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Cenni storici: |
Tramonti, come si
afferma nella "Cronaca Amalfitana", prende il nome dalla configurazione del
luogo in cui è situata cioè circondata da monti, da cui "Intra Montes",
terra tra i monti.
Geograficamente Tramonti è tutt'uno con la Costiera Amalfitana ed anche
nelle sue origini essa è intimamente legata ad Amalfi e Maiori.
Secondo lo storico Cerasuoli, Tramonti avrebbe avuto origine dai picentini,
antico popolo italico del gruppo Osco-Umbro, mescolati ad Etruschi ed altri
popoli.
Quando i Romani, con una dura guerra sconfissero i picentini, questi
scapparono dai luoghi dove era l'antica "Reghinna" (l'odierna Maiori) per
sfuggire ai nemici e si rifuggiarono verso i monti, nella valle, ove vi
edificarono i primi casali nella conca che sarà, poi, chiamata Tramonti.
Per gli eventi storici che l'hanno caratterizzata attraverso i secoli,
Tramonti è strettamente legata alla città di Amalfi. |
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Illustrazione del sito: |
La testimonianza più
importante ed ancora visibile è una parte della villa rustica in località
Polvica a Tramonti. Durante uno sbancamento per la costruzione di una
strada, nell'area compresa tra la sede della locale Comunità Montana e la
casa comunale, negli anni '80 dello scorso secolo, sono venute alla luce
importanti evidenze archeologiche che vanno dall'età ellenistica all'epoca
medievale (per comodità di sintesi verranno descritte secondo l'epoca a cui
risalgono).
Epoca ellenistica
Nella zona, dove è stato costruito il parcheggio, vennero scoperti buchi di
palo con resti di ceramica a vernice nera che datarono il rinvenimento
all'età ellenistica e non all'età del Bronzo, come si era supposto in un
primo momento (non più visibili).
Epoca romana
All'epoca romana, in un periodo precedente all'eruzione del 79 d.C.,
risalgono dei solchi di coltivazione rinvenuti nella zona immediatamente a S
dell'impianto della villa (nell'area dell'attuale parcheggio) e che
apparivano sigillati dal lapillo trasportato qui dai venti in quota.
Nell'area, invece, più vicina al piede della collinetta furono scavati i
resti della villa rustica; si tratta di due strutture sovrapposte, la più
antica (I sec. a.C.), al momento della cessazione della vita edilizia, è
servita per la fondazione del nuovo impianto di cui sopravvivono i resti di
quattro ambienti, orientati N-S, e di un pavimento in cocciopesto.
La tecnica muraria è l'opera incerta e listata, con resti di rivestimento di
intonaco.
Ad O, in un punto distante circa 10,00 m dalla villa, fu scavata una
cisterna.
A questa stessa epoca risalgono alcune tombe(?) a cappuccina, scoperte a
3,50 m a S dell'impianto rustico ed alcune anfore, venute alla luce a 200 m
a SE.
Del materiale raccolto subito dopo la scoperta, alcuni frammenti sono
anteriori al 79 d.C., altri posteriori a questa data.
Tra il cocciame più antico: frammenti di ceramica aretina, di cui due
pertinenti al piede di un piatto decorati internamente a rotellatura; uno
con resti di decorazione pittorica di cui è visibile solo la parte delle
gambe di un individuo; frammenti di orli pertinenti a ceramica di uso
comune, di cui uno riferibile ad una forma aperta.
I frammenti posteriori al 79 d.C. sono riconducibili ad un orlo e ad un'ansa
di un'anfora di provenienza africana con labbro a doppio gradino (III
sec.d.C.), ad un'olla (II sec.d.C.), ad un orlo di patera affusolato da
ceramica sigillata africana C, ad una parete con interno verniciato (IV-VII
sec.d.C.).
Epoca medievale
All'epoca medievale risale invece l'impianto di un luogo di culto ad O della
villa, di cui al momento della scoperta sopravvivevano l'abside e le pareti
del lato N, mentre ora è possibile vedere solo qualche resto di un muro a N.
L'area interessata dai rinvenimenti doveva godere di un'ottima viabilità che
sussiste ancora oggi in numerosi sentieri che la collegano facilmente al
Valico di Chiunzi a N e alla costa a S. |