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SCHEDA INFORMATIVA
A CURA DI ARCHEMAIL |
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Comune: |
EBOLI (Sa) |
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Sito archeologico: |
Fornace e zona artigianale
preromana |
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Ubicazione: |
Zona SS. Cosma e Damiano |
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Ente di riferimento: |
Soprintendenza
Archeologica di Salerno |
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Modalità di visita: |
Visitabile il sabato dalle
ore 9 alle ore 12 ed in altri giorni previo appuntamento telefonando al
338.9563247 a cura dell'Associazione Rinascita Culturale Ebolitana -
ingresso gratuito |
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Cenni storici: |
Ai piedi dei monti
Picentini, adagiato sulla piana del Sele, si estende fino alla costa
tirrenica, il territorio di Eboli. Le prime presenze umane risalgono alla
preistoria, numerosi sono infatti i reperti di manufatti risalenti all'eneolitica.
Il primo nucleo abitato dell'antica Eburum, si formò sulla collina di
Montedoro, dove ancora oggi sono visibili tratti di mura megalitiche. Con i
romani, Eboli diventa un fiorente centro artigiano-commerciale a cui viene
riconosciuto il titolo di Municipio, testimoniato dalla presenza della Stele
Eburina.
Distrutta, Eburum, nel 410 d.C. da Alarico, ricostruita dai Saraceni, fu
distrutta nuovamente e per tutto l'Alto Medioevo rimase solo un Vicus su
Montedoro. Con i Longobardi, il centro della città si spostò nell'attuale
centro storico, poi all'epoca dei Normanni e degli Svevi divenne feudo
importante, passando da un Signore all'altro. Con gli Angioini e gli
Aragonesi, Eboli visse un periodo di grande splendore, infatti il centro
abitato si arricchì con case e palazzi di pregevole fattura. Questo clima di
rinnovamento interessò il XVI secolo e continuò per tutto il XVIII
nonostante le crisi demografiche ed economiche causate dalla peste e dal
banditismo. Fino alla metà dell'800 Eboli, circondata da alte mura con torri
e porte, racchiudeva in sè ricchi tesori. Gli eventi bellici del 1943,
causarono distruzioni per l'80% del centro abitato. Il difficile momento fu
superato con la parziale ricostruzione del centro storico e con la rinascita
di una fiorente economia basata sull'agricoltura. |
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Illustrazione del sito: |
Di notevole interesse è il
complesso archeologico portato alla luce nel giardino della chiesa dei SS.
Cosma e Damiano. Purtroppo non è di facile accesso, perché immediatamente a
ridosso la costruzione dell’Oasi del Pellegrino impedisce materialmente
l’ingresso; vi si può, comunque, giungere prendendo un viottolo a sinistra
della vecchia chiesa. Siamo sul declivio a terrazze situato tra il Montedoro
e il Castello Colonna, in posizione periferica rispetto all’abitato antico.
E’ visibile parte di un quartiere artigianale costituito da tre fornaci
databili dal IV al II sec. a. C. La prima, rettangolare, è perfettamente
conservata (m 1,50 x 1,30, con 26 fori): poggia su pilastrini d’argilla e ha
il pavimento in argilla battuta. L’ingresso della camera di combustione è
ogivale. La seconda, quadrangolare (m 3,20 x 2), ha la camera di combustine
divisa in due da un pilastro; l’ingresso della camera è in mattoni
irregolari, con la volta sorretta da due pilastrini. La terza, con un grande
corridoio (m 6 x 1,50), non è ben conservata, ma si può presupporre che la
camera, posta a un metro dal corridoio, avesse due entrate simmetriche. Vi è
anche un’intercapedine per la circolazione dell’aria calda. Dagli scarichi,
costituiti in gran parte da resti di matrici, si ricava che le fornaci erano
destinate alla produzione di terrecotte figurate. Per visitare un altro
nucleo del quartiere artigianale, portato alla luce poco più in basso, si
può scendere attraverso un viottolo accanto alla chiesa di S. Margherita.
Qui vi è una lunga strada antica, e un’officina destinata alla fusione dei
metalli; addossata a un gradone, il suo muro di fondo originario serviva
anche da terrazzamento. Nell’intercapedine del rafforzamento di questa
parete furono ritrovate dodici monete romane repubblicane della serie della
prora, databili tra la fine del III e la prima metà del II sec. a. C.
L’ambiente era attraversato da una canaletta di scolo, che si rinvenne piena
di residui di combustione; alla parete di fondo erano addossati due grossi
pithoi. Su tutto il declivio su cui si stende l’abitato vi sono numerosi
muri di terrazzamento, che dal periodo ellenistico continuano, con
sovrapposizioni, in età romana e medievale. A quest’ultima fase è databile
una grande quantità di ceramica invetriata, con decorazione varia.
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Situazione attuale: |
condizioni discrete |
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Note: |
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IMMAGINI DEL SITO |
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