario naturale ha attivato la suggestione di poeti, narratori, storici, fin dai tempi di Virgilio e Dante. Oggi fa impressione scorrere l´elenco dei siti che sono chiusi al pubblico. Per ricordarlo al ministro ho dovuto elencarli in una interrogazione.
Da Pozzuoli a Bacoli e fino a Cuma, anfiteatri, templi, necropoli risultano negati alle visite. Ad esempio, a Pozzuoli, il Rione Terra, lo Stadio Antonino Pio, le necropoli di San Vito e di via Celle, che soffocano tra sterpi e rifiuti, il tempio di Serapide, che è nell´abbandono, trasformato in una sorta di palude, sommerso per metà da un pantano d´acqua fetida dove si annidano insetti. Ingresso sbarrato anche al museo archeologico di Baia (con le sale del nuovissimo allestimento), al mausoleo di Fescina a Quarto, all´antica cisterna romana delle Cento Camerelle a Bacoli, all´antica Tomba di Agrippina, sempre sulla marina di Bacoli. Altri siti sono aperti sporadicamente, e solo grazie all´opera di volontari. Basti pensare al mausoleo del Fusaro, aperto periodicamente da un´associazione di volontari, e alla Piscina Mirabilis di Bacoli, la più grande cisterna mai costruita dai Romani, che viene addirittura aperta, su richiesta, da una signora dirimpettaia, che ha le chiavi.
Di fronte a una situazione di questo tipo il ministro Bondi si vanta addirittura di aver raggiunto successi e traguardi. Ma dove sono?

28/07/2010 Ercolano (NA). Riapre la spiaggia dell´area archeologica (Repubblica)

Torna accessibile l´antica spiaggia degli scavi di Ercolano e i fornici restaurati dove sono visibili gli scheletri degli abitanti sepolti da lava e cenere. A pochi passi, la Villa dei Papiri, luogo culto dell´archeologia, sarà collegata in un unico programma di visite. Queste le prossime novità annunciate per gli scavi di Ercolano. Più di tre milioni di euro sono stati stanziati per il sito archeologico. Gli interventi completano il secondo piano predisposto dal commissario delegato Marcello Fiori e approvato dal ministero per i Beni culturali, per un totale di 35 milioni di euro. A fine luglio sono previste le gare, entro settembre partiranno i lavori.
Grazie a questi fondi saranno restaurati anche tutti i mosaici calpestabili del sito, per un totale di 1300 metri quadrati. Tra le aree selezionate, quelle della Casa dei cervi, le Terme maschili e femminili, di Nettuno e Anfitrite, dello Scheletro, le Terrazze del criptoportico della palestra. Il progetto più suggestivo resta quello previsto per la spiaggia, con un investimento di due milioni e mezzo, che prevede anche il ricongiungimento della visita all´area della Villa dei Papiri, attraverso il tunnel di collegamento dove saranno sistemati schermi e stratigrafie a illustrare gli effetti dell´eruzione che distrusse Ercolano nel 79 dopo Cristo. Il tutto sarà mostrato ai visitatori con il "cantiere evento".

20/07/2010 Campi Flegrei, il turismo non abita più qui  (Tiziana Cozzi su "Repubblica")

Ora tutto quello splendore è perduto. Poco rimane del fasto delle costruzioni romane, qui regna solo il degrado. Da queste parti il turista coraggioso alla ricerca del fascino della storia troverà abbandono e incuria. E, soprattutto, monumenti inaccessibili, perché chiusi al pubblico.
Da Pozzuoli a Bacoli e fino a Cuma, decine sono i siti off-limits. Anfiteatri, templi, necropoli scivolano giorno dopo giorno nell´abbandono. Chiusi il Rione Terra, lo Stadio Antonino Pio, le necropoli di San Vito e di via Celle soffocano tra gli sterpi e i rifiuti. Il tempio di Serapide è diventato una palude, sommerso per metà da un pantano d´acqua fetida dove si annidano insetti. Porte serrate anche al museo archeologico di Baia (le sale del nuovissimo allestimento), il mausoleo di Fescina a Quarto è invaso dai rifiuti, a Bacoli la cisterna Cento Camerelle resta chiusa dopo la frana di quest´inverno, il mausoleo del Fusaro è off-limits anche se viene aperto periodicamente da un´associazione di volontari. Le chiavi della Piscina Mirabilis restano in mano alla signora Giovanna, dirimpettaia addetta all´apertura, su richiesta, della più grande cisterna mai costruita dai Romani. E la lista potrebbe continuare.
A distanza di qualche anno dalla rinascita dei "Campi ardenti" gestita dalla Scabec e voluta fortemente dalla giunta bassoliniana, il tracollo di quei progetti - che allora erano il fiore all´occhiello dei funzionari della Soprintendenza e dei dirigenti regionali - è sotto gli occhi di tutti. Via Campi Flegrei, a due passi dalla fabbrica ex Olivetti. Affacciato su uno splendido panorama sul golfo, si intravede la parte meridionale dello Stadio Antonino Pio. Due anni fa l´inaugurazione, otto milioni di euro di investimento, il recupero dello stadio che aveva ospitato le prime gare olimpiche fece gridare al miracolo gli esperti. Riemergeva dopo duemila anni di vita "sotterranea", praticamente ricoperto da quintali di terra ed erbacce. Ora, in quel capolavoro dell´architettura romana i rovi sono tornati. Ricoprono quasi per intero le mura restaurate, dietro il cancello chiuso il cartello con le indicazioni storiche del monumento giace a terra. Le macchine sfrecciano veloci, a pochi passi la segnalazione della fermata del City Sightseeing che ormai non serve più. Quest´anno il bus turistico ha infatti cancellato il percorso nei Campi Flegrei. «Ogni tanto arriva qualche turista straniero e chiede come si fa a entrare - dicono in un negozio vicino - ma per la verità, sono sempre meno».
Stessa storia per il Museo archeologico nel castello di Baia, uno tra i più grandi repertori artistici in 45 sale dedicate ai Campi Flegrei. Inaugurato l´anno scorso, è stato accessibile per qualche weekend ma resta chiuso per mancanza di custodi. «Domenica mattina volevo visitarlo - dice Sara, 23 anni, studentessa di Archeologia di Teramo, mentre sta per entrare nei sotterranei dell´Anfiteatro Flavio - mi hanno detto che non è aperto al pubblico e ho ripiegato sull´unico piano accessibile. Una vera delusione». Dalla valorizzazione al fallimento, dunque. Se l´anno scorso qui i turisti accorrevano numerosi, oggi sono sempre meno i "coraggiosi" ad addentrarsi in un territorio disseminato di difficoltà. Una situazione complessa su cui la Soprintendenza pensa di intervenire, appellandosi alla Regione. «Abbiamo chiesto un appuntamento per discutere di una questione che si aggrava ogni giorno di più - spiega Gregorio Angelini, direttore regionale per i Beni culturali - c´è la volontà di risolvere la questione ma sappiamo che ci sono problemi di bilancio. E se l´incontro non avrà i risultati sperati, pensiamo di intervenire almeno sui casi vicini alla soluzione». I lavori nel museo di Baia e nell´area archeologica di Cuma potrebbero partire già dopo l´estate. Ma anche qui contano i fondi regionali. Intanto i monumenti vivono nell´abbandono. La patina verdastra dell´acqua ricopre per metà le colonne del tempio di Serapide. Un gruppo di turisti di Savona, uno scatto dopo l´altro, increduli si soffermano a guardare la melma, poi chiedono: «È così difficile rimuovere l´acqua? Ecco come si distrugge il turismo».

08/06/2010 Pompei (Na): una gara di idee per renderla multimediale

Sarà possibile presentare progetti per migliorare l'accoglienza, la conoscenza del patrimonio archeologico e la sicurezza, investendo nell'uso delle tecnologie.Una gara di idee per puntare alla rivalutazione globale di Pompei, indetta dall'Associazione per Pompei, neonata associazione che vuole partecipare allo sviluppo del sito archeologico, costituita per iniziativa di Mecenate 90 e di un gruppo di imprenditori. Il concorso è rivolto a ricercatori singoli e imprese, che avranno la possibilità di presentare progetti innovativi di valorizzazione che non prescindano dall'applicazione delle nuove tecnologie e dei supporti multimediali già sperimentati con successo in altre aree di pregio nel resto del mondo.Ledo Prato, segretario dell'Associazione, ha infatti dichiarato che "la gestione dell'area non si è distinta per organizzazione e funzionalità tecnologica, anche se qualche passo avanti è stato fatto". Prato ha però sottolineato i punti deboli, tra cui "carenze nelle operazioni di restauro e nel monitoraggio della conservazione dei ritrovamenti, strutture di accoglienza assai carenti, sito Internet da ridisegnare, infrastruttura poco sicure, assenza di segnaletica e di ausili alla fruizione". Pompei presenta infatti immensi problemi per la gestione dei visitatori, nonostante siano stati fatti numerosi piani di intervento, fino all'introduzione di norme poco chiare e iniziative in corso d'opera, come la decisione del ministro di commissariare il sito, affidato ad un dirigente della Protezione Civile, e l'annuncio di una Fondazione con la partecipazione di capitale privato; tutte iniziative che però non hanno ancora individuato una formula risolutiva.Grazia Bottiglieri Rizzo, presidente dell'Associazione, ha sottolineato come "l'Associazione sollecita progetti che migliorino l'accoglienza, la conoscenza del patrimonio archeologico e la sicurezza, investendo nell'uso delle tecnologie". La selezione dei progetti presentati sarà affidata ad una giuria di esperti in campo economico, culturale e tecnologico, e i progetti vincenti saranno quelli che individueranno il mix migliore tra creatività e tecnologie: dieci progetti, che saranno premiati a novembre durante un workshop cui parteciperanno i rappresentanti delle amministrazioni e imprenditori che esamineranno l'effettiva realizzabilità dei progetti. Come ha affermato l'economista Massimo Lo Cicero, membro del comitato scientifico dell'Associazione, "coniugare la custodia dei beni culturali con l'uso delle tecnologie sembrerebbe problematico, ma le tecnologie ci aiutano a conservare le vestigia storiche e anche ad elaborare e trasferire le informazioni rappresentandole come se fossero presenti".Un assaggio delle possibilità fornite dai progressi tecnologici si ha già nel cantieri dei Casti Amanti, dotato di un sistema di passerelle per assistere dal vivo agli scavi in corso, dove è stato installato un ologramma che ritrae in modo virtuale decorazioni, arredo, oggetti e personaggi che usavano frequentare quel luogo

05/06/2010 Pompei (Na): in procura le foto degli scempi (Corriere del Mezzogiorno)

Fori nelle antiche mura per far passare cavi e tubi, fosse biologiche, prefabbricati incastrati nella palestra che fu dei gladiatori, colate di cemento sul pavimento del Peristilio: le foto inviate in un dossier alla Procura dall'Osservatorio patrimonio culturale, sono un pugno nello stomaco per chiunque ami la nostra storia e Pompei. I lavori riguardano il cosiddetto restauro del Teatro grande che in realtà è stato rifatto, ex novo, in tufo.

Fosse biologiche per i bagni, scavate a pochi metri dalle mura innalzate oltre duemila anni fa. Massetti e colate di cemento tra le colonne delle antiche dimore. Prefabbricati incastrati nei locali che furono la palestra dei gladiatori. Il Peristilio del quadriportico invaso da trapani elettrici, martelli pneumatici e levigatrici. Colonnati corinzi e archi in reticolato romano che diventano appendi panni per giacche e giubbotti, magari con qualche chiodo inserito all'occorrenza dagli operai. Nessuno controlla, nessuno sa, nessuno vede. Eppure è lo scempio di Pompei, degli Scavi archeologici. Unici al mondo. Guardare le foto e ricevere un pugno nello stomaco della propria sensibilità, è un tutt'uno. Le opere vengono definite ufficialmente come il restauro del teatro antico. O meglio «Restauro e sistemazione per spettacoli del complesso dei teatri in Pompei scavi». Più che una sistemazione, però, è un rifacimento ex novo. Le gradinate, che esistevano solo in parte, sono state integrate con pietre di tufo giallo. Sostituiti i supporti di ferro sui quali venivano poste assi di legno rimovibili per far sedere gli spettatori. «Il teatro antico non è più il teatro antico, è una nuova struttura - spiegano all'Osservatorio del patrimonio culturale - che lascia più che perplessi. E intorno l'invadenza di questi lavori selvaggi lascia sgomenti». Dieci giorni fa l'Osservatorio ha scritto al ministro dei Beni culturali Sandro Bondi. Ora quelle foto choc fanno parte di un corposo dossier inviato alla Procura della Repubblica. L'inchiesta, spiegano, dovrebbe scattare immediatamente perché su quello che è stato fatto non ci sono dubbi. E i magistrati dovranno capire chi ha autorizzato quei lavori e chi doveva soprintenderli. Questo, infatti, è un giallo. Il commissario straordinario di Pompei, Marcello Fiori, ha spiegato: «Quello è un progetto redatto dal precedente soprintendente Pietro Giovanni Guzzo e approvato dal ministero generale per l'Archeologia, dal segretario generale, dal capo gabinetto del ministero, dal capo gabinetto della Regione Campania. Nel teatro così restaurato suonerà il 10 giugno il maestro Riccardo Muti». Come dire: non chiedete a me. Va bene, ma allora? Chi deve controllare quali ditte entrano e mettono le mani in uno dei tesori dell'umanità. Secondo i sindacati le gare per l'aggiudicazione dei lavori hanno subito ribassi fino al 40 per cento. «L'evidenza della gravità degli interventi - ha scritto al ministro Bondi l'Osservatorio del patrimonio culturale - è facilmente e banalmente dimostrabile attraverso una rapida ricognizione dell'attuale consistenza del teatro, in particolare della cavea, che, rispetto ad una qualsiasi foto o disegno di diversi momenti della vita degli scavi, risulta completamente costruita ex novo con mattoni in tufo di moderna fattura. L'intervento sul teatro è un vero e proprio inconcepibile scempio compiuto all'interno del monumento archeologico tra i più significativi dell'umanità». E non si chiede solo ai magistrati di intervenire, ma al mondo intero di condannare lo scempio di Pompei. Per gli archeologi, infatti, gli interventi compiuti sono in evidente contrasto con i principi internazionali sulla conservazione del patrimonio storico artistico e con le norme che regolano e tutelano il patrimonio archeologico italiano e mondiale. Gli esperti del pianeta si mobilitano, su internet nascono gruppi che protestano con corpose petizioni. L'ultimo è «Stop killing Pompei ruins», su Facebook che lievita ogni giorno di adesioni. E di sdegno.

05/06/2010 Capri (Na): scoperti reperti nella villa di un imprenditore (Corriere del Mezzogiorno)

Busti marmorei, parti di colonne, utensili e parti di altorilievi e mosaici. Ben 54 reperti archeologici, ritenuti di valore, sono stati scoperti dai carabinieri della stazione di Capri nella villa di un imprenditore isolano incensurato, M. L.. I militari hanno denunciato per detenzione illecita di reperti archeologici e dì beni di interesse storico-artistico l'imprenditore. Nel corso di attività di indagine, i militari hanno effettuato il controllo nella villa in via Marina piccola, scoprendo il «museo». I cinquantaquattro reperti, sono stati fatti visionare al funzionario responsabile della locale sezione della Soprintendenza dei Beni archeologici di Napoli e Pompei. Una statua, alcuni capitelli, dei bassorilievi, dei rilievi. Presto saranno svolti ulteriori accertamenti sui reperti, busti marmorei, parti di colonne, utensili e parti di altorilievi e mosaici. Non è la prima volta che nelle residenze isolane vengono ritrovati reperti anche di grande valore. Già in passato proprio a Capri, dopo alcune soffiate, sono stati effettuati controlli in alcune dimore dove sono stati ritrovati a volte autentici tesori dell'arte e dell'antichità.

16/04/2010 Pompei (Na): una fondazione per gli scavi (Stella Cervasio su Repubblica)

Pompei verso una Fondazione. La formula pubblico-privato per l´area archeologica più importante del Mediterraneo, nello stesso mix del Museo Egizio di Torino, il solo realizzato da dieci anni, da quando cioè esiste la normativa che vuole rivoluzionare la gestione dei beni culturali. È l´annuncio del ministro Bondi, che ieri con il neogovernatore campano Stefano Caldoro ha usato Pompei come trampolino di lancio per la dodicesima Settimana della Cultura (450 musei a ingresso gratuito dal 16 al 25 aprile). Nel giorno del pensionamento della soprintendente archeologa di Napoli e Pompei Maria Rosaria Salvatore, il commissario delegato per l´area di Pompei Marcello Fiori ha presentato insieme alla Casa di Polibio e quella dei Casti Amanti, visitabili per la prima volta, i dati della sua gestione.
«Abbiamo incrementato i visitatori del 15 per cento e gli incassi del 20 - ha detto - Per la tutela del patrimonio e la sua messa in sicurezza sono stati spesi 40 dei 79 milioni di euro stanziati in due anni. Ci sono ancora tre importanti restauri da fare e trenta progetti con i 39 milioni di euro rimasti». Un bilancio lusinghiero per Bondi, che è valso a Fiori una proroga in diretta fino al 2011 della sua nomina in scadenza a giugno. Diciotto mesi fa il ministro spedì l´uomo di Bertolaso a Pompei dopo una campagna di stampa che vedeva cani randagi e degrado dappertutto. Oggi i cani che vengono abbandonati nei prati di Pompei hanno un collarino e un nome da antico romano, ma, tanto per dirne una, la segnaletica insufficiente fa ancora perdere la strada a molti visitatori.
Intanto la soprintendente va via e la parte della tutela, da sempre affidata dallo Stato a uno studioso, resta scoperta. Si fa il nome del segretario generale del ministero Giuseppe Proietti, che svolge già da esterno l´oneroso ruolo di soprintendente di Roma. «Sarebbe un´ottima nomina, è un grande archeologo», commenta il ministro. E aggiunge: «Potrebbe reggere Pompei ad interim». Sull´operato del commissario l´opinione dei sindacati diverge: se al segretario nazionale dell´Ugl Renato Petra è sembrato tutto ben fatto («finalmente i fondi di Pompei non sono andati perduti»), per Gianfranco Cerasoli della Uil «il commissario farebbe meglio a rendere pubblico il metodo di affidamento degli appalti». Il tempo di completare il suo piano biennale, comunque, e poi Fiori passerà la mano a una fondazione. Il modello? Il Museo Egizio di Torino. «Ci sono le condizioni - dice ancora Bondi - per studiare forme di gestione che rendano possibile la collaborazione con la Regione Campania, i privati, gli enti locali e le banche». Dalla platea Salvatore Nastasi, uomo chiave del ministero della Cultura, annuisce alle parole di Mario Resca, direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale: «Pompei è cresciuta del 35 per cento - dice Resca riassumendo i dati di Fiori - e migliora anche l´indotto». Dati che soddisfano il ministro, che afferma essersi rivelata «una scelta giusta» quella di Resca come direttore generale del Mibac. «Giudicateci sulla base di questi risultati - sottolinea Bondi - su una realtà non di parte, che non sia fondata sulle appartenenze politiche». Nella futura fondazione, dunque, Mibac, Regione (Caldoro: «Sono in totale sintonia col ministro»), enti locali e banche. L´organismo che esiste dal 2004, ed è presieduto da Alain Elkann, è rimasto unico nel suo genere. E a parere di molti zoppica. Ma Bondi insiste: «Stiamo sottoponendo la formula a grandi banche internazionali. Pompei ha una risonanza mondiale, non sarà difficile trovare chi voglia associarsi con noi».

15/04/2010 Santa Maria Capua Vetere (Ce): Restaurata la statua del Satiro sarà esposta nel teatro Garibaldi (Repubblica)

RISALE al secondo secolo dopo Cristo ed è stata ritrovata appena due anni fa nel corso di alcuni scavi. Da oggi, alle 18.30, la statua in marmo del Satiro sarà esibita per la prima volta al pubblico nel foyer del teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere. È la riproduzione perfetta dell' omonima opera di Prassitele conservata nei Musei capitolini di Roma. Alta due metri, la scultura sarà il fiore all' occhiello della rassegna "Viaggio di ritorno", in programma fino al 30 maggio nel comune sammaritano. Ideata per valorizzare la storia trimillenaria della città, la manifestazione propone per più di un mese un ricco calendario di appuntamenti per gli amanti dell' arte. A dare inizio a questo tuffo nei fasti dell' antica Capua è proprio la prima esposizione pubblica della statua del Satiro, scoperta nel 2008 dall' archeologa Valeria Sanpaolo durante alcuni lavori in una proprietà privata di piazza Anfiteatro. La scultura è stata per diciotto mesi oggetto di un intervento di restauro a cura della Soprintendenza per i Beni archeologici. Particolarmente interessante per la sua ottima fattura e per la fedeltà con la quale riproduce il Satiro originale, l' opera inaugurerà da oggi una nuova sezione del Museo archeologico della città dedicata all' età imperiale. Dal teatro, infatti, partirà un itinerario evocativo e di approfondimento che culminerà proprio all' interno della sede museale, con l' esposizione di altre sculture e reperti portati alla luce da alcuni scavi in zona negli ultimi anni.

15/04/2010 Pompei (Na): la valorizzazione dei beni culturali  (Repubblica)

Pompei, dichiarata nel 1997 dall' Unesco Patrimonio mondiale dell' umanità per il suo valore di testimonianza della vita quotidiana e urbana nella civiltà romana, è una risorsa primaria da tutelare e valorizzare con l' impegno continuo di tutte le istituzioni, dalla Comunità europea al governo nazionale, dalla Regione Campania al Comune che include nel proprio territorio il sito, per realizzare un' auspicabile rete di obiettivi e una proficua sinergia di risorse con la Sovrintendenza archeologica di Napoli e Pompei e il Commissariato straordinario agli Scavi. Negli ultimi anni si sono registrati alcuni passaggi che lasciano intravedere l' intensa stagione di ricerca di nuovi orizzonti, avviata e sostenuta dalle istituzioni politiche territoriali, Regione Campania e Comune di Pompei. È il caso del progetto "Città di Pompei tra archeologia e religiosità", coordinato da Luigi Picone e svolto dal Centro interdipartimentale di ricerca in Urbanistica (Università Federico II), con l' obiettivo di valorizzare l' area archeologica, riqualificare il centro storico della città moderna con gli edifici monumentali e sanare la frattura tra i quartieri di espansione e le aree rurali.

L' intero progetto ruota intorno alla ricostruzione delle trasformazioni e dell' identità della città e alla lettura del territorio e del suo tessuto edilizio. Questo progetto sarà ampiamente esposto e discusso oggi, in occasione della Giornata internazionale dei monumenti e dei siti proclamata dall' Unesco, durante il convegno promosso dalla città di Pompei in sinergia con le università Federico II e Suor Orsola Benincasa "Pompei: la valorizzazione dei beni culturali e la riqualificazione della città" (Palazzo De Fusco, sala consiliare, ore 10,30). Ne parleranno Claudio D' Alessio (sindaco di Pompei), Antonio Varone (direttore degli Scavi), Antonio De Simone (Suor Orsola Benincasa), Luigi Picone, Vito Cappiello e chi scrive (Università Federico II). Inoltre nel 2009 si è tenuto il convegno internazionale "In viaggio a Pompei. Scrittori, artisti e giornalisti raccontano la città 1861-2009", con la partecipazione, tra gli altri relatori, di Cesare de Seta e Alberto Angela. La scelta di partire dall' Unità d' Italiaè sostanzialmente strategica, sia in vista dell' imminente 150° anniversario, sia perché dagli anni Settanta dell' Ottocento accanto al polo archeologico, di cui la letteratura italiana ed europea dal Settecento a oggi continua a nutrirsi, nasce e si sviluppa il polo religioso attorno al santuario, che giornalisti, scrittori, artisti e registi guardano sempre più con interesse. Al flusso del turismo culturale si affianca il flusso dei pellegrini, provenienti prima dal Mezzogiorno d' Italiae poi da ogni parte del mondo, e se talvolta il ruolo del turista e quello del pellegrino restano separati, talaltra si intrecciano. Dal convegno è nato il progetto scientifico del Museo "Pompei e il Grand Tour in Italia", che sarà sistemato nello storico Palazzo De Fusco. Un' équipe di esperti, coordinata da Pietro Graziani (dirigente del ministero dei Beni culturali), è già al lavoro, in attesa che la Regione Campania intervenga con un congruo finanziamento che renda possibile l' allestimento. Il Museo del Grand Tour si articolerà in percorsi reali tra le varie sale per ammirare i materiali espositivi e in percorsi virtuali per navigare attraverso la storia. Nella sala dell' iconografia troveranno spazio le immagini di Pompei archeologica dalla scoperta del 1748 (Desprez, Piranesi, Gigante) e della Pompei religiosa dalla fondazione nel secondo Ottocento a opera di Bartolo Longo. Nella sala della letteratura europea di viaggio sarà possibile leggere i resoconti d' illustri archeologi come sir Austen Henry Layard o le riflessioni di Sigmund Freud sul seppellimento nel 79 d. C. di Pompei, una sparizione che conserva il passato, e la rimozione della psiche, per cui l' esperienza dello psicoanalista è paragonabile a quella dell' archeologo. Molto ricca sarà la sezione della letteratura italiana di viaggio dopo l' Unità, da "Napoli a occhio nudo" (1878) di Renato Fucini alla "Guida generale di Napoli, Pompei, Ercolano, Pesto, Stabia" (1892) di Salvatore Di Giacomo e Luigi Conforti. Dalla fine dell' Ottocento accanto al polo archeologico, che continua a dominare nella letteratura, anche il polo religioso incomincia a conquistare uno spazio. Lo dimostra Matilde Serao, che ambienta le scene iniziali del romanzo psicologico-mondano "Addio, amore" (1890) nel sito archeologico e descrive la devozione alla Madonna di Pompei sia nei ricordi di viaggio "Nel paese di Gesù" (1900), sia nel romanzo breve "Storia di due anime" (1904). Inoltre Eduardo De Filippo in "Napoli milionaria!" (1945) fa dire al protagonista Gennaro Jovine, tornato a casa miracolosamente dopo la seconda grande guerra: «Quanta vote aggio scanzato ' a morte! Ama' , proprio a pelo a pelo... Io aggi' a ì a Pumpei... ». La sezione di Pompei nella letteratura contemporanea è ricca di proposte: da "La bambina di Pompei" (1978) di Primo Levi al recente romanzo "Pompei" (2003) di Robert Harris, che avvicina il fuoco che ha avvolto e distrutto le torri gemelle di New York, segnale del lungo tramonto della civiltà occidentale, al fuoco che distrusse Pompei, segnale del lungo tramonto della civiltà romana. Nella sala del cinema si potranno gustare sia le note versioni schermiche de "Gli ultimi giorni di Pompei", nonché la periodica riemersione dei tipici scenari pompeiani nell' ambito del genere che arriva sino a "Il gladiatore" di Ridley Scott, sia la rievocazione della Pompei moderna (i nuovi giorni, senza peplum e lava) nel cinema del Novecento con il folgorante "Viaggio in Italia" di Roberto Rossellini. Infine nella sala della televisione saranno raccolti i documentari storici su Pompei fino a quelli di Piero e Alberto Angela e di Valerio Manfredi e nella sala dei pellegrini saranno proiettate le mappe dei percorsi, le immagini della devozione popolare e dei papi pellegrini (Giovanni Paolo II e Benedetto XVI). I due progetti "Città Pompei tra archeologia e religiosità" e "Pompei e l' Italia del Grand Tour" sono caratterizzati da un comune denominatore: valorizzare i beni culturali e riqualificare la città che, pur avendo sul territorio volti diversi, è e rimane una sola Pompei.

14/04/2010 Capri (Na): ennesimo disastro in luoghi archeologici (Apcom)

Ennesimo disastro ambientale sull'isola di Capri, tormentata negli ultimi mesi da una lunga serie di episodi incresciosi che hanno minato la sua immagine nota in tutto il mondo. E' di questa mattina la notizia di un sequestro di un'area di circa 2mila metri quadrati in località Gasto, dove è stato rinvenuto un sito adibito a stoccaggio di scarti di materiali edili e di rifiuti pericolosi e speciali. Una vera e propria discarica realizzata dopo aver distrutto e sventrato un castagneto per far posto ad un vero e proprio sbancamento in una zona sottoposta a vincolo ambientale e archeologico. Secondo quanto si è appreso il sito, da tempo, era utilizzato per sistemare in maniera provvisoria scarti di lavorazioni edili destinati a sversatoi idonei.
Già nel settembre dello scorso anno furono rinvenute due discariche abusive nei pressi di due luoghi simbolo dell'isola, Villa Jovis e Villa Fersen. In quell'occasione la Guardia di Finanza sequestrò un'area di circa mille metri quadrati in cui venivano sversati rifiuti speciali e materiali inquinanti, tra cui plastica, cemento, elettrodomestici fuori uso e pneumatici. Il materiale tossico era stato accatastato in un'area sottoposta a vincolo paesaggistico a poche centinaia di metri da Villa Jovis, costruita nel I secolo a.C. e attribuita all'imperatore Tiberio. Accanto, invece, a Villa Fersen, altro sito di interesse storico nonché archeologico, era stata, inoltre, rinvenuta un'altra discarica abusiva dove fu ritrovato addirittura eternit.
Già nell'estate 2001 l'associazione di volontari 'Marevivo' aveva rinvenuto proprio nel mare dell'isola azzurra una serie di rifiuti pericolosi, tra cui un motocarro, alcuni bidoni, pneumatici, buste di plastica, cavi elettrici e cinque scooter.
Ma, purtroppo, le cronache di questi ultimi mesi non hanno risparmiato altri episodi incresciosi per l'isola del Golfo di Napoli. Lo scorso 29 marzo i carabinieri della locale stazione rinvenirono resti umani e rifiuti speciali depositati nella totale mancanza di quanto previsto dalla legge all'interno di una sala mortuaria e in una cappella destinata al culto acattolico del cimitero di Capri. Nei due locali, che furono sequestrati, furono rinvenuti numerosi contenitori di zinco aperti con all'interno resti umani, pezzi di bare, abiti e molto altro materiale proveniente dall'esumazione dei defunti. Furono ritrovati anche rifiuti solidi urbani e attrezzature da lavoro, il tutto stoccato in ambienti ritenuti non idonei a quanto previsto dalle norme igienico-sanitarie.
Sempre a causa di danni all'ambiente lo scorso 25 marzo il tribunale di Napoli ha disposto il sequestro della centrale di produzione elettrica di Capri. Alla Sippic, la società che gestisce l'impianto che eroga l'energia sull'isola, furono contestate violazioni al codice ambientale. Tre le persone indagate nell'ambito dell'indagine condotta dalla Procura partenopea.

11/04/2010 Pozzuoli (Na): Rione Terra quarant’anni dopo ritrova duomo e tempio augusteo (Corriere Mezzogiorno)

Aspettavano questo momento da più di 40 anni. Esattamente dal 2marzo del 1970, giorno in cui gli abitanti del Rione Terra di Pozzuoli, l’antica acropoli della città, furono sgomberati a causa della crisi bradisimica (ma soprattutto per questioni igieniche e di sicurezza). In 5000 furono evacuati; molti nel nuovo rione Toiano, altri in quello che era il manicomio di Miano. Quasi tutti, artigiani e pescatori, non volevano lasciare la vita della vecchia rocca, fatta di povertà ma di cose autentiche, il cui cuore pulsante era il Duomo di San Procolo, già danneggiato da un incendio nel 1964.
Ieri, finalmente, almeno duecento cittadini puteolani, ex abitanti del Rione Terra, sono potuti ritornare a far visita alla cattedrale, di recente restaurata. Una sorta di «anteprima» voluta dalla diocesi e dal comune di Pozzuoli insieme con l’associazione culturale Nemea, prima dell’ufficiale riapertura al culto e ai visitatori prevista probabilmente per l’anno prossimo.
L’occasione era l’anniversario dal giorno dello sgombero, posticipato di qualche settimana per lasciarsi alle spalle l’ultima campagna elettorale. Commossa e appassionata è stata la partecipazione dei cittadini, il cui numero era limitato per ragioni di posti e sicurezza (almeno altre 100 richieste sono state bloccate). Il titolo dell’evento era forte: «Rione terra 1970 - 2010: scoperta, recupero, video, foto, testimonianze». Alla presenza del vescovo di Pozzuoli Gennaro Pascarella, di diversi elementi del corpo ecclesiastico e del sindaco puteolano Pasquale Giacobbe, c’è stato un primo momento di presentazione con una mostra che raccoglie le prime pagine dei giornali locali e nazionali sullo sgombero di 40 anni fa e con alcuni filmati sulla vita del rione prima del bradisismo. Poi la testimonianza di tre persone che hanno vissuto sull’altura che negli ultimi anni ha rivelato nel suo ventre la vecchia città romana con strade e taverne; una signora di mezza età, allora bambina, ha ricordato i pomeriggi passati a ricamare con la madre e le amiche, attendendo la domenica per preparare l’altare su cui avrebbe celebrato il vescovo; un altro signore ha invece fissato il suo ricordo sulla vista al rione già disastrato, andandolo a trovare come si fa con un vecchio parente ammalato. Poi l’attesa visita al duomo, davanti al cui ingresso si resta già a bocca aperta: due cappelle laterali del ’600, rimaste in piedi dopo il crollo della facciata, fanno da «sipario aperto» a un’alta vetrata che dà sulle laterali colonne del tempio di età augustea eretto da Lucio Calpurnio. Dopo l’incendio degli anni ’60, infatti, si scoprì che il duomo abbellito da Cosimo Fanzago custodiva al suo interno quello che era il luogo di culto per Giove, Giunone e Minerva; oggi uno dei templi meglio conservati al mondo, paragonabile per la Soprintendenza alla «Maison carrée» di Nimes, in Francia. Sotto l’ingresso-tempio già cominciano le panche della chiesa, di cui rimane in piedi la parte centrale e l’abside barocco, perfettamente restaurati. Quando si riuscirà a realizzare il restauro del campanile e della canonica, allora la chiesa potrà tornare definitivamente alla città. «Non manca molto — spiega il direttore dei lavori Giovanni Giannini — a patto che ci sia l’ok delle Soprintendenze e soprattutto se verranno sbloccati i 50 milioni di fondi Fas del Governo, i lavori dovrebbero durare un anno». Tre anni e mezzo, invece, ci vorrebbero per completare l’intero restauro del Rione Terra, fatto di palazzi del XVIII secolo. «Li abbiamo messi tutti a norma antisismica - prosegue Giannini - è dal ’92 che lavoriamo qui; non è stato semplice modificare i progetti in seguito ai ritrovamenti archeologici. Qui sorgerà una nuovissima, panoramica e funzionale cittadella del turismo, con strutture di ricezione alberghiera, botteghe commerciale, due musei (diocesano e dell’opera) e quant’altro manca alla zona flegrea. Insomma, un polo che possa fungere da grande attrattore per stranieri e non e che possa competere con mete attualmente più ambite come Capri o Sorrento». I cittadini puteolani ci contano, in attesa della riapertura definitiva dell’amato duomo. Chissà, magari prima della fine dell’anno diocesano dedicato ai 1950 anni dallo sbarco di San Paolo in città, che comincia dal prossimo 30 maggio.

06/04/2010 Pompei (Na): rivive la casa di Polibio donato anche un triclinio. A giorni sarà visitabile la famosa domus di Pompei (Il Mattino)

Difficilmente potrà dimenticare i secondi di silenzio rimandati dal grande schermo al plasma posizionato lungo la parete nord di un triclinio, nella casa di Polibio, chi visiterà la domus affacciata su via dell'Abbondanza e che tra qualche settimana riapre alle visite, come annunciato Marcello Fiori, commissario all'area archeologica di Pompei. Pochi attimi di calma irreale. Eppure, interminabili e assordanti, visto che in loro sta racchiusa tutta la tragedia vissuta da due esseri umani: duemila anni fa, tra le sei e le Otto del mattino di quel 25 agosto del 79 dopo Cristo, in quella stanza persero la vita una giovanetta poco più che sedicenne e il bambino che portava in grembo. Assieme a loro, altri undici individui, tra adulti e bambini, rifugiatisi nelle stanze adiacenti rimasero uccisi dalla furia del Vesuvio. A far scoppiare letteralmente le vene dei fuggiaschi fu il calore infernale che accompagnava la nuvola di gas e ceneri abbattutasi sulla città. La scena è stata ricostruita in realtà virtuale dagli specialisti dell'Altair4 Multimedia che, assieme agli scienziati della Università di Tokio, alcuni anni fa analizzarono la gran mole di dati ricavati dai gruppi di studiosi (archeologi, vulcanologi, antropologi, zooarcheologi, biologi molecolari) che nell'ultimo decennio hanno lavorato su ogni dato di quelli emersi dallo scavo. Per l'elaborazione del video, poi, è stato effettuato il restauro digitale di decine di affreschi, la ricostruzione virtuale di tutta l'abitazione e l'animazione dell'eruzione e del suo impatto sulla casa. Tutto riprodotto fedelmente: dalla muratura ai dipinti, dalla suppellettile che vi si conservava alle statue, alle monete, alle casse per il guardaroba. E agli scheletri. Un gruppo di famiglia, quest'ultimo, costituito complessivamente da tredici individui (tra cui i genitori della giovanetta, rinvenuti con la mano nella mano) alcuni dei quali sicuramente imparentati tra loro, come accettarono le analisi sul Dna antico effettuate dall'equipe di scienziati della Il Università di Napoli coordinato da Antonino Cascino e Marilena Cepollaro. Di tre individui, tra cui forse lo stesso Giulio Polibio, della giovanetta e di un altro maschio adulto, l'antropologo australiano Maciej Hannenbergh a ricostruito le sembianze dallo studio dei teschi. Le loro fattezze saranno rimandate dagli ologrammi mostrati sullo schermo al plasma, assieme alle immagini di alcuni calchi ricavati con la tecnica del «colaggio» di gesso negli spazi lasciati nel terreno dal degrado dei corpi. Tuttavia, il fumato è solo una parte di quanto sarà proposto. E questo perché non solo la casa è stata recuperata in ogni sua struttura: pitture, stucchi, intonaci, affreschi (tra cui quello del larario) e bronzi, ma anche alcuni ambienti, senza pavimento e pericolosi per i turisti, sono stati resi percorribili attraverso passerelle e pedane in grado anche di abbattere le barriere architettoniche. Di più. Alcune stanze della domus saranno arredate così com'erano un attimo prima dell'eruzione. E così, nel triclinio più spazioso di quelli che si trovano a nord della casa saranno riposizionati gli oggetti che vi furono trovati all'atto dello scavo: vasi di vetro, statue e, assieme ai letti in legno e bronzo che lo arredavano, anche i tavoli a tre piedi leonini che servivano da appoggio ai piatti da portata e alle brocche con il vino. Alcuni reperti sono originali; per altri, invece, si tratterà dei loro doni. Accanto, sarà esposto anche il plastico che riproduce la casa nei minini particolari. La domus; scavata tra 1966 e 1978, tra quelle pompeiane è stimata difatti come una delle più belle, per le pitture, e interessanti, per i graffiti. Appartenne a Giulio Polibio, un liberto, candidato edile (assessore) e forse duumviro (sindaco), testimone in contratti e compravendite; tenutario di bordelli e proprietario di panifici. Un'attività tanto importante quest'ultima, che fece dire a un suo elettore «Votatelo perché fa il pane buono».

02/04/2010 Pompei (Na): torna a splendere la Casa della Fontana Piccola (Corriere Adriatico)

Difficilmente potrà dimenticare i secondi di silenzio rimandati dal grande schermo al plasma posizionato lungo la parete nord di un triclinio, nella casa di Polibio, chi visiterà la domus affacciata su via dell'Abbondanza e che tra qualche settimana riapre alle visite, come annunciato Marcello Fiori, commissario all'area archeologica di Pompei. Pochi attimi di calma irreale. Eppure, interminabili e assordanti, visto che in loro sta racchiusa tutta la tragedia vissuta da due esseri umani: duemila anni fa, tra le sei e le Otto del mattino di quel 25 agosto del 79 dopo Cristo, in quella stanza persero la vita una giovanetta poco più che sedicenne e il bambino che portava in grembo. Assieme a loro, altri undici individui, tra adulti e bambini, rifugiatisi nelle stanze adiacenti rimasero uccisi dalla furia del Vesuvio. A far scoppiare letteralmente le vene dei fuggiaschi fu il calore infernale che accompagnava la nuvola di gas e ceneri abbattutasi sulla città. La scena è stata ricostruita in realtà virtuale dagli specialisti dell'Altair4 Multimedia che, assieme agli scienziati della Università di Tokio, alcuni anni fa analizzarono la gran mole di dati ricavati dai gruppi di studiosi (archeologi, vulcanologi, antropologi, zooarcheologi, biologi molecolari) che nell'ultimo decennio hanno lavorato su ogni dato di quelli emersi dallo scavo. Per l'elaborazione del video, poi, è stato effettuato il restauro digitale di decine di affreschi, la ricostruzione virtuale di tutta l'abitazione e l'animazione dell'eruzione e del suo impatto sulla casa. Tutto riprodotto fedelmente: dalla muratura ai dipinti, dalla suppellettile che vi si conservava alle statue, alle monete, alle casse per il guardaroba. E agli scheletri. Un gruppo di famiglia, quest'ultimo, costituito complessivamente da tredici individui (tra cui i genitori della giovanetta, rinvenuti con la mano nella mano) alcuni dei quali sicuramente imparentati tra loro, come accettarono le analisi sul Dna antico effettuate dall'equipe di scienziati della Il Università di Napoli coordinato da Antonino Cascino e Marilena Cepollaro. Di tre individui, tra cui forse lo stesso Giulio Polibio, della giovanetta e di un altro maschio adulto, l'antropologo australiano Maciej Hannenbergh a ricostruito le sembianze dallo studio dei teschi. Le loro fattezze saranno rimandate dagli ologrammi mostrati sullo schermo al plasma, assieme alle immagini di alcuni calchi ricavati con la tecnica del «colaggio» di gesso negli spazi lasciati nel terreno dal degrado dei corpi. Tuttavia, il fumato è solo una parte di quanto sarà proposto. E questo perché non solo la casa è stata recuperata in ogni sua struttura: pitture, stucchi, intonaci, affreschi (tra cui quello del larario) e bronzi, ma anche alcuni ambienti, senza pavimento e pericolosi per i turisti, sono stati resi percorribili attraverso passerelle e pedane in grado anche di abbattere le barriere architettoniche. Di più. Alcune stanze della domus saranno arredate così com'erano un attimo prima dell'eruzione. E così, nel triclinio più spazioso di quelli che si trovano a nord della casa saranno riposizionati gli oggetti che vi furono trovati all'atto dello scavo: vasi di vetro, statue e, assieme ai letti in legno e bronzo che lo arredavano, anche i tavoli a tre piedi leonini che servivano da appoggio ai piatti da portata e alle brocche con il vino. Alcuni reperti sono originali; per altri, invece, si tratterà dei loro doni. Accanto, sarà esposto anche il plastico che riproduce la casa nei minini particolari. La domus; scavata tra 1966 e 1978, tra quelle pompeiane è stimata difatti come una delle più belle, per le pitture, e interessanti, per i graffiti. Appartenne a Giulio Polibio, un liberto, candidato edile (assessore) e forse duumviro (sindaco), testimone in contratti e compravendite; tenutario di bordelli e proprietario di panifici. Un'attività tanto importante quest'ultima, che fece dire a un suo elettore «Votatelo perché fa il pane buono».

02/04/2010 Pompei (Na): torna a splendere la Casa della Fontana Piccola (Corriere Adriatico)

Torna a splendere la Casa della Fontana Piccola di Pompei: dopo circa tre mesi di lavori, si è concluso il restauro del dipinto murale di IV stile, raffigurante una scena di paesaggio marittimo. Il restauro è stato realizzato grazie alla Fondazione CittàItalia d’intesa con la Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei e il Commissario Delegato per l’emergenza nell’Area Archeologica Marcello Fiori. La domus fa parte di una serie di eleganti abitazioni riportate alla luce nel 1827 non lontano dal Foro e prende il nome dalla famosa fontana mosaicata dagli splendidi colori. “In tempi così difficili, solo il contributo e la partecipazione di tutti può consentire di promuovere la bellezza dell’Italia - spiega Ledo Prato, segretario generale della Fondazione CittàItalia - Restituire questa straordinaria opera a Pompei e a tutti coloro che amano l'arte e questo sito unico al mondo, ci riempie di orgoglio”.
Per Fiori “un più moderno modello di gestione dei beni culturali, in particolare a Pompei, non può prescindere da una virtuosa integrazione tra la missione del pubblico e l'intervento dei privati, che siano aziende o associazioni di cittadini, per concorrere insieme alla conservazione e alla valorizzazione di questo straordinario patrimonio dell’umanità”.
Il lavoro di recupero del dipinto è stato affidato al restauratore Francesco Esposito, con la supervisione dell’archeologo della soprintendenza Ernesto De Carolis. Sulla superficie dipinta, le infiltrazioni di umidità provenienti dall’esterno avevano infatti provocato fenomeni di disgregazione progressiva dell’intonaco, la formazione di sali di vario spessore e incrostazioni superficiali sulla pellicola pittorica. Molte le stuccature in cemento, probabilmente realizzate durante un intervento degli anni 60, che alteravano la lettura dell’immagine. Oggi la presentazione del restauro che sarà subito visibile al pubblico.

27/03/2010 Pompei (Na): si restaura il marciapiede più antico del mondo (Il Mattino)

Saranno recuperati e protetti gli ultimi metri di pavimentazione ancora integra di uno tra i più antichi marciapiedi del mondo. La banchina, che è lunga circa quaranta metri e larga poco meno di un metro e mezzo, si trova negli scavi di Pompei, sul lato destro della via dell'Abbondanza, proprio lungo il tratto che dal Foro conduce al quadrivio di Olconio. Realizzato in cocciopesto (una malta impermeabile ottenuta mescolando calce spenta con mattoni e tegole minutamente frantumate) il pavimento ogni giorno viene calpestato da alcune migliaia di turisti e visitatori che percorrono quello che un tempo era il decumano inferiore della città, senza rendersi conto che stanno letteralmente camminando «sulla storia». L'area interessata, che è ancora pi preziosa perché in alcuni settori è arricchita da mosaici a forma di esagono, rischia dunque di scomparire sia per l'azione devastante delle calzature sia per opera dei fenomeni atmosferici. «Il progetto di salvaguardia che tra qualche settimana sarà messo in cantiere - rivela Marcello Fiori, commissario delegato per l'emergenza dell'area archeologica di Napoli e Pompei - tende appunto a tutelare questo documento scientifico e culturale più unico che raro». E questo perché il marciapiede appare di diversa fattura nelle zone interessate. Alle aree che conservano ancora i mosaici si affiancano zone di banchina coperte da cocciopesto decorato con frammenti di marmo bianco, inframmezzati da altri variamente colorati. Ovviamente, una tale tipologia di pavimento, arricchito da tessere di marmo, conferma quanto la via dell'Abbondanza fosse un'asse stradale importantissimo sia per le case private che vi si affacciavano sia per gli edifici pubblici (tra cui le terme Stabiane) che sull'arteria si aprivano. Senza tenere conto delle sedi di corporazioni di arti e mestieri o delle botteghe e delle osterie che offrivano cibo e bevande ai pompeiani e agli stranieri di passaggio. In effetti, si potrebbe mettere in relazione il tipo di abitazione o di bottega che si affacciava sul marciapiede così decorato con l'importanza di chi abitava o aveva negozio di fronte al quel tratto di banchina. Insomma, chi, nel I secolo dopo Cristo, a Pompei occupava posizioni di prestigio in ambito politico o sociale certamente poteva avere tutto l'interesse a dimostrarlo, anche con un marciapiede impreziosito da mosaici. «Dal canto nostro - sottolinea Fiori - transenneremo quel tratto del marciapiede affinché nessuno calpesti e danneggi per sempre una delle importanti testimonianze di questa città».

26/03/2010 Poggiomarino. Nuovo appello alla Soprintendenza del Gruppo Archeologico Terramare 3000. Fogne al posto degli Scavi.

Questo il testo dell'appello:

<<Alla Soprintendente Archeologa di Napoli e Pompei, Prof.ssa M. Rosaria Salvatore
N
el solco consolidato della collaborazione fra la Soprintendenza Archeologica da lei guidata e il Gruppo Archeologico “Terramare 3000”, sentiamo il dovere di informarla che stiamo portando avanti una serie di incontri con il Commissario Jucci e con l’on. Vaccaro (autore di un’interrogazione parlamentare in proposito) per la salvaguardia della Villa romana scoperta durante la realizzazione del collettore fognario in via Fontanelle, a Poggiomarino.
Gli incontri tecnici avvenuti in data 15/3/10 e in data 23/3/10, saranno seguiti da un altro nel corso della prossima settimana a cui sarà invitata l’Amministrazione Comunale di Poggiomarino. Naturalmente tali incontri sono tesi alla ricerca di una soluzione che veda soddisfatti tutti gli interessi in campo, quello del disinquinamento e quello della tutela delle preesistenze archeologiche, da interpretare correttamente non come contrapposti o conflittuali, ma come sfaccettature diverse di un territorio ricco di risorse e di problematicità. Situazione questa, del resto, ben compresa dal Governo stesso, che saggiamente affidava alla struttura commissariale non solo le questioni legate al disinquinamento del bacino idrografico del fiume Sarno, ma il “superamento dell’emergenza socio-economico-ambientale “ del territorio in questione, interpretando in maniera non meccanicistica ed esclusivamente emergenziale le questioni, ma mirando alla risoluzione delle cause profonde che hanno prodotto la situazione estremamente problematica, che si intende affrontare in maniera diversa da come era stata affrontata, peraltro senza successo, in passato.
Stante così la situazione rivolgiamo alla S.V.un invito alla riflessione e alla prudenza sulla questione, che del resto appare azzardato affrontare in maniera risolutiva in questo momento.
Per correttezza dobbiamo comunicarle che in questa delicata fase se ravvisassimo la messa in atto da parte di chicchessia di azioni tese alla prevaricazione di un interesse sull’altro, non ci sottrarremmo alla necessità di segnalare i comportamenti inadeguati alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, oltre che al Ministero stesso, al Consiglio Superiore dei Beni Culturali e alla Presidenza della Repubblica, onde capire se sul nostro territorio sia da considerarsi sospesa la tutela dei beni culturali, così prescritto dal dettato costituzionale per l’intero territorio nazionale.>>

24/03/2010 Portici (Na): inaugurato e poi richiuso il Museum Hercolanense, mancano i fondi  (Il Mattino)

Può succedere, se il museo in questione si chiama Museum Hercolanense, il cui recupero è costato tre milioni (fondi Pon), inaugurato un anno fa e poi subito richiuso perché non c'è nessun ente che può permettersi economicamente di gestirlo. Siamo a Portici, nelle splendide stanze della Reggia, un edificio storico colpevolmente abbandonato per anni dalla Provincia e che solo da un po' di tempo è stato riportato al suo antico splendore. Tra stucchi, affreschi e saloni, che solo i Borbone potevano concepire, c'è, dunque, questo museo voluto da re Carlo III come testimonianza degli splendidi reperti provenienti da Ercolano e da Pompei. Dopo il recupero, durato tre anni, dal luglio dello scorso anno, nelle sedici stanze della Regina, sono state sistemate testimonianze autentiche del passato e altre che sono soltanto fedeli riproduzioni (gli originali sono conservati dal 1827 nel Museo archeologico di Napoli) ma che vale, comunque, la pena di visitare perché danno una serie di preziose informazioni sul rispetto dell'ambiente e sul culto per la bellezza. Qualche giorno fa il Museo Hercolanense ha potuto aprire grazie alla sfida lanciata dal gruppo Lions Club Miglio d'Oro di Portici, che vuole provare a credere nella possibilità di aprire al pubblico (in maniera permanente e non più solo occasionale) uno scrigno come questo, e alla disponibilità e professionalità dei docenti e dei tecnici della soprintendenza ai Beni artistici e architettonici. Per due giorni è sembrato tutto vero, tutto possibile: decine e decine di visitatori hanno così scoperto che a pochi passi da Napoli c'è un museo dove è possibile imbattersi in una splendida statua della dea Flora, in una mirabile riproduzione della scultura bronzea del celebre Cavallo Mazzocchi, in affascinanti dipinti e affreschi dell'epoca del Miglio d'Oro. Tutti sono rimasti a bocca aperta di fronte a quelle meraviglie e tutti hanno lasciato quelle sale con un pizzico di amarezza, perché dalle 13 di domenica scorsa questi tesori sono stati richiusi e ancora una volta incredibilmente negati. Il motivo? «Manca un piano di gestione; in soldoni mantenerlo aperto significa spendere 700mila euro l'anno. Mancano custodi che possano assicurare l'apertura e la chiusura della struttura - dice l’archeologa della sovrintendenza Laura Masturzo - Le poche volte che, dall'inaugurazione, il museo è stato aperto al pubblico è stato, infatti, chiamato un custode da Napoli. Tutto il resto lo svolgiamo grazie alla nostra azione di volontariato». Purtroppo, come spesso accade in questi casi, c'è un balletto di competenze tra la Provincia, che è proprietaria della Reggia, e la sovrintendenza che è proprietaria del museo. Benché, tutto ciò che accade e, nel corso degli anni, è accaduto alla Reggia di Portici può sembrare assurdo. Basti pensare che in queste stanze dal 1920 c'è la facoltà di Agraria (ben visibili alcuni notevoli scempi lasciati da frotte di studenti sulle antiche mura) e sempre in queste stanze alloggiano ancora famiglie di inquilini che, nonostante il recente recupero della facciata della Reggia, continuano a stendere mutande e calzini come in un normale condominio. L'iniziativa dei Lions di Portici intanto è servita anche a finanziare la presenza di due giovani restauratori (e quindi del Museum Hercolanense) al Salone del Restauro di Ferrara. Magari l’esperienza servirà a invogliare qualche ricco finanziatore del Nord a «investire» nella gestione del museo di re Carlo III.

18/03/2010 Pompei (Na): per restare nell’Unesco gli Scavi hanno bisogno di un piano di gestione (Il Mattino)

Per restare nell’Unesco gli Scavi hanno bisogno di un piano di gestione, una spiecie di piano regolatore «senza il quale si è fuori dalla lista» dei beni patrimonio dell’umanità. Il commissario dell’area archeologica di Pompei, Ercolano e Oplonti Marcello Fiori, è così corso ai ripari sottoscrivendo una convenzione con il presidente della Tess-Costa del Vesuvio Leopoldo Spedaliere, per l'elaborazione del progetto. Entro giugno, le città sepolte di Pompei, Ercolano e Oplonti avranno il documento certificato in cui viene descritto in che modo l'eccezionale valore dei siti sarà tutelato. La firma della convenzione, avvenuta ieri mattina negli uffici pompeiani della soprintendenza tra il commissario delegato per l'emergenza dell'area archeologica di Napoli e Pompei e la Tess rappresenta il primo passo verso l'elaborazione del piano che dovrà recepire, come già indicato nel Codice dei beni culturali, le indicazioni dell'Unesco. «La grande novità è che finalmente il territorio vesuviano ruoterà intorno alle potenzialità di Pompei e delle aree archeologiche - sottolinea il commissario Marcello Fiori - dalla segnaletica ai trasporti, dai servizi per il turista all'agricoltura sostenibile, tutto rientrerà in un sistema virtuoso che gli attori sul territorio saranno chiamati ad applicare per rispondere a dei parametri, giustamente, ritenuti indispensabili. Una richiesta quella dell'Unesco per la quale si stava lavorando da tempo - spiega il commissario - ma per la quale occorreva una concretizzazione che la convenzione con la Tess ci consente di ottenere». Già nel giungo 2007 l'ex soprintendenza archeologica speciale di Pompei aveva sottoscritto un protocollo d'intesa con i comuni di Pompei, Ercolano, Torre Annunziata e la Tess, designando quest'ultima come soggetto responsabile di un primo piano di gestione, poi approvato nel luglio 2009. «Con l'intesa sottoscritta oggi implementiamo il lavoro del piano di gestione del sito Unesco - ha detto il presidente della Tess Leopoldo Spedaliere - e questo, naturalmente, ci gratifica molto perché si tratta di un'iniziativa di sistema sull'area che evolve ulteriormente le attività della nostra agenzia. Con la firma della convenzione è come se si chiudesse un ragionamento anche dal punto di vista infrastrutturale. Faremo in modo, infatti, che gli Scavi guardino alle città e che le città guardino agli Scavi in un'ottica integrata ed in un modello di governance che tenga conto anche delle innovazioni che si stanno apportando». Obiettivo primario del Piano di gestione è quello di assicurare un'efficace protezione del bene, per garantirne la trasmissione alle future generazioni. Per questo motivo lo strumento deve tener conto delle differenze tipologiche, delle caratteristiche e delle necessità del sito, nonché del contesto culturale e naturale in cui si colloca. Può inoltre recepire i sistemi di pianificazione già esistenti e altre modalità tradizionali di organizzazione e gestione del territorio.

06/03/2010 Pompei (Na): scavi incustoditi ed accessibili per due ore (Il Mattino)

Avrebbero potuto fare di tutto, magari staccare un mosaico e portarselo a casa. Di certo sono saliti su pezzi di colonne e capitelli per farsi immortalare come antiche statue. Il monumento archeologico più conosciuto al mondo per due ore in balia dei turisti. Tutto perché qualcuno ha «dimenticato» di chiudere i cancelli mentre era in corso - fino alle 10,30- un'assemblea indetta dalla Cisl, Uil, e Rdb. Mentre gli addetti alla sorveglianza erano impegnati nell' auditorium a discutere del loro futuro lavorativo e a contestare gli ordini di servizio emessi dalla soprintendente Maria Rosaria Salvatore e il commissariamento, poco lontano, tra le antiche vestigia i visitatori circolavano all'interno delle prestigiose domus prive di custodia. I cancelli, dunque, sono stati aperti alle 8,30, nonostante non fosse stata garantita la sorveglianza necessaria alla tutela del sito e dei visitatori, e la biglietteria - gestita da privati - ha regolarmente lavorato. Se dalla soprintendenza fanno sapere che «laddove non arriva l'occhio umano si accendono i cento occhi elettronici a difesa dei tesori della città sepolta», è pur vero che gruppi di turisti si sono avventurati in zone incustodite, spingendosi anche in luoghi indicati da cartelli come pericolanti. «Ai gruppi accompagnati - ha precisato una guida turistica autorizzata dalla Regione - è stato chiesto di fare attenzione a non danneggiare gli affreschi. Per loro abbiamo garantito noi. I turisti che hanno scelto di visitare gli Scavi autonomamente, invece, potevano benissimo accedere in luoghi proibiti». Secondo i vigilantes il personale che, ieri mattina, dalle otto e trenta alle dieci è stato impegnato nel servizio di controllo era di circa trenta unità. Il numero minimo indispensabile per garantire la sicurezza a sito archeologico aperto. «Molte case - dichiarano invece le guide - erano incustodite. Ripetiamo siamo stati noi a fungere da custodi». Una delle aree più scoperte è risultata essere quella alle spalle del ristorante degli scavi. Un gruppo di turisti padroni per due ore dell'area archeologica, di cui facèvano parte anche dei bambini, si sono spinti oltre i limiti del perimetro consentito al pubblico perché attirati dal meraviglioso panorama che affacciava sulle isole di Capri e Ischia. «Bellissima questa parte degli Scavi - ha detto uno studente universitario romano - è la terza volta che visito la città sepolta ma mai mi ero spinto fino a questo punto». Così come sono diventate inviolabili le colonne del Foro. Turiste giapponesi hanno osato oltre il dovuto arrampicandosi, appunto, sulle colonne romane per provare il brivido di farsi immortalare su di un monumento importante della città distrutta duemila anni fa dalla furia del Vesuvio. Gli Scavi incustoditi, oltre a rappresentare un pericolo per i visitatori che, in assenza di personale atto a far rispettare le regole, hanno avuto libero accesso alle zone proibite, hanno messo a repentaglio gli affreschi e i mosaici delle antiche dimore pompeiane. Le telecamere della soprintendenza archeologica, comunque, non hanno segnalato pericoli per i turisti e per il monumento. C'è da dire, però, che non tutti i quarantaquattro ettari riportati alla luce sono interessati dal sistema di videosorveglianza.

Immaginate un tale che abbia in casa una cassaforte con un inestimabile tesoro in brillanti, ori, gioielli finemente cesellati. E poniamo il caso che il tizio lasci la cassaforte spalancata, il suo tesoro incustodito e, in più, anche la porta di casa aperta con tanto di chiavi infilate nella toppa. Qualcosa di simile è avvenuto ieri agli Scavi di Pompei, ultimissimo di una lunga serie di episodi di trascuratezza che equivalgono a lasciare uno scrigno di gioielli unico e irripetibile in balìa del primo che passa: ieri gli Scavi sono rimasti senza sorveglianza a lungo - almeno due ore - mentre era in corso un'assemblea sindacale. Un banale fraintendimento tra addetti ai controlli ha fatto saltare la chiusura prevista per la durata dell'incontro sindacale. Così gli accessi di entrata sono rimasti spalancati, con le consuete folte schiere di turisti intente a sciamare felici tra le rovine. Liberi di penetrare nelle aree proibite, d'inerpicarsi indisturbati su antichissime mura o suggestive colonne mozzate per farsi riprendere nelle foto ricordo, di avvicinarsi a proprio piacimento a mosaici preziosi che non dovrebbero essere sfiorati neanche con una piuma. Niente guardiani, niente custodi, nessuno a vigilare. Cioè, condizione ideale per qualsiasi furto, o effrazione, o vandalizzazione. Situazione da zona franca, paradiso in terra per predatori, di quelli che rimpolpano le collezioni dei vari Getty Museum o anche dei boss più accorsati e oggi lanciatissimi nella caccia al reperto pre-augusteo da esibire in tinello. E fortuna che alcune guide regionali hanno, a un certo punto, lanciato l'allarme. Ora, le ragioni di chi era riunito in assemblea, esercitando un sacrosanto diritto, saranno di certo tutt’altro che peregrine. Ma scarseggiando in questa vicenda del tutto la logica - e scavando quindi nella sfera dei lapsus freudiani - come si genera la somma di comportamenti che ha indotto qualcuno che a Pompei lavora - e da quel lavoro presumibilmente ricava sostentamento - a dimenticare gli Scavi aperti? A che vale installare sofisticatissimi impianti di videosorveglianza se poi la guardiola rimane sguarnita? In quest'ennesimo esempio di grave negligenza, come nelle decine di occasioni in cui gli Scavi sono rimasti chiusi nei periodi migliori per il turismo, si svelano svariate pecche: incapacità e responsabilità amministrative, manageriali, sindacali, in una terra che certo non può concedersi in lusso di gettare alle ortiche una tra le sue poche ricchezze. E dire che non c'è stato governo, nei vari avvicendamenti dell'ultimo periodo come di tempi più lontani, che non si sia affrettato a mettere sul tappeto, appena insediato, la carta rilancio e valorizzazione di Pompei . Da un ministero all'altro – di un colore o dell'altro - s'inanellano promesse, impegni, progetti. E così si è lungamente discettato di privato da cui imparare, di parchi a tema da realizzare, di alberghi da costruire per trattenere più a lungo il turista ed evitare il mordi e fuggi . Ma poi l'epilogo di ogni impegno dichiarato ha svelato, tutte le volte, il fiato corto di strategie più giocate sull'annuncio che sulla costruzione paziente del percorso. Ora, la vicenda degli Scavi incustoditi assume il significato simbolico di adombrare le tante politiche che si sono seguite negli anni senza risultati apprezzabili. Lasciando il tesoro nudo, esposto, non tutelato. Bisognerebbe davvero arrabbiarsi per tutto questo. E a proposito del tanto citato privato , che in passati impegni presi per Pompei, avrebbe dovuto assumere le sembianze di sponsor, purtroppo mai palesati: è proprio impossibile imparare e praticare, in modo serio e concreto, una gestione soddisfacente di un patrimonio che è nostro e che, continuando così, finiremo per giocarci del tutto? In fondo, non dovrebbe essere così difficile: basterebbe comportarsi, con queste meraviglie uniche al mondo, come faremmo se le avessimo proprio a casa nostra. Dove non lasceremmo mal la porta aperta, la strada spianata al primo intenzionato che passa. Forse il problema è questo: non saper capire fino a che punto Pompei sia proprio casa nostra.
 

04/03/2010 Napoli: Gli scavi per la stazione di Santa Maria degli Angeli portano alla luce un sepolcreto (Repubblica Napoli)

Tracce di un sepolcreto romano sono apparse ieri negli scavi della stazione della metropolitana in piazza Santa Maria degli Angeli a Monte di Dio. Gli archeologi hanno trovato nel fossato del cantiere un´anfora detta "enkitrismos", di quelle usate per la sepoltura dei neonati, contenente i resti di un bambino dell´antichità, e numerosi frammenti che attestano la presenza di una necropoli, probabilmente come quella del VII secolo avanti Cristo trovata da Mario Napoli dalla parte opposta del vallone di Chiaia. Le operazioni di "archeologia preventiva" connessa a opere pubbliche, messe in atto da un decennio dagli archeologi della soprintendenza di Napoli e Pompei, hanno fatto porre i nuovi reperti allo studio degli esperti per la datazione, secondo il solito protocollo concordato con il Comune e con l´Ansaldo, concessionaria dei lavori. La localizzazione di piazza Santa Maria degli Angeli è quella dell´antica Partenope, che potrebbe affiorare quando lo scavo per la metropolitana sarà ulteriormente approfondito. (Stella Cervasio)

28/02/2010 Pozzuoli: lo stadio di Antonino ancora a metà. (Napoli.com)

Un vero e proprio gioiello dell'antichità romana finalmente restaurato e reso, se non accessibile almeno visibile, non appena 2 anni fa dalla sovraintendenza ai beni archeologici di Napoli, risulta nell'ala ovest, ancora da portare alla luce, completamente abbandonato e lasciato a se stesso, esposto al di sopra di un dirupo mai messo in sicurezza dal rischio idrogeologico.
Via Campi Flegrei, a pochi passi dall'attuale complesso Olivetti, moderno centro integrato di servizi e cuore pulsante dello sviluppo ad ovest di Napoli, il sito individuato e restaurato dalla sovraintendenza fa bella mostra sotto gli occhi di tutti sebbene i suoi cancelli rimangano ancora chiusi per mancanza di personale; male comune ai maggiori siti archeologici dei campi flegrei.
Voluto da Antonino Pio per onorare la memoria del padre adottivo Adriano, morto a Baia nel 138 lo stadio di Puteoli posto in posizione panoramica su una terrazza a picco sul mare era uno dei maggiori dell'antichità (m. 260 x 65), inferiore solo a quello fatto costruire da Domiziano a Roma (285 metri) e corrispondente all'attuale piazza Navona.
La struttura che ospitava gli Eusebeia, giochi ginnici quinquennali sull'uso di Olimpia, nel corso dei secoli soggetto ai fenomeni tellurici che caratterizzano la zona, crollò nel settore nord sottraendo un'ampia parte dell'arrivo curvo, lo sfendone.
In tempi recenti poi l'amministrazione fascista per ampliare il tracciato della Via Domitiana decise di tagliare letteralmente in due la pianta dello stadio e buona parte della pista.
Era il 1932, con l'apertura della strada si separarono anche le sorti dei suoi resti.
Altre rovine, infatti, non meno importanti e necessitanti di un'opera di restauro e consolidamento, visibili fronte strada, rimangono coperte da rovi, sterpaglia e vegetazione spontanea. Sono i ruderi delle gradinate ovest ancora del tutto inesplorati.
Al di sotto del livello stradale i vomitoria, ovvero gli ingressi laterali che consentivano l'accesso allo stadio, visibili dal basso percorrendo la via fasano all'altezza dell' ingresso Sofer, sporgono pericolosamente da un dirupo mai messo in sicurezza ed insistono su un forte contesto abitativo che dai primi anni '60 ha popolato la zona. Più segnalazioni sono giunte agli addetti ai lavori circa problemi legati alla cattiva incementazione delle acque meteoriche nei valloni di ruscellamento e non mancano piccole erosioni che vengono giù dal costone, come lamentano gli abitanti della zona.
Eppure stupisce l'idea che l' opera di recupero straoridinaria dell'antico stadio antoniano, realizzata solo pochi anni addietro grazie a un finanziamento di cinque milioni di fondi europei gestiti dalla Regione, abbia tralasciato di consolidare un pezzo così importante dell'antica struttura imperiale, testimonianza significativa del carattere greco-orientale della città di Puteoli, lasciando tali rovine, nude e visibili, esposte al rischio idrogeologico semplicemente perchè poste dall'altra parte della strada.

26/02/2010 Nola (Na): terme romane di San Biagio a rischio. (Il Denaro)

In pieno centro a Nola, a qualche metro dal Tribunale e proprio sotto il pavimento della medievale chiesa di San Biagio c'è tutto un mondo, un mondo antico: le terme romane. Bagni, botteghe e mosaici di duemila anni fa. Ma nessuno potrà più ammirare tutto questo. Da oggi e fino alla fine dell'anno scolastico in corso, infatti, le visite sono state interrotte e l'accesso vietato dal parroco, frate Tommaso Barrasso, a causa della mancanza di fondi per mettere in sicurezza l'area ''Mi rivolgo al Comune di Nola e alla Soprintendenza - e' l'appello di frate Tommaso - non e' possibile consentire ancora quest'abbandono: gioielli come questi vanno salvati e valorizzati''. Secondo quanto spiega il frate da alcuni anni la Soprintendenza ai beni archeologici, a causa della mancanza di fondi, ha interrotto a metà i lavori di scavo delle terme romane, lasciando il cantiere in condizioni precarie.

02/02/2010 Campania: capolavori negati e lavori in corso. La scure dei tagli da Ercolano a Baia. I finanziamenti ridotti creano problemi per i turni di custodia ma anche per le bollette della luce. (Il Mattino)

Con i suoi due grandi musei archeologici di Napoli e Paestum più una pattuglia ben nutrita di medi e piccoli contenitori - dal nuovo museo di Baia a quello di Capua, da Buccino a quello dei gladiatori nell'anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere, all'Antiquarium di Boscoreale fino al museo di Pontecagnano - la Campania viene stimata quale meta turistica capace di proporsi al visitatore come un contenitore di pezzi di storia straordinario e unico nel suo genere. Eppure, c'è sofferenza. Il barometro del turismo da un paio di anni sta sul «brutto stabile». Il calo, secondo gli studi di settore, sarebbe legato alla crisi globale. Tuttavia, a pesare sul flop delle visite sarebbe ancor più la chiusura del flusso dei finanziamenti da parte del ministero. Con il risultato che, come lamentano i soprintendenti, a volte manca la carta per le fotocopie ed è difficile persino pagare la bolletta dell'Enel. E se a tanto si aggiunge che musei, allestiti di tutto punto, non aprono al pubblico oppure sono visitabili solo alcune volte alla settimana perché le sale non possono essere illuminate, allora lo stato dell'arte non è in buona salute. È il caso, ad esempio, del museo dei Campi Flegrei all'interno del Castello di Baia: cinquanta sale allestite con pezzi di storia straordinaria (durante i lavori si è scoperta persino una villa di epoca romana con affreschi e stucchi), ma chiuso alle visite. Sofferenza anche per Paestum, che con i suoi quattrocentomila turisti all'anno, è calato ancora di qualche punto tra il 2008 e il 2009. Eppure, si allestiscono mostre di caratura: ultima, quella del cratere di Assteas impreziosito da una pittura con Giove che rapisce Europa, mentre si valorizza l'area con il ripristino degli antichi roseti pestani e si organizzano eventi che porteranno i visitatori anche la notte. A Pontecagnano, il museo riaperto da pochi giorni, dopo essere stato chiuso per problemi statici, è fuori dalle rotte turistiche. Pochi visitatori anche per quello di Greci, inaugurato nel dicembre scorso, in cui sono esposti un centinaio di reperti provenienti da un'area santuariale ellenistica e da tombe risalenti a un periodo compreso tra il VII e il III secolo avanti Cristo. Per Buccino - il cui museo intitolato a Marcello Gigante è costato tre anni di lavoro e sette milioni di euro, dispone di venti sale con 4mila reperti tra cui la tomba della principessa con gli ori - si sta definendo con il Comune un accordo per tenerlo aperto di continuo e non solo il sabato e la domenica come adesso. «Sempre visitabile invece - sottolinea la soprintendente Maria Luisa Nava - il museo dei Gladiatori di Santa Maria Capua Vetere, che ha gli stessi orari dell'Anfiteatro. Anche qua come a Buccino e negli altri siti, la promozione dovrebbe essere più curata: ma questo è un difetto della regione e degli enti locali che dovrebbero valorizzare maggiormente i loro tesori». Così per Boscoreale, il cui Antiquarium, un vero e proprio gioiellino con a fianco una villa rustica del l secolo dopo Cristo, appare penalizzato e quasi «divorato» dalla contiguità con gli scavi di Pompei. Identico discorso, anche se in misura minore - certamente i visitatori paganti sono numerosi - per l’Archeologico di Napoli, sicuramente tra i più importanti al mondo, che comunque perde presenze nonostante le grandi mostre (Ambre, marini di Ercolano) e i nuovi allestimenti delle sale Farnese e delle altre con la pittura pompeiana. Restano i musei con i lavori in corso, come Ercolano, in costruzione da quasi quarant'anni, e Pompei, chiuso dopo il terremoto del 1980. Marcello Fiori, commissario all'area archeologica di Pompei assicura che per quest’ultimo l'inaugurazione ci sarà quanto prima. Non rimane che aspettare.

30/01/2010 Pompei (Na), riapre il tempio di Venere (Il Mattino)

Dopo 3300 [sic]euro di spesa e un complesso intervento di riqualificazione pianificato dal commissario straordinario, è terminato il restauro del tempio di Venere a Pompei. È stato anche ripristinato e posto a norma il principale percorso di uscita dall'antica Pompei. Il tempio dedicato alla dea della bellezza rappresenta, per i turisti, il passaggio tra l'emozione vissuta durante il tour archeologico e il ritorno alla realtà: attraverso il tempio, infatti, i visitatori lasciano la città antica per entrare in quella moderna.La città millenaria ritrova il tempio dedicato alla dea della bellezza. La suggestione del Tempio di Venere ritorna ad ammaliare i turisti di tutto il mondo. Sono stati spesi trecentomila euro, dalle casse del commissariato speciale di governo, per riqualificare una delle aree meno conosciute della città sepolta, ma più interessanti e incantevoli. L'intervento di riqualificazione del tempio, pianificato dal commissario straordinario e concluso in questi giorni, ha riguardato la messa in sicurezza dell'area, il restauro delle imponenti colonne, i rifacimenti di archi crollati e la sostituzione di opere provvisorie non più idonee alla tutela dell'edificio antico. È stato, inoltre, ripristinato e posto a norma il principale percorso di uscita dall'antica Pompei, l'anello di congiunzione tra piazza del Foro e il cuore della Pompei dei nostri giorni. I turisti hanno, ora, a disposizione un viale costituito da agglomerato di lapillo e cemento, gradini in laterizio con corrimano in ferro, che consentirà un regolare e sicuro deflusso dei visitatori, evitando così i numerosi incidenti alle caviglie e alle gambe dei turisti, denunciati in passato. Lavori urgenti e improcrastinabili per la tutela del tempio e la salvaguardia dell'incolumità dei turisti. «In particolare, i lavori, resi urgenti dalla lunga assenza di manutenzione - spiega Maria Emma Pirozzi, direttore dei lavori e tecnico della soprintendenza - hanno riguardato il ripristino e l'integrazione dell'opus reticulatum e pietrame misto crollato, la ripresa dei colmi murari e la messa in sicurezza di frammenti di apparati decorativi». I lavori di restauro sono stati coordinati dai tecnici della soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei con l'ausilio di imprese accreditate presso la soprintendenza. «Si tratta di un intervento molto importante che ha riqualificato in tempi brevi il percorso di uscita dall'area archeologica - spiega il commissario delegato Marcello Fiori - ma soprattutto, liberato il terrapieno da crolli e vegetazione, ora è possibile godere della vista dalla terrazza panoramica sui Monti Lattari. Con questo intervento si conferma la costante necessità di coniugare in modo scientificamente rigoroso le politiche dimessa in sicurezza e quelle di valorizzazione». Il commissario annuncia altre novità interessanti: «Sarà pronto a breve anche il secondo camminamento collegato con la passerella di immissione all'Antiquarium». Il Tempio di Venere rappresenta, per i turisti, il passaggio tra la forte emozione vissuta durante il tour archeologico e il ritorno alla realtà. È attraverso il tempio della dea della bellezza, infatti, che i visitatori lasciano la città antica per entrare in quella moderna.
Antonio Varone, direttore degli scavi archeologici decanta la bellezza e l'importanza storica del Tempio di Venere. «Costruito sulle propaggini occidentali della collina di Pompei, verso il mare e il fiume Sarno - spiega l'archeologo Antonio Varone - il tempio fu innalzato subito dopo l'80 avanti Cristo per onorare la dea Venere protettrice di Lucius Cornelius Sulla, assimilata alla Venere Fisica protettrice della città. Orientato in senso Nord-Sud verso il litorale, su un podio in tufo circondato da portico, abbellito da marmi, doveva essere il più sontuoso e scenograficamente splendido degli edifici religiosi cittadini. Al momento dell'eruzione il tempio era in piena fase di restauro a seguito del terremoto del 62 dopo Cristo; lo studio dei materiali, venuti fuori dai saggi stratigrafici, ha fatto comprendere agli archeologi quali trasformazioni urbanistiche nell'edilizia pubblica fossero in atto a Pompei dalla seconda metà del Il secolo avanti Cristo». Il Tempio di Venere è il luogo più fotografato dai turisti, e funge da belvedere dell'area archeologica. È al centro del Tempio di Venere, infatti, che i visitatori si fermano per ammirare il panorama che nitidamente mostra squarci della città antica affiancata a quella moderna.

30/01/2010 Ercolano (Na), le nuove stanze delle meraviglie a Villa dei Papiri (Il Mattino)

Un cumulo di armi decora una parete, con vividi affreschi. La volta a botte chiude un ambiente, nella costruzione che regge Villa dei Papiri ad Ercolano. E’ una delle scoperte che recenti studi hanno fatto conoscere, dopo che gli scavi del secolo scorso avevano fatto emergere nuovi settori dell'antica città. Solamente gli studiosi ne erano informati: anche se una fortunata mostra, svoltasi nel Museo Archeologico di Napoli nel 2008, e periodiche aperture di quel settore avevano permesso un primo assaggio delle novità. La novità principale rispetto a quanto avevano indiziato gli scavi sotterranei del 700 consiste nella scoperta che la Villa, costruita intorno al 40 avanti Cristo, si ergeva da una potente costruzione in opera cementizia, nella quale erano stati ricavati almeno due livelli di vani residenziali. Dal livello inferiore probabilmente si estendeva un passaggio per raggiungere una «terrazza» posta a livello di poco superiore a quello della spiaggia, posta in collegamento per mezzo di una scalinata. La «terrazza» comprendeva un ricco padiglione, pavimentato con marmi di vari colori, e decorato con sculture in marmo, che ancora conservano resti delle originali coloriture utilizzate per sottolineare le decorazioni delle vesti e i particolari del viso. Ad una Amazzone faceva pendant una figura femminile, rivisitazione di epoca romana del tipo noto come «Hera Borghese», databile al IV secolo avanti Cristo. Queste due superbe statue si aggiungono al centinaio di altri esemplari, in marmo ma anche in bronzo, che lo svizzero Carlo Weber ricuperò dall'oscurità dei secoli, facendone uno dei vanti del museo Ercolanese di Portici e, poi, del Museo di Napoli. La villa acquista, grazie alla pubblicazione avvenuta nella nuova rivista «Vesuviana» alla quale si affianca un rapporto pubblicato nella benemerita rivista «Cronache Ercolanesi», un suo posto nella bibliografia archeologica: dalla quale gli studiosi traggono le informazioni necessarie all'avanzamento della ricerca. E dai lavori scientifici le persone colte, ma non specializzate, apprendono quanto di nuovo si è scoperto ed illustrato nel campo dell'antichità. Di certo, il percorso che compie un'informazione dallo scrittoio di un archeologo alla più diffusa conoscenza è lungo, tortuoso e non si è mai sicuri che la notizia divenuta di comune coscienza sia ancora perfettamente coerente a quella proposta all'inizio. Da una tale incertezza si renderebbe anche assolutamente necessario che turisti e visitatori fossero accompagnati, durante le loro visite nei musei e nelle aree archeologiche, da personale esperto: e non da scaltriti «ciceroni» i quali, speculando sulla non specializzazione dei visitatori, li intrattengono con vecchie storielle e luoghi comuni. Quanto ora si sa della Villa dei Papiri permette di considerarla come un importante esempio di quell'architettura per residenze di lusso, di proprietà di illustri personaggi storici della seconda metà del I secolo avanti Cristo, come ad esempio Cicerone, i quali scelsero le rive del golfo di Napoli per fissare la propria residenza estiva, in ci seguendo il pi antico esempio a noi noto, quello di Cornelia, la madre dei due fratelli Gracchi, e poi del dittatore Silla. E gli imperatori, da Augusto e Tiberio, a Capri, e poi a Baia fecero di questa regione una seconda capitale estiva. Un tale insieme di splendide architetture, che continua con gli esempi di Stabiae, a Castellammare, di Vico Equense, di Sorrento, di Massalubrense rendeva la costa del Golfo «simile ad un'unica città», come la descrive Strabone sul finire del secolo. Una così straordinaria quantità di testimonianze architettoniche non è, oggi, protetta in maniera adeguata: sia il disordine edilizio che caratterizza troppi angoli della costa sia gli scoscendimenti del terreno hanno comportato distruzioni e mutilazioni. Le quali rimangono, una volta accadute, irreparabili: così da impoverire sempre di più il nostro patrimonio culturale, a discutibile vantaggio di nuove costruzioni, che aumentano le difficoltà di vivere, e consumano l'ambiente involgarendo il paesaggio. Dobbiamo essere grati agli archeologi che hanno studiato e pubblicato le nuove scoperte della Villa dei Papiri: così che di queste si conserverà al meno la memoria.

30/01/2010 Napoli, alla luce nuovi ambienti del teatro romano (Il Mattino)

Dalle viscere della città è emersa una nuova parte del Teatro Romano dove si esibiva Nerone, in Vicolo 5 Santi all'Anticaglia. E a portarla alla luce, il lavoro paziente dello speleologo Enzo Albertini, presidente di «Napoli Sotterranea». La porzione ultimamente riscoperta del teatro augusteo (sorto sopra un teatro greco e oggi quasi interamente inglobato negli edifici della zona) fino a sei mesi fa era una falegnameria. Lo speleologo l'ha presa in affitto e vi ha riportato alla luce i nuovi resti del teatro. Ogni basso del vicolo nasconde un accesso al teatro, in ogni casa, dietro allo stucco che ricopre le pareti, ci sono parti dell'opera augustea. Presto il nuovo sito, che abbiamo visitato in anteprima, sarà aperto al pubblico.
Vicolo Cinque Santi, cuore del centro storico: bassi, immondizia, degrado. E un sito archeologico riscoperto per caso. E la «summa cavea» del teatro romano che sta tornando a galla, muro dopo muro, dalle viscere di Napoli. Una nuova porzione del tesoro sta per essere restituita alle visite da Enzo Albertini, speleologo e presidente di «Napoli Sotterranea», una delle porte per le cavità del centro storico, che si trova a circa cento metri di distanza. La parte oggi riscoperta del teatro augusteo (sorto sopra un teatro greco e oggi quasi interamente inglobato negli edifici della zona) fino a sei mesi fa era una semplice falegnameria. Archi e opus reticulatum erano coperti da materiali di officina, assi di legno, oggetti da officina. L'insegna della falegnameria, Ruocco, era un punto di riferimento del vicolo da decenni. E il rumore della sega a nastro che tagliava il legno era un sottofondo abituale per la gente del posto. Quando nel 2009 il signor Ruocco ha deciso che era venuto il momento di andare in pensione, senza avere nessuno che rilevasse la sua attività, su quel basso ha messo gli occhi Enzo Albertini. L'ha preso in affitto e, con pazienza, ha riportato alla luce i resti del teatro romano. Ci sono voluti mesi per ripulire quel luogo dove c'era quel che rimaneva di una vita di lavoro: «La parte più delicata si è presentata quando abbiamo dovuto togliere dalle mura romane tutti i chiodi che erano stati piantati per agganciare pezzi di legno e oggetti da lavoro», sorride Albertini mentre apre in esclusiva la porta del nuovo sito archeologico che ancora non è aperto alle visite. Il fitto dl quel locale costa 500 euro al mese, la nuova porzione del teatro verrà inserita nel tour delle visite di «Napoli Sotterranea» che prevede il percorso nelle cavità e anche una prima parte di visita nei resti del teatro che si trovano in vicolo «5 santi». Anche in questo caso al teatro si accede entrando in un «basso», nel quale sono stati lasciati i mobili della famiglia che l'abitava prima dell'avvento delle visite archeologiche. Si sposta il letto matrimoniale che copriva la botola della «cantina» della famiglia. Quella cantina era, in realtà, un accesso diretto ai corridoi che correvano sotto al proscenio, quelli nei quali gli attori si preparavano e dove lavoravano i tecnici per sollevare gli artifici di scena. Ogni basso del vicolo nasconde un accesso al teatro, in ogni casa, dietro allo stucco che ricopre le pareti, ci sono i resti di quell'immensa opera augustea: «La soprintendenza ha una pianta precisa del teatro e ne conosce ogni particolare - spiega Albertini - noi cerchiamo di rendere fruibili queste meraviglie, pronti a rispondere alle richieste della Soprintendenza. Lo facciamo senza chiedere fondi, operando esclusivamente da privati, da appassionati». Albertini si perde nei racconti: «Noi pensiamo che qui sia passato Nerone durante la stia esibizione napoletana che culminò con un potente terremoto - dice - ma aspettiamo conferme dagli archeologi». All'interno della nuova porzione di teatro romano appena riportata in vita, è stata fatta anche una nuova scoperta. Nel pavimento correvano dei piccoli canali che erano completamente ostruiti dal materiale di risulta generato dalla sega circolare. Durante la pulizia è venuta fuori la presenza di canali di scolo delle fogne di epoca borbonica, realizzati con riggiole da disegni di colore blu. Quei canali sono stati protetti da grate e sono visibili nell'ex falegnameria dove, attualmente, è in allestimento anche una mostra presepiale.

30/01/2010 Pompei (Na), presto aperta la casa dei Casti Amanti (Il Mattino)

In attesa della straordinaria apertura della Casa dei Casti Amanti, annunciata per febbraio, oggetto di polemiche nei giorni scorsi per un presunto crollo, smentito dalla soprintendenza, sono decine le domus antiche interessate da interventi di restauro. Nel piano triennale redatto dal commissariato di governo saranno investiti trenta milioni di euro dal 2008 al 2010 per riportare agli antichi splendori le case della Pompei distrutta dall'eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo. I lavori prevedono i restauri degli arredi decorativi della Villa dei Misteri, delle case di «Paquio Proculo» , di «Giulia Felice», del «Criptoportico», dello «Specchio», di «Sirico» su via Stabia, di «Fullonica di Stephanus», del poeta Tragico, della «Regina Margherita», di «Orfeo», di «Cesio Blando» de «l'orso Ferito» e de «l'Adone Ferito». Anche Ercolano, con il restauro degli affreschi della casa del «Colonnato Tuscanico», rientra nell'investimento del piano triennale per il rilancio dei siti archeologici di competenza della soprintendenza speciale di Napoli e Pompei. Così come Oplonti conio scavo e il restauro completo della villa «B», lavori, questi ultimi, che vedranno un impegno di spesa di un milione di euro.

26/01/2010 Pompei (Na), crolla muro, nessun affresco danneggiato (Il Mattino)

Una interrogazione urgente al ministro dei Beni culturali Bondi «sull'incredibile crollo di una gru avvenuto il 18 gennaio negli Scavi di Pompei, che avrebbe danneggiato reperti archeologici e affreschi»; a proporla è stata Luisa Bossa, deputata Pd ed ex sindaco di Ercolano. «Si sta cercando di mettere la sordina ad un evento incredibile - dice Bossa - da fonti riservate ho saputo che il crollo sarebbe stato causato da lavori frettolosi alla casa dei casti amanti, ordinati dal commissario Fiori, vice di Guido Bertolaso alla Protezione civile, in vista di una imminente visita del presidente del Consiglio Berlusconi. La gru utilizzata per i lavori sarebbe stata posizionata male, su una superficie non idonea, un terreno friabile che sotto la pioggia, ha ceduto facendo crollare trenta metri di muro antico in prossimità di via dell'Abbondanza, causando danni gravi a resti archeologici ed affreschi». Dagli Scavi negano il danneggiamento di affreschi ma l'archeologo Antonio Varone, attuale direttore dell'area archeologica, spiega: «Nei giorni scorsi c'è stato un piccolo smottamento che non ha causato danni significativi; a causa delle forti piogge è infatti franato un terreno nell'insula adiacente a quella della Casa dei casti amanti, con il conseguente crollo di alcuni metri di un muro perimetrale dove non vi erano affreschi. Siamo comunque intervenuti subito, proprio grazie all'operatività del cantiere». Anzi il commissario straordinario Marcello Fiori rilancia annunciando che nuove meraviglie affiorano proprio dalla Casa dei casti amanti e grazie al cantiere di scavo «trasparente» già dal mese di febbraio i visitatori potranno assistere «in diretta al lavoro degli archeologi e dei restauratori: dopo dieci anni di abbandono e chiusura forzata», spiega Fiori. E aggiunge: «E un cantiere al quale teniamo molto basti pensare che gli scavi iniziarono nell'87». Tra le ultime scoperte degli archeologi al lavoro, quella relativa alla cisterna che dava acqua alla panetteria e importanti riscontri relativi ai lavori che poco prima dell'eruzione i pompeiani stavano compiendo per riparare i danni di un recente terremoto. «Questo dimostra come la società pompeiana fosse viva e attiva nel momento della tragedia», conclude l'archeologo Varone. Ma le rassicurazioni della dirigenza degli Scavi non bastano a bloccare la polemica. Gianfranco Cerasoli, segretario generale Uil-Beni culturali, in un comunicato punta alla gestione complessiva del patrimonio: «Le aree archeologiche sono, ormai di competenza della Protezione civile che lavora con i suoi sistemi». Come? «Gli operai, su ordine del commissario, lavorano fino a tarda notte e anche di sabato e domenica per ultimare i lavori entro la data di inaugurazione del teatro San Carlo quando pare il presidente Napolitano verrà a visitare gli Scavi». Cerasoli parla anche di giallo delle date in cui il crollo si sarebbe verificato: «Il fatto è accaduto il 13 gennaio». Il sindacalista cita anche un provvedimento di somma urgenza «per l'eliminazione del pericolo per la pubblica incolumità e per i beni archeologici dovuto allo smottamento verificatosi presso la scarpata che delimita ad ovest il vicolo tra le insule 11 e 12 della Regio IX per un importo di 2OOmila euro». In campo anche Italia Nostra che sottolinea «la presenza di un clima di omertà che preoccupa tanto quanto il gravissimo episodio di mancata tutela». Già da tempo l'associazione «denuncia con forza le distorsioni che la pratica dei commissariamenti provoca al sistema della tutela del nostro patrimonio».

26/01/2010 Pompei (Na), crollo negli scavi (Repubblica)

Ora che non c´è più traccia né di una gru sprofondata né di una briciola di terreno franato, girano le foto ordinate degli Scavi. La Casa dei casti amanti, gioiello ancora sotto i ponteggi, appare ieri, sotto il cielo grigio di Pompei, protetta e in via di recupero. Ma quando è saltato il "divieto di accesso" - ieri - sul cantiere dei sospetti ed è partita l´operazione trasparenza da parte del commissario Marcello Fiori, era già troppo tardi.
«Ma quale frana, quale danneggiamento ai beni archeologici», scuote la testa Fiori, il manager della Protezione civile insediato dalla scorsa estate nel cuore, e nei conti, della Soprintendenza. Ai celebri misteri della cittadina riemersa dalle ceneri, se ne aggiunge un altro. Un crollo diventato un affare di Stato, un giallo politico-istituzionale.
Otto giorni fa, una frana rimasta "segreta", con smottamento di un terrapieno, avrebbe compromesso lo stato di alcuni affreschi degli Scavi, mentre nessuno ha ancora relazionato l´incidente al responsabile della Direzione delle antichità, Stefano De Caro. Scoppia così la tensione latente da mesi. È il conflitto tra la gestione dei cantieri archeologici affidata alla Protezione civile, attraverso Fiori, braccio destro di Guido Bertolaso e la visione di quanti - come dipendenti, sindacalisti, associazioni e qualche parlamentare Pd - denunciano una situazione di arbitrio e mancata sicurezza. In sintesi: «Lavori fatti in fretta e furia, cantieri messi su senza piani di sicurezza, rischi per i lavoratori e per lo stato di conservazione dei beni».
Cos´è avvenuto davvero, a ridosso della Casa dei casti amanti, il 14 o il 18 gennaio? È stato un ridotto smottamento o si è sfiorata la tragedia archeologica (era buio e i lavoratori non c´erano)? Proprio quel pezzo di Scavi dovrebbe far da sfondo alla prossima, attesissima visita del presidente Berlusconi al parco archeologico. Il premier lo ha ribadito sabato 16 gennaio: «Verrò a Napoli per sostenere Caldoro (il candidato Pdl, ndr), e anche perché è tanto tempo che voglio visitare Pompei». Ma Fiori nega: preferisce ribaltare la vicenda con l´annuncio che «a febbraio sarà possibile seguire i lavori di scavo nella Casa dei casti amanti attraverso un cantiere trasparente, e un sistema di telecamere». Il direttore degli Scavi, l´archeologo Antonio Varone, conferma: «Nei giorni scorsi c´è stato un piccolo smottamento che non ha causato danni significativi: è franato un terreno nell´insula adiacente a quella della Casa, con il crollo di una parte di muro perimetrale. Siamo intervenuti subito, grazie all´operatività del cantiere».
L´associazione Italia Nostra parla invece di «omertà», denuncia «le distorsioni che la pratica dei commissariamenti sta creando», chiede «agli organi dell´amministrazione dei Beni culturali una relazione celere e immediata». Ma la più severa è l´interrogazione firmata da Luisa Bossa, deputata Pd.
«Si sta cercando di mettere la sordina ad un evento incredibile - scrive la Bossa - Da fonti riservate ho saputo che il crollo sarebbe stato causato da lavori frettolosi alla Casa dei casti amanti, ordinati dal commissario Fiori in vista dell´imminente visita del premier. La gru utilizzata per i lavori sarebbe stata posizionata male, su una superficie non idonea: un terreno friabile che sotto la pioggia, ha ceduto facendo crollare trenta metri di muro antico in prossimità di via dell´Abbondanza, causando danni gravi a resti archeologici ed affreschi». Fiori però nega. «Non c´erano gru. Si tratta di visionari», spiega a Roma.
Resta la domanda da girare all´archeologo Stefano De Caro. Perché tanto ritardi su una frana che colpisce un´area sensibile? «Mah... Dipende dalla valutazione che ne fa il soprintendente. Ma ho chiesto la relazione, vedremo». E il sindacalista Biagio De Felice, Cgil, puntualizza: «Siamo di fronte al fallimento della politica culturale; e nel deserto si fa strada l´efficientismo della Protezione civile. Da noi gira la battuta: sull´eruzione siete arrivati con 2 mila anni di ritardo, non vi agitate ora».

22/01/2010 Zona atellana (Na-Ce), dopo mezzo secolo il sogno degli atellani diventa realtà: al via gli scavi per il parco archeologico (terranews.it)

Atella riaffiora dalla terra. Conquistata, distrutta, ricostruita, risorta, bruciata, derubata e, poi, cancellata dalla terra e dal ricordo. Ma, oggi, finalmente il destino sembra accendere una nuova luce di speranza per la città osca, tra le più importanti del mondo antico, rinomata nel mondo letterario per essere stata la culla del teatro italico con le sue Fabule. “Il loro sogno sarebbe quello di destinare tutta la zona a parco archeologico, acquistare i terreni, far proseguire gli scavi”. “Loro” sono gli amministratori atellani degli anni sessanta, del cui pensiero si ha traccia nelle cronache giornalistiche che accompagnarono la prima campagna di scavi del 1966. E dopo circa mezzo secolo il sogno degli atellani diventa finalmente realtà: il parco archeologico è in costruzione, i terreni espropriati e recintati, e da ieri è iniziata una nuova e più articolata campagna di scavi.
Un evento di grande portata storica, culturale e scientifica, destinato ad incidere lo sviluppo e il tessuto sociale di quel nucleo di comuni (Sant’Arpino, Succivo, Orta di Atella e Frattaminore) sorti dalle rovine di Atella, in quel fazzoletto di terra che un tempo costituiva l’ombelico della Campania felix. A Sant’Arpino, cittadina in cui ricade il sito archeologico atellano, la “storicità” del momento era tutta neo volti, tesi ed emozionati, di quanti a diverso titolo ieri si sono radunati lungo l’area dello scavo, “sopra - per dirla con le parole dello storico F.P. Maisto - le rovine ove ancora suona l’eco lontana delle glorie antiche”.
“Le speranze del rilancio economico dell’intera area sono tutte racchiuse nell’esito di questi scavi”: sentenzia Eugenio Di Santo, sindaco di Sant’Arpino, capofila dell’accordo di programma sottoscritto dai comuni atellani e dalla soprintendenza archeologica delle province di Napoli e Caserta. Mentre gli archeologi, capeggiati da Luigi Lombardi, incominciavano con pala e cazzuola a sollevare la terra, l’assessore ai lavori pubblici Elpidio Iorio, affiancato dal collega con delega alla cultura Giuseppe Lettera e dal responsabile di zona della soprintendenza archeologica Enrico Stanco, fiducioso ha affermato: “vorremmo che dalle coltri di terreno venisse a galla, come per magia, il tempio del teatro per antonomasia si potrebbe, forse, a ragione veduta, parlare della più importante scoperta archeologica nel nuovo millennio”.
Del teatro - dove furono rappresentate le Atellane e dove si vuole che Virgilio abbia letto in anteprima le Georgiche all’imperatore Ottaviano Augusto - si ha memoria solo negli scritti degli storici e dei letterati romani, tra cui Svetonio, il quale racconta che quando Tiberio morì a Misenum taluni proposero di trasportarne il cadavere ad Atella e di cremarlo nell’anfiteatro. Episodi riecheggiati a più riprese, ieri mattina, in special modo dai rappresentanti dei sodalizi locali che in questi lungi decenni non hanno mai smesso di cullare la speranza di vedere concretizzarsi il sogno del parco, come nel caso dell’Archeoclub di Atella e dell’Istituto di Studi Atellani, presenti con i rispettivi presidenti Giuseppe Petrocelli e Franco Montanaro. I lavori sono seguiti da un pool di tecnici (dal responsabile unico del procedimento Vito Buonomo, dai direttori dei lavori Salvatore Di Leva, Mario Belardo, Monterosso ed Elpidio Angelino), sono eseguiti dall’impresa Mastrominico e seguiti con particolare cura dal direttore del cantiere Carmine Capasso.
Ultradecennale il cammino del progetto del parco che ha compiuto un decisivo passo in avanti dal 1996 in poi con l’allora sindaco Giuseppe Dell’Aversana, per arrivare poi al finanziamento (di circa 10 miliardi di vecchie lire) nell’anno 2003. Determinante per la definizione dell’annosa vicenda fu la visita a Sant’Arpino - nel 2002 - del Premio Nobel Dario Fo che, intervenuto a sostegno della Rassegna Nazionale di Teatro Scuola PulciNellaMente, sollecitò il governatore Antonio Bassolino a dare una risposta forte e concreta sull’istanza del parco. Già attuate, dunque, le prima fasi del finanziamento: sono stati compiuti i lavori di restauro dell’edificio ex podesteria della fu Atella di Napoli, ubicato proprio al centro del parco; sono stati espropriati e recintati circa 60 mila metri quadri di terreno. Ora con gli scavi inizia la seconda fase, per certi aspetti più emozionante, che contempla appunto la campagna di scavi e parte del consolidamento del “Castellone”, mura residue di un edificio termale, che “vetusto e vuoto s’erige ancor fedele sul roso ciglio della piana antica”. Quattro i saggi da compiere, il primo, quello avviato ieri, punta diritto a riscoprire l’anfiteatro. Dopo i primi cinquanta centimetri di scavo già sono state intraviste delle traccia murarie. L’emozione sale di pari passo con l’avanzare della profondità di scavo. Il conto alla rovescia degli atellani di poter finalmente vedere avverarsi un sogno antico è iniziato.

16/01/2010 Poggiomarino (Na), nuova scoperta archeologica, la denuncia di "Terramare 3000"

Interventi veloci ed immediati a tutela dei beni archeologici della cittadina: è questo l’appello che arriva dalla terra della memoria che continua a difendere il suo territorio e in modo particolare i beni archeologici che ne rappresentano l’inestimabile patrimonio storico culturale della cittadina. Dopo infatti l’intervento del sindaco Vincenzo Vastola che meno di un mese fa ha scritto alla Sovrintendenza ai beni culturali per chiedere di sapere le decisioni della soprintendenza sull’area archeologica di Longola e il punto delle indagini su via Fontanelle, ora è la volta del Gruppo Archeologico “Terramare 3000” che ha cosi deciso di far sentire la sua voce dopo gli ultimi dati emersi. “Intendo richiamare l’attenzione sulla situazione di insospettata complessità e di grande interesse archeologico presentatasi durante le indagini condotte in via Fontanelle, a Poggiomarino, per conto della Soprintendenza Archeologica di Napoli e Pompei – si legge nella nota della prof.ssa Linda Solino, indirizzata alla soprintendenza - a conclusione della stessa indagine e in considerazione dell’imprevista estensione e interesse del giacimento archeologico individuato, insospettabile in precedenza, invito ad una rinnovata valutazione della situazione alla luce delle stesse novità emerse”. Ma quello che emerge dalla nota non è solo la richiesta di rivalutare i beni ma in modo particolare quello di tutelarli e sopperire ad emergenze che in caso contrario potrebbero solo creare danni ai beni preesistenti, infatti il sollecito che arriva è nella “Si sollecita, inoltre, la ricerca di una soluzione concertata non solo dalla Soprintendenza stessa e dal Commissariato per il superamento dell’emergenza socio-economica-ambientale del fiume Sarno, ma anche dall’Amministrazione Comunale di Poggiomarino e dai portatori di interessi legittimi che possa conciliare l’esigenza della tutela della salute pubblica con l’interesse della tutela e salvaguardia del rilevante giacimento archeologico emerso”. Infine “valutato che la prosecuzione sic et simpliciter dei lavori in corso per la costruzione del collettore fognario di via Fontanelle – conclude la nota - provocherebbero la perdita irrimediabile di un insieme di emergenze non ancora adeguatamente e completamente indagate e visto il crescente interesse con il quale la cittadinanza, i partiti politici, le associazioni, le scuole, le parrocchie, seguono l’evolversi della situazione,si auspica un’estensione del vincolo archeologico che metta l’area stessa e i giacimenti in essa contenuti in sicurezza, ai sensi delle vigenti normative”. Insomma un intervento immediato per non vedere perso l’intero patrimonio archeologico che ora sta finalmente venendo alla luce, una battaglia per la valorizzazione degli scavi in via Fontanelle che ormai rappresentano la carta d’identità della popolazione locale. Gli scavi infatti sono stati realizzati dalla Sovrintendenza ai beni culturali, su richiesta del commissariato di governo per la bonifica del Sarno, che in quella zona sta ultimando il nuovo sistema fognario. Un lavoro preventivo che avrebbe portato alla luce importanti scoperte, sulla cui natura ora il Comune e Associazioni chiedono più tutela e valorizzazione soprattutto alla luce di numerose scoperte, tra queste quella del 2000 quando fu rinvenuto un importante sito protostorico del VI secolo avanti Cristo in località Longola, proprio mentre venivano effettuati i lavori per la costruzione del depuratore del Sarno.
Sulla questione è stata anche presentata un'interrogazione parlamentare al competente ministro da parte dell'onorevole Guglielmo Vaccaro.

16/01/2010 San Cipriano d'Aversa (Ce), sequestrato corredo tombale del IV secolo a.C. (Il Mattino)

Quattro vasi, che esperti della Soprintendenza per i beni Archeologici di Caserta hanno valutato come oggetti di notevole interesse archeologico, riconducibili a un arredo tombale risalente al IV secolo a.C. proveniente dall’area campana settentrionale, sono stati sequestrati da agenti della Squadra Mobile di Caserta, nell’abitazione di San Cipriano d’Aversa appartenente al boss Michele Zagaria. I reperti sequestrati sono stati trovati da agenti della Mobile casertana e del Posto Fisso di Casapesenna, nell’ambito di speciali servizi disposti per la ricerca dei latitanti. Una perquisizione «straordinaria», per verificare la possibilità di visite recenti del boss latitante nell’abitazione di famiglia. Secondo gli investigatori, i vasi sarebbero un dono preziosissimo fatto dagli affiliati al loro capo. Trattandosi di beni appartenenti al patrimonio indisponibile dello Stato, la polizia ha denunciato la sorella del latitante, Gesualda Zagaria, di 43 anni, che risiede nell’abitazione perquisita. La donna è accusata di ricettazione, i quattro vasi sono stati sequestrati e affidati alla Soprintendenza.

16/01/2010 Salerno, sequestrati tre reperti (Il Mattino)

I militari della Sezione Operativa Navale di Salerno, con la collaborazione di funzionari delle Soprintendenze per i Beni Archeologici e Storico Artistici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta, hanno sequestrato nel corso di un mirato servizio tre reperti ritenuti di particolare interesse storico e artistico. Si tratta di una colonna marmorea con basamento e capitello risalente all'epoca medioevale. I reperti rinvenuti nel cantiere di "Palazzo Sabbetta" nel centro storico di Salerno sono stati concentrati presso il Museo Diocesano "San Matteo" di Salerno, dove sono ubicati i depositi di opere d'arte della Soprintendenza.Il Direttore dei lavori è stato deferito alla competente A.G. per non aver immediatamente segnalato alle Autorità competenti il ritrovamento. Palazzo Sabbetta è al centro di un’inchiesta penale avviata dalla Procura in relazione alla procedura di demolizione dell'immobile. Recentemente è stata disposta l'acquisizione di ulteriore documentazione ed è stato nuovamente sentito dagli investigatori il dirigente del Comune, responsabile del procedimento. Contemporaneamente sono stati sentiti dagli inquirenti anche alcuni tra i proprietari, dopo che sono state presentate in Procura alcune integrazioni all'originaria denuncia, presentata dai fratelli Sabbetta. Il sostituto procuratore Angelo Frattini, titolare dell'indagine ha delegato gli uomini della Polizia municipale, diretti dal capitano Eduardo Bruscaglin, per sentire il dirigente comunale sulla procedura di demolizione. È proprio lì infatti che si concentra l'attenzione della Procura. L'aspetto fondamentale, oggetto dell'indagine penale, è rappresentato proprio dalla procedura attivata dal Comune, che secondo i proprietari dello storico immobile, sarebbe illegittima. In pratica i fratelli Sabbetta hanno denunciato quelli che loro ritengono essere veri e propri abusi commessi nell'iter seguito dal Comune. Secondo i denuncianti l'Amministrazione comunale non si sarebbe limitata alla messa in sicurezza di alcune parti pericolanti dell'edificio, ma avrebbe attivato una procedura di completa demolizione dell'edificio. L'aspetto penale si collega inevitabilmente con quello amministrativo, il Consiglio di Stato nell'ultima decisione ha ammesso la demolizione per garantire la pubblica incolumità in relazione alle parti pericolanti, interventi che si sarebbero dovuti concordare con i proprietari dell'immobile. Per i fratelli Sabbetta invece nella procedura attivata dal Comune sarebbero ravvisabili una serie di illgettimità, che loro hanno denunciato e che ora sono al vaglio della Procura

14/01/2010 Napoli, recuperata statua romana in condominio (Repubblica)

Si erano abituati a tenerlo in giardino, quasi come un santo protettore. Il busto senza testa di un imperatore, a giudicare da panneggi e decorazioni dell´abito di età antonina, giaceva ormai da tempo immemorabile nel cortile quasi coperto dall´erba in un condominio di case popolari di Fuorigrotta. Popolari sì, ma fatte con un certo garbo, negli anni Trenta. E con un "plus" inaspettato; una statua di marmo di epoca romana. I carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Castel Sant´Elmo con i militari della Compagnia di Rione Traiano sono corsi a recuperarla: era arrivata la notizia che una "altolocata" committenza aveva dato ordine ai ladri di archeologia di rubarla e portarla a destinazione chissà dove. Il difficile è stato scovarla: la notizia del furto imminente dava un indirizzo sommario e incompleto. Alla fine, accelerando le ricerche per prevenire i ladri, gli investigatori sono arrivati nel giardino giusto. Tra lo stupore generale degli abitanti.
Avrebbe preso il volo, magari per l´estero, il Nord Europa o addirittura gli Stati Uniti. Un recupero importante, perché, secondo l´archeologo Giuseppe Vecchio, che ha collaborato con i carabinieri ed ha analizzato il reperto, il busto acefalo doveva far parte di un monumento dedicato a un imperatore di età antonina (dal 140 dopo Cristo, gli anni di Antonino Pio, adottato da Adriano, alla morte di Commodo, avvenuta nel 193). E doveva avere una collocazione privilegiata: lungo la via per Pozzuoli, prossima all´uscita della Crypta Neapolitana.
Una statua di simile fattura fu trovata a Ercolano. Il busto di Fuorigrotta, di dimensioni doppie della grandezza naturale, e che risponde ai canoni dell´accentuata plasticità del periodo, venne alla luce proprio negli anni in cui i sei edifici furono costruiti intorno a un unico cortile, negli anni Trenta, durante lo scavo delle fondamenta. Nate come case popolari, le belle palazzine sono diventate nel tempo residenze private. Da allora la presenza dell´imperatore senza volto è diventato genius loci per tutti gli abitanti, che non si sono mai posti neppure il problema della sua esistenza e della sua permanenza in quello spazio antistante le case: faceva parte del paesaggio, la sua presenza veniva ormai data per scontata. E non si è più mosso da lì. Ma il mercato della ricettazione di reperti, in questo periodo più che mai a caccia di opere da proporre agli intenditori, l´ha scoperto e ne ha riconosciuto il valore, mettendo in pericolo la scultura romana.
La voce è giunta ai carabinieri che si occupano dell´arte rubata, che questa volta sono riusciti a prevenire i ladri. In mezzo all´erba delle aiuole un po´ incolte del condominio la statua è rimasta per tutto questo tempo, paradossalmente tutto sommato ben conservata, nonostante l´esposizione alle intemperie. Il ritratto di uno sconosciuto personaggio storico sarà sottoposto a un intervento di restauro conservativo nel laboratorio del Museo archeologico dove ora si trova. Poi nulla vieta che possa essere esposta al pubblico. In fondo anche i resti di Paestum antica erano sepolti tra dune di terreno e cespugli di rose e furono scoperti così.

14/01/2010 Carinola (Ce), tombaroli in azione a Forum Popili (www.carinola.net)

Mi giunge stasera la mail di un giovane Indiana Jones, probabilmente lo stesso che si è preoccupato di avvertire e di accompagnare il Comandante Mario Tuozzi, il Maresciallo Francesco Capezzuto e la Vigile Marilisa Palmieri sul luogo del delitto scoperto dallo stesso giovane di cui non facciamo
il nome e lo faremo solo se lui ci autorizzerà a farlo, ma non dimentichiamo di ringraziarlo a nome di tutti i nostri visitatori e credo anche a nome dei cittadini di Carinola che amano Carinola ed amano Civitarotta ed attendono che si ponga fine a questo scempio che dura da sempre! Vi prego e Vi scongiuro, sembrano voler dire tutti i carinolesi, e non solo,:metteteci riparo ! Lo avevamo purtroppo facilmente profetizzato che non sarebbe bastato "ricoprire di terra gli scavi", avevamo chiesto di videomonitorare la zona ( cosa peraltro indispensabile anche per l'Episcopio per la cui ristrutturazione pur si ottennero duemilioni di euro e dello stato dei lavori in corso sarebbe il caso di informare la cittadinanza!) ! Veniamo alla mail:"oggi pomeriggio alle ore 16:00 scoperti in località civitarotta 3 grossi scavi clandestini archeologici nei pressi del vivaio Maisto i vigili urbani di carinola con a capo il comandante mario tuozzi hanno recuperato frammenti di materiale ceramico a vernice nera del 3 sec a.c.di fattura calena e una rara maschera in terracotta di presunta epoca romana".Quindi ho telefonato al Comandante Tuozzi che pure ad ora tarda mi ha gentilmente confermato il contenuto della mail aggiungendo che hanno dovuto recuperare dal fango frammenti e reperti e che effettivamente gli scavi sembravano essere tre, aggiungeva che avrebbe informato la Soprintendenza nelle prossime ore per il di più a praticarsi! Mi ha precisato che i recuperi in gran parte sono frammenti di reperti, Facile ovviamente presumere che il meglio è stato tranquillamente portato via!Quindi ancora una brillante operazione dei Vigili Urbani che mette in risalto lo splendido lavoro svolto sul territorio da quando si avvalgono dell'ausilio dei quattordici giovani, uno anzi una dei quali ha partecipato in prima persona all'operazione.Balza agli occhi però anche la necessità improcrastinabile di fare qualcosa per prevenire nuovi atti delittuosi nella zona di FORO POPILIO, qualunque cosa per impedire a questi delinquenti di continuare le loro razzie impedendo ai nostri figli e ai nostri nipoti di potersi beare delle bellezze immense di questa città sepolta già abbondantemente derubata e da anni! Forse gli ultimi scavi hanno incrementato la cupidigia di questi sciagurati ma questo non giustifica nulla e comunque è meglio rinunciare a qualche manifestazione ludica e spendere per mettere in sicurezza questo tesoro inestimabile!

06/01/2010 Pompei (Na), dal 1860 al 2009 la Pompei inedita (Il Mattino)

"Per la rimozione, la quale rende inaccessibile e contemporaneamente conserva qualche cosa di psichico, non vi è in realtà analogia migliore del destino subìto da Pompei, che è stata sepolta ed è ritornata alla luce ad opera della vanga" (Sigmund Freud, 1906, Gradiva).

Il fascino misterioso della Pompei distrutta dal Vesuvio, conservata da cenere e lapilli per più di milleottocento anni, rapì, anche, la mente di Freud tanto da citarla nei suoi studi sulla teoria della rimozione. Molti hanno subito il fascino delle antichità di Pompei, scrittori, pittori, registi ed ecco, perché, il sindaco Claudio D'Alessio ha voluto mettere in mostra "un lato sconosciuto della città che rappresenta". Dal 1860 al 2009 la Pompei inedita sarà in vetrina al secondo piano dello storico edificio "De Fusco", ieri dimora del beato Bartolo Longo, fondatore della città nuova, e della moglie, la contessa Marianna Farnararo. È in questo arco di tempo, infatti, che da una parte cresce il sito archeologico e dall'altra nasce e si sviluppa il polo religioso attorno al santuario. Tra i cinque milioni di turisti e i pellegrini, provenienti da ogni parte del mondo, vi sono numerosi scrittori, artisti e giornalisti che narrano il loro viaggio e descrivono la città. Quella reale sentita come patrimonio dell'umanità e quella plurisimbolica dell'immaginario collettivo: antico e moderno; distruzione e costruzione; le ceneri e la rinascita dalle ceneri; Venere e Maria, la città sacra e il dialogo tra le religioni; la città della pace in un mondo in guerra; la città della solidarietà e dell'accoglienza. Fotografie, versi, la magia e il mistero catturati da una cinepresa saranno messi a disposizione dei "viaggiatori a Pompei". La città sepolta vista da Ludovico di Baviera, da Picasso e da Paul Getty. L'unione tra la città archeologica e quella sacra con l'arrivo di Papa Giovanni Paolo II che, con l'elicottero Pontificio, atterrò nell'Anfiteatro, gesto simbolico che sancì l'armonia tra le due realtà. Il progetto museale, denominato "Pompei Gran Tour", vuole tracciare "l'identikit e i sentimenti del viaggiatore tipo", come spiega il sindaco D'Alessio. "Il progetto, approvato dalla giunta, precisa il primo cittadino - descrive ai visitatori la città antica e quella moderna attraverso i racconti, le immagine e i dipinti di visitatori illustri quali Freud, Picasso, Getty e i Pontefici Giovanni Paolo II e Benedetto XVI". Il museo sarà allestito al secondo piano della casa comunale, attualmente occupata dagli uffici finanziari dell'ente, i quali saranno trasferiti nell'edificio di piazza Schettini, adiacente al comando della polizia municipale. "Pompei fonda la propria economia sul turismo culturale - evidenzia il sindaco - che richiede di essere rilanciato con interventi strutturali, capaci di attrarre i visitatori del sito archeologico e di invitarli nella città nuova con un'offerta stabile di opportunità interessanti come il museo del Grand Tour".

06/01/2010 Buccino (Sa), fondi per il museo archeologico (Il Mattino)

La gestione del museo archeologico internazionale di Buccino, dedicato al professore Marcello Gigante, ottiene dalla Regione un finanziamento di 200 mila euro. Ad annunciarlo è il consigliere regionale del Pd, Ugo Carpinelli, durante un incontro politico, a Buccino. I fondi saranno destinati alla gestione di questa struttura, che diventa una costola del Comune, anche in termini burocratici, con la nascita di un ufficio, impiegati del Comune che saranno qui dislocati e, ovviamente, le guide che consentiranno l'apertura e le visite ai turisti. La gestione sarà affidata ad una fondazione ad hoc che sarà costituita. Lo è già il Comitato fondatore. S'inizia a chiudere il cerchio intorno alla gestione di questo bene che è stato inaugurato lo scorso ottobre dal Presidente della Regione, Antonio Bassolino. Un'inaugurazione in pompa magna, che ha dato molta visibilità al bene e al patrimonio di oggetti allestiti al suo interno, ma ha procurato anche alcune polemiche, soprattutto da parte dell'opposizione consiliare, che ha incalzato fortemente gli amministratori, visto che all'inaugurazione non è seguita anche l'immediata apertura. «È stata un'apertura frettolosa, che non ha dato una buona immagine di Buccino verso quanti, venuti a conoscenza dell'inaugurazione del museo, è giunto a Buccino, ma ha trovato la porta chiusa», ha tuonato Gregorio Fiscina, leader dell'opposizione. Il problema centrale era, e resta, la convenzione che dev'essere stipulata - e pare sia stata firmata da un paio di settimane - con il Ministero ai Beni culturali. In attesa di perfezionare tutti gli atti, compreso l'avvio delle attività da parte della fondazione in itinere, che oggi ha ottenuto questo primo finanziamento, il Comune ha deciso comunque di aprire il museo internazionale tutti i venerdì pomeriggio, mentre il sabato e domenica sarà aperto al pubblico l'intera giornata. Il giovedì, invece, sarà aperto su prenotazione, un giorno dedicato soprattutto alle scuole e ai gruppi. Le guide specializzate, al momento, sono un gruppo di volontari. «Ci siamo assunti direttamente la responsabilità», ha detto il sindaco, Pasquale Via.

05/01/2010 Giugliano (Na), allagata l'area archeologica di Liternum (Il Mattino)

Porte ancora chiuse a Liternum. Mentre c'è chi sogna che il foro archeologico diventi il simbolo dello sviluppo turistico e culturale, a causa delle piogge e dell'incuria i residenti di lago Patria hanno dovuto rinunciare alla passeggiata nei viottoli creati a ridosso del sito archeologico dove visse Scipione l'Africano nel 194 a.C. L'innalzamento del livello del lago, legato ad un antico problema della foce, ha ingoiato gli interventi completati ad aprile scorso. Da un disagio all'altro, insomma. In più, il terzo lotto di lavori per la realizzazione del «Parco archeologico» - avviati su progetto del Comune di Giugliano in accordo con la Soprintendenza di Napoli - resta bloccato in attesa di un parere della Soprintendenza. In queste condizioni e con le piogge continue di questo periodo, resta difficile far decollare anche i progetti di visite guidate per le scolaresche promossa dalla Pro Loco litorale Domitio, a cui l'amministrazione ha affidato la gestione del sito. Per poter riaprire il parco al pubblico, infatti, bisognerebbe eliminare le tracce di pantani e degrado. Erbacce alte, lampade divelte e, persino, il pascolo di almeno tre caprette e di un cavallo, di proprietà delle famiglie di abusivi che occupano ancora le case destinate alla demolizione. Quello di Liternum, insomma, resta un cantiere aperto dopo che i primi due interventi sono stati completati a marzo scorso. Il degrado ha ripreso il sopravvento anche per il balletto di competenze tra enti. «L'area di Liternum è stata inserita tra quelle che dovranno essere trasferite dalla Provincia alla Regione e si prospettano tempi biblici per vedere affrontata la questione. Ma per il momento mancano ancora le risorse», spiega il sindaco Giovanni Pianese. Nel frattempo, il Comune ha affidato lo spazio di sua competenza alla Proloco. Si tratta di una soluzione temporanea: solo i giardini sono del Comune, gli scavi restano sotto la competenza della Soprintendenza, mentre la proprietà sta per passare dalla Provincia alla Regione.