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24/08/2010
Ercolano (NA) resta la Cenerentola (Repubblica)
Ercolano, l´eterna seconda,
condannata a vivere all´ombra del Vesuvio e di Pompei. Servizi
insufficienti, turisti non soddisfatti, scavi trascurati. E ben un
quarto delle case (su un totale di circa 50) ancora chiuse. Degrado,
ma non solo. «Colpa soprattutto della mancanza di personale»,
denunciano i dipendenti. Il loro quartier generale, non lontano dal
ponte d´ingresso allo scavo, comprende due stanzette anni ‘70 con
crepe sui muri, in attesa di restauro. «Siamo sovraccarichi di
lavoro. A volte vigiliamo in otto, su un´area di 4,5 ettari, quando
dovremmo operare almeno in sedici. Ma molti colleghi sono in ferie.
Nessun rimpiazzo, nemmeno provvisorio. Dove sono i finanziamenti
investiti dalla Sovrintendenza per il rilancio archeologico dei
nostri siti? E i 3 milioni e mezzo stanziati a giugno dall´ex
commissario Marcello Fiori per la ristrutturazione dell´area
dell´antica spiaggia?». L´età media del personale è intorno ai
cinquanta anni. «Non abbiamo mai assistito a un vero ricambio
generazionale lavorativo. Le assunzioni sono centellinate negli
anni», commentano i dipendenti.
Ercolano sembra non decollare. Strano però, perchè i numeri
confermerebbero un trend opposto. Secondo Rosa Cerchia, responsabile
della nuova biglietteria che da due anni ha rimpiazzato il vecchio
ingresso di epoca fascista, «dopo la debacle di due anni fa, dovuta
all´emergenza rifiuti, ci sono dei risultati positivi. Quest´anno
abbiamo superato il numero di visite del 2009, strappando 800
biglietti al giorno, con picchi di 1400». Ma le carenze sono tante.
«Se Pompei, con i suoi 3 milioni d´ingressi l´anno, gode
comprensibilmente di più finanziamenti e prestigio d´immagine -
aggiunge la Cerchia mentre spiega ad una visitatrice straniera che
le poche guide tradotte in inglese sono già finite, e sono appena le
undici -, è anche doveroso che Ercolano non sia lasciata in
disparte, tralasciata dalle istituzioni, quindi anche dai turisti,
che sono, per lo più, del tipo "mordi e fuggi"».
Altro problema di sempre. La città non ha strutture idonee per
contenere massicci arrivi turistici. Persino il Museo archeologico
virtuale a via IV novembre sembra troppo lontano dal nuovo
parcheggio comunale (circa 100 posti), che dirotta auto e bus, nella
zona sud degli scavi, più isolata dal centro, cinta da una tendopoli
di chioschi improvvisati.
Molti gli stranieri, soprattutto francesi in questo agosto, come
confermano anche dallo stand dell´audioguida. Quasi tutti
raggiungono Ercolano in pullman, pochi con la Circumvesuviana,
pochissimi (perché non la conoscono) con Campania Arte Card. Per un
prezzo di 11 euro, uguale a quello di Pompei, si visita un luogo
grande meno della metà. Nell´area bassa degli scavi c´è soltanto una
fontanina (non segnalata), e da sei anni si attende una gara per la
sistemazione di un´area di ristoro. E la Villa dei papiri e la Casa
del Bicentenario restano chiuse. «Mentre le Terme suburbane,
riaperte solo pochi giorni fa dopo dieci anni "su progetto",
rischiano di richiudere a dicembre», spiega un altro custode. «In
pratica ci viene chiesto, per 45 euro netti a turno, di rinunciare
al nostro giorno di riposo settimanale, per provvedere alla cura e
monitoraggio dei monumenti aperti. Ma il contratto scadrà a fine
anno». E il padiglione della barca? Quello è almeno visitabile?
Neanche a parlarne. «Sarebbe bastato un lavoro di mezz´ora per
rimettere in sicurezza, dopo i crolli recenti, l´area che ricopre
l´antico scafo in legno, ma tutti gli operai sono in ferie». |
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01/08/2010
Luisa Bossa: gli abbagli del Ministro sulle aree archeologiche di
Pompei ed Ercolano (Repubblica)
Bisognerebbe far leggere gli
articoli pubblicati in questi giorni sulla vicenda dell´Antiquarium
di Ercolano al ministro dei Beni culturali Bondi, il quale, secondo
me, vive su un altro pianeta. Non perché la sua espressione attonita
ricordi talvolta quella di un alieno, ma perché di recente ha avuto
l´audacia di dire che nelle aree archeologiche del napoletano, in
particolare a Pompei, tutto è risolto. «Fatevi un giro - ha detto -
lì tutto è cambiato».
Io credo che il giro dovrebbe farselo Bondi, ma senza annunciare la
sua presenza, in incognito, magari in maschera. Solo in questo modo
può rendersi conto di come stanno davvero le cose.
A Pompei, come a Ercolano, come nei Campi Flegrei, come nella città
di Napoli. E, vorrei dire, come nel resto del Paese, nelle aree
archeologiche commissariate e abbandonate al degrado, mal gestite,
bloccate da una burocrazia senza senso e spesso senza cuore.
Monumenti chiusi, scavi abbandonati, musei sbarrati a causa di
mancanza di fondi e di personale.
La situazione di Pompei è stata denunciata decine di volte da
sindacati e operatori della cultura: restauri fatti in modo
grossolano, cantieri allestiti senza norme di sicurezza e tutela per
il patrimonio, un commissariamento che punta più all´immagine che
alla sostanza, che prova a buttare fumo negli occhi con i kolossal
per coprire la mancanza di una strategia vera di rilancio culturale
di Pompei.
Come stanno le cose a Ercolano, con l´Antiquarium, lo ha denunciato
"Repubblica", che ha il merito di aver lanciato un dibattito davvero
utile. Una struttura costruita 35 anni fa e mai aperta, con 4 mila
reperti che sono conservati nel caveau di una banca invece di essere
mostrati a 300 mila visitatori che ogni anno arrivano a Ercolano per
ammirare i suggestivi scavi, dove alcuni settori sono addirittura
chiusi, come le "terme" e il "teatro antico". E poi tanti soldi
spesi altrove, e spesi male. Non mitiga l´amarezza l´annuncio
dell´ennesimo finanziamento di 3 milioni. Soldi arrivati
tardivamente, quando un´altra estate, ormai, si consuma così.
La scena diventa addirittura peggiore se ci spostiamo verso l´area
nord. I Campi Flegrei sono conosciuti in tutto il mondo per uno
straordinario patrimonio storico, archeologico, ambientale; una
storia antichissima. Fin dalla Roma augustea, questa zona a nord di
Napoli, era la meta per i soggiorni di nobili e imperatori, e il suo
straordinario scenario naturale ha attivato la suggestione di poeti,
narratori, storici, fin dai tempi di Virgilio e Dante. Oggi fa
impressione scorrere l´elenco dei siti che sono chiusi al pubblico.
Per ricordarlo al ministro ho dovuto elencarli in una
interrogazione.
Da Pozzuoli a Bacoli e fino a Cuma, anfiteatri, templi, necropoli
risultano negati alle visite. Ad esempio, a Pozzuoli, il Rione
Terra, lo Stadio Antonino Pio, le necropoli di San Vito e di via
Celle, che soffocano tra sterpi e rifiuti, il tempio di Serapide,
che è nell´abbandono, trasformato in una sorta di palude, sommerso
per metà da un pantano d´acqua fetida dove si annidano insetti.
Ingresso sbarrato anche al museo archeologico di Baia (con le sale
del nuovissimo allestimento), al mausoleo di Fescina a Quarto,
all´antica cisterna romana delle Cento Camerelle a Bacoli,
all´antica Tomba di Agrippina, sempre sulla marina di Bacoli. Altri
siti sono aperti sporadicamente, e solo grazie all´opera di
volontari. Basti pensare al mausoleo del Fusaro, aperto
periodicamente da un´associazione di volontari, e alla Piscina
Mirabilis di Bacoli, la più grande cisterna mai costruita dai
Romani, che viene addirittura aperta, su richiesta, da una signora
dirimpettaia, che ha le chiavi.
Di fronte a una situazione di questo tipo il ministro Bondi si vanta
addirittura di aver raggiunto successi e traguardi. Ma dove sono? |
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28/07/2010
Ercolano (NA). Riapre la spiaggia dell´area archeologica (Repubblica)
Torna accessibile l´antica
spiaggia degli scavi di Ercolano e i fornici restaurati dove sono
visibili gli scheletri degli abitanti sepolti da lava e cenere. A
pochi passi, la Villa dei Papiri, luogo culto dell´archeologia, sarà
collegata in un unico programma di visite. Queste le prossime novità
annunciate per gli scavi di Ercolano. Più di tre milioni di euro
sono stati stanziati per il sito archeologico. Gli interventi
completano il secondo piano predisposto dal commissario delegato
Marcello Fiori e approvato dal ministero per i Beni culturali, per
un totale di 35 milioni di euro. A fine luglio sono previste le
gare, entro settembre partiranno i lavori.
Grazie a questi fondi saranno restaurati anche tutti i mosaici
calpestabili del sito, per un totale di 1300 metri quadrati. Tra le
aree selezionate, quelle della Casa dei cervi, le Terme maschili e
femminili, di Nettuno e Anfitrite, dello Scheletro, le Terrazze del
criptoportico della palestra. Il progetto più suggestivo resta
quello previsto per la spiaggia, con un investimento di due milioni
e mezzo, che prevede anche il ricongiungimento della visita all´area
della Villa dei Papiri, attraverso il tunnel di collegamento dove
saranno sistemati schermi e stratigrafie a illustrare gli effetti
dell´eruzione che distrusse Ercolano nel 79 dopo Cristo. Il tutto
sarà mostrato ai visitatori con il "cantiere evento". |
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20/07/2010
Campi Flegrei, il turismo non abita più qui (Tiziana Cozzi su
"Repubblica")
Ora tutto quello splendore è
perduto. Poco rimane del fasto delle costruzioni romane, qui regna
solo il degrado. Da queste parti il turista coraggioso alla ricerca
del fascino della storia troverà abbandono e incuria. E,
soprattutto, monumenti inaccessibili, perché chiusi al pubblico.
Da Pozzuoli a Bacoli e fino a Cuma, decine sono i siti off-limits.
Anfiteatri, templi, necropoli scivolano giorno dopo giorno
nell´abbandono. Chiusi il Rione Terra, lo Stadio Antonino Pio, le
necropoli di San Vito e di via Celle soffocano tra gli sterpi e i
rifiuti. Il tempio di Serapide è diventato una palude, sommerso per
metà da un pantano d´acqua fetida dove si annidano insetti. Porte
serrate anche al museo archeologico di Baia (le sale del nuovissimo
allestimento), il mausoleo di Fescina a Quarto è invaso dai rifiuti,
a Bacoli la cisterna Cento Camerelle resta chiusa dopo la frana di
quest´inverno, il mausoleo del Fusaro è off-limits anche se viene
aperto periodicamente da un´associazione di volontari. Le chiavi
della Piscina Mirabilis restano in mano alla signora Giovanna,
dirimpettaia addetta all´apertura, su richiesta, della più grande
cisterna mai costruita dai Romani. E la lista potrebbe continuare.
A distanza di qualche anno dalla rinascita dei "Campi ardenti"
gestita dalla Scabec e voluta fortemente dalla giunta bassoliniana,
il tracollo di quei progetti - che allora erano il fiore
all´occhiello dei funzionari della Soprintendenza e dei dirigenti
regionali - è sotto gli occhi di tutti. Via Campi Flegrei, a due
passi dalla fabbrica ex Olivetti. Affacciato su uno splendido
panorama sul golfo, si intravede la parte meridionale dello Stadio
Antonino Pio. Due anni fa l´inaugurazione, otto milioni di euro di
investimento, il recupero dello stadio che aveva ospitato le prime
gare olimpiche fece gridare al miracolo gli esperti. Riemergeva dopo
duemila anni di vita "sotterranea", praticamente ricoperto da
quintali di terra ed erbacce. Ora, in quel capolavoro
dell´architettura romana i rovi sono tornati. Ricoprono quasi per
intero le mura restaurate, dietro il cancello chiuso il cartello con
le indicazioni storiche del monumento giace a terra. Le macchine
sfrecciano veloci, a pochi passi la segnalazione della fermata del
City Sightseeing che ormai non serve più. Quest´anno il bus
turistico ha infatti cancellato il percorso nei Campi Flegrei. «Ogni
tanto arriva qualche turista straniero e chiede come si fa a entrare
- dicono in un negozio vicino - ma per la verità, sono sempre meno».
Stessa storia per il Museo archeologico nel castello di Baia, uno
tra i più grandi repertori artistici in 45 sale dedicate ai Campi
Flegrei. Inaugurato l´anno scorso, è stato accessibile per qualche
weekend ma resta chiuso per mancanza di custodi. «Domenica mattina
volevo visitarlo - dice Sara, 23 anni, studentessa di Archeologia di
Teramo, mentre sta per entrare nei sotterranei dell´Anfiteatro
Flavio - mi hanno detto che non è aperto al pubblico e ho ripiegato
sull´unico piano accessibile. Una vera delusione». Dalla
valorizzazione al fallimento, dunque. Se l´anno scorso qui i turisti
accorrevano numerosi, oggi sono sempre meno i "coraggiosi" ad
addentrarsi in un territorio disseminato di difficoltà. Una
situazione complessa su cui la Soprintendenza pensa di intervenire,
appellandosi alla Regione. «Abbiamo chiesto un appuntamento per
discutere di una questione che si aggrava ogni giorno di più -
spiega Gregorio Angelini, direttore regionale per i Beni culturali -
c´è la volontà di risolvere la questione ma sappiamo che ci sono
problemi di bilancio. E se l´incontro non avrà i risultati sperati,
pensiamo di intervenire almeno sui casi vicini alla soluzione». I
lavori nel museo di Baia e nell´area archeologica di Cuma potrebbero
partire già dopo l´estate. Ma anche qui contano i fondi regionali.
Intanto i monumenti vivono nell´abbandono. La patina verdastra
dell´acqua ricopre per metà le colonne del tempio di Serapide. Un
gruppo di turisti di Savona, uno scatto dopo l´altro, increduli si
soffermano a guardare la melma, poi chiedono: «È così difficile
rimuovere l´acqua? Ecco come si distrugge il turismo». |
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08/06/2010
Pompei (Na): una gara di idee per renderla multimediale
Sarà possibile presentare
progetti per migliorare l'accoglienza, la conoscenza del patrimonio
archeologico e la sicurezza, investendo nell'uso delle tecnologie.Una
gara di idee per puntare alla rivalutazione globale di Pompei,
indetta dall'Associazione per Pompei, neonata associazione che vuole
partecipare allo sviluppo del sito archeologico, costituita per
iniziativa di Mecenate 90 e di un gruppo di imprenditori. Il
concorso è rivolto a ricercatori singoli e imprese, che avranno la
possibilità di presentare progetti innovativi di valorizzazione che
non prescindano dall'applicazione delle nuove tecnologie e dei
supporti multimediali già sperimentati con successo in altre aree di
pregio nel resto del mondo.Ledo Prato, segretario dell'Associazione,
ha infatti dichiarato che "la gestione dell'area non si è distinta
per organizzazione e funzionalità tecnologica, anche se qualche
passo avanti è stato fatto". Prato ha però sottolineato i punti
deboli, tra cui "carenze nelle operazioni di restauro e nel
monitoraggio della conservazione dei ritrovamenti, strutture di
accoglienza assai carenti, sito Internet da ridisegnare,
infrastruttura poco sicure, assenza di segnaletica e di ausili alla
fruizione". Pompei presenta infatti immensi problemi per la gestione
dei visitatori, nonostante siano stati fatti numerosi piani di
intervento, fino all'introduzione di norme poco chiare e iniziative
in corso d'opera, come la decisione del ministro di commissariare il
sito, affidato ad un dirigente della Protezione Civile, e l'annuncio
di una Fondazione con la partecipazione di capitale privato; tutte
iniziative che però non hanno ancora individuato una formula
risolutiva.Grazia Bottiglieri Rizzo, presidente dell'Associazione,
ha sottolineato come "l'Associazione sollecita progetti che
migliorino l'accoglienza, la conoscenza del patrimonio archeologico
e la sicurezza, investendo nell'uso delle tecnologie". La selezione
dei progetti presentati sarà affidata ad una giuria di esperti in
campo economico, culturale e tecnologico, e i progetti vincenti
saranno quelli che individueranno il mix migliore tra creatività e
tecnologie: dieci progetti, che saranno premiati a novembre durante
un workshop cui parteciperanno i rappresentanti delle
amministrazioni e imprenditori che esamineranno l'effettiva
realizzabilità dei progetti. Come ha affermato l'economista Massimo
Lo Cicero, membro del comitato scientifico dell'Associazione,
"coniugare la custodia dei beni culturali con l'uso delle tecnologie
sembrerebbe problematico, ma le tecnologie ci aiutano a conservare
le vestigia storiche e anche ad elaborare e trasferire le
informazioni rappresentandole come se fossero presenti".Un assaggio
delle possibilità fornite dai progressi tecnologici si ha già nel
cantieri dei Casti Amanti, dotato di un sistema di passerelle per
assistere dal vivo agli scavi in corso, dove è stato installato un
ologramma che ritrae in modo virtuale decorazioni, arredo, oggetti e
personaggi che usavano frequentare quel luogo |
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05/06/2010
Pompei (Na): in procura le foto degli scempi (Corriere del
Mezzogiorno)
Fori nelle antiche mura per
far passare cavi e tubi, fosse biologiche, prefabbricati incastrati
nella palestra che fu dei gladiatori, colate di cemento sul
pavimento del Peristilio: le foto inviate in un dossier alla Procura
dall'Osservatorio patrimonio culturale, sono un pugno nello stomaco
per chiunque ami la nostra storia e Pompei. I lavori riguardano il
cosiddetto restauro del Teatro grande che in realtà è stato rifatto,
ex novo, in tufo.
Fosse biologiche per i bagni, scavate a pochi metri dalle mura
innalzate oltre duemila anni fa. Massetti e colate di cemento tra le
colonne delle antiche dimore. Prefabbricati incastrati nei locali
che furono la palestra dei gladiatori. Il Peristilio del
quadriportico invaso da trapani elettrici, martelli pneumatici e
levigatrici. Colonnati corinzi e archi in reticolato romano che
diventano appendi panni per giacche e giubbotti, magari con qualche
chiodo inserito all'occorrenza dagli operai. Nessuno controlla,
nessuno sa, nessuno vede. Eppure è lo scempio di Pompei, degli Scavi
archeologici. Unici al mondo. Guardare le foto e ricevere un pugno
nello stomaco della propria sensibilità, è un tutt'uno. Le opere
vengono definite ufficialmente come il restauro del teatro antico. O
meglio «Restauro e sistemazione per spettacoli del complesso dei
teatri in Pompei scavi». Più che una sistemazione, però, è un
rifacimento ex novo. Le gradinate, che esistevano solo in parte,
sono state integrate con pietre di tufo giallo. Sostituiti i
supporti di ferro sui quali venivano poste assi di legno rimovibili
per far sedere gli spettatori. «Il teatro antico non è più il teatro
antico, è una nuova struttura - spiegano all'Osservatorio del
patrimonio culturale - che lascia più che perplessi. E intorno
l'invadenza di questi lavori selvaggi lascia sgomenti». Dieci giorni
fa l'Osservatorio ha scritto al ministro dei Beni culturali Sandro
Bondi. Ora quelle foto choc fanno parte di un corposo dossier
inviato alla Procura della Repubblica. L'inchiesta, spiegano,
dovrebbe scattare immediatamente perché su quello che è stato fatto
non ci sono dubbi. E i magistrati dovranno capire chi ha autorizzato
quei lavori e chi doveva soprintenderli. Questo, infatti, è un
giallo. Il commissario straordinario di Pompei, Marcello Fiori, ha
spiegato: «Quello è un progetto redatto dal precedente
soprintendente Pietro Giovanni Guzzo e approvato dal ministero
generale per l'Archeologia, dal segretario generale, dal capo
gabinetto del ministero, dal capo gabinetto della Regione Campania.
Nel teatro così restaurato suonerà il 10 giugno il maestro Riccardo
Muti». Come dire: non chiedete a me. Va bene, ma allora? Chi deve
controllare quali ditte entrano e mettono le mani in uno dei tesori
dell'umanità. Secondo i sindacati le gare per l'aggiudicazione dei
lavori hanno subito ribassi fino al 40 per cento. «L'evidenza della
gravità degli interventi - ha scritto al ministro Bondi
l'Osservatorio del patrimonio culturale - è facilmente e banalmente
dimostrabile attraverso una rapida ricognizione dell'attuale
consistenza del teatro, in particolare della cavea, che, rispetto ad
una qualsiasi foto o disegno di diversi momenti della vita degli
scavi, risulta completamente costruita ex novo con mattoni in tufo
di moderna fattura. L'intervento sul teatro è un vero e proprio
inconcepibile scempio compiuto all'interno del monumento
archeologico tra i più significativi dell'umanità». E non si chiede
solo ai magistrati di intervenire, ma al mondo intero di condannare
lo scempio di Pompei. Per gli archeologi, infatti, gli interventi
compiuti sono in evidente contrasto con i principi internazionali
sulla conservazione del patrimonio storico artistico e con le norme
che regolano e tutelano il patrimonio archeologico italiano e
mondiale. Gli esperti del pianeta si mobilitano, su internet nascono
gruppi che protestano con corpose petizioni. L'ultimo è «Stop
killing Pompei ruins», su Facebook che lievita ogni giorno di
adesioni. E di sdegno. |
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05/06/2010
Capri (Na): scoperti reperti nella villa di un imprenditore
(Corriere del Mezzogiorno)
Busti marmorei, parti di
colonne, utensili e parti di altorilievi e mosaici. Ben 54 reperti
archeologici, ritenuti di valore, sono stati scoperti dai
carabinieri della stazione di Capri nella villa di un imprenditore
isolano incensurato, M. L.. I militari hanno denunciato per
detenzione illecita di reperti archeologici e dì beni di interesse
storico-artistico l'imprenditore. Nel corso di attività di indagine,
i militari hanno effettuato il controllo nella villa in via Marina
piccola, scoprendo il «museo». I cinquantaquattro reperti, sono
stati fatti visionare al funzionario responsabile della locale
sezione della Soprintendenza dei Beni archeologici di Napoli e
Pompei. Una statua, alcuni capitelli, dei bassorilievi, dei rilievi.
Presto saranno svolti ulteriori accertamenti sui reperti, busti
marmorei, parti di colonne, utensili e parti di altorilievi e
mosaici. Non è la prima volta che nelle residenze isolane vengono
ritrovati reperti anche di grande valore. Già in passato proprio a
Capri, dopo alcune soffiate, sono stati effettuati controlli in
alcune dimore dove sono stati ritrovati a volte autentici tesori
dell'arte e dell'antichità. |
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16/04/2010
Pompei (Na): una fondazione per gli scavi
(Stella Cervasio su Repubblica)
Pompei verso una Fondazione.
La formula pubblico-privato per l´area archeologica più importante
del Mediterraneo, nello stesso mix del Museo Egizio di Torino, il
solo realizzato da dieci anni, da quando cioè esiste la normativa
che vuole rivoluzionare la gestione dei beni culturali. È l´annuncio
del ministro Bondi, che ieri con il neogovernatore campano Stefano
Caldoro ha usato Pompei come trampolino di lancio per la dodicesima
Settimana della Cultura (450 musei a ingresso gratuito dal 16 al 25
aprile). Nel giorno del pensionamento della soprintendente
archeologa di Napoli e Pompei Maria Rosaria Salvatore, il
commissario delegato per l´area di Pompei Marcello Fiori ha
presentato insieme alla Casa di Polibio e quella dei Casti Amanti,
visitabili per la prima volta, i dati della sua gestione.
«Abbiamo incrementato i visitatori del 15 per cento e gli incassi
del 20 - ha detto - Per la tutela del patrimonio e la sua messa in
sicurezza sono stati spesi 40 dei 79 milioni di euro stanziati in
due anni. Ci sono ancora tre importanti restauri da fare e trenta
progetti con i 39 milioni di euro rimasti». Un bilancio lusinghiero
per Bondi, che è valso a Fiori una proroga in diretta fino al 2011
della sua nomina in scadenza a giugno. Diciotto mesi fa il ministro
spedì l´uomo di Bertolaso a Pompei dopo una campagna di stampa che
vedeva cani randagi e degrado dappertutto. Oggi i cani che vengono
abbandonati nei prati di Pompei hanno un collarino e un nome da
antico romano, ma, tanto per dirne una, la segnaletica insufficiente
fa ancora perdere la strada a molti visitatori.
Intanto la soprintendente va via e la parte della tutela, da sempre
affidata dallo Stato a uno studioso, resta scoperta. Si fa il nome
del segretario generale del ministero Giuseppe Proietti, che svolge
già da esterno l´oneroso ruolo di soprintendente di Roma. «Sarebbe
un´ottima nomina, è un grande archeologo», commenta il ministro. E
aggiunge: «Potrebbe reggere Pompei ad interim». Sull´operato del
commissario l´opinione dei sindacati diverge: se al segretario
nazionale dell´Ugl Renato Petra è sembrato tutto ben fatto
(«finalmente i fondi di Pompei non sono andati perduti»), per
Gianfranco Cerasoli della Uil «il commissario farebbe meglio a
rendere pubblico il metodo di affidamento degli appalti». Il tempo
di completare il suo piano biennale, comunque, e poi Fiori passerà
la mano a una fondazione. Il modello? Il Museo Egizio di Torino. «Ci
sono le condizioni - dice ancora Bondi - per studiare forme di
gestione che rendano possibile la collaborazione con la Regione
Campania, i privati, gli enti locali e le banche». Dalla platea
Salvatore Nastasi, uomo chiave del ministero della Cultura, annuisce
alle parole di Mario Resca, direttore generale per la valorizzazione
del patrimonio culturale: «Pompei è cresciuta del 35 per cento -
dice Resca riassumendo i dati di Fiori - e migliora anche
l´indotto». Dati che soddisfano il ministro, che afferma essersi
rivelata «una scelta giusta» quella di Resca come direttore generale
del Mibac. «Giudicateci sulla base di questi risultati - sottolinea
Bondi - su una realtà non di parte, che non sia fondata sulle
appartenenze politiche». Nella futura fondazione, dunque, Mibac,
Regione (Caldoro: «Sono in totale sintonia col ministro»), enti
locali e banche. L´organismo che esiste dal 2004, ed è presieduto da
Alain Elkann, è rimasto unico nel suo genere. E a parere di molti
zoppica. Ma Bondi insiste: «Stiamo sottoponendo la formula a grandi
banche internazionali. Pompei ha una risonanza mondiale, non sarà
difficile trovare chi voglia associarsi con noi». |
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15/04/2010
Santa Maria Capua Vetere (Ce): Restaurata la statua del Satiro sarà
esposta nel teatro Garibaldi
(Repubblica)
RISALE al secondo secolo dopo
Cristo ed è stata ritrovata appena due anni fa nel corso di alcuni
scavi. Da oggi, alle 18.30, la statua in marmo del Satiro sarà
esibita per la prima volta al pubblico nel foyer del teatro
Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere. È la riproduzione perfetta
dell' omonima opera di Prassitele conservata nei Musei capitolini di
Roma. Alta due metri, la scultura sarà il fiore all' occhiello della
rassegna "Viaggio di ritorno", in programma fino al 30 maggio nel
comune sammaritano. Ideata per valorizzare la storia trimillenaria
della città, la manifestazione propone per più di un mese un ricco
calendario di appuntamenti per gli amanti dell' arte. A dare inizio
a questo tuffo nei fasti dell' antica Capua è proprio la prima
esposizione pubblica della statua del Satiro, scoperta nel 2008
dall' archeologa Valeria Sanpaolo durante alcuni lavori in una
proprietà privata di piazza Anfiteatro. La scultura è stata per
diciotto mesi oggetto di un intervento di restauro a cura della
Soprintendenza per i Beni archeologici. Particolarmente interessante
per la sua ottima fattura e per la fedeltà con la quale riproduce il
Satiro originale, l' opera inaugurerà da oggi una nuova sezione del
Museo archeologico della città dedicata all' età imperiale. Dal
teatro, infatti, partirà un itinerario evocativo e di
approfondimento che culminerà proprio all' interno della sede
museale, con l' esposizione di altre sculture e reperti portati alla
luce da alcuni scavi in zona negli ultimi anni. |
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15/04/2010
Pompei (Na): la valorizzazione dei beni culturali
(Repubblica)
Pompei, dichiarata nel 1997
dall' Unesco Patrimonio mondiale dell' umanità per il suo valore di
testimonianza della vita quotidiana e urbana nella civiltà romana, è
una risorsa primaria da tutelare e valorizzare con l' impegno
continuo di tutte le istituzioni, dalla Comunità europea al governo
nazionale, dalla Regione Campania al Comune che include nel proprio
territorio il sito, per realizzare un' auspicabile rete di obiettivi
e una proficua sinergia di risorse con la Sovrintendenza
archeologica di Napoli e Pompei e il Commissariato straordinario
agli Scavi. Negli ultimi anni si sono registrati alcuni passaggi che
lasciano intravedere l' intensa stagione di ricerca di nuovi
orizzonti, avviata e sostenuta dalle istituzioni politiche
territoriali, Regione Campania e Comune di Pompei. È il caso del
progetto "Città di Pompei tra archeologia e religiosità", coordinato
da Luigi Picone e svolto dal Centro interdipartimentale di ricerca
in Urbanistica (Università Federico II), con l' obiettivo di
valorizzare l' area archeologica, riqualificare il centro storico
della città moderna con gli edifici monumentali e sanare la frattura
tra i quartieri di espansione e le aree rurali.
L' intero progetto ruota intorno alla ricostruzione delle
trasformazioni e dell' identità della città e alla lettura del
territorio e del suo tessuto edilizio. Questo progetto sarà
ampiamente esposto e discusso oggi, in occasione della Giornata
internazionale dei monumenti e dei siti proclamata dall' Unesco,
durante il convegno promosso dalla città di Pompei in sinergia con
le università Federico II e Suor Orsola Benincasa "Pompei: la
valorizzazione dei beni culturali e la riqualificazione della città"
(Palazzo De Fusco, sala consiliare, ore 10,30). Ne parleranno
Claudio D' Alessio (sindaco di Pompei), Antonio Varone (direttore
degli Scavi), Antonio De Simone (Suor Orsola Benincasa), Luigi
Picone, Vito Cappiello e chi scrive (Università Federico II).
Inoltre nel 2009 si è tenuto il convegno internazionale "In viaggio
a Pompei. Scrittori, artisti e giornalisti raccontano la città
1861-2009", con la partecipazione, tra gli altri relatori, di Cesare
de Seta e Alberto Angela. La scelta di partire dall' Unità d'
Italiaè sostanzialmente strategica, sia in vista dell' imminente
150° anniversario, sia perché dagli anni Settanta dell' Ottocento
accanto al polo archeologico, di cui la letteratura italiana ed
europea dal Settecento a oggi continua a nutrirsi, nasce e si
sviluppa il polo religioso attorno al santuario, che giornalisti,
scrittori, artisti e registi guardano sempre più con interesse. Al
flusso del turismo culturale si affianca il flusso dei pellegrini,
provenienti prima dal Mezzogiorno d' Italiae poi da ogni parte del
mondo, e se talvolta il ruolo del turista e quello del pellegrino
restano separati, talaltra si intrecciano. Dal convegno è nato il
progetto scientifico del Museo "Pompei e il Grand Tour in Italia",
che sarà sistemato nello storico Palazzo De Fusco. Un' équipe di
esperti, coordinata da Pietro Graziani (dirigente del ministero dei
Beni culturali), è già al lavoro, in attesa che la Regione Campania
intervenga con un congruo finanziamento che renda possibile l'
allestimento. Il Museo del Grand Tour si articolerà in percorsi
reali tra le varie sale per ammirare i materiali espositivi e in
percorsi virtuali per navigare attraverso la storia. Nella sala
dell' iconografia troveranno spazio le immagini di Pompei
archeologica dalla scoperta del 1748 (Desprez, Piranesi, Gigante) e
della Pompei religiosa dalla fondazione nel secondo Ottocento a
opera di Bartolo Longo. Nella sala della letteratura europea di
viaggio sarà possibile leggere i resoconti d' illustri archeologi
come sir Austen Henry Layard o le riflessioni di Sigmund Freud sul
seppellimento nel 79 d. C. di Pompei, una sparizione che conserva il
passato, e la rimozione della psiche, per cui l' esperienza dello
psicoanalista è paragonabile a quella dell' archeologo. Molto ricca
sarà la sezione della letteratura italiana di viaggio dopo l' Unità,
da "Napoli a occhio nudo" (1878) di Renato Fucini alla "Guida
generale di Napoli, Pompei, Ercolano, Pesto, Stabia" (1892) di
Salvatore Di Giacomo e Luigi Conforti. Dalla fine dell' Ottocento
accanto al polo archeologico, che continua a dominare nella
letteratura, anche il polo religioso incomincia a conquistare uno
spazio. Lo dimostra Matilde Serao, che ambienta le scene iniziali
del romanzo psicologico-mondano "Addio, amore" (1890) nel sito
archeologico e descrive la devozione alla Madonna di Pompei sia nei
ricordi di viaggio "Nel paese di Gesù" (1900), sia nel romanzo breve
"Storia di due anime" (1904). Inoltre Eduardo De Filippo in "Napoli
milionaria!" (1945) fa dire al protagonista Gennaro Jovine, tornato
a casa miracolosamente dopo la seconda grande guerra: «Quanta vote
aggio scanzato ' a morte! Ama' , proprio a pelo a pelo... Io aggi' a
ì a Pumpei... ». La sezione di Pompei nella letteratura
contemporanea è ricca di proposte: da "La bambina di Pompei" (1978)
di Primo Levi al recente romanzo "Pompei" (2003) di Robert Harris,
che avvicina il fuoco che ha avvolto e distrutto le torri gemelle di
New York, segnale del lungo tramonto della civiltà occidentale, al
fuoco che distrusse Pompei, segnale del lungo tramonto della civiltà
romana. Nella sala del cinema si potranno gustare sia le note
versioni schermiche de "Gli ultimi giorni di Pompei", nonché la
periodica riemersione dei tipici scenari pompeiani nell' ambito del
genere che arriva sino a "Il gladiatore" di Ridley Scott, sia la
rievocazione della Pompei moderna (i nuovi giorni, senza peplum e
lava) nel cinema del Novecento con il folgorante "Viaggio in Italia"
di Roberto Rossellini. Infine nella sala della televisione saranno
raccolti i documentari storici su Pompei fino a quelli di Piero e
Alberto Angela e di Valerio Manfredi e nella sala dei pellegrini
saranno proiettate le mappe dei percorsi, le immagini della
devozione popolare e dei papi pellegrini (Giovanni Paolo II e
Benedetto XVI). I due progetti "Città Pompei tra archeologia e
religiosità" e "Pompei e l' Italia del Grand Tour" sono
caratterizzati da un comune denominatore: valorizzare i beni
culturali e riqualificare la città che, pur avendo sul territorio
volti diversi, è e rimane una sola Pompei. |
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14/04/2010
Capri (Na): ennesimo disastro in luoghi archeologici
(Apcom)
Ennesimo disastro ambientale
sull'isola di Capri, tormentata negli ultimi mesi da una lunga serie
di episodi incresciosi che hanno minato la sua immagine nota in
tutto il mondo. E' di questa mattina la notizia di un sequestro di
un'area di circa 2mila metri quadrati in località Gasto, dove è
stato rinvenuto un sito adibito a stoccaggio di scarti di materiali
edili e di rifiuti pericolosi e speciali. Una vera e propria
discarica realizzata dopo aver distrutto e sventrato un castagneto
per far posto ad un vero e proprio sbancamento in una zona
sottoposta a vincolo ambientale e archeologico. Secondo quanto si è
appreso il sito, da tempo, era utilizzato per sistemare in maniera
provvisoria scarti di lavorazioni edili destinati a sversatoi
idonei.
Già nel settembre dello scorso anno furono rinvenute due discariche
abusive nei pressi di due luoghi simbolo dell'isola, Villa Jovis e
Villa Fersen. In quell'occasione la Guardia di Finanza sequestrò
un'area di circa mille metri quadrati in cui venivano sversati
rifiuti speciali e materiali inquinanti, tra cui plastica, cemento,
elettrodomestici fuori uso e pneumatici. Il materiale tossico era
stato accatastato in un'area sottoposta a vincolo paesaggistico a
poche centinaia di metri da Villa Jovis, costruita nel I secolo a.C.
e attribuita all'imperatore Tiberio. Accanto, invece, a Villa Fersen,
altro sito di interesse storico nonché archeologico, era stata,
inoltre, rinvenuta un'altra discarica abusiva dove fu ritrovato
addirittura eternit.
Già nell'estate 2001 l'associazione di volontari 'Marevivo' aveva
rinvenuto proprio nel mare dell'isola azzurra una serie di rifiuti
pericolosi, tra cui un motocarro, alcuni bidoni, pneumatici, buste
di plastica, cavi elettrici e cinque scooter.
Ma, purtroppo, le cronache di questi ultimi mesi non hanno
risparmiato altri episodi incresciosi per l'isola del Golfo di
Napoli. Lo scorso 29 marzo i carabinieri della locale stazione
rinvenirono resti umani e rifiuti speciali depositati nella totale
mancanza di quanto previsto dalla legge all'interno di una sala
mortuaria e in una cappella destinata al culto acattolico del
cimitero di Capri. Nei due locali, che furono sequestrati, furono
rinvenuti numerosi contenitori di zinco aperti con all'interno resti
umani, pezzi di bare, abiti e molto altro materiale proveniente
dall'esumazione dei defunti. Furono ritrovati anche rifiuti solidi
urbani e attrezzature da lavoro, il tutto stoccato in ambienti
ritenuti non idonei a quanto previsto dalle norme
igienico-sanitarie.
Sempre a causa di danni all'ambiente lo scorso 25 marzo il tribunale
di Napoli ha disposto il sequestro della centrale di produzione
elettrica di Capri. Alla Sippic, la società che gestisce l'impianto
che eroga l'energia sull'isola, furono contestate violazioni al
codice ambientale. Tre le persone indagate nell'ambito dell'indagine
condotta dalla Procura partenopea. |
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11/04/2010
Pozzuoli (Na): Rione Terra quarant’anni dopo ritrova duomo e tempio
augusteo
(Corriere Mezzogiorno)
Aspettavano questo momento da
più di 40 anni. Esattamente dal 2marzo del 1970, giorno in cui gli
abitanti del Rione Terra di Pozzuoli, l’antica acropoli della città,
furono sgomberati a causa della crisi bradisimica (ma soprattutto
per questioni igieniche e di sicurezza). In 5000 furono evacuati;
molti nel nuovo rione Toiano, altri in quello che era il manicomio
di Miano. Quasi tutti, artigiani e pescatori, non volevano lasciare
la vita della vecchia rocca, fatta di povertà ma di cose autentiche,
il cui cuore pulsante era il Duomo di San Procolo, già danneggiato
da un incendio nel 1964.
Ieri, finalmente, almeno duecento cittadini puteolani, ex abitanti
del Rione Terra, sono potuti ritornare a far visita alla cattedrale,
di recente restaurata. Una sorta di «anteprima» voluta dalla diocesi
e dal comune di Pozzuoli insieme con l’associazione culturale Nemea,
prima dell’ufficiale riapertura al culto e ai visitatori prevista
probabilmente per l’anno prossimo.
L’occasione era l’anniversario dal giorno dello sgombero,
posticipato di qualche settimana per lasciarsi alle spalle l’ultima
campagna elettorale. Commossa e appassionata è stata la
partecipazione dei cittadini, il cui numero era limitato per ragioni
di posti e sicurezza (almeno altre 100 richieste sono state
bloccate). Il titolo dell’evento era forte: «Rione terra 1970 -
2010: scoperta, recupero, video, foto, testimonianze». Alla presenza
del vescovo di Pozzuoli Gennaro Pascarella, di diversi elementi del
corpo ecclesiastico e del sindaco puteolano Pasquale Giacobbe, c’è
stato un primo momento di presentazione con una mostra che raccoglie
le prime pagine dei giornali locali e nazionali sullo sgombero di 40
anni fa e con alcuni filmati sulla vita del rione prima del
bradisismo. Poi la testimonianza di tre persone che hanno vissuto
sull’altura che negli ultimi anni ha rivelato nel suo ventre la
vecchia città romana con strade e taverne; una signora di mezza età,
allora bambina, ha ricordato i pomeriggi passati a ricamare con la
madre e le amiche, attendendo la domenica per preparare l’altare su
cui avrebbe celebrato il vescovo; un altro signore ha invece fissato
il suo ricordo sulla vista al rione già disastrato, andandolo a
trovare come si fa con un vecchio parente ammalato. Poi l’attesa
visita al duomo, davanti al cui ingresso si resta già a bocca
aperta: due cappelle laterali del ’600, rimaste in piedi dopo il
crollo della facciata, fanno da «sipario aperto» a un’alta vetrata
che dà sulle laterali colonne del tempio di età augustea eretto da
Lucio Calpurnio. Dopo l’incendio degli anni ’60, infatti, si scoprì
che il duomo abbellito da Cosimo Fanzago custodiva al suo interno
quello che era il luogo di culto per Giove, Giunone e Minerva; oggi
uno dei templi meglio conservati al mondo, paragonabile per la
Soprintendenza alla «Maison carrée» di Nimes, in Francia. Sotto
l’ingresso-tempio già cominciano le panche della chiesa, di cui
rimane in piedi la parte centrale e l’abside barocco, perfettamente
restaurati. Quando si riuscirà a realizzare il restauro del
campanile e della canonica, allora la chiesa potrà tornare
definitivamente alla città. «Non manca molto — spiega il direttore
dei lavori Giovanni Giannini — a patto che ci sia l’ok delle
Soprintendenze e soprattutto se verranno sbloccati i 50 milioni di
fondi Fas del Governo, i lavori dovrebbero durare un anno». Tre anni
e mezzo, invece, ci vorrebbero per completare l’intero restauro del
Rione Terra, fatto di palazzi del XVIII secolo. «Li abbiamo messi
tutti a norma antisismica - prosegue Giannini - è dal ’92 che
lavoriamo qui; non è stato semplice modificare i progetti in seguito
ai ritrovamenti archeologici. Qui sorgerà una nuovissima, panoramica
e funzionale cittadella del turismo, con strutture di ricezione
alberghiera, botteghe commerciale, due musei (diocesano e
dell’opera) e quant’altro manca alla zona flegrea. Insomma, un polo
che possa fungere da grande attrattore per stranieri e non e che
possa competere con mete attualmente più ambite come Capri o
Sorrento». I cittadini puteolani ci contano, in attesa della
riapertura definitiva dell’amato duomo. Chissà, magari prima della
fine dell’anno diocesano dedicato ai 1950 anni dallo sbarco di San
Paolo in città, che comincia dal prossimo 30 maggio. |
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06/04/2010
Pompei (Na): rivive la casa di Polibio donato anche un triclinio. A
giorni sarà visitabile la famosa domus di Pompei
(Il Mattino)
Difficilmente potrà
dimenticare i secondi di silenzio rimandati dal grande schermo al
plasma posizionato lungo la parete nord di un triclinio, nella casa
di Polibio, chi visiterà la domus affacciata su via dell'Abbondanza
e che tra qualche settimana riapre alle visite, come annunciato
Marcello Fiori, commissario all'area archeologica di Pompei. Pochi
attimi di calma irreale. Eppure, interminabili e assordanti, visto
che in loro sta racchiusa tutta la tragedia vissuta da due esseri
umani: duemila anni fa, tra le sei e le Otto del mattino di quel 25
agosto del 79 dopo Cristo, in quella stanza persero la vita una
giovanetta poco più che sedicenne e il bambino che portava in
grembo. Assieme a loro, altri undici individui, tra adulti e
bambini, rifugiatisi nelle stanze adiacenti rimasero uccisi dalla
furia del Vesuvio. A far scoppiare letteralmente le vene dei
fuggiaschi fu il calore infernale che accompagnava la nuvola di gas
e ceneri abbattutasi sulla città. La scena è stata ricostruita in
realtà virtuale dagli specialisti dell'Altair4 Multimedia che,
assieme agli scienziati della Università di Tokio, alcuni anni fa
analizzarono la gran mole di dati ricavati dai gruppi di studiosi
(archeologi, vulcanologi, antropologi, zooarcheologi, biologi
molecolari) che nell'ultimo decennio hanno lavorato su ogni dato di
quelli emersi dallo scavo. Per l'elaborazione del video, poi, è
stato effettuato il restauro digitale di decine di affreschi, la
ricostruzione virtuale di tutta l'abitazione e l'animazione
dell'eruzione e del suo impatto sulla casa. Tutto riprodotto
fedelmente: dalla muratura ai dipinti, dalla suppellettile che vi si
conservava alle statue, alle monete, alle casse per il guardaroba. E
agli scheletri. Un gruppo di famiglia, quest'ultimo, costituito
complessivamente da tredici individui (tra cui i genitori della
giovanetta, rinvenuti con la mano nella mano) alcuni dei quali
sicuramente imparentati tra loro, come accettarono le analisi sul
Dna antico effettuate dall'equipe di scienziati della Il Università
di Napoli coordinato da Antonino Cascino e Marilena Cepollaro. Di
tre individui, tra cui forse lo stesso Giulio Polibio, della
giovanetta e di un altro maschio adulto, l'antropologo australiano
Maciej Hannenbergh a ricostruito le sembianze dallo studio dei
teschi. Le loro fattezze saranno rimandate dagli ologrammi mostrati
sullo schermo al plasma, assieme alle immagini di alcuni calchi
ricavati con la tecnica del «colaggio» di gesso negli spazi lasciati
nel terreno dal degrado dei corpi. Tuttavia, il fumato è solo una
parte di quanto sarà proposto. E questo perché non solo la casa è
stata recuperata in ogni sua struttura: pitture, stucchi, intonaci,
affreschi (tra cui quello del larario) e bronzi, ma anche alcuni
ambienti, senza pavimento e pericolosi per i turisti, sono stati
resi percorribili attraverso passerelle e pedane in grado anche di
abbattere le barriere architettoniche. Di più. Alcune stanze della
domus saranno arredate così com'erano un attimo prima dell'eruzione.
E così, nel triclinio più spazioso di quelli che si trovano a nord
della casa saranno riposizionati gli oggetti che vi furono trovati
all'atto dello scavo: vasi di vetro, statue e, assieme ai letti in
legno e bronzo che lo arredavano, anche i tavoli a tre piedi leonini
che servivano da appoggio ai piatti da portata e alle brocche con il
vino. Alcuni reperti sono originali; per altri, invece, si tratterà
dei loro doni. Accanto, sarà esposto anche il plastico che riproduce
la casa nei minini particolari. La domus; scavata tra 1966 e 1978,
tra quelle pompeiane è stimata difatti come una delle più belle, per
le pitture, e interessanti, per i graffiti. Appartenne a Giulio
Polibio, un liberto, candidato edile (assessore) e forse duumviro
(sindaco), testimone in contratti e compravendite; tenutario di
bordelli e proprietario di panifici. Un'attività tanto importante
quest'ultima, che fece dire a un suo elettore «Votatelo perché fa il
pane buono». |
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02/04/2010
Pompei (Na): torna a splendere la Casa della Fontana Piccola
(Corriere Adriatico)
Difficilmente potrà
dimenticare i secondi di silenzio rimandati dal grande schermo al
plasma posizionato lungo la parete nord di un triclinio, nella casa
di Polibio, chi visiterà la domus affacciata su via dell'Abbondanza
e che tra qualche settimana riapre alle visite, come annunciato
Marcello Fiori, commissario all'area archeologica di Pompei. Pochi
attimi di calma irreale. Eppure, interminabili e assordanti, visto
che in loro sta racchiusa tutta la tragedia vissuta da due esseri
umani: duemila anni fa, tra le sei e le Otto del mattino di quel 25
agosto del 79 dopo Cristo, in quella stanza persero la vita una
giovanetta poco più che sedicenne e il bambino che portava in
grembo. Assieme a loro, altri undici individui, tra adulti e
bambini, rifugiatisi nelle stanze adiacenti rimasero uccisi dalla
furia del Vesuvio. A far scoppiare letteralmente le vene dei
fuggiaschi fu il calore infernale che accompagnava la nuvola di gas
e ceneri abbattutasi sulla città. La scena è stata ricostruita in
realtà virtuale dagli specialisti dell'Altair4 Multimedia che,
assieme agli scienziati della Università di Tokio, alcuni anni fa
analizzarono la gran mole di dati ricavati dai gruppi di studiosi
(archeologi, vulcanologi, antropologi, zooarcheologi, biologi
molecolari) che nell'ultimo decennio hanno lavorato su ogni dato di
quelli emersi dallo scavo. Per l'elaborazione del video, poi, è
stato effettuato il restauro digitale di decine di affreschi, la
ricostruzione virtuale di tutta l'abitazione e l'animazione
dell'eruzione e del suo impatto sulla casa. Tutto riprodotto
fedelmente: dalla muratura ai dipinti, dalla suppellettile che vi si
conservava alle statue, alle monete, alle casse per il guardaroba. E
agli scheletri. Un gruppo di famiglia, quest'ultimo, costituito
complessivamente da tredici individui (tra cui i genitori della
giovanetta, rinvenuti con la mano nella mano) alcuni dei quali
sicuramente imparentati tra loro, come accettarono le analisi sul
Dna antico effettuate dall'equipe di scienziati della Il Università
di Napoli coordinato da Antonino Cascino e Marilena Cepollaro. Di
tre individui, tra cui forse lo stesso Giulio Polibio, della
giovanetta e di un altro maschio adulto, l'antropologo australiano
Maciej Hannenbergh a ricostruito le sembianze dallo studio dei
teschi. Le loro fattezze saranno rimandate dagli ologrammi mostrati
sullo schermo al plasma, assieme alle immagini di alcuni calchi
ricavati con la tecnica del «colaggio» di gesso negli spazi lasciati
nel terreno dal degrado dei corpi. Tuttavia, il fumato è solo una
parte di quanto sarà proposto. E questo perché non solo la casa è
stata recuperata in ogni sua struttura: pitture, stucchi, intonaci,
affreschi (tra cui quello del larario) e bronzi, ma anche alcuni
ambienti, senza pavimento e pericolosi per i turisti, sono stati
resi percorribili attraverso passerelle e pedane in grado anche di
abbattere le barriere architettoniche. Di più. Alcune stanze della
domus saranno arredate così com'erano un attimo prima dell'eruzione.
E così, nel triclinio più spazioso di quelli che si trovano a nord
della casa saranno riposizionati gli oggetti che vi furono trovati
all'atto dello scavo: vasi di vetro, statue e, assieme ai letti in
legno e bronzo che lo arredavano, anche i tavoli a tre piedi leonini
che servivano da appoggio ai piatti da portata e alle brocche con il
vino. Alcuni reperti sono originali; per altri, invece, si tratterà
dei loro doni. Accanto, sarà esposto anche il plastico che riproduce
la casa nei minini particolari. La domus; scavata tra 1966 e 1978,
tra quelle pompeiane è stimata difatti come una delle più belle, per
le pitture, e interessanti, per i graffiti. Appartenne a Giulio
Polibio, un liberto, candidato edile (assessore) e forse duumviro
(sindaco), testimone in contratti e compravendite; tenutario di
bordelli e proprietario di panifici. Un'attività tanto importante
quest'ultima, che fece dire a un suo elettore «Votatelo perché fa il
pane buono». |
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02/04/2010
Pompei (Na): torna a splendere la Casa della Fontana Piccola
(Corriere Adriatico)
Torna a splendere la Casa
della Fontana Piccola di Pompei: dopo circa tre mesi di lavori, si è
concluso il restauro del dipinto murale di IV stile, raffigurante
una scena di paesaggio marittimo. Il restauro è stato realizzato
grazie alla Fondazione CittàItalia d’intesa con la Soprintendenza
archeologica di Napoli e Pompei e il Commissario Delegato per
l’emergenza nell’Area Archeologica Marcello Fiori. La domus fa parte
di una serie di eleganti abitazioni riportate alla luce nel 1827 non
lontano dal Foro e prende il nome dalla famosa fontana mosaicata
dagli splendidi colori. “In tempi così difficili, solo il contributo
e la partecipazione di tutti può consentire di promuovere la
bellezza dell’Italia - spiega Ledo Prato, segretario generale della
Fondazione CittàItalia - Restituire questa straordinaria opera a
Pompei e a tutti coloro che amano l'arte e questo sito unico al
mondo, ci riempie di orgoglio”.
Per Fiori “un più moderno modello di gestione dei beni culturali, in
particolare a Pompei, non può prescindere da una virtuosa
integrazione tra la missione del pubblico e l'intervento dei
privati, che siano aziende o associazioni di cittadini, per
concorrere insieme alla conservazione e alla valorizzazione di
questo straordinario patrimonio dell’umanità”.
Il lavoro di recupero del dipinto è stato affidato al restauratore
Francesco Esposito, con la supervisione dell’archeologo della
soprintendenza Ernesto De Carolis. Sulla superficie dipinta, le
infiltrazioni di umidità provenienti dall’esterno avevano infatti
provocato fenomeni di disgregazione progressiva dell’intonaco, la
formazione di sali di vario spessore e incrostazioni superficiali
sulla pellicola pittorica. Molte le stuccature in cemento,
probabilmente realizzate durante un intervento degli anni 60, che
alteravano la lettura dell’immagine. Oggi la presentazione del
restauro che sarà subito visibile al pubblico. |
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27/03/2010
Pompei (Na): si restaura il marciapiede più antico del mondo (Il
Mattino)
Saranno recuperati e protetti
gli ultimi metri di pavimentazione ancora integra di uno tra i più
antichi marciapiedi del mondo. La banchina, che è lunga circa
quaranta metri e larga poco meno di un metro e mezzo, si trova negli
scavi di Pompei, sul lato destro della via dell'Abbondanza, proprio
lungo il tratto che dal Foro conduce al quadrivio di Olconio.
Realizzato in cocciopesto (una malta impermeabile ottenuta
mescolando calce spenta con mattoni e tegole minutamente frantumate)
il pavimento ogni giorno viene calpestato da alcune migliaia di
turisti e visitatori che percorrono quello che un tempo era il
decumano inferiore della città, senza rendersi conto che stanno
letteralmente camminando «sulla storia». L'area interessata, che è
ancora pi preziosa perché in alcuni settori è arricchita da mosaici
a forma di esagono, rischia dunque di scomparire sia per l'azione
devastante delle calzature sia per opera dei fenomeni atmosferici.
«Il progetto di salvaguardia che tra qualche settimana sarà messo in
cantiere - rivela Marcello Fiori, commissario delegato per
l'emergenza dell'area archeologica di Napoli e Pompei - tende
appunto a tutelare questo documento scientifico e culturale più
unico che raro». E questo perché il marciapiede appare di diversa
fattura nelle zone interessate. Alle aree che conservano ancora i
mosaici si affiancano zone di banchina coperte da cocciopesto
decorato con frammenti di marmo bianco, inframmezzati da altri
variamente colorati. Ovviamente, una tale tipologia di pavimento,
arricchito da tessere di marmo, conferma quanto la via
dell'Abbondanza fosse un'asse stradale importantissimo sia per le
case private che vi si affacciavano sia per gli edifici pubblici
(tra cui le terme Stabiane) che sull'arteria si aprivano. Senza
tenere conto delle sedi di corporazioni di arti e mestieri o delle
botteghe e delle osterie che offrivano cibo e bevande ai pompeiani e
agli stranieri di passaggio. In effetti, si potrebbe mettere in
relazione il tipo di abitazione o di bottega che si affacciava sul
marciapiede così decorato con l'importanza di chi abitava o aveva
negozio di fronte al quel tratto di banchina. Insomma, chi, nel I
secolo dopo Cristo, a Pompei occupava posizioni di prestigio in
ambito politico o sociale certamente poteva avere tutto l'interesse
a dimostrarlo, anche con un marciapiede impreziosito da mosaici.
«Dal canto nostro - sottolinea Fiori - transenneremo quel tratto del
marciapiede affinché nessuno calpesti e danneggi per sempre una
delle importanti testimonianze di questa città». |
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26/03/2010
Poggiomarino. Nuovo appello alla Soprintendenza del Gruppo
Archeologico Terramare 3000. Fogne al posto degli Scavi.
Questo il
testo dell'appello:
<<Alla Soprintendente
Archeologa di Napoli e Pompei, Prof.ssa M. Rosaria Salvatore
Nel solco consolidato della collaborazione fra la
Soprintendenza Archeologica da lei guidata e il Gruppo Archeologico
“Terramare 3000”, sentiamo il dovere di informarla che stiamo
portando avanti una serie di incontri con il Commissario Jucci e con
l’on. Vaccaro (autore di un’interrogazione parlamentare in
proposito) per la salvaguardia della Villa romana scoperta durante
la realizzazione del collettore fognario in via Fontanelle, a
Poggiomarino.
Gli incontri tecnici avvenuti in data 15/3/10 e in data 23/3/10,
saranno seguiti da un altro nel corso della prossima settimana a cui
sarà invitata l’Amministrazione Comunale di Poggiomarino.
Naturalmente tali incontri sono tesi alla ricerca di una soluzione
che veda soddisfatti tutti gli interessi in campo, quello del
disinquinamento e quello della tutela delle preesistenze
archeologiche, da interpretare correttamente non come contrapposti o
conflittuali, ma come sfaccettature diverse di un territorio ricco
di risorse e di problematicità. Situazione questa, del resto, ben
compresa dal Governo stesso, che saggiamente affidava alla struttura
commissariale non solo le questioni legate al disinquinamento del
bacino idrografico del fiume Sarno, ma il “superamento
dell’emergenza socio-economico-ambientale “ del territorio in
questione, interpretando in maniera non meccanicistica ed
esclusivamente emergenziale le questioni, ma mirando alla
risoluzione delle cause profonde che hanno prodotto la situazione
estremamente problematica, che si intende affrontare in maniera
diversa da come era stata affrontata, peraltro senza successo, in
passato.
Stante così la situazione rivolgiamo alla S.V.un invito alla
riflessione e alla prudenza sulla questione, che del resto appare
azzardato affrontare in maniera risolutiva in questo momento.
Per correttezza dobbiamo comunicarle che in questa delicata fase se
ravvisassimo la messa in atto da parte di chicchessia di azioni tese
alla prevaricazione di un interesse sull’altro, non ci sottrarremmo
alla necessità di segnalare i comportamenti inadeguati alla Procura
della Repubblica di Torre Annunziata, oltre che al Ministero stesso,
al Consiglio Superiore dei Beni Culturali e alla Presidenza della
Repubblica, onde capire se sul nostro territorio sia da considerarsi
sospesa la tutela dei beni culturali, così prescritto dal dettato
costituzionale per l’intero territorio nazionale.>> |
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24/03/2010
Portici (Na): inaugurato e poi richiuso il Museum Hercolanense,
mancano i fondi (Il
Mattino)
Può succedere, se il museo in
questione si chiama Museum Hercolanense, il cui recupero è costato
tre milioni (fondi Pon), inaugurato un anno fa e poi subito richiuso
perché non c'è nessun ente che può permettersi economicamente di
gestirlo. Siamo a Portici, nelle splendide stanze della Reggia, un
edificio storico colpevolmente abbandonato per anni dalla Provincia
e che solo da un po' di tempo è stato riportato al suo antico
splendore. Tra stucchi, affreschi e saloni, che solo i Borbone
potevano concepire, c'è, dunque, questo museo voluto da re Carlo III
come testimonianza degli splendidi reperti provenienti da Ercolano e
da Pompei. Dopo il recupero, durato tre anni, dal luglio dello
scorso anno, nelle sedici stanze della Regina, sono state sistemate
testimonianze autentiche del passato e altre che sono soltanto
fedeli riproduzioni (gli originali sono conservati dal 1827 nel
Museo archeologico di Napoli) ma che vale, comunque, la pena di
visitare perché danno una serie di preziose informazioni sul
rispetto dell'ambiente e sul culto per la bellezza. Qualche giorno
fa il Museo Hercolanense ha potuto aprire grazie alla sfida lanciata
dal gruppo Lions Club Miglio d'Oro di Portici, che vuole provare a
credere nella possibilità di aprire al pubblico (in maniera
permanente e non più solo occasionale) uno scrigno come questo, e
alla disponibilità e professionalità dei docenti e dei tecnici della
soprintendenza ai Beni artistici e architettonici. Per due giorni è
sembrato tutto vero, tutto possibile: decine e decine di visitatori
hanno così scoperto che a pochi passi da Napoli c'è un museo dove è
possibile imbattersi in una splendida statua della dea Flora, in una
mirabile riproduzione della scultura bronzea del celebre Cavallo
Mazzocchi, in affascinanti dipinti e affreschi dell'epoca del Miglio
d'Oro. Tutti sono rimasti a bocca aperta di fronte a quelle
meraviglie e tutti hanno lasciato quelle sale con un pizzico di
amarezza, perché dalle 13 di domenica scorsa questi tesori sono
stati richiusi e ancora una volta incredibilmente negati. Il motivo?
«Manca un piano di gestione; in soldoni mantenerlo aperto significa
spendere 700mila euro l'anno. Mancano custodi che possano assicurare
l'apertura e la chiusura della struttura - dice l’archeologa della
sovrintendenza Laura Masturzo - Le poche volte che,
dall'inaugurazione, il museo è stato aperto al pubblico è stato,
infatti, chiamato un custode da Napoli. Tutto il resto lo svolgiamo
grazie alla nostra azione di volontariato». Purtroppo, come spesso
accade in questi casi, c'è un balletto di competenze tra la
Provincia, che è proprietaria della Reggia, e la sovrintendenza che
è proprietaria del museo. Benché, tutto ciò che accade e, nel corso
degli anni, è accaduto alla Reggia di Portici può sembrare assurdo.
Basti pensare che in queste stanze dal 1920 c'è la facoltà di
Agraria (ben visibili alcuni notevoli scempi lasciati da frotte di
studenti sulle antiche mura) e sempre in queste stanze alloggiano
ancora famiglie di inquilini che, nonostante il recente recupero
della facciata della Reggia, continuano a stendere mutande e calzini
come in un normale condominio. L'iniziativa dei Lions di Portici
intanto è servita anche a finanziare la presenza di due giovani
restauratori (e quindi del Museum Hercolanense) al Salone del
Restauro di Ferrara. Magari l’esperienza servirà a invogliare
qualche ricco finanziatore del Nord a «investire» nella gestione del
museo di re Carlo III. |
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18/03/2010
Pompei (Na): per restare nell’Unesco gli Scavi hanno bisogno di un
piano di gestione (Il
Mattino)
Per restare nell’Unesco gli
Scavi hanno bisogno di un piano di gestione, una spiecie di piano
regolatore «senza il quale si è fuori dalla lista» dei beni
patrimonio dell’umanità. Il commissario dell’area archeologica di
Pompei, Ercolano e Oplonti Marcello Fiori, è così corso ai ripari
sottoscrivendo una convenzione con il presidente della Tess-Costa
del Vesuvio Leopoldo Spedaliere, per l'elaborazione del progetto.
Entro giugno, le città sepolte di Pompei, Ercolano e Oplonti avranno
il documento certificato in cui viene descritto in che modo
l'eccezionale valore dei siti sarà tutelato. La firma della
convenzione, avvenuta ieri mattina negli uffici pompeiani della
soprintendenza tra il commissario delegato per l'emergenza dell'area
archeologica di Napoli e Pompei e la Tess rappresenta il primo passo
verso l'elaborazione del piano che dovrà recepire, come già indicato
nel Codice dei beni culturali, le indicazioni dell'Unesco. «La
grande novità è che finalmente il territorio vesuviano ruoterà
intorno alle potenzialità di Pompei e delle aree archeologiche -
sottolinea il commissario Marcello Fiori - dalla segnaletica ai
trasporti, dai servizi per il turista all'agricoltura sostenibile,
tutto rientrerà in un sistema virtuoso che gli attori sul territorio
saranno chiamati ad applicare per rispondere a dei parametri,
giustamente, ritenuti indispensabili. Una richiesta quella
dell'Unesco per la quale si stava lavorando da tempo - spiega il
commissario - ma per la quale occorreva una concretizzazione che la
convenzione con la Tess ci consente di ottenere». Già nel giungo
2007 l'ex soprintendenza archeologica speciale di Pompei aveva
sottoscritto un protocollo d'intesa con i comuni di Pompei,
Ercolano, Torre Annunziata e la Tess, designando quest'ultima come
soggetto responsabile di un primo piano di gestione, poi approvato
nel luglio 2009. «Con l'intesa sottoscritta oggi implementiamo il
lavoro del piano di gestione del sito Unesco - ha detto il
presidente della Tess Leopoldo Spedaliere - e questo, naturalmente,
ci gratifica molto perché si tratta di un'iniziativa di sistema
sull'area che evolve ulteriormente le attività della nostra agenzia.
Con la firma della convenzione è come se si chiudesse un
ragionamento anche dal punto di vista infrastrutturale. Faremo in
modo, infatti, che gli Scavi guardino alle città e che le città
guardino agli Scavi in un'ottica integrata ed in un modello di
governance che tenga conto anche delle innovazioni che si stanno
apportando». Obiettivo primario del Piano di gestione è quello di
assicurare un'efficace protezione del bene, per garantirne la
trasmissione alle future generazioni. Per questo motivo lo strumento
deve tener conto delle differenze tipologiche, delle caratteristiche
e delle necessità del sito, nonché del contesto culturale e naturale
in cui si colloca. Può inoltre recepire i sistemi di pianificazione
già esistenti e altre modalità tradizionali di organizzazione e
gestione del territorio. |
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06/03/2010
Pompei (Na): scavi incustoditi ed accessibili per due ore (Il
Mattino)
Avrebbero potuto fare di
tutto, magari staccare un mosaico e portarselo a casa. Di certo sono
saliti su pezzi di colonne e capitelli per farsi immortalare come
antiche statue. Il monumento archeologico più conosciuto al mondo
per due ore in balia dei turisti. Tutto perché qualcuno ha
«dimenticato» di chiudere i cancelli mentre era in corso - fino alle
10,30- un'assemblea indetta dalla Cisl, Uil, e Rdb. Mentre gli
addetti alla sorveglianza erano impegnati nell' auditorium a
discutere del loro futuro lavorativo e a contestare gli ordini di
servizio emessi dalla soprintendente Maria Rosaria Salvatore e il
commissariamento, poco lontano, tra le antiche vestigia i visitatori
circolavano all'interno delle prestigiose domus prive di custodia. I
cancelli, dunque, sono stati aperti alle 8,30, nonostante non fosse
stata garantita la sorveglianza necessaria alla tutela del sito e
dei visitatori, e la biglietteria - gestita da privati - ha
regolarmente lavorato. Se dalla soprintendenza fanno sapere che
«laddove non arriva l'occhio umano si accendono i cento occhi
elettronici a difesa dei tesori della città sepolta», è pur vero che
gruppi di turisti si sono avventurati in zone incustodite,
spingendosi anche in luoghi indicati da cartelli come pericolanti.
«Ai gruppi accompagnati - ha precisato una guida turistica
autorizzata dalla Regione - è stato chiesto di fare attenzione a non
danneggiare gli affreschi. Per loro abbiamo garantito noi. I turisti
che hanno scelto di visitare gli Scavi autonomamente, invece,
potevano benissimo accedere in luoghi proibiti». Secondo i
vigilantes il personale che, ieri mattina, dalle otto e trenta alle
dieci è stato impegnato nel servizio di controllo era di circa
trenta unità. Il numero minimo indispensabile per garantire la
sicurezza a sito archeologico aperto. «Molte case - dichiarano
invece le guide - erano incustodite. Ripetiamo siamo stati noi a
fungere da custodi». Una delle aree più scoperte è risultata essere
quella alle spalle del ristorante degli scavi. Un gruppo di turisti
padroni per due ore dell'area archeologica, di cui facèvano parte
anche dei bambini, si sono spinti oltre i limiti del perimetro
consentito al pubblico perché attirati dal meraviglioso panorama che
affacciava sulle isole di Capri e Ischia. «Bellissima questa parte
degli Scavi - ha detto uno studente universitario romano - è la
terza volta che visito la città sepolta ma mai mi ero spinto fino a
questo punto». Così come sono diventate inviolabili le colonne del
Foro. Turiste giapponesi hanno osato oltre il dovuto arrampicandosi,
appunto, sulle colonne romane per provare il brivido di farsi
immortalare su di un monumento importante della città distrutta
duemila anni fa dalla furia del Vesuvio. Gli Scavi incustoditi,
oltre a rappresentare un pericolo per i visitatori che, in assenza
di personale atto a far rispettare le regole, hanno avuto libero
accesso alle zone proibite, hanno messo a repentaglio gli affreschi
e i mosaici delle antiche dimore pompeiane. Le telecamere della
soprintendenza archeologica, comunque, non hanno segnalato pericoli
per i turisti e per il monumento. C'è da dire, però, che non tutti i
quarantaquattro ettari riportati alla luce sono interessati dal
sistema di videosorveglianza.
Immaginate un tale che abbia in casa una cassaforte con un
inestimabile tesoro in brillanti, ori, gioielli finemente cesellati.
E poniamo il caso che il tizio lasci la cassaforte spalancata, il
suo tesoro incustodito e, in più, anche la porta di casa aperta con
tanto di chiavi infilate nella toppa. Qualcosa di simile è avvenuto
ieri agli Scavi di Pompei, ultimissimo di una lunga serie di episodi
di trascuratezza che equivalgono a lasciare uno scrigno di gioielli
unico e irripetibile in balìa del primo che passa: ieri gli Scavi
sono rimasti senza sorveglianza a lungo - almeno due ore - mentre
era in corso un'assemblea sindacale. Un banale fraintendimento tra
addetti ai controlli ha fatto saltare la chiusura prevista per la
durata dell'incontro sindacale. Così gli accessi di entrata sono
rimasti spalancati, con le consuete folte schiere di turisti intente
a sciamare felici tra le rovine. Liberi di penetrare nelle aree
proibite, d'inerpicarsi indisturbati su antichissime mura o
suggestive colonne mozzate per farsi riprendere nelle foto ricordo,
di avvicinarsi a proprio piacimento a mosaici preziosi che non
dovrebbero essere sfiorati neanche con una piuma. Niente guardiani,
niente custodi, nessuno a vigilare. Cioè, condizione ideale per
qualsiasi furto, o effrazione, o vandalizzazione. Situazione da zona
franca, paradiso in terra per predatori, di quelli che rimpolpano le
collezioni dei vari Getty Museum o anche dei boss più accorsati e
oggi lanciatissimi nella caccia al reperto pre-augusteo da esibire
in tinello. E fortuna che alcune guide regionali hanno, a un certo
punto, lanciato l'allarme. Ora, le ragioni di chi era riunito in
assemblea, esercitando un sacrosanto diritto, saranno di certo
tutt’altro che peregrine. Ma scarseggiando in questa vicenda del
tutto la logica - e scavando quindi nella sfera dei lapsus freudiani
- come si genera la somma di comportamenti che ha indotto qualcuno
che a Pompei lavora - e da quel lavoro presumibilmente ricava
sostentamento - a dimenticare gli Scavi aperti? A che vale
installare sofisticatissimi impianti di videosorveglianza se poi la
guardiola rimane sguarnita? In quest'ennesimo esempio di grave
negligenza, come nelle decine di occasioni in cui gli Scavi sono
rimasti chiusi nei periodi migliori per il turismo, si svelano
svariate pecche: incapacità e responsabilità amministrative,
manageriali, sindacali, in una terra che certo non può concedersi in
lusso di gettare alle ortiche una tra le sue poche ricchezze. E dire
che non c'è stato governo, nei vari avvicendamenti dell'ultimo
periodo come di tempi più lontani, che non si sia affrettato a
mettere sul tappeto, appena insediato, la carta rilancio e
valorizzazione di Pompei . Da un ministero all'altro – di un colore
o dell'altro - s'inanellano promesse, impegni, progetti. E così si è
lungamente discettato di privato da cui imparare, di parchi a tema
da realizzare, di alberghi da costruire per trattenere più a lungo
il turista ed evitare il mordi e fuggi . Ma poi l'epilogo di ogni
impegno dichiarato ha svelato, tutte le volte, il fiato corto di
strategie più giocate sull'annuncio che sulla costruzione paziente
del percorso. Ora, la vicenda degli Scavi incustoditi assume il
significato simbolico di adombrare le tante politiche che si sono
seguite negli anni senza risultati apprezzabili. Lasciando il tesoro
nudo, esposto, non tutelato. Bisognerebbe davvero arrabbiarsi per
tutto questo. E a proposito del tanto citato privato , che in
passati impegni presi per Pompei, avrebbe dovuto assumere le
sembianze di sponsor, purtroppo mai palesati: è proprio impossibile
imparare e praticare, in modo serio e concreto, una gestione
soddisfacente di un patrimonio che è nostro e che, continuando così,
finiremo per giocarci del tutto? In fondo, non dovrebbe essere così
difficile: basterebbe comportarsi, con queste meraviglie uniche al
mondo, come faremmo se le avessimo proprio a casa nostra. Dove non
lasceremmo mal la porta aperta, la strada spianata al primo
intenzionato che passa. Forse il problema è questo: non saper capire
fino a che punto Pompei sia proprio casa nostra.
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04/03/2010
Napoli: Gli scavi per la stazione di Santa Maria degli Angeli
portano alla luce un sepolcreto (Repubblica Napoli)
Tracce di un sepolcreto
romano sono apparse ieri negli scavi della stazione della
metropolitana in piazza Santa Maria degli Angeli a Monte di Dio. Gli
archeologi hanno trovato nel fossato del cantiere un´anfora detta "enkitrismos",
di quelle usate per la sepoltura dei neonati, contenente i resti di
un bambino dell´antichità, e numerosi frammenti che attestano la
presenza di una necropoli, probabilmente come quella del VII secolo
avanti Cristo trovata da Mario Napoli dalla parte opposta del
vallone di Chiaia. Le operazioni di "archeologia preventiva"
connessa a opere pubbliche, messe in atto da un decennio dagli
archeologi della soprintendenza di Napoli e Pompei, hanno fatto
porre i nuovi reperti allo studio degli esperti per la datazione,
secondo il solito protocollo concordato con il Comune e con
l´Ansaldo, concessionaria dei lavori. La localizzazione di piazza
Santa Maria degli Angeli è quella dell´antica Partenope, che
potrebbe affiorare quando lo scavo per la metropolitana sarà
ulteriormente approfondito. (Stella Cervasio) |
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28/02/2010
Pozzuoli: lo stadio di Antonino ancora a metà. (Napoli.com)
Un vero e proprio gioiello
dell'antichità romana finalmente restaurato e reso, se non
accessibile almeno visibile, non appena 2 anni fa dalla
sovraintendenza ai beni archeologici di Napoli, risulta nell'ala
ovest, ancora da portare alla luce, completamente abbandonato e
lasciato a se stesso, esposto al di sopra di un dirupo mai messo in
sicurezza dal rischio idrogeologico.
Via Campi Flegrei, a pochi passi dall'attuale complesso Olivetti,
moderno centro integrato di servizi e cuore pulsante dello sviluppo
ad ovest di Napoli, il sito individuato e restaurato dalla
sovraintendenza fa bella mostra sotto gli occhi di tutti sebbene i
suoi cancelli rimangano ancora chiusi per mancanza di personale;
male comune ai maggiori siti archeologici dei campi flegrei.
Voluto da Antonino Pio per onorare la memoria del padre adottivo
Adriano, morto a Baia nel 138 lo stadio di Puteoli posto in
posizione panoramica su una terrazza a picco sul mare era uno dei
maggiori dell'antichità (m. 260 x 65), inferiore solo a quello fatto
costruire da Domiziano a Roma (285 metri) e corrispondente
all'attuale piazza Navona.
La struttura che ospitava gli Eusebeia, giochi ginnici quinquennali
sull'uso di Olimpia, nel corso dei secoli soggetto ai fenomeni
tellurici che caratterizzano la zona, crollò nel settore nord
sottraendo un'ampia parte dell'arrivo curvo, lo sfendone.
In tempi recenti poi l'amministrazione fascista per ampliare il
tracciato della Via Domitiana decise di tagliare letteralmente in
due la pianta dello stadio e buona parte della pista.
Era il 1932, con l'apertura della strada si separarono anche le
sorti dei suoi resti.
Altre rovine, infatti, non meno importanti e necessitanti di
un'opera di restauro e consolidamento, visibili fronte strada,
rimangono coperte da rovi, sterpaglia e vegetazione spontanea. Sono
i ruderi delle gradinate ovest ancora del tutto inesplorati.
Al di sotto del livello stradale i vomitoria, ovvero gli ingressi
laterali che consentivano l'accesso allo stadio, visibili dal basso
percorrendo la via fasano all'altezza dell' ingresso Sofer, sporgono
pericolosamente da un dirupo mai messo in sicurezza ed insistono su
un forte contesto abitativo che dai primi anni '60 ha popolato la
zona. Più segnalazioni sono giunte agli addetti ai lavori circa
problemi legati alla cattiva incementazione delle acque meteoriche
nei valloni di ruscellamento e non mancano piccole erosioni che
vengono giù dal costone, come lamentano gli abitanti della zona.
Eppure stupisce l'idea che l' opera di recupero straoridinaria
dell'antico stadio antoniano, realizzata solo pochi anni addietro
grazie a un finanziamento di cinque milioni di fondi europei gestiti
dalla Regione, abbia tralasciato di consolidare un pezzo così
importante dell'antica struttura imperiale, testimonianza
significativa del carattere greco-orientale della città di Puteoli,
lasciando tali rovine, nude e visibili, esposte al rischio
idrogeologico semplicemente perchè poste dall'altra parte della
strada. |
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26/02/2010
Nola (Na): terme romane di San Biagio a rischio. (Il Denaro)
In pieno centro a Nola, a
qualche metro dal Tribunale e proprio sotto il pavimento della
medievale chiesa di San Biagio c'è tutto un mondo, un mondo antico:
le terme romane. Bagni, botteghe e mosaici di duemila anni fa. Ma
nessuno potrà più ammirare tutto questo. Da oggi e fino alla fine
dell'anno scolastico in corso, infatti, le visite sono state
interrotte e l'accesso vietato dal parroco, frate Tommaso Barrasso,
a causa della mancanza di fondi per mettere in sicurezza l'area ''Mi
rivolgo al Comune di Nola e alla Soprintendenza - e' l'appello di
frate Tommaso - non e' possibile consentire ancora quest'abbandono:
gioielli come questi vanno salvati e valorizzati''. Secondo quanto
spiega il frate da alcuni anni la Soprintendenza ai beni
archeologici, a causa della mancanza di fondi, ha interrotto a metà
i lavori di scavo delle terme romane, lasciando il cantiere in
condizioni precarie. |
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02/02/2010
Campania: capolavori negati e lavori in corso. La scure dei tagli da
Ercolano a Baia. I finanziamenti ridotti creano problemi per i turni
di custodia ma anche per le bollette della luce. (Il Mattino)
Con i suoi due grandi musei
archeologici di Napoli e Paestum più una pattuglia ben nutrita di
medi e piccoli contenitori - dal nuovo museo di Baia a quello di
Capua, da Buccino a quello dei gladiatori nell'anfiteatro di Santa
Maria Capua Vetere, all'Antiquarium di Boscoreale fino al museo di
Pontecagnano - la Campania viene stimata quale meta turistica capace
di proporsi al visitatore come un contenitore di pezzi di storia
straordinario e unico nel suo genere. Eppure, c'è sofferenza. Il
barometro del turismo da un paio di anni sta sul «brutto stabile».
Il calo, secondo gli studi di settore, sarebbe legato alla crisi
globale. Tuttavia, a pesare sul flop delle visite sarebbe ancor più
la chiusura del flusso dei finanziamenti da parte del ministero. Con
il risultato che, come lamentano i soprintendenti, a volte manca la
carta per le fotocopie ed è difficile persino pagare la bolletta
dell'Enel. E se a tanto si aggiunge che musei, allestiti di tutto
punto, non aprono al pubblico oppure sono visitabili solo alcune
volte alla settimana perché le sale non possono essere illuminate,
allora lo stato dell'arte non è in buona salute. È il caso, ad
esempio, del museo dei Campi Flegrei all'interno del Castello di
Baia: cinquanta sale allestite con pezzi di storia straordinaria
(durante i lavori si è scoperta persino una villa di epoca romana
con affreschi e stucchi), ma chiuso alle visite. Sofferenza anche
per Paestum, che con i suoi quattrocentomila turisti all'anno, è
calato ancora di qualche punto tra il 2008 e il 2009. Eppure, si
allestiscono mostre di caratura: ultima, quella del cratere di
Assteas impreziosito da una pittura con Giove che rapisce Europa,
mentre si valorizza l'area con il ripristino degli antichi roseti
pestani e si organizzano eventi che porteranno i visitatori anche la
notte. A Pontecagnano, il museo riaperto da pochi giorni, dopo
essere stato chiuso per problemi statici, è fuori dalle rotte
turistiche. Pochi visitatori anche per quello di Greci, inaugurato
nel dicembre scorso, in cui sono esposti un centinaio di reperti
provenienti da un'area santuariale ellenistica e da tombe risalenti
a un periodo compreso tra il VII e il III secolo avanti Cristo. Per
Buccino - il cui museo intitolato a Marcello Gigante è costato tre
anni di lavoro e sette milioni di euro, dispone di venti sale con
4mila reperti tra cui la tomba della principessa con gli ori - si
sta definendo con il Comune un accordo per tenerlo aperto di
continuo e non solo il sabato e la domenica come adesso. «Sempre
visitabile invece - sottolinea la soprintendente Maria Luisa Nava -
il museo dei Gladiatori di Santa Maria Capua Vetere, che ha gli
stessi orari dell'Anfiteatro. Anche qua come a Buccino e negli altri
siti, la promozione dovrebbe essere più curata: ma questo è un
difetto della regione e degli enti locali che dovrebbero valorizzare
maggiormente i loro tesori». Così per Boscoreale, il cui Antiquarium,
un vero e proprio gioiellino con a fianco una villa rustica del l
secolo dopo Cristo, appare penalizzato e quasi «divorato» dalla
contiguità con gli scavi di Pompei. Identico discorso, anche se in
misura minore - certamente i visitatori paganti sono numerosi - per
l’Archeologico di Napoli, sicuramente tra i più importanti al mondo,
che comunque perde presenze nonostante le grandi mostre (Ambre,
marini di Ercolano) e i nuovi allestimenti delle sale Farnese e
delle altre con la pittura pompeiana. Restano i musei con i lavori
in corso, come Ercolano, in costruzione da quasi quarant'anni, e
Pompei, chiuso dopo il terremoto del 1980. Marcello Fiori,
commissario all'area archeologica di Pompei assicura che per
quest’ultimo l'inaugurazione ci sarà quanto prima. Non rimane che
aspettare. |
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30/01/2010
Pompei (Na), riapre il tempio di Venere (Il Mattino)
Dopo 3300 [sic]euro di spesa
e un complesso intervento di riqualificazione pianificato dal
commissario straordinario, è terminato il restauro del tempio di
Venere a Pompei. È stato anche ripristinato e posto a norma il
principale percorso di uscita dall'antica Pompei. Il tempio dedicato
alla dea della bellezza rappresenta, per i turisti, il passaggio tra
l'emozione vissuta durante il tour archeologico e il ritorno alla
realtà: attraverso il tempio, infatti, i visitatori lasciano la
città antica per entrare in quella moderna.La città millenaria
ritrova il tempio dedicato alla dea della bellezza. La suggestione
del Tempio di Venere ritorna ad ammaliare i turisti di tutto il
mondo. Sono stati spesi trecentomila euro, dalle casse del
commissariato speciale di governo, per riqualificare una delle aree
meno conosciute della città sepolta, ma più interessanti e
incantevoli. L'intervento di riqualificazione del tempio,
pianificato dal commissario straordinario e concluso in questi
giorni, ha riguardato la messa in sicurezza dell'area, il restauro
delle imponenti colonne, i rifacimenti di archi crollati e la
sostituzione di opere provvisorie non più idonee alla tutela
dell'edificio antico. È stato, inoltre, ripristinato e posto a norma
il principale percorso di uscita dall'antica Pompei, l'anello di
congiunzione tra piazza del Foro e il cuore della Pompei dei nostri
giorni. I turisti hanno, ora, a disposizione un viale costituito da
agglomerato di lapillo e cemento, gradini in laterizio con corrimano
in ferro, che consentirà un regolare e sicuro deflusso dei
visitatori, evitando così i numerosi incidenti alle caviglie e alle
gambe dei turisti, denunciati in passato. Lavori urgenti e
improcrastinabili per la tutela del tempio e la salvaguardia
dell'incolumità dei turisti. «In particolare, i lavori, resi urgenti
dalla lunga assenza di manutenzione - spiega Maria Emma Pirozzi,
direttore dei lavori e tecnico della soprintendenza - hanno
riguardato il ripristino e l'integrazione dell'opus reticulatum e
pietrame misto crollato, la ripresa dei colmi murari e la messa in
sicurezza di frammenti di apparati decorativi». I lavori di restauro
sono stati coordinati dai tecnici della soprintendenza speciale per
i beni archeologici di Napoli e Pompei con l'ausilio di imprese
accreditate presso la soprintendenza. «Si tratta di un intervento
molto importante che ha riqualificato in tempi brevi il percorso di
uscita dall'area archeologica - spiega il commissario delegato
Marcello Fiori - ma soprattutto, liberato il terrapieno da crolli e
vegetazione, ora è possibile godere della vista dalla terrazza
panoramica sui Monti Lattari. Con questo intervento si conferma la
costante necessità di coniugare in modo scientificamente rigoroso le
politiche dimessa in sicurezza e quelle di valorizzazione». Il
commissario annuncia altre novità interessanti: «Sarà pronto a breve
anche il secondo camminamento collegato con la passerella di
immissione all'Antiquarium». Il Tempio di Venere rappresenta, per i
turisti, il passaggio tra la forte emozione vissuta durante il tour
archeologico e il ritorno alla realtà. È attraverso il tempio della
dea della bellezza, infatti, che i visitatori lasciano la città
antica per entrare in quella moderna.
Antonio Varone, direttore degli scavi archeologici decanta la
bellezza e l'importanza storica del Tempio di Venere. «Costruito
sulle propaggini occidentali della collina di Pompei, verso il mare
e il fiume Sarno - spiega l'archeologo Antonio Varone - il tempio fu
innalzato subito dopo l'80 avanti Cristo per onorare la dea Venere
protettrice di Lucius Cornelius Sulla, assimilata alla Venere Fisica
protettrice della città. Orientato in senso Nord-Sud verso il
litorale, su un podio in tufo circondato da portico, abbellito da
marmi, doveva essere il più sontuoso e scenograficamente splendido
degli edifici religiosi cittadini. Al momento dell'eruzione il
tempio era in piena fase di restauro a seguito del terremoto del 62
dopo Cristo; lo studio dei materiali, venuti fuori dai saggi
stratigrafici, ha fatto comprendere agli archeologi quali
trasformazioni urbanistiche nell'edilizia pubblica fossero in atto a
Pompei dalla seconda metà del Il secolo avanti Cristo». Il Tempio di
Venere è il luogo più fotografato dai turisti, e funge da belvedere
dell'area archeologica. È al centro del Tempio di Venere, infatti,
che i visitatori si fermano per ammirare il panorama che nitidamente
mostra squarci della città antica affiancata a quella moderna. |
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30/01/2010
Ercolano (Na), le nuove stanze delle meraviglie a Villa dei Papiri (Il Mattino)
Un cumulo di armi decora una
parete, con vividi affreschi. La volta a botte chiude un ambiente,
nella costruzione che regge Villa dei Papiri ad Ercolano. E’ una
delle scoperte che recenti studi hanno fatto conoscere, dopo che gli
scavi del secolo scorso avevano fatto emergere nuovi settori
dell'antica città. Solamente gli studiosi ne erano informati: anche
se una fortunata mostra, svoltasi nel Museo Archeologico di Napoli
nel 2008, e periodiche aperture di quel settore avevano permesso un
primo assaggio delle novità. La novità principale rispetto a quanto
avevano indiziato gli scavi sotterranei del 700 consiste nella
scoperta che la Villa, costruita intorno al 40 avanti Cristo, si
ergeva da una potente costruzione in opera cementizia, nella quale
erano stati ricavati almeno due livelli di vani residenziali. Dal
livello inferiore probabilmente si estendeva un passaggio per
raggiungere una «terrazza» posta a livello di poco superiore a
quello della spiaggia, posta in collegamento per mezzo di una
scalinata. La «terrazza» comprendeva un ricco padiglione,
pavimentato con marmi di vari colori, e decorato con sculture in
marmo, che ancora conservano resti delle originali coloriture
utilizzate per sottolineare le decorazioni delle vesti e i
particolari del viso. Ad una Amazzone faceva pendant una figura
femminile, rivisitazione di epoca romana del tipo noto come «Hera
Borghese», databile al IV secolo avanti Cristo. Queste due superbe
statue si aggiungono al centinaio di altri esemplari, in marmo ma
anche in bronzo, che lo svizzero Carlo Weber ricuperò dall'oscurità
dei secoli, facendone uno dei vanti del museo Ercolanese di Portici
e, poi, del Museo di Napoli. La villa acquista, grazie alla
pubblicazione avvenuta nella nuova rivista «Vesuviana» alla quale si
affianca un rapporto pubblicato nella benemerita rivista «Cronache
Ercolanesi», un suo posto nella bibliografia archeologica: dalla
quale gli studiosi traggono le informazioni necessarie
all'avanzamento della ricerca. E dai lavori scientifici le persone
colte, ma non specializzate, apprendono quanto di nuovo si è
scoperto ed illustrato nel campo dell'antichità. Di certo, il
percorso che compie un'informazione dallo scrittoio di un archeologo
alla più diffusa conoscenza è lungo, tortuoso e non si è mai sicuri
che la notizia divenuta di comune coscienza sia ancora perfettamente
coerente a quella proposta all'inizio. Da una tale incertezza si
renderebbe anche assolutamente necessario che turisti e visitatori
fossero accompagnati, durante le loro visite nei musei e nelle aree
archeologiche, da personale esperto: e non da scaltriti «ciceroni» i
quali, speculando sulla non specializzazione dei visitatori, li
intrattengono con vecchie storielle e luoghi comuni. Quanto ora si
sa della Villa dei Papiri permette di considerarla come un
importante esempio di quell'architettura per residenze di lusso, di
proprietà di illustri personaggi storici della seconda metà del I
secolo avanti Cristo, come ad esempio Cicerone, i quali scelsero le
rive del golfo di Napoli per fissare la propria residenza estiva, in
ci seguendo il pi antico esempio a noi noto, quello di Cornelia, la
madre dei due fratelli Gracchi, e poi del dittatore Silla. E gli
imperatori, da Augusto e Tiberio, a Capri, e poi a Baia fecero di
questa regione una seconda capitale estiva. Un tale insieme di
splendide architetture, che continua con gli esempi di Stabiae, a
Castellammare, di Vico Equense, di Sorrento, di Massalubrense
rendeva la costa del Golfo «simile ad un'unica città», come la
descrive Strabone sul finire del secolo. Una così straordinaria
quantità di testimonianze architettoniche non è, oggi, protetta in
maniera adeguata: sia il disordine edilizio che caratterizza troppi
angoli della costa sia gli scoscendimenti del terreno hanno
comportato distruzioni e mutilazioni. Le quali rimangono, una volta
accadute, irreparabili: così da impoverire sempre di più il nostro
patrimonio culturale, a discutibile vantaggio di nuove costruzioni,
che aumentano le difficoltà di vivere, e consumano l'ambiente
involgarendo il paesaggio. Dobbiamo essere grati agli archeologi che
hanno studiato e pubblicato le nuove scoperte della Villa dei
Papiri: così che di queste si conserverà al meno la memoria. |
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30/01/2010
Napoli, alla luce nuovi ambienti del teatro romano (Il Mattino)
Dalle viscere della città è
emersa una nuova parte del Teatro Romano dove si esibiva Nerone, in
Vicolo 5 Santi all'Anticaglia. E a portarla alla luce, il lavoro
paziente dello speleologo Enzo Albertini, presidente di «Napoli
Sotterranea». La porzione ultimamente riscoperta del teatro augusteo
(sorto sopra un teatro greco e oggi quasi interamente inglobato
negli edifici della zona) fino a sei mesi fa era una falegnameria.
Lo speleologo l'ha presa in affitto e vi ha riportato alla luce i
nuovi resti del teatro. Ogni basso del vicolo nasconde un accesso al
teatro, in ogni casa, dietro allo stucco che ricopre le pareti, ci
sono parti dell'opera augustea. Presto il nuovo sito, che abbiamo
visitato in anteprima, sarà aperto al pubblico.
Vicolo Cinque Santi, cuore del centro storico: bassi, immondizia,
degrado. E un sito archeologico riscoperto per caso. E la «summa
cavea» del teatro romano che sta tornando a galla, muro dopo muro,
dalle viscere di Napoli. Una nuova porzione del tesoro sta per
essere restituita alle visite da Enzo Albertini, speleologo e
presidente di «Napoli Sotterranea», una delle porte per le cavità
del centro storico, che si trova a circa cento metri di distanza. La
parte oggi riscoperta del teatro augusteo (sorto sopra un teatro
greco e oggi quasi interamente inglobato negli edifici della zona)
fino a sei mesi fa era una semplice falegnameria. Archi e opus
reticulatum erano coperti da materiali di officina, assi di legno,
oggetti da officina. L'insegna della falegnameria, Ruocco, era un
punto di riferimento del vicolo da decenni. E il rumore della sega a
nastro che tagliava il legno era un sottofondo abituale per la gente
del posto. Quando nel 2009 il signor Ruocco ha deciso che era venuto
il momento di andare in pensione, senza avere nessuno che rilevasse
la sua attività, su quel basso ha messo gli occhi Enzo Albertini.
L'ha preso in affitto e, con pazienza, ha riportato alla luce i
resti del teatro romano. Ci sono voluti mesi per ripulire quel luogo
dove c'era quel che rimaneva di una vita di lavoro: «La parte più
delicata si è presentata quando abbiamo dovuto togliere dalle mura
romane tutti i chiodi che erano stati piantati per agganciare pezzi
di legno e oggetti da lavoro», sorride Albertini mentre apre in
esclusiva la porta del nuovo sito archeologico che ancora non è
aperto alle visite. Il fitto dl quel locale costa 500 euro al mese,
la nuova porzione del teatro verrà inserita nel tour delle visite di
«Napoli Sotterranea» che prevede il percorso nelle cavità e anche
una prima parte di visita nei resti del teatro che si trovano in
vicolo «5 santi». Anche in questo caso al teatro si accede entrando
in un «basso», nel quale sono stati lasciati i mobili della famiglia
che l'abitava prima dell'avvento delle visite archeologiche. Si
sposta il letto matrimoniale che copriva la botola della «cantina»
della famiglia. Quella cantina era, in realtà, un accesso diretto ai
corridoi che correvano sotto al proscenio, quelli nei quali gli
attori si preparavano e dove lavoravano i tecnici per sollevare gli
artifici di scena. Ogni basso del vicolo nasconde un accesso al
teatro, in ogni casa, dietro allo stucco che ricopre le pareti, ci
sono i resti di quell'immensa opera augustea: «La soprintendenza ha
una pianta precisa del teatro e ne conosce ogni particolare - spiega
Albertini - noi cerchiamo di rendere fruibili queste meraviglie,
pronti a rispondere alle richieste della Soprintendenza. Lo facciamo
senza chiedere fondi, operando esclusivamente da privati, da
appassionati». Albertini si perde nei racconti: «Noi pensiamo che
qui sia passato Nerone durante la stia esibizione napoletana che
culminò con un potente terremoto - dice - ma aspettiamo conferme
dagli archeologi». All'interno della nuova porzione di teatro romano
appena riportata in vita, è stata fatta anche una nuova scoperta.
Nel pavimento correvano dei piccoli canali che erano completamente
ostruiti dal materiale di risulta generato dalla sega circolare.
Durante la pulizia è venuta fuori la presenza di canali di scolo
delle fogne di epoca borbonica, realizzati con riggiole da disegni
di colore blu. Quei canali sono stati protetti da grate e sono
visibili nell'ex falegnameria dove, attualmente, è in allestimento
anche una mostra presepiale. |
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30/01/2010
Pompei (Na), presto aperta la casa dei Casti Amanti (Il Mattino)
In attesa della straordinaria
apertura della Casa dei Casti Amanti, annunciata per febbraio,
oggetto di polemiche nei giorni scorsi per un presunto crollo,
smentito dalla soprintendenza, sono decine le domus antiche
interessate da interventi di restauro. Nel piano triennale redatto
dal commissariato di governo saranno investiti trenta milioni di
euro dal 2008 al 2010 per riportare agli antichi splendori le case
della Pompei distrutta dall'eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo.
I lavori prevedono i restauri degli arredi decorativi della Villa
dei Misteri, delle case di «Paquio Proculo» , di «Giulia Felice»,
del «Criptoportico», dello «Specchio», di «Sirico» su via Stabia, di
«Fullonica di Stephanus», del poeta Tragico, della «Regina
Margherita», di «Orfeo», di «Cesio Blando» de «l'orso Ferito» e de
«l'Adone Ferito». Anche Ercolano, con il restauro degli affreschi
della casa del «Colonnato Tuscanico», rientra nell'investimento del
piano triennale per il rilancio dei siti archeologici di competenza
della soprintendenza speciale di Napoli e Pompei. Così come Oplonti
conio scavo e il restauro completo della villa «B», lavori, questi
ultimi, che vedranno un impegno di spesa di un milione di euro. |
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26/01/2010
Pompei (Na), crolla muro, nessun affresco danneggiato (Il Mattino)
Una interrogazione urgente al
ministro dei Beni culturali Bondi «sull'incredibile crollo di una
gru avvenuto il 18 gennaio negli Scavi di Pompei, che avrebbe
danneggiato reperti archeologici e affreschi»; a proporla è stata
Luisa Bossa, deputata Pd ed ex sindaco di Ercolano. «Si sta cercando
di mettere la sordina ad un evento incredibile - dice Bossa - da
fonti riservate ho saputo che il crollo sarebbe stato causato da
lavori frettolosi alla casa dei casti amanti, ordinati dal
commissario Fiori, vice di Guido Bertolaso alla Protezione civile,
in vista di una imminente visita del presidente del Consiglio
Berlusconi. La gru utilizzata per i lavori sarebbe stata posizionata
male, su una superficie non idonea, un terreno friabile che sotto la
pioggia, ha ceduto facendo crollare trenta metri di muro antico in
prossimità di via dell'Abbondanza, causando danni gravi a resti
archeologici ed affreschi». Dagli Scavi negano il danneggiamento di
affreschi ma l'archeologo Antonio Varone, attuale direttore
dell'area archeologica, spiega: «Nei giorni scorsi c'è stato un
piccolo smottamento che non ha causato danni significativi; a causa
delle forti piogge è infatti franato un terreno nell'insula
adiacente a quella della Casa dei casti amanti, con il conseguente
crollo di alcuni metri di un muro perimetrale dove non vi erano
affreschi. Siamo comunque intervenuti subito, proprio grazie
all'operatività del cantiere». Anzi il commissario straordinario
Marcello Fiori rilancia annunciando che nuove meraviglie affiorano
proprio dalla Casa dei casti amanti e grazie al cantiere di scavo
«trasparente» già dal mese di febbraio i visitatori potranno
assistere «in diretta al lavoro degli archeologi e dei restauratori:
dopo dieci anni di abbandono e chiusura forzata», spiega Fiori. E
aggiunge: «E un cantiere al quale teniamo molto basti pensare che
gli scavi iniziarono nell'87». Tra le ultime scoperte degli
archeologi al lavoro, quella relativa alla cisterna che dava acqua
alla panetteria e importanti riscontri relativi ai lavori che poco
prima dell'eruzione i pompeiani stavano compiendo per riparare i
danni di un recente terremoto. «Questo dimostra come la società
pompeiana fosse viva e attiva nel momento della tragedia», conclude
l'archeologo Varone. Ma le rassicurazioni della dirigenza degli
Scavi non bastano a bloccare la polemica. Gianfranco Cerasoli,
segretario generale Uil-Beni culturali, in un comunicato punta alla
gestione complessiva del patrimonio: «Le aree archeologiche sono,
ormai di competenza della Protezione civile che lavora con i suoi
sistemi». Come? «Gli operai, su ordine del commissario, lavorano
fino a tarda notte e anche di sabato e domenica per ultimare i
lavori entro la data di inaugurazione del teatro San Carlo quando
pare il presidente Napolitano verrà a visitare gli Scavi». Cerasoli
parla anche di giallo delle date in cui il crollo si sarebbe
verificato: «Il fatto è accaduto il 13 gennaio». Il sindacalista
cita anche un provvedimento di somma urgenza «per l'eliminazione del
pericolo per la pubblica incolumità e per i beni archeologici dovuto
allo smottamento verificatosi presso la scarpata che delimita ad
ovest il vicolo tra le insule 11 e 12 della Regio IX per un importo
di 2OOmila euro». In campo anche Italia Nostra che sottolinea «la
presenza di un clima di omertà che preoccupa tanto quanto il
gravissimo episodio di mancata tutela». Già da tempo l'associazione
«denuncia con forza le distorsioni che la pratica dei
commissariamenti provoca al sistema della tutela del nostro
patrimonio». |
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26/01/2010
Pompei (Na), crollo negli scavi (Repubblica)
Ora che non c´è più traccia
né di una gru sprofondata né di una briciola di terreno franato,
girano le foto ordinate degli Scavi. La Casa dei casti amanti,
gioiello ancora sotto i ponteggi, appare ieri, sotto il cielo grigio
di Pompei, protetta e in via di recupero. Ma quando è saltato il
"divieto di accesso" - ieri - sul cantiere dei sospetti ed è partita
l´operazione trasparenza da parte del commissario Marcello Fiori,
era già troppo tardi.
«Ma quale frana, quale danneggiamento ai beni archeologici», scuote
la testa Fiori, il manager della Protezione civile insediato dalla
scorsa estate nel cuore, e nei conti, della Soprintendenza. Ai
celebri misteri della cittadina riemersa dalle ceneri, se ne
aggiunge un altro. Un crollo diventato un affare di Stato, un giallo
politico-istituzionale.
Otto giorni fa, una frana rimasta "segreta", con smottamento di un
terrapieno, avrebbe compromesso lo stato di alcuni affreschi degli
Scavi, mentre nessuno ha ancora relazionato l´incidente al
responsabile della Direzione delle antichità, Stefano De Caro.
Scoppia così la tensione latente da mesi. È il conflitto tra la
gestione dei cantieri archeologici affidata alla Protezione civile,
attraverso Fiori, braccio destro di Guido Bertolaso e la visione di
quanti - come dipendenti, sindacalisti, associazioni e qualche
parlamentare Pd - denunciano una situazione di arbitrio e mancata
sicurezza. In sintesi: «Lavori fatti in fretta e furia, cantieri
messi su senza piani di sicurezza, rischi per i lavoratori e per lo
stato di conservazione dei beni».
Cos´è avvenuto davvero, a ridosso della Casa dei casti amanti, il 14
o il 18 gennaio? È stato un ridotto smottamento o si è sfiorata la
tragedia archeologica (era buio e i lavoratori non c´erano)? Proprio
quel pezzo di Scavi dovrebbe far da sfondo alla prossima,
attesissima visita del presidente Berlusconi al parco archeologico.
Il premier lo ha ribadito sabato 16 gennaio: «Verrò a Napoli per
sostenere Caldoro (il candidato Pdl, ndr), e anche perché è tanto
tempo che voglio visitare Pompei». Ma Fiori nega: preferisce
ribaltare la vicenda con l´annuncio che «a febbraio sarà possibile
seguire i lavori di scavo nella Casa dei casti amanti attraverso un
cantiere trasparente, e un sistema di telecamere». Il direttore
degli Scavi, l´archeologo Antonio Varone, conferma: «Nei giorni
scorsi c´è stato un piccolo smottamento che non ha causato danni
significativi: è franato un terreno nell´insula adiacente a quella
della Casa, con il crollo di una parte di muro perimetrale. Siamo
intervenuti subito, grazie all´operatività del cantiere».
L´associazione Italia Nostra parla invece di «omertà», denuncia «le
distorsioni che la pratica dei commissariamenti sta creando», chiede
«agli organi dell´amministrazione dei Beni culturali una relazione
celere e immediata». Ma la più severa è l´interrogazione firmata da
Luisa Bossa, deputata Pd.
«Si sta cercando di mettere la sordina ad un evento incredibile -
scrive la Bossa - Da fonti riservate ho saputo che il crollo sarebbe
stato causato da lavori frettolosi alla Casa dei casti amanti,
ordinati dal commissario Fiori in vista dell´imminente visita del
premier. La gru utilizzata per i lavori sarebbe stata posizionata
male, su una superficie non idonea: un terreno friabile che sotto la
pioggia, ha ceduto facendo crollare trenta metri di muro antico in
prossimità di via dell´Abbondanza, causando danni gravi a resti
archeologici ed affreschi». Fiori però nega. «Non c´erano gru. Si
tratta di visionari», spiega a Roma.
Resta la domanda da girare all´archeologo Stefano De Caro. Perché
tanto ritardi su una frana che colpisce un´area sensibile? «Mah...
Dipende dalla valutazione che ne fa il soprintendente. Ma ho chiesto
la relazione, vedremo». E il sindacalista Biagio De Felice, Cgil,
puntualizza: «Siamo di fronte al fallimento della politica
culturale; e nel deserto si fa strada l´efficientismo della
Protezione civile. Da noi gira la battuta: sull´eruzione siete
arrivati con 2 mila anni di ritardo, non vi agitate ora». |
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22/01/2010
Zona atellana (Na-Ce), dopo mezzo secolo il sogno degli atellani
diventa realtà: al via gli scavi per il parco archeologico (terranews.it)
Atella riaffiora dalla terra.
Conquistata, distrutta, ricostruita, risorta, bruciata, derubata e,
poi, cancellata dalla terra e dal ricordo. Ma, oggi, finalmente il
destino sembra accendere una nuova luce di speranza per la città
osca, tra le più importanti del mondo antico, rinomata nel mondo
letterario per essere stata la culla del teatro italico con le sue
Fabule. “Il loro sogno sarebbe quello di destinare tutta la zona a
parco archeologico, acquistare i terreni, far proseguire gli scavi”.
“Loro” sono gli amministratori atellani degli anni sessanta, del cui
pensiero si ha traccia nelle cronache giornalistiche che
accompagnarono la prima campagna di scavi del 1966. E dopo circa
mezzo secolo il sogno degli atellani diventa finalmente realtà: il
parco archeologico è in costruzione, i terreni espropriati e
recintati, e da ieri è iniziata una nuova e più articolata campagna
di scavi.
Un evento di grande portata storica, culturale e scientifica,
destinato ad incidere lo sviluppo e il tessuto sociale di quel
nucleo di comuni (Sant’Arpino, Succivo, Orta di Atella e
Frattaminore) sorti dalle rovine di Atella, in quel fazzoletto di
terra che un tempo costituiva l’ombelico della Campania felix. A
Sant’Arpino, cittadina in cui ricade il sito archeologico atellano,
la “storicità” del momento era tutta neo volti, tesi ed emozionati,
di quanti a diverso titolo ieri si sono radunati lungo l’area dello
scavo, “sopra - per dirla con le parole dello storico F.P. Maisto -
le rovine ove ancora suona l’eco lontana delle glorie antiche”.
“Le speranze del rilancio economico dell’intera area sono tutte
racchiuse nell’esito di questi scavi”: sentenzia Eugenio Di Santo,
sindaco di Sant’Arpino, capofila dell’accordo di programma
sottoscritto dai comuni atellani e dalla soprintendenza archeologica
delle province di Napoli e Caserta. Mentre gli archeologi,
capeggiati da Luigi Lombardi, incominciavano con pala e cazzuola a
sollevare la terra, l’assessore ai lavori pubblici Elpidio Iorio,
affiancato dal collega con delega alla cultura Giuseppe Lettera e
dal responsabile di zona della soprintendenza archeologica Enrico
Stanco, fiducioso ha affermato: “vorremmo che dalle coltri di
terreno venisse a galla, come per magia, il tempio del teatro per
antonomasia si potrebbe, forse, a ragione veduta, parlare della più
importante scoperta archeologica nel nuovo millennio”.
Del teatro - dove furono rappresentate le Atellane e dove si vuole
che Virgilio abbia letto in anteprima le Georgiche all’imperatore
Ottaviano Augusto - si ha memoria solo negli scritti degli storici e
dei letterati romani, tra cui Svetonio, il quale racconta che quando
Tiberio morì a Misenum taluni proposero di trasportarne il cadavere
ad Atella e di cremarlo nell’anfiteatro. Episodi riecheggiati a più
riprese, ieri mattina, in special modo dai rappresentanti dei
sodalizi locali che in questi lungi decenni non hanno mai smesso di
cullare la speranza di vedere concretizzarsi il sogno del parco,
come nel caso dell’Archeoclub di Atella e dell’Istituto di Studi
Atellani, presenti con i rispettivi presidenti Giuseppe Petrocelli e
Franco Montanaro. I lavori sono seguiti da un pool di tecnici (dal
responsabile unico del procedimento Vito Buonomo, dai direttori dei
lavori Salvatore Di Leva, Mario Belardo, Monterosso ed Elpidio
Angelino), sono eseguiti dall’impresa Mastrominico e seguiti con
particolare cura dal direttore del cantiere Carmine Capasso.
Ultradecennale il cammino del progetto del parco che ha compiuto un
decisivo passo in avanti dal 1996 in poi con l’allora sindaco
Giuseppe Dell’Aversana, per arrivare poi al finanziamento (di circa
10 miliardi di vecchie lire) nell’anno 2003. Determinante per la
definizione dell’annosa vicenda fu la visita a Sant’Arpino - nel
2002 - del Premio Nobel Dario Fo che, intervenuto a sostegno della
Rassegna Nazionale di Teatro Scuola PulciNellaMente, sollecitò il
governatore Antonio Bassolino a dare una risposta forte e concreta
sull’istanza del parco. Già attuate, dunque, le prima fasi del
finanziamento: sono stati compiuti i lavori di restauro
dell’edificio ex podesteria della fu Atella di Napoli, ubicato
proprio al centro del parco; sono stati espropriati e recintati
circa 60 mila metri quadri di terreno. Ora con gli scavi inizia la
seconda fase, per certi aspetti più emozionante, che contempla
appunto la campagna di scavi e parte del consolidamento del “Castellone”,
mura residue di un edificio termale, che “vetusto e vuoto s’erige
ancor fedele sul roso ciglio della piana antica”. Quattro i saggi da
compiere, il primo, quello avviato ieri, punta diritto a riscoprire
l’anfiteatro. Dopo i primi cinquanta centimetri di scavo già sono
state intraviste delle traccia murarie. L’emozione sale di pari
passo con l’avanzare della profondità di scavo. Il conto alla
rovescia degli atellani di poter finalmente vedere avverarsi un
sogno antico è iniziato. |
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16/01/2010
Poggiomarino (Na), nuova scoperta archeologica, la denuncia di
"Terramare 3000"
Interventi veloci ed
immediati a tutela dei beni archeologici della cittadina: è questo
l’appello che arriva dalla terra della memoria che continua a
difendere il suo territorio e in modo particolare i beni
archeologici che ne rappresentano l’inestimabile patrimonio storico
culturale della cittadina. Dopo infatti l’intervento del sindaco
Vincenzo Vastola che meno di un mese fa ha scritto alla
Sovrintendenza ai beni culturali per chiedere di sapere le decisioni
della soprintendenza sull’area archeologica di Longola e il punto
delle indagini su via Fontanelle, ora è la volta del Gruppo
Archeologico “Terramare 3000” che ha cosi deciso di far sentire la
sua voce dopo gli ultimi dati emersi. “Intendo richiamare
l’attenzione sulla situazione di insospettata complessità e di
grande interesse archeologico presentatasi durante le indagini
condotte in via Fontanelle, a Poggiomarino, per conto della
Soprintendenza Archeologica di Napoli e Pompei – si legge nella nota
della prof.ssa Linda Solino, indirizzata alla soprintendenza - a
conclusione della stessa indagine e in considerazione
dell’imprevista estensione e interesse del giacimento archeologico
individuato, insospettabile in precedenza, invito ad una rinnovata
valutazione della situazione alla luce delle stesse novità emerse”.
Ma quello che emerge dalla nota non è solo la richiesta di
rivalutare i beni ma in modo particolare quello di tutelarli e
sopperire ad emergenze che in caso contrario potrebbero solo creare
danni ai beni preesistenti, infatti il sollecito che arriva è nella
“Si sollecita, inoltre, la ricerca di una soluzione concertata non
solo dalla Soprintendenza stessa e dal Commissariato per il
superamento dell’emergenza socio-economica-ambientale del fiume
Sarno, ma anche dall’Amministrazione Comunale di Poggiomarino e dai
portatori di interessi legittimi che possa conciliare l’esigenza
della tutela della salute pubblica con l’interesse della tutela e
salvaguardia del rilevante giacimento archeologico emerso”. Infine
“valutato che la prosecuzione sic et simpliciter dei lavori in corso
per la costruzione del collettore fognario di via Fontanelle –
conclude la nota - provocherebbero la perdita irrimediabile di un
insieme di emergenze non ancora adeguatamente e completamente
indagate e visto il crescente interesse con il quale la
cittadinanza, i partiti politici, le associazioni, le scuole, le
parrocchie, seguono l’evolversi della situazione,si auspica
un’estensione del vincolo archeologico che metta l’area stessa e i
giacimenti in essa contenuti in sicurezza, ai sensi delle vigenti
normative”. Insomma un intervento immediato per non vedere perso
l’intero patrimonio archeologico che ora sta finalmente venendo alla
luce, una battaglia per la valorizzazione degli scavi in via
Fontanelle che ormai rappresentano la carta d’identità della
popolazione locale. Gli scavi infatti sono stati realizzati dalla
Sovrintendenza ai beni culturali, su richiesta del commissariato di
governo per la bonifica del Sarno, che in quella zona sta ultimando
il nuovo sistema fognario. Un lavoro preventivo che avrebbe portato
alla luce importanti scoperte, sulla cui natura ora il Comune e
Associazioni chiedono più tutela e valorizzazione soprattutto alla
luce di numerose scoperte, tra queste quella del 2000 quando fu
rinvenuto un importante sito protostorico del VI secolo avanti
Cristo in località Longola, proprio mentre venivano effettuati i
lavori per la costruzione del depuratore del Sarno.
Sulla questione è stata anche presentata
un'interrogazione parlamentare al competente ministro da parte
dell'onorevole Guglielmo Vaccaro. |
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16/01/2010
San Cipriano d'Aversa (Ce), sequestrato corredo tombale del IV
secolo a.C. (Il Mattino)
Quattro vasi, che esperti
della Soprintendenza per i beni Archeologici di Caserta hanno
valutato come oggetti di notevole interesse archeologico,
riconducibili a un arredo tombale risalente al IV secolo a.C.
proveniente dall’area campana settentrionale, sono stati sequestrati
da agenti della Squadra Mobile di Caserta, nell’abitazione di San
Cipriano d’Aversa appartenente al boss Michele Zagaria. I reperti
sequestrati sono stati trovati da agenti della Mobile casertana e
del Posto Fisso di Casapesenna, nell’ambito di speciali servizi
disposti per la ricerca dei latitanti. Una perquisizione
«straordinaria», per verificare la possibilità di visite recenti del
boss latitante nell’abitazione di famiglia.
Secondo gli investigatori, i vasi sarebbero un dono preziosissimo
fatto dagli affiliati al loro capo. Trattandosi di beni appartenenti
al patrimonio indisponibile dello Stato, la polizia ha denunciato la
sorella del latitante, Gesualda Zagaria, di 43 anni, che risiede
nell’abitazione perquisita. La donna è accusata di ricettazione, i
quattro vasi sono stati sequestrati e affidati alla Soprintendenza. |
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16/01/2010
Salerno, sequestrati tre reperti (Il Mattino)
I militari della Sezione
Operativa Navale di Salerno, con la collaborazione di funzionari
delle Soprintendenze per i Beni Archeologici e Storico Artistici di
Salerno, Avellino, Benevento e Caserta, hanno sequestrato nel corso
di un mirato servizio tre reperti ritenuti di particolare interesse
storico e artistico. Si tratta di una colonna marmorea con basamento
e capitello risalente all'epoca medioevale. I reperti rinvenuti nel
cantiere di "Palazzo Sabbetta" nel centro storico di Salerno sono
stati concentrati presso il Museo Diocesano "San Matteo" di Salerno,
dove sono ubicati i depositi di opere d'arte della Soprintendenza.Il
Direttore dei lavori è stato deferito alla competente A.G. per non
aver immediatamente segnalato alle Autorità competenti il
ritrovamento. Palazzo Sabbetta è al centro di un’inchiesta penale
avviata dalla Procura in relazione alla procedura di demolizione
dell'immobile. Recentemente è stata disposta l'acquisizione di
ulteriore documentazione ed è stato nuovamente sentito dagli
investigatori il dirigente del Comune, responsabile del
procedimento. Contemporaneamente sono stati sentiti dagli inquirenti
anche alcuni tra i proprietari, dopo che sono state presentate in
Procura alcune integrazioni all'originaria denuncia, presentata dai
fratelli Sabbetta. Il sostituto procuratore Angelo Frattini,
titolare dell'indagine ha delegato gli uomini della Polizia
municipale, diretti dal capitano Eduardo Bruscaglin, per sentire il
dirigente comunale sulla procedura di demolizione. È proprio lì
infatti che si concentra l'attenzione della Procura. L'aspetto
fondamentale, oggetto dell'indagine penale, è rappresentato proprio
dalla procedura attivata dal Comune, che secondo i proprietari dello
storico immobile, sarebbe illegittima. In pratica i fratelli
Sabbetta hanno denunciato quelli che loro ritengono essere veri e
propri abusi commessi nell'iter seguito dal Comune. Secondo i
denuncianti l'Amministrazione comunale non si sarebbe limitata alla
messa in sicurezza di alcune parti pericolanti dell'edificio, ma
avrebbe attivato una procedura di completa demolizione
dell'edificio. L'aspetto penale si collega inevitabilmente con
quello amministrativo, il Consiglio di Stato nell'ultima decisione
ha ammesso la demolizione per garantire la pubblica incolumità in
relazione alle parti pericolanti, interventi che si sarebbero dovuti
concordare con i proprietari dell'immobile. Per i fratelli Sabbetta
invece nella procedura attivata dal Comune sarebbero ravvisabili una
serie di illgettimità, che loro hanno denunciato e che ora sono al
vaglio della Procura |
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14/01/2010
Napoli, recuperata statua romana in condominio (Repubblica)
Si
erano abituati a tenerlo in giardino, quasi come un santo
protettore. Il busto senza testa di un imperatore, a giudicare da
panneggi e decorazioni dell´abito di età antonina, giaceva ormai da
tempo immemorabile nel cortile quasi coperto dall´erba in un
condominio di case popolari di Fuorigrotta. Popolari sì, ma fatte
con un certo garbo, negli anni Trenta. E con un "plus" inaspettato;
una statua di marmo di epoca romana. I carabinieri del Nucleo tutela
patrimonio culturale di Castel Sant´Elmo con i militari della
Compagnia di Rione Traiano sono corsi a recuperarla: era arrivata la
notizia che una "altolocata" committenza aveva dato ordine ai ladri
di archeologia di rubarla e portarla a destinazione chissà dove. Il
difficile è stato scovarla: la notizia del furto imminente dava un
indirizzo sommario e incompleto. Alla fine, accelerando le ricerche
per prevenire i ladri, gli investigatori sono arrivati nel giardino
giusto. Tra lo stupore generale degli abitanti.
Avrebbe preso il volo, magari per l´estero, il Nord Europa o
addirittura gli Stati Uniti. Un recupero importante, perché, secondo
l´archeologo Giuseppe Vecchio, che ha collaborato con i carabinieri
ed ha analizzato il reperto, il busto acefalo doveva far parte di un
monumento dedicato a un imperatore di età antonina (dal 140 dopo
Cristo, gli anni di Antonino Pio, adottato da Adriano, alla morte di
Commodo, avvenuta nel 193). E doveva avere una collocazione
privilegiata: lungo la via per Pozzuoli, prossima all´uscita della
Crypta Neapolitana.
Una statua di simile fattura fu trovata a Ercolano. Il busto di
Fuorigrotta, di dimensioni doppie della grandezza naturale, e che
risponde ai canoni dell´accentuata plasticità del periodo, venne
alla luce proprio negli anni in cui i sei edifici furono costruiti
intorno a un unico cortile, negli anni Trenta, durante lo scavo
delle fondamenta. Nate come case popolari, le belle palazzine sono
diventate nel tempo residenze private. Da allora la presenza
dell´imperatore senza volto è diventato genius loci per tutti gli
abitanti, che non si sono mai posti neppure il problema della sua
esistenza e della sua permanenza in quello spazio antistante le
case: faceva parte del paesaggio, la sua presenza veniva ormai data
per scontata. E non si è più mosso da lì. Ma il mercato della
ricettazione di reperti, in questo periodo più che mai a caccia di
opere da proporre agli intenditori, l´ha scoperto e ne ha
riconosciuto il valore, mettendo in pericolo la scultura romana.
La voce è giunta ai carabinieri che si occupano dell´arte rubata,
che questa volta sono riusciti a prevenire i ladri. In mezzo
all´erba delle aiuole un po´ incolte del condominio la statua è
rimasta per tutto questo tempo, paradossalmente tutto sommato ben
conservata, nonostante l´esposizione alle intemperie. Il ritratto di
uno sconosciuto personaggio storico sarà sottoposto a un intervento
di restauro conservativo nel laboratorio del Museo archeologico dove
ora si trova. Poi nulla vieta che possa essere esposta al pubblico.
In fondo anche i resti di Paestum antica erano sepolti tra dune di
terreno e cespugli di rose e furono scoperti così. |
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14/01/2010
Carinola (Ce), tombaroli in azione a Forum Popili (www.carinola.net)
Mi giunge stasera la mail di
un giovane Indiana Jones, probabilmente lo stesso che si è
preoccupato di avvertire e di accompagnare il Comandante Mario
Tuozzi, il Maresciallo Francesco Capezzuto e la Vigile Marilisa
Palmieri sul luogo del delitto scoperto dallo stesso giovane di cui
non facciamo
il nome e lo faremo solo se lui ci autorizzerà a farlo, ma non
dimentichiamo di ringraziarlo a nome di tutti i nostri visitatori e
credo anche a nome dei cittadini di Carinola che amano Carinola ed
amano Civitarotta ed attendono che si ponga fine a questo scempio
che dura da sempre! Vi prego e Vi scongiuro, sembrano voler dire
tutti i carinolesi, e non solo,:metteteci riparo ! Lo avevamo
purtroppo facilmente profetizzato che non sarebbe bastato "ricoprire
di terra gli scavi", avevamo chiesto di videomonitorare la zona (
cosa peraltro indispensabile anche per l'Episcopio per la cui
ristrutturazione pur si ottennero duemilioni di euro e dello stato
dei lavori in corso sarebbe il caso di informare la cittadinanza!) !
Veniamo alla mail:"oggi pomeriggio alle ore 16:00 scoperti in località
civitarotta 3 grossi scavi clandestini archeologici nei pressi del
vivaio Maisto i vigili urbani di carinola con a capo il comandante
mario tuozzi hanno recuperato frammenti di materiale ceramico a
vernice nera del 3 sec a.c.di fattura calena e una rara maschera in
terracotta di presunta epoca romana".Quindi ho telefonato al
Comandante Tuozzi che pure ad ora tarda mi ha gentilmente confermato
il contenuto della mail aggiungendo che hanno dovuto recuperare dal
fango frammenti e reperti e che effettivamente gli scavi sembravano
essere tre, aggiungeva che avrebbe informato la Soprintendenza nelle
prossime ore per il di più a praticarsi! Mi ha precisato che i
recuperi in gran parte sono frammenti di reperti, Facile ovviamente
presumere che il meglio è stato tranquillamente portato via!Quindi
ancora una brillante operazione dei Vigili Urbani che mette in
risalto lo splendido lavoro svolto sul territorio da quando si
avvalgono dell'ausilio dei quattordici giovani, uno anzi una dei
quali ha partecipato in prima persona all'operazione.Balza agli
occhi però anche la necessità improcrastinabile di fare qualcosa per
prevenire nuovi atti delittuosi nella zona di FORO POPILIO,
qualunque cosa per impedire a questi delinquenti di continuare le
loro razzie impedendo ai nostri figli e ai nostri nipoti di potersi
beare delle bellezze immense di questa città sepolta già
abbondantemente derubata e da anni! Forse gli ultimi scavi hanno
incrementato la cupidigia di questi sciagurati ma questo non
giustifica nulla e comunque è meglio rinunciare a qualche
manifestazione ludica e spendere per mettere in sicurezza questo
tesoro inestimabile!
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06/01/2010
Pompei (Na), dal 1860 al 2009 la Pompei inedita (Il Mattino)
"Per la rimozione, la quale
rende inaccessibile e contemporaneamente conserva qualche cosa di
psichico, non vi è in realtà analogia migliore del destino subìto da
Pompei, che è stata sepolta ed è ritornata alla luce ad opera della
vanga" (Sigmund Freud, 1906, Gradiva).
Il fascino misterioso della Pompei distrutta dal Vesuvio, conservata
da cenere e lapilli per più di milleottocento anni, rapì, anche, la
mente di Freud tanto da citarla nei suoi studi sulla teoria della
rimozione. Molti hanno subito il fascino delle antichità di Pompei,
scrittori, pittori, registi ed ecco, perché, il sindaco Claudio
D'Alessio ha voluto mettere in mostra "un lato sconosciuto della
città che rappresenta". Dal 1860 al 2009 la Pompei inedita sarà in
vetrina al secondo piano dello storico edificio "De Fusco", ieri
dimora del beato Bartolo Longo, fondatore della città nuova, e della
moglie, la contessa Marianna Farnararo. È in questo arco di tempo,
infatti, che da una parte cresce il sito archeologico e dall'altra
nasce e si sviluppa il polo religioso attorno al santuario. Tra i
cinque milioni di turisti e i pellegrini, provenienti da ogni parte
del mondo, vi sono numerosi scrittori, artisti e giornalisti che
narrano il loro viaggio e descrivono la città. Quella reale sentita
come patrimonio dell'umanità e quella plurisimbolica
dell'immaginario collettivo: antico e moderno; distruzione e
costruzione; le ceneri e la rinascita dalle ceneri; Venere e Maria,
la città sacra e il dialogo tra le religioni; la città della pace in
un mondo in guerra; la città della solidarietà e dell'accoglienza.
Fotografie, versi, la magia e il mistero catturati da una cinepresa
saranno messi a disposizione dei "viaggiatori a Pompei". La città
sepolta vista da Ludovico di Baviera, da Picasso e da Paul Getty.
L'unione tra la città archeologica e quella sacra con l'arrivo di
Papa Giovanni Paolo II che, con l'elicottero Pontificio, atterrò
nell'Anfiteatro, gesto simbolico che sancì l'armonia tra le due
realtà. Il progetto museale, denominato "Pompei Gran Tour", vuole
tracciare "l'identikit e i sentimenti del viaggiatore tipo", come
spiega il sindaco D'Alessio. "Il progetto, approvato dalla giunta,
precisa il primo cittadino - descrive ai visitatori la città antica
e quella moderna attraverso i racconti, le immagine e i dipinti di
visitatori illustri quali Freud, Picasso, Getty e i Pontefici
Giovanni Paolo II e Benedetto XVI". Il museo sarà allestito al
secondo piano della casa comunale, attualmente occupata dagli uffici
finanziari dell'ente, i quali saranno trasferiti nell'edificio di
piazza Schettini, adiacente al comando della polizia municipale.
"Pompei fonda la propria economia sul turismo culturale - evidenzia
il sindaco - che richiede di essere rilanciato con interventi
strutturali, capaci di attrarre i visitatori del sito archeologico e
di invitarli nella città nuova con un'offerta stabile di opportunità
interessanti come il museo del Grand Tour". |
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06/01/2010
Buccino (Sa), fondi per il museo archeologico (Il Mattino)
La gestione del museo
archeologico internazionale di Buccino, dedicato al professore
Marcello Gigante, ottiene dalla Regione un finanziamento di 200 mila
euro. Ad annunciarlo è il consigliere regionale del Pd, Ugo
Carpinelli, durante un incontro politico, a Buccino. I fondi saranno
destinati alla gestione di questa struttura, che diventa una costola
del Comune, anche in termini burocratici, con la nascita di un
ufficio, impiegati del Comune che saranno qui dislocati e,
ovviamente, le guide che consentiranno l'apertura e le visite ai
turisti. La gestione sarà affidata ad una fondazione ad hoc che sarà
costituita. Lo è già il Comitato fondatore. S'inizia a chiudere il
cerchio intorno alla gestione di questo bene che è stato inaugurato
lo scorso ottobre dal Presidente della Regione, Antonio Bassolino.
Un'inaugurazione in pompa magna, che ha dato molta visibilità al
bene e al patrimonio di oggetti allestiti al suo interno, ma ha
procurato anche alcune polemiche, soprattutto da parte
dell'opposizione consiliare, che ha incalzato fortemente gli
amministratori, visto che all'inaugurazione non è seguita anche
l'immediata apertura. «È stata un'apertura frettolosa, che non ha
dato una buona immagine di Buccino verso quanti, venuti a conoscenza
dell'inaugurazione del museo, è giunto a Buccino, ma ha trovato la
porta chiusa», ha tuonato Gregorio Fiscina, leader dell'opposizione.
Il problema centrale era, e resta, la convenzione che dev'essere
stipulata - e pare sia stata firmata da un paio di settimane - con
il Ministero ai Beni culturali. In attesa di perfezionare tutti gli
atti, compreso l'avvio delle attività da parte della fondazione in
itinere, che oggi ha ottenuto questo primo finanziamento, il Comune
ha deciso comunque di aprire il museo internazionale tutti i venerdì
pomeriggio, mentre il sabato e domenica sarà aperto al pubblico
l'intera giornata. Il giovedì, invece, sarà aperto su prenotazione,
un giorno dedicato soprattutto alle scuole e ai gruppi. Le guide
specializzate, al momento, sono un gruppo di volontari. «Ci siamo
assunti direttamente la responsabilità», ha detto il sindaco,
Pasquale Via. |
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05/01/2010
Giugliano (Na), allagata l'area archeologica di Liternum (Il
Mattino)
Porte ancora chiuse a Liternum. Mentre c'è chi
sogna che il foro archeologico diventi il simbolo dello sviluppo
turistico e culturale, a causa delle piogge e dell'incuria i
residenti di lago Patria hanno dovuto rinunciare alla passeggiata
nei viottoli creati a ridosso del sito archeologico dove visse
Scipione l'Africano nel 194 a.C. L'innalzamento del livello del
lago, legato ad un antico problema della foce, ha ingoiato gli
interventi completati ad aprile scorso. Da un disagio all'altro,
insomma. In più, il terzo lotto di lavori per la realizzazione del
«Parco archeologico» - avviati su progetto del Comune di Giugliano
in accordo con la Soprintendenza di Napoli - resta bloccato in
attesa di un parere della Soprintendenza. In queste condizioni e con
le piogge continue di questo periodo, resta difficile far decollare
anche i progetti di visite guidate per le scolaresche promossa dalla
Pro Loco litorale Domitio, a cui l'amministrazione ha affidato la
gestione del sito. Per poter riaprire il parco al pubblico, infatti,
bisognerebbe eliminare le tracce di pantani e degrado. Erbacce alte,
lampade divelte e, persino, il pascolo di almeno tre caprette e di
un cavallo, di proprietà delle famiglie di abusivi che occupano
ancora le case destinate alla demolizione. Quello di Liternum,
insomma, resta un cantiere aperto dopo che i primi due interventi
sono stati completati a marzo scorso. Il degrado ha ripreso il
sopravvento anche per il balletto di competenze tra enti. «L'area di
Liternum è stata inserita tra quelle che dovranno essere trasferite
dalla Provincia alla Regione e si prospettano tempi biblici per
vedere affrontata la questione. Ma per il momento mancano ancora le
risorse», spiega il sindaco Giovanni Pianese. Nel frattempo, il
Comune ha affidato lo spazio di sua competenza alla Proloco. Si
tratta di una soluzione temporanea: solo i giardini sono del Comune,
gli scavi restano sotto la competenza della Soprintendenza, mentre
la proprietà sta per passare dalla Provincia alla Regione. |
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