Nola, segnali positivi per il recupero del villaggio preistorico

Riunione in Regione per salvare il villaggio preistorico di Nola, arrivano segnali positivi. Ora, dopo tante parole, si attendono i fatti...

Niente valorizzazione per le ville romane di Terzigno, mentre crolla una copertura

Crolla la copertura dell’antica villa romana di cava Ranieri nel comune di Terzigno in provincia di Napoli. Il futuro delle ville romane di cava Ranieri alle falde del Vesuvio è l’interramento.

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Notiziari speciali

LE NOTIZIE DEL 2013

09/05/2013 Napoli, apre la villa romana di Ponticelli (Repubblica)

Alla cerimonia l'assessore Di Nocera e i dirigenti scolastici: l'iniziativa è nel programma "Archeologia" del Maggio dei Monumenti.
APRE al pubblico la villa romana di Ponticelli e prende il via il programma "Archeologia in periferia" del Maggio dei Monumenti. La villa romana fu rinvenuta in occasione della costruzione del Lotto Zero di Ponticelli, l'agglomerato abitativo sorto dopo il terremoto del 1980. Una serie di palazzoni che oggi circondano il sito archeologico.
"All'apertura della villa è collegato il progetto "Città dei bambini" - sottolinea l'assessore alla cultura Antonella Di Nocera - una sorta di museo-laboratorio di teatro proposto dall'amministrazione comuna-le, che sorgerà a pochi passi dal Lotto Zero, indicato spesso come simbolo
del degrado urbano della periferia. Con questo progetto, l'antica dimora romana diverrà parte integrante di un percorso didattico e museale destinato agli alunni delle scuole elementari e medie e sarà supportato dal Gruppo archeologico napoletano".
I lavori di recupero della villa romana di Ponticelli, iniziati nel 2007, hanno consentito di stabilire che l'antico edificio fu distrutto dall'eruzione del Vesuvio del 79 d. C., la stessa che seppellì di Pompei, Ercolano e Stabiae.
"Si tratta di una villa rustica - spiegano gli archeologi della soprintendenza di Napoli e Pompei - che era destinata allo sfruttamento agricolo del territorio. La villa è ben conservata, con locali destinati alla produzione dell'olio e del vino".
E proprio queste due colture saranno ripristinate a breve nei terreni della villa dagli studenti del tecnico
agrario De Cillis di Ponticelli. Durante gli scavi sono stati recuperati anche molti oggetti in uso nella casa al momento dell'eruzione e che saranno esposti in uno spazio museale
allestito nel vicino istituto comprensivo G. B. Marino. Ha collaborato anche il 70esimo circolo didattico.
Nello scavo vennero scoperti i resti di un abitante che portava al dito un anello col sigillo dell'ultimo proprietario della villa, Caius Olius Ampliatus, da cui la villa prende il nome.
Alla cerimonia, oltre all'assessore Di Nocera, erano presenti esponenti della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei e delle istituzioni locali, il presidente della VI Municipalità Anna Cozzino e tante scolaresche della zona. E proprio i bambini saranno i maggiori beneficiari di questo recupero.

09/05/2013 Napoli, Uno scheletro romano nei cantieri della metropolitana (Repubblica)

I resti appartengono a un uomo adulto, vissuto probabilmente tra il II e il III secolo. È in buone condizioni, nonostante fosse quasi del tutto immerso nell’acqua. Un antico scheletro è stato recuperato negli scavi della metropolitana di Napoli sotto via Egiziaca a Forcella. Il ritrovamento è avvenuto durante la mattinata di martedì 7 maggio, nel cantiere dove si costruisce la camera di ventilazione della Linea 1, a oltre cinque metri di profondità dal calpestio stradale. Sul posto sono intervenuti subito gli esperti della Soprintendenza archeologica di Napoli, che hanno immediatamente drenato l’acqua dallo scheletro per poi procedere alla sua rimozione. Dalle prime analisi, i resti appartengono a un uomo adulto, vissuto in età imperiale romana, tra secondo e terzo secolo dopo Cristo. "Non c’è molto da sorprendersi – spiega la funzionaria della Soprintendenza Daniela Giampaolo, responsabile degli scavi in centro storico - Da diversi mesi è stata individuata una necropoli romana, collocata fuori la cinta muraria dell'antica Neapolis, i cui resti si trovano a Piazza Calenda. Al momento abbiamo riportato alla luce una decina di tombe e altrettanti scheletri". Non è la prima volta che un ritrovamento simile avvenga nei cantieri del metrò: l’ultimo risale ad un anno fa, lo scorso maggio, con il dissotterramento di uno scheletro sotto piazza Municipio, stavolta di età medievale.

14/04/2013 Sorrento (NA), progetto di recupero per l'area della villa romana del Capo (Il Mattino)

L’Assessorato al turismo della Regione Campania si appresta a stilare un Piano di intervento per il recupero e la valorizzazione di beni culturali e il Comune di Sorrento ha lavorato affinché anche il sito della Regina Giovanna rientri in questo Piano. Ne parliamo con il vicesindaco Giuseppe Stinga, che ha promosso e sostenuto tutta la fase progettuale. Si è parlato di un’operazione complessa, perché? «Perché nel 2009 la Regione Campania e il ministero per i Beni e le attività culturali firmarono un accordo di programma che identificava gli immobili, le aree e i beni che sarebbero state oggetto di valorizzazione. È comunque un elenco che non indica in via esclusiva i siti sui quali si concentrerà l’intervento pubblico, essendo anzi suscettibile di integrazioni e ampliamenti. La Regina Giovanna di Sorrento non compare nell’elenco dei beni individuati nel 2009». E allora? «Allora abbiamo chiesto che il sito della Regina Giovanna fosse aggregato a uno dei poli; la nostra richiesta è stata accolta ed abbiamo siglato un protocollo d’intesa con Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Campania e con Soprintendenza speciale per i Beni archeologici di Napoli e Pompei». Dunque il Comune di Sorrento ha proposto che la Regina Giovanna venga considerato nel Piano di intervento che la Regione sta predisponendo? «Si. Tutti gli interlocutori hanno infatti compreso che la Punta del Capo, che il Comune ha acquistato nel 2003 dalla Compagnia di Gesù, è di altissimo pregio ambientale, paesaggistico e culturale. Oggi l’accesso è libero, ma è limitato all’area archeologica e alla costa e non ci sono servizi di nessun tipo, mentre l’intero sito si estende per ben 5 ettari e mezzo, tra agrumeto, oliveto macchia mediterranea e vorremmo che tutto fosse fruibile». Può anticiparci cosa prevede il progetto? «La misura 1.9 del Por 2007-2013 è destinata a interventi di restauro, di recupero, di salvaguardia e di promozione di siti di valore storico, archeologico, ambientale e monumentale. Noi abbiamo chiesto un finanziamento per restaurare il paesaggio, sia naturale, sia agrario, ristrutturare la casa colonica e allestire una serie di servizi di visita. In altre parole restauriamo oltre 8mila metri di agrumeto specializzato e l’intera fascia ad olivi, molti dei quali antichissimi. Per fortuna già molti visitatori, soprattutto stranieri, scendono sulla stradina della Regina Giovanna e vogliamo che l’intero sito sia visitabile nel migliore modo possibile. Questo consente di prevedere un buon numero di occupati, che ci auguriamo siano giovani, sia nelle attività agricole e di manutenzione del paesaggio, sia nei servizi di visita all’area archeologica, al parco marino, alle coltivazioni. Anzi, a questo proposito voglio ricordare che questo progetto è quasi una sfida, perché impone che la gestione del sito sia in attivo per 5 anni, pena la restituzione del finanziamento. Noi contiamo sul turismo, ovviamente, e su una serie di servizi che possano arricchire la visita aumentandone il valore economico». Previsioni? «Ci auguriamo che il progetto sia approvato. Abbiamo posto all’attenzione della Regione, ma soprattutto delle istituzioni preposte alla tutela dei beni culturali, l’eccezionale valore del sito, che non è mai stato considerato un bene culturale unico, cioè una sintesi del sito archeologico e dell’intero contesto paesaggistico. E questo è sicuramente l’obiettivo e la conquista più importante che abbiamo già raggiunto».

13/04/2013 Sant'Agata dei Goti (BN), Archeologia dispersa: al via il recupero (Ottopagine Benevento)

Investire nel turismo, nel patrimonio archeologico e nella rete dei circuiti museali, con progetti di grande spessore e con partner di livello. E’ questa la scelta dell’amministrazione Valentino, scelta testimoniata dall’approvazione in Giunta della proposta progettuale “L’Archeologia dispersa”, progetto destinato a modificare i connotati turistici della città di Sant’Agata de’ Goti. L’idea, condivisa da Soprintendenza dei Beni Culturali e Comune di Sant’Agata de’ Goti, è quella di mettere in rete una serie di strutture museali dedicate alla storia pre-romana della Valle Caudina. Un percorso tra Caudium e Saticula, i due importanti centri sanniti. Un progetto che coinvolgerà l’edificio di Porta San Marco a Sant’Agata de’ Goti ed il Castello di Montesarchio, dove ha già sede il “Museo Archeologico Nazionale del Sannio Caudino”. “L’Archeologia dispersa. Il Polo Museale di Porta San Marco” è parte della proposta generale “Alle forche caudine: storie di genti, miti e percorsi” che sarà presentata alla Regione Campania dalla Direzione Regionale dei Beni Culturali e Paesaggistici della Campania. I lavori infatti dovranno essere finanziati con i fondi F.E.S.R. ed il progetto dovrebbe rientrare nell’Asse 1-Obiettivo 1d-Obiettivo Operativo 1.9 dedicato alle “attività di restauro, recupero e promozione dei siti di valore storico, archeologico, ambientale e monumentale”.
L’idea, nella pratica, è quella di continuare a lavorare sulla strada che sta portando la città di Sant’Agata nel circuito dei poli museali. Un progetto che ha avuto il suo battesimo con la creazione della cellula archeologica di Palazzo San Francesco, cellula oggi visitabile all’interno della mostra “Sulle tracce di Saticula” e che nei primi quattro mesi di apertura ha abbondantemente superato le 400 visite. “Archeologia dispersa” rappresenta dunque il passo successivo. Il passaggio da una cellula archeologica ad un polo museale. Con la possibilità dunque di sviluppare il settore turistico creando un allestimento permanente e prevedendo anche la creazione di nuovi posti di lavoro con l’inserimento di risorse umane specializzate. Chiara è anche la volontà di accogliere nel polo museale di Sant’Agata una tipologia ben definita di reperti archeologici. “Archeologia dispersa”, il nome del progetto, nasce dall’idea di riunire a Sant’Agata il meglio dei reperti archeologici di età sannita ritrovati nelle necropoli di Saticula dai tombaroli e che, dopo aver fatto il giro del mondo, sono stati recuperati grazie al lavoro delle forze dell’ordine. Sorte toccata al famosissimo Vaso di Assteas “Il Ratto d’Europa” ed a tanti tesori simili.

09/04/2013 Pollena (NA), Pollena e Somma partecipano al progetto "Ville romane tra Napoli e Nola"(Il Mediano)

I comuni di Pollena Trocchia e Somma Vesuviana in gara per il progetto regionale protocollo per i tesori dell'area a nord del Vesuvio e per il rilancio del turismo in zona.
Tutela, recupero e valorizzazione dei beni archeologici dell’area vesuviana: i Comuni di Pollena Trocchia e Somma Vesuviana hanno presentato il progetto denominato “Ville Romane tra Napoli e Nola” per concorrere all’assegnazione dei fondi regionali per il rilancio del turismo attraverso la sistemazione dei siti archeologici dell’area del Somma-Vesuvio.
I fondi ai quali i comuni aspirano ammontano a un milione e 470mila euro: l’accesso al progetto consentirebbe la rivalutazione dei siti dell’area a nord del Vesuvio con particolare attenzione all’ultima scoperta archeologica avvenuta in zona, vale a dire la villa romana con terme di Masseria De Carolis a Pollena Trocchia, un tempo discarica abusiva, e da cinque anni riportata alla luce grazie all’amministrazione Pinto e agli archeologi dell’“Apolline Project” che eseguono annualmente campagne di scavo in loco.
Il progetto prevede il restauro e la copertura completa del sito, la sistemazione dell’area adiacente per la realizzazione di un parco naturalistico dove verranno riproposte le coltivazioni che si trovavano nel sito prima della distruzione ad opera di un’eruzione pliniana (alberi di fico e querce), un’area destinata all’archeologia sperimentale con la ricostruzione delle macchine antiche come le presse per il vino. Non mancherà la simulazione di scavo destinata ai bambini in modo che possano approcciarsi all’archeologia. Nel progetto è poi prevista la realizzazione presso il Palazzo Cappabianca di Pollena Trocchia di un Museo dei beni archeologici e artistici di tutta l’area a nord del Vesuvio.
“Abbiamo il compito di tutelare il patrimonio artistico, culturale e archeologico di questo meraviglioso territorio e, nel contempo, dobbiamo fare in modo che i siti che insistono qui sul versante nord del Vesuvio assurgano al grado di attrazione turistica che meritano”, ha dichiarato il sindaco di Pollena Trocchia, Francesco Pinto, al termine della riunione. “Da sabato scorso, non senza sforzi e dopo anni di sacrificio da parte dell’amministrazione comunale e dell’”Apolline Project”, la villa romana con terme che si trova a Pollena Trocchia è stata finalmente aperta al pubblico, ma si deve fare di più, immaginare cioè una politica di quotidianità per l’accesso ai siti e l’ingresso degli stessi nei circuiti turistici che contano”.
“Il Protocollo d’Intesa siglato ieri è propedeutico al Progetto “Ville Romane tra Napoli e Nola” e rappresenta in quest’ottica la posa della prima pietra per la formazione di una rete turistica che inglobi tutti i siti d’interesse del territorio ai piedi del Somma-Vesuvio”, ha concluso il sindaco Pinto. Entusiasta anche il sindaco di Somma Vesuviana, Raffaele Allocca. “Con grande piacere abbiamo aderito al partenariato col Comune di Pollena Trocchia e non poteva essere altrimenti – ha dichiarato il primo cittadino di Somma Vesuviana - in quanto c’è lo spirito di promuovere quelle che sono le bellezze storiche, paesaggistiche e architettoniche del nostro territorio”. Tra gli obiettivi finali c’è quindi quello di promuovere itinerari turistici di collegamento tra i singoli comuni e tra tutti i comuni dell’hinterland.
Da ente capofila del progetto, Pollena Trocchia eserciterà le funzioni di stazione appaltante e quindi avrà il compito di eseguire l’iter previsto per la Convenzione del manuale di Attuazione del Po Fesr Campania 2007/2013.

03/04/2013 Pompei (NA), Il ministro visita gli scavi con la soprintendente e l’ex rettore della Normale (Repubblica)

MATTINATA di visite informali a Pompei. Prima l’archeologo Salvatore Settis, che ha voluto visitare con la soprintendente archeologa Teresa Cinquantaquattro i primi due dei cinque cantieri avviati, la Casa dei Dioscuri e quella del Criptoportico, con i fondi europei e governativi per il Grande Progetto Pompei.
Settis, che in un eventuale governo tecnico potrebbe vedersi affidare il dicastero dei Beni culturali, si è incontrato con il ministro dello Sviluppo economico Fabrizio Barca, in visita privata con moglie e figli.
Un breve scambio di idee con Giampiero Marchesi, presidente dello steering committee (il comitato guida deputato ad accompagnare e verificare l’attuazione del piano da 105 milioni di euro per il rilancio dell’area archeologica).
Al termine Settis ha espresso quelle che ha definito “suggestioni”, un suggerimento alla soprintendenza affinché lavori meglio sulla comunicazione «perché si venga a sapere ciò che di buono si sta facendo » e affinché si attivi per la ricerca di ulteriori fondi.
Il ministro Barca ha sottolineato l’importanza di realizzare in tempi brevi il programma concordato con il suo ministero, sia per quanto riguarda gli impegni comunitari che quelli per il Grande Progetto Pompei, prima che il Governo in carica ceda il posto a una successiva formazione.
Una riunione tecnica ha concluso la mattinata, vedendo riuniti con Settis la soprintendente, la direttrice di Ercolano, Maria Paola Guidobaldi, la responsabile dell’Herculaneum Conservation Project, Jane Thompson. Oggi l’archeologo parteciperà alla prima delle tre Giornate per la Cultura indette dall’assessore Di Nocera. L’8, il 9 e il 10 aprile, invece riunione a Pompei dello steering committee con i delegati dei cinque ministeri coinvolti e della prefettura per la verifica sull’andamento del progetto.

03/04/2013 Bacoli (NA), Bacoli e Procida insieme per il rilancio delle bellezze archeologiche (Cronacaflegrea.it)

Firmato il protocollo d’intesa tra il Comune di Bacoli, il Comune di Procida, la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Campania e la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei finalizzato a creare un partenariato per la redazione della proposta progettuale per il “POR F.E.S.R. CAMPANIA 2007/2013 OBIETTIVO OPERATIVO 1.9”. Il Comune di Bacoli si propone come ente capofila e beneficiario dell’eventuale finanziamento che punta a realizzare proposte progettuali coerenti con la valorizzazione, la fruizione e la conservazione del prestigioso patrimonio archeologico della città secondo le indicazioni dei P.T.R.. La proposta progettuale si articolerà intorno ai Poli Aggregatori (Castello di Baia, Terme di Baia, Piscina Mirabilis e altri siti del Comune) già individuati quali beni di riferimento nell’ambito del P.I.T.
PROGETTO AMBIZIOSO «L’intesa con il Comune di Procida ha un duplice significato: valorizzare le nostre bellezze archeologiche e catturare nuovi flussi turistici – afferma il Sindaco di Bacoli Ermanno Schiano – Il nostro è un progetto ambizioso che si articola intorno ad importanti Poli Aggregatori e che mira a superare le esistenti criticità rilanciando e valorizzando il nostro inestimabile patrimonio archeologico». Grazie al protocollo stipulato con gli enti preposti alla tutela e alla conservazione dei beni culturali, la Città di Bacoli concorre a realizzare un sistema di valorizzazione e fruizione che abbia una ricaduta positiva sia sulla città e sia sul piano turistico; il partenariato con Procida, meta di un turismo di qualità, mira proprio a catturare e consolidare flussi turistici stabili. Tra le azioni di restauro e riqualificazione si segnala anche l’inserimento di due siti archeologici di proprietà comunali: il Colombario di via Virgilio al Fusaro e le Grotte dell’Acqua a Cuma.
GESTIONE INTEGRATA «Siamo soddisfatti della stipula del protocollo che dopo molti mesi di lavoro rappresenta davvero un traguardo importante per la definizione e la nascita di un paradigma di gestione integrata volta alla valorizzazione, tutela e fruizione dei nostri beni – afferma l’Assessore ai Beni Culturali Flavia Guardascione – Inoltre, avremo la possibilità di mettere a punto una progettazione di riqualificazione dei nostri due siti archeologici comunali tesa all’inserimento in un circuito unitario di visita con il restante patrimonio archeologico e storico-artistico».

19/03/2013 Terzigno (NA), Villa romana recuperata? No, abbattuta (Corriere del Mezzogiorno)

E' stata abbattuta una villa romana rinvenuta a Terzigno nel '92. La soprintendenza archeologica di Pompei aveva affidato i lavori di «recupero» nel 2006 alla «Caccavo srl», la stessa ditta finita nei guai per il restauro al teatro grande degli Scavi. Per il ministro Ornaghi la villa è stata interrata per motivi di salvaguardia. Le macerie sono invece lì, visibili a tutti.
NAPOLI - Una villa romana alle falde del Vesuvio. Per la precisione a Terzigno dove, scavando nella cava Ranieri, sono affiorate quattro domus a circa venti metri di profondità. L'ultimo ritrovamento risale al 1992. Testimonianze archeologiche di notevole valore storico e artistico. Molto probabilmente si trattava di fattorie. «La loro funzione - si legge in un passaggio dell'Enciclopedia dell'arte antica supplemento II Treccani (1997) - era lo sfruttamento intensivo del fertilissimo ager Pompeianus, di cui il sito di Terzigno costituiva il limite». Aziende agricole dove si produceva il Vesvinum vinum, marchio che si legge su molte anfore pompeiane, e destinato alla sete della capitale, Roma.
Le Domus erano state catalogate come «Villa 1», «Villa 2», «Villa 3». Sempre dalla Treccani di loro si può leggere: «Sono stati messi in luce una grande aia e un portico a pilastri con adiacente torcularium fornito di torchio a leva (...), vasca rettangolare per la raccolta del mosto e sistema di travaso di liquidi. A Nord Est dell'aia era l'ingresso al di fuori del quale sono stati rinvenuti gli scheletri di sette fuggiaschi (...). A Nord Ovest è stato individuato il quartiere residenziale con belle pitture; nel portico era un pavimento in cocciopesto con motivi a tessere bianche e nere (rosette), inquadrato da fasce di mosaico (meandro e losanghe); dalla copertura provengono tegole con bolli oschi».
Ecco, tutto questo non c'è più. La domus romana è stata rasa al suolo con un colpo di mano. Da chi? non si sa. L'unica cosa che è possibile vedere sono i frammenti di muro, reticolati, pavimenti, mosaici che si trovano sul terreno di cava Ranieri. Chi vuole un souvenir di duemila anni fa, un pezzo di un antico muro romano, può andare a Terzigno e prenderlo. Sono macerie.
Come è possibile che sia successo tutto questo? La storia è lunga e breve allo stesso tempo. Nel 2006 la Soprintendenza archeologica di Pompei rende noto l'esito di un bando di gara per lo scavo di «Villa 6» a Terzigno: 317.500 euro. Diciannove ditte offerenti. Una aggiudicataria: la «Caccavo srl». La stessa ditta finita nei guai per il «restauro» del teatro grande di Pompei. Di ciò che è stato fatto si sono poi perse le tracce. Della villa romana di Terzigno si torna a parlare nell'ottobre del 2012 quando il ministero per i Beni culturali risponde a una interrogazione parlamentare del deputato Francesco Barbato (Idv). «La cava - è scritto tra l'altro - è sottoposta a vincolo archeologico dal 1985. La cosiddetta Villa 6 che ha restituito un interessante complesso di pitture e pavimenti è stata parzialmente reinterrata nel 2011 per problemi di salvaguardia. (...) Gli apparati decorativi della villa 6 sono stati esposti in numerosissime sedi museali, e il calco di una sezione stratigrafica della villa è in mostra permanente a New York».
«E' indecente - spiega invece Antonio Irlando, presidente Osservatorio patrimonio culturale - quanto è accaduto a Terzigno. Una villa romana smaciullata, altre abbandonate alla distruzione e il ministro Ornaghi spiega che quel barbaro riseppellimento serve a proteggere e valorizzare? Piuttosto vorremmo sapere dal ministro quale azione di vigilanza è stata compiuta sulle modalità del riseppellimento della villa romana da parte di chi doveva occuparsi della tutela di un bene pubblico di grande valore archeologico?».
Per completezza di informazione bisogna ricordare che nel 2001 a Cava Ranieri furono portate centinaia di ecoballe mai più spostate. E di seguito venne anche indicata come una delle possibili cave dove sversare i rifiuti. Progetto poi abbandonato per le rivolte dei cittadini.
Gennaro Barbato, del comitato civico vesuviano, mostrando un'immagine della villa com'era con davanti l'area spianata da ignoti, spiega: «Quello che abbiamo visto è una vergogna che provoca tanta rabbia e amarezza, perché in poco tempo con le ruspe hanno distrutto muri, pavimenti, mosaici e intonaci di rosso pompeiano». Scandalo, rabbia, indignazione, vergogna? Macchè, tutti tacciono. Chissà, forse quella villa è stata abbattuta perché era abusiva e rovinava i luoghi e la vista sul Vesuvio.

NAPOLI - Una villa romana alle falde del Vesuvio. Per la precisione a Terzigno dove, scavando nella cava Ranieri, sono affiorate quattro domus a circa venti metri di profondità. L’ultimo ritrovamento risale al 1992. Testimonianze archeologiche di notevole valore storico e artistico. Molto probabilmente si trattava di fattorie. «La loro funzione - si legge in un passaggio dell’Enciclopedia dell’arte antica supplemento II Treccani (1997) - era lo sfruttamento intensivo del fertilissimo ager Pompeianus, di cui il sito di Terzigno costituiva il limite». Aziende agricole dove si produceva il Vesvinum vinum, marchio che si legge su molte anfore pompeiane, e destinato alla sete della capitale, Roma. Le Domus erano state catalogate come «Villa 1», «Villa 2», «Villa 3». Sempre dalla Treccani di loro si può leggere: «Sono stati messi in luce una grande aia e un portico a pilastri con adiacente torcularium fornito di torchio a leva (...), vasca rettangolare per la raccolta del mosto e sistema di travaso di liquidi. A Nord Est dell'aia era l'ingresso al di fuori del quale sono stati rinvenuti gli scheletri di sette fuggiaschi (...). A Nord Ovest è stato individuato il quartiere residenziale con belle pitture; nel portico era un pavimento in cocciopesto con motivi a tessere bianche e nere (rosette), inquadrato da fasce di mosaico (meandro e losanghe); dalla copertura provengono tegole con bolli oschi».
Ecco, tutto questo non c’è più. La domus romana è stata rasa al suolo con un colpo di mano. Da chi? non si sa. L’unica cosa che è possibile vedere sono i frammenti di muro, reticolati, pavimenti, mosaici che si trovano sul terreno di cava Ranieri. Chi vuole un souvenir di duemila anni fa, un pezzo di un antico muro romano, può andare a Terzigno e prenderlo. Sono macerie. Come è possibile che sia successo tutto questo? La storia è lunga e breve allo stesso tempo. Nel 2006 la Soprintendenza archeologica di Pompei rende noto l’esito di un bando di gara per lo scavo di «Villa 6» a Terzigno: 317.500 euro. Diciannove ditte offerenti. Una aggiudicataria: la «Caccavo srl». La stessa ditta finita nei guai per il «restauro» del teatro grande di Pompei. Di ciò che è stato fatto si sono poi perse le tracce. Della villa romana di Terzigno si torna a parlare nell’ottobre del 2012 quando il ministero per i Beni culturali risponde a una interrogazione parlamentare del deputato Francesco Barbato (Idv). «La cava - è scritto tra l’altro - è sottoposta a vincolo archeologico dal 1985. La cosiddetta Villa 6 che ha restituito un interessante complesso di pitture e pavimenti è stata parzialmente reinterrata nel 2011 per problemi di salvaguardia. (...) Gli apparati decorativi della villa 6 sono stati esposti in numerosissime sedi museali, e il calco di una sezione stratigrafica della villa è in mostra permanente a New York». «È indecente - spiega invece Antonio Irlando, presidente Osservatorio patrimonio culturale - quanto è accaduto a Terzigno. Una villa romana smaciullata, altre abbandonate alla distruzione e il ministro Ornaghi spiega che quel barbaro riseppellimento serve a proteggere e valorizzare? Piuttosto vorremmo sapere dal ministro quale azione di vigilanza è stata compiuta sulle modalità del riseppellimento della villa romana da parte di chi doveva occuparsi della tutela di un bene pubblico di grande valore archeologico?».
Per completezza di informazione bisogna ricordare che nel 2001 a Cava Ranieri furono portate centinaia di ecoballe mai più spostate. E di seguito venne anche indicata come una delle possibili cave dove sversare i rifiuti. Progetto poi abbandonato per le rivolte dei cittadini. Gennaro Barbato, del comitato civico vesuviano, mostrando un'immagine della villa com'era con davanti l’area spianata da ignoti, spiega: «Quello che abbiamo visto è una vergogna che provoca tanta rabbia e amarezza, perché in poco tempo con le ruspe hanno distrutto muri, pavimenti, mosaici e intonaci di rosso pompeiano». Scandalo, rabbia, indignazione, vergogna? Macchè, tutti tacciono. Chissà, forse quella villa è stata abbattuta perché era abusiva e rovinava i luoghi e la vista sul Vesuvio.

16/03/2013 Capri (NA), Villa Jovis cade a pezzi (Corriere del Mezzogiorno)

NAPOLI - Capri in questa stagione mostra il suo volto duro, con la maggior parte degli alberghi e dei ristoranti chiusi, le marine flagellate, la Piazzetta che si trasforma nel luogo d'incontro della infreddolita comunità dell'isola. E intanto più su, come denuncia un recentissimo articolo- inchiesta di "Capri News" (www.caprinews.it), Villa Jovis, la grande dimora imperiale che Tinto Brass ricostruì negli studi della Dear di Roma per il suo "Caligola", sta subendo lo stesso destino avverso di Pompei. Semplicemente si sgretola, per abbandono, disinteresse, mancanza di fondi o di personale che possa aprire i cancelli e guidare i visitatori.
DEGRADO - Scrive infatti «Capri News»: "Degrado, incuria, crolli, infiltrazioni. Questo ed altro è oggi Villa Jovis, sul promontorio del Monte Tiberio a Capri. Quel che resta della villa da cui Tiberio guidò l'impero romano per circa undici anni è in condizioni vergognose. Gli scavi archeologici vivono uno dei peggiori momenti della storia. I ruderi sono chiusi ai visitatori da gennaio scorso e lo saranno fino al 24 marzo. Sul sito web del Comune di Capri si specifica che la chiusura al pubblico, decisa dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici, è legata a lavori di restauro. Si tratta però di lavori fantasma, visto che fino a questo momento non vi è traccia di nemmeno un operaio". L'archeologo Andrea Carandini, attuale presidente del Fondo Ambiente Italia, si mostra ugualmente scandalizzato. «Non si può certo rischiare che resti inaccessibile un sito come le rovine della dimora di Tiberio, l'uomo che per una decina d'anni, al tempo di Gesù, ha retto le sorti del mondo», ha dichiarato a Gaty Sepe del "Mattino" in una intervista di qualche giorno fa. Si devono ad Amedeo Maiuri i lavori di sistemazione della più grande delle ville romane di Capri, fra il 1932 e il 1935, anche se le sue affascinanti rovine erano note da tempo agli artisti che s'inerpicavano sui sentieri dell'isola. L'architetto tedesco Karl Weichardt ne aveva ad esempio tentato una ricostruzione ideale in tavole e abbozzi che diventarono popolarissimi agli inizi del Novecento. "È stato lo scavo forse più inebriante che abbia avuto la ventura di fare nella mia non breve ascesi di archeologo militante". Così racconta Maiuri nel suo "Breviario di Capri". Villa Jovis fu solennemente aperta al pubblico solo nell'ottobre del 1938, alla presenza di Giuseppe Bottai allora Ministro dell'Educazione Nazionale, con gli operatori dell'Istituto "Luce" che immortalarono l'evento, perché si aggiungeva un nuovo prezioso tassello alla "restaurazione" imperiale voluta da Mussolini. Scrive ancora "Capri News": "Erbacce, rovi, sterpaglie, arbusti, cedimenti, crolli, infiltrazioni, umidità. Tutto questo lungo i percorsi di Villa Jovis. La torre del faro, sul salto di Tiberio, inoltre sta lentamente cadendo a pezzi a causa della presenza di alcune robuste radici nella struttura. Massi di medie o grosse dimensioni, poi, franano in continuazione dal Parco Astarita lungo il viale Amedeo Maiuri, la strada comunale che porta agli scavi, creando potenziale pericolo ai passanti".
L'ABBANDONO - Armati di telecamera, i redattori di "Capri News" si sono inoltrati nella villa, raccontando lo stato di abbandono che regna tra le antiche sale regie, i vestiboli e le alcove di Tiberio. Già in passato erano avvenuti cedimenti, come per l'arco della grande cisterna imperiale, venuto giù non molti anni fa. Le temibili radici che invece scalzano le strutture, sono dovute ai pini di Aleppo che furono impropriamente piantati a ridosso delle rovine intaccando la solidità di ciò che il tempo aveva risparmiato. Mi confessa Nabil Pulita di "Legambiente" di Capri: "Siamo ad una situazione allarmante, agghiacciante per lo stato delle cose. E non si tratta solo del sito imperiale di Villa Jovis, ma anche della villa imperiale di Damecuta e della villa di Gradola sopra la Grotta Azzurra, quest'ultima completamente avvolta dalla vegetazione e che si sfarina ogni inverno di più". Nella torre medievale eretta sui resti di Damecuta che ci rivelarono la splendida statua del Narciso, visse per anni Axel Munthe, cedendo Villa San Michele alla "divina marchesa" Luisa Casati, che da buona alunna di D'Annunzio la rivestì di funebri velari. Il fermo-immagine di "Legambiente" è impietoso: "A Damecuta un cartello indica lavori di restauro, ovvero divieto d'ingresso per tutti, anche per i giovani volontari che vorrebbero pulire. Il risultato: sporcizia, erbacce infestanti, scavi archeologici mal tenuti il cui risultato è una lenta perdita, di storia, di identità, in soldoni di attrattiva turistica". Questa è dunque l'Isola Azzurra, in attesa della primavera che riempirà ancora una volta di turisti la Piazzetta e le stradine di Anacapri. Stante lo sfacelo dei suoi più preziosi siti archeologici con le transenne e i cancelli sbarrati, acquista ancora più forza ciò che propose Carlo Knight l'estate scorsa sulle pagine di questo giornale: un grande museo nelle sale della Certosa che possa ricapitolare, anche in forma di ricostruzione virtuale, come accade a Ercolano, la straordinaria storia millenaria di Capri. Ma si farà mai?

16/03/2013 Pollena Trocchia (NA), l'antica masseria tolta ai clan e restituita ai cittadini (Corriere del Mezzogiorno)

Una discarica abusiva gestita dalla camorra aveva nascosto alla vista la villa romana distrutta da un'eruzione pliniana in epoca posteriore alla devastazione di Pompei ed Ercolano: ora apre al pubblico il sito archeologico di Masseria De Carolis a Pollena Trocchia (Napoli). L'amministrazione comunale guidata da Francesco Pinto ha ripulito completamente l'area dai rifiuti e l'ha consegnata all'Apolline Project, l'associazione di archeologi che da alcuni anni organizza nel periodo estivo campagne di scavo che coinvolgono sia le università napoletane che quelle statunitensi e britanniche (nelle annuali campagne di scavo sono coinvolti, tra gli altri, il Dipartimento di Scienze della Terra della Federico II, l'Università Suor Orsola Benincasa, la Cambridge University, la Oxford University, la Harvard University e la Univesity of Reading). «Si tratta di un momento importantissimo per la nostra comunità - dichiara il primo cittadino di Pollena Trocchia, Francesco Pinto - lo sforzo profuso in questi anni per la rivalutazione di Masseria De Carolis e per riportare alla luce le rovine di uno splendido complesso che testimonia il passato fulgido del nostro territorio era teso a rendere fruibile ai cittadini tutti il sito».

14/03/2013 Quarto (NA), rinvenuti reperti del I° secolo d.C. (Quartocanaleweb)

Scoperti resti romani risalenti a circa duemila anni fa. Durante un lavoro in un appezzamento di terreno,tra Lunedì e Martedì sono stati ritrovati in via Scarlatti a Quarto, otto tumulazioni risalenti, secondo le prime verifiche, all’epoca romana. Ci dice tutto Francesco Pace nel servizio video.

24/02/2013 Salerno, riapre il Museo archeologico provinciale dopo tre anni di lavori (Repubblica)

LA TESTA bronzea di Apollo, simbolo del museo archeologico provinciale di Salerno, è tornata nella sua sala d’origine insieme ad oltre mille pezzi distribuiti su due piani, dopo una chiusura durata più di tre anni per lavori. Grazie a questa pausa forzata, si è ripensato l’allestimento arricchendolo anche con postazioni multimediali e videoproiezioni con ricostruzioni virtuali dalla preistoria al tardo antico. Il tutto senza stravolgere il progetto di restauro del complesso monastico di San Benedetto firmato dall’architetto Ezio De Felice alla fine degli anni Cinquanta, che ospita il museo, tanto da fargli meritare in quegli anni il Premio Italia per la migliore realizzazione museale moderna ricavata da un edificio antico (via San Benedetto, da martedì a sabato 9-15, domenica 9-13.30, chiuso lunedì, info 089 23 11 35). «L’investimento della Provincia — spiega Barbara Cussino, dirigente per il settore musei e biblioteche — è stato di 580 mila euro, di cui circa 150 per il nuovo allestimento. Un risultato raggiunto grazie ad un lavoro scientifico e organizzativo condiviso tra l’amministrazione provinciale, la soprintendenza ai beni archeologici e l’università».
Nella nuova sistemazione museale il percorso è cronologico e topografico (per centri di provenienza dei reperti), con a piano terra una ricca selezione di vasi, gioielli, strumenti da lavoro, ritrovati in varie campagne di scavo. Tra i pezzi più di valore si segnala un candelabro di bronzo che presenta sulla cimasa un guerriero che abbraccia la sua donna proveniente dal corredo funerario di una tomba principesca da Monte Pruno di Roscigno (V-IV sec. a. C). Mentre al primo piano viene dato grande spazio al ricco patrimonio dell’area etrusco-sannita di Fratte, l’importante insediamento situato alla periferia settentrionale dell’attuale città e scoperto nel 1927. In mostra preziosi reperti provenienti dalle necropoli, con un angolo dedicato al culto dell’eroe greco Eracle. Nella bella sala del dio Apollo, si è aggiunta una installazione audiovisiva che ricostruisce la storia del ritrovamento nel golfo di Salerno nel 1930 da parte di un gruppo di pescatori, della grande testa alta mezzo metro e sulla cui provenienza e datazione (I sec. a. C. — I sec. d. C.), gli studiosi ancora oggi non sono d’accordo.

22/02/2013 Pompei (NA), Il cane che sta peggio è «cave canem», il celebre mosaico quasi cancellato dall'incuria (Corriere del mezzogiorno)

Il cane che sta peggio a Pompei è proprio il povero «Cave canem», mosaico straconosciuto in tutto il mondo e che si trova all'ingresso della domus «del poeta tragico». Talmente famoso che persino Michele Santoro ne ha fatto il simbolo della sua trasmissione, «Servizio pubblico». Peccato però che come logo utilizzi una vecchia immagine, quando il «canem» era ancora in salute e sembrava, ancora minaccioso e bruno di pelo, tenere alla larga dalla casa i malintenzionati. Sembrava, perché purtroppo dagli Scavi più famosi del mondo gli speculatori e gli imbroglioni non sono mai stati lontano. Prova ne sono le inchieste recenti, gli arresti e i crolli di importantissimi reperti archeologici. Tanto che «Liberation» del 19 febbraio dedica allo scandalo Pompei due pagine con titoli molto duri: «Pompei, la storia finisce in rovina». E poi continua: «Le vestigia napoletane sono ridotte così per i lunghi anni di negligenza, corruzione e affarismo». E taglia corto: «Gestiti come un McDonald». La sorte degli Scavi sta tanto a cuore ai francesi che domani «France 2» (la nostra Rai2) manderà una inviata con troupe al seguito per raccontare la storia dei randagi pubblicata ieri mattina dal Corriere del Mezzogiorno. Cioè: per censire 55 randagi e affidarne 26 in adozione sono stati spesi 102.963,23 euro, ai tempi dell'ex commissario Marcello Fiori. Quasi quattromila euro a cane se si calcolano solo quelli adottati. «Cave canem» invece ebbe un po' di più: 8.904 euro. Ma solo perché la domus del poeta tragico era stata scelta come sede per la presentazione del progetto «Adotta un randagio degli Scavi». I soldi servivano per «un'opera di ripulitura - come annunciava lo stesso Fiori - degli ambienti interni». Oggi il mosaico più famoso al mondo è quasi illeggibile. Cancellate alcune lettere e più che una ripulitura ci vorrebbe un sostanziale restauro.
Il perché sia ridotto in questo stato lo spiega Antonio Irlando, responsabile dell'Osservatorio sul patrimonio culturale: «E' un simbolo di Pompei nel mondo e non può essere tenuto in quel modo: illeggibile, sporco e senza manutenzione. Il degrado è incalzante. Quando piove si ricopre d'acqua che si infiltra sotto le tessere che si indeboliscono e si staccano. E' possibile restaurarlo con una cifra modesta, molto inferiore ai 103 mila euro spesi per la lotta al randagismo negli Scavi a cui, quasi come una beffa, fu dato proprio il nome suggestivo del mosaico che ora quasi non si legge più».

20/02/2013 Nola (NA), nuovi segnali positivi per il villaggio preistorico (Repubblica)

Tre assessori regionali, riuniti a Palazzo Santa Lucia, per discutere il futuro del villaggio preistorico di Nola. L'incontro di martedì 19 tra  Edoardo Cosenza (con delega ai Lavori pubblici), Ermanno Russo (Patrimonio), e Guido Trombetti (Beni culturali), ha affrontato nuovamente le problematiche, sia tecniche che finanziarie, che da anni affliggono il sito archeologico di via Croce di Papa. Nel corso della riunione si è deciso, d'intesa con la Soprintendenza, di accelerare i rilievi geologici ed archeologici partiti ad inizio gennaio e annunciati dallo stesso Cosenza a fine settembre 2012. Le indagini sono propedeutiche ad un intervento definitivo per arginare la falda acquifera profonda oltre due metri, che dal 2007 rischia di distruggere le capanne in fango risalenti al secondo millennio avanti Cristo.
Oltre all'intervento tecnico (finanziato per 70 mila euro), i tre assessori prevedono un ulteriore arrivo di fondi regionali per la valorizzazione del complesso, inserendolo in uno specifico circuito culturale-turistico, per il rilancio dei beni culturali di tutta l'area.
Non tarda a farsi sentire la risposta di Angelo Amato De Serpis, ex presidente dell'associazione nolana "Meridies" che salvaguarda il sito: "Ben venga questa nuova iniziativa", commenta. E aggiunge: "Ma da settembre ad oggi non si è ancora visto nessun ente o personale specializzato in azione al villaggio. La zona rimane ancora in stato paludoso. Speriamo che la burocrazia non uccida quel che resta delle capanne preistoriche".

07/02/2013 Pompei (NA), segnali di schiarita dall'Europa (Repubblica)

Segnali di schiarita. Il Grande progetto Pompei riceve il placet del commissario europeo in missione di verifica, lo stesso Johannes Hahn, che, dopo qualche iniziale esitazione, votò per la concessione dei fondi e ora, un anno e mezzo dopo la prima visita, ha dichiarato, si sente di essere «tornato a casa». Arrivano anche tre ministri a fine mandato, Cancellieri, Ornaghi e Barca, quest'ultimo con speranze di rinnovo, ma soprattutto si fa notare la presenza del sindaco Claudio D'Alessio e dell'arcivescovo di Pompei Tommaso Caputo all'interno dell'area archeologica (che poi ha ospitato i ministri a colazione). I ministri hanno inaugurato i primi due cantieri dove gli operai sono già al lavoro, Casa dei Dioscuri e del Criptoportico. I ministri hanno inoltre siglato nell'auditorium il protocollo operativo per la sperimentazione del monitoraggio delle risorse stanziate per il sito. Una mattinata costruttiva, ma il riferimento al malessere e alla crisi non è mancato. In pochi a protestare, ma con striscioni e fischietti che hanno suonato al passaggio del corteo delle autorità, i restauratori della Fillea Cgil, gli archeologi dell'Associazione nazionale di categoria e i 14 lavoratori dell'Electa a spasso dopo la chiusura delle due librerie degli Scavi, per un contenzioso sulla gara in mano all'avvocatura dello Stato. Il ministro Barca è uscito e ha incontrato in piazza Esedra il "Comitato di accoglienza pacifica" dei precari dei Beni culturali. «Mi hanno consegnato un'utile lettera - dice il responsabile della Coesione territoriale - contro il criterio del massimo ribasso nelle gare, e so già che i soggetti interessati non l'applicheranno per il Grande Progetto Pompei. Chiedono anche piena attuazione dell'articolo 11 del protocollo sulla legalità».

«I primi cinque bandi di gara già partiti per un importo di6 milioni- dice la soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro - riguardano la Casa di Sirico, del Marinaio, delle Pareti rosse, dei Dioscuri e del Criptoportico. Partiranno a breve altri due progetti per le aree piùa rischio, le Regiones VI, VII e VIII, con siti significativi e pari a oltre il 50 per cento di area scavi, l'importo sarà di 15 milioni di euro. Ma in questi due anni siamo già intervenuti in 80 punti della città con fondi della soprintendenza». Fino al 2015 si potranno spendere i 42 milioni dell'Ue. «Una sfida» ha detto il governatore Caldoro, sottolineando l'importanza del «lavoro di squadra del governo». Novità nella metodologia sono il "piano della conoscenza" che farà ricostruire anche il passato dei resti e la "capacity building". Una delle gare in corso è la prima del ministero dei Beni culturali interamente "telematica", col vantaggio di una maggiore trasparenza. La strada da percorrere può essere quella giusta partecipano al rilancio di Pompei anche Unesco, che sta tenendo spesso riunioni nel sito - e l'architetto gallese Jane Thompson, project manager del progetto Packard che ha messo un punto fermo nella salvezza di Ercolano. Ma è ancora lunga. Su 36 domus in mappa, ogni giorno non ce ne sono aperte più di due o tre a turno, per mancanza di custodi che vanno in pensione. Tanti gli edifici pubblici, ma le domus diminuiscono. L'ingresso di via Marina è ancora allagato quando piove. Le bancarelle sono onnipresenti e con la chiusura dei servizi aggiuntivi causano perdite all'area archeologica diventando unici riferimenti commerciali. Il 14 febbraio sarà in rete sul sito "99ideas" della Coesione territoriale un bando internazionale di idee realizzato con Invitalia "Call for Pompei" per valorizzare le filiere del territorio.

05/02/2013 Napoli, il Trianon adotta le mura greco-romane di Forcella (Il Corriere del Mezzogiorno)

Un protocollo di intesa per salvare dal degrado il «cippo a Forcella», il tratto di fortificazione greca visibile nel tondo al centro di piazza Vincenzo Calenda, nella parte più antica di Napoli, dove si affaccia il Teatro Trianon.
È quanto sta per siglare il teatro napoletano con la Soprintendenza speciale per i Beni archeologici.
L'annuncio, dato nel corso della presentazione del musical «Quartieri Spagnoli» di Gianfranco Gallo, è del presidente del teatro pubblico di Forcella, Maurizio D'Angelo: «Nei prossimi giorni formalizzeremo con la Soprintendenza competente l'adozione di questa testimonianza archeologica di Neapolis, presente all'esterno del Trianon, che, pur essendo anche rilevante nell'immaginario collettivo come cippo a Forcella, è ridotta a ricettacolo di rifiuti».
«Il Trianon - continua D'Angelo - curerà la manutenzione, la messa in sicurezza, l'opportuna illuminazione e l'apposizione di un cartello illustrativo. Anche con questa iniziativa - conclude il presidente del Trianon - il teatro della musica a Napoli si candida ad essere un avamposto di cultura e agente di sviluppo del territorio». Il «cippo a Forcella» è uno dei monumenti più degradati e antichi di Napoli, tanto da far parte della cultura della città perfino nei modi di dire. Infatti per sottolineare di una cosa obsoleta (tesi, idea, vestito o mobile) si dice: «S'arricorda 'o cippo a Furcella».

01/02/2013 Settimana della Cultura, stop agli ingressi gratuiti (Messaggero)

Per la Settimana della cultura niente ingressi gratuiti, ma accesso libero per l'ultima domenica di ogni mese: la crisi tocca il settore, a dicembre visitatori in calo per la prima volta dal 2009

La festa è finita. La Settimana della cultura con i musei aperti gratuitamente viene spazzata via dalla crisi: «Non possiamo più permetterci di rinunciare all'incasso di sette giorni. E proprio in primavera, uno dei periodi dell'anno in cui si registrano più visitatori. Li terremo a ingresso libero l'ultima domenica di ogni mese, quando le famiglie italiane sono veramente in difficoltà.. Anna Maria Buzzi, direttrice del dipartimento di valorizzazione del patrimonio culturale del Mibac, subentrata a Resca la scorsa estate, chiude così la giornata di lavori dedicata al sondaggio online sul funzionamento dei musei, pubblicato per due settimane sul sito del ministero dei Beni culturali.
«La crisi c'è e si sente - continua Buzzi - per la prima volta dal 2009 è stato registrato un calo di visitatori, nei primi nove mesi di dicembre, del 10,44 per cento. E a farne le spese sono le realtà minori». Uno scossone (cancellata la promozione dell'8 marzo, mentre viene mantenuta quella di San Valentino) che prevede immediati piani di recupero, tra cui l'ipotesi di andare incontro alle richieste del pubblico (l'85 per cento suggerisce di consentire visite persino la notte) facendo slittare verso sera gli orari di apertura: almeno una volta al mese nei trenta siti più importanti. «Ma servono risorse - conclude la direttrice generale - e il personale è un problema. Anche se possiamo contare sulle associazioni di volontariato, sul Touring, l'Archeo club, i carabinieri, è una questione delicata, che andrà affrontata con il ministro».
Tra il 21 novembre e il 14 dicembre più di settemila persone hanno compilato i questionari, rispondendo al tema: Il museo che vorrei. Il dato più evidente, e incoraggiante, è che la gente punti all'eccellenza, musei migliori, più efficienti, anche se c'è da pagare il biglietto. E quindi, orari di apertura che vengano incontro alle esigenze del pubblico (43 per cento), percorsi di visita di qualità (42 per cento) e disponibilità di materiali informativi (54 per cento). A dedicare attenzione al sondaggio sono state soprattutto le donne, quindi i giovani tra i 18 e i 30 anni, in gran parte laureati: chiedono tutti qualità, anche a costo di pagare un po' di più. Ed è questo forse il dato più contradditorio: come se gli italiani, rassegnati dalla scarsa considerazione che il Governo dimostra per le politiche culturali, si volesse far carico di un finanziamento che in fondo, pagando le tasse, già fornisce al settore. Dimenticando che almeno tre dei grandi musei presenti nella top ten internazionale non fossero completamente gratuiti. «Le persone che hanno risposto al sondaggio - spiega Pierluigi Sacco, professore di economia della Cultura, tra gli ospiti al dibattito organizzato dal Mibac - hanno dimostrato un alto livello di attenzione. Ma esiste un'altra metà della popolazione italiana la cui partecipazione è pari allo zero. Solo in Bulgaria e in Romania si registrano dati così inquietanti. E forse un sondaggio dovrebbe interrogarsi anche su come coinvolgere quel pezzo di Italia. Fino a che la cultura non diventa una vera priorità sarà difficile che acquisisca un maggiore peso politico. Esistono fasce di popolazione con reddito e istruzione minori ed è lì che bisogna guadagnare interesse».

25/01/2013 Nola (NA), un piano per salvare il villaggio preistorico dall'interramento (Giornale di Napoli)

Stop all'interramento del villaggio preistorico di Nola. Regione Campania e Soprintendenza mettano a punto il piano per liberare l'importante reperto dell'età del bronzo dall'acqua. Nei prossimi giorni cominceranno nuovamente i sondaggi del terreno in via Croce del Papa per capire dove intervenire. La Regione Campania bandirà una gara d'appalto per un importo di circa 50mila euro per scegliere la ditta che dovrà procedere ai sondaggi del terreno che punteranno a stabilire la portata della falda acquifera. Ulteriori sondaggi dopo quelli effettuati non meno di un anno fa. La scomparsa del villaggio preistorico di Nola sembra essere stata scongiurata almeno per ora. La soluzione di poter far defluire l'acqua attraverso dei pannelli è stata adottata ieri pomeriggio al termine del tavolo tecnico convocato presso la sede del consiglio regionale della Campania. Anche se dalla Soprintendenza si preferirebbe un interramento meno invasivo. Per il consigliere regionale della Campania del Partito Democratico Antonio Marciano «le decisioni assunte oggi a conclusione dei lavori del tavolo tecnico insediato presso la regione Campania e tese a valutare le iniziative da realizzare per mettere in sicurezza il villaggio preistorico di Nola, sembrano andare nella giusta direzione». «Regione e Soprintendenza mettano in campo ogni sforzo utile per salvaguardare e valorizzare un sito, patrimonio dell'umanità. Si pongano immediatamente in essere tutte le procedure amministrative per salvare il Villaggio di Nola stringendo al massimo i tempi di intervento. Intorno ai cosiddetti siti minori la Campania - conclude - può sperimentare nuove forme di turismo archeologico in grado di attrarre visitatori da tutto il mondo e muovere nuova economia». La situazione del villaggio preistorico di Nola è davvero grave. Da circa due anni è immerso nell'acqua. Un'anomalia alla falda acquifera produce continui allagamenti. Circa un anno fa ci fu il crollo di una parete che portò al sequestro del sito. Incuria e degrado hanno fatto il resto. Ora si cerca di salvare il salvabile

25/01/2013 Pompei (NA), crolla un muro borbonico in Via del Vesuvio (Il Mattino)

Nuovo crollo nella città antica. L'ennesima tragedia sfiorata. A cedere è stato un muro di contenimento di epoca borbonica in via del Vesuvio. Non ha retto la struttura di epoca borbonica a sostegno del terrapieno: sotto c'è una domus inesplorata Pompei, crolla un muro sulla via dei turisti. II sindacato: «Si poteva evitare con una corretta prevenzione sul territorio». L'ennesimo scempio a ridosso di uno gli ambienti più visitati: la casa degli Amorini Dorati

Gli scavi senza pace. Nuovo crollo nella città antica, sulla via ogni giorno attraversata da migliaia di turisti. L'ennesima tragedia sfiorata. A cedere è stato un muro di contenimento di epoca borbonica in via del Vesuvio, nella Regione V Insula VII. Il crollo è avvenuto di fronte alla famosa casa degli «Amorini Dorati». Il terrapieno, che fa parte dell'area archeologica sul versante nord non ancora scavata, ha invaso la via del Vesuvio, zona aperta al pubblico. Lo smottamento ha riportato alla luce pilastri di epoca romana. Ci vorrebbero ulteriori scavi, per riportare alla luce nuove domus, ma non rientrano per ora nell'agenda di governo per mancanza di fondi. E ora i turisti passano sollevando le strisce che delimitano l'area sottoposta a sequestro. Passano incuriositi, si fermano a guardare a volte costernati a volte incuriositi come se i cedimenti e le distruzioni fossero un'altra attrazione della città millenaria: prima coperta dalla cenere del Vesuvio, oggi minata e oltraggiata prima dall'incuria e poi dalla pioggia. A segnalare il crollo di circa 2 metri cubi, avvenuto nel corso della notte, sono stati gli addetti alla vigilanza, alle 7.30 di ieri, nel corso del giro di controllo. Ancora una volta l'incolumità dei visitatori è stata tutelata dal fattore tempo. La zona è stata transennata. Il metodo di messa in sicurezza post-crollo più utilizzato dalla soprintendenza dal 2010 ad oggi. Secondo la Soprintendenza Speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei «la causa è la conseguenza delle piogge torrenziali abbattutesi in questi giorni in Campania». Sull'area, nella quale sono in corso le opportune verifiche, si sono recati per un sopralluogo i tecnici della soprintendenza accompagnati dai carabinieri coordinati dal comandante Tommaso Canino. Intanto, il 6 febbraio si avvicina e con esso l'arrivo a Pompei del commissario europeo Johannes Hahn. L'ispettore di Bruxelles ha l'incarico di controllare se la tempistica de «Il Grande Progetto Pompei», finanziato dall'Ue per 105 milioni di euro, è a regime. Ma nessun cantiere, nonostante i tanti annunci, è stato ancora aperto. La Cisl, dal versante di tutela dei lavoratori, lancia l'ennesimo allarme sicurezza: «La zona è aperta al pubblico - spiega Antonio Pepe segretario della Cisl - ed è una fortuna che questi crolli avvengono di notte. I dipendenti, che di notte vigilano sull'intera area, continuano ad affidarsi alla Madonna di Pompei. È solo un miracolo se fino ad ora nessun addetto alla vigilanza è rimasto ferito. Fino a quando la fede vincerà sull'incuria? Come in tutti gli altri casi - continua il segretario Cisl - riteniamo che, se fosse stata attuata la manutenzione ordinaria, anche questa frana poteva essere evitata. Dobbiamo, invece, rilevare l'ennesima delimitazione della zona con nastro segnaletico per impedire l'accesso ai turisti, restringendo sempre di più le zone visitabili del sito archeologico. Il personale volenteroso sta perdendo mordente perché si vede poco utilizzato, male organizzato e peggio distribuito. L'amministrazione, su tali tematiche, sfugge al confronto. Ovviamente non presteremo il fianco a chi intenda approfittare di questi spiacevoli episodi per mettere le mani su Pompei. Il nostro obiettivo è e rimane quello di concordare un piano di tutela per la messa in sicurezza del sito, oltre alla valorizzazione e messa a reddito dell'intero patrimonio archeologico pompeiano».

24/01/2013 Pozzuoli (NA), botteghe romane alla luce dopo cedimento stradale (Corriere del Mezzogiorno)

Un improvviso avvallamento durante lavori in corso restituisce importanti testimonianze d’epoca romana. Accade a Pozzuoli, in provincia di Napoli, dove i lavori di manutenzione del manto stradale in via Ragnisco hanno consentito ai tecnici della soprintendenza di Napoli di riportare alla luce antiche strutture prossime alle terme romane.
IL RITROVAMENTO - Alcuni ambienti in opera laterizia risalenti all’epoca imperiale, I sec. d.C. sono affiorati dunque dalla principale arteria che collega la parte “bassa” a quella “alta” della città. I nuovi scavi, nei pressi delle antiche terme, aggiungono interessanti informazioni sul Clivus Vitrarius, l’odierna via Ragnisco, ovvero la strada degli artigiani del vetro celebri in tutto l’impero romano. A dicembre 2012, i primi ritrovamenti: diversi ambienti realizzati in opera laterizia, risalenti all’età imperiale, probabili resti di antiche botteghe adiacenti all’impianto termale.
SOTTOSUOLO RICCO DI AMBIENTI - «Il sottosuolo di questa zona è ricco di ambienti archeologici con pieni e vuoti che hanno causato il dissesto del manto stradale» dice Cristiano Fiorentino, residente appassionato di storia locale che ha seguito fin dall’inizio la scoperta pubblicando le foto dei ritrovamenti sulla pagina Facebook «Puteoli, un patrimonio archeologico da salvare».
LA REGIO VETRO E PROFUMI - Tra il porto e la zona monumentale dell’antica Puteoli, si articolavano delle strade di raccordo in forte pendenza, i Clivi: l'attuale via Ragnisco ricalca una di queste percorrenze. Essa attraversa una zona che corrisponde, come attesta un'epigrafe del IV sec. d.C. ritrovata in sito, a un antico quartiere cittadino: la regio clivi Vitrari sive vici Turari. Questa regio comprendeva il clivus dove erano raggruppati gli artigiani del vetro e il vicus dove erano situate le fabbriche dei profumi

20/01/2013 Terzigno (NA), villa romane, valorizzazione rinviata (Napoli.com)

Crolla la copertura dell’antica villa romana di cava Ranieri nel comune di Terzigno in provincia di Napoli. L’onorevole Francesco Barbato (Idv) presenta un'interrogazione parlamentare a risposta scritta circa il futuro del bene archeologico limitrofo al sito di Pompei, e il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Lorenzo Ornaghi risponde: sito da interrare in vista di un futuro programma di valorizzazione.

VILLE DA INTERRARE - La nota del Ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi, è chiara. Il futuro delle ville romane di cava Ranieri alle falde del Vesuvio è l’interramento.
“Nell’impossibilità di garantire la vigilanza necessaria a causa della mancanza di personale e nell’intento di salvaguardare gli importanti complessi archeologici in vista di un futuro programma di valorizzazione – fa sapere l’ufficio stampa del Ministero - le restanti ville romane riportate parzialmente alla luce verranno interrate", previo restauro della villa, la numero 2, che ha subito il crollo parziale delle strutture di copertura.

DOPO IL VESUVIO - Come è già accaduto alla villa numero 6, dunque, scoperta nel 1981 e particolarmente interessante per un complesso di pitture e pavimenti realizzati in secondo stile - il cui plastico è visibile in mostra permanente a New York - anche le restanti ville romane scoperte in località Boccia al Mauro nel comune di Terzigno, saranno interrate.
Distrutte dalla furia del Vesuvio nel 79 d.C. ritornano sotto terra in attesa di tempi migliori.

VALORIZZAZIONE RINVIATA “È una sconfitta per lo sviluppo del turismo locale” commenta amareggiato l’interramento delle ville romane di Terzigno decise dal Ministero, Gennaro Barbato portavoce del Comitato Civico di Ottaviano; a settembre Barbato aveva evidenziato, attraverso un video-denuncia il crollo della tettoia di copertura sui resti dell'antica villa romana numero 2; un cedimento dovuto all’usura e alla scarsa manutenzione del sito.
“Il rammarico maggiore – e conclude il nostro interlocutore - è che in oltre trenta anni dal rinvenimento del sito archeologico alle falde del Vesuvio, non si è mai applicato un protocollo di intesa tra ministero, sovrintendenza, amministrazione comunale ed associazioni per riqualificare l'importantissimo sito archeo-naturalistico”.

20/01/2013 Pompei (NA), allerta maltempo per gli scavi (Cronache di Napoli)

Le ondate di pioggia incombono sulle Rovine e naturalmente il pensiero va a quella seria di crolli che ha attirato l'attenzione degli esperti internazionali sul sito archeologico di Pompei. Quanto dovranno ancora restare in balia del maltempo? E' il lecito interrogativo che si pongono in molti, e che potrebbe avere presto una risposta con gli sviluppi sull'inchiesta aperta proprio sui cedimenti. E’ arrivata infatti quasi agli sgoccioli l'inchiesta sui crolli di Pompei, nata all'indomani della impressionante serie di cedimenti che interessarono alcune delle strutture del sito archeologico più famoso al mondo. L'indagine, condotta dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, conterebbe circa una decina di indagati accusati di crollo colposo perché non avrebbero attivato tutte le procedure e i meccanismi di controllo, tutela e prevenzione dell'area nei loro poteri. Gli episodi si verificarono nel dicembre 2010, quando la Campania - e la provincia di Napoli, in particolare - furono investite da due settimane di pioggia battente che provocarono una serie di frane in alcune ville romane degli Scavi. Un'area ad altissima densità critica, per quanto riguarda il rischio idrogeologico, se si considera che su una porzione di territorio di 66 ettari ci sono circa 1500 testimonianze d'epoca, più o meno conservate bene, alcune delle quali però ridotte a piccole mura perimetrali. Nel giro di circa quindici giorni, vennero giù il muro divisorio di una bottega, all'interno della villa stabiana, e parte della parete di accesso e un ambiente della vicina casa del lupanare piccolo', struttura chiusa al pubblico. Il primo sopralluogo effettuato dai tecnici della Soprintendenza accertò che questi crolli erano dovuti tecnicamente alla perdita di coesione' della malta che lega tra loro le pietre, proprio in seguito - si legge nella relazione - 'alle martellanti piogge di questi giorni'. Prima del lupanare piccolo', erano crollati il solaio in calce strutto e buona parte delle mura della Schola Armaturarum oltreché un muro grezzo ceduto nel giardino di una domus conosciuta come la casa del moralista'. Dopo questa serie di crolli, la Procura affidò ai carabinieri l'apertura di un fascicolo e avviò le prime investigazioni poi confluite in una informativa ora all'attenzione dei magistrati oplontini che, a questo punto, prossimamente potranno tirare le somme del lavoro inquirente e decidere che cosa fare del materiale raccolto dai militari dell'Arma in seguito ai crolli.

18/01/2013 Nola (NA), il villaggio preistorico che affonda è anche su google (Il Mattino)

La scelta: si dovrà stabilire se coprire lo scavo da cui emersero capanne e reperti dell'Età del Bronzo o salvare il sito e renderlo fruibile. L'immagine sul motore di ricerca fa il giro del mondo, giovedì vertice tra Regione e sovrintendenza

Il degrado del villaggio della Preistoria non sfugge nemmeno a Google. Nei fotogrammi satellitari del motore di ricerca l'acqua che annega le capanne è più che evidente. Come lo è anche la frana che, due anni fa, interessò una delle pareti del sito e che rappresentò il motivo di un sequestro da parte della magistratura di Nola. La fotografia dal 2011 ad oggi non è cambiata e la rovina di una delle testimonianze archeologiche più prestigiose della Campania sembra ormai essere molto di più di un triste presagio. Sarà per questo che in città la polemica sugli interventi mancati torna a montare. In particolare sono in molti a chiedersi cosa sia successo dopo la riunione di settembre, quando Regione e soprintendenza si incontrarono nell'aula consiliare del municipio di Nola e, davanti alle associazioni cittadine, assunsero l'impegno a collaborare per cercare di mettere in sicurezza l'area trovando un'alternativa al progetto di interrare i resti dei calchi. Ipotesi, quest'ultima, vista come il fumo negli occhi non solo dai cittadini ma anche dall'amministrazione comunale e dagli stessi esponenti della Regione che è proprietaria dell'area in cui sorge l'antico insediamento. «Da quel giorno sono trascorsi quattro mesi ma - dice Angelo Amato De Serpis, dell'associazione Meridies - non abbiamo saputo più nulla. Sulla questione e soprattutto su come e quando si procederà è calato di nuovo il silenzio. Eppure stiamo parlando di un ritrovamento il cui valore storico ed archeologico è riconosciuto nel mondo ed è indicato dagli esperti internazionali come un unicum, un sito che oltre ad essersi conservato per oltre 4000mila anni è straordinariamente importante per studiare gli effetti provocati in zona dalle eruzioni vulcaniche». Alti e bassi, insomma. Prima la speranza, riaccesa da quel faccia a faccia tra le parti convocate dal sindaco Biancardi, poi di nuovo lo sconforto determinato dallo scorrere inesorabile del tempo. Intanto, però, una notizia c'è ed è quella di un incontro convocato dall'assessorato regionale al demanio ed al patrimonio. È in programma per le 12 di giovedì e vedrà seduti intorno al tavolo i tecnici dell'agenzia regionale Arcadis, i responsabili della sovrintendenza oltre che quelli dei due assessorati, Demanio e Lavori pubblici, che si occupano della questione Villaggio. Sarà l'occasione per fare il punto sul piano preliminare che prevede i sondaggi nel villaggio dell'età del Bronzo antico. Nel progetto sono state già recepite le osservazioni della sovrintendenza archeologica ed ora si attende il definitivo via libera. Parallelamente però prosegue anche l'iter che dovrebbe portare all'interramento dei calchi per proteggerli dall'aggressione dell'acqua. La partita è dunque tutta ancora aperta e si attende con ansia di conoscere il definitivo destino dell'area di via Polveriera. Sarà tutto tombato ed al posto dei reperti originali ci saranno delle copie, così come previsto dalla soprintendenza oppure prevarrà l'idea della Regione che invece punta a sbarrare l'ingresso dell'acqua attraverso la creazione di paratie di cemento? Giovedì se ne saprà di più ma intanto si mettono le mani avanti. «Saremo vigili ed attenti sul futuro di quello che rappresenta il fiore all'occhiello del nostro patrimonio storico ed archeologico. Restiamo contrari al progetto che per proteggere vuole sotterrare e per questo - dice il sindaco Geremia Biancardi - continueremo a stare con gli occhi aperti».
 

02/01/2013 Sorrento (NA), imbrattati reperti romani (Napoli.com)

Writer selvaggi in azione sul basamento della torre campanaria del Duomo di Sorrento.
Nel sottoportico del campanile risalente al XV secolo, marmi, epigrafi e antiche colonne d’epoca romana rovinate dalla vernice spray.

SURRENTUM IMBRATTATA - C’è anche una preziosa iscrizione d’età longobarda tra le vittime dei vandali che di recente hanno imbrattato i resti d’epoca romani e altomedievale conservati nel sottoportico della torre campanaria del Duomo di Sorrento, nel centralissimo corso Italia.
Preziose testimonianze dell’antica colonia romana di Surrentum e del ducato longobardo di Sorrento, periodicamente sono macchiate da scritte e simboli.

VIDEO SORVEGLIANZA - “Non è la prima volta che accade”, spiega un residente di corso Italia “complice l’oscurità del sottoportico, l’area a pochi metri dall’ingresso principale del Duomo rimane vulnerabile e in balia dei vandali”.
Il Duomo e l’annesso campanile in stile romanico, sono tra le principali attrazioni turistiche della città di Sorrento, “stupisce - conclude il nostro interlocutore - che non si predisponga un sistema di videosorveglianza del portico che possa frenare i malintenzionati e scongiurare il ripetersi di eventi del genere”.