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LE NOTIZIE DEL 2013 |
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09/05/2013
Napoli,
apre la villa romana di Ponticelli (Repubblica)
Alla cerimonia l'assessore Di Nocera e i dirigenti
scolastici: l'iniziativa è nel programma "Archeologia" del Maggio
dei Monumenti.
APRE al pubblico la villa romana di Ponticelli e prende il via il
programma "Archeologia in periferia" del Maggio dei Monumenti. La
villa romana fu rinvenuta in occasione della costruzione del Lotto
Zero di Ponticelli, l'agglomerato abitativo sorto dopo il terremoto
del 1980. Una serie di palazzoni che oggi circondano il sito
archeologico.
"All'apertura della villa è collegato il progetto "Città dei
bambini" - sottolinea l'assessore alla cultura Antonella Di Nocera -
una sorta di museo-laboratorio di teatro proposto
dall'amministrazione comuna-le, che sorgerà a pochi passi dal Lotto
Zero, indicato spesso come simbolo
del degrado urbano della periferia. Con questo progetto, l'antica
dimora romana diverrà parte integrante di un percorso didattico e
museale destinato agli alunni delle scuole elementari e medie e sarà
supportato dal Gruppo archeologico napoletano".
I lavori di recupero della villa romana di Ponticelli, iniziati nel
2007, hanno consentito di stabilire che l'antico edificio fu
distrutto dall'eruzione del Vesuvio del 79 d. C., la stessa che
seppellì di Pompei, Ercolano e Stabiae.
"Si tratta di una villa rustica - spiegano gli archeologi della
soprintendenza di Napoli e Pompei - che era destinata allo
sfruttamento agricolo del territorio. La villa
è ben conservata, con locali destinati alla produzione
dell'olio e del vino".
E proprio queste due colture saranno ripristinate a breve nei
terreni della villa dagli studenti del tecnico
agrario De Cillis di Ponticelli. Durante gli scavi sono stati
recuperati anche molti oggetti in uso nella casa al momento
dell'eruzione e che saranno esposti in uno spazio museale
allestito nel vicino istituto comprensivo G. B. Marino. Ha
collaborato anche il 70esimo circolo didattico.
Nello scavo vennero scoperti i resti di un abitante che portava al
dito un anello col sigillo dell'ultimo proprietario della villa,
Caius Olius Ampliatus, da cui la villa prende il nome.
Alla cerimonia, oltre all'assessore Di Nocera, erano presenti
esponenti della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli e
Pompei e delle istituzioni locali, il presidente della VI
Municipalità Anna Cozzino e tante scolaresche della zona. E proprio
i bambini saranno i maggiori beneficiari di questo recupero. |
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09/05/2013
Napoli,
Uno scheletro romano nei cantieri della metropolitana (Repubblica)
I resti appartengono a un uomo adulto, vissuto
probabilmente tra il II e il III secolo. È in
buone condizioni, nonostante fosse quasi del tutto immerso
nell’acqua. Un antico scheletro è stato recuperato negli scavi della
metropolitana di Napoli sotto via Egiziaca a Forcella.
Il ritrovamento è avvenuto durante la mattinata di martedì 7
maggio, nel cantiere dove si costruisce la camera di ventilazione
della Linea 1, a oltre cinque metri di profondità dal calpestio
stradale. Sul posto sono intervenuti subito
gli esperti della Soprintendenza archeologica di Napoli, che hanno
immediatamente drenato l’acqua dallo scheletro per poi procedere
alla sua rimozione. Dalle prime analisi, i
resti appartengono a un uomo adulto, vissuto in età imperiale
romana, tra secondo e terzo secolo dopo Cristo. "Non c’è molto da
sorprendersi – spiega la funzionaria della Soprintendenza Daniela
Giampaolo, responsabile degli scavi in centro storico - Da diversi
mesi è stata individuata una necropoli romana, collocata fuori la
cinta muraria dell'antica Neapolis, i cui resti si trovano a Piazza
Calenda. Al momento abbiamo riportato alla luce una decina di tombe
e altrettanti scheletri". Non è la prima
volta che un ritrovamento simile avvenga nei cantieri del metrò:
l’ultimo risale ad un anno fa, lo scorso maggio, con il
dissotterramento di uno scheletro sotto piazza Municipio, stavolta
di età medievale. |
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14/04/2013
Sorrento (NA),
progetto di recupero per l'area della villa romana del Capo (Il
Mattino)
L’Assessorato al turismo della Regione Campania si
appresta a stilare un Piano di intervento per il recupero e la
valorizzazione di beni culturali e il Comune di Sorrento ha lavorato
affinché anche il sito della Regina Giovanna rientri in questo
Piano. Ne parliamo con il vicesindaco Giuseppe Stinga, che ha
promosso e sostenuto tutta la fase progettuale. Si è parlato di
un’operazione complessa, perché? «Perché nel 2009 la Regione
Campania e il ministero per i Beni e le attività culturali firmarono
un accordo di programma che identificava gli immobili, le aree e i
beni che sarebbero state oggetto di valorizzazione. È comunque un
elenco che non indica in via esclusiva i siti sui quali si
concentrerà l’intervento pubblico, essendo anzi suscettibile di
integrazioni e ampliamenti. La Regina Giovanna di Sorrento non
compare nell’elenco dei beni individuati nel 2009». E allora?
«Allora abbiamo chiesto che il sito della Regina Giovanna fosse
aggregato a uno dei poli; la nostra richiesta è stata accolta ed
abbiamo siglato un protocollo d’intesa con Direzione regionale per i
Beni culturali e paesaggistici della Campania e con Soprintendenza
speciale per i Beni archeologici di Napoli e Pompei». Dunque il
Comune di Sorrento ha proposto che la Regina Giovanna venga
considerato nel Piano di intervento che la Regione sta
predisponendo? «Si. Tutti gli interlocutori hanno infatti compreso
che la Punta del Capo, che il Comune ha acquistato nel 2003 dalla
Compagnia di Gesù, è di altissimo pregio ambientale, paesaggistico e
culturale. Oggi l’accesso è libero, ma è limitato all’area
archeologica e alla costa e non ci sono servizi di nessun tipo,
mentre l’intero sito si estende per ben 5 ettari e mezzo, tra
agrumeto, oliveto macchia mediterranea e vorremmo che tutto fosse
fruibile». Può anticiparci cosa prevede il progetto? «La misura 1.9
del Por 2007-2013 è destinata a interventi di restauro, di recupero,
di salvaguardia e di promozione di siti di valore storico,
archeologico, ambientale e monumentale. Noi abbiamo chiesto un
finanziamento per restaurare il paesaggio, sia naturale, sia
agrario, ristrutturare la casa colonica e allestire una serie di
servizi di visita. In altre parole restauriamo oltre 8mila metri di
agrumeto specializzato e l’intera fascia ad olivi, molti dei quali
antichissimi. Per fortuna già molti visitatori, soprattutto
stranieri, scendono sulla stradina della Regina Giovanna e vogliamo
che l’intero sito sia visitabile nel migliore modo possibile. Questo
consente di prevedere un buon numero di occupati, che ci auguriamo
siano giovani, sia nelle attività agricole e di manutenzione del
paesaggio, sia nei servizi di visita all’area archeologica, al parco
marino, alle coltivazioni. Anzi, a questo proposito voglio ricordare
che questo progetto è quasi una sfida, perché impone che la gestione
del sito sia in attivo per 5 anni, pena la restituzione del
finanziamento. Noi contiamo sul turismo, ovviamente, e su una serie
di servizi che possano arricchire la visita aumentandone il valore
economico». Previsioni? «Ci auguriamo che il progetto sia approvato.
Abbiamo posto all’attenzione della Regione, ma soprattutto delle
istituzioni preposte alla tutela dei beni culturali, l’eccezionale
valore del sito, che non è mai stato considerato un bene culturale
unico, cioè una sintesi del sito archeologico e dell’intero contesto
paesaggistico. E questo è sicuramente l’obiettivo e la conquista più
importante che abbiamo già raggiunto». |
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13/04/2013
Sant'Agata dei Goti (BN),
Archeologia dispersa: al via il recupero (Ottopagine Benevento)
Investire nel turismo, nel
patrimonio archeologico e nella rete dei circuiti museali, con
progetti di grande spessore e con partner di livello. E’ questa la
scelta dell’amministrazione Valentino, scelta testimoniata
dall’approvazione in Giunta della proposta progettuale
“L’Archeologia dispersa”, progetto destinato a modificare i
connotati turistici della città di Sant’Agata de’ Goti. L’idea,
condivisa da Soprintendenza dei Beni Culturali e Comune di
Sant’Agata de’ Goti, è quella di mettere in rete una serie di
strutture museali dedicate alla storia pre-romana della Valle
Caudina. Un percorso tra Caudium e Saticula, i due importanti centri
sanniti. Un progetto che coinvolgerà l’edificio di Porta San Marco a
Sant’Agata de’ Goti ed il Castello di Montesarchio, dove ha già sede
il “Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino”. “L’Archeologia
dispersa. Il Polo Museale di Porta San Marco” è parte della proposta
generale “Alle forche caudine: storie di genti, miti e percorsi” che
sarà presentata alla Regione Campania dalla Direzione Regionale dei
Beni Culturali e Paesaggistici della Campania. I lavori infatti
dovranno essere finanziati con i fondi F.E.S.R. ed il progetto
dovrebbe rientrare nell’Asse 1-Obiettivo 1d-Obiettivo Operativo 1.9
dedicato alle “attività di restauro, recupero e promozione dei siti
di valore storico, archeologico, ambientale e monumentale”.
L’idea, nella pratica, è quella di continuare a lavorare sulla
strada che sta portando la città di Sant’Agata nel circuito dei poli
museali. Un progetto che ha avuto il suo battesimo con la creazione
della cellula archeologica di Palazzo San Francesco, cellula oggi
visitabile all’interno della mostra “Sulle tracce di Saticula” e che
nei primi quattro mesi di apertura ha abbondantemente superato le
400 visite. “Archeologia dispersa” rappresenta dunque il passo
successivo. Il passaggio da una cellula archeologica ad un polo
museale. Con la possibilità dunque di sviluppare il settore
turistico creando un allestimento permanente e prevedendo anche la
creazione di nuovi posti di lavoro con l’inserimento di risorse
umane specializzate. Chiara è anche la volontà di accogliere nel
polo museale di Sant’Agata una tipologia ben definita di reperti
archeologici. “Archeologia dispersa”, il nome del progetto, nasce
dall’idea di riunire a Sant’Agata il meglio dei reperti archeologici
di età sannita ritrovati nelle necropoli di Saticula dai tombaroli e
che, dopo aver fatto il giro del mondo, sono stati recuperati grazie
al lavoro delle forze dell’ordine. Sorte toccata al famosissimo Vaso
di Assteas “Il Ratto d’Europa” ed a tanti tesori simili. |
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09/04/2013
Pollena (NA),
Pollena e Somma partecipano al progetto "Ville romane tra Napoli e
Nola"(Il Mediano)
I comuni di Pollena Trocchia
e Somma Vesuviana in gara per il progetto regionale protocollo per i
tesori dell'area a nord del Vesuvio e per il rilancio del turismo in
zona.
Tutela, recupero e valorizzazione dei beni archeologici dell’area
vesuviana: i Comuni di Pollena Trocchia e Somma Vesuviana hanno
presentato il progetto denominato “Ville Romane tra Napoli e Nola”
per concorrere all’assegnazione dei fondi regionali per il rilancio
del turismo attraverso la sistemazione dei siti archeologici
dell’area del Somma-Vesuvio.
I fondi ai quali i comuni aspirano ammontano a un milione e 470mila
euro: l’accesso al progetto consentirebbe la rivalutazione dei siti
dell’area a nord del Vesuvio con particolare attenzione all’ultima
scoperta archeologica avvenuta in zona, vale a dire la villa romana
con terme di Masseria De Carolis a Pollena Trocchia, un tempo
discarica abusiva, e da cinque anni riportata alla luce grazie
all’amministrazione Pinto e agli archeologi dell’“Apolline Project”
che eseguono annualmente campagne di scavo in loco.
Il progetto prevede il restauro e la copertura completa del sito, la
sistemazione dell’area adiacente per la realizzazione di un parco
naturalistico dove verranno riproposte le coltivazioni che si
trovavano nel sito prima della distruzione ad opera di un’eruzione
pliniana (alberi di fico e querce), un’area destinata
all’archeologia sperimentale con la ricostruzione delle macchine
antiche come le presse per il vino. Non mancherà la simulazione di
scavo destinata ai bambini in modo che possano approcciarsi
all’archeologia. Nel progetto è poi prevista la realizzazione presso
il Palazzo Cappabianca di Pollena Trocchia di un Museo dei beni
archeologici e artistici di tutta l’area a nord del Vesuvio.
“Abbiamo il compito di tutelare il patrimonio artistico, culturale e
archeologico di questo meraviglioso territorio e, nel contempo,
dobbiamo fare in modo che i siti che insistono qui sul versante nord
del Vesuvio assurgano al grado di attrazione turistica che
meritano”, ha dichiarato il sindaco di Pollena Trocchia, Francesco
Pinto, al termine della riunione. “Da sabato scorso, non senza
sforzi e dopo anni di sacrificio da parte dell’amministrazione
comunale e dell’”Apolline Project”, la villa romana con terme che si
trova a Pollena Trocchia è stata finalmente aperta al pubblico, ma
si deve fare di più, immaginare cioè una politica di quotidianità
per l’accesso ai siti e l’ingresso degli stessi nei circuiti
turistici che contano”.
“Il Protocollo d’Intesa siglato ieri è propedeutico al Progetto
“Ville Romane tra Napoli e Nola” e rappresenta in quest’ottica la
posa della prima pietra per la formazione di una rete turistica che
inglobi tutti i siti d’interesse del territorio ai piedi del
Somma-Vesuvio”, ha concluso il sindaco Pinto. Entusiasta anche il
sindaco di Somma Vesuviana, Raffaele Allocca. “Con grande piacere
abbiamo aderito al partenariato col Comune di Pollena Trocchia e non
poteva essere altrimenti – ha dichiarato il primo cittadino di Somma
Vesuviana - in quanto c’è lo spirito di promuovere quelle che sono
le bellezze storiche, paesaggistiche e architettoniche del nostro
territorio”. Tra gli obiettivi finali c’è quindi quello di
promuovere itinerari turistici di collegamento tra i singoli comuni
e tra tutti i comuni dell’hinterland.
Da ente capofila del progetto, Pollena Trocchia eserciterà le
funzioni di stazione appaltante e quindi avrà il compito di eseguire
l’iter previsto per la Convenzione del manuale di Attuazione del Po
Fesr Campania 2007/2013. |
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03/04/2013
Pompei (NA), Il
ministro visita gli scavi con la soprintendente e l’ex rettore della
Normale (Repubblica)
MATTINATA di visite informali
a Pompei. Prima l’archeologo Salvatore Settis, che ha voluto
visitare con la soprintendente archeologa Teresa Cinquantaquattro i
primi due dei cinque cantieri avviati, la Casa dei Dioscuri e quella
del Criptoportico, con i fondi europei e governativi per il Grande
Progetto Pompei.
Settis, che in un eventuale governo tecnico potrebbe vedersi
affidare il dicastero dei Beni culturali, si è incontrato con il
ministro dello Sviluppo economico Fabrizio Barca, in visita privata
con moglie e figli.
Un breve scambio di idee con Giampiero Marchesi, presidente dello
steering committee (il comitato guida deputato ad accompagnare e
verificare l’attuazione del piano da 105 milioni di euro per il
rilancio dell’area archeologica).
Al termine Settis ha espresso quelle che ha definito “suggestioni”,
un suggerimento alla soprintendenza affinché lavori meglio sulla
comunicazione «perché si venga a sapere ciò che di buono si sta
facendo » e affinché si attivi per la ricerca di ulteriori fondi.
Il ministro Barca ha sottolineato l’importanza di realizzare in
tempi brevi il programma concordato con il suo ministero, sia per
quanto riguarda gli impegni comunitari che quelli per il Grande
Progetto Pompei, prima che il Governo in carica ceda il posto a una
successiva formazione.
Una riunione tecnica ha concluso la mattinata, vedendo riuniti con
Settis la soprintendente, la direttrice di Ercolano, Maria Paola
Guidobaldi, la responsabile dell’Herculaneum Conservation Project,
Jane Thompson. Oggi l’archeologo parteciperà alla prima delle tre
Giornate per la Cultura indette dall’assessore Di Nocera. L’8, il 9
e il 10 aprile, invece riunione a Pompei dello steering committee
con i delegati dei cinque ministeri coinvolti e della prefettura per
la verifica sull’andamento del progetto. |
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03/04/2013
Bacoli (NA),
Bacoli e Procida insieme per il rilancio delle bellezze
archeologiche (Cronacaflegrea.it)
Firmato il protocollo
d’intesa tra il Comune di Bacoli, il Comune di Procida, la Direzione
regionale per i beni culturali e paesaggistici della Campania e la
Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei
finalizzato a creare un partenariato per la redazione della proposta
progettuale per il “POR F.E.S.R. CAMPANIA 2007/2013 OBIETTIVO
OPERATIVO 1.9”. Il Comune di Bacoli si
propone come ente capofila e beneficiario dell’eventuale
finanziamento che punta a realizzare proposte progettuali coerenti
con la valorizzazione, la fruizione e la conservazione del
prestigioso patrimonio archeologico della città secondo le
indicazioni dei P.T.R.. La proposta progettuale si articolerà
intorno ai Poli Aggregatori (Castello di Baia, Terme di Baia,
Piscina Mirabilis e altri siti del Comune) già individuati quali
beni di riferimento nell’ambito del P.I.T.
PROGETTO AMBIZIOSO «L’intesa con il Comune di Procida ha un duplice
significato: valorizzare le nostre bellezze archeologiche e
catturare nuovi flussi turistici – afferma il Sindaco di Bacoli
Ermanno Schiano – Il nostro è un progetto ambizioso che si articola
intorno ad importanti Poli Aggregatori e che mira a superare le
esistenti criticità rilanciando e valorizzando il nostro
inestimabile patrimonio archeologico». Grazie al protocollo
stipulato con gli enti preposti alla tutela e alla conservazione dei
beni culturali, la Città di Bacoli concorre a realizzare un sistema
di valorizzazione e fruizione che abbia una ricaduta positiva sia
sulla città e sia sul piano turistico; il partenariato con Procida,
meta di un turismo di qualità, mira proprio a catturare e
consolidare flussi turistici stabili. Tra le azioni di restauro e
riqualificazione si segnala anche l’inserimento di due siti
archeologici di proprietà comunali: il Colombario di via Virgilio al
Fusaro e le Grotte dell’Acqua a Cuma.
GESTIONE INTEGRATA «Siamo soddisfatti della stipula del protocollo
che dopo molti mesi di lavoro rappresenta davvero un traguardo
importante per la definizione e la nascita di un paradigma di
gestione integrata volta alla valorizzazione, tutela e fruizione dei
nostri beni – afferma l’Assessore ai Beni Culturali Flavia
Guardascione – Inoltre, avremo la possibilità di mettere a punto una
progettazione di riqualificazione dei nostri due siti archeologici
comunali tesa all’inserimento in un circuito unitario di visita con
il restante patrimonio archeologico e storico-artistico». |
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19/03/2013
Terzigno (NA),
Villa romana recuperata? No, abbattuta (Corriere del Mezzogiorno)
E' stata abbattuta una villa
romana rinvenuta a Terzigno nel '92. La soprintendenza archeologica
di Pompei aveva affidato i lavori di «recupero» nel 2006 alla «Caccavo
srl», la stessa ditta finita nei guai per il restauro al teatro
grande degli Scavi. Per il ministro Ornaghi la villa è stata
interrata per motivi di salvaguardia. Le macerie sono invece lì,
visibili a tutti.
NAPOLI - Una villa romana alle falde del Vesuvio. Per la precisione
a Terzigno dove, scavando nella cava Ranieri, sono affiorate quattro
domus a circa venti metri di profondità. L'ultimo ritrovamento
risale al 1992. Testimonianze archeologiche di notevole valore
storico e artistico. Molto probabilmente si trattava di fattorie.
«La loro funzione - si legge in un passaggio dell'Enciclopedia
dell'arte antica supplemento II Treccani (1997) - era lo
sfruttamento intensivo del fertilissimo ager Pompeianus, di cui il
sito di Terzigno costituiva il limite». Aziende agricole dove si
produceva il Vesvinum vinum, marchio che si legge su molte anfore
pompeiane, e destinato alla sete della capitale, Roma.
Le Domus erano state catalogate come «Villa 1», «Villa 2», «Villa
3». Sempre dalla Treccani di loro si può leggere: «Sono stati messi
in luce una grande aia e un portico a pilastri con adiacente
torcularium fornito di torchio a leva (...), vasca rettangolare per
la raccolta del mosto e sistema di travaso di liquidi. A Nord Est
dell'aia era l'ingresso al di fuori del quale sono stati rinvenuti
gli scheletri di sette fuggiaschi (...). A Nord Ovest è stato
individuato il quartiere residenziale con belle pitture; nel portico
era un pavimento in cocciopesto con motivi a tessere bianche e nere
(rosette), inquadrato da fasce di mosaico (meandro e losanghe);
dalla copertura provengono tegole con bolli oschi».
Ecco, tutto questo non c'è più. La domus romana è stata rasa al
suolo con un colpo di mano. Da chi? non si sa. L'unica cosa che è
possibile vedere sono i frammenti di muro, reticolati, pavimenti,
mosaici che si trovano sul terreno di cava Ranieri. Chi vuole un
souvenir di duemila anni fa, un pezzo di un antico muro romano, può
andare a Terzigno e prenderlo. Sono macerie.
Come è possibile che sia successo tutto questo? La storia è lunga e
breve allo stesso tempo. Nel 2006 la Soprintendenza archeologica di
Pompei rende noto l'esito di un bando di gara per lo scavo di «Villa
6» a Terzigno: 317.500 euro. Diciannove ditte offerenti. Una
aggiudicataria: la «Caccavo srl». La stessa ditta finita nei guai
per il «restauro» del teatro grande di Pompei. Di ciò che è stato
fatto si sono poi perse le tracce. Della villa romana di Terzigno si
torna a parlare nell'ottobre del 2012 quando il ministero per i Beni
culturali risponde a una interrogazione parlamentare del deputato
Francesco Barbato (Idv). «La cava - è scritto tra l'altro - è
sottoposta a vincolo archeologico dal 1985. La cosiddetta Villa 6
che ha restituito un interessante complesso di pitture e pavimenti è
stata parzialmente reinterrata nel 2011 per problemi di
salvaguardia. (...) Gli apparati decorativi della villa 6 sono stati
esposti in numerosissime sedi museali, e il calco di una sezione
stratigrafica della villa è in mostra permanente a New York».
«E' indecente - spiega invece Antonio Irlando, presidente
Osservatorio patrimonio culturale - quanto è accaduto a Terzigno.
Una villa romana smaciullata, altre abbandonate alla distruzione e
il ministro Ornaghi spiega che quel barbaro riseppellimento serve a
proteggere e valorizzare? Piuttosto vorremmo sapere dal ministro
quale azione di vigilanza è stata compiuta sulle modalità del
riseppellimento della villa romana da parte di chi doveva occuparsi
della tutela di un bene pubblico di grande valore archeologico?».
Per completezza di informazione bisogna ricordare che nel 2001 a
Cava Ranieri furono portate centinaia di ecoballe mai più spostate.
E di seguito venne anche indicata come una delle possibili cave dove
sversare i rifiuti. Progetto poi abbandonato per le rivolte dei
cittadini.
Gennaro Barbato, del comitato civico vesuviano, mostrando
un'immagine della villa com'era con davanti l'area spianata da
ignoti, spiega: «Quello che abbiamo visto è una vergogna che provoca
tanta rabbia e amarezza, perché in poco tempo con le ruspe hanno
distrutto muri, pavimenti, mosaici e intonaci di rosso pompeiano».
Scandalo, rabbia, indignazione, vergogna? Macchè, tutti tacciono.
Chissà, forse quella villa è stata abbattuta perché era abusiva e
rovinava i luoghi e la vista sul Vesuvio.
NAPOLI - Una villa romana alle falde del
Vesuvio. Per la precisione a Terzigno dove, scavando nella cava
Ranieri, sono affiorate quattro domus a circa venti metri di
profondità. L’ultimo ritrovamento risale al 1992. Testimonianze
archeologiche di notevole valore storico e artistico. Molto
probabilmente si trattava di fattorie. «La loro funzione - si legge
in un passaggio dell’Enciclopedia dell’arte antica supplemento II
Treccani (1997) - era lo sfruttamento intensivo del fertilissimo
ager Pompeianus, di cui il sito di Terzigno costituiva il limite».
Aziende agricole dove si produceva il Vesvinum vinum, marchio che si
legge su molte anfore pompeiane, e destinato alla sete della
capitale, Roma. Le Domus erano state catalogate come «Villa 1»,
«Villa 2», «Villa 3». Sempre dalla Treccani di loro si può leggere:
«Sono stati messi in luce una grande aia e un portico a pilastri con
adiacente torcularium fornito di torchio a leva (...), vasca
rettangolare per la raccolta del mosto e sistema di travaso di
liquidi. A Nord Est dell'aia era l'ingresso al di fuori del quale
sono stati rinvenuti gli scheletri di sette fuggiaschi (...). A Nord
Ovest è stato individuato il quartiere residenziale con belle
pitture; nel portico era un pavimento in cocciopesto con motivi a
tessere bianche e nere (rosette), inquadrato da fasce di mosaico
(meandro e losanghe); dalla copertura provengono tegole con bolli
oschi».
Ecco, tutto questo non c’è più. La domus romana è stata rasa al
suolo con un colpo di mano. Da chi? non si sa. L’unica cosa che è
possibile vedere sono i frammenti di muro, reticolati, pavimenti,
mosaici che si trovano sul terreno di cava Ranieri. Chi vuole un
souvenir di duemila anni fa, un pezzo di un antico muro romano, può
andare a Terzigno e prenderlo. Sono macerie. Come è possibile che
sia successo tutto questo? La storia è lunga e breve allo stesso
tempo. Nel 2006 la Soprintendenza archeologica di Pompei rende noto
l’esito di un bando di gara per lo scavo di «Villa 6» a Terzigno:
317.500 euro. Diciannove ditte offerenti. Una aggiudicataria: la «Caccavo
srl». La stessa ditta finita nei guai per il «restauro» del teatro
grande di Pompei. Di ciò che è stato fatto si sono poi perse le
tracce. Della villa romana di Terzigno si torna a parlare
nell’ottobre del 2012 quando il ministero per i Beni culturali
risponde a una interrogazione parlamentare del deputato Francesco
Barbato (Idv). «La cava - è scritto tra l’altro - è sottoposta a
vincolo archeologico dal 1985. La cosiddetta Villa 6 che ha
restituito un interessante complesso di pitture e pavimenti è stata
parzialmente reinterrata nel 2011 per problemi di salvaguardia.
(...) Gli apparati decorativi della villa 6 sono stati esposti in
numerosissime sedi museali, e il calco di una sezione stratigrafica
della villa è in mostra permanente a New York». «È indecente -
spiega invece Antonio Irlando, presidente Osservatorio patrimonio
culturale - quanto è accaduto a Terzigno. Una villa romana
smaciullata, altre abbandonate alla distruzione e il ministro
Ornaghi spiega che quel barbaro riseppellimento serve a proteggere e
valorizzare? Piuttosto vorremmo sapere dal ministro quale azione di
vigilanza è stata compiuta sulle modalità del riseppellimento della
villa romana da parte di chi doveva occuparsi della tutela di un
bene pubblico di grande valore archeologico?».
Per completezza di informazione bisogna ricordare che nel 2001 a
Cava Ranieri furono portate centinaia di ecoballe mai più spostate.
E di seguito venne anche indicata come una delle possibili cave dove
sversare i rifiuti. Progetto poi abbandonato per le rivolte dei
cittadini. Gennaro Barbato, del comitato civico vesuviano, mostrando
un'immagine della villa com'era con davanti l’area spianata da
ignoti, spiega: «Quello che abbiamo visto è una vergogna che provoca
tanta rabbia e amarezza, perché in poco tempo con le ruspe hanno
distrutto muri, pavimenti, mosaici e intonaci di rosso pompeiano».
Scandalo, rabbia, indignazione, vergogna? Macchè, tutti tacciono.
Chissà, forse quella villa è stata abbattuta perché era abusiva e
rovinava i luoghi e la vista sul Vesuvio. |
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16/03/2013
Capri (NA),
Villa Jovis cade a pezzi (Corriere del Mezzogiorno)
NAPOLI - Capri in questa
stagione mostra il suo volto duro, con la maggior parte degli
alberghi e dei ristoranti chiusi, le marine flagellate, la Piazzetta
che si trasforma nel luogo d'incontro della infreddolita comunità
dell'isola. E intanto più su, come denuncia un recentissimo
articolo- inchiesta di "Capri News" (www.caprinews.it), Villa Jovis,
la grande dimora imperiale che Tinto Brass ricostruì negli studi
della Dear di Roma per il suo "Caligola", sta subendo lo stesso
destino avverso di Pompei. Semplicemente si sgretola, per abbandono,
disinteresse, mancanza di fondi o di personale che possa aprire i
cancelli e guidare i visitatori.
DEGRADO - Scrive infatti «Capri News»: "Degrado, incuria, crolli,
infiltrazioni. Questo ed altro è oggi Villa Jovis, sul promontorio
del Monte Tiberio a Capri. Quel che resta della villa da cui Tiberio
guidò l'impero romano per circa undici anni è in condizioni
vergognose. Gli scavi archeologici vivono uno dei peggiori momenti
della storia. I ruderi sono chiusi ai visitatori da gennaio scorso e
lo saranno fino al 24 marzo. Sul sito web del Comune di Capri si
specifica che la chiusura al pubblico, decisa dalla Soprintendenza
ai Beni Archeologici, è legata a lavori di restauro. Si tratta però
di lavori fantasma, visto che fino a questo momento non vi è traccia
di nemmeno un operaio". L'archeologo Andrea Carandini, attuale
presidente del Fondo Ambiente Italia, si mostra ugualmente
scandalizzato. «Non si può certo rischiare che resti inaccessibile
un sito come le rovine della dimora di Tiberio, l'uomo che per una
decina d'anni, al tempo di Gesù, ha retto le sorti del mondo», ha
dichiarato a Gaty Sepe del "Mattino" in una intervista di qualche
giorno fa. Si devono ad Amedeo Maiuri i lavori di sistemazione della
più grande delle ville romane di Capri, fra il 1932 e il 1935, anche
se le sue affascinanti rovine erano note da tempo agli artisti che
s'inerpicavano sui sentieri dell'isola. L'architetto tedesco Karl
Weichardt ne aveva ad esempio tentato una ricostruzione ideale in
tavole e abbozzi che diventarono popolarissimi agli inizi del
Novecento. "È stato lo scavo forse più inebriante che abbia avuto la
ventura di fare nella mia non breve ascesi di archeologo militante".
Così racconta Maiuri nel suo "Breviario di Capri". Villa Jovis fu
solennemente aperta al pubblico solo nell'ottobre del 1938, alla
presenza di Giuseppe Bottai allora Ministro dell'Educazione
Nazionale, con gli operatori dell'Istituto "Luce" che immortalarono
l'evento, perché si aggiungeva un nuovo prezioso tassello alla
"restaurazione" imperiale voluta da Mussolini. Scrive ancora "Capri
News": "Erbacce, rovi, sterpaglie, arbusti, cedimenti, crolli,
infiltrazioni, umidità. Tutto questo lungo i percorsi di Villa Jovis.
La torre del faro, sul salto di Tiberio, inoltre sta lentamente
cadendo a pezzi a causa della presenza di alcune robuste radici
nella struttura. Massi di medie o grosse dimensioni, poi, franano in
continuazione dal Parco Astarita lungo il viale Amedeo Maiuri, la
strada comunale che porta agli scavi, creando potenziale pericolo ai
passanti".
L'ABBANDONO - Armati di telecamera, i redattori di "Capri News" si
sono inoltrati nella villa, raccontando lo stato di abbandono che
regna tra le antiche sale regie, i vestiboli e le alcove di Tiberio.
Già in passato erano avvenuti cedimenti, come per l'arco della
grande cisterna imperiale, venuto giù non molti anni fa. Le temibili
radici che invece scalzano le strutture, sono dovute ai pini di
Aleppo che furono impropriamente piantati a ridosso delle rovine
intaccando la solidità di ciò che il tempo aveva risparmiato. Mi
confessa Nabil Pulita di "Legambiente" di Capri: "Siamo ad una
situazione allarmante, agghiacciante per lo stato delle cose. E non
si tratta solo del sito imperiale di Villa Jovis, ma anche della
villa imperiale di Damecuta e della villa di Gradola sopra la Grotta
Azzurra, quest'ultima completamente avvolta dalla vegetazione e che
si sfarina ogni inverno di più". Nella torre medievale eretta sui
resti di Damecuta che ci rivelarono la splendida statua del Narciso,
visse per anni Axel Munthe, cedendo Villa San Michele alla "divina
marchesa" Luisa Casati, che da buona alunna di D'Annunzio la rivestì
di funebri velari. Il fermo-immagine di "Legambiente" è impietoso:
"A Damecuta un cartello indica lavori di restauro, ovvero divieto
d'ingresso per tutti, anche per i giovani volontari che vorrebbero
pulire. Il risultato: sporcizia, erbacce infestanti, scavi
archeologici mal tenuti il cui risultato è una lenta perdita, di
storia, di identità, in soldoni di attrattiva turistica". Questa è
dunque l'Isola Azzurra, in attesa della primavera che riempirà
ancora una volta di turisti la Piazzetta e le stradine di Anacapri.
Stante lo sfacelo dei suoi più preziosi siti archeologici con le
transenne e i cancelli sbarrati, acquista ancora più forza ciò che
propose Carlo Knight l'estate scorsa sulle pagine di questo
giornale: un grande museo nelle sale della Certosa che possa
ricapitolare, anche in forma di ricostruzione virtuale, come accade
a Ercolano, la straordinaria storia millenaria di Capri. Ma si farà
mai? |
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16/03/2013
Pollena Trocchia (NA),
l'antica masseria tolta ai clan e restituita ai cittadini (Corriere
del Mezzogiorno)
Una discarica abusiva gestita
dalla camorra aveva nascosto alla vista la villa romana distrutta da
un'eruzione pliniana in epoca posteriore alla devastazione di Pompei
ed Ercolano: ora apre al pubblico il sito archeologico di Masseria
De Carolis a Pollena Trocchia (Napoli). L'amministrazione comunale
guidata da Francesco Pinto ha ripulito completamente l'area dai
rifiuti e l'ha consegnata all'Apolline Project, l'associazione di
archeologi che da alcuni anni organizza nel periodo estivo campagne
di scavo che coinvolgono sia le università napoletane che quelle
statunitensi e britanniche (nelle annuali campagne di scavo sono
coinvolti, tra gli altri, il Dipartimento di Scienze della Terra
della Federico II, l'Università Suor Orsola Benincasa, la Cambridge
University, la Oxford University, la Harvard University e la
Univesity of Reading). «Si tratta di un momento importantissimo per
la nostra comunità - dichiara il primo cittadino di Pollena Trocchia,
Francesco Pinto - lo sforzo profuso in questi anni per la
rivalutazione di Masseria De Carolis e per riportare alla luce le
rovine di uno splendido complesso che testimonia il passato fulgido
del nostro territorio era teso a rendere fruibile ai cittadini tutti
il sito». |
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14/03/2013
Quarto (NA),
rinvenuti reperti del I° secolo d.C. (Quartocanaleweb)
Scoperti resti romani
risalenti a circa duemila anni fa. Durante un lavoro in un
appezzamento di terreno,tra Lunedì e Martedì
sono stati ritrovati in via Scarlatti a Quarto, otto tumulazioni
risalenti, secondo le prime verifiche, all’epoca romana. Ci dice
tutto Francesco Pace nel
servizio video. |
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24/02/2013
Salerno, riapre il Museo archeologico provinciale dopo tre anni di
lavori (Repubblica)
LA TESTA bronzea di Apollo,
simbolo del museo archeologico provinciale di Salerno, è tornata
nella sua sala d’origine insieme ad oltre mille pezzi distribuiti su
due piani, dopo una chiusura durata più di tre anni per lavori.
Grazie a questa pausa forzata, si è ripensato l’allestimento
arricchendolo anche con postazioni multimediali e videoproiezioni
con ricostruzioni virtuali dalla preistoria al tardo antico. Il
tutto senza stravolgere il progetto di restauro del complesso
monastico di San Benedetto firmato dall’architetto Ezio De Felice
alla fine degli anni Cinquanta, che ospita il museo, tanto da fargli
meritare in quegli anni il Premio Italia per
la migliore realizzazione museale moderna ricavata da un edificio
antico (via San Benedetto, da martedì a sabato 9-15, domenica
9-13.30, chiuso lunedì, info 089 23 11 35). «L’investimento della
Provincia — spiega Barbara Cussino, dirigente per il settore musei e
biblioteche — è stato di 580 mila euro, di cui circa 150 per il
nuovo allestimento. Un risultato raggiunto grazie ad un lavoro
scientifico e organizzativo condiviso tra l’amministrazione
provinciale, la soprintendenza ai beni archeologici e l’università».
Nella nuova sistemazione museale il percorso è cronologico e
topografico (per centri di provenienza dei reperti), con a piano
terra una ricca selezione di vasi, gioielli, strumenti da lavoro,
ritrovati in varie campagne di scavo. Tra i pezzi più di valore si
segnala un candelabro di bronzo che presenta
sulla cimasa un guerriero che abbraccia la sua donna proveniente dal
corredo funerario di una tomba principesca da Monte Pruno di
Roscigno (V-IV sec. a. C). Mentre al primo piano viene dato grande
spazio al ricco patrimonio dell’area etrusco-sannita di Fratte,
l’importante insediamento situato alla periferia settentrionale
dell’attuale città e scoperto nel 1927. In mostra preziosi reperti
provenienti dalle necropoli, con un angolo dedicato al culto
dell’eroe greco Eracle. Nella bella sala del dio Apollo, si è
aggiunta una installazione audiovisiva che ricostruisce
la storia del ritrovamento nel golfo di Salerno nel 1930 da
parte di un gruppo di pescatori, della grande testa alta mezzo metro
e sulla cui provenienza e datazione (I sec. a. C. — I sec. d. C.),
gli studiosi ancora oggi non sono d’accordo. |
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22/02/2013
Pompei
(NA), Il cane che sta peggio è «cave canem», il celebre mosaico
quasi cancellato dall'incuria (Corriere del mezzogiorno)
Il cane che sta peggio a
Pompei è proprio il povero «Cave canem», mosaico straconosciuto in
tutto il mondo e che si trova all'ingresso della domus «del poeta
tragico». Talmente famoso che persino Michele Santoro ne ha fatto il
simbolo della sua trasmissione, «Servizio pubblico». Peccato però
che come logo utilizzi una vecchia immagine, quando il «canem» era
ancora in salute e sembrava, ancora minaccioso e bruno di pelo,
tenere alla larga dalla casa i malintenzionati. Sembrava, perché
purtroppo dagli Scavi più famosi del mondo gli speculatori e gli
imbroglioni non sono mai stati lontano. Prova ne sono le inchieste
recenti, gli arresti e i crolli di importantissimi reperti
archeologici. Tanto che «Liberation» del 19 febbraio dedica allo
scandalo Pompei due pagine con titoli molto duri: «Pompei, la storia
finisce in rovina». E poi continua: «Le vestigia napoletane sono
ridotte così per i lunghi anni di negligenza, corruzione e
affarismo». E taglia corto: «Gestiti come un McDonald». La sorte
degli Scavi sta tanto a cuore ai francesi che domani «France 2» (la
nostra Rai2) manderà una inviata con troupe al seguito per
raccontare la storia dei randagi pubblicata ieri mattina dal
Corriere del Mezzogiorno. Cioè: per censire 55 randagi e affidarne
26 in adozione sono stati spesi 102.963,23 euro, ai tempi dell'ex
commissario Marcello Fiori. Quasi quattromila euro a cane se si
calcolano solo quelli adottati. «Cave canem» invece ebbe un po' di
più: 8.904 euro. Ma solo perché la domus del poeta tragico era stata
scelta come sede per la presentazione del progetto «Adotta un
randagio degli Scavi». I soldi servivano per «un'opera di ripulitura
- come annunciava lo stesso Fiori - degli ambienti interni». Oggi il
mosaico più famoso al mondo è quasi illeggibile.
Cancellate alcune lettere e più che una ripulitura ci vorrebbe un
sostanziale restauro.
Il perché sia ridotto in questo stato lo spiega Antonio Irlando,
responsabile dell'Osservatorio sul patrimonio culturale: «E' un
simbolo di Pompei nel mondo e non può essere tenuto in quel modo:
illeggibile, sporco e senza manutenzione. Il degrado è incalzante.
Quando piove si ricopre d'acqua che si infiltra sotto le tessere che
si indeboliscono e si staccano. E' possibile restaurarlo con una
cifra modesta, molto inferiore ai 103 mila euro spesi per la lotta
al randagismo negli Scavi a cui, quasi come una beffa, fu dato
proprio il nome suggestivo del mosaico che ora quasi non si legge
più». |
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20/02/2013
Nola
(NA), nuovi segnali positivi per il villaggio preistorico (Repubblica)
Tre assessori regionali, riuniti a Palazzo Santa
Lucia, per discutere il futuro del villaggio preistorico di Nola.
L'incontro di martedì 19 tra Edoardo Cosenza (con delega ai Lavori
pubblici), Ermanno Russo (Patrimonio), e Guido Trombetti (Beni
culturali), ha affrontato nuovamente le problematiche, sia tecniche
che finanziarie, che da anni affliggono il sito archeologico di via
Croce di Papa. Nel corso della riunione si è deciso, d'intesa con la
Soprintendenza, di accelerare i rilievi geologici ed archeologici
partiti ad inizio gennaio e annunciati dallo stesso Cosenza a fine
settembre 2012. Le indagini sono propedeutiche ad un intervento
definitivo per arginare la falda acquifera profonda oltre due metri,
che dal 2007 rischia di distruggere le capanne in fango risalenti al
secondo millennio avanti Cristo.
Oltre all'intervento tecnico (finanziato per 70 mila euro), i tre
assessori prevedono un ulteriore arrivo di fondi regionali per la
valorizzazione del complesso, inserendolo in uno specifico circuito
culturale-turistico, per il rilancio dei beni culturali di tutta
l'area.
Non tarda a farsi sentire la risposta di Angelo Amato De Serpis, ex
presidente dell'associazione nolana "Meridies" che salvaguarda il
sito: "Ben venga questa nuova iniziativa", commenta. E aggiunge: "Ma
da settembre ad oggi non si è ancora visto nessun ente o personale
specializzato in azione al villaggio. La zona rimane ancora in stato
paludoso. Speriamo che la burocrazia non uccida quel che resta delle
capanne preistoriche". |
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07/02/2013
Pompei
(NA), segnali di schiarita dall'Europa (Repubblica)
Segnali di schiarita. Il
Grande progetto Pompei riceve il placet del commissario europeo in
missione di verifica, lo stesso Johannes Hahn, che, dopo qualche
iniziale esitazione, votò per la concessione dei fondi e ora, un
anno e mezzo dopo la prima visita, ha dichiarato, si sente di essere
«tornato a casa». Arrivano anche tre ministri a fine mandato,
Cancellieri, Ornaghi e Barca, quest'ultimo con speranze di rinnovo,
ma soprattutto si fa notare la presenza del sindaco Claudio
D'Alessio e dell'arcivescovo di Pompei Tommaso Caputo all'interno
dell'area archeologica (che poi ha ospitato i ministri a colazione).
I ministri hanno inaugurato i primi due cantieri dove gli operai
sono già al lavoro, Casa dei Dioscuri e del Criptoportico. I
ministri hanno inoltre siglato nell'auditorium il protocollo
operativo per la sperimentazione del monitoraggio delle risorse
stanziate per il sito. Una mattinata costruttiva, ma il riferimento
al malessere e alla crisi non è mancato. In pochi a protestare, ma
con striscioni e fischietti che hanno suonato al passaggio del
corteo delle autorità, i restauratori della Fillea Cgil, gli
archeologi dell'Associazione nazionale di categoria e i 14
lavoratori dell'Electa a spasso dopo la chiusura delle due librerie
degli Scavi, per un contenzioso sulla gara in mano all'avvocatura
dello Stato. Il ministro Barca è uscito e ha incontrato in piazza
Esedra il "Comitato di accoglienza pacifica" dei precari dei Beni
culturali. «Mi hanno consegnato un'utile lettera - dice il
responsabile della Coesione territoriale - contro il criterio del
massimo ribasso nelle gare, e so già che i soggetti interessati non
l'applicheranno per il Grande Progetto Pompei. Chiedono anche piena
attuazione dell'articolo 11 del protocollo sulla legalità».
«I primi cinque bandi di gara già partiti per un importo di6
milioni- dice la soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro -
riguardano la Casa di Sirico, del Marinaio, delle Pareti rosse, dei
Dioscuri e del Criptoportico. Partiranno a breve altri due progetti
per le aree piùa rischio, le Regiones VI, VII e VIII, con siti
significativi e pari a oltre il 50 per cento di area scavi,
l'importo sarà di 15 milioni di euro. Ma in questi due anni siamo
già intervenuti in 80 punti della città con fondi della
soprintendenza». Fino al 2015 si potranno spendere i 42 milioni
dell'Ue. «Una sfida» ha detto il governatore Caldoro, sottolineando
l'importanza del «lavoro di squadra del governo». Novità nella
metodologia sono il "piano della conoscenza" che farà ricostruire
anche il passato dei resti e la "capacity building". Una delle gare
in corso è la prima del ministero dei Beni culturali interamente
"telematica", col vantaggio di una maggiore trasparenza. La strada
da percorrere può essere quella giusta partecipano al rilancio di
Pompei anche Unesco, che sta tenendo spesso riunioni nel sito - e
l'architetto gallese Jane Thompson, project manager del progetto
Packard che ha messo un punto fermo nella salvezza di Ercolano. Ma è
ancora lunga. Su 36 domus in mappa, ogni giorno non ce ne sono
aperte più di due o tre a turno, per mancanza di custodi che vanno
in pensione. Tanti gli edifici pubblici, ma le domus diminuiscono.
L'ingresso di via Marina è ancora allagato quando piove. Le
bancarelle sono onnipresenti e con la chiusura dei servizi
aggiuntivi causano perdite all'area archeologica diventando unici
riferimenti commerciali. Il 14 febbraio sarà in rete sul sito
"99ideas" della Coesione territoriale un bando internazionale di
idee realizzato con Invitalia "Call for Pompei" per valorizzare le
filiere del territorio. |
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05/02/2013
Napoli, il
Trianon adotta le mura greco-romane di Forcella (Il Corriere del
Mezzogiorno)
Un protocollo di intesa per
salvare dal degrado il «cippo a Forcella», il tratto di
fortificazione greca visibile nel tondo al centro di piazza Vincenzo
Calenda, nella parte più antica di Napoli, dove si affaccia il
Teatro Trianon.
È quanto sta per siglare il teatro napoletano con la Soprintendenza
speciale per i Beni archeologici.
L'annuncio, dato nel corso della presentazione del musical
«Quartieri Spagnoli» di Gianfranco Gallo, è del presidente del
teatro pubblico di Forcella, Maurizio D'Angelo: «Nei prossimi giorni
formalizzeremo con la Soprintendenza competente l'adozione di questa
testimonianza archeologica di Neapolis, presente all'esterno del
Trianon, che, pur essendo anche rilevante nell'immaginario
collettivo come cippo a Forcella, è ridotta a ricettacolo di
rifiuti».
«Il Trianon - continua D'Angelo - curerà la manutenzione, la messa
in sicurezza, l'opportuna illuminazione e l'apposizione di un
cartello illustrativo. Anche con questa iniziativa - conclude il
presidente del Trianon - il teatro della musica a Napoli si candida
ad essere un avamposto di cultura e agente di sviluppo del
territorio». Il «cippo a Forcella» è uno dei monumenti più degradati
e antichi di Napoli, tanto da far parte della cultura della città
perfino nei modi di dire. Infatti per sottolineare di una cosa
obsoleta (tesi, idea, vestito o mobile) si dice: «S'arricorda 'o
cippo a Furcella». |
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01/02/2013
Settimana della Cultura, stop agli ingressi gratuiti (Messaggero)
Per la Settimana della
cultura niente ingressi gratuiti, ma accesso libero per l'ultima
domenica di ogni mese: la crisi tocca il settore, a dicembre
visitatori in calo per la prima volta dal 2009
La festa è finita. La Settimana della cultura con i musei aperti
gratuitamente viene spazzata via dalla crisi: «Non possiamo più
permetterci di rinunciare all'incasso di sette giorni. E proprio in
primavera, uno dei periodi dell'anno in cui si registrano più
visitatori. Li terremo a ingresso libero l'ultima domenica di ogni
mese, quando le famiglie italiane sono veramente in difficoltà..
Anna Maria Buzzi, direttrice del dipartimento di valorizzazione del
patrimonio culturale del Mibac, subentrata a Resca la scorsa estate,
chiude così la giornata di lavori dedicata al sondaggio online sul
funzionamento dei musei, pubblicato per due settimane sul sito del
ministero dei Beni culturali.
«La crisi c'è e si sente - continua Buzzi - per la prima volta dal
2009 è stato registrato un calo di visitatori, nei primi nove mesi
di dicembre, del 10,44 per cento. E a farne le spese sono le realtà
minori». Uno scossone (cancellata la promozione dell'8 marzo, mentre
viene mantenuta quella di San Valentino) che prevede immediati piani
di recupero, tra cui l'ipotesi di andare incontro alle richieste del
pubblico (l'85 per cento suggerisce di consentire visite persino la
notte) facendo slittare verso sera gli orari di apertura: almeno una
volta al mese nei trenta siti più importanti. «Ma servono risorse -
conclude la direttrice generale - e il personale è un problema.
Anche se possiamo contare sulle associazioni di volontariato, sul
Touring, l'Archeo club, i carabinieri, è una questione delicata, che
andrà affrontata con il ministro».
Tra il 21 novembre e il 14 dicembre più di settemila persone hanno
compilato i questionari, rispondendo al tema: Il museo che vorrei.
Il dato più evidente, e incoraggiante, è che la gente punti
all'eccellenza, musei migliori, più efficienti, anche se c'è da
pagare il biglietto. E quindi, orari di apertura che vengano
incontro alle esigenze del pubblico (43 per cento), percorsi di
visita di qualità (42 per cento) e disponibilità di materiali
informativi (54 per cento). A dedicare attenzione al sondaggio sono
state soprattutto le donne, quindi i giovani tra i 18 e i 30 anni,
in gran parte laureati: chiedono tutti qualità, anche a costo di
pagare un po' di più. Ed è questo forse il dato più contradditorio:
come se gli italiani, rassegnati dalla scarsa considerazione che il
Governo dimostra per le politiche culturali, si volesse far carico
di un finanziamento che in fondo, pagando le tasse, già fornisce al
settore. Dimenticando che almeno tre dei grandi musei presenti nella
top ten internazionale non fossero completamente gratuiti. «Le
persone che hanno risposto al sondaggio - spiega Pierluigi Sacco,
professore di economia della Cultura, tra gli ospiti al dibattito
organizzato dal Mibac - hanno dimostrato un alto livello di
attenzione. Ma esiste un'altra metà della popolazione italiana la
cui partecipazione è pari allo zero. Solo in Bulgaria e in Romania
si registrano dati così inquietanti. E forse un sondaggio dovrebbe
interrogarsi anche su come coinvolgere quel pezzo di Italia. Fino a
che la cultura non diventa una vera priorità sarà difficile che
acquisisca un maggiore peso politico. Esistono fasce di popolazione
con reddito e istruzione minori ed è lì che bisogna guadagnare
interesse». |
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25/01/2013
Nola
(NA), un piano per salvare il villaggio preistorico
dall'interramento (Giornale di Napoli)
Stop all'interramento del
villaggio preistorico di Nola. Regione Campania e Soprintendenza
mettano a punto il piano per liberare l'importante reperto dell'età
del bronzo dall'acqua. Nei prossimi giorni cominceranno nuovamente i
sondaggi del terreno in via Croce del Papa per capire dove
intervenire. La Regione Campania bandirà una gara d'appalto per un
importo di circa 50mila euro per scegliere la ditta che dovrà
procedere ai sondaggi del terreno che punteranno a stabilire la
portata della falda acquifera. Ulteriori sondaggi dopo quelli
effettuati non meno di un anno fa. La scomparsa del villaggio
preistorico di Nola sembra essere stata scongiurata almeno per ora.
La soluzione di poter far defluire l'acqua attraverso dei pannelli è
stata adottata ieri pomeriggio al termine del tavolo tecnico
convocato presso la sede del consiglio regionale della Campania.
Anche se dalla Soprintendenza si preferirebbe un interramento meno
invasivo. Per il consigliere regionale della Campania del Partito
Democratico Antonio Marciano «le decisioni assunte oggi a
conclusione dei lavori del tavolo tecnico insediato presso la
regione Campania e tese a valutare le iniziative da realizzare per
mettere in sicurezza il villaggio preistorico di Nola, sembrano
andare nella giusta direzione». «Regione e Soprintendenza mettano in
campo ogni sforzo utile per salvaguardare e valorizzare un sito,
patrimonio dell'umanità. Si pongano immediatamente in essere tutte
le procedure amministrative per salvare il Villaggio di Nola
stringendo al massimo i tempi di intervento. Intorno ai cosiddetti
siti minori la Campania - conclude - può sperimentare nuove forme di
turismo archeologico in grado di attrarre visitatori da tutto il
mondo e muovere nuova economia». La situazione del villaggio
preistorico di Nola è davvero grave. Da circa due anni è immerso
nell'acqua. Un'anomalia alla falda acquifera produce continui
allagamenti. Circa un anno fa ci fu il crollo di una parete che
portò al sequestro del sito. Incuria e degrado hanno fatto il resto.
Ora si cerca di salvare il salvabile |
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25/01/2013
Pompei
(NA), crolla un muro borbonico in Via del Vesuvio (Il Mattino)
Nuovo crollo nella città
antica. L'ennesima tragedia sfiorata. A cedere è stato un muro di
contenimento di epoca borbonica in via del Vesuvio. Non ha retto la
struttura di epoca borbonica a sostegno del terrapieno: sotto c'è
una domus inesplorata Pompei, crolla un muro sulla via dei turisti.
II sindacato: «Si poteva evitare con una corretta prevenzione sul
territorio». L'ennesimo scempio a ridosso di uno gli ambienti più
visitati: la casa degli Amorini Dorati
Gli scavi senza pace. Nuovo crollo nella città antica, sulla via
ogni giorno attraversata da migliaia di turisti. L'ennesima tragedia
sfiorata. A cedere è stato un muro di contenimento di epoca
borbonica in via del Vesuvio, nella Regione V Insula VII. Il crollo
è avvenuto di fronte alla famosa casa degli «Amorini Dorati». Il
terrapieno, che fa parte dell'area archeologica sul versante nord
non ancora scavata, ha invaso la via del Vesuvio, zona aperta al
pubblico. Lo smottamento ha riportato alla luce pilastri di epoca
romana. Ci vorrebbero ulteriori scavi, per riportare alla luce nuove
domus, ma non rientrano per ora nell'agenda di governo per mancanza
di fondi. E ora i turisti passano sollevando le strisce che
delimitano l'area sottoposta a sequestro. Passano incuriositi, si
fermano a guardare a volte costernati a volte incuriositi come se i
cedimenti e le distruzioni fossero un'altra attrazione della città
millenaria: prima coperta dalla cenere del Vesuvio, oggi minata e
oltraggiata prima dall'incuria e poi dalla pioggia. A segnalare il
crollo di circa 2 metri cubi, avvenuto nel corso della notte, sono
stati gli addetti alla vigilanza, alle 7.30 di ieri, nel corso del
giro di controllo. Ancora una volta l'incolumità dei visitatori è
stata tutelata dal fattore tempo. La zona è stata transennata. Il
metodo di messa in sicurezza post-crollo più utilizzato dalla
soprintendenza dal 2010 ad oggi. Secondo la Soprintendenza Speciale
per i beni archeologici di Napoli e Pompei «la causa è la
conseguenza delle piogge torrenziali abbattutesi in questi giorni in
Campania». Sull'area, nella quale sono in corso le opportune
verifiche, si sono recati per un sopralluogo i tecnici della
soprintendenza accompagnati dai carabinieri coordinati dal
comandante Tommaso Canino. Intanto, il 6 febbraio si avvicina e con
esso l'arrivo a Pompei del commissario europeo Johannes Hahn.
L'ispettore di Bruxelles ha l'incarico di controllare se la
tempistica de «Il Grande Progetto Pompei», finanziato dall'Ue per
105 milioni di euro, è a regime. Ma nessun cantiere, nonostante i
tanti annunci, è stato ancora aperto. La Cisl, dal versante di
tutela dei lavoratori, lancia l'ennesimo allarme sicurezza: «La zona
è aperta al pubblico - spiega Antonio Pepe segretario della Cisl -
ed è una fortuna che questi crolli avvengono di notte. I dipendenti,
che di notte vigilano sull'intera area, continuano ad affidarsi alla
Madonna di Pompei. È solo un miracolo se fino ad ora nessun addetto
alla vigilanza è rimasto ferito. Fino a quando la fede vincerà
sull'incuria? Come in tutti gli altri casi - continua il segretario
Cisl - riteniamo che, se fosse stata attuata la manutenzione
ordinaria, anche questa frana poteva essere evitata. Dobbiamo,
invece, rilevare l'ennesima delimitazione della zona con nastro
segnaletico per impedire l'accesso ai turisti, restringendo sempre
di più le zone visitabili del sito archeologico. Il personale
volenteroso sta perdendo mordente perché si vede poco utilizzato,
male organizzato e peggio distribuito. L'amministrazione, su tali
tematiche, sfugge al confronto. Ovviamente non presteremo il fianco
a chi intenda approfittare di questi spiacevoli episodi per mettere
le mani su Pompei. Il nostro obiettivo è e rimane quello di
concordare un piano di tutela per la messa in sicurezza del sito,
oltre alla valorizzazione e messa a reddito dell'intero patrimonio
archeologico pompeiano». |
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24/01/2013
Pozzuoli
(NA), botteghe romane alla luce dopo cedimento stradale (Corriere
del Mezzogiorno)
Un improvviso avvallamento
durante lavori in corso restituisce importanti testimonianze d’epoca
romana. Accade a Pozzuoli, in provincia di Napoli, dove i lavori di
manutenzione del manto stradale in via Ragnisco hanno consentito ai
tecnici della soprintendenza di Napoli di riportare alla luce
antiche strutture prossime alle terme romane.
IL RITROVAMENTO - Alcuni ambienti in opera laterizia risalenti
all’epoca imperiale, I sec. d.C. sono affiorati dunque dalla
principale arteria che collega la parte “bassa” a quella “alta”
della città. I nuovi scavi, nei pressi delle antiche terme,
aggiungono interessanti informazioni sul Clivus Vitrarius, l’odierna
via Ragnisco, ovvero la strada degli artigiani del vetro celebri in
tutto l’impero romano. A dicembre 2012, i primi ritrovamenti:
diversi ambienti realizzati in opera laterizia, risalenti all’età
imperiale, probabili resti di antiche botteghe adiacenti
all’impianto termale.
SOTTOSUOLO RICCO DI AMBIENTI - «Il sottosuolo di questa zona è ricco
di ambienti archeologici con pieni e vuoti che hanno causato il
dissesto del manto stradale» dice Cristiano Fiorentino, residente
appassionato di storia locale che ha seguito fin dall’inizio la
scoperta pubblicando le foto dei ritrovamenti sulla pagina Facebook
«Puteoli, un patrimonio archeologico da salvare».
LA REGIO VETRO E PROFUMI - Tra il porto e la zona monumentale
dell’antica Puteoli, si articolavano delle strade di raccordo in
forte pendenza, i Clivi: l'attuale via Ragnisco ricalca una di
queste percorrenze. Essa attraversa una zona che corrisponde, come
attesta un'epigrafe del IV sec. d.C. ritrovata in sito, a un antico
quartiere cittadino: la regio clivi Vitrari sive vici Turari. Questa
regio comprendeva il clivus dove erano raggruppati gli artigiani del
vetro e il vicus dove erano situate le fabbriche dei profumi |
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20/01/2013
Terzigno
(NA), villa romane, valorizzazione rinviata (Napoli.com)
Crolla la copertura dell’antica villa romana di
cava Ranieri nel comune di Terzigno in provincia di Napoli.
L’onorevole Francesco Barbato (Idv) presenta un'interrogazione
parlamentare a risposta scritta circa il futuro del bene
archeologico limitrofo al sito di Pompei, e il Ministro per i Beni e
le Attività Culturali Lorenzo Ornaghi risponde: sito da interrare in
vista di un futuro programma di valorizzazione.
VILLE DA INTERRARE - La nota del Ministro dei Beni Culturali Lorenzo
Ornaghi, è chiara. Il futuro delle ville romane di cava Ranieri alle
falde del Vesuvio è l’interramento.
“Nell’impossibilità di garantire la vigilanza necessaria a causa
della mancanza di personale e nell’intento di salvaguardare gli
importanti complessi archeologici in vista di un futuro programma di
valorizzazione – fa sapere l’ufficio stampa del Ministero - le
restanti ville romane riportate parzialmente alla luce verranno
interrate", previo restauro della villa, la numero 2, che ha subito
il crollo parziale delle strutture di copertura.
DOPO IL VESUVIO - Come è già accaduto alla villa numero 6, dunque,
scoperta nel 1981 e particolarmente interessante per un complesso di
pitture e pavimenti realizzati in secondo stile - il cui plastico è
visibile in mostra permanente a New York - anche le restanti ville
romane scoperte in località Boccia al Mauro nel comune di Terzigno,
saranno interrate.
Distrutte dalla furia del Vesuvio nel 79 d.C. ritornano sotto terra
in attesa di tempi migliori.
VALORIZZAZIONE RINVIATA “È una sconfitta per lo sviluppo del turismo
locale” commenta amareggiato l’interramento delle ville romane di
Terzigno decise dal Ministero, Gennaro Barbato portavoce del
Comitato Civico di Ottaviano; a settembre Barbato aveva evidenziato,
attraverso un video-denuncia il crollo della tettoia di copertura
sui resti dell'antica villa romana numero 2; un cedimento dovuto
all’usura e alla scarsa manutenzione del sito.
“Il rammarico maggiore – e conclude il nostro interlocutore - è che
in oltre trenta anni dal rinvenimento del sito archeologico alle
falde del Vesuvio, non si è mai applicato un protocollo di intesa
tra ministero, sovrintendenza, amministrazione comunale ed
associazioni per riqualificare l'importantissimo sito
archeo-naturalistico”. |
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20/01/2013
Pompei
(NA), allerta maltempo per gli scavi (Cronache di Napoli)
Le ondate di pioggia
incombono sulle Rovine e naturalmente il pensiero va a quella seria
di crolli che ha attirato l'attenzione degli esperti internazionali
sul sito archeologico di Pompei. Quanto dovranno ancora restare in
balia del maltempo? E' il lecito interrogativo che si pongono in
molti, e che potrebbe avere presto una risposta con gli sviluppi
sull'inchiesta aperta proprio sui cedimenti. E’ arrivata infatti
quasi agli sgoccioli l'inchiesta sui crolli di Pompei, nata
all'indomani della impressionante serie di cedimenti che
interessarono alcune delle strutture del sito archeologico più
famoso al mondo. L'indagine, condotta dalla Procura della Repubblica
di Torre Annunziata, conterebbe circa una decina di indagati
accusati di crollo colposo perché non avrebbero attivato tutte le
procedure e i meccanismi di controllo, tutela e prevenzione
dell'area nei loro poteri. Gli episodi si verificarono nel dicembre
2010, quando la Campania - e la provincia di Napoli, in particolare
- furono investite da due settimane di pioggia battente che
provocarono una serie di frane in alcune ville romane degli Scavi.
Un'area ad altissima densità critica, per quanto riguarda il rischio
idrogeologico, se si considera che su una porzione di territorio di
66 ettari ci sono circa 1500 testimonianze d'epoca, più o meno
conservate bene, alcune delle quali però ridotte a piccole mura
perimetrali. Nel giro di circa quindici giorni, vennero giù il muro
divisorio di una bottega, all'interno della villa stabiana, e parte
della parete di accesso e un ambiente della vicina casa del lupanare
piccolo', struttura chiusa al pubblico. Il primo sopralluogo
effettuato dai tecnici della Soprintendenza accertò che questi
crolli erano dovuti tecnicamente alla perdita di coesione' della
malta che lega tra loro le pietre, proprio in seguito - si legge
nella relazione - 'alle martellanti piogge di questi giorni'. Prima
del lupanare piccolo', erano crollati il solaio in calce strutto e
buona parte delle mura della Schola Armaturarum oltreché un muro
grezzo ceduto nel giardino di una domus conosciuta come la casa del
moralista'. Dopo questa serie di crolli, la Procura affidò ai
carabinieri l'apertura di un fascicolo e avviò le prime
investigazioni poi confluite in una informativa ora all'attenzione
dei magistrati oplontini che, a questo punto, prossimamente potranno
tirare le somme del lavoro inquirente e decidere che cosa fare del
materiale raccolto dai militari dell'Arma in seguito ai crolli. |
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18/01/2013
Nola
(NA), il villaggio preistorico che affonda è anche su google (Il
Mattino)
La scelta: si dovrà stabilire
se coprire lo scavo da cui emersero capanne e reperti dell'Età del
Bronzo o salvare il sito e renderlo fruibile. L'immagine sul motore
di ricerca fa il giro del mondo, giovedì vertice tra Regione e
sovrintendenza
Il degrado del villaggio della Preistoria non sfugge nemmeno a
Google. Nei fotogrammi satellitari del motore di ricerca l'acqua che
annega le capanne è più che evidente. Come lo è anche la frana che,
due anni fa, interessò una delle pareti del sito e che rappresentò
il motivo di un sequestro da parte della magistratura di Nola. La
fotografia dal 2011 ad oggi non è cambiata e la rovina di una delle
testimonianze archeologiche più prestigiose della Campania sembra
ormai essere molto di più di un triste presagio. Sarà per questo che
in città la polemica sugli interventi mancati torna a montare. In
particolare sono in molti a chiedersi cosa sia successo dopo la
riunione di settembre, quando Regione e soprintendenza si
incontrarono nell'aula consiliare del municipio di Nola e, davanti
alle associazioni cittadine, assunsero l'impegno a collaborare per
cercare di mettere in sicurezza l'area trovando un'alternativa al
progetto di interrare i resti dei calchi. Ipotesi, quest'ultima,
vista come il fumo negli occhi non solo dai cittadini ma anche
dall'amministrazione comunale e dagli stessi esponenti della Regione
che è proprietaria dell'area in cui sorge l'antico insediamento. «Da
quel giorno sono trascorsi quattro mesi ma - dice Angelo Amato De
Serpis, dell'associazione Meridies - non abbiamo saputo più nulla.
Sulla questione e soprattutto su come e quando si procederà è calato
di nuovo il silenzio. Eppure stiamo parlando di un ritrovamento il
cui valore storico ed archeologico è riconosciuto nel mondo ed è
indicato dagli esperti internazionali come un unicum, un sito che
oltre ad essersi conservato per oltre 4000mila anni è
straordinariamente importante per studiare gli effetti provocati in
zona dalle eruzioni vulcaniche». Alti e bassi, insomma. Prima la
speranza, riaccesa da quel faccia a faccia tra le parti convocate
dal sindaco Biancardi, poi di nuovo lo sconforto determinato dallo
scorrere inesorabile del tempo. Intanto, però, una notizia c'è ed è
quella di un incontro convocato dall'assessorato regionale al
demanio ed al patrimonio. È in programma per le 12 di giovedì e
vedrà seduti intorno al tavolo i tecnici dell'agenzia regionale
Arcadis, i responsabili della sovrintendenza oltre che quelli dei
due assessorati, Demanio e Lavori pubblici, che si occupano della
questione Villaggio. Sarà l'occasione per fare il punto sul piano
preliminare che prevede i sondaggi nel villaggio dell'età del Bronzo
antico. Nel progetto sono state già recepite le osservazioni della
sovrintendenza archeologica ed ora si attende il definitivo via
libera. Parallelamente però prosegue anche l'iter che dovrebbe
portare all'interramento dei calchi per proteggerli dall'aggressione
dell'acqua. La partita è dunque tutta ancora aperta e si attende con
ansia di conoscere il definitivo destino dell'area di via
Polveriera. Sarà tutto tombato ed al posto dei reperti originali ci
saranno delle copie, così come previsto dalla soprintendenza oppure
prevarrà l'idea della Regione che invece punta a sbarrare l'ingresso
dell'acqua attraverso la creazione di paratie di cemento? Giovedì se
ne saprà di più ma intanto si mettono le mani avanti. «Saremo vigili
ed attenti sul futuro di quello che rappresenta il fiore
all'occhiello del nostro patrimonio storico ed archeologico.
Restiamo contrari al progetto che per proteggere vuole sotterrare e
per questo - dice il sindaco Geremia Biancardi - continueremo a
stare con gli occhi aperti».
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02/01/2013
Sorrento
(NA), imbrattati reperti romani (Napoli.com)
Writer selvaggi in azione sul basamento della
torre campanaria del Duomo di Sorrento.
Nel sottoportico del campanile risalente al XV secolo, marmi,
epigrafi e antiche colonne d’epoca romana rovinate dalla vernice
spray.
SURRENTUM IMBRATTATA - C’è anche una preziosa iscrizione d’età
longobarda tra le vittime dei vandali che di recente hanno
imbrattato i resti d’epoca romani e altomedievale conservati nel
sottoportico della torre campanaria del Duomo di Sorrento, nel
centralissimo corso Italia.
Preziose testimonianze dell’antica colonia romana di Surrentum e del
ducato longobardo di Sorrento, periodicamente sono macchiate da
scritte e simboli.
VIDEO SORVEGLIANZA - “Non è la prima volta che accade”, spiega un
residente di corso Italia “complice l’oscurità del sottoportico,
l’area a pochi metri dall’ingresso principale del Duomo rimane
vulnerabile e in balia dei vandali”.
Il Duomo e l’annesso campanile in stile romanico, sono tra le
principali attrazioni turistiche della città di Sorrento, “stupisce
- conclude il nostro interlocutore - che non si predisponga un
sistema di videosorveglianza del portico che possa frenare i
malintenzionati e scongiurare il ripetersi di eventi del genere”. |
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